Skip to main content

Un Unico Accordo: Reciprocità

Page 1

Un Unico Accordo

Reciprocità Volume quattro, numero 1

Inverno 2024

CONTENUTO EDITORIALE Lucinda M. Vardey CLERO E LAICI IN UNA CHIESA SINODALE Valerio Mauro OFM Cap. L’INTERVISTA DI MAGDALA: SULL’AMICIZIA SPIRITUALE Emily VanBerkum e Susan Muto RECIPROCITÀ COSMICA ED ETICA Dawn M. Nothwehr O.S.F. RECIPROCITÀ INTERIORE: UN PASSAGGIO AL SANTO AMORE Lucinda M. Vardey INSIEME, NON SOLI John Dalla Costa GOVERNANCE E AMORE: LA RECIPROCITÀ NELLA LEADERSHIP FEMMINILE Maria Rita Cerimele

www.magdalacolloquy.org

1


Editoriale La reciprocità viene intesa, nei discorsi femministi degli ultimi decenni, come l’unico modo per far sì che l’uguaglianza venga pienamente abbracciata dalla Chiesa. La f rancescana americana Dawn Nothwehr OSF afferma nel suo articolo che la reciprocità è riconosciuta come “moralmente normativa” e che “funziona come un correttivo di qualsiasi forma di amore e giustizia.” La reciprocità non è la stessa cosa della complementarità, termine comunemente usato per indicare quell’uguaglianza che informa il popolo di Dio. La complementarietà, ha sottolineato la teologa f rancese Anne-Marie Pelletier (in un precedente numero di questa rivista incentrato sul tema della Comunità) “non fa che ribadire la tradizionale disuguaglianza gerarchica” e contribuisce a cancellare la pienezza dell’essere umano, sia come uomo che come donna. È attraverso la comprensione e la pratica della reciprocità che possiamo iniziare a sperimentare la grazia della sinodalità. Mentre quest’anno entriamo via via più profondamente nel processo sinodale—e grazie all’appello di Papa Francesco in una maggiore “corresponsabilità” nella missione evangelizzatrice della Chiesa—la reciprocità, come relazione reciproca tra Gesù e se stessi e due o più persone, ha al suo centro i principi di cura, condivisione e cooperazione.

e reciproche amicizie tra Cristo e l’altro; amicizie che hanno offerto molti doni alla Chiesa e alla missione di Cristo nel corso dei secoli. La reciprocità tra Dio e l’umanità viene esplorata riguardo al cosmo e all’ecologia, nonché ai piani di Dio rivolti alla collaborazione umana nel superare la solitudine. Identificata nel 2023 come la principale malattia dell’Occidente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, la solitudine è stata precedentemente indicata da Madre Teresa come la più grande povertà del mondo occidentale. La reciprocità è evidente anche nel processo interiore del cuore trasmesso dalla mistica cistercense fiamminga del 13° secolo, Beatrice di Nazareth, e che ha informato lo stile e l’esempio di leadership di una donna del Movimento dei Focolari.

Lucinda M. Vardey Caporedattrice

“La diversità è necessaria, è indispensabile. Tuttavia, ogni suono deve concorrere al disegno comune. È fondamentale l’ascolto reciproco: ogni musicista deve ascoltare gli altri.” In questo numero affrontiamo alcune

questioni importanti nelle relazioni che Papa Francesco riguardano la nostra Chiesa e il mondo, oltre (dal discorso al concistoro per la creazione di nuovi a fornire esempi di reciprocità in atto. Tra cardinali, 30 settembre 2023). questi, la promozione di rispettose amicizie spirituali tra clero e laici. L’intervista di Magdala a Susan Muto presenta le diverse www.magdalacolloquy.org 2


Valerio Mauro OFM Cap è nato a Mazara del Vallo nel 1956, ma è

cresciuto a Firenze. È diventato frate francescano cappuccino nel 1982 ed è stato ordinato sacerdote nel 1988. Dopo aver conseguito la licenza in teologia dogmatica presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma, ha insegnato teologia e ha svolto due mandati come ministro provinciale dei Cappuccini in Toscana. Dal 1997 è docente di Teologia sacramentaria presso la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale e, come membro dell’Associazione Teologica Italiana, ha fatto parte del Consiglio di Presidenza. Tra un insegnamento e l’altro svolge il ministero di parroco. I suoi ulteriori interessi sono l’arte, l’ecumenismo e il dialogo interreligioso.

Clero e laici in una Chiesa sinodale Valerio Mauro OFM Cap Raccogliendo suggestioni diverse, compreso il documento della Commissione Teologica Internazionale sulla sinodalità, mi sembra di poter considerare come il processo sinodale sul quale papa Francesco ha avviato il cammino della Chiesa si strutturi attraverso tre snodi: gli eventi, le strutture e uno stile sinodali. Lo svolgimento degli eventi, quali possono essere la celebrazione che inaugura un sinodo diocesano o più semplicemente un’assemblea parrocchiale, collocano in tempi e luoghi precisi il procedere di una comunità. Le strutture sinodali hanno un ampio raggio di possibilità e di realizzazione, dai consigli pastorali a quelli economici alle assemblee, sia parrocchiali che diocesani. Il contesto attuale richiede sempre più una loro trasformazione in modo tale da aprirsi ad un maggiore coinvolgimento delle varie componenti del tessuto ecclesiale. In questa direzione vanno le decisioni di papa Francesco, allargando la partecipazione di laici, donne e uomini, a vari organismi della sede apostolica. D’altra parte, appare chiaro come l’elemento fondamentale dell’intero processo sia l’assunzione ad ogni livello di uno stile sinodale, mancando il quale anche i possibili eventi e gli eventuali cambiamenti strutturali perderebbero di consistenza ed efficacia. Uno stile sinodale, realmente vissuto e condiviso ad ogni livello, farebbe nascere un’atmosfera nuova, davvero ispirata a valori evangelici in tutta la loro radicalità. Se proviamo a raccogliere dalla storia quali siano stati i processi che abbiano segnato maggiormente lo sviluppo concreto della Chiesa, non possiamo omettere la modalità con la quale sono state vissute le relazioni all’interno del popolo di Dio, specialmente quelle tra laici e clero. Mantenendo fermo il dato di fede per cui il ministero ordinato è elemento essenziale e costitutivo della realtà ecclesiale, l’appello che nasce dal vissuto di oggi è uno stile di relazioni tra ministri ordinati e laici nel dialogo, nel reciproco riconoscimento di carismi, nella comunione profonda. In fondo, perché il pensiero abbia una radice apostolica, non si tratta che di prendere sul serio quanto troviamo scritto nella lettera ai cristiani di Efeso: «[Cristo] ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero [letteralmente: la diakonia], allo scopo di edificare il Corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino perfetto, fino a raggiungere la misura della

www.magdalacolloquy.org

3


pienezza di Cristo» (Ef 4,11-13). L’edificazione del Corpo di Cristo avviene attraverso la diaconia dell’intero popolo di Dio, al cui servizio Cristo ha predisposto una varietà di ministeri, legati tutti in qualche modo all’annuncio della Parola. Questa Parola evangelica ancora una volta deve essere seminata nel campo del mondo affinché, curata e custodita, porti frutti verso il compimento del Regno.

