

I Quaderni della Ricerca
Per le strade di Roma nella luce
di Michelangelo Merisi
Figure di donne nelle opere di Caravaggio
a cura di Carla Sclarandis


I Quaderni della Ricerca 95
Per le strade di Roma nella luce
di Michelangelo Merisi
Figure di donne nelle opere di Caravaggio: una mostra a cura del liceo delle scienze umane di Pinerolo
a cura di Carla Sclarandis
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Ristampe 5 4 3 2 1 N 2031 2030 2029 2028 2027 2026
ISBN 9788820152024
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1. “Figure di donne nelle opere di Michelangelo Merisi da Caravaggio”. Una mostra per l’orientamento
1 . 2 . Caravaggio nella scuola dell’orientamento
1 . 3 . Il linguaggio pittorico di Caravaggio: un incontro formativo
2. Reti sociali e dati di realtà: il caso di Maddalena Antognetti e Michelangelo Merisi da Caravaggio
.1 . Col «modello vivo» sempre davanti
2 . 2 . Un documento d’archivio, una fonte letteraria e l’intuizione di un critico
2 . 3 . Una modella per tre pale d’altare a soggetto mariano
2 .4 . Lo scenario politico culturale di un «estremo schiamazzo»
2 . 5 . Il taffettà giallo, il ruolo del notaio, le decisioni del governatore
2 .6 . Le vicende incrociate di Michelangelo e Maddalena
2 .7 . Una riflessione di metodo: fonti involontarie e fonti volontarie
2 .8 . Gli amici
2 .9 . La rete sociale di Maddalena incontra quella di Michelangelo
2 .10 . I dati di realtà della vita di Maddalena Antognetti nelle opere del Caravaggio
2 .11 . La scelta estrema di Michelangelo
di Alberta Emilia Chiabrando 3 .1 . Premessa
3 . 2 . Morte della Vergine: analisi della Maddalena e tableau vivant
Attività 2
3.2.3. Attività 3
3 . 3 . Riposo dalla fuga in Egitto: installazione ispirata dalle ali dell’angelo
3.3.1. Attività
3 .4 . Giuditta e Oloferne: analisi e rielaborazione della vecchia ancella . . 64
3.4.1. Attività
3 . 5 . Santa Caterina d’Alessandria: la santa in versione Pop Art
3.5.1. Attività
3 .6 . Madonna di Loreto e Madonna del Serpe: due figure femminili in dialogo
3.6.1. Attività
3 .7 . L’allestimento della mostra come “compito di realtà”
3 .8 . Caravaggio raccontato per imparare a costruire ponti: ai bambini della scuola primaria e agli stranieri richiedenti asilo
4. Fare cooperative learning con Caravaggio. Dal disorientamento alla didattica orientativa
di Maura Traina
4 .1
Premessa
4 . 2 . «oltre dewey»: ancora con dewey
4 . 3 . tutto vero, tranne il sangue?
4 .4 . Verosimilmente falso
4 . 5
L’originale e la copia
4 .6 . In conclusione
5. La luce e la carne
di Valerio Pozzato
5 .1
5
2
Introduzione
Il realismo
3 . oltre la mimesi
.4 . Costruzione di una
5 . 5 . eccesso di incarnazione
5 .6 . Accostamenti inusuali
6. “Le donne di Caravaggio” in podcast: dalla rappresentazione scenica al racconto orale di vite
91 di Maria Carla Ronco
6 .1 . Il podcast “Le donne di Caravaggio”: un progetto storico-artistico sviluppato in chiave comunicativa e multimediale
91
6 . 2 . La fase progettuale: sperimentazione, lavoro collaborativo, responsabilità collettiva
6 . 3 . La scrittura per l’oralità: un nuovo linguaggio per una comunicazione efficace
94
6 .4 . La riflessione metalinguistica e la pratica cooperativa di scrittura: come coniugare la fedeltà alle fonti e l’espressività del discorso . .95
6 . 5 . Il podcast tra competenze digitali-mediali e riscoperta dell’espressività orale
6 .6 . Progettare, risolvere problemi, realizzare: un apprendimento significativo
96
97
7. Alla fine di un doppio viaggio, con Caravaggio e del percorso liceale
a cura della classe 5 C
7 .1 . Bella esperienza, ma che fatica!
7 . 2 . Con Caravaggio abbiamo provato a studiare insieme
7 . 3 . Caravaggio: simbolismo pittorico, “soggettività” delle fonti, “realismo tragico”
7 .4 . dalla storia di uomini reali al mondo virtuale di replicanti senza storia?
