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Cronache del 7 agosto 2026

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VENERDÌ 7 AGOSTO 2026 • ANNO XI N. 181

Direttore Responsabile Rosa MOLLICA Direttore Editoriale Alessandro SANSONI • redazione@lecronache.info

IL 45ENNE È MORTO DOPO UNA CADUTA DAL TERZO PIANO. ORA GLI INVESTIGATORI CERCANO IL MOVENTE

Niente autopsia per Alberto Malvolti A piangerne la scomparsa le comunità di Bologna e Genzano in Basilicata, luogo di origine della moglie

Magrì a pag 5

L’IRONIA DI CALLA’ (FDI) È IL RIVETTO LUCANO, CAMBIA PARTITI IN CONTINUAZIONE

ANCHE LISURCI VA CON VANNACCI Dopo Merra, Piro e Digilio anche Fanelli prova a vedere se si apre quella porta. Colloqui anche per Galella che per ora non si muove _

IL COMMENTO

Francesco Guccini, Cyrano di molti: addio al cantautore italiano che ha insegnato a sfidare il proprio tempo

Il campo largo, illusione della sinistra

C’

DI GIANFRANCO BLASI

è un'ossessione che attraversa da decenni la sinistra italiana: quella dell'unità a ogni costo. Oggi si chiama “campo largo”, ieri si chiamava Ulivo, prima ancora Fronte Democratico Popolare. Cambiano i nomi, ma non il vizio di fondo: mettere insieme culture politiche, storie, programmi e visioni del mondo profondamente (...) ■ continua a pag 7

IL RICORDO

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Lisurici e Callà

Truffa auto usate: imprenditore ai domiciliari

Servizio a pag 10

Foto Mattiacci

EMERGENZA ABITATIVA

■ Servizio

a pag 26

_ TURISMO DI LUSSO

Grande successo per Barletta con il Marateale e Porro che ora punta su maxi bond per finanziare alberghi e treni

A RUOTI CONSEGNATO IL RICONOSCIMENTO DA GENTILESCA

Encomio civico a Lina Paterna: «Un abbraccio alla mia storia»

a pag 6

Giammetta, l’Au di Ater Matera rilancia una strategia fatta di nuovi interventi: «Oltre mille famiglie attendono un alloggio»

Dellapenna a pag 9

POTENZA Prima intascava i soldi e poi rivendeva i mezzi restituiti perché difettosi, senza ripararli

■ Leporace

■ Servizio

a pag 16

_ SP 168

Dopo l’articolo di Cronache, anche Perillo sulla strada ancora chiusa: «Interventi subito, vendemmia a rischio» ■ Servizio

Mollica alle pag 18 e 19

a pag 23

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Italia e Mondo Il riavvicinamento franco-italiano, avviato da Macron e Draghi è strategico per l’Europa e Nizza può esserne il cuore concettuale e operativo

Nizza e il rilancio del suo ruolo strategico, cruciale per la Francia e l’Italia in Europa

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DI HENRI DE GROSSOUVRE*

Traduzione di Alessandro Sansoni

in dalla sua fondazione da parte dei Greci nel III secolo a.C., Nizza ha svolto un ruolo chiave a livello internazionale nel Mediterraneo. Città greca e romana, essa è appartenuta in seguito al Regno di Sardegna ed è stata culturalmente italiana per diversi secoli, prima della sua annessione alla Francia nel 1860. Essa incarna le radici greco-latine dell'Europa, mescolandole con influenze provenienti dall'Europa settentrionale: nel XVIII e XIX secolo, infatti, Nizza divenne la meta invernale prediletta dalle aristocrazie europee, in particolare britanniche, russe e tedesche. Due sono le principali vocazioni europee della Francia: quella franco-tedesca e continentale, frutto di una storia comune che risale a Carlo Magno e di cui Strasburgo è il simbolo; l’altra mediterranea, aperta a uno spazio culturale e geografico che oltrepassa la stessa Europa, il cui simbolo sono, invece, Nizza e Marsiglia. Dopo l'indipendenza dell'Algeria, il generale de Gaulle scelse chiaramente di costruire l'Europa su basi franco-tedesche. Questa strategia si rivelò appropriata fino alla riunificazione delle due Germanie. Dalla riunificazione in poi, la Bundesrepublik si è progressivamente emancipata dalla cooperazione con la Francia, perseguendo sempre più i propri interessi, spesso a scapito della solidarietà europea, pur continuando a beneficiare dei vantaggi dell'Unione e soprattutto dell'euro. Per diversi anni la Germania ha appaltato la propria difesa agli Stati Uniti, l'approvvigionamento energetico alla Russia e la sua crescita economica alla Cina. Sebbene oggi questo modello sia divenuto obsoleto dopo i primi attriti

tra Berlino e Mosca nell’ultimo periodo dell’era Merkel, aggravati dalla guerra in Ucraina, e in seguito alla rielezione di Donald Trump, la Germania continua a perseguire i propri interessi a scapito dei suoi partner europei e in particolare della Francia. Il rifiuto di collaborare con Dassault Aviation, l'unica azienda europea in grado di costruire un aereo da caccia dalla A alla Z senza dipendere nei suoi elementi essenziali dagli anglosassoni, ne è un esempio lampante. Al contrario, negli ultimi tempi Italia e Francia si sono progressivamente avvicinate. Lo dimostra il Trattato del Quirinale, firmato dal Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, e dall’allora Presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, il 26 novembre 2021 a Roma, con l’evidente ambizione di avviare un percorso paragonabile a quello inaugurato a suo tempo dal Trattato dell'Eliseo, firmato dal generale de Gaulle e dal cancelliere Adenauer. Il Trattato del Quirinale fu sottoscritto, non a caso, due anni dopo il Trattato di Aquisgrana (22 gennaio 2019), che mirava ad aggiornare il Trattato dell'Eliseo al contesto del XXI secolo. Bisogna ammettere che questo aggiornamento non ha arrestato il declino della cosiddetta "partnership franco-tedesca", un'espressione usata esclusivamente dai francesi e che, tra l'altro, i miei amici tedeschi trovano sempre molto divertente. Oggi Francia e Italia insieme rappresentano quasi la metà del bilancio dell'Unione Europea, così come la coppia franco-tedesca. Ciò significa che Roma e Parigi, con altri paesi partner dell'UE, in particolare dell'Europa centrale, potrebbero esercitare, se lo volessero, un'influenza decisiva sull'orientamento strategico europeo, tanto più se, dopo le elezioni

presidenziali francesi del 2027, i due paesi fossero guidati da governi politicamente affini. Un’Europa forte, un'Europa-Potenza, nel solco di quell’Europa delle Nazioni cara al generale de Gaulle, è dunque uno scenario possibile e oserei dire persino auspicabile. Bernard Asso, professore di diritto pubblico a Nizza, dopo la sua elezione a consigliere comunale della maggioranza di Eric Ciotti, ha ricevuto la delega alla gestione del CUM, il Centro Universitario Mediterraneo. È dunque il successore di Paul Valéry alla guida di un istituto che è l’equivalente regionale del Collège de France, in grado di conciliare l’eccellenza accademica e letteraria con l’accessibilità a una platea di pubblico molto vasta. Bernard Asso ha un programma ambizioso per il CUM, che mira a riportare Nizza al centro del dibattito politico-culturale mediterraneo ed europeo. Stiamo certamente vivendo un periodo di crisi, ma quanto più le crisi sono gravi, tanto più sono ricche di opportunità. Seguendo questa logica, il professor Asso ha persino teorizzato la specificità e il significato profondo del futuro anteriore, una morfologia verbale tipica della grammatica delle lingue europee: ciò che è accaduto avrebbe potuto accadere diversamente, "se solo avessimo saputo desiderarlo", per citare il generale de Gaulle. Nizza ha spesso svolto un ruolo decisivo ma discreto, persino segreto, nello scenario internazionale. Sotto Roma, essa divenne strategica per il controllo delle vie di comunicazione tra l'Italia e la Gallia. Cemenelum (l’odierno Cimiez, il quartiere dove oggi si riflette sul ruolo strategico di Nizza), divenne il capoluogo della provincia delle Alpi Marittime, garantendo il collegamento

__Henri de Grossouvre e sotto Bernard Asso

tra Roma, il Mediterraneo e le Alpi. Quando, poi, la Francia aiutò il Piemonte ad espellere gli austriaci dalla Penisola, in seguito all’accordo segreto stipulato nel 1858 da Napoleone III e il conte di Cavour, in cambio della cessione di Nizza alla Francia nel 1860, paradossalmente la città rese possibile, di fatto, l'unificazione italiana. Negli anni '30, le forniture di armi alla vicina Italia transitavano per Nizza… Dal marzo 2026, il nuovo sindaco, Eric Ciotti, il cui padre era di Treviso, ha sottolineato l'importanza di rafforzare i legami economici e logistici tra l'area

metropolitana di Nizza e la Liguria. A livello nazionale, auspica anche la creazione di una stretta alleanza strategica tra Parigi e Roma. Il riavvicinamento francoitaliano, avviato da Emmanuel Macron e Mario Draghi, non è un progetto di parte, ma una tendenza di fondo della naturale evoluzione geopolitica europea, che va sostenuta perché è nel migliore interesse della Francia, dell’Italia e dell’Europa nel suo complesso. Nizza ha tutte le carte in regola per esserne il cuore concettuale e operativo. *SAGGISTA


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Prosegue l’ondata di calore africano, bollino rosso in 16 città; in crisi Po, Tevere e tanti corsi minori

Il caldo fa sudare gli italiani e fa piangere i corsi d’acqua

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DI MIRIAM GALGANO

ondata di caldo africano che da oltre due settimane interessa la Penisola prosegue anche questa settimana, con temperature ben sopra le medie stagionali e un caldo umido che rende le notti tropicali soprattutto nelle grandi città. Il Ministero della Salute ha confermato anche per oggi il bollino rosso per ondata di calore in 16 capoluoghi, da Milano a Palermo, passando per Roma, Firenze, Bologna e Bari. Secondo i dati del CNR, le temperature massime hanno superato i 3840°C in molte aree interne di Sicilia, Sardegna, Puglia e Basilicata. A Foggia si sono toccati i 41,2°C, a Catania 40,8°C. Ma è soprattutto il caldo notturno a preoccupare i meteorologi: minime che a Roma, Napoli e Bologna non scendono sotto i 26-27°C da giorni, impedendo al corpo umano di recuperare. «Questa configurazione è tipica di un anticiclone nord-africano particolarmente esteso e stabile», spiega Antonello Pasini, climatologo del CNR. «Il cambiamento climatico rende questi eventi più frequenti, intensi e persistenti. Non parliamo più di ondate di calore isolate, ma di estati intere che si comportano così». FIUMI IN CRISI E INVASI A SECCO

Se il caldo fa sudare gli italiani, fa piangere i fiumi. Il vero problema di questa estate è la siccità che si somma alle alte temperature. Il Po è il simbolo di questa crisi. All’altezza di Pontelagoscuro il livello idrometrico è sceso sotto i -2,80 metri sullo zero idrometrico, uno dei valori più bassi degli ultimi 20 anni. La portata è meno della metà della media di agosto. La situazione è critica anche al Centro-Sud. Il Tevere a Roma segna livelli da magra estiva anticipata. In Toscana, l’Arno ha tratti completamente emersi nei pressi di Firenze e Pisa. In Emilia-Romagna, il Reno e il Panaro viaggiano con portate dimezzate. E sono centinaia i corsi d’acqua minori, torrenti e canali di bonifica, che sono completamente prosciugati. Coldiretti lancia l’allarme: «Il 30% dei piccoli invasi agricoli al Centro-Nord è sotto il 40% della capacità. Nelle regioni del Sud, siamo già a razionamenti preventivi per uso irriguo». Le colture più colpite sono mais, riso, pomodoro da industria e ortaggi. «Stiamo irrigando di notte per limitare l’evaporazione, ma i costi dell’energia e dell’acqua sono raddoppiati», racconta un agricoltore della Piana del Sele. Anche gli invasi ad uso potabile iniziano a soffrire. In Sardegna e Sicilia, alcuni comuni del-

l’interno hanno già introdotto turni per l’acqua nelle ore notturne. In Puglia, l’AQP ha chiesto un uso “responsabile” della risorsa, evitando sprechi e irrigazione di giardini. TURISMO E SALUTE SOTTO STRESS Il caldo e la siccità si fanno sentire anche sul turismo. Le spiagge sono piene, ma il mare in alcune zone è più caldo del normale: in Sardegna e Sicilia si toccano i 29°C. Condizioni che favoriscono la proliferazione di meduse e alghe. In montagna, invece, si registra un boom di presenze. Dolomiti, Alpi e Appennino sono presi d’assalto da chi cerca refrigerio. Molti rifugi hanno il tutto esaurito fino a

Ferragosto. Sul fronte salute, gli ospedali delle grandi città segnalano un aumento del 15-20% degli accessi al pronto soccorso per colpi di calore, disidratazione e scompensi cardiovascolari. Le categorie più a rischio restano anziani, bambini e lavoratori all’aperto. Il Ministero ha rinnovato l’invito a idratarsi, evitare le ore centrali e controllare le persone fragili. I Vigili del Fuoco sono impegnati su più fronti per gli incendi. Solo nelle ultime 48 ore, oltre 200 interventi in tutta Italia, con focolai attivi in Calabria, Sicilia e Lazio. Il suolo è secchissimo e basta una scintilla per far divampare le fiamme. Le previsioni per i prossimi

giorni non danno tregua. L’anticiclone africano resterà padrone del Mediterraneo almeno fino al weekend. Solo tra domenica e lunedì, un debole fronte atlantico potrebbe portare un calo di 3-4°C al Nord e qualche temporale di calore, ma senza risolvere il problema siccità.«Serviranno piogge abbondanti e diffuse per mesi per tornare a una situazione normale», spiega il climatologo Luca Mercalli. «Quello che vediamo è la fotografia di un’Italia che deve abituarsi a convivere con estati più calde e inverni e primavere più secchi. Serve un piano nazionale per l’acqua: invasi, reti idriche che perdono il 40%, riuso e desalinizzazione».


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San Lazzaro di Savena (BO), il caso della morte di Alberto Malavolti

Niente autopsia per il consigliere FDI, ora gli investigatori cercano il movente Il 45enne, è morto dopo una caduta da una finestra del terzo piano del suo condominio. A piangerne la scomparsa le comunità di Bologna e di Genzano in Basilicata, luogo di origine della moglie. Esclusa l'autopsia, restano aperti gli accertamenti sulle cause della tragedia

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DI TIZIANA MAGRÌ

ade dal terzo piano, non da un terrazzo o da un balcone, ma dalla finestra di un vano delle scale. Una morte strana e improvvisa quella di Alberto Malavolti, che ha lasciato un’intera comunità, tra Bologna e Basilicata, senza parole e che prova a farsi una ragione sull’accaduto. L’uomo, conosciuto sia come commesso di un noto negozio di elettronica, sia per la sua attività politica come consigliere di Fratelli d’Italia a San Lazzaro di Savena, è precipitato la mattina di lunedì 3 agosto da una delle finestre del vano scala al terzo piano del condominio di via Piave in cui viveva. A ritrovarlo, intorno alle nove del mattino, riverso nel cortile interno allo stabile, proprio in corrispondenza dalla finestra da cui sarebbe caduto, sono stati alcuni condomini. Inutile l’intervento del 118: per Alberto Malavolti, volto noto della cittadina, non c’era più nulla da fare. La

Procura di Bologna non ha disposto l’autopsia e la salma è stata restituita alla famiglia già lunedì stesso, permettendo lo svolgimento dei funerali di ieri, 6 agosto. LE INDAGINI I rilievi dei carabinieri hanno accertato che Malavolti è caduto da una delle finestre che si affacciano sulla tromba delle scale. La mancata disposizione dell’autopsia riguarda esclusivamente la causa fisica del decesso, che il medico legale, la stessa mattina della tragedia, ha ricondotto alla caduta dall’alto: questo non vuol dire che il fascicolo sia stato chiuso. Le indagini degli uomini dell’Arma proseguono per accertare cosa abbia spinto l’uomo, se di questo si è trattato, a compiere un gesto estremo: gli investigatori stanno ricostruendo le sue ultime ore, i suoi rapporti e il suo stato d’animo nei giorni precedenti, nel tentativo di capire se si sia trattato di un gesto volontario o di un tragico incidente. Ma tra coloro che

conoscevano Malavolti esistono diversi dubbi. Proprio perché si trattava di una finestra di un vano scale, e non di un terrazzo, la dinamica viene vista come inconsueta: superarla richiede sempre un gesto volontario o sicuramente una certa anomalia. È un dubbio che circola tra amici e conoscenti bolognesi di origine lucana del consigliere, secondo cui un terzo piano non particolarmente alto e l’eventuale caduta su un manto erboso capace di attutire il colpo mal si concilierebbero con chi avesse deciso di farla finita. Proprio partendo dai dubbi, circola anche un’altra ipotesi più estrema: quella di una terza persona, legata a presunte tensioni tra condomini; insomma si ipotizza che qualcuno abbia approfittato dell’orario e causato la morte dell’uomo. Va detto che si tratta di voci prive di qualsiasi riscontro, e che non risultano, al momento, essere state prese in considerazione dagli investigatori e né

avallate da alcun elemento raccolto finora. CHI ERA ALBERTO MALAVOLTI Eletto nel 2024 nel consiglio comunale di San Lazzaro di Savena tra le file di Fratelli d’Italia, Malavolti era descritto da chi lo frequentava come una persona solare e gentile. Non pare che avesse conflitti in ambito politico locale; chi conosce da vicino la sezione bolognese del partito la descrive come numericamente contenuta e ben coesa. Nella sua attività professionale, alla Comet, era un punto di riferimento per clienti e colleghi. Lascia la moglie Annamaria, originaria di Genzano di Lucania, in provincia di Potenza, e due figli, entrambi ancora bambini. Proprio il legame con la Basilicata ha fatto sì che la notizia si diffondesse rapidamente anche tra la comunità lucana di Bologna, che lo ricorda per la sua partecipazione alle attività organizzate dall’associazione dei conterranei della moglie. Chi conosceva la

coppia la descrive come una coppia serena, senza segni di disagio. Ai funerali celebrati, nella mattinata di ieri, nella chiesa parrocchiale di piazza Bracci, hanno preso parte oltre trecento persone, tra cui i rappresentanti dell’amministrazione locale. Il Comune ha disposto la bandiera a mezz’asta in segno di lutto cittadino.La morte del consigliere Alberto Malavolti sul piano strettamente medico-legale risulta chiarita: la caduta dal terzo piano è la causa accertata del decesso, e per questo non è stato ritenuto necessario l’esame autoptico. Resta invece aperta, e su questo filone che i carabinieri continuano a indagare, la domanda sul perché: se un malore improvviso, un gesto volontario oppure una distrazione fatale. Fino a quando le indagini non forniranno una risposta definitiva, tra chi ha conosciuto Alberto Malavolti resterà il ricordo di una morte le cui circostanze sono avvolte in un mistero.


