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Cronache del 6 novembre 2026

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VENERDÌ 6 NOVEMBRE 2026 • ANNO XI N. 250

Direttore Responsabile Rosa MOLLICA Direttore Editoriale Alessandro SANSONI • redazione@lecronache.info

prEsEnTATO IL rAppOrTO. nEL prImO sEmEsTrE dEL 2026, pIL A +1,4% GrAzIE ALL’AuTOmOTIVE

Bankitalia, «ripresa e resilienza» Bardi commenta il documento sull’economia lucana: «Torniamo a crescere»

Servizio a pag 16

ALLArmE BOmBA suL VOLO duBLInO-rOmA dIrOTTATO In FrAnCIA

«VIsTO I JET AFFIAnCArCI» Il direttore artistico del marateale Timpone racconta i momenti di tensione vissuti sull’aereo: «Abbiamo capito che qualcosa non andava, ci siamo preoccupati quando abbiamo visto i militari scortarci» _

dELITTO dI GArLAsCO

Rinnovo straordinario per Caiata, per la terza volta presidente della Commissione che ha derogato alle regole del limite di mandati

Chiara Poggi, la verità non si archivia dI GIAnFrAnCO BLAsI

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i sono magistrati che, di fronte a un fascicolo già attraversato da processi, perizie, condanne e archiviazioni, ritengono che il proprio compito sia quello di non fermarsi. Di tornare sulle carte, di verificare ciò che altri hanno dato per acquisito, di interrogare nuovamente gli elementi che sembravano non lasciare più (...) ■ continua a pag 7

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Timpone

Servizio a pag 10

TETTOIA FOTOVOLTAICA Il sindaco ha ricevuto la notifica: «Sono tranquillo, ho fatto tutto secondo le regole»

Telesca citato a giudizio A ViLLA d’AGri, hA EmOziOnATO L’OpErA di TArAsCO

“Circe Lucana”, grande successo lo spettacolo di rosa maria Ciani

Telesca

InCE

Mollica a pag 24

Tammariello a pag 19

■ Dellapenna

a pag 9

OLTrE IL GIArdInO

A Cronache tv, Pagano e Borzillo raccontano le prospettive future del movimento fondato da Cateno De Luca, “Sud chiama Nord”

■ Tammariello

a pag 17

_ COLTIVAITALIA

Caiata, Rotelli e Rosa di FdI: «È legge, un investimento concreto con più di 1,1 miliardi per l’agricoltura lucana»

■ Servizio

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_ mATErA FILm FEsTIVAL

Al via la kermesse che porta nella Città dei Sassi nove giorni di grande cinema con ospiti di eccezione ■ Servizio

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Italia e Mondo Minacce di esplosivi con lettere inneggianti alla Sharia

Operazione terrore nelle scuole 270 scuole coinvolte. Il governo alza l'attenzione e le misure di sicurezza. Qualcuno vuole portare il panico in Italia DI ROBERTO LAMATTINA

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gni tanto, anche quando eravamo ragazzini noi, capitava che arrivasse in una scuola una telefonata che annunciava la possibile presenza di una bomba. Quasi sempre era un buon tampone che voleva provare ad evitare una interrogazione. Quando, però, la stessa minaccia arriva in molte scuole contemporaneamente non si può sottovalutare il fenomeno e declassarlo a scherzo. L'OMBRA DEL TERRORISMO Tra la metà di ottobre e l’inizio di novembre, un’ondata senza precedenti di minacce di attentati ha colpito l'intero territorio nazionale, sollevando interrogativi sulla vulnerabilità del sistema scolastico di fronte alle nuove forme di aggressione cibernetica e psicologica. Il contenuto delle intimidazioni: dalla Sharia all'odio indiscriminato.Il modus operandi del terrore si è affidato al digitale. Centinaia di posta elettronica certificata e messaggi minatori sono arrivati direttamente alle segreterie scolastiche. Le email

recavano contenuti dai toni apocalittici e violenti: in una prima fase, molte missive riportavano riferimenti all'estremismo islamico e all'imminente instaurazione della Sharia in Italia, inviate da indirizzi camuffati come domini ufficiali esteri (tra cui falsi recapiti del ministero dell'Istruzione saudita). Nelle comunicazioni più recenti, il registro si è fatto ancora più drammatico: «Abbiamo piazzato dell'esplosivo. Un ordigno esploderà entro un'ora e finiremo a coltellate gli eventuali sopravvissuti». Un testo brutale e mirato a generare il massimo panico, che ha spinto i dirigenti scolastici ad applicare immediatamente i protocolli d'emergenza. 270 SCUOLE COLPITE La geografia dell'allarme copre quasi tutte le regioni. Una delle liste di destinatari contava ben 271 istituti scolastici sparsi da Nord a Sud. Nel Lazio, la Capitale ha visto verifiche a tappeto da parte di artificieri e unità cinofile in diversi complessi della zona nord. In Veneto, scene di tensione si sono vissu-

te nel Padovano – con la primaria "Papa Luciani" di Fossona evacuata in tutta fretta – e nel Vicentino, dove alla scuola "Fogazzaro" di Arzignano gli studenti hanno atteso all'esterno la bonifica dei locali. In Toscana la paura ha toccato la secondaria "Giorgio Vasari" di Arezzo (circa 600 persone fatte evacuare nell'immediato) ed è sfociata nello sgombero precauzionale di undici plessi dell'istituto comprensivo "Lucca 7" nell'Oltreserchio. Allarmi e lezioni interrotte si sono avuti anche in Campania, da Vietri sul Mare nel Salernitano fino al Napoletano, oltre che in FriuliVenezia Giulia (Codroipo), Liguria, Lombardia e in Abruzzo. In tutti i casi le verifiche della Polizia di Stato e dei Carabinieri hanno fortunatamente dato esito negativo: nessun ordigno è stato rinvenuto. IL GOVERNO TIENE ALTA LA SICUREZZA Le autorità mantengono alta l'attenzione, muovendosi su un doppio binario: da un lato l'incolumità fisica degli studenti, dall'altro l'analisi del rischio cyber. Il ministero dell'In-

terno, guidato da Matteo Piantedosi, insieme al ministero dell'Istruzione e del Merito di Giuseppe Valditara, segue gli accertamenti coordinati dalla Polizia Postale e dalla Digos. La linea dell'esecutivo riafferma la fermezza dello Stato di fronte a episodi di procurato allarme mascherati da terrorismo. Esponenti della maggioranza hanno rimarcato che «la sicurezza dei nostri ragazzi non è negoziabile e lo Stato non arretra di fronte a chi semina il terrore», ribadendo il diritto degli studenti a vivere la scuola come un luogo protetto. Sul fronte

istituzionale, gli episodi sono finiti anche sotto la lente dei vertici dell'intelligence e dell'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale a Palazzo Chigi, per verificare se dietro gli allarmi a catena si nasconda una regia informatica o la mano di singoli mitomani. Nel frattempo non mancano le sollecitazioni dell'opposizione: con interrogazioni parlamentari indirizzate ai ministri Piantedosi e Valditara, le forze di minoranza chiedono di fare immediata chiarezza sulle vulnerabilità e di potenziare gli strumenti di prevenzione digitale negli istituti.


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Il ruolo britannico, i limiti del sostegno turco e il quadro multilaterale: tramonta l’intesa tra Haftar e Dbeibah

Libia, il fallimento del piano di Washington Dalle resistenze di Londra al ritorno all’Onu Dopo la prima parte pubblicata ieri, l’analisi prosegue con il ruolo degli attori internazionali e gli sviluppi che hanno compromesso il progetto emiratino-americano in Libia. DI AHMED ZAHER

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a resistenza al progetto ha assunto anche una dimensione internazionale. Il Regno Unito è emerso come uno degli attori interessati a preservare il proprio ruolo nella gestione della questione libica. Londra ha un legame storico con la formazione dello Stato libico moderno e svolge il ruolo di penholder sulla Libia al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, una funzione che le conferisce un’influenza significativa nella preparazione dei testi e nella gestione dei negoziati diplomatici.Il 22 maggio 2026, l’ambasciatore britannico in Libia, Martin Reynolds, ha pubblicato sul quotidiano arabo Asharq Al-Awsat un articolo intitolato “La Libia è alle soglie del cambiamento, ma il successo dipende dalla cooperazione”.A mio giudizio, quell’intervento aveva un significato politico che andava oltre le consuete dichiarazioni diplomatiche a sostegno delle Nazioni Unite. Era stato pubblicato mentre avanzavano i contatti legati all’iniziativa emiratino-americana e sembrava definire i limiti entro i quali Londra era disposta ad accettare una riorganizzazione del potere libico. L’ambasciatore ha ricordato il ruolo britannico al Consiglio di Sicurezza, ha sottolineato la necessità di rafforzare il sostegno internazionale alla missione ONU e ha riconosciuto l’esistenza di altre iniziative diplomatiche. Ha inoltre collegato il successo del processo politico alla riforma delle istituzioni, alla trasparenza e alla lotta alla corruzione, richiamando gli interessi britannici ed europei in materia di energia, migrazione e sicurezza delle frontiere.Ho interpretato quell’articolo come un primo segnale delle linee rosse britanniche davanti al tentativo di concentrare la gestione della crisi libica nelle mani della Casa Bianca. Il messaggio, nella mia lettura, era che nessuna riorganizzazione del potere avrebbe potuto ignorare gli equilibri internazionali e il ruolo delle Nazioni Unite.Ma la posta in gioco non riguardava soltanto Londra. Gli interessi britannici si intrecciavano con quelli dell’Europa, direttamente esposta alle conseguenze degli sviluppi politici e militari in Libia.

Per l’Unione europea, e soprattutto per l’Italia, la Libia è un elemento fondamentale della sicurezza nel Mediterraneo centrale. Le sue risorse energetiche, la posizione delle sue coste lungo le rotte migratorie e il collegamento geografico con il Nord Africa e il Sahel rendono la stabilità del paese una questione che incide direttamente sugli interessi europei.Per l’Italia questa relazione è particolarmente concreta. Le attività di Eni nel settore energetico libico, il gasdotto Greenstream che collega Mellitah alla Sicilia e gli effetti delle condizioni di sicurezza sulle partenze dei migranti verso le coste italiane mostrano quanto gli sviluppi libici possano influire sulla vita economica e politica del paese. Una concentrazione del potere decisionale libico nell’orbita esclusiva della Casa Bianca avrebbe potuto offrire a Washington ulteriori strumenti di pressione nei rapporti con le capitali europee. Energia, migrazione e cooperazione sulla sicurezza avrebbero potuto diventare leve negoziali nelle relazioni transatlantiche.Il problema, quindi, non era semplicemente la presenza americana in Libia. Gli Stati Uniti sono alleati fondamentali dei paesi europei. Il rischio derivava dalla possibilità che un solo attore acquisisse un’influenza dominante sulle decisioni di un paese dal quale dipendono interessi strategici europei.In questa prospettiva, la difesa britannica del quadro multilaterale ha avuto un significato più ampio della tutela del ruolo diplomatico di Londra. Ha contribuito a preservare uno spazio di partecipazione internazionale che permette anche agli Stati europei di mantenere voce in capitolo. Questo non significa che il Regno Unito agisse per conto dell’Europa. Londra perseguiva i propri interessi, che in questa circostanza coincidevano in parte con quelli di diverse capitali europee.Si può leggere nello stesso contesto la convergenza tra alcune posizioni britanniche e quelle del Consiglio presidenziale libico e di alcune istituzioni di controllo contrarie alla nuova distribuzione del potere. Anche questi soggetti erano inseriti in reti di relazioni e interessi internazionali, e non rappresentavano necessariamente una posizione politica indipendente da tali dinamiche.La competizione riguardava dunque diversi centri di influenza, ciascuno con propri alleati locali e internazionali. Con l’aumentare delle opposizioni, il progetto si è trovato a dover negoziare proprio con quei sogget-

ti che la sua struttura originaria cercava di marginalizzare. ANKARA E IL RITORNO SENZA RISULTATI L’ultima visita di Saddam Haftar in Turchia è arrivata in una fase nella quale il progetto aveva bisogno di un sostegno politico decisivo per completare gli accordi sulla futura distribuzione del potere.Nei mesi precedenti, i rapporti tra Ankara e la leadership militare della Libia orientale erano migliorati in modo significativo, anche su questioni che in passato avevano rappresentato motivi di forte contrapposizione. Questo avvicinamento, però, aveva un costo politico crescente.Il 20 ottobre, la Camera dei rappresentanti della Libia orientale ha approvato l’accordo marittimo firmato con la Turchia nel 2019, modificando una posizione che aveva mantenuto per anni. Sei giorni dopo, Egitto, Grecia, Cipro, Bahrein, Emirati Arabi Uniti e Unione europea hanno ribadito, in una posizione comune, la loro opposizione all’intesa, ritenuta lesiva dei diritti marittimi di altri paesi.La presenza degli Emirati tra i soggetti contrari era particolarmente significativa. Abu Dhabi aveva contribuito a costruire il progetto politico destinato a favorire l’ascesa di Saddam, ma si trovava ora a contestare una delle scelte compiute dallo stesso Saddam per rafforzare il proprio rapporto con Ankara. L’accordo marittimo tocca inoltre equilibri più ampi nel Mediterraneo orientale, dove si intrecciano gli interessi di Turchia, Egitto, Grecia, Cipro, Unione europea e Israele, pur con posizioni differenti.Saddam cercava di ampliare le proprie opzioni regiona-

li, ma questo tentativo rischiava di superare i limiti che alcuni dei suoi sostenitori erano disposti ad accettare. E non è emerso che il rafforzamento dei rapporti con la Turchia abbia prodotto le garanzie politiche necessarie a completare il progetto.Anche il calendario americano aumentava la pressione. Le elezioni di metà mandato del 3 novembre 2026 potevano modificare gli equilibri al Congresso, con la possibilità di una maggiore attività di controllo sull’amministrazione Trump e sulle iniziative politiche sostenute direttamente dalla Casa Bianca.In un contesto segnato anche da polemiche su possibili conflitti d’interesse negli ambienti vicini all’amministrazione, il rischio di un cambiamento del quadro politico americano rappresentava un ulteriore elemento di incertezza per i protagonisti dell’iniziativa. Il sostegno turco avrebbe potuto accelerare la conclusione degli accordi prima di un eventuale cambiamento delle condizioni politiche a Washington. Ma Saddam è tornato da Ankara senza che fosse annunciata un’intesa capace di sbloccare la formula di governo sulla quale si era lavorato.I suoi rapporti con la Turchia si erano ampliati, senza però trasformarsi nel risultato politico di cui il progetto aveva bisogno in quel momento. Da Ankara si è quindi diretto al Cairo, cercando di ricostruire un rapporto con un interlocutore storico che le sue scelte precedenti avevano contribuito ad allontanare.Il progetto era ormai costretto a tornare a confrontarsi con attori che aveva pensato di poter aggirare, proprio mentre diminuivano le possibilità di completarne l’attuazione.


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www.lecronache.info IL CONSIGLIO DI SICUREZZA E IL CERTIFICATO DI MORTE POLITICA Il 30 ottobre 2026, il Consiglio di Sicurezza ha adottato la risoluzione 2835, prorogando il mandato della Missione ONU in Libia fino alla fine di ottobre 2027.La decisione è arrivata dopo negoziati nei quali erano emerse differenze sulla natura della soluzione politica, sull’unificazione delle istituzioni, sulla formazione di un unico esecutivo e sul ruolo degli attori internazionali.Il Consiglio ha confermato il quadro delle Nazioni Unite, senza attribuire un riconoscimento internazionale alla distribuzione del potere tra le due famiglie e senza trasferire la gestione del processo politico sotto il controllo esclusivo di Washington.Nella mia lettura, questa decisione non rappresenta un semplice rinnovo amministrativo della missione. Arriva in un momento nel quale il progetto emiratino-americano aveva già perso la capacità di realizzare la formula politica sulla quale era stato costruito.Le opposizioni interne si erano allargate, gli equilibri regionali erano cambiati e la capacità americana di superare le resistenze internazionali aveva mostrato i propri limiti.Per questo considero la risoluzione il certificato di morte politica della formulazione originaria dell’iniziativa.La decisione ha riaffermato proprio il quadro multilaterale che il progetto aveva cercato di aggirare. Gli accordi tra le famiglie Haftar e Dbeibah non erano più in grado di imporsi come unica soluzione possibile per l’unificazione del potere.Eppure Massad Boulos ha continuato a parlare della prosecuzione dell’iniziativa americana, dell’unificazione delle istituzioni e della necessità di arrivare a un solo governo. Sono gli stessi obiettivi generali richiamati durante i negoziati, senza che fosse mai stata resa pubblica la formula dettagliata di distribuzione del potere.Questa distinzione tra accordi riservati e dichiarazioni

pubbliche ha lasciato a Boulos un margine politico superiore alla sua effettiva capacità di garantire l’attuazione del progetto.Se la distribuzione delle cariche tra Saddam Haftar e la famiglia Dbeibah fosse stata annunciata ufficialmente come il cuore dell’iniziativa, il suo successo o fallimento sarebbe stato legato direttamente al destino di quella formula. Mantenendo invece un linguaggio generale, incentrato sull’unificazione delle istituzioni e sulla fine della divisione, è rimasta aperta la possibilità di cambiare interlocutori e accordi senza dichiarare formalmente l’abbandono del progetto.Boulos contava sull’influenza americana e sulla sua capacità di modificare gli equilibri politici locali. Allo stesso tempo, la comunicazione pubblica gli consentiva di conservare una via d’uscita nel caso in cui le intese negoziate non avessero prodotto i risultati attesi.Washington potrà continuare a presentare nuove iniziative per la Libia, magari con protagonisti e formule differenti. Ma la continuità dell’interesse americano non cancella il fallimento della costruzione politica originaria.Il Regno Unito, dal canto suo, ha ottenuto un risultato diplomatico importante, contribuendo a preservare il quadro multilaterale e il ruolo delle Nazioni Unite. Questo risultato ha avuto conseguenze anche per l’Europa, perché ha mantenuto aperto uno spazio di partecipazione internazionale su un paese direttamente legato alla sicurezza energetica, migratoria e strategica del Mediterraneo.Resta però una distinzione fondamentale. Difendere gli interessi europei nella gestione della crisi libica non significa necessariamente contribuire alla costruzione dello Stato libico. La competizione internazionale continua spesso a riguardare il controllo del territorio, delle risorse e degli equilibri politici, più che la creazione di istituzioni capaci di rappresentare l’intera società. IL PROGETTO È FALLITO, LA CRISI CONTINUA

Il progetto emiratino-americano non è fallito per mancanza di sostegno internazionale, risorse o relazioni politiche. Le cause del suo fallimento vanno cercate soprattutto nella sua stessa struttura e nelle ipotesi sulle quali era stato costruito.I suoi promotori pensavano che un accordo tra un numero limitato di centri di potere potesse produrre un’autorità stabile, e che le forze escluse avrebbero perso la capacità di condizionare gli sviluppi politici. Ma controllare un accordo tra alcune élite non significa controllare tutti i centri di potere di un paese. E sostenere l’ascesa di una leadership locale non garantisce che questa continuerà a muoversi secondo gli interessi di chi l’ha favorita. Le resistenze istituzionali e militari, il cambiamento degli equilibri regionali e la competizione internazionale hanno progressivamente ridotto la possibilità di imporre la formula originaria.Il ritorno al quadro delle Nazioni Unite, tuttavia, non risolve il problema che aveva reso possibile un’iniziativa di questo tipo.Per molti anni, anche i processi guidati dall’ONU si sono concentrati soprattutto sulla gestione dei rapporti tra le élite, senza riuscire a ricostruire il rapporto tra società, istituzioni e potere politico. Quando queste élite trovano un accordo, si dividono la gestione delle risorse. Quando en-

trano in conflitto, si torna a gestire lo scontro.La società rimane fuori dal processo che decide il futuro dello Stato.La crisi libica continua non perché manchino proposte o soluzioni, ma perché esiste una struttura politica, economica e militare che tende a riprodurre le stesse condizioni di conflitto. Ogni nuova iniziativa promette una via d’uscita, ma spesso finisce per modificare soltanto la distribuzione del potere tra gli stessi protagonisti.È fallito il tentativo di concentrare la gestione della crisi nelle mani di un unico attore internazionale. La crisi, però, rimane.Potranno cambiare i mediatori, le alleanze e le formule di governo. Potrà persino nascere un esecutivo unificato. Ma senza cambiare le regole che legano il potere politico alle armi, alle risorse economiche e alla società, il risultato rischia di essere ancora una volta una stabilità apparente.Si può raggiungere una certa stabilità, anche senza costruire uno Stato.Se la decisione del Consiglio di Sicurezza ha segnato il limite del tentativo di monopolizzare la soluzione libica, la domanda più importante non è chi abbia vinto o perso questa competizione.È se il prossimo tentativo saprà finalmente creare istituzioni capaci di governare le differenze della società libica, oppure se finirà per riprodurre la stessa crisi sotto un nome diverso.