Premessa
di Valter Careglio
Sempre più frequentemente le istituzioni scolastiche avvertono l’esigenza di costruire il proprio PTOF non attorno a una frammentazione di piccoli progetti, ma piuttosto a partire da pochi percorsi significativi, capaci di integrare in modo coerente le principali sfide dell’innovazione didattica e formativa promosse dal ministero dell’Istruzione: l’introduzione dell’Educazione civica, i PCTO, l’orientamento, la didattica e la valutazione per competenze. Percorsi, dunque, in grado di valorizzare il dialogo con il territorio e, al tempo stesso, di rafforzare l’identità dell’istituzione scolastica e il suo radicamento nella comunità di riferimento.
La condizione preliminare per la realizzazione di iniziative di tale portata risiede nella presenza di un gruppo docente coeso, capace di cogliere le sollecitazioni provenienti dal Ministero e di declinarle in modo consapevole ed efficace all’interno del contesto specifico della propria scuola e del proprio territorio.
In questa prospettiva, il progetto Per le strade di Roma nella luce di Michelangelo Merisi: figure di donne nelle opere di Caravaggio si configura come una vera e propria best practice, non solo per gli elementi di ricerca-azione che lo caratterizzano, ma anche per l’efficace integrazione tra dimensione didattica, valutativa e orientativa, nonché per la qualità del dialogo attivato tra scuola e territorio.
Il progetto nasce dalla proposta dello studioso Riccardo Bassani che, oltre un anno fa, accompagnato dalla professoressa Alberta Chiabrando, ha presentato al sottoscritto un’ipotesi di collaborazione alla quale avrebbe aderito anche la studiosa e critica d’arte Fiora Bellini. La proposta è stata accolta con convinzione sia dalla professoressa Chiabrando sia dal sottoscritto, poiché offriva l’opportunità di coniugare interventi teorici di alto livello con una verifica diretta sul campo, attraverso un viaggio d’istruzione a Roma accuratamente progettato. Tale proposta prevedeva inoltre una “restituzione attiva”, grazie al coinvolgimento diretto delle studentesse e degli studenti nella progettazione e nella realizzazione di una mostra aperta al pubblico, supportata
da percorsi di formazione tecnologica, tra cui la produzione di podcast e il trattamento delle immagini mediante l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Il progetto ha infine assunto anche una valenza orientativa, rivolta non solo agli studenti direttamente coinvolti, ma, per loro tramite, anche alle alunne e agli alunni della scuola primaria, con i quali sono stati sviluppati laboratori esperienziali sul tema dell’arte.
La dimensione circolare del rapporto con il territorio si è rivelata un elemento centrale dell’intero percorso. L’idea di Riccardo Bassani, pinerolese, si è progressivamente consolidata attraverso una serie di incontri, fino a tradursi in una proposta progettuale compiuta. Il progetto ha ottenuto il convinto sostegno del Comune di Pinerolo e di due importanti realtà locali, l’associazione Amarte 1999 e la fondazione Poet Del Ponte, che hanno contribuito in modo significativo anche attraverso cospicue donazioni. Tali contributi hanno reso possibile la restituzione al territorio sia mediante la mostra sia attraverso la presente pubblicazione, che intende porsi anche come testimonianza dell’intero percorso. L’adesione della ditta Casma ha inoltre consentito di ampliare il numero delle riproduzioni esposte.
Ho avuto personalmente l’onore di coordinare con soddisfazione le diverse fasi del progetto, anche grazie a una scansione temporale più distesa, che ha distribuito il lavoro su un arco di due anni scolastici, e alla determinazione del gruppo di lavoro, capace di affrontare con prontezza le inevitabili difficoltà che un progetto di questa complessità comporta. La componente di autentica passione ha fatto la differenza, ricordandoci come, nella scuola, la progettualità dei docenti sia spesso sostenuta da motivazioni ideali.
Desidero pertanto esprimere un sentito ringraziamento a tutto il personale della scuola – dai docenti agli assistenti amministrativi, dai tecnici ai collaboratori scolastici – per aver reso possibile la concreta realizzazione del progetto. Un ringraziamento particolare va a Riccardo Bassani che ha accompagnato con competenza e generosa disponibilità l’intero percorso progettuale.
Grazie inoltre a tutte e tutti coloro che, a titolo gratuito, hanno collaborato alla stesura di questa pubblicazione.
Pinerolo, 15 marzo 2026
Valter Careglio Dirigente scolastico
Liceo “G. F. Porporato” – Pinerolo (TO)
1 . “Figure di donne nelle opere di Michelangelo Merisi da Caravaggio” . Una mostra per l’orientamento
di Carla Sclarandis
(Scarso lo scriba? distratto? anchilosato nell’arto? vinto come all’ultimo suo tempo ciascun artista lui pure? o inenarrabile questo tempo? questo tempo non ha lingua, non ha argomento?)
Mario Luzi, Al fuoco della controversia
È nella vita ordinaria che le opere d’arte mettono le loro radici, depositano le loro tracce ed esercitano per molto tempo la loro influenza.
