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I giorni dell’acqua un’iniziativa prodotta da Carta e dalla Regione Puglia dicembre 2008 testi: Franco Cassano, Vinicio Capossela, Caparezza, Sud Sound System foto: Danilo De Marco progetto grafico: Lorenzo Sansonetti e Antonella Tancredi stampa: Fratelli Spada Spa (Ciampino - Roma)


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ara amica, caro amico, ti chiediamo scusa per questa nuova intromissione nella tua vita. Ma anche questa volta, come per la raccolta differenziata, c’è bisogno di un patto tra cittadini e tra cittadini e pubblici poteri. Sarai informato di come la Puglia, alla maniera di altre terre calcareo - carsiche, deve affrontare siccità e carenza idrica per cui il suo approvvigionamento primario è legato alla naturale condivisione del “bene” con regioni limitrofe più fortunate, solidali con noi. Ma questo, all’ “assetata Puglia”, come la definì Orazio, non basta. La Regione Puglia ha avviato oltre centotrenta opere di profilo altamente strategico in numerosi settori: nell’approvvigionamento e nel risparmio idrico, nel risanamento delle reti di distribuzione, nel comparto depurativo, nella tutela dei corpi idrici superficiali e sotterranei e di quelli pregiati, nel riutilizzo delle acque reflue depurate e in altri ambiti ancora. Sono tutti interventi che indicano come una corretta ed efficace gestione delle risorse idriche, contribuendo a migliorare la vita delle persone e a qualificare il territorio, costituisce una essenziale condizione di sviluppo. Ma se la gestione sostenibile dell’acqua e la sua tutela qualitativa e quantitativa, se il raggiungimento dell’equilibrio idrico, nonché una maggiore efficienza del servizio, rappresentano per il governo regionale una priorità, ti chiediamo di fare la tua parte di cittadina e di cittadino. L’acqua è l’elemento primordiale per eccellenza, è uno dei diritti fondamentali di ogni uomo e di ogni donna che popolano il pianeta ma se non ci adoperiamo per la tutela, l’uso responsabile e il risparmio di questa risorsa e non rivediamo i nostri stili di consumo, corriamo il rischio di privare le future generazioni del diritto all’acqua. Così a voi cittadine e cittadini di Puglia chiediamo un contributo importante: un consumo sobrio, consapevole e razionale di una risorsa scarsa e non illimitata. Sono sufficienti piccoli accorgimenti quotidiani, in casa come nell’orto, per non abusare dell’acqua, per non sprecarla, per evitare di consumarla inutilmente. L’uso corretto di quello che è un bene prezioso, un bene comune, può generare una straordinaria fonte di guadagno, non solo per la tua bolletta ma per la vita di tutta la comunità pugliese.

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NICHI VENDOLA- PRESIDENTE DELLA REGIONE PUGLIA ONOFRIO INTRONA- ASSESSORE OPERE PUBBLICHE DIFESA DEL SUOLO RISORSE NATURALI


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NOVEMBRE 12 13 14 15 16 17 18

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Così, con un gesto devoto, bere l’acqua nel cavo delle mani o direttamente alla sorgente, fa sì che penetri in noi il sale più segreto della terra e la pioggia del cielo. Marguerite Yourcenar (Memorie di Adriano, seguite da taccuini di appunti)


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Più ci saranno gocce d’acqua pulita, più il mondo risplenderà di bellezza. Madre Teresa di Calcutta

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Voi amate il mare, capitano? - Sì! L’amo! Il mare è tutto. Copre i sette decimo del globo terrestre; il suo respiro è puro e sano; è l’immenso deserto in cui l’uomo non è mai solo, poiché sente fremere la vita accanto a sé. Il mare non è altro che il veicolo di una vita straordinaria e prodigiosa. Jules Verne (Ventimila leghe sotto i mari)


