Energia pura
Autumn 2026 anno XXII n.3 magiclakecomo.it
VINCENZO SCHETTINI
DOHENY | GIAMPIERO TAGLIAFERRI DESIGN
ORION | GIAMPIERO TAGLIAFERRI DESIGN
MINOTTI.COM
ed itor ia le
Un morbido autunno di magie A gentle autumn of Magic S
O
ul Lago di Como l’autunno ha una sua magia: cambia la luce, colora i boschi e disegna nuovi riflessi sulle onde del Lario. Anche chi vive qui da sempre può sorprendersi davanti a un paesaggio conosciuto. Una meraviglia che abbiamo ritrovato anche al Teatro Sociale di Como, dove Vincenzo Schettini, protagonista della nostra copertina, ha incantato e coinvolto una platea gremita. La sua presenza è stata voluta dagli organizzatori di ONde LARIANE, la rassegna itinerante curata da Roberta Bernasconi che, giunta alla quarta edizione, porta incontri e appuntamenti culturali in diverse località del nostro lago. Per noi è stato naturale accogliere questo invito, vicino allo spirito di Magic Lake: raccontare il territorio attraverso le persone, le idee e le passioni che aiutano a conoscerlo meglio. Con il suo entusiasmo e la capacità di rendere comprensibili anche i concetti più complessi, Schettini ci ha invitato a guardare con occhi nuovi ciò che ci circonda: la luce, l’acqua, il movimento, l’energia. Conoscere ciò che genera un riflesso o muove un’onda aggiunge stupore alla bellezza e ci ricorda quanto possa essere bello imparare, a ogni età. Da questa esperienza il pensiero corre naturalmente ad Alessandro Volta e alle celebrazioni del 2027. Vorremmo che diventasse un amico dei bambini, capace di giocare con loro, accendere la loro curiosità e accompagnarli alla scoperta dell’energia e delle sue possibilità. Schettini ci mostra una strada: si diverte con la fisica e con l’insegnamento, coinvolgendo il pubblico nel piacere di scoprire e capire. È questo lo spirito con cui vorremmo far conoscere Volta ai più piccoli, agli adolescenti e ai giovani della generazione Z: imparare insieme, giocando e meravigliandosi. Amici di Como, il Consorzio Como Turistica e Magic Lake continueranno a creare occasioni in cui cultura, scienza e divertimento si incontrano, avvicinando le nuove generazioni alla scoperta. Con questo numero vi invitiamo a godere il tepore e i colori dell’autunno: una passeggiata nei borghi, una visita a una mostra, una tavola imbandita che racconta i sapori della stagione, una conversazione da cui nasce un’idea. Anche così si scopre un territorio. Cari lettori, è questa la magia che desideriamo condividere con voi nelle pagine di Magic Lake: il piacere di conoscere, di incontrarsi e di lasciarsi ancora sorprendere.
n Lake Como, Autumn has a magic all its own: the light changes, the woods take on new colors, and new reflections dance on the waves of Lake Como. Even those who have lived here all their lives can be surprised by a familiar landscape. It’s a wonder we also rediscovered at the Teatro Sociale in Como, where Vincenzo Schettini, the star of our cover, enchanted and captivated a packed house. His appearance was arranged by the organizers of “ONde LARIANE,” the traveling festival curated by Roberta Bernasconi, which—now in its fourth edition—brings cultural events and gatherings to various locations around our lake. For us, accepting this invitation felt natural, in keeping with the spirit of Magic Lake: to tell the story of the region through the people, ideas, and passions that help us understand it better. With her enthusiasm and ability to make even the most complex concepts accessible, Schettini invited us to look at our surroundings with fresh eyes: light, water, movement, energy. Understanding what creates a reflection or sets a wave in motion adds a sense of wonder to beauty and reminds us just how wonderful learning can be, at any age. This experience naturally brings to mind Alessandro Volta and the celebrations planned for 2027. We’d like him to become a friend to children, someone who can play with them, spark their curiosity, and guide them in discovering energy and its possibilities. Schettini shows us the way: he finds joy in physics and in teaching, engaging the audience in the pleasure of discovery and understanding. This is the spirit with which we’d like to introduce Volta to young children, teenagers, and the young people of Generation Z: learning together, through play and wonder. Amici di Como, the Consorzio Como Turistica, and Magic Lake will continue to create opportunities where culture, science, and fun come together, bringing new generations closer to discovery. With this issue, we invite you to enjoy the warmth and colors of fall: a stroll through the villages, a visit to an exhibition, a table set to showcase the flavors of the season, a conversation that sparks an idea. This, too, is a way to discover a region. Dear readers, this is the magic we wish to share with you in the pages of Magic Lake: the pleasure of learning, of coming together, and of continuing to be surprised.
Daniele Brunati Direttore
Daniele Brunati Director
Testimonial
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TESTA DELL’ ANGELO, 2014, bronzo, 82 x 84 x 76 cm
Autumn 2026 anno XXII n.3 magiclakecomo.it
som ma rio summary VINCENZO SCHETTINI
Energia pura
In copertina / On the cover Vincenzo Schettini ph. www.lafisicachecipiace.it
COVER STORY
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Un cantiere di carità e memoria viva. Il mandato fiduciario ad Amici di Como per la Casa di Don Roberto
Da Alessandro Volta all'Intelligenza Artificiale, la fisica che accende il futuro
NEWS 28 155
Passalacqua trionfa al The World's 50 Best Hotels
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Modelli per un giorno, talenti per sempre
Moritz Mantero. Orticolario, l'incanto del giardinaggio evoluto
L'eccellenza dell'inclusione
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L'attore Said Faraj, ispirato da Las Vegas, conquistato dalla vera Bellagio
CULTURA & ARTE
Poliform Cafè, il nuovo bistrot nel cuore di Milano
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La sanità comasca fa rete. Istituzioni e club di servizio uniti per la prevenzione
Lo stile eterno. L'eleganza maschile come espressione del saper fare
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IX Trofeo di Golf Matteo Riboldi
Dinastie d'Europa sul lago di Como a Villa Carlotta
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Materia, metodo e visione: conversazione con Antonio Citterio
Il cantiere record al Sinigaglia. Francesco Molteni e la sfida "Glocal" del Como 1907
I valori universali della nostra cultura
È vietata la riproduzione parziale o totale del materiale senza l’esplicito consenso dell’editore perché protetti da Copyright © o dalla normativa sul diritto d’autore
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Il futuro quantistico abita a Como
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PEOPLE
La riscoperta di Baldassare Longoni
Caffè Milani, dolce, bilanciato e da medaglia
ANNIVERSARY
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Francesco Somaini nel centenario della nascita
“Insieme era il mondo” vince il Premio Letterario Emily
128 George Clooney Leone d’Oro alla carriera
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Hotel du Lac, da 70 anni accoglienza di famiglia nel cuore di Bellagio
Como
Registrazione Tribunale di Como Como Court Registration n. 19/2005 dell’11.05.2005 Numero iscrizione ROC: 23521 Stampa • Printed by Compos Center srl- Lomazzo (CO) Un’iniziativa editoriale di • An editorial initiative by TBM Service & C. Editore Sostenuta da • Supported by Amici di Como In collaborazione con • In collaboration with Consorzio Como Turistica Ente Turistico del Mendrisiotto e Basso Ceresio Progetto editoriale • Research Editor Daniele Brunati, Rosaria Casali Consulente editoriale • Publishing Adviser Giovanni Anzani, Rosaria Casali Direttore responsabile • Editor Daniele Brunati Graphic design Andrea Pedretti Testi • Research and Material Daniele Brunati, Rosaria Casali, Stefania De Giorgi, Elisabetta Comerio, Marina Moretti, Sabrina Isacchi, Francesco Rossetti Molendini, Stefania Dessì, Gian Enrico Ghilotti, Marili Fontana, Josette Elisa Bonomi, Davide Lacchini, Emanuele Riva, Rosy Bernardi, Andrea Brenna
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Silik celebra 65 anni di storia
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Tra il Lario e il cuore di Roma, la storia dei due fratelli Fanfarillo
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Vent’anni di passione per la terra: la storia dell’Azienda Agricola AR.VE.RA.
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Dodig trionfa al ventesimo Como Lake Challenger
EVENTI 32
Pubblicità • Advertising TBM Service & C
ONde LARIANE, il tempo delle scelte
Traduzioni • Translations Elena Pedretti
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Foto • Photographic Material Carlo Pozzoni, Francesco Corbetta, Donatella Simonetti, Bettina MUsatti, Giulia Gentili, Giacomo Introzzi, Luciano Movio Silvia Sghirinzetti, Matteo Sottocorno Archivi TEHA , A3, ONde LARIANE, Bolton, Passalacqua, Poliform, Villa d'Este La Collezione, Festival del Legno, Studio Citterio, Molteni Enrico & C. S.R.L., Cacciatori di Calabria, Villa Carlotta, Villa del Balbianello, Archivio Francesco Somaini/Fondazione Francesco Somaini Scultore, R Collection Hotels, Hotel Du Lac, Silik, La Reale Domus, Parrocchia Santa Dorotea in Trastevere, Azienda Agricola AR.VE.RA., Associazione Abilitiamo Autismo ODV, CiaoComo, Associazione Culturale Lomazzo, Aero Club Como, Reale Domus, Caffè Milani, Pallacanestro Cantù, Mendrisiotto Turismo, Layla Gysin - archivio Museo Tabacco Brusio, Circuito di Campione, Pallacanestro Cantù, Andrea Roda, Bizzi per Finp Archivio Fashion&Luxury: Tessabit, Peter Ci, Ataliashop Como, Oldoini, DoDo Segreteria di redazione • Editorial Support Team Marina Buonomo Amministrazione • Administration Studio Bergna Principi S.T.P. a RL Un ringraziamento speciale • Special thanks to a Giovanni e Ornella Anzani per la generosa disponibilità e concreta collaborazione Questa edizione rispetta l' Art. 50 Reg. UE 2024/1689 Informativa Piazza Duomo 17 22100 Como Tel. + 39 031.268.989 info@tbmservice.it magiclakecomo.it issuu.com/magiclakecomo
Testimonial
L'Europa della sostanza, la "Super-Potenza Gentile" svelata al Forum TEHA di Cernobbio
38 Peres Heritage Award. Tre giovani, tre storie diversissime e un’idea comune
46 Pezzi Unici 2026 al Festival del Legno
60 EXPO AID. Il valore dell’inclusione al centro del futuro
78 Lake Como Design Festival. Abitare il confine
132 Tra arte e narrazione nel segno di S. Francesco
134 Idrovolanti e anfibi protagonisti del Gran Premio dei Sei Laghi
136 Abbraccio senza barriere: il cuore grande di Como per Tutti
138 Serata Amici di Como e Magic Lake
164 Circuito di Campione 2026: l’eleganza dei motori tra memoria, cultura e passione
TERRITORIO 56 Cacciatori di Calabria, orgoglio italiano. Il reparto d'élite dei Carabinieri
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Lago di Como, estate da star
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Villa del Balbianello, tra gusto, storia e magia natalizia
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Cascina Cristina, la community farm tra natura e inclusione
115 BOOK CORNER 170 FASHION E LUXURY SPORT 180
Argento europeo per Riccardo Magrassi
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Pallacanestro Cantù, una nuova stagione al via
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Giorgio Roda, velocità e visione da campione
187 FOOD & BEVERAGE 14
/ COVER STORY /
DA ALESSANDRO VOLTA ALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
LA FISICA CHE ACCENDE IL FUTURO
Grazie al Festival culturale ONde LARIANE il ritorno a Como del prof. di fisica più amato d’Italia. Vincenzo Schettini si racconta tra memoria, algoritmo e responsabilità del conoscere, svelandoci come la scienza continua a farci meravigliare.
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di Rosy Bernardi foto lafisicachecipiace.it, casabrennatosatto.com, ONde LARIANE
L
o scorso 2 ottobre sul palco del Teatro Sociale di Como, con il suo spettacolo speciale "Alessandro Volta. La fisica che accende il futuro", organizzato per il festival culturale ONde LARIANE, il prof. col ciuffo bianco ha trasformato la sua travolgente energia in una serata in cui la scienza si è fatta teatro ed emozione pura. Professore, partiamo proprio da questo attesissimo ritorno a casa. Lei è nato a Como, la città di Alessandro Volta, prima che la vita e le sue radici familiari la portassero in Puglia. C'è un'immagine, un ricordo d'infanzia o un aneddoto legato a questa città che in qualche modo ha acceso la sua scintilla per la scienza o che porta sempre nel cuore? Non c'è propriamente un'immagine, ma ci sono tante immagini di Como di quando ero piccolo, però non legate alla scienza. Io ho avuto la fortuna di nascere in una città così bella, così importante e così legata mondo della cultura. L’immagine più semplice che verrebbe in mente è quella di Alessandro Manzoni che apre con il Lago di Como i suoi Promessi Sposi, fino ad arrivare alla figura meravigliosa di Volta. Personalmente porto
con me il ricordo di quando passeggiavo con i miei genitori vicino al lago, ma ero ancora troppo giovane per sognare la scienza. Chissà, magari qualcosa stava succedendo…ma ero veramente piccolo, siamo tornati in Puglia quando avevo 4 anni. Alessandro Volta ha dato il via alla rivoluzione elettrica, la stessa energia che oggi alimenta gli algoritmi e i supercomputer dell'Intelligenza Artificiale. Dal suo punto di vista di fisico e divulgatore, l'AI rappresenta l'ennesimo strumento da comprendere con la «responsabilità del conoscere» o rischia di farci perdere quel contatto umano e intuitivo con la meraviglia della scienza? Sì, Alessandro Volta ha veramente dato il via a tutto. Infatti, la lezione che ho tenuto al Teatro Sociale di Como è stata una “passeggiata” iniziata dalla fisica di Volta e arrivata all'intelligenza artificiale. Nella domanda c'è uno spunto interessante: ci è stato dato uno strumento paradossale. È uno strumento che ci serve ad indagare la conoscenza e a comprendere, ma è talmente profondo, automatico, indipendente e veloce che quasi ci impigrisce, creando l'effetto contrario. Chiaramente io descrivo
questo in riferimento all'uso dell'AI per indagare la conoscenza. Poi c'è l'uso dell'AI meraviglioso e fondamentale applicato alla medicina, all’ingegneria e alla fisica aerospaziale. Questo è il futuro. Il festival al quale ha partecipato si chiama “ONde LARIANE” e in fisica le onde sono dappertutto, dalla luce al suono, fino ai campi magnetici. Qual è l'«onda» o la frequenza giusta per agganciare e far appassionare i ragazzi di oggi alla scienza? È un'indagine che fa l'insegnante. C'è un accordo musicale, formato da più note e quindi da diverse lunghezze d'onda che appartiene a quella specifica classe. Quando un insegnante entra in una classe, quella “suona” in una maniera diversa rispetto alle altre perché è un micromondo che inizia ad equilibrarsi (come i ragazzi si siedono, come parlano, chi interviene di più o di meno). L'insegnante deve essere bravo nei primi tempi a riconoscere il suono e, quindi, le lunghezze d'onda di quei ragazzi per entrare in sintonia con loro. È un processo complesso, empirico e sperimentale. L'insegnante comincia a fare lezione e si adatta alla classe senza sminuire nulla, mantenendone la complessità e la bellezza.
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Wanted Chorus, gruppo gospel fondato e diretto da Vincenzo Schettini
Vincenzo Schettini, musicista, diplomato al Conservatorio di Monopoli in Violino e Didattica della Musica
Il suo motto e il suo brand sono legati all'idea che «La fisica che ci piace» passi attraverso la meraviglia della quotidianità. C'è un fenomeno fisico legato al Lago di Como, all'acqua, al clima o alla luce, che la affascina particolarmente e che userebbe per una lezione improvvisata? L'acqua del lago, quando la guardiamo, è meravigliosamente capace di farci vedere quello che c'è anche fuori con il fenomeno della riflessione. Ma il lago è anche un enorme bacino di esperimenti. Quando a scuola si fanno gli esperimenti di fisica e si parla dei fenomeni delle onde (la riflessione, l’interferenza, la rifrazione), si riempiono delle bacinelle d'acqua e con un pezzo di legno si provoca una perturbazione per vedere come le onde sbattono sulle pareti e come si sommano tra loro. Succede lo stesso al lago con le barche che muovono l'acqua: permettono alle onde quando arrivano a riva di riflettersi e di combinarsi. Tutte quelle forme che si vedono sul lago sono in fondo enormi esperimenti di fisica e un professore li guarderebbe proprio così. di riflettersi e di combiarsi. Tutte quelle forme che si vedono sul lago sono in fondo enormi esperimenti di fisica, e un professore di fisica li guarderebbe
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proprio così. Per generazioni la fisica è stata vista come una materia ostica e punitiva. Qual è il segreto per scardinare questo pregiudizio e dimostrare che capire il mondo intorno a noi è alla portata di tutti? Io tendo a dire di solito sempre tre cose: “semplificare”, quando una materia viene vista come complessa, chi la spiega deve cercare di arrivare al fenomeno come se lo dovesse spiegare a un bambino, usando un linguaggio accessibile. È importante poi saper “umanizzare le formule”, prendere di quel fenomeno fisico una formula e riuscire a far immaginare le grandezze fisiche. Di solito si guarda molto alla matematica e si ha subito paura. Invece dentro quella formula ci sono dei “personaggi”: la forza, la massa, l'accelerazione. Sappiamo cos’è una forza, una massa, vediamo l’accelerazione di un’auto che da zero inizia a correre e aumenta la velocità. Bisogna rendere le formule vive e parlanti, come se fossero su un palco teatrale. “Metterci tutto l’entusiasmo e la passione del mondo” è altrettanto importante: sembra una banalità, ma un insegnante che spiega con entusiasmo viene guardato con occhi differenti, attrae e incuriosisce gli studenti.
Alcuni momenti della lezione: "Da Alessandro Volta all'Intelligenza Artificiale, la Fisica che accende il futuro", Teatro Sociale di Como, 2 ottobre 20026
Formule vive e parlanti a scena aperta Entrare nell’ottocentesco Teatro Sociale di
Como, palcoscenico del primo appuntamento del festival culturale ONde LARIANE, gremito in ogni ordine di posti, è stato il primo e vero esperimento della serata. La “massa” di spettatori che ha riempito i palchi e la platea, composta da intere famiglie, tantissimi studenti e persone di ogni età, non era semplicemente un pubblico in attesa. Era energia pronta a reagire. A partire dall’ingresso in teatro, tutto era regolato dalle leggi della fisica, la densità degli spettatori, la pressione dell’attesa, il calore umano. I partecipanti non stavano solo per assistere ad una “lezione” ma erano essi stessi, parte di essa, parte della fisica, molecole interconnesse da un unico grande fluido in fermento. C’era un’elettricità palpabile nell’aria quasi ad omaggiare Alessandro Volta (il cui anniversario dei duecento anni dalla scomparsa ricorrerà nel 2027, ndr). Proprio come nella pila, la vicinanza e il contatto tra elementi diversi stavano per generare una straordinaria corrente di energia. Ma il vero colpo di genio del prof. Vincenzo Schettini è stato l’annullamento di ogni distanza scendendo “fisicamente” tra il pubblico della platea e coinvolgendo i ragazzi che si sono ritrovati “attori co-protagonisti” negli esperimenti di fisica. Gabriele che, salito sul
palco per versare l’acqua da una bottiglia a un bicchiere, ha aiutato a dimostrare come la semplice caduta di un liquido contenga il principio della gravità e l’intuizione di Volta per la pila; Edoardo e Anna si sono trasformati nel movimento delle cariche elettriche per far comprendere visivamente la differenza tra corrente continua e alternata nel celebre “duello” tra Edison e Tesla; Sofia ha azionato la manovella della dinamo facendo accendere una lampadina con la sola energia del proprio movimento e Giulia che ha partecipato alla dimostrazione dello spettro delle onde elettromagnetiche e della frequenza della luce. È stato questo il vero valore aggiunto della lezione. Il suo entusiasmo travolgente, la sua verve e il suo carisma magnetico, hanno chiuso il “circuito” lasciando alla corrente di scorrere senza barriere in tutto il teatro, permettendo al pubblico di “vivere” le formule. È stata un’esperienza emotiva unica e indelebile, quella che il prof. “dal ciuffo bianco” ha saputo regalare dimostrando che la scienza è fatta dello stesso stupore che più di due secoli fa “illuminò” il futuro del mondo partendo da qui, da Como. Oltre alla parte didattica e al coinvolgimento, la lezione è stata l'occasione per dare un messaggio educativo alle nuove generazioni. Ripercorrendo la storia
delle innovazioni tecnologiche - dalla pila di Volta alla nascita dei transistor e dell'Intelligenza Artificiale - il professore ha invitato i giovani a non diventare fruitori passivi della tecnologia. Se l'AI rappresenta una risorsa straordinaria in campi come la medicina e l'ingegneria, se utilizzata per indagare la conoscenza rischia di impigrire le menti offrendo risposte immediate e preconfezionate. Ricordando anche l'impatto ambientale legato all'enorme consumo di energia e d'acqua necessario per il raffreddamento dei data center, Schettini ha spronato i ragazzi a sviluppare un forte senso critico: "Non prendete le cose per oro colato. Davanti alle grandi tecnologie vi diciamo: alzatevi, fate sentire la vostra voce e usate questi strumenti con criterio e responsabilità". L'esortazione finale rivolta a tutti i giovani ha richiamato il tema di “ONde LARIANE, “La responsabilità. Il tempo delle scelte consapevoli”. Il professore ha voluto sottolineare la “responsabilità del conoscere”: “Non accontentarsi mai delle soluzioni facili, ma continuare a studiare, viaggiare, porsi domande e riprendere in mano la lettura dei libri per alimentare la propria indipendenza di pensiero. Perché prima di qualsiasi algoritmo, il motore più potente della scienza rimane la capacità umana di stupirsi”.
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FROM ALESSANDRO VOLTA TO ARTIFICIAL INTELLIGENCE THE PHYSICS THAT LIGHTS UP THE FUTURE Thanks to ONde LARIANE, Italy’s most beloved physics professor returns to Como. Vincenzo Schettini talks about memory, algorithms, and the responsibility of knowing, revealing how science continues to amaze us.
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ctober 2nd, on the stage of the Teatro Sociale in Como, with his special show "Alessandro Volta. La fisica che accende il futuro", organized for the ONde LARIANE festival, the professor with the "white tuft" transformed his overwhelming energy into an evening where science became theater and pure emotion. Professor, let's start precisely from this highly anticipated homecoming. You were born in Como, the city of Alessandro Volta, before life and your family roots took you to Puglia. Is there an image, a childhood memory, or an anecdote linked to this city that somehow sparked your passion for science or that you always carry in your heart? There isn't properly a single image, but there are many images of Como from when I was little, though not linked to science. I had the good fortune of being born in such a beautiful, important city, so closely tied to the world of culture. The simplest image that would come to mind is that of Alessandro Manzoni opening his I Promessi Sposi, with Lake Como, leading all the way to the wonderful figure of Volta. Personally, I carry with me the memory of walking with my parents near the lake, but I was still too young to dream of science. Who know, maybe something was happening… but I was truly small, we moved back to Puglia when I was 4 years old. Alessandro Volta kicked off the electric revolution, the very same energy that today powers the algorithms and supercomputers of Artificial Intelligence. From your perspective as a physicist and communicator, does AI represent yet another tool to be understood with the "responsibility of knowing," or does it risk making us lose that human and intuitive contact with the wonder of science? Yes, Alessandro Volta truly started it all. In fact, the lecture I gave at the Teatro Sociale in Como was a “stroll” that began with Volta's physics and arrived at artificial intelligence. There is an interesting point in the question: we have been given a paradoxical tool. It is a tool that serves us to investigate knowledge and to understand, but it is so profound, automatic, independent, and fast that it almost makes us lazy, creating the opposite effect. Clearly, I am describing this in reference to using AI to investigate knowledge. Then there is the wonderful and funda-
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Sul palcoscenico del Teatro Ariston in occasione del Festival di Sanremo 2026 foto ANSA/Riccardo Antimiani mental use of AI applied to medicine, engineering, and aerospace physics. This is the future. The festival you participated in is called “ONde LARIANE” and in physics, waves are everywhere - from light to sound -, all the way to magnetic fields. What is the right “wave” or frequency to engage and get today's kids passionate about science? That is an investigation a teacher must conduct. There is a musical chord made up of multiple notes, and therefore of different wavelengths, that belongs to that specific class. When a teacher enters a classroom, that room “sounds” in a different way compared to others because it is a microworld starting to balance itself (how the kids sit, how they talk, who speaks up more or less). A teacher must be good in the early stages at recognizing the sound and, therefore, the wavelengths of those kids to get in sync with them. It is a complex, empirical, and experimental process. The teacher starts teaching and adapts to the class without dumbing anything down, while maintaining its complexity and beauty. Your motto and your brand are linked to the idea that “The physics we like” comes through the wonder of everyday life. Is there a physical phenomenon linked to Lake Como - to the water, the climate, or the light - that particularly fascinates you and that you would use for an improvised lesson? The lake water, when we look at it, is wonderfully capable of showing us what is outside as well through the phenomenon of reflection. But the lake is also a massive basin for experiments. When we do
physics experiments at school and talk about wave phenomena (reflection, interference, refraction), we fill trays with water and use a piece of wood to create a disturbance to see how the waves hit the walls and how they add up. The same thing happens at the lake with boats moving the water: they allow the waves, when they reach the shore, to reflect and combine. All those shapes you see on the lake are, deep down, massive physics experiments, and a professor would look at them exactly that way. For generations, physics has been seen as a difficult and punitive subject. What is the secret to dismantling this prejudice and proving that understanding the world around us is within everyone's reach? I usually tend to say three things: “simplify” - when a subject is seen as complex, whoever explains it must try to reach the phenomenon as if they had to explain it to a child, using accessible language. It is also important to know how to “humanize formulas” - taking a formula from that physical phenomenon and managing to make people visualize the physical quantities. Usually, people focus heavily on the mathematics and get scared right away. Instead, inside that formula, there are “characters”: force, mass, acceleration. We know what a force is, what a mass is, we see the acceleration of a car that starts running from zero and increases its speed. We need to make formulas alive and speaking, as if they were on a theater stage. “Putting all the enthusiasm and passion in the world into it” is equally important: it sounds like a cliché, but a teacher who explains with enthusiasm is looked at with different eyes; they attract and intrigue students.
VIA DIAZ
39 COMO
Una scena dello spettacolo “La fisica che ci piace - la lezione show”, che dal 2023 si tiene nei teatri più belli d’Italia
VIBRANT AND SPEAKING FORMULAS ON THE OPEN STAGE
Da sinistra, Franco Brenna, presidente della L.A.C. - Libera Associazione Culturale Casa Brenna Tosatto -, Rosaria Casali, co editrice di Magic Lake, Vincenzo Schettini e Roberta Bernasconi, ideatrice e direttrice del festival culturale itinerante ONde LARIANE
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he Teatro Sociale in Como successfully hosted the first event of the cultural festival "ONde LARIANE", starring the famous professor and science communicator Vincenzo Schettini. In front of a large audience of families and students, the event turned into an interactive physics lesson. Schettini bridged the gap with the audience by directly involving young people on stage to explain concepts such as gravity, electricity, and electromagnetic waves through practical experiments. The evening was also an opportunity to pay tribute to the local scientist Alessandro Volta. In addition to the educational part, the professor delivered an important message aligned with the festival's theme: the responsibility of making conscious choices. He urged young people to develop a strong critical sense and not to use Artificial Intelligence passively, warning them against mental laziness and recalling the environmental impact of data centers. His final exhortation was to fuel independence of thought through study, travel, and reading, as human wonder remains the most powerful engine of science.
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A sinistra, sul palcoscenico del Teatro Sociale di Como, sotto, il nuovo libro
VIA DIAZ
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info@ataliashopcomo.com
News
Passalacqua trionfa ai The World’s 50 Best Hotels Passalacqua at the Top of Europe at The World’s 50 Best Hotels di Marina Moretti foto archivio Passalacqua
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a magnifica Passalacqua a Moltrasio si conferma nell’élite mondiale dell’hôtellerie in occasione della quarta edizione dei The World’s 50 Best Hotels, celebrata a Parigi. La storica villa settecentesca affacciata sul Lago di Como brilla con un doppio riconoscimento d’eccezione: Miglior Hotel d'Europa e Miglior Boutique Hotel del Mondo per il terzo anno consecutivo. “Le sorprese, come i sogni, non finiscono mai”, ha commentato Paolo De Santis. Con il quinto posto assoluto nella classifica globale, la struttura conferma una straordinaria continuità ai vertici dell’ospitalità internazionale, dopo lo storico primo posto conquistato nell’edizione inaugurale del 2023. Un successo che trascina l'intero settore nazionale: l’Italia si ribadisce infatti grande protagonista della scena ricettiva mondiale, piazzando tre indirizzi di punta nella top list, con il Four Seasons Firenze al 12° posto e il Bulgari Hotel Roma al 32°. Il riconoscimento racconta, ancora una volta, il percorso di Passalacqua: una villa storica, riportata in vita da Paolo, Antonella e Valentina De Santis, lungimirante famiglia comasca di imprenditori alberghieri, che ha scelto di preservare il carattere del luogo, portandolo nel presente attraverso un modo di intendere l’ospitalità fatto di discrezione, cura sartoriale e autenticità.
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he magnificent Passalacqua in Moltrasio has once again secured its place among the world’s hospitality elite at the fourth edition of The World’s 50 Best Hotels, held in Paris. The historic 18th-century villa overlooking Lake Como shines with two exceptional accolades: Best Hotel in Europe and Best Boutique Hotel in the World for the third consecutive year. “Surprises, like dreams, never end,” commented Paolo De Santis. With its fifth-place finish overall in the global rankings, the property reaffirms its extraordinary consistency at the pinnacle of international hospitality, following its historic first-place finish in the inaugural 2023 edition. This success is boosting the entire national sector: Italy has once again established itself as a major player on the global hospitality scene, placing three leading properties on the top list, with the Four Seasons Florence at No. 12 and the Bulgari Hotel Rome at No. 32. This recognition once again highlights the journey of Passalacqua: a historic villa brought back to life by Paolo, Antonella, and Valentina De Santis—a forwardthinking family of hotel entrepreneurs from Como—who chose to preserve the property’s character, bringing it into the present through an approach to hospitality defined by discretion, bespoke care, and authenticity.
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VIA DIAZ
64 COMO
News
Il futuro quantistico abita a Como Sen. Alessio Butti, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all'Innovazione Tecnologica e alla Transizione Digitale
Con Volta B1 Advantage2, 4.400 qubit l’Italia conquista il primato europeo dell’innovazione
di Rosaria Casali Bernardi foto A3
Ci sono luoghi in cui la storia non si limita a essere ricordata, ma sce-
glie di ripetersi, cambiando forma. Centonovantanove anni fa, a Como, si spegneva Alessandro Volta, l’uomo che racchiuse l’elettricità in una pila e regalò al mondo la chiave della modernità. Oggi, alla vigilia del Bicentenario di quella scintilla che cambiò il corso dell’umanità, la città sul lago si riprende lo scettro dell’avanguardia tecnologica. All’interno delle mura storiche di Villa Saporiti, è stato ufficialmente acceso Volta B1, il computer quantistico commerciale più potente d’Italia e il secondo dell’intera Europa. Il progetto italiano ha subìto un’accelerazione decisiva a partire da giugno 2026, in concomitanza con la firma della storica “Dichiarazione Volta” alla World Tech Conference di Milano. Un traguardo che non è solo una vittoria accademica, ma una vera e propria dichiarazione di indipendenza tecnologica nazionale. Lo sa bene il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione, Sen. Alessio Butti, che ha fortemente sostenuto l’iniziativa: “L'accensione del Volta B1 è il compimento di una promessa strategica, la dimostrazione che l’Italia sa attrarre grandi capitali internazionali per posizionarsi alla guida della transizione digitale europea, creando un ecosistema in cui la ricerca pura incontra le necessità reali delle nostre imprese”. Proprio per consolidare questa visione di lungo termine l'inaugurazione avvenuta il 16 ottobre 2026 si unisce all’annuncio storico, destinato a segnare il futuro della ricerca scientifica del Paese: la nascita del “Centro Nazionale Volta”. Questa nuova istituzione strategica, che diventerà pienamente operativa nel 2027 in coincidenza con le Celebrazioni del Bicentenario Voltiano, si raccorderà direttamente con l'infrastruttura di Villa Saporiti. Sotto il coordinamento scientifico dell'Università dell'Insubria, il Centro guiderà una rete d'eccellenza composta da atenei italiani e partner globali, con l'obiettivo di trasformare Como nel cuore pulsante dell'ecosistema quantistico europeo. Il contrasto di questa installazione resta quasi poetico. Immaginate di passeggiare tra gli stucchi e gli affreschi settecenteschi di Villa Saporiti. Al piano terra, all’interno di una sala blindata contro ogni minima vibrazione del terreno, batte un cuore tecnologico che sembra arrivare dal futuro. È il processore D-Wave Advantage2, un gigante da oltre 4.400 qubit superconduttivi basato sulla rivoluzionaria architettura Zephyr. La macchina si presenta come un imponente cilindro metallico, alto e largo tre metri e mezzo. Una maestosa matrioska d'acciaio
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progettata per difendere i qubit dal rumore del mondo esterno. Lì dentro si nasconde una delle curiosità più affascinanti dell'intera infrastruttura: un "frigorifero quantistico" a diluizione di elio che spinge la temperatura interna fino a 0,015 Kelvin (circa -273,13 °C). Significa che a Como, a pochi passi dalle sponde del lago, si trova in questo momento uno dei punti più freddi dell'intero universo conosciuto, persino più gelido dello spazio profondo. Curiosamente, mentre l'interno è vicino allo zero assoluto, l'intero sistema è incredibilmente efficiente: consuma solo circa 12,5 kW di elettricità (l'equivalente di pochi appartamenti), molto meno di un data center tradizionale con migliaia di server accesi. Questo congelamento estremo serve a dare vita alla magia del quantum annealing. A differenza dei computer tradizionali, che analizzano i dati un tentativo alla volta come un detective che prova a inserire una chiave in miliardi di serrature diverse, il Volta B1 sfrutta le leggi della fisica quantistica per esplorare miliardi di soluzioni contemporaneamente. In un millisecondo, i qubit fanno scivolare il problema verso lo stato di minima energia, trovando la risposta perfetta. Le applicazioni pratiche cambieranno radicalmente il nostro tessuto produttivo. I primi algoritmi sono già pronti a partire: le grandi aziende dell'energia useranno i qubit per bilanciare le reti elettriche intelligenti azzerando gli sprechi; i colossi della logistica calcoleranno rotte perfette risparmiando tonnellate di carburante; i laboratori farmaceutici simuleranno molecole complesse per scoprire nuove cure in poche ore anziché in anni di tentativi in provetta. La vera rivoluzione del modello italiano guidato dal consorzio Q-Alliance è però legata alla democrazia del dato e alla sostenibilità. L'intera infrastruttura è nata grazie agli investimenti di grandi partner privati e del fondo Swiss Quantum Technology SA, senza gravare di un solo centesimo sulle tasche dei contribuenti. E la gestione della proprietà intellettuale è una garanzia assoluta per le imprese: chiunque invierà i propri dati via cloud per risolvere un calcolo rimarrà proprietario al 100% delle soluzioni trovate, potendole brevettare liberamente. Il chip quantistico esegue il calcolo e si resetta all'istante, senza trattenere alcun segreto industriale. Due secoli dopo la pila, l'eredità di Alessandro Volta torna a illuminare il mondo. Il Volta B1, affiancato ora dal nascente Centro Nazionale, non è solo un computer straordinario; è il simbolo di un'Italia che smette di inseguire il futuro degli altri e ricomincia, con orgoglio, a scriverlo in prima persona.
Da sinistra, Dott. Fiorenzo Bongiasca, Presidente Provincia di Como, Mons. Ivan Salvadori, Vicario Generale Diocesi di Como Sondrio, Dott. Matteo Piantedosi, Ministro dell'Interno, Prof.ssa Maria Pierro, Rettrice dell'Università degli Studi dell'Insubria, Sen. Alessio Butti, Sottosegretario di Stato per l'Innovazione, Dott. Tommaso Foti, Ministro per gli Affari Europei, PNRR e Politiche di Coesione, Sen. Alberto Barachini, Sottosegretario di Stato per l'Editoria, Sen. Sandro Sisler, Vice Presidente Commissione Giustizia Senato, Dott. Antonello Regazzoni, Direttore Generale Confindustria Como, Avv. Alessandro Fermi, Assessore all'Università, Ricerca e Innovazione della Regione Lombardia, Prof. Vincenzo Vespri, Presidente Comitato Nazionale per le Celebrazioni del Bicentenario Voltiano, Prof. Ugo Moschella, Centro Nazionale Volta
Volta B1- Advantage2, 4.400 qubit
Da sinistra, Mons. Ivan Salvadori, Vicario Generale della Diocesi di Como, Dott. Antonello Regazzoni, Dott. Fiorenzo Bongiasca, Presidente Provincia di Como, Prof.ssa Maria Pierro, in occasione della consegna simbolica delle "Chiavi USB" di Volta B1
Processore quantistico D-Wave Advantage2
THE QUANTUM FUTURE LIVES IN COMO
sed in a three-and-a-half-meter cylindrical structure, the system uses a helium dilution refrigeration system to keep the internal temperature at just 0.015 Kelvin (-273.13 °C), one of the lowest temperatures ever recorded in the universe. Despite its advanced technology, the system stands out for its high energy efficiency, consuming just 12.5 kW of power. Thanks to the quantum annealing mechanism, the supercomputer is capable of analyzing billions of combinations simultaneously within milliseconds to identify the minimum energy state and find the optimal solution. Its applications will range from optimizing smart grids and logistics routes to simulating new molecules in the pharmaceutical sector. Finally, the initiative is characterized by a private and sustainable development model, coordinated by the Q-Alliance consortium with the contribution of the Swiss Quantum Technology SA fund, at zero cost to taxpayers. Maximum protection of privacy and corporate patents is also guaranteed: data processed via cloud is instantly deleted at the end of the calculations, leaving full ownership of intellectual property to the utilizing companies.
Two centuries after Alessandro Volta’s discoveries, Como returns to the cen-
ter of technological innovation with the activation of Volta B1 at Villa Saporiti. It is Italy's most powerful commercial quantum computer and the second most powerful in Europe, a milestone born from the acceleration driven in June 2026 by the "Volta Declaration" during the World Tech Conference in Milan. Coinciding with the inauguration on October 16, 2026, the creation of the "Volta National Center" was also announced - a strategic infrastructure scientifically led by the University of Insubria that will become operational in 2027 to coordinate a network of universities and international partners. From a technical standpoint, the machine is housed in a vibration-proof armored room and is based on the D-Wave Advantage2 processor with over 4,400 superconducting qubits using the Zephyr architecture. Enclo-
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ONde LARIANE
il tempo delle scelte
di Marina Moretti foto archivio ONde LARIANE
Viviamo in un’epoca caratterizzata da possibilità pressoché infi-
nite, ma non sempre ci fermiamo davvero a scegliere. Nasce da qui ONde LARIANE 2026, la manifestazione culturale organizzata dalla L.A.C. – Libera Associazione Culturale di Casa Brenna Tosatto. Dopo aver esplorato nelle passate edizioni i concetti di libertà, futuro e fiducia, il Festival ha aperto un nuovo capitolo ponendo al centro un tema fondamentale, sintetizzato nel titolo “La responsabilità. Il tempo delle scelte consapevoli”, declinando la responsabilità non come un peso o un vincolo astratto, ma come una possibilità concreta e uno strumento per attribuire valore alla libertà individuale e collettiva. Così, quest’anno, il Festival cresce ancora, senza perdere la sua natura. Accanto agli incontri, si rafforzano il teatro, il racconto dei luoghi, i momenti di approfondimento per il mondo dell’informazione, le esperienze artistiche partecipative e gli appuntamenti che mettono in relazione cultura, identità e comunità. Voci diverse, percorsi differenti, sensibilità lontane tra loro, ma unite da un’esigenza comune: capire meglio il presente e scegliere con maggiore coscienza da che parte stare. Come sottolinea Franco Brenna, presidente della L.A.C., l'iniziativa riflette lo spirito con cui Casa Brenna Tosatto è stata trasformata negli anni da dimora di famiglia a spazio di accoglienza culturale. “ONde LARIANE è cresciuto dentro questo percorso: oggi il Festival porta quello stesso spirito oltre le mura della Casa, lungo il Lago di Como, creando occasioni di incontro e partecipazione”. A fare eco è Roberta Bernasconi, ideatrice di ONde LARIANE: “Credo che responsabilità significhi scegliere con consapevolezza, sapendo che ogni nostra scelta lascia un segno. Il Festival vuole creare occasioni per fermarsi, confrontarsi e guardare il presente da prospettive diverse. Perché la responsabilità non limita la libertà: le dà valore”. Dal 2 al 19 ottobre, la rassegna ha coinvolto capillarmente diverse località del territorio - Como, Tremezzina, Menaggio, Cernobbio, Bellagio, Gravedona, Sala Comacina - trasformando il paesaggio, la memoria e le comunità locali nei veri protagonisti di un dibattito sui cambiamenti della società contemporanea. ONde LARIANE ha riunito un ampio parterre di ospiti proveniente dal mondo dello spettacolo, dell'università, della divulgazione scientifica, delle istituzioni, dell'arte e dello sport, fra cui Vincenzo Schettini, Letizia Moratti, Mauro Magatti, Matteo Piano, Flavio Sala, Paolo Lipari, Simone Colombo e Sergio Gaddi: tutti chiamati a confrontarsi sui diversi significati della responsabilità.
