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PIANOPRIMO - FEBBRAIO - N12

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lovethesign.com

Number 02 — febbraio 2022

Elena Salmistraro In due si pensa meglio — Natural Suite Nel paese dei balocchi — Yves Saint Laurent


Editoriale

In questo numero conosciamo un po’ più da vicino Elena Salmistraro, una designer iperbolica, che supera arditamente la misura del consueto. La sua voce è avvolgente e solare, il suo codice stilistico è giocato sapientemente tra intensità ed equilibrio, in veste ultra-contemporanea. Noi ce ne siamo innamorati… E forse perché febbraio ci invita a pensare all’amore, l’abbiamo cercato nei luoghi. A Roma tra i locali di design che in modo diverso ed eclettico ci hanno conquistato, ma anche in Val di Fassa dove abbiamo incontrato l’architettura che danza con le montagne, lì le Suite (sostenibili!) sono immerse nel prato con terrazze e patii interni, Lara Vidotto Art Director

lì la sauna è in cima agli alberi e si raggiunge attraverso un percorso aereo. Wow! Faremo un salto nel paese dei balocchi dove il design può spingersi oltre e navigare leggero come un bambino. Uno più uno alle volte fa tre, è evidente. Ce lo dimostrano alcuni esempi magnifici che ci dicono: l’unione fa la forza! Designer, compagni di vita e di lavoro che, con oggetti straordinari, hanno raccontato anche la loro storia d’amore e l’amore per il progetto. PianoPrimo ama il design, ma è pure innamorato dell’arte (andate a conoscere quella di Davide Ronco!) e trova che la moda, nella sua massima espressione, sia anch’essa una storia d’amore, di ricerca e d’arte.


LOVE THE S IGN MAGAZINE

Ph. Vanni Borghi

Index

PianoPrimo /

Love

Love is in the… House a cura di Giorgia Messa

10 Cover Story

Elena Salmistraro a cura di Lara Vidotto

30

Hotel

Natural suite

a cura di Samantha Passuello

22


Index

Divani e poltrone

Divani e poltrone Spazio alle idee

a cura di Maria Chiara Bocciolini

52

Roma

Roma Caput Design a cura di Emanuela Perozzi

Tendenze

Nel paese dei balocchi

a cura di Patrizia Piccinini

82

92


PianoPrimo /

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Designer

Coppie di designer: in due si pensa meglio a cura di Alessandra D’Angelo

118 Moda

Yves Saint Laurent Potere Visionario 142 a cura di Alessandra Luporini

Oroscopo

A Sign from the stars a cura di Giulia Tomba

Art

Davide Ronco a cura di Chiara Moro

128

158


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Zygmunt Bauman

“Amare significa offrirsi a quel destino, alla più sublime di tutte le condizioni umane, una condizione in cui paura e gioia si fondono in una miscela che non permette più ai suoi ingredienti di scindersi. E offrirsi a quel destino significa, in ultima analisi, l’accettazione della libertà nell’essere: quella libertà che è incarnata nell’Altro, il compagno in amore”.

PianoPrimo / LOVE THE S IGN MAGAZINE

Tappeto rettangolare Wave - rosso by Qeeboo


Color

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PianoPrimo /

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10


Love

LOVE IS IN THE… HOUSE a cura di Giorgia Messa

Con San Valentino alle porte, l’aria vibra di romanticismo; love is in the air, canterebbe John Paul Young. Strade e vetrine si riempiono di fiori, cuori e cioccolatini. La gente si divide tra chi ama questa festa e chi la detesta.

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PianoPrimo /

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Personalmente, l’ho sempre vista come una buona occasione per celebrare l’amore, in ogni sua forma. Non solo l’amore di “coppia”; anche quello verso un amico, un parente, un animale. Ma, soprattutto, può essere l’occasione perfetta per celebrare la forma d’amore più importante e difficile di tutte, quella verso se stessi. Come dice il Buddha “Puoi cercare in tutto l’universo qualcuno che sia meritevole del tuo amore e del tuo affetto più di te stesso e non lo troverai in alcun luogo”. Allora, ecco cosa vi propongo per questo San Valentino: dedicatevi a voi! Festeggiatevi, coccolatevi. Ricordatevi quanto siete importanti. Come? Per esempio…

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Love

IN TH S I

E… H O

LOVE

…invitatevi a cena!

E US

Non l’avete mai fatto? Allora fatelo, e fatelo bene: invitatevi a cena. Organizzate tutto nei minimi dettagli, come se aspettaste un ospite importante. La scrittrice Simonetta Agnello Hornby dice “A casa tua l’ospite migliore sei tu, prima di tutti gli altri”. Cucinate i vostri piatti preferiti, oppure ordinateli. Fatevi un bagno profumato, vestitevi eleganti (sono severamente vietati tute e pigiamoni). Mettete ben in ordine la casa, allestite la sala e apparecchiate la tavola, come fosse un primo appuntamento. Per l’occasione, vi consiglio la linea di piatti Feast riga rossa, di Serax, ideata dallo chef britannico-israeliano Yotam Ottolenghi insieme all’artista italiano Ivo Bisignano. Colori vivaci e stampe floreali sprigionano vibrazioni positive. Proprio ciò di cui avete bisogno!

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LO

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VE

SE

PianoPrimo /

14

IS


Love

Non riuscite a scegliere il vino? Magari vi

Se, invece, siete più tipi da cocktail, il Set

viene voglia di stappare più di una bottiglia.

North Tide di Alessi sarà un vostro valido

Con il portabottiglie Noè, firmato da Giulio

alleato. Nato dalla collaborazione tra due

Iacchetti per Alessi, avrete a portata di

designer, Luigi Massoni e Carlo Mazzeri, il

mano le vostre etichette preferite e potrete

mixing kit è composto da shaker, secchiello

decidere, tra una portata e l’altra, quali e

per ghiaccio, misurino, apribottiglie e pinza,

quanti vini degustare.

in acciaio inossidabile. Con North Tide potrete sbizzarrirvi nella preparazione di drink degni di un vero bar tender.

S IN

THE …

HO

Dulcis in fundo (è proprio il caso di dirlo): il dessert, la coccola finale. Dimenticatevi la dieta; non badate alle calorie. Cioccolato, crema, panna; tutto insieme. Scegliete ciò che vi dà più piacere. È San Valentino e non serve un compagno/a per godere! Basta un cucchiaio del vostro dolce preferito (io opterei senza dubbio per un tortino al cioccolato dal cuore morbido). E a proposito di cucchiai… Quello a forma di cuore, disegnato da Myriam Miri per Alessi, è perfetto per l’occasione. Lo dice anche il nome: Big Love!

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PianoPrimo /

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Non è sufficiente, però,

Gemella per nome e

ottenere un effetto optical.

pensare alla tavola. Bisogna

forma, la poltroncina

Restando in tema, la

creare l’atmosfera!

Love, progettata da Joel

panchina Amore, di Slide,

Partiamo dalla luce. Non posso

Escalona per Opinion Ciatti,

ben si presta ad arredare

non segnalarvi Love, di Slide,

sembra fatta apposta per

l’ambiente per San Valentino

per la sera del 14 febbraio

abbinarla alla lampada di

ma non solo. Disegnata

(e non solo). Ideata dal

Slide. È disponibile in rosso

da Giò Colonna Romano,

designer Stefano Giovannoni,

e in nero. Un’interessante

secondo un’insolita filosofia

è una lampada da tavolo

idea di arredo può essere

di lettering, è un oggetto di

a forma di cuore, rosso e

combinare insieme più

design di grande impatto

bombato. Basterà accenderla

poltroncine e formare, così,

visivo e decisamente

per scaldare l’ambiente e

un divanetto da tre o quattro

“instagrammabile”.

sprigionare passione.

posti, alternando i colori per

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Love

VE

IS I N

USE O H

LO

THE …

Non siete tipi da cuori e cuoricini? Avete un’idea di romanticismo anticonvenzionale? Ecco qualche suggerimento per sdrammatizzare la serata, senza rinunciare alla qualità. Come luci, vi consiglio di dare un’occhiata alla lampada da tavolo Teddy Boy Metal Indoor Plug di Queebo o alle lampade da terra The Lightning Archives di Slamp.

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T S IN H

E US

H E… O

LOVE I

PianoPrimo /

Due idee originali, stravaganti ma di alto design. Come sedute, invece, segnalo la poltrona Roly Poly di Driade e la panca Atlas di Slide. Entrambe disponibili in diversi colori brillanti e caratterizzate da forme eccentriche; perfette, insomma, per personalità fuori dal comune.

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Love

Infine, per un San Valentino

cura il vaso dove conservarli.

Ah! Ovviamente, non

che si rispetti, regalatevi fiori,

Io vi consiglio, senza dubbio,

dimenticate di scrivervi

magari accompagnati da una

Love in Bloom Giant,

un biglietto. Prendetevi

scatola di cioccolatini ben

disegnato da Marcantonio

qualche minuto per dire

assortita. Se volete andare

Raimondi Malerba per

a voi stessi ciò che non vi

sul tradizionale, optate per

Seletti. Il particolare design

siete mai detti. Guardatevi

un bel mazzo di rose rosse.

riproduce il muscolo cardiaco,

dentro e trovate tutti i

Altrimenti, scegliete ciò che

non idealizzato nella classica

motivi per cui meritate di

più vi rispecchia: girasoli,

forma. Ciò rende questo vaso

amarvi e di essere amati,

tulipani, fiori di campo.

perfetto per romantici e non;

perché come dice Rupi Kaur

Eviterei i crisantemi (si

soprattutto, diventa simbolo

“Il modo in cui ti ami è il

dice siano i fiori dei morti).

dell’amore che sboccia dal

modo in cui insegni agli altri

Dopodiché, scegliete con

cuore!

ad amarti”.

