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Leopoldo Russo Ceccotti - Paesaggi interrotti dall’Occidente alla Cina

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PAE SAGGI INTER ROTTI

dall’Occidente alla Cina

Destabilizzare il progetto per affrontare la crisi globale in Architettura

Leopoldo Russo Ceccotti

PREFAZIONE

Una crisi e la sua rinascita

Franco Purini

Contemplare le rovine: una realtà alternativa dell’architettura

Minghao Zhou

Tra tragedia e sublime

Giacomo Costa

INTRODUZIONE

PARTE PRIMA

INTERRUZIONE

1.1 Sgombrare il campo

Le ragioni di un titolo

Di cosa non si tratterà

“Paesaggi interrotti”

Un problema trans-scalare in un contesto di riferimento globale

Impossibilità di un modello di riferimento

1.2 Tra architettura e memoria

“Abbandonato”, “Non finito”, “Rovina”

Il fascino di un’estetica del decadente: eredità del sublime

Memoria e società liquida: quantità vs. qualità

1.3 Verso una definizione specifica del fenomeno

Interrotto: quando l’architettura non è mai stata vissuta

Una classificazione scalare

PARTE SECONDA

CAUSE DI UN FENOMENO GLOBALE

2.1 Apparato esemplificativo globale: uno sguardo d’insieme

L’interrotto in Spagna e le proposte del Padiglione Spagnolo

alla 15° Biennale di Architettura di Venezia

Lo Skizieletor in Polonia

The Spire a Chicago

La città dello Sport a Roma

2.2 Le tante crisi dei “paesaggi interrotti”

Crisi economiche e politiche

Crisi architettoniche

PARTE TERZA

DIARI DI BORDO DALLA MONGOLIA INTERNA IN CINA

3.1 Lanwei lou: i “paesaggi interrotti” nel paradosso cinese

La grande crescita della Cina

Lo slancio delle new towns cinesi: tra modelli occidentali ed esiti incerti

Il caso di Anting New Town

Ripensare lo sviluppo urbano

Lanwei lou

3.2 Ordos, la nuova città della mongolia interna

Raccolta dati

Storia del progetto: dalla carta all’interruzione del cantiere.

Kangbashi new area

Cause: economiche, politiche, architettoniche. Non solo una questione di profitto

3.3 Ordos 100, il progetto urbano per ville extra lusso

Raccolta dati

Storia del progetto: dalla carta all’interruzione del cantiere

Cause: economiche, politiche, architettoniche

PARTE QUARTA

ISTRUZIONI PER L’USO

4.1 La città che non c’era

Verifica del contesto di riferimento: le crisi politiche ed economiche

Verifica del contesto di riferimento: crisi architettoniche

Loci Horridi nel villaggio globale

4.2 “Paesaggi interrotti” e dove trovarli

Guida al riconoscimento

Sfruttare l’instabilità

Reinventare l’interrotto: dalla deviazione a un grado zero del progetto

Note Crediti fotografici

Bibliografia

INTRODUZIONE INTRODUZIONE

Tutto è cominciato, per caso o per fortuna, a seguito dell’interesse per una vicenda locale legata alla mia città, Roma. A ridosso del 2009 la capitale italiana si apprestava ad ospitare i Mondiali del nuoto e un nuovo impianto sarebbe dovuto sorgere nel quadrante est della città, poi qualcosa è andato storto e il cantiere aperto si è fermato senza che l’opera venisse portata a compimento. Con una rapidità degna dei tempi liquidi in cui viviamo, la testata giornalistica italiana il Giornale passava nel giro di pochi mesi dal titolo «Tor Vergata, rispettati i tempi dei lavori» a quello di «Roma: così è annegato il tempio del nuoto»1. Mi era sembrato inizialmente l’ennesimo caso di cattiva gestione tipica del sistema amministrativo italiano, a cui poco si può aggiungere se non un inevitabile quanto inutile rammarico. Rimuginandoci su però, era rimasta la sensazione che almeno in questo caso ci fosse anche qualcos’altro, che andava capito.

