FERDINANDO AMETRANO FOUNDER CHECKSIG

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FERDINANDO AMETRANO FOUNDER CHECKSIG

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EDITORIALE
Quanto pesa un’autorizzazione? Nel mondo dei digital asset, la risposta è semplice: può cambiare tutto. Con il rilascio delle prime licenze CASP (Crypto-Asset Service Provider) attese entro il 30 giugno, l’Italia si prepara a entrare in una nuova fase del mercato, forse la più delicata e allo stesso tempo la più decisiva. Per anni, il settore delle criptovalute è cresciuto in una zona grigia, tra innovazione tecnologica, domanda crescente e un quadro regolamentare incompleto. Oggi, con l’entrata a regime del regolamento europeo MiCA e il passaggio dalle registrazioni OAM alle autorizzazioni vere e proprie, quella fase si chiude definitivamente. Non si tratta solo di un adempimento formale. È un cambio di paradigma.
Diventare un operatore autorizzato non significa più semplicemente dichiarare di offrire servizi su cripto-attività, ma dimostrare di possedere requisiti patrimoniali, organizzativi e di governance comparabili a quelli degli intermediari finanziari tradizionali. In altre parole, il mercato passa da un sistema aperto a chiunque volesse entrarvi a un ecosistema selettivo, in cui sopravvivranno solo gli operatori in grado di sostenere standard elevati. Il punto, però, non è solo chi entrerà, ma chi resterà fuori. Le stime suggeriscono che una parte significativa degli operatori oggi attivi non riuscirà a ottenere l’autorizzazione. Ne deriverà inevitabilmente una concentrazione del mercato, con meno player ma più solidi. Un processo fisiologico, già visto in altri settori finanziari, ma che nel caso dei digital asset assume un significato particolare: segna il passaggio da mercato emergente a industria strutturata.
Esiste un parallelo storico che aiuta a leggere la portata di questo passaggio. L’ingresso dei CASP nel sistema regolamentato ricorda, per molti aspetti, quanto avvenuto a fine anni Novanta con la normativa Eurosim e la nascita delle Società di Intermediazione Mobiliare. Anche allora il mercato passò da una fase più frammentata e meno strutturata a un sistema basato su operatori autorizzati, vigilanza e regole comuni. Fu una trasformazione che ridefinì profondamente il rapporto tra investitori, intermediari e mercati, contribuendo alla crescita dell’industria del risparmio gestito in Italia. Oggi, con i digital asset, ci troviamo di fronte a un passaggio analogo: la tecnologia apre nuove possibilità, ma è la regolamentazione a renderle scalabili, accessibili e sostenibili nel tempo. C’è poi un altro aspetto da considerare. Con l’arrivo delle autorizzazioni, per la prima volta gli investitori italiani potranno contare su controparti pienamente vigilate, inserite in un quadro normativo europeo armonizzato. Questo non elimina il rischio intrinseco dell’asset class, ma cambia radicalmente il contesto operativo. La fiducia, da elemento spesso implicito o fragile, diventa un fattore regolato. È proprio da qui che nasce il filo conduttore di questo numero di Asset Crypto. Comprendere cosa sono davvero i CASP, come funzionano, quali requisiti devono rispettare e quale impatto avranno su mercato, intermediari e investitori non è più un esercizio teorico, ma una necessità operativa. Accanto a questo, dedichiamo un focus al DLT Pilot Regime, l’altro grande tassello del percorso europeo, che riguarda le infrastrutture di mercato e la tokenizzazione degli strumenti finanziari. Due binari distinti, ma complementari, che insieme delineano l’architettura della finanza digitale dei prossimi anni.
Resta però una domanda aperta: il sistema sarà pronto a cogliere questa opportunità? Le banche, i wealth manager e gli intermediari tradizionali si trovano di fronte a una scelta. Continuare a osservare il fenomeno da distanza prudente o iniziare a integrare in modo strutturato i digital asset nei processi di investimento e consulenza. Il rischio, in caso contrario, è lasciare spazio a operatori esteri già autorizzati, pronti a muoversi con maggiore rapidità grazie al passaporto europeo.
In questo scenario, il tema non è più se i digital asset entreranno nei portafogli, ma come. E soprattutto, attraverso quali infrastrutture, con quali livelli di servizio e con quale capacità di accompagnare una platea di investitori che, come dimostrano i dati, è già ampia e in crescita.
L’arrivo dei CASP segna quindi un punto di non ritorno. Non è la fine del percorso, ma l’inizio di una fase nuova, in cui innovazione e regolamentazione smettono di essere forze contrapposte e iniziano a lavorare insieme. La vera rivoluzione, forse, è proprio questa.
Denis Masetti
Direttore di AssetCrypto

