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Cgilnotizie

a cura di Brunello Livorno responsabile Dipartimento comunicazione della Camera del lavoro di Biella tel 3599262 email cgilnotizie@cgilbi.it

Vuoi intervenire sui temi del sindacato? Scrivi le tue opinioni sul nostro “blog” - http://www.cgilbi.it 5 gennaio 2011

La Provincia perde i pezzi Già in estate avevamo dato come probabile la decisione della Giunta regionale di accorpare l’ospedale di Biella con i nosocomi di Vercelli e Verbania, sotto la direzione dell’ospedale di Novara. Come succede spesso nessuno aveva ripreso l’argomento, fino al momento in cui la maggioranza regionale ha maturato le scelte che adesso occupano le cronache locali. Al di là dell’interpretazione malevola di una fusione “novarocentrica” che coincide con il bacino elettorale di Cota, l’operazione trae fondamento da una concezione di rigido centralismo regionale in cui l’accorpamento dovrebbe fare automaticamente rima con riforma. In realtà, almeno per quanto ci riguarda, si va a indebolire un’azienda come la nostra, che ha coniugato efficienza e costi e ha decentrato servizi e attività di prevenzione nel territorio, eliminando doppioni. Il nostro ospedale sarà inserito in un quadrante territoriale sovraprovinciale in cui sopravvivono “ospedaletti”e altre diseconomie in un rapporto assai meno virtuale tra spesa sanitaria e qualità delle prestazioni. Anziché prendere di petto queste disomogeneità presenti nella realtà regionale, affrontando le conseguenti resistenze di campanile, si preferisce perseguire uno schema astratto di riforma assunta da altri modelli come la sanità lombarda, che si nutre di una struttura complessiva assai dissimile dalla nostra. Il futuro ospedale di Biella, diluito in

un contesto più ampio, non potrà che rimetterci. Alla direzione della nostra Asl resterà da gestire poco o niente. Si separeranno i servizi territoriali dall’azienda sanitaria, mettendo in crisi un sistema integrato e funzionante tra sanità e assistenza, ospedale e territorio, cura e prevenzione. Al di là di riserve e valutazioni critiche, il sindacato, come sempre, manterrà il confronto sulla nuova configurazione sanitaria, i cui assetti competono legislativamente alla Regione. Infine, per colmare la misura, si è provveduto a sostituire il direttore generale Oreste Brusori di cui tutte le forze biellesi riconoscevano i meriti nel risanamento della sanità biellese. Brusori aveva un unico ma decisivo difetto: quello di essere stato nominato da una Regione di centro-sinistra. Un neo gravissimo per una Giunta e una presidenza regionale che ha, come occupazione principale, l’obiettivo di piazzare uomini o donne di provata fede leghista o pidiellina. A prescindere da competenze e professionalità registrate sul campo e alla faccia delle sparate sulla meritocrazia. Su questa vicenda, fino ad ora, regna il silenzio assordante dei dirigenti locali del centro-destra che - dopo aver conquistato la Provincia, i due Comuni più importanti e occupato tutti gli enti occupabili- di fronte alla Regione Piemonte si comportano come scolaretti intimoriti dall’insegnante. Sarà mai che questi signori, così potenti in un territorio sempre più depauperato e lasciato a se stesso, appena fuori dai nostri confini contino poco o nulla?

(se vuoi commenta sul “blog” Cgil Biella)

Sommario:

NASCE IL FONDO PERSEO

La previdenza integrativa per i lavoratori pubblici

A MIRAFIORI PEGGIO CHE A POMIGLIANO La Fiom proclama lo sciopero generale per il 28 gennaio

MADE IN BIELLA: LE PIETRE DEGLI IMBECILLI Chi non gradisce l’invio di “Cgilnotizie” è pregato di comunicarcelo tramite email: provvederemo subito a sospendere le successive spedizioni


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Nasce “Perseo”, il secondo Fondo di previdenza integrativa pubblica