Marielle Macé, La lettura nella vita. Modi leggere, modi di essere
1 .1 . Qualche informazione preliminare
In questo Quaderno si racconta una delle tante esperienze che, nonostante tutto, continuano a fare delle aule scolastiche invisibili laboratori di formazione e innovazione: un’esperienza in cui fui coinvolta nella fase progettuale, durante il mio ultimo anno di insegnamento, e che poi accompagnai dall’esterno nel lungo percorso del work in progress di discenti e docenti.
A conti fatti, la prima considerazione è che la scuola può ancora essere uno spazio aperto in cui creare ponti e individuare possibilità nella babele dei linguaggi e dei saperi vecchi e nuovi, dei conflitti identitari e sociali, dei bisogni moltiplicati che la attraversano. Ma la strada non è per nulla scontata. La rivoluzione digitale e gli interventi normativi insistenti sulla didattica delle competenze impongono all’insegnante di verificare l’efficacia reattiva e proattiva sia dei contenuti disciplinari innovativi sia di quelli tradizionali. Da un lato si chiede una progettualità ad ampio spettro, individuale e collegiale. Dall’altro la creatività didattica è compressa da un nuovo paradigma funzionale, il cui linguaggio, improntato a quello del marketing, ha colonizzato la scuola modificandone la narrazione e la percezione. Lo dice la silenziosa sostituzione dei programmi di studio, tradizionalmente scanditi
per materie, con le offerte formative, organizzate e aggiornate nei PTOF. Con progressiva elusione di un comune bagaglio di conoscenze considerate ineludibili ai vari livelli e percorsi dell’istruzione, si è diffusa la didattica laboratoriale a favore di un apprendimento attivo da parte di ogni studente e dello sviluppo di quelle competenze di cittadinanza da certificare, fungibili nel mondo reale, sociale e lavorativo. Ma il mutato mandato istituzionale della scuola non si è sostituito al precedente; al contrario l’ha surclassato per via burocratico-procedurale, lasciando ai docenti di risolvere le contraddizioni fra paradigmi educativi per molti aspetti divergenti. Il laboratorio creato intorno al pittore Michelangelo Merisi da Caravaggio, realizzato nel corso degli aa.ss. 2024/25-2025/26 nell’indirizzo delle scienze umane del liceo “G.F. Porporato”, rappresenta una esperienza di mediazione – certo precaria – fra modelli pedagogici in contrasto e di resilienza motivazionale di docenti e studenti nel riconoscimento dei loro rispettivi ruoli.
Sollecitati – e allo stesso tempo frastornati – dai succedanei interventi legislativi dell’ultimo decennio (alternanza scuola-lavoro, percorso per le competenze trasversali e l’orientamento, formazione scuola-lavoro; educazione civica, orientamento); convinti che la partita formativa a scuola debba giocarsi soprattutto all’interno e con le materie di studio; incoraggiati dal bisogno degli studenti di trovare nel mondo smaterializzato dei libri e del network universale l’attualità pulsante della vita, un gruppo di docenti ha fatto uscire Michelangelo Merisi da Caravaggio dal perimetro della storia dell’arte e l’ha assunto come argomento di studio trasversale condotto in forma laboratoriale.
L’occasione fu offerta dalla presentazione in città del libro dello storico Riccardo Bassani (2021), La donna del Caravaggio. Vita e peripezie di Maddalena Antognetti, con in postfazione un saggio a firma di Fiora Bellini, La modella e il «pittor celebre»: una storia in sette quadri. I loro diversi sguardi – di attento studioso della Roma in cui il pittore e le sue modelle si incontrarono e di appassionata, acuta analista della pittura caravaggesca – convergono sull’obiettivo di indagare il sostrato sociale ed esistenziale della vertiginosa arte caravaggesca scandagliando le fonti storiche. Una prospettiva, la loro, di grande interesse per un liceo delle scienze umane, incardinato sulla ricerca socio-antropologica e psico-pedagogica, che gli autori vollero accogliere mettendosi a disposizione di studenti e docenti come esperti esterni.
Sul lavoro svolto in coerenza con le finalità formative delle materie coinvolte – storia dell’arte, filosofia e storia, italiano, scienze umane –, daranno conto i singoli docenti. Qui mi soffermo sulla connotazione orientativa di un progetto didattico interdisciplinare, di area umanistica stricto sensu, in cui la ricorsività del processo di comprensione-interpretazione
ostr A P er L’or I entAM ento
del pittore e uomo Caravaggio comportò la manipolazione di alcune sue opere, alla luce delle conoscenze-competenze (specifiche e critiche) sottese alla didattica delle materie umanistiche.
