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CANNES 2025 link

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Da Rebibbia a Magellano, tra visioni e confini: il giro del mondo in 100 film

di Andrea Morandi

Come un viaggio, come salire su un aereo o su un treno per fuggire da un'altra parte per poco meno di due ore. Delle molte magie che regala il cinema c'è anche quella di poter partire per un luogo lontano, diverso, abbandonando per un momento le nostre vite. I festival rappresentano tutto questo all'ennesima potenza, un concentrato di film in un periodo limitato, nel caso di Cannes parliamo di 100 film in 10 giorni, tra concorso e sezioni. Un itinerario lunghissimo che parte da Eddington, cittadina del Nuovo Messico che dà il titolo al film di Ari Aster, e arriva nella Tokyo del 1987 di Renoir di Chie Hayakawa passando per il Marocco e l'Algeria di Sirat di Óliver Laxe fino a Recife, in Brasile, per The Secret Agent di Kleber Mendonça Filho. Il nostro personale viaggio di Hot Corn Weekly parte dal carcere di Rebibbia e dalla Roma del 1980 con Goliarda Sapienza raccontata da Mario Martone in Fuori, unico film italiano in concorso. «Ognuno di noi ha tanti limiti, dati dalla natura, dall’ambiente

dove si è nati; ma se si ha la volontà, ognuno finisce col trovare la sua strada». Scriveva Sapienza - interpretata da Valeria Golino - che dopo essere stata dimenticata, verrà celebrata di nuovo sulla Croisette (l'anno scorso ci fu L'arte della gioia) a quasi trent'anni dalla morte. Strade che partono e ritornano, che ci porteranno anche oltre confini complicati in un momento storico in cui il mondo sembra impazzito. E allora ecco le immagini di Gaza in Once Upon A Time In Gaza e Put Your Soul on Your Hand and Walk (ve ne parliamo a pag. 7) e il post 7 ottobre di Israele in Ken! di Nadav Lapid, ma anche un regista ucraino come Sergei Loznitsa che racconta la Russia del 1937 in Two Prosecutors e un collettivo di Kiev parlare di guerra in Militantropos. A guidarci metaforicamente in questo percorso, in bilico tra cinema e geografia, non poteva che essere un esploratore, in questo caso Ferdinando Magellano rivisto da Gael García Bernal nelle tre ore di Magalhães, il nuovo film di Lav Diaz che verrà presentato in Cannes Première. Buon viaggio.

Spike Lee, Tom Cruise e la musica di Bono: 10 film da non perdere

Oltre ai titoli scelti in questo numero di Hot Corn Weekly, l'offerta a Cannes è tale da confondere chiunque. E allora? Proviamo ad aiutarvi con altri 10 consigli.

1- HIGHEST 2 LOWEST Spike Lee ritrova il compare Denzel Washington (nella foto qui sopra) per il remake di Anatomia di un rapimento di Akira Kurosawa. Nel cast anche ASAP Rocky e Jeffrey Wright. Potrebbe essere un cult assoluto...

2 - THE MASTERMIND Kelly Reichardt sbaglia molto poco e Josh O' Connor - anche in The History Of Sound a pagina 8 - potrebbe vincere come miglior attore per il suo JB Mooney, ladro nel Massachusetts del 1970.

3 - HONEY DON’T! Ethan Coen corre (ancora) da solo senza il fratello Joel nei Midnight Screenings con una sorta di sequel di Drive-Away Dolls, black comedy con Margaret Qualley, Aubrey Plaza e Chris Evans...

4 - AMRUM Fatih Akin, Palma d'oro nel 2007 per la sceneggiatura di Ai confini del paradiso, porta in scena la vita del regista tedesco Hark Bohm partendo da un luogo: Amrum, un'isola del mare del nord.

5 - MISSION: IMPOSSIBLE THE FINAL RECKONING

A trent'anni dal primo film, era il 1996, Tom Cruise chiude (finalmente) il cerchio e lo fa portando il suo

Ethan Hunt fuori concorso. Siamo all'ultimo atto, diretto ancora da Christopher McQuarrie.

6 - LA OLA Sebastián Lelio, Oscar nel 2018 per Una donna fantastica, è un affascinante musical politico ispirato alle proteste femministe del 2018 in Cile. Colonna sonora con Ana Tijoux e Javiera Parra.

7 - ROMERÍA Dopo Estate 1993 e l'Orso d'oro a Berlino a Alcarràs, Carla Simón debutta a Cannes con Romería, storia di una ragazza sulle tracce del padre, morto di AIDS. Potrebbe finire in zona premi.

8 - BONO: STORIES OF SURRENDER Dopo l'autobiografia scritta due anni fa, Surrender, il leader degli U2 sbarcherà a Cannes con la proiezione speciale dell'evento tenuto al Beacon Theatre di New York che arriverà poi su AppleTV+ il 30 maggio.

