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Cronache del 8 luglio 2026

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sinisgalli, si “compromette” anche dell’Aquila

CON PORRO mARATEA CAPITAlE

Le preferenze fanno paura E il Quirinale ancora di più

d I GI AN fR A NC O Bl As I

a libertà è come l'aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare”, scriveva Oriana Fallaci. Non è un caso che Giorgia Meloni l'abbia più volte indicata come una delle figure intellettuali che più hanno inciso sulla sua formazione. Al di là delle appartenenze politiche, la giornalista fiorentina aveva un tratto (...)

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ATTENTATO RANUCCI Al momento per lui nessuna misura cautelare. Oggi sarà ascoltato dai pm

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sellata-Pierfaone, presentato il progetto da 6 milioni di €

CONsIGlIO REGIONAlE Energia, in Aula Bardi: «Nucleare sì, deposito nazionale no e si deve costruire un confronto serio basato su basi scientifiche»

■ Servizio a pag 12

CRONACA

I Carabinieri di Lavello hanno arrestato 3 persone per tentata truffa a un’anziana, a Oppido Lucano colpo fallito al bancomat Bcc

■ Servizi a pag 21

COmmIssIONE VIGIlANzA RAI È braccio di ferro tra maggioranza e opposizione, La Russa e Fontana: «Entro oggi i nuovi nomi»

■ Manco a pag 4

lE PAssIONI dI UN dECENNIO Il libro di Vincenzo Santochirico sarà presentato domani alla Villa del Prefetto, a moderare Leporace

■ Servizio a pag 18

BARdI:
RON
fAR VI VE RE lA mONTAGN A TUTTO l’ ANN O»
foto Mattiacci
Servizi alle pag 16 e 17
Il COmmENTO
Lavitola e Ranucci
Magrì a pag 6
Positano a pag 10 e 11
Dellapenna
Direttore Responsabile Rosa MOLLICA

Italia e Mondo

Ad Ankara Trump spiega le ragioni del suo astio contro il premier Italiano

Meloni non ci ha aiutato in Iran

La schiena dritta del Presidente del Consiglio non è piaciuta al tycoon. Smentite le “ginocchiere” dell’opposizione

Al vertice di Ankara Trump ha cacciato il rospo. Il suo astio nei confronti di Giorgia Meloni nasce dal fatto che non ha voluto schierare l'Italia contro l'Iran. Il Tycon è chiaro, secondo lui l'Italia, come Francia, Inghilterra e altri hanno goduto della vicinanza americana ma non hanno mostrato lo stesso affetto nei confronti degli USA.

Il Presidente Trump ha ribadito che ha simpatia nei confronti della Meloni, che la ritiene una brava persona ma che, nonostante le pressioni, non ha voluto che l’Italia scendesse militarmente accanto agli Usa contro l’Iran.

L’INTERESSE NAZIONALE

Un parlamentare di opposizione in Italia, qualche tempo fa in un grottesco e

sconclusionato intervento in Aula, disse che Giorgia Meloni aveva messo le ginocchiere per rivolgersi a Trump.

La verità, sotto gli occhi di tutti, è che proprio queste dichiarazioni rivelano che il Presidente del Consiglio ha tenuto la schiena dritta.

Come sempre ha detto Meloni, l’Italia è parte del destino dell’occidente ma non è sottomessa a nessuno e cura i propri interessi nazionali tra i quali, evidentemente, non c’era entrare direttamente in guerra contro l’Iran.

IL SILENZIO DELLE OPPOSIZIONI

La frase di Trump sul disimpegno italiano nei confronti della guerra in Iran fa strale anche delle congetture che da qualche tempo si stanno manifestando nella testa dei parlamentari e dei partiti di opposizione.

Quando il direttore della Nato aveva detto che erano partiti 500 voli dalle basi italiane nel conflitto in Iran, il Ministro Crosetto aveva ribadito che non erano operazioni militari ma soltanto quelle obbligatorie nel sistema dell’alleanza Nato.

Bonello e Fratoianni ma anche il Pd e Conte avevano preso la palla al balzo per attaccare il Governo accusandolo di aver portato l’Italia in guerra senza autorizzazione parlamentare.

Le frasi di Trump svelano che Meloni e Crosetto avevano detto il vero e che l’opposizione aveva sollevato una inutile polemica strumentale e senza senso invece di stringersi intorno alla Nazione in un momento di difficoltà.

UNITA’ NAZIONALE

Ci sono momenti in cui le conflittualità interne ad una Nazione devono esse-

re messe in secondo piano. Quei momenti sono quelli nei quali la Nazione viene attaccata dall’esterno.

È chiaro che proprio la schiena dritta della Meloni verso Trump sulla vicenda iraniana ha determinato una reazione ame-

ricana verbale e politica che necessiterebbe una unità nazionale capace di superare le fratture. Questa reazione ci sarebbe se l’Italia avesse un’opposizione di forte identità nazionale.

Cosa che, evidentemente, non c’è..

Camere: «Entro 8 luglio nuovi nomi», Avs, Pd, Iv e M5s rigettano l’appello: «Non sarà fatto»

Vigilanza Rai, è braccio di ferro tra maggioranza e opposizione

DI L U CI A S T EFAN I A MA N C O

Èbraccio di ferro sulla Commissione di Vigilanza Rai. Le opposizioni, che si sono dimesse in massa il 2 luglio scorso, hanno dichiarato che non indicheranno i nuovi componenti.

La richiesta, ieri, è arrivata da parte dei presidenti della Camera e del Senato della Repubblica con una lettera indirizzata ai capigruppo. Bisogna, infatti, ripartire da zero, perché anche i componenti del centro destra si sono dimessi la settimana scorsa. Insomma, in Commissione non è rimasto più nessuno. Ma il muro contro muro tra i partiti impedisce ora la ricostituzione dell’organismo - garanzia del pluralismo nella tv pubblica - alla cui presidenza spetta la nomina del presidente RAI. Uno scenario senza precedenti. “Vi invitiamo a designare i deputati spettanti al Gruppo da voi pre-

sieduto”, hanno comunicato Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana nella lettera inviata ieri mattina ai capigruppo di tutte le forze parlamentari a Palazzo Madama e Montecitorio. Il termine per la presentazione dei nomi è stato fissato “entro l’8 luglio”. Al centro dello scontro politico c’è il rinnovo dei vertici, la nomina del presidente RAI, che doveva essere confermato dalla Commissione di Vigilanza, poi azzerata.

Ora è chiaro che bisogna rifare tutto. «Non sarà fatto nessun nome», hanno risposto le opposizioni. Alla base della scelta ci sarebbe un accordo tra il Partito democratico, il Movimento cinque stelle, Alleanza verdi e sinistra e Italia viva.

Una fonte parlamentare, secondo quanto riportato dall’Ansa, ha aggiunto: «Se ci dovessero nominare dall’alto, ci dimetteremo di nuovo». Stando così le cose, i lavori sembrano lontani. Ma come si è arrivati alle dimissioni in

blocco? Bisogna tornare indietro di due anni. Il motivo principale di contrasto è nato nel 2024, quando l’organismo avrebbe dovuto ratificare a maggioranza qualificata la nomina del nuovo presidente RAI.

Su Simona Agnes, indicata dall’esponente della Lega e ministro dell’Economia nel governo Meloni, Giancarlo Giorgetti, non c’è stata intesa. In assenza di voti necessari ( servivano anche quelli delle opposizioni) i parlamentari della maggioranza avrebbero iniziato a disertare le convocazioni della Commissione. Una mossa, secondo le opposizioni, per evitare una bocciatura formale di Agnes e intanto prendere tempo. A denunciare la situazione è stata l’ex presidente della Commissione di Vigilanza RAI, la senatrice del Movimento cinque stelle, Barbara Floridia, il 2 luglio in un lungo post sui social dove spiegava le ragioni delle sue dimissioni, evidenziando «la pa-

ralisi» dei lavori della Commissione in questi due anni. «Una decisione sofferta - si legge nel suo post sui social ma necessaria e inevitabile». E ancora: «Ho cercato in tutti i modi di permettere alla commissione di funzionare, cercando il dialogo, resistendo alle provocazioni, agli ostacoli. Il boicottaggio sistematico della Commissione di vigilanza da parte della maggioranza e la situazione in cui sta precipitando il servizio pubblico non mi consente di andare oltre». A catena, dopo di lei, si sono dimessi tutti. Prima le opposizioni, poi i membri della maggioranza. Questi ultimi hanno definito i primi “irresponsabili”. Un giro di accuse incrociate che sono continuate, fino a ieri. La maggioranza avrebbe tuttavia iniziato a lavorare a una lista di nomi dei componenti, da presentare oggi. Ovvio che se mancheranno i nominativi dell’opposizione non servirà a nulla.

Per infermieri e insegnanti c’è la gloria di una citazione nei preamboli, per l’Arma e le Forze di Polizia ci sono 53,5mln € e alloggi prioritari

Piano Casa ‘26: l’Italia riscopre il mattone sociale (ma solo se indossa una divisa)

D I AL D O CU

C’è un luogo magico in cui la fisica classica cede il passo al misticismo burocratico, e quel luogo è il Parlamento italiano. Lo scorso 23 giugno, la Camera dei Deputati ha approvato il disegno di legge di conversione del Decreto-Legge 7 maggio 2026, n.66 (noto alle cronache e ai costruttori come Piano Casa 2026). Un provvedimento ambizioso, ora blindato e pubblicato in Gazzetta Ufficiale (L. 116/2026), che si propone un miracolo sociologico: dare una casa a chi non rientra appena nell'edilizia residenziale pubblica (ERP), ma non è “neanche abbastanza benestante” da sopravvivere agli affitti delle grandi città.

La stessa Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha spiegato con sensibilità che il piano mira a proteggere quella fetta di popolazione sospesa nel limbo del ceto medio-basso, per antonomasia – e per come pensato dal Governo – insegnanti, infermieri e forze dell’ordine.

Tuttavia, la lettura del testo normativo rivela che, sebbene davanti a Dio e al microfono della sala stampa siamo tutti uguali, davanti al bilancio dello Stato qualcuno è decisamente più uguale degli altri.

IL “FATTORE

DISTINTIVO”: IL PREAMBOLO NON PAGA

L’AFFITTO

Se siete un insegnante di matematica precario a Milano o un infermiere turnista a Roma, il Piano Casa 2026 ha per voi parole bellissime. Siete ufficialmente inseriti nell’elenco dei “beneficiari potenziali” e dei “lavoratori fuorisede”. Potete stampare la bozza del decreto, incorniciarla e appenderla nella stanza che condivide te con altri tre colleghi su Airbnb. Oltre la citazione di principio, infatti, per la scuola e la sanità il testo si ferma a un affettuoso, quanto astratto, incoraggiamento. Tuttavia, se la vostra professione prevede l’uso di una paletta o di un’uniforme, la musica cambia, e diventa una marcia militare. Nella sezione dedicata all’edilizia

integrata (quella formula pubblico-privato in cui i costruttori ottengono un bonus volumetrico del 35% in cambio di alloggi a canone calmierato),il testo smette di essere vago. Spuntano, difatti, le «residenze specifiche per il personale delle Forze di polizia». Nessun’altra categoria del pubblico impiego vanta una simile riserva di posti nel comparto dei palazzi di nuova rigenerazione.

CARABINIERI

E FINANZA: ALLOGGI “PRONTO INTERVENTO” Ma le modifiche parla-

mentari non si sono fermate alla Polizia di Stato.

Per l'Arma dei Carabinieri, il decreto introduce la categoria degli “alloggi di servizio per esigenze temporanee”.

Si tratta di appartamenti concessi invia prioritaria al personale della Benemerita per necessità logistiche legate al servizio.

In casi eccezionali – si legge nelle pieghe della norma – si potrà chiudere un occhio e subaffittare (legalmente, s’intende) ad altre amministrazioni dello Stato.

Magari a quell’insegnante di cui sopra.

Laddove la prosa giuridica non riesce a scaldare il cuore, intervengono i numeri. Il Piano Casa stabilisce che per le Forze Armate siano stanziati 15 milioni di euro all’anno per il triennio 2026, 2027 e 2028 per un totale di 45 milioni di euro. Per non fare torto a nessuno, alla Guardia di Finanza sono stati destinati altri 8,5 milioni di euro nello stesso triennio.

UNA PLATEA AMPIA (CON UNA PRIMA FILA RISERVATA) I difensori del provvedimento faranno notare, non senza ragione, che il Piano Casa continua a rivolgersi formalmente a una platea sterminata: giovani coppie, studenti universitari fuori sede (ai quali è andato un rifinanziamento da 8,5 milioni per i bonus affitto sotto i 20.000 euro di ISEE), genitori separati e anziani. Resta la curiosità squisitamente tecnica di comprendere come mai, in una crisi abitativa che morde indistintamente chiunque firmi un contratto di lavoro pubblico, il legislatore abbia ritenuto che un reparto mobile della Polizia soffra il caro – affitti più di un reparto di terapia intensiva o di una classe di scuola media. La risposta, probabilmente, risiede nella pragmatica politica securitaria: se un domani i cittadini sfrattati dovessero scendere in piazza a protestare per la mancanza di alloggi, è sempre meglio assicurarsi che chi deve mantenere l’ordine pubblico abbia un posto comodo dove tornare a dormire a fine turno.

ATTENTATO RANUCCI Al momento nessuna misura cautelare per Lavitola, indagato in concorso con un intermediario. Oggi sarà ascoltato dai pm

Si sentivano quasi ogni giorno, invece è il mandante sospettato della bomba

D I T IZ I A NA M A G RÌ

Si sentivano quasi ogni giorno dal 2019. E probabilmente anche dopo gli arre- sti della scorsa settimana. È questo il dettaglio che rende la svolta nell’inchiesta sull’attacco a Sigfrido Ranucci da capogiro. Per la Procura di Roma il mandante dell’attentato del 16 ottobre 2024 che ordinò l’esplosione di un ordigno davanti al cancello dell’abitazione di Ranucci a Campo Ascolano sarebbe Valter Lavitola, l’ex direttore dell’Avanti! che Ranucci considerava un amico.

L’ipotesi accusatoria, coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi con i pm della Direzione Distrettuale Antimafia costruisce una catena di sviluppo del fatto su tre livelli: i quattro esecutori arrestati martedì scorso tra Avellino e Napoli; un intermediario, anch’egli indagato, che si sarebbe occupato di reclutare i sicari per poche migliaia di euro; e, al vertice, Lavitola che con quell’intermediario avrebbe parlato. Si tratterebbe di una ricostruzione emersa dai contenuti dei messaggi e delle telefonate intercorse tra gli esecutori materiali dell’esplosione della bomba. A Lavitola e all’intermediario, insieme ai quattro sicari, sono contestati detenzione, porto e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, con l’aggravante del metodo mafioso. In queste ore il quadro probatorio è ancora in costruzione. Lo dimostra il fatto che per Lavitola non sono state chieste misure cautelari. Nei giorni scorsi i carabinieri del Nucleo investigati-

vo di Roma e Frascati hanno perquisito la sua abitazione sequestrando cellulare e computer, ora al vaglio degli inquirenti. Ed è proprio da queste analisi che potrebbe arrivare il perché. Il movente infatti resta ancora un buco nero. Da quello che è trapelato non risultano inchieste di Report su Lavitola, e la pista professionale sembrerebbe ora in secondo piano. Ranucci si è detto sconvolto: ha raccontato del rapporto quasi quotidiano con l’imprenditore e ha ribadito piena fiducia negli inquirenti, che «non escludono nessuna pista». Resta il personaggio, che al paradosso aggiunge ulteriore paradosso. Lavitola, 60 anni, salernitano d’origine, è il faccendiere dei dossier su Fini e dell’appartamento di Montecarlo, condannato in via definitiva per tentata estorsione ai danni di Silvio Berlusconi, protagonista del caso della compravendita dei senatori. Dopo il carcere si è reinventato ristoratore a Monteverde –in quel locale, nel 2023, una foto lo ritraeva a cena proprio con Ranucci. «Un bandito, sì, questo dicevano di me, ed era vero», ammise due anni fa durante un’intervista.

Se l’ipotesi del pm reggesse, resterebbe aperta una domanda che circola: Lavitola avrebbe agito per sé o per conto di qualcun altro? Tutto dipenderà dall’esito delle analisi sui dispositivi sequestrati, da un eventuale interrogatorio e il riesame dei quattro in misura cautelare; sono gli questi elementi che dovrebbero dire se l’impianto accusatorio ha fondamenta oppure no. Per ora, l’unica certezza è la presunzione

d’innocenza.

L’ORDINANZA DELLA

DDA: LA RICOSTRUZIONE DELL’ATTENTATO È proprio il decreto di perquisizione disposto dalla Direzione distrettuale antimafia a riempire di dettagli la ricostruzione dell’accusa. Per i pm, Lavitola non sarebbe stato un semplice conoscente degli esecutori, ma il presunto mandante dell’azione: avrebbe incaricato Gomes Clesio Tavares di trovare uomini in grado di procurarsi l’esplosivo e colpire l’abitazione del giornalista. Nell’ordinanza vengono ricostruiti anche i passaggi preparatori dell’attentato: un sopralluogo davanti alla casa di Ranucci circa un mese prima dell’esplosione, l’organizzazione logistica del viaggio da Avellino a Torvaianica, il reperimento della cosiddetta “gelatina da cava” e il successivo rientro degli esecuto-

ri subito dopo la deflagrazione. Gli investigatori attribuiscono inoltre a Lavitola un ruolo nell’allontanamento all’estero dell’intermediario Gomes, trasferitosi in Camerun nei giorni successivi all’attentato e, secondo la Procura, assistito anche sul piano legale. È sulla base di questo quadro indiziario che i carabinieri hanno sequestrato telefoni, computer e altri dispositivi elettronici nella disponibilità dell’ex editore, ritenendo che il loro contenuto possa chiarire i contatti tra gli indagati, l’eventuale coinvolgimento di altri soggetti e, soprattutto, il movente dell’attacco. Si tratta, allo stato, dell’ipotesi formulata dalla Procura, che dovrà essere verificata nel corso del procedimento, nel rispetto della presunzione di innocenza degli indagati. Lavitola sarà ascoltato oggi dai pm.

