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Vittime delle campagne informative senza fonte? Osanna: «Come normale cittadino posso solo fare una diffida»
LAGONEGRO COSTRETTO ANCHE A RISARCIRE I DANNI E A PAGARE LE SPESE PROCESSUALI
Un’altra sentenza per diffamazione a Cronache e al suo incensurato editore. La sentenza segue il decreto penale di condanna a Finizio di Basilicata 24 e le indagini sul Fatto Quotidiano che infangó Postiglione
Perché Washington arriva sulla Basentana
D I L UC IA S ER IN O
Oggi parliamo di Trump come se stessimo discutendo del sindaco del nostro paese. Così come delle questioni energetiche, in verità senza capirci molto. Abbiamo imparato la geografia del Medioriente, distinto Dubai e Abu Dhabi mentre ancora le sognavamo cercando l’offerta di volo più vantaggiosa. Ora che crediamo di (...)

■ continua a pag 2 Falabella Dellapenna a pag 9
Non vogliamo abbassare in nessuna maniera l’ego comunicativo dell’assessore patriota Cosimo Latronico, anche perché sarebbe impossibile farlo, vista la sua mania politica a dover dire sempre qualcosa di felicemente inutile, ma Santiddio nemmeno un disavanzo della sanità di 64 milioni d’euro in groppa ai poveri lucani e con tutti gli accrocchi possibili di responsabilità è riuscito a farlo stare zitto una buona volta per tutte e così alla fine per viziosa baldanza e pur di continuare a pontificare ha ceduto all’impellenza giornaliera di sfornare l’ennesima notiziola. Ora non può che far piacere che qualcuno elogi l’operato dei medici dell’AOR San Carlo come anche che dopo un tira e molla contabile, drammatico quanto ai limiti del fantozziano, si sia evitato, pensate un po’, d’alzare addirittura la famigerata Irpef, manco fosse un dolce regalo piuttosto che la jattura di conti schizzati miseramente sul rosso, ma 60 mila lucani costretti a rinunciare alle cure, che per diritto costituzionale alla salute dovrebbero quantomeno essere assicurate, non possono valere meno d’un paziente felice e della sua bella letterina di ringraziamento. Cantano i Dreamer Wild: “E ci risiamo…”
OLTRE IL GIARDINO A Cronache i tre candidati sindaco Salandra, Montanaro e Lombardi
Sfida ad Acerenza: cambiamento, continuità o unità



Omicidio Lotito, investì e uccise: ora cambia l’accusa per Sarli?

CASO GARLASCO
Sempio, indagato dell’omicidio, si avvale della facoltà di non rispondere. Ascoltato dai pm anche Marco Poggi: Chiara unica vittima
■ Magrì a pag 6
JIHADISMO
Rete e piattaforme social sono i principali strumenti di propaganda e reclutamento online: 2 i minorenni coinvolti a Palermo
■ Tammeriello a pag 5
AREE PRODUTTIVE
Aql avvia il percorso per equiparare i servizi idrici tra le province di Potenza e Matera, confronto con imprese e istituzioni
■ Servizio a pag 18
POTENZA
Servizi essenziali a rischio, la consigliera
Blasi: «Oneri che gravano sul Bilancio, la città non può reggere da sola»
■ Servizio a pag 21


Parliamo di leader mondiali come fossero vicini di casa, ma dietro le nostre discussioni si gioca un nuovo assetto globale
DI LU C IA S ER IN O
Oggi parliamo di Trump come se stessimo discutendo del sindaco del nostro paese. Così come delle questioni energetiche, in verità senza capirci molto. Abbiamo imparato la geografia del Medioriente, distinto Dubai e Abu Dhabi mentre ancora le sognavamo cercando l’offerta di volo più vantaggiosa. Ora che crediamo di sapere tutto degli Emirati Arabi, di Opec e prezzo del petrolioe abbiamo rilassato i nostri sogni con l’alibi della crisi del carburante, stiamo cercando la nostra nuova cittadinanza in un mondo che all’improvviso si è rimpicciolito.
Cinque anni fa il mondo si era chiuso, poi ha iniziato a sbattere le porte fino a spingerci, tutto così velocemente, sulle sponde del nostrodisorientamento. Cosa stiamo aspettando non lo sappiamo. Sappiamo però che dal quel fiume è passato il cadavere del Novecento, coni suoi sogni di gloria. Possibile, così, senza segnali? La tentazione è pensarlo, ma è una scorciatoia. Più rassicurante, che vera.
L’oggi non è nato dal nulla, è cresciuto nelle crepe delle società stanche, si è nutritodi paure condivise. Sono cambiati anche i lin-
guaggi mentre si restringevano gli orizzonti. Dunque non è stato un incidente (anche se da vecchia crociana mi ostino a pensarlo) ma un processo. La libertà è diventata un problema, i diritti, questa parola vaga, si sono affinati in nome della sicurezza, dell’efficienza, dei pareggi di bilancio. Abbiamo corretto anche le parole, per pudore, lo sfruttamento è diventato diseguaglianza, le guerre sono diventate operazioni, i controlli prevenzione. Tutta questa premessa per arrivare a dire cosa? Per arrivare a dire che, paradossalmente, più il mondo si è ristretto più lo sorvoliamo con le nostre discussioni. E il sistema dell’informazione è ovviamente dentro questo meccanismo. Mai come in questo momento la politica interna, gli esteri sono diventati cronaca locale. Perché se il mondo ha chiuso le porte, i mercati non ancora, e dunque quello che succede oltre oceano ha un impatto diretto dentro le nostre case e le nostre tasche. Perciò, per capire cosa sta succedendo, abbiamo bisogno di aggiornare i file, di qua e di là, a est e a ovest.
Se l’Europa decide che una parte delle risorse della politica di coesione deve essere destinata al riarmo, l’effetto lo vediamo a Palermo, come a Matera


come nelle Valli dell’Astigiano. Un mio vecchio direttore,
quando arrivava il tempo di Sanremo, diceva che il festival era cronaca locale

e come tale dovevamo infilarlo nel giornale. Perché lo guardavano tutti in tv, all’ora di cena e il giorno dopo ne discutevano. Ecco, il parametro è quello. Con una piccola, sostanziale differenza. Le canzonette non fanno male a nessuno. Qui rischiamo un nuovo assetto mondiale. In ballo – scusate la parola ma io la uso – c’è la nostra democrazia e il rischio di perderla non perché qualcuno ce la tolga ma perché abbiamo smesso di riconoscerne il valore. Dunque, lo sforzo di Cronache di allargare lo sguardo va in questo senso. Non si tratta soltanto –e già non sarebbe banale – di offrire un’informazione più sistematica oltre quella locale, ma di analizzare la seconda alla luce della prima. Operazione per nulla agevole. Ma è l’unico modo per capire se i lavori in corso sulla Basentana potranno mai terminare. Non dipende, o non dipende più,solo da Potenza.
Contro Nordio Report annuncia una notizia non verificata e da verificare
Quante sono le vittime di campagne informative senza fonte? Sulle sue pagine facebook Francesco Osanna: «Non sono un ministro e come normale cittadino posso solo fare una diffida»
DI RO B ERTO LA MATTI N A
Compagni giornalisti, avete troppa sete e non sapete approfittare delle libertà che avete, avete ancora la libertà di pensare ma questo non lo fate, in cambio preferite la libertà di scrivere….e in questa Italia piena di sgomento come siete coraggiosi voi che vi buttate senza tremare un momento”, abbiamo pensato immediatamente alla celeberrima invettiva che Gaber fa contro il mondo intero nella sua “Io se fossi Dio” quando abbiamo sentito prima le dichiarazioni di Ranucci sul presunto scoop su Nordio e le successive richieste di scusa dallo stesso formulate per una notizia che “non era non verificata ma da verificare.”
Noi non sappiamo se Gaber avrebbe messo Ranucci nel girone dei giornalisti dannati per la loro tendenza a confondere il coraggio con la mancanza di pudore ma siamo certi che quello che è accaduto supera il confine del giornalismo di inchiesta per trasformarsi nel pettegolezzo fine a se stesso che lascia non pochi strascichi.
NON TUTTI SONO NORDIO
Quando Ranucci, ospite della trasmissione di Bianca Berlinguer, annunciava il prossimo scoop sulla presenza di Nordio in Uruguay, il Ministro ha avuto i mezzi, la possibilità e l'autorevolezza di intervenire e, quindi, di costringere il conduttore di Report a fare un passo indietro e spiegare che si trattava di una notizia tutta da verificare.
Ci sono, però, due macigni enormi su questo ragionamento. Il primo vulnus è che Ranucci finge di dimenticare che un fatto non verificato non è una notizia. Un giornalista ha il dovere di apprendere ogni fatti ma, poi, ha ancora di più la necessità di verificare l'attendibilità della fonte, trovare i riscontri ed, infine, di dare la notizia. Tutto questo Ranucci non lo ha fatto. Non tutte le persone coinvolte nelle inchieste giornalistiche su notizie non verificate, però, hanno la forza e l'autorevolezza di un Ministro della Giustizia. Se al posto di Nordio ci fosse stato il signor Mario Rossi probabilmente la notizia sarebbe stata data lo stesso magari con l'avvertenza che la fonte rigorosamente anonima non aveva, però, fornito le indicazioni sufficienti per i riscontri.
Una modalità piuttosto ipocrita che avrebbe per sempre lasciato gli schizzi di fango sulla persona coinvolta che, stante l'anonimato e la mancata verifica della fonte, non avrebbe neanche la pos-
sibilità di difendersi e di smentire.
IL CASO OSANNA
Nordio è un nome famoso. Quello di Francesco Osanna non lo è. Non è più da tempo un militante politico, non svolge nessuna funzione pubblica. Da giovane è stato un militante di Azione Giovani, organizzazione giovanile di AN che fu presieduta dall'attuale Presidente del Consiglio. Tanto basta per diventare oggetto nella sua attività imprenditoriale di una inchiesta da parte di Report sui cantieri navali Vittoria.
Proprio ieri Francesco Osanna sul suo profilo facebook scrive «desidero chiarire con fermezza che non ho alcun processo per truffa e che quanto riportato è frutto di ricostruzioni errate e lesive della mia reputazione personale e professionale.
Per questo motivo. Visto che non faccio il Ministro e non mi chiamo Nordio e come qualunque cittadino italiano non ho la forza dimettermi contro a tale gioco delittuoso esercitato nei miei confronti tramite il mio avvocato Salvatore Sciullo ho già provveduto a formalizzare ogni opportuna azione legale a tutela dei miei diritti».
Nel posto è riprodotto il frontespizio di una nota inviata a Report. Noi non conosciamo direttamente Francesco Osanna, ci limitiamo a riportare quello che lo stesso mette nel suo profilo facebook sottolineando, proprio come fa la persona in questione, che lui (come qualsiasi altro cittadino) non ha la stessa forza di un ministro per difendersi dalle inchieste televisive.
QUAL E' IL LIMITE?
La vicenda Nordio e l'inchiesta giornalistica annunciata su “una notizia da verificare e non verificata” è forse, per l'evidenza pubblica dei personaggi, per la risonanza mediatica degli stessi e per la notorietà del fatto presupposto legato alla grazia data alla Minetti il punto più evidente di un metodo di fare informazione. La stampa ha il dovere di essere il cane da guardia del popolo contro il potere ma ha anche l'esigenza di costruire questo ruolo di guardiania sulla verità e non sulla strumentale inclinatura dei fatti alle ideologie. Nordio ha avuto la forza di difendersi. Quante persone non hanno la forza e l'autorevolezza di un Ministro di Grazia e Giustizia? Quante persone devono subire gli schizzi di fango senza potersi tutelare in nessun modo?
Soprattutto, quante volte Ranucci e gli altri costruttori di inchieste hanno pubblicato notizie ancora da verificare? “Calunniate, calunniate qualcosa resterà” di-
ceva Bacone o forse prima di lui Plutarco. Certo non dovrebbe es-
sere questo il ruolo della libera stampa.



La Rete e le piattaforme social si confermano i principali strumenti di propaganda e reclutamento online
DI A NN A TAM M AR I EL L O
Non succede più nelle moschee clandestine o negli scantinati adibiti a circoli culturali islamici, ma nelle stanze dei ragazzi, davanti a uno schermo o tramite uno smartphone. È da lì che oggi passa il materiale per l’autoaddestramento dell’aspirante jihadista. Non c’è più bisogno di viaggi o di contatti diretti, né di gerarchie riconoscibili. Basta una connessione. Negli ultimi mesi, in Italia come nel resto d’Europa, sta emergendo con sempre maggiore evidenza un fenomeno tanto complesso quanto preoccupante: la radicalizzazione online. Ma c’è un dato che, nonostante le preoccupazioni degli apparati d’intelligence, sta passando in sordina: l’età di chi sceglie lo Stato islamico si è abbassata notevolmente. Le recenti indagini e operazioni delle forze dell’ordine mostrano come il web sia diventato il principale terreno di diffusione di propaganda estremista, capace di influenzare anche minorenni e soggetti molto giovani. Un caso emblematico arriva da Palermo, dove i carabinieri del Ros hanno eseguito una misura cautelare nei confronti di due minorenni di origine egiziana. I ragazzi, secondo quanto emerso dalle indagini, avrebbero intrapreso un percorso di radicalizzazione a partire dal 2024, sviluppato quasi interamente attraverso piat-
taforme digitali come Instagram, TikTok, Telegram e WhatsApp. Non si trattava di una semplice esposizione passiva a contenuti estremisti: i minorenni avrebbero partecipato attivamente alla diffusione di propaganda jihadista, condividendo materiali, interagendo con altri utenti radicalizzati e contribuendo alla circolazione di messaggi violenti. Gli investigatori hanno accertato che i due ragazzi erano inseriti in una rete internazionale online, collegata a contenuti riconducibili a organizzazioni terroristiche come Isis e Al-Qaeda. Nei dispositivi elettronici sono stati trovati numerosi file di propaganda, tra cui video, immagini e testi che esaltavano il jihad, il martirio e la lotta armata. Dal punto di vista giudiziario, ai giovani vengono contestati reati gravi, tra cui l’istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo. Tuttavia, trattandosi di minori, l’autorità giudiziaria ha disposto il collocamento in comunità, una misura che mira non solo alla sicurezza, ma anche al recupero e alla rieducazione.
Le indagini restano in corso e, come previsto dalla legge, vale il principio della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva. Questo episodio non rappresenta un ca- so isolato. È infatti il secondo in pochi mesi, seguito dal Tribunale per i Minorenni di Milano, a conferma di una tendenza in crescita. I dati e le ana-

lisi più recenti indicano che la radicalizzazione avviene sempre più precocemente e si sviluppa soprattutto online, dove i contenuti estremisti sono facilmente accessibili e spesso presentati con linguaggi e modalità capaci di attrarre un pubblico giovane. Parallelamente, un’analisi più ampia del fenomeno evidenzia come il contesto internazionale giochi un ruolo significativo. I conflitti in Medio Oriente contribuiscono ad alimentare la propaganda jihadista, offrendo narrazioni che vengono sfruttate per reclutare nuovi adepti. In questo scenario, i social media diventano strumenti fondamentali per la diffusione di messaggi ideologici, spesso mascherati da contenuti religiosi o politici. Un ulteriore elemento di rischio è rappresentato dalla possibilità che la radicalizzazione online si traduca in azioni concrete. Le autorità parlano sempre più

spesso di “lupi solitari”, individui che agiscono in modo autonomo, senza un collegamento diretto con organizzazioni strutturate, ma ispirati dalla propaganda. Questo tipo di minaccia è particolarmente difficile da prevenire, proprio perché si sviluppa in contesti individuali e spesso invisibili fino alle fasi più avanzate. Per questo motivo, lo Stato ha rafforzato le misure di prevenzione e controllo. Le forze dell’ordine intensificano il monitoraggio del web, mentre aumentano i controlli su obiettivi sensibili, infrastrutture e luoghi affollati. Anche la cooperazione internazionale è stata potenziata, soprattutto lungo rotte considerate a rischio, come quella balcanica. Tuttavia, la repressione da sola non basta. Il caso del minorenne di Como, analogo ai casi di Palermo e Milano, mette in luce anche la necessità di interventi educativi e so-
ciali. La radicalizzazione giovanile è spesso il risultato di un insieme di fattori: isolamento, fragilità personale, ricerca di identità e appartenenza. In questo senso, diventa fondamentale il ruolo della scuola, della famiglia e delle comunità locali nel riconoscere i segnali di disagio e intervenire prima che il processo di radicalizzazione diventi irreversibile. In conclusione, il fenomeno della radicalizzazione jihadista tra i giovani rappresenta una sfida complessa che richiede un approccio multidimensionale. Le operazioni di polizia, come quella di Como o Palermo, dimostrano l’efficacia dell’azione preventiva, ma evidenziano anche la profondità del problema. Comprendere e contrastare le dinamiche della radicalizzazione online è oggi una priorità non solo per la sicurezza, ma anche per la tutela delle nuove generazioni.

