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REMASTER: LITTLE TONY

APPUNTAMENTO A GRACELAND Cosa ci fa nel 1959 un giovane ragazzo romano di diciotto anni in un cinema di Manchester trasformato in studio televisivo? E come mai prima e dopo di lui si esibiscono artisti come Paul Anka e Eddie Cochran? Perché porta gli stivaletti alla Beatles quattro anni prima degli stessi Beatles? Sapete qual è in assoluto il primo long-playing rock di un artista italiano? Conversazione con Little Tony | di Luciano Ceri Alberto, Antonio ed Enrico Ciacci. Tre fratelli che iniziano insieme l’avventura nel mondo della musica leggera. Come? Arriviamo alla musica perché mio padre era un musicista: suonava ad orecchio, ma i suoi fratelli erano tutti diplomati a Santa Cecilia. Mio padre suonava la batteria, il pianoforte, la chitarra, il violino, era un polistrumentista autodidatta e in più cantava. Suonava nei ristoranti dei Castelli Romani, anche in occasione dei matrimoni. Quando eravamo piccoli Enrico si è avvicinato subito alla chitarra, e si è capito immediatamente che era un enfant prodige, perché quando aveva 10-11 anni la gente rimaneva strabiliata a sentirlo suonare, aveva una tecnica fenomenale. Poi è andato a scuola da un maestro, Fernando Chierici, quello che scrisse il famoso metodo per chitarra. Enrico è stato quello che ha dato la svolta a tutta

la nostra storia, avere lui che suonava così bene la chitarra costituiva un richiamo per il pubblico, la gente era curiosa di vederlo suonare. Mio fratello Alberto intanto aveva iniziato a suonare la fisarmonica e in famiglia io ero l’unico che non suonava, o meglio, suonavo le maracas e il bongo, cioè niente; a me interessavano più le ragazze, gli amici, il motorino che la musica vera e propria. Mi piaceva, ma non è che mi interessasse più di tanto. Loro due invece studiavano, Alberto era diventato bravo con la fisarmonica, faceva la linea del canto, Enrico lo accompagnava benissimo, poi faceva anche lui le linee del canto, studiava i pezzi spagnoli classici, quelli più famosi come Giochi proibiti che Chierici gli insegnava. E ascoltare questi brani classici suonati da un ragazzino con ancora i calzoni corti era veramente uno spettacolo. Poi a metà degli anni 50 arriva il

Little Tony e i suoi fratelli, cartolina pubblicitaria della Durium. 24

rock’n’roll e cambia tutto, specialmente per me che inizio ad ascoltare i dischi dalla mattina alla sera e a vedere i film che arrivavano dall’America, pieni di successi del rock’n’roll. Qual è la canzone che ti ha fatto scattare la molla e che quando l’hai ascoltata hai pensato: “Ma questa roba è fantastica”? Il primo disco che mi ha proprio fatto fare i salti è stato Tutti Frutti di Little Richard, e poi subito dopo quelli di Elvis, soprattutto Jailhouse Rock e tutti gli altri, che erano poi i più suonati nei jukebox: Be-Bop-A-Lula di Gene Vincent, Rock Around The Clock di Bill Haley. Anche i miei fratelli erano coinvolti come me nella scoperta del rock’n’roll, eravamo nell’età in cui avevi proprio la voglia di fare cose nuove, diverse. E abbiamo cominciato a suonarle, queste canzoni: io non conoscevo una parola di inglese e mi inventavo tutte le parole, più o meno come faceva un’altra persona a Milano, e cioè Adriano Celentano. Mi ero fatto insegnare da Enrico alcuni accordi basilari, do maggiore, fa maggiore, sol settima, mi maggiore, la maggiore, e lo accompagnavo quando lui faceva il guitar-boogie sui bassi. Le suonavamo per noi, al mare, d’estate, sulla spiaggia libera, con gli amici o quando ci vedevamo a casa di qualcuno. Tutto questo succedeva tra il 1955 e il 1956. Più o meno in quel periodo, un pomeriggio eravamo andati insieme a papà da “Giovannella”, un ristorante dei Castelli Romani, a Monteporzio, dove lui suonava tutte le sere; spesso ci portava con lui per farci vedere come funzionava un piccolo gruppo di orchestrali. E in quell’occasione c’erano a cena dei turisti americani, che regolarmente bevvero un po’ troppo e alla fine cominciarono a reclamare il rock’n’roll. Papà non sapeva come arginare questa richiesta, lui non sapeva neanche cosa fosse il rock’n’roll, ma noi gli abbiamo detto che sapevamo farlo e così abbiamo fatto un po’ di canzoni e questi americani erano tutti contenti, ballavano pieni di entusiasmo. Papà era sbalordito, tanto quanto il proprietario del ristorante preoccupato da quello che gli americani avevano


