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e-news UCIIM Lazio: dicembre 2012

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e-news UCIIM Lazio Dicembre 2012

E’ Natale ogni volta che permetti al Signore di rinascere per donarlo agli altri.


Dicembre 2012

In questo numero...

Sommario

Il dialogo deve produrre la veritĂ

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Il conflitto: non piĂš impedimento frustrante ma risorsa per il dialogo

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Benessere: inclusivo

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Trattato di Lisbona e le competenze chiave: tra il dire e il fare...

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Buon Natale, amico mio: non avere paura

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Cittadinanza attiva

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Programma di formazione alla prova scritta per il concorso a ruolo dei docenti

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FOCUS

Il dialogo deve produrre la verità

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al mistero trinitario e cristologico deriva il concetto di persona, non tanto da un punto di vista etimologico quanto valoriale, e dalla medesima fonte, per altro verso ma nella stessa accezione, arriva anche una nuova concezione di dialogo: “Piero Coda e Bruno Forti, proprio su questi temi della Trinità e della Cristologia, hanno scritto cose importanti che di fatto conducono proprio alla dimensione dialogica. Per cui la Trinità è l’incontro e il senso di dialogo che c’è in ognuno e tra Dio e noi. La Cristologia, dal canto suo, accentua questo dialogo tra Dio e l’uomo sottolineando, addirittura, la caratterizzazione paritetica: proprio perché Dio si fa uomo. Il dialogo, quindi, non è più verticale ma diventa orizzontale. Diventa quella di Cristo la dimensione più autentica, più specifica. Cristo, infatti, rivela Dio ma nello stesso tempo rivela l’uomo. Cristo rivela all’uomo Dio e rivela all’uomo l’uomo stesso. Questa dimensione si traduce in una serie di affermazioni definibili in questa maniera: 1) con il Cristianesimo avviene l’umanizzazione del divino e la divinizzazione dell’umano; 2) con il Cristianesimo passiamo dalla religione del sacrificio alla religione della carità; 3) con il Cristianesimo passiamo dal vivere con al vivere per. Noi siamo, con queste tre affermazioni, di fronte ad un nuovo umano. Allora se questo è vero noi dovremmo pensare ad un umanesimo che si caratterizza come: dialogico, relazionale e solidale”. In questa accezione non vi è più un’idea di dialogo simile, per così dire, allo stile socratico dove la verità è al di sopra, si staglia oltre, i singoli assunti degli interlocutori: “Per quanto riguarda il dialogo noi siamo, fortemente, condizionati da una connotazione diretta del dialogo. Quando pensiamo al dialogo pensiamo alla dimensione socratica del dialogo. Un dialogo, cioè, di tipo collettivo, di tipo intellettuale. Un dialogo che è strettamente teso alla definizione di qualcosa attraverso un procedimento confutatorio. Vale a dire secondo una logica di tipo equivalente:

se non è la tesi deve essere l’antitesi. Quello che il dialogo deve produrre è la verità che si pone al di sopra degli stessi interlocutori. Ecco, fermo restando il grande debito che abbiamo nei confronti del dialogo socratico, noi possiamo dire che questo tipo di dialogo ha un carattere recettivo e riduttivo. E che di dialogo si può e si deve parlare in altra dimensione”. Una dimensione nuova, appunto, che alla logica integra l’amore e l’empatia - condizioni, peraltro, suggerite dall’immagine della Trinità, dalla figura di Cristo e dal concetto di persona - e ciò comporta, necessariamente, il passaggio dall’idea di inter-locutori a quella di interuditori: “Vale a dire che il mettersi in ascolto diventa pregiudiziale per poter parlare, altrimenti non abbiamo un dialogo. Abbiamo, quello che succede tanto spesso, una somma di monologhi. Ma più monologhi non fanno il dialogo. Il fatto che qualcuno parli e l’altro taccia, magari per educazione o perché sta pensando ad una possibile confutazione, non obbedisce ad una logica, prettamente, dialogica”. È necessario, quindi, recuperare, all’interno del dialogo, un atteggiamento obbedenziale, nel suo significato etimologico di ob audire, di “mettersi in ascolto per”. In tal modo l’attività dell’ascoltare l’altro diventa realmente partecipativa perché non protesa tanto a confutare, integrare e precisare gli enunciati ascoltati quanto a comprenderli in termini empatici: “C’è un ascoltare che non è puramente logico, ma ha un carattere empatico. È mettersi nei panni dell’altro, è mettersi in ascolto. Aprendo le orecchie non fisiche ma spirituali per sintonizzarti con l’altro per capire quello che l’altro dice”. Questo atteggiamento obbedenziale è il primo passo necessario al dialogo. Ciò, equivale a dire, che l’ascolto empatico è la condizione per dare un significato alla fase successiva quella interlocutoria. Fase quest’ultima necessaria che assume, tuttavia, un senso diverso non solo e non tanto logico, escludente e definente, secondo il paradigma d’Atene, quanto, piuttosto, secondo il para-


FOCUS

digma di Gerusalemme, includente, aperto e non definitivo Si tratta di dare una collocazione di interlocutorietà. Chi parla, cioè, non parla per concludere, non parla per arrivare alla definizione conclusiva e mettere di fronte ad un aut-aut. È una dimensione interlocutoria, proprio nel senso che interloquisce, e nello stesso tempo non definisce, non conclude e non è esaustiva. Vale a dire che tiene aperto il discorso, perché il dialogo è sempre aperto o non è dialogo. Solo dopo aver introdotto la dimensione obbedenziale e di interlocutorietà si può passare ad una terza fase, scaturente sempre dalla prime due e mai viceversa, che è quella responsoriale. Asserire, tuttavia, che il dialogo è sempre aperto non significa nient’affatto fuggire dall’onere di dare risposte, anzi vi è il richiamo, esplicito, a sopportarne il peso della responsabilità attraverso la testimonianza diretta. Ragion per cui quello che viene ascoltato, quello che viene detto e quello che viene risposto richiama, direttamente, la persona alla testimonianza intesa come coerenza comportamentale. Ciò che, a partire dalla riflessione trinitaria e cristologia in seno al monoteismo cristiano, arriva a strutturare il dialogo come: obbedenziale, interlocutorio, responsoriale e testimoniale assume una dimensione, realmente, plurale capace di parlare alla coscienza civile di ciascun uomo. In quanto questo monoteismo paradossale che estremizza la relazionalità dona all’uomo il senso, più profondo, dell’alterità, che parafrasando il titolo di un libro di J. Maritain, è essere con esistere con. Da qui, la possibilità - per quanto realmente complessa, ma non utopica - di instaurare un umanesimo fondato sull’amore, sul dialogo, sulla testimonianza nella dimensione del rispetto incondizionato per la persona umana. 1.

2.

3.

Galeazzi G., Intervento di Galeazzi G.: Il senso dell’Assoluto nelle religioni del Mediterraneo, op. cit., 25.02.2011.

4. 5.

Ibidem. Ibidem.

Andrea Rega Scuola internazionale di dottorato in Formazione della persona e mercato del lavoro Università degli Studi di Bergamo

Galeazzi G., Intervento di Galeazzi G.: Il senso dell’Assoluto nelle religioni del Mediterraneo, testo registrato, Roma, Pontificio Ateneo di Sant’Anselmo, 25.02.2011. Cfr. Reale G., Socrate alla scoperta della sapienza umana, Milano, Edizione Mondolibri, 2000, pp. 86-87. 4


RIFLESSIONE

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Il conflitto: non più impedimento frustrante ma risorsa per il dialogo

a scuola, microcosmo culturale al centro della società, chiamata oggi più che mai (recependo le direttive comunitarie), a svolgere la delicata funzione di formazione e promozione della cittadinanza attiva nel pianeta della conoscenza, svolge ruolo indubbiamente cruciale e di estrema rilevanza socio-pedagogica. Le sue azioni, propositive e propulsive di orientamento nel favorire l’apprendimento di quei valori irrinunciabili dell’individuo che lo rendono consapevole del proprio modo di pensare, vivere, agire, relazionarsi nonché unico responsabile del proprio e dell’altrui benessere, sono il presupposto imprescindibile di una sana e corretta gestione oltre che di un funzionale perseguimento degli scopi istituzionali costitutivi. Riflessioni e osservazioni innegabili forse ma che inducono a una serie di interrogativi: - E’ proprio vero che la scuola si presenta sempre come una comunità di dialogo? - Si respira nella scuola il clima di condivisione necessario all’azione comune? - Il Dirigente scolastico si adopera nel mediare i conflitti e nel far convergere le diverse parti sociali: studenti, famiglie, docenti, collaboratori scolastici, le figure del territorio verso obiettivi univoci? Sebbene la scuola per dimensioni non dia mai l’impressione di essere una grande comunità di attori, è noto a chi vi lavora, quanto variegato sia il panorama delle figure professionali che ruotano dentro e al di fuori della stessa: DS, DSGA, personale docente, ATA (amministrativi e tecnici), medico, psicologo, esperti e/o rappresentanti delle agenzie locali, università, associazioni ecc; componenti cui si aggiungono, quando presenti, altre figure di staff: lettori madrelingua, mediatori culturali, educatori (convitti) e che insieme agli altri, tutti, erogano servizi per gli utenti del contesto territoriale di riferimento: gli studenti e le loro famiglie.