Uno strumento essenziale per le pensioni di 1.300.000 lavoratori Un secondo pilastro per il lavoro della sanità e amministrazione pubblica Si chiama “Perseo”, il secondo Fondo di previdenza complementare dei dipendenti della Pubblica Amministrazione e riguarda il personale di Regioni, Enti locali e Sanità, compresa la dirigenza medico-veterinaria, nonchè la dirigenza sanitaria, professionale, tecnica e amministrativa del servizio sanitario nazionale. Il nuovo Fondo può contare su un potenziale bacino di utenti di oltre un milione e 260 mila addetti. L’atto costitutivo è stato firmato a fine dicembre presso l’Aran dal commissario straordinario Antonio Naddeo e dai rappresentanti delle

organizzazioni sindacali. Si tratta di uno strumento che servirà per l’implementazione del secondo pilastro della previdenza, quella complementare di fonte negoziale, parallela al sistema generale obbligatorio in tutti i comparti e le aree della pubblica amministrazione. Il Fondo si basa su un sistema di finanziamento a contribuzione definita e a capitalizzazione individuale. Un risultato, rimarcano i sindacati della Funzione pubblica, che viene incontro alle richieste dei lavoratori giustamente preoccupati del loro futuro previdenziale. Tanto più importante alle

soglie dell’andata a regime del sistema contributivo che determinerà una netta riduzione dell’importo della pensione “obbligatoria” erogata anche per i lavoratori pubblici. Oltre ad un rendimento presumibilmente superiore a quello previsto per legge per il Tfr, chi deciderà di aderire al Fondo potrà infatti beneficiare di un versamento contributivo mensile da parte del datore di lavoro, della deduzione Irpef dei contributi versati, della possibilità di richiedere per specifiche esigenze l’anticipo su quanto maturato. Si è finalmente conclusa una

lunga vicenda cominciata con l’accordo istitutivo del Fondo nel maggio 2007 e che ha visto un consistente impegno di adeguamento normativo da parte dei vari soggetti interessati. Al Perseo seguirà, si spera a breve, la costituzione del Fondo Sirio per i dipendenti dei ministeri, della presidenza del consiglio dei ministri, degli enti pubblici non economici, dell’Enac e del Bnel e la istituzione dello strumento utile per i dipendenti delle università e della ricerca, assicurando così l’accesso alla previdenza complementare a tutti i dipendenti legati a un rapporto contrattuale.

Chi non firma l’accordo è estromesso dalla fabbrica

A Mirafiori peggio che a Pomigliano La Fiom proclama lo sciopero generale per il 28 gennaio

L’anno si è chiuso con la replica di un accordo separato alla Fiat che, questa volta, dopo Pomigliano riguarda lo stabilimento torinese di Mirafiori. Il meccanismo è analogo a quello adottato a Pomigliano, con l’azienda che esce dal contratto nazionale e dal suo sistema di garanzie e con il ricatto inaccettabile della scelta tra diritti sindacali (compresa malattia e autonomia di sciopero) e minaccia di chiusura degli stabilimenti in Italia. Ma si va anche oltre, forzando l’applicazione dello Statuto dei lavoratori che identifica la rappresentanza sindacale con le organizzazioni sindacali firmatarie dei contratti. In questo modo si arriva a negare alla Fiom la possibilità di eleggere le Rsu in quanto non firmataria di

accordi capestro, imposti sotto minaccia, al di fuori del contratto nazionale e delle parti titolate a discuterne, compresa Confindustria. Un’interpretazione del diritto del lavoro mai applicata in Italia, anche se la storia sindacale italiana ha numerosi precedenti di accordi separati. Per cui chi non firma un accordo che è stato imposto con una pistola puntata alla tempia, viene addirittura estromesso da un’azienda a prescindere dal consenso di cui gode tra i lavoratori. Dietro l’abusato schermo della modernità e di un mercato che comanda alla politica, si tenta di imporre il sistema di relazioni sindacali aziendal-corporativo degli Usa in cui mancano le regole, i diritti e le garanzie universali tipici della legislazione sociale europea. Ed è grave che Cisl e Uil sottovalutino questo aspetto. Ancora più grave,

al di là delle valutazioni dell’accordo che possono anche differire, che si accetti di escludere chi dissente, come la Fiom, ignorando il peso della sua rappresentanza. Gravissimo che il Governo, attraverso il solito Sacconi, anzichè svolgere il ruolo superpartes che gli compete istituzionalmente, affianchi l’azienda, si scelga i partner sindacali e si faccia parte attiva di una linea di rottura e divisione, inaugurando una stagione inedita in cui il sindacato non è più legittimato dai lavoratori e il suo riconoscimento è dato dalla controparte e dall’esecutivo politico. Di qui la decisione della Fiom di uno sciopero generale per il prossimo 28 gennaio e di altre forme di mobilitazione e pressione in difesa della democrazia e dell’autonomia sindacale.


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MADE IN BIELLA In un territorio chiuso come il Biellese le “novità” si manifestano sempre in ritardo, ma arrivano pesanti come le... pietre. Da qualche giorno possiamo vantare anche noi i giovani teppisti che si divertono a lanciare sassi sulle macchine dai cavalcavia. Vittima,fortunatamente illesa, una signora che nel pomeriggio di Capodanno, transitando per immettersi nel tunnel della sotterranea di Biella che da Corso Europa indirizza a Mongrando, ha individuato i lanciatori e grazie ai freni ha deviato l’impatto del sasso dal vetro al cofano della sua vettura.

