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02:2026_Pratica_Professionale(Guzzo)

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L’ISTITUTO

DELL’ACCESSO

AGLI ATTI DELLA PUBBLICA

AMMINISTRAZIONE PER LA TRASPARENZA AMMINISTRATIVA

La tematica della trasparenza amministrativa, con riferimento specifico al procedimento di accesso agli atti emanati dalla

Pubblica Amministrazione (PA) - [ PARTE PRIMA ].

Ing. Francesco Guzzo

Ingegnere civile, esperto di catasto e di estimo immobiliare, pianificazione territoriale e governo del territorio, mobilità sostenibile e sicurezza stradale, autore di manualistica ed articoli tecnico-scientifici nel settore della consulenza tecnica d’ufficio e di parte nel processo civile, penale e tributario, del catasto e della pubblicità immobiliare e dell’infortunistica stradale.

La tematica della trasparenza amministrativa viene affrontata, a partire da questo primo articolo, in vari contributi, intesi a fornire “pillole” riassuntive in ordine ai profili normativi, procedurali e contenziosi con riferimento anche a specifici settori di attività in ambito pubblico. Il “respiro” della trattazione risulterà, obbligatoriamente, di compendio semplificato, attesa la vastità e complessità degli aspetti tratteggiati, che includono riflessi giuridici, giurisprudenziali, procedurali e di ricomposizione di conflitti, per forma di esercizio e di diniego, e di connessi rimedi previsti dalla legge.

PARTE PRIMA

IL QUADRO DI RIFERIMENTO NORMATIVO EVOLUTIVO

DELLA LEGGE 7 AGOSTO 1990, N. 241

PREMESSA

Oggi, il cittadino italiano è naturalmente “abituato” all’esercizio consapevole e orientato dei diritti di conoscibilità dei provvedimenti che incidono sulla propria sfera di azione in quanto individuo (sociale; economico). Ciò è possibile, diremmo ovvio, in quanto il cittadino si avvale di un consolidato corpus giuridico e di pronunciamenti giurisprudenziali che hanno, coerentemente, reso la PA un apparato “trasparente”, non più ostentatamente autoritativo, a mo’ di “Turris eburnea” non scalabile, caratterizzato dall’autodichia.

1. IL DIBATTITO DOTTRINARIO E LEGISLATIVO DI APPROVAZIONE DELLA LEGGE N. 241/1990

Ma se si ripercorre brevemente il percorso legislativo che portò all’approvazione della legge 7 agosto 1990, n. 241 recante “Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi”, ci si rende conto che il dibattito dottrinario antecedente, parallelo e conseguenziale risultò fortemente animato e attivo, in ragione di principi e pronunciamenti che avrebbero, poi, correlato finalmente le tutele garantite dalla Carta costituzionale alla strutturazione ed organizzazione della sua PA, originariamente monolitica e fortemente burocratizzata.

La tradizione amministrativistica italiana del XIX secolo era, infatti, imperniata sul provvedimento, e non sul procedimento amministrativo. L’approccio orientato al procedimento era, invece, consolidato in altre legislazioni straniere (quali, ad esempio, Austria, Germania, Stati Uniti), indirizzate stabilmente alla codificazione dell’attività amministrativa.