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Franco Brenna, presidente della L.A.C. - Libera Associazione Culturale Casa Brenna Tosatto - con Roberta Bernasconi, ideatrice e direttrice del festival culturale itinerante ONde LARIANE
ONde LARIANE 2026 The time for choices
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Sotto, Casa Brenna Tosatto, Tremezzina
e live in an age characterised by almost infinite possibilities, but we do not always truly stop to make a choice. This is the inspiration behind ONde LARIANE 2026, the cultural event organised by L.A.C. – Libera Associazione Culturale di Casa Brenna Tosatto. Having explored the concepts of freedom, the future and trust in previous editions, the Festival has opened a new chapter by focusing on a fundamental theme, encapsulated in the title ‘Responsibility. The time for conscious choices’, presenting responsibility not as a burden or an abstract constraint, but as a concrete possibility and a tool for giving value to individual and collective freedom. Thus, this year, the Festival continues to grow, whilst remaining true to its essence. Alongside the talks, there is a greater emphasis on theatre, stories of local places, in-depth sessions for the media, participatory artistic experiences and events that explore the links between culture, identity and community. Different voices, different paths, sensibilities that lie far apart, yet united by a common need: to better understand the present and to choose more consciously which side to take. As Franco Brenna, president of L.A.C., emphasises, the initiative reflects the spirit with which Casa Brenna Tosatto has been transformed over the years from a family home into a space for cultural engagement. “ ONde LARIANE has grown out of this journey: today, the Festival carries that same spirit beyond the walls of the house, along Lake Como, creating opportunities for people to meet and get involved.” Roberta Bernasconi, the founder of ONde LARIANE, echoes this sentiment: “I believe that responsibility means choosing consciously, knowing that every choice we make leaves a mark. The Festival aims to create opportunities to pause, engage in dialogue and view the present from different perspectives. Because responsibility does not limit freedom: it gives it value”. From 2 to 19 October, the festival extensively involved various locations across the region - Como, Tremezzina, Menaggio, Cernobbio, Bellagio, Gravedona and Sala Comacina - transforming the landscape, local history and communities into the true protagonists of a debate on changes in contemporary society. ONde LARIANE brought together a wide-ranging line-up of guests from the worlds of entertainment, academia, popular science, institutions, the arts and sport, including Vincenzo Schettini, Letizia Moratti, Mauro Magatti, Matteo Piano, Flavio Sala, Paolo Lipari, Simone Colombo and Sergio Gaddi: all invited to discuss the various meanings of responsibility.
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L'Europa della sostanza, la "Super-Potenza Gentile" svelata al Valerio De Molli, Managing Partner and CEO The European House - Ambrosetti e TEHA Group
Forum TEHA di Cernobbio
di Rosaria Casali foto Forum TEHA di Cernobbio
Quando si parla di Unione Europea, il riflesso condizionato del dibat-
tito pubblico è quasi sempre lo stesso: lamentare la lentezza delle istituzioni, la burocrazia assillante o i ritardi nella corsa tecnologica contro i giganti americani e cinesi. Ma la 52ª edizione del Forum TEHA di Cernobbio ha scelto di invertire la rotta. L'obiettivo dichiarato da Valerio De Molli nella sua prolusione d'apertura non è stato quello di nascondere le criticità, bensì di mostrare ciò che l'Europa ha saputo costruire e che troppo spesso dà per scontato. Ne emerge il ritratto di una "Super-Potenza Gentile": un modello unico al mondo, capace di coniugare competitività e sviluppo con la centralità dei diritti, il rispetto della persona e la tutela dell'ambiente.
Con oltre 200 leader in sala, collegamenti con 130 ambasciate italiane nel mondo, 74 relatori di livello internazionale e la presenza di ben 10 Governi e 10 Ministri italiani, il Forum TEHA di Cernobbio si conferma un crocevia fondamentale per delineare le strategie economiche del futuro. Tra i momenti più toccanti dell'edizione, il tributo al Senatore statunitense Lindsey Graham, storico amico del Forum e figura chiave del dialogo transatlantico. Ma al di là della diplomazia e del networking, il cuore politico e concettuale dell'evento è racchiuso nei 9 punti che definiscono la forza concreta del nostro continente: 1. più di settant'anni di pace e cooperazione, sono oltre 450 milioni i cittadini che vivono oggi all'interno di uno spazio che ha sostituito le armi con il dialogo permanente e la diplomazia; 2. un'incredibile fucina di innovazione, dal World Wide Web e il Bosone di Higgs nati al CERN, allo standard GSM, fino al Bluetooth e all'architettura dei microprocessori ARM: la tecnologia europea è ovunque, senza i macchinari dell'olandese ASML, ad esempio, non sarebbe possibile stampare i microchip più avanzati del pianeta, inoltre l'UE vanta leadership assolute nei brevetti industriali; 3. l'ossatura solida delle PMI, i 34 milioni di PMI europee (pari al 99,8% delle imprese) costituiscono la spina dorsale dell'economia reale. Danno lavoro a 106 milioni di persone e generano oltre 5,8 trilioni di euro di valore aggiunto, garantendo quella flessibilità e resilienza che le catene del valore globali faticano a trovare altrove; 4. un'università inclusiva che attrae talenti, mentre negli Stati Uniti
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il costo di una laurea può superare i 500.000 dollari creando barriere sociali enormi, l'Europa offre una formazione universitaria eccellente a costi accessibili. Con 477 atenei tra i migliori 1.500 al mondo e il successo straordinario del programma Erasmus (16 milioni di studenti dal 1987), il continente si conferma un magnete per la ricerca e i giovani talenti; 5. leader nel commercio, nella cultura e nella diplomazia con quasi 9 trilioni di euro di export di beni e servizi (il 27% del commercio mondiale), l'Europa supera sia gli USA che la Cina per apertura globale. A questo si affiancano una straordinaria potenza culturale - testimoniata da 483 siti UNESCO e 765 milioni di turisti all'anno - e la più fitta rete diplomatica del pianeta, con oltre 3.200 sedi di rappresentanza all'estero; 6. crescita equa e coesione sociale, la distribuzione della ricchezza in Europa è nettamente più equa rispetto a quella statunitense o cinese. Negli USA quasi 44 milioni di persone vivono sotto la soglia di povertà; 7. sanità come diritto e qualità della vita, in Unione Europea il diritto alla salute è sancito dall'Articolo 35 della Carta dei Diritti Fondamentali. Questa visione si riflette in una speranza di vita di 81,5 anni e nella presenza di ben 13 città europee tra le prime 20 al mondo per qualità della vita; 8. capitale privato e stabilità finanziaria, i cittadini europei continuano a distinguersi per un'elevata propensione al risparmio (14,3% del reddito disponibile). Una ricchezza privata che supera i 100 trilioni di euro, unitamente a un debito pubblico medio (82% del PIL) decisamente inferiore a quello americano o cinese; 9. la transizione ecologica come vantaggio competitivo, l'Europa guida la sfida della sostenibilità: il 48% della sua produzione energetica proviene già da fonti rinnovabili. Questo si traduce in una quota di emissioni globali di CO2 pari ad appena il 6%, dimostrando che è possibile coniugare sviluppo industriale e tutela del pianeta. Che si parli di tecnologia, sostenibilità, diritti o persino di sport (con lo strabiliante medagliere europeo ai Giochi di Milano-Cortina 2026), il messaggio emerso dal Forum di Cernobbio è chiaro: l'Europa non deve rassegnarsi a un ruolo di comprimaria. Riscoprire l'ambizione del "sogno europeo" non è un esercizio di retorica passeggera, ma la premessa indispensabile per continuare a guidare il progresso globale senza smarrire la propria anima.
1. Antonio Costa, Presidente del Consiglio europeo 2. Antonio Tajani, Vice Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Intenazionale 3. da sinistra, Simona Benedettini, Energy Economist e Founder e CEO di RACE CONSULTING, Matteo Salvini, Vice Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana e Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Luciano Fontana, Direttore del Corriere della Sera 4. da sinistra, Elly Schlein, Segretaria del Partito Democratico, Luciano Fontana, Matteo Renzi, Presidente di Italia Viva, Angelo Bonelli, Deputato Europa Verde 5. Senatore Mario Monti 6. Generale Roberto Vannacci, membro del Parlamento Europeo 7. Marina Calderone Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali della Repubblica Italiana 8. Fabiola Gianotti, Fisica italiana
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Europe of substance the "Gentle Super-Power" unveiled at Forum TEHA Cernobbio W
hen speaking about the European Union, the public debate's conditioned reflex is almost always the same: complaining about the slowness of its institutions, burdensome bureaucracy, or delays in the tech race against American and Chinese giants. However, the 52nd edition of the TEHA Forum in Cernobbio chose to reverse course. The goal declared by Valerio De Molli in his opening address was not to hide critical issues, but rather to highlight what Europe has managed to build and too often takes for granted. What emerges is the portrait of a "Gentle Super-Power": a unique model globally, capable of combining competitiveness and development with the centrality of rights, respect for the individual, and environmental protection. With over 200 leaders in attendance, connections to 130 Italian embassies worldwide, 74 international speakers, and the presence of 10 Governments alongside 10 Italian Ministers, the TEHA Forum in Cernobbio reaffirms its role as a key crossroads for outlining future economic strategies. Among the most touching moments of this edition was the tribute to U.S. Senator Lindsey Graham, a long-time friend of the Forum and a key figure in transatlantic dialogue. Beyond diplomacy and networking, the political and conceptual heart of the event is encapsulated in 9 points defining our continent's tangible strength: 1. More than seventy years of peace and cooperation: over 450 million citizens currently live in an area that has replaced weapons with permanent dialogue and diplomacy. 2. An incredible powerhouse of innovation: from the World Wide Web and the Higgs Boson born at CERN, to the GSM standard, Bluetooth, and ARM microprocessor architecture - European technology is everywhere. For instance, without machinery from the Dutch company ASML, printing the world's most advanced microchips would be impossible. Furthermore, the EU boasts absolute leadership in industrial patents. 3. The solid backbone of SMEs: the 34 million European SMEs (representing 99.8% of all businesses) form the backbone of the real economy. They employ 106 million people and generate over 5.8 trillion euros in added value, providing the flexibility and resilience that global value chains struggle to find elsewhere.
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4. An inclusive university system that attracts talent: while the cost of a degree in the United States can exceed $500,000, creating massive social barriers, Europe offers excellent university education at affordable costs. With 477 universities among the top 1,500 in the world and the extraordinary success of the Erasmus program (16 million students since 1987), the continent remains a magnet for research and young talent. 5. A leader in trade, culture, and diplomacy: with nearly 9 trillion euros in exports of goods and services (27% of global trade), Europe surpasses both the US and China in global openness. This is paired with extraordinary cultural clout - evidenced by 483 UNESCO sites and 765 million tourists per year - and the densest diplomatic network on the planet, with over 3,200 diplomatic representation offices abroad. 6. Equitable growth and social cohesion: wealth distribution in Europe is significantly more equitable than in the US or China. In the US, nearly 44 million people live below the poverty line. 7. Healthcare as a right and quality of life: in the European Union, the right to health is enshrined in Article 35 of the Charter of Fundamental Rights. This vision is reflected in a life expectancy of 81.5 years and the presence of 13 European cities among the top 20 worldwide for quality of life. 8. Private capital and financial stability: european citizens continue to stand out for their high propensity to save (14.3% of disposable income). This private wealth exceeds 100 trillion euros, complemented by an average public debt (82% of GDP) that is noticeably lower than that of America or China. 9. The green transition as a competitive advantage: Europe is leading the sustainability challenge: 48% of its energy production already comes from renewable sources. This translates to a global CO2 emissions share of just 6%, proving that industrial development and environmental protection can go hand in hand. Whether discussing technology, sustainability, rights, or even sports (with Europe's astounding medal tally at the Milano - Cortina 2026 Winter Games), the message from the Cernobbio Forum is clear: Europe must not resign itself to a supporting role. Rediscovering the ambition of the "European dream" is not a fleeting rhetorical exercise, but an essential prerequisite for continuing to drive global progress without losing its soul.
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Tre giovani, tre storie diversissime e un’idea comune usare l’innovazione per cambiare concretamente la vita delle persone di Sabrina Isacchi foto Forum TEHA di Cernobbio
Durante il Forum TEHA di Cernobbio, Darlington Ahiale Akogo, Be-
nedetta Margrethe Cattani e Tomer Cohen hanno ricevuto il Peres Heritage Initiative 2026, riconoscimento nato per raccogliere l’eredità di Shimon Peres e premiare giovani innovatori capaci di unire tecnologia e impatto sulla società. C’è chi usa l’intelligenza artificiale per rendere la sanità accessibile anche dove oggi costa troppo. Chi protegge i satelliti da milioni di detriti che viaggiano nello spazio. E chi mette nella stessa stanza giovani israeliani e palestinesi, provando a trasformare un “nemico” in qualcuno con cui parlare e lavorare. Darlington Ahiale Akogo: con l’AI democratizziamo la sanità Fondatore e CEO della ghanese minoHealth AI Labs, parte da un’idea semplice: mentre i costi della sanità aumentano, quelli della tecnologia possono diminuire. Perché allora non utilizzare l’intelligenza artificiale per rendere le cure accessibili a molte più persone? «In sostanza stiamo democratizzando l’accesso a un’assistenza sanitaria di qualità» dice. La sua società utilizza l’AI per screening, diagnosi e pianificazione dei trattamenti, portando un esempio impressionante: «Pensiamo alla mammografia per individuare il tumore al seno. Oggi ottenere un referto può costare da decine fino a centinaia di euro. Con la nostra tecnologia il costo può scendere a 10 centesimi». Una tecnologia sviluppata in Ghana e ormai arrivata lontanissimo: «L’abbiamo portata in 100 Paesi e cinque continenti. Questo dimostra che l’innovazione può nascere ovunque». Benedetta Margrethe Cattani: tre donne tornano in Italia per guardare allo spazio Quella di Benedetta, Ingegnera Aerospaziale, Fondatrice e CEO di Ecosmic, è invece anche una bella storia di ritorno. Dopo gli studi a Milano vola in Olanda e approda all’Agenzia Spaziale Europea, dove incontra le future socie: «Eravamo tre donne ingegnere con una passione e un’ambizione che ci hanno fatto decidere di lasciare un posto sicuro per fare la nostra cosa. Abbiamo deciso di tornare in Italia e fondare qui l’azienda: una scelta in controtendenza» racconta. Nasce così a Torino Ecosmic, che oggi lavora per proteggere satelliti e infrastrutture
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spaziali: «Ci sono circa 15mila satelliti e oltre 100 milioni di detriti spaziali. Viaggiano fino a otto chilometri al secondo: anche un oggetto di un centimetro può avere l’energia di una granata e distruggere un satellite». Proteggere quei satelliti significa tutelare i servizi che usiamo ogni giorno: navigazione, banche, previsioni meteo e monitoraggio delle emergenze climatiche. Inoltre, in uno scenario internazionale instabile, il lavoro di Ecosmic si è allargato: non solo evitare collisioni accidentali, ma monitorare ciò che accade nello spazio, riconoscere comportamenti anomali e individuare potenziali minacce e interferenze. Tomer Cohen: arrivano vedendosi come nemici, poi iniziano a considerarsi partner È forse la storia di Tomer Cohen, co-Fondatore di Tech2Peace, quella che più direttamente raccoglie lo spirito del premio dedicato a Shimon Peres. Tech2Peace fa incontrare giovani israeliani e palestinesi tra i 20 e i 30 anni. Il progetto li porta a trascorrere alcuni giorni insieme, alternando workshop di tecnologia — oggi dedicati soprattutto all’AI — a momenti di confronto e dialogo. «I primi giorni facciamo attività legate alle differenze culturali e alla conoscenza reciproca. Poi iniziamo ad affrontare gli aspetti più duri del conflitto. Per la prima volta iniziano a capire come e perché l’altro pensa in un determinato modo» spiega. Ed è proprio questo il cambiamento più importante: «Dopo alcuni giorni insieme iniziano a umanizzare l’altra parte. Cominciano a lavorare insieme e a vedere l’altro non più come un nemico, ma come un partner». Per Cohen ricevere questo premio sul Lago di Como ha un significato particolare, guardando alla storia dell’Europa che, dopo secoli di guerre, è stata capace di costruire un percorso di collaborazione: «Sappiamo quanto l’Europa abbia sofferto e quanto sia stato importante lavorare insieme. La speranza è che anche israeliani e palestinesi possano trovare nel dialogo e nell’innovazione un terreno comune». Tre storie diverse con un filo comune: la tecnologia da sola non cambia il mondo, ma a fare la differenza sono le persone, le idee e il modo in cui si sceglie di usarla.
Da sinistra, Umberto Comberiati - Presidente e AD di TEVA Italia, Darlington Ahiale Akogo, Benedetta Margrethe Cattani, Chemi J. Peres, Bill de Blasio - ex Sindaco di New York, Tomer Cohen, Valerio De Molli
During the TEHA Forum in Cernobbio, Darlington Ahiale Akogo, Benedet-
ta Margrethe Cattani, and Tomer Cohen received the Peres Heritage Initiative 2026 award, an honor created to carry on the legacy of Shimon Peres and recognize young innovators capable of combining technology with social impact. Some are using artificial intelligence to make healthcare accessible even in places where it’s currently too expensive. Others are protecting satellites from millions of pieces of debris traveling through space. And still others are bringing young Israelis and Palestinians together in the same room, trying to transform an “enemy” into someone with whom to talk and work. Darlington Ahiale Akogo: with AI, we’re democratizing healthcare. Founder and CEO of the Ghanaian company minoHealth AI Labs, he starts with a simple idea: while healthcare costs rise, the costs of technology can fall. So why not use artificial intelligence to make care accessible to many more people? “Essentially, we’re democratizing access to quality healthcare,” he says. His company uses AI for screening, diagnosis, and treatment planning, offering a striking example: “Take mammograms for detecting breast cancer. Today, getting a report can cost anywhere from tens to hundreds of euros. With our technology, the cost can drop to 10 cents.” A technology developed in Ghana that has now reached far and wide: “We’ve brought it to 100 countries and five continents. This shows that innovation can emerge anywhere.” Benedetta Margrethe Cattani: three women return to Italy to look toward space. The story of Benedetta - an aerospace engineer, founder, and CEO of Ecosmic - is also a beautiful tale of coming home. After studying in Milan, she moved to the Netherlands and joined the European Space Agency, where she met her future business partners: “We were three female engineers with a passion and ambition that led us to decide to leave a secure job to pursue our own venture. We decided to return to Italy and found the company here: a choice that went against the trend,” she says. That’s how Ecosmic was founded in Turin, and today it works to protect satellites and space in-
frastructure: “There are about 15,000 satellites and over 100 million pieces of space debris. They travel at speeds of up to eight kilometers per second: even an object just one centimeter in size can have the energy of a grenade and destroy a satellite”. Protecting those satellites means safeguarding the services we use every day: navigation, banking, weather forecasts, and monitoring of climate emergencies. Furthermore, in an unstable international landscape, Ecosmic’s work has expanded: not only to prevent accidental collisions, but also to monitor what’s happening in space, detect anomalous behavior, and identify potential threats and interference. Tomer Cohen: they arrive seeing each other as enemies, then begin to view each other as partners. It is perhaps the story of Tomer Cohen, co-founder of Tech2Peace, that most directly captures the spirit of the award dedicated to Shimon Peres. Tech2Peace brings together young Israelis and Palestinians in their 20s and 30s. The project brings them together for a few days, alternating between technology workshops - now focused primarily on AI - and opportunities for discussion and dialogue. “The first few days are devoted to activities addressing cultural differences and getting to know one another. Then we begin to tackle the tougher aspects of the conflict. For the first time, they start to understand how and why the other side thinks the way they do,” he explains. And this is precisely the most important change: “After a few days together, they begin to see the other side as human. They start working together and no longer view the other as an enemy, but as a partner.” For Cohen, receiving this award on Lake Como holds special significance, given Europe’s history: after centuries of war, Europe has been able to forge a path of collaboration. “We know how much Europe has suffered and how important it has been to work together. The hope is that Israelis and Palestinians, too, can find common ground through dialogue and innovation.” Three different stories with a common thread: technology alone does not change the world; what makes the difference are people, ideas, and the way we choose to use it.
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Arte
Il trittico "Terra dorata d'Italia"; patrimionio artistico di proprietà di Banco BPM. Tele esposte in occasione della mostra: "Umanità al Lavoro. La pittura di Baldassare Longoni, per il 150° anniversario dalla nascita del pittore. Da sinistra: Aratura, Mietitura e Contadini che zappano la terra, 1940
La riscoperta di Baldassare Longoni di Stefania De Giorgi foto A3
Una piccola grande mostra. Piccola per il numero delle ope-
re, immensa per ciò che ha saputo restituire: la scoperta, o meglio la riscoperta, di un artista che il tempo aveva forse consegnato a una memoria troppo silenziosa. Una mostra nata dalla forza di una convinzione, dall’ostinazione luminosa di un desiderio e da una passione capace di trasformare un’intuizione in realtà. Ci sono progetti che nascono da un disegno preciso e altri che sembrano comporsi come un mosaico del destino. A volte li chiamiamo coincidenze, altre volte casualità; poi, quando tutti i tasselli trovano il loro posto, ci accorgiamo che quella concatenazione aveva la misteriosa armonia di qualcosa che aspettava soltanto di accadere. Il primo, decisivo tassello è stato Candida Morvillo, con la sua passione autentica e quella rara gentilezza capace di accendere entusiasmo negli altri. La sua determinazione, mai ostentata ma profondamente tenace, ha dato voce a un sogno: riportare all’attenzione di un pubblico più vasto la figura e la poetica di un grande pittore italiano del Divisionismo, Baldassare Longoni, restituendogli la centralità che merita nella storia dell’arte. È stata una passione contagiosa, una forza discreta ma inarrestabile, capace di coinvolgere persone, istituzioni e professionalità diverse e di condurle verso un unico approdo. Ed è forse proprio questo il tratto più prezioso del percorso: non soltanto le opere esposte, ma la passione che le ha riunite, che sembra an-
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cora vibrare nello spazio e attraversare ogni dettaglio dell’allestimento. Ha custodito questo racconto, quasi come uno scrigno, la torretta Liberty di Villa Bernasconi a Cernobbio, che con la sua raffinata eleganza e la sua straordinaria atmosfera si è rivelata una cornice ideale. Un luogo nel quale la pittura di Longoni sembra trovare una nuova risonanza, in un dialogo silenzioso tra memoria, architettura e bellezza. L'evento ha vissuto un preludio di sfolgorante prestigio internazionale con un pre-opening privato dedicato agli ospiti del Forum TEHA di Cernobbio, arricchito dall’intervento d'eccezione del critico Sergio Gaddi. Quest'ultimo ha accompagnato la presentazione delle opere attraverso un’attenta lettura della poetica di Longoni, restituendone la complessità, la sensibilità e la forza visionaria, e soffermandosi sulla sua riscoperta tardiva, fenomeno tutt’altro che insolita nella storia dell’arte. Nato centocinquanta anni fa a Dizzasco, in Val d’Intelvi, di origine contadina e uomo schivo e taciturno, Longoni si forma all’Accademia di Brera con una rigorosa padronanza tecnica. Secondo Gaddi, è però soprattutto il profondo legame fra arte e vita a rendere singolare la sua pittura: una dimensione intima, nutrita dagli affetti familiari, dal rispetto per la natura e dal mondo del lavoro, nella quale il rigore divisionista si apre a una luce quasi impressionista, trasformando la realtà quotidiana in una visione universale. A rendere possibile la realizzazione dell’esposizione è stata la gran-
Sergio Gaddi, critico e storico dell'Arte, relatore d'eccezione per il pre-opening del Forum TEHA di Cernobbio 2026, nella Torretta Liberty del Museo Villa Bernasconi, Cernobbio
de sensibilità di Banco BPM e del Comune di Cernobbio. Un contributo determinante è stato quello dell’associazione Amici di Como, per il tramite della consigliera Rosaria Casali, che ha permesso a questo progetto di prendere forma e di trasformare un desiderio in una mostra reale, condivisa, finalmente visibile. Ad ulteriore testimonianza della valenza culturale dell’evento sono giunti i patrocini ottenuti dal Comune di Dizzasco, dall’Associazione APPACUVI, dall’Associazione Amici di Dizzasco e Muronico, e dal Lions International con i due club Como Plinio il Giovane e Cernobbio. Media partner dell'evento è stata la rivista internazionale Magic Lake Como. E così, da un'intuizione, è nato qualcosa di molto più grande: un piccolo gioiello espositivo capace di riaccendere la luce su un artista e, insieme, di ricordarci che talvolta la storia dell’arte ha bisogno non soltanto di opere, ma di qualcuno che torni ostinatamente a credere nella loro voce.
Da sinistra, Elisabetta Staudacher, storica dell'arte, responsabile Archivio Storico della Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano; Diana Vaccaro, responsabile Patrimonio Artistico e Archivio Storico Banco BPM, in occasione dell'evento "La Mostra si racconta", Giornata speciale alla scoperta di Baldassare Longoni
Museo Villa Bernasconi, Cernobbio
Da sinistra, Sonia Majocchi, Claudia Taibez, Candida Morvillo, Diana Vaccaro, Elisabetta Staudacher, Mariangela Ferradini, Angelo Majocchi
The rediscovery of Baldassare Longoni T
he exhibition held at Villa Bernasconi in Cernobbio was dedicated to the rediscovery of the Divisionist painter Baldassare Longoni, a long forgotten master whose poetics fused academic rigor with a light of international scope. The event, born from the intuition of Candida Morvillo and supported by Banco BPM and the Municipality of Cernobbio, celebrated the importance of restoring visibility and value to central figures of past art history.
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Cultura
LO STILE ETERNO Franco Cologni Presidente della Fondazione Chairman of homonymous Foundation ph. Emanuele Zamponi
l'eleganza maschile come espressione del saper fare di Francesco Rossetti Molendini
«U
Omega Gloves, Napoli. Ph. Roberto Salomone
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n abito “Made in Italy” non racconta solo una geografia, ma veicola una storia. Una cravatta, un paio di guanti, un fazzoletto finissimo denotano chi li indossa, ma rivelano anche la maestria di chi li ha creati: e in moltissimi casi, queste finezze e queste maestrie hanno nome italiano, storia italiana, valore italiano»: queste le parole che Franco Cologni, presidente dell’omonima Fondazione dei Mestieri d’Arte, utilizza nella sua prefazione al volume Lo stile eterno. Gli accessori dell’eleganza maschile, il recentissimo titolo – a firma del giornalista e curatore Gian Luca Bauzano – nella ormai storica collana “Mestieri d’Arte” di Fondazione Cologni con Marsilio Editori. Presentato il 25 giugno 2026 a Palazzo Morando, a Milano, il libro propone una riflessione colta e sorprendentemente attuale su ciò che rende davvero elegante un uomo: non l’ostentazione, ma il carattere, la misura e la coerenza. L’autore costruisce il suo racconto attraverso una galleria di personalità che, ciascuna a proprio modo, incarnano un’idea di stile destinata a durare. Sfilano così i grandi maestri della sartoria italiana Gaetano Aloisio, Carlo Andreacchio e Angelo Petrucci, il gentleman Mario Boselli, il visionario Roberto Capucci, gli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana, il collezionista Giuseppe Iannaccone, il “cappellaio matto” Stephen Jones, l’imprenditore Matteo Marzotto, fino al dandy contemporaneo Jonathan Bailey. Più che semplici ritratti, sono conversazioni che permettono al lettore di entrare nei loro universi, tra passioni, gesti quotidiani, riferimenti culturali e piccoli rituali che trasformano l’eleganza in una forma di identità. Accanto a questi testimoni di eccellenza, trovano spazio gli accessori dell’eleganza maschile – camicie, cravatte, papillon, pochette,
Cover “Lo stile eterno”, Gian Luca Bauzano, collana “Mestieri d’Arte”, Fondazione Cologni / Marsilio Editori, 2026
gemelli, guanti, cappelli, bastoni e ombrelli – che l’autore restituisce alla loro autentica dimensione culturale. Oggetti solo apparentemente secondari, perché ciascuno custodisce una storia di manifattura, gesti sapienti e tradizioni tramandate. Non è un caso che Oscar Wilde definisse la cravatta «il primo passo serio nella vita»: dietro ogni dettaglio, infatti, si cela un linguaggio fatto di misura e buon gusto. Per gli amanti del “bello e ben fatto” – espressione coniata dal Cavalier Mario Boselli, presidente onorario della Camera Nazionale della Moda Italiana – questo libro custodisce pagine preziose: la sezione curata dalla Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte raccoglie oltre trenta atelier italiani, autentici presìdi di eccellenza dove il patrimonio manifatturiero continua a vivere attraverso il lavoro quotidiano di maestri artigiani. Da Nord a Sud, una narrazione attenta di tradizioni familiari, competenze specialistiche e ricerca contemporanea; non un semplice repertorio di indirizzi, ma una testimonianza concreta di quel know-how che rappresenta uno dei tratti più riconoscibili dell’identità artigiana del nostro territorio. Il volume si conclude con uno sguardo rivolto al futuro. Lo stile eterno evidenzia, infatti, il ruolo della formazione e delle scuole di moda sparse nei vari distretti del territorio nel trasmettere competenze e valori alle nuove generazioni, mentre le pagine finali riflettono sull’impegno di istituzioni e fondazioni che, in Italia e all’estero, operano per tutelare i mestieri d’arte come patrimonio culturale condiviso. La lezione che attraversa le pagine di questo libro? Le mode cambiano, lo stile rimane. Proprio come il miglior artigianato, che le mode le attraversa, lasciando un’eredità destinata a durare.
Villa Milano, Milano. Courtesy Alice e Francesca Villa
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Giovanni Boldini, “Le Comte de Montesquiou”, 1897, olio su tela, Parigi, Musée d’Orsay. RMN-Grand Palais / Hervé Lewandowski / Dist. Foto Scala, Firenze
Cover del magazine britannico “Men Only”, raffigurante George Bryan (Beau) Brummel, 1950, Londra, Mary Evans Picture Library. Mary Evans / Scala, Firenze
Timeless style: men's elegance as an expression of craftsmanship «A "Made in Italy" garment does not tell only a geography, but con-
veys a story. A tie, a pair of gloves, an exquisitely fine handkerchief denote whoever wears them, but also reveal the mastery of whoever created them: and in a great many cases, these refinements and these masteries bear an Italian name, an Italian history, an Italian value» — these are the words Franco Cologni, president of the eponymous Fondazione dei Mestieri d'Arte, uses in his preface to the volume "Lo stile eterno. Gli accessori dell'eleganza maschile", the very recent title authored by journalist and curator Gian Luca Bauzano, in the now historic "Mestieri d'Arte" series published by Fondazione Cologni with Marsilio Editori. Presented on 25 June 2026 at Palazzo Morando in Milan, the book offers a learned and surprisingly timely reflection on what truly makes a man elegant: not ostentation, but character, restraint and consistency. The author builds his narrative through a gallery of personalities who, each in their own way, embody an idea of style destined to endure. Parading through its pages are the great masters of Italian tailoring Gaetano Aloisio, Carlo Andreacchio and Angelo Petrucci; the gentleman Mario Boselli; the visionary Roberto Capucci; the designers Domenico Dolce and Stefano Gabbana; the collector Giuseppe Iannaccone; the "mad hatter" Stephen Jones; the entrepreneur Matteo Marzotto; and finally the contemporary dandy Jonathan Bailey. More than simple portraits, these are conversations that allow the reader to enter their worlds — passions, everyday gestures, cultural references and small rituals that transform elegance into a form of identity. Alongside these exemplars of excellence, room is also given to the accessories of mascu-
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line elegance — shirts, ties, bow ties, pocket squares, cufflinks, gloves, hats, walking sticks and umbrellas — which the author restores to their authentic cultural dimension. Objects that are only apparently secondary, because each one holds within it a story of craftsmanship, skilled gestures and traditions handed down. It is no coincidence that Oscar Wilde called the tie «the first serious step in life»: behind every detail, indeed, lies a language made of measure and good taste. For lovers of the "beautiful and well made" — an expression coined by Cavalier Mario Boselli, honorary president of the Camera Nazionale della Moda Italiana — this book holds precious pages: the section curated by the Fondazione Cologni dei Mestieri d'Arte gathers more than thirty Italian ateliers, authentic strongholds of excellence where manufacturing heritage continues to live on through the daily work of master artisans. From North to South, it is a careful account of family traditions, specialist expertise and contemporary research; not a simple directory of addresses, but concrete testimony to that know-how which represents one of the most recognisable traits of our territory's artisan identity. The volume closes with a look toward the future. Lo stile eterno highlights, in fact, the role of training and of the fashion schools scattered across the various districts of the territory in passing on skills and values to new generations, while its final pages reflect on the commitment of institutions and foundations which, in Italy and abroad, work to safeguard the mestieri d'arte as a shared cultural heritage. The lesson running through the pages of this book? Fashions change, style remains. Just like the finest craftsmanship, which fashions pass through, leaving behind a legacy destined to endure.
Ritratto di Gabriele D’Annunzio, incisione da Francesco Paolo Michetti, 1895. White Image / Scala, Firenze
Francesco Maglia 1854, Milano. Ph. Andrea Natali
Sartoria G. Inglese, Courtesy Angelo Inglese
E. Marinella, Napoli. Ph. Dario Garofalo / Gruppo Editoriale
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E venti
Pezzi Unici 2026 al Festival del Legno di Redazione foto Festival del Legno
Undici giorni, 14 mostre, 37 appuntamenti aperti al pubblico, 5 even- Eleven days, 14 exhibitions, 37 events open to the public, 5 events acti accreditati dall’Ordine degli Architetti di Como, Incoming Buyer con oltre 40 aziende del territorio e 10 buyer stranieri: sono questi i numeri della XIV edizione di Cantù Città del Mobile – Festival del Legno. L’evento, come di consueto, ha coinvolto luoghi della cultura, scuole, imprese, botteghe e attività commerciali, mettendo in relazione la tradizione della filiera legno-arredo con i linguaggi del progetto contemporaneo e con le nuove generazioni. Se nel 2025 focus dell’edizione è stato l’unicità del progetto, dell’opera e del saper fare, con Pezzi Unici 2026 lo sguardo si è allargato alle persone, alle imprese e alle competenze che rendono unico il distretto canturino del legnoarredo. Il Festival ha raccontato così un patrimonio che vive nella capacità di progettare, produrre e trasmettere conoscenze, abbracciando l’intera filiera del legno-arredo: dai fornitori di materie prime alle aziende, dagli artigiani ai designer, dagli architetti ai progettisti. Tra i protagonisti dell’edizione 2026, Antonio Citterio, architetto e designer, tra le figure più autorevoli della scena internazionale, che torna a confrontarsi con Cantù e con il Liceo Artistico Fausto Melotti, scuola nella quale si è formato. A lui è dedicata “Antonio Citterio. Il viaggio del progetto”, mostra ideata e realizzata dagli studenti del Liceo nell’affascinante cornice dell’ex chiesa di Sant’Ambrogio.
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credited by the Como Order of Architects, an “Incoming Buyer” program featuring over 40 local companies and 10 international buyers: these are the figures for the 14th edition of Cantù Città del Mobile – Wood Festival. As usual, the event involved cultural venues, schools, businesses, workshops, and retail establishments, connecting the tradition of the wood-and-furniture industry with the languages of contemporary design and the younger generations. While the 2025 edition focused on the uniqueness of design, craftsmanship, and know-how, “Pezzi Unici 2026” broadened its scope to include the people, businesses, and skills that make the Cantù wood-and-furniture district unique. The Festival thus celebrated a heritage that thrives on the ability to design, produce, and pass on knowledge, encompassing the entire wood-and-furniture supply chain: from raw material suppliers to manufacturers, from artisans to designers, and from architects to planners. Among the key figures of the 2026 edition is Antonio Citterio, an architect and designer and one of the most influential figures on the international scene, who returns to engage with Cantù and the Fausto Melotti Art High School, the school where he received his training. The exhibition “Antonio Citterio. The Journey of the Project,” an exhibition conceived and created by the high school’s students in the charming setting of the former Church of Sant’Ambrogio.
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Materia, metodo e visione: conversazione con
Antonio Citterio di Stefania De Giorgi foto archivio Studio Citterio
I
l Festival del Legno di Cantù celebra, nella sua XIV edizione, la cultura profonda del fare, là dove materia, sapere e progetto si incontrano e l’oggetto smette di essere soltanto un oggetto per diventare espressione di un’intelligenza creativa. In questo racconto, la presenza di Antonio Citterio assume un valore particolare: architetto e designer tra i più autorevoli della scena internazionale, Citterio appartiene a quella rara generazione di progettisti capace di dare forma al contemporaneo senza mai interrompere il dialogo con la materia, con la tecnica, con il tempo. Il suo ritorno a Cantù, città emblematica del saper fare italiano, e nella scuola che ne ha accompagnato la formazione, assume quasi il carattere di un ritorno alle origini. È qui che il progetto si mostra nella sua forma più autentica: non come gesto isolato, ma come esito di conoscenza, disciplina, ricerca e capacità artigianale. Nel tema Pezzi Unici, la sua presenza acquista così una risonanza particolare: l’unicità non come eccezione, ma come irripetibile convergenza fra pensiero, mano e materia. Da questa idea del progetto prende avvio la nostra conver-
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sazione con Antonio Citterio, tra formazione, materia e visione. Dagli esordi a oggi, il suo lavoro ha attraversato trasformazioni profonde, passando dal disegno del prodotto alla progettazione architettonica e urbana, fino alla guida di uno studio internazionale. Guardando a questo percorso, quali sono le intuizioni o le convinzioni degli inizi che sono rimaste immutate e quali, invece, ha dovuto mettere radicalmente in discussione? Fin dagli inizi mi è stato chiaro che il progetto dovesse misurarsi con la materia, con il processo, con la funzione, con il modo in cui le cose vengono realizzate e poi utilizzate. Questa convinzione è rimasta costante nel mio lavoro di designer, nel rapporto con le aziende, e anche nel passaggio agli interni e all’architettura. Naturalmente cambiano le scale e cambiano le responsabilità. Disegnare un oggetto, uno spazio, un edificio o un intervento urbano richiede strumenti, competenze e processi diversi. Nel lavoro di ACPV ARCHITECTS (la società di progettazione che ho fondato con Patricia Viel) questo diventa
ancora più evidente: l’architettura non può essere il risultato di una sola persona, ma di una struttura capace di mettere insieme esperienze, sensibilità e competenze differenti. Quello che resta è il metodo: osservare, analizzare, capire i vincoli, cercare una sintesi. Quello che invece si deve continuamente rimettere in discussione è il modo in cui questo metodo viene applicato. L’Architetto può dare una direzione, ma deve anche saper ascoltare, verificare, imparare e costruire le condizioni perché il progetto cresca attraverso il lavoro di molti. Nel processo di progettazione, quanto è importante eliminare il superfluo per arrivare all’essenza di un oggetto? E come si distingue una semplificazione puramente formale da una vera intuizione progettuale? Per me la sintesi non è un fatto estetico: è il risultato di un processo. Significa capire che cosa è necessario a un oggetto, a uno spazio o a un edificio per funzionare, per durare, per essere usato bene. Una semplificazione puramente formale spesso lavora solo sull’immagine. Una vera intuizione progettuale, invece,
Material, method and vision: a conversation with Antonio Citterio modifica il rapporto tra forma, funzione, tecnica e uso. Può nascere da un materiale, da un meccanismo, da una tecnologia, da un modo diverso di interpretare una tipologia. Nel mio lavoro mi interessa entrare nel dettaglio costruttivo. La forma deve nascere da conoscenze precise: processo produttivo, materiali, costi, montaggio, manutenzione, esperienza dell’utente. Quando questi elementi sono risolti insieme, la forma può diventare più semplice perché non deve aggiungere altro: corrisponde già a una funzione, a una tecnica, a un modo d’uso. Negli anni Settanta e Ottanta il dibattito architettonico era segnato da una straordinaria pluralità di ricerche, linguaggi e posizioni teoriche. Come si è confrontato con quella complessità e in che modo il clima culturale di quegli anni ha contribuito a definire il suo modo di concepire il progetto? Gli anni Settanta e Ottanta sono stati un momento di forte trasformazione per l’architettura e per il design italiano. Il rapporto con la produzione, con il consumo, con l’industria e con il ruolo sociale del progetto veniva conti-
nuamente discusso e messo in questione. Era un clima complesso, ma anche molto formativo, perché obbligava a interrogarsi sul senso del lavoro dell’architetto e del designer. Mi sono però allontanato presto da una posizione puramente ideologica. Ho iniziato subito a lavorare con le aziende e questo ha inciso molto sul mio modo di pensare il progetto. Nel confronto con l’industria, con gli artigiani, con i tecnici e con i processi produttivi, capisci che un’idea deve essere verificata, sviluppata, corretta, resa possibile. Le aziende cercavano nuove competenze, nuovi linguaggi, nuove risposte ai modi di abitare. Io non ho sentito la necessità di aderire a una corrente o a un segno riconoscibile. Mi interessava capire come un progetto potesse funzionare davvero, come potesse entrare nella vita delle persone e durare nel tempo. Credo che da quel periodo venga una convinzione che mi accompagna ancora oggi: il progetto deve confrontarsi con la realtà, con i materiali, con le tecnologie, con l’uso e con la responsabilità di ciò che produce. Lei ha sottolineato più volte l'importanza del lavoro di squadra e della capacità di
Nella pagina precedente, Antonio Citterio. Foto: Gianluca Di Ioia; in questa pagina, Xilitalia - B&B Italia, Quadrante. Foto: Gabriele Basilico, Courtesy B&B Italia
continuare a imparare, anche attraverso il confronto con competenze diverse. In uno studio che oggi conta centinaia di persone e affronta progetti di scala globale, come si trasmette una visione progettuale senza trasformarla in un linguaggio da imitare? E come si lascia spazio all'autonomia creativa delle nuove generazioni? Una visione progettuale si trasmette attraverso un metodo, attraverso il modo in cui si guarda un problema. In uno studio grande e internazionale questo è fondamentale. Bisogna costruire una cultura comune del progetto: precisione, responsabilità, attenzione al contesto, capacità di ascoltare il cliente, conoscenza dei processi, cura del dettaglio. Sono criteri, non formule. Le nuove generazioni devono avere spazio, ma devono anche confrontarsi con la complessità reale del progetto. L’autonomia non nasce dall’assenza di regole; nasce dalla capacità di muoversi dentro un processo, di assumersi responsabilità e di portare contributi diversi. Per questo considero importante continuare a imparare: da chi ha più esperienza, ma anche da chi porta strumenti, sensibilità e domande nuove.
