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In questo numero: 2-5

Editoriale E adesso? Gli elementi di una possibile agenda per i prossimi mesi

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La parola a... Serenella Ravioli Tfr: grande sforzo di comunicazione, decisioni in extremis È stata la più imponente campagna istituzionale del Governo dopo quella per l’introduzione dell’euro, ma gran parte degli italiani ha aspettato l’ultima settimana per decidere. E il bilancio vero delle adesioni arriverà il 31 dicembre

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Tendenze I fondi pensione e l’assicurazione contro la non-autosufficienza L’allungamento della speranza di vita media comporta un aumento del numero di persone non autosufficienti in età anziana. Per i fondi pensione c’è la possibilità di andare incontro a un’esigenza dei propri iscritti. Come? Offrendo una copertura opzionale di Long term care

10-11 Spazio news I prossimi appuntamenti e le novità 12-13 La previdenza complementare “geneticamente modificata” La riforma ha prodotto un’accelerazione nello sviluppo delle forme pensionistiche. Con la comparsa di fenomeni nuovi quali accordi senza Tfr o senza contributo datoriale, forme collettive per i liberi professionisti. E altro ancora

14-16 Le ragioni di chi dice no Nei sei mesi utili per la scelta sulla destinazione del Tfr si sono mobilitati anche coloro che sono contrari al finanziamento privato del secondo pilastro. Ecco le loro argomentazioni. E le alternative proposte Autorizzazione Tribunale di Roma n.198 del 9/5/2000 - Spedizione in abbonamento postale 70% Roma


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E adesso? Mauro Marè Presidente Mefop Università della Tuscia, Viterbo

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Siamo arrivati all’estate, il periodo di scelta per la destinazione del Tfr ai fondi pensione è scaduto. È tempo di effettuare un primo bilancio delle adesioni e del grado di diffusione che la previdenza complementare ha avuto dopo le riforme degli ultimi due anni ma anche di capire cosa fare adesso. Le prime rilevazioni non offrono un quadro certo ed è probabile che un numero di lavoratori inferiore alle aspettative e alle speranze abbia finora scelto di aderire ai fondi pensione e che molti di loro abbiano preferito lasciare il Tfr in azienda. Il bilancio andrà fatto in realtà nel 2008 per varie ragioni. Gli italiani decidono infatti sempre all’ultimo minuto. Abbiamo anticipato la riforma di un anno e per questa ragione abbiamo avuto poco tempo a disposizione. L’anticipo della scelta è stata nel complesso una mossa giusta? Nel complesso si, forse si poteva far partire la previdenza complementare con maggiore organizzazione, avere un anno a disposizione per informare e uno per decidere, ma sono quindici anni, se non più, che la previdenza complementare deve partire. E non si era mai pronti oppure non era mai il momento adatto…e allora quando si è presentata la possibilità di far decollare davvero i fondi pensione, bene hanno fatto il governo, le parti sociali e le associazioni a coglierla. Non sono ammessi altri rinvii su questa strada. La campagna informativa sta andando bene e darà i suoi frutti che però saranno ovviamente graduali. Tra un anno saremo in grado di trarre le conclusioni definitive sulle adesioni della prima fase del nuovo regime dei fondi pensione. Dobbiamo restare ottimisti. Quali possono essere le ragioni che hanno frenato le adesioni? Sicuramente un certo timore, a cui va aggiunto un certo conservatorismo finanziario delle famiglie, un’informazione forse ancora modesta per finire appunto con il troppo poco tempo per riflettere e decidere. Sicuramente c’è ancora tra i lavoratori una sfiducia verso i fondi pensione che sono ritenuti a torto uno strumento ancora troppo complesso e con caratteristiche finanziarie complicate. Vi sono però almeno due altre ragioni addizionali importanti, come ho argomentato in “Il gioco delle pensioni: rien ne va plus?” La prima è che non è ancora chiaro ai lavoratori che il pilastro pubblico, il primo pilastro, sarà in grado di offrire in futuro un tasso di copertura notevolmente ridotto rispetto a quello attuale. Questa deve essere la ragione fondamentale per aderire, ovvero la necessità di integrare la pensione pubblica con una pensione complementare. La seconda ragione riguarda invece un ostacolo che chiamerei psicologico. I lavoratori erano abituati al TFR in azienda che era percepito come molto liquido e prontamente disponibile; il trasferimento del TFR nei fondi può esser visto come un’azione in grado di ridurre il grado di liquidità dei loro accantonamenti. Non è così, vista la possibilità di ottenere anticipi elevati dai fondi e con congrui vantaggi fiscali, per cui il lavoratore può rientrare in possesso di larga parte delle somme versate, ma com’è noto le percezioni hanno spesso un ruolo rilevante nelle decisioni economiche. La percezione di una ridotta liquidità e disponibilità potrebbe essere stata rafforzata dalla natura irreversibile delle adesioni. Appare perciò opportuno Newsletter Mefop Anno VIII · Mefop n. 30 – Luglio 2007


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chiedersi se non sia il caso di permettere al lavoratore la possibilità di tornare indietro, un ripensamento della scelta con l’opzione di reversibilità, almeno una volta nel piano di accantonamento, senza che ciò pregiudichi il significato finanziario dell’investimento. Vi sono molti pregiudizi verso i fondi pensione, in buona fede o anche intenzionali. Essi vanno fugati con forza, con azioni di informazione e campagne promosse dai governi e dalle parti sociali. Gli andamenti demografici e del mercato del lavoro, l’aumento della speranza di vita non ci lasciano altra opzione che quella di lavorare di più e accumulare per proprio conto una parte della pensione. Ciò è necessario anche per evitare una guerra tra le generazioni e permettere alle coorti che accumuleranno nei fondi pensione, soprattutto ai giovani che ne hanno maggiormente bisogno, di ridurre il rischio politico sulle loro prestazioni, di sottrarsi allo scaricabile che spesso ha luogo nei sistemi a ripartizione a loro svantaggio. Sicuramente scopriremo, quando i dati sulle adesioni saranno disponibili, che il maggior numero di adesioni è avvenuto là dove il sindacato è molto forte. Ciò è in parte comprensibile e ovvio. È chiaro infatti che realtà molto sindacalizzate fanno aumentare la sensibilità dei lavoratori per questi temi e li incentivano ad aderire. La partita però si giocherà anche nelle piccole aziende con meno di 50 dipendenti, dove vi saranno maggiori difficoltà a far decollare le adesioni. Avremo sicuramente una situazione a macchia di leopardo, con un dualismo tra Nord e Sud e tra grande e piccola impresa. Serviranno perciò campagne mirate, un’ulteriore sensibilizzazione dei lavoratori e dei datori di lavoro per aderire alle forme liberamente scelte, per depotenziare il sospetto che la previdenza complementare sia esclusivamente per i lavoratori forti e protetti o ricchi. Appare opportuno delineare una possibile sintetica agenda per i prossimi mesi: a) Che fare se alla fine il trasferimento del Tfr ai fondi dovesse dare risultati inferiori alle aspettative? Per chi preferisce la scelta volontaria, si tratta di continuare con l’informazione, la sensibilizzazione e la moral suasion. Anche perché l’alternativa non potrebbe che essere l’obbligatorietà delle adesioni, che se da un lato risolverebbe il problema della massa critica della previdenza complementare, dall’altro aprirebbe scenari complessi, con la richiesta di garanzie e di rendimenti “certi” – i benefici definiti usciti dalla porta rientrerebbero parzialmente dalla finestra… b) Vanno ribaditi i rischi di un fondo pubblico a capitalizzazione, che gestisca direttamente e in concorrenza ai fondi pensione la previdenza complementare. Colpisce che ancora non sia tramontata la tentazione di costruire un pilastro pubblico a capitalizzazione, che anzi periodicamente riemerge. Il pubblico può gestire uno schema a capitalizzazione e lo potrebbe fare anche forse con qualche risparmio nei costi di gestione. Le ragioni che sconsigliano questa soluzione sono evidenti, in primis, tra le altre, i problemi di governance societaria e di moral hazard che essa inevitabilmente solleverebbe. In sostanza, il rischio che le decisioni di investimento siano guidate da considerazioni politiche e non economiche, che oltre a ridurre i rendimenti degli investimenti, spingano le risorse in usi improduttivi e soprattutto interferiscano con le decisioni aziendali e societarie. In un sistema di fondi pensione privato, invece, le decisioni sull’accumulazione delle risorse restano per quanto possibile nelle mani dei lavoratori. c) V’è poi il tema della volontarietà delle scelte e della flessibilità del risparmio pensionistico. Se si è convinti della superiorità della volontarietà, allora essa deve valere in entrata ma anche in uscita, anche sopportando i rischi Newsletter Mefop Anno VIII · Mefop n. 30 – Luglio 2007

