GIOvEDì 8 OTTOBRE 2026 • ANNO XI N. 225
Direttore Responsabile Rosa MOLLICA Direttore Editoriale Alessandro SANSONI • redazione@lecronache.info
LEGGE ELETTORALE, A MONTECITORIO L’ULTIMO PASSAGGIO SULLO STABILICUM
La maggioranza alla prova del voto segreto Meloni deve fare i conti con l’incognita dei franchi tiratori dopo la bocciatura di luglio sulle preferenze
Errichetti a pag 4
SCOMMESSE E VIOLENZA, NEL MIRINO UOMINI DEL SINDACATO
LE MANI DEI LOPIANO SULLA UIL Martoccia “completamente soggiogato” dall’estorsore consegna somme di denaro e oggetti in oro anche rubati alla moglie e alla madre _
COMMISSIONE ANTIMAFIA
La soluzione del caso ricina si gioca sull’incertezza: tempi del veleno incompatibili, memorie parziali e più somministrazioni
Scarpinato depistante, è scontro in Aula
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DI ROBERTO LAMATTINA
aolo Borsellino non fu informato. Né prima della riunione del 14 luglio 1992, né durante. E non per una dimenticanza: «volutamente». Il giorno precedente, il 13 luglio, i sostituti Guido Lo Forte e Roberto Scarpinato avevano firmato la richiesta di archiviazione del procedimento 2789 del 1990, quello comunemente (...) ■ continua a pag 3
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Lopiano, il pm Montemurro e il procuratore Falvo
Dellapenna a pag 9
“IL GOVERNO PIÙ STABILE, L’ITALIA PIÙ FORTE” A Potenza e Matera per confrontarsi sulle priorità del territorio
Bignami racconta l’azione del Governo PRESENTATO IL PROGETTO DA 11 MILIONI DI EURO
Biglietto unico, Pepe: «Rivoluzione per il trasporto pubblico lucano»
Bignami
GIALLO DI PIETRACATELLA
Servizio a pag 10
foto Mattiacci
Menonna a pag 11
■ Magrì
a pag 7
CRONACA
Tito, blitz antidroga dei Carabinieri: ai domiciliari con braccialetto elettronico un 19enne e sequestrati oltre 120 grammi di hashish
■ Servizio
a pag 24
_ SAN CARLO
Inaugurate le nuove apparecchiature in radiologia da 2,5mln €, il dg Spera: «Un vero salto tecnologico»
■ Servizio
a pag 20
_ POTENZA
In Consiglio Telesca: «Fiducia in Giuzio, Di Lascio e Albano» Acceso il dibattito sulla sicurezza in città ■ Mollica
a pag 22
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Italia e Mondo L'esponente M5S, secondo il GIP, ha usato il suo potere per depistare le indagini
Scarpinato depistante, è scontro
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Conte e Schlein non parlano. Il csx continua a difendere l'ex magistrato. Bignami (FDI) chiede le dimissioni
DI ROBERTO LAMATTINA
aolo Borsellino non fu informato. Né prima della riunione del 14 luglio 1992, né durante. E non per una dimenticanza: «volutamente». Il giorno precedente, il 13 luglio, i sostituti Guido Lo Forte e Roberto Scarpinato avevano firmato la richiesta di archiviazione del procedimento 2789 del 1990, quello comunemente chiamato “dossier mafia appalti”.Lo scrive il gip di Caltanissetta Santi Bologna nel decreto con cui archivia il procedimento 2098 del 2022, aperto contro ignoti per le stragi di Capaci e via D'Amelio. Lo stesso Gip aggiunge una parte specifica su Scarpinato chd si apre con l’intercettazione del 18 gennaio 2024. In quell'occasione il Senatore, membro della Commissione antimafia, parla con Gioacchino Natoli, che dovrà essere audito. «Tu mi devi alzare la palla», dice Natoli. E Scarpinato: «tu non ti devi dimenticare assolutamente» di parlare della riunione del 14 luglio, «ma tu mi devi dire che ci fu un'esposizione anche del fatto che c'era stata la richiesta di archiviazione».
Il gip, pur non dando alcuna valutazione sull'opportunità politica di concordare le domande definisce chiaramente «l'attività depistante posta in essere dal Senatore Scarpinato nei confronti del Dott. Natoli». LA REAZIONE DI CHIARA COLOSIMO Scarpinato è membro della Commissione Antimafia presieduta da Chiara Colosimo. Secondo il GIP di Caltanissetta l'attività depistante sarebbe stata messa in campo dall'esponente cinque stelle proprio durante una seduta della Commissione. Ovviamente tutto ciò non poteva lasciare indifferente il Presidente Colosimo che da inizio legislatura cerca di ricostruire la verità le azioni della mafia ed, in particolare nei rapporti con le istituzioni. “Qual è l'attività depistante?” - si chiede la Colosimo che aggiunge “Il nido di vipere era presieduto dal procuratore capo Giammanco. Paolo Borsellino, quando a Capaci salta in aria l'autostrada, decide di dare giustizia a Giovanni Falcone, di fermare lo strapotere di Cosa Nostra e spiegare cosa fosse successo a Capaci: per farlo riprende il filo di alcune indagini: tra queste, il dossier mafia-appal-
ti».“Mentre lui fa tutto questo, tutto si ferma fino a una inusuale riunione a Palermo il 14 luglio», cinque giorni prima dell'attentato in cui morì Borsellino, «durante la quale nessuno gli dice che il giorno prima avevano archiviato gran parte del filone su mafia appalti”«Questo lo scrive il gip e lo dicono tutti i magistrati auditi dal Csm subito dopo la strage. Ma oggi Scarpinato dice a Natoli di dire un'altra cosa e Scarpinato non era presente alla riunione del 14 luglio, quindi non può saperlo», ha concluso la presidente della commissione antimafia. LA REAZIONE DEI CINQUE STELLE Trovati con le mani nella marmellata e con una accusa chiara di depistaggio, i grillini in aula provano a buttarla in caciara. Il refrain è sempre lo stesso. Torna a sventolare la fotografia di Colosimo con Ciavardini e, addirittura, qualcuno rimprovera a Fratelli d'Italia il depistaggio sulla strage di Portale delle Ginestre. Segno evidente della tensione e dall'imbarazzo che colpisce il Movimento che, dopo aver gridato la propria onestà ai quattro venti, si trova a dover fare i conti con l'accu-
_ Scarpinato
sa di depistaggio a favore della mafia da parte di un loro componente. Immediata la reazione ironica di Bignami. Il capogruppo di FDI ricorda che la strage di Portella delle Ginestre è del 1947 e che nessuno dei presenti era in grado di fare nulla in quella data. Quello che resta è una ordinanza di un Giudice che, studiando le cause della morte di Borsellino, ripercorre le attività di Scarpinato, della archiviazione su mafia-appalti mai comunicata al PM poi ucciso dalla Mafia, definisce quella indagine come una delle concause della morte del giudice e stabilisce che Scarpinato ha aiutato quei depistaggi. IL SILENZIO DI
CONTE E DELLA SCHLEIN In tutto ciò colpisce l'atteggiamento di Conte e di Elly Schlein.Il leader del partito nel quale milita il ‘depistante” Scarpinato non ha niente da dire sulla vicenda? Non si è reso conto di ciò che è successo e che un uomo del suo partito ha, secondo il GIP, depistato le indagini contro la mafia? Stessa domanda dovremmo rivolgere ad Elly Schlein che è aspirante leader della coalizione e del campo largo. Ma veramente la sinistra vuole fingere che tutto ciò non sia successo e continuare a tenere in coalizione chi ha usato il suo ruolo per depistare le indagini sulla morte di Falcone e Borsellino.
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A Montecitorio l’ultimo passaggio sullo Stabilicum: Meloni deve fare i conti con l’incognita dei franchi tiratori dopo la bocciatura di luglio sulle preferenze
Legge elettorale, tre fiducie non bastano La maggioranza alla prova del voto segreto P
DI VITO ERRICHETTI
er due giorni la maggioranza ha votato a viso aperto, chiamata per chiamata, deputato per deputato. Stamattina a Montecitorio si spegne la luce. Dopo le dichiarazioni di voto dalle 10.30, alle 12.30 la Camera decide a scrutinio segreto sulla nuova legge elettorale. Nessuno può dare l’esito per scontato. Nemmeno chi lo annuncia con più sicurezza.Le tre fiducie hanno messo al riparo gli articoli sui quali il governo le ha poste. Il voto finale resta fuori da quella protezione, e a Palazzo tutti ricordano il 14 luglio. Si decide una riforma, certo. Ma anche se una maggioranza che ricorre alla fiducia per non farsi sorprendere riesce poi a reggere quando nessuno può controllare come vota. IL PRECEDENTE DI LUGLIO E I NUMERI DELLA MAGGIORANZA Pd, M5s e Avs hanno chiesto lo scrutinio segreto. L’opposizione ha quindi una carta da giocare: qualche sostegno della maggioranza può mancare. È già successo il 14 luglio, quando un emendamento di FdI, Noi Moderati e Udc su capilista bloccati e fino a tre preferenze fu respinto per un voto: 188 contrari, 187 favorevoli.Prima della votazione Meloni aveva scritto: «Sì alle preferenze. No al voto segreto». Il capogruppo della Lega Riccardo Molinari parlò poi di 31 voti che non tornavano, escludendo che fossero del suo partito. La premier commentò: «Ha vinto di nuovo la palude».La Camera approvò successivamente il testo con 217 sì e 152 no. Il Senato, il 15 settembre, ha reintrodotto le preferenze e modificato quattro articoli, riportando la riforma a Montecitorio. Nelle ultime settimane il messaggio di Meloni agli alleati è stato chiaro: un’altra sconfitta avrebbe conseguenze politiche.Le fiducie sono passate con 226 sì sull’articolo 1, 227 sull’articolo 2 e 228 sull’articolo 3, relativo ai colle-
gi di Merano, Bressanone e Bolzano. L’articolo 8, che estende il voto fuorisede ai caregiver, ha ottenuto 214 sì e nessun contrario, senza fiducia.Numeri solidi, a prima vista. Ma sulla prima fiducia cinque deputati non hanno votato senza risultare in missione: tre leghisti, Marta Fascina e uno di Noi Moderati. Un’assenza non dimostra un dissenso. Non sarebbe però la prima volta che, in un passaggio così, pesa più di una dichiarazione.Il capogruppo di FdI Galeazzo Bignami non ha escluso che alcuni franchi tiratori di luglio provenissero dal suo partito. Detta da lui, la frase pesa. E i «sette voti in più» rivendicati da Giovanni Donzelli dopo il rigetto delle pregiudiziali del 1° ottobre non garantiscono il risultato finale: quello era un test meno rischioso. PREMIO DI GOVERNABILITÀ E PREFERENZE A METÀ Lo Stabilicum ha un impianto proporzionale. Se una coalizione raggiunge il 42% dei voti validi sia alla Camera sia al Senato, scatta un premio di 70 deputati e 35 senatori, entro un tetto di 220 e 113 seggi. Sotto quella soglia resta il proporzionale puro. Lo sbarramento è del 3% per i partiti e del 10% per le coalizioni, con il ripe-
scaggio della migliore lista sotto soglia nella coalizione.Il tetto ha un tratto insolito: una maggioranza che limita il beneficio che potrebbe ottenere. Cautela politica o prudenza in vista di un eventuale esame della Corte costituzionale? Il testo non lo dice.Le preferenze tornano, ma i capilista restano bloccati. L’elettore può scegliere fino a tre dei sei nomi stampati sulla scheda. L’alternanza di genere riguarda quell’elenco, non allo stesso modo i capilista: per questo Luana Zanella di Avs teme una riduzione delle donne elette, oggi al 33,6%.Per Giulia Pastorella di Azione la scelta dei rappresentanti è «in larga parte fittizia», mentre il M5s parla di preferenze «farlocche». Hanno ragione? In parte sì: la priorità dei capilista limita la competizione affidata agli elettori. Resta però il fatto che, a luglio, la maggioranza ha rischiato una crisi politica per difendere perfino questa versione ridotta. IL NOME DEL PREMIER E LA STRETTA SULLE FIRME Ogni coalizione dovrà indicare il nome proposto al Presidente della Repubblica per la presidenza del Consiglio. Non comparirà sulla scheda e non introduce un vincolo di
mandato. Magi contesta una lesione dei poteri del capo dello Stato; Fratoianni parla di premierato introdotto per via ordinaria.La norma mette anche il centrosinistra davanti a una scelta rinviata da tempo. Conte ha raccontato di aver proposto a Schlein un passo indietro dei leader per valutare un terzo nome, ricevendo un no. Sulle primarie gli alleati restano divisi: Bonelli teme che dividano, Magi le giudica una macchina da fermare, Orlando le considera l’unica strada. Schlein promette di lavorare «per vincere con qualunque legge elettorale», ma indicare un nome comune diventa meno rinviabile.Il capitolo più contestato riguarda le firme: per i partiti soggetti alla raccolta passano da 1.500 a 6.000 per circoscrizione. Sono esonerate le forze che avevano un gruppo parlamentare prima del 31 dicembre 2025. Sale da un terzo alla metà il numero di circoscrizioni in cui presentarsi; restano escluse le sottoscrizioni digitali.Magi prosegue lo sciopero della fame. Meloni gli ha scritto per informarsi sulla salute, ma lui non vede aperture sul merito. Cappato parla di «colpo di mano maldestro e autoritario», Zaratti di «legge infame». Le opposizioni annunciano ricorsi, ma la strada della Con-
sulta non è diretta: occorre che un giudice sollevi la questione, come avvenne per il Porcellum. Prima resta il passaggio al Quirinale per la promulgazione, con le prerogative del capo dello Stato. LE URNE E LA PROVA FINALE Intorno alla riforma si gioca anche la partita delle elezioni anticipate. Lucio Malan considera sensato votare a maggio insieme alle Comunali, ferme restando le prerogative del capo dello Stato. Tajani preferisce completare il mandato e assicura la compattezza del centrodestra. Piantedosi ricorda la scadenza naturale nell’autunno 2027; per Elena Bonetti, invece, nei corridoi il voto in primavera viene ormai dato per scontato.Un paradosso: una legge pensata per garantire stabilità si accompagna al dibattito sull’anticipo delle urne. Resta la domanda delle 12.30. Se la maggioranza regge, Meloni incassa una vittoria che a luglio sembrava scivolarle di mano. Se non regge, il segreto del voto impedirà di attribuire con certezza le responsabilità. La bocciatura non farebbe cadere automaticamente il governo, ma aprirebbe un problema politico. Le tre fiducie hanno rinviato la prova decisiva. Non l’hanno cancellata.