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Volume 3 - Maggio 2026
GLOBAL PORTFOLIO
Il mercato cripto italiano
GEOCRYPTO
L'Iran usa strategicamente le criptovalute di Andrea Muratore
CRYPTONEWS
World People Markets





di Fabrizio Guidoni
I SERVIZI LEADER LEADER
Nove tipi di autorizzazioni Casp Investimento, infrastruttura, innovazione: digital asset di Antonio Murtas 24 26

Exchange e Micar chi è pronto per il mercato italiano di Federico Morgantini
BORSA ITALIANA
Etp Crypto il debutto italiano tra i primi volumi e nuovi futuri di Fabrizio Guidoni







Numero clienti: 1.959.190
Controvalore: 2.156.414.246 € Volumi di trading del trimestre: 1.269.813 813 €
Clienti Generazione X (41-60 anni)
Old (oltre 60 anni)
Millennials (18-40 anni)


GEOCRYPTO

Nel quadro del confronto geopolitico con gli Stati Uniti e della governance dello Stretto di Hormuz, la guerra scatenata alla Repubblica Islamica da Washington e da Israele ha portato Teheran a riaffermare la sua sovranità. Il contesto dello Stretto di Hormuz vede un controllo sostanziale da parte iraniana e, ad Est, un blocco navale imposto dal Comando Centrale (Centcom) statunitense. Le motivazioni che hanno spinto il presidente Usa Donald Trump a forzare la chiusura dello Stretto di Hormuz sono anche legate alle modalità con cui Teheran impone un pedaggio ai mercantili e alle navi del comparto energetico che passano per Hormuz: le due alternative di pagamento sono, infatti, lo yuan cinese o le criptovalute. In particolare, l’Iran pressa le navi del settore energetico chiedendo una tassa di circa un dollaro per barile di petrolio trasportato, per cui le criptovalute diventano uno strumento di
pagamento. Questo rappresenta un caso inedito di uso esplicito della leva strategica delle criptovalute come asset ritenuti alternativi al dollaro, dal cui utilizzo la Repubblica Islamica è esclusa a causa del soffocante embargo sanzionatorio statunitense. E porta alla luce del sole ciò che da tempo si sapeva: l’Iran ha fatto uso attivo della cripto-finanza per evadere la morsa sanzionatoria americana, disapplicando nella sostanza una presa che in altre epoche sarebbe stato molto più difficile evadere. L’Iran ha utilizzato le criptovalute in passato per finanziare i gruppi allineati, controllare le rotte di fornitura di armi a entità come Houthi ed Hezbollah, ricevere pagamenti destinati ai corpi militari dei Pasdaran. Questo poggia su un diffuso sistema cripto in Iran, Paese ad alta intensità di competenze tecnologiche e scientifiche: “Il regime al potere, alle prese con diffuse proteste interne e con l'incombente minaccia di un intervento militare esterno, ha visto il rial iraniano crollare di
circa il 90% dal 2018, con un'accelerazione della svalutazione a fronte dell'escalation dei conflitti regionali”, nota Chainalysis, aggiungendo che “per i cittadini iraniani che vivono sotto un governo che fatica a mantenere la stabilità economica in un contesto di inflazione del 40-50%, le criptovalute rappresentano non solo un modo per aggirare le sanzioni, ma anche una via d'uscita da un sistema fallimentare”. Teheran ha saputo sfruttarlo, e oggi i Guardiani della Rivoluzione controllano circa la metà dei 7,5 miliardi di dollari della cripto-economia iraniana. Lo scenario del controllo su Hormuz ha indicato nella leva dei cripto-asset uno strumento fondamentale per mantenere attiva la capacità di deterrenza e risposta militare dell’Iran e garantire in prospettiva entrate al regime, da cui la dura reazione americana.
Al netto del giudizio sul regime iraniano e su un teatro bellico complesso, l’Iran ha fatto scuola, mostrando che le criptovalute sono una leva sistemica di grande rilevanza geopolitica non controllabile direttamente da nessuna potenza. Un fatto che rende ancora più importante studiare e analizzare il connubio tra cripto-finanza e grandi eventi globali negli anni a venire.


