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Cronache del 8 giugno 2026

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«Diritto allo studio, investimento strategico»

Università, Caiata: «Massima attenzione per il Mezzogiorno e per la Basilicata. Borse di studio più alte»

MORASSUT INVENTA SVERSAMENTI ILLECITI PER DISTRUGGERE IL TURISMO SULLA FASCIA JONICA

IL PD CONTRO LA BASILICATA

L’esponente

Un percorso che non può ridursi a un monologo

D I GI AN FR AN

Il monologo di Paola Cortellesi in occasione delle celebrazioni per gli ottant’anni della Repubblica italiana ha suscitato emozioni contrastanti. Alcuni hanno applaudito ed espresso consenso. Altri, no. Era prevedibile. Tuttavia, proprio perché pronunciato in un contesto istituzionale e non in una manifestazione di parte, esso merita qualche (...)

■ continua a pag 7 Morassut e Cifarelli

ROGO AMENDOLARA Sindaci,associazioni, cittadini e sigle sindacali in marcia: «Il lavoro non si sfrutta, si rispetta»

«Senza giustizia sociale non c’è

futuro»

Vittoria Rosa è stata uccisa dal figlio, il cadavere occultato nella cantina

VIOLENZA DOMESTICA

La Corte d’Assise d’Appello di Torino ha assolto Makka Sulaev per legittima difesa: aveva ucciso il padre nel 2024 a Nizza Monferrato

■ Magrì a pag 6

GIORNATA DELL’AMBIENTE

All’iniziativa promossa con Telethon Basilicata hanno partecipato anche le scuole, il garante della Natura Costanzo: «Una grande festa»

■ Servizio a pag 12

PARITÀ GENERATIVA

Il consigliere di Ol-Iv Polese ha firmato il Manifesto: «Partecipazione delle donne termometro della democrazia»

■ Servizio a pag 18

IL VERTICE

Zelensky incontra a Downing Street Starmer, Merz e Macron. Il premier ucraino: «Pronto a sedermi al tavolo»

■ Errichetti a pag 3

LA DONNA DI 78 ANNI VIVEVA A RO MA MA ERA DI SENISE
Calabrese a pag 23
80 ANNI DELLA REPUBBLICA
Calabrese a pag 5
Servizio a pag 10
CO BL A SI
Dellapenna a pag 11
Direttore Responsabile Rosa MOLLICA

Italia e Mondo

Il presidente ucraino ha incontrato Starmer, Macron e Merz a Londra per discutere di sicurezza europea e sostegno a Kiev

Vertice di Londra, Zelensky chiama l'Europa

Londra torna al centro della diplomazia europea sull'Ucraina. Il presidente Volodymyr Zelensky ha partecipato nella capitale britannica a un vertice con il primo ministro Keir Starmer, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, in un incontro che ha riunito alcuni dei principali alleati di Kiev mentre la guerra con la Russia continua senza segnali concreti di una rapida conclusione.Il summit si è svolto in un momento particolarmente delicato per il conflitto, con l'Europa chiamata a rafforzare il proprio ruolo sia sul piano della sicurezza sia su quello diplomatico. Al centro dei colloqui si è discusso di congelare le linee del fronte, concordare un cessate il fuoco e avviare presto dei negoziati ai quali l'Europa dovrà partecipare.Alla vigilia dell'incontro, Zelensky aveva indicato con chiarezza le priorità di Kiev, ribadendo la necessità di un coinvolgimento diretto dei partner europei

in qualsiasi futuro processo negoziale. «Dobbiamo capire chi rappresenterà l'Europa nei negoziati e io voglio che l'Europa sia coinvolta, perché per noi è molto importante», ha affermato il presidente ucraino, sottolineando come la sicurezza del continente e quella dell'Ucraina siano ormai strettamente legate.Il leader di Kiev ha inoltre confermato la propria disponibilità a partecipare a colloqui con la Russia, dichiarandosi pronto a qualsiasi formato negoziale. «Sono pronto a sedermi al tavolo», ha detto, lasciando intendere che un eventuale dialogo potrebbe coinvolgere gli Stati Uniti, i Paesi europei o svilupparsi attraverso un confronto diretto con il presidente russo Vladimir Putin.Tra i temi emersi nelle dichiarazioni che hanno preceduto il vertice vi è anche la possibilità di un cessate il fuoco lungo le attuali linee del fronte. Zelensky ha definito questa ipotesi «la via più veloce» per avviare un percorso verso la pace, precisando però che un congelamento delle posizioni non signifi-

cherebbe accettare le conquiste territoriali russe. L'obiettivo, secondo Kiev, sarebbe quello di fermare le ostilità e aprire una fase diplomatica capace di garantire una pace stabile e duratura.Accanto all'apertura verso una soluzione negoziata, il presidente ucraino ha ribadito la determinazione del proprio Paese a continuare la resistenza contro l'invasione russa. Commentando le recenti operazioni con droni sul territorio della Federazione Russa, Zelensky ha affermato che l'Ucraina non resterà passiva di fronte agli attacchi subiti. «Non moriremo in silenzio. Reagiremo. Diventeremo ogni giorno più forti», ha dichiarato, aggiungendo che Kiev dispone ormai della capacità di colpire obiettivi anche lontani dal confine.Nel corso delle sue dichiarazioni, il presidente ha inoltre confermato che l'oligarca Roman Abramovich ha svolto in passato un ruolo di tramite tra Kiev e Mosca. Secondo Zelensky, l'ex proprietario del Chelsea avrebbe trasmesso messaggi tra le due parti, ricevendo da parte ucraina

una posizione netta sul futuro dei territori occupati. «Non lasceremo il Donbass», è stato il messaggio che Kiev avrebbe fatto recapitare al Cremlino.L'incontro di Londra ha rappresentato un nuovo tentativo di consolidare il coordinamento tra i principali partner europei dell'Ucraina in una fase in cui il conflitto continua a influenzare gli equilibri di sicurezza del continente. Regno Unito, Francia e Germania re-

stano tra i più importanti sostenitori di Kiev e puntano a mantenere un ruolo centrale sia nel sostegno militare sia nella definizione di eventuali iniziative diplomatiche future.Per Zelensky il messaggio lanciato dalla capitale britannica è chiaro: l'Ucraina è pronta a discutere una via d'uscita dalla guerra, ma qualsiasi negoziato dovrà garantire la sicurezza del Paese e vedere l'Europa tra i protagonisti del processo.

Domenica di sangue a Sharon, attentato in Israele: un morto e cinque feriti. Neutralizzati i due attentatori e trovata l’arma “Carl Gustav”

Hamas: «Un atto eroico, la resistenza continua»

DI L UCIA S TEFANIA M ANCO

Conflitto israelo-palestinese, sale la tensione. Domenica di sangue, ieri nella regione di Sharon, a nord di Tel Aviv, vicino alla Cisgiordania, dove due uomini palestinesi hanno aperto il fuoco contro civili israeliani. Il bilancio delle vittime: un morto e 5 feriti.

Hamas ha definito l’attacco «un’eroica operazione», «una risposta alla guerra israelo-pelestinese nella Striscia di Gaza e alle operazioni militari israeliane in Cisgiordania e nella città di Gerusalemme». Caccia lampo ai responsabili da parte della polizia israeliana, che nel giro di poche ore avrebbe “neutralizzato” i due attentatori, definendo l’attacco un caso di terrorismo. Sul posto è stata, inoltre, trovata una mitragliatrice “Carl Gustav”, già utilizzata dai terroristi in altri attentati. Una “prontezza” lodata da parte ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben Gvir, che subito dopo l’accaduto ha scritto su X «Se il terrorista verrà catturato vivo, sarà condannato a morte». Così, l’alleato di ultrade-

stra di Benjiamin Netanyahu, ha colto l’occasione per chiedere l’applicazione della legge che ha introdotto nel Paese la pena di morte. Parole di condanna dell’accaduto e vicinanza alle vittime da parte del ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani. L’attacco, secondo la ricostruzione della polizia israeliana, è iniziato in mattinata nei pressi di una stazione di servizio a Ko-

khav Ya’ir e poi sarebbe proseguito nella località di Tzur, non molto distante, e in un’altra zona limitrofa. Tre sparatorie in tre diverse località, tutte vicino alla barriera di sicurezza con la Cisgiordania.

A perdere la vita un israeliano di trentacinque anni, mentre due dei cinque feriti, trasportati d’urgenza negli ospedali della zona, riporterebbero ferite molto gravi. Ad aprire il fuoco

due uomini, entrambi palestinesi, poi catturati. Il primo, che era a bordo di un auto quando ha aperto il fuoco, è stato ucciso sul luogo dell’attentato.

Il secondo, fuggito, è stato raggiunto dalle forze di polizia israeliane nei pressi di Taybe, dov’era residente. Alcune immagini diffuse sui social mostrano il momento in cui le forze di polizia israeliane hanno fatto irruzione nel-

la casa del presunto terrorista.

Per sparare l’uomo avrebbe utilizzato la mitragliatrice artigianale “Carlo”, conosciuta anche come “Carl Gustav”, della tipologia già usata dai terroristi in altri attentati, come quello del 7 settembre 2025 a Gerusalemme. In un comunicato Hamas ha definito le sparatorie «una risposta alla continua aggressione contro Gaza, alle continue uccisioni extragiudiziali, all’espansione di insediamenti, raid e attacchi quotidiani contro il nostro popolo in Cisgiordania e a Gerusalememme».

«L’occupazione, per quanto possa spingersi nella sua oppressione o nei suoi crimini, non riuscirà a fermare l’ascesa della resistenza nella valorosa Cisgiordania», questo il monito. Il ministro Tajani ha espresso vicinanza alle vittime, condannando l’attentato.

«Il terrorismo - ha scritto su X il titolare della Farnesina - non è mai giustificato: nessuna causa politica, nessun conflitto, nessuna rivendicazione può legittimare il massacro di civili innocenti. Il dialogo è l’unica strada per una pace duratura».

Il ministro della Difesa nazionale, Ben Gvir: «Bene, pena di morte per i terroristi». Tajani condanna atto terroristico

Sindaci,associazioni, cittadini e sigle sindacali in marcia ad Amendolara con Landini, Minnini, Schlein, Fratoianni, Baldino e Tridico

«Senza giustizia sociale non c’è futuro»

DI EMANUELA CALABRESE

Ullah Ismat Qiemi aveva 19 anni, Safi Iayjad, 27, Amin Fazal Khojani, 28anni tutti e tre afghani, e Waseem Khan, pakistano aveva 29 anni. Vivevano a Villapiana, in provincia di Cosenza e hanno trovato una morte brutale ad Amendolara. Bruciati vivi. Avevano lavorato a Scanzano Jonico come braccianti agricoli. Chiedevano i loro diritti.Chiedevano di essere pagati il giusto, secondo contratto, ha raccontato l’unico sopravvissuto, scampato al rogo della vettura,uscendo dal cofano posteriore. Ora due persone sono in custodiacautelare in carcere con l'accusa di omicidio plurimo per avercosparso di benzina e incendiato, presso un distributore dicarburante, il van in cui viaggiavano i 4 lavoratori.Puglia,Basilicata e Calabria insieme hanno detto “basta”, in unamanifestazione nazionale organizzata dalla CGIL con diverse migliaiadi partecipanti. In testa al corteo il Segretario generale Maurizio Landini e quello della Flai Cgil Giovanni Mininni. Compatto sul tema del lavoro, c'è anche il campo largo con la segretaria del Pd Elly Schlein, il segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, una delegazione di parlamentari del M5s tra cui la vicepresidente Vittoria Baldino e l'europarlamentare Pasquale Tridico. Landini ha lanciato un duro atto d'accusa contro il sistema dello sfruttamento nei campi, richiamando anche il monito del vescovo locale: «C'è bisogno di una rivolta morale e sociale, delle coscienze. Non si può continuare a far finta di non vedere quello che sta succedendo, regolarmente, nel nostro Paese. Vale per l'agricoltura, per l'edilizia, per la logistica, al Sud come al Nord. Tutto questo avviene da un lato perché non si applicano le leggi, dall'altro perché si sono fatte norme che stanno favorendo l'appalto, il subappalto e il finto appalto». Landini ha poi esortato le istituzioni a uscire dall'ipocrisia: «Questo non è un problema che riguarda solo qualche migrante, siamo di fronte a un sistema di fare impresa che trasforma in cenere le persone e che non è più accettabile, perché mette in discussione la dignità e la vita stessa. Il go-

verno si assuma la responsabilità di applicare le leggi che ci sono, a partire da quella contro il caporalato». Per la segretaria del PD, Schlein: «Bisognerebbe rafforzare la legge sul caporalato, la legge 199, non soltanto mettendo più risorse, assicurando che sia attuata fino in fondo, ma anche prevedendo il sequestro preventivo delle aziende che impiegano lavoratori sfruttati e vittime di caporalato. Bisogna rafforzare la tutela delle vittime che denunciano, con percorsi chiari, con soluzioni abitative, una casa, con formazione, con assistenza legale, con assistenza sanitaria e psicologica. Non si può più parlare soltanto di caporalato, c'è da parlare del padronato, perché spesso, vedremo le indagini che cosa faranno emergere, ci sono dietro delle responsabilità, oltre a quelle delle due persone che sono state già fermate e che devono affrontare la giustizia. Parlare di padronato vuol dire guardare anche alle responsabilità delle connivenze delle aziende che impiegano lavoratori sfruttati e vittime di caporalato».

