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Giocatori, dirigenti e tecnici del Potenza Calcio ricevuti da Telesca

RECUPERATE RISORSE NON SPESE DELLA RICOSTRUZIONE POST SISMA
L’assessore alle Infrastrutture annuncia la misura. Sotto il segno di equità e responsabilità il rafforzamento di una nuova
Buon compleanno, Francis Ford Coppola
«Maestro, la tua Basilicata ti aspetta». È il messaggio che la presidente della Lucana Film Commission, Margherita Romaniello, ha rivolto a Francis Ford Coppola in occasione del suo 87° compleanno. Sei volte premio Oscar e profondamente legato alla Basilicata per le sue origini familiari a Bernalda, il regista statunitense rappresenta da sempre un simbolo del (...)

■ continua a pag 22 Pepe
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Che la benzina sia salita alle stelle e che rischi di far precipitare in bancarotta l’Occidente con tutte le sue pretese di vanità e di bisogno petrolifero non è certo colpa del governatore Bardi, ma dell’accrocco trumpiano su Hormuz che fa stringere d’assedio navi e commercio globale verso la nuova riscrittura geopolitica del mondo. Ora però capita che mentre la Basilicata galleggi sul petrolio, tanto da far ricca l’Italia e naturalmente le Compagnie che ce lo portano via per qualche misero spicciolo, si ripeta ormai come un mantra giornaliero la storia fantozziana d’avere qui il prezzo più alto rispetto ad altre Regioni, pure a secco d’oro nero e d’annessi gassosi e così mentre s’aumenta lo stipendio del capo di gabinetto ed un avvocato napoletano batte tutti i record d’incarichi pubblici ai poveri lucani, perfino volenterosi selfisti alla pompa di benzina, tocca versare sangue e lacrime del loro sudato lavoro, pagandola ben 1,806 euro al litro, nonostante veneti e marchigiani la paghino solo 1,770, emiliani e laziali 1,773 e così via, tanto per deprimerci di più, per tutto il resto d’Italia.
Canta Fiftyzeros: “Sangue e benzina, miscela giusta per darci alla fugaaa..”
OLTRE IL GIARDINO D’Alema designato presidente di Confindustria e la sua visione per la Basilicata

Lesioni
in aula, assolto Martinelli Il giudice: «Il fatto non sussiste»


GIRO D’ITALIA
Stanziati 4,7mln per la messa in sicurezza del percorso della Corsa
Rosa, Bardi e Cupparo: «Strategica per la promozione dei territori»
■ Servizio a pag 10
EX TIS E RMI
Polese (Ol-Iv) rilancia la stabilizzazione: «Servono assunzioni per superare il precariato e garantire servizi essenziali»
■ Servizio a pag 3
SAN FELE
È tra i borghi più belli d’Italia, il governatore: «Il quarto posto rafforza la comunità e rilancia il turismo in regione»
■ Calabrese a pag 17
LO SCIOPERO Forestazione, sindacati pronti alla protesta
Lunedì sit-in davanti alla Regione: «Adesso basta con silenzi e attese»
■ Servizio a pag 7

L’assessore alle Infrastrutture annuncia il recupero delle risorse non spese della ricostruzione post sisma
Sotto il segno di equità e responsabilità il rafforzamento di una nuova stagione in cui le risorse servono per cantieri ed opere prioritarie

«Abbiamo voluto costruire un modello che tenga insieme equità e responsabilità. Equità, perché nessun territorio viene escluso e le risorse vengono distribuite in base a criteri oggettivi. Responsabilità, perché ogni euro è legato all’avanzamento concreto dei lavori. È così che si chiude davvero la stagione della ricostruzione: non con gli annunci, ma con i cantieri che vanno avanti e le
opere che vengono completate».
Le parole con cui Pasquale Pepe, vicepresidente della Giunta e assessore alle infrastrutture, comunica la decisione di riattribuire i fondi per la ricostruzione è quasi più importante dei soldi stessi, indicano con chiarezza il cambiamento di un paradigma e una nuova veste operativa.
5 MILIONI AI COMUNI
La ricostruzione post sisma è stata la grande eredità tenuta sul groppone
dai cittadini lucani. Il tempo trascorso dal terremoto dell’80 ad oggi è un tempo lunghissimo, quasi eterno, oltre la vita lavorativa di una qualsiasi persona.
La ricostruzione è stata un manifesto della sagra delle occasioni mancate sulle quali prima o poi ci si dovrà soffermare.
Pasquale Pepe era un bambino quando arrivarono i primi finanziamenti dopo il sisma ma è il primo ad avere il coraggio di dire: «riprendiamo i soldi non spesi, mettiamoli in

concreto avanzamento dei lavori come base per i pagamenti. È un principio che tiene conto della capacità reale di azione delle singole amministrazioni comunali destinatarie dei fondi.
Non più soldi dati a pioggia ma progetti concreti, interventi reali e finanziamenti ad avanzamento stato dei lavori.
Sembra quasi il linguaggio operativo di un manager di una grande azienda privata quello che utilizza Pepe o, più semplicemente, è il linguaggio operativo di chi si è fatto le ossa facendo il Sindaco e sa cosa significhi essere realmente operativi sui problemi senza cincischiare in parole vacue.
UN VERO CAMBIO DI PASSO
un tesoretto e investiamo su opere che servono secondo criteri di priorità stabiliti». Quelle due parole «equità e responsabilità» e quel richiamo ai cantieri da avviare sono le parole della democrazia decidente, del governo del fare, della volontà di agire senza fermarsi mai superando gli ostacoli e senza sprecare risorse né tempo.
AVANZAMENTO
CONCRETO
DEI LAVORI
Non è un caso se Pepe richiama il principio del
Chi, come noi, ha qualche anno in più di età sa bene cosa significhi in termini simbolici questo nuovo metodo.
Lo sa perché ricorda bene come si è realizzata la ricostruzione e quanti soldi sono stati spesi male o addirittura non spesi. Abbiamo visto opere non completate e anche soldi restituiti.
Oggi Pepe parte proprio dal recupero dei fondi della ricostruzione per rinforzare l’idea di una nuova stagione per la Basilicata.
A noi questa nuova stagione dell’azione concreta piace.

Fondi redistribuiti in base ai fabbisogni e allo stato dei lavori, Pepe: «Riattiviamo risorse ferme sulla base di equità e responsabilità»
POTENZA. La Giunta regionale della Basilicata ha approvato il riparto di oltre cinque milioni di euro destinati al completamento degli interventi di ricostruzione legati ai sismi del 1980, del 1981 e del 1982. Si tratta di risorse già stanziate dallo Stato e rimaste inutilizzate, ora recuperate e rimesse a disposizione dei Comuni per chiudere procedure ancora aperte da decenni. «Non stiamo semplicemente redistribuendo fondi – ha dichiarato il vicepresidente e assessore alle Infrastrutture Pasquale Pepe – ma stiamo intervenendo su un nodo storico della Basilicata. Parliamo di risorse ferme da anni che oggi vengono riorientate con criteri chiari, oggettivi e verificabili». Un’operazione che, secondo Pepe, rappresenta «una giustizia amministrativa prima ancora che finanziaria».
Il provvedimento nasce dall’applicazione della normativa regionale che consente di revocare e riutilizzare fondi non spesi, confluiti in un fondo unico destinato alla ricostruzione. L’ammontare complessivo, pari a circa cinque milioni e 177 mila euro, deriva da precedenti assegnazioni non utilizzate dai Comuni ed è stato redistribuito sulla base dei fabbisogni ancora esistenti. La ripartizione segue due linee distinte. Una prima quota, pari al 30 per cento delle risorse complessive, è destinata a interventi prioritari su immobili di interesse storico, su edifici collocati lungo le vie di fuga dei piani di protezione civile o già acquisiti al patrimonio comunale. In questo caso sono dodici i Comuni beneficiari, con assegnazioni in misura sostanzialmente uniforme. La seconda quota, pari al 70 per cento, riguarda invece il finanziamento degli interventi inseriti nelle graduatorie comunali e interessa trentanove Comuni. Il criterio di

riparto combina il fabbisogno residuo di ricostruzione e la capacità economica degli enti, con un peso equivalente, così da garantire una distribuzione equilibrata. Il sistema tiene conto anche della classificazione dei territori colpiti dal sisma, distinguendo tra Comuni disastrati e gravemente danneggiati, modulando di conseguenza la distribuzione delle risorse. Elemento centrale del provvedimento è il meccanismo di erogazione: i fondi saranno accreditati solo sulla base dell’effettiva rendicontazione degli stati di avanzamento dei lavori. Una scelta che punta a evitare nuove giacenze e a garantire un utilizzo progressivo e controllato. «Abbiamo voluto costruire un modello che tenga insieme equità e responsabilità – ha concluso Pepe – perché ogni euro è legato all’avanzamento concreto dei lavori».Intanto la Direzione Infrastrutture è al lavoro per individuare ulteriori economie da riprogrammare, in particolare quelle derivanti dai mutui ancora in fase di rendicontazione.
ARANEO
E VERRI
(M5S)
ACCUSANO LA REGIONE
«Acqua, spreco assurdo zero programmazione»
POTENZA. «C’è un’immagine che racconta meglio di qualunque slogan il fallimento della gestione idrica in Basilicata: l’anno scorso guardavamo il cielo aspettando la pioggia, oggi guardiamo l’acqua scorrere via senza riu- scire a trattenerla».È la denuncia delle consigliere regionali del Movimento 5 stelle Alessia Araneo e Viviana Verri, che puntano il dito contro l’assenza di programmazione. Dopo mesi segnati dalla siccità e dalle difficoltà per il comparto agricolo, le recenti piogge hanno riportato acqua negli invasi, ma senza risolvere le criticità strutturali.«Se oltre la metà si perde lungo il sistema, se le reti sono vecchie e frammentate, allora il problema non è l’emergenza, ma la mancata manutenzione», affermano. Secondo le esponenti pentastellate, la dispersione supera il 62 per cento, trasformando la disponibilità idrica in spreco.Nel mirino anche l’azione della Regione. «Non bastano annunci e piani futuri, servono cantieri e risultati concreti», sottolineano, chiedendo maggiore trasparenza su lavori, cronoprogrammi e interventi realizzati.Critiche anche sulla fase di transizione nella gestione del servizio idrico, con il passaggio da Eipli ad Acque del Sud. «Chi garantisce che non diventi l’ennesimo alibi per rinviare tutto?», si chiedono.«Gli agricoltori lucani non possono restare sospesi tra siccità e spreco», concludono, sollecitando risposte immediate per garantire sicurezza idrica a cittadini e imprese.

Il capogruppo Ol-Iv richiama Comuni e Regione: «Servono assunzioni per superare il precariato e garantire servizi essenziali»
POTENZA . «La richiesta formale inviata dai presidenti delle Province di Potenza e Matera, Christian Giordano e Francesco Mancini, all’Anci Basilicata conferma quanto vado sostenendo da tempo: la stabilizzazione dei lavoratori ex Tis e Rmi sarebbe una risposta concreta alla paralisi operativa di molti nostri enti locali». Lo dichiara il capogruppo di Orgoglio Lucano - Italia Viva, Mario Polese, commentando l’appello dei vertici provinciali per un piano di assegnazione del personale. «Proprio venerdì scorso – spiega Polese – ho inviato una lettera a tutti i sindaci lucani per ricordare che esiste già un percorso tracciato e approvato: la delibera del Consiglio regionale numero 194 del 2025». «Questo atto, nato da una mia ini-
ziativa e approvato all’unanimità lo scorso 18 dicembre, impegna la Giunta regionale a porre in essere ogni misura necessaria per la stabilizzazione di questa platea presso i Comuni o, in alternativa, nelle società partecipate e negli enti strumentali della Regione». Il consigliere Polese sottolinea la piena sintonia con le preoccupazioni espresse dai presidenti Mancini e Giordano circa le difficoltà dei Comuni nella gestione del decoro urbano, delle aree verdi e della manutenzione stradale. «Molti enti sono allo stremo per carenza di personale. Questi lavoratori hanno maturato anni di esperienza sul campo proprio all’interno delle amministrazioni comunali. Utilizzarli stabilmente significa dare respi-

ro ai sindaci e dignità a centinaia di famiglie lucane che vivono nel precariato».
«Nella mia lettera ai sindaci –continua Polese – ho ribadito che esistono già modelli di successo, come quelli di Grassano e Avigliano, dove si è proceduto alla stabilizzazione avvalendosi dell’Arlab. La Regione può e deve fare da facilitatore, mettendo a disposizione incentivi economici seguendo l’esempio di altre regioni virtuose».
La segretaria di Potenza Scarano: «Serve ampliare il lavoro agile per ridurre i costi e tutelare lavoratrici e lavoratori pubblici»
POTENZA. Le tensioni geopolitiche ed economiche sui mercati energetici continuano a produrre effetti rilevanti anche in Basilicata, dove il costo dei carburanti ha registrato aumenti tra i più elevati a livello nazionale, facendo temere anche possibili criticità negli approvvigionamenti. Un quadro che rischia di incidere in modo significativo sulle condizioni economiche di lavoratrici e lavoratori, in particolare nel settore pubblico. In questo contesto la Fp Cgil di Potenza chiede con urgenza l’apertura di un tavolo di confronto con la Regione per rivedere alcune disposizioni contenute nel regolamento sul lavoro agile e ampliare l’applicazione della normativa regionale anche ai dipendenti dell’ente e dell’intera pubblica amministrazione. «Alla luce delle attuali crisi è necessario adottare misure urgenti per favorire il lavoro agile e ridurre l’impatto dei costi del carburante», afferma la segretaria generale Giuliana Scarano, sottolineando come l’aumento dei prezzi stia colpendo in particolare i lavoratori pendolari. Tra le proposte avanzate, l’incremento delle giornate di smart working

con il superamento dell’attuale limite del 40 per cento e una maggiore flessibilità organizzativa, soprattutto per il personale costretto a spostamenti quotidiani. Il sindacato chiede inoltre la possibilità di autorizzare il lavoro agile per periodi più lunghi, fino ad almeno trenta giorni consecutivi, in presenza di comprovate situazioni di salute personale o familiare di particolare gravità. Viene inoltre sollecitata l’attivazione del lavoro agile anche in caso di calamità naturali o di altre situazioni che rendano impossibile lo svolgimento dell’attività in presenza, oltre alla previsione di misure di sostegno per i dipendenti regionali analoghe a quelle già previste per le imprese.
«L’assenza di tali misure o di adeguata flessibilità
organizzativa potrebbe incidere nel medio periodo sulle scelte di permanenza all’interno dell’amministrazione», avverte Scarano, evidenziando il rischio di dispersione delle competenze e delle professionalità acquisite.Per la Fp Cgil è necessario evitare che l’impatto della crisi energetica si traduca in una perdita di potere d’acquisto delle retribuzioni e in un progressivo impoverimento del personale pubblico. Da qui la richiesta di un confronto immediato con la Regione per modificare il regolamento vigente e avviare un percorso di ammodernamento dei modelli organizzativi, considerato strategico per rafforzare la qualità dei servizi e la capacità dell’amministrazione di attrarre e trattenere personale qualificato.
BOLLETTINO E PERNETTI: «PIÙ FLESSIBILITÀ»