CASO GARLASCO
L’unico accusato dell’omicidio di Chiara Poggi, nella nuova inchiesta, si avvale della facoltà di non rispondere
DI TI Z I AN A M A G RÌ
Una cartella con file sul computer. Chiara Poggi l’aveva protetta con una chiave d’accesso per evitare invasione nella sua vita privata con Alberto Stasi. Marco, il fratello di Chiara ha sempre detto di sapere dell’esistenza di questo file, ma di non averlo mai aperto. Domani, davanti ai Pm di Pavia, dovrà aggiungere qualche elemento alle sue ultime dichiarazioni. Per gli inquirenti la cartella potrebbe contenere l’elemento fondamentale per il riscontro del movente: Andrea Sempio, conosceva il contenuto e il rifiuto all’approccio sessuale da parte della vittima assume contorni più concreti. Una storiaccia di cronaca, consumata in una villetta, di una zona residenziale, in provincia di Pavia. Il 13 agosto 2007 Chiara Poggi, 26 anni, viene trovata morta in casa: con il cranio colpito più volte con un corpo contundente, si parla di almeno 12 fendenti inferti con estrema ferocia sul viso e sulla testa, tanto da provocare lo spappolamento del cervello. Dopo 19 anni il delitto di Garlasco continua ad essere il cold case mediaticamente più seguito d’Italia. E in queste ore torna al centro della scena giudiziaria con un vecchio presunto dubbio «la ipotizzata colpevolezza» di Andrea Sempio, amico di Marco Poggi, e frequentatore dell’abitazione di via Pascoli a Garlasco. Sono emersi nuovi elementi che potrebbero cambiare persino la verità stabilita da una sentenza definitiva. Per l’omicidio fu condannato Alberto Stasi, l’allora fidanzato di Chiara: sedici anni di reclusione, con sentenza passata in giudicato nel 2015, e una pena quasi espiata del tutto. Nel 2025 la Procura di Pavia riapre il fascicolo e porta al centro di una ricostruzione dei fatti accaduti il nome di Sempio, nome che già circolava ai margini delle prime indagini. La nuova ricostruzione degli inquirenti è
netta: Stasi non era sulla scena del crimine. C’era solo Andrea Sempio che secondo i Pm avrebbe ucciso Chiara «con crudeltà», dopo che lei aveva respinto un suo approccio sessuale. La difesa contesta ogni elemento. Sarà il giudice a decidere.
E IL FRATELLO
DI CHIARA
Nella giornata di ieri, 5 maggio, sono state ascoltate come testimoni Paola e Stefania Cappa, le cugine di Chiara Poggi, convocate nella caserma Montebello di Milano. Le due sorelle sono arrivate in momenti diversi, alle ore 11 Stefania, e alle 14 Paola. Entrambe non hanno rilasciato dichiarazioni all’uscita. Le gemelle, mai indagate ma più volte sfiorate dall’inchiesta, sono state convocate per confermare, in particolare, alcuni dettagli privati sulla vita di Chiara nei giorni precedenti al delitto, e soprattutto per confermare l’esistenza di approcci indesiderati da parte di Andrea Sempio. Oggi tocca ad Andrea Sempio: comparirà davanti ai Pm Civardi, De Stefano e Rizza, con il nuovo capo di imputazione – da omicidio in concorso a omicidio volontario, con l’aggravante della crudeltà – e si avvarrà della facoltà di non rispondere. L’avvocato difensore Cataliotti spiega la motivazione del silenzio dovuto alle indagini ancora non chiuse, al fascicolo non ancora depositato, e alla mancanza delle condizione per rispondere punto per punto alle accuse. Intanto, gli avvocati, Liborio Cataliotti e Angela Taccia, hanno spiegato di aver affidato ad una psicoterapeuta l’incarico di redigere una consulenza personologica, del 38enne, riservandosi di chiedere la successiva convocazione dopo il deposito degli atti. Quindi, Sempio ci sarà. Ma in silenzio.
Nella stessa mattinata, a testimoniare è Marco Poggi, fratello di Chiara, che non potrà avvalersi come testimone della fa-
coltà di non rispondere. Non è la prima volta che viene sentito, era stato già ascoltato a marzo dello scorso anno e il 20 maggio a Mestre, lo stesso giorno in cui Sempio diede forfait agli inquirenti. Amici di lunga data, lui e Sempio, stessa età, pomeriggi trascorsi davanti alla PlayStation a casa Poggi. Ma questa volta i pm vogliono sapere da Marco Poggi della cartella protetta da password. Se Sempio ne conosceva il contenuto il movente non è più l’impulso ma diventa premeditato. Qui le cose cambiano di molto, elementi importanti per i giudici. Le dichiarazioni di Poggi potrebbero rivelarsi di fondamentale importanza per confermare o meno il capo di imputazione.
LO SCONTRINO DEL PARCHEGGIO NON È PIÙ UNA PROVA Sin dall’inizio dell’indagine, che poi ha visto Alberto Stasi condannato per l’omicidio di Chiara Poggi, Andrea Sempio ha sempre adottato come elemento di prova a suo favore il ticket del parcheggio di piazza Sant’Ambrogio a Vigevano timbrato alle ore 10.18 del 13 agosto 2007, a dimostrazione che quella mattina non si trovava a Garlasco. La Procura avanza due dubbi: il primo che possa essere stato della madre, e non di Sempio, cosa del tutto negata dalla stessa donna. Il secondo è che Vigevano dista appena venti minuti di auto da Garlasco. Un tempo così breve che rientra appieno nella nuova perizia medico-legale che ha spostato l’orario della morte di Chiara Poggi di quasi due ore rispetto a quanto stabilito dalla sentenza definitiva di condanna.
GLI ELEMENTI DELL’ACCUSA
La condanna di Stasi si reggeva su una finestra di tempi di ventitrèminuti: tra le 9.12 quando viene disattivato l’allarme di casa Poggi, e le 9.35, quando il fidanzato di Chiara riprende a lavorare alla tesi al computer. La consulenza dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo, in-

caricata dalla Procura, colloca invece la morte tra le 10.20 alle 12, precisamente tra le 11 e 11.30. Questi nuovi elementi probatori ribaltano del tutto l’intero scenario rispetto alla prima indagine: in quelle ore, la presenza di Stasi altrove è documentata, e la sua difesa si prepara alla revisione del processo.
Per Sempio, invece, il ticket del parcheggio non è più unalibi perché avrebbe avuto tutto il tempo di parcheggiare a Vigevano e raggiungere la villa a Garlasco prima dell’omicidio. L’ipotesi indiziaria si fonda sulla perizia non solo su tempi e modi, ma anche sulla nuova analisi delle macchie di sangueBlood pattern analysis, Bpa- del Ris di Cagliari. Sotto le unghie di Chiara Poggi la genetista Denise Albani ha identificato tracce di DNA compatibili con la linea paterna della famiglia Sempio: per i Pm, è il segno di una probabile colluttazione in cui la vittima tentava di difendersi. Sul muro delle scale che portano alla cantina c’è un’impronta palmare, classificata con numero 33, riconducibile secondo il procuratore Fabio Napoleone, allo stessoSempio a seguito di quindici punti di corrispondenza.
A chiudere il capo d’accusa ci sono le tre telefonate a casa Poggi tra il 7 e l’8 agosto 2007 da parte
di Andrea Sempio, mentre Marco era in vacanza. Secondo gli inquirenti le chiamate da parte di Andrea, erano per verificare se Chiara fosse sola. Tutti elementi esclusi dalla difesa, secondo la quale il DNA può essere esito di una contaminazione ambientale, per il fatto che il 38 enne frequentava abitualmente casa Poggi; l’impronta sia stata esclusa dall’incidente probatorio e le telefonate erano del tutto indirizzate alla ricerca del fratello di Chiara Poggi. La Procura tira dritto e ritiene che il quadro accusatorio complessivo regga, anche al venire meno di qualche elemento.
Con gli interrogatori di questa settimana la Procura chiude la fase delle indagini. Se Sempio venisse rinviato a giudizio, si aprirebbe anche la strada per Alberto Stasi di presentare formale istanza di revisione alla Corte d’Appello di Brescia. Diciannove anni, due indagati, una condanna definitiva e una nuova inchiesta.
Chiara Poggi è rimasta sola, unica vittima di una storia che ancora non ha un finale di giustizia. Una storia fatta di perizie, errori, password. Una storia mediatica, in pasto a un pubblico in cerca di autore da suspense, dalle sfumature noir e poliziesche, così come si rispetti nel nuovo genere true crime.
L'ambasciatore: «Necessario recuperare un dialogo franco». Il Vaticano rilancia: «Dialogo con tutti, ma senza compromessi sulla pace»

Lo stupore, nei corridoi vaticani, è palese. In diversi, anzi, restano attoniti, con l'attacco che arriva nel giorno di riposo di Leone XIV a Castel Gandolfo.
Perché i toni di Donald Trump ormai non sorprendono più nessuno ma molti, dopo l'udienza accordata al Segretario di Stato Usa Marco Rubio, credevano che dalla Casa Bianca si volesse cambiare registro. In ogni caso l'incontro tra il Papa e Rubio, di giovedì mattina, alla fine resta confermato, anche
perché, fanno notare fonti vaticane, l’agenda del Pontefice non viene cambiata sull'onda di dichiarazioni più o meno umorali. Sta di fatto che il faccia a faccia tra il Papa e Rubio si presenta, soprattutto per quest’ultimo, un’impresa tutta in salita. Lo fa capire l'ambasciatore americano presso la Santa Sede Brian Burch che ha detto di attendersi «una conversazione franca».
«Le nazioni hanno divergenze, e credo che uno dei modi per superarle sia attraverso la fraternità e un

dialogo autentico», ha affermato il diplomatico aggiungendo: «Credo che il Segretario venga qui con questo spirito». In salita è anche il suo mandato di ambasciatore: avrebbe dovuto portare a casa il viaggio del Papa negli Stati Uniti, che quest'anno celebrano i 250 anni della Dichiarazione d'indipendenza. Se invece una cosa è certa, è proprio che quest'anno il Papa di Chicago non tornerà a casa. Anzi nell'emblematica data del 4 luglio sarà a Lampedusa tra i migranti. Il Papa e il
Vaticano tirano dritto dunque per la loro strada. Lo ha detto esplicitamente il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, «piaccia o non piaccia». Ma è evidente che non conviene a nessuno dei due chiudere le porte del dialogo. La diplomazia vaticana, che non ha né territorio né interessi specifici da difendere, per suo dna parla con tutti. Tanto più con la potenza più importante a livello geopolitico che, in questo tornante della storia, coincide anche, per la prima volta, con la stessa
patria del Pontefice. Dialogo aperto sempre, ma tenendo conto che «il Papa va avanti per la sua strada, nel senso di predicare il Vangelo, la pace - ha ricordato ancora Parolincome direbbe San Paolo» in ogni occasione «opportuna e inopportuna». Grande attesa dunque per domani, per verificare non tanto un avvicinamento su Medio Oriente e gli altri delicati dossier, considerate le grandissime distanze tra chi pensa alla risoluzione dei problemi con le armi, gli Usa, e chi invoca un disarmo generale, il Papa. Ma si vedrà se almeno il confronto potrà tornare su un binario di dialogo diplomatico, come d'altronde tutti auspicano. E intanto nell'agenda del Papa entra per il 9 maggio un'altra udienza, quella con il primo ministro di Haiti Alix Didier Fils-Aimé, paese del continente americano da anni ostaggio della criminalità e dell'instabilità politica. A dimostrazione che lo sguardo della diplomazia vaticana resta aperto a trecentosessanta gradi.
In commissione alla Camera il nodo dei seggi aggiuntivi al 40%. Professori divisi, opposizioni all’attacco: «Riforma irricevibile»
Un premio che, a conti fatti, può non far arrivare i vincitori a ottenere una maggioranza certa ma, per paradosso, può mandarli anche molto vicino ai numeri dei quorum costituzionali per eleggere le alte cariche. Il faro dei professori sentiti ieri in commissione Affari Costituzionali alla Camera sulla riforma della legge elettorale si è concentrato in particolare sui 70 seggi (35 al Senato) “di governabilità” che vengono attribuiti a chi raggiunga almeno il 40% dei consensi. E se c'è chi, Giovanni Guzzetta, Tommaso Frosini, Felice Giuffré, lo giudica tutto sommato equilibrato da Gianfranco Pasquino, Cesare Pinelli e Luciano Fasano arriva un allarme. «Il premio può produrre esiti contraddittori», riassume quest'ultimo. Un allarme subito ripreso dal Pd. FdI, però, difende le proprie scelte: il premio «non è nè irragionevole nè sproporzionato», sottolinea uno degli sherpa e relatore della riforma, Angelo Rossi di FdI. «Ad ogni modo - apre il presidente della commissione, l'azzurro Nazario
Pagano - sulla modalità di attribuzione del premio si può discutere, ma a patto che dall'opposizione arrivi almeno qualche segnale di fumo. A me non dispiacerebbe - dice Pagano - l'idea che venisse attribuito dopo il voto» ma di eventuali correzioni si discute se le opposizioni «dicono 'iniziamo a ragionare'». Opzione che, al momento, non sembra intravedersi. La proposta di modifica della legge elettorale avanzata dal centrodestra «è irricevibile» chiude ancora una volta la porta la segretaria Dem Elly Schlein. È «invotabile», anche per il segretario di +Europa Riccardo Magi. Ed è un no secco anche all'ultima offerta di dialogo arrivata ieri dal responsabile organizzazione di FdI, Giovanni Donzelli: «Noi - ha detto ai Tg - vogliamo fare la legge elettorale con tutti coloro che ci vogliono lavorare. Ciascuno ha le sue sensibilità, crediamo che le preferenze siano uno strumento importante all'interno della legge elettorale». «Cerca il consenso dell'opposizione - è il giudizio di Filiberto Zaratti di Avs
- perché non lo ha in maggioranza. Faccia chiarezza in casa sua e soprattutto proponga subito le modifiche necessarie per rendere costituzionale il testo della legge elettorale». Oltre al premio e alle preferenze nella maggioranza, intanto, si dà per scontato anche un ritocco sul ballottaggio così come potrebbero arrivare correzioni per correggere il fatto che il sistema possa portare a maggioranze diverse tra Camera e Senato. In attesa di capire se la acque tra maggioranza
e opposizione si smuoveranno in qualche modo, intanto, proseguono le audizioni in commissione solo alla fine delle quali verrà stabilito un termine per la presentazione degli emendamenti. «Spero finiamo entro fine mese», evidenzia Pagano. A quel punto, se resterà il muro contro muro, la maggioranza dovrà capire se e come procedere per provare ad approvare almeno in prima lettura il testo a Montecitorio entro la chiusura dei lavori per la pausa estiva.


