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Cronache del 6 luglio 2026

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L’ipocrisia violenta dei “Pacifisti”

La contraddizione: la Cgil locale dice no alle scorie ma il segretario Landini è favorevole

IL PD LUCANO CON VANNACCI?

Regione

La maggioranza silenziosa senza voce

D I MA SS IM O DE LL A PE NN A

In politologia si chiama maggioranza silenziosa, il termine irruppe nella cronaca politica con Nixon che si rivolse a quegli ambienti che non facevano disordini contro la guerra in Vietnam e fu poi ripreso nella Milano degli anni '70 quando, davanti alla violenza del 68 e dei suoi epigoni a sinistra, i missini e una parte della democrazia (...)

■ continua a pag 17 Vannacci,

LA COSTIERA AMALFITANA Destinata a diventare un tormentone, ma la Basilicata perde la sua testimonial

Da Cassese a Zangrillo: 30 anni di riforme per riscoprire il merito

CRONACA

Sventrarono l’Atm della banca MpS a Marsicovetere: beccato dai Carabinieri di Cerignola un membro della banda

■ Servizio a pag 19

SAN FELE

È morto Roberto Frezza, l’operaio 53enne di Apricena che lavorava in un cantiere nel rione Costa: ricoverato in rianimazione dal 2 luglio

■ Servizio a pag 25

VIETRI DI POTENZA

Da “Territorio Attivo” il Progetto Operativo, Carleo: «Una proposta alternativa per lo sviluppo della comunità»

■ Servizio a pag 24

TALENTIS

A Maratea, l’evento di Confindustria Giovani che discute di imprese e innovazione: oltre trenta i progetti candidati

■ Servizio a pag 12

Cassese e Zangrillo
Giuzio a pag 11
D’Angelo, Rovazzi e Arisa Serino a pag 5
Servizio a pag 16
Trerotola e altri esponenti regionali di Futuro Nazionale Dellapenna a pag 9
Direttore Responsabile Rosa MOLLICA

Italia e Mondo

Nel cortile della Grande Mosalla, lacrime, preghiera e grido di vendetta. L'11 luglio il via ai negoziati

Iran, continua l’addio all’ex Guida Suprema Alì Khamenei

DI LUCIA STEFANIA MANCO

Theran si è fermata per l’ultimo saluto ad Alì Khamenei, la Guida Suprema che per quasi trentasette anni ha governato, con pugno di ferro, la Repubblica Islamica dell’Iran. Incarico mantenuto fino al 28 febbraio scorso, quando è stato ucciso, all’età di 86 anni, durante l’attacco israelo-americano, primo giorno di un conflitto che ha infiammato il Medio Oriente. Un funerale lungo sei giorni che ha mobilitato, e continua, una folla di persone, mettendo in moto un’imponente macchina organizzativa. Anche ieri, nella seconda giornata di lutto, non solo lacrime e commozione. Il cortile della Grande Mosalla (Moschea), luogo di raccoglimento e devozione, è diventato la piazza della resistenza e del grido di vendetta. Migliaia le bandiere sciite rosse, gli slogan contro gli Stati Uniti e Israele. Qualcuno tra gli oratori, ie-

ri, ha chiesto la morte di Trump. Circa 20 milioni di persone attese, secondo le autorità. “Quasi 100 i Paesi che si recheranno ai funerali”, secondo i media iraniani. Presenti i Guardiani della Rivoluzione, i Pasdaran. Lo scopo politico sembra chiaro: mostrare unità, rafforzare il consenso intorno alla Repubblica Islamica dell’Iran, facendo di Khamenei un martire della resistenza, prima della ripresa dei colloqui per i negoziati con gli Stati Uniti d’America, previsti per l’11 luglio prossimo. “Pensavo la gente odiasse Khamenei”, queste le parole di Trump. La cerimonia solenne ha preso il via il 4 luglio. La bara con la salma dell’ex Guida Suprema è stata esposta all’interno di una teca in vetro. Sopra la bara, avvolta dal tricolore iraniano, in corrispondenza del capo è stato adagiato il suo turbante di colore nero (emama), che nella tradizione sciita indica i discendenti del profeta Mao-

metto. Accanto vi sono le bare dei famigliari, rimasti uccisi anche loro nei raid israelo-americani: la figlia maggiore, il genero, la nuora, e la nipotina di 14 mesi. Anche ieri, nel secondo giorno di funerali, le immagini della tv di Stato iraniana, hanno mostrato l’arrivo di persone, sin dalle prime ore del mattino, davanti alla Grande Moschea. La preghiera funebre è stata guidata dall’Ayatollah Jafar Sobhani. Alla cerimonia erano presenti il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Qualibaf. In prima fila i comandanti delle Guardie Rivoluzionarie. C’era anche il generale Ahmad Vahidi, sostenitore di una “linea dura” nei negoziati con gli Stati Uniti. Non appariva in pubblico dall’8 febbraio scorso. Al funerale avrebbero preso parte tre dei figli di Khamenei, ma non Mojtaba, indicato come suo possibile successore. Secondo i media ira-

niani “Quasi 100 Paesi, tra delegazioni ufficiali, personalità e gruppi popolari prenderanno parte ai funerali”. Tra gli altri, anche anche “delegazioni ufficiali dell’Europa orientale”, mentre i “Paesi europei che si sono schierati a sostegno della guerra contro la Repubblica Islamica non sono stati invitati”. A rappresentare la Cina “ci sarà un funzionario parlamentare”. È una piazza commossa, che prega, piange, ma soprattutto urla vendetta, odio. Le immagini della tv di Stato iraniana mostrano tra le bandiere e i simboli del lutto, striscioni contro gli Stati Uniti d’America: “Morte all’America”, “Morte a Israele”. Uno degli oratori, ieri, ha anche invocato la morte del Presidente americano Donald Trump. “Grande Khamenei”, si è sacrificato per il suo Paese, gridano in molti rivolti verso la bara della Guida Suprema. Alla sua morte, è doveroso ricordarlo, in molti, in varie parti del

mondo, tra cui Roma e Milano, sono scesi in piazza per festeggiare la fine di decenni di regime. C’erano i movimenti di opposizione, i monarchici, le donne soprattutto. Continuano ad arrivare a Theran dai paesi vicini molte persone. Sabato scorso, secondo l’agenzia di Stato Tasnin, sono stati registrati 7 milioni di accessi alla metropolitana, consigliata dalle autorità per raggiungere facilmente la piazza. C’è attesa per negoziati dell’11 luglio. Il clima è teso, è chiaro. Donald Trump segue i funerali. “Pensavo - ha dichiarato in un’intervista ad Axios - che la gente odiasse Kamenei, forse sono lacrime finte”. “Colpendo ai funerali - ha aggiunto - potremmo farli fuori tutti, ma poi non avremmo nessuno con cui negoziare”. Dichiarazioni, da ambo le parti, che confermano il fragile equilibrio sancito dal memorandum d’intesa firmato da Whashington e Theran.

L’uomo è stato soccorso e trasportato d’urgenza all’ospedale Niguarda, dove è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico

Milano, 55enne ferito con venti coltellate L’aggressore: «Appena esco lo rifaccio»

D I V I TO E R RI C HE TTI

MILANO. Un uomo di 55 anni, Gerardo P., è stato aggredito a coltellate sabato mattina intorno alle 7:30 mentre faceva colazione con l'anziano padre fuori dal bar La Giada, in via Alfonso Capecelatro, in zona San Siro. Secondo la ricostruzione degli investigatori, un giovane vestito di scuro e con il volto coperto da un passamontagna nero si è avvicinato alle spalle della vittima e l'ha colpita con un coltello da 21 centimetri, senza pronunciare parola. Il capo di imputazione parla di venti fendenti inferti alla testa, al collo, al torace e all'addome dell'uomo.

L'aggressione si è consumata in pochi istanti davanti agli altri clienti del locale, e la vittima e il suo aggressore non si cono-

scevano: al momento non emerge alcun movente. Il Fatto QuotidianoIl padre dell'uomo è intervenuto immediatamente per difendere il figlio e, insieme ad alcuni clienti presenti — tra cui tre di origine egiziana che sono riusciti a disarmare materialmente l'aggressore — ha contribuito a bloccarlo fino all'arrivo delle volanti della polizia. Gerardo P. è stato trasportato in codice rosso all'ospedale Niguarda, dove è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico. Le sue condizioni, inizialmente gravissime, sono in lento miglioramento, anche se l'uomo resta in prognosi riservata.Ad accoltellare l'uomo è stato Lamin Saidilly, 22 anni, nato a Conegliano Veneto da genitori gambiani. Fermato subito dopo l'aggressione, il giovane avrebbe detto agli

Palermo, 53enne

agenti: «Mi sono divertito, appena esco lo rifaccio». Saidilly è stato arrestato con l'accusa di tentato omicidio; il pm Elio Ramondini ha inviato la richiesta di convalida dell'arresto al giudice per le indagini preliminari, e il 22enne sarà interrogato nel carcere di San Vittore dal gip Luigi Iannelli. Gli

inquirenti stanno ora ricostruendo il passato del giovane: secondo alcune informazioni avrebbe vissuto per anni in Inghilterra, e la Questura di Milano starebbe verificando con le autorità britanniche un possibile collegamento con un episodio simile avvenuto a Leeds nel 2023.

Al momento resta esclusa la pista del terrorismo. Tra gli elementi al vaglio degli investigatori figurano alcuni foglietti con frasi motivazionali scritte a mano trovati addosso al 22enne, oltre alla circostanza che il giovane si fosse allontanato da casa senza spiegazioni circa una settimana prima dei fatti.

ucciso a coltellate per una lite: arrestato il 38enne dopo essersi barricato in casa

Tragedia a Palermo, dove un uomo di 53 anni, Francesco Spataro, è stato ucciso a coltellate intorno a mezzogiorno in un palazzo di via Sampolo, all'angolo con piazza Don Bosco, nella zona dello Stadio. Il delitto sarebbe maturato al culmine di una violenta lite tra coinquilini, scoppiata forse per futili motivi legati al pagamento dell'affitto.La vittima viveva nell'appartamento insieme ad altre due persone. Uno dei conviventi, al momento della discussione, si trovava fuori a fare la spesa e non ha quindi assistito alla scena. Il corpo di Spataro è stato trovato sul pianerottolo di casa, al secondo piano dello stabile, colpito da diverse coltellate.A dare l'allarme sono stati alcuni condomini, che dopo aver sentito urla e rumori provenire dall'appartamento hanno chiamato il 112. I vigili del fuoco, giunti sul posto in un primo momento per una segnalazione di sospetta fuga di gas, sono stati di fatto i primi a imbattersi nel corpo senza vita dell'uomo durante le operazioni di verifica.Subito dopo l'aggressione, l'altro coinquilino coinvolto nella lite — un uomo di 38 anni, identificato con le iniziali

F.C., che secondo quanto riportato vivrebbe nell'appartamento solo da un paio di settimane e avrebbe già alcuni precedenti per maltrattamenti — si è barricato all'interno dell'abitazione. L'uomo ha aperto i rubinetti del gas metano e ha iniziato a minaccia-

re di far esplodere l'intero edificio, gettando nel panico l'intero condominio.La situazione di pericolo ha costretto le forze dell'ordine a far evacuare precauzionalmente tutto il palazzo e a transennare l'intera area circostante, chiusa al traffico per l'in-

tera durata delle operazioni. Nello stabile si trovavano anche alcuni turisti, ospiti di un bed & breakfast presente nell'edificio, fatti uscire insieme agli altri residenti in via cautelativa.Sul posto sono intervenuti carabinieri, vigili del fuoco, personale del 118 e anche gli artificieri, oltre a uno specialista in negoziazioni, impegnato per ore nel tentativo di convincere l'uomo barricato ad aprire la porta e a desistere dalle minacce. Nel frattempo, gli operatori del pronto intervento gas di Amg Energia, allertati dai vigili del fuoco, hanno provveduto a chiudere l'alimentazione di metano all'edificio e a sigillare la colonna montante del civico 486, in modo che l'erogazione non possa essere riaperta nemmeno accidentalmente, fino a quando la situazione non sarà rientrata nella normalità.

Al momento le indagini, condotte dai carabinieri, sono ancora in corso per ricostruire con precisione la dinamica della lite e il ruolo esatto dell'uomo asserragliato nell'appartamento, mentre la trattativa con i negoziatori prosegue per arrivare a una risoluzione pacifica della situazione. V ITO E RRICHETTI

Tragedia in un appartamento di via Sampolo, nella zona dello Stadio di Palermo, dove una violenta lite tra coinquilini è degenerata in un omicidio

La nuova canzone estiva con Rovazzi e D’Angelo è destinata a diventare un successo, ma la Basilicata perde la sua testimonial

Arisa, perchè l’hai fatto?