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Con la sua scomparsa si chiude un'era di versi immortali, capaci di ispirare generazioni e superare le barriere ideologiche

Francesco Guccini, Cyrano di molti Cantautore italiano a futura memoria

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DI PARIDE LEPORACE

n una recente notte di luglio si trascorreva allegramente il tempo ad ascoltare canzoni dal diffusore tecnologico a disposizione. La modalità jukebox viene interrotta con una modalità più impegnativa. Regola d’ingaggio: ognuno scelga la canzone che appartiene meglio alla sua personalità. Io dopo aver scelto “L’uomo in frack” di Domenico Modugno attendo quella di Giuseppe Postiglione che senza indugio proferisce “Cyrano” di Guccini Francesco da Pavana morto ieri nel suo borgo ad 86 anni. Lo guardo sorridendo e penso ecco perché forse andiamo tanto d’accordo e via a cantare tutti insieme: “Venite pure avanti poeti sgangherati, inutili cantanti di giorni sciagurati, buffoni che campate di versi senza forza”. Guccini ha rubato ad Edmond Ronstand una figura letteraria e a tanti ha invece consegnato una poesia di riferimento del come si affronta il proprio abito mentale rispetto a quello che ci circonda. Canzone di riferimento so per certo del democratico Salvatore Margiotta che nella contesa politica si sarà spesso lasciato ispirare da quel “facciamola finita, venite tutti avanti, nuovi protagonisti, politici rampanti, venite portaborse, ruffiani e mezze calze,feroci conduttori di trasmissioni false, che ave-

te spesso fatto del qualunquismo un arte”. Un grande poeta, quale Guccini da cantautore è, riesce ad essere trasversale con il materiale poetico tant’è vero che Giorgia Meloni adoperò i versi proprio del Cyranogucciniano per conquistare la leadership di Azione giovani e lanciare le fondamenta della generazione Atreju mescolando le parole di un vecchio anarchico con ben altri miti fondativi. Guccini era cosciente che la destra amava i suoi testi come disse a Repubblica, ma per filologia è bene ricordare che nella stessa intervista a Concetto Vecchio di Repubblica ribadiva che “Meloni ha due facce, ma quella vera è violenta”. Netto ma deciso Guccini, eppure non si negherà al dialogo con Stenio Solinas e Maurizio Cabona per dare il suo racconto degli anni Settanta ad un libro come “C’eravamo tanti a(r)mati” di una casa editrice di destra che scandagliava gli anni Settanta dove tutto era nato e in cui Guccini confessa : “io sono quello che in assoluto ha fatto meno canzoni politiche di tutti i miei colleghi, eppure in quegli anni mi hanno preso per il più politicizzato”. Eppure ieri quella Camera dei deputati, che in molti vorremmoaffrontare con lo spirito di Cyrano, ha levato un applauso bipartisan a Francesco Guc-

cini riconoscendo all’unisono e senza mediare mozioni che un grande italiano al pari di Giuseppe Verdi e Alessandro Manzoni ha lascito il proscenio. E il presidente della Commissione cultura di Montecitorio, Federico Mollicone, non ha perso un amen per annunciare un evento commemorativo per l’autore della Locomotiva e di chi ha meglio esaltato la fiaccola dell’Anarchia che ora viene omaggiata da chi non ha mai smesso di far ardere la vecchia Fiamma. Quando mescoli sentimenti, letterature, storie, fiabe, personaggi e avventure può andare a finire anche in questo modo. Chiedere a Vincenzo Folino che nel suo discorso di addio ad Antonio Luongo chiuse una lettera

molto commovente con i versi di Guccini che recitano “voglio ricordarti com’eri, pensare che ancora vivi, voglio pensare che ancora mi ascolti e come allora sorridi” aggiungendo poi la chiusa personale: “E’ stato divertente, è stato bello! Addio amico mio! Addio fratello” e da quando sentii questo verbo di Guccini con accompagnamento di Folino, ho pensato che si chiudeva definitivamente il sipario sul glorioso Partito Regione di Basilicata. Guccini nella sua immensa produzione di parole eterne ha dato strumenti a molteplici mondi di riferimenti. La comunità ebraica di Milano all’apprendere della sua morte ieri ha scritto “Sua è Auschwitz (La canzone del bambino

nel vento), uno dei testi più intensi mai scritti sullo sterminio degli ebrei d’Europa, che da decenni continua a far conoscere quella tragedia a generazioni di italiani”. Qualche proPal non avrà gradito e molti epigoni neonazisti saranno schifati. Francesco Guccini era un semplice con il cuore da poeta. Me lo ha raccontato bene qualche oste di provincia che accogliendolo nel suo salone si è ritrovato a bere al suo tavolo come un qualunque avventore, o un giovane fumettaro come Luca Scornaienchi che avendo avuto il compito di curatela di una mostra a Napoli si trovò ad occuparsi anche dell’accoglienza degli ospititra cui Guccini che accompagna il giovane Luca in una serata da bisboccia. Guccini è anche stato oste a Bologna. Chiedete aneddoti all’artista lucano Gaetano Russo,il quale appena ammesso all’Accademia delle Belle arti in compagnia del bassista degli Area, Ares Tavolazzi, per festeggiare andò a Bologna all’Osteria delle Dame e si andò a sedere ad un tavolo dove stavano Guccini e Lucio Dalla. E pensare che quel locale Guccini lo aveva fondato con un prete.L’osteriadove ci trovavi Lolli, Bonvi, studenti, balordi e canzoni suonate alla chitarra. Un’Italia diversa e lontana. Quella di Francesco Guccini da Pavana. Vorrei tanto che l’oggi fosse rimasto oggi senza domani. Ma il domani ormai tende all’infinito.


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L’eterna ricerca dell’unità a sinistra si scontra con le divisioni su politica estera, giustizia, Europa e identità politica

Il campo largo, illusione della sinistra C'

DI GIANFRANCO BLASI

è un'ossessione che attraversa da decenni la sinistra italiana: quella dell'unità a ogni costo. Oggi si chiama "campo largo", ieri si chiamava Ulivo, prima ancora Fronte Democratico Popolare. Cambiano i nomi, ma non il vizio di fondo: mettere insieme culture politiche, storie, programmi e visioni del mondo profondamente diverse, nella speranza che la semplice somma dei voti si trasformi automaticamente in una proposta di governo credibile. In politica non si vince contro “un nemico”. Non si “mostrifica” l’avversario pensando di poterlo ricondurre ad un recinto ideologico, magari usando l’ossessione del “fascismo” come grimaldello di una propaganda a senso unico. Non esistono “i buoni e i cattivi”. I democratici e gli illiberali. I voti sono il vero bene comune della nostra costituzione e della nostra democrazia. Ed i voti non si disprezzano. I voti si rispettano. È un errore antico. E’ un errore tattico e strategico. Ancor di più, un errore po-

litico.

Già nel 1948 la sinistra immaginò che la costruzione di un fronte unitario fosse sufficiente a battere l'avversario. L'esperienza dimostrò il contrario. Lo stesso schema si è ripetuto negli anni Novanta e nei primi Duemila con l'Ulivo di Romano Prodi: una coalizione capace di vincere le elezioni, ma continuamente logorata dai veti incrociati e dalle contraddizioni interne. Da Clemente Mastella a Fausto Bertinotti, ogni forza politica esercitava un diritto di veto tale da rendere fragili governi che avrebbero dovuto rappresentare l'alternativa stabile al centrodestra. Oggi Elly Schlein sembra ripercorrere quella medesima strada. La segretaria del Partito Democratico appare convinta che il problema principale sia costruire l'alleanza, non definirne l'identità. Ma un cartello elettorale non diventa automaticamente un progetto politico. Anzi, più si allarga il perimetro, più aumentano le incompatibilità. Il caso più evidente è il rapporto con il Movimento 5 Stelle. Giuseppe Conte e l'universo politico e

culturale che gli ruota attorno hanno assunto posizioni molto distanti da quelle tradizionalmente europeiste del Partito Democratico. Sul conflitto in Ucraina le differenze sono evidenti: i pentastellati si oppongono all'invio delle armi, contestano le politiche di rafforzamento della NATO e guardano con crescente diffidenza alle strategie dell'Unione Europea. Una sensibilità che spesso intercetta le analisi di Marco Travaglio e di quella parte dell'opinione pubblica fortemente critica nei confronti del sostegno militare a Kyiv. È difficile immaginare che tali differenze possano essere cancellate da una cena o da una fotografia sorridente. La politica richiede sintesi, non rappresentazioni teatrali. Se le divergenze riguardano la collocazione internazionale dell'Italia, il rapporto con l'Alleanza Atlantica, la politica industriale europea e la difesa comune, il problema non è comunicativo: è sostanziale. Ma il campo largo non finisce qui. Alla sinistra del Partito Democratico siedono Alleanza Verdi e Sinistra, con Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, protagonisti di battaglie spesso lontane dalla sensibilità dell'elettorato moderato che il PD continua a di-

chiarare di voler conquistare. Le posizioni sul Medio Oriente, l'attenzione ai movimenti più radicali dei pro-Palestina e il dialogo con alcune liste civiche espressione di comunità islamiche presenti in diverse competizioni amministrative contribuiscono ad accentuare un quadro già complesso, alimentando ulteriori tensioni interne alla coalizione. La domanda allora diventa inevitabile: quale sarebbe il programma comune? Quale politica estera? Quale linea sulla sicurezza? Quale strategia energetica? Quale posizione sull'Europa? Sono interrogativi ai quali, finora, il campo largo ha risposto con il silenzio. Nel frattempo si affaccia anche un'altra ipotesi. Se davvero la coalizione dovesse scegliere il proprio candidato attraverso le primarie, Giuseppe Conte potrebbe persino uscirne vincitore. Sarebbe il paradosso finale: il leader del Movimento 5 Stelle alla guida dell'intero centrosinistra, con il Partito Democratico costretto ad inseguire l'agenda politica di chi, fino a pochi anni fa, rappresentava il principale avversario del sistema dei partiti tradizionali. La recente consultazione referendaria sulla giustizia ha offerto un'anticipazione di questo scenario. Il

Movimento 5 Stelle ha rivendicato una linea rigorosamente giustizialista, mentre il Partito Democratico ha dato l'impressione di muoversi con estrema cautela, rinunciando a riaffermare con chiarezza quella cultura garantista e riformista che pure appartiene a una parte importante della sua storia. Il risultato è stato quello di lasciare spazio a un dibattito pubblico in cui le posizioni più radicali hanno trovato maggiore visibilità. Forse il problema del centrosinistra non è che il campo è troppo stretto. È che è troppo largo per contenere idee così diverse senza perdere una direzione comune. La storia italiana insegna che le coalizioni costruite esclusivamente per battere qualcuno finiscono quasi sempre per essere battute dalle proprie contraddizioni. Governare richiede molto più della semplice aritmetica elettorale: richiede una cultura politica condivisa, una visione del Paese e la capacità di assumere decisioni coerenti. Senza questi elementi, il campo largo rischia di restare ciò che è stato troppe volte nella storia della sinistra italiana. Un'ambiziosa formula elettorale destinata a scontrarsi con la realtà del governo.


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VENERDÌ 7 AGOSTO 2026 07:00

CARTOON WORLD

09:30

UN VULCANO DI ESPER RIENZE

10:00

MOJITO

12:00

TANTE MANI IN CUCINA TA A

13:00

NEWS

14:20

SERIE CRONACHE

15:30

CARTOON WORLD

17:00

SOCIAL LOPER

18:00

I TESORI DELL’ETNA

20:00

STA ADIUM

20:30

CRONA-CHI?

21:00

CINE CRONACHE

22:30

L’ITA ALIA NEL LAV VORO

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CINE CRONACHE

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Cronache Lucane L’ironia di Calla’ (FDI) è il Rivetto lucano, cambia partiti in continuazione

Anche Lisurci va con Vannacci Dopo Merra, Piro e Digilio anche Fanelli prova a vedere se si apre quella porta.

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Colloqui anche per Galella che per ora non si muove

DI MASSIMO DELLAPENNA

on ce ne vogliano il pur simpatico Curatella e il rampante Pappalardo che ci dedica anche un video ma Futuro Nazionale sembra un rifugio di persone in cerca di un futuro ormai lasciato alle spalle. Una situazione leggermente in contrasto logico con le dichiarazioni militanti e di politica dal basso che i leader locali continuano a fare ad ogni pie’ sospinto. LISURCI PASSA CON VANNACCI Il turno di provare a prendere la corriera delle opportunità al volo questa volta è di Lisurci. Il consigliere comunale materano che, dopo un precedente cambio di casacca era passato in Forza Italia, ha appena comunicato di aver aderito alla formazione di estrema destra guidata dall’ex Generale. Ha ragione Pino Calla’, storico esponente della destra policorese e materana con un passato da leader provinciale giovanile e da amministratore, a dire che Lisurci è la Rivetto di Basilicata, pronto a cambiare partito con una frequenza degna del cambio quotidiano della più intima biancheria. Ci piacerebbe sapere come si faccia a passare da una formazione moderata come quella fondata da Berlusconi ad una così radicale, quale idea sulla via di Damasco sarebbe arrivata a folgorare il nostro uomo ma onestamente siamo cer-

__Francesco Lisurci

ti che faremmo domande che non avrebbero risposte per mancanza di idee e grande confusione di esse. MERRA, PIRO E…. Intanto dopo le indiscrezioni fornite da Angeloma su una possibile candidatura della Merra come capolista al Senato e dopo le frasi di Piro sotto il post che ne annunciava il passaggio non è ancora arrivata alcuna smentita da parte dei vertici della squadra del Generale. Certo ci sono state frasi dichiarante di circostanza ma nulla di più. IL RIFUGIO DEI DELUSI Ad oggi sembra che a bussare alle porte di Futuro Nazionale ci siano una pletora di delusi del cen-

__Roberto Vannacci

trodestra. Sia chiaro delusi per il mancato ottenimento di poltrone non per mancata condivisione ideologica. Abbiamo già detto di Digilio che sarebbe interessato al nuovo soggetto politico. Alcune voci bene informate ci dicono che anche Francesco Fanelli avrebbe fatto qualche sondaggio. Passato da Forza Italia alla Lega seguendo la stagione del grande consenso salviniano, l’ex assessore avrebbe già fatto qualcosa in più di un sondaggio per capire gli spazi di manovra. A colloquio con alcuni amici romani del Generale sarebbe stato visto anche Galella anche se noi confidiamo nel fatto che l’ex pupillo di Rosa fino a quando avrà la speranza dj una candidatura da Primo Cittadino a Po-

__Giuseppe Callà

tenza resterà legato al Partito di maggioranza relativa che potrebbe provare a rivendicarla qualora rinunciasse alla guida della Regione per il dopo Bardi. LA LINEA IDENTITARIA La Basilicata e una parte della sua classe dirigente ha una tradizionale passione per il trasformismo pro domo sua. I fondatori di FN provano a tenere una linea identitaria ma le pressioni iniziano ad essere pesanti. Aspettando il prossimo post pieno di retorica muscolare da parte di Curatella e Pappalardo, restiamo qui a raccontare la storia degli idealisti che, però, si scrive in due parole per descrivere coloro i quali hanno in testa fissa l’idea della lista.


