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Francesca Daprà - Luoghi di Comunità

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Indice

parte prima

Rigenerare i luoghi della comunità. Processi di conoscenza e trasformazione del patrimonio costruito urbano per la città del domani prefazione di Maria Pilar Vettori

007

Strategie per la valorizzazione del complesso parrocchiale come infrastruttura sussidiaria urbana premessa

015

1. Patrimonio culturale come infrastruttura collettiva

021

1.1

021

1.2 1.3

Patrimonio culturale, patrimonio collettivo: chiavi di lettura Rigenerazione urbana e Innovazione Sociale: il ruolo dei beni culturali Partecipazione, cura e riappropriazione: pratiche e condizioni di attivazione del patrimonio

028 033

2. Beni culturali ecclesiastici tra tutela e trasformazione

041

2.1

041

Il patrimonio ecclesiastico tra conoscenza e gestione: elementi dal dibattito internazionale 2.2 La dismissione del patrimonio religioso: quadro critico e implicazioni metodologiche 2.3 Il ruolo del patrimonio ecclesiastico “vivente”: una questione aperta

046 050


3. Parrocchia, oratorio e città

059

3.1

059

L’istituzione parrocchiale e l’oratorio: uno sguardo storico e territoriale 3.2 Parrocchia, territorio e servizi nella città contemporanea 3.3 Il complesso parrocchiale come organismo architettonico

parte seconda

065 068

Milano e le sue parrocchie Un racconto fotografico di Francesca Iovene

081

4. Rigenerare il patrimonio parrocchiale nella città contemporanea

149

4.1

Il patrimonio parrocchiale e la città consolidata: strumenti urbanistici e letture su Milano 4.2 La Milano contemporanea e i complessi parrocchiali verso una lettura integrata 4.3 La rete parrocchiale urbana come sistema

149

5. Esperienze milanesi: luoghi, letture, traiettorie

171

5.1

171

Un quadro di lettura sistemica del patrimonio parrocchiale urbano 5.2 Il sistema parrocchiale nella Milano contemporanea 5.3 Traiettorie per la riscoperta di una infrastruttura sussidiaria urbana

161 164

178 202

Per una città dei luoghi. Tra socialità, visione culturale ed elementi significanti

209

Bibliografia sintetica

218

Ringraziamenti

222

postfazione di Emilio Faroldi


Rigenerare i luoghi della comunità. Processi di conoscenza e trasformazione del patrimonio costruito urbano per la città del domani prefazione di Maria Pilar Vettori


Fin dalle sue origini, la città rappresenta il luogo in cui si intrecciano configurazioni spaziali, vita collettiva e forme di organizzazione sociale; un intreccio che, nella contemporaneità, appare al tempo stesso fragile e imprescindibile, chiamando l’azione progettuale a una rinnovata responsabilità interpretativa. La città non è infatti soltanto il risultato di scelte formali o funzionali, ma un organismo complesso, costruito nel tempo attraverso stratificazioni materiali, pratiche d’uso e relazioni sociali, in cui spazio e società si influenzano reciprocamente. In questo senso, il progetto urbano e architettonico è chiamato non solo a intervenire sullo spazio fisico, ma a misurarsi con le condizioni culturali, sociali ed economiche che ne determinano il funzionamento e il significato. Alla luce delle profonde discontinuità sociali, ambientali ed economiche che attraversano i contesti urbani contemporanei, il progetto della città non può più limitarsi a governare singoli elementi o funzioni. Esso è piuttosto chiamato a confrontarsi con sistemi complessi, infrastrutture diffuse e patrimoni stratificati, che costituiscono l’ossatura stessa della vita urbana e dell’identità collettiva. In tale prospettiva, si rende necessario disporre di strumenti interpretativi capaci di orientare i processi di trasformazione di un organismo urbano in continua metamorfosi, restituendo al progetto il proprio ruolo di mediazione tra spazio, tempo e società, e riaffermandone una dimensione pubblica e strategica. In questo scenario, attivare una riflessione critica sulle trasformazioni del contesto urbano e sul ruolo delle infrastrutture collettive nei processi di sua rigenerazione diviene quanto mai utile e significativo. In linea con una consolidata tradizione di studi urbani che interpretano la città come organismo complesso e strutturalmente attraversato da differenze e disuguaglianze, e in un contesto segnato da profonde mutazioni sociali, demografiche ed economiche, le pratiche di rigenerazione non possono essere intese come una sommatoria di interventi settoriali o puntuali. Esse devono piuttosto essere considerate come processi integrati e interattivi, capaci di tenere insieme ambiente costruito, servizi collettivi, pratiche sociali e dimensione comunitaria, superando approcci frammentari e logiche emergenziali. Tale impostazione si colloca nel solco delle più recenti riflessioni sulle politiche urbane e territoriali, che riconoscono nella qualità delle relazioni di prossimità, nella dotazione di infrastrutture civiche e nella capacità di integrazione tra politiche settoriali alcuni degli elementi chiave per la coesione territoriale e