Un ambito di collettività in cui pur manifestando pensieri, opinioni, esigenze, modalità operative differenti, tutte le componenti scolastiche convergono verso un unico obiettivo: il ‘successo formativo’ dei giovani. Traguardo ambizioso, l’acquisizione delle competenze chiave per una migliore spendibilità sul territorio locale, nazionale ed europeo e la crescita del capitale umano quale apporto, da parte della scuola, di valore aggiunto alle potenzialità individuali, sono dunque i corollari del successo formativo, da cui tutti gli operatori della scuola devono muovere nel programmare gli interventi educativi utili al raggiungimento della comune meta. Aspetti di grande pregio per i quali tuttavia viene immediato chiedersi: come è possibile conseguire obiettivi comuni partendo da ideologie e prerogative diverse? Quali strategie dovrà mettere in atto il Dirigente Scolastico per scardinare posizioni cristallizzate e stimolare il compromesso?; quali interventi per demolire schemi rigidi divenuti alla luce dei tempi obsoleti e inadeguati?; quali risorse per riuscire nella mediazione dei conflitti favorendone la canalizzazione verso orizzonti di condivisione e collaborazione? Se affrontiamo la questione dal punto di vista sociologico, potremmo affermare, in linea con studi e indagini compiute sul tema, che il conflitto è ‘fisiologico’ proprio in quanto emergente dallo scambio dialogico e dalla spontanea manifestazione delle proprie idee agli altri. Un’ottica per la quale se si considera il ‘processo decisionale’ di un’organo, atto cosciente di valutazione attenta dei pro e contro e non azione estemporanea dettata dall’istintività del momento, è possibile, nonostante l’opinabilità dell’argomento, ridefinire il conflitto secondo canoni di positività. La configurazione di conflitto come confronto dialettico ed occasione per il vaglio/ discriminazione di tutte le variabili di un problema, distante da una rappresentazione negativa dello stesso come elemento di disturbo alla proattività, ben si colloca nel quadro delle


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strategie di direzione delle organizzazioni scolastiche dove diventa finanche strumento utile per giungere, attraverso la riflessione, prevenzione e anticipazione delle criticità a scelte ponderate sostenibili. Un assunto da cui è necessario partire anche per una riformulazione della governance scolastica. Il DS infatti, quale garante assoluto dell’efficienza ed efficacia dei processi formativi (D.Lgs. n. 165/2001) dovrebbe attuare modelli di leadership atti al coinvolgimento di ognuno (empowerment) per una scuola di tutti e non solo di chi ne beneficia. Democratico nel cogliere spunti e proposte da docenti, genitori, alunni, il leader di una scuola dovrebbe avere carisma a sufficienza e abilità persuasive tali da non lasciare dubbio alcuno sulla bontà delle sue proposizioni. Leader affiliativo nell’infondere fiducia e attribuire valore al lavoro di tutti indistintamente: docenti, collaboratori, personale ATA ecc., il DS dovrebbe mostrare altrettanta capacità nel saper trasmettere l’immagine futura della scuola (la vision ovvero ciò che la scuola intende diventare) e la sua direzione. L’adozione di un modello di leadership diffusa (employeeship) inoltre, in cui tutti svolgono parte attiva e sono da supporto reciproco gli uni per gli altri, è segnale di umanità e umiltà. Un DS che voglia il bene della sua scuola dovrebbe essere un individuo in grado di ‘ascoltare’ per acquisire utili e sempre nuovi elementi di giudizio, magnanimo nel soddisfare le richieste dell’utenza contemperando le esigenze dettate dal servizio con i bisogni individuali, paziente nel gestire le intemperanze, strategico nell’impegnare tutti (in lavori di team, commissioni, dipartimenti, comitato) diffondendo senso di appartenenza e spirito di coesione. Si legge all’art. 25 del D.Lgs. n. 165/2001 che, “nel rispetto delle competenze degli organi collegiali scolastici, spettano al dirigente scolastico autonomi poteri di direzione, di coordinamento e di valorizzazione delle risorse umane”, a voler sottolineare anche l’importante

funzione del Dirigente Scolastico nel favorire attraverso azioni di indirizzo e governo la promozione delle risorse umane e la partecipazione efficace degli organi collegiali così come istituiti dai Decreti Delegati del 1974. Una partecipazione che si estrinseca nelle varie attività svolte: quella del Consiglio di Istituto nel fornire indirizzi al Collegio Docenti per l’elaborazione del POF nonché vincoli operativi e criteri al Dirigente Scolastico per l’espletamento dell’attività negoziale; il Collegio Docenti nella predisposizione delle azioni finalizzate alle diverse opzioni dell’offerta formativa: attività didattica ordinaria, recupero del disagio (handicap, DSA, disturbi socio-affettivi e/o ambientali), integrazione degli stranieri, potenziamento degli insegnamenti, progetti di alternanza scuola-lavoro ecc.; Consiglio di classe nel redigere (conformemente con le determinazioni del Collegio Docenti) piani didattici personalizzati e/o individualizzati ad hoc per le specifiche esigenze; Comitato dei genitori e degli alunni quali organi consultivi e di proposta nella programmazione degli interventi formativi. Relativamente poi alle attribuzioni di questi ultimi e al regolamento disciplinare che ne determina diritti e doveri, doveroso è il riferimento al D.P.R. n. 249/1998: Statuto degli studentesse e degli studenti nella scuola secondaria (più recentemente integrato dal D.P.R. 235/07). Garantire equilibrio tra figure e competenze molto diversificate non è affatto facile. I compiti del Dirigente sono molteplici e, in qualità di membro primus inter pares, egli ha l’onere di controllare e monitorare la legittimità delle azioni e deliberazioni degli Organi collegiali. Si rende necessario ad esempio, per mantenere “il polso della situazione” ed assicurare equità nell’attribuzione dei voti e delle valutazioni complessive dei diversi Consigli di classe, partecipare a tutti gli scrutini, così come risulta importante verificare la legittimità degli atti del Collegio Docenti per una loro opportuna e tempestiva revisione. Interventi che comporta6


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no non poco investimento personale. Conosciamo bene le dinamiche che si sprigionano all’interno delle riunioni collegiali. Il collegio dei docenti in particolare, essendo un organismo deliberante e non un semplice gruppo di lavoro, presenta non pochi problemi di gestione. Le troppe variabili professionali e caratteriali presenti spesso rendono impossibile discutere e confrontarsi su un qualsiasi argomento a meno che questo non sia stato precedentemente ‘sgrossato’ da una apposita commissione di lavoro. Elemento da cui si evince chiaramente la necessità per il Dirigente Scolastico di incaricare preliminarmente commissioni o dipartimenti perché svolgano i lavori preparatori finalizzati all’incontro collegiale programmato. Nella scuola odierna, che si presenta come istituzione complessa, ricca di motivazioni, di richieste ma anche di offerte e proposte, il DS, in collaborazione con gli OO.CC. e con le figure di sistema, adotta dunque protocolli procedurali opportunamente condivisi, di intesa, di confronto, di concertazione, anche secondo logiche di ‘sussidiarità’, per la previsione delle giuste prassi e l’espletamento dei relativi incontri. Una partecipazione scrupolosa ed efficace di tutti gli organi collegiali alla vita della scuola non è sempre solo da incentivare ma anche dato essenziale e ineludibile per un Dirigente Scolastico che desideri garantire (in ottemperanza al decreto legislativo sopra citato) la gestione unitaria della scuola. Il tema del conflitto e delle relazioni è fortemente correlato a quello della ‘valorizzazione delle risorse umane’ sopra accennato. L’aspetto, di assoluto interesse non può che chiamare in causa la Legge Brunetta n. 150 del 2009, dove si auspica il riconoscimento del merito per una più congrua misurazione, valutazione e trasparenza delle performance individuali. Un Dirigente che non vigili sul lavoro svolto dai propri dipendenti oltre a correre il rischio di un servizio scadente non riscuote stima tra coloro che hanno investito il proprio tempo

augurandosi di ottenere riconoscimenti e/o gratifiche. L’ultimo elemento di questa disamina riguarda infine, tra le altre prerogative del Dirigente Scolastico (formulate in dettaglio nel D. Lgs. 165 del 2001), la titolarità delle relazioni sindacali. Improntate alla correttezza e alla trasparenza dei comportamenti (CCNL 2006-2009), le relazioni sindacali sono finalizzate al miglioramento delle condizioni di lavoro con l’esigenza di implementare l’efficacia dei servizi alla collettività. Al riguardo, appare utile elencare alcune delle attività che richiedono al Dirigente Scolastico maggior impegno nell’espletamento della specifica funzione: svolgimento della contrattazione integrativa di istituto (per la quale il DS ha l’obbligo di formalizzare la propria proposta completa sulle materie del contratto d’istituto entro 10 gg. dall’inizio delle trattative) riguardante le determinazioni dei contingenti di personale (L. n. 29/93 DD.II. sugli organici), le modalità di utilizzazione dello stesso in rapporto al POF (art. 3 D.P.R. 275/99), l’attuazione della normativa sulla sicurezza (D.Lgs. n,. 626/94 e successivo D.Lgs. 81/08), i criteri per la ripartizione del fondo di istituto (compensi per le funzioni strumentali ecc.), l’organizzazione del lavoro; la stipula dei contratti individuali di impiego dei docenti e ATA e la predisposizione (sentiti gli OO.CC.) del piano annuale delle attività e degli impegni dei docenti che possono prevedere attività aggiuntive. Compiti quelli del DS cui non possono che aggiungersi la capacità di cogliere le ragioni profonde delle scelte operate e le dinamiche relazionali sottese alla concertazione, oneri per i quali si rendono ancora una volta indispensabili gli strumenti del dialogo e della diplomazia. Il tema del conflitto come quello della comunicazione non si esauriscono certamente in questa trattazione. Molto ancora si potrebbe dire, soprattutto in merito alla necessità di una concreta “apertura”: uscire dal proprio per accogliere l’altro!