9 - LE CITTÀ DI PIANURA Tra i pochi film italiani di quest'edizione, ecco a Un Certain Regard l'opera di Francesco Sossai con Filippo Scotti, Pierpaolo Capovilla (de Il Teatro degli Orrori) e Sergio Romano. Road movie alla veneta che promette bene.

10 - ENZO Un altro angolo d'Italia: Pierfrancesco Favino alla Quinzaine des Cinéastes con il nuovo film di Robin Campillo e del compianto Laurent Cantet, ambientato a La Ciotat, vicino Marsiglia.

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TRA FRANCIS LAI E ASAP ROCKY: LA PLAYLIST DI HOT CORN

Tra le nostre (molte) passioni, come sa chi ci segue da sempre, c'è quella per le colonne sonore, vero e proprio terreno di confine tra cinema e musica. Per questo sul nostro profilo di Spotify potete trovare varie playlist compilate per l'occasione sia da attori e registi che da noi in redazione partendo dalla Hollywood degli anni Settanta alle soundtrack del passato. Per questa edizione di Cannes abbiamo (ovviamente) compilato una playlist ad hoc di 18 pezzi che mescola suggestioni e riferimenti, anteprime e classici. Si parte con Cannes, canzone che Barbara Carlotti firmò nel 2005 proprio dedicandola al festival, alla musica composta da Francis Lai per Un uomo, una donna, classico a cui è dedicato il poster di Cannes di quest'anno. Ma ci sono anche i fratelli brasiliani Mateus e Tomaz Alves Souza che firmano le musiche per il cinema di Kleber Mendonça Filho e poi ASAP Rocky che fa capolino nel nuovo film di Spike Lee, le canzoni folk scelte per The History of Sound oppure la rapper cilena Ana Tijoux che ascolteremo nel nuovo lavoro di Sebastiàn Lelio, La Ola. Trovate la playlist al link in bio del nostro profilo Instagram: @thehotcorn Alzate il volume!

di Dario Cangemi
MUSICA

Kristen Stewart, Scarlett Johansson e l'onda delle registe

Cannes e i grandi nomi, ovviamente, Cannes e il red carpet dei divi, certo, ma anche Cannes e le sorprese che ogni anno il festival riesce a portare alla ribalta dando il via a nuove tendenze all'interno di una scena cinematografica spesso (troppo) conservatrice. E allora quest'edizione passerà alla storia anche per il numero delle registe presenti sulla Croisette (finalmente) e per il passaggio dietro la macchina da presa di due tra le attrici piu celebri della Hollywood degli ultimi anni: Kristen Stewart e Scarlett Johansson. Possibile? Sì.

Kristen e la cronologia dell'acqua

Andiamo con ordine: da sempre di casa a Cannes e in Francia (non a caso ha vinto anche un César per Sils Maria) l'ex diva di Twilight porterà in anteprima a Un Certain Regard il suo primo film da regista, The Chronology of Water. Tratto da La cronologia dell'acqua di Lidia Yuknavitch (in Italia edito da Nottetempo), romanzo folgorante molto amato anche da Chuck Palahniuk, il film narra la storia di una ragazza (interpretata da Imogen Poots, nella foto sopra sul set con Kristen Stewart) che cresce con un padre violento e una madre incapace di proteggerla, in una famiglia che la condizionerà anche quando riuscirà ad allontanarsi. Nel cast, oltre a Poots, ecco Thora Birch, Jim Belushi, Tom Sturridge e perfino Kim Gordon dei Sonic Youth (!) e Earl Cave, figlio di Nick.

Scarlett & June a Manhattan

Se Kristen Stewart già aveva girato diversi corti e anche un paio di video, Scarlett Johansson ha girato solo un corto con Kevin Bacon nel 2009 prima di arrivare a Eleanor The Great, il suo primo film che vedremo sempre a Un Certain Regard. La sceneggiatura è firmata da Tory Kamen che si è ispirata alla nonna che, alla veneranda età di 95 anni. è partita dalla Florida per trasferirsi a Manhattan. Ecco, qui abbiamo Eleanor Morgenstein - interpretata da June Squibb, attrice feticcio di Alexander Payne - che decide di andarsene a New York e cambiare vita. Nel cast anche Chiwetel Ejiofor e Jessica Hecht, mentre alla fotografia c'è Hélène Louvart che in Italia conosciamo bene grazie al lavoro fatto sul cinema di Alice Rohrwacher da Le meraviglie (era il 2014) in poi.

La sorpresa di Hafsia e Fatima Stewart e Johansson non saranno sole, perché mai come quest'anno a Cannes sarà nutrita la schiera delle registe tanto che in concorso - oltre a Lynne Ramsay, Carla Simon, Mascha Schilinski, Kelly Reichardt, Chie Hayakawa e Julia Ducournau - ci sarà un'altra attrice passata alla regia: ricordate Hafsia Herzi, la bellissima Rym di Cous cous di Abdellatif Kechiche? Lei porterà La petite dernière, storia vera di Fatima Daas, tratta dal suo bellissimo libro La più piccola (in Italia edito da Fandango). Ve ne parliamo a pagina 22: potrebbe davvero essere la sorpresa di quest'edizione.