Le prime innovazioni nell’approccio al tema, da riguardare negli aspetti procedurali piuttosto che solo del singolo contenuto del provvedimento, si devono in Italia agli studi prospettici del prof. Aldo Maria Sandulli1. Il dibattito dottrinario proseguì nel dopoguerra ad opera di grandi giuristi, filosofi ed esperti di diritto amministrativo, quali i professori Feliciano Benvenuti, Massimo Severo Giannini e Mario Nigro2, quest’ultimo fortemente attratto dalla pratica applicabilità dell’articolo 97 della Costituzione3 e dei principi di buon andamento ed imparzialità della PA. Fu proprio il Prof. Mario Nigro, definito “giurista della complessità” ad essere nominato consulente legislativo e presidente della sottocommissione, istituita nel 1983 presso la presidenza del Consiglio dei ministri, durante il governo Craxi, per la disciplina del procedimento amministrativo, del quale elaborò lo schema di legge generale4. Il disegno di legge presentato dal Presidente del Consiglio dei ministri Craxi il 9 marzo 1987 (atto camera n. 4504) presentava, invero, scostamenti rispetto allo schema originario della commissione Nigro5 . La legge 7 agosto 1990, n. 241 stabilì una svolta epocale nella tradizione amministrativa del nostro Paese, introducendo normativamente i criteri di economicità, efficacia, imparzialità, pubblicità e trasparenza, nonché la dovuta uniformità ai principi di derivazione comunitaria, quale il legittimo affidamento. Proprio nell’opera di Nigro, dal titolo “Il procedimento amministrativo fra inerzia legislativa e trasformazioni dell’amministrazione”, è fortemente sottolineata l’importanza della funzione cui è chiamato il procedimento, i.e. di mediatore vergato per garantire equilibrio e coerenza anche nei contemporanei profili di tutela del privato cittadino e di buon andamento della PA.

2. ATTUAZIONE E REVISIONE DELLA LEGGE N. 241/1990 : LE PRINCIPALI “STAGIONI” DI UN PERCORSO IN CONTINUO EVOLVERSI DEI TEMPI

Economicità, efficacia, imparzialità, pubblicità e trasparenza rappresenteranno, in definitiva, anche i cardini della riforma della PA6. Tali principi guidano, nel caso della legge n. 241/1990, il procedimento tanto nella sua fase istruttoria e di determinazione dell’esito del provvedimento quanto per la garanzia statuita per il soggetto istante di piena conoscibilità dell’atto adottato nei suoi confronti, incluse le relative articolazioni di formazione, e di connesso esercizio di adire il contraddittorio amministrativo. Al soggetto istante, destinatario del provvedimento amministrativo, deve, inoltre, essere consentito di diventare appellante laddove ravvisi determinazioni incidenti negativamente sulla propria sfera d’azione e, nel contempo, possa richiamarsi, nelle pieghe del procedimento adottato, alla violazione del principio del legittimo affidamento alla PA interessata.

La legge, innovatrice sui generis ed apportatrice di indirizzi fondanti per il pieno sviluppo della “democrazia amministrativa partecipata” e della progressiva realizzazione della “casa di cristallo” per l’attività della PA7, ricevette, alla fine degli anni’90 del XX secolo, gli apporti delle cosiddette leggi “Bassanini” (nn. 59 e 127 del 1997) e dei correlati decreti attuativi. La “stagione” delle innovazioni teorico-attuative proseguì, quindi, con il decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 recante “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa” e con il decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 recante “Codice in materia di protezione di dati personali”8 .

La legge n. 241/1990 fu, poi, soggetta ai primi interventi di manutenzione e revisione nel 2005 per effetto delle leggi 11 febbraio 2005, n. 159, e 14 maggio 2005, n. 80, di conversione del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 3510. Nel mentre, proprio in relazione all’accesso alle informazioni detenute dalla PA in modalità informatica e telematica, in attuazione delle direttive europee, veniva approvato il decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 8211 (Codice dell’Amministrazione Digitale, i.e. CAD), preceduto dal decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 35 (Codice della proprietà industriale)12. Il solco tracciato dal dPR n. 445/2000 veniva puntualizzato dal decreto del Presidente della Repubblica 12 aprile 2006 “Regolamento recante disciplina in materia di accesso ai documenti amministrativi”13

Successivi e consistenti interventi furono, quindi, apportati dalla legge 18 giugno 2009, n. 69 recante “Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, nonché in materia di processo civile”; a stretto ridosso veniva, poi, approvato il decreto legislativo 2 luglio 2010 n. 104 recante “Codice del processo amministrativo”.

