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ARTUU 02 ridotto

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Visioni d'arte e storie di valori

Artuu torna con il secondo numero, ampliando il proprio raggio d’azione ed entrando ancora più a fondo nei territori in cui arte, cultura, impresa e innovazione si incontrano, si contaminano, si ridefiniscono. Se nell’editoriale del primo numero avevamo evocato un luogo – un regno possibile dell’immaginazione e dei valori –, oggi quel luogo comincia a mostrarsi per ciò che è davvero, uno spazio vivo, in movimento, attraversato da storie, tensioni, visioni che prendono forma nel presente. Perché l’arte, quando è reale, non resta mai chiusa in un perimetro, si espande, invade altri ambiti, si intreccia con linguaggi diversi, e soprattutto entra nei sistemi che costruiscono il nostro quotidiano.

È proprio in questa direzione che si muove questo secondo numero. Dalle grandi mostre della Biennale di Venezia fino agli interventi urbani che ridefiniscono lo spazio pubblico – come accade nelle strade di San Paolo con le nuove opere di street art o a breve a Parigi, dove JR si misura con l’eredità di Christo –, Artuu continua a seguire i luoghi in cui l’arte accade davvero, non come evento isolato ma come forza capace di incidere sull’immaginario collettivo.

Ma è soprattutto in un altro territorio, più sottile e per molti versi ancora frainteso, che questo numero decide di entrare: quello dei brand. Il brand, se lo si osserva senza pregiudizi, non è soltanto un marchio o una strategia commerciale, ma una costruzione culturale complessa, una forma stratificata che tiene insieme visione, linguaggio, identità, e che nei casi più riusciti si configura come un gesto creativo continuo. Un grande brand non si limita a vendere un prodotto, ma costruisce immaginari, genera riconoscibilità, produce senso, sviluppa una propria voce, un proprio stile, una propria direzione, esattamente come accade a un artista. Per questo Artuu sceglie di entrare anche in questo campo, non per celebrarlo in modo automatico ma per leggerlo dall’interno, analizzarlo e accompagnarlo, per capire dove nasce il suo valore e come questo valore si costruisce, si consolida, si trasforma nel tempo. Perché dietro ogni brand autentico c’è sempre una storia da raccontare, e dietro ogni storia che resiste esiste un sistema di valori che la sostiene, valori che non si improvvisano ma si costruiscono, si mantengono, si mettono alla prova e, inevitabilmente, evolvono.

È qui che le tre parole che definiscono Artuu – Arte, Impresa, Innovazione – smettono di essere etichette e diventano un campo di lavoro reale, uno spazio di tensione in cui linguaggi diversi si confrontano, si contaminano, producendo nuove possibilità. Artuu si muove dentro questa tensione, racconta storie per aprire visioni, attraversa progetti per coglierne le direzioni, entra nei processi per capire come nasce oggi il valore, dove si rafforza e dove invece si disperde.

Perché il punto non è riempire pagine, ma costruire senso. E costruire senso significa anche saperlo difendere senza irrigidirlo, mantenerlo senza banalizzarlo, farlo evolvere senza perdere identità. Questo secondo numero è un passaggio, un’espansione, una presa di posizione. Il luogo che abbiamo chiamato Artuu continua a esistere, ma numero dopo numero cambia forma, si arricchisce, si complica, proprio come accade a tutto ciò che è vivo. E noi continuiamo a starci dentro, assieme a tutti voi che ci avete dato fiducia e con tutti coloro che ce la daranno in futuro, seguendo una convinzione semplice e radicale: che l’arte, quando è autentica, non si limita a raccontare il mondo. Lo trasforma. E noi vogliamo essere parte di questo meraviglioso cambiamento.

Denis Masetti Direttore Responsabile

Estate 2026 - volume 2

Casa Editrice

Deodato.Gallery Spa Via Nerino, 5 20123 Milano

Editore

Deodato Salafia

Gestione Editoriale

MediaKey srl

Viale Cassala, 36 20143 Milano

Direttore Responsabile

Denis Masetti

Art Director Enzo Provvido

Managing Editor Alessia Cuccu

Digital Content Curator

Mattia Casanova

Art Editor Alessandro Riva

Contributors

Francesca Amé, Nicolò Atzori, Valentina Basso, Livia Belardelli, Martina Bonetti, Vittoria Brachi, Melissa Camilli, Andrea Cacàci, Chiara Canali, Massimiliano Carbonari, Marina Piccola Cerrotta, Simone Facchinetti, Mariacristina Ferraioli, Giorgia Ligasacchi, Stefano Loconte, Alessia Luigetti, Anna Maddalena, Stefania Malerba, Chiara Manca, Paola Martino, Valentina Monarco, Matteo Pacini, Chiara Pasquino, Francesca Passeri, Rebecca Pedrazzi, Sara Picardi, Alessandra Quattordio, Teresa Scarale, Elena Solito, Alice Taraboi, Lucia Tedesco

