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Number 03 — maggio 2021
Una giornata sul set Agami
E luce fu... Miramonti Boutique Hotel Ci piacciono i pionieri Fuorisalone Edition Simone Miani Lezioni dal nord Un mondo in bianco e nero
Editoriale
La casa ha visto confermare anzi rilanciare fermamente il suo primato: è il luogo a cui ci rivolgiamo con sempre maggior attaccamento. Il nostro amatissimo nido ha per giunta ampliato le sue skill, elevandole all’ennesima potenza. Ha aperto le porte a tutta la vita che potevamo portare al suo interno facendosi, di volta in volta luogo di relax e allo stesso tempo di lavoro, laboratorio di ricette per aspiranti Master Chef e ristorante privato a lume di candela, si è fatta aula scolastica e sala cinematografica casalinga. Nel frattempo il design continua a indagare, a immaginare il nuovo, ad attingere al richiamo diffuso per la natura incontaminata, per il Lara Vidotto Art Director
rispetto del Pianeta che tutti sentiamo. Pensiero che ritroviamo nell’intervista al brand Guzzini, attento ad un vero orientamento eco. Alla nostra amata dimora abbiamo sempre voglia di dedicare cura e progetto. Sfogliando le pagine che seguono, troverete tanti spunti per immaginare e realizzare quello che sognate, e se i sogni vi piacciono, nel giro di qualche pagina potrete viverne uno con Agami Events e il suo set fotografico tra i colli veneti. A noi manca tanto l’arte, il cinema, il teatro, i concerti, il Salone del mobile di Milano e i viaggi, e allora faremo un salto in un vero Paradiso Terrestre che abbiamo in Alto Adige, vi portiamo le novità dal Fuorisalone Digitale, conosceremo l’artista Simone Miani e ci faremo insegnare la leggerezza dell’abitare dalle culture del grande Nord.
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Index
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E luce fu...
a cura di Giorgia Messa
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Cover Story
UNA GIORNATA SUL SET AGAMI EVENTS a cura di Lara Vidotto
18 Boutique Hotel
Miramonti Boutique Hotel
a cura di Samantha Passuello
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Index
Forme
La percezione esoterica delle forme
a cura di Alessandra Luporini
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Guzzini
Ci piacciono i pionieri
a cura di Lara Vidotto
Bianco e nero
Un mondo in bianco e nero
a cura di Maria Chiara Bocciolini
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Degni di nota
Fuorisalone Edition 67 a cura di Marta Gecchele
Simone Miani A cura di Chiara Moro
Lezioni dal Nord a cura di Lara Vidotto
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Verde oliva, carattere mediterraneo, richiamo di elementi atavici, memoria di natura.
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Remind, poltroncina da esterno by Pedrali
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E LUCE FU…
a cura di Giorgia Messa
“Dio disse luce e luce fu” Bibbia, Genesi I
Dopo aver creato il cielo e la terra, il primo atto di Dio fu quello di far luce su quanto creato. E giustamente, direi! Pensate se Michelangelo avesse dipinto la Cappella Sistina per poi lasciarla al buio… Tutto sommato, poi, Dio ha fatto con il mondo ciò che noi facciamo con la nostra casa: arredare. E nel farlo, ci ha lasciato un preziosissimo insegnamento: prima di tutto, le luci giuste! Perciò, vi indichiamo, di seguito, qualche nostro consiglio.
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LAMPADE DA SOFFITTO
Solitamente, la principale fonte luminosa di ciascuna stanza viene dal soffitto; così la luce si irradia dall’alto in tutto l’ambiente, avvolge gli oggetti e crea l’atmosfera: calda o fredda a seconda di gusti e necessità. Al di là del fondamentale aspetto funzionale, le luci da soffitto sono anche un importante oggetto d’arredo che merita particolare attenzione nella scelta. Lampadari, faretti, plafoniere: ce n’è di tutti i tipi e per tutti gli stili. Ecco la nostra selezione. Semplicità ed eleganza; tradizione e modernità; linee morbide e pulite. La LAlampada di OpinionCiatti si ispira alle lampade delle stazioni ferroviarie dell’800 e le ripropone in
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chiave evoluzionistica, con uno stile minimal e contemporaneo. Struttura semi sferica, realizzata in metallo smaltato; colori metallici, dal bronzo, al piombo, all’oro, che conferiscono un tocco industriale a un lampadario classico. Un prodotto di design che si inserisce perfettamente in ogni tipo di appartamento. Per chi ama distinguersi, invece, Wireline di Flos: una lampada a sospensione, a luce diffusa, ideata dai designer Formafantasma. La sua linea, elegante e originale, richiama quella di un gioiello: come una collana preziosa veste gli spazi ed esprime tutta la sua bellezza soprattutto in interni dai soffitti alti. Disponibile in due tonalità: rosa e verde scuro.
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LAMPADE DA TAVOLO Altro punto luce fondamentale si colloca su tavoli e scrivanie. Che ci si sieda a leggere un giornale, che ci si metta a lavorare al computer o a controllare le bollette, è sempre bene avere la giusta illuminazione (anche se le bollette preferiremmo lasciarle al buio…). Quando il sole cala, subentra la lampada da tavolo. Trattandosi di un oggetto sempre esposto e ben visibile, oltre che estremamente utile, è importante coniugare praticità e stile! Di seguito qualche suggerimento. Partiamo da un grande classico del design: Taccia, la lampada ideata, per Flos, da Achille e Pier Giacomo Castiglioni nell’ormai lontano 1962 ma sempre attuale e molto apprezzata. Una lampada da tavolo che può essere utilizzata anche come lampada da terra grazie al supporto solido e stabile. Diffusore trasparente, in vetro soffiato a bocca, e corpo in metallo profilato che ricorda una colonna greca classica. Uno stile che coniuga tradizione e modernità, dal fascino intramontabile. Dobbiamo, ancora, ai fervidi anni ‘60 un altro evergreen del design: Cobra, la lampada da tavolo ideata da Elio Martinelli, nel mitico ‘68, per Martinelli Luce. Si tratta di uno dei primi apparecchi illuminanti in resina, prodotto con un particolare sistema di stampaggio. Base girevole e un riflettore orientabile sul piano, attraverso la rotazione del braccio, che le conferisce la forma della testa di un cobra (da cui il nome). La base concava può diventare un portaoggetti. Pratica, dinamica ed elegante: un tocco semplice ma personale per la vostra scrivania.
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Facciamo un salto nel tempo e arriviamo a un prodotto di moderna fattura che non mancherà di stupire voi e i vostri ospiti per la sua originalità: la lampada da tavolo Gregg, l’ultima evoluzione di una costante ricerca per creare la giusta luce. La forma, pulita e tondeggiante, ricorda il grande uovo di un animale preistorico, una sorta di metafora di una strabiliante e innovativa creazione. Dal ‘guscio’, si irradia una luce calda, diffusa e uniforme, concepita per non stancare mai la vista. Ma anche da spenta, questa lampada rimarrà un curioso e raffinato oggetto di design.
Lampada Gregg by Foscarini.
Lampada Gregg by Foscarini.
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LAMPADE DA TERRA
Lampada Arco by Flos. Foto di Gionata Xerra.
Per uno stile più moderno e industriale: Contour Led – Quercia, dello studio Pablo. Una lampada-cornice realizzata in differenti finiture, con l’esterno in alluminio e l’interno in legno, e disponibile in diverse altezze. La sua forma essenziale e la luce intensa emessa dall’interno della cornice sembrano creare una vera e propria finestra, all’interno della quale è possibile posizionare accessori per un inedito effetto scultoreo. Originale e raffinata.
