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ANNO I
/2019
RIVISTA SCIENTIFICA E DI INFORMAZIONE OFTALMOLOGICA
DMEK,
STORIA DI UNA SFIDA L’evoluzione di una tecnica impegnativa ma efficace e appagante
Gerrit Melles al tavolo operatorio.
EDITORIALE
Ferdinando Fabiano dà il benvenuto ai lettori di EyeSee
RIFLETTORI SULL’ESPERTO
Conversazione con Cyres Mehta
LARGO AI GIOVANI
Oftalmologi italiani all’estero
FGE S.r.l.-Reg. Rivelle 7/F - 14050 Moasca (AT) - Redazione: via Petitti, 16 - 20149 Milano - Anno I - N. 1/2019 - Trimestrale
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Sommario
5 Editoriale 6 Cover Topic Redazione Laura Gasperi, MA Timothy Norris redazione@eyeseenews.it www.eyeseenews.it Pubblicità commerciale@fgeditore.it tel 3355654574 Direttore responsabile Ferdinando fabiano f.fabiano@fgeditore.it Grafica e impaginazione Cristiano Guenzi Hanno collaborato a questo numero: Aldo Caporossi, MD Cyres K. Mehta MS FSVH FAGE Francesco Carones, MD Gerrit Melles, MD, PhD Giulia Corradetti, MD Harminder Singh Dua, MD, PhD Inder Paul Singh MD Jack Parker MD, PhD Jorge Alió, MD, PhD Lucia Lee Ferraro, MD Massimo Busin, MD Matteo Torlino, MD Maurizio Rolando, MD Michela Cimberle, MH Riccardo Vinciguerra, MD Stefano Gandolfi, MD, PhD Coordinamento scientifico: Vittorio Picardo Editore FGE srl – Fabiano Gruppo Editoriale Redazione: Via Petitti, 16 – Milano Sede legale: Regione Rivelle, 7 14050 Moasca(AT) Tel 0141/1706694 – Fax 0141/856013 Stampa: Giuseppe Lang – Arti grafiche srl Genova Registrazione in corso presso il tribunale di Asti Copia omaggio
DMEK, STORIA DI UNA SFIDA
10 Riflettori sull’esperto Dr. Cyres Mehta
UNA CARRIERA ALL’AVANGUARDIA
12 Largo ai giovani UN MONDO PIENO DI SORPRESE
18 Tecniche chirurgiche LA CHERATOPIGMENTAZIONE NOVITÀ NEL MONDO DELLA CHIRURGIA CORNEALE COSMETICA
20 Casi da incubo EMORRAGIA SOVRACOROIDEALE ACUTA NEL CORSO DI VITRECTOMIA A CIELO APERTO
22 Novità su 26 New-Innovazioni RHOPRESSA - NUOVO PARADIGMA PER IL TRATTAMENTO DEL GLAUCOMA
28 Eventi congressuali 30 Dal mondo dell’ottica 30 News dalle aziende 3
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Editoriale
UN NUOVO NETWORK DI RICERCA CONTRIBUTI, OPINIONI ED IDEE
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Fabiano Editore dal 2019 offre all’attenzione degli Oculisti Italiani una nuova proposta editoriale in doppio formato, digitale e cartaceo. Nasce “EyeSee”, un giornale che, nella forma digitale avrà aggiornamenti a flusso costante online i cui principali contenuti verranno poi riportati in una edizione stampata a cadenza trimestrale. La rivista, attraverso il suo dinamico e qualificato staff editoriale, selezionerà per Voi le più interessanti e importanti informazioni a livello internazionale e nazionale, sugli argomenti di maggior interesse e attualità. Il loro posizionamento sulla rivista sarà di facile consultazione perché applicato ad una piattaforma digitale tecnologica sì, ma con una logica di lettura e informazione semplice, facile, ma attraente. Lavori scientifici, report su casi clinici, tavole rotonde virtuali, mistery case, interviste a Key Opinion Leaders saranno nel palinsesto del giornale, senza tralasciare però informazioni di carattere professionale e legislativo sulle problematiche della Sanità, in Italia in particolare modo. Ma, la globalizzazione moderna ci porterà anche a guardare a ciò che accade in Europa e nel resto del mondo e a confrontarci con queste
realtà importanti. Informazioni sul mondo presente, ma con una proiezione al futuro più e meno vicino. La qualità e la correttezza delle informazioni saranno filtrate dal Comitato Scientifico che in breve tempo darà vita ad una Community di Esperti, giovani e meno giovani, con un network di ricerca contributi, opinioni ed idee che coinvolgerà e interesserà sicuramente i nostri lettori. “EyeSee” vuol diventare in breve tempo il sito ed il giornale dove l’Oculista italiano potrà trovare tutto ciò che gli serve, l’intervista o il video sul caso clinico di routine così come su un caso inusuale o particolare, il lavoro scientifico sulla novità in campo di ricerca pura ed applicata, informazioni dal mondo della Aziende che vivono a stretto contatto con gli Oculisti. Il target che Fabiano Editore si è prefisso è sicuramente alto ed impegnativo, ma capacità, entusiasmo e voglia di offrire un nuovo servizio ci daranno la spinta. Alla fine, il successo della iniziativa ce lo daranno i nostri followers e i nostri lettori. Da oggi un luogo di incontro digitale in più! Ferdinando Fabiano
Tutte le interviste contenute in questo numero sono consultabili collegandosi al sito:
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Cover Topic
DMEK, STORIA DI UNA SFIDA Dalle difficoltà iniziali alla rapida crescita globale, la storia di una tecnica impegnativa, efficace ed appagante
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In questa immagine i due medici Jack Parker, a destra, e Gerrit Melles
Dalla sua introduzione nel 2006, la DMEK (Descemet Membrane Endothelial Keratoplasty) continua a confermarsi come la più efficiente tra le tecniche di trapianto corneale endoteliale. Dopo una prima fase di scarso successo a causa del suo alto grado di difficoltà, oggi è diventata una pratica in costante crescita tra gli oftalmologi di tutto il mondo. Grazie alla ricerca e all’esperienza del Dr. Gerrit Melles, MD, PhD, e ai suo collaboratori del Netherlands Institute for Innovative Ocular Surgery (NIIOS) di Rotterdam, la tecnica è stata affinata in ogni suo aspetto, fino alla possibilità di eseguire quattro trapianti diversi con la cornea di un singolo donatore, con minimi tassi di rigetto. “Le prime sperimentazioni sulla tecnica DMEK risalgono al 1997, anni prima di quelle sulla DSEK. Purtroppo allora non avevamo una banca degli occhi a portata e questo rendeva molto complicato l’approccio clinico di questo tipo di trapianto. Nel 2001 abbiamo compiuto la prima operazione DSEK e questo ha velocizzato il processo per ottenere una licenza per una banca degli occhi che abbiamo ottenuto nel 2004. Grazie a questo percorso abbiamo trapiantato con la tecnica DMEK la prima membrana di Descemet con il risultato straordinario di un’acuità visiva di oltre 10/10 in un solo mese. Un percorso oltremodo incoraggiante,” racconta Gerrit Melles. Fondatore del NIIOS, del Melles Cornea Clinic Rotterdam e dell’Amnitrans EyeBank Rotterdam, il Dr. Melles si è affermato tra i massimi esperti di cornea al mondo e come padre della cheratoplastica endoteliale.
“A differenza delle precedenti tecniche DLEK e DSEK/DSAEK la nuova tecnica DMEK è stata accuratamente standardizzata dal team di ricerca del NIIOS con una procedura passo-per-passo, prima della sua introduzione nella letteratura medica. Questo approccio ha facilitato il suo insegnamento ai colleghi, dando loro la possibilità di aggiungere delle personali modifiche per adattarla alle loro esigenze, rendendo più veloce e sicuro l’intervento”, aggiunge Melles. I collaboratori di Melles, una brillante squadra di giovani chirurghi provenienti da ogni parte d’Europa e oltre, hanno lavorato sul perfezionamento della strumentazione necessaria alla preparazione e alla tecnica di inserimento del graft, e sulla standardizzazione di manovre chirurgiche atte ad ottimizzare ogni fase della chirurgia. Alcune delle tecniche (Dapena maneuver, Dirisamer technique) portano il loro nome. Nel team sono presenti anche i tecnici della banca dell’occhio, che seguono il chirurgo durante l’intervento in modo tale da armonizzare la logistica e riconoscere prontamente ogni minima complicazione relativa al trapianto. “Questo sistema si è affermato a tal punto che abbiamo aperto una sede del NIIOS negli Stati Uniti, implementando l’esperienza, i ruoli e la prassi nella pratica clinica e chirurgica dalla diagnosi al follow up”, spiega Melles. IL CHIRURGO FA LA DIFFERENZA. Alla base di un più lento processo di integrazione nelle pratiche cliniche mondiali della DMEK, comparata alle procedure DSEK e DSAEK,
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Testo di Timothy Norris
Adoperare le tecniche Hemi e Quarter-DMEK riesce a duplicare e a quadruplicare la disponibilità di cellule e di conseguenza di pazienti operati
Jack Parker
c’è la maggiore difficoltà tecnica della procedura con il maggiore rischio di complicazioni iatrogene. Secondo quanto affermato dal Dr. Melles, questo è un elemento che può essere superato semplicemente con l’esperienza. “Abbiamo raccolto i dati di 2500 operazioni di trapianto della membrana di Descemet con la tecnica DMEK, eseguita da diversi medici sparsi in tutto il globo. Questo studio ha ampiamente dimostrato come l’incidenza di complicazioni scenda man mano che il chirurgo prende confidenza con la tecnica
in questione. Un distacco parziale del graft può essere gestito facilmente, ma ci vuole l’esperienza sufficiente per capire quando è necessario o meno approntare un rebubbling. Anche il glaucoma secondario può essere evitato nella maggior parte dei casi, anche se in caso di glaucoma preoperatorio sono necessari un’attenzione ed un monitoraggio particolari. Si potrebbero avere maggiori problemi in pazienti con IOL fachiche con supporto ad angolo, potenzialmente a rischio di sviluppare un glaucoma incontrollato anche in caso di rimozione della lente”, spiega Melles.