Progetto Grafico Enzo Provvido

Pubblicità

Luigi Benedetti lbenedetti@viract.it

Stampa

Tipolitografia Pagani srl Via Adua, 6 - 25050 Passirano (BS)

Distribuzione

Antonello Cosmai

Consulenze Editoriali

Abbonamenti

Simona Dagnello abbonamenti@mediakey.it

Periodico registrato presso il Tribunale di Milano n. 114 del 26/09/2023 aggiornato il 19/11/2025

Copyright: tutti i diritti sono riservati

Art News Art Radar

No Curves Icone, linee, identità di Mariacristina Ferraioli

13

Chiara Camoni

La materia come comunità di Francesca Amé

32

62 6

24 JR

Una caverna sul Pont Neuf per ritrovare se stessi di Alessandro Riva

Kunsthaus Paradiso Venice International Foundation di Alessia Cuccu

38

42

New Humans

Tra memoria e futuro, l'umano nell'Era tecnologica di Alessandra Quattordio

Intervista a: Umberta Gnutti Beretta di Chiara Canali

50

54

DAG

Quando l'arte si attraversa di Rebecca Pedrazzi

100 anni di Leica Lo sguardo che ha cambiato il mondo di Alessia Cuccu

92

Volvo Studio Milano Il brand space come progetto culturale d’impresa di Alessia Cuccu

Sardegna Tra istituzioni, margini e traiettorie autonome

Dossier

Arte e fiscalità di Alessia Cuccu

69 84 102

Louis Vuitton

L'arte come metodo di Francesca Passeri

Arte

Impresa, Benessere: l'estetica come infrastruttura del vivere di Francesca Passeri

94

Sardegna Tra istituzioni, margini e traiettorie autonome di Nicolò Atzori e Chiara Manca

di Nicolò Atzori e Chiara Manca

108

L'Aquila

Dalla ricostruzione alla definitiva rinascita di Mattia Casanova

116

122

Vino

126

Pietrasanta Dove abita l'arte di Valentina Monarco

132

Maria Gregotti Tra memoria e contemporaneo di Melissa Camilli

136

Mercato dell'arte di Teresa Scarale

QuantumSpace Trasformare l'opera in dati strutturati di Mattia Casanova

Tra

Tra

e

Oltre il bicchiere di Livia Belardelli

140

San Paolo
cultura funk, pixscão
street art
Matteo Pacini
San Paolo
cultura funk, pixscão e street art
Matteo Pacini

Milano sempre più hub dell’arte globale: nuovi spazi ridisegnano la città

di Paola Martino

Milano consolida il proprio ruolo di hub europeo del mercato dell’arte, attirando negli ultimi mesi un numero crescente di gallerie internazionali. L’arrivo di Consonni Radziszewski si inserisce in un contesto dinamico, dove aperture e nuovi ingressi stanno ridisegnando la geografia cittadina. Il 12 marzo 2026 ha inaugurato la sede italiana di Romero Paprocki, mentre già a gennaio The French Place ha scelto il quartiere Dateo per il suo debutto milanese. Nel corso del 2025 è stata la volta di Thaddaeus Ropac, approdata a Palazzo Belgioioso, e di Upsilon Gallery nel Quadrilatero. Già nel 2024 Lehmann Maupin aveva testato la città con uno spazio temporaneo. A rafforzare questo scenario si aggiunge l’apertura della nuova sede di Kruso Art in un ex cinema milanese, inaugurata con un’asta dedicata all’arte italiana. Un’espansione che conferma Milano come piattaforma strategica e sempre più attrattiva per il mercato globale.

