Un Unico Accordo
Educazione Volume 2, Numero 1
Inverno 2021
CONTENUTO EDITORIALE Lucinda M. Vardey LE DONNE E LA CHIESA Marta Rodriguez EDUCARE LE GIOVANI DONNE OGGI L’intervista di Magdala (solo in inglese) Emily VanBerkum e Suor Mary Madeline Todd O.P. DUE DONNE PIONIERE Kathleen MacInnis Kichline/Lucinda M. Vardey EDUCARE I GIOVANNI OGGI John Connelly IMPARARE IN DIVENIRE: VERSO UNA PEDAGOGIA LIMINALE Yvonne Dohna Schlobitten MAESTRI POMODORI Maria Leda Nania
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Editoriale Le fonti etimologiche latine e greche della parola Educazione rivelano due radici. Educatum incorpora nel suo significato un triplice processo che coinvolge l’apprendimento, la conoscenza e il ritrovamento di ciò che è nascosto negli altri. Il greco offre un’applicazione più pratica—un sistema di apprendimento con soggetti specifici. In ogni caso, la parità di istruzione per le ragazze e le donne è un fenomeno recente. La dichiarazione dell’arcivescovo di Baltimora Fenelon del 1865 “Niente è più trascurato dell’educazione delle ragazze” potrebbe essere considerata altrettanto attinente al giorno d’oggi. Solo recentemente abbiamo cominciato ad accettare ciò che Santa Teresa d’Avila sosteneva, cioè che apprendere per esperienza (piuttosto che a memoria) è un modo molto più prezioso e affidabile per raggiungere la verità e la saggezza. Di conseguenza, la domanda che necessita una risposta è: perché gli studi sulle donne sono molto raramente un programma di studio tradizionale, in particolare nelle scuole di teologia?
In passato, monaci e suore provvedevano all’istruzione di ragazze e ragazzi. Nel Medioevo, e oltre, non solo i privilegiati, ma anche i figli degli operai e degli artigiani avevano l’opportunità di frequentare le scuole dei conventi, dove imparavano le basi della lettura, della scrittura e dell’aritmetica, insieme al catechismo, alla preghiera, alle arti espressive e applicate, alla condotta morale e alle abilità lavorative. Col tempo, in parte a causa del declino delle vocazioni religiose nel campo, abbiamo adottato il modello greco di specializzazione.
spettro di quell’aspetto dell’apprendimento che riflette la dimensione femminile. La panoramica di Marta Rodriquez sul popolare corso post-laurea sulle Donne e la Chiesa, l’illuminante intervista (in inglese) di Emily VanBerkum con Suor Mary Madeline Todd sulle sue opinioni ed esperienze nell’insegnamento alle giovani donne, mentre Kathleen MacInnis Kichline ed io onoriamo due importanti donne pioniere. John Connelly racconta ciò che si sta Quello che ora capiamo è che le persone sviluppando nell’educazione cattolica per apprendono in modo diverso. In questo i giovani uomini, specialmente per quanto numero abbiamo cercato di presentare uno riguarda il superamento degli stereotipi e
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l’adozione di un atteggiamento più simile a quello di Cristo. Yvonne Dohna Schlobitten condivide come una cognizione più sperimentale e centrata sul cuore, dentro e fuori l’ambiente scolastico, susciti un senso di autenticità. E, in quanto è fondamentale introdurre i bambini molto piccoli a un modo più equilibrato di apprendere, Maria Leda Nania e i suoi colleghi hanno risvegliato la consapevolezza dei loro piccoli nei confronti delle meraviglie del lavorare con la terra. In conclusione, speriamo che gli articoli di questo numero rivelino alcuni modi concreti di fondere le interpretazioni latine e greche dell’Educazione. È anche confortante sapere che quelli che abbiamo spiegato essere aiuti essenziali—bellezza, narrazione e relazione— sono stati impiegati da Gesù nel suo insegnamento. Essendo senza tempo, queste tre caratteristiche continuano a fornire i metodi di apprendimento più civilizzati, oltre che stimolanti. Lucinda M. Vardey Caporedattrice
Non dobbiamo mai dimenticare che, sopra tutto, il primo ed essenziale Maestro non è l’essere umano ma Dio. Edith Stein
(La Donna)
Marta Rodriguez è membro consacrato del Regnum Christi. Nata a Madrid, è membro fondatore dell’Istituto di Studi Superiori sulla Donna dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum (UPRA) di Roma, di cui dirige l’area di ricerca e accademica. Sta completando la sua tesi di dottorato sulle radici filosofiche degli studi di genere presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma. Dal 2017 al 2019 è stata responsabile della sezione femminile del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita. Fa parte del comitato consultivo editoriale di Donna Chiesa Mondo, il mensile dell’Osservatore Romano, il quotidiano del Vaticano, ed è membro fondatore della Tavola rotonda sulla dimensione femminile.
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Le donne e la Chiesa: Processi di partecipazione e collaborazione efficace Marta Rodriguez
Riflettendo ai numerosi contributi di Papa Francesco riguardo le donne e la Chiesa, troviamo almeno due linee fondamentali: la prima, la necessità di aprire spazi di responsabilità alle donne nelle strutture ecclesiali; l’altra, l’invito a «pensare la Chiesa con categorie femminili.» La prima linea ha sicuramente una storia lunga. Già il Concilio Vaticano II aveva salutato favorevolmente l’inserimento più visibile delle donne nella vita della Chiesa1, e Paolo VI auspicò l’arrivo dell’ora in cui le donne avrebbero acquistato «un’influenza, un irradiamento, un potere finora mai raggiunto.»2 Lo stesso Paolo VI creò una Commissione di Studio sulla situazione delle donne nella Chiesa e nella società, le cui conclusioni hanno una forte somiglianza con alcuni interventi di Papa Francesco. La Commissione, a partire del fondamento della comune dignità di ogni battezzato, suggerì di aprire spazi alle donne in ogni livello di responsabilità, e di invitare le Conferenze Episcopali a studiare quali ministeri potrebbero essere conferiti anche alle donne. Giovanni Paolo II insistette anche nell’importanza di riconoscere il protagonismo delle donne nella Chiesa «in prima linea.»3 La continuità di questi interventi nell’arco di quasi cinquanta anni può suscitare due reazioni contrastanti: da una parte, pace, perché sembra chiaro il cammino verso il quale lo Spirito spinge la Chiesa. Dall’altra parte, una certa perplessità, e la domanda di come mai—essendo la teoria così chiara e costante—si fa tanta fatica a fare cambiamenti reali. La perplessità fa capire anche l’importanza della seconda linea del pontificato di Papa Francesco: quella di pensare la Chiesa con categorie femminili. Qua forse c’è un’intuizione profetica, che dal 2013 lui ha tentato di spronare tramite il suo invito a sviluppare una teologia femminile. Una cosa è chiara: le donne sono chiamate oggi a svegliare il volto femminile della Chiesa. Come farlo?