UNA PROSSIMITA’ INTIMA E RECIPROCA Stiamo attraversando un cambiamento d’epoca senza avere nessuna mappa che ci possa orientare nel cammino, se non la Parola di Dio, che ci interroga e illumina, perché passiamo continuamente dalla vita al Vangelo, dal Vangelo alla vita, in un circolo ermeneutico tanto necessario quanto delicato. Prendendo sul serio quanto appena scritto, ho trovato conferma, nei miei ultimi dieci anni di ministero pastorale e accademico, di quanto sia feconda l’interazione tra laici e ministri. Ricordo le famiglie con le quali ho condiviso un percorso di vita, nell’ascolto reciproco, scoprendo quanto acuti fossero i loro giudizi sul momento presente, quanto fondati i loro bisogni e preoccupazioni, quanto faticosa e gioiosa al tempo stesso fosse la loro testimonianza di fede. Questa condivisione, vissuta nella stima reciproca, ha modellato il mio ministero, plasmandolo in una modalità di servizio sempre meno riproposta dalla teoria e sempre più mediata dalla storia vissuta. La mia esistenza di ministro è entrata in «contatto» profondo con la loro. Mi piace qui sottolineare l’allusione alla dimensione corporale di ogni con-tatto, questo senso così singolare perché immette nella reciprocità: quando tocchiamo siamo toccati. Accade una prossimità intima, tanto da farci dire «mi ha toccato il cuore». Gesù stesso ha vissuto in pienezza il con-tatto con donne, uomini e bambini. Ha toccato per guarire, per ridare vita, per entrare in comunione, in quella comunione così particolare che è l’amicizia. Gli amici vivono d’intimità e contatto reciproci. A un tratto contempli con stupore come quella persona ti sia entrata dentro, ti abbia toccato il cuore. E capisci come l’amicizia sia un dono dal cielo, del quale ti accorgi solo quando si è radicata nell’intimo. Amici ci ha chiamato il Signore (Gv 15,15).

IL CUORE ESISTENZIALE La prospettiva di una Chiesa sinodale, perché possa essere davvero quell’ospedale di campo invocato da papa Francesco, non può limitarsi ad un cambiamento delle strutture, allargando partecipazione e corresponsabilità decisionali, per quanto tutto questo sia necessario e urgente. Lo stile nuovo di cui abbiamo bisogno sta nella capacità di relazioni

4

www.magdalacolloquy.org


profonde e calde, davvero amicali, all’interno delle singole comunità ecclesiali. Non mi illudo di pensare che ogni situazione abbia un’atmosfera irenica. Ogni vita comunitaria presenta conflitti, dove la differenza di pensiero e obiettivi si mostra come luogo dove vivere la complessità del vivere con lievito evangelico. Ma proprio qui sta l’occasione per una testimonianza di fede per il mondo, nel comune fondamento sacramentale del battesimo e del dono dello Spirito. Il riferimento al sacerdozio comune, prima e fondamentale partecipazione al sacerdozio di Cristo, è stato da me vissuto anche sul versante della riflessione teologica. La competenza di laiche e laici in questo campo è sempre più degna di attenzione e ascolto. Partecipando a convegni e congressi dell’Associazione Teologica Italiana ho avuto la gioia di un confronto con sorelle e fratelli tanto intellettuale quanto esistenziale. L’ammirazione per l’acribia e la profondità del loro pensiero si è unito alla stima per la loro esistenza, dedicata allo studio della Parola in ambienti accademici non sempre favorevoli. Se mi si permette un pensiero finale, per andare al cuore esistenziale del cammino sinodale proposto alla Chiesa, credo che ci troviamo davanti a un appello: costruire legami di amicizia tra uomini e donne, verso il creato, all’interno della Chiesa, con Dio stesso. Aelredo di Rievaulx vede nella dedizione di amicizia il compimento dell’umanità e un limpido riflesso del mistero di Dio, rivelatosi come amicizia. Perché Deus est amicitia, declinando il testo di 1 Gv 4,16 alla luce di quanto ha detto il Signore Gesù:

«non esiste amore più grande che dare la vita per i propri amici» (Gv 15,13). Di questo appello noi abbiamo un riferimento simbolico in quell’Eucaristia che siamo chiamati a celebrare ogni domenica. Atto simbolico di una Chiesa raccolta in sinodo, l’Eucarestia ci immerge ogni volta in quel grande desiderio del Signore Gesù di mangiare la Pasqua con i suoi amici (Lc 22,15).

www.magdalacolloquy.org

5


Susan Muto è direttore esecutivo dell’Associazione Epiphany e decano

dell’Accademia di spiritualità formativa a Pittsburgh, in Pennsylvania. Collabora spesso con riviste scientifiche e divulgative ed è autrice e coautrice di oltre quaranta libri. Tiene conferenze a livello nazionale e internazionale sulla preziosa saggezza della fede e della tradizione formativa giudaicocristiana e su molti aspetti fondamentali della vita dei valori e delle virtù umane e cristiane nel mondo di oggi. Premiata con un riconoscimento alla carriera nel 2009 dalla Catholic Historical Society of Western Pennsylvania, ha ricevuto anche il premio Aggiornamento 2014 dalla Catholic Library Association. Il suo libro più recente è «Formation for the Spiritual Life: Questions and Reflections for Today’s Christian » (Formazione alla vita spirituale: Domande e riflessioni per il cristiano di oggi), pubblicato nel 2023 da The Teresian Press. Il suo libro precedente “A Feast for Hungry Souls: Spiritual Lessons from the Church’s Greatest Masters and Mystics” (Un banchetto per anime affamate: Lezioni spirituali dei più grandi maestri e mistici della Chiesa) ha vinto nel 2021 il premio per la spiritualità della Catholic Media Association.

Emily VanBerkum è redattore associato di Un unico accordo. Per maggiori informazioni su di lei, visitate il nostro sito web.

Sull’amicizia spirituale Emily VanBerkum in conversazione con Susan Muto EMILY VANBERKUM Nell’incremento dei social media c’è questa grande tendenza a espandere le nostre reti e ad accumulare quantità di amici che forse non incontreremo mai di persona. Che cosa ha da dire la vita spirituale a questo proposito e come definirebbe l’amicizia spirituale? SUSAN MUTO La differenza è tra quantità (ad esempio avere 500 amici su Facebook) e qualità (se possiamo contare i nostri amici sulle dita di una mano siamo veramente benedetti). La distinzione tra amici occasionali e amici spirituali è che tu e un altro avete Cristo tra di voi. Aelredo di Rievaulx, che ha scritto sull’amicizia spirituale, ha spiegato che due persone scelte da Gesù per camminare insieme lo fanno in una direzione comune, sono legate dalla reciprocità e superano la prova del servizio e del sacrificio disinteressato. C’è un’elevazione reciproca dei nostri doni e talenti per amore di Gesù e in un modo insolitamente notevole per servire la Chiesa. Le amicizie spirituali non solo durano tutta la vita, ma lasciano un’impronta. EVB La Chiesa ha al suo interno molte delle « eredità » scaturite da vere amicizie spirituali esemplificate nella vita di molti santi. SM Dall’antichità, attraverso il Medioevo fino ai giorni nostri, i santi sono stati modelli del grande dono della reciprocità. San Benedetto e sua sorella Santa Scolastica vivevano una vera reciprocità come fratello e sorella, mostrando come i fratelli potessero essere amici spirituali. Un’altra coppia è quella di Sant’Agostino e di sua madre Monica, che non solo pregò per la

