Un Unico Accordo
Lo Spirito Santo Volume Uno
Inverno 2020
CONTENUTO EDITORIALE Lucinda M. Vardey UNA TEOLOGIA DELLE DONNE IN RELAZIONE ALLO SPIRITO DI DIO Barbara Hallensleben DIO, LO SPIRITO SANTO Pia Maria Hirsiger IL DONO DELLA FORTEZZA Catherine Aubin LA POESIA DI TERESA D’AVILA Kathleen MacInnis Kichline BEATITUDINI DAL BASSO John Dalla Costa UN UNICO ACCORDO Preghiera
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Editoriale Questa rivista è il risultato di molti anni di studio, condivisione e dialogo sia a livello locale che internazionale. L’idea è nata sei anni fa in occasione della fondazione di un’iniziativa parrocchiale chiamata Magdala a Toronto, in Canada, e si è poi sviluppata a Roma in risposta all'invito di Papa Francesco a sviluppare una profonda teologia femminile. Nel 2015 un gruppo internazionale di donne (provenienti da tutti e cinque i continenti) si è riunito in Vaticano per organizzare una serie di seminari volti ad esplorare il valore intrinseco della teologia femminile. Gran parte della nostra ricerca si è concentrata sulla vita e sulle opere delle sante della Chiesa, comprese alcune provenienti dall'Ucraina e dalla Russia, e nei tre anni successivi abbiamo esposto questa teologia attraverso i temi presenti nel Dialogo di Santa Caterina da Siena - Cuore, Lacrime e Frutti. Le presentazioni (tenute in italiano, inglese e francese) e il dialogo dei partecipanti ci hanno arricchito molto. Molti hanno voluto continuare a incontrarsi per essere maggiormente coinvolti nei principi e nelle pratiche della dimensione femminile della Chiesa.
Avevamo ideato una conferenza ad Assisi intitolata “Un unico accordo” che era stata concepita come il seguito dei nostri seminari di Roma, tramite la quale avremmo esteso il dialogo ai vescovi, agli educatori, agli editori e ai media cattolici. Dover annullare questo evento a causa della pandemia di Covid-19 non è stato un compito facile, soprattutto perché molti preparativi erano già in atto. Tuttavia, a pochi giorni da questa decisione, l'alternativa di creare una rivista online con il nome della stessa conferenza mise lo Spirito Santo all'opera. Con l'incoraggiamento di tante persone da tutto il mondo, tra cui padre Morgan Rice C.S.B. a Toronto, l'arcivescovo Domenico Sorrentino ad Assisi e il cardinale Marc Ouellet a Roma, ora siamo in grado di offrire l’opportunità di avere una conversazione e una partecipazione molto più ampia. Questa rivista e il nostro sito web (magdalacolloquy.org) ci auguriamo possano essere un luogo in cui sentirsi accolti, un luogo di ispirazione e di rinascita per ogni membro della Chiesa, dove poter
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coniugare le nostre somiglianze e celebrare le nostre diversità. Desideriamo offrire un nuovo modo di presentare la dimensione femminile attraverso la modalità in cui i pensieri, le idee e le riflessioni vengono visti, letti e vissuti. A tal fine, useremo un linguaggio inclusivo offrendo un mix accessibile di maestria, saggezza, esperienza, sapere e ispirazione in preghiera. Il tema dello Spirito Santo scelto per il nostro primo numero inizia con la professoressa Barbara Hallensleben dalla Svizzera, già nota negli ambienti delle principali teologhe femminili, che affronta le questioni fondamentali riguardo l’esistenza di una distinzione tra donne e uomini nell’essere creati a immagine di Dio. La teologa Pia Maria Hirsiger, anch'essa svizzera, illustra la creatività rigenerante dello Spirito Santo all'interno della Trinità attraverso un suo video originale, realizzato appositamente per la nostra rivista. La professoressa e scrittrice dominicana Suor Catherine Aubin, che ha fatto parte del nostro gruppo di progettazione e presentazione a Roma, ci fornisce un'introduzione ai doni dello Spirito Santo e a come questi doni, in particolare quello della fortezza, sono stati vissuti da alcune donne illustri del nostro tempo.
insegna la saggezza delle sante, apre una finestra sull'ispirazione dello Spirito Santo nella poesia spirituale di Santa Teresa d'Avila. Infine, John Dalla Costa M. Div. fornisce una prospettiva etica sulla visione e la missione di Papa Francesco di riparare l'autorità morale della Chiesa. Ricordati di abbonarti alle future edizioni, disponibili gratuitamente grazie al generoso sostegno dei Padri Basiliani della Congregazione di San Basilio.