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FORMARE GLI AGENTI DEL CAMBIAMENTO Quando il Santo Padre parla di donne e Chiesa, ripete sempre che si tratta di «avviare processi.» Come Istituto di Studi Superiori sulla Donna dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum ci siamo chiesti come avviare tali processi, e abbiamo capito che una condizione necessaria è formare gli agenti del cambiamento. Se si fa tanta fatica a superare i condizionamenti culturali e accogliere la prospettiva delle donne nel pensare e dire la Chiesa, forse il primo compito che ci possiamo dare è quello della formazione. Con questo obiettivo, nel 2019-2020 abbiamo proposto il primo diploma con il titolo «Donne e Chiesa.» Il successo della prima edizione ha permesso una seconda, che si è tenuta quest’anno dal 19 giugno al 3 luglio, a titolo congiunto in collaborazione con la Pontificia Università di San Tommaso D’Aquinate, la Pontificia Università Salesiana, la Pontificia Università Urbaniana, la Pontificia Facoltà di Scienze della Educazione Auxilium e il Pontificio Istituto di Teologia della Vita Consacrata Claretianum. L’iniziativa ha contato anche sulla collaborazione dell’Accademia dei Leader Cattolici dell’America Latina. Il diploma di quest’anno aveva come titolo: «Donne e Chiesa: come attivare processi e promuovere la collaborazione effettiva tra uomini e donne nella Chiesa.» È rivolto a uomini e donne, laici e clerici, che vogliano diventare agenti di cambio nel loro intorno (locale, diocesano, episcopale, vaticano). Il diploma si è svolto in modalità online in modo che potesse essere seguito simultaneamente anche dall’America e dall’Asia. Le lezioni sono state tenute in spagnolo, italiano e inglese con traduzione simultanea nelle tre lingue. Il programma è articolato in tre moduli tematici, più i laboratori. Il primo modulo è il modulo socio-storico, e offre le coordinate fondamentali dell’evoluzione storica in cui
si collocano le diverse questioni culturali, ponendo l’attenzione sui punti di forza e di debolezza, sulle convinzioni acquisite e sui nodi problematici dell’inculturazione della fede cattolica nel suo dialogo sociale, per guardare avanti con spirito propositivo. Il modulo antropologico (antropologia filosofica e teologica), approfondisce il significato della differenza sessuale nella persona umana e la complessità di elementi che entrano in gioco nella formazione dell’identità sessuale, per illustrare come questo si possa esprimere nella collaborazione e reciprocità tra uomini e donne nei contesti ecclesiali. Il modulo ecclesiologico e mariologico riprende i punti salienti del Magistero conciliare e post-conciliare per quanto riguarda i laici e le donne, per aprire strade di applicazione creativa, fedele e profetica. Sviluppa cosa dice la figura di Maria sull’identità e missione delle donne nella Chiesa, presenta lo status questionis, alcuni punti critici e vie da percorrere. I laboratori, inseriti all’inizio, metà e fine percorso, hanno avuto come obiettivo l’assimilazione e messa in pratica dei contenuti delle lezioni. Il corpo docenti era formato da 25 docenti procedenti da 16 università (italiane, spagnole, messicane, colombiane e cilene), e altri 15 invitati speciali, che hanno dato il loro contributo più esperienziale nelle tavole rotonde alla fine di alcune giornate. All’edizione di luglio hanno partecipato persone provenienti di 15 paesi: Stati Uniti, Argentina, Colombia, Cile, Costa Rica, Messico, Nicaragua, Panama, Italia, Spagna, Malta, Costa D’Avorio, Kenya, Togo, Sudan, Filippine. Erano presenti laici (uomini e donne), consacrati e consacrate, e sacerdoti, tutti coinvolti nell’ambito ecclesiale con diversi ruoli. Alla fine del percorso, alcuni studenti hanno definito il corso come «imprescindibile per chi voglia promuovere il contributo delle donne nella Chiesa.» Altri hanno messo in evidenza
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che si tratta di un percorso «trasformante, non solo delle idee, ma anche dei preconcetti e degli atteggiamenti.» Nell’ultimo laboratorio, tutto il gruppo ha elaborato un manifesto delle idee che vorrebbero comunicare a tutta la Chiesa sulla collaborazione tra uomini e donne. Infine, tutto il percorso ha un’impostazione pratica: il lavoro finale che gli studenti devono consegnare per ricevere il diploma è una proposta concreta di processo da attivare in un determinato contesto ecclesiale. Il percorso non ha la pretesa di aver dato tutte le risposte. È stato piuttosto concepito come un laboratorio di idee, che possa aprire prospettive, creare sinergie e pensiero, in fedeltà creativa allo Spirito Santo. La prossima edizione del diploma si terrà a giugnoluglio 2022, per continuare a formare persone che si mettano in moto, e avviare i processi di cui parla Papa Francesco. Come comitato scientifico abbiamo sempre detto che il nostro augurio per il diploma non è quello di avere successo, ma quello di essere fecondo: di portare frutto abbondante per il rinnovamento della Chiesa. Affidiamo tutto il percorso a Maria, Madre e Immagine della Chiesa.