IL NIIOS E L’APPROCCIO GENERAZIONALE DELL’OFTALMOLOGIA. L’approccio alle nuove tecniche chirurgiche d’avanguardia, nel Netherlands Institute for Innovative Ocular Surgery, punta in particolar modo sulla formazione dei giovani talenti, direttamente coinvolti nel processo di innovazione. “Lavorare in questa clinica è stata una delle esperienze più intense e motivanti della mia vita”, afferma il Dr. Jack Parker, della clinica Parker Cornea dell’Alabama. Grazie al periodo passato al NIIOS,
Jack Parker è membro del Board of Directors del NIIOS-USA
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Cover Topic
La nuova tecnica DMEK è stata accuratamente standardizzata dal team di ricerca del NIIOS con una procedura passo-per-passo, prima della sua introduzione nella letteratura medica
Gerrit Melles
Jack Parker, studente di Gerrit Melles è oggi uno dei massimi esperti mondiali nel trattamento della distrofia di Fuchs e del cheratocono, con una grande esperienza nelle tecniche DMEK, DSEK e del trapianto della lamina di Bowman. Ha mantenuto uno stretto legame con il suo mentore diventando membro del Board of Directors del NIIOS-USA. “Al NIIOS ho fatto parte di un team caratterizzato da un grande entusiasmo e da una grande voglia di lavorare, incentivata dalla consapevolezza di essere sempre alla frontiera delle nuove scoperte nel campo oftalmologico, sempre pronti ad apprendere ogni giorno qualcosa di nuovo, e a risolvere degli “enigmi” che nessuno prima aveva mai incontrato. Sono esperienze che creano un forte legame all’interno del team chirurgico, e che possono dare enormi soddisfazioni”, spiega Parker. UNA SFIDA AD ALTO GRADO DI SODDISFAZIONE L’apprendimento della tecnica DMEK pone una sfida ad alti livelli per tutti i giovani oftalmologi intenzionati ad entrare nel mondo della chirurgia corneale. “All’inizio è importante cominciare selezionando accuratamente i pazienti da trattare”, consiglia Parker, “questo in favore di una massima possibilità di successo: un elemento vitale se si è alle prime armi con una procedura complessa come la DMEK e utile per scongiurare il senso di scoramento causato da un eventuale fallimento. Consiglio caldamente di iniziare con pazienti tra i 60 e i 70 anni con una diagnosi di distrofia di Fuchs e occhi pseudofachici. È inoltre importantissimo filmare ogni in-
tervento, così da poter rivedere ed analizzare la procedura e prendere confidenza con il comportamento del graft all’interno dell’occhio durante il trapianto. Questo incentiva la formulazione di una procedura standard e di una strategia utile a ridurre l’imprevedibilità dell’intervento”. “Posso assicurarvi che padroneggiare la tecnica DMEK risulta essere sorprendentemente gratificante”, aggiunge Melles, “richiede sicuramente lo sviluppo di un mindset chirurgico del tutto innovativo, specialmente dato dal principio
no-touch caratteristico dell’intervento, ma alla fine dei conti ciò porta a capire come la DMEK non sia opera di magia, ma un’operazione estremamente fattibile”. GLI ULTIMI SVILUPPI: HEMI- E QUARTER-DMEK. Una delle particolarità più interessanti della tecnica DMEK riguarda il suo percorso di affinamento. Con l’’introduzione della hemi- e della quarter-DMEK è oggi possibile operare su più pazienti con la cornea di un singolo donatore.
Gerrit Melles è il fondatore del Netherlands Institute for Innovative Ocular Surgery (NIIOS) di Rotterdam, ora con sede anche negli Stati Uniti
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Al NIIOS si sono formati giovani chirurghi di tutto il mondo. Qui Isabel Dapena: un bellissimo lembo arrotolato è visibile dal monitor
“Ci sono due nuove versioni di questa procedura. La prima, Hemi-DMEK è l’evoluzione dell’originale e la Quarter-DMEK a sua volta ha affinato la Hemi-DMEK. La Hemi-Dmek si basa sulla possibilità di fare un graft semicircolare, con un diametro maggiore rispetto al graft circolare della tecnica di base. Questo però non riduce il numero di cellule e permette quindi di poter trapiantare la membrana negli occhi di due pazienti partendo dalla cornea di un singolo donatore. La Quarter-DMEK ha ulteriormente affinato questo processo trovando un modo di ottenere ottimi risultati trapiantando un quarto di membrana del donatore con un numero ridotto di cellule, con l’effetto di diminuire notevolmente il rischio di rigetto”, afferma Parker. La possibilità di trapiantare su più pazienti a partire da un singolo donatore esprime pienamente la volontà di risolvere uno dei problemi più annosi e tipici del trapianto. “Adoperare le tecniche Hemi- e Quarter-DMEK riesce a duplicare e quadruplicare la disponibilità di cellule e di conseguenza di pazienti operati. Questo, ovviamente, riduce drasticamente le liste d’attesa per poter ottenere un trapianto corneale”, dichiara Melles. “A questo si aggiunge una riduzione dei tassi di rigetto del lembo che nel caso della Quarter-DMEK possono scendere anche del 75%”, aggiunge Parker. Da tredici anni, la Descemet Membrane Endothelial Keratoplasty, insieme alle sue molteplici varianti, mantiene tra i più alti tassi di successo tra le diverse tecniche di trapianto endoteliale. “Ultimamente si parla molto, ad
esempio, della DWEK (Descemetorhexis Without Endothelial Keratoplasty), una tecnica all’avanguardia ma che ha un tasso di successo probabilistico: questo significa che può funzionare in alcuni pazienti ed in altri no con un criterio legato alla casualità. Le conseguenze di una mancata riuscita della DWEK in un occhio non sono affatto piacevoli”, spiega Parker. “Nei pazienti in cui funziona, la DWEK risulta molto efficace, ma in caso di fallimento la conseguenza è lo sviluppo di un edema corneale.
Inoltre la convalescenza risulta più lunga e con un corollario di disturbi post-operatori in quelle quattro settimane che possono mettere in stato di allerta sia il paziente che lo stesso medico”. “Quindi penso che anche di fronte a tecniche di trapianto cronologicamente più recenti, la DMEK continui ad affermarsi come una delle migliori opzioni chirurgiche a disposizione dell’oftalmologo, specialmente man mano che questa tecnica viene affinata dagli esperti”, conclude Parker. 9
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Riflettori sull’Esperto
UNA CARRIERA ALL’AVANGUARDIA L’importanza e le responsabilità dell’innovazione secondo il Dr. Cyres Mehta
D Per collegarsi al video, scansionare il codice QR
Da vent’anni a questa parte il Dr. Cyres Mehta applica alla sua pratica clinica una linea basata sull’importazione in India delle più recenti ed innovative tecniche oftalmologiche globali, guadagnandosi per merito una reputazione a livello internazionale. Nella videointervista concessa alla nostra redazione, il Dr. Mehta ci ha parlato del suo approccio con le più recenti novità mediche e del suo percorso a partire dall’operazione di cataratta, con un passaggio alla cataratta refrattiva fino alla tecnica SMILE e la chirurgia non perforante del glaucoma. L’India è una nazione con una grande dedizione alla ricerca e allo sviluppo nell’ambito farmacologico e medico, qual è stato il suo contributo come medico chirurgo? Sono stato uno dei primi medici ad adottare le lenti multifocali, uno dei
primi ad adottare l’estrazione lenticolare (ReLEx SMILE, Small Incision Lenticule Extraction, Carl Zeiss Meditec) nella chirurgia refrattiva ed il primo in assoluto ad eseguire una chirurgia non penetrante del glaucoma, una tecnica appresa in Germania dal Prof. Friedrich J. Rentsch alla fine degli anni ‘90. Nel tempo ho sviluppato una filosofia professionale che mi ha sempre spinto a puntare alla ricerca di nuove tecniche e tecnologie per migliorare la mia pratica clinica. Quali figure importanti hanno ispirato la sua carriera e il suo modo di pensare? La persona più influente in assoluto è mio padre, il Prof. Keiki R. Mehta, che mi ha ispirato al punto da seguire le sue orme. Un’altra grande influenza che ha plasmato il mio approccio alla materia e alla chirurgia è stato sicuramente il Prof. I. Howard Fine, con cui ho collaborato a lungo imparando moltissimo, e che mi ha insegnato ad avere costantemente un occhio attento sul futuro dell’oftalmologia. Lei è presente nella scena internazionale e coinvolto nei più importanti progressi dell’oftalmologia, quanto di questo impatta nella sua attività professionale e sui suoi pazienti della clinica di Mumbai? In un paese con una popolazione di mille e quattrocento milioni di persone è facile avere una base di pazienti molto vasta, e tutte queste nuove tecnologie oggi arrivano molto più velocemente che in passato. L’India è diventata in poco tempo un mercato enorme in termini di dimensione e importanza. Questo significa dover
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Testo di Timothy Norris
Il Dr. Mehta era in passato un pluripremiato pilota motociclistico, e mantiene ancora oggi questa passione.
Non credo nelle tecniche che vogliono rendere multifocale la cornea, non funzioneranno mai perché il cristallino è la vera struttura multifocale nell’occhio. La vera risposta sta nel ricreare artificialmente una struttura che sia il più possibile simile alla lente naturale. Quale importanza ha la professione nella sua vita in una scala da 1 a 10? In una scala da uno a dieci direi otto, perché deve esserci spazio per la famiglia. Posso avere tanto successo nella vita, ma se non c’è una famiglia che mi aspetta a casa alla fine della giornata questo successo perde di valore.
essere molto ricettivi, così che, nello stesso momento in cui una nuova tecnica o tecnologia esce a livello globale, abbiamo la possibilità di inserirla nella nostra pratica professionale. Crediamo nell’innovazione e questo significa anche voler offrire al paziente i più avanzati sistemi a disposizione. Quali sono le responsabilità che vengono dall’essere sempre pronto ad accogliere queste novità nel campo dell’oftalmologia? Essere il primo ad introdurre nel paese una tecnologia o una pratica medica all’avanguardia comporta avere anche un ruolo di promozione di queste nella comunità medica. Questo significa che l’introduzione della chirurgia del glaucoma non penetrante e della chirurgia della cataratta con laser a femtosecondi nella mia pratica mi ha anche spinto a far
conoscere queste tecniche ai miei colleghi, per spiegare loro quanto siano effettivamente una soluzione migliore in termini di benefici per il paziente e ridotti effetti avversi.
Quali sono i suoi hobby e le passioni al di fuori del lavoro? Prima di diventare un oftalmologo pilotavo motociclette, invecchiando i miei tempi sono peggiorati e non gareggio più. In tutti questi anni ho avuto circa ventidue motociclette da gara e ancora oggi quando la BMW o la Ducati lanciano un nuovo modello me lo fanno provare in anteprima.
Quale idea innovativa sarebbe utile sul mercato nel breve periodo per la sua clinica e i suoi pazienti? Sto pensando al riempimento capsulare. Credo che i tempi siano maturi per questo tipo di tecnologia. L’idea di poter sostituire il cristallino opacizzato con un polimero che provvede in modo del tutto naturale all’accomodazione è magnifica. Il fluido che sostituisce la lente naturale può essere iniettato direttamente nella capsula e di conseguenza l’operazione si rivela essere talmente semplice che il paziente quasi non si rende conto di essere stato operato. È il Sacro Graal dell’oftalmologia.