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Technogym, Kinesis Personal. Foto: Courtesy Technogym
Kartell, Mobil. Foto: Courtesy Kartell
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n the occasion of the 14th edition of the Cantù Wood Festival - focused on the theme “Unique Pieces” a nd the deep connection between craftsmanship, materials, and creative intelligence - architect and designer Antonio Citterio reflects on his professional journey, from his training in Cantù to his leadership of the international firm ACPV ARCHITECTS. During the conversation, Citterio traces the evolution of his work, highlighting how the transition from industrial design to architectural and urban design on a global scale is grounded in a rigorous method based on observation, the analysis of constraints, and the pursuit of synthesis. For the designer, formal simplification is never merely
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an aesthetic choice, but rather the result of a deep understanding of construction details and the integration of form, function, production processes, and the user experience. Having distanced himself early on from the purely ideological stances of the 1970s and 1980s, Citterio has built his vision on a pragmatic dialogue with industry and artisans, focusing on the creation of projects capable of meeting real needs and standing the test of time. Finally, reflecting on the management of a complex organization, the architect emphasizes that the design vision must be conveyed not as an aesthetic language to be imitated, but as a shared culture of precision and responsibility, capable of leaving room for autonomy and the contributions of new generations.
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IL CANTIERE RECORD AL SINIGAGLIA
Francesco Molteni e la sfida "Glocal" del Como 1907 di Text foto Como 1907,
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entre i colori caldi dell’autunno iniziano a riflettersi sulle acque del primo bacino, Como vive un momento di profonda trasformazione, sospesa tra la sua anima razionalista e un’ambizione internazionale che corre veloce. Al centro di questo cambiamento c’è un luogo simbolo: lo stadio Giuseppe Sinigaglia. Non più solo un tempio del calcio, ma il cuore pulsante di un progetto visionario che punta a trasformare l'impianto in un “Glocal Stadium”, una struttura viva 365 giorni l'anno, capace di accogliere il mondo senza mai perdere il legame con le sue radici. In questo numero di Magic Lake, incontriamo l’uomo che ha tradotto in cemento e ingegno questa sfida, l'Ing. Francesco Molteni. Guida della storica impresa Molteni Enrico & C. S.R.L., attiva dal 1934, Molteni ha recentemente firmato la realizzazione delle strutture di fondazione della nuova Curva Ovest. La sua impresa ha partecipato alla costruzione della nuova Curva Ovest in cemento armato. Quali sono state le sfide tecniche più complesse nel realizzare la nuova curva dello stadio operando in un contesto così complicato? La difficoltà maggiore sta nell'organizzazione del cantiere e delle varie fasi esecutive. Il lavoro più complesso viene prima di iniziare il cantiere e necessita di programmare esat-
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di Rosy Bernardi foto archivio Molteni Enrico & C. S.R.L.
tamente i tempi e le necessità di forniture per l’avanzamento quotidiano dell’opera. Poi bisogna seguire con estrema attenzione il cantiere e gestire gli imprevisti che si manifestano come in ogni opera ma bisogna farlo in modo rapido dando continuità alla produzione. Tecnicamente la fornitura e posa del calcestruzzo in condizioni ambientali difficili ha rappresentato la fase che ha necessitato della progettazione e programmazione più complicata. Quanto è stato realizzato è merito di tutte le imprese che hanno collaborato con noi, la Ditta COMEDIL che si è occupata della demolizione della vecchia curva e degli scavi e la Ditta ISOCELL che ha fornito la struttura prefabbricata. Avete utilizzato quasi 2.500 metri cubi di calcestruzzo in soli 18 giorni di cantiere. Quale modello organizzativo ha permesso di mantenere ritmi così serrati senza sacrificare qualità e sicurezza, considerando la logistica del cantiere in riva al lago? La scelta fondamentale è stata quella di programmare il cantiere con avanzamento per lotti definiti dividendo l’opera in 8 fasi consecutive che consentivano di suddividere le forniture al cantiere in tempi stabiliti. In questo modo quello che arrivava in cantiere veniva messo in opera immediatamente e consentiva di avanzare con fasi terminate mantenendo l’operatività del resto del cantiere. I trasporti dei materiali al cantiere sono stati organizzati
alle prime ore del mattino, dalle 05.00 alle 08.00 per evitare il più possibile congestioni alla viabilità ed è stato attivato un monitoraggio per tutte le fasi affinché ogni operazione si svolgesse nel massimo rispetto della sicurezza degli operatori. Infine, fondamentale è stata la straordinaria collaborazione fra tutte le figure coinvolte, dai tecnici agli operai, tutti hanno dato il massimo per arrivare all’obiettivo di consegnare la curva in tempo utile per il suo utilizzo da parte della società e a loro va il mio più sincero ringraziamento. Il cantiere ha ottenuto il riconoscimento "Cantiere Impatto Sostenibile". Quali scelte sui materiali - come l'uso del calcestruzzo EcoPact di Holcim e del ferro Feralpi - sono state determinanti per questo standard di eccellenza? Abbiamo scelto fornitori in grado non solo di garantirci approvvigionamenti in tempi strettissimi, ma anche per l’impatto di sostenibilità dei loro materiali. Holcim e Feralpi sono stati determinanti per l’ottenimento di questo riconoscimento, ma anche l’organizzazione e l’attenzione per chi lavorava in cantiere hanno contribuito all’ottenimento del CIS. Le condizioni ambientali erano complicate, non ha mai piovuto ma è stata un’estate bollente e in cantiere è stata allestita una zona di riposo ombreggiata e rinfrescata da nebulizzatori per la pausa dei lavoratori. Anche queste attenzioni concorrono alla sostenibilità del cantiere.
Scheda Tecnica Nuova Curva Ovest • In cemento armato con gradoni prefabbricati (sostituisce i vecchi tubolari del 2002-2003). • Oltre 2.500 mc di calcestruzzo EcoPact (Holcim) a ridotte emissioni di CO2 e ferro d'armatura Feralpi Group. I Numeri del Cantiere • Quasi 2.500 mc. di calcestruzzo • Struttura articolata in 8 getti successivi. • Impiego di circa 20 operai specializzati. • 18 giorni per il completamento delle fondazioni. I Numeri della nuova Curva • Capienza Curva di 4.250 spettatori (incrementata rispetto ai 3.960 precedenti). Certificazioni: CIS (Cantiere Impatto Sostenibile). © Como 1907
RECORD-BREAKING CONSTRUCTION AT THE SINIGAGLIA Francesco Molteni and Como 1907's "Glocal" challenge he Giuseppe Sinigaglia stadium is transforming into a “Glocal Stadium”, a facility operating 365 days a year that connects Como 1907 to both the local community and the world. The heart of this transformation is the new West Stand (Curva Ovest) in reinforced concrete, whose foundations were built in record time by the firm Molteni Enrico & C. S.R.L. Logistics along the lakefront required precision planning. By dividing the project into 8 consecutive phases and restricting material deliveries to early morning hours (5:00 AM to 8:00 AM), the company completed the foundations in just 18 days. The project, which employed 20 specialized workers, utilized nearly 2,500 cubic meters of concrete in synergy with the firms Comedil and Isocell. The project earned the "Sustainable Impact Construction Site" (CIS) certification. Crucial to this achievement was the use of eco-friendly materials - such as Holcim's EcoPact low-carbon concrete and Feralpi steel - alongside a strong focus on worker welfare, providing mist-cooled shaded rest areas during the hot summer. The new structure replaces the old tubular stands from 2002-2003, increasing the West Stand's capacity to 4,250 spectators (up from the previous 3,960).
© Como 1907
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Moritz Mantero
Orticolario
l'incanto del giardinaggio evoluto di Text foto text Moritz Mantero_Ph Luciano Movio
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arcando il cancello di Villa Erba per visitare Orticolario si prova un senso di stupore e di disorientamento fantastico, per vivere un’esperienza che rimanda alla fiaba di “Alice nel Paese delle Meraviglie”; si entra in una dimensione dove la natura abbandona le sue forme “ordinarie” per farsi arte, mistero e incanto. Abbiamo avuto il piacere di intervistare Moritz Mantero, ideatore e anima di Orticolario, per farci raccontare come nasce questo microcosmo straordinario, dove il giardinaggio si fonde con la poesia e l'innovazione, e qual è la filosofia che guida un viaggio così straordinario nel cuore della bellezza verde. Qual è l'intuizione originale da cui è nato il progetto e come dialoga l'essenza dell'evento con il fascino storico di Villa Erba e del Lago di Como? Orticolario nasce dal desiderio di creare qualcosa che in Italia ancora non esisteva: una manifestazione dedicata al giardino capace di unire natura, bellezza, arte, cultura e progettazione del paesaggio, senza essere semplicemente una mostra-mercato. Avevo visitato molte manifestazioni italiane e internazionali e, insieme ad Alfredo Ratti ed Emilio Trabella, abbiamo cercato di raccoglierne gli aspetti migliori, rein-
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Orticolario the enchantment of evolved gardening di Rosaria Casali foto ph. Giacomo Introzzi terpretandoli secondo una nostra sensibilità. Fin dall'inizio, per noi, tre parole sono state fondamentali: bellezza, eleganza e attenzione ai dettagli. Non come esercizio estetico fine a sé stesso, ma come strumenti per ristabilire quel rapporto fra l'uomo e la natura che, nel tempo, abbiamo progressivamente perduto. Villa Erba era il luogo naturale per questo progetto. La conosco da quando ero ragazzo e negli anni ho avuto modo di viverla anche professionalmente, quando divenne un importante centro espositivo e congressuale. È un luogo nel quale storia, architettura, arte e paesaggio convivono in maniera straordinaria. E poi c'è il Lago di Como, con le sue ville, i suoi giardini, la luce e quel paesaggio costruito nei secoli dall'incontro fra natura e intervento umano. Orticolario non si limita quindi a utilizzare Villa Erba come sede: dialoga con essa, rispettando quel luogo tanto amato da Luchino Visconti, che della bellezza e dell'attenzione ai dettagli aveva fatto il codice della propria sensibilità. Il parco diventa parte del racconto e Villa Erba diventa, a sua volta, parte dell'esperienza di Orticolario. È un paesaggio nel paesaggio. Ogni anno c’è un tema guida e una pianta simbolo. Come nascono queste scelte? Il tema non nasce mai come uno slogan. Deve contenere una domanda, aprire un nuovo capitolo, suggerire una direzione.
Cerchiamo un tema che possa essere interpretato da punti di vista diversi: botanico, artistico, progettuale, culturale, ma anche filosofico. Deve permettere a un vivaista, a un paesaggista, a un artista o a un visitatore di trovare una propria chiave di lettura. Anche la pianta dell'anno non è una semplice scelta botanica. Cerchiamo una pianta che rappresenti una storia, una personalità, un significato e che possa diventare un emblema del tema dell'edizione. In fondo, ogni edizione di Orticolario nasce così: da un'idea che lentamente prende forma, proprio come accade in un giardino. Le installazioni sono da sempre il cuore pulsante della manifestazione. Qual è il criterio con cui selezionate artisti e designer e qual è il confine tra opera d’arte e spazio naturale? Non cerchiamo semplicemente opere belle da esporre, ma idee capaci di entrare in relazione con il luogo e di comunicare una visione. Per noi uno spazio creativo, o un'installazione, condivide con il giardino tutte le fasi del processo creativo: dall'intuizione iniziale alla progettazione, fino alla sua realizzazione. Ma ambisce a qualcosa di più. Non si limita a creare bellezza: deve stimolare domande, trasmettere un significato, diventare uno strumento di racconto e di ricerca. Quando selezioniamo un paesaggista, un artista o un designer, ci
Per celebrare questi diciotto anni, abbiamo voluto creare la Fondazione. Orticolario è diventato patrimonio di tutti, del Lago di Como. E vedendo l'abbraccio di questa comunità straordinaria, il mio cuore si riempie di gratitudine e di speranza per il futuro che costruiremo insieme.
Orticolario 2026
interessa quindi la sua capacità di guardare la natura da un punto di vista personale, magari inatteso, e di trasformare questa visione in un progetto. Per questo preferiamo, quando possibile, opere pensate per Orticolario e per il contesto di Villa Erba, non semplicemente trasferite qui. Il confine tra opera d'arte e spazio naturale è volutamente sottile. L'installazione non dovrebbe imporsi sul paesaggio, ma instaurare con esso un dialogo. Attraverso forme, materiali e vegetazione, interpreta un'idea e la traduce in una narrazione originale. È un luogo nel quale natura e progetto si incontrano per generare nuove possibilità di relazione. Per questo uno spazio creativo non è semplicemente un giardino. È un'esperienza capace di suscitare riflessioni, emozioni e meraviglia. A volte deve quasi scomparire nel paesaggio, altre volte deve sorprenderci. L'importante è che, una volta incontrato, ci faccia guardare la natura con occhi diversi. È proprio questo, in fondo, ciò che cerchiamo a Orticolario: non soltanto la bellezza di un'opera. Qual è il momento o l’emozione che le è rimasta più impressa e quale visione guida il futuro di Orticolario nei prossimi anni? È difficile scegliere un solo momento dopo tanti anni. Più che un'immagine precisa, mi rimane l'emozione di vedere Villa Erba trasformarsi nei giorni di Orticolario e, soprattutto,
vedere persone molto diverse fra loro fermarsi davanti a un giardino, a una pianta o a un'installazione e lasciarsi sorprendere. È quella sorpresa che vorrei che Orticolario conservasse anche nel futuro: la capacità di offrire, ogni anno, una nuova esperienza. Orticolario deve continuare a evolvere, ma senza perdere la propria identità. Il nostro obiettivo resta quello di promuovere una cultura del “giardinaggio evoluto”, nella quale la bellezza non sia separata dalla conoscenza e il piacere di vivere un giardino vada insieme al rispetto per la natura. Per questo abbiamo scelto anche di dare vita alla Fondazione Orticolario: perché una visione, per continuare nel tempo, deve poter andare oltre le persone che l'hanno concepita e fatta crescere. La Fondazione vuole essere uno strumento di continuità, capace di custodire i valori di Orticolario e, nello stesso tempo, di permettergli di cambiare, evolvendo. Mi piacerebbe che Orticolario continuasse ad essere un luogo dove la natura non viene semplicemente rappresentata, ma viene ascoltata. E che, uscendo da Villa Erba, ciascuno portasse con sé non soltanto un'immagine bella, ma una domanda sul proprio rapporto con la natura. Perché, alla fine, il vero giardinaggio evoluto non consiste soltanto nel progettare meglio un giardino. Consiste nel vivere a fondo e meglio il nostro rapporto con il mondo naturale.
T
hrough the words of its creator, Moritz Mantero, the history and deep significance of Orticolario emerge - an event that transforms the park of Villa Erba on Lake Como into a fairytale-like and enchanted realm. Born from the desire to transcend the traditional concept of a trade fair, the project merges nature, art, culture, and landscape design. Its primary objective is to restore an authentic connection between humanity and nature, built upon elegance, beauty, and attention to detail. The event engages in a profound synergy with the history and architecture of Villa Erba - a location cherished by Luchino Visconti - and with the surrounding scenery of Lake Como, embedding itself as a true 'landscape within a landscape.' Each edition develops around a guiding theme and a symbol plant: choices that are far from conventional, designed instead to raise questions and offer multidisciplinary food for thought ranging from botany to philosophy. The beating heart of Orticolario lies in its installations and creative gardens. These works, often tailored specifically for the villa's environment, do not seek to overpower the natural surroundings, but rather establish a subtle dialogue with them. The intention extends beyond pure aesthetics: art must spark curiosity, evoke emotion, and inspire visitors to see the plant kingdom through fresh eyes. Looking to the future, the mission remains to foster a culture of 'evolved gardening,' where beauty goes hand in hand with knowledge and respect for the environment.
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Te r r i t o r i o
Cacciatori di Calabria orgoglio italiano
di Rosaria Casali foto Archivio Cacciatori di Calabria
Il reparto d'élite dei Carabinieri
Preparazione di altissimo livello, capacità eliportata, tecniche di so-
pravvivenza estrema e tecnologie digitali di ultima generazione: sono alcune delle caratteristiche che fanno dei Carabinieri "Cacciatori" uno dei reparti di protezione più iconici e strategici dell'Arma. Impiegati con successo in tutta la penisola - comprese le recenti e delicate operazioni di controllo nelle aree boschive del Comasco - questi militari rappresentano un modello di sicurezza flessibile e impenetrabile. In questa intervista esclusiva, raccontiamo ai nostri lettori il loro servizio quotidiano per scoprire il perfetto equilibrio tra intuito umano e rigore operativo. Spesso l'immaginario collettivo e cinematografico associa la vostra figura ad azioni spettacolari in contesti impervi. Ma chi sono davvero gli uomini e le donne del Reparto 'Cacciatori' e qual è il cuore della vostra missione quotidiana? Lo Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria” rappresenta un'eccellenza operativa dell'Arma dei Carabinieri. Ne fanno parte militari in possesso di un'elevatissima qualificazione tecnico-professionale, specificamente addestrati per pianificare e condurre operazioni in contesti ambientali e orografici di eccezionale criticità. La nostra identità si fonda su un forte e sentito senso di appartenenza, su un rigoroso addestramento tattico-operativo e su un profondo senso del dovere, elementi imprescindibili per operare con lucidità anche nelle situazioni più estreme. Il cuore della nostra missione quotidiana è il ripristino e il consolidamento della legalità in aree difficilmente accessibili, che proprio per questa loro caratteristica vengono sfruttate dalla criminalità per le proprie attività illecite. L'obiettivo primario è la ricerca e la cattura di latitanti, ambito in cui abbiamo maturato un’esperienza decennale e tecniche mirate che rientrano in un patrimonio conoscitivo
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esclusivo del Reparto. A questo si aggiungono il supporto ai reparti che conducono indagini di alto livello su scala nazionale e locale (ROS, Nuclei investigativi, ecc.) e la capillare perlustrazione dell'Aspromonte, delle Serre Vibonesi e dell'intero entroterra calabrese. Setacciamo le zone più impervie per individuare bunker e nascondigli, sequestrare arsenali illeciti e contrastare la produzione e il traffico di sostanze stupefacenti. In definitiva, la missione dei Cacciatori di Calabria non si esaurisce nel solo contrasto alla 'Ndrangheta, ma rappresenta il segnale tangibile dell'impegno dello Stato affinché i cittadini onesti possano vivere liberi dall'oppressione mafiosa e in condizioni di piena sicurezza. Nati per operare in Aspromonte, oggi il vostro modello è un’eccellenza impiegata in tutta Italia. Come si adatta il vostro addestramento specifico a contesti ambientali così differenti? Le tecniche che utilizziamo nel nostro operato quotidiano sono vere e proprie tattiche militari, adattate alle esigenze di polizia. Sono state maturate e migliorate nel tempo grazie alla perizia degli operatori e alla pluriennale esperienza che ci contraddistingue. Questo solido bagaglio operativo le ha rese facilmente applicabili anche a contesti sociali e morfologici completamente diversi da quelli in cui operiamo abitualmente. Le nostre abilità, dunque, non si limitano ad uno specifico territorio o ad una specifica metodologia criminale, ma possono essere riprodotte, con i giusti accorgimenti, per contrastare efficacemente qualsiasi tipo di fenomeno criminoso, in tutto il territorio nazionale. Lo "Squadrone Eliportato Carabinieri Cacciatori "Calabria" è una presenza rassicurante sul territorio. Che tipo di accoglienza e percezione riscontrate tra le comunità locali e i numerosi visitatori e turisti internazionali che frequentano queste zone?
Le comunità locali accolgono sempre con grande piacere e sollievo la nostra presenza. Siamo visti, infatti, come un efficace strumento dello Stato per restituire sicurezza al territorio e contrastare fenomeni che destano forte preoccupazione, come l'illiceità diffusa e lo spaccio nelle zone boschive. Il rapporto con i cittadini, quindi, è sempre molto cordiale e di reciproco rispetto. A questo si aggiunge la percezione dei visitatori e dei turisti, anche internazionali, che sempre più numerosi scelgono di esplorare le bellezze di queste zone. Per loro, incontrare le nostre squadriglie rappresenta una rassicurazione fondamentale, oltre che una fonte di curiosità per l’uniforme che indossiamo e che ci distingue dai Carabinieri che sono abituati a vedere nei centri abitati. Dalle tecniche di orientamento e sopravvivenza all'uso delle moderne tecnologie: quanto contano l'intuito umano e la conoscenza profonda della natura nell'era digitale? La tecnologia rappresenta un supporto fondamentale e imprescindibile per poter affrontare e superare al meglio le “sfide” che il contrasto alla ‘ndrangheta e alla criminalità comune ci pone. Una criminalità organizzata che si aggiorna costantemente e che cambia le tecniche di condurre le proprie attività criminose, sfruttando sempre più la digitalizzazione, infatti, richiede necessariamente lo sviluppo di forme di contrasto effi-
caci che non possono prescindere dalle più moderne tecnologie. Ciò, però, non deve indurre il “Cacciatore” in un errore: l’intuito umano e la profonda conoscenza dell’ambiente in cui opera non potranno mai essere sostituiti. L’intuito, infatti, consente di utilizzare con maggior efficacia gli strumenti digitali a disposizione e permette all’operatore di prevedere le mosse di chi agisce nell’illegalità. Allo stesso modo, la conoscenza del territorio, in cui rientra anche lo studio della morfologia e degli elementi naturali che lo caratterizzano, assicura un patrimonio informativo insostituibile, che rende l’azione di contrasto più sicura ed efficace. Se doveste definire in tre parole cosa significa essere un “Cacciatore” dell'Arma dei Carabinieri oggi, quali scegliereste? Le parole che utilizzerei sono: professionalità, abnegazione e sacrificio. Ciascun Cacciatore, per essere tale, deve essere prima di tutto un professionista, inteso come un profondo conoscitore della realtà socioculturale e territoriale in cui è chiamato ad operare e delle tattiche militari e di polizia che vengono impiegate. Le altre due caratteristiche sono strettamente connesse. Condurre attività di questo tipo richiede un enorme sacrificio, sottraendo spesso spazio al proprio tempo personale, e un'incessante abnegazione. Solo questa dedizione totale, infatti, rende possibile il conseguimento di risultati di primo piano.
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In queste pagine, Cacciatori impiegati in perlustrazioni di aree boschive
Cacciatori di Calabria
The elite unit of Carabinieri
Top-tier training, helicopter-borne capabilities, extreme survival techni-
ques, and cutting-edge digital technologies: these are just some of the characteristics that make the Carabinieri “Cacciatori” one of the most iconic and strategic protection units within the force. Successfully deployed throughout the Italian peninsula—including recent, sensitive surveillance operations in the forested areas around Como—these officers embody a model of flexible and impenetrable security. In this exclusive interview, we take our readers inside their daily service to uncover the perfect balance between human intuition and operational rigor. The interview delves into the role and daily mission of the Carabinieri Cacciatori “Calabria” Helicopter Squadron, a unit of excellence specializing in high-risk operations in extremely complex terrain and environmental contexts, which has a dual nature: on the one hand, solid technical and professional expertise and tactical-military training; on the other, a deep sense of duty focused on restoring the rule of law in the most inaccessible areas. Their
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activities include the search for and capture of fugitives, the detection of bunkers and arsenals, the fight against drug trafficking, and investigative support for special units such as the ROS, operating not only against the ‘Ndrangheta in Calabria but throughout the entire country thanks to the adaptability of their techniques. Their strong connection to the local area is emphasized: both local communities and international visitors perceive the squadrons’ presence as a vital source of reassurance and a tangible sign of the institutions’ presence. On the technological front, digitization now appears indispensable for countering the evolution of organized crime; however, technological tools cannot replace human intuition and a meticulous knowledge of the natural environment. The interview concludes by identifying the three core values that define the role of the “Hunter”: professionalism—understood as social and tactical competence—combined with the self-sacrifice and dedication required to carry out operations demanding the highest level of personal commitment.
E venti
EXPO AID Il valore dell’inclusione al centro del futuro
Alessandra Locatelli, Ministro per le disabilità della Repubblica Italiana
di Rosaria Casali foto www.expoaid.it
Dal 25 al 27 giugno il Palacongressi di Rimini è tornato a trasformar-
si nella capitale italiana dell’inclusione, ospitando ExpoAID 2026, la più importante manifestazione nazionale dedicata al Terzo settore, all'accessibilità e al mondo delle disabilità. Promossa dal Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli, la tre giorni si è confermata un punto di riferimento fondamentale per associazioni, famiglie, operatori sociosanitari e istituzioni. Lo slogan scelto per l'edizione, “Io, Persona di valore”, ha racchiuso l'essenza stessa dell'iniziativa: rimettere la centralità dell'individuo, con i suoi diritti, le sue aspirazioni e la sua dignità, al cuore di ogni scelta politica e sociale. Non un semplice convegno, ma una vera e propria piattaforma di confronto attivo e condivisione di buone pratiche. Il calendario degli appuntamenti si è articolato su diversi livelli per offrire risposte concrete e spunti di riflessione, oltre 50 seminari e dibattiti, tavole rotonde condotte da esperti e istituzioni su temi cruciali come l'inserimento lavorativo, la vita indipendente, l'autonomia, il Progetto di vita e l'attenzione alle
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malattie rare; laboratori esperienziali, spazi creativi in cui i partecipanti si sono cimentati nella lavorazione di tessuti, nella cucina tradizionale e nella costruzione di strumenti musicali, cultura e sport, proiezioni cinematografiche dedicate al tema della disabilità e l'area “Via dello Sport”, allestita all'esterno per consentire a tutti di provare discipline sportive inclusive. ExpoAID si è distinta per un'attenzione scrupolosa all'accessibilità universale. Ogni seminario e conferenza ha garantito la traduzione simultanea nella Lingua dei Segni Italiana (LIS) e il servizio di sottotitolazione in tempo reale. Inoltre, una rete sociosanitaria e servizi dedicati di assistenza tecnica e trasporti hanno assicurato la massima fruibilità della struttura a tutti i partecipanti. A completare la manifestazione vi è stato il programma serale “ExpoAID Sotto le Stelle” presso il Porto di Rimini: due serate aperte alla città con spettacoli dal vivo, mercatini artigianali e food truck gestiti da realtà che promuovono l'inclusione lavorativa. Un'occasione preziosa per fare rete, abbattere i pregiudizi e costruire una società realmente aperta a tutti.
Il 26 giugno il direttore di Magic Lake Como è stato ospite di alcuni panel dedicati al tema della “Comunicazione e Linguaggio sfide da vincere per il mondo della disabilità” On June 26, the director of Magic Lake Como was a guest at several panel discussions dedicated to the theme: "Communication and Language: Challenges to Overcome for the World of Disability"
ExpoAID 2026 The value of inclusion at the heart of the future F
rom June 25 to 27, the Rimini Conference Center (Palacongressi di Rimini) once again transformed into the Italian capital of inclusion, hosting ExpoAID 2026, the most important national event dedicated to the Third Sector, accessibility, and the world of disability. Promoted by the Minister for Disabilities, Alessandra Locatelli, the three-day event confirmed its role as a fundamental point of reference for associations, families, healthcare workers, and institutions. The slogan chosen for this edition, “I, a Person of Value”, embodied the very essence of the initiative: placing the central importance of the individual - along with their rights, aspirations, and dignity - at the heart of every political and social decision. Far from a simple conference, it was an active platform for discussion and the sharing of best practices. The schedule of events was structured across several levels to offer practical answers and food for thought: over 50 seminars and debates, panel discussions led by experts and institutions on crucial topics such as job placement, independent living, personal autonomy, the Individualized Life Project (Progetto di vita), and
focus on rare diseases; experiential workshops, creative spaces where participants tried their hand at fabric crafting, traditional cooking, and musical instrument making; culture and sports, film screenings dedicated to disability themes, and the outdoor “Via dello Sport” (Sports Way) area, set up to allow everyone to try inclusive sports disciplines. ExpoAID stood out for its rigorous attention to universal accessibility. Every seminar and conference guaranteed simultaneous translation into Italian Sign Language (LIS) and real-time captioning services. Furthermore, a socio-sanitary network alongside dedicated technical assistance and transport services ensured maximum accessibility to the venue for all attendees. Completing the event was the evening program “ExpoAID Under the Stars” at the Port of Rimini: two evenings open to the city featuring live performances, craft markets, and food trucks run by organizations promoting inclusive employment. A valuable opportunity to build networks, break down prejudices, and create a society truly open to all.
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News
MODELLI PER UN GIORNO TALENTI PER SEMPRE
di Rosaria Casali foto Archivio Angela Formaggia
MODELS FOR A DAY, TALENTS FOREVER
La sfilata di moda inclusiva ha visto protagonista la cooperativa so- The inclusive fashion show featured the “Il Granello Don Luigi Monciale “Il Granello Don Luigi Monza” di Cislago, diretta dal Dott. Luca Landolfi. Attiva dal 1987, la cooperativa assiste e ospita oltre 300 utenti, offrendo diverse attività, percorsi formativi e di inserimento lavorativo. Questa è la storia di tanti ragazzi che hanno regalato agli spettatori un viaggio nello spazio e nel tempo senza confini. Il merito va alla fantasia delle creazioni sartoriali realizzate dalla stilista milanese Angela Formaggia. Le stoffe sono state direttamente lavorate e tinte con pigmenti naturali dai ragazzi stessi, che le hanno poi indossate per l'evento Expo Aid Sotto le Stelle, svoltosi sul lungomare di Rimini lo scorso 26 giugno. La sfilata dà merito, in maniera allegra e divertente, ai talenti di questi ragazzi, protagonisti accanto agli amici "modelli per un giorno". Vederli sfilare con i loro sorrisi, la loro energia e i loro sguardi fieri ha saputo regalare un momento di vita in cui realtà e sogno si intrecciano. Lunghi e scroscianti sono stati gli applausi riscossi a scena aperta, insieme al prestigioso riconoscimento del Ministro per le Disabilità, Alessandra Locatelli. Il tempo e lo spazio, come siamo abituati a vivere queste dimensioni, durante la sfilata si sono trasformati in un'avventura verso un orizzonte di gioia e di speranza.
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za” social cooperative from Cislago. Active since 1987, the cooperative supports and hosts over 300 users, offering various activities, training programs, and job placement opportunities. This is the story of many young people who took the audience on a journey through space and time without borders. Credit goes to the imaginative sartorial creations designed by Milanese fashion designer Angela Formaggia. The fabrics were directly processed and dyed with natural pigments by the youths themselves, who then wore them for the Expo Aid Sotto le Stelle (Expo Aid Under the Stars) event, which took place on the Rimini seafront last June 26th. The fashion show joyfully and playfully celebrates the talents of these young individuals, who took center stage alongside their friends as "models for a day." Seeing them walk the runway with their smiles, energy, and proud expressions brought to life a moment where reality and dreams intertwine. They received long and roaring standing ovations, alongside prestigious recognition from the Minister for Disabilities, Alessandra Locatelli. Time and space, as we are accustomed to experiencing them, transformed during the runway show into an adventure toward a horizon of joy and hope.
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News
L'eccellenza dell'inclusione Come il nuovo "progetto di vita" trasforma il welfare territoriale di Rosaria Casali foto Instagram
Il convegno “Il welfare che cambia – Il progetto di vita anima il
territorio”, promosso dal Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli e svoltosi il 22 settembre 2026 presso la Tenuta Il Nuovo Bosco a Novedrate, ha evidenziato come la riforma della disabilità e il Decreto Legislativo n. 62/2024, rappresentino una svolta culturale decisiva per mettere la persona e le sue aspirazioni al centro del sistema di welfare locale. L’appuntamento ha riunito istituzioni, enti locali, associazioni, famiglie e il Terzo Settore per riflettere sull’importanza di superare la frammentazione dei sostegni. Durante la giornata, il Ministro Locatelli ha ribadito che il "progetto di vita" non è un mero adempimento burocratico, ma lo strumento fondamentale per valorizzare desideri, capacità e autonomia di ciascuno, trasformando i territori in laboratori di buone pratiche. Il pomeriggio si è articolato in quattro sessioni tematiche chiave per l’evoluzione del welfare: la persona al centro, anche nell’emergenza con il focus sulla tutela e sulla gestione delle emergenze per le persone con disabilità; il lavoro nel progetto di vita attraverso la condivisione di esperienze e buone pratiche di inclusione lavorativa e valorizzazione delle competenze, turismo e cultura per tutti, con l’analisi di accessibilità, partecipazione e nuove opportunità per il tempo libero e la fruizione culturale, dai territori, esperienze che fanno la differenza, con le testimonianze concrete di reti locali capaci di fare la differenza e creare opportunità reali. Il coinvolgimento attivo delle realtà associative e delle cooperative ha dimostrato come il cambiamento sia già in atto grazie all'impegno quotidiano sul campo. Mettere in rete competenze e visioni diverse consente di accompagnare i territori verso un nuovo sguardo sulla disabilità, capace di andare oltre i limiti e riconoscere le potenzialità di tutti. L'obiettivo comune resta quello di non lasciare indietro nessuno, integrando i sostegni e rendendo le risposte sempre più mirate e aderenti alle reali esigenze della persona e della sua famiglia.
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Il convivio al Nuovo Bosco tra inclusione, sorrisi e buona musica Ci sono serate in cui i discorsi istituzionali lasciano spazio alle persone con i loro sguardi, impegni e passioni condivise. È esattamente ciò che è accaduto a Novedrate, nella tenuta Il Nuovo Bosco, durante la cena nell’ambito del convegno dedicato al Welfare. A fare gli onori di casa con un entusiasmo contagioso, è stata il Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli, che ha voluto trasformare un momento conviviale in una vera e propria valorizzazione del talento e dell'inclusione. Nel chiedere un attimo di silenzio alla platea numerosa, il Ministro ha esordito esprimendo la più profonda gratitudine ai padroni di casa, la famiglia Bettio e a tutto lo straordinario staff della struttura che ha dimostrato una disponibilità e una cura fuori dal comune. Ma il vero cuore pulsante della serata, il momento in cui l'emozione è diventata palpabile, è stato la presentazione dei ragazzi delle cooperative sociali che hanno curato impeccabilmente il servizio ai tavoli. Professionisti seri, preparati, capaci di dare valore aggiunto alla serata con la loro energia e precisione. Il Ministro li ha chiamati uno ad uno, associazione per associazione, tra gli applausi scroscianti dei presenti, per la cooperativa L'Ancora: Laura, Daniela e Claudia, per Tangram: Luca, Timur, Edoardo, Mara e Rosy, per il Gelso: Davide, Sabrina e Rocco, per Il Granello: Alessia, Lucilla, Chiara e Andrea, per la SocioLario: Anna, Flavio e Alice e per Noi Voi Loro: Alyssa. “Siete bravissimi, lavorate già da tanto tempo e siete dei professionisti”, ha sottolineato con orgoglio Alessandra Locatelli. “Non vedo l'ora che tutti apprezzino ancora di più le vostre capacità, i vostri talenti e le vostre potenzialità. Evviva tutti voi!” La festa è poi proseguita all'aperto per il momento del dolce, dove la musica ha preso il sopravvento, confermando che l'arte e l'espressione sono ponti potentissimi. L'atmosfera è stata inizialmente allietata dalle note dei ragazzi del Brugo, per poi accendersi grazie all'energia della consolle. Un ringraziamento speciale e pieno di calore è andato infatti al DJ Christopher Spannaus, in arte NEXUS, specializzato in musica EDM (Electronic Dance Music, ndr) che con la sua selezione musicale, il suo ritmo e il suo grande cuore ha saputo far ballare, emozionare e divertire tutti i presenti, regalando la colonna sonora perfetta a una serata indimenticabile. Dopo tanto lavoro e tanti importanti spunti di riflessione sul futuro del Welfare, la serata si è conclusa con il più dolce degli auguri da parte del Ministro: un invito al relax, al divertimento e alla condivisione, portando nel cuore l'esempio di una comunità che non lascia indietro nessuno, ma che sa valorizzare la bellezza di ognuno.
News
I valori universali della nostra cultura Da sinistra, Onnik Manoukian, presidente UCID Como, Giuseppe Valditara, Ministro dell’Istruzione e del Merito e Marcus Krienke, docente alla Facoltà di Teologia di Lugano
di Rosy Bernardi foto A3
Le sale del Ridotto del Teatro Sociale di Como, lo scorso 5 ottobre,
hanno ospitato un appuntamento di grande rilievo culturale, promosso dalla sinergia tra le sezioni territoriali di UCID Como, Rotary Club Como e Rotary Club Como Baradello, che ha visto come ospite d'onore il professor Giuseppe Valditara, Ministro dell’Istruzione e del Merito. Al centro del dibattito vi è stata la presentazione del saggio "Manifesto per l’Occidente. I valori universali della nostra cultura" (Guerini e Associati), curato dallo stesso Valditara insieme al professor Giampaolo Azzoni per l'associazione Lettera150. Dinanzi a un pubblico di oltre centosessanta partecipanti, il Ministro ha dialogato nella veste di studioso e giurista, offrendo un’ampia riflessione sull'identità, sulle sfide educative e sul destino della civiltà occidentale. A dare un alto spessore etico alla serata è stato il discorso introduttivo di Onnik Manoukian, presidente di UCID Como. Manoukian ha ricordato come, dietro ogni decisione imprenditoriale o stretta di mano onesta, vi sia sempre un'idea precisa di persona radicata in un'eredità culturale viva. Ha messo in guardia contro il rischio che parole fondamentali quali responsabilità, solidarietà e bene comune finiscano per consumarsi «come monete antiche che, passando di mano in mano, perdono il proprio rilievo e la storia incisa, fino a diventare dischi lisci a cui nessuno fa più caso». Per rappresentare la forza della nostra cultura, ha paragonato l'Occidente a una cattedrale medievale: un cantiere aperto e incompiuto ereditato dal passato, che ogni generazione ha il dovere etico di innalzare portando le proprie pietre. Condividendo un ricordo personale legato alla storia del popolo armeno, Manoukian ha definito l'Occidente una civiltà di appartenenza che si sceglie e si merita ogni mattina. Dopo la presentazione del giurista Sergio Lazzarini, che ha rievo-
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cato l'eredità accademica comasca e maestri illustri quali Giorgio Luraschi e Gianfranco Miglio, il Ministro Valditara ha chiarito che una civiltà non coincide con un mero confine politico, ma con un sistema organico di principi. Il tratto distintivo della civiltà occidentale risiede nell'universalismo e nella centralità della persona umana, valore nato nel diritto romano, fortificato dal cristianesimo e giunto fino alle costituzioni liberali moderne. Citando Giorgio La Pira, Valditara ha marcato il confine con i totalitarismi del Novecento: se la repubblica mette lo Stato al servizio della persona, il totalitarismo mette la persona al servizio dello Stato o del partito. Un passaggio chiave della relazione ha riguardato la scuola nell'era dell'Intelligenza Artificiale. Valditara ha superato la separazione tra materie umanistiche e scientifiche, spiegando che la padronanza della lingua italiana e della logica filosofica costituisce il presupposto per programmare e governare le macchine digitali. Parallelamente, la matematica deve essere insegnata connettendo le formule ai fatti concreti della natura. Difendendo la "Scuola Costituzionale", il Ministro ha ribadito il valore primario del pluralismo e del pensiero critico contro ogni deriva ideologica. La riflessione si è arricchita con l'intervento del professor Markus Krienke sul tema del bene comune e della sussidiarietà, intesa come presidio essenziale per tutelare la comunità nella società tecnologica. In conclusione, Valditara ha reso omaggio alla vitalità dei distretti industriali e delle piccole e medie imprese artigiane che costituiscono l'ossatura economica del Paese. Riscoprire l'orgoglio e la consapevolezza della propria storia - sintetizzati nello storico motto "Civis Romanus sum" - rappresenta la via maestra per superare la frammentazione sociale e continuare a edificare, pietra su pietra, il cantiere del nostro futuro.
