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Sport olimpici estivi


indivudalismo


“Con il talento si vincono le partite, ma è con il lavoro di squadra e l’intelligenza che si vincono i campionati.”

TE

AM

Michael Jordan


L

’origine del gioco è un argomento estremamente controverso. Si ritiene comunemente che il golf sia originario della Scozia da dove si è poi diffuso nelle isole britanniche e di lì nel resto del mondo, tuttavia alcuni appassionati e storici citano l’esistenza di documenti scritti, ordinanze e decreti emessi per proteggere il pubblico dai giocatori, la cui evidenza appare incontrovertibile. Steven van Hengel, storico olandese, testimonia la pratica di un gioco chiamato “golf” in Olanda già dal 1297. È difficile in ogni caso dirimere la “diatriba” che si protrae da secoli, quel che è certo è

che il gioco praticato dagli Olandesi risulta da pochi. ben documentato sia da editti cittadini, Insomma quel che di certo si può docuche concedevano terreni per percorsi di mentare è che nel XIV secolo i traffici comgolf, sia da sentenze di tribunali che punimerciali tra l’Olanda e la costa orientale rono con ammende i golfisti ante litteram della Scozia erano diffusissimi e fiorenti, che causarono danni e disturbarono la quindi qualora un gioco un po’ stravaquiete arrivando a giocare entro le mura gante avesse preso piede in Scozia come delle città. in Olanda, la notizia avrebbe impiegato Vi è da dire tuttavia che, sul finire del XIII assai poco tempo a diffondersi in ambo le i secolo, l’alfabetizzazione non era diffusa continuadirezioni attraverso il Mare del Nord. Altro in Europa ed in particolare in Scozia. fatto certo fu l’importazione in Scozia di Questo potrebbe spiegare l’assenza di palline provenienti dall’Olanda ed il traffico documenti scritti in quanto è possibile che in senso contrario di cleek scozzesi. In nessuno ritenesse necessario trascrivere conclusione si può affermare che ci sono riferimenti ad un passatempo praticato alte probabilità che il golf abbia avuto

tu e la pallina

origine in Olanda. È inoltre documentato che quando il golf si diffuse in Scozia il gioco in Olanda non era più praticato. Le prime regole del golf furono codificate dai responsabili della Honourable Company of Edinburgh Golfers. L’origine della parola golf deriva dal termine olandese kolf, che significa “bastone”, in inglese “club”. Il primo campo da golf in Italia fu il Florence Golf Club fondato a Firenze dalla sua forte comunità inglese nel 1889. La pratica del golf in Italia è disciplinata dalla Federazione Italiana Golf (FIG), fondata


PALLA DI SQUADRA

I

n Germania fu introdotto nel 1893 un gioco chiamato faustball, ma il merito dell’invenzione della pallavolo in forma moderna, nata ufficialmente nel 1895, va riconosciuto a William Morgan, istruttore di educazione fisica presso un college dell’YMCA di Holyoke, nel Massachusetts (USA). Il 6 febbraio 1895 Morgan radunò alcuni insegnanti nel college di Springfield per la dimostrazione di un nuovo sport, da lui chiamato Minonette (da minon, micio, che era stato il nome di un gioco con la palla praticato da nobili e dame due secoli prima in Francia). Con l’aiuto di due squadre composte da 5 membri avvenne il battesimo

di un nuovo gioco sportivo con caratteristiche profondamente diverse dagli altri sport in voga a quel tempo. Una caratteristica peculiare era quella di non prevedere il contatto fisico tra i partecipanti, per cui la destrezza, la prontezza dei riflessi, la capacità di concentrazione e l’agilità prendevano il posto della qualità fino ad allora primaria nelle attività sportive: la forza.

Fu Alfred F. Halstead, il 6 febbraio del 1895, a cambiare il nome di minonette in Volleyball. Egli riuscì ad imporre questo sport nei college YMCA sparsi un po’ in tutti gli


L

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a gara viene disputata da due squadre con sei giocatori l’una. Il numero massimo di sostituzioni è sei, con un vincolo: se A sostituisce B, nello stesso set, B può rientrare in campo solo al posto di A, e tale avvicendamento è conteggiato come due sostituzioni. Lo scopo del gioco è far cadere la palla nel campo avversario o nella zona libera o fuori dal campo dopo un tocco di un avversario. Ogni singola azione inizia con il servizio effettuato da una squadra dal fondo della sua parte di campo. Nei set successivi al primo il servizio iniziale spetterà a chi ha ricevuto nel set precedente e così via in maniera alternata fino all’eventuale quarto set. Al quinto set deve essere rieffettuato il sorteggio. Durante il gioco il diritto al servizio spetta a chi ha vinto l’azione di gioco precedente. I set vengono vinti dalla prima squadra che raggiunge 25 punti, con almeno due punti di margine rispetto alla squadra avversaria.

I

l campo è suddiviso in due zone: la zona d’attacco e la zona di difesa (dalla linea dei tre metri a fondo campo). Vi è un’ulteriore suddivisione teorica di ogni metà campo in sei zone numerate. In pratica sia la zona d’attacco sia quella di difesa vengono suddivise ognuna in tre parti e numerate: si assegna il numero 1 alla zona di difesa a destra, il numero due alla zona d’attacco a destra e si prosegue in senso antiorario fino alla zona 6, corrispondente a quella centrale di difesa. La rotazione dei giocatori per il turno al servizio comporta che ogni giocatore all’inizio di ogni azione occupi una determinata zona del campo: si avranno quindi tre giocatori avanti (attaccanti) e tre giocatori dietro (difensori). La squadra che parte con il possesso di palla è la squadra al servizio, mentre l’altra è chiamata squadra in ricezione. Il giocatore

di zona 1 della squadra al servizio si porta dietro la linea di fondocampo e, al fischio dell’arbitro, mette la palla in gioco (ha 8 secondi di tempo per farlo) effettuando il servizio; la palla deve oltrepassare la rete e giungere nel campo avversario. L’azione continua fino a che la palla non tocca il campo, è inviata fuori dal campo o una squadra non la rinvia correttamente. La squadra che vince un’azione di gioco conquista un punto. Se il punto è assegnato alla squadra già al servizio, essa continua a servire. Quando la squadra in ricezione vince l’azione, conquista oltre al punto anche il diritto a servire ed i suoi giocatori ruotano di una posizione in senso orario, in modo che chi si trovava nella zona di servizio passerà in zona 6, mentre il giocatore che era avanti in zona 2 andrà a servire in zona 1.


precisione

A

ll’inizio di ogni buca la palla va colpita su un’area di partenza prestabilita, detta tee di Partenza. In ogni buca successiva, ha l’onore colui che conclude la buca precedente con il punteggio minore; in caso di parità, si mantiene l’ordine dell’ultima buca giocata. Per ogni colpo successivo, la palla dovrebbe essere colpita nel punto in cui si è fermata, fino a quando finisce in buca. In diversi casi previsti dalle regole, essa può essere però spostata prima di effettuare un colpo: questo può avvenire senza penalità o con uno o due colpi di penalità. Spostare una palla significa dropparla o, in alcuni casi, piazzarla in un punto stabilito

dalle regole. Non si può colpire la palla mentre è ancora in movimento per il colpo precedente. Solo per il primo colpo di ogni buca è consentito usare un supporto chiamato anch’esso tee, che serve a sollevare lievemente la palla da terra. Se la palla non viene ritrovata entro il tempo stabilito dal regolamento (cinque minuti), quindi dichiarata persa, oppure se essa esce dai confini del campo (Fuori Limite) il giocatore viene penalizzato di un colpo e riprende il gioco con una nuova palla dal punto in cui aveva tirato precedentemente. Se la palla finisce in acqua, più precisamente in quello che viene definito Ostacolo d’Acqua, si agisce in base

“Il gioco del golf non richiede solo precisione, è precisione. Come in un complicato mosaico ogni regola può implicarne molte altre.”

a regole più complesse che prevedono, in alternativa al giocare la palla dov’è con pesanti restrizioni al comportamento, la penalità di un colpo permettendo al giocatore di droppare una nuova palla in diversi punti del campo. Oltre alle Regole del Golf, si deve tener presente che esiste un corpo di Decisioni sulle regole del golf che viene pubblicato ogni biennio a cura di The Royal and Ancient Golf Club of St Andrews e dalla US Golf Association. Si tratta di una molto ampia raccolta di situazioni o quesiti particolari, che si possono presentare durante il gioco, non completamente chiari alla luce delle sole Regole del Golf.


Film With


T R O

P S

“Skip, in questo negozio uno surfa quando vuole e lavora quando vuole, erano i patti fratello!�


Titolo originale: Lords of Dogtown Paese: USA Anno: 2005 Durata: 107 min Genere: biografico Regia: Catherine Hardwicke Sceneggiatura: Stacy Peralta

lords of

Dogtown


colonna sonora

ori

att

John Robinson: Stacy Peralta Emile Hirsch: Jay Adams Victor Rasuk: Tony Alva Rebecca De Mornay: Philaine Heath Ledger: Skip Engblom Elden Henson: Billy Z Nikki Reed: Kathy Alva Michael Angarano: Sid America Ferrera: Thunder Monkey Johnny Knoxville: Topper Burks Alexis Arquette: amica di Topper Burks Eddie Cahill: Larry Gordon William Mapother: Donnie Pablo Schreiber: Stecyk Tony Hawk: Astronauta

01. Death Or Glory - Social Distortion 02. Hair Of The Dog - Nazareth 03. I Just Want To Make Love To You - Foghat 04. Fox On The Run - Sweet 05. Motor City Madhouse - Ted Nugent 06. Turn To Stone - Joe Walsh 07. One Way Out - The Allman Brothers Band 08. Fire - Jimi Hendrix 09. Space Truckin’ - Deep Purple 10. Success - Iggy Pop 11. Suffragette City - David Bowie 12. Iron Man - Black Sabbath 13. Nervous Breakdown - Rise Against 14. 20th Century Boy - T. Rex 15. Maggie May - Rod Stewart 16. Wish You Were Here Radiohead feat. Sparklehorse 17. Voodoo Child - Jimi Hendrix


Commento MyMovies

L’estate del 2005 potrebbe essere considerata per l’Italia, almeno sotto l’aspetto cinematografico, la nuova era dello skateboard, oggetto di culto ancora oggi a trent’anni dalla sua nascita. A solo un mese dall’uscita nelle sale del documentario “Dogtown and the Z-boys” diretto da uno dei fondatori degli Z-boys, viene distribuito “The Lords of Dogtown”, versione fiction del sentito e ammirabile atto d’amore di Stacy Peralta, qui sceneggiatore. Lords of Dog-

town fotografa quel magico momento degli anni’70 in cui, tre giovani surfers ebbero l’intuizione di trasferire il “volo sull’acqua” sull’asfalto di Venice Beach in California. L’epoca trasgressiva, il passaggio dalla sabbia allo status di “rich and famous”, la ribellione e la droga, investono i tre ragazzi che subiscono il conformismo di un paese in crisi di identità che fagocita anche chi ha grandi idee. L’unica soluzione è liberare l’energia su una tavola di legno e quattro ruote.

Viscerale, immerso nelle riprese acrobatiche sullo skate, il film della Hardwicke manca della poesia del documentario. Così come accade con il Rap, quando si perde il contatto con la strada, la realtà si trasforma e lo stereotipazione emerge consegnandoci una sensazione fittizia, non immediatamente percepibile da chi non ha provato l’ebbrezza dello skateboarding. Lords of Dogtown rimane comunque un’interessante istantanea di un sogno che ancora oggi è vivo.