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L’ambiguità, la chiusura, l’ostilità aprioristica, non hanno mai prodotto nulla di buono, lo sappiamo! E ciò nonostante talvolta fingiamo di dimenticarcelo. Noi, che dovremmo essere dei ‘modelli’ da seguire e che dovremmo persino insegnare ai nostri allievi, prima ancora che i contenuti, la coerenza e la trasparenza nell’agire, l’onestà e la lealtà nelle relazioni con il prossimo, la correttezza, la pertinenza e l’attendibilità nella manifestazione delle proprie idee, la voglia e il desiderio di ‘verità’ nella rappresentazione della ‘realtà’; valori spesso trascurati ma imprescindibili se si mira alla formazione dell’uomo e del cittadino costituzionalmente sanciti! Se consideriamo poi i cambiamenti in atto nel mondo dell’istruzione e della formazione e le conseguenti prospettive di autonomia e flessibilità, pensare con lo sguardo rivolto al passato risulta quanto mai infruttuoso e anacronistico. Accettare il confronto quindi, non per rinunciare a noi stessi e alle nostre radicate convinzioni ma per ascoltare il mondo e le richieste. A volte forse sfugge ma, quali veri educatori prima ancora che “burocrati”, i Dirigenti Scolastici dovrebbero rammentare che in una società caratterizzata dalla frammentazione in tutti i campi: dei saperi, dei valori familiari, culturali, socio-economici, come quella attuale, la comprensione della diversità per una migliore e più giusta integrazione è fattore costitutivo dell’azione educativa scolastica. Arginare dunque fenomeni come il fanatismo razziale, il bullismo, la dispersione (conseguente a demotivazione), il consumo di droghe tra i giovani e/o eventi di mobbing, burn out tra i docenti dovrebbero essere primo e assoluto scopo di un’istituzione scolastica nella veste del suo responsabile. Dirigere con competenza un’istituzione scolastica implica in sostanza saper guidare, sostenere, mettere insieme gli sforzi dei gruppi come dei singoli per una condivisione di intenti, compenetrazione di apporti e pluralità di azioni. In che modo? Creando un clima favorevole

di reciproca stima e rispetto. Nessun dirigente può conseguire i suoi obiettivi indipendentemente dalla collaborazione e dall’impegno di chi lo circonda; ne deriverebbero autoritarismo e assemblearismo! E’ possibile ritenere quindi che un dirigente responsabile deve saper costruire le sue decisioni attraverso percorsi di coinvolgimento trasparenti che chiamino in campo tutti gli attori della scuola nessun escluso piuttosto che cedere alla tentazione di sterili egocentrismi. Maria Luisa Amadei

UCIIM EUR Agazzi (RM)

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Benessere: inclusivo

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o scenario in cui la scuola è chiamata ad assicurare il successo formativo è uno scenario complesso e in continuo movimento. La complessità moriniana, indefinibile ed incerta, appare caratterizzare l’istituzione scolastica, nei suoi rapporti sia con l’esterno che con l’interno. Le relazioni sono interdipendenti ed il sistema dove si creano reti e “trame” tra soggetti diversi sono irriducibilmente inetti ad essere ridotte entro un quadro espositivo semplice e lineare. Le “vie” che conducono a garantire la mission educativa possono essere gestite correttamente, a patto che si condivida l’assunto che niente è più programmabile in maniera univoca ed infallibile, a prescindere dal contesto e dalle storie. Ogni scelta, ogni decisione, ogni esperienza assumono, infatti, sviluppi e connotati differenti a seconda dei contesti, dei gruppi e delle logiche di conduzione che li hanno orientate. Tale premessa non vuole essere un alibi per rassegnare le “dimissioni” della scuola. Tutt’altro rigettando il paradigma della semplificazione ( E. Morin), vuole trattare la questione restituendo dignità e valore ad una categoria professionale, quella del personale scolastico, oggetto di facili critiche. Chi vive nella scuola sa perfettamente che la flessibilità richiesta è talmente alta da suscitare sensazioni pesanti di instabilità quotidiana. Mutano, difatti, leggi, colleghi, allievi, genitori, collaboratori esterni ed i docenti con il personale tutto sono chiamati a cogliere il cambiamento nella sua complessità, a facilitare l’apprendimento degli allievi, ispirandosi sempre a principi democratici. Tutto ciò, presuppone uno “Spazio d’ascolto “ non sempre esistente, dove tensioni e conflitti emergenti possano trovare il giusto momento di discussione collettiva. Non è più pensabile, quindi, “dirigere” a prescindere dalle emozioni. Chi guida il gruppo di lavoro deve favorire uno Spazio entro il quale, non solo si progettano percorsi formativi, ma dove nel contempo ci si interroghi sul

senso e sul significato delle scelte compiute. Weich, a tal proposito, definisce l’organizzazione scolastica un flusso di esperienze individuali satura di soggettività. Ad essere carente, secondo l’autore, non sono gli elementi formali, quanto e soprattutto una cornice di priorità significative, che giustifichino l’impegno professionale. I sensemaking, ovvero l’attribuzione di senso all’agire educativo, devono essere perciò co-costruiti, all’interno di un contesto facilitante tale processo evolutivo. Il DS, al quale sono attribuiti “autonomi poteri di direzione, coordinamento e valorizzazione delle risorse umane”, può contribuire al benessere organizzativo, operando secondo una leadership di servizio (Quaglino, Casagrande, Castellani). Una leadership in grado, cioè, di far emergere altri leader e favorire l’acquisizione di un modello di utilizzo delle capacità individuali, che lavora per la crescita di un’unità sopraindividuale, più che per la disarmonica e conflittuale espressione di interessi personali. Riprendendo la classificazione di Lewin, sicuramente la leadership non può essere né autoritaria né lassez-faire, ma democratica e diffusa, capace di Ascoltare e Mediare i singoli contenziosi, in vista di una mission che accomuna. Lo scopo del dirigente scolastico, “titolare della gestione unitaria”, è senza dubbio quello di realizzare una modalità cooperativa nel lavoro di gruppo. Ma la stessa dimensione cooperativa può aver luogo solo se il soggetto è posto nella condizione di poter conoscere e valutare se stesso e comprendere gli altri attraverso il confronto. Dunque confronto-conflitto-negoziazione è la triade che fa da cornice ad uno Spazio D’ascolto che il DS deve favorire e condurre, al fine di creare un clima di condivisione di sensemaking, senza i quali è impossibile sfidare la complessità e l’incertezza dell’essere scuola oggi. Gli studi di psicologia sociale hanno, infatti, mostrato come la discussione lun-


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gi dall’essere solo una forza disgregatrice, se condotta e finalizzata ad uno scopo ( decisione negoziata nel nostro caso), diventa al contrario uno strumento che genera cambiamento costruttivo. Gli stessi studi hanno inoltre rilevato come il misconoscimento e la repressione del conflitto, a tutti i costi, producono ambiguità e artificiosità, ingredienti senza dubbio obsoleti e deleteri per la nostra organizzazione scolastica, aperta alle sfide del cambiamento e della complessità, in vista del successo formativo di tutti e di ciascuno. La stessa titolarità delle relazioni sindacali, che è forse quella che espone maggiormente il DS ad attacchi personali, in qualità di datore di lavoro, è una prerogativa che consente di agire a 360° in vista di una gestione unica e armonica dell’istituzione scolastica. Ora compito delicato del DS è quello di “negoziare”, ossia di favorire una decisione collettiva, al termine di un momento di crisi, che trova soluzione attraverso una risposta nuova. Ma come sottolineano Moscovici e Doise, la negoziazione necessità di una diffusa partecipazione, in sintesi deve operare secondo una logica inclusiva. Come procedere, allora, per favorire la partecipazione, facendo in modo che nessuno si senta escluso? Innanzitutto favorendo un organizzazione di lavoro democratica, che tenda a prevenire I “dissapori” e “malumori”. In questa direzione un primo passo è adottare comportamenti ed atteggiamenti che siano da esempio per tutti. Per il personale, per i genitori, per gli alunni. Comportamenti corretti, rispettosi, tolleranti alle differenze, uniti ad atteggiamenti di empatia, di apertura e disponibilità faranno da sfondo a tutta una serie di misure che il DS deve attuare per il benessere di tutti . Inoltre il dirigente deve favorire un metodo di coordinamento aperto teso alla creazione di “alleanze educative”, sia interne che esterne. Ovvero cooperare con persone di fiducia che collaborano nel complesso compito di gestio-

ne e valorizzazione delle risorse umane, al fine di dar voce e ascolto a tutti. Naturalmente è lo stesso DS che si deve far promotore di una trasparente informazione e di un’autentica comunicazione. Non solo deve, difatti, informare il personale e gli alunni su tutto ciò che concerne l’istituzione scolastica, ma anche garantire una comunicazione circolare tra le parti, basata sull’ascolto attivo e sul rispetto delle differenze individuali. IL sito web e le “prese visioni “ possono essere strumenti sufficienti per assicurare l’informazione, mentre la disponibilità ad un ricevimento quotidiano è una buona prassi da adottare per favorire una comunicazione intima ed efficace. A chi obietta che ricevere tutti i giorni toglie tanto spazio al lavoro del DS è da replicare che lo spazio di ricevimento è il luogo più opportuno per dare ascolto e sollievo a quanti, genitori, insegnanti ed alunni, hanno bisogno di un rapporto più intimo e meno collegiale per esprimere le proprie tensioni e trovare soluzioni. E questo per un dirigente non è sicuramente tempo perso. A rigor del vero occorre tener a mente che il benessere organizzativo e dei singoli lavoratori non è una finalità “assistenziale”, legata alla buona volontà di questo o quel dirigente. Difatti il DL 81\08 ha introdotto nella legislazione relativa alla sicurezza del lavoro un’innovazione in tal senso, ovvero “la valutazione del rischio da stress da lavoro correlato”. Certo il burn–out e lo stress dei lavoratori per essere affrontati richiedono competenze che il DS quasi sicuramente non possiede, ma prevenirle attraverso una sorta di “dispositivo di protezione individuale” non è poco. Nei momenti collegiali, il DS, se emergono conflitti tra gruppi deve sempre evitare di schierarsi e fare appello, laddove possibile alla normativa d riferimento. Deve, inoltre valorizzare le diverse risorse umane e richiamare sui valori comuni di riferimento. La disponibilità ma anche la fermezza con cui il DS porta avanti l’identità dell’istituzione non 10