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MAROCCO Vertice a Palazzo Reale: sicurezza nazionale e sviluppo del Sahara al centro delle direttive del sovrano

Mohammed VI conferma la tregua e indica la rotta per il dopo-Minurso DI HAMZA BOCCOLINI

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l sovrano ribadisce l’impegno al cessate il fuoco e richiama le priorità del Regno: integrità territoriale, sicurezza nazionale e sviluppo delle province meridionali. Il coordinamento del ritiro della missione viene affidato al ministero dell’Interno, nel quadro della cooperazione con le Nazioni Unite.Il Marocco manterrà il proprio impegno al rispetto del cessate il fuoco anche dopo la conclusione del mandato della MINURSO. È il punto centrale del comunicato del Gabinetto reale sulla riunione di lavoro presieduta da Mohammed VI il 4 novembre al Palazzo Reale di Rabat. Una posizione che il sovrano ha accompagnato con indicazioni sulla sicurezza nazionale, sulla prosecuzione dei programmi di sviluppo e sulla gestione dei rapporti con le Nazioni Unite. Secondo quanto riportato nel documento, la riunione è stata dedicata alla fase successiva alla conclusione delle attività della missione, a seguito del mancato rinnovo del mandato da parte del Consiglio di sicurezza dell’Onu nella seduta del 30 ottobre 2026. Su questa premessa, il Gabinetto rea-

le presenta le linee che dovranno orientare l’azione delle istituzioni marocchine. L’IMPEGNO SULLA TREGUA Il passaggio sul cessate il fuoco chiarisce la posizione espressa da Rabat: la fine della missione non modifica l’impegno assunto dal Regno. Il comunicato lo definisce volontario e ne ribadisce la continuità, distinguendolo dalla presenza e dalle funzioni della MINURSO.Alla conferma della tregua si accompagna una critica alla missione. Secondo il Gabinetto reale, essa non sarebbe riuscita, in diverse occasioni, a monitorare il rispetto del cessate il fuoco e ad accertare le conseguenze delle violazioni. Il documento sostiene inoltre che siano stati superati tanto il contesto nel quale la missione era nata quanto le funzioni originariamente assegnatele.Si tratta della valutazione formulata dalle autorità marocchine, che collegano questa lettura ai cambiamenti intervenuti nel dossier e alle posizioni assunte dagli attori internazionali. Il messaggio è che, nella prospettiva di Rabat, la conclusione delle attività della missione debba essere accompagnata da una gestione respon-

sabile della nuova fase, senza mettere in discussione il rispetto della tregua. INTEGRITÀ TERRITORIALE E SICUREZZA DEI CITTADINI Nel corso della riunione, Mohammed VI ha richiamato tre priorità già indicate nel comunicato del Gabinetto reale del 30 ottobre: il rispetto dell’integrità territoriale del Regno, la salvaguardia della sicurezza nazionale e la tranquillità dei cittadini, in particolare della popolazione delle province meridionali.Il sovrano ha chiesto che queste indicazioni trovino un’attuazione ferma e vigile, ciascuno nell’ambito delle proprie responsabilità. L’obiettivo dichiarato è consolidare il consenso nazionale, garantire la continuità dell’azione istituzionale e seguire gli sviluppi del dossier sul Sahara a tutti i livelli.All’incontro hanno partecipato Fatima Ezzahra El Mansouri, indicata nel comunicato come capo del governo, il consigliere reale Fouad Ali El Himma, il ministro dell’Interno Abdelouafi Laftit e il generale di corpo d’armata Mohammed Berrid, ispettore generale delle Forze armate reali e comandante della Zona Sud.La riunione ha quindi coinvolto i vertici politici, amministrativi e militari chiamati, secondo le ri-

spettive competenze, a dare seguito alle direttive del sovrano. IL COORDINAMENTO DEL RITIRO Sul piano operativo, Mohammed VI ha affidato all’Ufficio di coordinamento con la MINURSO, dipendente dal ministero dell’Interno, il compito di accompagnare le operazioni di liquidazione e ritiro della missione.L’incarico comprende il coordinamento delle procedure e la facilitazione delle misure necessarie, con l’obiettivo di assicurare uno svolgimento ordinato delle operazioni. Nei documenti non vengono precisati tempi, scadenze o modalità delle singole attività.Il Gabinetto reale insiste invece sullo spirito di responsabilità e cooperazione con le Nazioni Unite che dovrà caratterizzare questo passaggio. La critica all’operato della missione viene dunque affiancata dalla conferma della volontà di collaborare con l’Onu nella gestione del ritiro.È in questa cornice che il sovrano ha richiamato il rispetto degli impegni internazionali del Marocco e i principi della sua dottrina diplomatica, presentata come fondata sul mantenimento della pace e sul contributo alla sua realizzazione, insieme alla tutela della sovranità nazionale.

SVILUPPO, LA RICHIESTA DI CONTINUITÀ Le indicazioni del re non riguardano soltanto la sicurezza. Il comunicato dedica attenzione anche alla prosecuzione del programma di sviluppo delle province meridionali e dei progetti strutturali collegati.La priorità è garantire continuità agli interventi già avviati. Non vengono annunciati nuovi finanziamenti, né sono illustrati ulteriori progetti o modifiche ai calendari di realizzazione. Il documento pone piuttosto l’accento sulla necessità di mantenere il percorso di sviluppo mentre le istituzioni affrontano la fase successiva alla missione.Nell’impostazione del Gabinetto reale, la tutela della popolazione e la prosecuzione dei programmi territoriali sono parte della stessa linea d’azione. Sicurezza, consenso nazionale e sviluppo vengono richiamati come obiettivi da perseguire parallelamente, mantenendo un’attenzione costante agli sviluppi diplomatici. LA POSIZIONE DI RABAT SUL SAHARA Il quadro viene completato dal richiamo ai risultati diplomatici che il Marocco considera favorevoli alla propria posizione sul Sahara. l comunicato cita il riconoscimento della sovranità marocchina da parte di Paesi amici e fratelli e il loro sostegno all’autonomia, presentata come l’unica soluzione politica capace di consentire una composizione definitiva della controversia regionale. Il testo non elenca i Paesi interessati e non entra nel dettaglio delle rispettive posizioni.È questa la prospettiva nella quale Rabat colloca la fase successiva alla MINURSO: confermare l’impegno alla tregua, accompagnare il ritiro in cooperazione con le Nazioni Unite e proseguire l’azione diplomatica a sostegno della propria proposta di autonomia. Una linea che il Gabinetto reale lega alla salvaguardia della sovranità nazionale e alla continuità dello sviluppo nelle province meridionali.


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Le carte incomplete, le verifiche mancate e il lavoro della Procura di Pavia riaprono il caso di Garlasco

Chiara Poggi, la verità non si archivia La memoria del procuratore aggiunto Civardi denuncia le criticità delle vecchie indagini. Ma il rispetto per una vittima esige anche che nessuna nuova ipotesi venga scambiata per una verità definitiva DI GIANFRANCO BLASI

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i sono magistrati che, di fronte a un fascicolo già attraversato da processi, perizie, condanne e archiviazioni, ritengono che il proprio compito sia quello di non fermarsi. Di tornare sulle carte, di verificare ciò che altri hanno dato per acquisito, di interrogare nuovamente gli elementi che sembravano non lasciare più spazio al dubbio. Stefano Civardi, procuratore aggiunto a Pavia, è oggi al centro di una nuova stagione investigativa sul delitto di Garlasco. La morte di Chiara Poggi, uccisa a 26 anni il 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli, continua a interrogare la coscienza civile e giudiziaria del Paese. E la domanda che ritorna, dopo quasi vent'anni, è sempre la stessa: abbiamo davvero fatto tutto ciò che era necessario per arrivare alla verità? Civardi, magistrato con una lunga esperienza maturata anche a Milano, ha messo nero su bianco, nella memoria depositata agli atti, una valutazione severa sull'indagine che nel 2017 portò all'archiviazione della posizione di An-

drea Sempio. Secondo la sua ricostruzione, quel procedimento sarebbe stato condotto frettolosamente, con deviazioni rispetto al percorso investigativo ordinario che avrebbero gravemente pregiudicato la possibilità di accertare i fatti. È un giudizio che non può essere liquidato come una semplice polemica tra magistrati. Perché investe una questione fondamentale: come si può considerare definitivamente chiusa un'indagine quando restano verifiche da compiere, documenti da recuperare, elementi da approfondire? La nuova Procura di Pavia ha ricostruito una serie di criticità nelle precedenti attività investigative. Tra queste, la mancata acquisizione agli atti processuali di alcune analisi sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, effettuate nel settembre 2007, e la gestione di documentazione che avrebbe dovuto essere parte integrante del fascicolo. Non si tratta di stabilire, con il senno di poi, chi abbia sbagliato per forza. Si tratta di capire se le procedure siano state rispettate, se ogni pista sia stata veri-

ficata, se la ricerca della verità abbia davvero avuto la priorità su ogni altra esigenza. È questo il punto più importante dell'intera vicenda. VENTUNO ELEMENTI E UNA NUOVA IPOTESI Nella memoria della Procura vengono indicati 21 elementi che, secondo l'accusa, convergerebbero sulla posizione di Andrea Sempio: le telefonate alla famiglia Poggi nei giorni precedenti il delitto, alcune dichiarazioni ritenute non veritiere, il DNA rinvenuto sulle unghie di Chiara, l'impronta 33 sulla scala, le intercettazioni e altri aspetti della ricostruzione investigativa. La nuova ipotesi accusatoria individua anche un possibile movente, legato a un rifiuto sentimentale, e contesta a Sempio l'omicidio aggravato dalla crudeltà. Sono elementi che dovranno essere sottoposti al vaglio della giustizia. La difesa di Sempio contesta le conclusioni investigative e la famiglia Poggi continua a sostenere la responsabilità di Stasi, già condannato in via definitiva. Il quadro, dunque, resta controverso. E proprio per questo sarebbe sbagliato trasformare la nuova inda-

gine in una sentenza anticipata. La Procura ha trasmesso gli atti alla magistratura milanese per le valutazioni di competenza sulla possibile revisione della condanna di Stasi. È un passaggio delicato, che impone rigore e prudenza. Perché se è vero che nessuna verità giudiziaria può essere sottratta alla verifica, è altrettanto vero che nessuna persona può essere considerata colpevole sulla base di una semplice ipotesi investigativa. IL DOVERE DI NON FERMARSI La vicenda di Garlasco ci consegna una lezione che va oltre il singolo caso. La giustizia non è una macchina che produce sentenze e poi si limita a difenderle. È un percorso che deve restare aperto alla verifica, alla correzione, alla possibilità che un elemento nuovo modifichi ciò che si riteneva acquisito. Il lavoro di Civardi, al di là degli esiti che avrà, pone una questione di metodo e di responsabilità pubblica. Se davvero alcune verifiche furono trascurate, se documenti importanti non furono acquisiti, se una precedente indagine venne archiviata senza aver esaurito ogni possibilità, allora il problema non riguarda soltanto Garlasco.

Riguarda la fiducia dei cittadini nella capacità delle istituzioni di cercare la verità senza scorciatoie. Chiara Poggi non è un caso da riaprire per alimentare il circuito delle polemiche televisive. È una ragazza che il 13 agosto 2007 fu uccisa in casa senza una logica e con una crudeltà inusitata. La sua morte ha segnato una famiglia e un'intera comunità. Il dolore dei suoi cari non può essere usato come argomento per sostenere una tesi, né la ricerca della verità può diventare una gara tra chi aveva ragione e chi aveva torto. Non è romanticismo da romanzo. È il dovere più concreto che abbiamo nei confronti di una vittima. La verità, quando arriva tardi, non cancella il dolore. Ma può restituire dignità alla memoria di chi non c'è più e, soprattutto, può impedire che il silenzio delle indagini incomplete diventi l'ultima parola su Chiara. Per questo è giusto che la magistratura continui a cercare. Senza fretta, senza pregiudizi, senza proteggere le tesi già scritte. E senza dimenticare che la sua funzione, che richiama il valore della giustizia, è quella che più dimostra il grado di civiltà di una nazione.


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Cronache Lucane Il Parlamentare di Fratelli d'Italia eletto per la terza volta alla presidenza dell'Ince

Rinnovo straordinario per Caiata La Commissione internazionale ha preferito derogare alle regole del limite di mandati pur di confermare il nostro deputato

__Caiata DI MASSIMO DELLAPENNA

S

traordinario significa fuori dall'ordine, fuori dalla Regola. Viene dal latino extra ordinem. Possiamo dire che Caiata è riuscito ad essere straordinario.

Il deputato potentino è riuscito a farsi confermare non solo dal suo partito, non solo dal Parlamento Italiano ma anche dai partner europei. Pur di avere per la terza volta Caiata Presidente, l'Ince, composta da espres-

sioni di tutta Europa, ha deciso di derogare alle proprie regole. È evidente che una decisione così straordinaria non può che sottolineare le straordinarie capacità del nostro Parlamentare. Possiamo dire che Caiata fa parte di quelle figure le cui qualità e la cui visione politica trascendono i confini dei regolamenti ordinari, imponendosi per il valore indiscutibile del lavoro svolto. È il prestigioso riconoscimento ottenuto dall'Onorevole Salvatore Caiata (Fratelli d'Italia), riconfermato per la terza volta alla presidenza della Commissione per gli Affari Economici dell'Iniziativa Centro-Europea (InCE). Un risultato storico, sancito a Bucarest, che ha visto l'Assemblea approvare una deroga straordinaria al limite dei due mandati. Una regola rigida, concepita per l'ordinaria amministrazione, che è stata giustamente superata di fronte a una leadership fuori dal comune. UNA DECISIONE UNANIME

La decisione unanime dei Paesi membri, concretizzatasi in una straordinaria acclamazione, non è un semplice atto burocratico, ma la più limpida attestazione di stima internazionale. In un consesso delicato come l'InCE – il più importante forum di cooperazione dell'Europa Centrale, Orientale e Balcanica – la guida di Caiata si è imposta come un punto di riferimento insostituibile. La fiducia cieca accordata dai partner stranieri dimostra la straordinaria capacità diplomatica del parlamentare italiano, capace di tessere relazioni di alto profilo, di unire i popoli e di rafforzare il prestigio del nostro Paese nei tavoli che contano. LA SODDISFAZIONE DI CAIATA «La nomina per acclamazione mi riempie di gratitudine», ha dichiarato con orgoglio l'Onorevole, raccogliendo i frutti di anni di dedizione e di una visione lungimirante. In un'epoca segnata da tensioni e complesse sfide economiche e geopolitiche, l'Italia continua a brillare grazie al-

l'autorevolezza e alla competenza del suo rappresentante. La deroga concessa a Caiata non è uno strappo alle regole, ma la giusta consacrazione di un leader nato, capace di trasformare l'impegno istituzionale in un successo straordinario per l'intera nazione. IL RUOLO DELL'ITALIA Caiata ha saputo rappresentare l'Italia. È riuscito a rappresentare gli interessi nazionali fino al punto di farsi apprezzare dall'Europa tutta. Noi crediamo che sia una grande soddisfazione non solo per lui, non solo per il suo partito ma per tutta la nostra Regione. La Basilicata ha eletto in Parlamento un leader naturale, una persona capace di far modificare le regole perché la stima ricevuta meritava un eccezione. Noi, da lucani, ne siamo soddisfatti. In un mondo che troppo spesso guarda solo a pochi centimetri dal suo naso, Caiata è riuscito a volare in Europa. Da lucani noi ne siamo felici.