SINDACI, ASSOCIAZIONI E CITTADINI IN CORTEO

In corteo naturalmente Sindacati, Associazioni, Sindaci e cittadini. Alla manifestazione hanno partecipato anche i rappresentanti della sezione lucana della Flai Cgil, con lavoratrici e lavoratori, con due pullman provenienti dal Senisese e dal Vulture, dai comuni del Materano rappresentati dai Sindaci e Consiglieri regionali. Tra i comuni lucani aderenti alla manifestazione ad Amendolara, anche Rotondella, «presente per ricordare i quattro braccianti morti nel tragico incendio che ha scosso le nostre comunità e per ribadire con forza un messaggio chiaro: basta al caporalato, basta allo sfruttamento del lavoro». Alla manifestazione erano presenti il Sindaco Gianluca Palazzo e il Presidente del Consiglio Comunale, in rappresentanza dell’intera comunità di Rotondella. «Quanto accaduto riguarda tutte e tutti noi -sottolineano- Di fronte a una tragedia così grave non bastano le parole. Servono impegno, responsabilità e azioni concrete per garantire condizioni di lavoro sicure, dignitose e rispettose dei diritti umani». Anche Mosè Antonio Troiano,

Sindaco di San Paolo Albanese e Presidente di Rete Civica Meridionale, ha preso parte alla manifestazione «per ricordare le quattro vittime innocenti che hanno perso la vita mentre cercavano di costruirsi un futuro migliore attraverso il lavoro e l’integrazione sociale. La grande partecipazione popolare ha testimoniato quanto sia forte il bisogno di giustizia, di verità e di rispetto della dignità umana. Quelle quattro vite spezzate in modo così tragico non possono essere archiviate come una semplice notizia di cronaca. Dietro ciascuna di esse c’erano sogni, sacrifici, affetti e la speranza di un’esistenza più dignitosa. Essere presenti ad Amendolara ha significato condividere un momento di memoria, riflessione e responsabilità collettiva. Ha significato ribadire che il lavoro deve essere sempre sinonimo di dignità, sicurezza e diritti, mai di sfruttamento, emarginazione o morte -prosegue TroianoCome amministratore e come cittadino, ho sentito il dovere di essere lì, insieme a tanti colleghi sindaci, per testimoniare la vicinanza delle istituzioni e delle comunità locali a chi soffre e a chi chiede semplicemente di essere riconosciuto come persona, con pari diritti e pari opportunità. Il ricordo di queste quattro vittime ci impone di non restare indifferenti. La loro storia deve diventare un richiamo costante all’impegno per una società più giusta, più inclusiva e più attenta ai diritti, alla dignità e alla sicurezza di ogni essere umano». Da San Mauro Forte il Sindaco Nicola Savino dopo essere stato presente al corteo ha asserito: «Mi è sembrato doveroso e necessario partecipare alla manifestazione qui ad Amendolara contro il caporalato. Tutta la comunità di San Mauro Forte si schiera contro ogni forma di sfruttamento del lavoro. La nostra storia è legata a quella dei braccianti che hanno lottato per la terra, per i diritti e per la dignità: una memoria che ci richiama ogni giorno ai valori della giustizia e del rispetto della persona. Per questo diciamo con forza che non può esserci spazio per il caporalato. Siamo e saremo sempre dalla parte di chi lavora, dei diritti e della dignità umana». Pasquale Cariello, Sindaco di

Scanzano Jonico sul tema si era già espresso a Cronache,sollevando la necessità di «un Osservatorio che coinvolga anche i Sindaci e istituisca una Commissione permanente sul tema, dove vengano audite innanzitutto le Associazioni di categoria agricole, la CIA, la Codiretti, la Confagricoltura, la Copagri, ma vengano ascoltati anche i Sindaci su quello che sentono e percepiscono sui territori, sia dalla parte dei lavoratori che degli imprenditori agricoli. Perché se esiste il caporalato, esiste anche un problema di manodopera».

DALLE SIGLE

SINDACALI CGIL, FLAI CGIL, FP CGIL: «SENZA GIUSTIZIA SOCIALE NON C'È FUTURO. IL LAVORO NON SI SFRUTTA, SI RISPETTA»

La Flai Cgil Basilicata ha partecipato «per chiedere verità e giustizia e per riaffermare che nessuna lavo-

ratrice e nessun lavoratore devono più morire di sfruttamento. Di fronte all'ennesima tragedia che ha colpito i braccianti agricoli, la Flai Cgil Basilicata ribadisce che il caporalato, il lavoro nero, la precarietà e l'assenza di sicurezza sono piaghe che vanno combattute con determinazione, attraverso controlli efficaci, piena applicazione dei contratti e il rispetto dei diritti e della dignità del lavoro. Da Amendolara si è levata una sola voce: basta morti sul lavoro, basta sfruttamento, basta indifferenza. Il lavoro agricolo deve essere lavoro dignitoso, sicuro, regolare e giustamente retribuito. La Flai Cgil Basilicata continuerà a essere al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori, nelle campagne e nei territori, perché senza diritti non c'è libertà, senza sicurezza non c'è lavoro, senza giustizia sociale non c'è futuro. Il lavoro non si sfrutta. Il lavoro si rispetta».

La Corte d’Assise d’Appello di Torino ribalta la sentenza per la ragazza che nel 2024 aveva ucciso il padre dopo l’ennesima

Makka Sulaev assolta per legittima difesa

DI T IZIANA M AGRÌ

Èscoppiata in lacrime Makka Sulaev, vent’anni, nel momento in cui il giudice Cristina Domaneschi ha letto il dispositivo della sentenza.

La Corte d’Assise d’Appello di Torino, venerdì, ha ribaltato il verdetto di primo grado dello scorso marzo, assolvendo la giovane dall'accusa di aver ucciso il padre, AkhyadSulaev, il primo marzo 2024 a Nizza Monferrato. Per i giudici non c’è colpevolezza: il gesto di Makka è da considerarsi legittima difesa. Si chiude così, salvo ricorsi, il capitolo penale di una tragedia che pone il sistema giudiziario di fronte a un interrogativo inquietante: dove finisce la coercizione domestica e dove inizia la reazione di chi non ha più vie d’uscita?

IL CORTO CIRCUITO

TRA NORMA E REALTÀ Il diritto italiano è rigoroso nel definire la legittima difesa: richiede un pericolo attuale, una reazione proporzionata e l’impossibilità di fuggire. Tuttavia, il caso Sulaev dimostra quanto questi princìpi possano scontrarsi con il vissuto di chi vive in una pri-

gione domestica. Quella sera di marzo, AkhyadSulaev aveva scatenato l'ennesima furia contro la moglie, rifiutando di accettare la sue scelte di vita. Si era licenziato e pretendeva che lo facesse anche la moglie. Makka era intervenuta, come tante altre volte, facendo da scudo alla madre. Quando la vio-

lenza del padre si è riversata su di lei, la ragazza ha afferrato un coltello, sferrando i colpi mortali. Se in primo grado l'accusa aveva sostenuto la tesi delle coltellate “a freddo” – ovvero a pericolo ormai cessato – la difesa ha invece scardinato questo presupposto, evidenziando l’impossibilità di una freddez-

za emotiva in un contesto segnato da anni di terrore sistematico.

LA PROVA AUDIO

A fare la differenza in appello non è stata solo la ricostruzione dei fatti, ma la registrazione fatta di nascosto da uno dei due fratellini di Makka durante quella sera. Il bambino aveva preso il tablet e aveva cominciato a registrare, spiegando a Martina – la ragazza che li aiutava con i compiti – che «Papà picchia la mamma». Urla, caos totale e violenza, tutto documentato in quell’audio riascoltato in aula, che ha mostrato ai giudici cosa si viveva davvero in quella casa.

UN NODO IRRISOLTO

Il Procuratore generale Massimo Baraldo, chiedendo la conferma della condanna, aveva definito quello a Makka «un processo che nessuno vorrebbe fare», aggiungendo che «i cittadini non possono farsi giustizia da soli» - un principio fondamentale su cui si regge l’ordinamento civile. Parole, ovviamente, comprensibili. Ma questa storia fa riemergere il nodo irrisolto di una famiglia che non era stata protetta da anni di violenza. Si tratta di una senten-

za che riporta al centro le lacune del diritto italiano sulla violenza domestica. Il limite dell’ordinamento che spesso fatica a leggere la complessità della violenza di genere.

L’avvocato difensore

Massimiliano Solcini, dopo l’assoluzioneha dichiarato che «la violenza domestica non si può trattare con strumenti ordinari. Prima ancora di quelli normativi - ha aggiunto - servono strumenti culturali».

UN VUOTO LEGISLATIVO

Makka, oggi, èuna giovane donna libera, ma questo ennesimo caso lascia in eredità un vuoto normativo preoccupante. L’Italia è ancora priva di una legislazione specifica che tuteli le vittime della cosiddetta battered woman syndrome, ovverola condizione di chi reagisce non a una singola aggressione, ma a un pericolo divenuto costante nella quotidianità. In assenza di leggi certe, la sorte di chi sopravvive alla violenza rimane, troppo spesso, appesa alla sensibilità discrezionale del singolo giudice. Per Makka, ora, inizia la sfida più difficile: ricostruire un futuro su un triste ricordo di un passato che non potrà mai essere cancellato.

Un percorso democratico così lungo non può essere ridotto a un monologo

Gli ottant'anni della Repubblica meritano una storia più ampia

D I GI AN FR A NC O BL AS I

Il monologo di Paola

Cortellesi in occasione delle celebrazioni per gli ottant'anni della Repubblica italiana ha suscitato emozioni contrastanti. Alcuni hanno applaudito ed espresso consenso. Altri, no. Era prevedibile. Tuttavia, proprio perché pronunciato in un contesto istituzionale e non in una manifestazione di parte, esso merita qualche riflessione critica. Nessuno mette in discussione il valore della memoria della Liberazione, della Resistenza o della conquista del diritto di voto da parte delle donne. Sono pagine fondamentali della nostra storia nazionale. Ma la Repubblica italiana non si è fermata al 1946. Ha compiuto ottant'anni e in questi ottant'anni si sono succeduti eventi, protagonisti, conquiste e tragedie che meritano uguale attenzione e riconoscimento.

Il rischio che emerge da una certa cultura politica e intellettuale italiana è quello di rimanere prigioniera di una narrazione che si arresta agli anni della Liberazione, come se l'intera vicenda repubblicana potesse essere ridotta alla contrapposizione tra fascismo e antifascismo. Una chiave interpretativa importante, certamente, ma non sufficiente a raccontare la complessità dell'Italia democratica. Dopo il 1946 vi sono stati il miracolo economico, le grandi trasformazioni sociali, le lotte per i diritti civili, ma anche gli anni oscuri del terrorismo e della lotta armata comunista, culminati nel sequestro e nell'assassinio di Aldo Moro.

Vi sono stati presidenti della Repubblica che hanno lasciato un segno profondo nella coscienza nazionale, da Sandro Pertini a Carlo Azeglio Ciampi -come dimenticare Luigi Einaudi. Ridurre la memoria repubblicana a pochi simboli consolidati significa impoverirla.

Anche sul versante della rappresentanza femminile il racconto è apparso incompleto. In una celebrazione dedicata al ruolo delle donne italiane nella costruzione della Repubblica sarebbe stato naturale ricordare che, per la prima volta nella storia nazionale, una donna ricopre la carica di Presidente del Consiglio. Si può condividere o contestare l'azione politica di Giorgia Meloni, come avviene in ogni democrazia. Ma ignorare questo dato storico significa separare la narrazione ideologica dalla realtà dei fatti. La Repubblica appartiene a tutti gli italiani, non a una sola cultura politica. Le celebrazioni istituzionali dovrebbero essere occasioni di memoria condivisa, capaci di riconoscere il pluralismo delle esperienze che hanno costruito il Paese. Quando invece si privilegia una lettura parziale della storia, il rischio della strumentalizzazione politica è sempre dietro l'angolo. Ottant'anni dopo la nascita della Repubblica, forse la sfida più importante consiste proprio nel superare le contrapposizioni rituali del Novecento e nel riconoscere che la storia italiana è più lunga, più complessa e più ricca delle categorie di fascismo e antifascismo. Continuare a leggere il presente esclusivamente attraverso quelle lenti significa ri-

La melodia d’autore napoletana risuonerà il prossimo 9 giugno nel cuore delle istituzioni comunitarie, a Bruxelles, con un evento unico –«’Na chitarra e ‘na voce: il cuore di Napoli in Europa», promosso dall’eurodeputato Alberico Gambino (MEP –Gruppo ECR)- che rappresenta la sottolineatura all’ormai candidatura ufficiale a Patrimonio immateriale UNESCO annunciata dal

nunciare a comprendere l'Italia di oggi e, forse, anche quella di domani.

Ancora più sorprendente appare il silenzio sugli ultimi trent'anni della nostra storia. La caduta del Muro di Berlino nel 1989 non rappresentò soltanto un evento internazionale. Segnò il fallimento del comunismo e la fine degli equilibri politici che avevano caratterizzato la Prima Repubblica. Vennero meno le ragioni storiche che avevano determinato la centralità della Democrazia Cristiana e il ruolo di opposizione permanente del Partito Comunista. Negli anni successivi il sistema politico italiano entrò in una fase di profonda trasformazione che avrebbe portato alla cosiddetta Seconda Repubblica, con nuovi partiti, nuove leadership e un diverso assetto del confronto politico. In questo contesto emerse la figura di Silvio Berlusconi. Si può giudicare positivamente o negativamente la sua esperienza politica, ma nessuno può negare che abbia rappresentato uno dei protagonisti della storia italiana degli ultimi trent'anni. Il berlusconismo ha ridefinito il campo del centrodestra, ha introdotto nuovi linguaggi politici e ha contribuito alla formazione di una classe dirigente che ancora oggi influenza la vita pubblica del Paese. Anche la vittoria elettorale di Giorgia Meloni si colloca, per molti aspetti, all'interno di questa lunga evoluzione della destra popolare, liberale e conservatrice italiana e del sistema bipolare nato negli anni Novanta. Per questa ragione, bisogna ribadirlo, appare singolare che in una celebrazione dedicata alle donne

che hanno contribuito alla storia repubblicana non sia stato ricordato un dato destinato a restare nei libri di storia: per la prima volta una donna guida il governo della Repubblica. Le celebrazioni istituzionali dovrebbero avere l'ambizione di unire, non di dividere. Dovrebbero offrire una memoria nazionale capace di includere l'intera vicenda repubblicana, dalle madri costituenti fino alle trasformazioni del XXI secolo.

A ottant'anni dalla nascita della Repubblica, l'Italia avrebbe bisogno di uno sguardo più ampio: capace di riconoscere le proprie radici, ma anche di raccontare tutto ciò che è accaduto dopo. Perché una nazione matura non teme la complessità della propria storia; la assume interamente, senza omissioni e senza pregiudizi.

Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi. «Con l’approvazione della relazione conclusiva avvenuta lo scorso 24 febbraio in sede di Commissione Cultura della Camera dei Deputati, il Governo italiano è pronto a seguire tutte le fasi propedeutiche al riconoscimento della musica classica napoletana come patrimonio culturale immateriale dell’umanità –afferma Gambino – Questo è un passo importante di un percorso che ha un timing finale cadenzato entro il 2028, dal forte impegno istituzionale, destinato a valorizzare la melodia partenopea come espressione dell’italianità nel mondo, ambasciatrice di messaggi universali di cultura, pace tra i popoli, dialogo ed inclusione. È una candidatura che conferisce alla bellezza di questo tratto di-

stintivo dell’identità tricolore il sigillo di un riconoscimento europeo a lungo atteso non solo da Napoli e dai campani, ma dall’intero Mezzogiorno d'Italia e nel Paese». Sarà il Maestro Espedito De Marino a tenere una ‘lezione-concerto’, presso la sede del Parlamento Europeo, per promuovere l’incontro fra culture e la storia della canzone napoletana d’autore con uno speciale tributo riservato a Roberto Murolo, cui De Marino è stato suo chitarrista per 16 lunghi anni. «A musica è ‘a voce ‘e Napule», recitava la celebre frase di Murolo richiamata nell’iniziativa: un concetto che oggi il Parlamento Europeo accoglie per celebrare una bellezza senza tempo, capace di unire le radici di un territorio alle istituzioni del domani.

CRONACHE DAL FUTURO CRONACHE DAL FUTURO

a cura di CRISTIANO SAMPOGNA e LORENZO CARBONE

Dalla tastiera al prompt: il futuro del lavoro digitale tra cloud, tablet e intelligenza artificiale

L’analfabetismo disfunzionale dell’AI

«Mi dispiace, Dave. Temo di non poterlo fare. »

(HAL 9000 – 2001 Odissea nello Spazio) Il personalcomputer, per come lo abbiamo conosciuto, ha già iniziato il suo lungo trasloco. Non sparirà domani mattina, non verrà seppellito accanto al fax e al lettore DVD, ma perderà centralità. In casa, dove per anni è stato la macchina universale per scrivere, navigare, archiviare foto, fare compiti e pagare bollette, il PC è sempre meno necessario. Molte funzioni sono già migrate nello smartphone, nel tablet, nella TV connessa e nei servizi online. Il futuro domestico sembra andare verso dispositivi più semplici, leggeri, sempre accesi e quasi invisibili nella loro complessità. Il tablet diventerà il terminale naturale della vita digitale quotidiana. I nostri figli lo vedono come un soprammobile, brutto peraltro, preferendogli quel strano aggeggio che ha per nome tablet.

Il motivo non è soltanto tecnico, ma culturale. L’utente medio non vuole più “gestire un computer”: vuole ottenere un risultato. Vuole prenotare, comprare, scrivere un messaggio, sistemare una foto, guardare un documento, dialogare con scuola, banca o pubblica amministrazione. Il sistema operativo, le cartelle, gli aggiornamenti, i driver e perfino il concetto di file sono dettagli che interessano sempre meno. Il dispositivo ideale non sarà quello più potente, ma quello che chiede meno manutenzione mentale.

In ufficio, però, il discorso cambia. Qui il PC non verrà sostituito semplicemente dal tablet, ma da una postazione più impersonale: un terminale collegato a servizi cloud, applicazioni web, identità aziendale, archivi remoti e sicurezza centralizzata. Il valore non starà più nella macchina sotto la scrivania, ma nel-

l’ecosistema a cui quella macchina permette di accedere. Per molte aziende sarà più conveniente avere dispositivi leggeri, aggiornabili da remoto, senza dati locali e senza software installati a mano su ogni postazione. Il computer diventerà una finestra, non più una cassaforte. È qui che l’intelligenza artificiale si innesta davvero. Non come gadget da aggiungere a Word o a Excel, ma come nuovo livello operativo tra l’uomo e il lavoro. Oggi usiamo i programmi; domani parleremo sempre più spesso con agenti digitali capaci di usare i programmi al posto nostro. L’utente non aprirà dieci schermate per cercare un dato, incrociare un foglio, compilare una relazione e inviare una mail. Chiederà: «Preparami il riepilogo dei clienti insoluti, confrontalo con l’anno scorso, evidenzia le anomalie e proponi le azioni da fare». Il sistema cercherà, confronterà, scriverà, impaginerà, forse invierà.

Questo scenario cambierà anche le competenze. Molti lavori al PC non saranno più fondati sulla capacità di eseguire procedure, ma sulla capacità di formulare richieste, controllare risultati e assumersi

responsabilità. Il contabile, per esempio, non passerà più ore a registrare documenti, riconciliare movimenti o preparare bozze di report. L’AI potrà leggere fatture, proporre classificazioni, segnalare incongruenze, generare prospetti e preparare comunicazioni. All’inizio l’essere umano dovrà verificare: capire se il risultato è corretto, se manca un documento, se una scrittura è sospetta, se una conclusione è solo elegante o anche vera.

Dire però che “il contabile non dovrà più sapere la contabilità” è una provocazione efficace, ma va maneggiata con cautela. Forse non dovrà più conoscere ogni procedura operativa come oggi; dovrà però conoscere abbastanza bene la materia per non diventare ostaggio della macchina. La nuova competenza non sarà solo saper scrivere un prompt, ma saper fare la domanda giusta, riconoscere una risposta sbagliata, capire il rischio, leggere il contesto normativo, distinguere un automatismo utile da un errore pericoloso. Il prompt sarà importante, ma non basterà. Servirà giudizio. Il rischio vero, infatti, non è soltanto la sostituzione

del lavoro umano. È la sua progressiva deresponsabilizzazione. Se l’AI scrive, calcola, decide e suggerisce, l’uomo potrebbe abituarsi a confermare senza capire. Nei primi anni ci sarà bisogno di persone capaci di controllare la macchina. Ma se queste persone non continueranno a formarsi, potremmo avere operatori bravissimi a interrogare sistemi che però non sanno più valutare davvero. Sarebbe una forma nuova di analfabetismo: non l’incapacità di usare la tecnologia, ma l’incapacità di contraddirla.

Per questo il futuro del lavoro digitale non sarà diviso semplicemente tra chi usa l’AI e chi non la usa. Sarà diviso tra chi la usa come strumento di potenziamento e chi la subisce come pilota automatico. Nel primo caso l’intelligenza artificiale libera tempo, riduce errori, accelera analisi, consente anche a piccole imprese di fare cose prima riservate a grandi strutture. Nel secondo caso produce dipendenza, opacità e perdita di competenze. Il PC, insomma, non morirà perché diventerà meno potente. Morirà, o meglio si trasformerà, perché diventerà meno importan-

te il luogo fisico in cui avviene il calcolo. La potenza sarà nel cloud, nei modelli di AI, nei dati aziendali, nelle reti, nell’identità digitale. In casa resteranno schermi semplici e dispositivi comodi. In ufficio resteranno postazioni leggere, governate centralmente. Al centro non ci sarà più il computer, ma la conversazione con un sistema capace di agire. La vera rivoluzione non sarà passare dalla tastiera al touchscreen. Sarà passare dal comando all’intenzione: non dire più al computer quale pulsante premere, ma quale risultato vogliamo ottenere. E in quel passaggio si giocherà il futuro delle competenze. Se sapremo formare persone capaci di pensare, verificare e decidere, l’AI sarà una straordinaria estensione delle capacità umane. Se invece ci limiteremo a insegnare formule magiche da prompt, rischieremo di creare lavoratori più produttivi, ma più fragili. Il computer del futuro sarà piccolo, sottile e remoto. Ma il problema resterà capire se chi lo usa sa ancora pensare con la propria testa. « Il controllo a volte può essere un’illusione .» (Elliot Alderson - Mr. Robot)

Cronache Lucane

Il Deputato lucano di FdI rilancia i risultati del Piano nazionale varato dal Governo Meloni:«Borse di studio più alte»

Università, Caiata: «In Basilicata, il diritto allo studio è un investimento strategico»

Basilicata in particolare. Non parliamo di assistenzialismo, ma di investimenti strategici: dare ai nostri ragazzi gli strumenti per studiare qui significa mettere al sicuro il futuro della nostra regione. Stiamo ribaltando la narrazione di un Sud costretto a partire, trasformando il diritto allo studio in un pilastro di sviluppo locale».È quanto dichiara l’onorevole Salvatore Caiata, deputato lucano di Fratelli d’Italia, commentando l’impatto concreto in Basilicata del piano nazionale per l’università varato dal governo Meloni. Un piano che, sul territorio lucano, trova riscontro nei dati dell’offerta dei servizi agli studenti e nei risultati dell’ultimo report dell’Anvur, che posizionano la Basilicata come modello di gestione locale delle risorse

mera, durante la conferenza «Diritto allo Studio: una visione per l’Italia - Borse di studio per restare e costruire futuro», il pacchetto nazionale da 880 milioni di euro per azzerare i “non beneficiari” e oltre due miliardi di euro destinati agli alloggi.Roscani ha rimarcato come il piano punti a creare una forte sinergia tra ministeri ed enti regionali per garantire una programmazione coerente. L’obiettivo dichiarato è frenare la migrazione universitaria verso l’estero o altre regioni, permettendo ai giovani di formarsi e specializzarsi senza dover abbandonare la propria terra d’origine per sole ragioni economiche.In questa cornice, i dati dell’organismo di valutazione certificano che il sistema della Basilicata si distingue oggi nel pano-

rama nazionale per tre elementi molto pratici. Il primo riguarda il valore economico del sostegno: le borse di studio lucane sono mediamente più pesanti rispetto alla media nazionale, un aiuto diretto per fare fronte al caro-vita, dalle spese ad esempio per ristorazione e trasporti.Il secondo è l’innalzamento della soglia del reddito Isee, una misura che allarga la platea dei beneficiari, includendo anche le famiglie del ceto medio che prima rimanevano escluse dai sussidi pur affrontando sacrifici reali.Il terzo pilastro è il pagamento del 100% degli idonei: in Basilicata è stato azzerato il paradosso degli studenti “idonei ma non beneficiari”, ovvero coloro che hanno il diritto sulla carta ma non ricevono i fondi per esaurimento delle graduatorie. La stabilità di questa macchina poggia su un accordo strategico tra l’Ardsu e la Regione Basilicata, che ha messo sul tavolo un protocollo da oltre 10 milioni di euro per il prossimo triennio. Una programmazione a lungo termine che garantisce certezze alle famiglie: una matricola che si iscrive quest’anno sa di poter contare sulla copertura economica per l’intero ciclo di studi, senza l’ansia dei tagli di bilancio anno per anno.«A questo risultato - aggiunge Caiata - si arriva anche grazie al lavoro serio e concreto svolto dall’Ardsu. E poiché idee e azioni camminano attraverso le gambe degli uomini, desidero rivolgere un sincero apprezzamento al Presidente Enzo Summa e al Direttore genera-

le Giuseppe Giuzio, che hanno saputo tradurre le opportunità offerte dal governo e dalla Regione in servizi reali per gli studenti e per le loro famiglie».Sul fronte logistico, la risposta alla storica carenza di alloggi per i fuori sede passa dall’incrocio tra fondi Pnrr e accordi con i privati per l’housing. L’Ardsu attiverà oltre 150 nuovi posti letto. La scelta strategica evita la costruzione di grandi studentati isolati nelle periferie, puntando su stanze e appartamenti inseriti nel cuore delle città.Tra gli esempi concreti spiccano i nuovi progetti nel centro storico di Potenza, come la recente formula per i posti letto al Seminario Vescovile, e le due residenze per un totale di 40 posti nel cuore della città di Matera, pensati per integrare i giovani nel tessuto urbano, dare una risposta immediata al caro-affitti e, al contempo, rivitalizzare i centri cittadini.Al di là dei numeri, dei bilanci e delle graduatorie, il vero valore di questa svolta si misura però sul piano umano. Significa togliere un peso dalle spalle di un genitore che non dovrà più dire a un figlio «non possiamo permettercelo», e restituire al diritto allo studio la sua funzione più nobile: quella di essere un reale ascensore sociale. Permettere ai ragazzi lucani di restare non è solo una contromisura allo spopolamento, ma l’atto di fiducia più grande verso una generazione che ha tutto il diritto di formarsi, sognare e costruireil proprio domani senza dover fare le valigie

Morassut inventa sversamenti illeciti per distruggere il turismo sulla fascia Jonica

Il Pd contro la Basilicata

L'esponente Dem gioca con le parole inseguendo le narrazioni antilucane degli estremisti ambientali. Intanto Cifarelli denuncia la deriva verticistica del Partito

C’è qualcuno che odia la Basilicata e ha bisogno di denigrarla in continuazione, di descriverla come una terra inquinata e invivibile cercando di colpire i posti dove nasce e ai sviluppa il turismo.

Spiace dirlo, soprattutto per il lungo tempo in cui c'è stata una diretta identificazione tra questa regione e quel Partito, ma tra i nemici della Basilicata si deve mettere il Partito Democratico.

Questa volta è un pezzo da 90 del PD che, pur non vivendo la nostra Regione, ha deciso di inseguire le narrazione dei naziambientalisti per offendere Scanzano Jonico.

IL POST DI MORASSUT

Parliamo di Roberto Morassut esponente di spicco dem che, all'improvviso e senza motivo apparente che non sia quello di danneggiare il turismo nella fascia Jonica, ha deciso casualmente proprio all'inizio della stagione estiva, di assecondare le infondate teorie di Cova Contro per lanciare un immaginario allarme sull'inquinamento della costa Jonica. Il Deputato nel tentativo di offendere e danneggiare il nostro turismo ci fa sapere che cerca «invano di ottenere una risposta dagli uffici del ministero dell'Interno sugli ingenti smaltimenti illeciti e sui danni ambientali incalcolabili che da tempo si verificano nel comune di Scanzano Jonico, con la responsabilità del Sindaco, coinvolto in plurimi procedimenti giudiziari». Non sfuggirà agli attenti osservatori come con rara capacità retorica propri dei politici ben navigati il Morassut metta nella stessa frase gli illeciti sversamenti e i procedimenti giudiziari a carico del Sindaco di Scanzano. Un modo piuttosto subdolo per far credere che ci siano procedimenti a carico del Sindaco per illeciti sversamenti che, in realtà, esistono solo nella fantasia di Morassut e del PD. Per essere illecito uno sversamento serve una condanna o, quanto meno, un processo. A noi non risulta né l'uno né l'altro, co-

sì come non ci risultano indagini a carico di Cariello per sversamenti.