Un’operazione, la manipolazione di un classico, spesso osteggiata dagli studiosi di professione e guardata con sospetto anche dai docenti di scuola, non senza ragioni: per il timore, trascurando l’esegesi storico-filologica, di eludere anziché rilevare la monumentale alterità senza tempo dei classici. Nel nostro caso, se non abuso, certo atto temerario potrebbe apparire il fatto che degli studenti e delle studentesse liceali espongano, in una mostra pubblica e accanto alle copie di alcune delle grandi tele caravaggesche, i “prodotti artistici e multimediali” (disegni, fotografie rimaneggiate e un podcast) in cui loro, studenti, raccontano il “loro Caravaggio”.
L’allestimento della mostra “Figure di donne nelle opere di Michelangelo Merisi da Caravaggio” e il relativo podcast hanno avuto il duplice scopo di evadere il compito di realtà sulle competenze acquisite e di fare “rendicontazione sociale” di un’esperienza che, se resta didattica, si è resa possibile per il coinvolgimento di enti esterni: l’assessorato all’istruzione e alla scuola della città; l’associazione Amarte 1999, la fondazione Poet Del Ponte e la ditta Casma, che, con il loro generoso contributo economico, hanno permesso al Liceo di avere a disposizione le riproduzioni ad alta risoluzione delle tele per lo studio e per l’esposizione al pubblico.
1 . 2 . Caravaggio nella scuola dell’orientamento
Dunque, le opere di Caravaggio sono state variamente manipolate, ma non per arrogante disinvoltura, bensì con un accurato lavoro di traduzione – o per meglio dire trasduzione (Citton, 2012) 1 – da un modello culturale a un altro, da un’epoca a un’altra. Un lavoro che, al di là del caso contingente, ha a che fare con la fatica di confermare le differenze fra i tempi storici rendendole percepibili e ancora significanti in questo nostro presente che, come già cinquant’anni fa dubitava Mario Luzi, ci appare «inenarrabile». Luzi modulava in una successione di interrogative incalzanti, la sua inquietudine civile nell’Italia dei governi corrotti, della mafia e del terrorismo. E, pur differendo in una distanza nutrita di escatologia ogni giudizio sulla storia contemporanea, come altri poeti italiani in quegli anni protestava la marginalizzazione della poesia nell’età senza lingua del net-
1. Il termine è usato dal critico francese Yves Citton per indicare il trasferimento di un testo o una parte di testo dal contesto di partenza a uno di arrivo, da un’epoca a un’altra e anche da un ambito del sapere a un altro.
work universale. Con qualche slittamento metonimico, oggi, i docenti e le docenti (e in particolare chi insegna materie umanistiche), nella scuola dell’accountability e delle competenze si possono facilmente riconoscere in quelle domande. Domande che, una ventina d’anni fa, Tzvetan Todorov (2008) rilanciava nel pamphlet La letteratura in pericolo, a cui seguì un vivace dibattito che coinvolse filosofi e storici, critici d’arte e della letteratura, studiosi e insegnanti 2; di quel dibattito si richiamano qui alcuni passaggi quale premessa teorico-metodologica a questo laboratorio.
In Francia, Jean Marie Schaffer (2014) 3 confutava la convinzione che gli studi letterari siano destinati al tramonto nella post-modernità tecnologica e digitale. Semmai – affermava – lo sono gli schemi storicistici e struttural-formalisti, non certo la letteratura in sé e il bisogno di espressione nelle sue molteplici forme. Homo sapiens sapiens, argomentava, si definisce come individuo nel linguaggio, grazie al quale crea relazioni sociali significanti e dà valore a ogni esperienza di sé e del mondo. Sul piano culturale, nelle nostre società tecnocratiche, la conoscenza sedimentata nel tempo ha connotato le «scienze dell’uomo» come minori rispetto alle cosiddette «scienze dure», in base a una serie oppositiva di descrittori valoriali e gerarchizzanti. Le «scienze dure» risultano preminenti perché sono cumulative, impersonali, universalizzanti, ideologicamente neutre; si servono di un metodo fondamentalmente atomistico, spiegano i fenomeni fisici indagandone le cause per via sperimentale, formulano teorie assiologicamente inappellabili. Per contro, le «scienze dell’uomo» procedono per riformulazioni, sono personalizzanti e normative perché valutative; praticano un metodo olistico e non separano la conoscenza dal giudizio; compendiano descrizione e valutazione e, in quanto “scienze di linguaggio”, presuppongono una intenzionalità, conscia o inconscia. Nell’attuale koiné pragmatico-funzionale soverchiante costituiscono forme di una vitalità resiliente, spazi per una «piccola ecologia» indispensabili alla buona salute della società e – aggiungiamo noi – della scuola.