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Il direttore artistico del Marateale racconta i momenti di tensione e l’atterraggio in Francia

Allarme bomba sul volo Dublino-Roma Timpone: «Abbiamo visto i jet affiancarci» U

n’ondata di allarmi bomba ha fatto scattare l’emergenza nei cieli europei, provocando pesanti disagi per i passeggeri. Sono 25 i voli coinvolti nella giornata di ieri. Sei i voli che hanno coinvolto direttamente il nostro Paese: due diretti a Roma e quattro collegati con Milano Malpensa. Le prime segnalazioni sono arrivate nelle ore mattutine attraverso una serie di e-mail che annunciavano la presenza di ordigni a bordo: "L'esplosione avverrà tra 60 minuti. Oggi il vostro cielo sarà rosso": si conclude così la mail con allarmi bomba arrivata negli scali italiani firmata dai 'Combattenti dello Stato maschile'. Una firma che rimanda al movimento russo ultranazionalista e misogino 'Muzhskoye Gosudarstvo', già noto alle autorità internazionali, fondato da Vladislav Pozdnyakov e bandito in Russia. "Noi combattenti dello stato maschile con le nostre azioni di oggi lasceremo un segno nella storia. Il vostro regime femminista se ne ricorderà per sempre", si legge nella mail. Messaggi minacciosi, sui quali sono ora al lavoro Polizia di frontiera e Poli-

zia postale, impegnate a ricostruire la provenienza delle comunicazioni e a individuare i responsabili. Una situazione che ha inevitabilmente alimentato preoccupazione e incertezza tra i viaggiatori, costretti in alcuni casi a vivere momenti di forte tensione durante il volo e le successive operazioni di atterraggio. Tra loro anche Nicola Timpone, direttore generale del Gal La Cittadella e direttore del Marateale, che si trovava a bordo del volo Dublino-Roma dirottato in Francia. «Quando ci hanno comunicato che l'aereo, per problemi tecnici, doveva atterrare in uno scalo francese, a un certo punto abbiamo visto jet militari a fianco dell'aereo e lì abbiamo iniziato e a pensare che qualcosa non stava andando nel verso giusto». Racconta all'Ansa Nicola Timpone. «A quel punto - continua - ci eravamo resi conto che poteva esserci un allarme bomba. Alla fine siamo atterrati e ci siamo ritrovati in un aeroporto militare circondati da pompieri, polizia e tante ambulanze. Ci hanno messo su una pista secondaria, ci hanno fat-

_ Timpone to fermare e siamo ancora in aereo in attesa di capire che cosa stia succedendo». I passeggeri sono poi partiti nel tardo pomeriggio per Parigi, lì poi sarà comunicato l’orario di imbarco sull'aereo che li riporterà in

Italia. Non si esclude un possibile coordinamento internazionale dietro questa sequenza di falsi allarmi, tanto che sono stati avviati anche i canali di cooperazione tra le autorità dei diversi Paesi.


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«Un investimento concreto a sostegno della sovranità alimentare, della competitività delle nostre aziende e della sicurezza delle produzioni nazionali»

“ColtivaItalia” è legge, Rotelli, Caiata e Rosa: «Più di 1,1 miliardi per l’agricoltura italiana» «I

l via libera definitivo al provvedimento ColtivaItalia segna un passaggio fondamentale per il comparto agroalimentare italiano. Parliamo di una manovra strategica che stanzia più di 1,1 miliardi di euro per dare ossigeno alle aziende, consolidare le filiere di settore e difendere il valore del Made in Italy». È quanto dichiarano i deputati Mauro Rotelli e Salvatore Caiata, e il senatore Gianni Rosa. «Si tratta – spiegano – di un investimento concreto a sostegno della sovranità alimentare, della competitività delle nostre aziende e della sicurezza delle produzioni nazionali. Particolarmente significativi sono gli interventi a favore degli allevamenti, del comparto olivicolo e delle filiere strategiche, così come le misure per favorire l’accesso alla terra e al credito da parte dei giovani e delle donne. Misure che rivestono un’im-

portanza particolare per la Basilicata, dove l’agricoltura rappresenta una componente fondamentale dell’economia, dell’identità e delle tradizioni locali». «Il provvedimento guarda anche al futuro – proseguono Rotelli, Caiata e Rosa puntando su innovazione, ricerca, semplificazione burocratica e valorizzazione delle produzioni italiane. Un’attenzione concreta alle esigenze degli agricoltori e dei territori, chiamati ad affrontare sfide sempre più complesse. Con ColtivaItalia, il Governo Meloni e il ministro Lollobrigida, che ringraziamo, confermano la centralità dell’agricoltura nell’agenda politica nazionale, traducendo in risorse e interventi concreti un impegno preciso: difendere il lavoro degli agricoltori, valorizzare le nostre eccellenze e garantire prospettive solide a uno dei settori strategici della Nazione», concludono.

Approvata in 8ª Commissione la risoluzione; i senatori FdI: «Più prevenzione» «SÌ AL GIUSTO RITORNO ECONOMICO ALLA BASILICATA»

Contratti di fiume, Rosa, Sigismondi Carburanti, Marrese: e Nocco: «Territori protagonisti» «No privilegi, solo equità»

«I

eri, in 8ª Commissione del Senato, abbiamo approvato una risoluzione dedicata al rafforzamento del ruolo dei contratti di fiume nello sviluppo sostenibile e nella prevenzione del rischio idraulico». È quanto dichiarano in una nota congiunta i senatori Gianni Rosa, Etelwardo Sigismondi e Maria Nocco. «La sicurezza idrica proseguono - è una delle grandi sfide del nostro tempo e il cambiamento climatico rende sempre più urgente una gestione corretta dei bacini idrografici. I contratti di fiume sono uno strumento concreto per farlo. Met-

tono attorno allo stesso tavolo istituzioni, imprese, associazioni e cittadini, e producono programmi d’azione condivisi per la rigenerazione ambientale del bacino idrografico di un corso d’acqua con ricadute reali sui territori. Oggi in Italia se ne contano 83 sottoscritti, a fronte di oltre 200 processi in corso». «Con questo atto impegniamo il Governo a sostenere e consolidare questa esperienza, anche attraverso la promozione di interventi di manutenzione idraulica sostenibile e periodica di bacini, alvei e foci, al fine di ridurre il rischio idraulico nei tratti più esposti per abitati e

infrastrutture. Chiediamo, inoltre, una migliore valutazione, nell’assegnazione dei fondi statali, degli interventi contro il dissesto idrogeologico individuati nell’ambito dei contratti di fiume. Infine, di potenziare l’Osservatorio nazionale presso il Ministero dell’Ambiente, con piùmonitoraggio, coordinamento e formazione per le amministrazioni pubbliche». «Un’attenzione particolare va alla dimensione educativa e civica. Vogliamo valorizzare il contratto di fiume per portare la cultura dell’acqua nelle scuole e promuovere l’empowerment femminile nella gestione delle risorse idriche. I contratti di fiume rappresentano uno strumento importante di prevenzione del rischio idraulico non solo perché consente di non rincorrere le emergenze ma anche perché coinvolge direttamente i cittadini ed i territori nello sviluppo sostenibile e nella tutela dell’ambiente per le generazioni future, come ci ricorda l’articolo 9 della Costituzione».

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sprimo forte disappunto per la decisione del Governo Meloni e della maggioranza di centrodestra di bocciare gli ordini del giorno presentati dagli onorevoli Enzo Amendola e Arnaldo Lomuti nell’ambito dell’esame del decreto Carburanti». Così il consigliere regionale Piero Marrese, che aggiunge: «Due atti che ponevano al centro una questione di giustizia territoriale non più rinviabile: riconoscere alla Basilicata il giusto ritorno economico per le ingenti risorse energetiche che vengono estratte dal suo territorio. I numeri parlano chiaro: la Basilicata produce circa l’85% del petrolio estratto in Italia e oltre il 30% del gas nazionale, ma continua a fare i conti con un paradosso inaccettabile: i cittadini lucani pagano i carburanti tra i più cari d'Italia, mentre le famiglie e le imprese subiscono pesantemente gli effetti del caro energia e dell'aumento dei costi di trasporto». «La Basilicata non può essere considerata soltanto un territorio da cui attingere risorse energetiche. Deve essere riconosciuta come una comunità che ha diritto a partecipare ai benefici derivanti dallo sfruttamento delle proprie risorse».


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Il consigliere regionale Tataranno (Lega) traccia un bilancio di due anni: «Nessuno slogan, è il quadro dell’Anas»

«Basilicata, oltre due miliardi di nuove opere in corso o pronte» POTENZA «I fatti, non le parole». Con questo slogan il consigliere regionale, Domenico Raffaele Tataranno, ha illustrato in aula i risultati di due anni di programmazione e realizzazioni per le infrastrutture della Basilicata, tra strade, ferrovie e aviosuperfici, grazie all’impegno di tutto il gruppo Lega Italia federale con l’assessore Pasquale Pepe. I numeri sono eloquenti, partendo dalle strade con circa 3 miliardi di investimenti Anas, i 525 milioni per la ferrovia MateraFerrandina, 87 milioni per la metrotranvia dei Sassi e 416 milioni per il tratto ferroviario Grassano-Bernalda. Poi 41,7 milioni per 8 nuovi treni Pop tutti già in esercizio; 45,25 milioni per i treni a batteria che danno seguito all’obiettivo della decarbonizzazione; 11 milioni per il “Biglietto unico regionale”, con contratto già firmato e oltre 200 autobus nuovi già in esercizio. «Porto lo

stato dell'arte cantiere per cantiere, euro per euro. ha detto Tataranno- Lascio che sia la Basilicata reale, quella dei binari, dei viadotti e delle piste, a rispondere a chi in questi due anni ha scelto la strada più facile della polemica, invece che quella più difficile della proposta. Oltre due miliardi di nuove opere in corso, programmate o in fase di progettazione. Non è uno slogan, è il quadro consegnato dalla stessa Anas: sulla Statale Basentana, la nostra arteria più importante, l'investimento complessivo è di 223 milioni di euro con barriere spartitraffico di nuova generazione, allargamento della piattaforma, svincoli razionalizzati, viadotti risanati. Dove per anni si è parlato solo di incidenti e paura, oggi lavori ultimati per 46,9 milioni, cantieri in corso per altri 48,5 e interventi in imminente avvio per 65 milioni. -rimarca Tataranno- Sulla

Potenza–Melfi oltre 30 milioni per sicurezza e opere d'arte, con due lotti di ammodernamento da 275 milioni già progettati, pronti a partire non appena si troverà la copertura finanziaria e su questo, lo dico con franchezza, il lavoro dell'assessore Pepe nel reperire risorse aggiuntive sarà decisivo. Sulla statale 7, il tratto Miglionico–Provinciale 380, circa 25 milioni, è finanziato e sarà appaltabile entro l'anno. E per il bypass di Matera il decreto di compatibilità ambientale è stato pubblicato ad agosto. Questi sono solo alcuni esempi, come quello della linea ferroviaria Ferrandina–Matera La Martella, dove con 525 milioni di euro si collegherà direttamente la città dei Sassi alla rete nazionale. Quando qualcosa non va secondo programma, noi non lo nascondiamo sotto il tappeto: sulla Foggia–Potenza, il dissesto della galleria Capraia ha imposto una revisione

del cronoprogramma, con il completamento entro fine 2028, insieme all'elettrificazione della linea. L'importo è salito a 26 milioni interamente coperti, il progetto esecutivo è in arrivo. -prosegue il consigliere regionale della Lega- Poi c’è la metrotranvia dei Sassi: 87 milioni con treni a batteria già consegnati, la nuova officina di Matera Serra Rifusa in costruzione e le stazioni di ricarica già aggiudicate. Questo è un progetto che porterà Matera tra le prime realtà in Italia con un sistema di mobilità ferroviaria a batteria integrato nel tessuto urbano. Sull'alta velocità attendiamo entro fine anno, l'esito del tavolo tecnico per il potenziamento della Potenza–Romagnano. Sulla Matera–Bari l'obiettivo è collegare le due città in meno di un'ora. Oggi studenti e pendolari della fascia jonica hanno un treno. -rimarca Tataranno- E con loro arriva-

_ Domenico Tataranno no i turisti, perché quel treno porta un nome che è già una promessa, Magna Grecia, e passa dove ci sono il mare, i templi, la storia che il mondo ci invidia. Ridarà vita a stazioni che erano rimaste lì, spente, da troppo tempo. Non si dimentichi il biglietto unico regionale, dopo anni di parole da gennaio a maggio 2027 la sperimentazione, entro dicembre si andrà a regime».

IL VICESINDACO: «OPPORTUNITÀ DI CRESCITA E TEMPI DI PERCORRENZA RIDOTTI VERSO IL CAPOLUOGO»

Linea Romagnano-Potenza, Russo: «Importante per Picerno» PICERNO «Picerno, con la sua stazione ferroviaria lungo la direttrice Battipaglia-PotenzaMetaponto-Taranto, può guardare con particolare interesse e fiducia alla prospettiva di potenziamento della tratta Romagnano-Potenza. La realizzazione di un collegamento ferroviario con caratteristiche di alta velocità rappresenterebbe infatti un'opportunità concreta di maggiore accessibilità e di tempi di percorrenza ridotti verso il capoluogo e il resto del Paese». È quanto sostiene Giovanni Russo, vicesindaco di Picerno e Consigliere provinciale di Potenza. «È in questa prospettiva che accolgo con grande soddisfazione la notizia che la proposta della Regione Basilicata per la realizzazione di un collegamento ferroviario con caratteristiche di alta velocità sulla tratta RomagnanoPotenza è stata inserita tra le priorità della pianificazione di Rete Ferroviaria Italiana (RFI). RFI ha comunicato l’intenzione di procedere con la contrattualizzazione della progettazione necessaria al potenziamento dell’infrastruttura.

Una notizia che desidero commentare in qualità di vicesindaco di Picerno e consigliere provinciale di Potenza, perché rappresenta un'opportunità concreta per il nostro comune, per l'area del Marmo PlatanoMelandro, per Potenza e per l'intera regione. Il risultato è importante perché interessa una tratta sulla quale oggi la velocità massima è di soli 60-70 chilometri orari e che rappresenta un vero collo di bottiglia lungo il corridoio BattipagliaPotenza-Metaponto-Taranto. Superarlo significa dare piena efficacia agli investimenti già programmati e in corso su tutta la direttrice, tra cui la Potenza-Metaponto e il collegamento Ferrandina-Matera. Questa prospettiva si inserisce in un percorso che i nostri territori hanno già potuto toccare con mano nei mesi scorsi. A luglio, dopo la riapertura della Battipaglia-Potenza e la conclusione degli interventi di manutenzione programmata, è ripreso il collegamento ad alta velocità sulla direttrice Salerno-Potenza-Metaponto, un servizio essenziale per i cittadini

lucani, con il confronto con la Regione Puglia ancora aperto per ripristinare il prolungamento fino a Taranto. Sulla Potenza-Salerno è stata completata l’introduzione dei nuovi convogli elettrici Pop previsti dal Contratto di servizio tra Regione Basilicata e Trenitalia, a beneficio di una parte rilevante dell’utenza lucana. Dal 14 settembre l’offerta è passata da 16 a 18 corse giornaliere, con due collegamenti aggiuntivi sulla tratta Potenza-Bella Muro che servono Picerno, Franciosa, Baragiano e BellaMuro: una corsa mattutina da Potenza alle 6.05, con arrivo a Bella-Muro alle 6.43, e una serale da Bella-Muro alle 21.50, con arrivo a Potenza alle 22.34. È stata inoltre rimodulata una coppia di regionali già esistenti (7.00 e 21.00) per rendere gli orari più utili ai pendolari, ed è stato attivato un minibus da Bella-Muro in coincidenza con l’Intercity Notte da Salerno. Un potenziamento costruito guardando ai reali livelli di utilizzo e alle esigenze di chi si sposta ogni giorno per lavoro e studio. Il merito di tali risulta-

_ Giovanni Russo

ti e dell'attenzione riservata sia al tema dei collegamenti quotidiani sia a quello strategico della Romagnano-Potenza è da riconoscere al vicepresidente e assessore alle Infrastrutture e ai Trasporti della Regione Basilicata, Pasquale Pepe, che ha portato avanti con determinazione e visione il percorso avviato con il tavolo tecnico del 23 ottobre 2025, insieme agli uffici dell’assessorato, ai quali va riconosciuto il lavoro svolto».


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Approvata la misura destinata ai lucani che non lavorano, non studiano, e non hanno sostegni economici

Lavoro, in arrivo 640mila euro per gli under 35 della Basilicata POTENZA La Giunta regionale, su proposta dell’assessore allo Sviluppo Economico e Lavoro Francesco Cupparo, ha approvato il progetto «Azione giovani: ridurre i tempi di attesa per l’inserimento/reinserimento al lavoro», finanziato con 640.275 euro attraverso il PR FESR FSE+ Basilicata 2021-2027. L’attuazione sarà affidata all’Agenzia regionale Lavoro Basilicata (Arlab). La misura è destinata ai giovani tra i 18 e i 34 anni residenti in Basilicata che non lavorano, non studiano, non partecipano a percorsi di politica attiva e non percepiscono sostegni al reddito. L’obiettivo è ridurre i tempi di ingresso nel mondo del lavoro attraverso percorsi personalizzati di orientamento, formazione esperienziale e accompagnamento professionale. «Non possiamo permettere che una generazione di giovani lucani resti ai margini del mercato del lavoro o sia costretta a cercare altrove le opportunità che non trova nella propria terra – dichiara Cupparo –. Con questo intervento vogliamo offrire strumenti concreti per sviluppare competenze, riconoscere i talenti individuali e trasformarli in opportunità professionali».

ALIANDRO ELOGIA COMPETENZA E VISIONE ISTITUZIONALE

«Riconferma Caiata riconosce il lavoro svolto»

_ L’assessore Francesco Cupparo Il progetto prevede due percorsi: uno dedicato allo sviluppo delle competenze trasversali, all’orientamento e all’accompagnamento al lavoro; l’altro alla promozione dell’autoimprenditorialità, della creatività e della cultura d’impresa. Sono inoltre previste attività trasversali sulle nuove tecnologie, sull’intelligenza artificiale, sul rapporto tra IA e lavoro e sulla cittadinanza creativa, attraverso laboratori, workshop e iniziative esperienziali. «Abbiamo scelto un approccio innovativo – aggiunge l’assessore – perché il mercato del lavoro sta cambiando rapidamente. I giovani devono

poter acquisire competenze adeguate alle nuove trasformazioni, conoscere il sistema produttivo regionale e sviluppare capacità di autonomia e iniziativa imprenditoriale. Non vogliamo interventi standardizzati, ma percorsi costruiti sulle attitudini e sui bisogni delle persone». «Investire sui giovani significa investire sul futuro della Basilicata. La priorità è creare condizioni perché le nuove generazioni possano trovare nella nostra regione occasioni di crescita e realizzazione professionale, contribuendo allo sviluppo del sistema produttivo e alla vitalità dei territori», conclude Cupparo.