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Prima intascava i soldi e poi rivendeva i mezzi restituiti perché difettosi, senza ripararli. Carabinieri sequestrano circa 63mila €

Truffa delle auto usate a Potenza: imprenditore finisce ai domiciliari A

vrebbe messo in piedi un’articolato truffa nella compravendita di auto usate, inducendo gli acquirenti ad acquistare vetture che, una volta emersi gravi difetti di funzionamento, sarebbero state riconsegnate al rivenditore per essere riparate. Invece di effettuare gli interventi richiesti, secondo l’ipotesi della Procura della Repubblica di Potenza guidata da Camillo Falvo, l’imprenditore si sarebbe impossessato nuovamente dei mezzi, senza restituire né le auto né il denaro, reimmatricolandoli o esportandoli fittiziamente all’estero per rivenderli a nuovi acquirenti. Con queste accuse, un imprenditore potentino operante nel settore del commercio di autoveicoli è stato posto agli arresti domiciliari dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Potenza, in esecuzione di un’ordinanza di misura cautelare emessa dall’autorità giudiziaria.

Contestualmente i militari hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo, finalizzato alla confisca anche per equivalente, per un valore complessivo di circa 62.850 euro. Il provvedimento ha interessato disponibilità finanziarie, beni e diversi veicoli ancora nella disponibilità dell’indagato e destinati alla vendita. L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Potenza, è partita nel 2024 dopo una denuncia presentata alla Stazione Carabinieri del capoluogo. Le indagini avrebbero consentito di ricostruire un presunto sistema consolidato e reiterato di truffe nel settore delle auto usate. Secondo quanto emerso, il commerciante pubblicava sui social network annunci di autovetture proposte a prezzi particolarmente vantaggiosi. Dopo la conclusione della vendita e l’incasso del corrispettivo, gli acquirenti avrebbero riscontrato anomalie o vizi tali da riportare il veicolo presso il ri-

venditore per le riparazioni. A quel punto, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, l’imprenditore avrebbe trattenuto le vetture con artifici e raggiri, provvedendo in alcuni casi a reimmatricolarle o a esportarle fittiziamente all’este-

ro per rivenderle a terzi, condotta che ha portato la Procura a contestare anche l’ipotesi di autoriciclaggio dei proventi illeciti. Gli accertamenti patrimoniali svolti dai Carabinieri hanno consentito di ricostruire il presunto flusso dei guadagni illeciti,

sfociando nel sequestro disposto dall’autorità giudiziaria. Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Come ricordato dalla Procura, la responsabilità dell’indagato dovrà essere accertata nel corso del processo.


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venerdì 7 agosto 2026

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Via libera della Camera al provvedimento che mobilita nuove risorse per filiere strategiche, giovani imprese e innovazione

ColtivaItalia, Lollobrigida: «Oltre un miliardo di euro per rafforzare il settore primario»

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a Camera ha approvato in prima lettura il provvedimento “Coltivaitalia”, il piano che mette a disposizione dell’agricoltura oltre un miliardo di euro di risorse aggiuntive. Il testo passerà ora al Senato e, dopo l’approvazione definitiva, i fondi saranno disponibili dai primi mesi del 2027. Il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida ha definito il provvedimento un intervento strategico per rafforzare il settore primario, ridurre la dipendenza dall’estero e sostenere le filiere prioritarie. L’Italia, ha ricordato il ministro, è al primo posto in Europa per valore aggiunto agricolo e registra un export agroalimentare pari a 74,5 miliardi di euro.Il piano prevede 970 milioni di euro per la strategia sulla sovranità alimentare. Settanta milioni andranno al Fondo per la sovranità alimentare, destinato alle filiere in difficoltà, mentre 300 milioni saranno utilizzati per sostenere le produzioni strategiche, rafforzare le filiere locali

e aumentare la competitività delle imprese agricole.Altri 300 milioni sono destinati al programma “Allevamento Italia”, con l’obiettivo di rafforzare la produzione nazionale di carne bovina e ridurre la dipendenza dalle importazioni. Un ulteriore stanziamento di 300 milioni riguarda il Piano olivicolo nazionale 2026-2030, dedicato al rilancio della filiera e alla lotta alle fitopatie. Tra le misure previste figura anche la nomina di un Commissario straordinario nazionale per la Xylella, con 3 milioni di euro a disposizione per coordinare ricerca e interventi contro la diffusione della malattia. Per il settore olivicolo sono inoltre previsti 9,2 milioni di euro per lo sviluppo dell’oleoturismo e dell’enoturismo. Viene introdotto anche il divieto di espianto degli ulivi Dop e Igp per realizzare impianti fotovoltaici o eolici, salvo reimpianto nelle aree interessate.Per il comparto cerealicolo arrivano 10 milioni di euro destinati ai contratti di filiera del fru-

mento, con crediti d’imposta tra il 20% e il 40% per accordi pluriennali in grado di garantire maggiore stabilità ai prezzi.Sul fronte del ricambio generazionale sono previsti 150 milioni di euro per sostenere giovani e donne che vogliono avviare o sviluppare imprese agricole. A questi si aggiunge il progetto “Terre ai giovani”, con 8.417 ettari messi a disposizione da ISMEA in comodato gratuito per dieci anni, con possibilità di acquisto finale agevolato.Il provvedimento punta anche al recupero dei terreni abbandonati: i Comuni potranno creare una banca delle terre per censire e riassegnare aree inutilizzate, favorendo il ritorno alla produzione agricola.Per ricerca e innovazione vengono stanziati 14,5 milioni di euro, con nuove assunzioni al CREA e investimenti in agricoltura di precisione, intelligenza artificiale, sensoristica e meccatronica.Previsto anche un pacchetto di semplificazioni amministrative per accelerare l’accesso ai fondi pubblici. Le

_ Lollobrigida

pratiche senza valutazioni discrezionali gestite dai Centri autorizzati di assistenza agricola potranno diventare immediatamente esecutive.Le imprese agricole, della pesca e dell’acquacoltura colpite da epizoozie e fitopatie nel 2025 potranno beneficiare di una moratoria di 12 mesi sulla quota capitale dei finanziamenti in scadenza nel 2026, in presenza di specifiche riduzioni di fatturato o produzione.Per contrastare la peste suina africana è previsto un milione di euro per interventi di biosicurezza e sorveglianza, mentre sul

fronte delle pratiche sleali nella filiera agroalimentare viene introdotta la possibilità di diffida per le violazioni sanabili.Il provvedimento destina inoltre risorse ai controlli sulle importazioni ittiche e alla creazione di una banca dati nazionale per verificare l’autenticità dei prodotti agroalimentari. Infine, nuove regole riguardano la raccolta sostenibile dei tartufi: le aziende interessate potranno disciplinare modalità e condizioni di raccolta nei propri territori, con sanzioni per chi non rispetta le disposizioni.

L'associazione chiede tempi certi, procedure semplificate e il recupero del patrimonio rurale inutilizzato per l'accoglienza dei braccianti

Alloggi dignitosi per i lavoratori agricoli, Coldiretti: «Il piano nazionale sia attuato anche in Basilicata»

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l via libera del Consiglio dei Ministri al piano straordinario pluriennale per garantire alloggi dignitosi ai lavoratori agricoli stagionali viene accolto con favore da Coldiretti Basilicata, che auspica una rapida applicazione delle misure previste anche sul territorio regionale.Il provvedimento, che recepisce una proposta avanzata da Coldiretti al Ministro del Lavoro e al Commissario straordinario per il superamento degli insediamenti abusivi, punta al superamento dei ghetti e degli insediamenti informali, favorendo soluzioni abitative adeguate per i lavoratori impiegati nelle campagne durante i periodi di raccolta.«Il via libera al piano rappresenta un ulteriore passo avanti nella lotta al caporalato e allo sfruttamento della manodopera agricola. Ora è fondamentale che le misure previste trovino

una rapida e concreta applicazione anche sul territorio lucano», sottolinea Coldiretti Basilicata.Per la regione, dove molte aziende agricole fanno ricorso a manodopera stagionale soprattutto nei comparti dell'ortofrutta, della viticoltura e delle altre produzioni tipiche, l'organizzazione ritiene prioritario favorire il recupero del patrimonio rurale inutilizzato, valorizzando le numerose abitazioni agricole dismesse presenti nelle aree interne. Allo stesso tempo, propone di consentire, ove necessario, l'installazione di strutture abitative temporanee, come le case mobili, attraverso procedure snelle e prive di inutili appesantimenti burocratici.L'obiettivo è duplice: da un lato garantire condizioni di accoglienza dignitose ai lavoratori stagionali, dall'altro offrire un sostegno concreto alle imprese agricole, che durante le cam-

pagne di raccolta hanno bisogno di manodopera qualificata e regolarmente assunta.«Garantire un'accoglienza dignitosa ai lavoratori significa tutelarne i diritti, contrastare ogni forma di sfruttamento e offrire al tempo stesso un sostegno concreto alle imprese agricole. Per questo servono tempi certi, procedure semplificate e risorse adeguate, affinché le aziende possano programmare gli interventi e contribuire a un sistema agricolo sempre più trasparente, legale e sostenibile», evidenzia Coldiretti Basilicata.L'organizzazione ricorda inoltre di essere stata la prima a sostenere l'introduzione della legge contro il caporalato, quando il fenomeno non era ancora al centro del dibattito pubblico, considerandola uno strumento fondamentale per difendere la dignità del lavoro, garantire la legalità nelle campagne e con-

trastare le infiltrazioni criminali nella filiera agroalimentare.Per Coldiretti Basilicata, la piena attuazione del nuovo piano potrà consolidare il percorso verso un'agricoltura sempre più moderna, etica e competitiva, nella quale la legalità rappresenta un elemento essenziale per lo sviluppo del comparto.


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Il nuovo bando regionale punta a rafforzare la filiera forestale lucana tra innovazione, sostenibilità e tutela del territorio

Vivaistica, Napoli: «Investire oggi nei vivai significa costruire il futuro della Basilicata»

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a tutela dell’ambiente comincia molto prima di un bosco. Comincia da un vivaio». È questo il punto di partenza del commento del capogruppo di Fratelli d’Italia, Napoli, sul nuovo bando della Regione Basilicata dedicato al sostegno degli investimenti per lo sviluppo della vivaistica forestale.La misura regionale mette a disposizione oltre 223 mila euro per finanziare gli investimenti delle imprese del comparto attraverso contributi a fondo perduto pari al 70% delle spese ammissibili, fino a un massimo di 60 mila euro per ciascun progetto.«Il bando – spiega Napoli – è rivolto alle imprese vivaistiche forestali con sede operativa in Basilicata e sostiene l’acquisto di macchinari e attrezzature, la realizzazione o l’ammodernamento di strutture produttive, infrastrutture aziendali, sistemi

di irrigazione, tecnologie innovative e strumenti digitali destinati esclusivamente alla produzione vivaistica forestale». L’obiettivo della misura è aumentare la disponibilità di materiale forestale certificato, tutelare la biodiversità, preservare il patrimonio genetico delle specie autoctone e rafforzare la capacità della Basilicata di realizzare interventi di imboschimento, rimboschimento e riqualificazione ambientale, anche nelle aree urbane e periurbane.«Troppo spesso – sottolinea Napoli – si pensa che la politica forestale coincida con la gestione dei boschi. In realtà il primo anello della filiera è rappresentato proprio dai vivai. Senza piante di qualità, senza materiale certificato e senza imprese capaci di produrlo, non esiste una vera politica di tutela del territorio».Secondo il capogruppo di FdI, il valore del-

l’iniziativa risiede nella capacità di sostenere investimenti strutturali e non semplici interventi di sostegno temporaneo. «Questa misura è importante perché non finanzia spese correnti, ma investimenti destinati a rendere più moderne, più efficienti e più competitive le imprese lucane. Significa investire nella capacità produttiva, nell’innovazione e nella qualità, creando le condizioni affinché il nostro patrimonio forestale possa continuare a rappresentare una ricchezza ambientale, economica e sociale».Per Napoli, però, il percorso non può fermarsi al primo stanziamento. «La dotazione finanziaria costituisce un primo passo. Ora occorre lavorare affinché questa iniziativa abbia continuità, venga progressivamente rafforzata e si inserisca in una strategia più ampia di valorizzazione della filiera forestale lucana, coinvol-

_ Napoli

gendo ricerca, innovazione, formazione e gestione sostenibile del territorio».La Basilicata, ricorda l’esponente di Fratelli d’Italia, dispone di un patrimonio forestale di grande valore. «Proteggerlo significa investire oggi nelle imprese che produrranno gli alberi di domani. È questa la differenza tra amministrare il presente e costruire il futuro».«Come

maggioranza – conclude Napoli – continueremo a sostenere tutte quelle politiche capaci di trasformare le risorse pubbliche in sviluppo, occupazione e tutela dell’ambiente, perché la crescita della Basilicata passa anche dalla capacità di valorizzare settori che, pur lontani dai riflettori, sono essenziali per il benessere delle future generazioni».

«La democrazia lucana è sospesa, ma la battaglia continua: i cittadini devono poter scegliere sul proprio futuro»

Basilicata, niente referendum sui minivitalizi, il Comitato promotore accusa la Consulta: «Diritti dei cittadini sospesi»

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a Consulta regionale per le garanzie statutarie ha dichiarato inammissibile il referendum sui minivitalizi dei consiglieri regionali della Basilicata. Il Comitato promotore contesta la decisione e annuncia di valutare eventuali iniziative legali.«La Consulta statutaria blocca il referendum sui minivitalizi e conferma che il Consiglio regionale ha sospeso la democrazia lucana», afferma il Comitato promotore in una nota. «La decisione è incomprensibile, ma sul piano politico ci dà ragione nero su bianco».Secondo i promotori, la bocciatura del quesito sarebbe fondata su un’interpretazione errata della normativa costituzionale. «Abbiamo letto sbalorditi la dichiarazione di inammissibilità del nuovo quesito, nel quale si sostiene che i minivitalizi sarebbero obbligatori per Costituzione», dichiarano.Il Comitato richiama alcune sentenze della Corte costituzionale, in particolare la 108/2019 e la 44/2021, sostenendo che non abbiano stabilito l’intoccabilità dei trattamenti riconosciuti agli ex consiglieri regionali.

«Le sentenze citate dalla Consulta regionale consentono anche la riduzione dei vecchi vitalizi, riconoscendo che privilegi considerati in passato come diritti acquisiti possano essere modificati».Secondo il Comitato, la stessa Consulta statutaria avrebbe riconosciuto la possibilità di intervenire sulla disciplina dei minivitalizi attraverso strumenti di partecipazione popolare previsti dallo Statuto regionale.«La Consulta statutaria è costretta a darci ragione – sostengono i promotori – perché scrive chiaramente che gli elettori potrebbero riformare i minivitalizi con un nuovo tipo di referendum previsto dallo Statuto, ma mai attuato dal Consiglio regionale».«È la conferma delle nostre denunce: in Basilicata viviamo una democrazia sospesa, nella quale il Consiglio regionale tiene in ostaggio i diritti di partecipazione politica dei cittadini lucani».Il Comitato ribadisce che i minivitalizi possono essere modificati. «Salta l’alibi dell’inamovibilità – affermano – ora il Consiglio regionale deve cancellare le parti peggiori della secon-

da pensione riconosciuta ai consiglieri regionali».Tra le richieste avanzate dai promotori ci sono la revisione del sistema contributivo e l’eliminazione della quota finanziata dalla collettività. «I consiglieri regionali non possono avere due sistemi contributivi – sottolineano – perché beneficiano già dei contributi figurativi per gli anni trascorsi in carica».Il Comitato chiede inoltre che «l’età di accesso alla seconda pensione venga agganciata all’età pensionabile prevista per tutti i cittadini» e che «il metodo di calcolo tenga conto degli anni di mandato come di qualsiasi altro periodo lavorativo, senza privilegi».«Al di là dei giochi di parole e dei trucchi normativi – proseguono – le indennità differite continueranno a essere considerate non una pensione contributiva, ma un privilegio antico e inaccettabile».«Ora bisogna sbloccare la democrazia, dando piena attuazione agli strumenti di partecipazione popolare previsti dallo Statuto e intervenendo sugli aspetti più discutibili della normativa».I promotori si riservano infine di pre-

sentare ricorso contro la decisione: «Non vogliamo indebolire un organo di garanzia che abbiamo contribuito a far istituire, ma sarebbe grave consolidare un precedente incomprensibile che, invece di tutelare il diritto dei cittadini lucani a decidere sul proprio futuro finanziario, finirebbe per garantire la vecchiaia dorata dei consiglieri regionali».


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Il segretario lucano della Uil Fp, Giuseppe Verrastro, dopo la firma definitiva dell'accordo sollecita un piano di assunzioni e investimenti

«Pubblico impiego, passo in avanti Chiudere Sanità e Funzioni locali» POTENZA. Dopo la sottoscrizione della preintesa, arriva la firma definitiva del Contratto collettivo nazionale di lavoro delle Funzioni Centrali 2025-2027, che interessa quasi 200 mila dipendenti di ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici. Un passaggio accolto con soddisfazione dalla Uil Fp Potenza e Basilicata, che considera il rinnovo un segnale importante per il pubblico impiego e chiede ora di accelerare il confronto per i comparti della Sanità e delle Funzioni locali. Per il segretario generale regionale della Uil Fp Basilicata, Giuseppe Verrastro, il nuovo contratto rappresenta il risultato di un percorso sindacale fondato sulla valorizzazione del lavoro pubblico e sulla necessità di riconoscere tempestivamente le risorse già stanziate. «La firma definitiva del contratto conferma la validità dell'azione sindacale portata avanti dalla nostra Federazione. Il principio è chiaro: il tempo è salario.