Seguivano, a supporto ed inte-

grazione di aspetti specifici, ovvero di connessioni trasversali:

– il decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2012, n. 35;

– la legge 6 novembre 2012, n. 190 (repressione e prevenzione corruzione nella PA);

– il decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, recante “Riordino della disciplina riguardante il diritto di accesso civico e gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni”, in attuazione della delega al Governo di cui alla legge n. 190/2012, decreto come modificato dal successivo decreto legislativo 10 agosto 2018, n. 101;

– il decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014, n. 164; – la legge 7 agosto 2015, n. 124 (per la cittadinanza digitale);

– il decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 (Codice dei contratti pubblici);

– le deliberazioni dell’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) 28 dicembre 2016, nn. 1309 e 1310;

– il decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 settembre 2020, n. 120 (Misure urgenti per la semplificazione e l’innovazione digitale);

– il decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2021, n. 108 (Governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure);

– la legge 28 giugno 2024, n. 90 (Disposizioni in materia di rafforzamento della cybersicurezza nazionale e di reati informatici).

Sono da annoverare, inoltre, la circolare attuativa 30 maggio 2017, n. 2 del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione (accesso civico generalizzato) e la circolare attuativa 28 giugno 2019, n. 1 del Ministro per la pubblica amministrazione (accesso civico semplice e accesso civico generalizzato)14

3. L’IMPIANTO GENERALE DELLA LEGGE N. 241/1990: L’ARTICOLATO

La legge, nel suo assetto attuale, è strutturata in Capi e relativi articoli:

CAPO I – PRINCIPI

Articoli da 1 a 3 bis, incluso il 2bis

CAPO II – RESPONSABILE DEL PROCEDIMENTO

Articoli da 4 a 6bis

CAPO III – PARTECIPAZIONE AL PROCEDIMENTO AMMINISTRATIVO

Articoli da 7 a 13, incluso il 10bis

CAPO IV – SEMPLIFICAZIONE DELL’AZIONE AMMINISTRATIVA

Articoli da 14 a 21, inclusi il 14bis, ter, quater, quinquies, il 17bis, il 18bis ed il 19bis

CAPO IV-BIS – EFFICIACIA E INVALIDITA’ DEL PROCEDIMENTO. REVOCA E RECESSO

Articoli da 21bis a 21decies

CAPO V – ACCESSO AI DOCUMENTI AMMINISTRATIVI

Articoli da 22 a 28

CAPO VI – DISPOSIZIONI FINALI

Articoli da 29 a 31

4. L’IMPIANTO GENERALE DELLA LEGGE N. 241/1990: I PRINCIPI, LA RESPONSABILITÀ, LA PARTECIPAZIONE AL PROCEDIMENTO

Per le finalità di compendio del contributo, è bastevole, a modesto giudizio dell’autore, la citazione integrale di alcuni articoli della legge, nella sua versione attuale, quale frutto dell’evoluzione dottrinaria-giurisprudenziale, quindi normativa, che il testo ha visto applicato a valle della sua originaria approvazione.

Per il Testo completo aggiornato e coordinato della L. 241/1990

>> LA NORMA <<

Articolo 1. (Principi generali dell’attività amministrativa)

1. L’attività amministrativa persegue i fini determinati dalla legge ed è retta da criteri di economicità, di efficacia, di imparzialità, di pubblicità e di trasparenza secondo le modalità previste dalla presente legge e dalle altre disposizioni che disciplinano singoli procedimenti, nonché dai princìpi dell’ordinamento comunitario. 1-bis. La pubblica amministrazione, nell’adozione di atti di natura non autoritativa, agisce secondo le norme di diritto privato salvo che la legge disponga diversamente.

1-ter. I soggetti privati preposti all’esercizio di attività amministrative assicurano il rispetto dei criteri e dei princìpi di cui al comma 1, con un livello di garanzia non inferiore a quello cui sono tenute le pubbliche amministrazioni in forza delle disposizioni di cui alla presente legge.