6

www.magdalacolloquy.org


conversione di suo figlio, ma insieme raggiunsero il massimo livello di reciprocità durante la loro vita. Nel Medioevo abbiamo Santa Teresa d’Avila e San Giovanni della Croce (lei aveva 56 anni e lui 24). Anche con una tale differenza di età, Santa Teresa scrisse di Giovanni: “Ho trovato colui che sa leggere la mia anima.” I due si unirono per riformare l’ordine religioso dei Carmelitani. Nello stesso periodo, ma un po’ prima, arrivarono San Francesco e Santa Chiara, lui apostolico e lei contemplativa. Con la loro qualità mistica offrirono alla Chiesa un grande dono che nessuno dei due sarebbe stato in grado di fare da solo. In tempi successivi, San Francesco di Sales e Santa Giovanna Francesca di Chantal, un sacerdote e una laica, svilupparono un rapporto attraverso esperienze di direzione spirituale. In questi scambi si sono affidati l’uno all’altra per sostenere i loro cuori. La forza dello Spirito Santo li fece incontrare e si formarono numerose comunità religiose. Il grande San Vincenzo de’ Paoli, fondatore delle Figlie della Carità, aprì con Luisa de Marillac un ministero per i poveri che vive ancora oggi. Quello che scopriamo nel tracciare i fili d’oro della mutualità nella Chiesa è che in qualche modo il mistero, che non potremo mai comprendere, ha riunito queste anime per una causa comune, per promuovere il bene dell’umanità e per servire la Chiesa.

EVB La vera amicizia spirituale ci attrae in un rapporto che ha la forma costante di un camminare insieme e di un guardare nella stessa direzione, oltre a ricordarci la nostra comune umanità e dignità. Questi esempi di amicizia nel tesoro dei santi sono potenti e mostrano come si formano le vocazioni. SM Sì, le vocazioni sono fondamentali. Questi santi si sentivano veramente chiamati da Dio a vivere al meglio i propri doni e talenti che Gesù aveva dato loro. Sentivano nel profondo del loro rapporto reciproco la chiamata a realizzare uno scopo più alto o un nuovo modo di vivere la vita spirituale che sarebbe stato impossibile compiere da soli. Questo ci dimostra che è la provvidenza di Dio ad attrarre le anime insieme in questo modo. EVB Le amicizie spirituali avvengono poi in diverse fasi della vita e delle vocazioni, come il matrimonio, la vita religiosa, la vita familiare o la vita da single, mettendoci in relazione con gli altri in un modo significativo e specifico. Visto che nel 2023 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha identificato la solitudine e l’isolamento sociale come un problema di salute globale, cosa ci insegna la reciprocità riguardo alla felicità nelle relazioni umane? SM Il modo migliore per spiegare la reciprocità come vocazione è sottolineare le sue virtù. Una di queste è l’affinità inspiegabile con l’altro, come se al primo incontro si avesse la sensazione di conoscere questa persona da sempre, anche se ci si è appena incontrati. Dio fa incontrare le persone in questo modo. La reciprocità favorisce anche la virtù dell’empatia, che non è la stessa cosa della simpatia, ma consiste nell’immedesimarsi in ciò che l’altro sta realmente provando e sentirsi profondamente compresi da quella persona. Si può notare come questo sia diverso da un momento di piacere o di gratificazione casuale che passa come il vento. Un’altra virtù inseparabile dalla reciprocità è la carità. Questa ci dà il significato dell’amarci l’un l’altro come il Signore ci ha amati e di far sbocciare questo amore nel servizio agli altri. Anche come singola persona siamo uno nel Signore e uno nello Spirito. Il mio mentore e direttore spirituale, p. Adrian van Kaam, è stato un pioniere nello spiegare www.magdalacolloquy.org

7


l’empatia. Diceva che era la sensazione di essere pienamente compresi da una persona.

EVB Considerando il suo background e il rapporto speciale che avete avuto con p. Adrian, come descriverebbe i frutti di questo rapporto? SM Tutti i santi che abbiamo citato hanno iniziato con un incontro. Le persone si sono riunite. Non dimenticherò mai il primo incontro con p. Adrian: l’esperienza è stata così impressionante per me. Avevo pregato molto Dio per sapere cosa volesse che facessi, perché fossi qui e quale fosse lo scopo della mia vita. L’incontro con lui mi ha confermato che c’era uno scopo—c’era un lavoro più profondo che mi sarebbe stato affidato rispetto all’essere solo una giornalista o un’insegnante. P. Adrian mi descrisse la sua visione di una Chiesa del terzo millennio: una Chiesa che avrebbe dovuto specializzarsi sul come vivere la fede in un modo complementare. Non solo avere informazioni sulla fede, ma tradurre il proprio credo nella vita del mondo. P. Adrian è sceso dalla testa al cuore e ha condiviso la sua storia. Questo incontro ha avuto come esito 40 libri di cui siamo coautori nel campo della spiritualità formativa. Abbiamo dato vita a un’associazione che potesse aiutare i credenti e i cercatori sinceri a integrare ciò che è più significativo per la loro vita. Abbiamo integrato teologia informativa e teologia della formazione. P. Adrian era anche convinto dell’importanza del ruolo delle donne nella Chiesa. Mi sentivo rispettata, compresa e sapevo che l’amore che Dio avrebbe portato tramite noi agli altri era esattamente l’amore che Gesù voleva che condividessimo. EVB Questa è una descrizione molto bella dell’incontro con l’altro e mi fa pensare ai primi discepoli; prima di credere e prima di seguire Gesù c’è stato un momento di incontro, non uno qualsiasi, ma quello conosciuto e visto da Gesù. SM Sì, l’amicizia spirituale è spesso radicata in questa reciprocità, siamo io e te con Cristo tra noi che guarda nella direzione in cui il Signore vuole che andiamo. Per me ha perfettamente senso, alla luce del mio cammino e di quello dei santi, che Gesù stesso sia arrivato al punto di dire che non poteva chiamare i suoi seguaci servi, ma amici. E’ come se dicesse: “Voglio che tu veda in te stesso quello che io vedo in te.” Arriva un momento in cui nell’anima capisci che daresti la vita per il tuo amico, è così che va l’amicizia spirituale profonda. E questo è ciò che ha fatto Gesù. Dobbiamo celebrare questo dono e cercare di incoraggiare le persone ad aspettare quegli incontri impossibili da prevedere in cui ci si trova in presenza di una potenziale anima gemella, qualcuno che può condividere il tuo cuore e leggere il tuo cuore. Anche in questo caso la qualità di una relazione supera di gran lunga la quantità. EVB Ci hai dato tanto da contemplare per prepararci alla disponibilità di un tale incontro. Grazie.