POTENZA. La Cisl Fp Basilicata torna a sollecitare interventi sul lavoro agile e sulla modernizzazione degli enti locali e strumentali. Il sindacato chiede una revisione dei regolamenti vigenti e l’attivazione di postazioni di co working diffuse sul territorio regionale.«Lo smart working non può più essere trattato come misura emergenziale, ma deve diventare un pilastro della buona amministrazione», affermano il segretario generale Pino Bollettino e il segretario regionale Vincenzo Pernetti. In Basilicata, spiegano, il lavoro agile rappresenta una risposta concreta sia ai costi energetici sia allo spopolamento delle aree interne.Ridurre gli spostamenti casa lavoro consente infatti di alleggerire i costi del carburante e contenere l’impatto ambientale, mentre la possibilità di lavorare nei piccoli comuni rafforza la permanenza dei cittadini nei territori. Da qui l’appello a Regione, Province e Comuni: «Serve un segnale tangibile di modernità», sottolineano, chiedendo regole chiare, tutele e strumenti adeguati. Il modello proposto punta su maggiore flessibilità organizzativa e sulla creazione di una rete di spazi condivisi negli uffici pubblici.«Il lavoro agile è una sfida di civiltà e progresso», concludono, indicando la Basilicata come possibile modello di innovazione amministrativa.
Lovallo (Confcommercio Potenza): «Perplessità su intervento del Governo, ma necessario fermare i contratti pirata»
POTENZA. Confcommercio guarda con attenzione all’ipotesi di un intervento del Governo sulla retribuzione «giusta ed equa», che potrebbe arrivare nei prossimi giorni, anche in coincidenza con la Festa del Primo Maggio. Il provvedimento punta a individuare nei contratti collettivi nazionali più applicati il riferimento per garantire un trattamento minimo adeguato, superando la proposta di salario minimo avanzata dall’opposizione. Sul tema l’organizzazione ha già espresso perplessità, ribadendo la necessità di un confronto preventivo con le parti sociali e il ruolo centrale dei contratti collettivi comparativamente più rappresentativi. Una posizione condivisa anche dalle principali associazioni datoriali del turismo e
del commercio, che hanno manifestato criticità sul metodo e sulla convocazione di sigle ritenute non rappresentative.Nel dibattito interviene anche il presidente di Confcommercio Potenza, Angelo Lovallo: «Il sistema della contrattazione collettiva di qualità resta la strada principale per garantire salari adeguati e tutele reali ai lavoratori, senza mettere in difficoltà le imprese». Lovallo sottolinea come in Basilicata il tessuto imprenditoriale si distingua per correttezza: «Il dato del 4,5 per cento nella provincia di Potenza, tra i più bassi in assoluto, conferma che le nostre imprese sono virtuose e applicano i contratti maggiormente rappresentativi». Tuttavia il fenomeno dei cosiddetti contratti pirata resta presente, interessando

circa 1.500 addetti su oltre 31.000 lavoratori del terziario, con incidenza maggiore nel Materano. «Si tratta di una concor-
renza sleale che penalizza lavoratori e imprese sane», prosegue Lovallo, evidenziando come questi contratti prevedano salari inferiori, minori tutele e assenza di welfare integrativo. Da qui la richiesta di criteri chiari sulla rappresentatività, controlli più efficaci e strumenti come il codice unico dei contratti. Confcommercio evidenzia anche gli effetti positivi delle misure fiscali sugli aumenti retributivi: per un dipendente del commercio, nel 2026 il beneficio netto annuo derivante dalla detassazione è stimato in 566 euro. «Invitiamo le imprese ad associarsi e ad applicare contratti collettivi di qualità», conclude Lovallo, sottolineando la necessità di una competizione fondata su legalità, tutele e competitività.














Su 131 Comuni lucani, 55 hanno già segnalato criticità idrauliche e idrogeologiche e in 61 sono stati attivati i Centri operativi comunali
DI EMANUELA CALABRESE
Tra i tanti Comuni lucani purtroppo flagellati dal maltempo dei giorni precedenti alla Pasqua, anche Roccanova si trova a fare la conta dei danni. Proprio qui si è tenuto «un sopralluogo congiunto tra la Provincia di Potenza e il Comune, finalizzato alla valutazione dei danni verificatisi lungo la Strada Provinciale 89 e la Strada Provinciale 7». Dalle verifiche tecniche eseguite, il Comune spiega quanto emerso: «Sulla SP 89 il danno riscontrato risulta di rilevante entità e richiederà interventi complessi, con tempi stimati di diversi mesi e un fabbisogno finanziario significativo, quantificabile in circa 2-3 milioni di euro, al fine di ripristinare le condizioni di sicurezza e transitabilità della strada. Sulla SP 7 i danni risultano meno gravi -spiegano dal Comunema si rendono comunque necessari interventi di manutenzione straordinaria per la messa in sicurezza del tratto in direzione "Ponte Battaglia", al fine di garantire una regolare fruizione». IL COMUNE CHIEDE UN SOPRALLUOGO CON REGIONE E PROVINCIA E IL RICONOSCIMENTO DELLO STATO DI EMERGENZA
Proprio per far fronte a tali problematiche, il Comune ha scritto al Dipartimento Infrastrutture e Mobilità- Difesa del Suolo e alla Provincia di Potenza, per segnalare l’urgente e grave dissesto idrogeologico lungo la Sp 89, richiedendo un sopralluogo congiunto: «A seguito delle eccezionali e persistenti precipitazioni atmosferiche che hanno interessato il territorio comunale tra il 25 marzo e il 2 aprile 2026, si sono verificati diffusi fenomeni di instabilità idrogeologica, in parti-
colare lungo la Strada Provinciale 89, asse viario strategico, dove si è determinato un grave movimento franoso con collasso della sede stradale, che ha comportato il cedimento totale della carreggiata e delle opere accessorie e lo scivolamento del versante con perdita di stabilità del corpo stradale oltre alla interruzione della viabilità con rischio per la pubblica incolumità». Il fenomeno, proseguono nel documento, «presenta caratteristiche di dissesto attivo e progressivo, con potenziale aggravamento; sussistono le condizioni per l'attivazione delle procedure di cui al Codice della Protezione Civile per eventi emergenziali di rilievo locale e sovracomunale; La situazione determina una grave compromissione della sicurezza stradale, in violazione degli obblighi del Codice della Strada – inoltre- il Comune non dispone delle risorse necessarie per interventi strutturali di tale entità -e pertanto l’Ente richiede- l'attivazione urgente di un sopralluogo tecnico congiunto tra Regione, Provincia e Comune per una valutazione tecnica dello stato di rischio e l'individuazione degli interventi indifferibili; L'avvio delle procedure per il riconoscimento dello stato di emergenza e l'accesso ai fondi per la mitigazione del rischio idrogeologico; L'inserimento dell'intervento tra le priorità regionali e nazionali secondo la normativa sul dissesto idrogeologico e il supporto tecnicooperativo per la messa in sicurezza urgente della viabilità. Alla luce della gravità del fenomeno dunque vi è necessità di un intervento immediato, coordinato e strutturale, al fine di salvaguardare la pubblica incolumità e garantire la continuità dei collegamenti».
UTILIZZO DELLA VIABI-

LITÀ COMUNALE INTERPODERALE PER L'ACCESSO AL CENTRO ABITATO Intanto per fronteggiare le necessità e i disagi per i residenti che si spostano quotidianamente sul territorio, «in attesa delle valutazioni tecniche definitive, d'intesa con l'Amministrazione Provinciale, è stato stabilito di consentire temporaneamente l'accesso al centro abitato mediante l'utilizzo della viabilità comunale interpoderale. In particolare, provenendo da San Brancato, al km 2 della SP 89 è necessario deviare a sinistra sulla strada comunale Nice/Vallarano, che collega la SP 89 alla SP 7, e successivamente proseguire a destra verso Roccanova; In alternativa, al km 5 della SP 89 è possibile deviare a destra sulla strada comunale Alza Gamba/Pellalvo/Mandara/Campo Sportivo, con accesso fino a via Vittorio Emanuele all'altezza del campo sportivo. La Polizia Locale e l'Ufficio Tecnico Comunale hanno già provveduto all'installazione della necessaria segnaletica. L'Amministrazione comunale –concludono- assicura costante aggiornamento sull'evoluzione della situazione e sugli interventi programmati».
BARDI CHIEDE LO STATO DI EMERGENZA NAZIONALE: «SIAMO DI FRONTE AD EVENTI ECCEZIONALI»
E proprio in concomitanza di questi e tanti altri eventi che stanno interessando la Basilicata ormai da giorni con smottamenti, cedimenti di strade, frane e allagamenti, il Governatore della Regione, Vito Bardi, ha inviato una lettera ufficiale al Ministro per la Protezione Civile Nello Musumeci, in cui descrive il quadro dei danni provocati al territorio dall'ondata di maltempo. I dati raccolti dagli Uffici regionali deli-
neano il quadro di una crisi estesa e sistemica: su 131 comuni lucani, 55 hanno già segnalato criticità idrauliche e idrogeologiche, in 61 sono stati attivati i Centri operativi comunali (COC), con un coordinamento continuo tra il sistema regionale di Protezione Civile e le Prefetture di Potenza e Matera. «Siamo di fronte a eventi eccezionali – dichiara il Presidente– per intensità ed estensione. Le piogge persistenti hanno provocato esondazioni in più punti dei principali corsi d’acqua e del reticolo idraulico secondario. Le arterie provinciali e comunali sono interessate da frane e smottamenti che isolano frazioni e mettono a rischio la sicurezza dei cittadini. In alcuni comuni degli smottamenti hanno provocato danni ad abitazioni private che sono state sgomberate». Non solo strutture e infrastrutture: «l’emergenza sta colpendo duramente anche il tessuto economico della regione. Le attività agricole e produttive risultano gravemente danneggiate dalle piogge violente e dagli allagamenti diffusi». Nella richiesta indirizzata al Governo, Bardi sottolinea come le risorse regionali, pur pienamente mobilitate, non siano più sufficienti a fronteggiare un fenomeno che interessa gran parte delle province di Potenza e Matera. Da qui la necessità di un intervento straordinario dello Stato, nel rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità. Gli obiettivi della richiesta sono: garantire assistenza alle popolazioni colpite, ripristinare i servizi essenziali, avviare una puntuale ricognizione dei danni e attivare risorse finanziarie straordinarie per la messa in sicurezza del territorio e per il ristoro dei danni subiti dalle province, dai comuni e dalle imprese agricole.

Mega chiede interventi urgenti e propone rinnovabili, sostegni a famiglie e imprese e confronto con le parti sociali
POTENZA. Il governo Bardi «prenda subito provvedimenti contro il caro energia per aiutare industria e consumatori finali e consulti subito le parti sociali per cominciare a discutere della reintroduzione dello smart working laddove possibile. Lo sconto deciso dal governo è stato sostanzialmente mangiato dall’impennata dei beni energetici, destinati a crescere ulteriormente se la guerra in Iran proseguirà a lungo. La proroga di quel decreto è dunque poco più di un pannicello caldo di fronte a una crisi energetica che si sta trasformando rapidamente in una crisi economica e sociale perfino peggiore di quella causata dalla guerra in Ucraina. Altri 500 milioni di euro a spese del contribuente, e degli investimenti in energie rinnovabili, che servono più a garantire gli extra-profitti delle com-
pagnie energetiche che a difendere il potere d’acquisto dei cittadini».Lo afferma il segretario generale della Cgil Basilicata, Fernando Mega, che aggiunge: «Si continua a non mettere in campo alcuna scelta strutturale, a partire da quella più importante: alzare significativamente la produzione di energie rinnovabili, per assicurare riduzione dei prezzi, sicurezza e indipendenza energetica (altro che rinviare il phase out dal carbone al 2038). Occorrerebbero poi: il disaccoppiamento del prezzo dell’elettricità da quello del gas; misure a sostegno di famiglie e imprese finanziate innanzitutto tassando gli extra-profitti delle compagnie energetiche; un tetto ai prezzi dell’energia. In questo scenario drammatico - denuncia Megac’è il rischio concretissimo di una nuova fiammata inflattiva (come

evidenziano anche gli ultimi dati), che sarà pagata soprattutto da lavoratori e pensionati, su cui già pesano gli effetti dell’inflazione cumulata degli ultimi anni e di un drenaggio che ha fatto esplodere la pressione fiscale al 51,4 per cento nel quarto trimestre del
2025, la più alta da undici anni a questa parte, come registrato dall’Istat. Sarebbe insostenibile e va assolutamente evitato, tutelando e aumentando salari e pensioni, rendendo il fisco più equo e progressivo, a partire dalla neutralizzazione del fiscal drag».
Flai, Fai e Uila mobilitano il settore, il M5s sostiene la protesta e chiede al Governatore un confronto immediato
POTENZA. Si alza il livello dello scontro sul comparto forestazione in Basilicata. Fai, Flai e Uila proclamano la mobilitazione generale e annunciano per il 13 aprile, alle ore 10, un presidio davanti alla Regione Basilicata che, in assenza di risposte immediate, è destinato a diventare permanente.A due mesi dalla richiesta di incontro al presidente della Regione Vito Bardi, avanzata dai segretari delle categorie e dalle segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil, i sindacati denunciano il perdurare del silenzio istituzionale. «La Regione continua a ignorare le istanze dei lavoratori», affermano, definendo la situazione «grave e inaccettabile», soprattutto a ridosso dell’apertura dei cantieri e in un quadro reso più critico dal ritardo nell’approvazione del bilancio di previsione. «Non siamo più di fronte a ritardi ma a una precisa responsabilità politica», sottolineano le organizzazioni sindacali, evidenziando come il comparto forestale rappresenti un presidio essenziale per la tutela del territorio e per la prevenzione del dissesto idrogeologico, tema reso ancora più urgente dai recenti episodi legati alla mancata manutenzione. Al centro della piattaforma rivendicativa vi è il raggiungimento delle 150 giornate lavorative, anche per superare le disparità tra le diverse platee, insieme alla garanzia di pagamenti regolari e al rilancio della produttività, strettamente connessa alla valorizzazione del patrimonio boschivo e delle risorse naturali, in coerenza con la normativa regionale vigente. I sindacati richiamano inoltre la necessità di avviare un turnover generazionale che consenta di ringiovanire il comparto e rafforzarne la funzione strategica, anche in chiave di contrasto allo spopolamento delle aree interne. «Non è più tempo di rinvii: il tempo dell’attesa