Lucinda M. Vardey Caporedattrice Un Unico Accordo: Vivere la dimensione femminile come Chiesa ISCRIVITI: Visita il nostro sito web per ricevere aggiornamenti e nuove pubblicazioni.
“Senza la sua dimensione femminile, la Chiesa perde la sua vera identità” —Papa Francesco, 21 maggio 2018.
Kathleen MacInnis Kichline M.Div. (Master of Divinity) da Seattle, USA, che scrive e
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Barbara Hallensleben dal 1994 è professoressa ordinaria di teologia dogmatica e teologia dell'ecumenismo all'Università di Friburgo in Svizzera. È membro dell'Istituto di Studi Ecumenici e direttrice del Centro Studi per le Chiese Orientali, nonché della Commissione Teologica Internazionale in Vaticano (dal 2004 al 2014). Oltre ai numerosi incarichi nel dialogo ecumenico, tra cui quello di Consulente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, è stata recentemente nominata membro della nuova Commissione vaticana per lo studio del diaconato femminile.
UNA TEOLOGIA DELLE DONNE IN RELAZIONE ALLO SPIRITO DI DIO Barbara Hallensleben L'antropologia cristiana ha al centro l'affermazione biblica secondo la quale l'essere umano è creato a immagine di Dio. Nelle mie lezioni e conversazioni, continuo a insistere su una questione fondamentale che raramente viene affrontata e quindi rimane teologicamente irrisolta: questa affermazione biblica si riferisce all'essere umano e/o all'essere maschio e femmina? Esiste un’"immagine di Dio" nella donna in quanto donna e nell'uomo in quanto uomo? In caso contrario, la distinzione tra uomo e donna è puramente biologica, una differenza necessaria per il processo riproduttivo. Sulla base di quanto appena detto, se l'essere donna in quanto tale riflette qualcosa dell'immagine divina, allora alle donne viene riservata una dignità speciale. Questa affermazione dovrebbe avere la precedenza rispetto a quelle che consideriamo essere le mansioni, i ruoli e i doveri della donna. In questo, una donna in quanto donna (e naturalmente un uomo in quanto uomo!) è una dimostrazione di grazia nascosta. Un punto di partenza significativo per rispondere alla domanda di cui sopra si può trovare nella teologia sofiologica, come quella del sacerdote, filosofo e teologo russo ortodosso Sergej Nikolaevič Bulgàkov (1871-1944). La sofiologia affronta la perdita dell'ontologia (N.d.R.: Studio dell'essere in quanto tale) nella modernità occidentale introducendo il concetto di "natura" rinnovato teologicamente. L'immagine di Dio si trova innanzitutto nella natura umana, in quanto Dio non è il produttore meccanico del mondo, ma il suo creatore. Questa natura divina è, di per sé, "triplice" nella misura in cui si realizza eternamente nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo. Dio è coinvolto nella creazione non solo per sua volontà, ma anche per la sua natura. La creazione è la forma essenziale di www.magdalacolloquy.org
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partecipazione alla vita divina, che insieme alla libertà come sua particolarità, orienta verso una piena "partecipazione alla natura divina" (2 Pietro 1,4). Nella storia, Dio Padre opera con "due mani", il Figlio e lo Spirito, metafora già usata nel secondo secolo da Ireneo di Lione nella sua opera Adversus Haereses ("Contro le eresie"). Se consideriamo il rapporto di Dio con la creazione come una doppia auto-rivelazione del Padre nel Figlio e nello Spirito, potremmo giungere alla conclusione che il maschile è il Logos e il femminile è lo Spirito Santo. Questo parallelismo può essere fatto solo se la natura divina e quella umana vengono comprese insieme nel percepire l'immagine di Dio, ovvero l'uomo non è l'immagine del Logos ma è l’immagine della natura divina personalizzata nel Logos, e la donna non è l'immagine dello Spirito Santo ma è l’immagine della stessa natura divina personalizzata nello Spirito Santo. Così come le tre persone divine comunicano in una e sola natura divina, così l'uomo e la donna comunicano in una e sola natura umana. Il predominio del maschile nella storia della teologia occidentale può essere paragonato al “cristocentrismo” (N.d.R.: Gesù Cristo come il centro di tutto), mentre