¦ ¦ ¦ ¦ ¦ ¦ ¦ ¦ ¦ ¦ ¦ ¦ ¦ ¦ ¦ ¦ ¦
Di cosa parliamo? L’ambiente nella Cos tuzione Italiana Tutela dell’ambiente e diri o al lavoro Il caso ILVA Delinquen in giacca e crava a Le ramificazioni camorris che nel Nord d’Italia L’incancellabile passato del camorrista pen to I veleni del pen to La «Terra dei Fuochi» «Gomorra»: un caso le erario che fa ancora discutere Roberto Saviano: in gabbia per la libertà Lo STIR di Casalduni Dicerie e sospe su un impianto discusso Intervista al sindaco di Casalduni Comuni ricicloni ed ecomafie La lungimiranza dei classici la ni Lucrezio: un materialista responsabile
p. 4 p. 6 p. 8 p. 10 p. 14 p. 16 p. 18 p. 19 p. 21 p. 23 p. 25 p. 26 p. 28 p. 29 p. 31 p. 32 p. 34
I
n Campania risiede una popolazione pari al 9,88% di quella nazionale: il totale eguaglia la popolazione di Sta come la Danimarca o l'Irlanda. La sua produ vità non è pari a quella di regioni meno popolose, come il Veneto o il Piemonte, sebbene la capacità di produrre rifiu sia esponenzial-
4
mente maggiore. Per tale mo vo, nel febbraio 1994 il Consiglio dei Ministri proclamò l'emergenza rifiu in Campania, un provvedimento con il quale, preso a o dell'esaurimento delle discariche a disposizione e denunciata la mancata realizzazione del previsto impianto di tra amento, recupero e smal mento dei rifiu , si affidava ad un Commissario governa vo straordinario la ges one dei rifiu urbani. Dalla proclamazione dello stato emergenziale al 2002, la Campania ha versato in una condizione di precarietà costante, se non incrementale: se confrontata ad altre regioni meridionali, ha fa o registrare l'assenza di sistemi innovavi di smal mento e di impian tecnologicamente avanza , con l'aggravante di quan ta vi preoccupan di ecoballe, la cui des nazione è stata incerta per anni. Solo a par re dal 2002, con il completa-
mento degli STIR (una volta chiama “Impian per la produzione di combus bile derivato da rifiu”), unitamente all'avvio della raccolta differenziata e all'a vazione del Termovalorizzatore di Acerra, è stato innescato finalmente il ciclo virtuoso dello smalmento dei RSU, malgrado esso non risul sufficiente a coprire il fabbisogno interno. Nel giro di poco più di un decennio la Campania è riuscita a portare al 44% la raccolta differenziata, a smal re nel solo termovalorizzatore di Acerra oltre 600.000 tonnellate di frazione secca proveniente dagli STIR, a bandire le gare di appalto per altri due termovalorizzatori, a Giugliano e a Napoli-Est, a realizzare impian di compostaggio ed a munire gli STIR di impian di diges one anaerobica. Sembra che l'emergenza s a rientrando, quando cominciano ad emergere nuovi e sorprenden
problemi: dai terreni di rinomate zone agricole, come l'agro casertano, emergono allarman quan ta vi di diossina ed altri veleni, per cercare di nascondere i quali la criminalità organizzata dispone di appiccare incendi, che servono soltanto a propagare ulteriormente le enormi quan tà di materiale dannoso. Intanto il traffico di rifiu comincia ad eludere i controlli, perché ritenuto più fru fero di droga e pros tuzione, per cui si rende necessario scoraggiare il lavoro legale ed efficace portato avan nei si di compostaggio e diro are i rifiu fuori regione, anzi all'estero. La camorra ha nelle proprie mani un affare par colarmente reddi zio, ma che intanto sta compromettendo l'ecosistema campano: il nuovo allarme si chiama “Terra dei Fuochi”, ma ben presto ci si accorge che la Terra dei Fuochi è un'area molto più estesa di quello che si denuncia. Questo lavoro corale, realizzato dalle classi III (sezioni A, C, D, G), ha come ogge o fa e principi che sono alla base della tutela della salute e dell'ambiente e come finalità la sensibilizzazione ad una problema ca che, oltre ad essere disciplinata da una norma va alla quale si sfugge e dalla Cos tuzione che spesso si ignora, dovrebbe appellarsi in primo luogo alle coscienze dei ci adini.
Popolazione (N.) 5.785.861 Famiglie (N.) 2.206.432 Maschi (%) 48,7 Femmine (%) 51,3 Stranieri (%) 4,6 Età Media (Anni) 42,5 Variazione % Media Annua (2014/2019) -0,26
5
Art. 2. La Repubblica riconosce e garan sce i diri inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà poli ca, economica e sociale. Art. 9. La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scien fica e tecnica [cfr. ar . 33, 34]. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e ar s co della Nazione. Art. 32. La Repubblica tutela la salute come fondamentale diri o dell'individuo e interesse della colle vità, e garan sce cure gratuite agli indigen . Nessuno può essere obbligato a un determinato tra amento sanitario se non per disposizione di legge. L'ambiente è uno dei più grandi tesori che possediamo, ma ce ne s amo rendendo conto solo adesso, che di esso percepiamo il danno quasi irreversibile, cui noi stessi abbiamo concorso. Negli ul mi tempi, dunque, il problema ambientale porta a domandarci in che modo possiamo salvaguardare il paesaggio che ci circonda, alimentando un diba to culturale che coinvolge sempre più intelle uali, scienzia , poli ci e gente comune: su quest’ul ma ricadono spesso decisioni altrui des nate ad essere subite, piu osto che condivise. Sembra quasi che l'allarme ambiente cos tuisca una novità tra gli argomen ge a sul tavolo delle discussioni, ma pochi di noi sanno che di ambiente si parla già nella nostra Cos tuzione, e che se n'è parlato anche in altre occasioni storicamente rilevan .
6
Una difficile definizione All'inizio del 1900, era solo il patrimonio ar s co italiano a essere prote o; successivamente, in epoca fascista, ha avuto inizio la difesa di si geologici, parchi, giardini, che rientrano nelle bellezze panoramiche (o paesaggis che), prote e per finalità dichiaratamente este che o per opportunità edilizie, come si legge nelle leggi 778 e 1497 rispe vamente del 1922 e 1939. Se ci si chiede come mai con l'entrata in vigore della Cos tuzione italiana non siano state emanate norme che cer ficassero l'ambiente come un valore da tutelare, non è difficile fornire una risposta, anzi due: in primo luogo, l'a enzione poli ca era rivolta alla formazione della democrazia e alla tutela di altri diri di primo piano, che dopo ven anni di fascismo erano sta pressoché ignora ; inoltre, la Seconda Guerra Mondiale era terminata da pochi anni e l'economia si trovava in una fase di stallo. Solo più tardi ci si iniziò a interrogare su
cosa fosse realmente l'ambiente: quando ci viene chiesto oggi cosa sia, siamo soli associare a tale termine l'immagine della natura, ma è necessario allargare i nostri orizzon , come aveva già fa o Galileo Galilei, quando definì l'ambiente come lo spazio circostante all'uomo, descrivendolo così in maniera troppo imprecisa da determinare processi di tutela. In seguito, vennero proposte altre soluzioni, come la teoria pluralista, la quale ri ene l'ambiente come una espressione convenzionale in cui far rientrare diversi e differen beni giuridici. Al di là di queste due teorie c'è chi definisce l'ambiente come un diri o sogge vo al territorio e alla salute, o ancora c'è chi lo considera come un bene giuridico unitario. Pertanto possiamo dire che l'ambiente sia formato da diverse componen , ognuna delle quali merita di esser tutelata da tu e costantemente: proprio per questo mo vo, la Corte Cos tuzionale ha definito l'ambiente come un “diri o fondamentale della persona e inte-
resse della colle vità” (Corte cost., 30.12.1987, n. 641).
L'Ar colo 9 Nell'ar colo 9 della Nostra Cos tuzione leggiamo che la nostra Repubblica, oltre a promuovere lo sviluppo della cultura e la ricerca scien fica e tecnica, tutela il paesaggio e il patrimonio storico ar s co della Nazione. Con questo ar colo si ha una differenziazione tra paesag gio e ambiente: il primo va inteso come tu o ciò che è visibile agli uomini, mentre il secondo consiste nelle formazioni geologiche di un dato territorio e nelle loro manifestazioni, insieme alla flora e alla fauna piche. Proprio sulla base di questa nuova visione, l'ar colo 9 fu modificato nel 2004 con l'obie vo di stabilire che la Repubblica tuteli non solo l'ambiente, ma anche gli ecosistemi, le biodiversità e gli animali, così da non svantaggiare le generazioni future.
L'ambiente come valore cos tuzionale Una a enta le ura correlata degli ar coli 2 e 9, proposta dalla Corte Cos tuzionale, lascia emergere la ques one ambientale come un aspe o irrinunciabile della vita dei ci adini, oltre che come un valore cos tuzionalmente garan to e prote o. Ma ciò che si impone all'a enzione è che l'ar colo 9 acquista maggiore senso e significato solo alla luce del successivo ar colo 32. Nella Cos tuzione, dunque, l'ambiente viene descri o come un valore che va curato solo in caso siano presen problemi che possono me ere in pericolo la popolazione. È proprio quest'ul mo punto, però, che conduce alla salvaguardia dell'ambiente. La visione generale conferisce all'ambiente l'accezione di “spazio circostante in cui l'uomo può svolgere la propria personalità” e proprio per questo esso necessita di un intervento giurisdizionale che ne garan sca la salvaguardia ed evi danni irreparabili al paesaggio. In aggiunta a ciò, la Do rina cos tuzionalis ca ha collocato il diri o
all'ambiente all'interno del “genus” diri della personalità, dunque al pari del diri o alla salute. Così, grazie all'art. 2 Cost., che prevede l'aggiunta di nuove norme nel sistema is tuzionale, esso diventa un diri o fondamentale inviolabile dell'uomo. In tal modo il diri o all'ambiente possiede un doppio aspe o, sia sta co che dinamico: so o il profilo sta co, la tutela della salute spinge l'individuo a concorrere alla creazione di condizioni di vita non lesive né per sé né per i suoi simili, poiché il sogge o, nel pretendere di mantenersi in salute, comprende di non dover me ere nessuno in pericolo assumendo comportamen che gli por no vantaggi. Il lato dinamico consiste nell'atvo intervento degli organi statali dedi alla salvaguardia dell'ambiente.
Lo status cos tuzionale dell'ambiente Pur non comparendo il termine “ambiente” nella Cos tuzione, il riconoscimento di maggiori autonomie alle Regioni sancito dalla riforma del Titolo V impone di rivolgere l'a enzione dei governi al patrimonio ed alla tutela dell'ambiente, sopra u o quando il Giudice delle leggi ha imposto la sua salvaguardia. Grazie a tale riforma è stato deciso che la tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali è assegnata allo Stato, mentre la loro valorizzazione alle Regioni. In questo modo è stato modificato un testo che prevedeva precedentemente la collaborazione is tuzionale tra Stato e Regioni per la salvaguardia dell'ambiente. Inizialmente sembrava esserci una soluzione riguardante i rappor tra Stato e Regioni, ma nel 2007 ci fu un cambiamento: la tutela dell'ambiente non fu più ritenuta una materia trasversale, ma si introdusse il conce o di intreccio e concorso, il quale indica che vi è la partecipazione di più competenze su tale argomento. Giun a questa risoluzione sono sor dubbi riguardan la suddivisione delle competenze tra Stato e Regioni. Furono proposte varie soluzioni e una di queste prevedeva di non
escludere interven dello Stato e delle Regioni, ma far sì che ci fosse una tutela ampia e mul livello da parte di entrambi. Pertanto la tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, competenza esclusiva dello Stato, può includere anche interven da parte delle is tuzioni regionali. Da ciò è emerso che l'ambiente, non potendo essere descri o in maniera assoluta, essendo in realtà una materia più complessa e in evoluzione, e sopra u o presentando delle eviden variabili da Regione a Regione, è stato definito semplicemente come un “valore cos tuzionale”. Ma la maggiore difficoltà risiede nel riuscire a stabilire un perfe o equilibrio tra i valori che contano e gli interessi, anche economici, che non possono e naturalmente non meritano di essere so ovaluta .
