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Number 04 — aprile 2022
Piero Lissoni
Piero Portaluppi — Ready to color Atmosfere domestiche all’aperto Dualismo seducente
Editoriale
“Milan l’è semper on gran Milan”. Forse perché in questi giorni il Salone del Mobile era meta fissa… Forse perché l’ossigeno creativo che quell’evento ha sempre generato ripresenta i suoi benefici effetti, abbiamo pensato di andarci comunque a Milano in Aprile, insieme a voi. Milano che è sempre più bella, sempre più meta ambita dai turisti - pochi anni fa non l’avrebbero mai preferita a Firenze, Roma o Napoli. Ora si. - Milano che offre mille possibilità, che piace, interessa, diverte, ma che è soprattutto ricca d’arte, cultura, design, moda, architettura. Lara Vidotto Art Director
Milano è il nostro fil rouge in un tour che parte dall’intervista all’eclettico e ironico maestro dell’architettura Piero Lissoni fino a svelare, della città più cosmopolita d’Italia, anche qualcosa di inaspettato. E poi è già tempo di outdoor vibes, le ore di sole aumentano e ci caricano di energia, gli orizzonti si allargano di azzurro, segnali che ci rendono trepidanti. Abbiamo fretta di toglierci le scarpe e passeggiare a piedi nudi nell’erba.
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Index
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Piero Portaluppi
Sulle ali della modernità
a cura di Patrizia Piccinini Milano
Il design va a spasso per Milano
a cura di Maria Chiara Bocciolini
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Index
Outdoor
Atmosfere domestiche all’aperto.
a cura di Lara Vidotto
60 Cover Story
Piero Lissoni a cura di Chiara Butti
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Combinazioni
Al plurale
a cura di Lara Vidotto
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Moda
Dualismo seducente
a cura di Alessandra Luporini
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Color
Ready to color
a cura di Emanuela Perozzi
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Oroscopo
A Sign from the stars a cura di Giulia Tomba
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Ettore Sottsass
“Disegnare con il colore diventa un’operazione complicata ma anche liberatoria: si possono abbandonare la strutture degli assi cartesiani e si possono inseguire nuove strutture dettate dal colore e in una nuova continua dinamica. Questi i problemi che si sono incontrati per strada disegnando specchi colorati; sono i problemi che anche sollecitano la curiosità del progettista.”
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Specchio da parete Dioniso 5 by Glas Italia
Color
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IL DESIGN VA A SPASSO PER MILANO a cura di Maria Chiara Bocciolini
A spasso per Milano alla ricerca dei luoghi amati dai milanesi, ma non solo da loro. Amati quindi un po’ da tutti perché la verità è che questa città, così dinamica ed efficiente, ha stile da vendere, trasmette energia, è pervasa da uno spirito internazionale e soprattutto non si nega. Certo è vero… Milano ti mette alla prova: se la respiri fino in fondo ti cambia, offre però a chiunque la scelga un animo accogliente e discreto e alla fine la si ama quasi per forza. 10
Milano
MILANESITÀ: è l’attitudine innata o acquisita a distinguere l’utile dall’inutile. Essere ambrosiano è quasi una filosofia che si identifica nel culto dell’efficienza e del decoro. Alessandro Manzoni
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Milano
FONDAZIONE PRADA Iconico complesso architettonico che Rem Koolhaas ha realizzato per la sede milanese della Fondazione Prada. Il progetto nasce da una collaborazione sviluppatasi nell’arco di dieci anni fra lo studio olandese di cui Koolhaas è fondatore e la griffe di moda e che, grazie anche ad un approccio aperto e innovativo, ha portato alla realizzazione di uno dei progetti più complessi di questo ultimo periodo. Sette edifici riqualificati e tre costruiti ex novo, ed integrati nel complesso, si collocano senza snaturarlo in paesaggio urbano dall’identità industriale, ricco di note tipiche e quasi locali, dando vita ad un progetto unico sia per i tratti architettonici che per gli accostamenti materici e le prospettive sorprendenti. Un progetto in cui, attraverso l’arte, si costruisce un dialogo costante fra stili e linguaggi diversi, definendo l’unicità di un luogo che è diverso da tutti. Il design di LoveTheSign si è lasciato ispirare dalla preziosa foglia oro che riveste l’involucro della Haunted House, uno degli edifici della Fondazione che ospita le permanenti di Robert Gober e Louise Bourgeois.
La lampada Skygarden Small è la sospensione per interni che Marcel Wanders ha disegnato per Flos. Una lampada con due anime diverse, ma che rappresenta allo stesso tempo la semplicità del moderno design e la ricchezza classica dei dettagli decorativi. Gesso colato, decorato a rilievo con motivi floreali e colorato di bianco per l’interno della cupola che all’esterno è rivestita da un supporto di alluminio pressofuso con una finitura in oro opaco applicata sopra. Equilibrio perfetto.
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La sobria eleganza dell’oro opaco torna in EVE, il calorifero di Tubes che quando è in funzione scalda e illumina, diffondendo attorno a sè calore e luce. Disegnato da Ludovica+Roberto Palomba, questo oggetto crea in ogni spazio abitato la giusta intimità e il giusto calore, inaugurando il concetto innovativo di ‘calore personale’. Eve infatti fa parte della collezione Plug&Play con la quale Tubes supera l’idea dei tradizionali elementi scaldanti installati e quindi fissi per aprire la strada a un’idea di calore itinerante, prodotto in modo funzionale rispetto alle nostre esigenze di movimento ed evoluzione.
Oro lucido, senza se e senza ma, per la Rabbit Chair versione baby di Qeebo: un oggetto dal design ludico che si presta ad arredare la stanza dei bambini o anche a ravvivare con una nota giocosa un qualsiasi ambiente della casa. La firma è quella di Stefano Giovannoni che con abilità riunisce qui la funzionalità di una seduta ad una forma evocativa e divertente come quella del coniglietto. In materiale plastico, Rabbit può essere utilizzato per sedersi appoggiando la schiena alle sue orecchie oppure cavalcandolo e utilizzando queste ultime come appoggi per le braccia.
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Milano
Restando in ambito sedute non possiamo trascurare la poltrona Husk di Moroso: eclettica, non omologata, questa poltrona si ottiene dall’intreccio del filato utilizzato per le reti da pesca. Un progetto di design diverso che si misura agilmente anche con l’imperfezione ed è disegnato dall’americano Marc Thorpe. La struttura della poltrona è in acciaio con sottopiedi in PVC: il filato in polietilene è intrecciato rigorosamente a mano.
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Scultoreo il vaso Gear di Driade: disegnato da Philippe Bestenheider, si caratterizza per l’effetto tridimensionale della sua superficie che riproduce l’immagine di un ingranaggio e che lo rende perfetto per ambienti in stile moderno e industrial. Rigoroso ed elegante, è in pura ceramica e viene proposto nelle tre finiture del bianco, nero e oro.
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Milano
La lampada da tavolo Fato di Artemide porta la firma prestigiosa dell’universale genio creativo di Giò Ponti e per questo è molto più che un funzionale apparecchio illuminante. Disegnato nel 1969, Fato è una vera e propria scultura luminosa, un gioco di pieni e di vuoti ottenuti attraverso le schermature realizzate con lamiera metallica e contenute nella cornice esterna, anch’essa in metallo.
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GAM GALLERIA D’ARTE MODERNA DI MILANO Fondata nel 1903, la Galleria occupa la sede della Villa Reale dal 1921 e accoglie una fra le più importanti collezioni di pittura e scultura dell’Ottocento e primo Novecento. L’edificio ospitante è la villa che si affaccia sui Giardini di Via Palestro che l’architetto Leopoldo Pollack costruì fra il 1790 ed il 1796 per il Conte Lodovico Barbiano di Belgiojoso. È una fra le più belle testimonianze del neoclassico milanese.
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Milano
Fra le circa cinquecento opere esposte troviamo lavori di Appiani, Canova, Segantini, De Nittis e Rodin in un percorso che dal Neoclassicismo ci porta fino al Divisionismo. A queste si aggiungono le collezioni di Carlo e Nedda Gadda (1956) e di Giuseppe Vismara (1975) che hanno trovato spazio nell’allestimento pensato negli anni ’50 dall’Architetto Ignazio Gardella e restaurato nel 2014. Oggi la Galleria accoglie importanti anche mostre temporanee, molteplici attività e tanti servizi che fanno della GAM un luogo di vera condivisione di bellezza oltre che uno spazio che ha ridisegnato sia da un punto di vista funzionale che stilistico il modo di allestire e progettare i musei.
Il tavolo Ottocento di Paola Navone per Slide è un inno al Neoclassicismo: ideale per una sala da pranzo, propone una rilettura di materiali classici come il marmo e la pietra attraverso l’utilizzo di materiali industriali come il laminato ad alta pressione che riproduce perfettamente la vena del marmo più pregiato.
Come fosse una opera d’arte moderna, la poltrona Lou Read di Driade ha curve scultoree ed è elegante e maestosa. Philippe Starck ha creato questa seduta ispirandosi all’incontro che il designer stesso ha avuto con Lou Reed presso l’Hotel Royal Monceau di Parigi. Non solo un omaggio all’amico artista, ma anche un invito alla lettura e alla conversazione. La poltrona ha una struttura in fibra di vetro alla quale è fissato direttamente il rivestimento in pelle Churchill marrone.
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Taccia LED, la lampada che Achille e Pier Giacomo Castiglioni disegnarono per Flos nel 1962. Alluminio e vetro per questo iconico oggetto che richiama eleganza e armonia formale e che oggi Flos propone in versione ‘ecoenergetica’, dotandola di illuminazione a LED. L’ispirazione al classico della base scanalata come quella di una colonna dorica si fonde qui con un design dei materiali del tutto innovativo.
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Milano
Ettore Sottsass idea la serie degli ‘Specchi di Dioniso’ per Glas Italia: la magistrale esperienza dell’azienda permette di plasmare vetro e cristallo, assecondando l’estro creativo dei più rinomati designer, anche del più ardito come in questo caso. Specchi con le loro cornici policrome rappresentano al meglio la libera espressione dell’amore che Sottsass aveva per i colori.