E per le nostre pause relax in poltrona o a letto? Leggendo un libro, facendo l’enigmistica o l’uncinetto. Spesso la luce dal soffitto non basta ed è utile avere una lampada orientabile e trasferibile secondo le proprie esigenze. E lampada da terra fu! Occhio, però, sono arredi ‘protagonisti’: occupano spazi importanti e si contendono la scena con sofà, pouf e comodini. È fondamentale, quindi, sceglierli con cura, tenendo ben a mente lo stile della stanza in cui si andranno a inserire. Vediamo qualche esempio. Per uno stile più classico e sofisticato: lampada da terra Arco Led, di Flos, ideata dai fratelli Pier Giacomo e Achille Castiglioni. Un gioiello di intramontabile bellezza, con il suo piedistallo in marmo di Carrara e con il suo stelo ad arco in acciaio inossidabile satinato. Eleganza senza tempo.
Lampada Contour Led by Pablo.
Queste sono solo alcune delle molteplici soluzioni di design nel settore dell’illuminazione. Soluzioni diverse, per tutti i gusti, con un unico obiettivo: fare luce nella nostra casa, come Dio fece luce nel nostro mondo. Perché nessuna creazione ha ragion d’esistere se non può essere ammirata.
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Cover Story
UNA GIORNATA SUL SET AGAMI EVENTS a cura di Lara Vidotto
“Accendi un sogno e lascialo ardere in te.” W illiam S hakespeare
Villa Ca’ Brusà rappresenta a tuti gli effetti quel luogo dove ci troviamo quando siamo sbalzati fuori dalla curva della realtà. Varcata la sua soglia tutto ci appare privo di collocazione temporale, forse il fatto che le restrizioni covid da tempo non permettevano di immergersi fisicamente in uno shooting vero e proprio hanno reso l’occasione ancor più partecipata, vissuta fin nei minimi dettagli.
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Pippi, premiata con il Good Design Award 2019 e il German Design Award 2021, Pippi di Midj è una seduta monomaterica e monocromatica, un vero inno alla semplicità e alla morbidezza. Le curve sinuose e le soffici imbottiture combinano il design a cura di Roberto Paoli al comfort della seduta, integrandosi perfettamente in diversi stili di interior.
Sawaru, due cilindri che si toccano. È una lampada da terra realizzata da Nendo per Flos. Base e corpo in alluminio verniciato, mentre il diffusore è in policarbonato fotoinciso e stampato a iniezione. il riflettore è in alluminio pressofuso e verniciato.
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Un sorso di bellezza degustato con la disponibilità ad immergerci nel sogno che le organizzatrici di eventi e wedding planner Ludovica e Giulia hanno creato per Agami Events. A tratti mi è parso di essere a Ocaña, sull’isola de L’iguana di Anna Maria Ortese. Infatti Ca’ Brusà è un esempio unico di villa pre-palladiana, un luogo di eccezionale bellezza e affascinante mistero. Ancora oggi non si conosce con precisione tutta la sua storia, i diversi usi a cui fu adibita e le molte persone che vi hanno abitato. Immersi nella campagna tra i coli Euganei e i colli Berici possiamo lavorare e nel contempo concederci il lusso di far volare la mente, astrarre i pensieri e concedere alla nostra parte emotiva di esprimersi. Lavorare su questo set è stato come salire a bordo di un tappeto volante lasciandosi trasportare in una realtà parallela, in un tempo sospeso.
IC, il designer Michael Anastassiades è stato ispirato da un giocoliere che faceva scorrere una crystall ball sul collo, giù per le braccia e fra le mani, lasciando tutti senza fiato. Quello spettacolo da giocoliere ha ispirato la fortunatissima linea IC per Flos. Un design ultra-moderno, esclusivo e di grande impatto visivo.
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Olo è una famiglia di tavolini monolitici, sculture moderne che abitano la zona living. Essenziali nelle sagome con la massima forza espressiva. Design Antonio Faccio per Mogg
CREDITS: Design e Planning @agami_events Location @villa_cabrusa Photo @valerianecchi_photographer Video @alessandro.brombin_vm Flower e Stationery @fiorigrafia Mise en place e allestimento @terramarea e @santi_events coordinato da @roberta_diamantis Arredi @lovethesign_official Bridal dress @ouicheritreviso Jewelry @efjewelrydesign Model @nicolebara
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Swing, di Alessandro Di Prisco per Mogg, è un paravento con screen in metallo e base in marmo Carrara, nero Marquina o cemento. Un cerchio di metallo ancorato ad una base cilindrica che ne permette la rotazione di novanta gradi, dando vita ad un movimento rotatorio destro o sinistro che consente rapidamente di coprire, separare o dividere lo spazio circostante.
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Cover Story
Close è la poltrona in cui tutti vorremmo affondare. Un fusto in metallo esile ma solidissimo accoglie il grande e avvolgente cuscino dalle forme generose, offrendo il massimo livello di comfort. Disegnata da Dainelli Studio per Mogg.
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Tutto sarà originale e lontano dagli schemi, moderno, fresco e deciso, e allo stesso tempo prezioso, insolito ed elegantissimo. La sposa, i fiori, gli accessori, la torta, la mise en place, gli oggetti di design che intessono con questo luogo un dialogo che diventa un racconto… Non aspettatevi un matrimonio bianco e perla. I colori vibrano nelle scelta di Agami e abbracciano anche l’allestimento floreale trasmettendo spontaneità, forza e classe.
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La mise en place ricorderà un dipinto di Kandinsky: una base neutra data da una tovaglia bianca e da forme minimal e tese verso l’alto, scaldata da tinte accese e pezzi artigianali moderni. Una palette vivace e perfettamente equilibrata in pesi e accostamenti. L’obiettivo è trasmettere un’allegria che colpisce senza gridare, una giovialità che coinvolge con stile, un’energia che stupisce grazie alla sua insita raffinatezza.
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Chi non vorrebbe che il coronamento di un sogno d’amore non avesse qualcosa di così speciale?
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Tri.Be.Ca di Mogg è una lampada da terra in metallo in stile nordico. Poche linee, sempre più decise, definiscono comodi ripiani e una presa USB per ricaricare tablet e smartphone. Tutto in una lampada, innovativa, originale e funzionale, una lampada elegante e pratica.
AGAMI CI RACCONTA COSÌ IL CONCEPT DI UN MATRIMONIO DA FAVOLA QUI AMBIENTATO: “Ognuno immagina il proprio grande giorno. C’è chi lo fa fin da bambino e chi solo qualche mese prima di fare il grande passo. E tu come immagini il tuo matrimonio? Se potessi dare un’occhiata a quel giorno e scoprire se il vestito che sceglierai, i fiori, la mise en place, il trucco sono quelli su cui hai sempre fantasticato oppure qualcosa di completamente inatteso? Ma soprattutto se quel giorno ti vedrai davvero felice e innamorata...lo faresti? Daresti una sbirciatina? Oggi raccontiamo la storia di una donna curiosa, un po’ come Alice nel paese delle meraviglie, che non ha resistito e ha scelto di scoprire come sarà il suo momento tra colori, vivacità e bellezza. Sogno o realtà? Questo non ci è dato saperlo.”