Nell’anniversario della morte di Carlo Falvella ucciso 54 anni fa da un’anarchico, il ricordo dell’europarlamentare Gambino

«Un

«Nel giorno in cui ricordiamo la figura di Carlo Falvella, ucciso il 7 luglio di 54 anni fa in Via Velia a Salerno dall'anarchico Giovanni Marini, non pratichiamo un mero esercizio di memoria collettiva, ma piuttosto un atto di giustizia storica in cui prevale sull’oscurantismo ideologico e sulle divisioni la forza del dialogo, del confronto, del rispetto delle idee altrui» affera l’europarlamentare Alberico Gambino. «Onorare la memoria di chi, con coraggio, ha difeso sino all’ultimo istante la fedeltà ai propri ideali, ai valori di libertà ed impegno civile, significa dare dignità storica, umana e politica ad un militante appassionato, ad un ragazzo cha ha pagato con la vita la sua appartenenza, difendendo le proprie convinzioni ne-

gli anni difficili segnati da un clima d’intolleranza che non deve mai più ripetersi. - prosegue Gambino -La figura di Carlo resta attuale nella sua capacità di sfidare il tempo e parlare, con forza, al cuore di chi ama la propria Patria e nei valori identitari racchiusi nel suo impegno civile, nel diritto di ogni cittadino a partecipare alla vita pubblica del Paese senz’alcun timore».

«La lezione che ci lascia Carlo è un manifesto di libertà: la democrazia vive solo dove esiste il rispetto profondo per le idee altrui. Onorare la sua memoria significa, per chi oggi ha responsabilità politiche, garantire che quel diritto alla libertà di espressione, che a lui è stato brutalmente negato, sia difeso e preservato per tutti affinché il pensiero libero sia

sempre la bussola del nostro agire quotidiano» conclude l’europarlamentare Gambino.

La riforma elettorale riapre il confronto sulla rappresentanza. Sullo sfondo, la partita per il Colle e il ruolo della destra democratica

Le preferenze fanno paura e il Quirinale ancora di più

DI GIANFRANCO BL ASI

“Lalibertà è come l'aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare” , scriveva Oriana Fallaci. Non è un caso che Giorgia Meloni l'abbia più volte indicata come una delle figure intellettuali che più hanno inciso sulla sua formazione. Al di là delle appartenenze politiche, la giornalista fiorentina aveva un tratto che oggi sembra diventato raro: non temeva il giudizio degli uomini liberi. Credeva che la democrazia fosse anzitutto assunzione di responsabilità, confronto aperto, rischio della scelta. È forse per questo che il dibattito sulla nuova legge elettorale appare così sorprendente. Si parla di riforme, di governabilità, di equilibrio istituzionale. Poi, però, basta pronunciare una parola – preferenze – perché tutto rallenti, si complichi, si arresti. È singolare. Perché le preferenze rappresentano probabilmente l'istituto che più di ogni altro restituisce al cittadino il potere di scegliere chi lo rappresenterà. Non soltanto un simbolo di partito, ma una persona. Un volto. Una storia. Una responsabilità. Un territorio. Eppure è proprio questo che sembra spaventare una parte significativa della politica. Non soltanto la maggioranza, che pure appare prudente sul tema, ma anche un'opposizione che, al netto delle dichiarazioni di principio, non sembra manifestare una particolare no-

stalgia per un sistema nel quale il consenso personale torni a contare davvero. La diffidenza verso le preferenze non è un dettaglio tecnico. È un problema di qualità democratica. Significa accettare che siano le segreterie dei partiti a decidere chi entrerà nelle istituzioni, riducendo il rapporto diretto tra elettori ed eletti. Significa continuare a privilegiare la cooptazione rispetto alla rappresentanza. Significa, in fondo, avere poca fiducia nella maturità degli italiani. Naturalmente le preferenze non sono la soluzione di ogni male. Hanno avuto anche pagine controverse nella storia repubblicana. Ma eliminarle non ha prodotto una politica migliore. Ha prodotto parlamentari più dipendenti dai vertici dei partiti e meno responsabili nei confronti dei cittadini. Una democrazia liberale dovrebbe avere meno paura del giudizio popolare, non di più. Ma il vero sguardo lungo riguarda un'altra questione. Il Quirinale. Da tempo si avverte una certa inquietudine all'idea che, alla scadenza del mandato di Sergio Mattarella, possa essere eletto un Presidente della Repubblica proveniente dall'area del centrodestra e, più precisamente, della destra democratica. È una preoccupazione che sorprende. La storia della Repubblica dimostra che il Colle non è mai stato patrimonio esclusivo di una cultura politica. L'Italia ha avuto Presidenti provenienti da

tradizioni diverse, capaci di interpretare il proprio ruolo con equilibrio istituzionale. Luigi Einaudi, liberale, resta uno dei grandi riferimenti della nostra storia repubblicana. Giovanni Leone, espressione della parte meno sociale della Democrazia Cristiana, rappresentò un'altra stagione politica del Paese. Nessuno pensò che la loro appartenenza culturale fosse incompatibile con la funzione di garante della Costituzione. Perché dovrebbe esserlo oggi? La risposta, probabilmente, non riguarda il Quirinale. Riguarda Giorgia Meloni. La vera inquietudine di una parte della sinistra sembra essere un'altra: immaginare che la leader che ha già infranto il soffitto di cristallo diventando la prima donna a Palazzo Chigi possa completare il proprio percorso politico salendo un giorno al Colle, dopo aver guidato uno dei governi più longevi della storia repubblicana. È questa prospettiva, più ancora del profilo del futuro Presidente, a generare un'evidente ossessione politica. Naturalmente sarà il Parlamento,

insieme ai delegati regionali, a scegliere il Capo dello Stato secondo le regole della Costituzione. E nessuno può oggi prevedere chi sarà eletto. Ma in una democrazia matura dovrebbe essere considerata normale l'alternanza delle culture politiche anche nelle più alte istituzioni della Repubblica. Ciò che conta non è la provenienza ideologica, bensì il rispetto della Costituzione, l'equilibrio istituzionale e la capacità di rappresentare l'unità nazionale. Allo stesso modo, una politica che teme le preferenze e considera eccezionale che anche la destra democratica possa esprimere un Presidente della Repubblica finisce per trasmettere un messaggio poco rassicurante: la fiducia nella democrazia vale soltanto quando produce risultati graditi. La democrazia, invece, vive proprio dell'opposto. Vive della libertà di scegliere, della responsabilità degli elettori e dell'alternanza. Quando si comincia ad avere paura di tutto questo, il problema non è il sistema elettorale. È la politica..

Le critiche del presidente americano alla premier italiana non indicano debolezza, ma il riconoscimento di un ruolo sempre più centrale negli equilibri

Gli attacchi di Trump svelano il peso di Meloni sulla scena internazionale

D I FR A N C E S C O O S N ATO

Inuovi attacchi di Trump alla Meloni zittiscono chi dipingeva la Premier come sottoposta e servizievole al Presidente americano.

Trump attacca la Meloni perché le riconosce peso, qualità e misura nell'ambito dell'Alleanza atlantica ed in Europa.Se così non fosse, non si comprenderebbe un attacco nei confronti di chi non

costituirebbe un ostacolo alla sua onnipotenza ed a mire che l'americano avrebbe sui partners degli Organismi internazionali. Non mi stupirei se Giorgia Meloni nel prossimo summit di Ankara del 7-8 luglio dovesse riservare a Trump lo stesso trattamento che riservo` a De Luca, con le opportune variazioni, qualificandosi nel salutarlo. Sicuramente la Meloni

farà in modo di avere accanto a sé chi potrà testi-

moniare cosa dirà a Trump, giusto per evitare

che lo sborone possa vaneggiare nuovamente.

Cronache Lucane

Dal 17 al 19 Luglio “La Ripartenza” al Santavenere

Con Porro Maratea Capitale

De Scalzi, Lollobrigida, Lino Banfi, Monti, Ranieri e tanti altri per discutere dell'Italia e di ciò che accade nel mondo

Da anni è l’evento politico dell'estate e quest'anno andrà di scena a Maratea da venerdì 17 luglio presso l’Hotel Santavenere. Parliamo de “La Ripartenza”, evento di approfondimento organizzato ormai da 11 anni da Nicola Porro.

DAL 17 AL 19 LUGLIO

Come sempre Nicola Porro introdurrà con ospiti di eccezione gli argomenti centrali del dibattito politico e sociale in Italia e nel mondo.

Il primo giorno tre tavole rotonde serali: alle 19.00 “Le reti” con i maggiori esponenti del mondo della distribuzione energetica in Italia. Interverranno, infatti, Agostino Scornajenchi, Amministratore Delegato di SNAM; Pasqualino Monti, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Terna, Vincenzo Ranieri, Amministratore Delegato di EDistribuzione S.p.A., e Filippo Ghirelli, Executive Chairman & Founder at Infracorp.

A seguire, alle ore 20.00 si approfondirà il rapporta tra il sistema imprenditoriale e la mano pubblica, tema centrale e molto discusso delle politiche in-

dustrili italiani.

A parlare di “Industria e Stato” ci saranno Lorenzo Mariani, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Leonardo e Stefano Lucchini, Chief Institutional Affairs and External Communication Officer Intesa Sanpaolo. Ultimo dibattito della serata, alle ore 21.00 metterà al centro le nuove frontiere dell’intelligenza artificiale. “AI umana”, è il titolo della tavola rotonda con Simona Paravani,

Chief Investment Officer della divisione Solutions di BlackRock, Uljan Sharka, CEO e Founder di Domyn, Marco Pistoia, CEO IonQ Italia, e Paolo Barletta, CEO Arsenale Group.

LE MASTERCLASS DEL SABATO

Sabato mattina, 18 luglio, sarà il turno delle masterclass. Si inizia alle 10.30 con Hoara Borselli che intervista Lino Banfi per “Sette vite Podcast”. Di sicurezza energetica si

discutera’ dalle ore 11.00 con Claudio Descalzi, Amministratore Delegato di ENI che si confronterà proprio con Nicola Porro. A seguire Andrea Imperiali, docente all’Università Cattolica e membro del Comitato IA di AGCOM, parlerà di intelligenza artificiale e, alle ore 12.00, Lodovica Bulian intervisterà Paolo Ielo, Procuratore Aggiunto della Procura della Repubblica di Milano. La sera, lo speciale intermezzo musicale di Andrea Griminelli anticiperà due attesi dibattiti: alle ore 19.00 “Capitali e Privati” con Giorgia Favaro, Managing Director McDonald’s Italy, Marco Tronchetti Provera, Presidente Esecutivo di Pirelli e Luca Rovati, CEO di Fidim;

LA GRANDE POLITICA

La sera del sabato sarà di scena la politica alle ore 20.00 “Governo e Stabilità” con Hoara Borselli, Alessandro Sallusti, Giuseppe Cruciani, Andrea Ruggieri e Mario Giordano.

Alle ore 21.00, ospite d’onore sarà Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare sarà in-

tervistato da Nicola Porro. LA ZANZARA NELLA ZUPPA

La mattina di domenica, 19 luglio, si aprirà alle 10.30 con l’irriverente rassegna stampa “Una Zanzara nella Zuppa”, a cura di Giuseppe Cruciani e Nicola Porro. A seguire, la masterclass dedicata alla comunicazione digitale con Giuseppe Inchingolo, Chief Corporate Affairs, Communication & Sustainability Officer del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane e, alle 11.30, la presentazione del nuovo libro “I re di denari” di Mario Giordano insieme all’autore.

MARATEA

CAPITALE

Nicola Porro si dimostra ancora una volta non solo un abilissimo organizzatore ma anche un vero talento nella gestione degli eventi.

Maratea, grazie a Porro, diventerà per qualche giorno capitale del dibattito politico, economico e sociale.

Una grande vetrina per il territorio ed una grande opportunità per approfondire la politica e la società dalla voce e dagli ospiti di un assoluto protagonista.

Nicola Porro

POTENZALa presa di posizione del Provveditore non cancella la mancata tutela dello studente

Sinisgalli, per difendere la preside si “compromette” anche Dell’Aquila

Si difendono gli apparati ma il caso resta aperto tra diritti, omissioni e responsabilità

POTENZA. La storia dello studente autistico sospeso dalla frequenza scolastica alla ‘Sinisgalli’ di Potenza, nonostante il suo percorso di studi delle scuole medie sia terminato, continua a produrre reazioni, note, prese di posizione e tentativi di riscrittura del perimetro del dibattito. Ma il dato centrale non cambia: la controversia non è chiusa, il giudizio di merito è ancora aperto e la tutela del minore resta il cuore della vicenda. L’Ufficio Scolastico Regionale prova a spostare l’attenzione sul modo in cui la notizia è stata raccontata e lo fa mediante una richiesta di rettifica avanzata al nostro giornale ed in cui si fa riferimento all’articolo dello scorso 26 giugno “Potenza, sospensione del ragazzo autistico dalla Sinisgalli: al tar il caso resta aperto”.

La sostanza, però, è un’altra: la cronaca si è limitata a descrivere un procedimento ancora pendente, distinguendo correttamente tra la fine dell’urgenza cautelare e la sopravvivenza del contenzioso. La richiesta di rettifica del Provveditorato e la difesa a oltranza della dirigente non spostano di un millimetro il punto vero: il caso resta una vicenda di diritti, omissioni e responsabilità che chiama in causa innanzitutto le istituzioni, non il giornalismo.

TACCIATI DI AVER

DATO UNA NOTIZIA FALSA

In una nota pervenuta nelle scorse ore, l’Ufficio Scolastico Regionale ritiene che abbiamo scritto “cose non veritiere” e che abbiamo omesso di scrivere che “il Tribunale Amministrativo Regionale, all’ esito dell’udienza in camera di consiglio, si sia pronunciato a favore dell’Amministrazione scolastica, avendo accertato l’improcedibilità dell’istanza cautelare dei ricorrenti per insussistenza dell’esigenza cautelare rappresentata dai ricorrenti”.

Ma l’Ufficio Scolastico lamenta anche “la violazione del provvedimento collegiale del TAR Basilicata che, aveva disposto l’oscuramento del nome e cognome del minore e dei suoi genitori, nonché di qualsiasi dato idoneo a rivelare lo stato di salute del figlio dei ricorrenti”.

E che, “sullo stato di salute del minore come dato super sensibile” abbiamo divulgato informazioni e riportato in modo assolutamente distorto il disturbo da cui risulta affetto il ragazzo”. Infine, per l’Ufficio Scolastico Regionale avremmo rivelato “il contenuto della discussione svoltasi in camera di consiglio violando la segretezza del procedimento”.

Cosa è cambiato in seno al Provveditorato negli ultimi tempi e dopo il nostro colloquio? Che siano arrivate presunte pressioni per vie traverse per poter mettere a tacere una vicenda su cui il silenzio non può e non deve calare? E allora, ci dispiace dover controbattere all’istituzione scolastica, ma nel nostro articolo non abbiamo inventato esiti, non abbiamo nascosto la realtà processuale e non abbiamo alterato il senso della vicenda: abbiamo semplicemente raccontato che il caso restava aperto, com’era evidente. Abbiamo, in tutta questa inchiesta, rispettato integralmente i principi del diritto di cronaca e di informazione, narrando fatti realmente accaduti, verificati attraverso fonti attendibili e riportati in maniera sostanzialmente veritiera e nel rispetto dei requisiti elaborati dalla consolidata giurisprudenza in materia di libertà di stampa.

L’ESITO DEL RICORSO AL TAR

Punto per punto, non condividiamo l’affermazione secondo cui l’articolo avrebbe fornito una rappresentazione non veritiera del provvedimento del TAR poiché l’articolo non afferma né lascia intendere che il ricorso cautelare sia stato accolto ma spieghiamo che, poiché ter-

minato l’anno scolastico e l’intero ciclo delle scuole medie, la fase cautelare ha ormai esaurito la propria funzione e che quindi la controversia prosegue nel giudizio di merito, quello amministrativo, che di fatto non risulta definito ma accerterà le questioni sostanziali prospettate dai ricorrenti. Sulla veridicità delle informazioni riportate, i fatti narrati corrispondono al vero e le dichiarazioni attribuite alle parti processuali riproducono fedelmente quanto riferito dalle fonti giornalistiche utilizzate. La ricostruzione della vicenda costituisce esercizio del diritto di cronaca e di informazione su una questione di evidente interesse pubblico concernente il diritto allo studio, l’inclusione scolastica e il funzionamento della pubblica amministrazione che di fatto, avrebbe essa stessa violato i diritti del minore ammettendolo per sole due ore al giorno ed in isolamento in spregio alla sentenza del Tar che invece lo reintegrava in toto. Va da sé che l’espulsione del minore, risulta ancora oggi del tutto ingiusta e non condivisa né dal Tribunale dei Minori né dal Tar.

LA TUTELA

DELLE FONTI

In riferimento a quanto emerso nel corso dell’udienza, ci preme sottolineare che, svolgendo questo mestiere non da ieri ma da oltre un venten-

nio, la notizia è stata acquisita attraverso fonti giornalistiche riservate per cui il nostro segreto professionale e l’obbligo di tutela delle fonti costituiscono principi espressamente riconosciuti dall’ordinamento giornalistico e tutelati dalla giurisprudenza in quanto presidio imprescindibile della libertà di stampa. Per cui, non provateci nemmeno, poiché non intendiamo e né possiamo rivelare l’identità delle fonti informative utilizzate.