DI L UC IA SE R IN O

Arisa, perché l’hai fatto? Perché

“La Costiera Amalfitana”, il singolo che ti vede insieme a Fabio Rovazzi e Nino D'Angelo, è certamente destinato a diventare uno dei tormentoni dell’estate. Ha tutto quello che serve, il ritornello, uno scooter che corre tra i tornanti, una barca, il mare, il sole, i sorrisi, i tuffi. E poi quella copertina che meriterebbe un premio speciale per il kitsch, i tre volti dei cantanti scolpiti nella roccia come una versione campana del Monte Rushmore. Lì, dove il mare luccica e dove sorge il sole del Concerto all’alba più famoso al mondo, una trumpata per quegli americani che arrivano in Costiera e pretendono il ketch up al posto del limone. E noi che li assecondiamo pure. Tanto contano i soldi, anche al tempo del sovranismo alimentare. Ma non è questo il problema. Le canzonette estive hanno piena dignità artistica. Da decenni accompagnano le nostre vacanze e nessuno pretende che ogni brano diventi una riflessione esistenziale. Il punto è un altro. Un artista non appartiene mai a un territorio, certo. Appartiene, semmai, alla propria libertà. Guai a pretendere che uno scrittore, un musicista o un attore restino prigionieri del luogo in cui sono nati. Sarebbe una forma di provincialismo al contrario, trasformare le radici in una gabbia. Eppure esiste un fenomeno in

base al quale le comunità adottano i propri talenti. Li riconoscono come parte del proprio racconto collettivo. La Basilicata ha fatto esattamente questo con Arisa e con Rocco Papaleo. Li ha trasformati, spontaneamente, nei due volti più riconoscibili della lucanità contemporanea. Per affetto. Perché entrambi sembravano raccontare una Basilicata lontana dagli stereotipi: ironica, intelligente, imprevedibile, capace di guardare il mondo senza perdere il proprio accento. Quel rapporto, negli anni, è diventato qualcosa di più di una semplice simpatia. La Regione Basilicata li ha portati con sé nelle fiere internazionali del turismo, negli eventi promozionali, nelle campagne istituzionali. Sono stati, di fatto, ambasciatori di una terra che cercava volti credibili attraverso cui raccontarsi. Un patto non scritto. E proprio perché non scritto aveva un valore ancora maggiore. Poi arriva “La Costiera Amalfitana”, in un oggi in cui la promozione di un territorio è fondamentale. Ogni videoclip è anche una campagna di marketing. Ogni artista presta credibilità ai luoghi che racconta e costruisce immaginari. Perché accanto alla canzone ci sono poi decine e decine di reel e interviste e articoli che, come forma di promozione occulta del brano, costruiscono una narrazione diffusa attorno ad esso. E infatti in questi giorni si vede Arisa girare tra Positano e Napoli e in altri luo-

ghi riconoscibili della Costiera. Tutti la intervistano o rilanciano. Un pacchetto promozionale perfetto. Qualche interrogativo va posto. Mettendoci da un doppio punto di vista territoriale. Quello campano e quello lucano. Innanzitutto questa canzone cosa ci dice? Che a Milano non c’è la Costiera Amalfitana? Grazie. Lo sapevamo. Come sappiamo che a Potenza non ci sono i Navigli e che a Berlino non ci sono i Sassi. Ma è un’idea di racconto del Sud vecchia di quarant’anni. Quella che oppone il Nord operoso al Sud del sole e del mare. È la geografia ridotta a slogan, il turismo ridotto a cartolina. Peccato che il mondo sia cambiato. Oggi la Costiera Amalfitana è uno dei simboli più evidenti delle contraddizioni del turismo globa- le. È uno dei luoghi più belli d’ Europa, ma anche uno dei più fragili. Vive il peso dell'overtourism, delle infrastrutture sotto pressione, della difficoltà di garantire servizi ai residenti, della crisi abitativa, di una mobilità spesso paralizzata, di un equilibrio ambientale delicatissimo. Se devi andare a scuola da Ravello a Maiori devi cambiare due autobus, che da marzo ad ottobre non riesci a prendere. Se c’è una frana – e c’è sempre –devi fare giri pazzeschi, impieghi anche tre ore per fare un percorso che in linea d’aria dista cinque minuti. Se devi portare tuo figlio dal pediatra devi spendere 50 euro di parcheggio. Se cerchi una casa, devi spostarti almeno a 40 chilometri di distanza. Da anni ci riempiamo la bocca di parole come “soste-

nibilità”, “turismo responsabile”, “limiti di carico”, “qualità dell'accoglienza”. Organizziamo convegni, scriviamo piani strategici, invochiamo nuovi modelli di sviluppo. Poi basta un tormentone estivo per tornare alla più antica delle cartoline: mare, scooter e limoncello. E barche, barche. Sapete no che, anche col mare piatto, ci sono onde permanenti in costiera amalfitana? E c’è olio di nafta in superficie ovunque mentre ti fai il bagno? Oramai mettono gli ombrelloni a mare, su piattaforme galleggianti, perché in spiaggia non c’è più posto. Proprio mentre il turismo mondiale cerca di superare gli stereotipi, noi torniamo ad alimentarli. Poi c’è la prospettiva lucana del ragionamento. I territori, oggi, sono marchi. E i marchi competono. La Costiera Amalfitana è, nonostante tutto, uno dei brand turistici più forti al mondo. La Basilicata continua a costruire il proprio immaginario internazionale, investendo risorse pubbliche, idee, strate-

gie e campagne di comunicazione. Per questo sorprende vedere una delle artiste più profondamente identificate con la Basilicata contribuire alla promozione di un altro marchio territoriale, per di più storicamente più potente. Per Rovazzi tutto questo è perfettamente coerente. Fa pop, fa intrattenimento, fa linguaggio virale. Per Nino D'Angelo ancora di più. Napoli e la sua costiera fanno parte del suo universo artistico. Ma Arisa? Perché proprio tu? Gli artisti non sono uffici del turismo. Ma sanno benissimo che la loro immagine orienta lo sguardo del pubblico. Allora forse dovrebbe prenderne atto anche la Basilicata. Se una comunità sceglie di investire la propria immagine su un artista, deve chiedersi se quell’artista sia ancora idonea a rappresentarla. Gli ambasciatori non si nominano con una delibera di Giunta. Lo diventano attraverso una reciprocità di riconoscimento. Insomma, alla prossima Bit, Arisa la lascerei in panchina.

Piersilvio riunisce il gotha dei manager italiani, Meloni tranquilla se candidata premier avversaria sarà la segretaria PD

Elly o “Giuseppi”? non aspetta solo il csx, ma anche Giorgia

DI A N G E LO MA UR O C A LZ A

C’era movimento qualche sera fa all’ultimo piano del palazzo Del Bufalo di Reti Televisive Italiane (RTI) a Roma in Via del Nazareno, a pochi passi da quella sede del PD dove Silvio Berlusconi e Matteo Renzi a pochi giorni dall’elezione di Mattarella a Presidente della Repubblica, nel febbraio del 2015, strinsero il famoso patto (detto del Nazareno, appunto) che doveva portare a riforme poi mai attuate. C’era movimento, ma non l’ha notato nessuno. Perché nessuno voleva si notasse, ma il movimento c’era, c’è stato. Di quelli discreti, ma importanti.

Ospiti di Piersilvio Berlusconi in sessanta, tutti scelti, tutta gente che conta e che occupa ruoli primari in diversi campi dell’economia soprattutto. Parliamo di figure apicali e manager, il gotha di Mediaset, ovviamente, ma anche di Tim, Eni ed Enel, giusto per fare qualche nome. Un incontro molto riservato, organizzato senza clamori, presente una sola troupe televisiva di Canale 5. Ma allora, dirà qualcuno, anche Piersilvio inizia a muoversi in chiave elezioni 2027? Boh? Forse. Di certo quella sera ai suoi ospiti non ha parlato di politica, ma di progetti futuri di Mediaset che vuole sempre più imporsi a livello europeo, e di strategie per riuscire nell’intento. Nulla più è trapelato, ma di sicuro il convivio è stato di quelli destinati a disegnare futu-

ri scenari economici con protagonista il Biscione e una qualche ripercussione sulla politica la causerà. Molto vaghi – dice chi ha saputo da chi c’era - i suoi riferimenti a Forza Italia, non era quello il luogo e non era quello il momento, evidentemente, di parlarne, anche se qualcuno probabilmente avrebbe voluto saperne di più, per esempio, sulla presenza di una delegazione Azzurra al Gay Pride di Milano. Ma dopotutto cosa ci sarebbe stato da sapere? È chiaro, evidente, risaputo e anche non tanto sommessamente dichiarato che da sponda Marina Berlusconi arrivano da tempo segnali di apertura verso le politiche sociali di Elly Schlein e di condivisione di molte delle sue posizioni su questioni apertamente e forse anche esageratamente assunte in favore dei diritti civili. Ed è infatti proprio questa esasperazione della questione a creare malumori interni al PD. E sempre per gli stessi motivi Giorgia Meloni è in attesa. In attesa di sapere, soprasttutto, se sarà Elly Schlein la candidata Premier del centrosinistra. Allo stato, se così fosse, la Giorgia nazionale (da non confondere con la cantante, che di Sole e d’azzurro è solo una bella canzone e in questo momento politico di così sereno non c’è nulla) si rassicurerebbe, affronterebbe con tranquillità e maggiore sicurezza la campagna elettorale. Sostanzialmente l’mpressione diffusa è che nelle sue uscite

pubbliche la Schlein sta assumendo da tempo gli stessi atteggiamenti dei capibastone studenteschi post-sessantottini, da liceale alle assemblee di classe.

Conte invece sa il fatto suo e, non senza una qualche punta di presunzione, resta convinto di essere stato il miglior Presidente del Consiglio di sempre e preme per tornare a Palazzo Chigi: ma è soltanto pieno di sé e si bea o ci nasconde qualcosa che non sappiamo per non essercene ancora accorti? Sta di fatto che il Partito Democratico è in questo momento in uno stato di impasse: non può certo ripensare alla composizione e rafforzamento del campo largo, specie dopo la foto diffusa in rete dei quattro: Conte, Schlein, Bonelli e Fratoianni, ritratti in posa simil Quartetto Cetra e la loro “Nella vecchia fattoria”, che battezzavano un’intesa sempre più forte in favore di una solida alternativa al centrodestra. E molto debole sembra l’alternativa che la Schlein vorrebbe tentare di proporre all’insegna del detto tra i due litiganti il terzo gode: Silvia Salis va bene come sindaco di Genova, ma fare il Presidente del Consiglio è ben altra cosa.

In questo quadro poi da qualche giorno si inserisce un altro granello a inceppare ancor di più gli ingranaggi. E non solo a sinistra: il generale Vannacci, perchè sbaglia chi pensa e sostiene che sia solo un problema della Lega e del centrodestra, ma di questo parleremo la prossima volta.

C R O N A C H E D A L F U T U R O C R O N A C H E D A L F U T U R O

Il nobel Parisie Claude risolvono un problema matematico aperto da oltre dieci anni. L’IA non sostituisce l’uomo, ma ne amplifica l’intuizione

La fluidità della sabbia e la logica di Claude

«Se il risultato conferma le ipotesi, allora hai appena fatto una misura; se il risultato è contrario alle ipotesi, allora hai fatto una scoperta » (Enrico Fermi)

Il futuro della scienza non arriverà con un robot in camice bianco che caccia gli esseri umani dal laboratorio. Arriverà, più probabilmente, in una stanza piena di lavagne, equazioni, dubbi e domande ben poste. Arriverà sotto forma di dialogo. È questo il senso più interessante della notizia che vede Giorgio Parisi, Francesco Zamponi e Claude, il modello di intelligenza artificiale sviluppato da Anthropic, coinvolti nella soluzione di un problema rimasto aperto per oltre dieci anni: non la macchina che sostituisce il fisico, ma la macchina che lo costringe a guardare altrove. Il caso riguarda il jamming, il fenomeno per cui sistemi disordinati come sabbia, schiume o materiali granulari passano improvvisamente da uno stato fluido a uno solido. Ma dietro questa familiarità si nasconde una matematica complessa. Nel modello teorico elaborato nel 2014 era comparsa una relazione sorprendente: la somma di due parametri risultava sempre uguale a uno. I calcoli numerici lo dicevano con precisione, ma mancava il passaggio più importante: capire perché.