Anche Yves Citton (2012) e Marielle Macé (2016) insistevano sulla componente emozionale-sentimentale e ideologico-morale delle narrazioni in soggettiva. Secondo Citton la letto-scrittura è inevitabilmente esperienza identitaria in quanto atto interpretativo di una più ampia «ermeneutica della cultura», nella quale gli studi umanistici concorrono alla trasmissione/tra-
2. A titolo esemplificativo si ricordano alcuni dei saggi che affrontano l’argomento considerando il ruolo della scuola e i modelli formativi: Morin, 2000, Morin, 2001, Morin, 2015; Ceserani, 2001; Nussbaum, 2004; Nussbaum, 2011; Ferroni, 2005; Frasca, 2005; Luperini, 2006; Serianni, 2010; Giusti, 2011; Tonelli (a cura di), 2013.
3. In particolare i capitoli 1, 2, 5.
ostr A P er L’or I entAM ento sformazione dei valori nonché all’invenzione di nuovi immaginari. Macé, dal canto suo, individua nei modi di leggere di alcuni scrittori i segni di personali «stilistiche esistenziali» sempre in divenire, perché – afferma – «La lettura non è una pratica a sé stante […]; è invece uno di quei comportamenti attraverso i quali quotidianamente riusciamo a dare una forma, un sapore e uno stile alla nostra esistenza» (Macé, 2016, p. 11).
Sulle tracce di queste premesse è nato il laboratorio di cui qui si parla: innanzi tutto come argomento trasversale di approfondimento, all’incrocio dei linguaggi storico-filosofici e comunicativo-espressivi, e, in subordine, come attività di orientamento, obbligo di legge in carico ai docenti titolari di materie specifiche. Un laboratorio – occorre esplicitarlo – non in opposizione alla scuola dell’orientamento, bensì inteso ad arginare in forma sperimentale una ratio orientativa poco persuasiva, in quanto improntata più alla Sociologia delle organizzazioni e della formazione professionale nel mondo del lavoro che alla Psicologia dell’età evolutiva, centrata sulla complessa identificazione autocosciente di individui liberi.
1 . 3 . Il linguaggio pittorico di Caravaggio: un incontro formativo
L’“estetica del vero” di Caravaggio, assunta come nodo storico-culturale periodizzante, ha evidenziato la magia dei processi di apprendimento-insegnamento che diventano formativi entro relazioni autentiche, in cui tutti – docenti e discenti – insegnano e apprendono gli uni dagli altri.
Davanti alle opere in analisi del periodo romano4, gli studenti e le studentesse hanno fatto i conti con le loro possibilità e difficoltà, i loro desideri e condizionamenti, individuando via via strategie consapevoli per procedere ad acquisire nuove conoscenze o ritornare su quelle già acquisite. Hanno convocato il paradigma filosofico della scienza della natura e della politica tra Cinque e Seicento; si sono confrontati sulle differenze di percepire il rapporto dell’uomo con Dio, la natura, gli altri uomini, il bene e il male nel tempo di Caravaggio e nel nostro; hanno verificato quanto le loro stesse impressioni e giudizi sfuggano a formule lapidarie, preparandosi così, nel confronto di gruppo, ad accogliere emozioni e idee anche contrastanti nell’affrontare i compiti di realtà (mostra e podcast). Intanto, in modo quasi inconscio nelle
4. Le opere studiate sono le seguenti: i dipinti degli ultimissimi anni del Cinquecento, Riposo dalla fuga in Egitto (1597), Santa Caterina d’Alessandria (1599), Giuditta e Oloferne (1602), Marta e Maddalena (1602); le tre grandi pale mariane, La morte della Vergine (1604), La Madonna di Loreto o dei pellegrini (1605); La Madonna dei Palafrenieri o del serpe (1606).
fasi di studio, più consapevole nella progettazione e divisione del lavoro nella fase “produttiva”, ciascuno si poneva le domande raccomandate dalla didattica orientativa: “chi sono”, “cosa voglio”, “quali sono i miei interessi”, “cosa sono in grado o non sono in grado fare”.
Ma Caravaggio si è fatto “formatore” anche per le e gli insegnanti che lo hanno proposto e ne hanno orientato lo studio, impegnandole e impegnandoli a declinare gli obiettivi disciplinari e trasversali dell’apprendimento in modo pertinente a quel preciso contesto didattico, a individuare le strategie per valorizzare le potenzialità di ciascuno/a e a verificarne l’efficacia in corso d’opera.