LA PRESUNTA VIOLAZIONE

DELLA PRIVACY

Quanto alla presunta violazione della privacy, l’articolo è stato scritto su una vicenda già ampiamente oggetto di attenzione pubblica e giudiziaria. L’eventuale indicazione di dati personali è avvenuta esclusivamente nella misura ritenuta necessaria per la comprensione della notizia e nel perseguimento dell’interesse pubblico all’informazione. In ogni caso, riteniamo di non aver leso la riservatezza del minore né abbiamo divulgato informazioni in più rispetto a quelle già conosciute nell’ambito della vicenda. Sul riferimento allo stato di salute, dobbiamo contestare l’affermazione secondo cui sarebbe stata riportata una descrizione “assolutamente distorta” dello stato di salute del minore poiché la termino-

logia utilizzata nell’articolo riproduce quanto risultava dalle informazioni acquisite e dalle fonti disponibili al momento della pubblicazione e non contiene alcuna rappresentazione volutamente falsa o denigratoria. Se l’Amministrazione ritiene più appropriata una diversa terminologia tecnico-sanitaria, non significa che la notizia sostanzialmente vera possa trasformarsi in una notizia falsa.

In ogni caso i documenti di cui siamo in possesso evidenziano come il minore sia disabile, riconosciuto dalla commissione medica Inps come invalido, l’accertamento del disturbo dello spettro autistico è in itinere ed è stato già preannunciato nella diagnosi redatta dal neuropsichiatra infantile. Per tutte queste ragioni, riteniamo che non ricorrano i presupposti previsti dall’art. 8 della Legge n.47/1948 per procedere alla rettifica richiesta non essendo ravvisabili affermazioni oggettivamente false o suscettibili di alterare la corretta percezione dei fatti. Siamo, per tanto, disponibili a pubblicare eventuali precisazioni da parte dell’Amministrazione purché abbiano carattere integrativo delle informazioni date, senza che ciò possa costituire un ipotetico riconoscimento della fondatezza delle contestazioni formulate.

LA VOCE DEI SINDACATI A DIFESA DELLA

DIRIGENTE E NON DEL DISABILE

Ciò che ci lascia perplessi è che su questo terreno scivoloso si è preferito alzare un muro, come se contestare il racconto fosse più semplice che misurarsi con le domande che quel racconto pone. Ed è proprio qui che la reazione da parte sindacale appare, politicamente e moralmente, più debole. Invece di chiedersi perché una vicenda così delicata sia arrivata a questo livello di tensione, in una nota congiunta sindacale che pubblichiamo a fianco, si è scelto di difendere la dirigente come se il problema fosse la narrazione e non la gestione del caso. Ma in una scuola chiamata a includere, proteggere e accompagnare un minore fragile, la prima domanda non può essere la reputazione dell’apparato: deve essere il rispetto effettivo dei diritti del ragazzo.

Gli atti e le ricostruzioni

già emerse parlano chiaro: non siamo davanti a un episodio isolato, ma a una sequenza di documenti, relazioni, valutazioni sanitarie e passaggi giudiziari che hanno descritto un quadro complesso, con un minore disabile e un diritto allo studio che non può essere trattato come una concessione amministrativa.

Inoltre, siamo di fronte ad un ‘modus operandi’ che sembrerebbe essere consolidato per come appare dalle dichiarazioni testi-

moniali delle nostre fonti. Per questo il conflitto non si risolve con una nota polemica o con la difesa d’ufficio della dirigenza.

Si risolve, semmai, con chiarezza, responsabilità e un’assunzione di colpa istituzionale che finora non si è vista.

DI SALVARE LA REPUTAZIONE ISTITUZIONALE E CONDANANRE

IL MINORE

La verità, però, è testarda.

Se un caso così delicato finisce per essere letto come un problema di immagine e non come un fallimento della tutela, allora il rischio è uno solo: che la scuola perda di vista il minore e che il sistema intero si abitui a difendere sé stesso anche quando dovrebbe correggersi. Ed è proprio qui che la vicenda ‘Sinisgalli’ diventa più grande di quanto potessimo immaginare, perché misura la capacità dello Stato di proteggere i più fragili quando la lo-

ro fragilità non si lascia mettere a tacere con una rettifica.

La questione non è se un articolo abbia usato una formula più o meno gradita all’amministrazione scolastica o ai sindacati. La questione è un’altra, molto più scomoda: in tutto questo tempo, chi ha davvero guardato al ragazzo autistico? Chi ha valutato l’impatto concreto delle decisioni sulla sua vita scolastica? Chi ha provato a garantire che il diritto all’inclusione non restasse una formula solenne da comunicato, ma diventasse presenza reale, continuità, accoglienza, partecipazione?

Perché è qui che il sistema mostra la sua fragilità. Quando la tutela di un minore passa in secondo piano rispetto alla difesa dell’istituzione, qualcosa si incrina in profondità. E quando una scuola si ritrova a discutere più di reputazione che di inclusione, più di rettifiche che di diritti, allora il problema non è più giornalistico. È civile.

SINISGALLI Dopo Chiorazzo continua la difesa d’ufficio della preside e contro i diritti del ragazzo autistico

Anche

i sindacati preferiscono difendere la casta e non i più fragili

Iresponsabili di Flc Cgil Basilicata, Flc Cgil Potenza, Cisl Scuola Basilicata, Uil Scuola Basilicata, Snals Potenza, Snals Basilicata, Anp Potenza e il presidente regionale Dirigenti Scuola Basilicata hanno inviato una lettera aperta a tutela della funzione delle istituzioni scolastiche e della dirigente dell’I.C. “Sinisgalli” di Potenza. «Come organizzazioni sindacali dell’area istruzione e ricerca riteniamo doveroso intervenire quando il dibattito pubblico rischia di trasformare la scuola in terreno di scontro e di attacchi personali che ne minano la credibilità. - affermano - Allorquando si registrano difformità di vedute è opportuno, se non indispensabile, procedere ad una serena disamina dei fatti per individuarne le cause, con spirito collaborativo e serenità di giudizio». «In particolare, il processo di inclusione è un tema che chiama a responsabilità il personale della scuola, ma anche le rappresentanze sociali ed istituzionali e non potrebbe essere altrimenti per la stretta interdipendenza esistente tra il diritto della persona alla sua piena realizzazione e il ruolo sociale ed istituzionale della scuola» continua. «Da tempo la dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo “Leonardo Sinisgalli” di Potenza, prof.ssa Gallo, è fatta oggetto di ingiustificate accuse che hanno nuociuto e continuano a nuocere, oltre che alla sua persona, all’intera comunità scolastica. - sottolinea la lettera - Essi sono del tutto inaccettabili in quanto la professionalità dei dirigenti – così come quella del personale tutto – non può e non deve essere sacrificata alla logica del giustizialismo e, peggio ancora, della spettacolarizzazione mediatica. Quando si attacca una dirigente, quando si arriva a definire una istituzione scolastica “scuola degli orrori”, si mi-

na la credibilità e la funzione di un’istituzione che rappresenta la principale agenzia educativa del nostro Paese; un’istituzione che lavora spesso in condizioni difficili e con grandi responsabilità».

«Sostenere, inopinatamente e senza alcun fondamento, che alcune delibere collegiali sarebbero nulle in quanto approvate solo sotto pressioni della dirigente significa inscenare una spettacolarizzazione mediatica falsa, incurante degli effetti dirompenti che simili falsità possono avere sul credito delle istituzioni e sulla dignità del personale della scuoladichiarano gli esponenti sindacali - Chi sostiene che nell’Istituto Sinisgalli sarebbe in vigore “un regime fondato sulla paura” non sa che nella scuola la partecipazione democratica è garantita da norme contrattuali e da tutele sindacali. Gli organi collegiali, la contrattazione d’istituto, le RSU, sono presìdi di autentica e responsabile autonomia di giudizio che nessun dirigente può abrogare o ignorare, tanto più che l’autonomia scolastica si regge sull’equilibrio delle rappresentanze, sul potere diffuso, sulla reciprocità delle misure di controllo. Chi afferma che il momentaneo allontanamento dalla classe di un allievo diversamente abile segna “il fallimento totale della scuola pubblica” non sa che l’allontanamento temporaneo è consentito – anzi imposto – da misure di sicurezza in presenza di gravi e particolari situazioni cliniche che possono pregiudicare la incolumità di terzi». «Riteniamo pertanto che la vicenda debba essere riportata nella sua dimensione istituzionale, ovvero sottoposta ad una verifica rigorosa e documentata delle procedure adottate, senza farne un’impropria sineddoche di “regimi” o “sistemi” autoritari. - continua - Difendere l’alunno significa garantire processi

corretti. Difendere la scuola significa respingere ogni processo mediatico che sostituisce i fatti con le congetture. Riportare la vicenda nel suo naturale alveo istituzionale sarà un’occasione per acclarare l’efficacia delle norme vigenti in materia di inclusione, verificare la validità dei mezzi a disposizione e la tenuta stessa delle procedure da attivare». «Vigilare affinché il dibattito pubblico non degeneri in attacchi personali o strumentalizzazioni politiche o semplificazioni mediatiche (purtroppo ad opera anche di “autorevoli” figure istituzionali) è un dovere dell’intera comunità educante. Se si vuole davvero migliorare il sostegno e l’inclusione scolastica, piuttosto che parlare a vanvera di “vocazione” degli insegnanti di sostegno occorre stabilizzare nell’organico di diritto gli oltre 125.000 posti di sostegno in deroga che annualmente vengono disposti e che sono la principale causa della discontinuità didattica, delle “cattedre scoperte” e di un abnorme precariato scolastico che incide negativamente sulla qualità e sull’efficacia del sistema d’istruzione nel nostro Paese. È di questo che bisogna discutere, nel merito delle questioni e possibilmente con cognizione di causa. Facciamo della vicenda dell’Istituto Sinisgalli un’occasione di crescita e di riflessione. A trarne beneficio sarà soprattutto chi affronta il difficile cammino dell’inclusione» concludono i sindacati.

CONSIGLIO REGIONALE «Si al nucleare, no al deposito di scorie». In Consiglio discusso anche di fauna e prelievo venatorio

Basilicata, la strategia energetica di Bardi: «Protagonista, non suddita»

POTENZA. Si è tenuto ieri pomeriggio il consiglio regionale, iniziato con l’intervento del Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, che ha illustrato le linee guida della politica energetica della giunta, delineando una strategia di lungo periodo fondata sulla programmazione, sulla responsabilità e sulla tutela del territorio.

«L’energia per la Basilicata non è una mera componente di politica industriale o una questione meramente tecnica, ma una scelta strategica fondamentale per il nostro modello di sviluppo, per la competitività delle imprese e per la sostenibilità dei servizi pubblici», ha esordito il governatore.

Il Presidente ha ricordato che una quota significativa del bilancio regionale deriva dalle attività estrattive di petrolio e gas, registrando da ultimo circa 55,6 milioni di euro legati alla quota del 3% sulla produzione 2024, a cui si aggiungono le royalties. Rispondendo alle interrogazioni delle opposizioni, Bardi ha rivendicato con fermezza l’uso sociale e strategico di tali fondi: «Rivendichiamo una scelta di governo trasparente e responsabile: utilizzare queste entrate per garantire servizi essenziali che il bilancio, da solo, non avrebbe potuto finanziare, come il trasporto per i disabili, la Protezione civile, il sostegno ai Comuni, il diritto allo studio, l’inclusione sociale e il cofinanziamento dei programmi europei FESR, FSE e FEASR».

Guardando al futuro, e nella consapevolezza che la produzione petrolifera subirà una fisiologica riduzione nel tempo, il Presidente ha confermato la disponibilità della Regione a verificare le condizioni per dare continuità alle attività estrattive e valutare l’apertura di nuovi pozzi. Questo avverrà tramite l’uso delle migliori tecnologie e il rigoroso rafforzamento del monitoraggio ambientale e sanitario, già avviato con il progetto Lucas, a salvaguardia della salute delle comunità. Sul dibattito relativo al nucleare di nuova generazione (piccoli reattori modulari), inserito nel disegno di legge nazionale già approvato alla Camera, Bardi ha espresso una linea di forte pragmatismo: «Non si tratta di assumere decisioni oggi, ma di non autoescludersi a priori da un confronto su tecnologie innovative che si prospettano come una grande opportunità di investimento, ricerca e occupazione qualificata». Il governatore ha però chiarito in modo netto la distinzione tra pro-

duzione energetica e stoccaggio dei rifiuti: «Confondere i due piani è parziale e fuorviante. La nostra netta contrarietà al deposito nazionale delle scorie radioattive in Basilicata resta ferma, così come espresso fin dal 2019 in Conferenza delle Regioni e confermato dagli atti amministrativi regionali». Qualora il percorso nazionale sul nucleare avanzasse, la Regione attiverà un confronto pubblico serio basato su dati scientifici e sul coinvolgimento di università e cittadini. Pur confermando il pieno sostegno alla transizione ecologica e alle fonti rinnovabili, il Presidente ha sollevato un tema di forte equità sociale ed ecologica: «A differenza degli idrocarburi, gli impianti rinnovabili attuali determinano un forte impatto paesaggistico e consumo di suolo senza produrre significative compensazioni economiche per le comunità lucane». Per questo, Bardi ha annunciato la prossima presentazione in Consiglio di una proposta normativa per stabilire regole capaci di garantire un equilibrio più equo tra l’investimento dei privati e il beneficio pubblico per i territori ospitanti. Infine, è stata evidenziata la strategia per l’indipendenza energetica delle infrastrutture pubbliche lucane, con riferimento agli accordi avviati con Eni per l’impianto fotovoltaico di Aliano, con Total per l’area di Stigliano e al programma di installazione di impianti su aree pubbliche destinati ad azzerare progressivamente i costi energetici a carico della collettività, a partire dal fabbisogno di Acquedotto Lucano.

«La Basilicata possiede le competenze e le risorse per non subire passivamente le grandi trasformazioni energetiche, ma per governarle da protagonista al tavolo con il Governo centrale.

Mettere le nostre risorse al servizio della sicurezza energetica del Paese deve significare, parallelamente, ottenere per il popolo lucano benessere, infrastrutture, lavoro e sviluppo», ha concluso il Presidente Bardi.

Arrivati alla votazione per iscrivere la mozione presentata da Bcc e M5S, finalizzata a riaffermare la ferma e inequivocabile contrarietà della Regione Basilicata ad ogni ipotesi di localizzazione del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi e del Parco Tecnologico sul territorio lucano, all'ordine del giorno della prossima seduta consiliare.

SICUREZZA SUL LAVORO, FAUNA E PRELIEVO

VENATORIO

I percorsi formativi in materia di

salute e sicurezza sul lavoro nel settore agricolo sono stati al centro dei lavori del Consiglio regionale. In apertura di seduta, il presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Marcello Pittella, ha portato all'attenzione dell’Aula una nota trasmessa da Coldiretti Basilicata con la quale l’organizzazione esprime la crescente preoccupazione dei datori di lavoro agricolo per la definitiva entrata in vigore dell'Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025, concernente la durata e i contenuti minimi dei percorsi formativi in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

Nella nota si evidenzia, in particolare, che il nuovo Accordo ha superato la previsione che consentiva di completare la formazione del lavoratore neoassunto entro 60 giorni dall'assunzione, qualora non fosse stato possibile avviare il lavoratore ai corsi prima o contestualmente all'instaurazione del rapporto di lavoro. Secondo Coldiretti Basilicata, tale modifica comporta l'obbligo di completare la formazione prima dell'inizio dell'attività lavorativa, con rilevanti ricadute organizzative per le aziende agricole, soprattutto in relazione alle attività stagionali e alla necessità di impiegare tempestivamente la manodopera. L'organizzazione richiama inoltre la disposizione introdotta dall'articolo 1-bis della legge n. 198/2025, che consente alle sole imprese turistico-ricettive e di somministrazione di alimenti e bevande di concludere la formazione e l'eventuale addestramento specifico entro 30 giorni dalla costituzione del rapporto di lavoro, chiedendo che anche per il settore agricolo sia prevista un'analoga finestra temporale, eventualmente attraverso un addendum all'Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025. A tal

proposito, l'organizzazione sollecita la Regione a farsi promotrice di un'interlocuzione con il Ministero del Lavoro affinché venga valutata e sostenuta l'estensione di tale previsione anche alle imprese agricole Dopo un breve confronto, il Consiglio regionale ha deciso di trasmettere la richiesta alla Commissione consiliare competente per il necessario approfondimento, con successivo ritorno della questione all'esame dell'Aula. Successivamente l'Assemblea, presieduta dalla vicepresidente Maddalena Fazzari, ha avviato l'esame della proposta di legge n. 77/2025 recante: "Proposta di modifica della L.R. 9 gennaio 1995, n. 2 - Nuove norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio", di iniziativa dei consiglieri Rocco Luigi Leone, Michele Napoli, Maddalena Fazzari e Alessandro Galella.

La proposta, articolata in 49 articoli, costituisce una riscrittura organica della legge regionale n. 2/1995, a quasi trent'anni dalla sua approvazione, con l’obiettivo di adeguare la normativa ai cambiamenti intervenuti in ambito ambientale, tecnico, gestionale e organizzativo, nel rispetto della normativa europea e nazionale e tenendo conto anche del progressivo calo del numero dei cacciatori.