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PianoPrimo /

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NATURAL SUITE IL RELAX SECONDO L’OLYMPIC SPA HOTEL

a cura di Samantha Passuello

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Hotel

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Tappeti Hotel

In Val di Fassa, una delle valli più belle delle Dolomiti tra Bolzano e Belluno, sorge l’Olympic Spa Hotel. Si tratta di una struttura a conduzione familiare guidata dalla famiglia Pellegrin, il cui obiettivo non è essere la protagonista delle nostre vacanze, bensì il valore aggiunto: le persone, infatti, sono quelle che fanno la differenza in qualsiasi viaggio.

L’Hotel Olympic fonda la propria filosofia

Si tratta di nuove Suite sostenibili immerse

tra sostenibilità, cibo e benessere: elementi

nel prato con terrazze e patii interni, oltre ad

che trovano spazio all’interno di una cornice

una strepitosa sauna in cima agli alberi da

tipica, quella di una struttura “Tirolese Style”

raggiungere attraverso un percorso aereo.

prettamente in legno e con tanto di Baita,

Wow!

dove viene servita una volta alla settimana la colazione a base di prodotti di Malga. Se questi vi sembrano già di per sé degli ottimi pretesti per concedervi una piccola vacanza, noi ve ne diamo altri due: le Natural Suite e il Natural SPA Chalet, che verranno inaugurati proprio questa primavera.

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PianoPrimo /

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L’idea per entrambe le strutture è creare una camera che permetta di vivere una vacanza esclusiva in un ambiente sostenibile ed esteticamente bello. D’altronde, anche l’occhio vuole la sua parte.

Nelle Natural Suite, il panorama mozzafiato si

una mini piscina privata con idromassaggio,

trova subito all’apertura della porta: la visione

riscaldata tutto l’anno.

del giardino e del bosco sono i primi a stupirci

Quanto allo Chalet, i pezzi forti sono senza

e a farci brillare gli occhi.

dubbio la vista, della quale si può godere

Le Natural Suite “Te Bosch” hanno un patio

direttamente dalle docce posizionate su

interno privato, un pezzo di cielo che entra

piani diversi, la sauna che dà sul sasso lungo,

nella stanza e la illumina. Per chi soggiorna

l’idromassaggio sia all’interno che all’esterno e

sono a disposizione anche dei sacchi a pelo

un divano in rete sospeso tra un piano e l’altro.

per poter dormire sotto le stelle.

Aaah, quando si dice “relax con vista”!

Le Natural Suite “Te Aga” si distinguono per

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Hotel

E se è vero che anche l’occhio vuole la sua parte, non possiamo non parlare dell’architettura e del design. Il progetto è stato affidato allo studio Noa, con l’obiettivo di riprendere la forma delle montagne e creare, quindi, una struttura che fosse quasi mimetica. Anche il materiale e il colore delle facciate richiama le montagne stesse: cemento misto a dolomia (la roccia che caratterizza le Dolomiti) si unisce all’aspetto granulare delle suite, creando un equilibrio in perfetta sintonia con l’ambiente.

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Cover Story

Elena Salmistraro a cura di Lara Vidotto

Una designer iperbolica perché supera arditamente la misura del consueto con un codice stilistico sapientemente giocato tra intensità ed equilibrio, stupore ed eleganza eclettica, forme antropomorfe e primitive che assumono una cifra ultra-contemporanea.

Ph. Thomas Pagani

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Il design di Elena cattura per l’abilità del segno, per la sua visione stimolante, per le vibrazioni dei colori, per una sorprendente capacità di sintesi, di andare al nocciolo ma con una poetica attenzione al dettaglio.

Lampade MRND by Seletti

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Specchio Medusa by Punta Conterie Murano


Cover Story

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Cartesio Rug by Cc-Tapis

Qual è la parte migliore della vita per te, Elena?

Non credo esista una parte migliore e una peggiore, la vita è bella in ogni sua sfumatura. Dopotutto senza le parti “peggiori” probabilmente non avremmo gli strumenti per apprezzarne le parti “migliori”. Ovviamente, come per tutti, quei momenti in cui posso rilassarmi con le persone che amo sono tra i miei preferiti, ma voglio continuare a pensare che la vita sia bella, a prescindere, proprio come il film di Benigni. Hai una Musa (o un Muso) ispiratrice?

Non uno o una in particolare. Spesso sono le persone a me più vicine, mio marito, i miei figli, ma anche il mio cane. Amo

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osservare, leggere tra le righe, sovrapporre elementi, e questo mi porta spesso a vedere la mia musa/o come una pluralità: la somma di più persone, animali e cose. Qual è la persona in carne e ossa, vivente o del passato, che ti stimola, ti ispira o ti guida?

Senza alcun dubbio mio nonno. È stato il primo a credere in me, è stata la persona che mi ha fatto conoscere il mondo dell’arte portandomi a visitare mostre, musei e gallerie. E che mi ha sempre spronato a fare della mia passione la mia ragione di vita. Credo che sia sempre lì a guardarmi mentre progetto, ed è per lui che nascondo in tutti i miei disegni un piccolo occhio, non per altro.


Cover Story

Cartesio Outline Rug by Cc-Tapis

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Collezione “Pensieri Panteschi” by Lithea

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Cover Story

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Cover Story

Collezione New Atomic Age by Scapin Ph. Thomas Pagani

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Collezione New Atomic Age by Scapin Ph. Thomas Pagani

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Cover Story

Elena, siamo interessati al dietro le quinte del design, dietro i prodotti ci sono certamente, prima di tutto, competenza e cultura, idee, progetto, impegno, fatica, ma anche e soprattutto un carattere. Tre aggettivi per descriverti a chi di te vede solo gli oggetti che hai ideato.

Questo è un esercizio molto difficile per me. Quando ho iniziato a disegnare l’ho fatto proprio perché mi veniva più semplice esprimermi tramite il disegno che attraverso le parole. Sono sempre stata una bambina timida e introversa. Davvero? Non si direbbe!

È proprio così… E poi sinceramente preferisco che le persone vedano e conoscano di me solo gli oggetti che disegno, e che ne diano una lettura personale, priva di condizionamenti. Il dietro le quinte sono io, è il mio mondo, è un aspetto molto personale che non credo di voler condividere o mostrare se non raramente. Ok, parliamo dei prodotti: ricerca di armonia delle forme, sperimentazione virtuosa, dettagli e materiali indagati minuziosamente, tutto questo converge nei tuoi progetti che portano con se tracce di antropomorfismo e primitivismo. Quali sono quelli cui sei più affezionata?

Eh… È difficile dover scegliere! Ogni progetto ha un significato, un senso, una

maturazione differente. Ovviamente devo molto ai Primates disegnati per Bosa, che hanno segnato il passo e mi hanno permesso di farmi conoscere. Ad oggi credo che la collezione Chimera, disegnata per Cedit, sia plausibilmente più matura e consapevole. Credo che Chimera riesca a raccontare molti più aspetti del mio universo progettuale. Qual è il tuo processo di ideazione? Quale è stato il progetto più sfidante?

Non ho un metodo ben preciso, sono molto confusionaria e questo mi porta spesso e fortunatamente a variare se non stravolgere approcci, idee e certezze. In linea di massima però cerco sempre di legare l’oggetto ad un sogno, una visione, una storia, cosi da poterlo successivamente raccontate graficamente attraverso la pittura o l’illustrazione. In questo modo riesco a individuare dettagli, pesi, e rapporti che in altri modi difficilmente riuscirei a comprendere. Il progetto più sfidante per ora è stato sicuramente il sofà disegnato per Natuzzi. Mi sono confrontata volutamente con tantissimi vincoli di carattere tecnico e dimensionale, perché volevo (e ci sono riuscita) disegnare il più piccolo divano reclinabile del catalogo. È stata una vera sfida, perché sono andata contro quelle che sono le mie, chiamiamole tipicità. Mi sono divertita molto.

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Cover Story

Axo In fabula in collaborazione con Cooperativa Alice by Cappellini Ph. Stefano De Monte

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Cover Story

Pensi che ci sia una corrente culturale,

Quali sono i difetti degli altri che ti inducono

un filo sottile nel pensiero o nel processo

alla comprensione?

progettuale che collega i designer

Non credo che esistano difetti, esistono punti di vista, intuizioni e convinzioni. Osservo molto attentamente il lavoro dei miei colleghi e molto spesso mi diverto a individuare le corrispondenze tra i loro progetti, la loro personalità e il loro modo di relazionarsi con la società. Quando questo accade so per certo che il progetto è vero, è sincero, è corretto al di là della presenza di difetti o meno. La cosa che mi spaventa e che mi fa riflettere maggiormente è quando questo non accade.

contemporanei? Oppure noti che ci siano codici linguistici indipendenti, scollegati tra loro?

Il fascino della contemporaneità, a mio parere, è proprio l’assenza di una corrente culturale, che nell’ultimo secolo ha contraddistinto e definito i vari periodi storici a livello progettuale. Oggi probabilmente, proprio a seguito di questa completa libertà, è facile individuare una molteplicità di linguaggi e approcci che vanno a riempire, e probabilmente anche a saturare, tutti gli aspetti della progettazione nel senso più ampio del termine. Se proprio devo individuare un filo sottile di contatto, credo che l’assenza del dogma, delle leggi, dei comandamenti a cui tutti indistintamente dovevano attenersi pena l’ostracismo, fa sì che si tenda maggiormente ad un approccio autoriale al progetto.

Grifo armadio con specchiera by Altreforme

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Lisetta by Bottega Intreccio

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Cover Story

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Tavolino Sangaku by Driade Ph. Iacopo Barattieri

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Cover Story

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Cosa ti irrita invece?

Mi irrita la cattiveria, l’invidia malsana e la falsità. Hai 3 desideri da esprimere: cosa chiedi alla Lampada di Aladino?

