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Cronache del 8 settembre 2026

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LUNEDÌ 7 SETTEMBRE 2026 • ANNO XI N. 198

Direttore Responsabile Rosa MOLLICA Direttore Editoriale Alessandro SANSONI • redazione@lecronache.info

SULLE ESTrAZIonI, GLI ESPonEnTI LoCALI dI fdI rIMArCAno IL Sì: «nELL’InTErESSE dEI LUCAnI»

Petrolio, «La sinistra crea caos» Il senatore di fdI rosa: «L’opposizione non ha idea di futuro, le royalties sono una risorsa per il bilancio regionale»

Servizi a pag 11

LAVIToLA CHIEdE AL rIESAME I doMICILIArI In BASILICATA E ConTESTA IL METodo MAfIoSo

«VoGLIo AndArE A noEPoLI»

da rebibbia ammette di essere il mandante di Tavares per l’attentato a ranucci ma nega la matrice camorristica La difesa punta su 3 vizi formali e sull’assenza dell’urgenza delle misure cautelari. Entro il 10 la decisione dei giudici _

rATko MLAdIć

Alle polemiche sul post del manifesto contro la ferrovia, Di Lorenzo replica: «Ho il diritto di pensare ed esprimere le mie opinioni»

L’uomo che divide ancora la memoria dei Balcani

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dI GIAnfrAnCo BLASI

a morte di Ratko Mladić, avvenuta il 27 agosto nel carcere dell'Aja dove stava scontando l'ergastolo, riapre una delle ferite più profonde e più difficili da comprendere della storia europea contemporanea. Per una parte dell'Europa Mladić è, senza possibilità di equivoci, uno dei simboli più terribili delle guerre jugoslave. Per una (...) ■ continua alle pag 7 e 8

fErrAndInA-LA MArTELLA

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Lavitola

futuro nazionale ancora nella bufera

Dellapenna a pag 10

SELLATA-PIErfAonE

■ Servizio

a pag 15

_ fIBroSI CISTICA

Il capogruppo regionale di Ol-Iv Polese richiama l’attenzione sul Centro del San Carlo: «Bisogna rafforzare le cure»

LA LUCAnA fILM CoMMISSIon PrESEnTA IL CorTo Con SCAMArCIo

A Venezia, grande interesse per una Basilicata sempre più terra di cinema

a pag 28

Sul ricorso di Legambiente al Tar, il sindaco Triunfo precisa: «Non ha sospeso gli atti impugnati Basta allarmismi»

Magrì a pag 6

BASILICATA Altre lettere di militanti in redazione contro la gestione Curatella

■ Servizio

■ Servizio

a pag 21

_ SP 168

Riaperta la corsia indicata per mesi come interessata dalla frana il Comitato: «Dov’era allora il dissesto?» ■ Servizio

Servizio a pag 18

a pag 26

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Italia e Mondo L’ignorante semi colto non ha letto la Arendt e confonde AFD con Hitler

Non parlate di nazismo Alla base della vittoria della destra in Sassonia la crisi della CDU sempre più spostata a sinistra, la trasformazione ambientalista della sinistra operaia che licenzia per salvare i panda e il caos scaturente dall’immigrazione

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DI ROBERTO LAMATTINA

FD vince le elezioni in Sassonia. La notizia era nell’aria da tempo. Ora è diventata realtà. Come sempre si può fingere che la realtà non esista e debba essere interpretata oppure si può immaginare di comprendere quello che accade. La lettura più semplicistica è quella di una parte di sinistra europea. La Salis, ad esempio, racconta molto banalmente che hanno vinto i nazisti, che le elezioni quindi non sono giuste, che il Popolo ha sbagliato e ricorda che anche Hitler vinse le elezioni. LASCIATE STARE IL NAZISMO La lettura che riconduce il voto ad un rigurgito nazista è, di solito, accompagnata da una semplificazione classista e culturale. I poveri e gli ignoranti votano per AFD. Una ripetizione ingigantita delle parole di Bonaccini. Proprio l’associazione tra AFD e il Nazionalsocialismo rivela che i più ignoranti sono i semi colti che parlano di cose di cui ignorano l’essenza.

Annah Arendt sul nazionalsocialismo ha scritto uno dei suoi libri più importanti che, tra le altre cose, è una pietra miliare della politologia novecentesca. La Arendt evidenzia l’unicità del Nazionalsocialismo o, meglio, la duplice e simmetrica unicità del nazionalsocialismo e dello stalinismo come forma di potere che non ha precedenti e che si contraddistingue nella forma, nell’ideologia e nella applicazione come totalitarismo. Una forma di politica che non ha uguali neanche nei regimi coevi a quello di Hitler e a quello di Stalin anche se apparentemente analoghi. Chiunque oggi dica che AFD sia identico al nazionalsocialismo rivela un analfabetismo politico che fa il paio con l’arroganza di chi si erge sulle cattedre della politica. LA RISPOSTA ALLA CRISI In realtà le ragioni del trionfo di AFD sono molto semplici. Una prima ragione viene correttamente analizzata da Carlo Fidanza. Secondo l’esponente di FDI, infatti, il vo-

to ad AFD condanna la politica del compromesso tra forze moderate e forze di sinistra. In Germania, in particolare, da troppo tempo la CDU governa insieme ai socialisti. Lo fa da anni e per qualche anno ha cercato di trasferire questa metodologia anche all’interno delle istituzioni europee. È evidente che, davanti ad un atteggiamento simile, l’elettorato si disorienta. Le posizioni alternativa in politica non possono governare insieme se non vogliono snaturarsi e scomparire. Questo, da l’idea anche di ciò che potrebbe accadere in Sassonia. AFD ha vinto le elezioni, è il primo partito ma non ha i numeri per governare da solo. Una coalizione che mettesse insieme tutti gli altri dalla CDU all’estrema sinistra avrebbe i numeri per ottenere la fiducia nel Parlamento del Land. Tutto ciò sarebbe sostanzialmente il miglior regalo che possa essere fatto al partito della destra tedesca che potrebbe mettersi all’opposizione contro tutti, denunciare l’en-

nesimo pasticcio e ottenere ancora più voti alle prossime elezioni a discapito della CDU che sarebbe socio di minoranza di una coalizione interamente votata a sinistra. LA FINE DELLA SINISTRA OPERAIA L’altra grande questione politica è la fine della sinistra operaia che ha sostituito le lotte per il lavoro con l’ambientalismo più sfrenato. Un operaio tedesco che lavorava alla Volskwagen aveva un salario che gli consentiva di vivere, di mettere da parte i soldi e di acquistare una utilitaria prodotta in Germania. Lo stesso operaio oggi è stato licenziato per la crisi dell’automotive e non ha più né un reddito né la possibilità di acquistare un’auto prodotta in Germania perché ormai le auto sono cinesi, lussuose ed elettriche. Davanti a questo problema la sinistra insiste per la rivoluzione green che ha causato la fine del lavoro operaio e la crisi di un intero settore produttivo. Qualcuno sa indicare un solo motivo per il quale quell’operaio che prima

guardava ai socialisti con interesse per la difesa del lavoro, oggi dovrebbe votare i socialisti che salvano i panda uccidendo il suo lavoro? LA QUESTIONE IMMIGRAZIONE L’ultima questione importante è quella dell’immigrazione. La Germania è stata una grande fabbrica di accoglienza. Si è finto di credere che potesse entrare chiunque e che per tutti c’era un possibile lavoro. La verità è spietata e ci mostra come l’unico risultato reale sia stato il disordine nelle città, l’aumento della criminalità e la crisi di fiducia nelle istituzioni. AFD parla esplicitamente di remigrazione. Una risposta chiara e semplice, forse anche semplicistica ma che piace al Popolo che vede le sue città radicalmente violentate dall’insicurezza e dalla perdita di identità. Non vedere queste tre questioni e ridurre tutto ad un pericolo nazista è la follia della sinistra. Analizzare la politica nella sua complessità richiede studio e applicazione.


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Il testo approda al Senato dopo l’intesa raggiunta in commissione, mentre il voto tedesco riaccende le divisioni nel centrodestra

Riforma elettorale, intesa sulle preferenze ma sul ballottaggio la Lega dice ancora no I

DI VITO ERRICHETTI

l Senato arriva al momento della verità sulla legge elettorale. Dopo settimane di scontro in commissione, il testo approda domani, in Aula a Palazzo Madama: il centrodestra ha trovato un'intesa sulle preferenze, ma il nodo del ballottaggio resta senza soluzione, con la Lega ancora contraria al secondo turno. Una divisione che si somma a quella emersa nelle ultime ore sul voto in Germania, dove il successo di AfD ha messo a nudo le diverse sensibilità di Salvini e Tajani sul rapporto con le forze sovraniste europee. Sullo sfondo, lo sciopero nazionale di 24 ore di FS, Italo e Trenord si conclude in serata dopo aver causato disagi a chi ha viaggiato in queste ore. LA RIFORMA ELETTORALE ARRIVA IN AULA, MA SUL BALLOTTAGGIO LA LEGA FRENA

Il compromesso trovato in commissione Affari costituzionali ricalca quello bocciato alla Camera per un solo voto a luglio: capolista bloccato, fino a tre preferenze per gli altri candidati, alternanza di genere che scatta dal secondo nome in poi. Su questo punto la maggioranza ha trovato una sintesi. Non altrettanto si può dire per il ballottaggio, che resta il vero nodo irrisolto della riforma. L'emendamento sul tema, firmato dal senatore di FdI Marcello Pera, è stato depositato direttamente per l'Aula, lasciando così aperto il confronto tra i gruppi della maggioranza.Su questo fronte è soprattutto la Lega a mantenere una posizione contraria al secondo turno, mentre il presidente della commissione Affari costituzionali, Andrea De Priamo (FdI), ha descritto la situazione come ancora aperta: «C'è attenzione ma non c'è a oggi una deci-

sione presa. Vedremo, ci rifletteremo». Una formula che lascia intendere come il nodo non sia solo tecnico, ma politico: la maggioranza porta il testo in Aula senza aver ancora sciolto uno dei suoi passaggi più delicati.Dall'opposizione, la senatrice M5S Alessandra Maiorino ha criticato il metodo seguito in commissione, denunciando l'esclusione dal voto di numerosi emendamenti presentati dai gruppi di minoranza: «È l'ennesima dimostrazione che la maggioranza ha paura del voto in Parlamento e anche di dare ai cittadini veramente la possibilità di scegliere gli eletti con le preferenze autentiche». IL CASO AFD DIVIDE IL CENTRODESTRA ITALIANO Il risultato di AfD alle regionali in Sassonia-Anhalt, oltre il 44% dei consensi con un crollo della Cdu di Merz, ha prodotto reazioni opposte all'inter-

no del centrodestra italiano. Matteo Salvini ha parlato di «un successo clamoroso», leggendolo come un segnale di crescita delle forze sovraniste in Europa legato alla domanda di sicurezza e lavoro. Di segno diverso la valutazione di Antonio Tajani, che ha definito il voto tedesco «un segnale preoccupante», pur ricordando che si tratta di un risultato regionale e non nazionale. La distanza tra Salvini e Tajani riporta così al centro il rapporto del governo con le forze sovraniste europee, proprio mentre la coalizione discute al suo interno anche di regole elettorali e di come verranno definiti i futuri assetti parlamentari. Anche dall'opposizione arrivano segnali critici sull'affermazione di AfD, con il leader M5S Giuseppe Conte che ha detto di guardare «con preoccupazione all'avanzata dell'estrema destra in Germania».Se la maggioran-

za si interroga su se stessa, l'opposizione sceglie di parlare direttamente di elezioni. Al Forum Ambrosetti di Cernobbio, la segretaria del Pd Elly Schlein ha dichiarato che il centrosinistra sarà pronto «in qualsiasi momento si voterà», rivendicando la disponibilità a un confronto elettorale immediato, mentre la maggioranza continua a insistere sulla stabilità come propria cifra distintiva.In agenda istituzionale, la giornata prevede anche gli impegni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che riceve a Palazzo Chigi il primo ministro belga De Wever, e del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che al Quirinale accoglie l'omologo estone Karis. Impegni che si svolgono mentre al Senato si definiscono le regole con cui gli italiani sceglieranno il prossimo Parlamento: è lì che si misurerà la tenuta della maggioranza nei prossimi giorni.


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martedì 8 settembre 2026

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Il bilancio del Cnr-Ibe mette a confronto i dati del 2026 con le medie storiche e restituisce un quadro climatico senza precedenti

Italia, estate 2026 la più calda dal 1950 Il caldo record investe città e campagne C

DI VITO ERRICHETTI

hi ha passato l'estate in Italia non aveva bisogno di aspettare i numeri per capire che qualcosa non tornava. Ora però ci sono, e confermano quello che il caldo faceva presagire da settimane: quella appena conclusa è stata l'estate più calda mai registrata nel nostro Paese dal 1950. La temperatura media nazionale, calcolata a due metri dal suolo, si è fermata a 24,3 gradi. Il dato arriva dal Cnr-Ibe, l'Istituto per la bioeconomia del Consiglio nazionale delle ricerche, che ha rielaborato le serie storiche italiane incrociandole con il dataset Era5Land dell'Ecmwf, il centro europeo di previsione meteorologica a medio termine. Non è la prima volta che sentiamo parlare di "estate più calda di sempre": ormai è quasi un ritornello degli ultimi anni. Ma quello che colpisce, guardando questa serie, è la rapidità con cui i record si susseguono, uno via l'altro, senza il tempo di metabolizzare il precedente. Il mese che pesa di più nel bilancio è agosto. La media nazionale ha toccato 25,6 gradi, un valore che supera di 5,2 gradi la climatologia storica 19511980 (ferma a 20,4 gradi) e di 3,5 gradi quella più recente, il trentennio 1991-2020, attestata a 22,1 gradi. Numeri che il ricercatore del Cnr-Ibe Lorenzo Arcidiaco definisce senza troppi giri di parole: la media di 25,6 gradi registrata quest'anno supera i precedenti primati di 24,6 gradi del 2024 e di 24 gradi del 2017. Per la prima volta da quando esiste la serie, spiega Arcidiaco, luglio e agosto si sono piazzati entrambi al primo posto nella rispettiva classifica mensile, uno di seguito all'altro. È un dettaglio che merita di essere sottolineato: non un picco isolato, un'ondata che passa e si dimentica, ma due mesi consecutivi fuori scala, in piena continuità l'uno con l'altro.Il caldo non è arrivato con l'estate, per la verità. Già in primavera si era registrata una media stagionale di 12,1 gradi, identica a

quella del 2024, che finora resta l'anno più caldo dell'intera serie storica. Mettendo insieme primavera ed estate viene da chiedersi quanti altri "record" dovremo leggere prima che smettano di sembrare eccezioni e comincino a essere trattati, semplicemente, come la nuova normalità climatica del Paese. IL CONTO LO PAGANO SOPRATTUTTO LE CAMPAGNE I numeri del Cnr-Ibe raccontano anche quanto sia esteso il fenomeno, e non solo quanto sia intenso. Tra gennaio e agosto circa il 70 per cento del territorio nazionale ha registrato anomalie superiori a un grado, e il 40 per cento ha superato i due gradi. Le zone più colpite sono le pianure del Nord-Ovest e le aree appenniniche, in gran parte coltivate. Un dettaglio che non è solo statistico: significa che il caldo record di quest'anno ha investito direttamente le campagne, con conseguenze dirette sull'agricoltura, sulla resa dei raccolti e sulla disponibilità di acqua per l'irrigazione, in un momento in cui il comparto agricolo italiano già fa i conti da anni con siccità ricorrenti e stagioni sempre più imprevedibili. Roma, Firenze e Torino, dal canto loro, sono state colpite più volte da ondate di calore tra giugno e agosto: nella metodologia usata dal Cnr-Ibe si parla di ondata quando le temperature massime restano sopra il novantesimo percentile per almeno sei giorni di fila. Tradotto in termini più semplici: non giornate singole di caldo record, ma settimane intere vissute sopra la soglia di guardia, con tutto quello che comporta in termini di salute pubblica, soprattutto per anziani e persone fragili nelle grandi città, dove l'effetto isola di calore urbana amplifica ulteriormente il disagio. LA LOMBARDIA, UN CASO A PARTE A livello locale, il caso più eclatante resta quello lombardo. Secondo Arpa Lombardia l'estate appena chiusa è stata la più calda degli ultimi 75 anni in regione, con

uno scostamento di 3,1 gradi sulla media 1991-2020, superiore ai record precedenti del 2003 e del 2022, due estati che fino a poco tempo fa erano considerate anomalie storiche e che oggi, invece, sembrano già superate e quasi normalizzate nel confronto. Le ondate di calore censite sono state cinque, con punte di 37,8 gradi a Milano il 28 giugno e il 5 agosto, e oltre 39 gradi nella bassa pianura tra Lodi, Cremona, Mantova e Brescia. Più dei picchi, però, ha colpito la durata: a Milano le temperature massime sono rimaste sopra i 30 gradi per più di un mese consecutivo, dal 13 giugno al 19 luglio, per poi ripetersi tra fine luglio e fine agosto, arrivando a un totale di 75 giorni sopra quella soglia nel trimestre estivo, contro i 73 del 2022. Le piogge estive, nel complesso, sono state nella norma per quantità, ma concentrate in pochi episodi violenti, spesso temporaleschi, con grandinate e raffiche di vento che hanno colpito la pianura padana a più riprese. Il risultato è che le riserve idriche si sono mantenute sotto la media di riferimento per gran parte della stagione irrigua, con deficit anche superiori al 50 per cento tra luglio e agosto: un paradosso solo apparente, perché conferma quanto conti non tanto la quantità di pioggia che cade in un anno, ma il modo in cui si distribuisce nel tempo.

COSA ASPETTARSI Resta da capire come finirà l'anno. Secondo il Cnr-Ibe, se il trend osservato fino ad agosto dovesse confermarsi anche nei prossimi mesi, il 2026 potrebbe chiudersi come l'anno più caldo dal 1950, scavalcando il 2024. Non è ancora un dato certo, e i ricercatori stessi restano cauti nel formulare previsioni sui mesi che mancano. Ma i primi otto mesi vanno tutti nella stessa direzione, e questo, in una serie storica di oltre settant'anni, è un segnale che pesa. Intanto una tregua sembra arrivare, almeno nel breve periodo: da domani le previsioni indicano un calo delle temperature fino a 8-10 gradi, con piogge e temporali diffusi in gran parte del Nord. Per la seconda metà del mese, invece, i modelli restano incerti, con uno scenario che al momento vede una maggiore frequenza di precipitazioni ma temperature ancora vicine o poco sopra la norma. Se sarà solo una breve parentesi o l'inizio di un autunno finalmente più regolare, per ora, nessuno può dirlo con sicurezza. Quello che i dati dicono, invece, con una certa fermezza, è che l'estate 2026 lascia un'eredità difficile da ignorare: non un'anomalia passeggera, ma l'ennesimo tassello di una tendenza che, anno dopo anno, continua a spostare l'asticella un po' più in alto.