LAGONEGRO Costretto anche a risarcire i danni e a pagare le spese processuali
Un’altra sentenza per diffamazione a Cronache e al suo incensurato editore. La sentenza segue il decreto penale di condanna a Finizio di Basilicata 24 e le indagini sul Fatto Quotidiano che infangó Postiglione
Otto mesi di reclusione per diffamazione continuata ai danni di Cronache e della sua redazione, risarcimento danni da liquidare in separata sede e 1.797 euro di spese legali da pagare all'avvocato difensore della nostra testata Giovanni Rumma.
Questa la decisione del giudice Marina Rizzo del Tribunale di Potenza nel processo a carico di Fabio Falabella. Il Giornalista era un nostro collaboratore, fu licenziato per aver tenuto dei comportamenti aggressivi nei confronti della redazione, provò a impugnare il licenziamento ma il suo ricorso fu rigettato dal Tribunale Civile.
Nel mentre si era dedicato a scrivere sui social frasi diffamanti e calunniose nei confronti del nostro giornale, dei nostri collaboratori e del nostro incensurato editore tanto da spingerci a presentare una querela.
La vicenda processuale è arrivata al suo epilogo proprio ieri. IL DECRETO PENALE DI
Da troppo tempo e da troppe parti ci sono quotidianamente attacchi mediatici e social contro il nostro giornale, i nostri collaboratori, il nostro editore ed, in alcuni casi, anche i nostri amici.
Siamo stati costretti ultimamente querele ed azioni civili di risarcimento danni per tutelare la nostra immagine non potendo più tollerare che si costruisca una macchina del fango che colpisce direttamente la nostra coscienza e prova a gettare zone d'ombra sulle nostre azioni al fine di sminuire il nostro lavoro.
Proprio qualche giorno fa abbiamo appreso che Michele Finizio su nostra querela a seguito di alcuni ripetuti articoli diffamatori contro Giuseppe Postiglione e la nostra attività editoriale ha ricevuto un decreto penale di condanna per il reato di diffamazione aggravata.
Per completezza di esposizione dobbiamo precisare che lo stesso Finizio ha opposto il decreto penale ed a breve inizierà il processo sulla sua opposizione al decreto penale di condanna.

al Tribunale di Potenza dove ha ricevuto il rigetto della sua istanza. Talmente inammissibile che il giornalista è stato anche condannato alle spese per la Ctu disposta dal Tribunale. DOPO IL GIUDICE DEL LAVORO, ATTESA LA DECISIONE DI QUELLO PENALE Una vicenda giudiziaria che però dalla redazione, che ha vinto la causa del lavoro, è stata portata davanti anche al giudice penale. Per le ingiurie rivolte a colleghi e datore di lavoro, che hanno portato alla sentenza dell’altro


Abbiamo presentato nei giorni scorsi querele contro il Fatto Quotidiano, il suo direttore Travaglio, il direttore della testata online e il giornalista che ha redatto l'articolo, per gli articoli diffamanti che hanno riguardato Giuseppe Postiglione in occasione della visita di Nordio in Basilicata.
Per pudore e dignità professionale non ci interessa ripetere quanto raccontato dal giornale nazionale e dal suo corrispondente locale. Quello che ci preme evidenziare che non è per noi più possibile tollerare oltre gli atteggiamenti offensivi, allusivi e diffamanti che vengono quotidianamente rivolti nei nostri confronti.
Per gli stessi motivi abbiamo presentato mediazione civile contro gli autori di quei testi e di quei titoli che hanno tentato, per l'ennesima volta, di distruggere l'immagine di Giuseppe Postiglione, di demolire il lavoro che quotidianamente la nostra testata svolge e la credibilità che ci siamo costruiti sul campo.
NON POSSIAMO E

Abbiamo tollerato tanto, abbiamo spesso porto l'altra guancia ma siamo stati costretti a ricordare che nella sua infinita saggezza Dio ci ha fornito soltanto di due guance.
Ora non possiamo e non vogliamo più tollerare.




Non possiamo e non vogliamo più tollerare che si intenda far finta che i processi e le sentenze che ci hanno riguardato non esistono e che si possano utilizzare processi terminati con assoluzione come paradigma diffamante quasi che la denuncia sia più importante dell'esito finale. Non possiamo e non vogliamo più tollerare che si continui a tentare di dipingere un quadro a tinte fosche anche laddove l'inesistenza di questo quadro è stato dimostrato da chi, per rango costituzionale, ha il compito di accertare la presenza di eventuali condotte illecite.
La nostra società, i nostri collaboratori, il nostro editore non ha scheletri nell'armadio, non ha condanne, non ha indagini in corso. Se ne facciano una ragione “Il Fatto Quotidiano”, i suoi corrispondenti locali, i blog i cui direttori sono propensi alla costruzione di finti scoop e tutti quanti gli altri. Siamo ben disposti a confrontarci a viso aperto sul piano delle idee e della qualità editoriale. Non possiamo e non vogliamo più tollerare azioni diffamanti.
La giustizia ha iniziato a fare il suo corso. Noi aspettiamo fiduciosi. Aspettiamo da incensurati sulla riva del fiume il passaggio dei professionisti della diffamazione.
POTENZA. Hanno preso avvio oggi le attività dei cantieri dei Progetti Asa- Attività Servizi Ambientale con l’impiego complessivo di 884 addetti, provenienti dalle platee ex Rmi (categoria B) ed ex Tis che hanno partecipato, nell’anno 2025, all’Avviso Pubblico denominato «Reinserimento al lavoro dei soggetti economicamente svantaggiati di cui alla platea ex Rmi – cat. B ed ex Tis della Regione Basilicata», e i cantieri del Progetto Saap - Progetto Servizi Agro- Ambientali Aree
Produttive, con l’impiego di 898 addetti, rivenienti dalla platea dei lavoratori fuoriusciti dalle mobilità ordinaria e in deroga, ex categoria A Reddito minimo di inserimento. Ne dà notizia l’assessore allo Sviluppo Economico Francesco Cupparo ricordando che per i lavoratori del Progetto Asa sono previste 123 giornate Cau (contributive), corrispondenti a 102 giornate lavorative effettive. Per i lavoratori del Progetto Saap sono previste 163 giornate Cau (contributive), corrispon-
denti a 136 giornate lavorative effettive. «Mi auguro che queste informazioni facciano definitivamente chiarezza sulle notizie diffuse dalle consigliere Cinquestelle che – dice Cupparo – nonostante le mie dichiarazioni anche nell’ultimo consiglio regionale continuano a fare confusione tra attività del Piano regionale forestazione e Progetti Asa e Saap. Dunque come sanno gli operai da oggi a lavoro – conclude – le polemiche pretestuose e demagogiche stanno a zero».

Dati Arpab: tutte le acque idonee tra eccellente e buona. Latronico: «Controlli per tutta l’estate», Mongiello: «Depurazione e tutela»
POTENZA. Con l’approvazione della delibera regionale sulla classificazione delle acque di balneazione, la Basilicata fissa le regole per la stagione 2026, confermando l’altissima qualità delle acque costiere, sia sul versante jonico che su quello tirrenico.Sulla base dei monitoraggi effettuati dall’Arpab nel quadriennio 2022-2025, il quadro che emerge è estremamente positivo. La totalità delle acque analizzate è risultata idonea alla balneazione. Nello specifico, i punti di prelievo sono stati classificati esclusivamente nelle categorie “eccellente” (Classe 1) e “buona” (Classe 2).«Anche quest’anno i dati tecnici dell’Arpab confermano la qualità delle acque del no-

stro mare con eccellenti risultati - dichiara l’assessore alla Salute, Politiche della Persona e Pnrr, Cosimo Latronico - L’avvio della stagione balneare è supportato da un piano di controlli capillare che proseguirà per tutta
l’estate. Il nostro obiettivo prioritario resta la tutela della salute dei cittadini attraverso il monitoraggio costante e la trasparenza dei dati, disponibili a breve sul Portale Acque del ministero della Salute».«La qualità eccellen-
te delle nostre acque è il frutto di politiche attente alla transizione ecologica e alla cura del territoriosottolinea l’assessore all’Ambiente e alla Transizione energetica, Laura Mongiello - siamo impegnati a rafforzare il sistema di depurazione e il monitoraggio dei corpi idrici che sfociano in mare. Proteggere la biodiversità marina e garantire la pulizia delle coste significa non solo valorizzare il nostro patrimonio naturale, ma anche sostenere l’economia turistica in un’ottica di sostenibilità».La delibera definisce inoltre il perimetro della sicurezza. Restano interdette alla balneazione, come da normativa nazionale, le aree portuali come il Porto di Maratea, il Porto
degli Argonauti e il Porto di Marinagri, i bacini naturali e artificiali, i corsi d’acqua e le foci dei fiumi.
«La collaborazione tra Regione, Arpab e comuni costieri è fondamentaleconcludono Latronico e Mongiello - Oltre ai controlli sulla qualità microbiologica, abbiamo già recepito le comunicazioni del Consorzio di Bonifica sul corretto funzionamento degli impianti idrovori, garantendo così una gestione integrata e sicura del litorale metapontino. Continueremo a monitorare e a garantire la massima sicurezza per i cittadini e i turisti, adottando ogni misura necessaria per preservare la salute pubblica e del nostro mare».
Da oggi a venerdì confronto nazionale. Moscaritolo: «Agricoltori presidio ambientale e leva per crescita sostenibile»
POTENZA. “Agricoltori custodi del territorio, custodi del futuro”. È il filo conduttore della IX Assemblea elettiva nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, in programma a Roma dal 6 all’8 maggio all’Auditorium Antonianum. Tre giorni di confronto che mettono al centro il valore delle aree rurali e del cibo come elementi identitari del Paese.A rappresentare la Basilicata sarà una delegazione di dodici membri guidata dal presidente regionale Leonardo Moscaritolo, in continuità con una strategia fondata su valorizzazione del territorio, so-
stenibilità e rafforzamento del ruolo degli agricoltori. Le giornate del 6 e dell’8 maggio saranno dedicate ai lavori interni e al percorso elettivo, mentre il 7 maggio sarà aperto al contributo di istituzioni, economia, cultura e sport.In mattinata sono previsti, tra gli altri, il videomessaggio della presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola e l’intervento dell’analista Dario Fabbri, seguiti dal confronto con esponenti istituzionali nazionali ed europei. Nel pomeriggio spazio al monologo di Stefano Massini e a tre focus su radi-

ci, futuro e leadership.«La nostra partecipazione – afferma Moscaritolo – rafforza una visione che mette al centro l’agricoltore come presidio ambientale e motore di svi-
luppo sostenibile». Cia Basilicata è impegnata nella tutela del paesaggio rurale, nella difesa del reddito agricolo e nella valorizzazione delle produzioni locali, affrontando anche criticità come fauna selvatica e scarsità idrica.«Serve passare dalla logica dell’emergenza a quella della prevenzione, con interventi strutturali per la sicurezza del territorio», aggiunge. Centrale anche l’utilizzo delle risorse della Politica agricola comune per sostenere le economie locali e rafforzare l’integrazione tra agricoltura, istituzioni e territori.
Mancini: «Siamo chiamati a un atto di responsabilità che riguarda la nostra terra e il futuro delle comunità»

Il Consiglio Provinciale di Matera ha tenuto una seduta aperta straordinaria per discutere della possibile individuazione del territorio lucano come sede del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi e del parco tecnologico. La riunione ha visto la partecipazione di consiglieri, sindaci e rappresentanti delle associazioni locali, tutti concordi nel respingere l’ipotesi e ribadire il fermo “no” della Provincia.Il presidente del Consiglio Provinciale, Mancini, ha sottolineato la rilevanza della decisione: «Siamo chiamati a un atto di responsabilità che riguarda la nostra terra, la nostra storia e, soprattutto, il futuro delle comunità che rappresentiamo».Il documento approvato evidenzia la contrarietà dell’assemblea provinciale all’individuazione del Materano e delle aree limitrofe come sede del deposito nazionale, segnalando la
concentrazione sproporzionata dei 15 siti selezionati nel distretto Puglia–Basilicata rispetto alle 51 aree idonee individuate dalla Carta Nazionale delle Aree Idonee.«Parliamo di territori di valore ambientale, storico e archeologico straordinario – ha aggiunto Mancini – come il Parco delle Chiese Rupestri e la Murgia Materana, patrimonio UNESCO, o la riserva naturale speciale dei Calanchi di Montalbano Jonico, aree intrinsecamente incompatibili con una destinazione industriale di questo tipo».Il presidente ha inoltre richiamato la fragilità geomorfologica e idrogeologica della regione, evidenziata dagli studi del dirigente Enrico De Capua, che segnalano il rischio di frane e alluvioni. «Ignorare questi elementi significherebbe forzare una mappa che non tiene conto della complessità dei territori e del danno – anche re-

putazionale – che verrebbe inflitto a Matera e agli altri centri lucani e pugliesi», ha aggiunto.La Basilicata, già pesantemente impegnata in termini ambientali e infrastrutturali – dal sito ITREC di Rotondella alla produzione nazionale di petrolio – non può sopportare ulteriori oneri. Mancini ha ricordato anche la legge regionale 31 del 2003, che definisce la regione “territorio denuclearizzato”, sottolineando come il deposito nazionale violerebbe il principio di equità territoriale.Il “no” della Provincia non è un rifiuto pregiudiziale, ma una scelta politica e strategica volta a promuovere uno sviluppo basato su turismo sostenibile, agricoltura di eccellenza e tutela del paesaggio. «Con la delibera approvata – ha dichiarato Mancini – ribadiamo la nostra identità di territorio denuclearizzato, rafforziamo l’impegno al fianco di Basilicata e Pu-
glia e riaffermiamo che le scelte sul futuro dei territori devono nascere dall’ascolto e dal confronto con le comunità».Alla seduta hanno partecipato numerosi sindaci, consiglieri e rappresentanti delle associazioni locali, a conferma dell’ampio consenso attorno alla posizione della Provincia. «Abbiamo affermato, insieme, che il nostro futuro non può essere deciso senza di noi. La tutela della nostra terra è un dovere che ci unisce, al di là delle appartenenze politiche», ha concluso il presidente.Con questa delibera, il Consiglio Provinciale di Matera ha ribadito con forza la propria opposizione alla localizzazione del deposito nazionale, lanciando un messaggio chiaro a livello nazionale: la Basilicata e la Puglia intendono proteggere il proprio patrimonio ambientale, culturale e turistico, opponendosi a scelte calate dall’alto.
Il Consigliere e gli altri rappresentanti hanno chiesto interventi immediati per tutelare le comunità lucane
Ieri si è svolto al Consiglio provinciale aperto di Matera un incontro istituzionale durante il quale il consigliere regionale della Basilicata, Piero Marrese, ha ribadito con fermezza la propria contrarietà all’ipotesi di localizzare il deposito nazionale delle scorie nucleari tra Basilicata e Puglia.«Si tratta di una scelta inaccettabile –ha dichiarato Marrese –che metterebbe a rischio l’ambiente, il paesaggio, la salute dei cittadini e le vocazioni produttive dei nostri territori. Comunità che da sempre puntano sull’agricoltura di qualità, sul turismo sostenibile e sulla
valorizzazione della bellezza non possono vedere compromesso questo patrimonio da decisioni calate dall’alto».Durante il Consiglio, Marrese ha ricordato il proprio impegno istituzionale sul tema: è infatti il primo firmatario della mozione presentata in Consiglio regionale il 1° ottobre 2024, sottoscritta da tutti i consiglieri di opposizione, che esprime la netta contrarietà della Regione Basilicata all’ubicazione di un sito di stoccaggio di scorie nucleari sul territorio regionale, nell’ambito del Deposito Nazionale e Parco Tecnologico (DNPT). «A distanza di ol-
tre un anno e mezzo, quella mozione non era ancora stata discussa in aula – ha sottolineato Marrese –. La discussione odierna rappresenta un passo importante, ma chiediamo che venga finalmente inserita all’ordine del giorno del prossimo Consiglio regionale del 12 maggio per assumere decisioni concrete».Il consigliere ha inoltre evidenziato il crescente coinvolgimento dei territori: «Le iniziative assunte da altri enti locali, come la Provincia di Matera e numerosi Comuni, dimostrano una mobilitazione ampia e trasversale. Le istituzioni devono dare risposte
chiare e tempestive: la Basilicata ha già dato tanto e non può essere individuata come sede di un’infrastruttura così impattante».L’incontro di ieri conferma la forte opposizione della Regione e dei territori lucani a qualsiasi localizzazione del deposito nucleare nell’area tra Basilicata e Puglia, ribadendo l’urgenza di decisioni condivise e trasparenti.