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NUOVA FASE
Il Regno Unito apre una nuova fase nella corsa globale alla finanza digitale. Il governo britannico ha annunciato una revisione organica delle regole su pagamenti elettronici, stablecoin e depositi tokenizzati, con l’obiettivo di semplificare il quadro normativo e favorire l’innovazione fintech. Il piano punta a creare un framework unico capace di integrare strumenti tradizionali e nuove forme di denaro digitale basate su blockchain. In questo modo Londra vuole ridurre la frammentazione regolamentare e abbassare le barriere d’ingresso per gli operatori interessati a offrire servizi legati alle stablecoin. L’annuncio è arrivato durante la UK Fintech Week, evento centrale per l’ecosistema britannico dell’innovazione finanziaria. Contestualmente è stata rafforzata anche la governance strategica del progetto con la nomina di Chris Woolard, ex dirigente della Financial Conduct Authority, come responsabile dello sviluppo dei mercati digitali wholesale. Il messaggio politico è chiaro: Londra vuole restare uno dei principali hub globali della finanza, estendendo la propria leadership anche nell’era di stablecoin, tokenizzazione e infrastrutture digitali.
INTEGRAZIONI


Il Giappone accelera sull’integrazione tra finanza tradizionale e infrastrutture digitali. La Japan Securities Clearing Corporation (JSCC), parte del gruppo Japan Exchange Group, ha avviato un progetto pilota per testare l’utilizzo dei titoli di Stato giapponesi (JGB) come collaterale digitale sulla rete blockchain Canton. All’iniziativa partecipano anche Mizuho Financial Group, Nomura Holdings e Digital Asset, società specializzata in tecnologia per i mercati istituzionali. L’obiettivo è verificare se diritti tokenizzati di bond governativi possano essere trasferiti e gestiti on-chain mantenendo piena validità legale secondo il quadro normativo giapponese. Uno dei punti centrali del test riguarda l’efficienza operativa: il progetto punta infatti a valutare operazioni di collateral management in tempo reale, 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, superando i limiti dei processi tradizionali legati agli orari di mercato. L’iniziativa rientra nel Payment Innovation Project sostenuto dalla Financial Services Agency giapponese e conferma una tendenza globale sempre più chiara: la tokenizzazione degli asset finanziari entra nella fase delle applicazioni concrete.
FINANZA PUBBLICA