I

trama

l film trae spunto da una storia vera e parla di un gruppo di amici che negli anni settanta rivoluzionarono il mondo dello skateboard contaminandolo con le classiche figure del surf. I ragazzi sono tutti originari della zona di Venice Beach che divenne una vera e propria icona dello skateboard. Questo gruppo di adolescenti passa le giornate divertendosi con le allora nuove tavole dotate di ruote in uretano, con le quali riescono ad effettuare spettacolari acrobazie nelle piscine dei ricchi di Beverly Hills svuotate dalla siccità del 1975. Quei ragazzi sono oggi delle vere e proprie icone dello skateboard, come Stacy Peralta, Tony Alva e Jay Adams. Il negozio di surf che frequentavano abitualmente, il “Jeff Ho Surfboards and Zephyr Productions” aveva sede a Santa Monica, California. Uno dei proprietari del negozio, Skip Engblom, fonderà poi lo “Zephyr Skate Team”, da cui Z-Boys (Zephyr Boys).

Siamo negli anni ‘70 e tre ragazzi di nome Stacy Peralta, Jay Adams e Tony Alva, praticaano il loro sport preferito dalla mattina alla sera: il surf. Ma durante quel periodo c’è il fenomeno della siccità e questi tre ragazzi decidono di non cavalcare più le onde con la loro tavola da surf ma con una nuova tavola avente delle ruote in uretano: nasce lo skateboard. Da qui, i tre, cominceranno ad entrare in alcune case con delle piscine usandole come half-pipe, e allenamento per varie gare che farannno successivamente. Ovviamente questo film sembra un solito film americano pieno di felicità alla fine ma questo non succederà...questo film è soprattutto di carattere drammatico. In questi anni i veri tre ragazzi sono ancora vivi e più che famosi: Stacy Peralta ha fondato la powell peralta, una delle più grandi compagnie di skate; Jay Adams adesso è in libertà condizionata per uso di droga e Tony Alva pratica ancora sia lo skate che il surf. Insomma questo film, a dirla tutta è uno dei miei film preferiti, non solo per lo skate che è anche l sport che pratico ma per quello che significa la storia e la creazione di un nuovo sport mai inventato prima.

curiosità

commento del pubblico

- Skip Engblom ha voluto Heath Ledger come interprete di sè stesso. - Il pluri-campione mondiale di skateboard Tony Hawk compare nel ruolo di un astronauta che, durante un servizio fotografico, cade da uno skateboard. - Il gruppo che suona alla festa nel locale è la band punk Rise Against, che interpreta Nervous Breakdown, dei Black Flag. - Nella scena dove Jay torna a casa e incontra il promoter per fargli cantare lo spot, la persona che gli chiede all’inizio della scena la birra è il vero Jay Adams


Titolo originale: The Wrestler Paese: Usa Anno: 2008 Durata: 112 min Genere: drammatico sportivo Regia: Catherine Hardwicke Sceneggiatura: Stacy Peralta

The Wrestler


B

ruce Springsteen, amico personale di Rourke, ha contribuito alla colonna sonora del film con un brano intitolato The Wrestler dedicato espressamente all’attore ed alle sovrapposizioni tra la vita di Rourke e quella di Randy Robinson. Il suo lavoro è stato premiato con il Golden Globe per la migliore canzone originale nell’edizione 2009 della rassegna. Il film apre con il brano “Bang Your Head (Metal Health)”, storico brano heavy metal anni 80 dei Quiet Riot. Lo stesso brano viene poi usato quando Randy entra sul ring. La maggior parte del film è pervaso da brani di gruppi hair metal/hard & heavy anni 80 tra i quali possiamo trovare Quiet Riot, Cinderella, Ratt, Guns N’ Roses, Accept, Firehouse, Rhino Bucket, Scorpions. «The Wrestler è uno straordinario pezzo acustico» ha detto il regista, «Cattura realmente lo spirito del film e quello del personaggio».

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colonna sonora

Mickey Rourke: Randy ‘The Ram’ Robinson Marisa Tomei: Cassidy/Pam Evan Rachel Wood: Stephanie Ramzinski Todd Barry: Wayne Mark Margolis: Lenny Ernest “The Cat” Miller: Bob/”The Ayatollah” Judah Friedlander:Scott Brumberg


A

lla fine degli anni ‘80 il wrestler professionista Randy “The Ram” Robinson (Mickey Rourke) era al culmine della carriera. Oggi tira avanti esibendosi per i fan del wrestling nelle palestre dei licei e nelle comunità del New Jersey. Ridotto in povertà, separato dalla moglie (della quale non sarà mai fatto cenno), allontanatosi dalla figlia Stephanie (Evan Rachel Wood), incapace di sostenere un qualsiasi vero rapporto umano, Randy vive per il brivido dello show, per l’adrenalina del combattimento e per l’adorazione dei pochi fan che gli sono rimasti.

Dopo essere stato colto da un infarto dopo un match particolarmente impegnativo, a Randy i medici consigliano di evitare gli sforzi eccessivi e gli steroidi e quindi di abbandonare per sempre i combattimenti. Lontano dal ring, Randy prova a cominciare una nuova vita: lascia il wrestling, trova lavoro al reparto alimentari di un supermercato, tenta di riallacciare i rapporti con la figlia e di iniziare una relazione con Cassidy (Marisa Tomei), una lap dancer non più giovanissima. Per un breve periodo le cose sembrano funzionare.

segnerà definitivamente la fine dei rapporti fra Randy e sua figlia. Il si lancia per eseguire la sua mossa distintiva (il “Ram Jam”, una sorta nuovo futuro che Randy sogna va così inesorabilmente in fumo. Non di “volo dell’angelo”), visibilmente dolorante per delle fitte al cuore, vedendo prospettive per il proprio futuro, consapevole che sta vivendo il suo nemmeno nel ruolo di ‘vecchia gloria’ del ultimo, definitivo momento di gloria. « Sono un vecchio pezzo di wrestling, Ram decide di continuare lo Dopo uno struggente primo piano carne maciullata. E sono solo. E spettacolo fino alle sue conseguenze più sul volto sofferente di Randy, rimarrà me lo merito di essere solo. » estreme. Accetterà la rivincita contro il solamente lo schermo nero e le note suo leggendario avversario, l’Ayatollah, della straziante canzone di Bruce consapevole di mettere a rischio la propria vita. Nemmeno Cassidy, Springsteen. La stesura della sceneggiatura era nelle mani di Robert D. che lo raggiunge prima che salga sul ring, riesce a persuaderlo a Siegel, che pensava per il ruolo del protagonista a Nicolas Cage. desistere. Il film termina con Randy acclamato dal pubblico mentre Cage fu ingaggiato, ma ha poi abbandonato il progetto.

Purtroppo il fallimento è dietro l’angolo. Cassidy insiste nel rifiutare i pur affettuosi tentativi di approccio con i quali Randy tenta di farla innamorare, così da offrire ad entrambi la possibilità di riscattarsi con una nuova vita: è madre di un figlio e stenta a fidarsi di Randy. Non può mettere a rischio la propria vita e quella di suo figlio. Amareggiato, Randy si ubriaca, assume cocaina e si lascia andare a una notte di sesso con una ragazza conosciuta in un bar, dimenticando così l’appuntamento che aveva fissato per una cena con la figlia. Quest’ennesima “dimenticanza”

Subito dopo si è pensato all’attore Mickey Rourke, che per un certo periodo aveva avuto un declino nel campo cinematografico. Il film è stato presentato in anteprima mondiale il 5 settembre 2008 al Festival di Venezia, e due giorni dopo al Toronto Film Festival. Il 12 ottobre, invece, è la data dell’anteprima statunitense, presso il New York Film Festival. Il film ha iniziato ad essere distribuito nei cinema statunitensi il 19 dicembre 2008, per poi essere rilascio in tutto il territorio nazionale il 16 gennaio 2009. Il film in Italia è uscito nei cinema il 6 marzo 2009. All’uscita nelle sale, il film ha tuttora incassato 40 milioni di dollari.


IV A T N E R

E

V Voltaire

P

“L’arte della medicina consiste nel divertire il paziente mentre Madre Natura influisce sulla cura.�


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PREVENZIONE E TECNOLOGIE E

cco come la tecnologia aiuta lo sport e gli atleti, anche nella loro sicurezza. Dei Campionati mondiali di nuoto a Roma, non ricorderemo solo le imprese di Federica Pellegrini e Co., ma anche i lunghi e nuovi costumi che stanno aiutando gli altleti ad abbattere molti recordi mondiali.La tecnologia ha sempre aiutato lo sport, dal cambiamento dei materiali, alle tecniche di allenamento, oggi siamo in una piena trasformazione che riguarda anche la sicurezza degli atleti. Vediamo alcuni esempi.

Computer da Indossare Fibre sintetiche di nuova generazione, che permettono il controllo dell’umidità, della temperatura, contro i batteri. Attraverso reti wireless permettono l’invio dei dati del corpo e dello stato di salute dell’atleta. Derivano da applicazioni militari..

Il Computer da Mangiare I colpi di calore sono uno delle cause di morte e di danni per gli atleti, inoltre l’osservazione di questi dati è sempre stata esterna. Ispirato da un progetto della Nasa oggi è possibile trovare un computer contenuto in una pillola, che dopo l’ingerimento, registra tutti i segnali vitali in tempo reale dell’atleta in allenamento. Il sensore è fatto di un cristallo di quarzo, mentre la micro batteria e coperta da silicio.

Nanotecnologie e Fibre di carbonio Il segreto della forza dei materiali è determinato dai legami atomici degli elementi. Il carbonio ha una struttura atomica molto solida, con legami davvero stretti. In questo modo racchette, mazze ed altre attrezzature sportive riescono ad essere più resistenti dell’acciaio e leggerissimi. Una tecnologia che trova applicazioni in moltissimi campi.


LA VECCHIA SCUOLA

I

l doping è ormai una parola che da qualche anno è alla ribalta delle cronache sportive. Purtroppo, troppo spesso non si parla più di vittorie, successi, nuovi record stabiliti, bensì di inchieste per doping, squalifiche, raggiri. L’ultimo ‘scandalo doping’, in ordine di tempo, è stato quello scoperto alle Olimpiadi Invernali, svoltesi a Salt Lake City, e che hanno visto la squalifica di ben due atleti dalla gara di sci a favore di atleti italiani. Ma in realtà cos’è questo doping di cui si parla tanto? Vanno sotto il nome generico di doping tutta una serie di preparati chimici che servono per potenziare la prestazione sportiva, per annullare la sensazione di dolore o fatica, per accrescere la massa muscolare.

Com’è risaputo, la legge italiana non prevede un regolamento preciso per la gestione di questi preparati; in pratica, chi fa uso di questi preparati non commette reato, quindi non incorre in sanzioni civili né penali, ma soltanto in squalifiche comminate dai comitati sportivi, poiché solo in quel campo hanno commesso una violazione. Tuttavia, anche le federazioni sportive non sono d’accordo né sulle sostanze proibite, né sull’applicazione delle sanzioni. Va anche detto, e non è un’affermazione secondaria, che le sostanze dopanti sono spesso nocive per la salute. A fronte di risultati nello sport e nel proprio aspetto fisico, gli sportivi devono fare i conti con effetti collaterali non molto ‘secondari’.