Loredana Albano (Presidente Aiart): «Un’evoluzione che proietta l’organizzazione in una dimensione più ampia»
Nasce ufficialmente in Basilicata l’Aiart, l’Agenzia d’innovazione per l’apprendimento, la ricerca e la tutela ODV-ETS. Ad annunciarlo è la presidente Loredana Albano. «Si tratta, in realtà, della trasformazione dell’associazione AIART Cittadini Mediali – Comitato Provinciale di Potenza in una nuova realtà. Un cambio di denominazione – aggiunge Albano – che segna un passaggio significativo nel percorso evolutivo dell’organizzazione, che oggi si configura non più come espressione territoriale dell’organizzazione nazionale Cittadini Mediali, ma come soggetto autonomo. Restano invariati tutti gli altri dati e riferimenti giuridici».Fondata il 3 giugno 2011 su iniziativa di un gruppo di amici e con l’impulso di Domenico Infante, già responsabile nazionale dell’allora Associazione italiana ascoltatori radio e televisioni, l’associazione ha operato fin dalla nascita con autonomia giuridica, mantenendo però un rapporto di col-
laborazione continuativa con la struttura nazionale di riferimento.Nel corso degli anni, Aiart ha sviluppato numerose attività a livello locale, nazionale ed europeo, consolidando competenze nei settori della comunicazione sociale, dell’educazione ai media e della promozione di una cittadinanza consapevole. L’esperienza nei programmi Erasmus+, dedicati agli scambi giovanili e all’educazione degli adulti, ha ampliato ulteriormente il raggio d’azione dell’associazione, rendendo necessario un riposizionamento strategico verso formazione, ricerca e cooperazione educativa e culturale.«Questa trasformazione rappresenta un passaggio naturale del percorso che abbiamo costruito negli anni –sottolinea la presidente Albano –non si tratta soltanto di un cambio di denominazione, ma di un’evoluzione che riconosce e valorizza il lavoro svolto, proiettandoci in una dimensione più ampia e strutturata».La nuova denominazione riflette un ampliamento del-

la missione: alle tradizionali attività di tutela e educazione alla comunicazione e ai media si affiancano oggi interventi nei campi dell’apprendimento non formale, della progettazione europea, della ricerca e dell’innovazione sociale. «Il termine “agenzia” esprime la volontà di rafforzare un modello operativo dinamico, capace di integrare competenze, progettazione e relazioni a livello nazionale ed europeo

La Camera di Commercio della Basilicata presenterà il prossimo 7 maggio, alle ore 11.00, nella Sala Economia della sede di Corso XVIII Agosto a Potenza, il “Bando Voucher Videoallarme Antirapina – Anno 2026”, rivolto alle imprese lucane interessate a rafforzare la sicurezza dei propri esercizi commerciali.Il bando, promosso dall’Ente camerale nell’ambito di un protocollo d’intesa siglato nei mesi scorsi con la Prefettura di Potenza, prevede il cofinanziamento di sistemi di
videosorveglianza e videoallarme, strumenti tecnologici avanzati pensati per prevenire e contrastare i reati predatori a danno dei negozi e delle attività commerciali.Secondo la Camera di Commercio, l’iniziativa rappresenta un passo concreto verso la modernizzazione dei sistemi di sicurezza delle imprese lucane, valorizzando la tecnologia e rafforzando la collaborazione tra istituzioni pubbliche e operatori privati. «Il nostro obiettivo è creare una rete virtuosa che metta insieme competenze e stru-
menti innovativi per garantire protezione e serenità alle attività commerciali della regione», spiegano i vertici camerali.Alla presentazione del bando saranno presenti i Prefetti di Potenza e Matera, insieme ai vertici territoriali delle Forze di Polizia delle due province, a testimonianza dell’impegno congiunto delle istituzioni locali nella tutela del tessuto economico lucano. L’iniziativa si inserisce in un quadro più ampio di azioni condivise finalizzate a rafforzare i presìdi di prevenzione e contrasto ai reati predatori, garantendo strumenti concreti e innovativi a supporto degli imprenditori.Con il “Bando Voucher Videoallarme 2026”, le imprese lucane avranno dunque l’opportunità di adottare soluzioni tecnologiche avanzate, riducendo i rischi legati alla criminalità e contribuendo a creare un contesto commerciale più sicuro e competitivo sul territorio
– conclude Albano – vogliamo contribuire in modo sempre più incisivo ai processi educativi e alla costruzione di una cittadinanza consapevole».Il percorso di rinnovamento è accompagnato anche da una nuova identità visiva, a partire dal logo e dagli strumenti di comunicazione, segno concreto di un’organizzazione che guarda al futuro e alle nuove sfide nel campo dell’educazione e dell’innovazione.
FORMAZIONE E SICUREZZA ONLINE PER I RAGAZZI
IlComitato Regionale per le Comunicazioni della Basilicata (Co.Re.Com.) e l’Associazione Cinema Mediterraneo hanno siglato un Protocollo d’Intesa per promuovere educazione ai media, alfabetizzazione digitale e tutela dei minori.«Le trasformazioni del mondo digitale e dei nuovi linguaggi audiovisivi richiedono una collaborazione strutturata tra istituzioni e Terzo Settore», spiega Assunta Mitidieri, Presidente del Co.Re.Com. Basilicata.Al centro dell’intesa c’è il progetto “Marateale & Co.Re.Com. Academy: MaratealeLab”, un percorso formativo innovativo rivolto alle scuole. Il laboratorio affronta temi cruciali come cyberbullismo, hate speech, disinformazione, dipendenze digitali e l’uso consapevole dell’intelligenza artificiale, con un focus sulla AI Literacy e la produzione di contenuti audiovisivi etici e inclusivi.Per Antonella Caramia, Presidente dell’Associazione Cinema Mediterraneo, «il Protocollo avvicina i giovani al cinema e al digitale in modo responsabile e creativo, promuovendo inclusione, talento e consapevolezza». Attraverso un Tavolo Tecnico Permanente, le attività saranno coordinate, monitorate e aggiornate costantemente rispetto alle evoluzioni normative e tecnologiche. Il Protocollo ha durata triennale e non comporta nuovi oneri per le Parti.

Assemblea partecipata nel capoluogo dei Sassi. Adduce: «Serve più ascolto e confronto per
MATERA. Una richiesta netta di cambiamento e di rilancio del confronto politico arriva da Matera, dove si è svolta un’assemblea partecipata di iscritte, iscritti, amministratori locali e rappresentanti del mondo sindacale e associativo del Partito democratico lucano. Un momento di discussione che ha rimesso al centro il tema della partecipazione e della funzione del partito in una fase complessa per la Basilicata.
A tracciare il senso dell’iniziativa è Salvatore Adduce, ex sindaco di Matera ed ex parlamentare del Pd, che sottolinea come «ci siano grandi energie che nella nostra regione chiedono di poter partecipare e confrontarsi nel Pd e attraverso il Pd per aprire nuove prospettive in un momento difficile della storia ad ogni livello». Un passaggio che richiama non solo le criticità locali, ma anche il contesto nazionale e internazionale. Al centro dell’analisi c’è la condizione del partito regionale, segnato dal commissariamento. «È il segno che qualcosa, nel tempo, si è inceppato», osserva Adduce, evidenziando una progressiva perdita di spazi reali di confronto. «Abbiamo discusso meno, ci siamo ascoltati meno e forse abbiamo anche smesso di farci le domande giuste».

Una riflessione che porta alla necessità di ricostruire un metodo basato su dialogo, ascolto e capacità di interpretare i bisogni della comunità.Nel corso dell’assemblea sono emersi con forza i principali nodi che attraversano la Basilicata: lo spopolamento, in particolare giovanile, le difficoltà del sistema sanitario, la fragilità dell’economia regionale. Non manca il riferimento alla questione energetica: «In una regione ricca di risorse – viene evidenziato – si registrano difficoltà crescenti per molte famiglie nel soste-
nere i costi di luce e gas, fino a rinunciare al riscaldamento».Il clima dell’incontro, caratterizzato da interventi liberi e animati da partecipazione, ha restituito l’immagine di una comunità politica ancora viva, capace di esprimere analisi e proposta. L’obiettivo condiviso è quello di superare divisioni e incomprensioni per aprire una fase nuova fondata su responsabilità e apertura, restituendo al partito un ruolo centrale nella società lucana.Non mancano, tuttavia, elementi di criticità rispetto alla gestione attuale. Do-

po dieci mesi di commissariamento, si registra «un’inerzia che sembra funzionale a dinamiche lontane dagli interessi della comunità regionale». In questo quadro viene sottolineata anche l’assenza del commissario regionale, il senatore Daniele Manca, giudicata «inspiegabile» nonostante fosse stata concordata la partecipazione all’incontro.
L’assemblea di Matera viene così letta come un punto di ripartenza. «Testardamente pensiamo che sia necessario lavorare per aprire nuove occasioni di dialogo e confronto», si
legge nel documento finale, con l’obiettivo di rendere il Pd «una forza utile, necessaria e indispensabile» per la Basilicata.Il messaggio che arriva dal capoluogo dei Sassi è chiaro: la comunità democratica lucana è presente, chiede spazio e intende contribuire attivamente alla costruzione di una nuova stagione politica. «La comunità democratica c’è, è viva ed è pronta a costruire una stagione nuova», conclude Adduce, indicando una prospettiva che punta a rafforzare il legame tra partito, territori e cittadini.
Sabato 9 maggio l’assise regionale a Scambiologico. Di Geronimo verso la guida: al centro lavoro, clima e diritti

POTENZA. Sarà la città di Potenza a ospitare, sabato 9 maggio, il Congresso regionale unitario dei Giovani Democratici della Basilicata. L’appuntamento, in programma negli spazi di Scambiologico, segnerà un passaggio decisivo per l’organizzazione giovanile del Partito democratico, chiamata a rinnovare i propri organismi dirigenti e a definire la linea politica per i prossimi anni.
Nel corso dei lavori verrà eletto il nuovo segretario regionale, Marco Di Geronimo, e sarà insediata l’Assemblea regionale che guiderà l’associazione nel prossimo ciclo politico. Il congresso si svolgerà sotto il titolo “La Storia è nostra”, una scelta
che intende rivendicare con forza il protagonismo delle nuove generazioni nelle dinamiche politiche e sociali del territorio. Al centro del confronto ci saranno i temi che caratterizzano l’impegno dei giovani democratici: dalla difesa della Costituzione alla dignità del lavoro, dal contrasto al riscaldamento globale fino alla crescente emergenza psicologica che coinvolge le fasce più giovani della popolazione. Questioni che vengono lette in una prospettiva ampia, quella del cosiddetto campo largo, in cui i giovani intendono avere un ruolo attivo e riconoscibile.L’assemblea congressuale rappresenta il punto di arrivo di un percorso costruito nel se-
gno del dialogo e della responsabilità, con l’obiettivo di rafforzare la presenza dell’organizzazione sul territorio lucano. L’intenzione è quella di mettere a disposizione dei giovani della Basilicata uno strumento politico capace di dare voce alle loro esigenze e di tradurle in proposte concrete. Tra le priorità indicate emergono il tema del lavoro stabile, la necessità di costruire opportunità per restare in Basilicata e la richiesta di condizioni di vita dignitose. Un impegno che guarda al futuro della regione e che punta a contrastare fenomeni come lo spopolamento e la precarietà, offrendo nuove prospettive alle giovani generazioni.

Ritorna “Oltre il giardino”, il programma di Cronache Tv condotto dal giornalista Fabio Amendolara. Focus il confronto elettorale ad Acerenza, dove tre liste civiche si contendono la guida del Comune:“Noi per Acerenza” con Luca Lombardi , “Acerenza amministrazione condivisa” con Carmen Salandra e “Acerenza insieme” con Canio Montanaro. Lombardi, già capogruppo d’opposizione, si propone come rottura con l’amministrazione uscente: «siamo una squadra di professionisti al servizio della comunità». Critica i «progetti ambiziosi ma non realizzati» e punta a ripartire dai cittadini: «il noi in politica non è un pronome, ma un atto di responsabilità». Salandra rivendica invece continuità e rinnovamento, nella sua lista è presente infatti il sindaco uscente : «il nostro è un atto di responsabilità e continuità rispetto a un buon lavoro svolto in questi anni, ma si tratta di un’apertura a una fase nuova di questo lavoro». Tre i pilastri del programma: sviluppo imprenditoriale (valorizzazione immobili come l’ex Pestalozzi), turismo integrato e partecipazione: «bilancio partecipativo e sostegno alle cooperative locali» sollolinea.Montanaro si presenta come figura unificante: «vogliamo ricucire una comunità disgregata». Propone ascolto e progettazione: «il nostro è un programma aperto, fondato su dieci cardini e sull’ascolto, con una task force di professionisti per intercettare fondi e rendere il paese più vivibile». Nodo cruciale il calo demografico e la fuga dei giovani. Salandra propone integrazione nei progetti locali e sviluppo socioassistenziale: «intercettiamo i giovani e rendiamoli parte viva della comunità. Acerenza può diventare attrattiva anche in ambito sociosanitario». Lombardi evidenzia sfiducia: «i giovani si sono sentiti abbando- nati e le opportunità mancano. È fondamentale un rapporto continuo tra politica e cittadini». Montanaro punta invece su cultura e sanità: «dobbiamo creare speranza per i cittadini». E sulla sanità
aggiunge: «Acerenza è un hub sanitario con circa 250 posti letto». Tre visioni diverse per il futuro del borgo lucano: Lombardi preannuncia voglia di cambiamento, Salandra continuità con il passato aggiungendo una visione nuova, Montanaro lancia un appello sulla voglia di offrire speranza ed opportunità ad una Acerenza sempre più unita. Il programma “Oltre il Giardino” continua ospitando un confronto tra il professor Rocco Giurato, docente di storia delle istituzioni politiche, e il sociologo Mauro Armando Tita, sullo stato della politica lucana, prendendo spunto dalla crisi nella giunta regionale legata al voto sul bilancio da parte dell’assessore Cicala. Giurato sottolinea che «il conflitto in politica è fisiologico e può essere persino positivo, se gestito correttamente. Tuttavia, quando emerge apertamente nelle sedi istituzionali, come nel caso dell’assessore che non vota il bilancio, diventa segnale di un disagio più profondo. Pur essendo legittimo sul piano giuridico, questo comportamento rappresenta un forte indicatore politico di malessere interno». Il professore collega tali dinamiche alla trasformazione dei partiti negli ultimi 30 anni: oggi non esistono più strutture solide, ma “formazioni politiche” più fluide, segnate da personalizzazione e perdita di visioni di lungo periodo.
La crisi delle ideologie, secondo lui, è solo apparente: in realtà manca la capacità progettuale. Armando Tita offre una lettura più critica e concreta. Evidenzia come «episodi simili abbiano spesso finalità comunicative o propagandistiche, per dare segnali a specifiche categorie come gli agricoltori, senza però incidere realmente sulle decisioni, il bilancio infatti non cambia». Armando Tita denuncia inoltre una “sudditanza” verso decisioni esterne, in particolare da Roma, e una gestione poco trasparente di risorse strategiche come energia e petrolio.Il dibattito si sposta poi sull’opposizione, in particolare sul Partito Democratico lucano, descritto come indebolito, commissariato e privo di guida. Armando Tita parla di assenza to-


tale di bussola politica e di dominio del personalismo, mentre Giurato ribadisce che la crisi deriva dalla trasformazione dei partiti e dalla perdita di capacità di mediazione interna. Infine si affronta il tema del civismo nei comuni. Giurato ne riconosce il valore storico e potenziale, a patto che sia realmente orientato ai bisogni della comunità. Armando Tita invece è molto critico: il civismo attuale sarebbe frammentato, privo di visione e dominato da interessi personali o familiari, incapace di produrre vera partecipazione o progettualità.In conclusione, emerge un quadro di forte crisi della politica, caratterizzata da conflitti non mediati, perdita di identità dei partiti, personalizzazione e debolezza delle strutture civiche, con la necessità di recuperare visione, partecipazione e capacità di rappresentanza.
Nell’ultimo blocco della trasmissione focus su Rotonda, per raccontare il riconoscimento del paese come “Capitale rurale italiana”. Ospite in studio il sindaco Rocco Bruno. «Il titolo nasce da un concorso promosso da portali turistici privati: È stata una candidatura fatta quasi per gioco che si è trasformata in qualcosa di importante negli ultimi giorni, dove abbiamo ricevuto boom di voti che ci ha consentito di vincere con distacco». Il premio è stato consegnato a Pescara durante un evento sul turismo e ora si lavora per portare una nuova edizione in Basilicata. Il sindaco evidenzia inoltre le eccellenze locali: «Siamo l’unico comune in
Italia con due DOP col nostro nome: la melanzana rossa e il fagiolo bianco. Prodotti che rappresentano identità e attrattività del territorio, che è inserito nel Parco Nazionale del Pollino». Durante il dibattito ampio spazio viene dedicato al rito arboreo della Festa di Sant’Antonio: «È una festa complessa che culmina il 12 giugno, quando l’albero principale viene portato a spalla in piazza». Un rito di origine pagana poi cristianizzato, che coin- volge l’intera comunità: «È il nostro Capodanno.
In quella settimana si respira un’unità straordinaria». Forte la partecipazione dei giovani e degli emigrati, che rientrano anche dall’estero. Sul tema della questione demografica il sindaco spiega che «siamo circa 3.200 abitanti, abbiamo retto meglio di altri territori. Cresce invece il turismo, qbbiamo circa 300 posti letto e nel 2025 abbiamo superato le 13.000 presenze, oltre i livelli pre-Covid». Un segnale positivo legato al turismo lento e naturalistico.Tra le attrazioni, Bruno cita i musei locali«oggi gestiti da giovani del territorio, creando dunque lavoro ed occupazione sul posto». Non manca però una critica: «Spesso siamo noi lucani a non conoscere per primi il nostro territorio». Da qui l’idea di incentivare il turismo di prossimità e valorizzare la rete dei comuni. L’intervista restituisce l’immagine di una comunità che punta su tradizioni, prodotti tipici e turismo sostenibile per contrastare lo spopolamento e rafforzare identità e sviluppo locale.