Anticipare le risorse disponibili significa evitare che il loro valore venga progressivamente eroso dall'inflazione e dai ritardi nei rinnovi contrattuali». Il contratto prevede incrementi economici medi a regime di circa 160 euro lordi mensili, con aumenti differenziati in base alle aree professionali: dagli oltre 126 euro per gli operatori fino a circa 221 euro per le elevate professionalità. Gli incrementi decorreranno progressivamente dal primo gennaio 2025, dal primo gennaio

2026 e dal primo gennaio 2027, quando entreranno pienamente a regime. Una parte significativa delle risorse sarà destinata al rafforzamento dello stipendio tabellare, con effetti permanenti sul trattamento economico del personale. Accanto agli aspetti retributivi, il rinnovo introduce anche diverse novità sul piano normativo. I neoassunti avranno gli stessi diritti alle ferie del restante personale, viene ampliata la disciplina del lavoro agile con maggiori tutele per i lavoratori fragili e un incremento

delle giornate fruibili, mentre viene riconosciuta l'indennità di turno anche durante il periodo di ferie. Per la prima volta trovano spazio nel contratto anche regole sull'utilizzo dell'intelligenza artificiale nella Pubblica amministrazione, con garanzie di trasparenza, informazione e formazione per il personale. Rafforzati inoltre congedi e permessi, con l'introduzione di ore dedicate agli screening oncologici. Per la Uil Fp, il rinnovo delle Funzioni Centrali costituisce soltanto il primo tassello della nuova stagione contrattuale. L'attenzione si sposta ora sui comparti della Sanità e delle Funzioni locali, che in Basilicata coinvolgono migliaia di lavoratrici e lavoratori impegnati quotidianamente nell'erogazione dei servizi ai cittadini. «Già dal mese di settembre – sottolinea Verrastro – le trattative dovranno accelerare per arrivare rapidamente alla sottoscrizione dei nuovi contratti. Servono incrementi retributivi adegua-

ti, la valorizzazione delle professionalità, il rafforzamento della contrattazione integrativa e nuove tutele capaci di rispondere ai profondi cambiamenti che stanno interessando il lavoro pubblico». Il segretario evidenzia come in Basilicata il rinnovo contrattuale assuma un valore ancora più rilevante, alla luce delle difficoltà che interessano il sistema sanitario regionale e gli enti locali. «La sanità continua a fare i conti con una cronica carenza di personale e i Comuni operano con organici sempre più ridotti. Per questo il rinnovo dei contratti dovrà essere accompagnato da un piano straordinario di assunzioni e da investimenti che restituiscano attrattività al lavoro pubblico. Il risultato raggiunto per le Funzioni Centrali dimostra che, quando c'è la volontà di investire sul pubblico impiego, è possibile dare risposte concrete. Ora lo stesso obiettivo deve essere raggiunto rapidamente anche per Sanità e Funzioni locali».

Presentato un dossier sul Testo unico regionale con proposte di modifica. Rosa chiede un'audizione prima del voto in Consiglio

Commercio, Filcom: «Sindacati esclusi dal confronto» POTENZA. Un dossier tecnico con osservazioni puntuali, proposte emendative e una richiesta di audizione prima dell'approdo in Consiglio regionale. È l'iniziativa della Filcom Confsal Basilicata sul disegno di legge relativo al Testo unico del commercio, approvato dalla Giunta regionale con deliberazione del 13 luglio scorso e trasmesso al Consiglio per l'esame definitivo. Il sindacato ha inviato il documento alla Giunta regionale, al Consiglio regionale e all'assessore alle Attività produttive, Francesco Cupparo, contestando anzitutto il metodo seguito nella fase istruttoria. Secondo la Filcom Confsal, il provvedimento sarebbe stato elaborato senza il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali dei lavoratori, mentre ai tavoli assessorili avrebbero partecipato esclusivamente le associazioni datoriali. «Non è un dettaglio procedurale, è un vizio di metodo che si riflette nel merito», afferma il segretario generale della Filcom Confsal Basilicata, Donato Rosa. «Un testo che tra le proprie finalità richiama

la tutela dei livelli occupazionali e poi non coinvolge mai le organizzazioni sindacali nei processi di programmazione finisce per essere una legge per il commercio e non anche per chi nel commercio lavora ogni giorno». Nel dossier il sindacato passa in rassegna numerosi articoli del disegno di legge, sostenendo la necessità di inserire un esplicito riferimento alle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative in tutte le sedi di programmazione regionale e comunale, oltre che nella governance dei distretti del commercio e delle reti di impresa. Tra le osservazioni figurano anche alcune proposte considerate prioritarie: l'introduzione di una clausola sociale che colleghi incentivi e contributi regionali al rispetto del contratto collettivo nazionale di settore, una clausola di salvaguardia occupazionale nei cambi di gestione e di appalto, l'estensione dell'obbligo di regolarità contributiva a tutte le attività commerciali, maggiori controlli sugli home restaurant e specifiche tutele per il lavoro nelle sperimentazioni dedi-

cate alle start-up del commercio. «Non ci limitiamo a dire cosa non va: mettiamo sul tavolo modifiche puntuali, comma per comma, pronte per essere discusse in Commissione», sottolinea Rosa, ricordando anche una proposta organica sul commercio di prossimità presentata dal sindacato nell'ottobre 2025 e rimasta, secondo la Filcom, senza riscontro istituzionale. Tra le misure allora avanzate figuravano un Fondo regionale per la rigenerazione commerciale, uno sportello unico digitale, incentivi alle as-

sunzioni stabili e un tavolo permanente con sindacati, imprese, Camere di commercio e Comuni. La Filcom Confsal Basilicata chiede ora una convocazione ufficiale prima dell'esame del provvedimento in Aula. «La Basilicata ha bisogno di una legge sul commercio che tenga insieme le imprese e chi in quelle imprese lavora. Siamo pronti al confronto tecnico, articolo per articolo. Non siamo disposti ad accettare un'altra legge scritta senza di noi», conclude il segretario generale Donato Rosa.


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Dall'omaggio all'attrice alla presentazione del brand Lavéa; in arrivo "Circe", il nuovo spettacolo diretto da Matteo Tarasco

Tra lavanda, teatro e identità: la lucana Rosamaria Ciani premiata al Marateale

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l "Marateale – Premio Internazionale Basilicata" ha reso omaggio alla lucana Rosamaria Ciani, premiando un percorso artistico che negli anni ha saputo coniugare ricerca interpretativa, impegno e un legame mai interrotto con la propria terra. Nella cornice del Santavenere Hotel di Maratea, il riconoscimento è diventato l'occasione per raccontare una visione dell'arte profondamente intrecciata all'identità personale e culturale dell'attrice, che continua a trovare nella Basilicata una fonte di ispirazione creativa. La serata ha coinciso anche con un momento significativo per Lavéa, il brand ideato da Rosamaria Ciani e ispirato alla lavanda lucana. In occasione del festival è stata presentata in anteprima la prima crema della linea skincare, distribuita agli ospiti del Marateale. Un progetto che nasce dal territorio e ne porta con sé i valori: essenzialità, auten-

ticità e rispetto per la natura. La lavanda diventa così non soltanto l'elemento distintivo del marchio, ma anche il simbolo di un legame profondo con le proprie origini. Tra i momenti più intensi della serata, quello della premiazione. Alla domanda su quale fosse il dono più prezioso che la sua terra continua a offrirle come artista, Rosamaria Ciani ha risposto con un'immagine destinata a riassumere il senso del suo percorso. «La lavanda, quando viene piantata, è piccola. Prima ancora di crescere verso il cielo, affonda le sue radici nella terra. Le fortifica, le lascia espandere e poi si unisce alle altre piante, formando cespugli capaci di resistere al tempo e al vento. Anch'io sento di aver compiuto lo stesso cammino. Non potrei esistere come artista senza la mia terra. È lì che affondano le radici di ogni emozione che porto sul palco o davanti alla macchina da presa».

Parole che raccontano una visione del mestiere dell'attore fondata sull'esperienza, sulla memoria e sulla capacità di trasformare ciò che si vive in materia artistica. Il premio arriva in un momento di particolare fermento creativo. Tra i progetti attualmente in lavorazione c'è "Circe", il nuovo spettacolo teatrale diretto da Matteo Tarasco, che offrirà una rilettura contemporanea dell'eroina della mitologia classica. Un ringraziamento è stato rivolto agli ideatori del Marateale, Nicola Timpone e Antonella Caramia, che negli anni hanno trasformato il festival in un punto di riferimento per il dialogo tra cinema, cultura e territorio. Più che un punto d'arrivo, quello di Maratea rappresenta una nuova tappa di un percorso in continua evoluzione. Un percorso che continua a crescere con lo stesso passo evocato dalla metafora della lavanda: prima le radici, poi la fioritura.


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Dopo il successo del Santavenere con Porro e il Marateale, Paolo Barletta rilancia gli investimenti del gruppo

La “corsa” di Arsenale: maxi bond da 300mln per hotel e treni di lusso A

rchiviata una stagione particolarmente positiva al Santavenere Hotel, segnata da iniziative di rilievo come “La Ripartenza” di Nicola Porro e il successo del festival Marateale, Paolo Barletta, il Rivetti 4.0 di Maratea, sposta ora l’attenzione sui nuovi progetti di sviluppo internazionale del gruppo Arsenale. La società, controllata dal Gruppo Barletta e attiva nel settore dell’ospitalità di lusso e dei treni turistici di alta gamma, ha concluso con successo il collocamento di un prestito obbligazionario (bond) da 300 milioni di euro quotato alla Borsa di Vienna. Le risorse raccolte saranno destinate a finanziare il piano industriale 20262031 di Arsenale, che prevede nuovi investimenti sia nel comparto alberghiero sia in quello del turismo ferroviario di lusso.

«Il successo dell’operazione conferma l’interesse degli investitori internazionali verso il nostro modello di sviluppo», ha dichiarato Paolo Barletta, amministratore delegato di Arsenale, sottolineando che il bond è stato sottoscritto da investitori provenienti da Europa, America e Asia. Tra gli obiettivi del gruppo figurano nuove aperture alberghiere, a partire da una struttura di lusso a Marbella in Spagna, oltre a progetti in programma tra Roma, Cortina, Toscana e Sud Italia. Sul fronte ferroviario prosegue invece il piano di espansione internazionale, dopo il lancio del treno La Dolce Vita Orient Express e l’acquisizione della britannica Golden Eagle Luxury Trains. È inoltre in fase di definizione una nuova operazione strategica nel mercato asiatico. Barletta ha inoltre confermato che il collocamento

del bond coincide con una riduzione della partecipazione del fondo americano Oaktree nel capitale di Arsenale, scesa intorno al 4%. Resta invece invariato l’assetto di controllo della società, con il Gruppo Barletta azionista di maggioranza, 71%, e Bul-

gari titolare del 24,5% del capitale. Nel piano industriale non è esclusa, infine, una futura quotazione in Borsa di Arsenale, ipotesi sulla quale il management continua a riflettere senza che sia stata ancora assunta alcuna decisione. Il gruppo continua così a

rafforzare la propria presenza nel turismo di alta gamma, puntando su un modello che integra ospitalità esclusiva e viaggi ferroviari di lusso, con progetti già avviati anche in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Uzbekistan ed Egitto.


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Il prossimo 13 agosto ad Ascea Marina, la presentazione del viaggio tra storia, archeologia e cultura nel segno del Mediterraneo

Fierro sulle tracce del Re Gustavo VI Adolfo di Svezia nella Magna Grecia U

n viaggio tra storia, archeologia e cultura nel segno del Mediterraneo e della Magna Grecia. Sarà presentato giovedì 13 agosto, alle 19.30, nella sede della Fondazione Alario di Ascea Marina, il volume “Mediterraneo, mitt kära. Sulle tracce del Re Gustavo VI Adolfo di Svezia in viaggio nella Magna Grecia”, scritto da Gaetano Fierro. L’iniziativa si aprirà con i saluti istituzionali del sindaco di Ascea, Stefano Sansone. A dialogare con l’autore sarà la professoressa Rosalia Tancredi, mentre interverranno il presidente della Pro Loco Ascea, Luigi Rizzo, e la presidente dell’associazione Paradoxos, Mariarosaria Trama. Ad arricchire ulteriormente il volume è l’introduzione, scritta in lingua svedese, dal noto archeologo Kristien Göranson, direttore del Centro Studi Svedese di Roma e autore di numerose ricerche archeologiche in Sicilia, presentate anche nell’ambito delle Giornate Internazionali di Archeologia di Paestum. Un contributo che sottolinea il valore scientifico e culturale dell’opera, dedicata al legame tra il sovrano svedese Gustavo VI Adolfo, appassionato archeologo, e i luoghi simbolo della Magna Grecia. Ma andiamo alla storia. Nella tarda mattinata del 17 marzo, re Gustavo raggiunge Paestum. Visita il Museo Nazionale, poi i templi, accompagnato dal Ministro della Cassa per il Mezzogiorno, Giulio Pastore, e dal Sovrintendente alle Antichità di Salerno, Professor Mario Napoli. Nelle prime ore pomeridiane, la comitiva reale si sposta nella Piana del Sele, una zona prima malarica, oggi del tutto bonificata che si dedica alle industrie conserviere. L'intensa giornata prevede, anche, una sosta nella città di Battipaglia, dove il Sindaco Francesco Crudele e la popolazione tutta accolgono l”Ospite straniero con grande calore. Re Gustavo, alle ore 20,00, raggiunge, in macchina, la vicina città di Pontecagnano per poi rimettersi in treno, alle ore 21,50, alla volta di Metaponto. Alle ore 9,00 del 18 marzo, il Re giunge alla stazione di Metaponto. E' atteso dal Ministro delle Partecipazioni Statali, Carlo Bo, e dal Prefetto di Matera, dottor Fazzutti. Come al solito, il programma stabilito è intenso. La prima tappa è l’Antiquarium di Metaponto. Il Sovrano visita, accompagnato da una sua vecchia conoscenza, l'archeologo Dino Adamesteanu, le quattro sale dell’edificio, dove vengono raccolti i reperti archeologici del metapontino, risalenti al VI

secolo a.C. Di seguito, la comitiva reale si reca alle vicine Tavole Palatine: un tempio dorico, risalente alla seconda metà del V secolo a.C. Nel primo pomeriggio del 18 marzo, re Gustavo non disdegna, per la sua nota curiosità, di visitare il consorzio ortofrutticolo dell’Ente di Sviluppo, guidato dal dottor Schiavone-Panni e dal professore Decio Scardaccione. La visita nel Sud del Sovrano non si conclude qui perche, a distanza di poche ore, e in partenza per la città di Taranto. A Taranto, il Sovrano viene accolto, con tutti gli onori, dall’Ammiragliato della Marina Militare sull’incrociatore “Duilio”, mentre ventuno colpi di cannone rimbombano nel golfo ionico. Il Sovrano conclude la sua giornata tarantina con una visita al centro siderurgico dell’Italsider, con cui, la Svezia intrattiene, da anni, rapporti commerciali. Poi, si imbarca sull'aereo presidenziale diretto a Roma. A questo punto della ricerca, considerando l'attualità delle informazioni ricevute, non mi resta che assemblare tutto il materiale che ho secondo una ordinata impostazione. Su di un foglio appunto, a maglie larghe, i nomi dei paesi visitati dal Sovrano. Li guardo attentamente e li scansiono temporalmente, scrivendo le tappe dove ha soggiornato: Casalvelino, Ascea, Tolve, Vaglio di Basilicata, Potenza, Roma, Napoli, Taranto, Salerno, Paestum, Nocera, Sibari, Policoro, Spezzano Albanese e Metaponto. Constato che il Re aveva delle argomentazioni più che plausibili dalla sua per organizzare, in quel modo, l’itinerario dei suoi viaggi, fatti frequentemente in incognito. La riservatezza dei suoi spostamenti fisici nel Sud dell’Italia, a mio modo di vedere, è ben pensata e programmata. Riservatezza che mira a soddisfare, sostanzialmente, i suoi interessi culturali. Un uomo della sua levatura e responsabilità politica nulla può lasciare al caso. Mi spiego, partendo un pò da lontano. L’ambiente dell'archeologia e autoreferenziale e conservatore, non fa sconti a chi si avvicina al settore, vantando dalla propria una discutibile esperienza. In questo contesto - diciamolo - la presenza del Sovrano suscita, con eguale intensità, apprezzamenti e contrarietà. Il Sovrano si muove, non a caso, per la sua posizione con cautela, fa passi indietro nel corso delle operazioni di scavo, dando lustro agli addetti ai lavori del settore. Il solo fatto, poi, che il suo girovagare per il Sud d’Italia - penso - possa essere interpretato dai detrattori come una ricerca di personale protagonismo, lo induce al mas-

simo riserbo e, in diverse occasioni, all’anonimato, anche se constato che e difficile che ciò possa accadere. Rifletto, pure, sulla preferenza che Egli ha scelto di compiere nel mettersi in movimento, percorrendo due itinerari: Napoli, Paestum, Casalvelino e Ascea, sul versante tirrenico; Taranto, Policoro, Sibari e Spezzano Albanese, sul versante ionico; ciò quasi a dimostrazione che intendesse, idealmente, rendere omaggio alla intraprendenza dei viaggiatori stranieri del Grand Tour del secolo diciottesimo che, avventurandosi per queste stesse strade, allora impervie, penetravano nel cuore della Magna Grecia, cosi come ora fa re Gustavo. La ricerca, così sviluppata, comincia ad avere una sua configurazione grafica, che va ancora plasmata e, ulteriormente, arricchita con altre indagini. Per queste motivazioni mi metto in contatto con la Fondazione Alario di Ascea. E' una benemerita istituzione culturale, sorta per iniziativa di Franco Chirico, un ispirato avvocato che, nel 1986, intuisce che un`area marginale, come il Cilento, per crescere non ha bisogno solo di infrastrutture e servizi materiali, bensì necessita di una adeguata preparazione culturale e formativa che stia alla base di una nuova classe dirigente, quella che realmente manca in questa realtà. Il presidente della Fondazione è l”onorevole Carmelo Conte, già ministro della Prima Repubblica Italiana, che opera con passione e

lungimiranza. Presso la Fondazione, presta la ogni tipo di assistenza a chi, come me, gliela chieda. Questi mi conferma che, presso la sede comunale di Mercato San Severino, di cui il padre è stato sindaco, gira una fotografia del Sovrano in visita al paese. Aggiunge, anche, che ivi esistono reperti archeologici, propriamente giace una stratigrafia complessa del IV secolo a.C. che ha messo in luce resti di officine metallurgiche, ceramiche, monete che sono oggetto di studio del Centro per l'Archeologia Medioevale dell’Università di Salerno. La mappa dei viaggi di re Gustavo, con queste notizie, si arricchisce e, come vedo, riserva sorprese che, di giorno in giorno, sostanziano l’interesse del Re scandinavo per talune aree archeologiche della Magna Grecia. Intuisco che la presenza del Sovrano nella realtà salernitana, nella fattispecie a San Severino, Nocera, Pontecagnano, dipenda dal fatto che la Campania è stata, in passato, sede di continue invasioni, dagli Etruschi, ai Sanniti, ai Romani. Il passaggio di queste popolazioni, in particolare degli Etruschi, che restano il suo pallino, è testimoniato dal ritrovamento, in più locazioni, come pocanzi abbiamo visto, di resti di mura, tombe e monete. Di conseguenza, ove è stato possibile eseguire gli scavi, sono stati creati dei Parchi Archeologici, in cui sono esposti i resti di queste antiche civiltà ritrovate.