8

www.magdalacolloquy.org


Dawn M. Nothwehr OSF è titolare della cattedra di Etica teologica cattolica della Erica and Harry John Family presso la Catholic Theological Union di Chicago, Illinois. È un’importante esperta in etica ambientale cattolica ed è consulente del gruppo di lavoro sull’enciclica “Laudato Si’” dell’Ufficio per la dignità umana dell’arcidiocesi di Chicago. La sua ricerca e il suo insegnamento affrontano una serie di questioni di etica ambientale, etica del potere, della giustizia razziale e della teologia morale fondamentale, attraverso la lente della teologia francescana. Altrettanto importante è il dialogo religione/scienza. È stata project-leader della sovvenzione AAAS-DoSER che ha permesso alla facoltà del CTU di integrare il dialogo scienza/religione nei corsi di teologia ed etica. Attualmente è valutatrice di proposte di sovvenzione presso AAASDoSER, un programma che offre sostegno alle scuole di teologia, consentendo loro di includere il dialogo scienza/religione nei loro programmi di studio. Il suo libro più recente è “Scritti francescani: La speranza tra il peccato ecologico e l’emergenza climatica”(Londra, Bloomsbury, 2023).

Reciprocità cosmica ed etica ecologica Dawn M. Nothwehr O.S.F. Una delle menti più raffinate che hanno studiato il cosmo del Creatore è stata quella del sacerdote scozzese e frate francescano Beato Giovanni Duns Scoto (1266-1308). Nella sua opera, Il trattato su Dio come principio primo, egli passò in rassegna la vasta gamma della creazione e si chiese quale fosse la natura e la causa di tutto ciò che era stato prodotto. Scoto si è poi occupato di scoprire la causa prima e la causa efficiente, che ha chiamato Dio, il Principio Primo.1 Scoto concluse anche che Dio non ha dovuto creare nulla ed è assolutamente libero oltre che assolutamente necessario. Anche se ci rendiamo conto che la nostra fonte di vita è Dio, conosciamo solo il nostro lato della relazione Dio-uomo. Il principio di Scoto della haecceitas (che significa individuazione o “questità”) stabilisce la reciprocità come relazione tra esseri distinti.2 Scoto richiama l’attenzione sulla sacralità di ogni elemento cosmico. Dio abbraccia tutto e tutti, compreso il naturale e l’imperfetto.

non avesse peccato.3 L’Incarnazione è stata la decisione libera ed eterna di Dio di avere (al di fuori di sé) qualcuno che potesse amare perfettamente Dio. Intesa in questo modo, l’Incarnazione è un paradigma per gli esseri umani di essere partner di Dio nella continua co-creazione e co-redenzione del mondo. Mary Elizabeth Ingham C.S.J. ha scritto che “la reciprocità tra Dio e l’umanità è stata prevista fin dall’eternità, è iniziata nell’Incarnazione e si realizzerà pienamente nel futuro, quando Cristo sarà ‘tutto in tutti’. Il vertice della creazione è la comunione di tutti gli esseri umani tra loro e con Dio. . . Cristo è la persona stessa in cui l’umano e il divino entrano in una relazione di reciprocità.”4

Grazie all’Incarnazione, gli esseri umani INCARNAZIONE sono ecologicamente sfidati e chiamati a svolgere un ruolo simile a quello di Cristo nel Scoto sosteneva che il Verbo si sarebbe cosmo; ad amare Dio in sè stessi e nell’intero incarnato anche se Adamo (l’umanità) cosmo, espressione di Dio. Poiché l’intero www.magdalacolloquy.org 9


cosmo assomiglia a Cristo, “primogenito di tutta la creazione” (cfr. Col 1,15-19), dobbiamo avere a cuore la creazione come abbiamo a cuore Cristo.

LA RECIPROCITA’ COME NORMA CORRETTIVA E COMPLEMENTARE L’odierna “emergenza climatica” pone questioni di relazioni e di sopravvivenza che, in ultima analisi, sono questioni di potere. La reciprocità è stata riconosciuta in precedenza dalle femministe come moralmente normativa.5 Le femministe distinguevano tra “poteresu”—essere agiti e controllati—e “potere-con,” una relazione fianco a fianco. La teologa femminista americana Carter Heyward ha scritto che “usare il potere-con è bene. Usare il potere-su è male.”6 Nella tradizione etica cattolica romana (da Tommaso d’Aquino) le relazioni di potere sono state comprese in un quadro etico di norme formali di amore e giustizia. In effetti, in tutto il canone delle Scritture, l’amore e la giustizia sono visti come coordinate poste sullo stesso piano. Come spiega il teologo ed etico Daniel C. Maquire, “seminate per voi secondo giustizia e raccogliete il frutto dell’amore costante” (Os 10, 12). La dicotomia tra amore e giustizia è falsa. Le due cose sono naturalmente collegate. La giustizia precede l’amore, insistendo sui requisiti minimi per la sopravvivenza. Ma poi fa causa comune con l’amore, scoprendo che sopravvivere senza prosperare non è sopravvivere affatto.”7 È proprio dal considerare ciò che costituisce il “prosperare” che emerge la necessità che la reciprocità sia la norma formale. La reciprocità riguarda “la condivisione del ‘potere-con’ da parte di e tra tutte le parti coinvolte in una relazione che riconosce l’interezza e l’esperienza particolare di ogni partecipante al fine di di una fioritura ottimale di tutti.”8 In generale, la reciprocità funziona come un correttivo a qualsiasi forma di amore o giustizia, limitando le dinamiche di potere al “potere-con”. La reciprocità limita la “giustizia” a tutto ciò che costituisce una prosperità olistica e sposta l’amore al di là delle mere richieste di sacrificio verso una partnership relazionale condivisa e concordata. La reciprocità caratterizza la vita della Trinità. Individua le relazioni che Gesù ha abbracciato nel suo ministero terreno e nel Regno di Dio. Ha radici profonde nella tradizione f rancescana e nell’origine cristocentrica della creazione e del primato di Cristo, che pone gli esseri umani in costante relazione con Dio e con l’intero cosmo, instaurando la dinamica del “potere-con.”