L

a morte improvvisa negli atleti a seguito di problematiche cardiache è tutt’altro che infrequente e, comunque, riguarda una popolazione di persone che supera di gran lunga quella che si dedica ad attività sedentarie, ma oggi più che mai si potrebbe fare molto di più se solo si desse sempre più impulso alla medicina sportiva in ambito alla diagnosi di tutte quelle patologie anche gravi che spesso si celano dietro disturbi passeggeri. La certificazione poi di idoneità sportiva agonistica «È l’unico vero screening di massa che permette di monitorare la popolazione dagli 8 anni in su, con un’importantissima funzione di prevenzione, a tutti i livelli» afferma Maurizio Casasco, presi-

dente della Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI) e membro dell’Esecutivo Europeo di Medicina dello Sport, in occasione del primo convegno nazionale sulla “Responsabilità professionale del medico certificatore e del medico sociale”, svoltosi a Brescia, «I nostri compiti comprendono infatti indagini di tipo cardiovascolare, pneumologico, oculistico, e per prescrivere l’esercizio fisico è necessaria una competenza specifica, propria del medico specialista in Medicina dello Sport». La specializzazione in medicina sportiva è una branca tutta italiana relativamente di recente costituzione, ma che fin dal momento in cui è divenuta operativa in Italia ha previsto già quasi trent’anni fa, l’obbligatorietà della visita di idoneità per tutti gli

atleti tesserati con una cadenza di almeno una visita all’anno, in assenza di eventuali altri problemi. Tale pratica rappresenta il più valido strumento di prevenzione per la tutela sanitaria» spiega Casasco. «Permette infatti anche di rilevare piccole patologie, non controindicanti l’attività sportiva agonistica che, se tempestivamente diagnosticate, comportano sia un ampio risparmio per il Sistema Sanitario Nazionale a beneficio della collettività, ma anche una migliore qualità della vita».

EFFICACIA NELLA PREVENZIONE


C’era una volta S A I B N E L


ALMOST FAMOUS


E

siste un gruppo, sinceramente abbastanza nutrito, di giocatori definibili “promesse mancate”. Sono definiti tali per svariati motivi, tra i quali infortuni (Oden, Livingston), clamorose sviste dirigenziali (Milicic, Kwame Brown), sfortuna (Jay Williams), cervello o mancanza di tale (Darius Miles, Qyntel Woods). E poi ci sono quelli toccati dal destino avverso. Se esiste un giocatore nella storia NBA che si merita più di tutti gli altri il titolo di promessa mancata, questo è Len Bias. Se il nome non vi dice niente, forse è perchè Len Bias in NBA non ha mai giocato. Neanche un minuto. Né di pre-season né tantomeno di allenamento. Forse questo nome non vi dice niente perchè per raccontarvi l’inizio (e la fine) di questa storia bisogna tornare al 1986. I Maryland Terrapins quell’anno destano molta più attenzione del solito, perchè nel loro roster c’è un certo Leonard Kevin Bias, ala di 203 cm per 95 kg di peso, che sta tenendo medie assolutamente incredibili nel suo quarto ed ultimo anno universitario. Grazie a lui, e ad altri buoni giocatori, i Terrapins chiudono la stagione guadagnandosi il seed n°5 per l’accesso al torneo NCAA, dove però dopo due apparizioni consecutive alle Sweet 16, si fermano solo al secondo turno. Durante il torneo, Len Bias attira un immenso stormo di giornalisti, fotografi agenti ed osservatori. Di lui si parla come di un talento cristallino, ai livelli di Michael Jordan, pur essendo un tipo di giocatore diverso. Movimenti fluidi e fulminei. Agilità e atletismo fuori dal mondo. Un fisico scolpito nel marmo ed un tiro di una morbidezza imbarazzante. Len Bias era tutto questo e forse qualcosa di più. Tutte le lodi, i complimenti, i paragoni. Un attenzione morbosa che ricorda, pur essendo arrivata vent’anni prima, l’overdose mediatica antecedente la venuta di LeBron James nella NBA. Comunque, Len Bias si dichiarò eleggibile per il draft del 1986, seguendo le voci che lo volevano dominare la lega dove sognava di giocare fin da piccolo. Nel frattempo fioccavano premi importanti, come ACC Athlete of The Year e ACC Player Of The Year, che facevano lievitare esponenzialmente la già enorme attesa per l’approdo professionistico di Len Bias. Nel frattempo Red Auerbach, non proprio l’ultimo sul carro dei vincitori, si privò di un buon giocatore come Gerald Henderson e di (parecchi) dollari, spedendo il tutto in un bel pacchettino destinato in quel di Seattle, ricevendo in cambio la preziosissima scelta n°2 all’imminente draft. Red Auerbach, il saggio, sapeva anche che il management di Cleveland, in possesso della scelta n°1, avrebbe scelto il solido Brad Dou-

gherty, in uscita da North Carolina. Red Auerbach, sempre lui, quello scambio di cui sopra non lo fece per aver la scelta n°2. Lo fece solo ed esclusivamente per avere Len Bias. “Ho pianificato per tre interi anni la scelta al draft di Len Bias per i Celtics” disse qualche giorno dopo il Draft. E così, come una tessera del puzzle che si incastra perfettamente, il 17 giugno del 1986 al Madison Square Garden, l’allora giovane Commissioner David Stern pronunciò la celeberrima formula: “With the second pick in the 1986 NBA draft, the Boston Celtics select...Len Bias, from Maryland University”. Applausi, abbracci, Auerbach con il sigaro della vittoria già acceso in bocca. Da qui in poi però la storia cambia registro e cambia tono. Il giorno dopo il Draft, Len Bias tornò al campus di Maryland University. Verso sera, si recò nella sua camera del dormitorio insieme a due compagni di squadra dei Terrapins, e ad un amico di lunghissima data, Brian Tribble. Da quella stanza Len Bias non uscì vivo. Prima però c’è da chiarire una cosa. Tutto ciò che Len Bias esprimeva sul campo da gioco, ovvero forza, determinazione, decisione ed esuberanza, scompariva totalmente una volta fuori dal parquet. Tanto esuberante in campo, quanto timido ed insicuro all’esterno. Durante quella sera, Len Bias assunse una dose letale di cocaina, che gli provocò un’aritmia cardiaca, e di conseguenza la morte. Nonostante le chiamate disperate di chi era con lui in quella stanza del dormitorio al 911, e la altrettanto disperata corsa in ospedale alle 7 di mattina, Len Bias era già morto. Il 19 giugno 1986, due giorni dopo essere stato scelto al numero due del draft NBA, Len Bias se ne andò, lasciando un vuoto immenso dietro di se. L’impatto della sua morte fu enorme ed immediato, perchè toccò un argomento del quale non si parla mai volentieri, se non per sparare sentenze e giudicare. A quell’epoca, perchè di un altra epoca si tratta, la cocaina era conosciuta, ma decisamente sottovalutata. Len Bias, e tantissima gente prima della sua morte, non aveva idea che di cocaina si potesse morire. L’opinione pubblica e il mondo dello sport professionistico americano, mai avrebbero pensato che un personaggio in mostra, un super atleta, una grandissima promessa del basket potesse morire così, di overdose di cocaina. Fu uno shock difficile da descrivere, quindi userò una similitudine che penso possa rendere l’idea; provate a pensare se, due giorni dopo il draft 2003, fosse morto LeBron James. Dopo tutte le parole spese per lui, l’attesa, le aspettative, le copertine, le partite liceali trasmesse in diretta TV nazionale. Immaginate lo shock. Ora a quello shock, aggiungeteci l’overdose di cocaina.

Ci fu una reazione inaudita anche da parte del congresso americano, che varò una legge che puniva severissimamente gli spacciatori, e che potenziava illimitatamente il D.A.R.E., ovvero il programma anti-droga da promuovere nelle scuole. Sapete come fu soprannominata questa legge? The Len Bias Law. Fu una tragedia, un peccato, un fatto segnato da un destino avverso, beffardo e senza cuore. Quello che rimane della storia di Len Bias sono i filmati di Maryland, il suo timido sorriso nella notte del Draft e la sua maglia biancoverde numero 30 mai usata, fra le mani di sua madre. Con i giocatori interrotti come lui non si sa mai davvero quanto si romanza su quello che sarebbe potuto essere il suo futuro, presi dalla drammaticità, e quanto sia davvero reale. Chissà se sarebbe potuto diventare davvero il fenomeno che sembrava potesse essere. A differenza dei molti che però la NBA non l’han mai toccata nemmeno di striscio (Fields, Manigault, per dirne due a caso), lui doveva entrarci dalla porta principale. L’ha fatto solo per qualche ora. C’era una volta Len Bias.


SECONDO PER CASO

C

i sono le figure come Len Bias di cui si può parlare tanto ma solo per supposizione, e su cui si vorrebbe poter spendere qualche parola in più, su quello che ha fatto e non su quello che avrebbe potuto fare; e poi ci sono i personaggi come Darko MIlicic su cui, purtroppo, abbiamo più materiale, più riconoscimenti,... ma non abbiamo idea del motivo. Darko Milicic, classe 1985, è un cestista serbo di 213 cm, niente di più. Nessuna capacità particolare e senza quel talento trabordante che di solito caratterizza i giocatori che hanno vinto; eppure lui ha vinto, al suo primo anno (giocatore più giovane ad aver mai

disputato una finale NBA) con la maglia dei Detroit Pistons. Come è potuto succedere? Semplice, i “lunghi” sono merce rara e un ragazzo di quell’altezza che aveva fatto bene al di qua dell’oceano aveva ingolosito gli scout americani, ma è stata una delle più grosse sviste del panorama cestistico mondiale. Fu preso alla seconda scelta al draft del 2003, dietro a LeBron James ma davanti a giocatori del calibro di Wade, Anthony, Bosh, Chris Kaman,... (solo per citarne alcuni). Ed al suo primo anno arrivà anche a vincere il tanto ambito anello

giocando in una squadra straordinaria in cui aveva l’unico compito di dare respiro ai giocatori veri (giocando in tutto 96 partite in 3 anni con l’imbarazzante media di 1,6 punti a partita). Dopo essere passato ad Orlando, Memphis e NY viene mandato a Minnesota dove “bazzica” ancora oggi a causa della carestia di centri di cui sopra. La grande promessa, il ragazzino che doveva cambiare per sempre questo sport, l’NBA non l’ha mai vista. Lui, Darko, tiene in cassaforte l’anello col suo nome, unica prova credibile della storia che un giorno racconterà agli increduli nipoti.