POTENZA. Una diversa qualificazione giuridica del fatto: omicidio stradale con concorso della vittima in luogo di omicidio volontario. È questa la richiesta avanzata dal legale di un'assicurazione quale responsabile civile, Donatello Cimadomo nei confronti di Michele Sarli imputato nell'ambito del processo legato all'uccisione di Luciano Lotito, avvenuta in Contrada Mulino al Pantano di Pignola il 23 luglio 2023. Ieri mattina nell'Aula Mario Pagano del Palazzo di Giustizia di Potenza si è
svolto l'ennesimo round di questo processo alla presenza delle parti civili. Presidente della Corte di Assise di Potenza, Rosario Baglioni, il Giudice a latere, Valentina Rossi, il Pubblico Ministero, Vincenzo Montemurro e ovviamente i giudici popolari. Presenti in aula i familiari di Luciano Lotito, difesi dai legali Antonio Autilio, Roberto Acanfora e Filomena Pinto, l'imputato Michele Sarli, difeso da Fabio Di Ciommo.
I fatti risalgono al 23 luglio 2023 e hanno visto già lo svolgimento di diverse udienze. In quella del 15 aprile, il Pubblico Mini-
stero, Vincenzo Montemurro, ebbe modo di chiedere l'ergastolo per Sarli che investì mortalmente Lotito in Contrada Molino con la sua utilitaria. Nella requisitoria delle parti civili, Roberto Acanfora e Filomena Pinto sono emersi i dettagli salienti del fatto in questione, dall'omissione di soccorso, alla richiesta immediata ad un carrozziere di fiducia delle parti meccaniche andate distrutte a causa dell'impatto improvviso su quella strada, piccola e stretta e sempre piena di brecciolino. Una strada che evidentemente sia Lotito che Sarli conoscevano
bene. Ed è proprio questa l'accusa rivolta al Sarli, visto che l'imputato sarebbe andato a fare benzina in un distributore distante da casa sua anziché compiere lo stesso gesto nel distributore più vicino. E poi quell'impatto, così fatale, così omicidiario secondo i difensori di Lotito, fatto a posta con fare premeditato a causa di rancori. Un comportamento che non è ovviamente piaciuto ai legali difensori di Lotito che hanno parlato di un omicidio premeditato. Tutto questo perché i due avrebbero avuto già in passato diversi litigi e diverbi che avrebbero posto le basi per un comportamento reiterato da parte del Sarli. Lotito sarebbe rimasto adagiato agonizzante sull'asfalto per diverse ore prima di raggiungere l'Ospedale San Carlo, luogo che lo ha visto morire dopo una settimana senza avere quei soccorsi necessari ad evitarne il decesso. Un decesso che viene contestato dai difensori di Lotito in tutti i modi anche in considerazione delle modalità del fatto criminoso.
Tutto questo perché i due avevano rapporti incrinati, perché Sarli già in precedenza avrebbe minacciato congiunti di Lotito e preso di mira lo sfortunato protagonista della questione.
Un processo, quello legato all'omicidio di Luciano Lotito che darà ancora seguito il prossimo 21 luglio nell'udienza che vedrà parlare e discutere con i giudici proprio Michele Sarli. La richiesta di modificare il capo d'imputazione per Sarli secondo Donatello Cimadomo si rende necessaria a causa dell'impatto a velocità ridotta e simultaneo in un punto così stretto ma così terribilmente tragico come quello del piccolo ponte che porta a Contrada. A questo punto, toccherà alla difesa di Michele Sarli parlare il prossimo 21 luglio per evitare l'ergastolo. Il 21 luglio ne sapremo di più anche in merito a questo processo che tiene con il fiato sospeso tutti i residenti di contrada Molino di Pantano di Pignola e i familiari di entrambi i protagonisti della faccenda.
Prima udienza a Potenza: investì il primo cittadino di Balvano con l’auto dopo contrasti personali
Il GIP del Tribunale di Potenza, Tiziana Petrocelli ha accolto con riserva la richiesta di costituzione di parte civile del Comune di Balvano e del Sindaco, Ezio Di Carlo in relazione al tentato omicidio, questo il capo d'imputazione a carico di Vito Antonio Tofalo che nella domenica del 23 marzo 2025 investì il primo cittadino di Balvano con una manovra azzardata in pieno centro procurando a Di Carlo, fratture e contusioni.
Ieri mattina nell'aula del Gip si è svolta la prima udienza alla presenza del Pubblico Ministero, Marco Marano. A bordo della sua vettura, una Fiat Punto avendo notato il Sindaco di Balvano, Ezio Di Carlo in fase di attraversamento appunto mediante una manovra repentina lo investì da dietro, tentando di ucciderlo e cagionandogli appunto un trauma cranico commotivo con perdita di conoscenza e disturbi post traumatici e lesioni.
Tutto questo sembrerebbe a causa
di rancori derivanti dalla mancata assunzione negli uffici comunali del figlio, nelle funzioni di autista dopo un breve periodo in cui aveva preso servizio presso il Comune e che avrebbe creato dissapori tra i due protagonisti della vicenda. Dopo il sinistro, Ezio Di Carlo fu trasportato presso il San Carlo di Potenza per le cure del caso. I rilievi dei Carabinieri inoltre accertarono l'assenza di segni di frenata da parte del Tofalo. Ebbene tale fatto di cronaca creò non pochi malumori nel centro lucano, che invece ha sempre vissuto serenamente. Il Sindaco Ezio Di Carlo nel corso della prima udienza di ieri è stato assistito dal legale rappresentante, Aurelio Pace, mentre Vito Antonio Tofalo si è avvalso dell'assistenza legale dell'avvocato Gianpaolo Carretta. Carretta ha posto eccezioni relative alla natura del reato che hanno di fatto messo nelle condizioni Tiziana Petrocelli di accettare con riserva la richiesta di costituzione di parte civile del Comune
di Balvano vista l'assenza di Ezio Di Carlo. Nel corso delle prossime giornate il GIP, Tiziana Petrocelli comunicherà la data della seconda udienza di questo iter dibattimen-
tale che si preannuncia quanto mai articolato e ricco di colpi di scena. Possibile un risarcimento morale al Di Carlo, teso a ristabilire la serenità nel centro lucano.
F RANCESCO M ENONNA

Incontro fortemente voluto dal dg Cerciello Renna con Confindustria, Consorzi e associazioni per migliorare i servizi
Acquedotto Lucano conferma la propria mission per garantire una gestione sempre più omogenea ed efficiente delle reti idriche nelle aree industriali della Basilicata, con l’obiettivo di equiparare progressivamente il livello dei servizi alle imprese tra le province di Potenza e di Matera. Un impegno che ha trovato un momento concreto nell’incontro di ieri, convocato su iniziativa del Direttore Generale di Acquedotto Lucano, Luigi Cerciello Renna, presso la sede dell’ente, alla presenza del Presidente del Consorzio Industriale di Matera, Antonio Di Sanza, del Direttore Generale di Confindustria Basilicata Giuseppe Carriero e di Pasquale Latorre vicedirettore di Confapi Matera.
Nel corso degli ultimi anni e a seguito delle riforme sopravvenute, Acquedotto Lucano ha assunto la gestione delle reti e degli impianti idrici presenti nelle aree produttive regionali. Il percorso si è sviluppato con modalità diverse tra i due territori.
Nelle aree industriali della provincia di Potenza il trasferimento è stato completo. Oggi Acquedotto Lucano gestisce, infatti, l’intero sistema: le reti di acqua potabile e industriale, le reti fognarie e gli impianti di depurazione a servizio delle aree produttive. Nella provincia di Matera, invece, la situazione è parzialmente diversa. Nelle aree industriali di La Martella, Jesce e Pisticci-Ferrandina sono state trasferite al gestore unico le reti idriche potabili, le reti fognarie e gli impianti di depurazione delle aree di La Martella e Jesce, oltre alla rete idrica di Pisticci-Ferrandina. Non risultano trasferite le infrastrutture relative all’acqua per uso esclusivamente industriale, dove presenti, perché prive della risorsa di acqua grezza e quindi non operative. In questo contesto Acquedotto Lucano ha inteso farsi parte attiva, in collaborazione con gli enti competenti, per censire le eventuali esigenze di uniformitá del servizio, a beneficio delle imprese e dello sviluppo di tutto il territorio.

Nell’incontro ribadita la volontà del Governo Meloni di «sostenere le imprese lucane nei mercati internazionali»

Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato su X di avere «incontrato il presidente della Regione Basilicata e amico Vito Bardi per fare il punto su due temi strategici per il Governo: rafforzamento dell'export e valorizzazione del comparto energetico, in particolare il petrolio».
Il Ministro ha ribadito l’impegno della Farnesina
nel sostenere il tessuto produttivo della Basilicata, offrendo strumenti concreti di promozione e accompagnamento sui mercati esteri.
L’obiettivo è permettere alle eccellenze lucane di competere globalmente attraverso una rete di supporto sempre più capillare: «Vogliamo sostenere le imprese lucane nei mercati internazionali, attraverso strumenti concreti
di promozione e accompagnamento alle esportazioni».
Tajani annuncia poi che «a giugno dedicheremo proprio alle regioni del Sud una conferenza sull'export a Bari. Lavoriamo a stretto contatto con i territori, con l'obiettivo di promuovere sviluppo industriale, crescita e competitività anche per far fronte alle attuali crisi internazionali».
Incontro pubblico in Piazza Vittoria per illustrare il programma e le priorità della lista civica “Per Grottole – Amato sindaco”
Giovedì 7 maggio, alle ore 20.00, in Piazza Vittoria a Grottole, il candidato sindaco Giuseppe Amato, capolista della lista civica “PER GROTTOLE – AMATO SINDACO”, presenterà ufficialmente la squadra che concorrerà alle elezioni amministrative del 24 e 25 maggio.La lista si distingue per una marcata impronta istituzionale: cinque degli otto candidati sono infatti dirigenti e funzionari della pubblica ammini-
strazione, pronti a mettere a disposizione della comunità la propria esperienza e competenza.«Si tratta di un gruppo unito dalla volontà di offrire risposte pratiche e immediate ai problemi che da tempo gravano sulla comunità di Grottole – spiega Amato –. L’obiettivo è avviare un percorso amministrativo fondato su serietà, competenza e senso delle istituzioni».L’incontro pubblico sarà anche un’occasione di confronto diretto con i cittadini, du-
rante il quale verranno illustrati i componenti della lista, le linee programmatiche e le priorità d’azione. La cittadinanza è invitata a partecipare per conoscere da vicino il progetto politico e i candidati che intendono guidare il comune nei prossimi anni.Con questa iniziativa, la squadra di Amato punta a consolidare il dialogo con la comunità e a presentarsi come pronta a gestire con concretezza le principali sfide amministrative del territorio.

Il gruppo delle pazienti torna a scrivere all’Assessore alla Sanità e al Direttore Generale: «Servono risposte chiare e tempi certi»
Prosegue la mobilitazione del gruppo di pazienti ed ex pazienti oncologiche contro la chiusura della Chirurgia Senologica dell’Ospedale di Matera. Con una nuova comunicazione indirizzata all’Assessore regionale alla Sanità e al Direttore Generale, le firmatarie tornano a chiedere risposte chiare e un confronto diretto sulle sorti del reparto.La protesta, avviata ufficialmente lo scorso 6 marzo, ha come obiettivo principale il ritiro della Delibera Regionale n. 202500691 dell’11 novembre 2025, ritenuta penalizzante per il territorio materano e per tutte le donne coinvolte nei percorsi di cura del carcinoma mammario.Numeri importanti sostengono la mobilitazione: in poche settimane sono state raccolte complessivamente 13.538 firme, di cui 6.610
su formato cartaceo e 6.928 tramite piattaforma digitale. Un dato che testimonia una forte partecipazione della comunità e una crescente attenzione sul tema.Le promotrici sottolineano anche il sostegno ricevuto da diverse istituzioni locali: dal Consiglio Comunale di Matera al Presidente della Provincia, passando per consiglieri comunali e regionali, fino all’Ordine dei Medici della provincia. Un fronte ampio che, secondo le firmatarie, contrasta con la mancanza di risposte ritenute concrete da parte degli organi regionali competenti.Nel documento inviato, il gruppo evidenzia come le dichiarazioni rilasciate finora “a mezzo stampa” non siano sufficienti, giudicate vaghe sia nei tempi che nei contenuti. Da qui la richiesta esplicita di chiarimenti su tre punti
fondamentali: la data di riapertura della Chirurgia Senologica, le motivazioni per cui non sono state adottate misure per incrementare gli interventi di carcinoma mammario a Matera al fine di istituire una Breast Unit, e gli interventi programmati per ripristinare la piena funzionalità dell’ospedale nella lotta contro la malattia.“Scusate il tono perentorio – si legge nella nota – ma la nostra condizione, come quella di moltissime altre donne, non ci permette giri di parole”. Un passaggio che restituisce il clima di forte preoccupazione e urgenza vissuto dalle pazienti.Le firmatarie chiedono dunque un incontro da tenersi a Matera, occasione in cui intendono consegnare ufficialmente le firme raccolte. In attesa di un riscontro, la mobilitazione resta aperta, mentre cresce

l’attenzione dell’opinione pubblica su una vicenda che tocca da vicino il di-
ritto alla salute e l’organizzazione sanitaria regionale.
Ricerca scientifica, innovazione clinica e attenzione alla qualità della vita dei pazienti: sono questi i pilastri su cui si fonda l’attività della Neurologia dell’Azienda Ospedaliera Regionale San Carlo di Potenza, protagonista di due recenti e significativi contributi che ne confermano il ruolo di primo piano nel panorama sanitario nazionale.A evidenziare il valore strategico di questi risultati è il Direttore Generale, Giuseppe Spera, che sottolinea come «la pubblicazione su una rivista internazionale e la presenza dei nostri professionisti sui media nazionali attestino una scelta precisa e vincente: coniugare la ricerca accademica con una medicina concreta, capace di rispondere ai bisogni quotidiani delle persone. Investire nella ricerca significa offrire ai pazienti le terapie più avanzate e garantire una migliore qualità di vita».Uno dei contributi più rilevanti arriva dalla pubblicazione sulla rivista scientifica internazionale Epilepsy and Behavior, punto di riferimento nel settore e indicizzata con impact factor. Tra i coautori figura il dottor Nicola Paciello, direttore della Neurologia del San Carlo, inseri-
to in una rete di collaborazione con alcuni tra i maggiori esperti italiani nel campo dell’epilessia.Lo studio segna un importante cambio di prospettiva nella gestione della patologia: non più un approccio limitato al controllo delle crisi, ma una visione olistica e personalizzata del paziente. Un modello che punta a considerare la persona nella sua globalità, integrando aspetti clinici, psicologici e sociali. Centrale, in questo nuovo paradigma, è il lavoro multidisciplina-
re e l’impiego delle tecnologie più avanzate, in particolare dell’intelligenza artificiale, che consente di migliorare la diagnosi, monitorare l’andamento della malattia e ottimizzare le terapie. Allo stesso tempo, lo studio richiama l’attenzione sulle nuove generazioni di farmaci anticrisi, sempre più efficaci e mirati.Accanto all’impegno nella ricerca, la Neurologia del San Carlo si distingue anche per la capacità di trasferire le conoscenze scientifiche al grande pubblico. Il

dottor Paciello è stato infatti protagonista di un intervento sul quotidiano nazionale Il Messaggero, in cui ha approfondito un tema di grande attualità: il legame tra stress cronico, alterazioni cerebrali e invecchiamento biologico.Nel suo contributo, l’esperto spiega come l’esposizione prolungata allo stress possa determinare un aumento dei livelli di cortisolo e dello stress ossidativo, con effetti dannosi sul DNA e un conseguente incremento del rischio di sviluppare malattie neurodegenerative. Un quadro che mette in luce quanto sia fondamentale intervenire non solo sul piano clinico, ma anche su quello della prevenzione.Non mancano, infatti, indicazioni pratiche per migliorare il proprio stato di salute: dalla regolazione dei ritmi circadiani, con particolare attenzione alla qualità del sonno e al corretto ciclo sonno-veglia, fino all’adozione di tecniche di rilassamento efficaci per ridurre lo stress. Importante anche il ruolo dell’attività fisica, soprattutto se praticata nelle ore mattutine, che contribuisce al benessere generale dell’organismo e al mantenimento dell’equilibrio neurobiologico.