La svolta è arrivata quando l’intelligenza artificiale è stata usata non come oracolo, ma come interlocutore. Claude è stato guidato, corretto, istruito, riportato sulla strada giusta. Ha sbagliato, ha prodotto passaggi imperfetti, ha avuto bisogno della competenza dei ricercatori. Eppure, dentro quel dialogo, ha indicato una direzione che gli scienziati non avevano ancora percorso fino in fondo. La frase di Zam-

poni: “la risposta era lì, ma noi non l’avevamo vista” racconta una nuova grammatica della scoperta: l’IA non vede meglio dell’uomo, ma può vedere diversamente. È qui che il futuro diventa realistico. Non dobbiamo immaginare un’intelligenza artificiale onnisciente, capace di produrre da sola teorie, farmaci e leggi della natura. Dobbiamo immaginare gruppi di ricerca in cui l’IA diventa un acceleratore cognitivo: un sistema capace di esplorare ipotesi, verificare coerenze interne, simulare conseguenze matematiche, cercare analogie tra campi lontani, proporre percorsi non ovvi. Il ricercatore resta colui che formula il problema, riconosce il valore di una risposta, distingue una coincidenza da una legge. Ma il perimetro dell’esplorazione cambia radicalmente. Nella fisica questo può significare molto. I grandi problemi contemporanei non sono soltanto difficili perché richiedono intelligenza, ma perché vivono in spazi teorici enormi. Sistemi complessi, materiali disordinati, materia oscura, turbolenza, plasma: ogni campo produce dati, equazioni e modelli che superano la capacità indi-

viduale di orientamento. L’IA può diventare una camera del vento per le idee scientifiche. Il fisico propone un’ipotesi, la macchina ne prova la resistenza, cerca controesempi, suggerisce collegamenti, individua simmetrie nascoste. Non inventa la verità, ma può aiutare a trovare il punto in cui una teoria inizia a respirare. La stessa logica vale, forse con conseguenze ancora più immediate, per la medicina. Già oggi l’intelligenza artificiale contribuisce all’analisi di immagini diagnostiche, alla previsione della struttura delle proteine, alla ricerca di nuove molecole, alla lettura di dati clinici e genomici. Il passaggio successivo non sarà il medico sostituito da un algoritmo, ma il medico affiancato da sistemi capaci di confrontare in pochi secondi casi, studi, varianti genetiche, interazioni farmacologiche e traiettorie di malattia. In oncologia, per esempio, un’IA potrebbe aiutare a costruire terapie sempre più personalizzate, mettendo in relazione il profilo biologico del tumore, la storia del paziente e le evidenze disponibili. Ma la decisione finale, quella che tiene insieme efficacia, rischio, dignità e qua-

lità della vita, resta umana. Questo è il punto decisivo: più l’IA entra nei campi ad alta complessità, più cresce il bisogno di competenza umana. Paradossalmente, la macchina non riduce il valore dello scienziato, lo aumenta. Per usare bene un modello bisogna sapere cosa chiedere, capire quando insiste su una pista sbagliata, riconoscere una risposta elegante ma infondata, trasformare un’intuizione grezza in una dimostrazione verificabile. L’intelligenza artificiale può produrre connessioni, ma la scienza ha bisogno di responsabilità. Può accelerare il calcolo, ma non può assumersi il peso della prova. Il rischio esiste. Parisi lo ha indicato con lucidità: una tecnologia che ci solleva da molti calcoli può anche indebolire la nostra capacità di pensare. Se l’IA diventa scorciatoia, delega cieca, abitudine a ricevere risposte senza attraversare la fatica del ragionamento, allora la ricerca non diventa più veloce: diventa più fragile. Ma se viene usata come strumento critico, come avversario dialettico, come laboratorio di possibilità, può aprire una stagione nuova. Non una scienza automatica, ma una scien-

za aumentata. Il jamming, in fondo, è una metafora perfetta. Un sistema disordinato, a un certo punto, si blocca. Anche il pensiero scientifico può incepparsi così: un problema resta fermo, una dimostrazione non arriva, una comunità gira intorno alla stessa intuizione per anni. L’IA può introdurre una perturbazione, un piccolo spostamento, una domanda laterale. Non sempre basta. Non sempre funziona. Ma a volte quel movimento è sufficiente per trasformare un blocco in passaggio. Il futuro più credibile, allora, non è quello in cui l’intelligenza artificiale scopre al posto nostro. È quello in cui ci aiuta a scoprire ciò che eravamo quasi pronti a vedere. Nella fisica, nella medicina, nella biologia, nei materiali, l’IA sarà utile non perché possiede una mente superiore, ma perché moltiplica i punti di vista. Sarà uno strumento potente nelle mani di chi sa dubitare. « Il vero segno dell'intelligenza non è la conoscenza, ma l'immaginazione» e « Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido. » (Albert Einstein)

cura di CRISTIANO SAMPOGNA e LORENZO CARBONE

Cronache Lucane

Antonello Molinari pubblica la foto di Trerotola con il leader di Futuro Nazionale

Il Pd lucano con Vannacci?

Mentre Lacorazza bacchetta i consiglieri comunali PD di Venosa che non hanno tolto la cittadinanza a Mussolini, si scopre che voleva un Vannacciano alla Presidenza della Regione

La bomba la fa scoppiare Antonello

Molinari, esponente del Partito Democratico e per due volte candidato alle elezioni regionali risultando primo dei non eletti. Pubblica su Facebook una foto con Vannacci, il suo luogotenente lucano Curatella e alcuni supporter tra i quali Carlo Trerotola.

IL CANDIDATO DI DESTRA

Giustamente Molinari riporta tutte le più forti dichiarazioni di Vannacci e

fa notare che alle elezioni regionali il Centrosinistra ha regalato la candidatura a Presidente e, quindi, un seggio in Consiglio ad un esponente di destra. Fummo noi durante quelle elezioni regionali a fare uscire la tessera del Movimento Sociale Italiano del candidato del centrosinistra alle elezioni regionali e le foto dello stesso al comizio di Giorgio Almirante. In realtà la provenienza missina di Trerotola non era un segreto per nessuno. Il padre era stato sindaco missino di Balvano

sfiorando anche l’elezione al Senato negli anni ’90, il fratello Ercole è stato sindaco di AN di Balvano e primo dei non eletti al Consiglio Regionale per lo stesso partito. Il contesto territoriale è piccolo, la Basilicata e Potenza sono luoghi nei quali si conoscono tutti. Nessuno può dire di non sapere che Carlo Trerotola proveniva da una cultura di destra, che era missino fin dentro le ossa e che non aveva né una tradizione moderata né una di sinistra.

IL BUCO NERO DEL CENTROSINISTRA

LUCANO

Noi non sappiamo se adesso Carlo Trerotola sia diventato vannacciano, la foto pubblicata da Molinari non è recente, gli abiti invernali danno l’idea che sia di qualche tempo fa. Certo è che tutti gli attuali esponenti del centrosinistra hanno presentato e supportato alla Presidenza della Regione un missino che ha una qualche forma di simpatia per Vannacci.

Questo rende poco credi-

bile qualsiasi posizione anti vannacciana di qualsiasi esponente del PD lucano a meno che non dichiari di essere sceso da Marte e di aver scoperto solo adesso che Trerotola è una persona di destra che loro chiamano fascista. Lo sapevano, Carlo Trerotola non lo ha mai nascosto, hanno provato a farlo diventare Presidente della Regione, ora vorrebbero provare a parlare di antifascismo contro Vannacci. Cospargersi il capo di cenere sarebbe un atto dovuto perché mentre Lacorazza bacchetta i Consiglieri Comunali PD di Venosa che non hanno voluto togliere la cittadinanza onoraria a Mussolini (morto 80 anni fa), lui stesso aveva chiesto i voti per far eleggere uno che a suo giudizio è un neofascista e che, dopo una vita nel MSI, si fa fotografare entusiasta con Vannacci.

ESISTE LA SINISTRA IN BASILICATA?

E allora ci chiediamo se esiste la sinistra in Basilicata, se sia una autodefinizione semantica o se in-

torno alle parole ci siano anche dei valori e una visione del mondo. Tra il PD che candida in Vannacciano alla Presidenza della Regione, Cifarelli che si candida sindaco di Matera con il supporto di uomini di Forza Italia etc…ci pare che questa sinistra in Basilicata sia un po’ confusa. Forse tra un po’ li vedremo là, sugli attenti, il braccio teso a chiamare il Presente per qualche camerata caduto, potranno poi dire che non lo sapevano che il braccio teso era una cosa di destra. Battute a parte, noi amiamo il dialogo e il confronto politico serio ed, in questo, ci sentiamo di fare nostro l’appello di Molinari. La speranza è che il prossimo congresso del PD sia l’occasione per parlare di queste cose, definire il perimetro politico, analizzare gli errori e rimettere al centro la politica. Il profondo buco nero in cui è caduta la sinistra lucana non sembra intenzionato a chiudersi da solo.

La stoccata di Molinari: «Il partito rifletta sui tanti errori fatti e sconfiggiamo la destra con una visione innovatrice»

Il csx ha sostenuto Trerotola oggi al fianco di Vannacci

D I AN T ON EL L O MOL I NA R I *

“Cari omosessuali, normali non lo siete, fatevene una ragione!”. (La Repubblica – 18 agosto). “La polizia non manganella gli studenti, sono loro che si mettono in condizione di essere manganellati” (CorriereTv – 27 aprile). “La scuola dovrebbe essere come lo sport, dove si mettono insieme le persone con prestazioni simili. Un disabile, però, non lo metterei di certo a correre con uno che fa il record dei cento metri” (La Stampa – 27 aprile). Chi era Benito Mussolini? “Lo statista che governò l’Italia dal 1922 al 1943”. (Rai 3 – 14 gennaio). “Le femministe? Moderne fattucchiere. Le donne non sono come gli uomini” (La Repubblica – 22 agosto). “Il femminicidio non esiste, non serve alcun reato specifico” (Ass. FN - 14 giugno). Queste sono alcune delle tante dichiarazioni rilasciate da Roberto Vannacci nel corso degli ultimi mesi. Non sono solo parole al vento, sono un preciso programma di governo antistorico, xenofobo, omofobo ed

escludente del nostro Paese. Non chiamerò mai quest'uomo nè generale nè onorevole. Chi pronuncia queste affermazioni disonora l'Italia e non è degno di essere chiamato come chi nel suo operato ne serve le istituzioni e la cittadinanza. Ho scelto di non commentare o riprendere mai le parole di Roberto Vannaci finora. L'ho sempre considerato un favore di visibilità e legittimazione nei suoi confronti. Eppure stavolta ho sentito il dovere di farlo perché per ben due volte abbiamo determinato l'elezione di un consigliere regionale. Ma per l'aritmetica elettorale per entrambe le volte, quel seggio più che mio, nostro, è stato ceduto al candidato presidente sconfitto in rappresentanza di tutto il centrosinistra.

Nel 2019 è stato ceduto a Carlo Trerotola che oggi vergognosamente posa al fianco della

peggiore destra che si sia mai vista nel nostro Paese dopo esser stato il candidato presidente del centrosinistra in occasione della penultima tornata elettorale. Una destra fascista, retrograda e anticostituzionale. Spero che nei prossimi mesi, decisivi per la Basilicata e l'Italia che verrà, il centrosinistra possa cogliere l'occasione di riflettere sui tanti errori del proprio passato, che negli anni insieme abbiamo provato a combattere, a volte pagandone un prezzo. Sconfiggeremo Vannacci e la destra di cui lui era alleato fino ad un attimo fa soltanto con la radicalità dei nostri comportamenti e delle nostre scelte, con una visione innovatrice, solidale e progressista della Basilicata e dell'Italia. Lo dobbiamo alle nuove generazioni e alla nostra terra che merita di essere degnamente rappresentata. *E

Vannacci con Trerotola, Curatella e altri supporter

Dalle riforme degli anni Novanta alla nuova legge: un percorso che affida alla dirigenza pubblica il compito di rendere il merito misurabile

Da Cassese a Zangrillo: trent'anni di riforme alla ricerca del merito

DI G I US E P PE GI UZ I O*

C'è un filo che attraversa trent'anni di storia amministrativa italiana, e chi come me dirige oggi un ente pubblico lo vede scorrere ogni giorno tra le pieghe di un regolamento, di una valutazione di performance, di un colloquio con un funzionario che chiede “perché lui sì e io no”. È il filo che lega la stagione dei decreti Cassese del 1993, quando per la prima volta il pubblico impiego fu “contrattualizzato” e avvicinato al diritto del lavoro privato, alla riforma Bassanini di fine anni Novanta, che disegnò la distinzione tra indirizzo politico e gestione amministrativa affidando ai dirigenti la responsabilità dei risultati. Era un'intuizione giusta, forse arrivata in anticipo sui tempi: si chiedeva alla dirigenza di rispondere di obiettivi, ma si lasciavano intatti gli strumenti – e soprattutto la cultura – con cui quegli obiettivi venivano misurati.

nisteriali collocato nella fascia di eccellenza.

Una valutazione che pretende di distinguere il merito e finisce per promuovere tutti è, semplicemente, l'assenza di valutazione.

A questo vuoto prova a rispondere la riforma Zangrillo, e lo fa – a mio avviso opportunamente –partendo non dai vincoli sui premi ma dalle persone: dal modo in cui si costruisce, per i prossimi anni, la classe dirigente delle amministrazioni pubbliche.

Vent'anni dopo, la riforma Brunetta del 2009 provò a colmare quel vuoto introducendo il ciclo della performance, gli organismi indipendenti di valutazione, le fasce di merito. Un impianto normativo impeccabile nei testi, rimasto però lettera morta nei corridoi degli enti. Le tre fasce di merito, che avrebbero dovuto differenziare davvero i trattamenti economici, si sono progressivamente svuotate fino a essere accantonate. La riforma Madia del 20152017 ha poi affrontato altri nodi – mobilità, riorganizzazione degli enti, trasparenza, whistleblowing – senza però riuscire a scalfire il problema di fondo, quello che la Corte dei conti ha fotografato senza appello nella delibera n. 62/2024/G della Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato (“Segnalazioni inviate alla Corte dei conti dagli Oiv e istituti di premialità riconosciuti al personale dipendente (2020-2022)”): il 92% dei dipendenti mi-

Per la dirigenza di seconda fascia il testo individua tre canali paralleli – metà dei posti tramite concorso pubblico tradizionale, il 30% attraverso il corsoconcorso della Scuola nazionale dell'amministrazione, il restante 20% riservato a un nuovo percorso di sviluppo professionale aperto ai funzionari interni con almeno cinque anni di anzianità o ai dipendenti delle elevate qualificazioni con due anni di esperienza – mentre per la prima fascia la quota riservata al personale interno sale addirittura al 50%.

Aprire una strada verso la dirigenza per chi ha già dimostrato sul campo le proprie competenze, spesso in enti dove il concorso pubblico tradizionale fatica a intercettare i profili necessari, non è un cedimento al clientelismo: è, al contrario, l'unico modo per rendere selettivo e trasparente un processo di crescita che finora, in troppi casi, avveniva fuori da ogni procedura codificata, per cooptazione informale o per necessità contingente.

Perché questo meccanismo non si trasformi nell'ennesima scorciatoia, la riforma lo affianca a garanzie di indipendenza sulle commissioni chiamate a valutare i candidati. Non si tratta di burocratizzare ulteriormente le selezioni, ma di blindarle da quei condizionamenti che in passato hanno alimentato la sfiducia dei lavoratori pubblici verso i propri stessi percorsi di carriera.