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cca-due-o. Quando il buon Dio creò l’universo, la creazione dell’acqua non dovette portargli via molto tempo. Solo due atomi di idrogeno e uno di ossigeno, una cosa semplice, facile da farsi, una molecola di buon carattere, capace di andare con tutti, con i cibi, con le piante, con le nuvole e i cieli, con il corpo dell’essere umano. L’acqua gli è servita per i fiumi ed i mari, per colorare di verde le foreste e di bianco le vette gelate delle montagne. Sì, perché l’acqua è duttile e riesce, come ricordano i saggi del Tao, a mescolarsi e ad adattarsi ad ogni forma. Dove la si trova in natura una sostanza così gentile da cedere sempre la propria forma a un vaso o a una coppa, libera dal maschilismo dei corpi solidi, che non chiedono e non cedono mai, e pretendono che lo spazio debba adattarsi a loro, con le conseguenze che sappiamo? L’acqua è incolore e trasparente, molto prima dell’invenzione dei vetri, e se qualcuno la sporca te ne accorgi subito. L’acqua è inodore, ignora tutti i profumi, quelli buoni e quelli cattivi, anzi serve per farli sparire, proprio come fa l’aria, sua sorella leggera, trasparente come lei e dotata di un corpo ancor più volatile e sottile. L’acqua è insapore, il grado zero del gusto, una casalinga silenziosa che tiene pulita la bocca, indispensabile per ospitare e gustare i sapori, oppure per cacciarli via quando diventano invadenti. Pulendo, l’acqua porta via le tracce, cancella il passato, e come il tempo scorre via dalle dita: il filosofo del divenire diceva che non ci si bagna mai nello stesso fiume. L’acqua è dappertutto, sopra, sotto e dentro di noi, prima di noi e forse anche dopo. Ogni giorno essa entra nel nostro corpo e ne fa il giro, tocca la lingua, ristora i tessuti, e poi chiede imperiosa di uscire. Con la sua semplicità l’acqua sfida, sulla tavola, l’alterigia del vino e dei suoi cultori, che la guardano sempre dall’alto in basso e con il sopracciglio alzato. L’acqua non si vanta perché non ne ha bisogno, sa bene che la tecnica che l’ha creata era quella insuperabile del creatore: un grande giro tra nuvole, montagne, nevi e fiumi. L’acqua è un’amica sincera, scioglie tutti i trucchi e ci mostra alla specchio per quello che siamo. Con l’acqua laviamo i corpi, i cibi, le case, i vestiti. Igiene e pulizia sono parole impossibili senza di lei. La conosciamo da sempre, l’abbiamo chiesta da bambini quando tornavamo assetati dalla corsa e la chiediamo oggi, seduti all’ombra per ripararci dal sole. L’acqua accompagna da sempre gli esseri umani, che senza di lei non ci sarebbero. Per capire se c’è vita sugli altri pianeti gli scienziati cercano in primo luogo le tracce dell’acqua. Se non le trovano passano oltre.

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L’acqua compagna di giochi: come si può schizzare qualcuno, come ci si può tuffare, come si può pulire con amore un altro corpo senza l’aiuto dell’acqua? Essa abita da sempre nelle nostre frasi e nelle nostre saggezze: l’acqua alla gola, l’acqua in bocca, l’acqua nel cervello, l’acqua fresca, l’acqua cheta, i buchi nell’acqua, le cose scritte sull’acqua, l’acqua che annacqua, l’acqua santa, l’acqua passata, pane ed acqua, acqua e sapone, l’acqua che spegne, e quella in cui si affoga. L’acqua dappertutto, una sostanza umile e preziosa, che scorre silenziosa nella nostra vita, così ovvia che spesso non la riusciamo più a vedere. Se ci si pensa però si scopre che questa nostra facile confidenza con l’acqua è al fondo recente; per secoli, almeno al sud, essa è stata scarsa e lontana, un bene prezioso da preservare e custodire. Questo rispetto e questo risparmio sono un’antica tradizione del sud, che attraversava il suo modo di vivere, abitare e consumare. Anche i trulli erano studiati per sfruttare l’acqua piovana. Gli acquedotti ce l’hanno portata prima fin dentro casa. Una vera fortuna, ma la facilità spesso uccide la saggezza. L’acqua non è infinita. E’ giunto il tempo in cui bisogna tornare ad averne cura, riconoscendone l’infinito valore. La semplicità dell’acqua è oggi in pericolo. L’ha messa in pericolo la stolida convinzione dell’uomo che la creazione sia per lui. Usando la terra come un fondo personale, questo figlio viziato ha manomesso la creazione, la grande regia misteriosa che produceva l’acqua. Ha avvelenato l’aria e le falde del sottosuolo, raso al suolo le foreste, avviato la desertificazione di intere regioni. In un pianeta sempre più affollato ha reso più scarsa una risorsa scarsa. E gli avvoltoi della merce sognano il momento in cui solo loro saranno i padroni dell’acqua, potranno stamparci su il logo e venderla al miglior offerente: bevete Plastic water! Ma il primo segno della fraternità e dell’aiuto è offrire un bicchiere d’acqua. L’acqua è come l’aria, un bene comune, un dono dato a tutti e non solo a quelli che possono pagare. L’acqua tiene insieme la vita: la bevono le piante, gli animali e gli uomini, è la ragione per cui il nostro pianeta è azzurro. Se si vuole tutelare l’acqua bisogna avere attenzione, non gettarla via come se fosse infinita, ripercorrere e correggere la grammatica dei nostri gesti quotidiani. Dobbiamo imparare a recitare ogni giorno una preghiera laica di rispetto per la creazione, e mettere l’acqua tra le sue prime parole. Alcuni hanno detto che questo secolo sarà quello delle guerre dell’acqua, quello in cui essa, divenuta scarsa, sarà contesa dai più forti. Perché non proviamo, risparmiandola, ad essere pacifisti?