7
Art. 41 - L'inizia va economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'u lità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. Art. 42 - La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad en o a priva . La proprietà privata è riconosciuta e garan ta dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limi allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tu [cfr. ar . 44, 47 c. 2]. La proprietà privata può essere, nei casi prevedu dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per mo vi d'interesse generale. La legge stabilisce le norme ed i limi della successione legi ma e testamentaria e i diri dello Stato sulle eredità. Art. 43 - A fini di u lità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad en pubblici o a comunità di lavoratori o di uten determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fon di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano cara ere di preminente interesse generale.
Bilanciamento tra tutela dell'ambiente e libertà di iniziava economica. La tutela dell'ambiente non è esente dal porre significa ve restrizioni alla libera inizia va, dunque non è difficile incorrere in problema che quali i limi alle inizia ve economiche provoca dalla salvaguardia di aree paesaggis che. Per tale mo vo si è reso necessario individuare nella stessa Cos tuzione fa ori che perme essero di bilanciare la tutela dell'ambiente con l'imprenditorialità e la tutela dell'economia. L'ar colo che disciplina l'inizia va economica è il 41, con il quale la Cos tuzione assicura la regolamentazione della libertà economica privata e fonda la cosidde a “Cos tuzione economica”, cioè l'insieme delle norme cos tuzionali che riguardano i rappor economici. Nel prendere in esame tale ar colo, è necessario considerare sia ciò che esso consente, sia ciò che impedisce, a cominciare dal fa o, non ovvio né banale, che a nessuno si può impar re l'obbligo di intraprendere una inizia va economica, che, come si legge esplicitamen-
8
te, è “libera”. In più, è escluso che una a vità economica privata non solo non giovi alla società, ma sia dannosa per la sicurezza, la libertà, la dignità umana. In ogni caso, la Corte Cos tuzionale, nell'individuare i limi pos dall'art. 41, ri ene che essi non debbano essere tali da impedire l'imprenditoria, arrecando al se ore eviden danni. Insomma, è necessario conciliare gli ostacoli con l'u le sociale che può provenire da un'a vità. Non trascurando la logica che anima la Cos tuzione, si può amme ere, dunque, che anche in materia di economia si cerca di assicurare ad un tempo il benessere sociale, leggendo “tra le righe” dell'art. 41 l'interesse di tutelare l'ambiente come un limite, ma scoprendo in esso anche gli innumerevoli vantaggi che se ne o engono, contenendo in sé il conce o di “pubblica u lità”, affiancato dai termini “funzione sociale” e “interesse generale” contenu negli art. 42 e 43. Se, pertanto, proteggere l'ambiente può cos tuire un limite per la propria a vità imprenditoriale, tale azione è garanzia per il benessere sociale, che trarrà indiscu bili
vantaggi da limi personali. Ad esempio, un'a vità come la ricerca scien fica, nel porsi come inizia va economica volta a migliorare il proprio benessere materiale, procede assicurando la conservazione dell'ambiente, del paesaggio e l'u lizzazione delle risorse in modo limitato. Quando la le ura della Cos tuzione sembra dar adito a perplessità provenien da possibili contraddizioni tra ar coli o principi, il “bilanciamento” perme e di trovare una via di mezzo tra un conce o ed il suo opposto. In tal modo, per varare una legge è indispensabile tener conto dei principi in nome dei quali la legge si emana, e degli interessi, che non si pos-
sono o enere violando le regole: bisogna, dunque, tenersi pron a riconoscere la superiorità di un valore su un altro, ed a verificare che la scelta del legislatore non renda impossibile la realizzazione dell'interesse. Come fare, allora, ad elaborare leggi che favoriscano la libera inizia va e nel contempo impediscano che la concessione di libertà risul così sconsiderata da provocare disastri all'ambiente? Una legge, infa , sarà incos tuzionale sia se tenderà a limitare la libera imprenditoria, sia se danneggia l'ambiente e, ovviamente, non concorre al benessere colle vo. Dunque, a quali principi deve vincolarsi l'emanazione della legge?
Innanzitu o, nel riconoscere il principio si individua un valore, che è estraneo alla regola, alla quale semplicemente si obbedisce, senza per questo condividerla. Un principio è connaturato all'ordinamento che si intende realizzare, mentre una norma è soltanto deliberata; inoltre, ogni principio aiuta a concre zzare un'opera, poiché da esso scaturiscono le regole necessarie per rendere opera vo un provvedimento. Infine, se ci si accorge della irrilevanza o della inu lità di alcune norme, è opportuno procedere alla loro repen na cancellazione, altrimen esse stesse tenderanno ad assumere la linea di principio.
9
Alla luce di quanto osservato, vale la pena ricorrere ad un esempio eloquente di confli o “intra-valore”, vale a dire quel confli o che si genera quando una medesima opera assume per due sogge diversi, mossi da analoghi interessi, valori contrastan , o anche quando lo stesso valore esprima contrad-di orietà a seconda che lo si consideri so o il profilo della sogge vità o dell'ogge vità. Il confli o tra diri o alla salubrità ambientale e l'esigenza ogge va di tutela del bene ambiente trova nel caso ILVA una situazione esemplare. Lo stabilimento siderurgico ILVA di Taranto, che sorge nel quar ere Tamburi a NordOvest della ci à di Taranto, con i suoi quindici milioni di metri quadri di estensione cos tuisce una delle più imponen industrie italiane, importante non soltanto per la sua capacità produ va, per il numero dei lavoratori e per il fa urato, ma anche per il più pesante carico inquinante che un'a vità industriale possa procurare. L'a vità dell'ILVA, consistente nella produzione della ghisa e dell'acciaio, da tempo ha sollevato l'urgenza di un risanamento ambientale, che non danneggi, però, i livelli di occupazione e sopra u o il prodo o interno lordo nazionale. Fin dalla sua creazione come diramazione dell'Italsider, l'ILVA di Taranto non ha mai lesinato la sua quo diana distribuzione di diossina nell'aria, sebbene la sua emanazione fosse inferiore a quella proveniente dal polo industriale padano. Quando si cominciò a segnalare la presenza di tale sostanza, allarmando più i ci adini che gli adde ai lavori, nel vedere che i taran ni apparivano “vivi e vege ”, a dispe o della dannosità della sostanza incriminata, si tese a sdramma zzare e quasi a far passare come innocuo ciò che di lì a poco assunse poco alla volta le proporzioni di un vero e proprio disastro ambientale. Mentre salivano i livelli di diossina, si registrava un preoccupante incremento di casi di mesotelioma pleurico, già fortemente presente nell'area taran na a causa degli accumuli di amianto proveniente dai can eri navali. Ma la filiera dell'acciaio, che passa per l'elaborazione del coke, nel fra empo concorre ad avvelenare ulteriormente l'ambiente, poiché produce le cosidde e “emissioni diffuse”, vale a dire quelle che provengono dagli sfia atmosferici dei serbatoi di stoccaggio: ciò favorisce un preo c c u p a n t e i n q u i n a m e n t o d a b e nzo(a)pirene, considerato altamente cancerogeno, che mobilita le associazioni, le quali
10
da una parte chiedono l'immediata chiusura dei can eri, per perme ere una opportuna sanificazione ambientale, dall'altra l'adeguamento industriale, che favorisca l'impiego del personale e la sicurezza della salute. Dal 2009 si innesca un braccio di ferro tra ci adini, lavoratori, associazioni, poli ci, magistratura e governo che sarà il vero responsabile del disastro registrato nell'area taran na. Da allora si dipana una vicenda giudiziaria che, più che altro, rivela disinteresse, trascuratezza, discrepanze tra governo centrale, en regionali e locali incarica di tutelare l'ambiente. Nell'estate 2010 arrivava il primo decreto “salva-ILVA”, che conteneva una serie di condizioni che avrebbero permesso di con nuare la produzione e di salvaguardare l'ambiente e la salute dei ci adini. Ma intanto una parte dei can eri
veniva posta so o sequestro: questo permaneva fino all'intervento della Corte Cos tuzionale, che nel 2013 assicurava il proseguimento della produzione, a pa o che fossero osservate le prescrizioni riportate nell'Autorizzazione Integrata Ambientale. Più di una perplessità viene avanzata in merito, a cominciare dal fa o che l'intervento di un'autorità amministra va possa contrastare una decisione giurisdizionale, incidendo nega vamente sulla salute della gente e sulla salubrità dell'ambiente: di fa o, la Corte Cos tuzionale avrebbe autorizzato l'esercizio di un'a vità che sarebbe stata svolta in aperta violazione delle disposizioni legisla ve e cos tuzionali, il che si pone davvero come un bis ccio is tuzionale difficile da risolvere.
«La nostra Carta Cos tuzionale prevede una serie di diri che hanno una cara eris ca costante e cioè quella di una possibile comprimibilità nell'ipotesi in cui si scontrano con altri diri ugualmente riconosciu e tutela (diri o di proprietà, domicilio, libertà nelle sue diverse forme, ecc.); tu avia il diri o che non acce a contemperamen o compressioni di sorta è il diri o alla vita e quindi alla salute. Di fronte a tale fondamentale diri o tu gli altri devono cedere il passo, anche il diri o al lavoro. Nel caso che ci occupa ragionando diversamente si arriverebbe all'assurdo giuridico di operare delle comparazioni fra il numero di decessi acce abili in relazione al numero di pos di lavoro assicurabili: le più elementari regole di diri o e sopra u o del buon senso vietano un simile ragionamento»; aggiungendo opportunamente che «è appena il caso di evidenziare che non si potrà mai parlare di inesigibilità tecnica o economica quando è in gioco la tutela di beni fondamentali di rilevanza cos tuzionale, quale il diri o alla salute, cui l'art. 41 della Cos tuzione condiziona la libera a vità economica» Gip Tribunale di Taranto, decreto di sequestro preven vo 25 luglio 2012, n. 5488/10 R. Gip, est. Todisco.