Sul fronte opposto – quello dei premi economici, e non della crescita professionale – la riforma interviene invece con un vincolo quantitativo secco: il tetto del 30% alle valutazioni apicali, unito al bonus delle eccellenze limitato al 20% di chi ha già ottenuto il massimo punteggio, porta la platea dei beneficiari dei riconoscimenti più consistenti a non più del 6% del personale. È una soglia meno elaborata delle tre fasce brunettiane, ed è proprio questa semplicità – lo dico da chi deve poi applicare le norme in un ente di piccole dimensioni – a renderla più credibile. I sistemi troppo sofisticati sono quelli che si prestano a essere aggirati o, più semplicemente, disapplicati per stanchezza organizzativa.

Sarebbe ingenuo, però, limitarsi a celebrare il testo normativo, per quanto abbia attraversato il Senato con un margine netto (86 voti favorevoli, 59 contrari) e senza stravolgimenti rispetto alla prima lettura di un anno fa. Come ha ricordato lo stesso ministro Zangrillo, questa è prima di tutto una riforma culturale, e le riforme culturali si giocano nell'attuazione, non nell'approvazione parlamentare. I sei decreti attuativi attesi entro fine anno dovranno tradurre in strumenti operativi principi che, per ora, restano scritti sulla gazzetta ufficiale ma lontani dagli uffici.

E soprattutto, quei principi dovranno calarsi in una realtà fatta di amministrazioni e strutture organizzative profondamente diverse tra loro per dimensione, risorse e cultura gestionale: un ministero con centinaia di dirigenti e uffici dedicati alla programmazione del personale non ha la stessa capacità amministrativa di un'azienda regionale per il diritto allo studio, dove magari due o tre persone si occupano di tutto – dalla valutazione della performance ai bandi, dal contenzioso al bilancio.

È proprio qui, a mio avviso, che si giocherà il vero successo o il vero limite della riforma Zangrillo, ed

è qui che vorrei essere più concreto. Fissare per legge che le valutazioni apicali non potranno superare il 30% è un conto; costruire ogni anno, in un ente con un organico di poche decine di dipendenti, criteri di misurazione oggettivi, difendibili e capaci di reggere il confronto con i lavoratori è un'operazione tecnica tutt'altro che scontata. Il rischio concreto, per le realtà come la nostra, è che il 30% smetta di essere lo specchio di una valutazione seria e diventi una sorta di lotteria annuale: una quota da riempire con criteri di rotazione o di anzianità pur di rispettare la norma, proprio l'esito opposto a quello che la riforma si propone di raggiungere. Ed è a questo punto che la domanda diventa, credo, ineludibile: come intendono la Scuola nazionale dell'amministrazione e il Dipartimento della Funzione Pubblica accompagnare concretamente le amministrazioni di dimensioni più contenute in questo passaggio? Non basteranno linee guida generali pensate sul modello dei grandi ministeri: servirebbero strumenti di misurazione della performance calibrati sulla scala degli enti piccoli, percorsi formativi dedicati ai responsabili della valutazione nelle realtà regionali e locali, magari anche un supporto tecnico diretto nella fase di prima applicazione. Senza questo accompagnamento, il rischio è che la parte più innovativa della riforma resti lettera morta proprio dove ce n'è più bisogno:

nelle amministrazioni che, per carenza di risorse dedicate, hanno finora applicato la valutazione in modo più formale che sostanziale.

Dopo trent'anni di riforme annunciate come svolte epocali e poi arenate nell'applicazione, è legittimo un margine di prudenza. Ma sarebbe un errore, io credo, lasciarsi paralizzare dallo scetticismo.

La riforma Zangrillo ha il merito di partire da un problema reale, documentato con rigore dalla Corte dei conti, e di proporre soluzioni misurabili, non slogan. Il suo destino, tuttavia, non si deciderà nei numeri di un'aula parlamentare, ma nei prossimi mesi, nei sei decreti attuativi e – soprattutto – nella capacità del sistema di accompagnare le amministrazioni meno strutturate a non trasformare una buona intenzione normativa in un adempimento formale.

Da direttore generale di un ente che ogni giorno deve motivare, valutare e far crescere le persone che vi lavorano, guardo a questa riforma non come a un adempimento in più, ma come a un'occasione: quella di restituire senso a parole – merito, valutazione, crescita professionale – che negli anni sono state ripetute così tante volte da rischiare di perdere significato. Tocca ora a noi, nelle nostre amministrazioni, dimostrare che quel significato può essere ricostruito.

Oltre 30 progetti candidati alla tappa lucana del programma di Confindustria dedicato alle startup, ospitata per la prima volta in Basilicata

Giovani imprese e innovazione al centro di Talentis a Maratea

Si è chiusa con un bilancio positivo la quinta tappa di Talentis, il programma nazionale dei Giovani Imprenditori di Confindustria dedicato a startup, scaleup e nuove idee d’impresa, che per la prima volta ha fatto tappa in Basilicata.Sono state oltre 30 le proposte candidate alla selezione lucana attraverso la piattaforma digitale. Di queste, cinque sono state presentate nel corso dell’iniziativa ospitata venerdì scorso nella cornice dell’hotel Santavenere di Maratea. Una commissione composta da imprenditori ed esperti di innovazione ha selezionato il progetto vincitore della tappa: «Pers» di Hyper Objects, ideato da Michelangelo Nigro, una soluzione per incrementare l’energia delle batterie dei muletti. Il progetto accederà alla finale di Capri, prevista a ottobre nell’ambito del convegno nazionale dei Giovani Imprenditori.«Abbiamo fortemente voluto che il progetto Talentis toccasse anche la nostra regione», ha dichiarato il presidente dei Giovani Imprenditori di Basilicata Roberto Bocca. «Il contest rappresenta al meglio lo spirito del Movimento: mettere al centro talento, innovazione e coraggio di chi trasforma un’idea in impresa. Crediamo che il futuro della Basilicata passi dalla valorizzazione del capitale umano e dalla capacità di creare un ecosistema favorevole all’innovazione».All’incontro è intervenuto anche il presidente della Regione Basilicata Vito Bardi, che ha aperto la tavola rotonda dedicata a innovazione, giovani e sviluppo territoriale. «La Basilicata risponde alle sfide della transizione digitale ed energetica con una strategia organica da oltre 32 milioni di euro», ha affermato, sottolineando la necessità di trasformare l’innovazione in una politica strutturale di sviluppo.Bardi ha evidenziato come la Regione abbia scelto di superare la logica dei finanziamenti frammentati, puntando alla costruzione di un ecosistema stabile a sostegno delle imprese. Tra le misure citate, il nuovo avviso da 6 milioni di euro per poli di innovazione e ri-

generazione produttiva e il bando da 26 milioni per ricerca e sviluppo delle PMI, oltre ai fondi FSC 20212027 destinati al trasferimento tecnologico.Nel corso della tavola rotonda sono intervenuti anche il direttore amministrativo di Sviluppo Basilicata Gaetano Torchia, la responsabile del Centro di Ateneo POLiS dell’Università della Basilicata Ada Braghieri e il presidente di Confindustria Basilicata Francesco D’Alema, che ha richiamato la necessità di un patto intergenerazionale per il territorio.«È arrivato il momento di lavorare insieme per creare le condizioni affinché i giovani scelgano di restare e tornare in Basilicata», ha affermato D’Alema. «Serve un’alleanza stabile tra imprese, scuole, università, centri di ricerca e istituzioni per valorizzare il capitale umano e favorire una nuova stagione di crescita».In chiusura dei lavori, il vicepresidente nazionale di Confindustria Francesco Somma ha sottolineato come l’innovazione possa rappresentare un fattore di riduzione dei divari territoriali, pur richiamando la necessità di colmare i limiti infrastrutturali del territorio.L’iniziativa si è aperta con l’intervento dell’assessore al Turismo del Comune di Maratea Mariastella Gambardella. La premiazione della startup vincitrice è stata affidata ai vicepresidenti nazionali dei Giovani Imprenditori di Confindustria Maria Sabia e Gianluca Costanzo.

Contribuirà

con il 28%

dopo il ripristino della linea Battipaglia-Potenza garantito dalla Regione Basilicata

Frecciarossa fino a Taranto La Puglia partecipa ai costi

POTENZA La Regione Puglia contribuirà con il 28 per cento delle risorse necessarie a garantire l’arrivo del Frecciarossa a Taranto. La Giunta pugliese aderisce alla compartecipazione finanziaria del servizio da e per Torino, passando per Roma, avviato dalla Regione Basilicata, che aveva garantito il ripristino tratto lucano del collegamento dal primo luglio con la riapertura della linea ferroviaria Battipaglia-Potenza.

«Il nostro lavoro è stato improntato alla trasparenza e al buonsenso. Abbiamo messo al primo posto le lucane e i lucani e, per questo, abbiamo mantenuto l'impegno assunto di ripristinare il Frecciarossa dal primo luglio. Le interlocuzioni portate avanti negli ultimi mesi con la Regione Puglia per definirne la compartecipazione non avevano ancora prodotto la finalizzazione dell’accordo. Ma la nostra priorità era garantire il servizio ai nostri conterranei». Lo dichiara il vicepresidente e assessore alle Infrastrutture e ai Trasporti della Regione Basilicata, Pasquale Pepe.

«Allo stesso tempospiega Pepe - non ab-

biamo mai interrotto il dialogo, perché siamo convinti che il confronto istituzionale sia sempre uno strumento positivo per la politica e per le comunità. Oggi quel percorso si completa con una soluzione che rispetta un principio di equità tra le regioni, con una suddivisione dei costi del servizio basata su parametri tecnici oggettivi. Confermo che l’obiettivo auspicato ri-

mane quello di riuscire a raggiungere target tecnici e numerici tali da consentire di ottenere il servizio a mercato». Il collegamento era stato temporaneamente sospeso a causa della chiusura provvisoria della circolazione sulla linea Battipaglia-Potenza, interessata nei mesi scorsi da lavori programmati di manutenzione e ammodernamento. Con la conclusione degli interventi

e la riapertura della tratta, dal primo luglio, come era stato annunciato, il Frecciarossa è tornato

a servire regolarmente la Basilicata lungo la direttrice Salerno-PotenzaMetaponto. Trenitalia fa sapere che dal 4 luglio, sarà ripristinato anche il prolungamento fino a Taranto. Il Frecciarossa arriverà nuovamente nel capoluogo ionico alle ore 23.48, mentre la corsa di ritorno partirà domenica alle ore 5.05, completando il ripristino dell'intero servizio TorinoRoma-Taranto.

CASORELLI (FILCA CISL BASILICATA): «LO STATO DEVE COINVOLGERE I TERRITORI»

«Rete infrastrutturale contro lo spopolamento»

POTENZA «La competitività dei territori e la lotta allo spopolamento passano dalla presenza di una efficiente rete infrastrutturale. Per questo accogliamo con soddisfazione l'intesa tra la Regione Puglia e la Regione Basilicata per la prosecuzione, fino al 31 dicembre 2026, del servizio ferroviario SalernoPotenza-Metaponto-Taranto, dopo la sospensione dei mesi scorsi dovuta ai lavori di ammodernamento della linea». Lo dichiara il segretario generale della Filca Cisl Basilicata, Angelo Casorelli in merito al ripristino del vettore ferroviario che garantisce così la continuità con i collegamenti dell'Alta Velocità da e per Salerno. «Le dichiarazioni del vicepresidente della Giunta lucana e asses-

POTENZA «Il dibattito aperto in questi giorni sul finanziamento del Frecciarossa Taranto-Roma-Milano impone una riflessione seria, fondata sui fatti e lontana da ogni provincialismo. La Basilicata non può diventare il terreno di posizionamenti personali o di dichiarazioni utili più a lanciare messaggi in vista delle prossime scadenze politiche che a tutelare davvero gli interessi dei lucani». Lo dichiara il consigliere regionale Roberto Cifarelli, Presidente della Seconda Commissione Bilancio e Programmazio- ne. «È bene ricordare – prosegue Cifarelli – che il Frecciarossa in Basilicata non è nato per caso. È stato il frutto di una precisa scelta della Giunta regiona-

sore alle Infrastrutture, Pasquale Pepe – sottolinea Casorelli – sulla compartecipazione del servizio ferroviario con la Regione Puglia, che contribuirà con il 28 per cento delle risorse necessarie a garantire l'arrivo del Frecciarossa a Taranto con le fermate lucane a Potenza, Ferrandina e Metaponto, ci rassicurano e confermano l'impegno della Regione Basilicata per potenziare il sistema infrastrutturale nella nostra regione. Ovviamente – prosegue Casorelli – ancora tanto resta da fare per elevare gli standard qualitativi delle linee ferroviarie ma ciò è la testimonianza che, la concertazione ai vari livelli istituzionali, può determinare ulteriori benefici e crescita per le nostre reti. Servono, indubbia-

mente, uno slancio ulteriore anche da parte dello Stato per restituire la giusta dimensione strategica alle opere interessate dall'Alta Velocità nel Mezzogiorno, così come è altrettanto fondamentale coinvolgere le comunità e i territori che reclamano servizi ed infrastrutture per arginare lo spopolamento. E, in questo contesto, resta irrinunciabile superare le criticità del tratto lento tra Potenza e Romagnano nel tracciato dell'Alta Velocità, come pure ribadito dall'assessore Pepe. Un'opera – conclude Casorelli – con gli auspicati interventi di RFI – che la Filca Cisl Basilicata già da tempo ritiene di particolare importanza e lo confermano anche le proficue interlocuzioni con la Filca Salerno».

le di centrosinistra guidata da Marcello Pittella, con l’allora assessore Aldo Berlinguer, concretizzata nel 2016 con la sperimentazione avviata dall’assessore Nicola Benedetto. L’obiettivo era rompere l’isolamento ferroviario della Basilicata e collegare Potenza, Matera e la fascia jonica alla rete dell’Alta Ve-

locità, in vista del percorso che avrebbe portato Matera a essere Capitale europea della cultura. Quella scommessa è stata vinta, ma avrebbe dovuto rappresentare l’inizio di una strategia nazionale che la destra non ha mai costruito. Per questo oggi il tema non è se mantenere il Frecciarossa, ma chi debba sostenerne i costi. È evidente che non possa continuare a essere la Regione Basilicata. L’Alta Velocità produce utili dove lo Stato ha investito in infrastrutture moderne; qui, invece, il Frecciarossa percorre ancora linee storiche con velocità incompati- bili con gli standard dell’AV. È quindi lo Stato che deve farsi carico dei maggiori costi derivanti da un’infrastruttura naziona-

le incompleta». «Esiste poi un principio di equità. Le risorse regionali - continua Cifarellidevono servire a garantire il trasporto pubblico locale, quello di studenti, pendolari e cittadini. Continuare a finanziare con fondi regionali un collegamento ferroviario di interesse nazionale significa sottrarre risorse ai servizi essenziali destinati ai lucani. Negli ultimi anni, invece, la Giunta Bardi si è limitata a rinnovare il contratto con Trenitalia, destinando ogni anno oltre 3,5 milioni di euro senza aprire una vera vertenza con il Governo per ottenere il finanziamento statale della tratta e senza riuscire a coinvolgere la Regione Puglia nella compartecipazione ai costi del collegamento.