Una parola per le nuove generazioni che vedranno le future potenzialità dell’oftalmologia divenire realtà. Vorrei raccomandare alle nuove generazioni la carriera in oftalmologia, perché non si limita solo all’analisi del paziente con uno stetoscopio, ma si tratta di avere un’esperienza immersiva con le tecnologie all’avanguardia come laser, computer ed intelligenza artificiale applicate alla medicina. L’oftalmologia non è una scienza statica come patologia o microbiologia, è una scienza viva, pulsante e in costante evoluzione e sviluppo. La prossima generazione di oftalmologi avrà di fronte un futuro incoraggiante e sconfinato. 11
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Largo ai giovani
UN MONDO PIENO DI SORPRESE Storie di giovani oftalmologi italiani all’estero
In basso, Giulia Corradetti, nella pagina a fianco Giulia con David Sarraf, al centro, e altri giovani colleghi dell’UCLA
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In un mondo altamente interconnesso, le parole “mobilità” e “internazionale” sono diventate sempre più importanti quando si parla di arricchimento del proprio curriculum professionale e delle proprie esperienze di vita. Sempre più giovani italiani decidono di espatriare alla ricerca di nuo-
ve opportunità, di inseguire le proprie passioni e avere quella piccola marcia in più che può fare davvero la differenza per la loro carriera. Che siano esperienze di studio o di formazione, come il programma Erasmus+, o che siano opportunità di lavoro e ricerca, anche in campo medico oftalmologico, abbiamo moltissimi esempi di giovani italiani all’estero che si distinguono per professionalità ed eccellenza. Ne abbiamo parlato con tre di questi giovani talenti italiani, la dottoressa Lucia Lee Ferraro, la dottoressa Giulia Corradetti e il dottor Riccardo Vinciguerra. Abbiamo chiesto loro di condividere la loro esperienza, anche per capire meglio cosa vuol dire per un giovane medico uscire dai confini nazionali e inserirsi in un’altra realtà sanitaria, i motivi che spingono a compiere questo grande passo, la scelta della destinazione o le difficoltà che si possono incontrare. SPECIALIZZARSI CON LO STRUMENTO DELLA FELLOWSHIP “Io mi sono spostata subito dopo la fine della specializzazione, perché comunque avevo la sensazione di avere non più che un’infarinatura generale” racconta Lucia Lee Ferraro, attualmente collaboratrice presso l’Institut de la Màcula a Barcellona dove si occupa di patologie retiniche, soprattutto degenerative, e di distrofie retiniche. Il desiderio di approfondire maggiormente la propria formazione, acquisendo strumenti sempre più specifici e aggiornati nelle relative sottospecialità, è una motivazione comune a tutti e tre gli intervistati. Non necessariamente questo si lega ad insoddisfazione rispetto alle
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Testo di Laura Gaspari
scuole di specializzazione italiane. La dottoressa Corradetti sottolinea i pregi della scuola di specializzazione del San Raffaele, che dice averle dato ottimi strumenti in ambito clinico, chirurgico e di ricerca scientifica. “È a mio parere la migliore scuola di oftalmologia in Italia. La specialità è suddivisa in servizi superspecializzanti e gli specializzandi hanno l’opportunità di ruotare in questi servizi, vedendo casi unici in Italia e nel mondo, acquisendo autonomia e indipendenza”, tiene a sottolineare. Tutti e tre hanno seguito un programma di fellowship, strumento formativo e professionalizzante che attualmente non esiste nel nostro Paese e che permette di focalizzarsi su una determinata area di specializzazione all’interno della stessa disciplina medica. “In Italia non abbiamo ancora dei programmi come le fellowship strutturati in modo che tu in un anno hai, non solo un’infarinatura, ma ti portano all’indipendenza completa dal punto di vista chirurgico e clinico” sottolinea il dottor Vinciguerra, che attualmente si trova a Liverpool per concludere la sua fellowship di cornea. Esperienze professionali che possono essere cruciali nella vita di uno specialista, ma soprattutto esperienze che possono far riflettere sulle nostre aspirazioni e scopi, dando una vera opportunità per esprimersi a pieno e far valere le proprie capacità di medico. Una differenza con l’Italia che non sta tanto nella qualità, come ci ha puntualizzato la dottoressa Corradetti parlando della situazione statunitense, ma in come viene gestito lo strumento della fellowship. “Se lavori tanto, se sei presente, se
sei affamato di conoscenza, se sei intelligente, se dimostri non tanto di valere qualcosa, ma se dimostri di voler conquistare qualcosa, qui nella mia esperienza ti danno tutte le possibilità del mondo” afferma la dottoressa Corradetti. OLTRE IL CONFINE La scelta della destinazione è un aspetto importante ed è puramente soggettiva, dato che riflette sia le personalità, che i bisogni di carriera e vita di un giovane medico. C’è chi sceglie una meta perché gli è già familiare, come la dottoressa Ferraro. “Sono andata a Barcellona con il progetto Erasmus e più tardi per un periodo di formazione durante la specializzazione. Ho avuto quindi l’opportunità di conoscere tanti colleghi ed entrare più in contatto
con la città”, afferma Lucia Lee Ferraro, “questo mi ha spinto a tornare, su consiglio di alcuni colleghi, in occasione di una fellowship presso l’Institut de la Màcula che sarebbe dovuta durare un anno. Dopo solo sei mesi mi è stata convertita in contratto a tempo indeterminato, permettendomi di entrare ufficialmente a far parte del team di Jordi Monés”. C’è chi persegue un obiettivo professionale, o una passione specifica, anche attraverso percorsi non lineari, come il dottor Vinciguerra. “Mi è sempre piaciuto fare esperienze e interscambi”, spiega Riccardo Vinciguerra, “già quando avevo 17 anni ho partecipato ad uno scambio culturale negli Stati Uniti, poi, durante la specializzazione ho partecipato per tre mesi ad una fellowship di chirurgia refrattiva seguendo gli insegnamenti di Roberto Zaldivar nella sua clinica in Argentina”. “Forte di quest’esperienza sono poi entrato nella fellowship a Liverpool, prima di glaucoma e poi di cornea. Era proprio quello che volevo, perché il suo programma, in fatto di cornea, è tra più prestigiosi di tutta l’Inghilterra”, afferma Vinciguerra. A guidare i giovani medici all’estero può essere anche la ricchezza di opportunità e il metodo di formazione meritocratico, competitivo, e soddisfacente di un diverso sistema sanitario. “Mi sono specializzata al San Raffaele, e qui ho sviluppato un background di oftalmologia pediatrica e di retina medica” racconta Giulia Corradetti. “Grazie ai miei mentori, il Prof. Francesco Bandello e il Prof. Giuseppe Querques, ho poi avuto l’opportuni-
..se dimostri di voler conquistare qualcosa, qui nella mia esperienza ti danno tutte le possibilità del mondo
Giulia Corradetti
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Largo ai giovani
Uscire dalla zona di comfort permette un miglioramento personale e un arricchimento a livello umano, ti fa vedere la vita in maniera diversa
Lucia Lee Ferraro
tà di entrare in una fellowship all’Università della California di Los Angeles. Inizialmente mi sono approcciata all’opportunità senza aspettative personali e con il piano di restare sei mesi, ma mi sono poi innamorata di quest’esperienza, di questo Paese e dell’ambiente lavorativo. È un ambiente meritocratico e sicuramente competitivo, ma fatto di persone gentili e disponibili e stimati professori come il Prof. Kenneth Wright e il Prof. David Sarraf. Qui ho scelto di proseguire la mia carriera”.
LE DIFFICOLTÀ DI SPOSTARSI ALL’ESTERO Dalla troppa burocrazia, alla solitudine iniziale dovuta al distacco dalla propria famiglia e dai propri affetti, alla lingua e alle sfide di ogni giorno, si tratta sicuramente di un percorso in salita, anche se “le difficoltà ci sono in tutte le cose belle che si fanno nella vita. La difficoltà maggiore io l’ho trovata nel fare questo percorso da solo nonostante la mia famiglia e la mia ragazza mi abbiano sempre sostenuto. Ho
sentito sempre la loro presenza, ma ero solo. Però io sono una persona dinamica, quindi il cambiamento mi pesa meno rispetto alla mancanza della mia famiglia che per me è molto importante” citando il dottor Vinciguerra. “Sicuramente devi essere una persona a cui piace uscire dalla zona di comfort per intraprendere un’esperienza del genere. Le difficoltà dipendono poi da com’è la tua attitudine alla vita. Ogni giorno è un giorno nuovo, le difficoltà sono continue”
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Lucia Lee Ferraro fa parte del team di Jordi Monés all’ Institut de la Màcula di Barcellona
aggiunge la dottoressa Ferraro. “Il fatto di essere immigrata è un peso che si porta sempre dietro e per quanto gli Stati Uniti siano un paese progressivo, il peso si sente. Ci si sente accettati e accolti, ma diversi tutti i giorni. La cultura è diversa, l’accento è diverso. Sono tutti molto apprensivi e ti stanno molto dietro, e la cosa può dare fastidio perché può far sentire diversi” dice Corradetti. Sacrificio e dedizione sembrano essere le parole chiave per affrontare un’esperienza del genere, senza contare una buona dose di spirito di adattamento, pazienza e umiltà. Provare queste esperienze significa anche interfacciarsi con una cultura e un contesto diverso, con un altro sistema sanitario che può essere diametralmente opposto a quello italiano e doversi mettere in gioco per assimilare conoscenze ed expertise. UN’OCCASIONE PER LA CRESCITA PROFESSIONALE E PERSONALE Esperienze del genere non possono far altro che portare stimoli e vantaggi, sia dal punto di vista professionale che da quello umano. “Dal punto di vista della carriera ho avuto moltissimi benefici. Se non fossi venuta qui non mi sarei innamorata della ricerca clinica, intraprendendo quella strada che mi rende davvero felice. Mi ha aperto gli orizzonti. Le possibilità che hai di ricominciare negli Stati Uniti sono tantissime, così come l’estrema meritocrazia e la positività con cui si affronta ogni aspetto della vita personale e professionale. Ogni giorno è una battaglia che
devi vincere”, sostiene Corradetti. “Sono riuscito a condensare in un periodo molto breve un’esperienza clinica significativa, un’indipendenza chirurgica e un sacco di spunti e collaborazioni di ricerca con altri istituti, ad esempio l’Istituto di Ingegneria di Liverpool, con cui collaboro per la ricerca sulla biomeccanica corneale a stretto contatto con il professor Elsheikh” dice Vinciguerra “Bisogna avere sempre passione per quello che si fa perché ci porta a fare quello step in più per superare le proprie paure e dubbi e buttarsi e fare qualcosa di nuovo. Non bisogna avere paura di fare errori perché ci permettono di migliorare”, afferma. “Io mi sento già soddisfatta di quello che ho perché comunque a 30 anni non è poco avere un posto come specialista di retina e fare esclusivamente quello che ti piace fare. Ti permette di andare a lavorare felice tutti i giorni e di avere