NORMATIVE

La Francia accelera sul fronte regolamentare e spinge l’Europa verso una nuova fase di controllo sugli asset digitali. Da Parigi arrivano infatti due segnali chiari: regole più severe sulle stablecoin non denominate in euro e maggiore trasparenza sui wallet self-custodial. Denis Beau, primo vice governatore della Banque de France, ha chiesto un rafforzamento del quadro MiCA, sostenendo che l’attuale normativa non sarebbe sufficiente a gestire i rischi derivanti dalla crescita delle stablecoin legate al dollaro, oggi dominanti nel mercato globale. Secondo la banca centrale francese, una diffusione massiccia di questi strumenti potrebbe favorire fenomeni di “dollarizzazione” dei sistemi di pagamento europei. Parallelamente, l’Assemblea nazionale francese ha approvato una misura che introduce l’obbligo di dichiarazione annuale dei wallet self-hosted con consistenze superiori a 5.000 euro. Il provvedimento rientra in un disegno di legge antifrode ancora in fase di completamento. Il messaggio politico è netto: la Francia vuole guidare il dibattito europeo sulla finanza digitale, puntando su sovranità monetaria, controllo fiscale e sviluppo di alternative europee nel mercato delle valute digitali.
Nuovo passo avanti della Corea del Sud nella modernizzazione della finanza pubblica. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze avvierà, nel quarto trimestre del 2026, un progetto pilota basato su token di deposito su blockchain destinati alla gestione della spesa governativa. L’obiettivo è aumentare controllo, efficienza e trasparenza nell’utilizzo dei fondi statali. Il sistema punta a sostituire in parte le tradizionali carte di acquisto utilizzate dalla pubblica amministrazione con strumenti digitali programmabili. I token potranno incorporare regole predefinite su limiti di spesa, categorie di utilizzo e tempistiche, riducendo errori operativi e verifiche manuali. La sperimentazione partirà da Sejong City all’interno di un programma di regulatory sandbox che consente di testare nuove tecnologie in deroga temporanea alle norme esistenti. In questo caso, il riferimento è alla normativa che oggi impone sistemi basati su carte per i pagamenti pubblici. L’iniziativa conferma la strategia asiatica di portare la blockchain oltre il perimetro crypto tradizionale: non solo investimenti, ma infrastrutture concrete per lo Stato digitale. Parallelamente alla sperimentazione pubblica, la Corea del Sud sta testando anche l’applicazione della blockchain ai mercati finanziari istituzionali. In questo contesto si inserisce la partnership tra Ripple e Kyobo Life Insurance, una delle principali compagnie assicurative del Paese, per la tokenizzazione e il regolamento dei titoli di Stato coreani.
ALESSANDRA GRENDELE CHANGPENG ZHAO


CZ rilancia il tema privacy nei pagamenti crypto
Conio accelera nel percorso di crescita e rafforza il proprio posizionamento nel mercato degli asset digitali con una nuova organizzazione manageriale. La società italiana, tra i brand più riconoscibili del settore crypto domestico, ha affidato a Alessandra Grendele il ruolo di direttrice generale. La manager viene da esperienze lavorative in Intesa Sanpaolo, CheBanca!, Carrefour Italia e Banca Sistema. La nomina riflette una fase di evoluzione del mercato. Da un lato cresce la domanda retail per strumenti semplici e regolamentati di accesso a bitcoin e crypto-asset, dall’altro aumenta l’interesse degli operatori professionali verso la tokenizzazione di strumenti finanziari e asset reali. Conio si muove così su due direttrici complementari. La prima riguarda l’ampliamento dei servizi al pubblico, con focus su user experience, sicurezza e accessibilità. La seconda guarda al mondo B2B e istituzionale, dove la blockchain viene sempre più considerata un’infrastruttura utile per nuovi modelli di investimento e distribuzione. Nella nuova fase regolamentata del settore crypto, anche i player italiani puntano a crescere con manager specializzati e visione industriale.
Changpeng Zhao, il fondatore di Binance, torna al centro del dibattito sull’evoluzione delle criptovalute come strumento di pagamento. Noto nel settore come CZ, ha indicato nella scarsa tutela della privacy uno dei principali ostacoli alla diffusione dei pagamenti in crypto su larga scala. Secondo Zhao, molti utenti restano riluttanti a utilizzare wallet pubblici e blockchain trasparenti per spese quotidiane, poiché ogni transazione può teoricamente essere ricostruita e analizzata. Un limite rilevante soprattutto in un contesto in cui il denaro digitale compete con sistemi tradizionali percepiti come più discreti nella gestione delle informazioni personali. Il tema tocca una delle grandi contraddizioni del settore: la trasparenza delle blockchain pubbliche è un vantaggio in termini di verificabilità, ma può diventare un freno quando si parla di utilizzo quotidiano e mass adoption nei pagamenti. Da qui l’interesse crescente verso soluzioni tecnologiche orientate alla riservatezza e alla protezione dei dati pur rimanendo nella legalità. Le parole di CZ riaprono così una questione centrale: per diventare moneta d’uso comune, le crypto dovranno essere non solo efficienti e regolamentate, ma anche realmente adatte alla vita quotidiana.