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RUOTI Riconoscimento anche al manager Vito Sileo. Il sindaco Gentilesca: «Omaggio a chi dà prestigio al paese»

Encomio civico a Lina Paterna: «È un abbraccio alla mia storia» «P

DI R OSAMARIA MOLLICA

er l'elevata professionalità dimostrata nell'esercizio della professione giornalistica, per il costante impegno nella diffusione di un'informazione rigorosa, libera e autorevole e per aver dato prestigio, con il proprio percorso umano e professionale, alle sue origini ruotesi, rappresentando un motivo di orgoglio per l'intera comunità di Ruoti». È questa la motivazione con la quale il sindaco Franco Gentilesca e tutta la comunità di Ruoti conferisce l’encomio civico alla giornalista e responsabile della comunicazione di Cronache Tv. La cerimonia di conferimento si è tenuta presso la villa comunale, mercoledì sera a conclusione della quinta edizione della Giornata dell’Emigrante che, come ogni anno, vede protagonisti i tanti ruotesi sparsi per il mondo. Lina Paterna, impossibilitata ad essere presente alla cerimonia per un impegno istituzionale, ha inviato un video messaggio: «Avrei voluto essere lì con voi, nella mia Ruoti, per ricevere personalmente questo encomio che mi emoziona profondamente. Il mio cuore è lì insieme a voi». Nel suo intervento ha espresso «gratitudine,

commozione e un grande senso di responsabilità» nei confronti del sindaco Franco Gentilesca, dell’amministrazione comunale e dell’intera comunità ruotese, sottolineando il legame mai interrotto con il paese d’origine. «Vivo a Potenza ormai da oltre 25 anni, ma non ho mai spezzato il mio legame con Ruoti. Non l’ho mai fatto e non potrei farlo, perché ci sono luoghi che non sono soltanto posti in cui si nasce e si cresce, ma sono parte di noi, della nostra identità, della nostra storia più profonda. Ruoti è questo per me: radice, memoria, appartenenza». È lì tra le stradine di Ruoti che ha maturato i valori che ancora oggi guidano il suo percorso umano e professionali e uno dei momenti più emozionanti del suo intervento è stato quello dedicato alla sua famiglia e, soprattutto, alla nonna Pasqualina: «A lei devo tanto: la forza, la determinazione, il senso del dovere, la capacità di restare in piedi anche nei momenti difficili senza perdere mai l’umanità e il rispetto». Per la responsabile della comunicazione di Cronache, l’encomio rappresenta «non solo un riconoscimento personale, ma un abbraccio alla mia storia, alle mie radici, alla mia famiglia e a tutte le persone che nel tempo mi hanno

__Lina Paterna in collegamento da remoto e alcuni momenti della cerimonia

voluto bene e mi hanno insegnato qualcosa». Un sentimento che accompagna anche il suo lavoro: «Dentro ogni parola, dentro ogni servizio, dentro ogni passo del mio percorso professionale c’è sempre anche un pezzo della mia origine. C’è Ruoti, c’è il luogo da cui parto anche quando sono altrove». Infine la promessa di tornare presto in paese per ritirare personalmente il riconoscimento, «con orgoglio, con umiltà e con il cuore pieno di gratitudine». Un riconoscimento che, sin dalla sua ufficializzazione, ha raccolto numerosi attestati di stima e apprezzamento da parte di

esponenti del mondo politico, istituzionale e della società civile, che hanno salutato con favore la scelta dell’amministrazione comunale di conferire l’encomio a una professionista da sempre legata alla sua comunità d’origine. «Meritato riconoscimento a una firma dell’informazione lucana che fa onore alla sua comunità» ha affermato Bardi ricordando come l’attestato di stima è stato attribuito per essersi distinta nel campo del giornalismo grazie a un percorso professionale improntato al rigore deontologico, all’etica e alla costante ricerca dell’accuratezza nella diffusione del-

(foto Mattiacci)

le notizie. Attraverso il suo operato a servizio dei cittadini, la giornalista si è affermata anche fuori dai confini regionali come un punto di riferimento per l’informazione libera e autorevole, rappresentando un motivo di vanto per le sue origini ruotesi. «Il riconoscimento premia la sua brillante carriera professionale, l'alto senso di responsabilità, il rigore deontologico e il costante impegno nella diffusione dell'informazione locale e televisiva in Basilicata» ha invece affermato il deputato Caiata complimentandosi con Paterna. Ma questi sono soltanto due degli attestati giunti alla giornalista di Cronache Tv.


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__L’encomio a Vito Sileo e alcuni momenti della cerimonia

L’ENCOMIO A VITO SILEO Altro encomio civico a Vito Sileo, manager ruotese e responsabile della linea produttiva dello stabilimento Ferrero di Balvano. Lui, all’interno dello stabilimento, coordina la produzione di prodotti Kinder e Nutella Biscuits. L’Amministrazione comunale ha

(foto Mattiacci)

deciso di valorizzare la to valore sociale e morale. carriera ai vertici dell'in- Desidero ringraziare chi dustria alimentare italiana ha proposto la mia candie rendere omaggio a un datura e, naturalmente, professionista che conti- l’amministrazione comunua a rappresentare con nale che ha deciso di acorgoglio le proprie radici. coglierla. C’è però una doA Cronache Tv, Sileo ha manda che mi pongo me dichiarato: «Sono lusinga- lo sono davvero meritato? to di ricevere questo en- È un interrogativo che recomio, perché rappresen- sta aperto. Da oggi sento ta un riconoscimento di al- ancora di più il dovere, at-

traverso il mio impegno e un costante esame di coscienza, di dimostrare che l’amministrazione non si è sbagliata nel conferirmi questo riconoscimento. Per questo, il mio grazie va a tutti.» GENTILESCA: «UN RICONOSCIMENTO A CHI PORTA CON ORGOGLIO IL NOME DI RUOTI» A tracciare il significato della manifestazione è stato il sindaco di Ruoti, Franco Gentilesca, che ha evidenziato il valore della Giornata dell’Emigrante e della cerimonia degli encomi, nata per rendere omaggio ai ruotesi che, con il loro impegno professionale e umano, continuano a rappresentare con orgoglio il paese anche lontano dalla comunità d’origine: «Sono state due giornate particolarmente significative. La Giornata dell’Emigrante è un appuntamento che abbiamo istituito per rendere omaggio a tutti i ruotesi che vivono nel mondo. Con questa iniziativa vogliamo

portare avanti un impegno concreto di riconoscimento nei confronti di chi, pur vivendo lontano, mantiene un forte legame con la propria terra». «Nel corso dell’anno riceviamo numerose visite da ogni parte del mondo e riscontriamo un crescente desiderio di turismo delle radici e di ritorno alle proprie origini. - continua Gentilesca - Per questo il nostro appuntamento del 4 e 5 agosto è dedicato proprio a loro». In riferimento agli encomi, il primo cittadino ha affermato: «Così come abbiamo voluto valorizzare le attività commerciali storiche del paese, consegnando un riconoscimento da esporre nelle vetrine a quelle che operano da 5, 10, 20, 50 e 55 anni, abbiamo ritenuto giusto rendere omaggio anche alle persone che, pur svolgendo la propria attività al di fuori della nostra comunità, continuano a portare con orgoglio il nome di Ruoti e a rappresentarne i valori».


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Mercoledì scorso la firma dei contratti in Asm. Friolo: «Investiamo su nuove competenze». Latronico: «Rafforziamo la sanità lucana»

Madonna delle Grazie di Matera, in organico due nuovi anestesisti MATERA. Prosegue il rafforzamento dell'organico dell'Azienda sanitaria locale di Matera. Mercoledì scorso, nella sede della Direzione generale dell'Asm, il direttore generale Maurizio Friolo ha sottoscritto i contratti di assunzione con due nuove mediche anestesiste, Maha Shaich Yusef e Maria Annunziata Visceglia, alla presenza dell'assessore regionale alla Salute, Politiche per la Persona e Pnrr, Cosimo Latronico. Le due professioniste, che completeranno a breve il percorso di specializzazione, entreranno in servizio nell'Unità operativa di Anestesia e Rianimazione dell'ospedale Madonna

delle Grazie di Matera, contribuendo al potenziamento di un reparto strategico per l'attività del presidio ospedaliero. Entrambe laureate all'Università degli Studi di Bari,

hanno maturato esperienze formative in ambiti altamente specialistici. Maha Shaich Yusef ha svolto un periodo di formazione presso il Centro trapianti Ismett di Palermo, mentre

Maria Annunziata Visceglia ha approfondito le proprie competenze nell'anestesia pediatrica all'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. «L'arrivo di due giovani professioniste – dichiara il direttore generale dell'Asm, Maurizio Friolo – rappresenta un segnale concreto della capacità dell'Azienda di attrarre nuove competenze e investire sul futuro della sanità materana. Continuiamo a lavorare per consolidare gli organici e garantire ai nostri professionisti un contesto di crescita e valorizzazione. A loro rivolgo il più sincero benvenuto e l'augurio di un proficuo percorso professionale al

servizio della nostra comunità». Soddisfazione viene espressa anche dall'assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico. «L'assunzione di nuovi medici specializzandi – afferma – conferma l'impegno della Regione Basilicata nel sostenere il rafforzamento del personale sanitario e nel creare le condizioni affinché i giovani professionisti possano scegliere di costruire il proprio futuro nella nostra regione. Investire sulle nuove generazioni di medici significa garantire qualità, continuità assistenziale e una sanità pubblica sempre più vicina ai bisogni dei cittadini».

I consiglieri Salerno e Scarnato chiedono chiarimenti all'Asm: «Fino allo scorso anno il presidio era attivo anche nel nostro Comune»

«Guardia medica turistica, Scanzano esclusa dal servizio» SCANZANO JONICO. L'esclusione di Scanzano Jonico dalle sedi individuate dall'Azienda sanitaria locale di Matera per il servizio di Guardia medica turistica accende il dibattito politico. A sollevare la questione sono i consiglieri comunali del gruppo "Scanzano al Centro", Felicetta Salerno e Claudio Scarnato, che chiedono spiegazioni sull'assenza del Comune dall'elenco delle località del Metapontino interessate dal potenziamento dell'assistenza sanitaria estiva. I due esponenti dell'opposizione ricordano che fino allo scorso anno il servizio era regolarmente attivo anche a Scanzano Jonico e

si domandano quali siano le ragioni della scelta adottata quest'anno dall'Asm. «Abbiamo appreso da un comunicato ufficiale dell'Asm dell'attivazione del servizio di Guardia medica turistica nelle principali località del Metapontino. Tra le sedi individuate, però, Scanzano Jonico non c'è», affermano Salerno e Scarnato. Secondo i consiglieri comunali, l'esclusione appare difficile da comprendere, considerando il forte afflusso di visitatori che caratterizza la località balneare durante il periodo estivo. «Una scelta che lascia inevitabilmente qualche domanda: cosa

è cambiato? Perché una località balneare come Scanzano, che ogni estate accoglie migliaia di persone, oggi non rientra tra quelle individuate per il potenziamento del servizio?», chiedono gli esponenti di "Scanzano al Centro". Salerno e Scarnato auspicano che la vicenda venga chiarita rapidamente e che l'Azienda sanitaria possa rivedere la propria decisione, ripristinando il presidio sanitario estivo anche nel territorio scanzanese. «Ci auguriamo che questa situazione possa essere chiarita e, soprattutto, corretta al più presto. Perché la tutela della salute di re-

sidenti e turisti non dovrebbe mai fare distinzioni», concludono i consiglieri comunali, sollecitando un intervento che garantisca adeguati livelli di assistenza in una delle principali mete turistiche della costa ionica lucana.

La nuova direttrice della Struttura complessa del Madonna delle Grazie di Matera ricevuta dall'assessore regionale

Farmacia ospedaliera, Latronico incontra Calabrò POTENZA. Ieri mattina, nella sede della Regione Basilicata, si è svolto un incontro dedicato all’analisi dell’andamento della spesa farmaceutica regionale e alle strategie di governo del settore, alla presenza dell’Assessore regionale alla Salute, Politiche per la Persona e PNRR, Cosimo Latronico. Nel corso della riunione l’assessore ha avuto modo di conoscere la dottoressa Concetta Calabrò, recentemente nominata Direttore della Struttura Complessa della Farmacia Ospedaliera del Presidio Ospedaliero “Madonna delle Grazie” di Matera, con la quale ha approfondi-

to alcuni temi legati all’organizzazione del servizio farmaceutico ospedaliero, all’appropriatezza prescrittiva e al governo della spesa. “L’incontro di oggi – ha detto l’assessore Cosimo Latronico – è stato anche l’occasione per conoscere personalmente la dottoressa Concetta Calabrò, della quale ho potuto apprezzare la preparazione professionale, la competenza e la visione organizzativa. Il suo curriculum testimonia un percorso di assoluto valore, maturato in realtà sanitarie di eccellenza, con competenze specifiche nella gestione della farmacia ospedaliera, della far-

macovigilanza e dei processi di approvvigionamento”.

“Il farmacista ospedaliero – ha proseguito Latronico – svolge un ruolo strategico all’interno del Servizio sanitario regionale. Non si occupa soltanto della gestione dei farmaci, ma contribuisce in maniera determinante alla sicurezza delle cure, all’appropriatezza terapeutica e alla sostenibilità economica del sistema sanitario. Per questo motivo la presenza di professionisti qualificati rappresenta un investimento fondamentale per il futuro della sanità lucana”.