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Cultura
A sinistra, Samuel Friedrich Diez (attribuito), Ritratto del principe ereditario Giorgio di Sassonia-Meiningen, 1853 circa. Meiningen, Meininger Museen; a destra, Oskar Begas, Ritratto della principessa ereditaria Carlotta di Sassonia-Meiningen in veste da sposa, 1852 circa, olio su tela. Meiningen, Meininger Museen
Dinastie d’Europa
sul lago di Como di Stefania De Giorgi foto archivio Villa Carlotta
Tra le magnificenze che punteggiano la sponda occidentale del lago,
Villa Carlotta è forse una delle forme più compiute in cui il tempo abbia scelto di abitare. Le sue sale, i suoi giardini, la luce che filtra tra la pietra e la vegetazione custodiscono una memoria fatta di presenze, passaggi, alleanze e passioni: una storia privata che, tra Ottocento e primo Novecento, si intreccia indissolubilmente con quella delle grandi dinastie europee. È da questa trama, insieme intima e politica, che prende vita “Dinastie d’Europa sul lago di Como. La principessa dei Paesi Bassi e i duchi di Sassonia-Meiningen a Villa Carlotta”, inaugurata e aperta al pubblico dal 18 settembre all’8 dicembre 2026. Curata da Maria Angela Previtera ed Elena Lissoni, la mostra riporta alla luce una stagione decisiva della dimora, quando il lago di Como divenne teatro di una storia europea sospesa tra splendore aristocratico, diplomazia, arte e cultura. Il percorso ricompone le vicende di Marianna d’Orange-Nassau, della figlia Carlotta di Prussia e della corte di Sassonia-Meiningen, restituendo volto e consistenza a uomini e donne che attraversarono Villa Carlotta lasciandovi non soltanto il segno del proprio rango, ma una più sottile impronta culturale. Dal 1843, anno dell’acquisto della villa da parte di Marianna, fino al 1914, anno della morte del duca Giorgio II, la dimora si rivela come un osservatorio privilegiato su un’Europa ancora aristocratica, raffinata e inquieta, alla vigilia della frattura che avrebbe cambiato per
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sempre il continente. L’inaugurazione ha così assunto il significato di una riapertura della memoria: non una storia imbalsamata nelle teche, ma un passato nuovamente capace di parlare al presente attraverso documenti, opere, oggetti e testimonianze riuniti grazie a un importante lavoro di ricerca e partecipazione internazionale. L’esposizione nasce infatti dalla collaborazione con il Meininger Museen, Kulturstiftung Meiningen-Eisenach, Schloss Elisabethenburg, con le Royal Collections of the Netherlands e con la Fondazione Marianne, e si avvale di una più ampia rete di istituzioni italiane ed europee legate alla storia dei protagonisti e alla conservazione delle testimonianze della loro epoca. Un respiro internazionale sottolineato anche dal patrocinio del Ministero della Cultura, Regione Lombardia, Provincia di Como, Camera di Commercio di Como-Lecco, Comune di Tremezzina, Consolato Generale della Repubblica Federale di Germania a Milano, Ambasciata e Consolato del Regno dei Paesi Bassi, insieme alla Fondazione dei Castelli e dei Giardini della Turingia, alla Fondazione Marianne, al Meininger Museen, Kulturstiftung Meiningen-Eisenach, Schloss Elisabethenburg e alle Collezioni Reali dei Paesi Bassi. Villa Carlotta torna dunque a raccontarsi attraverso coloro che l’hanno abitata. E la mostra compie proprio questo miracolo discreto: restituisce alla dimora il respiro delle persone, facendo riaffiorare, dietro l’eleganza delle forme, la trama umana che ne ha costruito la leggenda.
Da sinistra, Jean-Baptiste van der Hulst, Ritratto della Principessa dei Paesi Bassi Marianna, 1830, olio su tela. Paleis Noordeinde - Koninklijk Huisarchief; Hanns Fechner, Ritratto di Giorgio II di Sassonia-Meiningen, 1900 circa, olio su tela. Meiningen, Meininger Museen; Franz Hanfstaengl, su disegno di Samuel Friedrich Diez, La principessa ereditaria Carlotta di Sassonia-Meiningen con i suoi tre figli Bernardo, Maria Elisabetta e Giorgio Alberto, 1854, litografia. Tremezzina, Villa Carlotta
Among the magnificent structures that dot the western shore of the lake, Villa Carlotta is perhaps one of the most accomplished. The halls, the gardens, and the light filtering through the stone and vegetation preserve a memory woven from presences, passages, alliances, and passions: a private history that, between the 19th and early 20th centuries, intertwines with that of the great European dynasties. It is from this tapestry that “Dynasties of Europe on Lake Como. “The Princess of the Netherlands and the Dukes of Saxe-Meiningen at Villa Carlotta,” open to the public through December 8. Curated by Maria Angela Previtera and Elena Lissoni, the exhibition sheds light on a pivotal period in the villa’s history, when Lake Como became the stage for a European story suspended between aristocratic splendor, diplomacy, art, and culture. The exhibition retraces the lives of Marianna of Orange-Nassau, her
daughter Charlotte of Prussia, and the court of Saxe-Meiningen, restoring a human face and depth to the men and women who passed through Villa Carlotta, leaving behind not only the mark of their rank but also a more subtle cultural imprint. From 1843, the year Marianna purchased the villa, until 1914, the year of Duke George II’s death, the residence emerges as a privileged vantage point onto a Europe that was still aristocratic, refined, and restless, on the eve of the rupture that would change the continent forever. The exhibition is the result of a collaboration with the Meininger Museen, the Kulturstiftung Meiningen-Eisenach, Schloss Elisabethenburg, the Royal Collections of the Netherlands, and the Marianne Foundation, and draws on a broader network of Italian and European institutions linked to the history of these key figures and the preservation of artifacts from their era.
Da sinistra, Ferdinand Müller, La seta, 1862, modello in gesso. Tremezzina, Villa Carlotta; frontespizio del Libro firme dei visitatori 1869-1875, decorato dalla principessa Leopoldina di Baden, 1869. Tremezzina, Villa Carlotta, Archivio Storico, Registri, Libri firme, LF 20; libro firme dei visitatori, 1869-1875. Tremezzina, Villa Carlotta, Archivio Storico, Registri, Libri firme, LF 20
INFO Dinastie d’Europa sul lago di Como. La principessa dei Paesi Bassi e i duchi di Sassonia-Meiningen a Villa Carlotta Fino all'8 dicembre www.villacarlotta.it
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R Collection Hotels il Lago di Como tra eredità e nuove visioni testo e foto di R Collection
Il gruppo della famiglia Rocchi rafforza la propria pre- e protegge, un piccolo mondo nel quale ritrovare il piasenza sul territorio con nuovi progetti tra patrimonio storico e interpretazioni contemporanee dell’ospitalità. Il Lago di Como è molto più di una destinazione per R Collection Hotels. È un territorio nel quale il gruppo della famiglia Rocchi continua a investire, con l’ambizione di coniugare la valorizzazione del patrimonio storico con una visione contemporanea dell’ospitalità. Dopo aver consolidato la propria presenza tra Menaggio e Varenna, R Collection guarda ora a Como città e Cernobbio, dove sta dando forma a una nuova fase di sviluppo che comprende Lake Como Palace, EX-C Excelsior Como, Hotel Due Corti e Villa O. Quattro progetti, ciascuno con una propria identità, accomunati dalla volontà di interpretare il carattere dei luoghi senza ricorrere a formule predefinite. Tra le novità più imminenti, Villa O a Cernobbio introduce una nuova idea di private living. La O richiama il cerchio, simbolo di armonia e completezza: uno spazio che racchiude
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cere di vivere il proprio tempo. È questa la filosofia di A world within, che prende forma in dodici appartamenti immersi in un parco privato, tra arte contemporanea, Spa, piscina e servizi personali, come la colazione servita ogni mattina nella propria residenza. Un modo diverso di abitare il Lago di Como, dove la libertà di sentirsi a casa incontra la cura dell’ospitalità. La crescita del gruppo si accompagna a un investimento altrettanto importante nelle persone. A Menaggio prende forma una nuova Staff House da 243 posti letto, pensata per migliorare la qualità della vita dei collaboratori e sostenere lo sviluppo delle attività sul territorio. «Crediamo che il futuro dell’ospitalità sul Lago di Como passi dalla capacità di valorizzare ciò che rende unico ogni luogo, senza rinunciare a immaginare nuove forme di esperienza. Per noi crescere significa investire nel territorio, nelle persone e nelle storie che ne custodiscono l’identità», commenta Ludovica Rocchi, Owner & Brand Director di R Collection Hotels.
Nella pagina precedente il Grand Hotel Victoria Menaggio, in questa pagina, a sinistra, il Bianca Relais sul Lago di Annone, sotto l'Hotel Royal Victoria Varenna e Villa O Cernobbio
R Collection Hotels, Lake Como between heritage and new visions T
he Rocchi family-owned group strengthens its presence in the region with new projects that bring together historic heritage and contemporary interpretations of hospitality. Lake Como is much more than a destination for R Collection Hotels. It is a place where the Rocchi familyowned group continues to invest, driven by the ambition to combine the preservation of historic heritage with a contemporary vision of hospitality. Having consolidated its presence in Menaggio and Varenna, R Collection is now looking towards Como and Cernobbio, where a new phase of development is taking shape through four projects: Lake Como Palace, EX-C Excelsior Como, Hotel Due Corti and Villa O. Each has its own distinctive identity, united by a shared ambition to interpret the character of its surroundings rather than follow a predefined formula. Among the most anticipated openings, Villa O in Cernobbio introduces a new concept of private living. The letter O evokes a circle, a symbol of harmony and wholeness: a space that embraces and protects, a world of its own where guests
can rediscover the pleasure of living at their own pace. This is the philosophy behind A world within, brought to life through twelve apartments set within a private park, complemented by contemporary art, a spa, a swimming pool and personalised services, including breakfast served each morning in the privacy of one's own residence. A different way to experience Lake Como, where the freedom of feeling at home meets the thoughtful care of hospitality. The group's growth is accompanied by an equally significant investment in its people. In Menaggio, a new Staff House offering accommodation for 243 employees is taking shape, designed to enhance the quality of life of team members while supporting the group's continued development in the region. “We believe the future of hospitality on Lake Como lies in our ability to celebrate what makes each place unique, while continuing to imagine new ways of experiencing it. For us, growth means investing in the region, its people and the stories that shape its identity,” says Ludovica Rocchi, Owner & Brand Director of R Collection Hotels.
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Te r r i t o r i o
Lago di Como
estate da Star di Elisabetta Comerio foto Instagram
Il lago di Como è diventato ormai un luogo d’eccellenza per eventi
glamour e vacanze all’insegna del lusso e della privacy. Sono sempre di più le star nazionali e internazionali che scelgono di trascorrere qualche giorno sulle rive del nostro lago. L’estate 2026 ha visto tra i protagonisti l’affezionatissimo John Legend, ormai un habitué, che insieme alla sua famiglia ha vissuto momenti speciali sul nostro territorio, come dimostrato dalle immagini condivise su Instagram. Lo stesso possiamo dire di Katie Holmes, apparsa felicissima negli scatti che la ritraggono in barca sul lago di Como e sulle vette dei monti lariani. L’indimenticabile Joey di Dawson's Creek ha scelto Como per vivere momenti romantici con il compagno Jason Bard Yarmosky. Non possiamo non citare poi l’esclusivo concerto di Sting nella meravigliosa cornice di Villa d’Este che ha incantato i presenti su note di brani senza tempo. Sempre l’hotel cernobbiese è stato scelto dal magnate Kenn Ricci per festeggiare il suo settantesimo compleanno. I tabloid di tutto il mondo hanno parlato di una festa
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blindatissima con ospiti d’eccezione come Elton John, Laura Pausini, Mariah Carey. E a proposito di eventi, Damiani ha scelto Villa Pliniana per presentare Arte Maestra, la nuova collezione di Alta Gioielleria che mette in dialogo il mondo dell’arte con l’artigianato d’eccellenza. In questo contesto, presente un parterre di ospiti provenienti dal mondo dello spettacolo, della moda e dello sport, tra cui Achille Lauro, Anna Ferzetti, Jasmine Paolini, Laila Hasanovic e Chiara Ferragni. Anche la conduttrice televisiva Diletta Leotta ha scelto le rive del nostro lago per una vacanza con la famiglia all’insegna del relax. In una villa affacciata proprio sulle acque lacustri, con piscina a sfioro e spazi verdi, la Leotta ha trascorso momenti di riposo e divertimento insieme ai figli. Le cronache settembrine raccontano anche di Kim Kardashian e Lewis Hamilton sul lago di Como, immortalati durante l’immancabile e romantico tour in barca. Insomma, con George Clooney da apripista, la stagione delle star non accenna a finire, anzi. Chissà l’autunno quali sorprese ci riserverà.
Sopra, da sinistra, John Legend, Katie Holmes, Jasmine Paolini e Laila Hasanovic, Kim Kardashian e Lewis Hamilton Sotto, da sinistra, Achille Lauro, Diletta Leotta, Chiara Ferragni con Veronica Ferraro, una panoramica del giardino e del Mosaico di Villa d'Este in occasione del concerto di Sting
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ake Como has now become a premier destination for glamorous events and holidays characterised by luxury and privacy. More and more national and international stars are choosing to spend a few days on the shores of our lake. The summer of 2026 saw the ever-popular John Legend – now a regular visitor – take centre stage; together with his family, he enjoyed some special moments in our region, as shown by the photos shared on Instagram. The same can be said of Katie Holmes, who looked absolutely delighted in the photos showing her on a boat on Lake Como and against the backdrop of the Larian mountains. The unforgettable Joey from *Dawson’s Creek* chose Como to enjoy romantic moments with her partner Jason Bard Yarmosky. We cannot fail to mention Sting’s exclusive concert in the marvellous setting of Villa d’Este, which enchanted the audience with his timeless tunes. The Cernobbio hotel was also chosen by tycoon Kenn Ricci to celebrate his 70th birthday. Tabloids around the world repor-
ted on a strictly private party featuring special guests such as Elton John, Laura Pausini and Mariah Carey. And speaking of events, Damiani chose Villa Pliniana to present ‘Arte Maestra’, the new high jewellery collection that brings the world of art into dialogue with the finest craftsmanship. The event was attended by a host of guests from the worlds of entertainment, fashion and sport, including Achille Lauro, Anna Ferzetti, Jasmine Paolini, Laila Hasanovic and Chiara Ferragni. TV presenter Diletta Leotta also chose the shores of our lake for a relaxing family holiday. In a villa overlooking the lake itself, complete with an infinity pool and gardens, Leotta spent time relaxing and having fun with her children. September’s news reports also mention Kim Kardashian and Lewis Hamilton on Lake Como, captured during the inevitable romantic boat trip. In short, with George Clooney leading the way, the celebrity season shows no sign of ending – quite the contrary. Who knows what surprises autumn has in store for us.
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/ PEOPLE /
L’attore Said Faraj ispirato da Las Vegas, conquistato dalla vera Bellagio testo e foto di Stefania Dessì
L'
attore americano di origine libanese Said Faraj è uno dei tanti vip americani conquistati dal Lago di Como. Appassionato di arte e cultura, si è innamorato dei paesaggi lacustri, ha visitato Como e Bellagio. In questa intervista, curata dall’autrice cinematografica Stefania Dessì, racconta il suo amore per l’Italia e i suoi progetti futuri. Cosa ti ha spinto a scoprire il nostro Lago? Il mio interesse è nato a Las Vegas: ispirato dal famoso Grand Hotel “Bellagio”, ho visitato la località italiana originale in primavera, soggiornando a Bellagio. Ho visitato la celebre Villa Melzi e i vicoli caratteristici del borgo antico. Sono rimasto colpito dal panorama mozzafiato del lago e dalla bellezza della città di Como e del suo Duomo. Quali sono le origini della tua passione per la recitazione e per il cinema? Sono nato in Libano e ho vissuto ben due
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guerre civili durante l’infanzia. A 16 anni mi sono trasferito con la famiglia prima a New York e successivamente a Los Angeles. L’amore per la recitazione è scattato a 7 anni dopo aver visto la rappresentazione di Les Miserables e i grandi classici del cinema americano trasmessi in televisione. Parlaci della tua carriera. La mia carriera prosegue brillantemente. Ho recitato in film iconici come Green Zone, Ghost, American Failure, prodotto dalla Cedar Films, la casa di produzione che ho fondato nel 2012 e in diverse serie tv di successo come S.W.A.T. NCIS e molte altre. Tra i miei lavori, il film a cui sono più legato è Green Zone, regia di Paul Greengrass e interpretato al fianco di Matt Damon. Di questo film il messaggio da me amato è quello di permettere al pubblico occidentale di vedere il dramma della guerra attraverso gli occhi degli iracheni. Con il mio personaggio, Hamza, si è messo in risalto l’aspetto
umano del popolo mediorientale e l’immenso valore che il Medio Oriente attribuisce alla protezione della propria famiglia. Raccontaci delle tue esperienze sul set e quali sono i tuoi progetti futuri. Dalla collaborazione con Paul Greengrass in Green Zone, ho imparato l’importanza di ascoltare le direttive registiche. Lavorando sul set con Matt Damon ho assimilato la tecnica Meisner basata sull’azione e reazione sul set. Ho tre progetti futuri: “The Persian Rug”, regia di Gabriel Beristain, producer Golsa Sarabi con il supporto di S. Owen, casting director e Pasha Kaya, executive producer. Il secondo progetto è “Damascene Yasmine” e il terzo, “True Treasure”, regia di K. Phagnasay. Il mio obiettivo è fare arte, sostenere i miei valori e i nuovi talenti. Per chi volesse contattarmi, mi trovate su tutti i social media sotto il nome di Saidfaraj o Thesaidfaraj. Prometto che cercherò di rispondere direttamente in italiano.
Actor Said Faraj inspired by Las Vegas, captivated by the real Bellagio
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aid Faraj, an award-winning international actor, fell in love with acting after seeing the adaptation of Les Miserables. Said stood out for his great talent, willpower, and determination to be a top-notch actor! The American actor of Lebanese origins loves Italy, and Lake Como in particular, so much so that he stayed in Bellagio this Spring. He enjoyed the breathtaking views of some of the world-famous resort's corners. He took a ferry ride to admire the magnificent villas overlooking the lake. He is passionate about art and culture and loves the landscapes of the Lario, the typical historic streets of Como, and its spectacular Duomo. His brilliant career has seen him appear in many successful
films, such as Green Zone, directed by Paul Greengrass, alongside Matt Damon, and he has worked with renowned directors. He has appeared in films such as Ghost and American Failure, which premiered at the Cannes Film Festival in 2013. The latter film was produced by his own production company, Cedar Films, and he has also appeared in globally successful TV series. His life has been an adventure: at 16, due to two civil wars in his Country, he fled with his family, first to New York and then to Los Angeles. Since then, Said has never given up on realizing his dream of becoming an actor, currently enjoying international fame. The artist is a fan of Italians and is available for them to contact him, promising to respond in Italian via his social media profile.
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E venti
LAKE COMO DESIGN FESTIVAL Abitare il confine di Stefania De Giorgi foto archivio Lake Como Design Festival
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Como il confine sembra appartenere alla natura stessa della città: una soglia tra acqua e terra, tra montagna e pianura, tra memoria e contemporaneità. È dunque un tema che qui assume una particolare intensità quello dell’ottava edizione del Lake Como Design Festival: Confine. Non una linea che separa, ma un luogo poroso in cui le identità si incontrano, si contaminano e si trasformano. È proprio questo a rendere Como una cornice ideale per un festival dedicato al design: la città custodisce una delle più alte concentrazioni di architettura razionalista del Novecento e vanta una stratificazione storica capace di mettere continuamente in tensione passato e presente. Il festival non si limita a portare il design in città: porta la città dentro il design, facendone la materia stessa del progetto. Il confine diventa così un dispositivo per restituire allo sguardo luoghi normalmente sottratti alla fruizione, come Villa Saporiti, recentemente restaurata, Villa del Grumello, e altre architetture che entrano nel percorso come parti vive di un racconto che si costruisce attraverso la memoria e la relazione con il contemporaneo. È una mappa urbana diffusa in cui numerosi spazi aprono eccezionalmente le porte per trasformarsi in luoghi di incontro tra design, arte e architettura: una diversa modalità di attraversare Como, scoprendone un volto più intimo e segreto. Materia 2.0 apre la propria materioteca nel Parco Sant’Elia, Memesi accoglie a Palazzo Pantera i lavori di Janine Sîrbovan, Nosetta e Clerici Tessuto intrecciano archivio, materia e progetto, mentre Casabianca porta il racconto di Cini Boeri all'interno di una casa-museo contemporanea. Sono solo alcune delle molte aperture che rendono concreto il tema di quest'anno. Per Lorenzo Butti, ideatore e direttore creativo del Lake Como Design Festival, il confine non è una barriera ma “uno spazio dinamico”, il luogo in cui scambio e trasformazione diventano possibili. Una visione coerente con l'evoluzione del festival, cresciuto nel tempo fino a diventare un progetto culturale diffuso. Come si è trasformata nel tempo l’identità del Lake Como Design Festival? Dopo i primi due anni, ancora sperimentali e concentrati in un’unica sede, è arrivata una fase di maggiore apertura, prima che la pandemia segnasse un passaggio decisivo. È stato allora che ho pensato fosse il momento di superare la dimensione della semplice mostra
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per costruire un vero e proprio festival diffuso, declinato ogni anno attorno a un tema diverso. Da quel momento il progetto è cresciuto sia per scala sia per ambizione culturale: l'obiettivo non è soltanto portare il design a Como, ma contribuire a valorizzare il patrimonio artistico e architettonico del territorio, aprendo luoghi normalmente inaccessibili. La città diventa così parte integrante della narrazione, non un semplice sfondo. Che cosa accade quando il design incontra architetture nate in epoche e con funzioni completamente diverse? L’idea guida è quella di creare un dialogo profondo tra contenuto e contenitore. Como offre una straordinaria stratificazione architettonica: dal Romanico al Neoclassico, fino al Razionalismo. Inserire il design internazionale in questi contesti significa far interagire linguaggi differenti e scoprire cosa nasce da questo incontro. È proprio la dimensione fisica e concreta del confronto ad aver conquistato il pubblico. Il design non si limita ad occupare uno spazio, ma entra in risonanza con l'architettura e la storia del luogo. All’inizio la partecipazione è stata graduale, ma ora possiamo contare su una rete solida di collaborazioni che coinvolge università, Ordini professionali, studi d'architettura, attività commerciali e strutture ricettive. Oggi il festival genera un coinvolgimento corale: non è solo la presenza dei visitatori, ma è la città stessa che riconosce la manifestazione come parte fondamentale della propria identità culturale.
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he Lake Como Design Festival reaches its eighth edition with “The Border” as its theme: not a barrier, but a porous space for encounter, exchange, and cross-pollination. The event does more than simply bring design to the city; it transforms Como into the very essence of the project, highlighting its extraordinary historical layers and rationalist architecture. Through a wide-ranging program, the festival reopens spaces and reveals places that are usually inaccessible, such as Villa Saporiti and Villa del Grumello, along with numerous other venues throughout the city. For the festival’s founder and creative director, Lorenzo Butti, the goal is to inhabit the boundary and make it productive. Born as an experimental initiative, the event has evolved over time into a structured and engaging cultural project. Today, the festival fosters a profound dialogue between content and context, creating a solid network of collaborations with the local area and community.
Ci sono luoghi che appartengono alla storia di una città. Affacciato su Piazza Cavour, ai piedi di Palazzo Venezia, Caffè Cavour riapre le sue porte e restituisce a Como un luogo che da sempre le appartiene. Il profumo del caffè, il tempo trascorso insieme: piccoli rituali che tornano ad animare un indirizzo della tradizione, ritrovando il loro posto nella piazza e nella quotidianità di questa città.
Caffè Cavour Piazza Cavour, 21 - Lago di Como - Italia +39 031 5375 241 | info@palazzovenezia.com palazzovenezia.com
Poliform Café il nuovo bistrot nel cuore di Milano di Redazione foto Poliform
In Piazza della Scala c’è un nuovo bistrot, un luogo di ritrovo per pranzi e aperitivi nel cuore di Milano. Si chiama Poliform Café ed è frutto della partnership tra Michele de Liguoro - una delle voci più autorevoli della scena gastronomica della città - e Poliform, che per la prima volta entra nel settore della ristorazione. Ingredienti selezionati e stagionali, una carta dei vini ricercata e cocktail a regola d’arte. Questa è la ricetta di Poliform Café, aperto ogni giorno dalle 8.00 alle 21.00. Si aprono le porte per la colazione, il rito del caffè accompagnato da una selezione di pasticceria italiana, oltre a frutta e proposte salate. Si passa per il pranzo: ricette saporite ma equilibrate, per un pasto rapido o una degustazione più lunga. Si chiude con l’aperitivo, il rito milanese per eccellenza, preparato da barman esperti. “Crediamo che il lusso più autentico sia sedersi a tavola e trascorrere del tempo insieme, davanti a un piatto preparato con sapienza o a un bicchiere di vino fatto con passione”, spiega Marco Spinelli, nuovo CEO di Poliform, “Per questo abbiamo deciso di aprire Poliform Café, un luogo in cui lo stile Poliform incontra una filosofia precisa di cibo e ospitalità”. Poliform Café si trova affacciato su Piazza della Scala, in un palazzo classico dell’Ottocento che per tre piani è occupato dal flagship store di Poliform, inaugurato ad aprile. La progettazione dei volumi del flagship store e del bistrot è firmata dall’architetto milanese Stefano Belingardi Clusoni. Il profilo geometrico, l’ampia vetrata e il cappello in cannettato del Poliform Café instaurano un dialogo discreto e sofisticato con il contesto circostante. Gli interni a cura di Poliform Lab trasmettono una sensazione di eleganza e accoglienza.
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Lo Chef Michele De Liguoro e il CEO di Poliform Marco Spinelli Nella zona bar i soffitti sono in acciaio spazzolato, con inserti di boiserie in tessuto. L’acciaio ritorna anche in alcuni elementi del bancone in travertino, pensato per colazioni, brunch e aperitivi in solitaria o in gruppi ristretti. I coperti all’interno sono 40, la sala si sviluppa su 90 metri quadrati ed è caratterizzata da toni caldi, linee essenziali e materiali selezionati per impreziosire lo spazio: il mogano rossastro, il travertino del pavimento, l’olmo nero delle veneziane. Ogni dettaglio, dalle ceramiche alle posate d’argento passando per le divise del personale di sala, trasmette un senso di stile radicato nella tradizione. “In questo bistrot ho messo la stessa filosofia che c’è nel mio ristorante di famiglia: tanta sostanza sugli ingredienti, poca trasformazione, e un’ottima carta dei vini”, spiega Michele De Liguoro, chef di Rovello 18, storico ristorante milanese che oggi si trova in zona Corso Genova dopo aver lasciato a fine 2024 la location storica di Brera. La scelta di Poliform di aprire il bistrot in Piazza della Scala risponde a una logica precisa: essere al centro della vita culturale della città. Questo atteggiamento si riflette anche nel menu messo a punto insieme a De Liguoro, ricette senza tempo, pensate, approfondite e servite con cortesia ed eleganza: il risotto allo zafferano, la tagliatella al ragù di salsiccia di Bra, la cotoletta, il vitello tonnato, la tagliata di Fassona. Realizzato dalla divisione contract di Poliform, Poliform Café è un’espressione di Poliform Hospitality, nuova società nata dalla collaborazione tra Poliform e Michele De Liguoro. Un passo che segna un nuovo capitolo per l’azienda, sempre più orientata alla città, al dialogo con altri linguaggi, e alla costruzione di esperienze che vanno oltre il design.
Poliform Café: the new bistro in the heart of Milan I
n Piazza della Scala, there is a new bistro, a meeting place for lunches and aperitifs in the heart of Milan. It is called Poliform Café and is the result of a partnership between Michele de Liguoro - one of the most authoritative voices on the city’s gastronomic scene - and Poliform, which is entering the hospitality sector for the first time. Carefully selected, seasonal ingredients, a refined wine list and expertly crafted cocktails. This is the formula behind Poliform Café, open daily from 8.00 am to 9.00 pm. The doors open for breakfast, the ritual of coffee accompanied by a selection of Italian pastries, as well as fruit and savoury options. Moving on to lunch: flavourful yet balanced dishes, whether for a quick bite or a more leisurely meal. The day concludes with an aperitif, the quintessential Milanese ritual, prepared by expert bartenders. “At Poliform, we believe that the most authentic form of luxury is sitting down at the table and spending time together, over a dish prepared with skill or a glass of wine made with passion,” explains Marco Spinelli, Poliform’s new CEO, “That’s why we decided to open Poliform Café, a place where Poliform’s style meets a distinct philosophy of food and hospitality.” Poliform Café overlooks Piazza della Scala, housed in a classic 19th-century building, three floors of which are occupied by Poliform’s flagship store, which opened in April. The design of the flagship store and the bistro is the work of the Milanese architect Stefano Belingardi Clusoni. The geometric profile, the large glass façade and the slatted roof of the Poliform Café establish a discreet and sophisticated dialogue with the surrounding context. The interiors, curated by Poliform Lab, convey a sense of elegance and warmth. In the bar
area, the ceilings are made of brushed steel, with fabric-covered panelling. Steel also features in certain elements of the travertine counter, designed for breakfast, brunch and aperitifs, whether enjoyed alone or in small groups. The restaurant seats 40; the dining room spans 90 square metres and is characterised by warm tones, clean lines and materials selected to enhance the space: reddish mahogany, travertine flooring and black elm Venetian blinds. Every detail, from the ceramics to the silver cutlery and the waiting staff’s uniforms, conveys a sense of style rooted in tradition. “I’ve applied the same philosophy to this bistro as I do in my family restaurant: a strong focus on the ingredients, minimal processing, and an excellent wine list,” explains Michele De Liguoro, chef at Rovello 18, a historic Milanese restaurant now located in the Corso Genova area after moving from its historic Brera site at the end of 2024. Poliform’s decision to open the bistro in Piazza della Scala follows a clear rationale: to be at the heart of the city’s cultural life. This approach is also reflected in the menu developed in collaboration with De Liguoro, timeless recipes, carefully conceived, refined and served with courtesy and elegance: saffron risotto, tagliatelle with Bra sausage ragù, cotoletta, veal with tuna sauce, and Fassona beef tagliata. Created by Poliform’s contract division, Poliform Café is an expression of Poliform Hospitality, a new company born from the collaboration between Poliform and Michele De Liguoro. A step that marks a new chapter for the company, which is increasingly focused on the city, on dialogue with other forms of expression, and on creating experiences that go beyond design.
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Te r r i t o r i o
Villa del Balbianello tra gusto, storia e magia natalizia a blend of taste, history, and Christmas magic di Marina Moretti foto Villa del Balbianello
Per i mesi autunnali e per il periodo delle festività natalizie, Villa del Balbia- Throughout the fall months and the Christmas holiday season, Villa del
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nello propone un ricco calendario di appuntamenti che intreccia la grande gastronomia regionale con l’arte figurativa della tradizione presepiale.
Balbianello offers a rich calendar of events that blends the region’s fine cuisine with the visual art of traditional nativity scenes.
A cena con il FAI Il mese di ottobre è dedicato alle cene a tema regionale per conoscere i Beni del FAI attraverso la voce di chi se ne prende cura. Ogni appuntamento è un’occasione per gustare piatti della cucina regionale e ascoltare racconti, testimonianze e memorie di chi vive e custodisce quotidianamente il patrimonio culturale, naturale e gastronomico di questi territori. Il percorso prevede il 31 ottobre un'incursione nella tradizione gastronomica ligure dedicata a Villa Rezzola, incantevole dimora FAI adagiata sul Golfo dei Poeti a La Spezia. Un’atmosfera ricca di storia, evocatrice dei grandi poeti come Shelley e Byron, fa da sfondo a un menu che valorizza i profumi e le specialità della terra e del mare ligure. Il 7 novembre 2026, la scena torna sul Lario con la serata "A cena dal Conte Monzino” che rende omaggio alla figura del conte Guido Monzino e alle sue origini milanesi, coniugandole con la tradizione culinaria di lago. La serata intende rinnovare il legame profondo con la storia della Villa, celebrata dal Conte come luogo di cultura, bellezza e intimo raccoglimento. Gli ospiti hanno la possibilità di arrivare via lago, ammirare il giardino storico e le sale e il museo della villa in una visita guidata.
Dining with FAI The month of October is dedicated to regionally themed dinners designed to introduce guests to FAI heritage sites through the voices of those who care for them. Each event is an opportunity to savor regional dishes and listen to stories, testimonies, and memories from those who live among and safeguard the cultural, natural, and culinary heritage of these areas on a daily basis. The series includes an event on October 31 exploring Ligurian culinary traditions, dedicated to Villa Rezzola, a charming FAI estate nestled on the Gulf of Poets in La Spezia. An atmosphere steeped in history - evoking great poets such as Shelley and Byron - serves as the backdrop for a menu that highlights the aromas and specialties of the Ligurian land and sea. On November 7, 2026, the spotlight returns to Lake Como with the evening event “Dinner with Count Monzino,” which pays tribute to Count Guido Monzino and his Milanese roots, blending them with the culinary traditions of the lake. The evening aims to renew the deep connection with the villa’s history, celebrated by the Count as a place of culture, beauty, and intimate contemplation. Guests have the opportunity to arrive by boat, admire the historic garden, and explore the villa’s halls and museum on a guided tour.
INFO Per ulteriori informazioni e per la prenotazione obbligatoria: www.villadelbalbianello.it Tel. +39 3427749314 lagodicomo@fondoambiente.it La Notte dei Presepi Con il concludersi dell'autunno, Villa del Balbianello si veste della suggestiva atmosfera delle festività. Per il Natale 2026, la Loggia Segrè ospita dal 28 novembre al 6 gennaio la quinta edizione della mostra dedicata all’arte presepiale, promossa in collaborazione con l’Associazione Italiana Amici del Presepe di Tremezzina. L’iniziativa si inserisce in un percorso ormai consolidato volto a promuovere i maestri della tradizione italiana. Quest'anno l'esposizione proporrà quattro opere di straordinario valore artistico e concettuale: Adorazione dei Magi di Erwin Auer, Natività nella campagna padovana di Nicolò Celegato e Fra Giambattista Scalabrin, Custode della Basilica di Sant’Antonio di Padova, Verso Gesù, la carità lungo il cammino e Presepio tirolese di Heinrich Sorko, con sfondo dipinto da Peter Rill. Sono previste due serate speciali, "La Notte dei Presepi", il 28 novembre e il 5 dicembre. Dopo la visita della Loggia Durini, del Museo delle Spedizioni e della Stanza dell’Arte Primaria, la Loggia Segrè ospiterà delle scene che celebrano la tradizione presepiale italiana. La serata sarà allietata da musica natalizia in collaborazione con LacMus Christmas Festival e con il tradizionale panettone e vin brûlé.
The Night of the Nativity Scenes As autumn draws to a close, Villa del Balbianello takes on the evocative atmosphere of the holiday season. For Christmas 2026, the Loggia Segrè will host the fifth edition of the exhibition dedicated to the art of nativity scenes from November 28 through January 6, organized in collaboration with the Italian Association of Friends of the Nativity Scene in Tremezzina. The initiative is part of a well-established program aimed at promoting the masters of the Italian tradition. This year, the exhibition will feature four works of extraordinary artistic and conceptual value: “Adoration of the Magi” by Erwin Auer; “Nativity in the Paduan Countryside” by Nicolò Celegato and Fra Giambattista Scalabrin, Custodian of the Basilica of Saint Anthony of Padua; “Toward Jesus: Charity Along the Way”; and “Tyrolean Nativity Scene” by Heinrich Sorko, with a background painted by Peter Rill. Two special evenings are planned: “The Night of the Nativity Scenes” on November 28 and December 5. Following a tour of the Loggia Durini, the Museum of Expeditions, and the Stanza dell’Arte Primaria, the Loggia Segrè will host scenes celebrating the Italian nativity scene tradition. The evening will be enlivened by Christmas music in collaboration with the LacMus Christmas Festival, along with traditional panettone and mulled wine.
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News
LA SANITÀ COMASCA FA RETE ISTITUZIONI E CLUB DI SERVIZIO UNITI PER LA PREVENZIONE di Rosy Bernardi foto A3
Quando le grandi realtà del mondo associativo e del servizio socia-
le scelgono di unire le proprie forze, la tutela della salute smette di essere una responsabilità individuale o settoriale per trasformarsi in una missione collettiva. È questo il messaggio profondo che è emerso dalla Sala Bianca del Teatro Sociale di Como durante il convegno "La Prevenzione INsieme", lo scorso 2 ottobre. Un appuntamento di altissimo profilo che ha fatto dialogare le principali associazioni del territorio con i vertici della sanità comasca, ponendo le basi per una cultura del benessere condivisa. L'iniziativa ha visto scendere in campo un'inedita e influente rete di cooperazione interclub, che ha unito le energie del Lions International (con i club della Prima Circoscrizione del Distretto 108Ib1) e del Rotary International (rappresentato dal Rotary Club Como, con il presidente Martino Verga, e dal Rotary Club Como Baradello, con il presidente Franco Brenna). Questa significativa sinergia ha trovato un'immediata sponda qualificata nelle massime istituzioni sanitarie territoriali: ATS Insubria con il direttore generale Salvatore Gioia, ASST Lariana con il direttore generale Luca Stucchi, e l’Ordine dei Medici di Como (OMCeO) con il presidente Gianluigi Spata. Il convegno è stato patrocinato dal Comune di Como. A dare il via e a guidare l'articolata sessione di interventi è stata una conduzione a due voci fortemente radicata nella realtà sociale e medica del territorio: Valerio Peverelli, presidente del Lions Club Como Plinio il Giovane, e Gianluigi Spata, presidente dell'Ordine dei Medici di Como. Peverelli ha ricordato come lo spirito del servizio sia il cuore pulsante delle associazioni di territorio (riassunto nel motto We Serve) e come la nascita di iniziative locali come gli screening gratuiti sia possibile solo grazie al grande cuore dei medici volontari. Dal canto suo, il dottor Spata ha saputo tessere le fila del dibattito, evidenziando il dovere dell'Ordine di farsi promotore attivo della cultura della prevenzione per proteggere l'intera cittadinanza. I saluti istituzionali, aperti dagli importanti interventi delle autorità del territorio, hanno visto la partecipazione del presidente della Provincia di Como Fiorenzo Bongiasca e del vice sindaco di Como Nicoletta Roperto. Accanto a loro, hanno portato il proprio saluto e il sostegno dei rispettivi Distretti Giuseppe La Rocca, Governatore Distretto 2042 Rotary International, e Adelio Nobili, Governatore Distretto 108 Ib1 Lions International. Il momento dei saluti è poi proseguito con le relazioni dei club, aperte dal dottor Paolo Cappelletti (Presidente 1^ Circoscrizione Lions International Distretto 108 Ib1) e dal dottor Franco Brenna (Presidente Rotary Club Como Baradello), che hanno illustrato l'impatto dei numerosi service sanitari e dei progetti di screening già attivi sul territorio comasco. Il fulcro scientifico del dibattito si è concentrato sulla necessità di superare una visione frammentata della sanità. Nel suo atteso intervento, la dottoressa Brunella Mazzei, Direttore Sanitario di ASST Lariana, ha
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scardinato un vecchio paradigma economico: la prevenzione medica e i corretti stili di vita non devono essere letti come un costo di gestione per le casse pubbliche, bensì come un fondamentale e imprescindibile investimento a lungo termine per il benessere della comunità. Spostare il baricentro del sistema dalla cura della patologia acuta alla diagnosi precoce riduce l'impatto sociale delle malattie croniche e migliora la qualità della vita dei cittadini. Successivamente, i vertici di ATS Insubria - attraverso le voci della dottoressa Lisa Impagliazzo (Responsabile della prevenzione dei fattori di rischio) e della dietista dottoressa Sara Frigerio - hanno tradotto la teoria in indicazioni quotidiane e operative. L'attenzione si è focalizzata sulla promozione della salute a tavola e sul contrasto alla sedentarietà, pilastri di una corretta prevenzione primaria capace di ridurre drasticamente l'insorgenza di patologie cardiovascolari e oncologiche. L'appuntamento della Sala Bianca non è rimasto un momento isolato di pura lezione, ma ha fatto da preludio operativo e di sensibilizzazione all'evento "La Prevenzione in Piazza". Grazie alla forza di questa rete, le piazze del centro storico di Como (tra cui Piazza Cavour, Piazza Verdi e Piazza Grimoldi) si sono trasformate, per un'intera giornata, sabato 4 ottobre, in un grande hub sanitario a cielo aperto. I cittadini hanno potuto usufruire di controlli preventivi gratuiti, vaccinazioni e screening eseguiti direttamente sul posto da personale medico e infermieristico volontario. L'esperienza di questa giornata ha dimostrato che fare prevenzione in modo efficace richiede una visione condivisa: le istituzioni sanitarie e il mondo del volontariato devono saper scendere tra le persone per abbattere i muri, portando la salute direttamente là dove la comunità vive.