In maniera anche inconsapevole, almeno all’inizio, ha preso l’avvio una ricerca che, partendo da un singolo episodio, man mano ha cominciato ad allargarsi valicando i confini nazionali e, non solo andando a interessare altre città europee, è arrivata ad occuparsi di città degli Stati Uniti d’America e della Cina. Mi stavo trovando così per le mani una quantità di grandi progetti di architettura di interesse pubblico, la cui costruzione era cominciata e poi era stata interrotta senza soluzione, senza via d’uscita. Si stava configurando, in altre parole, un puzzle ampio e dai pezzi non chiaramente computabili, in continuo aggiornamento, che rivelava l’attualità di un problema su scala globale. Con ciò non si vuole certo affermare che l’interruzione di un cantiere sia qualcosa di nuovo nell’ambito dell’architettura, ma la contemporaneità, con cui nei passati tre decenni una serie di opere era rimasta in un limbo perpetuo, evidenziava un carattere di urgenza e meritava approfondimenti di indagine. D’altronde, pensando agli edifici non completati non può non venire alla mente il territorio italiano, in particolar modo quello del Sud, dove i ferri di ripresa, la moltitudine di case incominciate e lasciate come scheletri nelle campagne ha dato vita a un paesaggio dell’incompiuto, del non finito, che è ormai legato, nell’immaginario collettivo, ai colori e agli odori stessi che caratterizzano quei territori. Ecco, di questa infinità di oggetti piccoli, privati, tanto numerosi quanto impalpabili, forse impossibili da computare, questo libro non tratterà. Per un fenomeno così radicato nella cultura popolare, che sia abusivismo o pratica legale, l’ambito di indagine più corretto non sembra essere tanto quello del progetto, quanto piuttosto un ragionamento amministrativo, politico, legislativo.

Al contrario tutte queste grandi architetture ponevano, o almeno sembravano porre, delle questioni strettamente legate al fare architettura, al progetto. Gli ambiti erano certamente internazionali e molto diversi l’uno dagli altri, diverse le funzioni interessate, diverse le tecnologie, non sempre diversi gli architetti, ma sicuramente diversi i contesti sociali di partenza.

Così questa ricerca, questo libro vede la luce dopo diversi anni dedicati ad approfondimenti e indagini sul campo. E quello che in queste pagine si vuole cercare di restituire non è tanto un modello che come un pattern si è ripetuto indiscriminatamente su territori tanto diversi fra loro, ma bisogna cogliere come le crisi del mondo contemporaneo abbiano generato una casistica di quasi architetture, che richiede di essere analizzata e definita. Non so se è capitato anche a voi, – e mi riferisco non per forza ai soli che fanno ricerca, piuttosto a chiunque tenda ad approfondire per passione un tema cercando di sviscerare il più possibile le traiettorie e gli ambiti – ma quando mi ritrovo a studiare qualcosa, vengo spesso rapito e incuriosito, attirato da qualunque altro elemento esterno possa richiamare il soggetto delle mie attenzioni. Non è quindi insolito incappare in futili intromissioni e distrazioni dalla strada principale. Un episodio in merito riguarda una passeggiata pomeridiana con una incursione in libreria, e un libretto di Albert Camus in edizione inglese di Una breve guida alle città senza un passato. Dopo averlo acquistato non nascondendo una certa bramosia, già sfogliando le prime pagine oltre l’indice, mi resi conto che poco aveva a che fare con quello che mi aspettavo. Nel testo si parlava di città come Tipasa o Algeri, dalla storia meticcia e per questo senza un passato scriveva Camus. Eppure andando oltre la lista di questi luoghi, l’atmosfera, che le parole dello scrittore francese generavano, si avvicinava molto a quanto provato nel visitare quelle quasi architetture sparse nel mondo, tema di questo libro. «Sono senza tenerezza né trasporto» affermava Camus. In lingua originale sans abandon e sans attendrissement; è molto intrigante nella sua valenza ambigua il termine abbandono. Questi luoghi non danno adito a nostalgia o dolce malinconia, obbligano a vivere nel presente. Un presente incerto e sospeso. Proprio quel carattere di sospensione, che pervade queste quasi architetture, le rende interessanti e uniche, ma difficili da decifrare. Questa crisi architettonica diventa così inevitabilmente rilevante per un approccio progettuale. Come si può però iniziare un ragionamento architettonico se quello che si vuole indagare non ha ancora un nome definito? È da qui che allora bisogna partire: dal definire il campo da gioco. D’altronde, come

Michele Apicella2 urlava contro una giornalista inesperta e superficiale, le parole sono importanti.