MODELLO di

DISORDINE

LA VITA SREGOLATA di

IRON MIKE


A

ll’anagrafe Michael Gerard Tyson (Brooklyn, 30 giugno 1966), Mike Tyson. Soprannominato Iron Mike, The Baddest Man on the Planet, Kid Dinamite e King Kong, Tyson ha assunto il nome islamico di Malik Abdul Aziz durante il periodo trascorso in carcere a scontare una condanna per stupro. Per il suo comportamento è stato giudicato da ESPN il peggior sportivo degli ultimi 25 anni (giudizio di esperti ed amatori). Nonostante abbia guadagnato pi˘ di 300 milioni di dollari durante la sua carriera, ha dichiarato bancarotta nel 2003. Sicuramente tra gli atleti più riconoscibili (e pagati) degli anni ottanta e novanta, Iron Mike è un misto di talento e sregolatezza. Nonostante l’altezza non esagerata per la categoria, 181 cm, è stato uno dei picchiatori più efficaci e temibili nella storia del pugilato e ciò è dimostrato dai 44 KO ottenuti in 58 incontri. Nei primi anni della sua carriera potenza e velocità, due qualità di rado riscontrabili contemporaneamente in un pugile peso massimo, ne hanno decretato l’indiscutibile successo professionale e di pubblico. L’accusa di stupro e il carcere Alla fine del 1991 tuttavia, la rincorsa al titolo viene bloccata dall’accusa di stupro da parte della reginetta di bellezza Desiree Washington. Segue un processo che viene seguito dall’intera America, divisa tra colpevolisti ed innocentisti, e che si conclude con una condanna a 10 anni di carcere (di cui 4 con pena sospesa). Tyson entra nel carcere di Plainfield, nello Stato dell’Indiana, nel febbraio del 1992 e ne esce già nel marzo del 1995 dopo 1095 giorni di reclusione e beneficiando, tra l’altro, di uno sconto sulla pena per buona condotta. La vita dell’ex-campione sta andando evidentemente a rotoli e in molti aspetti somiglia a quella, altrettanto tragica, di un altro pugile peso massimo che Tyson considera da sempre uno dei suoi idoli: Charles “Sonny” Liston, Campione del mondo dal 1962, quando battè Floyd Patterson, un altro allievo di Cus D’Amato, fino al 1964 quando venne sconfitto dall’astro nascente Cassius Clay che dopo questo incontro cambier‡ il suo nome in Muhammad Alì. Holyfield II e la squalifica La rivincita con Holyfield si tiene a Las Vegas, in Nevada, il 28 giugno del 1997 ma questa volta le possibilità di vittoria di Iron Mike, solitamente favorito dai pronostici, sembrano


essere poche. Il copione fu il medesimo, ma stavolta le testate di Holyfield non viste dall’arbitro durante i “corpo a corpo”, provocarono seri danni all’arcata sopraciliare destra dell’ex-campione del mondo, spaccandogliela. Nel corso del terzo round poi, sanguinante ma soprattutto esasperato, Tyson morde l’orecchio dell’avversario staccandogli un pezzo di cartilagine. L’arbitro Mills Lane richiamò Tyson ufficialmente, avvertendolo che alla prossima avrebbe sospeso l’incontro. Ed è ciò che avvenne, Tyson aveva ormai perso la testa. Dopo altri due tentativi di mordere l’avversario infatti, fu assegnata la vittoria ad Evander Holyfield, per squalifica. In seguito a questo episodio, forse senza precedenti nella storia della boxe, la Commissione Atletica del Nevada decide di revocare a Tyson la licenza di pugile per un anno. La bancarotta Tyson nel 2003 dichiara bancarotta non essendo in grado di far fronte ai debiti maturati nei confronti del fisco americano che ammontano a 38 milioni di dollari. Il pugile arriva a questo dopo aver dilapidato circa 300 milioni di dollari guadagnati in carriera con spese folli, due matrimoni falliti, figli da mantenere, parcelle di avvocati che lo difendono nelle sue svariate cause, un esemplare di tigre bianca in giardino, macchine di lusso, gioielli. [senza fonte] Va comunque aggiunto che Mike denunciÚ sia Kevin Rooney che Don King per ‘averlo derubato’. Vinse entrambe le cause, ottenendo perÚ risarcimenti ridicoli rispetto a quanto gli era stato sottratto, soprattutto da King, che se la cava con 15 milioni di dollari di risarcimento. Nel 2004, oppresso dai debiti, egli tenta un nuovo ritorno sul ring, ma viene messo KO in quattro riprese dall’inglese Danny Williams. L’anno dopo, ritirandosi dopo la sesta ripresa dell’incontro che lo vede opposto all’irlandese Kevin McBride, Mike conclude definitivamente la sua carriera agonistica. La fine della carriera Tyson, nella conferenza stampa che si svolge immediatamente dopo questo incontro, dichiarer‡ di “non avere più il cuore e la disciplina necessari per fare bene la boxe” e, cosa non meno importante, di “non voler discreditare con prestazioni deludenti questo sport a cui deve tanto”.


Carolina Kostner artista del pattinaggio

C

arolina Kostner (Bolzano, 8 febbraio 1987) è una pattinatrice artistica su ghiaccio italiana. Vive a Ortisei (St. Ulrich). Ha iniziato a pattinare all’età di 4 anni. Sua madre, Patrizia, era una pattinatrice di livello nazionale nel 1970 e ora allenatrice delle giovanissime dello “Ice Club Gardena”. Suo padre Erwin Kostner, ex-giocatore di hockey su ghiaccio per la squadra nazionale italiana ai Campionati del Mondo e dei Giochi Olimpici, è attualmente allenatore di questa specialità. Carolina ha due fratelli che giocano hockey su ghiaccio in Germania. Il padre di Carolina è cugino di Isolde Kostner, medaglia d’argento nello sci alpino alle Olimpiadi del 2002, e quest’ultima madrina di cresima di Carolina, ma le due ragazze si considerano come cugine. Carolina parla il ladino, tedesco, italiano, inglese e francese. Nell’autunno del 2007, si iscrive all’Università di Torino. È tifosa della Juventus ed è fidanzata con Alex Schwazer, campione olimpico in carica nella 50 km di marcia. Carolina Kostner può eseguire combinazioni triplotriplo-doppio, triplo-doppio-doppio, triplo-triplo, triplo-doppio, doppio axel-triplo toeloop e anche doppio axel-euler-triplo salchow. Essendo mancina, salta ed esegue le trottole in senso orario. Fa parte delle poche pattinatrici al mondo ad aver eseguito due combinazioni triplo-triplo nello stesso programma. Ha anche eseguito una combinazione triplo flip-triplo toe loop-triplo loop in allenamento.


DEDIZIONE


SCENOGRAFIA fallirai sempre il 100% dei tiri che non ti prenderai


COSTANTE

VOGLIA DI ARRIVARE


W

G

ayne Gretzky nasce il 26 gennaio del 1961 a Brantford, in Canada. Suo nonno Anton, era immigrato anni prima da Cracovia (dalla Polonia), e si era stabilito definitivamente in Canada, dove ebbe il papà di Wayne, Walter: è per questo che Wayne Douglas porta un cognome così poco caratteristico del Canada, nonostante sia canadese a tutti gli effetti. A dieci anni, nella stagione 1971/1972, stabilì il record - ancora oggi imbattuto - nella Brantford-Atom-League (campionato scolastico dell’Ontario): 378 reti e 139 assist in 85 partite. Nel 1978, a 17 anni, il canadese fa il suo debutto nel professionismo nella World Hockey Association (WHA) con gli Indianapolis Racers. Dopo otto partite fu acquistato dagli Edmonton Oilers. Un anno dopo, 1979, gli Oilers passarono alla National Hockey League (NHL) dopo lo scioglimento della WHA. Perciò Gretzky non fu mai draftato in NHL. Già nella sua prima stagione il suo talento gli fruttò il secondo posto nella classifica punti e l’Hart Memorial Trophy come miglior giocatore della stagione (MVP); titolo che vinse poi ininterrottamente fino al 1987 e poi di nuovo nel 1989. Con gli Oilers si aggiudicò la Stanley Cup nel 1984, 1985, 1987 e 1988. Dopo aver lasciato la compagine canadese, non riuscì mai più ad aggiudicarsi il titolo NHL. Nel 1988 Wayne annunciò il suo trasferimento ai Los Angeles Kings, da allora finì sulla lista nera dei giornali di Edmonton. Coi Kings raggiunse anche una finale di Stanley-Cup, nel 1993, persa però contro i Montreal Canadiens. Nel 1996 si trasferisce ai St. Louis Blues, con cui disputa 32 incontri, prima di passare alla sua ultima

“Un buon giocatore di hockey gioca dove c’è il disco; un grande giocatore di hockey gioca dove ci sarà il disco.”

tappa, i New York Rangers, il 21 luglio 1996. Il 18 aprile 1999 annuncia il suo ritiro dall’hockey professionistico. Nella sua carriera ha messo a segno 894 gol e 1963 assist, per un totale di 2857 punti. Per ognuna delle tre categorie si tratta di un record per la NHL. È l’unico giocatore della storia della NHL che sia riuscito a superare i 2’000 punti in regular season. Sempre nella sua carriera straordinaria, ha superato in ben 14 stagioni i 100 punti: in 4 stagioni, ha superato addirittura i 200 punti, unico giocatore della storia a riuscirci nella NHL. Nel 1999 è entrato a far parte Nel 1981-1982 ha raggiunto i 212 punti segnando 92 goals in della Hall of Fame dell’Hockey. regular season. Nel 1985-1986 ha invece infranto altri 2 record NHL, raggiungendo quota 215 punti in 82 partite conditi da 163 assist. Al momento Wayne, chiamato anche The Great One, detiene 61 record (40 nella stagione regolare, 15 ai play-off e 6 negli All-Star-Games). Il suo numero, il 99, è stato ritirato il 6 febbraio 2000 per tutta la lega NHL: nessun giocatore di nessuna squadra della NHL potrà mai più indossarlo. Solo sette mesi dopo la fine della sua carriera di giocatore, il 22 novembre 1999, il nome di Gretzky è stato iscritto nella Hockey Hall of Fame: è uno dei dieci giocatori per i quali è stata fatta un’eccezione ai tre anni di attesa consueti. Il 5 giugno 2000 gli è stata conferita una laurea honoris causa dall’Università di Alberta. Dal 15 febbraio 2001 è comproprietario dei Phoenix Coyotes, dei quali è allenatore capo dall’8 agosto 2005. È anche proprietario di un bar-sport a Toronto. Il 12 febbraio 2010 è stato l’ultimo tedoforo dei Giochi Olimpici invernali di Vancouver 2010. Ha fondato la Fondazione Gretzky che si occupa di insegnare l’hockey su ghiaccio ai bambini svantaggiati. È l’unico giocatore che ha letteralmente un ufficio sul ghiaccio: ha reso l’area dietro la porta universalmente nota come “the Office”.


È sposato con Janet ed ha cinque figli (tre maschi e due femmine). All’esterno del Rexall Place di Edmonton, in Canada, vi è una statua in bronzo dedicata a Gretzky. Si puo’ trovare una sua statua anche all’esterno dello Staples Center di Los Angeles (California, USA). Wayne ha due fratelli minori, Keith e Brent, anch’essi giocatori di hockey su ghiaccio: Keith non ha mai giocato nella NHL, ma è un hockeista piuttosto conosciuto nelle leghe minori. Brent in particolare ha collezionato 4 punti in carriera nella NHL con i Tampa Bay Lightning.


J

G

regory Jennings, Jr. (Kalamazoo, 21 settembre 1983) è un giocatore di football americano statunitense che gioca nel nel ruolo di wide receiver per Green Bay Packers della National Football League. Fu scelto dell’università di Western Michigan University al secondo giro, 52esima scelta assoluto, nel Draft NFL 2006. Con i Packers ha vinto il Super Bowl XLV. Un metro e 80 per 90 chili statuari, e 6 anni di esperienza nella NFL, lo hanno portato all’incredibile quote di 6179 yards e 49 touchdown (su ricezione) in sole 88 partite giocate come titolare. Viene selezionato al draft nel 2006.