_ Roberto Cifarelli
L’assessore Pepe

Il consigliere regionale di Forza Italia saluta le nuove nomine nel movimento giovanile lucano e sottolinea l’importanza del ricambio generazionale

FI Giovani Basilicata, Picerno: «Auguri a i nuovi responsabili»

Il consigliere regionale di Forza Italia, Fernando Picerno, ha rivolto le proprie congratulazioni e gli auguri di buon lavoro ai nuovi dirigenti di Forza Italia Giovani Basilicata, recentemente nominati.Si tratta di Marisa Bochicchio, nominata portavoce regionale, Filippo Solimando, nuovo responsabile della Formazione, e Viviana Termine, incaricata del settore Enti Locali.«Desidero rivolgere i miei più sinceri auguri a Marisa Bochicchio, nominata portavoce regionale, a Filippo Solimando, nuovo responsabile della Formazione, e a Viviana Termine, nominata responsabile degli

Enti Locali. Si tratta di nomine che rafforzano ulteriormente il nostro movimento e testimoniano la volontà di Forza Italia di investire concretamente sulle nuove generazioni».Picerno ha sottolineato l’importanza del rinnovamento e della valorizzazione delle giovani energie all’interno del partito.«Come consigliere regionale e come esponente di Forza Italia credo fermamente nella costruzione di una classe dirigente giovane, preparata e capace di interpretare le istanze del territorio e dei ragazzi, rappresentando il futuro della nostra comunità e della Basilicata. Il rinnovamento passa attra-

verso il merito, l’impegno e la valorizzazione di nuove energie. Sono certo che Maria, Filippo e Viviana sapranno svolgere il loro incarico con passione, senso di responsabilità e spirito di squadra, contribuendo alla crescita del partito nel solco dei valori liberali che da sempre ci contraddistinguono».Infine, il consigliere ha rivolto un messaggio di auguri ai nuovi dirigenti.«A tutti loro rivolgo il mio più sentito in bocca al lupo, con l’auspicio che il lavoro condiviso possa rafforzare ulteriormente Forza Italia Giovani e dare sempre maggiore voce, prestigio e lustro alla Basilicata».

La polemica si estende anche al tema della salute e dei progetti di monitoraggio ambientale, con richieste di chiarimenti su dati e risultati

Idrocarburi in Basilicata, si accende il confronto politico: AVS-Europa verde replica a Fratelli d’Italia

Nuovo confronto politico in Basilicata sul tema delle autorizzazioni per la ricerca di idrocarburi. A intervenire è AVS–Europa Verde, che con una nota replica alle dichiarazioni attribuite al senatore Rosa e agli esponenti regionali e provinciali di Fratelli d’Italia, intervenuti dopo una recente conferenza del movimento. Nel comunicato, AVS contesta l’idea che non vi sia stato alcun cambio di linea da parte della Regione, sottolineando come, a suo avviso, sul tema di oil & gas si continui a «rifugiarsi dietro tecnicismi amministrativi» per evitare un confronto politico diretto sulle scelte adottate.Il nodo principale riguarda il recente via libera a due permessi di ricerca di idrocarburi in Basilicata. Per AVS non si tratterebbe di un semplice passaggio burocratico, ma di una decisione politica a tutti gli effetti. «La Regione ha espresso l’ok su due permessi di ricerca di idrocarburi –si legge nella nota –. Non si tratta di un semplice passaggio amministrativo, ma di un atto politico che apre la strada a nuove attività di ricerca sul territorio lucano».Secondo il movimento ambientalista, la scelta solleva interrogativi sulla direzione delle politiche energetiche regionali e sulla coerenza tra la tutela dell’ambiente e lo sviluppo di nuove attività legate agli idrocarburi.Nel documento viene citato an-

che il Progetto Lucas, indicato come esempio di attenzione alla salute pubblica ma oggetto di critiche da parte di AVS sul piano della trasparenza e dei risultati. Il progetto, avviato nel 2021, sarebbe finanziato con circa 5 milioni di euro l’anno derivanti dall’accordo con Total, per un totale che si aggirerebbe intorno ai 25 milioni di euro complessivi.«Prima di utilizzarlo come argomento di comunicazione, sarebbe opportuno garantire piena trasparenza sull’impiego di queste risorse e sui risultati effettivamente conseguiti», afferma AVS, che sottolinea come per diversi anni l’iniziativa sia stata accompagnata soprattutto da annunci, mentre

solo recentemente sarebbero state diffuse le prime proiezioni epidemiologiche.Tali dati, secondo il movimento, non consentirebbero ancora di trarre conclusioni rassicuranti sul piano della tutela della salute dei cittadini. AVS chiede inoltre un chiarimento sull’armonizzazione dei dati tra lo studio di sorveglianza epidemiologica VIS del professor Bianchi e il sistema di monitoraggio Epibas, ritenendo necessario un quadro più chiaro e univoco.Nel comunicato si richiama anche il ruolo dei sindaci lucani, evidenziando come diversi amministratori locali, anche appartenenti a forze politiche alleate di Fratelli d’Italia, abbiano espresso perplessità

o contrarietà rispetto alle autorizzazioni. «Diversi sindaci hanno scelto di prendere le distanze da queste autorizzazioni, anteponendo l’interesse delle proprie comunità a quello partitico», sottolinea AVS, che rivendica una posizione definita non ideologica ma legata alla difesa del territorio.Il movimento interviene inoltre sulle dichiarazioni del senatore Rosa, secondo cui la Basilicata sarebbe tra le poche regioni italiane in grado di coprire il 100% del fabbisogno elettrico con fonti rinnovabili, generando anche un surplus energetico destinato ad altre regioni.A partire da queste affermazioni, AVS chiede una posizione chiara a Fratelli d’Italia sul tema delle autorizzazioni: «È favorevole o contraria alle autorizzazioni per la ricerca di idrocarburi in Basilicata?», si legge nella nota.Il comunicato si chiude con un richiamo alla coerenza politica e alla memoria delle posizioni espresse in passato. AVS ricorda infatti le mobilitazioni contro le trivellazioni, sottolineando come alcuni esponenti oggi al governo regionale fossero in passato tra i promotori di iniziative analoghe quando si trovavano all’opposizione.«Noi siamo sempre stati dalla stessa parte, quella dei cittadini lucani», conclude il movimento, ribadendo la necessità di mettere al centro ambiente, salute e trasparenza nelle scelte energetiche della regione.

Al Grande Albergo, gli esperti hanno illustrato le opportunità offerte dall’infrastruttura. L’irruzione di un gruppo di contestatori non ha fermato l’incontro

Convegno su deposito unico rifiuti radioattivi: «Momento di confronto»

POTENZA. Si è concluso con un grande successo il primo evento di ORA! Basilicata. Il partito da poco presente in regione ha organizzato un convegno su un tema di grande attualità e che pone sempre molti interrogativi: “Deposito unico di rifiuti radioattivi: sicurezza energetica e opportunità per la Basilicata”. Ad intervenire il professore Marco Caresana, referente energia al Politecnico di Milano, l’ingegnere Annafrancesca Mariani, direttore del programma del Deposito nazionale di rifiuti radioattivi e del Parco Tecnologico e infine l’imprenditore Andrea Savi. A moderare l’evento la direttrice di Cronache Rosamaria Mollica.

«Insieme a esperti e professionisti abbiamo discusso, con dati e competenze, delle opportunità e dei punti di attenzione legati al Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi e al Parco Tecnologico» ha affermato il coordinatore regionale del partito Ora!, Ugo Gambardella.

«Al convegno hanno partecipato anche rappresentanti delle forze politiche regionali insieme a numerosi cittadini e a una nutrita schiera di giovani lucani che hanno scelto di ascoltare e confrontarsi prima di giudicare.» ha continuato il coordinatore che non ha potuto non fare un riferimento anche all’irruzione dei manifestanti: «Quanto accaduto conferma però ciò che avevamo denunciato: una parte dei contestatori ha scelto di entrare nella sala

tra grida e slogan, nel tentativo di interrompere il convegno, rendendo necessario l'intervento delle forze dell'ordine, che hanno rapidamente ristabilito la calma e consentito il regolare svolgimento del- l'evento. È un episodio che dice molto di chi preferisce impedire il confronto anziché parteciparvi».

«Il nostro obiettivo era semplice: offrire ai cittadini un'occasione di informazione e dibattito sul ruolo del nucleare nella transizione energetica, nella decarbonizzazione e sul Deposito Nazionale, con le possibili ricadute economiche e occupazionali connesse al Parco Tecnologico» ha dichiarato Gambardella. «Ringraziamo le forze dell'ordine per il loro intervento e tutti i cittadini che hanno partecipato con interesse e spirito costruttivo. - ha concluso - La Basilicata ha bisogno di più confronto, più informazione, di più investimenti e di infrastrutture efficienti. Noi continueremo a discutere nel merito, perché le idee si contrastano con altre idee, non cercando di impedire il dibattito».

Il professor Caresana ha affermato: «Mi occupo delle tematiche energetiche e sono profondamente convinto che l’opzione nucleare rappresenti la strada da percorrere se vogliamo raggiungere i tre obiettivi della politica energetica: la decarbonizzazione, la riduzione delle bollette elettriche e l’indipendenza energetica

dall’estero. Voglio fornire un’informazione chiara sui vantaggi e sugli svantaggi dell’opzione nucleare per il Paese, affinché i cittadini possano comprendere e valutare questa scelta sulla base di criteri oggettivi. Occorre capire quali siano realmente i pro e i contro di un sistema energetico fondato anche su un mix che comprenda il nucleare, insieme alle fonti rinnovabili, come fotovoltaico, eolico e idroelettrico. L’importante è ridurre il più possibile il ricorso al gas, sia per ragioni climatiche sia per motivi sanitari».

L’ingegnere Annafrancesca Mariani della Sogin ha invece dichiarato: «Per noi questo è un momento importante perché ci consente di portare l’informazione sul deposito ai territori, ed è un aspetto fondamentale. Il nostro compito non è convincere le persone a dire sì o no: siamo tecnici ai quali il Governo ha affidato un incarico. È però essenziale che qualsiasi scelta, favo-

revole o contraria, sia una scelta consapevole e informata. Noi siamo convinti della validità del progetto e riteniamo di aver svolto il miglior lavoro possibile. I nostri tecnici hanno operato con grande competenza e io sono molto orgogliosa del loro lavoro. È quindi importante spiegare ai territori quali opportunità può offrire questo progetto e cosa rappresenti dal punto di vista della sicurezza. La gestione dei rifiuti radioattivi è certamente una questione rilevante che deve essere affrontata e risolta, e noi lo stiamo facendo con serietà». Infine, il manager Andrea Savi ha osservato: «Il punto è creare un ecosistema dell’innovazione capace di favorire lo sviluppo del territorio. Un ecosistema dell’innovazione si fonda su elementi ben precisi: università competitive, capitale privato paziente e orientato al lungo termine, una massa critica di imprese e centri di ricerca. In questo senso, un

parco tecnologico potrebbe offrire al territorio una prospettiva importante, creando posti di lavoro qualificati e quelle connessioni indispensabili per far nascere e crescere un autentico ecosistema dell’innovazione. Credo sia fondamentale, ed è un obiettivo sul quale si sta puntando con decisione, passare da un’economia della rendita a un’economia della conoscenza, soprattutto in territori che attraversano una congiuntura economica difficile, caratterizzata dall’emigrazione dei giovani, da salari bassi e dalla perdita di competitività del settore industriale tradizionale. Per questo è necessario creare posti di lavoro ad alto valore aggiunto, capaci di favorire la crescita complessiva del territorio».

L’incontro è stato molto partecipato. I sindaci sono intervenuti, spiegando alla platea le proprie perplessità così come i cittadini hanno potuto dire la loro durante il dibattito.