Bibliografia 1 Apostolicam actuositatem, 9 2 Messaggio del Santo Padre Paolo VI alle donne, 8 dicembre 1965 3 Christifidelis Laici 49
Per maggiori informazioni: https://www.upra.org/en/offerta-formativa/istituti/istituto-di-studi-superiori-sulla-donna/ joint-diploma-in-donne-e-chiesa
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Sister Mary Madeline Todd O.P. è una suora domenicana della
Congregazione di Santa Cecilia, presiede il dipartimento di filosofia alla Mount de Sales Academy ed è professoressa aggiunta di teologia all’Aquinas College di Nashville (USA). Scrive di teologia spirituale e morale, compresi i contributi ai libri, “Promessa e sfida,” “La bella misericordia” e “Papa Francesco e l’evento dell’incontro.” I suoi articoli sono stati pubblicati su L’Osservatore Romano, The Catechetical Review e il National Catholic Register. Ha parlato di temi teologici e letterari a livello internazionale, nei seminari “Verso una teologia femminile intrinseca” (2016-2018) a Roma, presentando per il Thomistic Institute presso le Università di Harvard e Vanderbilt e il Centro per il Dialogo Ecumenico San Clemente a Kiev. Attualmente suor Mary Madeline Todd O.P. fa parte del consiglio di amministrazione del The GIVEN Institute di Aspen (USA) e della Scuola Cattolica Sant’Agnese, Baltimore. https://www.nashvilledominican.org/ https://www.mountdesalesacademy.org/ https://giveninstitute.com/
Educating Young Women Today Educare le giovani donne oggi (DISPONIBILE SOLO IN INGLESE)
Emily VanBerkum è presidente della residenza per studenti del
Loretto College, affiliata al Collegio San Michele dell’Università di Toronto. Ha conseguito un Dottorato di ricerca con una specializzazione in Cristianesimo e Cultura e un Master of Divinity presso la Facoltà di Teologia del Collegio San Michele alla Toronto School of Theology. Ha svolto un’intensa attività di volontariato nelle strutture ministeriali del campus e come studentessa tirocinante nella Cappellania Ecumenica. I suoi interessi scolastici includono lo sviluppo storico della liturgia, la teologia del ministero, l’insegnamento sociale cattolico, così come il dialogo e la pratica interreligiosa. In passato direttrice dei ministeri pastorali della parrocchia di San Basilio, è oggi membro fondatore del Conciliare di Magdala. Inoltre, ha collaborato con suo marito, il Dr. John Paul Farahat, organista e direttore del coro, alla composizione ed esecuzione del tema introduttivo alla parte di dialogo della rivista Un Unico Accordo.
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Due donne pioniere
Kathleen MacInnis Kichline ha conseguito un Master of Divinity presso l’Università di Seattle, USA, dove attualmente svolge il ruolo di professore associato, tenendo un corso sui ritiri spirituali. È autrice di diversi studi sulle Scritture, il primo dei quali è “Sisters in Scripture: Exploring the Relationship of Biblical Women” (Paulist Press, 2009). A questo è seguito “Never on Sunday: A Look at the women NOT in the Lectionary” e “Elders of the Bible: God’s Invitation Late in Life.” Poiché la nostra Chiesa si ispira sia alle Scritture che alla tradizione, Kathleen ha seguito gli studi delle Scritture tramite il corso Suore nella Tradizione, tenuto nelle parrocchie, che ha ripercorso le storie delle donne, a partire da Maria Maddalena, attraverso i tempi contemporanei. Con una solida conoscenza del ministero pastorale, Kathleen ha servito per molti anni nell’arcidiocesi di Seattle come collaboratrice e assistente pastorale. Attualmente, organizza e conduce ritiri sia di persona che online, insegna e offre seminari. http://www.sistersinscripture.com
Elizabeth Ann Seton Kathleen MacInnis Kichline Per cinque generazioni la mia famiglia ha frequentato le scuole cattoliche. Porto ancora l’anello della scuola superiore di mia madre, come lei ha fatto ogni giorno della sua vita. L’incisione consumata una volta diceva Cathedral High School, Sioux City, Iowa, Classe del ‘42. Dal lato paterno della famiglia, le radici della scuola cattolica risalgono a quando i miei nonni si sono incontrati da bambini nella scuola elementare di St. Mary’s Star of the Sea, New London, Connecticut. Il più giovane dei miei nipoti si è diplomato lo scorso giugno alla scuola elementare di Santa Caterina da Siena a Seattle, Washington. Siamo tutti eredi e partecipanti di una lunga e benedetta tradizione che ha plasmato innumerevoli menti e anime ed ha lasciato un segno indelebile sull’educazione e la cultura americana. Questa tradizione risale ad una vedova madre di cinque figli all’inizio del XIX secolo chiamata Elizabeth Ann Bayley Seton. Di fede Episcopale fino ad allora, Elizabeth
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si convertì al cattolicesimo dopo un viaggio in Italia nel quale morì suo marito, e dove venne introdotta al cattolicesimo e influenzata dai suoi nuovi amici italiani. Al suo ritorno a New York, prese la drastica decisione di diventare cattolica e cercò un modo per vivere il suo nuovo impegno. L’allora vescovo di Baltimora, John Carroll, la invitò ad andare con i suoi cinque figli nel Maryland dove voleva fondare una scuola cattolica per ragazze. Nel 1810 Elizabeth fondò la St. Joseph’s Academy and Free School a Emmitsburg, un’equivalente della scuola maschile Mount St. Mary’s College. Elizabeth fondò anche le Suore e le Figlie della Carità, la prima congregazione americana di suore religiose. Esse “divennero il quadro di riferimento per la crescita dell’istruzione cattolica durante gli anni formativi e i decenni successivi,”4 le prime di molte “suoreinsegnanti (che) furono il singolo elemento più importante nell’istituzione dell’istruzione cattolica.”2 Prima di partire per Baltimora, Elizabeth confidò a sua cognata Cecelia: “Sembra che sarò la madre di molte figlie.”3 Può essere stato
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proprio il suo cuore materno a consigliare maggiormente Elizabeth con la saggezza trasmessa ai suoi studenti e più tardi anche alla sua comunità di suore. Dice Catherine O’Donnell, autrice di Elizabeth Seton: An American Saint, “Era concentrata su ogni singolo studente piuttosto che su una metodologia astratta, volendo che ogni ragazza diventasse la versione migliore di se stessa.” In un tempo in cui l’istruzione era in gran parte il campo dei maschi, “Elizabeth prese sul serio la necessità di coltivare le menti delle ragazze. Non solo erano eloquenti, colte, devote nelle loro preghiere e abili nelle attività domestiche, Elizabeth presentò anche un rigoroso curriculum di studi in aritmetica, geometria, francese, italiano e spagnolo.”4
suo tempo hanno dato a tutti noi un legame diretto con il suo cuore, la prima santa della Chiesa Cattolica nata in America, Elizabeth Ann Bayley Seton (1774-1821).
Lucinda M. Vardey è la caporedattrice di Un Unico Accordo. Per sapere di più sul suo background, visitate https://magdalacolloquy. org/it/chi-siamo
Armida Barelli Lucinda M. Vardey Quest’anno ricorre il centenario della fondazione della più grande università cattolica del mondo, l’Università del Sacro Cuore d’Italia. La sua origine risale all’anno 1921 e agli instancabili sforzi e alla guida di una donna consacrata laica di nome Armida Barelli (1882-1952).