IL CASO DOCUMENTARI E FILM: SE GAZA ARRIVA A CANNES...

Un grande festival per essere tale dev'essere anche una finestra sul mondo, per vedere e capire quello che accade. Così a Cannes ci sarà anche un riflesso di quello che sta accadendo da mesi in Palestina. Dopo l'Oscar vinto da No Other Land, l'uscita nelle sale americane di The Teacher e l'uscita in Italia di Upshot di Maha Haj e di From Ground Zero, presentato al Torino Film Festival, sulla Croisette a Un Certain Regard vedremo Once Upon A Time In Gaza dei fratelli Arab e Tarzan Nasser, racconto di due amici tra crimine e solidarietà. Diverso il caso di Put Your Soul on Your Hand and Walk di Sepideh Farsi, documentario su Fatima Hassouna (nella foto sotto), fotoreporter palestinese che documentava la vita durante la guerra. Non potrà vederlo: un missile israeliano ha ucciso lei e tutta la sua famiglia lo scorso 18 aprile.

The History of Sound

Josh O'Connor e Paul Mescal in The History of Sound nel ruolo di David e Lionel, due ragazzi che si incontrano nell'America del 1916...

A1vevo diciassette anni quando conobbi David. Era il 1916. Ora non mi interessa più molto contare gli anni e la mia età. È aprile del 1972 qui a Cambridge. Da giorni, batuffoli bianchi che credo vengano da qualche tipo di pianta fluttuano davanti alla finestra sopra la scrivania, accumulandosi sul marciapiede come la prima neve». Comincia così uno dei racconti contenuti in The History of Sound, libro firmato dallo scrittore americano Ben Shattuck (inedito in Italia) da cui il regista sudafricano Oliver Hermanus ha tratto l'omonimo film in concorso qui a Cannes, interpretato da quelli che - probabilmente - sono due degli attori migliori oggi sulla scena: Paul Mescal e Josh O' Connor. Sono loro a interpretare Lionel e David, due ragazzi che si incontrano nel 1916 e poi viaggiano insieme nell’estate del 1919 per registrare cantanti e canzoni folk lungo la campagna del New England.

Tra Boston e Tarquinia

The History of Sound comincia con la narrazione di Lionel, ora invecchiato (interpretato da Chris Cooper) e deciso a ripercorrere un frammento di passato rimasto sepolto, una storia d'amore iniziata cinquant'anni prima: «In questi anni ho scritto tre libri sulla musica folk americana, ma non ho mai scritto di

«Amore, musica e ricordi: Paul Mescal e Josh O' Connor in un film tratto da un racconto di Ben Shattuck»

quell’estate trascorsa con David. Eccoci qui, allora, in un pub vicino al New England Conservatory, quando lo vidi per la prima volta mentre suonava un vecchio pianoforte». Di qui si snoda una storia segnata da canzoni folk tradizionali e da un viaggio che porterà i due ragazzi dal Massachussets fino all'Italia, dove Hermanus ha voluto girare portando la troupe per le vie di Tarquinia. «Vedere Paul e Josh in azione sul set è stato fantastico», ha spiegato il regista, «anche perché loro sono amici anche nella vita e quindi lavoravano insieme con grande spirito di collaborazione».

Il viaggio di Oliver

Per Hermanus The History of Sound segna il grande ritorno a Cannes a quattordici anni dalla prima volta con Beauty, presentato a Un Certain Regard nel 2011, mentre sia con The Endless River che con Moffie era stato alla Mostra del Cinema di Venezia. Curiosamente, in Italia tutti i suoi film sono inediti tranne Living con Bill Nighy, uscito nel 2022, scritto da Kazuo Ishiguro e ispirato a Vivere di Akira Kurosawa a sua volta tratto da La morte di Ivan Il'ič di Tolstoj. «Il viaggio per arrivare qui è stato lungo», ha ammesso il regista, «abbiamo iniziato a parlare di questo film cinque anni fa, quando Paul e Josh non erano i divi che sono oggi. Sono grato e felice di essere riuscito in quest'impresa». E attenzione alla Palma d'oro per il miglior attore, perché quest'anno potrebbe essere divisa in due...

Oliver Hermanus
di Ilaria Amato

Eddington

Joaquin Phoenix, al suo secondo film con Ari Aster dopo Beau ha paura, in una scena di Eddington con Pedro Pascal.

opo aver scardinato le regole dell'horror con Hereditary e Midsommar, e aver destabilizzato il pubblico con l’inclassificabile Beau ha paura, Ari Aster arriva in concorso per la prima volta nella sua carriera a Cannes con Eddington, un ritorno alle origini, ma solo in apparenza. Il regista, decisamente tra i più visionari e audaci del cinema contemporaneo, riprende in mano una sceneggiatura scritta prima del suo esordio e la ambienta nel cuore di uno dei momenti più difficili della storia recente: il 2020, tra pandemia, disordini sociali e tensioni politiche incandescenti.