è finito», dichiarano i segretari regionali Vincenzo Pellegrino, Raffaele Apetino e Gerardo Nardiello, denunciando «il teatrino della politica fatto di annunci vuoti e promesse disattese».Alla mobilitazione aderisce anche il Movimento 5 stelle Basilicata. Le consigliere regionali Alessia Araneo e Viviana Verri parlano di «risposta inevitabile a due mesi di silenzio istituzionale» e ribadiscono che «non è un ritardo: è una precisa responsabilità politica del presidente Bardi». Le esponenti pentastellate ricordano inoltre di aver depositato una mozione per chiedere parità di trattamento tra Saap, Asa e forestali, stabilizzazioni e certezza delle risorse, rimasta però ferma. «Le lavoratrici e i lavoratori aspettano l’apertura dei cantieri senza sapere quante giornate lavoreranno né con quali tutele», osservano.Il Movimento 5 stelle sarà presente al presidio del 13 aprile e sollecita l’apertura immediata di un tavolo di confronto. «Non ci sono ragioni tecniche per altri rinvii: c’è solo la volontà politica di farlo o la scelta di non farlo», concludono.
POLICORO. Con il caro gasolio e i rincari dei fertilizzanti legati alla guerra in Iran e gli effetti dei cambiamenti climatici che stanno incidendo in modo significativo sui bilanci delle imprese, migliaia di agricoltori della Coldiretti si riuniranno a Policoro, in provincia di Matera, per denunciare l’aumento dei costi causato dalle tensioni geopolitiche, l’intensificarsi dei danni causati dall’alternarsi di maltempo e siccità e le distorsioni del codice doganale che penalizzano le produzioni italiane. Sarà un’importante occasione di confronto sui rischi che minacciano la sovranità alimentare del Paese e le eccellenze della Dieta Mediterranea, ma anche sui risultati raggiunti grazie alle mobilitazioni in Europa, a partire dal recupero dei fondi Pac. L’appuntamento è per domani, dalle ore 9.30, al Palaercole di Policoro (Matera), assieme al presidente Ettore Prandini, al segretario generale Vincenzo Gesmundo e ai presidenti di Coldiretti Basilicata, Antonio Pessolani, e di Coldiretti Calabria, Franco Aceto. Per l’occasione verrà allestita un’esposizione sulle eccellenze del Made in Italy messe a rischio dalla guerra con i settori più colpiti. Terminato l'incontro stampa, ne seguirà uno riservato con i soci agricoltori Coldiretti per un confronto a porte chiuse sui dossier aperti, coinvolgendo direttamente i vertici dell’Organizzazione.


OLTRE IL GIARDINO Dalla visione di D’Alema alla cultura con D’Amato, fino alle dimore
rurali di Lionetti: sviluppo, spopolamento e identità

D I AN N A TAM M AR I EL L O
Ritorna “Oltre il giardino”, il programma di Cronache TV condotto dal giornalista Paride Leporace. Ospite in studio Francesco D’Alema, designato alla presidenza di Confindustria Basilicata con un ampio consenso. L’incarico, della durata di quattro anni, arriva in una fase complessa segnata da crisi economiche ed energetiche. «Mi riempie il cuore di tanta grande soddisfazione», afferma, sottolineando come la fiducia ricevuta comporti «una grande aspettativa» sul lavoro futuro.
La squadra sarà presentata a inizio maggio e rappresenterà i principali comparti produttivi regionali. Il passaggio ufficiale avverrà il 26 giugno, quando D’Alema illustrerà la sua visione: «rafforzare le grandi forze economiche».
Sul rapporto con la politica D’Alema chiarisce: «Non ci appassiona uno schieramento rispetto all’altro», ma l’obiettivo è dialogare sui temi concreti dell’impresa. Difesa netta anche degli incentivi industriali: «Non potevamo assolutamente permettere alle nostre aziende di perdere uno strumento come Industria 5.0» ha sottolineato.
Tra le priorità, tre direttrici: «posizionamento, semplificazione e racconto». Occorre valorizzare settori come aerospazio, agroindustria e manifattura, affrontando la transizione industriale: «Il tema oggi deve essere quello della riconversione» spiega D’Alema. Sull’energia invita al pragmatismo: «Dobbiamo farci un bagno di realismo», sostenendo sia oil & gas sia rinnovabili in un mix equilibrato. «Dobbiamo posizionarci in maniera chiara su quelle che sono le dirittrici di sviluppo di questo territorio. Poi semplificazione, qui vengo al tema ovviamente oil and gas, al te- ma industriale che è legato alla transizione. È chiaro, noi dobbiamo farci un bagno di realismo e dobbiamo renderci conto che le concessioni minerarie, prima in Val d’Agri e poi a Tempa Rossa, hanno necessità di essere coltivate». Allo stesso tempo è necessario contrastare spopolamento e calo demografico industriale, puntando su «attrazione di nuovi investimenti. In 25 anni abbiamo perso 71 mila abitanti» e senza interventi «nel 2050 ci gireremo e non troveremo più nessuno». Per questo serve un cambio di mentalità condiviso tra imprese, politica e sindacati. Sul PNRR riconosce l’impatto positivo ma evidenzia limiti: «Si è anche sprecato», proponendo di destinare le risorse non utilizzate a investimenti più rapidi, anche industriali. Il suo obiet-

tivo finale è chiaro: «Il mio sogno nel cassetto è quello di vedere tanti giovani che come me sono andati via dalla Basilicata e hanno trovato un buon motivo per ritornare qui. Io ho avuto la fortuna di studiare fuori, di lavorare anche all'estero, poi per una serie di combinazioni sono stato onorato di tornare in Basilicata e oggi ho messo qui su famiglia, ho aperto le mie aziende, gestisco aziende di famiglia e vedo tanta bellezza nella Basilicata». Il programma prosegue con la violoncellista Giovanna D’Amato che interviene nel dibattito sul trasferimento degli uffici comunali nel Teatro Francesco Stabile, ridimensionando le polemiche. «Non è una questione di essere favorevoli o sfavorevoli», afferma, definendo la scelta «abbastanza naturale» e già vista in passato. Per lei non si tratta di un’ingerenza politica, ma di «un modo per accorciare la distanza» tra istituzioni e operatori culturali, oltre che un piccolo passo verso la rivitalizzazione del centro storico.
Dal punto di vista pratico esclude problemi per le attività artistiche: «Gli spazi sono assolutamente circoscritti, il teatro non è assolutamente invaso». Anzi, la presenza degli uffici può semplificare l’organizzazione. Guardando al futuro, indica una priorità chiara: trasformare lo Stabile in teatro di tradizione, seguendo esempi come Teatro Verdi. «L’importante è avere un marchio», spiega, capace di mettere in rete gli spazi cittadini e attrarre risorse. Fondamentale anche la riapertura dell’auditorium del conservatorio: «Una delle sale più belle d’Europa non può rimanere chiusa».
D’Amato sottolinea la vivacità culturale locale: «La città è molto pronta», ma segnala la necessità di coordinare meglio le iniziative per evitare sovrapposizioni. Nel suo nuovo ruolo nell’osservatorio dello spettacolo, questo sarà uno dei temi centrali. Sul fronte organizzativo, valuta positivamente l’ipotesi di una fondazione, purché sostenuta da risorse adeguate: «Dovrebbe servire a intercettare fondi fuori regione». La produzione culturale, dalla musica alla lirica, è possibile: «Abbiamo due orchestre e due conservatori attivi». Rievocando l’esperienza di Ateneo Musica Basilicata, ricorda i grandi artisti ospitati, tra cui Claudio Abbado, e il calo recente di pubblico, dovuto a fattori come pandemia, maggiore offerta e spopolamento. Proprio su questo lancia un appello: «Il tema è che altri figli non vengono». Servono politiche attrattive, dagli hub tecnologici alla ricerca universitaria. Anche Matera rappresenta un modello, ma «deve condividere questi traguardi

con la regione».
In chiusura invita a superare le polemiche: «Non ci devono essere polemiche, ma un dibattito sano e serio». «Il teatro -conclude- è di tutti e deve diventare un motore culturale ed economico per il territorio». E sul filone dello spopolamento, tema toccato dai precedenti ospiti, interviene infine Nunzio Lionetti, presidente dell’associazione L’Umana Dimora, il quale spiega come le dimore rurali possano essere viste come leva per contrastare lo spopolamento in Basilicata. L’associazione, spiega, è «l’unica che difende le dimore rurali con un approccio che unisce ricerca, tutela e sviluppo. Le dimore rurali comprendono case di campagna, masserie e piccoli insediamenti agricoli diffusi sul territorio.Lo scopo è proprio quello di riprendere il significato originario delle dimore rurali e di farne un’occasione per il futuro», anche grazie a strumenti come smart working e nuove tecnologie. Non solo turismo, quindi, ma nuovi modelli di vita e lavoro.
Lionetti collega il tema allo spopolamento: «Le dimore rurali ormai sono soggette a un grande problema, quello dello spopolamento ma possono diventare un’opportunità, anche alla luce di nuove tendenze turistiche più lente e autentiche».In questo contesto si inseriscono iniziative accademiche e progettuali, come un master dell’Università della Basilicata e un progetto europeo in fase di candidatura. Tra i riferimenti scientifici dell’associazione c’è l’architetto Dario Benetti, legato anche al mondo del Politecnico di Milano. «Siamo un gruppo di professionisti appassionati del territorio», sottolinea Lionetti, evidenziando un approccio tecnico e interdisciplinare al recupero.
Non manca una critica: «Molte delle nostre risorse non vengono valorizzate adeguatamente», nonostante il traino di Matera Capitale Europea della Cultura 2019. Da qui la volontà di organizzare un convegno sulle “dimore del Mediterraneo” per creare reti e confronto internazionale. Lionetti, rientrato al Sud dopo anni al Nord, evidenzia anche problemi infrastrutturali: «Adesso ci vogliono due ore per arrivare tra Matera e Potenza, segnale di ritardi da colmare».
Il censimento delle dimore rurali è ancora in corso, ma la loro diffusione è ampia, legata alla storia agricola e ai percorsi della transumanza. In chiusura rilancia la visione dell’associazione: «Creare una rete, valorizzare il territorio e trasformare queste realtà in una risorsa concreta per il futuro coinvolgendo istituzioni, professionisti e comunità locali».



Cupparo: «La tappa lucana rappresenta un’occasione unica per sviluppo turistico, culturale e sportivo delle nostre comunità»
La Regione Basilicata investe sulla grande vetrina del ciclismo internazionale. In vista del passaggio del Giro d’Italia 2026, la Giunta regionale ha approvato una delibera da 4,7 milioni di euro destinata alla messa in sicurezza delle strade interessate dal percorso.Le risorse, provenienti dal Piano Sviluppo e Coesione (PSC), serviranno a finanziare interventi urgenti lungo diversi tratti della viabilità provinciale, in particolare nell’area sud della regione e in Val d’Agri, territori che per la prima volta saranno coinvolti direttamente dalla corsa rosa.La tappa lucana è in programma il 13 maggio e rappresenta la quinta frazione, da Praia a Mare a Potenza, per un totale di 204 chilometri. Il giorno successivo la carovana si trasferirà a Paestum per la partenza della tappa che condurrà a Napoli.Il tracciato attraverserà numerosi comuni lucani, tra cui Lauria, Castelluccio Superiore, Francavilla in Sinni, Sant’Arcangelo, Roc-
Coinvolti
canova, San Martino d’Agri e Viggiano, con due Gran Premi della Montagna: uno a Prestieri (843 metri) e l’altro sulla Montagna Grande di Viggiano (1405 metri). L’arrivo è previsto nel centro del capoluogo.Gli interventi programmati riguardano arterie strategiche come la S.P. ex SS 19 tra Lauria e Castelluccio Superiore, la S.P. 46 e la ex SS 104 tra Castelluccio, Latronico ed Episcopia, oltre a tratti nelle aree di Grumento Nova, Marsicovetere, Abriola e Pignola.Il presidente della Regione, Vito Bardi, ha evidenziato il valore strategico dell’evento per la promozione turistica ed economica del territorio. Sulla stessa linea l’assessore allo sviluppo economico, Francesco Cupparo, che ha sottolineato come il percorso «tocchi per la prima volta comuni dell’area sud e della Val d’Agri, valorizzando un ampio comprensorio interno finora escluso dalla manifestazione».Secondo Cupparo, il passaggio del Giro rap-

presenta un’occasione concreta per rilanciare l’immagine della Basilicata, mettendo in evidenza le sue eccellenze ambientali e paesaggistiche, dal massiccio del Pollino al lago del Pertusillo, fino alla montagna di Viggiano e alla Sellata.L’investimento, nelle intenzioni della Giunta, punta non solo a garantire la sicurezza degli atleti e della carovana, ma anche a sfruttare l’evento come
Si è svolta questa mattina, in Prefettura la riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica dedicata alla definizione delle misure di safety e security in vista della quinta tappa del Giro d’Italia 2026, in programma il 13 maggio lungo il percorso “Praia a Mare–Potenza”.A presiedere l’incontro il prefetto di Potenza, Michele Campanaro, che ha riunito attorno al tavolo tutti i soggetti istituzionali e operativi coinvolti nell’organizzazione dell’evento.Presenti il sindaco del Comune di Potenza, il presidente della Provincia, i vertici provinciali delle forze di polizia, gli assessori regionali competenti, oltre ai 26 amministratori dei comuni interessati dal passaggio della carovana rosa. Alla riunione hanno partecipato anche i rappresentanti degli enti tecnici e dei servizi di emergenza: Polizia Stradale,
Vigili del Fuoco, sistema 118, Protezione civile regionale, ANAS Basilicata e la RCS Sport, società organizzatrice della corsa. Nel corso dell’incontro è stato fatto il punto sulle principali misure da adottare per garantire lo svolgimento in sicurezza della manifestazione: dalla gestione della viabilità lungo i 204 chilometri del tracciato, ai dispositivi di controllo del territorio, fino al coordinamento dei soccorsi e dei presidi sanitari.Particolare attenzione è stata riservata ai
tratti più sensibili del percorso e ai centri abitati attraversati, dove sarà necessario pianificare chiusure temporanee al traffico e servizi di vigilanza rafforzati per assicurare la sicurezza di atleti, operatori e pubblico.Con l’incontro odierno entra dunque nel vivo la macchina organizzativa per l’accoglienza del Giro in Basilicata, un appuntamento di rilievo nazionale e internazionale che richiederà un impegno congiunto di tutte le istituzioni coinvolte.

leva di sviluppo. Il turismo sportivo, infatti, viene considerato un settore chiave per attrarre visitatori e generare ricadute economiche su ospitalità, ristorazione e commercio locale.Con il conto alla rovescia ormai avviato, la Basilicata si prepara così a salire sotto i riflettori internazionali, scommettendo sul ciclismo per raccontare e promuovere il proprio territorio.