l'attenzione sottosviluppata alle donne nel piano della salvezza corrisponde all'"oblio dello spirito" all'interno della stessa tradizione. Questo principio euristico (N.d.R.: Metodo di ricerca intuitivo), che dovrebbe essere più una domanda che una risposta inequivocabile, può far fronte alle sfide di oggi in molti modi: 1) La differenza tra un uomo e una donna, fondamentale per l'unità della natura umana, non ha alcun aspetto di subordinazione. Una condivisione reciproca tra maschio e femmina è simile all'approccio psicologico dell'esistenza dell'animus e dell'anima in ogni essere umano. Per cui, un essere umano, che sia maschile o femminile, non esaurisce la sua natura umana. Solo insieme possono avvicinarsi all'umanità redenta in Cristo attraverso l'opera dello Spirito. La procreazione non è solo biologica, ma è la più alta forma di partecipazione alla creatività vivificante di Dio. 2) A causa della partecipazione alla ricchezza della natura divina, le possibilità di un uomo e una donna sono inesplicabilmente ampie e non possono mai essere analizzate totalmente. Mi piace l'espressione della scrittrice russa Lou Andreas Salomé, che alla fine del XIX secolo scrisse in un audace libro sull “Erotismo”: “Sono curiosa di vedere cosa prevarrà: la donna o la mascolinità che essa impone a sé stessa”
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3) Definire i modelli di ruolo maschili e femminili è sempre e comunque troppo avventato. L'interpretazione sofiologica si basa sul mistero divino che i sessi portano con sé e che rimane inaccessibile. Solo la testimonianza reciproca, aperta al mistero divino, con un attento ascolto l’uno verso l’altro, può aprire la strada verso la comprensione. Nonostante tutte le gioie della fede che possono verificarsi nella convivenza tra uomo e donna, noi rimaniamo un mistero gli uni per gli altri, causando una ferita reciproca come conseguenza dell'essere uomini e donne irredenti. Nella comprendere questo fondamento della Trinità, risulta impossibile giustificare come la "questione" dell'ordine sacerdotale sia riservata agli uomini. Chiunque rappresenta Cristo, non è Cristo. La kènosis (N.d.R.: Spoliazione degli attributi divini) del Logos incarnato è già compiuta. Egli lavora per noi secondo le potenti immagini dell'Apocalisse e ci prepara alla Sua venuta nella gloria. Tuttavia, la kènosis dello Spirito Santo continua ancora perché non è incarnata, ma trasformante e creativa. Chiunque riceva lo Spirito di Dio non è il rappresentante liturgico di Maria, la sola Madre di Dio, ma colui che fa nascere la vera vita divina. Gesù, prima della sua Ascensione, promette ai suoi discepoli: "Riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra" (Atti 1,8). Queste parole iniziano letteralmente nel punto in cui termina l'Annunciazione a Maria (Lc 1,35). Pertanto la vocazione di tutti i cristiani è quella della maternità divina, che è meno di un Sacramento perché, di fatto, è più di un Sacramento. Lo Spirito di Dio ha una missione trasformatrice e creativa nel nostro mondo. Lo Spirito realizza la salvezza che è stata raggiunta da Gesù Cristo. Ma il mondo è pronto ad essere salvato, oppure preferisce strutturare una vita mortale ordinata, come avviene anche all'interno della Chiesa? Potremmo abbandonare il simbolo liturgico per un significato soteriologico (N.d.R.: Dottrina della salvezza) nella dualità di maschile e femminile, ma come "salveremo" la preziosa verità compresa dai nostri padri e dalle nostre madri della fede?
“Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra.” Sal 104,30
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Pia Maria Hirsiger è un'autrice e teologa che inserisce arte, poesia, scienza e antropologia nelle sue opere. Prende ispirazione da Romano Guardini, Maria Montessori, Friedrich Weinreb e dall'artista Joseph Beuys. Dopo molti anni di vita contemplativa, ha contribuito alla pastorale parrocchiale scrivendo testi per nuovi canti liturgici. Ha prodotto un'esperienza visiva di immaginazione e consapevolezza religiosa sul suo sito mystik.art, dove condivide la ricchezza del cristianesimo come fonte di ispirazione, forza e stile di vita creativo.