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he conference "La Prevenzione INsieme" (Prevention Together), held in the Sala Bianca of the Teatro Sociale in Como, established a major alliance for health protection. The event brought together top local healthcare institutions (ATS Insubria, ASST Lariana, and OMCeO) and a unique interclub network of Lions and Rotary International. In the presence of local authorities, including Fiorenzo Bongiasca, Nicoletta Roperto, and District Governors Giuseppe La Rocca (Rotary International) and Adelio Nobili (Lions International), the institutional greetings opened a session focused on overcoming a fragmented view of healthcare. Dr. Brunella Mazzei (ASST Lariana) stressed that prevention is an investment rather than a cost, while ATS Insubria provided practical guidance on nutrition and combating sedentary lifestyles. The debate served as a practical prelude to "La Prevenzione in Piazza", on Saturday, October 4, historic squares such as Piazza Cavour were transformed into open-air healthcare hubs, offering citizens free screenings and vaccinations thanks to volunteer doctors and nurses.
La riabilitazione uditiva nella prevenzione del declino cognitivo Dott.ssa Angela Bracuto www.biosonic.net via Benzi 18, 22100 Como Tel. 031.241710
Auditory rehabilitation in the prevention of cognitive decline
Negli ultimi decenni, l’attenzione della comunità scientifica si è con-
centrata sul legame tra ipoacusia (in particolare la presbiacusia, ovvero la perdita uditiva legata all’età) e declino cognitivo. L’invecchiamento della popolazione ha reso evidente come la perdita dell’udito non sia soltanto un problema sensoriale, ma possa avere ripercussioni significative sul funzionamento cerebrale e sulla qualità della vita. La presbiacusia è una condizione progressiva e bilaterale che colpisce soprattutto le frequenze acute del proprio panorama sonoro. Essa riduce la capacità di comunicare, favorendo isolamento sociale, depressione e riduzione delle stimolazioni cognitive. Questi fattori sono considerati mediatori importanti nel processo di decadimento cognitivo. Studi epidemiologici hanno dimostrato che gli anziani con ipoacusia presentano un rischio maggiore di sviluppare un decadimento cognitivo evidente rispetto ai coetanei normoudenti. Dal punto di vista neurobiologico, la perdita uditiva sembra correlarsi a modificazioni strutturali e funzionali in aree cerebrali deputate all’elaborazione cognitiva. La riduzione degli input sensoriali può comportare un rimodellamento neuronale e un sovraccarico delle risorse attentive, con conseguente peggioramento delle funzioni esecutive e mnemoniche. Un altro aspetto cruciale riguarda la diagnosi: deficit cognitivi possono essere sottostimati o confusi con difficoltà di comprensione dovute all’ipoacusia. Migliorare l’udito e le capacità d’ascolto con soluzioni acustiche ha mostrato benefici indiretti sulle performance cognitive, evidenziando come la riabilitazione uditiva possa rappresentare una strategia preventiva. Oggi le nuove tecnologie uditive si avvalgono dell’apporto sempre più concreto dell’Intelligenza Artificiale che permette di creare un ascolto ancor più coerente con le esigenze del soggetto, modificando automaticamente i parametri acustici in base all’ambiente, quiete o rumore, strada e voci sovrapposte. In sintesi, la relazione tra ipoacusia e decadimento cognitivo è multifattoriale: coinvolge fattori biologici, psicologici e sociali. Non si tratta di un rapporto di causalità diretta, ma di un intreccio di meccanismi che rendono la perdita uditiva un importante fattore di rischio modificabile per il decadimento cognitivo anche grave. L’impatto delle terapie uditive sulla prevenzione del declino cognitivo è ormai un fatto consolidato e da prendere sempre più in considerazione. Si raccomanda quindi lo screening uditivo regolare e l'adozione di interventi tempestivi per preservare sia l'udito che la salute cognitiva.
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n recent decades, the scientific community has focused on the link between hearing loss (particularly presbycusis, or age-related hearing loss) and cognitive decline. As the population ages, it has become clear that hearing loss is not merely a sensory issue but can have significant repercussions on brain function and quality of life. Presbycusis is a progressive, bilateral condition that primarily affects the high frequencies of one’s auditory spectrum. It reduces the ability to communicate, leading to social isolation, depression, and a reduction in cognitive stimulation. These factors are considered important mediators in the process of cognitive decline. Epidemiological studies have shown that older adults with hearing loss are at a higher risk of developing noticeable cognitive decline compared to their hearing peers. From a neurobiological perspective, hearing loss appears to correlate with structural and functional changes in brain areas responsible for cognitive processing. A reduction in sensory input can lead to neuronal remodeling and an overload of attentional resources, resulting in a decline in executive and mnemonic functions. Another crucial aspect concerns diagnosis: cognitive deficits may be underestimated or confused with comprehension difficulties caused by hearing loss. Improving hearing and listening skills with hearing aids has shown indirect benefits on cognitive performance, highlighting how auditory rehabilitation can serve as a preventive strategy. Today, new hearing technologies increasingly leverage the practical applications of Artificial Intelligence, which enables the creation of a listening experience even more tailored to the individual’s needs by automatically adjusting acoustic parameters based on the environment—whether it is quiet or noisy, on the street, or with overlapping voices. In summary, the relationship between hearing loss and cognitive decline is multifactorial: it involves biological, psychological, and social factors. It is not a direct causal relationship, but rather an interplay of mechanisms that make hearing loss a significant modifiable risk factor for cognitive decline, even severe cases. The impact of hearing therapies on the prevention of cognitive decline is now well established and should be given increasing consideration. Regular hearing screening and the implementation of timely interventions are therefore recommended to preserve both hearing and cognitive health.
CI CI SONO SONO LUOGHI LUOGHI CHE CHE NON NON SI SI VISITANO. VISITANO. SI SI VIVONO. VIVONO. THERE THERE ARE ARE PLACES PLACES THAT THAT YOU YOU DON'T DON'T JUST JUST VISIT. VISIT. YOU YOU EXPERIENCE EXPERIENCE THEM. THEM.
@castellodicasiglio Lunea spa: percorsi relax e trattamenti rigeneranti in un’atmosfera di assoluta quiete. Relaxing experiences and restorative treatments in an atmosphere of absolute tranquillity. www.luneaspa.it. Ristorante LèCru: cucina fine dining firmata dallo Chef Michele Pedrazzini, un’atmosfera senza tempo e una cantina vini selezionata con passione. Fine dining by Chef Michele Pedrazzini, a timeless atmosphere and a carefully curated wine cellar, selected with passion. www.lecruristorante.it
HOTEL · FINE DINING · SPA & WELLNESS CLUB
UN CASTELLO DOVE IL TEMPO SEMBRA RALLENTARE, dove le antiche sale, il parco e la natura diventano la cornice perfetta per ritrovare il piacere delle cose belle e del tempo condiviso. Una giornata può iniziare con un percorso di benessere, lasciandosi avvolgere dall’atmosfera rilassante di Lunea Spa, tra massaggi, rituali di benessere e momenti dedicati a sé. E può continuare a tavola, nelle sale del Castello, con un’esperienza di gusto firmata Ristorante LèCru, dove creatività e tradizione si incontrano in percorsi degustazione pensati per essere assaporati con calma, lasciando che ogni portata diventi parte di un’esperienza. Un soggiorno da Relais & Spa Castello di Casiglio è un invito a rallentare, a lasciarsi sorprendere e a riscoprire il piacere di vivere il tempo insieme. Per informazioni e prenotazioni: + 39 031627288 info@hotelcastellodicasiglio.it A castle where time seems to slow down. Where the ancient halls, the park, and the natural surroundings provide the perfect setting to rediscover the joy of beautiful things and time spent together. A day can begin with a wellness journey, letting yourself be enveloped by the relaxing atmosphere of Lunea Spa, with massages, wellness rituals, and moments dedicated to yourself. And it can continue at the table, in the castle’s dining rooms, with a culinary experience curated by Ristorante LèCru, where creativity and tradition come together in tasting menus designed to be savored at a leisurely pace, allowing each course to become part of the experience. A stay at Relais & Spa Castello di Casiglio is an invitation to slow down, let yourself be surprised, and rediscover the pleasure of spending time together. For information and reservations: +39 031627288 - info@hotelcastellodicasiglio.it Relais & Spa Castello di Casiglio · Via Cesare Cantù 21, Erba (CO) +39 031 627288 · info@hotelcastellodicasiglio.it www.hotelcastellodicasiglio.it · Instagram @castellodicasiglio
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Francesco Somaini
Somaini al lavoro sulla Matrice per l'Azione di Lucca con il getto di sabbia a forte pressione nel suo atelier di Lomazzo, 1980. Foto Cesare Somaini, Milano.
di Marina Moretti foto Courtesy Archivio Francesco Somaini/Fondazione Francesco Somaini Scultore ETS
Nelle foto d’archivio in bianco e nero, Francesco Somaini talvolta
quasi non si riconosce, nascosto da uno scafandro pesante che lo fa somigliare a un palombaro degli abissi. Sbaglia chi lo immagina solo alle prese con martello e scalpello. Per plasmare la pietra, Somaini aveva ideato questo getto di sabbia ad altissima pressione che usciva da un piccolo ugello con la forza di dieci atmosfere. Vedere queste immagini, fa riaffiorare un ricordo nitido di un pomeriggio sul finire degli anni Ottanta. Ero una giornalista alle prime armi con l’entusiasmo e l’inesperienza dei vent'anni, quando mi capitò l’occasione di intervistarlo per un servizio televisivo. Lui era già un gigante di fama internazionale, ma con una generosità d’altri tempi ricevette la giovane troupe della tv locale nella sua casa a Lomazzo, per poi guidarci nel suo atelier e regalarci un'esperienza stupefacente: vederlo all’opera. Nel denso polverone, lui quasi scompariva, avvolto da una nube bianca, interamente concentrato a dare corpo alla materia. Oggi, a cent’anni dalla nascita dell'artista, quella stessa meraviglia impressa nel ricordo si fa celebrazione collettiva. Rileggere Somaini significa riconoscere un innovatore che ha strappato la scultura dai musei per gettarla nel tessuto delle città. Chi vive il territorio comasco incrocia la sua straordinaria scultura ogni giorno, spesso senza saperlo. Penso alla Porta d'Europa a Montano Lucino, quel colosso geometrico in marmo bianco che accoglie chi transita davanti al centro commerciale, come cerniera verso il continente. O alla scultura per i 2050 anni di Novum Comum, incastonata su un angolo del Municipio in via Perti nel centro di Como. E al Monumento alla Tessitrice sul lungolago di Menaggio, una stele di dieci metri dove la figura della donna al telaio emerge in negativo dal marmo, un inno eterno al lavoro della seta. La presenza di Somaini si respira in molti angoli del mondo, ed è proprio questa eredità diffusa il cuore delle iniziative per il suo centenario coordinate dalla Fondazione Francesco Somaini presieduta dalla figlia Luisa. Il palinsesto
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espositivo ha celebrato il maestro muovendosi tra il CASVA di Milano con la mostra sui suoi "Giardini inquieti", la Cineteca Milano Arlecchino con gli scatti storici del suo studio, la Galleria Open Art di Prato con la grande mostra antologica "Materia lucida e ordinata”. Ma il tributo più sentito è stato proprio a Lomazzo, con la rassegna multidisciplinare “Un’eredità viva a Lomazzo. Francesco Somaini 1926-2005”, testimonianza del legame tra l’artista e il suo territorio e di una comunità che si incontra, dialoga, cresce attraverso il coinvolgimento in eventi d'arte e cultura. La rassegna è stata inaugurata il 12 luglio con l’installazione della scultura in resina nera “Fortunia Vincitrice”, un intervento sitespecific, curato da Luisa Somaini, pensato per stimolare una riflessione sul ruolo dell’arte nei luoghi della quotidianità e trasformare lo spazio urbano in un momento di incontro e di fruizione collettiva.
Francesco Somaini (Lomazzo, 1926 - Como, 2005) è stato uno tra i maggiori protagonisti della scultura italiana del Novecento e una figura riconosciuta nel panorama artistico internazionale. Dopo la formazione all’Accademia di Brera e gli esordi alla Quadriennale di Roma e alla Biennale di Venezia, ha sviluppato una ricerca innovativa e un linguaggio capace di unire scultura, architettura e spazio urbano. Tra i tanti riconoscimenti: il premio come miglior scultore straniero alla Biennale di San Paolo del Brasile nel 1959 e il primo premio della critica alla Biennale di Parigi nel 1961. La sua attività si è sviluppata tra Italia, Europa, Stati Uniti, Giappone e America Latina, con opere e interventi di grande dimensione pensati in rapporto ai luoghi e alla trasformazione dello spazio pubblico. Convinto del ruolo della scultura come strumento di riqualificazione urbana e di dialogo con l’architettura, ha collaborato con architetti e progettisti promuovendo l’idea di una “sintesi delle arti”. La Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma gli ha dedicato la prima retrospettiva postuma nel 2007. Il nome e la storia della famiglia Somaini sono legati ad importanti realtà del territorio, come la Tenuta de l'Annunziata, edificata dall’ingegnere e onorevole Francesco Somaini, nonno dell'artista, e lo storico cotonificio di Lomazzo, fondato sempre dall’ing. Somaini, oggi sede del parco scientifico tecnologico ComoNExT.
Da sinistra, Francesco Somaini e Mario Colmegna al lavoro sull’armatura in legno del Monumento ai Marinai d’Italia di Milano nell’atelier dell’artista, Lomazzo, 1966; Somaini con gli aiuti e le maestranze locali davanti al modello in creta in scala 1:1 del Monumento, Lomazzo, 1966; il modello in gesso in scala 1:1 del Monumento presentato alle autorità locali, Lomazzo, 8 Febbraio 1967. Foto Canzio
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rancesco Somaini (Lomazzo, 1926 – Como, 2005) was one of the leading figures in 20th-century Italian sculpture and a recognized figure on the international art scene. In black-and-white archival photos, he is sometimes barely recognizable, hidden by a heavy diving suit that makes him look like a diver. It would be a mistake to imagine him only at work with a hammer and chisel. Somaini had devised this high-pressure jet of sand that shot out of a small nozzle. In the thick cloud of dust, he almost vanished, enveloped in a white haze, entirely focused on giving form to the material. Today, one hundred years after his birth, re-examining Somaini means recognizing an innovator who tore sculpture away from museums and cast it into the fabric of cities. Those who live in the Como area encounter his work every day, often without realizing it: the Porta d’Europa in Montano Lucino, the sculpture commemorating the 2,050th anniversary of Novum Comum in downtown Como, and the Monument to the Weaver on the Menaggio lakeshore. Somaini’s presence can be felt in many corners of the world, and it is precisely this widespread legacy that lies at the heart of the centennial initiatives coordinated by the Francesco Somaini Foundation, chaired by his daughter Luisa. Francesco Somaini, La Porta d'Europa (1992-1995) Foto Cesare Somaini, Milano.
Francesco Somaini, Fortunia Vincitrice, (1997-2000), resina nera, 12 luglio 2026, inaugurazione della rassegna “Un’eredità viva a Lomazzo. Francesco Somaini 1926-2005”
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HOTEL DU LAC Da 70 anni accoglienza di famiglia nel cuore di Bellagio di Elisabetta Comerio foto archivio Hotel Du Lac
Ci sono luoghi capaci di racchiudere l’essenza di un territorio, testi-
Sopra, la facciata dell'hotel; sotto, il team
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moni nel tempo di quell’eccellenza nell’accoglienza che rende il Lago di Como celebre in tutto il mondo e l’Hotel Du Lac di Bellagio appartiene a questa ristretta cerchia. Lo scorso luglio l'albergo ha festeggiato lo straordinario traguardo dei 70 anni di attività, un percorso guidato con dedizione dalla famiglia Leoni. Luca Leoni, titolare della struttura e presidente di Associazione Albergatori di Como, ci racconta i segreti di questo successo e le sfide future. Guardando alle origini dell'Hotel Du Lac, qual è l'insegnamento più grande che ha ereditato e come ha custodito l'identità dell'hotel? Il cliente entra ospite ed esce amico. Il nostro motto è “we are family”! Questa è la più grande eredità che ci hanno lasciato mio padre Arturo e mia mamma June ed è la stessa filosofia che seguiamo io e Jane, Dany, Babà e Chicco, i miei figli. Quanto ha contato la sua famiglia in questo successo e quale il segreto per un vincente ricambio generazionale? La cosa più importante è che la famiglia ha sempre avuto la consapevolezza che questo lavoro è parte della nostra vita e l’ospitalità è parte di noi. L'Hotel Du Lac non è solo una struttura ricettiva, ma un pezzo di storia del territorio. In che modo la vostra ospitalità riflette l'anima del luogo e quanto conta il rapporto con la comunità locale? Il Du Lac non ha cancelli o recinzioni, è aperto sulla piazza e vive quotidianamente la vita del paese, con i suoi pro e i suoi contro. È parte viva di Bellagio, uno dei luoghi più belli al mondo. In questi 70 anni il modo di viaggiare e le esigenze degli ospiti sono cambiati. Qual è stato il cambiamento più significativo che l'hotel ha dovuto affrontare per rimanere un punto di riferimento? La cosa più importante è adeguarsi e stare al passo coi tempi. I servizi devono essere all’avanguardia. Come i nostri tre outlet: il bistrot Arturo sotto i portici, un punto di riferimento per stranieri e locali; il Gioya, al primo piano, con il nostro chef Antonio Di Michele, un ristorante gourmet che vuole proporre una cucina tradizionale, ma rivisitata in chiave moderna. E Celeste al quinto piano, il nostro rooftop bar con una vista meravigliosa dove gustare deliziosi aperitivi. Festeggiare 70 anni significa anche tracciare la rotta per i prossimi decenni. Quali sono i nuovi progetti o le sfide su cui punta per guidare l’hotel verso il futuro? Dall’anno scorso l’albergo è aperto fino a dopo Capodanno scommettendo sulla destagionalizzazione. Abbiamo realizzato una spa e nei prossimi anni abbiamo in programma di realizzare una piscina sul tetto e una nuova palestra. Il più grande insegnamento dei miei genitori è il rapporto con i nostri collaboratori. Senza di loro, nulla di questo sarebbe stato possibile e non lo potrebbe essere per i prossimi anni a venire.
Da sinistra, immagini del bistrot Arturo, del Celeste Rooftop Bar e del ristorante Gioya
70 years of family - style hospitality in the heart of Bellagio T
here are places that embody the very essence of a region, standing as a testament over time to the excellence in hospitality that has made Lake Como famous throughout the world, and the Hotel Du Lac in Bellagio belongs to this select circle. Last July, the hotel celebrated the extraordinary milestone of 70 years in business, a journey guided with unwavering dedication by the Leoni family. Luca Leoni, owner of the hotel and president of the Como Hoteliers’ Association, tells us about the secrets behind this success and the challenges ahead. Looking back at the origins of the Hotel Du Lac, what is the most important lesson you have inherited, and how have you preserved the hotel’s identity whilst ensuring its growth? Guests arrive as visitors and leave as friends. Our motto is ‘we are family’! This is the greatest legacy left to us by my father Arturo and my mother June, and it is the same philosophy that Jane, Dany, Babà and Chicco – my children – and I follow. How important has your family been to this success, and what is the secret to a successful generational handover? The key was that the whole family realised that this work is part of our lives and that hospitality is part of who we are. The Hotel Du Lac is not just an accommodation facility, but a piece of the area’s history. How does your hospitality reflect the spirit of the place, and how important is your relationship with the local community? The Du Lac has no gates or fences; it opens out onto the square and is part of the town’s daily life, with all its ups and downs. It is a living part of Bellagio, one of the most beautiful places in the world. Over the past 70 years, the way people travel and guests’ needs have changed. What has been the most significant change the hotel has had to adapt to in order to remain a leading establishment? The most important thing is to adapt and keep up with the times. Our services must be state-of-the-art. Take our three dining venues, for example: the Arturo bistro under the arcades, a favourite with both visitors and locals; Gioya, on the first floor, run by our chef Antonio Di Michele, a gourmet restaurant offering traditional cuisine with a modern twist; And Celeste on the fifth floor, our rooftop bar with a marvellous view where you can enjoy delicious aperitifs. Celebrating 70 years also means charting a course for the coming decades. What new projects or challenges are you focusing on to steer the hotel towards the future? Since last year, the hotel has been open until after New Year’s Eve, as part of our strategy to reduce seasonal fluctuations. We have built a spa, and over the next few years we plan to build a rooftop swimming pool and a new gym. But the most important lesson I’ve learnt from my parents is the importance of our relationship with our staff. Without them, none of this would have been possible, nor would it be possible in the years to come.
Sopra, un'immagine della festa per i 70 anni dell'Hotel Du Lac; sotto, la famiglia Leoni
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SILIK
celebra 65 anni di storia Nella foto, da sinistra Tommaso Gattei - Amministratore Delegato, Benito Gattei - Presidente, Cristina Gattei - Amministratrice Delegata
di Redazione foto Archivio Silik
Silik, azienda leader nel settore dell’arredo classico in stile Made in
Italy, festeggia il suo 65° anniversario dalla fondazione, avvenuta nel 1961. Un traguardo che non è solo un numero, ma il simbolo di un legame profondo con il territorio e di un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale. Nata come una piccola realtà locale a Cantù, la riconosciuta città del mobile in provincia di Como, l’azienda ha saputo attraversare le trasformazioni economiche e sociali degli ultimi sei decenni, mantenendo intatti i valori della qualità e della dedizione, pur abbracciando le tecnologie più avanzate. Negli anni ‘60 l’azienda muoveva i primi passi focalizzandosi sulla maestria degli intagli e sulla cura maniacale del dettaglio, i decenni successivi hanno visto una metamorfosi guidata dalla visione di portare l’eleganza degli stili storici — dal Barocco al Luigi XVI — nelle dimore più prestigiose di tutto il mondo. Non si è trattato solo di produrre mobili, ma di esportare un concetto di lifestyle italiano fatto di lusso, armonia e cultura del bello. Ogni pezzo uscito dalla sede di Cantù in questi sessantacinque anni racconta una storia di mani esperte, di finiture, di decorazioni realizzate con professionalità e di una costante ricerca estetica che non teme il passare del tempo. Oggi Silik è molto più di una fabbrica di mobili: è un laboratorio di alta sartoria per la casa. Se un tempo l’azienda era nota per i suoi singoli pezzi iconici, oggi la sua maestria si estende alla creazione di interi ambienti “chiavi in mano”. Questo permette di trasformare ogni stanza in un pezzo unico, cucito con pazienza e precisione sui desideri dei clienti più esigenti, garantendo quell’armonia che solo il vero Made in Italy sa offrire. Un’eredità che si rinnova: una storia di famiglia e di impresa che guarda al futuro con la consapevolezza di chi ha saputo trasformare la tradizione in un linguaggio universale, capace di parlare ai nuovi mercati con la stessa forza e fascino degli esordi, come racconta il Presidente, Benito Gattei. Presidente, 65 anni sono un traguardo importante. Qual è il segreto di questa longevità per un’azienda come Silik? Il segreto risiede nella coerenza. In un mercato che corre verso l’usa e get-
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ta, noi abbiamo scelto di restare fedeli all’eccellenza e alla durabilità. Il nostro ‘segreto’ è il rispetto: per i materiali, per i nostri valori e per il cliente che cerca in Silik un pezzo di storia italiana da vivere quotidianamente. Avete portato la bellezza del mobile classico in tutto il mondo. Quanto conta l’esportazione per voi? Oggi Silik è un marchio globale. Esportiamo la nostra visione della bellezza in ogni continente, arredando palazzi e residenze esclusive che cercano il fascino del lusso Made in Italy. Ogni progetto è per noi motivo di orgoglio oltre che una responsabilità: vendiamo non solo mobili, ma una cultura dell’abitare che non ha eguali. Le laccature e le decorazioni a mano sono il vostro marchio di fabbrica. Come si conciliano con il mercato moderno? Il vero lusso è l’unicità. I nostri clienti internazionali apprezzano proprio l’autenticità del tocco umano. Una decorazione fatta a mano, che siano fiori o soggetti, ha una profondità e una lucentezza che nessuna macchina potrà mai replicare. È questa poesia della passione artigianale che ci permette di competere ad altissimi livelli dopo oltre sei decenni. Guardando al futuro, come immagina i prossimi anni di Silik in un mondo dell’arredo in costante evoluzione? Il futuro di Silik è quello di un’azienda che sa evolversi senza mai tradire la propria anima. La sfida è continuare a innovare nei processi e nel design, mantenendo però quel ‘cuore’ artigianale che ci rende così apprezzati. Oggi la nostra visione si è ampliata: non realizziamo più solo singoli pezzi d’arredo, ma creiamo ambienti completi e totalmente personalizzati. Offriamo soluzioni custom che permettono al mobile classico di dialogare con le esigenze del vivere contemporaneo. Portiamo la nostra firma e l’eccellenza di Cantù nelle case delle nuove generazioni di tutto il mondo, con progetti ‘chiavi in mano’ che sono vere opere d’arte totali. 65 anni non sono un punto di arrivo, ma una solida base da cui ripartire ogni giorno con lo stesso entusiasmo del 1961.
Silik celebrates 65 years of history Interview with the Chairman, Benito Gattei. 65 years is a significant milestone. What is the secret behind this longevity for a company like Silik? The secret lies in consistency. In a market that is moving towards the disposable, we have chosen to remain faithful to excellence and durability. Our ‘secret’ is respect: for materials, for our values and for the customer who looks to Silik for a piece of Italian history to experience every day. You have brought the beauty of classic furniture to the whole world. How important are exports to you? Today, Silik is a global brand. We export our vision of beauty to every continent, furnishing palaces and exclusive residences that seek the charm of ‘Made in Italy’ luxury. Every project is a source of pride for us as well as a responsibility: we sell not just furniture, but an unrivalled culture of living. Hand-applied lacquers and hand-painted decorations are your trademark. How do they fit in with the modern market? True luxury lies in uniqueness. Our international clients particularly appreciate the authenticity of the human touch. Hand-crafted decoration – be it flowers or other motifs – possesses a depth and lustre that no machine could ever replicate. It is this poetry of artisanal passion that has enabled us to compete at the very highest levels for over six decades. Looking to the future, how do you envisage Silik’s coming years in a constantly evolving world of interior design? Silik’s future lies in being a company that knows how to evolve without ever betraying its soul. The challenge is to continue innovating in processes and design, whilst retaining that artisan ‘heart’ that makes us so highly regarded. Today, our vision has broadened: we no longer simply produce individual pieces of furniture, but create complete and fully bespoke interiors. We offer bespoke solutions that allow classic furniture to harmonise with the demands of contemporary living. We bring our signature style and the excellence of Cantù into the homes of new generations all over the world, with ‘turnkey’ projects that are true works of art in their own right. 65 years is not a point of arrival, but a solid foundation from which to set out anew every day with the same enthusiasm as in 1961.
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Tra il Lario e il cuore di Roma, la storia dei due fratelli Fanfarillo di Rosaria Casali Bernardi foto Archivio Parrocchia Santa Dorotea in Trastevere
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a storia dei fratelli Fanfarillo racconta un’Italia bella e autentica, quella di chi, senza dimenticare le proprie radici, sa costruire con umiltà, passione e generosità, progetti e sentimenti che mettono radici nel futuro. C’è una linea sottile ma fortissima, fatta di lavoro, valori veri e tanta fede, che unisce le campagne della Ciociaria, l'energia imprenditoriale del comasco e la spiritualità di Roma. È la storia della famiglia Fanfarillo, originaria di Alatri, sette fratelli (quattro maschi e tre femmine) la cui vita dimostra come la dedizione e il senso di comunità possano trasformarsi in qualcosa di davvero speciale. Proprio a Roma, nel cuore di Trastevere, lo scorso 26 settembre, la comunità ha festeggiato un traguardo importante: i 25 anni di ministero pastorale di Padre Umberto Fanfarillo, frate minore conventuale e storico parroco di Santa Dorotea. Secondo di sette figli, Padre Umberto ha sentito la chiamata francescana da adolescente (è entrato in seminario a 12 anni), tra i campi della sua terra d'origine. In questo quarto di secolo ha saputo guidare una rinascita spirituale, artistica e solidale, diventando una presenza fondamentale e un punto di riferimento per l'intero quartiere di Trastevere. Ma la storia di Padre Umberto si intreccia a doppio filo anche con la provincia di Como. Tra i suoi fratelli c’è infatti il Cavaliere Vittorio Fanfarillo, penultimo della famiglia, arrivato giovanissimo in Lombardia per costruire il suo percorso umano e professionale. Imprenditore stimato e volto noto del territorio grazie alle aziende CIFA e Royale di Lomazzo (realtà di punta nella produzione di porcellane di alta qualità per la tavola esportate in tutto il mondo), il Cav. Vittorio è da sempre un sostenitore attivo dell’associazione Amici di Como, punto d'incontro tra impresa, cultura e amore per il territorio. Nonostante i chilometri e i rispettivi impegni, tra la guida di una parrocchia romana e la gestione aziendale nel comasco, il legame tra i due fratelli non si è mai scalfito. «Mio fratello Umberto non è stato solo una guida, ma il vero collante della nostra famiglia», ha raccontato Vittorio durante i festeggiamenti a Roma, ricordando con affetto la loro abitudine di sentirsi ogni sera al telefono da più di venticinque anni. Un affetto profondo che nel maggio del 2026 ha visto Padre Umberto celebrare proprio a Roma i 50 anni di matrimonio di Vittorio con la moglie Teresa.
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Padre Umberto con il fratello Cav. Vittorio
Between the Lario and the heart of Rome, the story of the Fanfarillo brothers F
riar Umberto and Cavaliere Vittorio are two of the seven siblings from the Fanfarillo family, originally from Alatri (Ciociaria, Rome), who followed different life paths but remain strongly connected by deep family affection. On September 26th, the community in the Trastevere neighborhood celebrated Friar Umberto's 25 years of pastoral ministry as a Conventual Franciscan friar and the historical parish priest of Santa Dorotea. Meanwhile, in the province of Como, in Lomazzo, his younger brother Vittorio built a solid career as an esteemed entrepreneur leading CIFA and Royale di Lomazzo, a leading company in the production of high-quality tableware porcelain exported worldwide, while also actively supporting the Amici di Como association. Despite the geographical distance and their different callings, the Franciscan commitment in Rome and the business vision in the Como area, the two brothers have maintained a daily phone call for over a quarter of a century. Their story embodies shared values of dedication to work, humility, solidarity, and a strong bond with their roots.
1 Celebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo, Mons. Vittorio Francesco Viola, Vicario Generale per la Città del Vaticano, Arciprete della Basilica di San Pietro e Presidente della Fabbrica di San Pietro, per il 25° anniversario di servizio di Padre Umberto nella parrocchia di Santa Dorotea in Trastevere 2 Padre Umberto con Papa Leone XIV 3 I famigliari con Padre Umberto in occasione della cerimonia del 50° anniversario di matrimonio del Cav. Vittorio con la signora Teresa 4 Padre Umberto con il fratello Cav. Vittorio alla consegna del piatto commemorativo a Papa Francesco 5 I fratelli e le sorelle di Padre Umberto, da sinistra, Fiorella, Italo, Rita, Padre Umberto, Cav. Vittorio, Maria Pia e dott. Emilio 6 Da sinistra, l'amico dott. Luca E.A. Bernardi, il fratello, Cav. Vittorio Fanfarillo, Padre Umberto, Mons. Vittorio Francesco Viola, Arcivescovo, Padre Vittorio Trani, cappellano Regina Coeli e l'amico, sig. Massimo Guffanti
Il libro scritto da Padre Paolo Fiasconaro, Ofm Conv. edito dalla Parrocchia di S. Dorotea, Roma 2026
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Vent’anni di passione per la terra la storia dell’Azienda Agricola AR.VE.RA. foto Azienda Agricola AR.VE.RA.
correva l’anno 2006 quando, nel cuore delle Langhe astigiane, ini-
ziava l’avventura dell’Azienda Agricola AR.VE.RA. Più precisamente a Cessole, un borgo incastonato su morbide colline dal fascino senza tempo. Qui il suolo, i vigneti e un microclima mitigato dalle brezze marine della vicina Liguria sembrano aver trovato un equilibrio perfetto: l’ambiente ideale per produrre vini eleganti e corposi. Ed è così che una cascina immersa nella natura si è trasformata, nel corso di due decenni, in una realtà d’eccellenza in cui la cura meticolosa e il rispetto dei cicli della terra sono rimasti immutati. Dalla vigna alla bottiglia: tutto il gusto di una terra generosa. Oggi la tenuta si estende su 18 ettari tra vigneti, noccioleti e boschi, in un mosaico naturale che racconta e preserva la biodiversità e la straordinaria ricchezza di questo angolo di Langa. L'esperienza maturata negli anni e la stretta collaborazione con un agronomo e un enologo garantiscono rigorosi controlli in ogni fase della vinificazione, dalla vendemmia manuale fino all'imbottigliamento, a garanzia degli elevati standard qualitativi del marchio. Ed è proprio da questo percorso fatto di competenza e rispetto per la materia prima che nascono le etichette AR.VE.RA.: una proposta dalla personalità decisa, capace di interpretare il carattere unico di questo terroir. Il bianco Chardonnay, fruttato e delicatamente minerale, si affianca alle bollicine dello Spumante Brut e dello Spumante Brut Rosé (entrambi prodotti con metodo Martinotti) e ad uno dei simboli di quest’area di Piemonte, il Moscato d’Asti. Ma gli appassionati sanno che l’essenza delle Langhe si esprime soprattutto attraverso vini rossi strutturati e avvolgenti, come la Barbe-
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ra d’Asti (insignita del prestigioso riconoscimento Douja d’Or), soave e leggera se bevuta giovane, più matura e complessa nella versione invecchiata Barbera d’Asti Superiore. Completano la gamma Pinot Nero, Dolcetto d’Asti, Cabernet, Monferrato Rosso e, dulcis in fundo, il fiore all’occhiello dell’azienda, un vitigno autoctono poco conosciuto che regala un vino ricercato, dal colore intenso e dal gusto pieno e persistente: l’Albarossa. La passione di AR.VE.RA. per la terra va però oltre i filari: l’azienda si dedica infatti anche alla coltivazione della pregiata Nocciola Tonda Gentile Trilobata. Al naturale, sgusciata e tostata o trasformata in crema di gianduia, ogni lavorazione avviene con cura per preservare il sapore inconfondibile di questo prodotto d’eccellenza. Un traguardo raggiunto, con lo sguardo sempre rivolto al futuro. Celebrare i vent’anni di attività non significa solo ripensare con orgoglio al percorso compiuto, ma anche rinnovare una promessa: continuare a offrire prodotti che profumano di autenticità, nel segno di un impegno costante verso la sostenibilità e di una visione orientata alla crescita e all’innovazione. Da tutto ciò nasce l’invito a visitare il punto vendita di Rovello Porro (CO), pensato per accogliere tutti coloro che desiderano scoprire vini e specialità delle Langhe. Qui è possibile contare su una selezione in grado di soddisfare ogni esigenza: dalla bottiglia per un’occasione speciale a un’elegante confezione regalo, l’ideale in vista delle prossime festività natalizie. Buon compleanno AR.VE.RA.! Con l’augurio che i prossimi vent’anni siano ricchi di soddisfazioni e di calici alzati per brindare insieme.
Twenty years of passion for the land the story of the Azienda Agricola AR.VE.RA.
It was 2006 when, in the heart of the Asti Langhe, the Azienda Agricola AR.VE.RA.'s journey began.
More precisely, in Cessole, a village nestled among rolling hills of timeless charm. Here, the soil, the vineyards, and a microclimate tempered by the sea breezes from nearby Liguria seem to have found a perfect balance: the ideal environment for producing elegant, full-bodied wines. And so, over the course of two decades, a farmhouse surrounded by nature has been transformed into a model of excellence where meticulous care and respect for the earth’s cycles have remained unchanged.
From the vineyard to the bottle: all the flavor of a bountiful land. Today, the estate spans 18 hectares of vineyards, hazelnut groves, and woods, forming a natural mosaic that reflects and preserves the biodiversity and extraordinary richness of this corner of the Langa. The experience gained over the years and close collaboration with an agronomist and an oenologist ensure rigorous controls at every stage of winemaking - from the hand-harvest to bottling - guaranteeing the brand’s high quality standards. It is precisely from this journey - marked by expertise and respect for the raw materials - that the AR.VE.RA. wines are born: a collection with a distinct personality, capable of interpreting the unique character of this terroir. The white Chardonnay, fruity and delicately mineral, is joined by the sparkling wines Spumante Brut and Spumante Brut Rosé (both produced using the Martinotti method) and by one of the symbols of this area of Piedmont, Moscato d’Asti. But connoisseurs know that the essence of the Langhe is expressed above all through structured and enveloping red wines, such as Barbera d’Asti (awarded the prestigious Douja d’Or), which is smooth and light when drunk young, and more mature and complex in the aged Barbera d’Asti Superiore version. Rounding out the lineup are Pinot Noir, Dolcetto d’Asti, Cabernet, Monferrato Rosso, and, last but not least, the winery’s crowning jewel: a littleknown native grape variety that yields a refined wine with intense color and a full-bodied, lingering flavor - the Albarossa. AR.VE.RA.’s passion for the land, however, extends beyond the vineyards: the winery is also dedicated to cultivating the prized Tonda Gentile Trilobata hazelnut. Whether enjoyed natural, shelled and toasted, or transformed into gianduia cream, every step of the process is carried out with care to preserve the unmistakable flavor of this exceptional product. A milestone achieved, whilst always looking to the future. Celebrating twenty years in business means not only looking back with pride on the journey we have taken, but also renewing a promise: to continue offering products that exude authenticity, in the spirit of an ongoing commitment to sustainability and a vision focused on growth and innovation. This is the inspiration behind our invitation to visit our shop in Rovello Porro (CO), designed to welcome all those wishing to discover the wines and specialities of the Langhe. Here you’ll find a selection to suit every need: from a bottle for a special occasion to an elegant gift box, perfect for the upcoming Christmas festivities. Happy birthday, AR.VE.RA.! May the next twenty years be filled with satisfaction and many more occasions to raise a glass together in celebration.
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Matej Dodig
DODIG TRIONFA AL VENTESIMO COMO LAKE CHALLENGER di Elisabetta Comerio foto Bettina Musatti
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il ventunenne croato Matej Dodig il vincitore della ventesima edizione del Como Lake Challenger, dopo aver superato in finale il peruviano Juan Pablo Varillas. Varillas, ex numero 60 della classifica ATP, ha pagato in finale lo sforzo accumulato nei turni precedenti, arrivando al match decisivo dopo oltre sei ore di gioco sostenute tra quarti e semifinale. Nel primo set Dodig impone un ritmo alto grazie a un ottimo rendimento al servizio. Al croato basta concretizzare la prima palla break a favore per chiudere la frazione sul 6-3. Nel secondo set il livello del servizio di Dodig cala e Varillas ne approfitta, arrivando a procurarsi un set point sul 5-4. Il croato riesce però a risalire e a portare la frazione al tiebreak, aggiudicandoselo per 7-5 al primo match point. Il successo di Dodig completa un weekend interamente croato sulla terra rossa di Villa Olmo: la vittoria nel torneo di doppio è andata infatti alla coppia formata da Admir Kalender e Nino Serdarusic. Prosegue così la tradizione favorevole per la Croazia a Como, che già lo scorso
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anno aveva visto trionfare Luka Mikrut (quest'anno assente perché impegnato agli US Open). In occasione del Como Lake Challenger è stato assegnato anche il Trofeo Bianchi Group, alla memoria dello storico presidente Giulio Pini, che quest’anno è andato al medico Giulio Clerici che affianca il torneo fin dalla prima edizione. Al termine della finale del singolo, la presidente del Tennis Como, Chiara Sioli, ha commentato così la 20esima edizione: “Anche oggi abbiamo visto un tennis di alto livello, grazie a questi due giocatori che hanno affrontato questa settimana con condizioni davvero difficili per il caldo e sono riusciti a fare la differenza - ha detto -. Per noi questa era un'edizione importante, la ventesima. Ogni anno pensiamo di aver dato tutto ciò che un circolo come il nostro può offrire, ma i requisiti di questi tornei crescono ad ogni edizione e noi ci misuriamo con ostacoli sempre più difficili da superare. Nulla potremmo senza gli sponsor che vedete segnati in campo e che in realtà noi consideriamo come dei veri e propri amici”.