una stabilità facendo le cose che ti appassionano. Uscire dalla zona di comfort permette un miglioramento personale e un arricchimento a livello umano, ti fa vedere la vita in maniera diversa”, spiega Ferraro. PASSANDO IL TESTIMONE Avvalorandosi dell’esperienza maturata all’estero, i giovani medici guardano al futuro e alle nuove generazioni dando suggerimenti utili a tutti coloro che vogliono intraprendere questo percorso. “Il consiglio che posso dare è di considerare bene i pro e contro di un’esperienza all’estero e soprattutto chiedersi le motivazioni per uscire dal Paese. Bisogna avere molta pazienza, di opportunità ce ne sono tantissime, ma non bisogna pretendere di essere il primo della fila fin dal primo giorno. Bisogna essere umili, ascoltare molto e avere molta perseveranza. Le cose qui non avvengono da 15
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Largo ai giovani un giorno all’altro, bisogna avere molta tenacia, essere forti e lavorare sodo con etica, professionalità e positività.” puntualizza la dottoressa Corradetti, aggiungendo che “la cosa che posso consigliare è di trovare subito delle amicizie solide perché ti cambiano la vita: a distanza di anni mi fanno chiamare questa città casa”. “Abbiate passione e non paura. Lanciarsi è l’unico modo per ottenere quello che si desidera. Chi perdura alla fine se vuole qualcosa la ottiene, potrà metterci un anno, o due o tre a seconda della fortuna o delle occasioni, però io conosco tantissimi giovani italiani che sono riusciti prima o dopo ad ottenere quello che volevano” dice Vinciguerra. “Non scegliete esclusivamente un ospedale per quanto è rinomato o per quanto è grande o per quanto sono famosi i medici che ci lavorano. Non sempre significa avere abbastanza opportunità per imparare. È molto importante che ci siano dei grandi mentori, ma è altrettanto importante che lascino spazio per lavorare. Fate un sopralluogo per vedere com’è il posto prima di decidere” afferma Ferraro. UNO SGUARDO VERSO IL FUTURO. La passione per la professione medica e il desiderio di ampliare le proprie possibilità accomunano i giovani specialisti italiani che hanno deciso di uscire dai confini per essere medici o ricercatori migliori. La visione verso la professione e la vita che ne risulta è quella di un medico dall’attitudine cosmopolita e un’apertura verso il mondo. “Bisogna sempre abbracciare le diversità e i cambiamenti perché se non
Riccardo Vinciguerra è già presente come speaker in importanti congressi internazionali
abbiamo questa capacità, in primo luogo non siamo in grado di accettare il mondo che sta cambiando e in secondo luogo non siamo in grado di approcciare dei nuovi cambiamenti, in Italia o all’estero” afferma entusiasticamente il dottor Vinciguerra. Medici italiani che decidono di tornare e altri che invece decidono di
restare all’estero, ma tutti con la stessa idea di voler lasciare un contributo e un cambiamento per il bene della medicina, della ricerca e dei pazienti. Medici con lo sguardo rivolto verso il futuro, per lasciare un impatto positivo e fare la loro parte nel progresso della medicina a livello globale.
Abbiate passione e non paura. Lanciarsi è l’unico modo per ottenere quello che si desidera
Riccardo Vinciguerra
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MS39 MS39 AS-OCT AS-OCT MS39 MS39 AS-OCT AS-OCT
MS39 èMS39 il nuovo è ilTomografo nuovo Tomografo per l’analisi per del l’analisi segmento del segmento anteriore, anteriore, che si avvale che sidella avvale combinazione della combinazione della della tecnologia tecnologia OCT e disco OCT di e disco Placido. di Placido. MS39 èMS39 il nuovo è ilTomografo nuovo Tomografo per l’analisi per del l’analisi segmento del segmento L’acquisizione L’acquisizione tomografica tomografica è estremamente è estremamente rapida erapida la e la anteriore, anteriore, che si avvale che sidella avvale combinazione della combinazione della della sua elaborazione sua elaborazione è immediata. è immediata. tecnologia tecnologia OCT e disco OCT di e disco Placido. di Placido. La sezione La sezione tomografica tomografica copre una copre larghezza una larghezza di 16 mm di 16 mm L’acquisizione L’acquisizione tomografica tomografica è estremamente è estremamente rapida erapida la e la di diametro. di diametro. Il dispositivo Il dispositivo consente consente l’acquisizione l’acquisizione sua elaborazione sua elaborazione è immediata. è immediata. di più meridiani di più meridiani simultaneamente simultaneamente o di o di una sezione una sezione raster della raster cornea. della cornea. La sezione La sezione tomografica tomografica copre una copre larghezza una larghezza di 16 mm di 16 mm di diametro. di diametro. Il dispositivo Il dispositivo consente consente l’acquisizione l’acquisizione Il dispositivo Il dispositivo è in grado è indigrado fornire diuna fornire serie una di mappe serie di mappe di più meridiani di più meridiani simultaneamente simultaneamente o di o di topografiche topografiche e aberrometriche, e aberrometriche, visualizzate visualizzate in sommari in sommari una sezione una sezione raster della raster cornea. della cornea. che ne standardizzano che ne standardizzano l’interpretazione, l’interpretazione, tra le quali tra le quali mappe di mappe spessore di spessore corneale, corneale, stromalestromale ed epiteliale. ed epiteliale. Il dispositivo Il dispositivo è in grado è indigrado fornire diuna fornire serie una di mappe serie di mappe topografiche topografiche e aberrometriche, e aberrometriche, visualizzate visualizzate in sommari in sommari MS39 consente MS39 consente la valutazione la valutazione del tessuto del tessuto congiuntivale congiuntivale che ne standardizzano che ne standardizzano l’interpretazione, l’interpretazione, tra le quali tra le quali sclerale sclerale perilimbare perilimbare e fornisce e fornisce sia informazioni sia informazioni mappe di mappe spessore di spessore corneale, corneale, stromalestromale ed epiteliale. ed epiteliale. gonioscopiche gonioscopiche della camera della anteriore, camera anteriore, che che dell’areadell’area sottesa tra sottesa il trabecolato tra il trabecolato ed il piano ed irideo. il piano irideo. MS39 consente MS39 consente la valutazione la valutazione del tessuto del tessuto congiuntivale congiuntivale sclerale sclerale perilimbare perilimbare e fornisce e fornisce sia informazioni sia informazioni gonioscopiche gonioscopiche della camera della anteriore, camera anteriore, che che dell’areadell’area sottesa tra sottesa il trabecolato tra il trabecolato ed il piano ed irideo. il piano irideo.
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VIA DEGLI STAGNACCI VIA DEGLI STAGNACCI 12/E 12/E 50018 SCANDICCI 50018 SCANDICCI - FIRENZE - -ITALY FIRENZE - ITALY TEL. +39 055 TEL. 722191 +39 055 | CSO@CSOITALIA.IT 722191 | CSO@CSOITALIA.IT
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Tecniche chirugiche
LA CHERATOPIGMENTAZIONE NOVITÀ NEL MONDO DELLA CHIRURGIA CORNEALE COSMETICA Jorge Aliò, MD, PhD, parla della tecnica messa a punto dal suo team, perfezionata nel corso di dieci anni
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La cheratopigmentazione, o tatuaggio corneale, può essere una soluzione sicura ed efficace in termini di resa estetica e di peso psicologico in occhi funzionalmente ed esteticamente compromessi. Prof. Jorge Aliò MD, PhD, Docente dell’Università Miguel Hernandez di Elche e Direttore Scientifico della clinica Vissum di Alicante, ha creato e perfezionato nel corso di più di dieci anni una propria tecnica, di cui ha i risultati in uno studio sul British Journal of Ophthalmology nel 2018. I risultati sono stati suddivisi in base alle tre principali applica-
zioni della cheratopigmentazione: terapeutica (in cornee opache ed esteticamente sfigurate di occhi non vedenti), funzionale (su iridi anatomicamente compromesse) e puramente cosmetica (in un piccolo gruppo di pazienti che hanno richiesto di modificare il colore dell’iride per ragioni estetiche). “Abbiamo iniziato dieci anni fa, domandandoci se c’era un’alternativa all’enucleazione nei pazienti con un occhio compromesso nel funzionamento e nell’aspetto, specialmente nel caso di alcuni pazienti a cui, per ragioni culturali e religiose, questo determinato tipo d’intervento è vietato”, afferma il Prof. Aliò, “Abbiamo quindi iniziato a pensare ad una nuova tecnica. Prima di tutto abbiamo ricercato nuovi pigmenti specifici, poi siamo passati ad una ricerca approfondita sulla loro applicazione, sulle complicazioni e sulle potenziali variazioni tecniche sulla tipologia d’intervento, infine abbiamo messo in pratica la tecnica sui nostri pazienti, e tutt’oggi continuiamo con successo a operare”. La tecnica si distingue in tre tipologie dettate dalle necessità del paziente e dalla condizione dell’occhio; tecniche che talvolta possono essere combinate per garantire il massimo risultato estetico. La cheratopigmentazione superficiale automatizzata applica i pig-
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Testo di Timothy Norris
menti agli strati più esterni della cornea tramite uno strumento non dissimile da un ago da tatuatore. La cheratopigmentazione intralamellare manuale, invece, vede l’applicazione dei pigmenti a livello lamellare, mentre la cheratopigmentazione a laser femtosecondi assistita utilizza le più moderne tecnologie laser per creare accessi a vari livelli stromali per migliorare resa e la precisione dell’intervento. “È possibile utilizzare ogni tipologia di laser a femtosecondi sul mercato. Per la maggior parte dei casi abbamo impiegato l’IntraLase (Johnson & Johnson Vision), il VisuMax (Carl Zeiss Meditec) e il WaveLight FS200 (Alcon), ottenendo ottimi risultati”, spiega Aliò, “Ogni laser a femtosecondi di buona qualità può garantire questo risultato se viene programmato nel modo giusto, specialmente considerato il fatto che questo tipo di intervento richiede un diverso settaggio energetico rispetto alla normale chirurgia corneale”. Questo tipo di intervento si sta affacciando nel mondo dell’oftalmologia dando speranza a molti pazienti con un occhio sfigurato o irrimediabilmente danneggiato. “Al momento stiamo ricercando pigmenti privi di componenti metalliche, che potrebbero creare problemi nel caso di risonanze magnetiche o qualora il paziente
venisse esposto a campi elettromagnetici intensi. In questo momento stiamo seguendo 400 pazienti a cui è stata eseguita una cheratopigmentazione e possiamo finalmente affermare che questa tecnica ha raggiunto un buon grado di maturità e che può essere finalmente consolidata e utilizzata a beneficio dei pazienti di tutto il mondo”, ha dichiarato Jorge Aliò.
