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STORYTELLING RACCONTARE STORIE Corso di formazione in servizio “ Storytelling in Language teaching” 27 – 31 agosto 2007-10-31 Totnes – Regno Unito
Finanziato dal programma LLP Comenius 2.2
Totnes, High street
PAOLA ARDUINI ANTONIETTA LAROCCA
LA NARRAZIONE COME STRUTTURA COGNITIVA Materiale IPRASE di Rovereto Il pensiero logico-deduttivo nella società moderna è stato privilegiato rispetto alla narrazione.
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La riscoperta del pensiero narrativo, della narrazione come struttura cognitiva è un fatto abbastanza recente. Bruner ha affermato che c’è almeno una seconda modalità del pensiero, un nuovo modo di interpretare la realtà, ed è quello della narrazione. Noi tutti, per capire noi stessi, ricorriamo alla narrazione, alla ricostruzione della nostra storia, che ha prodotto la nostra identità attuale. La storia serve per ricostruire il passato al fine di darsi un posto, nella società e nel mondo presente. Non per nulla è difficile, per gli immigrati, trovare una collocazione, un’identità sicura nel luogo in cui vivono: sradicati dalla loro storia e cultura, sono privi di una parte di sé. Bruner sostiene che la modalità narrativa è propria dell’essere umano, ma all’interno di una determinata forma culturale. Se la modalità narrativa si alimenta del confronto con un modello culturale, è necessario che la didattica ne riconosca lo spazio e il valore. La narrazione è fondamentale nella formazione dell’essere umano, nell’infanzia, ma anche nell’età adulta. La narrazione è strumento di coesione sociale, un modo do condividere un’esperienza, magari fatta individualmente. Una comunità umana è legata da vicinanza fisica, interessi economici, cultura, e la cultura passa attraverso la narrazione, che lega una generazione, ma anche più generazioni tra loro. Le figure archetipiche, che si traducono e traducono orientamenti psichici più che contenuti dell’inconscio, sono il prodotto di una modalità attiva di organizzazione della realtà che si esplica attraverso la costruzione di figure. Rappresentano la struttura comune del pensiero di una comunità culturale. Attraverso la narrazione il bambino si identifica e reinterpreta l’ordine del mondo in certi termini, gli archetipi, che sono il correlato inconscio e figurato dei cosiddetti concetti cognitivi.. Di fatto noi siamo condizionati non dalle nostre idee e concetti, ma dalla nostra rappresentazione di essi, cioè dalle figure archetipiche che li rappresentano. E quali sono, dunque, le figure archetipiche che ci governano? Analizziamo, ad esempio il tema del viaggio, macrofigura che si traduce in metafora della vita, e anche dei processi educativi. Il viaggio è comune a tutte le culture, a tutte le tradizioni umane, a moltissime narrazioni. Si presenta in tre varianti: il viaggio iniziatici ( nelle fiabe), il viaggio come pellegrinaggio ( poema, romanzo), il viaggio come esodo ( poema,mito). Il pensiero narrativo va rivalutato in tutte le sue forme: letteratura, film, canzoni…. Fondamentali nel percorso educativo sono, ad esempio, le storie del doppio: Caino e Abele; la principessa buona e le sorelle cattive; il padre orco e i suoi figli.. In queste storie spesso il nemico è un familiare e vi si presenta l’idea della possibile alternativa. Il male è sempre possibile: nel racconto male e bene sono scissi, ma le due figure, in realtà, si compenetrano. Dal punto di vista educativo, rappresentano la possibilità di formare se stessi in modo
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eticamente accettabile, attraverso modelli di esperienza altrui. E l’insegnamento, come sostiene Bruner, è il segreto dell’evoluzione dell’homo sapiens.
DIVENTARE RACCONTASTORIE Il primo passo è trovare una storia. Non una storia qualsiasi,ma una storia che vi piace! Una storia da raccontare può essere: • Una storia popolare, una storia dalla tradizione orale. Cioè una fiaba, una storia di eroi, un racconto umoristico, una favola, un mito, una leggenda… •
Un racconto letterario.
•
Una storia della vita reale, dalla propria o altrui esperienza.