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Miramonti Boutique Hotel a cura di Samantha Passuello
Il Paradiso Terreste esiste davvero e si trova in Alto Adige
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Miramonti Spa
Ad Avelengo, a soli due passi da Merano, sorge il Miramonti Boutique Hotel: una perla incastonata nella natura, circondata dalla maestosità della foresta e delle Dolomiti. L’idea nasce 9 anni fa da Carmen e Klaus quando decidono di rilevare il vecchio Miramonti, un tipico Hotel di Montagna, e trasformarlo in versione Boutique per i loro ospiti: “Volevamo creare qualcosa di unico che unisse l’amore per la nostra terra e la nostra passione per il design e l’architettura” mi racconta Klaus durante la nostra piacevole chiacchierata. 34
Boutique Hotel
Carmen e Klaus, i proprietari di Miramonti Boutique Hotel
Stanza Miramonti Poltrona Ro di Fritz Hansen
Miramonti Piscina
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Stanza Miramonti Poltrona Egg di Fritz Hansen
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Boutique Hotel
Vista dalla piscina esterna
Experience Alto Adige as an insider Quando il legame con il proprio territorio è forte, lo si riesce a trasmettere con semplicità ed entusiasmo. “Siamo nati qui: amiamo la natura, i suoi suoni, i suoi profumi. Amiamo anche collaborare con agricoltori e produttori locali e portare i loro prodotti sulle tavole dei nostri ristoranti: per noi la condivisione è un valore fondamentale, vogliamo che i nostri ospiti si sentano a Casa”. Da questo principio nascono quindi una serie di attività outdoor, culinarie e culturali, a
favore dei propri clienti (alle quali partecipano gli stessi Padroni di Casa, impegni lavorativi permettendo). Prendiamo, ad esempio, la Forest Therapy: una terapia che si ispira alla cultura giapponese, capace di equilibrare corpo e mente attraverso l’ascolto della natura e delle sensazioni che questa trasmette. O, ancora, il Wine Tour nelle cantine limitrofe e aperitivo Chez Tyler Brûlé, founder della rivista Monocle: una casa dal design anni ’70-’80 in cui vivere momenti di piacevole convivialità.
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“Il design e l’architettura fanno bene alla psiche” Da bravi appassionati di architettura e design nordico, Carmen e Klaus hanno dato vita a qualcosa di unico, in Alto Adige. Il progetto è stato affidato allo studio Tara, la cui esperienza formativa arriva direttamente da Oslo. Coincidenza? Less is more è senza dubbio il motto dell’Hotel Miramonti: l’utilizzo di pochi e semplici materiali come legno di rovere e vetro conferiscono alla facciata e agli interni della struttura un sapore minimalista ma al contempo caldo ed elegante. “Abbiamo un debole per il design pulito ed essenziale, ma non rinunciamo mai al Mix & Match: abbinare elementi di stili diversi tra loro va benissimo, purché coesistano armonicamente. Per noi è fondamentale che gli ambienti non risultino artefatti, bensì caldi come a Casa propria. Il design va vissuto, non solo osservato!” Ultimo aspetto da considerare, assolutamente non per importanza, è la natura circostante: l’utilizzo di ampie vetrate, la spa per l’80% in Outdoor, le Suite costruite all’interno della foresta, hanno tutte un denominatore comune: far entrare il paesaggio nella struttura per farlo dialogare con le persone.
Piscina Miramonti, Foto di Lea Hajner
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Boutique Hotel
“Abbiamo alcuni progetti in cantiere per il futuro, ma l’augurio che ci facciamo è uno: continuare ad essere apprezzati per quello che siamo, senza dover cambiare volto. Il Miramonti, siamo noi!”
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La percezione esoterica delle forme A cura di Alessandra Luporini
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Forme
Lampada da tavolo Copycat by Flos
Poltroncina Remind by Pedrali
Divano a due posti Dost by Puik
Poltrona Lock by Bonaldo
La forma di ogni cosa ha un grandissimo impatto su di noi. La percezione conta. Il mondo è pieno di forme geometriche e noi, come umani, abbiamo assegnato ad ognuna di esse un significato, in modo subconscio. Sul piano spirituale le forme piene, tonde, ovali e sferiche stimolano la concentrazione e la meditazione. Sono forme adatte a chi è alla ricerca di uno sviluppo interiore e vede nella propria casa un luogo di pace, ma anche di studio e di approfondimento. Quando scegliamo per la nostra comfort zone forme sinuose, morbide e rotonde, è perché vogliamo staccare dalla razionalità spigolosa della nostra stressante quotidianità. Forse, osservando questo proliferare di sofficità e linee curve, è utile ricordare qualcosa che spesso dimentichiamo: in natura, la linea retta non esiste. Quindi cosa c’è di più bello ed emozionante quando si entra in una casa accogliente e rilassante? Forme rotonde e colori tenui in armonia. La Forma che per antonomasia contiene e racchiude il sé è il cerchio: simbolo perfetto della totalità che rappresenta l’infinito in totale pienezza e armonia.
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Mauro Moriconi, stampa su legno con resina
L’artista contemporaneo Mauro Moriconi sceglie il tondo come forma perfetta ricordando l’opera religiosa del “Tondo Doni“ di Michelangelo. La serie “Tondo’s” ruota attorno al cruciale concetto di immagine e della sua rappresentabilità. Dalle lucide superfici, quasi riflettenti, paesaggi onirici, agglomerati di cromie che rimandano a fantasiose geografie e a straordinari mondi interiori. La visione di tali scorci mette in crisi la percezione, sia dell’occhio umano che della macchina fotografica, confonde il senso di realtà e d’illusione, stimolando l’osservatore. I cerchi rappresentano completezza, amore, movimento, eternità, protezione, intellettualismo.
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Lampadario Arrangement 3 by Flos
Forme
Qualsiasi cosa con le curve raffigura la femminilità. Iris van Herpen, stilista scultrice di haute couture, lavora sul sottile confine di un fashion design concepito come sperimentazione, preoccupandosi di inventare nuove forme e metodi di alta sartoria e rendendo esplicita l’idea che la moda sia un’espressione artistica del proprio io e non uno strumento commerciale privo di contenuti. Chi meglio di lei per esprimere questo concetto, che si porta dietro, al di là della innovazione tecnica, una serie di riflessioni contemporanee più ampie sul movimento, il corpo e la bellezza. I suoi non sono abiti che rivestono, ma abiti che completano e cambiano il corpo suscitando emozioni.
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Centrotavola Tierra
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Guzzini
CI PIACCIONO I PIONIERI. a cura di Lara Vidotto
Nel design non è facile essere i primi a iniziare qualcosa… per questo vorremmo fare due chiacchiere con il marchio Guzzini che più e più volte ha poggiato per primo il piede su nuovi territori inesplorati del design. I primi a introdurre il plexiglass nell’arte della tavola, a produrre articoli acrilici bicolore con la tecnologia della termoformatura già dal 1950, ad introdurre gli oggetti di design nelle nostre cucine. Il colore, i sistemi di oggetti e i coordinati per la tavola iniziano a dare un senso tutto nuovo, gioioso e avvincente, al momento della preparazione del cibo e alla convivialità. Riccardo Ricci, giovane sales manager che ha iniziato la sua esperienza in Guzzini come stagista sette anni fa, ci racconta: “Dal primo giorno che sono entrato in azienda mi sono sentito nell’Olimpo”. Ora è responsabile per il mercato Italia, Stati Uniti e Canada, e con grande entusiasmo ci svela tanti aspetti interessanti di un marchio che ha fatto storia.
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Barattoli Tierra
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Guzzini
Riccardo Ricci, Sales Manager
Riccardo, c’è qualche aneddoto curioso sui fondatori? Un episodio particolare di questo loro grande esempio di imprenditoria italiana?