Alcuni momenti del convegno
(foto Mattiacci)

Irruzione con megafoni e striscioni per impedire un dibattito

L’ipocrisia violenta dei “pacifisti”

La contraddizione: la Cgil locale dice no alle scorie ma il segretario Landini è favorevole. Il confronto deve continuare su basi scientifiche

POTENZA. Organizzare un picchetto per infastidire i partecipanti ad un convegno, dire apertamente che quel convegno non si deve fare perché un dato argomento non deve essere trattato, irrompere nella sala per impedire lo svolgimento del convegno, usare striscioni e megafoni per non far svolgere correttamente un convegno, se lo avesse fatto Casa Pound, Futuro Nazionale o anche uno dei tanti movimenti per la vita magari per una manifestazione pro-pal o delle tantissime sigle lgbt+, i giornali di sinistra parlerebbe di squadrismo. Immaginatela solo per un attimo una cosa del genere e sentite già le interrogazioni, le mozioni sul pericolo fascista e sulla violenza che disturba la democrazia.

LA VIOLENZA ROSSA

Quando, invece, a fare un picchetto contro un convegno e ad irrompere nella sala per insultare i manifestanti sono gli ambientalisti con le bandiere rosse tutto sembra normale.

Noi siamo gli unici, anche nel silenzio dei partiti di centrodestra nascosti dalla paura di essere impopolari, ad aver denunciato da sempre la violenza totalitaria di certa sinistra e di certo ambientalismo in Basilicata.

Sindacati, partiti minori dell’estrema sinistra, ambientalisti finanziati da Soros, ma anche PD e M5S hanno deciso che di alcune questioni non si ha il diritto di parlare. Tra queste questioni c’è anche il nucleare e il deposito di scorie. Non sono contrari e si confrontano con chi è favorevole, sono contrari e non ammettono che si possa essere favorevoli. Secondo loro le opinioni diverse dalle loro devono essere zittite. Lo hanno dimostrato sabato al convegno che “Ora” ha organizzato al Grande Albergo per parlare del deposito unico di scorie radioattive. Si sono presentati davanti alle porte dell’Albergo per fare un picchetto contro il convegno, non contenti sono entrati nella sala con megafono e striscioni. Solo l’in-

tervento della Digos e la prudenza degli organizzatori, unitamente all’aplomb della moderatrice, la direttrice di Cronache Lucane, Rosa Mollica, ha impedito che la cosa degenerasse.

La cosa grottesca è che di questa azione squadristica se ne sono anche vantati mettendola sui social.

L’IPOCRISIA

DEI PACIFISTI

Noi non ci aspettiamo niente di diverso da intolleranti cronici come gli ambientalisti sostenuti da Soros, quello che ci stupisce è che a guidare le squadre di azione sia stata anche una sigla sindacale.

Pur rendendoci conto che la disperata ricerca di una qualsiasi forma di visibilità sia foriera di azioni inconsulte, ci saremmo aspettati da chi si dichiara pacifista convinto maggiore serietà e consequenzialità.

Ha ragione il leader lucano di Ora, Gambardella, quando ricorda a tutti che Landini si è dichiarato favorevole al deposito unico di scorie mentre la CGIL lucana addirittura organizza un picchetto per impedire anche che se ne parli.

È il trionfo dell’ipocrisia sulla logica e spiega molto della crisi strutturale della sinistra. Non ha nessuna logica dire a Roma che si è favorevoli al deposito unico e poi andare nei territori a dire che in quel territorio non si deve fare. Significa soffiare sulla paura della gente per lucrare voti inseguendo la più patetica e grossolana logica NINBY.

IL DIBATTITO SI DEVE FARE

Noi crediamo che impedire un dibattito sia stupido e antidemocratico. Il confronto deve avvenire e deve farsi su basi scientifiche. Per troppo tempo abbiamo inseguito le fobie irrazionali sulle quali hanno soffiato i demagoghi cercatori ipocriti di voti. Noi crediamo che il confronto tra idee sia il sale della democrazia e che sia l’unico strumento per poter conoscere. Ci piacerebbe sapere se il PD e il M5S che aspirano a governare la Regione e la Nazione e che sono par-

titi istituzionali ritengano che sia giusto fare picchetti ed entrare in una sala armati di megafono e striscioni per impedire ai

cittadini di confrontarsi su un tema?

Non ne avremo alcuna risposta, per elemosinare qualche voto preferiscono

strizzare gli occhi ai violenti e al totalitarismo ambientalista che vuole zittire con la forza qualsiasi opinione contraria.

Al chiasso degli estremisti si contrappone il silenzio del buonsenso

La maggioranza silenziosa senza voce

Se vogliamo che i nostri figli restano non si può prescindere dalle attività industriali ed estrattive ma nessuno lo dice

DI M A SS I M O D EL L A P EN N A

POTENZA. In politologia si chiama maggioranza silenziosa, il termine irruppe nella cronaca politica con Nixon che si rivolse a quegli ambienti che non facevano disordini contro la guerra in Vietnam e fu poi ripreso nella Milano degli anni '70 quando, davanti alla violenza del 68 e dei suoi epigoni a sinistra, i missini e una parte della democrazia cristiana e dei monarchici provarono a mettere insieme il mondo che voleva soltanto lavorare, studiare, produrre e vivere serenamente e non ne poteva più di violenze, occupazioni e disordini. La maggioranza silenziosa esiste ed è schiacciata da una minoranza chiassosa e composta per lo più da militanti professionisti, sindacalisti, agit-prop di ogni battaglia.

LA MAGGIORANZA SILENZIOSA IN BASILICATA

La maggioranza silenziosa esiste anche in Basilicata e sembra non avere interlocutori. Esiste una sinistra chiassosa, sempre più rivolta su posizioni estreme che oggi si concentra sull'am-

bientalismo più radicale. Se leggiamo le loro posizioni sono contrari alle estrazioni petrolifere, contrari al fotovoltaico, contrari all'eolico, contrari al nucleare, contrari al deposito di scorie. Fanno tanto chiasso. Sono professionisti dell'agitazione militante, quasi nessuno di loro ha un vero lavoro, occupano il tempo tra gestione dell'immigrazione nei circoli ARCI, professionismo sindacale, associazionismo con i soldi dei contribuenti. Sono in grado e hanno il tempo di gestire pagine Facebook, profili social, di muoversi sull'onda malata del moralismo.

Per loro ogni attività imprenditoriale è mafiosa, inquina, distrugge la società e le tradizioni di un tempo. Possono parlare di questo senza avere mai incontrato la vanga e l'aratro, spesso studiando e lavorando nelle metropoli, in molti casi a stipendio fisso in impiego pubblico e parapubblico. Esiste poi una maggioranza silenziosa. Questa maggioranza silenziosa non ha molto tempo da dedicare alla vita sociale. È impegnata nel lavoro, nella famiglia, nei propri impegni privati. Vive

il problema dell'emigrazione dei propri figli con rassegnazione e vorrebbe che le risorse fossero utilizzate per creare lavoro. Non sono contrari alle estrazioni né al nucleare, cercano solo di capire se tutto ciò si trasformerà in opportunità di lavoro.

CHI PARLA ALLA MAGGIORANZA SILENZIOSA?

Noi questa maggioranza silenziosa la conosciamo negli occhi stanchi di chi lavora, la conosciamo in chi vorrebbe poter far scegliere ai propri figli di restare qui, la conosciamo in chi prova a vivere il territorio con speranza di sviluppo.

A questa maggioranza silenziosa in Italia parla il centrodestra, parla la Meloni in particolare. In Basilicata sembra non parlarci nessuno. Non esiste una forza politica che dica con chiarezza che il lavoro lo dà soltanto lo sviluppo economico e che opporsi alle industrie e alle potenzialità energetiche del territorio significa condannare i nostri figli ad andarsene.

Alla retorica vuota dei demagoghi non si contrappone una posi-

zione netta che lanci un'idea di sviluppo e crescita.

Abbiamo assistito al convegno di AVS alla Camera contro le estrazioni petrolifere in Basilicata, per organizzarlo hanno pensato di mettere insieme tutto il peggiore integralismo ambientalista.

Abbiamo assistito ad una vergognosa aggressione contro un piccolo convegno che parlava scientificamente ed economicamente di deposito di scorie.

Purtroppo non vediamo da destra qualcuno che dica apertamente che le estrazioni sono state e sono una benedizione e che sul deposito di scorie si deve parlare scientificamente e cercare di ottenerne vantaggi.

È la maggioranza silenziosa che chiede lavoro, ricchezza e sviluppo che resta senza una voce politica che chiede di uscire dalle ideologie passatiste della rassegnazione.

Una maggioranza silenziosa che viene schiacciata dal chiasso della sinistra e che non trova voce nella destra spaventata e nascosta. Un bipolarismo del silenzio che, onestamente, a noi non piace.

L’INTERVENTO

Montalbano si candidi a ospitare il sito unico per seppellire le scorie

Oggi gli esperti assicurano che il deposito è sicuro e non comporta rischi per la salute degli uomini, perché, dicono unanimemente, adotta un sistema “a barriere multiple” (ingegneristiche e naturali) che isola i materiali dall’ambiente esterno per centinaia diCanni.CI rifiuti vengono stabilizzati, inglobati in blocchi di cemento e sigillati in contenitori speciali, all’interno di una struttura antisismica progettata per resistere a eventi estremi.Nel cemento vengono già incapsulati al Centro Enea della Trisaia di Rotondella, senza che certi politici dei miei stivali dicano o abbiano detto una sola parola . L’affermazione nel titolo, quindi non è solo una provocazione. Dichiarare «sono contro il cimitero delle scorie radioattive in Basilicata e nel mio comune» è la cosa più scontata, ma anche più ipocrita e stupida che si possa dire. Dal 2003, quando ci fu una opposizione ferma, unitaria, sacrosanta alla decisione improvvisata del governo Berlusconi di realizzare il sito unico a ridosso del mare jonio, sono passati 23 anni, che sul piano scientifico e tecnologico sono tanti. D’altra parte, da qualche decennio conviviamo con le barre radioattive di uranio e qualche centinaio di fusti all’interno dei quali sono stati cementificate le scorie radioattive della piscina di stoccaggio., che si trovano nel Centro

Enea della Trisaia tra Policoro e Rotondella. Qualche anno fa abbiamo visitato sia la piscina con le barre di uranio, che il capannone coi fusti. Prima di entrare ci fecero indossare dei camici protettivi, un copricapo e dei calzari per le scarpe, quindi ci misurarono il livello di radioattività sia in entrata che in uscita: ne avevamo presa un quantitativo insignificante. Nel mese di settembre del 2024, il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energica Gilberto Pichetto Fratin rese noto con un decreto i nomi delle regioni e dei siti idonei a ospitare il sito unico per il seppellimento delle scorie nucleare. Si tratta di sei regioni, tra cui la Basilicata, e 51 siti di cui 8 nella nostra regione e due ai confini con la Puglia. Tra gli 8 spicca quello Montalbano Jonico che è anche il più vicino a quello di che fu individuato a Terzo Cavone nel 2003.

In Basilicata e anche in Puglia scattò subito il riflesso condizionato di una posizione contro a prescindere, memori di quanto avvenne nel 2003 a Terzo Cavone. Il mondo politico segue la corrente e gli umori dell’opinione pubblica, che spesso sono irrazionali: “Abbiamo già dato”, “Le trivelle fanno già troppi danni senza che ci siano benefici per tutti”, “Anche la Val Basento doveva portare benessere ed a portato amianto e morte”. Ci vuole un po’ di coraggio per dire che oggi la tecnologia avanzata e il progresso scien-

tifico ci danno garanzie sufficienti per ospitare in un’area marginale il sito unico per le scorie. Nel dettaglio, quali e quanti rifiuti radioattivi ospiterà? Nel Deposito Nazionale saranno sistemati definitivamente e in sicurezza circa 78.000 metri cubi di rifiuti radioattivi a molto bassa e bassa attività, la cui radioattività decade a valori trascurabili nell’arco di 300 anni. Di questi rifiuti, circa 50.000 metri cubi derivano dall’esercizio e dallo smantellamento degli impianti nucleari per la produzione di energia elettrica, circa 28.000 metri cubi dagli impianti nucleari di ricerca e dai settori della medicina nucleare e dell’industria. Sul totale di circa 78.000 metri cubi, 33.000 metri cubi di rifiuti sono già stati prodotti, mentre i restanti 45.000 metri cubi verranno prodotti in futuro. Inoltre, nel Deposito Nazionale sarà compreso anche il Complesso Stoccaggio Alta attività (CSA), per lo stoccaggio di lungo periodo di circa 17.000 metri cubi di rifiuti a media e alta attività. Una minima parte di questi ultimi, circa 400 m3, è costituita dai residui del riprocessamento del combustibile effettuato all’estero e dal combustibile non riprocessabile. Premesso tutto questo, vediamo quali vantaggi porterebbe. Il sito costerà 900 milioni di euro, quindi una massa enorme di soldi per i lavori da eseguire, più altre risorse sono destinate alla manutenzione nel tempo, l’arrivo di tecnici spe-

cializzati e sapendo sfruttare la visibilità che ne deriverebbe e la curiosità che susciterebbe potrebbe esserci un indotto notevole a fini turistici e la piena occupazione.. Montalbano Jonico oggi è un comune che vive una inesorabile decadenza sotto tutti gli aspetti, regge ancora soltanto il mondo agricolo a secondo delle annate e delle condizioni climatiche. Ha un tasso di natalità che non supera i cinquanta bambini l’anno e circa la metà sono generati da coppie di stranieri che non garantiscono la permanenza, tra un po’ saranno di più gli asilo che i bambini. I morti ogni anno sono più del doppio dei nuovi nati e gli emigranti superano gli immigrati. La comunità montalbanese sta pagando tutti gli er-

rori delle classi dirigenti degli ultimi sessant’anni e sarebbe lungo e complesso elencarli e analizzarli. Chi amministra oggi, si limita ormai all’ordinaria amministrazione. Questa del sito unico, sarebbe un’occasione unica e straordinaria di riscatto. Vedremmo finalmente un paese vivo, ricco, popolato e dinamico e non ormai deserto e desolato anche nelle sere d’estate. Ma siamo consapevoli che nessuno avrà il coraggio di fare una proposta simile, se almeno riusciremo a porre qualche dubbio, a stimolare un approfondimento e ad aprire un dibattito, avremo raggiunto l’obiettivo. Questa mia posizione ovviamente non impegna la testata giornalistica “Cronache Lucane”.