POTENZA «La riconferma di Salvatore Caiata rappresenta un importante riconoscimento del lavoro svolto in questi anni, della competenza dimostrata e della capacità di guidare un organismo strategico con equilibrio, serietà e visione istituzionale». Sono le parole del consigliere regionale Gianuario Aliandro (Forza Italia) che esprime soddisfazione e rivolge i propri auguri di buon lavoro a Salvatore Caiata, confermato per il terzo mandato consecutivo alla guida della Commissione Economica.«La continuità alla guida della Commissione Economica- dichiara il Consigliere regionale - testimonia la fiducia riposta nella sua esperienza e nella qualità del percorso portato avanti, in un settore fondamentale per lo sviluppo, la crescita e la competitività del nostro territorio. Sono certo che anche in questo nuovo mandato saprà affron-

_ Gianuario Aliandro tare con determinazione le sfide che ci attendono, contribuendo a promuovere politiche economiche concrete e a sostenere le esigenze del sistema produttivo e delle comunità. A Salvatore Caiata - conclude Aliandro - rivolgo i miei più sinceri complimenti e l'augurio di buon lavoro, nella convinzione che il dialogo e la collaborazione istituzionale continueranno a essere strumenti fondamentali per raggiungere obiettivi importanti».

OGGI L’INCONTRO GRATUITO PER I PROFESSIONISTI PROMOSSO DALL'ORDINE DEGLI INGEGNERI DELLA PROVINCIA

Ingegneria e AI, nuovi scenari a confronto: seminario a Potenza POTENZA L’intelligenza artificiale sta modificando in modo profondo e irreversibile il modo di lavorare delle professioni intellettuali. Non si tratta più di una prospettiva futura, ma di una realtà già presente negli studi professionali: strumenti di supporto alla progettazione, all’analisi dei dati, alla redazione di elaborati tecnici e alla gestione documentale sono ormai di uso quotidiano. Questa trasformazione comporta però nuove responsabilità, nuove esigenze di trasparenza e la necessità di mantenere saldo il primato del giudizio professionale umano. Il quadro normativo si è recentemente aggiornato proprio per regolare questo passaggio. A livello europeo il Re-

golamento (UE) 2024/1689 (AI Act) ha introdotto un sistema di classificazione dei rischi e ha posto al centro i principi di controllo umano, trasparenza e responsabilità. A livello nazionale, la Legge 23 settembre 2025, n. 132 ha chiarito che, nelle professioni intellettuali, l’intelligenza artificiale può essere utilizzata esclusivamente per attività strumentali e di supporto, con la prevalenza del lavoro intellettuale del professionista e con l’obbligo di informare preventivamente il cliente. In coerenza con queste disposizioni, il Consiglio Nazionale degli Ingegneri ha aggiornato il Codice deontologico il 23 giugno 2026, introducendo un apposito articolo dedicato ai sistemi di IA.

In questo contesto l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Potenza organizza il seminario gratuito “Ingegneria e Intelligenza Artificiale – Tecnologie emergenti, applicazioni e futuro della professione”, in programma venerdì 6 novembre 2026, a partire dalle ore 15:00, presso la sede dell’Ordine in Via Domenico di Giura (Centro Direzionale) a Potenza. L’iniziativa, che consentirà ai colleghi partecipanti di maturare 3 CFP, si propone come momento di approfondimento e di confronto sulle opportunità e sui limiti dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale nell’esercizio della professione di ingegnere. Anche il Presidente della Fondazione Ordine degli Ingegneri di Po-

tenza, Maurizio Sarli, ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa: «La Fondazione ha voluto sostenere questo seminario perché crediamo che la formazione e il confronto su temi così rilevanti siano parte essenziale del nostro ruolo. L’intelligenza artificiale offre opportunità straordinarie».


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Nel primo semestre del 2026, PIL a +1,4% grazie all’automotive e al PNRR; Bardi: «Ripresa e resilienza», ma CGIL e UIL frenano: «Sì a Tavolo di confronto»

Potenza, presentato rapporto Banca d’Italia: la Regione cresce più della media nazionale L

a Basilicata torna a crescere. È quanto emerso dall’aggiornamento congiunturale della Banca d’Italia, presentato ieri mattina a Potenza. Dopo la lieve flessione dello scorso anno, nei primi sei mesi del 2026 l’economia regionale ha registrato un recupero, con un aumento del prodotto dell’1,4%. Un dato migliore di quello nazionale (0,9%) e del Mezzogiorno (1,0%). Lo certifica l’aggiornamento congiunturale pubblicato dalla Banca d’Italia. Il bicchiere, però, è mezzo pieno. Perché le informazioni raccolte da via Nazionale prefigurano un peggioramento nella seconda parte dell'anno, in un quadro condizionato soprattutto dalla crisi in Medio Oriente e dai conseguenti effetti sui prezzi dei beni energetici. Nel primo semestre, il settore industriale ha beneficiato soprattutto della ripresa della produzione di autoveicoli nello stabilimento Stellantis di Melfi, che resta il cuore della manifattura lucana. Prosegue, invece, la flessione delle estrazioni di petrolio e gas naturale. Il forte rialzo delle quotazioni degli idrocarburi, però, ha fatto crescere il valore della produzione estrattiva. Le imprese, tuttavia, restano prudenti. Le rilevazioni campionarie tra le industriali con sede in Regione indicano una dinamica ancora debole nei primi nove mesi del 2026. La spesa per investimenti è rimasta contenuta e si prospetta fiacca anche per il prossimo anno. Bene le costruzioni, che continuano a espandersi grazie e soprattutto agli interventi finanziati dal PNRR. Anche il residenziale tiene: aumentano compravendite e prezzi delle abitazioni. Nei servizi, invece, l’attività è risultata debole nonostante il buon andamento della domanda turistica.Tornano a crescere anche le esportazioni lucane, dopo la forte contrazione dello scorso anno, sostenute proprio dalla ripresa delle vendite di mezzi di trasporto. Sul fronte del lavoro, nel primo semestre l’occupazione è aumentata rispetto allo stesso periodo del 2025, con una crescita che ha interessato sia uomini che donne. Si riduce il ricorso agli ammortizzatori sociali rispetto al 2025, ma resta significativamente superiore alla media nazionale. Crescono anche le forze di lavoro e il tasso di attività: aumentano sia gli occupati che le persone in cerca di lavoro. L’aumento dell'inflazione, però, ha limitato sensibilmente il potere d’acquisto. In un contesto ancora caratterizzato da elevata incertezza, i consumi hanno mostrato una moderata espansione in linea con il 2025. Inoltre, nel primo semestre il credito banca-

rio al settore privato non finanziario ha accelerato rispetto alla fine del 2025. Crescono i prestiti al settore produttivo, pur con un lieve aumento del costo dei nuovi finanziamenti per investimenti. Prosegue, invece, il calo del credito alle imprese di minore dimensione. Si intensifica leggermente anche l’espansione dei finanziamenti alle famiglie, sostenuta sia dai mutui abitativi sia dal credito al consumo. La qualità del credito resta nel complesso stabile: il tasso di deterioramento si riduce marginalmente per le famiglie, mentre aumenta in misura più ampia per le imprese. Prosegue, infine, l’incremento della raccolta bancaria sotto forma di depositi di famiglie e imprese, sostenuto dalla componente a risparmio, a fronte di un rallentamento delle giacenze in conto corrente. Anche il valore di mercato dei titoli in custodia presso le banche continua a crescere. BARDI: «RIPRESA E RESILIENZA», MA CGIL E UIL FRENANO «Il report sull’aggiornamento congiunturale dell’economia lucana, pubblicato dalla Banca d’Italia, traccia un quadro di ripresa e resilienza per il nostro territorio. Nel primo semestre del 2026, la Basilicata è tornata a crescere a un ritmo superiore sia a quello della media del Mezzogiorno che a quello nazionale». Lo sottolinea il Presidente della Regione, Vito Bardi, commentando il rapporto periodico stilato dalla Banca d’Italia. «Nel primo semestre di quest’anno - aggiunge Bardi - l’indicatore trimestrale dell’economia regionale (ITER) stima per la nostra Regione una crescita media del PIL pari all’1,4%, a fronte del 1,0% registrato dal Mezzogiorno e dello 0,9% dell’Italia. Si tratta di un risultato importante che te-

stimonia l’efficacia delle politiche messe in campo e la grande vitalità del nostro tessuto produttivo e sociale». « Pur rimanendo attenti ai fattori di incertezza geopolitica ed energetica globale che pesano sui costi e sui margini -conclude il governatore lucano - questi dati ci spingono a proseguire con ancora più determinazione sulla strada degli investimenti, dello sviluppo e del sostegno a famiglie e imprese lucane». «Non è tutto oro quel che luccica. Nonostante la lieve ripresa dell’economia lucana nel 2026 rispetto al lungo ristagno degli ultimi anni, ci sono dei dati che continuano a preoccupare e che, come sottolineato anche dal report, prefigurano un peggioramento dell’evoluzione congiunturale nella seconda parte dell’anno, in un quadro condizionato soprattutto dagli sviluppi della crisi in Medio Oriente e dai conseguenti effetti sui prezzi dei beni energetici. Invitiamo. quindi. il presidente Bardi a una lettura più cauta e a non farsi prendere da un eccesso di ottimismo da campagna elettorale». Così il segretario generale della CGIL Basilicata, Fernando Mega, commentando il report della Banca d’Italia sull’economia lucana presentato ieri a Potenza. «Il nostro giudizio sulle azioni messe in campo fino a questo momento dal Governo Bardi è quindi negativo - prosegue Mega - Chiediamo alla Regione Basilicata di aprire un Tavolo di confronto permanente con le classi sociali che affronti le questioni più urgenti, quali piano energetico, automotive ed estrazioni e portarle direttamente a Palazzo Chigi come da noi richiesto da tempo. La Basilicata non ha bisogno di inutili negazionismi ma di visione, programmazione e azioni concrete. La vertenza Basilicata esiste ed è sotto gli occhi

di tutti. Non si tratta di uno slogan, ma di una richiesta precisa che dovrebbe vedere tutti impegnati: Governo regionale, Sindacati uniti, Confindustria, Confapi, Associazioni di categoria e dei consumatori». «Il rapporto della Banca d’Italia restituisce un quadro economico della Basilicata con luci e ombre. La crescita dell’1,4% registrata nel primo semestre 2026, superiore alla media nazionale e del Mezzogiorno, è un segnale positivo, ma non deve nascondere le fragilità del nostro sistema produttivo e del mercato del lavoro». È quanto dichiara Vincenzo Tortorelli, segretario generale UIL Basilicata, e aggiunge: «La vera emergenza della Basilicata non è soltanto creare nuovi posti di lavoro, ma liberare migliaia di persone dalla precarietà e dalla dipendenza dagli ammortizzatori sociali, restituendo loro salario, dignità e prospettive di futuro. Su queste priorità chiediamo alla Regione un confronto concreto e scelte immediate. La crescita economica deve tradursi in occupazione stabile, redditi più adeguati e nuove opportunità per il territorio. Altrimenti rischiamo di avere indicatori congiunturali positivi senza un reale miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei lucani». D’ALEMA: «BUONI I SEGNALI DI TENUTA, MA SERVE UNA NUOVA POLITICA INDUSTRIALE» «Il quadro complessivo che emerge - ha dichiarato Francesco D’Alema, presidente Confindustria Basilicata - impone di guardare con estrema prudenza alla seconda par-te dell’anno, sia per la maggiore incidenza che avrà il caro energia sui costi aziendali, che per effetto della fine del PNRR. La dinamica fragile degli investimenti conferma la necessità di un rilancio delle politiche industriali nella nostra regione per favorire la diversificazione e il raffor-zamento del nostro sistema produttivo, attrarre nuovi investimenti, consolidare e ampliare le filiere industriali esistenti, accompagnare l'insediamento di nuove attività e sostenere l'innova-zione e la competitività delle imprese». «È necessario accelerare sull’emanazione degli avvisi pubblici rivolti al tessuto produttivo, a valere sul vigente programma comunitario. La Basilicata ha urgente bisogno di una politica industriale di medio-lungo periodo, che valorizzi le proprie vocazioni produttive, generi nuove opportunità di crescita e occupazione e renda il territorio più solido e resiliente di fronte alle trasformazioni dei mercati e alle sfide della transizione industriale».


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OLTRE IL GIARDINO Dalle dipendenze e dal sostegno alle famiglie alla riscoperta delle radici multiculturali della Basilicata

Sud chiama Nord si radica in Basilicata: pronti per le prossime sfide elettorali DI ANNA TAMMARIELLO

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ud Chiama Nord accelera il proprio percorso in Basilicata e si prepara ai prossimi appuntamenti elettorali. A raccontare strategie, organizzazione e prospettive del movimento fondato da Cateno De Luca, ospiti di Oltre il Giardino, condotto da Paride Leporace, sono stati Alfredo Borzillo, commissario regionale, e Francesco Pagano, commissario provinciale di Potenza. Borzillo ha chiarito la collocazione politica del movimento: «Sud Chiama Nord è fuori dal centrodestra e dal centrosinistra», pur confermando il percorso di dialogo e collaborazione con le forze del centrodestra. La buona amministrazione, ha spiegato, rappresenta il principale riferimento politico: «La qualità dei candidati e la rappresentatività del partito sarà il nostro credo». Tra le novità anche l'integrazione con altre realtà politiche, tra cui l'area riconducibile ad Adriana Poli Bortone, e il progetto di una lista unitaria. Sul fronte lucano, Pagano ha rivendicato il lavoro già avviato e il contributo offerto in passato alla coalizione: «Siamo stati fondamentali per la vittoria del centrodestra in Basilicata, come sono certo saremo fondamentali per la prossima vittoria». Il commissario provinciale ha annunciato che sono già pronti cinque coordinamenti cittadini nel Potentino, tra cui quello di Melfi, dove il movimento intende essere presente alle prossime amministrative. «Stiamo già lavorando su questo e anche in modo fitto», ha aggiunto, sottolineando la necessità di farsi trovare pronti davanti a ogni possibile scenario elettorale. Borzillo ha inoltre annunciato l'arrivo in Basilicata del leader Cateno De Luca e della segretaria nazionale Laura Castelli per una conferenza stampa a Potenza il prossimo 20 novembre. Un appuntamento che segnerà un ulteriore passaggio nel radicamento territoriale del movimento, deciso a rafforzare la propria

_ Alfredo Borzillo

_ Francesco Pagano

_ Bonifacio Pistocchi

_ Salvatore Calciano

presenza e a costruire nuove candidature in vista delle prossime competizioni. DIPENDENZE, L’ACAT DEL POTENTINO IN PRIMA LINEA: NUOVI GRUPPI DI MUTUO AIUTO SUL TERRITORIO Il contrasto alle dipendenze da alcol, gioco d'azzardo e sostanze passa anche attraverso il volontariato e il sostegno alle famiglie. È il lavoro portato avanti dall'ACAT del Potentino, raccontato da Bonifacio Pistocchi, rappresentante legale dell'associazione, ospite durante la trasmissione condotta da Leporace. L'ACAT opera attraverso i Club Alcologici Territoriali, gruppi di mutuo aiuto aperti alle famiglie che affrontano problemi legati alle dipendenze. «Lavoriamo con il metodo Hudolin, attraverso un approccio ecologico-sociale che, oltre a eliminare il disagio da dipendenza, punta a cambiare i comportamenti e gli stili di vita», ha spiegato Pistocchi. L'associa-

zione garantisce la massima riservatezza e si rivolge spesso proprio ai familiari, primi a chiedere aiuto. La rete si sta ampliando con nuovi gruppi a Sant'Arcangelo, Marsicovetere e Tito, mentre sono stati siglati protocolli d'intesa con diversi Comuni. Particolare preoccupazione riguarda il gioco d'azzardo, sempre più accessibile attraverso smartphone e piattaforme digitali. «L'età si è abbassata molto. Abbiamo ragazzi di 21-22 anni con problemi sia di gioco che di alcol», ha sottolineato Pistocchi, invitando le famiglie a controllare frequentazioni e disponibilità economiche dei figli. L'associazione ha presentato alla Regione un progetto per formare 40 volontari e diventare servitori-insegnanti, figure capaci di accompagnare le famiglie nei percorsi di cambiamento. «Purtroppo vedo molta negatività», ha lamentato, chiedendo maggiore attenzione alle istituzioni. Tra le iniziative anche un progetto nel

carcere di Potenza, per attivare gruppi di sostegno rivolti ai detenuti con problemi di alcol e tossicodipendenza. «La ricaduta è sempre dietro le spalle», ha ricordato Pistocchi, evidenziando l'importanza di continuare a frequentare i gruppi e mantenere uno stile di vita sano. L'appello finale è quello di superare vergogna e isolamento: chiedere aiuto è possibile, nella massima riservatezza, attraverso la pagina Facebook ACAT di Potenza. ARABI IN LUCANIA, IL CASO DI TURSI: LA STORIA DI UNA BASILICATA MULTICULTURALE Ospite di Oltre il Giardino è Salvatore Calciano, giovane storico e giornalista, autore del libro “Arabi in Lucania, il caso di Tursi”. Al centro dell'intervista la presenza araba in Basilicata e le tracce lasciate da questa cultura nel territorio. «Viviamo in un mondo multietnico e multiculturale. Il tentativo di far prevalere una cultura a discapito delle

altre non ha successo», afferma Calciano, commentando anche gli scenari politici internazionali. Nel libro lo storico ricostruisce il percorso degli arabi da Mecca a Turs, contestando l'idea di una presenza limitata a incursioni sporadiche: «I raid sono solo la parte iniziale di una conquista. Gli arabi arrivano qui e non sono di passaggio». Tra le testimonianze più significative i rioni arabi di Tursi, Tricarico e Pietrapertosa, con la Rabatana che conserva una forte identità storica e culturale. Calciano si sofferma anche su Federico II, sulla convivenza tra le diverse fedi e sul ruolo del petrolio in Basilicata: «Può essere davvero una fortuna se le risorse vengono utilizzate per creare occupazione diffusa». Positivo il giudizio sul progetto regionale Fantastico Medioevo, capace di valorizzare la storia lucana. Infine, la sua ambizione: «La mia grande ambizione è fare ricerca nella mia terra, all'interno del mondo accademico lucano».