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«Guardavo i loro giubbotti di pelle nera o blu, i jeans super aderenti, e poi vedevo che per gli spettacoli si truccavano, si mettevano il rimmel, la cipria, la brillantina per tenere dritto il ciuffo. Io non mi ero mai truccato in vita mia, però da loro ho imparato tutto…»

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SPECIALE

HIGHLIGHTS 20 dischi per riassumere una storia di mezzo secolo: impresa ardua, al limite dell’impossibile. Allora, abbiamo scelto quelli che ci emozionano di più, vuoi perché hanno lanciato una carriera importante, vuoi perché hanno testimoniato il passaggio in Durium di un grande artista. Schede di Annunziato Cangemi, Melisanda Massei Autunnali, Michele Neri.

nori: Non restare fra gli angeli, scritta con Gianni Meccia, e Mogli pericolose, tratta dal film omonimo. È un disco particolare, in cui Fierro mette le sue doti di grande interprete al servizio di un repertorio d’autore.

ROBERTO MUROLO ROBERTO MUROLO E LA SUA CHITARRA Serenatella a ’na cumpagna ’e scola / Passione / Sciummo / ’A casciaforte EP Durium Ep Al 3001; 1955

Roberto Murolo incide per la Durium sin dal 1947. Questo del 1955 è il suo primo extended play e propone la riedizione di brani già usciti in precedenza su 78 giri. L’anno successivo Murolo inizierà un lunghissimo viaggio filologico nella canzone napoletana, partendo dalle prime composizioni del 1200. Queste quattro canzoni invece sono tutte del ventesimo secolo: ‘A casciaforte (1928) è la più vecchia, Sciummo (1952) la più recente, le altre due appartengono al periodo della Seconda guerra mondiale.

AURELIO FIERRO FIERRO INTERPRETA MODUGNO Farfalle / Non restare fra gli angeli / Mogli pericolose / Vecchio frack EP Durium EpA 3160; 1959 Lazzarella di Modugno è stato uno dei primi successi di Aurelio Fierro. Nel 1959 l’interprete di Scapricciatiello e Guaglione dedicò un intero disco alle canzoni del cantautore pugliese: accanto a Farfalle e Vecchio frack, due brani mi60

LITTLE TONY FESTIVAL DI SANREMO 1961 24 mila baci / Benzina e cerini / A.A.A. Adorabile cercasi / Patatina EP Durium EpA 3260; 1961


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Dopo diversi dischi in inglese e alcune timide incisioni in italiano (Sassi e La gatta di Paoli, Che tipo rock), Little Tony sbarca al Festival di Sanremo e, in coppia con Celentano, propone 24 mila baci. La sua versione rimane all’ombra di quella del molleggiato ma non sfigura affatto, così come sono interessanti le riproposizioni delle altre canzoni sanremesi.

BEPPE CARDILE

MARINO MARINI E IL SUO QUARTETTO

Artista sottovalutato Cardile, cantautore capace e interprete di valore. Il suo unico, rarissimo album, ha avuto diffusione limitata e contiene alcuni dei brani pubblicati a 45 giri, come Ho un grande desiderio, portata al Disco per l’estate 1964. Manca quello più famoso (L’amore è partito), in compenso ci sono piccole perle sconosciute come Un piccolo vagabondo e Nessuno si è mai accorto. Il disco è stato incredibilmente ristampato in CD qualche anno fa, con l’aggiunta di L’amore è partito al posto di Beati voi.