Per la consigliera comunale: «Necessarie valutazioni che vadano oltre l'appartenenza partitica per il bene della comunità lucana»

«Serve una visione condivisa per riuscire a considerarci una comunità regionale. Gli oneri strutturali che gravano sul bilancio comunale di Potenza non possono essere ignorati o ridimensionati da letture parziali». Così, in una nota, la consigliera comunale Angela Blasi, che prosegue: «Le riflessioni riportate dai media che scaturiscono dopo alcune valutazioni del sindaco Tele-
sca, che riserva un giudizio negativo sul bilancio regionale per la scarsa considerazione riservata alla città, mi hanno convinta ad interrogarmi su alcuni fondamentali del nostro considerarci comunità; regionale o altro». «L'esperienza vissuta e che stiamo vivendo - prosegue la nota - dovrebbe indurci a demistificare le ipocrisie ricorrenti, a mettere a nudo i malintesi su alcune uscite che sono vuote e che alimentano il
campanilismo e servono solo a poter vivere entusiasmi del momento. Le contrapposizioni politiche su questioni che interagiscono sul sistema socio-economico della comunità regionale, dovrebbero su alcune valutazioni accendere un dibattito che tenga dentro il meglio per governare e fronteggiare le difficoltà presenti». «Il sindaco Telesca - conclude Blasisottolinea con preoccupazione che la città capoluo-

go di Regione, per carenza di risorse, non potrà sostenere costi di servizi, dei quali necessita e di cui ne usufruiscono non solo i cittadini di Potenza. La carenza dei servizi cittadini determina anche il giudizio sulla efficienza delle prestazioni che erogano le strutture regionali. Sostengo che si è attrattivi sulle offerte e sulle peculiarità che insistono nella città (uffici, ospedali, università, ecc), se il contesto è ac-
compagnato da adeguati servizi. La sola comunità di Potenza non può sostenere tutti i costi di cui necessita. In questa ottica è da valutarsi l'insoddisfazione di un Sindaco che deve preoccuparsi di amministrare nel miglior modo possibile. Credo quindi che sia necessario, in un’ottica non polemica, fare valutazioni che vadano oltre anche l'appartenenza partitica e che pensino al bene della comunità lucana tutta».
Potenza si prepara a vivere una settimana all'insegna della bicicletta e della sostenibilità, con il progetto "Bici in Comune" finanziato da Sport e Salute e dal Dipartimento per le Politiche Giovanili. Fino al 13 maggio, la città sarà protagonista di una serie di appuntamenti che uniranno educazione, spazio pubblico e grandi eventi sportivi.Il 10 maggio, viale Dante sarà chiusa al traffico veicolare per l'iniziativa "Gi-
ro d'Italia per la Pace - Una domenica senz'auto a Bike Power City", una giornata dedicata alla mobilità sostenibile e alla vivibilità degli spazi urbani. L'evento si inserisce in un contesto particolarmente significativo per la città, che vedrà anche il passaggio del Giro d'Italia.Nei giorni precedenti, circa 300 studenti dell'IPSIA Giorgi saranno coinvolti in attività educative e laboratoriali sui temi della mobilità sostenibile e del cicloturismo. Il 10

maggio, la giornata sarà caratterizzata da attività all'aperto, momenti di animazione e laboratori, pensati per restituire spazio alle persone e promuovere uno stile di vita più sano e sostenibile.L'iniziativa è supportata da diverse realtà associative, tra cui il Comitato Provinciale di Potenza per l'UNICEF, Famiglie Fuori Gioco e Special Olympics, e mira a costruire una comunità più equa e consapevole. Il Sindaco di Poten-
za, Vincenzo Telesca, dichiara: «Questa giornata rappresenta una scelta chiara di indirizzo politico: ripensare il modello di città mettendo al centro le persone, lo spazio pubblico e il diritto a una mobilità sostenibile e inclusiva». Il progetto "Bici in Comune" è un esempio di come la partecipazione e la collaborazione tra istituzioni, associazioni e cittadini possano costruire un futuro più sostenibile e inclusivo per la città di Potenza.

Iniziativa di Forza Italia dopo l’inagibilità per il sisma 2025. Picerno: «Va recuperato, è un presidio storico e sociale»
POTENZA. Una raccolta firme per evitare la chiusura definitiva dell’asilo “Alcide De Gasperi” e sollecitare un intervento dell’amministrazione comunale. È l’iniziativa annunciata dalla segreteria cittadina di Forza Italia di Potenza, che punta a mobilitare l’opinione pubblica attorno al destino di una struttura storica del capoluogo. L’edificio è stato dichiarato inagibile dopo la scossa tellurica del marzo 2025 e, da allora, cresce il timore che possa essere definitivamente abbandonato. Uno scenario che il partito intende scongiurare, richiamando il valore simbolico e sociale dell’asilo, punto di riferimento per generazioni di famiglie potentine sin dal secondo dopoguerra.«La storia della città ha dimostrato che
nessun edificio storico, pur danneggiato anche dal sisma del 1980, è stato cancellato», si evidenzia nel comunicato, sottolineando la necessità di compiere ogni sforzo per il recupero strutturale e funzionale della “De Gasperi”. Un impegno che riguarda non solo la tutela del patrimonio urbano, ma anche la salvaguardia di un servizio educativo essenziale per la comunità.A pesare è anche il rischio occupazionale legato alla chiusura della struttura, che comporterebbe la perdita di posti di lavoro. Le difficoltà economiche segnalate dall’ordine delle suore Discepole di Gesù Eucaristico, che ha gestito l’asilo per decenni, non possono rappresentare, secondo Forza Italia, un motivo sufficiente per rinunciare a un presidio così
importante nel cuore della città.Da qui la richiesta all’amministrazione comunale di attivare tutte le iniziative utili a garantire la riapertura dell’asilo. La raccolta firme prenderà il via sabato 9 maggio, dalle ore dieci alle ore tredici, nei pressi della struttura, per poi proseguire nei giorni successivi presso la sede del partito.«L’obiettivo è coinvolgere cittadini e famiglie – afferma il segretario cittadino Fernando Picerno –affinché si costruisca una risposta concreta che consenta di restituire alla città un luogo educativo e sociale di grande valore».L’iniziativa punta così a riaccendere l’attenzione su una vicenda che tocca non solo la memoria collettiva, ma anche il futuro dei servizi per l’infanzia a Potenza.
Venerdì a Potenza il nuovo spettacolo della compagnia La Clessidra, scritto da Tonino

POTENZA. A volte si ha come l’impressione di vivere dentro una bolla satura di gas, pronta ad esplodere da un momento all’altro. È una sensazione che si prova stando dentro gli ambienti socializzati, dalla cellula più piccola della famiglia a quella più grande del mondo intero. Tra le bolle di questa commedia si agitano due famiglie, che si sono ramificate dallo stesso albero ma che poi hanno preso strade diverse, per ritrovarsi in condizioni sociali ed economiche opposte. Ora però le cose stanno per cambiare e le situazioni potrebbero capovolgersi: i ricchi diventare poveri e i poveri diventare ricchi. Tutto sembra spingere verso il baratro, dove inevitabilmente si andrebbe a finire, se non ci fossero menti aperte e cuori sensibili, disposti a giocarsi tutto con una farsa dentro la commedia. Si ride tanto e si riflette un po’.
La vicenda, ambientata a

Potenza nell’ipotetica casa di famiglia dei produttori della gassosa, esce unicamente dalla fantasia
dell’autore, senza avere alcun riferimento reale alla storia dell’unica azienda familiare produttrice di

questa storica bevanda potentina. A questa azienda, che sta compiendo un secolo di storia, va la gratitudine e la riconoscenza per quel prodotto che è diventato un simbolo della città di Potenza.
Venerdì 8 maggio 2026, al Cineteatro Don Bosco di Potenza, con sipario alle ore 20:30, il Gruppo Teatrale La Clessidra porterà in scena Gassosa al veleno. Nata nel 2024, la compagine teatrale, che fa parte dell’articolata Opera salesiana di Potenza, ha esordito con la commedia Il valore dei soldi e si è confermata nel 2025 con Processo Pinocchio. Si ripropone quest’anno con Gassosa al veleno, una nuova divertente, frizzante, esplosiva commedia sui conflitti familiari, scritta da Tonino Nella e diretta da Maria Luigia Bombino.Fanno parte del numeroso cast: Anna Maria Lista, Fabio Laguardia, Gina Quaratino, Dalila Albergo, Saverio De Marca, Graziano Volpe, Gio-
vanna Carriero, Antonio Ruoti, Maria Pia Sassano, Palmina Postiglione, Antonio Lavanga, Arianna Stella Salinardi, Maria Carriero, Leo Telesca, Elisa Di Giuseppe, Antonio Pio Sileo, Nicola Restagno, Graziano Carriero, Carmela Lauciello, Paolo De Marca, Giuseppe Pio Contristano, Michelangelo Galasso, Luciano Bilancia.La scenografia è stata ideata da Pino Visone e realizzata insieme ai tecnici volontari del gruppo La fabbrica dei sogni; il servizio tecnico di scena, per luci, audio e amplificazione microfonica sarà curato dalla Wave Service. L’assistenza alla recitazione e la collaborazione tecnica saranno effettuate da Roberta Sabia e Gabriele Sagaria. L’organizzazione generale è curata da Arianna Stella Salinardi e Graziano Carriero. Non mancherà, come sempre, l’amichevole incoraggiamento e il sostegno di gestori e staff del Cineteatro Don Bosco.
La Sindaca Lorenzo: «Un momento importantissimo per la nostra comunità e per l’intero territorio lucano»

DI EM AN UE L A CAL
Il progetto “Rapone Paese Delle Fiabe -Basilicata Culla Di Fiabe” compie un passo decisivo nel suo cammino internazionale. Rapone difatti sarà protagonista di un dialogo d’eccellenza tra le capitali europee della narrazione: Kassel e Odense. «Un momento importantissimo per la nostra comunità -racconta la Sindaca Felicetta Lorenzo- e per l’intero territorio lucano, che vedrà Rapone al centro». L’appuntamento sarà a Matera, l’11 maggio con una giornata di studio dal tema "La fiaba come sim-
bolo della fratellanza europea: Rapone, Kassel, Odense". «Un momento di confronto e riflessione su come il patrimonio immateriale possa unire i popoli, superando i confini geografici attraverso il linguaggio universale delle storie -prosegue LorenzoSarà un onore accogliere ospiti d'eccezione che rappresentano i pilastri della cultura fiabesca mondiale, H.C. Andersen’s Hus (di Odense in Danimarca e L’Associazione dei Fratelli Grimm di Kassel, in Germania. La città di Kassel, situata nel cuore della Germania, è considerata la "capitale" della Strada del-
le Fiabe tedesca. La città ha ospitato i Fratelli Grimm per oltre 30 anni, luogo in cui hanno vissuto, lavorato e pubblicato le loro celebri fiabe, mentre Odense, situata sull'isola di Fionia, è la celebre città natale dello scrittore Hans Christian Andersen e si distingue come la "città delle fiabe" in Danimarca. La cittadina offre un'atmosfera magica grazie al moderno H.C. Andersen Hus, il museo interattivo e il parco Munke Mose. Il giorno successivo, il 12 maggio, l’appuntamento è proprio a Rapone, «dove sarà ufficialmente sottoscritto il Pro-

tocollo d’Intesa tra il Comune lucano, l’H.C. Andersen’s Hus e l’Associazione dei Fratelli Grimm. Un patto che suggella una collaborazione strategica, trasformando Rapone in un nodo vitale di una rete culturale europea dedicata alla riscoperta delle radici comuni» conclude la Sindaca. Rapone è ormai rinomato grazie al progetto di rigenerazione culturale e sociale “Rapone Paese delle Fiabe -Basilicata Culla di Fiabe”, finanziato dal Ministero della Cultura attraverso la Misura PNRR “Attrattività dei borghi – Linea B”. Spettacoli, laboratori e incontri
coinvolgono artisti, associazioni e volontari, grazie ai quali il borgo è diventato un vero e proprio un mosaico vivente di musica, danza, teatro e arte di strada. Dalla fiaba allo sport, con “l’Ultramaratona delle Fiabe”, Rapone continua a unire linguaggi diversi in un unico racconto: quello di una comunità che si rigenera e si proietta nel futuro. Come ha già asserito la Sindaca Lorenzo, «è la dimostrazione che i piccoli borghi possono diventare motori di innovazione culturale, capaci di attrarre pubblico, generare comunità e ispirare il futuro».
Al centro del dibattito, la rivoluzionaria visione dello Stupor Mundi con il superamento del simbolismo medievale a favore di un approccio
Il rapporto tra uomo, ambiente e natura nel Medioevo rinasce sotto una nuova luce scientifica. Venerdì 8 maggio, alle ore 18:00, la splendida cornice della Domus Federiciana di Palazzo San Gervasio ospiterà il convegno dal titolo “Scienza e natura. Il rapporto uomo-ambiente-natura alla corte di Federico”. L’evento, organizzato dal Comune di Palazzo San Gervasio nell'ambito del progetto “Fantastico Medioevo”, promosso dalla Giunta regionale della Basilicata e coordinato dalla Fondazione Matera Basilicata 2019, rappresenta una tappa fondamentale del percorso “Oltre la storia: viaggio nel mondo letterario di Federico II”, finanziato dal Centro per il Libro e la Lettura. Al centro del dibattito, la rivoluzionaria visione dello Stupor Mundi: il superamento del sim-
bolismo medievale a favore di un approccio empirico e sperimentale. Federico II promosse un’interazione con l’ambiente basata sull'osservazione diretta e sulla ricerca della verità naturale, trasformando la conoscenza in uno strumento di dialogo tra uomo e cosmo. L’iniziativa si propone di riscoprire l’eredità federiciana non solo come memoria storica, ma come radice culturale di un metodo scientifico che ancora oggi interroga il nostro rapporto con l’ambiente e gli animali. Il prestigio scientifico dell’incontro sarà garantito dal contributo di illustri accademici:Prof. Fulvio Delle Donne (Università degli Studi di Napoli “Federico II”), Prof. Michele Campopiano (Università degli Studi di Catania), Prof.ssa Irina Mattioli (Università degli Studi di Milano). L’apertura dei lavori sarà affidata ai saluti istituzionali di: Luca
Festino, Sindaco di Palazzo San Gervasio, Arch. Massimiliano Burgi, Fondazione Matera Basi-