Alla Manifattura Tabacchi nasce MOTEL nuovo hub culturale

di Valentina Monarco

Nasce a Firenze, negli spazi di Manifattura Tabacchi, MOTEL, nuovo hub temporaneo che unisce memoria industriale e progettualità contemporanea. Inaugurato il 18 marzo 2026, lo spazio si estende su oltre 3.000 mq e si propone come piattaforma ibrida tra eventi, cultura e ricerca. Pensato per accogliere sfilate, produzioni e iniziative pubbliche, il nuovo hub integra anche il Caveau, archivio materico della fabbrica, visitabile su appuntamento. Il progetto, firmato dallo studio q-bic, reinterpreta l’estetica dei motel americani come luogo di passaggio e contaminazione. All’ingresso, l’opera “Hercules” di Patrick Tuttofuoco segna simbolicamente l’accesso. Per i prossimi due anni, MOTEL sarà il cuore pulsante della programmazione culturale del complesso, con mostre, workshop e installazioni partecipative. Tra i primi appuntamenti, “Botanica Urbana” e, da giugno, l’installazione “Paper/Northern Lights” di Gianni Pettena, che trasforma lo spazio in un ambiente modificabile dal pubblico. In attesa della trasformazione definitiva in hotel nel 2027.

Il nuovo volto del LACMA: aprono le David Geffen Galleries firmate Peter Zumthor

Dal 19 aprile sono aperte le David Geffen Galleries: una cerimonia d'inaugurazione ha dato il via ad una serie di eventi volti a scoprire la nuova sezione espositiva del complesso museale del Los Angeles County Museum of Art, pensata per la sua collezione permanente. Una grande area, un unico livello e fruibilità libera: il progetto delle gallerie – intitolate all'imprenditore e filantropo che ne ha reso possibile la realizzazione – rientra in un piano di trasformazione assai più ampio, durato circa due decenni. La visione dell'architetto Peter Zumthor sul campus LACMA era chiara: tutti gli edifici della cittadella museale facevano parte di un dialogo artistico più grande e più complesso, finora slegato. Le Geffen Galleries, con la loro struttura sopraelevata, collegano estremità di edifici del museo prima separati dall'arteria Wiltshire Blvd. Mari e oceani il filo conduttore dell'installazione inaugurale: continuare sull'onda della comunicazione e della multiculturalità, alla base di una realtà artistica d'eccellenza.

aerea del complesso

di Marina Piccola Cerrotta
Visuale
LACMA, photo © Iwan Baan

A Chicago apre il nuovo Obama Presidential Center

Condé Nast Galleries al MET: il nuovo spazio espositivo debutta con “Costume Art”

di Alessia Luigetti di Elena Solito

Tra il 18 e il 21 giugno 2026, a Chicago, apre il nuovo Obama Presidential Center, il progetto promosso da Barack Obama e Michelle Obama all’interno di Jackson Park, nel South Side.

Il 18 giugno è prevista una cerimonia inaugurale alla John Lewis Plaza, mentre dal giorno successivo il pubblico può accedere agli spazi.

Il complesso, progettato da Tod Williams Billie Tsien Architects e sviluppato su circa 20 ettari, riunisce un museo distribuito su più piani, con una reinterpretazione dell’Ufficio Ovale e una sala panoramica, una biblioteca pubblica, un auditorium, spazi per attività condivise e impianti sportivi. Più che un archivio, il centro si configura come uno spazio aperto, attraversato da programmi educativi, mostre e iniziative pubbliche; nei giorni inaugurali sono previsti incontri e attività diffuse nel parco.

Condé Nast Galleries è il nuovo spazio mostre del Metropolitan Museum di New York che ha inaugurato in occasione del Met Gala il 4 maggio 2026 (con apertura al pubblico dal 10 maggio 2026 al 10 gennaio 2027). Il primo appuntamento è la mostra Costume Art del Costume Institute, un’esplorazione del corpo attraverso un percorso tipologico immaginato dal curatore senior Andrew Bolton intorno a tre aree specifiche: il corpo onnipresente, dalla rappresentazione classica al nudo; altri corpi, quelli invecchiati o gravidi, e i corpi universali che richiamano l’anatomia. Abiti della collezione del museo verranno indossati da manichini con teste specchianti, realizzate dall’artista Samar Hejazi, e saranno accostati in maniera inedita a reperti antichi o opere più recenti. Allo studio Peterson Rich Office il compito di rinnovare lo spazio e ridefinire il percorso del Museum Mile nell’Upper East Side.

Estate 2026 a teatro: festival, lirica e spettacoli tra Italia e scenari naturali

di Valentina Basso

L’estate è ricca di festival teatrali all’aperto per allietare il pubblico italiano e internazionale: maggio è il mese di Torino Fringe Festival, che rende omaggio a “Metropolis” di Fritz Lang, mentre la Fondazione INDA offre al Teatro Greco di Siracusa quattro opere della tradizione classica.

