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Servizio Regionale di Pastorale Giovanile

Ultreia! Insieme sul cammino di Santiago

A cura di Alba Monti 12-16 agosto 2010


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Ai Giovani di Puglia sul Cammino Ai Giovani di Puglia in cammino Carissime e Carissimi, quando siamo arrivati a Caldas des Reis, il nostro autista Amilcar ha domandato a più persone dove fosse la fontana di Tivo. Finalmente si è fermato ad una rotatoria e ci ha fatto scendere. Dopo circa trecento metri abbiamo raggiunto il nostro punto di partenza. Ricordate? Una vasca in pietra grigia, piena di acqua; un “albero” di metallo con varie canne che gettavano acqua; un po’ discosta la classica raffigurazione in pietra della crocifissione. Non mancavano targhe, indice di altri uomini e donne del passato, che lì si erano dissetati e da lì avevano ripreso il cammino. Dalla fontana di Tivo anche noi ci siamo messi in cammino, ancora quasi sconosciuti l’uno all’altro. All’inizio abbiamo cercato di gustare il silenzio, ma il rosario ha cominciato subito a scioglierci, tessendo tra noi un dialogo antico e diverso! Avevamo ancora gli abiti da viaggio, non quelli per il cammino! Eravamo molto diversi anche in questo! Ma già comparivano le frecce gialle e la conchiglia, i segna-chilometri, la gente che rimaneva a guardare! “Passando in mezzo a loro”, ci siamo messi in cammino! Tutti, anche don Claudio e Nico, che poi ci avrebbero seguito con la macchina. Il mio pensiero è andato a Lui: anche Lui, “passando in mezzo a loro, si mise in cammino” (Lc 4,30). La vecchia traduzione recitava: “Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò”. Se ne uscì, cominciò un esodo: usciva dalla sinagoga del suo paese, da Nazaret, e si incamminava verso una meta, la sua! Lasciava i volti noti, i rotoli della storia locale e della Scrittura svolti e riavvolti con cieca e abitudinaria comprensione; sfuggiva allo stupore pettegolo dei compaesani (che sanno tutto di te e perciò non sanno nulla!), allo sdegno casalingo che vuole buttare giù nel precipizio ogni novità! Ogni città in cui si nasce tende a “com-prendere” e poi a “gettare dal ciglio del monte”, per difendersi dalla diversità! Tutte le nostre storie, qui raccontate, documentano la nostra uscita di casa, il nostro esodo. Ma quale è la nostra meta? Santiago è diventato subito simbolo di una prospettiva. Anch’essa porta a Lui: “Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, egli prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro 3


villaggio” (Lc 9,51-56). La ferma decisione: è il “volto che si orienta senza tentennamenti”, che si indurisce verso la meta, senza guardare più né a destra né a sinistra. Penso a Giacomo e Giovanni, educati con passi lenti, con parole amorevoli e forti da Gesù, fino a quando anch’essi hanno preso la “ferma decisione” di mettersi in cammino “verso Gerusalemme”. L’esodo di Gesù diventa esodo degli apostoli e traccia il cammino anche per noi. In ogni paese della terra. Ma Gerusalemme rimanda oltre se stessa per essere compresa. Gerusalemme delude: e infine il cammino delle delusioni si trasforma in cammino di risurrezione per grazia, per iniziativa di Colui che ci raggiunge su tutti i nostri sentieri. Non finiamo di fare i nostri undici chilometri fino a Emmaus, prima che Egli non ci abbia sconvolti e infiammati con i suoi discorsi. Così è stato e sarà per tutti noi. Santiago ci ha portato a Lui, che cammina ogni giorno con noi: “Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio di nome Emmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?»…” (Lc 24, 13-17). Il mio augurio: che dopo Santiago ci mettiamo chiaramente in cammino per uscire dal nostro chiuso rassicurante, in cammino verso Gerusalemme! Il volto e i piedi rivolti a Gerusalemme, il cuore in dialogo col Viandante che cammina con noi, gli occhi di giorno in giorno più capaci di riconoscerLo in tutti i compagni di viaggio, a partire dagli ultimi. Non importa se sono zingari o extracomunitari, con lingue e abiti diversi dai nostri. Buon “inizio” di cammino!

+ Pietro Maria Fragnelli Vescovo di Castellaneta

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È il Cammino che ci insegna sempre la maniera migliore di arrivare, e ci arricchisce mentre lo percorriamo”. (Paulo Coelho, Il Cammino di Santiago)

Teologia della Narrazione. Aveva usato questa espressione il Vescovo Fragnelli, sollecitandoci, già dall’arrivo a Caldas de Reis, in Galizia, a condividere a voce alta le nostre considerazioni su questa singolare esperienza: il Cammino verso Santiago de Compostela. E le voci narranti avevano continuato la loro polifonia sulla via del ritorno, mentre Amilcar, con semplicità e professionalità, ci faceva dono di una sosta fuori programma per prendere a piene mani il sole di Lisbona e l’azzurro dell’Atlantico. Il Finisterrae, però, non aveva segnato la fine del nostro narrare, perché, per molti giorni a seguire, molte mail hanno popolato le nostre caselle di posta elettronica, per fermare il ricordo e liberare quanto era rimasto prigioniero nella mente e nel cuore, in attesa delle parole più giuste per dirlo. Si è andata formando così l’idea di mettere insieme le tante sensazioni, emozioni, considerazioni con le altrettante belle ed evocative immagini che i nostri obiettivi avevano catturato in foto. Anche il silenzio non scritto di chi si è voluto riconoscere nel “lingua mortal non dice”, ci ha detto della intensità delle emozioni, della straordinarietà dell’esperienza, della volontà di esserci ancora. Domenica 19 settembre, concelebreremo la Giornata del Ringraziamento, e ci scambieremo foto, abbracci, sorrisi, ricordi; e questo libretto, insolito offertorio di una liturgia che continuerà nel cammino ordinario della nostra vita. Fenomenologia del cammino. Questo è il risultato della lettura delle mail, di ogni immagine, di ogni parola, di ogni ricordo, di ogni dettaglio. Cui ciascuna e ciascuno ha voluto dare un nome, un volto, un significato. Li riprendo dai miei appunti di viaggio, redatti mentre vi camminavo accanto, vi osservavo andare, vi ascoltavo parlare. “Partire è uscire da sé”, ha ricordato qualcuno mentre lasciavamo Lisbona, ricordando il pensiero di Helder Camara. “è aprirci agli altri, scoprirli, farci loro incontro, è aprirci alle idee, anche a quelle diverse”. E questo è stato per noi.