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A quali condizioni verserebbe il Tfr a un fondo pensione? (domanda posta a coloro che hanno dichiarato di voler mantenere il Tfr in azienda. Dati in % )

Possibilità di ritornare a mantenere il Tfr in azienda Possibilità di versare solo una parte Esistenza di condizioni economiche più vantaggiose/maggiori interessi/rendita sicura A nessuna condizione

30,5 21,9 5,7 38,1

Dati: Indagine Mefop-Ipsos Giugno 2006

di comportamenti strategici o più semplicemente le inerzie e l’incompetenza finanziaria dei lavoratori. Se invece si ritiene più opportuna l’obbligatorietà, allora non si potranno poi lasciare gli individui da soli e abbandonarli al rischio economico e finanziario dell’accumulazione pensionistica. In ogni caso, saranno necessarie forme pubbliche di tutela che integrino i trattamenti di chi non avrà a disposizione il secondo pilastro o avrà potuto contribuire poco e in modo discontinuo al primo, prevalentemente con il ricorso alla fiscalità generale. d) Esistono molte valide ragioni per dare un’opzione di exit. Innanzitutto, una ragione di rassicurazione psicologica, per facilitare l’ingresso in un mondo finanziario sconosciuto. E poi ragioni di riduzione del rischio politico, offrendo una clausola di salvaguardia ai risparmiatori, per proteggerli da modifiche del regime di tassazione o delle regole del gioco; il rafforzamento dei diritti di proprietà, fino a una “semplice” questione di metodo: si è scelta la soluzione volontaria, e allora essa lo deve essere fino in fondo, con libertà di entrata ma anche di uscita. Altrimenti si abbia il coraggio di affermare con chiarezza la preferenza per l’obbligatorietà. Con la cortesia però di specificare le vere ragioni di questa preferenza e le implicazioni in termini di costi per la finanza pubblica. Altrimenti è preferibile l’automatic enrollment con una clausola di opting out, come proposto dal Rapporto Turner. Ai possibili rischi di comportamenti prociclici dei risparmiatori, si può rispondere con la volontarietà delle scelte e soprattutto con il fatto che il Tfr è retribuzione del lavoratore e l’obbligatorietà equivarrebbe inevitabilmente a una forma di tassazione. Ma anche con il fatto che nessuno è in grado di assicurare che la tassazione non verrà mai modificata; o che ancora le promesse dei governi a distanza di 5-10 anni non sono credibili e che esista, ormai dovrebbe essere evidente, un’inevitabile incoerenza temporale nella politica economica e nell’azione dei governi. L’obbligatorietà farebbe sorgere il sospetto che una trappola ci aspetta dietro l’angolo. L’opzione di exit è perciò decisiva per limitare le tentazioni dirigiste e dare al risparmiatore una clausola di salvaguardia, il diritto di uscire se lo ritiene opportuno, visto che in fin dei conti sono soldi suoi! e) È necessario agire su quelli che hanno lasciato il TFR in azienda sia per l’irreversibilità, sia per le carenze di informazione. Quanto al primo aspetto, se non si ritiene di introdurre un’opzione di exit, appare allora opportuno

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introdurre almeno una certa reversibilità delle scelte ed escogitare i percorsi concreti di quest’ultima. Si potrebbe prevedere, ad esempio, in caso di cambiamento del lavoro, la possibilità di mantenere il TFR maturando nel nuovo rapporto di lavoro presso l’azienda, anche se non si è riscattata la posizione previdenziale accantonata. Oppure la possibilità, dopo un certo periodo di tempo, per una sola volta nel corso del rapporto di lavoro, di sospendere il versamento del TFR maturando al fondo pensione. Quanto al secondo tema, quello dell’informazione, è opportuno continuare l’operazione di sensibilizzazione illustrando in modo chiaro e sintetico i vantaggi dell’adesione. f) La rendita rischia di diventare facoltativa. Un’anticipazione il giorno prima del pensionamento, infatti, può essere sufficiente per conseguire il diritto alla prestazione in capitale. Non sarebbe il caso di effettuare una valutazione serena e approfondita dell’argomento e decidere come spingere per la rendita? g) In secondo luogo, bisognerebbe “agire sui silenti”. Occorre per prima cosa trovarli: per le aziende non tenute al versamento al fondo Tesoreria (meno Il ruolo dello Stato secondo il Rapport Turner Fonte: A. Turner (2005), A New Pension Settlement for the Twenty-First Century - The Second Report of the Pensions Commission, p. 19

di 50 dipendenti) potrebbe essere facile sottrarsi ai controlli. Potrebbe essere perciò opportuno affidare a un soggetto pubblico un’opera di verifica, soprattutto in materia di regolarizzazione dei versamenti. h) È prevedibile attendersi un contenzioso dai “silenti inconsapevoli” che potrebbero lanciare azioni legali oppure chiedere la sospensione dei versamenti del TFR. È possibile che alcuni silenti si sentano raggirati e che questa sensazione sia rafforzata da inadempimenti del datore di lavoro nel dare informazioni. Forse si potrebbe prevedere che i silenti possano sospendere il versamento del TFR trascorso ad es. un anno dall’adesione tacita (a meno che non diventino espliciti, decidendo di contribuire e di usufruire del contributo datoriale). i) Infine, ma non da ultimo, è opportuno cominciare concretamente a pensare quali misure è necessario prendere per le categorie escluse, gli interinali senza fondo di categoria e contribuzione datoriale, i lavoratori atipici, quelli autonomi e i dipendenti pubblici! Newsletter Mefop Anno VIII · Mefop n. 30 – Luglio 2007