Soprannominata Ida dagli amici e dalla Elizabeth fu anche abile a fare strada al famiglia, era la seconda di sei figli. Suo padre ruolo dell’educazione cattolica in una società era un ricco imprenditore e sua madre aveva multiforme e prevalentemente protestante. studiato all’Istituto Superiore di Magistero “Insistette con fermezza nell’accettare di Firenze, impresa rara per una donna studenti protestanti e cattolici, non a scopo di nel XIX secolo. Dopo aver frequentato una conversione, ma per vivere insieme in modo scuola di Orsoline a Milano, Ida continuò tale da attrarre con l’esempio della gentilezza, la sua educa-zione con le suore in Svizzera dove studiò francese, tedesco e musica. serenità e fede.”5 Giovane e vivace, si fece molti amici, alcuni Negli ultimi 200 e più anni, milioni di dei quali furono chiamati alla vita religiosa, studenti sono stati educati e formati in un da cui anche lei era attratta. Tuttavia, i suoi sistema educativo coerente con la visione genitori non erano favorevoli verso questo e i valori della fede cattolica di Madre Seton. orientamento e preferirono che si sposasse. Grazie alla guida di molte donne religiose e Dopo un fidanzamento infruttuoso, scelse al servizio di innumerevoli suore-insegnanti, Santa Elisabetta d’Ungheria come sua quel sistema prospera ancora oggi nelle mani santa protettrice e cominciò ad incontrare l’arcivescovo di Milano desiderando fare competenti di laici e religiosi. qualcosa per i poveri, i prigionieri e gli orfani. La conversione di una giovane madre, la sua Egli le presentò un sacerdote francescano, visione e la risposta ai bisogni educativi del Padre Agostino Gemelli, con il quale lavorò fianco a fianco per il resto della sua vita. www.magdalacolloquy.org 9
Ida si dedicò ad aiutare le giovani donne cattoliche durante il periodo di crescente emancipazione della prima guerra mondiale (1914-1918). Organizzò una scuola assumendo persone provenienti dall’università per istruire sui temi sociali del momento, e per aiutare a ispirare le conversioni. Come sviluppo di questa attività, Ida suggerì al Cardinal Ferrari di Milano di istituire una sezione femminile dell’associazione Azione Cattolica, allora tutta maschile. Egli la indirizzò a reclutare giovani donne dalle parrocchie locali. Una successiva udienza con Papa Benedetto XV a Roma ampliò le opportunità di crescita a livello nazionale, con il suo incoraggiamento a Ida di dirigere l’iniziativa. Ella cominciò a viaggiare per tutta Italia per promuovere l’adesione all’associazione Gioventù Femminile di Azione Cattolica, diventando una figura familiare sui treni. Con la preghiera e la perseveranza, superò le diverse resistenze culturali del paese e aiutò le donne a fare lo stesso. In quello stesso anno (1918) conobbe il famoso economista e socialista Giuseppe Toniolo, che non solo aveva ispirato la Rerum Novarum (delle cose nuove) di Papa Leone XIII, ma lo aveva aiutato a scriverla nel 1891. Ormai sul letto di morte, Toniolo espresse il suo rammarico per non aver fondato un’Università Cattolica, al quale Ida rispose che i suoi semi avrebbero sicuramente dato frutto. Toniolo esclamò che se lei e Padre Agostino Gemelli fossero stati coinvolti nel portare a termine il progetto, egli sarebbe morto felice. Come avrebbero potuto intraprendere un progetto simile che sarebbe costato milioni? I loro tentativi successivi fruttarono molto meno del necessario. Ma un uomo d’affari—che inizialmente aveva rifiutato il progetto di Ida perché troppo utopico e illusorio—cambiò idea dopo che lei gli assicurò che avrebbe dato gloria al Sacro Cuore. La costruzione iniziò a Milano, ma il regime di Mussolini (con i suoi sentimenti anticattolici) esaurì i finanziamenti. Ida si rivolse al cardinale Achille Ratti di Milano che suggerì di istituire un’associazione di “amici dell’università” per agevolare il supporto finanziario. Ida fece circolare 50.000 lettere a preti, vescovi e religiosi di tutto il paese. Sfortunatamente i suoi sforzi non produssero ciò di cui aveva bisogno, così chiese a Papa Benedetto XV se poteva usare il suo nome come imprimatur per la causa. Il Papa non ne era entusiasta, così Ida tornò da Roma a mani vuote. Ma, come la grazia volle, lo stesso cardinale Ratti divenne il Papa successivo (Pio XI) che alla fine benedisse l’iniziativa ed estese la sua benedizione a tutti coloro che avrebbero partecipato. Dopo aver concentrato la sua attenzione sulla formazione umana e cristiana di migliaia di giovani donne in tutto il paese—e dopo aver fatto loro visita per aiutarle nella raccolta fondi delle loro aree locali—arrivarono abbondanti finanziamenti. Al Congresso della Gioventù Femminile di Azione Cattolica del 1928 10.000 membri si presentarono a San Pietro per incontrare il Papa.
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Durante la seconda guerra mondiale, molto di ciò che era stato costruito venne distrutto. Ma Ida continuò nel suo ruolo di “Sorella Maggiore” della Gioventù Femminile di Azione Cattolica. Il 1° febbraio 1945, il suffragio femminile venne accordato in Italia per la prima volta, e Ida chiamò le sue donne cattoliche ad impegnarsi politicamente. Nelle elezioni del 1946 per fondare l’Italia come Repubblica, i loro voti aiutarono il nascente partito democristiano a vincere. Poco dopo, a Ida fu diagnosticata la sclerosi della laringe, una malattia che le impediva di parlare. Grata a Dio per averle mantenuto la mente lucida, continuò il suo lavoro, con Padre Gemelli come suo portavoce. Morì nella festa dell’Assunzione, il 15 agosto 1952, con Padre Gemelli al suo fianco. Aveva scritto: “Ho vissuto guidata dal sogno costante della venuta del Regno di Cristo sulla terra. Accetto la morte in piena adesione alla volontà divina, come ultima prova suprema dell’amore verso il Sacro Cuore, al quale ho affidato la mia vita e ora la mia morte.” La venerabile Armida Barelli è sepolta nella cripta dell’Università Cattolica di Milano. La sua beatificazione è prevista per aprile 2022. Per sapere di più sull’università visita unicatt.eu Bibliografia 1 Walch, Timothy, Parish School: American Catholic Parochial Education from Colonial Times to the Present, (Leesburg, National Catholic Education Association, 2016), p. 20. 2 Ibid., p. 154. 3 O’Donnell, Catherine, Elizabeth Seton: American Saint, (Ithaca, Cornell University Press, 2018), p. 229. 4 O’Donnell, Catherine, phone interview, March 26, 2021. 5 Ibid. 6 Ibid. Fonte Armida Barelli (Modena, Franco Cosimo Panini Editore, 2021) Traduzione inglese di John Dalla Costa
Dove c’è una necessità, c’è un dovere Simone Weil
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John Connelly è il direttore dell’ufficio relazioni con gli studenti alla St. Michael’s College School (Scuola Superiore San Michele) a Toronto, Canada, dove ha anche lavorato come consigliere degli studenti e insegnante di inglese. Prima di entrare nella facoltà del San Michele nove anni fa, ha insegnato per cinque anni presso il Durham Catholic District School Board. Le sue materie di insegnamento sono inglese, religione, storia e arti drammatiche. Negli ultimi dieci anni, John è stato volontario come catechista nel programma del Rito dell’Iniziazione Cristiana degli Adulti (RICA) nella sua parrocchia natale. È sposato e padre di tre figli.