2. La pubblica amministrazione non può aggravare il procedimento se non per straordinarie e motivate esigenze imposte dallo svolgimento dell’istruttoria. 2-bis. I rapporti tra il cittadino e la pubblica amministrazione sono improntati ai princìpi della collaborazione e della buona fede.

Articolo 2. (Conclusione del procedimento)

1. Ove il procedimento consegua obbligatoriamente ad una istanza, ovvero debba essere iniziato d’ufficio, le pubbliche amministrazioni hanno il dovere di concluderlo mediante l’adozione di un provvedimento espresso. Se ravvisano la manifesta irricevibilità, inammissibilità, improcedibilità o infondatezza della domanda, le pubbliche amministrazioni concludono il procedimento con un provvedimento espresso redatto in forma semplificata, la cui motivazione può consistere in un sintetico riferimento al punto di fatto o di diritto ritenuto risolutivo.

2. Nei casi in cui disposizioni di legge ovvero i provvedimenti di cui ai commi 3, 4 e 5 non prevedono un termine diverso, i procedimenti amministrativi di competenza delle amministrazioni statali e degli enti pubblici nazionali devono concludersi entro il termine di trenta giorni.

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3. Con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, adottati ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta dei Ministri competenti e di concerto con i Ministri per la pubblica amministrazione e l’innovazione e per la semplificazione normativa, sono individuati i termini non superiori a novanta giorni entro i quali devono concludersi i procedimenti di competenza delle amministrazioni statali. Gli enti pubblici nazionali stabiliscono, secondo i propri ordinamenti, i termini non superiori a novanta giorni entro i quali devono concludersi i procedimenti di propria competenza.

4. Nei casi in cui, tenendo conto della sostenibilità dei tempi sotto il profilo dell’organizzazione amministrativa, della natura degli interessi pubblici tutelati e della particolare complessità del procedimento, sono indispensabili termini superiori a novanta giorni per la conclusione dei procedimenti di competenza delle amministrazioni statali e degli enti pubblici nazionali, i decreti di cui al comma 3 sono adottati su proposta anche dei Ministri per la pubblica amministrazione e l’innovazione e per la semplificazione normativa e previa deliberazione del Consiglio dei ministri. I termini ivi previsti non possono comunque superare i centottanta giorni, con la sola esclusione dei procedimenti di acquisto della cittadinanza italiana e di quelli riguardanti l’immigrazione. 4-bis. Le pubbliche amministrazioni misurano e pubblicano nel proprio sito internet istituzionale, nella sezione “Amministrazione trasparente”, i tempi effettivi di conclusione dei procedimenti amministrativi di maggiore impatto per i cittadini e per le imprese, comparandoli con i termini previsti dalla normativa vigente. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione, previa intesa in Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono definiti modalità e criteri di misurazione dei tempi effettivi di conclusione dei procedimenti, nonché le ulteriori modalità di pubblicazione di cui al primo periodo.

5. Fatto salvo quanto previsto da specifiche disposizioni normative, le autorità di garanzia e di vigilanza disciplinano, in conformità ai propri ordinamenti, i termini di conclusione dei procedimenti di rispettiva competenza. 6. I termini per la conclusione del procedimento decorrono dall’inizio del procedimento d’ufficio o dal ricevimento della domanda, se il procedimento è ad iniziativa di parte.

7. Fatto salvo quanto previsto dall’art. 17, i termini di cui ai commi 2, 3, 4 e 5 del presente articolo possono essere sospesi, per una sola volta e per un periodo non superiore a trenta giorni, per l’acquisizione di informazioni o di certificazioni relative a fatti, stati o qualità non attestati in documenti già in possesso dell’amministrazione stessa o non direttamente acquisibili presso altre pubbliche amministrazioni. Si applicano le disposizioni dell’art. 14, comma 2.