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Primo ministro croato Plenkovic: «In quanto Stati membri mediterranei possiamo portare una prospettiva integrata nelle più ampie scelte strategiche»
Vertice Med9, Von der Leyen: «Con Macron buon incontro»
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DI LUCIA STEFANIA MANCO
Spalato, in Croazia, il vertice Med9, gruppo informale che riunisce nove Paesi mediterranei dell’Ue, tra cui l’Italia. I principali dossier sul tavolo: sicurezza, energia e immigrazione. Insieme alla premier Giorgia Meloni i capi di Stato e di governo di Portogallo, Grecia, Cipro, Malta, Slovenia e Croazia. Assente il presidente spagnolo, Sancez, rappresentato dal Segretario di Stato per l’Ue, Marcos (la Spagna ha indetto elezioni anticipate per fine novembre). Presenti i vertici di Bruxelles, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa. Il summit - sotto la presidenza del primo ministro croato Andrej Plenkovic - ha preceduto il Consiglio europeo della prossima settimana. L’incontro ha definito il Sud Europa come baricentro geopolitico e competitivo del continente. Su caro energia e flessibilità sui conti pubblici intesa tra il Presidente francese e la premier Meloni. Von der Leyen: «Buon incontro con Macron». Le crescenti tensioni globali, a partire dall’instabilità in Medioriente, proiettano i loro riflessi sul bacino mediterraneo. Proprio su questo scenario si è concentrata la prima sessione dei lavori. È stato evidenziato come la stabilità geopolitica sia interconnessa con la salvaguardia delle grandi rotte commerciali e delle infrastrutture per gli approvvigionamenti. Da qui la strategia condivisa di un approccio a 360 gradi, capace di legare la gestione delle minacce sul lato orientale alle protezione delle vulnerabilità che interessano la parte sud. «La stabilità dell’Ue è legata a quella dei nostri vicini, del nostro vicinato allargato e la situazione di persistente instabilità in Medioriente, l’incessante guerra della Russia contro l’Ucraina, l’escalation delle minacce ibride e la crescente instabilità economica globale mettono a
dura prova la nostra sicurezza, le nostre economie e la nostra prosperità a lungo termine», ha detto Plenkovic. «In quanto Stati membri mediterranei possiamo portare una prospettiva mediterranea integrata nelle più ampie scelte strategiche dell’Ue». Sul fronte energetico, Meloni ha confermato l’intenzione del governo di valutare l’attivazione del meccanismo delle accise mobili, auspicando al contempo un pieno e duraturo ripristino del price cap a livello europeo. «Noi siamo sempre pronti a intervenire di nuovo, particolarmente con il meccanismo delle accise mobili. Al mese di settembre abbiamo circa 170 milioni di euro che possono essere spesi per questo obiettivo. Ci stiamo interrogando se sia più efficace spenderli in questo momento, in cui comunque ci sono misure di contenimento, o tenerle come provvista quando dovessero terminare quelle misure. Dipende anche dalla tenuta del cap. Vediamo cosa accade nelle prossime ore», ha detto Meloni. Sulla richiesta all’Ue di maggiore flessibilità nei conti pubblici per attutire la pressione inflazionistica «mi pare che ci sia interesse perché è una questione di buon senso», ha aggiunto Meloni. Sul tema c’è convergenza con il presidente francese Macron, che su X ha scritto: « intervenire sui prezzi dell’energia e garantire la sicurezza degli approvvigionamenti, lavorare per la stabilità in Medio Oriente…è questa la posta in gioco del vertice tra i Paesi mediterranei dell’Unione europea riuniti in Croazia. Costruiamo insieme il futuro dell’Europa e del Mediterraneo, per investire nella nostra competitività e rafforzare la nostra sovranità, tutelando al contempo il nostro patrimonio naturale». Prezzi dell’energia e bilancio saranno le priorità del prossimo Consiglio europeo. La presidente della Commissione europea su X ne ha ribadito l’ importanza, definendo in un post su X un «buon incontro», quel-
lo avuto con Macron a Spalato. «Abbiamo discusso degli acquisti congiunti, del dialogo con l’industria e dello sviluppo dell’elettricità pulita.». Con riferimento al prossimo bilancio europeo, in particolare, queste le sue parole:«dobbiamo dargli un’ambizione e delle risorse adeguate alla portata delle sfide. Per la nostra sicurezza energetica. Per la nostra difesa. E per il posto dell’Europa nel
mondo». Sul fronte dell’immigrazione, per l’Italia resta centrale il governo dei flussi migratori con l’obiettivo di consolidare la strategia incentrata su difesa dei confini esterni, cooperazione con le Nazioni di origine transito e contrasto all’immigrazione irregolare. Altro tema centrale del vertice ha riguardato l’allargamento dell’Unione, con focus sui Balcani occidentali.
La seconda sessione è stata dedicata a “Partnering for a Sustainable and Triving Mediterranean”, con la partecipazione del principe Alberto II di Monaco. Al centro la sostenibilità ambientale, crescita e partenariati con attenzione a blue economy, pesca e turismo sostenibile. Si punta a coniugare sostenibilità e prosperità attraverso iniziative comuni con i partner della sponda Sud.
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L’acquisto del campione diventa una vetrina internazionale, ma sui conti dell’operazione resta il riserbo
Dubai, il mattone e il prestigio: Benzema investe nella città dei grandi marchi
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DI HAMZA BOCCOLINI
on soltanto appartamenti di lusso. Nell’annuncio dell’investimento di Karim Benzema a Dubai c’è anche una precisa operazione d’immagine: presentare la città come destinazione dei grandi patrimoni, facendo leva sulla notorietà del calcio e sulla riconoscibilità dei marchi internazionali. È questa la lettura politica e comunicativa di una compravendita privata che Binghatti ha scelto di presentare pubblicamente, con una cerimonia alla Coca-Cola Arena. Il gruppo immobiliare ha annunciato il 6 ottobre che il calciatore francese ha acquistato diverse residenze nel complesso Mercedes-Benz Places | Binghatti City, tra cui un’abitazione nella Vision Iconic Tower. Alla firma con il responsabile commerciale Abdullah Binghatti era presente anche il presidente Muhammad Binghatti. Il comunicato riferisce della partecipazione di esponenti del mondo degli affari, inve-
stitori e ospiti di rilievo, senza però indicare incarichi pubblici o un coinvolgimento istituzionale nell’acquisto. IL PRESTIGIO DIVENTA UN MESSAGGIO La scelta del gruppo è chiara: trasformare il nome dell’acquirente in un argomento di promozione. Benzema non compare soltanto come cliente, ma come testimonianza della capacità di Binghatti di attrarre personalità riconosciute a livello mondiale. Lo stesso presidente presenta l’investimento come un segnale del posizionamento raggiunto dalla società e rivendica l’ambizione di sviluppare un’offerta che «nasce a Dubai e raggiunge il mondo». È in questo passaggio che la comunicazione aziendale assume una dimensione più ampia. Il progetto non vende soltanto residenze: propone un’immagine della città costruita attraverso architettura, servizi esclusivi e collaborazioni con grandi marchi. Nella narrazione del developer, l’arrivo di un campione del calcio contribuisce a
rendere questa immagine riconoscibile anche fuori dalla platea degli investitori immobiliari.La scala dell’intervento accompagna il messaggio: 78 piani, 1.426 residenze, 27 spazi commerciali e oltre 30 servizi per i residenti. Vision Iconic Tower è descritta come la torre più grande del complesso, con affacci su alcuni dei luoghi simbolo di Dubai, dal Burj Khalifa a Dubai Creek Harbour. LA VETRINA E
I DATI MANCANTI Alla visibilità dell’annuncio non corrisponde, però, una pari trasparenza sui dettagli economici. Non sono stati comunicati il valore dell’acquisto, il numero esatto delle unità comprate da Benzema, le condizioni di pagamento o la loro destinazione. Anche la crescita della domanda internazionale richiamata da Binghatti resta una dichiarazione aziendale, non accompagnata nel comunicato da
dati sulle vendite.Il confine va dunque tenuto fermo: si tratta di un investimento privato, non dell’annuncio di un accordo politico. Il suo significato pubblico sta nella rappresentazione che ne viene offerta. La firma di Benzema diventa il volto di una promessa di prestigio internazionale; per misurare la sostanza economica dell’operazione, invece, servirebbero quei numeri che la presentazione non rende disponibili.
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La difesa dei Di Vita allarga la cerchia delle ipotesi, il racconto riapre la cronologia. Il padre di Antonella Di Ielsi: un incidente impossibile
Tempi del veleno incompatibili: la soluzione del caso ricina si gioca sull’incertezza
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DI TIZIANA MAGRÌ
n caso su cui neanche la letteratura scientifica riesce a dare indicazioni certe. L’avvelenamento da ricina di Antonella Di Ielsi e di sua figlia Sara, a Pietracatella, quasi certamente diventerà oggetto di studi e ricerche: lo stesso Locatelli, direttore del Centro Antiveleni di Pavia, lo ha definito senza precedenti. Ed è proprio su ciò che la scienza ancora non sa spiegare che Vittorio Facciolla, legale di Gianni e Alice Di Vita, marito, padre e figlia, sorella maggiore delle vittime, entrambi parti offese, ha costruito il suo intervento in televisione, dopo mesi di silenzio «Siamo difronte a un’assenza assoluta di studi significativi sulla ricina che consentano una ricostruzione quantomeno plausibile», ha detto a “Ingresso Libero” su Telemolise. E ancora:«non si riesce a capire neppure qual è il tempo di manifestazione della ricina rispetto all’assunzione». Il nodo è la cena del 23 dicembre, a lungo considerata come momento dell’esposizione. A tavola c’erano Antonella, Sara e Gianni Di Vita. Alice era fuori con alcuni amici. I primi sintomi comparvero la mattina, intorno alle 9 per Sara e verso mezzogiorno per Antonella: dalle 36 alle 40 ore dopo. Un intervallo che il legale giudica difficile da concilia-
re con una dose letale così elevata, così come è emerso dall’autopsia e dalle analisi tossicologiche. Da qui la domanda se le esposizioni possano essere state due, o più di due. La risposta «Assolutamente, sì!». È la stessa ipotesi che il medico legale Benedetta Pia De Luca non esclude. Facciolla ha risposto anche a chi sottolinea che di quella cena si sa poco. «Gianni non ricorda chi ha mangiato cosa, non che cosa ci fosse a tavola, che è una situazione completamente diversa». E ha aggiunto che, semmai, a dover preoccupare sarebbe una memoria troppo precisa a distanza di mesi. Del 24, invece, tra pranzo e cena della vigilia con più commensali, Alice ricorda chi ha portato e cucinato cosa, ma nemmeno lei ha saputo dire chi ha mangiato cosa. E che tutto sia avvenuto il 23, il legale non se la sente di affermarlo con certezza. C’è poi un dettaglio che finora era rimasto ai margini. Il 22 dicembre la famiglia aveva partecipato a un pranzo aziendale e aveva portato con sé una family bag di avanzi. Un elemento che allarga il quadro delle possibili contaminazioni. Il legale ha poi ricordato anche l’andamento altalenante delle condizioni cliniche delle due vittime da ricina. Dopo le prime dimissioni Sara era tornata a casa con la voglia di
mangiare, e Antonella aveva preparato il pranzo «È possibile che in un caso di avvelenamento ci sia questo up down? Non lo so, qualcuno ce lo dovrà spiegare», chiede davanti alle telecamere il difensore dei Di Vita. L’incertezza dei tempi e l’ipotesi di più esposizioni, potrebbero riportare in primo piano una traccia che sembrava superata. Alle 2:13 della notte di Natale un utente anonimo, con il nome Expensive_Estate1897, pubblicò sulla community r/allthequestions, un messaggio in inglese: “Where can one easily obtain fast acting poisons?”, “Dove si possono ottenere facilmente veleni ad azione rapida?”. Nel testo citava la ricina. Con un’unica esposizione il 23 o il 24 dicembre, quel post sarebbe arrivato a cose fatte; con
più somministrazioni la cronologia non basterebbe più ad escluderlo. Nessun elemento, finora, lo collega a Pietracatella e la procura di Larino ha smentito di aver individuato computer e indirizzo IP legati a ricerche sulla ricina. Sul movente gli inquirenti non si sono ancora espressi. A parlare è stato il padre di Antonella Di Ielsi e nonno di Sara, Salvatore Di Ielsi, che ai microfoni di “Dentro la notizia” su Canale 5 ha escluso l’ipotesi dell’incidente. «Un incidente del genere mi sembra impossibile». E per la prima volta ha fatto riferimento di un tradimento da parte di Gianni Di Vita. «I responsabili devono uscire al più presto – ha detto ancora. - Noi non ce la facciamo più». Molto, adesso, si attende
dal Robert Koch-Institute di Berlino. Ma Carlo Locatelli invita a non aspettarsi rivoluzioni. «Quello che c’era da scoprire è già stato scoperto». La collaborazione con i tedeschi, chiesta da loro, sottolinea il medico, «è importante, ma non penso che possano sconvolgere le nostre cose». Ai laboratori di Berlino spetta però un compito che a Pavia non compete, ed è da lìche potrebbe arrivare la risposta che manca: «Noi non le tecniche per fare i dosaggi nell’acqua, nel vino. È una loro peculiarità». Cioè cercare la ricina in ciò che Antonella e Sara hanno mangiato e bevuto. Fino ad allora, a quasi dieci mesi dal quel Natale, il caso è ancora sospeso tra ciò che è stato accertato e tutto ancora che non lo è. Con molti dubbi.