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E Noè diceva spesso a sua moglie, quando si sedeva a tavola: “Non mi importa dove va l’acqua, purché non vada nel vino.” Gilbert Keith Chesterton


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I modelli in commercio di lavatrici e lavabiancheria hanno l’indicazione del consumo di acqua necessario per ogni ciclo di lavaggio. Si va dai 16 ai 23 litri per le lavastoviglie e dai 50 a oltre 100 per le lavabiancheria. Scegliete quelle che consumano meno.

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Per lavarsi i denti basta un bicchiere d’acqua. Se chiudete il rubinetto mentre usate lo spazzolino, il vostro dentista non avrà nulla da ridire.

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uando gli uomini camminavano a dorso di mulo avevano un profondo rispetto dell’acqua e delle sue forme. Vi chiederete voi: ma l’acqua ha delle forme? Le forme dell’acqua le potete osservare ovunque posate lo sguardo: sul muschio attaccato su un muro, dai segni lasciati su una pietra e dalla vita che genera la sua presenza. Da bambino andavo da mia zia ove c’era una grossa cisterna scavata nella roccia: era il deposito dell’acqua quando non c’era ancora l’Acquedotto Pugliese. Ricordo che si buttava un secchio, si tirava su’ con una carrucola e si beveva come fanno i muli. Ma il sapore di quell’acqua non l’ho più provato neppure in una Perrier! Il profondo rispetto che nutrivano i nostri avi nei confronti dell’acqua ha radici lontane. Apulia significa “senz’acqua” e se i nostri avi hanno costruito una civiltà su questa terra è perché avevano stabilito un equilibrio con essa, basato sul ritmo delle stagioni mettendo al primo posto della loro vita il risparmio idrico. Ora, dopo la rivoluzione industriale, questa cultura è andata a morire in nome del business e del guadagno e questa risorsa non è più considerata vitale. In realtà se ci si ferma un attimo a pensare basterebbe un black out o una stagione torrida per tornare indietro di due secoli, con la diffe-

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renza che i nostri avi avevano la conoscenza per sopravvivere senza acquedotti, mentre noi non abbiamo conoscenza e strutture per poter sopravvivere senza di essi. In duecento anni abbiamo trasformato le nostre abitudini e le nostre aspettative nei confronti dell’ambiente di cui siamo semplici ospiti. Siamo passati da società dedite al risparmio ad altre dedite allo spreco. Non ci rendiamo neppure conto che due secoli fa, mentre si risparmiava, la popolazione mondiale raggiungeva appena i due miliardi di anime, mentre oggi la società dello spreco si pone il problema di dare da bere a circa sette miliardi di bocche. Ma non ci riusciamo. Per questo acqua significa anche giustizia o ingiustizia, come ad esempio in America Latina, una delle ultime riserve di acqua della Terra, dove molte multinazionali se le inventano tutte per rubare l’acqua agli indigeni per poi rivenderla imbottigliata nella plastica nei nostri ipermercati. Negli ultimi anni si è assistito alla perdita di tutte quelle varietà di cereali ed ortaggi tipiche del nostro territorio e resistenti a periodi siccitosi in virtù sempre del guadagno e del commercio delle multinazionali che ora ci forniscono piante e semi che non vivrebbero neppure un giorno senza essere irrigate. Cari amici in un semplice gesto, come quello di chiudere il rubinetto mentre lavate i denti, c’è una storia lunga millenni e speriamo che ci rimanga l’acqua e non solo la sua memoria.