8. La tutela in materia di silenzio dell’amministrazione è disciplinata dal codice del processo amministrativo, di cui al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104. Le sentenze passate in giudicato che accolgono il ricorso proposto avverso il silenzio inadempimento dell’amministrazione sono trasmesse, in via telematica, alla Corte dei conti. 8-bis. Le determinazioni relative ai provvedimenti, alle autorizzazioni, ai pareri, ai nulla osta e agli atti di assenso comunque denominati, adottate dopo la scadenza dei termini di cui agli articoli 14-bis, comma 2, lettera c), 17-bis, commi 1 e 3, 20, comma 1, ovvero successivamente all’ultima riunione di cui all’articolo 14-ter, comma 7, nonché i provvedimenti di divieto di prosecuzione dell’attività e di rimozione degli eventuali effetti, di cui all’articolo 19, commi 3 e 6-bis, primo periodo, adottati dopo la scadenza dei termini ivi previsti, sono inefficaci, fermo restando quanto previsto dall’articolo 21-nonies, ove ne ricorrano i presupposti e le condizioni.

9. La mancata o tardiva emanazione del provvedimento costituisce elemento di valutazione della performance individuale, nonché di responsabilità disciplinare e amministrativo-contabile del dirigente e del funzionario inadempiente. 9-bis. L’organo di governo individua un soggetto nell’ambito delle figure apicali dell’amministrazione o una unità organizzativa cui attribuire il potere sostitutivo in caso di inerzia. Nell’ipotesi di omessa individuazione il potere sostitutivo si considera attribuito al dirigente generale o, in mancanza, al dirigente preposto all’ufficio o in mancanza al funzionario di più elevato livello presente nell’amministrazione. Per ciascun procedimento, sul

sito internet istituzionale dell’amministrazione è pubblicata, in formato tabellare e con collegamento ben visibile nella homepage, l’indicazione del soggetto o dell’unità organizzativa a cui è attribuito il potere sostitutivo e a cui l’interessato può rivolgersi ai sensi e per gli effetti del comma 9-ter. Tale soggetto, in caso di ritardo, comunica senza indugio il nominativo del responsabile, ai fini della valutazione dell’avvio del procedimento disciplinare, secondo le disposizioni del proprio ordinamento e dei contratti collettivi nazionali di lavoro, e, in caso di mancata ottemperanza alle disposizioni del presente comma, assume la sua medesima responsabilità oltre a quella propria.

9-ter. Decorso inutilmente il termine per la conclusione del procedimento o quello superiore di cui al comma 7, il privato può rivolgersi al responsabile di cui al comma 9-bis perché, entro un termine pari alla metà di quello originariamente previsto, concluda il procedimento attraverso le strutture competenti o con la nomina di un commissario.

9-quater. Il responsabile individuato ai sensi del comma 9-bis, entro il 30 gennaio di ogni anno, comunica all’organo di governo, i procedimenti, suddivisi per tipologia e strutture amministrative competenti, nei quali non è stato rispettato il termine di conclusione previsto dalla legge o dai regolamenti. Le Amministrazioni provvedono all’attuazione del presente comma, con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. 9-quinquies. Nei provvedimenti rilasciati in ritardo su istanza di parte sono espressamente indicati il termine previsto dalla legge o dai regolamenti e quello effettivamente impiegato.

Articolo 2-bis. (Conseguenze per il ritardo dell’amministrazione nella conclusione del procedimento) 1. Le pubbliche amministrazioni e i soggetti di cui all’art. 1, comma 1-ter, sono tenuti al risarcimento del danno ingiusto cagionato in conseguenza dell’inosservanza dolosa o colposa del termine di conclusione del procedimento.

1-bis. Fatto salvo quanto previsto dal comma 1 e ad esclusione delle ipotesi di silenzio qualificato e dei concorsi pubblici, in caso di inosservanza del termine di conclusione del procedimento ad istanza di parte, per il quale sussiste l’obbligo di pronunziarsi, l’istante ha diritto di ottenere un indennizzo per il mero ritardo alle condizioni e con le modalità stabilite dalla legge o, sulla base della legge, da un regolamento emanato ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400. In tal caso le somme corrisposte o da corrispondere a titolo di indennizzo sono detratte dal risarcimento.