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viene meno neanche nelle trattative sindacali .Nello stesso ccnl 2006-2009 è evidenziato il corretto approccio al negoziato integrativo d’istituto, il quale altro non è che un modo per “contemperare l’interesse del lavoratore al miglioramento delle condizioni di lavoro e alla crescita professionale con l’esigenza di incrementare l’efficienza e l’efficacia del servizio”. Questa finalità, da tenere sempre a mente, palesa come le relazioni sindacali d’istituto costituiscono uno strumento ulteriore per la valorizzazione delle risorse umane. A conclusione della trattazione appare chiaro che la “trama” di relazioni all’interno di un’organizzazione complessa richieda una guida disponibile e flessibile, garante di diritti e dovere giuridicamente garantiti, tesa altresì ad acquisire la fiducia di quanti, docenti, alunni e genitori, collaborano e contribuiscono al successo formativo e al benessere psichico di tutti e di ciascuno. Se il fine della scuola è l’inclusione ebbene è doveroso dirigere ad una partecipazione e ad un benessere che non escluda nessuno. Benessere inclusivo, dunque, risulta la meta ed il mezzo per dare voce ed ascolto a tutti coloro che nella scuola dovrebbero lavorare non già come vittime ma come artefici di un cambiamento che richiede necessariamente una guida atta a sostenere e guidare complessità ed incertezza verso “vie” evolutive nuove. Samanta De Nardis

UCIIM Monte San Giovanni Campano (FR)


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Trattato di Lisbona e le competenze chiave: tra il dire e il fare...

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opo anni di negoziati sulle questioni istituzionali il 13 dicembre del 2007, i capi di Stato o di governo dei 27 Stati membri dell'Unione Europea hanno firmato il trattato di Lisbona il cui Memorandum precisa che "La responsabilità dei sistemi nazionali d’istruzione e di formazione è innanzitutto degli Stati membri, nei termini istituzionali validi per ciascuno". Un cammino proseguito il 5 ottobre 2008 con l'ultima verifica dello stato dei lavori di avvicinamento ai cinque livelli di riferimento (Benchmark) del rendimento medio europeo che l’Unione entro il 2010 avrebbe dovuto raggiungere. Con il Decreto Ministeriale n. 139/07 si regolamentava l’innalzamento dell’obbligo di istruzione individuando quattro assi fondanti tale obbligo: Linguaggi, Matematico, ScientificoTecnologico, Storico-Sociale, definendone e precisandone le conoscenze, le capacità, le abilità e le competenze. Il 31 luglio 2008 il nostro parlamento, all’unanimità, approvava il Trattato di Lisbona, aprendo quindi in maniera definitiva la stagione europea per l’Italia: come testualmente scritto, “l’Unione deve diventare l’economia della conoscenza più competitiva e più dinamica del mondo”. ECONOMIA DELLA CONOSCENZA Ecco dunque il primo punto su cui riflettere: giungere ad un’economia fondata sulla conoscenza, attraverso la realizzazione del successo formativo il più inclusivo possibile, destinato ad ogni singolo "utente", finalizzato alla creazione di uno spazio europeo della ricerca. Necessario quindi modernizzare il modello sociale europeo, investendo nelle risorse umane e creando uno stato sociale attivo adattando i sistemi di istruzione e formazione alla società della conoscenza, garantendo più posti di lavoro e di migliore qualità; favorendo l’integrazione sociale. Ci si chiederà se stiamo parlando di scuola o di politiche economico-sociali generiche e generaliste. Stiamo parlando proprio del compito primo, della motivazione prima, degli scopi

di una scuola per il XXI secolo, in grado di riprendere in mano le redini della società. Il successo formativo, indicatore del sistema di istruzione e formazione, dovrebbe essere una meta per tutti e non per qualcuno, secondo il principio fondamentale della società della conoscenza “non uno di meno” e in vista dei “Cinque livelli di riferimento (benchmark) del rendimento medio europeo”. Seppur in un'ottica necessariamente europea, ci limitiamo a fare delle riflessioni sulla situazione italiana per focalizzare meglio aspetti, tendenze, prospettive, dinamiche. OBIETTIVI MANCATI A che punto siamo? I bei presupposti di cui sopra non solo non trovano un'effettiva applicazione ma nella pratica c'è una vistosa contraddizione fra l'importanza che viene universalmente riconosciuta all'istruzione e alla formazione e la reale messa in atto delle relative azioni e considerazioni. Se, infatti, nella "Relazione sul rapporto della Commissione europea relativo all’attuazione, i risultati e la valutazione globale dell’Anno europeo dell’istruzione e formazione lungo l’arco della vita" del 1996 si ribadisce quanto tutto ciò sia primario per l’integrazione sociale e la parità delle opportunità, le cose vanno diversamente. È bello sentir parlare di Istruzione scolare, eLearning, Istruzione superiore, Apprendimento delle lingue, Mobilità, Istruzione e formazione lungo tutto l'arco della vita: purtroppo, non solo il raggiungimento di tali finalità è ben lontano dalla realtà, ma "dal basso" non se ne ravvisa l'effettiva utilità. Non sono stati raggiunti gli obiettivi in materia di istruzione e formazione come previsti dalla commissione nel 2005 per quanto riguarda la dispersione scolastica, la preparazione generale degli adolescenti all’età di quindici anni, il tasso di completamento di istruzione secondaria superiore e la partecipazione degli adulti all’apprendimento; inoltre “dai dati raccolti emerge che le persone scarsamente qualifica12


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te hanno minori probabilità di partecipare al perfezionamento professionale”. In Italia, soprattutto nelle regioni del boom, del miracolo economico, è molto facile riscontrare percentuali di dispersione totale, o di quell’altra dispersione che è la frequenza saltuaria che comporta una formazione ridotta e priva di quella maturità culturale richiesta dalla nostra Costituzione e dal parlamento e consiglio europeo. Per non limitarsi alla teoria di certe informazioni, vale la pena riportare l'esperienza di un dirigente scolastico in un liceo del lago di Garda: molti dei suoi studenti incominciavano a frequentare regolarmente a stagione finita (a novembre) e se ne andavano, di fatto, con la riapertura della successiva (ai primi di maggio). La mamma di uno studente sveglio e molto bravo, cui il dirigente aveva “ingenuamente” fatto notare quanto stesse perdendo il figlio con quei veri e propri abbandoni, gli rispose che il figlio nei tre mesi di assenza guadagna quanto lui tutto l’anno e che non può affatto rinunciare alla macchina, alla casa che già si sta costruendo. Un'esperienza che si raccorda con una dichiarazione di Romano Prodi nel dicembre del 1995 alla Fiera di Verona in occasione della fondazione dell’Ulivo veronese: "Non si può essere ricchi e ignoranti per più di una generazione”: alla frase la sala mugugnò rumorosamente e applaudirono in pochi, fra i volti scuri degli altri. Nel già ricco Nordest dove chiudono ogni anno tantissime fabbrichette, si sta avverando quello che Prodi diceva, perché senza la cultura d’impresa e generale, che deriva da una costante riqualificazione del proprio lavoro, non si potrà verificare quel perfezionamento professionale che permette di proseguire e di confrontarsi a livello sempre più ampio, in un contesto che è fisiologicamente in costante, inarrestabile espansione planetaria. Proseguendo la nostra riflessione, prendiamo in esame il punto sesto delle considerazioni

che costituiscono la prima parte delle Raccomandazioni, in cui si riprende la relazione del Consiglio europeo del novembre 2004 dedicata al “contributo dell’istruzione alla conservazione e al rinnovo del contesto culturale comune nella società nonché all’apprendimento di valori sociali e civici essenziali quali la cittadinanza, l’uguaglianza, la tolleranza e il rispetto…”. Se il fine dell’istruzione è, nel rispetto degli articoli 3, 9,33, 34 della Costituzione, il raggiungimento di una buona cittadinanza composta di buona cultura, buone competenze, buona professione nel rispetto delle regole fondamentali della civile convivenza, allora mi sembra che una società della conoscenza, nel contesto delle diversità socioculturali, debba essere composta da cittadini flessibili, duttili, in grado di confrontarsi, incontrarsi, sopportarsi vicendevolmente, stimolarsi, aiutarsi: con gli strumenti tipici dell’istruzione negli sviluppi dei differenti gradi, fino al terziario ed oltre. Il tutto è chiaramente certificabile come previsto dalle competenze chiave descritte nelle Raccomandazioni del 18 dicembre 2006 e nel DM 22 agosto 2007 n. 139: Regolamento per l’innalzamento dell’obbligo di istruzione. Così, credo, si possono porre le basi per “consentire alle persone di accedere al mondo del lavoro e di rimanervi” e realizzare la finalità concreta dell’istruzione “del rafforzamento della coesione sociale”. Certo, sono frequentissime le discussioni sul legame labile e la distanza sovente sottolineata fra scuola e lavoro: vengono in mente i tantissimi studenti diplomati, anche con valutazione buone, persi nei meandri del fuoricorso, sopravvissuti con qualche lavoro, accettato perché non c’era altro. Nessuna vera qualifica professionale anche se la laurea può aprire la strada alla/della professionalizzazione quando è strutturata in maniera aperta e flessibile. In Italia pochissime lauree serviranno a chi le ha conseguite e per la società. Si assiste alla discussione di tesine senza fini e