Morassut è astuto e, nel suo tentativo di danneggiare l'economia lucana, gioca con le parole nella classica tecnica del dire senza dire.

Aggiunge, però, che "la locale Asl di Matera, da lungo tempo segnala e sollecita un intervento dell'autorità giudiziaria senza ricevere risposte concrete" rivelando così che una sentenza che provi gli illeciti sversamenti non esiste.

Il fango che danneggia il nostro turismo, però, resta e colpisce gli operatori commerciali e quanti aspettano l'estate per poter lavorare.

Ovviamente, come tutti gli abili oratori, Morassut copre la sua offensiva e infondata affermazione con la volontà di tutelare il territorio e il turismo mentre rinnova "la richiesta agli uffici del Viminale di attivarsi al più presto per mettere fine ad una situazione ormai insostenibile" dimenticando che la separazione dei poteri è un cardine del sistema costituzionale democratico e che le indagini non le fa il Viminale ma la Magistratura che, a detta dello stesso Morassut, non avrebbe evidenziato nessun illecito.

BASILICATA CONTRO

Ci chiediamo chi possa aver sollecitato Morassut ad infangare così la Basi-

licata, a raccontare di fantomatici illeciti sversamenti senza prova ed elemento alcuno..

La risposta ce la fornisce lo stesso Morassut che conclude dicendo che "sosteniamo la coraggiosa battaglia di Assiciazioni e reti civiche come “Cova Contro” da sempre in prima fila in questa lotta di civiltà."

Noi ormai e da tempo non ci scandalizziamo più delle esternazioni anti lucane di queste chiassose e poco rappresentative associazioni rappresentanti del radicalismo ambientale.

Ci preoccupa che il PD diventi uno strumento nelle mani di questi personaggi utilizzando la propria visi-

bilità mediatica per danneggiare il turismo nella nostra Regione.

Non a caso Nicola Mangialardi sul suo profilo fb difende Scanzano da questa campagna diffamatoria che parla di presunti silenzi e presunti svarsamenti.

CIFARELLI FA IL PUNTO

Il Partito Democratico è, ormai, uno strano soggetto politoco che si muove in Basilicata lontano dal territorio e spesso contro di esso.

Proprio Roberto Cifarelli, storico esponente della sinistra lucana che da tempo denuncia questo quadro, prendendo spunto dalle dimissioni di Pina Pi-

cerno riprende la questione Dem in Basilicata. Il Consigliere Regionale sottolinea non solo come il PD sia un partito verticista ma anche che lo stesso sia ormai lontano dalla Basilicata, distante dal territorio e gestito da Roma con un centralismo democratico senza Berlinguer. Insomma quello che era il Partito Regione ha messo la Basilicata nel mirino, decidendo di colpirla nella sua economia e di danneggiarla muovendo da Roma attacchi conto il territorio inseguendo estremismi anti regionali di persone che vivono a migliaia di chilometri da qui. E pensare che un tempo qui era tutto PD.

Oltre 650 studenti provenienti da otto scuole del territorio hanno partecipato all’iniziativa promossa in collaborazione con Telethon Basilicata

Giornata mondiale dell’ambiente, Costanzo: «Una grande Festa all'insegna della natura»

Una giornata all’insegna della tutela dell’ambiente, della valorizzazione delle tradizioni locali e della solidarietà ha animato Episcopia in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente. L’evento, promosso in collaborazione con Telethon Basilicata, ha registrato una straordinaria partecipazione di studenti, docenti e cittadini. A sottolineare il valore dell’iniziativa è stato il Garante regionale della Natura, Biagio Costanzo, che ha espresso soddisfazione per la riuscita della manifestazione.«Un sentito ringraziamento va agli organizzatori per il successo

dell’evento, che ha visto la partecipazione entusiasta di oltre 650 studenti provenienti da otto scuole del territorio, accompagnati dai loro docenti», ha dichiarato Costanzo.Hanno aderito all’iniziativa gli istituti scolastici di Francavilla in Sinni, Episcopia, Chiaromonte, Latronico, Agromonte, Carbone, Teana e Fardella, insieme alla delegazione di Telethon “Walk of Life”. La manifestazione, seguita anche dalle telecamere del Tg Rai Basilicata, si è sviluppata attraverso momenti istituzionali e attività sul territorio, culminando nella suggestiva cornice della piana di Santa Maria

del Piano, dove i giovani partecipanti hanno vissuto una grande festa dedicata alla natura e alla solidarietà.«Un plauso particolare va agli studenti, che con la loro partecipazione hanno rappresentato il cuore pulsante della manifestazione, testimoniando con entusiasmo il valore dell’impegno civico e della sensibilità ambientale», ha aggiunto il Garante regionale della Natura.Costanzo ha inoltre evidenziato l’importanza del patrocinio concesso all’evento: «Esprimo orgoglio e soddisfazione per aver sostenuto un’iniziativa che ha saputo coniugare educazione ambientale, tradizio-

ni locali e impegno sociale, offrendo ai giovani un’importante occasione di crescita e partecipazione». La giornata si è conclusa in piazza Arcieri con il concerto degli Amarimai, momento di aggregazione e valorizzazione culturale che ha ulteriormente rafforzato il senso di comunità e appartenenza al territorio. Un evento che ha saputo unire generazioni diverse attorno ai valori della sostenibilità, della solidarietà e della promozione delle eccellenze locali, trasformando la Giornata Mondiale dell’Ambiente in una significativa occasione di partecipazione collettiva.

Sostenibilità e territorio, a Potenza il lancio di ECODAYS Basilicata 2026

Sarà presentata domani, alle ore 11, presso la Sala Bramea del Dipartimento Ambiente, Territorio e Politiche della Sostenibilità della Regione Basilicata, in viale Vincenzo Verrastro 5 a Potenza, l'edizione 2026 di ECODAYS Basilicata, la manifestazione che dal 12 al 14 giugno animerà la Val d'Agri con un programma di eventi dedicati alla tutela dell'ambiente, alla valorizzazione del territorio e alla promozione delle identità locali. L'iniziativa, promossa da Unpli Basilicata con il sostegno della Regione Basilicata, di Apt Basilicata e del Parco Nazionale Appennino Lucano Val d'Agri Lagonegrese, rappresenta un'importante occasione di confronto sui temi della so-

stenibilità e della partecipazione attiva delle comunità locali, coinvolgendo istituzioni, associazioni, cittadini e operatori del territorio.Tema dell'edizione 2026 sarà "I 4 Elementi: Aria, Acqua, Terra e Fuoco", un filo conduttore che accompagnerà tutte le iniziative in programma e che intende raccontare il rapporto profondo tra uomo e natura, evidenziando il ruolo delle risorse naturali nella costruzione dell'identità dei territori e nello sviluppo sostenibile delle comunità.Attraverso incontri, laboratori, attività all'aperto, momenti divulgativi, percorsi educativi e iniziative culturali, ECODAYS Basilicata punta a sensibilizzare cittadini e visitatori sull'importanza della tutela ambientale e

della gestione responsabile delle risorse naturali. Nel corso della conferenza stampa di domani saranno illustrati nel dettaglio gli obiettivi del progetto, il programma delle tre giornate e le numerose attività che coinvolgeranno la Val d'Agri, con appuntamenti dedicati all'ambiente, alla conoscenza del territorio, alle tradizioni locali e alle buone pratiche di tutela delle risorse naturali.Alla presentazione interverranno Vito Sabia, presidente di Unpli Basilicata, Pierfranco De Marco, consigliere nazionale Unpli, Rosa Fortunato, coordinatrice di ECODAYS Basilicata 2026, e Antonella Logiurato della Direzione Generale Ambiente, Energia e Tutela del Territorio della Regione Basilicata. A moderare

l'incontro sarà il giornalista Andrea Rossi.La conferenza stampa sarà aperta agli organi di informazione, alle istituzioni, alle associazioni e agli operatori del territorio interes-

sati a conoscere da vicino una manifestazione che punta a rafforzare il valore dell'ambiente come patrimonio collettivo e risorsa strategica per il futuro della Basilicata.

Unpli Basilicata, Regione Basilicata, Apt e Parco Appennino Lucano insieme per un progetto che punta a valorizzare la regione

LUNEDÌ

ANTE MANI IN CUCINA

Ad Acaya la fotografia della competitività del Sud Italia: 75 imprese premiate tra quattro regioni

Basilicata protagonista a Industria Felix: premiate 16 imprese tra Matera e Potenza

Sono 75 le imprese più competitive di Basilicata, Calabria, Molise e Puglia premiate nel 72° evento di Industria Felix – L’Italia che compete, ospitato all’Acaya Golf Resort. L’iniziativa, promossa da Industria Felix Magazine in collaborazione con Cerved, ha analizzato circa 10.000 bilanci di società di capitali con fatturato superiore ai 2 milioni di euro, con l’obiettivo di individuare le realtà più solide e performanti del Mezzogiorno.La Puglia si conferma la regione con il maggior numero di imprese premiate (27), seguita da Calabria (18), Basilicata (16) e Molise (14). Nel quadro economico generale la regione pugliese mantiene anche il primato per dimensione del sistema produttivo tra le quattro, con circa 6.500 imprese, un fatturato complessivo di 78 miliardi di euro in crescita dell’8,4% e un in-

cremento degli addetti del 9,5%, il dato più alto tra le regioni considerate.Più contenuto ma comunque positivo il profilo della Calabria, che registra la crescita percentuale più elevata dei ricavi (+8,5%) su circa 15,6 miliardi di euro e 1.900 imprese. La Basilicata si colloca in una posizione intermedia per dimensioni e dinamica:

conta 848 imprese di capitali, con un fatturato complessivo di 9 miliardi di euro in crescita del 2,2% e 32.249 addetti, in aumento del 5,2%. Il Molise, invece, presenta un andamento più altalenante, con 473 imprese, 5,8 miliardi di ricavi in lieve flessione (-0,3%) e un aumento degli occupati del 7,3%.Nel dettaglio della

Basilicata, le 16 imprese premiate si distribuiscono tra le due province principali: Matera (9 aziende) e Potenza (7 aziende). Il territorio materano evidenzia una maggiore concentrazione di realtà premiate, con aziende attive nei servizi, nelle costruzioni, nei settori cooperativi e nella produzione industriale. La provincia di Potenza mo-

stra invece una presenza significativa di imprese legate ai trasporti, all’edilizia e ai servizi industriali, confermando un tessuto produttivo diversificato ma fortemente orientato ai servizi e alle attività infrastrutturali.Nel complesso, il riconoscimento si inserisce in un’analisi più ampia basata sull’esame di circa 10.000 bilanci aziendali, finalizzata a individuare le imprese con i migliori indicatori di solidità economica, crescita e capacità competitiva nel Mezzogiorno. L’evento ha coinvolto rappresentanti del mondo istituzionale, accademico e finanziario, con il patrocinio di realtà come Confindustria Puglia e la partecipazione di operatori come Banca Mediolanum ed ELITE (Euronext Group), a conferma del ruolo dell’iniziativa come osservatorio sulla competitività del sistema produttivo meridionale.

Il consigliere regionale interviene sulla decisione del gruppo di delocalizzare parte della produzione in Romania e chiudere siti strategici

Crisi Natuzzi, Morea: «Inaccettabile la chiusura dei tre stabilimenti e la delocalizzazione»

Forte presa di posizione del consigliere regionale della Basilicata Nicola Morea sulla crisi che coinvolge il Gruppo Natuzzi, dopo l’annuncio della chiusura di tre stabilimenti e la contestuale ipotesi di delocalizzazione della produzione in Romania.Morea ha espresso «totale solidarietà e profonda vicinanza» alle lavoratrici e ai lavoratori coinvolti, alle RSU e alle organizzazioni sindacali impegnate nella vertenza, che interessa i siti produttivi di Santeramo, Jesce 2 e Graviscella, considerati strategici per il distretto del mobile imbottito tra Alta Murgia e territorio lucano. Secondo il consigliere regionale, la decisione dell’azienda rappresenta un passaggio particolarmente delicato per un marchio storicamente legato al tessuto produttivo italiano e all’identità economica e sociale dell’area compresa tra Basilicata e Puglia. Una scelta che, sottolinea Morea, si pone in contrasto con gli accordi e con i sacrifici sostenuti nel tempo dalle maestranze.«La decisione del Gruppo Natuzzi di smobilitare tre siti

produttivi fondamentali e spostare i volumi in Romania rappresenta un colpo durissimo e inaccettabile per la nostra terra – ha dichiarato –. Parliamo di una realtà che ha costruito la sua fama

globale grazie alle mani, al sacrificio e al saper fare dei lavoratori lucani e pugliesi. Abbandonare il territorio significa tradire la propria storia». Morea ha inoltre ribadito il sostegno della Regione

Basilicata alla vertenza, sottolineando il lavoro in corso nell’ambito di una regia istituzionale condivisa in vista del tavolo convocato per l’11 giugno presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit).«Esprimo la mia più ferma vicinanza a chi oggi scende in piazza e alle sigle sindacali che stanno portando avanti questa battaglia di dignità –ha aggiunto –. Non possiamo permettere che la crisi venga scaricata interamente sulle spalle delle famiglie, dopo oltre vent’anni di ammortizzatori sociali e contratti di solidarietà». Il consigliere regionale ha infine sottolineato l’importanza dell’incontro ministeriale come snodo decisivo della vertenza. «L’azienda presenti un piano industriale serio di rilancio e di salvaguardia occupazionale, non un piano di ritirata. Come Regione Basilicata, insieme ai colleghi della Puglia, faremo fronte comune con il Ministro Urso e Invitalia per pretendere la tutela del Made in Italy e il blocco delle delocalizzazioni a difesa dei lavoratori e delle lavoratrici».