L'esame del provvedimento è proseguito fino all’articolo 23. Giunti all'articolo 24, sul quale era stato presentato un emendamento a firma dei consiglieri Morea e Pittella, la verifica del numero legale ha accertato la mancanza del quorum necessario per proseguire i lavori. Di conseguenza, la vicepresidente Fazzari ha dichiarato sciolta la seduta, rinviando il prosieguo dell’esame della proposta di legge a una successiva riunione

Per il presidente bisogna continuare a investire sulla conciliazione dei tempi vita-lavoro e sul supporto all'autoimprenditorialità

Occupazione femminile, Bardi: «Basilicata in vetta»

POTENZA. La Basilicata accelera sul lavoro e si posiziona tra le regioni leader in Italia per la crescita dell’occupazione femminile. Gli ultimi dati Istat, analizzati dal Sole 24 Ore, certificano che negli ultimi tre anni il territorio lucano ha registrato un incremento del tasso di occupazione delle donne nettamente superiore alla media nazionale, conquistando la testa della classifica insieme ad Abruzzo, Umbria, Sardegna, Liguria e Sicilia. Un risultato che il presidente della Regione, Vito Bardi, definisce come la conferma numerica di una profonda trasformazione in atto nel tessuto produttivo locale, capace finalmente di reagire ai ritardi storici del Mezzogiorno. «Essere in testa alla classifica per il dinamismo del mercato del lavoro femminile – sottolinea

Bardi – è un segnale di profonda vitalità del nostro tessuto produttivo e sociale. Sappiamo bene che il punto di partenza scontava divari strutturali, ed è esattamente lì che abbiamo voluto incidere. Questo balzo in avanti ci dice che la rotta è quella giusta». Per il presidente della Regione la lettura di questi numeri va oltre la semplice statistica: «Ogni punto percentuale di occupazione femminile in più in Basilicata significa autonomia economica per le nostre donne, stabilità per le famiglie e un argine concreto allo spopolamento dei nostri comuni. Un mercato del lavoro che include e valorizza le donne è un mercato più moderno, competitivo e attrattivo. Il nostro compito ora – conclude Bardi – è consolidare questo trend positivo. Non basta che le donne entrino nel

mondo del lavoro. Dobbiamo continuare a investire con forza sul welfare, sulla conciliazione tra tempi di vita e di lavoro e sul

supporto all’autoimprenditorialità, affinché questa crescita diventi una svolta strutturale per il futuro della Basilicata».

Federconsumatori Basilicata denuncia aumenti immediati ai distributori, chiede più controlli e interventi strutturali

«Con lo Stop al taglio delle accise prezzi dei carburanti di nuovo su»

POTENZA. Il 18 marzo scorso, con i prezzi dei carburanti ai massimi da diversi anni, il Governo aveva introdotto un significativo taglio delle accise su gasolio e benzina, nella misura di quasi 25 centesimi al litro. «Centoventi giorni dopo, a seguito di molte proroghe e con il taglio ridotto a 6 centesimi, il Governo ha deciso di chiudere la stagione del taglio delle accise. Questo riporta l’Italia al primo e poco gradito posto per la tassazione dei carburanti» – dichiara Michele Catalano, Presidente di Federconsumatori Basilicata –che torna a lanciare l’allarme sul caro carburante, con un’analisi dettagliata dei prezzi dei distributori in Regione. Secondo il monitoraggio di Federconsumatori Basilicata, alle ore 12 di ieri i distributori che non avevano ancora operato aumenti dopo la mezzanotte di venerdì erano appena il 15% delle stazioni di servizio presenti in provincia di Potenza e Matera. Nel caso del gasolio il prezzo medio in Basilicata è sceso in meno di un mese da 2,014 a 1,875 euro al litro. Un calo che è continuato, molto più lentamente, anche negli ultimi giorni. Rispetto al 3 luglio in Basilicata l’incremento

della benzina è stato di poco meno di 3,8 centesimi, quello del diesel di 4,2 centesimi. Ma tenendo conto del trend in decrescita dei giorni precedenti, queste cifre corrispondono e superano i 6 centesimi di incremento delle accise. Tornando alle singole città, a Potenza solo 4 distributori su 22 sono al di sotto degli 1,8 euro al li-

tro. Stessa situazione a Matera, dove appena 3 impianti su 18 praticano prezzi inferiori a 1,8€. Assolutamente clamoroso quanto accaduto nel capoluogo, dove l’estrema accelerata nell’adeguamento dei prezzi è resa evidente dalla classifica dei distributori più economici. Al primo posto a Potenza con 1,738 la benzina self; a se-

guire 1,756 a Melfi. Nel primo 10 distributori soltanto uno è “no brand”, sulla SS 407 per Matera. Una anomalia che si conferma anche nel gasolio, dove i distributori al di sotto di 1,9 euro al litro sono 5, pari al 13%, e dove 14 distributori sono già oltre i 2 euro.

«Si ritardano al massimo

le riduzioni di prezzo mentre gli aumenti avvengono subito» – prosegue Catalano. «La conferma è la tendenza a ritardare al massimo le riduzioni di prezzo e a velocizzare al massimo i tempi degli aumenti. Nulla di nuovo, ma ugualmente resta deplorevole quanto accade da molti mesi, senza un intervento di contrasto del Governo e da parte di chi è preposto ai controlli». I profitti delle Compagnie petrolifere durante questa fase, sono esplosi: è stato calcolato in 4 miliardi l’extraprofitto generato a favore delle Compagnie, tutto a carico degli automobilisti italiani.

Per The Economist gli utili derivati dal trading delle Compagnie sono triplicati in pochi mesi. «Per questo è stupido prendersela con chi lavora alla pompa di un distributore che c’entra ben poco in tutto questo» conclude Michel Catalano. Federconsumatori Basilicata chiede al Governo e alla Regione Basilicata: Ripristino di un taglio strutturale delle accise per almeno 6 mesi; Rafforzamento dei controlli dell’Antitrust e della Guardia di Finanza sulle dinamiche di prezzo; Massima trasparenza con pubblicazione quotidiana dei prezzi medi regionali.

Sanità in carcere, appello di Morea: «Ora Basilicata diventi laboratorio»

POTENZA. «La sanità penitenziaria deve essere sempre più al centro delle politiche sanitarie regionali. Il diritto alla salute è un diritto universale, che va garantito a tutti, soprattutto a chi vive una condizione di particolare fragilità e difficoltà». Lo dichiara il consigliere regionale e capogruppo di Azione, Nicola Massimo Morea, intervenuto questa mattina al convegno “Distanze brevi, sguardi lunghi – Il carcere nelle regioni a scala umana”, promosso dal “Conosci” nella Sala Inguscio della Regione Basilicata. «Desidero rivolgere un sincero ringraziamento alla Garante regionale delle persone private della libertà personale, Tiziana Silletti, al “Conosci” e al Csv Basilicata per aver promosso un momento di confronto di così alto valore istituzionale e umano, capace di riportare al centro dell'attenzione un tema troppo spesso trascurato». «Parlare di salute in carcere – ha sottolineato Morea – significa parlare di civiltà. La pena non può mai tradursi nella negazione di un diritto fondamentale come quello alla salute. Garantire cure adeguate,

assistenza specialistica e percorsi di presa in carico rappresenta un dovere delle istituzioni e un investimento per l'intera comunità». Nel corso dell'iniziativa, Morea ha evidenziato come il tema della sani-

tà penitenziaria debba procedere di pari passo con quello del reinserimento sociale. «L'obiettivo deve essere quello di accompagnare le persone detenute verso un reale percorso di reintegrazione. Nel frat-

tempo, è nostro compito assicurare loro il miglior trattamento sanitario possibile, perché una società si misura anche dalla capacità di tutelare la dignità delle persone più vulnerabili». Il consigliere regionale ha quindi richiamato il valore delle esperienze già avviate in Basilicata, come i progetti di prevenzione sanitaria realizzati negli istituti penitenziari lucani grazie alla collaborazione tra istituzioni, aziende sanitarie e Terzo settore.

«La nostra regione – ha concluso Morea – ha tutte le caratteristiche per diventare un laboratorio di buone pratiche a livello nazionale. Le dimensioni della Basilicata possono trasformarsi in un punto di forza, favorendo una rete efficace tra sistema sanitario, amministrazione penitenziaria e servizi territoriali. È così che si costruisce una società più giusta, più civile e anche più sicura».

Scorie nucleari, Montalbano ribadisce il suo no

MONTALBANO JONICO.

Montalbano Jonico torna a dire no all'ipotesi di ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi e respinge con decisione la proposta avanzata dal giornalista Maida di candidare il comune lucano come sede del sito unico. A ribadire la posizione dell'amministrazione è il sindaco Giuseppe Di Sanzo, che richiama il lungo percorso istituzionale e tecnico compiuto negli ultimi anni per contestare la localizzazione delle aree individuate da Sogin sul territorio comunale e, più in generale, in Basilicata. «La nostra contrarietà – sottolinea il primo cittadino – riguarda non solo Montalbano Jonico ma l'intera Basilicata e la Puglia. Non è una posizione ideologica, bensì fondata su osservazioni tecnico-scientifiche che hanno confutato le tesi della Sogin». Un orientamento che, ricorda il sindaco, è stato espresso in tutte le fasi della consultazione pubblica attraverso documenti, osservazioni e contributi elaborati con il coinvolgimento del consiglio comunale, delle associazioni, dei professionisti e della cittadinanza. Di Sanzo evidenzia come la mo-

bilitazione affondi le proprie radici già nella vicenda del 2003, quando Scanzano Jonico fu individuata come sede del deposito nazionale delle scorie nucleari. Da allora, spiega, il territorio ha sviluppato un percorso di partecipazione tecnica e democratica che si è rafforzato durante la consultazione sulla Carta nazionale delle aree idonee e nell'ambito della Valutazione ambientale strategica. Il Comune ha inoltre partecipato ai tavoli promossi dalla Regione Basilicata, contribuendo alla redazione del Documento delle osservazioni tecni-

co-scientifiche, ritenuto un punto di riferimento anche per le valutazioni dell'amministrazione comunale. Nel merito, il sindaco richiama le principali criticità evidenziate nelle osservazioni trasmesse agli enti competenti. Tra queste figurano l'elevata sismicità dell'area, la presenza di attività tettonica e dei cosiddetti vulcanelli di fango, fenomeni geologici associati a zone attive, oltre alla presenza di faglie studiate da anni da università italiane e straniere. Vengono inoltre ricordati i rischi geomorfologici e idraulici che inte-

ressano il territorio e la frequenza di eventi alluvionali che, secondo il Comune, rendono inidonea l'area ad accogliere un'infrastruttura di questo tipo.

Tra gli elementi di maggiore preoccupazione vengono indicati anche il rischio frane, aggravato dalle precipitazioni degli ultimi anni, la presenza di infrastrutture strategiche come il grande adduttore del Sinni e l'impianto di potabilizzazione di Acquedotto Lucano, oltre al valore agricolo e turistico della zona individuata dalla Sogin. I siti denominati Mt1 e Mt2 ricadono infatti, secondo il Comune, nel cuore di uno dei comprensori agricoli più produttivi della Basilicata, caratterizzato da coltivazioni intensive e da un'economia strettamente legata all'agricoltura e al turismo. Per Di Sanzo, il Mezzogiorno non può essere chiamato ad accettare il deposito delle scorie «per rassegnazione». Al contrario, conclude il sindaco, servono investimenti e opere strategiche capaci di colmare il divario infrastrutturale e sostenere lo sviluppo economico del Sud, rilanciando una questione meridionale che, a suo giudizio, resta ancora irrisolta.

Il sindaco Di Sanzo replica alla proposta di candidare il paese e richiama le osservazioni tecniche presentate contro la Sogin

Bardi e Latronico: «Investiamo sul futuro della Basilicata 365 giorni l’anno e puntiamo sulla rigenerazione territoriale contro lo spopolamento»

Sellata-Pierfaone si rifà il look: acciaio e accessibilità per rilanciare la montagna

Una montagna per tutti, accessibile, moderna e, soprattutto, viva 12 mesi all’anno. Una stazione sciistica invernale che diventa un vero e proprio polo attrattivo destagionalizzato, capace di coniugare sport, inclusione sociale e valorizzazione dell’identità locale. È questa la “rivoluzione” verde e turistica presentata ieri dal Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, che ha svelato il secondo lotto del progetto di fattibilità tecnico-economica per la rigenerazione e riqualificazione del comprensorio Sellata-Monte Pierfaone. L’intervento, finanziato attraverso il Programma Operativo Complementare al POR FESR Basilicata sotto il segno dell’Inclusione Sociale, punta a rilanciare quello che storicamente è il cuore pulsante del turismo montano per l’hinterland potentino. Alla conferenza stampa di presentazione sono intervenuti, oltre al governatore Bardi, il sindaco di Abriola Romano Triunfo, il responsabile tecnico del comune di Abriola, ing. Valentino Fellone, la vice presidente del Consiglio regionale Maddalena Fazzari e il consigliere regionale Alessandro Galella, questi ultimi due da lungo tempo in prima linea e fortemente impegnati nel percorso di rilancio e valorizzazione

del comprensorio sciistico. «Fino ad oggi – ha detto Bardi – la stagionalità ha rappresentato un limite. Con questo progetto cambiamo paradigma: vogliamo che sciatori, escursionisti, famiglie e atleti possano vivere ed allenarsi in montagna 365 giorni all’anno, con servizi moderni e costi accessibili. C’è un valore che mi sta particolarmente a cuore in questo secondo lotto: l’inclusione sociale. Le nuove infrastrutture abbatteranno ogni barriera». Il riferimento, in particolare, va al nuovo parco giochi outdoor da 1.800 metri quadri, interamente pensato per accogliere bambini con ridotte capacità motorie o sensoriali. «Una montagna che non esclude nessuno, ma che accoglie tutti. Un investimento sul futuro della Basilicata che genererà nuova economia turistica e posti di lavoro stabili». La vera novità sul piano sportivo è l’installazione di un manto sintetico innovativo, a bassissimo impatto ed ecocompatibile, che permetterà ad appassionati e sciatori professionisti di allenarsi e divertirsi simulando perfettamente le sensazioni della neve vera anche in piena estate. Il progetto non trascura la logistica e la sicurezza idrogeologica: verranno create 4 nuove aree parcheggio mirate, inclusa un’area di

sosta attrezzata per i camper, pavimentate con materiali drenanti ed ecosostenibili. Queste aree saranno connesse alle piste da nuovi percorsi pedonali pavimentati in pietra naturale di Gorgoglione. Si provvederà alla messa in sicurezza dell’intero versante stradale e sciistico tramite una rete capillare di canalizzazioni. Dal progetto totale sono stralciati 2 milioni di euro destinati ad una seconda fase, quella dell’intervento relativo all’attuale struttura in cemento armato a valle delle piste. Al suo posto nascerà un’architettura moderna e simmetrica in acciaio e vetro, pensata per integrarsi perfettamente nel paesaggio montano e garantire la massima efficienza termica e acustica. Il piano terra ospiterà locali commerciali dedicati alla promozione dei prodotti tipici locali, mentre al primo piano offrirà servizi di bar, ristorazione e un’area solarium panoramica. Verranno inoltre realizzate strutture prefabbricate dedicate al noleggio sci, al deposito attrezzature, alla biglietteria e a un presidio fondamentale di primo soccorso, affiancate da servizi igienici pubblici all’avanguardia, completamente accessibili e dotati di tecnologie autopulenti. Soddisfazione è stata espressa anche dall’assessore alla Salute, Politiche

della Persona e Pnrr, Cosimo Latronico: «Mettiamo in campo un intervento ambizioso che coniuga lo sviluppo turistico ed economico del territorio con i valori cardine del benessere, dell’inclusione sociale e della salute psicofisica. Non parliamo solo di impianti sportivi, ma di una vera e propria rigenerazione territoriale pensata per essere vissuta da tutti, nessuno escluso». «L’obiettivo - prosegue Latronico - è quello di permettere la pratica dello sci e di altre attività sportive prettamente invernali anche in primavera e in estate. Questo sarà possibile grazie alla realizzazione di una pista sintetica. Il vero cuore del progetto è l’attenzione speciale rivolta alle persone con disabilità. Saranno realizzate nuove infrastrutture pensate per garantire la piena accessibilità a persone con ridotte capacità motorie o sensoriali, abbattendo ogni barriera architettonica e sociale». «Questo finanziamento – conclude l’assessore – dimostra come le politiche sociali, il welfare e la gestione attenta dei fondi debbano camminare insieme per rigenerare i nostri luoghi e migliorare la qualità della vita dei cittadini. Offrire spazi di sport e socialità significa, al tempo stesso, dare una risposta concreta contro lo spopolamento».