RECIROCITA’ E COSMO Come l’amore e la giustizia, ci sono molte manifestazioni di reciprocità nei vari aspetti delle relazioni, siano essi di genere, generativi, sociali e cosmici. La reciprocità cosmica si trova nelle relazioni tra Dio e l’intera creazione. Allo stesso modo, gli esseri umani sono in relazione con tutto il cosmo in virtù del loro rapporto con Dio. La mutualità cosmica è la condivisione del “potere-con” da parte del Creatore, degli esseri umani, di tutti gli elementi della terra e dell’intero cosmo in un modo che riconosce la loro interdipendenza e rispetta tutti.”9 Le scienze, come l’astrofisica, l’ecologia e la fisica quantistica, attestano l’interrelazione

10

www.magdalacolloquy.org


del cosmo e si armonizzano con l’affermazione femminista del “nostro corpo, noi stesse,” che significa la bellezza e il valore degli esseri umani, in particolare delle donne come esseri fisici. Il carisma francescano sostiene il panenteismo ortodosso—“Dio nel mondo e il mondo in Dio”. Se riconosciamo la parentela della creazione, allora dobbiamo estendere il comandamento dell’ “amore per il prossimo” a tutto il creato. Tutta la creazione è buona e prospera nelle relazioni reciproche. L’Incarnazione è la radice delle relazioni all’interno dell’intero cosmo. La nozione di haecceitas (individuazione o “questità”) di Scoto non solo definisce l’individualità, ma indica anche l’aspetto di ogni elemento che è conosciuto solo da Dio. L’Incarnazione, quindi, rafforza la “questità” nella misura in cui tutti sono uniti a e in Colui che realizza il piano nascosto di Dio (cf. Ef 1,3-10). La reciprocità cosmica è vitale per l’ecologia in questo periodo di “emergenza climatica.” Come agenti morali, gli esseri umani devono occuparsi concretamente di tutta la creazione— non solo dell’umanità, ma anche di ogni forma di vita sul pianeta sia vegetale che animale, ecc. Ciò richiede di esercitare la dinamica del “potere-con” con tutti gli elementi coinvolti. La reciprocità cosmica porta la nostra attenzione ad agire per il benessere di tutta la creazione. Occorre considerare le conseguenze storiche delle nostre azioni. In breve, richiede onestà e integrità per il bene di tutta la creazione di Dio. Non possiamo più considerarci gli unici mediatori del “potere-su” tutti gli altri. Dobbiamo piuttosto abbracciare la posizione della reciprocità cosmica, “la condivisione del potere da e tra il Creatore, gli esseri umani, tutti gli elementi della terra e l’intero cosmo in un modo che riconosce la loro interdipendenza e rispetta tutti.” 10 Bibliografia 1 Armond A. Mauer, Medieval Philosophy, The Etienne Gilson Series 4, Second Edition, (Toronto: Pontifical Institute of Medieval Studies, 1982), 223-24. 2 Mary Elizabeth Ingham, “Integrated Vision,” in The History of Franciscan Theology, ed. Kenan B. Osborn, (St. Bonaventure, NY: The Franciscan Institute, 1994), 210. 3 Robert North, The Scotist Cosmic Christ,” in De Doctrina Ioannis Duns Scoti, vol. III, 194-198. 4 Ingham, “Integrated Vision,” 222. 5 Dawn M. Nothwehr, Mutuality: A Formal Norm for Christian Social Ethics [(San Francisco: Catholic Scholars Press, June 1998); Ristampato da: Eugene, OR: Wipf & Stock Publishers, 2005). Principali femministe: Rosemary Radford Ruether, Carter Heyward, Beverly Wildung Harrison, Elizabeth A. Johnson. 6 See Nothwehr, Mutuality, 33-95. 7 Daniel C. Maguire, “The Primacy of Justice in Moral Theology,” Horizons 10 (1983): 77. 8 Nothwehr, 233. 9 Ibid. 10 Ibid.

www.magdalacolloquy.org

11


Reciprocità interiore: Un passaggio al Santo Amore Lucinda M. Vardey Lucinda M. Vardey è la caporedattrice di Un unico accordo. Per maggiori informazioni su di lei, si rimanda la sito web.

“Il desiderio dell’anima buona è quello di servire fedelmente e imitare piamente e amare veramente nostro Signore.” (Beatrice di Nazareth)

Nella tradizione della nostra Chiesa abbiamo molti esempi femminili di reciprocità interiore che trova manifestazione nella vita mistica. Alcune protagoniste ci hanno lasciato un’inestimabile documentazione delle loro esperienze di purificazione, illuminazione e unione con Cristo. La più famosa è senza dubbio Il castello interiore di Teresa d’Avila. Trecento anni prima di Teresa, la cistercense fiamminga Beatrice di Nazareth (1200-1268) scrisse Le sette vie (o fasi) del Santo Amore, una delle prime opere di prosa mistica della Chiesa e una delle prime opere registrate in lingua volgare olandese. Ciò che sappiamo di Beatrice proviene da una biografia latina, Vita Beatricis, scritta dopo la sua morte da un anonimo chierico cistercense, che raccolse informazioni dagli scritti di Beatrice stessa e da una delle sue sorelle che vivevano nello stesso monastero. Beatrice nacque a Tienen (nell’attuale Belgio), sesta e ultima figlia di genitori

12

devoti. Dopo la morte della madre, avvenuta quando Beatrice aveva sette anni, il padre la affidò a un gruppo di beghine in una città vicina, per “progredire nelle virtù.” Dopo un anno, desiderando la vita monastica, Beatrice divenne oblata presso i vicini cistercensi, dove il padre ricopriva il ruolo di direttore generale. A quindici anni entrò nel noviziato e, dopo che ebbe emesso la professione, il padre, due fratelli e due sorelle si unirono alla comunità come associati laici. Beatrice strinse amicizia con una suora più anziana, Ida di Nivelles, che riconobbe il suo talento. Oltre a essere abile nel copiare i manoscritti, Beatrice, pur non essendo fisicamente molto forte, mostrava molta saggezza spirituale. In una biografia successiva si legge che Ida raccomandava a Beatrice di “svuotare accuratamente il cuore da tutto ciò che è superfluo e prepararlo a diventare un luogo accettabile per la grazia divina.”1 Il suo cammino interiore ha preso molte strade tortuose, ma Beatrice ha registrato i suoi progressi in Le sette fasi del Santo Amore “che viene dall’alto e ritorna all’altissimo.”

I MODI DEL SANTO AMORE Il primo modo Beatrice lo chiama “Amore ordinato” e richiede un esame per volto alla conoscenza di sé: “Il suo cuore non si riposa mai dall’indagare e dal supplicare e dall’imparare e dall’attirare a sé e trattenere tutto ciò che può aiutare o portare l’anima verso l’amore.” Il secondo stadio richiede di vivere senza confini o strutture, mentre

www.magdalacolloquy.org


l’anima assume una sorta di disposizione naturale priva degli impulsi dell’ego o di piani, preconcetti e agende. L’anima si limita a servire umilmente il Signore, senza ricompense di grazia o di gloria per se stessa, se non il “beneplacito” del Divino. Questo la porta al terzo stadio, dove l’amore è messo alla prova, dove manca qualsiasi consolazione o pace interiore e la vita diventa una lotta. Scrive: “È una grande pena che ella desideri ciò che non può ottenere.” Dopo questa esperienza solitaria e senza meta, la quarta tappa porta molti doni di grazia senza alcuno sforzo da parte sua. Sente “una grande vicinanza a Dio” e “un intenso abbraccio” della presenza di Dio. Il suo cuore si scioglie e riceve molte visioni. Da questa esperienza di gioia e di unione, viene condotta al quinto stadio, dove la disperazione e la gioia coesistono e lavorano insieme causandole molta inquietudine e “una profonda insoddisfazione.” Si rende conto di essere chiamata ad amare Dio con tutta la mente, il cuore e l’anima anche quando non può farlo a causa di una malattia fisica. Vede la sua debolezza come una purgazione corporea che aiuta la sua anima a essere purificata “e lavata interiormente.”