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Cronache Lucane Scommesse e violenza, nel mirino uomini del sindacato
Le mani dei Lopiano sulla UIL Domenico Martoccia, secondo gli inquirenti, completamente soggiogato da Lopiano, consegna denaro e oggetti in oro anche sottratti alla moglie e alla madre per soddisfare richieste sempre più pressanti
«Q _Martoccia
DI MASSIMO DELLAPENNA
uesto è l’ufficio mio Carlè….e che qua…tutta la UIL….non ci vado mai…hai capito?....vaffanculo (…) non vi voglio più vedere» così dice Antonio Lopiano a Carlo De Angelis dopo essere entrato in macchina a seguito dell’incontro, proprio nella sede della UIL con un dipendente del sindacato Domenico Martoccia che gli ha consegnato dell’oro. Antonio Lopiano, secondo quello che sostengono gli inquirenti, è formalmente un coltivatore diretto ma è distaccato presso il sindacato Uil dove lo stesso non va mai. Un ulteriore elemento di descrizione che aumenta i tasselli necessari per avere un quadro completo della situazione di penetrazione dei Lopiano all’interno del contesto sociale della nostra città. LE ESTORSIONI A MARTOCCIA Proprio in questo rapporto di “colleganza” si inseriscono le estorsioni che vedono come vittima il Domenico Martoccia. Il tono usato da Lopiano rende chiara l’idea sia di un rapporto di sudditanza del Martoccia sia della grande forza di intimidazione dello stesso Lopiano che si comporta proprio come un boss della malavita. Il Martoccia ha portato dell’oro di famiglia al Lopiano dicendo “diciotto carati” con il presunto estorsore che risponde «pesa un grammo (…) e che cazzo! Domenico come dobbiamo fare il servizio oggi» va-
_Lopiano
lutandolo circa 200/250 euro aggiunge «non abbiamo fatto niente Domè» qualche giorno dopo è proprio il Martoccia che chiama Lopiano «quanto deve essere? Una decina di grammi? Quanto deve essere?» ottenendo come risposta che il minimo devono essere 10 o 12 grammi. Dopo aver consegnato la quantità richiesta le pressioni di Lopiano su Martoccia continuano al punto che il secondo dice al primo di aspettare il lunedi perché «lei non c’è (riferito alla moglie) devo smontare tutta la casa, devo trovare sta cosa». Non essendo soddisfatto della successiva dazione il Lopiano chiama ancora Martoccia «domè, non mi fare salire sopra se non ti devo venire a buttare giù dalla finestra…» aggiungendo quando i due si incontrano «ora ti appiccico una mappina in bocca». MI DOVEVI DARE MILLE EURO IN PIÙ Anche quando il Martoccia soddisfa le richieste del Lopiano il secondo non è mai soddisfatto e chiede sempre ulteriori dazioni di denaro. «Mannaggia cribbio – dice Lopiano a Martoccia che gli ha appena consegnato del denaro – ma io mi aspettavo che mi dovevi dare mille euro in più di questi…ma come cazzo devo fare!» «succede un casino qua dentro Domè» al punto che il Martoccia va nuovamente in banca a prelevare altre somme da consegnare al Lopiano che, però, continua a richiedere sempre ulteriori dazioni. IL VIZIO DEL GIOCO E I
_Montemurro
PRECEDENTI Il rapporto tra il Lopiano e il Martoccia, a detta degli inquirenti, è un rapporto di lunga durata. Nel 2013 fu “proprio il Martoccia a sporgere querela” asserendo “di aver contratto con Chirico e Cervi” gestori di sale slot “vari debiti per fronteggiare le spese connesse al vizio del gioco”. In quelle occasioni avrebbe ottenuto dal Chirico la somma di € 15.000,00 per poter onorare i quali “si sarebbe rivolto anche ai familiari, ovvero il padre che accese un prestito bancario da € 30.000,00 la moglie che prolungò un prestito già in corso e il suocero che avrebbe corrisposto un importo di € 10.000,00”. In occasione di quella querela il Martoccia asserì di aver dato al Lopiano la somma complessiva di € 40.000,00 “riferendo che si trattava di insistenti richieste di prestito con restituzioni mai onorate a cui il Martoccia avrebbe accondisceso per paura che il Lopiano potesse far male a sé ed ai suoi congiunti”. Successivamente il Martoccia ritirò tutto specificando che aveva dato quei soldi per paura che il Lopiano facesse del male si suoi familiari ma senza che quest’ultimo lo avesse mai minacciato. UNA PRESSIONE CONTINUATIVA Questa volta, però, non sarà possibile ritrattare la propria deposizione. Le indagini brillantemente condotte da Montemurro e Falvo, infatti, consistendo in intercettazioni, osservazioni e pedinamenti consentono di mostrare come
_Falvo
«Antonio Lopiano abbia sottoposto Martoccia ad una pressione continuativa e progressivamente crescente, finalizzata ad ottenere la consegna di denaro e oggetti in oro senza alcun titolo giustificativo (…) attraverso insistenti sollecitazioni, aggressioni verbali, minacce esplicite e reiterati incontri imposti» con la parte offesa che “si giustifica, balbetta, tenda di rassicurare l’indagato, promette nuove dazioni, concorda appuntamenti secondo scansioni temporali imposte e dichiara di dover reperire denaro e preziosi presso familiari”. Indicativa in tal senso la sequenza investigativa dell’Aprile del 2026 che ci fornisce sia l’idea delle modalità delinquenziali sia della tecnica investigativa. Lopiano chiama Martoccia chiedendogli altri soldi, la parte offesa risponde «mi da mille euro» cifra che non soddisfa il Lopiano che risponde «e che ci devo fare?», a qual punto il Martoccia aggiunge «un’altra signora mo mi deve portare mille e cinquecento euro» con il Lopiano che pretende il pagamento entro le 9.30 del giorno dopo. Non riuscendo a portare la somma il Martoccia riceva ulteriori minacce al punto che inizia a rubare oggetti e denari alla moglie e alla madre per pagare l’estorsore «l’ho trovato a mia moglie e ho scoperto dove lo tiene mia madre» ottenendo un “così va bene” da parte di un Lopiano evidentemente soddisfatto. A quel punto la Polizia Giudiziaria si reca al posto di appuntamento osservando e fotografando la dazione di denaro.
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Il capogruppo di FdI alla Camera in Basilicata con Rotelli, Caiata e Rosa per un confronto sulle priorità del territorio
Bignami sabato a Potenza e Matera Due incontri sull’azione del Governo
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aleazzo Bignami sarà in Basilicata sabato 10 ottobre per una giornata di incontri dedicata all’attività del Governo e alle principali sfide che attendono il Paese e il territorio lucano. Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera parteciperà a due convegni nei capoluoghi: il primo alle 16.30 al Grande Hotel di Potenza, in corso 18 agosto 1860, il secondo alle 18.30 all’Hotel del Campo di Matera, in via Lucrezio.«Il Governo più stabile, l’Italia più forte. Quattro anni di impegno per la Nazione» è il titolo scelto per le iniziative, promosse da Fratelli d’Italia per fare il punto sull’azione dell’Esecutivo e aprire un confronto sulle prospettive del territorio. Agli appuntamenti interverranno, insieme a Bignami, i deputati Mauro Rotelli e Salvatore Caiata e il senatore Gianni Ro-
sa.Il programma si rivolge ad amministratori, iscritti, simpatizzanti e cittadini, chiamati a confrontarsi sui temi della politica nazionale e sulle esigenze delle comunità locali. I due incontri saranno quindi l’occasione per discutere dell’attività del Governo e del rapporto tra le scelte nazionali e le priorità della Basilicata.A Matera, il segretario provinciale Michele Giordano sottolinea il significato dell’appuntamento: «La presenza dell’onorevole Bignami a Matera dimostra la costante attenzione del partito verso la Basilicata e la nostra comunità». Giordano invita cittadini e stampa a partecipare al confronto con il capogruppo alla Camera. DIGILIO: «PIÙ ATTENZIONE ALLE RISORSE LUCANE» Alla vigilia degli appuntamenti, l’ex senatore Egi-
dio Digilio sollecita un confronto sulle priorità regionali: «Ci aspettiamo dagli incontri dell’onorevole Galeazzo Bignami in Basilicata una maggiore attenzione per i problemi specifici del territorio lucano, a partire dalla gestione delle principali risorse naturali, petrolio, gas e acqua, e dal tema delle infrastrutture».Per Digilio, la visita è un’occasione per riportare queste questioni nell’agenda nazionale. «Il Governo Meloni sta facendo molto per il Mezzogiorno – sottolinea – ma la Basilicata ha una sua specificità e ha bisogno che questa specificità venga riconosciuta e adeguatamente considerata nelle scelte nazionali».L’ex senatore guarda anche al rapporto con l’elettorato della destra lucana, compreso chi non aderisce a Fratelli d’Italia ma vuole contribuire con idee e proposte. «L’anima sociale del-
la destra lucana resta un valore», afferma, avvertendo che sarebbe «un errore politico “consegnarla” al Movimento di Vannacci». Digilio richiama quindi l’eredità di Pinuc-
cio Tatarella, indicando in Giorgia Meloni l’evoluzione di quel pensiero e nella sua esperienza di governo la realizzazione di gran parte di quel progetto politico.
Il 18 settembre la ricorrenza prevista dal disegno di legge. Il senatore: «Educare e far conoscere il recupero è un investimento»
Riciclo della carta, Rosa rilancia la filiera «Tiene insieme ambiente e competitività»
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alorizzare il riciclo della carta e il lavoro di una filiera che unisce tutela dell’ambiente, occupazione e competitività. È l’obiettivo del disegno di legge che prevede l’istituzione della Giornata nazionale del riciclo della carta, da celebrare il 18 settembre, al centro dell’intervento in Aula del senatore di Fratelli d’Italia Gianni Rosa, vicepresidente della Commissione Ambiente di Palazzo Madama.«Oggi chiudiamo l’esame del disegno di legge che prevede, il giorno 18 settembre, l’istituzione della Giornata nazionale del riciclo della carta», ha dichiarato Rosa, sottolineando il significato del provvedimento. «Si tratta di un provvedimento snello, appena tre articoli, che parla di una realtà molto concreta: il modo in cui una Nazione ha trasformato il rifiuto in risorsa».Nel suo intervento, il senatore ha richiamato i dati del Rapporto Unirima 2025 per illustrare i risultati raggiunti dall’Italia. Nel 2024 il Paese ha mantenuto il secondo posto nella produzione di carta da macero, mentre nell’arco di trent’anni la raccolta di carta e cartone è passata
da poco più di mezzo milione di tonnellate a quasi quattro milioni. Numeri che, secondo Rosa, raccontano la crescita del settore e il contributo del recupero dei materiali all’economia nazionale.Un risultato significativo riguarda il riciclo degli imballaggi cellulosici, che supera il 93,1%, collocandosi oltre l’obiettivo europeo dell’85% fissato per il 2030. «I numeri confermano la storia di un successo», ha osservato il parlamentare, indicando nella nuova ricorrenza uno strumento per far conoscere il percorso compiuto e riconoscere il lavoro di chi opera nella filiera.La Giornata nazionale assume quindi, nelle parole di Rosa, anche un valore educativo: rendere più visibile il legame tra la raccolta dei materiali e la possibilità di trasformarli in una risorsa. «Una ricorrenza civile serve a dare un volto e un nome a questo lavoro e a trasmetterlo a chi verrà dopo di noi. Educare e far conoscere il riciclo è un investimento, non una spesa», ha sottolineato.Accanto al riconoscimento dei risultati, il vicepresidente della Commissione Ambiente ha richiamato le esi-
genze concrete delle imprese. La promozione della cultura del riciclo deve accompagnarsi a interventi capaci di sostenere la filiera e affrontarne le difficoltà. «Siamo consapevoli che l’istituzione di una giornata celebrativa non può sostituire le politiche industriali, l’energia a costi sostenibili o la semplificazione delle autorizzazioni», ha precisato.Sono questi, per Rosa, alcuni dei nodi su cui si misura il sostegno al settore. «Sono sfide reali, e il Governo le affronta con provvedimenti dedicati», ha affermato, di-
stinguendo il ruolo della ricorrenza dagli strumenti necessari a dare risposte sul piano industriale ed energetico.Il disegno di legge punta dunque a riconoscere il valore ambientale, economico e sociale del riciclo della carta, portando all’attenzione pubblica una filiera che occupa migliaia di lavoratori. «Il merito di questo testo è un altro: riconoscere una filiera che dà lavoro a migliaia di persone e che tiene insieme ambiente e competitività, e, soprattutto, sostenere la cultura del riciclo», ha concluso Rosa.
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Presentato il progetto da 11 milioni di euro realizzato con Almaviva. Arrivano il titolo unico integrato, il sistema best fare e il monitoraggio in tempo reale delle corse
Trasporti, al via alla bigliettazione unica e digitale per gomma e rotai
U
_ Alcune foto del l’evento a cura
DI FRANCESO MENONNA
n modello tutto nuovo, un sistema capace di garantire efficienza, sostenibilità e risorse operative. È questo il nuovo sistema di bigliettazione unica presentato ieri mattina nella sede dell'Assessorato alle Infrastrutture e ai Trasporti della Regione Basilicata, sito in Corso Garibaldi a Potenza. Presenti l'Assessore ai Trasporti, Pasquale Pepe, il Direttore Generale Infrastrutture e Mobilità della Regione Basilicata, Nino Altomonte, il responsabile del Rup e del Procedimento, Donato Arcieri e l'Amministratore delegato di Almaviva, Massimiliano Del Monte. Un progetto di undici milioni di euro, sia su gomma che sui binari, realizzato in modalità pubblico e privato che consentirà ai tanti lucani di viaggiare regolarmente e senza problemi; Almaviva realizzerà e gestirà il sistema. Per acquistare i titoli di viaggio sarà necessario un portale dedicato. Sarà possibile anche pagare con carta di credito in modalità contactless e utilizzare un titolo unico che darà la possibilità di cambiare autobus e operatore. La piattaforma calcolerà immediatamente e automaticamente la tariffa più consona e conveniente per i passeggeri.Con la piattaforma la Regione avrà la possibilità di monitorare continuamente le corse, i passeggeri e la puntualità, dando al tempo stesso dati utili per programmare con tempestività il servizio e intervenire sulle linee con maggiore accesso e
sulle problematiche riscontrate durante il tragitto. La sperimentazione partirà entro il 2027, mentre il completamento dell'intera rete è previsto per la fine del medesimo anno, con la piena operatività su tutte le tratte nel mese di gennaio del 2028. La gara è stata pubblicata lo scorso 26 febbraio e l'aggiudicazione è avvenuta il 3 settembre. Da segnalare che la piattaforma calcolerà a posteriori la tariffa più conveniente con il sistema best fare, con tetti di spesa giornalieri, settimanali e mensili: un vero e proprio punto di forza per il sistema dei trasporti lucano.Il biglietto digitale, altro elemento caratterizzante del nuovo sistema approvato dall'Assessorato ai Trasporti, sarà multicanale e utilizzabile tra più operatori. Il nuovo sistema di biglietteria elettronica, monitoraggio e supervisione regionale rappresenta dunque una rampa di lancio per la Basilicata sia nell'ambito della trasparenza che del monitoraggio e della messa a sistema dei dati, capaci di garantire un servizio efficiente ed efficace nel tempo. Tutto questo nell'ambito della digitalizzazione del trasporto pubblico locale che la Regione Basilicata ha avviato per favorire la digitalizzazione dei servizi pubblici, migliorare l'accessibilità e la qualità del trasporto pubblico locale, aumentare l'efficienza del sistema dei servizi e dei trasporti e dotarsi di strumenti avanzati di controllo e monitoraggio. Inoltre, con tale progetto sarà possibile garantire una più efficace programmazione del
di A. Mattiacci
sistema dei trasporti, promuovere l'integrazione tariffaria e modale tra i diversi operatori, ridurre l'evasione tariffaria, ottimizzare la gestione degli introiti e migliorare la sostenibilità economica e ambientale della mobilità regionale.L'Assessore ai Trasporti della Regione Basilicata, Pasquale Pepe, ha parlato del nuovo modello di trasporto pubblico locale sottolineando quanto segue: «Voglio fare una premessa e la faccio alla classe politica perché molte volte noi perdiamo di vista la bussola. Noi siamo qui per servire la gente. E il progetto che presentiamo questa mattina tra i diversi è proprio uno strumento per servire concretamente la gente. Mi dà tanta soddisfazione perché è arrivato in porto in maniera velocissima. Noi abbiamo pubblicato la gara a febbraio e qualche giorno fa abbiamo sottoscritto il contratto. E parliamo di un importo di undici milioni di euro per una infrastruttura tecnologica che ha una
portata rivoluzionaria. L'approdo qual è? L'approdo è proprio la bigliettazione unica. Gli aspetti che daranno maggiori novità e che riguardano naturalmente il trasporto unico locale sono una migliore qualità del servizio a cominciare appunto dal biglietto unico, perché il cittadino con questo strumento potrà cambiare più mezzi, più società, e pagherà soltanto un biglietto, fra l'altro nella versione più economica, perché da una simulazione che è stata fatta ci sarà anche un risparmio rispetto al cumulo dei biglietti. Ci sarà maggiore trasparenza. La Regione per la prima volta avrà la conoscenza e il controllo dei dati che riguardano i passeggeri e le flotte. E questo che cosa significa? Significa pianificare al meglio i servizi per il futuro, conoscere il flusso dei viaggiatori e, purtroppo – ma dobbiamo fare anche questo –, verificare chi paga e chi no. Quindi evasione ed elusione del biglietto non ce ne
saranno più, perché noi sapremo chi entrerà nell'autobus e chi pagherà sull'autobus, non nominativamente ovviamente, ma numericamente. Ci sarà una svolta anche dal punto di vista dell'ottimizzazione dei costi perché, se tutti pagano, la Regione paga di meno e, conoscendo gli accessi dei viaggiatori, potremo potenziare là dove servono e modificare là dove non servono, azzerando gli sprechi. In sintesi questa è la portata rivoluzionaria di questo provvedimento che culmina – e mi piace ribadirlo – nel controllo e nella conoscenza totali del pubblico. Quindi dal momento in cui questo sistema sarà efficace, dal gennaio 2028, dal momento della sua totalità, noi non dovremo chiedere dati e informazioni a nessuno, li avremo noi, e questo è chiaro perché ci servirà a pianificare il futuro in maniera molto puntuale e più vicina ai cittadini, talmente vicina che l'offerta ha previsto il servizio a chiamata».
