Dietro il paesaggio della Grande Guerra rientra nelle attività del progetto Scienza, tecnica e comunicazione della Grande Guerra, finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Segretariato Generale, Struttura di missione per la commemorazione del centenario della Prima guerra mondiale (2015-2020). Assegnatario: Università degli Studi di Padova, Comitato di Ateneo per il centenario della Grande Guerra. I testi rielaborano parzialmente documenti realizzati all’interno delle attività dell’assegno di ricerca dal titolo Le modalità di infrastrutturazione e trasformazione dei teatri di guerra al tempo della Grande Guerra dell’Università Iuav di Venezia, responsabile scientifico Fernanda De Maio. Numerose sono le persone che hanno contribuito, negli anni, alla costruzione della ricerca e che desidero ringraziare: l’Archivio di Stato di Firenze; il Colonnello Filippo Cappellano dell’Ufficio Storico SME; il Primo Maresciallo Francesco Vincenzi e Maria Quintiliani dell’Istituto Storico e di Cultura dell’Arma del Genio per avermi aperto le porte con cortesia e pazienza; la Direttrice della Biblioteca Universitaria Alessandrina Daniela Fugaro; i bibliotecari e il direttore della Biblioteca Universitaria di Padova; Monica Celi e Marzio Favero per il nostro lavoro al MEVE; i membri del Comitato di Ateneo per il centenario della Grande Guerra dell’Università degli Studi di Padova, e in particolare Giovanni Luigi Fontana, Marco Mondini e Aldino Bondesan con cui ho condiviso lunga parte di questo percorso; per la collaborazione e pazienza gli uffici del DiSSGeA e in particolare Gabriele Trevisan e Maria Grazia Dainese; Alberto Ferlenga che ci ha introdotti e condotti in queste ricerche; Fernanda De Maio per la fiducia, e i preziosi consigli; tutti gli amici che, attraverso le loro riflessioni e il loro sostegno, hanno contribuito alla stesura del lavoro e, in particolare, Filippo Dottor; e soprattutto Pietro.
Note sulla segnatura archivistica Numerosi sono gli archivi storici e le biblioteche consultati durante la ricerca. Di seguito sono indicate solamente le abbreviazioni degli archivi o biblioteche di cui sono pubblicati documenti, con le relative indicazioni sui codici: _ ASFi. Archivio di Stato di Firenze. I codici vanno letti come segue: MMM (Miscellanea di mappe militari della Prima Guerra Mondiale), R (rotolo) o P (piegate) seguito dal numero del rotolo-numero d’inventario. Esempio di dicitura: ASFi_MMM_P 240/7. Le immagini con tale dicitura sono di proprietà dell’Archivio di Stato di Firenze e riprodotte “su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali/Archivio di Stato di Firenze” Prot. n.2095 del 14 maggio 2019. _ AUSSME. Archivio dell’Ufficio Storico SME (Stato Maggiore dell’Esercito). I codici vanno letti come segue: il primo numero corrisponde al Fondo, il secondo alla Busta, il terzo (quando presente) al Fascicolo. Esempio di dicitura: AUSSME_G22_9_41. Le immagini con tale dicitura sono di proprietà di e riprodotte “su concessione dello Stato Maggiore dell’Esercito - Ufficio Storico”, Messaggio trasmesso da E0012000 STATESERCITO, Protocollo: M_D E0012000 REG2019 0160033 30-07-2019, Rif. f.s.p. in data 10 e 18 luglio 2019. _ BUA. Biblioteca Universitaria Alessandrina Roma. I codici riportati corrispondono alla dicitura della biblioteca. Esempio di dicitura: BUA F.GUERRA A.IV.24 seguita dal titolo della carta. Le immagini con tale dicitura sono riprodotte “su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali”. _ ISCAG. Istituto Storico e di Cultura dell’Arma del Genio. I codici riportati si riferiscono all’Archivio Storico Guerra Italo-Austriaca 1915-1918. Il primo numero si riferisce all’Armadio, il secondo al Contenitore. Esempio di dicitura: ISCAG_2_167. Per le foto dell’archivio digitale un esempio di codice è: ISCAG_Archivio_fotografico_Album 199_032379. Le immagini con tale dicitura sono di proprietà di e riprodotte “su concessione dello Stato Maggiore dell’Esercito - Ufficio Storico”, concessione n.4 del 2019. Di tutte le immagini è vietata la riproduzione o duplicazione con qualsiasi mezzo.