Per i principianti le storie della tradizione popolare sono più semplici, perchè sono fatte per essere raccontate. Sono semplici, dirette, vive, con aiuti per la memorizzazione. Iniziate con storie brevi, fino a tre pagine; cercate storie con azioni chiare, caratteri forti e strutture semplici. Come imparare una storia prima di raccontarla? Ci sono molti modi: leggere la storia o ascoltarla molte volte, meditare su di essa, riscriverla, disegnarla..Comunque prima di raccontare, bisogna assorbire la storia. Alcune parti vanno imparate parola per parola; le altri parti vanno immaginate. Vedete le scene nella mente, più tardi questo vi aiuterà a ricordare la storia. Fate esercizio con uno “specchio”: un vero specchio, o un registratore, una video camera o un amico.. qualcosa che vi aiuti a vedere cosa state facendo. Fate esercizio con il riassunto della storia. Usate le ripetizioni. Nelle storie tradizionali, gli eventi spesso si ripetono tre volte – un numero magico. Attenzione alle rime ripetute e alle frasi. Accanto alle ripetizioni, usate la varietà. Variate toni, accenti, il volume, la velocità della voce, il vostro ritmo. Usate i silenzi. La varietà cattura l’attenzione. Usate i gesti, ma solo quelli che aiutano la storia. Mimate le azioni; fate grandi gesti! Nella vostra storia fate molta attenzione all’inizio e alla fine. Ma non dimenticate l’intreccio! I finali devono essere chiari; l’ascoltatore deve sapere che la storia è finita senza che dobbiate dirlo. Potete farlo rallentando e aggiungendo enfasi. Ponete attenzione al ritratto dei personaggi: mettete vita dentro di essi, con la voce, il volto, i gesti, la posizione del corpo. Cercato di rappresentarli in maniera diversa. Quando rappresentate due personaggi che parlano insieme, muovete il viso facendo ogni personaggio ad un angolo di 45 gradi dall’altro.
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Preparate voi stessi. Respirate profondamente, mettendo la mano sullo stomaco; dovete sentire lo stomaco espandersi quando inspirate. Non spingete troppo in alto la voce, rilassate i muscoli. Pronunciate ogni suono chiaramente. Dirigete la vostra voce verso l’ultima fila, fate squillare le parole. Evitate gli intercalari come “ ehm” o “ cioè”. Seduti o in piedi, state di fronte agli ascoltatori, con la schiena dritta. Niente mani nelle tasche o saltelli da un piede all’altro. Storytelling è magico perchè è così personale. Parlate con i vostri ascoltatori, guardateli negli occhi. Se qualcuno non sta attento, focalizzatevi su quelli che lo sono. Mentre raccontate, prendetevi il tempo e datelo ai vostri ascoltatori, per “vedere” la storia, per ridere, per sentire, per riflettere, per vedere come va a finire. E’ difficile andare lentamente; se si distraggono, rallentate!. Storytelling è interattivo. Così come gli ascoltatori rispondono alla storia, lasciate che la vostra storia risponda agli ascoltatori. Modificate i gesti e la voce, allungate o accorciate parti della storia. Fate attenzione a cosa funziona e cosa non va, per poter cambiare la prossima volta. Soprattutto, credete in voi stessi, nel pubblico e nella storia.
ATTIVITA’ E GIOCHI PER LO STORYTELLING Materiale dal corso di formazione in servizio Totnes UK 27 – 31 agosto 2007 Giochi di riscaldamento In cerchio, si spiega che al centro del cerchio c’è un anello di cristallo che tocca appena la punta dei piedi dei bambini. E’ molto fragile, bellissimo… Tutti devono chinarsi insieme, “ prendere” l’anello infilando le mani al di sotto, sollevarlo tutti insieme fino all’altezza degli occhi e poi posarlo di nuovo. Occorre molta concentrazione e attenzione per muoversi insieme agli altri. Prendere possesso dello spazio Camminare a passo libero nello spazio dell’aula. Poi dare comandi “ saltare”, “ battere le mani”, “ via” , “ stop”. Più difficile: invertire i comandi, quando si dice “ saltare” devono battere le mani.. Ottimo anche in inglese. Chi guida il movimento? Si sceglie un alunno che si allontana per un momento mentre tutti gli altri in cerchio decidono chi deve essere il leader. Il leader compie dei