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Milano
TRIENNALE DESIGN MUSEUM Dal 1923 l’istituzione italiana votata alla cultura del design, all’architettura e alla contemporaneità. Un tempio consacrato alla presentazione di mostre, eventi e convegni di arte, design, moda, architettura e società, amato dai milanesi e riconosciuto nel mondo. Nel 1933 dalla sede di Monza la Triennale si trasferisce nel Palazzo dell’Arte di Giovanni Muzio e da quel momento diventa il punto di riferimento per la comunità del design e non solo: obiettivo iniziale del progetto è quello di stimolare un dialogo fra industria, mondo del progetto e arti applicate, basandolo sul confronto. Obiettivo centrato perché in questi decenni la Triennale ha ricoperto un ruolo centrale, fra mostre temporanee e collezioni permanenti, nel dare voce alla cultura del design e del progetto. Al piano terra dell’edificio nel 2007 viene inaugurato il Design Museum, il primo museo italiano che rappresenta l’espressione globale del design italiano nelle sue varie forme. In esposizione 1600 fra i pezzi più iconici prodotti dal genio creativo dei nostri designer più noti in un arco temporale che va dal 1936 al 1981.
XX è una consolle che Johanna Grawunde ha disegnato per Glas Italia, sviluppando un concept semplice ed ispirato da un design immediato che gioca con le geometrie degli incroci ed il colore sulle trasparenze. Si tratta di due X in cristallo temperato e stratificato ad 8+8mm, impreziosito da dettagli in metallo cromato lucido. Lo stile è pop e l’identità quella di una vera e propria icona.
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Agli esordi del design stanno anche alcune delle Riedizioni di Bitossi Ceramiche: selezionati ed estratti da un Archivio di Impresa composto da oltre 6000 pezzi, questi oggetti decorativi e questi vasi rappresentano gli archetipi di quella che oggi chiamiamo ‘ceramica di design’. Terra e smalti colorati e originalissimi sono gli ingredienti principali di ognuno di questi pezzi che non cessano di stupirci e di farsi apprezzare, come il vaso della Serie Lava Smalto Design oppure il Vaso Componibile, entrambi da Aldo Londi.
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Magis ci trattiene nel magico mondo del design eclettico ed irriverente con la poltroncina bassa Sam Son di Konstantin Grcic. Il materiale è la plastica, quella della moderna produzione industriale che ha radicalmente cambiato il quotidiano di tutti noi, irrompendo e riempiendo di colore le nostre case e rivoluzionando le nostre abitudini.
Nesso di Artemide è quasi un simbolo del design italiano e del suo tempio, la Triennale appunto. Giancarlo Mattioli la disegna nel 1965 e questa lampada rappresenta ancora oggi la nuova idea di casa moderna che nasce e si sviluppa proprio a partire dagli anni ’60. Il materiale di cui è fatta ce lo dice chiaramente: plastica e in colori forti! Grazie alla sua forma Nesso può essere posizionata in ogni spazio, dalla casa all’ufficio: il suo è un design senza tempo che si colloca facilmente in ambienti minimali, ma anche in contesti retrò con una nota di contrasto che ravviva l’insieme.
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Milano
LÙBAR Lù come la prima sillaba dei nomi dei tre patron e Bar come bar. Semplice no? In via Palestro, all’interno del parco della Villa Reale, troviamo il Lùbar, un luogo speciale, un invito ad una sosta fatta di charme, gusto e relax. Un suggestivo e fiabesco giardino d’inverno che da qualche tempo ospita un elegante bistrot che mixa il forte stile siciliano con quello spirito internazionale così tipico della città meneghina, proponendo un qualcosa di originale e forse unico. Il locale è gestito con amore e immensa cura da Lucrezia, Lucilla e Ludovico Bonaccorsi di Reburbone, figli della stilista milanese Luisa Beccaria e del Principe Lucio. La proposta gourmet parla una lingua a metà fra il siciliano ed il milanese, l’interior invece è una felice fusione fra suggestioni marocchine, arredi in ferro battuto, pezzi vintage e ceramiche di Caltagirone. Una vertigine di fascino, senza eccessi, ma ricca di accenti sapienti e originali.
Industry Collection è una linea di sedie che Seletti ha pensato ispirandosi ad uno stile Liberty rivisitato che è ben riconoscibile sia nella seduta che nello schienale. Disegnata dallo Studio Job, la seduta Industry propone un design originale, colorato e anche elegante. Potremmo arredare con lei la nostra terrazza o il patio estivo, ma perché non metterla in bella vista nella sala da pranzo attorno ad un bel tavolo? Disponibile sia bianca che colorata, diventerà la nota di personalità che contraddistingue tutti gli spazi abitativi.
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Hybrid, sempre di Seletti, è un piatto fondo in porcellana Cecilia. Un trionfo di decorazione che arricchirà la vostra tavola più elegante ed originale. Hybrid è un piatto diviso in due, metà Oriente, metà Occidente e gioca con ironia su questa divisione che altro non è se non una rilettura in chiave contemporanea del culto e della tradizione legata alla mise en place. Progetto di CTRLZAK Art & Design Studio.
Da Karman la sospensione maxi Snoob: rilettura in chiave design del più classico lampadario a bracci delle dimore nobiliari e dei palazzi barocchi. Per chi ha voglia di sognare e per chi ama farlo in grande. Snoob è stata progettata da Matteo Ugolini. In alluminio.
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Calipso di Serena Confalonieri è una serie di bicchieri e bottiglie, che propongono un diverso modello di convivialità. Richiami alla tradizione, ispirazioni mediterranee, forme che evocano quelle naturali dei fiori esotici, colori in trasparenza. Una creatività libera che rilegge le regole talvolta rigide della tavola ben apparecchiata. In vetro borosilicato.
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SULLE ALI DELLA MODERNITÀ Due passi nella Milano del Novecento in un percorso che si snoda da piazza Duomo fino a corso Buenos Aires attraverso le immagini del libro Piero Portaluppi, tra tradizione e avanguardia, con foto originali di Lorenzo Pennati
a cura di Patrizia Piccinini
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Portaluppi
Arengario ph Lorenzo Pennati
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Portaluppi
Quando un visitatore entra nella Pinacoteca di Brera sicuramente non pensa che all’interno di quella straordinaria struttura progettata dal Richini in realtà ci sia anche la mano di Piero Portaluppi (1888 -1967). Eclettico, modernista, accademico, ironico, è difficile definire lo stile di quell’architetto dall’“agile ingegno”, come amava definirlo il suocero Ettore Conti, grande magnate dell’energia, che ci ha lasciato in eredità tante testimonianze in tutta la città. Da corso Magenta a piazza Duomo, da corso Buenos Aires per giungere in via Mozart, il percorso si snoda principalmente in centro città, tra palazzi borghesi, residenziali e per uffici, ma anche edifici pubblici e istituzionali, quasi tutti visitabili, che raccontano la Milano dell’architetto che tanto ha contribuito a cambiarne il volto tra gli Anni Dieci e Cinquanta del Novecento.