Tortorelli: «Dobbiamo trasformare la regione da terra di emigrazione a terra di ritorno, creando lavoro e opportunità per i giovani»

Spopolamento e svilippo, la UIL rilancia il dibattito sul futuro della Basilicata

Le aree interne come risorsa strategica per il futuro della Basilicata e non come territori marginali da assistere. È il messaggio lanciato dal segretario generale della UIL Basilicata, Vincenzo Tortorelli, intervenuto ad Anzi all'iniziativa promossa dalla Pro Loco Anzi APS dedicata al tema dello spopolamento e del rilancio delle comunità locali.Al confronto, moderato dal giornalista Edmondo Soave, hanno preso parte rappresentanti delle istituzioni, del mondo della scuola, del credito e delle parti sociali, insieme ai sindaci del territorio.Nel suo intervento Tortorelli ha richiamato il percorso “On the Way. 131 – La UIL Basilicata incontra le Persone”, l'iniziativa che ha portato il sindacato in tutti i 131 comuni lucani per raccogliere esigenze, proposte e criticità direttamente dai cittadini.«On The Way non è stata soltanto un'iniziativa, ma un metodo permanente di lavoro: un sindacato che va nei territori, ascolta le persone e intercetta i problemi prima che diventino emer-

genze», ha affermato.Al centro della riflessione la “Magna Carta sociale e territoriale della Basilicata”, il documento programmatico della UIL che individua alcune priorità per il rilancio della regione: lavoro stabile e sicuro, contrasto allo spopolamento, rafforzamento della sanità territoriale, investimenti in istruzione e formazione, infrastrutture materiali e digitali, valorizzazione dei borghi e delle risorse ambientali. Secondo il segre-

tario regionale, la Basilicata attraversa una fase complessa, segnata dalla perdita di popolazione, dalla fuga dei giovani, dalle difficoltà occupazionali e dalle criticità del sistema sanitario. Da qui la necessità di costruire una strategia di lungo periodo capace di trasformare la regione «da terra di emigrazione a terra di ritorno».Particolare attenzione è stata dedicata al tema del lavoro. «Servono investimenti produttivi, nuova occupazione stabile

e il recupero di valore aggiunto sul territorio. Senza lavoro non c'è futuro per le nostre comunità», ha sottolineato Tortorelli.Tra le priorità indicate dalla UIL figurano inoltre il rafforzamento del rapporto tra scuola, università e imprese, il sostegno all'alta formazione e politiche capaci di favorire il rientro dei giovani lucani che lavorano fuori regione.Ampio spazio è stato dedicato anche alle infrastrutture e all'accessibilità dei territori. Per la

UIL è necessario superare l'isolamento della Basilicata e migliorare i collegamenti per sostenere sviluppo economico, turismo, innovazione e competitività. Nel corso dell'incontro Tortorelli ha rilanciato il Progetto Basilicata 2026-2030, la proposta emersa dal recente congresso regionale della UIL.«Non un libro dei sogni e non un documento da archiviare in un cassetto, ma una piattaforma concreta fondata su lavoro, industria, giovani, infrastrutture, sanità, aree interne, energia, digitale, welfare e partecipazione», ha dichiarato, annunciando l'intenzione di aprire un confronto anche con Cgil e Cisl per costruire una visione condivisa dello sviluppo regionale.In chiusura il segretario generale della UIL Basilicata ha rivolto un appello a istituzioni, imprese e giovani affinché il rilancio delle aree interne diventi una priorità comune, ribadendo che il futuro della regione passa dalla capacità di creare lavoro, servizi e opportunità nei territori più fragili della Basilicata.

Primo Congresso Nazionale UIL FP, eletta

Rita Longobardi Segretaria Generale

La UIL FP Basilicata ha partecipato al Primo Congresso Nazionale della UIL FP, appuntamento che ha sancito ufficialmente la nascita della nuova federazione nata dalla fusione tra UIL FPL e UIL PA. Un passaggio importante che rafforza la rappresentanza delle lavoratrici e dei lavoratori del pubblico impiego, della sanità, delle autonomie locali e dei servizi pubblici essenziali.Al termine dei lavori congressuali è stata eletta Segretaria Generale Rita Longobardi. La UIL FP Basilicata ha espresso le proprie congratulazioni alla nuova guida nazionale, confermando piena condivisione della linea politica e sindacale emersa dal Congresso e sostegno al nuovo gruppo dirigente.Il confronto congressuale si è sviluppato attorno al tema “Oltre il pubblico: più persone, più pubblico, più diritti, più democrazia”, ponendo al centro il valore del lavoro pubblico e la necessità di inve-

stire nelle persone che ogni giorno garantiscono servizi fondamentali ai cittadini.Per la UIL FP Basilicata è necessario rilanciare il settore pubblico attraverso nuove

assunzioni, il riconoscimento delle professionalità, salari adeguati e migliori condizioni di lavoro, superando le difficoltà determinate negli anni da carenze di organico e

insufficienti investimenti.Nel corso del Congresso la federazione lucana ha inoltre ribadito il proprio impegno per una rappresentanza sindacale libera, autonoma e inclusiva. In particolare, è stato richiamato il risultato ottenuto in Basilicata con una significativa sentenza che ha affermato il principio dell'ampliamento della partecipazione e della rappresentanza sindacale, considerato un importante presidio di democrazia e pluralismo.Dal Primo Congresso Nazionale emerge così una UIL FP più forte e unitaria, chiamata ad affrontare le sfide del lavoro pubblico con una visione fondata sulla tutela dei diritti, sulla valorizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori e sulla partecipazione democratica. Un percorso che la UIL FP Basilicata ha dichiarato di sostenere con convinzione, nel segno dei valori di libertà, autonomia e giustizia sociale che da sempre caratterizzano l'azione della UIL.

Polese (Iv) ha fimato il “Manifesto della Parità Generativa”: «Atto di responsabilità politica e civile»

«La partecipazione delle donne termometro della democrazia»

POTENZA Il consigliere regionale e capogruppo di Orgoglio Lucano e Italia Viva, Mario Polese, ha partecipato venerdì al confronto dedicato al “Manifesto della Parità Generativa”, promosso dalla Commissione Regionale Pari Opportunità della Basilicata nell’ambito del Festival delle Opportunità, sottoscrivendo il documento programmatico che richiama istituzioni, associazioni e cittadini a un impegno concreto per una società più inclusiva, equa e partecipativa. Nel corso dell’iniziativa, che ha visto la presenza della presidente della CRPO Vittoria Rotunno, delle Commissarie, delle docenti della Winter school e degli Ambassador del Festival, Polese ha espresso il proprio apprezzamento per il lavoro svolto dagli organizzatori e da tutti coloro che contribuiscono alla crescita del Festival delle Opportunità, riconoscendone il valore come spazio di dialogo tra istituzioni, giovani generazioni, associazionismo, scuola e università. Un ringraziamento particolare è stato rivolto all’editore Antonio Candela, ideatore e promotore della manifestazione, «che con il Festival delle Opportunità continua a offrire alla città di Potenza e alla Basilicata un luogo di confronto qualificato sui temi dell’inclusione, della par-

tecipazione e dello sviluppo sociale». Un riconoscimento è stato inoltre espresso nei confronti dei partner istituzionali, degli sponsor e di tutte le realtà che sostengono e rendono possibile l’organizzazione del Festival, contribuendo a costruire un appuntamento che negli anni è diventato un punto di riferimento per il confronto sulle opportunità, sui diritti e sulla crescita delle comunità. Parole di riconoscenza anche per il prefetto di Potenza Michele Campanaro, per la costante e autorevole attenzione riservata ai temi della cittadinanza attiva e della crescita civile delle comunità.

La sottoscrizione del Manifesto rappresenta, per Polese, “un atto di responsabilità politica e civile” che richiama tutti a trasformare i principi in azioni concrete. «Celebrare gli ottant’anni del voto alle donne – ha dichiarato Polese – significa ricordare uno dei momenti fondativi della nostra democrazia. Il 2 giugno 1946 non fu soltanto la conquista del suffragio universale, ma l’ingresso pieno delle donne nella storia repubblicana come protagoniste delle scelte collettive. Da quel momento la Repubblica si è costruita anche grazie al loro contributo». Nel condividere le ragioni della propria adesione al Manifesto, Polese ha richiamato il ruolo del-

POTENZA Si è svolta a Potenza, nella sede regionale della Fnp Cisl Basilicata, la riunione delle segreterie regionali allargate di Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil Basilicata. Al centro dell’incontro la condizione delle persone anziane e dei pensionati lucani, in un contesto regionale che continua a registrare un progressivo arretramento dei diritti di cittadinanza, a partire dal diritto fondamentale alla salute. Il quadro emerso conferma una situazione ormai strutturale di criticità del sistema sanitario regionale: carenza cronica di personale, liste d’attesa incompatibili con i tempi di cura, difficoltà diffuse nell’accesso ai servizi, indebolimen-

tuenti, sottolineando come il loro lavoro abbia lasciato un’eredità ancora oggi attuale, a partire dall’articolo 3 della Costituzione, che affida alle istituzioni il compito di rimuovere gli ostacoli che limitano l’effettiva uguaglianza dei cittadini. «Quella lezione – ha aggiunto – ci impone di guardare con onestà alle sfide ancora aperte. Persistono divari salariali, difficoltà nell’accesso ai ruoli decisionali, squilibri nella conciliazione tra vita e lavoro e, soprattutto, la drammatica piaga della violenza di genere. La partecipazione femminile non è una questione di parte, ma il parametro attraverso cui si misura la qualità della nostra democrazia».

Polese ha inoltre evidenziato il valore politico e

to progressivo della sanità territoriale e una crescente disuguaglianza nell’erogazione delle prestazioni tra cittadini e tra aree interne e centri urbani. In Basilicata la sanità locale ha un buco nel bilancio regionale di circa 60 milioni di euro. La mobilità passiva ha raggiunto gli 80 milioni e sono 140 mila i lucani che si curano fuori regione. Con queste premesse e con la crisi demografia in corso, con la popolazione che si riduce, il servizio sanitario pubblico regionale sarà sempre più a rischio. Le persone che potranno si rivolgeranno alla sanità privata e chi non potrà non si curerà, aumentando le diseguaglianze. Una condizione che non

culturale del Manifesto della Parità Generativa, soffermandosi in particolare sui principi che promuovono una leadership capace di creare opportunità, il riconoscimento della cura come responsabilità condivisa, il contrasto agli stereotipi, la valorizzazione delle differenze e la necessità di educare alla parità fin dall’infanzia. «In Basilicata – ha ricordato – abbiamo dato un segnale importante con l’approvazione unanime della legge regionale a tutela dell’autonomia abitativa delle donne che escono da percorsi di violenza e dei nuclei monogenitoriali vulnerabili. Un provvedimento nato anche grazie al lavoro della Commissione regionale Pari Opportunità. Ma sappiamo bene che le leggi, da sole, non bastano. Occorre

può più essere affrontata con interventi frammentati o misure emergenziali prive di visione strategica. Per i sindacati è necessario un cambio di passo netto nelle politiche regionali, orientato alla ricostruzione del sistema sanitario regionale in grado di garantire continuità assistenziale e il diritto alla cura. Una riflessione è stata fatta anche sugli oltre 27 mila pensionati che vivono con un assegno al minimo di poco superiore ai 600 euro, una condizione che non garantisce più una vita dignitosa a causa dell’aumento del costo della vita e delle spese essenziali, a partire da quelle sanitarie. Senza contare quanti percepiscono ad-

una trasformazione culturale profonda, capace di valorizzare merito, competenze e talenti, senza discriminazioni e senza pregiudizi».

Per il capogruppo di Orgoglio Lucano e Italia Viva, il concetto di “parità generativa” contenuto nel Manifesto rappresenta una sfida che riguarda l’intera comunità: «Significa costruire relazioni fondate sul rispetto reciproco, riconoscere il valore delle differenze, contrastare ogni forma di esclusione e creare le condizioni affinché donne e uomini possano contribuire pienamente alla crescita della società. È una visione che parla anche alla Basilicata, una terra che ha bisogno di trattenere energie, competenze e giovani generazioni, garantendo a tutti pari opportunità di realizzazione. In un tempo segnato da divisioni e contrapposizioni – ha concluso Polese – il messaggio più attuale che ci arriva dalle Madri Costituenti è la capacità di costruire sintesi nell’interesse generale. Essere all’altezza della loro eredità significa trasformare la memoria in diritti, opportunità e rappresentanza. Il futuro della nostra democrazia passa inevitabilmente da una società che riconosca pienamente il ruolo delle donne come protagoniste del proprio presente e del proprio domani».

dirittura indennità mensili più basse. Particolare attenzione è stata dedicata al tema della non autosufficienza, che in Basilicata assume i tratti di una vera e propria emergenza sociale.

le ventuno Madri Costi-
Il capogruppo di Orgoglio Lucano e Italia Viva, Mario Polese

POLICORO Attivati, inoltre, tutti i canali consentiti dalla normativa vigente per garantire la piena operatività dei servizi sanitari

Ospedale “Papa Giovanni Paolo II”, Asm e

Regione insieme per rafforzamento organico

In riferimento alle dichiarazioni diffuse nelle ultime ore dal Comitato cittadino in difesa dell'Ospedale Papa Giovanni Paolo II di Policoro, l'Azienda Sanitaria Locale di Matera ritiene necessario fornire alcune precisazioni al fine di rappresentare correttamente il quadro della situazione e le azioni già intraprese per ovviare alla carenza di personale medico specializzato. La riduzione dell'organico degli anestesisti è conseguenza del pensionamento di quattro professionisti e si inserisce in un contesto di carenza di specialisti che interessa l'intero territorio nazionale. Proprio per fronteggiare tale situazione, l'ASM ha espletato diverse procedure per il reclutamento di anestesisti.

ASM e Regione Basilicata stanno continuando ad attivare tutti i canali consentiti dalla normativa vigente per rafforzare gli organici e garantire la piena operatività dei servizi sanitari, anche attraverso strumenti straordinari di reclutamento, in relazione all'approssimarsi della stagione estiva e al conseguente incremento della popolazione presente lungo la fascia ionica metapontina. Il Piano Assunzionale 2026 dell'ASM prevede il reclutamento di sette anestesisti; dopo l’espletamento del Concorso Unico Regionale, appena concluso, l’Azienda ha immediatamente avviato tutte le procedure necessarie in questo senso. «Sono programmate sedute operatorie per tutto il mese di giu-

gno e sono assicurate, come sempre, tutte le urgenze e le emergenze», dichiara Francesco Romito, Direttore dell'Unità Operativa Complessa di Anestesia e Rianimazione dell'ASM. L'Azienda con-

tinuerà ad adottare ogni misura utile per garantire la continuità e la qualità dell'assistenza sanitaria, nella consapevolezza del ruolo strategico che l'Ospedale Papa Giovanni Paolo II riveste per l'in-

tero comprensorio metapontino e per l'utenza proveniente anche dalle aree limitrofe. La Direzione Strategica dell’ASM ritiene che la corretta informazione aiuti a non creare allarmismi.