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Tfr: grande sforzo di comunicazione, decisioni in extremis Serenella Ravioli

Oltre 7mila spot sulle televisioni e più di 30mila sulle radio, annunci pubblicati sistematicamente sulla stampa, affissioni nelle principali città e stazioni ferroviarie. Format giornalistici inviati a redazioni di giornali e Tv. Realizzazione di brochure esplicative; circa 143mila chiamate ricevute al centro di contatto 800.196.196 e un sito interamente dedicato alla riforma della previdenza complementare, www.tfr.gov.it; due Tfr day: il 5 febbraio e il 26 maggio; un gruppo di lavoro: la struttura di missione sul Tfr, creata ad hoc per implementare le azioni di comunicazione, monitorare i risultati e apportare eventuali azioni correttive. E ancora riunioni in rete e collaborazioni con Covip, Inps, Mefop e Consulenti del lavoro per definire i dettagli dell’operazione mediatica e soprattutto per consentire che un argomento tanto complesso dal punto di vista giuridico quale il Decreto legislativo 252 del 2005 fosse alla portata dei cittadini. Questi i principali numeri che dal 15 gennaio 2007, Centro di contatto su campagna previdenza complementare e Tfr data di inizio ufficiale della Numero chiamate abbandonate e risposte campagna, al 30 giugno, hanno caratterizzato l’attività del Ministero del Lavoro e del Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio. La campagna di comunicazione sul Tfr è stata per il Governo la più ampia dai tempi dell’introduzione dell’euro. D’altro canto, altissima la promessa di comunicazione e la sfida che c’era dietro anche in termini culturali. Si trattava, infatti, di cambiare un modo di pensare radicato da decenni, soprattutto per quanto concerne l’utilizzo del trattamento di fine rapporto di lavoro. La complessità del sistema previdenziale nel nostro Paese, le differenze politiche, hanno reso difficile la Fonte: Ministero del Lavoro conoscenza e la comprensione dell’argomento. Convincere milioni di cittadini italiani e stranieri (lavoratori in Italia) sulla necessità, ancora più che sull’opportunità, di una riforma del sistema previdenziale in termini di contenimento della spesa e di sostegno del tenore di vita degli anziani non è stato semplice. Il comunicatore istituzionale ha avuto il compito di superare la criticità di vedere questa riforma inizialmente “sentita” come una sottrazione di diritti. Per essere più chiari, uno dei problemi che si è posto è stato quello di spiegare in modo semplice e convincente che non si privavano i lavoratori della propria liquidazione. Si ponevano – viceversa – le basi per costruire un futuro sereno. In tal senso, il pay off della intera campagna di comunicazione “Scegliere oggi pensando al domani” ha pienamente interpretato questa esigenza. Ma torniamo ai numeri e alle cifre che in taluni casi sono gli unici elementi che consentono di fare chiarezza e di superare le polemiche di stampa. La campagna di comunicazione sulla Previdenza complementare

Coordinatore struttura di missione per il Tfr Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale

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è stata ritenuta così importante per il Governo da poter derogare ai limiti della par condicio, che – invece – per tutto il periodo elettorale ha “congelato” l’attività istituzionale di comunicazione. In Finanziaria, per sostenere adeguatamente gli obiettivi di informazione capillare, sono stati stanziati 17 milioni di euro, ripartiti in pari cifre, fra la Presidenza del Consiglio e il Ministero. Alla fine di giugno, “otto cittadini su dieci – ha dichiarato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Ricardo Franco Levi (cfr Corriere della Sera 30 giugno 2007) – ricordano di avere visto gli spot televisivi e sei su dieci di avere ascoltato gli annunci radiofonici. Con un gradimento medio del 65%, che ha raggiunto il 75% fra i dipendenti delle imprese private, cioè fra i veri destinatari della campagna”. In pratica, l’intensità dei messaggi di comunicazione ha raggiunto in termini di Grp (indice che sintetizza più parametri di valutazione di una Campagna, ovvero che dà la misura della pressione esercitata sul Tfr: Conoscenza complessiva (autovalutazione) consumatore da una certa Ricordano nuova comunicazione azione pubblicitaria) una Campione Lav.Dip.Privati TV Radio Stampa Affissione media settimanale di 300/350 Voto Indicato 1000 253 324 281 165 168 punti, con un picco di 650 Numerosità 6-10 (%) 47 72 54 58 69 67 nelle prime due settimane di 1-5 (%) 45 26 40 41 29 29 giugno. Per un totale di 6mila 8 2 1 2 4 2 Grp, comparabili a quelli di Non indica(%) 5,20 6,30 5,60 5,80 6,50 6,30 Media(%) grandi campagne pubblicitarie commerciali. Fin qui, i “nume- Scala di valutazione: 1-5 nessuna conoscenza, 6-10 conoscenza approfondita ri” che si riferiscono in sostan- Dati: Ministero del Lavoro za al livello di diffusione della notizia riguardante l’entrata in vigore della riforma sulla previdenza complementare. Tuttavia, come noto, fra gli obiettivi di comunicazione vi era e vi è quello di raggiungere entro il 31 dicembre 2007 l’adesione del 40% alla previdenza complementare. È ancora presto per dare conto di questo risultato, anche se il trend si è rivelato positivo. Pochi giorni prima della scadenza del 30 giugno, proprio il ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale, Cesare Damiano, in una lettera aperta ai lavoratori aveva sottolineato la rilevanza della riforma, nonché l’importanza di una scelta consapevole. “La diversa destinazione del Tfr – ha scritto – dipende da vari fattori che attengono alla sfera individuale di ognuno, ma ciò non toglie che sia importante – comunque – compiere una scelta consapevole. Laddove non si decida esplicitamente di lasciare il Tfr in azienda, le possibilità offerte dall’attuale normativa sono a loro volta molteplici”. E scegliere consapevolmente, ovvero condurre i lavoratori anche stranieri a essere informati e a valutare con conoscenza e serenità è stato il parametro ispiratore di tutte le azioni di comunicazione, sia attraverso gli strumenti tradizionali (spot radio Tv, annunci stampa), che attraverso internet. Considerato che i principali destinatari della riforma sono i giovani compresi in età fra i 18 ed i 34 anni, forse per la prima volta vi è stato un massiccio uso di internet. Il sito dedicato, che ricordavamo all’inizio, i banner sui siti di maggiore accesso, il circuito cinematografico. Per gli stranieri, poi, sono stati predisposti format in lingua pubblicati sui media di maggiore diffusione. Gli staff del Ministero e della Presidenza hanno seguito costantemente tutte le fasi della realizzazione della campagna, vinta dall’agenzia Armando Testa e affidata all’originalità di un regista sensibile come Ferzan Ozpetek. La formula ispirata al noto programma Camera Cafè è stata apprezzata proprio nella prospettiva di utilizzare un linguaggio più adatto ai giovani, cioè immediatamente da loro riconoscibile. E, soprattutto all’interno del gruppo di lavoro del Ministero, ampia rilevanza – credo importante sottolinearlo – è stata data all’apporto delle risorse più giovani, che passo, dopo passo, hanno seguito la campagna fornendo, ancor prima degli istituti di ricerca, la cartina di tornasole del gradimento e del livello di penetrazione della riforma fra i cittadini, appunto, inclusi nel target primario. Oggi, la maggior parte dei lavoratori è al corrente dell’entrata in vigore della riforma, dei motivi che l’hanno scaturita, del fatto di avere a disposizione una gamma di scelte. Possono non ancora essere chiari i dettagli, ma è chiaro dove attingere per chiedere spiegazioni. La Comunicazione sull’argomento non doveva portare il lavoratore verso una opzione determinata; doveva – piuttosto – consentirgli di orientarsi verso una scelta, la più possibile adeguata alle proprie condizioni. Noi speriamo, noi pensiamo di esserci riusciti. Newsletter Mefop Anno VIII · Mefop n. 30 – Luglio 2007