Di aneddoti ce ne sono tanti ma vale la pena ricordare un avvenimento da cui tutto ha avuto inizio. Siamo a Recanati nel 1912, ben quattro generazioni di Guzzini fa! Enrico era ritornato in patria dall’Argentina, dove aveva imparato a lavorare il corno di bue con cui realizzava calzascarpe, posate da insalata, tabacchiere… Nel ’37 passava per Recanati un carretto con gli sfridi dei lunotti in plexiglass recuperati dagli aerei da guerra abbattuti. Enrico fermò quel carretto
e comprò a peso quegli scarti che gli ricordavano la malleabilità del corno di bue, rilevando in quel nuovo materiale un elemento etico: finalmente qualcosa che evitava di uccidere gli animali per ricavarne degli utensili. Da quel carretto, precorrendo i tempi in tema di riciclo, è nata la Guzzini che conosciamo oggi. Il primo designer che è entrato in Guzzini?
È stato nel 1962 con Luigi Massoni, una personalità che ha contribuito in modo fondamentale alla crescita, in senso culturale prima che economico, del design italiano.
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Il carrello Massoni è ancora in assortimento per la qualità di un pezzo intramontabile ma anche per il sentimento che ci lega a lui, a memoria di una collaborazione illuminata. Quali sono gli aggettivi che chi usa Guzzini
interpretare la nuova domesticità, al netto del settore tavola e cucina sono nati nuovi modi di vivere la dimensione domestica: l’home office certamente, ma anche il fitness è diventato un’attività che quasi tutti hanno spostato in casa. Dobbiamo e vogliamo tenerne conto.
porta in casa sua?
Più che semplici aggettivi direi che Come nasce una nuova collezione di Guzzini ha coniato una frase memorabile, oggetti? C’è una mente o un team che che distingue il nostro modo di entrare traccia la strada? nelle case di tutti. Al timone c’è immancabilmente Domenico Ti spiego: dagli anni 2000 l’azienda Guzzini, presidente e direttore Marketing, ha aperto le porte a sociologi, filosofi l’anima stilistica è lui e detta le linee guida e pensatori, consapevole del grande che poi vengono condivise con il Comitato contributo che potevano portare nel Prodotto e con i Designer. settore imprenditoriale. Domenico ha una mente Puoi immaginare il molto aperta, sensibile “Un oggetto Guzzini ventaglio di prospettive agli stimoli, si interroga che si sono aperte, continuamente ha lo scopo quegli anni hanno di facilitare e felicitare”. sui temi inerenti la caratterizzato l’azienda contemporaneità, i con un’effervescenza trend, i costumi fino ai che è stata declinata poi in eventi, che prodotti in sé e per sé. univano design, food design, specialisti del La nostra è un’azienda a conduzione cibo, in progetti che si sono trasformati in manageriale ma la partecipazione prodotti concreti e in una frase che ancora attiva della famiglia Guzzini ha un peso ci guida: “Un oggetto Guzzini ha lo scopo importante e incide in modo significativo e di facilitare e felicitare”. positivo sul percorso aziendale. Essenziale… tuttora i nostri due driver principali sono ancora questi. Tierra è la nuova linea di prodotti per la tavola che esprime un forte senso di Cos’è la casa ora, in questo frangente
responsabilità ecologica, che guarda alle
storico?
risorse del pianeta in modo consapevole,
È fondamentale, è stata riscoperta da tutti a causa della pandemia. Vediamo che il consumatore ha ritrovato il senso della qualità e della bellezza. Guzzini si sta interrogando per
come viene realizzata la plastica green?
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Tierra innanzitutto è un prodotto durevole, realizzato adottando un approccio green. È importante sottolineare questo aspetto: la longevità è fondamentale per superare
Guzzini
Domenico Guzzini, Presidente e direttore Marketing
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Set 24 posate My table
Bottiglia termica Energy
“l’usa e getta”, uno dei fondamenti del comportamento ecologico è evitare di produrre spazzatura per ogni pasto consumato. Insostenibile! Tierra ricorda la manifattura dell’argilla, ogni contenitore ha una lavorazione differente come accade nella terracotta artigianale…
Una collezione che per l’alto grado di apprezzamento si è ampliata tantissimo. Il rispetto del Pianeta è un tema di grande importanza per Guzzini, abbiamo adottato da tempo il fotovoltaico e siamo partner di Green Pea, il nuovo progetto di Oscar Farinetti. Il “Pisello Verde” è un edificio di cinque piani che sorge accanto a Eataly
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Torino, dove si comprano auto, vestiti, energia e mobili, tutti in chiave verde. Sosteniamo l’Università di Camerino con cui abbiamo elaborato un nuovo materiale che deriva dal riciclo delle bottiglie pet, questo perché i contenitori dell’acqua rientrano in una filiera chiusa: il pet è l’unico materiale che può essere usato per il contatto con alimenti. Ogni articolo Tierra ha segnato il numero di bottiglie che sono state recuperate per realizzare quel prodotto. Il polipropilene riciclato invece, essendo un materiale non adatto agli alimenti, in Guzzini viene usato per il no-food. Le Murrine ci incantano, sappiamo che
Guzzini
Cassetta pane Tierra
Contenitori Tierra
Guzzini con questo prodotto ha raggiunto un nuovo primato da pionieri!
Sia Tierra che Murrine sono il risultato della genialità dei designer Pio e Tito Toso, figli di vetrai veneziani, che sfidati proprio su queste loro radici, affondate nell’arte del vetro, ci hanno restituito un progetto che è vera poesia e pura avanguardia tecnologica. Questa produzione si avvale di una nuova tecnologia, il “Tricolortech”, siamo gli unici al mondo a produrre oggetti per la cucina con caratteristiche che riproducono l’arte delle Murrine veneziane. Una sfida difficilissima, anche nella cura del dettaglio perché ogni oggetto ha le stesse caratteristiche di un prodotto fatto a
mano… Il riconoscimento del Compasso d’oro ne sancisce tutta la portata innovativa. Quale progetto altamente sfidante vorreste affrontare?
Come ti dicevo oggi la sfida è sul riciclo, guardiamo con occhio attento e critico le tanto decantate bioplastiche, teniamo in considerazione che c’è un lato della medaglia che i più non vogliono far notare: il consumo di risorse naturali necessario per arrivare alla materia di partenza chiamata appunto bioplastica. La coltivazione dei vegetali da trasformare e la trasformazione stessa non sono dei passaggi indolore per il nostro ecosistema,
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Antipastiera Tiffany
per questo crediamo molto di più nel recupero e nel riciclo, nel riutilizzo degli scarti della GDO. Quindi rimanete nel solco tracciato da Enrico Guzzini che ha iniziato riciclando il plexiglass degli aerei da guerra!
Certo, con onore e riconoscenza. Il riciclato richiede un processo più lungo di lavorazione, sia per la rigenerazione del materiale che per la produzione. Non è una scelta che ha vantaggi economici, anzi, ma ci crediamo. Guzzini ha deciso di ridurre la sua marginalità sulle vendite per mantenere il prezzo allineato agli oggetti in commercio che non derivano da riciclo e che hanno un costo di produzione molto più competitivo.
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La cosa più importante che avete imparato sul design?
Che sia bello, funzionale e ben fatto non basta. Il design deve andare ben oltre. La domanda che chi progetta deve porsi è “quale ciclo di vita avrà questo oggetto?”, questi sono i temi con cui il Presidente Domenico Guzzini ci sfida ripetutamente e su cui ci interroghiamo quotidianamente per imparare a disegnare il futuro. E in effetti anche questo è design, è design olistico.