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Circa 17 milioni per 69 comuni, di cui 15 dal Pnrr. Chiesto un coordinamento tra università, imprese e professionisti per attuare il progetto
Rete idrica, Motta (FdI) propone un patto sulle risorse
POTENZA. Un coordinamento tra università, imprese e professionisti per utilizzare con efficienza i circa 17 milioni di euro destinati alla distrettualizzazione della rete idrica di 69 comuni lucani. È la proposta di Gianni Motta, coordinatore del dipartimento Ambiente ed energia di Fratelli d’Italia della provincia di Potenza, che annuncia un prossimo confronto con il direttore Cerciello sulle modalità del percorso. Il finanziamento comprende 15 milioni di euro del Pnrr. Per Motta, le risorse possono rappresentare «un valido volano di economia indotta» per i soggetti che operano nel settore idrico della Basilicata, a partire dalle imprese e dai professionisti. L’esponente di Fdi esprime soddisfazione per la notizia e ribadisce il ruolo guida di Acquedotto Lucano, anche nel dialogo con i corpi
intermedi. Sul piano politico, Motta attribuisce il risultato all’attenzione del Governo Meloni verso la Basilicata e alla collaborazione con l’esecutivo regionale di centrodestra. Richiama inoltre il contributo della delegazione di Fratelli d’Italia, alla quale riconosce un ruolo sempre più da protagonista nel lavoro di squadra per il territorio. La proposta riguarda il coinvolgimento di tre componenti del tessuto produttivo lucano: il mondo accademico, le aziende e i professionisti. Motta chiede di avviare un gruppo di coordinamento che li veda come possibili soggetti attuatori, mettendo insieme competenze e capacità operative per l’impiego delle risorse disponibili. «Soltanto mettendo insieme le sinergie di questi tre mondi è possibile mettere a sistema i 17 mi-
lioni di euro con capacità di efficienza, efficacia e senza alcuna distrazione», sostiene. Il confronto annunciato dovrebbe quindi servire a definire le forme della collaborazione, con Acquedotto Lucano al centro del percorso. «Abbiamo concordato con il di-
rettore Cerciello che nei prossimi giorni ci si possa incontrare per individuare le modalità e le forme più adeguate», conclude Motta. L’obiettivo indicato è un percorso che veda la società «tra i maggiori protagonisti della gestione idrica delle 131 municipalità della Basilicata».
Il consigliere di Forza Italia lucano propone contributi per contenere le rette e una rete di mutuo aiuto contro la solitudine e l’isolamento
Case di riposo, Picerno vuole aiuti La terza età al centro delle scelte POTENZA. «È arrivato il momento di affrontare con maggiore serietà e lungimiranza, anche sul piano istituzionale, il tema degli anziani. Parliamo di una componente sempre più importante della nostra popolazione, che non deve essere considerata soltanto come una fascia fragile da assistere, ma come una vera risorsa e un valore aggiunto per la nostra società». È quanto dichiara il consigliere di Forza Italia, Fernando Picerno, che aggiunge: «Sottolineo con forza l’urgenza di politiche strutturate e innovative per la terza età». «In coerenza con questa visione – spiega Picerno – ho presentato una proposta di legge che punta a valorizzare il ruolo degli anziani attraverso la creazione di una rete solidale fondata sul mutuo aiuto e sulla condivisione di competenze, esperienze e tempo. Un modello capace di contrastare solitudine e isolamento e di rafforzare i legami nelle nostre comunità. La proposta guarda anche all’innovazione e all’uso delle nuove tecnologie per migliorare la qualità della vita delle persone anziane. Penso con profonda convinzione –
prosegue Picerno – che occorra un intervento immediato anche a sostegno delle case di riposo e delle strutture che assistono quotidianamente gli anziani». «Rivolgo alle istituzioni un appello a sostenere queste realtà – sottolinea Picerno –. Le case di riposo sono un punto di riferimento per molte famiglie
e svolgono una funzione sociale e assistenziale essenziale. Un’assistenza continuativa e qualificata può inoltre contribuire a contenere i costi sanitari». «Oggi, però – prosegue il consigliere di Forza Italia – queste strutture devono affrontare un forte aumento dei costi di gestione, con il rischio di un ulteriore incremento delle ret-
te a carico delle famiglie. Non possiamo lasciare che il peso dell’assistenza ricada interamente sui cittadini, soprattutto in una fase di difficoltà economica». «Da qui la mia proposta: le istituzioni devono prevedere adeguate risorse di bilancio e contributi per le case di riposo, riconoscendo concretamente il
valore del servizio che offrono. Sostenere queste strutture significa sostenere gli anziani e le loro famiglie». «Mi batterò, come rappresentante istituzionale, per questo obiettivo – conclude Picerno – perché una società civile e solidale non lascia sole le persone più fragili né chi se ne prende cura».
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De Grazia chiede alla Regione incentivi e un tavolo con imprese e consumatori: «La transizione deve essere sostenibile anche sul piano sociale»
Pompe bianche per frenare i rincari, Confsal propone una rete in regione
POTENZA. Una rete regionale di pompe bianche per contenere il costo dei carburanti e accompagnare la transizione verso una mobilità a minore impatto ambientale. È la proposta che Confsal Basilicata rivolge alla Regione, chiedendo di verificare la possibilità di sostenere la nascita di stazioni di servizio indipendenti, con prezzi competitivi e un’offerta progressivamente aperta anche ai carburanti rinnovabili e alla ricarica elettrica. Il punto di partenza è il peso degli spostamenti sui bilanci delle famiglie, dei lavoratori e delle imprese. In Basilicata, sottolinea il sindacato, la conformazione del territorio e la distanza dai principali centri rendono spesso indispensabile l’automobile. Ridurre la spesa alla pompa diventa quindi una questione che riguarda il potere d’acquisto e la competitività delle attività produttive, soprattutto nelle zone dove le alternative e l’offerta di distributori sono più limitate. «Non possiamo limitarci a denunciare il caro carburanti, dobbiamo provare a costruire strumenti concreti per ridurre il peso della mobilità sui cittadini»,
dichiara Gerardo de Grazia, segretario regionale di Confsal Basilicata. «La Basilicata è una terra che produce energia e che ha una forte vocazione energetica. È legittimo chiedersi come trasformare questa condizione in un beneficio tangibile per la nostra comunità». La richiesta è di studiare un modello di sostegno ai distributori indipendenti attraverso strumenti compatibili con la normativa vigente. Tra le possibilità indicate figurano l’individuazione di aree pubbliche disponibili, bandi e incentivi agli investimenti, sem-
plificazione amministrativa e accordi con operatori privati. Il ruolo della Regione sarebbe quello di favorire gli investimenti e una maggiore concorrenza nel settore: il progetto non prevede una rete pubblica di impianti gestiti direttamente dall’ente. L’obiettivo è costruire un sistema capace di contenere i prezzi, prestando particolare attenzione ai territori nei quali l’offerta è più scarsa. La proposta affianca però alla convenienza economica un percorso di trasformazione delle stazioni di servizio. «Non immaginiamo
semplicemente distributori di benzina e gasolio a basso costo, ma stazioni energetiche del futuro», spiega de Grazia. Impianti capaci di offrire progressivamente carburanti rinnovabili e a minore impatto ambientale, Gpl, metano, biocarburanti e infrastrutture per la mobilità elettrica, laddove queste soluzioni risultino economicamente e tecnicamente sostenibili. Per Confsal il progetto potrebbe rientrare in una strategia regionale sull’energia e sulla mobilità, collegando la sostenibilità ambientale alla tutela dei red-
diti e alle esigenze delle imprese. «Green non deve diventare sinonimo di costoso», sottolinea il segretario regionale. «La transizione energetica deve essere sostenibile anche dal punto di vista sociale. Se chiediamo a famiglie e lavoratori di cambiare abitudini, dobbiamo contemporaneamente mettere a disposizione alternative accessibili». Il primo passo richiesto è l’apertura di un tavolo con istituzioni, associazioni dei consumatori, rappresentanze sindacali, operatori del settore e imprese. Il confronto dovrebbe verificare la fattibilità del progetto e individuare le aree lucane nelle quali una rete di distributori a prezzi competitivi potrebbe produrre il maggiore beneficio sociale ed economico. «Chiediamo alla Regione di aprire un confronto», conclude de Grazia. «Non vogliamo soltanto parlare di energia: vogliamo che l’energia diventi una leva di sviluppo, occupazione e benessere per i lucani. La Basilicata può e deve avere una propria strategia energetica, mettendo al centro non soltanto la produzione, ma soprattutto le persone».
Sei giornate di presidio a Montecitorio e incontri sul territorio. Chiesti alla Regione sostegni aggiuntivi per compensare i rincari
La Cia mobilita gli agricoltori in Basilicata, tutti a Roma
POTENZA. Un intervento aggiuntivo della Regione per compensare l’aumento dei costi agricoli, a partire dalle colture escluse dal decreto del ministero dell’Agricoltura del 15 settembre. È la richiesta di Cia Basilicata, che accompagna la nuova mobilitazione nazionale con incontri sul territorio lucano dedicati al confronto con agricoltori, cittadini e istituzioni locali. Al centro, la difficoltà delle aziende a sostenere le spese senza ridurre le produzioni o ricorrere a nuovi debiti. L’associazione torna su una richiesta già avanzata al Tavolo Verde del 28 settembre: destinare un sostegno almeno alle colture che non rientrano nel decreto Masaf numero 471903 e, qualora vi siano risorse disponibili, estenderlo anche a quelle già comprese nel provvedimento ministeriale. L’obiettivo è compensare il rincaro dei costi che pesa sulle attività nei campi e sulla possibili-
tà di programmare lavorazioni e investimenti. «Le imprese agricole non possono continuare a lavorare con costi che aumentano e margini che si restringono», sottolineano il presidente regionale di Cia, Leonardo Moscaritolo, e il vicepresidente Giuseppe Stasi. «In questa fase è necessario dare risposte concrete e tempestive. Le aziende devono poter affrontare le lavorazioni e gli investimenti senza essere costrette a rinunciare, ridimensionare le produzioni o indebitarsi ulteriormente». La rivendicazione regionale si inserisce nella protesta promossa da Cia-Agricoltori Italiani davanti a Montecitorio. Il presidio si svolgerà dal 13 al 15 e dal 20 al 22 ottobre: sei giornate di mobilitazione con centinaia di produttori in arrivo da tutta Italia. «I conti non tornano», denuncia l’organizzazione, secondo cui il prezzo della crisi continua a gravare sugli
anelli più deboli della filiera, dagli agricoltori ai cittadini, dal campo allo scaffale. Il caro energia e carburanti e il peso della spesa alimentare sono i temi della battaglia, insieme alle scelte europee sulla Pac. Per Cia, penalizzare la politica agricola comune significa colpire il lavoro nei campi e la tenuta ambientale, economica e sociale delle comunità. In gioco, sostiene l’associazione, ci sono anche la sicurezza alimentare dell’Unione europea e le caratteristiche delle produzioni agri-
cole e agroalimentari delle aree interne. In Basilicata gli incontri serviranno ad ascoltare le esigenze del territorio e a discutere il ruolo del settore primario nella tutela dei consumatori, nella salvaguardia del territorio e nella qualità del cibo. Il confronto riguarderà anche la difesa e la valorizzazione delle produzioni locali e del made in Italy. Un percorso che affianca la richiesta di aiuti immediati alla riflessione sul rapporto tra il lavoro degli agricoltori e gli interessi dei cittadini.