Dal 2024, sono circa 120mila in Italia le aziende guidate da donne, in stragrande maggioranza come sempre microaziende
In Italia sono 1.068.000 le società caratterizzate da una gestione femminile, pari al 19,4% del totale delle imprese, con una crescita del 12,4% in due anni. Lo affermano dati Cribis, secondo i quali Basilicata, Lazio e Sicilia sono le regioni con la maggiore incidenza di imprese femminili sul totale delle aziende. Secondo le rilevazioni della società del gruppo Crif di informazioni, soluzioni e consulenza alle imprese, sono circa 120mila le nuove imprese guidate da donne entrate nel tessuto economico italiano dal 2024,in stragrande maggioranza come sempre microaziende. Dal punto di vista settoriale la maggiore concentrazione di imprese guidate da donne si registra nelle attività legate ai
servizi alla persona e all’assistenza, in particolare nelle attività di assistenza sociale non residenziale (57,3%), nei servizi alla persona (47,1%) e nelle attività di assistenza residenziale (43,2%). «In questi comparti le donne non sono solo maggioranza: rappresentano il motore imprenditoriale dominante, con quote che in alcuni casi superano di gran lunga la metà del totale delle imprese del settore. Un dato in crescita rispetto all’anno precedente (i servizi sociali erano al 52,5% nel 2025) che segnala una specializzazione sempre più marcata dell’imprenditoria femminile nei settori dove la domanda di cura è alta e l’offerta pubblica spesso insufficiente», spiega lo studio di Cribis.


L’assessore regionale Francesco Cupparo ha annunciato l’approvazione, da parte della Giunta regionale, di due importanti Avvisi pubblici finalizzati alla costituzione e al potenziamento degli ITS Academy in Basilicata, strumenti strategici per rafforzare il collegamento tra formazione e mondo del lavoro. Nel dettaglio, la Giunta ha approvato:l’Avviso pubblico per la costituzione dell’ITS
ACADEMY nell’area tecnologica Tecnologie innovative per i beni e le attività culturali e per il Turismo e l’attivazione dei percorsi formativi nel triennio 2026/2029”, con uno stanziamento complessivo di 1.731.764,00 euro; l’“Avviso pubblico per la costituzione dell’ITS ACADEMY nell’area tecnologica Sistema Agroalimentare e l’attivazione dei percorsi formativi nel triennio 2026/2029”, anch’esso finanziato con 1.731.764,00 euro. Gli ITS Academy (Istituti Tecnologici Superiori) rappresentano il segmento di formazione terziaria professionalizzante, alternativo all’università, progettato in stretta collaborazione con imprese, enti di ricerca, scuole e università. Si caratterizzano per percorsi biennali o triennali altamente specializzati, con una forte componente pratica e laboratoriale e con almeno il 30% delle ore svolte in azienda attraverso tirocini e stage.
FUNZIONAMENTO E COMPITI DEGLI ITS ACADEMY Gli ITS Academy operano come fondazioni partecipate da soggetti pubblici e privati e hanno il compito di formare tecnici altamente qualificati in settori strategici per lo sviluppo economico; rispondere in modo diretto ai fabbisogni professionali delle imprese; favorire l’innovazione e il tra-
sferimento tecnologico; rafforzare l’integrazione tra sistema educativo e sistema produttivo.
BENEFICI PER GIOVANI E IMPRESE
Per i giovani, gli ITS rappresentano una concreta opportunità di inserimento rapido nel mercato del lavoro, grazie a competenze immediatamente spendibili e a tassi di occupazione elevati. Per le imprese, costituiscono uno strumento essenziale per reperire figure professionali specializzate, contribuendo a ridurre il mismatch tra domanda e offerta di lavoro e sostenendo la competitività dei territori.
LE NUOVE AREE STRATEGICHE
Con questi Avvisi, la Regione punta su due filiere chiave: Turismo e beni culturali, per valorizzare il patrimonio regionale attraverso competenze innovative e digitali; Agroalimentare, settore identitario e trainante dell’economia lucana, che necessita di professionalità sempre più qualificate e orientate all’innovazione e alla sostenibilità. «Con l’approvazione di questi Avvisi – dice l’assessore Cupparo – rafforziamo in modo concreto il sistema degli ITS Academy, uno degli strumenti più efficaci per creare occupazione qualificata e sostenere la crescita
del nostro tessuto produttivo. Investiamo sui giovani, offrendo loro percorsi formativi moderni, fortemente collegati alle imprese e capaci di garantire reali opportunità di lavoro. Allo stesso tempo, rispondiamo alle esigenze delle aziende, che chiedono competenze tecniche sempre più specialistiche. Turismo e agroalimentare sono due pilastri della nostra economia: puntare su formazione e innovazione in questi ambiti significa costruire il futuro della Basilicata. Gli ITS Accademy svolgeranno un ruolo fondamentale di propulsione delle competenze specialistiche e innovative garantendo la specializzazione di diplomati con superiori competenze spendibili, a fine percorso formativo, direttamente ed immediatamente nei diversi ambiti lavorativi e di impresa specifici. Per questi motivi, nell’ambito della ridefinizione del sistema di Istruzione Tecnologica Superiore e della realizzazione delle Offerte formative terziaria professionalizzanti, la Regione – conclude Cupparo – punterà a consolidare il sistema degli Istituti Tecnici Superiori (ITS Academy) proprio nelle quattro aree tecnologiche, considerandole “strategiche” per lo sviluppo economico e la competitività del Paese».

Dopo l’incidente avvenuto in aula il 27 ottobre 2018, il docente dell’Istituto Di Pasca-Fortunato è stato assolto dall’accusa di lesioni gravi
DI FRANCESCO MENONNA
Assoluzione perché il fatto non sussiste. Il Giudice di Pace del Tribunale di Potenza, Consiglia Potenza, ha assolto il docente Antonio Martinelli perché il fatto non sussiste. Si tratta di un caso di lesioni colpose, previste dall'articolo 590 del codice penale, che sarebbero state procurate dal docente nel corso di una lezione.I fatti risalgono al 27 ottobre 2018, quando il docente, insegnante di economia presso l'Istituto Alberghiero Di Pasca-Fortunato di Potenza, avrebbe accidentalmente urtato un banco, provocando lievi lesioni a una studentessa minorenne. I sanitari dell'Ospedale San Carlo hanno accer-
Tre
tato la lesione con una prognosi di tre giorni.Il docente, difeso dall’avvocato Leo Chiriaco, è stato quindi assolto dall’imputazione di lesioni gravi nei confronti dell’alunna, difesa a sua volta dal legale Francesco Genzano. Durante il processo, iniziato il 9 giugno 2020, sono state ascoltate nelle aule del Palazzo di Giustizia del Tribunale di Potenza una docente dello stesso istituto e una ventina di alunne, che hanno raccontato i fatti relativi all’episodio.Durante l’udienza, avvenuta ieri mattina in tribunale e conclusasi con l’assoluzione di Martinelli, il legale della studentessa aveva chiesto al Giudice di Pace, oltre alla condanna per lesioni, anche una sanzione di 24.000 euro. Il le-

gale del docente, Leo Chiriaco, è riuscito a ottenere l’assoluzione grazie alla produzione di elementi de-
terminanti per il processo.
L’udienza definitiva è durata meno di un’ora e ha fornito un responso chia-
ro su una questione delicata e di interesse per la comunità scolastica di Potenza.
Prosegue con determinazione il percorso di radicamento territoriale di Futuro Nazionale con Vannacci in Basilicata, dopo il successo del gazebo informativo svoltosi a Melfi lo scorso 4 aprile. L’iniziativa aveva già registrato un’ampia partecipazione della cittadinanza, confermando l’interesse crescente per il movimento sul territorio regionale.Il partito ha ufficialmente aperto tre nuovi comitati costituenti, segnando una crescita concreta e strategica nei centri chiave della regione. A Potenza, capoluogo di regione, il referente del comitato sarà Francesco Pappalardo. A Matera, capoluogo di provincia e città simbolo del territorio lucano, il coordinamento è affidato a Antonio Marroccoli. Infine, a Viggianello, presidio strategico nell’area sud della Basilicata, il punto di riferimento sarà Antonio Propato.Secondo i promotori, queste aperture non rappresentano semplici formalità organizzative, ma costituiscono un vero e proprio segnale di presenza consolidata. La scelta di partire dai capoluoghi mira a presidiare i centri decisionali della regione, mentre l’apertura nei territori come Viggianello sottolinea l’intenzione di raggiungere anche le comunità
più piccole, garantendo una copertura capillare e concreta.“Stiamo costruendo qualcosa di serio, concreto e destinato a durare”, ha dichiarato Giulio Curatella, referente del comitato di Venosa e segretario amministrativo nazionale del Movimento Il Mondo al

Contrario. “Partire dai capoluoghi, Potenza e Matera, significa presidiare le scelte politiche e amministrative principali della regione. Allo stesso tempo, aprire nei territori come Viggianello vuol dire non lasciare indietro nessuno. Questa è la differenza: una rete vera, capillare, costruita sul campo. E siamo solo all’inizio.”Il percorso di consolidamento territoriale continuerà senza sosta, con iniziative che mirano a rafforzare il contatto diretto con la cittadinanza. Il prossimo appuntamento è fissato per sabato 12 aprile a Potenza, con un nuovo gazebo informativo aperto a tutti: un momento di incontro, confronto e adesione per chi desidera partecipare attivamente alle iniziative del movimento e contribuire alla costruzione della rete territoriale.Secondo gli esponenti di Futuro Nazionale, la strategia adottata in Basilicata punta a unire visibilità politica e presenza sul territorio, dimostrando attenzione sia ai centri principali sia alle realtà locali più periferiche.
L’obiettivo dichiarato è quello di costruire una struttura duratura, capace di dialogare con la popolazione e rispondere alle esigenze locali in modo concreto.
La Basilicata si sta organizzando, e lo sta facendo ora, con un approccio strategico che punta a rafforzare la presenza del movimento in tutta la regione, dai capoluoghi fino ai territori più piccoli, con un’attenzione particolare al coinvolgimento diretto della cittadinanza.

Il privato imperversa. Visite solo al San Carlo di Potenza; la provincia di Matera senza servizi pubblici
DI VINCENZO MAIDA
Inumeri, anche per questioni oggettive, penalizzano una piccola Regione, ma ci sono prestazioni che si possono assicurare con una migliore organizzazione: nel caso della Neurochirurgia le visite vengono eseguite solo al San Carlo di Potenza e, forse, a Melfi. In tutta la provincia di Matera, il servizio pubblico non offre visite neurochirurgiche e imperversa il privato che arriva dalla vicina Puglia e anche dallo stesso Ospedale San Carlo di Potenza. Una visita, tra costo del professionista e quello della struttura privata che lo ospita, è di oltre 150 euro. Somma proibitiva per un pensionato al minimo, ecco perché molti non si curano. La Neurochirurgia è la branca medica specializzata nel trattamento chirurgico e invasivo di patologie del sistema nervoso centrale (cervello, midollo spinale), periferico e della colonna vertebrale. Interviene su tumori, aneurismi, traumi, ernie discali, malformazioni vascolari e malattie funzionali, utilizzando tecniche all’avanguardia come microchirurgia, neuro- navigazione ed endo- scopia. Ѐ sufficiente questa breve definizione per comprendere quanto sia delicato e importante il ruolo del neurochirurgo. Con il mutare degli stili di vita, sia in ambito lavorativo che nella vita privata, sono aumentate molte patologie a

essi legate. Un esempio è la cervicalgia che ha una connessione anche con l’uso intensivo dei computer, dei cellulari, della vita sedentaria. I moderni stili di vita incidono, non poco, anche sulle altre patologie legate alla colonna vertebrale e, tutti gli esperti, concordano nell’affermare che in futuro, se non avviene una vera e propria rivoluzione, sono destinate a crescere. In Basilicata, l’unico Centro che, tra l’altro, gode di ottima fama grazie a valenti professionisti è nell’Ospedale San Carlo di Potenza: lì si effettuano anche le visite neurochirurgiche su prenotazione dal CUP regionale. I tempi di attesa sono oltre i tre mesi, mentre non vi sono date per le priorità. Molte patologie non necessitano di un ricovero, ma solo
di una visita e di una eventuale terapia da poter fare tranquillamente nel proprio domicilio. Se il Servizio sanitario pubblico assicurasse le visite specialistiche nei Distretti, i cittadini non sarebbero costretti a ricorrere a professionisti per le visite private con i relativi costi che non tutti possono sostenere. Ѐ quello che sta avvenendo proprio per la Neurochirurgia. Nulla da ridire sui professionisti che fanno il loro lavoro e riempiono un “buco” della sanità pubblica, che invece dovrebbe organizzarsi meglio ed essere più efficiente e più efficace. Poco tempo dopo la nostra presa di posizione, con una lunga nota congiunta diffusa dall’Ufficio Stampa dell’Azienda Sanitaria di Matera, l’ASM rispose nel merito a Cronache Lucane, in-
sieme all’Ospedale San Carlo di Potenza e all’assessore alla Salute e alle Politiche per la Persona Cosimo Latronico, e fece sapere che si sarebbero impegnati a risolvere il problema dell’assenza di visite specialistiche di Neurochirurgia in tutta la provincia materana. Si parlò di una rete che “unisce l’Azienda ospedaliera San Carlo (hub di riferimento per le richiamate discipline) e l’ASM e che si articola in team multidisciplinari per interventi terapeutici immediati. Con l’imminente attivazione di agende in Cardiochirurgia e Neurochirurgia, la rete assicurerà primi accessi e follow-up territoriali, nonché virtuosi indirizzamenti verso le strutture idonee a fornire risposta al bisogno di salute emerso, riducendo tempi di attesa, realizzando un’efficace presa in carico del cittadino e ottimizzando risorse”. Dopo questa soddisfacente notizia, non si è saputo più nulla: il privato continua a imperversare e molti cittadini sono costretti a rinunciare alle cure. Ad onore del vero, va detto che con Rosy Bindi, Ministro della Sanità, la regola era ferrea: o fai il medico in una struttura pubblica oppure ti licenzi e fai l’attività privata. Sovrapporre i due ruoli è spesso stato all’origine anche di scandali, perché si utilizzava il pubblico per drenare utenza verso il privato. Poi arrivò Berlusconi e cambiarono le regole che persistono ancora oggi.