Casa Corbellini-Wassermann, ph Lorenzo Pennati
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PIAZZA DUOMO E DINTORNI Come si conviene a un vero itinerario turistico, partiamo dal centro città, dove si concentrano molti dei lavori realizzati negli anni dall’architetto, a cominciare proprio da quello che abbiamo sotto i piedi: la pavimentazione del piazzale davanti alla cattedrale e del sagrato. Ebbene sì, portano proprio la firma di Portaluppi (il progetto a lui attribuito è datato tra il 1926 e il 1929). Ma per goderne l’assoluta armonia geometrica, senza il disturbo di piccioni e turisti, ci vuole una veduta dall’alto. Bisogna per forza salire più su, approfittando delle grandi aperture ad arco dell’Arengario, oggi Museo del Novecento, che, guarda caso, è stato progettato da lui con Enrico Agostino Griffini, Pier Giulio Magistretti (padre del più noto Vico) e Giovanni Muzio. L’edificio, iniziato durante gli anni del fascismo, è stato ultimato dopo la Seconda Guerra Mondiale e, precisamente, nel 1956, una fine d’opera fuori tempo massimo visto che nello stesso anno la B.B.P.R. (allievi di Portaluppi) stava già
costruendo la torre Velasca. L’esterno è giunto a noi intatto, ma dentro le cose negli anni sono cambiate, a eccezione delle grandi colonne verdi della biglietteria e della sala delle colonne, oggi sala del futurismo (appena risistemata con l’aggiunta di nuove opere). Chi ha qualche anno in più, forse, si ricorda che lo spazio d’ingresso, un tempo, era aperto e sotto passava il tram, come testimoniano le rotaie, ora solo decorative, in via Marconi. Mentre, al posto della sala col bookshop, c’erano i portici, ora inglobati all’interno del museo, e alcuni negozi tra cui la storica gelateria Viel. L’Aerengario è la porta di passaggio tra l’antico (il Duomo) e il “moderno” di piazza Diaz. La scenografia monumentale, firmata appositamente per il centro città dal maestro milanese, non si conclude con i due edifici “gemelli” dell’Aerengario, ma annovera anche un altro palazzo importante che si affaccia sulla nuova piazza intitolata al famoso generale (Diaz), capo di stato maggiore del Regio Esercito
Pavimentazione del piazzale del Duomo di Milano ph Lorenzo Pennati
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Portaluppi
Arengario ph Lorenzo Pennati
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Palazzo Castani ph Lorenzo Pennati
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Portaluppi
Palazzo Crespi ph Lorenzo Pennati
durante la Prima Guerra Mondiale. È l’imponente edificio dell’Istituto Nazionale delle Assicurazioni, con i suoi alti porticati architravati, rivestiti di granito e serizzo grigio, che partono da via Marconi e si allungano sulla piazza dominata dal grattacielo che ospita la terrazza Martini di Luigi Mattioni. Per seguire le tracce di Portaluppi bisogna poi incamminarsi verso la Pinacoteca Ambrosiana, una delle più importanti istituzioni museali milanesi, dietro la quale si trova palazzo Castani – oggi Commissariato della Polizia di Stato, un tempo tristemente noto come la Sede della Federazione dei fasci milanesi – progettato da Portaluppi tra il 1935 e il 1940. Questo luogo è stato testimone involontario di uno dei momenti più bui della storia italiana: è qui che il 23 marzo 1919 sono stati fondati ufficialmente i Fasci di combattimento, precursori del Partito nazionale Fascista di Benito Mussolini. Poco distante e precisamente in piazza Santa Maria Beltrade, vicino a via Torino, c’è il palazzo della
RAS (Riunione Adriatica di Sicurtà), costruito da Piero Portaluppi tra il 1935 e il 1938, che dopo il restauro è stato trasformato in edificio per abitazioni di lusso, con l’aggiunta di alcuni terrazzi, stravolgendone in parte la struttura. In centro città Portaluppi ricevette anche importanti committenze private. In particolare, – e qui dovete incamminarvi verso piazza Meda, poco lontana da Piazza della Scala –, Palazzo Crespi, opera realizzata per l’omonima famiglia di imprenditori milanesi che avevano attività nel settore dell’industria tessile ed elettrica ed erano anche comproprietari del “Corriere della Sera”. L’edificio, realizzato tra il 1926 e il 1934, ha un percorso coperto ricco di suggestioni, per i materiali scelti, per il motivo a losanga (molto comune in tutte le sue opere) e le volte riccamente decorate. Da non perdere anche il Palazzo della Banca Commerciale, in via Case Rotte, dietro a Palazzo Marino, costruito tra il 1928 e il 1932. Portaluppi, che proprio in
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Sentificio ph Lorenzo Pennati
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Portaluppi
quegli anni stava restaurando il vicino palazzo degli Omenoni, realizzò un massiccio corpo di fabbrica con colonne a ordine gigante, il tutto alleggerito da una sottile decorazione geometrica. Accanto c’è una torre, coronata da una balconata con archi adornati da una serie di teste, che appare, quasi, come la merlatura di un castello. Quasi all’altezza del primo piano, un tempo, esisteva anche una nicchia, oggi scomparsa, con una figura femminile nuda. Una boutade del Portaluppi che sollevò le proteste di molti benpensanti e puritani della città, tanto che, presto, scattò la censura e poi la rimozione. Non lontano, in via Broletto al 5, c’è anche casa Girola, dove l’architetto milanese intervenne per ben due volte. L’aspetto attuale del palazzo appena restaurato da Progetto CMR - è dovuto al secondo rifacimento che cambia il look alla vecchia facciata del 1919, passando dall’allure art déco a un nuovo prospetto più severo e composto. L’impegno di Portaluppi per la sua città si fa sempre più stretto dopo il conflitto bellico. Nella notte del 13 agosto 1943 ben 504 bombardieri inglesi sganciarono su Milano 1252 tonnellate tra bombe e spezzoni incendiari: si tratta del più pesante bombardamento subito da una città italiana. Devastazioni ovunque nel centro e nei quartieri periferici, bisogna ricostruire. E la città ha fretta. Portaluppi torna, per la seconda volta, all’Accademia di Brera, dopo il suo primo ingaggio nel 1919, per porre rimedio alle ferite. E lo fa chiamato da Fernanda Wittgens, storica dell’arte di grande competenza e antifascista convinta, che dopo
la prigionia torna alla Pinacoteca e, con celere determinazione, già il 9 giugno 1950 inaugura la “Grande Brera”, un percorso di trentotto spazi espositivi completamente ristrutturati ovviamente da Portaluppi. Oggi all’interno delle sale restano ancora degli accenni di quel lavoro, e una curiosità, i pavimenti in marmo Fiore di Pesco e le cornici in rosso Lepanto del Bar Fernanda (dedicato alla Wittgens), all’interno del museo, sono ancora quelli ereditati dal progetto dell’architetto milanese, recuperati e restaurati. Anche alla Ca’ Granda, l’ex ospedale Maggiore - che proprio in quegli anni stava cambiando pelle per trasformarsi in Università - mette il suo zampino. E c’è ancora una grande donna al suo fianco: Liliana Grassi, che, insieme a Portaluppi (che dopo l’epurazione dovuta al suo coinvolgimento con il regime torna a essere preside della facoltà di Architettura) e ad altri architetti, presentano un piano di recupero per le parti danneggiate dai bombardamenti e un nuovo layout per trasformare l’antico ospedale dei poveri in Università. Sulla destra del cortile maggiore, quello del Richini, c’è l’ala nuova con il complesso corpo di scale che disimpegna l’intera area e la sua ritmica sequenza di atri sovrapposti. L’effetto è molto evocativo grazie al suo intreccio di rampe che salgono e scendono, che da lontano sembrano i paesaggi ingannevoli di Maurits Cornelis Escher, ma che, in realtà, sono percorsi razionali studiati per risolvere il problema di distribuzione degli spazi della crociera.
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CORSO MAGENTA E PIAZZA SANT’AMBROGIO
Linificio, ph Lorenzo Pennati
Un itinerario portaluppiano non può certo trascurare il percorso che si snoda tra corso Magenta e Sant’Ambrogio. La prima tappa è casa degli Atellani che racconta una storia lunga oltre cinque secoli. I protagonisti sono due, Leonardo da Vinci, che qui vi abitò e impiantò la sua famosa vigna e l’architetto Piero Portaluppi, che, nel 1919, trasformò quest’antica dimora che risale agli Sforza – oggi aperta al pubblico – in abitazione per il suocero Ettore Conti, nonostante le obiezioni di Gianna Casati, la moglie: “Non vorrai che noi si venga ad abitare in questa topaia”. Dopo tre anni di cantiere, la nuova casa degli Atellani, inaugurata nel 1922 in occasione delle nozze d’argento dei proprietari,
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è completamente trasformata. Tra tradizione e invenzione in un mix di giochi decorativi difficili da catalogare con i revival degli stili storici e già pervasa di accenni art déco, è una testimonianza dell’evoluzione del pensiero del maestro milanese. A venti anni di distanza, per curare i danni bellici, l’architetto torna in zona Magenta. La sua casa di famiglia è stata danneggiata come la vicina chiesa di Santa Maria delle Grazie, un edificio religioso che l’architetto conosce bene, dove, tra il 1934 e il 1937, in accordo con la Soprintendenza, era già intervenuto per lavori di ripristino. Anche la Casa degli Atellani era stata molto compromessa tanto da aver perso completamente la parte ottocentesca che si
Portaluppi
trovava accanto al monumentale ingresso. Piero Portaluppi interviene, ma questa volta lo fa con un linguaggio decisamente moderno. Il nuovo edificio, su cinque piani, ha un rivestimento lapideo alla base e una finitura superiore intonacata. Le aperture sono molto articolate: una fila di finestre quadrate, intervallate ironicamente da medaglioni sforzeschi, formano una fila composta che disegna il primo piano. Sopra, due piani con aperture più grandi intervallate da balconi con doppie colonnine e cinque arcatelle all’ultimo livello. Dietro l’angolo in via Morozzo della Rocca si trova la casa e studio di Portaluppi, un edificio storico che dal 1999 ospita l’omonima Fondazione. Edificata tra il 1935 e il 1939, è sobria e severa nel look esterno, ma se sbirciate nell’androne, potrete intuire la bellezza degli interni annunciati dalla scala in marmo verde malachite di Challant. Per descrivere l’opera di Portaluppi vengono spesso utilizzati contemporaneamente aggettivi come eclettica, liberty, barocchetta, déco, novecentista, modernista, razionalista, monumentale. La confusione a volte regna sovrana, ma è ovvio, perché la libertà comunicativa del maestro milanese a volte è spiazzante oltre che affascinante. Lo si scopre passeggiando per le 5Vie, tra via Brisa e via Santa Valeria, dove il Linificio e Canapificio Nazionale iniziato nel 1919 e ultimato in più fasi nel 1938 e la Sede per la società Filatura Cascami Seta, datata 1920-1924, raccontano l’evoluzione di questo istrionico architetto all’epoca poco più che trentenne. Sempre nella stessa zona c’è il monastero di San Vittore che, tra il 1947 e il 1953, cambia volto e destinazione, grazie al collaudato team Griffini, Reggiori e Portaluppi, e diventa il Museo della scienza e della tecnica. Il segno inconfondibile del maestro, si ritrova anche a qualche isolato più in là, e precisamente
Linificio, ph Lorenzo Pennati
tra via Foppa e viale Coni Zugna, proprio davanti al parco Don Giussani. Due edifici davvero unici e ancora molto attuali, anche se meno noti di altri, ma capaci di illustrare, attraverso i loro schemi decorativi e strutturali, l’evolversi del linguaggio portaluppiano. A destra, c’è la candida Casa Bressanini, datata 1928, che segue ancora i canoni classici, con timpani e decori secessionisti, e, a fianco in Via Foppa 4, l’edificio più moderno, dai caratteristici dettagli verdi, costruito tra il 1933 e il 1935, che segna il passaggio di gusto. Una curiosità: se girate l’angolo, in via Dezza, c’è anche l’abitazione di Gio Ponti, l’ultima residenza di un altro architetto che ha contribuito a cambiare il volto della città.