Da giugno a settembre Arena Opera Festival si rivolge a turisti e melomani con serate di gala e opere liriche, tra cui una “Traviata” ispirata a “Moulin Rouge!” di Baz Luhrmann. Tra luglio e agosto va in scena il Festival Puccini di Torre del Lago, con una “Turandot” diretta da Jackie Chan. Gli amanti della montagna potranno invece partecipare al Festival del Teatro ad Alta Quota in Valmalenco.

artnews

Bacoli, riemerge una

villa romana sul mare: dall’area confiscata alla camorra nasce un polo

A Bacoli, nel cuore dei Campi Flegrei, l’archeologia si veste di riscatto sociale. Nell’area di Villa Ferretti, bene confiscato alla camorra e divenuto oggi spazio pubblico, è emersa una monumentale villa romana marittima risalente al I secolo a.C. Il complesso, attribuito a Publio Cornelio Dolabella, si articolava su terrazze scenografiche affacciate sul mare di Baia, luogo di villeggiatura dell’élite romana. Il primo cantiere ha portato alla luce murature in opus reticulatum, ambienti decorati e corridoi ipogei.

La scoperta assume un valore simbolico: da luogo segnato dall’illegalità a spazio culturale condiviso, restituendo alla comunità un frammento di storia.

Fashion Becomes Art: al V&A Museum la visione surrealista di Elsa Schiaparelli

Fino al 10 novembre la mostra Fashion Becomes Art è ospite al Victoria and Albert Museum di Londra e celebra Elsa Schiaparelli, l’iconica protagonista della moda del Novecento capace di fondere una finissima creatività sartoriale e un’innata immaginazione artistica. Oltre 200 pezzi esposti, tra abiti, accessori e documenti, strutturano il percorso che evidenzia il legame con il Surrealismo e le collaborazioni con i suoi principali esponenti, da Salvador Dalí a Man Ray, mostrando come la stilista abbia trasformato l’abito in un vero e proprio linguaggio concettuale.

In opposizione alla sobrietà di Coco Chanel, Schiaparelli introduce ironia, provocazione e sperimentazione, ridefinendo i codici dell’eleganza. Come afferma il direttore creativo della maison Daniel Roseberry: «Questa collezione vi ricorda che guardare indietro non serve a nulla se non riusciamo a trovare qualcosa di significativo da portare nel nostro futuro».

Digger: Iñárritu e Tom Cruise pronti a conquistare Venezia 2026

Uno dei film più attesi del 2026 è innegabilmente Digger, nuovo progetto firmato Alejandro González Iñárritu, che torna dietro la macchina da presa con la sua prima opera in lingua inglese dai tempi di The Revenant. L’opera è una commedia nera dai toni grotteschi e segna una collaborazione inedita e sorprendente con Tom Cruise, che interpreta Digger Rockwell, l'uomo più potente del mondo, costretto a correre contro il tempo per rimediare a un disastro apocalittico di sua stessa creazione.

Al suo fianco un cast formato da Sandra Hüller, Jesse Plemons, Riz Ahmed, John Goodman, Sophie Wilde ed Emma D'Arcy. Il film è atteso nelle sale il 2 ottobre 2026, una data di uscita già di per sé rivelatrice e che suggerisce quanto sia sempre più certa la sua presenza in anteprima mondiale a un grande festival, con la Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia in pole position, che ha già ospitato Bardo tra polemiche e ovazioni. Digger potrebbe essere il colpo grosso della Mostra.

di Massimiliano Carbonari
di Chiara Pasquino
di Lucia Tedesco
Locanadina
del film Digger

Art

Basel 2026, il centro del mercato globale dell’arte torna in Svizzera

Sónar 2026: a Barcellona il festival tra musica e innovazione contemporanea

Vox Marmoris 2026: Carrara tra suono, luce e materia

di Valentina Monarco di Martina Bonetti di Anna

Torna Art Basel snodo centrale del mercato globale dell’arte. Dal 18 al 21 giugno 2026, la fiera riunirà a Basilea 290 gallerie provenienti da 43 Paesi, con 21 nuovi ingressi e una crescente apertura verso aree come Medio Oriente e Africa. La nuova edizione rafforza il dialogo tra moderno e contemporaneo, includendo pratiche digitali e sperimentali. Tra le novità, l’espansione del settore Premiere, dedicato a produzioni recenti e progetti museali, e le grandi commissioni pubbliche di Nairy Baghramian e Ibrahim Mahama, che porteranno opere monumentali negli spazi urbani. Confermati anche Unlimited, curato per la prima volta da Ruba Katrib, e Parcours, affidato a Stefanie Hessler, che riflette sul tema della convivenza. Il settore Galleries presenterà 232 espositori con progetti sempre più curati e tematici, mentre Feature e Statements offriranno rispettivamente riletture storico-critiche del Novecento e focus su pratiche emergenti. Per una settimana, la città svizzera si trasforma così in un ecosistema diffuso tra fiera, istituzioni e spazi pubblici.