Articolo 3. (Motivazione del provvedimento)

1. Ogni provvedimento amministrativo, compresi quelli concernenti l’organizzazione amministrativa, lo svolgimento dei pubblici concorsi ed il personale, deve essere motivato, salvo che nelle ipotesi previste dal comma

2. La motivazione deve indicare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’amministrazione, in relazione alle risultanze dell’istruttoria.

2. La motivazione non è richiesta per gli atti normativi e per quelli a contenuto generale.

3. Se le ragioni della decisione risultano da altro atto dell’amministrazione richiamato dalla decisione stessa, insieme alla comunicazione di quest’ultima deve essere indicato e reso disponibile, a norma della presente legge, anche l’atto cui essa si richiama.

4. In ogni atto notificato al destinatario devono essere indicati il termine e l’autorità cui è possibile ricorrere.

Articolo 4. (Unità organizzativa responsabile del procedimento)

1. Ove non sia già direttamente stabilito per legge o per regolamento, le pubbliche amministrazioni sono tenute a determinare per ciascun tipo di procedimento relativo ad atti di loro competenza l’unità organizzativa responsabile della istruttoria e di ogni altro adempimento procedimentale, nonché dell’adozione del provvedimento finale.

2. Le disposizioni adottate ai sensi del comma 1 sono rese pubbliche secondo quanto previsto dai singoli ordinamenti.

Articolo 5. (Responsabile del procedimento)

1. Il dirigente di ciascuna unità organizzativa provvede ad assegnare a sé o ad altro dipendente addetto all’unità la responsabilità della istruttoria e di ogni altro adempimento inerente il singolo procedimento nonché, eventualmente, dell’adozione del provvedimento finale.

2. Fino a quando non sia effettuata l’assegnazione di cui al comma 1, è considerato responsabile del singolo procedimento il funzionario preposto alla unità organizzativa determinata a norma del comma 1 dell’articolo 4.

3. L’unità organizzativa competente, il domicilio digitale e il nominativo del responsabile del procedimento sono comunicati ai soggetti di cui all’articolo 7 e, a richiesta, a chiunque vi abbia interesse.

Articolo 7. (Comunicazione di avvio del procedimento)

1. Ove non sussistano ragioni di impedimento derivanti da particolari esigenze di celerità del procedimento, l’avvio del procedimento stesso è comunicato, con le modalità previste dall’articolo 8, ai soggetti nei confronti dei quali il provvedimento finale è destinato a produrre effetti diretti ed a quelli che per legge debbono intervenirvi. Ove parimenti non sussistano le ragioni di impedimento predette, qualora da un provvedimento possa derivare un pregiudizio a soggetti individuati o facilmente individuabili, diversi dai suoi diretti destinatari, l’amministrazione è tenuta a fornire loro, con le stesse modalità, notizia dell’inizio del procedimento.

2. Nelle ipotesi di cui al comma 1 resta salva la facoltà dell’amministrazione di adottare, anche prima della effettuazione delle comunicazioni di cui al medesimo comma 1, provvedimenti cautelari.

Articolo 9. (Intervento nel procedimento)

1. Qualunque soggetto, portatore di interessi pubblici o privati, nonché i portatori di interessi diffusi costituiti in associazioni o comitati, cui possa derivare un pregiudizio dal provvedimento, hanno facoltà di intervenire nel procedimento.

Articolo 10. (Diritti dei partecipanti al procedimento)

1. I soggetti di cui all’articolo 7 e quelli intervenuti ai sensi dell’articolo 9 hanno diritto: a) di prendere visione degli atti del procedimento, salvo quanto previsto dall’articolo 24; b) di presentare memorie scritte e documenti, che l’amministrazione ha l’obbligo di valutare ove siano pertinenti all’oggetto del procedimento.