Joaquin, Emma & Pedro

A guidare il film è Joaquin Phoenix, alla seconda collaborazione con Aster dopo Beau ha paura, che qui interpreta Joe Cross, sceriffo di Eddington, cittadina del Nuovo Messico. Nel maggio del 2020, mentre il mondo esterno implode sotto i colpi del COVID-19 e le proteste per l'omicidio di George Floyd da parte della polizia, una disputa tra lo sceriffo Cross e il sindaco Ted García (Pedro Pascal) diventa virale, trasformando la cittadina in un campo minato, dove i rapporti si incrinano e il sospetto si annida ovunque. Phoenix, che negli ultimi anni ha affinato

«Joaquin Phoenix con Emma Stone e Pedro Pascal per un film che cerca di raccontare l'America di oggi...»

la sua capacità di incarnare personaggi tormentati e che a Cannes ha vinto la Palma d'oro nel 2017 con A Beautiful Day di Lynne Ramsay (anche lei in concorso, ve ne parliamo a pag. 8), trova in Joe un altro ruolo magnetico. Ma Eddington - che in Italia uscirà in sala con I Wonder - è soprattutto un film corale, sostenuto da un cast di grande intensità – Emma Stone, Pascal, Austin Butler e Luke Grimes – che popola un microcosmo disfunzionale. In particolare, Emma Stone è Louise, moglie di Joe, che cerca di trovare un equilibrio in un mondo che sta crollando.

America Oggi

Le riprese, realizzate tra Albuquerque e Truth or Consequences (sì, è il vero nome della cittadina), evocano un’America deserta, immobile e sospesa, mentre la fotografia di Darius Khondji imprime un realismo contaminato da una tensione onirica. Attenzione alla colonna sonora di Bobby Krlić, alla terza collaborazione con il regista. Più che un horror, Eddington è una riflessione distorta sull’identità americana, tra memoria, paura e isolamento. Un’opera che sembra voler fare i conti con la paranoia del presente e con le molte cicatrici di una nazione...

Fuori

Mario Martone

Valeria Golino tra Matilda De Angelis e Elodie in una scena di Fuori in cui interpreta Goliarda Sapienza. Nata nel 1924 a Catania, la scrittrice è scomparsa nel 1996.

Mario Martone e Cannes, una relazione che comincia da lontano, esattamente da una sera di trent'anni fa: era il 23 maggio del 1995 quando L'amore molesto venne presentato in concorso sulla Croisette, a fianco di film come L'odio di Mathieu Kassovitz e Dead Man di Jim Jarmusch. Da lì il regista sarebbe poi tornato con Teatro di guerra a Un Certain Regard, con L'odore del sangue alla Quinzaine e poi - dopo un'assenza di quasi vent'anni - con Nostalgia nel 2022. Adesso rieccolo in concorso con Fuori, nuovo film che uscirà poi in sala il 22 maggio, ispirato alla vita di Goliarda Sapienza, interpretata da Valeria Golino che, proprio a Cannes, l'anno scorso, portò L'arte della gioia, la sua serie da regista ispirata all'opera della scrittrice.

Tra la prigione e il futuro Ma facciamo un passo indietro. Siamo a Roma, nel 1980, quando Goliarda (Golino) finisce in carcere a Rebibbia per aver rubato dei gioielli. L'incontro con alcune detenute si rivela per lei un’esperienza di rinascita. Uscite di prigione, le donne continueranno infatti a frequentarsi e Goliarda stringe un legame profondo con Roberta, delinquente abituale e attivista politica. Un rapporto che nessuno, fuori, può

«Ad un anno dalla presentazione della serie L'arte della gioia a Cannes, Valeria Golino si trasforma in Goliarda Sapienza....»

riuscire a comprendere ma grazie al quale Goliarda ritrova la gioia di vivere e che racconterà in L'università di Rebibbia (edito da Einaudi nel 2016). «Quei camminamenti sotterranei parlano di morte e conducono a tombe», scrive in quelle pagine. «Infatti, per la legge dell'uomo un tuo modo di essere è stato cassato, la fedina penale macchiata, le mani insozzate dall'inchiostro per le impronte digitali: quella che eri prima è morta civilmente per sempre». Nata nel 1924, Sapienza è scomparsa nel 1996 a 72 anni senza vedere pubblicata L'arte della gioia, uscito poi solo nel 1998 e riscoperto nel 2008 da Einaudi. Fuori si concentra su un preciso periodo e vede, a fianco della Golino, anche Elodie e Matilda De Angelis, oltre a Corrado Fortuna, Antonio Gerardi e Francesco Gheghi a partire da un soggetto di Ippolita Di Majo che parte da un episodio reale: nel 1980 Sapienza finì davvero in carcere, detenuta per cinque giorni per il furto di alcuni gioielli di un'amica che vendette ad un banco dei pegni usando la carta d'identità della cognata.

