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Anno 1 - Numero 1 - periodico - Aprile 2012
Responsabilità Sociale Tecnologia Solidale
Periodico del banco informatico tecnologico e biomedico
Responsabilità Sociale & Tecnologia Solidale – anno 1 - numero 1 – periodico - Aprile 2012 - Registrazione al Tribunale di Milano al n.124 del 2 marzo 2012 - Direttore Responsabile: Bruno Calchera Redazione: Ida Cappiello, Marco Taverna - Editore: BITeB Onlus, via Carducci 32 - 20123 Milano, - Presidente: Stefano Sala - Sede operativa: BITeB Onlus, via Tobagi 30 – 20060 Peschiera Borromeo (MI) Siti internet: www.biteb.org, www.tecnologiasolidale.eu , www.techsoup.it - Contatti: info@biteb.org - Telefono: 02-5530.0873 - Telefax: 02-5530.6025 - Webmaster: Arvea s.r.l., info@arvea.it
PRIMO PIANO
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La responsabilità sociale fattore di sviluppo
COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
Parla Mario Molteni, Direttore di Altis, l’Alta scuola di formazione dell’Università Cattolica per i manager della Responsabilità Sociale d’Impresa e del Non Profit.
FOCUS ON
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Incidere sull’operatività quotidiana Intervista a Roberta Cocco, Corporate Social Responsibility and National Development Director di Microsoft Italia
TESTIMONIANZE
Dall’ospedale agli ospedali Parla Carlo Corti, responsabile Progetti Internazionali della Direzione Generale Sanità di Regione Lombardia a pagina 7
LE ASSOCIAZIONI RACCONTANO
Anzaldo, Bolivia: cure sanitarie di eccellenza a 3500 metri di quota con Amici di Pietro Gamba Sud Sudan: La Goccia consegnerà al Governo l’ospedale S. Francesco
Massua, Eritrea: mille studenti imparano l’informatica con i computer donati da Unipol a pagina 10
Il nostro Flagship Project
Madagascar: Change Onlus costruirà un nuovo ambulatorio completamente equipaggiato a pagina 8
PRIMO PIANO
Una catena di incontri per testimoniare come la tecnologia può sostenere il volontariato e favorire la coesione sociale
Un’opportunità imperdibile per il Terzo Settore
a pagina 6
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EDITORIALI
Anno 1 Numero 1 Aprile 2012
Bruno Calchera
Stefano Sala
Incontri che segnano la vita
Da quale idea nasce il Banco Informatico?
Imparare e desiderare: questi due verbi, all’infinito, sono ben presenti nelle mia storia professionale e umana. Dopo tante avventure professionali, nell’ultimo decennio mi sono avvicinato al settore Non Profit. Un’esperienza che mi ha fatto appassionare alla vita di tanta gente. Di tante realtà anche piccole che “costruiscono” il mondo attraverso il volontariato. Dando volto al soccorso davanti al bisogno. E’ stato come un sussulto, una grande voglia di ricominciare. Pensavo di aver già provato tutto, o quasi. Di aver toccato l’apice del gusto professionale nella partecipazione alla fondazione del Foglio. Non solo un quotidiano ma soprattutto una scommessa editoriale. Un giornale, diretto da Giuliano Ferrara, che ha la pretesa, non solo di raccontare notizie, ma soprattutto di darne le ragioni. Ma gli incontri segnano la vita. Così sono stati quelli con Umberto Fazzone, in Regione Lombardia e, poi, con Stefano Sala, un giovane imprenditore impegnato nel sociale. Incontri che mi hanno introdotto al mercato del Non Profit: il “mercato sociale”. Quello che si occupa del bisogno. Di coloro che sembra non abbiamo più mercato. Di chi sembra non essere più utile alla crescita del PIL in Italia. Incontri e passione. Con loro ho scoperto che il capitale umano decide la bellezza della vita sociale. E anche aziendale. Questo aspetto è molto presente nelTerzo Settore. Anzi sono spesso le battaglie più difficili - come quelle contro l’emarginazione, l’abbandono, la solitudine, la povertà - che rendono ancora più forte la tenacia e la tempra dell’uomo. Al punto di reperire risorse impensabili di creatività e, perché no?, di denaro. Ci si trova affascinati davanti a esempi, testimonianze che fanno la storia. Il Non Profit è fatto da uomini e donne che investono a partire dal desiderio del cuore. E così l’incontro con Banco Informatico (BITeB) ha avuto la valenza di una scommessa apparentemente impossibile: dare una seconda vita ai prodotti destinati alla discarica. E non per moralismo o per una spinta etica. Ma per il realismo di una semplice constatazione: da noi si buttano via cose ancora buone. E laTecnologia ne è un clamoroso esempio. Così il Banco cerca di aiutare il Non Profit mettendo a disposizione cose buone. Cose che erano ancora funzionanti e che hanno avuto solo bisogno di qualche ritocco per ri-vivere. Ma un’opera ha bisogno di strumenti per continuare a crescere. Anche di comunicazione. Ecco allora la rivista. O meglio, un progetto editoriale. Responsabilità Sociale eTecnologia Solidale sono parole difficili, ma che indicano una sensibilità, un’ attenzione che si può dare e avere. Si pensi ai processi aziendali, alla attuale crisi economica e tutto sembrerà più chiaro. Il cambiamento in azienda, come nella società, nasce da un acume, da una intelligenza nell’osservare i meccanismi del profitto e della ricchezza. Quando è impegnata l’identità umana, quando il capitale umano è la prima risorsa, può accadere che nulla si perda. E tutto, anche un pc, apparentemente