POLICORO «Fondamentale il contributo dei professionisti lucani su temi come la salute, la disabilità, la tutela dei minori»

Assistenti sociali, Latronico: «Collante necessario per assicurare una macchina dei servizi vicina ai cittadini»

L’assessore regionale alla Salute, Politiche della Persona e Pnrr, Cosimo Latronico, ha partecipato a Policoro alla giornata formativa promossa dall'Ordine regionale degli assistenti sociali della Basilicata che conta 526 iscritti. L'iniziativa è stata organizzata in occasione della Giornata mondiale del servizio sociale 2026 sul tema ‘Harambee: co-costruire speranza e armonia’. «L'assessorato alla Sanità e l'Ordine degli assistenti sociali – ha di-

chiarato Latronico – collaborano attivamente su progetti come il bando vulnerabilità e l'avviso 4 GOL per dare risposte concrete alle fasce fragili. Questa sinergia ci permette di promuovere l'innovazione sociale con enti locali, terzo settore e università, e a breve sarà attivata anche una rilevazione dei bisogni sociali emergenti per intercettare tempestivamente le criticità territoriali». «Seguiamo con attenzione l’attività dell’ente – ha aggiunto Latronico – guidato dal

nuovo Consiglio presieduto dalla dott.ssa Marilene Ambroselli. Attività che include la formazione continua, la promozione del ruolo dell'assistente sociale nei processi di cambiamento di singoli, gruppi e comunità, e la ricerca scientifica sull'affidamento familiare. È fondamentale anche il contributo che i professionisti lucani offrono all'interno dei tavoli del Consiglio Nazionale su temi delicati come la supervisione professionale, la salute, la disabilità e la tutela dei minori».

«Il principio di Harambee, inteso come lavoro comune per la comunità – ha concluso l’assessore – rispecchia pienamente la visione regionale della sanità e del sociale in Basilicata. Con l'attuazione della riforma della medicina territoriale e gli investimenti Pnrr per le Case di Comunità, la figura dell'assistente sociale rappresenta il collante necessario per assicurare una macchina dei servizi efficiente, efficace e costantemente vicina ai cittadini».

POTENZA Calò, dell’Associazione di quartiere: «L’area è completamente abbandonata, l’Unibas decida finalmente cosa ne vuole fare»

Ex Serre dell’Università, Santa Croce chiede dignità: chiarimenti al Rettore

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POTENZA. Il futuro dell’area delle ex “Serre dell’Università”, tra rione Francioso e rione Santa Croce continua a rimanere sospeso tra progetti mai decollati e interrogativi ancora senza risposta. Quello che avrebbe potuto trasformarsi in un parcheggio con spazi verdi e servizi per studenti e residenti è oggi ancora un’area segnata dall’abbandono, con strutture fatiscenti e vegetazione incolta che restituiscono l’immagine di un’occasione mancata per l’intero quartiere. Più volte da queste colonne abbiamo dato voce ai cittadini del rione che ne hanno denunciato l’incuria e che con il passare degli anni si sono chiesti quali prospettive si potessero aprire per lo spazio ritenuto strategico. Il tema torna al centro del dibattito, tra esigenze di riqualificazione, carenza di parcheggi e la necessità di restituire dignità alla zona, grazie a Piero Calò, membro dell’Associazione San-

ta Croce in movimento ed ex consigliere comunale che nei giorni scorsi ha inviato al Rettore dell’Università degli Studi della basilicata, all’Ufficio tecnico dell’Unibas e per conoscenza all’assessore all’Ambiente del Comune di Potenza Michele Beneventi, una richiesta di chiarimenti «sull’ormai annosa vicenda delle serre di via Tansillo, a Potenza, di proprietà dell’Unibas».

In più occasioni i residenti del quartiere hanno segnalato le gravi condizioni igienico-sanitarie in cui versa la struttura, abbandonata da oltre vent’anni.

«Con l’arrivo della stagione calda, - prosegue Calò - come accade ogni anno, gli abitanti della zona denunciano la presenza di grossi ratti e serpenti nei pressi degli edifici adiacenti alle serre. Dai piani superiori dei palazzi, inoltre, sarebbe possibile scorgere carcasse di animali di media taglia, dalle quali si sprigionano forti odori di putrefazione».

«Riteniamo necessario ottenere risposte tempestive

per evitare possibili conseguenze sulla salute pubblica. Va inoltre ricordato che nelle immediate vicinanze delle serre abbandonate si trova un’area giochi frequentata quotidianamente da numerosi bambini» sottolinea Calò che conclude: «Desidero sottolineare che, negli ultimi anni, si sono susseguiti numerosi incontri e confronti con i vertici dell’Università degli Studi della Basilicata nel tentativo di risolvere questa

grave problematica. A tali interlocuzioni, tuttavia, non sono seguiti interventi concreti, nonostante le rassicurazioni ricevute.Attendiamo pertanto una risposta urgente che annunci l’immediata riqualificazione degli spazi occupati dalle serre». A distanza di anni dall’abbandono delle ex Serre dell’Università, il tempo delle promesse sembra ormai esaurito. Quella che avrebbe potuto rappresentare una risorsa per il quar-

tiere continua invece a essere il simbolo di un degrado che pesa sulla qualità della vita dei residenti. Le segnalazioni dei cittadini, le richieste delle associazioni e gli appelli rivolti all’Università, proprietaria della struttura non possono restare ancora senza risposta. Perché ogni giorno che passa senza interventi concreti non è soltanto un ritardo, ma un’occasione persa per il futuro di un intero quartiere.

Comune di Potenza, inserite nel Piao

4 stabilizzazioni nella Polizia Locale

Nelle previsioni del Piano integrato di attività e organizzazione (PIAO) 2026/2028 del Comune di Potenza sono state inserite misure richieste dalla Fp Cgil finalizzate al contrasto al precariato e al potenziamento degli organici. Lo comunica il sindacato, sottolineando che il documento prevede la stabilizzazione di 4 unità di per-

sonale e l’assunzione a tempo determinato di altre 4 unità nel corpo di Polizia Locale, da attuare attraverso lo scorrimento di graduatorie vigenti.

«L’inserimento di queste misure nel PIAO risponde alle richieste che abbiamo avanzato», dichiara la segretaria generale della Fp Cgil Potenza, Giuliana Scarano, evidenziando come l’atto pro-

grammatorio rappresenti un primo passo. Secondo il sindacato, le stabilizzazioni e i nuovi ingressi a tempo determinato nella Polizia Locale sono necessari per fronteggiare la forte carenza di personale che incide sulla “macchina comunale” e, di conseguenza, sui carichi di lavoro degli operatori. Nel testo della nota si richiama anche una continuità con il percorso già avviato che aveva riguardato il personale dei servizi sociali.

«L’atto programmatorio è un passaggio formale, ma ora è necessario dare immediata attuazione alle procedure assunzionali», prosegue la segretaria generale.

La Fp Cgil dichiara di voler mantenere alta l’attenzione affinché si proceda rapidamente con la firma dei contratti e affinché prosegua l’azione di potenziamento, non limitata al solo comparto della Polizia Locale, ma estesa a tutti i settori dell’ente. «Continueremo a confrontarci con l’amministrazio-

ne comunale affinché si prosegua con decisione per il potenziamento complessivo di tutti i settori strategici del Comune di Potenza», aggiunge.

Nel merito, il sindacato ribadisce una posizione netta sul tema della capacità amministrativa: «Senza personale adeguato, qualificato e motivato, non ci sono servizi, non c’è coesione territoriale perché il rischio concreto è quello di un deterioramento dei servizi pubblici e di un allontanamento delle istituzioni dai cittadini». «Investire nel personale degli enti locali non è una spesa, ma una condizione essenziale per la tenuta sociale ed economica del nostro territorio».

Il documento porta anche la firma dei componenti della FP Cgil: Carmine Summa (Segretario aziendale) e i rappresentanti della RSU Carmine Lucia, Titti Masullo, Luana Zirpoli, Michele Monserrati, Pierluigi Aiello, Franco D’Andrea.

Previste anche 4 assunzioni a tempo determinato. Scarano (Fp Cgil): «Avanti con il potenziamento dei settori strategici»

Il Presidente Beneventano: «Oggi, le risorse a disposizione sul piano della salute mentale sono insufficienti: chiediamo maggiore ascolto»

Cooperativa Sociale Benessere, dal 1996 al fianco dei pazienti con disturbi psichici

D I FR AN C E SC O ME NO N N A

Dal 1996, la Cooperativa Sociale Benessere è al fianco degli anziani, dei fragili e opera instancabilmente per dare servizi essenziali alla comunità locale e non solo. La sede della cooperativa sociale è in via Traversa Prima del Gallitello 22/A a Potenza. Il presidente è Michele Beneventano, il consiglio direttivo è formato dal vice presidente Daniele Carbone, dai consiglieri Olga Stigliano, Mario Gerardo Laguardia e Luigi Lanzetta e dal revisore dei conti Laviero Laurita. Il consiglio d'Amministrazione è composto da Michele Beneventano, coordinatore, dalla segretaria Mariangela Nolò,dalla responsabile della qualità Gabriella Siesto e dal medico competente Nicola Zuardi, La cooperativa sociale Benessere di tipo A con legge 381/91 è impegnata quotidianamente nella gestione dei servizi socio-assistenziali ed educativi ed è stata costituita nel mese di luglio del 1996 con l'obiettivo di intervenire nella gestione e promozione di servizi socio-sanitari, educativi e assistenziali in collegamento con gli enti pubblici, proponendosi in qualità di imprenditore sociale come interlocutore per i bisogni del territorio nella realizzazione di strutture di servizi a gestione privata e come punto di riferimento organizzativo e gestionale per figure professionali specifiche in campo socio-sanitario, traendo supporto dai principi della solidarietà e mutualità che sono alla base del movimento cooperativo e offendo nel contempo una risposta in termini qualitativi. Sono quindici i pazienti curati e gestiti dai responsabili sanitari della medesima cooperativa, tutti integratisi a menadito nella struttura che

da luglio del 1999 a giugno del 2016, mediante un patto consortile con il Consorzio C.S., ha gestito il centro diurno per persone con disagio psichico, in convenzione con l'Asp di Potenza.

Dal settembre del 1999 attraverso il patto consortile con il Consorzio C.S., gestisce la casa alloggio per dimessi psichiatrici in convenzione con l'Asp di Potenza. Da gennaio del 2016, inoltre, gestisce nel comune di San Rufo, nel Salernitano, una casa alloggio che ospita sette posti letto e il servizio viene autorizzato al funzionamento del Consorzio Sociale della Valle di DianoTanagro e alburni nel patto Ambito Territoriale S10. Fondamentale l'accreditamento con l'ASL di Salerno e all'Unità Operativa di Sanità Penitenziaria della medesima Asl, tenendo fede alle normative della Regione Campania. Dal mese di marzo del 2008 al marzo del 2013, la cooperativa Benessere ha gestito una porta sociale in convenzione con il Comune di Potenza. Dal mese di gennaio del 2022, grazie al finanziamento del progetto Family Help una rete d'aiuto per la famiglia seconda edizione a valere sull'avviso pubblico “Proposte progettuali innovative finalizzate alla creazione di percorsi di accompagnamento a persone in particolari condizioni di vulnerabilità, edizione 20220 è diventata capofila in un partenariato composto da diversi soggetti del terzo settore. Michele Beneventano, Presidente della cooperativa ha parlato delle iniziative svolte, evidenziandone tutti i passi salienti di un percorso intenso e di grande ausilio per i pazienti affetti da disturbi psichiatrici. Da quanto tempo siete aperti a Potenza?

« Noi facciamo 30 anni di vita, siamo nati nel 1996

e gestiamo dal 1999 servizi per la salute mentale in convenzione con l'ASL di Potenza ».

Da chi è composto il Consiglio di Amministrazione?

« Noi abbiamo come cooperativa un consiglio di amministrazione e quindi abbiamo un consiglio d'amministrazione di cinque componenti e ci sono circa venticinque soci della cooperativa, i soci lavoratori ».

Chi sono i componenti del Consiglio d'Amministrazione?

« Il Consiglio d'Amministrazione è formato dai soci lavoratori, cioè persone che lavorano in cooperativa e che hanno competenze e vogliono mettersi in gioco all'interno della cooperativa », Di cosa si occupa la cooperativa?

«La nostra cooperativa si occupa di salute mentale, gestiamo servizi residenziali per la salute mentale e siamo nati a seguito della chiusura dell'Ospedale Psichiatrico Don Uva di Potenza. La nostra struttura attualmente ospita quindici utenti e in vista della recente e ultima gara noi praticamente implementeremo e aumenteremo il numero dei posti a venti posti letto. Questo permetterà a un numero di utenti che attualmente sono fuori regione di poter rientrare e poter essere ospitati in Basilicata ». Quali sono le difficoltà che avete incontrato finora?

« Possiamo parlare del credito, possiamo parlare della credibilità, possiamo parlare della difficoltà ad interagire e interloquire con le istituzioni e la politica, difficoltà alcune volte con i territori, Se la cooperativa nasce su quel territorio, con il territorio riesce a dialogare ».

Per il futuro cosa prevede?

« Per il futuro ci aspettiamo altri 30 anni di vita, noi ce la stiamo mettendo tutta, sia dal punto di vista dell'impresa e dei servizi. Tutto sta ora affinché migliorino quelle che sono le condizioni normative e che sostanzialmente richiamando l'articolo 45 della stessa Costituzione Italiana dovrebbero essere le istituzioni a supportare le cooperative ». Come è il rapporto con i pazienti?

«Il rapporto con i pazienti è privilegiato, è ottimo, quello che riusciamo a fare con i pazienti non ha li-

miti. Perché il paziente, per noi, non è un paziente ma un portatore d'interesse. Uno stakeholder da questo punto di vista e riteniamo che noi abbiamo una grande responsabilità. Gli utenti affidano a noi il percorso di cura. È una grane responsabilità ».

Il sogno nel cassetto?