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DA CORSO VENEZIA A CITTÀ STUDI
Villa Necchi, ph Lorenzo Pennati
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Per proseguire lungo le strade che ci portano alle architetture di Piero Portaluppi, c’è un ingresso simbolico: l’arco del Palazzo della Società Buonarroti-Carpaccio-Giotto, affacciato su Corso Venezia 62-64 e realizzato da Piero Portaluppi tra il 1926 e il 1939. La porta che apre la strada al “quadrilatero del silenzio”, quel crocicchio di vie che custodisce, tra gli altri, quel gioiello tanto amato dai milanesi e dai turisti che è Villa Necchi Campiglio, in via Mozart, costruita tra il 1932 e il 1935, e che è una delle opere più famose dell’architetto milanese. Siamo negli anni Trenta del secolo breve e Milano sta cambiando volto. Lo sviluppo della città ormai preme sui suoi bastioni, cerca spazio. E mentre corso Venezia, già da un secolo, ha cambiato aspetto con le sue ricche case nobiliari, gli spazi più interni sono ancora liberi, completamente verdi, non molto diversi da come li aveva descritti Alessandro Manzoni nei Promessi sposi, ambientati tre secoli prima – “a destra e a sinistra, erano orti cinti di siepe” – quando Renzo per la prima volta entra in città.
Villa Necchi, ph Lorenzo Pennati
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Villa Necchi, ph Lorenzo Pennati
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Villa Necchi, ph Lorenzo Pennati
Anche la società comincia la sua trasformazione. Inizia l’epopea delle grandi famiglie industriali e degli imprenditori in cerca di affermazione sociale. Per avere un posto nella società che conta, all’epoca, era decisivo abitare nel capoluogo lombardo e non in una casa qualunque. Varcata la soglia non ci sono più dubbi: il Novecento vive ancora tra quelle mura. Basta chiudere gli occhi e si avverte ancora il passo di Gigina Necchi e di sua sorella, Nedda, inseparabili per tutta la vita, mentre scendono le scale in radica che decorano l’ingresso. Alla morte di Gigina nel 2001, la villa viene donata al Fai e aperta al pubblico. Ora chiunque può visitarla e accorgersi di quanta ricercatezza c’è in quel progetto: dai marmi scelti (verdi ovviamente, il colore preferito dal maestro milanese), al tema delle losanghe per arrivare alle decorazioni murali come il soffitto della sala da pranzo costellato da disegni in stucco che rappresentano lo zodiaco, un tema molto caro all’architetto del planetario Hoepli.
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Portaluppi
Tra la fine degli Anni Venti e l’inizio degli Anni Trenta, l’architetto, ormai all’apice della sua carriera, è incaricato anche di progettare il Planetario Ulrico Hoepli inserito magicamente nei giardini pubblici Indro Montanelli, in corso Venezia. La facciata neoclassica, scherzosamente reinterpretata da Portaluppi, è lo “stargate” milanese, il portale che conduce alla volta celeste e che ancora oggi fa stare i bambini col naso all’insù alla ricerca di Orione. Dal cielo alle profondità della terra, a Milano c’è una scala del tempo. Migliaia di persone ogni giorno ci passano accanto per accedere alla metropolitana, fermata Porta Venezia, senza accorgersi che, a metà della rampa, si apre una porta, sprangata con assi di legno e con una
pesante catena chiusa da un lucchetto. Questa è la linea di demarcazione, il punto di passaggio fra presente e passato: fuori, gli Anni Venti del Duemila, dentro, quelli “ruggenti” del Novecento. Sotto l’asfalto di Milano, infatti, si nasconde un piccolo gioiello, fermo nel tempo, l’albergo Diurno di Porta Venezia, uno spazio pensato per la cura della persona. Un progetto che si pensava senza firma, e ora, - dopo ricerche e studi – è stato attribuito proprio a Piero Portaluppi. Rimasto chiuso per tanti anni e riaperto momentaneamente in occasione di Expo 2015 con l’aiuto del FAI, ora è in attesa di diventare la sede del Museo dell’arte digitale di Milano.
Planetario Ulrico Hoepli, ph Lorenzo Pennati
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Sempre in asse con Corso Venezia, arrivando quasi alla fine di corso Buenos Aires, ci sono altre due opere imperdibili e visitabili dal pubblico. La prima è Casa Radici di Stefano tra via Aldrovandi e via Jan, storico palazzo che contiene nascosta, dietro alla ricercata facciata, la casa museo Boschi di Stefano. L’appartamento, ricco di opere d’arte che vanno da Sironi a Fontana, da Soffici, a Manzoni, per arrivare a Carrà, Funi e De Chirico, era abitato dalla coppia di collezionisti Marieda Di Stefano e il marito Antonio Boschi, famosi mecenati e zii di Alessandro Mendini. Bisogna tornare su Corso Buenos Aires e puntare diritto verso Città Studi per trovare un’altra perla firmata da Piero Portaluppi.
Casa museo Boschi, ph Lorenzo Pennati
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Portaluppi
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Casa museo Boschi, ph Lorenzo Pennati
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Portaluppi
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Casa Corbellini-Wassermann, ph Lorenzo Pennati
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Portaluppi
Casa Corbellini-Wassermann, ph Lorenzo Pennati
In viale Lombardia al numero 17 c’è Casa Corbellini-Wassermann, progettata negli stessi anni di villa Necchi Campiglio. La si nota subito dalla strada per la sua scala elicoidale dalla forma scultorea recuperata dalla Casa del Sabato per gli sposi – la costruzione temporanea presentata alla Triennale di Milano del 1933 da Portaluppi insieme ai giovani BBPR, suoi allievi del Politecnico. L’abitazione al piano terreno dal 2019 ospita la sede della galleria d’arte Massimo De Carlo, uno tra i più influenti del panorama internazionale. All’interno la scelta dei materiali è davvero unica. Le tipologie di marmo verde – l’Alpi Cesana dal colore intenso con vene biancastre e il più scuro Roja – sono stemperate da un classico Bianco Carrara e vengono accese a sorpresa dal tocco carminio del marmo Rosso di Levanto e dalle nuance arancio del Rosso Amiata. Una ricetta di classe, un colpo da vero stilista moderno che, come su una passerella di alta moda, veste la casa con un pattern “millerighe” che non ha nulla da invidiare a un abito couture. Anche qui trovate il motivo a losanga e i rifermenti astrologici (un astrolabio dipinto all’ingresso) che fanno di Piero Portaluppi un mago della mescolanza.
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Atmosfere domestiche all’aperto. A cura di Lara Vidotto
Cominciamo a sentire la voglia di aprirci alla bella stagione, di allargare i polmoni e lo spazio a nostra disposizione. Andiamo allora alla conquista di giardini, terrazzi e balconi perché questo è il momento di arredarli come se fossero una stanza di casa.
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Outdoor
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Che sia piccola o grande, se abbiamo un’area verde perché non cominciare a sognare? È tempo che gli spazi esterni tornino a colorarsi, a vivere, a rivelarci tutto il loro potenziale. Ci saranno presto le cene, gli aperitivi, i bagni in piscina o le grigliate in terrazza. Il design, complice di atmosfere uniche, renderà ancora più intensi i momenti veri, di vita vissuta. Saranno i materiali durevoli, fatti apposta per vivere fuori, all’aperto che faranno la differenza. Oggetti pensati per dialogare con la natura, unici per qualità e stile..
Sedia Net by Nartdi Outdoor
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Outdoor
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Ispirata al mondo della nautica, la collezione Cruise nasce dal desiderio di rievocare le emozioni uniche che solo una traversata nei mari più belli del mondo può regalare. L’uso di materiali nobili come il legno nella base, associato ad un’accurata selezione dei tessuti, conferisce un appeal elegante e sofisticato all’intera linea. La corda, vera protagonista, avvolge schienali e braccioli di ogni elemento di seduta della collezione: poltrone living, divani modulari o a struttura fissa e poltroncine pranzo.
Serie Cruise/Teak by Talenti
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Outdoor
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Divano 3 posti Cruise/ Teak by Talenti
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Outdoor
Tavolo da pranzo e sedie Cruise/ Teak by Talenti
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Le dimensioni generose e avvolgenti della collezione Panama di Talenti invita l’occhio a dimenticare lo stress. Qui c’è abbondanza, qui c’è calma, qui c’è equilibrio di forme e di materiali. Lo stile contemporaneo saprà portare il giusto tocco di sofisticatezza, e i materiali, l’alluminio usato per la struttura e le corde nautiche usate per gli intrecci, manterranno la loro bellezza stagione dopo stagione.
Lettino Panama by Talenti Daybed Panama by Talenti
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Outdoor
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E se lo spazio a disposizione fosse solo un piccolo balcone? La maggior parte delle volte ci si deve accontentare di un affaccio dalle dimensioni ridotte, tuttavia, scegliendo i complementi giusti e approfittando di intelligenti soluzioni salvaspazio, è possibile trasformarlo in un piccolo paradiso privato ricco di stile e classe.
Serie Flower by Ethimo
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Outdoor
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Lampada da terra O by Artemide
Fondamentale è il sapiente uso delle luci, saranno la bacchetta magica che con un tocco crea l’atmosfera perfetta in una sera d’estate.
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Outdoor
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Lampada da terra Don’t Touch by Karman
Lampada per esterni Cri Cri by Foscarini
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Lampada da esterno Kiki cordless by Martinelli Luce
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Lampada da terra per outdoor Reeds IP 67 Triplo by Artemide
Tolomeo Paralume Outdoor Hook by Artemide
Lampada da terra My Moon by Seletti
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Set Giardino Orte by InternoItaliano
Tavolino cilindrico e Tavolino Pawn by Serax
Vaso Coccio Pila by InternoItaliano
Vaso Coccio Pila by InternoItaliano
La primavera è anche il momento per cedere alla tentazione di portare a casa nuove piante e nuovi fiori, senza scordare le aromatiche! Dare loro la giusta sistemazione ci farà riconquistare anche il piacere di mettere le mani nella terra.
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Vaso Mexico by Qeeboo
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Lampada da esterni Bird Waiting by Seletti Poltrona sospesa Egg indoor con cuscino by Sika
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Outdoor
E se a nostra disposizione abbiamo soltanto una finestra? Nulla ci vieta di creare una piccola oasi privata, per sospendere la vita frenetica e dedicarci al meritato relax.
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A cura di Lara Vidotto Styling Lara Vidotto Ph Beppe Brancato
Combinazioni
AL PLURALE All’insegna del dialogo tra prodotti di brand differenti, così come accade nelle case dei veri appassionati di design!