PARTE SECONDA

CAUSE DI UN FENOMENO GLOBALE

L’interrotto in Spagna e le proposte del Padiglione spagnolo alla XV Biennale di architettura di Venezia.

APPARATO

ESEMPLIFICATIVO

GLOBALE:

UNO SGUARDO D’INSIEME

La Spagna è uno dei paesi europei che maggiormente ha accusato il colpo nel 2009, dopo il collasso del settore delle costruzioni a causa dell’esplosione della bolla immobiliare e degli effetti della crisi economica globale. È utile riuscire a dare alcuni cenni numerici a paradigma di quella che è stata una tendenza durata quasi un decennio e che ha visto il consumo del suolo crescere esponenzialmente.

Il 2006 fu per la Spagna l’anno dei record edilizi: furono realizzate 760.000 case, a fronte delle 650.000 costruite nello stesso periodo da Francia e Regno Unito messi insieme. Isabel Concheiro53, ricercatrice dell’ETH di Zurigo, illustra spietatamente lo stato in cui versa la sua terra.

Tra il 2001 e il 2008 si possono contare circa quattro milioni di nuove case, costruite a un ritmo superiore alle 500.000 per anno. Anche se la bolla immobiliare è evidente in tutto il paese – prima si è trattato del caso di Plaza de Europa a Barcellona –, si è sentita più duramente lungo la costa del Mediterraneo e nell’area metropolitana di Madrid [1].

Se le costruzioni fossero state legate solo ai bisogni primari – prima casa –, continua la Concheiro, si sarebbe assistito a un’evoluzione del settore immobiliare. Invece la crisi legata a una crescita urbana per scopi speculativi ha trasformato il paesaggio irreversibilmente e lasciato un patrimonio immobiliare talmente vasto da essere difficile da riutilizzare. Quello che abbiamo oggi è una serie di paesaggi della speculazione, speculative landscapes, privi di senso, dove le tipologie abitative sono ereditate senza consapevolezza e perdono quindi significato divenendo blocchi generici che in maniera asettica e atopica poggiano nel paesaggio. L’omogeneità dei paesaggi diviene riflesso pesante e permanente di un’economia volatile e inconsistente54.

Francesc Muñoz, geografo catalano, direttore dell’Osservatorio dell’urbanizzazione presso l’Università Autonoma di Barcellona, parla di una topografia del lucro che ha sfigurato il paesaggio spagnolo – oltre alle residenze, nel territorio sono sorti senza essere poi usati complessi turistici e stazioni ferroviarie – lasciandolo in uno stato comatoso.

La Spagna non è divenuta, come sperava, un riferimento per lo studio di nuove tipologie nell’era post-industriale, piuttosto

Sì, perché nel frattempo una serie di avvenimenti avevano ritardato l’inizio del cantiere. La Carley, a seguito dei mancati finanziamenti necessari per la costruzione dell’edificio – per poca affidabilità –, vendette la terra alla Shelbourn Development Group, Inc., che garantì di avere fondi a sufficienza per l’acquisto del terreno e per sostenere i costi della realizzazione della torre. Dopo aver annunciato l’apertura del cantiere per l’inizio del 2007, la società proprietaria decise di rivedere il progetto, eliminando l’antenna e l’hotel, e dedicando tutto lo spazio interno ad alloggi privati. Lo Studio Calatrava sviluppò nuovi disegni per le varianti del progetto, con i quali si diede inizio alla vendita delle unità immobiliari. A giugno 2008 ne risultavano già vendute 350 su 1200, la maggior parte a investitori stranieri. Tutto questo mentre il cantiere era ancora nelle fasi iniziali di realizzazione delle strutture di fondazione [12]. Nell’ottobre 2008 la recessione di inizio millennio stava cominciando ad influenzare l’opera, la costruzione venne sospesa, le dinamiche interne tra i vari attori in gioco per la realizzazione del progetto si fecero inevitabilmente tese e l’architetto Calatrava pose un vincolo di 11,34 milioni di dollari sul cantiere, affermando che la società proprietaria non l’aveva ancora pagato per il suo lavoro; inoltre, la principale banca prestatrice dei fondi alla Shelbourne Company dichiarò fallimento. I tentativi di reperire i soldi necessari per far riprendere il cantiere furono vani, con il licenziamento di più di 600 operai come effetto immediato.