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gesti o delle andature che gli altri devono copiare. L’alunno che è uscito rientra e si mette al centro del cerchio e mentre tutti si muovono deve indovinare chi è il leader. L’obiettivo dell’esercizio è di riscaldare il corpo ed essere creativi nei movimenti quindi vanno scelti movimenti continui e molto simili tra loro. Conoscere lo spazio. Tutti camminano nella stanza, esplorando lo spazio e immaginando che il proprio corpo riempia ogni angolo della stanza. Quando il leader lo dice si cambia esercizio: tutti camminano in diverse direzioni ma molto vicini, quando un alunno si ferma tutti si fermano e quando qualcuno ricomincia a camminare tutti camminano. L’esercizio serve a fare in modo che i bambini lavorino insieme come gruppo attraverso il movimento. Numeri e musica ( segui il leader ). Ad ogni alunno viene assegnato un numero. Accendere una musica ritmata e , mentre si cammina in cerchio , il leader chiama un numero che comincia un movimento che tutti devono copiare e finché non viene chiamato un altro numero continua a creare successioni di movimenti. Cercare di usare più movimenti e gesti che veri e propri balli. Amici e nemici Ogni bambino deve pensare mentre cammina a un suo “ amico” e a un suo “nemico” ( insistere sul fatto che è un gioco); mentre camminano devono stare più vicino possibile all’ amico e lontani dal nemico. Molto divertente! Per “ scaldare l’ambiente”. I bambini sono in piedi davanti ad una riga sul pavimento. L’insegnante fa, in italiano o in inglese, domande personali del tipo: Chi ha un fratello? Chi si è mai preso cura di un animale? Per rispondere di sì, si varca la linea. E’ stato usato come riscaldamento di un’intensa attività di racconto di esperienze personali ( vedi “play back theatre). Attività per costruire una storia collettivamente □ Con flash cards o figurine ritagliate di personaggi, oggetti e ambienti. Si gioca in piccoli gruppi; ogni bambino ha un mazzetto di carte e ne tira giù una alla volta raccontando ciò che succede nella storia. □ In cerchio, tutta la classe. Ogni bambino dice una parola, una sola, alla volta per creare una storia. Si inizia con C’ . Molto utile per rinforzare le concordanze, i tempi verbali e in generale la coerenza del testo. Molto divertente! □ Stesso gioco si può fare con due parole alla volta o con una frase. □ L’insegnante dà un’ inizio “ C’era un bambino che voleva molto andare in vacanza, ma sfortunatamente i suoi genitori non avevano abbastanza soldi quell’anno” . Il bambino seguente deve continuare a raccontare iniziando con per fortuna; il terzo dovrà aggiungere il suo pezzo di storia con sfortunatamente (o purtroppo). □ Storia mimata: l’insegnante mima una storia, non lunga. Poi la legge e i bambini la mimano. Molto bene anche in inglese.
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□ Dividersi in due gruppi. Un gruppo recita e l’altro racconta storie. Il gruppo dei raccontastorie crea una storia dicendo una parola ciascuno e l’altro gruppo intanto mima la storia. □ Raccontami di quella volta che tu… L’insegnante suggerisce ad un volontario un argomento che deve raccontare alla classe cercando di esse il più convincente possibile. Per esempio: quando hai partecipato ad un safari; Quando sei stato attaccato da una pianta carnivora…ecc.
Attività individuali o di coppia Attività 1 Tipo di attività : di coppia Durata : 10 minuti L’attività comprende tre momenti diversi: L’alunno A propone un argomento difficile all’alunno B che deve cercare di parlare per un minuto di quell’argomento Stesso esercizio ma questa volta A è un alieno e interrompe continuamente B con domande sul significato delle parole. B deve rispondere a tutte le domande di B. L’alunno A racconta una storia all’alunno B. L’alunno B interrompe il compagno per fargli cambiare la storia . Es A : “C’erano una volta tre piccoli porcellini…” B : “No, non erano porcellini” A : “ Oh si è vero! C’erano una volta tre formiche che vivevano in un giardino…” B : “ No, non era un giardino “ A : “ Oh è vero, c’erano una volta tre formiche che vivevano sotto un albero e …. Ogni volta bisogna ricominciare daccapo. La storia non deve necessariamente arrivare ad un finale. Snervante per chi racconta, divertente per chi interrompe. □ Attività 2 Tipo di attività : gruppi di due coppie Durata: 15 minuti Ogni alunno racconta un incidente che gli è accaduto al proprio compagno di coppia. In seguito si scambiano le coppie e ognuno racconta la storia del proprio compagno come se fosse accaduta a lui, cercando di ingigantire l’accaduto. Le storie infine tornano ai propri creatori. Si può anche prevedere che qualcuno racconti la storia ad un altro gruppo di coppie e quelli devono indovinare se la storia è sua o di qualcun altro.