COSTANTE

VOGLIA

DI APPARIRE

I

Green Bay Packers scelsero Jennings nel secondo giro (52ª scelta di 3–0 della squadra nel 2007. Questa fu la prima presa da touchdown di i primi due giocatori dei Packers a assoluta) nel draft NFL 2006. Jennings firmò un contratto di 4 anni Hreg nel 2007 ed anche il 420º TD pass della carriera di Favre, pareggiando segnare entrambi almeno un touchdown il 25 luglio 2006. Il Milwaukee Journal Sentinel riportò un accordo il record di Dan Marino nella storia della NFL. per quattro gare consecutive. del valore di 2,85 milioni di dollari, compresi 1,24 Una settimana dopo, il 30 Jennings mise insieme 80 recezioni per 1292 yard e 9 milioni di bonus alla firma. settembre 2007, durante touchdown nella stagione 2008 ma la stagione dei Packers Jennings fu nominato wide receiver titolare, con la vittoria per 23–16 sui finì anzitempo poichè non si qualificarono per i playoff. Vittoria del Super Bowl XLV del Donald Driver, mandando Robert Ferguson in Minnesota Vikings, Jennings Il 23 giugno 2009 Jennings firmò un’estensione contrattuale di tre anni 2011 e titolo di MVP. panchina, per la sua prima gara della stagione prese un passaggio da 16 che gli farà guadagnare 26,35 milioni di dollari compresi 16 milioni in carriera coi Green Bay Packers, dall’allenatore yard pass da Brett Favre garantiti. Il contratto include anche un bonus alla firma di 11,25 milioni Mike McCarthy il 2 settembre 2006. Jennings guidò la NFL nella yard che aprì il punteggio dopo 10 minuti del primo quarto e superò il record di dollari[3]. Jennings catturò il passaggio della vittoria il 13 settembre ricevute durante la prestagione del 2006. Il 24 settembre 2006, ricevette all-time di touchdown pass di Dan Marino. Il 29 ottobre 2007, Jennings 2009 a una giocata sul terzo e due, dove i Packers finsero di correre e un passaggio da touchdown da 75 yard da Brett Favre contro i Detroit ricevette un td pass da 82 da Favre sconfiggendo i Denver Broncos 19–13 lasciarono Aaron Rodgers sulla sinistra, che lanciò un passaggio da 50 Lions. Fu il 400º passaggio da touchdown della carriera del quarterback, nei tempi supplementari, pareggiando la seconda miglior prestazione di yard a Greg Jennings per superare i Chicago Bears nella gara inaugurale. un traguardo raggiunto solo da Favre e Dan Marino. sempre per un passaggio da touchdown nei supplementari. La settimana Nella Wild Card game dei playoff 2009 i Packers affrontarono gli Arizona Questa fu anche la prima partita in cui Jennings superò le 100 yard in successiva, prese il touchdown della vittoria da 60 yard Cardinals, una gara e finì con 3 prese, 101 yds e 1 touchdown. battendo i Chiefs a Kansas City. Jennings ebbe 8 Jennings fu votato rookie della settimana per le gare giocate il 24–25 Contro i Dallas Cowboys il 29 novembre 2007, in una gara recezioni per 130 Selezioni per il ProBowl 2010 e settembre 2006, l’unica volta che ricevette questo. trasmessa dall’NFL network, Jennings agguantò il primo yard, segnando 2011. NFL All Rookie Team 2006. Jennings entrò anche nell’NFL All Rookie team alla fine della stagione. passaggio da touchdown di sempre del quarterback Aaron 1 touchdown ma Il 23 settembre 2007, Jennings ricevette il passaggio da touchdown da Rodgers. la sua squadra 57 yard TD da Favre con meno di due minuti da giocare nella vittoria Jennings e il running back Ryan Grant segnarono entrambi un touchdown venne sconfitta per 51-45. Nella stagione 2010, Jennings aiutò i Packers a sui San Diego Chargers 31–24 al Lambeau Field e migliorando il record nella vittoria per 33–14 sui St. Louis Rams il 16 dicembre 2007, diventando chiudere la stagione con un record di 10-6. Nei playoff Green Bay superò


i Philadelphia Eagles nella partita delle wild card, gli Atlanta Falcons e i Chicago Bears nella finale della NFC. Nel Super Bowl XLV, il 6 febbraio 2011, Jennings catturò quattro passaggi per 64 yards e segnò due touchdown nella vittoria dei Packers per 31–25 sui Pittsburgh Steelers, laureandosi per la prima volta campione della lega. Jennings giocò le prime 13 gare della stagione 2011 prima di subire un infortunio al legamento collaterale

“I Packers non hanno mai perso una partita di football. È il tempo ad essere finito prima.” Vince Lombardi

mediale del ginocchio nella settimana 13 contro gli Oakland Raiders. Durante la stagione accumulò 69 ricezioni per 949 yard. In una delle migliori gare dell’anno, Jenning ricevette 149 yard su 7 ricezioni e un TD nella settimana 7 contro i Minnesota Vikings. Greg tornò coi Packers dopo l’infortunio nel divisional round dei playoff contro i New York Giants dove registrò 4 ricezioni per 40 yard nella sconfitta di Green Bay.


“La speranza è una buona prima colazione, ma è una pessima cena.” Francis Bacon

salutare


noci

vo


nutriente e sano

È nota a tutti l’importanza di una buona alimentazione per mantenere sano il nostro organismo e farlo funzionare al meglio. Se questo è valido per qualsiasi persona “normale”, con una vita più o meno sedentaria, ancor di più lo è per coloro che praticano uno sport. Per lo sportivo, infatti, l’alimentazione riveste un ruolo determinante ed è utile cono‑

scere quali sono gli alimenti funzionali alla sua attività e in quali quantità e modalità deve assumerli per poterne trarre tutti i benefici possibili. Svolgere un’attività fisica, infatti, comporta inevitabilmente un aumento del dispendio energetico


PILLOLE

PER CENA

Le corrette abitudini alimentari apportano in genere tutti i nutrienti necessari per praticare adeguatamente qualsiasi attività fisica, e per coprire interamente il fabbisogno nutrizionale ed energetico dell’atleta o dello sportivo. Nel 90% dei casi, se la persona segue una adeguata alimentazione per il tipo e la frequenza di attività che realizza, non ha bisogno di utilizzare

integratori, soprattutto per non rischiare inutilmente di compromettere lo stato di salute con prodotti poco indicati o dannosi. È comune il desiderio, per sportivi professionisti o sportivi amatoriali, di voler aumentare la massa muscolare con il minimo sforzo, e magari molti pensano che prendendo integratori di proteine per un mese otterranno un corpo simile a quelli dei

culturisti che si vedono sulle riviste di fitness. Ma la realtà è diversa. La pubblicità inganna molto, soprattutto nel mondo degli integratori sportivi, per il quale non è disponibile una seria e scientica bibliografia a riguardo. Al contrario si trovano facilmente su riviste di fitness e giornali pubblicità e articoli senza alcuna base scientifica.


BUON APPETITO

È nota a tutti l’importanza di una buona ali‑ mentazione per mantenere sano il nostro or‑ ganismo e farlo funzionare al meglio. Se questo è valido per qualsiasi persona “normale”, con una vita più o meno sedentaria, ancor di più lo è per coloro che praticano uno sport. Per lo sportivo, infatti, l’alimentazione riveste un ruo‑ lo determinante ed è utile conoscere quali sono gli alimenti funzionali alla sua attività e in quali quantità e modalità deve assumerli per poterne trarre tutti i benefici possibili. Svolgere un’atti‑ vità fisica, infatti, comporta inevitabilmente un aumento del dispendio energetico. Di solito chi pratica uno sport si allena in media 2‑3 volte a settimana, per una durata massima di 2 ore circa. Un’attività fisica di questa entità non comporta quasi mai un fab­bisogno ener‑ getico aggiuntivo, né tanto meno richiede par‑ ticolari aggiustamenti della razione alimentare. A maggior ragione, in questi casi non vi è alcuna necessità di ricor­rere a prodotti dietetici parti‑ colari o a integra­tori alimentari. Anzi, nel caso in cui le entrate siano sistematicamente superiori alle uscite si può ingrassare anche in periodo di pieno allenamento. Se nel dopo‑sport ven‑ gono commessi errori alimentari, infatti, pra‑

ATTIVITÀ

Kcal/Kg/min

riposo

1.4

ciclismo

5.9

nuoto,tennis

9.1

calcio

11.7

pallavoro

14.3

ticare un’attività sportiva non mette al riparo da un possibile incremento del peso. Per fare un esempio, una lezione di nuoto (40 minuti) comporta un consumo calorico medio di 160 kcal. Il successivo appuntamento al bar (1 toast = 270 kcal + 200 ml di succo di frutta = 112 kcal + 1 ovetto di cioccolato = 110 kcal) assicura 492 kcal. A ogni nuotata, si “guadagnano” 332 kcal e al termine della stagione sportiva il peso può aumentare di 3 kg.


dosaggi scorretti Lo sportivo può e deve mangiare abitualmente di tutto. Le quantità saranno proporzionali al tipo di attività fisica che svolge. Inutile dire che quando l’attività fisica rallenta o cessa del tutto, è bene che l’ex‑atleta riduca proporzionalmente i suoi consumi alimentari, adeguandoli alle nuove abitudini. Tutti gli sportivi dovrebbero imparare che i cibi “speciali”, ossia gli integratori e quant’altro la pubblicità propone in materia, non aggiungono nulla di veramente utile alla

“normale” alimentazione. Una dieta variata, composta dai normali cibi scelti fra i diversi gruppi alimentari, fornisce un’adeguata quantità di vitamine e minerali. È vero che mangiando male qualsiasi atleta peggiora il suo rendimento ma non esistono alimenti “magici” capaci di migliorare le prestazioni fisiche oltre quello che possiamo attenderci dalle nostre caratteristiche personali e soprattutto dall’allenamento.


indispensabili calorie

vitamine

benzina per il corpo

protezione

acqua

proteine

regolazione termica

manutenzione

carboidrati

50/60 % carboidrati complessi

grassi

30 %

proteine

10/20 %

carboidrati semplici pi첫 sazio

gara

glicemia alta

glicemia bassa

gara

meno sazio pi첫 insulina

meno insulina

energia presa dagli zuccheri

energia presa dai grassi

glicogeno esaurisce prima

glicogeno esaurisce lentamente


nello sportivo aumenta massa muscolare nello sporivo aumenta massa proteica

allenarsi consuma

1,2 - 1,5 g

molte proteine

per ogni kilo di peso allenarsi aumenta

apportatori di vitamine

favoriscono l�incremento di

liposolubili, costituenti delle

peso corporeo, ma anche la

cellule e di altre importanti

formazione di placche atero-

strutture organiche

sclerotiche nelle arterie

consigliato

il turn-over

pre-gara

dopo gara

acqua

acqua e bevande cena

amidi 65/70%

minestroni, e pietanze digeribili

evitare cibi troppo grassi

da evitare

prima della gara cibi stagionati grassi carne

cibi solidi cena

poche proteine e alcalinizzanti


Lavoro

per

Passione

Lavoro per Denaro

Il curioso caso di

Steven


Bradbury


S

teven Bradbury (Camden, 14 ottobre 1973) è un ex pattinatore di short track australiano, campione olimpico nei 1000 metri alle Olimpiadi invernali 2002 di Salt Lake City. La carriera di Steven Bradbury pareva destinata a buoni risultati, grazie alla vittoria della medaglia di bronzo nei 5000 m staffetta alle Olimpiadi invernali di Lillehammer nel 1994 e della medaglia di bronzo e di argento ai mondiali di short track nel 1993 e nel 1994. Ma subito dopo i Giochi olimpici, Bradbury subisce un gravissimo infortunio: in una prova dei 1500 m individuali di Coppa del Mondo a Montreal, riporta una profonda ferita causata dalla lama di un pattino dell’italiano Mirko Vuillermin, con il quale si era scontrato.La lama giunge fino all’arteria femorale e Bradbury perde 4 litri di sangue, rischiando addirittura la morte per dissanguamento: occorrono ben 111 punti di sutura e 18 mesi di riabilitazione, ma l’incidente mina irreversibilmente il suo talento. Subisce un altro grave infortunio in allenamento nel 2000, quando si frattura il collo e deve passare sei settimane con un collare ortopedico. Le chances di vittoria di un grande titolo paiono svanite per Bradbury, che tuttavia decide di proseguire, fino ai Giochi del 2002. Con un bagaglio di sfortuna come questo che Bradbury non demorde e decide lo stesso di coronare la propria carriera con la partecipazione alle Olimpiadi invernali di Salt Lake City 2002, prendendo parte ai 1500 m (dove esce al secondo turno) e ai 1000 m dello short track. Qui l’australiano viene già dato per spacciato ai quarti di finale, dove i due posti per la qualificazione alle semifinali sembrano “prenotati” dalla stella statunitense Apolo Ohno e dal canadese Marc Gagnon, candidati all’oro. Dopo un avvio disastroso Bradbury si ritrova ultimo all’imbocco dell’ultima curva. Mentre Tamura cerca di sorpassare Marc Gagnon, scivola sul ghiaccio e consente a Bradbury di chiudere al terzo posto, che non basta per qualificarsi. Ma Marc Gagnon, giunto secondo dietro ad Ohno che ha vinto il quarto con il tempo di 1’28”66, viene squalificato per aver causato la caduta di Tamura (che viene ripescato come danneggiato), rimettendo dunque Bradbury in corsa. In semifinale l’australiano trova il cinese Li Jiajun, il canadese Mathieu Turcotte, il sudcoreano Kim Dong-Sung e il giapponese Satoru Terao. Bradbury come al solito parte male dalla corda, restando nelle retrovie per quasi