Contenitore Le Murrine
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Lampada Skygarden 2 by Flos. Foto di Santi Caleca.
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bianco e nero
“Ciò che è opposto si concilia, dalle cose in contrasto nasce l’armonia più bella, e tutto si genera per via di contesa.” Eraclito
UN MONDO IN BIANCO E NERO: AMABILE CONNUBIO O NETTO CONTRASTO? a cura di Maria Chiara Bocciolini
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All’origine c’è lo yin e lo yang: secondo la più antica delle filosofie cinesi la rappresentazione della dualità archetipica, quella fra notte e giorno. Lo yin e lo yang - afferma il Taoismo - si riflettono in ogni aspetto della natura: rappresentano l’opposto e il contrasto, ma anche l’armonia e la complementarità che sono i principi chiave per comprendere sia il mondo fuori di noi che quello dentro di noi. Filosofia, religione, arte e design: tutte discipline, dalle antiche alle più moderne, che si sono misurate con questo misterioso simbolo Tao, divenuto ormai una icona mondana la quale riconduce con costanza al pensiero di fondo che non esiste la notte senza il giorno, l’oscurità senza la luce,
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il bianco senza il nero. E questa è l’idea che ci piace sviluppare hic et nunc: bianco e nero sono i poli di un contrasto solo apparente, perché in realtà sviluppano fra loro un equilibrio che genera un’armonia e una sinergia sorprendenti. Sono molti i pittori che nel corso dei secoli hanno deciso di ridurre la loro palette a queste due cromie. Pensiamo a Las Meninas di Picasso o, facendo un bel salto indietro nel tempo, al Cristo Morto di Mantegna o alla Santa Barbara di Van Eyck. E la fotografia? In origine quelle del bianco e nero erano le sole due frequenze cromatiche a disposizione di maestri e dilettanti che ovunque si prodigavano nel catturare l’attimo grazie alla cosiddetta ottava arte.
Black & White, punti estremi di un contrasto.
bianco e nero
Amore e Psiche, Antonio Canova, Louvre
Poi arrivò il colore, ma non furono pochi quelli che nei confronti del bianco e nero fecero una scelta espressiva di elezione, perché uno scatto in grisaille possiede una intensità che il colore non sempre ha, trasmette una emozione più forte ed è circondato da un alone di così fitto mistero da colpirci nel profondo. Storie difficili, volti unici, momenti irripetibili: il bianco e nero blocca sulla pellicola tutta la sacralità delle cose umane e terrene, consegnandole ad una sorta di storia non ufficiale. Mentre scrivo penso alla potenza dei ritratti di Annie Leibovitz, alla street photography di Vivien Maier o all’incredibile ciclo degli Homeless di Lee Jeffries, solo per citare alcuni esempi. Siamo tutti sensibili al colore: è inutile negarlo. L’interazione fra luce, oggetti e percezione visiva fa parte del mondo a cui apparteniamo e quella cromatica resta una esperienza fondamentale. Ma l’uso del bianco e nero, quello, è archetipico anche nel design, ambito che ci riguarda più da vicino e per cui quella nei confronti del black&white rappresenta una precisa scelta stilistica che stimola il nostro senso estetico in una direzione precisa: quella della pulizia formale e della ricerca di una raffinata eleganza che ben si coniuga con l’essenzialità e la progettualità degli spazi abitativi dei nostri giorni, al di fuori di mode e tendenze del momento. Black & White: poli opposti che si attraggono, punti estremi di un contrasto chiaroscurale che si ricompone in un equilibrio mai uguale a se stesso. Facciamo insieme un piccolo percorso attraverso alcuni pezzi di design, iconici, minimali e ludici che, declinati in bianco o in nero, rintracciano l’espressione più chiara della loro identità.
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Total black o total white: nell’arredo una scelta di carattere Il design ama i complementi, li plasma e li forma, declinandoli secondo tanti approcci creativi differenti. L’oggetto, al di là della funzione, si propone a noi in una veste inconsueta e non di rado il colore è quel supporto che ce la fa percepire con maggior profondità. La serie Bianco Nero di Sottsass è un modello paradigmatico: le forme di questi vasi in ceramica, frutto di una creatività originale e inconsueta, si uniscono alle geometrie black & white del decoro secondo una logica che fu peculiare di Sottsass e che esprime al massimo la modernità di un design che dopo oltre 60 anni resta indiscusso. Diverso è invece l’approccio di Pedrali nel vassoio Pasha, di Pocci & Dondoli, che, integrato allo sgabello della stessa linea, sviluppa un’idea di design immediato e dinamico che trova nella monocromia del bianco o del nero il giusto corollario al teorema della essenzialità e della versatilità. Anche il duo sale&pepe Lilliput di Alessi ribadisce il concetto: Stefano Giovannoni abbina qui l’utilizzo di innovative resine termoplastiche alle forme ludiche. Disponibile anche in varianti colorate, nella versione black&white Lilliput assume una sfumatura ironica e fumettistica che rivela la sua indole giocosa.
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Vassoio Pasha by Pedrali
Magis Proust
Sale&pepe Lilliput by Alessi
bianco e nero
Il grande classico del bianco e nero in design si esprime nella sua più potente espressione con le sedute: classiche, moderne, industrial o decor… poco importa. Il bianco ed il nero ridefiniscono il carattere di questi oggetti: l’eleganza del nero e il candore del bianco sui vari materiali, le infinite soluzioni di fantasie tessili optical rappresentano le scelte perfette per connotare con stile ogni tipo di spazio. Proprio come la poltrona Piňa disegnata da Jaime Hayon per Magis: una seduta che allo stesso tempo è bella, funzionale e confortevole e sulla quale le varianti del total black o total white di struttura e imbottito ci parlano di grande qualità dei materiali e massima cura per i dettagli.
Poltrona Piňa by Magis
Sedute bianche e nere: per gli indecisi c’è il mix&match
E non possiamo tralasciare l’iconica poltrona Magis Proust sempre di Magis. Alessandro Mendini reinterpreta il pezzo da lui stesso disegnato nel 1978 e realizzato dall’artista Franco Migliaccio. Le originarie linee barocche giocano ora coi nuovi materiali che rendono questa seduta adatta anche agli esterni o a situazioni contract: fra i tanti colori vivaci in cui Magis Proust è proposta, l’alternativa del bianco o del nero rende omaggio all’imponenza di questo che sembra un vero trono “da re”. E per i più indecisi c’è sempre la soluzione del mix&match: mescolare forme, stili e colori!
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Arredare gli spazi domestici utilizzando l’intramontabile combinazione del bianco e nero o selezionando in modo mirato arredi total white o black, significa dare vita ad ambienti sempre eleganti e accoglienti che trovano la loro identità nel giusto bilanciamento fra le due cromie. Spazi luminosi richiedono la prevalenza di arredi in color bianco con l’inserimento di pochi pezzi neri che non alterino la percezione dell’insieme. Pensiamo al tavolo allungabile Terramare di Emu: proposto sia in bianco che in nero è adatto ad interni minimali, ma anche a spazi esterni, e si distingue per le forme semplici e sinuose sulle quali il colore aggiunge una nota di stile e di distinzione. Insomma la giusta scelta in ogni situazione.
Arredi in bianco e nero: armonia visiva
Tavolo allungabile Terramare by Emu
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bianco e nero
Lampadario 2097/18 by Flos
E infine… luce fu….