Preparazione dei pigmenti nel laboratorio di Vissum Instituto Oftalmológico di Alicante. A sinistra, un’inquadratura di Vissum e sotto un‘immagine prima e dopo l’applicazione della tecnica.
Fonte: Aliò JL, Al-Shymali O, Amesty MA, et al.Br J Ophthalmol 2018;102:742–747.
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Casi da incubo
EMORRAGIA SOVRACOROIDEALE NEL CORSO DI VITRECTOMIA A CIELO APERTO
I Cesare Forlini aveva una particolare vocazione per la chirurgia più impervia, in cui non esistono regole.
Inauguriamo la serie dei “Casi da Incubo” con un sentito e doveroso tributo ad un grande maestro, che questi casi sapeva affrontare con impareggiabile destrezza e straordinaria inventiva, e successivamente raccontare con fine umorismo nei suoi video. Cesare Forlini ci ha lasciati qualche anno fa, ma vive tra noi - come pochi, e per molte ragioni, indimenticabile. Cresciuto alla scuola del Prof. Dal Fiume, primario a Fabriano, poi a Pesaro, e successivamente a Ravenna, aveva una particolare vocazione per la chirurgia più impervia, in cui non esistono regole se non quella del mantenersi presenti e stabili per individuare lo spi-
raglio, la soluzione originale e spesso unica che fa la differenza tra la vittoria e la sconfitta. La sua strategia ‘da polo a polo’, in cui il chirurgo si muove tra segmento anteriore e posteriore ‘come un danzatore’ è diventata paradigma nella traumatologia oculare, procurandogli molteplici riconoscimenti internazionali. La sua vena creativa e il suo forte spirito di squadra, uniti all’entusiasmo contagioso e alla stima e simpatia di cui godeva nella comunità oftalmologica internazionale, lo spinsero a rendersi partecipe della nascita dell’European Vitreoretinal Society (EVRS) e della fondazione di numerosi ‘club a tema’, tra cui il POPEYE – Pole-to-Pole Eye Surgeons Club, il Mediterretina club, the Italians of America in Ophthalmology club and the Italian Artistic Videos in Ophthalmology club. Appassionato produttore di video internazionalmente premiati, sapeva attraverso questi insegnare divertendo, sdrammatizzare le sfide più complesse, guardare con sorridente saggezza ai successi come agli errori della propria professione. I giochi di parole, le molte metafore, i richiami letterari e le indovinatissime, spesso esilaranti scelte musicali ci parlano di lui come di un uomo dall’inesauribile curiosità e poliedrica cultura. In questo video assisteremo alla risoluzione di un caso drammatico di emorragia sovracoroideale acuta nel corso di chirurgia a cielo aperto. Uno degli eventi intraoperatori più temuti, che possono risultare in perdita totale della vista ed enucleazione. Il caso è quello di una paziente di 78
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Testo di Michela Cimberle
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anni in terapia con antiaggreganti (aspirina), presentatasi per scompenso corneale a seguito di intervento di cataratta con impianto di lente da camera anteriore per correzione miopica. Per lei si pianifica un intervento di cheratoplastica perforante e sostituzione della IOL in camera anteriore con una IOL a fissazione iridea retropupillare.
Durante la chirurgia si verifica un improvviso sbalzo della pressione sistolica fino a 175mmHg, seguito da distacco emorragico della coroide nella situazione più pericolosa: la chirurgia a cielo aperto. In una situazione in cui la maggioranza dei chirurghi opterebbe per la resa e l’enucleazione dell’occhio, Cesare
Forlini non desiste, e si lancia in una emozionante impresa, fatta di tre successive battaglie. Di questa ‘tempesta perfetta’ doma ad uno ad uno gli elementi ed esce infine vittorioso, con un duplice messaggio: Mai sottovalutare il rischio Mai arrendersi Buona visione!
Angiografia OCT
E. Nikolopoulou - M. Lorusso - L. Micelli Ferrari Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un continuo sviluppo della diagnostica in campo oftalmologico; in particolare l’avvento della tomografia a luce coerente (OCT) ha notevolmente contribuito nel migliorare le nostre conoscenze ed ha trasformato i nostri approcci diagnostico terapeutici. La classica tomografia si è ora implementata con la funzione angiografica. L’Angio-OCT rappresenta una innovazione tecnologica che definirei rivoluzionaria in quanto ha trasformato il nostro sapere portandoci alla scoperta dei diversi strati vascolari retinici o permettendoci di seguire l’evoluzione di crescita o decrescita delle neovascolarizzazioni. L’entusiasmo della nuova metodica ha pervaso tutti noi, ma le difficoltà di interpetrazione sono molteplici e necessitano di un proficuo periodo di formazione pertanto insieme ai miei collaboratori abbiamo raccolto una serie di immagini che meglio di ogni scritto consentono di entrare in questa diagnostica e di scoprirne le potenzialità. Ringrazio i miei collaboratori Eleni, Massimo e Luisa a cui ho trasmesso l’entusiasmo per la retina e che hanno tutto il merito di quanto vedete. Tommaso Micelli Ferrari
NOVITÀ EDITORIALE Numero 0.indd 21
FGE srl − Regione Rivelle 7/F − 14050 Moasca (AT) Tel. 0141 1706694 – Fax 0141 856013 e-mail: info@fgeditore.it − www.fgeditore.it
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Novità su
Testo di Timothy Norris
RITORNO AL FUTURO TRABECULOPLASTICA SELETTIVA LASER TORNA ALLA RIBALTA COME PRIMA SCELTA TERAPEUTICA Per collegarsi al video, scansionare il codice QR
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Una delle più recenti frontiere della terapia del glaucoma riguarda la riscoperta di una tecnica già presente nelle pratiche cliniche da vent’anni a questa parte. La novità consiste nell’utilizzarla come prima scelta terapeutica in occhi non ancora sottoposti ad alcun trattamento. La trabeculoplastica selettiva laser (SLT) a cadenza regolare può ridurre efficacemente la pressione intraoculare del paziente glaucomatoso. “Probabilmente è una delle novità più interessanti che sta emergendo in quest’ultimo periodo; quello che potrebbe essere definito un ritorno al futuro”, afferma il direttore del-
la struttura complessa di Oculistica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma Dr. Stefano Gandolfi. “Utilizzando questo laser con bassa potenza e ripetendo il trattamento a cadenza regolare, diciamo una volta all’anno, è possibile stabilizzare il paziente glaucomatoso mantenendo sotto controllo la sua pressione intraoculare”. Questo uso delle trabeculoplastica selettiva laser riesce efficacemente ad allargare il trabecolo permettendo un rilascio della pressione interna all’occhio. “Il suo uso è esattamente lo stesso suggerito vent’anni fa: è infatti un modo per dare energia al tessuto del trabecolo che di reazione smaltisce liquido abbassando la pressione intraoculare”, afferma Gandolfi. La riscoperta di questa terapia si dimostra poco efficace nei confronti di pazienti già sottoposti a diverse altre cure contro il glaucoma. “La trabeculoplastica selettiva laser va usata come prima scelta terapeutica negli occhi particolarmente ipertesi che non sono mai stati in precedenza sottoposti ad alcun tipo di terapia”, sostiene Gandolfi. La SLT come terapia di prima scelta può garantire un’efficace soluzione a lungo termine per i pazienti affetti da glaucoma. Secondo Gandolfi “è una riscoperta che si sta rivelando una valida opzione per chiunque desideri ridurre e mantenere sotto controllo la pressione intraoculare dei propri pazienti”.
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Testo di Timothy Norris
MS-39, UN OCT MULTIFUNZIONALE AD ALTE PRESTAZIONI PER UNA CONFORTEVOLE PRATICA CLINICA
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Un momento della presentazione di un atlante dedicato all’MS39 in occasione del 36° congresso ESCRS di Vienna, da sinistra Gilda Mura, Francesco Carones, Luciano Sassano
Presentato al trentaseiesimo Congresso ESCRS di Vienna, l’SD-OCT “MS-39” dell’italiana CSO è un fine gioiello d’avanguardia capace di operare contemporaneamente differenti metodi diagnostici per garantire al medico e al paziente il massimo delle prestazioni ambulatoriali. Il concetto alla base di questo strumento è di permettere l’identificazione di un vasto numero di potenziali patologie oculari garantendo prestazioni di alto livello e riducendo i costi necessari per l’acquisto e il mantenimento di diversi dispositivi diagnostici esterni. Questo può essere ottenuto grazie alla presenza nel singolo dispositivo di un sistema tradizionale di topogra-
fia corneale tramite dischi di Placido a cui si aggiunge un innovativo OCT Spectral Domain assieme ad un pupillografo ad infrarossi ed un aggiuntivo modulo di calcolo delle IOL. Secondo il Dr. Francesco Carones, Responsabile Medico del Centro Oftalmo-Chirurgico Carones, “l’MS39 è un prodotto molto interessante perché unisce i vantaggi di un topografo tutto sommato accurato al vantaggio di un OCT del segmento anteriore in una singola misura”. Più strumenti diagnostici in un singolo dispositivo riducono i tempi della visita e aumentano l’efficienza dell’oftalmologo, fornendo dati importanti per un’analisi completa della sezione anteriore dell’occhio, insieme ad elementi refrattivi utili per la selezione della migliore lente intraoculare a beneficio del paziente. “Il fatto di poter avere con un solo click informazioni che riguardano la curvatura anteriore, la curvatura posteriore, tutta l’anatomia del segmento anteriore, e pure l’intero spessore del cristallino, utile per il calcolo delle IOL, lo rende uno strumento assolutamente inedito. Lo si può vedere come un’evoluzione delle Scheimpflug camera, con una risoluzione ben superiore per le qualità intrinseche del laser”, aggiunge Carones. La qualità e la scelta delle componenti perseguite da CSO nella realizzazione dell’MS-39 delineano un’attenzione particolare per le esigenze dello specialista nella sua pratica ambulatoriale.
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Novità su Fig. 1 (D’angelo): La scansione OCT mostra chiaramente i rapporti tra l’iride e la ferita corneale in un caso di trauma oculare perforante. Notare anche la presenza di un flap corneale come esito di LASIK
Fig. 2 (Giaconi): questa analisi topografica mostra chiaramente che l’anomalia di curvatura anteriore (top and bottom left), equivocabile con un cheratocono in fase iniziale, sia in realtà da attribuirsi allo spessore epiteliale più pronunciato nel settore inferiore della cornea (bottom middle). Le mappe altimetriche della superficie anteriore e posteriore della cornea sono normali (top and bottom right).