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E’ bastato osservare i vostri volti (qualcuno ha ricordato l’Etica dei volti di don Tonino Bello) per poter leggere i vostri cuori. E vederli, così, scettici, emozionati, sorridenti, caparbi, “col freno a mano tirato”, rilassati, arricchiti, “senza pesi e senza dolore”; capaci di accogliere gli altri e il loro essere diversi, capaci di rivedere le proprie posizioni iniziali, liberi di affermare il proprio GRAZIE per i doni condivisi sul cammino e nel Cammino: “Grazie per il dono della vostra presenza” “Grazie a Dio perché si prende cura di me” “Grazie perché ho riaffermato i miei credo” “Grazie per la ricchezza delle vostre esperienze sempre condivise” “Grazie per avermi fatto scoprire una Chiesa diversa” “Grazie per aver saputo rispettare i tempi di chi aveva altri tempi” “Grazie per i momenti belli passati insieme” Ed ecco l’esperienza di un Cammino come scoperta di sé, dei propri limiti, delle proprie attese. E anche di un Cammino come scoperta dell’altra e dell’altro. E sempre di un Cammino verso un cambiamento. Seguendo la freccia gialla che abbiamo voluto mettere al polso, ricordo di un’altra freccia che ci ha indicato la strada. E che si è fatta strada nei nostri cuori, al ritmo del bastone, che dei nostri cuori ha scandito il battito.

AlbaMonti

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Mar 17 agosto 2010, 09:32:26 Grazie!

Eccomi, dopo una notte di riposo non so se meritato, a dirvi il mio Grazie. Il Cammino ci ha visto un po’ tutti come bambini pieni di curiosità e ingenuità, eravamo vogliosi di scartare subito il "dono". Abbiamo trovato volti nuovi, storie diverse, il nostro cuore custodisce gelosamente le sue "scoperte". Io ho innanzitutto ritrovato la certezza di un Dio che è ancora innamorato di me nonostante le mie povertà e fragilità, ho incontrato ognuno di voi nei cui volti e storie ho riscoperto quante cose stupende il Signore continua a donare ai suoi figli. Il Cammino spero vi abbia donato tanto, ora continua tra le strade della "quotidianità" con le sue salite e discese, fonti da cercare e soste da scoprire, ma soprattutto una Freccia Gialla da continuare a seguire per gustare sempre di più la bellezza del suo Amore. Il Signore continui a camminare con voi, e la Vergine, madre tenera e forte, sia sempre quella Mamma sulla quale poggiare il capo tutte le volte che saremo stanchi o con le lacrime agli occhi per le nostre "tristezze", ma soprattutto le nostre gioie. Grazie ancora per la vostra presenza, avete donato tanto, anche se non vi sembrerà così molte volte, ma ogni "istante" è sempre un dono grande per l'altro se è un "istante" per Dio e per gli uomini. Grazie ancora scusandoci se non tutto è stato "perfetto" nell'organizzazione; ci sentiremo presto. Ultreya! Un abbraccio forte, Domenico.

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Martedì 17 agosto, ore 12.31 Teologia della narrazione

C’è un tempo per andare, un tempo per riflettere e uno per … scrivere. Questa notte ho voluto fermarmi, e fermare il tempo, e impedirgli di portarsi via la memoria dei ricordi: del Cammino che abbiamo percorso insieme, delle tante cose che abbiamo visto, del poco che siamo state e stati capaci di dirci, o di quanto abbiamo voluto tacere. Accogliendo così l’invito del Vescovo Fragnelli, che ha parlato di “Teologia della Narrazione”, e ha invitato Tutte e Tutti a dare voce ai sentimenti, alle emozioni, ai timori, alle speranze che ci hanno accompagnato in questi giorni in Cammino. Che per ciascuna e ciascuno ha avuto uno o più significati particolari, certamente speciali. E per i quali alcune e alcuni hanno già trovato “Le mot pour le dir”, “le parole per dirlo”: nella bella cornice del dopocena a Caldas de Reis, in Galizia; o mentre con l’amico autista Amilcar lasciavamo le coste di Lisbona portandoci dietro ancora i nostri sorrisi, le storie del "finibus terrae" e l’azzurro dell’Oceano, infinito o indefinito che fosse… Mentre vi scrivo vanno le note del “Concierto de Aranjuez”: è la chitarra del virtuoso Tzigano Paco de Lucia, amato da chi ama la buona musica, amato da chi ama la Spagna; amato anche da chi non ama gli Zingari. Ne abbiamo visti tanti sul nostro Cammino, soprattutto intorno al Santuario di San Giacomo a Compostela, con i loro occhi tristi che quasi stridevano con i tanti sorrisi che abbiamo fotografato; con i loro corpi coperti di stracci che quasi stonavano con la sontuosità e lo sfarzo dei luoghi e dei templi. Ma anch’essi tempio, sacro e meritevole di rispetto e di attenzione. In un tempio noi entriamo con “rispettosa reverenzialità” (nella cattedrale di Santiago ho visto ancora donne che si coprivano il capo con il velo, come un tempo, in segno di rispetto); e anche di fronte a loro dobbiamo saper tenere gli occhi bassi, in segno di rispetto. Ed è stato proprio così, che camminando a occhi bassi, ho notato una Zingara al Santuario di San Giacomo, seduta sui gradini. Certamente chi era con me lo ricorderà: la mattina del ferragosto, quando colmi di trepidante attesa, eravamo alla ricerca dell’entrata che ci avrebbe permesso di assistere a una delle più suggestive e coinvolgenti cerimonie religiose che i miei occhi e la mia memoria hanno avuto occasione di registrare, presieduta dall’Arcivescovo di Santiago e dal Vescovo di Castellaneta, è stata una Zingara a indicarci la strada giusta, dalla quale eravamo ben lontani. Di corsa abbiamo sceso la scalinata, e siamo riusciti a entrare nel tempio prima di altri, riuscendo a occupare i posti migliori. Io, addirittura, a sedere in seconda fila. Quale bellezza, quale coinvolgente emozione, quale straordinaria occasione. Quale privilegio! Ancora uno… 9