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180 spettatori per una serata di teatro, emozioni e riflessione con l’attrice Ciani e la regia di Tarasco

“Circe Lucana”, il mito incontra le radici della Basilicata DI ANNA TAMMARIELLO

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andata in scena al Centro Sociale di Villa d’Agri l’anteprima nazionale di “Circe Lucana”, lo spettacolo scritto e diretto da Matteo Tarasco, che rilegge la figura mitologica della maga di Omero intrecciando suggestioni della cultura lucana. Una serata intensa, accolta da una platea di oltre 180 persone, che ha restituito al pubblico tutta la forza di un’opera capace di attraversare il mito per arrivare alle contraddizioni dell'essere umano e della società contemporanea. Al centro della narrazione una donna che, dopo aver trascorso molti anni lontano dalla propria terra, torna in un piccolo paese della Lucania in seguito alla morte della madre. Nella casa d'origine ritrova i ricordi dell'infanzia, le parole della nonna, le erbe, le tradizioni e un sapere antico che sembrava ormai perduto. È proprio attraverso questo ritorno che prende forma una nuova Circe, profondamente legata alla propria terra e alla sua storia. La sua magia non è quella degli incantesimi, ma la capacità di guardare oltre le apparenze, di riconoscere la vera natura degli uomini e di smascherare le loro fragilità. Gli uomini che incontra assumono simbolicamente sembianze animali, diventando espressione di avidità, violenza e sopraffazione. Sullo sfondo una Basilicata che porta ancora i segni dello spopolamento, dell'emigrazione e dell'abbandono, ma che custodisce un patrimonio culturale e umano capace di parlare al presente. Un'opera che non indulge nella nostalgia, ma invita a riscoprire le proprie origini come strumento di consapevolezza e libertà. A spiegare il significato del lavoro è il regista e drammaturgo Matteo Tarasco, che ha sottolineato la volontà di offrire al pubblico una storia inedita, capace di sorprendere e coinvolgere: «Ascoltando la storia di Circe, una Circe che parla di ciò che noi non sappiamo e lo scopriamo sulla scena insieme all’ interpretazione di Rosa Maria che ci racconta una storia nuova. Io mi au-

guro che il pubblico alla fine si porti l'emozione di scoprire che non bisogna soffermarsi alle apparenze». Dietro la costruzione di uno spettacolo così intenso c'è un lungo percorso di ricerca. Un lavoro che, come racconta Tarasco, va ben oltre la preparazione tecnica: «C'è tanto studio, costanza, impegno. Solitamente si pensa che chi studia ingegneria debba studiare tanto, chi fa il teatro studia come dieci ingegneri messi insieme, perché non c'è una regola scientifica che ci guida ma c’è una ricerca costante dentro di sé e quando si va in scena è come affondare nel proprio inferno». Il regista rivendica così il valore profondo del teatro come luogo di conoscenza e indagine sull'essere umano: «Quando sei sul palcoscenico sei nei guai. Non è solo interpretazione ma è un modo per indagare l'umano. Io credo che il teatro sia l'unico luogo che ancora ci insegna ad essere umani, nel senso più profondo di questa parola, e credo che oggi ce ne sia un grande bisogno, visto il mondo brutto in cui noi viviamo». A dare corpo e voce a Circe è Rosa Maria Ciani, interprete di una prova attoriale intensa e coinvolgente. Un personaggio che richiede un profondo lavoro interiore, come spiega la stessa attrice, raccontando il particolare percorso di preparazione: «Ci vuole un momento di raccoglimento, ragion per cui a una certa ora della giornata mi isolo per dare vita e corpo solo ed esclusivamente a Circe». Fondamentale, nella sua interpretazione, è la capacità di entrare in sintonia con il personaggio: «Mi sento veramente fortunata perché riesco ad entrare

empaticamente in contatto con l'altro, con il personaggio, che poi si muove, si muove dentro di me e io sono solo un tramite attraverso cui lo dono agli altri». Una sintonia che, durante la rappresentazione, sembra aver raggiunto anche il pubblico, rimasto in silenzio e concentrato per tutta la durata dello spettacolo. «Aver visto tante persone, più di 180, immobili, in silenzio, mi ha commossa». Per Rosa Maria, nata a San Chirico Nuovo, portare in scena una storia così profondamente legata alla Basilicata assume il significato di un ritorno alle proprie radici. Un'esperienza resa possibile anche dal sostegno delle istituzioni regionali: «Per la prima volta mi sento profeta in patria». Ma Circe non è soltanto un personaggio da interpretare. È anche una voce attraverso cui l'attrice riconosce esperienze e vissuti condivisi da tante donne. Alla domanda su cosa le abbia lasciato personalmente questo ruolo, Rosa Maria Ciani risponde con una confessione particolarmente significativa: «Diciamo che è molto vicina comunque a dinamiche non propriamente di abuso come quello che ha sofferto la nostra Circe, ma l'abuso può essere inteso in varie forme e gli abusi li subiamo tutti, noi donne forse ancora di più. Per cui mettere in scena uno spettacolo che porta questa voce per me ha dato ancora più forza perché magari era la mia ma sintonizzata con tante altre voci di tante donne che conosco, le mie amiche, mia madre, mia nonna, tutte, c'erano tutte». Un passaggio che restituisce il cuore dell'opera: trasformare una vicenda individuale in una narrazione

collettiva, dare voce a esperienze spesso taciute e riconoscere nel teatro uno spazio di condivisione e consapevolezza. Soddisfazione anche da parte dell'amministrazione comunale di Marsicovetere, che ha sostenuto l'iniziativa insieme alla Pro Loco di Villa d'Agri e con il supporto della Presidenza del Consiglio regionale della Basilicata. Il sindaco Marco Zipparri ha evidenziato soprattutto il valore di un progetto capace di riportare in regione giovani talenti e di investire sulla cultura come occasione di crescita e sviluppo. «Una Circe lucana interpretata da un'attrice lucana che è nata e vive a San Chirico Nuovo. Un’ artista che si è specializzata tra Roma e Londra ed è ritornata in un territorio ricco di cultura, di storia, di tradizioni ma soprattutto di accoglienza e di diritto alla restanza». Il primo cittadino ha poi richiamato l'importanza di destagionalizzare l'offerta culturale, portando iniziative di qualità anche nei mesi meno frequentati dal turismo. Un investimento che guarda anche alle nuove generazioni: «Nei mesi invernali come novembre ci sono davvero poche iniziative culturali, spesso si bada un po' più alle sagre dei prodotti tipici, che ben vengano a

portare turismo, ma noi di cultura ci vogliamo lasciare contaminare. E di cultura qui ce n'è tanta ma ce n'è tanta sicuramente da trasmettere anche ai più giovani». Infine, il sindaco ha espresso apprezzamento per la qualità artistica del progetto e rivolto un augurio alla protagonista: «nonostante la prima sia andata in scena di mercoledì,a testimonianza dell’ altissimo livello culturale dello spettacolo. Faccio i complimenti a Matteo Tarasco, regista e sceneggiatore di questo monologo, che ha visto come unica interprete Rosa Maria Ciani. A lei non solo il nostro saluto di benvenuto ma soprattutto l’augurio di un buon cammino, nella nostra terra di Basilicata e su tutto il territorio nazionale». Circe Lucana si presenta così come un progetto teatrale che parte dalla Basilicata per parlare a un pubblico più ampio. Una storia di ritorno e di appartenenza, ma soprattutto un invito a guardare oltre le maschere, riconoscere le proprie fragilità e trovare nella memoria delle radici la forza per ripartire. Dopo l'anteprima nazionale, lo spettacolo proseguirà il suo percorso con un tour, portando altrove una storia che affondando nella cultura lucana, affronta temi universali.


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Settima edizione dal 7 al 15 novembre con ospiti internazionali, tre concorsi e il premio Oscar a Ferretti e Lo Schiavo

Al via il Matera Film Festival: nove giorni di grande cinema D

ai grandi maestri del cinema alle nuove generazioni di autori, dalle produzioni italiane alle cinematografie del Mediterraneo, fino agli incontri dedicati alla formazione, alla letteratura e al patrimonio culturale: dal 7 al 15 novembre torna il Matera Film Festival. Giunta alla settima edizione, la kermesse propone nove giorni di proiezioni, premi, concorsi internazionali e appuntamenti diffusi tra Matera, diversi centri della Basilicata ed estensioni in Puglia.Il programma è stato presentato nella sala conferenze di Palazzo Lanfranchi, sede del Museo Nazionale di Matera, durante un incontro moderato da Alina Liccione, conduttrice di Telenorba, alla presenza di organizzatori e rappresentanti istituzionali. Tra i protagonisti spiccano Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, vincitori di tre premi Oscar ciascuno, ai quali sarà conferito il Premio Storia del Cinema venerdì 13 novembre al Cineteatro Comunale Gerardo Guerrieri. Alla celebre coppia di scenografi sarà dedicata anche una retrospettiva con la proiezione dei film «The Aviator», «Sweeney Todd – Il diabolico barbiere di Fleet Street» e «Hugo Cabret».L'inaugurazione, in calendario sabato 7 novembre alle ore 19, è affidata al film «Le Rose di Marrakech» di Ginevra Elkann, che incontrerà il pubblico insieme all'attrice Ni-

srin Erradi. Nella stessa serata verranno consegnati un riconoscimento a Luigi Lonigro per i 25 anni di 01 Distribution e il Premio Speciale a Gianni Amelio, il cui nuovo lavoro «Nessun dolore» sarà proiettato alle 22:30. Domenica 8 novembre Kasia Smutniak presenterà «Mustang» con il produttore Domenico Procacci, mentre il Premio d'onore andrà a Enzo d'Alò, al centro di un approfondimento su «Pinocchio» con Maricla Affatato e Marco Zanoni.Tra gli ospiti annunciati figurano Neri Parenti, Daniela Poggi, Oscar Farinetti, Paolo Mereghetti, Gian Luca Farinelli, Paolo Strippoli, Birgit Minichmayr, Bady Minck, Fausto Russo Alesi, Anna Di Francisca, Claudia Potenza e Giorgio Pasotti. Il cartellone include anche l'anteprima mondiale di «The Awakening» di Matt Routledge, la proiezione speciale di «The Blood Countess» di Ulrike Ottinger e la presentazione del volume «Il Mereghetti – Dizionario dei film», accompagnata dal talk «Il cinema italiano dopo Venezia e Roma».Cuore pulsante della manifestazione saranno i tre concorsi internazionali per lungometraggi, documentari e cortometraggi, valutati da tre giurie di esperti — tra cui Bady Minck, Antonella Ferrara, Marianna Fontana, Irene Maiorino, Simone Godano, Cristiana Allievi e Omar Di Monopoli — affiancate dal-

la giuria del pubblico. L'offerta artistica si arricchisce con le sezioni Focus Italia, Focus Mediterraneo e Prospettive, oltre ai progetti di collaborazione internazionale come Italian Screens, le sinergie con il Festival di Tétouan — nell'anno in cui Matera e la città marocchina condividono il titolo di Capitali Mediterranee del-

la Cultura e del Dialogo 2026 — e la rassegna «Montréal – Matera» sul cinema indigeno canadese.Spazio anche ai tavoli di settore con il convegno «Mediterranean Crossroads» all'APT Basilicata OpenSpace, all'omaggio per il quarantennale della scomparsa di Pasquale Festa Campanile e alle inizia-

tive per i più giovani di «Matera EDU». Il festival estenderà la propria programmazione ai comuni di Accettura, Genzano di Lucania, Oppido Lucano e Martina Franca. L'ingresso a tutti gli appuntamenti è gratuito fino a esaurimento posti, con prenotazione su Eventbrite per le sessioni previste.


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La Garante regionale esprime apprezzamento per il progetto destinato a 42 persone: «Un investimento importante»

Disabilità, Padula applaude la Giunta: «800mila euro per l’occupazione» POTENZA «Accolgo con grande favore l’approvazione, da parte della Giunta regionale della Basilicata, del progetto dedicato all’inclusione e al miglioramento dell’occupabilità delle persone con disabilità. Lo stanziamento di 800mila euro rappresenta un segnale concreto di attenzione verso un tema che considero centrale per la piena affermazione dei diritti, dell’autonomia e della dignità delle persone». È quanto dichiara Marika Padula, Garante regionale delle persone con disabilità della Basilicata, commentando la Deliberazione di Giunta n. 699 del 30 ottobre 2026, con la quale è stato approvato il progetto “Misure di inclusione e miglioramento dell’occupabilità di persone con disabilità”, affidato per la sua attuazione all’Agenzia Regionale Lavoro Basilicata (ARLAB). «L’intervento, finanziato nell’ambito del Programma Regionale FESR FSE+ 2021-2027, prevede il

coinvolgimento di 42 persone con disabilità prive di occupazione, attraverso percorsi individualizzati di orientamento, formazione, accompagnamento al lavoro, sostegno specialistico e tirocini retribuiti. Troppo spesso le persone con disabilità incontrano ostacoli che ne limitano l’accesso al mercato del lavoro, non per mancanza di capacità o competenze, ma per l’assenza di opportunità adeguate e di percorsi realmente accessibili e personalizzati. Per quanto riguarda le modalità di partecipazione, il progetto è rivolto a persone disoccupate con un riconoscimento definitivo di invalidità civile da parte dell’INPS pari almeno al 46%. È prevista la possibilità di partecipare anche per coloro che non risultano iscritti agli elenchi del collocamento mirato di cui alla Legge 68/1999. La selezione dei 42 beneficiari precisa la Garante - avverrà attraverso un apposito avviso pubblico predispo-

sto da ARLAB, nel quale saranno indicati i termini per la presentazione delle domande, le procedure di candidatura e i criteri di selezione. Le candidature, pertanto, potranno essere presentate secondo le modalità che saranno rese note con la pubblicazione dell’avviso, verosimilmente entro la fine dell’anno. Sarà fondamentale assicurare procedure di selezione trasparenti, un’adeguata informazione su tutto il territorio regionale e una particolare attenzione alle diverse tipologie di disabilità, affinché nessuno venga escluso a causa di barriere organizzative, comunicative o sociali. Ritengo particolarmente importante che le modalità di accesso siano comunicate in maniera chiara, capillare e accessibile, affinché tutte le persone potenzialmente interessate possano conoscere questa opportunità e partecipare in condizioni di parità. Altrettanto significativo sarà valorizzare il contributo del-

_ La garante Padula le associazioni che quotidianamente operano al fianco delle persone con disabilità e delle loro famiglie, perché la conoscenza diretta dei bisogni può contribuire a rendere questi interventi ancora più efficaci». Padula sottolinea, infine, la necessità di guardare oltre la durata dei singoli tirocini: «La vera sfida sarà fare in modo che queste esperienze non si esauriscano in opportunità tem-

poranee, ma possano costituire il punto di partenza per un inserimento lavorativo duraturo. L’inclusione lavorativa non deve essere considerata una concessione o un’opportunità straordinaria, ma un diritto da rendere concretamente esigibile. Una società è davvero inclusiva quando riconosce il valore di ogni persona e le offre gli strumenti per esprimere le proprie capacità e costruire il proprio futuro».

LA GARANTE REGIONALE PADULA: «SINDACI CONFERMANO L’IMPEGNO PER L’APERTURA ENTRO FINE ANNO»

Disabilità, si avvicina l’apertura di un centro ad Avigliano AVIGLIANO «Si registrano importanti passi avanti verso l’apertura del Centro dedicato a ragazzi con disabilità di Avigliano, un servizio atteso da tempo dalle famiglie del territorio. L’attivazione potrebbe avvenire entro la fine dell’anno, secondo quanto emerso dal tavolo istituzionale del 29 ottobre, convocato su richiesta della Garante regionale delle persone con disabilità, Marika Padula, che ha coordinato il confronto a seguito delle criticità segnalate dalle famiglie e dall’Associazione Peter Pan. All’incontro hanno preso parte i rappresentanti delle Amministrazioni comunali di Pietragalla e Avigliano, dell’Ufficio di Piano dell’Ambito socio-territoriale Alto Basento e della Cooperativa sociale Nasce un Sorriso, ente affidatario del servizio. Il confronto ha consentito di individuare possibili soluzioni per superare i ritardi e accelerare l’attivazione del Centro». A dichiararlo è la Garante regionale delle persone con disabilità, Marika Padula. A seguire le dichiarazioni dei sindaci, dell'As-

sociazione Peter Pan di Avigliano e di Nicola Becce, presidente della Cooperativa sociale Nasce un Sorriso. «Tra difficoltà e ritardi siamo ormai pronti ad avviare il progetto organizzativo e di attuazione di interventi in favore delle persone con disabilità prive di sostegno presso il Centro dedicato a ragazzi con disabilità di Avigliano. Stiamo lavorando con serietà ed impegno per recuperare i ritardi fin qui accumulati ed avviare il servizio a stretto giro, verosimilmente, entro la fine di quest’anno. Grazie al tavolo di confronto, fortemente voluto dalle famiglie e dall’associazione Peter Pan e coordinato sapientemente dal Garante regionale per la disibilità, all’impegno delle Amministrazioni comunali di Pietragalla e Avigliano, all’ufficio di piano socio-territoriale alto-basento, alla disponibilità della Cooperativa Nasce un Sorriso, ente gestore del progetto, sono state trovate soluzioni idonee per la pronta apertura del Centro». Sono le parole del sindaco di Pietragalla, Paolo Cillis, Comu-

ne capofila dell’Ambito socioterritoriale Alto Basento. Anche il sindaco di Avigliano, Giuseppe Mecca, sottolinea l'impegno dell'amministrazione comunale: «Avigliano non poteva più permettersi di restare senza un Centro dedicato a ragazzi con disabilità. Siamo consapevoli di questa grave carenza sul nostro territorio e per questo l’Amministrazione comunale è stata la prima promotrice del progetto: dal 2024 ci siamo impegnati in un dialogo costante con la Regione Basilicata, l’ASP e l’Ambito socio-territoriale di appartenenza, trovando, a valle dell’avvio di queste interlocuzioni, la disponibilità dell’Ambito Alto Basento a dare avvio al servizio nel nostro territorio comunale. Un lavoro portato avanti per conto del Comune di Avigliano soprattutto dall’assessore alle Politiche Sociali, Fabiola Tortorelli, che ringrazio per l’infaticabile attività e per aver dimostrato, con i fatti, di crederci davvero. Abbiamo messo a disposizione un immobile comunale - precisa il sindaco di Avigliano - in comoda-

to d’uso gratuito, sottraendolo all’utilizzo che ne era stato fatto negli ultimi anni con non poche difficoltà nella riorganizzazione degli spazi e abbiamo dato la disponibilità ad acquistare alcuni arredi. I nostri uffici, specialmente ufficio socio-assistenza e ufficio tecnico stanno fornendo il massimo supporto di fase in fase. Non arretreremo di un millimetro finché il servizio non sarà realtà. Gli incontri presso l’ufficio della Garante delle Persone con disabilità, Marika Padula, che ringrazio, hanno confermato che la strada, per quanto tortuosa, sia quella giusta».