Rigenerare i luoghi della comunità

007


1. Patrimonio culturale come infrastruttura collettiva

parte prima


1.1

Patrimonio culturale, patrimonio collettivo: chiavi di lettura

La rilevanza dei processi di rigenerazione urbana e di riabilitazione dell’ambiente costruito costituisce uno dei temi centrali del dibattito scientifico e della ricerca, per coloro che si occupano di città e di patrimonio. Nella condizione contemporanea, segnata da densità, frammentazione e trasformazioni rapide dei modi di abitare, la città tende a interrogarsi sui propri segni persistenti, su ciò che rimane riconoscibile nel cambiamento e che continua a tenere insieme memorie, pratiche e forme di appartenenza. Ciò che viene comunemente definito “patrimonio culturale” innerva i contesti urbani e i paesaggi rurali: in una città mutevole e in continua trasformazione, tali elementi permangono quali identità dei luoghi, narrano storie, e richiamano un sentimento condiviso, oggi spesso mancante. A fronte di un sempre più marcato individualismo, evidenziato da numerosi sociologi e psicologi, sembra crescere la domanda e il successo di quegli spazi e quei luoghi “ritrovati”, di incontro e di socialità, nei quali si possano riaffermare “identità condivise”1. I ritmi sempre più fluidi della società, ove lo sgretolamento dei valori mina la convivenza pacifica, reclamano luoghi di socialità e integrazione, dove la città possa riguadagnare una reale «consapevolezza cosmopolita»2, e dove, anziché dispositivi ambientali o elementi di collegamento, gli spazi urbani pubblici e condivisi possano tornare a divenire luoghi di vita e di relazione3. In tale quadro diviene essenziale salvaguardare e valorizzare quei luoghi, quei complessi, quegli edifici, quei segni, che, storicamente, la società riconosce come punti di riferimento, che presentano «valenze simboliche» e «significati sedimentati nel tempo»4, che possono produrre un nuovo «senso del luogo» e una nuova «identità locale» per i quartieri e le comunità urbane5. La vocazione di alcuni di questi spazi – materiali e immateriali, aperti e chiusi – a divenire luoghi di “incontro”, li porta a costituirsi come condensatori sociali e nodi di connessione fra i flussi della città stratificata, favorendo così la riappropriazione dello spazio urbano, il rafforzamento dei legami sociali e valoriali, l’interazione tra individui e la socialità6. Diviene prioritario interessarsi di quella rete di strutture e infrastrutture di matrice storica, vocate alla collettività e alla socialità, che costituiscono “patrimonio collettivo”. Si tratta di tasselli e ambiti adibiti a una fruizione collettiva o comunitaria,

Patrimonio culturale come infrastruttura collettiva

021


2. Beni culturali ecclesiastici tra tutela e trasformazione

parte prima


2.1

Il patrimonio ecclesiastico tra conoscenza e gestione: elementi dal dibattito internazionale

Nel quadro delle riflessioni sul patrimonio culturale urbano e collettivo delineato nel capitolo precedente, il patrimonio ecclesiastico si configura come un ambito di particolare rilevanza e, al contempo, di elevata complessità. Esso rappresenta una componente strutturale del patrimonio culturale europeo, tanto per consistenza quantitativa quanto per stratificazione storica, tipologica e simbolica, ed è profondamente intrecciato ai processi di costruzione dell’identità dei territori e delle comunità. A differenza di altre categorie di beni culturali, il patrimonio ecclesiastico si colloca all’intersezione tra istanze di tutela, esigenze d’uso e dinamiche di trasformazione, che coinvolgono simultaneamente dimensioni religiose, culturali, sociali e amministrative. Ne deriva che esso non può essere compreso esclusivamente come insieme di manufatti storico-artistici, ma come sistema articolato di beni materiali e immateriali, ancora oggi parte attiva della vita delle città e dei territori. Negli ultimi decenni, a livello internazionale, tale patrimonio è entrato con crescente intensità nel dibattito scientifico e istituzionale, soprattutto in relazione ai temi della gestione, della valorizzazione e della sostenibilità nel tempo. Documenti, linee guida e ricerche hanno progressivamente spostato l’attenzione da una visione prevalentemente conservativa a un approccio più ampio, capace di tenere insieme tutela, uso e responsabilità sociale, riconoscendo nei beni ecclesiastici una risorsa culturale condivisa, pur nella specificità della loro natura giuridica e simbolica. È in questo scenario che si collocano le riflessioni qui proposte, che intendono restituire alcuni elementi chiave del dibattito internazionale e nazionale sul patrimonio ecclesiastico, con particolare attenzione ai temi della conservazione, della valorizzazione e della conoscenza, come presupposto per una gestione consapevole. Questo inquadramento non ha l’obiettivo di esaurire uno stato dell’arte, ma di delineare il contesto teorico e operativo entro cui si inserisce la successiva focalizzazione sul patrimonio religioso “vivente” e, più avanti, sul sistema dei complessi parrocchiali.