Sónar Festival, in programma dal 18 al 20 giugno 2026, torna a Barcellona come appuntamento dedicato alla musica elettronica e alle arti multimediali. Nato nel 1994 come festival di sperimentazione sonora, Sónar è oggi una piattaforma internazionale che intreccia musica, arte e tecnologia, coinvolgendo pubblici da tutto il mondo. La programmazione 2026 si svilupperà tra Sónar by Day e Sónar by Night, che attraversano club culture, Dj set e concerti su larga scala, accanto a Sonar+D, piattaforma dedicata invece all’esplorazione delle industrie creative, con la partecipazione di artisti e ricercatori. In programma talk, incontri e momenti dedicati all’innovazione digitale, con particolare attenzione all’intelligenza artificiale e alle pratiche ibride tra arte e scienza. Anche quest’anno Barcellona riconferma dunque il proprio ruolo centrale come hub creativo a livello internazionale, investigando il mondo della creatività dalle più diverse angolazioni.

Il 24 e 25 luglio 2026 torna Vox Marmoris, festival di musica elettronica, arte e new media giunto alla sua nona edizione. Nato dieci anni fa come una festa tra amici nel deposito di Alessandro Corsi, centrale nell’industria marmifera di Carrara, oggi è un evento annuale che unisce talk, installazioni e performance audiovisive. Di giorno nel centro storico, di notte nel Deposito Marmi, la line-up 2026 include nomi internazionali come Modeselektor, duo berlinese underground e il DJ olandese Antal. Non possono mancare Giulio Corsi, figlio di Alessandro, e Matteo Zarcone, i DJ locali fondatori del progetto.

La call for artists si è appena conclusa, ma il programma completo sarà svelato solo poche settimane prima del festival. La componente artistica, però, resta centrale con la partecipazione di Krsn Brasko, unico visual artist annunciato finora. Ancora una volta la superficie marmorea si prepara ad accogliere artisti e pubblico, amplificando luci e suono per un’esperienza sensoriale completa.

Maddalena
Modeselektor

Copenhagen Fashion Week SS27: vent’anni tra sostenibilità e sistema moda

La Copenhagen Fashion Week celebra il suo ventesimo anniversario dal 3 al 7 agosto, offrendo l’occasione per osservare l’evoluzione del sistema moda dal 2006 a oggi. In questo periodo, la moda danese ha registrato una crescita significativa, soprattutto sul fronte delle esportazioni, confermando il ruolo centrale dei Paesi nordici nel panorama globale. L’evento si è distinto per l’introduzione progressiva di requisiti etici e di sostenibilità che hanno inciso sull’industria, diventando un modello internazionale. Tra le misure più rilevanti, il divieto vincolante di utilizzo di pellicce, ha imposto nuovi criteri di accesso e contribuito ad accelerare una trasformazione già in atto, rimarcando il rapporto tra creatività e responsabilità. L’appuntamento estivo 2026 dovrebbe seguire il formato consolidato delle ultime edizioni: sfilate distribuite nell’arco della giornata, affiancate da eventi, presentazioni e momenti dedicati al tema strutturale della sostenibilità.

artradar

Jasper Johns al Guggenheim Bilbao: una grande retrospettiva

Dal 29 maggio al 12 ottobre 2026, il Guggenheim Museum Bilbao ospita Night Driver, la retrospettiva dedicata a Jasper Johns curata da Enrique Juncosa. Con circa cento opere, da collezioni pubbliche e private, vengono ripercorse sette decadi di carriera di uno degli artisti più decisivi del dopoguerra americano - precursore della Pop Art, del Minimalismo e dell’Arte Concettuale. Il percorso parte dalle bandiere, bersagli, numeri e mappe degli anni Cinquanta, rottura netta con l’Espressionismo Astratto, per spostarsi negli anni Sessanta verso una malinconia più intima e contenuta. Seguono le composizioni astratte con linee intersecanti dei decenni successivi, fino ai cicli più recenti - opere che continuano a interrogare il confine tra immagine e significato, tra il riconoscibile e ciò che sfugge. Il titolo evoca qualcosa di notturno e mentale: immagini percorse nell’oscurità, difficili da decifrare.