La sentenza 85/2013 del 09/04/2013 della Corte Cos tuzionale ha dichiarato inammissibili le disposizioni sollevate dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Taranto e non fondate le ques oni di legi mità cos tuzionale degli ar coli 1 e 3 prese in considerazione dallo stesso GIP. Il caso ILVA, dunque, si presenta come una spinosa situazione di confli o tra il diri o alla salute del ci adino e del lavoratore e la necessità di salvaguardare un'importante a vità imprenditoriale, dalla quale trae profi o non solo un'area regionale, ma l'intero Paese, se non l'Europa. La contrapposizione del diri o alla salute e all'ambiente e il diri o al lavoro ha spinto la Corte Cos tuzionale a prendere decisioni che siano quanto più imparziali possibile, evitando che l'uno pesi più dell'altro, pertanto non ha potuto ignorare i principi cos tuzionali secondo i quali i diri “fondamentali” non vengano mai conside-
ra assolu : se, infa , il valore dell'ambiente e della salute è ritenuto “primario”, ciò significa che non può essere subordinato a nessun altro po di interesse, ma non per questo è gerarchicamente collocato al di sopra di altri diri altre anto primari. La situazione in esame non è molto dissimile da quello che la pandemia in corso sta provocando, nel momento in cui misure restri ve prese dal Governo mediante l'emanazione di con nui DPCM tendono a tutelare la salute dei ci adini, me endo, però, a repentaglio le loro a vità economiche: la differenza evidente risiede nel fa o che a Taranto l'ambiente e la salute sono minate in modo permanente, e pertanto hanno richiesto la promulgazione di un decreto conver to in legge, mentre la temporaneità (si spera) dell'emergenza pandemica rende urgente il DPCM. Ma nel caso
ILVA, il Giudice delle leggi ha dovuto rispe are dei criteri precisi: in primo luogo ha individuato un interesse cos tuzionale operando limitatamente a questo, senza sminuire i diri non presi in considerazione; in secondo luogo, ha prestato a enzione a non comprimere il diri o cos tuzionale tralasciato per tutelare esclusivamente l'altro. Non è escluso, però, che nel compiere scelte di questo genere ci si lasci anche guidare da interessi poli ci, cosa che è emersa poco tempo dopo la pubblicazione della sentenza 85/2013, per cui si è resa necessaria l'adozione di un nuovo decretolegge (il 92/2015), seguito nel 2018 dalla sentenza 58/2018, u le a puntare ancor più l'a enzione sui rappor tra l'a vità economica incriminata, le necessità produ ve e la dignità della persona e del ci adino. Dunque, la sentenza 58/2018 a ribuisce importanza alla persona, il cui diri o alla salute non può essere so oposto ai de ami dell'interesse economico, denunciando così l'illegi mità delle preceden sentenze e sopra u o dei provvedimen legisla vi, ritenu non opportunamente bilancia e pertanto incos tuzionali. L'ul ma pronuncia in merito al caso ILVA risale al 2019 e dà ulteriore ragione ai ricorren , che accusano l'azienda di lesione al diri o alla vita ed alla salute.
11
Tu o ciò perme e di rilevare che, secondo la Cos tuzione, l'unico diri o definito “fondamentale” è il diri o alla salute, mentre tu gli altri diri tutelano “interessi diffusi”, dall'istruzione alla cultura, dalla libertà di pensiero all'assenza di discriminazione. Un interesse diffuso è sempre impersonale, ma giuridicamente rilevante, poiché in relazione a quell'interesse ognuno si trova nella stessa posizione di chiunque altro. Non è certo difficile comprendere che la salute è un interesse diffuso, pertanto nessun a o amministra vo che violi gli interessi di una colle vità può scampare al controllo giurisdizionale. Ma nonostante l'impersonalità del diri o diffuso, la legge n. 833 del 1979 is tuisce il Servizio Sanitario Nazionale e nel contempo la Suprema Corte afferma con forza che “il diri o alla salute rappresenta uno, ed anzi il primo, dei diri fondamentali che il singolo può far valere incondizionatamente anche nei confron dell'autorità pubblica, cui è negato il tal modo di disporre di esso”: la formula sembra so olineare che quando si parla di tutela della salute dell'individuo non si ome a di assicurargli un ambiente salubre.
12
13
La mafia è un fenomeno storico che interessa il nostro Paese da così tan anni da cos tuire un argomento conosciuto da tu , ma spesso ricondo o a luoghi comuni ed a immagini stereo pate, oggi del tu o lontane dal corrispondere al “mafioso- po”. Se nell'immaginario colle vo il mafioso ha ancora l'aspe o del fumatore di sigaro, l'accento siciliano pronunciato, o in ogni caso meridionale, l'a eggiamento minaccioso, capace di indurre nella gente l'incapacità di sostenerne lo sguardo, oggi la fisionomia del malavitoso non è né così scontata, né tanto meno riconoscibile, al punto da rendere più difficile difendersene.
Oggi la mafia non è più un fenomeno che riguarda esclusivamente il mezzogiorno italiano, né la sola Italia, poiché si tra a di un problema globale, i cui esponen si mostrano spesso come persone rispe abili, in giacca e crava a, ordinari businessmen, e il suo cambiamento ha riguardato anche le sue stesse occupazioni. Sarà sicuramente capitato di sen r parlare delle Ecomafie, il cui nome è stato coniato da Legambiente per indicare le a vità illegali svolte dalle organizzazioni criminali di po mafioso che provocano danni all'ambiente. A questo proposito è ben nota la Terra dei fuochi, un'espressione con cui si indica una vasta area tra il napoletano e il casertano dove, per opera della camorra napoletana e casalese, sono sta inghio dal terreno rifiu tossici e speciali. Questa pra ca parte spesso dalle aziende che producono scar di questo genere e che, incitate dai cos che questa soluzione richiede, sono solite far pagare il prezzo di ques rifiu all'ambiente e di conseguenza a tu i ci adini. Durante il 2020, accompagna dal coronavirus, ci sono state mostrate immagini di ci à dall'aria meno inquinata, di par della natura che ritornavano alla loro bellezza originaria dopo essersi distaccate dallo stress a cui erano state so oposte fino ad allora, ma, mentre il resto del mondo era messo in pausa, gli ecocriminali hanno con nuato ad operare, regalando alla Campania, per il ven seiesimo anno consecu vo, la maglia nera dell'illegalità ambientale, dello sversamento illecito di rifiu e dell'impiego indebito del cemento. In questo tunnel buio, il Sannio sarebbe risultato come la provincia più virtuosa, tu avia, dando un'occhiata alla realtà dei fa , ci si accorge che non si tra a di un dato di cui farsi vanto, né di una scusa che ci perme e di abbassare la guardia. L'ecomafia è un problema reale che riguarda il Sannio così come riguarda la Campania, l'Italia e tu o il mondo. Dunque, non esistono territori più ada di altri a ricevere scorie o rifiu , esistono semplicemente rifiu di cui la comunità deve farsi carico. Secondo alcune tes monianze, tra cui quelle di Carmine Schiavone, ex boss del clan dei casalesi, le a vità di interramento dei rifiu tossici riguardano, per l'appunto, anche il beneventano (“Fino al 1991, inizio 1992, si scaricava tra la zona compresa tra La na e Benevento”). Si tra a di parole che confermano vari da , tra cui l'aumento del tasso di mortalità tumorale, e l'aumento di altre patologie, tra cui varie forme di leucemia, malformazioni e asma, poiché ques criminali non si limitano a seppellire la spazzatura ma, per eliminarne le tracce, tendono spesso a darle fuoco, facendo sì che il rischio per la salute dei ci adini limitrofi a queste aree sia ancora più elevato. Tu o ciò è una conferma anche delle osservazioni del territorio di Benevento e provincia che hanno condo o alla presa d'a o di incendi di ecoballe a Fragneto Monforte e a Casalduni. Tu avia, secondo recen pubblicazioni, la lista dei paesi interessa in questa pra ca sarebbe lunga: Airola, Apice,
14
Apollosa, Baselice, la stessa Benevento, Calvi, Campola aro, Campoli Monte Taburno, Casalduni, Castelfranco in Miscano, Castelpagano, Castelpoto, Castelvetere in Val Fortore e Cautano. Tu e zone interessate nell'u lizzo in modo illecito di sversatoi comunali e di pozzi in disuso. Insomma, abbiamo le eralmente la “puzza so o il naso” e non ce ne accorgiamo. Inoltre, recentemente sarebbero state assolte undici persone coinvolte in un'inchiesta della DDA (Direzione Distre uale An mafia) di Napoli, della guardia di finanza e della forestale sannita, su un presunto traffico di rifiu nelle province di Campobasso e Benevento. Però, solo nell'ul mo anno, nella nostra provincia sono state registrate cinquantasei infrazioni, cinquanta persone denunciate, due arrestate e trentasei sequestri, tu lega al ciclo dei rifiu . Qualcuno, comunque, sta iniziando ad agire: la Regione Campania è intervenuta al fine di fare una bonifica di 13 tra i comuni cita , conducendo vari esami e rivelando la presenza di sostanze molto pericolose, come i clorobenzeni, molto pericolosi per l'ambiente e riconosciu come cancero-
geni per gli animali. Contemporaneamente alla Regione si sono a va anche i vari paesi, fronteggiando la situazione in vari modi, tra cui spiccano comita di difesa del territorio contro le ecomafie e l'illegalità, di cui, ad esempio, è promotore Fabio Paolucci nella zona di Salerno, oppure, rimanendo in territorio sannita, l'ASL (Azienda Sanitaria Locale) di Benevento. Quest'ul ma raccoglie segnalazioni di ci adini che ritengono di aver individuato violazioni di legge in materia di tutela ambientale, igiene e sanità. Riguardo alla materia ambientale, si possono presentare espos per abbandono di rifiu , scarichi idrici, inquinamento dell'aria, rumori, presenza di amianto e infine inquinamento ele romagne co. L'Azienda, quindi, si occupa di definire le modalità di ges one dei rifiu e di provvedere alla ges one degli stessi, so ostando a par colari procedure di sicurezza, ad esempio la spazzatura rientra tra i rifiu sanitari a rischio infe vo, ai quali essa si dedica insieme ai rifiu speciali pericolosi e non. Come ci adini, in primo luogo siamo chiama a fronteggiare il problema ese-
guendo una corre a differenziazione dei rifiu che produciamo, in secondo luogo, siamo sempre chiama a denunciare qualsiasi a eggiamento d'illegalità, ricordando che in questo modo salvaguardiamo la comunità ma anche noi stessi. Abbiamo visto la natura ritornare alla sua bellezza originaria nei mesi di lockdown e ora, a raverso l'impegno colle vo, siamo chiama ad aiutare i nostri territori a ritornare alla loro bellezza primi va, affinché quelle scri e all'entrata di vari paesi, che magari li descrivono come “paesi dei fiori” ritornino ad essere veri ere. In questo modo, gioveremmo alle meraviglie del Sannio - puntando magari all'essere qualcosa di più di una provincia virtuosa nella regione italiana con la maglia nera - alla nostra salute e dando un contributo anche al raggiungimento degli obie vi dell'Agenda 2030, s la dall'ONU, nella lo a contro l'inquinamento per favorire un futuro ecosostenibile. “La nazione che distrugge il proprio suolo, distrugge se stessa”. Franklin Delano Roosevelt
15
Quella delle mafie nelle regioni del Nord Italia è oggi una posizione quasi is tuzionalizzata: la presenza dei clan iniziò ad a estarsi in Lombardia tra gli anni Cinquanta e Sessanta. La migrazione degli interessi mafiosi al Nord è dovuta sostanzialmente a tre fa ori principali: 1) l'invio di boss mafiosi di primo piano a soggiorno obbligato nelle regioni se entrionali; 2) lo spostamento fisiologico di criminali che sfru avano re familiari per muoversi (gli anni Sessanta furono gli anni del boom economico, che causò una massiccia migrazione interna dalle regioni del sud Italia a quelle del nord); 3) la disponibilità stessa dei ci adini locali ad effe uare scelte di po criminale in rapporto con i clan siciliani e calabresi.