DIO, LO SPIRITO SANTO Pia Maria Hirsiger
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Sr. Catherine Aubin, O.P. è una suora domenicana della Congregazione Romana di San Domenico. Si è laureata in Psicologia e poi in Teologia all'Institut Catholique di Parigi. Suor Catherine ha un dottorato in Teologia Spirituale presso la Pontificia Università di San Tommaso d'Aquino a Roma, dove ha successivamente insegnato Teologia Sacramentaria e Spiritualità. Ha insegnato anche all'Istituto di Teologia della Vita Consacrata “Claretianum” di Roma. Attualmente insegna teologia all'istituto Le Pélerin di Montréal, in Canada. Continua a collaborare con diversi media, tra cui Radio Vaticana, Radio Ville-Marie e Radio Galilea. I suoi numerosi libri di spiritualità sono stati tradotti in diverse lingue, tra cui “Le cinque finestre del cuore" (Lateran University Press, 2006) e "Pregare con il corpo" (Qiqajon, 2018).
IL DONO DELLA FORTEZZA Catherine Aubin, O.P. L'ultima volta che Gesù risorto parlò ai suoi discepoli inquieti e preoccupati, disse loro: "riceverete la fortezza dello Spirito Santo che scenderà su di voi" (Atti 1,8). Che cos'è, dunque, questo "potere" che caratterizza lo Spirito Santo? La Bibbia ci dice che è Colui che è stato disperso sulle acque all'alba della creazione, che risuscita Gesù dai morti e manda Pietro e gli Apostoli a predicare il Vangelo fino ai confini della terra. Lo Spirito Santo è quindi una forza, una forza che lancia e muove, che spinge e porta la Chiesa fino ai confini della terra, che eleva e resuscita continuamente la vita. Lo Spirito Santo nella Bibbia viene descritto attraverso metafore come il soffio e l'acqua, il che significa che, nella sua azione vivificante e creativa, è una forza come il vento o una tempesta che muove e sconvolge, innalza le montagne, diffonde la
speranza e si dirige verso orizzonti inimmaginabili. Così come non è possibile per noi catturare il vento o l'acqua, allo stesso modo lo Spirito della Fortezza rimane una realtà al di là della nostra portata. Questa Fortezza dello Spirito arriva come un dono, che possiamo diffondere e condividere solo se permettiamo che ci trasformi interiormente. Come lo Spirito Santo, "dono di Dio" (Giovanni 4,10), agisce in noi proprio per mezzo del dono, allo stesso modo noi riceviamo l’amore, la semplicità, la pace, la fiducia e il coraggio. Lo Spirito Santo poi ci accompagna per trasmetterci i suoi doni spirituali. La fortezza, allora, è come il dono di una sorgente di acqua nascosta. Esiste un ordine nei sette doni dello Spirito Santo, e questo ordine corrisponde al modo in cui lo Spirito Santo vuole guidarci.
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Il primo dono della fortezza possiamo dire che è "l'architrave" di tutti gli altri doni, quello che corona o lega tutti gli altri, cioè il timore di Dio, la pietà, l’intelletto, il consiglio, la sapienza e la scienza. Papa Francesco disse in una delle sue catechesi, "Con il dono della fortezza, invece, lo Spirito Santo libera il terreno del nostro cuore, lo libera dal torpore, dalle incertezze e da tutti i timori che possono frenarlo, in modo che la Parola del Signore venga messa in pratica, in modo autentico e gioioso. E’ un vero aiuto questo dono della fortezza, ci dà forza, ci libera anche da tanti impedimenti" (Udienza generale del 14 maggio 2014). Santa Caterina da Siena (1347-1380) è l’esempio di una donna resa forte dallo Spirito Santo. Le tre funzioni riservate di solito al clero - insegnare, condurre i fedeli e guidare la loro santificazione – vennero applicate anche nella sua vita. Santa Caterina ha sempre considerato questo carisma "sacerdotale" come una grazia di Dio e non come una grazia di cui poter rivendicare meriti personali. Era convinta che Dio le avesse affidato una missione: guidare il Papa, il clero e il popolo cristiano in un movimento di riforma urgente della Chiesa. E la sua eredità spirituale è presente ancora oggi. La filosofa francese Simone Weil (1909-1943) ha introdotto nel suo "L'Iliade o il poema 8