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I fondi pensione e l’assicurazione contro la non-autosufficienza Silvio Felicetti Mefop

Susanna Levantesi Università degli studi di Roma La Sapienza

Le tendenze demografiche in atto nel nostro Paese stanno comportando un allungamento della speranza di vita e una riduzione dei tassi di natalità, con rilevanti cambiamenti nella struttura demografica in termini di aumento del numero di anziani sul totale della popolazione. All’allungamento della speranza di vita, tuttavia, non sempre si accompagna un analogo aumento della speranza di vita in buona salute, come si può rilevare dall’incremento del numero di anziani non autosufficienti che necessitano di specifiche prestazioni di tipo assistenziale. Il delinearsi di tale situazione unita alla scarsa prevedibilità dei costi di assistenza complessivi e al cambiamento sociale che l’Italia ha ormai consolidato (riduzione dei nuclei familiari, dispersione geografica delle famiglie, aumento del tasso di attività lavorativa delle donne) accentua il problema di reperire le risorse necessarie, per far fronte agli elevati costi di assistenza per individui in condizione di disabilità. A conferma dell’incremento in atto del numero di anziani non autosufficienti, elaborazioni su dati Istat del 2000 dimostrano che il rischio di non autosufficienza fino a 65 anni è piuttosto contenuto, cresce significativamente tra i 70 e gli 80 anni e, sopra gli 80 anni, è pari al 27,1% degli uomini e al 39,2% delle donne. Se ipotizziamo un tasso di disabilità costante, l’andamento demografico porterà nel 2051 a un incremento rispetto al 2001 dell’81% di non autosufficienti di sesso maschile e del 61% di sesso femminile.

Evoluzione dell’impatto del fattore disabilità nella popolazione con età superiore ai 65 anni Anno

2001 2011 2021 2031 2041 2051

Popolazione 65+

M 4.313.211 5.051.406 5.886.332 7.073.981 8.135.176 7.789.144

F 6.243.308 7.095.605 7.995.678 9.227.202 10.347.375 10.022.253

Disabili 65+

M 614.633 719.825 838.802 1.008.042 1.159.263 1.109.953

Disabili nelle ADL 65+

F 1.429.093 1.624.184 1.830.211 2.112.107 2.368.514 2.294.094

M 374.387 438.462 510.934 614.022 706.133 676.098

F 937.745 1.065.760 1.200.951 1.385.926 1.554.176 1.505.342

Incremento rispetto al 2001

M 17% 36% 64% 89% 81%

F 14% 28% 48% 66% 61%

Fonte: Istat

Si comprende, pertanto, la crescente attenzione per l’assicurazione Long Term Care (Ltc), specifica copertura che garantisce una prestazione nel caso in cui si riscontrino situazioni di bisogno derivanti dall’impossibilità, parziale o totale, di percepire reddito o dalla necessità di sostenere spese mediche e di assistenza a seguito del verificarsi della non autosufficienza. In linea generale per Ltc si intende il complesso di interventi, erogati da istituzioni pubbliche o private, necessari per far fronte al bisogno di assistenza di individui prevalentemente anziani in condizioni di non autosufficienza. Una delle prime difficoltà di chi si accosta a questa tematica risiede nella non univocità della definizione. La Ragioneria Generale dello Stato utilizza un’accezione piuttosto ampia ricomprendendo anche prestazioni tipiche di assistenza, ad es. indennità di accompagnamento per disabili o prestazioni erogate a malati psichici, o dipendenti da alcol o droghe (cfr. “Le tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitari” – RGS, Rapporto n.8, Dicembre 2006). Invece, nel lessico assicurativo per Ltc si intende il contratto che copre il rischio di perdita dell’autosufficienza nello svolgimento delle attività elementari della vita quotidiana (definizione basata sulle Activities Daily Living o Adl). In altre parole la prestazione di Ltc scatta nel momento in cui si verifica un’incapacità di svolgere – in modo presumibilmente permanente e senza alcun ausilio – un numero minimo (di solito fissato a tre nei contratti) delle seguenti attività:

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1. Lavarsi Disabili nelle Activities Daily Living 2. Vestirsi e spogliarsi 3. Utilizzare i servizi 4. Trasferirsi dal letto alla poltrona e viceversa 5. Controllarsi nella continenza 6. Alimentarsi Il sistema che si sta delineando per erogare prestazioni di Ltc è simile a quello della previdenza complementare basato su tre pilastri: 1° pilastro: assicurazione pubblica o fondo per la non autosufficienza 2° pilastro: fondi pensione, fondi sanitari, assicurazioni collettive 3° pilastro: polizze assicurative individuali Le modalità di copertura sono stand-alone o autonome; collettive (rivolte ai dipendenti di un’azienda o a una categoria di lavoratori autonomi); complementari a un’assicurazione sulla vita (aggiuntiva o anticipativa; esempio: caso morte + Ltc; rendita vitalizia + Ltc); enhanced Fonte: Istat (dati riferiti all’anno 2000) pension (rendita vitalizia immediata a premio unico acquistata all’ingresso in quiescenza). Nei fondi pensione la copertura per Ltc ha ancora uno spazio limitato. Esaminando ad esempio i fondi pensione aperti (Fpa) e i piani individuali pensionistici (Pip), solo 9 Fpa (dei quali 5 offerti dallo stesso promotore) e 4 Pip (dei quali 3 offerti dalla stessa Compagnia) prevedono una prestazione accessoria per non autosufficienza. La possibilità di acquisire la garanzia è permessa generalmente fino al pensionamento anche se un fondo ha previsto un limite di età entro il quale attivare l’opzione. Soprattutto i fondi aperti, prevedono che la Ltc sia una delle opzioni di rendita: al verificarsi dello stato di non autosufficienza la rendita vitalizia si incrementa di una percentuale che varia dal 20% al 100% a seconda del prodotto. Questo tipo di copertura esclude che si possa ottenere la prestazione per Ltc in caso di non autosufficienza in fase di accumulo anche se lascia libero l’iscritto di decidere fino al momento della quiescenza se attivare un’opzione che, come dimostrano i dati, ha senso particolarmente per le età anziane. I Pip invece offrono prevalentemente una copertura Ltc che può attivarsi in qualsiasi momento (anche in fase di accumulo) con l’erogazione di una rendita, in alternativa liquidabile in capitale. Tutti i fondi prevedono cause di esclusione e periodi di carenza entro i quali la copertura non scatta. Un fondo aperto associa alla copertura Ltc una rendita per longevità, che si somma comunque alla rendita base al raggiungimento dell’85esimo anno di età. Dalla breve analisi svolta si evidenzia che i fondi pensione associano ancora marginalmente la copertura Ltc all’offerta di previdenza complementare, anche se sembra ragionevole che l’offerta si ampli nei prossimi anni sia per la crescente domanda (dovuta all’aumento di popolazione non autosufficiente), sia per le affinità che legano le prestazioni dei fondi pensione alle coperture di rischi legati alla longevità. Il fondo pensione è tipicamente un piano di accumulo pluriennale che consente il potenziale coinvolgimento anche delle fasce di età più giovani, solitamente meno sensibili a tale copertura, e la distribuzione nel tempo del notevole impegno finanziario necessario per l’assistenza ai non autosufficienti. Inoltre, la possibilità di attivare la copertura al momento del pensionamento, destinando una parte del montante finale al pagamento del premio necessario, compensa il fatto che il rischio di non autosufficienza si manifesti in modo sensibile durante la fase di erogazione della pensione (dopo i 65 anni) e che i lavoratori più giovani percepiscono distante dalla loro realtà il rischio di diventare non autosufficienti. Da un’indagine di prossima pubblicazione sul Bollettino Mefop è emerso che il fondo pensione è percepito dagli operatori come un soggetto che, oltre la prestazione di previdenza complementare, ha anche la mission di erogare prestazioni accessorie che tutelino il lavoratore sotto un ampio spettro di profili di welfare. Per molti operatori il fondo avrà dunque la possibilità di catalizzare risorse per coprirne la scarsa disponibilità in età anziana anche al verificarsi di situazioni di non autosufficienza che, nei prossimi anni, interesseranno una platea sempre più ampia degli attuali lavoratori. Newsletter Mefop Anno VIII · Mefop n. 30 – Luglio 2007

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P A Z I O

SEMINARIO TECNICO SU ISR E PREVIDENZA COMPLEMENTARE Il 25 settembre 2007 a Roma si terrà il seminario tecnico su “Investimenti socialmente responsabili nei portafogli degli investitori previdenziali” organizzato da Mefop e dal Forum per la finanza sostenibile, allo scopo di analizzare le opportunità e il ruolo degli investimenti socialmente responsabili nello sviluppo del secondo pilastro italiano. Il programma definitivo dell’evento è disponibile sul sito internet www.mefop.it GIORNATA DI FORMAZIONE SULLE PRINCIPALI PROBLEMATICHE DELLA PREVIDENZA COMPLEMENTARE POST-RIFORMA Il 12 settembre 2007 a Roma e il 17 settembre 2007 a Milano si terrà a cura della Mefop il seminario formativo “La previdenza complementare post-riforma: le novità e le questioni ancora aperte” al fine di valutare i principali problemi applicativi sorti con l’avvio del d.lgs. 252/05. L’occasione è utile per aggiornare gli operatori sulle ultime novità: orientamenti chiarificatori della Covip, delibera sul progetto esemplificativo, nuovo decreto sui requisiti di professionalità, processo di adeguamento dei fondi pensione preesistenti. Il programma definitivo dell’evento è disponibile sul sito internet www.mefop.it SPAZIO RECENSIONI Si segnala la recente pubblicazione di Riccardo Cesari, edita da Il Mulino nel-

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l’ambito della collana di monografie “Farsi un’idea”. Il volume aiuta ad orientarsi nel nuovo mondo della previdenza complementare, rispondendo ad alcune domande essenziali. In che cosa è consistita la riforma pensionistica che ha preso l’avvio negli anni Novanta? Era davvero necessaria? Sono all’orizzonte altri cambiamenti? Come sarà la nuova pensione? Che cos’è un fondo pensione? Quali sono i costi e i rendimenti attesi? E soprattutto che fare del TFR? Con l’avvertenza che anche non fare nulla è una scelta, che ha precise e importanti conseguenze. Riccardo Cesari. Tfr e fondi pensione Il Mulino, 2007 Si segnala la recente pubblicazione di Giuliano Amato e Mauro Marè, edita da Il Mulino nell’ambito della collana di monografie “Contemporanea”. A sei anni dal loro saggio sul Le pensioni. Il pilastro mancante, gli autori tornano con appassionato impegno civile a sostenere, alla vigilia di riforme decisive, la necessità di un sistema pensionistico complementare a capitalizzazione, l’unico che non fa gravare sulle generazioni future il costo di qualsiasi aggiustamento o politica irresponsabile. Non resta molto tempo: ci stiamo avvicinando al “rien ne va plus” del gioco delle pensioni, nel quale, tra dieci anni, non solo non sarà

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più possibile puntare, ma nemmeno giocare. Garantire oggi, inscrivendoli in norme, diritti formali non implica purtroppo che la solidarietà intergenerazionale sarà assicurata. Se vi saranno ancora risorse finanziarie, dopo che le “giocate” dell’attuale generazione saranno giunte all’incasso, lo scambio tra generazioni potrà continuare; ma se si ridurranno, come molto plausibilmente accadrà, cosa ne sarà di quei diritti e di quei patti? La profonda mutazione demografica che ci porta verso una società con molti anziani e pochi giovani mina alla base i sistemi pensionistici a ripartizione attivati negli anni Sessanta, quelli cioè che sono basati sull’equilibrio del rapporto tra lavoratori attivi e pensionati e che scaricano il costo delle pensioni sulle generazioni successive. Sono sistemi che hanno richiesto implicitamente la definizione di un contratto sociale tra generazioni, i cui termini sono però stati scritti sempre dai beneficiari. E quando i governi hanno tentato di ridistribuire più equamente i costi hanno spesso incontrato difficoltà e ferme opposizioni, sì da vanificare gli sforzi fatti. Giuliano Amato Mauro Marè Il gioco delle pensioni: rien ne va plus? Il Mulino, 2007