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L’assessore regionale allo Sviluppo economico: «Con il presidente Bardi, lavoriamo per dare risposte concrete»

Alunni disabili, dalla Regione 2,4mln di € Cupparo: «Sosteniamo Comuni e famiglie» L

a Regione Basilicata rafforza il proprio impegno per l’assistenza scolastica agli alunni con disabilità, nell’ambito dell’azione della Giunta guidata dal presidente Vito Bardi a sostegno del diritto allo studio e dei servizi alle famiglie. Lo ha ribadito oggi in Prefettura l’assessore allo Sviluppo economico, Francesco Cupparo, nel corso dell’incontro dedicato alla situazione del servizio nel Comune di Potenza. «Il rafforzamento delle risorse è il risultato di un lavoro della Giunta regionale che vede nel presidente Bardi un riferimento essenziale per affrontare le esigenze dei territori e sostenere gli enti locali – ha dichiarato Cupparo –. Abbiamo dato seguito agli impegni assunti nel precedente incontro, individuando ulteriori disponibilità per un servizio fondamentale per gli alunni con disabilità e per le loro famiglie». Per l’assistenza specialistica ai 1.163 alunni con disabilità, la Regione aveva inizialmente stanziato 600 mila euro attraverso la legge di bilancio, da ripartire tra i nove Ambiti socio-territoriali. A queste risorse

si aggiungono 1,8 milioni di euro a valere sul PR FSE+ Basilicata 2021–2027, portando a 2,4 milioni di euro la dotazione complessiva prevista per l’anno scolastico 2026/2027. La proposta relativa al finanziamento aggiuntivo è attualmente all’esame dell’Autorità di Gestione e dovrà completare il previsto iter di approvazione. «La disponibilità del presidente Bardi a sostenere questo intervento conferma l’attenzione riservata alle persone con disabilità e alla scuola – ha aggiunto Cupparo –. Siamo consapevoli delle difficoltà rappresentate dal Comune di Potenza e lavoriamo, insieme al presidente e all’intera Giunta, per dare risposte concrete. L’obiettivo è sostenere i Comuni e gli Ambiti socioterritoriali nella continuità dell’assistenza e nella piena inclusione degli studenti». Per il trasporto e l’assistenza degli studenti con disabilità nelle scuole secondarie di secondo grado sono inoltre previsti 4,6 milioni di euro destinati alle Province di Potenza e Matera, per i quali è in predisposizione il relativo provvedimento.

Soddisfazione di FILCOM CONFSAL e CGIL dopo l’accordo in Prefettura: «Abbiamo difeso lavoro, diritto allo studio e inclusione»

Potenza, salvi i posti e l’assistenza agli studenti con disabilità

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osti di lavoro salvati, assistenza garantita agli alunni con disabilità nelle scuole di Potenza e tavolo aperto per il recupero dei contratti a termine storici: si chiude con un bilancio positivo, per quest’anno scolastico, la vertenza sul servizio di assistenza scolastica all’autonomia e alla comunicazione del Comune di Potenza, e la FILCOM CONFSAL Basilicata, per voce del Segretario Generale Donato Rosa, ne dà atto con soddisfazione dopo la riunione di raffreddamento e conciliazione svoltasi ieri mattina, presso la Prefettura, sotto la presidenza del Capo di Gabinetto, Vice Prefetto dott. Gerardo Quaranta. Al termine di un confronto ampio e articolato, è stato preso atto che risulta garantita l’applicazione della clausola sociale; l’Assessore regionale Francesco Cupparo ha dichiarato la disponibilità della Regione Basilicata

ad assegnare ulteriori risorse finanziarie che, sommate a quelle già comunicate, ammonteranno complessivamente a 272.398,97 euro, con invio a stretto giro della nota formale; il Comune di Potenza, per voce del Vicesindaco Federica D’Andrea e del Dirigente Giuseppe Romaniello, ha comunicato che destinerà al servizio fondi di provenienza ministeriale per 108.753,96 euro; la Cooperativa “Nasce un Sorriso”, alla luce delle risorse disponibili, ha dichiarato che non sarà operata alcuna decurtazione delle ore lavorative del personale impiegato nel servizio. Alla luce di tali garanzie e degli impegni assunti, le organizzazioni sindacali hanno dichiarato la revoca dello stato di agitazione, e la riunione si è conclusa con la positiva definizione della procedura alle ore 12.30. Un risultato postivo anche per la CGIL Basilicata: «Si tratta di im-

pegni che consentono di superare una fase di forte incertezza che aveva messo a rischio le condizioni lavorative di 66 operatrici e operatori e la qualità e la continuità di un servizio fondamentale per 134 alunni con disabilità. La posta in gioco va ben oltre la salvaguardia dei posti di lavoro: riguarda il diritto allo studio e il diritto di ogni alunno con disabilità a partecipare pienamente alla vita scolastica. L’assistenza all’autonomia e alla comunicazione è una componente essenziale del percorso educativo, perché permette agli studenti di sviluppare le proprie capacità, comunicare, relazionarsi con i compagni e vivere la scuola in condizioni di effettiva inclusione». «Ridurre le ore di assistenza avrebbe significato compromettere diritti fondamentali, scaricando sugli alunni e sulle loro famiglie il peso di una carenza di risorse. Abbiamo raggiunto oggi

un importante risultato, anche grazie alla mobilitazione sindacale, mossa dalla determinazione delle lavoratrici e dei lavoratori . Alla luce degli impegni assunti, pertanto, lo stato di agitazione viene revocato ma ci riserviamo di vigilare sulla piena attuazione degli accordi e

continueremo a sostenere la richiesta di una soluzione occupazionale per i lavoratori rimasti esclusi. Abbiamo difeso il lavoro, il diritto allo studio e l’inclusione degli alunni con disabilità. È una conquista delle lavoratrici e dei lavoratori e di tutta la comunità scolastica».


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Sabato 7 novembre l'iniziativa «Riabilitazione 4.0» nell'Auditorium del San Francesco di Paola. Focus sulle metodologie avanzate e la presa in carico del paziente

Sanità all'ospedale di Pescopagano: innovazione e tecnologia per le cure D

alle nuove frontiere dell’innovazione tecnologica ai percorsi di cura integrati, dalle competenze professionali alla personalizzazione degli interventi: sono questi i temi al centro del convegno intitolato «Riabilitazione 4.0», in programma sabato 7 novembre 2026, a partire dalle ore 9:00, presso l’Auditorium dell’ospedale San Francesco di Paola di Pescopagano, presidio di riferimento regionale per l’alta complessità riabilitativa.L’iniziativa nasce come un'importante occasione di confronto e approfondimento sul lavoro svolto dall’unità operativa di Recupero e Riabilitazione Funzionale, sulle esperienze maturate nell’attività clinica e sulle prospettive di sviluppo dell’offerta sul territorio lucano.«Investire nella riabilitazione significa rafforzare la capacità dell’Azienda e dell’intero Sistema Sanitario Regionale di rispondere in modo appropriato e personalizzato ai bisogni di salute, accompagnando il paziente nelle diverse fasi del percorso di cura – spiega il Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera Regionale San Carlo, Giuseppe Spera –. L’innovazione tecnologica costituisce una risorsa importante che massimizza il suo valore solo se

inserita in un progetto strutturato, fondato sulle competenze, sulla collaborazione dei professionalità e sulla centralità della persona, quale quello del Centro di riferimento regionale di Pescopagano».Sulla stessa linea il dottor Gennaro Gatto, responsabile dell’unità operativa di Recupero e Riabilitazione Funzionale del presidio ospedaliero: «Il nostro obiettivo è costruire percorsi riabilitativi che sappiano coniugare competenza clinica, innovazione e attenzione alla persona. Grazie all’innovazione tecnologica applicata ai percorsi di recupero e all’integrazione multidisciplinare degli interventi terapeutici siamo in grado di ampliare le possibilità di intervento e di personalizzare i trattamenti in relazione alle condizioni e agli obiettivi funzionali dei pazienti».L’appuntamento offrirà una condivisione delle attività e delle competenze sviluppate sul campo, promuovendo una visione integrata dell’assistenza nella quale tecnologia, professionalità e continuità assistenziale concorrano a migliorare le opportunità di recupero per la comunità.Il programma della giornata si articolerà in tre sessioni tematiche. La prima approfondirà il ruolo e le nuove prospettive della riabilita-

zione di fronte alla crescente com- —, sulla riabilitazione respiratoplessità dei bisogni di salute. La ria e sulle peculiarità dell’assiseconda sessione si concentrerà stenza in lungodegenza. sulle strumentazioni d'avanguardia impiegate nell’attività clinica e ambulatoriale: il presidio di Pescopagano dispone infatti di un patrimonio tecnologico unico in Basilicata, accessibile sia ai degenti sia ai pazienti esterni tramite un ambulatorio di riabilitazione neurologica attivo due volte al mese. La terza sessione si focalizzerà sull’approccio multidisciplinare, con un focus specifico sull'idrokinesiterapia attiva — operativa per i ricoverati e per gli esterni che necessitano di trattamenti intensivi

Svolta per la sanità lucana dopo l'accreditamento del Mur: la Giunta approva lo schema di contratto per i primi corsi attivati dall'Unibas

Medicina, al via le specializzazioni: giovani in corsia a Potenza e Matera

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giovani medici potranno formarsi e specializzarsi direttamente in Basilicata grazie all'attivazione delle prime tre scuole di specializzazione in Cardiologia, Reumatologia e Anestesia e Rianimazione, accreditate dal Ministero dell’Università e della Ricerca. Una svolta concreta per la sanità regionale, resa operativa attraverso una delibera della Giunta regionale che, su proposta dell’assessore alla Salute e Politiche della Persona Cosimo Latronico, ha approvato lo schema-tipo di contratto per i medici iscritti ai corsi promossi dall’Università degli Studi della Basilicata.Il provvedimento consente ai laureati e abilitati che hanno superato il concorso nazionale e scelto l’Ateneo lu-

cano di sottoscrivere l’accordo con l’Unibas e la Regione, facendo così il loro ingresso nei reparti ospedalieri per svolgere attività clinica e assistenziale. La scuola di specializzazione rappresenta infatti il percorso teorico e pratico necessario per il conseguimento del titolo di specialista. All’atto dell’iscrizione, i professionisti stipuleranno un contratto di durata annuale — rinnovabile per l’intero ciclo di studi di quattro o cinque anni a seconda della branca medica — che garantisce il trattamento economico e le tutele previdenziali, integrando la didattica frontale con l'attività pratica sul campo.Il provvedimento approvato dall'Esecutivo recepisce l’avvenuto accreditamento ministeriale

e delega il presidente della Regione alla firma dei singoli accordi annuali. La sede accademica delle tre scuole farà capo al Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università della Basilicata, mentre la rete formativa vedrà gli specializzandi operare nelle corsie dell’Azienda Ospedaliera Regionale «San Carlo» di Potenza e del Presidio Ospedaliero «Madonna delle Grazie» dell’Azienda Sanitaria di Matera, portando un supporto fondamentale ai reparti di riferimento.«Con l’approvazione di questi contratti diamo il via ad un nuovo inizio per la sanità lucana — dichiara l'assessore alla Salute, Cosimo Latronico —. Per la prima volta possiamo dare l’opportunità ai giovani medici di costrui-

re il proprio futuro nella nostra Regione. È un traguardo strategico frutto del lavoro comune tra Regione e Università, che ci permette di formare i futuri specialisti direttamente sul campo, a Potenza come a Matera. Il nostro obiettivo è quello di consolidare

questa rete formativa affinché la Basilicata possa diventare un polo di crescita per la medicina, offrendo ai giovani medici l’opportunità di investire qui le proprie competenze e ai cittadini servizi di cura e una presa in carico di qualità».


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Potenza

venerdì 6 novembre 2026

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POTENZA Per presunte violazioni edilizie nell’intervento di Palazzo Calvi. Il sindaco: «Tutto regolare. Fiducia nella Magistratura»

Tettoia fotovoltaica, Telesca citato in giudizio: «Sono molto tranquillo» POTENZA. La vicenda della tettoia fotovoltaica realizzata a Palazzo Calvi approda davanti al giudice. Il sindaco di Potenza, Vincenzo Telesca, è stato citato a giudizio nell’ambito del procedimento relativo a presunte violazioni della normativa edilizia per alcuni interventi effettuati nello storico edificio a due passi dal Municipio del capoluogo. Insieme al primo cittadino risultano imputati sua moglie e proprietaria dell’immobile e il tecnico incaricato della progettazione architettonica. Secondo l’accusa, i tre avrebbero realizzato interventi edilizi in contrasto con le prescrizioni urbanistiche previste per il centro storico di Potenza. Sotto la lente della magistratura sono finite la costruzione della tettoia\pergola fotovoltaica e la trasformazione di un infisso in una struttura opaca attraverso la realizzazione di una muratura. Opere che, secondo la Procura, avrebbero comportato modifiche del prospetto dell’edificio, Palazzo Calvi appunto, che ricade nella “zona A” del centro storico e quindi un’area sottoposta a vincolo storico. Le verifiche sono partire a no-

vembre 2025, dopo l'acquisizione in Comune, da parte dei carabinieri, della documentazione urbanistica relativa alla struttura. Ad annunciare la notifica della citazione firmata dal Pubblico Ministero Giacomo Esposito è direttamente Vincenzo Telesca che fin dal principio ha sempre respinto le contestazioni, sostenendo di aver operato nel rispetto delle autorizzazioni ottenute e della normativa vigente. «La vicenda risale a quando io ero consigliere comunale. Ritengo di non aver commesso nulla, perché ritengo di aver avuto le giuste autorizzazioni. Ho semplicemente svolto un’attività privata», ha dichiarato Telesca. Il primo cittadino ha inoltre ricondotto l’origine della vicenda al clima particolarmente teso durante lo scontro politico nella campagna elettorale per le amministrative del 2024: «Nasce da una campagna elettorale troppo cattiva, c’è stato qualcuno che ha pensato di poter mettere in campagna elettorale situazioni totalmente private». E conclude Telesca: «Sono molto tranquillo di quello che ho fatto perché l’ho fatto con un’autorizzazione comunale, un’autoriz-

_ Telesca zazione regionale e nel rispetto di una legge nazionale che mi ha permesso di fare queste attività. Sono sereno e sono fiducioso nella magistratura. Risolverò la situazione dinanzi al giudice». La Procura ha indicato come parte offesa il Comune di Potenza.

Con il decreto di citazione a giudizio per l’udienza predibattimentale, il pubblico ministero ha disposto la comparizione dei tre imputati davanti al giudice del Tribunale di Potenza, dottor Paolo Cirillo il prossimo 13 gennaio. ROSAMARIA MOLLICA


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Potenza

venerdì 6 novembre 2026

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POTENZA Rientra nel progetto da 2mln € per la riqualificazione del parco fluviale e la realizzazione di un itinerario dedicato a pedoni e ciclisti

Posata la passerella che unisce le due sponde del Basento: un anello di 6,5 km DI ROSAMARIA MOLLICA

POTENZA. Ieri mattina è stata posata la nuova passerella ciclopedonale sul fiume Basento, a Potenza. Si tratta di un attraversamento in acciaio corten lungo 44 metri, realizzato a campata unica e senza appoggi intermedi, destinato a completare l'anello ciclopedonale del parco fluviale, migliorando la fruibilità delle aree verdi e creando un collegamento tra le due sponde del fiume. Il percorso, lungo complessivamente circa 6,5 chilometri, si sviluppa ad anello e collega il ponte Romano, alla nuova passerella, consentendo di attraversare il fiume Basento e di usufruire di un itinerario dedicato alle attività all'aria aperta. L’intervento rientra in un progetto più ampio, finanziato con 2 milioni di euro di fondi FESR, che comprende, oltre alla realizzazione del ponte, la creazione di percorsi ciclopedonali, l'installazione di elementi di arredo urbano, la piantumazione di nuove essenze arboree e la posa di staccionate e gabbionature di protezione lungo gli argini. Nel corso del varo, il sindaco Vincenzo Telesca e l'assessore all'Ambiente Michele Beneventi hanno

ricordato anche Michele Telesca, responsabile del procedimento per l'opera, scomparso mercoledì. «Per me è fondamentale ricordare il responsabile del procedimento, Michele Telesca, che ha lavorato con grande impegno alla realizzazione di questo ponte e che, purtroppo, ci ha lasciati proprio ieri. Questo varo è quindi anche un momento dedicato alla sua memoria.- racconta il primo cittadino - La storia di quest’opera parte da lontano. All’epoca ero presidente della Terza commissione, durante la giunta guidata da De Luca, e, in occasione della riprogrammazione di alcuni fondi destinati alla città di Potenza, mi resi conto della possibilità di finanziare non un ponte, ma un percorso pedonale. Volevo che anche a Potenza si potesse replicare l’esperienza del Pantano, un luogo dove i cittadini sono sempre andati a correre e a camminare. Facemmo i calcoli e verificammo che il percorso, partendo dal ponte Romano e arrivando fino a questa nuova passerella, avrebbe consentito di realizzare un anello di circa sei chilometri. Chiesi quindi, all’epoca, di destinare due milioni di euro alla realizzazione dell’opera». Dopo anni di attesa, sottolinea Telesca, «Oggi,

IL GIÀ ASSESSORE PESARINI RICORDA TELESCA

«Un funzionario di grande profesisonalità e sensibilità»

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l già assessore al Comune di Potenza Tonino Pesarini ha ricordato il funzionario del Comune Michele Telesca, scoparso mercoledì: «Ciao Michele, abbiamo condiviso una bella esperienza comunale durante la mia gestione dell 'Assessorato alla Viabilità. Mi sei stato molto vicino e mi hai aiutato a superare le tante difficoltà quotidiane con grande spirito di servizio». «Conservo di te un bellissimo ricordo perché sei stato un funzionario di grande professionalità e di grande sensibilità sempre vicino ai cittadini per risolvere i tanti problemi che ci attanagliavano. Riposa in pace, amico mio, e grazie per tutto quello che hai fatto nell'interesse esclusivo dei cittadini della nostra città. Che il Signore ti abbia in gloria e ti custodisca in eterno» conclude Pesarini.