Il filo del mezzogiorno

Con Fuori Martone e Di Majo non si cimentano però per la prima volta con Goliarda Sapienza perché nel 2022 portarono a teatro Il filo del mezzogiorno, pièce interpretata da Donatella Finocchiaro nel ruolo di Goliarda nel 1962 quando iniziò una terapia di tre anni - dopo aver subito in clinica l’elettroshock - con lo psicoterapeuta Ignazio Majore, interpretato da Roberto De Francesco.

La Trama Fenicia

Wes Anderson

Dov'eravamo rimasti? Ah, sì: al 23 maggio del 2023 quando Wes Anderson aveva portato sul red carpet di Cannes il suo Asteroid City, undicesimo film pieno zeppo di amici e divi (come sempre), da Tom Hanks a Scarlett Johansson passando per Adrien Brody e Tilda Swinton (e c'era perfino Jarvis Cocker dei Pulp). Adesso ci risiamo, perché questa volta il regista americano ritorna sulla Croisette a tredici anni dalla prima volta, che fu nel 2012 con Moonrise Kingdom - Una fuga d'amore e lo fa con un nuovo film, La trama fenicia, ancora una pellicola corale scritta a quattro mani assieme al fidato Roman Coppola. Questa volta però nell'immaginario di Anderson entra una nuova figura, quella dell'elegante, enigmatico e potente magnate Zsa-zsa Korda, interpretato da Benicio del Toro, che, sopravvissuto all'ennesimo incidente aereo tenta finalmente di ricucire i rapporti con sua figlia Liesl (Mia Threapleton, la figlia di Kate Winslet) che nel frattempo si è fatta suora e non ha molta voglia di avere il padre tra i piedi.

Il mondo e l'estetica di Wes Il film segna l'ennesimo capitolo della lunga storia sentimentale tra Anderson e Cannes, una relazione d'amore fatta di film e apparizioni con la simbolica apertura di The French Dispatch nell'edizione piu difficile, quella andata in scena a luglio del 2021 a causa del COVID per cui il regista scelse di aspettare oltre un anno pur di tornare sulla Croisette. Da allora il Wes Anderson style è esploso anche sui social, con molti utenti di TikTok impegnati a fare video seguendo la rigorosa e affascinante estetica del regista. «Se li ho visti? Ma no, non ho mai visto TikTok, né video che mi riguardano né quelli che non mi riguardano», ha ammesso il regista. «E non ho visto nemmeno nessuno dei contenuti fatti con l’IA. Perché? Ma perché probabilmente mettono in risalto ciò che faccio, le cose che ripeto sempre allo stesso modo, quindi temo che mi verrebbe da pensare: “Caspita, ma è questo che faccio?”. Quindi mi proteggo, ecco tutto». Da questo punto di vista La trama fenicia continua nel solco del regista, con i costumi affidati a Milena Canonero (con cui ha iniziato a collaborare nel 2004, su Le avventure acquatiche di Steve Zissou) anche se la fotografia che non è stata firmata dal suo braccio destro Robert Yeoman (con lui dal primo film, Un colpo da

dilettanti del 1996), ma da Bruno Delbonnel, già con Jean-Pierre Jeunet per Il favoloso mondo di Amélie e poi con i Coen e Tim Burton. Un cambio importante, mentre alla colonna sonora ritorna Alexandre Desplat che nel cast ha anche la figlia, Antonia, vista l'anno scorso in Modì - Tre giorni sulle ali della follia

Il cast

«Se ho visto i TikTok girati nel mio stile? Ma no e nemmeno le cose fatte con Intelligenza Artificiale, me ne guardo bene... »

Come sempre, attenzione al cast: oltre alla coppia formata da del Toro e Threapleton, ecco Michael Cera, Riz Ahmed, Tom Hanks, Bryan Cranston, Mathieu Amalric, Richard Ayoade, Jeffrey Wright e poi di nuovo Scarlett Johansson, Benedict Cumberbatch con un'improbabile barba, Rupert Friend, Hope Davis, addirittura F. Murray Abraham, l'eterno Bill Murray e anche Willem Dafoe, ormai entrato nel giro di compagnia di Wes. Molta curiosità anche per l'esito al botteghino de La trama fenicia - che dopo Cannes arriverà nelle sale italiane il 28 maggio - che arriva dagli incassi non entusiasmanti di The French Dispatch (48 milioni di dollari) e Asteroid City (53 milioni), molto lontani dai 180 incassati da Grand Budapest Hotel, che vinse anche quattro Oscar...

2 MA S O

S h o r t F i l m T r a i n i n g P r o g r a m m e

Die, My Love

Nessun dubbio, per noi questo è già tra i titoli più attesi di Cannes (e dell'anno) e i motivi - facilmente intuibilisono tre, ma potrebbero essere molti di più. Il primo: Jennifer Lawrence che fa coppia con Robert Pattinson. Il secondo: la regia di Lynne Ramsay, che raramente sbaglia un film. Il terzo: il libro da cui è tratto, Ammazzati amore mio della scrittrice argentina Ariana Harwicz, pubblicato in Italia nel 2021 da Ponte alle Grazie. Basta così?