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Al Riesame ammette di essere il mandante di Tavares per l’attentato a Ranucci ma nega la matrice camorristica

Lavitola chiede i domiciliari «Voglio andare a Noepoli»

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DI TIZIANA MAGRÌ

o dato un mandato a Gomez. Me ne assumo la responsabilità. Ma non volevo fare del male a Ranucci». Una voce ferma dall’altra parte del video in diretta dal carcere di Rebibbia. Ieri mattina, davanti ai giudici del Tribunale del Riesame di Roma, Valter Lavitola ha rilasciato delle dichiarazioni spontanee: ammette di essere il mandante dell’attentato del 16 ottobre scorso contro il giornalista di “Report” Sigfrido Ranucci. Ma dichiara che l’idea dell’esplosivo è stata di Tavares, ancora latitante in Africa. Il suo intervento durante la videochiamata è stato incentrato sulla narrazione dell’amicizia con il giornalista: avrebbe parlato di Ranucci come un amico da proteggere, di “cercare il riscatto sociale” con questa amicizia e sperava che dopo la bomba ci fosse stato un rafforzamento della scorta al conduttore. I giudici del collegio si sono riservati la decisione sulla scarcerazione per decorrenza dei

termini o sulla concessione degli arresti domiciliari entro il 10 settembre, tra due giorni esatti. IL DEPOSITO: I MOTIVI Lo studio legale Cola & Imperato ha consegnato al Tribunale del Riesame un atto di 72 pagine: motivi nuovi a sostegno dell’istanza di riesame già presentata, con argomenti aggiuntivi rispetto all’impugnazione originaria. A firmarlo sono gli avvocati Sergio Cola, Andrea Imperato e Arturo Cola, patrocinanti in Cassazione, coadiuvati da un collegio difensivo di ben sei ulteriori avvocati. I nuovi motivi inseriti nel documento vanno dalla scadenza dei termini per la decisione all’incompetenza territoriale di Roma, all’inutilizzabilità delle prove estratte dai dispositivi elettronici sequestrati, alla mancanza di gravi indizi sul reato di detenzione illegale di arma, all’insussistenza dell’aggravante del metodo mafioso e all’assenza di esigenze cautelari che giustifichino il carcere. IL MOVENTE POLITICO CHE LA DIFE-

SA RESPINGE Nel corso dell’udienza, durata circa tre ore, Lavitola e i suoi legali hanno affrontato anche il nodo del movente politico ipotizzato dalla Procura, che nella richiesta cautelare del 27 luglio ha individuato un duplice obiettivo: da un lato proteggere Ranucci dagli attacchi di chi voleva farlo rimuovere da Report, trasformandolo agli occhi dell’opinione pubblica in un bersaglio della criminalità organizzata; dall’altro aumentarne la popolarità, per proiettarlo verso una discesa in campo politico – obiettivo su cui Lavitola lavorava da tempo, al punto da aver commissionato un sondaggio per testare la popolarità del giornalista. Lavitola ha negato entrambe le ipotesi, sostenendo che Ranucci non abbia mai pensato di candidarsi e che si lamentasse ogni volta che lui usciva l’argomento. La Procura, coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi e seguita dal pm Edoardo De Santis, mantiene una posizione ferma definendole dichiarazioni dell’indagato fumose e prive di ri-

scontri concreti. E il movente dell’amicizia disinteressata stride con il fatto che Lavitola, secondo gli atti, avrebbe sollecitato il giornalista Autieri di Report a cercare i responsabili dell’attentato proprio nell’ambiente da cui, secondo la sua stessa tesi, stava cercando di proteggere Ranucci. LE PAROLE DEGLI AVVOCATI FUORI DAL TRIBUNALE All’uscita dal riesame i difensori di Lavitola hanno illustrato ai giornalisti presenti la linea legale: «Il nostro obiettivo è dimostrare che non esistono esigenze cautelari in ordine al pericolo di fuga e in ordine all’inquinamento probatorio». La legge imporne al Tribunale del Riesame di pronunciarsi entro dieci giorni dalla ricezione degli atti, e secondo la difesa quel termine non sarebbe stato rispettato, con la conseguente automatica perdita di efficacia dell’ordinanza. Sul fronte delle competenze, i legali sostengono che il reato si sia consumato tra i comuni Avello e Sperone, nel Napoletano, rendendo incompetente la Procura di Roma e chiedendo la trasmissione del fascicolo al Foro di Napoli. Sull’aggravante mafiosa, la difesa è netta: né Ranucci né gli investigatori, nelle ore successive, ricondussero l’attentato alla camorra. Il giornalista stesso, ascoltato il giorno dopo, indicò come possibile pista le minacce legate a soggetti stranieri e all’inchiesta sul caso Moro. «NON C’È PIÙ NULLA DA INQUINARE» Sul pericolo d’inquinamento delle prove la difesa non ha dubbi. Cinque dei sei indagati hanno confessato e si sono accusati a vicenda e hanno chiamato in correità, ossia hanno indicato reciprocamente gli altri come partecipi dello stesso reato. Lo stesso Lavitola ha escluso qualsiasi coinvolgimento di Ranucci, confermando che il giornalista era soltanto una vittima. C’è poi un elemento inedito che la difesa ha portato all’attenzione dei giu-

dici: Lavitola, detenuto in un reparto di alta sicurezza insieme a condannati per mafia – luogo che i legali ritengono sproporzionato al fatto – sarebbe stato aggredito dai codetenuti dopo aver confessato. I DOMICILIARI A NOEPOLI Solo se il Riesame non accogliesse nessuno dei motivi principali, la difesa chiede la sostituzione del carcere con gli arresti domiciliari dell’ex direttore dell’Avanti in Basilicata, regione di origine di Lavitola, presso l’abitazione di parenti. Dopo il rifiuto dell’ex compagna di accoglierlo a Roma, il comune lucano resta l’unica alternativa possibile. Lontano dalla rete delle conoscenze romane e campane, sostengono i legali, verrebbero meno tutti i rischi cautelari. Mentre Lavitola attende la decisione del Riesame, il suo intermediario tuttofare resta irraggiungibile. Gomez Tavares, destinatario della stessa misura cautelare di Lavitola, non è ancora rientrato; nonostante le sue dichiarazioni rese al Tg1 dimettersi al più presto a disposizione della magistratura. Gli esecutori materiali, D’Avino e Passariello, hanno confermato ai magistrati di aver avuto rapporti solo con Tavares, di non conoscere Lavitola e tanto meno di Ranucci; non sapevano che fosse lui il destinatario dell’ordine. Sono ancora in corso le indagini dei carabinieri del Nucleo Investigativo che riguardano la messaggistica tra Lavitola e Ranucci, dalle quali potrebbero emergere elementi utili all’audizione del giornalista, al momento come persona informata dei fatti. Nel frattempo, il caso ha scosso i vertici della televisione pubblica: la Rai ha sollevato Ranucci dalla conduzione di “Report”, programma d’inchiesta che guidava dal 2017. A sostituirlo, dopo la rinuncia di Giulia Presutti, è stata designata Claudia Di Pasquale e Daniele Piervincenzi. Il ritorno nel palinsesto del format è previsto per l’8 novembre, salvo sorprese o ulteriori scossoni.


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martedì 8 settembre 2026

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Come può un condannato per genocidio diventare, per una parte di un popolo, il simbolo della propria difesa?

Ratko Mladić, l'uomo che divide ancora la memoria dei Balcani

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DI GIANFRANCO BLASI

a morte di Ratko Mladić, avvenuta il 27 agosto nel carcere dell'Aja dove stava scontando l'ergastolo, riapre una delle ferite più profonde e più difficili da comprendere della storia europea contemporanea. Per una parte dell'Europa Mladić è, senza possibilità di equivoci, uno dei simboli più terribili delle guerre jugoslave. Per una porzione della società serba e serbo-bosniaca, invece, è ancora il generale che ha difeso il proprio popolo quando tutto sembrava precipitare. Le due immagini non potrebbero essere più lontane. Eppure, se vogliamo capire davvero i Balcani, dobbiamo provare a guardarle entrambe. Non per metterle sullo stesso piano morale. Non per relativizzare le responsabilità accertate dalla giustizia internazionale. Ma per comprendere come nasce una memoria collettiva e perché, a tren-

t'anni di distanza, essa possa essere ancora così radicalmente divisa. La sentenza dell'Aja non lascia spazio a molte interpretazioni. Nel 2017 Mladić fu condannato all'ergastolo per genocidio, persecuzione, sterminio, omicidio, deportazione e altri crimini contro l'umanità, oltre che per crimini di guerra. Nel 2021 la sentenza venne confermata in appello. Tra le responsabilità riconosciute vi furono il genocidio di Srebrenica, la campagna di terrore contro la popolazione civile di Sarajevo e le operazioni di espulsione e persecuzione delle popolazioni non serbe. Srebrenica resta il punto più terribile di questa storia. Nel luglio del 1995 migliaia di uomini e ragazzi musulmani bosniaci furono separati dalle loro famiglie e uccisi. I tribunali internazionali hanno accertato la natura genocidaria di quel crimine. Non è dunque questo il punto da discutere. Il punto è un altro: come

può la stessa persona essere, nello stesso tempo, un criminale di guerra per la giustizia internazionale e un eroe per una parte della memoria nazionale serba? Per rispondere bisogna tornare indietro. Una memoria che non comincia con Mladić Il nazionalismo serbo contemporaneo non nasce con Mladić. Affonda le sue radici in una memoria storica molto più lunga, nella quale la sconfitta del Kosovo del 1389, il dominio ottomano, le guerre balcaniche, le persecuzioni della Seconda guerra mondiale e soprattutto i massacri perpetrati dagli ustascia croati contro i serbi costituiscono capitoli fondamentali di una narrazione di sofferenza e di accerchiamento. Non importa, in questa sede, stabilire quanto questa memoria sia selettiva, quanto sia stata utilizzata politicamente o quanto sia stata deformata nel tempo. Importa capire che per molti serbi essa è reale. La storia non viene vissuta soltanto attraverso i documenti. Viene vissuta at-

traverso i racconti familiari, i morti, i luoghi, le fotografie, le tombe, le paure trasmesse dai genitori ai figli. Quando la Jugoslavia cominciò a dissolversi, questa memoria tornò improvvisamente a essere politica. I serbi di Bosnia si trovarono a vivere dentro uno Stato che stava cercando una nuova identità nazionale. La Croazia e la Bosnia-Erzegovina dichiararono l'indipendenza. Le vecchie strutture jugoslave crollarono. La paura di diventare minoranza, di essere espulsi, di perdere le proprie case e i propri territori divenne, per una parte dei serbi, una paura concreta. È dentro questo clima che nasce il mito di Mladić. Non quello dell'uomo condannato all'Aja. Quello del generale che difende i suoi. Il generale e il mito del protettore È qui che bisogna fare uno sforzo di comprensione.Il sostenitore di Mladić non necessariamente pensa a Srebrenica quando pronuncia il suo nome.Pensa a un generale

in uniforme. Pensa alla Repubblica Srpska. Pensa ai territori che, nella sua percezione, furono difesi dall'esercito serbo-bosniaco. Pensa alla paura di essere nuovamente perseguitato. Pensa, soprattutto, alla propria comunità. È il meccanismo antico attraverso il quale la storia trasforma un comandante militare in un protettore. Per il nazionalista serbo Mladić non è anzitutto l'uomo che ha comandato l'esercito durante l'assedio di Sarajevo o durante Srebrenica. È l'uomo che, nel racconto della propria comunità, ha impedito che i serbi di Bosnia venissero cancellati dalla storia. È una narrazione che non cancella necessariamente i fatti: li ordina diversamente. E questo è forse l'aspetto più inquietante della memoria. Non ha bisogno di negare tutto. Le basta scegliere ciò che deve essere ricordato. La vittima prima dell'aggressore Qui entra in gioco quella che potremmo chiamare la sindrome della vittima.


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www.lecronache.info Ogni comunità che abbia conosciuto guerre, persecuzioni e massacri tende a costruire una memoria nella quale i propri morti vengono prima di quelli degli altri. Il problema nasce quando questa memoria diventa esclusiva. Se io sono soltanto vittima, diventa quasi impossibile riconoscere le vittime prodotte dalla mia parte. E così la domanda “che cosa fecero i serbi?” viene percepita come un'accusa rivolta a tutti i serbi. È un passaggio psicologico decisivo. Perché riconoscere Srebrenica, Sarajevo e le persecuzioni commesse dalle forze di Mladić può essere vissuto, da una parte della società serba, non come il riconoscimento delle responsabilità di un esercito e dei suoi comandanti, ma come una condanna collettiva del popolo serbo. Ed è precisamente qui che nasce il rifiuto. L'Aja come simbolo dell'Occidente C'è poi un secondo elemento. Il Tribunale dell'Aja, per molti serbi, non è mai stato soltanto un tribunale. È diventato il simbolo di un'Europa che giudicava la dissoluzione della Jugoslavia da una posizione esterna. La percezione di una giustizia internazionale sbilanciata, la diversa valutazione delle responsabilità croate, bosniache e serbe e, soprattutto, i bombardamenti della NATO del 1999, ai quali partecipò l’Italia – il governo era quello di D’Alema - hanno contribuito a consolidare l'idea che l'Occidente avesse già deciso chi fossero i colpevoli e chi le vittime. Questa percezione non cancella le sentenze. Ma spiega perché le sen-

tenze non siano state sufficienti a produrre una memoria condivisa. È una differenza enorme. La giustizia può stabilire una responsabilità. Non può ordinare a una società come ricordare la propria storia. Il peso del Kosovo e della NATO Per comprendere il nazionalismo serbo contemporaneo non si può inoltre separare la Bosnia dal Kosovo. Per molti serbi il 1999 è diventato un'altra ferita fondativa: i bombardamenti della NATO, la perdita del controllo sul Kosovo, la sensazione di essere stati sconfitti e umiliati dalle potenze occidentali. Mladić e Milošević appartengono così, nella memoria nazionalista, a una stessa epopea tragica. Non necessariamente a una storia di crimini. A una storia di sconfitte. Ed è proprio la memoria della sconfitta a rendere spesso più longevi i miti nazionali. I vincitori possono permettersi di archiviare la storia. Gli sconfitti raramente lo fanno. La politica della memoria Poi c'è la politica. La memoria non vive soltanto nelle famiglie. Vive nei partiti, nei giornali, nei monumenti, nelle scuole, nei muri delle città. In Serbia e nella Republika Srpska l'immagine di Mladić è stata utilizzata più volte come strumento di mobilitazione nazionalista. Murales, slogan, celebrazioni e dichiarazioni politiche hanno contribuito a mantenere vivo il suo mito. La sua morte lo dimostra ancora una volta. Le reazioni sono state profondamente divergenti. Milorad Dodik lo ha ricordato come un comandante che

aveva difeso i serbi. Aleksandar Vučić ha criticato la decisione di non consentirgli di morire fuori dal carcere. Dall'altra parte, le famiglie delle vittime e il Memoriale di Srebrenica hanno ricordato che la morte del generale non cancella le fosse comuni e non modifica le sentenze. È difficile immaginare una rappresentazione più plastica della frattura. Da una parte il generale che muore in carcere. Dall'altra le vittime che continuano a chiedere memoria. Ma attenzione ai giovani C'è però un elemento sul quale dovremmo interrogarci anche noi europei. Il mito di Mladić non appartiene soltanto alla generazione che combatté la guerra. È stato trasmesso. È arrivato ai giovani attraverso internet, i social, i murales, la cultura popolare, le narrazioni familiari. Questo dimostra una cosa semplice e terribile: la memoria lasciata senza confronto diventa identità. E quando una memoria diventa identità, metterla in discussione viene vissuto come un attacco alla persona, alla famiglia, alla co-

munità. È così che un generale può trasformarsi in un simbolo. Non perché i crimini non siano mai avvenuti. Ma perché una parte di una comunità ha costruito intorno a lui un'altra storia. Comprendere non significa giustificare È questo, forse, il punto sul quale dovremmo essere più chiari. Capire perché una parte dei serbi considera Mladić un eroe non significa considerarlo un eroe. Comprendere il nazionalismo serbo non significa condividere il nazionalismo serbo. Studiare il vittimismo di una comunità non significa negare le vittime prodotte da quella stessa comunità. E soprattutto, riconoscere le sofferenze dei serbi durante le guerre jugoslave non significa mettere in discussione la realtà di Srebrenica. Possiamo fare entrambe le cose. Anzi, dovremmo farle entrambe. Perché una memoria europea degna di questo nome non può essere una memoria che seleziona le vittime secondo la loro appartenenza etnica.