obsoleto, diventa utile, come pure una tac che trova una vita nuova in un ospedale congolese. Ho passato tanti anni nel cercare di migliorare aziende editoriali, Il Sole 24 Ore, piuttosto che il magnifico Gruppo Rusconi ormai defunto. L’editoria e il giornalismo sono nel mio Dna. Così ho pensato che anche questa avventura nel mondo Non Profit meritasse uno o più strumenti di comunicazione in grado di farla conoscere al mondo. Responsabilità Sociale & Tecnologia Solidale proporrà interviste a chi vive in prima linea nel settore. Racconterà storie di chi ha utilizzato i nostri strumenti riciclati. Parlerà di cultura della solidarietà. Il BITeB è una nuova grande opportunità di bene sociale, Responsabilità Sociale &Tecnologia Solidale sarà il suo megafono. Una nuova fatica che volentieri gli amici del BITeB intraprendono. Per una utilità sociale e una nuova relazione con tante realtà delTerzo Settore e le Aziende: i partner che diventeranno amici di questa avventura. Certi che ci meriteremo il loro consenso. Responsabilità Sociale & Tecnologia Solidale anno 1 - numero 1 – periodico - Aprile 2012 Registrazione al Tribunale di Milano al n.124 del 2 marzo 2012 Direttore Responsabile: Bruno Calchera Redazione: Ida Cappiello, Marco Taverna Hanno collaborato: Paolo Galandra, Mario Molteni, Roberta Cocco, Carlo Corti, Davide Minelli, Maria Fasulo, Massimo Lorenzi, Massimo Maderna, Luciana Pasimeni, Carlo Tardini, Tommaso Savarese, Vincenzo Savarese, Teresa Galeota, Antonella Pinciroli Impaginazione e progetto grafico: Edizioni Turbo by Tespi Mediagroup by
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è media partner di BITeB
Editore: BITeB Onlus, via Carducci 32 - 20123 Milano, Presidente: Stefano Sala Sede operativa: BITeB Onlus, via Tobagi 30 20060 Peschiera Borromeo (MI) Siti internet: www.biteb.org, www.tecnologiasolidale.eu, www.techsoup.it Contatti: info@biteb.org Telefono: 02-5530.0873 Telefax: 02-5530.6025 Webmaster: Arvea s.r.l., info@arvea.it Questo numero è stato chiuso in redazione il 21 marzo 2012
L’idea del Banco Informatico è di quelle che, quando nasce, uno dice: questa è un’idea talmente semplice che potrebbe funzionare! Siamo nel 1998 e sono manager di una multinazionale svedese che si occupa di interventi di bonifica dopo incendi e allagamenti. E il Banco Informatico cosa c’entra? C’entra, perché, entrando a lavorare nelle aziende nei momenti di difficoltà, si diventa amici dei clienti e mi accorgo che molti di loro hanno l’abitudine, ogni due o tre anni, di cambiare il proprio “parco PC” non perché essi non funzionino più ma perché l’aggiornamento dei programmi software richiede hardware sempre più performante e poi anche perché, diciamolo, a tutti noi piace, ogni tanto, avere tra le mani qualche nuovo giocattolo! Allora la passione alla realtà e ad altri amici che invece lottano tutti giorni per poter fare qualcosa di buono per sé e per il mondo mi fa pensare: ma senti, se anziché buttarli in discarica proviamo a rimettere a posto i PC e a donarli a chi non ha neanche i soldi per comprarli usati? Detto, fatto. In quello stesso periodo, tramite amici, vengo a sapere che un prete genovese, vero eroe dei giorni nostri, è andato in Perù e ha fondato un’università di qualità in un quartiere povero della città: “ ho già migliaia di studenti – mi dice in un incontro in montagna – ma non so come far studiare i ragazzi, abbiamo solo 50 PC”. Detto, fatto! In pochi giorni il sacerdote riceve 100 PC provenienti da un ente lombardo che li dismetteva dopo un incidente grave. Ecco che dalla “vita di tutti i giorni” nasce il BITeB: tentativo sistematico di raccogliere attrezzature tecnologiche dalle aziende che le dismettono, metterle a posto con alcuni volontari (giovani e meno giovani) e poi donarle corredate di software professionale a quelle realtà non profit he non possono permettersele. Un oggetto inutile per qualcuno diventa utile per qualcun altro. Tutto quello che ne è venuto dopo non è stato altro che lo sviluppo di questo inizio: un momento di creatività che è nato da una concezione positiva della realtà per cui quello che accade è sempre per un Bene e il nostro compito è uno solo: quello di scoprirlo. Da lì sono nate negli anni altre idee: fare lo stesso con le apparecchiature biomedicali provenienti dagli ospedali, diventare parte di un network internazionale che dona software delle grandi multinazionali dell’informatica, fino all’idea, altrettanto pazza, di far nascere una rivista che documenti tutto ciò! E poi gli amici che condividono tutto ciò aumentano: una decina di collaboratori stabili, un centinaio di volontari, e centinaia di amici che ricevono ogni anno migliaia di attrezzature informatiche in omaggio in Italia e negli angoli sperduti del globo. Ecco quindi il motivo vero di questa nostra avventura editoriale: dare voce a queste realtà non profit che, attraverso l’utilizzo della tecnologia, riescono a fare meglio il loro lavoro e quindi contribuiscono a farci vedere quanto è interessante dare la vita per un grande ideale!
PRIMO PIANO
Anno 1 Numero 1 Aprile 2012
La responsabilità sociale fattore di sviluppo Parla Mario Molteni, Direttore di Altis, l’Alta scuola di formazione dell’Università Cattolica per i manager della Responsabilità Sociale d’Impresa e del Non Profit.