12 › The Hole. Chicago, Illinois, Stati Uniti.

13 › The Spire, rendering del progetto di Santiago Calatrava. Chicago, Illinois, Stati Uniti.

Perciò, bisognerà in futuro capire se i processi di sviluppo urbano riprenderanno o si arresteranno del tutto. Quello che emerge però già chiaramente è che, inevitabilmente, la ricca e strabordante produzione edilizia cinese non può che essere disseminata di “oggetti interrotti”, a diverse scale.

Lanwei lou

Lanwei lou è il termine con cui tali oggetti vengono chiamati: lan vuol dire in decadimento o che sta marcendo, wei indica la coda, quindi la parte finale e infine lou sono gli edifici.

C’è un artista che risiede a Honk Kong, Stanley Wong PingPui meglio noto nel mondo dell’arte come Anothermountainman101 , che ha deciso di realizzare un reportage fotografico su questi “oggetti interrotti”, vedendo in essi non tanto un fallimento della politica, o dell’architettura, quanto delle suggestioni che hanno a che fare con la vita stessa e le sue brusche interruzioni, i suoi aborti [19] «Gli edifici possono subire interruzioni, così i progetti. I piani possono subire interruzioni, così le speranze», afferma l’artista. «I legami tra le persone possono essere interrotti, così le relazioni. La vita, io mi auguro, non dovrebbe subire interruzioni. Nella mia testa è maturato per 5 anni il progetto di fotografare progetti di edifici interrotti. Fortunatamente, alla vigilia delle azioni del governo di ripulire il disastro, questo progetto ha visto la luce, evitando così un’altra possibile interruzione»102. È da notare che il termine verbale, qui tradotto con “subire interruzioni”, nell’intervista originale in inglese è “be aborted”. Come l’artista evidenzia nelle sue parole, il Governo cinese ha deciso di mettere in atto azioni al fine di demolire molti “oggetti interrotti” e “ripulire il disastro”. Se è riuscito a farlo con i singoli edifici e comunque non con tutti, non ha potuto fare molto con i grandi progetti a scala urbana o addirittura metropolitana. La casistica dei “paesaggi interrotti” trova qui in Cina la sua massima espressione. Ci sono intere nuove città interrotte, all’interno delle quali possiamo individuare più progetti urbani interrotti. Quelli che seguono sono i diari di bordo di un’indagine sul campo durata quasi un decennio. In Cina, a partire dal 2014, sono stati effettuati fino al 2023 cinque viaggi di ricognizione, che hanno permesso lo studio di quella che ad oggi è probabilmente la più grande new town interrotta del paese: Ordos nella Mongolia interna.

Questa esperienza si è potuta arricchire di dati e documenti recuperati con l’aiuto della Facoltà di architettura CAUP presso la Tongji University di Shanghai.

19 › Lanwei 04, Fly Away, Anothermountainman (Stanley Wong), Guangzhou, 2006.