«Con la rivoluzione del comprensorio, restituiamo centralità a un territorio che è il cuore dell’identità lucana»

Fazzari: «Il nuovo volto di Sellata-Pierfaone

è un traguardo eccellente per la Basilicata»

«Abbiamo raggiunto un grande traguardo per il comprensorio sciistico di Sellata-Pierfaone. Quando abbiamo iniziato a immaginare un futuro diverso per questa importante realtà, molti vedevano soltanto una sfida difficile. Noi abbiamo scelto di vedere un’opportunità: quella di restituire centralità a un luogo che rappresenta una parte significativa dell’identità della Basilicata». Lo afferma la vicepresidente del Consiglio regionale della Basilicata, Maddalena Fazzari, durante la conferenza stampa di presentazione del progetto di riqualificazione del comprensorio sciistico Sellata-Pierfaone che si è tenuta ieri mattina. «Si tratta– prosegue Fazzari – di un investimento sul futuro delle nostre comunità, dei giovani, del turismo e delle aree interne. È il risultato di un lungo percorso istituzionale, fatto di confronto, programmazione e della volontà di credere fino in fondo nel-

le potenzialità del territorio. Un sogno che oggi diventa realtà». La vicepresidente ricorda di aver sostenuto il progetto sin dal suo avvio, ritenendo Sellata-Pierfaone «una risorsa strategica per la Basilicata, non soltanto una stazione turistica ma un presidio fondamentale per le aree interne, capace di generare aggregazione, sport, crescita economica e nuove opportunità». Il progetto rappresenta uno dei più importanti investimenti degli ultimi anni dedicati alla valorizzazione della montagna lucana e si inserisce in un percorso già avviato con interventi per oltre 2 milioni di euro, destinati alla messa in sicurezza delle piste, alla revisione della seggiovia, alla realizzazione di nuove strutture di servizio e al miglioramento tecnologico dell’intero comprensorio. L’intervento complessivo, illustrato dall’ingegnere Valentino Fellone, prevede investimenti per 8 milioni di euro, di cui 6 milioni già finanziati at-

traverso il Programma Operativo Complementare al POR FESR Basilicata, nell’ambito delle politiche per l’inclusione sociale, mentre ulteriori 2 milioni saranno destinati a una seconda fase progettuale. Tra le principali opere previste figurano l’installazione di un innovativo manto sintetico ecocompatibile che consentirà la pratica dello sci durante tutto l’anno, indipendentemente dall’innevamento naturale, l’ammodernamento della seggiovia biposto con protezioni paravento in plexiglass per migliorare comfort e fruibilità anche nella stagione estiva, la realizzazione di quattro nuove aree parcheggio – compresa un’area camper –con pavimentazioni drenanti ed ecosostenibili e nuovi percorsi pedonali in pietra naturale di Gorgoglione. Il progetto comprende inoltre importanti opere di sistemazione idrogeologica e di ingegneria naturalistica, la realizzazione di nuove strutture dedicate al noleggio delle

attrezzature, deposito sci, biglietteria, presidio di primo soccorso e servizi igienici completamente accessibili. Nella seconda fase dell’intervento sarà invece demolita l’attuale struttura in cemento armato posta a valle delle piste per lasciare spazio a un moderno edificio in acciaio e vetro, perfettamente integrato nel paesaggio montano. La nuova struttura ospiterà locali dedicati alla promozione dei prodotti tipici lucani, servizi di ristorazione, un bar panoramico e un’ampia area solarium destinata a diventare un nuovo punto di riferimento del turismo montano regionale. «La valenza di questo progetto va ben oltre i confini del Comune di Abriola – sottolinea Fazzari –. SellataPierfaone rappresenta un polo attrattivo per l’intera provincia di Potenza e per tutta la Basilicata. È un’infrastruttura capace di favorire l’inclusione sociale attraverso lo sport, sostenere un turismo sostenibile, creare sviluppo econo-

mico e contribuire concretamente al contrasto dello spopolamento delle aree interne». Per la vicepresidente «questo risultato dimostra che quando le istituzioni collaborano, esiste una progettualità concreta e si lavora con determinazione per il bene del territorio, i risultati arrivano». Fazzari rivolge quindi un ringraziamento al presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, «che ha creduto nella strategicità dell’iniziativa sostenendone con convinzione il percorso» e agli uffici tecnici «il cui lavoro è stato determinante per rendere il progetto cantierabile e finanziabile nei tempi previsti». «La Sellata-Pierfaone è pronta a scrivere una nuova pagina della sua storia Continueremo a lavorare affinché questo patrimonio della Basilicata diventi sempre più moderno, competitivo e attrattivo. Perché il lavoro di squadra premia sempre, e oggi ne abbiamo una straordinaria dimostrazione», conclude Fazzari.

POTENZA Domani, il dibattito sul ciclo politico 2015-2025 che ha notevolmente trasformato la Città dei Sassi

A Potenza il racconto di Matera attraverso

“Le passioni di un decennio” di Santochirico

Domani, nella suggestiva cornice della Piazza della Villa del Prefetto di Potenza, alle ore 19 sarà presentato il volume "Le passioni di un decennio. Politica e cultura a Matera", scritto da Vincenzo Santochirico. L'incontro si aprirà con i saluti istituzionali del Presidente della Provincia di Potenza, Christian Giordano, e del Presidente del Consiglio Comunale di Potenza, Pierluigi Smaldone. A seguire, un confronto di alto profilo che vedrà dialogare con l'autore Vincenzo Folino e Gianpaolo D'Andrea, autorevoli protagonisti della vita politica e istituzionale lucana, chiamati ad approfondire i temi affrontati nel volume. Ad arricchire il dibattito saranno inoltre la dott.ssa Loredana Albano, già Presidente del Corecom Basilicata, e il giornalista Paride Leporace, che accompagneranno la discussione con riflessioni e spunti di approfondimento. Il libro ripercorre il decennio 20152025, uno dei periodi più intensi e significativi della storia recente di Matera, caratterizzato da profonde trasformazioni politiche, sociali e culturali. Un percorso che trova il suo momento simbolicamente più

alto nella nomina della città a Capitale Europea della Cultura 2019, riconoscimento nato da un ampio e partecipato processo collettivo che ha consolidato la dimensione internazionale di Matera e impresso una forte accelerazione al suo sviluppo turistico e culturale, fino a giungere al 2026, anno in cui la città è Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo. Ma il volume non si limita a raccontare i grandi traguardi culturali. Offre anche un'attenta analisi della complessa evoluzione politica della città, che nel corso del decennio si è trasformata in un autentico laboratorio di sperimentazione. Forme innovative di civismo, la crisi della centralità del Partito Democratico e della sua capacità coalizionale, i tentativi di costruzione di un nuovo centrosinistra, le esperienze neocentriste, gli esiti spesso contraddittori delle competizioni elettorali e i successivi riassetti istituzionali rappresentano alcune delle dinamiche che hanno segnato questo periodo. Un'altra occasione per riflettere e discutere su un decennio che ha cambiato non solo la città di Matera, ma anche la regione, che cambia il segno politico, assiste al-

la disgregazione delle forze che l'avevano rilanciata, stenta a ridefinire ruolo e profilo, identità e coesione, con il rischio di una progressiva e inesorabile disgregazione, nonostante scenari e occasioni di opportunità e inversione di tendenza. E che chiama in causa, perciò, ruolo e responsabilità delle classi dirigenti della regione. Un decennio in cui la politica si è ulteriormente trasformata, con imprevedibili capovolgimenti e nuovi percorsi; la cultura ha assunto centralità, pur senza dispiegare tutte le sue potenzialità; le comunità e i territori sono più consapevoli e at-

tivi, anche se continuano a svuotarsi. L'appuntamento di Potenza sarà dunque non soltanto la presentazione di un libro, ma un'occasione di confronto pubblico sul recente passato della Basilicata e sulle prospettive future del territorio. Un momento di riflessione che intreccia memoria, politica e cultura, offrendo strumenti utili per comprendere le trasformazioni degli ultimi anni e immaginare le sfide che attendono Matera e l'intera regione. La presentazione del libro é organizzata dall'Associazione Medeura in collaborazione con la Provincia di Potenza.

«La candidatura del borgo lucano riconosce il valore di un percorso che ha fatto del turismo una politica di sviluppo delle aree interne»

Castelsaraceno nel programma “Best tourism Village” Pittella: «Orgoglio»

Il Presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Marcello Pittella, esprime il proprio sostegno alla candidatura del Comune di Castelsaraceno al programma “Best Tourism Villages by UN Tourism 2026”, promosso dall'Organizzazione Mondiale del Turismo delle Nazioni Unite. La scelta del Ministero del Turismo di candidare Castelsaraceno

al programma 'Best Tourism Villages by UN Tourism 2026' riconosce il valore di un percorso che ha fatto del turismo una politica di sviluppo delle aree interne, capace di generare opportunità, rafforzare l'identità dei luoghi e offrire nuove prospettive alle comunità. «Il meritosottolinea Pittella - va all'amministrazione comunale che, insieme alla co-

munità locale, ha saputo costruire un percorso coerente di valorizzazione del territorio, integrando progettualità, visione di ampio respiro che hanno generato ricadute anche in termini di attrattività e sviluppo turistico. Questa candidatura conferma, al tempo stesso, quanto sia determinante la collaborazione istituzionale. Il sostegno della Regione Basilicata e

il lavoro svolto dall'APT testimoniano il valore di una sinergia che rafforza il posizionamento della Basilicata nei circuiti internazionali del turismo, a conferma di una linea di lavoro consolidata sulla valorizzazione turistica del territorio e sull’identità promozionale della Basilicata». «Sempre più spessoconclude il Presidente del Consiglio regionale della

Basilicata - i nostri comuni riescono a distinguersi in contesti di rilievo internazionale, portando all'attenzione modelli di sviluppo fondati sull'identità dei luoghi, sulla qualità della progettazione e sulla capacità di innovare senza rinunciare alle proprie radi- ci. È una direzione sulla quale la Basilicata deve continuare a investire con convinzione».

Nella Sala dell’Arco presentato il percorso progettuale del Comune di Potenza tra programmazione, nuove idee e valutazione degli effetti sui giovani

Potenza anticipa il futuro: presentata la Valutazione d’Impatto Generazionale

Uno strumento pensato dal Comune di Potenza per dare una svolta concreta ai giovani e al futuro, un modo per mettere in campo azioni concrete cercando al tempo stesso di comprenderne gli effetti positivi e le eventuali criticità. Tutto questo è la VIG (Valutazione d’Impatto Generazionale) presentata ieri pomeriggio nella Sala dell'Arco del Comune di Potenza nel corso di una conferenza stampa. Presenti il Sindaco di Potenza, Vincenzo Telesca, l'Assessore alla Programmazione e Digitalizzazione, Loredana Costanza, l'Assessore alle Politiche Giovanili, Federica D'Andrea, la Consigliera Comunale, Micaela Triunfo e Simona Elmo, Coordinatrice Politiche Giovanili e Coordinamento della Consulta dei Giovani di ANCI. Il Comune di Potenza è il settimo in Italia, il secondo nel Mezzogiorno per aver avviato questa importante innovazione tesa allo sviluppo giovanile, alle nuove generazioni con un modello di assoluta prudenza e garanzia per le parti interessate. Si tratta in buona sostanza di una svolta culturale, etica, metodologica e sociale di alto profilo quella promossa dal Comune di Potenza che guarda ai giovani con una serie di adempimenti formali che sono alla base della VIG.Una giornata importante dunque che delinea le prospettive di

Potenza con una visione diversa, legata al futuro dei giovani, un futuro credibile, certo e al passo con i tempi, le istanze e le richieste che devono essere valutate accuratamente grazie ad un lavoro certosino da parte degli operatori interessati.ANCI nazionale e Comune di Potenza ieri sono state al centro di una fondamentale azione di risveglio dei giovani che meritano considerazione e impegno seguendo però linee certe e credibili, legate a precise dinamiche sociali, culturali e relazionali.Lo sviluppo sostenibile, la conoscenza e il rafforzamento etico e culturale passano dunque attraverso la VIG che rappresenta uno snodo cruciale per tutte le giovani generazioni di Potenza in un momento particolarmente complesso per l'intero sistema paese. E da Potenza dunque che parte una scommessa credibile, aperta ma al tempo stesso di assoluta prudenza educativa legata ai valori della società attuale.Loredana Costanza ha parlato del progetto sottolineandone gli aspetti più importanti:

“Programmare significa, per definizione guardare avanti. Significa fare scelte oggi i cui frutti o i cui pesi ricadranno sulla città di domani. Fino ad ora, gli strumenti classici di programmazione economica e strategica si sono concentrati prevalentemente sulla sostenibilità finanziaria o sull'efficacia immediata degli interventi. Da oggi, grazie alla VIG, introduciamo

una variabile fondamentale e non più rimandabile, l'equità generazionale. Il percorso di affiancamento con ANCI permetterà di integrare la VIG nei documenti programmatici dell'ente, rendendola uno strumento strutturale e non episodico, evitare il debito generazionale, assicurando che le risorse spese oggi creino valore a lungo termine, anziché sottrarre opportunità a chi verrà dopo di noi e ottimizzare la spesa pubblica, orientando i fondi comunali ed extracomunali come i fondi europei verso progetti che abbiano un ritorno sociale economico e concreto per la comunità giovanile”.Dal canto suo Vincenzo Telesca ha parlato della VIG sottolineando altre istanze: «I giovani non sono un problema, i giovani vogliono essere catapultati all'interno dell'amministrazione. Molte volte noi ci troviamo a fare e a non condividere, capita alcune volte. Altre volte quello che facciamo non viene percepito. L'altro ieri abbiamo sottoscritto un accordo con il forum dei giovani per evidenziare che già all'inizio del 2025 abbiamo dato loro uno spazio che è tutto loro, lo possono utilizzare, però non si sapeva. Il 9 inaugureremo un totem, è un totem solo per i giovani dove loro potranno registrarsi, su un sito quindi senza passare dall'amministrazione e andare a suonare. Ora le azioni messe in campo per i giovani sono varie ma vogliamo essere ancora un

po' più avanti con la VIG. Che cos'è la VIG? È quello strumento totalmente tecnico e amministrativo che ti permetterà di intervenire nell'ambito della pubblica amministrazione andando a contemperare le ricadute sui giovani. Cioè quali sono le azioni che poniamo in campo come amministrazione? Dobbiamo costruire una parte di Potenza. Faccio un semplice esempio. Dobbiamo capire quali sono le ricadute sui giovani. Cioè questa cosa serve o non serve ai giovani? Questo perché i giovani sono il nostro futuro. Quindi è normale che dobbiamo cominciare ad interessarci di loro senza abbandonare le altre azioni della città. Però è un coinvolgimento, una partecipazione più attiva dei giovani».Dal canto suo Simona Elmo a nome di ANCI ha parlato delle linee guida della VIG: «Il Comune di Potenza è il settimo in tutta Italia pioniere nell'attua-

zione di uno strumento che dal nostro punto di vista è importantissimo. La Valutazione d’Impatto Generazionale di tutti gli interventi che si mettono in campo su tutto il territorio. È uno strumento di valutazione che serve a far uscire le misure delle politiche giovanili dalle politiche giovanili. Si interviene sui giovani su tutti i settori, dalla mobilità alla rigenerazione urbana, all'istruzione, alla formazione e alla creazione di opportunità di lavoro e reddito. Per questo motivo il Comune di Potenza è il secondo, nel Mezzogiorno d'Italia, ad aver adottato questo strumento e quindi dimostra una visione per il futuro di tutta la comunità perché investire sui giovani significa investire sul futuro di tutta la comunità e una volontà di far rimanere i giovani su tutto il territorio ed eventualmente rendere il territorio attrattivo per chi è andato via e potrebbe tornare».

Due giornate di musica, arte di strada e spettacoli circensi al Parco di Sant’Antonio La Macchia per la seconda edizione del festival

St.Art Green Fest Potenza, al via la seconda edizione

Torna sabato 11 e domenica 12 luglio lo St.Art Green Fest Potenza, manifestazione organizzata dall’Associazione La Macchia Verde APS al Parco di Sant’Antonio La Macchia.La seconda edizione propone due giornate dedicate all’arte di strada, alla musica e agli spettacoli circensi, con la direzione artistica di Gianni Mercury.Il programma prevede sabato 11 luglio, dalle 18, il laboratorio di arti circensi e giocoleria a cura di Circo Crusco. Dalle 19 alle 23 si alterneranno sul palco Cala Street Band, Elide Lorus-

so, The Legendary Straniero, Giuliano e Sputacchio, Mr. Big Circus, Gianni Mercury e Circo Crusco, che chiuderà la serata con uno spettacolo tra dj set e circo.Domenica 12 luglio spazio al laboratorio pomeridiano di Sisma e, in serata, alle esibizioni degli artisti già presenti nella prima giornata. Il festival si concluderà con lo spettacolo finale di Sisma.Durante entrambe le serate sarà attiva un’area food con Pizzeria Da Peppone, Apperò Hamburgereria e La Golosità che si gusta ad ogni età.L’edizione 2026 è patrocinata dal Co-

mune di Potenza e dal Consiglio Regionale della Basilicata e sostenuta dai Main Partner BCC Basilicata e BCM Srl. Il Parco di San-

t’Antonio La Macchia si prepara così a ospitare due serate di spettacolo e aggregazione dedicate alla comunità.

Telesca, Costanza, D’Andrea,Elmo e Triunfo (Foto Mattiacci)

Un viaggio nella Città del passato tra riti cittadini, luoghi d’incontro e valori perduti: non nostalgia, ma la ricerca di un’identità da ritrovare

Quando Potenza usciva in giacca e cravatta

Ci sono città che cambiano perché crescono. Altre cambiano perché smarriscono il senso di ciò che sono state. E poi c’è Potenza, che a tratti sembra aver dimenticato di essere stata la capitale della Basilicata non soltanto per una norma amministrativa, ma per stile, autorevolezza e consapevolezza della propria identità. Non è un esercizio di nostalgia. La nostalgia, spesso, trucca i ricordi e leviga gli spigoli della realtà. Qui il punto è diverso. C’era un modo di vivere la città che possedeva un’eleganza naturale, mai ostentata, un senso della misura che oggi sembra essersi dissolto senza fare rumore, come se nessuno si fosse accorto della sua assenza. Quando Potenza usciva in giacca e cravatta non esibiva un abito. Esibiva rispetto. Per sé stessa, per gli altri e per la città che rappresentava. Via Pretoria non era soltanto una strada. Era il salotto buono di Potenza. Non servivano inviti né appuntamenti. Bastava passeggiare. E quella passeggiata aveva una liturgia silenziosa fatta di sguardi, strette di mano, saluti, conversazioni improvvisate e di quel bon ton che non nasceva dall’etichetta, ma dall’educazione ricevuta in famiglia. Era una forma di rispetto reciproco che rendeva la città più bella ancora dei suoi palazzi.

L’ABITO

sembra essere diventata una forma di autenticità. Se indossi una giacca rischi quasi di apparire fuori posto, come se l’eleganza fosse improvvisamente diventata un difetto e la trascuratezza una virtù. Sembra quasi che l’eleganza sia diventata un reato minore, mentre la sciatteria abbia ottenuto il patrocinio della modernità. Curiosa parabola dei nostri tempi: un tempo ci si preparava per uscire; oggi sembra quasi che ci si prepari a dimostrare di non essersi preparati.

PIAZZA PREFETTURA, IL SOCIAL NETWORK SENZA PASSWORD

altre note contribuivano a rendere viva una socialità autentica, fatta di incontri, sorrisi e tempo condiviso. Nessuno aveva fretta di consumare in dieci minuti per correre altrove. Si rimaneva. Si parlava. Si ascoltava. Anche questo era un modo di appartenere alla città. Non era un mondo perfetto. C’erano problemi, differenze sociali, discussioni politiche e inevitabili contraddizioni. Ma nessuno viveva con l’ossessione di raccontare continuamente la propria vita. Si viveva, semplicemente. E forse era proprio questo il vero lusso.