I morti non hanno nazionalità quando chiedono di essere ricordati. Il vero problema è ciò che resta dopo Mladić La morte di Mladić non chiude la storia. Forse la rende ancora più difficile. Un uomo è morto. La sentenza rimane. Le fosse comuni rimangono. I nomi delle vittime rimangono. Ma rimangono anche le fotografie di Mladić appese sui muri, i murales, le celebrazioni, il racconto del generale che difese i serbi. È questo il vero problema. Non Ratko Mladić. Il modo nel quale le società costruiscono la propria memoria dopo una guerra civile. La Bosnia-Erzegovina continua a vivere dentro una memoria tripartita: serba, croata e bosniaca. La Serbia continua a fare i conti con la dissoluzione della Jugoslavia, con il Kosovo, con la NATO e con la propria sconfitta politica e militare degli anni Novanta. L'Europa, invece, tende spesso a guardare tutto questo da lontano. E quando lo fa, commette un errore. Perché i Balcani non sono incomprensibili. Sono soltanto troppo vicini alla nostra storia per poterli leggere con categorie semplici. Mladić è stato condannato per crimini terribili. Questo è un fatto giudiziario e storico che non può essere cancellato. Ma il fatto che, ancora oggi, una parte della società serba lo consideri un difensore del proprio popolo è un altro fatto storico. Negare il primo sarebbe revisionismo. Negare il secondo sarebbe ignoranza. Forse il compito di chi osserva i Balcani non è scegliere quale delle due memorie debba esistere. È capire perché siano nate. E soprattutto trovare, un giorno, il modo perché una memoria non abbia più bisogno di cancellare quella dell'altro


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Cronache Lucane Arrivate in redazione altre lettere di militanti contro la gestione Curatella

Futuro nazionale ancora nella bufera La gestione del Partito di Vannacci accusata di verticismo, mancanza di partecipazione, inadeguatezza e virtualità. Tutto sembra strutturato per costruire una carriera personale

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DI MASSIMO DELLAPENNA

ontinua il nostro viaggio dentro Futuro Nazionale Basilicata. Continua non perché lo vogliamo noi ma perché continuano ad arrivare nella nostra redazione lettere di militanti, iscritti e simpatizzanti di Futuro Nazionale. Sono ormai una marea e noi non possiamo fare finta di niente. Il nostro merito è stato quello di scoperchiare il tombino e di metterci in ascolto di quello che stava accadendo. Tutte le lettere che ci arrivano hanno un minimo comune denominatore, parlano di un Partito lucano di plastica, con un leader incapace di parlare alla struttura e con una virtualità finalizzata esclusivamente a costruire un successo personale lucrando sul consenso che ruota intorno alle politiche nazionali del generale. IL LEADER CALATO DALL’ALTO Ci piace dire che tutte le lettere che ci arrivano sono firmate. Noi non riportiamo le fonti per una questione di correttezza nei confronti dei mittenti ma l’autenticità di quanto riferito ha una sua efficacia sia nella grande massa di comunicazioni che ci arrivano sia nel fatto che, come detto, i militanti si firmano e non si nascondono. A proposito di Giulio Curatella, per esempio, un militante di FN che si firma ci dice che «la sua carica è stata calata dall'alto senza che ne avesse competenze e capacità» aggiungendo che «lo stesso non è gradito dalla base e molti tesserati si sono ribellati e lui ha fatto pervenire nei confronti di dirigenti nazionali e di referenti locali e non provvedimenti punitivi di sospensione fatti da lui pur non avendone la legittimazione come da statuto.» Questa lagnanza è ripetuta, seppure con parole diverse da tanti esponenti di FN che dicono di condividere il messaggio politico

di Vannacci, di aver aderito al Partito ma di non poter più sopportate i metodi tirannici di Curatella che, sostanzialmente, immagina di essere il padrone e non il leader di un movimento. La politica è arte di ascolto e mediazione, sono tecniche che si imparano nel tempo e con l’esercizio. Esser proiettati senza nessuna scuola politica da una realtà di provincia alla guida regionale di un partito di rilevanza nazionale produce effetti nefasti. IL PARTITO VIRTUALE «Di fronte ai rilievi sul vuoto organizzativo nella regione, la risposta dei vertici locali si è arrampicata sul consueto repertorio di autodifesa digitale. Tra selfie di rito, citazioni di incontri improvvisati e rivendicazioni di "musica e podcast", emerge un atteggiamento che dimostra un evidente scollamento dalla realtà e la convinzione surreale che la politica sia uno show individuale anziché una responsabilità collettiva» ci scrive un militante lucano di Futuro Nazionale che aggiunge che «per tutelare una posizione di vertice ottenuta senza un reale percorso di merito sul campo, la gestione regionale sta sistematicamente isolando o spingendo all'abbandono le figure più strutturate, i quadri territoriali più capaci e i referenti locali con effettivo seguito. Chiunque esprima un'analisi critica o rappresenti un potenziale elemento di crescita viene percepito come una minaccia per le future candidature.» Lo stesso militante, che sembra avere chiara l’idea di come si costruisca un partito aggiunge che «sullo sfondo resta l'illusione delle "piazze virtuali". Esibire un incontro con poche decine di persone come prova di forza significa non avere la percezione di cosa sia il radicamento capillare. Un movimento che ambisce a governare le vertenze cruciali della re-

Cronache Lucane Il grande bluff di Futuro nazionale Curatella tra le playlist e le posizioni della

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Il partito di Vannacci in Basilicata non aggrega e Per anni, giuristi, filosofi, politici, religiosi si sono i sforzia mo di ca- interrogati ed anche sconpire che realtà sia trati sull’aborto. Futuro Nazion ale Curatella lo riduce ad una va bein Basilic ata. Ci sembra canzone. Così non e che sia sempre più un pro- ne. Non va bene neanch semda siamo che noi per to dotto virtuale , costrui battanel web, senza alcun radi- pre impegnati nella posicamento con la volontà di glia per la vita. Una baessere può non zione dei e lucrare nel miglior ficata modi possibili il consen- nalizza ta e semplicanzoso che sembra costrui rsi come se fosse una ne. Vannac intorno al leader La politica è l’arte della ci. baAd oggi il Partito sembra complessità non della non esistere e, anche sul nalizzazione. Se Curatel fare a are tema della sicurezza che la vuole continu nare dovrebbe essergli caro, si politica deve immagi lunfa scavalc are addiritt ura di crescere. Così una epercorr la dalla ectoplasmatica pre- ga strada non rà senza di Forza Nuova. COME LA CGIL UNA PLAYLIST CONAncora più surreale la poTRO L'ABORTO

CGIL

non decolla. Un prodotto virtuale senza struttura

reale

D I M A S S I MO D E L L A P E N N A

__L’edizione di Cronache di sabato e di ieri

sonale. Il 18 settembre, intanto,

Cronache Lucane FN morto prima di nascere Giunta in redazione la lettera degli iscritti delusi:

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«Curatella blocca il Partito ed espelle ogni disse

In Basilicata, chi crede nel progetto non riesce ad entrar totale, dall’alt ro alcune forze emergenti che spingono per ottener e luoghi in ale Nazion uturo Basilicata è una pol- di discussioni e spazio di veriera o, meglio, è azione politica. poruna aggregazione che, sot- Nel caso che ci vieneda alto la forma di partito è in tato all’atte nzione esemper ti, militan cuni realtà un comitato elettola rale persona le di Giulio pio, si indica la storia, stura e il peso di una donCuratella. Quinto a Rossell come na che le Un comitato elettora za) non ammette il dissenso e (già Sindaco di Aceren Rocco neanch e la critica e che e di un uomo come hanno bi entram Tauro, iodiscuss trasforma ogni imporne in un atto di lesa mae- una storia politica tante e hanno ottenuto un stà. nazioio consigl nel ruolo È NON ICA LA POLIT nale del Partito ma verPER TUTTI forogni loro negato rebbe Qualch e settima na fa alle France sco Storace , voce ma di partecipazione storica della destra italia- decisioni. o saremm e ialment Sostanz na sicuramente non accue sabile di moderatismo, eb- davanti ad una gestion allarnon che be modo di dire che Van- autocritica dinon e aggrega non ga, cale e nacci non possied tegorie della politica e che scute. FRUprima o poi si sarebbe L’ENTUSIASMO STRATO scontrato con la politica

D I M AS S I M O DE L L A P E N N A

gione — dall'agricoltura alla sanità — non si costruisce con le playlist di Spotify o con i post difensivi, ma con una classe dirigente preparata e presente sul territorio.» LA CARRIERA PERSONALE COME SCOPO Quello che sembra chiaro a tutti è che Futuro Nazionale, almeno in Basilicata, si stia costruendo intorno alle ambizioni personali di Giulio Curatella che, rivendicando a sé il merito

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e, chi critica viene zittito e le voci autorevoli stroncate

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di essere il fondatore del partito, vuole farne discendere il diritto di giocarsi da solo la partita per una eventuale candidatura per un (poco) probabile posto in Parlamento. In pratica siamo davanti al partito chiuso e ruotante intorno ad un’unica persona. Decisamente troppo poco per un partito che vuole essere davvero alternativa al sistema e che rischia, al contrario, di essere il sistema per un tentativo di piazzamento per-

le senza struttura reale

Curatella ha fatto questo zazione. e magari spera, con quall h Parliamo di un partito vir- h fb itt l fi h t l

Curatella annuncia sul suo profilo fb un evento su legalità e sicurezza, la location è ancora da decidere ma fa ridere che lo stesso segretario regionale di FN scriva nei commenti che sarà un passo per la costruzione di una comunità perché serve partecipare e coinvolgere. Peccato che tutti quelli che hanno provato a partecipare e ad essere coinvolti siano stati zittiti ed espulsi. Uno strano modo di vivere la comunità.


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«L’Opposizione alimenta paure, noi vogliamo costruire futuro nell’interesse di tutti i lucani»

Estrazioni petrolifere in Regione, la Maggioranza rimarca il suo Sì L

o scorso venerdì, a Bari, la Premier Giorgia Meloni tra le varie tematiche affrontate ha posto il focus anche sull’energia: «Intendiamo aumentare la quota di petrolio che si può estrarre nei nostri mari, perché non ha senso andare a comprare il petrolio in Qatar se ce lo abbiamo in Basilicata». Meloni ha inoltre rivendicato le misure adottate per contenere l’aumento dei costi energetici e annunciato la riapertura della strada del nucleare dopo 40 anni. Le dichiarazioni della Premier hanno così riacceso il confronto politico in Basilicata. «Tolti gli aggettivi, le accuse e i processi alle intenzioni, nella nota delle opposizioni sul petrolio manca proprio la cosa più importante: una proposta. Si parla di “protervia”, di decisioni prese “sulla testa dei lucani”, di una Basilicata ridotta a “giacimento da sfruttare”. Parole pesanti. Ma alla fine resta senza risposta una domanda molto semplice: quale idea hanno per il futuro energetico ed economico della Basilicata?». Così Michele Napoli, capogruppo Fratelli d’Italia Basilicata, che ha aggiunto: « Partiamo allora dai fatti. Giorgia Meloni a Bari ha posto una questione che riguarda l’interesse nazio-

nale: un Paese che dispone di risorse energetiche deve utilizzarle responsabilmente per ridurre, per quanto possibile, la propria dipendenza dall’estero. Non ha annunciato un piano per aumentare le estrazioni in Basilicata. Ha parlato della possibilità di aumentare la quota estraibile nei mari italiani e ha richiamato la Basilicata nel ragionamento più generale sulle risorse di cui dispone il nostro Paese. Collegare quelle parole ai permessi “Il Perito” e “La Capriola” fino a rappresentare l’esistenza di un disegno deciso oggi sulla testa dei lucani significa mettere insieme vicende diverse. Quelle istanze, infatti, risalgono rispettivamente al 2011 e al 2012. E un permesso di ricerca, è bene ricordarlo, non equivale a una concessione di coltivazione e quindi non significa autorizzare automaticamente una nuova produzione di petrolio. Sono fatti, non interpretazioni».«La Basilicata - prosegue Napoli - produce circa l’85 per cento del greggio estratto in Italia. È dunque una terra strategica per la sicurezza energetica nazionale. E allora io pongo una questione che considero molto più importante della polemica di queste ore: se la Basilicata è strategica per l’Italia,

essere strategici per l’Italia deve diventare sempre di più un vantaggio per la Basilicata. È questa la battaglia politica che dobbiamo avere il coraggio di aprire. Più valore deve restare sul nostro territorio. Significa lavoro qualificato per i nostri giovani, crescita delle imprese lucane, ricerca, innovazione, formazione, infrastrutture, servizi e condizioni energetiche più competitive per famiglie e attività produttive». Per Gianni Motta (Dipartimento Ambiente ed Energia Fratelli d'Italia - Provincia di Potenza): « Ancora per alcuni anni avremo bisogno di gas e petrolio per accompagnare la transizione energetica e, fortunatamente, la Basilicata è la regione più ricca d'Italia da questo punto di vista. Questo patrimonio ha consentito ai lucani di beneficiare dei giusti ristori economici e all’Italia di non essere completamente alla mercé di Paesi e regimi stranieri. Naturalmente, ciò non significa che non si debba parallelamente incrementare la produzione di energia da fonti rinnovabili. Resta il fatto che quanti vorrebbero oggi impedire l’estrazione di petrolio e gas dal nostro sottosuolo dimostrano un atteggiamento irresponsabile, irrazionale e contrario agli interessi del-

la Basilicata». «Nessun atteggiamento neocoloniale, quindi come invece sostenuto nella nota stampa dai consiglieri regionali di Basilicata Casa Comune, ma soltanto un ragionamento guidato dal buon senso e da un approccio tecnicoingegneristico che, come centrodestra, portiamo avanti attraverso lo studio, il confronto e il dialogo costante con gli stakeholder del territorio.La posizione politica espressa dal capogruppo in Consiglio Regionale, Michele Napoli, dimostra la diligenza e la responsabilità della classe dirigente di Fratelli d'Italia della Basilicata che, in modo concreto, detta la linea in materia ambientale ed energetica». Anche il coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia Policoro, Pino Callà, è in-

tervenuto sul tema regionale delle estrazioni petrolifere: «L’opposizione in consiglio regionale, su petrolio ed energia cavalca le paure e fa proprio il mantra pentastellato della decrescita felice. Il no alle estrazioni del petrolio, al pari di quello evocato negli ultimi Consigli sulle autorizzazioni per il gas evidenzia la deriva pauperista di un centrosinistra di lotta, che si oppone in maniera pregiudiziale ed ha perso la bussola. Occorrono scelte chiare e forti, quelle tracciate nella relazione del presidente della Regione, Vito Bardi, nel Consiglio di luglio scorso sull’energia, che la maggioranza di centrodestra perseguirà senza indugio guardando al solo ed esclusivo interesse dei lucani».

«Solo nel 2024 hanno sfiorato i 141 milioni di euro destinati a sanità, trasporto pubblico, politiche sociali, forestazione e università»

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Petrolio, Rosa: «Le royalties sono risorsa per il bilancio regionale» overnare oggi significa fare i conti con uno scenario geopolitico che nulla ha a che vedere con quello di dieci anni fa e significa farlo con serietà, non con slogan. Per questo nessuna contraddizione nelle parole di Meloni». Così il senatore di FdI, Gianni Rosa, che aggiunge: «La Presidente del Consiglio fa quello che è suo compito: adattare le politiche energetiche al contesto, senza dimenticare l’obbiettivo della transizione energetica.adattare le politiche energetiche a questo scenario, senza abbandonare la transizione ecologica. E lo dimostrano i fatti: sotto questo Governo la potenza installata da rinnovabili è cresciuta di 24 GW in meno di quattro anni, contro gli 8 GW del quadriennio precedente. Chi oggi grida allo scandalo dimentica anche i disastri dei Governi regionali di centrosinistra sulla sicurezza ambientale e sanitaria, proprio nell’ambito del distretto petrolifero. Siamo stati noi a ricostruire l’ARPAB e a rendere effet-

tivi i controlli a fare il Piano delle ispezioni e a mettere in campo un piano epidemiologico completo. Tutto questo per far sì che un’attività, quella petrolifera che si svolge in tutto il mondo non producesse danni ai Lucani. La sinistra tenta di strumentalizzare l’attivismo che abbiamo sempre dimostrato sulle questioni petrolifere e di cui siamo orgogliosi e che non rinneghiamo. A Bari, la Presidente Meloni ha parlato di “aumentare la quota di petrolio che si può estrarre nei nostri mari”, parole identiche a quelle utilizzate nel suo discorso di insediamento nel 2022 in Senato e impegno presente anche nel programma elettorale che ha battuto la coalizione di centrosinistra». «Il paragone tra Qatar e Basilicata viene tradotto dalla sinistra come se si volessero aumentare le estrazioni in Basilicata ma è una forzatura che non regge. Attualmente in Basilicata non vi è alcun permesso di ricerca né concessioni off shore. Le royalties derivanti dalle estrazioni in Basilica-

ta hanno sempre rappresentato una risorsa fondamentale per il bilancio regionale. Solo nel 2024 hanno sfiorato i 141 milioni di euro, destinati a sanità, trasporto pubblico, politiche sociali, forestazione e università. A questo si aggiungono migliaia di posti di lavoro, diretti e nell’indotto, legati alla filiera estrattiva».


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L’intesa punta a rafforzare il partito sul territorio. Pangaro: «Piena fiducia nei due garanti»; Vaccaro: «Finalmente FI a guida lucana»

Forza Italia, Bardi e Taddei per la nuova fase Casino: «Una sintesi naturale ed autorevole» I

l percorso verso il Congresso regionale di Forza Italia in Basilicata entra nel vivo con una candidatura unitaria alla guida del partito. Vito Bardi, presidente della Regione al secondo mandato, è candidato alla segreteria regionale, mentre Vincenzo Taddei, già deputato e attuale coordinatore provinciale di Potenza, è indicato come candidato alla carica di vicesegretario regionale vicario. L'intesa punta a rafforzare l'unità degli azzurri lucani e ad accompagnare il partito verso una nuova fase politica, facendo leva sull'esperienza maturata negli anni e sul radicamento territoriale. CASINO: «UNITÀ SUI NOMI GIUSTI, UN SEGNALE DI FORZA» A sottolineare il significato dell'accordo è il capogruppo regionale di Forza Italia, Michele Casino, secondo cui l'intesa raggiunta in vista del congresso rappresenta «un segnale di forza e di coesione per tutto il partito».«La candidatura unitaria di Vito Bardi a Segretario regionale, affiancato da Vincenzo Taddei come Vice Segretario Vicario, è la sintesi più naturale ed autorevole per guidare il partito nella fase che ci attende», afferma Casino.Per il capogruppo, la capacità di trovare l'unità sui nomi indicati dimostra «maturità politica e responsabilità verso i cittadini lucani». Il lavoro svolto da Bardi alla guida della Regione, unito all'esperienza e alla presenza sul territorio di Taddei, rappresenterebbe secondo Casino una garanzia di continuità e, allo stesso tempo, di slancio per affrontare le prossime sfide della Basilicata. Casino rivolge quindi un ringraziamento a Maria Elisabetta Alberti Casellati, sottolineando il contributo dato al radicamento e alla credibilità di Forza Italia in Basilicata durante la sua esperienza alla guida regionale del partito.