In occasione della Giornata Mondiale della Salute, l’Associazione Luca Coscioni rilancia anche in Basilicata la campagna per il rispetto dei tempi di legge nelle liste d’attesa, denunciando ritardi e opacità della Piattaforma Nazionale delle Liste di Attesa gestita da Agenas. Secondo l’analisi dell’Asso-
ciazione, la piattaforma, attiva dal giugno 2025, fornisce dati limitati, cumulativi e poco significativi, senza distinzione tra Regioni, aziende sanitarie o strutture. Le informazioni sui tempi di attesa e sulle prenotazioni sono incomplete e spesso difficili da interpretare: in alcuni casi vengono sommate presta-
zioni gratuite e a pagamento, e percentuali e valori assoluti non sempre coincidono, rendendo impossibile valutare correttamente il rispetto dei tempi previsti dalla legge. I dati ufficiali elaborati dall’Associazione mostrano un quadro allarmante: tra gennaio e settembre 2025 il rispetto dei tempi di legge è stato del 41,9% per gli Esami e del 35,8% per le Visite, con violazioni rispettivamente del 58,1% e del 64,2% dei casi. Considerando tutte le prenotazioni insieme, solo il 39,9% dei cittadini ha ricevuto la prestazione nei tempi massimi previsti. «In pratica – dichiarano FIlomena Gallo, Segretaria Nazionale dell’Associazione Luca Coscioni e il Professor
Marcello Crivellini, docente di Analisi e Organizzazione di Sistemi Sanitari al Politecnico di Milano e consigliere generale dell'Associazione Luca Coscioni – oltre il 60% dei cittadini è condannato a un limbo di attesa senza certezze, con la possibilità di rivolgersi al privato a pagamento o rinunciare alle cure. Non è accettabile. Per questo motivo chiediamo al Ministro della Salute e a tutti i Presidenti di regione di controllare e intervenire con misure adeguate sul proprio territorio, anche di tipo sanzionatorio rispetto a situazioni in violazione di legge, nonché di attivarsi immediatamente per fornire e rendere pubblici per i cittadini i dati mancanti sulla Piattaforma. Solo co-
sì sarà possibile avere un quadro chiaro e trasparente della situazione al fine di proporre ed attuare le soluzioni necessarie di lungo termine per rendere il diritto alla cura realmente fruibile». Per questo motivo, l’Associazione ha inviato una richiesta ufficiale alla Regione Basilicata, sollecitando: la piena trasparenza dei dati, disaggregati per ASL, struttura e tipologia di prestazione; l’effettiva applicazione del percorso di tutela, che garantisca la prestazione nei tempi massimi previsti dalla legge; l’adozione di un piano operativo straordinario per ridurre i ritardi, con priorità alle prestazioni più critiche, come richiesto anche dalla mozione parlamentare del 1 aprile 2026.

POTENZA In diverse zone della città, i fruitori del servizio di trasporto pubblico fanno i conti con criticità ataviche e chiedono interventi urgenti

POTENZA. Alla grande rivoluzione, nel bene e nel male, del
trasporto pubblico urbano fortemente voluta dall’assessore alla mobilità del Comune di Potenza Francesco Giuzio, si oppone il
degrado e lo stato di incuria in cui versano diverse fermate in città. Nei giorni scorsi le incessanti piogge hanno messo a dura prova gli utenti del trasporto pubblico locale nel capoluogo di Regione. Diverse fermate, infatti versano in condizioni precarie: strutture deteriorate, assenza di coperture e interventi di manutenzione insufficienti rendono l’attesa una vera e propria prova di resistenza.
Un uomo seduto su una panchina danneggiata ed esposta alle intemperie mentre attende l’autobus urbano, divulgata sui social dal consigliere comunale di opposizione della Lega Alfonso Nardella ha indignato la comunità. Le segnalazioni di pensiline inesistenti si sono moltiplicate: via Stigliani, piazza Zara, all’incroncio tra viale Dante e via Torraca, nei pressi del Principe di Piemonte. Insomma l’assenza di pensiline è una costante.
Se da un lato si discutono progetti di sviluppo e prospettive future, dall’altro permane una quotidianità fatta di disagi immediati per chi utilizza i mezzi pubblici. Ep-
pure non sarebbero necessari interventi straordinari per migliorare la situazione. Azioni rapide e mirate — come l’installazione di pensiline, la sostituzione delle sedute danneggiate e una manutenzione più costante — potrebbero incidere significativamente sulla qualità del servizio. Il trasporto pubblico, infatti, rappresenta un elemento centrale nella qualità della vita delle fasce più vulnerabili della popolazione: anziani e studenti sono tra coloro che più risentono delle carenze infrastrutturali, trovandosi spesso ad affrontare condizioni poco dignitose durante l’attesa. Il tema, quindi, non riguarda soltanto il decoro urbano, ma anche l’equità nell’accesso ai servizi. Il consigliere comunale Nardella ma non solo, anche tanti cittadini che affrontano queste e tante altre criticità chiedono all’Amministrazione comunale un intervento tempestivo.
L’obiettivo è restituire funzionalità e decoro a spazi che, per molti cittadini, rappresentano un punto di passaggio quotidiano imprescindibile.
POTENZA Rilievi più precisi degli incidenti. La comandante Santoro: «Tecnologia all’avanguardia per migliorare i servizi e la sicurezza stradale»
POTENZA. La Polizia locale di Potenza, diretta dal Colonnello Maria Santoro, compie un ulteriore passo avanti nel proprio percorso di innovazione tecnologica, introducendo un avanzato sistema di misura laser scanner 3D per il rilievo degli incidenti stradali. Nei giorni scorsi si è concluso, nella nuova sala multimediale della Polizia locale, un percorso formativo, teorico e pratico, rivolto, in particolare, al personale attestato all’Unità operativa Infortunistica stradale, per l’utilizzo del nuovo strumento tecnologico. Il Laser scanner, con l’installazione su un apposito treppiede, e senza necessità di spostarsi all’interno della scena del sinistro, consente di ottenere immagini panoramiche ad alta definizione HDR, in modo da cristallizzare la scena del sinistro in tempi rapidissimi, ottenendo un rilievo utile e probatorio soprattutto in ambito forense. Lo strumento utilizza la tecnologia LiDAR (Light Detection and Ranging) per rilevare e misurare con precisione la forma e la distanza degli oggetti circostanti.
Anche il personale meno esperto di scansioni 3D, può acquisire l’intera scena, rimanendo in posizione di sicurezza rispetto all’area più critica dell’incidente; ciò riduce i rischi per il personale operante e garantisce co-

munque un’efficienza maggiore nella raccolta dei dati, incidendo in modo positivo sulla circolazione stradale, che potrebbe risultare rallentata dalle attività di rilievo del sinistro attraverso il metodo tradizionale. «È un investimento significativo che conferma la volontà di puntare su tecnologie all’avanguardia per professionalizzare e ottimizzare l’operato della Polizia locale e fornire, al con-

tempo, un servizio efficace ed efficiente ai cittadini», dichiara la Comandante Santoro. «L’obiettivo è proseguire nel percorso di crescita professionale e di innovazione dei procedimenti e dei servizi offerti, promuovendo elevati standard operativi, capaci di ottenere apprezzamento anche in contesti di livello regionale e nazionale» conclude Santoro.
La squadra rossoblù celebra lo storico trionfo con istituzioni e tifosi: ora lo sguardo è già rivolto ai play-off e al futuro del Viviani
DI FR ANCESC O MEN ONNA
Non sono passati più di sette giorni dalla storica conquista della Coppa Italia di Serie C da parte del Potenza nel doppio confronto con il Latina, risoltosi a favore dei rossoblù, che ieri mattina squadra, società e staff tecnico hanno sfilato in parata per via Pretoria, raggiungendo la Sala dell’Arco del Comune di Potenza per ricevere l’abbraccio del sindaco di Potenza, Vincenzo Telesca, e di diversi amministratori comunali che hanno inteso tributare il giusto riconoscimento alla squadra di Pietro De Giorgio per questo storico successo, che consegna alla città un pezzo di storia calcistica.Ieri mattina, la prima giornata di festa si è consumata anche grazie al sole, che ha favorito una corposa presenza di tifosi giunti in piazza Matteotti per tributare il giusto elogio a Schimmenti e compagni, autori di una grande impresa per tutto il calcio potentino e lucano. Nel bel mezzo, quella Coppa che ha fatto da sfondo alla mattinata istituzionale, prima nella Sala dell’Arco e poi sollevata al cielo dal presidente rossoblù Donato Macchia tra l’esultanza dei tifosi, molti giunti anche da diverse città fuori regione, e successivamente in passerella sul balcone del Palazzo di Città.Durante la cerimonia sono state trasmesse le immagini simbolo del calcio potentino: i primi passi del Viviani, che inizialmente si chiamava Stadio Littorio, poi la conquista della Serie B, i successi del Potenza nei vari campionati, le storiche promozioni con i presidenti Giuseppe Postiglione e Salvatore Caiata fino ai giorni nostri. Dulcis in fundo, la consegna da parte del presidente del Potenza, Donato Macchia, della maglia numero 22, quella di Schimmenti, al sindaco di Potenza Vincenzo Telesca.Una maglia simbolica che verrà consegnata all’intera amministrazione comunale, sia di maggioranza sia di opposizione, con i volti degli straordinari protagonisti dell’impresa del «Domenico Francioni». Una vittoria che resta negli annali del calcio lucano e che riporta Potenza ai fasti di un tempo, con la speranza di poter contare su strutture migliori. In tal senso, a fine mese sarà varato il bando per la concessione del Viviani: questa la promessa fatta dal sindaco Vincenzo Telesca a tifosi, giocatori e addetti ai lavori.Una festa, anche, per salutare i tifosi e promettere loro play-off di alto livello, nella speranza di giocare anche l’anno prossimo il derby con il Picerno, come auspicato durante la cerimonia dal presidente Donato Macchia.Pietro De Giorgio, allenatore del Potenza, ha parlato della festa rossoblù,
rimarcando: «È sicuramente un momento importante, un traguardo storico ed è giusto festeggiarlo con la città, portarlo in Comune, perché questa Coppa è di tutti, di tutti i tifosi del Potenza. Siamo contenti di aver raggiunto questo traguardo tanto difficile quanto bello. Ora questo trofeo, al di là dell’alzata della Coppa, che è un traguardo storico, ci porta al terzo turno dei play-off, come se fossimo arrivati terzi, peraltro come testa di serie. Avremo modo in questo mese di prepararci al meglio. Sicuramente ci teniamo a finire bene questa stagione. In queste settimane faremo un lavoro diverso, più intenso, per arrivare pronti ai play-off».Il bomber Jacopo Mura- no ha aggiunto: «È una bella mattinata che ha coronato il sogno di tante persone. Poi, essendo di Potenza, vale doppio, lo sapete. Bene così, ora ci prepariamo al meglio per questi play-off».Il portiere Tommaso Cucchietti, autore di tante parate decisive, ha dichiarato: «Sì, è molto bello. È una grande soddisfazione, siamo contenti. Dedico questa Coppa a tutto il gruppo di lavoro che ci è stato vicino in questi anni e soprattutto alla mia famiglia».Il patron Donato Macchia ha sottolineato: «Tutti i nostri tifosi sono straordinari e vengono da ogni parte d’Italia. Mi ha fatto visita un nostro tifoso che segue tutte le trasferte, arriva da Firenze. Queste sono attestazioni straordinarie, non scontate. Sapere che ci sono tifosi del Potenza in ogni parte d’Italia è qualcosa di unico. In questi giorni ci sono arrivati messaggi da tutta Europa: è qualcosa di straordinario. Il merito è di un progetto che ha al centro i nostri tifosi. Noi come società proviamo a fare il possibile, lo facciamo con il cuore. Poi bisogna programmare: questo trofeo non è arrivato per caso, ma perché ci abbiamo creduto già dall’anno scorso. Se lavoriamo insieme possiamo ambire a traguardi importanti».Il sindaco di Potenza, Vincenzo Telesca, ha infine dichiarato: «Questo è soltanto l’anticipo, perché oggi la squadra ha voluto fare un gesto importante nei confronti dell’amministrazione portando la Coppa. È una condivisione con la città di questa bellissima vittoria. La festa sarà il 16 in piazza Prefettura con tutta la cittadinanza. Non possiamo che essere felici. Lo stadio? Confermo che nell’incontro con la società ribadirò la volontà di arrivare a una convenzione: è importante per la città avere uno sport che funziona e un impianto più moderno. Questa è la vittoria di una città. Questa tifoseria aveva bisogno di un trofeo. È un momento di grande gioia per Potenza».





Bardi «Il quarto posto premia la forza della comunità di San Fele e rilancia il turismo in tutta la Basilicata»
DI EMANUELA CALABRESE
Nella serata del 5 aprile durante la trasmissione "Il Borgo dei Borghi" condotta da Camila Raznovic su Rai3, sono stati presentati i venti Borghi in gara (uno per ogni Regione) concludendo così la selezione promossa per valorizzare i centri storici, le storie locali, l'arte e il paesaggio che rendono unici questi piccoli centri. Il voto del pubblico (85%) e il giudizio di una giuria formata da tre personalità della cultura (15%), hanno determinato come vincitore il Comune di Cingoli, nelle Marche. «San Fele si è classificato meritevolmente al 4° posto, conquistando un risultato tanto sperato, ma impensabile a chiunque, considerata la partecipazione di molti bellissimi borghi in gara di regioni estremamente più grandi della Basilicata in termini di residenti, dove evidentemente il ruolo votante del pubblico avrà svolto un ruolo importante e decisivo soprattutto tra i primi tre classificati».
UN ESITO CHE
PREMIA IL BORGO
MA ANCHE
L’INTERA
BASILICATA
E prosegue il Primo cittadino: «Il risultato eccezionale raggiunto, premia San Fele e l'intera Basilicata per essere stato proclamato tra i Borghi più belli d'Italia del 2026 e su questo voglio rivolgere un caloroso ringraziamento a quanti hanno lavorato in maniera sinergica (Istituzioni comunali e regionali, associazioni di volontariato comunali, APT Basilicata, IAT San Fele e concittadini residenti al-
l'estero) affinché San Fele assumesse su di sé un ruolo centrale nella politiche di sviluppo turistico della Basilicata, promuovendo il borgo anche fuori dai confini regionali». San Fele è noto principalmente per le escursioni «al Parco delle cascate "U Uattenniere" (trasposizione dialettale di Gualchiera, ossia macchina utilizzata in antichi opifici costruiti a ridosso delle cascate che sfruttando la forza dell'acqua mettevano in movimento dei magli che battevano i tessuti di lana) attraverso fruibili percorsi che permettono di raggiungere in sicurezza 6 cascate su 10, complessivamente evidenziate lungo l'intero torrente Bradano. Luogo ormai da 15 anni visitato da migliaia di turisti escursionisti e non, provenienti dai comuni della Basilicata, dalle regioni limitrofe e non solo e anche dall'estero. L'itinerario delle cascate è oggi arricchito dalla presenza del Mulino Bradano, da pochi mesi ricostruito e a breve fruibile per tutti i visitatori ai fini culturali e didattici».
Ma San Fele è anche il luogo natio di San Giustino de Jacobis, oggi Protettore dei lucani nel mondo «e la sua casa è diventata meta frequente di visitatori e pellegrini da ogni luogo. Tra i monumenti più importanti vi è il Santuario della Madonna di Pierno, in stile romanico e sorto nei primi decenni del XII secolo, meta di pellegrinaggio nel corso dell'anno ed in particolare alla Processione del 15 agosto di ogni anno. Inoltre, in cima a una spettacolare gradinata nella piazza centrale del paese spicca la facciata della Chiesa di Santa Ma-
ria della Quercia, costruita nel 1514 da poco restaurata ed oggi luogo principale di fede e cultura».
Ed ancora, «i boschi circostanti con folta vegetazione fanno da cornice al Borgo fondato a metà del decimo secolo da Ottone 1° di Sassonia. Il centro storico, le cascate e il Santuario di Pierno, rientrano a pieno titolo nei percorsi del Cammino di Guglielmo e la Via del Grano. Il territorio si è ulteriormente arricchito di itinerari ed esperienze innovative, quali le escursioni guidate in Quad 4x4 nei boschi circostanti e noleggio E-MTB; Escursioni e passeggiate a cavallo nei boschi e alle cascate; Torrentismo lungo il torrente Bradano; Insediamento di moderne Stars Box su Monte Torretta, 1026 m s.l.m. e area pic nic Pozzo di Nitti. La presenza di sempre più numerose attività ricettive, enogastronomiche e dell'artigianato artistico arricchiscono l'accoglienza rivolta ai tanti visitatori che nell'arco dell'intero anno raggiungono San Fele».
NON UN PUNTO
D’ARRIVO MA DI
PARTENZA E NON POSSIAMO
PERMETTERCI DI
TORNARE INDIETRO
Per il Consigliere comunale di Maggioranza, Carmine Mario Russo, si tratta di «un risultato straordinario, che va ben oltre una classifica. È il segnale chiaro che quando un territorio smette di accontentarsi e inizia a credere nel proprio valore, i risultati arrivano. Desidero rivolgere un ringraziamento profondo e sentito a ogni cittadino, a ogni lucano, a chi ha votato, condi-