IL TEATRO STABILE

E LA DIGNITÀ DELL’APPARIRE

DELLA DOMENICA E QUELLO

DELL’ANIMA

Tra la fine degli anni Sessanta, gli anni Settanta e buona parte degli Ottanta, la domenica possedeva ancora un significato preciso. Ci si vestiva con cura. Non per esibire un marchio, che allora interessava ben poco, ma perché uscire significava rispettare se stessi e gli altri. L’abito della domenica non era un vezzo. Era un linguaggio silenzioso. Passeggiando lungo via Pretoria si aveva l’impressione che l’intera città avesse scelto di mostrarsi nella sua versione migliore. Non era finzione. Era educazione civile. Oggi, invece, la sciatteria

Molto prima che qualcuno inventasse i social network, Potenza ne possedeva già uno infinitamente più efficace. Si chiamava Piazza Prefettura. Lì si incontravano professionisti, studenti, commercianti, impiegati, artigiani, pensionati e giovani. Si parlava di politica con passione, di calcio con competenza spesso discutibile ma irresistibile, delle vicende cittadine, dei progetti che prendevano forma e perfino dei piccoli pettegolezzi che facevano sorridere senza trasformarsi in processi pubblici. Le idee si confrontavano guardandosi negli occhi. Si poteva discutere animatamente e, cinque minuti dopo, sedersi allo stesso tavolino per prendere un caffè. Oggi basta un commento scritto dietro uno schermo per trasformare una semplice divergenza in una guerra permanente. Abbiamo sostituito il confronto con la tifoseria, il dialogo con l’insulto, la presenza con la connessione. Un progresso piuttosto discutibile.

LE NOTE LEGGERE DI UNA CITTÀ

CHE SAPEVA

ASPETTARE

Anche i caffè raccontavano il carattere della città. Al Gran Caffè l’orchestrina accompagnava le serate con discrezione. La musica non doveva imporsi sulle persone, ma creare l’atmosfera giusta perché le conversazioni scorressero leggere. Poco distante, nei locali vicini alla storica copisteria Arcieri,

Anche il Teatro Stabile era molto più di un luogo dedicato agli spettacoli. Era uno spazio nel quale Potenza mostrava il proprio volto migliore. Ci si arrivava con eleganza, ci si salutava nel foyer, si conversava prima dell’inizio dello spettacolo e, inevitabilmente, ci si osservava. Sarebbe inutile fingere il contrario. Lo status sociale esisteva allora come esiste oggi. La differenza è che non veniva esibito ogni cinque minuti attraverso fotografie, video e post costruiti per raccogliere approvazioni. L’eleganza era un modo di essere, non una strategia di comunicazione. Forse quel mondo era meno spettacolare. Di certo era infinitamente meno rumoroso.

CAPITALE

SI DIVENTA

OGNI GIORNO

Sarebbe troppo comodo attribuire ogni responsabilità al tempo. Le città non cambiano da sole. Cambiano insieme ai loro cittadini. Il problema non è che Potenza sia diventata una città di provincia. Il problema è che, lentamente e quasi senza accorgersene, ha finito per comportarsi come se lo fosse. E quando una comunità smette di credere nella propria autorevolezza, nessuna legge, nessun titolo e nessun palazzo istituzionale possono restituirgliela. Potenza ha progressivamente smarrito alcuni gesti semplicissimi: salutarsi senza fretta, fermarsi a parlare, riconoscere il valore dell’incontro, vivere una piazza come un luogo di relazioni e non come uno spazio da

attraversare velocemente. Persino il passo sembra essere cambiato. Una volta si passeggiava. Oggi si transita. E tra il passeggiare e il transitare c’è la stessa differenza che esiste tra vivere una città e limitarsi ad attraversarla.

LA VERA MODERNITÀ È RICORDARSI

CHI SIAMO

Questa non è una dichiarazione d’amore verso il passato, né un atto d’accusa contro il presente. Ogni epoca porta conquiste straordinarie e opportunità che sarebbe sciocco rinnegare. Ma il progresso merita davvero questo nome soltanto quando aggiunge valore senza cancellare ciò che rendeva migliore una comunità. Una capitale non lo diventa soltanto perché ospita gli uffici della Regione. Lo diventa quando trasmette autorevolezza, qualità delle relazioni, eleganza nei comportamenti, senso civico e orgoglio della propria identità. Potenza possiede ancora tutte le risorse per ritrovare quel carattere. Non copiando il passato, che non torna e non deve tornare, ma recuperandone il senso più profondo. Perché

una città che dimentica completamente la propria anima finisce inevitabilmente per assomigliare a tutte le altre. Una città che custodisce la propria memoria, invece, riesce perfino a reinventarsi senza perdere sé stessa. E forse è proprio questa la sfida che abbiamo davanti: smettere di inseguire modelli costruiti altrove e ricominciare a credere nella nostra identità. Ritrovare il piacere di un saluto non frettoloso, di una passeggiata senza cronometro, di una piazza vissuta come luogo di incontro e non soltanto di passaggio. Perché le capitali non sono quelle che ricordano continuamente agli altri di esserlo. Sono quelle che lo dimostrano ogni giorno, con la qualità dei comportamenti, con la dignità delle relazioni e con quell’eleganza silenziosa che non ha bisogno di essere proclamata. E il giorno in cui Potenza ritroverà il coraggio di esserlo fino in fondo, non ci sarà bisogno di proclamarlo: basterà tornare a passeggiare in via Pretoria e riconoscere, negli occhi delle persone, quella stessa dignità con cui un tempo la città indossava la sua giacca e cravatta.

preziosi a una pensionata. La vittima smaschera

L’anziana non cade nel tranello, in tre arrestati per tentata truffa

LAVELLO. Nel pomeriggio del primo luglio 2026 i Carabinieri della Stazione di Lavello, con il supporto dei militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Venosa, hanno tratto in arresto, nella flagranza del reato di tentata estorsione in concorso, tre giovani provenienti dalla provincia di Napoli. Una donna, qualificandosi falsamente come appartenente all’Arma dei Carabinieri, contattava telefonicamente un’anziana signora, prospettandole inesistenti conseguenze giudiziarie legate al presunto coinvolgimento della propria autovettura in una rapina. Per evitare tali effetti, alla vittima veniva richiesto di consegnare denaro contante e monili in oro. Poco dopo, uno dei complici, fingendosi funzionario del Tribunale, si presentava presso l’abitazione della donna per ritirare il denaro ed i preziosi.

L’anziana, tuttavia, intuendo il tentativo di rag-

giro, si rifiutava di consegnare quanto richiesto costringendo il malfattore a darsi a precipitosa fuga.

I Carabinieri, già impegnati in specifici servizi di prevenzione e allertati da precedenti tentativi di truffa nel territorio, avviavano immediate ricer-

che, riuscendo ad intercettare e bloccare i tre sospettati mentre si trovavano a bordo di un’autovettura Fiat 600. Le successive investigazioni consentivano di raccogliere gravi elementi indiziari a loro carico, permettendo ai militari di trarli in arre-

sto per tentata estorsione in concorso e tradurli presso la Casa Circondariale di Melfi, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, tempestivamente informata. L’arresto è stato successivamente convalidato dal GIP presso il medesimo

Tribunale, che ha applicato a carico degli indagati la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria. Si precisa che il procedimento penale è tuttora nella fase delle indagini preliminari e che, in ossequio al principio di presunzione di innocenza, la responsabilità degli indagati potrà essere definitivamente accertata solo con sentenza irrevocabile di condanna. L’Arma dei Carabinieri rinnova l’invito, in particolare alle persone anziane, a diffidare di chiunque richieda denaro o gioielli e da coloro i quali si qualificano come rappresentanti istituzionali, prospettando emergenze o vicende giudiziarie che coinvolgerebbero familiari e non. In caso di dubbio è fondamentale interrompere qualsiasi conversazione e contattare senza esitazione le Forze dell’Ordine attraverso il numero unico di emergenza 112 o recarsi presso la Stazione Carabinieri più vicina.

I militari sorprendono nella notte i malviventi davanti alla filiale Bcc di Oppido Lucano, inseguimento fino alla statale 96

Colpo fallito al bancomat, caccia al commando

OPPIDO LUCANO. I Carabinieri hanno sventato un tentativo di furto ai danni dello sportello Atm della filiale Bcc Appulo-Lucana di Oppido Lucano, costringendo un gruppo di malviventi alla fuga dopo un inseguimento lungo la strada statale 96 in direzione della Puglia. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Potenza, sono in corso per identificare i componenti del commando.

L'episodio risale alla notte del 2 luglio ed è avvenuto nell'ambito dei servizi straordinari di controllo del territorio predisposti dalla Compagnia dei Carabinieri di Acerenza per contrastare i reati predatori, con particolare attenzione agli assalti contro istituti bancari e uffici postali. L'attività rientra nelle linee operative definite dal Comando provinciale dei Carabinieri di Potenza. Intorno alle ore 4.30 una pattuglia della Stazione di Oppido Lucano ha intercettato, nei pressi dell'istituto di credito, alcuni uomini con il volto coperto da passamontagna a bordo di un'autovettura di grossa cilindrata. L'immediato intervento dei militari ha

impedito che il colpo venisse portato a termine, sorprendendo i malviventi prima che riuscissero ad agire. Alla vista delle pattuglie, il grup-

po si è dato alla fuga a bordo dell'auto. Ne è nato un inseguimento al quale hanno preso parte anche i militari del Nucleo operativo e radiomobile della Compa-

gnia di Acerenza, impegnati nel controllo del territorio per l'intero arco della giornata. I fuggitivi hanno cercato di seminare le forze dell'ordine percorrendo la strada statale 96 a velocità sostenuta e con manovre particolarmente pericolose. Favoriti dalla potenza del veicolo e dall'oscurità, sono infine riusciti a far perdere le proprie tracce. L'azione tempestiva dei Carabinieri ha comunque consentito di evitare che il furto allo sportello automatico fosse portato a termine, confermando l'efficacia dei dispositivi di prevenzione predisposti sul territorio in un periodo caratterizzato da una particolare attenzione verso gli assalti ai bancomat.Gli investigatori stanno ora lavorando per ricostruire i movimenti del commando e raccogliere elementi utili all'identificazione dei responsabili. Le indagini proseguono sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Potenza, con l'obiettivo di individuare i componenti del gruppo criminale e accertarne eventuali responsabilità in altri episodi analoghi verificatisi sul territorio.

Il sindacato chiede alla Regione una revisione delle tariffe per sostenere i lavoratori Stellantis colpiti dai continui fermi produttivi

Melfi, la Fismic attacca: «Abbonamenti

bus pieni anche con la fabbrica ferma»

Una revisione delle modalità di fruizione degli abbonamenti del trasporto pubblico locale per sostenere i lavoratori dell'area industriale di San Nicola di Melfi. È la richiesta avanzata dalla Fismic Confsal Basilicata con una lettera aperta indirizzata al presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, al vicepresidente e assessore alle Infrastrutture e Mobilità, Pasquale Pepe, e al dirigente del settore Trasporti, Nino Altomonte.Nella nota il sindacato richiama l'attenzione sulle difficoltà economiche che stanno vivendo i dipendenti dello stabilimento Stellantis di Melfi, alle prese con continui fermi produttivi e con il ricorso agli ammortizzatori sociali.«I continui e repentini fermi produttivi stanno

comportando un ulteriore aggravio di costi per i lavoratori, già alle prese con l'utilizzo massiccio degli ammortizzatori sociali, con conseguente e pesante riduzione del potere d'acquisto delle famiglie», si legge nella lettera.Secondo la Fismic, uno dei problemi più evidenti riguarda il trasporto pubblico locale. «Il paradosso è legato ai costi del trasporto pubblico locale: i lavoratori sono costretti ad acquistare abbonamenti settimanali o mensili a tariffa piena, pur potendo usufruire del servizio solo per pochissimi giorni al mese a causa dei blocchi della produzione, anche improvvisi.»Per questo motivo il sindacato propone alla Regione Basilicata l'introduzione, per tutta la durata della crisi industriale, di formule tariffa-

rie più flessibili. Tra le ipotesi avanzate figurano carnet di corse agevolate o sistemi di pagamento parametrati all'effettivo utilizzo del servizio, superando la rigidità degli attuali abbonamenti, ritenuti ormai non più adeguati all'attuale organizzazione del lavoro.«Chiediamo di intervenire urgentemente per risolvere questo problema e permettere così ai lavoratori di non subire altri danni, oltre quelli che già subiscono dagli ammortizzatori sociali», scrive la Fismic, rivolgendo un appello in particolare all'assessore regionale alle Infrastrutture e Mobilità, Pasquale Pepe. Il sindacato annuncia inoltre che la medesima richiesta sarà trasmessa anche alla Regione Puglia, sottolineando come i lavoratori pu-

gliesi impiegati nell'area industriale di San Nicola di Melfi siano chiamati a sostenere costi di trasporto ancora più elevati.La Fismic auspica infine un rapido riscontro da parte delle istituzioni regionali, affinché venga adottata una soluzione temporanea capace di rendere il sistema tariffario del trasporto pubblico più equo e aderente all'attuale situazione produttiva dello stabilimento di Melfi.

Lavello, successo per “Italia Mia”: presentata la campagna nazionale delle Panchine Tricolori

Parte da Lavello la campagna

"Una Panchina Tricolore in ogni Comune", iniziativa promossa da Futuro Nazionale Basilicata con l'obiettivo di diffondere, attraverso un simbolo semplice ma fortemente identitario, i valori dell'appartenenza nazionale, dell'impegno civico e dell'amore per l'Italia. Il progetto è stato presentato nel corso dell'evento pubblico "Italia Mia", organizzato dal Comitato Costituente di Futuro Nazionale Lavello, che ha visto la partecipazione di cittadini, iscritti e rappresentanti del movimento provenienti da diverse regioni italiane.Ad aprire i lavori è stato il referente del Comitato Costituente di Lavello, Giuseppe Donatiello, che ha illustrato il significato dell'iniziativa e il percorso di radicamento del movimento sul territorio.Nel corso dell'incontro sono intervenuti, in collegamento, anche i rappresentanti della struttura nazionale del partito: Adone Michelangelo Prunetti, responsabile nazionale di Futuro Nazionale Giovani, Lorenzo Gasperini, responsabile nazionale del Programma, e Annamaria Frigo, responsabile nazionale del Tesseramento.All'evento hanno preso parte anche esponenti di diverse realtà territoriali del movi-

mento, tra cui Claudio Spinelli (Comitato Futuro Nazionale Bari 14), Carola Profeta (Comitato Futuro Nazionale Pescara 492), Riccardo Corsetto da Roma, Sabino Morano da Avellino, il senatore Franco Cardiello da Eboli e Lello Di Capua da Napoli. Per quest'ultimo si è trattato della prima partecipazione pubblica dopo la recente nomina a responsabile regionale del partito in Campania.Le conclusioni sono state affidate a Giulio Curatella, responsabile regionale di Futuro Nazionale Basilicata e componente dell'Assemblea Nazionale del movimento, che ha presentato uffi-

cialmente il progetto delle Panchine Tricolori.Al termine della manifestazione è stata inaugurata simbolicamente la prima Panchina Tricolore, realizzata artigianalmente dai militanti del Comitato di Lavello utilizzando bancali in legno successivamente dipinti a mano con i colori della bandiera italiana.«Abbiamo scelto volutamente una panchina costruita con materiali semplici – ha dichiarato Curatella – perché rappresenta lo spirito della nostra comunità: volontariato, militanza, passione e amore per l'Italia. Non vogliamo installare semplici arredi urbani, ma la-

sciare un segno concreto nelle nostre città, creando luoghi che richiamino il senso di appartenenza, il rispetto per la nostra storia e l'orgoglio di essere italiani». L'iniziativa punta ora a coinvolgere amministratori locali, associazioni, comitati civici e cittadini interessati a replicare il progetto nei rispettivi territori. Futuro Nazionale Basilicata ha annunciato che metterà a disposizione supporto organizzativo e indicazioni pratiche per la realizzazione delle panchine, fornendo informazioni sui modelli, sui materiali da utilizzare e sugli aspetti logistici e comunicativi.«Vogliamo che questa idea cammini sulle gambe dei cittadini – ha aggiunto Curatella –. Ogni Panchina Tricolore sarà un punto d'incontro, un simbolo di appartenenza e un messaggio positivo rivolto alle nuove generazioni. Chi condivide questo progetto può contattarci: siamo pronti a sostenere la realizzazione di una Panchina Tricolore in ogni territorio». L'obiettivo dichiarato è quello di creare, nei prossimi mesi, una rete di Panchine Tricolori distribuite in numerosi comuni italiani, come simbolo di partecipazione civica e di valorizzazione dell'identità nazionale.

Dal centro lucano parte la campagna di Futuro Nazionale Basilicata. Curatella: «Non semplici arredi urbani, ma segni concreti nelle nostre città»

Primo appuntamento della stagione culturale voluta dal sindaco Vito De Filippo: spazio alla poesia e alla canzone d'autore del Mezzogiorno

Sant'Arcangelo apre l'estate culturale con Franco Arminio e Peppe Voltarelli

Sant'Arcangelo si prepara ad aprire la sua stagione culturale estiva con un appuntamento di richiamo: venerdì 10 luglio, alle 20.30, piazza Wojtyla ospiterà una serata dedicata alla poesia e alla musica, con la partecipazione di Franco Arminio e Peppe Voltarelli. A darne notizia è il Comune, che ha scelto proprio questo doppio nome per inaugurare un programma pensato per valorizzare il territorio e raccontarne la storia e l'identità. La decisione di affidare l'apertura della stagione a questi due artisti porta la firma del sindaco Vito De Filippo. Franco Arminio, poeta originario

di Bisaccia, in Irpinia, è conosciuto in tutta Italia per il suo lavoro di "paesologo": da anni gira i piccoli centri del Sud raccontandone, tra versi e prosa, la bellezza nascosta, lo spopolamento e la voglia di rinascita. Peppe Voltarelli, cantautore calabrese, affianca ad Arminio uno sguardo musicale sullo stesso mondo, fatto di ironia, memoria e denuncia sociale: la sua è una delle voci più originali della canzone d'autore meridionale contemporanea.Insieme, i due artisti porteranno in piazza un racconto a due voci del Sud Italia, tra parola poetica e canzone, capace di restituire l'incanto dei luoghi e quella

tensione al riscatto che accomuna da anni il loro lavoro artistico. La tappa lucana rientra peraltro in un più ampio tour estivo di Voltarelli, che nelle pros-

sime settimane toccherà anche piazze di Liguria e Toscana.L'appuntamento, a ingresso libero, è il primo di un percorso culturale più ampio che il Co-

mune di Sant'Arcangelo intende costruire nei prossimi mesi, con l'obiettivo di far conoscere il paese anche al di fuori dei confini regionali.