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L'evento di FareAmbiente a Potenza. Focus su tecnologie di nuova generazione, competenze universitarie e opportunità industriali
Nuova energia e sviluppo industriale, il confronto sul nucleare sostenibile L
e prospettive del nucleare nel sistema energetico nazionale, le fragilità dei territori e le identità delle comunità, le opportunità e i costi per le imprese e le competenze necessarie per accompagnare l’innovazione sono state al centro del convegno «Energie e territori: il nucleare nel nuovo mix energetico italiano», promosso da FareAmbiente – Movimento Ecologista Europeo in collaborazione con Nuclitalia e Confindustria e ospitato nella Sala Convegni di Confindustria Basilicata. Anche alla luce della recente legge delega, l’incontro ha offerto un’occasione per affrontare le prospettive del cambiamento climatico e del nucleare di nuova generazione con serietà e senza pregiudizi.La formula delle tavole rotonde ha messo in dialogo accademici, imprese e rappresentanti dei territori, favorendo una valutazione serena delle opportunità e delle criticità su basi scientifiche. Un confronto volto a contribuire a una visione condivisa e sostenibile del futuro energetico italiano, fondata sulla fiducia nella scienza e nella capacità delle persone di mettere la conoscenza al servizio del bene comune. Il dibattito ha affrontato il rapporto tra scelte energetiche e territori, con attenzione alla tutela ambientale, alla sicurezza degli approvvigionamenti e alla sostenibilità economica. Il possibile contributo delle tecnologie nucleari è stato esaminato nel quadro degli investimenti nell’efficienza, nelle rinnovabili, nelle reti e negli accumuli.I lavori si sono aperti con i saluti del presidente di Confindustria Basilicata, Francesco D’Alema, per il quale «Il nucleare di nuova generazione può assumere un ruolo molto importante nel mix energetico italiano. Oggi, a livello europeo, l’energia nucleare genera oltre il 23% della produzione lorda di energia elettrica, con 100 reattori in esercizio in 18 Paesi europei. La sola Francia ne detiene il 69% del totale. L’Italia è tra gli unici paesi europei a non avere tale tecnologia con un costo energetico sproporzionato rispetto ad altri Paesi
come Francia e Spagna. Un grave gap di competitività che va recuperato. Non possiamo perdere un'altra volta questo treno. Per la Basilicata possono aprirsi rilevanti opportunità. Come sistema industriale riteniamo fondamentale affrontare il tema con pragmatismo, rigore scientifico e piena trasparenza, valorizzando competenze, ricerca e capacità produttive dei territori. Il percorso avviato a livello nazionale con il recente Ddl “Nucleare Sostenibile” va accompagnato con decisione, creando le condizioni affinché imprese, università e centri di ricerca possano contribuire allo sviluppo della filiera». È seguito il saluto di Enzo Ritorti, responsabile regionale di FareAmbiente – Movimento Ecologista Europeo.La prima tavola rotonda, «Il futuro del nucleare per il patrimonio industriale italiano», moderata da Cristina Florenzano, componente dell’Esecutivo nazionale di FareAmbiente, ha approfondito la maturità delle tecnologie e i tempi necessari per un loro eventuale impiego in Italia; i costi, la sicurezza, la gestione dei rifiuti radioattivi e la dismissione degli impianti; il confronto con efficienza, rinnovabili, reti e accumuli; le opportunità per le imprese e i giovani ricercatori lucani. Nel confronto è stata posta anche la questione di come valutare gli effetti delle scelte energetiche sulla salute, sul-
l’ambiente e sulle attività già presenti nei territori.Luca Mastrantonio, amministratore delegato di Nuclitalia, ha affrontato il tema della maturità delle tecnologie nucleari e delle condizioni necessarie per un loro eventuale impiego, compresi gli aspetti relativi alla sicurezza e alla gestione dei rifiuti. Marco Ravazzolo, direttore Politiche per l’ambiente, l’energia e la mobilità di Confindustria nazionale, è intervenuto sulle esigenze del sistema industriale e sui criteri per confrontare il contributo delle diverse soluzioni energetiche, considerando costi complessivi e tempi di realizzazione. Donato Viggiano, consigliere del Direttivo del Cluster Energia Basilicata ETS, ha affrontato il tema delle competenze disponibili in Basilicata e delle possibili collaborazioni tra università e imprese, anche per offrire opportunità ai giovani ricercatori. Rocco Pace, componente del Direttivo del Comitato Piccola Industria di Confindustria Basilicata, è intervenuto sulle condizioni che possono consentire alle piccole imprese lucane di accedere alle nuove filiere, dalla formazione alle qualificazioni e agli investimenti necessari. Agostino Arcasensa, Coordinatore Amministrativo della Arcasensa Agostino sas, ha portato il punto di vista delle imprese del territorio riguardo le certezze necessarie per l'avvio degli inve-
stimenti in questa nuova filiera energetica, sottolineando la necessità di una pianificazione di lungo periodo.La seconda tavola rotonda, dal titolo «Accademia e competenze nucleari: formazione, R&S, talent pipeline», moderata da Donato Pace, direttore de La Nuova Basilicata, ha affrontato il tema delle competenze necessarie per lo sviluppo del settore. Antonio D'Angola, professore di Fisica dei Reattori Nucleari, ha approfondito gli aspetti della ricerca e i tempi per la ricostruzione della rete di competenze e professionalità in campo nucleare, riportando lo stato dell'arte nazionale emerso dal lavoro della Piattaforma Nazionale per un Nucleare Sostenibile del MASE ed evidenziando come in Basilicata siano attivi
percorsi post-lauream, come i Master universitari in Decarbonizzazione (DETECT) e in Radioprotezione (MARA). Michele Greco, coordinatore del Master DETECT dell’Università della Basilicata, ha sottolineato la presenza di un’offerta formativa di settore già attiva nell’ateneo e la necessità di affrontare queste tematiche con un linguaggio accessibile ai cittadini.Le conclusioni sono state affidate al professor Vincenzo Pepe, presidente nazionale di FareAmbiente, il quale ha sottolineato la necessità di aprire un dialogo sereno sul nucleare in tutti i territori, alla luce delle sfide della decarbonizzazione e della sostenibilità, coinvolgendo diverse categorie professionali affinché le scelte siano consapevoli e partecipate.
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L’assessore Cupparo sollecita il recupero dei ritardi: «La prevenzione degli incidenti rappresenta una priorità»
Viggiano-Grumento, un piano per la viabilità Pronti lavori per un totale di 300mila euro
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n piano da un milione di euro per mettere in sicurezza la viabilità dell’area industriale di Viggiano-Grumento Nova, dove sono stati individuati dieci punti critici, alcuni a «elevata pericolosità». È quanto emerso dal vertice convocato in Regione dall’assessore allo Sviluppo economico Francesco Cupparo, su richiesta dei sindacati dei metalmeccanici. Un primo programma di lavori da circa 300mila euro è pronto, mentre un secondo intervento da 700mila euro è in fase di ultimazione, con le risorse ancora da reperire. Al tavolo hanno partecipato la direttrice generale del Dipartimento Giuseppina Lo Vecchio, il responsabile del Distretto Meridionale di Eni Alfonso Pagano, l’amministratore di Apibas Luigi Vergari, i sindaci di Viggiano e Grumento Nova, Amedeo Cicala e Antonio Imperatrice, insieme ai rappresentanti di Uilm, Fiom, Fim e Confindustria. A illustrare le criticità della rete stradale è stato Im-
peratrice, che attraverso mappe e diapositive ha mostrato i dieci punti sui quali intervenire. A rendere urgente la messa in sicurezza sono gli incidenti verificatisi nella zona, compreso un recente schianto mortale. Il sindaco di Grumento Nova ha indicato alcune possibili soluzioni e manifestato la disponibilità del Comune a individuare risorse proprie per contribuire ai lavori. Analoga apertura è arrivata dal sindaco di Viggiano. Sul fronte operativo, Vergari ha presentato i due programmi di intervento e riferito che Apibas ha candidato alla Presidenza del Consiglio dei ministri un progetto complessivo per tutte le nove aree industriali della provincia di Potenza, con l’obiettivo di affrontarne le criticità infrastrutturali e manutentive. Eni ha invece dato la propria disponibilità a sostenere, in raccordo con Apibas, la manutenzione ordinaria della viabilità nell’area del Centro Olio di Viggiano. La richiesta dei sindacati
è di definire tempi certi e passare rapidamente all’esecuzione delle opere. Uilm, Fiom e Fim hanno sollecitato un cronoprogramma preciso, mentre i dirigenti della Uilm hanno consegnato una petizione firmata da circa mille lavoratori di Viggiano e Grumento Nova per chiedere misure immediate. A supporto dell’iniziativa, Raffaele Claps, responsabile Rls per la Uil, ha illustrato uno studio sui problemi riscontrati lungo i percorsi utilizzati ogni giorno dai lavoratori. «La prevenzione degli incidenti rappresenta una priorità dell’azione politico-istituzionale del Governo regionale», ha dichiarato Cupparo, richiamando anche l’aumento degli incidenti in itinere, durante gli spostamenti tra casa e lavoro. L’assessore ha ricordato il finanziamento complessivo di quattro milioni di euro destinato negli anni scorsi a tutte le aree industriali, nell’ambito della gestione affidata ad Apibas dopo il superamento del Consorzio industriale di Potenza:
una scelta che «va nella direzione di garantire la manutenzione e l’efficienza dei servizi». Resta ora da recuperare il ritardo accumulato. «Come ha spiegato Vergari, si è perso tempo a causa di un contenzioso relativo alla gara d’appalto dei lavori. Ora, con l’individuazione delle competenze e delle poste finanziarie indispensabili, sono fiducioso che si possa procedere all’attuazione del programma di interventi condiviso», ha aggiunto Cupparo.Il confronto ha riguardato anche l’amplia-
mento dell’area produttiva della Val d’Agri. Cicala ha chiesto di individuare e rendere disponibili nuovi lotti industriali e l’assessore ha accolto la sollecitazione dei due sindaci ad approfondire gli aspetti tecnico-urbanistici e le questioni legate agli espropri che attualmente ostacolano l’espansione. La direttrice generale Lo Vecchio ha assicurato che il Dipartimento seguirà l’iter degli interventi e fornirà ad Apibas ed Eni l’assistenza necessaria per favorire la realizzazione delle opere.
Dal 12 al 17 ottobre incontri con scuole e imprese, visite alle strutture regionali e iniziative per diffondere la cultura della prevenzione
Protezione civile, la Basilicata si prepara Sei giorni dedicati a rischi ed emergenze
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al 12 al 17 ottobre la Basilicata ospiterà la Settimana nazionale della Protezione civile, con incontri, iniziative formative e aperture al pubblico delle strutture regionali. Al centro del programma la prevenzione dei rischi, la gestione delle emergenze e il coinvolgimento di cittadini, scuole e imprese.Organizzata dagli uffici regionali della Protezione civile e della Gestione delle Sale di Protezione civile, la manifestazione si aprirà il 12 ottobre a Potenza con un open day nella Sala operativa regionale e nel Centro funzionale decentrato. Cittadini, studenti e associazioni potranno conoscere le attività di previsione, monitoraggio e gestione delle emergenze. Una seconda giornata di visite è prevista il 17 ottobre, a conclusione della settimana.Il 13 ottobre, in occasione della Giornata internazionale per la
riduzione del rischio dei disastri naturali, l’attenzione si sposterà sulla sicurezza delle aree industriali. Alle 10.30, nella sede di Confindustria Basilicata a Potenza, sarà presentato il protocollo d’intesa sottoscritto il 22 luglio dalla Protezione civile regionale, Confindustria e dagli enti per lo sviluppo industriale delle provin-
ce di Potenza e Matera, per rafforzare la capacità del sistema produttivo di affrontare le emergenze.Il 14 ottobre sarà dedicato a «Custodi di Bene», progetto che punta all’inclusione e al reinserimento sociale delle persone detenute attraverso percorsi formativi e attività di protezione civile. Alle 11, nella Sala Inguscio della
Regione, a Potenza, saranno presentati il progetto e l’accordo di collaborazione tra Protezione civile, Garante regionale, Vigili del fuoco, Provveditorato dell’Amministrazione penitenziaria per Puglia e Basilicata e case circondariali di Potenza, Matera e Melfi.Il 15 e il 16 ottobre la Regione parteciperà a Bari agli incontri del progetto BREATH, finanziato dal programma Interreg Grecia-Italia 2021-2027. In questa sede presenterà il progetto pilota per un sistema innovativo di allertamento sul rischio tsunami e antincendio a Policoro.Sempre il 16 ottobre, nella Sala Inguscio, si terrà il bilancio della campagna antincendio boschivo 2026. Gli uffici regionali, le strutture operative e gli operatori del settore esamineranno risultati e criticità degli interventi, per individuare le azioni da mettere in campo nelle prossime campagne.
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Basilicata 24 Ore
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Venerdì 9 ottobre la proiezione del film e l'incontro con i registi per la rassegna «Meet Us at Cinema»
Falcone e Morvillo al Don Bosco di Potenza con Tognazzi e Izzo U
na storia d’amore intrecciata alla lotta contro la mafia, quella tra Giovanni Falcone e Francesca Morvillo, sarà al centro della serata organizzata dalla Lucana Film Commission nell’ambito di «Meet Us at Cinema». L’appuntamento è per venerdì 9 ottobre, alle ore 21.00, al Cineteatro Don Bosco di Potenza, dove sarà proiettato il film «Francesca e Giovanni – Una storia d’amore e di mafia», dedicato alla relazione tra il magistrato Giovanni Falcone e Francesca Morvillo, anche lei magistrato e sua compagna di vita.La proiezione sarà seguita da un momento di incontro con il pubblico. A confrontarsi con gli spettatori saranno infatti i registi Ricky Tognazzi e Simona Izzo, che parleranno del film, del percorso creativo che ha portato alla sua realizzazione e dei temi che ne hanno ispirato la narrazione. L’iniziativa si inserisce nel programma «Meet Us at Cinema», il format promosso dalla Lucana Film Commission con l’obiettivo di sostenere le sale cinematografiche lucane e rafforzare il rapporto tra il pubblico e il mondo dell’audiovisivo.Attraverso appuntamenti che affiancano alla vi-
sione dei film il confronto diretto con registi, autori e protagonisti del settore, la rassegna punta inoltre a valorizzare le produzioni audiovisive locali e a riportare gli spettatori nelle sale, trasformando il cinema in uno spa-
zio di incontro, riflessione e partecipazione. La serata dedicata a «Francesca e Giovanni» rappresenta così un’occasione per riscoprire, attraverso il linguaggio cinematografico, una vicenda umana e professionale di grande
rilevanza, affidata alla sensibilità degli autori e al dialogo con il pubblico. L’appuntamento è dunque venerdì 9 ottobre alle 21.00 al Cineteatro Don Bosco di Potenza, per una serata che unirà cinema, memoria e confronto.
Un documentario e western che unisce il paesaggio rurale alla contemporaneità. In sala l'incontro tra Alessandra Lancellotti e l'attrice Giorgia Palmucci
Da Scotellaro alle aree interne, il cinema che racconta i borghi e la memoria della Basilicata
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l film nasce nei luoghi della Basilicata legati alla figura di Rocco Scotellaro, poeta, scrittore, sindaco e militante lucano scomparso a soli trent’anni, e ne raccoglie l’eredità per interrogare il presente. Intreccia documentario, western e musical, portando i codici dell’epica e del cinema western nel paesaggio rurale lucano. Al centro ci sono le aree interne del Mezzogiorno, i borghi della Riforma Agraria del 1950, oggi segnati dallo spopolamento, ma anche le voci di anziani contadini e giovani agricoltori che continuano a vivere e lavorare in questi luoghi. Dopo la proiezione la regista Alessandra Lancellotti e l’attrice Giorgia Palmucci incontreranno il pubblico.
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Inaugurate le nuove apparecchiature per un investimento da 2,5mln. Latronico: «Per accrescere la qualità di risposta del Ssr»
Radiologia San Carlo, Spera: «Un vero salto tecnologico» POTENZA. Diagnostica per immagini più avanzata, maggiore accuratezza nell'individuazione e nella caratterizzazione delle patologie, flussi di lavoro più efficienti e particolare attenzione alla sicurezza dei pazienti. Sono questi gli obiettivi del potenziamento tecnologico della Radiologia dell'ospedale San Carlo di Potenza. Qui sono state inaugurate le nuove apparecchiature acquisite dall'Azienda ospedaliera regionale San Carlo con un investimento complessivo di 2,5 milioni di euro. L'investimento è sostenuto in parte con le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza e in parte con fondi regionali a valere sul Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) e sul Fondo per lo sviluppo e la coesione (Fsc). Al taglio del nastro hanno preso parte il direttore generale dell'Aor San Carlo, Giuseppe Spera, l'assessore alla Salute, Politiche per la persona e Pnrr della Regione Basilicata, Cosimo Latronico, e il direttore della Radiologia, dottor Enrico Scarano. Erano presenti anche i medici, i tecnici sanitari di radiologia medica e il personale del reparto. Il nuovo assetto tecnologico comprende due risonanze magnetiche, rispettivamente da 1,5 e 3 Tesla, una TC spettrale Dual Energy dotata di sistemi di Intelligenza Artificiale e due telecomandati polifunzionali. Un investimento frutto di una programmazione di lungo periodo della Direzione strategica aziendale, orientata al rinnovamento del patrimonio tecnologi-
__Alcuni momenti dell’inaugurazione
co e al rafforzamento dell'offerta assistenziale. «Non si tratta della semplice sostituzione di apparecchiature, ma di un vero salto tecnologico che si inserisce in una strategia più ampia di innovazione dell'Azienda», dichiara il direttore generale Giuseppe Spera. «Tecnologia, competenze professionali e organizzazione devono procedere insieme: è questa integrazione che consente a un investimento di trasformarsi in un effettivo miglioramento dei percorsi diagnostici e assistenziali». «L'inaugurazione di queste apparecchiature rappresenta un investimento concreto sulla qualità della sanità pubblica e sulla capacità del sistema regionale di offrire ai cittadini prestazioni diagnostiche sempre più avanzate», sottolinea l'assessore Cosimo Latronico. «Le risorse del Pnrr costituiscono un'opportunità straordinaria quando vengono tradotte, attraverso una programmazione efficace, in tecnologie e servizi capaci di produrre benefici reali per le persone. Rafforzare la dotazione tecnologica del San Carlo si-
(foto Mattiacci)
gnifica sostenerne il ruolo di riferimento e accrescere la capacità di risposta dell'intero sistema sanitario regionale». Particolarmente rilevante è l'introduzione della risonanza magnetica da 3 Tesla, apparecchiatura ad elevata intensità di campo che consente di ottenere immagini ad alta definizione e di approfondire lo studio di strutture anatomiche e alterazioni anche molto complesse. La nuova tecnologia migliora la diagnostica in ambito neuroradiologico sia per la patologia oncologica che neuro-degenerativa. Offre inoltre importanti applicazioni nello studio delle patologie oncologiche, in particolare nella diagnosi delle neoplasie epato-bilio-pancreatiche, della prostata e della mammella. La risonanza magnetica da 1,5 Tesla amplia ulteriormente le possibilità diagnostiche, con particolare valore nello studio del cuore. L'apparecchiatura consente di osservare non soltanto la funzione del cuore, ma anche le alterazioni strutturali del muscolo cardiaco, come ad esempio nelle cardiomiopatie.