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Potenza

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Operative le prime 59 telecamere; Sindaco, Prefetto e Forze dell'Ordine: «Più prevenzione e controllo sul territorio»

Potenza, presentato al Mobility Center il nuovo sistema di videosorveglianza

U

DI FRANCESCO MENONNA

na dotazione di cinquantanove telecamere, sparse per la città con il dichiarato intento di dare corso alle politiche legate alla sicurezza sul territorio cittadino. Tutto questo facendo leva sulla tecnologia, sull'impegno congiunto di Forze dell'Ordine, Polizia Locale, Questura, Prefettura e Amministrazione Comunale che hanno fatto seguito al tavolo della sicurezza e ordine pubblico svoltasi in Prefettura mercoledì pomeriggio. Un finanziamento di 500.000 mila euro da parte del Ministero dell'Interno consente a Potenza una dotazione di cinquantanove telecamere. Un doppio finanziamento, l'impegno a proseguire nel cammino intrapreso e tanta applicazione da parte degli agenti della Polizia Locale. Ieri mattina, nella sede del Mobility Center di via Nazario Sauro, si è svolta la presentazione delle nuove telecamere che sono state istallate nei punti nevralgici del capoluogo, da via Pretoria a via Mazzini, da Verderuolo a viale Dante, da Poggio Tre Galli a Parco Aurora, tanto per citare alcune zone nevralgiche del capoluogo. Altre telecamere saranno messe in funzione nelle contrade per contrastare fenomeni malavitosi legati a furti nelle abitazioni e così via. Un modello tutto nuovo quello presentato ieri mattina alla presenza del Sindaco di Potenza, Vincenzo Telesca, del Prefetto di Potenza, Michele Campanaro, del Questore, Raffaele Gargiulo, della Comandante del Corpo dei Vigili Urbani, Maria Santoro, del Comandante Provinciale della Guardia di Finanza, Massimiliano Tibollo e dei vertici dell'Ar-

ma dei Carabinieri. Dunque, Potenza sarà monitorata mediante una strumentazione moderna e al passo con i tempi e le tendenze attuali, Un modo per rigenerare la sicurezza che punta a rafforzare la stessa su territorio facendo leva sulla tecnologia e l'uso di strumenti atti a prevenire i fenomeni di violenza, microcriminalità e vandalismo che spesso turbano la vita dei cittadini. Ebbene, con questi indirizzi e queste metodologie, il Comune e le Forze dell'Ordine avranno il controllo h24 di tutta la città, le periferie e le zone nevralgiche grazie ad un finanziamento che ha consentito alla Polizia Locale di estendere i controlli con occhi telematici sul territorio. Un bel risultato per una città, Potenza, che punta decisamente, a rafforzare le sicurezza nell'ambito della prevenzione e contrasto ai fenomeni criminosi, Ovviamente, le telecamere consentiranno anche di osservare le targhe delle autovetture e di estendere anche i controlli legati alla circolazione stradale cittadina. Basterà un click per monitorare la città. In questo contesto, il Sindaco di Potenza, Vincenzo Telesca ha parlato della nuova struttura, uno street control di grande interesse: «Oggi è la giornata in cui, a seguito dell'incontro di ieri, ci incontriamo anche per vedere qual è la tecnologia messa in campo anche grazie a finanziamenti ministeriali per arrivare ad un massimo di 150 telecamere, di cui 20 sono a lettura ottica, quindi con il riconoscimento facciale e della targa. I quartieri? Lavoreremo come si è sempre lavorato. Nella città, che ricordiamo è sempre tranquilla, alcuni casi hanno fatto crescere un po' un clamore che dobbiamo

cercare in qualche modo di tacitare. Con l'unione delle varie Forze dell'Ordine, della Prefettura e del Comune riusciremo a risolvere la situazione». Maria Santoro, Comandante dei Vigili Urbani di Potenza ha parlato della nuova mission operativa del Comando di via Nazario Sauro: «È una visita che ci onora, avere qui Sua Eccellenza il Prefetto, il Questore e le altre Forze di Polizia, per noi un segno di grande riconoscimento, di rispetto del lavoro che stiamo facendo e io ne sono orgogliosa e sicuramente sarà un'ottima giornata per poter costruire ponti ancora più forti di quelli che abbiamo già con le altre Forze di Polizia. Soltanto insieme si raggiunge il concetto di sicurezza urbana che i cittadini tanto ci richiedono quotidianamente e noi siamo qui per servire la nostra città. Le prospettive sono quelle di professionalizzare il nostro corpo, cercare di renderlo quanto più possibile attuale con strumenti efficaci ed efficienti per risolvere le problematiche che quotidianamente ci attanagliano e ci preoccupano, ma che affrontiamo con grande forza e uno spirito di collaborazione da parte di tutti». Il Prefetto di Potenza, Michele Campanaro, ha detto la sua su questo importante risultato: «Abbiamo detto che la sicurezza urbana significa non soltanto controlli da parte delle Forze di Polizia, ma significa anche coinvolgimento in particolare delle amministrazioni comunali, attraverso soprattutto i Corpi di Polizia Locale e con il rafforzamento dei sistemi di video sorveglianza. Con il Comune di Potenza, già da qualche anno, si sta andando verso questa direzione e in particolare con un fi-

nanziamento importante da parte del Ministero dell'Interno siamo riusciti ad andare nel potenziamento del sistema di video sorveglianza che sta procedendo ed era questo in buona sostanza il motivo del sopralluogo che abbiamo fatto oggi. Sta procedendo con il completamento di una prima tranche che era già operativa, collaudata da qualche giorno, quindi attiva e operativa, di una prima tranche di 33 telecamere, una parte delle quali anche collegate al nostro sistema operativo del Ced di Napoli che consente in buona sostanza da dotare e anche la possibilità di interventi più immediati e operativi. Stiamo completando in questo senso l'interfaccia con la sala operativa della Questura. E poi una seconda tranche su un finanziamento ripeto sempre del Ministero dell'Interno per un totale complessivo tra primo e secondo Pon di 500.000 euro per ulteriori ventisei occhi sulla città. Quindi il sistema di video sorveglianza sulla città si arricchisce di altre 59 telecamere complessivamente. Un terzo delle quali all'incirca, ripeto, collegato alla lettura targhe. Non soltanto telecamere di contesto ma telecamere di ultima generazione per non essere troppo tecnici, perché appunto sono quelle che consentono effettivamente poi ai nostri operatori di Polizia, la Polizia Locale ma anche alle Forze di Polizia di avere una gestione e un polso della situazione più immediato. È il modo e il sistema migliore e più efficace per garantire maggiore sicurezza e maggiore vigilanza sulla città come dicevamo ieri nel corso del Comitato per l'Ordine e la Sicurezza della Provincia di Potenza».


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Provincia

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Dopo l’articolo di Cronache anche il presidente della Cantina critica l'assenza della Provincia al tavolo tecnico

Strada ancora chiusa a Venosa Perillo: «Vendemmia a rischio» VENOSA. A poco più di un mese dall'avvio della vendemmia cresce la preoccupazione per la chiusura della Strada provinciale ex Strada statale 168 di Venosa, nel tratto compreso tra il chilometro 11+900 e il chilometro 13+000. Ieri da queste colonne abbiamo raccontato come la questione sia stata al centro del tavolo tecnico urgente svoltosi ieri, convocato per affrontare le conseguenze dell'interruzione di un'arteria ritenuta strategica sia per le attività agricole sia per la sicurezza del territorio. Ogpi diamo voce a Francesco Perillo, presidente della Cantina di Venosa che ha partecipato al tavolo e che aveva sollecitato con urgenza la convocazione dell'incontro per tutelare gli interessi

sibile l'intervento L'assenza della Provincia rende impos

Sp168 Venosa, Giordano assente

a che serve anche i soldi per sistemare la strad Altomonte pronto a mettere partecipa al tavolo non a strad della io rietar prop la Cantina di Venosa ma l'ente

F

D I MASSIMO DE LLAPE NNA

orse è opportu no che qualcuno regali una sveglia o, quanto meno, un google calendar a Christian Giordano. Il Presidente della Provincia di Potenza tra un comunicat o e l'altro si dimentica di partecipare ad una riunione indetta dal Direttore Generale alle infrastrutt ure Nino Altomonte sulla viabilità e, poi, va sui social a dire che non era stato invitato. Non sappiamo se Giordano aspettasse un invito su carta d'Amalf i ma sono molti anni ormai che le Pubbliche Amministrazioni comunicano tramite Pec e e noi sappiamo che la Pec o che ha detto di zione di una soluzion dal Dipartim ento Infra- Giordan condivisa. non sapere. h strutture è arrivata. C i di V i i è i L’ di f i Gi d

degli oltre 300 soci conferitori e dell'intero comparto vitivinicolo dell'area. A suscitare perplessità è stata invece l'assenza della Provincia di Potenza, proprietaria e gestore della strada interessata dal contenzioso. Una mancata partecipazione che, secondo la Cantina di Ve-

nosa, ha impedito di ottenere indicazioni concrete sui tempi e sulle modalità di riapertura dell'arteria. «Non possiamo accettare che a trenta giorni dall'inizio della vendemmia l'ente responsabile della viabilità non si presenti al tavolo. La Cantina di Venosa c'è e ha fatto la sua parte. Abbiamo chiesto

questo incontro per dare certezze a 300 famiglie», afferma Perillo. Il presidente evidenzia inoltre come il problema non riguardi esclusivamente il trasporto delle uve. «La chiusura della Strada provinciale 168 non è solo un problema di uva: è una via di esodo prevista nel Piano di pro-

tezione civile. Parliamo di sicurezza pubblica. Chiediamo ora alla Provincia di Potenza e a tutte le istituzioni competenti di fissare entro quarantotto ore una nuova data per il tavolo e di indicare una data certa di riapertura entro sette giorni. I nostri agricoltori non possono più aspettare». La Cantina di Venosa ribadisce quindi la propria disponibilità a collaborare con le istituzioni per individuare una soluzione rapida alla vicenda e assicura che continuerà a seguire l'evolversi della situazione, ritenendo indispensabile garantire sia il diritto al lavoro delle aziende agricole sia la sicurezza dell'intero territorio in vista dell'imminente campagna vendemmiale.

Misura cautelare eseguita dalla Polizia di Stato a Melfi nei confronti di un uomo indagato per atti persecutori

Minacce ai vicini, arriva il braccialetto elettronico MELFI. Avrebbe perseguitato per mesi alcuni condomini con minacce di morte e comportamenti intimidatori, tanto da provocare nelle vittime un costante stato di paura. Per questo un uomo, già noto alle forze dell'ordine e gravato da numerosi precedenti di polizia, è stato raggiunto da un'ordinanza di applicazione della misura cautelare dell'allontanamento dalla casa familiare, con contestuale divieto di avvicinamento alle persone offese e applicazione del braccialetto elettronico.Il provvedimento,

emesso dall'Autorità giudiziaria competente, è stato eseguito il 3 agosto dagli agenti del Commissariato di Pubblica sicurezza di Melfi.L'indagato è accusato del reato di atti persecutori. L'attività investigativa è stata avviata dalla Polizia di Stato dopo le denunce presentate dalle persone offese e ha consentito di ricostruire una serie di episodi ritenuti particolarmente gravi.Secondo quanto emerso dalle indagini, l'uomo avrebbe ripetutamente rivolto minacce di morte ai vicini di casa, assumendo comporta-

menti intimidatori e vessatori tali da ingenerare nelle vittime un perdurante stato di ansia e un concreto timore per la propria incolumità.Gli elementi raccolti dagli investigatori hanno quindi portato l'Autorità giudiziaria a disporre la misura cautelare, finalizzata a impedire nuovi contatti tra l'indagato e le persone offese e a garantire una maggiore tutela delle vittime.Come previsto dalla legge, la persona sottoposta a indagini è da ritenersi presunta innocente fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

L'INIZIATIVA, INSERITA NELLE CELEBRAZIONI PER ROCCO GIRASOLE, HA AFFRONTATO IL TEMA DELLO SFRUTTAMENTO DEL LAVORO

Caporalato, a Venosa il libro di Ferrarese apre il dibattito VENOSA. Il fenomeno del caporalato, la tutela dei lavoratori stagionali e le sfide ancora aperte per garantire legalità e dignità nel mondo del lavoro sono stati al centro della presentazione del volume Il caporalato. Una storia di Giovanni Ferrarese, pubblicato da Carocci. L'incontro si è svolto il 3 agosto nella Sala del Trono del Castello Pirro del Balzo. Dopo i saluti istituzionali del sindaco Francesco Mollica, il dibattito è stato moderato dal sociologo Mimmo Perrotta dell'Università degli Studi di Ber-

gamo e ha visto gli interventi dell'autore e del segretario regionale della Flai Cgil Basilicata, Vincenzo Pellegrino. Nel corso dell'iniziativa è stata ripercorsa l'evoluzione storica del caporalato, con un'analisi delle diverse forme di intermediazione della manodopera e delle esperienze maturate nel contrasto al fenomeno. Ampio spazio è stato dedicato anche alle condizioni dei lavoratori stagionali, alle politiche di accoglienza e alle azioni necessarie per rafforzare sicurezza, diritti e legali-

tà.La partecipazione del pubblico e il confronto finale hanno confermato l'interesse della comunità verso un tema di forte rilevanza sociale. L'iniziativa rientrava nel programma delle manifestazioni per il settantesimo anniversario dell'uccisione di Rocco Girasole ed è stata promossa da Flai Cgil Basilicata, Spi Cgil Potenza, Cgil Potenza, Camera del Lavoro di Venosa, Associazione Terra Amara, Warshadfilm e Làbbash, con il patrocinio del Comune di Venosa.


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Provincia

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Il sindaco Rizzo proclama il lutto cittadino durante le esequie. Altri comuni della Basilicata hanno dato il loro saluto ai 2 ragazzi deceduti negli stessi giorni

L’addio di Viggianello a Pietro Graziadei, il 54enne morto dopo lo schianto in moto

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DI EMANUELA CALABRESE

iggianello oggi dice addio a Pietro Graziadei, il 54enne che ha perso la vita per i traumi successivi a una caduta mentre era in sella alla sua Yamaha nel vercellese. L’incidente, giovedì 23 luglio, intorno alle ore 23:00. L’impatto sarebbe avvenuto in corrispondenza di uno spartitraffico. Il Sindaco del Comune di Viggianello, Antonio Rizzo, ha dichiarato il lutto cittadino in questo triste giorno per la comunità: le esequie, oggi presso la Chiesa Santa Caterina d’Alessandria di Viggianello alle ore 11:30. «Nell’esprimere le più sentite condoglianze alla famiglia Graziadei/Gallicchio, il Primo cittadino e l’Amministrazione comunale invitano, inoltre, tutta la cittadinanza a rispettare le disposizioni del lutto cittadino, durante le esequie e gli onori funebri». La prematura e tragica scomparsa di Pietro, amato e stimato da tutti, ha scosso particolarmente la comunità. Subito dopo l’incidente, era stato trasportato dall’ambulanza all’ospedale Sant’Andrea. Una corsa disperata che non è servita però a salvargli la vita. Il 54enne è poi deceduto intorno all’una di notte poco dopo il suo arrivo in pronto soccorso. A Viggianello, dove tornava di tanto in tanto a trovare la mamma, lascia anche le

sue tre sorelle e un fratello. Pietro era partito da ormai diversi anni e aveva trovato lavoro in una fabbrica. Anche dal borgo nel Parco nazionale del Pollino, l’Amministrazione comunale si è stretta intorno alla famiglia, esprimendo cordoglio e dolore. LA FIDANZATA DI PAOLO, 22ENNE ORIGINARIO DI MONTALBANO J.: «VOGLIO CHE SIA RICORDATO PER LA BONTÀ CHE EMANAVA» In quei giorni anche altri due lucani hanno perso la vita in sella alle loro moto: il giovanissimo Paolo Donadio, 22 anni appena, i cui genitori sono originari di Montalbano Jonico e Andrea De Stefano, con radici tra Maratea e Latronico. I funerali di Paolo Donadio si sono svolti a Pieve Porto Morone, dopo l’esame autoptico. Il feretro è stato scortato da una scia di centauri, per l'ultimo saluto. Una folla commossa si è stretta attorno ai genitori e alle famiglie, per far sentire tutta la vicinanza in questo momento terribile. Anche lui ha perso la vita, il 28 luglio scorso, schiantandosi con la moto contro un'ambulanza. Soccorso immediatamente, è stato trasportato in Ospedale, dove è stato dichiarato il decesso. Era studente di Economia all’Università di Parma. La sessione estiva degli esami era alle spalle e

a Paolo non restava che prepararsi per le vacanze. Prima di partire doveva lasciare la moto dal meccanico. Quella Yamaha R1 che gli è stata fatale. A precederlo in auto, nel viaggio verso l’officina, c’era la fidanzata Eleonora. Avrebbero lasciato la moto e sarebbero andati via insieme in macchina. La ragazza però non avrebbe più visto Paolo nello specchietto retrovisore e sarebbe tornata indietro a cercarlo. Lì la tragica scoperta. La notizia è subito arrivata ai genitori, Annamaria e Pasquale (entrambi residenti a Pieve insieme alla nonna Rosa), che si trovavano in Puglia per le ferie, dove Paolo ed Eleonora li avrebbero raggiunti. «Mi ha insegnato l’amore sincero e mi ha cambiato la vita con la sua gentilezza -racconta di lui la ragazza- Ci provava sempre, per qualsiasi cosa. Lui ce la metteva tutta in tutto. Voglio che Paolo sia ricordato per la bontà che emanava, era la persona più buona che io abbia mai conosciuto». Il Sindaco Elio Grossi ha così espresso cordoglio: «Una terribile e dolorosa notizia. A nome mio e dell'Amministrazione Comunale, interpreti dei sentimenti dei concittadini, esprimiamo le più sentite condoglianze ai genitori e ai familiari di Paolo e ci stringiamo in un forte abbraccio». ANDREA, 31 ANNI E 3 COMUNITÀ UNITE

DAL DOLORE: BIENATE, LATRONICO E MARATEA Andrea De Stefano aveva invece 31 anni, ed anche lui una vita davanti, ma un destino atroce, legato alla sua moto, l’ha portato via troppo presto. L’addio è stato dato presso la Parrocchia di San Bartolomeo a Bienate. Impiegato dell'Asst Milano Ovest, e appassionato di moto, è morto sul colpo a Magnago. Stando alle prime ricostruzioni effettuate dalle forze dell'ordine, era alla guida della sua moto quando ne avrebbe perso improvvisamente il controllo. La moto sarebbe così finita sul selciato, scivolando fino ad impattare violentemente contro un furgoncino che sopraggiungeva in quel momento dalla direzione opposta. L'allarme è scattato immediatamente e la macchina dei soccorsi si è mobilitata: l'Azienda regionale emergenza- urgenza ha inviato due equipaggi, incluso l'elisoccorso. Nonostante la tempestività

dei sanitari, le ferite riportate dal giovane si sono rivelate troppo gravi. Figlio di una famiglia originaria di Maratea, ma cresciuto anche a Latronico dove spesso ritornava. Da qui il Sindaco, Fausto De Maria, aveva così commentato la tragedia che aveva scosso l’intera comunità: «La tragica e improvvisa scomparsa di Andrea, ci ha profondamente colpiti. Era cresciuto anche a Latronico, conservando sempre un legame forte con il nostro paese, nel quale ritornava spesso e dove tante persone lo conoscevano e gli volevano bene. A nome dell’Amministrazione e dell’intera comunità, desidero esprimere la più sincera vicinanza alla sua mamma, al suo papà, ai familiari e a tutte le persone che hanno condiviso con lui un tratto della propria vita. Non esistono parole capaci di alleviare un dolore così grande. Possiamo soltanto stringerci con affetto alla sua famiglia e custodire il ricordo di Andrea nei nostri cuori».