Dal 14 al 18 luglio la comunità lucana rinnova una delle tradizioni più sentite dell'anno con un ricco programma di celebrazioni religiose, processioni e concerti

San Chirico Raparo celebra i Santi Patroni: cinque giorni di fede, tradizione e spettacolo

La comunità di San Chirico Raparo si prepara a vivere uno degli appuntamenti più sentiti dell'anno. Dal 14 al 18 luglio 2026 il paese sarà protagonista dei Solenni Festeggiamenti in onore di San Chirico Martire, della Madonna del Carmine e di Santa Sinforosa Martire, un evento che ogni estate richiama cittadini, emigrati e visitatori, unendo spiritualità, tradizione e momenti di aggregazione. La festa patronale rappresenta da sempre uno dei principali simboli dell'identità della comunità sanchirichese, capace di coniugare il profondo significato religioso con un ricco programma civile, nel segno della devozione verso i Santi Patroni e della riscoperta delle radici locali.Le celebrazioni sono iniziate lo scorso 6 luglio con la tradizionale Traslazione della statua di San Chirico nel Santuario, seguita dalla Santa Messa e dall'avvio della Novena dedicata al Santo Patrono.Il programma entrerà nel vivo martedì 14 luglio, vigilia della festa di San Chirico, con la Giornata Eucaristica e della Riconciliazione. In mattinata il Santuario ospiterà l'Esposizione del Santissimo Sa-

cramento e le confessioni, mentre nel pomeriggio, alle ore 18.30, la Celebrazione Eucaristica sarà presieduta dal Vescovo della Diocesi di Tursi-Lagonegro, Mons. Vincenzo Orofino, in occasione del XXV anniversario di ordinazione sacerdotale di don Nicola Modarelli. La giornata si concluderà con la Novena e l'accensione delle tradizionali luminarie.Mercoledì 15 luglio, giornata dedicata a San Chirico Martire, il paese si risveglierà con il tradizionale giro della Banda del Cilento. Dopo la Santa Messa solenne, durante la quale sarà impartita la benedizione ai bambini, il momento più atteso sarà la processione del Santo Patrono per le vie del centro storico, seguita in serata dal concerto bandistico e dal tradizionale spettacolo pirotecnico.Il 16 luglio sarà invece dedicato alla Madonna del Carmine. La giornata si aprirà con la Santa Messa nella chiesa di Santa Maria e proseguirà con la processione verso la cappella dedicata alla Vergine. In serata spazio alle famiglie e ai più piccoli con il Grande Villaggio dei Cartoon, tra giochi, animazione e intrattenimento.Particolarmente intenso sarà il

programma di venerdì 17 luglio, vigilia della festa di Santa Sinforosa Martire, patrona della comunità. Dopo la Liturgia della Reposizione di San Chirico e la Traslazione della statua della Santa, alle ore 18.30 prenderà il via la solenne processione della Reliquia. A seguire, in Piazza Roma, Mons. Vincenzo Orofino presiederà la Celebrazione Eucaristica con la benedizione delle famiglie. La serata sarà accompagnata dal Concerto Bandistico "Città di Mottola".Il gran finale è in programma sabato 18 luglio, giorno dedicato a Santa Sinforosa Martire. Dopo la Santa Messa solenne e la tradizionale processione per le vie del paese, il programma civile offrirà uno degli eventi più attesi dell'intera manifestazione: alle ore 22.00 salirà sul palco Annalisa Minetti con lo spettacolo "Insieme da sempre Tour 2026". A chiudere i festeggiamenti sarà il grande spettacolo pirotecnico.Anche quest'anno il calendario degli eventi propone un equilibrio tra celebrazioni religiose e appuntamenti popolari, con la partecipazione di prestigiosi complessi bandistici, iniziative dedicate ai bambini, musica dal vivo e

i tradizionali fuochi d'artificio, confermando la festa patronale come uno dei momenti più significativi dell'estate lucana.L'invito rivolto dal Parroco Rettore, don Nicola Modarelli, è quello di partecipare numerosi a questi giorni di preghiera, condivisione e festa, nel segno della fede e della devozione verso i Santi Patroni, custodi della storia, delle tradizioni e dell'identità di San Chirico Raparo.

Vito De Filippo
Franco Arminio Peppe Voltarelli

Perseguitato dopo lite in palestra tre arrestati per stalking e lesioni

MATERA. La Polizia di Stato di Matera ha dato immediata esecuzione all’ordinanza applicativa della misura cautelare degli arresti domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico nei confronti di tre fratelli, residenti a Matera. I reati ipotizzati nei loro confronti, i cui accertamenti necessitano della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa, sono quelli di atti persecutori e lesioni aggravate. L’attività investigativa, condotta dalla Squadra Mobile della Questura di Matera, ha preso avvio dalla denuncia presentata dalla persona offesa, a seguito di una violenta lite verificatasi nel mese di marzo 2026 presso una palestra cittadina. I successivi approfondimenti investigativi hanno consentito di ricostruire un quadro di reiterate condotte intimidatorie e persecutorie poste in essere dagli indagati nei confronti della vittima e dei suoi familiari, culminate in una violenta

aggressione nei confronti della persona offesa, avvenuta in pieno giorno nei pressi di un supermercato cittadino. Nel corso delle indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Matera, gli operatori della Po-

lizia di Stato hanno documentato numerosi episodi caratterizzati da appostamenti nei pressi dei luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa, tentativi di avvicinamento, minacce, comportamenti violenti e continui atti di

pressione psicologica, compresi tentativi di individuare l’abitazione della vittima, tali da ingenerare un perdurante stato di ansia e di timore per la propria incolumità e per quella dei propri congiunti. Determinante, ai fini della ri-

costruzione dei fatti, è risultata l’analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza cittadini, unitamente alle dichiarazioni testimoniali e agli ulteriori riscontri investigativi raccolti nel corso dell’attività di polizia giudiziaria, che hanno consentito di delineare la sistematicità delle condotte contestate. La gravità dei reati commessi dagli indagati, unitamente alla necessità di evitare che gli stessi reiterassero le azioni violente nei confronti della persona offesa, hanno portato il Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Matera, su richiesta della Procura, ad emettere l’ordinanza di custodia cautelare, in regime di arresti domiciliari. L’operazione rappresenta il risultato dell’attività di costante contrasto ai reati contro la persona, svolta dalla Polizia di Stato, con particolare attenzione alla tutela delle vittime di atti persecutori e di ogni forma di violenza e intimidazione.

Dopo l'assalto con esplosivo a Bernalda il sindacato chiede più sicurezza e rilancia il no alla desertificazione bancaria

Assalti ai bancomat, Uil: «Evitare altre chiusure»

BERNALDA. L'esplosione del bancomat dell'agenzia Intesa Sanpaolo di corso Umberto a Bernalda riaccende il dibattito sulla sicurezza e sul futuro della rete bancaria in Basilicata. Per Uil Basilicata e Uilca Basilicata il nuovo assalto rappresenta «l'ennesimo episodio grave» di un fenomeno criminale in crescita che impone una risposta decisa dello Stato, ma che non può trasformarsi in un ulteriore motivo per accelerare la chiusura degli sportelli bancari nei territori.A intervenire sono il segretario regionale Uilca Basilicata, Vito Cuccaro, e il segretario generale della Uil Basilicata, Vincenzo Tortorelli, che in una nota congiunta condannano l'attacco compiuto con la cosiddetta «tecnica della marmotta», sottolineando come episodi di questo tipo siano riconducibili alla criminalità organizzata.«Lo abbiamo detto e lo ribadiamo con forza –affermano –: questi episodi non possono e non devono diventare il pretesto per accelerare il processo di chiusura degli sportelli bancari che da anni sta impoverendo la Basilicata, penalizzan-

do soprattutto i piccoli comuni, le aree interne, le imprese e le fasce più deboli della popolazione».Secondo i due dirigenti sindacali, il ripetersi degli assalti rischia di compromettere un quadro regionale che, fino a oggi, ha fatto registrare livelli di criminalità inferiori rispetto alla media nazionale. Richiamando i dati Istat, ricordano che in Basilicata le denunce di rapina sono pari a 8,2 ogni 100 mila abitanti contro una media italiana di 47,6, mentre anche borseggi e furti in abitazione presentano valori sensibilmente più contenuti. «Il moltiplicarsi degli assalti agli spor-

telli automatici – osservano – rischia però di incrinare questa condizione e alimentare un crescente senso di insicurezza nelle comunità locali».I numeri confermano l'espansione del fenomeno. Dopo gli episodi registrati nei mesi scorsi a Tolve, Lavello e Montemilone, anche Bernalda entra nell'elenco dei comuni colpiti. Tra il 2024 e i primi mesi del 2026 in Basilicata si contano già 35 assalti agli sportelli

Atm: dai 12 casi del 2024 si è passati ai 20 del 2025, con un incremento del 67 per cento. Diciannove colpi sono andati a segno, mentre sedici sono stati

sventati. La provincia di Potenza resta la più interessata, ma anche il Materano registra un aumento significativo.Cuccaro e Tortorelli ricordano inoltre la campagna «Chiusura sportello bancario? No grazie!», promossa per denunciare i rischi della progressiva riduzione della rete bancaria. «La desertificazione degli sportelli – spiegano – favorisce una maggiore concentrazione dei prelievi e rende più appetibili i bancomat rimasti operativi».Per Uil e Uilca la soluzione passa invece dal rafforzamento della sicurezza. Dopo l'istituzione dell'Osservatorio regionale sulla desertificazione bancaria, i sindacati chiedono un confronto tra sistema bancario, Regione, Prefetture e forze dell'ordine, coinvolgendo anche la Uil Polizia per valutare il potenziamento degli organici, dei presìdi territoriali, delle dotazioni tecnologiche e dei mezzi. «Contrastare la criminalità – concludono – significa rafforzare la presenza dello Stato e dei servizi nei territori, garantendo insieme sicurezza, legalità e diritto di accesso ai servizi bancari».

Iscrizioni aperte fino al 16 luglio; gli educatori: «Attraverso il nostro esempio cercheremo di essere testimoni credibili, mostrando disponibilità e spirito di servizio»

“Bella Fra!”: a Montalbano il Grest riparte dal cuore di San Francesco

D I M IR IA M G A LG A N O

C’è tempo fino a giovedì 16 luglio per iscriversi alla nuova edizione del Grest, presso la Sala Acli della Parrocchia “San Rocco” di Montalbano Jonico. Dal 20 al 25, il “Gruppo Estivo” torna ad animare l’estate all’insegna di una sempre nuova e mai scontata educazione ai valori. Possono partecipare bambini e bambine che hanno appena concluso il terzo anno di asilo, che frequentano le scuole Elementari e le scuole Medie. Attraverso il gioco come strumento formativo, il Grest promuove la socializzazione e l’autonomia dei ragazzi. Allo stesso tempo, offre un concreto supporto alle famiglie nella conciliazione dei tempi di vita e di lavoro nel periodo di chiusura delle scuole. Il Grest, dunque, dà l’accesso gratuito a una modalità di formazione indirizzata verso una decisa impostazione altruistica che dura per tutta la vita. Lo sanno bene Maria Teresa, Maurizio, Maria e Davide che, da diversi anni a questa parte, realizzano un’esperienza estiva totalizzante, uno spazio paritario dove chiunque può sentirsi compreso senza il timore di essere giudicato. Nell’azione concreta del “mettersi in gioco”, gli animatori diventano, così, delle vere e proprie “bussole educative”, in grado di orientare i ragazzi in questa multiforme e magmatica realtà contemporanea che, il più delle volte, finisce per allontare anzichè avvicinare. Raggiunti da Cronache, gli educatori hanno illustrato i punti

salienti di questa nuova edizione.

“A ritmo del cuore: Bella Fra!”: da dove nasce il tema di quest’anno e, soprattutto, come mai il collegamento con San Francesco?

«Il tema di quest’anno nasce dal desiderio di accompagnare bambini e ragazzi alla scoperta di una figura che, nonostante i secoli trascorsi, continua a parlare con grande forza al cuore di tutti: San Francesco d’Assisi. La proposta del Grest prende spunto dall’ottavo centenario della sua morte, trasformando questa ricorrenza in un’occasione educativa. Il titolo “Bella Fra!” richiama un’espressione familiare ai giovani e riprende immediatamente il valore della fraternità, che è stato il cuore della vita di Francesco. Vivere “a ritmo del cuore” significa imparare ad ascoltare ciò che conta davvero: le relazioni, la gioia condivisa, la pace e la fiducia. Durante il percorso estivo i ragazzi saranno guidati attraverso giochi, laboratori, racconti e momenti di riflessione che li aiuteranno a comprendere come anche un piccolo gesto possa cambiare la giornata di qualcuno. San Francesco diventa così un compagno di viaggio concreto, capace di insegnare che la felicità nasce dalla semplicità, dall’amore per gli altri e dalla capacità di riconoscere il bene presente nel mondo ».

San Francesco incarna perfettamente gioia, semplicità, fratellanza. In qualità di organizzatori/educatori, quanto di questo e oltre porterete

ai bambini e ai ragazzi che parteciperanno?

« Come educatori desideriamo che questi valori vengano vissuti prima ancora che spiegati. Il Grest vuole essere un luogo dove ogni bambino si senta accolto, ascoltato e valorizzato per ciò che è. La gioia di San Francesco ci invita a vivere ogni giornata con entusiasmo e gratitudine, mentre la sua semplicità ci ricorda che non servono grandi cose per essere felici. La fraternità sarà il filo conduttore delle attività, affinché nessuno si senta escluso e tutti imparino a collaborare. Vogliamo trasmettere anche il rispetto, la pace, la cura del creato e il senso di responsabilità verso gli altri. Attraverso il nostro esempio cercheremo di essere testimoni credibili, mostrando disponibilità, pazienza e spirito di servizio. Speriamo che i ragazzi possano portare questi insegnamenti nella vita quotidiana, diventando costruttori di relazioni positive dentro e fuori il Grest ». Cosa non può mai mancare nella “bisaccia educativa” di un animatore?

«La bisaccia educativa di un animatore dovrebbe contenere prima di tutto un sorriso sincero, tanta capacità di ascolto e la voglia di mettersi al servizio degli altri. Un educatore non è soltanto chi organizza giochi, ma è una presenza che accompagna i ragazzi nella crescita. Servono pazienza, disponibilità e attenzione verso ogni bambino, soprattutto verso chi è più timido o in difficoltà. È importante saper incoraggiare, valorizzare i talenti e aiutare ciascuno a

sentirsi parte del gruppo. Non possono mancare creatività e fantasia per rendere ogni giornata coinvolgente, ma anche responsabilità e coerenza, perché i ragazzi imparano soprattutto osservando gli adulti. La bisaccia deve contenere anche umiltà, capacità di collaborare e desiderio di imparare continuamente. Ogni esperienza diventa così un’occasione di crescita reciproca ».

Qual è il messaggio principale che volete lasciare a chiunque deciderà di partecipare?

« Il messaggio che vogliamo lasciare è che ciascuno è importante e può fare la differenza nella vita degli altri. Il Grest non è soltanto un luogo dove trascorrere l’estate divertendosi, ma è un’esperienza che aiuta a crescere come persone e come comunità. Attraverso il percorso di “Bella Fra!” desideriamo far comprendere che la vera gioia nasce dalla condivisione, dall’amicizia e dalla capacità di costruire relazioni autentiche. L’esempio di San Francesco insegna che la pace si costruisce con piccoli gesti quotidiani, fatti di rispet-

to, gentilezza e attenzione verso il prossimo. Ci auguriamo che ogni partecipante torni a casa con nuovi amici, ricordi preziosi e la consapevolezza di poter portare luce e speranza negli ambienti che frequenta. Se anche una sola parola o un solo gesto vissuto durante il Grest continueranno ad accompagnare i ragazzi nella loro vita, allora avremo raggiunto il nostro obiettivo educativo ». “EDUCARE EDUCANDO” Il Grest, dunque, promuove un perfetto incontroconfronto con i propri coetanei e con gli adulti. È fuori discussione che, per realizzare questo progetto formativo, occorrano educatori preparati, oltre che solidali ed empatici. Persone realmente capaci di contenere e incanalare verso un costante dialogo anche le preoccupazioni dei più piccoli. Maria Teresa, Maurizio, Maria e Davide, senza alcun dubbio, si confermano delle luminose “bussole valoriali”. Insomma, un porto sicuro in cui attraccare durante le tempeste del cambiamento che si presentano sulla “mappa della vita”.