“L’OCT Spectral Domain riesce ad avere una maggiore profondità, un maggiore campo d’azione e un’altissima risoluzione sia per il segmento posteriore che per l’anteriore. Grazie ai ben 22 anelli di riflessione del disco di Placido è possibile ottenere una topografia nel tempo di un flash senza rischiare di incorrere in un’immagine disallineata come con gli strumenti a scansione”, afferma Carones, “CSO si è dimostrata estremamente capace dal punto di vista dell’adattamento della componente software, con cui puoi contemporaneamente vedere, sovrapporre e confrontare i dati del topografo, dell’aberrometro, dell’OCT corneale e così via. Questa interconnettività garantisce un ottimo livello di comodità.” Il sistema MS-39 dimostra inoltre molteplici potenzialità nella valutazione dei risultati post-operatori, come sottolineato da Carones. “Le informazioni che questo sistema fornisce non solo nella diagnostica pre-operatoria ma anche in quella post sono essenziali. Non solo la topografia corneale mostra un alto grado di precisione, ma ti permette di essere molto più risolutivo anche sul dettaglio della struttura della cornea in termini di profondità. Ti permette infatti di superare i limiti imposti da lampade a fessura e Scheimpflug cameras, evitando la problematica del riflesso di quest’ultima e misurando correttamente la profondità dell’opacità della cornea.
Tutto ciò consente di pianificare, in base a questi dati, un intervento di scelta come la PTK. Grazie a queste proprietà è possibile anche misurare con precisione lo spessore dell’epitelio corneale. Sono tantissime le situazioni in cui la mappa epiteliale fornisce dati utili per la procedura chirurgica”, afferma Carones. “Talvolta una diagnosi di cheratocono può sfuggire proprio a causa della presenza non rilevata di epitelio che può smussare la superficie corneale, oppure può incidere sulla scelta di un ritrattamento PRK con un impatto sulla refrazione. Questo sistema permette di scongiurare queste situazioni ed è sicuramente un’innovazione nella chirurgia refrattiva.” L’OCT della CSO al momento è in prima linea tra i sistemi diagnostici con pochi diretti competitor sul mercato, e si differenzia in modo sostanziale nella sostenibilità economica. “L’unico strumento paragonabile a mio parere è il CASIA, che unisce topografo ed OCT, tuttavia l’MS-39 ha un costo più di mercato, a parità di qualità.”, afferma Carones. CSO ha fornito il suo OCT di un sistema operativo semplice ma al contempo ricco di opzioni, che può essere utilizzato in modo dinamico per favorire l’incrocio di dati senza risultare ostico per lo specialista nella fase diagnostica. “L’MS-39 è un sistema user friendly, specialmente per chi ha già dimestichezza con tutti gli altri sistemi della
CSO. Nonostante le differenze e gli avanzamenti tecnologici della macchina, il sistema di gestione dei dati si mantiene simile e facile da apprendere, tanto che il sistema quasi funziona autonomamente. Ciò nonostante i parametri sono numerosi e ti permettono di personalizzare in modo da poter vedere più in dettaglio ciò che più ti interessa”. L’unione di vari strumenti diagnostici con un sistema operativo facilmente personalizzabile, racchiuso in un dispositivo ben bilanciato in termini di costi e performance rende il MS-39 un valido dispositivo per la pratica ambulatoriale di ogni oftalmologo, sostiene Carones. “È uno strumento che sto utilizzando di routine: lo utilizzo per visitare ogni mio paziente anche solo per prescrivere un paio di occhiali. L’OCT della sezione anteriore e la topografia sono due analisi importantissime perché permettono di vedere dei dettagli che altrimenti potrebbero sfuggire, e con l’MS-39 si può ottenere tutto in 5 secondi di click, raccogliendo in più uno storico del paziente. Consiglio a tutti i colleghi che hanno già o pensano di procurarsi questo tipo di macchina di sperimentare, giocarci un po’. La possibilità di ottenere un abbondante quantitativo di informazioni spostandosi tra una zona e l’altra del segmento anteriore è molto interessante e invoglia l’oftalmologo a soddisfare la propria curiosità”. Financial disclosure: Dr. Francesco Carones è consulente del medical advisory board di CSO.
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RENEURON HA PUBBLICATO RISULTATI POSITIVI NELLA TERAPIA HRPC DELLA RETINITE PIGMENTOSA ReNeuron Group ha pubblicato dei risultati preliminari incoraggianti del suo trial clinico di fase 1/2 sulla terapia di cellule hRPC (human retinal progenitor cells) per la cura della retinite pigmentosa. In un comunicato stampa, l’azienda ha dichiarato che tutte le prime tre coorti coinvolte nella fase 2 dello studio hanno riportato un miglioramento significativo della qualità visiva, pari a 3 linee di 5 lettere ETDRS ai follow up a due mesi e a 18 settimane. Condotto al Massachusetts Eye and Ear di Boston e al Retinal Research Institute di Phoenix, questo trial clinico è un open label con il compito di valutare sicurezza, efficacia e tollerabilità dell’infusione di cellule hRPC. Questo studio gode del riconoscimento FDA ed EMA dello status di Orphan Drug Designation e Fast Track Designation da parte dell’FDA. “La velocità e l’estensione dei miglioramenti osservati in questa prima coorte della fase 2 è elettrizzante. Continueremo a fornire dati ulteriori per quanto riguarda la durabilità e l’efficacia della terapia nel tempo ampliando ulteriormente il bacino di pazienti nei prossimi mesi”, ha dichiarato nel comunicato stampa Olav Hellebø, CEO di ReNeuron. Fonte: http://www.reneuron.com/news-list/positive-preliminary-data-in-us-retinal-trial/
SPERIMENTATA LA PRIMA CORNEA ARTIFICIALE AUTOCURVANTE Un team di ricercatori dell’Università di Newcastle ha sviluppato un processo biologico atto a produrre una cornea autocurvata nell’arco di 5 giorni, aprendo la strada per un futuro utilizzo di cornee artificiali customizzate in 4D. La meccanica biologica alla base di questo processo è stata ottenuta disponendo su due cerchi concentrici un gel contenente collagene e cellule corneali staminali incapsulate, ed un siero di peptidi anfifilici per modellare con precisione la struttura cellulare della futura cornea, garantendo così una curvatura controllata. “La tecnologia e la conoscenza che abbiamo sviluppato hanno un enorme potenziale in quanto queste cornee mostrano come la forma di questi prodotti di ingegneria tissutale può essere controllata da attuatori cellulari”, ha dichiarato in un comunicato stampa il responsabile di progetto Che Connon, professore di ingegneria tissutale dell’Università di Newcastle. “Questo ci porta a immaginare un futuro dove quest’approccio può essere combinato con la chirurgia permettendo al chirurgo di impiantare un tessuto che si svilupperà successivamente in una forma più complessa e funzionale nel corpo, guidato dal comportamento delle cellule stesse”, ha affermato. Del team di ricerca fa parte anche una ricercatrice italiana in ingegneria tissutale presso l’Università di Newcastle, la dottoressa Martina Miotto. Fonte: https://www.ncl.ac.uk/press/articles/latest/2019/01/selfcurvingcorneas/
JOHNSON & JOHNSON VISION LANCIA UN NUOVO PROGRAMMA DI RICICLAGGIO DI LENTI A CONTATTO NEL REGNO UNITO Johnson & Johnson Vision, in collaborazione con Terracycle, ha avviato ACUVUE Contact Lens Recycling Programme, il primo programma gratuito di riciclaggio di lenti a contatto morbide di qualsiasi marca, dei loro blister e delle confezioni. Il programma vuole ridurre il cattivo smaltimento di microplastiche nelle discariche e nei corsi d’acqua, riciclando lenti a contatto, blister e pacchetti in nuovi prodotti come mobili per esterni e legno composito. Chi fa uso di lenti a contatto morbide può avere due opzioni: la possibilità di usufruire di un servizio porta a porta o di portare le lenti a contatto presso le farmacie aderenti al programma, in cui troveranno dei cestini pubblici. “Il 77% di chi usa lenti a contatto in Gran Bretagna vorrebbe avere un modo per poterle riciclare. Noi condividiamo il loro interesse nel ridurre l’ammontare di plastica nell’ambiente. Come azienda ci stiamo impegnando nel fare la nostra parte per combattere il cambiamento climatico, per proteggere le risorse naturali del nostro pianeta e ridurre i rifiuti, e questo nuovo programma di riciclo nel Regno Unito rappresenta il prossimo passo nell’impegno per la sostenibilità della nostra azienda” ha dichiarato in un comunicato stampa Sandra Rasche, Vice Presidente regionale di Johnson & Johnson Vision Care. Fonte: https://www.jjvision.com/press-release/johnson-johnson-vision-launches-uks-first-free-nationwide-recycling-programme-all
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New - Innovazioni
RHOPRESSA - NUOVO PARADIGMA PER IL TRATTAMENTO DEL GLAUCOMA
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L’introduzione nel mercato statunitense di Rhopressa (netarsudil ophthalmic solution, Aerie Pharmaceuticals) 0,02% ha cambiato in modo significativo il paradigma terapeutico nel trattamento del glaucoma per l’oftalmologo e, specialmente, per il paziente. Rhopressa è un farmaco inibitore della Rho-chinasi (ROCK) appositamente studiato per agire sul reticolo trabecolare allo scopo di ridurre efficacemente la pressione intraoculare nei pazienti con valori inferiori a 25 mmHg al baseline. Il farmaco ha dimostrato un ottimo profilo di efficacia e sicurezza, effetti collaterali ridotti e transitori e la possibilità di essere impiegato sia in monoterapia che in terapia combinata. “Man mano che si approfondiscono le meccaniche d’azione del glaucoma, si sta sempre più confermando l’importanza della via di deflusso dell’umore acqueo attraverso il trabecolato e il canale di Schlemm e di quanto possa essere essenziale agire su questo meccanismo per il controllo della pressione intraoculare e la gestione della patologia”, afferma il Dr. Inder Paul Singh MD, oftalmologo specialista in glaucoma dell’Eye Center di Kenosha e di Racine nel Wisconsin. Rhopressa agisce riducendo la produzione dei ROCK a livello del reticolo trabecolare, responsabili della creazione di fibre di stress. Il processo riduce il binding actina-miosina, permettendo un rilassamento e una conseguente apertura del reticolo del trabecolato. “Storicamente abbiamo fatto largo uso di soppressori dell’umore acqueo come il timololo, degli inibitori