Il consigliere comunale di Matera dopo l’ok unanime all’ordine del giorno: «Norme certe per operatori e tutela del patrimonio»
MATERA. Il Consiglio comunale accende i riflettori sul commercio su area pubblica nei rioni Sassi e approva all’unanimità un ordine del giorno che punta a definire regole più chiare e stabili. Al centro del dibattito un tema che, come sottolineato dal consigliere comunale Marco Bigherati, va ben oltre la presenza di qualche bancarella, toccando lavoro, turismo e immagine complessiva della città.«Non si tratta semplicemente di qualche posteggio in più o in meno – ha dichiarato Bigherati –ma di una questione che riguarda anche il rispetto di un patrimonio che non appartiene solo a noi». Nel suo intervento, il consigliere ha evidenziato come l’assenza di una disciplina organica negli anni abbia generato incertezza e disparità tra gli operatori, spesso costretti a muoversi in un contesto poco definito.Un quadro che, secondo Bigherati, richiede un cambio di passo deciso. «Quando le regole non sono chiare – ha aggiunto – si crea inevitabilmente confusione, con il rischio che qualcuno si arrangi e altri restino esclusi. Gli operatori devono poter lavorare con dignità e con criteri certi». Da qui la necessità di superare soluzioni temporanee e approdare a un impianto normativo stabile.Particolare attenzione è stata posta ai vincoli che caratterizzano i Sassi, riconosciuti come patrimonio di valore universale. «In questi contesti non si può improvvisare – ha rimarcato Bigherati –. Esistono riferimenti precisi, a partire dal Codice dei beni culturali, e il ruolo della Soprintendenza è fondamentale per garantire che ogni scelta sia compatibile con il contesto». Accanto a questo, resta centrale la responsabilità del Comune nella pianificazione e regolamentazione delle attività su area pubblica.Il consigliere ha riconosciuto i passi avan-

anni, in particolare dall’attuale amministrazione, come l’individuazione di posteggi stagionali e l’avvio di interlocuzioni con gli enti competenti. Tuttavia, ha sottolineato come si tratti ancora di una fase sperimentale che non può rappresentare una soluzione definitiva.«Non possiamo continuare con misure provvisorie – ha concluso –. Serve una disciplina chiara che stabilisca dove e come si può operare, senza lasciare spazio all’improvvisazione». Il voto favorevole all’ordine del giorno, dunque, si inserisce in una prospettiva più ampia: avviare un percorso nelle sedi consiliari, a partire dalla commissione competente, per arrivare alla definizione di un regolamento operativo.L’approvazione unanime rappresenta, per Bigherati, «un segnale di responsabilità istituzionale». Ora, però, il passaggio decisivo sarà quello degli atti concreti. L’obiettivo condiviso è dotare Matera di regole certe e durature, in grado di tutelare gli operatori, garantire equilibrio e valorizzare pienamente i Sassi.
RUBINO: «DALL’AULA UN SEGNALE CHIARO»
«Regole al commercio, Bene largo consenso»
MATERA. Passo avanti verso una regolamentazione condivisa per il commercio su area pubblica nei Sassi. Il Consiglio comunale ha approvato con 26 voti favorevoli l’ordine del giorno, primo firmatario il consigliere Angelo Rubino, che impegna l’Amministrazione a mantenere attivo il tavolo di confronto per arrivare a una soluzione stabile.Elemento centrale è il parere favorevole della Soprintendenza ai beni culturali sulla planimetria predisposta dal Comune per l’organizzazione degli stalli. Un via libera che rafforza la sostenibilità dell’intervento in un contesto delicato e di alto valore storico.Il percorso coinvolge operatori e istituzioni con l’obiettivo di conciliare esigenze economiche e tutela del patrimonio. La planimetria rappresenta la base per una distribuzione ordinata degli spazi, nel rispetto di sicurezza, accessibilità e decoro urbano.Tra le ipotesi anche installazioni in legno, compatibili con l’ambiente, per garantire uniformità e qualità. «L’approvazione unanime rappresenta un segnale forte – ha dichiarato Rubino –. Si apre una fase nuova, fondata su dialogo e concretezza. Il parere della Soprintendenza dimostra che è possibile coniugare lavoro e tutela». Il consigliere ha inoltre ringraziato il sindaco Nicoletti e gli assessori Paterino, Gaudiano e Sicolo.

Il consigliere Saverio Tarasco esulta dopo l’approvazione dell’emendamento: «Misure concrete per tutela degli animali»
MATERA. Un passo avanti verso una città più attenta al benessere animale e alla sicurezza stradale. Il Consiglio comunale di Matera ha approvato l’emendamento al Regolamento per il Benessere Animale che introduce l’installazione di segnaletica dedicata nelle aree urbane a rischio, con l’obiettivo di proteggere le colonie feline e sensibilizzare gli automobilisti. Soddisfazione è stata espressa dal consigliere Saverio Tarasco, capogruppo della lista Socialisti e +Matera, promotore dell’iniziativa. «Il livello di civiltà di una comunità si misura anche dalla capacità di proteggere gli esseri più fragili, inclusi gli animali che condividono i nostri spazi urbani», ha dichiarato. L’intervento, pur nella sua semplicità, viene
considerato significativo perché capace di incidere concretamente sulla qualità della vita e sul senso civico della comunità.La segnaletica nelle zone maggiormente esposte al rischio di incidenti rappresenta infatti una misura di tutela non solo per gli animali, ma anche per la sicurezza della circolazione, richiamando gli automobilisti a una maggiore prudenza. Un approccio che si inserisce in un quadro più ampio di politiche urbane orientate alla sostenibilità e alla vivibilità degli spazi cittadini. Esperienze analoghe sono già diffuse in diverse realtà italiane e internazionali. In alcune città, come Istanbul, sono stati introdotti strumenti ancora più avanzati, come dispenser pubblici di cibo e acqua per i gatti randagi, segno
di una cultura consolidata di rispetto e convivenza tra cittadini e animali. La misura approvata si collega inoltre alle proposte in discussione in Commissione Trasporti, tra cui l’introduzione di zone a velocità limitata a trenta chilometri orari, con l’obiettivo di ridurre i rischi per pedoni e animali e migliorare la sicurezza complessiva della rete urbana.Secondo Tarasco, la prevenzione degli incidenti che coinvolgono animali comporta anche benefici economici per l’Amministrazione, contribuendo a contenere i costi legati agli interventi di emergenza e al ripristino della viabilità. «Si tratta di un risultato importante – ha concluso – che va nella direzione di una città più responsabile e civile».

Firmato il protocollo tra Provincia e mondo accademico: analisi dei dati e sostenibilità al centro delle politiche future
Un nuovo strumento per leggere, monitorare e governare le trasformazioni del territorio: è stato istituito l’Osservatorio Territoriale per il Turismo, la Comunità e l’Innovazione Civica della provincia di Matera. L’iniziativa prende forma grazie alla sottoscrizione di un protocollo d’intesa tra la Provincia di Matera, rappresentata dal presidente Francesco Mancini, e Luca Arlotto, PhD presso l’Università di Lleida e nominato direttore dell’Osservatorio.L’accordo rappresenta un passo significativo verso un modello innovativo di gestione territoriale, capace di integrare competenze accademiche, rigore scientifico e processi decisionali pubblici. L’Osservatorio si configura come una piattaforma operativa orientata a interpretare le dinamiche locali con un approccio multidisciplinare, con particolare attenzione agli impatti sociali ed economici dello sviluppo turistico.Il presidente Mancini ha sottolineato il valore strategi-
co dell’intesa, evidenziando come essa rafforzi il ruolo della Provincia quale «soggetto attivo nella costruzione di politiche basate su dati certi e su una visione lungimirante, fornendo uno strumento concreto per governare i cambiamenti in atto, sostenere le comunità e valorizzare le risorse locali in modo duraturo». Nel manifestare soddisfazione per il risultato raggiunto, ha inoltre ringraziato Arlotto per il contributo offerto e la disponibilità dimostrata.Dal canto suo, il neo direttore ha rimarcato la portata innovativa del progetto: «L’istituzione dell’Osservatorio rappresenta un autentico salto di paradigma: non si tratta più di considerare lo spazio come un mero supporto fisico, bensì come un palinsesto ricco di relazioni, memorie e potenzialità, che richiede una lettura attenta e sfaccettata. In un contesto come quello materano, sempre più inserito nei flussi turistici internazionali, l’Osservatorio diventa dunque un alleato indispensa-

bile per orientare lo sviluppo verso un equilibrio sostenibile. Attraverso l’analisi multiscalare e il monitoraggio costante dei dati l’intento è trasformare le evidenze geografiche in strategie di innovazione civica, lavorando per garan-
tire che il turismo diventi un reale generatore di capitale sociale, prevenendo fenomeni di marginalizzazione e promuovendo la resilienza tanto delle aree urbane quanto di quelle interne».L’Osservatorio avvierà le proprie attività operative
nei prossimi mesi, con l’obiettivo di diventare un punto di riferimento stabile per l’analisi del territorio e il supporto alle politiche pubbliche della provincia di Matera, contribuendo a costruire uno sviluppo più equilibrato e sostenibile.
su salario accessorio e nuove tutele
Ampia partecipazione e confronto serrato nelle due assemblee promosse dalla UIL FP con il personale del Comune di Matera e della Regione Basilicata (sede di Matera). Un momento di dialogo diretto che ha visto una forte adesione dei lavoratori, segnale evidente dell’interesse verso le tematiche contrattuali e organizzative attualmente in discussione.Agli incontri hanno preso parte il segretario confederale della UIL Basilicata di Matera, Antonio Guglielmi, e il segretario territoriale della UIL FP, Angelo Coppola, che hanno contribuito al dibattito ribadendo l’impegno del sindacato nel sostenere le istanze dei dipendenti pubblici.Nel corso delle assemblee sono stati illustrati in maniera dettagliata i contenuti del CCNL 2022–2024, già in vigore, con particolare attenzione agli aspetti innovativi e alle opportunità offerte ai lavoratori. Ampio spazio è stato dedicato anche al tema del fondo per il salario accessorio e alle modalità di utilizzo, individuando le priorità dell’azione sindacale per i prossimi mesi.Per quanto riguarda il Comune di Ma-
tera, è emersa con forza la necessità di definire in modo chiaro le questioni da portare al tavolo della prossima contrattazione decentrata, con l’obiettivo di valorizzare il personale e migliorare le condizioni di lavoro. Tra i punti evidenziati, l’urgenza di rivedere i regolamenti dei DEP, così da renderli più equi, trasparenti e coerenti con il nuovo quadro contrattuale.Tra le priorità indicate dalla UIL FP figura anche l’istituzione del welfare integrativo, considerata un’opportunità concreta per migliorare il benessere organizzativo grazie anche all’utilizzo di risorse comunitarie e fondi legati al PNRR.Particolare attenzione è stata riservata inoltre al salario accessorio del personale impegnato nei progetti PON e finanziato con il fondo povertà: su questo fronte il sindacato ha assicurato vigilanza affinché vengano rispettati pienamente i diritti dei lavoratori e le disposizioni contrattuali.Altro tema centrale riguarda le stabilizzazioni del personale. Nel confronto è emersa la necessità di avviare un percorso strutturato sul piano triennale dei fabbisogni, da aggiornare per ri-

spondere alle esigenze organizzative degli enti e alle aspettative dei lavoratori coinvolti nei processi di stabilizzazione.Per il personale della Regione Basilicata, sede di Matera, l’assemblea ha affrontato sia il nuovo CCNL sia l’accordo sul welfare integrativo. Anche in questo caso è stata sottolineata l’urgenza di convocare la delegazione trattante per avviare il confronto sul fondo 2026, passaggio ritenu-
to fondamentale per garantire risposte concrete e valorizzare le risorse interne.La UIL FP ha infine ribadito la volontà di mantenere un rapporto costante di ascolto e confronto con i lavoratori, portando avanti un’azione sindacale orientata alla tutela dei diritti, al miglioramento delle condizioni di lavoro e alla valorizzazione delle professionalità presenti negli enti locali e regionali.

Barberino, responsabile OCCSE Magna Grecia: «La cultura è l’energia delle nostre imprese e l’anima dei nostri territori»

Il responsabile dell’OCCSE Magna Grecia, Giuseppe Barberino, insieme a tutti i collaboratori ci crede: è possibile mettere insieme storia, archeologia, tradizioni, anche culinarie, Enti locali, imprenditoria privata e associazionismo, per creare sviluppo tutto l’anno e fai rivivere, sia pure in un contesto storico profondamente mutato, la stagione d’oro della Magna Grecia per le popolazioni indigene e quelle arrivate dal Peloponneso, che por-
tarono la civiltà e la irradiarono in tutto l’Occidente. A distanza di oltre duemila anni, il legame con quella umanità è ancora forte e lo testimonia uno studio di alcuni fa sul genoma umana. Emerse, infatti, che alcune patologie genetiche, come il favismo o l’anemia mediterranea, sono presenti soltanto nelle aree dove vi furono insediamenti abitativi della Magna Grecia e le stesse sono presenti in alcune aree del Peloponneso. Alcuni anni addietro, la Regione Basilicata avanzò l’idea di un pro-
getto Jonio-Europa, immaginando masse di turisti che si sarebbero spostate dall’Europa alla Magna Grecia jonica. Purtroppo, quel progetto rimase in mente dei. Il 9 maggio, alle ore 17.00, con molta più concretezza, ci proverà OCCSE in Magna Grecia, nello scenario suggestivo del Castello Torremare, a presentare un Tavolo programmatico. Sono stati invitati Enti, Istituzioni, Amministratori di Puglia, Basilicata e Calabria. «È il momento di superare i confini regionali - si legge in una nota -

per costruire insieme una rete intercomunale che valorizzi lo splendido mare jonio e l’immenso patrimonio archeologico e culturale che ci unisce». Sono previsti i seguenti contributi: a) Identità e Successi: Saverio De Florio (Neopolites) racconterà i traguardi della rete Megale Ellas; b) Orizzonti Europei: Michele Corsini (Inclusion Go) presenterà i progetti Erasmus+ con giovani da Turchia, Spagna e Grecia; c) Sport ed Epica: Maurizio Pappolla (Ikkos Atleti) svelerà i dettagli della Maratona Ta-
ranto-Metaponto. Credo che sia la prima volta di Maratona che ha come confini le due antiche città della Magna Grecia: Taranto e Metaponto. «La cultura è l’energia delle nostre imprese e l’anima dei nostri territori. Solo facendo squadra tra pubblico e privato potremo dare risalto alle eccellenze della Magna Grecia jonica». Impossibile dare torto a questa affermazione di Giuseppe Barberino, l’auspicio è che le Istituzioni e la politica si accorgano che su questo versante nessun investimento è sprecato.
Mianulli, presidente dell’Ente Parco: «La sfida ora è proseguire nel miglioramento dell’accoglienza e dei servizi»
Circa 2.000 presenze nel weekend del Primo Maggio sono state registrate nel Parco della Murgia Materana, tra Murgia Timone e il sentiero 406. Numeri che confermano la validità del test sperimentale promosso dall’Ente Parco della Murgia Materana, attraverso Parco Sassi Srl, società aggiudicataria del bando per la gestione delle aree, finalizzato al monitoraggio e alla gestione dei flussi di visitatori nel territorio. Il modello di gestione rappresenta, infatti, un’importante opportunità per valorizzare un patrimonio naturalistico, ambientale e culturale di grande pregio. In questa direzione si inseriscono azioni mirate a migliorare l’accessibilità, rafforzare la conoscenza del territorio e garantire servizi adeguati per turisti e residenti, favorendo esperienze outdoor coerenti con i principi di un turismo sostenibile, len-
to e responsabile. «I numeri registrati nel fine settimana del Primo Maggio confermano che il
Parco è sempre più attrattivo e che il percorso avviato sta producendo risultati concreti – di-

chiara il presidente dell’Ente Parco, Giovanni Mianulli –. La sfida ora è proseguire nel miglioramento dell’accoglienza e dei servizi, assicurando al tempo stesso la tutela e la conservazione di un patrimonio unico». Un test superato che spinge a proseguire nel potenziamento dei servizi, come previsto dal contratto tra Ente e società di gestione: dall’area ristoro al noleggio di attrezzature da trekking, biciclette ed e-bike, fino a percorsi enogastronomici, attività educative e strumenti digitali come mappe interattive e realtà aumentata, pensati per rendere sempre più completa e autentica l’esperienza nel Parco. Una visione condivisa anche dalla Regione Basilicata e dal presidente Vito Bardi, orientata a rafforzare il ruolo delle aree protette lucane come motori di sviluppo sostenibile e attrattori turistici di qualità.
Venerdì 8 maggio al Circolo Radici il secondo appuntamento della rassegna: protagonista il libro che unisce microstoria e scenari globali
Prosegue il viaggio alla scoperta dell’identità lucana con la rassegna “Radici Letterarie”. Dopo il successo del primo incontro, il secondo appuntamento è in programma venerdì 8 maggio 2026, alle ore 18:30, nella sede del Circolo Radici in piazza Vittorio Veneto 34 a Matera.Ospite della serata sarà il giornalista e scrittore Angelomauro Calza, che presenterà il suo libro «Tra santi e mandarini ci sta pure uno zebù», pubblicato da Edizioni Magister.L’opera si distingue come un racconto articolato che va oltre la semplice memoria locale, proponendosi come un mosaico di tredici storie capaci di collegare la Basilicata a eventi e personaggi di rilievo internazionale. Con uno stile che intreccia ironia, nostalgia e rigore giornalistico, Calza dà vita a vicende sorprendenti ma documentate, dimostrando come la microstoria possa dialogare con la storia universale.Tra i racconti spicca quel-
lo del «Mandarino di Chiaromonte», un medico lucano insignito del titolo di Mandarino di Prima Classe dall’imperatrice della Cina. Non mancano le storie di vite straordinarie, come quella di Jimmy Savo, definito da Charlie Chaplin «il più grande pantomimo di tutti i tempi», e le imprese sportive di Nicola Ferrara, calciatore di origini lucane vincitore dello scudetto nel campionato italiano.Il libro attraversa anche episodi di vita quotidiana, tra partite a passatella, il fascino delle vecchie Fiat 124 e i richiami alla cultura popolare, come il successo della canzone «Indifferentemente» di Umberto Martucci, raccontata dall’interprete dell’epoca Mario Trevi. Tra i temi affrontati anche vicende più drammatiche, come quella della prima donna condannata alla sedia elettrica negli Stati Uniti.Nel complesso, il lavoro di Calza si configura come un’operazione di recupero e valorizzazione dell’identità lucana,