Sapevo di dover dire grazie a molte persone: con una parola, con un sorriso, con una stretta di mano. E la Zingara era tra loro. Per questo sono tornata lungo la scalinata, a cercarla. Ho scambiato poche parole con lei, anche perché ho dimestichezza con il romanés dei Rom di Yugoslavia, ma non con il kalò dei Gitani spagnoli. Ma il modo migliore per comunicare con lei, in quel momento, era in una delle tante cerniere del mio multitasche verde: una piccola busta che l’organizzazione del viaggio aveva messo tra i nostri documenti “offerte per la Madonna di Fatima”. Un’altra madonna era lì in quel momento, e mi tendeva la mano, e la busta era già lì, ed era già pronta. So per certo che la Madonna di Fatima non me ne avrà, io l’ho solo by-passata: perché se è lei che ha assunto il compito di intercedere presso Dio per tutti i bisogni di tutti, in quel momento un bisogno era lì, ai miei piedi piuttosto che ai suoi; e la mia busta era al tempo stesso messaggio, strumento, risposta. Per questo mi sono abbassata, per uscire da quella posizione asimmetrica, e mi sono seduta anch’io sui gradini, perché i nostri sguardi si trovassero sulla stessa traiettoria, perché tra le nostre mani non ci fossero distanze. Se non quelle di una busta. Ma torniamo al nostro Cammino, e alla Teologia della Narrazione del Vescovo Fragnelli, cercando ancora le parole per narrare. E per narrarci. E torniamo al mio personale Cammino. Che avevo già messo in conto dieci anni fa, in una sera d’agosto particolarmente felice nel cuore dell’Amazzonia, con le persone che allora abitavano il mio cuore. A lanciare l’idea era stato frei Celso, che aveva azzardato l’ipotesi di partire a piedi da Assisi, zaino bastone e sacco a pelo, e di seguire la famosa via francigena che parte da Roma. L’idea di una Assisi-Santiago ci entusiasmò da subito; Carlo prese l’impegno di studiare il cammino e definirne i dettagli. Anche allora, come adesso, andavano le note di una chitarra flamenca… Ma da quel Cammino fummo esclusi cinque anni dopo, Celso e io, e per motivi diversi, o forse solo a motivo della distanza: di geografie e di cuore. E a quel Cammino da quella volta avevo rinunciato, e con irremovibile determinazione: per non riaprire conflitti, per non far sanguinare ferite, per non dichiarare sconfitte. A quel Cammino, invece, l’invito è arrivato dopo altri cinque anni; ed era agosto ancora per la terza volta. E mi ha colta impreparata, e certamente non con lo stesso spirito, le stesse energie, lo stesso entusiasmo di dieci anni prima. Il tempo per riflettere, per decidere e per rispondere è durato giusto il tempo di un SÌ . Sapevo che non sarebbe stato facile: ferite, ricordi, conflitti, sconfitte sarebbero stata la parte più pesante del bagaglio. Ma un cammino è sempre una prova, e le prove vanno superate. In ogni storia.

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Ogni storia, si sa, ha i suoi simboli. Il mio era uno dei due braccialetti che portavo al polso destro: il primo, di fili colorati, regalo dei miei studenti detenuti che ho voluto portare simbolicamente in viaggio con me; l’altro, un bracciale rigido di legno d’ulivo, quello stesso che indossavo in Amazzonia dieci anni fa, e che a Lisbona ho sostituito con un bracciale di cuoio che Marina mi ha regalato, intenerendomi. All'aeroporto di Lisbona, ultima tappa di questo pezzo di cammino fatto insieme a Voi, ho riposto nella borsa il cerchio rigido di legno e, al suo posto, ho indossato quello morbido di cuoio, con una freccia che sta li ad indicare un’altra direzione, forse un’uscita da sé, dai propri dolori, da quel cerchio circoscritto e rigido che è la nostra vita. C’è un tempo per andare, un tempo per riflettere e uno per …scrivere. C’è sempre un tempo per andare, SÌ. C’è sempre un tempo per amare, SÌ. Buon tempo e buon cammino! Ultreia! AlbaMonti

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Martedì 17 agosto 2010, 13:31 Dopo o solo Santiago

Carissimi, anch'io come tutti voi, ho riposato, ho dormito, ho sognato ed allora ecco poi, con cuore sempre aperto anche nel sonno, ho scritto. Per tutti è stato un momento indimenticabile e, per ricordarlo sempre o quasi: nero su bianco. Ecco: Da Pellegrinaggio a Cammino. Ne avevo sentito parlare da amici che si preparavano per recarsi al Cammino di Santiago e lo ritenevo come uno dei tanti stupendi Pellegrinaggi ai vari Santuari, momenti di intensa gioia spirituale: anche se mi mancava, non mi interessava. L’invito giuntomi dal Vescovo pochi giorni prima per partecipare al viaggio che alcuni giovani stavano per intraprendere a Santiago, lo avvertivo come occasione buona per un pellegrinaggio ignorato. E si mutò in Cammino e cammino di conversione. Il “la” mi venne dall’invito di don Claudio, appena messo piede in Galizia, ad esprimere le proprie motivazioni a quanto stavamo per intraprendere. È camminando-camminando, fin dal primo giorno per kilometri e kilometri, e kilometri ancora fino a 10 e poi 11 e poi ancora fino all’albergo che avvertii che alle motivazioni della preghiera: conversione della Chiesa, fondata sulle fondamenta degli Apostoli, sulla testimonianza di San Giacomo, primo martire tra gli Apostoli, a trovare come tornare ad essere Chiesa in cammino, Chiesa concretamente missionaria, per incontrare quanti sono ai margini della strada, e non più sedentarizzata immettendo nel Possesso di una Diocesi o di una Parrocchia i vari Pastori. Le comunità diocesane o parrocchiali, oberate da pressioni continue di quanti dimorano dentro, pressati nel raggiungere in tempi e modi legali “Gerusalemme”, facilmente trascurano pezzi consistenti di umanità lacerata ai bordi della strada. È quanto avevo avvertito poche settimane fa fermandomi per due settimane tra nomadi di etnie e nazionalità diverse nel campo-concentramento fuori Roma, che aveva liberato la Caput mundi dallo vergogna di fatiscenti baracche da Terzo mondo, con container uno accanto all’altro, più civili per i civili, ma insufficienti per chi ha bisogno di spazi per vivere più che di comodità che ti paralizzano. La società civile aveva con comprensibili sacrifici anche economici, risolto un difficile problema dei suoi cittadini, dando a chi è altro una soluzione da sembrare addirittura promozione da imitare, mentre per me diventava sconcertante l’assenza delle comunità cristiane vicine: sono altri, si é pressati da esigenze e bisogni continui dei nostri. Occorre proteggere e assecondare le necessità della pecorella che è nell’ovile, delle 99 fuori non dico che si procurano, ma nemmeno ci si accorge: non sono nostri …ma di chi?! 13


Se il problema che fa battere la mia lingua dove il dente duole diventava oggetto delle continue Avemaria che ritmavano il battito tonfo del bastone del pellegrino lungo i sentieri quando restavo, inavvertitamente, alla retroguardia, si schiariva sempre meglio la motivazione più personale ed urgente di questo Dono offertomi dallo Spirito: la mia conversione che non va disattesa procurando quella della Chiesa. È rientrato così il vero e personale cammino di Santiago. Quanto a lungo richiedevo nella vita nomade: Signore, fammi povero, fammi umile, fammi servo, unica vera promozione umana-cristiana-sacerdotale, tornava insistente nella preghiera, nell’abbraccio alla reliquia di San Tiago (Giacomo apostolo). Artefice, come sempre, lo Spirito che mi sospinge col suo soffio lieve e forte, evidenziatosi con l’appoggio indescrivibile dei compagni di viaggio veramente stupendi: dal carissimo Pastore, Dom Pierino, dall’animatore instancabile, attento, carismatico… don Claudio, ai singoli giovani tutti, e uno per uno, encomiabili. A tutti-tutti il mio grato e profondo ringraziamento. Ad allietare il percorso continui momenti scherzosi: dal baccalà, continuamente ricordato da quanti rimasti in inutile preoccupazioni per la prolungata attesa di quanti invece, beati, lo stavano gustando, all’assenza del giulio di cui si aveva talvolta bisogno… L’unico peccato: “Peccato, se con me fosse venuto anche…!” ed io me lo sono ripetuto tante volte pensando a quanti, e sono tanti, ne avrebbero fatto utile ed indispensabile tesoro. La speranza, almeno per me sembra impossibile (…ma nulla è impossibile a Dio!): fare la prossima volta il Cammino di Santiago quello più lungo di 100 kilometri!! Ne vale la pena e fa tanto bene. Ultreya! pe. Vicente De Florio N.B. l'esperienza di questo cammino la mando anche agli amici personali arricchendo con qualche stralcio dalle vostre impressioni.