_ foto Mattiacci

finalmente, siamo arrivati a concretizzare quanto era stato programmato nel 2018. Il risultato è importante. Restituiamo vitalità al fiume Basento e alla città uno spazio di cui i cittadini potranno finalmente usufruire. La passerella servirà proprio a completare questo anello, che da qui, nella zona in direzione Unieuro, sul lato esterno della città, riporterà verso il ponte Romano. Chi vorrà camminare, fare attività fisica o semplice-

mente trascorrere del tempo a contatto con la natura e con questo bellissimo fiume, a lungo dimenticato, potrà farlo. Naturalmente, l’opera dovrà essere completata e sarà necessario sistemare anche le sponde, affinché l’area possa essere pienamente fruibile». L’assessore all’ambiente Michele Beneventi, invece dichiara: «Oggi, con grande piacere, non inauguriamo soltanto un ponte, ma celebriamo la rea-

lizzazione di un nuovo tassello del futuro della nostra città. Creare collegamenti è sempre un segnale positivo per la collettività e, in questo caso, per Potenza. Voglio dedicare questo momento a una persona che, nella fase iniziale dei lavori, ha ricoperto il ruolo di responsabile del procedimento: l’architetto Michele Telesca, che purtroppo ci ha lasciati nelle ultime ore. A lui va il nostro pensiero e il nostro ricordo».


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Potenza e provincia

venerdì 6 novembre 2026

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Il nuovo comandante della Polizia Stradale di Potenza subentra a Giancarlo Baiano, destinato a Reggio Calabria

Campanaro incontra il comandante Fedele Sicurezza stradale al centro del colloquio POTENZA Nella giornata di ieri il Prefetto di Potenza Michele Campanaro ha ricevuto, presso il Palazzo del Governo, la visita del Primo Dirigente della Polizia di Stato Giuseppe Fedele che, dal 4 novembre scorso, ha assunto il comando della Sezione di Polizia Stradale di Potenza, subentrando al dottor Giancarlo Baiano, destinato alla guida della Sezione di Reggio Calabria. Originario di Salerno, il dottor Giuseppe Fedele entra nella Polizia di Stato nel 2002, frequentando il corso di formazione per Commissari presso l’Istituto Superiore di Polizia, al termine del quale viene assegnato al VI Reparto Mobile di Genova. Dopo il biennio ligure, viene trasferito al IV Reparto Mobile di Napoli, dove ricopre gli incarichi di Dirigente del II Nucleo Mobile e, successivamente, di Capo Ufficio di Amministrazione. In quegli anni, matura una significativa esperienza nella gestione dell’ordine pubblico, prendendo parte ai servizi predisposti in occasione di importanti eventi ed emergenze na-

zionali, tra cui la morte di Papa Giovanni Paolo II e l’elezione del suo successore nel 2005, i Giochi Olimpici Invernali di Torino del 2006 e l’emergenza rifiuti in Campania. Nel 2015 viene assegnato alla Questura di Salerno, dove ricopre inizialmente l’incarico di Dirigente dell’Ufficio del Personale e, successivamente, quello di Vice Capo di Gabinetto, Responsabile delle Relazioni Esterne e Portavoce della Questura. Nello stesso periodo assume, temporaneamente, anche la direzione della Digos Il 2020 lo vede alla guida del Commissariato Distaccato di Pubblica Sicurezza di Cava de’ Tirreni (SA), ricoprendo, tra le altre cose, l’incarico di Responsabile del G.O.S. Gruppo Operativo Sicurezza dello stadio “Lamberti”. Successivamente viene chiamato al comando del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Battipaglia (SA), dove rimane fino alla recente assegnazione a Potenza. Dal 1° luglio 2026 riveste la qualifica di Primo Dirigente della Polizia di Stato. Nel corso dell’incontro, svol-

tosi in un clima di grande cordialità, è stata tracciata un’ampia panoramica dei principali ambiti nei quali convergono le mission istituzionali della Prefettura e della Polizia Stradale, a conferma dell’importanza di una collaborazione costante e strutturata al servizio della sicurezza del territorio. In particolare, l’attenzione si è soffermata sulle attività svolte nell’ambito del Comitato Operativo per la Viabilità (C.O.V.) e dell’Osservatorio provinciale sull’incidentalità stradale, nonché sulla pianificazione e gestione dei dispositivi di viabilità e sicurezza in occasione di eventi di particolare rilievo, flussi di traffico straordinari e situazioni emergenziali. È stata, inoltre, sottolineata l’importanza dell’impegno condiviso sul versante della prevenzione e della promozione della cultura della sicurezza stradale, attraverso iniziative di sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza e, soprattutto, alle giovani generazioni, insieme al contributo assicurato dalla Polizia Stradale nell’ambito dei ser-

vizi di ordine e sicurezza pubblica coordinati dalla Prefettura. “La sicurezza stradale rappresenta una priorità fondamentale per la tutela della vita e dell’incolumità dei cittadini e richiede un impegno costante, fondato sulla prevenzione, sul controllo e su una stretta collaborazione tra le istituzioni. Sono certo che il dottor Giuseppe Fedele, forte della qualificata esperienza maturata nei diversi incarichi ricoperti, saprà assicurare un contributo prezioso alle attività che ci vedono quotidianamente impegnati al servizio del territorio. A lui rivolgo i miei

più sinceri auguri di buon lavoro, nella certezza che saprà affrontare il nuovo incarico con professionalità, equilibrio e spirito di collaborazione. Colgo, inoltre, l’occasione per esprimere un sincero ringraziamento al dottor Giancarlo Baiano per l’impegno profuso a servizio di questa provincia, con l’auspicio che possa proseguire con altrettanto successo il proprio percorso professionale alla guida della Sezione di Polizia Stradale di Reggio Calabria”, le parole del Prefetto Campanaro a conclusione dell’incontro odierno.

L’ARCIGAY BASILICATA PLAUDE AL COMUNE DI MONTEMILONE SULLA DELIBERA CONTRO LE DISCRIMINAZIONI

«Passo importante per i diritti delle persone LGBTQIA+» MONTEMILONE Arcigay Basilicata ha espresso grande soddisfazione e apprezzamento per la decisione del Comune di Montemilone di aggiornare il Regolamento del Servizio di Polizia Locale, introducendo un riferimento esplicito al contrasto delle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale. «Una scelta di grande valore civile, politico e culturale - crive Il Consiglio Direttivo dell' Arcigay Basilicata - approvata dal Consiglio comunale nella seduta del 24 settembre 2026, con nove voti favorevoli e due astensioni, attraverso la deliberazione n. 25. L'intervento, promosso dalla consigliera comunale Lucia Laguardia, ha riguardato l'articolo 34, comma 4, e l'articolo 54, comma 1, del regolamento, integrando la formulazione relativa alla «discriminazione in base al sesso» con l'esplicito riferimento alla «di-

scriminazione basata sull'orientamento sessuale». Un aggiornamento che può apparire, a una lettura superficiale, come una semplice modifica terminologica, ma che assume un significato ben più profondo: riconoscere espressamente che il contrasto alle discriminazioni deve comprendere anche quelle che colpiscono le persone lesbiche, gay e bisessuali a causa del loro orientamento sessuale. Le parole contano, soprattutto quando sono scritte negli atti delle istituzioni. Inserire esplicitamente il riferimento all'orientamento sessuale in un regolamento della Polizia Locale significa riconoscere che le discriminazioni contro le persone LGBTQIA+ esistono, che rappresentano un problema reale e che le istituzioni hanno il dovere di contrastarle. Non si tratta di una concessione a qualcuno, ma di un'affermazione di civil-

tà, uguaglianza e rispetto della dignità umana. Il valore dell'iniziativa risiede anche nel ruolo attribuito alla Polizia Locale, presidio istituzionale che rappresenta spesso il primo punto di contatto tra cittadine, cittadini e amministrazione comunale. Il riconoscimento esplicito delle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale nel regolamento contribuisce a delineare con maggiore chiarezza l'impegno dell'istituzione nel contrastare ogni forma di discriminazione e nel promuovere una cultura del rispetto. È importante sottolineare che l'aggiornamento regolamentare non introduce nuove fattispecie di reato né nuovi poteri sanzionatori, ma rafforza il riconoscimento istituzionale e amministrativo della necessità di contrastare le discriminazioni omolesbobitransfobiche. La decisio-

ne di Montemilone assume un significato ancora più importante se inserita nel percorso già intrapreso dall'amministrazione comunale. Già nel maggio 2024, infatti, il Comune aveva approvato all'unanimità il nuovo Statuto comunale, introducendo all'articolo 2 un esplicito impegno alla realizzazione di azioni, servizi, progetti e interventi finalizzati a prevenire e rimuovere ogni forma di discriminazione e a tutelare i diritti delle persone e della comunità LGBTQI. Un percorso di attenzione e sensibilità istituzionale che oggi trova un ulteriore sviluppo nell'aggiornamento del regolamento della Polizia Locale. È proprio questo l'aspetto che Arcigay Basilicata intende valorizzare: non servono necessariamente grandi città o amministrazioni metropolitane per promuovere politiche innovative sui diritti».


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Provincia

venerdì 6 novembre 2026

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Dalla FIM CISL Basilicata: «La prevenzione non può fermarsi ai cancelli delle fabbriche, deve accompagnare i lavoratori fino a casa»

San Nicola di Melfi, allarme sicurezza: strade senza luce nell’area industriale

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ontinuano ad arrivare alla FIM CISL Basilicata segnalazioni sulle condizioni di scarsa illuminazione e sulle criticità della viabilità nell’area industriale di San Nicola di Melfi, in particolare lungo le strade adiacenti agli stabilimenti dell’indotto Stellantis. Le fotografie ricevute nelle ultime ore documentano una situazione che continua a destare preoccupazione per la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori, soprattutto nelle ore serali e notturne e durante i cambi turno. «Dopo la tragedia che ha coinvolto una lavoratrice, dovremmo aver compreso quanto sia importante intervenire prima che accadano altri incidenti. Eppure continuiamo a confrontarci con problemi che dovrebbero essere affrontati attraverso una normale e costante attività di prevenzione e manutenzione», dichiara Gerardo Evangelista della FIM CISL Basilicata. Il tema assume un significato ancora più preoccupante alla luce dei dati nazionali sugli infortuni mortali. Secondo gli ultimi dati INAIL, nei primi nove mesi del 2026 sono state presentate oltre 800 denunce di infortunio con esito mortale, considerando sia gli incidenti avvenuti durante l’attività lavorativa sia quelli verificatisi nel tragitto casa-lavoro. Numeri che richiamano una responsabilità collettiva e che non pos-

sono lasciare indifferenti. Anche la Basilicata continua a confrontarsi con il dramma degli incidenti sul lavoro e lungo i percorsi per raggiungerlo. «Il rischio è che sulla sicurezza si continui a vivere di dichiarazioni, commemorazioni e buoni propositi, senza riuscire a costruire quel necessario rapporto tra cause, responsabilità e interventi concreti. La prevenzione non può essere soltanto uno slogan da ripetere dopo ogni tragedia». Lo scorso 21 ottobre, durante l’audizione presso la Terza Commissione

consiliare regionale, la FIM CISL Basilicata aveva già richiamato l’attenzione sulle condizioni delle aree industriali lucane, a partire proprio da San Nicola di Melfi, evidenziando la necessità di individuare responsabilità precise per la manutenzione ordinaria e per gli interventi straordinari. A distanza di settimane, le nuove segnalazioni confermano che permangono criticità sulle quali è necessario intervenire. «Non intendiamo mettere in discussione il valore del confronto istituzionale, che riteniamo indispensabi-

le. Ma agli incontri devono seguire decisioni, responsabilità individuate, risorse e tempi certi. Diversamente, il rischio è quello di continuare a discutere degli stessi problemi senza arrivare alle soluzioni». La FIM CISL Basilicata rinnova pertanto la richiesta alla Regione Basilicata e agli enti competenti di verificare con urgenza le condizioni dell’illuminazione, della viabilità e della manutenzione nell’area industriale di San Nicola di Melfi, intervenendo sulle situazioni di maggiore criticità. «La sicurezza non può fermarsi ai cancelli delle fabbriche. Deve accompagnare le lavoratrici e i lavoratori anche lungo le strade che percorrono quotidianamente per raggiungere il proprio posto di lavoro e tornare dalle proprie famiglie». «Non possiamo continuare a ricordare le vittime e, nello stesso tempo, lasciare irrisolte situazioni che possono rappresentare un pericolo. Il modo più autentico per rispettare la memoria di chi ha perso la vita è fare tutto il possibile affinché altre tragedie possano essere evitate». «La sicurezza non si misura dal numero degli incontri o delle dichiarazioni, ma dalla capacità di prevenire i rischi e di risolvere concretamente i problemi. È su questo che dobbiamo assumerci, ciascuno per le proprie competenze, una responsabilità precisa».

Il 7 e l’8 novembre il gruppo teatrale“2x1con il resto” presenta la commedia “Baròn s’nasc Br’gànd s’adduènd”

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Lavello, il brigantaggio torna in scena al Teatro San Mauro

l gruppo teatrale “2x1con il resto” di Lavello, associazione artistico-teatrale e culturale, nata il 2016 con l’obiettivo di promuovere e valorizzare il vernacolo e le tradizioni locali, torna in scena e sbarca sulle tavole del teatro San Mauro il 7 e l’8 novembre. Sipario alle ore 20:30, con la commedia “Baròn s’nasc Br’gànd s’adduènd”. La commedia, in vernacolo lavellese, si divide in due atti ed è ispirata da una storia vera. Un capolavoro da non perdere, scritto e diretto da Benedetto Di Fazio, con la direzione artistica di Maria D. Mancone, e presentata da Fiorenza Danza, con la partecipazione degli allievi della scuola di danza Ballet Studio di Lavello, su coronografia del mae-

stro Massimiliano Carretta. Una commedia storica che parla al presente, ambientata nella Lavello del 1861. L’opera affronta il tema del brigantaggio e le contraddizioni di un’epoca segnata da ingiustizie, rappprti di potere e tradimenti. Attraverso personaggi inventati dall’autore, che si muovono sullo sfondo di un periodo cruciale per la storia del Mezzogiorno, la commedia intreccia fantasia e memoria portando in scena tematiche ancora oggi di grande attualità. Tra ironia e conflitti umani, il dialetto lavellese diventa voce di un’identità culturale radicata nel territorio. Le vicende dei protagonisti invitano a riflettere sull’opportunismo, sulle disuguaglianze e sulle responsabi-

lità individuali. Un’opera che guarda al passato per interrogare il presente, dimostrando come il teatro possa trasformare la memoria storica in uno spec-

chio della società contemporanea. Gli attori in scena: Incoronata Muscio, Maria Mancone, Alice Nigro, Benedetto Di Fazio, Principia Muscio, Donato

Massari, Vincenzo Turturo, Gioacchino F. Duino, Gina Dell’Angela, Renata Di Stasi e Costantino Mazzarelli. DONATO MASIELLO


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venerdì 6 novembre 2026

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I Carabinieri della locale Compagnia eseguono un'ordinanza in carcere a carico di un pregiudicato. Ricostruita una lunga catena di colpi al patrimonio

Ondata di furti nel Senisese: arrestato un uomo di 43 anni N

elle scorse ore, i Carabinieri della Compagnia di Senise hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Lagonegro, su richiesta della locale Procura della Repubblica che ha diretto e coordinato le indagini nei confronti di un uomo di 43 anni del posto, già gravato da precedenti specifici.Il provvedimento restrittivo costituisce l’esito di una tempestiva e articolata attività d’indagine condotta dai militari del Nucleo Operativo e Radiomobile e della Stazione Carabinieri di Senise tra il 12 e il 15 ottobre scorsi. L'operazione ha permesso di ricostruire, a carico dell'indagato, un solido quadro indiziario in relazione a una pluralità di reati contro il patrimonio.In parti-

colare, i riscontri degli investigatori — basati sull'analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza, sull'ascolto dei testimoni, su accertamenti documentali e mirate perquisizioni — hanno consentito di far luce su una prolungata sequenza di azioni delittuose. Tra queste figura un furto aggravato commesso all'interno degli uffici di una stazione di servizio locale, dove l'uomo si era impossessato della somma in contanti di 2.950 euro dopo aver forzato il cassetto di una scrivania. Gli vengono inoltre contestati reati di ricettazione e indebito utilizzo di carte di pagamento, sottratte da veicoli in sosta e impiegate per transazioni e acquisti presso diversi esercizi commerciali della zona, oltre ad altri episodi di furto aggravato e tentato furto ai dan-

ni di autovetture parcheggiate e locali commerciali.L’indagato, che si trovava già sottoposto alla custodia cautelare in carcere per altra causa, è stato raggiunto dalla notifica del nuovo provvedimento nel-

la mattinata odierna.Nel rispetto delle disposizioni vigenti in materia di comunicazione istituzionale, si precisa che la misura cautelare è stata emessa nell’ambito delle indagini preliminari e che le accu-

se dovranno trovare ulteriore riscontro nelle successive fasi dibattimentali. La responsabilità penale dell’uomo potrà essere accertata a titolo definitivo solo all’esito di una sentenza irrevocabile.