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L’uomo che vive in città ha preso l’abitudine di aprire il rubinetto e servirsi di quanta acqua vuole, senza essere consapevole del miracolo che sta dietro questo elementare gesto. Tahar Ben Jelloun


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Che cosa c’è di più duro di un sasso? O di più molle di un’onda? Eppure, i duri sassi sono scavati dalla molle acqua Ovidio

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L’anima è come un catino pieno d’acqua e il raggio di luce che vi cade sopra sono le idee della nostra mente. Epitteto

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oé temeva la siccità più del diluvio. La prima volta che ho visto evaporare delle gocce di mare sono rimasto di sale. Avevo capito che l’acqua poteva scomparire, anche se si trattava di un decesso per cause naturali. Adesso l’acqua scarseggia sul serio per cause innaturali come economia e sviluppo, i produttori di acque minerali trivellano qua e là per poter imbottigliare nella plastica un’acqua che, in molti casi, fa più schifo di quella del rubinetto ed oltre un miliardo di persone non hanno accesso all’acqua potabile e muoiono, dato che i microbi continuano a navigare in cattive acque. Bisognerebbe seguire un corso d’acqua per imparare ad evitare gli sprechi, per impedire che si privatizzi questo composto chimico fondamentale per la sopravvivenza [hanno provato a farlo in Bolivia ma è stato un buco nell’acqua] e per permettere ai paesi del terzo mondo di avere pozzi funzionanti [non come quelli del primo mondo che sono senza fondo]. Ovviamente non possiamo pretendere che tutti siano sensibili al problema. Quantomeno dobbiamo escludere dalla cerchia tutti coloro che sono composti dal 90% d’acqua e dal restante 10% d’acqua di colonia, gente che fatica a capire che di classe non è l’acqua. L’acqua è di tutti, è parte del demanio pubblico [e quindi non potrebbe essere venduta, usando il condizionale perché lo Stato è condizionabile], senza di essa si crepa quindi è assurdo che venga privata e privatizzata, a meno che non si rientri nel principio dell’acqua santa che allontana il demanio.

CAPAR


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In tal caso si arriverà a distribuite gocce d’acqua attraverso decisi colpi d’aspersorio, roba da lasciare tutti a bocca aperta. E’ chiaro che non è per le qualità di gusto che l’acqua è importante. E’ una bevanda incolore e insapore che non fa venire l’acquolina a nessuno ma è talmente vitale che la sua carenza renderà il futuro tutt’altro che rassicurante [oh che novità, al giorno d’oggi]. E’ ormai opinione diffusa, infatti, che dalle guerre per il petrolio si passerà a quelle per l’acqua. Chi pensa che questa sia un’esagerazione ha, dalla sua, tesi che fanno acqua da tutte le parti, nemmeno potabile. A riprova della gravità dei fatti posso testimoniare, per esempio, che molti comuni italiani durante l’estate rimangono totalmente a corto d’acqua, tanto che quando arrivano le autocisterne si scatena l’inferno. Ho visto persone prendersi a taniche in faccia per un centilitro in più, ho assistito a scene di isteria collettiva degne di un thriller, ho visto file di vecchietti attendere per ore le autocisterne, sotto un sole così cocente che la poca acqua ottenuta evaporava prima di raggiungere l’abitazione. Poi alzando la testa ho notato che un cartellone pubblicizzava acqua minerale imbottigliata in pvc, accatastata per giorni nei magazzini, trasportata per km nel caldo asfissiante dei rimorchi e ciò nonostante consigliata da ammiccanti ragazze acqua e sapone [quindi inquinate]. Stiamo vigili, dunque, questi scenari sono tutt’altro che acqua passata. Il problema dell’acqua riguarda tutti noi, non possiamo lavarcene le mani.

REZZA


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Tutte le scoperte sulla medicina si possono ricondurre alla breve formula: l’Acqua, bevuta moderatamente, non è nociva. Mark Twain


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DIRE

Dalla terra nasce l’acqua, dall’acqua nasce l’anima. È fiume, è mare, lago, stagno, ghiaccio e quant’altro. È dolce, salta, salmastra, è luogo presso cui ci si ferma e su cui si viaggia; è piacere e paura, amica e nemica, è confine ed infinito, è cambiamento e immutabilità, ricordo e oblio. Eraclito


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Il fiume di sera/è immobile e liscio;/i colori di maggio/si aprono tutti; un’onda improvvisa/si porta via la luna/e l’acqua di marea arriva col suo carico di stelle. Yang-Ti (Sul fiume a primavera)