Educare i giovani oggi John Connelly Anche se la Chiesa cattolica ha da tempo riconosciuto il primato dei genitori nell’educazione spirituale e morale dei propri figli, molte famiglie cattoliche (e non) sono attirate dalla magnifica simbiosi delle scuole cattoliche parrocchiali, religiose e indipendenti nella missione di educare i loro giovani. Infatti, il Catechismo della Chiesa Cattolica consiglia ai genitori di affrontare con umiltà le proprie responsabilità al servizio di Cristo: “Sapendo riconoscere le proprie mancanze davanti ai figli, i genitori saranno in grado di guidare e correggere [i loro figli]” (CCC 2223). Ma con le complesse sfide di un mondo postmoderno, quanta grazia si richiede agli insegnanti per guidare i giovani verso relazioni sane con Dio, il prossimo e se stessi? In un mondo che ha sete di equità, di giustizia e di espressioni di mascolinità positive, questo è il compito affidato alle scuole cattoliche maschili. La Scuola Superiore San Michele fu fondata nel 1852 dai Padri Basiliani. Ha sempre avuto il vanto di essere un’istituzione per la formazione di tutta la persona, sia coltivando le vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa (come era nei primi tempi) o semplicemente conferendo il diploma a cittadini globali con un buon carattere e un forte senso della morale. Parte del progetto educativo dei giovani uomini al San Michele, è quello di interrompere le tendenze culturali che li hanno abituati a una storia di ricompensa della ricerca incessante del potere e dell’influsso tramite l’autorità. Invece, invitiamo i giovani uomini a crescere in empatia, carità e gioia imitando la compassione e la misericordia di Cristo. Santa Teresa di Lisieux citò l’umiltà e la gentilezza come alcuni dei più grandi punti di forza degli uomini con influenza spirituale ed ecclesiale. In una delle sue lettere a Padre Maurice Bellière, espone la propria fragilità e l’amore misericordioso di Gesù, che le ricorda “di non contare mai sulle mie forze ...... ma questo sollecito mi parla costantemente di misericordia e amore.”1 Come comunità scolastica, la scuola San Michele è al secondo anno del suo nascente
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programma Teacher Advisory Group (TAG) [consulenza didattica/tutoraggio]. Il programma collega piccoli gruppi di studenti adolescenti con un educatore, in un ambiente non accademico, per stimolare il dibattito su questioni spirituali, fisiche, intellettuali, emotive e sociali. Lo scopo di questo programma è quello di incoraggiare l’introspezione e la crescita personale, ma è anche progettato per unire studenti di diverse classi. Questo offre agli studenti dell’ultimo anno l’opportunità di avere un ruolo nello sviluppo spirituale dei loro compagni più giovani. La nostra esperienza ha dimostrato che invitare i giovani uomini ad essere onesti e vulnerabili nel riconoscere il proprio dolore e la propria confusione in risposta alle prove e alle sfide del mondo, offre agli insegnanti l’opportunità di formare la virtù maschile. Essi dimostrano come essere pazienti, empatici e ascoltatori attivi; e come impiegare un lessico che ispira giustizia, diversità e un impegno condiviso per cambiare il mondo attraverso una vita di fede, carattere e servizio. Creare questo tipo di spazio di fiducia e rispetto reciproco richiede mesi e perfino anni, che è il motivo per cui incoraggiamo a mantenere e sviluppare il rapporto continuo tra gli insegnanti TAG e gli studenti al di fuori della classe. Il nostro programma TAG segue la scia del nostro Modern Man Movement M3 (Movimento Uomo Moderno), che è cresciuto fin dal suo inizio nel 2015. Le sue radici risiedono nell’educare i nostri studenti su questioni che riguardano la violenza contro le donne. Si tratta di insegnare loro l’importanza di includere gli uomini in progetti che pongono fine alla violenza di genere e incoraggiano l’alleanza attiva in progetti di uguaglianza. Divenne chiaro, fin dai primi giorni, che avevamo bisogno di uno spazio per iniziare la conversazione sul consenso sessuale e la cittadinanza digitale, che potesse essere esaminata attraverso la lente della dottrina cattolica e degli insegnamenti morali. M3 è stato reso ancora più rilevante dalla cacofonia di aggressioni, violenza e sfruttamento così facilmente disponibili nel mondo dello spettacolo e dei social media. Dove indirizziamo i giovani con le loro molte domande sul mondo che li circonda e il loro posto in esso? Abbiamo trovato produttivo chiedere agli studenti di condividere le loro gioie e dolori nelle loro relazioni con Dio, se stessi e il prossimo. Chiediamo loro anche di identificare le loro esperienze di grazia radicale che hanno aiutato la loro empatia e comprensione. Guidandoli in questo modo, i giovani uomini sono maggiormente pronti a prendere il loro posto come servitori dell’umanità e leader nelle loro comunità.
EMPATIA TRAMITE IL SERVIZIO Uno dei pilastri del piano di attuazione della nostra scuola è creare empatia tramite il servizio. Abbiamo sempre creduto che il servizio cristiano, quando intrapreso da giovani uomini con le menti aperte e i cuori allietati, è la componente essenziale dello sviluppo spirituale e morale.