In realtà no, perché Die, My Love è anche prodotto da Martin Scorsese, sceneggiato da un genio come il drammaturgo irlandese Enda Walsh e - non bastasse - nel cast in aggiunta ha anche due veterani di Hollywood come Sissy Spacek e Nick Nolte.

Da Cannes a Cannes

Die, My Love segna anche il ritorno a Cannes di una regista irregolare e imprevedibile come la scozzese Ramsay che, proprio da qui, partì nel lontano 1999 con Ratcatcher, presentato a Un Certain Regard. Poi, tre film in ventiquattro anni, tra cui due cult as-

«Produzione di Martin Scorsese, Jennifer Lawrence come protagonista e quel libro di Ariana Harwicz...»

soluti, partiti sempre dalla Croisette: We Need to Talk About Kevin con Tilda Swinton nel 2011 e You Were Never Really Here con Joaquin Phoenix, che nel 2017 venne premiato con la Palma d'oro come miglior attore, due anni prima della rivoluzione di Joker. Ma di cosa parla Die, My Love? Di una madre (interpretata da Jennifer Lawrence) che in una remota zona rurale cerca di per mantenere la propria sanità mentale mentre combatte con la depressione post-partum. La storia è stata scritta da Harwicz - che dall'Argentina si è trasferita a Parigi ormai da molti anni - ispirandosi alla madre e nel frattempo è anche diventata una pièce, Matate, amor

Ariana, Lynne e Jennifer Insomma, l'attesa è tanta per Die, My Love e per una triade di donne davvero unica: un'argentina, una scozzese e un'americana: «Che dire? È una commedia nera che parla di esaurimento, di crisi e di una coppia che si spacca», ha spiegato la regista, «un film che secondo me ha anche molte cose divertenti, ma io sono di Glasgow e tendo ad avere un senso dell'umorismo piuttosto particolare...». Nel frattempo Lynne Ramsay ha già finito un nuovo film, Polaris, con la coppia Joaquin Phoenix e Rooney Mara. Sarà a Venezia?

di Davide Merola

The Secret Agent

Kleber Mendonça Filho

Dopo Aquarius, presentato proprio a Cannes nel 2016, seguito da Bacurau, premio della giuria ancora qui sulla Croisette nel 2019, e Retratos Fantasmas, proiezione speciale nel 2023, il regista brasiliano Kleber Mendonça Filho ritorna ancora una volta in concorso al festival - dov'è ormai di casa - con quella che potrebbe essere una delle rivelazioni del festival: O Agente Secreto, ovvero The Secret Agent, film che dopo l'anteprima in concorso verrà distribuito in Italia da Filmclub Distribuzione by Minerva Pictures. Ma di cosa parla il film?

Le ombre del potere

Siamo nel Brasile del 1977, durante gli ultimi anni della dittatura militare - che governò il Paese dal 1º aprile 1964 al 15 marzo 1985 - dove si svolge la storia di Marcelo – interpretato dal grande Wagner Moura, visto l’anno scorso in Civil War di Alex Garland – un professore universitario in fuga dal passato. Rifugiatosi a Recife

durante il carnevale, scoprirà però che la città non offre la pace sperata. Un racconto che riflette sulla paranoia e sulle ombre del potere che vede nel cast, accanto a Moura, anche Udo Kier, Gabriel Leone (visto nella serie Netflix Senna nei panni proprio del grandei Ayrton) e Maria Fernanda Cândido, già vista a fianco di Pierfrancesco Favino ne Il traditore di Marco Bellocchio. Attenzione alla colonna sonora, firmata ancora una volta dalla coppia Mateus Alves e Tomaz Alves Souza, già con Kleber Mendonça Filho su Bacarau

Tra passato e presente «Ci tengo a dire che il fatto che il film sia ambientato nel 1977 non rende automaticamente e necessariamente il film un'opera sulla dittatura», ha spiegato il regista, «diciamo che questo è un ritratto storico del Brasile, è ambientato nel Brasile di cinquant'anni fa, ma la parola dittatura non compare mai. Sono molto felice di essere a Cannes perché credo che questo sia un lavoro che debba essere visto da piu gente possibile.

Ho scritto una sceneggiatura molto lunga, di 167 pagine, e ci tengo molto a farlo vedere». Girato a Recife l'estate scorsa in quattro mesi di riprese, The Secret Agent è stata anche una delle migliori esperienze sul set di Moura che ha spiegato di aver vissuto una delle sue prove più interessanti come attore. Il film di Kleber Mendonça Filho arriva a Cannes in uno dei momenti migliori per il cinema brasiliano dopo l'Oscar vinto lo scorso marzo da Io sono ancora qui di Walter Salles e l'Orso d'argento a Berlino vinto a febbraio da O último azul di Gabriel Mascaro.