Arriviamo alla luce, colei che ‘dipinge’ gli ambienti: una protagonista indiscussa alla quale il design ha assegnato un ruolo primario nel definire l’identità di uno spazio. Qui la scelta preferenziale va al bianco o al nero? Direi che è corretto parlare di sinergia sul colore per tutti quei corpi illuminanti connotati da un design essenziale e da una progettualità originale. Come la lampada da terra Yanzi Led disegnata da Neri&Hu per Artemide, splendido paradigma di minimalismo progettuale e design evocativo. Questa lampada è un puro segno nello spazio che nel colore nero esprime al meglio la sua vocazione. O come il lampadario 2097/18 disegnato già nel 1958 da Gino Sarfatti e che, per la firma di Flos, assume oggi proporzioni più contenute, mantenendo evidente il richiamo ai classici lampadari multi braccio delle dimore borghesi. Una nota elegante che trova nel nero opaco il dress code perfetto per ogni scenario.
Lampada da terra Yanzi Led by Artemide
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Degni di nota
DEGNI DI NOTA a cura di Marta Gecchele
FUORISALONE EDITION Torna anche quest’anno il Fuorisalone in formato digitale, in occasione di Milano Design Week. Un appuntamento che anticipa l’atteso Salone del Mobile, previsto per il prossimo settembre. Il tema dell’edizione 2021 è “Forme dell’Abitare”, un’occasione di confronto e dibattito sulle esigenze abitative e sugli spazi domestici, sempre più centrali nelle nostre vite da un anno a questa parte.
Se le nostre case sono state ripensate per accoglierci più a lungo durante le giornate di smartworking, emerge allo stesso tempo un interesse crescente nei confronti dei luoghi outdoor, come terrazze, giardini e verande, spazi accoglienti e intimi che consentono una piccola fuga dagli ambienti circoscritti delle mura domestiche. Ecco quindi, i nostri “Degni di nota”, i prodotti highlight di questo Fuorisalone.
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Twiggy Grid BY FOSCARINI
Carlo Urbinati, presidente di Foscarini, durante uno dei Digital Talk di Fuorisalone, ragiona sul potere dell’ombra che, intesa come opportuna progettazione della luce, dà forma, profondità e prospettiva a ciò che ci circonda. Urbinati racconta come il suo principale competitor sia il sole, illuminare con maestria un ambiente naturale come un giardino è un compito estremamente difficile. Ecco, quindi, un’icona e best seller del brand rivisitata in versione outdoor: Twiggy Grid, disegnata da Marc Sadler. Un concetto formale di leggerezza declinato in una lampada dallo stelo sottile e dal caratteristico diffusore intrecciato. Un elemento unico che permette di schermare l’intensità della fonte luminosa e allo stesso tempo costruisce un dialogo con le forme circostanti.
Re-Chair BY KARTELL
Temi centrali di questo Fuorisalone 2021 sono anche la sostenibilità e la tutela dell’ambiente. Attraverso il manifesto industriale “Kartell loves the planet”, il brand sottolinea il suo impegno nel realizzare prodotti che coniughino materiali sostenibili e tecnologia produttiva. Arriva quindi nella sua versione finale Re-Chair, la sedia progettata da Antonio Citterio e realizzata in materiale riciclato, nel pieno rispetto della sostenibilità: si caratterizza per le linee squadrate e piene, con un design che le conferisce al tempo stesso leggerezza e solidità. Re-Chair è adatta all’utilizzo indoor e outdoor, è impilabile per maggiore praticità ed è disponibile in cinque varianti colore.
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Skygarden Small BY FLOS
Nell’ambito di Milano Design Week City Flos presenta i nuovi progetti e soluzioni illuminotecniche della Primavera 2021. Finalmente, a 15 anni dalla sua creazione, l’iconica e senza tempo lampada a sospensione Skygarden di Marcel Wanders viene presentata in una nuova versione Small, adatta anche a spazi di dimensioni più ridotte. Wanders, affezionato al decoro a intonaco sul soffitto della sua vecchia abitazione, ribattezzato Sky Garden per via dei motivi floreali, decide di staccarlo e portarlo nella nuova casa.
La lampada diventa, attraverso il design, il racconto di questa storia. Il risultato è una cupola in gesso colato, lavorato meccanicamente e verniciato di colore bianco all’interno, dalle raffinate rifiniture cromatiche esterne. Una lampada iconica che mischia sapientemente approccio industriale e vocazione artistica, minimalismo e decorazione. Nella nuova versione Small sono ridotti dimensionalmente il decoro interno in gesso e il suo loop ornamentale. Resta intatta la magia di poter ammirare quella fantasia di fiori, frutti di bosco e foglie, che ha reso Skygarden una creazione senza tempo.
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Swing BY ETHIMO
L’affascinante Orto Botanico dell’Università di Palermo, patrimonio inestimabile italiano e meraviglia architettonica e naturale, diventa il suggestivo scenario scelto da Ethimo per ambientare alcune delle sue collezioni più iconiche. Il giardino di una casa è un luogo unico e speciale, che esprime il legame più autentico tra la bellezza della natura e l’essenza della materia. La collezione Swing, disegnata da Patrick Norguet, con la sua ripetizione di elementi, diventa un pezzo classico tra le colonne del Gymnasium. La sua duplice struttura, esterna in metallo e interna in doghe di teak, crea una equilibrata alternanza di linee e materiali.
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Tribeca BY PEDRALI
Tribeca, disegnata da CMP Design, è un’icona outdoor del brand Pedrali che trae ispirazione dalle classiche sedute da terrazza anni Sessanta. Proprio in quegli anni Mario Pedrali, suo fondatore, realizzava arredi da giardino in ferro battuto all’interno della sua bottega artigiana. Tribeca ripercorre proprio i primi anni di storia dell’azienda 100% made in Italy ed è stata scelta per progetti prestigiosi in Italia e all’estero: nelle tonalità armoniose del rosa e del terracotta arreda il Leon’s Place Hotel a Roma, un boutique hotel dove spicca un suggestivo giardino interno, racchiuso tra le facciate di una vecchia palazzina romana. Rivisitata attraverso nuovi materiali, Tribeca unisce il solido telaio tubolare all’elasticità di un profilo in materiale plastico ordito verticalmente e si contraddistingue per la sua natura durevole, pulibile e colorata.
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SIMONE MIANI a cura di Chiara Moro
The Supper 200 x 100 cm
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Illuminazione Art
NON HO MAI CAPITO COME MI PERCEPIVANO GLI ALTRI FINO A CHE NON HO DECISO DI FARE IL PITTORE.
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La strada si fa sconnessa; ad aspettarmi alla terrazza della casa abbarbicata sulla collina c’è Simone Miani, giovane pittore giuliano dallo sguardo limpido e dal sorriso contagioso. Ritroveremo questa brillantezza nelle sue opere, ritratti ad olio dall’impronta onirica reinventati grazie all’utilizzo del colore e all’inserimento di elementi evocativi. I pochi elementi ritratti sulla tela sono in grado di inchiodare lo spettatore nella comprensione dei significati e ci si ritrova a fare un azzardato paragone con grandi artisti quali De Chirico e Dalì, che sia per l’immediata empatia data dal suo lavoro o per la vicinanza ai concetti di metafisica e surrealismo. Simone mi accoglie nel suo studio sospingendomi tra le tele, invitandomi a ritrovare me stessa nelle sue opere.