Nella classe 5C interamente femminile, che del progetto ha costituito l’architrave5, nel lavoro d’aula le studentesse hanno passato a contrappelo l’estetica pittorica della luce e dell’ombra: seguendo un approccio tematico al “realismo” caravaggesco, hanno indagato la rappresentazione delle figure femminili e in particolare il ruolo che la modella Maddalena Antognetti ebbe nel periodo romano della biografia del pittore. Ne hanno osservato le irriverenti posture e gli sguardi parlanti; hanno decostruito i sottotesti psicologici e sociali impressi nella dinamica teatrale delle scene; si sono interrogate sullo scandalo – nella Roma post-tridentina – di una pittura tanto trasgressiva anche quando a tema sacro; hanno messo a confronto le loro percezioni e valutazioni, assumendo di volta in volta le metodologie e i linguaggi delle diverse materie mentre scoprivano in Caravaggio l’altro da e in sé.
Queste giovanissime donne, guidate dalla docente di storia dell’arte, hanno analizzato filologicamente la “poetica del colore” nelle opere scelte, ma ne hanno anche rimaneggiato i dettagli – figurali e cromatici – con tecniche e strumenti vari: dallo schizzo a matita al dipinto all’installazione; dalla fotografia all’Intelligenza Artificiale; hanno negoziato fra loro su quali aspetti dell’incontro con il pittore puntare nell’allestimento della mostra e quando si sono trovate a dover raccontare la figura di Maddalena Antognetti a un gruppo di immigrati che la visitavano.
Con la docente di scienze umane, soffermandosi sul sangue che sgorga dalla gola tagliata di Oloferne nel quadro di Giuditta e Oloferne, hanno approfondito la fallace idea della mimesi come rispecchiamento oggettivo dei fatti; hanno preso atto che la forma non è mai imparziale bensì inevitabilmente
5. È la classe dell’indirizzo delle scienze umane in cui il laboratorio è stato assunto come progetto per l’orientamento. Oltre a questa classe, studenti di altre classi dello stesso indirizzo sono stati coinvolti in singoli momenti specifici del percorso: conferenze e laboratori finalizzati ad attività specifiche e/o collaterali, come quella di FSL di una quarta classe, consistente in un laboratorio sulla “poesia della luce” di Caravaggio, realizzato in cinque quinte elementari di una scuola primaria della città.
ostr A P er L’or I entAM ento mediale, come insegnano la psicologia e la sociologia. Via via il puntuale, immenso lavoro sulle fonti storiche e le dettagliate analisi iconografiche degli esperti sono diventati esempi metodologici della ricerca che non conclude. E il dubbio si è loro palesato non solo come chiave di accesso alla conoscenza, ma anche come fondamento della convivenza nelle società libere.
In presenza del docente di storia e filosofia, hanno decostruito il concetto filosofico-estetico di realismo a partire dalle domande e suggestioni al loro impatto con le opere, trasformando il confronto d’aula in una sorta di “circolo ermeneutico”; hanno sperimentato che l’interpretazione dell’esperienza umana è costruzione “sociale”, progressiva, mai definitivamente conclusa, e che l’attribuzione di senso è prerogativa antropologica necessitante, inevitabilmente ricorsiva nella vita dei singoli e delle comunità umane, piccole o grandi che siano.
Nelle ore di italiano hanno analizzato la narrazione storico-saggistica e l’analisi della pittura caravaggesca offerta dagli esperti, prendendo coscienza delle specifiche sintassi testuali e della interpretazione in divenire sia delle fonti d’archivio sia dei messaggi delle opere d’arte. Favorite dalle competenze della loro docente, si sono misurate con la grammatica del podcasting nel narrare il “loro Caravaggio” nel podcast illustrativo della mostra, con l’obiettivo – sono loro stesse a dirlo – di far emergere la densità del loro percorso intellettuale ed emotivo nel controllo della vocalità.
Una mostra e un podcast, dunque, per raccontare l’incontro di queste giovani con un grande artista in absentia, sottratto al suo tempo-spazio remoto e delocalizzato nel presente multimediale, in cui realtà e virtualità si confondono. Due prodotti agiti nella distanza che separa le statuarie figure caravaggesche dalle vite e figure esplose nell’arte del XX secolo e dell’attuale indefinibile post-tarda-iper-modernità. Due prodotti non a caso in carico alle materie curricolari che insistono sulle forme primordiali della comunicazione umana, grafico-pittoriche e discorsive. Le donne-cortigiane di Caravaggio hanno offerto a queste giovani che si sono fermate a osservarle una chiave d’accesso al patrimonio simbolico-culturale in cui è sempre possibile riconoscere qualcosa di sé, perché – come afferma Marielle Macé (2016) – è «nella vita ordinaria che le opere d’arte mettono le loro radici».