Beni culturali ecclesiastici tra tutela e trasformazione

041


4. Rigenerare il patrimonio parrocchiale nella città contemporanea

parte seconda


4.1

Il patrimonio parrocchiale e la città consolidata: strumenti urbanistici e letture su Milano

Dopo lo sguardo ravvicinato sulla materialità e sulla presenza urbana dei complessi parrocchiali milanesi tramite il racconto fotografico, si intende guardare l'assetto urbano che ne condiziona riconoscimento e trasformabilità. Le riflessioni fin qui condotte trovano nella città di Milano un terreno particolarmente fertile per approfondire la relazione tra patrimonio parrocchiale, morfologia urbana e pianificazione strategica. In questo passaggio, l’analisi si concentra sul quadro urbanistico e territoriale entro cui si collocano le strutture, con l’obiettivo di definire le premesse concettuali e operative delle analisi successive, e riflettere sui nodi e sugli sviluppi della “città pubblica” e della “città ecclesiastica”, nonché sul ruolo delle parrocchie all’interno delle due realtà. I processi di valorizzazione del patrimonio parrocchiale richiedono, come già discusso, una lettura integrata della città, capace di considerare congiuntamente la distribuzione del patrimonio, la sua accessibilità, le funzioni comunitarie, le modalità di gestione e le opportunità di innovazione degli spazi. In relazione ai temi sin qui enunciati, Milano offre un caso di studio emblematico, in virtù del numero consistente di parrocchie presenti (169 nella sola città), della specificità del sistema ambrosiano1 e della vasta tradizione di studi urbani, sociologici ed ecclesiali. Un elemento particolarmente rilevante ai fini dell’analisi è il riconoscimento formale delle attrezzature religiose all’interno della pianificazione urbana. Con il Piano di Governo del Territorio “Milano 2030”, adottato nel 2019, la municipalità ha infatti attribuito alle attrezzature religiose un ruolo specifico nel quadro dei servizi di prossimità, avviando una riflessione strutturata sul loro apporto a una città sempre più multiculturale e policentrica2.

Il Piano di Governo del Territorio Milano 2030: servizi, quartieri e città pubblica Il Piano di Governo del Territorio (PGT), articolato nel Documento di Piano, nel Piano dei Servizi (PdS) e nel Piano delle Regole3, rappresenta il principale strumento attraverso il quale Milano orienta la propria crescita urbana, definendo strategie e obiettivi per la città

Rigenerare il patrimonio parrocchiale nella città contemporanea

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Parrocchie con oratorio Parrocchie senza oratorio

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1. Municipi e NIL

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XII

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5.2

Il sistema parrocchiale nella Milano contemporanea

Alla luce del metodo esposto, e in forza dei dati qualitativi e quantitativi raccolti, e anche del racconto fotografico, le prossime righe tenteranno una sintesi e un bilancio dei risultati emersi, provando a dare un’immagine del sistema milanese allo stato attuale6.

Parrocchie e città

178

Il primo ambito di riflessione riguarda, dunque, la relazione tra i complessi parrocchiali e i quartieri in cui essi sono inseriti. Le mappature mostrano con chiarezza come i complessi parrocchiali costituiscano una rete capillare e diffusa, caratterizzata dalla ricorrenza di elementi tipici che instaurano una relazione diretta con la città. La lettura congiunta della rete parrocchiale e della distribuzione delle attrezzature sportive evidenzia, in particolare, come in numerosi NIL, soprattutto periferici e intermedi, gli oratori rappresentino una componente rilevante dell’offerta di spazi per l’attività fisica di base, integrando o, in alcuni casi, supplendo alla dotazione pubblica esistente [6]. Questa evidenza suggerisce di considerare i complessi parrocchiali non come luoghi settoriali, ma come parte integrante della rete dei servizi di quartiere, ancor più quando la città è sempre in ricerca di spazi e luoghi per l’attività sportiva strutturata e destrutturata. Un’analoga considerazione emerge dalla relazione con il sistema dell’istruzione. La mappatura che mette in relazione parrocchie e plessi scolastici mostra una vicinanza significativa tra le due tipologie di servizio, delineando bacini di utenza e usi potenzialmente condivisi, soprattutto per le fasce d’età più giovani. Tale sovrapposizione apre scenari di sinergia ancora largamente inesplorati, sia nell’uso degli spazi, ad esempio attraverso l’utilizzo mattutino di palestre e cortili da parte delle scuole (che soffrono la carenza di tali spazi), sia nella costruzione di un’offerta educativa e aggregativa integrata a scala di quartiere [7]. La relazione con il sistema dei servizi sociali restituisce un ulteriore livello di lettura. Le mappe evidenziano come in diversi contesti urbani le parrocchie si collochino nelle vicinanze di RSA, centri diurni, strutture di accoglienza e servizi socio-assistenziali, configurandosi come potenziali nodi di una rete di welfare [8].

parte seconda


LEGEN

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LEGENDA Parrocchie Grandi Impianti sportivi Centri Sportivi e Polivalenti Centri Balneari e Piscine Confini parrocchiali

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6. Parrocchie e attrezzature sportive


Sant’Agostino

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Santa Maria al Paradiso

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Pentecoste

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Santa Maria della Passione

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San Pio X

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San Simpliciano

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