Gli anni Sessanta segnano per le stru ure mafiose al Nord l'inizio di un lungo processo di insediamento progressivo, avviato grazie allo sfru amento delle re familiari e delle manifestazioni popolari e religiose, che servivano per conoscere il territorio e col vare relazioni. Il folklore, le processioni, le feste patronali e popolari sono sta spesso, al Nord, strumen u lizza dalle cosche mafiose per radicarsi poi in altre a vità lucra ve che potevano assicurare un guadagno immediato: bische clandes ne, contrabbando, controllo della pros tuzione, scommesse, traffico di preziosi. Tu e queste a vità an ciparono il grande traffico della droga, di cui la Lombardia – e sopra u o Milano – sarebbe diventata negli anni successivi pia aforma strategica a livello europeo, grazie alla forte presenza di snodi viari e aeroportuali. Verso la fine del primo decennio del 21° secolo, quando l'espansione delle mafie nel Centro-nord fu palesato dalle molteplici inchieste giudiziarie, si sgretolò defini vamente la convinzione che il problema della mafia fosse legato al so osviluppo del Mezzogiorno. Tra il 2010 e il
16
2011 la magistratura scopriva infa l'esistenza di una stru ura 'ndranghe sta (mafia calabrese) denominata Crimine o Provincia, in Lombardia, Piemonte e Liguria, ma cellule mafiose si contavano anche in Emilia Romagna, Veneto e Lazio, anche se nelle prime due era prevalente la presenza dei clan camorris ci, in par colare quello dei Casalesi, e di storiche famiglie di Cosa nostra. Il processo di consolidamento nei territori e nell'economia del Nord è così profondo ed esteso da suggerire alla Direzione nazionale an mafia, nel 2010, la denominazione di colonizzazione mafiosa della Lombardia, per riassumere una condizione dove la 'ndrangheta è riuscita a riprodurre stru ure territoriali simili a quelle d'origine, dotate di un alto grado di autonomia dalla cosidde a casa madre, che rimane in Calabria, come verce dire vo, mentre nelle regioni del Nord, il cuore economico, sono state accertate 16 cellule locali, sparse in diversi comuni della Brianza, del comasco, del pavese e del milanese. In Piemonte, nel giugno del 2011, ne sono state censite 9. Da tempo la Liguria, in
prevalenza l'area di Ponente, è stata scelta dalle organizzazioni criminali mafiose per il riciclaggio di capitali e per l'inves mento in a vità imprenditoriali. Il Lazio e Roma in par colare sono lo snodo degli affari illeci di tu e le organizzazioni mafiose, sopra u o del clan dei Casalesi, della 'ndrangheta e delle famiglie di Cosa nostra palermitana, catanese e gelese. A par re dal 2005 il Consiglio dei ministri ha dovuto decretare, al di fuori delle regioni meridionali, lo scioglimento per condizionamento mafioso (sempre 'ndranghe sta) dei comuni di Ne uno (Rm), Bordighera (Im), Ven miglia (Im) e Leinì (To). In queste aree le mafie sono entrate in conta o con amministratori locali, imprenditori, commercian , usando le enormi disponibilità economiche derivan dai traffici illeci per condizionarli, comprarli e assicurarsi favori e privilegi. Nei casi in cui il metodo della corruzione poli co-amministra va non ha prodo o risulta , l'insediamento è avvenuto per in midazione. Nel 2011 la procura milanese ha individuato 160 aziende vi me di usura, estorsioni, fur e danneggia-
men ai mezzi di produzione. Le mafie nel Nord sono riuscite a penetrare l'economia legale infiltrandosi nel se ore immobiliare, edile, dei rifiu, della ristorazione, in quello commerciale, turis co–alberghiero, dell'energia, della sanità privata, delle scommesse e nella grande distribuzione. Le ro e illegali del traffico di rifiu sono cambiate coinvolgendo anche il nord, come ha confermato al Parlamento il "rapporto annuale 2020" della Direzione nazionale an mafia. Mentre tra gli anni '80-'90 il seppellimento illecito dei rifiu coinvolgeva i territori ges dalla camorra (quindi in primo luogo la Campania), oggi la presenza della criminalità organizzata a nord ha determinato l'illecito smal mento dei rifiu tossici anche nel se entrione. Determinante, la presenza della 'ndrangheta nelle aziende del se ore edilizio del nord, e quindi l'u lizzo dei can eri edili per il seppellimento dei rifiu . Quanto al traffico illecito di rifiu , il sud è stato sempre protagonista: sì è da sempre parlato di una maggior corruzione nel meridione in questo ambito, ma oggi le cose si sono inver te. Nell'ul ma 'Relazione annuale 2020' della Direzione nazionale an mafia (Dna), nel capitolo dedicato alla “Criminalità ambientale”, si legge che le ro e del traffico illecito di rifiu sono decisamente cambiate: "L'originaria dire rice Nord-Sud - si legge - che aveva cara erizzato per anni lo sposta-
mento dei rifiu dalle industrie di produzione del Nord ai si abusivi nelle Regioni del Sud, in primis la Campania" è stata "progressivamente inver ta, sia in ragione della sempre più radicata presenza al Nord della criminalità organizzata, sia a seguito della realizzazione in quei territori di un numero cospicuo di termovalorizzatori". In passato le grosse imprese del nord scaricavano rifiu nelle terre del Mezzogiorno a raverso traffici illeci ; ora accade il contrario, e un'altra prova è il considerevole aumento di denunce per traffico di rifiu illeci , sopra u o nelle procure di Torino e Milano. Possiamo, pertanto, allargare con tristezza il termine “Terra dei fuochi”, in quanto le grandi imprese, anche del nord, traggono importan profi da questo se ore. Il traffico illecito rappresenta una grande emergenza per tu e le regioni del nostro Paese. Spesso le imprese hanno agganci anche in poli ca, quindi i rappor partono corro proprio dal nostro Stato. È una cosa vergognosa tu o questo che accade da anni, ma succede proprio per i guadagni che traggono le imprese. Il problema sostanziale sta nello smal mento finale di ques rifiu : quanto ci me ono per essere elimina ? Dove vengono smal ? Le imprese anche su questo avviano un processo corro o: lo smal mento dei rifiu impone cos notevoli, se
fa o in maniera corre a, secondo legge, eppure esse trovano soluzioni per abba ere i cos dello smal mento. Ma le soluzioni sono nella maggior parte dei casi illegali. E il guadagno delle imprese non finisce qui! Esse accumulano soldi sporchi prima distruggendo l'ambiente, poi rime endolo a posto. Perché c'è da dire che si compiono anche opere di bonifica dei luoghi danneggia . I criminali partecipano a gare d'appalto proprio per rime ere a posto ciò che in precedenza hanno distru o. Tu o questo è ridicolo, pericoloso per la salute di tu noi, e sopra u o delle persone che in futuro troveranno tu o questo disastro. Ma per fronteggiare questo problema bisognerebbe in primo luogo ripris nare la lealtà nello Stato e magari punire in modo più severo queste azioni illecite delle imprese.
17
Carmine Schiavone (Casal di Principe, 20 luglio 1943 – Viterbo, 22 febbraio 2015) è stato un camorrista e collaboratore di gius zia italiano.
La biografia Carmine Schiavone nasce il 20 luglio 1943 a Casal di Principe. Cugino di Francesco Schiavone, è stato l'amministratore e consigliere del clan dei casalesi prima, collaboratore di gius zia poi. È stato il primo grande pen to del clan dei Casalesi, che ha denunciato il disastro dei rifiu in quella che sarebbe diventata poi tristemente famosa con il nome di “Terra dei Fuochi”. Le sue dichiarazioni aiutarono gli inquiren ad arrestare 136 componen del clan in un colpo solo, riuscendo perfino a carcerare i suoi ver ci; da quel blitz nacque il famoso processo penale "Spartacus", che vide oltre 115 persone processate. Gli imputa furono 31, tra ques Michele Zagaria e Antonio Iovine, considera ai ver ci del clan dei Casalesi e nei cui confron è stato chiesto l'ergastolo. Stessa richiesta per Francesco Bidogne (soprannominato "Ciccio o 'e mezzano e") e Francesco Schiavone ("Sandokan"), entrambi detenu e ritenu i capi storici dell'organizzazione. Affiliato a Cosa Nostra, riceve la prima condanna nel 1964. Nel 1972 viene arrestato per tentata estorsione, pochi mesi dopo viene assolto e rilasciato dal carcere e avvia un'a vità imprenditoriale con Mario Iovine (fondatore del clan dei Casalesi.). Nel 1974 instaura vari rappor con esponen dell'organizzazione mafiosa siciliana. Nel 1977, arrestato per rapina, sconta 6 anni di carcere. Nel 1981 insieme con il cugino Francesco Schiavone si schiera contro la Nuova Camorra Organizzata di Cutolo ed una volta terminato il confli o entra a far parte del sistema di appal e sub-appal in Campania e nella provincia di La na. Acquisisce sempre più potere dopo l'omicidio di Antonio Bardellino nel 1988.
L'arresto e il pen mento Il 6 luglio 1991 viene arrestato per possesso illegale di armi e il 26 luglio è posto agli arres domiciliari. Il 21 novembre è condannato a 5 anni di reclusione per organizzazione mafiosa. Nel maggio 1993 diventa collaboratore giudiziario e
18
favorisce la confisca dei beni del clan per 2,5 trilioni di lire. Nel 2000 racconta a Giovanna Montanaro e Francesco Silvestri la sua vita e scrive il libro "Dalla mafia allo stato". È stata la prima persona a rilasciare un'intervista, in cui ha so olineato le modalità del trasporto e dello smal mento di rifiu tossici e radioa vi nell'area della Terra dei fuochi, rivelando nel 2013 aspe dell'indagine avviata dalla Commissione di inchiesta nel 1997, il cui contenuto era ancora coperto dal segreto di Stato. I rifiu provenivano sopra u o dalla Liguria e dalla Toscana, dire alle aree agricole che si trovano fra Napoli e Caserta. Schiavone ha dichiarato anche di aver fa o sì che, per fini ele orali e poli ci, il deputato Carmine Mensorio si adoperasse per far conseguire la laurea in medicina e chirurgia a diverse persone, pur non in possesso di adeguata preparazione. Ha inoltre accusato alcuni esponen delle forze armate italiane di re cenza e collaborazione con vari sogge criminali. In una delle sue rare interviste ha affermato: "Abbiamo ordinato più di 500 omicidi", aggiungendo anche che "la camorra non sarà mai distru a perché ci sono troppi interessi". Schiavone ha sostenuto anche che i Casalesi hanno fa o eleggere sindaci in tu i 106 comuni so o la loro influenza, facendo pressione anche su poli ci di livello nazionale. "Il vero business era quello dei carichi che dal Nord Europa arrivavano al Sud. Rifiu chimici, ospedalieri, farmaceu ci e fanghi termonucleari. Scarica e interra dal lungomare di Baia Domizia fino a Pozzuoli", ha raccontato Schiavone. Basso Lazio e Campania "erano province di Casale". Nel traffico dei veleni, ha aggiunto l'ex boss, erano coinvolte di e di tu a Europa, che trasportavano carichi a Casale, Castel Volturno, Santa Maria La Fossa". In una delle ul me interviste, considerando la quan tà di rifiu tossici seppellita so o i terreni agricoli, "gli abitan di comuni come Casapesenna e Casal di Principe avranno al massimo ven anni di vita": questa è la terribile ed ul ma "verità" del boss pen to.