INDICE
7 Un Veneto diverso Fernanda De Maio 11 L’architettura e il tempo
Conoscere il territorio 21 Sguardo geografico 41 Spazio reale - spazio immaginato
Rappresentare il teatro di battaglia 57 Immagini e rappresentazioni 85 Infrastrutture di guerra
Progettare la storia 215 Percorsi ‘sacri’ 237 Macchine del tempo 272 Bibliografia
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UN VENETO DIVERSO FERNANDA DE MAIO
non esiste il passato tutto è simultaneo nella nostra cultura esiste solo il presente, nella rappresentazione che ci facciamo del passato, e nell’intuizione del futuro Gio Ponti, Amate l’Architettura, 1957
Il lavoro che Claudia Pirina presenta in questo libro, può essere letto sotto diverse luci: è un lavoro sulle tracce materiali e immateriali che un certo paesaggio di montagna contemporaneo conserva e a volte cela; è la testimonianza del cambiamento di senso anche fisico che, per milioni di italiani, ebbe un’area, all’inizio del Novecento, fino ad allora considerata marginale per molti aspetti; è il tentativo di mettere in scena e attivare, con progetti architettonici, storie, memorie e sguardi a rischio di oblio a causa di riti intrisi di vuote retoriche, per le giovani generazioni presenti e future; è opera di disvelamento di una certa idea della natura geografica di una parte dell’Italia. L’indagine si compie grazie al reperimento di documenti più o meno inediti o dimenticati, per lo più di origine militare. Di tutti i documenti lo studio evidenzia e trattiene l’afflato di assoluta innovazione e modernità con cui il territorio del nord est d’Italia venne attrezzato per rispondere ad un’offensiva di natura bellica ma, al contempo, racconta anche come l’innervarsi di questo nuovo lessico dell’architettura per le infrastrutture militari difensive si raccordò a quanto preesisteva di altre stagioni dell’organizzazione militare, in questo stesso territorio.
Tracce belliche sulle Dolomiti. Fotografia dell’autore.
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Claudia Pirina - Dietro il paesaggio della Grande Guerra
Alla capacità di apprendere a percepire si è affiancato un lavoro di ricerca sui modi di rappresentare il territorio utilizzati durante il conflitto, e un lavoro interpretativo di rappresentazione della condizione del territorio in quel momento. La conoscenza è stata guidata da differenti tipi di documenti e testimonianze conservati in archivi storici e pubblicazioni dell’epoca, scontrandosi con la difficoltà da un lato di reperire documenti dall’altro di selezionarli tra le migliaia visionate. Sono frammenti sopravvissuti al tempo cui si affiancano le rappresentazioni in disegni o mappe interpretative realizzati nell’intento di porre l’attenzione su quell’opera di trasformazione del paesaggio messa in atto durante il conflitto anche e soprattutto attraverso un capillare sistema infrastrutturale. I disegni delle georeferenziazioni delle infrastrutture, costituiscono il corpo centrale del lavoro, proponendosi come momento iniziale per la scoperta del territorio. Nell’ultima sezione tali mappe vengono utilizzate per operazioni progettuali di montaggio. In alcuni specifici luoghi selezionati per gli esperimenti progettuali, si prova a dare risposta alla ricchezza e complessità della trama diffusa e frammentaria dei segni presenti nel paesaggio. In alcuni punti strategici, scelti perché utili alla spiegazione del sistema infrastrutturale messo in opera durante il conflitto, piccole strutture, o sistemazioni paesaggistiche, integrano e completano insignificanti e incomprensibili resti esistenti, oppure occupano la posizione di elementi ormai scomparsi. Tali piccole e mirate operazioni progettuali punteggiano percorsi naturalistici parzialmente esistenti che vengono selezionati o integrati con l’intento di ripercorrere le tracce degli eserciti dalle retrovie ai campi di battaglia. Sono frammenti che rappresentano l’occasione per mettere in atto processi di valorizzazione del territorio e di riconoscimento dell’identità dei luoghi.
Tracce belliche sulle Dolomiti, zona Cinque Torri. Fotografia dell’autore.
L’architettura e il tempo
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CONOSCERE IL TERRITORIO
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Claudia Pirina - Dietro il paesaggio della Grande Guerra
Conoscere il territorio - Sguardo geografico
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Itinerario con giorni di percorrenza e tappe della ricognizione sulla frontiera orientale realizzata dal Colonnello Gastaldello l’anno 1910. Georeferenziazione dell’autore tratta da AUSSME_G22_29_ Ricognizione fatta sulla frontiera orientale l’anno 1910. La mappa venne realizzata dal colonnello a corredo delle minuziose descrizioni del territorio e delle località percorse durante il viaggio di ricognizione, ponendo particolare attenzione ai tempi di percorrenza e all’accessibilità dei luoghi.