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Martedì 17 agosto 2010, 16:44

Ciao a tutti, anche io dopo una notte di riposo e un mattino di riflessione, cerco di scrivere le emozioni e le suggestioni che questo Cammino, del cuore e del corpo, ha lasciato nella mia vita, come uno dei tanti sentieri che abbiamo percorso insieme. Rimango sempre tanto estasiato e quasi basito, quando mi accorgo che il Signore agisce nelle cose più semplici della vita: camminare, mangiare, parlare, comunicarsi, pregare. Il nostro Dio semplice, si mostra nelle cose semplici, ci insegna il nostro Padre san Francesco. Si è manifestato quando il vescovo Pierino mi ha invitato ad andare a Santiago, dando voce a un desiderio che avevo nel cuore da molto tempo, infatti senza esitare ho detto: SI. Poi il Signore si è offerto alla mia vita in ogni volto e in ogni situazione che abbiamo vissuto insieme. Ho riscoperto la bellezza della fraternità, il valore della precarietà che rende gli uomini sempre uniti, attenti uno all'altro; il valore di avere una guida, come quelle frecce che ci indicavano il cammino a cui guardavamo con ansia e con trepidazione per avere una strada sicura da percorrere. Questo è il nostro Dio, un Dio concreto, che non ricusa di affacciarsi alla vita di ognuno nelle cose più semplici della nostra esistenza per farcene scoprire il valore e il sapore. Fatima è stato il tempo dell'incontro inatteso, lì ho rivisto una persona che non vedevo da anni e mentre pregavo il rosario ho ringraziato Maria, donna dell'incontro, che si mette in cammino nelle strade della Palestina per andare ad incontrare sua cugina e inaspettatamente riceve un messaggio più grande di quanto potesse immaginare: "la madre del mio Signore". Quando siamo in cammino tutto è nuovo, tutto è speciale, niente è scontato: Dio ci aspetta nei sentieri tortuosi della nostra vita, per darci da "bere" la forza che ci vuole per affrontarla. Ringrazio ognuno di voi per l'immensità del dono che siete stati per me e come francescano vi saluto così come vorrebbe il nostro Francesco: il Signore vi dia Pace. Ultreia!!!

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Martedì 17 agosto 2010, 21:34 Riflessioni "Fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov'è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore." E' una frase del vangelo di Luca della domenica prima della partenza, per me un incoraggiamento e un augurio. Borse che si vuotano e si riempiono senza logorarsi. Si vuotano del superfluo e si riempiono di amore così leggero che le conserva sempre nuove. E mi viene in mente lo zaino pesante e a quante volte ho pensato: Questa cosa avrei potuto lasciarla a casa! Ma penso anche a quando lungo il cammino nell'incontro con l'altro non ricordavo più di portare lo zaino. Anche io come altri sono partita "all'avventura", senza uno scopo preciso, ma semplicemente rispondendo di sì, su due piedi, ad un invito. In genere preferisco scrivere anziché condividere a voce e in questo viaggio ho riscoperto la mia voce interiore che parlava; ho ritrovato il mio essere francescana che si stava perdendo facendo invecchiare così la borsa. Il cammino di Santiago, di conversione, di volgere lo sguardo a... mi ha ricordato che il primo a volgere lo sguardo, a convertirsi è stato proprio nostro Signore abbassandosi a noi. Mi sento fortunata e, perché no, anche orgogliosa, di essere amata, di essere tenuta sott'occhio, di essere guidata nel cammino dalla freccia gialla che è in ognuno di noi, ma nello stesso tempo mi spaventa, come ho già detto, l'idea che possa essere io stessa una freccia gialla. Ho scritto "possa essere" quando in realtà come cristiana battezzata, come terziaria francescana, come insegnante, o semplicemente come persona, sono guardata, osservata e ascoltata dagli altri. Prego solo Dio di essere testimone veritiera, una freccia gialla luminosa o, utilizzando le parole di Madre Teresa, una "matita" nelle sue mani, una matita con la punta sempre pronta per scrivere. Mi tornano alla mente anche i sassolini. Per strada ne abbiamo visti tanti, piccoli e grandi. Il mio l'ho riportato a casa. Dopo aver dimenticato di lasciarlo il primo giorno, avevo pensato di lasciarlo proprio a Santiago insieme al bastone, ma ho dimenticato di farlo. L'ho trasportato per due giorni nel mio zainetto e adesso l'ho messo accanto al computer, luogo di lavoro, a ricordarmi che i pesi se condivisi diventano leggeri. E io ho bisogno di ricordarlo spesso, perché a differenza di quello che può sembrare, sono una persona che i pesi li conserva con cura nella borsa facendola, ancora, invecchiare. E' proprio vero quello che ha detto suor Teresa: sono un soggetto da studiare!

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Per tutto quello che ho vissuto in questi giorni anche io avrei voluto che ci fosse..., ma sicuramente per me, con una punta di egoismo lasciatemela passare, è stato meglio essere sola, ma non da sola. Sola perché non conoscevo quasi nessuno e questo mi ha permesso di avvicinarmi a tutti, di entrare in relazione con tutti e con me stessa (soprattutto nei momenti sulla montagna in cui mi sono sentita Cappuccetto rosso!); non da sola perché sapevo che c'era chi nell'ombra mi controllava. Un ultimo pensiero va all'Ultreya. Per circa dieci anni il motto nella fraternità degli araldini, la fascia francescana dei piccoli, che guidavo è stato Sempre meglio! ed io me lo ripetevo spesso da sola. Sempre meglio, vai avanti, insisti che ce la fai. Da qualche anno non me lo dicevo più e ora Don Claudio freccia gialla mi ha messo in testa ultreya, avanti. La mia mente matematica mi dice che è un caso. Per fortuna sono una matematica atipica e l'altra parte di me grida grazie a Dio che si prende cura di me! Un fraterno abbraccio a tutti i miei compagni di viaggio scelti dalla mano di Dio. Con tutto l'amore che posso Vita

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Venerdì 20 agosto 2010, 01:22 Riflessioni