Gli ul mi anni e la morte Il 10 febbraio del 2014, Schiavone era caduto dal te o della sua abitazione mentre stava effe uando dei lavori. Nella caduta, aveva riportato la ro ura di una vertebra e altre lesioni. O o giorni più tardi, era stato operato e le sue condizioni si sono improvvisamente aggravate, quasi certa-
Carmine Schiavone parla di valori tradi , come se nel codice camorris co fossero contemplate azioni onorevoli, quasi senza considerare che il fine ul mo è l'a vità delinquenziale: eppure nel suo racconto afferma che l'affare dei rifiu tossici ha avvelenato in primo luogo le coscienze degli affilia ai clan, ins llando in loro comportamen che in altri tempi non avrebbero mai assunto. Il pen to racconta come venne a sapere delle terribili ripercussioni delle azioni della malavita, dopo la fuoriuscita di un fusto tossico nei terreni della figlia: si ribella, ma per me erlo a tacere viene subito fa o incarcerare. Schiavone tes monia tu e le azioni disonorevoli che avevano iniziato a verificarsi, addi-
mente per problemi cardiaci. Poco dopo, il 22 febbraio, è morto. Schiavone è morto per cause naturali, per un arresto cardiaco. A riferirlo è il nipote, che ha confermato il ricovero in ospedale a causa di una caduta. Con la scomparsa di Schiavone, si chiude idealmente una pagina della storia giudiziaria del clan camorris co dei Casalesi.
ri ura l'omicidio di donne gravide, per non parlare delle persone che riempivano le cave: avevano perso tu i valori. Il primo sito fu intestato al cugino del pen to, situato al di so o di un campo spor vo del casale. I rifiu venivano scarica nelle cave che poi venivano ricoperte di terreno il quale veniva lavorato dai contadini. Questa Operazione fu fa a migliaia di e ari sui quali furono col va tan ssimi alimen inevitabilmente tossici. “I rifiu tossici porta dalla Camorra dei Casalesi hanno inquinato le terre, io non ero d'accordo coi miei del clan, rovinano la vita dei nostri figli e, mi sono pen to” dice Schiavone, indicando la provenienza dal basso lazio dei rifiu , che furono addiri ura sepol nel mare. Viene mostrato un campo di cavolfiori sequestrato dal corpo forestale nel quale possiamo osservare il cosidde o effe o bisco o: so oterra i rifiu tossici e nocivi e in superficie, invece, la col vazione di fru a e ortaggi che poi arrivano sulle tavole dei consumatori. Questa è la visione plas ca di quello che dice il pento di camorra Carmine Schiavone. Il Comandante Corpo Forestale dello Stato Napoli, Gen. Sergio Costa ha definito quella zona “l'an camera dell'inferno”. In seguito si parla dell'acqua inquinata che viene u lizzata per irrigare i campi; i pozzi e le falde acquifere sono inquinate a causa di ques rifiu tossici che rilasciano metalli pesan come mercurio e cadmio, letali per la nostra salute. I campi sequestra dal corpo forestale dello stato vengono mostra dal giornalista Paolo Chiariello e seppur in superficie presentano solo la col vazione dei pomodori, nascondono, al di so o, l'inquinamento della falda acquifera e la presenza di rifiu tossici e nocivi, trova grazie alla collaborazione di alcuni pen di camorra del clan dei casalesi.
19
Il giornalista Paolo Chiariello ci mostra i campi sequestra dalla forestale, che, seppure col va con ortaggi, nel so osuolo presentano rifiu tossici e sostanze inquinan che confluiscono nella falda acquifera: sono venu alla luce grazie alla collaborazione di pen di mafia. Tu avia, Schiavone ci racconta dei territori inquina dalla sepoltura di rifiu tossici, che si estendono da Baia Domizia a Pozzuoli. I veleni trasporta da Camion, venivano scarica in buche profonde fino a dicio o metri e coperte da immense quan tà di terra. Sos ene, inoltre, che questo po di organizzazione ha proseguito nei propri affari per mol anni anche dopo il Novanta, quando lui si pen. Anche l'ex sos tuto procuratore an mafia di Napoli, Raffaele Cantone, ci illustra a raverso la perizia fa a dalla procura di Napoli, come il nostro futuro sarà disastroso, in quanto, l'inquinamento e i rifiu , per quanto rimossi dai luoghi in cui erano sta occulta , produrranno mala e fino al 2060. Si aggiunge anche la tes monianza di Massimo Scalia, presidente della commissione ecomafia. Ci racconta che, grazie alle tes monianze di Schiavone, sono state fa e o me indagini tra le organizzazioni ecomafiose, così denominate perché le loro a vità delinquenziali comprome ono irrimediabilmente l’ecosistema. Schiavone afferma che, a causa delle deplorevoli azioni commesse, stanno morendo cinque milioni di persone di can-
20
cro o di altre gravi mala e. Difa , i terreni inquina venivano successivamente lavora dai contadini, rendendo in tal modo gli alimen tossici. Ciò che lascia più perplessi sono le parole agghiaccian del pen to, il quale so olinea che la commissione era a conoscenza di tu e le informazioni fino alle targhe dei camion che scaricavano i rifiu ma, in assenza di fondi, non venivano effe uate le bonifiche, contribuendo miseramente alla morte di milioni di persone. Egli rivela che queste a vità illecite avevano avuto modo di verificarsi grazie agli appoggi poli ci a livello provinciale, regionale ed addiri ura statale. Era stato scelto il Lazio perché lì avevano maggiori conta con importan centri di potere: a Fondi, ad esempio vi erano i Tripodi, a Cassino i De Angelis. Per cui, erano le is tuzioni stesse ad appoggiare tali nefandezze. L'ex Dire ore di Legambiente Campania afferma che iniziarono a emergere molte tes monianze di contadini della zona, che lamentavano addiri ura la presenza di pozzi d'acqua visibilmente impura, o addiri ura incendiaria, ma purtroppo non vennero credu . Egli aggiunge che non esisteva nemmeno il termine «ecomafie», che fu inventato quando cominciò la consuetudine di interrare i rifiu da parte delle organizzazioni criminali. Ormai i rifiu sono sepol in profondità e sarebbe stato impossibile rintracciarli, senza il contributo dei pen . Per quanto riguarda questo fenomeno, nessuno si è
dato un gran da fare, lo Stato, gli esponen della Poli ca, le Amministrazioni Locali, tu hanno consen to di scaricare i rifiu nei loro terreni o in quelli degli altri, solo per assicurare profi , ma ovviamente oltre a loro ci sono anche quelli che hanno visto o assis to allo scempio e hanno fa o finta di nulla. La domanda che si pone a Padre Maurizio Patriciello, parroco di Caivano, riguarda proprio questo aspe o: "chi ha rispe ato di più questa terra, il clan dei Casalesi o lo Stato?". Purtroppo il Padre afferma che esistono solo pen di camorra, mentre i pen da parte dello Stato non ci sono e nessuno di loro si assume le sue responsabilità e afferma le loro colpe. Schiavone ribadisce che lui si è pen to per davvero e molte no addiri ura non riusciva a dormire per colpa del male provocato a questa terra. Ripensa a quando cercava di rimediare, quando la sua coscienza si è ribellata nel vedere cer soprusi, oppure quando hanno iniziato ad avvelenare interi territori, creando danni a chi vi abitava, uccidendo bambini prima che nascessero. Schiavone amme e i suoi pecca di fronte alla legge, ma i suoi ex compagni mafiosi l'hanno mandato in carcere e hanno cercato addiri ura di avvelenarlo. E ancora prorompe la voce di Padre Maurizio, che invita Schiavone a con nuare ad impegnarsi per il bene, a collaborare per trovare i rifiu ed anche i colpevoli che si nascondono ancora so o l'anonimato.
LA TERRA DEI FUOCHI La Terra dei fuochi è l'area campana che si estende tra la provincia di Napoli e quella di Caserta. In questa «terra» sono sta per anni so erra illecitamente rifiu tossici che hanno provocato roghi con un impa o gravissimo sulla salute delle persone che ci vivono, ma anche per tu coloro che mangiano cibi provenien da quel territorio. La Terra dei fuochi è stata scoperta da Roberto Mancini, un polizio o che insieme alla sua squadra ha indagato sul so erramento illegale di ques rifiu tossici nel territorio campano e sulle a vità della camorra. In questo territorio vivono circa 2 milioni e mezzo di persone, esposte da tempo ad aggressive forme di cancro o a seri problemi di salute lega al fegato ed alle vie respiratorie.
IL TRIANGOLO DELLA MORTE Il triangolo della morte è l'area che comprende i comuni di Acerra-Nola-Marigliano e nota per il forte aumento della mortalità per cancro della popolazione. Lo sversamento illegale dei rifiu tossici è legato principalmente a due clan, quello dei Casalesi e quello dei Mallardo, i cui beni sono sta sequestra proprio in ques giorni, per un ammontare di almeno 10 milioni di euro.
LA TERRA DEI FUOCHI IN 'GOMORRA' Nell'ul mo capitolo di Gomorra, Roberto Saviano si sofferma sulla terra dei fuochi, descrivendola per come si presenta oggi (il libro è uscito nel 2006) e per le cara eris che che aveva in passato, ricostruendo la sua storia un po' affidandola ai suoi ricordi, un po' ricorrendo a tes monianze a endibili, al fine di offrire al le ore un chiaro quadro di come venivano ges i traffici di ques rifiu tossici. Nel descrivere la morte degli abitan di queste zone, Saviano parla di un male invisibile, coperto dagli ulive , dalle vigne e dai fru e cresciu sui liquami e sui veleni che per anni sono sta sepol in quei terreni: nessun'altra terra nel mondo occidentale ha avuto un carico così enorme di rifiu . L'allevamento è stato compromesso, perché gli animali sono sta intossica dagli alimen contamina , così come la produzione di mozzarella, in cui è stata rinvenuta la diossina incorporata dalle bufale dell'area casertana; l'agricoltura ne ha risen to, riducendo vor cosamente la produzione delle celebri arance di quella che un tempo veniva definita “terra di lavoro”: cresciu su terreni insani, quei fru
rivelavano poco dopo la loro raccolta i loro sapori sgradevoli e la loro scarsa succosità, a dispe o di quelle salutari cara eris che per cui un tempo erano ritenu di grande pregio; la vita di molte persone è stata spezzata, dal conclamarsi di mala e incurabili.
DA SAVIANO A SCHIAVONE La Terra dei fuochi era per la camorra un business dai fa ura miliardari e la somma di denaro che guadagnavano i clan si aggirava sui 50 miliardi di euro. Roberto Saviano in quest'ul mo capitolo scrive: «Dalla fine degli anni '90 i clan camorris ci sono divenu i leader con nentali nello smal mento dei rifiu ». Infa è proprio verso la fine degli anni '90 che Carmine Schiavone, il più grande pen to dei Casalesi, durante un'intervista rimasta nascosta troppo tempo denunciò il disastro che questo smalmento dei rifiu aveva provocato. Il meccanismo usato dai Casalesi per sversare i rifiu prevedeva l'acquisto di un terreno che diveniva discarica di rifiu legali e illegali. La discarica veniva poi venduta allo Stato Italiano per la costruzione di strade e ciò perme eva di ricoprire perfe amente i rifiu presen nel terreno. I Casalesi quindi duplicavano i loro guadagni sia grazie alla vendita della discarica allo Stato sia perché potevano sfru are tale territorio come deposito di rifiu illegali. Se poi a questo si aggiungeva che le di e che avrebbero costruito le strade erano comunque nelle mani di malavitosi, si comprende quanto il sistema potesse risultare ancora più fru uoso. I camorris , ovviamente, non
erano in grado di ges re tu ques traffici autonomamente, infa un ruolo importante e fondamentale lo svolgevano: - gli imprenditori, perché volevano smal re i materiali che non potevano più essere u lizzabili; - i chimici, che erano fondamentali per trasformare rifiu illegali in legali; - i trasportatori, che monitoravano le varie discariche in giro per l'Italia e sceglievano il luogo ada o allo smal mento. Gli affari dei capoclan erano condo prevalentemente dalle loro automobili, i loro uffici, il l o ro v e ro
21
banco di lavoro, per u lizzare il quale l'unico a rezzo indispensabile era il telefono. Saviano me e poi in evidenzia la figura dello stakeholder, ormai divenuto un vero e proprio manager.
GLI STAKEHOLDER Gli stakeholder sono figure rilevan nelle operazioni malavitose, persone intelligen, in possesso di laurea, con tanto di studi specialis ci svol sopra u o in paesi avanza come la Germania. Fungono da intermediari e collegano la direzione dell'impresa con gli smal tori, inoltre coordinano ogni fase dell'operazione garantendo il servizio. Saviano racconta di averne conosciuto uno, Franco, il quale provò a coinvolgerlo nel mes ere iniziando a raccontare norme e divie di questo lavoro. Franco racconta che per loro è importante conoscere il CER per capire come tra are i rifiu , aggirare le norme e svolgere il lavoro fino allo smal mento in completa clandes nità. Racconta anche la vita degli stakeholder, dicendo che devono cercare di inden ficarsi il meno possibile nei luoghi pubblici, ad esempio non devono mai presentarsi da soli ad una festa.