London Design Festival 2026: la creatività del design contemporaneo

Tra gli eventi da segnare in agenda per gli amanti del design, vi è sicuramente la 24ª edizione del London Design Festival, che nel 2026 torna dal 12 al 20 settembre, promuovendo la capitale britannica come leader mondiale del design. Novità di quest’anno sarà il lancio di Global Design Forum Istanbul, una nuova piattaforma internazionale, caratterizzata da una serie di conferenze, installazioni ma anche esperienze cittadine, che si terranno dal 13 al 16 maggio 2026 in Turchia. Il tema degli interventi sarà la relazione e l’incontro tra prospettive globali differenti.

Fondato nel 2003 da Sir John Sorrell e Ben Evans, il London Design Festival è ormai un’istituzione che coinvolge professionisti da tutto il mondo. Il festival attira ogni anno un grande pubblico internazionale, con centinaia di eventi collaterali sparsi per tutta la città. Tra i più significativi di quest’anno vi è sicuramente la grande mostra al V&A Museum su Schiaparelli, che indaga la relazione tra moda e arte, nonché prima esposizione nel Regno Unito dedicata a questa figura.

Pace Gallery, New York. David Schrader. Di Donna GalleriesPh. Thomas Loof, courtesy Pace Gallery
Sir John Sorrell
Jasper Johns, Night Driver, Guggenheim Museum Bilbao

DI NO CURVES STATEMENT COVER STORY “TRMP”

“TRMP” di No Curves, presente in esclusiva come cover del nuovo numero di Artuu Magazine - diventa compendio espressivo raffinato nell’ambito di un world-building digitale, esito di un percorso creativo che l'artista ha realizzato durante questi anni utilizzando il modding dei videogiochi – pratica che modifica grafica e contenuti - per realizzare una riflessione complessa sul contemporaneo politico-sociale.

L’immagine assume una tensione ambivalente che rimanda a una dialettica di valori contrastanti: bene e male si confondono, lasciando spazio a una zona grigia di incertezza morale.

L’elemento distintivo, il balaclava geometrico con le cromie identitarie americane indossato dal personaggio, assume un valore polisemico che varia in funzione dell’osservatore e del suo contesto socioculturale. Tale dispositivo visivo si pone come simbolo duplice: può essere letto come emblema di un eroe moderno, una sorta di Captain America rivisitato e trasposto in chiave urbana, oppure quale figura antagonista, rappresentazione di un vandalo globale e icona di estremismi. Questo duplice significato evidenzia come No Curves metta in discussione le categorie tradizionali, invitando lo spettatore a interrogarsi sulla soggettività del giudizio e sulle dinamiche di potere che plasmano l’immagine pubblica delle figure di rilievo.

I riferimenti al balaclava - dai graffiti alla guerriglia urbana e alle private military companies e scontri del Medio Oriente - introducono una stratificazione simbolica che amplia il discorso oltre il mero ritratto individuale, suggerendo un legame profondo con la realtà geopolitica e culturale contemporanea. L'opera ispirata al reale confronto sui social media tra Kanye West, Donald Trump ed Elon Musk, crea un microcosmo narrativo che riflette le tensioni e le ambiguità del dibattito pubblico odierno, amplificando il senso critico dell’opera.

“TRMP” di No Curves è un’opera che trascende la semplice rappresentazione visiva, per divenire un’attenta meditazione sulle identità fluide, sulla percezione e sui codici culturali che definiscono l’epoca contemporanea.

La domanda finale – chi si cela sotto la maschera? – rimane aperta e sfida lo spettatore a guardare oltre la superficie, riconoscendo nelle ombre della figura un riflesso inquietante e stimolante della società attuale.

CURVES

ICONE, LINEE, IDENTITÀ NO

No Curves trasforma la linea in linguaggio: tra rigore formale e immaginario contemporaneo, la tape art diventa dispositivo per leggere identità, media e cultura visiva di Mariacristina Ferraioli

Ritratto fotografico No Curves di Federico Laddaga

“Cosa voglio esprimere con la mia opera? Niente di diverso da quello che ogni artista cerca: raggiungere l’armonia tramite l’equilibrio dei rapporti fra linee, colori e superfici. Solo in modo più nitido e più forte.”