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SHOOTING Lo shooting è stato pensato come una narrazione corale, che non privilegia un punto di vista, che non cerca un protagonista, ma piuttosto l’intesa tra oggetti a volte complementari e ben bilanciati, a volte spiazzanti per le idee o per il carattere che portano in scena. Sono questi gli ingredienti di un linguaggio per immagini che esprime la volontà di combinare stili, materiali, texture e l’uso del colore, con la libertà di chi si diverte tanto a lavorare con il design. Il grande talento e l’occhio da fuoriclasse del fotografo Beppe Brancato hanno individuato, nei volumi di una location di risoluta bellezza, i tagli di luce perfetti per caratterizzare le scene. 84
Combinazioni
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Lo spazio Andrè Maritan è stato costruito in un’area classica delle zone industriali del nord est. Si staglia dal contesto in modo netto e, per esasperarne l’idea, l’ingresso dell’edificio è stato pensato in modo particolare: un taglio sulla facciata, profondo 25 metri, difeso da un portone alto 10 metri. Un volume nero, assoluto e sobrio, che proprio per questo emerge come uno monolite, staccandosi da tutto ciò che lo circonda. L’assenza della recinzione e la creazione di uno zoccolo su cui poggia, e che dà origine ad uno spazio pubblico, lo rende ancor più monumentale.
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Al plurale... perchè crediamo che in questo termine converga il senso stesso della fruizione del design, cioè quel saper essere di uno e di tutti nello stesso tempo. Centrotavola Alzata Design Ettore Sottsass by Bitossi Ceramiche Cassettiera 360° by Magis Lampada da terra Geen-a by Kartell
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Combinazioni
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Combinazioni
Tavolino Sangaku by Driade
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Combinazioni
Libreria Modulare Sound-Rack by Kartell Bicchieri acqua Calypso by Serena Confalonieri Sedia Miss Wood by Missoni HOME
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Il set è l’occasione per ogni pezzo di design di incontrarsi con altri, emozionare e svelare ancora qualcosa di sè.
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Combinazioni
Libreria Modulare Sound-Rack by Kartell Sgabello Bureaurama by Magis Tavolo Bureaurama by Magis Lampada da tavolo Model 548 by Astep Vaso Design Ettore Sottsass by Bitossi Ceramiche
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Alcuni oggetti hanno una modernità tale che migliorano invecchiando, come succede al vaso disegnato da Ettore Sottsass Vaso Design Ettore Sottsass by Bitossi Ceramiche
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Combinazioni
Nel design crediamo di aver individuato un fattore che ci accomuna, un minimo comun denominatore della varietà straordinaria che è la società contemporanea, con la sua molteplicità e nella sua complessità. Osserviamo i pezzi storici del design entrare, spesso come attori protagonisti, in spazi molto diversi - alle volte agli antipodi! - e nel farlo mantenere intatta la propria forza espressiva. Così pensiamo che il design abbia un’attitudine, oltre al concept per cui è stato pensato e creato un oggetto, riesce a comporre, di volta in volta, nuovi “spartiti domestici” che risuonano in modo sempre diverso e personale.
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Grand Park Hotel Rovinj, Croatia photo by Tommaso Sartori
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Cover Story
Fattore
a cura di Chiara Butti
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“Per me sono davvero importanti la leggerezza, l’ironia: il nostro mondo è noioso e pieno di meccanismi autoreferenziali che mi annoiano: ecco, io a questa sicumera mi oppongo e quindi scelgo deliberatamente di prendermi un po’ per il culo da solo, e mi viene anche bene!”
Photo by Matthias Ziegler
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Cover Story
Camparino in Galleria photo by Santi Caleca
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Raggiungo Piero via Zoom un giovedì mattina nel suo studio di Milano e dopo alcune disavventure tecnologiche, a cui il periodo covid ci ha ormai abituati, cominciamo la nostra chiacchierata. Tanti conoscono Piero Lissoni per i rinomati progetti e prodotti, ma, visto che ho lavorato nel suo studio e oggi mi trovo qui in questa insolita veste, mi piacerebbe raccontare di lui come persona.
Come sappiamo il mondo del design è
Io posso esserne testimone! Per me
piccolo e quello degli studi milanesi ancor
questa differenza la fa chi sta in testa, non
di più, ma io posso dirlo: lo Studio Lissoni
basta essere bravi architetti o designer
& Partners è uno di quelli rinomati perché
per condurre con successo uno studio
ci si sta veramente bene. C’è un bel clima
di 70 persone. Servono altre qualità, sia
e lo avvalora il fatto che tantissimi tuoi
di imprenditore che di mentore... anche
collaboratori lavorano al tuo fianco da
se sono certa che questo termine non ti
decenni!
piacerà! Però inevitabilmente lo sei stato
Ah, io questo non lo so, lo lascio giudicare agli altri!
per molti di quelli che hanno fatto un pezzo di strada insieme a te.
No, infatti, preferirei non definirmi con questo termine.
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Cover Story
Camparino in Galleria photo by Santi Caleca
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Grand Park Hotel Rovinj, Croatia photo by Tommaso Sartori
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Cover Story
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Grand Park Hotel Rovinj, Croatia photo by Tommaso Sartori
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Cover Story
Va bene... e allora, tu come vivi il rapporto
Dicevi “quando ho cominciato”: hai fondato
con i tuoi collaboratori? Cosa ci vuole per
[insieme a Nicoletta Canesi N.d.R.] lo studio
essere un bravo capo per tutte queste
Lissoni Associati. Avevi 30 anni, come era il
persone?
tuo studio all’inizio?
Purtroppo, la collana di mani mozzate oggi non l’ho portata con me (ride). In realtà non ho una strategia: io mi comporto come sono. E poi non credo che ci siano i buoni e i cattivi o un modo giusto o sbagliato: chi dice che un capo che non è così incentrato sugli aspetti relazionali non ti possa comunque insegnare tantissimo professionalmente? Io posso solo essere ciò che sono... non ho delle strategie. Quando ho cominciato, ho deciso che se avessi avuto un mio studio avrei costruito dei rapporti con le persone con cui avrei condiviso così tanto tempo e così tante energie. Io ci passo la maggior parte del mio tempo con queste persone, ci vivo praticamente! Inevitabilmente si sono create delle relazioni personali e negli anni mi sono circondato delle persone con cui stavo meglio. Per me questa attitudine relazionale è stata anche un modo efficiente di gestire lo studio.
Ho cominciato subito dopo l’università a fare alcuni lavori, uno anche per un’azienda importante di design, ma ad un certo punto ho sentito che era venuto il momento di passare dall’altra parte della barricata e di mettermi in gioco. Ho iniziato con Nicoletta [Canesi, architetto con cui Piero fonda lo studio nel 1986 N.d.R.]: il nostro studio era il tavolo della cucina del nostro appartamento, due sedie, due parallelografi e una macchina gigante che sembrava un po’ un’astronave ma che in realtà serviva a mandare fax. E qual è stato il tuo primo progetto/cliente?
Il primo cliente è stato Boffi: ho cominciato non tanto come architetto ma come art director puro, come “tuttologo”. Per prima cosa ho ripreso in mano tutta la loro grafica, l’ho ripulita, gli ho dato un’identità nuova, e poi, solo qualche anno dopo, ho disegnato la prima cucina ESPRIT che presentammo al Salone del Mobile.
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Grand Park Hotel Rovinj, Croatia photo by Tommaso Sartori
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Cover Story
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Dagli albori cominci a collaborare con molte
Ci siamo incontrati al Master in Interior
aziende che ora fanno parte delle migliori
Design del Politecnico, dove insegnavi.
nel panorama del design contemporaneo, e
Ancora adesso continui la tua attività
con cui non hai mai smesso di collaborare.
didattica: com’è cambiato secondo te il
Oltre a Boffi, mi riferisco anche a Living
mondo del design oggi rispetto a quando hai
Divani, di cui sei art director dal 1998.
cominciato tu? In che direzione sta andando?
Qual è il segreto per delle relazioni con i
Quello che vedo oggi è che c’è un eccesso di speranze ed un eccesso di figure sul mercato. Che il lavoro dell’architetto, del designer, del creativo è visto come una missione mentre invece è un mestiere: è un lavoro, non un vezzo artistico. C’è indubbiamente una dimensione sociale di questa professione: ad un certo punto le pubblicazioni, le interviste, gli inviti agli eventi arrivano e diventano parte della tua vita quotidiana, ma sono cose che succedono, sono effetti collaterali che però devono rimanere un mezzo e non possono e non devono essere considerati un fine, come mi pare che stia accadendo oggi. C’è un aspetto comunicativo dirompente oggi che allontana dalla realtà: il mondo del lavoro non sarà in grado di acquisire tutte queste figure professionali, meno che meno di renderli tutti protagonisti, ma purtroppo nemmeno deuteragonisti! La maggior parte di loro entreranno in sistemi paralleli del mondo del progetto e diventeranno bravissimi capi di uffici tecnici. Io quando ho cominciato non sapevo dove sarei arrivato: ho avuto tanti passaggi buoni e sono finito qui ma magari, se le cose fossero andate diversamente, oggi sarei un capo tecnico della Apple... Dopodiché in realtà probabilmente in futuro ci sarà spazio per tutti: adesso ci sono persino alcuni progettisti che lavoreranno solo nel Metaverso...
clienti così durature?
Con i clienti vale la stessa regola di prima dei miei collaboratori, bisogna scegliersi reciprocamente. Se c’è fiducia, c’è intesa, c’è sinergia: non è nemmeno tanto importante quanto ti pagano o dove siano in grado di portarti: se c’è un rapporto di fiducia e c’è sinergia per me vale quello. Forse pensandola così ho perso molte occasioni, ma non avrei potuto fare altrimenti. Serve entrare in un contatto molto personale al di là della professione o, se preferisci, servono rapporti professionali dove però ci siano sempre persone che fanno la differenza.