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Mario Molteni è professore ordinario di Economia aziendale all’Università Cattolica e dirige L’Alta Scuola di Impresa e Società (ALTIS) della Università Cattolica. A lui si devono gli studi più approfonditi e scientificamente più rilevanti sulla tematica della Corporate Social Responsibility (CSR). Le sue pubblicazioni sulle strategie aziendali ed imprenditoriali hanno posizionato la Responsabilità Sociale come elemento di crescita e di sviluppo nella relazione tra mondo profit e mondo non profit nel nostro paese. Sulla CSR, in diversi Master interviene in SDABocconi, in Cattolica e presso Eni Corporate University. Ci siamo rivolti a lui, come massimo esponente nella ricerca sul tema Responsabilità Sociale e Sviluppo aziendale. Professor Molteni, la domanda classica per uno studioso della materia: ci può dare una definizione “essenziale” di Responsabilità Sociale? Certo. L’impresa diventa responsabile quando prende coscienza del proprio impatto sociale e ambientale, e lo gestisce. Ognuna nella sua dimensione, grande o piccola che sia, e nel suo contesto di riferimento. Espressa così sembra davvero semplice. Ci sono state diverse ”stagioni” nel modo di vedere la Corporate Social Responsibility, e oggi a che punto siamo? All’inizio è stata concepita come filantropia, ma già allora c’erano imprese che guardavano avanti (es. la De Cecco, ndr) e avevano capito che è un modo di concepire l’impresa. Oggi questa presa di coscienza si è diffusa, soprattutto, è ovvio, nelle aziende medio-grandi, quelle poi che hanno un impatto maggiore sulla società. Un ulteriore sviluppo del concetto di Corporate Social Responsibility, o CSR, è quello di “valore condiviso”: il valore per l’impresa e per la collettività non sono in conflitto, ma complementari, a patto di essere creativi, di avere ogni giorno idee che diano concretezza a questa complementarietà. L’azienda “irresponsabile” che maschera il proprio cinismo dietro operazioni filantropiche di facciata. Esiste ancora?
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Sono sempre meno, perché questo atteggiamento non paga. Oggi le informazioni sulle aziende circolano in modo non controllabile sui nuovi media, per cui le operazioni di facciata hanno vita breve e diventano un boomerang nel momento in cui il pubblico viene a conoscenza di un comportamento negativo, ad esempio l’inquinamento di un fiume o la discriminazione di un disabile. A quel punto l’operazione filantropica perde la sua credibilità. CSR e profittabilità d’impresa sono compatibili? Nel medio periodo sì, sono compatibili, anzi studi recenti ci dicono che le aziende responsabili hanno spesso livelli di performance reddituale migliori della media. Certo, se si punta al profitto di breve periodo per l’azionista speculatore, il discorso cambia, ma in questo modo non dura a lungo nemmeno l’impresa. Quali aspetti della CSR trova più significativi, o più attuali? Per me nessuno, nel senso che la csr dev’essere pervasiva, investire tutti gli ambiti aziendali, dal personale alla catena dei trasporti. Ovvio che a seconda dei settori industriali alcuni aspetto sono più importanti di altri: pensiamo all’ambiente nel settore chimico o ai diritti dei lavoratori del terzo mondo nel tessile, per fare due esempi. La crisi economica ha messo la CSR in secondo piano? Si è un po’ ridotta la beneficenza, l’elargizione di denaro; la visione strategica invece non dipende dalla crisi.Tra l’altro, spesso le soluzioni di csr sono a costo zero, ad esempio la riorganizzazione degli orari per favorire la conciliazione famiglia-lavoro: anzi può ridurre l’assenteismo e portare un vantaggio. Oppure, la stessa donazione dei computer dismessi, per stare in tema, in generale fa risparmiare l’azienda rispetto allo smaltimento legale. Quali sono gli ostacoli principali alla diffusione di una cultura della responsabilità? Soprattutto, le resistenze del management, spesso del middle management, non tanto dei vertici, che sono in genere più consapevoli di quanto sia importante la buona reputazione dell’impresa per il suo sviluppo. I dirigenti di seconda fascia a volte
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Mario Molteni
(...) L’assunzione di una responsabilità sociale non è elemento che si aggiunge, ma è dimensione strutturale della vita dell’impresa, istituto economico-sociale che, nel realizzare la sua tipica missione produttiva, inevitabilmente esercita un influsso su una molteplicità di soggetti, creando (o distruggendo) valore per ciascuno di essi. Socialmente responsabili sono, allora, quegli esponenti del management che si sentono chiamati a fare della crescente soddisfazione delle attese socio-ambientali degli stakeholder una parte integrante della strategia aziendale, così che essa risulti funzionale allo sviluppo dell’impresa. Si tratta di una sfida impegnativa perché - e qui si impone il superamento di ogni ingenuità - la sinergia tra socialità ed economicità non si attua mai automaticamente, ma è frutto di una conquista - sempre provvisoria - che si gioca tanto sul terreno della professionalità manageriale quanto su quello della creatività imprenditoriale. Agli esponenti dell’alta direzione spetta inoltre il compito di contribuire, per quanto loro possibile, a plasmare un contesto settoriale, normativo e sociale in grado di premiare le imprese che si incamminano lungo il sentiero della RSI. (...)