della forza" la complessità della forza. Esiste un tipo di forza o di energia negativa che distrugge, il tipo di forza cruda, selvaggia, violenta e crudele per il corpo e per l'anima, così come esiste un tipo di forza che è delicata, purificante, pacificante, che addomestica e chiaramente diretta. Una dimostrazione contemporanea di conversione tra queste due forze è presente nell'esempio di Jocelyne Khoueiry, una cristiana maronita in Libano, che durante la guerra contro i palestinesi del 1975 prese il comando di un gruppo di ragazze della milizia armata. Un anno dopo, dopo aver salvato con successo la vita di centinaia di persone, sentì una forte presenza di Dio e le fu affidata la missione di guidare e prendersi cura delle giovani donne cristiane errabonde. Un decennio dopo fondò "La Libanaise 31 mai,” che incoraggia le donne a creare una società più umana in stretta correlazione con il Vangelo. La scrittrice olandese Etty Hillesum (19141943), che perse la vita in un campo di concentramento durante la seconda guerra mondiale, lasciò in eredità una testimonianza di forza interiore che ci lascia,
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letteralmente, senza parole. La sua forza spirituale si rifiutò di cedere alla disperazione, all'odio e alla vendetta. Scrisse ai suoi amici: "Dopo la guerra, dovremo costruire un mondo totalmente nuovo e ad ogni nuova atrocità dovremo offrire un po' di amore e di bontà in più". Mi domando da dove prenda questa forza, una forza affine alla sua anima e che le permette di rimanere vicina a quella parte indistruttibile di sé. La risposta si trova nella disciplina della preghiera, nel desiderio di una preghiera continua. La preghiera, per Etty Hillesum, era un "modo per rimanere viva" e non per sopravvivere soltanto. La preghiera, per lei, era la capacità di prepararsi a tempi nuovi, di trasformare sé stessi per "indebolire il male sottostante". Scrisse: "Ho spezzato il mio corpo come fosse pane e l'ho diviso tra le genti perché avevano fame [...] Una persona vorrebbe essere un balsamo per così tante ferite.”
Come parlano queste donne a noi donne e uomini della Chiesa del XXI secolo? Nonostante la paura, la violenza, l'oppressione, l'odio e l'abuso, il rifiuto e l'esclusione, tutte hanno osato parlare apertamente, per spezzare gli abusi di potere e di fiducia subiti, resistendo all'oppressione. Lo hanno fatto a modo loro, sapendo che il primo "terreno" da convertire era quello di loro stesse. Queste donne ci parlano di questa forza che ci spinge ad agire e ci avvicina sempre più alla fonte della nostra vita vera, Gesù Cristo. Con questo tipo di forza, è possibile camminare sull'acqua come fece San Pietro. Magari affonderemo spesso, ma l'importante è continuare la traversata, con coraggio, giorno dopo giorno da una sponda all'altra fino all'ultimo passaggio, fino al nostro ultimo respiro, quando potremo dire con Gesù "Non la mia volontà, ma la tua.” Perché, come dice il salmo, "Beato l’uomo che trova in te il suo rifugio e ha le tue vie nel suo cuore" (Salmo 84,6).