Come diceva il nonno, prima di tutto la salute. Poi vorrei non annoiarmi mai e soprattutto avere sempre la possibilità di fare quello che mi piace. Minnie Urban Minerva e Mickey Forever Young by Bosa

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PianoPrimo /

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La psicoanalisi è un mito tenuto in vita dall'industria dei divani. Woody Allen

DIVANI E POLTRONE SPAZIO ALLE IDEE a cura di Maria Chiara Bocciolini

Sapevate che la parola divano si origina dal persiano diwan? E pensate, in arabo stava ad indicare l’ufficio della dogana. Nella cultura abitativa occidentale fa la sua comparsa nelle dimore signorili come arredo di rappresentanza non prima del XVII secolo e, da subito, assieme alla poltrona da cui si evolve, assume forme diverse a seconda degli stili decorativi che andavano codificandosi.

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Divani e poltrone

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Divani e poltrone

Oggi divani e poltrone sono senza dubbio l’elemento centrale di ogni living e spazio conviviale: in base alla preferenza che accorderemo loro definiamo più o meno implicitamente l’ambiente circostante e lo stile che lo connoterà. Estetica, funzionalità e comfort sono i criteri principali che ci guidano nella ricerca di quel divano che sarà perfetto per i nostri spazi. Divani e poltrone rappresentano un momento topico nel percorso verso la realizzazione della propria casa ideale: scegliendoli, nulla può essere trascurato, né sottovalutato. L’industria del mobile e dell’imbottito, grazie a tecnologie sempre più evolute e a capacità produttive di eccellenza, offre prodotti che si adattano ad ogni stile di vita e ad ogni esigenza. Arredi interessanti da conoscere per lasciarsi stupire dalle mille sfumature e i mille dettagli che fanno di un divano o di una poltrona il nostro reale oggetto del desiderio.

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Divani: ad ognuno il suo

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Divani e poltrone

Parliamo di qualità produttiva ed estro creativo: ecco il divano Nebula Nine di Diesel Living with Moroso, un più che ampio due posti, morbido e avvolgente, che punta sulla naturalità dei materiali che sono il lino di cotone per il rivestimento in tessuto, il legno della struttura e dei piedini e le piume d’oca per l’imbottitura dei cuscini.

È la massima espressione della versatilità il divano componibile Peanuts di Bonaldo. Si adatta ad ogni tipologia di spazio, creando forme accoglienti ed originali. Il design di Mauro Lipparini punta sull’ergonomia e sullo sviluppo di una linea che, oltre a sedute e schienali, comprende anche isole: la creatività nell’abbinare i diversi moduli è qui il presupposto per creare infiniti divani, tutti segnati dalla qualità Made in Italy del marchio Bonaldo

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Dal tessuto, irrinunciabile e necessario punto di partenza per il brand, all’arredo il passo può essere breve. Ce lo dimostra l’avvolgente divano 2 posti Gravità di MissoniHome. Il design di Bendik Torvin si sviluppa a partire da un’anima in legno imbottita di poliuretano e rivestita del tessuto Albuquerque, brioso e colorato come un giardino in fiore. Perfetto per portare una nota di allegro colore in ogni angolo della casa.

Radici nordiche e forme pure ed essenziali per il divano a 3 posti Edge di Fest Amsterdam che utilizza il tessuto Coda 2 di Kvadrat, 90% di pura lana in una brillante tonalità di rosso corallo. Massima cura per i dettagli, dalla scelta delle molle super resistenti tipo Nosag, dette anche molle greche, alle cuciture che sono tutte rigorosamente a vista per un effetto autenticamente sartoriale.

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Divani e poltrone

È tedesco il design super contemporaneo ed ispirato all’urban lifestyle: si tratta del divano modulare Curt di Ambivalenz qui proposto nella variante di tessuto Barcelona. Il modulo base del sistema di sedute è costituito da pouf rettangolari che è possibile assemblare fra loro fino al numero massimo di 15 e legare assieme con semplici cinghie in fettuccia che passano attraverso anelli metallici. Un’idea giovane e divertente che permette di arredare con leggerezza gli spazi contemporanei.

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Kartell: dall’azienda simbolo del design arriva anche un bell’imbottito. Si tratta di Largo, un ampio divano a 3 posti rivestito nel sempre attuale tessuto pied-de-poule. Piero Lissoni ha disegnato questo oggetto, puntando al comfort generato dalla seduta così ampia e dalla comodità dello schienale così ben strutturato. L’anima di Largo è in acciaio nero e su questa poggiano gli otto cuscini indeformabili che creano il sistema. La classicità del tessuto pied-de-poule in bianco/nero dona all’insieme un tocco di eleganza senza tempo.

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Divani e poltrone

Torniamo a Fest Amsterdam con il divano Clay: comodoso, il suo design predilige le forme morbide e avvolgenti e, grazie al sistema di molle Nosag, ben tollera un uso intensivo e prolungato. Il sistema di aggancio fra i moduli è molto semplice, immediato. Il tessuto di Clay è il Polvere, un bel grigio melangiato e molto ben abbinabile.

La stessa logica e un design ugualmente ispirato all’essenzialità di forme e materiali per il divano Dunber Sidney, sempre di Fest Amsterdam. Solida struttura in legno massello e poliuretano espanso per sedute e schienale. La forma, lineare e geometrica, valorizza il comodo abbraccio e la solidità di questo divano che è rivestito in un bel tessuto dal colore grigio chiaro, il Sidney 91, in 100% fibra di polipropilene.

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Favn, invece, è la perfetta sintesi fra la creatività del designer spagnolo Jaime Hayon e l’abilità produttiva di Fritz Hansen. Armonia nelle proporzioni e morbidezza delle linee: sono le due caratteristiche vincenti di questo divano 2 posti che è rivestito in tessuto Capture, proposto in tante varianti di colore intense e nette. Dettagli e rifiniture curatissime per un imbottito che si distingue per la grazia elegante che genera negli spazi nei quali si trova.

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Divani e poltrone

Il divano N701 di Ethnicraft è disegnato dal designer e artista Jacques Deneef. Il suo design si distingue per l’amore per le geometrie e in effetti questo imbottito evoca linearità e pulizia formale: i moduli imbottiti e trapuntati di N701 si aprono alla libertà compositiva e sono massimamente versatili rispetto agli spazi in cui li posizioniamo. Il tessuto è un funzionale misto fra poliestere e acrilico.

Era: ha il nome della divinità sovrana dell’Olimpo, dea della vita e dell’amore, questo divano a due posti di Normann Copenaghen che ci parla di un mondo fatto di bellezza e sofisticata eleganza. Un inno ad una classicità che però non rinuncia ai dettagli industriali come le gambe cromate. Il design di Simon Legald ha dato vita ad un pezzo di arredamento che con le sue proporzioni contenute si adatta bene a spazi grandi e piccoli. Il morbido velluto di cui è rivestito è di Jab ed è proposto in vari colori.

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Torna con Lune, sempre di Fritz Hansen col design di Jaime Hayon, la magia delle proporzioni e dell’armonia formale: Lune è un divano con chaiselongue a sinistra. Pensate che i cuscini, per offrire la massima morbidezza pur mantenendo una notevole resistenza, sono imbottiti con quattro materiali diversi che comprendono anche piume di anatra e oca oltre al sistema di molle.Il rivestimento, invece, è in tessuto Capture in morbida lana all’85% , molto piacevole al tatto.

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Divani e poltrone

Quando lo spazio da arredare è grande e quando siamo a casa e ci piace stare comodi comodi, allora non possiamo che scegliere un divano come Galene di ThESIGN che ha ben 4 posti e la chaise longue integrata lateralmente. Il rivestimento antimacchia e la struttura in una plastica recuperata dal mare ne fanno un oggetto di arredo dalla grande funzionalità e dall’anima green.

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Poltrone: universo design

Scultorea e organica: è la Little Big Chair di Norr11. La base con sistema di ritorno girevole ne fa una poltrona lounge perfetta che mette al centro dello spazio la persona e la ‘coccola’ con le sue morbide forme. Il design è di Kristian Sofus Hansen and Tommy Hyldahl.

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Divani e poltrone

Mammoth invece, sempre di Norr11, è una autentica poltrona dal concept moderno. Ha lo schienale alto con ali laterali ben pronunciate ed avvolgenti per garantire privacy e comfort. Il tessuto di rivestimento è morbido e la struttura in massello di rovere è fatta a mano. Qualità artigianale ed estetica minimalista per un elemento di arredo che va oltre le mode e le tendenze.

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Divani e poltrone

La più classica delle poltrone, la bèrgere, rivisitata da Cristina Celestino per Billiani: questa è la Corolla 272 in tessuto Brionne. Un design morbido e armonico regala nuova vita ad un modello tradizionale di seduta imbottita, le cui proporzioni sono contenute e i materiali di alta qualità. Le texture del tessuto, che possono essere diverse fra corpo della poltrona e cuscinatura, costituiscono la nota di personalità dell’insieme.

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Closer by Mogg è un’originalissima poltrona disegnata da Dainelli Studio con una struttura in ferro verniciato nero opaco e un grande cuscinone in piuma, supportato e sfoderabile, come seduta. Un design immediato e semplice si abbina ad una eleganza di forme e ad un grande comfort di utilizzo: impossibile resistere alla tentazione di abbandonarsi al morbido abbraccio di Closer.

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Divani e poltrone

Botera di Miniforms è un inno alle forme opulente e alla comodità: disegnata da E-GGS, è frutto di uno studio sul comfort e si offre come elemento iconico sia in casa che in spazi contract. Con uno schienale che può essere alto o basso, Botera favorisce i momenti di socialità e di divertente relax. Quattro le diverse tipologie di gomme dell’imbottitura.

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Particolarissimo il concept di Altay, la poltrona di Coedition con seduta in vello di capra naturale. Patricia Urquiola, con la sua passione e cura per la scelta dei materiali e con l’eccentrica modernità dello stile, ha scelto per Altay una struttura in faggio naturale ed un rivestimento in pelle di capra. Accomodarsi su questa poltrona equivale ad una autentica esperienza di comfort e benessere in qualsiasi momento della giornata.