PANGARO: «PIENA FIDUCIA NEI DUE GARANTI DEL LAVORO SVOLTO» Sul ruolo di Casellati si concentra anche il documento di Azzurro Donna Basilicata, guidato da Lucia Pangaro. Nel comunicato viene sottolineato come il congresso regionale si inserisca nel percorso di rinnovamento e democratizzazione promosso dal segretario nazionale Antonio Tajani, con l'obiettivo di rafforzare il radicamento di Forza Italia nei territori.L'intesa raggiunta in Basilicata ha individuato in Bardi e Taddei, rispettivamente, i candidati alla segreteria regionale e alla vicesegreteria regionale vicaria. Due figure che, secondo Pangaro, rappresentano un punto di riferimento per il partito in virtù dell'esperienza istituzionale e politica maturata negli anni.Nel comunicato vengono inoltre ricordati i risultati conseguiti dal centrodestra e da Forza Italia nelle principali competizioni elettorali, dalla vittoria alle regionali del 2024 ai risultati ottenuti alle amministrative di Potenza e Matera, fino alle provinciali di Potenza.Ampio spazio viene dedicato

al lavoro svolto da Casellati, indicato come un patrimonio politico e organizzativo da non disperdere nella nuova fase. Azzurro Donna sottolinea anche l'attenzione riservata alla partecipazione femminile e alla crescita di una classe dirigente capace di assumere responsabilità ai diversi livelli istituzionali.Da qui la «piena fiducia» riposta in Bardi e Taddei, individuati come garanti della continuità del lavoro svolto e della nuova stagione del partito. VACCARO: «FINALMENTE FORZA ITALIA A GUIDA LUCANA» Sulla prospettiva che si apre con il congresso interviene anche Antonella Vaccaro, consigliera comunale e vicepresidente del Consiglio comunale di Potenza. Per Vaccaro, l'appuntamento congressuale rappresenta «un momento importante per tutta la nostra comunità politica», ma anche un'occasione per partire dal patrimonio politico, umano e organizzativo costruito negli anni.Nel suo intervento, Vaccaro richiama le origini di Forza Italia e il ruolo del fondatore Silvio Berlusconi, sottolineando l'im-

_ Casino

_ Pangaro

_ Vaccaro

_ Bardi e Taddei

portanza dei valori liberali, moderati, europeisti e popolari che continuano a caratterizzare il partito. Un percorso che, secondo la consigliera, trova oggi continuità nella guida nazionale di Antonio Tajani, impegnato a mantenere l'identità del partito aprendolo al tempo stesso a nuove energie e competenze.Vaccaro riconosce quindi il lavoro svolto da Casellati alla guida di Forza Italia in Basilicata, definendolo una fase importante per il consolidamento del partito. «Il passaggio che abbiamo davanti non rappresenta una cesura con quanto fatto finora, ma il naturale proseguimento e il consolidamento di quel lavoro», sostiene.Nel percorso verso il congresso viene inoltre evidenziato il ruolo dell'assessore regionale Francesco Cupparo, che ha sottoscritto formalmente la candidatura di Bardi alla guida regionale, contribuendo a dare forma a un percorso condiviso.Per Vaccaro, il passaggio più significativo è rappresentato dalla possibilità di avere «finalmente Forza Italia a guida lucana». Un cambiamento che, precisa, non intende sminuire il lavoro di chi ha guidato il partito fino a oggi, ma che può rappresentare il risultato naturale del percorso compiuto.Al centro della nuova fase viene quindi collocata la figura di Bardi, considerata una garanzia di esperienza, equilibrio e autorevolezza istituzionale. La sua esperienza ai vertici della Guardia di Finanza e quella maturata alla guida della Regione vengono indicate come un patrimonio da mettere a disposizione del partito.L'obiettivo indicato da Vaccaro è fare di Forza Italia «un partito sempre più radicato nella sua terra», mantenendo al tempo stesso un forte legame con la comunità politica nazionale. Un lavoro che dovrebbe coinvolgere amministratori locali, cittadini, associazioni, imprese, professionisti, giovani, famiglie, militanti e nuovi iscritti.La sfida, dunque, sarà quella di tenere insieme esperienza e rinnovamento, senza contrapporli. «Non dobbiamo scegliere tra esperienza e rinnovamento. Dobbiamo farli camminare insieme», sottolinea la consigliera comunale.Il congresso si inserisce così in una fase che guarda anche alle prossime scadenze politiche, a partire dalle elezioni politiche del 2027. La candidatura unitaria di Bardi e Taddei punta a rafforzare la coesione interna e il radicamento territoriale di Forza Italia, valorizzando il lavoro svolto negli anni e costruendo una nuova stagione politica regionale.


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Due appuntamenti per rinnovare segreterie e direttivi provinciali e definire le priorità politiche del partito nei territori

Lega, Potenza e Matera verso i congressi Pepe: «È il tempo di scegliere e costruire»

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l tempo delle scelte. Lo spazio delle idee. La comunità politica, la nostra forza». È il messaggio scelto dalla Lega Basilicata per accompagnare i congressi provinciali di Potenza e Matera, che porteranno all’elezione dei nuovi segretari e dei direttivi territoriali.Il primo appuntamento è venerdì 11 settembre, alle 17.30, al Park Hotel di Potenza. Sabato 12 settembre, sempre alle 17.30, sarà la volta del congresso provinciale di Matera, al Notedimare di Metaponto.Le due giornate saranno un momento di riorganizzazione interna e di confronto sulle prospettive politiche della Basilicata. Ai congressi prenderanno parte rappresentanti dei partiti del centrodestra e delle forze alleate, tra cui Azione e Italia Viva, con

l’obiettivo di rafforzare il dialogo e il confronto sui temi decisivi per la regione.«La fase che si apre con questi congressi non riguarda soltanto l’elezione degli organismi provinciali, ma la capacità della Lega di misurarsi con una nuova stagione politica», dichiara il commissario regionale della Lega Basilicata, Pasquale Pepe. «Una forza politica radicata non può limitarsi a registrare ciò che accade sui territori: deve saperlo interpretare, anticiparne le esigenze e trasformarle in una proposta politica credibile».«Potenza e Matera sono realtà diverse, con specificità e priorità differenti, ma entrambe chiedono una classe dirigente presente, autorevole e capace di assumersi responsabilità. È questo il senso del rilancio che in-

tendiamo realizzare, attraverso un confronto profondo e una scelta che guardi al rapporto diretto con le comunità e alla concretezza delle proposte». Pepe richiama anche le principali sfide regionali: «Una regione come la Basilicata, chiamata a confrontarsi con sfide decisive sul piano demografico, economico, infrastrutturale ed energetico, non può permettersi una politica meramente autoreferenziale e che non abbia il coraggio di osare».«Il confronto con le altre forze del centrodestra e con le forze alleate, alle quali abbiamo rivolto l’invito a partecipare ai nostri congressi, va nella direzione di una politica capace di dialogare, costruire convergenze e assumere decisioni forti nell’interesse della regione», sottolinea il commissario re-

gionale.Lo slogan dei congressi, conclude Pepe, rappresenta anche il metodo della nuova fase: «Scegliere, proporre, confrontarsi e costruire. Sempre con lo spirito di una comunità politica, valorizzando la struttura territoriale e seguendo una linea chiara: essere protagonisti delle scelte che ri-

guardano la Basilicata e contribuire, con idee e responsabilità, alla costruzione del suo futuro».A chiudere il percorso sarà “Lega in Festa”, sabato 12 settembre dalle 20.30 al Camping Julia di Metaponto. L’iniziativa sarà aperta a iscritti, simpatizzanti e cittadini.

Il consigliere regionale propone di trasformare la convergenza tra sindacati e imprese in un nuovo patto sociale per il futuro della regione

Cifarelli raccoglie la sfida lanciata da Mega «Costruiamo insieme un’altra Basilicata»

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appello lanciato da Fernando Mega alle Giornate del Lavoro della Cgil va raccolto e trasformato in una discussione sul futuro della Basilicata. È quanto sostiene il consigliere regionale di minoranza Roberto Cifarelli, rilanciando la proposta di una «Vertenza Basilicata» con il Governo nazionale.«Mega ha descritto con nettezza una Basilicata attraversata da una crisi che non è più soltanto economica: declino demografico, difficoltà del sistema industriale, perdita di giovani e competenze, insufficienza delle infrastrutture e dei servizi, sanità, salari e qualità del lavoro», afferma Cifarelli.Secondo il consigliere, sulle principali criticità regionali sta emergendo una convergenza tra soggetti diversi. «Con linguaggi, sensibilità e sfumature differenti, anche Cisl e Uil stanno ponendo questioni sostanzialmente analoghe e, da un punto di osservazione diverso, anche il neo presidente di Confindustria Basilicata, Francesco D’Alema, ha indicato priorità che incrociano questa stessa discussione». Da qui la proposta di «un nuovo patto sociale per la Basilicata» tra lavoro, imprese, istituzioni, territori, Università e ricerca.«Non basta più ammini-

strare le emergenze e presentarsi a Roma con l’elenco delle singole crisi. Dobbiamo tornare a discutere della Basilicata che vogliamo costruire nei prossimi vent’anni», sostiene Cifarelli. La Vertenza Basilicata, o un Tavolo nazionale, può essere lo strumento, ma «prima dobbiamo costruire l’agenda lucana da portare a quel tavolo».Nel ragionamento entra anche il tema energetico. Cifarelli richiama l’incontro tra il presidente della Regione Vito Bardi e il Governo e chiede di conoscere «quale agenda sia stata effettivamente aperta, quali impegni siano stati assunti e in quali tempi potranno essere verificati».Sulle recenti dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sul petrolio, il consigliere invita a superare la contrapposizione: «Il problema non è scegliere astrattamente tra petrolio sì e petrolio no, ma costruire un equilibrio tra interesse energetico nazionale, salute e ambiente, lavoro, sviluppo e futuro della regione, anche quando il petrolio non ci sarà più».«La Basilicata ha dato e continua a dare molto al Paese» e le estrazioni hanno prodotto risorse importanti, ma «non sempre, anche nelle stagioni nelle quali il centrosinistra ha avuto responsa-

bilità di governo, siamo riusciti a trasformare quella ricchezza in sviluppo strutturale e duraturo». Da qui la proposta: «Se l’Italia considera strategiche le risorse energetiche della Basilicata, deve considerare strategico anche il futuro della Basilicata».Cifarelli rilancia quindi la Zona Franca Energetica, già discussa in Commissione consiliare, per trasformare la capacità produttiva regionale in un «vantaggio competitivo strutturale» a sostegno di imprese, investimenti, innovazione e occupazione qualificata. Propone inoltre un «fondo intergenerazionale», alimentato da una quota della ricchezza prodotta dalle risorse naturali e destinato a «conoscenza, ricerca, innovazione, formazione, nuova impresa e trasformazione del sistema produttivo».Il progetto deve riguardare anche «il futuro di Melfi e dell’automotive, politica industriale, infrastrutture, sanità, Università e ricerca, agricoltura, turismo, lavoro e salari» e la questione demografica. «Non serve l’ennesimo catalogo dei problemi. Servono poche priorità strategiche, strumenti, risorse, tempi e responsabilità verificabili».La proposta è mettere allo stesso tavolo Cgil, Cisl e Uil, Confindustria, rappresentanze produttive, Uni-

versità, Comuni, mondo sociale e forze politiche, per costruire «una piattaforma per il futuro della regione».Un percorso che, per Cifarelli, può essere anche la base per costruire l’alternativa al governo regionale: «Non sommando opposizioni, sigle e partiti, ma facendo maturare un progetto capace di parlare alla società lucana e di indicare una diversa traiettoria». Perché «l’alternativa, prima ancora di essere una coalizione, deve essere un progetto per la Basilicata».


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Respinta l’istanza cautelare di Legambiente, si va in udienza il 23 settembre. Il sindaco di Abriola: «Basta allarmismi»

Sellata-Pierfaone, Triunfo: «Il Tar non ha sospeso gli atti impugnati»

ABRIOLA. «Nel grande teatro dei social e dei giudizi affrettati tifare contro le cose che si fanno sta diventando quasi un genere

letterario. Ci si tuffa d'istinto nella certezza del sospetto, decretando torti e ragioni prima ancora che la realtà provi a farsi stra-

da. È la tentazione solita di scambiare un’ipotesi per una sentenza definitiva, bollando ogni tentativo di crescita per il territorio come una minaccia da fermare ad ogni costo. Poi arriva un giudice, legge i documenti e ricorda a tutti che i fatti contano ancora più delle opinioni». Il sindaco di Abriola, Romano Triunfo, commenta così la decisione del Tar della Basilicata che lo scorso 5 settembre ha respinto l’istanza cautelare monocratica presentata da Legambiente contro gli atti del progetto di riqualificazione del Comprensorio sciistico Sellata-Pierfaone. «È un passaggio cruciale precisa Triunfo - che rista-

bilisce la verità di fronte al rumore di fondo e alle ricostruzioni fantasiose delle ultime settimane: il Tribunale Amministrativo, in questa fase, non ha disposto alcuna sospensione degli atti impugnati. Il Presidente del Tar ha sottolineato come non siano stati forniti elementi sufficienti a dimostrare l’imminenza di un danno ambientale, stabilendo che la questione debba essere approfondita nel pieno contraddittorio tra le parti (è prevista l'udienza collegiale il 23 settembre prossimo)». «Affrontiamo questa vicenda - aggiunge il sindaco - con la serietà, la trasparenza e la serenità di chi ha sempre agito nel

pieno rispetto della legge e delle istituzioni giudiziarie. Il futuro del Sellata-Pierfaone è una questione troppo seria per essere abbandonata ad allarmismi o strumentalizzazioni politiche». «Questa comunità merita un confronto basato sui fatti, sul rispetto delle regole e sulla responsabilità. Abriola - conclude Triunfo - non si farà condizionare dalle polemiche preconcette. Continueremo a difendere con determinazione il diritto del nostro territorio a crescere, a valorizzare le proprie risorse e a costruire una prospettiva di sviluppo concreta e sostenibile per l'intero comprensorio».

Il segretario generale Filca Cisl Basilicata commenta le risorse destinate alla rigenerazione urbana Il progetto sperimentale parte dal Galilei di Potenza

Casorelli: «La rigenerazione urbana IA e scuola, al via occasione di crescita per la Basilicata» la formazione per docenti e personale

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ltre 47 milioni di euro di risorse FSC destinati ai Comuni lucani per interventi di rigenerazione urbana, con proposte finanziabili da 1 a 2,5 milioni di euro. Una notizia che la Filca Cisl Basilicata accoglie positivamente. Le risorse possono rappresentare un'occasione concreta per recuperare spazi e immobili inutilizzati, creare nuovi servizi, valorizzare il patrimonio dei nostri territori e contribuire a contrastare lo spopolamento. «La rigenerazione urbana in Basilicata non è soltanto recuperare edifici o riqualificare piazze: significa restituire vita ai luoghi, sicurezza alle comunità e nuove opportunità ai cittadini», sottolinea Angelo Casorelli, segretario Gene-

rale della Filca Cisl Basilicata. «Rigenerare i nostri borghi e le nostre città – prosegue Casorelli - significa rendere gli spazi pubblici più accessibili e vivibili, sostenere imprese, giovani e nuove idee e coinvolgere cittadini, associazioni e istituzioni nella costruzione del futuro delle comunità. La Basilicata ha bisogno di progetti capaci di tenere insieme memoria e innovazione, identità e sviluppo». «Perché ogni edificio recuperato, ogni piazza riqualificata e ogni spazio restituito alla comunità può diventare un investimento concreto contro lo spopolamento e per l'attrattività del territorio. Rigenerare significa non lasciare indietro nessun luogo e nessuna comunità» conclude Casorelli.

renderà il via il 10 settembre 2026 il percorso formativo sperimentale sull’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale realizzato dal Liceo Scientifico “G. Galilei” di Potenza in collaborazione con la Regione Basilicata, con il coinvolgimento del team digitale dell’istituto e dei referenti regionali. L’iniziativa rientra nel programma regionale “Digitale facile”, promosso dall’Ufficio Transizione digitale, servizi informativi e comunicazione della Regione Basilicata in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale, con l’obiettivo di rafforzare le competenze digitali e ridurre il divario tecnologico sul territorio. Il corso punta a fornire a docenti e personale scolastico strumenti per un uso consapevole ed efficace dell’IA nella didattica, nell’organizzazione e nei processi amministrativi. Il modello sperimentale potrà inoltre essere replicato in altre scuole della Basilicata. La formazione, curata dall’ingegnere Santo Maggio, sarà articolata in due fasi. La prima, dedicata ai fondamenti dell’IA, prevede incontri plenari il 10 e 17 settembre e l’8 ottobre, affiancati da laboratori pratici individuali. La seconda, dedicata all’uso avanzato dell’IA, si svolgerà tra novembre e dicembre, con conclusione prevista entro il 18 dicembre. Il progetto si inserisce nel percorso di innovazione digitale promosso dalla Regione Basilicata e mira a rafforzare la cultura tecnologica nel mondo della scuola, accompagnando gli istituti alle nuove sfide della trasformazione digitale.