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Kathleen MacInnis Kichline ha conseguito un Master of Divinity presso l'Università di Seattle, USA, dove attualmente svolge il ruolo di professore associato, tenendo un corso sui ritiri spirituali. È autrice di diversi studi sulle Scritture, il primo dei quali è “Sisters in Scripture: Exploring the Relationship of Biblical Women” (Paulist Press, 2009). A questo è seguito “Never on Sunday: A Look at the women NOT in the Lectionary” e “Elders of the Bible: God’s Invitation Late in Life.” Poiché la nostra Chiesa si ispira sia alle Scritture che alla tradizione, Kathleen ha seguito gli studi delle Scritture tramite il corso Suore nella Tradizione, tenuto nelle parrocchie, che ha ripercorso le storie delle donne, a partire da Maria Maddalena, attraverso i tempi contemporanei. Con una solida conoscenza del ministero pastorale, Kathleen ha servito per molti anni nell'arcidiocesi di Seattle come collaboratrice e assistente pastorale. Attualmente, organizza e conduce ritiri sia di persona che online, insegna e offre seminari. www.sistersinscripture.com
LA POESIA DI TERESA D’AVILA: UNA FINESTRA SULLA SUA ANIMA Kathleen MacInnis Kichline Da diversi anni ormai è per me un privilegio e un piacere far conoscere agli studenti e ai partecipanti in ritiro la spiritualità di Santa Teresa d'Avila attraverso la sua poesia. Mi riferisco alle sue poesie come a una finestra sulla sua anima, ma diventano senz'altro anche una finestra sull’anima di chiunque le legga—così immediato e suggestivo è il loro fascino, che trascende facilmente i 500 anni di differenza tra il nostro tempo e il suo. A soli 23 anni dalla sua nascita, Colombo scoprì il Nuovo Mondo e la Spagna conquistò Granada. Nel giro di due anni Lutero avrebbe causato la Riforma. Con una velocità crescente più simile al nostro secolo che al suo, la corrente degli eventi del suo tempo mise Teresa di fronte ad una prova nella quale 10
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anche i partecipanti in ritiro contemporanei possono identificarsi. Eppure scrive1:
Lascia che nulla ti turbi, lascia che nulla ti spaventi. Tutto passa; Dio non cambia. La pazienza vince tutto ciò che cerca. Chiunque abbia Dio non manca di nulla: Dio solo è abbastanza. Queste sono parole che vorremmo sentire oggi, ma se fossero semplicemente quelle di una pia suora di clausura di tanto tempo fa, sarebbero state considerate solo sentimentalismi. Al contrario, queste parole sono difficili da conquistare. Teresa era la nipote di un ebreo convertito, un fatto questo che venne a lungo nascosto, e fu una mistica in un'epoca di purificazione spirituale. Entrambi questi particolari la misero a rischio di un'Inquisizione che la perseguitò scrupolosamente. Riferendosi alla storia della conversione di Teresa, la sua biografa, Victoria Lincoln, scrive2:“Non si può apprezzare a fondo il coraggio che la carriera di Teresa richiese senza comprendere cosa significhi avere sangue ebreo a quel tempo: la Spagna del 1515-1582. C'erano verità che non poteva rivelare senza mettere in pericolo la carriera militare di sette fratelli o distruggere la sua unica possibilità di servire la Chiesa di Cristo.” Fornire agli studenti e ai partecipanti in ritiro questo contesto li aiuta ad apprezzare la figura di Teresa, ma trovo che la sua autenticità venga direttamente percepita piuttosto che essere spiegata. Infatti, sono io quella che solitamente resta sorpresa dalla comprensione spontanea dei partecipanti nei confronti della poesia di Teresa. Le sue immagini non convenzionali suscitano l'immaginazione e stimolano l'anima. Tra le immagini che Teresa attribuì a Dio ci sono: “La bellezza che supera ogni altra bellezza,” "Nodo che lega" e "Dolce Cacciatore": ognuna di esse è una figura attiva per perseguire Dio. Dio è spesso chiamato Sposo, Marito, Amante, ma poi Teresa gira le carte www.magdalacolloquy.org
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in tavola e si riferisce a Dio come "mio servo,” "mio prigioniero.” In una delle poesie apocrife di Teresa, Quando il Sacro si rivela, troviamo il verso: "Dio, come un medico sul campo, sta curando le nostre anime” —un'immagine che risuona fortemente in questo periodo di Covid-19 ed evoca l'immagine di Papa Francesco della Chiesa come ospedale da campo. L'uso di immagini come queste nei temi di scrittura crea una connessione diretta con Teresa d’Avila nelle risposte dei miei studenti/partecipanti in ritiro. Le parole di Teresa sono un mezzo attivo per lo Spirito Santo che oggi anima le nostre vite, una testimonianza vivente di come quello stesso Spirito ha vissuto tramite la sua scrittura e la sua vita.
Vogt, Eric W., Teresa of Avila: The Complete Poetry, A Bilingual Edition, (New Orleans, University Press of the South, 2015), p. 33. 2 Lincoln, Victoria, Teresa: A Woman, (Albany: State University of New York Press, 1984), xiv. 1
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John Dalla Costa è un esperto di etica, teologo e autore di cinque libri, tra cui “Magnificence at Work: Living Faith in Business” (Novalis, 2005). Ha un Master of Divinity del Regis College presso la Toronto School of Theology. Oltre ad insegnare etica alla Schulich School of Business (Università di York), John ha lavorato con consigli di amministrazione e CEO a livello internazionale per affrontare complessi problemi etici e coltivare i valori morali per una cultura responsabile. Gli interessi di ricerca di John riguardano la fiducia - tra le persone, nella società, così come all'interno e verso le istituzioni. È stato coinvolto in varie iniziative di dialogo interreligioso, anche tramite il Vaticano, la Tavola Rotonda di Caux e il Dialogue Institute della Temple University di Philadelphia. È membro fondatore della Conciliare Magdala di Toronto e della Tavola Rotonda sulla Dimensione Femminile a Roma.