da: Responsabilità sociale e performance d’impresa - Per una sintesi socio-competitiva, Mario Molteni, 2004 Vita e Pensiero Università, Milano, (XI-XII)
vedono la CSR come un insieme di doveri aggiuntivi. I lavoratori invece sono quasi sempre favorevoli e molto collaborativi. E nelle piccole imprese? In realtà le PMI praticano la CSR, ma senza formalizzarla. Soprattutto nella gestione delle persone, che si avvantaggia del rapporto diretto con l’imprenditore. Anche nel rapporto con il loro territorio le PMI si “comportano bene”, perché l’imprenditore è un cittadino conosciuto, visibile dalla gente. La figura del CSR manager è al centro dell’attività di Altis. Qual è il contributo della scuola alla promozione di questa figura? Ci sono diversi strumenti: oltre ai corsi di formazione specifici sulla CSR, noi facciamo formazione anche per il top management. In questi corsi inseriamo sempre gli elementi della responsabilità d’impresa nell’elaborazione delle strategie. Infine, abbiamo dato vita al csr manager network, la rete di colleghi che si occupano di etica aziendale: siamo a quota cento, è un bel luogo di scambio e condivisione di esperienze. Infine: Lei professore è socio fondatore del BITeB. Che cosa apprezza in particolare del nostro approccio? Sicuramente, l’idea che aiutare il non profit si può fare donando non solo denaro, ma servizi e risorse, tecnologiche nel caso del BITeB, contrastando nello stesso tempo lo spreco.
FOCUS ON
Anno 1 Numero 1 Aprile 2012
Incidere sull’operatività quotidiana Intervista a Roberta Cocco, Corporate Social Responsibility and National Development Director di Microsoft Italia Ci siamo rivolti a lei che collabora con BITeB nel quadro delle iniziative di sviluppo di TechSoup nel nostro paese. Una grande charity americana per un programma di donation di software al Non Profit italiano. Roberta Cocco è sempre stata una importante leader aziendale nel marketing e nella Comunicazione di Microsoft. Oggi ha ricevuto l’incarico da Microsoft di guidare la CSR e si è impegnata a donare al Terzo Settore 7 milioni di dollari in software in valore commerciale. La sua vitalità e la sua professionalità garantiscono il successo di questo impegno. Con Lei la Responsabilità Sociale trova un esempio di grande efficacia. Come potrebbe definire la Corporate Social Responsibility (CSR)? Credo sia un concetto che dipende dal contesto aziendale. Ma un punto fermo c’è: la Responsabilità Sociale deve essere inserita nella strategia complessiva dell’impresa e non lasciata a se stessa. Mai come ora siamo tutti chiamati a dar prova di saper recuperare credibilità e fiducia elaborando azioni ispirate a principi di responsabilità sociale che incidano sull’operatività quotidiana. Credo che l’impegno verso le i propri dipendenti, le persone, il territorio in cui ci si trova contribuisca a definire la natura delle aziende più responsabili e delle relazioni che esse stabiliscono con i Paesi in cui si trovano a operare. Rappresenta al tempo stesso un dovere civico a cui le organizzazioni sono chiamate in proporzione alle loro possibilità e risorse. Qual è la CSR di Microsoft? Microsoft sente la Responsabilità Sociale d’Impresa come elemento fondante della sua identità e della sua attività. La sua missione consiste nel supportare le persone e le organizzazioni nel realizzare appieno il loro potenziale grazie alla tecnologia, e la visione che ne ha guidato l’evoluzione - un computer su ogni scrivania e in ogni casa - si è sviluppata nel tempo attraverso un forte impegno nell’innovazione tecnologica e una sempre rinnovata centralità riservata a clienti e utilizzatori. È questo che ha ispirato e continua a ispirare l’approccio di Microsoft nei confronti delle iniziative di CSR. È un impegno che si traduce nel nostro voler essere cittadini globali ma impegnati localmente. Per questo Microsoft lavora con passione per creare nuove opportunità, favorire la crescita economica e servire il bene comune attraverso tecnologie innovative e partnership con istituzioni, enti e organizzazioni pubbliche e private. Microsoft crede nel valore del software come strumento abilitante l’innovazione e il software è al centro delle iniziative di Responsabilità Sociale che mettiamo in campo. Abbiamo l’ambizione di portare innovazione ed essere agente di cambiamento attraverso il software. Il ruolo del software come strumento abilitante a disposizione di persone e organizzazioni ci porta a renderlo disponibile a condizioni agevolate per le startup o per le PMI con programmi dedicati e spesso a farne oggetto di donazione, come con il programma TechSoup, che ha erogato donazioni software alle organizzazioni non profit per un valore di 3 milioni di dollari nel periodo ottobre 2010-ottobre 2011. Etica e tecnologia: c’è un rapporto e come lo vedete in azienda? La fiducia nel software, e quindi nella tecnologia, non è disgiunta nella visione di Microsoft dalla consapevolezza dell’importanza dei valori e soprattutto dalla considerazione delle persone, siano queste dipendenti, clienti fornitori o persone svantaggiate. Alle persone è quindi rivolto l’impegno abilitante di Microsoft, che non trascura ovviamente le imprese e le organizzazioni, fino a interessare il sistema Paese nel suo complesso. La Responsabilità Sociale, a sua volta, alimenta il ruolo guida che Microsoft assume per l’innovazione del Paese, contribuendo a creare valore per l’azienda e ai suoi stakeholder.