Collezione Birillo by Alessi
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Poltrona KN02 by Knoll
Pina by Alessi
Divano Largo by Kartell
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Casa Fantini photo by Giovanni Gastel
E tu saresti aperto ad un lavoro così?
Basta che non mi paghino con Metasoldi e poi va bene tutto! (ride) Cosa ne pensi dei ragazzi che si affacciano al mondo del design oggi? Quali sono le caratteristiche e i valori che un buon progettista dovrebbe avere?
Oggi vedo molti ragazzi, appena usciti dall’università, già tutti impostati, che si sentono già arrivati. Sai, l’altro giorno mi sono rincontrato con Giulio Cappellini e Rodolfo Dordoni, che erano miei compagni di università: sai come ci chiamavano? I tre pirloni (ride)! Quindi, il mio consiglio è: toglietevi di dosso quell’allure che
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diffondono i social media, non focalizzatevi sugli aspetti effimeri che stanno definendo gli architetti come icone di lifestyle: affrontate il vostro cammino con più leggerezza e soprattutto con più ironia, concentratevi sullo studio, sulle prove, sulle cose da fare. Il mondo lavorativo oggi è difficile, il nostro è un mestiere molto competitivo: non basta mostrarsi, bisogna dimostrare le proprie competenze tutti i giorni per andare avanti. Serve essere coraggiosi, curiosi, avere la capacità di dubitare ed essere leggeri!
Cover Story
Lampada Landlord by Flos
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The Middle House, Swire Group, Shanghai photo by Edmond Leong
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Cover Story
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Cover Story
The Middle House, Swire Group, Shanghai photo by Edmond Leong
Infatti, se devo pensare a cosa ti rende unico, se devo individuare il “fattore PL”, certamente per me l’ironia ha un ruolo chiave, oltre a una buona dose di genialità. Se ne accorge chi può vedere cosa tieni sul tuo tavolo in studio, una schiera di giochini meccanici, di fumetti, e chi ha l’occasione di vederti ad un talk, davanti alla più seria delle platee, dove concludi le tue presentazioni con Paperino...
Vedi, per me sono davvero importanti la leggerezza, l’ironia: il nostro mondo è noioso e pieno di meccanismi autoreferenziali che mi annoiano: ecco, io a questa sicumera mi oppongo e quindi scelgo deliberatamente di prendermi un po’ per il culo da solo, e mi viene anche bene! (ride)
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Tavolo Oscar by Glas Italia photo by Tommaso Sartori
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Cover Story
«Un certo ministro delle finanze una volta disse “con la cultura non si mangia”: peccato che l’Italia sia prima al mondo per quantità di beni patrimonio dell’Umanità… Interessante no? Quindi direi proprio che con la cultura si mangia eccome!»
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Hai anche uno sguardo da birbante, con
Anche da questa chiacchierata emerge
un’irrequietezza latente. Le tue dita sono
fortemente il tuo lato umanistico, un altro
sempre in movimento, alla ricerca di
aspetto che per me ti caratterizza in modo
qualcosa con cui intrattenersi. (Mentre
preponderante; so che lo studio da anni
parliamo ha disegnato tutto il tempo
ormai collabora con prestigiosi musei
su dei fogli davanti a lui un coffee table
italiani e ti si vede sempre di più alla regia
perfettamente ombreggiato a penna)
di importanti mostre (Tiziano e Gerhard
Dunque il segreto di Piero è non annoiarsi
Richter a Palazzo Te a Mantova, le mostre
mai? Cosa ti stupisce? Dove trovi gli stimoli
in Triennale e al Museo Bagatti Valsecchi a
per i tuoi progetti?
Milano), com’è il panorama culturale italiano
L’ispirazione è la vita stessa: è vedere una donna che passeggia, un filmato di moda, come entri in un negozio, com’è fatto un tessuto; è ascoltare musica, è una poesia, una fotografia, un quadro, un’installazione. Il progetto nasce dalla vita, da ciò che vedi: si parte sempre da un riferimento, da una copia e poi la si studia, la si reinterpreta e le idee evolvono. Come Mies van der Rohe: il suo modello ideale nasce da due architetti: uno è Andrea Palladio e l’altro Karl Friedrich Schinkel. Lui comincia a studiare gli edifici del neoclassicismo germanico e italiano, prende le strutture, le pulisce, toglie tutto e le fa diventare quelle che conosciamo a croce e quelle tipo IPE.
in questo momento?
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Direi che la cultura non è un episodio italico, ma lo tratterei come un episodio molto più aperto di mente: la cultura è cultura. Certo, ogni paese poi ci investe di più o di meno, ma la cultura è un bene dell’umanità. Credo che noi tutti siamo in debito con la società… Io cerco di ripagare il mio facendo delle operazioni culturali nelle quali allo stesso tempo imparo, vengo in contatto con realtà che mi raccontano storie diverse, conosco mondi, un po’ do e un po’ prendo. Ricordo che un certo ministro delle finanze una volta disse “con la cultura non si mangia”: peccato che l’Italia sia prima al mondo per quantità di beni patrimonio dell’Umanità… Interessante, no? Quindi direi proprio che con la cultura si mangia eccome!
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Photo by Simone Bossi
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Giovanni Gastel, “The People I Like” Triennale Milano photo by Gianluca Di Ioia
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Una delle ultime mostre che hai allestito è attualmente in corso alla Triennale di Milano e si chiama “The people I like”, un omaggio al fotografo Giovanni Gastel, che ho avuto la fortuna di conoscere proprio grazie a te. Era una persona di straordinaria cultura ed un tuo grande amico... Concludiamo con un suo ricordo?
Ho tanti ricordi personali di Giovanni che scelgo di tenere per me, però ti racconto questo: io sono milanista e lui era interista. Avevamo pattuito un rito di non belligeranza fino al giovedì: il venerdì partivano gli auguri per le partite a venire, ed ovviamente riuscire a gufare per primi era fondamentale! Poi il lunedì o il martedì andavamo a farci un aperitivo al Jamaica, e pagava chi aveva perso.
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Colora i tuoi spazi scegliendo colori di tendenza del 2022
READY TO COLOR a cura di Emanuela Perozzi
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Color
Ogni persona ha un suo proprio colore, una tonalità la cui luce trapela appena appena lungo i contorni del corpo. Una specie di alone. Come nelle figure viste in controluce. Haruki Murakami
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Sulla scia delle tendenze cromatiche di inizio anno, anche per questa primavera ‘22 le nostre case amano vestirsi di colori brillanti, forti, pieni. Tra il blu e il rosso scarlatto, tra il magenta e le sfumature del viola, fa capolino anche una novità – l’enigmatico verde oliva – e un apprezzato ritorno, il giallo ocra. Come valorizzare una palette così audace? Come incanalare tutta questa energia senza appesantire l’ambiente? A smorzare il protagonismo dei colori, come sempre, è la capacità di comporre l’arredamento sul filo dell’equilibrio, dosando bene elementi eccentrici e icone del minimalismo.
La natura ha migliaia di colori, e noi ci siamo messi in testa di ridurne la scala solo ad una ventina. Hermann Hesse
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Gli opposti si attraggono Gli accostamenti più riusciti sono quelli che vedono i colori brillanti del 2022 dialogare con materiali naturali e toni comprimari neutri. I primi, nella loro semplicità, danno senso e compiutezza ai colori sfrontati. I secondi, con leggerezza e disincanto, creano i passaggi di luce necessari a creare i chiaro-scuri che tanto apprezziamo, ad esempio, nei dipinti. In fondo – pensiamoci bene - quando arrediamo un ambiente non stiamo forse creando un’opera d’arte? Non stiamo dando vita a un microcosmo di colori, forme, linee, geometrie e proporzioni? Come in un quadro d’autore, l’armonia dell’insieme vive di abbinamenti indovinati e contrasti apparentemente casuali.
Sì, arredare è una forma d’arte. È un po’ come mettere insieme le note sullo spartito, le parole sulla pagina, le immagini sulla tela. Tutto un gioco di congiunzioni e disgiunzioni. Tutto un alternarsi di luci e ombre, vuoti e pieni, dettagli che si mimetizzano e altri che saltano all’occhio.
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Verde oliva, il colore dell’anno Tra le nuance calde di maggiore tendenza nel 2022 spicca il verde. Accanto alle declinazioni note – le sfumature sature del verde bosco e quelle più delicate del verde salvia – troviamo anche una gradazione inedita: il verde oliva, eletto colore dell’anno. Non è semplice descriverlo. Tende sia al giallo che al grigio, ma mantiene una personalità ben definita. La descrizione migliore è anche la più semplice: il verde di una bella oliva non ancora matura. Quando illuminato dalla luce naturale, il verde oliva assume quei contorni dorati che lo rendono ricco e vagamente rétro. Non a caso, in Interior Design compare per la prima volta negli anni ’70, quando spopola per i rivestimenti in velluto dei divani, per le piastrelle e le carte da parati. Una tonalità che si accorda bene con gli altri colori caldi, con l’oro, con i legni scuri, ma anche con il bianco, che lo attualizza nei contesti contemporanei.
Componibile by Kartell Forma cilindrica, sportelli a scomparsa, struttura lucida, plastica e monocromatica. Basta questa semplice descrizione per capire che stiamo parlando di Componibile, l’iconico mobile contenitore di Kartell disegnato da Anna Castelli Ferrieri e apparso per la prima volta al Salone del Mobile nel 1967. Primo vero esempio di “design bello e funzionale”, Componibile vanta un numero incredibile di tentativi di emulazione. Disponibile in due o tre elementi e in diversi colori, tra cui il sofisticato verde oliva.
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Color
Buds 3 by Foscarini Lampada a sospensione disegnata da Rodolfo Dordoni per Foscarini, realizzata in vetro soffiato a bocca a cinque strati, dotata di un supporto in policarbonato stampato a iniezione, con cavo di sospensione in acciaio inox e cavo elettrico trasparente. Buds 3 incarna tutto il fascino delle contaminazioni stilistiche: le dimensioni compatte tendono al minimalismo, ma le linee e il punto cromatico sono un chiaro richiamo alle atmosfere vintage.