Le pietre degli imbecilli Cosa scatta nel cervello (si fa per dire) delle mini bande che si dilettano in questi atti di teppismo criminale? La voglia di rompere la noia dedicandosi ad attività proibite, oltre che relativamente poco rischiose per il protagonista di turno? La spinta ad uscire da una condizione di grigiore e anonimità attraverso azioni tanto eclatanti quanto stupide? Il generale clima di

impunità che si registra in questo Paese che alimenta un esercizio trasgressivo artigianale in cui ciascuno ci mette del suo e l’imbecille attua comportamenti devianti attraverso le modalità più stolte e irresponsabili? Forse un po’di tutto questo, con il condimento di famiglie tanto iperprotettive quanto distratte rispetto all’educazione del pargolo che si trasforma in mostro. Dovremmo rifletterci sopra ma, anzitutto, tentare – per quanto ci è possibile – di ricostruire le condizioni per un protagonismo alternativo, indirizzando rabbia e frustrazioni verso percorsi di cambiamento e di crescita sociale.

in breve... notizie in breve... notizie in breve... notizie L’Onu e le malattie professionali La raccomandazione n° 194 del 2002 in tema di lista delle malattie professionali, prevede che le liste nazionali delle malattie professionali debbano ricomprendere, per quanto possibile, le malattie di cui all’elenco delle malattie professionali allegate alla raccomandazione. Il 25 marzo 2010 l’Ilo Bit (Organizzazione internazionale del lavoro dell’Onu) ha approvato una nuova lista di malattie professionali che sostituisce quella allegata alla raccomandazione n°194 del 2002. La nuova lista considera una serie di malattie professionali riconosciute come tali a livello internazionale che vanno dalle patologie provocate dagli  agenti chimici, fisici e biologici alle malattie respiratorie e della pelle, passando per le patologie muscolo-scheletriche ed i tumori professionali. In più la lista contiene voci aperte per individuare l’origine professionale delle malattie non elencate, nel caso in cui sia stato dimostrato un legame fra l’esposizione ai fattori di rischio dell’ambito lavorativo e la patologia da cui è affetto il lavoratore.

Arrivano i soldi Le priorità per per le Comunità il 2011 della Montane Cgil medici La Regione è intervenuta con il suo bilancio a salvare le Comunità montane messe in discussione dal taglio dei finanziamenti decisi in finanziaria. Venti milioni sono stanziati dall’Ente regionale contro i 4 assunti dallo Stato. La decisione della Giunta regionale va salutata positivamente anche se vale la pena di ricordare che, insieme alla sollevazione degli enti montani, un ruolo decisivo l’hanno giocato unitariamente i sindacati piemontesi della Funzione pubblica che hanno dato vita ad azioni di lotta e mobilitazioni in direzione del capoluogo. Del resto sarebbe apparsa poco comprensibile l’indifferenza della Regione in un territorio come il Piemonte, dove la montagna rappresenta tanta parte della nostra realtà territoriale e le Comunità svolgono servizi insostituibili per l’insieme della popolazione locale a partire dagli adolescenti e dagli anziani. Purtroppo è “in continuità” il segnale del Governo che interviene sulla pubblica amministrazione tagliando nei punti più deboli e meno protetti del territorio, dove non operano poteri politici forti.

Tra le priorità sindacali, ha dichiarato nei giorni scorsi Massimo Cozza segretario della Fp Cgil, c’è la soluzione del problema del precariato medico: “nel 2011, 8 mila camici bianchi rischiano di essere messi per strada; un danno enorme per loro, ma anche per il servizio sanitario. Il nostro primo obiettivo è la proroga dei contratti, per poi avviare un processo che porti alla loro stabilizzazione”. Inoltre, la Cgil medici sottolinea l’importanza “della partita sul federalismo sanitario, su cui dovremo tutti vigilare perché vengano garantite le risorse per i livelli essenziali di assistenza, con un sistema di perequazione verticale. Deve continuare ad essere il governo centrale a stabilire le risorse”. Infine per Cozza altra priorità del nuovo anno sarà “la valorizzazione dei tavoli di contrattazione integrativi a livello aziendale, in quanto deve essere chiaro che la riforma Brunetta non si applica al servizio sanitario fino a un nuovo contratto nazionale”.


5 gennaio