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Si segnala la recente pubblicazione di David Natali, edita da Il Mulino nell’ambito della collana di monografie “Contemporanea”. Il volume indaga l’effetto delle riforme pensionistiche, rispondendo ad alcune domande essenziali. In alcuni paesi europei, tra cui il nostro, la spesa pubblica pensionistica arriva a sfiorare il 15% dell'intera ricchezza prodotta annualmente. Tassello fondamentale dei rapporti tra stato, mercato, società civile, famiglia e individuo, più direttamente, per ciascuno di noi, le pensioni sono una voce decisiva nel bilancio di un'intera vita di lavoro. Le riforme previdenziali non producono mai risultati omogenei: c'è sempre qualcuno chiamato a sopportarne maggiormente i costi, mentre altri ne ricavano soprattutto vantaggi. Chi sono i vincitori e i perdenti? E in che direzione vanno le riforme che stanno cambiando il volto dei sistemi pensionistici in Italia e in Europa? Quali categorie sociali si nascondono dietro le asettiche definizioni degli studiosi? Come districarsi nel ginepraio di pilastri e porzioni, importi forfetari e compensativi, prestazioni contributive e retributive, sistemi a ripartizione e a capitalizzazione, Tfr e super bonus? Un libro per capire gli interessi in gioco e le mosse dei protagonisti, siano essi partiti, sindacati, gruppi di pressione; una guida per orientarsi nella selva oscura delle nuove pensioni. David Natali Vincitori e perdenti. Come cambiano le pensioni in Italia e in Europa Il Mulino 2007

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La previdenza complementare “geneticamente modificata” Silvio Felicetti Mefop

Damiana Mastantuono Mefop

Evelina Pizzilli Mefop

Il D.Lgs. 252/05, operando nel senso della previdenzializzazione del Tfr dei lavoratori dipendenti, ha determinato le premesse per la nascita di nuove forme pensionistiche complementari e per la trasformazione di alcune di queste. Se in generale il prototipo di previdenza complementare collettiva è oggi rappresentato dai fondi pensione (Fp), che raccolgono obbligatoriamente il Tfr dei lavoratori che vogliano aderirvi, vi è stata in questi mesi la costituzione di nuovi soggetti e la riconfigurazione di altri, già esistenti da tempo, che, sul versante delle modalità di finanziamento, si discostano dall’assetto per così dire “canonico” concepito dal legislatore. Rientra sicuramente tra i primi il fondo pensione per i lavoratori del comparto agricolo, Agrifondo, che è nato come una forma di previdenza complementare collettiva atipica in quanto destinata a operare con due regole di funzionamento differenti, una valida per gli operai del settore agricolo che conferiscono ordinariamente il Tfr e l’eventuale contribuzione e una “anoma-

Processo di approvazione dei fondi pensione: situazione al 30/6/2007 Tipo di fondo Fpa Pip Fpc

Approvati 78 59 37

In attesa di approvazione 1 4 0

Totale 79 63 37

Fonte: Covip

la”, destinata a operare per gli impiegati e i quadri del settore, che in caso di adesione alimenteranno la propria posizione con le sole contribuzioni del lavoratore e del datore, non potendo disporre del Tfr accantonato presso l’Enpaia ai sensi della legge speciale 1655/1962. Tale legge continua pertanto a disciplinare il Tfr di tali soggetti e in ragione di ciò si giustifica “l’atipicità” dell’adesione a previdenza complementare dei dipendenti iscritti all’Enpaia. La creazione di due regole di adesione/finanziamento per una stessa forma pensionistica non rappresenta una caratteristica del solo Agrifondo. La riforma in atto ha spinto anche altri settori a innovare sul punto. Tra gli esempi che sembrano più significativi ci sono il Fp Mario Negri e il Fp Espero. La facoltà di realizzare un’adesione a previdenza complementare senza versamento di Tfr è stata riconosciuta come una delle opzioni possibili per i dirigenti del settore del commercio già obbligatoriamente iscritti al Mario Negri con i soli contributi (quota a carico del dirigente e quota a carico dell’azienda). Giova a tal proposito precisare che, in base a quanto previsto dall’art. 8, co. 7, lettera c), n. 1, del D.Lgs. 252/2005 e così come chiarito da Covip con delibera del 21 marzo 2007, la scelta di coloro che già aderiscono a un Fp può essere volta esclusivamente al mantenimento del Tfr in azienda o all’integrale conferimento dello stesso al fondo cui abbiano già aderito. Il Fp Mario Negri, d’altro canto, non ha precluso ai propri iscritti la facoltà di destinare il proprio Tfr a un altro Fp, essendo espressamente abilitato a far ciò. In base alla disposizione contenuta nell’art. 20, comma 7, del D.Lgs. 252/05 è consentito ai Fp preesistenti in squilibrio di derogare alle previsioni degli articoli 8 (finanziamento) e 11 (prestazioni) del decreto medesimo. Rimane ferma ovviamente la possibilità per i dirigenti del commercio di conferire esplicitamente il Tfr al fondo Mario Negri (al quale confluirà anche in caso di mancata manifestazione di volontà al termine del semestre), essendo stata attivata a tale scopo apposita sezione a contribuzione definita. Per quanto riguarda, invece, il Fp Espero, la novità è ancora più rilevante visto che si aprono le premesse per un Fp “geneticamente modificato” in quanto aperto alla adesione di due tipologie di lavoratori fortemente differenziati non solo dal punto di vista delle fonti di finanziamento ma, soprattutto, dal punto di vista delle fonti istitu-

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tive: in questo caso si può addirittura parlare di un unico fondo negoziale con due fonti istitutive tipologicamente e giuridicamente non assimilabili. Il fondo, plasmato in fase iniziale sull’adesione dei soli dipendenti pubblici, si è aperto recentemente anche ai privati. Con accordo sottoscritto in data 22 marzo 2007 le scuole private che applicano il contratto Aninsei (Associazione Nazionale Istituti Non Statali di Educazione e di Istruzione) possono far aderire i propri lavoratori a Espero. I lavoratori degli enti professionali che applicano il contratto Forma e Cenfop, invece, con accordo sottoscritto in data 27 febbraio 2007, possono aderire alternativamente a Espero o al costituendo Previfonder (fondo di previdenza complementare per i dipendenti degli enti ecclesiastici). Si ricorda che l’adesione potrà essere esclusivamente esplicita in quanto Espero, privo di gestione finanziaria operativa e quindi di comparto garantito, non può ancora accogliere i lavoratori silenti. Infine, tra i fondi di nuova istituzione che nascono già con caratteristiche differenti rispetto alla generalità delle forme di previdenza complementare, va annoverato Previlog, fondo pensione del settore della logistica, a cui una parte della platea può aderire versando soltanto il Tfr e il La situazione dei fondi pensione dei pubblici dipendenti