La campagna di sensibilizzazione punta a migliorare la differenziata, contrastare le discariche abusive e tutelare il territorio

Rotonda, l’appello del Comune ai cittadini: «Meno rifiuti abbandonati, più risparmio per la comunità»

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l Comune di Rotonda richiama i cittadini sull’importanza della raccolta differenziata e sul corretto conferimento dei rifiuti. L’obiettivo è migliorare la qualità del servizio, tutelare il territorio e contribuire al contenimento dei costi legati alla gestione dei rifiuti.L’Amministrazione ricorda che il servizio deve essere finanziato interamente attraverso la Tari e che eventuali aumenti dei costi di raccolta e smaltimento ricadono inevitabilmente sulle utenze. Tra i principali fattori che in-

cidono sulla spesa figurano una percentuale di differenziata ancora da migliorare e il fenomeno dell’abbandono dei rifiuti, che comporta ulteriori interventi di rimozione e smaltimento.Il Comune invita quindi i cittadini a rispettare il calendario della raccolta porta a porta, utilizzare i centri di raccolta e segnalare eventuali discariche abusive. L’abbandono dei rifiuti resta un comportamento illecito, oggi punito con sanzioni più severe.«La raccolta differenziata non è soltanto un obbligo, ma un atto di

responsabilità verso la comunità e l’ambiente – dichiara il sindaco Rocco Bruno –. Ogni cittadino può contribuire con semplici gesti quotidiani. Differenziare correttamente significa mantenere più pulito il territorio e aiutare a contenere i costi del servizio».L’Amministrazione rinnova dunque l’appello alla collaborazione dei cittadini: una gestione più attenta dei rifiuti rappresenta la strada principale per ridurre l’impatto ambientale e migliorare l’efficienza del servizio.


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L'ATER di Matera fotografa l'emergenza e rilancia una strategia fatta di nuovi interventi, recupero e investimenti

Emergenza abitativa, Giammetta: «Oltre mille famiglie attendono un alloggio» «L

'emergenza abitativa è una realtà certificata dai numeri e richiede risposte concrete». Lo afferma l'Amministratore Unico dell'ATER di Matera, Maridemo Giammetta, intervenendo nel dibattito sul diritto alla casa, dopo il contributo dell'INU Basilicata e la mozione approvata dal Consiglio comunale di Matera. L'ATER gestisce circa 3.800 alloggi nei 31 comuni della provincia. Solo a Matera sono 567 le famiglie in graduatoria per un alloggio di edilizia residenziale pubblica; 117 a Policoro e 104 a Pisticci-Marconia. Complessivamente, nella provincia, le richieste superano il migliaio. Una situazione che conferma come il fabbisogno abitativo continui a rappresentare una delle principali emergenze sociali del territorio e renda sempre più urgente l'at-

tuazione di interventi strutturali.«Sono numeri che impongono una risposta straordinaria», sottolinea Giammetta, che guarda con favore al nuovo Piano Casa nazionale e auspica una collaborazione stabile tra Governo, Regione, Comuni e ATER per rilanciare gli investimenti nell'edilizia residenziale pubblica.Per l'Amministratore Unico non basta progettare quartieri di qualità: «Le famiglie in attesa non possono aspettare solo i tempi del dibattito urbanistico. Servono anche cantieri». In questa direzione indica il ricorso a sistemi costruttivi innovativi, capaci di ridurre tempi e costi di realizzazione.Sul fronte degli investimenti, Giammetta ricorda che l'ATER ha candidato al PNRR interventi di efficientamento energetico su 1.824 alloggi, per un valore complessivo di oltre 87 mi-

lioni di euro. Un programma che migliorerà il patrimonio esistente e consentirà, nel tempo, di liberare risorse da destinare alla costruzione di nuovi alloggi. L'Azienda avvierà inoltre una campagna informativa per favorire l'acquisto degli alloggi da parte degli assegnatari aventi diritto. Le risorse derivanti dalle alienazioni saranno reinvestite nella realizzazione di nuovi alloggi e nel recupero del patrimonio esistente. Tra i progetti futuri rientra anche l'intervento nell'area di Matera 90, dove, in collaborazione con l'Università degli Studi della Basilicata, saranno sviluppate proposte progettuali per circa 60 nuovi alloggi.Per i comuni più piccoli, invece, Giammetta propone di puntare sul recupero degli immobili pubblici e delle abitazioni private inutilizzate, favorendone l'impie-

go come alloggi sociali, così da offrire risposte rapide e contribuire al ripopolamento dei centri della provincia. «Il diritto alla casa – conclude – deve tradursi in politiche concrete e risultati misurabili. L'ATER continuerà a fare la propria parte con responsabilità e spirito di collaborazione istituzionale».

Il consigliere comunale aderisce a Futuro Nazionale senza cambiare collocazione in Consiglio LA SVOLTA DOPO LE SEGNALAZIONI DEI RESIDENTI

Matera, Lisurici lascia Forza Italia: Minacce, insulti e molestie «Continuerò a sostenere Nicoletti» ai vicini, arrestato 49enne

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l consigliere comunale Francesco Lisurici lascia Forza Italia e aderisce a Futuro Nazionale. La decisione, annunciata con una nota, non modifica gli equilibri della maggioranza che governa la città: Lisurici ha infatti confermato il proprio sostegno al sindaco Antonio Nicoletti e all'amministrazione comunale. Alla base della scelta, spiega il consigliere, c'è il venir meno del progetto politico nel quale aveva creduto durante la campagna elettorale. Lisurici parla di una progressiva assenza di confronto e programmazione all'interno di Forza Italia, del ridimensionamento degli organismi territoriali e di un rapporto sempre più debole con i livelli regionali e nazionali del partito. Tra gli elementi evidenziati anche il mancato sviluppo di quel collegamento con il Governo che, a suo giudizio, rappresentava uno dei punti qualificanti del progetto. Il passaggio a Futuro Nazionale rappresenta quindi una scelta di continuità sul

piano amministrativo, ma di discontinuità sotto il profilo dell'appartenenza politica. Il consigliere ha quindi deciso di aderire a Futuro Nazionale, movimento nel quale afferma di riconoscersi per i valori e le priorità politiche, tra cui sicurezza, sostegno alle Forze dell'Ordine, tutela della famiglia, contrasto al calo demografico e valorizzazione delle identità locali. Pur cambiando appartenenza politica, Lisurici ribadisce che la sua collocazione amministrativa resta invariata, confermando il sostegno alla maggioranza e al sindaco Nicoletti.Soddisfazione per il nuovo ingresso è stata espressa dal responsabile regionale di Futuro Nazionale Basilicata, Giulio Curatella, che definisce l'adesione di Lisurici un ulteriore segnale della crescita del movimento sul territorio lucano. Secondo Curatella, l'esperienza amministrativa del consigliere materano rappresenterà un valore aggiunto per il partito e contribuirà a rafforzarne la presenza nel Consiglio co-

_ Lisurici

munale. Il responsabile regionale ha inoltre rivolto un ringraziamento al consigliere comunale Marco Bigherati per il lavoro svolto in questi mesi e ad Antonio Marroccoli, referente del Comitato di Futuro Nazionale di Matera, per l'attività di radicamento del movimento sul territorio.Con l'adesione di Francesco Lisurici, Futuro Nazionale rafforza la propria rappresentanza istituzionale nella città di Matera e prosegue il percorso di consolidamento avviato in Basilicata.

COLOBRARO. Era già agli arresti domiciliari, ma avrebbe continuato a perseguitare i propri vicini di casa con minacce, insulti e molestie. Per questo un 49enne originario di Colobraro è stato arrestato dai Carabinieri della Compagnia di Policoro con l'accusa di atti persecutori (stalking) e calunnia. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l'uomo, nonostante le restrizioni imposte dalla misura cautelare a cui era sottoposto, avrebbe reiterato comportamenti intimidatori nei confronti delle persone che abitano nelle vicinanze. Le continue vessazioni avrebbero provocato nelle vittime un grave e persistente stato di ansia, alimentando il timore per la propria sicurezza. La situazione, divenuta ormai insostenibile, ha spinto le persone offese a rivolgersi ai Carabinieri della Stazione locale. I militari, con il supporto della Compagnia di Policoro, hanno avviato una serie di accertamenti e controlli che hanno consentito di riscontrare la fondatezza delle denunce presentate.Alla luce degli elementi raccolti, l'Autorità giudiziaria ha disposto la revoca della misura degli arresti domiciliari e il trasferimento del 49enne nella casa circondariale di Matera. Il provvedimento è stato eseguito dai Carabinieri della Compagnia di Policoro.L'indagato resta comunque da considerarsi presunto innocente fino a eventuale sentenza definitiva di condanna, come previsto dall'ordinamento vigente.


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Il capogruppo di Socialisti e Più sollecita il Comune di Matera ad aggiornare l'iter delle candidature per gli alberi monumentali

Villetta di via Marconi, Tarasco: «Valorizzare pino delle Canarie» MATERA. Il progetto esecutivo per la riqualificazione della villetta di via Marconi rappresenta un intervento positivo per la città, ma può diventare anche l'occasione per rafforzare le politiche di tutela del patrimonio arboreo urbano. È la posizione del capogruppo di Socialisti e Più nel Consiglio comunale di Matera, Saverio Tarasco, che accoglie favorevolmente il via libera ai lavori e rilancia la proposta di valorizzare il maestoso Pino delle Canarie presente nell'area, candidandolo ufficialmente ad albero monumentale. Secondo Tarasco, ogni iniziativa finalizzata a restituire decoro, funzionalità e qualità agli spazi pubblici costituisce un investimento sul benessere della comunità, soprattutto quando riguarda aree verdi che rappresentano luoghi di incontro e socialità. Per questo motivo il consigliere ritiene che il nuovo intervento debba procedere di pari passo con una maggiore attenzione verso il patrimonio naturale già esistente, evitando che la riqualificazione si limiti esclusivamente agli

aspetti urbanistici. L'esponente di Socialisti e Più richiama quindi l'attenzione sul percorso avviato negli anni per il riconoscimento degli alberi monumentali, chiedendo che venga fatto il punto sulle candidature presentate da cittadini, associazioni e istituzioni. Tra queste figura anche quella relativa al Pino delle Canarie della villetta di via Marconi, avanzata dallo stesso Tarasco, che considera quell'esemplare un elemento di particolare va-

lore paesaggistico, ambientale e storico per la città. Nel suo intervento il consigliere sottolinea come il riconoscimento di un albero monumentale non debba essere interpretato come un ulteriore adempimento burocratico, ma come uno strumento capace di garantire una gestione più attenta e qualificata del verde pubblico. Una classificazione di questo tipo, infatti, comporta una pianificazione più accurata degli interventi manuten-

tivi e l'applicazione delle migliori pratiche di arboricoltura urbana, contribuendo alla conservazione di un patrimonio naturale di particolare pregio. Tarasco evidenzia inoltre che le città maggiormente orientate alla sostenibilità puntano non soltanto alla realizzazione di nuovi spazi verdi, ma soprattutto alla salvaguardia degli alberi maturi, riconoscendone l'elevato valore ecologico. Grandi esemplari arborei assicurano infatti numerosi benefici ambientali, dall'ombreggiamento alla mitigazione delle isole di calore, fino all'assorbimento dell'anidride carbonica, al miglioramento della qualità dell'aria e alla tutela della biodiversità, con effetti positivi anche sul benessere delle persone. Da qui l'invito rivolto all'amministrazione comunale affinché, durante la riqualificazione della villetta di via Marconi, venga assicurata la massima tutela del Pino delle Canarie e dell'intero patrimonio arboreo presente nell'area. Contestualmente, il consigliere auspica che il Comune aggiorni la cittadinanza sullo stato delle can-

didature per il riconoscimento degli alberi monumentali e sulle iniziative che intende adottare per valorizzarle. «Sarebbe un segnale importante della volontà della nuova amministrazione di costruire un'identità fondata sulla tutela del patrimonio naturale, sulla valorizzazione dei beni comuni e sull'ascolto delle istanze avanzate negli anni da cittadini, associazioni e istituzioni», afferma Tarasco, ricordando che «la salvaguardia degli alberi monumentali non appartiene a una maggioranza o a un'opposizione: è un patrimonio della comunità e una responsabilità condivisa». Il capogruppo conclude auspicando che la riqualificazione della villetta diventi il punto di partenza per una più ampia strategia di valorizzazione del verde urbano, fondata sulla conoscenza, sulla partecipazione e sulla conservazione degli alberi di maggior pregio, nella convinzione che una città capace di custodire il proprio patrimonio naturale investa anche nella qualità della vita e nel proprio futuro.

Il consigliere di Visione Comune chiede un tavolo con la Regione e un Consiglio comunale straordinario sulla sede dell'Istituto comprensivo

Dirigenza scolastica, Cosma incalza il sindaco di Tursi TURSI. Il confronto sul dimensionamento scolastico e sulla sede della dirigenza dell'Istituto comprensivo torna al centro del dibattito politico a Tursi. A intervenire è il consigliere comunale di Visione Comune ed ex sindaco Salvatore Cosma, che invita l'amministrazione cittadina a promuovere un'iniziativa istituzionale nei confronti della Regione Basilicata per chiedere il ripristino della sede della dirigenza scolastica nel Comune. Cosma prende spunto dall'intervento del sindaco di Valsinni, che ha difeso il mantenimento della dirigenza scolastica nel proprio territorio, definendolo un comportamento coerente con il ruolo istituzionale ricoperto. Secondo il consigliere, la stessa determinazione dovrebbe essere dimostrata anche dal sindaco di Tursi per tutelare gli interessi della propria comunità. «Se il sindaco di Valsinni difende con determinazione il mantenimento della dirigenza scolastica nel proprio Comune, altrettanto

dovrebbe fare il sindaco di Tursi per rivendicare il diritto della nostra comunità ad ottenere il ripristino della sede della dirigenza», afferma Cosma, che giudica invece l'atteggiamento dell'amministrazione «rinunciatario e privo di quella determinazione che una vicenda di tale importanza richiederebbe». L'ex primo cittadino ricorda di aver proposto, durante il Consiglio comunale del 30 luglio, la convocazione di un tavolo istituzionale con la Regione Basilicata, coinvolgendo maggioranza e opposizione, per presentare una posizione unitaria. Una proposta che continua a ritenere «l'unica strada seria e credibile», lamentando però che non abbia trovato il necessario sostegno. Nel merito della vicenda, Cosma sostiene che Tursi rappresenti il principale polo scolastico dell'area, con una popolazione studentesca più numerosa, una popolazione complessiva maggiore, servizi più articolati e collegamenti migliori

rispetto a Valsinni. Elementi che, a suo giudizio, rafforzerebbero la richiesta di riportare nel Comune la sede della dirigenza dell'Istituto comprensivo. Il consigliere richiama inoltre l'iter amministrativo del dimensionamento scolastico, ricordando che la proposta formulata nel dicembre 2023 prevedeva inizialmente l'assegnazione della dirigenza a Tursi, prima della modifica intervenuta con il provvedimento del 3 gennaio 2024. Secondo Cosma, quella decisione sarebbe maturata sulla base di dati che non rappresentavano correttamente la consistenza della popolazione scolastica dei Comuni interessati, motivo per cui ritiene necessario fare piena chiarezza sull'intera procedura. «Non si tratta di una battaglia personale. Si tratta del diritto di una comunità a vedere riconosciuto il proprio ruolo, la propria centralità territoriale e il proprio patrimonio scolastico», sottolinea il consigliere, ribadendo di voler continuare a sostenere la causa pur se-

dendo oggi tra i banchi dell'opposizione. Cosma rinnova infine l'invito al sindaco di Tursi a convocare con urgenza un Consiglio comunale straordinario e ad aprire un tavolo istituzionale con la Regione Basilicata, coinvolgendo tutte le forze politiche. «Quando è in gioco il futuro della scuola, non servono silenzi né rassegnazione. Servono coraggio, determinazione e la capacità di difendere con forza gli interessi della propria comunità», conclude.