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Il rapporto con il mondo non profit, nel mondo e in Italia: quali le vostre iniziative più importanti in corso e in cantiere? Sicuramente la nostra iniziativa più importante è la donazione di software a enti non profit. Grazie alla tecnologia permettiamo agli enti non profit di perseguire i loro obiettivi. L’anno scorso abbiamo donato in software più di 3 milioni i dollari, cifra che vogliamo raddoppiare quest’anno. Contemporaneamente cerchiamo di affiancare le organizzazioni con la competenza dei nostri partner così da offrire anche consulenza per lo sviluppo di soluzioni specifiche e legate alle esigenze delle varie non profit Il rapporto con questo mondo in Italia: quali specificità? Ci rivolgiamo a enti molto diversi tra loro, che vanno dalla piccola realtà locale che segue il recupero di ragazzi con problemi di criminalità a enti come Oxfam – che opera da anni in campo internazionale. Il nostro obiettivo è di affiancare realtà diverse tra loro e offrire il supporto di cui hanno bisogno , attraverso la tecnologia La partnership con BITeB: come la vede nel futuro, ci sono aree migliorabili? La relazione con BITeB è un asset fondamentale della nostra strategia per affiancare le realtà Non Profit e fornire loro gli strumenti tecnologici di cui hanno bisogno. Per noi è un partner fondamentale che ci aiuta nella valutazione e definizione delle realtà che hanno bisogno di supporto e ci permette di raggiungere numeri importanti. Il nostro impegno si basa anche nel costruire una comunicazione ampia dei progressi fatti dalle Onlus beneficiarie del nostro software, così da riuscire a sensibilizzare sempre piu’ organizzazioni in merito al tema dell’innovazione. TechSoup Italia: so che avete intenzione di raddoppiare le donazioni di tecnologia alle Onlus italiane, lo farete attraverso TechSoup? Prevalentemente si’... ma non solo! Vogliamo anche utilizzare i nostri prodotti Cloud per aiutare le non profit a sperimentare i vantaggi offerti dai software di ultima generazione. Donate tecnologia e know how anche al di fuori del canale TechSoup (es. formazione)? Si’, siamo molto attivi anche e soprattutto attraverso i nostri volontari: dai corsi di alfabetizzazioni informatica alle categorie svantaggiate, ai training gratuiti per i senior. Abbiamo decine e decine di colleghi che mettono a disposizione alcune giornate lavorative per affiancare queste realtà.
Roberta Cocco
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Microsoft sente la Responsabilità Sociale d’Impresa come elemento fondante della sua identità e della sua attività. La sua missione consiste nel supportare le persone e le organizzazioni nel realizzare appieno il loro potenziale grazie alla tecnologia, e la visione che ne ha guidato l’evoluzione - un computer su ogni scrivania e in ogni casa - si è sviluppata nel tempo attraverso un forte impegno nell’innovazione tecnologica e una sempre rinnovata centralità riservata a clienti e utilizzatori.
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IL PROGETTO
Anno 1 Numero 1 Aprile 2012
Il nostro Flagship Project Una catena di incontri per testimoniare come la tecnologia può sostenere il volontariato e favorire la coesione sociale
Paolo Galandra
IN SINTESI Lo schema OBIETTIVI comunicare i benefici derivanti dall’utilizzo della tecnologia; diffondere nuove opportunità di accesso gratuito ad essa da parte delle organizzazioni di volontariato DESTINATARI organizzazioni del Terzo Settore; singoli che fanno o vorrebbero fare esperienza di volontariato Il bando che la Commissione Europea ha proposto per il 2011-Anno Europeo del volontariato, voleva individuare due progetti esemplari (flagship projects) per ogni stato membro della UE, per comunicare buone prassi ed azioni innovative. Per noi era una grande opportunità ed un’occasione di crescita e così abbiamo deciso di partecipare alla selezione. Siamo partiti dall’ evidenza che la gran parte delle organizzazioni del Terzo Settore ha una limitata familiarità con la tecnologia e fatica a dotarsi di strumenti efficaci. Perciò abbiamo pensato che sarebbe stato molto utile, verso le organizzazioni di volontariato, evidenziare i benefici derivanti dalla tecnologia ed informarle delle opportunità che il BITeB offre in questo settore. Da qui è nata l’idea di realizzare una serie di eventi dove incontrare persone con cui condividere opportunità, idee e prospettive, fossero volontari o responsabili di associazioni, rappresentanti di istituzioni, giornalisti o professori universitari. L’abbiamo chiamato LA TECNOLOGIA DIGITALE PER IL VOLONTARIATO E L’INCLUSIONE SOCIALE, per rimarcare come la tecnologia sia fattore di coesione sociale. Dopo aver predisposto la documentazione, siamo rimasti in attesa per circa quattro mesi, fino alla comunicazione che il progetto era stato selezionato. Realizzati logo, sito internet (www.tecnologiasolidale. eu) e materiale informativo abbiamo cominciato il nostro road show,
Milano
che ci ha portato a Milano, Monza, Varese, Torino, Padova, Perugia, Rimini, Salerno, Siracusa, Palermo, Bari, Lecce, Pescara e ancora a Milano, a chiudere lì dove avevamo cominciato. In ogni occasione abbiamo presentato le opportunità di una tecnologia proposta a condizioni vantaggiose e sottolineato la grande utilità sociale delle esperienze di volontariato. Molti ci hanno ringraziato, molti hanno espresso il desiderio di avviare collaborazioni e con alcuni stanno prendendo forma ulteriori progetti ed idee per la diffusione della tecnologia nel Terzo Settore. Abbiamo dato vita a forme di comunicazione che senza questo progetto non avremmo immaginato, come una trasmissione televisiva in otto puntate insieme ad AUSER, una grande organizzazione che sostiene gli anziani, che ha portato nelle case il tema della tecnologia cercando di renderla familiare ad un pubblico inconsueto. Il titolo era “APRITI, SESAMO!”, con il chiaro desiderio di spalancare una possibilità. Abbiamo ancora molto da fare e per questo vorremmo continuare questa esperienza, in modo da contribuire con sempre maggiore efficacia allo sviluppo delle organizzazioni non profit. Oltre a proseguire nella comunicazione delle nostre opportunità, pensiamo ad altri temi, come formazione, digital divide, agenda digitale, rapporti con la Pubblica Amministrazione, su cui potrebbe prendere forma un altro flagship project. Partner cercansi!