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Pelle naturale anche per Egg di Fritz Hansen. Frutto della creatività del celebre architetto danese Arne Jacobsen, questa poltrona è uno dei simboli intramontabili del design. Nata agli inizi degli anni ’60, è ancora oggi amatissima e molto ricercata da estimatori in tutto il mondo. Lo schienale alto ed ergonomico si fonde con la seduta avvolgente per un insieme di grande organicità. La struttura, in schiuma, è rivestita in modo artigianale con pelle naturale e poggia su una base girevole con 4 razze in alluminio.


Divani e poltrone

Legno naturale di noce e tessuto per la poltrona Era Lounge Low di Normann Copenaghen: la pulizia formale del design nordico si unisce qui all’utilizzo di un tessuto che, con la sua lucentezza e brillantezza, sprigiona bellezza ovunque e si sposa alla perfezione con il legno naturale di noce, il più utilizzato per produrre mobili di pregio. Il design è del giovane e talentuoso Simon Legald.

La poltrona da lettura ideale è Cloudscape di Diesel Living by Moroso: comoda e morbida, propone un design industrial che ben si adatta a qualsiasi tipologia di spazio e di stile abitativo. È completamente sfoderabile, ha base e struttura interna in acciaio, mentre i cuscini sono a scelta in poliestere o piuma d’oca. Singolari le cuciture a catena tipiche del denimwear.

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Garanzia di qualità produttiva e fascino retrò per la poltrona Lisa di Driade. Il colore nero e le morbide forme fanno di Lisa un arredo dalla forte identità, ma anche così versatile da trovar posto facilmente in un angolo lettura, in una camera da letto o nel disimpegno. Design Laudani & Romanelli.

Sempre da Driade la poltrona Lou Read in pelle Churchill marrone. Creata da Philippe Starck ed Eugeni Quitllet per il marchio italiano che da oltre 50 anni fonde l’arte col design, prende il suo nome dall’incontro fra Starck e il cantante Lou Reed presso l’Hotel Royal Monceau di Parigi. Totemica e regale, questa seduta è organica e ha uno stile fortemente ispirato. Realizzata in fibra di vetro con scocca interamente rivestita a mano in pelle naturale.

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Divani e poltrone

Stile dinamico e inconfondibile per la poltrona Pil by Bonaldo con design di Alessandro Busana. L’enfasi cade qui sulla morbidezza della seduta e sull’importanza dei braccioli. Pil, 100% Made in Italy, ha la struttura in metallo finitura rame opaco mentre l’imbottitura è in poliuretano espanso ed è completamente sfoderabile.

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Divani e poltrone

Non può mancare in questa selezione la poltrona outdoor Magisproust di Alessandro Mendini per Magis: è inconfondibile la rilettura che la creatività originalissima di Mendini fa del tradizionale trono regale, mantenendo altissima la cura per ogni più piccolo dettaglio. Le dimensioni importanti e il materiale plastico di ultima generazione sono i tratti distintivi di questo elemento di arredo che è frutto di una tecnologia produttiva modernissima, la stampa in rotational moulding.

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Si ispira allo stile coloniale con i suoi colori ed i suoi materiali la poltrona Geralda di TheSign: parliamo di legno di acacia per la struttura e corda di rattan per l’intreccio della seduta realizzato manualmente. Ideale quindi sia per gli interni che per spazi esterni, ma protetti. Il legno, inoltre, è approvvigionato in modo sostenibile.

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Divani e poltrone

Last but not least la seduta Pavo di Driade: Patricia Urquiola disegna questa poltrona pensando alle grandi sedute in vimini del sud-est asiatico e per i materiali sceglie il midollino. Sofisticata e materica, Pavo ha una struttura in acciaio verniciato rivestita in midollino marrone ed un cuscino rivestito in pelle nera. Elegante il sapiente gioco di intrecci, seducente la matericità degli abbinamenti.

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Mescolare oggetti per inventare storie, il design può diventare un gioco per trasformare il nostro quotidiano

a cura di Patrizia Piccinini

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Tendenze

Liberare immagini, colori e forme per scoprire il piacere dell’invenzione, della fantasia e della creatività, anche il design può spingersi oltre e navigare leggero come un bambino, seguendo la rotta tracciata da Bruno Munari e Gianni Rodari. Magari mettendo insieme elementi apparentemente opposti e lontani e immaginando soluzioni non previste o addirittura impossibili, per inventare nuove storie attraverso la combinazione di figure. “Facciamo finta che io ero ...” così i fanciulli creano storie, usando l’imperfetto; non dicono mai “io sono”, ma “io ero”, perché come scriveva Umberto Eco, “è un modo distintivo di proiettare l’azione in un mondo possibile… È una narrazione. […] In fondo ogni narrativa è tutto un fare finta. C’è un elemento di gioco”. E giocare non piace solo ai più piccoli, il Plywood Elephant degli Eames disegnato nel 1945 o i 16 animali di Enzo Mari creati per Danese nel 1957 fanno impazzire gli adulti, ma lasciano freddi o indifferenti i bambini. E allora se anche noi “facciamo finta”, ecco che le scimmie/lampada disegnate da Marcantonio Raimondi Malerba per Seletti possono inscenare un teatrino arrampicandosi su un immaginario scala che poi si rivela un tappeto; stessa cosa vale per i gatti (le sculture da tavolo Ombres De Chats di Opinion Ciatti) o per la gallina (della collezione Riedizioni Archivio di Bitossi Ceramiche) che comodamente adagiata su un pouf osserva un volo di farfalle (firmate Ghidini 1961). Che sulle ali della fantasia invitano tutti a esplorare il catalogo on line di LoveTheSign, per inventare insieme sempre nuove storie.

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1. Lampadario nh S2 22 by Artemide / 2. Tappeto Migration: Aquila by Nodus 3. Soprammobile Design Arkitectura Platino Lucido Uccellino D by Bitossi Ceramiche 4. Tavolino Olo 50 cm by Mogg / 5. Tavolino Olo 30 cm by Mogg / 6. Centrotavola Twitable by Seletti


Tendenze

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1. Lampada da parete Button by Flos / 2. Nuvola Softlight by BuoKids 3. Soprammobile Design Arkitectura Coppia di Pesci con base by Bitossi Ceramiche 4. Vassoi My Boat by Seletti / 5. Tappeto Atom – Blue by Nodus


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1. Farfalle bice by Mogg / 2. Tappeto Bouquet by Nodus 3. Soprammobile Gallina Design Riedizioni Archivio by Bitossi Ceramiche 4. Pouf Circus Small by Normann Copenhagen / 5. Borsa portaoggetti Bast M by Hay 6. Pouf Ovale Medio by Ferm Living / 7. Scaldasalviette Scaletta 140 cm by Tubes Radiatori


Tendenze

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1. Tappeto Triplia by Matteo Pala / 2. Aim Small by Flos / 3. Lampada da tavolo Earth by Serax 4. Tavolini Cluster by Ferm Living / 5. Pouf Pandora S by Myyour 6. Scultura da tavolo Ombres De Chats by Opinion Ciatti

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1. Tappeto Jungle by Matteo Pala / 2. Lampadario FL/Y by Kartell 3. Pouf Gelee by SLIDE / 4. Tavolino Ambrogio by SLIDE 5. Lampada da terra Kong by Qeeboo / 6. Poltrona Husk M by Moroso

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Tendenze

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1. Lampadario Maman by Seletti / 2. Specchiera Tusa by InternoItaliano 3. Lampada a sospensione The Monkey Lamp Swing by Seletti 4. Lampada Monkey in piedi by Seletti / 5. Seduta Pepe by Opinion Ciatti 6. Sgabello Tod basso by True Design / 7. Lampada Monkey appesa by Seletti 8. Tappeto Roquebrune RB04 by Carpet Edition

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ROMA CAPUT DESIGN a cura di Emanuela Perozzi

Dal bistrot che ricrea l’atmosfera intima e accogliente del salotto di casa ai grandi spazi in stile minimal, dal fast food futuristico al romantico caffè letterario, ecco una selezione di locali romani di design di cui innamorarsi!

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Roma

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Se a Milano spetta lo scettro del design patinato e trasversale, nella Capitale va tanto di moda il binomio food e design, o - per dirla proprio alla romana - il design “magnereccio”! Nella nostra short-list abbiamo voluto dare spazio ad atmosfere e stili diversi, proprio per rispettare lo spirito del luogo: Roma è una città eterogenea e sorprendente dove, a pochi metri di distanza, puoi imbatterti nel locale chic di tendenza, nella trattoria tipica, nel blasonato ristorante di pesce o nel bistrot letterario con musica dal vivo. Ma tutti accomunati dalla capacità di coniugare il buono e il bello.

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Roma

3. Healthy Color Rione Prati

1. Tre de tutto – Garbatella

2. Caffetteria Gatsby - Esquilino

4. Hortus Bar – Villa Borghese

5. Livello 1 - Eur

6. Materia San Giovanni

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TRE DE TUTTO: QUANTO È BELLA GARBATELLA!

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Roma

Alla Garbatella, quartiere simbolo della Roma autentica e popolare, uno storico panificio abbandonato è diventato un locale di tendenza in cui, agli interni minimal e ultramoderni, fa da contraltare un menu genuino che racconta la vera romanità. Lo spirito del locale è già nel nome. Tre de tutto, come a dire: vietato lesinare sul cibo. Dalle ricette tradizionali reinterpretate ai drink rigorosamente “made in Garbatella” (come il

“Vittorio Emanuele III” o il “Garbata e cortese”), tutto nel locale ci ricorda che siamo in uno dei quartieri più veraci di Roma. Basta affacciarsi per cogliere lo spirito del Barocchetto Romano delle tre vetrate arcuate a tutta altezza di piazza Sant’Eurosia e per ricordare una mitica citazione cinematografica: è sotto l’arco adiacente al locale che sfrecciava in vespa Nanni Moretti nel suo Caro Diario.