E il Brasile va al Marché

Una nuova onda che a Cannes verrà celebrata anche al Marché du Film dove il Brasile è il Paese d'onore e porterà cineasti affermati e talenti emergenti del panorama, offrendo una piattaforma per presentarsi attraverso rassegne, sessioni e discussioni. Eventi che vogliono offrire ai professionisti dell’industria una comprensione profonda del panorama creativo brasiliano anche per nuove opportunità di coproduzione.

di Sofia Grandinetti

Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis

Così come non tutti i western iniziano dentro un saloon, allo stesso modo non tutte le leggende nascono negli Stati Uniti. Alcune, come quella che anima Testa o croce? – il nuovo film di Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis, in concorso a Un Certain Regard – affondano le radici nella polvere delle campagne italiane, lì dove il mito della frontiera trova un’eco inaspettata tra butteri e signorotti. Un incrocio tra storia e invenzione, tra il West da cartolina e l’Italia di inizio Novecento.

Tra la campagna e il West

A dare volto e corpo a questa ballata ecco un cast importante e inedito: Nadia Tereszkiewicz (vista anche in Forever Young di Valeria Bruni Tedeschi), Alessandro Borghi e John C. Reilly (già con Matteo Garrone), protagonisti di una storia che rilegge, in chiave poetica, l’arrivo a Roma del Wild West Show di Buffalo Bill. Con i suoi cavalli, i colpi a salve e le camicie frangiate, il circo del colonnello Cody non porta solo uno spettacolo: porta l’America – o, me-

Testa o Croce? 7

«Il West e il Circeo, Buffalo Bill e il mito: i due registi tornano a Cannes a quattro anni da Re Granchio»

glio, la sua invenzione. In questo scenario si innesta una storia d’amore e di fuga che mescola il western alla narrazione popolare. E allora ecco Rosa (Tereszkiewicz), moglie di un signorotto che assiste alla gara di doma tra cowboys americani e butteri.

A trionfare è Santino (Borghi), uomo taciturno che incarna una frontiera autentica. Tra i due nasce un legame unico, ma quando il marito di Rosa viene ucciso, fuggono con una taglia sulla testa e Buffalo Bill (Reilly) alle calcagna. Verso il loro American Dream.

La nostalgia

Quattro anni dopo Re Granchio alla Quinzaine,Rigo de Righi e Zoppis tornano a Cannes con uno sguardo fedele alla loro poetica. Testa o croce? si muove tra verità e leggenda, scavando nella memoria contadina e nei frammenti della tradizione orale per farne cinema. Ancora una volta, ciò che conta non è l’adesione ai fatti, ma la forza delle immagini. Girato tra le campagne laziali, il Circeo e i resti di un’Italia al margine della modernità, il film si confronta con l’immaginario western senza cedervi del tutto. Perché, come suggerisce il titolo, in questa storia tutto si gioca sul lancio di una moneta. E il destino non sempre è quello che ci si aspetta...

di Dario Cangemi

La Petite Dernière

Hafsia Herzi

Nadia Melliti in un'immagine de La Petite Dernière, tratto dal libro La più piccola di Fatima Daas, storia di una ragazza di Parigi, in bilico tra tradizione e futuro...

Cannes, il cinema e i suoi molti intrecci, fili che si intrecciano, si sciolgono e si riannodano anche molti anni dopo. Alla Mostra di Venezia del 2007 fece scalpore la sua lunga danza del ventre in una scena di Cous cous di Abdellatif Kechiche. A poco più di vent'anni, Hafsia Herzi vinse il César come attrice rivelazione, diventando una dei nuovi nomi della scena francese. Poi arrivarono molti film, il ritorno con Kechiche in Mektoub, My Love, ma soprattutto nel 2019 una decisione affatto scontata: debuttare alla regia con Tu mérites un amour, anche scritto e interpretato da lei, presentato a Cannes alla Semaine de la Critique, seguito da Good Mother con cui tornò a Un Certain Regard nel 2022. Adesso, a 37 anni, Herzi approda al concorso con quello che potrebbe davvero essere il caso del festival: La Petite Dernière

Fatima e la più piccola

Ma di cosa parla La Petite Dernière? Della storia di Fatima Daas, che ha raccontato tutto nel suo libro, La più piccola (in Italia edito da Fandango), in cui racconta la sua vita da mazoziya, ovvero la più giovane della famiglia, quella che avrebbe dovuto esse-

«Fatima e la religione, Fatima e la tradizione, Fatima e la sua famiglia, chiusa tra legami e futuro, l'Algeria e Parigi... »

re un maschio come papà Ahmad aveva sperato. Le sue due sorelle sono nate in Algeria, Fatima è l’unica a essere nata in Francia, con parto cesareo. Fatima vive a Clichy-sous-Bois, sobborgo di Parigi, ed è musulmana, devota e schiava della sua religione dove vorrebbe trovare approvazione, un modo per essere accettata da omosessuale senza dover rinunciare alla fede. Un libro potente traslato in immagini da Herzi partendo dalla scelta dell'attrice che interpreta Fatima, Nadia Melliti (nella foto qui sopra), praticamente un'esordiente assoluta, affiancata da Louis Memmi e da Mouna Soualem, figlia dell'attrice palestinese Hiam Abbas e di Zinedine Soualem.