tutta la gara. All’inizio dell’ultimo giro cade Kim Dong-Sung a causa di una scorrettezza di Li Jiajun, non ravvisata dai giudici. Per Bradbury, a quel punto quarto, pare finito tutto, sennonchÈ all’ultima curva Turcotte che era in testa scivola, trascinando nel capitombolo anche Li Jiajun. Bradbury giunge dunque secondo dietro Terao (primo col tempo di 1’29”10) e si qualifica. A quel punto i giudici prendono delle decisioni incomprensibili squalificando Terao (che non aveva commesso alcuna scorrettezza). In tal modo Bradbury diventa primo, Li Jiajun giunge secondo (non viene ravvisata la sua scorrettezza ai danni del coreano) e va in finale, mentre Turcotte, che in realtà era caduto da solo, viene ripescato in quanto danneggiato. Si arriva alla finale a cinque: l’australiano ritrova Jiajun, Turcotte, l’idolo di casa e favoritissimo Apolo Ohno (che aveva eliminato con una spallata l’italiano Fabio Carta in semifinale), oltre al sudcoreano Ahn Hyun-Soo. Per Bradbury, che parte dall’esterno, stavolta il miracolo pare non ripetersi: gli avversari, troppo pi˘ forti, si staccano subito, lasciando Bradbury con diversi metri di svantaggio gi‡ alla fine del primo giro. All’ultimo giro passa in testa Ohno, davanti a Jiajun, Ahn e Turcotte tutti vicini. Bradbury inizia l’ultima tornata con un quarto di giro di ritardo. Ma qui accade il

colpo di scena: Li Jiajun cerca di sorpassare Ohno, i due si prendono reciprocamente a spallate, Li Jiajun ha la peggio e scivola all’ultima curva. Dopo la lotta con Li Jiajun, Ohno si trova fuori traiettoria all’esterno e rischia di perdere la gara, con Ahn che rischia di passarlo all’interno. L’idolo di casa Ohno, a quel punto spiazzato, aggancia con una mano la gamba di Ahn tagliandogli la strada e provocando la caduta del sudcoreano che trascina con se Turcotte e lo stesso Ohno. Avviene cosÏ una incredibile caduta di gruppo. Ohno tenta disperatamente di rialzarsi, ma in quell’istante sopraggiunge in tutta tranquillità Bradbury che coglie l’oro con il tempo di 1’29”109, il primo titolo olimpico invernale per un atleta dell’emisfero australe. L’idolo di casa, lo statunitense Ohno, viene di nuovo graziato dai giudici (che squalificano solo Li Jiajun) e guadagna l’argento. Bronzo a Turcotte.

“Non ero certamente il più veloce, ma non penso di aver vinto la medaglia col minuto e mezzo della gara. L’ho vinta dopo un decennio di calvario.”


Quando il gioco si fa duro...

Recoba chiede di uscire.

A

lvaro Alexander Recoba Rivero (Montevideo, 17 marzo 1976) è un calciatore uruguaiano, attaccante del Nacional. È soprannominato El Chino per i tratti del volto simili a quelli orientali. Recoba iniziò la sua carriera da professionista nel 1993 con il Danubio, e vi restò fino al 1995, dove nell’ultima stagione segnò 6 gol in 14 presenze. L’anno seguente venne ceduto al Nacional Montevideo, dove contò 33 presenze e 17 gol. Nella stagione 1997-1998 esordì nel campionato italiano tra le file dell’Inter segnando 3 gol in 8 presenze nel campionato e conquistando la Coppa UEFA battendo la Lazio in finale. Si impose all’attenzione del pubblico italiano al suo esordio contro il Brescia: l’Inter, alla prima giornata di campionato, era sotto di un gol con le rondinelle e nel secondo tempo Recoba, che faceva coppia con Ronaldo, portò i nerazzurri alla vittoria con due reti dalla distanza. Nel gennaio 1999 passa in prestito al Venezia dove si mette in mostra segnando 11 reti e fornendo molti assist. L’anno dopo torna all’Inter, dove milita fino all’estate del 2007. In 6 campionati con la maglia nerazzurra ha un rendimento discontinuo dovuto ai frequenti infortuni. Il presidente Moratti ne ha però impedito più volte la cessione. Con i nerazzurri è riuscito a vincere una Coppa UEFA (1997-1998), due Scudetti (2005-2006 e 2006-2007), due Coppe Italia (2004-2005 e 20052006) e due Supercoppe italiane (2005 e 2006) e a segnare 72 reti in gare ufficiali, oltre a numerosi assist.


In Inter-Empoli del 29 aprile 2007 ha segnato dal calcio d’angolo di destra il suo ultimo gol in Serie A con la maglia dell’Inter. Recoba fu sospeso dall’Inter dal 1º febbraio 2001, in attesa della sentenza e subì una squalifica di 4 mesi, da giugno al 31 ottobre[9] (rientrò in campo il 2 dicembre a Bergamo contro l’Atalanta), nell’ambito del cosiddetto scandalo passaporti, vicenda che costò anche una penale di 2 miliardi di lire alla sua società di appartenenza, l’Inter. Nella stessa inchiesta fu condannato il direttore sportivo dell’Inter, Gabriele Oriali

alla medesima pena. In campo sportivo, l’Inter non ebbe penalità di sorta, così come gli altri club coinvolti nello scandalo. La giustizia ordinaria, con sentenza definitiva del 25 maggio 2006, sanzionò Recoba e Oriali, che ammisero le proprie responsabilità e patteggiarono[10], con la pena di 6 mesi di reclusione con la condizionale per i reati di ricettazione e concorso in falso, commutati successivamente in una multa da 25.400 euro.


oggetto


Soggetto “Nel montare un cavallo, noi prendiamo in prestito la libertà”

H. Thomson


Forza

della natura

I

l cavallo, è un mammifero ungulato di grossa taglia. Appartiene al genere Equus, unico della famiglia Equidae. Studi archeologici rivelano una domesticazione più tarda rispetto ad altri animali, all’incirca verso il V millennio a.C. nelle steppe orientali dell’Asia, mentre in Europa lo si inizierebbe a vedere non prima del III millennio a.C. Si suppone che la domesticazione sia avvenuta a partire da una sottospecie estinta delle steppe asiatiche, il tarpan. Viene utiliz-

zato come da tiro, da sella e recentemente, come animale d’affezione. È in grado di rinselvatichirsi e di sopravvivere autonomamente allo stato brado. Frutto di una lunga e ben conosciuta evoluzione, il cavallo presenta un’elevata specializzazione morfologica e funzionale all’ambiente degli spazi aperti come le praterie, in particolare ha sviluppato un efficace apparato locomotore e un apparato digerente adatto all’alimentazione con erbe dure integrate con modeste quantità di foglie,


numero vincente I

n funzione delle necessità di utilizzo, si sono sviluppati stili e tecniche di addestramento differenziate; alcune tecniche tradizionali sono rimaste confinate a specifiche aree geografiche. Una particolare monta da lavoro, la "monta western", ha assunto un grande rilievo e viene largamente praticata anche a scopi di svago e sportivi. La cosiddetta "equitazione classica" europea, sviluppata particolarmente per scopi militari, ha avuto origine dalle Scuole di Equitazione dei famosi cavallerizzi italiani, primo fra tutti Giovan Battista Pignatelli. In ambito sportivo la vera e moderna rivoluzione è stato il "Sistema di Equitazione naturale" ideato dal capitano di cavalleria italiano Federico Caprilli. Venne così chiamato dallo stesso Caprilli, che per metterlo a punto studiò e capì il modo in cui assecondare sia i movimenti del cavallo che rispettarne la sua indole generosa e collaborativa; il metodo ha tanto successo che ancora oggi i risultati migliori nell'equitazione sportiva li ottengono i cavalieri che si attengono a questi dettami. Le tecniche di addestramento attuali, come la cosiddetta doma gentile, hanno dimostrato una maggiore efficacia rispetto ai metodi tradizionali e meno rispettosi nei confronti del cavallo. Per questa ragione stanno venendo apprezzate con sempre maggiore interesse.


Mai sottomesso I

l cavallo, nonostante viva con l’uomo da millenni non gli si è mai sottomesso del tutto, a causa di certi lati oscuri della sua natura. In effetti il cavallo è un animale molto particolare e paradossalmente ancora sconosciuto. L’uomo, con il suo porsi sempre al centro dell’universo, si pone come priorità di vita il proprio antropocentrismo e dimentica così il rispetto per le altre specie animali. Ma proprio per la sua conclamata intelligenza l’uomo dovrebbe smettere di porsi al centro di ogni cosa e mettersi nelle migliori condizioni per conoscere ciò che lo circonda comprese tutte le altre creature che popolano il nostro pianeta. Per avere la ragione del cavallo si sono sempre usati metodi violenti espressi in modo più o meno esplicito. Ma negli ultimi tempi, anche nel panorama eque-

stre, si comincia a respirare aria di grossi cambiamenti. Si comincia a pensare che il cavallo è una sofisticata creatura vivente e non un inanimato attrezzo sportivo, si comincia a scoprire la soddisfazione di uscire in passeggiata con lui e vivere emozioni molto profonde. Tutto ciò per merito della scienza, che negli ultimi anni ha fatto degli enormi passi avanti, a cominciare da Konrad Lorenz, il padre dell’Etologia (la disciplina che studia il comportamento degli animali) a Desmond Morris per arrivare a Bino Jacopo Gentili, etologo dei nostri tempi che ha unito la sua grande passione per i cavalli con i suoi approfonditi studi scientifici conducendoci alla vera conoscenza della natura dei cavalli per arrivare ad una corretta comunicazione con loro.