RIFLESSIONE

senza sostanza che non fanno prevedere orizzonti professionali. Ed è così anche per le tesi di specializzazione: qualcosa di più, ma poco. Troppo poco per le attese di Lisbona e Maastricht. Per le nostre attese. Ci si deve chiedere: cosa sta facendo la scuola secondaria di secondo grado? Cosa fa la scuola terziaria, cioè l’università? Per la secondaria di secondo grado sono in vista solo tagli: alle ore di insegnamento, alle cattedre, alle classi. Per l’università, nulla che riduca quella incredibile parcellizzazione delle cattedre nate per genesi politico-amicale più che per necessità di ricerca scientifica utile per lo sviluppo sociale, civile, economico del Paese. SCUOLA, TALENTI E SUCCESSO FORMATIVO Se la visione d'insieme deve guardare alle indicazioni generali date a livello europeo e dal Ministero dell'Istruzione, la messa in opera di strategie, attività e percorsi deve necessariamente riferirsi all'autonomia didattica, organizzativa e di ricerca, sperimentazione e sviluppo proprie di ogni scuola, facendo appello alla sua natura dinamica e flessibile. Il supporto sostanziale e teorico è a disposizione di tutti: ci vengono incontro le informazioni dettagliate di Eurypedia, quelle reperibili dal Miur, dall'Agenzia nazionale per lo sviluppo dell'autonomia scolastica (Ansas), dall'Istituto nazionale per la valutazione del sistema di istruzione e formazione (Invalsi) e dall'Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori (Isfol). Affinché il successo formativo sia rivolto a tutti e finalizzato ad ogni realtà si dovrebbe partire dall'effettivo coinvolgimento del territorio in modo che ogni sua agenzia - educativa e non - possa valorizzare e fare emergere singole capacità e talenti locali che possiede al suo interno. In questo modo lo studente potrà rientrare negli articoli, nei codici, nei commi delle programmazioni dei diversi ordini di scuola e non subirne asetticamente regole e norme. È in

quest'ottica che vanno letti gli "apprendimenti fondamentali del sapere, del fare e dell’essere" riassunti nel concetto dell'alfabetizzazione così come li enuclea Mario Melino negli Annali dell'Istruzione. Se è vero che "adulti e bambini vivono in un ambiente denso di segni, simboli, linguaggi e sono circondati da mezzi e strumenti tecnologici che esigono particolari abilità e competenze", queste ultime devono inglobare i primi, in modo che nel loro uso, gli strumenti e i mezzi possano essere asserviti al raggiungimento, allo sviluppo e all'arricchimento di capacità personali "dentro" una struttura, una comunità, una rete, un territorio. Qualcuno potrebbe obiettare che ci si sta muovendo anche in questo caso fra parole e ideali: il rischio c'è sempre, quindi va fatto tesoro delle esperienze realizzate e disseminate lungo lo Stivale. PROPOSTA DI ATTIVITÀ Non sarebbe male seguire l'esempio di Unioncamere Sicilia, che qualche anno fa con le Camere di Commercio delle province, nell’ambito del Progetto Alternanza Scuola-Lavoro, hanno promosso il concorso “Idee di impresa”, rivolto a studenti delle classi terze e quarte delle scuole secondarie superiori dell'isola per promuovere e stimolare la cultura imprenditoriale presso i giovani del territorio della Regione Siciliana. In concreto, il tipo di attività risponde da un lato alla necessità di fare emergere le idee di impresa su qualunque settore di attività economica - e qui entrano in gioco predisposizioni e velleità, talenti e aspirazioni della persona - e dall'altro al bisogno e al dovere di valorizzare le vocazioni del territorio siciliano. E se un'altra eventuale remora può essere avanzata sull'efficacia della progettazione, non vanno dimenticati i criteri che alla base rendono più o meno fattibili o al contrario velleitari qualsiasi idea: in tal caso, oltre alla originalità e alla coerenza dell'idea, va assolutamente garantito un giudizio sulla sostenibilità in considerazione dei punti di forza e dell’analisi del 14


RIFLESSIONE

mercato. Viene da chiedersi: come accompagnare passo dopo passo gli studenti affinché l'idea approntata e realizzata a scuola possa un domani tradursi in un'effettiva operazione imprenditoriale qualora si volesse davvero continuare su quella strada? I dati statistici non ci aiutano: confermano, infatti, che in tutta Italia sono in tanti a tentare la strada per mettersi in proprio, ma sono anche in tanti a “morire” in breve tempo. Si potrebbe ovviare con una mini guida sulle tappe da percorrere per avviare un’attività di impresa o di lavoro autonomo in base alle indicazioni e al coinvolgimento di esperti. E come rendere consapevole ogni studente coinvolto delle diverse azioni da svolgere? Evidenziando magari la natura dei problemi da affrontare e, nello stesso tempo, facendo conoscere gli strumenti e i servizi da utilizzare durante il percorso. L’aspirante imprenditore verrà indotto ad individuare le proprie necessità, a fare un’auto-valutazione sulle proprie capacità, a pesare le proprie competenze e a quantificare le risorse di cui dispone, per sapere come e dove trovare i servizi e gli strumenti che gli consentono di passare dal concepimento dell’idea alla sua realizzazione. Si sa che un’impresa non si crea da un giorno all’altro e per riuscirci occorre affrontare e superare una serie di ostacoli e controllare e gestire tante variabili, endogene ed esogene. CONCLUSIONE È solo un esempio circoscritto ad uno scopo al quale si potrà ribattere con la domanda "Che c'entra un'impresa con la scuola?". Tanti insegnanti lo pensano. Così come in tanti sconoscono che la settima competenza chiave del Trattato di Lisbona è sul "Senso di iniziativa e di imprenditorialità" che concerne “la capacità di una persona di tradurre le idee in azione. In ciò rientrano la creatività, l’innovazione e l’assunzione di rischi, come anche la capacità di pianificare e di gestire progetti per raggiungere obiettivi”. Ai collegi dei do-

centi, tali frasi suscitano tuttora perplessità, imbarazzo e una certa diffusa diffidenza. Si pensa: "ecco, questo è l’ultimo passo, dopodiché la scuola diventa un’azienda … o una fondazione con carattere di azienda". A mio parere non credo sia così: questa settima competenza va meditata non con ostilità, sia per evitarne le forme aziendalistiche e/o professionalizzanti prima del tempo, sia anche per coglierne gli aspetti chiaramente positivi. Infatti, se nello studio e nella vita della scuola, di ogni scuola di ogni ordine e grado, mancano creatività, innovazione, assunzione di rischi, tutto diventa noioso ed inutile, ripetitivo e decisamente non educante. Tradurre un brano, affrontare un problema di matematica o di fisica, impegnarsi in una ricerca storica o letteraria, affrontare un testo filosofico; per i più piccoli: affrontare la nuova dimensione di vita di gruppo, vita di classe, tutto questo non prevede iniziativa e non si configura come una vera e propria impresa? Giovanni Zambito

UCIIM Nosengo Roma


SPIRITUALITÀ

Buon Natale, amico mio: non avere paura Dagli scritti di don Tonino Bello vescovo.

Mi chiedo per quanti minuti rideranno dinanzi agli auguri di Natale, formulati così, coloro che si sono costruiti i loro idoli di sicurezza: il denaro, il potere, lo sperpero, il tornaconto, la violenza premeditata, l'intolleranza come sistema, il godimento come scopo assoluto della vita. E allora? Meglio abbassare il tiro? Meglio correggere la traiettoria e fare degli auguri più terra terra, a livello di tana e non di vetta, a misura di cortile e non di cielo? Se vi dico che uno stelo di speranza è già fiorito, è perché voglio esortarvi a recuperare un genere diverso di vita e un nuovo gusto di vivere. È perché voglio invitarvi a stare nella crisi attuale senza rassegnazioni supine, ma con lucidità e coraggio. È perché voglio stimolarvi ad andare controcorrente e a porre sui valori morali le premesse di un'autentica cultura di vita, che possa battere ogni logica di distruzione, di avvilimento e di morte. Gesù che nasce, è il segno di una speranza che, nonostante tutto, si è già impiantata sul cuore della terra.

B

uon Natale, amico mio: non avere paura. La speranza è stata seminata in te. Un giorno fiorirà. Anzi, uno stelo è già fiorito. E se ti guardi attorno, puoi vedere che anche nel cuore del tuo fratello, gelido come il tuo, è spuntato un ramoscello turgido di attese. E in tutto il mondo, sopra la coltre di ghiaccio, si sono rizzati arboscelli carichi di gemme. E una foresta di speranze che sfida i venti densi di tempeste, e, pur incurvandosi ancora, resiste sotto le bufere portatrici di morte. Non avere paura, amico mio. Il Natale ti porta un lieto annunzio: Dio è sceso su questo mondo disperato. E sai che nome ha preso? Emmanuele, che vuol dire: Dio con noi. Coraggio, verrà un giorno in cui le tue nevi si scioglieranno, le tue bufere si placheranno, e una primavera senza tramonto regnerà nel tuo giardino, dove Dio, nel pomeriggio, verrà a passeggiare con te. Mi chiedo se questi auguri, formulati così, siano capaci di sorreggere lo scetticismo degli scaltri, il sorriso dei furbi, la praticità di chi è pronto a squalificarti come sognatore, il pragmatismo di chi rifiuta la poesia come mezzo di comunione. Mi domando se gli auguri di Natale, formulati così, faranno rabbia o tenerezza, susciteranno disprezzo o solidarietà, provocheranno discredito o impegno.

Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli! Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali. E vi conceda la forza di inventarvi un'esistenza carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio. Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio. Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la carriera diventa idolo della vostra vita; il sorpasso, progetto dei vostri giorni; la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.