Nei mesi scorsi c’è stato un segnale forte dal mercato italiano degli asset digitali. Banca Popolare di Cortona, fondata nel 1881 e tra le più antiche banche popolari italiane, ha rafforzato la propria presenza nel settore crypto salendo dal 5,1% al 17,6% del capitale di Cryptosmart Spa. Exchange italiano fondato da Alessandro Frizzoni e Alessandro Ronchi è specializzato nel mercato retail con servizi legati a valute virtuali e wallet digitali.
L’operazione rappresenta uno dei casi più significativi di integrazione tra banca tradizionale ed ecosistema crypto nel panorama domestico.
Il deal conferma come anche operatori bancari storici inizino a considerare gli asset digitali non più come fenomeno marginale, ma come area strategica di sviluppo.
Per Cryptosmart, nata a Perugia nel 2021, l’operazione rafforza struttura patrimoniale, reputazione e credibilità commerciale. Per il mercato italiano, invece, il messaggio è ancora più ampio: con l’attuazione del quadro MiCAR, il dialogo tra finanza tradizionale e piattaforme crypto entra in una fase più matura e industriale.
Saylor supera quota 800 mila Bitcoin
Michael Saylor rilancia ancora e consolida il primato di Strategy come maggiore corporate holder di bitcoin al mondo. A fine aprile, la società ha annunciato un nuovo acquisto da 34.164 Btc per circa 2,54 miliardi di dollari, portando le riserve complessive a 815.061 bitcoin. Un livello che vale quasi il 4% dell’offerta circolante della criptovaluta. L’operazione rappresenta uno dei più grandi acquisti singoli nella storia del gruppo e conferma una strategia ormai strutturale: raccogliere capitali sul mercato attraverso emissioni azionarie e reinvestire la liquidità in Bitcoin.
Questa volta i fondi sarebbero arrivati principalmente dalla vendita di strumenti preferenziali e nuove azioni ordinarie. Con questa mossa, Strategy supera anche molti veicoli finanziari dedicati (Etf e Etp), rafforzando il proprio ruolo simbolico nel processo di istituzionalizzazione del mercato crypto. Il titolo resta così uno dei principali proxy quotati per investire indirettamente in bitcoin. La scommessa di Saylor resta quella di trasformare bitcoin da asset alternativo a riserva strategica aziendale. Una visione che continua a dividere Wall Street, ma che finora ha cambiato le regole del gioco.

COINBASE
Nuovo passo avanti nella convergenza tra finanza tradizio nale e asset digitali. MarketVector Indexes e Coinbase Asset Management hanno annunciato il lancio del Coinbase Store of Value Index, un benchmark che combina esposizione a Bitcoin e oro tokenizzato attraverso Pax Gold (PAXG). L’obiettivo è intercettare la nuova idea di bene rifugio nell’era digitale, unendo due asset percepiti come strumenti di conservazione del valore: da un lato l’oro, riferimento storico nei momenti di incertezza; dall’altro Bitcoin, sempre più presente nei portafogli istituzionali come alternativa strategica. L’indice utilizza una metodologia a volatilità inversa: gli asset meno volatili ricevono un peso maggiore nel paniere. In fasi di mercato turbolente, quindi, l’oro tokenizzato può assumere un’incidenza superiore rispetto a Bitcoin. Il benchmark viene inoltre riequilibrato su base trimestrale ed è calcolato in dollari statunitensi. Un prodotto simile può essere acquistato anche su Borsa Italiana, si chiama Bitwise Diaman Bitcoin & Gold ETP (Btcg). Il lancio di questi prodotti arriva in una fase in cui il dibattito sul ruolo di bitcoin resta aperto. Se da un lato la criptovaluta continua a essere considerata “oro digitale”, dall’altro negli ultimi mesi ha mostrato in più occasioni correlazioni con gli asset growth e con il comparto tecnologico.
JPMORGAN