Palermo
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ATTIVITA’ PRINCIPALI Distribuzione gratuita di sw e hw alle organizzazioni di volontariato; attività formative e informative sull’utilizzo della tecnologia informatica; raccolta e condivisione di buone pratiche sull’uso dell’Information Technology nel volontariato, soprattutto nel campo della realizzazione di reti e strumenti di comunicazione digitale; conferenze, seminari ed eventi di comunicazione RISULTATI ATTESI accessibilità alla tecnologia in modo semplice, veloce e gratuito; formazione tecnologica degli operatori del volontariato; studi e ricerche sui benefici dell’introduzione della tecnologia nelle organizzazioni non profit; sensibilizzazione della Pubblica Amministrazione sui vantaggi derivanti dalla diffusione della tecnologia nella popolazione
Le tappe significative Aprile 2011 Elaborazione del logo del progetto; Maggio 2011 Lancio del sito www.tecnologiasolidale.eu; evento di apertura all’interno di “Dal dire al fare” – Salone della Responsabilità Sociale – Università Bocconi Milano Giugno 2011 Presentazione a Torino Luglio-Novembre 2011 Trasmissione televisiva “APRITI, SESAMO!” in otto puntate Luglio 2011 Presentazione a Roma all’interno della tappa italiana dell’Anno Europeo del Volontariato Agosto 2011 Presentazione a Rimini all’interno del Meeting per l’amicizia fra i popoli Ottobre 2011 Presentazione a Perugia; presentazione a Padova; presentazione a Salerno Dicembre 2011 Presentazione a Palermo Febbraio 2011 Presentazione a Bari Marzo 2011 Presentazione a Pescara, Lecce; evento di chiusura a Milano
Torino
Anno 1 Numero 1 Aprile 2012
COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
Dall’ospedale agli ospedali Parla Carlo Corti, responsabile Progetti Internazionali della Direzione Generale Sanità di Regione Lombardia A un manager di Regione Lombardia abbiamo chiesto in che consiste il progetto “Dall’Ospedale agli Ospedali” con cui Regione Lombardia e i suoi ospedali collaborano con tante ONG nel Terzo Mondo. Tecnologie ancora affidabili prendono la strada dell’Africa, dell’Asia, di tanti paesi in via di sviluppo invece che essere gettati in discarica. Con il progetto regionale BITeB è stato incaricato di trasferire le apparecchiature ancora funzionanti gratuitamente agli ospedali che molte Organizzazioni Non Governative stano realizzando. La Regione Lombardia non spreca le sue apparecchiature dismesse: un nuovo versante della solidarietà e della sussidiarietà. Che cos’è il progetto “Dall’ospedale agli ospedali”? Dall’ospedale agli ospedali è un progetto di cooperazione allo sviluppo internazionale in ambito sanitario promosso dalla Regione Lombardia, con l’obiettivo di garantire ai Paesi in via di sviluppo o emergenti l’accesso alla tecnologia medicale dismessa dagli ospedali lombardi, ma ancora in possesso di una vita residua, onde permettere la nascita o la crescita di strutture ospedaliere operanti in contesti di povertà a costi nulli o molto limitati. Perché avete deciso di intraprendere questo progetto? Il progetto nasce per attuare in modo efficace la legge regionale n.10 del 2001, che ha stabilito come linea guida, in tutti i casi di dismissione di apparecchiature sanitarie, la donazione degli stessi alla cooperazione allo sviluppo. Senza un progetto studiato ad hoc, il trasferimento tecnologico sarebbe rimasto un fatto limitato e non sistematico. Quali risultati avete raggiunto in questi anni di attività? Posso dire di essere soddisfatto, visto che il trend delle dismissioni solidali è in crescita: nel 2010 abbiamo trasferito ai Pvs apparecchiature per un controvalore di 1 milione e 50mila euro, contro i 900mila dell’anno precedente. Que-
sti buoni risultati ci hanno permesso di rinnovare la convenzione con il BITeB. Inoltre, nel prossimo futuro ci sarà un’intensificazione dell’attività, dovuta all’imminente trasferimento di sede dell’Ospedale di Bergamo, il che renderà disponibile una notevole quantità di beni. Avremo molto da lavorare insieme! Ha riscontrato particolari criticità nell’implementazione del progetto presso ASL e Aziende ospedaliere? Inizialmente abbiamo avuto alcune difficoltà di comunicazione tra il BITeB e le aziende sanitarie: diciamo che alcuni meccanismi erano “da oliare”. In alcuni casi abbiamo dovuto superare l’inerzia di alcune strutture. Ora però il messaggio che volevamo dare è passato, non solo ai vertici ma anche al management e all’ingegneria clinica. Vuole citare un esempio di buona prassi rispetto agli obiettivi del progetto? Un esempio di successo sono le dismissioni dagli ospedali di Vimercate e Como, causate dal trasferimento di sede, che hanno reso disponibili una serie di attrezzature. Le abbiamo destinate all’ospedale di Malindi, in Kenya, per l’allestimento del reparto di terapia intensiva coronarica, che era inesistente in quella struttura. L’ospedale africano era già gemellato con il Policlinico San Matteo di Pavia e l’operazione è stata condotta sotto la guida del Prof. Parigi, responsabile della cooperazione internazionale del San Matteo. Come vede lo sviluppo futuro del progetto? Vorrei che la cooperazione procedesse con sempre maggiore fluidità, anche in vista della prossima dismissione dell’ospedale di Bergamo, che renderà disponibili moltissimi beni. Mi piacerebbe poi intensificare la comunicazione relativa all’esito delle donazioni nel Terzo mondo, con reportage sistematici sull’utilizzo dei beni da parte degli ospedali beneficiari. Questo aumenterebbe sicuramente la motivazione degli ospedali lombardi a valorizzare in chiave solidale le apparecchiature da dismettere.