Ciao a tutti "compagni" di viaggio, e pensare che chiedendo ad amici non ne avevo trovato neanche uno di “compagno” e poi tanti e tutti insieme. Che gioia è stata per me sapere di partire, mi sono ritrovata a pensare: “Dio fa che ci sia un posticino anche per me!” (testuali parole ve lo assicuro!) e poi la risposta non ha tardato ad arrivare. Sarà il destino, ho pensato, un caso. Nella mitologia greca le tre moire filavano il destino di ogni uomo e la lunghezza del filo determinava la vita, niente e nessuno poteva nulla contro di loro, neanche il potente Zeus e tutti ne avevano timore. Non mi capacito di quanto accaduto e di come tante persone si siano ritrovate insieme a percorrere un cammino e parte delle loro vite insieme. Qualcuno mi ha detto che è un disegno di Dio, e probabilmente ha ragione. Ho pensato quindi che gli Dei non potevano nulla contro il destino ma forse Dio si! Forse è Lui che guida i nostri destini e muove le mani delle tre dee del fato. E’ con voi che dovevo partire, è con voi che dovevo affrontare questo cammino ed è grazie ad ognuno di voi che mi sono arricchita. Ho compreso quanta bellezza c’è ancora da scoprire nel cuore delle persone. Il tempo inaridisce ed esperienze così profonde ti danno la speranza e lo stimolo a procedere nella giusta direzione. La freccia mi ha condotto verso l’inaspettato! Inaspettata è stata la via da seguire, non sapevo cosa ci fosse davanti a me, se una salita, una discesa, un boschetto o altri pellegrini a cui augurare “buon cammino”. L’inaspettato è stato scoprire una Chiesa diversa, piena di amore e comprensione verso coloro che come me avevano forse smarrito la strada o perso fiducia! Inaspettati sono stati gli occhi lucidi delle persone a cui ho raccontato l’accaduto. Inaspettato è stato il mio entusiasmo nel raccontarlo! Inaspettata è stata la mia dolcissima mamma che mi ha augurato “buon cammino” senza rendersi conto che tra i pellegrini ci si saluta così! Inaspettato è stato il gesto in aeroporto di una signora, che vedendo me e Nicola in difficoltà ci ha dato un euro per acquistare i sacchettini di plastica trasparenti per i liquidi (tutta colpa dell'amuchina di Luciana!). 19


Inaspettato è stato il dialogo sempre presente e profondo avuto con tutti. Niente scarpe, borse, accessori, niente cellulari, auto, niente impegni, scadenze, solo la strada da percorrere e un compagno con cui camminare. Porterò sempre nel mio cuore il vissuto e proverò a condividerlo con gli altri. Alba mi ha detto: "Gli uomini nascono con una sola ala ed è abbracciandosi che riescono a volare" e Nicola in un momento secondario ha aggiunto: "Prendiamoci per mano perché siamo tutti fratelli!" Questi gesti, queste parole, questi abbracci sono simboli dell'inaspettato, ed è l'inaspettato che io porterò dentro di me. Grazie a tutti, che avete avuto la pazienza, l'affetto e l'accoglienza per me. Leggendo le vostre e-mail ho avuto la possibilità di rivivere il cammino attraverso i vostri occhi ed è questo il dono più grande che io abbia ricevuto, le conserverò gelosamente e quando mi troverò ad un bivio saranno le mie frecce perché dietro ad ognuna si cela un mondo meraviglioso che siete voi tutti. Spero solo di riuscire, con le mie parole a fare lo stesso con voi. Ultreia! Marina

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Lunedì 23 agosto 2010, 19:45 Giovanni pensiero...

Anch’io, innanzi tutto, volevo salutarvi molto affettuosamente. Ogni momento è buono per ricordare quei piccoli frammenti di vita che ho condiviso insieme con voi lungo la via che ci portava a San Giacomo, o forse per meglio dire, che ci porta verso il Signore Gesù. Sia ieri mattina (17 agosto), sia oggi (18 Agosto), ho avuto un colpo al cuore quando mi sono immerso nel profondo blu della città più bella del mondo (Monopoli), sono stati momenti di calma assoluta con maschera e pinne per poter meglio scrutare le profondità del mare, come le profondità del mio cuore. Ho potuto pensare in piena tranquillità alla grande esperienza che il Signore ci ha donato. Pinneggiando, pinneggiando, ho associato il mio cammino a quello che i discepoli di Emmaus hanno intrapreso da Gerusalemme per far ritorno nella loro città e avendo capito chi si celava dietro le sembianze di quel viandante accostatosi per fare un tratto di strada con loro dopo lo spezzare del pane. Devo ringraziarvi dal profondo del cuore, perché mi sono sentito come quei due, che discutendo tra loro si dicevano: “non ci ardeva forte il cuore mentre conversava con noi lungo il cammino…”; bene, ho rivisto in ognuno di voi il volto del Signore, un sorriso, una battuta, una parola detta al momento giusto, preghiere partite dal cuore, due occhi che s’incrociano, ecc. Grazie ancora! Giovanni

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Mercoledì 25 agosto 2010, 18:28 Grazie a tutti

Finalmente anch'io riesco a fermarmi per leggere, riflettere e condividere questa Santa esperienza trascorsa con tutti voi, nata casualmente grazie al mio amico Domenico 17 ore prima del raduno a Castellaneta, senza essere preventivata in nessun modo e senza essere stata preparata interiormente in nessuna forma, però nonostante questo il Signore molto più bravo di me nell'organizzazione e preparazione di ogni cosa, ha pensato bene di organizzare tutto lui per me, è bastato dire "ECCOMI" e la mia condizione interiore si è subito predisposta a ricevere ogni parola che sarebbe stata FRECCIA GIALLA per la mia vita, pur non conoscendo ancora cos'era questa FRECCIA GIALLA, solo durante l'esperienza ho capito quanto era importante questa bellissima freccia, la quale indicava che ero sulla strada giusta"ANCHE A ME CHE ERO IN MACCHINA" , era bello per strade straniere vedere un indicazione uguale e percebibile per tutti, e cosi pensavo a quanto è perfetto il nostro DIO nell'organizzare e nel guidarmi per la strada giusta, chiunque IO sia senza pregiudizi e condizioni, senza tener conto di quante volte IO non ho indicato a lui la strada giusta, senza giudicarmi o chiedermi in anticipo perché ero lì, senza impormi condizioni per ricevere le sue indicazioni, il mio ECCOMI è bastato a ricevere la sua disponibilità in tutto e per tutto, io e don Claudio potevamo sbagliare durante il nostro cammino per organizzare la nostra giornata, ma il Signore ci rimetteva subito sulla strada giusta con la sua freccia. ALL'INIZIO di questa esperienza "POST CAMMINO", posso dire che anche nella mia vita il Signore vuole indicarmi sempre la strada giusta con la sua Parola-Freccia, che come durante il cammino mi darebbe tanta gioia per il risultato che si ottiene seguendo le indicazioni GIUSTE, ma spesso mi capita di prendere la strada sbagliata e allora cado nella tristezza, non per aver sbagliato strada che potrebbe essere anche un piccolo errore di distrazione, ma per non aver seguito la FRECCIA DI DIO. Come ho già detto nella risonanza sul bus, non sono tanto bravo con le preghiere, ma sono più efficace con la mia disponibilità materiale nella vita quotidiana, però ho capito che questa disponibilità verso il prossimo che sia a me piacevole oppure no.. avrà sempre più valore se arricchita dalla preghiera, che dà forza e motivazione ad ogni mio sacrificio materiale e non.. che compio nella mia vita quotidiana, e tutto questo è realizzabile in due mosse rispondendo

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>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>E C C O M I ! >>>>>>>>>>>>>>>>>>>>> >>>>>>>>>>>E>>>SEGUENDO LA SUA FRECCIA GIALLA>>>>>>> >>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>PAROLA DI DIO >>>>>>>>>>>>>>>>> GRAZIE A TUTTI PER LA RICCHEZZA DELLE VOSTRE ESPERIENZE CONDIVISE CHE AVETE DONATO ALLA MIA VITA, SARANNO FRUTTO E GUIDA PER LA MIA CONVERSIONE.