Proprio ciò che la tortura e la fa soffrire di più la rende integra e ciò che la ferisce più profondamente è la fonte del suo più grande sollievo.” Trasformata da Dio attraverso la sofferenza, Beatrice fa riferimento alla “divina severità” che l’ha purificata non solo dalle afflizioni temporali e dagli ostacoli della carne, ma anche dalle possibilità di colpe future. Ora entra nel sesto stadio del Santo Amore, la “conoscenza superiore” piena di “una

potenza divina, una purezza più chiara, una dolcezza spirituale, una libertà invidiabile e una deliziosa uguaglianza con Dio.” Questo stato è quello che Beatrice capisce essere “l’inizio e il fondamento della vita eterna.” Anche se il sesto stadio sembrerebbe quello finale, un settimo “il più alto stato raggiungibile,” scrive Beatrice, è quello della speranza senza il dubbio. La speranza assorbe l’anima in un amore perpetuo “nella dolce compagnia degli spiriti più elevati”. Pur desiderando “godere per sempre della presenza di Gesù,” Beatrice si sente imprigionata dal fatto di non essere ancora arrivata al suo luogo di riposo con lui e, allo stesso tempo, di sentire di non appartenere al mondo. Ma ricorda a se stessa che non deve dimenticare di essere in esilio. Questo esilio la chiama a vivere nella speranza attraverso le difficoltà della vita, una speranza che la porterà a sopportare ciò che deve essere sopportato per raggiungere il suo rifugio e la sua casa. Il suo corpo abita sulla terra, ma tutta la sua mente abita in cielo.

GLI ULTIMI ANNI E OLTRE Eletta prima priora nel 1236 di un nuovo monastero cistercense chiamato Nostra Signora di Nazareth—suggerito e costruito da suo padre—Beatrice vi si trasferì con le sue due sorelle laiche, Cristina e Sibilla, insieme ad alcune monache, a suo fratello e al padre. Qui Beatrice documentò molte altre esperienze spirituali, tra cui quella di essere testimone del fuoco dell’Amore Divino e di sentirlo ardere nel suo cuore. La sua vita di

www.magdalacolloquy.org

13


preghiera crebbe a tal punto che l’amore sgorgava da lei. I visitatori del monastero venivano guariti o consolati, così come gli animali e gli uccelli nelle sue vicinanze. Nostra Signora di Nazareth fiorì sotto la guida di Beatrice per 32 anni. Fu durante il Natale del 1267 che si ammalò di quella che lei stessa definì “la febbre dell’amore” che l’avrebbe portata alla sua dimora celeste sette mesi dopo. Fu sepolta nel deambulatorio del chiostro tra la chiesa e il capitolo del suo monastero. Il monastero continuò a prosperare fino al 1797, quando fu costretto a chiudere durante la Rivoluzione francese. Rimase abbandonato anche dopo la Rivoluzione belga del 1830 (quando il Belgio ottenne l’indipendenza dai Paesi Bassi). Solo all’inizio del XX secolo riprese vita in un nuovo sito a Brecht. Anche l’Abbazia di Brecht porta il nome originario di Nostra Signora di Nazareth ed è stata inaugurata il 25 giugno 1950, rimanendo tuttora un’abbazia cistercense di monache trappiste. Bibliografia 1 Da La vita di Beatrice di Nazareth, tradotto e curato da Roger De Ganck, Pubblicazioni cistercensi, pag. 63. I testi citati sono tratti da “Le sette fasi del Santo Amore,” la traduzione dal fiammingo è di Katrien Vander Straeten.

Insieme, non soli John Dalla Costa John Dalla Costa è esperto di etica, teologo e autore di cinque libri. Per maggiori informazioni su di lui, visitate il nostro sito web.

per essere in relazione generativa. Infatti, nell’infinita bontà di Dio, Dio stesso afferma esplicitamente che “non è bene” che l’uomo una volta creato sia solo.

Essere privati della reciprocità significa La reciprocità è intessuta nella struttura diminuire o danneggiare la nostra umanità Numerosi studi scientifici della creazione di Dio. Nella Genesi, le essenziale. dimostrano come la solitudine riduca forze cosmiche del giorno e della luce, la separazione terrestre della terra dagli l’aspettativa di vita, svuoti di significato e di oceani e il sorgere di un’immensa varietà felicità la vita quotidiana e invischi anche di piante e animali erano tutti considerati molti adolescenti in reti di disperazione. fondamentalmente buoni. Come nella vita, Forse i dati sono utili, ma la domanda più la bontà è un valore relazionale: qualcosa urgente è sul perché abbiamo bisogno di che va visto, apprezzato o condiviso e che è studi poderosi per ricordarci che abbiamo bisogno gli uni degli altri. Siamo ormai di beneficio per gli altri e per sé stessi. così lontani dalla realtà dei nostri cuori che Questa reciprocità di base si fa molto più abbiamo bisogno di una prova statistica esplicita con la creazione di esseri umani schiacciante anche solo per prendere che sono costituiti, come Adamo ed Eva, in considerazione la verità umana più www.magdalacolloquy.org 14


elementare, cioè che nessuno di noi è stato creato da solo e che nessuno di noi può sopravvivere o prosperare senza vivere nella reciprocità dell’amore e della cura?

LA CAUSA PRINCIPALE La solitudine è una malattia, ma la sua causa principale è l’egoismo. Chi di noi lavora nel mondo degli affari ha assistito a un degrado dell’etica e della responsabilità a causa dell’insistenza dell’economia sulla massimizzazione dei risultati. Il principio dell’”interesse personale,” sposato dal primo economista Adam Smith, si è trasformato in “interesse egoistico,” al punto che persino l’avidità è considerata una virtù. L’incapacità delle nazioni e delle imprese di affrontare la minaccia esistenziale del cambiamento climatico si basa su questa mutazione. L’”interesse personale,” secondo Smith, implicava “sentimenti morali” di obblighi verso gli altri, mentre l’”interesse egoistico,” come è ormai fin troppo chiaro, è indifferente a tutto ciò che non gratifica l’io.

ma la maggior parte insiste anche sul fatto che i rimedi non sono costituiti dalla convenienza o dal basso costo. Purtroppo, l’estremo egoismo che affligge la società globale è diffuso anche nella Chiesa. Naturalmente, in ogni epoca il Corpo di Cristo ha affrontato forti e troppo spesso violenti contrasti. Il fatto che esseri umani limitati siano coinvolti in un Dio infinito significa che anche la nostra migliore comprensione è meno che mai completa e soggetta a differenze. Tuttavia, in questo momento, troppi cristiani si sono appropriati dell’interesse personale più ristretto che caratterizza la società e lo hanno applicato alla Chiesa. Invece di offrire e plasmare riconciliazione e unità, denigriamo e ci opponiamo con veemenza a coloro che non sono d’accordo con noi.