Con queste parole Piet Mondrian, padre del Neoplasticismo, sintetizzava un secolo fa una tensione radicale verso l’essenzialità che possiamo tradurre in ordine, controllo, geometria. È la linea analitica dell’arte che, secondo la felice teorizzazione di Filiberto Menna, attraversa la storia dell’arte dal moderno al contemporaneo per arrivare a una forma di conoscenza della realtà che supera l’imitazione per arrivare a strutturarla, ridurla, comprenderla. È a questo passaggio fondamentale della storia dell’arte che ho pensato la prima volta che ho incontrato dal vivo il lavoro di No Curves. Non per una semplice affinità formale, ma per una consonanza più profonda, quasi metodologica che riguarda il modo stesso in cui l’immagine viene costruita e disciplinata attraverso la linea. Nel caso di No Curves, questa dichiarazione si traduce in un vincolo tanto semplice quanto estremo: eliminare la curva. “Il nome “No Curves” non è solo un’etichetta: è il manifesto stesso del mio lavoro”, mi racconta l’artista, “Ho voluto sin dall’inizio liberarmi dalla forma organica e fluida, per abbracciare una disciplina fatta di rigore, precisione e controllo assoluto. Questa scelta nasce dalla volontà di comunicare un’estetica rigorosa, quasi minimalista, che parla di controllo e disciplina, ma anche di libertà creativa attraverso la limitazione formale”. Una regola, dunque, che si trasforma in linguaggio. Una sottrazione che diventa sistema. No Curves, che è ad oggi una delle figure più riconoscibili della tape art internazionale, ha costruito un’estetica coerente e immediatamente identificabile proprio a partire da questa limitazione autoimposta. Nelle sue opere, la linea non è mai neutra: è scelta, dichiarazione, disciplina. Eppure, ciò che potrebbe sembrare un gesto riduttivo si rivela, al contrario, un’apertura. Nell’assenza della curva si dischiude uno spazio operativo rigoroso, dove il nastro adesivo — materiale industriale, quotidiano, quasi anti-pittorico — diventa un dispositivo di precisione e pensiero. “Il nastro adesivo diventa lo strumento perfetto, quasi

chirurgico, per delineare spazi, confini e intersezioni a 45 gradi che creano un linguaggio visivo immediato”, sottolinea No Curves, “con il tempo, il mio lavoro si è evoluto verso un’ossessione sul medium materico, con un focus sui livelli di colore e pezzi di nastri in numero impressionante (parliamo di 3000/5000 pezzi di nastro adesivo su ogni opera) come strati di pittura”. Il nastro adesivo diventa così il mezzo per interrogare il confine tra arte, design e comunicazione. Non c’è gesto espressivo nel senso tradizionale, ma una costruzione paziente dell’immagine. Le sue opere, composte per segmenti e angolazioni nette, non semplificano il reale, lo traducono, lo rendono visibile ed immediatamente riconoscibile. Sotto questa superficie controllata, tuttavia, permane una tensione più profonda: quella tra ordine e complessità, tra costruzione e percezione, tra immagine e realtà. Ed è proprio in questo equilibrio stabile/instabile che il lavoro di No Curves trova la sua forza più attuale. Il risultato è una grammatica visiva asciutta, quasi algoritmica, che affonda nelle stesse logiche che regolano il nostro presente: riduzione, schematizzazione, codifica. Una pratica che, paradossalmente, restituisce all’opera una fisicità concreta in un’epoca dominata dalla smaterializzazione digitale. Del resto, per l’artista nato nell’operosa Brianza, cuore pulsante del distretto che ha consacrato il design italiano nel mondo, il lavoro è sudore, resistenza e dedizione ed ogni successo si costruisce passo dopo passo. In oltre venticinque anni di carriera, No Curves ha attraversato ambiti diversi — dall’arte alla moda, dal design alla comunicazione — costruendo un percorso trasversale unico nel suo genere. Il suo lavoro si è sviluppato in dialogo con importanti istituzioni culturali e fondazioni, tra cui Assolombarda, Fondazione Banco del Monte, Allianz Art Collection, Imago Mundi – Luciano Benetton Art Collection e Fondazione R.F. Kennedy, ed è stato esposto e ha collaborato con sedi di rilievo come il Museo della Scienza e Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano, la Reggia di Monza, il Barbican Centre di Londra, e Palazzo Pirelli gli ha tributato una retrospettiva. Le sue opere hanno coinvolto protagonisti dello sport e della musica: ha ➜

" Metamorfosi di Carta" - Nastro adesivo su carta, 2018/2026- ph. Federico Laddaga
REVERSE LK, Limited Edition Print, 2024 / No Curves x Ray-Ban Reverse x Lenny Kravitz

realizzato, infatti, ritratti per piloti di Formula 1 come Max Verstappen e Daniel Ricciardo, per la campionessa del mondo di ciclismo Pauline Ferrand-Prévot e per il discesista olimpico Aksel Lund Svindal, oltre che per la band Skunk Anansie e icone come David Bowie e Lenny Kravitz.