Mi interrogo su come saranno accolti questi auguri dalla folla dei «nuovi poveri» che il nostro sistema di vita ignora e, perfino, coltiva. Dagli anziani reclusi in certi ospizi o abbandonati nella solitudine delle loro case vuote. Dai tossicodipendenti che non riescono ad abbandonare il tunnel della droga. Dagli sfrattati che imprecano contro se stessi e contro il destino. Dai dimessi dagli ospedali psichiatrici che si aggirano come larve. Dagli operai in cassa integrazione e dai disoccupati senza denaro e senza prospettive. Da tutta la gente, insomma, priva dell'essenziale: la salute, la casa, il lavoro, il salario familiare, l'accesso alla cultura, la partecipazione. Mi domando che effetto faranno gli auguri di Natale, formulati così, sui giovani appiattiti dal consumismo, resi saturi dallo spreco, devastati dalle passioni, incerti del domani, travagliati da drammi interiori, incompresi nei loro problemi affettivi.

Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che lo sterco degli uomini, o il bidone della 16


SPIRITUALITÀ

spazzatura, o l'inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa. Giuseppe, che nell'affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro. Gli angeli che annunziano la pace portino guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che, poco più lontano di una spanna, con l'aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfrutta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano i popoli allo sterminio per fame. I poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell'oscurità e la città dorme nell'indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere «una gran luce» dovete partire dagli ultimi. Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili. I pastori che vegliano nella notte, «facendo la guardia al gregge» e scrutano l'aurora, vi diano il senso della storia, l'ebbrezza delle attese, il gaudio dell'abbandono in Dio. E vi ispirino un desiderio profondo di vivere poveri: che è poi l'unico modo per morire da ricchi. Buon Natale! Sul vostro vecchio mondo che muore nasca la speranza.


ESPERIENZE

Cittadinanza attiva Obiettivi di Contenuto: Gli studenti conosceranno: • Ruoli e responsabilità di un cittadino • Come i ruoli e le responsabilità di un cittadino possono influenzare il proprio governo

Una proposta basta sul Problem based learning (uno dei metodi di Didattica laboratoriale più diffusi). È un adattamento di un lavoro di Deborah Gallaher-Shady Spring School Alta, Raleigh County e Hamsher-George Washington High School, Kanawha County

Titolo Cittadinanza consapevole

Obiettivi di Abilità: Gli studenti saranno in grado di fare: • Ricerche sui ruoli e responsabilità di cittadinanza a livello locale e nazionale • Lavori che illustrino I cambiamenti di ruoli e di responsabilità • Analisi dell’impatto che I cittadini hanno avuto sulla società mentre espletano I propri ruoli e responsabilità di cittadinanza • Integrazione di appropriate abilità tecnologiche e di comunicazione in un format appropriato

Finalità Gli studenti dimostreranno il ruolo della cittadinanza in una democrazia, illustrando le principali responsabilità, le caratteristiche variabili e l’impatto che questo ruolo e responsabilità possono avere sulla società e sui governi. Obiettivi Esaminare e analizzare I diritti, I privilegi, le responsabilità e doveri di un cittadino attivo • Illustrare come I partiti politici, le champagne elettorali e le elezioni forniscono opportunità per il cittadino di partecipare nel processo politico • Dimostrare come lavorare con gli altri per costruire coalizioni, cercare il consenso, negoziare compromessi e gestire i conflitti. • Valutare, prendere e difendere una posizione che comportino un conflitto tra una libertà individuale e il bene comune in materia di questioni specifiche attuali (la sicurezza del territorio, le libertà civili, i diritti umani, la razza, il sesso, ecc.) • Analizzare l'impatto della libertà di parola e di stampa in una società democratica e fornire esempi di come queste libertà permettono ai cittadini di esprimere le loro opinioni, formare le politiche pubbliche e controllare le azioni di governo. … …. •

Big Idea: Ruoli e responsabilità di cittadinanza sono determinanti per le leggi del governo Comprensione durevole: La cittadinanza è un impegno per tutta la vita Questioni essenziali (Domande guida) • Come può una persona diventare un cittadino eccezionale nella nostra democrazia? • Perché i ruoli e le responsabilità dei cittadini cambiano? Come i cittadini hanno influenzato la nostra società e il governo? Programmazione Contesto di partenza: • Conoscenza della Costituzione • Conoscenza dei maggiori movimenti di opinione

Materiali occorrenti: testi, PC e Internet Prerequisiti: utilizzo di powerpoint e saper fare ricerche in internet

Tempo: circa tre settimane 18


ESPERIENZE

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Sequenza delle attività Coinvolgere gli studenti in una discussione su un movimento sociale Introdurre un vocabolario appropriato e domande essenziali Gli studenti cominciano a lavorare in gruppi da tre Presentare una lezione sulla Costituzione Coinvolgere gli studenti in attività di revisione della Costituzione Gli studenti faranno un brainstorming sull’argomento (Valutazione del lavoro di gruppo: Rubrica di valutazione sulla collaborazione) collaborazione Chiedere agli studenti di introdurre un movimento sociale (Rubrica Rubrica di valutazione Role play) play Ogni gruppo scriverà una lettera in base al “Contesti suggeriti n. 1” Valutazione e feedback sulla lettera Consentire agli studenti di autovalutare la lettera e poi tra compagni (Rubrica Rubrica di valutazione della lettera) lettera Chiedi ai gruppi di ricercare i compiti di Senatori e Deputati della Repubblica Contesto suggerito n. 2 (Introdurre Rubrica di valutazione sulla partecipazione al gruppo) gruppo I Gruppi parteciperanno ad attività di gioco di ruolo che raffigurano un senatore Valutare e lasciare dei feedback usando la Rubrica di valutazione sulla partecipazione al gruppo Gruppi faranno ricerche e si preparano per un intervento ad un Reality Show sul

Contesto suggerito n.3

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Revisione del lavoro di gruppo con la Rubrica sulla partecipazione Il gruppo deve partecipare all’audizioneper il reality (Valutare e dare feedback con al Rubrica di valutazione per la presentazione con powerpoint) powerpoint Ricerca sui movimenti sociali Inizio dello sviluppo del Powerpoint

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Il gruppo lavora e completa il Powerpoint e la presentazione Completano la presentazione per ricevere valutazione e feedback Concludono il progetto presentando pubblicamente (classe o scuola o altri) il loro lavoro finale

Contesti suggeriti 1. Tu sei una vittima di un problema sociale che colpisce la politica nazionale, le richieste di aiuto sono stati inascoltate. Tu hai deciso di scrivere una lettera a Giovanni Floris o a Gad Lerner per creare una consapevolezza di questo problema. La tua lettera deve essere molto concisa sulle tue sofferenze e come sta interessando anche altri. Utilizzare una forma di lettera corretta. 2. Come senatore, introduci un disegno di legge sulla questione sociale individuata dalla classe, nello stesso modo che si fa al Senato. La tua presentazione orale del disegno di legge individua un problema sociale con una spiegazione di come il disegno di legge sarà di aiuto a questo problema. Il disegno di legge deve essere nel formato appropriato. 3. Tu sei un attivista sociale e MTV sta producendo una nuova serie di reality. La serie si interesserà di come è la vita di un attivista sociale che cerca di risolvere i problemi della società. Vuoi far parte di questa serie e per questo ruolo di attivista è necessaria l'audizione. Il provino deve affrontare la questione sociale specifica e dimostrare / convincere il produttore ad assumerti. Prodotto finale e valutazione sommativa

Tu sei un cittadino di 18 anni, il quale ha individuato un problema sociale in Italia. Sei determinato a creare un movimento sociale importante per affrontare questo


ESPERIENZE

problema. Attraverso la ricerca del problema e di testimonianze storiche sui movimenti che si occupano di questo tema, creare una presentazione di PowerPoint e presentarlo per convincere i tuoi compagni ad entrare nel movimento informando i potenziali membri dei loro ruoli e responsabilità nel trattare questo problema. Condividere un ente di diritto pubblico o una organizzazione governativa che il vostro movimento è responsabile della sua individuazione. La ricerca deve riflettere quale potrebbe essere la risoluzione finale per questo problema sociale. Effettuare la presentazione in modo professionale e convincente.

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ESPERIENZE

Rubrica di valutazione della Lettera Livelli Criteri

Punti

4

3

2

1

Dichiarazione della propria posizione

La posizione è chiaramente indicata e sempre sostenuta. Sono indicati chiari riferimenti alla questione (i).

La posizione è chiaramente indicata e sempre sostenuta. I riferimenti alla questione (i) non sono chiaramente individuabili.

La posizione viene esplicitata, ma non è mantenuta costantemente in tutta la lettera.

La dichiarazione della propria posizione non può essere determinata.

Informazioni di supporto

Le prove sostengono chiaramente la posizione e sono sufficienti.

Le prove sostengono chiaramente la posizione, ma non sono sufficienti.

L'argomento è supportato da poche evidenze.

Organizzazione

Struttura del lavoro è sviluppata chiaramente.

Struttura è sviluppata abbastanza bene, ma manca di chiarezza.

Qualche tentativo di Vi è una totale strutturare l'argomento è mancanza di stato fatto, ma la struttura struttura. è poco sviluppata.

____

Tono della lettera

Il tono è coerente e migliora la forza di persuasione.

Il tono migliora persuasione, ma ci sono incongruenze.

Il tono non contribuisce Il tono alla capacità di persuasio- è inopportuno ne. allo scopo.

____

Struttura della frase

La struttura della frase è corretta.

La struttura della frase è generalmente corretto. Alcune frasi vengono visualizzati male.

Il lavoro contiene debolezze strutturali e errori grammaticali.

Punteggiatura

La punteggiatura è corretta.

C'è un errore di punteggiatura.

Ci sono quattro Ci sono due o tre errori di o più errori di punteggiatura. punteggiatura

____

La prova non è correlata all'ar- ____ gomento.

Il lavoro non presta molta attenzione alla struttura della frase corretta.