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Claudia Pirina - Dietro il paesaggio della Grande Guerra
20 OTTOBRE 1917 24 OTTOBRE 1917 25 OTTOBRE 1917 26 OTTOBRE 1917 27 OTTOBRE 1917 28 OTTOBRE 1917 29 OTTOBRE 1917 30 OTTOBRE 1917 31 OTTOBRE 1917 1 NOVEMBRE 1917 2 NOVEMBRE 1917 3 NOVEMBRE 1917 4 NOVEMBRE 1917 5 NOVEMBRE 1917 6 NOVEMBRE 1917 7 NOVEMBRE 1917 8 NOVEMBRE 1917 9 NOVEMBRE 1917
Lo spostamento del fronte dopo la battaglia di Caporetto.
Profilo altimetrico del fronte italiano prima della battaglia di Caporetto Sviluppo del fronte Km 600 Sviluppo delle trincee Km 3000
Profilo altimetrico del fronte italiano dopo della battaglia di Caporetto Sviluppo del fronte
Km 350
Conoscere il territorio - Spazio reale / Spazio immaginato
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23 OTTOBRE 1918 24 OTTOBRE 1918 28 OTTOBRE 1918 29 OTTOBRE 1918 30 OTTOBRE 1918 31 OTTOBRE 1918 1 NOVEMBRE 1918 2 NOVEMBRE 1918 3 NOVEMBRE 1918 4 NOVEMBRE 1918
Lo spostamento del fronte dopo la battaglia di Vittorio Veneto.
Disegni dell’autore.
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Regio Decreto 29 dicembre 1918, n.1981
Regio Decreto 15 aprile 1920, n.497
Decreto Luogotenenziale 6 febbraio 1919, n.152
Nuove annessioni dopo il Trattato di Saint-Germain-en-Laye, firmato il 10 settembre 1919
Decreto Luogotenenziale 6 febbraio 1919, n.153
Nuove annessioni dopo il Trattato di Rapallo, firmato il 12 novembre 1920
Regio Decreto 2 settembre 1919, n.1505
Nuovo confine dopo i trattati di pace
Mappa dei territori italiani con indicazione dei periodi di cessazione dello ÂŤistato di guerraÂť.
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INFRASTRUTTURE DI GUERRA Una organizzazione illuminata dei «servizi logistici» richiede conoscenza profonda di quella macchina ciclopica, multiforme e divoratrice che è un esercito in guerra: motori, ingranaggi, leve, acceleratori, freni e [...] combustibili. Richiede altresì capacità visive oltre la tecnica militare, perché i problemi da risolvere sono anche di natura industriale, economica e politica.1
Fin dagli anni che precedono il conflitto, agli organi preposti alla difesa degli stati risultò chiaro che i servizi logistici erano l’elemento vitale di ogni operazione bellica e che i territori da un lato dovevano essere organizzati per la difesa dei confini, dall’altro predisposti con reti e infrastrutture che garantissero l’affluenza di truppe e merci lungo le linee e le strutture progettate per tale difesa. Alla costruzione di fortificazioni permanenti, di trincee e postazioni d’artiglieria, di gallerie e baraccamenti si affiancò, quindi, un’estesa rete infrastrutturale di supporto all’esercito, costituita da un imponente sistema di camminamenti, di nuove strade, di impianti di trasporto a fune e a trazione elettrica, di ferrovie, di linee elettriche e di un complesso sistema di acquedotti che dovevano assicurare la permanenza di migliaia di soldati in zone inospitali, garantendo un adeguato afflusso di viveri, munizioni, mezzi e materiali da costruzione. Un’opera di trasformazione del territorio che proseguirà fino alla fine del conflitto per rispondere alle esigenze di aree che passarono da una popolazione di poche centinaia di abitanti a numeri paragonabili alle attuali concentrazioni abitative. 1. A. Baldini, Con la Quarta Armata alla Prima difesa del Grappa, Ministero della Guerra, Roma 1934, p.113.
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Claudia Pirina - Dietro il paesaggio della Grande Guerra
ASIAGO. Veduta dopo l’armistizio (in alto) e Veduta panoramica della ricostruzione dalla cupola del Duomo − lato Sud-Est (da Commissariato per le riparazioni dei danni di guerra, Le ricostruzioni nelle Terre Liberate, Libreria dello Stato, Roma 1924).