viso, sostenuto questa sfida con orgoglio. Grazie a chi ha raccontato San Fele, a chi lo vive ogni giorno anche da lontano e non ha mai smesso di sentirlo casa. Questa candidatura non è stata improvvisata. È stata costruita con visione e determinazione nel periodo in cui ho avuto la delega al turismo, con un’idea semplice ma ambiziosa: trasformare San Fele da luogo da cui partire a luogo in cui arrivare. Abbiamo valorizzato ciò che già avevamo: le nostre eccellenze, le nostre radici, le nostre bellezze -Incalza Russo- Le Cascate, simbolo naturale e attrattore turistico e la nostra identità più profonda, rappresentata da San Giustino De Jacobis, figura che unisce San Fele ai lucani sparsi in ogni parte del mondo. Ma oggi più che mai serve chiarezza: San Fele non ha perso. San Fele ha vinto, con visibilità, con credibilità. Ha vinto un’occasione irripetibile. E le occasioni, o si trasformano in sviluppo o diventano rimpianti. Ora inizia la fase più delicata: quella della responsabilità. Non basta celebrare. Serve governare questo risultato. Serve una strategia turistica vera, programmazione e una visione che tenga insieme territorio, servizi, accoglienza e investimenti. Perché senza visione, anche i risultati più importanti rischiano di restare episodi isolati. San Fele oggi ha una possibilità concreta: invertire la rotta. Contrastare lo spopolamento, creare economia, generare lavoro partendo dal turismo. Ma questo non accade per inerzia. Accade solo se qualcuno decide di crederci davvero fino in
fondo. Io continuerò a farlo, con determinazione, con coerenza e con la stessa passione con cui è partito questo percorso. Perché San Fele merita di più e oggi, più di ieri, ha dimostrato di poterlo ottenere. Non è un punto di arrivo. È un punto di partenza. E stavolta, non possiamo permetterci di tornare indietro».
BARDI: «IL VERO MOTORE DI QUESTO RISULTATO È LA FORZA DELLA COMUNITÀ UNITA E COESA»
Anche il Presidente della Regione Vito Bardi commenta il quarto posto del comune lucano al contest nazionale: «L’ottimo piazzamento è il frutto di un lavoro corale. Voglio ringraziare il sindaco Donato Sperduto e tutta l’amministrazione comunale per aver creduto in questo percorso di valorizzazione, le associazioni locali che con passione e dedizione si spendono ogni giorno per il proprio territorio e, soprattutto, ogni singolo cittadino: è la forza della vostra comunità, unita e coesa - conclude il Presidente - il vero motore di questo risultato».Il Presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Marcello Pittella, ha espresso le proprie congratulazioni, definendo il quarto posto un segnale positivo per continuare a valorizzare il territorio con impegno ed entusiasmo. «Questo risultato testimonia ancora una volta quanto la Basilicata sappia brillare quando le sue comunità raccontano con passione, autenticità e competenza le proprie storie, cultura e tradizioni», ha dichiarato Pittella.


Poste Italiane informa che i cittadini di Villa d’Agri potranno rivolgersi all’ufficio del centro storico e agli sportelli potenziati di Tramutola
Giovedì scorso abbiamo ospitato sulle nostre colonne il sindaco Zippari, che ha denunciato la situazione di disagio vissuta dalla sua comunità a seguito della chiusura dell’ufficio postale di Villa d’Agri per i lavori di ammodernamento rientranti nel Progetto Polis. Poste Italiane ha ritenuto doveroso scusarsi con i cittadini di Marsicovetere e ha fornito chiarimenti sui motivi della sospensione temporanea del servizio.L’azienda spiega che la chiusura è necessaria per permettere i lavori di ristrutturazione finalizzati a rendere gli uffici più moderni, funzionali e accessibili. Tra gli interventi previsti, Poste Italiane segnala il potenziamento dei servizi della pubblica amministrazione, come il rilascio di passaporti e certificati INPS, che
saranno disponibili direttamente negli uffici postali dopo il completamento dei lavori.«Pur consapevoli dei disagi momentanei», sottolinea Poste Italiane, «i cittadini potranno beneficiare di vantaggi duraturi grazie all’ampliamento dei servizi offerti e alla maggiore efficienza degli sportelli».
Per garantire la continuità del servizio, resta comunque operativo l’ufficio postale del centro storico di Villa d’Agri, aperto dal lunedì al venerdì dalle 8.20 alle 13.45 e il sabato fino alle 12.45. A Tramutola, inoltre, saranno potenziati gli orari e allestito uno sportello dedicato per supportare i residenti di Villa d’Agri durante tutto il periodo dei lavori, riducendo al minimo i disagi.Poste Italiane ribadisce l’impegno a garantire servizi efficienti e ac-
cessibili, confermando l’attenzione verso la comunità e la volontà di rispondere alle esigenze dei cittadini anche durante le fasi di ammodernamento. L’azien-
Il Sindaco si oppone al trasferimento delle attività presso l’Ufficio
da invita la popolazione a utilizzare gli sportelli alternativi e a seguire le comunicazioni ufficiali per aggiornamenti su orari e servizi.

DI EMANUELA CALABRESE
Poste Italiane SPA non può non tenere in considerazione l’utenza dei nostri Comuni. Servono azioni concrete e non chiusure temporanee. Il PNRR deve essere una risorsa non un problema La chiusura temporanea dell’Ufficio Postale di Villa D'Agri, per i lavori del Progetto Polis, sta impegnando il Comune nella ricerca di una soluzione, interloquendo con Poste. Così il Sindaco di Marsicovetere, Marco Zipparri, ha inviato a Poste un documento in cui sottolinea che la chiusura al pubblico dell'Ufficio Postale di Villa D'Agri, dal prossimo 8 aprile 2026, «ha creato nella cittadinanza un profondo e motivato disappunto In primo luogo si conte
che impedisce ogni forma di pianificazione per la cittadinanza. Preme sottolineare – incalza il Sindaco- che la realtà di Marsicovetere, e specificamente della frazione di Villa D'Agri, non è quella di un piccolo centro rurale, bensì di un polo nevralgico di servizi per l'intera Val d'Agri. Con una popolazione

La fase preparatoria permetterà di programmare i cantieri in sicurezza e assicurare l’efficacia dei lavori di ripristino
La pubblicazione, da parte del Consorzio di Bonifica, della manifestazione di interesse per l’eliminazione della vegetazione nell’area dell’invaso della diga del Rendina segna un passo decisivo verso il ripristino dell’infrastruttura. A commentare la notizia è Donatella Merra, che evidenzia l’importanza dell’operazione e le difficoltà superate per arrivare a questo punto.«Si tratta di un intervento indispensabile per avviare i lavori finanziati con 110 milioni di euro dal Ministero nel 2024, frutto di anni di sollecitazioni presso le sedi competenti. Non senza difficoltà, soprattutto da parte di chi non credeva più nel progetto o non aveva compreso fino in fondo come la crisi idrica potesse diventare un problema serio per il Vulture e per l’intera Basilicata», sottolinea Merra.Merra ricorda che già nel 2021 aveva sollecitato l’avvio delle attività di disboscamento, ottenendo lo stanziamento di risorse FSC. Dopo quattro anni, la pubblicazione della manifestazione di interesse rappresenta la fase preliminare ai lavori di ripristino del-
l’invaso. «Questa fase preparatoria è fondamentale: senza la rimozione della vegetazione, infatti, non sarebbe possibile garantire la sicurezza dei cantieri e l’efficacia dei lavori futuri». «Inoltre, permetterà di programmare con maggiore precisione le attività successive, riducendo rischi e sprechi e accelerando il ritorno a piena funzionalità della diga», aggiunge Merra.«Fa piacere constatare come le soluzioni individuate allora tornino oggi di attualità, con l’auspicio che le risorse stanziate nel 2022, in parte sul PNRR e in parte sui fondi nazionali, possano finalmente tradursi in interventi concreti, soprattutto alla luce dell’emergenza idrica messa ancora più in risalto dalle recenti condizioni meteorologiche».Secondo Merra, le precipitazioni degli ultimi mesi, se opportunamente gestite, avrebbero potuto garantire la messa in sicurezza dell’intero comparto agricolo in vista della prossima stagione. Così non è stato: l’acqua si è dispersa, come evidenziato dalle immagini e dalle segnalazioni dei cittadini.«In oltre due decenni è mancata la vo-
lontà politica di intervenire per tempo e non si possono attribuire responsabilità agli enti gestori quando gli indirizzi necessari ad attivare i processi dipendono esclusivamente da scelte politiche e strategiche. Avere l’acqua non basta: occorre saperla conservare, proteggere e utilizzare a beneficio della collettività e delle attività produttive».L’auspicio, conclude, è che ora tutto proceda secondo il cronoprogramma e che l’opera entri in esercizio entro il 2028.




Nicoletti replica agli operatori: «Crescita della permanenza media, ma servono servizi migliori e scelte condivise»
MATERA. È un intervento netto quello del sindaco Antonio Nicoletti sullo stato del turismo cittadino e sul confronto con le associazioni di categoria. Un bilancio che tiene insieme soddisfazione per i risultati e preoccupazione per le criticità ancora aperte.«Il primo test di primavera del nostro sistema turistico ci consegna un misto di soddisfazione per una città piena e più che mai accogliente, e di impegno per le tante necessità», afferma Nicoletti, sottolineando come i servizi attivati rappresentino un passo avanti ma non sufficiente. «Non basta l’aver garantito servizi essenziali», aggiunge, indicando la necessità di migliorare l’offerta complessiva.Tra i segnali positivi, il sindaco evidenzia «un leggero incremento della permanenza media», definito un indicatore «tanto importante quanto difficile da modificare», sul quale occorre continuare a lavorare.Duro invece il passaggio sul confronto con le associazioni. «Ci saremmo aspettati più maturità», afferma Nicoletti, parlando di posizioni che richiamano «una sorta di versione turistica della sindrome Nimby». Il riferimento è alle critiche emerse dopo l’ipotesi di un lieve aumento della tassa di soggiorno. «Era una proposta già condivisa durante una civile e costruttiva riunione del Tavolo del turismo», precisa, esprimendo «stupore e rammarico» per il cambio di posizione.Il primo cittadino difende la linea dell’amministrazione: «Delle due l’una: o ridurre qualcosa di ciò che oggi offriamo oppure aumentare leggermente l’imposta con vincolo di destinazione». Una scelta che, ribadisce, punta esclusivamente a sostenere il miglioramento dei servizi richiesti dagli stessi operatori.Sul merito delle proposte, Nicoletti apre alla concertazione e al potenziamento dei servi-

zi, condividendo iniziative come «l’introduzione delle luminarie nei Sassi», già sperimentata nel periodo natalizio. Più cauto invece su altre richieste, come l’aumento dei fondi per la Festa della Bruna, ricordando che «il budget complessivo supera già il milione di euro».Tra le priorità, anche il rafforzamento della promozione e della comunicazione verso nuovi mercati e segmenti, come il wedding tourism. «Le preoccupazioni legate alla guerra, in altre destinazioni, sono vissute anche come opportunità», osserva, invitando a intercettare nuovi flussi.Infine, una replica sulla visibilità della cerimonia inaugurale: «Non è solo da un passaggio sui telegiornali nazionali che si valuta l’efficacia della comunicazione». Le immagini diffuse sui social, conclude, rappresentano «un momento iconico» per la città.«Turismo e comunicazione sono settori tecnici», conclude Nicoletti, «che meritano attenzione e approfondimento», ribadendo la volontà di proseguire nel dialogo «con il sostegno leale di tutti».
DOMANI L’INAUGURAZIONE, ATTIVITÀ DA LUNEDÌ
MATERA. Un nuovo servizio dedicato alle famiglie prende vita in città: si tratta dello Spazio famiglia “L’Officina dei legami”, promosso dal Consorzio La Città Essenziale in collaborazione con L’Albero Azzurro aps ets, nell’ambito del progetto “L’Albero dei giochi: coltivare la crescita di bambini e genitori”, finanziato da “Valore condiviso” di Cesvi. Lo spazio sarà attivo a partire dal 13 aprile e si configura come un presidio educativo e sociale rivolto a genitori, caregiver e bambini, con l’obiettivo di offrire ascolto, orientamento e sostegno nei percorsi di crescita. Attraverso incontri individuali e attività di gruppo, le famiglie potranno confrontarsi con professionisti ed esperti del settore. Il calendario iniziale prevede la presenza di uno psicologo, cui seguiranno appuntamenti con logopedisti, pediatri e altri specialisti, per rispondere in modo concreto ai bisogni educativi e relazionali. Tra gli elementi distintivi del servizio, una stanza sensoriale: uno spazio progettato per favorire il benessere e lo sviluppo dei bambini attraverso stimoli mirati e percorsi educativi innovativi. L’inaugurazione ufficiale si terrà domani alle ore 10.30 a Matera. L’evento rappresenta un momento di restituzione alla comunità e di presentazione pubblica del servizio.