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Secondo Federcartolai Potenza, cancelleria e materiale aumentano tra il 2 e il 4%, mentre i testi registrano un rialzo dell’1,8%

Caro scuola, meno allarmi più aiuti Confcommercio propone detrazione POTENZA. «Continuare a parlare dei libri scolastici soltanto come di una spesa è sbagliato: lo studio non è un costo, ma un investimento sulle competenze e sul futuro dei nostri giovani». È il messaggio che arriva da Confcommercio Potenza, Ali Confcommercio e Federcartolai alla vigilia del nuovo anno scolastico, attraverso il presidente di Confcommercio Potenza Angelo Lovallo, che rilancia sul territorio le proposte avanzate dalla categoria a livello nazionale. Il tema del cosiddetto «caro scuola» torna puntualmente a settembre, ma secondo Confcommercio è necessario distinguere gli aumenti effettivi dei prezzi dagli allarmi costruiti su stime generalizzate, che rischiano di offrire alle famiglie una fotografia distorta della spesa e, allo stesso tempo, di penalizzare un'intera rete di piccoli esercizi commerciali. «I cartolai i conti li fanno ogni giorno – sottolinea Lovallo – e per questo riteniamo fondamentale riportare il dibattito sui numeri reali. Le famiglie hanno diritto a sapere quanto spendono effettivamente e per quali prodotti, senza cifre indistinte che finiscono soltanto per alimentare l'allarme». Secondo la rilevazione di Federcartolai, realizzata raccogliendo i dati di centinaia di esercizi, uno zaino base si colloca generalmente tra 40 e 50 euro, l'astuccio a tre cerniere tra 19 e 29 euro, quello semplice tra 5 e 15 euro, il dia-

rio tra 16 e 25 euro, mentre il set di quaderni e copertine oscilla tra 12 e 20 euro. Una calcolatrice scientifica può arrivare a 18 euro e la cancelleria completa a circa 14 euro. Per i libri di testo, la spesa è naturalmente più variabile e può arrivare fino a 350 euro per la prima media. «Numeri alla mano – continua Lovallo – non possiamo accettare che il lavoro quotidiano delle cartolerie venga rappresentato attraverso cifre a effetto che non trovano riscontro nella realtà dei nostri negozi. Dietro ogni cartoleria c'è un'attività di prossimità che serve le famiglie durante tutto l'anno, non soltanto nel periodo del rientro scolastico». I dati indicati da Federcartolai parlano di aumenti nell'ordine del 2-4% per cancelleria e materiale scolastico e dell'1,8% per i libri di testo 2026/2027, va-

lori che, secondo l'associazione, sono ben diversi dagli allarmi che ciclicamente accompagnano l'avvio dell'anno scolastico. LIBRI, UN INVESTIMENTO DA SOSTENERE Sul tema interviene anche Paolo Ambrosini, presidente di Ali Confcommercio, che riconosce al Governo l'aumento delle risorse destinate alle famiglie più fragili e l'intervento sui tetti di spesa dei libri dopo anni di mancato adeguamento all'inflazione. «Sono passi nella giusta direzione – sostiene Ambrosini – ma è necessario fare un ulteriore passo avanti». La proposta è quella di introdurre una detrazione fiscale per l'acquisto dei libri scolastici, misura sostenuta da Ali Confcommercio da decenni e che oggi raccoglie consensi anche nel mondo editoriale e tra importanti realtà

sociali. «Come Confcommercio Potenza – afferma Lovallo – riteniamo che sostenere il diritto allo studio significhi anche aiutare concretamente le famiglie a sostenere i costi dell'istruzione. Una detrazione fiscale per i libri scolastici sarebbe una misura semplice, strutturale e immediatamente comprensibile». Per Ali Confcommercio occorre inoltre rivedere i tetti di spesa per i libri scolastici, introdotti con l'obiettivo di tutelare le famiglie ma divenuti nel tempo un meccanismo complesso, che può finire per condizionare le scelte didattiche senza risolvere alla radice il problema dei costi. IL RUOLO DELLE CARTOLERIE Federcartolai richiama anche il ruolo svolto dagli esercizi di prossimità nella distribuzione dei libri scolastici per le scuole primarie, la cui fornitura è a carico dei Comuni. Un servizio che, sottolinea la categoria, viene garantito dalle cartolerie mentre la grande distribuzione spesso non lo considera economicamente conveniente. «Questa rete di piccoli negozi rappresenta un presidio economico e sociale dei nostri territori – evidenzia Lovallo –. Non possiamo ricordarci delle cartolerie soltanto quando arriva settembre. Sono imprese che offrono un servizio alle famiglie, conoscono i clienti, garantiscono assistenza e contribuiscono alla vitalità dei cen-

tri urbani». Altro strumento da valorizzare è la Carta dello Studente, che consente di ottenere uno sconto del 10% sulla cancelleria. Un beneficio che, secondo Federcartolai, dovrebbe essere maggiormente conosciuto dalle famiglie. «DALLE POLEMICHE ALLE SOLUZIONI» La posizione di Confcommercio è quindi quella di superare la contrapposizione tra famiglie, scuola, imprese e istituzioni. «Su un tema così delicato non servono slogan né una gara a chi comunica la cifra più alta – conclude Lovallo –. Servono dati verificabili, confronto e soluzioni. Famiglie, scuola, imprese e istituzioni devono sedersi allo stesso tavolo per individuare strumenti capaci di ridurre il peso economico dell'anno scolastico senza scaricare i costi su un'unica parte». Tra le priorità indicate da Confcommercio figurano dunque detraibilità delle spese per i libri scolastici, sostegno alle famiglie più fragili, revisione dei tetti di spesa e valorizzazione della rete delle cartolerie e dei negozi di prossimità. «La scuola – conclude il presidente di Confcommercio Potenza – è il primo investimento che una comunità fa sul proprio futuro. Aiutare le famiglie a sostenere questo investimento significa rafforzare il futuro dei nostri ragazzi e, allo stesso tempo, difendere una rete di imprese che ogni giorno svolge un servizio essenziale sul territorio».

Le diocesi di Matera-Irsina e Tricarico raccolgono materiale scolastico da destinare ai bambini e ai ragazzi delle famiglie fragili

Grazie alla Caritas la solidarietà torna tra i banchi TRICARICO. In vista della riapertura delle scuole, l’Arcidiocesi di Matera-Irsina e la Diocesi di Tricarico promuovono “Un piccolo gesto per un grande inizio”, una raccolta solidale di materiale scolastico destinato ai bambini e ai ragazzi delle famiglie in difficoltà. Su impulso di mons. Benoni Ambarus, arcivescovo di Matera-Irsina e vescovo di Tricarico, l’iniziativa sarà proposta in tutte le

parrocchie delle due diocesi, coinvolgendo le comunità in un’azione concreta di sostegno all’avvio del nuovo anno scolastico. È possibile donare quaderni, penne, matite, colori, forbici, colla, zaini e astucci, consegnando il materiale direttamente presso la propria parrocchia. Alle Caritas parrocchiali viene chiesta la disponibilità a coordinare il servizio, curando la raccolta e la distribuzione del mate-

riale alle famiglie che ne hanno bisogno, con attenzione alle situazioni presenti nei diversi territori. L’iniziativa intende rispondere a un’esigenza particolarmente avvertita all’inizio dell’anno scolastico, quando l’acquisto del corredo necessario può rappresentare un costo rilevante per i nuclei familiari più fragili. Le singole comunità parrocchiali comunicheranno tempi e modalità della raccolta.


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Bolognetti prosegue l’azione nonviolenta. All’Ordine dei Giornalisti: «Sono qui disarmato e chiedo risposte»

Democrazia e libertà di stampa: «Il digiuno prosegue ad oltranza»

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__Silvana Arbia e Maurizio Bolognetti

DI MAURIZIO BOLOGNETTI*

pesso sento parlare della necessità di abbattere muri e di essere costruttori di pace. Ebbene io credo che il miglior modo per costruire la pace sia lavorare per diffondere nel mondo la democrazia. Per dirla meglio, e visto il contesto nel quale viviamo e operiamo, occorre ridare alle democrazie contenuti che vanno sempre più sbiadendo nella misura in cui, in maniera sempre più evidente, le democrazie vanno trasformandosi in oligarchie. Occorre ed è ovvio non solo ridare senso, forza e contenuto alle nostre democrazie, ma anche lavorare per l’affermazione della democrazia in quella maggioranza assoluta di paesi che sono considerati con diverse sfumature regimi totalitari. Sarò anche un disco rotto, ma devo ripetere che ciò che caratterizza ed è sinonimo di democrazia è il diritto umano alla conoscenza. Diritto alla conoscenza e democrazia sono sinonimi. Nel rapporto licenziato quest’anno da “Reporters Without Borders”, l’Italia si colloca in una posizione poco lusinghiera in materia di libertà di stampa: siamo cinquantaseiesimi in compagnia della Romania. Nutro da sempre un’ambizione smisurata, che condivido con i miei compagni e con

tutti coloro con cui riesco ad interfacciarmi: provare ad essere un attivatore di democrazia e diritti. È nel contesto sommariamente descritto che va collocata la mia ennesima azione nonviolenta, iniziata alle 23.59 del 26 agosto 2026 e incardinata su una vicenda paradigmatica. La mia, in estrema sintesi, è fame di democrazia e libertà. Ed è una fame che provo ad estinguere attraverso il mio digiuno di dialogo in di-

fesa della libertà di stampa e di espressione, del diritto di cronaca e di critica. Nelle scorse ore la giurista Silvana Arbia, a cui ho riferito le ragioni della mia lotta, mi ha scritto quanto segue: "Caro Maurizio, condivido le tue considerazioni sulla soppressione di libertà che pensavamo fossero effettivamente tutelate. Se non agiamo il ruzzolone verso il caos profondo, ove solo pochi comandano a una

massa inerme e ignava, sarà inevitabile. Sostengo, pertanto, la tua azione!". A farle eco il confortante scambio di opinioni che ho avuto con Padre Carlo Maria Veronesi, collaboratore di Radio Pace. Sono qui disarmato e chiedo risposte all’ODG e al Consiglio Territoriale dell’ODG. Si è consumata una grave violazione della legge che nel 1963 ha istituito l'Ordine dei Giornalisti, al quale pure sono iscritto da circa 19 anni. Lascia attoniti e dovrebbe indurre tutti a riflettere il silenzio tombale da parte di chi, per ruolo e funzione, avrebbe dovuto intervenire sulle minacce e le intimidazioni che ho ricevuto. Peggio mi sento se considero che quel silenzio è stato malamente giustificato con non so quali provocazioni. Chi governa l’Odg in Basilicata ha di fatto giustificato il ricorso alla violenza nei confronti di chi vuol far luce su ciò che è nascosto. Non posso che continuare ad oltranza in difesa sempre e comunque del diritto umano a poter conoscere per deliberare. Ricordo me stesso anche alle belle parole pronunciate da Winston Churchill: “Tutte le grandi cose sono semplici, e molte possono essere espresse in semplici parole: libertà, giustizia, onore, pietà, speranza”. * GIORNALISTA FREELANCE E SEGRETARIO DEI RADICALI LUCANI

__Grafico estratto dal report 2026 dell'Economist sullo stato della democrazia nel mondo nel 2025


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All'Italian Pavilion presentato il cortometraggio con Riccardo Scamarcio e le nuove opportunità per attrarre produzioni sul territorio

Lucana Film Commission, grande interesse per una Basilicata sempre più terra di cinema

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rande interesse e partecipazione all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia per «Quando il cinema è territorio», l’incontro promosso ieri dalla Lucana Film Commission e ospitato all’Italian Pavilion dell’Hotel Excelsior al Lido di Venezia.Un’occasione per presentare, in una delle più importanti vetrine internazionali dedicate al cinema, i progetti e le opportunità messe in campo dalla Fondazione per sostenere il comparto audiovisivo, attrarre nuove produzioni e valorizzare la Basilicata, le sue storie e i suoi talenti. Al panel sono intervenuti Chiara Sbarigia, presidente dell’Associazione Produttori Audiovisivi (APA), Margherita Gina Romaniello, presidente della Lucana Film Commission, e l’attore e produttore Riccardo Scamarcio.«Abbiamo raccontato a Venezia il lavoro che la Lucana Film Commission ha messo in campo nell’ultimo anno per valorizzare il territorio e, soprattutto, chi ne esprime la vocazione cinematografica – ha sottolineato la presidente Margherita Gina Romaniello –. Un percorso fatto di progetti, di attenzione al lavoro delle sale cinematografiche e di apertura ai nuovi linguaggi del cinema. Il cortometraggio «Stupor Mundi» ha raccolto grande interesse nella sala gremita dell’Italian Pavilion ma, cosa per noi ancora più importante, ha suscitato in molti il desiderio di venire in Basilicata e scoprirla con occhi nuovi: la terra dei castelli

federiciani, immersi in paesaggi capaci di raccontare storie già al primo sguardo. Diversi produttori hanno già manifestato la volontà di aderire alla manifestazione di interesse che abbiamo annunciato durante il panel. La apriremo a breve e ci consentirà di individuare nuovi progetti che possano essere ambientati in Basilicata, trasformando questo interesse in opportunità concrete per il territorio».Tra i temi al centro dell’incontro il bando PO Val d’Agri, con una dotazione finanziaria di 1,5 milioni di euro per sostenere la realizzazione di film, serie, documentari e cortometraggi nei 35 Comuni interessati dall’iniziativa. Un intervento con cui la Lucana Film Commission punta ad attrarre nuove produzioni e a trasformare il territorio in parte integrante del racconto audiovisivo.«Abbiamo portato anche al Festival del Cinema di Venezia il bando PO Val d’Agri, che ha suscitato ulteriore interesse – ha dichiarato Dina Sileo, direttrice amministrativa della Lucana Film Commission –. Auspichiamo che questa opportunità possa rappresentare un elemento di attrattività per i numerosi produttori e registi che abbiamo avuto modo di incontrare in questi giorni a Venezia, contribuendo a portare nuove produzioni sul territorio lucano».Spazio anche a «Meet Us at Cinema & Screenbook», i progetti dedicati all’audience development e alla film education, pensati per rafforzare il rapporto tra il

pubblico, le sale cinematografiche lucane e il linguaggio audiovisivo.«La Lucana Film Commission è oggi una delle Film Commission più attente alle molte sollecitazioni che arrivano dal mondo dell’audiovisivo – ha affermato la presidente dell’Associazione Produttori Audiovisivi (APA), Chiara Sbarigia –. L’attenzione alle sale cinematografiche, i progetti speciali e di grande impatto, come quello presentato qui a Venezia, e il percorso verso il Green Film confermano il ruolo che una Film Commission non deve mai smettere di svolgere: guidare il territorio, sapendo intercettare e accompagnare le nuove tendenze e le trasformazioni del settore, senza mai perdere la propria identità».Nel corso dell’appuntamento è stato

inoltre presentato «Stupor Mundi – Sulle tracce di Federico II in Basilicata», progetto dedicato alla figura dell’imperatore e al suo rapporto con il territorio lucano. Riccardo Scamarcio è intervenuto in qualità di co-produttore e interprete del making of. Al termine del panel è stata proiettata l’opera, della durata di 20 minuti, con Scamarcio e la regia di Francesco Lopez.«Federico II rappresenta per me una figura quasi mitologica, di cui sento parlare fin da bambino – ha raccontato Riccardo Scamarcio –. Con questo film, al quale lavoriamo da circa dieci anni, abbiamo voluto raccontare anche luoghi della Basilicata profondamente legati alla sua storia, come il castello di Melfi. La sua idea di dialogo tra la cultura occidentale e il mon-

do arabo affronta temi estremamente attuali, che nel film mettiamo in relazione con il presente. Margherita Romaniello ha avuto grande lungimiranza e la sua esperienza cinematografica ci ha aiutato a stimolare un processo culturale positivo, che può fare bene alla società e anche all’economia».La presenza della Lucana Film Commission al Lido proseguirà l’11 settembre, quando sarà presentato in anteprima nazionale il documentario «Uno si distrae al bivio», scritto e diretto dalla regista lucana Alessandra Lancellotti e selezionato alle Giornate degli Autori, giunte alla 23ª edizione. La Lucana Film Commission accompagnerà la presentazione dell’opera, tra i progetti vincitori del bando «Lucana Doc» promosso dalla Fondazione.


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Le testimonianze di due famiglie premiano il lavoro dei reparti di Rionero e Potenza nella presa in carico dei pazienti più fragili

Crob e San Carlo, sanità da primato Cure e umanità sfidano i pregiudizi POTENZA. Esiste una narrazione radicata, quasi un riflesso condizionato, che ci spinge a guardare sempre altrove quando si parla di sanità, a credere che l’eccellenza abiti soltanto oltre i confini regionali o in chissà quali centri blasonati. Poi arrivano le storie reali, quelle scritte nei corridoi degli ospedali lucani, a smontare i luoghi comuni e a restituire la dimensione più autentica della cura: la competenza professionale unita a un’umanità che fa la differenza. Dall’Irccs Crob di Rionero in Vulture all’Azienda ospedaliera regionale San Carlo di Potenza, le testimonianze dirette di chi affronta la malattia tracciano il profilo di una sanità pubblica lucana che funziona e sa prendersi cura delle persone nel momen-

to della massima fragilità. Un messaggio indirizzato all’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico, racconta la storia di un cittadino di Policoro che ha accompagnato la pro-

pria moglie al Crob di Rionero per un delicato intervento chirurgico. L’operazione, perfettamente riuscita, è stata eseguita dal dottor Vagliasindi e dalla dottoressa Izzo, primaria

di Chirurgia all’ospedale di Melfi. Oltre alla precisione tecnica, a rimanere impresse sono state l’accoglienza e le qualità umane dell’intero gruppo: un modello di riferimento che dimostra come sia possibile costruire mentalità vincenti e altamente professionali sul territorio. Accanto a questo episodio si colloca l’encomio espresso da Rita Marsico, presidente dell’associazione “Dalla Basilicata all’Italia non lasciamo indietro nessuno”. Dopo un intervento eseguito fuori regione e le successive complicazioni, la sorella di Rita Marsico è stata accolta e presa in carico al San Carlo di Potenza. I reparti di Chirurgia e di Radiologia interventistica hanno gestito l’emergenza con tempestività e accuratezza risoluti-

va. La nota richiama l’operato del primario di Chirurgia, dottor Di Marino, dei dottori Menditto e Casillo e del radiologo interventista, dottor Mancino, insieme a medici, infermieri e personale Oss. Un ringraziamento particolare è stato rivolto anche al dottor Marcello Ricciuti, primario dell’Hospice, per la vicinanza e il supporto offerti. Le due storie evidenziano come la perizia tecnico-scientifica acquisti un valore ancora più profondo quando è accompagnata dall’ascolto, da un sorriso e da una presenza costante nei confronti dei pazienti e delle loro famiglie. Un patrimonio umano e professionale presente nelle strutture della Basilicata, che rappresenta un punto fermo per la sanità pubblica e per la comunità locale.

La Uil Fp sollecita una programmazione pluriennale per coprire le carenze negli ospedali e nei servizi territoriali e assistenziali

«Sanità lucana, in dieci anni persi troppi addetti» POTENZA. Mentre a livello nazionale cresce il numero degli addetti nelle strutture pubbliche del Servizio sanitario nazionale, la Basilicata continua a perdere personale. Tra il 2015 e il 2024 gli organici regionali si sono ridotti del 5,4 per cento. A richiamare l’attenzione sul dato è la Uil Fp Basilicata, che chiede un piano pluriennale fondato su assunzioni, concorsi e stabilizzazioni per superare una gestione dei servizi ancora segnata dall’emergenza. I numeri emergono dal Rapporto 2024 sul personale del Servizio sanitario nazionale, pubblicato dal ministero della Salute. Nel Paese gli addetti delle strutture pubbliche sono 727.829, in aumento dell’1,6 per cento rispetto al 2023. Nel corso dell’anno sono state registrate 58.311 assunzioni a fronte di 47.238 cessazioni, con un saldo positivo che però non trova riscontro in Basilicata. Per il segretario generale regionale della Uil Fp, Giuseppe Verrastro, la contrazione avvenuta nell’arco di dieci anni colloca la regione in una posizione di forte svantaggio e produce conseguenze dirette sull’organizzazione quotidiana dell’assistenza. «La riduzione degli organici significa maggiori carichi di lavoro, difficoltà nella copertura dei turni, ricorso allo straordinario e

maggiore pressione sui lavoratori», sottolinea il sindacato. Alla diminuzione del personale si aggiunge il progressivo invecchiamento degli addetti. L’età media nel Servizio sanitario nazionale è pari a 48,4 anni, sale a 49,3 anni tra i medici e si attesta a 46,9 anni tra gli infermieri. Dati che, secondo la Uil Fp, rendono il ricambio generazionale una priorità non più rinviabile. Il prossimo corso-concorso per l’assunzione di 263 infermieri, insieme al reclutamento di altro personale tecnico e ostetrico, viene considerato un passaggio importante, ma non sufficiente a colmare le carenze accumulate. Il sindacato chiede che una particolare attenzione venga riservata agli operatori sociosanitari, figure ritenute indispensabili per assicurare la continuità dell’assistenza nei reparti, nelle strutture territoriali e nei servizi dedicati alle persone più fragili. La richiesta è di predisporre un piano di assunzioni anche per gli operatori sociosanitari, costruito sulle necessità effettive delle strutture ospedaliere, territoriali e assistenziali. La Uil Fp invita inoltre le aziende sanitarie a utilizzare gli aggiornamenti dei Piao per rimodulare i programmi di reclutamento, tenendo conto delle carenze reali, dei pensionamenti attesi e dell’evoluzione dei servizi. La programmazione, evi-

denzia il sindacato, non può limitarsi a rispondere alle emergenze, ma deve svilupparsi su un orizzonte pluriennale. Un ulteriore passaggio riguarda la manovra di bilancio per il 2027. L’auspicio espresso dalla federazione è che il provvedimento consenta di superare gli attuali vincoli e di sbloccare nuove assunzioni nel sistema sanitario. Le necessità indicate riguardano infermieri, operatori sociosanitari, tecnici, professionisti della riabilitazione, personale amministrativo e tutte le altre figure indispensabili al funzionamento dei servizi.