Nicola Carriero

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Lunedì 30 agosto 2010, 12:00 Cammino di Santiago

Carissimi, ancora grazie! Anch’io con tanto piacere voglio ringraziare uno per uno, per il cammino che abbiamo intrapreso insieme e che sta continuando bene. Davvero ho ricevuto tanto da questa iniziativa programmata dai responsabili della pastorale giovanile regionale. Oso dire con il Salmista “Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato?” L’invito del nostro vescovo e pastore, l’accoglienza, l’abbraccio e l’attenzione di ognuno di voi verso ognuno di noi, il coraggio e la forza di camminare verso l’apostolo testimone e fratello di Gesù, l’ascolto quotidiano della Parola e la celebrazione eucaristica, nutrimento indispensabile in ogni cammino. Tutto è stato grazia di Dio. Ora tocca a noi a rendere significativo il nostro quotidiano, a dare senso alla nostra vita, a renderci conto che Gesù è presente e opera nella nostra vita. A Santiago mi è rimasto impresso quel salire le scale per poter abbracciare la statua di San Giacomo, scendendole sotto la statua c’era la sua tomba. Quando mi sono trovata davanti alla tomba mi sono chiesta perché la visita non inizia col fare vedere la tomba per terminare all’abbraccio. E’ proprio vero, se il chicco di frumento non muore non porta frutto. Ancora mi suonava la Parola di Gesù ai figli di Zebedeo mentre chiesero posti di onore a Gesù, avendo come risposta che avrebbero partecipato alle sue sofferenze. Ancora li esortò dovrebbero essere servitori di tutti come Lui che non è venuto per essere servito ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti. Per me queste parole sono dure e difficili ma con il Signore niente è impossibile. Basta accogliere umilmente la sua Parola, la quale non ritorna indietro senza operare ciò per cui è stata mandata. Per me nel cammino verso Santiago abbiamo incontrato il Signore. Perciò continuiamo a credere e amare con gioia non più per sentito dire ma perché l’abbiamo visto, l’abbiamo toccato, l’abbiamo ascoltato e contemplato, l’abbiamo accolto. Ora tocca a noi, chiediamo umilmente la grazia e la forza per annunciarLo agli altri. Il mio augurio è che tutti conoscano Cristo autore della vera vita e siano felici, come noi e tutti quelli che Lo incontrano sulla loro strada. Grazie ancora! Un abbraccio a tutti e un ricordo nella preghiera, a presto! Sr Gaudio

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Il volto dell'altro Bisogna stare attenti nell’allacciare rapporti umani più credibili, più veri. Basati sulla contemplazione del volto. Rapporti umani basati sull’etica del volto, dello sguardo. Dobbiamo sviluppare l’etica dell’altro, arricchirci della presenza dell’altro. […] Ecco allora la ricerca del volto del prossimo come fondamento allenamento di pace. Ricerca del volto, non lettura della sigla. Contemplazione del volto, non gelida presa d’atto della ‹‹funzione››. Accarezzamento del volto, non adulazione cortigiana del ruolo. Rapporto dialogico tra volto e volto, non litigiosità feroce tra grinta e grinta. In quest’epoca caratterizzata dalla serialità massificatrice, in cui neppure l’uomo (fatto pur esso in serie) sfugge ai pericoli dell’appiattimento, l’etica del volto ci sembra l’unica in grado di costruire la pace. Sì, perché le guerre, tutte le guerre, da quelle interiori a quelle stellari, trovano la loro ultima radice nella uniformizzazione dei volti. Nella dissolvenza del volto. Nella perdita della identità personale. Nella prevaricazione del numero di matricola su nome, cognome e indirizzo. Nell’incapacità di guardarsi negli occhi. […] Riconciliamoci con i volti. Col volto di ogni fratello, scrigno di tenerezze e di paure, di solitudini e di speranze. Col volto del bambino […]. Col volto rassegnato del povero, sacramento del Crocefisso. Col volto fosco del nemico, redento dal nostro perdono. Ci riconcilieremo così col volto di Dio, unica terra promessa dove fiorisce la pace. Don Tonino Bello

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Giovedì 2 settembre 2010, 22:59 Cammino di Santiago

GRAZIE!!! Il rientro nel “cammino quotidiano” per me è sempre un po’ … traumatico, anche se questa volta è stato addolcito dalle vostre e-mail nelle quali avete trafficato le vostre emozioni, i vostri sentimenti più profondi… Ci provo anch’io, anche se per me non è mai stato facile esprimere con le parole ciò che mi porto dentro… mi sembra, inoltre, di non aver nessuna “parola nuova” da aggiungere a ciò che è già stato detto… Provo a ridirvi quello che è stato il mio credo durante il mio cammino… Credo che è bello “camminare” in compagnia… e in allegria… Credo nella gioia come strumento di evangelizzazione… Credo fortemente nella “poesia dei piccoli gesti”… Credo nel sorriso e nella mano tesa a porgere amicizia, affetto, aiuto senza aspettare che sia l’altro a bussare alla porta del nostro cuore… Credo nel cuore capace di accoglienza calda, misericordiosa, benevolente… Credo nello sguardo “oltre” solo se tale sguardo non finisce con il chiuderci a chi ci è accanto fisicamente… Credo nel “camminatore” che ha un occhio avanti e uno dietro, sempre pronto a rallentare il suo passo con delicatezza e intelligenza… Credo nello sguardo di chi sa riconoscere il valore senza misura che è in ciascuno… Credo nell’importanza dell’amicizia spirituale… Credo nella grandezza del sacerdozio (e in questo nostro cammino il Signore ci ha arcistracolmato della compagnia di sacerdoti unici e irripetibili in quanto davvero sacerdoti secondo il cuore di Dio)… Credo nei pantaloni alla zumpafosso del vescovo Pierino, segno di un cuore semplice, mite, umile, “vero pane spezzato” per tutti… Credo…di aver vissuto intensamente e con profonda gioia ciò in cui credo grazie a Dio e …grazie a ciascuno di voi! ULTREYA !!! Con affetto Anna Rita

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Venerdì 3 settembre 2010, 22:27 Oggetto: SANTIAGO