1 .4 . … Bella storia
Nel bilancio conclusivo le studentesse della 5C dicono: «Una bella storia, ma che fatica!» (cfr. infra, cap. 7.1.), sintesi perfetta dell’appagamento e dello sforzo che comporta conoscere, capire, interpretare, comunicare. Nelle fasi di progettazione e produzione della mise en place, il “laboratorio Caravaggio”
ha mobilitato competenze trasversali, metacognitive, comunicative e sociali: acume critico nel valutare le conoscenze acquisite; autovalutazione a garanzia di una sintesi che non eludesse le voci e gli sguardi plurali; disciplina nel confronto fra pari, con i docenti e gli esperti; rispetto delle sensibilità e delle fragilità di ciascuno. Un laboratorio, che, pur restando incardinato nell’impianto rigorosamente disciplinare dell’istruzione secondaria di secondo grado, è per molti aspetti consonante con il modello di “orientamento narrativo” che, proprio per l’utilizzo delle storie e delle narrazioni, è accreditato dalla metodologia della ricerca educativa e dalla pedagogia sperimentale come particolarmente efficace anche
per contribuire alla motivazione, rinforzare le competenze di base, integrarsi con i curricoli dell’istruzione e della formazione, […] [pur] trovando nell’empowerment e nel raggiungimento dell’autonomia da parte dei soggetti la propria centratura e finalità . (Batini, 2015, p . 25; cfr . anche Batini, Giusti, a cura di, 2010)
Allora, quella che qui si presenta è una bella storia che contraddice l’immeritata svalutazione sociale del mestiere degli insegnanti come educatori, cioè come mediatori culturali tra passato e presente e tra le generazioni vicine e lontane.
Se nell’ultimo quindicennio l’orizzonte sociale di attesa sulla formazione dei giovani si è progressivamente connotato nella equivalenza della scuola a un’agenzia formativa on demand e della funzione docente al ruolo di “tutor-facilitatore costruttivista” di apprendimenti individualizzati e fungibili, le parole sulla e della scuola rischiano di oscurare i soggetti veri: i docenti e i discenti. Il “mantra” del “docente-tutor”, garante di una formazione orientativa ed emancipatrice, implode su sé stesso, se invocato contro l’antica funzione dell’insegnante. Semmai il problema è capire come nella iper-modernità contestuale si debba e si possa riabilitare quell’antica – antropologicamente pedagogica – funzione del “maestro”.
Il pedagogista olandese Gert J.J. Biesta, nel suo saggio Riscoprire l’insegnamento (2022), recrimina che nella ricerca attuale «il focus si è spostato dal primato dell’educazione a quello del linguaggio e della “logica” dell’apprendimento» (p. 7), mistificando alcune questioni fondamentali: «che cosa sia l’insegnamento, in cosa consista il lavoro dell’insegnante e ciò che gli studenti potrebbero trarre dall’incontro con l’insegnamento e con gli insegnanti» (p. 8). E provocatoriamente propone un recupero, nell’epoca dell’apprendimento, dell’insegnante e dell’insegnamento, del loro significato e della loro importanza. L’autore non ammicca, con nostalgia restauratrice, al controllo degli studenti da parte del docente dispensatore di sapere, bensì contesta l’assunto che la pedagogia dell’apprendimento
P er L’or I entAM ento
implichi de facto la valorizzazione della soggettività, se non riconosce il compito proprio degli insegnanti di «accendere, in un altro essere umano, il desiderio di voler esistere nel e con il mondo in modo adulto, cioè in quanto soggetto […] senza considerarsene il centro, l’origine o il fondamento» (pp. 15, 17).
Ma cosa s’intende per soggetto? Biesta invita a pensare l’educazione come incontro/scontro tra soggettività situate e non in termini di identità definite o definibili; a interrogarsi «su come sono» gli studenti e non «su chi essi siano»; a interrogarsi «su come stanno in classe» gli insegnanti (p. 16, pp. 27-32, e capp. 2 e 3). Ammonisce che il compito educativo oltrepassa – pur comprendendolo – l’orizzonte delle conoscenze e delle competenze, dei metodi trasmissivi o attivi, se il vero traguardo della scuola e dell’insegnamento resta l’educazione emancipatrice di soggetti desiderosi di diventare adulti nel mondo, per sé stessi e per il mondo.
Un traguardo apparentemente d’antan, che Biesta rilancia appellandosi alle riflessioni filosofiche di Hannah Arendt sulla vita activa e di Emmanuel Lévinas sulla soggettività. Se l’azione è una delle tre modalità della vita activa e consiste nel prendere l’iniziativa, l’esito dell’azione dipende dal soggetto che agisce e da come gli altri se ne fanno carico. Comprendere la soggettività altrui, nella sua unicità differente, è un dovere non differibile, implicante la responsabilità di ciascuno, chiamato a rispondere in prima persona nel qui e ora dell’incontro con l’altro.
Nella scuola attuale lo smarrimento e la frustrazione incombono sull’insegnante che, come lo scriba di Mario Luzi, troppo spesso «non ha lingua, non ha argomento». Tuttavia, in aula, fra silenzi consensi conflitti, nell’ambivalenza delle veraci e sempre sorprendenti relazioni orizzontali e verticali, gli studenti continuano a riconoscersi come soggetti e i docenti a fare gli insegnanti a partire dai campi disciplinari di loro competenza.