Sventrarono

l’Atm della banca di Marsicovetere

Assalto a filiale Monte dei Paschi Preso un membro della banda

CERIGNOLA Nel pomeriggio del 29 giugno , a Cerignola, i Carabinieri della locale Sezione Operativa hanno rintracciato e tratto in arresto un 30enne del posto con precedenti di polizia, destinatario di un provvedimento restrittivo e resosi irreperibile nell’immediatezza dell’esecuzione dello stesso. Il soggetto si era sottratto alla cattura a seguito dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa il 22 giugno 2026 dal G.I.P. del Tribunale di Potenza su richiesta della Procura della Repubblica del Capoluogo. Il catturando è stato associato presso la Casa Circondariale di Foggia. L’arresto rappresenta l’atto conclusivo di una serrata e articolata attività d’indagine condotta sul campo dall’Aliquota Operativa della Compagnia Carabinieri di Viggiano, sotto la costante direzione dell’Autorità Giudiziaria. I fatti risalgono alla notte del 27 dicembre 2025, quando un gruppo criminale organizzato ha assaltato la filiale della

Banca Monte dei Paschi di Siena a Marsicovetere (PZ). I malviventi, agendo con volto travisato, hanno utilizzato un ordigno esplosivo artigianale (la cosiddetta “marmotta”) per sventrare lo sportello ATM, impossessandosi di circa 4.670 euro e provocando ingenti danni strutturali all’edificio. Per compiere l’assalto, la banda aveva preventivamente sottratto un’autovettura sul posto, successivamente data alle fiamme durante la fuga per tentare di cancellare gli indizi. Subentrati a bordo di una potente vettura di grossa cilindrata,

POTENZA Nel pomeriggio del 30 giugno, i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Potenza, hanno tratto in arresto, nella flagranza del reato di truffa aggravata ai danni di una coppia di anziani, un cittadino straniero domiciliato in provincia di Caserta, irregolarmente presente sul territorio dello Stato. L’intervento è scaturito dalla segnalazione al NUE (Numero Unico di Emergenza) 112 da parte di una coppia di coniugi residenti in questo capoluogo, che comunicava ai Carabinieri di essere impegnati in una conversazione telefonica con un sedicente Maresciallo dell’Arma, il quale prospettava loro il presunto coinvolgimento della propria autovettura in una rapina ai danni di un gioielliere. Per evitare irreali conseguenze giudiziarie, alla coppia ve-

i criminali sono stati intercettati e inseguiti dai Carabinieri della Stazione di Pignola. Nel tentativo di assicurarsi la fuga, i malviventi hanno ingaggiato una folle corsa in auto, seminando sulla carreggiata numerosi chiodi metallici a quattro punte.

L’atto ha provocato la foratura degli pneumatici del mezzo di servizio dell’Arma, mettendo a grave repentaglio l’incolumità dei militari operanti e degli utenti della strada. Il successo dell’operazione, culminato nell’assicurare alla Giustizia l’odierno indagato, risiede nella

niva richiesto di attendere presso la loro abitazione l’arrivo di un fantomatico militare, che avrebbe dovuto sincerarsi se i monili ed i preziosi in loro possesso fossero quelli asportati durante la prospettata rapina. I militari della Centrale Operativa attivavano immediatamente i Carabinieri impegnati quotidianamente nel controllo del territorio al fine di prevenire e reprimere la commissione di reati che, giunti tempestivamente presso l’abitazione dei coniugi, riuscivano a bloccare il cittadino straniero che si era finto militare dell’Arma proprio nel momento in cui lo stesso aveva ricevuto una busta contenente i monili in oro. La refurtiva, prontamente recuperata, è stata restituita ai legittimi proprietari. L’autore del reato è stato dichiarato in arresto per truffa aggravata e,

tempestiva attività di indagine condotta dalla Compagnia di Viggiano, che ha interpretato ed applicato in maniera impeccabile, e con lodevole spirito d’iniziativa, le direttive della Procura inquirente. L’Autorità Giudiziaria ha infatti assunto la spinta propulsiva delle indagini sin dalle prime battute, coordinando i successivi sviluppi interregionali e indirizzando le strategie di ricerca tanto che, nonostante l’adozione da parte della banda di meticolose e sofisticate cautele operative per garantirsi l’anonimato e perdersi nei territori limitrofi, la rete investigativa tesa dagli inquirenti ha permesso di chiudere il cerchio. Una certosina attività di ricostruzione dei movimenti e lo sviluppo di riscontri acquisiti sul territorio –operati nel più stretto riserbo e con una visione d’insieme coordinata e attenta - hanno consentito di raccogliere un quadro indiziario solido e inconfutabile a carico del soggetto. La solidità degli elementi raccolti

dall’Arma territoriale e posti a fondamento della richiesta della Procura della Repubblica di Potenza, ha trovato pieno accoglimento nel provvedimento restrittivo del G.I.P. del locale Tribunale, che ha qualificato i fatti come concorso formale tra rapina aggravata e violenza a pubblico ufficiale, disponendo la custodia cautelare in carcere in ragione della caratura criminale emersa nonché della spregiudicatezza dell’azione. L’efficace e tempestivo intervento finale dei Carabinieri di Cerignola, attivati in tempo reale grazie alle risultanze infoinvestigative prontamente messe a sistema, ha definitivamente assicurato alla giustizia il catturando. Si dà atto che il procedimento penale pende nella fase delle indagini preliminari e che, per il principio di presunzione di innocenza, la responsabilità dell’indagato sarà definitivamente accertata solo a seguito di emissione di una sentenza irrevocabile di condanna.

al termine delle formalità di rito, tradotto presso la Casa Circondariale di Potenza, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, tempestivamente informata. L’arresto è stato successivamente convalidato dal GIP presso il medesimo Tribunale, che ha applicato a carico dell’indagato la misura dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria. Si pre-

cisa che il procedimento penale che ne è scaturito è tuttora nella fase delle indagini preliminari e che, in ossequio al principio di presunzione di innocenza, la responsabilità dell’indagato potrà essere definitivamente accertata solo con sentenza irrevocabile di condanna. L’Arma dei Carabinieri rinnova l’invito, in particolare alle persone anziane, a diffidare di chiunque richieda denaro, gioielli o altra utilità e da coloro i quali si qualificano come rappresentanti istituzionali, prospettando emergenze o vicende giudiziarie che coinvolgerebbero familiari e non. In caso di dubbio è fondamentale interrompere qualsiasi conversazione e contattare, senza esitazione, le forze dell’ordine attraverso il numero unico di emergenza 112 o recarsi presso la Stazione Carabinieri più vicina.

Friolo (DG ASM): «La priorità è garantire serenità ed evitare interruzioni della dialisi» Latronico: «Grazie all’ASM e al personale sanitario per il servizio ai pazienti»

Policoro, stop al centro dialisi privato: ASM garantisce la continuità delle cure

Nessuna interruzione delle cure per i pazienti del centro dialisi privato di Policoro, la cui attività è stata sospesa. L'Azienda Sanitaria Locale di Matera ha infatti attivato la propria rete nefrologica, assicurando in tempi rapidi la presa in carico di tutti gli assistiti coinvolti.Sono 18 i pazienti trasferiti nei centri dialisi dell'ASM, dove hanno potuto proseguire regolarmente il trattamento. Solo uno di loro ha scelto autonomamente di continuare la terapia in una struttura sanitaria della Calabria. La riorganizzazione predisposta dall'Azienda sanitaria ha consentito inoltre di confermare già 18 prenotazioni per la dialisi vacanza, garantendo l'accoglienza anche ai pazienti che trascorreranno il periodo estivo sul territorio.L'operazione è stata resa possibile grazie al lavoro dei medici e del personale sanitario dei Centri dialisi di Tinchi e Poli-

coro, coordinati dal direttore della Struttura Complessa di Nefrologia e Dialisi, Giovanni Santarsia, che hanno riorganizzato rapidamente l'attività per assicurare la continuità di un trattamento essenziale.Il direttore generale dell'ASM, Maurizio Friolo, ha espresso il proprio ringraziamento agli operatori sanitari impegnati nella gestione della situazione.«Desidero ringraziare tutti i professionisti coinvolti per la disponibilità, il senso di responsabilità e la capacità organizzativa dimostrati in questi giorni. La presa in carico di tutti i pazienti in tempi rapidi conferma la solidità della nostra rete nefrologica e della capacità dell'Azienda Sanitaria Locale di garantire continuità assistenziale sempre. L'obiettivo prioritario è stato, ed è, assicurare serenità ai pazienti e alle loro famiglie, evitando qualsiasi interruzione di un trattamento salvavi-

ta come la dialisi.»Un riconoscimento al lavoro svolto è arrivato anche dall'assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico, che ha evidenziato il valore della risposta offerta dal sistema sanitario lucano.«Un particolare ringraziamento all’Azienda Sanitaria di Matera, ai medici ed ai sanitari tutti che assicurano un servizio così importante ai pazienti residenti ed ai turisti, a conferma dell'affidabilità e del valore del nostro sistema sanitario pubblico.»

Il segretario provinciale commenta il rilancio del sistema sanitario materano dopo l’incontro con l’assessore regionale alla

UGL Matera, Giordano: «L’ASM torna protagonista, investire nella salute significa investire nel futuro»

Ilrilancio della sanità materana è al centro del confronto istituzionale dopo anni segnati da criticità strutturali, carenze di organico e difficoltà orga- nizzative. È questa la valutazione espressa dal segretario provinciale Pino Giordano al termine dell’incontro con l’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico, nel corso del quale sono stati affrontati i temi legati alla riorganizzazione dell’Azienda sanitaria locale di Matera.Giordano ha evidenziato come «la sanità materana stia vivendo una stagione di rinnovata attenzione istituzionale che merita di essere sostenuta e consolidata», sottolineando che «dopo anni segnati da carenze di personale, difficoltà organizzative e da una mobilità sanitaria che ha costretto troppi cittadini ai cosiddetti “viaggi della speranza”, oggi si intravedono segnali concreti di cambiamento che restituiscono fiducia ai lavoratori e all’intera comunità».Il segretario provinciale dell’UGL ha quindi richiamato il ruolo delle istituzioni regionali e della direzione generale del-

l’ASM, esprimendo apprezzamento per l’azione dell’assessore Cosimo Latronico e del direttore generale Maurizio Friolo. «Il percorso avviato, fondato sul potenziamento dei servizi, sulla riorganizzazione dell’assistenza, sul rafforzamento degli organici e sulla valorizzazione delle professionalità, rappresenta una scelta che merita continuità, perché la salute dei cittadini costituisce il primo investimento per lo sviluppo sociale, economico e occupazionale del territorio», ha affermato. Nel corso del suo intervento Giordano ha evidenziato anche il ruolo centrale del personale sanitario impegnato nei presidi della provincia di Matera. «I professionisti dell’Ospedale Madonna delle Grazie di Matera, dell’Ospedale Giovanni Paolo II di Policoro, dei distretti sanitari, della rete dell’emergenza-urgenza, della medicina territoriale e di tutti i servizi dell’ASM rappresentano una straordinaria ricchezza per la Basilicata», ha sottolineato, rimarcando come medici, infermieri, operatori socio-sanitari, tecnici e

personale amministrativo garantiscano quotidianamente assistenza ai cittadini spesso in condizioni di forte pressione organizzativa.Per il sindacato, il rilancio della sanità pubblica passa soprattutto dalla valorizzazione delle risorse umane. Giordano ha ribadito che «una sanità moderna non si costruisce soltanto con nuove strutture o tecnologie avanzate, ma con il capitale umano», aggiungendo che «la strada intrapresa è quella giusta, ma deve proseguire con determinazione attraverso assunzioni stabili, formazione continua, valorizzazione delle competenze e condizioni di lavoro sempre più dignitose, perché solo così è possibile garantire servizi efficienti e risposte tempestive ai bisogni dei cittadini».Il segretario UGL ha quindi sottolineato come i primi effetti della nuova programmazione inizino già a intravedersi. «I primi risultati dimostrano che una programmazione seria, accompagnata da una visione strategica e da investimenti mirati, può invertire una tendenza che per troppo tempo ha penalizzato il

Materano», ha osservato, evidenziando come l’obiettivo prioritario resti quello di ridurre la mobilità sanitaria e consentire ai cittadini di curarsi nella propria terra. L’UGL Matera, ha proseguito il segretario, continuerà a svolgere un ruolo di proposta e confronto con le istituzioni. «L’UGL Matera continuerà a svolgere con responsabilità il proprio ruolo di rappresentanza e di proposta, collaborando con tutte le istituzioni affinché il percorso di rilancio dell’ASM prosegua senza rallentamenti», ha affermato, ri-

cordando che una sanità pubblica efficiente rappresenta non solo un diritto costituzionale, ma anche un fattore di sviluppo sociale ed economico per il territorio. In conclusione, Giordano ha rivolto un ringraziamento al personale sanitario dell’Azienda sanitaria locale di Matera, sottolineandone l’impegno quotidiano. «Un sentito ringraziamento va a tutto il personale dell’Azienda Sanitaria Locale di Matera che, ogni giorno, opera con professionalità, sacrificio e straordinario senso del dovere», ha concluso.