IL PIENO NEL VUOTO E VICEVERSA Viene fa o un paragone tra gli stakeholder e i costru ori, dicendo che i costru ori vedono lo spazio vuoto come qualcosa da riempire, cercando di me ere il pieno nel vuoto, mentre lo stakeholder pensa a come trovare il vuoto nel pieno. Infa Franco racconta che quando camminava non osservava il paesaggio ma pensava a come
22
introdurre qualcosa al suo interno, quindi osservava il paesaggio andando alla con nua ricerca del vuoto.
LA TERRA DEI FUOCHI E I TUMORI LEGATI AI RIFIUTI C'è una relazione tra la presenza di si di rifiu incontrolla sul territorio dei comuni delle province di Napoli e Caserta ricompresi nella cosidde a Terra dei Fuochi, e l'insorgenza di alcune patologie, come il tumore alla mammella, l'asma, le varie forme di leucemie, le malformazioni congenite. Nei comuni dell'area in esame, 2354.845 abitan , pari al 37% della popolazione, risiede entro 100 metri da almeno un sito e questo determina una molteplicità di fon di esposizione pericolose. Si tra a palesemente di una eleva ssima densità di sorgen di emissioni e rilasci di compos chimici pericolosi per la salute umana. I da registra di casi di tumore alla mammella, asma, leucemia e le Malformazioni Congenite (MC) evidenziano - così come scrive la Procura - l'urgenza di specifici interven : bloccare qualsiasi a vità illecita e non controllata di smal mento di rifiu , bonificare i si con rifiu e le aree limitrofe che possono essere state interessate dai contaminan rilascia da ques si ; incen vare un ciclo virtuoso della ges one dei rifiu , a ualmente già a vo in alcune aree della Regione Campania; a vare un piano di sorveglianza epidemiologica permanente delle popolazioni; implementare interven di sanità pubblica in termini di prevenzione-diagnosi-terapia ed assistenza.
È il primo romanzo di Roberto Saviano, pubblicato nel 2006 da Mondadori. Il quo diano statunitense New York Times l'ha inserito nella classifica dei cento libri più importan del 2007. Il romanzo ha venduto oltre 2 milioni e 250.000 copie nella sola Italia e 10 milioni nel mondo, ed è stato trado o in 52 lingue. Dal libro è stata tra a una riduzione teatrale, il premia ssimo film di Ma eo Garrone e la celebre serie televisiva. Gomorra di Saviano è un libro interessante, intenso, che documenta a entamente l'organizzazione criminale della camorra. Concepito secondo le regole della “nonfic on novel”, vale a dire un genere che presenta cose reali con lo s le del romanzo, è un percorso doloroso ed allucinante nei meccanismi di funzionamento della camorra, che si scopre con sorpresa essere un'organizzazione tu 'altro che locale, ma presente in tu o il nostro Paese, con diramazioni che arrivano addiri ura in mol ssime par del mondo. Della camorra Saviano cerca di far comprendere gli interessi, il modo di operare, i se ori in cui opera, le ingerenze nella società, le infiltrazioni nelle par “sane” dello Stato… L'Autore racconta non una storia, ma un sistema, ripartendo la narrazione in capitoli, a ciascuno dei quali è dedicato un aspe o specifico della ques one: dalla guerra di Secondigliano tra i clan che si contendevano il controllo del territorio, ai rappor internazionali che la malavita riesce a ges re con sorprendente perizia, penetrando in innumerevoli se ori dell'economia, che vanno dalla moda all'edilizia, dai rifiu alla droga, dai traspor alle armi. La camorra è presentata come un'azienda, che funziona prendendo in pres to le reg ole della legalità calate in un orizzonte completamente illegale. Lo s le asciu o dell'Autore, il
suo coraggio di fare nomi e cognomi, spesso a n ad ar coli di giornali, stralci dei quali vengono sapientemente inseri nella narrazione (il che gli è costato anche una denuncia per plagio da parte della Libra Editrice risoltasi con una sentenza della Cassazione favorevole dell'Autore nel 2016) hanno da una parte assicurato il successo dell'opera, dall'altro costre o Saviano a vivere, in seguito alle minacce subite, so o protezione del Ministero degli Interni. I luoghi descri nel libro sono quelli dell'hinterland napoletano e casertano, in cui le ramificazioni della camorra trovano maggiore linfa, alimentate da un'ines rpabile so ocultura storicamente vincolata ai codici comportamentali della malavita organizzata. Così, Napoli, Scampia, Casal di Principe, San Cipriano d'Aversa, Casapesenna, Mondragone, Giugliano, luoghi cari a Saviano, diventano protagonis di storie vissute all'insegna del pericolo, della delinquenza, della morte, del facile guadagno. Tra le ville sfarzose dei boss campani, spesso copiate ai divi di Hollywood, tra la gente comune, spesso complice involontaria delle malefa e dei malavitosi, spesso affascinata dagli
23
«Quella roba che gli fanno portare, più se la bu ano in corpo quando respirano, prima li farà schia are. Ques li mandano a morire, non a guidare.»
a eggiamen spavaldi e dalle griffe ostentate dai criminali, di cui tende ad emulare il comportamento, si impone il Sistema (questo il vero nome usato per riferirsi alla camorra), che presenta ai giovani la scelta di vita camorris ca come l'unica da compiere, in un mondo che li vorrebbe vi me di uno Stato assente, capace di proteggere solo i privilegia . Meglio morire ammazza che vi me di una condizione precaria: secondo la camorra è più difficile accondiscendere alle regole dell'ordinarietà, che costringono ad una vita sacrificata ma onesta, che concedersi alle lusinghe della criminalità, conducendo una vita disonesta ma lussuosa. Le fon di Saviano, oltre alla stampa locale, sono gli a processuali e le indagini di polizia, u li a descrivere una
realtà fa a di terre avvelenate da rifiu tossici, accumula in vere e proprie montagne, di gente che si ammala di tumore con una facilità sorprendente, di funzionari traffichini e collusi, di ingegneri corro , dimostrando, peraltro, che la camorra non è fa a solo di stereo pi tu tatuaggi e scooteroni, ma anche di professionis e ed impiega elegan ma spieta . Per il successo planetario o enuto, Gomorra rappresenta un caso le erario unico, che però non ovunque è stato accolto con favore: mol napoletani, ad esempio, hanno lamentato che la diffusione del libro, e sopra u o la sua pervas i v a cross-medialità, abbiano contribuito a distorcere l'immagine di Napoli, che verrebbe ad essere collocata in un territorio in cui
l'unica risorsa è proprio la camorra, ritenuta un deterrente al turismo, ai visitatori, ai clien dei vari e numerosi esercizi legali di cui il territorio dispone. La risposta di Saviano è che non parlarne sarebbe come stare al gioco della stessa camorra, perme endole di con nuare indisturbata a compiere le proprie azioni che non si limitano ad essere illegali, ma nella maggior parte dei casi sono dramma camente criminali.
«Il fumo che a raversavo non era denso, era come se fosse una pa na collosa che si posava sulla pelle lasciando una sensazione di bagnato. Non lontano dai fuochi, c'erano una serie di ville e poggiate tu e su una enorme X di cemento armato. Erano case adagiate su discariche chiuse. Discariche abusive che – dopo esser state u lizzate sino all'orlo, dopo aver bruciato tu o ciò che poteva essere bruciato – si erano esaurite. Colme sino a esplodere. I clan erano riusci a riconver rle in terreni edificabili.» Roberto Saviano - Gomorra
24
“Non si può asciugare l'acqua con l'acqua, non si può spegnere il fuoco con il fuoco, quindi non si può combattere il male con il male.”
Roberto Saviano, nato il 22 se embre del 1979 a Napoli, passa la maggior parte dell'infanzia a Caserta, dove si trova a stre o conta o con la camorra per poterne parlare più specificamente quando, nel 2002 inizia la sua carriera giornalis ca. Per osservare più a entamente i fenomeni criminali di Napoli, ritorna nella sua ci à natale nel 2004. Le sue esperienze nelle ci à contaminate dalla camorra hanno sicuramente contribuito a rendere più fornito di de agli il più celebre dei suoi romanzi: Gomorra. Pubblicato nel 2006, gli ha arrecato numerose minacce da parte della malavita napoletana. Il romanzo ha fa o il giro del mondo e ancora oggi è con-
siderato come uno dei più grandi affron alla malavita. Vive so o scorta dal 2006, il che gli conferisce una condizione di esistenza della quale non si vanta, ma non si lamenta neppure, pur essendo costre o a fare testamento a meno di trent'anni, perché Saviano ha della sua vita fa o la cassa di risonanza di chi, innamorato della sua terra, si oppone a tu coloro che in qualche modo ne comprome ono la bellezza e la purezza. E questo suo dire di “NO” alla criminalità gli ha procurato anche innumerevoli riconoscimen a livello mondiale: al di là dei premi rela vi alle sue opere, spesso trasformate in film e lavori teatrali, che gli hanno fru ato trionfi dappertu o, Saviano
è stato accompagnato da innumerevoli manifestazioni di solidarietà. Nel 2008 è stato invitato dall'Accademia di Svezia dei Nobel a tenere una lezione sulla "libertà di espressione e la violenza senza legge"; nel 2011 ha ricevuto dall'Università degli Studi di Genova la laurea Honoris Causa in Giurisprudenza; nel 2016 ha ricevuto dalla cancelliera tedesca Angela Merkel il premio M100 Sanssouci Colloquium Award; nel 2 0 1 4 è s ta t o p e r s e i m e s i o s p i t e all'Università di Princeton per tenere un corso sui rappor della mafia con poli ca ed imprese.