BEATITUDINI DAL BASSO: RIPARARE L'AUTORITÀ MORALE DELLA CHIESA John Dalla Costa Papa Francesco ha fatto dell'inclusività un segno distintivo del suo papato. A tratti sconvolgente, Francesco, con le sue parole e le sue azioni, ha esteso radicalmente la presenza della Chiesa anche agli emarginati, includendo le donne, i musulmani, i migranti, i gay e la natura come creazione di Dio. Andando oltre i limiti mantenuti nel tempo, la sua azione ha una duplice importanza: 1. Come Papa, Francesco ha applicato rigorosamente l'insegnamento e l'esempio di Cristo alle questioni morali più preoccupanti dell'umanità. Tra queste, la necessaria lezione morale sulla crisi climatica mondiale, il sessismo, il razzismo, la disuguaglianza e la violenza religiosa.
2. Francesco sta modellando un nuovo metodo per sviluppare ed esercitare l'autorità morale. Ciò che Francesco sta insegnando è essenziale. Il modo in cui lo sta facendo è rivoluzionario. La maggior parte di noi riconoscerebbe che questo è un momento incerto nella storia dell’umanità. Una serie di crisi interconnesse tra la politica, l'economia, l’ambiente e persino nella nostra Chiesa hanno scatenato forze di divisione ed esclusione. Ad aggravare queste crisi è il sospetto e lo scetticismo nei confronti dell'autorità - specialmente durante la pandemia di Covid-19 – che sta crescendo in tutti i settori e in tutte le comunità. Perfino la stessa scienza viene messa in ridicolo, con gli esperti—indipendentemente dalle loro
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qualifiche e riconoscimenti—che vengono ignorati senza rispetto. Molto è a rischio in questa mancanza di credibilità. Quando i fatti perdono il loro significato etico, quando i dati possono essere manipolati per adattarsi a qualsiasi opinione, quando il sospetto nega l'Olocausto o il cambiamento climatico, le fondamenta stesse della verità vengono minate. Ci sono varie ragioni dietro quella che chiamo erosione della fiducia. Il sospetto delle persone causato dai recenti scandali nei confronti di leader e istituzioni, vescovi e banchieri, può essere giustificato eticamente. Il problema sorge quando il sospetto diventa endemico, quando si perdono proprio le connessioni e le relazioni di cui abbiamo bisogno per risolvere la crisi e generare speranza. Senza fiducia, creare consenso o agire tutti insieme è impossibile. E senza autorità, la moralità, così come la fede, viene relegata a scelta personale ed esclusa dal dialogo pubblico. L'autorità morale nella Chiesa è stata dominata per generazioni dalla sua gerarchia. Francesco ha preso il suo nome da un santo che guadagnò la sua autorità morale dal basso—non dallo status sociale o dall’educazione o da una posizione rispettabile, ma da una svolta radicale verso la povertà, e la fiducia in Dio—che Gesù aveva dichiarato benedetta. Come il suo omonimo, Papa Francesco è un riformatore il cui amore per la Chiesa è secondo solo al
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suo amore per Gesù. Quando cinque anni fa Francesco chiamò la Chiesa a recuperare la ricchezza della sua dimensione femminile, e quando, più recentemente, invocò una profonda comunanza con tutti gli esseri umani, indipendentemente dalla loro religione o credo, il Papa non stava semplicemente affrontando l’origine delle ingiustizie. Stava anche riconoscendo che l'autorità dell'insegnamento di Gesù deriva orizzontalmente dalla dignità che esso conferisce a tutti gli esseri umani - a ogni persona per essere stata creata a immagine e somiglianza di Dio. Dai Vangeli apprendiamo che molte persone che incontrarono Gesù rimasero meravigliate dalla sua autorità. Se esaminato attentamente, questo naturale rispetto per Gesù ha due elementi di base.