Il sindacato sollecita quindi un confronto con la Regione e con le aziende sanitarie affinché il quadro dei fabbisogni venga aggiornato e trasformato in un calendario certo di concorsi e stabilizzazioni. «La Basilicata ha bisogno di più personale e di una programmazione pluriennale», afferma Verrastro. Il rafforzamento degli organici, aggiunge, è indispensabile per alleggerire la pressione sui dipendenti e assicurare prestazioni adeguate ai cittadini. «La qualità dell’assistenza passa prima di tutto dalla qualità e dalla quantità degli organici», conclude la Uil Fp.


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Il capogruppo regionale di Ol-Iv richiama l’attenzione sul Centro del San Carlo, che assiste circa 170 pazienti anche da fuori Basilicata

Fibrosi cistica, Polese: «Bisogna rafforzare le cure» POTENZA. «In occasione della Giornata mondiale della fibrosi cistica, che si celebra domani, 8 settembre, è fondamentale accendere i riflettori su una malattia genetica grave e multiorgano, nota come la patologia che “toglie il respiro”, che in Italia colpisce oltre 6 mila persone. Trattandosi di una malattia che spesso non lascia segni visibili all’esterno, accrescere la consapevolezza collettiva significa prima di tutto abbattere le barriere sociali e culturali dell’isolamento, trasmettendo forza e vicinanza ai pazienti e alle loro famiglie». Così il capogruppo regionale di Orgoglio Lucano-Italia Viva, Mario Polese, che aggiunge: «All’opera di sensibilizzazione deve però affiancarsi la concretezza della presa in carico sanitaria. Ad oggi non esiste ancora una cura risolutiva; per questo diventa vitale garantire continuità assistenziale e cure di elevata qualità, affidate a personale medico e paramedico altamente specializzato». «Un plauso – sottolinea Polese –

va al Centro di cura della fibrosi cistica dell’Azienda ospedaliera “San Carlo” di Potenza, un vero punto di riferimento regionale ed extraregionale, che ha attualmente in carico circa 170 pazienti, molti dei quali provenienti da fuori regione. Per tutelare questo presidio e rispondere al meglio ai bisogni di salute, è lodevole la stretta sinergia promossa con l’assessorato alla Salute, con la direzione generale del San Carlo e con i medici specializzati, che a livello regionale stanno portando avanti un confronto costruttivo insieme alla Lega italiana fibrosi cistica della Basilicata Odv, a cui vanno le mie congratulazioni per i 35 anni di straordinaria attività al servizio della comunità». «Nonostante le oggettive difficoltà legate alla carenza di organico medico, sono certo che l’impegno corale sia la strada maestra per garantire a ogni paziente il diritto fondamentale a cure adeguate e a una vita dignitosa», conclude il capogruppo di Ol-Iv.

Sulla sanità lucana il capogruppo di Bcc accusa Latronico: «I lucani non riescono a curarsi e l’assessore ha perso il contatto con la realtà»

Liste d’attesa, è scontro sul piano Vizziello boccia la linea regionale POTENZA. «Il governo Meloni adotta il nuovo Piano nazionale di governo delle liste d’attesa, che prova a incidere su quello che è il problema dei problemi della sanità italiana e lucana, vale a dire le liste d’attesa, e l’assessore Latronico risponde sostanzialmente che la nostra regione non ne ha bisogno, perché la Basilicata è già strutturata. Quanta arroganza: la verità è che i lucani non riescono a curarsi e l’assessore Latronico ha perso il contatto con la realtà». Ad affermarlo, in una nota, è il capogruppo in Consiglio regionale di Basilicata Casa Comune, Giovanni Vizziello. «Il Piano sulle liste d’attesa, varato dal ministro Schillaci a giugno e divenuto effettivo a fine agosto con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, interviene tanto sull’offerta quanto sulla domanda relativa alle prestazioni sanitarie destinate ai cittadini – spiega Vizziello – e lo fa con disposizioni di assoluto buonsenso, come l’unificazione di

tutta l’offerta disponibile, pubblica e privata, in un solo Centro unico di prenotazione, Cup; la necessità per le aziende sanitarie e ospedaliere di offrire al cittadino, in tempi certi, una soluzione al problema di una visita o di un esame di laboratorio da eseguire in tempi brevi e, in realtà, disponibile solo tra un anno; o le disposizioni sull’appropriatezza prescrittiva, che mirano a

erogare le prestazioni in favore di quanti effettivamente ne hanno bisogno, responsabilizzando gli stessi cittadini, chiamati a pagare comunque il ticket qualora non si presentino nel giorno fissato per la prestazione senza aver disdetto». «Quelle elencate – sottolinea l’esponente di Basilicata Casa Comune – sono circostanze che si verificano in Basilicata o so-

no appannaggio esclusivo di altre regioni, per cui la Basilicata può permettersi il lusso di non provare ad affrontarle recependo il nuovo Piano delle liste d’attesa?». «Dopo aver annunciato urbi et orbi che la Basilicata è la regione più puntuale d’Italia per le visite specialistiche, con l’Agenas che gli ha ricordato come sia facile risultare primi quando l’85% delle

prenotazioni è in classe P, e cioè da erogare entro 120 giorni, la nuova perla dell’assessore Latronico è che sulle liste d’attesa la Basilicata è messa talmente bene da poter anche rinunciare al nuovo Piano nazionale di governo delle liste d’attesa: l’ennesima dimostrazione della lontananza dell’assessore Latronico rispetto alle esigenze di salute dei lucani».


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Basilicata 24 Ore

martedì 8 settembre 2026

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Il segretario Carmine Vaccaro sul modello Friuli: «Integrare i medici di famiglia è utile, ma bisogna tutelare i piccoli comuni e la popolazione anziana»

Sanità, Uilp: «Case della Comunità sì, ma senza svuotare i territori»

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a proposta avanzata in Friuli Venezia Giulia dalla Fimmg, di portare gli studi dei medici di medicina generale all’interno delle Case della Comunità, merita di essere discussa e valutata anche in Basilicata. Ma deve inserirsi in un progetto complessivo di riorganizzazione della sanità territoriale e non può tradursi nell’impoverimento dei servizi nei piccoli comuni e nelle aree interne». È quanto sostiene il segretario regionale della Uil Pensionati Basilicata, Carmine Vaccaro, intervenendo nel dibattito sull’organizzazione delle Case della Comunità e sul ruolo dei medici di medicina generale. Una posizione che si inserisce nel solco della recente presa di posizione della Uilp Basilicata.«Avevamo già denunciato – ricorda Vaccaro – il rischio che le Case della Comunità potessero trasformarsi in semplici contenitori, senza personale sufficiente e senza un vero modello organizzativo innovativo. Il nodo principale resta la carenza di medici e operatori sanitari. Proprio per questo dobbiamo avere il coraggio di discutere anche soluzioni nuo-

ve». L’esperienza del Friuli può rappresentare uno spunto.«Abbiamo una contraddizione da affrontare – spiega Vaccaro –: da una parte strutture territoriali da rendere pienamente operative, dall’altra una forte carenza di professionisti. Se l’integrazione degli studi dei medici di famiglia nelle Case della Comunità può consentire di concentrare servizi e competenze e migliorare l’accessibilità per i cittadini, allora è giusto discuterne». Ma la Uil Pensionati pone una condizione precisa: «Non possiamo risolvere il problema semplicemente spostando i medici da una sede all’altra. In Basilicata – aggiunge Vaccaro – abbiamo piccoli comuni, aree interne, popolazione anziana e territori nei quali anche raggiungere un servizio sanitario può diventare difficile. Se trasferiamo il medico di famiglia nella Casa della Comunità e lasciamo scoperto il territorio di provenienza, avremo semplicemente spostato il problema».Per la Uilp occorre quindi costruire un modello capace di integrare medicina generale, infermieristica di comunità, assistenza domiciliare, specialistica, te-

lemedicina e servizi sociali. «La Casa della Comunità deve diventare il luogo dove questi servizi si incontrano e lavorano insieme – afferma Vaccaro –. Deve essere un punto di riferimento per l’anziano e per la sua famiglia, capace di garantire una presa in carico più efficace e di ridurre, quando possibile, il ricorso al pronto soccorso».Resta centrale anche il problema delle liste d’attesa. «Mentre discutiamo di organizzazione – sottolinea Vaccaro – migliaia di cittadini continuano ad aspettare mesi per una visita o un esame. Per un pensio-

nato con una pensione bassa, il ricorso al privato non è una soluzione. La sanità territoriale deve servire anche a ridurre questa distanza tra il bisogno di salute e la risposta del servizio pubblico».Da qui la richiesta alla Regione di aprire un confronto. «Non possiamo continuare ad arrivare in ritardo e senza una visione complessiva. Chiediamo un confronto serio sul modello organizzativo delle Case della Comunità, coinvolgendo sindacati, Comuni, medici, professionisti sanitari e rappresentanze dei cittadini. Guardiamo dunque con

interesse alla proposta che arriva dal Friuli – conclude Vaccaro – ma tenendo conto delle specificità lucane. Se le Case della Comunità devono essere il cuore della nuova sanità territoriale, facciamole funzionare davvero: portiamo dentro servizi e professionisti, ma manteniamo una presenza sanitaria capillare nei territori. La sfida non è riempire gli edifici del Pnrr, ma fare in modo che un anziano di un piccolo comune della Basilicata possa trovare vicino a casa una risposta sanitaria adeguata, tempestiva e integrata».


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Potenza

martedì 8 settembre 2026

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Il sindacato chiede interventi strutturali dopo il confronto con i lavoratori, dalla gestione del personale alla sicurezza degli immobili comunali

Comune di Potenza, le priorità della Fp Cgil «Servono risposte su personale e sicurezza»

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onsenso alla preintesa del Contratto collettivo nazionale delle Funzioni locali, ma anche preoccupazione per le criticità interne al Comune di Potenza. È quanto emerso dalle assemblee della Fp Cgil con il personale nelle sedi di Sant’Antonio la Macchia e di via Nazario Sauro.Al centro degli incontri l’illustrazione dei contenuti del rinnovo 2025-2027, sottoscritto anche dalla Fp Cgil, che prevede aumenti contrattuali, una clausola di salvaguardia per i salari e novità sul fronte delle ferie, dei caregiver, delle persone con disabilità, dell’intelligenza artificiale e del lavoro a distanza.Dal confronto sono però emerse le

difficoltà legate alla carenza di personale, nonostante le nuove assunzioni. Secondo il sindacato, la situazione continua a determinare un forte sovraccarico per i dipendenti, chiamati a garantire i servizi con organici insufficienti. Particolare attenzione viene chiesta per la Polizia municipale, che presenta, secondo la Fp Cgil, una grave carenza di organico e necessita di un potenziamento.Un’altra criticità riguarda il fondo per il salario accessorio, giudicato storicamente insufficiente. Il sindacato chiede inoltre lo sblocco della produttività relativa al 2024, definendo «inaccettabile» il mancato pagamento delle somme dovute ai lavorato-

ri, e sollecita l’apertura del confronto sulla regolamentazione del lavoro agile.Tra le questioni più urgenti c’è poi quella della sicurezza degli ambienti di lavoro e dello stress termico. Le elevate temperature registrate durante il periodo estivo e le persistenti criticità microclimatiche, sottolinea la Fp Cgil, si ripetono da anni e provocano condizioni di disagio per il personale, con possibili ripercussioni sulla salute e sulla sicurezza.Il sindacato ricorda di aver già sollecitato il Comune, anche nelle precedenti amministrazioni, chiedendo interventi adeguati senza arrivare a una soluzione definitiva. Da qui la richiesta di aprire un tavolo di confronto per pro-

grammare interventi strutturali sugli immobili comunali e garantire ambienti idonei per dipendenti e cittadini.«La salute e la dignità di chi lavora non possono essere messe in secondo piano», ribadisce la

Fp Cgil, indicando il personale come una priorità per l’amministrazione comunale. «Senza personale adeguato, qualificato e motivato, non ci sono servizi, non c’è Pnrr che tenga, non c’è coesione territoriale».

Una ricorrenza tra fede, solidarietà e comunità, Don Donato Lauria «I giovani devono essere sempre presenti e attivi in questi momenti»

Nel Rione Cocuzzo la festa in onore della Beata Vergine

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DI FRANCESCO MENONNA

evozione, impegno, partecipazione e discernimento cattolico. Questo il leit motiv della festa della Beata Vergine Maria in programma nel Rione Cocuzzo a Potenza grazie all'organizzazione della Chiesa Maria Santissima Immacolata del Rione Cocuzzo, diretta dal parroco, don Donato Lauria. Tanto impegno, molte attività in programma costituiscono il punto di forza della festa partita sabato pomeriggio con le confessioni dei cresimandi, dei padrini e delle madrine e le prove generali della confessione. Tre le Sante Messe in programma domenica, alle 8:30, alle 11 e alle 19. Ieri pomeriggio invece il Vescovo di Potenza-Marsico Nuovo e Muro Lucano, Monsignor Davide Carbonaro ha officiato la celebrazione religiosa. Oggi invece all 11 si terrà il Santo Rosario alle 12 la Supplica alla Beata Vergine, alle 17:30 nuovo momento liturgico con il Santo Rosario, alle 18 il Vespro solenne, alle 18:30 la Santa Messa e successivamente la Processione e il saluto a Maria e la benedizione. Per quanto riguarda le iniziative culturali domenica si è svolta la kermesse dedicata alla povertà, alle storie di riscatto con la collaborazione di Magazzini Sociali, il talk show dal titolo Per dar voce alle persone ha fatto da sfondo ad un pomeriggio di grande aggregazione, tra associazioni sindacali, organizzazioni impegnate tutti i gior-

ni nel sociale. Alle 18 tutti in piazza per lo Schiuma Party. Ieri invece si è svolta la giornata dedicata alla salute e allo sport con attività di prevenzione rivolte ai cittadini, successivamente le arti marziali sono state protagoniste della giornata con tutte le associazioni presenti. Spazio alla risata e al cabaret con Mario Ierace, del trio La Ricotta pronto a far divertire i tanti appassionati di questa festa. L'opening Dj Misu e il format Viva gli anni '90 con tanta musica ha chiuso il programma di festeggiamenti in onore della Beata Vergine Maria. Don Donato Lauria ha coinvolto tutti in questa festa, in primis i giovani e con loro punta a fare della parrocchia un punto di riferimento costante e duraturo nel tempo. Il parroco di Serpentone ha parlato della festa sottolineandone gli aspetti più importanti e significativi. Qual'è il sentimento più bello? «Innanzitutto un grande sentimento di gratitudine va alla Madonna che ci permette ecco di vivere la nostra figliolanza, di sentirci comunità di figli amati. Poi ovviamente questa ricorrenza ci da la possibilità di sentirci anche famiglia, comunità in questo quartiere dove siamo chiamati a testimoniare non soltanto a parole ma soprattutto con i fatti ponendo delle iniziative concrete a favore di tutte quelle povertà che caratterizzano questa nostra società, povertà educativa, povertà sanitaria, povertà alimentare, povertà scolastica. Insomma sono dei vuoti che vanno

colmati non a parole ma attraverso un impegno fattivo, un impegno concreto che la comunità dei credenti non può assolutamente soggiacere». Come ha risposto la comunità? «La comunità come sempre, risponde bene. Teniamo presente che quando dico, risponde bene, è una comunità interessata che si fa coinvolgere, senza escludere ovviamente quella parte della comunità ma questa è una caratteristica un po' di tutti i quartieri che o per età o per anziani o perché diciamo orientati verso religioni spesso diverse, fedi spesso diverse non hanno la possibilità concretamente di partecipare alle iniziative». Lei invece come vive questa festa? «Io la vivo benissimo, perché la si aspetta un anno questa festa. Ho detto prima è la nostra fede nei confronti di Cristo e della Sua Madre Celeste che poi è la Patrona di questa comunità. Quindi la vivo con grande gioia perché so che questi sono momenti importanti nei quali il parroco da anche indicazioni e sollecita il popolo dei fedeli ad una partecipazione attiva sia perché in questa maniera può acquisire maggiore responsabilità nella fede e sia maggiore responsabilità nel sentirsi protagonisti di una comunità di cristiani». Ci sono state difficoltà organizzative? «Le difficoltà ci sono sempre ma grazie ai nostri ragazzi, giovani, adulti le difficoltà si superano sempre. Le difficoltà maggiori sono sempre dal punto di vista amministrativo e delle autorizzazioni nonché ovviamente dal-

l'acquisizione di finanziamenti necessari per poter ecco creare quei momenti sia culturali che musicali e pastorali che necessitano ovviamente di economie». Le prospettive quali sono? «La prospettiva è sempre quella di aumentare la fede nella comunità di che sollecitiamo sempre anche in questa occasione che è la festa patronale. Io spero sempre che i ragazzi e i giovani acquisiscano come dire la mentalità come dire di essere coinvolti in un progetto che li renda responsabili e soprattutto protagonisti. Quindi mi aspetto prima di tutto dei giovani con un protagonismo caritatevole sempre maggiore e dagli adulti che non soltanto siano dei testimoni viventi ma siano anche sollecitatori verso questi giovani per le prospettive che intendono raggiungere».