BIBLIoGr AFIA
Bassani R., La donna del Caravaggio. Vita e peripezie di Maddalena Antognetti, Donzelli editore, Roma 2021.
Batini F., Costruire futuro a scuola Cos’è come e perché fare orientamento nel sistema di istruzione, I Quaderni della Ricerca 24, Loescher, Torino 2015.
Batini F. e Giusti S. (a cura di), Imparare dalle narrazioni, Edizioni Unicopli, Milano 2010.
Biesta G. J.J., Riscoprire l’insegnamento, tr. it. e cura di F. Cappa e P. Landri, Raffaello Cortina, Milano 2022 [2017 1 in inglese].
Ceserani R., Che cosa fare della letteratura, in La trasmissione del sapere letterario a scuola, a cura di D. Medici, FrancoAngeli, Milano 2001.
Citton Y., Future umanità. Quale avvenire per gli studi umanistici, tr. it. e cura di I. Mattazzi, Due punti edizioni, Palermo 2012 [20101, in francese].
Ferroni G., I confini della critica, Idetica, Napoli 2005.
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QUESTO VOLUME, SPROVVISTO DI TALLONCINO A FRONTE (O OPPORTUNAMENTE PUNZONATO O ALTRIMENTI CONTRASSEGNATO), È DA CONSIDERARSI COPIA DI SAGGIO - CAMPIONE GRATUITO, FUORI COMMERCIO (VENDITA E ALTRI ATTI DI DISPOSIZIONE VIETATI: ART. 21, L.D.A.). ESCLUSO DA I.V.A. (DPR 26-10-1972, N.633, ART. 2, 3° COMMA, LETT. D.). ESENTE DA DOCUMENTO DI TRASPORTO.
Per le strade di Roma nella luce di Michelangelo Merisi

A partire dalle suggestioni di uno studio scientifico su Maddalena Antognetti, modella-amante di Caravaggio, e sulla sua rappresentazione pittorica, il lavoro d’aula interroga da più punti di vista l’uomo e il pittore Caravaggio del periodo romano, negli anni tra Cinquecento e Seicento.
Scegliendo un percorso tematico e interdisciplinare, studenti e docenti convengono che i compiti di realtà conclusivi debbano consistere in una mostra per il pubblico e nella produzione di un podcast a commento dei materiali esposti. Nella mostra Figure di donne nelle opere di Michelangelo Merisi da Caravaggio, accanto alle riproduzioni delle tele caravaggesche sono esposte anche le manipolazioni interpretative, di cui il podcast dà conto.
L’obiettivo di proporre alla città uno dei tanti percorsi di studio agisce fin da subito come stimolo motivante per mobilitare competenze culturali, relazionali, comunicative e multimediali, nella consapevolezza che, per l’allestimento della mostra e la produzione del podcast è necessario sapere cosa si vuole dire e perché, nonché sapere utilizzare i dispositivi digitali e capire in quale misura l’IA possa essere una risorsa da esplorare. Ma l’apertura al territorio offre altre sollecitazioni inattese: la “poesia della luce” di Caravaggio entra nell’attività di FSL che gli studenti liceali svolgono in una scuola primaria della città. E quando un gruppo di migranti, richiedenti asilo e rifugiati in visita alla mostra, osserva le figure caravaggesche e le loro transcodificazioni multimediali e pittoriche, fra visitatori e ospiti si accende un’empatia che sospende le distanze di lingua e destini. Il percorso diventa un esempio di didattica orientativa definita all’interno degli obiettivi curricolari delle materie di area umanistica, a conferma che i contenuti disciplinari, adattati ai contesti situati, restano passaggi formativi potenti per prendere coscienza di sé e allenarsi a capire chi si vuole essere.

Carla Sclarandis, dopo la laurea in Storia all’Università di Torino, è stata docente di Materie letterarie e Latino nei Licei. Ha coltivato studi di critica letteraria e ricerca didattica con l’ADI-SD e presso l’Università di Siena, dove ha conseguito il dottorato in Letteratura italiana, tecniche d’analisi e teorie dell’interpretazione. Ha pubblicato articoli di didattica della Letteratura e di analisi testuale e collaborato a manuali di Storia letteraria e di Storia. Ha partecipato alla produzione di materiali per l’aggiornamento online con Indire ed è stata membro del Comitato Tecnico Scientifico del progetto nazionale COMPÌTA per la scuola secondaria di II grado. Ha inoltre svolto attività di formazione per docenti e collaborato a corsi universitari.
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PER LE STRADE DI ROMA NELLA LUCE DI MICHELANGELO MERISI € 7,70