1. Offrendosi completamente in obbedienza alla volontà del Padre, Gesù ha dato tutto nel suo ministero, non ha preso nulla, e alla fine ha rischiato la sua stessa vita per rispettare il progetto di Dio. 2. Poichè Gesù non nascondeva nulla, ed era disposto a soffrire per gli altri, aveva l'autorità di rivolgere maledizioni agli scribi e ai farisei che non vivevano in prima persona la legge morale che volevano gli altri seguissero (Matteo 23:13-39).
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Oltre al suo esempio di offerta di sé e di sofferenza nel mantenere la stabilità morale, Gesù guadagnò l'autorità donandola anche a coloro i quali la società giudicava meno degni o più sacrificabili. Chiamare i poveri beati, riconoscere la beatitudine del dolore, della misericordia e della mitezza, dichiarare beati gli operatori di pace e coloro che hanno fame e sete di giustizia, in effetti, conferì la sua autorità morale a chi riponeva piena fiducia in Dio. Sant'Agostino in uno dei suoi sermoni associa i doni dello Spirito Santo alle Beatitudini. È necessaria un po' di rielaborazione teologica per allineare i sette doni dello Spirito Santo alle otto Beatitudini, ma l'intuizione di Agostino è che la nostra capacità umana di adempiere all'insegnamento di Cristo, e di mettere in atto il Regno di Dio, richiede l'effusione di grazia dello Spirito Santo. Le Beatitudini non discriminano in base al genere. I poveri e i poveri di spirito possono essere uomini o donne, come pure
coloro che sono in lutto o che sono umili o misericordiosi, puri di cuore, tormentati dall'ingiustizia o desiderosi di pace. Tutti sono benedetti in egual misura. Possiamo quindi dire che l'autorità morale appartiene di fatto a coloro che sono più vulnerabili o emarginati, a coloro che hanno il potere minore o che affrontano i rischi maggiori. Possiamo anche affermare che il più delle volte le donne sono quelle più trascurate. Papa Francesco sa che senza le voci e le esperienze dei beati, senza l'imprimatur degli emarginati e degli esclusi, qualsiasi rivendicazione di autorità morale da parte della Chiesa sarà vana e inefficace. Papa Francesco, con la sua inclusività sorprendente, sta rivolgendo l'autorità morale della Chiesa verso la sua origine trinitaria. L'accoglienza, l'amore e il perdono che sgorgano dal cuore di Dio (come il padre nella parabola del figliol prodigo) scorrono attraverso il dolore e le lacrime di Gesù, per rinnovare la terra attraverso i doni fecondi dello Spirito Santo.
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UN UNICO ACCORDO O Dio, nostro Creatore, Tu, che ci hai fatto a Tua immagine, donaci la grazia di essere accolti nel cuore della Tua Chiesa. R: In un unico accordo, preghiamo. GesÚ, nostro Salvatore, Tu, che hai ricevuto l'amore delle donne e degli uomini, cura ciò che ci divide, e benedici ciò che ci unisce. R: In un unico accordo, preghiamo. Spirito Santo, nostro Consolatore, Tu, che guidi il nostro lavoro, provvedi per noi, come noi ti chiediamo di provvedere per il bene di tutti. R: In un unico accordo, preghiamo. Maria, madre di Dio, prega per noi. San Giuseppe, resta accanto a noi. Divina Sapienza, illuminaci. R: In un unico accordo, preghiamo. 16
Amen.
In questa edizione Copyright © 2020 Parrocchia di San Basilio, Toronto, Canada. Per contattare la redazione scrivere a: editor@magdalacolloquy.org
EDITORE Morgan V. Rice, CSB
CAPOREDATTRICE Lucinda M. Vardey
REDATTORE ASSOCIATO Emily VanBerkum
TRADUTTRICE ITALIANA Diana Isacchi
COORDINATORE DI PRODUZIONE Michael Pirri
IMMAGINI UTILIZZATE IN QUESTA EDIZIONE: In copertina: Pagina 1: Pagina 10:
Autore anonimo, Icona di Pentecoste (VIII sec. Russia, Collezione privata) Jeanne LeBer (eremita di Montreal 1662-1774), tela d'altare ricamata Santa Teresa di Gesù (nello stile del pittore del VII secolo, José de Ribera)
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