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Potenza e provincia

martedì 8 settembre 2026

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Il dirigente, classe 1996, è stato presentato dal Questore Gargiulo insieme al nuovo commissario di Melfi Fabozzi: «Spirito di servizio»

Questura di Potenza, cambio alla Mobile: s’insedia il commissario Carmine Placino

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i è insediato ieri il nuovo Dirigente della Squadra Mobile della Questura di Potenza, il Commissario Capo della Polizia di Stato Dr. Carmine Placino. Il Funzionario, che è stato presentato dal Questore Raffale Gargiulo nel corso di una conferenza stampa, sostituisce il Vice Questore Agg. dott. Vincenzo Verrone, trasferito ad altra sede. Proveniente dalla Questura di Matera dove ha ricoperto analogo incarico, ed ancor prima Dirigente del Commissariato distaccato di P.S. di Policoro (MT), il dott. Placino ha maturato una significativa esperienza nel settore investigativo e nella direzione di importanti articolazioni della Polizia di Stato. Napoletano, classe 1996, ha conseguito, nel 2020, la laurea

magistrale in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Napoli "Federico II", con la votazione di 110/110 e lode. Nel 2021 ha svolto il tirocinio formativo ex art. 73 del D.L. 69/2013 presso la Procura Generale della Corte di Appello di Napoli, conseguendo inoltre l’abilitazione all’esercizio della professione forense.Tra il 2022 e il 2023 ha ricoperto l’incarico di Funzionario Esperto in Gestione, Rendicontazione e Controllo nell’ambito dei finanziamenti PNRR e PNC. Vincitore del concorso per Commissari della Polizia di Stato, ha frequentato nel 2024 il 112° corso di formazione presso la Scuola Superiore di Polizia, conseguendo il Master di II livello in Diritto, Gestione e Organizzazione della Sicurezza. La conferen-

za stampa è stata anche occasione per la presentazione del Commissario della Polizia di Stato dott. Mirko Fabozzi, assegnato al Commissariato di P.S. di Melfi in sostituzione del Commissario Capo dott.ssa Alessia Di Donna, trasferita alla Questura di Salerno. «Un’accoglienza che lascia ben presagire», ha esordito ai microfoni di Cronache Carmine Placino. «Matera e provincia ho imparato a conoscerle perchè due anni sono abbastanza per comprendere i vari fenomeni che caratterizzano il territorio. Sicuramente, farò del mio meglio per conoscere Potenza e anche la Provincia. Non mancherà spirito di servizio per la cittadinanza e cercheremo di portare degli ottimi risultati in virtù del rapporto di prossimità che ci

deve caratterizzare sempre». «È una nuova sfida per me - ha dichiarato Mirko Fabozzi - e sono molto entusiasta di questo incarico. Spero di riuscrilo a eseguire nel migliore dei modi. C’è molta voglia di fare, di migliorare e migliorarsi. È un territorio che va seguito e che va monitorato e curato». «Al di là della complessità di attività di Polizia Giudiziaria che fa capo alla Squadra Mobile spiega il Questore di Potenza, Raffael Gargiulo - noi abbiamo anche bisogno di corrispondere in tempi rapidi alle esigenze del territorio, alle molteplici istanze. Penso, per esempio, al centro storico di Potenza, a cui anche la Squadra Mobile deve dare un contributo, ma credo ci siano tutti gli estremi per fare bene».

POTENZA Si tratta del Colonnello Panebianco; il Prefetto: «La “Squadra Stato” ha dato risultati importanti e l'Arma ha un ruolo fondamentale»

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Campanaro incontra il nuovo comandante provinciale dei Carabinieri

l Prefetto di Potenza Michele Campanaro ha ricevuto, ieri mattina, presso il Palazzo del Governo, la visita istituzionale del Colonnello Onofrio Panebianco, da ieri alla guida del Comando Provinciale dei Carabinieri di Potenza. L’incontro, che si è svolto in un clima di cordialità ed operosa collaborazione istituzionale, ha rappresentato la prima occasione per delineare le priorità che interessano la provincia sotto il profilo dell’ordine e della sicurezza pubblica, con particolare riguardo al rafforzamento del controllo del territorio, alla prevenzione ed al contrasto dei fenomeni criminali ed alla diffusione della cultura della legalità. Il Prefetto Campanaro ha, quindi, illustrato al nuovo Comandante Provinciale i significativi risultati raggiunti in questi anni in termini di accrescimento degli standard di sicurezza, soffermandosi sul modello sviluppato sul territorio, fondato su una sempre più stretta integrazione tra le diverse componenti istituzionali e su un confronto costante con le Amministrazioni locali. Un metodo che ha trovato nel Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica il suo principale stru-

mento di coordinamento e che, attraverso sfide che il territorio ci pone. A lui rivolgo l’esperienza dei Comitati itineranti, ha con- il più caloroso benvenuto nella provincia di sentito di portare il confronto direttamente Potenza ed i migliori auguri di buon lavoro». nei territori, facendo emergere esigenze e specificità delle singole realtà locali e favorendo l’individuazione di strategie di intervento sempre più mirate. «Il lavoro svolto in questi anni - ha dichiarato Campanaro - ci consegna una convinzione precisa: la sicurezza si costruisce attraverso una lettura condivisa dei fenomeni e una capacità di risposta che sappia mettere a sistema competenze, esperienze e responsabilità diverse. È questa la forza della “Squadra Stato”, un modello fortemente voluto che ha dato risultati importanti e nel quale l’Arma dei Carabinieri ha avuto e continuerà ad avere un ruolo fondamentale, anche grazie ad una presenza diffusa nei territori in grado mantenere un contatto diretto e costante con le comunità e di coglierne tempestivamente esigenze e criticità. Sono certo che l’esperienza e le elevate competenze professionali del Colonnello Panebianco rappresenteranno un ulteriore valore aggiunto per proseguire questo cammino e affrontare con rinnovato slancio le


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Provincia

martedì 8 settembre 2026

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Cervellino: «A noi Istituzioni il compito di invitare i cittadini a rivolgersi sempre e prioritariamente alle Forze dell'ordine se in possesso di altre utili informazioni»

Dopo Banzi, degli uomini a volto coperto si sarebbero aggirati per Genzano di Lucania

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DI EMANUELA CALABRESE

opo il fermo immagine mostrato dal Sindaco Pasquale Caffio, che immortala 4 uomini a volto coperto aggirarsi per le strade di Banzi alle 3:00 di notte tra sabato e domenica, pare che un episodio analogo si sia verificato anche a Genzano di Lucania, dove 4 uomini si sarebbero mossi indisturbati anche qui per le vie del paese. Le sagome stagliate nel buio, riprese a Banzi, sono vestite di nero, testa coperta, passo deciso al centro della strada. Le immagini sono al vaglio degli Inquirenti e i Carabinieri sono a lavoro per ricostruire dinamiche, spostamenti e modus operandi. Raggiunta da Cronache, la Sindaca Viviana Cervellino asserisce: «Rispetto alle immagini pub-

blicate sui social che riprendono malviventi circolare per le vie del vicino Comune di Banzi, auspico che le stesse e altre che magari sono state recuperate successivamente, possano essere utili agli organi inquirenti. Sicuramente sono già a disposizione delle Forze dell'Ordine che faranno gli opportuni approfondimenti prosegue Cervellino- A noi Istituzioni il compito di invitare i cittadini a rivolgersi sempre e prioritariamente alle Forze dell'ordine se in possesso di altre utili informazioni a riguardo, evitando in futuro iniziative personali e ogni altra azione che potrebbe risultare pericolosa, laddove si fosse testimoni di atti delittuosi. Queste immagini sicuramente destano preoccupazione per tutti e ogni intervento utile a scongiura-

re altri episodi criminosi sarà disposto a tutela della sicurezza del territorio». Purtroppo è ormai notorio che bande, soprattutto provenienti dalla vicina Puglia (Foggiano o Barese), si addentrano nei territori lucani commettendo reati predatori. Le comunità sono in allerta, i residenti temono, ma non si tratta di allarmismo, bensì di una cronaca che purtroppo sempre più spesso siamo costretti a narrare. Le indagini delle Forze dell'Ordine (come le recenti operazioni dei Carabinieri del Comando Provinciale di Potenza o della Procura) confermano spesso che a colpire sono "pendolari del crimine". Per mitigare la paura senza nascondere il problema, in Basilicata si stanno stringendo sinergie importanti, come i “Patti per la sicurezza” e “il Controllo di Vicinato”,

e diversi Comuni stanno siglando protocolli con le Prefetture per strutturare una rete di cittadini che segnalano anomalie. A ciò si aggiunge il potenziamen-

to tecnologico, con l'attivazione di bandi per videoallarmi e l'installazione di telecamere agli ingressi dei paesi per la lettura delle targhe automobilistiche.

VENOSA Riaperta la corsia indicata per mesi come quella interessata dalla frana, resta chiusa l’altra

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SP Ex SS 168, il Comitato Civico: «Dov’era esattamente il dissesto?» opo oltre cinque mesi di chiusura, la S.P. ex SS 168 torna parzialmente percorribile. Una riapertura che il Comitato Civico per la riapertura della S.P. ex SS 168 accoglie con favore, ma che presenta una contraddizione evidente e che impone, oggi più che mai, risposte chiare da parte degli enti competenti. «La corsia che oggi viene riaperta al transito - fanno sapere dal Comitato Civico - è proprio quella che per cinque mesi ci è stata indicata come la parte della strada interessata dalla frana. Al contrario, rimane chiusa la carreggiata che, per quanto ci è stato rappresentato durante questi mesi, non sarebbe stata interessata dal cedimento. Per oltre cinque mesi cittadini, lavoratori, studenti, imprese e attività produttive hanno subito le conseguenze della chiusura totale della strada. Ci è stato spiegato che il provvedimento era necessario per la presenza della frana e per consentire gli interventi di messa in sicurezza.Oggi, però, la situazione appare difficile da comprendere». «Se la parte interessata dalla frana è quella che oggi viene riaperta al traffico, perché è rimasta chiusa per oltre cinque mesi? E, soprattutto, perché continua a essere chiusa la parte della strada che non sarebbe stata interessata dalla frana? Non sono domande pretestuose. Sono interrogativi che nascono direttamente da ciò che i cittadini possono constatare oggi percorrendo la strada. Chiediamo di sapere con precisione dove si trovava il dissesto, quale carreggiata è stata effettivamente interessata dalla frana e quali siano le ragioni tecniche che hanno determinato la chiusura totale della strada per oltre

cinque mesi.Chiediamo inoltre di sapere dove sarà realizzata la paratia con micropali più volte annunciata: a monte o a valle della strada? E quali siano, oggi, le effettive condizioni di sicurezza del tratto riaperto. La riapertura parziale non può essere considerata la conclusione della vicenda. Per cinque mesi le nostre comunità hanno pagato un prezzo elevato: più chilometri, più costi, più tempo negli spostamenti e pesanti difficoltà per lavoratori, studenti, imprese e attività produttive. Tra le realtà maggiormente penalizzate anche la Cantina Sociale di Venosa, che ha fatto sentire con forza la propria voce quando la chiusura della strada ha iniziato a mettere a rischio la vendemmia e le attività dei propri soci». Il Comitato Civico intende inoltre riconoscere l’impegno di chi, in questi mesi, ha contribuito a mantenere alta l’attenzione sulla vicenda, a partire dal consigliere comunale di Forenza Biagio Santoianni, dal consigliere comunale di Maschito Rubino Mascolo e dai consiglieri comunali di Palazzo San Gervasio Rosa Forlino e Mario Saluzzi, attraverso petizioni, interlocuzioni e iniziative a sostegno delle comunità interessate.«Oggi - si legge ancora nella nota - salutiamo positivamente la riapertura della strada, perché significa restituire una parte della normalità a cittadini e imprese. Ma una riapertura parziale non può far dimenticare cinque mesi di disagi e, soprattutto, non può lasciare senza risposta le contraddizioni che emergono proprio dalla modalità con cui la strada viene oggi riaperta». Per questo, il Comitato Civico chiede a Comune di Venosa, Provincia e Regione una ricostruzione chia-

ra, pubblica e documentata di quanto accaduto. Domande che si aggiungono a quelle già poste nei mesi scorsi: «Vogliamo sapere: dov’era esattamente la frana? Perché è stata chiusa completamente la strada? Perché è rimasta chiusa per oltre cinque mesi? Perché oggi viene riaperta proprio la corsia indicata per mesi come quella interessata dalla frana? Perché resta chiusa l’altra carreggiata? Dove verrà realizzata la paratia con micropali? E quali sono oggi le reali condizioni di sicurezza? La strada può anche essere riaperta a metà. Le risposte ai cittadini, invece, devono essere complete».


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Provincia

martedì 8 settembre 2026

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Turismo inclusivo, Campanella: «L’accessibilità non solo un tema sociale ma deve diventare una componente ordinaria delle politiche territoriali»

L’Unione Lucana del Lagonegrese aderisce al “Pulmiamico Mare”

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DI EMANUELA CALABRESE

n esempio virtuoso di come la mobilità possa tradursi in inclusione concreta è dato dall’Unione Lucana del Lagonegrese (che comprende i Comuni di Lauria, Chiaromonte, Latronico, Castelluccio Inferiore e Superiore, Nemoli, Rivello, Trecchina e Maratea), la quale ha sottoscritto con il partenariato “Basilicata for All 2.0” un Protocollo d’intesa finalizzato a promuovere il turismo accessibile e inclusivo e, nell’ambito del servizio “Mobilità Accessibile - Pulmiamico Mare”, a favorire l’accesso delle persone con disabilità alle spiagge attrezzate di Maratea attraverso un servizio di trasporto senza barriere e assistito. Il servizio “Pul-

miamico Mare” è rivolto a persone con disabilità, in particolare bambini e ragazzi residenti nelle aree dell’Unione Lucana del Lagonegrese, con l'obiettivo di favorire l'inclusione sociale e garantire l'accesso alle spiagge attrezzate di Maratea attraverso un trasporto sicuro, accessibile e supportato da personale qualificato. «L’accessibilità non può essere considerata soltanto un tema sociale – ha dichiarato il Presidente dell’Unione dei Comuni del Lagonegrese, Paolo Campanella – ma deve diventare una componente ordinaria delle politiche territoriali. Una persona con disabilità deve poter vivere il proprio territorio, spostarsi, partecipare e accedere alle opportunità senza che la propria condizione costituisca una

barriera. Questa iniziativa dimostra anche il valore della dimensione sovracomunale. I piccoli Comuni, lavorando insieme, possono mettere in comune risorse, competenze e capacità organizzativa e riuscire così a costruire servizi che, singolarmente, sarebbe più difficile garantire. È questa la direzione nella quale intendiamo continuare a lavorare -conclude il Presidente- un’Unione che non sia soltanto una struttura amministrativa, ma uno strumento concreto per migliorare la qualità della vita delle nostre comunità». L’esperienza di Pulmiamico Mare mette inoltre in relazione l’area del Lagonegrese con la costa di Maratea, creando nuove opportunità di partecipazione e dimostrando come la collaborazione tra

territori possa abbattere barriere non soltanto fisiche, ma anche sociali e culturali. L’Unione intende continuare a lavorare affinché iniziative di questo tipo non rimangano esperienze isolate, ma possano contribuire alla definizione di un modello territoriale permanente di mobilità e turismo accessibile, capace di coinvolgere progressivamente tutti i Comuni dell’area. Le persone interessate potranno rivolgersi agli Uffici Servizi Sociali dei Comuni di residenza per conoscere le modalità di adesione. Ritrovarsi dinanzi ad una barriera architettonica non significa solo scontrarsi con un ostacolo fisico, ma subire una vera e propria limitazione della propria libertà personale e sociale. Quando parliamo di acces-

sibilità dei luoghi, infatti, l'errore più comune è quello di circoscrivere il tema a una mera questione tecnica o normativa. In realtà, l'accessibilità rappresenta la linfa vitale per la costruzione di una comunità inclusiva, un prerequisito indispensabile per garantire che ogni cittadino possa partecipare attivamente alla vita pubblica, culturale ed economica del proprio territorio. Attraverso dunque il programma regionale “Basilicata for All 2.0”, l'Unione dei Comuni del Lagonegrese ha promosso la pregevole di mobilità accessibile. I cittadini interessati, entro le ore 13:00 di domani 9 settembre, sono invitati a contattare l’Ufficio Servizi Sociali del Comune per la compilazione della Scheda di adesione.

Tre serate tra vino, territorio e accoglienza; l’assessore al Turismo Gambardella: «È il risultato di una comunità che sa cooperare»

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Maratea, successo straordinario per Borgo Divino in Tour bbiamo voluto portare Borgo Divino nel centro storico con l’obiettivo di trasformare un evento dedicato al vino in un’opportunità concreta di promozione della città. La partecipazione è nata dalla volontà di intrecciare la cultura enologica italiana con l’identità di Maratea e con il valore della nostra accoglienza». Così Mariastella Gambardella, assessore al Turismo del Comune di Maratea Secondo l’assessore, l'iniziativa ha prodotto ricadute non soltanto sul piano turistico e culturale, ma anche su quello economico e produttivo. «Eventi capaci di mettere in relazione territorio, imprese, attività ricettive, operatori e visitatori –possono rappresentare un autentico motore di sviluppo e contribuire a costruire una proposta turistica sempre più qualificata». Nel bilancio dell'iniziativa rientra anche la scelta di Mara-

tea di proseguire la propria appartenenza al Circuito dei Borghi più belli d’Italia. «Essere parte del Circuito non deve rappresentare un riconoscimento meramente formale - aggiunge l’assessore – ma deve tradursi in concrete opportunità di promozione, visibilità e crescita. La nostra scelta ha senso nella misura in cui questa appartenenza riesce a generare un ritorno reale, economico, turistico e d’immagine per la comunità». «La sfida - conclude - è andare oltre la singola iniziativa e costruire una strategia capace di consolidare l’attrattività di Maratea, sostenere il tessuto economico locale e creare nuove opportunità. Fare rete e valorizzare le energie della nostra comunità significa lavorare per uno sviluppo turistico sostenibile e duraturo, capace di produrre valore per chi visita Maratea e, soprattutto, per l’intera comunità».