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Royal Magenta, magnetico e controcorrente La luce del sole lo avvicina al rosso ciliegia, mentre l’illuminazione artificiale gli dona un aspetto più misterioso e profondo. Non una tonalità semplice il Royal Magenta, ma capace di vestire la casa in modo raffinato e sorprendente, a patto di usarlo con parsimonia e come comprimario accanto a tonalità in grado di esaltarlo: il grigio per un risultato neoclassico-chic, il bianco lucido per sottolineare lo stile moderno, e le nuance dei legni chiari per alleggerire e creare un’atmosfera Hygge.
Dots by Schönbuch Forma sferica e design senza fronzoli per l’appendiabiti da parete Dots di Schönbuch, uno dei pezzi forte del Brand tedesco. Funzionale, compatto e versatile, Dots sta bene ovunque: dall’ingresso alle camere da letto, dal living all’ufficio, passando per cucina e bagno. Il metallo, materiale forte e “maschile”, trova la sua completezza stilistica nel design femminile e curvilineo, nelle forme aggraziate e nei colori brillanti. Non solo il magenta, anche il giallo, l’arancio, l’azzurro e il lilla.
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Rosso scarlatto, energia pura Anche il rosso scarlatto, come il magenta e il viola intenso, va calibrato in modo da non passare da punto di forza a limite.
Poltrona Magisproust by Magis Per il design della seduta indoor/outdoor Magisproust, Magis si è ispirata alla forma di un trono. In effetti, sono tanti gli elementi che la fanno sembrare la poltrona di un Re: le grandi dimensioni, lo schienale alto, l’assetto imponente, i dettagli preziosi, le decorazioni in stile Barocco. A renderla ancora più protagonista ci pensa il colore: un rosso scarlatto che lascia senza fiato. Per la realizzazione di questa poltrona unconventional, Magis ha scelto la resistenza del polietilene, materiale perfetto per i mobili outdoor, lavorato attraverso la tecnica della stampa in rotational moulding, che la rende ancora più compatta e robusta.
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Intramontabile Blu Se l’anno scorso a spopolare era stato il Blu Navy, nel 2022 troviamo ancora il Blu tra i colori di tendenza in Interior Design, ma stavolta con un orientamento verso le sfumature più profonde e decise, ulteriormente enfatizzate da finiture lucide e brillanti.
Ci sono intensità di blu anche oltre il blu più limpido che si possa immaginare. David Foster Wallace
Rocchetto by Flaminia Lighting Classe innata per Rocchetto, lo sgabello/tavolino progettato dal Designer Alessandro Mendini e prodotto da Flaminia Lighting. Più che un complemento d’arredo un’opera d’arte: realizzato in ceramica, questo prodotto 100% Made in Italy è l’emblema del design italiano, a metà strada tra le antiche maestrie artigianali e le più moderne tecniche di lavorazione. Qui lo vediamo nella versione blu, ma non da meno sono le altre nuance proposte, tutte rigorosamente brillanti: il giallo, l’arancio, il verde, il rosso. Bellissime anche le declinazioni in nero e in platino. Divertitevi ad accostarli tra loro per creare, in base alle nuance scelte, angoli di pura allegria o pura eleganza. A rendere Rocchetto ancora più versatile e camaleontico, ci pensa la duplice funzione: sgabello e tavolino da caffè.
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Color
Giallo ocra, madre natura Terminiamo il viaggio alla scoperta delle tendenze cromatiche 2022 con uno dei colori più amati in Interior Design: il giallo ocra. Questa tonalità così calda e trasversale, che rimanda direttamente ai valori più autentici della terra, presta il fianco a molteplici interpretazioni. Puntare su una nuance così rassicurante e pastosa può essere una soluzione intelligente sia per enfatizzare un’atmosfera delicata e rarefatta, sia per valorizzare il pregio delle finiture in
legno, siano esse chiare come l’abete, scure come il noce o rossicce come il ciliegio. Nel primo caso, il giallo ocra può aggiungere verve a contesti sobri, arredati in stile classico e con colori chiari, nel secondo può creare una suggestiva assonanza cromatica con i toni del marrone e del cioccolato, o un affascinante contrasto con cromie calde ma più misteriose, come il viola, il verde bosco, il grigio scuro.
Curt by Ambivalenz Il divano Curt di Ambivalenz è l’emblema del moderno concept d’arredo: componibile, trasformista, multifunzionale, versatile e intercambiabile. Cosa volere di più da un divano? Tutto parte da un semplice pouf rettangolare: lasciarlo solo o aggiungerne altri? La composizione è scevra da regole prefissate: è il cliente a comporre la forma, la dimensione, a scegliere il numero di moduli (fino a un
massimo di 15), a organizzarli tra loro e a rivestirli in uno o più colori. Il grande vantaggio di Curt, qui proposto nel rivestimento Barcelona in giallo ocra, è la modularità. Non un elemento d’arredo fisso, ma variabile, trasformabile, rimodulabile in qualsiasi momento. Da un unico grande divano di 10 moduli è possibile farne due da 5 moduli. E così via. Anche i tessuti sono rimovibili, intercambiabili, divisibili e combinabili tra loro.
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Dualismo seducente Scoprirsi e proteggersi, aggredire e difendersi.
A cura di Alessandra Luporini
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Moda
Autunno/inverno 2022/23: Loewe, Rick Owens, Saint Laurent, Acne Studio.
Effetto Cocoon Letteralmente significa bozzolo e raffigura qualcosa che avviluppa, che tiene al sicuro e al caldo, dal significato misterioso. Cocoon è una parola che racchiude sotto il suo morbido e avvolgente suono onomatopeico un vero e proprio stile di vita. Alle sfilate dell’autunno inverno 2022/23 la tendenza oversize si fa notare. E lo fa con cappotti, pellicce, giacche e abiti fuori misura che assomigliano a preziosi bozzoli. Forse non è un caso che questo trend abbia preso piede negli ultimi tempi, in questo momento storico un vestito protettivo ha senso, perché la moda è più che mai il riflesso della società contemporanea.
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Max Mara, autunno/inverno 2022/23
Il cappotto diventa “un rifugio”. Anzi, il primo dei rifugi: questo cappotto non solo è un riparo sicuro contro il freddo, ma anche un fedele alleato contro l’indifferenza del mondo esterno e uno stile fin troppo disadorno che l’inverno porta con sé. Un compagno affidabile, quindi, contro il conformismo e l’omologazione dei tempi attuali. E il Baklava che sarà l’accessorio must have del prossimo inverno, simboleggia lo stato di nascondersi dentro se stessi, ritirarsi in letargo aspettando la trasformazione..
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Moda
PinkPower Nonostante tutti si sarebbero aspettati il rosso come colore.. la scelta del Rosa di Pier Paolo Piccioli è un inno all’amore.
“Ti vediamo, ti sentiamo, ti amiamo perché l’amore è sempre la risposta” Pier Paolo Piccioli
Genny, Valentino e Act N°1.
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Metamorfosi Si parte dal capo avvolgente effetto cocoon sperimentando colori luminosi...
Bottega Veneta autunno/inverno 22/23
Chanel autunno/inverno 22/23
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Moda
Dolce&Gabbana 22/23
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... alla voglia di ribellione che c’è proprio sotto il bocciolo, o meglio dentro di noi. Il capo più discusso delle ultime settimane continua la sua ascesa nell’olimpo dei trend. Miuccia Prada l’ha (ri) eletta a pezzo chiave della nuova collezione Miu Miu: la mini diventa micro e mette le gambe in primo piano, regalando un pizzico di leggerezza ai nostri outfit in questi tempi complicati.
Miu Miu autunno/inverno 22/23
MiCRO SHORTS. Da sinistra: i look delle sfilate autunno inverno 2022-2023 di Blumarine, Miu Miu e Philosophy di Alberto Serafini
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Moda
Dalle aggressive e seducenti eroine virtuali di DolceGabbana con corsetti e autoreggenti come armi fatali; all’effetto cutout di Roberto Cavalli e Fendi. Un crescendo di tagli che ci portano nel cuore della seduzione.
DolceGabbana
Roberto Cavalli
Fendi
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Trasmutazione
Prada autunno-inverno 22/23
Ma la vera regina delle passerelle per il prossimo autunno-inverno è la semplice, leggera, eternamente sexy e chic Canottiera o TankTop.
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Moda
Bottega Veneta
Proposta da Bottega Veneta come ricerca di un lusso privato elegante e sofisticato. Essenzialità ed eleganza unite da un fil rouge di comodità in una una nuova definizione di luxury che vuole collezioni composte da capi semplici ma tecnicamente perfetti, fit impeccabili e tessuti pregiati. In poche parole, “fatti bene”, realizzati ad arte.
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A SIGN FROM THE STARS A cura di Giulia Tomba
Ariete
Toro
Gemelli
La primavera, stagione di chiaroscuri, colori elettrici e pensieri inquieti. Il momento dell’anno in cui la natura esplode in tutta la sua violenta e commovente bellezza. La vostra stagione, miei adorati Ariete. Ogni rinascita è un nuovo addio all’età dell’innocenza. Cosa siete a disposti a sacrificare in nome della vostra libertà? Il mio suggerimento: la vostra perenne impazienza. La vostra realizzazione passerà attraverso una più saggia e consapevole versione di voi stessi
Per prepararvi alla vostra prossima stagione astrologica (il Sole entrerà nel vostro segno il 19) vi consiglio di onorare il sacro fuoco della Quiete, miei cari Toro. Potete dedicarvi al culto del sonno profondo, celebrare l’alto rituale della skin-care o immergervi nel profondo stato meditativo che si ottiene attraverso la lettura di un buon libro. Per esplorare nuove vie di felicità fate un inventario di tutto ciò che nell’ultimo anno zodiacale ha saputo guarirvi nel corpo e nutrirvi nella mente.