25
Lo S r di Casalduni (Benevento), acros co di Stabilimen di Tritovagliatura ed Imballaggio Rifiu , è un impianto di tra amento dei rifiu solidi urbani. Esso è stato proge ato per il tra amento di 90.885 ton/anno di rifiu solidi urbani indifferenzia ed è autorizzato, con provvedimento della Presidenza del Consiglio dei Ministri – So osegretario di Stato all'Emergenza Rifiu nella regione Campania – Missione Si Aree ed Impian con ordinanza n. 298 del 31.12.2009, per lo stoccaggio ed il recupero dei rifiu solidi urbani. A ualmente tra a circa 320 tonnellate di rifiu al giorno, per lo più di provenienza partenopea, des na al termovalorizzatore di Acerra. L'impianto consta di tre edifici coper , ciascuno dedicato ad una specifica fase di riduzione del rifiuto: l'edificio per la tritovagliatura e la selezione accoglie i rifiu indifferenzia per essere smista nelle sue due sezioni, in cui avviene la triturazione e la vagliatura, operazione dalla quale si o ene la possibilità di scorporare i metalli, ulteriormente recupera mediante deferrizzazione magne ca ed opportunamente reimpiega . L'edificio per la stabilizzazione so opone la frazione umida tritovagliata ad un processo di insufflaggio di aria forzata, al termine del quale il peso del materiale si riduce del 30%. L'edificio per la raffinazione consente di portare a compimento le operazioni di stoccaggio, che avvengono con sistemi di biofiltraggio tali da garanre la depurazione dell'aria ed il contenimento costante della fuoriuscita di odori moles . L'impianto dispone anche di aree scoperte, in cui sono possibili anche operazioni come lo stoccaggio e la selezione delle frazioni di rifiuto da raccolta differenziata (carta, cartone, plas che, metalli, vetro). Costruito nel 2003, l'impianto ha causato non pochi problemi dal punto di vista ambientale e stru urale, infa almeno fino al 2008 ha appestato con le sue esalazioni inquinan le contrade e i terreni circostan , perché il compa amento dei rifiu avveniva senza precauzioni per la riduzione dei miasmi. Fin dalla sua
26
realizzazione gli abitan di Casalduni e dei paesi confinan , come Fragneto Monforte, hanno portato avan non poche proteste, perché erano a conoscenza dei pericoli che l'impianto avrebbe potuto provocare in futuro. Le sostanze inquinan , provenien dalla tritatura e dall'imballaggio dei rifiu , danneggiavano e danneggiano tu 'oggi i campi col va , portando raccol sempre meno abbondan e prodo sempre più scaden . All'inquinamento hanno contribuito anche le lunghe file di camion che trasportavano i rifiu sulla salita della “Zingara Morta”, con la loro lunga scia di materiale maleodorante e di idrocarburi. Mol dei problemi lega allo S r derivavano anche dalla presenza di troppi imballaggi: l'impianto, infa , non raccoglieva solo rifiu del Sannio (essendo l'unico S r della zona) ma anche quelli provenien da molte zone della Campania des na al termovalorizzatore di Acerra, il che non dissipa il sospe o che lo S r sia legato in qualche modo ad associazioni malavitose, molte delle quali ges scono gli appal pubblici per lo smal mento dei rifiu nella zona che va da Acerra a Santa Maria Capua Vetere. Nel corso degli anni, in seguito a con nue denunce e minacce di scioperi, sono sta invia ispe ori allo S r ed è stata ripetutamente avanzata la pretesa di installazione di depuratori per l'abba mento delle esalazioni, ma ciò non ha fermato il forte inquinamen-
to, anche acus co e luminoso, che si registra da tempo in quella zona. Le proteste sono connuate fino alla chiusura dell'impianto. Da quel momento lo S r è diventato un vero e proprio deposito di “ecoballe”, cioè combus bile solido secondario ricavato dalle preceden lavorazioni di rifiu urbani che venivano compressi e ammassa . Oggi, a distanza di anni, la lo a contro queste ecoballe è ancora a va, perché esse cos tuiscono un grave problema sopra u o dopo i recen incendi. Dall'agosto del 2018, infa , con cadenza quasi annuale si registrano sempre più incendi dolosi, sui quali le forze dell'ordine stanno ancora indagando. L'ul mo è stato registrato il 13 se embre del 2020 ed è divampato all'interno del capannone numero qua ro. Sono tre le principali ipotesi su cosa abbia innescato le fiamme. La prima è che l'incendio sia stato causato dalle alte temperature raggiunte dalle ecoballe; la seconda, più preoccupante, è che le fiamme siano state provocate da qualcuno al fine di eliminare gli ammassi di rifiu che stanno danneggiando i campi col va , portando quindi gravi conseguenze nel se ore agricolo; l'ul ma è quella legata all'intervento di associazioni mafiose. La preoccupazione maggiore, dunque, è che quest'area sannita possa in breve trasformarsi in una nuova e più allarmante Terra dei Fuochi!
27
Uscendo dalla SS87 si imbocca la strada per Casalduni. Pochi metri e dinanzi agli occhi appare lo S r: un impianto situato su di una collina. Mentre si percorre la strada privata che arriva dinanzi ai due imponen cancelli in ferro, un tempo a raversa da camion carichi provenien da tu a la Campania, si nota subito l'enorme quan tà di rifiu abbandona all'esterno, sul piazzale. Si tra a di ecoballe divorate dalle fiamme ed esposte alle intemperie, materiale che da due anni è lasciato senza telo di protezione, all'esterno dei capannoni. Cen naia di balle, molte di queste aperte per raffreddarle nei giorni successivi al rogo che nell'agosto del 2018, ma anche nel 2019, aveva distru o gran parte dell'impianto, ora inu lizzato. Anche nel 2020 l'impianto non ha avuto pace, infa il 13 se embre è avvenuto l'ennesimo incendio: le fiamme sono divampate presso il capannone numero 4, il magazzino della preraffinazione dove è depositata la frazione organica secca. Fortunatamente l'allarme è sca ato in tempo ed è stato così possibile evitare danni maggiori. Ma cosa ha provocato l'ennesimo rogo, visto che l'ipotesi dell'autocombus one è ancora oggi la meno plausibile, nonostante il parere favorevole dei tecnici? È vero che l'immondizia stabilizzata, ammassata, può raggiungere temperature elevate tanto da innescare incendi, e per questo all'interno degli S r i rifiu stabilizza vengono tra enu solo per poche se mane prima di essere smal . Ma in quel capannone la 'montagna' di residui è presente da due anni e potrebbe essere proprio il fa ore temporale a me ere in pericolo quel che resta dell'impianto. Si affaccia, dunque, l'ipotesi dell'incendio doloso, il responsabile del quale sarebbe stato individuato in un presunto operaio non remunerato da tempo. Ma le indagini sono ancora in corso. Intanto, i rifiu ammassa all'interno dello S r non vengono ancora rimossi a causa dell'elevato costo dell'operazione. L’enorme quan ta vo di rifiu a acca dalla combus one richiederebbe cen naia di miglia di euro per la rimozione. Di conseguenza, le vicende che influenzano lo S r di Casalduni potrebbero susseguirsi con nuamente, causando disagi maggiori a livello ambientale e sociale. L'organizzazione dell'impianto dovrebbe essere revisionata specialmente so o il piano economico, in modo tale da evitare la ripe zione di simili avvenimen . Come per la ges one di tu e le cose, sono necessarie dedizione e responsabilità, per far sì che la sudde a stru ura possa funzionare al meglio, evitando intoppi o even avversi.
28
Pasquale Iacovella è il sindaco di Casalduni dal 2014. Residente a Pontelandolfo, è entrato in poli ca nel 2009, militando nell'opposizione amministra va. Ele o sindaco nel 2014 con la lista civica Democrazia Trasparenza Libertà, diventa in breve tempo benemerito dei ci adini casaldunesi per il suo cara ere aperto e disponibile. Il 2 O obre 2018 è stato nominato presidente dell'Ato di Benevento, interessandosi in par colar modo dei problemi riguardan lo S r di Casalduni. Le ul me elezioni del maggio 2019 lo vedono ancora nella carica di sindaco. Gli chiediamo di parlarci dello S r di Casalduni, e Iacovella non disdegna di rispondere alle nostre domande. Perché è stato scelto Casalduni per ospitare lo S r e non qualche altro paese del Sannio? P. I. - L'area dello S r fu individuata dal comune di Casalduni intorno all'anno 2000 come zona idonea all'installazione di questo impianto inizialmente chiamato CDR, poi denominato con l'acronimo di S r. Questa scelta fu vista come un'opportunità per il territorio principalmente dal punto di vista lavora vo (infa ha da impiegato più di 50 unità lavora ve), però con il passare del tempo ci siamo ritrova una discarica a cielo aperto, resa ancora più pericolosa dai numerosi incendi. Come crede di riuscire a comba ere la crisi dei rifiu che riguarda Casalduni? P. I. - Va comba uta a raverso la compilazione di un piano industriale. L'ente d'ambito rifiu della provincia di Benevento è al 90% dei lavori e sta s lando questo piano industriale, cioè un insieme di tu e le a vità che si andranno a svolgere e quindi dobbiamo decidere quali sono gli impian che servono, come svolgere la raccolta e come fare in modo che tu i
paesi della provincia di Benevento svolgano ed aumen no il più possibile la raccolta differenziata. Come mai dopo il primo incendio nello S r non sono sta presi seri provvedimen per evitare che riaccadesse? In caso di futuro incendio quali saranno le contromisure che ado erete? P. I. - Dopo il primo incendio una serie di a vità furono poste in essere. Il problema principale è che la società provinciale che ges sce l'impianto è in una crisi quasi irreversibile: c'è un debito di circa 21mln di euro e questo ha fa o in modo che molte a vità, anche per colpa dei comuni morosi, non potessero essere messe in campo in modo da garan re la sicurezza del territorio e dei lavoratori. Al momento la stru ura è vigilata sia da società private sia dai lavoratori dell'associazione SAMTE, che a raverso le termocamere misurano costantemente la temperatura dei rifiu ammassa per fare in modo che non ci siano principi d'incendio. Come ha reagito la popolazione e l'is -
tuzione comunale davan ai vari incendi? E in che modo le is tuzioni hanno mantenuto o ristabilito il controllo? P. I. - Fin dal primo incendio sono state messe immediatamente in a o tu e le misure che erano opportune per la salvaguardia dei ci adini e dell'ambiente. È stato richiesto un intervento dell'ARPAC, che ha misurato il livello d'inquinamento che si era sprigionato nelle aree circostan e io personalmente ho emesso un'ordinanza in cui veniva consigliato di non u lizzare gli alimen prodo dalle terre circostan all'impianto finché non avessimo avuto certezza del quan ta vo di diossina che potesse essere problema co per l'alimentazione e per l'uomo. Quali sono state le principali conseguenze sui territori circostan ? P. I. - Non ci sono state gravi conseguenze perché il carico di diossina sprigionato è stato minimo. Abbiamo ricevuto molte rassicurazioni perché tu i risulta anali ci degli accertamen esegui hanno fa o in modo che tranquillizzassero tu a la ci adinanza di Casalduni e dei paesi limitrofi.
29
Ad oggi com'è la situazione dei dipenden dello S r che hanno perso il lavoro a causa della chiusura dell'impianto? E quali inizia ve vengono poste in essere? P. I. - I lavoratori dell'impianto di Casalduni al momento registrano for cri cità, infa non ricevono le mensilità di pagamento dal mese di luglio. Mol lavoratori prossimi alla pensione hanno fa o in modo di porsi in aspe a va o di u lizzare altre formule da avere comunque uno s pendio garan to, mentre altri hanno acce ato un contra o di solidarietà e per questo non stanno facendo l'intero ciclo di 36 ore. Io non farò a meno di quelle professionalità e sicuramente faremo in modo di u lizzare quei lavoratori nelle società che ges ranno i rifiu . Se ci fosse stato un impianto funzionante al 100% sarebbe stato u le per lo smal mento dei rifiu . Ma poiché oggi è chiuso, risulta essere un peso o può rappresentare una risorsa futura con un'ade-guata conversione e miglioramento dell'im-
30
pianto? P. I. - Un impianto fermo in quel modo è un problema per tu , per i lavoratori e per l'ambiente, quindi la cosa migliore da fare è ria varlo e me erlo a norma. Ci sono delle possibilità, infa già è stato trasportato all'interno dello S r un trituratore nuovo e va ria vata almeno una linea per tra are l'indifferenziata, dal momento che viene sversata in altre province. Per concludere, quali rassicurazioni o prevenzioni sente di consigliare ai ci adini di Casalduni? P. I. - La garanzia che hanno i ci adini di Casalduni è che io vigilerò 24/24h in qualsiasi condizione. I ci adini sono riusci a portare la raccolta differenziata dal 7% al circa 80% e adesso con la nuova gara d'appalto che ci è stata aggiudicata andremo a ritoccare anche altre modalità per la raccolta e lo smal mento dei rifiu .