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Roma

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La trasformazione è opera di Studiotamat, che ha curato il restyling con idee semplici ma d’effetto. Le pareti grezze e ruvide, con gli strati di intonaco ben in vista, si alternano alle maioliche blu notte squadrate. Il pavimento è una colata di cemento rifinito in resina trasparente. Il design, volutamente ridotto all’osso, trova improvvise sferzate di energia nelle pennellate

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di colore e in alcuni espedienti stilistici. Come il giallo acceso della scaletta in metallo traforato, il total orange della scalinata tunnel (provvista di oblò), i dettagli vintage dell’area lounge dedicata ai vinili e le scritte al neon che recapitano messaggi d’amore per il quartiere. Come quello che campeggia all’entrata del ristorante: “Quanto è bella Garbatella!”


Roma

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DALL’EX CAPPELLIFICIO VENTURINI NASCE UN VIVACE CAFFÈ LETTERARIO

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Roma

Ecco un altro valido esempio di architettura di recupero. Sotto i portici di piazza Vittorio, nel centralissimo quartiere Esquilino, uno spazio dimenticato diventa bistrot letterario e ritrovo per artisti grazie al sapiente intervento dell’architetto Fabio Lippa e di due scenografe, Federica Russo e Michela Rosa, che hanno aggiunto al restyling un’atmosfera da set cinematografico. Molto più che caffetteria: jazz club, spazio per readings, presentazioni, vernissage e “cibo per il corpo e per la mente”. Ma anche terrazza panoramica, destinata a musica soffusa, eventi e appuntamenti culturali.

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Tra sinuose poltroncine, applique d’epoca, tavolini con gambe affusolate in metallo, Gatsby si presenta come una successione di spazi, scale, passaggi, salottini discreti e stanze segrete dominate da un’atmosfera intima e marcatamente rétro. «Abbiamo voluto recuperare il più possibile il materiale originale» – spiegano gli autori del progetto - «mantenendo alcuni pezzi particolari come la vetrata bombata al piano terra, alcuni specchi e lumi in opale, i ripiani in cristallo con le staffe in ottone e i celetti con le fasce in alluminio ottonato». Sono stati utilizzati perlopiù materiali caldi per esaltare lo stile anni ’50 e conferirgli una nota di bohème: impiallacciature mogano, finiture

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in ottone, specchi dorati dalle forme irregolari, vetri pantografati e retrolaccati, carte da parati vintage. Bellissimi i giochi di rimandi con i colori del mood: il blu pavone nella vetrina si attenua nell’ingresso ma poi ritorna nel mezzanino, e il verde ottanio si esalta tono su tono (ma con variazioni) nelle altre sfumature blu-verde dei tavolini della saletta cafè. E poi un omaggio a quello che fu un locale storico della città, il cappellificio Venturini: sul ballatoio al primo piano l’esposizione di cappelli serve a consolidare l’anima originaria del luogo e a raccontare il legame con una sartorialità d’altri tempi.


Roma

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L’HEALTHY FAST FOOD CHE PIACE AI GIOVANI

Healthy Color replica nella Capitale l’enorme successo già riscosso a Milano: inaugurato da poco il secondo locale – zona San Giovanni dopo il primo aperto in Via Leone IV, a cavallo tra lo storico Rione Prati e le Mura Vaticane. Pioniere di un nuovo modo di fare ristorazione, il

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locale a firma di Sfera Ebbasta, Andrea Petagna e Marcelo Burlon, riscrive le regole del fast food in chiave salutista ed eco-friendly. Il progetto di Interior mescola geometrie classiche, colori accecanti e anima contemporanea.


Roma

Una commistione che prende vita da un’inedita sinergia: da un lato il rigore estetico dell’architetto Antonio Zonfrillo (specializzato in restauro monumentale ed edilizia sacra) e la competenza di Zon Productions, dall’altro la vena poliedrica degli street artists di Motorefisico, che decorano tutto il decorabile nello stile urban e un po’ psichedelico che li contraddistingue.

Un healthy fast restaurant che veicola il suo messaggio associando all’idea solitamente seriosa del “mangiare sano” un approccio colorato e giocoso, ben esplicitato attraverso la libertà espressiva dell’allestimento degli spazi: un modo di vedere il mondo sano e a colori, nel rispetto del proprio corpo e del pianeta. E in effetti Healthy Color mette di buon umore solo a guardarlo: design sopra le righe, avanguardistico e colorato come un quadro di Mondrian.

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Roma

HORTUS BAR & BISTROT: IL GIARDINO CHIC NEL CUORE DI VILLA BORGHESE

Rimanendo sul filone dell’Healthy Living, non possiamo non menzionare Hortus Bar & Bistrot, il nuovo salotto inaugurato nel verde degli spazi esterni della Casina Valadier di Villa Borghese. Un giardino magico, intimo e rigoglioso, quasi nascosto alla vista, che incanta i suoi ospiti con cibo, musica, atmosfere soffuse, vista sulle cupole e sui tetti di Roma.

È una filosofia green di sostenibilità e attenzione all’ambiente quella abbracciata dal gioiello architettonico di Villa Borghese: menu a chilometro zero, programma “no waste”, rispetto per il mondo vegetale e preparazioni home made, grazie all’orto verticale privato con frutta, verdura ed erbe aromatiche. In un susseguirsi di roseti, piante di agrumi,

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fragoline di bosco e fiori di campo, spezie ed essenze della macchia mediterranea, illuminato da candele e luci soffuse, il salotto romano “open air” alterna atmosfere fiabesche a momenti di puro glamour. Immersi nel parco più amato della città, seduti agli eleganti tavoli in stile Belle Époque o affacciati alla terrazza panoramica, gli ospiti potranno sorseggiare drink accompagnati dagli sfizi leggeri e golosi di chef Massimo D’Innocenti.

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La svolta green di Casina Valadier non si esaurisce nel piatto. Come spiega il proprietario, Massimiliano Montefusco, «l’obiettivo è valorizzare la grande bellezza storico-culturaleartistica di questo luogo, per regalare alla città un nuovo corso di innovazione che sia etica, sostenibile e green. Ma anche per riportare le persone a contatto con la natura in un posto dal passato unico come Casina».


LIVELLO 1: ATMOSFERA ED ELEGANZA NEL QUARTIERE EUR

Palette sobria, cucina a vista, ampia vetrata decorata con rami marini, acquario extra large sono solo alcuni degli elementi di design che contraddistinguono Livello 1, ristorante di pesce con annessa pescheria nell’elegante quartiere Eur, a sud di Roma. «Ho scelto colori naturali e li ho mixati con elementi di terra e di acqua per creare un ambiente confortevole in cui il cliente potesse sentirsi protagonista».

Queste le parole della socia e Interior Designer Emilia Branciani, che ha curato il progetto stilistico di Livello 1 con l’intento di ricreare l’atmosfera di una casa di design, bella e sofisticata, ma al tempo stesso accogliente e familiare. A capo della cucina Mirko Di Mattia, giovane chef che coniuga piatti tradizionali e un tocco di creatività, sempre nel rispetto della materia prima e dei suoi aspetti salutistici.

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MATERIA: COME ESSERE A CASA!

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Roma

Materia è un accogliente Food-Coffee-andDesign Store nel cuore del quartiere San Giovanni, a due passi dall’omonima Basilica. Un locale polifunzionale - caffetteria, bistrot e negozio di décor d’interni – che dalla colazione all’aperitivo coccola i propri clienti con un’atmosfera familiare e un’accurata selezione di cibi genuini e originali squisitezze. Per il progetto stilistico, le due giovani imprenditrici (che lo gestiscono dal 2017) si sono affidate all’estro di due talentuose stylist, Marta

Troìa e Laura Barbieri, e alla direzione artistica di Studiotamat. Le prime hanno curato l’arredamento degli interni e selezionato tutti i brand dello Store, mentre il team romano di Studiotamat ha progettato la distribuzione degli spazi e disegnato e realizzato alcuni arredi presenti nel locale. Nulla è stato lasciato al caso: il lighting designer Fabio Silvestris si è occupato dell’illuminazione, mentre Simone Caputi ha curato l’audio.

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Roma

Da un lato design d’autore, dall’altro semplicità, pulizia e mood hygge scandinavo. La parola d’ordine al Materia è: sentirsi a casa! Il bianco è il colore guida, mentre il legno la fa da padrone per i rivestimenti delle superfici orizzontali, dal bancone del bar alle mensole che ospitano le piantine grasse e gli oggetti in vendita (marchi scandinavi e non), fino al top di palanche del “tavolo sociale”, con struttura in ferro, dove si può bere, mangiare, lavorare, studiare o chiacchierare in compagnia, proprio come a casa! Nella deliziosa zona relax, dove spicca una grande parete in pietra, è possibile sfogliare

magazine d’Interior Design e ascoltare buona musica da un giradischi. Le arcate che suddividono i tre ambienti principali sono accentuate da una polverosa nuance grigio chiara che cambia sfumatura in base alla luce naturale. L’effetto è très chic! Il grande bancone in muratura a due differenti altezze è invece rivestito con cementine esagonali realizzate artigianalmente in Marocco: un tocco esotico che non stona affatto, ma che, anzi, esalta il minimalismo scandinavo, i materiali naturali, i toni neutri e l’aria di casa che si respira in ogni angolo di questo delizioso bistrot in via Andrea Provana.

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COPPIE DI DESIGNER In due si pensa meglio a cura di Alessandra D’Angelo

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Designer

Completarsi, sostenersi, motivarsi e ispirarsi a vicenda: è quello che fanno le coppie di cui vi parleremo oggi. Entità doppie ma al tempo stesso coese al punto da formare un unicum, anche professionale, che si rinvigorisce nel superamento di qualsiasi dicotomia, a partire da quella tra vita privata e lavorativa.

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Coppie di designer che hanno l’opportunità di esprimere la propria creatività in qualsiasi momento, condividere e migliorare idee e intuizioni e incoraggiarsi a vicenda l’espressione delle proprie passioni, presto la mattina o prima di addormentarsi. Dopo tutto la storia del design non potrebbe prescindere dalle coppie di innamorati. Anche a voi verranno in mente, senza pensarci troppo, i nomi di Charles e Ray Eames, Aino e Alvar Aalto, Florence e Hans Knoll, Anna Ferrieri e Giulio Castelli: compagni di vita e di lavoro che, con oggetti straordinari, hanno raccontato anche la loro storia d’amore.