Il ritorno dei malviventi in paese alimenta la discussione tra cittadini e amministrazione sulla videosorveglianza

Nuovo furto a Calvello, Cantisani: «Segnalati movimenti sospetti, le telecamere non possono riprendere ovunque»

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adri nuovamente in azione a Calvello, dopo i due furti di ottobre, in uno dei quali il bottino era stato in oro e contanti. Nel “borgo della ceramica” cresce dunque l’apprensione e la preoccupazione dei cittadini: l’ultimo colpo all’interno di una abitazione è avvenuto nella serata di mercoledì, nella parte bassa del paese, nei pressi del campo sportivo. Parrebbe che non sia stato un grosso bottino quello portato via dai malviventi, entrati da una finestra posteriore all’abitazione, come le scorse volte. I proprietari, in quel momento fuori casa, hanno però trovato al rientro l’amara scoperta. Sale dunque la paura tra i calvellesi, che chiedono all’Amministrazione un maggiore controllo tramite videocamere di sorveglianza. LA SINDACA TRAMITE LE COLONNE DI CRONACHE FA CHIAREZZA SULLA QUESTIONE Non manca la risposta della Sindaca, Anna Cantisani, che tramite le nostre colonne fa chiarezza sulla questione: «Vorrei prima di tutto ricordare che anche negli scorsi furti, al fine delle indagini delle forze dell’Ordine, furono visionate le telecamere di sorveglianza. Questa

volta però non hanno lasciato traccia di sé. Le telecamere, tra il centro abitato e l’ingresso del paese, sono quasi tutte funzionanti, ma è naturale che non possono essere puntate in ogni angolo del territorio. Ciò che in aggiunta a ciò può aiutare, è invece un maggior controllo di vicinato. Segnalare per tempo ai Carabinieri auto sospette, movimenti anomali, piuttosto che persone di dubbia provenienza, può essere utile a prevenire questo tipo di reati. Proprio in questi giorni in un comune limitrofo, la segnalazione dei cittadini alle Forze dell’Ordine è stata fondamentale per intercettare i malviventi. Questo è il lavoro che occorre fare in sincronia, tra cittadini, Forze dell’Ordine e Amministrazione. Solo le telecamere difatti, non sono la soluzione del problema, perché non è detto che i ladri passino in zone videosorvegliate o che vengano inquadrati. Magari si sottraggono volutamente o per motivi fortuiti sfuggono all’occhio elettronico». Molti calvellesi però hanno criticato l’invito dell’Amministrazione comunale a fare attenzione, concentrando il controllo soprattutto sulla videosorveglianza e su questo Cantisani specifica: «Il nostro do-

vere è anche quello di sensibilizzare il cittadino a segnalare tempestivamente presenze sospette, magari prima che il fatto succeda. Difatti qualcuno lo sta già facendo. E li ringrazio, perché ognuno può fare la sua parte: il cittadino deve segnalare e gli uffici comunali certamente devono preoccuparsi del funzionamento delle telecamere. Come in tutte le cose la collaborazione di tutti è fondamentale». «LE POLEMICHE, SOPRATTUTTO IN QUESTI MOMENTI, NON SERVONO A NESSUNO» Il Comune dunque raccomanda di fare attenzione e invita a segnalare tempestivamente, anche contattando il 112. Alcune precauzioni possono aiutare a prevenire situazioni spiacevoli: «Chiudere sempre porte, finestre e accessi, anche per brevi assenze; Evitare, per quanto possibile, di lasciare le abitazioni incustodite e adottare le opportune precauzioni in caso di assenza; Prestare attenzione a rumori o movimenti insoliti nei dintorni; Evitare iniziative personali e non affrontare direttamente eventuali soggetti sospetti. La collaborazione e l’attenzione di tutti sono fondamenta-

li per la sicurezza della nostra comunità – conclude Cantisani- Questo è il messaggio ai cittadini per quello che possono fare loro. Del resto si deve occupare chi di competenza, ovviamente. Le polemiche, soprattutto in questi momenti, non servono a nessuno e spero che nessuno abbia l’intento di farne». EMA. CALA.


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Matera e provincia

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“Uniti per Cambiare”: «Meno cabaret, più fatti»; “Destinazione Accettura”: «Non intendiamo alimentare lo scontro»

Accettura, le dimissioni di Giuliano Barbarito Il capogruppo lascia per «ragioni personali» DI EMANUELA CALBRESE

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erremoto amministrativo nel Comune di Accettura a seguito delle dimissioni del capogruppo di Opposizione, Giuliano Barbarito. Alle amministrative del 24-25 maggio 2026, fu eletto Sindaco Pietro Varvarito con la lista “Destinazione Accettura”, ottenendo l'69,73% dei voti (841 preferenze). Lo sfidante, Giuliano Barbarito, a capo della lista “Uniti per Cambiare”, ottenne il 30,27% dei voti (365 preferenze), entrando in Consiglio comunale come capogruppo di Minoranza, fino all’epilogo con le attuali dimissioni. Proprio dal Gruppo Consiliare giungono considerazioni in merito: «La trasparenza prima di tutto, poiché si sceglie di fare polemica su dinamiche interne alla nostra lista anziché concentrarsi esclusivamente sui problemi reali del paese, è giusto fare chiarezza una volta per tutte, mettendoci la faccia come abbiamo sempre fatto. Le dimissioni del capogruppo Barbarito sono state dettate da ragioni strettamente personali, legate a impegni e priorità private. Tentare di dipingerle come un mistero politico o insinuare chissà quali retroscena significa voler alimentare il pettegolezzo a tutti i costi. Chi fa buona politica rispetta la vita e le scelte personali altrui, cosa che evidentemente per qualcuno è difficile da accettare». «MENO CABARET, PIÙ FATTI. NESSUNA CRISI O SPACCATURA» Sulla cosiddetta "cascata" di ri-

nunce, prosegue “Uniti per Cambiare” «la verità è molto semplice e dimostra la compattezza e la condivisione del nostro gruppo: ci siamo messi d'accordo internamente per arrivare a far entrare in Consiglio comunale Nunzio Dimilta. Nessun dramma, nessuna crisi e nessuna spaccatura. All'interno di “Uniti per Cambiare” le decisioni si prendono in accordo, valutando chi in quel momento può dare il contributo migliore. Dimilta è oggi in Consiglio con pieno merito e con il pieno sostegno di tutta la squadra. Anche la maggioranza ha attuato una scelta simile, tramite accordi precedenti alle elezioni, quando ha attribuito le cariche politiche senza tener conto dei voti di preferenza ottenuti». Il Gruppo politico seguita in merito alla “Campagna elettorale, coerenza e continuità”: «Ci viene rinfrescata la memoria sulla campagna elettorale del maggio 2026. Ebbene, ricordiamo benissimo quei mesi: siamo stati ripetutamente attaccati sul piano personale e politico e, con la schiena dritta, abbiamo risposto colpo su colpo, senza tirarci mai indietro e senza nasconderci dietro a un dito. Lo spirito con cui andiamo avanti è esattamente lo stesso: determinazione, coerenza e la ferma volontà di svolgere quel ruolo di controllo e proposta che i cittadini ci hanno affidato con il loro voto». E proseguono i Consiglieri: «Meno cabaret, più fatti: Chi siede in maggioranza farebbe bene a preoccuparsi meno delle nostre dinamiche interne e a concentrarsi di più sulle promesse fatte e sui bisogni di

Accettura. Noi continuiamo a fare il nostro dovere con serietà, senza cercare la visibilità a ogni costo ma lavorando sodo, giorno dopo giorno, per chi crede in un'alternativa seria. Il nostro impegno non si ferma e le risposte ai cittadini le diamo con i fatti, non con i comunicati stampa polemici». «UN AVVENIMENTO CHE NON HA PRECEDENTI NELLA STORIA AMMINISTRATIVA DEL NOSTRO PAESE» Dal canto suo “Destinazione Accettura” ha definito il fatto come «un avvenimento che, per quanto ci risulta, non ha precedenti nella storia amministrativa del nostro paese. Le dimissioni sono state motivate con ragioni personali, che naturalmente rispettiamo. Ci auguriamo che non vi siano state altre difficoltà, magari legate a divergenze sulla visione politica del gruppo, che abbiano contribuito a questa decisione. Sarebbe importante comprendere meglio quanto accaduto, senza mettere in discussione le motivazioni dichiarate. A rendere ancora più significativa la vicenda sono state le successive rinunce di altri tre esponenti della lista, fino a determinare l’attuale composizione del Consiglio comunale». E prosegue il Gruppo politico di Maggioranza, in merito alle elezioni comunali: «Colpisce soprattutto il contrasto tra la determinazione mostrata durante una campagna elettorale particolarmente accesa, anche nei confronti degli avversari politici, e la successiva scelta di non assumere l’incarico consiliare. Una contraddi-

zione politica sulla quale sarebbe opportuno offrire spiegazioni, soprattutto ai cittadini che avevano riposto fiducia in quella lista. Eppure, su questi avvenimenti sembra prevalere il silenzio, mentre non manca il tempo per alimentare polemiche e sollevare questioni che, in diversi casi, appaiono più finalizzate alla ricerca di visibilità che a un confronto politico serio e costruttivo». Infine “Destinazione Accettura” chiosa: «La maggioranza ha scelto finora di non alimentare lo scontro, privilegiando il lavoro amministrativo rispetto alle polemiche. Questo, tuttavia, non impedisce di porre una domanda semplice: quali spiegazioni si intendono dare agli elettori rispetto a una successione di dimissioni e rinunce così significativa? Perché il rispetto dei cittadini passa anche dalla coerenza tra l’impegno assunto durante la campagna elettorale e le responsabilità che si è poi disposti a esercitare».

Il coordinatore cittadino di FdI sostiene la proposta della Giunta: alloggi sociali, verde e interventi sulla viabilità

Policoro, il progetto “Porta sud” Callà: «Una visione per il futuro»

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l progetto di rigenerazione urbana «Porta sud di Policoro», candidato dalla Giunta comunale ai finanziamenti regionali, incassa il sostegno del coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia e consigliere comunale Pino Callà. «È una proposta che reca una visione chiara, proiettata concretamente al futuro», commenta, esprimendo fiducia nell’attenzione che la Regione Basilicata riserverà all’iniziativa.Gli interventi previsti comprendono la realizzazione di alloggi di edilizia sociale al posto del fatiscente ex mattatoio, una rotatoria tra le vie San Gottardo e Puglia, finanziata interamente con risorse comunali, e la riqualificazione delle aree attigue allo stadio Perriello. Il progetto interessa anche le aree verdi e i marciapiedi, con l’obiettivo di migliorare la vivibilità e la sicurezza degli spostamenti.«La rigenerazione urbana è uno strumento prezioso per riqualificare e trasformare aree nevralgiche della città, nell’ottica dello sviluppo sostenibile e del miglioramento della qualità della vita», sottolinea Callà. La prospettiva, aggiunge, è quella di «una Policoro più inclusiva, sostenibile e vivibile», at-

traverso interventi anche su spazi sottoutilizzati o dismessi.Il consigliere si dice fiducioso sul sostegno regionale: «La Regione non mancherà di garantire la giusta attenzione e risorse adeguate a un progetto importante come questo, con la sensibilità già dimostrata per la terza città della Basilicata».La proposta riprende un precedente progetto, ampliandone gli obiettivi. Una scelta che Callà considera «un segnale di sensibilità e pragmatismo dell’Amministrazione Bianco, pronta a rigenerare e rilanciare buone idee e strategie, anche facendo tesoro di spunti e proposte delle precedenti esperienze amministrative».Tra le novità, il coordinatore cittadino di FdI evidenzia l’introduzione di elementi di premialità che potrebbero favorire l’accesso al finanziamento. In particolare, il Comune parteciperà con risorse proprie pari al 25% dell’investimento complessivo: 575mila euro destinati alla realizzazione della rotatoria.«Mentre il vecchio progetto si concentrava solo sull’edilizia sociale – conclude Callà – oggi ci si proietta anche sulla mobilità in sicurezza, le aree verdi e i marciapiedi».


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Periscopio

venerdi 6 novembre 2026

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Quando persino il tempo libero deve dimostrare di meritarsi lo stipendio

Il diritto di essere inutili DI FABRIZIO QUARATINO

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na volta si diceva: “Non perdere tempo”. Oggi abbiamo perfezionato il concetto: non perdere nemmeno il tempo in cui dovresti perderlo. Ogni minuto deve produrre qualcosa, possibilmente documentabile. Cammini? Conta i passi. Leggi? Impara qualcosa. Cucini? Fotografa il piatto. Ti riposi? Benissimo, purché domani tu sia più efficiente. Persino il divano, poveretto, è stato arruolato nell’esercito della produttività. Abbiamo inventato strumenti per risparmiare tempo e adesso non sappiamo dove sia finito. Probabilmente lo abbiamo impiegato per imparare a utilizzare gli strumenti che avrebbero dovuto farcelo risparmiare. Non disprezzo il lavoro. Ho trascorso una vita a organizzare, costruire, affrontare difficoltà, cercare soluzioni quando sembravano essersi date alla macchia. Conosco il valore della fatica. Ma proprio attraversandola ho compreso qualcosa: la nostra esistenza non può essere ridotta alla somma delle prestazioni che riusciamo a offrire. IL TRIBUNALE DELL’UTILITÀ Provate a raccontare che avete trascorso un pomeriggio senza fare niente. Qualcuno vi guarderà come se aveste confessato un reato. “Ma almeno ti sei rilassato?”. Eccola, la domanda decisiva: bisogna ricavare un beneficio persino dal non fare. Altrimenti il pomeriggio viene bocciato per insufficienza di rendimento. Un bambino osserva una formica. Un anziano racconta per la terza volta la stessa storia. Due amici siedono su una panchina senza programmi. Non producono nulla che si possa fatturare. Eppure stanno facendo qualcosa di prezioso: abitano il tempo, anziché attraversarlo continuamente di corsa. Attenzione, però. Non voglio trasformare la possibilità di fermarsi in una predica rivolta a chi fatica ad arrivare alla fine del mese. Per molte persone il tempo libero è una conquista difficile. Proprio per questo non dovrebbe diventare un

privilegio riservato a chi può permetterselo. LE COSE CHE NON FANNO CURRICULUM Ci sono gesti che non migliorano il curriculum. Ascoltare qualcuno senza guardare l’orologio. Camminare senza una destinazione. Lasciare finire una canzone. Fermarsi davanti a un tramonto senza fotografarlo. Eppure abbiamo sviluppato un talento straordinario: trasformare qualsiasi passione in un’attività produttiva. Ami dipingere? Vendi i quadri. Ti piace cantare? Pubblica un video. Sai preparare un buon ragù? Apri un’impresa. Fra poco, a una nonna che cucina per i nipoti proporranno un piano industriale, tre sponsor e un consulente digitale. Sorrido, ma fino a un certo punto. Perché dietro questa ossessione si nasconde una domanda dolorosa: se non produco, se non eccello, se non servo a qualcuno, quanto valgo? IL VALORE CHE NON SI MISURA Penso a chi, dopo una vita trascorsa a rendersi indispensabile, improvvisa-

mente si ritrova a domandarsi se qualcuno abbia ancora bisogno di lui. A chi invecchia e sente rallentare le mani. A chi attraversa una malattia. A chi perde il lavoro e, insieme allo stipendio, rischia di perdere anche la fiducia nella propria dignità. Vorrei poter guardare queste persone negli occhi e dire loro, senza retorica: non dovete dimostrare più niente per meritare rispetto. Una vita non perde valore quando diminuiscono le energie. Nessuno diventa inutile perché non riesce più a essere utile come prima. E penso anche a chi non riceve più telefonate, a chi teme di disturbare, a chi si sente invisibile in una stanza piena di persone. A volte basterebbe chiedere come sta e fermarsi davvero ad ascoltare la risposta. Non per generosità esibita, ma perché ogni essere umano merita attenzione, anche quando non ha più nulla da offrirci. E vorrei ricordarlo anche a me stesso, nei momenti in cui confondo ciò che riesco a fare con ciò che sono. Non siamo soltanto il lavoro che svolgiamo, il denaro che guadagniamo, i risultati che raggiungiamo. Possediamo una dignità che nessuna

sconfitta può cancellare. Non significa rinunciare all’impegno. Significa scegliere se agire per la gioia di vivere oppure per la paura di non valere abbastanza. La differenza è immensa: la prima ci rende liberi, la seconda rischia di trasformarci nei sorveglianti della nostra stessa esistenza. UN PICCOLO ATTO DI LIBERTÀ Vorrei allora difendere il diritto a un’ora senza rendimento. Un’ora per ascoltare, guardare, ricordare, persino annoiarsi. La noia, poverina, non dispone ancora di un ufficio stampa, ma continua ostinatamente a esistere. Non sempre ci riesco. Anch’io riempio le giornate di impegni e qualche volta confondo l’urgenza con l’importanza. Ma continuo a provarci. Perché la forza interiore non consiste soltanto nel resistere, combattere, rialzarsi. A volte consiste nel fermarsi senza sentirsi sconfitti. Nel riconoscere che una presenza può valere più di una prestazione. Penso a una telefonata senza motivo, a un caffè bevuto lentamente, a una mano stretta senza cercare parole perfette. Sono gesti piccoli, certo. Ma possono

illuminare una giornata difficile. E quando qualcuno ritrova anche soltanto un sorriso grazie alla nostra presenza, abbiamo già compiuto qualcosa che nessuna contabilità saprà registrare. SENZA CHIEDERE PERMESSO Non chiedo una società senza lavoro, ambizioni o responsabilità. Chiedo una società capace di riconoscere che l’essere umano viene prima della sua utilità. Che non scambi il silenzio per vuoto, la lentezza per fallimento, la gratuità per spreco. E allora concediamoci il diritto di essere inutili. Di non produrre, non dimostrare, non giustificare ogni minuto della nostra esistenza. Perché non siamo nati per diventare indispensabili a qualcuno, ma per vivere pienamente la nostra vita. E se un giorno il mondo dovesse domandarci che cosa abbiamo prodotto, potremo rispondere guardandolo negli occhi: “Forse niente che tu possa misurare. Ma ho amato, ho ascoltato, ho sorriso, ho sofferto, mi sono rialzato. Ho vissuto. E non permetterò a nessuno di chiamare inutile tutto questo”.


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venerdì 6 novembre 2026

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Cronache del 6 novembre 2026 by Cronache - Issuu