Da mol anni ormai si discute del traffico di rifiu e delle sostanze tossiche nella Terra dei Fuochi. Questo affare internazionale che fru a ogni anno milioni e milioni di soldi è nelle mani dei più grandi clan e boss della mafia. Ma, a furia di sen rne parlare, siamo così assuefa ai termini, alle situazioni, alle a vità denunciate, che non solo non ne avver amo quasi più la pericolosità, ma non ci rendiamo neppure conto del fa o che queste a vità si verificano so o i nostri occhi. Non è estraneo alle a enzioni dei clan camorris ci neppure il nostro Sannio, in cui sono state sversate tonnellate di rifiu tossici. Tra le sostanze tossiche individuate compaiono alifa ci clorura cancerogeni, clorofenoli, cloro benzeni e metalli. A Torrecuso, ad esempio, in seguito ad una operazione congiunta dei carabinieri forestali e dell'Arpac, sono state ritrovate scorie di fonderia, che de o così potrebbe far sembrare inoffensiva la cosa, poiché il pensiero andrebbe a tracce nel terreno: non si sta parlando di tracce, ma di quan ta vi esorbitan , di cen naia di metri cubi di sostanze tossiche, associate a sacchi di polveri provenien dagli impian di abba mento dei fumi, ed a quintali e quintali di materiale di scarto di ba erie ed accumulatori. Morcone è balzato agli onori di cronaca quando vennero scoper camion che trasportavano polveri di alluminio per so errarle nel territorio morconese: la no zia è trapelata successivamente a quella più clamorosa dell'omicidio del proprietario terriero. Intanto Apice conquistava le pagine dei giornali locali per l'alto numero di mala di leucemia, la qual cosa lasciava sospe are che ci fosse un nesso tra sversamen di materiali tossici e incidenze di patologie di quel genere. Fece rumore la scoperta di una discarica abusiva nel territorio di Ceppaloni, così come non passò inosservata la spinosa ed allarmante ques one dello S r di Casalduni e l'aumento esponenziale di manifestazioni tumorali nella popolazione circostante: il numero di mor in questa zona supera considerevolmente la media nazionale riportata dai da Istat. E non mancano tra i mor quelli che non superano i 15 anni di età! Purtroppo non è possibile stabilire una relazione eziologica evidente tra rifiu e incidenza tumorale, ma di certo per anni queste zone hanno ingoiato tonnellate di rifiu industriali, deposita lì dove se ne presentava la possibilità, senza troppo preoccuparsi delle conseguenze, che oggi si configurano come inspiegabili aumen di mala e neoplas che di cui qualcuno dovrà pur assumersi la responsabilità.
31
Il De Rerum natura è un poema epico-didascalico in esametri suddiviso in sei libri e dedicato a Memmio, un illustre personaggio poli co. L'autore dell'opera è Lucrezio, il quale si propone di divulgare la filosofia epicurea per liberare gli uomini dalla paura degli dei e della morte, riconsiderando la vita nel suo mero aspe o meccanicis co. Colpisce l'impiego del proemio: secondo la tradizione esso prevede una invocazione a una divinità, qui rappresentata da Venere, intesa come “voluptas” e simbolo della natura stessa, che viene ritra a nel momento del risveglio primaverile. Nella seconda parte, l'inno alla dea si trasforma in una preghiera di a i u to p e r l a co m p o s i z i o n e dell'opera e di pace per l'intero popolo romano. Il prologo, pertanto, assume al contempo u n a f u n -
32
zione este ca, ricalcando la tradizione epica, ed una simbolica, poiché non la dea viene celebrata, quanto ciò che essa simboleggia, vale a dire la fecondità, la prosperità, la forza rigeneratrice, dunque non la Venere tradizionale onorata a Roma. Il poema è cos tuito da sei libri, organizza in diadi: la prima coppia è dedicata alla fisica, la seconda all'antropologia, la terza alla cosmologia. Lucrezio racconta di una natura fa a di atomi, avvicinandosi sorprendentemente ad una visione quasi moderna. Il nostro mondo non è altro che un insieme di par celle indivisibili che si muovono nel vuoto cadendo dall'alto verso il basso e che si incontrano per una deviazione perpendicolare de a clinamen, dando origine a tu o ciò che esiste. La morte non è altro che il dissolversi degli atomi, che possono riunirsi per poi creare altri esseri. Questa teoria ipozza che la natura sia ges ta da leggi e regole fisse: nulla nasce dal nulla e nulla si riduce al nulla, ma tu o si trasforma. Le leggi non sarebbero ges te dagli dei che risiedono, invece, negli "intermundia”, luoghi liberi tra i vari spazi abita . Lucrezio dà quindi un modello di una natura che si sviluppa in modo meccanico e materialista, nella quale gli uomini, che credono di contare qualcosa per gli dei, sono megalomani ed egocentrici e la paura della fine non ha senso perché dopo la morte l'anima e l'animus sme eranno di esistere e quindi non potrà accaderci nulla di male. Nel II libro l'autore afferma che esistono infini mondi che, ricalcando le varie fasi della vita umana (infanzia, giovinezza e vecchiaia) si formano, crescono ed evolvono finché, giun alla fine del loro sviluppo, cominciano ad avere un periodo di decadenza, evidente adesso nel campo agricolo, dal momento che la terra non produce più spontaneamente i fru , ma deve essere col vata con duro lavoro. (Iamque adeo fracta est aetas, effetaque tellus vix animalia parva creat, quae cuncta creavit saecla,deditque ferarum ingen a corpora partu. Ormai la nostra età è distru a, produce soltanto piccoli animali, la terra sfinita, che pure un tempo creò tu e le specie e diede vita alle belve enormi) Di fa o, proprio i contadini si lamentano
del raccolto poco fru uoso e soddisfacente, al contrario dei loro antena verso cui la natura è stata più magnanima. Sembrerebbe a questo punto di poter rintracciare in Lucrezio un rimpianto dell'età dell'oro, ma a ben vedere, anche se l'autore presenta l'umanità primi va come più vicina ad una natura pronta ad offrire spontaneamente i propri fru e meno corro a, la vede immersa nelle tenebre dell'ignoranza. E proprio nel V libro, tracciando la storia dell'umanità, l'autore sembra avvicinarsi di più all'età a lui contemporanea, quando pronuncia un giudizio, anche se epidamente posi vo, sul progresso tecnico che ha accompagnato l'evoluzione del genere umano, pur so olineando che esso è soltanto illusorio e, da un punto di vista e co, ri ene lo sviluppo della tecnica ininfluente per il raggiungimento della felicità. Espone anche la sua visione pessimis ca sul comportamento dell'uomo verso la natura, poiché pensa che le risorse del so osuolo e in generale della Terra possano esaurirsi e che le tecniche e le ar siano u li per liberare l'uomo dal bisogno materiale, ma che finiscano poi con il corromperlo e renderlo avido. Dunque il progresso è soltanto illusorio e ne dà un giudizio nega vo perché ne coglie le implicazioni e che. Il rimedio a questa di situazione di decadenza sarebbe l'acce azione del messaggio epicureo (il sommo bene è assicurato dal semplice soddisfacimento dei bisogni elementari).
33
Sulla vita di Lucrezio abbiamo scarse e incerte no zie, dalle quali possiamo ipo zzare che abbia vissuto una esistenza quasi in completa solitudine, lontano dalla poli ca e dalla società dell'epoca, dedicandosi alla composizione del De Rerum Natura, la sua opera più famosa. Grazie alla tes monianza di San Gerolamo, sappiamo che egli nacque intorno al 94 a.C. e, divenuto poi folle a causa di un filtro d'amore, morì suicida all'età di 43 anni (51 a.C.); Donato, invece, indica come date fondamentali della vita di Lucrezio il 98 a.C. e il 55 a.C. La pazzia di Lucrezio causata dal filtro d'amore ovviamente non è mai stata confermata o tes moniata da scri , ma gli studiosi hanno ritrovato elemen che riporterebbero ad una pazzia ciclica, che alternerebbe momen di euforia a momen di tristezza, non ricollegabile però alla sua morte. Lucrezio fu coetaneo di grandi scri ori come Cesare e Cicerone e visse durante gli anni turbolen delle lo e civili, morendo prima che queste terminassero
e che si affermasse il Principato. Un accenno alla situazione poli ca contemporanea si trova nel proemio del I libro del De Rerum Natura, quando il Poeta dichiara di a endere alla propria opera in un momento par colarmente difficile per la patria. Inoltre, il richiamo alla pace è anche il fulcro dell'Invocazione a Venere, in cui Lucrezio lascia intendere che vive in prima persona gli sconvolgimen delle lo e civili. Purtroppo la grande scarsità di no zie biografiche complica l'analisi del rapporto tra il Poeta e l'a ualità culturale e poli ca del tempo, dalla quale cercò sempre di restare distante, perché molto rispe oso della parola di Epicuro. Possiamo però trovare nel suo poema dei riferimen al contesto storico poli co, che sono per lo più di condanna e di biasimo per la vanità delle ambizioni e l'inu lità delle a vità belliche, ma non ci è dato sapere in quali modi concretamente si realizzasse l'ideale di vita appartata.
UN MESSAGGIO ATTUALE Secondo Lucrezio, gli uomini, nonostante siano condiziona da una vita più evoluta, connuano a brancolare, come gli uomini primi vi, nelle tenebre non ancora rischiarate dalla luce della ragione.
34
Questo ci porta a rifle ere sulla responsabilità e ca che tu noi abbiamo nei confron dello sfru amento delle risorse ambientali, che negli ul mi 50 anni ha oltrepassato il ritmo biologico di ricos tuzione delle risorse, provocando danni lega alla ro ura degli equilibri ecologici e globali. A ualmente l'e ca biologica rappresenta un se ore di ricerca e studio indipendente e dire o ad analizzare le ques oni rela ve al rapporto tra esseri umani e ambiente allo scopo di ado are un a eggiamento alterna vo rispe o ai modelli di sfru amento tradizionalmente ado a . Si ri ene che una riflessione circa i cambiamen clima ci e la ges one delle risorse naturali sia doverosa oltre che estremamente necessaria. Lo sfru amento eccessivo delle risorse sta conducendo i sistemi ambientali del pianeta al limite dell'instabilità. L'uomo dovrebbe puntare ad un'economia circolare, basata sul riciclo e sull'u lizzo delle risorse rinnovabili quali il sole, il vento, ed il movimento dell'acqua, abbandonando le fon che più inquinano e sfru ano il nostro pianeta quali il petrolio, il carbone e tu e le altre che hanno bisogno di essere estra e. Dobbiamo puntare ad un futuro sostenibile, poiché, come affermava anche Lucrezio, le nostre risorse non sono infinite, ma prima o poi si esauriranno. La tema ca rela va al diri o all'ambiente chiama in gioco la riflessione circa la tutela degli interessi diffusi. Con l'espressione interesse diffuso si vuole fare riferimento al mantenimento di un bene riferibile ad una colle vità indifferenziata e non ad un singolo sogge o predeterminato. Si tra a di un interesse giuridicamente rilevante ma non personalizzato: la cara eris ca pica dell'interesse diffuso è, infa , la sua impersonalità. La proposta che si avanza è quella di ado are un'e ca 'olis ca', nella quale la comunità bio ca viene posta prima del singolo e gli interessi dello stesso possono essere persegui solo a condizione che giovino all'intera comunità. Dunque, la soluzione idonea a rispondere alle sfide ambientali poste oggi dovrebbe ricercarsi in un interesse definito come «biocentrico», il quale ha per fine la tutela la vita intesa come diri o di tu i viven a vivere e a realizzarsi pienamente.
35
2
Persone
Pianeta Proteggere le risorse naturali e il clima del nostro pianeta per il benessere delle generazioni future
Mettere fine alla povertà e alla fame in tutte le loro forme e assicurare dignità e uguaglianza
Sviluppo Sostenibile
Partnership Applicare l’agenda attraverso una partnership solida e globlae
Prosperità Assicurare uno stile di vita prospero e soddisfacente in armonia con la natura
Pace Promuovere società pacifiche, giuste ed inclusive
www.liceorummo.edu.it