« Un futuro di maggiore ascolto, un futuro con più risorse. Perché oggi le risorse che vengono messe a disposizione delle cooperative sul piano della salute mentale sono insufficienti ».

D. Beneventano, Presidente “Cooperativa Sociale Benessere”

La donna di 78 anni era originaria di Senise. Il figlio avrebbe poi tentato di depistare i sospetti

Vittoria Rosa è stata uccisa dal figlio, il cadavere occultato nella cantina

D I E M A N UE LA C A LA BR ES E

Aveva 78 anni Vittoria Rosa Maria De Donato, ed era di Senise, ma nel paese lucano non tornerà più perché è stata uccisa brutalmente per mano del figlio, Fancesco Oliveto, di 48 anni. L’omicidio sarebbe avvenuto il 29 maggio nell’abitazione che i due condividevano nel quartiere di San Vittorino, nell’estrema periferia della Capitale. Ad allarmare i Carabinieri, sarebbero stati i vicini, preoccupati dal fatto che la donna non rispondeva più al telefono da ormai diversi giorni. Poi la denuncia di scomparsa. Scattate le indagini da parte degli uomini dell’Arma, il figlio della donna è stato convocato in caserma. L’uomo, incensurato, avrebbe ceduto durante l’interrogatorio e avrebbe ammesso l’omicidio. Il dramma si è consumato all’interno dell’appartamento di famiglia nella zona di Villaggio Prenestino. Ricostruendo l’accaduto, un violento alterco sarebbe scoppiato tra i due all’interno dell’abitazione. Nella lite, il 48enne avrebbe spinto la madre che avrebbe urtato la testa contro il tavolo. Suc-

cessivamente l’avrebbe colpita con un attrezzo da cucina, probabilmente un matterello. Nella notte tra il 29 e il 30 maggio, approfittando del fatto che tutti dormissero, sarebbe uscito dall'appartamento e avrebbe portato il cadavere nella rimessa, dove avrebbe poi ricoperto il corpo. A quel punto avrebbe realizzato una struttura di mattoni che, grazie anche all'aiuto dei Vigili del fuoco, i Carabinieri hanno distrutto, scoprendo il cadavere della donna sul quale è stata disposta l'autopsia. Il 48enne avrebbe poi ammesso la sua responsabilità e sarebbe stato arrestato con l’accusa di omicidio volontario. Sarebbe poi stato lui stesso a indicare agli uomini dell’Arma il luogo in cui aveva occultato il cadavere. I rilievi sono stati effettuati dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Frascati e coordinati dal procuratore aggiunto Maurizio Arcuri.

IL TENTATIVO DI DEPISTARE I

SOSPETTI: «MAMMA

È PARTITA PER IL PAESE»

Le vicine di casa si erano preoccupate per l’assenza della donna, ma soprattutto per il fatto che il suo te-

lefonino era sempre. Certamente però nessuno poteva mai pensare a tanto orrore. Vittoria Rosa era proprio lì, nascosta in un'intercapedine della cantina di pertinenza dell’abitazione. Il figlio avrebbe invece loro riferito che la donna era partita, fornendo però versioni discordanti: «Ci siamo insospettite perché non la vedevamo da tanti giorni. Il figlio ci sembrava tranquillo, ma noi gli abbiamo chiesto dov'era la madre. Ha detto che era partita, che era tornata al paese, perché loro sono originari di Potenza». Secondo un'altra versione invece, il figlio raccontava ai vicini che sua madre era partita per la Svizzera: «È lì per operarsi alla cataratta, non chiamatela che la disturbate». Una narrazione, quella di Francesco Oliveto, «troppo strana» per i condomini della villetta di via Macchiagodena.

UNA ENNESIMA

TRAGEDIA ANNUN-

CIATA: «NON LAVORAVA, AVEVA GIÀ

PICCHIATO LA MADRE»

Le vicine, rilasciando alcune dichiarazioni alla stampa, parlano di «tragedia annunciata». «Non lavorava e viveva sulle spal-

le di Maria, che trattava malissimo. L'aveva già picchiata in passato, ma lei non voleva denunciare», ripetono, convinte che lui l'abbia fatto «per soldi». «Più volte – conclude una delle vicine più affezionate- le ho detto di denunciare suo figlio, ma lei non ne voleva sapere. Una madre perdona tutto. Lei però, lo ha perdonato una volta di troppo».

IL CORDOGLIO

DEL COMUNE

DI SENISE: «MOMENTO DI IMMENSA SOFFERENZA»

Alla notizia, l’Amministrazione comunale di Senise, guidata dal Sindaco Eleonora Castronuovo, ha espresso profondo cordoglio per la tragica scomparsa della concittadina, manifestando la propria vicinanza ai familiari della donna, e l’intera vicinanza e il dolore della comunità di Senise. «La triste notizia ha addolorato l’intera comunità, che oggi si stringe con affetto e solidarietà attorno ai suoi cari, condividendone il dolore in questo momento di immensa sofferenza»..

Scoperti diversi nascondigli accuratamente occultati in un'area rurale: sequestrate due pistole e 144 cartucce di vario calibro

Pignola, blitz della Polizia: trovate armi clandestine e centinaia di munizioni

Un’importante operazione della Polizia di Stato ha portato al rinvenimento e al sequestro di armi e munizioni occultate in un’area rurale del territorio comunale di Pignola. L’intervento è avvenuto nell’ambito di più ampie attività investigative coordinate dalla Squadra Mobile della Questura di Potenza.L’operazione, collegata a un decreto di perquisizione personale e domiciliare nei confronti di due soggetti indagati per la rapina ai danni della ditta di trasporto valori “Cosmopol” avvenuta il 30 giugno 2025 e già coinvolti in un procedimento per associazione di stampo mafioso, ha interessato anche un servizio straordinario di controllo del territorio.Sul campo hanno operato gli agenti della Squa-

dra Mobile con il supporto del Reparto Prevenzione Crimine Basilicata e delle unità cinofile, consentendo di identificare 74 persone, 18 delle quali con precedenti di polizia, e di controllare 58 veicoli. Sono state inoltre elevate quattro sanzioni per violazioni al Codice della Strada.Durante le perlustrazioni in un’area rurale adiacente ai terreni nella disponibilità di uno degli indagati, gli investigatori hanno individuato diversi nascondigli accuratamente occultati tra la vegetazione. All’interno sono state rinvenute e sequestrate una pistola tipo revolver modificata, una pistola a penna e 144 munizioni di vario calibro, destinate sia ad armi corte sia lunghe.Nel corso delle ricerche sono stati inoltre trovati ulteriori contenitori e manufatti vuo-

ti, ritenuti verosimilmente utilizzati per l’occultamento di armi o altro materiale illecito.Tutto il materiale è stato posto sotto sequestro e sarà ora sottoposto ad accerta-

menti tecnici e balistici, con l’obiettivo di verificarne la provenienza, la funzionalità e l’eventuale collegamento con ulteriori episodi criminosi.

Vittoria Rosa Maria De Donato

MATERA Dopo gli interventi

di riqualificazione: nuove giostre inclusive e sicure per i bambini

Spazi restituiti alla città, riapre la Villa Comunale

MATERA L’Amministrazione Comunale di Matera ha reso noto che la Villa Comunale ha riaperto ufficialmente al pubblico dopo un importante intervento di riqualificazione che ha interessato numerose infrastrutture e aree del parco. «Restituiamo ai cittadini un luogo simbolo della nostra comunità, che per troppo tempo ha versato in condizioni di degrado e abbandono – dichiarano il Sindaco Antonio Nicoletti e l’Assessore all’Ambiente Rocco Buccico -. Gli interventi eseguiti si sono resi necessari per porre rimedio a una situazione di forte criticità determinata da anni di incuria che hanno interessato non solo la Villa Comunale, ma anche gran parte dei parchi e delle aree gioco presenti sul territorio». I lavori hanno riguardato la completa sistemazione della vasca ornamentale, interessata fino a oggi da una significativa perdita e da uno scarico completamente ostruito, nonché il ripristino dell’impianto elettrico a servizio delle pompe e dei filtri dell’acqua. Sono stati inoltre effettuati interventi sulla vasca di raccolta delle acque, sull’impianto di irrigazione, sui fontanini pubblici e sull’area giochi che risultavano ormai completamente inutilizzabili. Sono sta-

ti inoltre riverniciati le panchine e i cestini. Particolare attenzione è stata dedicata proprio agli spazi destinati ai più piccoli con la sostituzione delle attrezzature ludiche e la loro ridefinizione in funzione delle reali fasce d’età dei fruitori, al fine di garantire maggiore sicurezza e una migliore esperienza di utilizzo. Previsti anche giochi inclusivi. A completare la dotazione di giochi, nelle prossime settimane verrà installata un’altalena. L’intervento è stato possibile grande

a una proficua collaborazione tra i settori ambiente e opere pubbliche.

La messa a dimora delle nuove essenze vegetali e le ultime lavorazioni di dettaglio saranno completate nei prossimi giorni senza interferire con gli orari di apertura della Villa, consentendo così ai cittadini di tornare fin da subito a usufruire degli spazi riqualificati.

«La tutela del bene pubblico è una responsabilità condivisa –concludono il Sindaco Nicoletti e l’Assessore Buccico –. Per questo

MONTESCAGLIOSO «Le opere pubbliche hanno bisogno di chi le realizza, ma anche di chi le immagina, le sostiene e le difende nel tempo: per questo il nostro ringraziamento va anche a Luca Braia che, insieme a Italia Viva e al gruppo dirigente di Montescaglioso, ha condiviso e sostenuto dal 2022 una battaglia che oggi vede finalmente il suo compimento». Lo sostiene Nicola Scocuzza, Presidente Provinciale Matera (Italia Viva). «Accogliamo con soddisfazione la notizia della sottoscrizione dell’Atto Negoziale tra la Regione Basilicata e la Provincia di Matera che rende definitivamente operativo il programma degli interventi sulla viabilità provinciale finanziato con risorse FSC 2021- 2027, all’interno del quale è ricompresa anche la realizzazione della complanare a ser-

SAN MAURO FORTE “Giù le mani dalle tasche dei cittadini!”. È perentorio il gruppo di minoranza in Consiglio comunale “Uniti per San Mauro”. L’ultimo provvedimento varato dall’Amministrazione Savino proprio non lo tollerano. «Mentre le famiglie faticano non poco ad arrivare alla fine del mese – dichiarano i componenti del gruppo Uniti per San Mauro Forte –tassate come sono con l’imposta dell’Irpef comunale, istituita proprio da questa compagine di go-

rivolgiamo un appello a tutti i cittadini affinché rispettino questi luoghi e ne diventino custodi insieme all’Amministrazione. Solo attraverso la colla-

borazione e il senso civico sarà possibile preservare nel tempo il lavoro svolto e garantire spazi accoglienti, sicuri e decorosi per tutta la comunità».

vizio dell’area industriale di Montescaglioso lungo la SP3. Si tratta di un passaggio fondamentale che consente di chiudere un lungo iter amministrativo e politico, atteso da anni da imprenditori, lavoratori e cittadini, e di avviare finalmente un’infrastruttura strategica per la sicurezza stradale e per lo sviluppo produttivo del nostro territorio. A nome di Italia Viva desidero esprimere un sincero ringraziamento al

verno, col Decreto n. 3/2026 il sindaco ha deciso di far pesare ulteriormente, sulle casse pubbliche, un aumento complessivo di oltre 12mila euro annui». Un vero e proprio “schiaffo” ai cittadini di questa comunità, lo definiscono i consiglieri di minoranza. Uno schiaffo inferto, peraltro, con un meccanismo davvero inaccettabile. «Mentre i servizi erogati dall’ente mostrano plasticamente tutte le loro falle e le loro carenze, con un sol colpo di penna – stigmatizzano nella loro

nota – vengono contemporaneamente aumentate due retribuzioni, quella del Capo Area Amministrativo e quella del Capo Area Finanziaria di ben 4.000 euro ciascuno. Otto mila euro in due!». Questi aumenti sostanziosi si andrebbero ad aggiungere ai 10 mila euro a Capo Area che già percepiscono, oltre allo stipendio. “Come conseguenza di questo azzardo immotivato –proseguono – si fa impennare a catena anche il terzo stipendio, quello del Segretario Comunale,

Presidente della Regione Basilicata Vito Bardi, al Vicepresidente e Assessore alle Infrastrutture Pasquale Pepe e al Presidente della Provincia di Matera Francesco Mancini, che hanno contribuito, ciascuno per le proprie competenze istituzionali, a rendere possibile il completamento di un iter atteso da anni. Il loro impegno ha consentito di trasformare una legittima aspettativa del territorio in una concreta opportunità di sviluppo per Montescaglioso e per l’intero Materano. Questo risultato, tuttavia, non nasce per caso. È il frutto di un lavoro avviato negli anni scorsi, quando Italia Viva, attraverso l’impegno dell’allora Consigliere regionale Luca Braia, del sottoscritto e dell’intero gruppo dirigente di Italia Viva Montescaglioso».

attivando così la famigerata clausola di galleggiamento. Tali incrementi, fra l’altro ingiustificati dal fatto che molte attività dell’ente sono esternalizzate (soprattutto nel settore finanziario), gravano interamente sul bilancio di un Comune privo di Dirigenza, dove ogni singolo euro dovrebbe essere speso in modo parsimonioso per i servizi ai cittadini e non per gonfiare a dismisura le indennità. I contribuenti non possono essere affatto utilizzati come bancomat!» tuonano

Non solo una rappresentazione simbolica, ma una tradizione che rinnova legami e ricompone la comunità

Il Maggio di Accettura, capitale sociale di un rito che continua a parlare al presente