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Storici, rivoluzionari e matematici, il patrimonio culturale del Comune lucano entra in corsa

Montalbano Jonico Capitale della Cultura 2029: l’idea arriva dall’associazione Oikos

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DI VINCENZO MAIDA

o scorso anno il comune di Aliano si è candidato a Capitale Italiana della Cultura 2027 ed è rientrato tra le 10 città finaliste. La fase finale l’ha raggiunta con il dossier “Terra dell’altrove”. Il comune di Policoro invece ha puntato a capitale italiane del mare 2026. Nel marzo 2026, il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha stanziato un finanziamento straordinario di 1,1 milioni di euro ciascuno per i comuni di Aliano e Maratea, finalizzato all’attuazione integrale dei dossier presentati come finalisti per il titolo di Capitale italiana della cultura. Il 23 settembre 2026 scadono i termini per presentare la candidatura. Fino ad ora tra i comuni che l’hanno fatto ci sono: Amantea (Cosenza), Bardolino (Verona), Bassano del Grappa (Vicenza),Campobasso Cassino, (Frosinone Comunità montana di Valle Camonica (Brescia), Consorzio Castelli Romani (Roma), Corigliano-Rossano (Cosenza), Cremona, Cutro (Crotone), Marcellinara (Catanzaro),Melfi (Potenza), Ostuni (Brindisi) Rosarno. Si appresta a farlo Irsina in provincia di Matera. Montalbano Jonico ha davvero tanto per poter concorrere e nulla da invidiare agli altri comuni,. Ecco alcuni personaggi del mondo culturale montalbanese. Placido Troyli, che nacque a Montalbano il 22 Maggio 1688, fu monaco cistercense nel monastero di S. Maria del Sagittario a diciassette anni, divenne abate mitrato

del suo ordine, ma per contrasti politici fu privato della dignità di abate e costretto a chiudersi nel convento di Santa Maria di Realvalle presso Scafati, dove morì nell’aprile 1757. La sua opera più importante è la monumentale Historia Generale del Reame di Napoli. Opera molto apprezzata dagli storici. Francesco Lomonaco, il cui busto nel 1913 venne collocato sul Pincio a Roma tra i trecento italiani illustri, è considerato un precursore dell’Unità Nazionale, anche se sicuramente non avrebbe mai condiviso le modalità con cui i piemontesi l’anno attuata. Amico di Alessandro Manzoni, di Ugo Foscolo e del fratello e secondo autorevoli studiosi come padre Gabriele Ronzano, autore del libro Fermo e Lucia, ci sarebbe il suo zampino anche nel romanzo più famoso della letteratura italiana: I promessi Sposi. Alessandro Manzoni durante un incontro con un suo pronipote disse che era molto più studioso e preparato di Vincenzo Cuoco. Francesco Lomonaco entrò in dialettico confronto con i grandi della cultura nazionale, assolvendo al notevole compito di portare a conoscenza degli intellettuali del Nord lo storicismo di Giambattista Vico e tutti i fertili stimoli della cultura napoletana. A Napoli si era accostato alla cultura francese, lesse Rousseau e tradusse De Mably. Nel 1799, quando aveva ventisette anni, fu tra i promotori della rivoluzione e fra gli assediati di Castel Sant’Elmo. Esule dunque a Milano grazie

ad una raccomandazione di Vincenzo Monti riuscì ad ottenere l’insegnamento di storia e geografia presso il Collegio militare di Pavia. Si è detto che agli ideali rivoluzionari fu avviato dal padre, dalle amicizie contratte a Napoli e dagli scritti degli Illuministi francesi; ma una visione più larga della vita e della storia gli venne da Giambattista Vico, che gli insegnò a sperare nel tempo e nel progresso che il tempo porta sempre con sé. Non era la Provvidenza cattolica a sostenerlo in questa fede, ma lo spirito delle cose e degli uomini, quasi un “fuoco” o forza endogena che spinge ad andare sempre oltre il presente. Ciò comporta, più che nella stessa filosofia di Vico, un grande impegno etico e civile. La conoscenza e i contatti con la cultura settentrionale d’Italia avevano nel frattempo allargato anche i suoi orizzonti politici. Dedicava Vite degli eccellenti italiani all’Italia e non, come si usava fare, a

questo o quel personaggio di riguardo. Era il rifiuto della letteratura asservita al principe (sull’esempio di Alfieri e come il Foscolo) ed era anche l’invito a dare un senso unitario e nazionale alle battaglie politiche. Come il Foscolo e il Manzoni, “vergini di servo encomio e di codardo oltraggio”, anche Lomonaco ebbe atteggiamenti tormentati nei riguardi di Napoleone Buonaparte, che, liberale e democratico nei discorsi, era, di fatto, tirannico e dominatore degli altri popoli. E ancora Niccolò Fiorentino autore di diversi libri e su di lui si registrano alcune tesi di laurea. Ragazzo prodigio a oli 14 anni vinse la cattedra per insegnare all’Università dell’ Aquila, ma fu scoperta la sua reale età e non potè prendere servizio. Morì di capestro borbonico in piazza del Mercato a Napoli nel 1799. Vincenzo De Leo medico e autore di un testo sull’Unità d’Italia, mai più ristampato dopo la sua

prima pubblicazione. Lui fu medico da campo al seguito di Garibaldi nella battaglia decisiva per l’Unità d’Italia, quella sul Volturno. Fu anche l’involontario ispiratore della famosa poesia “La Spigolatrice di Sapri. Ed ancora Nicola Romeo figlio di un maestro elementare montalbanese che oltre ad essere stato l’ideatore dell’Alfa Romeo era un grande matematico, al cui studio lo aveva indirizzato il padre. Nicola Maria Troyli prete e archeologo, a lui si devono le famose Tavole di Eraclea. E poi il patrimonio librario del fondo antico e lo stesso Prospero Rondinelli che fu bibliotecario a vita senza alcun compenso. Aurelio Porpora, letteraro insigne ammaestrò la gioventù in diversi luoghi del napoletano, ove fu richiesto per la sua vasta doddrtinae per la grande bontà di cui era dotato, Era nato in Montalbano Jonico, si sposò a Matera e morì a Castellaneta nel 1626.


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Dal 7 al 9 agosto il borgo lucano ospita tre giorni di concerti, stage di danza popolare e laboratori dedicati ai suoni del Sud

Musica, tradizione e comunità: a Rotondella arriva «Abball» qui T

re giorni all'insegna della musica, della danza e della vita di comunità. Dal 7 al 9 agosto 2026 la Basilicata si prepara ad accogliere «Abball», festival ideato per trasformare il borgo di Rotondella in un palcoscenico a cielo aperto. La cornice dell'evento sarà il centro storico del celebre «Balcone dello Jonio», paese lucano dalla caratteristica forma circolare che richiama idealmente il concetto di cerchio comunitario e di relazione.Il programma si preannuncia ricco di appuntamenti: concerti serali in Piazza Unità d'Italia con almeno due gruppi di musica popolare a serata, affiancati da laboratori, stage di danza, momenti formativi e approfondimenti culturali sulle tradizioni musicali del Mezzogiorno.««Abball» non vuole essere solo una rassegna musicale – spiegano i promotori – ma una festa collettiva, capace di coinvolgere le diverse generazioni, con specifiche attività formative e di coinvolgimento per bambini e ragazzi». I percorsi formativi culmineranno ogni sera in performance comunitarie con gli artisti coinvolti, trasformando la piazza in un punto d'incontro tra rit-

mo, movimento e identità locale.L'iniziativa è organizzata dall’Associazione di Promozione Sociale Intorno, in collaborazione con il Comune di Rotondella e con il sostegno della BCC Basilicata. A guidare il progetto sono Federico Suriano, presidente dell’associazione, Federica Dimatteo, Rocco Mauro e Giambattista Mauro.«Il titolo dato all’evento – sottolineano gli organizzatori – vuole essere un persuasivo invito a far ballare i presenti, cercando di catturare anche i più «timidi» con il ritmo e con i suoni della tradizione, rendendo tutti parte attiva della manifestazione e non semplici spettatori incuriositi. L’iniziativa nasce con l’intento di rafforzare la vitalità culturale e turistica del territorio, in un periodo di grande affluenza, offrendo a cittadini e visitatori un’esperienza immersiva fatta di suoni, storie, tradizioni e condivisione».Le tre serate saranno anche «artisticamente narrate» dal pittore Salvatore Veltri, mentre l'offerta enogastronomica sarà garantita da stand dedicati ai prodotti tipici locali. Un momento di rilievo sarà rappresentato dal workshop «Fili di Voce», dedicato ai canti polifonici

del Sud a cura di Francesco Rina e Maria Sgro (Nìula), un percorso aperto a tutti incentrato su training vocale e canti tradizionali.Il Programma nel DettaglioVenerdì 7 agostoOre 18:00 – Inaugurazione del festival e intervento del ricercatore e interprete di canti popolari rotondellesi Rocco Laguardia.Ore 19:00 – Stage di danza sulla pizzica pizzica della bassa Murgia con excursus storico-musicale a cura di Giovanni Amati.Ore 21:00 – Concerto dal vivo: Sanda Luci’.Ore 22:00 – Concerto dal vivo: Sckattacorë.Sabato 8 agostoOre 16:00 – Workshop di canti polifonici dal Sud «Fili di Voce» a cura di Francesco Rina e Maria Sgro.Ore 18:00 – Lezione di pizzica pizzica riservata ai bambini.Ore 19:00 – Stage di tammuriata dell’avvocata a cura de A’ paranza ro’ tramuntan.Ore 21:00 – Concerto dal vivo: Acustica.Ore 22:00 – Concerto dal vivo: A’ Paranza ro’ Tramuntan.Domenica 9 agostoOre 10:00 – Secondo appuntamento con il workshop di canti polifonici «Fili di Voce».Ore 18:00 – Stage a cura della Scuola di tarantella di Montemarano.Ore 19:30 – Attività formativa e laboratoriale per bambini e ra-

gazzi.Ore 20:30 – Concerto dal vivo: Hiram Salsano.Ore 21:45 – Esibizione congiunta: Battista Band e Scuola di tarantella di Montemarano.Ore 23:00 – Gran finale in musica con Li Sënaturë di Ostuni.Tut-

te le iniziative sono a ingresso libero. Per la ricettività, il borgo dispone di case albergo nel centro urbano, oltre a piazzole di sosta per camper e roulotte nei comuni limitrofi, in particolare a Nova Siri


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Dietro la facciata del volontariato, molte associazioni lucane si trasformano in feudi per i soliti noti, soffocando le reali eccellenze

Pro Loco e fondazioni: quando la politica lottizza la Basilicata U

DI ANTONELLA PELLETTIERI

na volta si diceva, ironicamente, che tre sono le cose che Dio non sa: che cosa pensano i Gesuiti, quanti soldi hanno i Salesiani e quante sono le congregazioni di suore. In Basilicata vi è una quarta cosa che Dio non sa e cioè quante siano le Pro Loco e di cosa si occupino. Sul sito dell’UNPLI (Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia) si legge che le Pro Loco (dal latino, letteralmente “a favore del luogo”) sono associazioni senza scopo di lucro composte da volontari, dediti alla promozione e alla salvaguardia delle tradizioni locali, con l’obiettivo di arricchire la qualità della vita dei residenti e valorizzare le risorse, le tipicità e le bellezze del territorio. La prima Pro Loco in Italia nasce nel 1881 a Pieve Tesino, in Trentino-Alto Adige, allora territorio dell’impero Austro-Ungarico. Nasce in qualità di “Società di abbellimento” che mirava a migliorare l’estetica dei luoghi e ad accogliere i visitatori. Le Pro Loco divengono nel tempo la prima forma di organizzazione dedita all’offerta turistica delle singole località. La legislazione del 1926 destinerà alle Pro Loco la funzione della valorizzazione delle località meno turistiche, istituendo le Aziende di cura e soggiorno in presenza dei requisiti numerici. Ad oggi, con la proliferazione delle destinazioni turistiche e dei molti modi di fare vacanza, il ruolo delle Pro Loco torna ad essere di primaria importanza nella sperimentazione di forme nuove di attrazione turistica. La natura associativa della Pro Loco pone l’aggregazione come requisito inderogabile della sua esistenza, inoltre, i suoi soci sono volontari che prestano il proprio tempo e il proprio impegno gratuitamente dove ogni forma di utile viene reinvestito nelle attività delle associazioni e a favore della comunità. Nel 1962 nasce UNPLI, associazione con funzioni di coordinamento e di rappre-

sentatività a livello nazionale delle Pro Loco ed ottiene pochi anni dopo il riconoscimento dall'Albo Nazionale delle Pro Loco presso il Ministero del Turismo. Nel 2012 l’UNPLI viene accreditata dall'UNESCO quale consulente del Comitato Intergovernativo per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale. In Basilicata, come è noto, ogni cosa è gestita dalla politica e anche le Pro Loco dipendono dai politicanti lucani e, dunque, per far parte di una Pro Loco basta essere un volontario ma i presidenti di quasi tutte le Pro Loco lucane sono scelte da qualche politicante che viene protetto come si proteggono tutti i figliocci della politica lucana, o meglio i putti e le vestali dei partiti lucani, Purtroppo, generalizzare porta a molti errori ma mi piace specificare che ci sono molte Pro Loco lucane libere che organizzano iniziative di squisito valore culturale e non sono sedi di partito di qualche politico. Anche perché chi non riesce a fare carriera politica, occupa queste posizioni di secondo piano ma di questo scriverò in altro luogo. Ordunque, se ho capito cosa c’è scritto sul sito dell’UNPLI non vi sono scopi di lucro e, gratuitamente,

bisogna valorizzare il luogo natio, accogliere i turisti, sperimentare nuove forme turistiche adatte ad ogni singolo centro demico, organizzare le feste di paese e quelle tradizionali e fare ogni cosa a favore della comunità. Nel precisare che questo articolo non intende colpire qualcuno o qualche Pro Loco perché non mi mancherebbe il coraggio di scrivere nome e cognome, ritengo che anche alcune belle iniziative finiscano per perdere valore perché si ripetono uguali in molti luoghi e senza precisi motivi di valorizzazione di quel territorio. Mi sia consentito di riportare quello che pensano in tanti e cioè che si dia uno stop ai tanti premi e premietti che nascono come funghi dopo la pioggia: si lascino vivi i premi con almeno dieci anni di vita e mi auguro che gli altri vengano buttati nella spazzatura. Per dare valore a un premio, bisogna istituire una giuria composta da membri di valore ma non “valore politicante” ma persone con curricula degni di stare in giuria per molti motivi riconoscibili. I grandi premi hanno tutti delle giurie, se non vi è una giuria, non è un vero premio e bisognerebbe rifiutarlo: anche quei premi che hanno almeno un decennale di vita dovrebbero fare un salto di qualità creando una giu-

ria che spiega le motivazioni per le quali venga scelto un premiato. Ovviamente questo è valido per tutti gli eccessivi e inutili premi lucani, compresi concorsi letterari e artistici a cui si vuole dare dignità…dignità anche ai premiati! E comunque, è ben noto che la politica lucana premia i mediocri perché è composta da mediocri e i migliori sono tenuti lontani e a distanza dai luoghi dove potrebbero emergere. Per emergere in Basilicata, bisogna emergere altrove e tornare da vincitore sperando che i mediocri locali accettino il nuovo arrivato… Lo stesso si dica delle Fondazioni lucane di cui ho una grande esperienza. Anche queste sono gestite dalla politica e queste gestioni fallimentari perché poco chiare, fanno perdere autorevolezza alla stessa Fondazione (auspico un corso sul significato di CdA, parola non compresa in terra lucana e non compreso è anche il ruolo del CdA…molto fastidioso per i politicanti!). Poi ci sono le Fondazioni Personali che non hanno un CdA, non hanno membri di cui si conoscono i nomi e sono solo il gioco di qualche persona che si crede personalità ma, in realtà, è in quella Fondazione che trova la propria finta autorevolezza e il luogo per trovare un ruolo, insomma un modo

per avere un titolo…Lo stesso si dica dell’associazionismo che è puro consociativismo e non ha molta fortuna se non in qualche rarissimo caso. Spesso gestite da vegliardi immortali che si rendono ridicoli perché non sanno rinunciare a un incarico che non riescono più a gestire o gestiscono male, diventano la causa di deperimento anche di istituzioni ultradecennali che avrebbero bisogno di un ringiovanimento non solo dei presidenti ma anche di tutti i membri anziani e privi di entusiasmo. Non si può diventare famosi in questo modo e fare per mestiere i tagliatori di nastri, la gloria non è vanagloria e, comunque, spesso, svanisce. Precisando ancora che io credo nelle guide morali e ho rispetto della fragilità degli anziani come ci ha ricordato papa Leone “Gli anziani ci insegnano che la salvezza non sta nell’autonomia, ma nel riconoscere con umiltà il proprio bisogno e nel saperlo liberamente esprimere, pertanto, la misura della nostra umanità non è data da ciò che possiamo conquistare, ma dalla capacità di lasciarci amare e, quando serve, anche aiutare”. Qualcuno dovrebbe leggere il Miles Gloriosus di Plauto e comprendere che non si può trasformare una Pro Loco o una associazione o una Fondazione in una (Cicero) pro domo sua…


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venerdì 7 agosto 2026

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