Il peso delle attese, delle scorrettezze e delle delusioni quotidiane alimenta una rabbia silenziosa: il bisogno di ritrovare rispetto, equità e attenzione

Non si può essere incazzati per sempre

In giardino vi è un cavo del telefono che penzola dalla mia casa a quella di fronte da circa 30 anni e cioè da quando un altro cliente TIM, nostro vicino di casa, ha lasciato quell’appartamento e ha pensato di tagliare i cavi lasciando solo quello della mia abitazione. Più volte, mio padre ha tentato di far intervenire un tecnico con risultati negativi principalmente perché è una seconda casa ed è usata solo d’estate. Da quando c’è Internet che gestisce anche le telecamere, quel cavo penzolante è un osservato speciale: se si intrecciasse troppo fra gli alberi potrebbe diventare un vero problema. Ieri pioveva e avevo tanto tempo a disposizione per regolare questa situazione ma, dopo aver chiamato 12 volte il 187, atteso un paio d’ore con la musichetta di sottofondo, ho scoperto che si può segnalare un guasto interno ma se il guasto è esterno nessuno sa dirti chi devi chiamare, anzi sì un numero verde che non funziona. Spenta e depressa, ho deciso di andare a fare la spesa e anche alla cassa del supermercato ho trovato una cassiera che era lì per mostrarsi e compiacere agli

uomini e che, a stento, dava confidenza alle donne. E così con una scusa le ho detto che aveva un comportamento irritante e che mi faceva incazzare terribilmente. Stress accumulato, cortisolo, mancanza di positività in tutti gli aspetti. Oggi, dopo aver fatto dei tentativi fuorvianti, cambiato numero fisso e altre amenità, forse e ripeto forse, sono riuscita a trovare un tecnico che verrà a mettere a posto un guato trentennale, alla cassiera non ci voglio pensare o nemmeno al geometra che mi fa le pratiche al comune e che mi frega sempre e io, pur di raggiungere il risultato, fingo di non accorgermi di es-

sere presa in giro. O che, chi mi aiuta a casa lavora circa 20 minuti in meno, ogni volta, e che per ottenere ciò che mi spetta devo lottare come un leone, O sul lavoro, esiste lo sgomitare e l’emergere a tutti i costi e si dimenticano i meriti acquisiti con sacrificio e buone idee. Insomma, i piccoli e i grandi traumi si accumulano, ulteriormente rinvigoriti da imprevisti fastidiosi, piccole e grandi forme di bullismo che abbiamo subito e mai superato nella nostra vita: ci sono fattori che rendono ciascuno di noi resistente e resilienti agli eventi esterni e ai traumi. Esiste, di certo, una irritabilità patologica e in-

dividui più nervosi ma l’irritabilità, in alcuni casi, esplode per ragioni convincenti e non dovute a rabbia eccessiva. Bisogna cercare di stare lontani da persone nervose e irritabili ma anche comprendere che si è irritabili anche per i ritmi del sonno o allo stress cronico. Pur tuttavia, penso che ci sia una sorta di pandemia dell’insofferenza dovuta alle carognate che subiamo e all’indifferenza del nostro prossimo che ha dimenticato i sentimenti di fratellanza, giustizia e onestà.

E ci si chiede il perché siamo sempre incazzati e non sopportiamo più alcuna cosa!?!?!?

Da tempo, ho imparato a resistere a tutte le ingiustizie ed eventi strani che succedono, suppongo di non essere l’unica a cercare di essere onesta, vivere senza fare del male e rispettando il mio prossimo. Eppure, mi procura molta inquietudine sapere che, ad esempio, dopo 33 anni si riaprono le indagini su Elisa Claps e cioè un tempo sufficiente perché alcuni protagonisti di questa brutta storia siano morti, o in pensione o lontani dai luoghi teatro del femminicidio. Ho moltissima fiducia e stima del nuovo Procuratore della Repubblica di Potenza, nessuna fiducia nei vescovi e nella curia di Potenza. Un’intera città è piena di quella rabbia di cui scrivevo prima e vorrebbe conoscere la vera verità, come dice la coraggiosa madre della povera Elisa. Perché qualcosa deve pur avere un lieto fine e funzionare, non può andare sempre tutto storto. In Basilicata, non si può più assegnare premi a chi non ha titoli confondendo i mediocri con i più meritevoli. Colpa di chi organizza queste manifestazioni senza valore ma anche di chi accetta il premio senza informarsi da chi è composta la giuria e il motivo di quel riconoscimento. Non si possono sopportare, per sempre, le angherie perché on si può essere incazzati per sempre, proprio no!

LA RUBRICA DI CRONACHE Pensieri

Appunti di realtà 8 luglio L’amore non fa prigionieri

L’amore è una delle parole più usate. E, forse, una delle meno comprese. C’è una strana idea dell’amore che continua a circolare come se fosse una grande verità: più controlli una persona, più la ami. Più la trattieni, più dimostri quanto ci tieni. Più rinunci a te stesso, più il sentimento sarebbe autentico. Davvero?È curioso come, in nome dell’amore, ci sia ancora chi costruisce gabbie e poi le chiami “protezione”. Chi pretende conferme continue e le spaccia per bisogno di vicinanza. Chi misura un sentimento contando i messaggi, gli orari, le presenze. Come se l’amore avesse bisogno di un registro delle entrate e delle uscite.La realtà, invece, non alza mai la voce. Aspetta. E quando arriva distingue, con una precisione quasi disarmante, ciò che era amore da ciò che era soltanto paura.L’amore ha un pessimo rapporto con le catene. Non sopravvive dove due persone cercano disperatamente di riempire i reciproci vuoti. Vive quan-

do due persone hanno avuto il coraggio di guardare dentro quei vuoti, di attraversarli e di non lasciarsi definire da essi.Per molto tempo ho creduto anch’io che amare significasse trattenere ciò che temevo di perdere. Poi la vita, con quella sincerità che a volte sa essere persino scomoda, mi ha insegnato che trattenere non significa amare. Significa avere paura. E la paura può travestirsi da amore con sorprendente abilità. Ma, per quanto sia convincente il travestimento, resta sempre paura.Una persona che costruisce se stessa non cerca qualcuno che la completi. Cerca qualcuno con cui condividere un tratto di strada. Non perché abbia bisogno di una stampella, ma perché due persone che camminano con le proprie gambe possono scegliere, ogni giorno, di continuare a camminare insieme. E questa differenza cambia tutto.Chi ha imparato, magari dopo qualche caduta che ha insegnato più di tante vittorie, a stare in piedi da solo… Ama per scelta. Non resta per paura. Resta perché riconosce un valo-

re che va oltre l’entusiasmo del momento. Non chiede all’altro di salvarlo e non si sente investito della missione di salvare nessuno. Offre presenza, rispetto, ascolto. E lascia che anche l’altro possa respirare.Forse è proprio questo che rende certi rapporti così rari. Richiedono due persone disposte a lavorare prima su se stesse che sull’altro. Due persone capaci di guardarsi negli occhi senza smettere di guardarsi anche dentro. Due persone che hanno compreso che l’identità non è un ostacolo all’amore, ma la sua condizione più preziosa.Il resto, molto spesso, è una trattativa mascherata da sentimento. Cambiano i protagonisti, cambiano le parole, cambiano perfino le promesse. Ma il copione, ostinatamente, rimane sempre lo stesso.Lo so, è una conclusione poco romantica. Ma la realtà ha questo difetto meraviglioso: continua a preferire la verità alle illusioni. E, anche quando ci ferisce, lo fa sempre per offrirci la possibilità di diventare persone migliori.Perché il vero amore non dipende dalla fortuna di incontrare la persona giusta. Dipende, pri-

ma di tutto, dal coraggio di diventare, ogni giorno, una persona un po’ più vera. Non perfetta. Vera.È un cammino che non finisce mai. Ogni esperienza, ogni errore, ogni delusione può insegnarci qualcosa, se abbiamo l’umiltà di ascoltarla invece di trasformarla nell’ennesimo alibi. Crescere significa proprio questo: smettere di chiedere alla vita di cambiare gli altri e trovare il coraggio di cambiare noi stessi.Quando accade, succede qualcosa di sorprendente. Smetti di rincorrere qualcuno per sentirti completo e inizi finalmente a incontrare le persone senza pretendere di possederle. Scopri che la libertà non allontana l’amore: lo rende possibile.Ed è lì che accade qualcosa di straordinario. Due libertà non si fan-

no ombra. Si riconoscono. Si rispettano. Si sostengono. E proprio per questo riescono a camminare nella stessa direzione.Forse l’amore più maturo non è quello che grida: “Non posso vivere senza di te”. È quello che, con la serenità di chi continua ogni giorno a lavorare su se stesso, dice semplicemente: “La mia vita ha già imparato a camminare. Se un giorno sceglieremo di percorrere insieme un tratto di strada, sarà perché avremo scoperto che condividere il cammino rende il viaggio ancora più ricco, mai perché uno dei due aveva smesso di saper camminare da solo.”Perché l’amore non chiede di essere trattenuto. Chiede soltanto di trovare due persone abbastanza libere da scegliersi, ancora, ogni giorno.

Assegnati i riconoscimenti ai migliori documentari di un'edizione che conferma la crescita della manifestazione

TerraLenta Film Fest, il sipario cala tra premi e partecipazione

BELLA. Si è conclusa il 5 luglio, nel Castello Aragonese di Bella, la seconda edizione del TerraLenta Film Fest. Cinque giornate di proiezioni, incontri e dibattiti hanno richiamato spettatori e ospiti internazionali, confermando la crescita della manifestazione dedicata al cinema documentario.A decretare i vincitori tra le 18 opere in concorso è stata la giuria composta dai registi Davide Barletti, Nick Jordan, Alessandra Lancellotti, Aurorà Solà e dal fotografo Michele Lapini.Per la categoria lungometraggi il premio per il miglior documentario, accompagnato da un contributo di 2.000 euro, è stato as- segnato a Tóc, Giấy và Nước… (Hair, Paper, Water…) di Trương Minh Quý e Nicolas Graux, già vincitore del Pardo d'Oro al Locarno Film Festival, «per la purezza del suo cinema, la travolgente potenza delle sue immagini e la delicata tenerezza di un fluido viaggio di ritorno».Il Premio della Giuria è andato all'anteprima nazionale Retour à Fukushima di Thomas Licata, mentre le due menzioni speciali sono state assegnate a Visi putni skaisti dzied di Krista Burāne e Yupumà di Verónica Castro.Tra i cortometraggi, il riconoscimento principale, con un contributo di 700 euro, è stato conferito a How

It Begins di Chloé Wasp, premiato «per aver reso visibili i movimenti dell'aria e la volontà umana di plasmare i paesaggi». Il Premio della Giuria è andato invece a Bela Koprena di Žiga Ciber, mentre le menzioni speciali sono state assegnate a Mandzarsoa di Germain Le Carpentier e Jar of Time di Nevena Semova.Nel corso della cerimonia finale è stato consegnato anche il premio «Visioni di confine», promosso dalla rassegna cinematografica Evò ce Esù di Martignano, partner ufficiale del festival. Il riconoscimento è stato assegnato al regista kazako Sabi Baibussinov per Sunset on the Aral, documentario presentato in anteprima mondiale che racconta la scomparsa del Mare d'Aral e delle comunità che vivevano sulle sue rive.Oltre alle proiezioni, il festival ha ospitato numerosi registi internazionali, tra cui Sabi Baibussinov, Thomas Licata, Verónica Castro, Žiga Ciber, Nevena Semova, Krista Burāne e Carlos LópezRey, insieme alla delegazione del Collettivo Off Topic. Il programma è stato arricchito anche da talk, incontri sul cinema delle minoranze linguistiche e dalla mostra Euterra dell'artista Lela Perez, protagonista anche di una performance di body painting all'interno del castello.Si

chiude così un'edizione partecipata che conferma il TerraLenta Film Fest come uno spazio di dialogo e riflessione attraverso il cinema documentario, capace di raccontare territori, ambiente e comunità da prospettive internazionali. L'organizzazione ha infine ringraziato il Comune di Bella e APT Basilicata per il sostegno alla manifestazione.

Al Palasport «Karol Wojtyła» oltre cento riconoscimenti e l'omaggio a Lidia Mongelli, simbolo dell'atletica montese. Premiati anche i protagonisti dell'Ecosportmonte

Invictus 2026, una festa dello sport tra emozioni, premi e grandi campioni

MONTESCAGLIOSO. Una serata all'insegna dello sport, della memoria e dell'orgoglio per i traguardi raggiunti. Si è svolta domenica 5 luglio, al Palasport «Karol Wojtyła» di Montescaglioso, la dodicesima edizione di Invictus 2026, la tradizionale manifestazione organizzata dall'ASD Ecosportmonte per celebrare i propri campioni e i protagonisti dello sport locale. Madrina dell'evento è stata l'azzurra Lidia Mongelli, figura simbolo dell'atletica montese e tra le più rappresentative atlete lucane degli ultimi decenni.L'iniziativa, aperta dal ritrovo delle 19, ha rappresentato non solo un momento di festa, ma anche un'occasione per riflettere sui grandi risultati che l'atletica italiana continua a conquistare, confermando la capacità di questa disciplina di rinnovare continuamente la sfida dell'uomo con se stesso.

La serata si è aperta con un viaggio tra le più recenti imprese dell'atletica azzurra. Venerdì 3 luglio Francesco Pernici, portacolori delle Fiamme Gialle, ha riscritto dopo 53 anni il record italiano degli 800 metri, appartenuto a Marcello Fiasconaro dal 1973, fermando il cronometro a 1'43"60.Nello stesso giorno, durante il XVI Certame Internazionale di Barletta, Andy Diaz, anch'egli atleta delle Fiamme Gialle allenato da Fabrizio Donato, ha fatto registrare la migliore prestazione mondiale stagionale nel salto triplo con un eccezionale 17,72 metri.Sempre venerdì, ai Campionati Italiani Under 20 di Caorle, Serena Di Fabio, atleta delle Fiamme Azzurre allenata da Nicola Piro, ha stabilito la migliore prestazione mondiale Under 20 nei 5 chilometri di marcia, chiudendo in 20'42"74, alla straordinaria media di 4'08" al chilometro.A completare il quadro dei successi azzurri è stata, sabato 4 luglio a Eugene, negli Stati Uniti, Clarissa Iachino, protagonista di uno storico salto da 7,12 metri che le ha consentito di migliorare di un centimetro il primato italiano detenuto da ventotto anni dalla madre Fiona May, in un ideale passaggio di testimone tra due generazioni di campionesse.Dalle imprese internazionali, Invictus 2026 ha poi riportato l'attenzione sulle radici dell'atletica montese. Un percorso iniziato nel 1993 con la nascita dell'ASD Ecosportmonte e con il primo storico successo della Scuola Media di Montescaglioso alle finali regionali di corsa campestre dei Giochi Sportivi Studenteschi, sotto la guida del professor Angelo Dichio.Di quella squadra facevano parte Saverio e

Anna D'Anzi, Daniela Susca e una giovanissima Lidia Mongelli, destinata a diventare la più grande interprete dell'atletica montese.La sua carriera è stata ripercorsa attraverso le principali tappe: dalla migliore prestazione italiana di categoria nella marcia sulle due miglia nel 1996 all'esordio in maglia azzurra a Sparta, fino alle sei convocazioni con la Nazionale italiana e alla conquista della medaglia d'argento nella 20 chilometri di marcia alle Universiadi di Bangkok del 2007.Le difficili condizioni climatiche della competizione thailandese le impedirono di ottenere il minimo olimpico per Pechino 2008, senza però intaccare il valore di una carriera tra le più importanti nella storia dell'atletica lucana.Dopo alcuni anni dedicati alla famiglia, Mongelli è tornata alle competizioni reinventandosi nel trail running. Una scelta che nel 2017 le ha regalato il titolo italiano del Trail Lungo sui 65 chilometri al Campo dei Fiori di Gavirate, dominando la gara con quasi cinquanta minuti di vantaggio sulla seconda classificata. Un successo che le ha riaperto le porte della Nazionale

nel 2018, con la partecipazione alla Penyagolosa Trail, in Spagna, su un impegnativo percorso di 85 chilometri e 4.900 metri di dislivello.La sua storia sportiva continua ancora oggi. Solo tre settimane fa ha conquistato la Ultralifoj di Picerno imponendosi nella prova dei 50 chilometri con 2.190 metri di dislivello, chiusa in 5 ore, 59 minuti e 59 secondi. Un risultato che le ha consentito di vincere la classifica assoluta precedendo tutti gli uomini e stabilendo il nuovo record della manifestazione.La sua presenza come madrina di Invictus 2026 ha rappresentato così il simbolico passaggio di testimone tra la storia e il futuro dell'atletica montese.Nel corso della manifestazione, caratterizzata da oltre cento premiazioni, Ecosportmonte ha assegnato anche quattro riconoscimenti speciali.

Il Premio alla Carriera è stato conferito a Vito Salinari, storico punto di riferimento dello sport montese, da oltre quarant'anni impegnato con discrezione e costanza nel sostenere la crescita del movimento sportivo cittadino.Grande emozione anche per il Premio Invictus 2026, assegnato

agli atleti Ecosport distintisi per risultati di particolare eccellenza.Tra i premiati Asia Biagini, ventenne studentessa universitaria e tesserata Ecosportmonte da dieci anni, ormai protagonista nei circuiti Corripuglia e Lucania Run, e Stefania Ionita, al terzo anno di attività agonistica e già vicecampionessa italiana Master 2026 nella 10 chilometri di marcia, titolo conquistato lo scorso 25 gennaio ad Acquaviva delle Fonti.A consegnare i riconoscimenti sono stati la madrina Lidia Mongelli, il presidente dell'Ecosportmonte Savino Maragno, l'assessore allo Sport del Comune di Montescaglioso Pietro Buonsanti e il coach Gabriele, padre di Asia Biagini, che segue quotidianamente la crescita sportiva della giovane atleta.La dodicesima edizione di Invictus ha così confermato la propria vocazione: non soltanto una cerimonia di premiazione, ma un appuntamento capace di custodire la memoria sportiva del territorio, valorizzarne le eccellenze e trasmettere alle nuove generazioni i valori più autentici dello sport, unendo passato, presente e futuro dell'atletica montese.

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Cronache del 8 luglio 2026 by Cronache - Issuu