(Fine Parte Prima – continua)

NOTE

1 Nel 1940 venne pubblicato il suo “Manuale di diritto amministrativo”.

2 nato a San Fili (CS) nel 1912 e morto a Roma nel 1992.

3 Le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l’ordinamento dell’Unione europea, assicurano l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico.I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione. Nell’ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari. Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge.

4 Della commissione fecero parte, oltre a Giorgio Pastori, Giuseppe Pericu, Francesco Paolo Pugliese, Salvatore Giacchetti, Luigi Cossu e Onorato Sepe.

5 recependo diversi suggerimenti contenuti nel parere formulato dall’Adunanza generale del Consiglio di Stato nella seduta del 19 febbraio 1987.

6 Legge 15 marzo 1997, n. 59 recante “Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della pubblica amministrazione e per la semplificazione amministrativa.” (cosiddetta Bassanini 1, dal cognome del Ministro per la pubblica amministrazione, Franco Bassanini). L’art. 4, in materia di conferimento di funzioni, elenca i principi informatori: sussidiarietà, efficienza ed economicità, cooperazione tra i diversi livelli dello Stato, omogeneità, adeguatezza, differenziazione, copertura finanziaria e patrimoniale dei costi, autonomia regolamentare, organizzativa e di responsabilità. Per la Pubblica Amministrazione statale il Capo II richiamava, necessariamente, il raccordo evolutivo con il decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 recante “Razionalizzazione della organizzazione delle Amministrazioni pubbliche e revisione della disciplina in materia di pubblico impiego, a norma dell’articolo 2 della legge 23 ottobre 1992, n. 421.” (cosiddetto decreto Cassese per la privatizzazione del pubblico impiego, dal cognome del Ministro per la pubblica Amministrazione, Sabino Cassese). È, poi, seguito il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 recante “Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche”, e s.m.i. , testo fondamentale e assiomatico fino a tutt’oggi.

7 Alla legge fece seguito il decreto del Presidente della Repubblica 27 giugno 1992 recante “Regolamento per la disciplina delle modalità di esercizio e dei casi di esclusione del diritto di accesso ai documenti amministrativi, in attuazione dell’art.24, comma 4, della L. 7 agosto 1990, n.241”.

8 come successivamente modificato dal decreto legislativo 10 agosto 2018, n. 101.

9 integrando, infra, l’istituto della partecipazione.

10 definendo, ex multis, termini per la conclusione del procedimento, introducendo la dichiarazione di inizio di attività e rafforzando l’istituto del principio del silenzio-assenso.

11 recependo anche gli orientamenti di istituto giuridico introdotto nell’ordinamento nazionale per effetto della legge 9 gennaio 2004, n. 4 recante “Disposizioni per favorire e semplificare l’accesso degli utenti e, in particolare, delle persone con disabilità agli strumenti informatici”.

12 per come successivamente modificato dal decreto legislativo 11 maggio 2018, n. 63, recante “Attuazione della direttiva (UE) 2016/943 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’8 giugno 2016, sulla protezione del know-how riservato e delle informazioni commerciali riservate (segreti commerciali) contro l’acquisizione, l’utilizzo e la divulgazione illeciti.”

13 Già il decreto del Presidente della Repubblica 27 giugno 1992, n. 352 aveva approvato il primo “Regolamento per la disciplina delle modalità di esercizio e dei casi di esclusione del diritto di accesso ai documenti amministrativi, in attuazione dell’art. 24, comma 2, della L. 7 agosto 1990, n. 241”. In conformità, poi, al combinato disposto successivo comma 4 della legge e dell’art. 8 del regolamento, che prevedeva che la PA avrebbe dovuto individuare le categorie di documenti formati o comunque rientranti nell’ambito delle rispettive attribuzioni, sottratti all’accesso, ciascuna Amministrazione statale, con proprio decreto esteso anche alle diramazioni periferiche, provvedeva a detta operazione.

14 note anche come circolari FOIA, dall’acronimo americano Freedom of Information Act, la principale legge statunitense di accesso pubblico alle attività della PA. 

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