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Designer

Se c’è un progetto che voglio assurgere a simbolo di quanto la dualità possa avvicinarsi alla bellezza, è la fortunata serie per la tavola Hybrid di Seletti, concepita dalla prima coppia di cui vi parlerò: CTRLZAK. Dietro questa sigla ci sono l’italiana Katia Meneghini e il greco Thanos Zakopoulos, due artisti che, facendosi fulcro di un team multidisciplinare, lavorano all’intersezione tra culture, linguaggi e forme ma anche tra passato, presente e futuro. Il risultato è un ibrido in cui l’armonia è figlia della contaminazione e la forma segue il significato, al fine di spingere le persone a riflettere.

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Parlando di forma, viene in mente Formafantasma, cioè il duo composto dal veneto Simone Farresin e dal siciliano Andrea Trimarchi, ormai da anni radicati in Olanda, terra europea del design d’avanguardia. Il loro nome è una dichiarazione d’intenti, figlio di un programma preciso che alla realizzazione finale antepone il processo, la ricerca, l’indagine: “più della forma per noi conta il metodo. Sappiamo sempre da dove iniziamo, ma non sappiamo mai dove arriviamo.” Un approccio ben simboleggiato dai progetti WireRing e WireLine per Flos, nati dalla riduzione dell’apparecchio di illuminazione alle sue due componenti essenziali: il cavo elettrico e la fonte luminosa. Premiati da Wallpaper* e Dezeen col titolo di designer dell’anno nel 2021, si contraddistinguono per la sperimentazione sui materiali (tra cui polimeri a base vegetale e la cenere vulcanica dell’Etna), la continua capacità di sorprendere e l’imprinting intellettuale, figlio dell’idea che il design debba essere (eco) responsabile.

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Designer

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Il contrasto e la possibilità di superarlo complementandosi a vicenda è la cifra di un altro duo creativo che rappresenta la felice unione degli opposti: Doshi Levien. Nipa Doshi nasce in India, dove trascorre gran parte della giovinezza, assorbendo per osmosi la ricchezza di una cultura in cui modernità e tradizione hanno spazi uguali; Jonathan Levien è scozzese, lascia il liceo a 16 anni per dedicarsi all’arte manuale dell’ebanisteria. I due si incontrano al Royal College of Art di Londra, città in cui si stabilizzano pur mantenendo una ricchezza internazionale di collaborazioni: Moroso, B&B Italia, Cappellini, Kvadrat, Swarovski, Galerie Kreo li hanno voluti per la loro capacità di far convivere artigianalità e industrial design, gusto per la sperimentazione e abilità nell’esaltare i materiali, sensibilità esotica e piglio contemporaneo.

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Artificial Formations, Afgangsudstilling, KADK, Copenhagen DK, 2018

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DAVIDE RONCO UNA DOMANDA MI RONZAVA IN TESTA: SE CONSIDERIAMO IL NIDO DI UN UCCELLO COME NATURALE, PERCHÉ NON CONSIDERIAMO ANCHE GLI EDIFICI COME TALI?

a cura di Chiara Moro

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A cavallo tra l’opera d’arte e l’oggetto di design, Davide Ronco indaga temi importanti come la caducità, la fragilità e il decadimento, nonché le discrepanze tra l’umano e la natura e il nostro interagire con essa. Nascono così prodotti quotidiani, nati dalla ricerca dei materiali e dalla passione per l’artigianalità nel campo del design sperimentale e dell’arte contemporanea. Che si tratti di sculture, mobili o installazioni site-specific, i materiali si rinnovano, si ritrovano, prendono una nuova veste.

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Art

Botticino X Palazzo Monti, Brescia 2018

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Qual è la tua storia? Cosa diresti di te

domestica all’argilla. Ho iniziato realizzando

per presentarti a chi non ti conosce?

piatti e pentole. È dal secondo semestre

Farei iniziare questo mio racconto con

universitario, più teorico, che ho indagato la

gli studi in Design del Prodotto presso

materia e ho iniziato a scrivere a riguardo

lo IUAV, un percorso che ha visto la sua

del cemento, ponendomi interrogativi

evoluzione con una serie di tirocini nel

sul legame tra naturale e artificiale.

mondo del prodotto sia industriale, sia per

Una domanda mi ronzava in testa: se

la casa, portandomi a diventare un product

consideriamo il nido di un uccello come

designer. Nel momento in cui mi sono

naturale, perché non consideriamo anche

affacciato al mondo della magistrale, ho

gli edifici come tali?

scoperto un interessante master in Ceramic Design presso la KADK Royal Danish

Come definiresti il tuo lavoro e

Academy of Fine Arts di Copenhagen,

come racconteresti il tuo approccio

un corso eterogeneo in cui c’era sì la

progettuale?

specificità di una branca di materiali, ma

Ho iniziato una ricerca che esulava la

contemporaneamente avrei, con questa

risoluzione del problema “natura/artificio”;

specializzazione, aperto la mia conoscenza

partendo dalla semplice materia sono

a nuovi confini. Direi che è da qui che

stato portato alla creazione di un oggetto

ricomincia la mia storia.

e non più di un prodotto. Direi che accolgo l’ibridazione tra design e arte, allargando

Come è nato il tuo percorso espressivo?

la mia ricerca ad entrambi i canali,

Nato in un contesto artistico, con papà

dando vita ad installazioni in cui rendere

architetto e mamma ceramista, sono

costantemente visibile la dicotomia tra

cresciuto con un senso estetico molto

naturale e artificiale. Il passo successivo è

marcato e ricordo come mia mamma,

stato l’interazione con le persone: che sia a

fin da piccolo, mi abbia iniziato al suo

contatto con la natura o con l’uomo il fine

materiale prediletto, sancendo così un

stesso del prodotto cambia.

invisibile legame, una sorta di impronta

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Art

The Transient Chair, Variabile M, Udine Design Week, Udine 2019

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The Growing Stool, Udine Design Week, Udine 2019

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Art

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Art

È possibile arredare con l’arte? L’arte e il design possono convivere, unirsi, trasformarsi a vicenda? Mi sembra quasi strano sentire questa domanda perché moltissime delle case di design più belle hanno al loro interno degli oggetti d’arte, pezzi unici che ibridano gli ambienti. Giovani designer creano lampade, mobili, sculture sulle quali potersi sedere, madie inusuali e iconiche… Non c’è più una divisione tra i due settori, il confine è venuto meno e anche gli obblighi tecnici si sono adattati a questa nuova modalità di fruizione di ambi prodotto di design e opera d’arte. Prenderei l’oggetto “vaso” come emblema di questo concetto: è funzionale, è un contenitore per definizione, è un oggetto di design e fintanto che contiene acqua ha una sua

C Stool, Stereo Exchange, Copenhagen 2020

specifica mansione, ma è l’unicità a dare la possibilità di elevare questo elemento base delle nostre case a opera d’arte. O la sedia: se vi è una qualche ricerca artistica, questa perderà inesorabilmente di comfort e di funzionalità, ma guadagnerà in ricerca semantica e concettuale.

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C’è il rischio di perdere la vera essenza

Un’immagine per rappresentare

dell’arte davanti ad uno schermo?

la tua quotidianità?

Amo la fisicità delle opere d’arte, il

In questi anni, a pari passo con la mia

loro essere materia che si plasma e

ricerca, si è evoluta la passione per le

di conseguenza il lavorare con forme

piante. Il mio modo di lavorare si è spostato

primordiali per affinare la connessione

dall’industriale al naturale, creando un

con il naturale. In questi mesi si è visto

nuovo interesse per l’elemento che ha

un prosperare di musei online; quanto

una vita propria. Nel prendermi cura

rimane della luce e della tridimensionalità

delle piante vedo qualcosa di questo mio

dell’opera nella sua fruizione attraverso lo

percorso al rovescio, la cura del dettaglio,

schermo?

l’idea di infinito, nel poterne creare

Anche parlando di NFT, mi sembra che si

sempre di nuove strappando un pezzetto

sia perso il senso dell’arte in una grande

da quelle che ho già. Nel quotidiano il

operazione di business in cui l’importante

ricercare e allevare qualcosa nel lungo

è possedere e non più creare, venendo

termine richiama la mia ricerca nell’ambito

così meno la parte di ricerca e la più pura

ceramica: ogni test, ogni esperimento mi

essenza dell’arte. La differenza tra opera

porta improvvisamente a scoprire come

d’arte reale e la sua fruizione digitale

si evolve la situazione. Le piante sono una

sta nella percezione: perdo la parte

immagine a me vicina, che rappresenta

emozionale, la suggestione sensoriale, la

la mia quotidianità e il mio approccio di

poeticità.

ricerca.

W10547867, W11107151 (WHIRLPOOL AWE 6100), Mana Contemporary, Jersey City 2020

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Art

Botticino X Palazzo Monti, Brescia 2018

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Yves Saint Laurent

Potere Visionario A cura di Alessandra Luporini

3 lettere, 3 iniziali che hanno abbagliato dagli anni ’60 tutto l’universo della moda. Genio dell’haute couture francese rivoluzionario, iconoclasta, destinato a cambiare per sempre il corso e i canoni della moda: Y S L. 142


Moda

“Oggi non si lavora più solo per rendere le donne più belle ma anche per rassicurarle. In molti soddisfano i fantasmi del loro ego attraverso la moda, mentre io ho sempre voluto mettermi al servizio delle donne, servire i loro corpi, i loro gesti, le loro stesse vite”. YSL

YSL, scatto di Jeanloup Sieff, 1971

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“Se non fossi uno stilista, probabilmente mi sarei consacrato al teatro” YSL

Come fosse una bambola… I primi bozzetti erano perlopiù ispirati agli abiti della madre, una donna elegantissima, molto inserita nella mondanità dell’epoca. Si racconta, inoltre, che negli anni dell’infanzia si dilettasse a costruire teatrini con bambole di carta da lui vestite, allestendo vere e proprie pièce teatrali con le sorelle. Il teatro restò il suo grande amore e per il quale realizzò più volte costumi per le pièce di balletti.