LA DIVISIONE BIOMEDICA: COME FARE PER DONARE Organizzazioni lombarde: • Accedere al sito www.benidismessi.it • Registrarsi • Inviare la documentazione per l’accreditamento presso Regione Lombardia Organizzazioni non lombarde: • Accedere al sito www.biteb.org • Registrarsi • Attendere l’accreditamento la customer service del BITeB • Procedere con la richiesta dei beni inseriti nel magazzino virtuale
LA DIVISIONE BIOMEDICA: COME OPERIAMO Analisi richiesta
Trasformazione della richiesta in progetto esecutivo
Reperimento beni
Consegna/installa formazione anche nel PVS Verifica funzionamento beni Imballaggio
Verifiche tecniche di sicurezza
Pulizia e manutenzione
Coordinamento logistico
TESTIMONIANZE
Anno 1 Numero 1 Aprile 2012
Le associazioni raccontano Anzaldo, Bolivia: cure sanitarie di eccellenza a 3500 metri di quota con Amici di Pietro Gamba Immaginate un ospedale a 3500 metri di altezza, nel cuore delle Ande boliviane. Sembrava a tutti un sogno quando, nel 1985 Pietro Gamba progettò di costruirlo per dare una speranza agli abitanti di quelle montagne, 30mila persone sparse in centinaia di piccoli villaggi isolati, completamente prive di un’assistenza sanitaria degna di questo nome. “Oggi l’Hospital Clinica di Anzaldo è una struttura moderna ed efficiente, dove sono stati curati quattromila pazienti, tra cui moltissimi bambini, ed effettuati oltre 200 interventi chirurgici” spiega il vicepresidente dell’associazione, il dottor Antonio Castaldello. “Tutto ciò si deve alla tenacia senza eguali di Pietro Gamba, un operaio che divenne medico per essere vicino a queste popolazioni abbandonate. Una realizzazione che ha del miracolo”. Siamo fieri di avere aiutato l’ospedale con la donazione di tutto l’occorrente per gli interventi chirurgici: lettino operatorio, autoclave per sterilizzare gli strumenti, elettrobisturi, apparecchio radiologico e lampade.
Sud Sudan: La Goccia consegnerà al Governo l’ospedale S. Francesco L’associazione La Goccia di Senago (MI), nostro beneficiario di attrezzature biomediche, consegnerà tra breve al governo sudanese l’ospedale S. Francesco, dopo averlo completamente ristrutturato e reso operativo a pieno regime. Tutti i letti di questo ospedale sono stati donati dal BITeB. L’ospedale si trova nel villaggio di Marial Lou e ha un bacino d’utenza di quasi 180mila persone, in una zona poverissima e sprovvista
dei servizi sanitari essenziali. La struttura era stata rilevata da Medici senza Frontiere, che l’aveva chiusa al termine della guerra civile che ha insanguinato il Paese africano fino al 2005. La nota organizzazione, infatti, opera solo in zone di conflitto. Per sottrarla all’abbandono e al degrado, la Goccia si impegnò nel 2007 a ristrutturarla in collaborazione con la Ong locale Arkangelo Ali. In quell’occasione venne stretto con il go-
verno sudanese un accordo scritto, che impegnava il governo stesso, dopo 5 anni, a prenderla in carico. Questo momento sta per arrivare ed è un passaggio importante, perché metterà alla prova la capacità dei sudanesi, sia politici che operatori sanitari, di gestire l’ospedale in autonomia. La Goccia proseguirà comunque la raccolta fondi a favore dell’ospedale. Al governo locale i nostri migliori auguri di successo.
Madagascar : Change Onlus costruirà un nuovo ambulatorio completamente equipaggiato E’ attualmente in viaggio il container che porterà in Madagascar le attrezzature donate dal BITeB all’associazione Change Onlus, realtà milanese attiva nella cooperazione sanitaria internazionale. Si tratta di elettrocardiografi, tavoli operatori, barelle, respiratori per anestesia, culle termiche, apparecchi per analisi e radiologia. Il tutto per equipaggiare il costruendo Ospedale S Paolo ad Andasibe, nel distretto di Itasy , al centro del Madagascar. Qui Change Onlus ha già realizzato un piccolo dispensario, adiacente alla scuola locale. Ma non basta: c’è bisogno di un centro sanitario polifunzionale più grande, pubblico e accessibile a tutta la popolazione del distretto. Il centro si chiamerà e sarà dotato di diversi ambulatori per le prestazioni odontoiatriche, oculistiche, otorinolaringoiatriche e ginecologiche e di una zona attrezzata con strumentazione diagnostica. All’interno del centro verrà realizzato anche un centro nutrizionale per la cura delle forme di malnutrizione acuta e cronica e una sala conferenze dove si terranno incontri informativi ed educativi
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dedicati alla popolazione locale. La costruzione muraria, iniziata l’anno scorso, è pronta: attualmente si sta procedendo a installare l’impianto elettrico. L’energia, una risorsa scarsa in queste aree del mondo, sarà fornita dall’azienda di servizi del Madagascar con un contratto ad hoc, in grado di supportare i fabbisogni della struttura. “Il mio sogno” dice il presidente di Change, il dottor Paolo Mazza, “è rimettere in funzione una centrale idroelettrica, abbandonata da anni, che sfruttava l’acqua di un lago vicinissimo all’ospedale”.