Doppio appuntamento al CineTeatro Bellocchio con la regia di Francesco Evangelista: sabato sold out, domenica replica pomeridiana
FERRANDINA. Prosegue la stagione del Teatro festival Ferrandina – A Mimì con uno degli appuntamenti più attesi del cartellone: la Compagnia Senzateatro porta in scena «Le voci di dentro» di Eduardo De Filippo, con la regia di Francesco Evangelista.Il grande interesse del pubblico ha portato a programmare un doppio appuntamento: la data di sabato 11 aprile è già sold out, mentre domenica 12 è prevista una replica pomeridiana fuori abbonamento. Un segnale significativo della partecipazione e dell’attenzione che il festival continua a raccogliere.Considerata tra le opere più intense della Cantata dei giorni dispari, la commedia, rappresentata per la prima volta nel 1948, segna uno dei vertici del realismo me-
tafisico eduardiano. Al centro della narrazione, una riflessione amara e lucida sulla sfiducia reciproca, sui sospetti e sulla crisi dei legami familiari, letti come metafora di una società disorientata e incapace di ascoltare.«Parlare è inutile, perché l’umanità è sorda» è la battuta che attraversa l’intera opera, restituendo il senso di un mondo in cui la coscienza viene soffocata e la stima reciproca si sgretola sotto il peso dell’ipocrisia e dell’interesse personale. Una condizione che si riflette anche nelle relazioni più intime, svuotate di autenticità.In questo scenario si inserisce la figura di Zì Nicola, il cui silenzio assume un valore simbolico: un gesto di resistenza e insieme un rifugio metafisico, capace di custodire quelle «voci di

dentro» che la società tende a reprimere.Lo spettacolo andrà in scena sabato 12 aprile con ingresso alle 20.30 e sipario alle 21, mentre la replica di domenica 12 prevede ingresso alle 18 e sipario alle 18.30. Il costo dei biglietti è di 8 euro per la platea e 6 per la galleria, con riduzioni per i ragazzi sino a 16 anni.I biglietti per la replica sono disponibili online e al botteghino del CineTeatro Bellocchio il giorno dello spettacolo. Per ulteriori informazioni è possibile contattare l’organizzazione del festival.

La Provincia di Matera al lavoro. Il presidente Mancini: «Continuiamo a valorizzare il nostro territorio partendo dal modello di Idea Viaggi»
DI VINCENZO MAIDA
Nei giorni scorsi, nella sala della presidenza della provincia di Matera, si è tenuto un incontro tra il presidente Francesco Mancini, esponenti della Regione Basilicata, Idea Viaggi e i rappresentanti dei Comuni di Rotondella, Policoro, Montalbano Jonico, Bernalda e Pisticci. Nel corso dell’incontro, sono stati presentati i protocolli d’intesa sottoscritti tra la citata organizzazione turistica e i Comuni. L’idea di fondo è stata quella di far interagire gli Enti pubblici con quelli privati per valorizzare e promuovere tutte le risorse del territorio e, se parliamo della costa jonica, sono davvero tante. Con l’APT, Azienda di promozione turistica, e diversi comuni, già da alcuni anni questo territorio viene promosso alla BIT di Milano. L’idea ispiratrice dell’incontro a Matera è stata quella di siglare una nuova alleanza mirata a rafforzare l’offerta turistica, promuovendo il Progetto Policoro e valorizzando il marchio Costa Jonica come esperienza di bellezza e identità. Pensare a un’offerta turistica attraverso una programmazione coordinata, individuando nel turismo scolastico, culturale e sportivo un driver strategico per la destagionalizzazione e lo sviluppo economico del territorio, è senza

alcun dubbio una cosa positiva. Il modello promosso da Idea Viaggi prevede il coinvolgimento attivo di scuole, famiglie, associazioni, operatori economici e strutture ricettive, inclusi villaggi turistici e resort, con l’obiettivo di ampliare l’attrattività della costa jonica durante tutto l’anno e rafforzarne l’identità territoriale. L’intesa rappresenta un primo passo concreto verso una governance territoriale condivisa, capace di mettere a sistema le eccellenze locali e posizionare la costa jonica come destinazione competitiva nel panorama turistico nazionale. «Oggi trasformiamo in realtà concreta ciò che è nato come una visione. Con questo modello, e grazie al contributo di tutti, vogliamo costruire un sistema turistico capace di operare dodici mesi
l’anno», ha dichiarato Raffaele Micelli, amministratore di Idea Viaggi. «Il nostro obiettivo è creare una governance unitaria del turismo, capace di mettere in sinergia pubblico e privato, valorizzando le eccellenze territoriali e costruendo un racconto condiviso della costa jonica, partendo da una strategia di comunicazione ad hoc», ha aggiunto Tiziana Fedele, ideatrice del progetto di valorizzazione pubblico-privato per Idea Viaggi. «Si tratta di un progetto ambizioso e lungimirante che rafforza la sinergia tra Enti territoriali e operatori turistici, tutti accomunati dall’obiettivo di valorizzare il territorio. La Provincia si conferma come una vera ‘casa’ per i 31 Comuni, e siamo orgogliosi di aver ospitato questo momento», ha concluso Fran-
cesco Mancini, presidente della Provincia di Matera. Fin qui tutto bene, anzi benissimo. Il problema che ci poniamo è quello relativo alle strutture ricettive perché, se sulla costa c’è la disponibilità di posti letto da Metaponto fino a Nova Siri, non riusciamo a capire perché quest’ultimo Comune non sia stato coinvolto. Oggi, si assiste all’arrivo di visitatori che soggiornano sulla costa e poi vanno a visitare i luoghi collinari, i cui Comuni hanno zero vantaggi sul piano economico e occupazionale. Si tratta di un problema di non facile soluzione. Una decina di anni addietro, un’Amministrazione di Centrodestra a Montalbano Jonico, lanciò un progetto per la costruzione di un resort nel bosco comunale di Andriace del costo di circa 40 milioni di euro. Come era facilmente prevedibile, non rispose nessun imprenditore privato. Per cui, alla fine, l’unico affare lo fece il progettista napoletano che incassò oltre 100 milioni di euro. Bisognerebbe lavorare ad un “albergo diffuso”, ristrutturando e rendendo abitabili gli immobili esistenti. Un problema semplice. Altrimenti continuerà quello che sta avvenendo: lavoreranno le strutture sulla costa e i Comuni collinari di Bernalda, Pisticci, Montalbano Jonico e Nova Siri, serviranno soltanto per le visite.
Presente nella Città dei Sassi dal 1980, la realtà associativa proseguirà la sua missione di valorizzazione territoriale

Il Centro Carlo Levi di Matera ha un nuovo Consiglio di Amministrazione dal 9 marzo scorso: la nuova Presidente è Filomena Patrizia Cancellaro, la Tesoriera, Rosa Tafuni, e la Segretaria, Anna Scarciolla. Gli altri componenti del Consiglio sono Carmela Biscaglia, Maria Antonietta Cancellaro, Maria Adelaide Cuozzo, Ina Macaione, Orazio Maglio e Maristella Trombetta. Nel Consiglio successivo a quello di insediamento sono state definite in dettaglio le attività da portare avanti nel corso dell’anno e, all’unanimità, si è deciso di nominare Socio Benemerito del Centro l’Ingegnere Ninì Zagaria, pre-
sidente uscente, per il supporto offerto alla vita culturale del Centro e al miglioramento della funzionalità della sede. La Presidente Cancellaro e tutti i Consiglieri intendono prioritariamente impegnarsi per la diffusione e l’approfondimento dell’opera di Carlo Levi. Inoltre, si prefiggono durante il mandato loro conferito, di far conoscere i talenti, soprattutto femminili, del nostro territorio, anche in collaborazione con entità culturali sia istituzionali, come la Scuola, il Museo, le Amministrazioni, sia appartenenti al mondo associativo e in particolare con la Fondazione Carlo Levi di Roma. L’auspicio della
Presidente Cancellaro e di tutto il Consiglio di Amministrazione del Centro Carlo Levi di Matera, è di riuscire a rendere sempre più viva e presente questa realtà associativa che, ispirandosi alla figura di Carlo Levi, opera nella città fin dal 1980. Il Centro Levi, nel tempo, è diventato uno dei punti di riferimento per la vita culturale della città perché ha saputo valorizzare le eccellenze locali, aprendosi anche a esigenze culturali e sociali, senza pregiudizi e intellettualismi, in continua ricerca di nuove e inedite chiavi di lettura per comprendere e interpretare le complesse istanze del mondo odierno.
C’è un momento preciso nella vita di una persona. Non ha una data. Non ha un anniversario. Non ha neanche un testimone. Ma quando ar- riva… lo sai. È il momento in cui capisci una cosa semplice, brutale, incontestabile: non puoi più fare finta di non aver capito. Non puoi più dire «vediamo». Non puoi più dire «magari». Non puoi più raccontarti quelle storie eleganti che usavi per restare fermo senza sentirti fermo.

Perché la verità, quando arriva davvero, non fa rumore. Ma ti leva ogni via di fuga. E il punto è questo: fino a quel momento, ogni scelta che fai ha sempre una scappatoia. Puoi tornare indietro. Puoi aggiustare. Puoi reinterpretare. Dopo… no. Dopo entri in una zona scomoda, ma tremendamente pulita: quella in cui sai esattamente cosa stai facendo. Se resti, sai perché resti. Se vai via, sai perché vai via. Se parli, sai perché parli. Se stai zitto… non è più per caso. E questa chiarezza, all’inizio, non libera. Spaventa. Perché improvvisamente non puoi più dare la colpa al momento sbagliato, alla persona sbagliata, alle circostanze
complicate, alla classica «fase». No. Adesso sei tu. E questa cosa, diciamolo, non piace a nessuno. Perché essere liberi è bello solo nei post motivazionali. Nella realtà, essere liberi significa non avere più alibi. E senza alibi… si vede tutto. Si vede dove stai perdendo tempo. Si vede chi stai trattenendo. Si vede dove stai accettando meno di quello che senti. E soprattutto si vede una cosa che fa ancora più male: quanto tempo hai passato sapendo già tutto.Sì. Perché la verità non arriva all’improvviso. Arriva a bussare mille volte… tu sei bravo a non aprire. Fino a quando non puoi più ignorarla. E lì succede qualcosa che non ti racconta nessuno: non diventi subito migliore. Diventi… più vero. Che è molto diverso. Perché essere vero non è elegante. Non è comodo. Non è sempre apprezzato. Essere vero significa dire «no» quando tutti si aspettano un «vediamo». Significa andartene quando sarebbe più facile restare. Significa restare quando tutti scappano. Significa, in sostanza, iniziare a vivere una vita che non puoi più spiegare a chi vive ancora di scuse.E attenzione, perché qui arriva il punto più delicato: quando cambi davvero… non perdi le per-

sone. Perdi le versioni delle persone che reggevano solo con la tua finzione. E questa non è una per- dita. È una rivelazione. Fa male? Sì. È giusto? Anche. Perché a un certo punto non si tratta più di essere capiti. Si tratta di essere coerenti. E la coerenza ha un prezzo altissimo: ti lascia solo… finché non ti ritrova. Ma quando ti ritrova… non hai più bisogno di rincorrere niente. Perché sei diventato qualcuno che non ha più bisogno di scappare da sé stesso.E allora succede una cosa strana: la vita non diventa più facile. Diventa più precisa. Le persone non diventano di più. Diventano giuste. Le situazioni non si semplificano. Si chiariscono. E tu? Tu smetti di chiederti cosa devi fare… perché
finalmente inizi a sapere chi sei. E quando sai chi sei… certe strade non le percorri più. Non perché non puoi. Ma perché non ti somigliano più.Se sei arrivato fin qui, leggendo… c’è una possibilità molto alta che tu sappia esattamente di cosa sto parlando. E se lo sai… allora sei già in quel momento. Quello in cui non puoi più tornare indietro. La domanda non è cosa farai. La domanda è: quanto ancora vuoi perdere tempo a fare finta di niente?Se ti sei riconosciuto, non serve spiegare. Serve scegliere. E certe scelte… non fanno rumore. Ma non ti permettono più di tornare indietro. IO NON SCRIVO PER PIACERE. SCRIVO PER SVEGLIARE.
delle istituzioni lucane e l’invito a tornare: la regione pronta a ospitare nuovi progetti internazionali
«Maestro, la tua Basilicata ti aspetta». È il messaggio che la presidente della Lucana Film Commission, Margherita Romaniello, ha rivolto a Francis Ford Coppola in occasione del suo 87° compleanno.Sei volte premio Oscar e profondamente legato alla Basilicata per le sue origini familiari a Bernalda, il regista statunitense rappresenta da sempre un simbolo del rapporto tra il grande cinema internazionale e il territorio lucano. Un legame che, secondo la presidente della Lucana Film Commission, continua a rafforzarsi nel tempo.«Il rapporto di Coppola con la Basilicata è autentico e radicato ed è anche per questo che continuiamo a considerare questa terra come la location ideale per accogliere nuovi progetti cinematografici di respiro internazionale», ha dichiarato Romaniello.Un rapporto suggellato anche da uno spot promozionale realizzato con Apt Basilicata, curato dalla stessa presidente della Film Commission, in cui il regista descriveva così la regione: «There you can see the Earth as it was intended to be», ovvero «in Basilicata vedi la Terra come doveva essere».«Parole che raccontano meglio di qualsiasi slogan la forza evocativa dei nostri paesaggi – ha aggiunto Romaniello
– e che rinnovano un invito sincero: Maestro, la tua Basilicata ti aspetta».Agli auguri si è unito anche il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, che ha voluto celebrare il regista sottolineandone il valore culturale e simbolico per l’intero territorio.«A nome mio personale e dell’intera comunità lucana desidero rivolgere gli auguri di buon compleanno a Francis Ford Coppola per i suoi 87 anni. Il Maestro rappresenta per la Basilicata un figlio illustre e un punto di riferimento culturale che ha saputo unire, con la sua arte e la sua storia familiare a Bernalda, il respiro internazionale del grande cinema con l’anima più autentica della nostra regione», ha affermato Bardi.Il presidente ha poi evidenziato «il valore profondo di un legame vero e sincero», sottolineando come «Coppola rappresenti un ponte naturale tra la Basilicata e il mondo, contribuendo a raccontare con maestria l’identità autentica del nostro territorio».Infine, uno sguardo al futuro e ai nuovi progetti artistici del regista, che vedranno la Basilicata protagonista insieme alla vicina Calabria nel film «Glimpses of the Moon», tratto dall’omonimo romanzo di Edith Wharton.«Un progetto ambizioso in cui la Basilicata si trasformerà, grazie alla sua straordinaria versatilità paesaggistica,
in una scenografia naturale d’eccezione, chiamata a ricreare le atmosfere europee che faranno da cornice alla storia dei protagonisti», ha concluso Bardi.«La Basilicata è sempre pronta ad accogliere il Maestro e le sue nuove visioni. Il nostro auspicio è che questo legame continui a rafforzarsi, portando nuova linfa culturale ed economica al nostro territorio e confermando, ancora una volta, la vocazione internazionale della nostra terra».