Matej Dodig e Juan Pablo Varillas
Admir Kalender e Nino Serdarusic
Twenty-one-year-old Croatian Matej Dodig is the winner of the 20th
edition of the Como Lake Challenger, after defeating Peru’s Juan Pablo Varillas in the final. Varillas, a former No. 60 in the ATP rankings, paid the price in the final for the effort he had expended in earlier rounds, reaching the decisive match after more than six hours of intense play in the quarterfinals and semifinals. In the first set, Dodig set a fast pace thanks to excellent serving. The Croatian needed only to convert his first break point to close out the set 6-3. In the second set, Dodig’s serving level dropped, and Varillas took advantage, earning a set point at 5-4. However, the Croatian managed to fight back and force a tiebreak, winning it 7-5 on his first match point. Dodig’s victory capped off an all-Croatian weekend on the clay courts of Villa Olmo: the doubles title went to the pair of Admir Kalender and Nino Serdarusic. This continues Croatia’s winning streak in Como, which
last year saw Luka Mikrut triumph (he was absent this year due to his participation in the US Open). During the Como Lake Challenger, the Bianchi Group Trophy - awarded in memory of the historic president Giulio Pini - was also presented; this year, it went to tournament doctor Giulio Clerici, who has been with the tournament since its very first edition. At the end of the tournament, Tennis Como president Chiara Sioli commented on the 20th edition: “Once again today we saw high-level tennis, thanks to these two players who tackled this week’s truly challenging conditions due to the heat and managed to make a difference,” she said. “For us, this was an important edition - our 20th. Every year we think we’ve given it our all, but we realize that expectations are always rising, and we keep trying, facing increasingly difficult challenges, thanks also to the sponsors whose names are displayed - and who are, in fact, our friends”.
Pedro Martínez
Thiago Seyboth Wild
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News
IX Trofeo di Golf Matteo Riboldi
di Marina Moretti foto archivio Associazione Matteo Riboldi
Un appuntamento speciale all’insegna dello sport, dell'amicizia
e della solidarietà. Sabato 19 settembre il Golf Club Carimate ha ospitato la IX Edizione del Trofeo di Golf dell'Associazione Matteo Riboldi, la onlus costituita senza scopo di lucro in memoria di Matteo Riboldi. Anche quest'anno la risposta è stata straordinaria con oltre 200 giocatori in una giornata di clima estivo che ha regalato una competizione emozionante. Il perfetto svolgimento della gara è stato possibile grazie alla passione di chi ha calcato i campi e all'eccellente lavoro di tutta l'organizzazione del circolo. Un'attenzione particolare è stata rivolta alle nuove generazioni con l'assegnazione di premi speciali dedicati ai giovanissimi nelle categorie Juniores femminile e Juniores maschile. Il Trofeo Matteo Riboldi non è solo una sfida sportiva, ma un motore di speranza. Da anni, il ricavato viene interamente devoluto a un importante progetto per sostenere la ricerca relativa alle malattie ematiche, alle leucemie e ai linfomi. Numerosi e importanti sono stati gli sponsor che hanno scelto di sposare questa causa, in primo luogo Moncler che da sempre sostiene il Trofeo con la presenza di tutta la famiglia Ruffini, e inoltre Oakley, Gallo, E'DePadova, My Skin Chemistry, Armani-Domus & Trend-Verga-Borgo 12 e altri fedeli sostenitori. L'appuntamento ha dimostrato ancora una volta come lo sport possa trasformarsi in un veicolo straordinario di generosità, nel ricordo sempre vivo di Matteo.
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special event celebrating sport, friendship and solidarity. On 19 September, the Carimate Golf Club hosted the 9th edition of the Matteo Riboldi Association Golf Trophy, organised by the non-profit organisation set up in memory of Matteo Riboldi. Once again this year, the turnout was extraordinary, with over 200 players taking part on a day with summer-like weather that made for a thrilling competition. The smooth running of the event was made possible thanks to the passion of those who took to the course and the excellent work of the club’s entire organising team. Particular attention was paid to the younger generation with the awarding of special prizes dedicated to the youngest players in the girls’ and boys’ junior categories. The Matteo Riboldi Trophy is not just a sporting challenge, but a source of hope. For years, all proceeds have been donated in full to a major project supporting research into blood disorders, leukaemia and lymphomas. Numerous major sponsors have chosen to support this cause, foremost among them Moncler, which has always backed the Trophy with the presence of the entire Ruffini family, as well as Oakley, Gallo, E’DePadova, My Skin Chemistry, Armani-Domus & Trend-Verga-Borgo 12 and other loyal supporters. The event demonstrated once again how sport can become an extraordinary vehicle for generosity, in the ever-living memory of Matteo.
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Fondazione
GENTILI MOSCONI Custodi di Cultura e Creatività
foto Gentili Mosconi
La Fondazione Gentili Mosconi si occupa di preservare, pro-
muovere, valorizzare e attivare il patrimonio tessile, artistico e creativo del Made in Italy, un patrimonio immenso che rappresenta da sempre un’inesauribile fonte di ispirazione per la moda, il design e l’arte. La Fondazione adotta un approccio concreto e orientato all’azione, mettendo in rete idee, risorse e expertise per attrarre talenti, sviluppare competenze creative e generare nuove opportunità, in particolare per le giovani generazioni. In qualità di organizzazione culturale no profit, la Fondazione opera su scala nazionale, mantenendo però un legame profondo con il territorio e con il distretto tessile di Como. Grazie al sostegno del Gruppo promotore, della Società Gentili Mosconi e dei sostenitori, dal 2025 a oggi la Fondazione ha sviluppato ben 27 iniziative. È possibile sostenere i progetti della Fondazione Gentili Mosconi ETS attraverso una donazione liberale oppure destinando il 5×1000. Per maggiori informazioni sulle modalità di sostegno: info@fondazionegentilimosconi.it
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Immagini tratte dalla mostra site-specific Food Culture | Food Couture, allestita presso il Laboratorio Aperto del Complesso Monumentale di San Paolo, Parma.
Guardians of Culture and Creativity T
he Gentili Mosconi Foundation is dedicated to preserving, promoting, enhancing and bringing to life the textile, artistic and creative heritage of ‘Made in Italy’ – an immense heritage that has always been an inexhaustible source of inspiration for fashion, design and art. The Foundation adopts a practical, action-oriented approach, bringing together ideas, resources and expertise to attract talent, develop creative skills and generate new opportunities, particularly for younger generations. As a non-profit cultural organisation, the Foundation operates on a national scale, whilst maintaining a deep connection with the local area and the Como textile district. Thanks to the support of the sponsoring group, Società Gentili Mosconi and its supporters, the Foundation has developed no fewer than 27 initiatives since 2025. You can support the projects of the Gentili Mosconi ETS Foundation through a charitable donation or by allocating your 5×1000. For further information on how to support us: info@fondazionegentilimosconi.it
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Te r r i t o r i o
Cascina Cristina, la community farm tra natura e inclusione di Elisabetta Comerio foto archivio Associazione Abilitiamo Autismo ODV
Nel 2017 un gruppo di famiglie fondano l’associazione Abilitiamo
Autismo ODV con l’obiettivo di offrire un supporto concreto e strutturato alle persone adulte affette da autismo. Dopo la nascita dell’associazione, emerge l’esigenza di individuare uno spazio operativo idoneo dove creare un ambiente stimolante per queste persone. È così che, nel 2022, prende vita a Cantù Cascina Cristina. Per scoprire di più su questa eccellenza del nostro territorio, abbiamo incontrato Carmen Gigliotti, vicepresidente dell’associazione. Cascina Cristina offre sia un servizio residenziale sia un centro diurno. Quali sono le peculiarità dei servizi offerti? Abitare abilitando è il moto dell’associazione costituitasi per realizzare una “casa” per adulti con autismo, dove ogni attività, a partire dalla quotidianità, attraverso interventi programmati e strutturati per le caratteristiche dell’autismo, è occasione di educazione, di crescita e di apprendimento. Più in dettaglio, sulla base del progetto individualizzato (PEI), redatto dall’equipe multidisciplinare (composta da: operatori, coordinatore, psicologa, OSS, personale sanitario e famigliari), secondo quanto riportato dalla letteratura più recente e dalle linee guida di indirizzo, la persona con autismo svolge attività lavorativa, ricreativa e sportiva. Tutte le attività svolte dal singolo ospite sono costantemente misurate; i dati raccolti in tabelle e grafici diventano la guida per valutare la bontà dell’intervento e conseguentemente per apportare modifiche, se necessario, al suo piano individualizzato sempre con l’obiettivo di migliorare la sua qualità di vita. Tali valutazioni sono effettuate sia per gli ospiti della RSD che per quelli del CDD. Cascina Cristina viene definita una "Community Farm": quali sono le caratteristiche che la identificano come tale? Si, a tutti gli effetti Cascina Cristina è una Community Farm, un modello riconosciuto ormai a livello internazionale come uno degli interventi più adeguati alle persone con disabilità intellettiva. Le caratteristiche strutturali e la collocazione di Cascina Cristina, adiacente al paese e immersa nel parco delle Groane, consentono a 29 persone con autismo, seguiti da operatori e volontari, di svolgere quotidianamente il lavoro agricolo. Cascina Cristina è dotata di due campi per la coltivazione di mais, una serra, diversi orti rialzati (cassoni) e 5 stanze
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verdi di lavoro realizzate sotto il fotovoltaico, per la produzione di fiori, ortaggi e piante aromatiche. Tra le diverse iniziative che portate avanti, un ruolo centrale è occupato dall’ortoterapia. Ci racconta come si sviluppa questo progetto? Per Terapia Orticolturale può intendersi un’attività che utilizza orticoltura e giardinaggio per raggiungere specifici obiettivi terapeutici e/o riabilitativi di coloro che la praticano, focalizzandosi sugli aspetti sociali, cognitivi, psicologici e fisici. All’interno di Cascina Cristina è strutturato un programma di Orticoltura Terapeutica: basato sulla gestione quotidiana di una vera e propria realtà agricola nata in questi anni all’interno e intorno alla cascina guidata da due agronomi. Le attività vengono programmate, progettate e sviluppate in modo che siano: utili agli obiettivi definiti dagli educatori, compatibili con le abilità dei partecipanti, sostenibili dal punto di vista agronomico. Tra gli aspetti fondamentali dell’orticoltura terapeutica c'è la gratificazione legata all’accudimento di un essere vivente, in concreto alla capacità di trasformare un piccolo seme in una pianta, da cui raccogliere frutti. Per questo motivo le attività partono dalla semina o dalla propagazione vegetativa, passando per la cura e il mantenimento delle piante con bagnature, rinvasi, trapianti, potature, fino alla raccolta. Per agevolare l’apprendimento e promuovere le autonomie, tutti gli spazi e gli oggetti utilizzati sono contrassegnati utilizzando la Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA) per compensare la disabilità temporanea o permanente di persone con bisogni comunicativi complessi. Il progetto è svolto in collaborazione con l'Università degli Studi di Milano e la Prof.ssa Natalia Fumagalli. Un’intera comunità si è stretta attorno ai vostri progetti. Che cosa ha significato questo supporto per voi? Il sostegno e l’aiuto fornitoci da tutta la comunità – istituzioni, enti pubblici e privati, singolo cittadino – è per noi di fondamentale importanza, in quanto ha consentito senza ombra di dubbio alla realizzazione di tutti i nostri progetti. Un ringraziamento sincero da parte di Abilitiamo a tutti loro, nella speranza che continuino a seguirci in questo cammino intrapreso ormai 10 anni fa. Grazie!
In queste pagine, alcune immagini di momenti dedicati all'ortoterapia; sotto, i ragazzi impegnati nell'attività sportiva
Cascina Cristina, the community farm at the heart of nature and inclusion I
n 2017, a group of families set up the association Abilitiamo Autismo ODV with the aim of offering practical and structured support to adults with autism. This initiative, combined with the search for a suitable venue, led to the establishment in 2022 of Cascina Cristina in Cantù, a centre of excellence. Underpinning the project is the principle that everyday life becomes a constant opportunity for education, learning and personal growth. Each resident follows an Individualised Education Plan (IEP), drawn up by a multidisciplinary team. The activities carried out are constantly monitored through the collection of data in tables and graphs, enabling interventions to be scientifically assessed and tailored to ensure the individual’s maximum wellbeing. Cascina Cristina functions as a genuine Community Farm, an internationally recognised model for supporting people with intellectual disabilities. Nestled within the Groane Park yet adjacent to the town centre, the facility enables 29 adults with autism, supported by staff and volunteers, to engage in agricultural work on a daily basis. The complex features two maize fields, a greenhouse, raised vegetable beds and five ‘green rooms’ covered with solar panels for the production of flowers, vegetables and herbs. A central element of the programme is Therapeutic Horticulture, led by two agronomists. The programme follows the entire plant growth cycle - from sowing to tending and on to harvesting - fostering a sense of fulfilment linked to caring for a living being. To ensure accessibility and encourage independence, all workspaces and tools are labelled using Augmentative and Alternative Communication (AAC) codes.
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A DV E R T I S I N G
COMO 1907 E LA REALE DOMUS
l'incontro tra grande calcio e real estate di lusso di Josette Elisa Bonomi foto archivio La Reale Domus|Knight Frank e archivio Como 1907
Negli ultimi anni il Como 1907 ha vissuto una profonda trasforma-
zione che va ben oltre il campo da gioco. Dal ritorno in Serie A all'esordio in Champions League, il club ha cambiato passo costruendo un progetto capace di coinvolgere sempre più profondamente la città e il suo territorio. Una crescita che non si misura soltanto in risultati sportivi conquistati dalla squadra, ma anche nella rete di collaborazioni che la società sta sviluppando con realtà virtuose del territorio, accomunate dalla volontà di valorizzare il Lago di Como e le sue eccellenze attraverso qualità, competenza e una visione internazionale. È nel solco di questo percorso che nasce la collaborazione con La Reale Domus|Knight Frank, realtà di riferimento sul Lago di Como nel segmento del real estate di lusso. Da anni l’agenzia della Founder and Owner Tania Morabito opera con una profonda conoscenza del patrimonio locale, una selezione attenta degli immobili e un approccio fondato sulla professionalità, trasparenza e cura delle esigenze di ogni cliente. Due mondi diversi, quello dello sport e quello immobiliare, che trovano un punto d’incontro proprio nel rapporto con il territorio. Il Como 1907 oggi porta il prestigio e le bellezze della città su palcoscenici internazionali e al contempo La Reale Domus|Knight Frank da anni racconta e valorizza il Lago di Como accompagnando una clientela internazionale alla scoperta delle sue proprietà storiche e di pregio. A unirle è un radicamento forte alla comunità e una cultura fatta di passione, dedizione, attenzione alla qualità e desiderio di costruire valore nel tempo. Uno sguardo rivolto oltre i confini, quello di una città e di un lago sempre più presenti nell’immaginario globale. La nuova partnership nasce così dall’incontro di due realtà con competenze differenti ma una visione e un impegno condiviso: contribuire alla crescita di Como valorizzandone l’identità, il patrimonio e il futuro ossia quella dimensione che oggi rappresenta una delle sue più grandi opportunità.
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In alto - prestigiosa proprietà con parco, piscina e campo da tennis. In basso - Lussuosi appartamenti in villa di nuova costruzione con straordinaria vista lago
Como 1907 and Reale Domus the match of top-flight football and luxury real estate
La Reale Domus|Knight Frank Tel. +39 031 310 0186 email:info@larealedomus.com www.larealedomus.com
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n recent years, Como 1907 has undergone a profound transformation that extends far beyond the pitch. From its return to Serie A to its Champions League debut, the club has shifted gear by building a project capable of engaging the city and the surrounding area ever more deeply. This growth is not measured solely by the team’s sporting achievements, but also by the network of partnerships the club is developing with leading local organisations, all united by a desire to promote Lake Como and its finest assets through quality, expertise and an international outlook. It is in the spirit of this journey that the partnership with La Reale Domus|Knight Frank has been forged, a leading name on Lake Como in the luxury property sector. For years, the agency, founded and owned by Tania Morabito, has operated with a deep understanding of the local heritage, a careful selection of properties and an approach rooted in professionalism, transparency and attention to the needs of every client. Two distinct worlds – sport and property – find common ground precisely in their connection to the local area. Today, Como 1907 showcases the city’s prestige and beauty on the international stage, whilst La Reale Domus|Knight Frank has, for years, been promoting and enhancing the appeal of Lake Como by guiding an international clientele in discovering its historic and prestigious properties. What unites them is a strong connection to the community and a culture built on passion, dedication, a focus on quality and a desire to build lasting value. A vision that looks beyond borders, that of a city and a lake increasingly present in the global consciousness. The new partnership thus stems from the coming together of two organisations with different areas of expertise but a shared vision and commitment: to contribute to Como’s growth by enhancing its identity, heritage and future – the very aspect that today represents one of its greatest opportunities.
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News
Caffè Milani dolce, bilanciato e da medaglia di Marina Moretti foto archivio Caffè Milani
Caffè Milani sweet, well-balanced, and award-winning
Un gusto dolce, delicato e una tessitura di crema impeccabile: la A sweet, delicate flavor and an impeccable crema texture: the tazzina ideale della tradizione italiana ha trovato la sua massima espressione sul podio dell’Espresso Italiano Champion 2026. Protagonista assoluto della finale nazionale del 17 e 18 giugno a Faenza è stato Gran Aroma, una delle miscele più rappresentative della gamma professionale di Caffé Milani, scelta dal neocampione italiano Matteo Colzani per superare le rigide prove tecniche e sensoriali della giuria. La competizione, promossa dall’Istituto Espresso Italiano, ogni anno mette alla prova i migliori professionisti del settore secondo i più alti standard qualitativi. “Il caffè è un mondo che mi accompagna da anni e che continua a insegnarmi il valore della pazienza, dell'attenzione e della formazione continua. Per la competizione ho scelto Gran Aroma di Caffé Milani, una miscela versatile e affidabile, capace di valorizzare il lavoro del barista in ogni fase della preparazione”, racconta Matteo Colzani, formatore e docente di Altascuola Coffee Training, il centro di formazione dell’azienda dedicato ai professionisti dell’horeca. “Siamo particolarmente orgogliosi di questo risultato perché Matteo è da anni parte della famiglia Caffé Milani, sia come cliente sia come docente. La sua vittoria rappresenta un importante riconoscimento del lavoro, della professionalità e della passione che ogni giorno contribuiscono a diffondere la cultura dell’espresso italiano”, commenta Elisabetta Milani. Con quasi 90 anni di esperienza nella torrefazione, Caffé Milani continua a investire nella formazione e nella valorizzazione delle competenze professionali, promuovendo una cultura del caffè fondata sulla qualità della materia prima, sulla conoscenza e sulla costante ricerca dell’eccellenza.
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ideal cup of coffee in the Italian tradition found its highest expression on the podium of the 2026 Espresso Italiano Champion. The undisputed star of the national finals held on June 17 and 18 in Faenza was Gran Aroma, one of the most iconic blends in Caffé Milani’s professional line, chosen by the newly crowned Italian champion Matteo Colzani to pass the jury’s rigorous technical and sensory tests. The competition, organized by the Istituto Espresso Italiano, puts the industry’s top professionals to the test each year according to the highest quality standards. “Coffee is a world that has been a part of my life for years and that continues to teach me the value of patience, attention to detail, and ongoing training. For the competition, I chose Caffé Milani’s Gran Aroma, a versatile and reliable blend capable of highlighting the barista’s skill at every stage of preparation,” says Matteo Colzani, trainer and instructor at Altascuola Coffee Training, the company’s training center dedicated to hospitality professionals. “We are particularly proud of this achievement because Matteo has been part of the Caffé Milani family for years, both as a client and as an instructor. His victory represents an important recognition of the hard work, professionalism, and passion that help spread the culture of Italian espresso every day,” comments Elisabetta Milani. With nearly 90 years of experience in coffee roasting, Caffé Milani continues to invest in training and the development of professional skills, promoting a coffee culture based on the quality of the raw material, knowledge, and the constant pursuit of excellence.
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“Insieme era il mondo” Anna Danielon vince il Premio Letterario Emily di Redazione foto Facebook
“Insieme era il mondo” Anna Danielon wins the Emily Literary Prize
“Insieme era il mondo”, il nuovo romanzo della comasca Anna Da- “Insieme era il mondo” (Together was the world), the new novel by Anna nielon edito da Eretica Edizioni, è un racconto corale che inizia con un evento drammatico ambientato nel Delta del Danubio, alla fine degli anni Settanta. La storia prosegue sviluppandosi in Europa per quasi quarant'anni: Milano, Parigi, le Canarie, la Romania sono i luoghi toccati dalla narrazione. Quattro protagonisti si muovono inconsapevoli dell'intreccio che lega le loro vite, ciascuno alla ricerca della propria strada. Sullo sfondo, un'Europa fragile tra overtourism, sostenibilità e migrazione, temi trattati con molta sensibilità dall’autrice. “Insieme era il mondo” lo scorso settembre si è aggiudicato il Premio Letterario Emily “I mille volti della violenza” nella Sezione opere edite.
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Danielon from Como, published by Eretica Edizioni, is a choral narrative that begins with a dramatic event set in the Danube Delta in the late 1970s. The story unfolds across Europe over almost forty years: Milan, Paris, the Canary Islands and Romania are the locations featured in the narrative. Four protagonists go about their lives, unaware of the threads that bind their lives together, each searching for their own path. Against this backdrop lies a fragile Europe grappling with overtourism, sustainability and migration – themes addressed with great sensitivity by the author. Last September, “Insieme era il mondo” won the Emily Literary Prize “The Thousand Faces of Violence” in the published works category.
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L’autunno di Villa d’Este, tra sapori, musica e grandi vini foto archivio Villa d'Este
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è un momento dell’anno in cui il Lago di Como cambia ritmo. Le giornate si fanno più quiete, la luce più morbida e la tavola torna a essere uno dei luoghi privilegiati in cui incontrarsi. È in questa atmosfera, e nel prolungarsi della stagione di Villa d’Este, che l’autunno prende forma attraverso un calendario di appuntamenti dedicati alla cucina, al vino e al piacere della convivialità, ideati e curati dall’Executive Chef Andrea Guerini e dal Group Wine Director Alex Bartoli. Alcuni sapori appartengono profondamente a questa stagione come il tartufo, che da ottobre entra nelle proposte gastronomiche di Villa d’Este, accanto al Carrello del Caviale e al Carrello degli Arrosti. Tra le proposte più rappresentative, il tagliolino del Ristorante Veranda, dove la delicatezza della pasta fresca incontra il profumo intenso e inconfondibile del tartufo. Anche il Ristorante Grill celebra la nuova stagione con Sapori d’Autunno, serate speciali in programma mercoledì 21 e 28 ottobre. A novembre, il racconto si sposta verso il mondo del vino. Le Wine Dinners rappresentano uno degli appuntamenti più esclusivi e raccolti. Nella Sala Napoleone, pochi ospiti hanno l’opportunità di incontrare alcune delle più importanti espressioni dell’enologia internazionale, accompagnate da un percorso gastronomico appositamente concepito. Il 4 novembre sarà protagonista Domaine Leflaive, mentre il 19 novembre sarà la volta di Château d’Yquem. Tornano le Serate Flambé, in programma il 2, 9, 16, 23 e 30 novembre, riportando al centro della scena una tradizione che appartiene alla storia della grande ristorazione, la cucina flambé, o cucina di sala. L’8 novembre aprirà le porte la Greenhouse, un luogo dedicato al piacere del rito dell’aperitivo, ai cocktail d’autore e a una selezione dei migliori distillati internazionali, accompagnati da un’accurata proposta musicale dal vivo. Il viaggio gastronomico si arricchirà ulteriormente a fine novembre con l’apertura della Chocolate Room dove celebrare l’arte dell’alta pasticceria del Grand Hotel e una proposta gastronomica d’eccellenza. Tra gli appuntamenti più attesi, il Thanksgiving, in programma il 26 novembre, porterà a Villa d’Este l’atmosfera e i sapori della tradizione americana attraverso un’esperienza conviviale e raffinata.
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Autumn at Villa d’Este: flavors, music and fine wines T
here is a time of year when Lake Como changes its rhythm. The days grow quieter, the light becomes softer, and the dining table once again becomes one of the favourite places to gather. It is in this atmosphere, and as the season at Villa d’Este draws on, that autumn takes shape through a programme of events dedicated to cuisine, wine and the pleasure of conviviality, conceived and curated by Executive Chef Andrea Guerini and Group Wine Director Alex Bartoli. Certain flavours are deeply associated with this season, such as the truffle, which from October features in Villa d’Este’s culinary offerings, alongside the Caviar Trolley and the Roast Trolley. Among the most iconic dishes is the tagliolino at the Veranda Restaurant, where the delicacy of fresh pasta meets the intense and unmistakable aroma of the truffle. The Grill Restaurant also celebrates the new season with Sapori d'Autunno, special evenings scheduled for Wednesday 21 and 28 October. In November, the focus shifts to the world of wine. The Wine Dinners are among the most exclusive and intimate events. In the Sala Napoleone, a select few guests have the opportunity to discover some of the most significant expressions of international winemaking, accompanied by a specially designed gastronomic journey. On 4 November, Domaine Leflaive will take centre stage, whilst on 19 November it will be the turn of Château d’Yquem. The Serate Flambé return, scheduled for 2, 9, 16, 23 and 30 November, bringing back to the forefront a tradition that is part of the history of fine dining: flambé cooking, or table-side cooking. On 8 November, the Greenhouse will open its doors, a venue dedicated to the pleasure of the aperitif ritual, signature cocktails and a selection of the finest international spirits, accompanied by a carefully curated programme of live music. The gastronomic journey will be further enriched in late November with the opening of the Chocolate Room, where guests can celebrate the art of the Grand Hotel’s haute patisserie and a gastronomic offering of the highest calibre. Among the most eagerly awaited events, Thanksgiving, scheduled for 26 November, will bring the atmosphere and flavours of American tradition to Villa d’Este through a convivial and refined experience.
corner Questo libro è per chi ama gli intrighi, i viaggi e per chi sente di esse-
re in trasformazione, per chi sta cercando nuove risposte o semplicemente nuove domande. Un romanzo intenso, ironico e profondamente introspettivo: la storia di un viaggio che diventa mistero, memoria e ritorno a sé. “Là dove fa paura” racconta la fuga di Lea verso l’India e il momento esatto in cui smettere di scappare diventa inevitabile. Tra amicizia, tarocchi, silenzi familiari e una scomparsa inquietante, il romanzo esplora con delicatezza il confine tra paura e rinascita, trasformando il viaggio esteriore in una ricerca interiore. Quando Lea parte per l’India insieme all’amica Celeste, non sta cercando illuminazioni né risposte spirituali. Sta cercando una semplice tregua. Un po’ di pace dopo le dimissioni sofferte da un lavoro alienante, da una vita che si è improvvisamente svuotata di senso e da domande che ha sempre rimandato. Ma tra il caos vibrante di Rishikesh e la quiete ambigua di un ashram, il viaggio prende presto una piega inattesa: una giovane ragazza scompare, lasciando dietro di sé silenzi, omissioni e versioni contrastanti. Mentre la tensione cresce, Lea si ritrova a fare i conti con ciò che ha sempre evitato: il legame viscerale con i tarocchi appartenuti alla madre, cartomante mai davvero compresa. Le carte tornano a imporsi non come strumento di divinazione, ma come linguaggio simbolico, un modo scomodo e implacabile per scavare dentro di sé e nel mistero legato alla sparizione della ragazza. Non predicono il futuro: portano a galla ricordi, paure, eredità familiari e verità emotive che Lea non è pronta ad affrontare. Tra rituali quotidiani, legami che si incrinano, ironia come forma di difesa e un mistero che rifiuta soluzioni semplici, Lea dovrà decidere se continuare a scappare o fermarsi proprio lì dove fa paura: nello spazio vuoto che chiede di essere abitato e non riempito. “Là dove fa paura” è il secondo romanzo in self publishing di Julie Arlin, autrice da più di vent’anni è presente in tv e in radio, e che sta già lavorando al prossimo libro ambientato a Como.
Maurizio Pratelli firma un’opera frizzante e fuori dagli sche-
mi, capace di intrecciare due grandi passioni: la musica rock e il vino di qualità. Un viaggio sensoriale in cui ogni traccia sonora trova il suo calice corrispettivo. Dopo la celebre trilogia di Vini e Vinili, questa volta sono le canzoni a prendersi gran parte della scena, e il filo conduttore è la leggerezza di un jukebox ritrovato lungo la strada in un locale metropolitano dove, dopo la prima canzone, l’autore ha chiesto al barman altre monete e un altro bicchiere di rosso. L'idea alla base del libro affonda le radici in un ricordo d'infanzia: il piccolo Maurizio che, a nove o dieci anni, correva a casa il venerdì all'uscita da scuola per ascoltare in radio la Hit Parade presentata da Lelio Luttazzi. A questo rito, per lui irrinunciabile, si era arresa anche sua nonna: nessun pranzo pronto in tavola finché non avevano ascoltato tutti gli otto 45 giri più venduti della settimana. Posate, piatti e bicchieri dovevano rimanere in silenzio fino alla canzone regina, quella al primo posto. Da quel primo seme è nata una passione per la musica coltivata negli anni che oggi si traduce in questo un volume impreziosito dalla copertina di Osvaldo Casanova e dalla prefazione di Alessio Brunialti. Tra le pagine del libro non si trova una fredda classifica, ma un'antologia di 101 brani affiancati da altrettanti calici, capaci di creare affinità emotive e degustazioni originali. Elvis Presley si sposa con le bollicine ancestrali di un moscato secco, Bob Dylan richiama la struttura di un leggendario Barolo delle Langhe, Lucio Corsi e le vecchie vigne di Trebbiano… e via così, per 101 volte. Spaziando tra nomi immortali e icone contemporanee, con una prosa elegante e immediata, Pratelli costruisce schede dinamiche guidate da aneddoti e suggestioni pop: un invito a rallentare, abbassare le luci, mettere su un brano e versarsi il calice giusto
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a storia si ispira al progetto del film che ha ossessionato Alfred Hitchcock per tutta la vita, ma che non è mai stato girato dal maestro del brivido. L’idea che aveva catturato il regista nasceva dalla pièce “Mary Rose”, dello scrittore James Matthew Barrie (1860-1937), noto anche per aver creato il personaggio di Peter Pan. Questo libro ripropone l’intera sceneggiatura, ricostruendone le fasi di scrittura, nutrita di richiami a leggende scozzesi e irlandesi. Nel proprio contributo, Paolo Lipari, autore del documentario “Hitchcock Island”, rilegge anche l’intensa e continua frequentazione da parte di Hitchcock del Lago di Como, avanzando l’ipotesi che l’Isola Comacina possa essere stata considerata dal Maestro come set del film mai realizzato, tratto dalla pièce di Barrie.
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he story is inspired by the film project that haunted Alfred Hitchcock throughout his life, but which was never made by the master of suspense. The idea that had captivated the director stemmed from the play *Mary Rose* by the writer James Matthew Barrie (1860–1937), also known for creating the character of Peter Pan. This book presents the entire screenplay, reconstructing the stages of its writing, rich with references to Scottish and Irish legends. In his contribution, Paolo Lipari, director of the documentary *Hitchcock Island*, also re-examines Hitchcock’s frequent and prolonged visits to Lake Como, putting forward the hypothesis that Isola Comacina may have been considered by the Master as the setting for the film that was never made, based on Barrie’s play.
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Una scienziata, un artista, un filosofo e
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un grande spazio, fisico e mentale: l’universo. Elena D’Onghia, astrofisica; Antonio Teruzzi, artista; Felice Bonalumi attraverso le riflessioni che hanno accompagnato la storia della filosofia conferma come questa tematica sia parte imprescindibile del pensiero umano. Ecco allora che l’istante zero, la materia oscura, la complessità della luce, l’idea tanto scomoda di infinito, il cielo e i suoi colori, il tempo che sfugge alla considerazione e alla definizione comuni acquistano da punti di vista differenti un’unica finalità: la coscienza come mistero nell’incontro tra macro-microcosmo perché l’universo è prima di tutto il luogo abitato dall’uomo. E la curiosità è il motore che spinge ogni essere vivente a dare un significato ai tanti misteri che siamo chiamati ad affrontare.
uando Como piangeva è una dolorosa carrellata di disastri che hanno segnato il territorio comasco dagli anni ’20 agli anni ’80 del secolo scorso. La memoria e gli archivi consultati dagli autori, Marco Guggiari e Carlo Pozzoni, consegna una sequela di sciagure e incidenti che hanno sconvolto all’improvviso la vita di persone e di intere comunità. I fatti narrati e le fotografie che, simbolicamente, li rievocano segnalano il confine, spesso labile tra speranza e angoscia, gioia e sofferenza, vitalità e lutto. Il contrasto tra l’esistenza spensierata e la tragedia in agguato segna il filo conduttore di tutto. “Quando Como piangeva” vuole ricordare chi ha vissuto tutto questo, chi si è salvato e, soprattutto, chi non c’è più. Carlo Pozzoni Fotoeditore.
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Quando Como Piangeva (When Como
scientist, an artist, a philosopher and a vast space, both physical and mental: the universe. Elena D’Onghia, an astrophysicist; Antonio Teruzzi; Felice Bonalumi, through the reflections that have accompanied the history of philosophy, confirms that this theme is an indispensable part of human thought. Thus, the zero moment, dark matter, the complexity of light, the rather unsettling idea of infinity, the sky and its colours, and time - which eludes common understanding and definition - acquire, from different perspectives, a single purpose: consciousness as a mystery at the intersection of macroand microcosm, for the universe is, first and foremost, the place inhabited by humankind. And curiosity is the driving force that compels every living being to to understand and to make sense of the many mysteries we are called upon to confront.
Wept) is a heart-wrenching account of the disasters that have marked the Como area over the course of six decades, from the 1920s to the 1980s of the last century. The memories and archives consulted by the authors, Marco Guggiari and Carlo Pozzoni, reveal a series of calamities and accidents that suddenly upended the lives of individuals and entire communities. The events recounted and the photographs that symbolically evoke them highlight the often-blurred line between hope and anguish, joy and suffering, vitality and mourning. The contrast between carefree existence and lurking tragedy serves as the central theme throughout. “When Como Wept” aims to honor those who lived through all of this, those who survived, and, above all, those who are no longer with us.
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Il catalogo generale di Alvaro Molteni Una vita tra arte e arte applicata, nella tradizione del tessile lariano A life spent between fine art and applied art, within the tradition of the Larian textile industry foto Lorenzo Canali, CiaoComo
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poco più di dieci anni dalla scomparsa di Alvaro Molteni (1920–2015), figura di riferimento dell’astrattismo comasco e del disegno tessile lariano, vede la luce il suo Catalogo generale dei dipinti. Curato dal critico e storico d’arte Luigi Cavadini e voluto dagli eredi dell'artista, il volume è il frutto di un imponente lavoro di ricerca durato quasi cinque anni, che ha portato alla catalogazione e allo studio di oltre 500 opere. Oltre al saggio critico e alla ricostruzione bio-bibliografica, la pubblicazione include una sezione dedicata all’arte di Molteni applicata al disegno tessile, con documenti ottenuti grazie alla collaborazione con Gentili Mosconi Società Benefit, Ratti S.p.A. Società Benefit e Museo della Seta.
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ust over ten years after the death of Alvaro Molteni (1920–2015), a leading figure in the Como abstract art movement and Larian textile design, his General Catalogue of Paintings has been published. Edited by the art critic and historian Luigi Cavadini and commissioned by the artist’s heirs, the volume is the result of an extensive research project lasting almost five years, which led to the cataloguing and study of over 500 works. In addition to a critical essay and a biographical and bibliographical account, the publication includes a section dedicated to Molteni’s work in textile design, featuring documents obtained through collaboration with Gentili Mosconi Società Benefit, Ratti S.p.A. Società Benefit and the Museo della Seta.
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Via Dante Alighieri,18, Oggiono (LC) / +39 03411831110 / info@biancarelais.it
25 Amici di Como nasce nel 2001 dalla volontà di alcuni
amici fortemente motivati da una passione per Como e il territorio, spinti da quel carattere imprenditoriale che rappresenta il segno di riconoscimento delle nostre aziende nel mondo. L’obiettivo dell’associazione è quello di poter intervenire con le proprie risorse economiche e i propri progetti in svariati campi d’azione ed è per questo che Amici di Como si caratterizza per uno spirito che contribuisce a rendere concreti l’attenzione e l’impegno per Como, il Lago e il suo Territorio, promuovendone la conservazione dei valori e delle tradizioni. La credibilità di Amici di Como, così come il prestigio dei suoi associati, oltre agli importanti risultati raggiunti, hanno fatto sì che l’associazione in questi anni registrasse una costante crescita di adesioni. Amici di Como è oggi una forza
che riunisce oltre 160 imprese che affonda le sue radici nell’amicizia, legame che accomunava il gruppo costituente e che ancora oggi è il pilastro portante dell’associazione. Il simbolo di Amici di Como è un segno che rappresenta l’essenza della nostra terra: il verde intenso delle nostre montagne, delle valli e delle distese pianeggianti; il blu profondo delle acque dei laghi e dei corsi d’acqua, risorse naturali fondamentali per l’unicità del nostro territorio. Amici di Como ha raggiunto quest’anno il traguardo dei 25 anni, grazie agli imprenditori che hanno creduto in questa sfida, diventata oggi una realtà consolidata e attiva. Amici di Como fin dalla sua fondazione ha fatto proprio il claim “mecenati per scelta e per passione”, declinato nei vari ambiti in cui l’associazione opera da cinque lustri: solidarietà, famiglia, cultura, arte, grandi opere, sport.
Honorary Member Mons. Diego Coletti
Giovanna Agliati Ratti
Paolo Nespoli
George Clooney
Mons. Diego Coletti, ordinato dal Cardinale Martini, è un vescovo cattolico italiano, dal 4 ottobre 2016 vescovo emerito di Como.
Giovanna Agliati Ratti è Presidente Onorario di BENNET SpA, fondata negli anni ’60 con il marito, il Cavaliere del Lavoro Enzo Ratti. Le è stata conferita l’onorificenza di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana ed è Dama dell’Ordine di San Silvestro Papa.
Paolo Nespoli, famoso astronauta europeo, ingegnere e Maggiore dell'esercito, ha stabilito il record italiano di permanenza nello spazio con oltre 313 giorni.
George Clooney è un attore, regista e produttore cinematografico statunitense, ambasciatore del Lago di Como nel mondo.
Amici di Como è stato insignito del titolo di: “Testimonial del marchio Lago di Como – Un Mondo Unico al Mondo” da parte della Camera di Commercio di Como e Lecco, un omaggio a coloro che, con il loro impegno, hanno contribuito a valorizzare e promuovere il Lago di Como a livello nazionale e internazionale.
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News
George Clooney
Leone d’Oro alla carriera di Marina Moretti foto Instagram
Un prestigioso riconoscimento internazionale celebra il
talento, la visione e il carisma di un grande del cinema mondiale e rappresenta anche la soddisfazione di vedere premiato un amico del nostro territorio. Nel corso della cerimonia di apertura della 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, l’attore americano George Clooney - socio onorario di Amici di Como - è stato insignito del Leone d’Oro alla carriera. Un premio che rende omaggio a una straordinaria parabola artistica da interprete, regista e produttore, mossa sempre da profonda passione, generosità e impegno sociale. Accogliendo l'onorificenza con l'inconfondibile eleganza che lo contraddistingue, l’attore ha ricordato quanto sia forte il suo legame con l'Italia. Da anni ambasciatore del Lago di Como nel mondo, Clooney trascorre regolarmente le sue estati nella splendida cornice di Laglio insieme alla sua famiglia, dimostrando un affetto autentico e profondo per i nostri luoghi. Un legame sincero che si è tradotto anche in azioni concrete: alcuni anni fa, proprio insieme ad Amici di Como, George ha sostenuto l'iniziativa “Una goccia di Lago per il Darfur”, un evento di solidarietà che ha visto la sua straordinaria e generosa partecipazione.