proposta senza chiusure provinciali ma come «categoria dell’anima» capace di dialogare con la modernità globale. Un percorso che, partendo da centri come Chiaromonte, Ferrandina, Stigliano e Potenza, si estende fino a città simbolo come Pechino, Hollywood e Buenos Aires.L’incontro, inserito nella rassegna curata da Edizioni Magister, rappresenta un’occasione per riflettere su come una terra apparentemente periferica sia stata in realtà crocevia di storie e destini universali.A introdurre la serata sarà il presiden-

te del Circolo Radici Aps, Nicola D’Imperio. L’autore dialogherà con l’editore Timoteo Papapietro, approfondendo quel connubio tra «fatti e personaggi di interesse mondiale» che restituisce alla Basilicata un respiro senza confini.
Successo per «Volontari in formazione»: focus su sicurezza, normativa e riforma fiscale del Terzo Settore
Grande partecipazione a Tito per il seminario «Volontari in formazione», promosso dalla Rete Ente Pro Loco Basilicata Aps. Oltre centocinquanta tra presidenti, dirigenti e volontari delle Pro Loco e delle associazioni affiliate alla rete associativa di Terzo Settore Ente Pro Loco Italiane Aps hanno preso parte alla giornata formativa svoltasi domenica presso la sala Don Domenico Scavone.L’iniziativa è stata organizzata dalla rete lucana in collaborazione con la Pro Loco «Gli Antichi Portali» di Tito Aps e il Comune di Tito, con il patrocinio della Regione Basilicata, dell’Apt Basilicata e dell’Anci Basilicata.Ad aprire i lavori è stato il sindaco di Tito, Fabio Laurino, che ha espresso soddisfazione per l’evento ospitato nella comunità, sottolineando l’importanza dell’attività svolta dalla rete a supporto delle realtà associative locali. A seguire, il segretario della Pro Loco di Ti-

to, Francesco Di Donato, intervenuto a nome della presidente Maria Giovanna Salvia e del direttivo, ha ringraziato l’Ente Pro Loco Basilicata per il costante supporto offerto, evidenziando l’utilità del seminario dedicato alla sicurezza e alla riforma fiscale per gli enti del Terzo Settore.Nel suo intervento introduttivo, il presidente regionale della Rete Ente Pro Loco Basilicata Aps, Rocco Franciosa, ha dichiarato: «Siamo onorati e soddisfatti di aver creato una rete lucana in grado di garantire alle nostre affiliate, con professionalità, tutti i servizi ne-
cessari per svolgere le attività quotidiane con serenità e nel rispetto delle normative vigenti, grazie al sostegno della Regione Basilicata e dell’Apt Basilicata».Il programma formativo è proseguito con il corso di aggiornamento sui principi e sulle normative Haccp, tenuto dalla tecnologa alimentare Rocchina Robilotta, che ha fornito ai partecipanti competenze e strumenti operativi. I presenti hanno superato il test finale, ottenendo l’attestato necessario per lo svolgimento delle manifestazioni associative sul territorio.La giornata si è conclusa con


l’intervento della segretaria nazionale Epli, Morena Pisano, che ha approfondito i temi legati alla riforma fiscale del Terzo Settore, offrendo un quadro aggiornato delle principali novità normative.A chiudere l’evento, un momento conviviale con la degustazione di prodotti
tipici presso il Centro Cecilia di Tito, curata da «La mia dolce passione di Carmen Giosa» e accompagnata dalle note musicali di Vito Laurino. Un’occasione che ha unito formazione e valorizzazione del territorio, rafforzando lo spirito di collaborazione tra le Pro Loco lucane.
Cerimonia solenne con istituzioni, cittadini e studenti: omaggio ai caduti e focus su valori, addestramento e innovazione
ATramutola, alla presenza delle autorità civili e militari, dei cittadini e delle scolaresche, si è svolta la cerimonia commemorativa per il 165° anniversario della costituzione dell’Esercito Italiano. Un momento di raccoglimento e condivisione che ha unito la comunità nel segno della memoria e dei valori fondanti dell’Istituzione.Dopo la lettura dei messaggi istituzionali, il Comandante del Comando Militare Esercito «Basilicata», Colonnello Paolo Franciosa, ha salutato i presenti sottolineando come questa ricorrenza rappresenti un’occasione significativa per rafforzare il legame tra l’Esercito e la società civile.Nel corso della cerimonia è stato deposto un omaggio floreale davanti al monumento ai caduti in Afghanistan, con un ricordo particolare per il Capitano Antonio Fortunato, paracadutista insignito della Croce d’Onore alla Memoria e originario proprio di Tramutola.L’Esercito Italiano affonda le sue radici in una lunga storia di dedizione, sacrificio e servizio alla Nazione, testimoniata da generazioni di militari impegnati in patria e all’estero per garantire sicurezza, pace e stabilità. Oggi la Forza Armata continua a rappresentare un presidio fondamentale per il Paese, incarnando i valori della Costituzione attraverso l’impegno quotidiano di uomini e donne al servizio della collettività, dalle missioni internazionali alle emergenze sul territorio nazionale.Proiettato verso le sfide future, l’Esercito è impegnato in un costante processo di trasformazione basato su tre pilastri fondamentali: valori, addestramento e tecnologia. Un percorso evolutivo che mira a garantire prontezza operativa ed efficacia in un contesto di sicurezza sempre più complesso e dinamico.A margine dell’evento, il Colonnello Franciosa ha dichiarato: «L’anniversario della costituzione dell’Esercito Italiano rappresenta, per gli uomini e le donne in divisa, non solo una ricor-


renza istituzionale di grande rilievo, ma anche un momento per rafforzare il legame tra l’Istituzione e la società civile. La commemorazione, intrisa di valori storici, patriottici e culturali, dimostra come l’Esercito Italiano sia un’istituzione non solo al servizio della sicurezza nazionale, ma anche innovativa e promotrice di valori universali al servizio della collettività.L’Esercito Italiano dal 1861 fino ai giorni nostri, in oltre un secolo e mezzo di storia, ha saputo evolversi, adattandosi al contesto e alle esigenze di difesa e sicurezza del Paese e l’addestramento, la tecnologia e i valori sono i cardini su cui oggi poggia questa evoluzione.Solo attraverso un addestramento completo e rigoroso si possono acquisire le abilità necessarie per gestire ogni situazione con precisione e prontezza. L’addestramento è la nostra polizza assicurativa.Le celebrazioni traggono origine dalla firma in data 4 maggio 1861 del provvedimento, dell’allora Ministro della Guerra Manfredo Fanti, che decretava la fine dell’Armata Sarda e la nascita dell’Esercito Italiano.


Nel corso della storia d’Italia l’Esercito è stato sempre protagonista quale Istituzione deputata alla difesa dei cittadini e del Paese. Oggi, in particolare, è una Forza Armata moderna, composta da professionisti, che si prepara costantemente ai nuovi scenari operativi attraverso l’addestramento, inteso come preparazione delle nostre unità ad assolvere specifiche missioni, e l’utilizzo delle più moderne tecnologie, al fine di fronteggiare l’indeterminatezza dei nostri tempi, in qualsiasi contesto operativo e con scarsissimo preavviso.Oggi l’Esercito continua ad essere un baluardo a difesa della patria, dei cittadini e degli interessi nazionali, ancorato a principi cardine quali addestramento, tecnologia e valori, grazie ai quali in ogni epoca ha saputo proteggere e accompagnare il Paese.La Forza Armata è una componente essenziale per contribuire alla pace e alla stabilità internazionale e alla protezione generale degli interessi nazionali, il cui ruolo si inquadra in un compito globale di sicurezza del Paese, a cui partecipiamo in modo armo-

nico insieme alle altre Istituzioni della Repubblica, sia in Patria con l’Operazione «Strade Sicure», sia all’estero nelle missioni internazionali.Siamo presenti sul territorio regionale con il Comando Militare Esercito «Basilicata», che ha sede a Potenza nella Caserma «De Rosa» e a Palazzo San Gervasio con il Raggruppamento «Strade Sicure» per Basilicata e Puglia. Dall’inizio dell’anno scolastico abbiamo intrapreso un’importante attività di orientamento e informazione estesa a tutte le scuole della nostra regione e anche all’Università di Basilicata per promuo-
vere le nostre opportunità concorsuali e professionali. Chi volesse entrare nella grande famiglia dell’Esercito può documentarsi sui vari percorsi di accesso sul sito istituzionale o tramite i nostri profili social su Facebook e Instagram; inoltre, seguendo le nostre storie, è possibile accedere al canale WhatsApp per restare aggiornati sulle iniziative dell’Esercito Italiano. Per chi fosse interessato, è possibile recarsi personalmente presso la Caserma «De Rosa» di Potenza in via Ciccotti 32 per interfacciarsi direttamente con il personale qualificato dei nostri Infoteam».
DI FABRIZIO QUARATINO
C’è un momento preciso, non lo trovi sul calendario, non ha un orario e non manda notifiche, in cui smetti di aspettare che la vita ti dia il via libera. Non succede con un applauso. Non succede perché “finalmente tutto va bene”. Succede, anzi, proprio quando qualcosa continua a non andare. E se sei onesto fino in fondo, lo sai: ci siamo passati tutti. Quel punto in cui ti accorgi che stai aspettando qualcosa che non arriva, e più aspetti, più ti senti fermo. E lì capisci una cosa scomoda: per troppo tempo hai vissuto come se stessi chiedendo il permesso. Permesso di essere felice. Permesso di dire ciò che pensi. Permesso di scegliere senza sentirti in colpa. Come se da qualche parte ci fosse un ufficio invisibile pronto a timbrarti la giornata: “Oggi puoi essere sereno.” “Oggi no, ripassa più tardi.” Spoiler: quell’ufficio non esiste. E se esiste, è chiuso per fallimento. Il punto è che spesso siamo noi a fare i burocrati della nostra vita. Complichiamo tutto. Mettiamo condizioni, limiti, attese. “Quando avrò sistemato questo…” “Quando gli altri capiranno…” “Quando mi sentirò pronto…” Praticamente mai. E allora succede che rimaniamo in stand-by. Una vita intera in modalità “aggiornamento in corso”. Ora, diciamolo con

un filo di sana ironia: se aspettassimo davvero che tutto sia perfetto, probabilmente non inizieremmo nemmeno a respirare, “troppa umidità oggi, meglio rimandare”. La verità è più semplice e più scomoda: non serve il permesso. Serve il coraggio di smettere di chiederlo. E questo non significa diventare arroganti, egoisti o menefreghisti, quello è solo un altro modo per nascondersi. Significa smettere di tradirsi. Perché ogni volta che ti zittisci per evitare uno scontro, qualcosa dentro di te si spegne. Ogni volta che rimandi una scelta che senti giusta, ti allontani da te stesso. Ogni volta che vivi per non disturbare, finisci per scomparire. E no, non è una tragedia plateale. È molto peggio: è una lenta evaporazione. Ma la buona notizia è che basta poco per invertire la rotta. E qui forse vale la pena ricordarselo davvero: non serve essere perfetti, serve essere presenti. Non serve rivoluzionare tutto in un giorno, non serve diventare un guru o scalare una montagna all’alba (anche perché già alzarsi dal letto a volte è un’impresa epica). Serve un gesto semplice: scegliere. Anche piccolo. Anche imperfetto. Scegliere di dire “questa cosa non mi fa stare bene”. Scegliere di fare un passo, anche se tremi. Scegliere di esserci, davvero, nella tua vita. E qui arriva la parte che spiazza: quando smetti di

chiedere il permesso, non diventi più duro… diventi più vero. E la verità, quando è autentica, non allontana. Avvicina. Perché le persone non cercano perfezione, quella annoia dopo cinque minuti. Cercano presenza. Cercano qualcuno che non reciti. Cercano qualcuno che, pur con i suoi casini, abbia deciso di esserci fino in fondo. E sai qual è il paradosso? Più smetti di inseguire l’approvazione, più diventi qualcuno che vale la pena ascoltare. Non perché hai tutte le risposte, anzi. Ma perché non scappi dalle domande. E allora forse la vera rivoluzione non è cambiare il mondo (che già ci pensa da solo a essere complicato), ma smettere di trattarsi come un ospite temporaneo nella propria vita. Non sei qui in prova.
Non sei qui “finché qualcuno ti approva”. Non sei qui per occupare meno spazio possibile. Sei qui per vivere. Punto. E vivere non è un atto perfetto. È un atto vero. Quindi oggi, senza troppi discorsi filosofici e senza aspettare il momento giusto (che, tra parentesi, è sempre in ritardo), prova a fare una cosa semplice: smetti di chiedere il permesso. Non al mondo. Non agli altri. E soprattutto non a quella voce nella tua testa che ogni tanto si atteggia a giudice supremo ma in realtà ha più paura di te. Fai un passo. Anche piccolo. E poi un altro. E magari inciampi, certo. Ma almeno sarai caduto andando avanti. Che, rispetto a restare fermo aspettando un via libera che non arriverà mai… è già una forma di libertà.
Dalla Basilicata al Free State, incontro istituzionale per rafforzare scambi economici, turistici e culturali
Rafforzare le relazioni bilaterali e aprire nuove prospettive di cooperazione internazionale: è questo l’obiettivo della visita ufficiale che domani, 6 maggio, porterà a Matera una qualificata delegazione istituzionale proveniente dalla provincia sudafricana del Free State.L’iniziativa si inserisce in un mandato volto a incrementare i rapporti tra la Basilicata e il territorio sudafricano, con particolare attenzione allo sviluppo di sinergie nei settori strategici. Il momento centrale della giornata sarà la cerimonia ufficiale in programma alle ore 11 nella
sala del Presidente della Provincia di Matera, Francesco Mancini, alla presenza anche del Presidente del Consiglio regionale Marcello Pittella e del Sindaco di Matera Antonio Nicoletti.A guidare la delegazione sarà il Premier della provincia del Free State, MaQueen Letsoha-Mathae, accompagnato da una rappresentanza di governo composta dai Ministri provinciali di Finanza, Turismo e Sviluppo Economico, Ketso Makume; Sicurezza comunitaria, Strade e Trasporti, Jabu Mbalula; Agricoltura e Sviluppo rurale, Elsabé Rockman; Arte, Cultura e
Ricreazione, Ntombizanele Sifuba.La missione sarà inoltre supportata da personale tecnico e diplomatico, tra cui il Capo Dipartimento ad interim per Finanza, Sviluppo economico e Turismo Pakiso Lebone, il Vice Direttore generale per la Governance e Pianificazione Mafole Mokalobe, oltre alla portavoce del Premier, alla Direttrice delle Relazioni internazionali e all’assistente personale.Obiettivo primario dell’incontro è l’esplorazione di opportunità concrete di collaborazione in diversi ambiti, tra cui commercio e sviluppo economico, promozione

turistica e scambi culturali.La visita, organizzata in collaborazione con l’Ambasciata del Sudafrica a Roma, rappresenta un’importante occasione per gettare le basi di una coo-
perazione duratura e proficua tra il territorio materano e la provincia del Free State, con l’intento di costruire un dialogo stabile capace di generare benefici reciproci.