Entrambe le risonanze beneficiano di software evoluti per la ricostruzione delle immagini e di soluzioni basate sull'intelligenza artificiale, che supportano l'elaborazione dei dati acquisiti e contribuiscono a migliorare qualità e accuratezza diagnostica. A completare il potenziamento è la nuova TC spettrale Dual Energy, tecnologia che acquisisce informazioni a differenti livelli energetici e consente una migliore caratterizzazione dei tessuti e dei materiali presenti nell'organismo. In ambito cardiologico la TC spettrale si affianca alla risonanza da 1,5 Tesla. Se quest'ultima consente di studiare il muscolo cardiaco e i suoi tessuti, la TC permette di valutare con maggiore accuratezza coronarie e aorta, offrendo ai clinici un quadro diagnostico più completo. In campo oncologico, la nuova apparecchiatura contribuisce inoltre alla stadiazione delle neoplasie, cioè alla valutazione dell'estensione della malattia, necessaria a definire il percorso terapeutico più appropriato. Il rinnovamento interessa anche la radiologia con-
venzionale, con due nuovi telecomandati polifunzionali che rendono più efficiente il flusso di lavoro e consentono di eseguire diverse tipologie di esami con sistemi tecnologicamente evoluti. Un vantaggio che riguarda anche la radioprotezione. Le nuove soluzioni permettono infatti di ottimizzare e ridurre, quando possibile, la dose di radiazioni ionizzanti necessaria per ottenere immagini diagnostiche adeguate, a ulteriore tutela del paziente. «Con queste apparecchiature cambia in maniera significativa la nostra capacità di studiare numerose patologie e di fornire informazioni sempre più precise ai clinici», evidenzia il direttore della Radiologia, dottor Enrico Scarano. «È un patrimonio tecnologico importante che esprime tutto il proprio valore attraverso la professionalità e le competenze degli operatori impegnati, che grazie ad un percorso formativo specifico, rendono possibile il raggiungimento di questi importanti risultati. Il nostro obiettivo non è solo fare più esami ma soprattutto fare più diagnosi».
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Potenza
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POTENZA All’inizio Telesca esprime «fiducia nella Magistratura e allo stesso tempo in Giuzio, Di Lascio e Albano»
Consiglio comunale, dibattito acceso sulla mozione relativa alla sicurezza DI ROSAMARIA MOLLICA
POTENZA. È partito con un intervento del sindaco Vincenzo Telesca in merito alle vicende giudiziarie che interessano l’assessore Giuzio, il dirigente Di Lascio e il funzionario dell’Acta Albano, il Consiglio comunale di ieri. «Voglio esprimere grande fiducia nei confronti della magistratura e delle forze dell’ordine. Allo stesso tempo mi sento di dover esprimere fiducia nei con fronti dell’assessore Giuzio e mi sembra importante riconfermarla, allo stesso modo nei confronti del dirigente Di Lascio e del funzionario Acta Albano» afferma Telesca che aggiunge: «L’amministrazione sarà sempre pronta a collaborare con la magistratura, affinchè si faccia luce sulle notizie emerse». «Richiedo tanto all’assessore Giuzio, tanto al dirigente Di Lascio, tanto al funzionario Vincenzo Albano dell’ACTA di continuare a svolgere il loro lavoro e di potersi difendere per far emergere la realtà dei fatti» conclude il sindaco. Si passa poi a discutere l’interrogazione urgente presentata dalla consigliera Carmen Galgano sul mancato funzionamento delle scale mobili nel tratto Via Tammone–Viale dell’Unicef e sull’ascensore di Santa Lucia. La risposta dell’assessore non ha soddisfatto la consigliera che ritiene «non chiariscono né responsabilità né tempi certi per il completo ripristino degli impianti». «Il tratto delle scale mobili è rimasto chiuso dal 22 giugno al 14 settembre 2026 e quel periodo sarebbe dovuto servire anche per interventi di manutenzione. Eppure alcune rampe già ferme prima della chiusura continuano a non funzionare, mentre resta irrisolto anche il problema dell’ascensore di Santa Lucia. - afferma Galgano - Avevo chiesto quali interventi fossero stati effettuati, perché le rampe guaste non fossero state ripristinate, quali fossero stati i costi e soprattutto quali fossero i tempi
per tornare alla piena funzionalità. Mi sarei aspettata dati e risposte precise. È emersa invece una preoccupante approssimazione persino nell’individuazione degli impianti fuori servizio». Discusse poi la concessione dell’affrancazione dal canone di tipo enfiteutico su terreni originariamente civici, ed oggi allodiali, iscritti nell’inventario dell’Ente tra i Diritti Reali su Beni di Terzi e una serie di debiti fuori bilancio. Tutti approvati a maggioranza dei presenti. LE MOZIONI A invece accendere il dibattito in Aula è stata in particolar modo la discussione della mozione presentata dal consigliere Vigilante relativa a: “Attivazione di un piano operativo integrato per la sicurezza urbana, il presidio delle aree maggiormente esposte, il contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti e la verifica dei servizi di accoglienza e presa in carico presenti sul territorio comunale”. «Questa iniziativa nasce dalla necessità di reagire a un episodio grave e mortificante per la nostra città, quello avvenuto in via della Chimica. Ma quell’episodio è stato soltanto il motivo scatenante di una riflessione più ampia: gli episodi di disordine sociale, soprattutto nel periodo estivo, sono diventati sempre più preoccupanti» esordisce Vigilante. Nel suo intervento, il consigliere ha richiamato i numerosi sequestri di sostanze stupefacenti effettuati nel centro storico. Da qui la preoccupazione per la progressiva perdita di sicurezza di quello che un tempo era «il luogo sicuro della nostra città, dove i nostri genitori ci lasciavano passeggiare con gli amici». Pur riconoscendo le iniziative già messe in campo dall’amministrazione la proposta è quella di «coordinare queste iniziative e mettere in campo un’azione specifica sul nostro centro storico», considerato una delle aree maggiormente interessate dai fenomeni di spaccio e di disordine. «Riteniamo necessario
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istituire un controllo specifico sul centro storico per garantire sicurezza ai cittadini e consentire loro di vivere e frequentare i nostri spazi senza il rischio di incorrere in risse, fenomeni di spaccio o altri episodi di disordine». Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo della Polizia locale, il cui compito, secondo il consigliere, è ormai andato ben oltre il tradizionale controllo del traffico. Da qui la richiesta di maggiori risorse e, soprattutto, di garantire una presenza nelle ore notturne. «Non si tratta di farsi una passeggiata in via Pretoria per scoraggiare queste persone. Gli interventi della Polizia locale sono interventi veri, che richiedono di individuare le persone, chiedere i documenti e capire cosa stia succedendo». La mozione, quindi, punta a «mettere nelle condizioni le nostre forze dell’ordine di poter offrire una presenza degnamente riconosciuta», anche attraverso il sostegno economico necessario a garantire il terzo turno e i presidi notturni. La conclusione è un appello al Consiglio comunale: «Abbiamo la necessità di sostenere la Polizia locale nel nuovo ruolo che si trova a rivestire» e di «garantire il presidio necessario all’interno del nostro centro storico, soprattutto nelle ore notturne, quando molto spesso avvengono questi disagi». Duro l’intervento del sindaco Telesca sulla mozione presentata: «Quello che lei sta chiedendo oggi a
questa Assise non ha proprio utilità, perché tutto quello che lei chiede lo stiamo già facendo». «La Polizia Locale sta svolgendo un’azione egregia. Ci sono operatori che sono intervenuti anche in borghese, in centro storico, per bloccare persone poi arrestate. - continua Lei parla di mappatura. Ma noi sappiamo quali sono le zone dove si spaccia». «Abbiamo una pattuglia fissa in piazza San Michele e stiamo intervenendo anche quando queste persone si spostano in altre zone della città. prosegue - Nel 2026 la Polizia Locale ha effettuato arresti in flagranza, sequestri di sostanze stupefacenti e contestazioni amministrative. Questi sono fatti, non parole.» «Ringrazio il comandante e tutti gli operatori della Polizia Locale per quello
che stanno facendo sul nostro territorio. - continua Telesca - Io questa mozione non la voterò favorevolmente, non perché non voglio votarla, ma perché non c’è niente da votare: tutto quello che lei ha elencato lo stiamo già facendo.». Questa mozione non è stata votata favorevolmente, così come quella presentata dalla consigliera del gruppo misto Tancredi relativa a "Promozione dell'accessibilità della comunicazione nei servizi e negli spazi pubblici comunali". Approvata invece all’unanimità la mozione relativa a “Istituzione del Servizio di Psicologia di Base nella Regione Basilicata e promozione della salute psicologica come diritto fondamentale e livello essenziale di prossimità".
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Potenza
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Appositi contenitori saranno installati in nove plessi scolastici e in altri luoghi pubblici della città
Potenza, al via il progetto per la raccolta dei RAEE R
afforzare la raccolta e il corretto conferimento dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE), con particolare attenzione ai piccoli dispositivi, che più frequentemente finiscono per errore nei rifiuti indifferenziati. È questo l’obiettivo del progetto di raccolta diffusa dei RAEE realizzato da ACTA Potenza, in collaborazione con il Comune di Potenza, l’app Junker ed EWAP, grazie a un finanziamento del Centro di Coordinamento RAEE (CdC RAEE). Il progetto intende potenziare i punti di conferimento dei micro-RAEE in città e prevede una molteplicità di attività di informazione e sensibilizzazione della cittadinanza, in vista di una gestione più accessibile e partecipata di questa frazione. L’iniziativa nasce dalla necessità di rafforzare un sistema di raccolta che, pur mostrando dei miglioramenti, risulta ancora inferiore ai risultati ottenuti a livello regionale. In base ai dati del Rapporto regionale del Centro di Coordinamento RAEE, nel 2025 la raccolta pro capite dei RAEE domestici nel Comune di Potenza ha raggiunto i 5,12 kg/ab, contro una media regionale di 6,45 kg/ab. Un errato conferimento di questa tipologia di rifiuti non solo contamina la qualità della raccolta differenziata, ma impedisce anche il recupero delle preziose materie prime contenute al loro interno, tra cui tra cui ferro, rame, alluminio, litio, cobalto e terre rare. LA VOCE DEI CITTADINI TRAMITE L’APP JUNKER La collaborazione dei cittadini è fondamentale per una gestione più
virtuosa di questi rifiuti. Infatti il progetto parte proprio da loro. Dall’ 8 ottobre è disponibile sull’app Junker un sondaggio completamente anonimo, pensato per rilevare il livello di conoscenza degli utenti sui RAEE e le difficoltà incontrate nel momento in cui devono differenziarli e conferirli correttamente. Junker è stata adottata dal Comune di Potenza nel 2024 e oggi è utilizzata da una famiglia potentina su cinque, rappresentando quindi uno strumento privilegiato per raggiungere un’ampia platea di popolazione. CONTENITORI PER I PICCOLI RAEE NELLE SCUOLE Parallelamente l’iniziativa si propone di moltiplicare e semplificare le occasioni di conferimento, portando la raccolta nei luoghi più frequentati della città di Potenza, a cominciare dalle scuole primarie e secondarie di primo grado. I giorni 13 e 14 ottobre, alla presenza di dirigenti scolastici, referenti del
progetto e Amministratori comunali, in 9 plessi di 4 istituti scolastici saranno installati contenitori dedicati alla raccolta dei micro RAEE, come cellulari, adattatori USB, cuffie auricolari, bancomat e carte di credito, sigarette elettroniche e lucine. OTTOBRE È IL MESE DELL’INFORMAZIONE SUI RAEE Per Ignazio Petrone, Amministratore unico di ACTA spa “si rafforza la presenza di ACTA anche nelle scuole ove saranno realizzati soprattutto incontri formativi, che vedranno il coinvolgimento delle amministrazioni scolastiche e dei docenti. L’obiettivo è trasformare gli studenti in ambasciatori della raccolta corretta all’interno delle famiglie. L’attività di sensibilizzazione proseguirà anche fuori dalle aule, - continua Petrone- attraverso l’apertura di punti informativi in città con altri momenti di aggregazione pubblica. Saranno occasioni di confronto diretto con i
cittadini per spiegare, con modalità semplici e concrete, che cosa sono i RAEE, quali oggetti ne fanno parte e come conferirli correttamente”. UNA RETE DI PUNTI DI RACCOLTA SEMPRE PIÙ VICINI AI CITTADINI I cittadini potranno in ogni momento verificare facilmente da smartphone l’esatta ubicazione dei contenitori, che saranno inseriti nelle mappe dell’app Junker, insieme agli altri punti comunali di raccolta e agli esercizi commerciali che effettuano il ritiro dei piccoli dispositivi sotto i 25 cm, senza obbligo di acquisto (il cosiddetto servizio "Uno contro Zero”). «Junker è lo strumento perfetto per accompagnare i cittadini nelle loro scelte quotidiane, grazie a un’interfaccia facile da usare anche dai non nativi digitali e al multilinguismo, che permette di raggiungere anche turisti e nuovi residenti di origine straniera», dichiara Noemi De Santis, responsabile comunicazione di Junker. «La corretta gestione dei rifiuti passa prima di tutto dalla possibilità per i cittadini di avere informazioni chiare strumenti semplici e punti di raccolta accessibili per questo abbiamo voluto sostenere un progetto che mette insieme informazione ascolto e prossimità coinvolgendo scuole famiglie e uffici. Ringraziamo il sindaco di Potenza Telesca per l'attenzione dimostrata per questo progetto di sensibilizzazione ed educazione e verso le tematiche ambientali, dichiarano gli Assessori all'ambiente Michele Beneventi e l'Assessore all'istruzione Federica D’Andrea».