ORDOS 100, IL PROGETTO URBANO PER VILLE EXTRA LUSSO

Raccolta dati Avevo già visto quel plastico; ci ero incappato in una delle tante ricerche casuali fatte nel web, quando si parte con l’intenzione di trovare una cosa ben precisa e poi ci si perde fra link, e altre suggestioni116. Osservando la foto della maquette, mi aveva colpito la grandezza di quell’oggetto in legno: lungo 15 metri e mezzo e largo 13, con un’altezza massima di 80 cm. Il rapporto dimensionale con la figura umana era impressionante, a tal punto da disinteressarmi di cosa rappresentasse. Mi ritrovavo nella camera del mio albergo ad Ordos e, cercando di trovare un modo per raggiungere il Museo di arte contemporanea che nessuno conosceva, quello dello studio DNA, mi ero nuovamente ritrovato sulla pagina che presentava quel modello in legno di pino. Era stato fatto realizzare dagli architetti svizzeri Herzog e De Meuron e dall’artista cinese Ai Wei Wei per la presentazione del progetto urbano ORDOS 100117. Si tratta di un’operazione promossa a partire dalla fine del 2006 dal Governo cinese e da Ai Wei Wei, e con la partecipazione degli architetti europei Herzog e De Meuron, incaricati di selezionare 100 fra i migliori studi di architettura internazionali under 40 per la realizzazione di altrettante ville extra-lusso, da 1000 metri quadri ciascuna [41-42]. Dalle poche e frammentate informazioni sul web non si riesce a capire se questo imponente progetto sia stato completato o meno, ma capisco che il museo che cerco è all’interno di quest’area. Dopo alcune ore passate a scandagliare porzioni di territorio grazie a google earth, confrontando le foto aeree con le immagini del plastico e con una foto di un ipotetico masterplan trovato nel frattempo, individuo quella che battezzo essere la zona da raggiungere. L’immagine dall’alto sembra contenere il Museo di arte contemporanea e alcune architetture dalla morfologia singolare, simili a quelle del modello ligneo. Ma sono tutt’altro che 100. La foto digitale non regge un ingrandimento adeguato a capirlo con esattezza, ma gli edifici presenti non sembrano raggiungere le dieci unità.

Inoltre, l’ultima rilevazione satellitare è del 2012, in 3 anni la situazione potrebbe essere cambiata sensibilmente. A quel punto dovevo solo trovare un modo per raggiungere la meta prescelta, dopo che la guida mi aveva scaricato, esasperata dalla mia richiesta.

40 › Ordos City. Dettaglio dei palazzi. Mongolia interna, Cina.

Riesco a convincere due lavoratori dell’hotel ad assecondare la mia ricerca, dopo aver loro mostrato al computer la meta da raggiungere.

quanto hanno il potere di tradurre l’esperienza in forme nuove». Da un lato gli oggetti interrotti sono media di un’esperienza di crisi e fallimento, di una sperimentazione che non ha portato risultati, dall’altra sono occasioni di ricerca. Questo si collega anche a un certo ragionare di Mark Wigley, per il quale l’architettura consente di esporre le contraddizioni interne dei sistemi urbani e di tradurre in forma la complessità della modernità mediale. In questa prospettiva la città globale e le sue quasi architetture non sono meri effetti del capitale, ma dispositivi che permettono di riflettere sulle tensioni, le contraddizioni e le possibilità del mondo interconnesso. Quello che rimane da capire è dove questa ricerca possa portare operando sui paesaggi interrotti nel campo del progetto architettonico.

Animali Fantastici e dove trovarli è un film del 2016, tratto dal romanzo di J. K. Rowling, già autrice della serie letteraria e cinematografica di successo mondiale che narra le vicende del giovane mago Harry Potter. In questo spin-off/prequel ambientato nei primi del ’900, Eddie Redmayne interpreta Newt Scamander, un mago esperto e studioso di creature magiche.

6 › ORDOS 100. Vista della ville nella sabbia. Ordos City, Mongolia Interna, Cina.

Le vicende sono ambientate in un passato distopico, dove convivono maghi e umani, in un limbo tra inconsapevolezza dell’esistenza della magia e rifiuto di accettare l’altro; a New York si aggira una strana presenza di non chiara definizione, che genera un dibattito e una crisi vera e propria che coinvolge umani e maghi. Quello che non si conosce non viene capito e viene ritenuto un problema di cui è meglio disfarsi il prima possibile, oppure viene piegato nel suo senso più profondo per diventare strumento di un messaggio fuorviante. Il protagonista, esperto nel riconoscere le variegate creature magiche esistenti e attento ad individuare i loro bisogni incompresi, abbandona il suo mondo solitario fatto di studio e catalogazioni, per ritrovarsi nella grande mela e individuare questa entità, per cercare di darle un senso, che vada oltre i timori e le strutture mentali precostituite [6].

Forse allora queste quasi architetture altro non sono che Oggetti fantastici, che non hanno bisogno di altro che ricevere attraverso il progetto architettonico un nuovo senso e una nuova significazione.

CITTÀ DELLO SPORT / LE VELE

Progettista › Santiago Calatrava LLC architecture and engineering.

Localizzazione › via di Passo Lombroso, Tor Vergata, Roma.