La competizione tra grandi banche entra in una nuova fase: quella delle infrastrutture blockchain per i pagamenti. JPMorgan e Citigroup stanno sviluppando modelli differenti per intercettare il futuro del denaro digitale, sempre più orientato a operatività continua, regolamenti rapidi e transazioni tokenizzate. Le strategie però divergono. Citi ha scelto un approccio più aperto al mondo crypto, stringendo una partnership con Coinbase per rafforzare le proprie capacità nei pagamenti digitali e osservando con interesse il mercato delle stablecoin. JPMorgan, invece, mantiene una linea più prudente e continua a puntare su infrastrutture proprietarie sviluppate internamente. I numeri mostrano comunque una forte accelerazione del settore. La piattaforma blockchain Kinexys di JPMorgan ha superato i 3mial miliardi di dollari di volume complessivo, con oltre 5 miliardi di transazioni giornaliere. Citigroup, dal canto suo, ha già attivato oltre 500 clienti nel servizio di depositi tokenizzati, movimentando circa 1 miliardo di dollari al giorno.
Al centro della sfida ci sono due strumenti chiave: stablecoin e deposit token. Entrambi promettono efficienza, ma il quadro regolamentare resta aperto. Una cosa però appare chiara: la battaglia per i pagamenti digitali è ormai iniziata, e vede protagonisti diretti i colossi della finanza tradizionale.
MORGAN STANLEY REVOLUT
Nuovo segnale della crescente istituzionalizzazione del mercato crypto negli Stati Uniti. Il fondo spot su Bitcoin lanciato da Morgan Stanley ha superato in pochi giorni il WisdomTree Bitcoin Fund per afflussi netti complessivi, confermando la forza distributiva dei grandi player di Wall Street. Secondo i dati riportati da Farside Investors, il Morgan Stanley Bitcoin Trust (MSBT) ha raccolto 103 milioni di dollari in sei sole sedute di negoziazione, contro gli 86 milioni accumulati dal fondo WisdomTree (WBTC) dal suo lancio nel gennaio 2024. Nella singola giornata osservata, il prodotto ha registrato nuovi ingressi per 19,3 milioni di dollari. Uno degli elementi chiave del successo iniziale è il pricing aggressivo. MSBT è stato lanciato con una commissione dello 0,14%, tra le più basse del comparto, in una fase in cui il mercato ETF su Bitcoin è sempre più competitivo. Restano lontani i leader del settore: BlackRock guida con 64,3 miliardi di afflussi netti, seguita da Fidelity con 10,9 miliardi. Ma il debutto di Morgan Stanley mostra come i grandi network di consulenza possano cambiare rapidamente gli equilibri del mercato.


Revolut da sempre funge da intermediario tra il mondo finanziario tradizionale (valute fiat) e quello digitale (criptovalute), facilitando l'accesso anche ai principianti. Adesso alza l’asticella e punta a una delle future quotazioni più ambiziose del fintech globale. Secondo indiscrezioni riportate dal Financial Times, la società britannica guarda a una valutazione compresa tra 150 e 200 miliardi di dollari in vista della futura IPO, prevista non prima del 2028. Il target rappresenterebbe un salto significativo rispetto ai 75 miliardi di dollari raggiunti nella vendita secondaria di azioni del 2025 e confermerebbe la traiettoria di crescita del gruppo guidato da Nik Storonsky. Prima della quotazione, il mercato si attende una nuova operazione privata nella seconda metà del 2026, che potrebbe già spingere la valutazione verso quota 100 miliardi. A sostenere le ambizioni del gruppo sono soprattutto i risultati economici. Nel 2025 Revolut ha registrato 1,7 miliardi di sterline di utile pre-tasse, consolidando il proprio ruolo di leader europeo tra le neobank. Parallelamente, la società ha ottenuto la licenza bancaria completa nel Regno Unito e continua l’espansione internazionale, con richiesta di autorizzazione anche negli Stati Uniti. Il messaggio al mercato è chiaro: Revolut non vuole essere solo una fintech di successo, ma uno dei grandi protagonisti della finanza globale del prossimo decennio.
di Fabrizio Guidoni
Dall’arrivo delle autorizzazioni MiCA alla selezione degli operatori, Ferdinando Ametrano, co-founder e ceo di CheckSig, vede nei CASP il passaggio che può portare le cripto-attività italiane fuori dalla frammentazione. Uno sguardo che intreccia vigilanza, infrastrutture, private banking e futuro dell’integrazione tra finanza tradizionale e digital asset