L’83° Anniversario della strage nazista con il ricordo dei tre martiri fucilati si terrà il prossimo 11 ottobre 2026
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Poggio Cavallo 1943-2026: Potenza non dimentica innovare il dovere della memoria attorno a una delle pagine più tragiche vissute dal capoluogo lucano durante la Seconda Guerra Mondiale. È questo l’obiettivo delle celebrazioni per l’83° Anniversario dell'eccidio nazista di Poggio Cavallo, avvenuto il 14 settembre 1943, che si terranno a Potenza domenica 11 ottobre 2026. L’iniziativa è promossa dal Comitato Informale di Commemorazione della Strage Nazista di Poggio Cavallo, con la vicinanza della Parrocchia Santa Famiglia di Nazareth, delle Associazioni Combattentistiche e d’Ar-
ma e dell'UNUCI, e gode del patrocinio del Comune di Potenza, del Comune di Avigliano e della Consulta Provinciale degli Studenti di Potenza. Al centro del ricordo, la vicenda di tre padri di famiglia innocenti , Canio Nolè, Giorgio Romaniello e Vincenzo Guglielmi, originari di Avigliano e residenti a Potenza, brutalmente fucilati da una truppa nazista in ritirata in località Poggio Cavallo. Un eccidio consumato nei giorni drammatici seguiti all’Armistizio di Cassibile, quando Potenza fu sconvolta da devastanti bombardamenti alleati e dal totale caos istituzio-
nale.«Ricordare Poggio Cavallo - sottolinea il Comitato presieduto da Silvio Altamura - non significa soltanto rendere giustizia alle vittime innocenti, ma trasformare la memoria del passato in un seme vivo capace di far fiorire oggi un’idea di Pace che non cerca vendetta, ma unisce e riconcilia». L'evento di quest’anno intende proseguire il proficuo percorso di riflessione avviato nelle scorse edizioni, con un particolare approfondimento dedicato alla straordinaria figura pastorale e civile di Mons. Augusto cise di non abbandonare do l'unico saldo punto di Bertazzoni, il Vescovo la città colpita a morte dai riferimento per la popolache nel settembre '43 de- bombardamenti, rimanen- zione.
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Potenza e provincia
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Il Gip convalida l’arresto e dispone i domiciliari con braccialetto elettronico. Trovati in casa anche contanti e materiale per il taglio e la pesatura
Tito, blitz antidroga: arrestato un 19enne Sequestrati oltre 120 grammi di hashish
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ltre 120 grammi di hashish in casa, insieme a materiale per il taglio e la pesatura della droga e denaro contante in banconote di piccolo taglio. È quanto hanno sequestrato i Carabinieri a Tito durante un’operazione che ha portato all’arresto di un diciannovenne del posto, ritenuto responsabile di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. Il blitz è scattato nel pomeriggio del 1° ottobre. A intervenire sono stati i militari della Stazione di Brienza, affiancati dal Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Potenza. Alla perquisizione dell’abitazione si è
arrivati dopo approfondimenti investigativi su una presunta attività di spaccio riconducibile al giovane. All’interno della casa, i Carabinieri hanno rinvenuto un panetto inte-
ro e un ulteriore quantitativo di hashish, per un peso complessivo superiore ai 120 grammi. Sotto sequestro sono finiti anche il materiale ritenuto utile alla preparazione delle do-
si e il denaro, considerato dagli investigatori possibile provento dello spaccio. Il diciannovenne, dopo le formalità negli uffici dell’Arma, è stato condotto nel carcere di Po-
tenza su disposizione dell’Autorità giudiziaria. Il Gip del Tribunale di Potenza, su richiesta del pubblico ministero che coordina le indagini, ha poi convalidato l’arresto e disposto per il giovane gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. L’operazione rientra nel piano di controlli predisposto dal Comando provinciale dei Carabinieri di Potenza per contrastare la diffusione e il consumo di stupefacenti, anche nelle aree periferiche e nei centri della provincia. Le indagini sono ancora nella fase preliminare e il diciannovenne è da considerarsi innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.
Dopo il tavolo in Prefettura, l’assessore regionale rinnova la disponibilità: «Al Comune chiedo la stessa disponibilità a un confronto concreto»
Alunni con disabilità, fondi per l’assistenza Cupparo: «La Regione farà la propria parte»
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a Regione verificherà la possibilità di reperire ulteriori risorse per l’assistenza agli alunni con disabilità, ma il confronto con il Comune di Potenza dovrà partire da dati precisi sul fabbisogno e tenere conto delle esigenze di tutti i territori lucani. È la posizione dell’assessore regionale alle Politiche di Sviluppo, Francesco Cupparo, che interviene sulle dichiarazioni del sindaco Vincenzo Telesca e dell’assessore comunale D’Andrea dopo l’incontro in Prefettura .«La Regione sta affrontando il problema e sta lavorando per contribuire alla sua soluzione», afferma Cupparo, ricordando che lo stesso Comune ha riconosciuto l’impegno assunto per verificare la disponibilità di ulteriori finanziamenti, sulla base delle indicazioni del presidente Vito Bardi e dell’assessore.Cupparo risponde anche al richiamo alla sua assenza al tavolo: la partecipazione del direttore generale della Direzione competente, spiega, ha garantito la rappresentanza della Regione e il confronto tecnico. «Gli impegni istituzionali
si misurano dalle attività svolte e dalle risposte che si costruiscono».Sul riferimento ai 600mila euro aggiuntivi, l’assessore sottolinea la necessità di chiarire quali somme siano disponibili e a chi siano destinate. La Regione, osserva, deve valutare le necessità di tutti i Comuni lucani: «Questo non significa sostenere che Potenza abbia chiesto di sottrarre fondi ad altri territori, ma ricordare che ogni ulteriore intervento deve inserirsi in un quadro di equità». Nella valutazione del fabbisogno, Cupparo riconosce il peso della funzione di capoluogo e della presenza di studenti provenienti dai centri limitrofi. Per definire gli interventi, però, occorre quantificare gli alunni da assistere, le ore necessarie, i costi del servizio, i finanziamenti già disponibili e la quota ancora da coprire. «È su questi elementi che si possono costruire risposte concrete». L’assessore chiarisce inoltre che il richiamo alle risorse assegnate ad altri interventi per Potenza intende evidenziare l’attenzione complessiva della Regione verso la
città. Non significa, precisa, che fondi con una destinazione vincolata possano essere impiegati liberamente per l’assistenza scolastica.Da qui l’invito a proseguire la collaborazione avviata in Prefettura anche nelle dichiarazioni pubbliche. «Non aiuta attribuire alla Regione la ricerca dello scontro mentre, nello stesso tempo, si riconosce che sta lavorando per reperire ulteriori fondi», sostiene Cupparo.«La mia disponibilità resta piena. La Regione farà la propria parte, nel ri-
spetto delle risorse disponibili e delle esigenze dell’intero territorio. Al Comune chiedo la stessa disponibilità a un confronto concreto, nel quale ciascuno assuma le proprie responsabilità». L’obiettivo, conclude l’assessore, resta garantire risposte agli studenti e alle famiglie: «Gli alunni con disabilità e le loro famiglie hanno bisogno di continuità nell’assistenza, certezze e tempi chiari. È questo il risultato sul quale dobbiamo concentrare il lavoro comune».
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Periscopio
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«L'obiettivo non è mettere in discussione il servizio esistente, ma valutare una possibile evoluzione che lo rafforzi»
Comitato “Liberamente San Fele”: serve collegare Bella-Muro e il Crob di Rionero I
DI EMANUELA CALABRESE
l Comitato “LiberaMente San Fele” promuove una riflessione pubblica sul futuro della mobilità tra il Vulture-Melfese e il Marmo Melandro, con l'obiettivo di valorizzare i collegamenti esistenti e valutare possibili miglioramenti in grado di rispondere alle esigenze delle comunità locali. «La proposta – spiegano- nasce dalla volontà di approfondire due temi particolarmente rilevanti per il territorio: il collegamento tra le stazioni ferroviarie di Bella-Muro e Rionero in Vulture e il miglioramento dell'accessibilità al CROB, punto di riferimento sanitario per l'intera Basilicata e per numerosi cittadini delle aree interne». Il documento del Comitato rappresenta una base aperta al confronto e al contributo di cittadini, associazioni, amministrazioni locali, pendolari e utenti del trasporto pubblico. «Eventuali percorsi, fermate e orari dovranno essere oggetto di un'attenta valutazione tecnica e di un confronto costruttivo con gli enti competenti e con il gestore del servizio -sottolineano i proponenti- Inoltre occorre valorizzare il servizio esistente. La proposta
prende avvio dalla linea attualmente in esercizio, riconoscendone il valore e l'importanza per i collegamenti quotidiani tra i comuni interessati». L'obiettivo, rimarca il Comitato, «non è mettere in discussione il servizio esistente, ma valutarne una possibile evoluzione che consenta di rafforzare il ruolo del trasporto pubblico come strumento di collegamento tra persone, servizi e territori. Qualunque ipotesi dovrà tenere conto delle esigenze degli utenti attuali, delle fermate già servite e delle necessità delle diverse comunità coinvolte. L'intento è individuare soluzioni equilibrate e sostenibili, capaci di migliorare l'accessibilità senza creare disagi a chi utilizza quotidianamente il servizio». Uno degli aspetti centrali della proposta riguarda «la possibilità di favorire un collegamento più efficace tra le stazioni di Bella-Muro e Rionero in Vulture, creando una connessione più funzionale tra il Marmo Melandro e il Vulture-Melfese. Una migliore integrazione tra questi due nodi di mobilità potrebbe facilitare l'utilizzo della rete ferroviaria e rendere più agevoli gli spostamenti tra aree che, pur essendo geograficamente vi-
cine e legate da numerose relazioni sociali ed economiche, non sempre risultano facilmente raggiungibili con il trasporto pubblico. Particolare attenzione – proseguono- merita la possibilità di favorire le coincidenze con i treni Intercity in arrivo e in partenza dalla stazione di Bella-Muro, ampliando le opportunità di collegamento verso il resto della regione e del Paese». Un secondo obiettivo della proposta riguarda il miglioramento dell'accesso al CROB di Rionero in Vulture. «Per molti cittadini delle aree del Marmo Melandro raggiungere il Centro di Riferimento Oncologico della
Basilicata può rappresentare una necessità frequente, sia per ragioni sanitarie sia per motivi di lavoro. Pazienti, accompagnatori, operatori sanitari e personale amministrativo potrebbero beneficiare di collegamenti più funzionali e coordinati con gli orari dei servizi esistenti. L'iniziativa intende quindi valutare possibili soluzioni che favoriscano l'accessibilità alla struttura, nel rispetto della sostenibilità organizzativa del servizio e delle esigenze complessive del territorio». Il Comitato, infine, ritiene che «le migliori soluzioni possano nascere dall'ascolto delle persone che vivono quotidianamente il
territorio e utilizzano i servizi di mobilità. Per questo motivo la proposta è aperta a osservazioni, suggerimenti e contributi provenienti da cittadini, associazioni, amministratori locali, studenti, lavoratori e pendolari. Il confronto potrà aiutare a comprendere meglio le esigenze di mobilità dell'area e a individuare soluzioni concrete, realistiche e condivise. L'obiettivo è costruire una visione comune che metta al centro la qualità dei collegamenti, l'accessibilità ai servizi e la collaborazione tra territori, evitando contrapposizioni e promuovendo invece opportunità di sviluppo reciproco».
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Provincia
giovedì 8 ottobre 2026
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VIA LIBERA DELLA COMMISSIONE CULTURA DELLA CAMERA ALLA DICHIARAZIONE DELL’ANTICA DIMORA LUCANA
Palazzo Fortunato di Rionero in Vulture è Monumento nazionale Bardi: «Un atto di giustizia storica, orgoglio per la Basilicata»
«L
a Basilicata incassa un riconoscimento che rende onore alla memoria di uno dei suoi figli più illustri, Giustino Fortunato, e all’intero patrimonio culturale del Mezzogiorno. Il via libera della Commissione Cultura della Camera alla dichiarazione di Palazzo Fortunato di Rionero a Monumento nazionale rappresenta un traguardo che ci riempie di orgoglio». Così Vito Bardi, commentando il voto favorevole espresso a Montecitorio. «Siamo davanti a un atto di vera e propria giustizia storica. Parliamo di un luogo simbolo: il faro del pensiero meridionalista, la casa in cui sono nate idee e visioni che hanno segnato la storia civile e politica del nostro Paese. Tra quelle mura si è pensato il futuro dell’Italia attraverso gli occhi del Sud» continua il presidente. «Voglio ringraziare i parlamentari che si sono spesi per questo risultato e tutti co-
loro che, nel corso degli anni, hanno custodito e valorizzato questa struttura. Continueremo a fare la nostra parte per far sì che Palazzo Fortunato, così come le
altre dimore storiche della Basilicata, sia sempre di più un centro vivo di cultura, ricerca e attrazione turistica per la nostra terra» conclude il presidente Bardi.