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Tutti gli studenti del San Michele sono tenuti a completare il servizio cristiano collegato alle opere di misericordia corporale. Continuiamo su questa linea, con la speranza che i nostri giovani uomini possano camminare con i poveri e i vulnerabili, e riconoscere il servizio alla comunità come la più gioiosa espressione di empatia e gratitudine. Forse la più grande sfida che devono affrontare gli educatori di giovani uomini nella tradizione cattolica è quella di riuscire a mettere insieme tutte le loro diverse parti. Rendiamo un pessimo servizio allo sviluppo di tutta la persona se trattiamo la crescita spirituale, e la sana espressione di una mascolinità empatica ed equa, come in qualche modo separati e distinti dalle attività intellettuali e accademiche. Papa Francesco ha recentemente invitato a contrastare la globalizzazione con la “globalizzazione dell’empatia,” sottolineando la necessità di assistere al progresso scientifico all’interno di una cornice di connessione e compassione umana. 2 Tale è la vocazione dell’insegnante cattolico: invitare i propri studenti a crescere nell’amore di Dio e a comprendere meglio i loro ruoli all’interno della più ampia famiglia umana. Per coloro che insegnano ai ragazzi e ai giovani uomini, la spinta deve essere sempre verso la formazione di leader servitori per portare il tanto necessario cambiamento nel nostro mondo. Fonte 1 St. Thérèse of Lisieux: Letters to her Spiritual Brothers, (Kansas City, Angelus Press, 2017). 2 Catholic News Agency https://www.catholicnewsagency.com/news/pope-advocates-for-globalization-ofempathy-in-curing-rare-diseases-61970
Yvonne Dohna Schlobitten è docente di filosofia e teoria del sacro e della spiritualità nell’arte presso la Pontificia Università Gregoriana. E` specializzata nell’epistemologia del vedere e della cecità (John 9,39) nel contesto della Weltanschauung di Romano Guardini. Insieme ad altri studiosi sta costruendo un campo in cui si indaga la “storia e teoria del vedere di Cristo” come origine della comprensione transdisciplinare nel mondo digitale come fondamento di un discorso metodologico per una ‘Liminal Education.’ È membra della Commissione della rivista ‘Donne, Chiesa e Mondo’ dell’Osservatore Romano e fa parte del gruppo di ricerca ‘Le Donne leggono Papa Francesco’. Partecipa al gruppo della ricerca “Donne e uomini” della facoltà di filosofia della PUG, ed è membro fondatore della Tavola rotonda sulla dimensione femminile a Roma. Da cinque anni è formatrice presso il Centro di Meditazione Cristiana con la responsabilità di esercitare l’’arte del vedere di Cristo”. Oltre alla specializzazione artistica, insegna e compie ricerche nei settori dell’estetica teologica e filosofica, dell’estetica religiosa e della teoria dell’arte. Tra i suoi libri troviamo: “Lo Specchio della Fede: la rappresentazione del divino nell’arte di Raffaello e Michelangelo” (Accademia Raffaello, Urbino 2013); “La Lotta di Giacobbe: Paradigma della Creazione Artistica. Un’esperienza comunitaria di formazione integrale su Chiesa, estetica e arte contemporanea, ispirata a Romano Guardini” (Cittadella, 2020); “Pope Art. La teoria del sacro nell’arte contemporanea dei pontefici. I Beni Culturali nell’orizzonte della formazione teologica estetica” (GB Press, 2021); “L’Amore Divino e Profano. Uno sguardo diverso su Raffaello. (Himmlische und irdische Liebe. Ein anderer Blick auf Raffael)” (Schnell & Steiner, 2021), Guardini e Michelangelo: L’origine del pensare teologico (Grünewald Verlag, 2021). 14
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Imparare in divenire: Verso una pedagogia liminale Yvonne Dohna Schlobitten Fu a Heidelberg, mentre mi stavo laureando in legge, che mi capitò di assistere a una conferenza su “Nietzsche e l’Espressionismo,” dove le idee filosofiche venivano insegnate visivamente, attraverso un dipinto. Ero talmente colpita dal fatto che le idee astratte potessero essere “viste” che sentii la vocazione di perseguire questo fenomeno, e così intrapresi una seconda laurea in filosofia e storia dell’arte. Quando arrivai a Roma, fondai la Scuola del Vedere che ancora oggi viene gestita da un mio collega. La storia della critica del “vedere” divenne poi un tema centrale nel mio lavoro di insegnante, e continua a far parte dei miei attuali studi scientifici. La sfida più grande per me nell’insegnamento presso la Pontificia Università Gregoriana, è quella di introdurre uno “sguardo,” un metodos (cammino) diverso di trovare la verità. Un’altra sfida è stata quella di convincere gli studenti ad accettare che la fenomenologia e l’epistemologia del vedere possono anche fornire un’opportunità di conoscenza. Anche se gli studenti stessi si sono commossi, o hanno avuto conversioni di fronte a dipinti, la maggior parte ha opposto resistenza a un vedere triplice; cioè l’incontro di una conoscenza teorica, una conoscenza dell’ esperienza e una conoscenza della contemplazione che è capace di integrarli entrambi. Invece, hanno preferito fare ricorso al modo più tradizionale di studiare teologia—solo attraverso la ratio. Volevano che la contemplazione fosse tenuta separata dalla ricerca intellettuale, come se queste non avessero niente in comune. Il triplice processo della conoscenza (Erkenntnis) non è neanche facile da spiegare. Questa sfida continua ancora oggi. Ma si è formato un tipo di pedagogia in cui gli studenti, attraverso la comprensione del processo creativo in un’opera d’arte, possono riconoscersi nella loro “integrità” e “santità” tramite l’incontro con il processo di ricreare l’opera nel vedere triplice.
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Essere in grado di vedere è un’abilità che combina non solo la nostra parte razionale, ma anche i sensi e il cuore. Abbiamo bisogno di parlare con gli studenti, di comunicargli che la comprensione non riguarda solo le informazioni, ma anche il permettere a noi stessi di poter incontrare, che vuol dire essere capaci di avere fiducia e di ricevere per aprirsi ad uno spazio in cui il vero può divenire. Questo spazio va ben oltre la specifica comprensione scientifica ed è possibile solo se si è aperti all’apprendimento liminale attraverso mezzi transdisciplinari.
le sue conseguenze). Da lì iniziamo un viaggio relazionale in cui siamo in grado di imparare gli uni dagli altri. Questo, per me, è il modo di insegnare nella dimensione femminile; non solo attraverso la mente nella sfera della logica, dell’ordine e del ragionamento, ma anche nell’esperienza della creazione permettendo la fluidità del momento. Questo non significa che non ci sia una forma e un’intelligenza! È solo che la forma non può essere racchiusa, o inscatolata, o confezionata nel modo in cui l’educazione viene affrontata tradizionalmente.
NON SOLO UNA NUOVA DISCIPLINA
Lo spazio liminale presente fra i modi più tradizionali di apprendimento e l’approccio transdisciplinare e transculturale ci richiede di essere aperti e disposti a rischiare di oltrepassare un confine. Da lì possiamo cominciare a riconfigurare le nostre comprensioni e prospettive precedenti, ed essere coinvolti nel processo di quel triplice vedere del mondo che Guardini chiama “Lo sguardo sincero” (Lauterkeit des Blicks).