dell’anidrasi carbonica, della brimonidina e di altri farmaci che riducono la quantità di fluido nell’occhio, riducendone la produzione, nonché di farmaci che regolano il flusso come le prostaglandine“, dice Singh. “Interagire in questo modo con la meccanica complementare potrebbe portare il paziente con glaucoma ad angolo aperto a sviluppare una resistenza del trabecolato con un rischio di collasso. Grazie agli inibitori Rho-chinasi abbiamo ora il potenziale adatto per proteggere l’occhio da un’ulteriore progressione della patologia, senza incorrere in una possibile tachifilassi”. SICUREZZA, EFFICACIA, DUTTILITÀ Negli studi ROCKET e MERCURY, Rhopressa ha dimostrato un profilo di efficacia non inferiore al timololo, con un vantaggio rispetto alla molecola di confronto negli occhi con pressione intraoculare inferiore a 24 mmHg. “Negli occhi con una IOP più elevata, il timololo ha dimostrato una maggiore efficacia, ma una volta raggiunto il livello di 24 mmHg ha iniziato ad essere meno efficace rispetto al Rhopressa. Questo è probabilmente dovuto al fatto che l’azione di soppressione del fluido non risulta efficace al di sotto di un certo livello, mentre pressioni più alte possono ostacolare il rilassamento del trabecolo. Rhopressa inoltre riesce ad inibire il sistema di trasporto della noradrenalina, che riduce la produzione e il flusso di umore acqueo, e specialmente a lavorare in modo efficace su due meccaniche fondamentali del glaucoma come la pressione venosa episclerale e sul percorso
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Testo di Timothy Norris
Grazie agli inibitori Rho-chinasi abbiamo ora il potenziale adatto per proteggere l’occhio da un’ulteriore progressione della patologia, senza incorrere in una possibile tachifilassi
Inder Paul Singh
uveosclerale, che possono essere elementi chiave da approfondire per un futuro sviluppo della terapia del glaucoma”, spiega Singh. Il funzionamento degli inibitori della Rho-chinasi non hanno dimostrato interazioni con altri farmaci, questo permette allo specialista di scegliere sia l’opzione monoterapica di Rhopressa sia quella combinata con altre terapie del glaucoma. Secondo Singh, “la maggior parte degli specialisti combinano l’uso di Rhopressa con beta bloccanti o analoghi della prostaglandina”. “A breve dovrebbe uscire nel mercato statunitense il Roclatan, che combina in un singolo prodotto latanoprost e netarsudil, e che potrebbe rivelarsi un farmaco estremamente valido. I pazienti potrebbero così mantenere la pressione intraoculare sotto controllo con una singola applicazione al giorno prima di coricarsi. Una sola goccia, due farmaci molto efficaci, con un’altissima probabilità di mantenere la pressione intraoculare sotto i 21 mmHg.”, afferma. IL FUTURO IN GOCCE Con Rhopressa si apre ad una nuova generazione di farmaci per il glaucoma a singola somministrazione quotidiana tramite collirio e con una ridotta incidenza di effetti collaterali. “Una terapia molto ben tollerata,
con una somministrazione molto semplice da fare ogni sera e senza difetti di conformità. Consiglio sempre ai miei pazienti di prendere prima una goccia di prostaglandina, seguita cinque minuti dopo da
una goccia di Rhopressa”, spiega Singh, “tra gli effetti collaterali possiamo incontrare al massimo un po’ di iperemia, che provoca un leggero arrossamento dell’occhio. I miei pazienti comunque non si preoccupano troppo di questo fenomeno
e tornano alla normalità in poco tempo. Possono riscontrarsi casi più rari di petecchie perilimbali che sono visibili solo con la lampada a fessura, e di cornea verticillata, che non generano anomalie strutturali o effetti sull’acuità visiva, e che in genere si risolvono spontaneamente” Approvato dalla Food and Drug Administration (FDA) nel 2017, l’inibitore della Rho-chinasi Rhopressa è in fase di analisi presso l’EMA per l’MAA (Marketing Authorisation Application) sotto il nome di Rhokiinsa, con una risposta attesa entro la metà del 2019. Grazie a Rhopressa, nella pratica clinica statunitense l’approccio al glaucoma da parte degli specialisti è già positivamente cambiato. “Il più grande cambiamento è stato l’approccio attivo e non più passivo al glaucoma, perché ci si focalizza su una meccanica chiave invece che lavorare sulla semplice regolazione della pressione. Agire sul meccanismo d’azione, nella zona specifica in cui agisce la patologia, aumenta notevolmente le possibilità di arrestarne la progressione”, dichiara Singh. Dr. Inder Paul Sing, MD, è un consulente di Aerie Pharmaceuticals, Bausch + Lomb, Alcon, Allergan, Ivantis, Glaukos, ed Ellex. 27
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Eventi congressuali CONGRESSO DELLA SITRAC 2019 SOCIETÀ ITALIANA TRAPIANTO DI CORNEA E SUPERFICIE OCULARE Arrivato alla sua XXIII edizione, si è svolto a Venezia-Mestre dal 21 al 23 febbraio 2019. Abbiamo intervistato alcuni dei suoi protagonisti, raccogliendo per voi informazioni, novità, storie e opinioni sul complesso e dinamico mondo della cornea. Se vuoi vedere altri video collegati al sito:
www.eyeseenews.it e clicca per sentire l’opinione dei nostri esperti
Per collegarsi al video, scansionare il codice QR
UNA CONSENSUS CONFERENCE AFFRONTA LE FASI PRELIMINARI DELLA STESURA DI LINEE GUIDA SUL CXL La SITRAC ha avuto un ruolo importante nella diffusione della tecnica del cross linking (CXL), che ha permesso di diminuire del 30% il numero dei trapianti corneali. In questo video, Aldo Caporossi, uno dei pionieri della tecnica a livello internazionale, ci parla dei primi passi compiuti dal suo gruppo in questo ambito e delle successive evoluzioni.
SITRAC, SOCIETÀ IN ESPANSIONE Pierluigi Fontana, Presidente della SITRAC, ci parla delle più recenti iniziative della società in ambito nazionale ed internazionale e dei riconoscimenti ottenuti in ambito governativo.
ORIENTARSI NELLA COMPLICATA DIAGNOSI DELLE INFEZIONI CORNEALI: I CONSIGLI DI UN’ESPERTA Oltre un milione di pazienti all’anno si recano al pronto soccorso per un problema infettivo alla cornea, di non facile classificazione eziologica. Rita Mencucci dà i suoi consigli di esperta su come affrontare le cheratiti infettive dal punto di vista dell’indagine diagnostica.
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28 FEBBRAIO, GIORNATA DELLE MALATTIE RARE In questo video, Dominique Brémond-Gignac parla di patologie rare e dell’associazione Aniridia Europe.
IL COLLIRIO NGF, UNA LUNGA STORIA A LIETO FINE Paolo Rama parla in questo video di una scoperta del Premio Nobel Rita Levi Montalcini, il Nerve Growth Factor (NGF), dopo molti anni entrato in produzione come collirio (Oxervate, Dompé) per il trattamento dei danni corneali da denervazione.
LA TECNICA PDEK PER IL TRAPIANTO ENDOTELIALE, SPIEGATA DALL’AUTORE Le tecniche di trapianto lamellare, anteriore e posteriore, hanno segnato una svolta epocale nell’ambito dei trapianti. Harminder Singh Dua parla in questo video di una sua personale scoperta: lo strato pre-descemetico, altrimenti detto Dua’s layer. Su questa nuova entità anatomica si fonda la tecnica PDEK (pre-descemetic endothelial keratoplasty).
CORREGGERE L’ASTIGMATISMO POST-TRAPIANTO Anche con le più avanzate metodiche di trapianto, l’astigmatismo residuo rimane un’incognita. Massimo Camellin parla in questo video delle tecniche, sia incisionali che laser, che permettono di regolarizzare la cornea e migliorare la sensibilità al contrasto.
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Eventi congressuali
DSAEK O DMEK? Nella sfida tra DSAEK e DMEK, vince DSAEK secondo Alessandro Galan, per la maggiore semplicità di esecuzione che la rende accessibile, e non elitaria.
CHIRURGHI E BANCHE DEGLI OCCHI, UN’IMPORTANTE ALLEANZA Il trapianto di cornea è un intervento a cui lavorano “in combinata” chirurghi della cornea e banche degli occhi. Diego Ponzin parla in questo video di questa importante collaborazione.
L’OCCHIO SECCO È IL FALLIMENTO DI UN SISTEMA L’occhio secco non è una condizione, ma una vera e propria patologia, oggi in forte espansione. Maurizio Rolando spiega come i più recenti approcci diagnostici e terapeutici si basino sul concetto di superficie oculare come sistema integrato.
SITRAC AGGIORNA SUI PIÙ RECENTI PROGRESSI In questo video, Massimo Busin parla dei progressi compiuti in ambito medico e chirurgico per il trattamento delle patologie della cornea.
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17th SOI INTERNATIONAL CONGRESS 24th Annual Meeting on Cataract and Refractive Surgery
Where world’s ophthalmologists meet
May 22-25, 2019 JOIN US to share knowledge and experiences of a high-level professional update and to discover the Eternal City during the most pleasant season in Italy
www.congressisoi.com Founded in 1869, the Italian Society of Ophthalmology is a legally recognized non-profit Moral Entity, reference point for more than 7,000 Italian ophthalmologists, and the oldest specialized Scientific Society in Italy. In 2019 SOI will be celebrating 150 Years of its foundation and on the occasion of such a special anniversary the 17th SOI International Congress will take place in Rome on 22-25 May, 2019 at the “Roma Convention Center La Nuvola”, an architectural masterpiece signed by Massimiliano Fuksas.