BASTONE E CONCHIGLIA! Inizia il cammino... Immersi nella natura, guardare un filo d'erba, un fiore, un albero, gli occhi di un compagno e... guardare in ALTO ... Con Francesco pregare: "Tu sei santo, Signore Iddio Unico, che fai cose stupende!". La meta viene raggiunta... CATTEDRALE DI SANTIAGO: tentativo dell'uomo, mirabilmente riuscito eppur indegno, di parlare della grandezza di Dio. "Tu sei forte. Tu sei grande. Tu sei l'Altissimo. Tu sei il Re onnipotente. Tu sei il Padre Santo, Re del cielo e della terra". Infine ritrovarsi nella cappella di Mondragon "L'umanità trepidi, l'universo intero tremi, e il cielo esulti quando sull'altare, nelle mani del sacerdote, è il Cristo Figlio di Dio vivo. O ammirabile altezza, o degnazione stupenda! O umiltà sublime! O sublimità umile, che il Signore dell'universo, Dio e Figlio di Dio, così si umili da nascondersi, per la nostra salvezza, in poca apparenza di pane!" Io credo, Signore, compagno del nostro cammino, ma Tu... accresci la mia fede! DULCIS IN FUNDO: ore 5 del 16 agosto... ai piedi di un leccio... AVE MARIA! GRAZIE A TUTTI!!! Valeria

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Fatima, 16 Agosto - ore 5,00

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Sabato 4 settembre 2010, 10:59:

Quando ho saputo di dover intraprendere questo cammino, Il Cammino di Santiago, ero in campeggio con gli scout e la mamma mi ha chiamato e mi ha detto che bisognava dare una risposta subito. Io ho detto subito di sì, ma tornato a Taranto mi sono venuti dei dubbi: il primo era che mi sarebbe potuto pesare un po’ perché durante il campeggio ci sono state un sacco di ore di preghiera, il secondo invece era che non ero sicuro di divertirmi perché non c’erano ragazzi della mia età. Tutti questi dubbi sono stati immediatamente fugati sin dal primo giorno quando vi ho visti tutti con il vostro sorriso e la vostra fede. Questa è stata un esperienza davvero bella, sia per il fatto che è stata la prima volta che ho preso l’aereo e che sono stato all’estero, sia perché per tutto il Cammino non ci sono stati attriti tra di noi, anzi siamo stati sempre molto uniti e questa non è una cosa comune al giorno d’oggi. Oggi voglio ringraziare tutti e tutte per i momenti belli passati insieme. Alla prossima! La vostra mascotte…………………………..Giuseppe

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16 settembre 2010, 00:41 Domenica e oltre

Le nostre riflessioni sul Cammino di Santiago non sono molto diverse da quelle che ciascuno di voi ha esternato, durante il Cammino oppure scrivendole dopo. Sono stati giorni che abbiamo vissuto in maniera piena e, al contempo, ci hanno fatto assaporare il gusto dell'essenzialità. Abbiamo alternato momenti di cammino comunitario, confidenziale a quello solitario, nel quale abbiamo messo a nudo la nostra persona: come IO, come MARIANGELA come MOGLIE e come compagna di MARCIA, e come IO MICHELE, MARITO e compagno di cammino; abbiamo guardato negli occhi la nostra povertà, i nostri difetti e tutti gli errori che abbiamo commesso e che avremmo potuto evitare! Siamo felici di aver fatto anche questo Cammino Interiore sicuramente più tortuoso e difficile ma, quando abbiamo aperto gli occhi e abbiamo spiegato le vele del cuore, siamo stati travolti da un vento dolce di persone che avevamo appena conosciuto, e che ci hanno riempiti, aiutati e fortificati. Abbiamo avuto la grazia di incontrare dei Pilastri cui poggiarci nel cammino della vita! Potremmo scrivere altro e tanto ancora, ma preferiamo dire solo GRAZIE a tutte e tutti voi, nessuno escluso! Ci vediamo domenica, e sarà ancora bello! Ma non perdiamoci di vista, e come abbiamo imparato a fare sul Cammino verso Santiago, continuiamo a camminare ancora insieme. Ancora insieme tenendoci per mano! Mariangela e Michele 32


Partire è uscire da sé. Partire è smettere di girare attorno a noi come se fossimo al centro del mondo. Partire è non lasciarsi chiudere dal piccolo mondo cui apparteniamo: l’umanità è più grande, è essa che dobbiamo servire. Partire è aprirci agli altri, scoprirli, farci loro incontro, aprirci alle idee, anche a quelle diverse, avere il fiato di un buon camminatore. Felice chi comprende e vive questo pensiero: “Se non sei d’accordo con me, tu mi fai più ricco”. Un buon camminatore sa che il grande viaggio è quello della vita. Beato chi si sente eternamente in viaggio E in ogni prossimo vede un compagno desiderato. Un buon camminatore si preoccupa dei compagni stanchi. Li prende dove li trova. Li ascolta con amore, ridà loro coraggio per il cammino. Andare avanti solo per andare avanti non è vero camminare. Camminare è andare verso qualche cosa; è prevedere l’arrivo. Partire è mettersi in marcia E aiutare gli altri a cominciare la stessa marcia Per costruire un mondo più giusto e umano. Helder Camara


UN PO’ DI STORIA. Giacomo l’apostolo. Giacomo pescatore, figlio di Zebedeo, era uno dei 12 apostoli, fratello di Giovanni l’Evangelista. Dopo la resurrezione di Cristo, per molti anni fu nella penisola iberica per compiere l’opera di evangelizzazione. Tornato in Palestina fu fatto decapitare dal re Erode Agrippa, che temeva che l’apostolo acquisisse un eccessivo potere; i suoi discepoli Attanasio e Teodoro ne raccolsero il corpo e lo trasportarono segretamente con una nave nei luoghi della predicazione. Sbarcati nei pressi di Finisterre si addentrarono in Galicia e gli diedero sepoltura. Nei secoli successivi si perse traccia del sepolcro. Nell’anno 813 l’eremita Pelayo vide, per molti giorni successivi, una pioggia di stelle cadere sopra un colle. Una notte gli apparve in sogno san Giacomo che gli svelò che il luogo delle luci indicava la sua tomba. L’abate rimosse la terra che nei secoli si era depositata e scoprì il sepolcro. Ne diede notizia al vescovo locale Teodomiro che confermò la veridicità dell’accaduto. La notizia giunse presto al papa ed ai principali sovrani cattolici dell’epoca. Di qui iniziò il culto di San Tiago. Fu costruita una piccola chiesa sul luogo del sepolcro; ben presto sorse intorno una città che fu denominata Santiago de Compostela (da campus stellae) I pellegrinaggi. Da alcuni secoli gli arabi si erano insediati e dominavano nella Spagna del Sud e in quella Centrale; San Giacomo divenne il simbolo ed il protettore della reconquista, il processo di riappropriazione da parte dei principi spagnoli della parte della penisola occupata dai Mori. San Giacomo fu quindi raffigurato come santo-guerriero (e denominato matamoro = uccisore dei mori). Si dice che numerose volte il santo sia intervenuto in modo decisivo per aiutare i cristiani a sconfiggere i mori nelle tante battaglie combattute nei secoli successivi (la reconquista si compì nel 1492 con la definitiva sconfitta degli arabi da parte del re Ferdinando e della Regina Isabella "la cattolica"). Subito dopo la scoperta del sepolcro iniziarono i pellegrinaggi. I pellegrini confluivano qui da ogni parte d’Europa: la via lattea indicava la direzione da seguire. Il flusso in alcune epoche divenne imponente. Alla partenza veniva compiuto il rito della vestizione con la consegna della bisaccia