L’estremo egoismo della nostra economia, evidente soprattutto nell’impennata delle statistiche sulla disuguaglianza, ha contaminato la politica e la cultura. Il populismo rabbioso che sta scuotendo le nazioni, l’odio pericoloso, il razzismo e la misoginia che irrompono sui social media Da qui la grande necessità e urgenza di sono il segno delle ferite di un egoismo recuperare la reciprocità. In Gesù, la realtà capace di generare un egoismo perfino stessa della sua incarnazione come vero più aggressivo. Questa idolatria del sé, in Dio e vero uomo trasmette la benedizione un momento in cui la tecnologia ha messo salvifica della reciprocità relazionale. La croce tanto potere nelle mani dell’uomo, ci ha è un abbraccio. Con la sua offerta di sé, Gesù portato a disfare la Genesi: a distruggere la ci restituisce l’unica relazione che soddisfa buona terra, a estinguere la ricchezza della veramente l’infinità del nostro desiderio, diversità creata da Dio e a profanare, se non l’unica reciprocità che ci restituisce alla a distruggere, l’umanità creata a immagine pienezza. e somiglianza di Dio. Per molti versi, la nostra coscienza è oggi deformata dall’egoismo Nel suo ministero, Gesù si è parache anima la nostra economia. La maggior dossalmente rivolto agli egoisti, come parte delle persone riconosce le catastrofi l’esattore delle tasse Levi, e a coloro che sono ecologiche e sociali che si stanno verificando, stati scartati come privi di valore dalla società www.magdalacolloquy.org 15


egoista, come la donna colta in adulterio. Ha riconosciuto il bisogno di bontà al di là della distorsione del peccato e li ha chiamati alla vita piena attraverso una rinnovata reciprocità. I ciechi che aiutò a vedere, gli zoppi che guarì per farli camminare e i lebbrosi che purificò, furono tutti benedetti con una riabilitazione fisica che implicava anche ed essenzialmente una riabilitazione della loro potenziale reciprocità.

COMUNITÀ DI RECIPROCITÀ Come “corpo mistico di Cristo,” abbiamo la responsabilità di affrontare l’egoismo in noi stessi, nelle nostre comunità e nella nostra cultura con la stessa compassione e lo stesso amore di Gesù. Gesù ci ha dato la formula della reciprocità dell’amore. Perdonare, perdonare e perdonare, senza sosta. Camminare con gli altri per quei chilometri in più rispetto alle loro necessità o richieste. Vedere la bontà divina degna del nostro amore anche nei nemici o in coloro che ci odiano e ci disprezzano. Essere il Buon Samaritano, che cura le ferite degli sconosciuti. E persino di essere Simone di Cirene, uscendo dal nostro interesse personale per diventare indispensabili portatori della croce di Cristo. La reciprocità con gli amici è abbastanza facile, perché le basi e i benefici della reciprocità sono chiari. La nostra sfida più difficile è estendere la reciprocità in situazioni in cui tale generosità può essere ridicolizzata o data per scontata. Per fortuna, Gesù ha lasciato in eredità i sacramenti e lo Spirito Santo per ricaricare il nostro coraggio di rischiare la reciprocità.

reciproca nell’amore di Dio crea capacità di vita reciproca nella comunità. I problemi del nostro mondo sono tali da richiedere enormi interventi di reciprocità. Non possiamo pensare di farlo senza la grazia di Dio. Ogni svolta pratica verso la reciprocità deve quindi avvenire con la reciprocità nella preghiera. Per questo abbiamo l’ispirazione della comunità ecclesiale ancora in formazione negli Atti, quando tutti gli apostoli “erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù, e ai fratelli di lui.” (1,14). Pensate alle differenze tra gli apostoli: pescatori e esattori delle tasse, dubbiosi e credenti, fratelli che volevano i posti migliori nel regno di Dio. Pensate alle differenze tra i discepoli che fuggirono da Gesù nell’orto del Getsemani e le donne che salirono con lui sul Calvario e assistettero al Golgota. Pensate alla paura tremante del gruppo nel Cenacolo e ai “cuori infiammati” di coloro che avevano visto il Signore risorto. Nonostante le loro mancanze e differenze, nonostante i loro pregiudizi, hanno scelto—anche prima della Pentecoste e dell’effusione dello Spirito Santo—di pregare insieme, di pregare nella reciprocità di “un unico accordo” per affidare la loro rigenerazione al Cristo che hanno amato e che insieme hanno incarnato.

“Prima bisogna amare, esprimendosi in esperienze concrete, e poi condividere le proprie esperienze. È così che hanno agito i primi cristiani.”

Nell’Eucaristia, ingeriamo il dono di sé del Cristo vivente, non semplicemente mettendo in atto la reciprocità, ma metabolizzando il dimorare di Dio in noi. Da Chiara Lubich questa reciprocità sacramentale ognuno di (Tratto dal discorso “l’amore reciproco è la nostra divisa”). noi è reso un tutto più grande della somma delle sue parti individuali. Così la nostra vita www.magdalacolloquy.org 16


Maria Rita Cerimele fa parte dell’Opera di Maria (meglio conosciuta come

Movimento dei Focolari www.focolare.org). Ha ricoperto numerosi incarichi all’interno dei Focolari in tutta Italia, a livello nazionale e internazionale, oltre ad aver insegnato latino e greco nei licei statali. Ha scritto diversi articoli su argomenti relativi alla sua specializzazione in Filologia classica, alla sua esperienza didattica e all’attualità, questi ultimi pubblicati principalmente su Città Nuova online e sul sito AngeliPress, dove lavora come redattrice. È membro del comitato internazionale di pianificazione della Giornata mondiale di riflessione e preghiera contro la tratta di esseri umani e collabora alla programmazione de “I Dialoghi a Spoleto.” È curatrice di “Futuro Anteriore, alla ricerca di nuovi paradigmi,” aprile 2021 Francesco D’Amato editore. Il suo ultimo libro è “Governance=Amore” sulla vita e l’opera della focolarina Ginetta Trotter (Edizioni Insieme, 2022).

Governance e amore: La reciprocità nella leadership femminile Maria Rita Cerimele Ho recentemente pubblicato un libro su una donna italiana non molto conosciuta. Si chiama Ginetta Trotter. È nata a Canal San Bovo (provincia di Trento) il 17 giugno 1924. Il motivo per cui ho voluto scrivere su di lei è che sono una focolarina che ha vissuto l’esperienza di come Ginetta abbia saputo rendere “straordinario” il tessuto ordinario della vita e sia stata capace di far vivere lo stesso ad altri. La sua vita, il suo esempio e il suo ricordo meritano di essere mantenuti vivi, soprattutto oggi, con tutte le negatività e i conflitti che portano alle guerre, mentre la pace e le relazioni d’amore diventano sempre più fragili. Ginetta aveva 23 anni quando incontrò la giovane Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari. Era l’ultimo anno della Seconda guerra mondiale, la città di Trento era stata distrutta da un bombardamento e Lubich scoprì in Dio Amore l’unica realtà che non passa e iniziò, insieme ad alcuni amici, a prendersi cura e a condividere tutto ciò che avevano con chi intorno a loro era in difficoltà. Ginetta ricorda l’incontro con Chiara Lubich come “inaspettato ma rivoluzionario;” un incontro che accese una luce non comune che pervase il suo essere. Ciò che si fissò nel cuore e nella mente di Ginetta fu l’idea che nella vita conta solo l’amore. “Gli eventi che stavamo vivendo,” racconta, “la continua tristezza che ci avvolgeva, la presenza della guerra e della morte, ci avevano tolto la capacità di amare e anche il bisogno consapevole di riceverlo.” Quando la verità si è dispiegata—che l’amore è il senso dell’esistenza e l’insegnamento di Gesù—Ginetta ha pianto per la prima volta dopo anni, lacrime di gioia per aver incontrato Dio. Inizia così un nuovo cammino, una fedeltà profonda e gioiosa a quel Dio riscoperto come Amore, al quale si consacra e con il quale intesse un rapporto sempre più solido e vitale. Un Dio che è Amore può essere servito solo amando tutti i figli di Dio, i nostri fratelli e le nostre sorelle. E questo Ginetta lo ha fatto.