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Attività 3 CHI HA DETTO COSA? Tipo di attività : tutto il gruppo classe Durata : 15 minuti Ciascun alunno riceve un foglietto con un ‘ azione noiosa. Bisogna inventare una breve storia interessante intorno a questa azione . Si va in giro per la classe a raccontare la propria storia e ad ascoltare quelle degli altri. Si possono prendere appunti. Poi l’insegnante legge un’azione e chiama gli alunni a turno a raccontare la storia su quella frase. Attività 4 L’insegnante porta in classe un oggetto rotto o un indumento strappato e racconta una storia su quell’oggetto senza spiegare però cosa sia successo. Poi invita gli alunni a fare ipotesi su ciò che può essere successo. Gli alunni possono lavorare in gruppi e possono fare domande. Alla fine si confrontano le ipotesi e si sceglie la più credibile, la più originale, la più assurda ecc. Attività 5 L’insegnante racconta una situazione di disagio di cui è stato testimone e poi chiede agli alunni di fare ipotesi su ciò che avrebbero fatto loro in quella situazione. Il lavoro può essere svolto in gruppo e svolto secondo le modalità del precedente. Attività teatrali □ Gioco dei mimi ( parole o frasi) □ Allenarsi a dare intonazione a ciò che si pronuncia, iniziando con i numeri. Si può recitare una scenetta con una situazione data ( “ Invita un amico a giocare al parco”) facendo dire solo i numeri. Si può dare il vincolo di usare solo i numeri fino a 50 . Più difficile da spiegare che da fare… □ Da questo deriva il gioco del grammelot: si finge di parlare una lingua inesistente, oppure si usa solo “ bla bla”. Anche qui bisogna dare un tema: un litigio, un incontro..
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Riferimenti bibliografici, sitografia, altro Play back theatre: forma di psicodramma Playback Theatre è una forma originale di
improvvisazione teatrale in cui la gente racconta eventi reali della propria vita, e poi li guarda rappresentati immediatamente. http://www.bbc.co.uk/raw/ Sito della BBC dedicato alla lettura e alla scrittura. Fantastica sezione dedicata ai genitori che vogliono leggere storie ai loro bambini. http://www.aaronshep.com/storytelling/index.html Aaron Shephard è uno scrittore. Nel sito molte storie e attività. Da qui abbiamo estrapolato le “ istruzioni” per raccontare le storie. Andrew Wright
Storytelling with children Creating stories with children Oxford University Press Nick Bilbrough
Dialogue Activities Cambridge University press
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La storia della zuppa di pietra ha molte versioni. Questa è una rielaborazione fatta in III A. La zuppa di pietra C'era una volta un soldato inglese che, dopo aver combattuto in Italia, cercava di tornare a casa. Camminava per i paesi e ogni giorno bussava alle porte chiedendo da mangiare. In cambio lavorava nei campi. Un giorno arrivò in un paese dove c’era la carestia , nessuno gli voleva dare da mangiare ; stava per morire di fame,così si avvicinò a una casetta. Bussò alla porta. Gli aprì una vecchia, la più avara del paese. La vecchia gli disse :” No, qui non accettiamo soldati affamati, quindi vattene!!” E il soldato le rispose:”Ma io…..”ma lei lo interruppe : “ Niente soldati a casa mia!” Ma lui insistette: “ Ma io voglio solo prepararmi una zuppa con la mia pietra magica. Mi serve solo una pentola e dell’acqua. Vedo dal fumo che esce dal camino che avete il fuoco acceso” Il soldato incominciò a tirare fuori dal suo sacco la pietra per fare la zuppa di pietra. La vecchietta, incuriosita, lo fece entrare in casa. Il soldato prese la pietra, la mise dentro la pentola piena d’ acqua e la mise sul fuoco. Girò , girò, girò e dopo un po’ di tempo assaggiò e disse: “ Mmhh, buono! Per voi italiani, però, ci vorrebbe qualcosa per farla più dolciastra. Avete delle… carrots.. come dite voi.. carote?”La donna andò nell’orto e raccolse alcune carote e gliele diede. Il soldato le tagliò e le aggiunse