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George Clooney, Golden Lion for Lifetime Achievement
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his prestigious international award celebrates the talent, vision, and charisma of a giant of world cinema and also represents the satisfaction of seeing a friend of our region honored. During the opening ceremony of the 83rd Venice International Film Festival, American actor George Clooney—an honorary member of Amici di Como—was awarded the Golden Lion for Lifetime Achievement. This award pays tribute to an extraordinary artistic career as an actor, director, and producer, always driven by deep passion, generosity, and social commitment. Accepting the honor with his signature elegance, the actor recalled how strong his bond with Italy is. A long-time ambassador for Lake Como around the world, Clooney regularly spends his summers in the splendid setting of Laglio with his family, demonstrating a genuine and deep affection for our region. This sincere bond has also translated into concrete actions: a few years ago, together with Amici di Como, George supported the initiative “Una goccia di Lago per il Darfur” (“A Drop of Lake for Darfur”), a charity event that saw his extraordinary and generous participation.
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Un cantiere di carità e memoria viva Il mandato fiduciario ad Amici di Como per la Casa di Don Roberto
Don Roberto Malgesini
di Rosaria Casali foto Archivio T.B.M.
Nel cuore di Como, adiacente alla chiesa di ciale legame si è consolidato attraverso due San Rocco in via Regina Teodolinda, c’è un luogo dove il tempo sembra essersi fermato, ma dove la carità non ha mai smesso di pulsare. È la casa parrocchiale che fu teatro dell’apostolato silenzioso di Don Roberto Malgesini, il sacerdote ucciso il 15 settembre 2020 mentre si preparava alla quotidiana distribuzione delle colazioni agli ultimi. Oggi che la Chiesa ne ha solennemente avviato la causa di Beatificazione e Canonizzazione - proclamando don Roberto Servo di Dio il 2 maggio 2026 - quel complesso immobiliare si appresta a rinascere sotto forma di un "memoriale attivo". Un’opera di alta valenza civile, spirituale e sociale che vedrà insieme la Diocesi di Como, la comunità locale e il mondo dell’imprenditoria. Per guidare e garantire la dimensione etica e laica di questo imponente cantiere di solidarietà, S. Em.za il Cardinale Oscar Cantoni, Vescovo di Como, ha voluto conferire un esplicito mandato fiduciario all’Associazione Amici di Como, facendone il capofila e garante dell'iniziativa. Il Cardinale ha individuato nell’Associazione il ponte vitale tra il tessuto imprenditoriale e la società civile, capace di agire come catalizzatore di risorse, sensibilità e sponsorizzazioni trasparenti. Questo spe-
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momenti simbolici di straordinario valore: l'incontro in Vescovado lo scorso 25 novembre, una prima sessione riservata tra il Vescovo e il Consiglio Direttivo di Amici di Como, durante la quale l'Associazione ha accolto e condiviso seduta stante l'invito della Chiesa comense. La presentazione solenne a Menaggio, lo scorso 1° luglio, con la formalizzazione pubblica del mandato dinanzi a una platea di quasi trecento persone, tra associati, massime Autorità Civili e Militari e personalità del territorio. Il ruolo di Amici di Como consisterà nel promuovere la raccolta fondi, le sponsorizzazioni specialistiche e tecniche, operando nel segno della massima terzietà: le risorse finanziarie non transiteranno dall'Associazione, ma confluiranno su un fondo dedicato, per poi essere erogate alla Parrocchia, proprietaria dell’immobile, secondo rigorosi stati di avanzamento lavori. A tracciare il quadro dettagliato del percorso finora compiuto e degli sviluppi imminenti è don Roberto Bartesaghi, parroco di Tavernola, membro del Consiglio Affari Economici della Diocesi e compagno di ordinazione sacerdotale di don Malgesini (consacrati insieme nel giugno 1998). Ripercorrendo le tappe dell'iniziativa nel corso dell'ultimo incontro di
coordinamento, don Bartesaghi ha spiegato il perché di un'attesa apparente dopo la proposta iniziale. Subito dopo il 15 settembre 2020, mentre la città piangeva la scomparsa di don Roberto, si impose il dilemma sul futuro della struttura. Per non disperdere la presenza degli ospiti e l'impegno dei volontari, si scelse di congelare la situazione per qualche giorno, una decisione pragmatica che si è poi protratta per cinque anni. Nel gennaio scorso, di fronte all'alternativa tra la chiusura del capitolo o l'individuazione di una svolta chiara, don Bartesaghi ha assunto il ruolo di referente e mediatore tra Curia, Parrocchia, Caritas e il gruppo dei volontari storici. Muovendo dalla natura sacerdotale di don Roberto Malgesini e dalla volontà di custodirne lo stile evangelico, si è giunti alla decisione di costituire la Fondazione Don Roberto Malgesini, promossa dai familiari e dai sacerdoti suoi compagni di Messa che riceverà gli immobili di via Regina Teodolinda in comodato d'uso dalla Parrocchia. Sotto il profilo strettamente edilizio, il progetto dell'immobile, suddiviso tra la casa parrocchiale (Lotto A, dove la cameretta di don Roberto rimarrà conservata intatta come luogo di preghiera) e il vecchio oratorio collabente (Lotto B, da mettere in sicurezza per evi-
Sopra, S. Em.za il Cardinale Oscar Cantoni durante la presentazione del progetto all'assemblea di Amici di Como; sotto, don Roberto Bartesaghi, parroco di Tavernola e membro del Consiglio Affari Economici della Diocesi
A site of charity and memory tare crolli), verrà riadattato e cucito su misura per le esigenze reali della Fondazione. Non si realizzeranno semplici ambienti parrocchiani tradizionali, gli spazi dell'ex oratorio saranno riconvertiti per offrire accoglienza a chi si trova in situazione di fragilità ed essere, al contempo, un polo di attrazione e formazione per i giovani che desiderano accostarsi alla figura e alla testimonianza di don Roberto. L'opera parte già con solide basi finanziarie assicurate dalla Parrocchia di San Bartolomeo e San Rocco, a cui si aggiungono le offerte già raccolte negli anni dalla famiglia. Ma, come ha rimarcato don Bartesaghi, l'iniziativa non cerca solo risorse economiche: "Stiamo raccogliendo soprattutto esperienze, idee e partecipazioni professionali". Il mondo delle imprese comasche è infatti invitato a contribuire non solo con donazioni, ma mettendo in campo knowhow, fornitura di materiali ed energie lavorative. Muovendosi secondo quelli che don Bartesaghi ha definito con un sorriso "i tempi dello Spirito Santo", l’Associazione Amici di Como con la città di Como e la Diocesi di Como Sondrio, si appresta così a restituire alla comunità un luogo dove la lezione di mitezza e prossimità del Servo di Dio don Roberto continuerà a parlare al cuore delle future generazioni.
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n Como, on Via Regina Teodolinda, the parish house of Don Roberto Malgesini - a priest dedicated to the marginalized, killed in 2020 and declared a Servant of God on May 2, 2026 - is reborn as an “active memorial.” The initiative brings together the Diocese, the local community, and the business sector to transform the building into a vibrant center of shelter and charity. Cardinal Cantoni’s fiduciary mandate Cardinal Oscar Cantoni has entrusted a solemn fiduciary mandate to the “Amici di Como” Association as the project’s lead partner and secular guarantor. The Association acts as a bridge with the economic community to gather resources and technical sponsorships. This path was formalized in two stages: a meeting at the Bishop's Palace in November 2025 and a public presentation in Menaggio on July 1, 2026, before nearly three hundred people. Funds will be managed with complete transparency. The process and the turning point in the words of Don Roberto Bartesaghi, Don Malgesini’s ordination classmate and project contact, outlined the key milestones: after a transition phase (2020–2025), early 2026 saw the creation of the Don Roberto Malgesini Foundation, established by his family and fellow priests. The statute is currently being reviewed by Notary. The Foundation will receive the property under a free loan agreement (co-
modato) from the Parish, ensuring legal protections and insurance coverage for all volunteers. Spaces dedicated to hospitality and yout. From an architectural perspective, the project includes Lot A (renovation of the house and preservation of Don Roberto’s untouched bedroom) and Lot B (structural stabilization of the former oratory to create spaces for shelter and youth education). The work begins with a financial base.
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Tra arte e narrazione nel segno di San Francesco di Marina Moretti foto Associazione Culturale Lomazzo
Between art and storytelling in the spirit of St Francis
La figura di San Francesco d’Assisi continua a parlare all’uomo con- The figure of St Francis of Assisi continues to speak to contemporary temporaneo con immutata forza. È attorno a questa eredità che l’Associazione Culturale Lomazzo "Giovanni Paolo II" ha ideato, in occasione dell'VIII centenario della morte, la rassegna in cinque appuntamenti “San Francesco, una rivoluzione di pace”, per esplorare l’attualità del Poverello intrecciando tre grandi linguaggi espressivi: il teatro, l’arte e la narrazione. L’iniziativa, patrocinata dal Comitato Nazionale del Ministero della Cultura e sostenuta da Amici di Como e Consorzio Como Turistica, ha proposto un ricco cammino di riflessione. La rassegna si è aperta con il teatro, grazie all'intensa interpretazione di Christian Poggioni nel testo “Lu Santo Jullare Francesco” di Dario Fo e Franca Rame, per poi approfondire la dimensione spirituale con la conferenza di don Andrea Straffi, incentrata sulla celebre preghiera davanti al crocifisso di San Damiano. L'iconografia francescana ha poi trovato spazio con l'analisi del professor Roberto Filippetti in un affascinante confronto tra i capolavori di Giotto ad Assisi e a Firenze e con l'itinerario storico-artistico curato dal giornalista e critico d'arte Luca Frigerio. A completare il percorso sarà, il 23 novembre, la voce della poesia e della musica con la riflessione di Davide Rondoni, presidente del Comitato Nazionale, affiancato dall'arpista Vincenzo Zitello. Attraverso parole e immagini, il progetto ha permesso di riscoprire un messaggio di fraternità e riconciliazione universale che, oggi come otto secoli fa, rappresenta un faro di speranza e un richiamo alla semplicità per credenti e non credenti.
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people with undiminished power. It is around this legacy that the Lomazzo Cultural Association “John Paul II” has organised, to mark the 800th anniversary of his death, a five-part series entitled “St Francis, a revolution of peace”, to explore the relevance of the ‘Poverello’ today by weaving together three major forms of expression: theatre, art and storytelling. The initiative, sponsored by the National Committee of the Ministry of Culture and supported by Amici di Como and Consorzio Como Turistica, offered a rich journey of reflection. The series opened with theatre, thanks to Christian Poggioni’s powerful performance in the play “Lu Santo Jullare Francesco” by Dario Fo and Franca Rame, before delving into the spiritual dimension with a lecture by Father Andrea Straffi, centred on the famous prayer before the crucifix at San Damiano. Franciscan iconography was then explored through Professor Roberto Filippetti’s analysis, which offered a fascinating comparison between Giotto’s masterpieces in Assisi and Florence, alongside a historical and artistic tour curated by the journalist and art critic Luca Frigerio. Rounding off the programme on 23 November will be the voice of poetry and music, with reflections by Davide Rondoni, president of the National Committee, accompanied by harpist Vincenzo Zitello. Through words and images, the project has enabled the rediscovery of a message of brotherhood and universal reconciliation which, today as eight centuries ago, represents a beacon of hope and a call to simplicity for believers and non-believers alike.
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Idrovolanti e anfibi protagonisti del Gran Premio dei Sei Laghi di Redazione foto Aero Club Como
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abato 12 settembre 2026, l’Aero Club Como ha ospitato il Gran Premio dei Sei Laghi – Trofeo Villa d’Este, una delle competizioni più prestigiose dedicate agli idrovolanti e agli anfibi. In questa edizione, hanno partecipato quattordici equipaggi, per un totale di ventotto tra piloti e navigatori. Una manifestazione nata nel 1913, quando il Gran Premio dei Sei Laghi venne disputato per la prima volta, e che dal 2014 è tornata a essere un appuntamento stabile del calendario dell’aviazione sportiva italiana riconosciuta come gara open all’interno del Campionato Italiano della Specialità Volo Motore dall’Aero Club d’Italia, CONI e FAI (Fédération Aéronautique Internationale). “Il Gran Premio dei Sei Laghi consolida di anno in anno uno dei principi fondanti della nostra istituzione: una fortissima vocazione internazionale”, sottolinea Enrico Guggiari, presidente dell’Aero Club Como. “A competere non sono soltanto piloti e atleti provenienti da ogni Paese europeo, ma da tutto il mondo, dall’Asia alle Americhe”.
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n Saturday, September 12, 2026, the Aero Club Como hosted the Six Lakes Grand Prix – Villa d’Este Trophy, one of the most prestigious competitions for seaplanes and amphibious aircraft. Fourteen crews participated in this edition, for a total of twenty-eight pilots and navigators. The event dates back to 1913, when the Six Lakes Grand Prix was held for the first time, and since 2014 it has once again become a regular fixture on the Italian sports aviation calendar, recognized as an open competition within the Italian Motor Flight Championship by the Aero Club of Italy, CONI, and FAI (Fédération Aéronautique Internationale). “Year after year, the Six Lakes Grand Prix reinforces one of our institution’s founding principles: a strong international focus,” emphasizes Enrico Guggiari, president of the Aero Club Como. “Competing are not only pilots and athletes from every European country, but from all over the world, from Asia to the Americas.”
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Abbraccio senza barriere: il cuore grande di Como per Tutti
di Marina Moretti foto archivio CiaoComo
A barriere-free embrace: the big heart of Como per Tutti
Tre giornate intense dedicate all'inclusione, alla solidarietà e alla par- Three intense days dedicated to inclusion, solidarity and shared partecipazione condivisa, che hanno visto una grande affluenza di cittadini, volontari e istituzioni. Le piazze del centro storico si sono trasformate, dal 12 al 14 giugno, nel palcoscenico a cielo aperto di "Como per Tutti 2026", la manifestazione promossa da CiaoComo Radio nell'ambito del progetto CiaoComo per il Sociale. Il ricco programma ha offerto un perfetto equilibrio tra sensibilizzazione, sport e intrattenimento: dalla Camminata Inclusiva sul lungolago alle attività del Villaggio dello Sport, fino alle celebrazioni per i 49 anni di CiaoComo Radio. Di rilevante momento scientifico e politico è stato il Convegno al Teatro Sociale, a cui è intervenuto il Ministro per le Disabilità on. Alessandra Locatelli, da cui sono arrivati i complimenti per l'eccellente organizzazione dell'evento, sottolineando il valore di una rete territoriale capace di fare vera integrazione. A coronare con entusiasmo l'intera manifestazione è stato il concerto finale di Bobby Solo: una Piazza Cavour gremita ha cantato i grandi successi dell'artista, chiudendo in grande stile la tre giorni. La riuscita dell'iniziativa è stata resa possibile anche grazie alla preziosa sinergia con il tessuto imprenditoriale locale. Tra le realtà in prima linea che hanno creduto con convinzione in questo progetto spicca l’associazione Amici di Como, tra i main sponsor dell'evento insieme ad altri prestigiosi partner territoriali. Una dimostrazione concreta di come la collaborazione tra associazionismo e privati possa regalare alla città una festa autenticamente aperta a tutti.
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ticipation, which saw a large turnout of citizens, volunteers and organisations. From 12 to 14 June, the squares of the historic centre were transformed into the open-air stage for “Como for Everyone 2026”, the event organised by CiaoComo Radio as part of the CiaoComo for Social Good project. The packed programme offered a perfect balance of awareness-raising, sport and entertainment: from the Inclusive Walk along the lakefront to the activities at the Sports Village, right through to the celebrations marking CiaoComo Radio’s 49th anniversary. A highlight of scientific and political significance was the conference at the Teatro Sociale, attended by the Minister for Disability, the Honourable Alessandra Locatelli, who praised the excellent organisation of the event and emphasised the value of a local network capable of achieving genuine integration. The entire event was brought to an enthusiastic close by Bobby Solo’s final concert: a packed Piazza Cavour sang along to the artist’s greatest hits, bringing the three-day event to a spectacular close. The success of the initiative was also made possible thanks to the invaluable collaboration with the local business community. Among the organisations at the forefront who believed wholeheartedly in this project, the Amici di Como association stands out as one of the event’s main sponsors, alongside other prestigious local partners. This is a concrete demonstration of how collaboration between associations and the private sector can give the city a festival that is genuinely open to everyone.
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Summer 2026
di Marina Moretti foto Francesco Corbetta, Archivio Villa d'Este
Amici di Como Magic Lake ospiti al VICTORIA Beach Menaggio 139
Daniele Brunati con Franco Rocchi, CEO R Collection Hotels
di Elisabetta Comerio foto Francesco Corbetta, Donatella Simonetti
Ci sono serate che lasciano il segno e quella trascorsa il 1° luglio al Victoria Beach di Menaggio è stata senza dubbio una di queste. Un evento magnifico, che ha visto alternarsi momenti di intrattenimento a quelli istituzionali. L’ospite d’onore della serata, S. Em.za il Cardinale Oscar Cantoni, Vescovo della Diocesi di Como, ha affidato ufficialmente all’Associazione Amici di Como un incarico di straordinario rilievo: il mandato fiduciario per il progetto di restauro della casa di Don Roberto Malgesini. In qualità di capofila e garante, l’Associazione sarà chiamata a coordinare le risorse e le sponsorizzazioni per gli interventi del LOTTO A, che riguardano nello specifico la casa parrocchiale e gli spazi destinati all’accoglienza. Il progetto si propone di trasformare l’antica dimora sacerdotale e i locali adiacenti alla chiesa di San Rocco in un "memoriale attivo", un luogo capace di onorare la memoria di Don Roberto continuando ad accogliere chi vive in difficoltà. La serata è proseguita con la presentazione del nuovo numero della rivista Magic Lake, con la cover dedicata al Como 1907, una storia che ha saputo far parlare di
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sé in tutto il mondo in una stagione straordinaria, che ha regalato al nostro territorio una visibilità internazionale senza precedenti. Uno dei momenti principali, la presentazione dei nuovi associati: Salone delle Feste del Casinò di Campione d’Italia, Società Navigazione Lago di Lugano, Fondazione Dottor Sorriso, Croce Azzurra Corpo Volontari Cadorago. E poi, i progetti e le attività di Amici di Como, l’ExpoAID 2026, la Via della Luce, la Cantù Arena, il successo di Briantea84 con il 12esimo scudetto, il sostegno a TEDxYouth Lake Como e Sound Youth Como, gli eventi culturali, il centenario francescano e la mostra per i 150 anni di Baldassare Longoni. Al termine, gli ospiti hanno potuto gustare un ottimo e ricco buffet, con diverse specialità gastronomiche d’eccellenza magistralmente preparate dal Victoria Beach. A fare da colonna sonora, una performance di musica dal vivo ed esibizioni artistiche. La conclusione è stata una vera sorpresa preparata dalla famiglia Rocchi: una spettacolare esplosione di fuochi d'artificio a ritmo di musica ha tinto la notte di Menaggio, regalando a tutti i presenti un finale da favola.
Sopra, da sinistra, Dario Cardile (TEDxYouth), Antonio Munafò (Cantù Arena), Roberto Vercelloni (Briantea84); sotto, Riccardo Bortolotti (Area Genaral Manager R Collection), Candida Morvillo, giornalista e scrittrice
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La presentazione dei nuovi associati di Amici di Como: Roberto Maria Guarini - Salone delle Feste Casinò di Campione d'Italia, Simone Bianchi - Società Navigazione Lago di Lugano, Viviana Cattaneo Garavaglia - Fondazione Dr. Sorriso, Stefano Clerici - Croce Azzurra Corpo Volontari Cadorago
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here are evenings that leave a lasting impression, and the one spent on July 1 at Victoria Beach in Menaggio was undoubtedly one of them. It was a magnificent event, featuring a mix of entertainment and formal proceedings. The guest of honor for the evening, His Eminence Cardinal Oscar Cantoni, Bishop of the Diocese of Como, officially entrusted the Associazione Amici di Como with a task of extraordinary importance: the fiduciary mandate for the restoration project of Don Roberto Malgesini’s home. As the lead organization and guarantor, the Association will be responsible for coordinating resources and sponsorships for the work under LOT A, which specifically concerns the parish house and the spaces designated for hospitality. The project aims to transform the historic priest’s residence and the premises adjacent to the Church of San Rocco into an “active memorial”—a place capable of honoring the memory of Don Roberto while continuing to welcome those in need. The evening continued with the presentation of the new issue of Magic Lake magazine, featuring a cover dedicated to Como 1907—a story that has made headlines around the world during an extraordinary season, bringing our region unprecedented international visibility. One of the highlights was the introduction of the new member organizations: the Salone delle Feste at the Campione d’Italia Casino, the Società Navigazione Lago di Lugano, the Fondazione Dottor Sorriso, and the Croce Azzurra Corpo Volontari Cadorago. Also featured were the projects and activities of Amici di Como, ExpoAID 2026, the Via della Luce, the Cantù Arena, Briantea84’s success in winning its 12th league title, support for TEDxYouth Lake Como and Sound Youth Como, cultural events, the Franciscan centennial, and the exhibition marking the 150th anniversary of Baldassare Longoni. At the end, guests were treated to an excellent and lavish buffet, featuring a variety of exquisite culinary specialties masterfully prepared by Victoria Beach. Live music and artistic performances provided the soundtrack. The finale was a real surprise prepared by the Rocchi family: a spectacular fireworks display set to music lit up the night sky over Menaggio, treating everyone in attendance to a fairytale ending.
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Valtellina e Grigioni Il Museo del Tabacco di Brusio, una storia produttiva inaspettata a sud del Bernina
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di Gian Enrico Ghilotti foto Layla Gysin - archivio Museo Tabacco Brusio
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volte non c’è nulla capace di stupire più della memoria. Se non fosse così non ci si farebbe affascinare dalla storia della coltivazione del tabacco in Valposchiavo. Una scoperta inattesa nel bel mezzo delle Alpi. Eppure le grandi foglie verdi di questa pianta sudamericana hanno dato per oltre 150 anni un profilo esotico a questa vallata meridionale del Canton Grigioni. Tanto è durata la coltivazione, la produzione e la lavorazione del tabacco, tra Brusio e Poschiavo, a sud del Bernina. Tutto ebbe inizio con i primi anni del 1800 e questa inaspettata epopea agricola e manifatturiera della Valposchiavo riuscì quasi a raggiungere il traguardo dei due secoli, chiudendosi solo alla fine degli anni ottanta del ‘900. Il tabacco e la sua coltivazione non erano nuovi per la Svizzera. I semi della pianta di tabacco avevano varcato i confini della Confederazione fin dal 1697. Artefice e promotore di questa pratica agricola di oltre oceano fu uno sconosciuto mercenario che si era portato la preziosa semente dall’Olanda, dove era arrivata per nave, insieme a molte altre novità agricole allora sconosciute nel vecchio continente. L’idea produttiva e commerciale ebbe successo e la Svizzera si ritagliò il suo posto sul mercato agricolo e manifatturiero del tabacco. Fin qui la storia ma, detta così, rimane ancora da capire perché una vallata alpina, ora molto nota per il suo “salutista” profilo Bio, abbia avuto un passato “tabacchiero”. Per capirlo basta varcare la soglia di un nuovo piccolo museo, da poco inaugurato in Valposchiavo, a Brusio per la precisione. Il primo paese che si incontra provenendo da Tirano, appena superato il confine di Stato. Non poteva non chiamarsi “Museo del Tabacco di Brusio” e non poteva che nascere proprio nei locali di una casa ottocentesca che fu teatro di questa epica produzione: la Fabbrica di Tabacchi Misani. L’edificio è tuttora dell’omonima famiglia che fondò la storica azienda ma, anche se sono passati quasi cinquant’anni da quando l’ultimo carico di tabacco trinciato da pipa ha lasciato Brusio per essere immesso sul mercato, a nessuno è mai passato per la testa di smantellare il prezioso contenuto di storia agricola e industriale che quell’azienda custodiva. Certo, i vecchi muri e soprattutto il tetto sentivano il peso dei secoli, ma per tenere in piedi questo pezzo di storia e di memoria valposchiavina, dal 2018 l’intero stabile è stato inserito dal Servizio Cantonale dei monumenti nella lista degli edifici meritevoli di protezione. Tornando alle ragioni di quella scelta agricola ottocentesca, come sempre, quando c’è di mezzo la memoria in queste vallate alpine, la storia ci fa spolverare due semplici parole: necessità e povertà. Con la perdita della Valtellina nel 1797 da parte dei Grigioni, la Valposchiavo, che si era avvantaggiata dei vari commerci tra sud e nord della catena alpina, vino compreso, dovette fare i conti solo con quello che una vallata alpina permetteva, e non era certo molto. L’agricoltura di montagna non poteva garantire un adeguato sostentamento e, per sconfiggere la povertà, serviva aguzzare l’ingegno. Si era all’inizio del 1800 e la fame bussava alla porta. Sull’esempio di altri territori della Confederazione, seminare il tabacco poteva essere una soluzione e quelle grandi foglie verdi, fatte crescere, raccolte, fatte essiccare e poi lavorate, avrebbero dato lavoro e reddito. La quota era quella giusta, mentre non lo era per altre colture. Così ebbe inizio la coltivazione del tabacco in Valposchiavo. L‘idea era buona, tanto che a metà dell’800, nel pieno della produzione, nella vallata, che contava oltre alla Fabbrica Misani anche altre tre aziende, si raggiunse una produzione di 800 quintali di tabacco all’anno e il nuovo lavoro dava occupazione a un centinaio di persone ed altrettante famiglie. Mol-
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fattori, insieme a molti altri, li troviamo scritti in un pannello che ci accoglie ancora prima di entrare nel Museo, proprio sotto la bella scritta Museo del Tabacco di Brusio. Il museo è piccolo, organizzato su due piani più sottotetto. Le scale, in verità, sono un po’ ripide, soprattutto quella in legno che sale al solaio, dove si essiccavano le grandi foglie di tabacco dopo averle infilate una ad una per crearne quasi delle collane da appendere ad asciugare. Erano le donne che facevano quel lavoro e, pur con le gonne lunghe e gli scarponi chiodati, su quelle scale ci salivano quasi di corsa. Nei vecchi locali ancora si sente il profumo amarognolo e aromatico del tabacco trinciato. Per rendere credibile la visita, tutti i macchinari meccanici, un tempo usati per la lavorazione, sono stati revisionati. Durante le visite guidate, quegli ingranaggi li fanno funzionare. Nessun trucco da intelligenza artificiale. Alla vecchia pressa a rulli che comprimeva le foglie di tabacco ed alle macchine trinciatrici che sminuzzavano a varie misure il prezioso prodotto, hanno di nuovo fatto assaporare il profumo del grasso e, pur con l’iniziale inerzia degli anni, si sono pian piano rimesse in moto. Le grandi cinghie di cuoio si sono nuovamente messe a correre, trasportando con la loro forza gli ingranaggi. Nell’800 tutto veniva fatto funzionare a mano, solo con la metà del Novecento arrivarono i motori elettrici a musicare i locali. Al piano terra si può vedere anche la vecchia tostatrice, un forno a cilindro dove appunto veniva tostato il tabacco. Pratica delicatissima, quasi artistica, seguita istante dopo istante, per non rischiare di bruciare il prezioso prodotto, ancor prima di essere fumato. Dai vecchi armadi che sonnecchiavano appoggiati alle pareti della fabbrica, sono saltate fuori cartine e imballaggi di stampa che te se si pensa che la vallata non era certo popolosa e la vita in quel secolo era breve. Ancora distanti erano i tempi dell’energia idroelettrica e del suo sfruttamento, ed anche quelli della costruzione della ferrovia che valicherà il Passo del Bernina. Le due grandi imprese garantiranno occupazione e sviluppo solo con l’inizio del ‘900. La memoria però non deve rifugiarsi nella nostalgia. Pietro Misani, che di quella storica epopea imprenditoriale ne conservava non solo il cognome, ma anche il ricordo, da anni cullava il sogno di far diventare un museo l’antica fabbrica di famiglia. Tanto per rimanere in tema, non sopportava di vedere andare in fumo un tale patrimonio storico. In ballo non c’era solo un’opportunità culturale e anche turistica ma, soprattutto, una doverosa riconoscenza per tutte le persone e le tante famiglie che alla produzione del tabacco avevano preso parte. Come spesso accade da queste parti, ne parlò ad alcun amici e il passo successivo fu quello di creare un’associazione che raccogliesse quel sogno per farlo diventare realtà. Era il giugno del 2022. Occorreva un progetto con i relativi permessi, autorizzazioni e approvazioni comunali e cantonali. Il gruppo di amici non si è fatto certo spaventare e, per non tradire l’ingegno dei propri avi, si è perfino inventato una strana formula di fundraising. Chiedere denari non è facile, men che meno nella patria di Guglielmo Tell, per questo hanno pensato bene di offrire qualche cosa in cambio a coloro che intendessero farsi benefattori del loro futuro museo. Si sono venduti porte e finestre dell’antico stabile. Per capirci, gli storici infissi sono certo rimasti al loro posto, ristrutturati a dovere naturalmente, ma l’idea vincente degli amici dell’Associazione Museo del Tabacco è stata quella di intestarli ai loro generosi sponsor. Gente comune, del paese della valle e non solo che ha creduto in quel sogno museale. Ognuno di loro può così vedere con orgoglio dove sono finiti i suoi soldi e i nomi di tutti questi bene-
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venivano usati per confezionare il tabacco lavorato. Tutti gli altri attrezzi erano ancora nei cassetti dei grandi tavoli di lavoro, occorreva solo lucidarli un po’ per essere messi su quegli stessi tavoli in bella mostra. L’orgoglio di un intero paese ha fatto sfogliare vecchi album di immagini in bianco e nero. Foto ingiallite che ritraevano padri, madri, nonne e nonni, tutta gente al lavoro nei piccoli campi di tabacco di Brusio. Si è ritrovato anche qualche volantino promozionale, réclame di un tempo, e onorificenze per quel lavoro poschiavino, ricevute nelle fiere e nelle esposizioni in giro per il mondo. Erano viaggi non facili per quei tempi. Eppure il tabacco della Valposchiavo salì sul podio da Napoli ad Anversa e, varcando l’Oceano fu premiato anche a New Orleans. É una bella storia e, grazie ad un intelligente ed attento allestimento curato dall’architetto Anja Diener di Coira, dentro al piccolo museo, una serie di foto posterizzate e altrettanti pannelli spiegano in più lingue cosa accadeva nella fabbrica e raccontano tutte le fasi della produzione nei campi. Assolutamente da non perdere il filmato che
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raccoglie le testimonianze di chi ha lavorato il tabacco in Valposchiavo e la lettura di uno storico “Regolamento del lavoro”, datato 1883, non solo inaspettato per la sua preziosità storica, ma quasi incredibile ai giorni nostri. Per tutto questo, il Museo del Tabacco di Brusio è un piccolo e prezioso esempio di archeologia industriale, unico in tutta la Svizzera. Ma c’è di più. Testimonia uno dei primi tentativi di industrializzazione del paese. Già, perché nella fabbrica di un tempo, che ora lo ospita, non si lavoravano solo le grandi foglie del tabacco prodotte nella vallata, per la confezione dei sigari e per la preparazione del trinciato da pipa, ma si lavorava anche il tabacco d’importazione. Il Museo del Tabacco di Brusio è stato aperto nel maggio 2026. Per conoscere i giorni e gli orari di apertura e per prenotare delle visite guidate è consigliabile visitare il sito museo-tabacco.ch/it/. Questo nuovo presidio culturale della Valposchiavo va ad aggiungersi alla ricca rete dei Musei che la Valposchiavo offre ai propri visitatori. La ricchezza che la memoria ci lascia in dote non finisce mai di stupirci.
INFO
Il Museo del Tabacco di Brusio Per informazioni su periodi di apertura e visite guidate www.museo-tabacco.ch/it/ Turismo in Valposchiavo www.valposchiavo.ch/it
The Brusio Tobacco Museum: an unexpected history of tobacco production south of the Bernina T
here are unexpected stories that shape the history of Valposchiavo. One of these recounts the epic history of tobacco cultivation in this small Swiss valley, south of the Bernina. It is surprising to learn that, for over 150 years, the large green leaves of this South American plant lent an exotic character to this southern valley of the Canton of Grisons. It all began in the early 1800s, and this unexpected agricultural and manufacturing saga lasted over a century and a half, coming to an end only in the late 1980s. So much for the history, but, put that way, it’s still unclear why an Alpine valley—now well-known for its “health-conscious” organic profile—had a “tobacco-growing” past. To understand this, one need only step inside a small, newly opened museum in Val Poschiavo, in Brusio to be precise. It’s the first village you come to when traveling from Tirano, just past the national border. It could not have been called anything other than the “Brusio Tobacco Museum,” and it could only have been established in the very premises of a 19th-century house that for two centuries housed the Misani Tobacco Factory. The building still belongs to the family of the same name that founded the historic company. Production ceased more than half a century ago, but it never crossed anyone’s mind to dismantle its precious collection of agricultural and industrial history. On the contrary, since 2018, the building has been included by the Cantonal Monuments Service on the list of buildings worthy of protection. The idea of creating a museum
that would share that chapter of agricultural and industrial history with the public came to Pietro Misani as early as the beginning of the 2000s; he carried on not only the surname but also the memory of that historic entrepreneurial era. At stake was not only a cultural and tourist opportunity but, above all, a well-deserved tribute to all the people and the many families who had been involved in tobacco production. In the old rooms, one could still smell the slightly bitter and aromatic scent of the dried tobacco leaves used for making cigars and preparing pipe tobacco. The museum is small, spread over two floors plus the attic, connected by a wooden staircase. Inside, all the old machinery used for the production and packaging of processed tobacco is still there, and during guided tours, the staff operate those historic machines. No artificial intelligence tricks here. A video featuring testimonies from those who processed tobacco in Valposchiavo and a series of informational panels explain, in multiple languages, what took place in the factory and detail all the stages of production in the fields. The careful curation of the museum, overseen by architect Anja Diener of Chur, makes for an interesting and enjoyable visit. For all these reasons, the Brusio Tobacco Museum is a small yet valuable example of industrial archaeology, unique in all of Switzerland. The Brusio Tobacco Museum opened in May 2026. To find out about opening days and hours and to book guided tours, we recommend visiting the website museo-tabacco.ch/it/.
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A due passi dal Lago di Como, la prima destinazione Swisstainable del Ticino Just a stone’s throw from Lake Como, Ticino’s first Swisstainable destination 161
Nel Mendrisiotto e Basso Ceresio la sostenibilità diventa un percorso condiviso: un riconoscimento nazionale e una rete di realtà locali impegnate nel futuro del territorio. di Marili Fontana foto Mendrisiotto Turismo
A
pochi chilometri dal Lago di Como, il Mendrisiotto e Basso Ceresio racconta una Svizzera dal carattere mediterraneo, fatta di colline, vigneti, piccoli nuclei, montagne e laghi. Un territorio raccolto e sorprendente che nel 2025 ha raggiunto un importante traguardo, diventando la prima regione turistica del Canton Ticino a ottenere il riconoscimento Swisstainable Destination. Swisstainable non è una certificazione, bensì il programma nazionale per la sostenibilità del turismo svizzero, sviluppato con l’obiettivo di valorizzare e rendere riconoscibile l’impegno di destinazioni e operatori che scelgono di intraprendere un percorso concreto verso uno sviluppo più responsabile. Ambiente, economia e società vengono considerati insieme, nella convinzione che il turismo del futuro debba saper generare valore preservando al contempo territorio, risorse e qualità di vita. È con questa visione che l’Organizzazione Turistica Regionale del Mendrisiotto e Basso Ceresio ha scelto di impegnarsi nel progetto, lavorando non soltanto sulla propria organizzazione, ma coinvolgendo e sensibilizzando gli attori del territorio. Un percorso condiviso che ha permesso alla regione di ottenere il riconoscimento Swisstainable Destination e che continua a crescere grazie alla partecipazione di numerosi partner locali. La forza del progetto risiede infatti nella rete. Sono ormai numerose le strutture ricettive, le attrazioni, le aziende e le istituzioni della regione che aderiscono al programma Swisstainable o che hanno intrapreso percorsi riconosciuti nell’ambito della sostenibilità.
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Gli esempi raccontano un territorio nel quale la sostenibilità non è soltanto un principio, ma qualcosa da vivere e far vivere. I Comuni di Mendrisio, Castel San Pietro e Stabio hanno sviluppato negli anni politiche e progetti legati all’efficienza energetica, alla gestione delle risorse e alla qualità di vita. Nel settore privato, realtà molto diverse tra loro testimoniano la stessa lungimiranza: FoxTown Factory Stores ha investito nel fotovoltaico, nelle energie rinnovabili e in progetti di economia circolare; il Casinò ADMIRAL Mendrisio porta avanti misure di efficienza energetica e riduzione dell’impatto ambientale. La Ferrovia Monte Generoso, classificata Swisstainable Level III – leading, unisce mobilità sostenibile e attenzione alla biodiversità, permettendo di raggiungere una delle vette più panoramiche della regione con lo storico trenino a cremagliera. Anche l’Hotel Coronado di Mendrisio, Swisstainable Level III – leading, ha investito nella produzione di energia fotovoltaica, nella gestione responsabile delle risorse e nella collaborazione con fornitori regionali. Esperienze diverse, accomunate da un principio semplice: la sostenibilità acquista valore quando passa dalle intenzioni alle azioni. Essere la prima destinazione ticinese riconosciuta Swisstainable Destination rappresenta quindi non soltanto un traguardo, ma soprattutto un impegno per il futuro. E per chi arriva dal vicino Lago di Como, il Mendrisiotto e Basso Ceresio offre così un motivo in più per attraversare il confine e scoprire un territorio che ha scelto di crescere prendendosi cura di ciò che lo rende unico.
In the Mendrisiotto and Basso Ceresio regions, sustainability becomes a shared journey: national recognition and a network of local organizations committed to the region’s future. Just a few kilometers from Lake Como, the Mendrisiotto and Basso Ce-
resio regions showcase a Mediterranean-style Switzerland, characterized by hills, vineyards, small villages, mountains, and lakes. This intimate and surprising region reached a significant milestone in 2025, becoming the first tourist region in the Canton of Ticino to earn the Swisstainable Destination designation. Swisstainable is not a certification but rather the national program for sustainable tourism in Switzerland, developed with the goal of highlighting and recognizing the commitment of destinations and operators who choose to embark on a concrete path toward more responsible development. Environment, economy, and society are considered together, based on the belief that the tourism of the future must be able to generate value while preserving the region, its resources, and quality of life. It is with this vision that the Regional Tourism Organization of Mendrisiotto and Basso Ceresio chose to commit to the project, working not only on its own organization but also by involving and raising awareness among local stakeholders. This shared journey has enabled the region to earn the Swisstainable Destination designation and continues to grow thanks to the participation of numerous local partners. The strength of the project lies, in fact, in its network. There are now numerous lodging facilities, attractions, businesses, and institutions in the region that have joined the Swisstainable program or have undertaken recognized initiatives in the field of sustainability. These examples illustrate a region where sustainability is not merely a
principle, but something to be lived and shared. Over the years, the municipalities of Mendrisio, Castel San Pietro, and Stabio have developed policies and projects focused on energy efficiency, resource management, and quality of life. In the private sector, a wide variety of organizations demonstrate the same forward-thinking approach: FoxTown Factory Stores has invested in solar power, renewable energy, and circular economy projects; the ADMIRAL Mendrisio Casino is implementing measures to improve energy efficiency and reduce its environmental impact. The Monte Generoso Railway, rated Swisstainable Level III – leading, combines sustainable mobility with a commitment to biodiversity, allowing visitors to reach one of the region’s most scenic peaks via the historic rack-and-pinion train. The Hotel Coronado in Mendrisio, also rated Swisstainable Level III – leading, has invested in solar power generation, responsible resource management, and collaboration with regional suppliers. These diverse initiatives are united by a simple principle: sustainability gains value when it moves from intentions to action. Being the first destination in Ticino to be recognized as a Swisstainable Destination is therefore not only a milestone but, above all, a commitment to the future. And for those arriving from nearby Lake Como, the Mendrisiotto and Basso Ceresio regions thus offer yet another reason to cross the border and discover a territory that has chosen to grow while taking care of what makes it unique.