Secondo il rumeno Basarab Nicolescu delle scienze di educazione dobbiamo assumere che il concetto di transdisciplinarietà riguarda qualcosa di più di una nuova disciplina o metodo. Si tratta, secondo lui, infatti, di una questione di vita. L’approccio transdisciplinare e transculturale alla comprensione del teologo Romano Guardini richiede un triplice incontro di una conoscenza teorica, una conoscenza dell’esperienza e una conoscenza dell’integrazione delle precedenti in un vedere contemplativo. L’incontro di queste tre cose è stato da lui definito Weltanschauung katholicos. In breve, transdisciplinarietà significa non solo un modo di conoscere, ma anche un modo di essere e di vedere, una “apertura” al “non ancora conosciuto,” o a ciò che non è stato visto o scoperto prima. È più uno sguardo sul “tutto.” Vedere la parte nel tutto e il tutto nella parte; un vedere triplice, trinitario nella comprensione e nell’insegnamento.
INSEGNARE IL TUTTO E IL SACRO Nel corso degli anni ho imparato come professoressa ad insegnare in modo differente. Sono giunta alla visone di Guardini che “il conoscere è un atto d’amore nell’incontro.” Quando incontro veramente i miei studenti, si presenta l’amore (con tutte
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IL TUTTO: Il vedere triplice. Questo programma post-laurea come corso di formazione avanzata, intende riunire insegnante e studenti per formare una comunità di studio diversificata e per esercitare la comprensione transdisciplinare. Per ulteriori informazioni contattare: Prof.ssa Yvonne Dohna Schlobitten dohna@unigre.it
La conoscenza (di sé) deve precedere l’amore, e solo quando ha raggiunto l’amore, può sforzarsi di seguire e rivestirsi della verità. Santa Caterina da Siena (ne Il Diagolo Della Divina Provvidenza)
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Maria Leda Nania è madre di due bambine e insegnante di scuola
dell’infanzia. È cresciuta in Umbria in una famiglia di artisti dove si sono sempre respirate Arte, Fede e amore per l’educazione e la Bellezza. Si è laureata in “Musica e spettacolo” e in “Lettere e spettacolo.” All’inizio della sua carriera di insegnante, grazie alla testimonianza di alcune colleghe e all’osservazione e al servizio dei bambini, la sua fede ha avuto un risveglio con un incontro vivo e concreto di Cristo. Da quel momento i bambini sono stati, e rappresentano quotidianamente, per Lei una scuola di vita e di spiritualità. È stata coinvolta attivamente nelle parrocchie di San Giustino in Umbria e di Sansepolcro in Toscana (dove vive attualmente) come catechista, partecipando alle cellule di evangelizzazione parrocchiale fino al contributo con la pastorale familiare.
Maestri pomodori Maria Leda Nania C’è una famosa citazione che recita: Ammiro chi sa che tra “seminare e raccogliere” c’è un “innaffiare e aspettare.” In una società che sta accelerando sempre di più e in cui ci è richiesto di fare in fretta, magari bruciando le tappe, come riuscire, attraverso l’educazione dei più piccoli, a far riscoprire l’importanza di rallentare, aspettare, assaporare, contemplare? Come insegnare ai bambini il valore della lentezza? Come riuscire a far capir loro che è fondamentale “perdere” tempo, per guadagnarne? Ce lo siamo chiesto un paio di anni fa insieme alle altre insegnanti della scuola dell’infanzia in cui lavoro. Avevamo come obiettivo quello di insegnare la lentezza come valore per rispettare i tempi di ciascuno, ma ci siamo accorte che noi stesse avremmo dovuto “lavorare” su di noi per poter essere coerenti e credibili nei confronti dei nostri piccoli allievi. Abbiamo così elaborato un progetto educativo che ci guidasse dall’esterno e non ci permettesse di poter cedere alla tentazione di accelerare alcun processo del percorso che avevamo pensato di proporre ai bambini. Siamo quindi ricorse alla Natura. Sarebbe stata essa stessa a dettare i tempi della nostra pedagogia. Abbiamo inoltre preso ispirazione dalla “pedagogia della lumaca” di Gianfranco Zavalloni, il dirigente scolastico che ha sognato una scuola che rallentasse i ritmi dell’apprendimento; una scuola lenta che usasse come metodologia l’andare a piedi, usare le mani, esplorare, costruire, sbagliare e imparare dagli errori, aiutarsi reciprocamente. Perché, diceva Zavalloni, “qualsiasi apprendimento, per essere significativo, deve passare attraverso esperienze…tra cui quella del “lavoro manuale” che educa il corpo all’uso di tutti i suoi sensi e insegna a vivere nel mondo con responsabilità.” “Cari bambini” abbiamo detto loro alla fine del mese di Febbraio, “oggi inizieremo a preparare una buonissima pasta al pomodoro che mangeremo tutti insieme questa estate!”
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Grazie all’aiuto di Luca, il contadino di un’azienda agricola biologica che collabora con la nostra scuola, abbiamo così intrapreso il processo di semina e coltivazione dei pomodori che avrebbero dato il sapore speciale al nostro pranzo di fine anno. Il contadino aveva preparato un plateau per ogni bimbo con delle buchine in cui mettere il terriccio e adagiare alcuni semi di pomodoro.
Tutti i plateau sono stati poi affidati al contadino Luca che li ha portati nella sua grande serra, dicendoci: “Mi prenderò cura io dei vostri piccoli semi. Ora dovranno riposare per un po’ sotto la terra. Sembrerà che dormano, ma io continuerò ad annaffiarli e non appena il primo stelo spunterà fuori, vi avvertirò mandandovi le foto.” Nei giorni seguenti i bambini ci chiedevano se Luca avesse mandato notizie delle piantine, ma noi insegnanti rispondevamo sempre che ancora era troppo presto: le cose buone, per venir bene, hanno bisogno di tempo.
“Non abbiate fretta, bimbi, fidatevi del nostro amico contadino e lasciamo al seme il tempo necessario per trasformarsi e crescere.” Passato l’entusiasmo della semina, e non avendo più avuto aggiornamenti, i bambini
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hanno smesso di chiedere dei pomodori, fin quando…un bel giorno di Aprile ci arrivò una mail di Luca con le foto delle nostre piccolissime, verdi piantine. Che bella sorpresa per tutti i bambini! I loro occhi brillavano di speranza. Maestra! Ora possiamo mangiare i pomodori?