all’acqua. Girò, girò, mescolò , assaggiò e disse: “ Mmhh buona! Però adesso è troppo dolce.. non ha per caso delle onions… cipolle?” La vecchietta andò nell’orto, raccolse le ultime cipolle e le portò al soldato. Il soldato le sbucciò, le tagliò e le aggiunse alla zuppa di pietra. Poi assaggiò e disse: “Buona!Però…manca ancora qualcosa. Per caso avete dei beans …fagioli?” La vecchia portò una scatola di fagioli e il soldato li mise nel pentolone. Dopo un po’ assaggiò il brodo e disse:”Per noi inglesi va già bene , però si potrebbe rendere un po’ più saporita . Non ha qualcosa…chicken…come si dice… del pollo?” E la vecchia rispose :”Sì, credo di sì qualche pezzo; me ne è rimasto perché l’ ho ammazzato ieri.” La vecchia portò delle ali di pollo e il soldato le aggiunse al brodo. Poi il soldato disse: “ E’ perfetta, la pietra ha funzionato benissimo! Solo…avrebbe un po’ di salt and pepper?” La vecchia chiese:” Cos’è?” “ Sale e pepe!” rispose il soldato Il soldato aggiunse sale e pepe e assaggiò"Mmmhhh è già buonissima per me, ma per lei può essere migliore. Voi in Italia mettete la pasta nella zuppa, vero?" La vecchia disse di sì e gli portò un pacco di cannolicchi. Il soldato buttò la pastina nella zuppa e aspettò che fosse cotta. Assaggiò, disse che era pronta e versò la zuppa nelle scodelle. La vecchia e il soldato si sedettero e mangiarono la zuppa di pietra. Alla vecchia
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piaceva tanto e disse:"Quanto è buona la zuppa di pietra!" Ci misero poco a finir la pentola. Quindi il soldato prese l' arma, la pietra e se ne andò via. Questa è un’altra versione che si basa sull’idea di cooperazione… ce ne sono versioni dell’Europa dell’Est in cui ci sono tre soldati che arrivano in un paese devastato dalla guerra e preparano la zuppa con i resti del cibo che gli abitanti hanno nelle case.. Tanto tempo fa, da qualche parte nell'Europa dell'Est, c'era la carestia. La gente accumulava gelosamente qualunque cibo trovasse, nascondendolo persino ai loro amici e vicini. Un giorno un venditore ambulante portò il suo carro dentro un villaggio, vendette un po' delle sue cose e cominciò a fare domande come se stesse pensando di trascorrere li la notte. "Non c'e' niente da mangiare nell'intera provincia," gli venne detto. "E' meglio se vai via" "Ma io ho tutto ciò che mi serve", disse. "Stavo giusto pensando di preparare un po' di zuppa di pietra da dividere con voi". Tirò fuori una grossa pentola di metallo dal carro, la riempì d'acqua e accese un fuoco sotto di essa. Poi, con fare cerimonioso, tolse da una borsa di velluto quella che sembrava essere una banalissima pietra e la lasciò cadere nell'acqua. Fino a questo momento molti degli abitanti del villaggio erano venuti nella piazza oppure guardavano dalle loro finestre. Quando il venditore nell'attesa annusò il "brodo" e si leccò le labbra, la fame cominciò a superare lo scetticismo. "Ahh" disse piuttosto forte il venditore, " Ho fatto proprio una zuppa di pietra saporita, Certo, la zuppa di pietra con il CAVOLO -- è un'altra cosa." Immediatamente uno degli abitanti del villaggio si avvicinò esitante, portando un cavolo, che aveva tolto dal suo posto segreto, e lo aggiunse alla zuppa. "Eccellente!" gridò il venditore. "Certo , qualche volta ho preparato la zuppa di pietra con il cavolo ma ho aggiunto un po' di carne salata ed era adatta anche per un re!" Il macellaio si diede da fare per trovare un po’ di carne salata... e allo stesso modo arrivarono patate, cipolle, carote, funghi e tutti i piccoli avanzi rimasti nelle dispense, finché fu preparato un pasto davvero delizioso. Gli abitanti del villaggio offrirono al venditore una grande quantità di denaro in cambio della pietra magica, ma egli rifiutò di vendergliela e partì il giorno dopo. E da allora, molto tempo dopo che finì il periodo di carestia, si continuò a parlare dell'ottima zuppa che avrebbero sempre potuto avere.
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