Fatima e la più piccola Una storia potente e coraggiosa che Hafsia Herziche pochi mesi fa ha anche vinto il suo secondo César come attrice per Borgo di Stéphane Demoustier - ha scelto di raccontare a modo suo, cercando di mettere in luce lo scontro tra civiltà e tradizioni, tra modi di essere e abitudini. 106 minuti di cinema che riflettono anche - e soprattutto - sull'attualità e sul concetto di appartenenza in un mondo in cui ognuno sembra barricarsi solo sulla propria identità.

di Jacopo Conti

New Wave

Tutto si può dire di Richard Linklater, ma non che non sia un autore eclettico, capace di sterzate imprevedibili e di portare il suo cinema in territori differenti. Così, a trentacinque anni dal suo debutto, Slacker, e a quasi vent'anni dalla prima volta a Cannes nel 2006 con A Scanner Darkly (che era tratto da Un oscuro scrutare di Philip K. Dick), eccolo a 64 anni finire in concorso con Nouvelle Vague ovvero New Wave. Ma cos'è? Un biopic dedicato non solo ad un'icona del cinema francese come JeanLuc Godard, interpretato da Guillaume Marbeck, ma soprattutto ad uno dei film più rilevanti del Novecento, ovvero Fino all'ultimo respiro, che fu proiettato proprio a Cannes nel 1959, ma fuori della selezione del festival, in una piccola sala.

Fino all'ultimo respiro

E allora, a fianco di Marbeck, ecco rivivere anche Jean Seberg, interpretata da Zoey Deutch, e ovviamente Jean-Paul

Belmondo rivisto da un altro attore poco noto fuori dai confini francesi come Aubry Dullin. In New Wave li vedremo sul set, dall'inizio a Marsiglia alle strade di Parigi, tra riprese e litigi, con Godard - Marbeck affiancato da amici e colleghi illustri, riportati in scena da Linklater. Qualche nome? Ecco François Truffaut (rivisto da Adrien Rouyard), Claude Chabrol (Antoine Besson), Agnès Varda (Roxane Rivière), Jean Cocteau (Jean-Jacques Le Vessier) e perfino Roberto Rossellini interpretato da Laurent Mothe. Il film è stato girato interamente in bianco e nero, ma l'aspetto più curioso è che i francesi abbiano lasciato filmare ad un regista americano l'epica della Nouvelle Vague, ovvero il movimento che alla fine degli a nni Cinquanta ribaltò il punto di vista sul cinema.

Richard & Jean-Luc

Ma per chi pensa ad un azzardo totale di Linklater, ricordiamo che il regista americano è da sempre un profondo estimatore e conoscitore del cinema di Godard, tanto

che qualche anno fa, nel suo Texas, a Austin, presentò in sala Si salvi chi può (la vita), con Isabelle Huppert e Jacques Dutronc, film a sua volta presentato a Cannes nel 1980 e certo non tra le opere più note del regista. «Lavoro a New Wave da oltre dieci anni, stava diventando quasi un'ossessione», ha ammesso Linklater, «e devo dire che è magnifico quando un sogno si materializza in questo modo. Abbiamo girato in francese e in inglese, abbiamo fatto le prove in entrambe le lingue perché volevo che tutto fosse perfetto. E poi sono stato fortunato a trovare Guillaume (Marbeck, nda) perché è un ottimo Jean-Luc Godard e senza quello non avrei potuto girare il film...».

Da Cannes a Broadway Il concorso di Cannes con un film del genere sarà senza dubbio un bel test per Linklater, che nel frattempo ha però già pronto un altro film, questa volta un musical: Merrily We Roll Along, tratto da Stephen Sondheim e George Furth, con Paul Mescal nel ruolo del protagonista Franklin Shepard affiancato da Beanie Feldstein e Ben Platt...

di Clément Menin

Fondata da Luciano Stella, Maria Carolina Terzi, Lorenza Stella e Carlo Stella, Mad Entertainment è oggi una delle realtà più dinamiche e riconosciute del panorama audiovisivo italiano

Da anni Mad attraversa i linguaggi del cinema con una libertà rara, passando con naturalezza dall’animazione poetica del pluripremiato regista Alessandro Rak, che torna con il nuovo, attesissimo film “Il Piccolo Principe di Shangri-La” , alle storie intense e reali, come “Noi del Rione Sanità” serie tv prodotta con Rai Fiction, diretta da Luca Miniero con protagonista Carmine Recano, che restituisce tutta l’energia pulsante di Napoli attraverso lo sguardo inedito di un prete visionario, Don Giuseppe (ispirato a Don Antonio Loffredo)

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