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Moda

L’enfant prodige Era il 1957 quando monsieur Dior comunica alla stampa che la maggior parte dei pezzi erano stati realizzati dal suo talentuosissimo assistente. Il mondo della moda comincia ad accorgersi di lui. Del lavoro di Yves presso la maison parigina non rimane impressa solo l’attività di designer, ma anche quella di direttore creativo. Il suo lavoro getterà le basi per la moderna idea di comunicazione come elemento fondamentale per la diffusione di un sistema di valori proprio di ogni brand.

Christian Dior 1957

“Credo di non aver mai tradito il ragazzo che mostrava i suoi schizzi a Christian Dior con il massimo della trepidazione ..ho vissuto per questo mestiere, l’ho sempre amato e rispettato fino in fondo; la moda non è un’arte ma ha bisogno di un artista per esistere, gli abiti sono sicuramente meno importanti di musica, architettura e pittura, ma era ciò che sapevo fare e che ho fatto, forse, partecipando alle trasformazioni della mia epoca.” YSL

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Il suo stile si distingueva da quello del suo predecessore per la sicurezza del taglio sartoriale e per le linee morbide ma essenziali, che evidenziavano la sua totale indipendenza nel panorama della moda francese e la sua marcata individualità.

YSL per Dior: Svetlana Lloya veste la collezione Trapeze, 1958

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Moda

Nel 1955 è emblematico, in questo senso, il servizio fotografico Dovima with elephants, scattato da Richard Avedon. Queste immagini fanno la storia. Viene mostrato un vestito di uno stilista famoso, indossato da una modella famosa, inserita in un contesto fantastico e quasi onirico. Ciò porta, per la prima volta, la comunicazione verso un’idea di modello aspirazionale: il fatto di vedere quella donna

bellissima e famosissima, in un vestito da sogno e in un set del genere porta chi guarda ad aspirare a quel mondo e quindi a possedere l’unica cosa che è consentito avere: il vestito. Questa è la femminilità per Yves Saint Laurent: sempre chic, bon ton, ma ribelle, comoda e progressista, in grado di andare ben oltre i limiti stabiliti dal buon gusto, andando addirittura a reimpostare nuove regole.

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Arte e femminilità rivoluzionaria

La filosofia descritta da Mondrian rispecchiava la “retta via” della sua tormentata e affannosa ricerca nei confronti dell’ispirazione. Finito sulla copertina di Vogue Paris, venne definito “l’abito del domani”, ebbe così tanto

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successo che le imitazioni furono tantissime spingendo lo stilista francese ad aprire nel 1966 la boutique di Rive Gauche rendendo popolare il concetto di prêt-à-porter.


Moda

Gli abiti da cocktail, realizzati in lana e jersey, nascondevano la complessità della lavorazione dietro le linee della composizione. Un lavoro artigianale molto difficile che denota la maestria dello stilista francese nell’adattare uno stile grafico preciso alle forme del corpo femminile. Il richiamo alle cromie tipiche di Mondrian e al color-blocking non è una banalizzazione, bensì rappresenta un’eternizzazione di una ricerca che

accomuna l’artista olandese e lo stilista francese: l’essenzialità e la geometria applicata all’estetica. Ma degne di nota sono anche le altre collezioni ispirate alla pop art, più in particolare alle opere di Tom Wesselmann. Inoltre, nel 1988 una collezione Yves SaintLaurent include giacche con raffinatissimi ricami di iris e girasoli realizzati da Maison Lesage, in omaggio al genio di Van Gogh.

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Non mancano richiami letterari nelle sue creazioni, come gli omaggi realizzati a Shakespeare, a Flaubert, ad Aragon, Apollinaire e Cocteau. Una personalità imprevedibile, poliedrica, multiforme. Sembra che tutto potesse essere fonte di ispirazione per Yves. E come nel flusso di coscienza di James Joyce, anche nelle opere di questo noto stilista si riflette un’immaginazione che non ha limiti.

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Moda

Musèe YSL Paris

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Moda

Audacia e Liberatión

Yves Saint Laurent, primavera/estate 1968

“Saint Laurent disegna per donne che hanno una doppia vita. I vestiti del giorno aiutano la donna a stare in mezzo agli estranei; le permettono di andare dappertutto senza attirare un’attenzione non desiderata: grazie alla loro naturalezza un po’ mascolina, le conferiscono una certa forza, la equipaggiano per incontri che potrebbero dar luogo a conflitti: però per la sera, quando la donna può scegliere con chi stare, Yves la rende seduttrice” Catherine Deneuve

Nuove regole definitivamente ridefinite nella P/E del ’68 quando, in piena rivoluzione sessuale, il nostro protagonista decide di vestire una sua modella con un cigaline (tessuto morbido, crespo realizzato mixando chiffon e organza) trasparente, e niente più. La donna per la prima volta in passerella mostra il seno, portando la dignità del corpo femminile al pari di quello maschile. Una donna quanto mai contemporanea che è davvero libera e può mostrare i capezzoli e le nudità non per generare

scandalo e sdegno ma per affermare la propria libertà e la fiducia in sé stesse. Ha inventato i pantaloni a palazzo. Stretti in vita e larghi in fondo, Saint-Laurent riteneva che fosse la silhouette perfetta per mettere in risalto le gambe femminili e per allungarne la figura. Ebbe l’idea di utilizzare in chiave femminile alcuni capi del guardaroba maschile quali lo smoking (nel 1966 si inventò il tailleur-pantalone da allora divenuto un classico), il blazer, il trench, il giubbotto di pelle, la sahariana, il pea coat.

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“Nella moda non vi sia mai nulla di veramente “nuovo” ma che al contrario tutto sia già stato realizzato centinaia di volte. Quel che veramente conta è dare la possibilità alle nuove generazioni di vestire degli abiti che evocano anni lontani da quelli che esse stesse stanno vivendo.” YSL

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Moda

Muse e ispirazione

Naomi Campbell con la famosa pelliccia Yves Saint Laurent della collezione del 1971

L’ispirazione è energia, è la sensazione che un’idea sia possibile. La musa è colei che crea l’atmosfera e per un couturier che è l’anima eletta, coincide spesso con la modella, cioè con colei che oltre a stimolarlo, incarna la sua ispirazione, nel senso che la rende fisica. Aspettando la mostra evento che celebrerà il 60° anniversario della maison francese e il talento del suo fondatore in sei musei di Parigi: “Yves Saint Laurent Aux Musées”.

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“Una vera modella può anticipare la moda di dieci anni” YSL

Saint Laurent P/e 2020

L’iconica -Loulou-bag

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Yves Saint Laurent e le sue muse, Loulou de la Falaise e Betty Catroux

“Chanel ha liberato la donna, Saint Laurent le ha donato potere” Pierre Bergé

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A SIGN FROM THE STARS A cura di Giulia Tomba

Ariete

Toro

Gemelli

Buon febbraio, miei intrepidi e adorati Arieti! Inizierete il mese più corto dell’anno surfando l’onda dell’anticonformismo. Corteggerete la ribellione. Vagheggerete estatiche e frementi fantasie complice la luna nuova in Acquario che forma una quadratura con l’intrepido Urano. Godetevi questa (ri)trovata libertà perché sarà un potente motore di cambiamento. Il Sole entra nel segno dei Pesci il 18 e vi proietta in una dimensione più intima e mistica. Antenne alte per captare i segnali dell’universo.

Saranno 28 giorni intensi, miei cari Toro. Buon febbraio! Non è un caso che l’ultimo mese di inverno stimoli in voi una gran voglia di rinnovamento. Sentirete forte la necessità di esplorare quelle zone di voi stessi fino ad oggi messe a tacere per abitudine, convenzioni sociali, insicurezze personali. È molto probabile che vi circonda chiederà informazioni su dove sia finito il vostro vecchio Io. Non fatevi in alcun modo limitare dal giudizio o dalla poca comprensione altrui. Proseguite a testa alta e con cuore fiero.

Buon febbraio a voi, nati sotto il segno dei Gemelli! L’appena concluso moto retrogrado di Mercurio può aver segnato il vostro cammino, scoprendovi il fianco, portando alla luce le vostre vulnerabilità. Consideratelo il punto di partenza per la vostra evoluzione. Troverete nuove certezze dando voce al vostro lato più selvatico. Siate più spudorati e meno comprensivi. Non fatevi però accecare dall’arrivo del Sole nel segno dei Pesci: perché rimanga una vostra alleata, mantenete il controllo su questa ribelle intraprendenza.

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Oroscopo

Cancro

Leone

Vergine

È arrivato anche febbraio miei sempre un po’ inquieti Cancerini. Dentro di voi già lo sapete, l’inverno sta per finire. La Luna nuova si scontra con Urano, a volte scorbutico, spesso travolgente: avrete voglia di dire a gran voce le vostre verità ma temerete il giudizio altrui. È ora di riporre le insicurezze (e il passato) nell’armadio e fare una selezione onesta e determinata di tutto quello che non va più al caso vostro: persone, progetti, emozioni. Con passo gentile, è il momento di avviarsi verso una nuova prospettiva.

Buon febbraio miei impavidi e fieri Leoni! Nonostante il vostro temperamento bollente, il mese più corto dell’anno vi donerà un’attitudine rilassata e, più in generale, un nuovo equilibrio. Non ostacolare il cambiamento ma seguire il flusso degli eventi restando aperti al dialogo sarà di enorme beneficio sia per la vostra vita personale che lavorativa. Illuminati dai morbidi raggi della Luna piena nel vostro segno, il 16, scoprirete che inizia pian piano a prendere forma una nuova, più autentica, versione di voi stessi.