Dimensione scalare › Progetto urbano.

Progetto

Interruzione

Destinazione d’uso › Tre piscine coperte, due piscine scoperte, sei campi sportivi, una pista d’atletica, un’arena per spettacoli, servizi con parcheggi, impianti per la ristorazione, parco urbano, spazi per l’università di Tor Vergata (torre per il rettorato, residenze per studenti, aule universitarie).

Superficie utile totale › 50 ettari.

Costo previsto › 120.000.000 euro, fondi pubblici e fondi europei.

Quando › 21 marzo 2007, inizio lavori.

Stato attuale › Strutture di fondazione e basamenti in cemento armato per lo stadio del basket e le piscine, struttura in acciaio della copertura dello stadio e delle piscine, rustico delle aree parcheggio. 65 m³ di calcestruzzo gettato in opera, 6,8 tonnellate di acciaio.

Costo › 260.000.000 euro

Quando › Ottobre 2008, interruzione lavori.

Perché › Mancanza di tempo, successiva mancanza di fondi, mancanza di una utilità sul lungo periodo.

7% COMPLETATO

Emergenze nell’area › Università degli Studi di Roma Tor vergata, Campus Bio-Medico, Orto Botanico.

Vetrino di inquadramento urbano

Vetrino area interruzione

Vetrino di analisi

Area progetto interrotto

Area di influenza

Vetrino di analisi

Area progetto Emergenze Area di attivazione

Area di interruzione Connessioni

un’illuminazione scenografica, quasi ad esaltarne il carattere fasullo di “rudere”, come le luci notturne che illuminano il Colosseo.

Infine, sono diversi gli esiti registrati nel caso del progetto ORDOS 100, nella Mongolia Interna, in Cina. Prima della pandemia COVID-19 era un “paesaggio interrotto” dove, grazie ad improvvisate strategie bottom up, si tentava di dare un senso a questo luogo immerso nella new town del deserto mongolo. Poi una mossa strategica dall’alto, direttamente dal governo centrale, ha all’improvviso cambiato le carte in tavola, destabilizzando le volontà iniziali di questo progetto per ville extra lusso e cambiando le funzioni di queste scatole lasciate incompiute. Si può affermare che si è trattato di una reinvenzione profonda, non tanto negli esiti formali – gli involucri e le loro facciate sono rimasti pressoché identici ai render sviluppati dagli studi internazionali di architettura coinvolti da Ai Weiwei, Herzog e De Meuron –quanto nel valore di un significato legato ad una idea di comunità, con l’ospitare ora scuole e altre strutture per l’infanzia.

Tutta l’area di Ordos city inoltre è in attesa di capire se si popolerà o meno secondo le previsioni istituzionali. E non è certo che avvenga. L’iniziale obiettivo del 2020, già prima dell’esplosione della pandemia, era sembrato una scadenza assai ottimistica, in considerazione anche della difficoltà di popolamento

9-10 › Gardens by the Bay. Singapore, Malesia.

PAE SAGGI INTER ROTTI

Le città raccontano storie, fatte di persone commerci politiche architetture, a volte di successi, altre di crisi che proiettano immagini drammatiche ma anche piene di fascino.

In questo libro il dramma è la brusca interruzione dei cantieri di grandi opere che lacera i paesaggi, il fascino è la visione pericolosamente sublime con cui si presentano ai nostri occhi. Il viaggio, dalle Vele di Calatrava a Roma fino a Ordos nella profonda Cina, attraverso Polonia

Spagna Stati Uniti, ripercorre situazioni uniche e al contempo diviene riflessione più ampia sul tema dell’interruzione. Il discorso, intessuto su una narrazione dai tratti autobiografici, nasce dalla volontà di ricercare possibili risposte a queste quasi architetture, uniche, e diffuse su territori così diversi in quanto generate dalle crisi trasversali del mondo contemporaneo. Non sono abbandonate, qualcuno le chiama rovine, ma non sono frammenti di una storia passata. Sono paesaggi in cerca di un nome, che li renda degni di un ragionamento architettonico autonomo, per non rimanere un presente privo di memoria, sospeso in un vuoto inquietante.

ISBN 979-12-5644-226-3 € 29

www.letteraventidue.com

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