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Accipe hanc peram habitum Ricevi questa bisaccia, che sarà il vestito peregrinationis tuae ut bene castigatus et del tuo pellegrinaggio affinché, vestito nel emendatus pervenire merearis ad limina modo migliore, sarai degno di arrivare alla sancti Iacobi, quo pergere cupis, et porta di San Giacomo dove hai desiderio di peracto itinere tuo ad nos incolumis con arrivare e, compiuto il tuo viaggio, tornerai gaudio revertaris, ipso praestante qui vivit da noi sano e salvo con grande gioia, se et regnat Deus in omnia saecula così vorrà Dio che vive e regna per tutti i saeculorum. secoli dei secoli.

e del bordone (il bastone) Ricevi questo bastone, per sostegno del Accipe hunc baculum, sustentacionem viaggio e della fatica sulla strada del tuo itineris ac laboris ad viam peregrinationis pellegrinaggio affinché ti serva a battere tuae ut devincere valeas omnes catervas chiunque ti vorrà far del male e ti faccia inimici et pervenire securus ad limina arrivare tranquillo alla porta di San sancti Iacobi et peracto cursu tuo ad nos Giacomo e, compiuto il tuo viaggio, revertaris cum gaudio, ipso annuente qui tornerai da noi con grande gioia, con la vivit et regnat Deus in omnia saecula protezione di Dio che vive e regna per tutti saeculorum. i secoli dei secoli.

Il pellegrino alla partenza si spogliava degli averi e spesso doveva vendere o ipotecare i beni per potersi finanziare il viaggio. Faceva testamento e dava disposizioni per il governo del patrimonio in sua assenza. Spesso la Chiesa interveniva attivamente in questa funzione di tutela. Questo stato particolare conferiva al pellegrino un particolare prestigio. La scelta di fare pellegrinaggio era una libera decisione personale: - per chiedere una grazia - per adempiere ad un voto - per una ricerca religiosa personale Tuttavia in molti casi era imposto come pena dal giudice o come penitenza dal confessore per colpe o peccati di particolare gravità. Chi era ricco poteva mandare una persona a fare il pellegrinaggio per proprio conto (!). I pellegrini viaggiavano solitamente in gruppo, per sostentarsi e proteggersi reciprocamente dai pericoli della strada e dai banditi. Lungo il percorso si sviluppò una rete di servizi per il sostentamento dei pellegrini: chiese, monasteri, alloggi, ospizi, ospedali, locande, molti dei quali ancora visibili ai nostri giorni. Lungo il cammino nacquero paesi e città, furono costruite strade, ponti. Molti re e personaggi noti effettuarono il pellegrinaggio: San Francesco fu uno di questi.

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Il pellegrinaggio a Santiago de Compostela ebbe una rapida diffusione nel mondo cristiano, nel quadro del rifiorire della spiritualità che caratterizzò l’inizio del secondo millennio. Nel secolo XVIII iniziò un progressivo declino. La maggior parte delle strutture di accoglienza cadde in abbandono; altre cambiarono destinazione d’uso. Una ripresa è iniziata negli anni ’80. Un decisivo contributo è stato dato dalla visita di Giovanni Paolo II nel 1989, in concomitanza con l’incontro mondiale della gioventù: mezzo milioni di giovani convennero a Santiago da ogni parte del mondo, e fu la maggior concentrazione di pellegrini mai registrata. Da allora il flusso dei pellegrini è aumentato progressivamente e in modo inarrestabile, tanto che, nei mesi estivi, si creano spesso situazioni di eccessivo affollamento nelle strutture recettive esistenti, nonostante quelle temporanee aggiuntive che vengono allestite da Comuni, Parrocchie e Associazioni. Il 23 ottobre 1987 il Consiglio d ’Europa ha dichiarato i percorsi che portano a Santiago "itinerario culturale europeo", mettendo a disposizione risorse economiche per segnalare convenientemente il cammino, ristrutturare e costruire i rifugi per alloggiare i pellegrini; nel 1993 l’UNESCO li ha dichiarati "patrimonio dell’Umanità". Il 25 luglio ricorre la festa di san Giacomo. Quando questa giornata ricorre di domenica, l’anno relativo viene dichiarato Anno Santo Compostellano. Il 2010 lo è stato. Saluto di incoraggiamento tra pellegrini. Dal latino ultra (=più) ed eia (=avanti). Che cosa Nel "Codex Calixtinus"1 c’è una frase che dice "e Ultreia, e suseia, significa deus adjuvanos". Qualcuno dice che anticamente si diceva ULTREIA? "Ultreia, Suseia, Santiago", come a dire "Forza, che più avanti, più in alto c’è Santiago". 1

Il Codex Calixtinus (da Papa Callisto II), è il nome con cui è noto il Liber Sancti Jacobi (Libro di San Giacomo), un insieme di testi in gloria di san Giacomo maggiore e del suo culto compostellano. Il Liber contiene, in 5 libri e un'appendice, testi di vario genere, provenienza e datazione collegati alla figura di san Giacomo maggiore e al pellegrinaggio a Compostela, e rappresenta la sintesi del corpus dottrinario, ideologico e liturgico su cui si fondò il culto dell'apostolo. La sua redazione risale intorno al 1260.

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Un grazie particolare a chi ha camminato con noi: S.E. PIETRO MARIA FRAGNELLI, Vescovo di Castellaneta (TA) Don VINCENZO DE FLORIO, Santana do São Francisco (Brasile) Prof.a ALBA MONTI, Squinzano (LE) Don CLAUDIO BARBONI, Cerignola (FG) Sr GAUDIO BIGIRIMANA, Massafra (TA) Sr TERESA IEZZI, Ginosa (TA) Fra’ ANTONIO SALINARO, Castellaneta (TA) Don GIUSEPPE BERNALDA, Castellaneta (TA) Don FRANCESCO ZITO, Castellaneta (TA) DOMENICO SGOBBA, Mottola (TA) MARIANGELA e MICHELE LENTINI, Mottola (TA) GIOVANNI ANGIULLI, Monopoli (BA) LUCIANA BRANÀ, Gravina (TA) NICO CARRIERO, Mottola (TA) VITA COLIZZI, Castellaneta (TA) NICOLA D’ERARIO, Gravina (TA) ORSOLA DI MAURO, Poggiorsini (BA) MARIA ROSARIA GIANNUZZI, Ginosa (TA) MARINA LIUZZI, Monopoli (BA) ADRIANO LOIUDICE, Altamura (BA) ANTONIO LO POLITO, (FG) GIUSEPPE SPAGNOLO, Taranto (TA) ANNARITA VESPA, Taranto (TA) VALERIA VESPA, Taranto (TA)

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Appunti di viaggio:

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AlbaMonti

Ultreia!


Ultreia!