BEPPE CARDILE Ho un grande desiderio / Un piccolo vagabondo / Il tempo passa / Sei andata via / Beati voi / Mi ricordo / Occhi di cielo / Quando piove / E allora / Gli altri / Nessuno si è mai accorto / Per piacere LP promozionale Durium CR Pr 30-085; 1964

MARINO MARINI E IL SUO QUARTETTO VOL. 4 Sei bella / Ritroviamoci / Romantica / Lisbona mia / Un telegramma / Notte mia / Basta un poco di musica / Giuvannino alla torreta / Marina / Tu non sai / Libero / I sing ammore / Quando dicesti sì / È vero / Kriminal tango / Maria Maddalena LP Durium SaA 77029; 1961

giri del 1962, il terzo della sua discografia, dedicato a successi internazionali contemporanei e non: da September In The Rain all’immortale Stardust, da Amado mio a Perfidia – queste due pubblicate anche a 45 giri. Uno dei primi tasselli di una lunghissima e fortunata carriera discografica, oltre che un valido esempio della grande musicalità di Papetti.

BRUNO VENTURINI Sentimentale / Tu iste a Surriento 45 giri Durium – serie Royal QC A 1266; 1963

Marino Marini e il suo quartetto hanno fatto la loro fortuna con un repertorio misto: da un lato intelligenti arrangiamenti di successi discografici altrui, dall’altro composizioni del leader. Il repertorio di questo album, il quarto della nutrita discografia Durium del cantante toscano, spazia da Modugno (Libero) alla coppia Nisa-Bindi (È vero) a Giorgio Calabrese (Ritroviamoci e I Sing ammore). Fra gli originali di Marini, uno scritto con Pazzaglia (Giuvannino alla torreta) e l’immancabile Marina.

Uno dei singoli di maggior successo fra quelli incisi da Venturini per la Durium, soprattutto grazie alla facciata B: firmata da Mario Festa e dal paroliere Raffaele Cutolo e arrangiata da Eduardo Alfieri, Tu iste a Surriento introduce il twist nella canzone napoletana (a partire dal titolo, che letto velocemente diventa Twist a Surriento). Il disco è lanciato alla Piedigrotta ’63, in una serata al teatro Mediterraneo presentata da Corrado e da un quasi esordiente Pippo Baudo. Non manca l’episodio curioso: dopo l’esecuzione della sua Sentimentale, il compositore Enzo Barile (che ha vissuto a lungo in Brasile e diretto per 5 anni l’Orchestra Paulistana di San Paolo) irrompe in scena e contesta pubblicamente l’arrangiamento scelto dal famoso Gianni Marchetti, sostenendo che quello non è vero samba.

LOS MARCELLOS FERIAL LOS MARCELLOS FERIAL Vaya con dios / Maria Elena / Il nostro giuramento / Un poncho e un sombrero / Da stasera e per sempre / Mi manca qualcosa / Angelita di Anzio / Sei diventata nera / Paz / Dimmelo / Ora che te ne vai / Piccola timida fragile LP Durium CR A 30-098; 1964

FAUSTO PAPETTI REMEMBER N° 1 Temptation / Tabù / Amado mio / Indian Love Call / September In The Rain / Stardust / Together / Intermezzo / Memory Lane / Perfidia / Caravan / Flamingo / Jungle Drums / Pagan Love Song LP Durium msA 77060; 1962 I dischi di Papetti sono riconoscibili per le copertine “piccanti” e per il fatto di avere come titolo il termine Raccolta seguito da un numero che ne indica la progressione. Fa eccezione questo 33 61


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«La mia vita cambiò in tre minuti, il tempo di una canzone trasmessa in TV». 86


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Prima essere poi apparire «La televisione ha avuto un peso determinante nella carriera di chi, come te, è nato artisticamente all’inizio degli anni 60»: inizia così l’incontro con un’artista che ha attraversato la storia d’Italia con passo da protagonista, sia quando si è limitata a cantare, sia quando ha deciso di darsi alla tv. Conversazione con Gigliola Cinquetti | di Christian Calabrese