Scientific Programme
HIGHLIGHTS
We look forward to an exciting and stimulating four-days scientific event. A vast range of topics will be covered in our top quality continuing professional development and education programme
Reasoned approach to strabismus management Corneal Crosslinking in ectasias management
Live Surgery Do not miss and enjoy the best worldwide Live Surgery Sessions of the 24th Annual Joint Meeting of SOI, OSN & AICCER enriched by lectures of leading International Opinion Leaders and Experts and more than 40 live surgeries of the most advanced surgical techniques
International Consensus Conference on Intravitreal Therapy
Accommodation & Tour
Glaucoma Unmet needs: a state of the art
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Information Contact us and we will be happy to assist you in your participation in the 17th SOI International Congress
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News dalle aziende
LACTOYAL® FREE: IL RIMEDIO PER LA SENESCENZA DEL “SISTEMA LACRIMA-SUPERFICIE OCULARE”
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Quando si parla di invecchiamento della popolazione è utile evidenziare che, secondo le più recenti fonti demografiche (Ageing Society- Osservatorio sulla terza età), “non solo l’età media della popolazione è aumentata negli ultimi decenni in modo straordinario, ma anche le previsioni di autorevoli organismi internazionali per i prossimi decenni confermano questa tendenza. Secondo le proiezioni delle Nazioni Unite, infatti, nel 2050 l’età media a livello planetario sarà di 38 anni, mentre nel 1990 era di 26 anni. Si tratta di un fenomeno unico nella storia dell’umanità, di notevole rilevanza. L’Europa è il continente che detiene il primato dell’età media più alta: già nel 1990 era di 37 anni, mentre nel 2050 l’ONU prevede che sarà di 47 anni”. Alla luce di una società sempre più “matura” e, di conseguenza, sempre più attenta al mantenimento delle performance a partire da questa fase centrale della vita, SOOFT ITALIA in questi ultimi anni ha rivolto la propria ricerca al “trattamento e rallentamento” delle patologie oculari strettamente correlate all’invecchiamento delle diverse strutture dell’occhio. Nello specifico la linea SOOFT ha recentemente immesso in commercio LACTOYAL®free, un sostituto lacrimale innovativo in sistema OSD, a base di ACIDO LATTOBIO-
NICO al 4% e di Acido Ialuronico allo 0,15%, in grado di agire sullo squilibrio ossidativo nell’occhio secco correlato all’età (Age Related Dry Eye). L’età infatti è una delle principali cause endogene che maggiormente incidono sulla frequenza della secchezza oculare. Nel mondo occidentale circa il 5-30% degli anziani soffre di secchezza oculare, di cui l’8,4% sotto i 60 anni, il 15% tra i 70 e i 79 anni e il 20% con un’età maggiore degli 80 anni, con maggiore prevalenza delle donne rispetto agli uomini. La predisposizione alla secchezza oculare degli anziani è dovuta ai fenomeni di invecchiamento delle palpebre, aumentato uso di farmaci sia sistemici che topici (occhio secco IATROGENO), aumento degli stati infiammatori (malattie autoimmuni, sindrome di Sjögren, artrite reumatoide…), stress ossidativo caratteristico dell’avanzare dell’età, cambiamenti ormonali e patologie neurologiche. Il mal posizionamento della palpebra, la minore frequenza di ammiccamento, la rosacea, le disfunzioni delle ghiandole di Meibomio (cheratinizzazione e occlusione delle ghiandole secretorie o MGD), l’infiammazione e le fibrosi delle ghiandole lacrimali, sono associate frequentemente ad un aumento dell’evaporazione delle lacrime, causa dell’occhio secco
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nell’anziano. Inoltre, la diminuzione degli ormoni sessuali che si registra durante la menopausa e l’andropausa, determina un’alterata produzione di sostanze lipidiche da parte delle ghiandole di Meibomio. Il film lacrimale dell’anziano inoltre è caratterizzato da una riduzione della concentrazione di LATTOFERRINA, glicoproteina fondamentale ad azione antiinfiammatoria (favorisce la proliferazione dei linfociti ed aumenta la citotossicità di monociti e cellule natural killer), antimicrobica ed antiossidante. L’azione antiossidante e antimicrobica sono dovute alla capacità chelante verso il ferro. In virtù dell’elevata capacità chelante per il ferro e delle proprietà antiossidanti ed antiinfiammatorie, l’acido lattobionico costituisce un ideale mimetico FUNZIONALE della lattoferrina. L’acido lattobionico è un derivato disaccaridico formato dall’unione di galattosio ed acido gluconico. Questa molecola presenta diverse proprietà benefiche per la secchezza oculare: un’elevata capacità IDRATANTE, PROTETTIVA e un’azione ANTIOSSIDANTE dovuta alla chelazione del FERRO. LACTOYAL®free si candida quindi ad essere il primo sostituto lacrimale specificatamente indicato nell’AGE RELATED DRY EYE, in sistema OSD senza conservanti. 35
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News dalle aziende
LENIVA GARZE... OLTRE L’IGIENE
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La cura delle palpebre ha un ruolo fondamentale per la salute della superficie oculare.Le palpebre fanno parte a pieno titolo della Unità Funzionale Lacrimale (UFL) in quanto sono coinvolte nel mantenimento dell’omeostasi della superficie oculare. La cura delle palpebre e delle ciglia è da considerarsi come una necessità ed è il presupposto principale per evitare l’insorgenza di fenomeni flogistici od infettivi a carico della palpebra stessa, della congiuntiva e della cornea oltre che come supporto di terapie specifiche nelle patologie in corso. Una corretta cura delle palpebre diviene indispensabile in caso di: Congiuntiviti (batteriche, virali, allergiche) • Blefariti • Calazi • Orzaioli • Interventi chirurgici (nel pre e post operatorio) E’ INDISPENSABILE UTILIZZARE PRODOTTI SPECIFICI ED ADEGUATAMENTE FORMULATI. LENIVAgarze® è una proposta che unisce le proprietà dell’Acido ialuronico a
quelle del gel di Aloe vera. L’ ACIDO IALURONICO per le sue proprietà idratanti è importante per il mantenimento nella pelle del grado di: • idratazione • turgidità • elasticità L’acido ialuronico inoltre è capace di interagire con recettori specifici nello spazio intracellulare ed indurre fenomeni riparativi dei tessuti in sofferenza (wound healing). L’ALOE VERA ha dimostrato di: inibire la produzione di radicali liberi • contrastare la flogosi • combattere le infezioni batteriche, virali e micotiche • favorire i fenomeni riparativi dei tessuti in sofferenza (wound healing) ATTIVITÀ ANTIMICROBICA DI LENIVA GARZE La superficie perioculare è normalmente colonizzata da una varietà di microrganismi commensali e patogeni che sono spesso responsabili di infezioni oculari quando i meccanismi di difesa sono alterati. I microrganismi multiresistenti (MDR) ricoprono in tale ambito particolare interesse. Una valutazione microbiologica effettuata in vitro presso il Dipartimento di Ricerca Traslazionale NTMS, Università di Pisa, ha dimostrato che la formulazione imbibente LENIVA garze: • Mantiene la sterilità delle garze stesse per oltre 30 giorni di incubazione • Possiede attività antimicrobica contro batteri e funghi comunemente trovati nella zone perioculare • Possiede attività antimicrobica contro batteri isolati multiresistenti • Mostra una potente e rapida attività antibatterica e antifungina dimostrata su colonie 105-106 CFU/ ml, portando alla completa eliminazione, secondo i ceppi, tra le 24 ore e i 7 giorni.
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LO IODIO: UN “VECCHIO ALLEATO”
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MEDIVIS ha deciso di investire nella ricerca e sviluppo di prodotti attivi nel segmento terapeutico delle infezioni oculari. Lo iodio (I2) è una molecola ad attività antisettica efficace contro batteri Gram+, Gram-, funghi, lieviti, virus e protozoi. Tuttavia lo Iodio (I2) è altresì dotato di una notevole tossicità tissutale intrinseca che ne ha limitato l’uso per parecchi anni. Questa tossicità è stata ridotta nei primi anni ’50 dalla complessazione dello Iodio (I2) con un polimero: il polivinil-pirrolidone. Il complesso polivinilpirrolidone-iodio, abbreviato in Povidone-Ioduro o PVP-I è ormai ampiamente utilizzato in quanto: • mantiene il potere microbicida dello Iodio (I2) • permette un rilascio controllato di Iodio (I2) • rappresenta una fonte stabile ed economica di Iodio (I2) Lo Iodopovidone è commercialmente disponibile come soluzione acquosa al 10% per la disinfezione della cute e al 5% come soluzione oftalmica per la sterilizzazione del sacco congiuntivale prima degli interventi di chirurgia oculare. Può essere considerato un importante agente antimicrobico perché non è tossico per la superficie oculare, se utilizzato a concentrazioni adeguate, ha uno spettro d’azione molto ampio che include batteri, virus, funghi, amebe e non interferendo con il DNA batterico non genera resistenze. L’azione battericida dello Iodopovidone è strettamente legata all’attività intrinseca dello Iodio che ossida le membrane esterne di ogni microrganismo alterandone la struttura con conseguente morte del microrganismo. L’efficacia dello Iodopovidone è soggetta all’effetto paradosso correlato alla quantità di IODIO LIBERO: la
“parte attiva” della molecola è lo IODIO LIBERO mentre il POVIDONE è un carrier che intrappola lo Iodio e lo rende più stabile. Le soluzioni a concentrazioni inferiori (fino ad un certo limite) liberano una quantità di Iodio libero (rispetto allo iodio legato al PVP) proporzionalmente maggiore. Il problema tecnologico-formulativo risiede nella natura gassosa dello Iodio (I2) che lo rende praticamente insolubile oltre che instabile in soluzione acquosa. Questo è il motivo per cui oggi tutte le aziende hanno affrontato diversi ostacoli nel formulare un prodotto a base di PVP-I a bassa concentrazione. Medivis è la prima azienda al mondo ad aver sviluppato una soluzione contenente una bassa concentrazione di Iodopovidone. IODIM™ è una soluzione nanoparticellare brevettata contenente oltre a diversi agenti stabilizzanti e solubilizzanti, Iodopovidone allo 0,6%. E’ indicato nella difesa della superficie oculare di pazienti soggetti ad infezioni ricorrenti oltre che per la difesa della superficie oculare prima di qualsiasi tipo di chirurgia. INFO: MEDIVIS SRL www.medivis.it
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News dalle aziende
EYE PHARMA E’ LIETA DI ANNUNCIARE L’ACCORDO STRATEGICO CON ALCON SULLA PROMOZIONE IN ITALIA DELLA LINEA SYSTANE
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A partire da gennaio 2019 Eye Pharma SpA promuoverà per Alcon Italia SpA i prodotti della linea Systane. Alcon è da sempre presente in ambito oftalmico con la missione di fornire prodotti innovativi in grado di migliorare la qualità della vita, aiutando le persone a vedere meglio. Eye Pharma ha una lunga tradizione ed esperienza nell’oftalmologia: dai suoi primi passi in Liguria nella commercializzazione e vendita di prodotti all’avanguardia nella chirurgia oftalmica come distributore di Alcon Surgical, alla presenza su tutto il territorio nazionale con la linea farma, fino alla distribuzione di prodotti a marchio
Eyepharma ® nei mercati esteri tramite la propria sede americana. Questa esperienza maturata negli anni, è stata ulteriormente rafforzata dal forte impegno nella ricerca e nello sviluppo di soluzioni uniche ed innovative che da sempre ha rappresentato il carattere distintivo di Eye Pharma consentendo la sua affermazione nello scenario dell’oftalmologia italiana. Quest’accordo consolida la collaborazione con Alcon e premia Eye Pharma e tutta la sua rete di collaboratori. Eye Pharma e Alcon da oggi insieme al servizio del medico oculista per il benessere del paziente.
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Bibliografia:
1. Cationorm IFU. 2. Lallemand F, et al. J Drug Deliv. 2012;2012:604204. 3. Daull P. et al. J PharmaPharmacol 2013;66(4):531-41. 4. Robert P et al. Eur Ophtalmol 2016. 5. Amrane M, et al. J Fr Ophtalmol. 2014;37(8):589-98. 6. Lyseng-Williamson 2016
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