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Art
Itaca 100 x 130 cm
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5:20’s pm Tea Ø 70 cm
Study: Ear 13 x 18 cm
Study: Butterfly 13 x 18 cm
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Study: Mouth and Daisy 13 x 18 cm
Art
Cosa diresti di te per presentarti
le persone con le quali mi interfaccio, ma
a chi non ti conosce?
lo approfondisce, creando amicizie. La
Quotidianamente dipingo, unendo
pratica pittorica mi interroga anche sulle
indissolubilmente la sfera personale
aspettative (consce e inconsce), mi aiuta,
con quella artistica, cercando nuove
ci aiuta, nell’ottenere moksha (ovvero la
strade nel sondare la sfera più intima
liberazione spirituale, successiva al far
dell’umanità, incentrando la mia ricerca
cadere il cosiddetto Velo di Maya), mi
sull’essere umano e su tutto quello che
sprona anche nella vita a vedere meglio
l’essere umano contiene. Mi interessa
la realtà e ad approfondire gli strati più
la parte nascosta, quella maggiormente
sepolti.
celata allo sguardo, la parte privata della sfera privata, la parte sepolta sotto strati
Come è nato il tuo percorso espressivo?
di decenza e di convenzioni. Dipingo
È stato difficile incanalare in un mezzo
persone, gesti, abitudini. Il mio iter
l’istanza di espressione che hai sentito?
progettuale molto assomiglia ad una cena
La pittura è sempre stata per me il mio
tra amici: tendo ad instaurare forti rapporti
metodo espressivo, sentivo e sento
con le persone che dipingo, avvicinandomi
l’esigenza di dipingere, alla stregua
a loro con uno sguardo limpido, cercando
di un’ossessione con la quale dover
un rapporto meno superficiale. Con
convivere. Se molti trovano lo svago
le persone che diventano, poi, i miei
nell’uscire, io dipingo.
modelli forzo un po’ la mano, ricercando
La mia ricerca nasce da un crollo
un rapporto verticale, nello scendere in
personale che mi ha dato nuovi occhi
profondità all’interno delle persone.
e nuovi strumenti con i quali sondare il mondo ed esprimere il mio io. Ho avuto
Quanto il rapporto con le persone che
la fortuna di poter tirare le somme presto
dipingi è falsato dal voler approfondire
nella vita: da qui, allontani ciò che non ti va
la conoscenza e quanto è reale?
più bene e la vita ti conduce nella strada a
Ho imparato a dismettere i filtri,
te più congeniale. Non ho mai capito come
dipingendo la percezione più pura. Questa
mi percepivano gli altri fino a che non ho
pratica, quindi, non falsa il rapporto con
deciso di fare il pittore.
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L’arte e il design possono convivere,
C’è il rischio di perdere la vera essenza
unirsi, trasformarsi a vicenda?
dell’arte davanti ad uno schermo?
Indissolubilmente legati, l’arte influenza il
È indubbio l’aver perso il senso della realtà.
design, ma credo il design influenzi l’arte
L’esperienza artistica è data dal toccare
solo nell’idea di un’estetica contemporanea
una scultura in marmo, dal sondare le
dell’abitazione tale da incanalare la ricerca
pennellate di un quadro, dall’annusare il
dell’artista contemporaneo. La grande
profumo stantio di una galleria. Il digitale
differenza tra arte e design è legata alla
ha degli ovvi risvolti tecno-sociali, come
ricerca dell’estetica: citando Cattelan, un
l’avere la conoscenza a portata di mano,
artista è tale quando “ricerca le periferie
ma è sempre più evidente l’impoverimento
del buon gusto”, sfidando l’idea di bello.
intellettivo e sociale, nonché la perdita di
Guardando i miei quadri, certo, viene da
tutta una serie di stimoli che davano vita
chiedersi quale sia questa sfida al buon
alla nostra esperienza.
gusto. Nell’arte il concetto di bello è stato ridefinito e si dice non occorra più. Io
Un’immagine per rappresentare la tua
sono in disaccordo: la bellezza è un valore
quotidianità?
fondamentale che io credo debba esistere
Sicuramente i campi. La maggior parte del
nel quotidiano.
mio tempo la passo seduto davanti ad uno schermo o davanti ad una tela; quando
In questo periodo sono cambiate molte
mi prendo un momento per me stesso
cose; secondo te è cambiata anche la
osservo la natura attorno a casa.
nostra immaginazione? Sicuramente la nostra immaginazione ha dovuto fare i conti con questo nuovo vivere e con qualcosa fuori dal nostro controllo. Non credo sia cambiata la capacità immaginifica, sono cambiate e cambieranno, però, le dinamiche. Per la nostra generazione questo periodo è vissuto come una fase passeggera, sarà invece interessante scoprire fra 10 anni la visione di chi è ora un bambino.
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Art
The Bride and the Sunflower 100 x 100 cm
Metaphysic of Creation 60 x 60 cm
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LEZIONI DAL NORD a cura di Lara Vidotto
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Lezioni dal Nord
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Vi racconto una storia che ci riguarda e che interessa chiunque abbia una casa. Si narra che tutto è cominciato tanti anni fa quando sul nostro pianeta è avvenuta la Rivoluzione Industriale! Come mai vi porto tanto lontano nel tempo? Perché lì è avvenuto un cambiamento che ancora oggi si ripercuote sulla nostra vita domestica. Le donne hanno cominciato a lavorare fuori casa e abbiamo tutti cominciato ad affacciarci ad un benessere economico nuovo, fiorente, promettente e allargato; ad una vita diversa e alle magnifiche novità che fummo in grado di inventare. Ma le case? Quelle hanno visto sparire l’angelo del focolare, quello che accudiva e faceva crescere la prole, che spazzava e ripuliva il tavolo dalle cucchiaiate di marmellata. Le case dal canto loro si sono ribellate sparpagliando ad ogni angolo disordine e incuria. Argh!!! Chi le tiene sotto controllo? Chi ci salva ora dalla pressione del lavoro fuori e dentro casa? Vi direi che serve una seconda Rivoluzione, di pensiero. Prendiamo lezioni dal Nord! 86
Lezioni dal Nord
Prima di tutto ripuliamoci dalle sovrastrutture e abbracciamo un modo di vivere più genuino nell’affrontare la routine. Il vero obiettivo non è la perfezione ma l’equilibrio: pensiamo alla nostra casa come al posto dove regna affiatamento e comprensione, non il rigore assoluto. L’ordine è sterile se non ci consente di godere degli spazi. Dobbiamo cambiare prospettiva, come? Possiamo imparare a cogliere il lato positivo di ogni situazione e a intervenire sugli arredi per vivere in armonia con le persone, le cose, il mondo. È un esercizio di sostenibilità, di ecologia interiore. Primo passo potenziare il sospiro di naturalezza che regalano le piante in casa, una presenza che è in grado di alleggerire il cuore.
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I materiali e le nuance utilizzate influenzano il benessere psicofisico: possiamo scegliere superfici continue per pavimenti e pareti, creando una base cromatica leggera, che permetta di percepire un sottofondo di serenità. Nel contempo evitare un eccesso di tortora e nocciola che impastano e offuscano lo sguardo e procedere dal bianco verso tinte pastello in base alle proprie preferenze (la gamma dei verdi, la gamma degli azzurri, la gamma dei rosa) senza accorpare troppe varianti. Sarà possibile intervenire con vasi, quadri, cuscini e il tessile per imprimere lo stile personale.