RIONERO IN VULTURE Sul riconoscimento a Monumento Nazionale, l’Onorevole precisa: «È un simbolo della cultura meridionalista»
Amendola: «Palazzo Fortunato è patrimonio della nostra terra»
A
distanza di due anni dall’avvio in Senato, ieri la Camera dei Deputati, all’unanimità con 152 voti favorevoli, ha concluso l’iter parlamentare per il riconoscimento di Palazzo Gustino Fortunato, a Rionero in Vulture, in ragione del suo pregio architettonico e della sua importanza storica. «Un iter lungo, avviato con la convinzione che ciò consentirà di aumentare le opportunità per la valorizzazione del Palazzo, già oggi interessato da un'importante attività di restauro e da numerose attività di digitalizzazione e catalogazione del suo patri-
monio librario – rende noto l’Amministrazione Nitto- Ora spetterà anche alla Regione Basilicata recepire le sollecitazioni che continueremo a rivolgere per disporre delle risorse necessarie per completare gli interventi di restauro e per aumentare la fruizione di un luogo che è già oggi cuore pulsante della vita culturale della nostra città e dell’intero Vulture, nonché patrimonio, come riconosciuto oggi, dell’intera Nazione». Il Comune rivolge infine «un grazie alla senatrice Cecilia D’Elia che ha avviato l’iter e ai senatori lucani, Arnaldo Lomuti e
Gianni Rosa, che in maniera bipartisan ne hanno promosso l’approvazione unanime al Senato. Un ringraziamento agli Onorevoli Roberto Speranza ed Enzo Amendola che hanno lavorato affinché, oggi, venisse approvato anche dalla Camera questo importantissimo riconoscimento». E proprio Amendola, a conclusione della giornata commenta: «Con l’approvazione definitiva della proposta di legge a mia prima firma, Palazzo Giustino Fortunato diventa monumento nazionale. Si conclude così un percorso parlamentare condiviso,
portato avanti al Senato dalla senatrice del Partito Democratico D'Elia e con la collaborazione di tutti i gruppi parlamentari, per tutelare e valorizzare un luogo che custodisce la storia di una delle figure istituzionali e culturali più importanti del nostro Paese, un grande meridionalista – spiega l’OnorevoleCon questo riconoscimento tuteliamo un patrimonio della nostra terra e consegniamo alle future generazioni un luogo simbolo della storia e della cultura meridionalista che Giustino Fortunato ha rappresentato. È un motivo di orgoglio per Rionero in Vulture, per l’amministrazione guidata dal sindaco Mario Di Nitto e per l’intera Basilicata». Già nel 2024 il Senatore Rosa asseriva: «Non potevo non proporre e firmare Ddl. Si tratta di un gioiello lucano da valorizzare e tutelare. Questa legge è un attestato del grande valore storico e architettonico di Palazzo Fortunato che servirà a rendere questo immobile non solo patrimonio della Basilicata ma anche di tutta Italia». Anche D’Elia ricordava che «il palazzo ha un valore importantissimo dal punto di vista architettonico e storico: nei suoi vari sviluppi si sommano stile settecentesco ad aspetto gentilizio in stile neogotico, con
opere di Scielzo; è stato luogo di permanenza di personaggi come Giuseppe Bonaparte, Ferdinando di Borbone, Giuseppe Zanardelli, Benedetto Croce, Gaetano Salvemini e Francesco Saverio Nitti. È un simbolo non solo per la Basilicata, ma per tutto il meridione». La legge dunque punta a valorizzare la storia e l’unicità di Palazzo Fortunato, dei suoi sviluppi nelle diverse epoche storiche dall’architettura alle opere di Scielzo. Costruito nel 1728 quando la famiglia Fortunato si stabilì a Rionero, il palazzo è legato alla figura del grande meridionalista. Ma non è tutto, e difatti la relazione di accompagnamento del ddl spiega bene che l’edificio ha un grande pregio architettonico, ed è oggi sede della Fondazione intitolata a Giustino Fortunato e della biblioteca di famiglia che conta circa 11.000 volumi, tra cui molte cinquecentine e libri risalenti a un periodo compreso dal Seicento all’Ottocento. Nelle scuderie è allestito un Museo della civiltà contadina, e sono presenti una pinacoteca comunale con quadri di autori locali, l’archivio storico e fotografico della famiglia e del comune di Rionero, nonché una mostra permanente sul brigantaggio. EMANUELA CALABRESE
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Matera e provincia
giovedì 8 ottobre 2026
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A Matera utenti in aumento del 43% nel 2026. Nicoletti: «Un’alternativa concreta per gli spostamenti quotidiani di cittadini e visitatori»
Bike sharing, la rete cresce ancora: «Più stazioni ed e-bike per la città»
MATERA. Il Comune di Matera annuncia il completamento di un nuovo potenziamento del servizio di bike sharing elettrico attivo in città. Sono state installate 18 nuove stazioni ed immesse in servizio 45 e-bike aggiuntive: la rete cittadina passa da 21 a 39 stazioni, mentre la flotta, partita da 85 biciclette nel 2024, raggiunge oggi quota 130. Il bike sharing sta diventando un punto di riferimento per gli spostamenti quotidiani a Matera, dal centro storico dei Sassi ai quartieri residenziali: sono stati infatti percorsi 115.252 chilometri, con un incremento del 43% degli utenti registrati al servizio nel 2026, risparmiando 17,86 tonnellate di CO2, pari a quella assorbita da 3463 alberi in 1 anno. Per rispondere a questa domanda, il servizio si sta ampliando con una rete più capillare su tutto il territorio comunale. Un intervento che accoglie anche le numerose richieste arrivate da cittadini e associazioni.
L'intervento si inserisce nel percorso avviato dal Comune di Matera per la decarbonizzazione della mobilità urbana, e vede il bike sharing integrarsi con la rete di trasporto pubblico locale, offrendo a residenti e pendolari un'alternativa concreta, del tutto ecologica, e complementare all'uso dell'auto privata. «L’ampliamento della rete del bike sharing è un ul-
teriore passo nel percorso che Matera sta portando avanti per una mobilità sempre più sostenibile, accessibile e integrata con il sistema di trasporto cittadino - dichiara il Sindaco Antonio Nicoletti - Aumentare il numero delle stazioni e delle biciclette significa offrire ai cittadini un'alternativa concreta per gli spostamenti quotidiani e, allo stesso tempo, mettere a disposizione dei
visitatori uno strumento agile per conoscere e vivere la città in modo diverso. La mobilità sostenibile è infatti parte integrante della strategia con cui vogliamo rendere Matera sempre più vivibile e valorizzarne il patrimonio e la vocazione turistica». «Con questo intervento la rete di Matera diventa ancora più capillare e vicina alle persone, pensata per essere usata ogni giorno
da chi vive la città e da chi la visita. Ringraziamo i cittadini che scelgono di muoversi con noi: continuiamo a lavorare insieme per rendere la mobilità sostenibile una scelta sempre più semplice ed alternativa all’auto privata”, afferma Matteo Pertosa, Ceo e Fondatore di VaiMoo, la società fornitrice del servizio. Maggiori informazioni su www.matera.vaimoo.app
Domani presidio alla Prefettura di Matera e incontro con il prefetto. I sindacati chiedono il sostegno della comunità locale
CallMat, i lavoratori in piazza per il loro futuro
MATERA. La vertenza CallMat torna davanti alla Prefettura con un presidio delle lavoratrici e dei lavoratori e un incontro tra le organizzazioni sindacali e il prefetto. L’appuntamento è per domani, 9 ottobre: la mobilitazione inizierà alle 9.30, mentre alle 10 le delegazioni saranno ricevute nell’ambito delle procedure di raffreddamento attivate sulla controversia. Al centro, la situazione occupazionale e le conseguenze che rischiano di ricadere sui dipendenti e sulle loro famiglie. A promuovere l’iniziativa sono le segreterie regionali, con Anna Russelli per Slc Cgil, Vincenzo Piccinni per Fistel Cisl, Giovanni Letterelli per Uil Fpc e Pino Giordano per Ugl Telecomunicazioni, insieme alle rispettive delegazioni. Il presidio accompagnerà il confronto istituzionale, con l’obiettivo di riportare all’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica le preoccupazioni delle persone coinvolte nella vertenza. «Prosegue la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori CallMat», fanno sapere le organiz-
zazioni sindacali, che indicano nell’incontro con il prefetto un nuovo appuntamento del percorso avviato. La presenza davanti alla Prefettura servirà a dare voce alle richieste dei dipendenti mentre le rappresentanze sindacali saranno impegnate nel colloquio previsto dalle procedure di raffreddamento. Per le quattro sigle, la questione supera i confini dell’azienda e investe il tessuto economico e sociale locale. «La vertenza CallMat non riguarda soltanto le persone direttamente coinvolte: riguarda la tutela dell’occupazione, la salvaguardia del lavoro e la difesa di un importante patrimonio professionale e produttivo del territorio materano e lucano», sottolineano Russelli, Piccinni, Letterelli e Giordano. È su questo legame tra i posti di lavoro e il territorio che si concentra l’appello alla partecipazione. I sindacati chiedono alla cittadinanza, alle istituzioni, alle forze politiche e sociali e alle realtà associative di essere presenti venerdì mattina e di esprimere concretamente solidarietà ai lavora-
tori. Il richiamo è alle «pesanti conseguenze» che la situazione occupazionale potrebbe avere anche sulle famiglie: una preoccupazione che le segreterie regionali intendono portare nuovamente al centro del confronto pubblico. L’appello è rivolto a tutte le realtà del territorio.
«Difendere i posti di lavoro di CallMat significa difendere il lavoro e il futuro del territorio», concludono i rappresentanti sindacali. L’invito è quindi a ritrovarsi dalle 9.30 davanti alla Prefettura di Matera, in concomitanza con l’appuntamento delle delegazioni con il prefetto.
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giovedì 8 ottobre 2026
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Periscopio
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Il confine sottile tra esserci e sostituirsi
Non tutto ciò che puoi salvare devi salvarlo
L
DI FABRIZIO QUARATINO
a Sindrome del Salvatore. Ci hanno insegnato che aiutare è sempre una cosa buona. Ed è vero. Quasi sempre. Il problema comincia quando, presi dall’entusiasmo della bontà, confondiamo l’aiutare con il sostituirci. Quando davanti alla difficoltà di qualcuno che amiamo non ci limitiamo a tendergli una mano: gli prendiamo direttamente il problema, lo mettiamo sulle nostre spalle e partiamo. Lui resta lì. Noi invece corriamo. E magari siamo pure orgogliosi della nostra generosità mentre, dopo qualche chilometro, abbiamo il fiatone, il mal di schiena e una domanda inevitabile: “Scusate, ma perché sto correndo soltanto io?” Benvenuti nel meraviglioso mondo dei salvatori. Quelli che anticipano i problemi, cercano soluzioni, telefonano, organizzano,aggiustano, sostengono. Se vedono una buca sulla strada di qualcuno che amano, non gli dicono “attento alla buca”. No. Chiamano direttamente l’ANAS. È amore? Sì, qualche volta. Altre volte è paura. Paura che l’altro soffra, cada, sbagli. E qualche volta persino paura di sentirci inutili se non siamo necessari. ESSERCI È UN’ALTRA COSA Esserci è molto più difficile che salvare. Salvare ci consegna un compito. Esserci ci chiede presenza. Significa dire a qualcuno: “Non posso vivere questa battaglia al posto tuo, ma non sarai solo mentre la combatti”. È una differenza enorme. Perché esistono momenti nei quali una persona ha realmente bisogno di essere sorretta. La vita non distribuisce difficoltà
secondo criteri democratici. A volte arriva tutto insieme: problemi economici, familiari, lavorativi, affettivi. E in quei momenti raccontare a qualcuno che deve cavarsela da solo non è saggezza. È crudeltà travestita da filosofia. Se una persona sta affogando, prima la tiri fuori dall’acqua. Il seminariosull’importanza di imparare a nuotare magari lo organizziamo dopo. Ma, quando è possibile, una volta raggiunta la riva bisogna aiutarla a ritrovare le proprie gambe. Perché non sostituirsi a qualcuno non significa abbandonarlo. Può significare qualcosa di infinitamente più grande: avere così tanta fiducia nella sua vita da rifiutarsi di considerarlo incapace. LA FORZA CHE NON SAPPIAMO DI AVERE Dentro ogni essere umano esiste una riserva di coraggio che spesso compare proprio quando tutte le altre risorse sembrano finite. La scopriamo nei momenti peggiori. Quando pensavamo di non farcela e invece abbiamo fatto un altro passo. Quando credevamo di essere arrivati al limite e abbiamo scoperto che il limite si era spostato. Non perché improvvisamente il dolore fosse scomparso. Ma perché eravamo diventati più grandi noi. Questa è una delle rivoluzioni più potenti che possiamo compiere: smettere di considerare le difficoltà soltanto come nemici e cominciare a domandarci quale parte ancora sconosciuta di noi stanno costringendo a venire fuori.Non significa benedire la sofferenza. La sofferenza, quando arriva, resta sofferenza. Non ha bi-
sogno di essere decorata con frasi da calendario.Significa però rifiutare l’idea che una difficoltà abbia automaticamente l’ultima parola sulla nostra vita. Perché una tempesta può raccontare quello che ci sta accadendo. Non può decidere chi siamo. E qualche volta proprio quando tutto sembra volerci convincere che siamo arrivati alla fine scopriamo una forza, una saggezza e un coraggio che nei giorni tranquilli non avevamo mai avuto bisogno di conoscere. L’ultima parola appartiene a ciò che decidiamo di diventare attraversando quello che ci accade. AMARE SENZA DIVENTARE INDISPENSABILI Forse uno degli atti d’amore più difficili consiste proprio nel non rendersi indispensabili.Sembra un paradosso. Quando amiamo qualcuno vorremmo essere il porto, il tetto, la certezza, possibilmente anche il bancomat, il commercialista, lo psicologo, l’ufficio reclami e, nei giorni festivi, il servizio di pronto intervento. Tutto compreso. Poi però bisogna chiedersi: sto aiutando questa persona a diventare più forte oppure sto diventando io la sua forza? Perché sono cose profondamente diverse. L’amore, quando è sano, non ha bisogno di costruire dipendenze. Costruisce libertà. Dice: “Io credo in te anche quando tu non riesci a farlo”. Dice: “Ti sostengo, ma non ti sottraggo la possibilità di conquistare la tua vittoria”. Perché la nostra forza dovrebbe servire ad accendere quella dell’altro, non a spegnerla sostituendola. E soprattutto l’amore non presenta fattura. Perché se aiutiamo qualcuno aspettandoci obbedienza, riconoscenza eterna o amore in cambio, non abbiamo aiutato.Abbiamo investito. E
gli affetti non sono titoli di Borsa. ANCHE CHI SOSTIENE HA UN LIMITE C’è però un’altra verità che dimentichiamo facilmente. Anche chi sostiene deve poter essere sostenuto.Anche chi appare forte si stanca.Anche chi dice sempre “ci sono” qualche volta avrebbe bisogno di sentirsi dire la stessa cosa. Non esistono esseri umani progettati per essere inesauribili. Possiamo accompagnare. Possiamo condividere. Possiamo persino prendere sulle nostre spalle qualcuno per un tratto di strada quando non riesce più a camminare. Ma, quando le condizioni lo permettono, bisogna ritrovare il modo di camminare insieme. Altrimenti uno rischia di diventare il viaggio e l’altro il bagaglio. E nessuna relazione può chiamarsi davvero incontro se uno dei due deve continuamente trascinare l’altro. Questo non significa fare i contabili dell’amore. La reciprocità non è cinquanta e cinquanta ogni giorno. Ci saranno giorni nei quali io avrò cento e tu zero. Giorni nei quali sarò io ad avere bisogno che tu tenga in piedi entrambi. La reciprocità significa sapere che, quando le parti si invertiranno, nessuno dei due troverà l’altro con le mani in tasca. Perché anche la persona più forte del mondo, prima o poi, ha bisogno di incontrare una mano. LA MANO E LE GAMBE Forse dovremmo imparare una forma diversa di generosità. Quella che non dice sempre: “Faccio io”. Quella che qualche volta dice: “Facciamolo insieme”. E altre volte trova persino il coraggio di dire: “Questo devi farlo tu. Ma io resto qui”. Perché sostenere qualcuno non significa impe-
dirgli di conoscere la propria forza. Significa restare abbastanza vicino perché non si senta abbandonato e abbastanza rispettoso della sua vita da permettergli di scoprire quanto può diventare forte. Io voglio essere quella presenza. Non quella che salva il mondo.Francamente il posto è già occupato da parecchi candidati e i risultati, guardandoci intorno, non sembrano straordinari. Voglio essere quello che tende una mano. Quello che, quando una persona cara pensa di non avere più niente, prova a ricordarle quanto ancora possiede. Quello che non dice: “Senza di me non ce la farai”.Ma esattamente il contrario: “Io ci sono. Ma tu ce la puoi fare. ”Perché forse amare davvero qualcuno significa proprio questo. Non impedirgli di cadere. Non evitargli ogni tempesta. Non combattere tutte le sue battaglie. Significa esserci quando il cielo diventa nero, ricordargli che nessuna notte possiede il diritto di dichiararsi eterna e che nessuna difficoltà può decidere definitivamente chi diventeremo. E quando finalmente proverà a rialzarsi, avere abbastanza amore da resistere alla tentazione di farlo al posto suo. Tendergli la mano. Guardarlo negli occhi. E lasciargli ritrovare le gambe. Perché la mano può essere nostra. La forza è già dentro di lui.E il passo, quando sarà pronto, dovrà essere suo. Perché il più grande aiuto che possiamo offrire a qualcuno non è convincerlo che, finché ci saremo noi, non cadrà mai più. È qualcosa di molto più potente. È aiutarlo a scoprire che, anche quando cadrà, dentro di sé possiede ancora la forza per rialzarsi. E allora potremo continuare il viaggio. Non uno davanti e l’altro trascinato dietro. Insieme.
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