Probabilmente entro l’inizio del 2008 la previdenza complementare dei lavoratori del pubblico impiego avrà contorni più definiti. Espero, fondo del comparto scuola che conta circa 85.000 iscritti, sarà accessibile ai lavoratori delle scuole private e definirà la propria gestione finanziaria. La bozza di statuto per il fondo di Enti locali e Sanità potrebbe essere approvata e sarà probabilmente terminata la ricerca delle risorse necessarie al decollo dei fondi degli altri comparti. Per ora, fatta eccezione per i dipendenti della scuola e i lavoratori pubblici di Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta, l’unica scelta è l’adesione a una forma individuale. proprio contributo. Infatti i lavoratori iscritti anche al Fasc (Fondo Agenti Spedizionieri e Corrieri) riceveranno la contribuzione datoriale esclusivamente a questa particolare forma previdenziale. La trasformazione “genetica” di alcuni fondi pensione rispetto alle forme pensionistiche finora conosciute coinvolge non solo le fonti istitutive ma anche la gestione amministrativa del fondo stesso. Pur riconoscendo che esistono già esempi di fondi pensione come Fopadiva e Laborfonds che, proprio per avere tra i propri aderenti dipendenti privati e pubblici hanno fin dall’inizio della loro attività adottato procedure amministrative peculiari, fondi come Espero (nato esclusivamente per i pubblici e poi apertosi ai privati), Agrifondo (con parte di iscritti che versano Tfr e parte che non lo versano), Previlog (in cui non è presente il contributo datoriale) hanno al loro interno livelli di complessità diversi da gestire con specifici modelli amministrativi. Le esperienze evidenziate sono solo alcune di quelle che tendono a sfatare il mito della standardizzazione dei Fp; a tal riguardo sembra doveroso ricordare che proprio la riforma del D.Lgs. 252/05 ha dato il via alla progettazione di Fp per la prima volta costituiti nella forma fondazionale, da molti autori considerata da tempo come una valida alternativa a quella associativa (cfr. iniziativa dei liberi professionisti associati Adepp con il fondo Professional Welfare). Altre “deviazioni” dagli schemi canonici della previdenza complementare si sono registrate nel mondo delle adesioni alle forme individuali. Anche su questo versante la riforma si è sviluppata secondo linee guida molto precise: liberalizzazione delle adesioni collettive ai Fp aperti anche tramite accordi plurimi e razionalizzazione delle politiche di sconto operate dalle forme pensionistiche. Pure in questo caso il connubio incentivazioni economiche-adesioni collettive è stato nella pratica incrinato al fine di ampliare le potenzialità di espansione delle forme pensionistiche complementari e soprattutto al fine di aprire l’accesso alla previdenza complementare da parte dei grandi “esclusi” dalla riforma. Il riferimento è alla istituzionalizzazione delle cd. adesioni convenzionate che consentono l’accesso collettivo di lavoratori autonomi e liberi professionisti ai Fp aperti e ai Pip tramite meccanismi economicamente incentivanti (e nel caso dei Fp aperti, attraverso il riconoscimento delle classi di quota). Se solo il futuro saprà fornirci risposte sugli effetti della riforma in termini di tassi di adesione, già oggi con certezza possiamo affermare che proprio il D.Lgs. 252/05 ha aperto la strada a un processo dinamico di sviluppo e concorrenzialità degli strumenti di previdenza complementare. Newsletter Mefop Anno VIII · Mefop n. 30 – Luglio 2007

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Le ragioni di chi dice no Andrea Mariani Mefop

Finito il lungo semestre, è tempo di bilanci: sebbene il balletto dei numeri troverà una sua naturale conclusione a settembre, quando il Ministero del Lavoro certificherà l’effettivo andamento delle adesioni, esplicite e tacite, tuttavia è possibile sin da ora essere certi che ci saranno da una parte coloro che evidenzieranno che 3 o 4 italiani su 10 hanno conferito il Tfr a un fondo pensione e dall’altra coloro che enfatizzeranno che 6 o 7 italiani su 10 hanno lasciato il Tfr in azienda. Aldilà dei numeri, è interessante chiedersi perché ci sarà comunque chi guarderà alla parte del bicchiere vuota, seppure il buon senso dovrebbe invitare costoro alla prudenza, dal momento che dopo un periodo di Tassi di copertura della previdenza complementare nei paesi europei con adesione volontaria (2005)

Dati: Efrp Newsletter, Novembre 2006, vol. 5, p. 5

faticoso avvio la Riforma ci proietterebbe in una situazione simile a quella del Belgio e dell’Islanda e saremmo non lontani da un paese di grande tradizione quale il Regno Unito (ricordandoci che nel caso dei paesi nordici e dei Paesi Bassi l’elevatissimo tasso di adesione è giustificabile dall’obbligatorietà contrattuale e/o dalla presenza di fondi a prestazione definita). Perchè negli Usa nessuno si sognerebbe di fare un titolo di giornale dicendo “il 49% dei lavoratori statunitensi non ha un fondo pensione (addirittura il 63% nelle aziende con meno di 100 addetti)”? Eppure si tratta della situazione effettiva di un paese in cui i fondi pensione esistono da decenni, il finanziamento dei piani pensionistici complementari è basato esclusivamente sulla contribuzione dell’azienda e del lavoratore e, soprattutto, la previdenza obbligatoria ha un peso decisamente inferiore a quello italiano (sebbene la tabella faccia comprendere che in molti casi il problema è l’assenza di un piano pen-