“Eh no, cari bimbi, non è ancora il tempo del raccolto. Ci vuole ancora pazienza. Le nostre piante hanno solo foglie, ma per crescere, fiorire e dare frutto, hanno ancora bisogno di cure. Il contadino ci ha invitato, infatti, ad andare nella sua campagna tra un mese per trasferire le vostre piantine dal loro piccolo vaso, che è ancora al riparo della serra, nel grande campo che le esporrà al sole e alla pioggia. Che gioia l’attesa!” A maggio abbiamo raggiunto il grande campo in cui Luca aveva già preparato i solchi. Ognuno ha cercato il proprio plateau ormai difficile da riconoscere. Non tutti i semi erano diventati pianta, ma le piante nate erano cresciute ancora e lo sguardo dei bambini era pieno di stupore e orgoglio. Piegandosi verso terra, sporcandosi le mani, zappettando, scavando, irrigando, i bambini hanno preparato il terreno perché accogliesse le piante cresciute. Maestra! Ora possiamo cogliere i pomodori? “Non ancora, cari piccoli contadini. I pomodori saranno maturi nell’estate quando saranno grandi, rossi e polposi.”
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A fine Giugno, è finalmente arrivato il tempo giusto per raccogliere i frutti seminati in inverno! E per impiegarli nel dare sapore al nostro pasto…così buono perché preparato con cura, atteso e condiviso. Cosa hanno appreso i bambini da questa lunga e lenta esperienza? — Forse hanno capito che per fare cose buone non ci vuole fretta: bisogna andare piano e a volte anche fermarsi, e poi osservare, e stare attenti ai segni per agire nel tempo opportuno, sapendolo attendere e riconoscere. — Forse hanno appreso che per cogliere il frutto del nostro lavoro, non basta il “nostro” lavoro… perché, anche se ci viene richiesto di fare la nostra parte, non tutto è nelle nostre mani: il nostro contributo è necessario, ma va poi affidato. C’è una Natura più grande di noi, che, come una madre, si prende cura di quel seme e di quel frutto; non solo, si prende cura anche del lavoro che noi abbiamo offerto per ottenerlo. — Forse i bambini hanno anche imparato che non dà gioia solo assaporare quel frutto, ma vivere tutto il processo che è stato impiegato per arrivare a gustarne il sapore. Hanno sperimentato che lavorando insieme, condividendo l’attesa, ma anche la gioia del risultato, il sapore è più ricco; il cuore è più colmo. Non lo hanno imparato consapevolmente. Probabilmente quell’esperienza vissuta tra i 3 e i 5 anni di età lascerà loro in ricordo solo una sensazione: come il calore della terra tra le mani, l’odore di un pomodoro maturo, il ricordo del sorriso del proprio amico sporco di pommarola. Ma questa esperienza avrà contribuito ad apporre un piccolo mattoncino per formare la loro identità e nelle pieghe della loro personalità sicuramente sarà conservato, integro e pieno, il segreto della lezione dei “maestri pomodori.”
E NOI COSA ABBIAMO IMPARATO? Questa esperienza ha anche profondamente messo in crisi il metodo di insegnamento di noi insegnanti. Come già accennato, ci siamo accorte di quanto siamo costantemente tentate di accelerare i processi di apprendimento dei bambini e di dover far loro realizzare documenti e manufatti per dare testimonianza del nostro intervento di “brave educatrici produttive,” con una sorta di ansia da risultato su cui apporre idealmente la nostra firma. I pomodori non ce lo hanno permesso. Ci hanno invece naturalmente costretto a rallentare e metterci umilmente da parte, osservando con attenzione e rispetto il processo educativo che si stava compiendo, invitandoci ad accompagnare e incanalare le attese, le domande e le scoperte dei bambini, dando loro corpo e valore. E così, andando lentamente, offrendo ai bimbi tempi distesi per ogni fase di questo piccolo cammino, quanti nuovi spunti creativi hanno “germogliato” nel nostro “fare scuola”!
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Sono essi stessi, i bambini, dei piccoli semi affidati alle nostre cure, ma che noi sappiamo essere custoditi e nutriti da Qualcuno più grande di noi che veglia su di loro e veglia anche sul “nostro lavoro” di educatori. Ecco che i pomodori, come veri maestri, ci hanno insegnato che educare è sì, preparare il terreno, seminare, innaffiare— magari anche potare e trapiantare nel grande campo del mondo. Ma essi ci hanno anche insegnato il gusto di contemplare umilmente questa crescita, traendone insegnamento a nostra volta, e di affidarla alla Provvidenza, con la consapevolezza che non starà a noi coglierne il frutto maturo.
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UN UNICO ACCORDO O Dio, nostro Creatore, Tu, che ci hai fatto a Tua immagine, donaci la grazia di essere accolti nel cuore della Tua Chiesa. R: In un unico accordo, preghiamo. Gesù, nostro Salvatore, Tu, che hai ricevuto l’amore delle donne e degli uomini, cura ciò che ci divide, e benedici ciò che ci unisce. R: In un unico accordo, preghiamo. Spirito Santo, nostro Consolatore, Tu, che guidi il nostro lavoro, provvedi per noi, come noi ti chiediamo di provvedere per il bene di tutti. R: In un unico accordo, preghiamo. Maria, madre di Dio, prega per noi. San Giuseppe, resta accanto a noi. Divina Sapienza, illuminaci. R: In un unico accordo, preghiamo. Amen. www.magdalacolloquy.org
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With One Accord (Un unico accordo), musica originale composta dal Dr. John Paul Farahat per l’intervista di Magdala ed eseguita da Emily VanBerkum e John Paul Farahat.
Immagini presenti in questo numero Copertina: “Colegiata Santillana” foto Wikimedia commons. Pagina 2 Dettaglio da “Ritratto di una ragazza” di Thomas Couture (1815-1879). Pagina 4 Mosaico di sante donne dalla chiesa di Sant’Apollinare a Ravenna. Pagina 6 “Madonna col Bambino tra i santi Nicola di Bari, Caterina d’Alessandria e un donatore” di Gentile da Fabriano (1370-1427). Pagina 13 Studenti SMCS, utilizzati con il permesso della St. Michael’s College School, Toronto, Canada. Pagina 15 “Arcate di Troika” (foto Belgium 2012).
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In questo numero Copyright © 2021 Parrocchia di San Basilio, Toronto, Canada. Per contattare la redazione scrivere a editor@magdalacolloquy.org ISSN 2563-7940 EDITORE Morgan V. Rice, CSB CAPOREDATTRICE Lucinda M. Vardey REDATTORE ASSOCIATO Emily VanBerkum TRADUTTICE ITALIANA Diana Isacchi COORDINATORE DI PRODUZIONE Michael Pirri RESPONSABILE AMMINISTRATIVO DI PROGETTO Nancy Nobrega
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