TESTIMONIANZE
Anno 1 Numero 1 Aprile 2012
Massua, Eritrea: mille studenti imparano l’informatica con i computer donati da Unipol Funziona ormai a pieno regime la scuola S. Francesco di Massaua, la seconda città dell’Eritrea, sulla costa del Mar Rosso. Padre Protasio Delfini, missionario cappuccino da molti anni nel Paese africano, può dire di aver vinto la sua scommessa: un istituto formativo di eccellenza, in grado di accogliere fino a mille studenti. La scuola conta 40 aule, 4 laboratori, uffici di segreteria e di direzione, infermeria, biblioteca/ mediateca, servizi e spogliatoi. Oltre al liceo, sta per aprire l’istituto alberghiero, al servizio dei giovani di questa zona costiera dotata di grandi po-
tenzialità turistiche, ma ancora mancante delle professionalità necessarie per rilanciarla. Il turismo potrebbe dare un contributo importante allo sviluppo dell’Eritrea, uno dei Paesi più poveri del mondo, che porta ancora i segni del devastante conflitto con l’Etiopia. L’aula informatica della scuola S. Francesco è equipaggiata con 100 computer che
il ha ricevuto da Unipol, il noto gruppo assicurativo italiano, che ha sostenuto il BITeB con donazioni di grandissimo rilievo. La partnership con Unipol, ormai consolidata, è un esempio virtuoso di come la donazione di computer si possa trasformare in uno strumento “creativo” per sviluppare nuove iniziative di responsabilità sociale d’impresa.
COME FARE PER DONARE E RICEVERE PC ACCEDERE AL SITO www.biteb.org ANDARE ALLA SEZIONE “DONA E RICEVI BENI” SEGUIRE LA PROCEDURA DI REGISTRAZIONE IL BITeB VI CONTATTERA’ PER I DETTAGLI OPERATIVI
DONATORI PC
MAGAZZINO
LABORATORIO Pulizia collaudo monitor tastiere mouse
Consegna attrezzature ai beneficiari
Alcune immagini del lavoro di “rigenerazione” di Pc e stampanti.
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MAGAZZINO in uscita IMBALLAGGIO
Formattazione e installazione software
PRIMO PIANO
Anno 1 Numero 1 Aprile 2012
Un’opportunità imperdibile per il terzo settore TechSoup Global è una charity statunitense fondata nel 1987: la mission è quella di rendere la tecnologia accessibile al Terzo Settore. Per raggiungere l’obiettivo ha coinvolto le principali multinazionali della Tecnologia (come ad esempio Microsoft) perché donassero i loro prodotti. Il successo del programma ha suggerito ai fondatori statunitensi l’idea di estenderlo a livello mondiale. Il metodo utilizzato è stato quello di allacciare partnership con organizzazioni non profit in ogni Paese perché diventassero le “branch” nazionali di TechSoup (attualmente sono 38 distribuite in quattro continenti). In Italia hanno scelto il Banco Informatico Tecnologico e Biomedico (www.biteb.org). La conferenza stampa di presentazione, svoltasi a Milano nell’ottobre del 2010 con la partecipazione di numerosi stakeholder, ha dato il via al programma di donazione riscuotendo velocemente un notevole successo: 1150 organizzazioni registrate, 810 organizzazioni già state accreditate. Per poter usufruire del servizio le Organizzazioni Non Profit devono essere iscritte ad un registro (ad esempio quello delle organizzazioni di volontariato) e svolgere un’attività che i partner donatori hanno ritenuto condivisibile (ad esempio l’aiuto alla disabilità). Il primo passo Lavoriamo perché è la registrazione al portale e successivamente, se ritenuogni organizzazione te eleggibili per la donazione, non profit, in tutto ordinare i prodotti desiderail mondo, possa avere ti. Le aziende partner in Italia, per il momento, sono Microle migliori risorse soft, Cisco e SAP. Attraverso il tecnologiche e sappia programma di donazione Teutilizzarle al massimo chSoup, in questo periodo di crisi, è possibile ottenere sofdelle loro tware e hardware quasi gratupotenzialità itamente con lo sconto di circa il 96% (ad esempio Office 18 euro anziché 300 euro).
TechSoup Italia: come operiamo
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NONPROFITS
TECHSOUP
AZIENDE DONATRICI
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Provare per credere... “Si tratta di un’ottima opportunità per le realtà del terzo settore a cui, oltretutto, si può accedere con facilità (il processo di accreditamento è piuttosto snello e veloce). Sicuramente un’iniziativa intelligente da consigliare e da far conoscere, coerente con le politiche di sostenibilità tipiche delle organizzazioni non profit”.
“Aver potuto beneficiare della donazione di Techsoup Italia ha consentito di rendere più semplice diverse attività, con un gran risparmio di tempo”.
Andrea Basso, Presidente Cooperativa Sociale Giotto - Padova
Salvatore Cernigliaro, Amministratore unico di Solidaria Onlus - Palermo
“Tramite il contributo di un piccolo rimborso spese, sono riuscito ad ottenere la tecnologia necessaria in un brevissimo lasso di tempo. Ritengo che il programma TechSoup sia una opportunità straordinaria, che tutte le organizzazioni del Non Profit ed in particolare le cooperative sociali, non debbano lasciarsi sfuggire”. Gianmario Gualeni, Direttore Amministrativo Sebina Soc. Coop. a r.l. Onlus – Castro (BG)
“L’utilizzo di queste tecnologie ed il supporto di Techsoup Italia diventa fondamentale perché cosi i diversi compiti vengono gestiti in maniera semplice, efficace e con un utilizzo ottimale del tempo”.
Luca Giaccari, IT Manager Caritas Diocesana Bolzano-Bressanone
www.techsoup.it 11