www.magdalacolloquy.org

17


Per molti anni ha ricoperto all’interno del Movimento dei Focolari posizioni di leadership che richiedevano molte responsabilità. Timida per carattere ed educazione, Ginetta evitava di attirare l’attenzione su di sé. Col tempo, ho riconosciuto la sua maturità negli aspetti e nelle caratteristiche tipiche della leadership femminile. Non ha mai imposto la sua visione delle cose, ma ha trovato lo spazio e il tempo per condividere tale visione con gli altri. Comunicava con le parole, ma soprattutto con le azioni: accoglieva ogni persona, la aiutava nelle sue necessità e riusciva a essere sempre disponibile per loro nei momenti di dolore o di gioia. E ha mostrato tenerezza a chi era vulnerabile. Era in grado di costruire relazioni affettuose, autentiche e amichevoli che molto spesso venivano ricambiate.

FIDARSI DELLO SPIRITO Una componente essenziale del modo di governare di Ginetta era l’ascolto profondo dell’altro. Convinta che lo Spirito Santo soffi dove vuole e parli a tutti, Ginetta non esitava a riorientare i programmi, a rivedere le decisioni già prese e a lasciarsi cambiare da un ascolto attento. Ascoltava tutti, anche un bambino o una bambina. Grazie a questo livello di attenzione, gli altri adottavano un approccio serio e onesto a ciò che dicevano o suggerivano, assicurandosi che ciò che si voleva discernere doveva essere vero, espresso con parole, azioni o con il silenzio. Ginetta non indicava una strada da seguire, ma intendeva far sì che gli altri scoprissero la direzione da soli.

17,21). Ha creduto fermamente nel carisma dell’unità dei Focolari, cercando sempre di tradurlo nella vita, non solo nei grandi eventi o negli incontri speciali, ma anche negli avvenimenti quotidiani. È stata vicina a persone diverse per età e condizione, dalla casalinga al professore universitario, dal vescovo ortodosso all’ateo, al giovane innamorato o in ricerca. Tutti erano amati e apprezzati per i loro lati più belli. La calma di Ginetta nel proporre un’idea in contrasto con un’altra, la sua tenacia nel non arrendersi di fronte a nulla, nel ricominciare, nel rimanere fedele alla carità, erano i frutti del suo impegno con espressi dalle parole di Gesù “Vi lascio la pace, vi do la mia pace” (Gv 14,27). Queste parole hanno formato e informato la sua vita. La sua era una pace attiva, una pace che divenne contagiosa. È morta il 9 settembre 2007 ed è sepolta a Loppiano (provincia di Arezzo). In un’epoca di tanta superficialità nelle relazioni guidate e controllate dai social media—e in cui la Chiesa è stata ferita da molteplici abusi di potere e cadute di leadership—l’esempio di mutualità nella governance femminile di Ginette Trotter può portare speranza e impegno a riscoprire la saggezza al cuore del Vangelo, mentre continuiamo il nostro viaggio sinodale.

Per Ginetta, la relazione primaria e insostituibile con Gesù e Maria, come fonte dell’amore per il prossimo, era ciò che curava attraverso la preghiera e la fiducia assoluta. Faceva costante riferimento al Vangelo, guidata da ciò che Gesù chiede al Padre “perché tutti siano una sola cosa” (Gv

18

www.magdalacolloquy.org

GOVERNANCE=AMORE In cammino con Ginetta Trotter a cura di Maria Rita Cerimele (2022 Edizioni Insieme Euro 15.00).


Un Unico Accordo O Dio, nostro Creatore, Tu, che ci hai fatto a Tua immagine, donaci la grazia di essere accolti nel cuore della Tua Chiesa. R: In un unico accordo, preghiamo. Gesù, nostro Salvatore, Tu, che hai ricevuto l’amore delle donne e degli uomini, cura ciò che ci divide, e benedici ciò che ci unisce. R: In un unico accordo, preghiamo. Spirito Santo, nostro Consolatore, Tu, che guidi il nostro lavoro, provvedi per noi, come noi ti chiediamo di provvedere per il bene di tutti. R: In un unico accordo, preghiamo. Maria, madre di Dio, prega per noi. San Giuseppe, resta accanto a noi. Divina Sapienza, illuminaci. R: In un unico accordo, preghiamo. Amen. www.magdalacolloquy.org

19


Accogliamo i vostri commenti e le vostre riflessioni (o feedback) e considereremo la possibilità di condividerli nelle prossime edizioni o sul nostro sito web. Se volete contribuire, si prega di inviare a editor@magdalacolloquy.org Se non siete ancora abbonati, potete farlo in qualsiasi momento gratuitamente grazie al generoso sostegno dei Padri Basiliani della Congregazione di San Basilio. Basta visitare il nostro sito web www.magdalacolloquy.org dove potrete anche leggere i precedenti numeri della nostra rivista ed essere informati sui nostri progetti e le nostre attività. La rivista Un unico accordo viene pubblicata in italiano, inglese e francese. Per accedere alle versioni nelle altre lingue si prega di visitare il nostro sito web.

Immagini presenti in questo numero: Copertina: Particolare di una vetrata disegnata da Elena Manganelli O.S.A. e realizzata dalle suore agostiniane del Monastero di Sant’Antonio di Padova a Pennabilli (Rimini). Pagina 4 “Gesù e i suoi discepoli” di Carl Wilhem Friedrich Oesterley (1825-1891). Pagina 5 “Un’ostia e due candelabri d’argento in una nicchia di pietra” di Jan van Kessel (1626-1579). Pagina 9 “Ritratto di Giovanni Duns Scoto” (scuola francese). Pagina 13 Particolare di “La Vergine con il Bambino e una monaca cistercense” di Joachim Patinir (c.1480-1523). Pagina 15 ”La donna presa in adulterio” di Giovanni Francesco Barbieri (1591-1666).

20

www.magdalacolloquy.org


In questo numero Copyright © 2024 Parrocchia di San Basilio, Toronto, Canada. Per contattare la redazione scrivere a: editor@magdalacolloquy.org ISSN 2563-7940 EDITORE Morgan V. Rice CSB. CAPOREDATTRICE Lucinda M. Vardey REDATTORE ASSOCIATO Emily VanBerkum TRADUTTRICE ITALIANA Elena Buia Rutt COORDINATORE DI PRODUZIONE Michael Pirri RESPONSABILE AMMINISTRATIVO DI PROGETTO Margaret D’Elia

www.magdalacolloquy.org

21


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
Un Unico Accordo: Reciprocità by Magdala Colloquy - Issuu