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Il tavolo sta al centro della vita domestica, i nordici prediligono forme essenziali come questo disegnato da Arne Jacobsen con le sue gambe in legno massello e gli orli lisci e arrotondati. Con la sua presenza contribuisce a dare all’ambiente un’espressione morbida e levigata. Attorno a lui ogni sedia, anche sedie diverse, possono sentirsi al posto giusto. 90
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Con questa sedia esposta alla triennale di Milano del 1957 Arne Jacobsen vinse il premio Grand Prix. A ciò si deve il nome di questo oggetto intramontabile, estremamente innovativo per lo schienale e la seduta costituiti da un unico elemento realizzato in legno e per il suo peso di soli 4 kg, che nulla toglie in fatto di robustezza e comodità.
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Cercare di avere più cassettiere a disposizione che permettano anche ad un bambino di fare ordine, ad esempio quelle con ante scorrevoli di Normann Copenhagen, da posizionare in prossimità del divano o del tavolo per riporre oggetti che altrimenti rimarrebbero sparsi.
È bene affidare più ruoli ad un unico oggetto: Circus è un pouf, ma è anche un mobile versatile che può essere utilizzato come un prolungamento del divano, come seduta attorno al tavolino del salotto o come sgabello in camera da letto. Un oggetto più funzioni!
Nella madia Kabino a due ante o con ante e cassetti c’è tutta la qualità di Normann Copenhagen, famoso brand scandinavo. Un mobile che non può passare inosservato.
Le due ante laterali di Edge by Miniforms, sono apribili con il praticissimo sistema push-pull.
Billy di Ethnicraft è funzionale e contemporanea, perfetta per essere utilizzata sia in casa che in ufficio. Realizzata in legno rovere di quercia.
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Senza ombra di dubbio le scarpiere posizionate in punti strategici aiutano a vivere gli spazi con rilassatezza. Le Manolo di Mogg sono dei capolavori che possono contenere le scarpe, ma possiamo certamente osare e interpretare il loro spirito contenitivo in mille modi diversi... Perchè non nell’home office?
I tessuti naturali, il lino in particolare, hanno quell’aria rilassata che fa stare bene, richiamano lo stile informale che si respira al Nord. Soluzioni funzionali come un letto con contenitore! Blanca di Twills è rassicurante. Pensato per chi ama leggere a letto o guardare la tv disteso.
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Non solo le regole di Maria Montessori, ma anche lo stile di vita nordico ha uno sguardo fortemente orientato all’indipendenza dei bambini. Possiamo offrire loro un posto per disegnare, costruire, scrivere, dalle linee pure, pulite che sia come un foglio neutro per dare spazio alla loro creatività.
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Little Architet di Ferm living è stata progettata appositamente per stimolare la creatività dei bambini. La collezione include sedie, tavolini e diversi altri elementi, e non può che essere un’idea magnifica quella di abbinarli tra loro. Accostando questa scrivania ai mobili della stessa linea si possono creare degli angoli davvero piacevoli sul piano del design, ma soprattutto destinati a rivelarsi assai comodi ed ergonomici per i bimbi che li utilizzeranno.
Lezioni dal Nord
La cultura nordica dell’abitare ci apre tante vie per provare libertà. Ci insegna a prenderci cura della nostra casa con leggerezza, senza subirne la dittatura! Trasformiamo i nostri spazi, loro sono in grado di trasformare il nostro pensiero... Che sarà mai un letto da rifare se il sorriso ti coglie appena entri in casa tua?
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Contributors
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Giorgia Messa
Samantha Passuello
Marta Gecchele
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COPYWRITER
BUYER
Nata a Bari nel 1992, mostra sin da piccola una particolare inclinazione alla scrittura. Già dalle elementari, scriveva di tutto, in prosa e in rima. Nonni e genitori inorgogliti la costringevano a dispensare acrostici a chiunque mettesse piede in casa, amici parenti ed emeriti sconosciuti, perché, dicevano i suoi: “Giorgia riesce a delineare il carattere delle persone partendo dal nome”. Per non deluderli, lei non ha mai confessato che, in realtà, sceglieva aggettivi a caso. Convinta dalla famiglia che “con la cultura non si mangia”, si iscrive alla facoltà di giurisprudenza e si laurea con 110 e lode e tesi in procedura penale. Portato a casa il risultato, decide di mollare tutto e seguire i suoi sogni a costo di restare a digiuno. Oggi, è felicemente responsabile della comunicazione per Il Libro Possibile, scrittrice e ghost writer.
Nata con la luna in Mercurio, il pianeta della comunicazione. Coincidenza? Io non credo! Sin dalle scuole elementari nutre una passione per la scrittura e le parole: se usate nel modo giusto, possono essere grandi regali. Inguaribile spirito libero e con l’istinto da tenere a bada, cerca sempre di (in)seguire le sue passioni come il giorno in cui decide di studiare fotografia, perché dal mirino sembra tutto un po’ più bello. Follemente innamorata di Milano e dei suoi cortili, di Parigi e dei suoi edifici in stile Haussmann: non capisce perché le case non siano tutte così! Ama Vicenza, ma è una relazione complicata. Quando è ispirata scrive cose (belle) sul suo Blog e dispensa consigli non richiesti su ristoranti, hotel e weekend fuori porta.
Nata in un piccolo paesino della provincia vicentina, fin da piccola si contraddistingue per la spiccata testardaggine e la parlantina incessante. Da sempre è interessata all’arte e alla musica, flautista per diletto e appassionata di cinema. Laureata in giurisprudenza, oggi fa parte del team di Lovethesign, alla ricerca non solo del “Bello”, ma di oggetti di design che possano migliorare la vita di chi li acquista, rendendola più semplice, comoda e poetica.
Contributors
Maria Chiara Bocciolini
Lara Vidotto
Alessandra Luporini
Chiara Moro
COPYWRITER
ART DIRECTOR
COPYWRITER
CURATOR
Fiorentina, si laurea in Filosofia Teoretica a metà anni ’90. Subito dopo si accosta alla professione delle PR e dell’Ufficio Stampa, passando prima dal mondo fashion e poi a quello del design e dell’architettura. Qui affianca nel loro percorso di comunicazione alcune realtà d’impresa note a livello internazionale. Si definisce una inguaribile ‘raccontastorie’ per la curiosità e la passione con cui ama narrare di oggetti, progetti e di personaggi. Trova nella scrittura la sua ‘cura’ all’ansia che pervade i nostri tempi. Mamma di Bianca. Ama il cinema, l’arte e i cani, meglio se boxer.
Nasce distratta e cresce raccogliendo idee che spuntano come funghi dopo la pioggia nella magica foresta di neuroni che è la testa di ognuno, la mia e l’altrui. Sguardo all’orizzonte, antenne sintonizzate sul design, annusa ciò che verrà. Ama il potere salvifico della letteratura che ci contiene tutti, ama il suono della banda che sta per svoltare nel vicolo, gli alberi, i cani, le cose piccole come i carillon e gli esseri umani.
Alessandra Luporini classe 1982 laureata al POLIMODA a Firenze, metà toscana e metà milanese, cresce nella storica azienda di abbigliamento di famiglia tra abiti di alta moda e ambienti del fashion System tra Milano e Parigi. Da sempre interessata alla moda, all’artigianalità e all’arte, si definisce creativa e spirituale in continua evoluzione.
Irrequieta e curiosa, Chiara Moro basa il suo lavoro in viaggio costante, nella creazione di progetti artistici e di comunicazione sempre diversificati a seconda dell’utente finale. Curatrice di formazione, da vita a esperimenti di collocazione di forme artistiche contemporanee fuori dai circuiti tradizionali, evidenziando la capacità di cambiamento esercitabile dal cittadino tramite le modalità di fruizione del prodotto culturale.
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