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Circuito di Campione 2026: l’eleganza dei motori tra memoria, cultura e passione di Stefania De Giorgi foto archivio Circuito di Campione
Nel Salone delle Feste del Casinò di Campione d’Italia, al nono pia-
no dell’edificio progettato da Mario Botta, si è celebrata, domenica 6 settembre, la cerimonia conclusiva della seconda edizione del Circuito di Campione, ideata e organizzata da Nunzia Del Gaudio ed Ermanno De Angelis di Victorius Car Events. Una rievocazione che ha riportato nel cuore della cittadina il fascino senza tempo delle automobili storiche, trasformando la competizione in un raffinato racconto di memoria, cultura e passione. La premiazione non è stata un momento soltanto istituzionale, ma un evento che ha voluto celebrare un mondo nel quale l’automobile non è semplicemente un mezzo di trasporto, ma il risultato di un’irripetibile sintesi fra progettazione, tecnica, estetica, artigianalità e cultura. Accanto alle categorie principali - automobili, motociclette e imbarcazioni - sono stati conferiti numerosi riconoscimenti messi a disposizione dai diversi partner, ciascuno espressione di una particolare sensibilità verso l’eleganza, la cultura del motorismo e i valori che ne custodiscono la tradizione. A suggellare con autorevolezza i momenti più solenni della cerimonia è stato il Presidente del Casinò di Campione, Roberto Maria Guarini, nel suo ruolo di padrone di casa, protagonista della consegna dei più importanti riconoscimenti. Ad aggiudicarsi il primo posto nel Circuito di Campione 2026 è stato Jean-Marc Rusconi, alla guida di una splendida Bugatti Brescia, vettura che ha saputo imporsi nel percorso rievocativo incarnando perfettamente lo spirito delle competizioni automobilistiche delle origini. Un successo che premia non soltanto la prestazione, ma anche la cura, la passione e la dedizione con
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cui queste straordinarie automobili vengono conservate e riportate alla vita. Particolarmente significativa è stata la consegna del Best in Show 2026, assegnato a Mauritz van Son per la sua straordinaria Bentley 4.5 Blower del 1930. Un’automobile monumentale, tanto per la presenza scenica quanto per il valore storico e collezionistico, che, per dimensioni e peso, non ha potuto essere portata fisicamente sul palco della premiazione. La vettura è stata quindi raccontata attraverso immagini proiettate per restituire al pubblico tutta la sua forza evocativa. Il Best in Show, uno dei riconoscimenti più importanti dell’edizione, è stato istituito per celebrare “la più alta espressione di bellezza, storia e maestria automobilistica”. Il riconoscimento, consegnato dal Presidente Roberto Maria Guarini, è infatti una raffinata opera d’arte in ceramica realizzata da Roberto Barbero, artista che ha fatto della ceramica contemporanea una cifra distintiva della propria produzione. Il Casinò di Campione ha istituito anche il premio Trofeo Casinò di Campione, dedicato a “lo spirito sportivo, la passione e la correttezza in gara”. Una coppa dal design esclusivo, concepita come un riconoscimento destinato a entrare nella memoria stessa del Circuito e a rinnovarsi di anno in anno, attribuita per il 2026 a Guy Clavel a bordo di Amilcar C6 del 1927, presidente del Cercle Pagasse Amilcar. Il Trofeo Casinò di Campione assume, infatti, un significato che supera quello del semplice premio: rappresenta i valori più autentici che accompagnano la rievocazione, la lealtà sportiva, il rispetto delle regole, la passione per la competizione e, soprattutto, quella particolare forma di devozione che lega i collezionisti alle proprie automobili.
Sopra, a destra, l'organizzatore Ermanno De Angelis di Victorius Car Events con Roberto Maria Guarini, presidente del Casinò di Campione d'Italia
A rinsaldare il legame con il territorio, la collaborazione con il Museo Tazio Nuvolari, partner culturale sin dalla prima edizione. Il direttore Giuseppe Pottocar ha intrecciato ancora una volta il Circuito alla grande tradizione del motorismo italiano, mettendo a disposizione anche quest’anno un trofeo. Fra i simboli più affascinanti di questa storia, la Lancia Aurelia B24S, vincitrice nel 1956 del “Premio d’Onore” al Concorso d’Eleganza di Campione d’Italia, esposta all’ingresso del Casinò, ha restituito alla manifestazione una testimonianza concreta del prestigio che Campione aveva già saputo conquistare nel mondo dell’automobile d’epoca. Il Circuito non si è esaurito nella competizione. Dal 3 al 6 settembre, la rievocazione è stata accompagnata da un intreccio di arte e memoria, a partire dalla mostra “Campione in Pista” alla Galleria Civica “Don Sandro Vitalini”. Automobili, fotografie e memorabilia hanno ripercorso la storia del Circuito, accanto a due prestigiose vetture di Formula 1, una Lotus della collezione Expo Moser e una Elva della collezione MCM Motors di Marco Coppini. E inoltre, un Tony Kart completamente restaurato della collezione di Dedo Tanzi, il quale è stato insignito, durante la premiazione, di una targa speciale, omaggio a un’amicizia che oltrepassa la passione per i motori e si nutre di condivisione, stima e sincera umanità. Ed è proprio in questa prospettiva che i riconoscimenti del Casinò di Campione acquistano il loro valore più autentico: non semplici premi, ma simboli di una cultura dell’eccellenza, capaci di celebrare contemporaneamente la vittoria, la bellezza, la correttezza sportiva e quella inesauribile passione che continua a mantenere vivo il mito dell’automobile.
Campione Circuit 2026: the elegance of engines, a blend of memory, culture, and passion F
rom 3 to 6 September, the Circuito di Campione 2026, conceived and organised by Nunzia Del Gaudio and Ermanno De Angelis of Victorius Car Events, brought the timeless charm of historic motoring back to Campione d’Italia, blending competition, elegance, culture and heritage. The closing ceremony, held on 6 September in the Salone delle Feste at the Campione d’Italia Casino, saw the presentation of the event’s main awards: from Jean-Marc Rusconi’s Bugatti Brescia, winner of the Circuito, to Mauritz van Son’s 1930 Bentley 4.5 Blower, which was awarded Best in Show. The Campione Casino Trophy, dedicated to sporting spirit, passion and fair play in competition, was awarded to Guy Clavel, at the wheel of a 1927 Amilcar C6. Rounding off the event were the collaboration with the Tazio Nuvolari Museum, the historic Lancia Aurelia B24S – winner of the 1956 ‘Premio d’Onore’ at the Concorso d’Eleganza in Campione d’Italia – and the ‘Campione in Pista’ exhibition, offering an experience that brought together cars, art, collecting and the legacy of Italian motoring.
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Tom Dixon firma una collezione che riflette la visione del designer londinese, tra ricerca formale e sperimentazione materica. Tra le proposte spicca la nuova Bell Portable Light V2 High-Gloss Burgundy – Limited Edition, una lampada portatile che interpreta la luce come elemento d'atmosfera e di libertà. La finitura lucida color Burgundy ne esalta il carattere scultoreo, mentre il design essenziale la rende protagonista con naturale eleganza in ogni ambiente, interno o esterno. Un oggetto pensato per accompagnare gli spazi contemporanei con stile, versatilità e personalità.
Tom Dixon presents a collection that reflects the London-based designer’s vision, blending formal exploration with material experimentation. Among highlights, the new Bell Portable Light V2 High-Gloss Burgundy – Limited Edition stands out—a portable lamp that interprets light as an element of atmosphere and freedom. The glossy burgundy finish enhances its sculptural character, while its minimalist design allows it to stand out with natural elegance in any setting, indoors or outdoors. An object designed to complement contemporary spaces with style, versatility, and personality.
Leonardo Arte&Collections Leonardo Arte&Collections presenta una selezione di arredi e oggetti decorativi pensati per ambienti unici ed eclettici, affiancata da un servizio di interior design su misura. Tra le proposte si distingue il Torso Maschile, una scultura che rievoca il fascino della statuaria classica con un linguaggio contemporaneo. La finitura patinata ne esalta la matericità e il carattere, trasformandolo in un elemento decorativo di forte presenza, capace di conferire eleganza e personalità a ogni ambiente.
Leonardo Arte&Collections presents a selection of furnishings and decorative objects designed for unique and eclectic spaces, complemented by a bespoke interior design service. Among the offerings, the Torso Maschile stands out—a sculpture that evokes the charm of classical statuary through a contemporary aesthetic. The patinated finish enhances its textural quality and character, transforming it into a decorative element with a strong presence, capable of lending elegance and personality to any space.
IDEAKOMO IDEAKOMO propone biancheria di altissima qualità per la mise en place e la literie, insieme a una selezione di design vintage e complementi d'arredo. Tra le proposte spicca Iride, una lampada che celebra la luce come elemento d'arredo. Trasparenze, riflessi e sfumature cromatiche si fondono in un oggetto dal design essenziale, capace di creare atmosfere suggestive e di dialogare con gli spazi con discreta eleganza.
IDEAKOMO offers the highest-quality linens for table settings and bedding, along with a selection of vintage designs and home accessories. Among the highlights, “Iride” stands out—a lamp that celebrates light as a design element. Transparencies, reflections, and chromatic nuances blend into an object with a minimalist design, capable of creating evocative atmospheres and interacting with spaces with understated elegance.
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FA S H IO N & L U X U RY ALYSONOLDOINI ALYSONOLDOINI® Parfums è sinonimo di eccellenza italiana. L’azienda opera nel settore della profumeria artistica di alta gamma dal 2013. Il marchio ALYSONOLDOINI® racchiude un’eredità nobiliare importante appartenente alla famiglia Oldoini, originaria della Liguria.
ALYSONOLDOINI® Parfums is synonym of Italian excellence. The Company operates in the field of High range artistic perfumery since 2013. The brand ALYSONOLDOINI® encloses an important noble heritage belonging to the Oldoini family, native of Liguria.
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ALYSONOLDOINI - Coffee Blush La ritualità nel nebulizzare ogni fragranza richiama il concetto di momenti preziosi. Un viaggio in prima classe attraverso la memoria olfattiva.
The ritual gesture of spraying each perfume recalls the concept of the return of precious moments, through a journey in first class in the olfactory memory.
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FA S H IO N & L U X U RY Mocassini in suede SAINT LAURENT Un classico reinterpretato da Saint Laurent: il mocassino "Le Loafer" in morbida pelle scamosciata, con punta moc arricciata e il Cassandre in metallo dorato a impreziosire la tomaia. La suola in cuoio cucita a mano ne esalta l'artigianalità Made in Italy.
A classic reinterpreted by Saint Laurent: the "Le Loafer" moccasin in soft suede, with a gathered moc toe and the gold-tone Cassandre logo adorning the vamp. The hand-stitched leather sole highlights its Made in Italy craftsmanship.
Blouson in denim di cotone PRADA Prada reinterpreta un capo iconico del workwear: il blouson in denim sabbia, lavato e tinto in capo, si distingue per il collo a camicia e le tasche a filetto. Il logo triangolo smaltato firma con discrezione un capo essenziale e senza tempo.
Borsa shopping Park Tote XL in pelle THE ROW The Row firma un'icona di eleganza minimale: la Park Tote XL in pelle di vitello testurizzata, dal grain naturale che si arricchisce di carattere nel tempo. Manici piatti e pochette interna removibile completano un design pensato per durare.
The Row signs an icon of minimal elegance: the Park Tote XL in textured calfskin leather, with a natural grain that develops character over time. Flat handles and a removable interior pouch complete a design made to last.
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Prada reinterprets an iconic workwear piece: the sandcolored denim blouson, washed and garment-dyed, stands out for its shirt-style collar and welt pockets. The enameled triangle logo discreetly signs an essential, timeless piece.
FA S H IO N & L U X U RY Slingback Colibrì FENDI Un modello raffinato firmato Fendi, che unisce comfort e femminilità. Le linee essenziali si arricchiscono di dettagli iconici — nastri elastici e micro cristalli — mentre il gancio laterale di ispirazione trekking la rende perfetta da indossare tutto il giorno, senza rinunciare allo stile.
A refined model by Fendi that combines comfort and femininity. Essential lines are enhanced by iconic details — elastic straps and micro crystals — while the trekking-inspired side hook makes it perfect for all-day wear, without compromising on style.
Tote bag Andiamo BOTTEGA VENETA Un'icona di design contemporaneo firmata Bottega Veneta: la tote bag "Andiamo" esprime carattere e originalità con la sua silhouette essenziale. Realizzata in pelle intrecciata pregiata, unisce praticità e sofisticata artigianalità, trasformando ogni look quotidiano in una dichiarazione di stile.
A contemporary design icon by Bottega Veneta: the "Andiamo" tote bag conveys character and originality through its essential silhouette. Crafted from fine woven leather, it combines practicality with sophisticated craftsmanship, turning every daily look into a statement of style.
Giacca in misto lana LOEWE Espressione di modernità e versatilità, questa giacca Loewe fonde linee pulite e dettagli ricercati. Realizzata con materiali di alta qualità, è un capo pensato per arricchire look sia casual che sofisticati, aggiungendo un tocco contemporaneo e distintivo.
An expression of modernity and versatility, this Loewe jacket blends clean lines with refined details. Made from high-quality materials, it's a piece designed to elevate both casual and sophisticated looks, adding a contemporary and distinctive touch.
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FA S H IO N & L U X U RY Giacca Pauline A garment with a sophisticated spirit that celebrates the decorative charm and distinctive craftsmanship of Antik Batik. The paisley pattern and soft fur details define a bold silhouette, while the rich, enveloping color palette adds depth and refinement, creating an elegant look that blends bohemian allure with contemporary style.
Un capo dall’anima ricercata che celebra il fascino decorativo e l’artigianalità distintiva di Antik Batik. Il motivo paisley e i dettagli in morbida pelliccia definiscono una silhouette dal carattere deciso, mentre la palette avvolgente dona profondità e raffinatezza, per un’eleganza dal gusto bohemian e contemporaneo.
Maglia Will Linee pulite e volumi essenziali definiscono una proposta Soeur dal gusto minimalista e contemporaneo. La tonalità verde oliva dona profondità alla silhouette, mentre i bordi a coste e la lavorazione compatta aggiungono un tocco di carattere, per un equilibrio naturale tra comfort e raffinatezza.
Stivale in pelle scamosciata Uno stivale Via Roma 15 dall’interpretazione contemporanea dello stile western, caratterizzata da una silhouette slanciata e da dettagli dal forte richiamo artigianale. La tonalità marrone e le impunture a contrasto esaltano la costruzione essenziale, mentre i ricami sulla punta aggiungono un accento distintivo, per un risultato deciso e sofisticato.
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FA S H IO N & L U X U RY Overshirt in lana Pensato per un’eleganza raffinata e senza eccessi, questo capo Zegna combina linee essenziali e dettagli ricercati. La tonalità beige e la texture materica donano un carattere sofisticato, mentre la silhouette pulita lo rende una proposta versatile, perfetta per completare look contemporanei dal gusto sartoriale.
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Scarpa Dragon La calzatura Santoni esprime un’eleganza informale e ricercata, reinterpretando la tradizione Santoni con un gusto contemporaneo. La pelle martellata e la linea essenziale definiscono una silhouette raffinata e confortevole, perfetta per completare con discrezione look sofisticati e versatili.
Santoni footwear embodies an elegant yet relaxed style, reinterpreting the brand's heritage with a contemporary flair. The grained leather and clean lines create a refined, comfortable silhouette—perfect for subtly complementing sophisticated, versatile looks.
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A DV E R T I S I N G
Cantù Arena, aperto il Pavilion: la Pallacanestro Cantù torna ad allenarsi a casa foto Silvia Sghirinzetti, Matteo Sottocorno
Il 17 agosto 2026 segna una tappa storica per Cantù: con il raduno tà ricettive. Un investimento che guarda oltre il campo, puntando a precampionato di Pallacanestro Cantù si è ufficialmente aperto il Pavilion, la prima parte operativa di Cantù Arena — primo progetto in Italia realizzato applicando la Legge Stadi. Dopo oltre cinquanta anni di attese, la squadra torna ad allenarsi in città proprio nella stagione del novantesimo del Club, in un impianto in cui ogni spazio ne racconta i colori e la storia. Ma la portata del progetto va ben oltre lo sport. Cantù Arena nasce come complesso polivalente pensato per essere vivo tutto l'anno: non solo casa della squadra, ma hub capace di ospitare eventi, spettacoli, iniziative business e attivi-
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diventare un motore di attrattività per Cantù e per l'intera Brianza, con ricadute su turismo, economia locale ed eventi — a pochi passi da Milano. L'apertura del Pavilion, avvenuta a porte chiuse per ragioni di sicurezza legate al proseguimento dei lavori, è il primo passo concreto di un cronoprogramma che procede secondo i piani. La consegna completa dell'Arena, attesa per l'inizio del prossimo anno, trasformerà la struttura in una destinazione capace di attrarre pubblico, eventi e investimenti — un nuovo simbolo di rinascita urbana, dove identità sportiva e sviluppo del territorio si incontrano.
Cantù Arena: the Pavilion opens its doors, basketball comes home to Cantù A
ugust 17, 2026 marks a historic milestone for Cantù: with Pallacanestro Cantù's pre-season training camp, the Pavilion — the first operational section of Cantù Arena, and the first project of its kind in Italy built under the national Stadium Law — officially opened its doors. After more than thirty years of waiting, the team is back training in its home city in the very season marking the Club's 90th anniversary, inside a venue where every space reflects its colors and history. Yet the project's scope reaches well beyond sport. Cantù Arena is designed as a multipurpose complex meant to stay active year-round: not just the team's home, but a hub for events, enter-
tainment, business gatherings and hospitality. It's an investment that looks beyond the court, positioning itself as a driver of attractiveness for Cantù and the wider Brianza area, with ripple effects on tourism, the local economy and events — just a short distance from Milan. The Pavilion's opening, held behind closed doors as construction continues on the main structure, marks the first concrete step in a timeline proceeding on schedule. Full delivery of the Arena, expected in early 2027, will turn the venue into a destination capable of drawing audiences, events and investment — a new symbol of urban renewal, where sporting identity meets territorial development.
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SPORT
ARGENTO EUROPEO per Riccardo Magrassi atleta di Briantea84
di Redazione foto Bizzi per Finp
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er Riccardo Magrassi una prima e storica medaglia d’argento a livello europeo, 5 finali conquistate su 6 gare in programma e un’esperienza da primo Campionato Europeo con la nazionale senior Finp (Federazione italiana nuoto paralimpico) dopo il Mondiale a Singapore del settembre 2025. L’Italia si è piazzata al secondo posto nel medagliere, dietro la Russia, con 61 medaglie: 29 ori, 16 argenti e 16 bronzi. Il debutto di Magrassi a Kocaeli, Turchia, è da incorniciare quando nella sua prima gara (400 stile libero S7) ha conquistato la finalissima con un primato nelle qualifiche e un secondo posto da argento nella finalissima che poi è valsa la doppietta azzurra sul podio, con Federico Bicelli sul gradino più alto. Tempo impiegato: 4’50’’07. Poi tutte finali
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conquistate, a meno dei 200 misti SM8 con la sfortunata squalifica per una virata irregolare, gara in cui sarebbe sceso in vasca in una categoria differente per soppressione/accorpamento delle prove previste nella sua classe. “La medaglia d’argento è stata incredibile, soprattutto perché si è trattata della mia prima a livello internazionale – racconta Riccardo -. Peccato per altre gare in cui puntavo di fare meglio, ma sono cresciuto molto. Per il resto, l’Europeo è andato molto bene, grande esperienza. Atleti e staff in Nazionale sono fantastici e ho vissuto momenti indimenticabili. Ora riprenderò la preparazione per la stagione con Briantea84, con un occhio ai prossimi appuntamenti azzurri e con il sogno della Paralimpiade di Los Angeles 2028”.
European Silver for Riccardo Magrassi For Riccardo Magrassi, this marked his first-ever and historic silver
medal at the European level, with 5 finals reached out of 6 scheduled events, and his debut at the European Championships with the senior national team of the FINP (Italian Paralympic Swimming Federation) following the World Championships in Singapore in September 2025. Italy finished second in the medal count, behind Russia, with 61 medals: 29 gold, 16 silver, and 16 bronze. Magrassi’s debut in Kocaeli, Turkey, was one for the books: in his first race (400 freestyle S7), he qualified for the final with a qualifying record and went on to take silver in the final, securing an all-Italian podium with Federico Bicelli on the top step. Time: 4’50’’07. He then qualified for every final, except for the 200-meter indi-
vidual medley (SM8), where he was unfortunately disqualified for an irregular turn—a race in which he would have competed in a different category due to the cancellation or consolidation of events originally scheduled for his class. “The silver medal was incredible, especially since it was my first at the international level,” says Riccardo. It’s a shame about the other races where I was hoping to do better, but I’ve improved a lot. Otherwise, the European Championships went very well—it was a great experience. The athletes and staff on the national team are fantastic, and I had some unforgettable moments. Now I’ll resume training for the season with Briantea84, keeping an eye on the upcoming Italian national team events and dreaming of the 2028 Paralympics in Los Angeles.”
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SPORT
Una nuova stagione al via di Andrea Brenna foto Archivio Pallacanestro Cantù
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iniziata una stagione che per la Pallacanestro Cantù sarà storica. Prima di tutto, per il novantesimo anniversario dalla fondazione del Club, nato nel 1936. La campagna abbonamenti è stata il primo di tanti eventi dedicati a questa importante ricorrenza e, anche in questa occasione, l’affetto del popolo canturino non è mancato. La campagna “XCantù – 90 anni insieme” si è infatti chiusa ritoccando ancora verso l’alto il numero della passata stagione, con 3.114 tessere sottoscritte. I tifosi sono quindi pronti a seguire una stagione che è stata inaugurata dalle consuete due presentazioni: quella ufficiale, in piazza Garibaldi, condotta dalla giornalista RAI Alessandra D’Angiò, e quella privata, riservata a sponsor e autorità, che si è tenuta nell’elegante cornice del Castello di Casiglio, con il volto di Sky Gaia Accoto nel ruolo di presentatrice. Due occasioni nelle quali è stato possibile votare per assegnare le dieci nuove stelle che vanno ad aggiungersi alle 80 già presenti nella Hall of Fame del Club, portando così a 90 il numero complessivo. I nuovi ingressi sono: Filippo Baldi Rossi, Bruce Flowers, Ezio Giani, Phill Jones, Davide Marson, Vladimir Micov, Davide Pessina, Pianella SRL, T.I.C. e Renzo Tombolato. Ma non è tutto. La stagione sarà impreziosita
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anche dall’inaugurazione della Cantù Arena, prevista per marzo, i cui lavori sono ormai prossimi alla conclusione. Già dal raduno di agosto, la squadra si sta allenando, agli ordini di coach Frank Vitucci, nel Pavilion della nuova arena, da dove è partita la preparazione in vista di una stagione nella quale l’Acqua S.Bernardo proverà a stupire. Il roster è stato rinnovato per dieci dodicesimi, con le sole conferme del capitano Matteo Moraschini e di Leonardo Okeke. A Cantù hanno trovato spazio giocatori già protagonisti nel campionato italiano, come gli americani Semaj Christon e Savion Flagg, il lettone Andrejs Grazulis e l’italiano Davide Moretti; statunitensi veterani dei campionati europei come Chad Brown, Hassani Gravett e Isaiah Miles e due italiani emergenti come Matteo Parravicini e Liam Udom. A completare il gruppo c’è anche Simone Ventura, stella del settore giovanile del PGC, che già nella prima giornata a Venezia ha dimostrato di avere le carte in regola per proseguire la lunga tradizione di giocatori usciti dal vivaio biancoblù e diventati protagonisti del basket italiano. Una stagione, dunque, ricca di appuntamenti e significati, che accompagnerà la Pallacanestro Cantù verso un traguardo storico: i suoi primi 90 anni di vita e il ritorno a casa.
A NEW SEASON KICKS OFF A
season that will be historic for Pallacanestro Cantù has begun. First and foremost, because it marks the 90th anniversary of the club’s founding in 1936. The season-ticket campaign was the first of many events dedicated to this important milestone, and once again, the people of Cantù showed their support. The “XCantù – 90 Years Together” campaign concluded by once again surpassing last season’s total, with 3,114 season tickets sold. Fans are now ready to follow a season that kicked off with the customary two presentations: the official one in Piazza Garibaldi, hosted by RAI journalist Alessandra D’Angiò, and the private one, reserved for sponsors and dignitaries, which took place in the elegant setting of Casiglio Castle, with Sky’s Gaia Accoto serving as host. At both events, attendees had the opportunity to vote to select the ten new stars to be added to the 80 already in the club’s Hall of Fame, bringing the total number to 90. The new inductees are: Filippo Baldi Rossi, Bruce Flowers, Ezio Giani, Phill Jones, Davide Marson, Vladimir Micov, Davide Pessina, Pianella SRL, T.I.C., and Renzo Tombolato. But that’s not all. The season will also be highlighted by the inauguration of the Cantù Arena, scheduled
for March, with construction now nearing completion. Since the August training camp, the team has been practicing under coach Frank Vitucci in the Pavilion of the new arena, where preparations began for a season in which Acqua S.Bernardo will aim to impress. Ten-twelfths of the roster has been revamped, with only captain Matteo Moraschini and Leonardo Okeke returning from last season. Cantù has signed players who have already made their mark in the Italian league, such as Americans Semaj Christon and Savion Flagg, Latvian Andrejs Grazulis, and Italian Davide Moretti; U.S. veterans of European leagues like Chad Brown, Hassani Gravett, and Isaiah Miles; and two up-and-coming Italians, Matteo Parravicini and Liam Udom. Rounding out the roster is Simone Ventura, a star of the PGC youth academy, who already demonstrated on the first game day in Venice that he has what it takes to continue the long tradition of players who have emerged from the blue-and-white youth system and gone on to become stars of Italian basketball. It will, therefore, be a season rich in events and significance, one that will lead Pallacanestro Cantù toward a historic milestone: its 90th anniversary and a return home.
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SPORT
Giorgio Roda velocità e visione da campione di Marina Moretti foto Archivio Giorgio Roda
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elocità pura, continuità di rendimento e una straordinaria capacità di interpretare le qualifiche. La stagione di Giorgio Roda nell’European Le Mans Series si sta rivelando una delle più brillanti della sua carriera, con il pilota comasco costantemente posizionato ai vertici della classe LMP2 Pro/Am. A certificare il valore di Roda nel corso del campionato è soprattutto un dato impressionante: quattro pole position conquistate. Un rendimento straordinario che lo consacra come vero e proprio punto di riferimento della categoria sul giro secco. Partire davanti a tutti ha offerto al team della vettura numero 30 di Duqueine una base tattica fondamentale per costruire gare di primo piano. Tra le tappe più interessanti della stagione spicca il weekend di Silverstone, affrontato in condizioni meteo estreme. Sotto una pioggia battente e su un asfalto insidioso, Roda e i suoi compagni hanno dato prova di grande maturità e solidità, conquistando un ottimo quarto posto finale. Un piazzamento pesante, arrivato al termine di una gara di durata che ha richiesto una perfetta gestione del traffico, strategia impeccabile ai box e cambi pilota senza sbavature. A condividere questa sfida con Giorgio sono due nomi di rilievo del panorama internazionale. la francese Doriane Pin, pilota di sviluppo Mercedes Formula 1 e l’olandese Richard Verschoor, reduce dal terzo posto in Formula 2 e pilota di sviluppo McLaren. Tre percorsi diversi riuniti attorno allo stesso obiettivo. Nell’endurance, la disciplina delle gare di durata, la prestazione individuale deve tradursi in un risultato collettivo: contano il ritmo, la gestione del traffico, i cambi pilota e le decisioni del muretto. Le quattro pole di Roda rappresentano così un contributo concreto a una sfida che coinvolge un equipaggio di altissimo profilo, capace di coniugare gioventù, talento e visione strategica.
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Giorgio Roda: champion-level speed and vision P
ure speed, consistent performance and an extraordinary ability to make the most of qualifying sessions. Giorgio Roda’s season in the European Le Mans Series is proving to be one of the most brilliant of his career, with the driver from Como consistently sitting at the top of the LMP2 Pro/Am class. One impressive statistic in particular attests to Roda’s calibre throughout the championship: four pole positions. An extraordinary run of form that establishes him as a true benchmark in the category for single-lap pace. Starting at the front of the grid has provided the Duqueine No. 30 team with a crucial tactical foundation for delivering top-class race performances. Among the most memorable rounds of the season, the Silverstone weekend stands out, contested in extreme weather conditions. In the pouring rain and on treacherous track surfaces, Roda and his teammates demonstrated great maturity and resilience, securing an excellent fourth place finish. A significant result, achieved at the end of an endurance race that demanded perfect traffic management, flawless pit-stop strategy and seamless driver changes. Sharing this challenge with Giorgio are two prominent names on the international scene: Frenchwoman Doriane Pin, a Mercedes Formula 1 development driver, and Dutchman Richard Verschoor, fresh from a third-place finish in Formula 2 and a McLaren development driver. Three different career paths united by the same goal. In endurance racing, individual performance must translate into a collective result: pace, traffic management, driver changes and decisions from the pit wall all count. Roda’s four pole positions thus represent a tangible contribution to a challenge involving a high-profile crew, capable of combining youth, talent and strategic vision.
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CUCINA E CULTURA DEL TERRITORIO
RISTORANTE CON CANTINA
VIA AL CROTTO DEL SERGENTE, 13 COMO / LORA TEL. +39.031.283.911 WWW.CROTTODELSERGENTE.IT INFO@CROTTODELSERGENTE.IT
Cucina & Cantina Crema di porri e patate con Zincarlin, acciughe e croccanti di pane Leek and potato soup with zincarlin, anchovies and crispy bread crumbs
Caserecce alla crema di zucca con salsiccia e funghi Caserecce with pumpkin cream, sausage and mushrooms
“Clelia Coppo” 2022 Brut Rosé Metodo Classico Coppo - Piemonte
“Senza Bolle” Vigneti Cenci La Boscaiola - Lombardia di Davide Lacchini, Emanuele Riva foto Carlo Pozzoni
Davide Lacchini
Davide Lacchini è nato a Como nel 1961. Attualmente Consulente di ristorazione e
Gastronomico. Ha lavorato come responsabile del Ristorante Imbarcadero di Como Hotel Metropole Suisse. Ha ricoperto la carica di direttore e consulente gastronomico di Eventi Lariani srl, del ristorante “ InRIVA” Cernobbio. Ha avuto esperienze lavorative presso l'hotel Regina Olga, “Al musichiere”, Como; Paracucchi Locanda dell’angelo, Sarzana; ristorante club Canottieri Lario, Como; Grand hotel Serbelloni-Bellagio; Hotel Barchetta Excelsior, Como; Albergo Antico-Suisse; Hotel Principe di Savoia, Milano; Villa-mia, Torno; residenza della famiglia reale dell’Arabia Saudita; Casino’ di Campione d’Italia. Consulente e collaboratore del libro edito dalla Provincia di Como “Dal Lario alla Brianza”. Curatore editoriale del libro ”In cucina” prodotto dell’Associazione Provinciale dei Cuochi di Como. Sue le ricette rivisitate del libro "Le ricette del lago di Como". Insignito nel giugno 2014 del Cavalierato della Repubblica Italiana.
Emanuele Riva
Classe 1984, lavora presso il locale di famiglia La Cava dei Sapori a Como, risto-
rante aperto nel 2005 e gestito dal 2007. A 23 anni diventa sommelier e viene selezionato per il concorso “Maschio Bonaventura, la ricerca dell’eccellenza” dedicato ai migliori corsisti. In seguito partecipa ad altri master di formazione sia in Italia che all’ estero e partecipa ad importanti concorsi nazionali come master del Sangiovese, master del Nebbiolo, master del Sagrantino ecc. Nel 2011 conquista il titolo di Miglior Sommelier Professionista della Lombardia. Dal 2010 al 2013 è sul palco del Miglior sommelier d’Italia. Secondo classificato Miglior Sommelier d'Italia 2013. Oggi è relatore per corsi di sommelier in alcuni istituti alberghieri della regione e collabora con alcune riviste del settore. Nel 2021 apre l’enoteca Millesimo a Carate Urio e nel 2023 rileva il confinante Ristorante Acquadolce nuovo punto di riferimento del Lago di Como.
Si ringraziano per la disponibilità e la collaborazione "CANTALUPPI LAB CUCINA" Cantaluppi Tavernerio spa Albese con Cassano forniture alimentari, sede della realizzazione delle ricette; l'Azienda Agricola Collina d'Oro - Faloppio - Como; il Cav. Vittorio Fanfarillo, Cifa srl Forniture Alberghiere, Lomazzo.
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Crema di porri e patate con Zincarlin, acciughe e croccanti di pane Ingredienti per 6 persone
Preparazione
600 g porri 500 g patate 1 vasetto di yogurt bianco 1 lt circa brodo vegetale 12. filetti di acciughe 240 g. Zincarlin “Casale Roccolo Km 0 1 pane farina integrale Olio evo, sale, pepe q.b
Utilizzate tutte le parti del porro, tagliate di netto la parte alta (quella verde), tenetela da parte per usarla in seguito come guarnizione, eliminate la foglia più esterna. Tagliate i porri a rondelle, soffriggeteli in una pentola e aggiungete del sale e un filo d'olio, continuate a fiamma dolce per almeno 10 minuti. Unite le patate tagliate precedentemente a piccoli pezzi e coprite tutto con il brodo vegetale ben caldo. A bollore ripreso continuate la cottura per circa 30 minuti fino a quando le verdure saranno cotte e morbide.
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Togliete dal fuoco e frullate tutto con un mixer ad immersione fino ad ottenere una crema liscia dall'effetto vellutato. Ora assaggiate e, se serve, sistemate di sale, frullando ancora per un paio di minuti. Tagliate il pane a cubetti e tostatelo in padella con un filo di olio evo, un pizzico di sale ed un rametto di rosmarino: dovrà risultare abbrustolito e croccante. Servite la vellutata ben calda aggiungendo ad ogni piatto alcune gocce di yogurt, qualche parte verde del porro tagliata fine, un medaglione di Zincarlin del Casale Roccolo al centro della crema , i crostini e per finire i filetti di acciughe.
“Senza Bolle” Vigneti Cenci La Boscaiola Lombardia
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Leek and potato soup with zincarlin, anchovies and crispy bread crumbs To serve 6 600 g leeks 500 g potatoes 1 pot of plain yoghurt Approx. 1 litre vegetable stock 12 anchovy fillets 240 g Zincarlin “Casale Roccolo Km 0 1 loaf of wholemeal bread Extra virgin olive oil, salt and pepper to taste
ome sarebbe un Franciacorta prima di intraprendere la strada delle bollicine, prima di diventare un grande spumante italiano?” Ecco la risposta, tutto parte dalla base! “Senza Bolle” vuole fare un passo indietro nel tempo, quello del vino da tavola, bianco, buono, fermo, prodotto nella zona delle Corti Franche. Oggi esiste a Brescia una denominazione per i bianchi e rossi fermi, chiamata Curtefranca Doc. Questo vino lancia sul mercato un messaggio diverso, ovvero enfatizzare che se la base atta a divenire spumante, non ha caratteristiche di altissima acidità e di equilibrio nella beva, non diventerà mai un grande Franciacorta. Gusto pieno, colore giallo oro, pronto a dare il meglio di se su tendenze dolci significative, incisiva la sua freschezza, al contempo molto sapido, leggero, per valorizzare pietanze con punte acide e saporite importanti! Chardonnay e Pinot Bianco. 8/9° C in classico calice da bianco.
"What would a Franciacorta be like before it embarked on the path to
becoming a sparkling wine, before becoming a great Italian spumante?” Here’s the answer: it all starts with the basics! “Senza Bolle” aims to take a step back in time, to the era of table wine – a good, still white wine produced in the Corti Franche area. Today, in Brescia, there is a designation for still white and red wines known as Curtefranca DOC. This wine sends a different message to the market: it emphasises that if the base intended to become a sparkling wine lacks very high acidity and balance on the palate, it will never become a great Franciacorta. Full-bodied, golden-yellow in colour, it is at its best when paired with significantly sweet dishes; its freshness is striking, whilst at the same time it is very savoury and light, perfect for enhancing dishes with pronounced acidity and rich flavours! Chardonnay and Pinot Bianco. 8–9°C in a classic white wine glass.
Preparation Use all parts of the leek: cut off the top green section cleanly, set it aside as you’ll use it later as a garnish, and remove the outermost layer. Slice the leeks into rounds, fry them gently in a saucepan, add a pinch of salt and a drizzle of oil, and continue cooking over a low heat for at least 10 minutes. Add the potatoes, previously cut into small pieces, and cover everything with the piping hot vegetable stock. Once it has returned to the boil, continue cooking for about 30 minutes until the vegetables are cooked through and tender. Remove from the heat and blend everything with a hand blender until you have a smooth, velvety purée. Now taste it; if needed, season with salt, then blend for another couple of minutes Cut the bread into cubes and toast them in a frying pan with a drizzle of extra virgin olive oil, a pinch of salt and a sprig of rosemary; they should be golden and crispy. Serve the soup piping hot, adding to each plate a few drops of yoghurt, some finely chopped green parts of the leek, a medallion of ‘Zincarlin’ from Casale Roccolo in the centre of the soup, the croutons and, to finish, the anchovy fillets.
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Caserecce alla crema di zucca con salsiccia e funghi Ingredienti per 6 persone 480 g Caserecce 400 g zucca mantovana 300 g salsiccia- luganega brianzola 300 g funghi tipo Finferli o Porcini 60 g Pecorino grattugiato 100 g Parmigiano Reggiano 50 g burro 1 spicchio d'aglio 1 rametto di rosmarino 1 mazzetto di prezzemolo olio extravergine d'oliva, acqua, sale e pepe q.b.
Preparazione Per la salsiccia: con un piccolo coltello fate un taglio lungo la salsiccia e togliete il budello, sgranatela e fatela rosolatela in una padella con un filo d'olio, poi mettetela da parte. Per la crema di zucca: in una casseruola, cuocete a fuoco lento la zucca a cubetti con poca acqua e rosmarino fino a renderla tenera, levate il rosmarino e poi frullatela per ottenere una purea liscia. Saltare i funghi: in un'altra padella, cuocete con olio e uno spicchio di aglio i funghi già puliti e tagliati a fette, rosolateli bene e spolverate con il trito di prezzemolo.
Unire e mantecare: cuocete le Caserecce al dente, scolatele direttamente nella padella con la crema di zucca, unite la salsiccia e i funghi, e mantecate con un poco d'acqua di cottura della pasta aggiungendo il burro a piccoli pezzi ed infine il pecorino.
Caserecce with pumpkin cream, sausage and mushrooms To serve 6 480 g Caserecce 400 g Mantovana pumpkin 300 g luganega brianzola sausage 300 g mushrooms (such as chanterelles and porcini) 60 g grated Pecorino 100 g Parmigiano Reggiano 50 g butter 1 clove of garlic 1 sprig of rosemary 1 bunch of parsley extra virgin olive oil, water, salt and pepper to taste
Preparation For the sausage: using a small knife, make a cut along the length of the sausage and remove the casing; break it up into pieces and brown it in a frying pan with a drizzle of oil, then set it aside For the pumpkin purée: in a saucepan, gently simmer the diced pumpkin with a little water and rosemary until tender; remove the rosemary, then blend to a smooth purée Sauté the mushrooms: in another frying pan, cook the mushrooms – which have already been cleaned and sliced – with oil and a clove of garlic; brown them well and sprinkle with chopped parsley
Combine and finish off: cook the Caserecce until al dente, drain directly into the pan with the pumpkin purée, add the sausage and mushrooms, and finish off by stirring in a little of the pasta cooking water, adding the butter in small pieces and finally the pecorino.
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“Clelia Coppo” 2022 Brut Rosé Metodo Classico Coppo - Piemonte
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uando si ha bisogno di lasciare il palato pulito ed elegante, di bere senza appesantirsi e di non perdere l’occasione di brindare, allora si parla di bollicine! Ma “Clelia” è molto di più, questo spumante la cui base è un classico blend, Chardonnay e Pinot Nero, segue una presa di spuma con un metodo Ancestrale: sono gli zuccheri residui di vinificazione che portano alla seconda rifermentazione in bottiglia, per oltre due anni. Questo processo non troppo sofisticato lo fanno un vino sincero, non estremamente morbido, che dà il meglio di sé a tutto pasto! La veste è un elegante rosa buccia di cipolla. Temperatura di servizio non oltre gli 8 gradi in calice slanciato. PS. Una visita a questa cantina con oltre 125 anni di storia, significa immergersi nelle cattedrali sotterranee di Canelli, già Patrimonio dell’UNESCO. Consigliato.
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hen you want to leave your palate feeling clean and refined, to enjoy a drink without feeling weighed down, and not to miss the chance to raise a glass, that’s when you reach for a sparkling wine! But “Clelia” is much more than that: this sparkling wine, based on a classic blend of Chardonnay and Pinot Noir, undergoes a second fermentation using the Ancestral method. It is the residual sugars from the winemaking process that trigger the second fermentation in the bottle, lasting over two years. This relatively unsophisticated process results in a sincere wine – not overly smooth – that is at its best throughout the entire meal! It has an elegant onion-skin pink colour. Serve at no more than 8 degrees in a slender glass. PS. A visit to this winery, with over 125 years of history, means immersing yourself in the underground cathedrals of Canelli, already a UNESCO World Heritage Site. Highly recommended.
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25 mecenati per scelta e per passione
Siamo partiti con grandi sogni e li abbiamo realizzati. Abbiamo ancora traguardi da raggiungere e tanta voglia di sognare. La vera forza sono i nostri associati. Grazie a loro e a chi crede in noi.
Testimonial
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