Avete già inaugurato la vostra agenda 2022, care Vergini? Febbraio è un mese che urla pianificazione! L’arrivo della primavera vi farà sentire l’urgenza di nuove e più stimolanti abitudini. È il momento di una revisione generale per allineare il vostro stile di vita alla visione che da lungo tempo state coltivando per il vostro futuro. Se puoi sognarlo, puoi farlo! Continuate il vostro percorso con grazia e determinazione. La Luna piena in Leone a metà mese vi invita ad esplorare una dimensione più intima e contemplativa.

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Bilancia

Scorpione

Sagittario

Il mese di febbraio preannuncia per voi l’arrivo di una primavera molto fertile, mie dolci Bilance! Carnose gemme di dialogo e consolazione sbocceranno sul vostro albero famigliare. Fiori dai colori vivaci porteranno nuova vita ai giardini della vostra interiorità. La Luna nuova di inizio mese prepara il terreno alla responsabilità soprattutto nel settore della casa e degli affetti. L’arrivo del Sole nel segno dei Pesci, il 18, vi invita a rivedere la vostra routine: nuove abitudini oggi, per grandi cambiamenti domani.

Buon febbraio miei adorati Scorpioncini! Anche per il vostro segno, la Luna nuova di inizio mese porta l’attenzione in zona famiglia e sentimenti. C’è però una scomoda quadratura del nostro languido satellite con Urano in Toro che può creare qualche momento di tensione proprio in questi ambiti. Fate di necessità virtù: è il momento giusto per aprirsi al dialogo e sciogliere qualche nodo irrisolto che da tempo limita il vostro percorso. La stagione dei Pesci vi riporterà alle vostre passioni. È tempo di tornare bambini.

Ci stiamo avvicinando alla fine dell’inverno, miei splendidi Sagittario. Nel mese più corto dell’anno i pianeti concentreranno la vostra attenzione su tutto ciò che riguarda l’ambito lavorativo. Quante volte vi siete chiesti se ne vale la pena. Se i vostri sforzi servono davvero a farvi raggiungere le vostre ambizioni e produrre nuovi significati. Febbraio sarà una cosmica pacca sulla spalla: è il momento di riconoscere il vostro vero valore. State dedicando le vostre energie al giusto progetto? Non temete di cambiare piani.

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Oroscopo

Capricorno

Acquario

Pesci

Buon febbraio miei cari Capricorno! È probabile che siate usciti dallo scorso anno con le ossa rotte e il cuore pesante. Ma nel mese più corto dell’anno le ore di luce aumentano e la fredda aria invernale inizia a profumare di primavera. Sta arrivando per voi il tempo delle carezze e delle ricompense. Se avete vissuto per lungo tempo in modalità sopravvivenza sarete tentati di ripartire mettendo ordine nella vita quotidiana e nel lavoro. Siate temerari: date priorità alle vostre passioni e a tutto quello che riesce a farvi emozionare.

È la vostra stagione, Acquario! L’ultimo mese d’inverno inizia proprio con una Luna nuova nel vostro segno che vi invia ai nuovi inizi e stravaganti rinascite. Che sapore ha la libertà? Per voi quello dell’autentica e profonda riconnessione con voi stessi. Rallentate il passo, interrogatevi sulle vostre ragioni, dipingete le giornate con i vostri colori. Non tutti comprenderanno questa (auto) rivoluzione ma, per citare RuPaul, la cosa più potente che si possa fare è diventare the image of your own imagination.

Buon febbraio miei adorati Pesci! Troppo a lungo avete protetto la vostra sensibilità mettendo sotto chiave le vostre emozioni. Alla vigilia della vostra stagione, che inizia il 18 con l’arrivo del Sole nel vostro segno, l’Universo vi invita ad un’immersione in apnea nelle acque più profonde della vostra interiorità e immaginazione. Un luogo per voi quasi sconosciuto ma da cui prendono forma i vostri pregi e le vostre più significative intuizioni. È il momento di portare in superficie una nuova e più autentica versione di voi stessi.

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Contributors

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Alessandra Luporini COPYWRITER

Samantha Passuello COPYWRITER

Emanuela Perozzi COPYWRITER Nasce al Policlinico Gemelli in Roma la notte di San Lorenzo mentre sua madre, scorgendo una stella cadente, esprime il desiderio di una femminuccia. Salvo poi diventare una sorta di maschiaccio, tra la passione per il calcio ereditata dal papà e un cugino-fratello come migliore amico. Crescendo sviluppa una personalità anticonformista e un tantino ribelle, ma ciò non le impedisce, qualche anno più tardi, di inorgoglire i suoi genitori laureandosi con lode in lettere. Ha iniziato a scrivere da piccola e non si è più fermata. Divoratrice di libri, ama la letteratura, il cinema d’autore e le case di design. Non si è ancora stancata di ascoltare la sua vocina interiore e di inseguire sogni. E visto che ci sta, esprime desideri facendo finta che sia la notte di San Lorenzo.

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Nata con la luna in Mercurio, il pianeta della comunicazione. Coincidenza? Io non credo! Sin dalle scuole elementari nutre una passione per la scrittura e le parole: se usate nel modo giusto, possono essere grandi regali. Inguaribile spirito libero e con l’istinto da tenere a bada, cerca sempre di (in)seguire le sue passioni come il giorno in cui decide di studiare fotografia, perché dal mirino sembra tutto un po’ più bello. Follemente innamorata di Milano e dei suoi cortili, di Parigi e dei suoi edifici in stile Haussmann: non capisce perché le case non siano tutte così! Ama Vicenza, ma è una relazione complicata. Quando è ispirata scrive cose (belle) sul suo Blog e dispensa consigli non richiesti su ristoranti, hotel e week end fuori porta.

Alessandra D’Angelo COPYWRITER Nata tra i colli e il mare, in una città di passaggio ma di provincia. L’anno è quello di Ritorno al futuro e We are the world, di glasnost e perestrojka, e della prima versione di Windows. Scrive un romanzo a 12 anni, un lungometraggio a 16 e un format radiofonico a 29. Si appassiona di politica e jazz, ascolta la radio e sogna le stelle, detesta i giornalisti e finisce per iscriversi all’albo. Ama le storie, le stazioni, le situazioni e la forma sonata.

Alessandra Luporini classe 1982 laureata al POLIMODA a Firenze , metà toscana e metà milanese, cresce nella storica azienda di abbigliamento di famiglia tra abiti di alta moda e ambienti del fashion System tra Milano e Parigi. Da sempre interessante alla moda, all’ artigianalità e all’arte, si definisce creativa e spirituale in continua evoluzione.

Giulia Tomba COPYWRITER Giulia è una ribelle amante dell’ordine. Friulana ma di radici veneziane, da bambina sogna di fare la scrittrice o la chiaroveggente. Da adulta si laurea in lettere e diventa una pubblicitaria. Sulla seconda opzione ci sta ancora lavorando. Ama l’oceano, le sarde in saor, gli acrobati cinesi e le persone con senso dell’umorismo.


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Patrizia Piccinini ARCHITETTO E GIORNALISTA, Si occupa di design e tendenze lifestyle. Ha scritto per più di vent’anni prima, per Home e poi per Marie Claire Maison. Ha pubblicato per Rizzoli Electa il libro, Carlo Scarpa, Oltre la materia e, a ottobre, è prevista l’uscita in libreria di una nuova monografia dedicata a Piero Portaluppi, edita dalla stessa casa editrice.

Maria Chiara Bocciolini COPYWRITER Fiorentina, si laurea in Filosofia Teoretica a metà anni ’90. Subito dopo si accosta alla professione delle PR e dell’Ufficio Stampa, passando prima dal mondo fashion e poi a quello del design e dell’architettura. Qui affianca nel loro percorso di comunicazione alcune realtà d’impresa note a livello internazionale. Si definisce una inguaribile ‘raccontastorie’ per la curiosità e la passione con cui ama narrare di oggetti, progetti e di personaggi. Trova nella scrittura la sua ‘cura’ all’ansia che pervade i nostri tempi. Mamma di Bianca. Ama il cinema, l’arte e i cani, meglio se boxer.

Lara Vidotto ART DIRECTOR

Giorgia Messa COPYWRITER Nata a Bari nel 1992, mostra sin da piccola una particolare inclinazione alla scrittura. Già dalle elementari, scriveva di tutto, in prosa e in rima. Nonni e genitori inorgogliti la costringevano a dispensare acrostici a chiunque mettesse piede in casa, amici parenti ed emeriti sconosciuti, perché, dicevano i suoi: “Giorgia riesce a delineare il carattere delle persone partendo dal nome”. Per non deluderli, lei non ha mai confessato che, in realtà, sceglieva aggettivi a caso. Convinta dalla famiglia che “con la cultura non si mangia”, si iscrive alla facoltà di giurisprudenza e si laurea con 110 e lode e tesi in procedura penale. Portato a casa il risultato, decide di mollare tutto e seguire i suoi sogni a costo di restare a digiuno. Oggi, è felicemente responsabile della comunicazione per Il Libro Possibile, scrittrice e ghost writer.

Nasce distratta e cresce raccogliendo idee che spuntano come funghi dopo la pioggia nella magica foresta di neuroni che è la testa di ognuno, la mia e l’altrui. Sguardo all’orizzonte, antenne sintonizzate sul design, annusa ciò che verrà. Ama il potere salvifico della letteratura che ci contiene tutti, ama il suono della banda che sta per svoltare nel vicolo, gli alberi, i cani, le cose piccole come i carillon e gli esseri umani.

Chiara Moro CURATOR Irrequieta e curiosa, Chiara Moro basa il suo lavoro in viaggio costante, nella creazione di progetti artistici e di comunicazione sempre diversificati a seconda dell’utente finale. Curatrice di formazione, da vita a esperimenti di collocazione di forme artistiche contemporanee fuori dai circuiti tradizionali, evidenziando la capacità di cambiamento esercitabile dal cittadino tramite le modalità di fruizione del prodotto culturale.

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