I

“Se tutti gli animali venissero poste in relazione tra loro. sterminati, gli uomini morireb- Tutto ciò che offende la terra, bero di solitudine spirituale, offende anche i figli della terra.” perché tutto ciò che succede agli animali può capitare anche Seathl, agli uomini. Tutte le cose sono della tribù Duwamish

l cavallo è l’animale che soffre di più al mondo poiché non vive certamente secondo il ritmo e nelle condizioni di vita e di libertà che sono proprie della sua specie. Ma con l’aiuto della scienza si è arrivati a conoscere tutti gli aspetti che possono veramente permettere di intervenire in modo razionale per renderlo accondiscendente all’uomo e non a lui pericolosamente soggiogato. L’ippica e l’equitazione, sport che si servono di questi animali per le proprie attività, inevitabilmente devono di conseguenza accondiscendere questa importante evoluzione ed apportare in tutti gli ambienti sportivi le metodologie che stanno alla base per una migliore convivenza, nutrizione, cura e ricovero di questo animale. Metodologie che hanno rivoluzionato il rapporto uomo-cavallo dopo lunghi e sofferti studi su questi animali. Questa conoscenza deriva da anni di studi approfonditi sugli equidi fatti dall’eminente etologo Bino Jacopo Gentili, fautore dell’ Equoetologia applicata, la moderna branca scientifica derivata dall’Etologia. Per lunghi anni egli ha osservato i cavalli selvaggi americani ed australiani riuscendo così a scoprire molte cose su questi animali come il funzionamento del “Codice di Branco” e i perché delle diverse peculiarità psico-fisiche che li contraddistinguono. Da qui tutte le rivoluzionarie metodologie di approccio, doma ed addestramento assolutamente efficaci, rapide e incruente che possono essere apprese da chiunque grazie alla loro lineare pianificazione e al loro facile trasferimento ad altri. Ciò è reso possibile perché le metodologie in questione sono tutte riconducibili all’unico sistema


mezzo di trasporto

aiuto al lavoro

animale da gara

fonte di svago

amico

di verifica ritenuto valido della scienza, cioè la riproducibilità galileiana. La comunicazione dei cavalli è basata sull’occhio che è in assoluto il più grande del regno animale. Infatti il cavallo si avvale solo degli occhi per interpretare gli svariati e sottili messaggi corporei espressi dai suoi simili che, uniti alle manifestazioni gerarchiche, agli spostamenti rituali e alle segnalazioni riguardanti gli accadimenti interni ed esterni alla comunità, vanno a comporre tutti gli articoli del sopraccitato “Codice di

libero

Branco”. Altri aspetti che caratterizzano il cavallo sono attinenti alle sue abitudini alimentari esclusivamente vegetariane. Un aspetto è racchiuso in questo percorso logico: dato che il cavallo non mangia nessun essere vivente, ma basta che abbassi la testa al suolo per potersi nutrire a volontà, non è dotato di un senso del futuro. La mancanza di ciò conduce il cavallo a non pensare in modo decimale, cioè con analitica progressione,

ruoli

tipica dei predatori, incluso l’uomo, ma per coordinate binarie, cioè servendosi della retro comparazione. In altre parole, per elaborare i dati che gli pervengono alla mente, il cavallo può solamente confrontarli con quanto di analogo giace nella sua vasta memoria che è composta di due parti: in una vi sono archiviati i dato “buoni” e nell’ altra i “cattivi”. Se il dato appreso nell’immediato presente somiglia a quelli riconosciuti come buoni orchestra

un tipo di reazione, se, invece, somiglia a etichettati in precedenza come “cattivi”, ne mette in scena una diametralmente opposta. In conclusione il cavallo vive in un passato che si porta continuamente al presente. Tutti i predatori posseggono “il senso del futuro” perché prima di poter saziare la loro fame, devono individuare la preda, poi stabilire la strategia di caccia adatta, che spesso comporta lunghe attese e diversi appostamenti e, infine, tentare la cattura.


La caccia richiede una progettazione proiettata nel tempo, pascolare no. Altro aspetto che fa trarre un’importante deduzione proprio in virtù del fatto di non mangiare animali, è che il cavallo è portato a dare più importanza ai comportamenti che alle forme fisiche di chi li interpreta. Quindi nessun comportamento gli da fiducia come quelli recitati da un suo eguale, e gliene infondono molta di più quelli espressi dallo stallone dominante, adibito alla guida e alla protezione del branco, quindi in astratto di tutti i cavalli. Seppure i cavalli domestici sono lontani dal loro contesto naturale da parecchie migliaia di anni, in loro albergano ancora intatte tutte le caratteristiche e tutti gli articoli del “Codice di Branco”, ravvisabili negli equidi selvatici.

Codice di branco

“Mai trattare il cavallo con rabbia, ecco il grande precetto e la grande abitudine, essenziale nei suoi riguardi. E quando un cavallo per timore di un qualche oggetto rifiuta di avvicinarsi, occorre mostrargli che non vi è nulla di spaventoso, bisogna fare avanzare il cavallo senza violenza. Ma quelli che lo forzano con le percosse non fanno che accrescerne il timore, infatti i cavalli che subiscono in un caso del genere maltrattamenti, immaginano che ne sia causa l’oggetto della loro diffidenza”

Seonofonte 430 a.c.

Le metodologie del Prof.Gentili, che portano a contattare ed utilizzare il cavallo nel migliore dei modi derivano dall’impiego pratico della sua teoria fondamentale, delle sottoleggi che ne sono seguite e di molte altre scoperte riconducibili ad esse. Tutte hanno consentito di capovolgere completamente l’idea di dominazione violenta ed impaurente nell’interagire con il nobile animale. Da qui nasce veramente il nuovo rapporto con il cavallo che crea inevitabilmente un mondo migliore per l’animale e soprattutto per chi desidera veramente vivere emozioni profonde con lui ed apprezzare il suo modo di amare e farsi conoscere.

Doma dolce


le giuste qualifiche

meso brachimorfo Cavallo più idoneo a sviluppare forza che velocità; torace ampio, forme potenti e massicce, linee corte e muscolatura più sviluppata in spessore che in lunghezza. Sono i cavalli da tiro e da lavoro.

mesomorfo Cavallo con struttura fisica molto più leggera, ma comunque potente e compatta. E’ il cavallo da esercito in età moderna, da caccia o da campagna; a questo tipo appartengono moltissimi cavalli moderni.

dolicomorfo Cavallo più idoneo alle andature veloci e allungate che alle prove di forza: ha torace ampio e profondo, linee allungate e articolazioni con angoli molto aperti. La figura è agile, leggera e slanciata.

-

meso

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brachimorfo

dolicomorfo

Si collocano a metà strada tra i cavalli da tiro e i cavalli da sella o da carrozza. L’Arabo e il Boullonais, e l’Irlandese da Tiro sono due esempi di razze che incarnano perfettamente il cavallo meso-brachimorfo.

Cavallo potente, forte ma contemporaneamente agile e nobile nel portamento. A questa tipologia appartengono il Lipizzano, l’Holstein e il Danubiano, che mostrano agilità e potenza.


LIBERO

MIRATO


L

uca Vivaldi ci ha raccontato la storia della sua passione: la pallacanestro. Non stiamo parlando di un personaggio famoso ma di un ragazzo che ha praticato questo sport “full time” finchè a potuto, << poi arriva un momento in cui capisci che non può essere il tuo lavoro e deve è un sogno fuori dal cassetto; a differendiventare “solo” un hobby>>. za di chi è non riesce in alcun modo a Ci racconta di essere uno studente presso l’Istituto Europeo seguire le proprie passioni, io per adesdi Design a Milano e di giocare so ho la possibilità di tenere aperto quel in una squadra che milita in cassetto e guardare dentro ogni tanto. Prima Divisione. Luca ci spiega che gli è impossibile abbandonare completamente questo mondo, tanto che “giochicchia” ancora, e scrive per due diverse testate online. Una specializzata di NBA ed una invece che parla esclusivamente della Vanoli Braga Cremona, squadra della Serie A italiana che il ragazzo conosce da molto tempo prima che arrivasse alla massima serie (appartenendo alla stessa città). Ci spiega che non viene pagato per questo servizio, ottiene semplicemente un rimborso spese e gli accrediti alle partite ma spiega anche che la cosa non gli interessa minimamente, <<è una passione e non ho la pretesa di essere pagato per fare quello che mi piace, sarebbe assurdo... sarebbe come se un appassionato di film chiedesse di essere pagato per andarli a vedere al cinema e per dire cosa ne pensa>>. Quando gli è stato fatto notare che in realtà per molte persone anche quello, come il suo hobby, è un lavoro lui ha sorriso rispondendo che si parla di persone specializzate e competenti, mentre le sue uniche competenze sono quelle grafiche (in linea con il suo corso di studi) che applica nella realizzazione di video per la testata; non certo quelle giornalistiche. Le uniche parole che ha trovato per spiegare meglio il suo rapporto con la pallacanestro sono state <<è un sogno fuori dal cassetto; a differenza di chi è non riesce in alcun modo a seguire le proprie passioni, io per adesso ho la possibilità di tenere aperto quel cassetto e guardare dentro ogni tanto>>.


L V

iene ucachiamato Vivaldi ciJury ha raccontato in onore dellacosmonauta storia della sua russo passione: Gagarin. la pallacanestro. Da bambino, piccolo Non stiamo di statura parlane do magrolino, di unnon personaggio è certo dotato famoso di un ma fisico di un ragazzo che fa presumere che ha praticato una carriera questo sportiva. sport “fullLatime” sorella finchè a potuto, però frequenta << poiuna arriva palestra un momento di ginnastica in cuiartistica, capisci che la non puòGinnastica Società essere il tuo Etruria lavoro di ePrato, deve ediventare Jury finisce “solo” perun hobby>>. appassionarsi a questo sport così a sette anni i genitori Ci racconta decidono di iscrivere di essereanche uno studente lui. presso l’Istituto Europeo Nel 1977, di Jury Design centraa ilMilano primoedidiuna giocare serie in innumerevole una squadrasuccessi, di che milita si piazza in Prima alDivisione. primo posto Luca delciCampionato spiega che gli è impossibile Regionale Toscano. abbandonare Nel 1984 entra completamente nel giro dellaquesto mondo, tanto nazionale juniores che di “giochicchia” ginnastica eancora, si trasferisce e scrive a per due diverse Varese per potere testate studiare online.eUna contemporaneamente specializzata di NBA ed una invece allenarsi nella palestra che parla della esclusivamente gloriosa Società della Ginnastica Vanoli Braga Cremona, Varesina, specializzandosi squadra della nella Serie disciplina A italiana degli che anelli. il ragazzo Dal 1989 conosce al 1995,da sotto molto la guida tempo delprima suo allenatore che arrivasse Bruno alla massima serie Franceschetti, vince (appartenendo 6 titoli italiani alla consecutivi, stessa città). i Giochi

Continuità e disciplina delspiega Ci Mediterraneo, che nonleviene Universiadi, pagato 4per titoli questo europei servizio, e 5 titoli ottiene semplicemente un rimborso spese e gli accremondiali. diti alle Dopo aver partite partecipato ma spiega alleanche Olimpiadi che ladicosa Seoul non delgli 1988, interessa siminimamente, Chechi è rivelato nel 1989 <<è con una un passione terzo posto e nonagli ho anelli la pretesa ai Mondiali di essere e l’anno pagato successivo per fare haquello conquistato che miilpiace, titolo sarebbe assurdo... europeo della specialità. sarebbe È terzo comeanche se unaiappassionato Mondiali del di filmanno 1991, chiedesse in cui agli di essere XI Giochi pagato del Mediterraneo per andarli a vedere vince al cinema sei medaglie e per d’oro direrispettivamente cosa ne pensa>>. negli anelli, corpo Quando libero, cavallo gli è stato con maniglie, fatto notare parallele che in simmetriche, realtà per molte persone anche concorso generale quello, individuale come il suo e concorso hobby, generale è un lavoro a lui ha sorrisonel squadre[2]; rispondendo 1992 è il grande che sifavorito parla diper persone la garaspedegli cializzate anelli alle olimpiadi e competenti, di Barcellona mentre lema, suecirca uniche un compemese tenze sono prima delle quelle gare, sigrafiche rompe il(in tendine linea con d’Achille il suo durante corso di un studi) che applica allenamento ed è costretto nella realizzazione a rinunciaredialle video gare. per Chechi la testata; non si perde non certo d’animo, quelle va giornalistiche. a Barcellona a commentare Legare le uniche di ginnastica parole cheper ha trovato la televisione per spiegare e tornato meglio alle il suo rapporto l’anno competizioni con la successivo, pallacanestro si èsono aggiudicato state <<è perun sogno fuori cinque voltedal di seguito cassetto; il titolo a differenza mondiale di chi (1993-97), è non riesce in alcunilmodo divenendo primoaginnasta seguire le della proprie storia passioni, a vincere io cinque per