Parallelamente, ha firmato copertine per alcune delle più prestigiose riviste di moda — tra cui Elle, Marie Claire e Vogue — e collaborato con brand nazionali e internazionali come AC Milan, Adidas, BMC Switzerland, BMW, Cyberpunk 2077, Converse, Framis Italia, Leica, Gattinoni, Mondadori, Porsche, Red Bull, Ray-Ban e Ullmann, che hanno scelto la sua visione artistica per progetti speciali ed eventi istituzionali. La ricerca di No Curves si ancora al contemporaneo, rispecchiando un mondo in cui l’immagine è sempre più costruita per essere letta velocemente, archiviata e ricondivisa.

Un passaggio chiave reso se è possibile ancora più intenso dall’esperienza pandemica. “Durante la pandemia di Covid19, avendo il 90% dei miei progetti ed eventi cancellati o spostati senza data definitiva, ho ricominciato a “moddare” videogiochi (cioè modificare visivamente attraverso aggiunte o sostituzioni parti o elementi del gioco)”, mi racconta l’artista, “Ero già abbastanza annoiato dal costante ego e narcisismo dei social media e ho preferito, in quel momento di sosta forzata, addentrarmi in un mondo digitale, e nello specifico in certe tipologie di gioco, dove sei un signor nessuno che cerca di sopravvivere. Ho iniziato l'esperienza di gioco semplicemente ricreando la figura di un writer/artista sopravvissuto all'apocalisse atomica, per certi versi molto simile alla situazione che stavamo vivendo, con città deserte e, nella mia testa, con a disposizione tutti i muri del mondo: un canvas/tela perfetto. Ho creato il primo balaclava geometrico e iniziato un planning di “metropoli geometrica”. Purtroppo molto di questo lavoro è andato perso a causa della rottura di un hard-disk. Poi la pandemia è finita e tutti hanno ripreso la vita di prima, come se nulla fosse accaduto, e invece di aver capito la lezione, ci siamo ritrovati ancora di più ad essere presi da noi stessi”. Un’esperienza che, invece, per No

Curves ha avuto un peso specifico importante anche nella ricerca e nell’acquisizione di nuove consapevolezze. “Una volta tornato al lavoro, da quel “mondo digitale” creato ad hoc, ho implementato contenuti e personaggi nelle opere ispirandomi a politici o a persone di una certa rilevanza sociale... Ad esempio, mi hanno colpito molto i botta e risposta tra Kanye West, Trump e Elon Musk sui social media. Così ho creato la loro crew e i loro nomi da writer Y, TRMP e MSK con tags e balaclava corrispondente. La stessa opera cover di questo numero di Artuu è derivata, infatti, da una delle prime bozze sul Trump “graffittaro” e senza saperlo si è rivelata adattissima alla situazione attuale. Il balaclava icona dell'anonimato e la sua texture su certi personaggi acquisisce una doppia valenza, infatti il confine tra essere antagonista o eroe è molto labile”. Nel lavoro di No Curves, il balaclava diventa un vero e proprio dispositivo visivo e concettuale. In un’epoca dominata dai social media, l’identità è paradossale: tutti cercano visibilità, ma finiscono per assomigliarsi. Le sue immagini non si limitano a rappresentare, ma operano una vera e propria riconfigurazione dell’immaginario collettivo.

Ritratti, icone pop, figure storiche e soggetti urbani vengono attraversati da una tensione costante tra riconoscibilità e astrazione. È qui che il suo lavoro intercetta una dimensione profondamente contemporanea: quella di un mondo in cui l’immagine è continuamente filtrata, semplificata, ricodificata. No Curves è uno di quegli artisti che ha fatto della coerenza stilistica il suo marchio di fabbrica e di un nastro adesivo e un cutter lo strumento attraverso cui ridefinire il linguaggio visivo contemporaneo, trasformando la linearità in cifra espressiva e spingendo i limiti della rappresentazione verso un’estetica rigorosa, essenziale e immediatamente riconoscibile. Questa tensione tra passato e presente, tra manualità e immagine digitale, trova una delle sue espressioni più compiute nella mostra “EGO”, allestita presso la Veneranda Biblioteca Ambrosiana. Un contesto tutt’altro che neutro in uno dei luoghi simbolo della storia dell’arte occidentale, dove il confronto con la tradizione non è solo inevitabile, ma strutturale.

LA COERENZA STILISTICA DIVENTA MARCHIO DISTINTIVO

CULTURALE

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