Totale ---->

___


ESPERIENZE

Rubrica di valutazione per la collaborazione nel gruppo Livelli Criteri

Responsabilità per se stessi

Punti

Eccellente

Adeguata

Quasi adeguata

Inadeguata

fa più di quello che deve fare; richiede ulteriori commenti per migliorare il proprio lavoro, al di là di ciò che ognuno ha dato

è preparato e pronto a lavorare con la squadra; è disponibile per incontri e usa il sistema di comunicazione del gruppo; fa quello che è dovrebbe fare senza che le/gli sia ricordato; completa i compiti in tempo; utilizza feedback degli altri per migliorare il suo lavoro

A volte viene preparato e pronto a lavorare con la squadra; fa alcune attività di progetto, ma gli va ricordato; completa alcuni compiti in tempo; a volte usa dei feedback degli altri

non è preparato e pronto a lavorare con la squadra; non fa attività di progetto; non completa le attività in tempo;

Aiutare la squadra

Aiuta il gruppo quando un altro membro è assente; incoraggia gli altri a condividere idee, contribuisce a renderli chiari; avvisa se un membro del gruppo non capisce qualcosa e interviene per aiutare

Rispetto degli altri

incoraggia la squadra ad essere rispettosi gli uni agli altri; riconosce tutti i punti di forza e incoraggia la squadra a usarli

aiuta il gruppo di risolvere i problemi, gestire i conflitti, e rimanere concentrati e organizzati; scambia idee che aiutano il gruppo a migliorare la propria attività; fornisce un feedback utile per gli altri in modo che possano migliorare il loro lavoro; si offre di aiutare gli altri se ne hanno bisogno

collabora con la squadra ma non aiuta attivamente; fa qualche sforzo per condividere idee con la squadra; a volte dà utili risposte ad altri; a volte si offre di aiutare gli altri

ascolta di solito i comascolta attentamente pagni di squadra, ma i compagni di squanon sempre; dra; la maggior parte del è cortese e gentile tempo è cortese e gencon i compagni di tile con i compagni di squadra squadra, ma non sempre

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non utilizza feedback degli altri per migliorare il proprio lavoro

____

non aiuta la squadra a risolvere i problemi; può provocare conflitti; non condivide le idee con altri membri del ____ gruppo; non dà risposte utili ad altri; non si offre di aiutare gli altri

non fa attenzione a cosa stanno dicendo i compagni di gruppo; non mostra rispetto per i compagni di squadra (può interrompere, ignorare idee, ferire sentimenti )

____


ESPERIENZE

Rubrica di valutazione per il role play Livelli Criteri

4

3

2

1

Accuratezza stori- Tutte le informazioni ca storiche sembrano essere precisi.

Quasi tutte le informazioni La maggior parte storiche sembrano essere delle informazioni precisi. storiche sono stati precisi.

Ruolo

Lo sviluppo del personaggio è eccellente. Lo studente ha contribuito alla produzione in maniera significativa

Buono lo sviluppo del personaggio. Lo studente ha contribuito alla produzione in modo cooperativo

Lo sviluppo del personaggio è sufficiente. Lo studente può aver contribuito alla produzione.

Poco o nessun sviluppo del personaggio. Lo studente non può aver contribuito alla produzione

Conoscenze acquisite

Può spiegare chiaramente in diversi modi in cui il suo personaggio "vede" le cose in modo diverso rispetto ad altri personaggi e può spiegare chiaramente il perché.

Può spiegare chiaramente in diversi modi in cui il suo personaggio "vede" le cose diversamente da altri personaggi.

Può spiegare chiaramente un modo in cui il suo personaggio "vede" le cose diversamente da altri personaggi.

Non è possibile spiegare un modo in cui il suo personaggio "vede" le cose diversamente da altri personaggi.

Elementi obbliga- Lo studente include più Lo studente include tutte tori informazioni di quanto le informazioni che gli sorichiesto. no state richieste.

Molto poche delle informazioni storiche sono state precise

Lo studente include Studente include la maggior parte meno informazioni delle informazioni di quanto richiesto. richieste.


ESPERIENZE

Rubrica di valutazione della partecipazione al gruppo Livelli

Punti

1

2

3

4

Porzione: Gli studenti hanno offerto assistenza reciproca.

Mai

Qualche volta

Spesso

Sempre

____

Ascolto: I membri del gruppo hanno ascoltato con rispetto alle reciproche idee.

Mai

Qualche volta

Spesso

Sempre

____

Partecipanti: I membri del gruppo hanno partecipato in ogni fase del processo.

Mai

Qualche volta

Spesso

Sempre

____

Persuadere: Gli studenti hanno scambiato, difeso, e riformulato le idee.

Mai

Qualche volta

Spesso

Sempre

____

Mettere in discussione: Gli studenti hanno interagito, discusso e posto domande a tutti i membri del gruppo.

Mai

Qualche volta

Spesso

Sempre

____

Il rispetto: I membri del gruppo hanno incoraggiato e sostenuto le idee e gli sforzi degli altri.

Mai

Qualche volta

Spesso

Sempre

____

Condivisione: Gli studenti hanno offerto idee e condiviso i loro risultati

Mai

Qualche volta

Spesso

Sempre

____

Criteri

____

Totale

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ESPERIENZE Rubrica di valutazione di una presentazione con Powerpoint Criteri

EccellenteEccellente -4

BuonoBuono -3

SoddisfacenteSoddisfacente -2

InsoddisfacenteInsoddisfacente -1

Contenuto - Tutti i contenuti in tutta Precisione la presentazione è accurata. Non ci sono fatti errati.

La maggior parte del contenuto è accurato, ma vi è un pezzo di informazione che sembra impreciso.

Il contenuto è generalmente abbastanza preciso, ma un pezzo di informazione è chiaramente impreciso.

Contenuto confuso o contiene più di un fatto errato.

Sequenzia- Le informazioni sono mento delle organizzate in modo informazioni chiaro e logico. È facile prevedere la diapositiva successiva.

La maggior parte delle informazioni è organizzata in modo chiaro e logico. Una diapositiva o pezzo di informazione sembra fuori luogo.

Alcune informazioni sono in sequenza logica. Una diapositiva occasionale o una informazione sembra fuori luogo.

Non vi è alcun piano preciso per l'organizzazione delle informazioni.

Efficacia

Il progetto comprende tutto il materiale necessario per dare una buona conoscenza del tema. Il progetto è coerente con la domanda guida.

Il progetto manca uno o due elementi chiave. Il progetto è coerente con la questione guida per la maggior parte del tempo.

Il progetto mancano più di due elementi chiave. Raramente è coerente con la domanda guida.

Il progetto manca elementi chiave diversi e ha imprecisioni. Il progetto è del tutto incompatibile con la domanda guida.

L'uso di Grafica

Tutti gli elementi grafici sono attraenti (dimensioni e colori) e sostengono il tema della presentazione.

Alcuni elementi non sono attraenti, ma tutti sostengono il tema della presentazione.

Tutti gli elementi grafici sono attraenti, ma alcuni non supportano l'argomento della presentazione.

Diversi elementi grafici sono poco attraenti e sminuiscono il contenuto della presentazione.

Testo - la scelta dei font e formattazione

I formati di carattere (colore, grassetto, corsivo) sono stati accuratamente studiati per migliorare la leggibilità e il contenuto.

I formati di carattere sono stati accuratamente progettati per migliorare la leggibilità.

La formattazione dei caratteri è stata accuratamente progettato per integrare il contenuto. Esso può essere un po' difficile da leggere.

La formattazione dei caratteri rende molto difficile la lettura del materiale.

Controllo Non ci sono errori di Ci sono 1-2 errori di ortoortografia e ortografia o errori gram- grafia, ma non errori gramgrammatica maticali. maticali.

Ci sono 1-2 errori gram- La presentazione maticali, ma non errori di ha più di 2 gramortografia. maticali e / o errori di ortografia.

Cooperazio- Il gruppo distribuisce i ne compiti e sono eseguiti in modo responsabile per tutto il tempo.

Il gruppo distribuisce i compiti e sono eseguiti in modo responsabile per la maggior parte del tempo.

Il gruppo distribuisce i compiti e sono eseguiti in modo responsabile per poco tempo.

Il gruppo spesso non è efficace nella condivisione delle attività e / o condivisione della responsabilità.

Consegna

I membri hanno parlato un po' più veloce o più lento di quanto sia necessario, o troppo a bassa voce o ad alta voce. Hanno usato un lessico accettabile. Hanno mantenuto il contatto visivo, ma hanno fatto troppo affidamento sulle loro note.

I membri hanno parlato a un buon ritmo e volume, ma hanno usato un lessico povero. Hanno fatto affidamento sulle loro note

I membri hanno dimostrato di aver prestato poca attenzione alla velocità, volume o al lessico. Leggono quasi parola per parola dalle note.

I membri hanno parlato a un buon ritmo, volume e con un buon lessico. Hanno mantenuto il contatto visivo durante l'utilizzo, ma non leggono i loro appunti.


ESPERIENZE

Costituzione, a tutela della persona della collettività e dell’ambiente).

Alcuni suggerimenti per poter utilizzare questa Unità. Essenzialmente si basa sul metodo del Project based learning, per cui usa una metodologia della didattica attiva o meglio laboratoriale. Poiché è stata originariamente creata per gli studenti americani sono stati necessari alcuni aggiustamenti, ma nel complesso rimane fedele alla sua stesura originale. Per poterla utilizzare con qualche risultato occorre inserirla nei nostri contesti facendo riferimento alle nostre Indicazioni o alle Linee guida.

Inoltre può essere utilizzato come “frammento” del percorso in Cittadinanza e Costituzione.