ori iridati consecutivi in una specialità. Queste vittorie, le prime per un atleta italiano dai tempi di Franco Menichelli gli fanno valere il soprannome di “Signore degli Anelli” che, riferendosi agli strumenti ginnici, parafrasa il titolo del famoso romanzo di Tolkien, di cui ha dichiarato essere appassionato. Tale soprannome, però, i giornalisti l’hanno attribuito anche ad altri atleti come il bulgaro Jovtchev e il greco Tampakos. Ha poi colto poi il massimo alloro trionfando anche ai Giochi olimpici di Atlanta del 1996, anno in cui ha conquistato anche il suo quarto titolo europeo dopo i successi nel 1990, 1992 e nel 1994. Sempre negli anelli,

ha ottenuto anche due vittorie in Coppa Europa (1991 e 1995). Notevoli sono stati anche i suoi risultati nel concorso generale, dove può vantare un terzo posto agli Europei (1990) e una vittoria e un terzo posto in Coppa Europa (1991 e 1995); nella sbarra, con un oro e un bronzo in Coppa Europa (1991 e 1995), e nel corpo libero, dove è stato terzo agli Europei del 1992. Nel 1997 annuncia il ritiro ma due anni dopo decide di tornare alle gare. Nel 2000 un altro grave infortunio, la rottura del tendine brachiale di un bicipite, interrompe la sua preparazione per le olimpiadi di Sydney e questa volta il campione toscano sembra deciso al ritiro definitivo. Nel 2003 però,

per una promessa fatta a suo padre, torna ad allenarsi in vista delle olimpiadi di Atene dove ha l’onore di essere il portabandiera della spedizione italiana durante la cerimonia di apertura. Nella finale olimpica di specialità degli anelli del 22 agosto 2004, Jury Chechi conquista un’inaspettata medaglia di bronzo; alla giuria, davanti alle televisioni, indica che il vero vincitore della gara avrebbe dovuto essere il bulgaro Jordan Jovtchev, arrivato secondo, e non il greco Dimosthenis Tampakos, ginnasta di casa, il cui esercizio era stato caratterizzato da numerose imperfezioni.


MIGLIORI RISULTATI Giochi Olimpici

Giochi del Mediterraneo 1987 - Latakia: oro nel concorso a squadre e nel volteggio. 1991 - Atene: oro al corpo libero, al cavallo con maniglie e agli anelli. 1993 - Linguadoca-Rossiglione: oro al cavallo con maniglie, agli anelli e nel concorso a squadre. 1997 - Bari: oro agli anelli.

Campionati mondiali

1996 - Atlanta: oro agli anelli. 2004 - Atene: bronzo agli anelli.

Universiadi 1993 - Buffalo: oro nel concorso a squadre e agli anelli, argento nel concorso generale. 1997 - Catania: oro agli anelli.

1993 - Birmingham: oro agli anelli. 1994 - Brisbane: oro agli anelli. 1995 - Sabae: oro agli anelli. 1996 - San Juan: oro agli anelli. 1997 - Losanna: oro agli anelli. agli anelli.

Campionati Europei 1990 - Losanna: oro agli anelli. 1992 - Budapest: oro agli anell. 1994 - Praga: oro agli anelli. 1996 - Copenhagen: oro agli anelli.


estremo â&#x20AC;&#x153;Vivere nel rischio significa saltare da uno strapiombo e costruirsi le ali mentre si precipitaâ&#x20AC;?

Ray Bradbury


consapevole


e prime apparizioni del cross si sono avute in Inghilterra con gare chiamate “scrambles” derivate dal trial, anch’esso molto popolare in Gran Bretagna. La prima gara di scramble di cui ci è pervenuta notizia si tenne a Camberley, nel Surrey nel 1924. Durante gli anni trenta questo sport crebbe in popolarità, soprattutto in Inghilterra dove team ufficiali come quelli della BSA, Norton, Matchless, Rudge, e AJS si sfidavano nelle gare. Le moto da sterrato di quell’epoca differivano poco da quelle utilizzate per l’impiego stradale. Le competizioni furono notevolmente utili per l’evoluzione

L

tecnica dei motocicli. Vi sono 2 federazioni dominanti sullo scenario mondiale del cross: FIM (Federazione internazionale del motociclismo) e AMA (Associazione motociclistica americana). Il campionato AMA comincia a maggio e termina a settembre e consiste in 12 prove nelle 12 maggiori piste degli USA. Il campionato del mondo si tiene prevalentemente in Europa, con alcune trasferte in Sudafrica, Brasile e Giappone. Il formato è simile a quello AMA ovvero 2 classi, MX1 ed MX2 con 2 manches per ogni categoria, tuttavia il mondiale è più lungo, infatti solitamente ha 16 o più gran premi.

l l i e r t l o

e t i im


I

l nuoto è per definizione, l'esercizio che permette il galleggiamento del proprio corpo e la progressione nell'acqua, oltre ad essere uno sport olimpico e un'attività ricreativa. Considerato uno sport completo e salutare che distribuisce il movimento omogeneamente su tutto il corpo, favorisce la salute, la longevità ed il benessere fisico e psicologico. Esso spesso comporta benefici estetici e fisici: solitamente si ottiene un aumento della massa magra ed una riduzione di quella grassa, lo sviluppo dell’impalcatura ossea e l’espansione della gabbia toracica, la correzione delle eventuali deviazioni della colonna vertebrale, il miglioramento della coordinazione motoria e respiratoria e la riduzione della spasticità.

tutto calcolato


"roof

of

africa”

gare di enduro estremo ra le tante gare estreme la "Roof od Africa", che si svolge nelle montagne del piccolo regno Lesotho in Sudafrica , è da sempre una delle gare più difficili del mondo. Purtroppo non è mai stata seguita molto. Ma l'edizone 2008, grazie anche alla partecipazione di 30 piloti internazioneli è stata l'affermazione di una delle gare estreme più significative. Di gare di questo tipo ce ne sono tante ed alcune sono estremamente difficili, poche però hanno lo spirito dell Roof od Africa, questa è la madre di tutte le gare estreme , perchè si svolge da più di 40 anni e in ogni edizione troviamo fino a 300 piloti pronti

T

alla lotta contro la natura.Il tutto dura tre giorni di fila. Si tratta della gara più importante dell'Africa meridionale, una gara imprevedibile a causa delle elevate altitudini in cui si svolge.ci si può trovare di tutto, dal calore insopportabile nelle pianuro, a piogge torrenziali, guadi lunghissimi e anche neve o ghiaccio, quando ci si trova a quote di 3000 metri nei passi dei monti Maluti. Oltre ad un'ottima preparazione fisica , occorre anche un grande determinazione. Senza esperienza specifica, e il sesto senso per le montagne rocciose e selvagge è molto difficile individuare il passaggio

giusto;comunque grazie all'utilizzo del GPS le condizioni della gara sono uguali per tutti i partecipanti Fino a pochi anni fa il pilota Alfi Cox era un mito imbattibile con nove vittorie a suo favore, ma negli ultimi anni le vittorie sono andate a dei giovani piloti locali, rendendo sempre più difficile l'imporsi degli stranieri. E' stato un pilota italiano ad essere il primo vincitore assoluto straniero:il bergamasco Elio Andrioletti, 3 volte Campione Europeo di 2Regolarità" negli anni '70, ha vinto la Roof od Africa nel '78 e nel '81.

burrone

fiume

ready,

GO!

intemperie

giorno 1


Traguardo Lâ&#x20AC;&#x2122;ultimo è arrivato dopo 27 ore dal primo

salita ripida

discesa ripida

muro di roccia

buche nascoste

salita ripida

salti nel vuoto

giorno 2

giorno 3


sforzo fisico considerevole

I

l nuoto esercita quasi tutti i muscoli del corpo. Tipicamente, le braccia e il tronco sono sollecitati più delle gambe, poiché la maggior parte del movimento in avanti viene generata dalle braccia. Nel nuoto agonistico, un’eccessiva muscolatura delle gambe può essere vista come uno svantaggio, in quanto esse consumano più ossigeno, che potrebbe essere necessario ai muscoli delle braccia. Comunque, questo dipende molto dallo stile. Mentre la rana

genera circa il 50% del movimento con le gambe, lo stile libero propelle il corpo principalmente con le braccia. Nuotare è un esercizio aerobico, a causa dei tempi di esercizio relativamente lunghi che richiedono un costante apporto di ossigeno ai muscoli, con l’eccezione degli sprint brevi, dove i muscoli lavorano in maniera anaerobica. Si ritiene che il nuoto riduca gli effetti dannosi dello stress.


i rischi consapevoli affogamento

effetti dell’acqua

attività fisica

condizioni dell’acqua

Affogamento a causa di avverse condizioni dell’acqua che possono costringere il corpo sott’acqua o forzare l’immissione di acqua nel corpo.

Affogamento secondario, nel quale l’acqua salata inalata dopo un quasi affogamento, inizia a creare una schiuma nei polmoni che limita la respirazione.

Affogamento dovuto a galleggiamento negativo, ad esempio causato dall’essere attaccati a corpi più pesanti dell’acqua, (l’essere intrappolati in un corpo più pesante dell’acqua, come una barca che affonda).

Lo shock termico dopo essere saltati in acqua può causare un arresto cardiaco.

I nuotatori agonistici possono avere dei danni alla salute causati dal sovrautilizzo. I farfallisti ad esempio possono sviluppare dolori alla schiena dopo lunghi anni di allenamenti, i ranisti possono avere dolori alle ginocchia, mentre dorsisti e liberisti possono sviluppare dolori alle spalle.

Nuotando all’aperto si può essere colpiti da un fulmine durante un temporale. I fulmini solitamente colpiscono il punto più elevato di una data area, come può essere la testa di un nuotatore che emerge dalla superficie dell’acqua.

Passare del tempo in acqua fa raggrinzire la pelle delle dita, del palmo delle mani e della pianta dei piedi. Questo effetto sparisce rapidamente senza conseguenze negative.

Chi nuota da molto tempo può sviluppare delle escrescenze anormali nel canale uditivo, a causa dell’ingresso dell’acqua nelle orecchie.

Le ferite si rimarginano più lentamente se vengono bagnate.

Il blackout da acqua poco profonda è una condizione in cui trattenere il respiro causa una improvvisa perdita di conoscenza causata dalla mancanza di ossigeno (asfissia).

Affogamento dovuto a influenze esterne, come venire spinti sott’acqua da un’altra persona, accidentalmente o intenzionalmente. Affogamento causato dall’incapacità di nuotare, per esaurimento delle forze o mancanza di conoscenza o una combinazione delle due. A parte altri rischi per la salute elencati di seguito, questo può essere causato da effetti non correlati al nuoto, come per esempio un infarto.

La spossatezza causata da lunghe nuotate o una cattiva condizione fisica possono causare l’annegamento.

Un forte vento può produrre delle onde che possono spingere il nuotatore lontano dalla riva. L’ipotermia dovuta all’acqua fredda può portare rapidamente alla spossatezza o alla perdita di conoscenza, a seconda della temperatura dell’acqua e alle condizioni fisiche. La corrente, le maree, vortici e mulinelli, possono provocare spossatezza, allontanare il nuotatore da una zona sicura o trascinarlo sott’acqua. A causa della riflessione sull’acqua, l’effetto della luce solare sulla pelle è più forte che sulla terra, e può provocare scottature.


Sport olimpici invernali



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