DI MI L EN A FER R A N D IN A

Da una parte la tradizione che affonda le radici nei riti arborei probabilmente di origine longobarda. Dall’altra la devozione religiosa con processioni e “cente” in onore di san Giuliano. E poi i buoi, l’allegria, i simboli di una festa che abbraccia l’intera comunità e che è scandita da un rituale ben preciso che trova il suo culmine a partire dal sabato che precede la Pentecoste fino al martedì successivo. E anche quest’anno, tra il 6 e il 9 giugno si rinnova uno dei riti più complessi della tradizione mediterranea. Il Maggio di Accettura è un sistema rituale articolato che mette in scena, ogni anno, l’incontro simbolico tra due alberi: il “maggio”, un grande cerro scelto nei boschi di Montepiano e la “cima”, generalmente un agrifoglio che viene unita al tronco in un gesto che fonde natura, lavoro collettivo e dimensione sacra. Attorno a questo nucleo si sviluppa una partecipazione diffusa che coinvolge l’intera comunità: dai boscaioli ai

portatori, dalle confraternite ai cittadini emigrati. È proprio questa partecipazione a rendere il Maggio un dispositivo sociale prima ancora che folklorico ed è qui che il concetto di “capitale sociale” appare particolarmente adeguato: il Maggio non produce soltanto rappresentazione simbolica, ma costruisce e rinnova legami, fiducia, cooperazione. In un contesto segnato da frammentazione e migrazioni, il rito agisce come una forma periodica di ricomposizione della comunità. Già negli anni Settanta, il volume curato da Domenico Notarangelo (Il Maggio di Accettura, 1975), con il contributo critico di Enzo Spera, aveva colto la necessità di superare una lettura puramente folklorica del fenomeno. Particolarmente significativa fu la raccolta di disegni legate alla festa, realizzata da un gruppo di artisti tra cui Nino Fortunato, Anna Ambrosecchia, Franco Di Pede, che parteciparono al Maggio non come illustratori del pittoresco, ma come osservatori immersi in un laboratorio culturale vivo. Quel lavoro

venne interpretato come l’esito di una ricerca collettiva sul campo che già da decenni ci ha restituito l’immagine di un territorio attraversato da profonde trasformazioni sociali: emigrazione, impoverimento economico, fratture tra memoria e modernizzazione. In quella lettura il Maggio emergeva già come luogo di tensione, in cui sopravvivevano codici arcaici e contraddizioni del presente. All’interno di questo filone di esperienze, alcune ricostruzioni storiche attribuiscono inoltre un ruolo pionieristico alla presenza del grande artista triestino Luigi Spacal, confinato politico nel comune accetturese nel 1931(ancor prima dell’arrivo di Carlo Levi tra Grassano e Aliano). In questo senso, il suo nome viene ricordato come uno dei primi a documentare fotograficamente il Maggio, contribuendo a quella fase iniziale in cui la festa cominciava a essere letta anche come oggetto di ricerca visiva e non solo come tradizione orale. Oggi il Maggio continua a sfuggire a definizioni rigide. È insieme rito religioso, evento comu-

nitario, dispositivo identitario e pratica sociale. Ma soprattutto è un momento in cui una comunità torna a produrre se stessa attraverso il gesto collettivo. Un rito che può essere letto anche come forma di “arte sociale non dichiarata”: non nel senso di una rappresentazione estetica separata dalla vita, ma pratica estetica diffusa, incarnata nei gesti, nei corpi, nel sapere condiviso. Un’arte senza autore unico che coincide con la capacità di una comunità di mettere in forma il proprio stare insieme. Il Maggio come “opera d’arte collettiva”, quindi, in cui il paese intero diventa insieme autore, soggetto e opera.

Ogni individuo possiede un potenziale di mutamento e illuminazione che si manifesta nelle scelte quotidiane

L’identità in trasformazione: verso l’armonia integrata dell’essere

identità, nella sua essenza più profonda, si manifesta e si rafforza nel confronto continuo con l’altro. Questo confronto è occasione di riconoscimento dei tratti più autentici di noi stessi, ma anche di trasformazione rispetto ai condizionamenti spazio-temporali che attraversano la nostra esistenza. L’identità è infatti dinamica: ogni esperienza, incontro e relazione contribuisce a ridefinire ciò che siamo.Tale processo, se da un lato arricchisce, dall’altro può generare frammentazione interiore, separando qualità e difetti, luci e ombre, desideri e paure. La sfida fondamentale è dunque l’integrazione: ricomporre le parti del sé affinché l’identità possa esprimersi nella sua pienezza.Questo processo non è solo interiore, ma richiede anche un’interazione armoniosa con l’ambiente e con la società. Solo attraverso questa integrazione possiamo raggiungere un equilibrio capace di tradursi in un amore autentico, fondato sulla consapevolezza dell’unità e aperto all’Infinito.A partire da questa visione, è possibile interrogarsi su quale tra la filosofia buddista e quella cattolica si avvicini maggiormente a tale concetto, includendo anche il contributo dei grandi pensatori.Il pensiero di Nichiren Daishonin propone un’idea dell’identità come espressione della legge universale e della natura di Buddha. Ogni individuo possiede un potenziale di trasformazione e illuminazione che si manifesta nelle scelte quotidiane. L’identità non è fissa, ma in costante divenire: anche le esperienze più difficili diventano occasione per sviluppare saggezza, compassione e forza interiore.In questa prospettiva, le esperienze negative possono essere trasformate in valore, in un processo di pu-

rificazione che avvicina l’individuo alla propria essenza più profonda. La pratica buddista favorisce l’integrazione delle parti frammentate del sé attraverso la consapevolezza e il superamento delle illusioni che generano separazione.Il “sé”, nel buddismo, è interdipendente: ogni emozione o qualità è in relazione con il tutto. Questa interdipendenza conduce all’accettazione dell’altro come parte del proprio cammino verso completezza e armonia. In questo senso, il pensiero di Nichiren si avvicina all’idea di identità come integrazione dinamica e consapevole, orientata a un amore universale e compassionevole.La filosofia cattolica offre una visione complementare. L’identità umana si sviluppa nella relazione con Dio e con il prossimo, trovando piena realizzazione nell’amore e nella carità. In particolare, in Sant’Agostino emerge l’idea di un ritorno all’essenza interiore, reso possibile dall’unione con Dio.L’uomo è chiamato a superare le proprie divisioni interiori, trasformando ogni aspetto della propria natura in strumento di bene. L’integrazione, nel pensiero cattolico, è dunque sintesi tra individualità e universalità: l’identità si compie nel servizio all’amore divino e comunitario.Tra buddismo e cattolicesimo emerge una convergenza di fondo: entrambi riconoscono la necessità di un’identità non chiusa in se stessa, ma aperta al trascendente e all’altro. Tuttavia, mentre il buddismo enfatizza la trasformazione interiore attraverso consapevolezza e interdipendenza, il cattolicesimo privilegia l’integrazione come atto d’amore verso Dio e il prossimo.Anche alcuni pensatori moderni offrono spunti affini. Giordano Bruno concepisce l’universo come un’unità infinita in cui ogni essere

è connesso al tutto, dissolvendo il confine tra individuo e totalità. Spinoza, con il suo “Deus sive Natura”, interpreta l’identità come espressione della sostanza unica, che si realizza nella comprensione del proprio posto nell’ordine universale.In ambito italiano, Leopardi propone una visione più tragica: l’identità è segnata dalla sofferenza e dalla tensione verso un senso mai del tutto raggiungibile. Tuttavia, anche in lui emerge la possibilità di un’armonia parziale nell’accettazione della condizione umana e nella solidarietà tra gli uomini.In sintesi, il buddismo di Nichiren e la filosofia cattolica convergono nell’idea che l’identità si realizzi attraverso integrazione e trascendenza, pur con accenti differenti. Il primo insiste sulla trasformazione interiore e sull’interdipendenza; la seconda sull’amore come compimento dell’essere.Entrambe le prospettive, insieme al contributo dei filosofi citati, suggeriscono che l’identità non si esaurisce nella dimensione individuale, ma si compie nell’apertura all’altro e al tutto.La vera integrazione nasce quando l’identità smette di essere frammentata e divisa, e ogni sua parte viene accolta e trasformata. Solo così l’essere umano può esprimere un amore autentico, radicato nella vita ma orientato verso l’Infinito.

FABRIZIO QUARATINO

LA RUBRICA DI CRONACHE Pensieri

Appunti di realtà 8 giugno Il peso delle maschere leggere

Esiste una strana epidemia che non compare nei bollettini medici, non riempie i pronto soccorso e non obbliga nessuno a indossare una mascherina. E per fortuna, perché nessuno la riconoscerebbe comunque.È l’abitudine elegante e quasi sportiva di dichiarare di stare bene mentre si sta semplicemente funzionando. Non guariti. Non integri. Solo funzionanti.Con una certa dignità, tra l’altro. Come dispositivi elettronici che continuano a operare anche con la batteria al 3%, attivando la modalità risparmio energia dell’anima.Esistono frasi talmente diffuse da meritare un riconoscimento internazionale: “Sto bene”, “Tutto a posto”, “Niente di importante”. Sono la triade ufficiale della sopravvivenza sociale. Le pronunciamo con tale convinzione che a volte ci sorprendiamo quando qualcuno ci crede davvero.La verità è che abbiamo sviluppato una forma sofisticata di mimetismo emotivo. Non mentiamo davvero: semplifichiamo, riduciamo, comprimiamo. Come file troppo pesanti da inviare alla vita quotidiana. E così diventiamo versioni ottimizzate di noi stessi: più leggere, più accettabili, più gestibili.Viviamo in un mondo che ha imparato a premiare la superficie ben illuminata e a ignorare ciò che accade dietro le quinte. Tutti guardano il risultato, pochi sopportano il processo. E il

processo non è mai elegante: è disordinato, contraddittorio, spesso scomodo. Ma è l’unico luogo in cui accade qualcosa di rea- le.È curioso come ci fidiamo delle facciate degli edifici senza mai chiederci come stanno le fondamenta. Eppure è proprio lì che si decide tutto. Non nel design, nei colori o nelle finiture, ma in ciò che non si vede e che, proprio per questo, non ha bisogno di essere venduto.Forse il vero paradosso contemporaneo è questo: più una persona è costretta a sostenere qualcosa di difficile, più si sente obbligata a sembrare leggera. Come se il peso fosse una colpa estetica.Il risultato è sotto gli occhi di tutti: persone impeccabili in superficie e cantieri aperti dentro. Con lavori in corso, divieti d’accesso e zone pericolanti che nessuno segnala. Perché il problema non è soffrire. Il problema è che soffrire non è presentabile.E qui si nasconde il paradosso più crudele: non è la vita a chiederci di fingere di funzionare. Siamo noi che abbiamo iniziato a concederci reciprocamente il permesso di farlo, come se mostrarsi in manutenzione fosse una forma di debolezza socialmente non ammessa.Ma c’è anche un rischio opposto. Viviamo nell’epoca in cui ogni fragilità può diventare contenuto e ogni contenuto può trasformarsi in identità. Eppure una persona non è la som- ma delle sue crisi. È la somma di ciò che decide di farne.Nel frat-

tempo, la vita reale continua in modo sorprendentemente banale. Le persone lavorano, aspettano autobus, comprano il pane, rispondono ai messaggi, sorridono nei corridoi. E spesso, proprio lì, portano addosso battaglie che non hanno pubblico, commenti o replay.Non sono storie da raccontare. Sono storie da attraversare. E non tutti capiranno la differenza.C’è chi penserà che il silenzio sia assenza. Invece è spesso una forma molto precisa di presenza. Una presenza che non invade, non spiega e non pretende di essere capita subito. Ma resta.Come fanno alcune delle cose più importanti della natura. Il cuore, per esempio. Lavora senza comunicati stampa, senza aggiornamenti e senza chiedere approvazione ogni quattro secondi. Eppure continua a essere considerato affidabile. Forse dovremmo imparare anche noi a essere un po’ meno dichiarati e un po’ più autenticamente presenti. Senza bisogno di trasfor-

mare ogni passaggio in un evento.E allora il pensiero va a chi sta sostenendo una vita che non appare nelle fotografie. A chi si sente fuori tempo massimo. A chi sorride mentre sta ricostruendo ciò che non si vede. A chi si è convinto che il proprio peso sia troppo evidente per essere compreso. Non lo è. È semplicemente qualcosa che non può essere semplificato.E tutto ciò che non si semplifica, oggi, rischia di essere frainteso. Ma non per questo vale meno. Anzi, spesso vale esattamente il contrario.La verità più scomoda è che non crolliamo quando la vita diventa difficile. Crolliamo quando iniziamo a credere di dover apparire intatti mentre stiamo imparando a rimetterci in piedi.Forse la domanda più importante è questa: se togliessimo tutte le versioni presentabili di noi stessi, cosa resterebbe che continua comunque a camminare? Forse è proprio lì che si trova il punto da cui ripartire.

Da Venosa alle Oasiadi 26 di Foggia, una giornata

di sport e inclusione con ragazzi dei Padri Trinitari

Una giornata all’insegna dello sport, dell’inclusione e della condivisione per gli ospiti dei Padri Trinitari di Venosa, che hanno partecipato a Foggia alle “Oasiadi 26”, manifestazione dedicata alle persone con disabilità e alle realtà impegnate nel loro sostegno.Nonostante il maltempo, i ragazzi hanno preso parte con entusiasmo alle numerose attività proposte, tra cui calcetto, basket, padel, tennistavolo, scherma e yoga. Un’occasione di incontro e socializzazione che ha consentito a tutti i partecipanti di vi-

vere un’esperienza di crescita personale attraverso i valori dello sport.Ad accompagnare il gruppo sono stati Michele Pugliese, Marirosa Teora e Gennaro Ungolo, che hanno sottolineato il clima di amicizia e collaborazione creatosi tra educatori, operatori, volontari e famiglie. A rendere ancora più vivace la giornata anche la presenza dei vip clown, che hanno animato l’evento con momenti di allegria.La manifestazione si è conclusa con la premiazione di tutti i partecipanti, riconoscendo l’impegno e la determinazione

dimostrati nel corso della giornata.Per i ragazzi dei Padri Trinitari non sono mancate ulteriori soddisfazioni. Al termine dell’evento, infatti, hanno pranzato al Burger King di Foggia, iniziativa voluta dal direttore dei Cdr di Venosa e Bernalda, Vito Campanale, per rispondere al desiderio espresso da alcuni ospiti della struttura.Proprio all’uscita del locale, gli accompagnatori hanno ricevuto un inatteso attestato di stima da un cliente che, dopo aver osservato il gruppo durante il pranzo, si è complimentato per il lavoro

svolto con i ragazzi, definendoli “angeli”. Un gesto semplice ma significativo, che ha rappresentato un ul-

teriore momento di emozione al termine di una giornata già ricca di significato.

Tra gare sportive

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Cronache del 8 giugno 2026 by Cronache - Issuu