Lettera
all’Asinello e al Bue
creature di dio nel presepio
Giotto, Cappella degli Scrovegni: c’è tutto, spuntano anche l’asinello e il bue!
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Caro asinello e caro bue, creature di Dio nel presepio, vi scrivo. Lo so che il Vangelo della nascita non parla di voi e della vostra presenza nella stalla di Betlemme. Solo la tradizione vi ha collocato dentro la stalla natalizia. Ma è troppo bello che sia veramente successo così e io voglio fare conto che sia vero. Subito però mi pongo un problema. Vale la pena di scrivervi, se magari non sapete leggere? Ma noi siamo proprio sicuri che non sapete leggere? Certamente non sapete leggere la mia grafia sgangherata e la nostra stampa, non sapete districarvi con il telecomando fra gli infiniti canali della TV, non sapete usare il computer e il telefonino e non sapete navigare in Internet. Ma mi viene il sospetto che sappiate leggere meglio di noi nella profondità del mistero di Dio e dell’uomo, perché avete visto e contemplato quello che a noi non è stato concesso. Mi viene in mente il famoso brano del Vangelo, quando quel bimbo che voi avete visto nascere nella vostra stalla, una volta diventato adulto, ha detto: “Ti ringrazio, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te”. Voi siete i piccoli per eccellenza davanti al Signore, non siete né sapienti
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né intelligenti secondo i canoni della sapienza e della intelligenza come viene intesa fra noi uomini, che invece siamo presuntuosi e più spesso saputelli che veri sapienti. Voi avete la saggezza della pazienza, conoscete la quotidiana fatica dura e silenziosa, spesso avvertite sulla vostra pelle il pungolo e le frustate dell’uomo padrone che non accetta la vostra lentezza, siete addirittura oggetto di derisione e scherno come se foste una sottospecie animale. Eppure... eppure proprio per questo il bimbo Gesù ha chiesto ospitalità nella vostra stalla dove in quella notte dormivate tranquilli: e così siete stati gli unici spettatori della sua nascita, cui avete assistito con i vostri occhioni stupefatti. Con il vostro alito caldo e buono avete così garantito almeno un po’ di tepore per Gesù, Maria e Giuseppe. Ah, se poteste parlare, quante cose ci potreste raccontare, che non sono scritte nel Vangelo! Ci potreste descrivere lo sguardo estatico e dolcissimo di Maria, il volto attento e preoccupato di Giuseppe, la melodia divina degli angeli, risuonata per una volta qui sulla nostra terra (abbiamo le parole del loro canto, ma non abbiamo la melodia!), e poi ci spieghereste come era la vostra mangiatoia, dalla quale vi siete ritratti appena un poco, perché Maria vi potesse adagiare il neonato Gesù, da riscaldare con il vostro alito. Vorremmo infine ci raccontaste i particolari dell’arrivo festoso dei pastori con le loro pecore e gli agnellini. I pastori sono gente semplice e povera, come è tutto semplice e povero dentro e attorno al presepio: e poi anche le pecore con gli agnellini sono creature di Dio miti e umili come voi, carissimo asinello e carissimo bue. Cosa volete che vi dica! Ciascuno ha i suoi gusti e anche il bimbo Gesù si è scelto la compagnia che più gli piace. Quando vi contempliamo nel presepio con il vostro muso chinato delicatamente sul corpicino di Gesù per scaldarlo con il vostro alito, voi ci fate pensare solo a cose buone, ci fate venire sentimenti indicibili di tenerezza e di amore. In questa notte santa, riuniti per ricordare e celebrare la nascita di Gesù, noi vi invidiamo per la vostra fortuna di padroni di casa nella stalla di
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Betlemme. A noi, che non abbiamo avuto la vostra fortuna, rimane la speranza e l’impegno a comprendere fino in fondo il senso del Natale: Dio si è fatto bimbo per stare in compagnia con noi e perché noi impariamo che non c’è niente di più bello e più gratificante che stare in compagnia con Lui. E grazie, carissimo asinello e carissimo bue, preziose creature di Dio, perché in questa notte santa ci avete aiutato a celebrare un Natale più vero. Scusate, ma mi ero dimenticato di dirvi una cosa importante: se per caso in una di queste fredde notti invernali entrasse nella vostra stalla un qualche poveretto disperato, perché non sa dove trovare un posto per dormire, accoglietelo e riscaldatelo, come avete fatto con Giuseppe, Maria e il bimbo Gesù nella notte santa. Avete il vantaggio di non sapere leggere e parlare e così non sareste in grado di controllare se hanno i documenti in regola o di interrogarli per accertare se sono persone fidate. Maria e Giuseppe erano forestieri, arrivati a Betlemme da Nazareth: forse anche per questo motivo a Betlemme non si sono fidati di loro, quando si sono presentati a chiedere ospitalità e così li hanno respinti. Ma a voi non importa niente se sono forestieri o no, se hanno o non hanno i documenti in regola. Voi forse riuscite a capire meglio di noi che il freddo e la disperazione sono un tormento per ogni uomo senza casa, a prescindere dai permessi di soggiorno e dalla carta d’identità. Siete o non siete voi i padroni di casa nella vostra stalla? Per qualche povero disperato senza alloggio, la vostra stalla potrà sembrare una reggia. Vi saluto con tanta simpatia e riconoscenza e vi salutano pure i tanti amici che stanotte sono qui in Chiesa con me. E perdonateci se vi abbiamo disturbato nella vostra discrezione e semplicità. Buona notte santa anche a voi! Langhirano, Natale 2000
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