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iversi dei miei ricordi d’infanzia nelle terre degli avi, le terre della valle dell’Ofanto, terre del vento e del grano duro, e della terra nera, sono legati alla fatica dell’acqua. Alla contrada Occhino si caricava l’asino dei due barili per l’acqua. Si faticava a caricarli e anche a versarsela l’acqua, una volta issata sulle due forche di legno che reggevano il barile. Era una cosa quasi da pirati, quel rollare di barili, sulla musica degli zoccoli d’asino o di mulo, ma quello che portava era anche più prezioso del rum, era l’acqua fresca. Non c’era niente che si potesse fare senza quell’acqua. Né cucinare, né lavarsi, né togliersi la sete. Era anche peggio che rimanere senza luce. E la modernità è arrivata, non tanto tempo fa, a mezzo della luce e dell’acqua, però l’acqua ha sempre avuto il suo cammino. Le vie delle fontane, le fontane, le “pile” come le chiamavano, che già dal nome rimandavano alla luce elettrica, segnavano strada e cammino. E proprio “L’acqua chiara alla fontana”, è un bel sonetto di Calitri, il paese di mio padre. Nei sonetti calitrani c’è sempre qualche fontana quando si parla di donne. Forse è perché l’acqua è donna, e madre.. o perché l’hanno custodita, trasportata, impiegata le donne. C’è qualcosa di femminile anche nei tondeggianti strumenti che da sempre l’hanno raccolta l’acqua, così come nel suo gorgogliare, qualcosa di femminile, di argenteo. L’acqua è parente, credo, della luna, e infatti ne segue il cammino nel movimento delle maree… e poi le fontane pubbliche, quelle che pisciolano nei paesi. C’è un brano del grande Matteo Salvatore che parla di quel suono delle fontane, il solo che si sente insieme ai versi dei gatti e in lontananza, del lupo mannaro, nel paese abbandonato. L’acqua di fontana è infatti anima del paese, è il sangue, la vena del paese. Nelle città scorre per vie più oscure, non vede la luce se non nell’interno

CAPO VINICIO


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delle case, uscendo dai rubinetti, e forse per quello dà l’illusione che sia infinita. Che, per il fatto che viene fornita dal comune, è normale che ci sia. Ma tutta la fatica dell’acqua, i paesi e la terra, invece, la conoscono. L’acquedotto del Sele ancora adesso mi dà un senso di grande opera di progresso, la grande opera che ha tolto la sete a tutte le Puglie, e che nasce, e lo dico con un certo orgoglio, da un paese che porta quasi il mio cognome, “Caposele”, un paese che sta in alto, dove ci sono fonti. Mi è sempre sembrato un paese generoso questo “Caposele”. Arriva un giorno però in cui si scopre che l’acqua inizia a essere privatizzata, che non lontano da Caposele sull’altopiano del Formicoso, sotto le cui terre scorre tanta acqua, si vuole costruire una grande discarica, e si pensa che non sarà più tanto generosa quella terra verso chi sta più a valle, una volta che le sue acque saranno inquinate. E allora penso che il progresso, che ha portato acqua per tutti, ora debba trovare il modo di difendere quest’acqua dal consumo irresponsabile, difenderla anzitutto a partire da chi la usa. Quel che è gratis non vale niente, diceva un grande scrittore, Celine, a indicare l’irriconoscenza della gente verso le cose che si hanno già, o si ottengono per poco. Ma a volte quelle cose sono un bene sociale di tutti, e il modo in cui le custodiamo misura la nostra civiltà. E’ facile e istintivo per tutti difendere il proprio, ma è molto più nobile difendere quello che riguarda tutti come fosse proprio, senza nascondersi nella massa indefinita. Un bene come l’acqua, ad esempio, qualcosa che va oltre noi stessi e pure ci comprende. Usiamo bene l’acqua e difendiamola come nostro bene. Facciamo in modo di berne di buona dal rubinetto, senza riempirci di plastica e contenitori di acqua confezionata. E senza sprecarne. Chiediamo, difendiamo e godiamo della nostra acqua, come fosse la nostra appunto. Un bene collettivo. Bene ancestrale di civiltà comune. Salute!

SSELA


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"I giorni dell'acqua" agenda 2009  

Pubblicata dal settimanale Carta e finanziata dalla Regione Puglia

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