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Matera e Provincia

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Il direttore del Consorzio industriale replica alle critiche sul post riguardante il manifesto contro la ferrovia Ferrandina-La Martella

Di Lorenzo: «Ho il diritto di pensare e di esprimere le mie opinioni»

È bastato un manifesto comparso in via Dante a Matera per riaccendere il dibattito sulla ferrovia Ferrandina Scalo-Matera La Martella. Il 31 agosto, Pasquale Di Lorenzo direttore del Consorzio per lo Sviluppo Industriale della Provincia di Matera, ha pubblicato sulla propria pagina Facebook la foto di un cartellone 6×3 affisso in via Dante, senza nessuna indicazione sui promotori, che recitava: Stop alla Ferrovia Ferrandina Scalo – Matera La Martella – SÌ a un sistema intelligente di 8 bus navetta – 450 milioni di euro risparmiati; Più efficienza, più collegamenti, più futuro; – INFO & GAZEBO: Sabato 12 settembre ore 9-18. Un post accompagnato

da una breve considerazione dello stesso Di Lorenzo sui costi complessivi dell’opera. Il post ha attirato diversi commenti tra cui quelli di Leonardo Pinto, al quale Di Lorenzo ha deciso di rispondere. Di seguito la nota integrale. ***** DI PASQUALE DI LORENZO

L’

avvocato Pinto il censore dei costumi e della politica materana si è scagliato contro di me reo di avere taggato sulla mia pagina personale di facebook un manifesto di una società privata che riportava una ironica trovata pubblicitaria rappresentando che la sua ditta di trasporti su gomma fosse l alternativa “economica” alla

costruenda ferrovia Ferrandina -Lamartella. Secondo Pinto il mio “reato “ sarebbe stato quello di postarlo e ed aver liberamente commentato con ironia. La cosa più “grave” -secondo Pinto- sarebbe stata quella di avere espresso una mia posizione contraria agli sprechi delle opere pubbliche incompiute che da anni ha contraddistinto il mio impegno politico e che oggi perseguo da libero cittadino. Ma Pinto - come è aduso approcciarsi al dibattito democratico - lancia censure e allusive intimidazioni su presunte irregolarita e incoerenze con il mio attuale lavoro di dipendente e direttore del consorzio industriale . Caro Pinto, vorrei qui darti una notizia. Sai bene che alle larvate minacce ed alle tue illazioni ,conoscendoci da anni dacchè eri ex uomo di destra, poi ahinoi ex DS, poi ex Cinquestelle,ex….sono un metodo che non ci intimorisce affatto. Anzi. E Vorrei segnalartene un'altra. Non dirigo il Consorzio industriale ma semplicemente sono un dirigente amministrativo e dipendente regionale e che - dovresti conoscere le disposizioni stabilite dalle leggi che regolano compiti e funzioni sia

dell’ Amministratore Unico - che dirige questo si il Consorzio - e quelle che invece regolano il funzionamento amministrativo dell’Ente in cui, appunto, ricopro semplicemente la carica di direttore (legge regionale 05.11.2014 n. 32 ). Non mi risulta che un dipendente non possa esprimere opinioni liberamente. Quanto alle tue accuse vorrei solo rappresentarti che essere nemico di Matera - polemizzando come un novello leone da tastiera - non è certo chi si batte da sempre e con coerenza per le opere pubbliche che servano davvero a i cittadini materani e non già contro i contentini a nuovi politicanti demagoghi o peggio ancora opere incompiute che serviranno solo ad arricchire progettisti ed imprese. Se solo fossi intellettualmente onesto non avresti difficoltà a riconoscere la nostra coerenza sempre perseguita su questi temi serissimi. Per noi i soldi pubblici non si buttano né si sperperano (ricordo ancora quando, nell’ 80 giovane missino , ti scagliavi contro lo sperpero dei soldi pubblici della Dc…altri tempi) e se necessario e quando le risorse sono poche,vanno destinate ad opere che sono prioritarie che servono

davvero al territorio..Io per esempio avrei messo prima mano al a realizzazione del raddoppio stradale della SS7 poi alla Ferrandina –La martella che ricordo costerà 450 milioni circa da sommare ai 600 già spesi decenni fa. Così come ho espresso anche la mia contrarietà alla Stazione autogrill di Piazza della Visitazione uscendone coerentemente dalla maggioranza De Ruggieri che la volle. Come mi batto da sempre contro il “partito delle FAL” che - attanaglia e governa Matera – e che da sempre anzichè dedicarsi alla linea Matera-Bari si occupa di parcheggi urbani e metropolitane costosissime ed insostenibili per le casse del Comune di Matera. Come ancora la battaglia che oggi continuiamo affinchè quell’altra opera incompiuta della tangenziale di Matera ..venga finalmente realizzata da questa Amministrazione per alleviare il disagio dei cittadini. E potrei continuare e rendicontarti dove e quando vuoi il mio impegno e le battaglie per la mia Matera da sempre. Ovviamente sempre se vorrai concedere, anche ad un direttore dipendente di un ente pubblico economico ,di poter esprimere le sue opinioni.


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Matera e provincia

martedì 8 settembre 2026

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L’accusa del movimento: «La città non può diventare ostaggio della necessità di conservare una governo a qualunque costo»

«La maggioranza comunale in crisi» Matera Futura chiede voto o svolta MATERA. La maggioranza che sostiene l’amministrazione del sindaco Nicoletti torna al centro dello scontro politico. Materia Futura accusa il governo cittadino di avere subordinato l’attività amministrativa alla ricerca di nuovi equilibri in Consiglio e in Giunta. A più di un anno dall’insediamento, sostiene il movimento, Matera sarebbe ancora ferma ad attendere una stabilizzazione mai raggiunta. La nota parte da un giudizio netto: «A Matera esiste una questione morale e non si può far finta che questo non sia il problema della classe politica della città». Secondo Materia Futura, la debolezza dell’esecutivo affonderebbe le radici nel modo in cui è stata costruita la maggioranza dopo il voto. Prima la necessità di formare una coalizione che le urne non avevano consegnato al sindaco, poi il tentativo di consolidarla e ora una nuova verifica, con l’ipotesi di modificare la Giunta. A pagare il prezzo dello

stallo, sostiene il movimento, sarebbero cittadini, imprese, associazioni e quartieri, in attesa di risposte su manutenzione, infrastrutture, politiche sociali e sviluppo. Deludente sarebbe anche l’impatto di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026. Ad alimentare lo scontro sono le richieste dei consiglieri Marco Bigherati e Francesco Lisurici, passati a Futuro Nazionale, che rivendicano un riconoscimento politico e una rappresentanza nell’esecutivo.

Il consigliere di maggioranza Fortunato Martoccia ha criticato la gestione della Cultura e non ha escluso il ritorno anticipato alle urne. Intanto, osserva Materia Futura, l’attività amministrativa fatica a riprendere, mentre l’attenzione resta sui numeri della coalizione. Il movimento evita però di attribuire tutte le responsabilità ai singoli consiglieri che pongono condizioni o contestano la Giunta. Il principale responsabile politico, afferma, è il sindaco, chiamato a ri-

spondere delle modalità scelte per costruire e mantenere la maggioranza. «Governare significa anche assumersi la responsabilità delle modalità con cui si costruisce una maggioranza», sottolinea la nota, legando le decisioni politiche a una responsabilità morale. La tesi è che una coalizione fondata su spostamenti, adesioni individuali e cambi di collocazione rispetto agli schieramenti scelti dagli elettori sia destinata a una fragilità permanente. Se ogni voto diventa indispensabile, ciascun consigliere può risultare decisivo per la sopravvivenza dell’amministrazione e chiedere incarichi, riconoscimenti o nuove verifiche. Nel mirino finisce anche il tempo sottratto alle questioni della città. Materia Futura sostiene che Matera non possa restare ostaggio delle trattative sulla Giunta mentre altri territori programmano, attraggono investimenti e rafforzano i servizi. Dopo un anno e tre mesi non sarebbe più

possibile invocare altro tempo. La posta in gioco non riguarderebbe soltanto la stabilità dell’amministrazione, ma la dignità politica e istituzionale della città. Da qui la richiesta di un chiarimento pubblico. Se la maggioranza esiste, deve governare e assumersi la responsabilità delle proprie decisioni. Se invece deve essere ricostruita attraverso nuovi accordi di Palazzo, per Materia Futura il sindaco dovrebbe spiegare ai cittadini quale progetto politico tenga insieme la coalizione, con quali obiettivi e con quale mandato. Il movimento torna infine sull’ipotesi delle elezioni anticipate, già avanzata alla fine di agosto. «Si può tornare al voto in qualsiasi momento», ribadisce, sostenendo che il vero danno non sarebbe restituire la parola ai materani, ma condannare la città ad altri mesi di immobilismo, trattative e compromessi pur di arrivare alla fine della consiliatura.

Circa 350 lavoratori attendono risposte sul futuro del sito di Matera. Sollecitati un piano industriale e tempi certi per il rilancio

CallMat, i sindacati chiedono la regia del Mimit MATERA. Riportare la vertenza CallMat al confronto istituzionale e affidarne la regia nazionale al Mimit. È la richiesta delle segreterie di Slc Cgil, Fistel Cisl, Uil Fpc e Ugl Telecomunicazioni, che sollecitano la convocazione dei soggetti coinvolti e un percorso per salvaguardare l’occupazione e rilanciare il sito di Matera, dove lavorano circa 350 persone. A firmare l’intervento sono Anna Russelli, Pino Giordano, Vincenzo Piccinni e Giovanni Letterelli. I rappresentanti sindacali riferiscono di non avere ricevuto comunicazioni ufficiali sulla ripresa della trattativa. «Non è più accettabile che lavoratori e famiglie restino sospesi nell’incertezza. Serve una svolta e deve arrivare dalle istituzioni», affermano. Il sindacato chiede al ministero delle Imprese e del Made in Italy di convocare l’azienda, la Regione Basilicata, le organizzazioni dei lavoratori e la committenza. L’obiettivo è affrontare la vertenza nella sua dimensione industriale e occupazionale. Poiché CallMat opera anche attraverso ordinativi riconducibili a Tim, viene chiesta

chiarezza su commesse, volumi, continuità delle attività e prospettive della filiera. Al centro della proposta c’è la digitalizzazione, indicata come uno dei pilastri per la riconversione del sito materano. «Digitalizzare non significa semplicemente introdurre nuove tecnologie. Significa salvare attività, difendere l’occupazione esistente, valorizzare e aggiornare le competenze e creare nuove professionalità e nuovi posti di lavoro», spiegano le quattro sigle. La riorganizzazione dovrebbe diventare un’occasione di rilancio e produrre lavoro stabile e qualificato, senza ridurre gli addetti. Un ruolo importante viene attribuito alla Regione Basilicata, che nell’ultimo incontro avrebbe confermato la disponibilità a mantenere congelate le risorse destinate alla riconversione industriale e digitale. Secondo i sindacati, quei fondi devono ora diventare progetti, investimenti e occupazione. Alla Regione viene quindi chiesto di rispettare gli impegni assunti e sostenere il percorso. Tra le possibili soluzioni, le orga-

nizzazioni invitano a verificare anche le prospettive collegate all’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, da inserire in una strategia complessiva di sviluppo e salvaguardia del sito. Il prossimo tavolo al Mimit, avvertono, dovrà produrre decisioni e non altri aggiornamenti. La richiesta è di definire un cronoprogramma con scadenze, obiettivi, responsabilità e verifiche periodiche, affinché ogni impegno conduca a un risultato concreto. La data indicata come limite è il 31 dicembre 2026. Le sigle temono che si possa arrivare alla fine dell’anno senza una soluzione e con i dipendenti ancora privi di certezze sul proprio futuro. «Quella data non può essere l’ennesimo appuntamento con l’incertezza», sottolineano, chiedendo che il tempo disponibile venga utilizzato per trasformare risorse e opportunità industriali in garanzie occupazionali. Le quattro sigle annunciano un monitoraggio permanente della vertenza. Saranno verificati attività, commesse, investimenti, risorse, impegni e ricadute occupazionali, assicurando ai lavoratori un’infor-

mazione costante. In caso di ulteriori silenzi, ritardi o risposte insufficienti, verrà avviata una mobilitazione con il coinvolgimento delle istituzioni, del territorio e dell’opinione pubblica. «Non accetteremo che il 31 dicembre 2026 diventi una nuova linea di partenza», ribadiscono le segreterie regionali. A quella scadenza non dovranno esserci altre promesse, ma una soluzione industriale definita, attività salvaguardate e occupazione tutelata. «La vertenza CallMat non sarà semplicemente gestita: deve essere risolta. Il tempo delle attese è finito».


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Periscopio

martedì 8 settembre 2026

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La libertà ha bisogno di una porta, non di un numero

L’amore non è una sala d’attesa

C

DI FABRIZIO QUARATINO

i sono rapporti che sembrano possedere un talento particolare: riescono a essere profondissimi quando ci sono e misteriosamente assenti quando dovrebbero esserci. Un giorno arrivano parole capaci di attraversarti l’anima. Il giorno dopo, il silenzio. Poi un messaggio, una tenerezza, una confidenza. E nuovamente il deserto. Naturalmente, tutto questo può avere spiegazioni legittime. La vita è complicata, le persone attraversano difficoltà, i sentimenti non obbediscono agli orari ferroviari. E, considerato il funzionamento dei treni, forse è meglio così. Ma una domanda rimane: quando un rapporto diventa intermittente, stiamo rispettando la libertà oppure abbiamo semplicemente smesso di chiederci dove stiamo andando? IL NOME NON BASTA Possiamo chiamarlo amore platonico, amicizia profonda, legame dell’anima, affetto speciale. Le definizioni sono meravigliose. Hanno il pregio di mettere ordine nelle parole, anche quando la vita continua a lasciare i cassetti aperti. Platone, al quale abbiamo fatto dire nei secoli molte più cose di quante probabilmente intendesse, non ci consegna semplicemente l’idea di un amore senza corpo. Nel Simposio ci

parla piuttosto di un amore capace di elevarsi dal desiderio particolare verso la bellezza, la conoscenza e il bene. Un amore, dunque, che non deve necessariamente fermarsi al possesso. Ma questo non significa che ogni sentimento debba restare sospeso. Un amore può certamente non diventare una coppia. Un’amicizia può essere intensa senza contenere desiderio romantico. E due persone possono scegliere liberamente una relazione diversa da quella che gli altri si aspettano. Non esiste un modello obbligatorio di felicità. Il problema nasce quando il nome diventa un modo per evitare la sostanza. Perché un rapporto non è ciò che dichiariamo una volta. È ciò che riusciamo a vivere nel tempo. E se una persona desidera soltanto amicizia, mentre l’altra continua a desiderare amore, non basta cambiare l’etichetta per rendere identici i loro bisogni. Sarebbe come chiamare una salita “pianura” e pretendere che le gambe non se ne accorgano. LA LIBERTÀ NON È IL VUOTO Amare senza possedere è una conquista importante. Significa riconoscere che l’altro non è una nostra proprietà, non deve diventare ciò che desideriamo e non può essere costretto a ricambiare. Ma la libertà non è l’assenza di respon-

sabilità. Non significa poter chiedere vicinanza quando ne abbiamo bisogno e lasciare l’altro nell’incertezza quando quella vicinanza richiede una scelta. Non significa nemmeno che ogni silenzio sia una colpa. Nessuno deve garantire una presenza continua, e ciascuno ha diritto ai propri tempi. L’intermittenza, da sola, non dimostra ambiguità. Può nascere da difficoltà, paura, confusione, stanchezza oppure da un modo diverso di vivere il rapporto. La questione diventa più delicata quando segnali di grande profondità emotiva non trovano poi una posizione riconoscibile nella relazione. Non perché ogni sentimento debba trasformarsi in una promessa. Ma perché possiamo essere liberi e, nello stesso tempo, riconoscere l’effetto che il nostro comportamento produce su chi ci vuole bene. La libertà dell’uno non dovrebbe trasformarsi automaticamente nell’attesa dell’altro. E la profondità di un sentimento non si misura dalla quantità di incertezza che siamo disposti a sopportare. LA FORZA CHE NON TRATTIENE Sostenere una persona significa desiderare sinceramente che trovi la propria strada. Anche quando quella strada non coincide con la nostra. Significa esserci senza trasformare ogni gesto in una cambiale affettiva, senza presentare il conto delle attenzio-

ni, senza pretendere che la gratitudine diventi amore. Ma sostenere non significa sostituirsi alla volontà dell’altro. Non possiamo compiere al suo posto il lavoro di comprendere ciò che desidera. Non possiamo decidere quando sarà pronto. E non possiamo trasformare la nostra pazienza in una garanzia sul futuro. Possiamo, invece, lavorare su noi stessi. Trasformare la sofferenza in lucidità. La paura in coraggio. Il desiderio di trattenere nella capacità di lasciare libero. La vera trasformazione non consiste nel far diventare l’altro ciò che desideriamo. Consiste nel diventare noi abbastanza grandi da non dipendere dalla sua scelta per sapere chi siamo. E soprattutto imparare che la compassione non richiede di diventare invisibili. Perché anche chi sostiene ha una vita, un cuore, dei bisogni e un tempo che non torna. IL CORAGGIO DI UNA RISPOSTA A volte la risposta più difficile non è “ti amo”. È “non lo so”. Oppure “non desidero quello che desideri tu”. Sono parole che possono ferire, ma possono anche restituire a entrambi la possibilità di scegliere. L’ambiguità, invece, può sembrare più gentile perché rinvia il dolore. Soltanto che il dolore rinviato non sempre diminuisce. Qualche volta prende casa, cambia residenza e comincia perfino a riceve-

re la posta. Naturalmente, non ogni incertezza è una fuga. Ci sono persone sinceramente confuse, momenti nei quali una decisione richiede tempo e situazioni che non permettono risposte immediate. Ma il tempo, da solo, non chiarisce necessariamente nulla. Può aiutare a comprendere. Può anche diventare il luogo nel quale continuiamo a rimandare ciò che abbiamo paura di guardare. Per questo chiedere chiarezza non significa pretendere una decisione favorevole. Significa chiedere una verità con la quale poter vivere. E accettare che quella verità possa non essere quella sperata. LA VITA NON RESTA IN DEPOSITO C’è una forma di amore che non ha bisogno di vincere. Non vuole convincere, conquistare, dimostrare di essere indispensabile. Desidera il bene dell’altro, ma non rinuncia al proprio. Sa che una relazione può essere preziosa anche quando non diventa ciò che avevamo immaginato. E sa che, qualche volta, proprio per rispettarne il valore, bisogna smettere di chiedere a quel rapporto ciò che non può offrire. Non è una sconfitta. È il momento nel quale smettiamo di confondere la fedeltà a un sentimento con l’obbligo di restare fermi. Possiamo continuare ad amare senza continuare ad aspettare. Possiamo augurare felicità senza pretendere di esserne la destinazione. Possiamo lasciare aperto il cuore senza lasciare in sospeso la nostra esistenza. E nessuna promessa di profondità può sostituire la semplicità di una presenza coerente, quando entrambi desiderano davvero costruire qualcosa insieme. LA PORTA È APERTA L’amore più grande non è quello che trattiene a ogni costo. È quello che sa dire: ti rispetto, ti auguro il bene, ma non posso vivere al posto tuo né rinunciare a vivere la mia vita. E chi ama davvero può perfino accompagnare l’altro verso una risposta che gli farà male, perché preferisce una verità dolorosa a una felicità costruita sull’incertezza. Perché amare senza possedere è libertà. Amare senza scegliere, quando una scelta è necessaria, può diventare soltanto un’attesa con un nome più elegante.


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Cronache del 8 settembre 2026 by Cronache - Issuu