La televisione ha avuto un peso determinante nella carriera di chi, come te, è nato artisticamente all’inizio degli anni 60. È così. La televisione è stata in quegli anni uno strumento potente e nessuno, credo, ne è testimone più di me. La mia vita cambiò in tre minuti, il tempo di una canzone trasmessa in TV. Sanremo, a differenza di oggi, era visto praticamente da tutta la popolazione italiana. Il successo, la popolarità, nel mio caso, fu fulminante e repentina. Mio nonno, che non aveva la televisione in casa, non capì mai cosa mi fosse accaduto e se, in sua compagnia, io venivo salutata da perfetti sconosciuti, lui li cacciava dicendo: «Screanzati! Come si permettono?». Esattamente come ora con internet, tutto era cambiato. Dopo quel tuo primo fortunatissimo Sanremo, ci fu il salto all’Eurofestival che quell’anno si teneva a Copenaghen, il 21 marzo 1964… Ricordo che subito dopo l’Eurofestival andai a Saarbrücken, con la medaglia in valigia. Mi chiesero di mostrarla nello show e di dire una battuta in tedesco: «Das ist meiner, er gehert mir» (questa è mia, appartiene a me!). La cosa mi tenne sveglia tutta la notte. E poi dovevo memorizzare il testo in tedesco di Non ho l’età. L’ambientazione del pezzo era in un parco di alberi spogli, dipinti di bianco, e io in vaporoso tulle stavo sdraiata su un piano a coda, bianco. Il termometro era sotto zero, e girammo fino alle 5 del mattino. Ma ero riuscita a evitare il peggio, ossia seno finto e toupet. Ai tedeschi sembrava improbabile un’italiana piatta e modernamente natural. Di recente mio figlio Giovanni mi ha detto: «Mà, vieni a vedere!».

Ero su YouTube e stavo dicendo «Das ist meiner, er gehert mir!» e mostravo la patacca dell’Eurofestival. Pensa che non mi ero mai rivista… Come erano le TV estere rispetto all’Italia? L’Italia era il Paese più avanzato d’Europa per quanto riguarda la televisione. E non solo: aeroporti, autostrade, infrastrutture. La RAI era un mito. La TVE spagnola importava scenografie, registi, coreografi italiani. Questo perché il gusto italiano nello spettacolo televisivo era infinitamente più moderno, elegante e raffinato che negli altri Paesi, e le maestranze italiane rendevano veloce e agevole il lavoro di noi artisti. In Francia, il gusto degli arrangiatori, le grandi orchestre erano ancora totalmente legate alla tradizione del musical e la televisione non aveva creato, come in Italia, un linguaggio proprio. In Germania, i primi anni le prove erano estenuanti e non sempre utili. In Inghilterra, andava un po’ meglio, e musicisti e arrangiatori erano ottimi. Per circa 15 anni ho lavorato in tutte le televisioni europee dell’ovest e anche dell’est, con grandi fatiche e disagi, ma ne sono orgogliosa: è stato un grande privilegio. Con minore frequenza ho lavorato in America (Canada, Stati Uniti, Messico, Brasile, Argentina, Uruguay, Cile). Un discorso a parte merita il Giappone, dove ho fatto lunghissime tournée teatrali. I Paesi dove sono stata più a lungo e di frequente presente sono stati la Francia e la Germania. Sempre in quel fatidico 1964, in estate, sei protagonista di un varietà a fianco di Johnny Dorelli, tuo compagno di scuderia in CGD.

Lavorare a Roma, d’estate, era bellissimo. Per me era una città esotica, con le palme… e i tavoli all’aperto. Cantavo in play-back ed ero bravissima a doppiarmi. Mi piaceva molto muovermi nel finto della scenografia. Venivo dal liceo artistico, non dimentichiamolo. Amavo fare la televisione in quegli anni. C’era silenzio e concentrazione, lo studio vuoto e un rapporto creativo con il regista. Io preferisco un clima freddo piuttosto che gli applausi finti e le finte feste televisive che ci tocca sopportare. Ti ricordano come “simpatica, ironica, divertente e soprattutto disinvolta”. Tutt’altro tipo rispetto alla ragazzetta di qualche mese prima, quella che con fare pudico e virgineo saliva sul palco più prestigioso d’Italia. Il primo a stupirsene fu Dorelli, che in trasmissione ti vide replicare colpo su colpo alle sue battute caustiche e provocatorie. Le battute le scrivevano gli autori. Io ci mettevo la faccia. Ovviamente, anche quelle di Dorelli erano scritte dagli autori… Nel 1966 hai finalmente uno show tutto tuo, Io, Gigliola: tre puntate andate in onda l’8, il 19 e il 22 gennaio. Debbo Io, Gigliola a Beppe Costa e a Francesco De Crescenzo. Il primo dirigeva la struttura spettacolo della RAI e il secondo era un dirigente della CGD. La regia era di Silverio Blasi. Mi piace ancora rivedere qualche pezzo. E non sono mai stata tenera con me stessa. Il tempo a volte fa giustizia. 87


MUSICA LEGGERA 5