La primavera è una stagione che si scatena da un contrasto. La sensuale rinascita della natura porta con sé cieli plumbei e animi inquieti. Vi suona famigliare, amici dei Gemelli? Prevedo che un ottimo tonico per migliorare il vostro umore e le vostre energie possa essere un po’ di leale e franco ascolto di voi stessi e delle vostre necessità. Chiedetevi scusa per tutte le volte che avete rinunciato a godere di quanto c’è di bello dentro e attorno a voi. È il momento di lasciar(si) andare.
Il consiglio di design: lo sgabello Bit Stool by Normann Copenhagen
Il consiglio di design: la poltroncina Spun by Magis
Il consiglio di design: la lampada da tavolo Rio Lamp by Seletti
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Oroscopo
Cancro
Leone
Vergine
You are made of stars, miei cari Cancro! Il mese di aprile si presenta come un mese molto potente per il vostro segno. Ed estremamente scomodo. Spoiler: avrete la possibilità di immergervi in una nuova dimensione dello spirito, fatta di intuizione, di un ritrovato senso di libertà e fiducia in voi stessi. Perché accada la magia dovrete avere però la forza di aprirvi al passato. Sondare gli abissi della vostra insoddisfazione. Curare vecchie ferite. È il momento di fare nuovi sogni.
I raggi morbidi della prima luce del mattino che filtrano dalla finestra. L’odore del caffè. Il vostro completo preferito. Una extra dose di energia. Il vostro mese di aprile è rappresentato in questa immagine, miei cari Leone. Vi sentite pronti per un nuovo inizio? Strategie vincenti: fate qualche piccolo passo al di fuori della vostra zona di comfort. Focalizzatevi su di un obiettivo superiore. Stringete divertenti alleanze e indugiate con tenerezza sulle vostre fragilità.
Un cuor di leone tra i fiori di ciliegio. Una piccola istantanea di questo aprile per voi amiche Bilance. Prevedo che la primavera saprà dare spazio agli aspetti più intraprendenti e temerari della vostra personalità. Una nuova forza che potrà emergere se saprete guardare con onestà a tutto ciò che nella vostra vita non vi convince fino in fondo. È il momento di tirare le somme. Di fare revisione. Saldare i debiti con voi stessi. Il karma è pronto a ricompensarvi.
Il consiglio di design: la lampada da tavolo Lesbo by Artemide
Il consiglio di design: il lampadario Bolla by FontanaArte
Il consiglio di design: la panca Dna by True Design
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Bilancia
Scorpione
Sagittario
È una primavera che vi parla di amore, quella che si affaccia fuori dalla vostra finestra, mie adorate Bilance. Nelle sue tante forme e destinatari. In che modo potete migliorare l’aspetto passionale della vostra vita? C’è sentimento a sufficienza per donare un tocco di magia alle vostre giornate? È il momento di rinunciare ai compromessi e al tepore emozionale. Il consiglio è quello di dare nuovo colore, prima di tutto, alla storia d’amore con voi stesse.
La pigrizia è la madre del vizio. Che grado di parentela ha invece con voi, miei cari Scorpioncini? La Luna nuova di aprile vi invita a dedicare più tempo a voi stessi e al vostro benessere. Esplorare le tante forme di guarigione che si possono ottenere dedicando più cure al vostro corpo e facendo spazio nella vostra mente per nuovi stimoli. Il consiglio è di iniziare a lavorare su tutte quelle insicurezze o limiti che vi impediscono di coltivare una versione più sana di voi stessi.
Il mese di aprile vi invita a immergervi nelle acque profonde del vostro desiderio, miei cari Sagittario. Scavate sotto la cenere per portare alla luce la vostra versione più anticonformista e spregiudicata. Dedicatevi di più a quello che accende la vostra intelligenza e stimola la vostra creatività. Prevedo che nel prossimo futuro potrete ottenere molta soddisfazione da voi stessi e dal rapporto con gli altri se saprete essere liberamente curiosi e innocentemente passionali.
Il consiglio di design: il tavolo rotondo Lamba by Sovet Italia
Il consiglio di design: la libreria Randomito by MDF Italia
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Il consiglio di design: la lampada da terra Kong Led by Qeeboo
Oroscopo
Capricorno
Acquario
Pesci
Nel suo ruolo di congiunzione tra la quiete della stagione invernale e l’eccitante frenesia estiva, la primavera diventa anche a livello esistenziale un perfetto momento di passaggio. Miei cari Capricorno, già dallo scorso mese gli astri vi invitavano a fare il vostro personale inventario emozionale. Vi consiglio gite domenicali nel giardino dei sentimenti, sessioni intensive di ricordi e intime confidenze con una persona di fiducia. Via libera a tutto quello che vi fa sentire protetti e coccolati.
Per partire basta fare il primo passo. Cari Acquario, se per lanciarvi in un nuovo progetto attendete la combinazione perfetta di eventi e che tutto sia in ordine allora non andrete da nessuna parte. Grande rivelazione: vi attende una primavera di intuizioni geniali e idee disordinate. Surfate l’onda di questa grande anarchia creativa che via invierà l’universo e usatela come motore per un grande cambiamento. Trarrete ispirazione dei luoghi più insoliti e dalle persone più inaspettate.
Questo tiepido inizio di primavera è un momento molto proficuo per allinearvi a ciò che veramente siete e ai vostri valori, miei guizzanti Pesci! Non ve lo nascondo, potrebbe essere un lavoro molto faticoso ma altrettanto stimolante. Fase uno: fate una lista delle vostre abilità e dei vostri pregi. Scoprirete che sono molto più di quelli che pensate! Fase due: elencate tutte le cose che si mettono tra voi e il vostro personale concetto di realizzazione. Non abbiate paura di fare il primo passo.
Il consiglio di design: la poltroncina da esterno Remind by Pedrali
Il consiglio di design: il calendario Timor by Danese Milano
Il consiglio di design: la poltroncina Dost by Puik
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Contributors
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Emanuela Perozzi COPYWRITER Nasce al Policlinico Gemelli in Roma la notte di San Lorenzo mentre sua madre, scorgendo una stella cadente, esprime il desiderio di una femminuccia. Salvo poi diventare una sorta di maschiaccio, tra la passione per il calcio ereditata dal papà e un cugino-fratello come migliore amico. Crescendo sviluppa una personalità anticonformista e un tantino ribelle, ma ciò non le impedisce, qualche anno più tardi, di inorgoglire i suoi genitori laureandosi con lode in lettere. Ha iniziato a scrivere da piccola e non si è più fermata. Divoratrice di libri, ama la letteratura, il cinema d’autore e le case di design. Non si è ancora stancata di ascoltare la sua vocina interiore e di inseguire sogni. E visto che ci sta, esprime desideri facendo finta che sia la notte di San Lorenzo.
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Chiara Butti DESIGNER Chiara Butti, dopo essersi laureata al Politecnico di Milano e aver conseguito un master in Interior Design, inizia a collaborare con lo studio di Piero Lissoni a Milano occupandosi dello sviluppo di progetti di architettura d’interni (allestimenti, residenze, ristoranti, hotel e negozi) sia in Italia che all’estero. Prosegue poi la sua carriera nelle divisioni di architettura e interior design di prestigiose case di moda come Giorgio Armani a Milano e Louis Vuitton a Parigi. Dopo essersi specializzata in progetti di alto livello, è oggi a capo del suo studio e lavora per clienti privati ed aziende a livello internazionale. Chiara Butti studio si occupa di interior design, styling, brand scouting, art direction e corporate identity. Dal 2017 è MID ambassador del Master in Interior Design del Politecnico di Milano+Scuola Politecnica del Design.
Alessandra Luporini COPYWRITER Alessandra Luporini classe 1982 laureata al POLIMODA a Firenze , metà toscana e metà milanese, cresce nella storica azienda di abbigliamento di famiglia tra abiti di alta moda e ambienti del fashion System tra Milano e Parigi. Da sempre interessante alla moda, all’ artigianalità e all’arte, si definisce creativa e spirituale in continua evoluzione.
Contributors
Giulia Tomba
Lara Vidotto
COPYWRITER
Maria Chiara Bocciolini COPYWRITER Fiorentina, si laurea in Filosofia Teoretica a metà anni ’90. Subito dopo si accosta alla professione delle PR e dell’Ufficio Stampa, passando prima dal mondo fashion e poi a quello del design e dell’architettura. Qui affianca nel loro percorso di comunicazione alcune realtà d’impresa note a livello internazionale. Si definisce una inguaribile ‘raccontastorie’ per la curiosità e la passione con cui ama narrare di oggetti, progetti e di personaggi. Trova nella scrittura la sua ‘cura’ all’ansia che pervade i nostri tempi. Mamma di Bianca. Ama il cinema, l’arte e i cani, meglio se boxer.
Giulia è una ribelle amante dell’ordine. Friulana ma di radici veneziane, da bambina sogna di fare la scrittrice o la chiaroveggente. Da adulta si laurea in lettere e diventa una pubblicitaria. Sulla seconda opzione ci sta ancora lavorando. Ama l’oceano, le sarde in saor, gli acrobati cinesi e le persone con senso dell’umorismo.
ART DIRECTOR
Patrizia Piccinini ARCHITETTO E GIORNALISTA, Si occupa di design e tendenze lifestyle. Ha scritto per più di vent’anni prima, per Home e poi per Marie Claire Maison. Ha pubblicato per Rizzoli Electa il libro, Carlo Scarpa, Oltre la materia e, a ottobre, è prevista l’uscita in libreria di una nuova monografia dedicata a Piero Portaluppi, edita dalla stessa casa editrice.
Nasce distratta e cresce raccogliendo idee che spuntano come funghi dopo la pioggia nella magica foresta di neuroni che è la testa di ognuno, la mia e l’altrui. Sguardo all’orizzonte, antenne sintonizzate sul design, annusa ciò che verrà. Ama il potere salvifico della letteratura che ci contiene tutti, ama il suono della banda che sta per svoltare nel vicolo, gli alberi, i cani, le cose piccole come i carillon e gli esseri umani.
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