Possibili inserimenti Nel Biennio del Secondo Ciclo, all’interno dell’Obbligo scolastico, lo possiamo inserire nell’Asse storicosociale:

Collocare l’esperienza personale in un sistema di regole fondato sul reciproco riconoscimento dei diritti garantiti dalla Costituzione, a tutela della persona, della collettività e dell’ambiente

Per le competenze chiave di cittadinanza si possono individuare:

Progettare: elaborare e realizzare progetti riProgettare guardanti lo sviluppo delle proprie attività di studio e di lavoro, utilizzando le conoscenze apprese per stabilire obiettivi significativi e realistici e le relative priorità, valutando i vincoli e le possibilità esistenti, definendo strategie di azione e verificando i risultati raggiunti. Comunicare o comprendere messaggi di genere diverso (quotidiano, letterario, tecnico, scientifico) e di complessità diversa, trasmessi utilizzando linguaggi diversi (verbale, matematico, scientifico, simbolico, ecc.) mediante diversi supporti (cartacei, informatici e multimediali) partecipare: interagire in grupCollaborare e partecipare po, comprendendo i diversi punti di vista, valorizzando le proprie e le altrui capacità, gestendo la conflittualità, contribuendo all’apprendimento comune ed alla realizzazione delle attività collettive, nel riconoscimento dei diritti fondamentali degli altri. l’informazione: Acquisire ed interpretare l’informazione acquisire ed interpretare criticamente l'informazione ricevuta nei diversi ambiti ed attraverso diversi strumenti comunicativi, valutandone l’attendibilità e l’utilità, distinguendo fatti e opinioni.

Inoltre trova giustificazione anche nei Licei delle Scienze Umane (Diritto ed Economia), nel Primo Biennio di Diritto ed Economia nei Tecnici (- collocare l’esperien-

za personale in un sistema di regole fondato sul reciproco riconoscimento dei diritti garantiti dalla

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PROPOSTE

Programma di formazione alla prova scritta per il concorso a ruolo dei docenti L’UCIIM Lazio propone a tutti gli interessati un corso per la preparazione alle prove scritte del concorso a ruolo per i docenti. Il corso si articola in tre sezioni: Modulo base on line - tutti i contenuti richiesti nelle Avvertenze generali del Bando: dalla mediazione didattica ai media nell’educazione; dalla psicologia dello sviluppo agli apprendimenti significativi, anche per gli alunni, con particolare attenzione alle disabilita, ai disturbi specifici dell’apprendimento e ai bisogni educativi speciali; dalle Indicazioni e dalle Linee guida alle tematiche della valutazione interna ed esterna; dalla legislazione e della normativa scolastica italiana a quella europea. Il modulo sarà organizzato in tematiche e supportato da forum di approfondimento e tutoraggio. Saranno previsti esercitazioni tramite elaborati da consegnare on line e da valutare fra pari, oltre che dai tutor. Modulo disciplinare on line – Tutte le tematiche dei singoli programmi di studio saranno supportati con indicazioni bibliografiche e sitografiche e con forum di supporto. Inoltre sono previsti almeno 5 esercitazioni a simulazione, con valutazione dei tutor disciplinari e dei pari Laboratori territoriali: possono essere organizzati nelle singole province laboratori (minimo 4) per supportare esigenze particolari. I laboratori saranno attivati solo in presenza nel territorio di almeno 10 persone. Sconti del 1010-20 % su alcuni libri della casa editrice La Scuola.

Informazioni Il corso completo (Modulo di base e Modulo disciplinare) ha un costo di € 130,00, 130,00 comprensivo dell’iscrizione all’UCIIM per l’anno 2013. Il solo Modulo base o il solo Modulo disciplinare 80,00 €, sempre comprensivi dell’iscrizione all’UCIIM per l’anno 2013 I laboratori (integrativi) richiedono un supplemento di € 50,00. 50,00 I laboratori territoriali saranno attivati con un minimo di 10 presenze; presenze diversamente, i corsisti saranno invitati a partecipare al laboratorio territoriale più vicino, a loro scelta.

Ulteriori informazioni possono essere richieste tramite mail , direttamente alle sezioni locali dell’UCIIM o per telefono ai seguenti numeri: 066875584 oppure 3494200955.

Il modello di iscrizione è a disposizione sul sito www.uciim.lazio.it. Il versamento della quota di partecipazione dovrà essere effettuato tramite bonifico sul seguente conto corrente bancario, dopo comunicazione della Segreteria dell’attivazione del percorso formativo: UCIIM Lazio CARIVIT, Ag. di Montefiascone , P.le Mauri 01027 Montefiascone IBAN:IT16A0606573161100000000053 IT16A0606573161100000000053 Causale: Nome e Cognome del partecipante -Corso Corso ruolo docenti 2013

Recapiti e riferimenti Presidenza Regionale: uciimlazio@gmail.com Direttore del corso: Prof. Massimo Angeloni 3494200955 mas.angeloni@gmail.com L’UCIIM È SOGGETTO QUALIFICATO DAL MIUR PER LA FORMAZIONE DM 177/2000 e DM 05.07.2005, Prot. n. 1229


PROPOSTE

SCHEDA DI ISCRIZIONE Corso di formazione per Concorso a ruolo dei docenti COGNOME _________________________________________________________ NOME _____________________________ INDIRIZZO ___________________________________________________________________________________________ CAP _______________ CITTÀ ___________________________________________ PROVINCIA ______________________ TELEFONO __________________________ FAX _________________________ CELLULARE __________________________ INDIRIZZO E-MAIL

______________________________________________________________________________________

ORDINE DI SCUOLA

SEC. I°

PRIMARIA

SEC. II°

MATERIA DI INSEGNAMENTO ____________________________________________________________________________

SOCIO UCIIM PER L’ANNO 2013

SI

NO

NELLA

SEZIONE DI

Quota associativa (obbligatoria)

30,00 Euro

Modulo di base

50,00 Euro

Modulo disciplinare

50,00 Euro

Laboratori (4)

50,00 Euro

_____________________________

X

RIFERIMENTO DEL PAGAMENTO n. _______________________ DATA ___________________________ Prendo atto e consento, ai sensi della legge 675 del 31/12/1996, che i dati contenuti nella presente scheda siano utilizzati dall’Unione Cattolica Italiana Insegnanti Medi (UCIIM), con sede in Roma, Via Crescenzio, 25, per scopi statistici; siano trattati anche con mezzi elettronici e non siano diffusi a terzi. L’UCIIM potrà utilizzare i dati per l’invio di materiale relativo alle proprie attività (inviti a convegni, proposte di abbonamento, etc.) (1). Sono informato/a dei diritti che mi derivano dall’art. 13 della legge.

Data, _______________________________________ Firma _______________________________________ 28


PROPOSTE

Dal territorio UCIIM Nosengo: Incontri culturali 30 Gennaio ore 15,30 Complesso del Vittoriano Via San Pietro in Carcere Visita alla mostra “Guttuso“ Cento dipinti di Renato Guttuso in mostra al Vittoriano In occasione del centenario dalla nascita Roma omaggia il celebre artista siciliano con una mostra davvero ricca, della quale fanno parte circa cento dipinti scelti appositamente per rappresentarne l'intero arco creativo. Guttuso stabilì nella capitale il centro nodale delle sue relazioni e la dipinse, rappresentandone l'aspetto più intenso e profondo, sociale, politico, ma anche religioso. La visita sarà guidata dalla prof.ssa Filomena Lanni, esperta dell’arte del maestro che ha già presentato in un precedente incontro. Biglietti: € 12,00 - ridotto € 8,50 N.B. Per organizzare la visita è necessario conoscere le adesioni. Preghiamo, pertanto, gli interessati di contattarci tempestivamente o per email o con sms o chiamate al cellulare ( 3387623278)

Buon Natale e Felice Anno Nuovo Maria Vittoria Cavallari

UCIIM Rieti: Auguri! Gentile collega, nell’inviarti i miei più fervidi auguri per un sereno Natale, ti segnalo il programma previsto per l’anno 2013 che spero possa essere pienamente realizzato. Con l’aiuto del prof. Angeloni, nostro Presidente regionale, cercheremo di dar luogo alle lezioni necessarie per imparare a gestire “MOODLE”, un programma Open source che permette la creazione e la gestione di classi virtuali. Come al solito le lezioni saranno in parte frontali e in parte online attraverso il sito www.uciim.lazio.itdove hai disponibile il materiale di diversi corsi già realizzati. Ovviamente il corso sarà riconosciuto come attività di aggiornamento. L’intera Uciim rimane poi a disposizione dei colleghi impegnati nei concorsi della scuola. Quindi, ove ve ne sia necessità, è sempre possibile per gli iscritti organizzare i relativi corsi di preparazione. E’ necessario inoltre provvedere al rinnovo della tessera per l’anno 2013, ti prego quindi di segnalarmi il tuo intento al rinnovo con un sms o attraverso l’e-mail enrico.taddei@fastwebnet.it. La quota prevista è anche per questo anno di € 30,00. Il versamento della quota potrà avvenire giovedì 18 gennaio 2013, 2013 giorno per il quale è previsto il primo incontro del 2013 durante il quale decideremo il calendario delle lezioni e vaglieremo le proposte dei singoli soci. Come di consueto la riunione è prevista presso la struttura di piazza S. Rufo adiacente alla Chiesa, nella sala ‘Monsignor Rinaldi’. Ti comunico inoltre, che insieme alla prof.ssa Palmerini ho partecipato al Congresso Nazionale dell’Uciim che ha visto i lavori concludersi il giorno 9 dicembre e che ha proclamato Presidente Nazionale la prof.ssa Rosalba Candela esponente dell’Uciim Sicilia. La prof.ssa Candela è di lunga esperienza. Anche l’Uciim fatica a rinnovarsi. Ancora a margine della presente, ti faccio sapere che i colleghi ucimini del Lazio, avendo conosciuto Rieti, sarebbero molto contenti se il prossimo Congresso regionale si tenesse nella nostra città. Ci terrei ad avere la tua opinione in proposito. Cordiali saluti

Il Presidente provinciale Enrico Taddei


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e-news UCIIM Lazio: dicembre 2012 by massimo angeloni - Issuu