Rappresentare il teatro di battaglia - Infrastrutture di guerra
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Claudia Pirina - Dietro il paesaggio della Grande Guerra
Zone molto danneggiate Zone mediamente danneggiate Zone poco danneggiate
Carta dimostrativa delle zone danneggiate. Georeferenziazione dell’autore tratta da Commissariato per le riparazioni dei danni di guerra, Le ricostruzioni, op. cit.
Rappresentare il teatro di battaglia - Infrastrutture di guerra
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Claudia Pirina - Dietro il paesaggio della Grande Guerra
Rete idrica del Pasubio Gli impianti sul Pasubio richiedevano particolari qualità tecniche a causa della topografia del versante italiano che presenta dislivelli quasi a picco tra i 1.000 e i 1.500 metri. Si trattava di un impianto cosiddetto ‘ad altissima prevalenza’ che venne ultimato nel maggio del 1917 e seguì i primi impianti di tal genere collocati sul Monte Nero e sul Mrzli. La sorgente utilizzata si trovava nei pressi della Malga Busi a 900 metri di altitudine dove venne collocata una centrale da cui partivano le condotte che raggiungevano la quota di 2.236 metri alimentando numerosi serbatoi in serie che servivano una rete di oltre 40 km. Durante l’inverno, a causa delle rigide temperature, il problema del congelamento richiedeva lo svuotamento dell’impianto. MALGA BUSI
Condutture Sorgenti Centrali di testa Centrali per servizio Centrali di rinvio Serbatoi Rubinetti Presa per autobotte e carribotte
Rappresentare il teatro di battaglia - Infrastrutture di guerra
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Claudia Pirina - Dietro il paesaggio della Grande Guerra
ISCAG_2_220_Instruction sur la signalisation optique a l’abri du feu et des vues de l’ennemi (Traduction d’un document allemand). Annexe au Boulletin de Renseignement du 5 Août 1916.
Rappresentare il teatro di battaglia - Infrastrutture di guerra
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MACCHINE DEL TEMPO “This little affair,” […], “is only a model. It is my plan for a machine to travel through Time. You will notice that it looks singularly askew, and that there is an odd twinkling appearance about this bar, as though it was in some way unreal.” “[…] You main to say that that machine has traveles into the future?” said Filby. “Into the future or the past – I don’t, for certain, know which.” […] “Upon that machine […] I intend to explore Time. Is that plain?1
Può un progetto influire sui meccanismi della memoria, stimolando e influenzando la percezione dello spazio? E l’architetto può reinventare frammenti in una sorta di laboratorio di progetto di macchine del tempo e della memoria? I progetti illustrati nelle pagine seguenti, intendono esplorare i luoghi attraverso la predisposizione di dispositivi in grado di trasportare il fruitore nel tempo e nello spazio attraverso le azioni del guardare e ascoltare. Lungo i due itinerari selezionati per l’esperimento (Dolomiti e Grappa) alcuni interventi selezionano punti strategici nel paesaggio per raccontare ciò che non è più visibile o solamente in parte percepibile. I luoghi, scelti a partire dai materiali documentali e dalle georeferenziazioni delle mappe storiche, presentano in alcuni casi piccole e insignificanti tracce nascoste nel paesaggio, che sono «tornate ad essere pietra e, perdendo il lustro imposto dall’uomo, sono rientrate nella natura».2 Sono rovine che consentono di «fare esperienza del tempo»3 riprendendo «coscienza della storia».4 1. H. G. Wells, The Time machine, Henry Holt and Company, New York 1895, pp.18,21,24, tr. it. M. Mari (a cura di), La macchina del tempo, Einaudi, Torino 2019, pp.14,17. 2. M. Augé, Rovine e macerie. Il senso del tempo, Bollati Borighieri, Torino 2004, pp.41-42. 3. ivi, p.36. 4. ivi, p.43.
AUSSME_G26_13_ Rapporto di ricognizioni eseguite dal Capitano di Stato Maggiore G. Perucchetti nell’autunno 1871-73. Memoria n.6, La valle dell’alto Adige ed il Colle di Reschen.
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Claudia Pirina - Dietro il paesaggio della Grande Guerra
Piazza d’armi
Il Forte di Pian dell’Antro e le sue relazioni con il territorio. Fotografie dell’autore.
Progettare la storia - Macchine del tempo
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