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sionistico offerto dall’azienda). Questa propensione a essere critici nei confronti dei fondi pensione e, forse, ancora di più nei riguardi della riforma introdotta dal D. Lgs. 252/05, rende quindi opportuno un approfondimento in relazione alle argomentazioni addotte e alle finalità sottostanti di coloro che nel semestre hanno scelto un atteggiamento da bastian contrario. La prima evidenza piuttosto curiosa è che i rilievi critici giungono da posizioni ideologiche anche piuttosto lontane fra loro: da una parte chi teme che la previdenza complementare costituisca una minaccia al pilastro pubblico (cfr. www.perlapensionepubblica.it), dall’altra chi enfatizza in chiave negativa il carattere dirigistico e statalista della riforma (cfr. www.tuapensione.it). Quindi la riforma appare ad alcuni troppo liberista, ad altri troppo poco; secondo alcuni è stata anticipata per far arricchire banche e assicurazioni, mentre nell’opinione di altri lo scopo è quello di dare maggiore potere ai sindacati. Si è gridato allo scippo del Tfr sia da parte dell’estrema sinistra, sia da parte delle piccole imprese, sebbene risulti di difficile comprensione secondo la logica finanziaria come lo stesso strumento possa rappresentare sia un’imbattibile forma di finanziamento, sia un ideale veicolo di investimento. Su alcune questioni piuttosto familiari agli addetti ai lavori infatti si rilevano punti di vista a volte diametralmente opposti, che tuttavia convergono nell’attaccare la previdenza complementare. In primo luogo la rischiosità insita negli investimenti finanziari di un piano a contribuzione definita rappresenta una leva di comunicazione piuttosto facile su cui agire, dal momento che la scarsa educazione finanziaria e alcuni episodi paradigmatici, quali l’andamento negativo dei mercati azionari nel periodo 2000-2002, i casi di Enron, Parmalat, Cirio e il default dei titoli di stato argentini, hanno rafforzato lo scetticismo di una parte dei lavoratori rispetto alla possibilità di versare il Tfr in un fondo pensione. Aldilà della validità di tali argomenti, “giocare il tfr in borsa” rimane uno slogan che dal punto di vista emozionale ha mietuto vittime illustri, sebbene la presenza di linee di investimento piuttosto prudenti e in alcuni casi addirittura garantite rende gli aderenti ai fondi pensione più simili per profilo di rischio ai Bot people piuttosto che a trader sofisticati. Tale approccio evidenzia quindi la ridotta conoscenza del reale panorama della previdenza complementare italiana, dove i lavoratori hanno manifestato un atteggiamento prudente e i fondi pensione hanno assecondato tale propensione, senza forzare nessuno verso opzioni particolarmente rischiose (cfr. Tacito conferimento al via: come sarà il comparto garantito, Newsletter Mefop n. 29). Certamente non è facile comunicare in modo semplice che cosa comporta la rischiosità di un investimento previdenziale, ma sarebbe poco onesto dimenticare che anche il Tfr ha avuto in diversi anni rendimenti inferiori ai titoli di stato e che in generale ogni attività umana è caratterizzata da incertezza, compresa la previdenza obbligatoria, come ha sperimentato ad esempio chi ha iniziato a lavorare nei primi anni Ottanta e ha dovuto modificare più volte le proprie aspettative pensionistiche, man mano che sono state attuate le diverse riforme. Allora si dovrebbe decidere se la serietà di un operatore pubblico si misura nel rassicurare i cittadini a ogni costo, tacendo magari gli oneri che comunque si potrebbe essere costretti a sostenere a fronte di difficoltà del bilancio statale, o nel porli in condizione di comprendere quali sono i rischi che gravano sul futuro pensionistico di ogni lavoratore e scegliere quale strada sia preferibile, nella consapevolezza che esistono comunque delle incognite da affrontare. Tuttavia l’ambito di confronto fra previdenza complementare e Tfr non si è limitato all’aspetto finanziario, ma ha investito un’altra tematica rilevante quale l’irreversibilità della scelta di aderire a un fondo pensione e i relativi vantaggi riconosciuti a chi destina a finalità previdenziale una parte dei propri risparmi. Una formulazione tipica di questo atteggiamento magnifica l’estrema disponibilità del Tfr rispetto all’inaccessibilità del fondo pensione, sminuendo in modi piuttosto fantasiosi i vantaggi fiscali e l’impatto del contributo datoriale e insinuando il dubbio che il regime impositivo agevolato sia comunque uno specchietto per allodole, destinato a essere modificato. Pur Newsletter Mefop Anno VIII · Mefop n. 30 – Luglio 2007

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La previdenza complementare negli Usa (dati in %) Tutti i piani Accesso* Adesione** Adesione/ Accesso Tutti i lavoratori 60 51 85 Impiegato (white collar) 69 60 87 Operaio (blue collar) 62 52 84 Full time 69 60 87 Part time 29 21 72 Sindacalizzato 84 80 95 Non sinadacalizzato 57 47 82 Salario di meno di 15$ per ora 47 36 77 77 70 91 Salario di almeno 15$ per ora Produzione beni 73 64 88 Produzione servizi 56 47 84 Aziende fino a 99 dipendenti 44 37 84 Aziende a partire dai 100 dipendenti 78 67 86

Accesso* 21 23 25 24 9 70 15 11 34 32 18 9 35

Prestazione definita Adesione** Adesione/ Accesso 20 95 22 96 25 100 23 96 8 89 68 97 14 93 10 91 33 97 31 97 17 94 9 100 33 94

Accesso* 54 65 53 63 25 50 55 43 69 63 52 41 70

Contribuzione definita Adesione** Adesione/ Accesso 43 80 53 82 40 75 51 81 16 64 44 88 43 78 31 72 58 84 51 81 40 77 33 80 54 77

* Accesso fa riferimento al numero di lavoratori cui viene offerto un piano pensionistico nelle aziende. ** Adesione fa riferimento al tasso di adesione fra i lavoratori alla previdenza complementare. Dati: National Compensation Survey: Employee Benefits in Private Industry in the United States, March 2006, U.S. Department of Labor, U.S. Bureau of Labor Statistics, August 2006

essendo auspicabile una definizione più trasparente ed equa delle possibilità di exit (cfr. Editoriale), tuttavia è bene ricordare che l’adesione a un fondo pensione è irreversibile solo in due casi: se il lavoratore ha aderito a una forma individuale oppure se si è scelta una forma collettiva e si rimane fino alla pensione nella stessa azienda. Infatti se si è optato per un fondo pensione di categoria (anche preesistente) o per un’adesione collettiva al fondo pensione aperto, al momento del cambio o della cessazione dell’attività lavorativa è possibile cambiare idea (cfr. Direttive Generali Covip, 28 giugno 2006, riscatto per perdita dei requisiti di partecipazione). In base a questa considerazione è logico rilevare che, se i vantaggi fiscali fossero ridotti, pochi lavoratori rimarrebbero nel sistema senza riscattare al momento del passaggio a una nuova attività lavorativa. Inoltre non si dovrebbero dimenticare le potenziali conseguenze elettorali per chi di fatto operasse un innalzamento delle imposte sulle prestazioni pensionistiche a una parte consistente degli elettori che ha scelto la previdenza complementare in base a determinate caratteristiche. Come già detto, i rischi caratterizzano ogni attività umana e non si possono rappresentare a senso unico, paventando sempre e soltanto quelli strumentali a supportare una tesi particolare: una simile ostinazione potrebbe quindi essere letta in chiave opportunistica, se si considera la facilità di guadagnare consensi e accreditarsi come paladini degli oppressi, sfruttando la istintiva diffidenza di chi percepisce il Tfr come qualcosa di intoccabile. D’altra parte esiste la possibilità che la spiegazione sia invece di natura “difensiva”, poiché esiste il timore che il successo della previdenza complementare comporti un cambiamento dello status quo in diversi ambiti (politica economica, risparmio gestito,… ), che costringe di fatto a porre in discussione gli equilibri già conseguiti. In conclusione, seppure non sia possibile interpretare in modo univoco le ragioni dell’opposizione ideologica alla riforma, è bene mantenere grande attenzione verso questi interlocutori, dal momento che non è difficile prevedere che, seppure ridimensionati, i gufi, non sempre disinteressati o in buona fede, attenderanno l’occasione per porre in grande risalto qualsiasi passo falso.

Mefop Newsletter - Direttore responsabile Orazio Carabini - Editore Mefop S.p.A. - Presidente Mauro Marè Redazione Via Milano, 58 - 00184 Roma - Tel. 06 48073530 - Fax 06 48073548 - E-mail mefop@mefop.it Autorizzazione del tribunale di Roma - N. 198 del 9 maggio 2000 - DTP Massimo Sanna s.r.l. - Stampa Grafica Romana srl - Via Bartolozzi, 13 - Roma - Finito di stampare nel mese di Luglio 2007

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