Una vittoria che va oltre il campo: il trionfo del Potenza riaccende il senso di appartenenza di un’intera comunità
DI FABRIZIO QUAR ATINO
Una vittoria che non è solo una vittoria

Ci sono successi che non si misurano con una coppa alzata al cielo, ma con il rumore che fanno dentro una comunità. La conquista della Coppa Italia di Serie C da parte del Potenza non è stata soltanto una vittoria sportiva: è stata una scossa emotiva, un risveglio collettivo, quasi un’apocalisse nel senso più puro del termine, cioè una rivelazione.
Una città intera che si sveglia, che scende in strada, che applaude, che si riconosce. Non accade per caso. Accade quando qualcosa tocca corde profonde, quando una squadra smette di essere undici uomini in campo e diventa identità, appartenenza, memoria viva.Perché il Potenza non è solo calcio. È storia che respira.
CENT’ANNI DI STORIA E UN’IDENTITÀ CHE RESISTE
La società rossoblù affonda le sue radici in oltre un secolo di storia, un percorso fatto di cadute e risalite, di entusiasmi e ferite, ma sempre con una costante: la capacità di resistere.Non è semplice restare in piedi per così tanto tempo, soprattutto in contesti difficili, dove le risorse sono limitate e le sfide sono continue. Eppure Potenza c’è sempre stata. Anche quando tutto sembrava finito, anche dopo i fallimenti che hanno segnato profondamente il rapporto tra la squadra e i suoi tifosi.E proprio lì, nelle crepe, si misura la forza di una comunità.
GLI ANNI RECENTI: STABILITÀ E NUOVA VISIONE
Negli ultimi anni, a partire dalla gestione di Salvatore Caiata, il Potenza ha ritrovato una dimensione stabile nel calcio professionistico, mantenendo per oltre otto stagioni consecutive la presenza in Serie C. Un traguardo tutt’altro che scontato, che ha riportato continuità dove prima c’era incertezza.Oggi, con la guida di Donato Macchia, si percepisce qualcosa di diver-
so. Non solo stabilità, ma visione. Non solo gestione, ma ambizione.Si respira l’idea che il sogno della Serie B, rimasto per anni assopito, possa tornare ad essere qualcosa di concreto.E quando una società inizia a credere davvero in qualcosa di grande, lo trasmette. Alla squadra, alla città, alla gente.
I RICORDI CHE NON SI CANCELLANO
Chi ha vissuto il Potenza lo sa: ci sono momenti che restano impressi per sempre. Le stagioni sotto la presidenza di Francesco Petrullo e di Nino Ferri che hanno regalato alla città la serie B; e poi i nomi dei presidenti che si sono succeduti, Faustino Somma, la cavalcata dalla Serie D alla C, l’adrenalina di partite che sembravano valere una vita intera. E poi quello spareggio contro la Juve Stabia. Scene che non si dimenticano, perché non erano solo partite, ma pezzi di esistenza condivisa.
Da Alessandrino Geraldi a Pasquale Pietrafesa, fino al passionale Vito Zaccagnino e a Jeny D’Onofrio, non sono semplici riferimenti storici. Sono tasselli di un racconto collettivo fatto di sacrifici, errori, slanci e amore autentico.E poi ci sono le ferite. I fallimenti. Le delusioni così forti da spingere qualcuno, me compreso, ad allontanarsi per non soffrire più.Ma il calcio, quello vero, non si lascia mai davvero.
LE COLONNE
INVISIBILI: IL TIFO E IL RACCONTO
Se il Potenza è rimasto vivo anche nei momenti più bui, il merito non è solo di chi è sceso in campo o di chi ha guidato la società. Il merito è anche, e forse soprattutto, di chi non ha mai mollato sugli spalti e dietro una penna. Ci sono nomi che non compaiono nelle classifiche, ma che rappresentano la vera ossatura del tifo potentino: Luciano e Sergio Pistone, Pasquale Lucente, Lorenzo Corrado, i mitici Rossano, Zebrone, Giovanni Calluso, Lucio Palazzo. Uomini che hanno fatto e fanno chilo-
metri, che hanno sfidato pioggia, freddo, delusioni, pur di esserci. Sempre.Accanto a loro, una voce che ha raccontato tutto questo con passione e competenza: quella dei compianti Franco Corrado e Pino Gentile Augusto e Lino Viggiani e dell’intramontabile Rocco Sabatella. Giornalisti, sì. Ma prima di tutto tifosi. Testimoni autentici di un amore che non si è mai piegato.Sono loro le colonne. Sono loro la memoria viva. Sono loro la prova che il Potenza non è mai stato solo una squadra, ma una comunità resistente.Senza nulla togliere alle nuove leve del giornalismo sportivo, che oggi continuano a raccontare con entusiasmo e professionalità, raccogliendo un’eredità importante e portandola nel futuro.E poi ci sono gli ultras. Instancabili. Silenziosi quando serve, travolgenti quando conta. Macinano chilometri su chilometri, in ogni condizione, senza chiedere nulla in cambio se non una cosa: rispetto per quei colori. Sono l’anima pulsante, il battito continuo che non si spegne mai.
IL POTENTINO
E IL SENSO
DI APPARTENENZA
C’è una verità che questa vittoria ha riportato a galla con forza: il potentino, quando viene chiamato, risponde.Può sembrare distante, disilluso, a volte perfino indifferente. Ma quando si tratta di difendere la propria identità, la propria città, i propri colori… c’è sempre. È una presenza che non ha bisogno di essere spiegata. È istinto, è radice, è orgoglio.
E questa squadra, oggi più che mai, ha il potere di riaccendere quella scintilla. Di riportare allo stadio chi si era allontanato. Di far tornare a battere un cuore collettivo che non ha mai smesso davvero di esistere.Io per primo.
IL CALCIO
COME MOTORE
ECONOMICO
E SOCIALE
Ridurre tutto a una dimensione emotiva sarebbe limitante. Una squadra che ambisce a livelli nazionali ha un impatto reale sull’economia di una città. Significa movimento, significa lavoro, significa indotto. Significa ristoranti

pieni, strutture ricettive attive, turismo sportivo che si sviluppa. Significa visibilità, reputazione, attrattività.Una squadra vincente non porta solo entusiasmo: porta opportunità.E Potenza ha bisogno di opportunità. Ha bisogno di credere che lo sport possa diventare uno spartiacque, un punto di svolta, un volano per la rinascita.
UN APPELLO
ALLA VISIONE:
SOCIETÀ E ISTITUZIONI
Perché questo accada, però, serve un passo in più. Serve coraggio. Serve una visione condivisa.Al presidente Donato Macchia va riconosciuto il merito di aver riacceso un sogno. Ma ora quel sogno va alimentato, strutturato, reso concreto. Ambire alla Serie B non deve essere un’utopia, ma un obiettivo chiaro, pianificato, perseguito con determinazione.
Allo stesso tempo, le istituzioni, comunali e regionali, devono fare la loro parte. Non con parole, ma con atti concreti.Il primo passo è evidente: pubblicare il bando per la concessione pluriennale dello stadio. Senza una casa moderna, funzionale, attrattiva, è impossibile costruire un progetto ambizioso e sostenibile.Uno stadio non è solo un impianto sportivo. È un centro di aggregazione, un polo economico, un simbolo.Investire lì significa investire nel futuro. IL RITORNO
DELLA GENTE:
UNA PROMESSA POSSIBILE
C’è una convinzione forte, che nasce da quello che si è visto, da quello che si è sentito: la gente tornerà.
Tornerà chi si è stancato. Tornerà chi si è sentito tradito. Tornerà chi ha smesso di credere.Ma tornerà solo se sentirà che questa volta è diverso. Che c’è un progetto serio, duraturo, credibile.
Il tifoso non chiede miracoli. Chiede rispetto. Chiede visione. Chiede di sentirsi parte di qualcosa che ha senso.E quando questo accade, il Potenza non ha bisogno di essere spinto. Corre da solo.
OLTRE LA COPPA: L’INIZIO DI QUALCOSA
Questa Coppa Italia non deve essere un punto di arrivo. Deve essere un inizio.Un segnale. Un messaggio chiaro: Potenza può. Potenza merita. Potenza è pronta.Non si tratta solo di calcio. Si tratta di identità, di dignità, di futuro.E quando una città inizia a crederci davvero, diventa difficile fermarla.
FINALE: ADESSO O MAI PIÙ Questo è il momento. Non domani. Non tra un anno. Adesso.Perché l’entusiasmo, se non viene trasformato in visione, si spegne. Perché le occasioni, se non vengono colte, non tornano uguali.Presidente Macchia, osa. Costruisci. Spingi questa squadra dove merita di stare.Amministratori, sostenete. Investite. Credete che questo non è solo calcio, ma futuro. E noi… torniamo. Torniamo a riempire quello stadio, a difendere quei colori, a far sentire che Potenza è viva, orgogliosa, presente.Perché essere rossoblù non è una scelta a tempo. È un’identità che non si spegne.E quando un’identità si risveglia… non la fermi più.

a cura di CRISTIANO SAMPOGNA e LORENZO CARBONE

Dai frutteti della California ai garage dell’elettronica: così è nato il luogo che ha cambiato per sempre il rapporto tra tecnologia, impresa e immaginario
Prima di essere la capitale mondiale della tecnologia, la Silicon Valley era quasi un malinteso geografico. Non aveva l’aspetto del futuro: aveva quello di una valle agricola, fatta di frutteti, conserve, piccoli centri e stabilimenti legati alla lavorazione della frutta. La Santa Clara Valley, nel cuore della California, era conosciuta per la sua ricchezza agricola molto prima di diventare sinonimo di microchip. Solo nel gennaio del 1971 il giornalista Don Hoefler rese popolare in stampa l’espressione “Silicon Valley”, quando il silicio dei semiconduttori stava ormai soppiantando l’identità rurale della zona. Prima c’erano albicocche e prugne; dopo, circuiti integrati e startup. Il punto, però, non è solo quando nacque il nome. Il punto è capire perché tutto sia successo proprio lì. La risposta non sta in una leggenda romantica, ma in una combinazione rarissima: Stanford, gli investimenti pubblici del dopoguerra, la ricerca elettronica, il capitale privato e una cultura locale che imparò presto a considerare il rischio non come una colpa, ma come un passaggio necessario. Frederick Terman, figura decisiva di Stanford, incoraggiò studenti e ricercatori a restare in California e a trasformare i laboratori in imprese. Nel 1951 l’università autorizzò lo Stanford Industrial Park, che aprì con Varian Associates come primo insediamento nel 1953; intorno a quel modello si consolidò un rapporto nuovo fra ricerca, azienda e territorio. Non era ancora la Silicon Valley dei miti, ma ne s–––tava già nascendo il metodo. La prima grande esplosione non fu quella del personal computer, ma quella del transistor. William Shockley, fra gli inventori del transistor, tornò nella zona con l’ambizione di guidare una nuova frontiera tecnologica. Il suo laboratorio, però, divenne presto anche un luogo di tensioni personali e professionali. Nel 1957 otto giovani collaboratori se ne andarono per fondare Fairchild Semiconductor: Shockley li definì i “traitorous eight”, gli otto traditori. In realtà furono gli otto padri di una genealogia industriale che avrebbe cambiato il mondo. Da Fairchild sarebbero germogliate altre aziende cruciali, fra cui Intel, e soprattutto si sarebbe consolidata la regola non scritta della valle: qui un addio non è una fine, ma spesso l’inizio di una nuova impresa.

La Silicon Valley nacque davvero in quel momento, quando la fuga dal capo sbagliato divenne un atto creativo. Quando poi arrivò Steve Jobs, la valle aveva già l’infrastruttura del successo; mancava ancora, però, il suo grande narratore. Jobs non fu il miglior ingegnere della sua generazione, e neppure il più grande inventore in senso stretto. Il suo talento era diverso: intuiva quando una tecnologia poteva smettere di essere affare per specialisti e diventare desiderio collettivo. Cresciuto a Cupertino, quindi nel cuore stesso di quel paesaggio industriale, Jobs capì molto presto che l’informatica non avrebbe vinto limitandosi a essere potente: avrebbe vinto diventando semplice, seducente, inevitabile. Con Steve Wozniak trovò il complemento perfetto: l’uno aveva il genio tecnico, l’altro l’istinto per il prodotto e per il racconto. Apple nacque nel 1976 da questa tensione creativa, e nacque in modo quasi leggendario: per finanziare l’Apple I, Wozniak vendette la sua calcolatrice HP-65 e Jobs il suo Volkswagen van. Non stavano solo assemblando una scheda elettronica; stavano costruendo una mitologia. L’Apple I, mostrato da Wozniak all’Homebrew Computer Club nel 1976 e venduto a 666,66 dollari, era ancora un oggetto da pionieri: una single-board machine, lontana dall’idea odierna di computer domestico. Ma Jobs vide ciò che altri
non vedevano. Capì che quel mondo di appassionati poteva diventare un mercato, e che il computer personale non doveva restare confinato nei garage o nei club di elettronica. Da lì in avanti Apple non fu soltanto un’azienda tecnologica: fu il luogo in cui la tecnica cominciò a imparare il linguaggio del desiderio. Jobs insistette sul design, sulla confezione, sulla pulizia, sull’idea che anche l’interno di un prodotto dovesse essere elegante, perfino quando nessuno lo avrebbe visto. Era già chiaro il suo tratto essenziale: non gli bastava che una macchina funzionasse; voleva che avesse presenza scenica. Molti aneddoti su Jobs sono diventati proverbiali perché spiegano davvero il personaggio. Nel celebre discorso del 2005 a Stanford raccontò di aver seguito un corso di calligrafia dopo aver lasciato il college, esperienza che anni dopo avrebbe inciso sulla sensibilità tipogra- fica del Macintosh. È un dettaglio rivelatore: Jobs non pensava per compartimenti stagni, non separava l’ingegneria dall’estetica. Allo stesso modo, la visita di Apple a Xerox PARC nel 1979 non fu importante solo per ciò che vide — finestre, icone, mouse, interfacce grafiche — ma per ciò che Jobs comprese all’istante: quella tecnologia aveva bisogno di un traduttore per arrivare al grande pubblico. Apple fece proprio questo, prima con Lisa e poi soprattutto con il
Macintosh del 1984, che Jobs trasformò anche in un evento mediatico, l’archetipo del lancio spettacolare. La Silicon Valley aveva già prodotto invenzioni; Jobs le insegnò a entrare in scena. Ed è forse questa la vera ragione per cui la storia della Silicon Valley continua ad affascinare. Non è solo la storia di un luogo dove sono nate azien- de miliardarie. È la storia di un territorio che, grazie a Stanford, ai semiconduttori, al capitale di rischio e a una cultura ferocemente competitiva, ha imparato a trasformare la conoscenza in industria. Ma è anche la storia di un uomo, Steve Jobs, che più di chiunque altro ha dato a quella potenza industriale un volto riconoscibile. Non inventò da solo il futuro, ma lo rese leggibile, desiderabile, perfino teatrale. Prima della Silicon Valley c’erano laboratori. Dopo la Silicon Valley, e soprattutto dopo Apple, il mondo ha cominciato ad aspettarsi che il futuro arrivasse da lì, vestito bene e presentato su un palco.La silicon valley è esempio di cosa possa essere avere una visione di territorio unita alla capacità di cogliere il meglio delle persone. Jobs aveva inteso la direzione del mondo, o meglio aveva colto quale dovesse essere la strada per il mondo e, soprattutto, aveva capito che Woz dovesse essere il viatico e non un mero ostacolo, redendo il principio umano al centro della rivoluzione e dell’evoluzione stessa.