Maurizio Friolo
Cosimo Latronico

POTENZA Un cittadino con disabilità visiva denuncia l’occupazione delle guide a pavimento in Via Pretoria: «Chiediamo maggiore attenzione»

Percorsi tattili occupati: «Bastano pochi centimetri per non escludere nessuno»

D I R OS A M OL L IC A

Ci sono ostacoli che per molti passano inosservati, ma che per una persona con disabilità visiva possono trasformarsi in un muro invalicabile. Da queste colonne abbiamo più volte denunciato le difficoltà che i cittadini con disabilità affrontano ogni giorno a Potenza. Marciapiedi rotti, rampe inesistenti o non fruibili e barriere architettoniche. Oggi vogliamo parlare dei percorsi tattili del centro storico. Le guide a pavimento progettate per consentire alle persone non vedenti e ipovedenti di muoversi in autonomia e sicurezza che troppo spesso vengono occupati, interrotti o completamente ostruiti.A denunciare l’incresciosa situazione è un cittadino, che attraverso i social lancia un appello alla città e alle istituzioni: «L’occupazione dei percorsi tattili è un problema grave che nasce soprattutto dalla mancanza di educazione civica, dalla scarsa consapevolezza e dall’as-

Intervista

senza di controlli. Nella maggior parte dei casi non c’è cattiveria, ma una totale ignoranza della funzione vitale che queste guide svolgono».Il primo ostacolo è culturale. Molti cittadini, infatti, continuano a considerare le piastrelle tattili come un semplice elemento decorativo del marciapiede, senza sapere che rappresentano uno strumento indispensabile per orientarsi in autonomia. Ogni interruzione costringe chi le utilizza a fermarsi, cambiare percorso o affrontare situazioni di rischio.A complicare ulteriormente il quadro contribuisce il fenomeno del parcheggio selvaggio. Automobili, scooter, biciclette e monopattini vengono frequentemente lasciati proprio sopra i percorsi tattili, spesso per fretta o per disinteresse verso il rispetto dello spazio pubblico. Lo stesso accade con dehors di bar e ristoranti, lavagne pubblicitarie, fioriere e perfino sacchi dei rifiuti, sistemati senza alcuna attenzione alla fascia di rispetto necessaria per garantire il passaggio.Non

meno problematici sono gli allestimenti temporanei durante eventi, mercatini e manifestazioni. Gazebo, espositori, palchi e persino cavi elettrici vengono collocati lungo le linee tattili senza una reale pianificazione dell’accessibilità, rendendo inutilizzabili percorsi pensati proprio per garantire l’inclusione.Secondo il cittadino, a favorire questi comportamenti è anche la percezione di impunità. «Senza controlli costanti e senza l’applicazione rigorosa delle sanzioni da parte della Polizia Locale, il fenomeno continuerà a ripetersi», osserva.«Via Pretoria è viva ed è giusto che lo sia», conclude il cittadino. «Siamo felici che il centro storico ospiti eventi e richiami visitatori. Ma chiediamo agli organizzatori, ai commercianti e a tutti coloro che utilizzano lo spazio pubblico di aiutarci a viverla insieme a voi. Bastano pochi centimetri di attenzione per non escludere nessuno.» Speriamo che l’appello delle persone con disabilità venga ascoltato da chi

di dovere perché una città è davvero moderna quando riesce a rendere i suoi spazi accessibili a tutti. L’inclusione non deve essere un favore concesso a qualcuno ma è il metro con cui si misura la civiltà della sua comunità.

Le dipendenze patologiche come modello da combattere

Tante attività al servizio della comunità, della legalità, della cultura e dell’inclusione. Questa è la mission dell’associazione “Insieme”, con sede a Potenza in viale del Basento. A capo della struttura Maria Elena Bencivenga, che punta a dare man forte a persone e famiglie con problematiche legate alle dipendenze patologiche, da sostanze e comportamentali, e a persone in condizione di disagio.Tutto questo mediante l’integrazione dei servizi: “Insieme” dà ascolto a ogni cittadino, alla sua storia e al suo problema, cercando, grazie a un approccio diversificato e individualizzato, di trasformare ogni problema in risorsa e opportunità concreta.Una mission importante, fatta di una rete di collaboratori capaci di dare valore ai valori, puntando sulla solidarietà, sul rispetto e sulla dignità delle persone, nella valorizzazione concreta delle differenze. Una base importante che vede nel sociale un vero e pro-

prio investimento e non un costo da sostenere.Tutto questo grazie alle capacità degli operatori che quotidianamente lavorano per superare i pregiudizi, cercando di dare risposte concrete mediante l’innovazione e i servizi offerti, confidando nell’attenzione e nell’ascolto continuo del cambiamento delle varie forme di disagio e nel lavoro di rete con altri servizi pubblici e privati.Nel quadro della speranza di costituire una città sociale e solidale, capace di percorrere strade illuminate dalla Costituzione.Nel mezzo vi è la realizzazione di una pizzeria che offre aiuto e sostegno economico a tanti giovani e adulti che vivono l’esperienza del disagio sociale e relazionale. Una pizzeria diventata la meta preferita di tanti potentini, che gustano con sobrietà i piatti preparati con cura e amore dai cuochi della struttura associativa.Come dire: un’oasi dell’inclusione, della comunità e dell’accoglienza, con sede in viale del Basento, in una struttura dinamica sia sotto l’aspetto relazionale

sia umano. Tutto questo grazie alla programmazione della presidente Maria Elena Bencivenga, che ha unito le forze per creare un modello di sviluppo concreto e sostenibile per le persone in condizione di fragilità.Maria Elena Bencivenga ha parlato dei tanti progetti e delle iniziative portate avanti da “Insieme”, mettendo in evidenza gli aspetti salienti di un percorso intenso e significativo. Quando è nata l’associazione?

«L’associazione inizia le sue attività alcuni decenni fa, negli anni ’90. Però concretamente gestisce la Comunità Insieme dal 2013. Sono ormai diversi decenni che la struttura lavora nell’ambito delle dipendenze patologiche». Quanti sono gli ospiti?

«Gli ospiti della struttura variano nel numero. In generale ci attestiamo intorno alle 35–40 unità, tra trattamento residenziale e non residenziale».

Quali sono le attività svolte in questi anni?

«La nostra attività principale è la cura delle dipendenze patologiche, con

e senza sostanza. I nostri sono trattamenti residenziali e semiresidenziali.

Poi ci sono attività di prevenzione, lavoro di strada e progettazione, tutte finalizzate a sviluppare le competenze di vita dei nostri ospiti e della comunità»

Quali sono i progetti futuri?

«I programmi futuri sono quelli di mantenere e consolidare le attività attuali. Negli ultimi due anni abbiamo lavorato molto sull’inserimento lavorativo, anche attraverso la pizzeria Bistrot Inciampo, che accoglie tirocini formativi e, progressivamente, inserimenti lavorativi e assunzioni per i nostri ospiti a fine percorso.

L’obiettivo è continuare a garantire un lavoro dignitoso. In questa regione, infatti, è particolarmente difficile reinserire persone con fragilità. Il nostro sogno è creare una struttura alcol-free all’interno della città».

Da chi è composto il consiglio direttivo?

«Il consiglio direttivo dell’associazione è composto da me, in qualità di presi-

dente, dal direttore delle strutture e da altri colleghi, tra psicologi, psicoterapeuti e amministratori: tutto il motore progettuale della struttura» Il sogno nel cassetto? «Il sogno nel cassetto è la creazione di questa struttura alcol-free come progetto futuro. L’altro sogno è la possibilità di istituire, con il supporto della politica, un osservatorio serio sulle dipendenze patologiche, perché da almeno dieci anni manca un tavolo tecnico strutturato su questo tema».

Maria Elena Bencivenga

VIETRI DI POTENZA «Lo sviluppo di una comunità richiede una visione integrata nella quale ogni ambito rafforza e sostiene gli altri»

Territorio Attivo propone il Progetto Operativo, Carleo: «Cinque pilastri»

«Cinque pilastri, un’unica direzione. È questa la sintesi del nuovo Progetto Operativo di Territorio Attivo. Un progetto politico-amministrativo che viene da lontano: alternativo, innovativo e integrativo, fondato su una visione chiara, partecipata e orientata al futuro». È quanto si apprende in una nota diffusa dal presidente Rocco Carleo, assieme ai giovani di Territorio Attivo. «Con l’annuncio del proprio Progetto Operativo - prosegue la nota - Territorio Attivo compie un ulteriore e decisivo passo verso la costruzione di un’alternativa credibile all’attuale amministrazione

comunale di Vietri di Potenza guidata da Christian Giordano, Sindaco, nonché Presidente di Provincia e Coordinatore Regionale del M5S.Il Progetto si basa su un principio fondamentale: l’interdipendenza sistemica e strategica. Lo sviluppo di una comunità non può essere affrontato per settori isolati o compartimenti stagni, ma richiede una visione integrata nella quale ogni ambito rafforza e sostiene gli altri.Da questa impostazione nascono i cinque pilastri, le linee guida che definiranno l’azione amministrativa proposta da Territorio Attivo.I cinque pilastri costituiscono gli ambiti prioritari di azione:

Welfare di Comunità –Partecipazione; Turismo Sostenibile Integrato –Promozione; Ambiente e Territorio – Preservazione;Cultura e Patrimonio –Valorizzazione;Governance e Sviluppo – Pianificazione.Territorio Attivo sottolinea inoltre come il Progetto Operativo rappresenti una piattaforma aperta al contributo della comunità, destinata ad arricchirsi attraverso il confronto con cittadini, associazioni, professionisti, imprese, giovani, forze politiche e sociali».«Con la presentazione dei cinque pilastri del Progetto Operativo, Territorio Attivo intende continuare la sua fase di confronto con la cit-

tadinanza, come già proposto attraverso le riunioni svolte, aventi i seguenti titoli: 1) Tematiche del territorio;2) Ambiente e territorio. Pregi e difetti;3) Lavori e lavoratori;4) Confronto-dibattito insediamento nuova attività di polli a Vietri di Potenza5) Il Confronto; 6) Abusi e soprusi;7) Progetto Cave a Vietri di Potenza per una potenzialità di: sviluppo economico, ambiente e turismo;8) Ricostruzione, ricognizione e urbanistica a Vietri di Potenza;9) Incarichi legali e gestione delle Cave;10) Disparità di trattamento tra concittadini vietresi.Portando così avanti le basi di un progetto civico che ambisce a

rappresentare una concreta alternativa per l’amministrazione di Vietri di Potenza», conclude Carleo.

L’assessore Iummati: «Opere fondamentali per sostenere sviluppo residenziale, commerciale e produttivo»

Dal centro storico a Tito Scalo: parte la rivoluzione delle reti idriche

Con il collegamento della nuova condotta idrica alla presa principale, che ha causato recentemente una sospensione del servizio per 24 ore e in alcune zone anche oltre, si è portato a compimento il progetto del "Potenziamento idrico di Contrada Santa Loja" a Tito, un intervento strategico di Acquedotto Lucano per far fronte allo sviluppo residenziale, commerciale e produttivo dell'area, che coerentemente con le previsioni urbanistiche questa amministrazione intende portare avanti. A renderlo noto è Michele Iummati, assessore comunale con delega ai Lavori Pubblici e Urbanistica. L'intervento principale è

stata la posa in opera di 8 km di nuove condotte idriche per un investimento complessivo di 3,5 milioni di euro rivenienti dal programma operativo Fondo per lo sviluppo di coesione (Fsc) 20142020. Così come a valore su altre risorse è stato praticamente ultimato un altro intervento sulla rete fognaria sempre nell'area di S. Loja,, mentre a servizio della zona industriale è in fase di realizzazione un intervento sul potenziamento idrico a valere sui fondi stanziati per la ZES che prevede una nuova condotta idrica di 17 chilometri che va da Masseria Romaniello a Potenza fino al serbatoio Neviera a Tito Scalo. «Tutto questo – sottolinea l’as-

sessore Iummati - con l'obiettivo di dotare l'intera area di Tito Scalo, che ricordiamo negli anni è stata interessata da un significativo sviluppo, di un sistema di infrastrutture in grado di assicurare un efficiente approvvigionamento idrico e di conseguenza un'adeguata rete di smaltimento. Inoltre in concomitanza con altri interventi che interesseranno da qui ai prossimi mesi alcune zone del centro storico, grazie alla disponibilità di Acquedotto lucano, che ricordiamo essere anche il soggetto attuatore dell'intervento di separazione delle reti nel nostro comune già finanziato per 3 milioni di euro, al fine di ridurre le perdite idriche si provvederà

alla sostituzione delle condotte esistenti ormai vetuste». «Con l'occasione – ha concluso Iummati - è doveroso ringraziare le Istituzioni sovracomunali che negli anni si sono interessate fattivamente, Egrib, la struttura di Acquedotto lucano in tutte le sue componenti, dirigenti e funzionari del nostro comune che nel tempo hanno seguito gli sviluppi di questi interventi, le imprese interessate che hanno portato avanti cantieri con un alto grado di difficoltà e non per ultimo i cittadini titesi e gli operatori economici che lavorano nel nostro territorio per la pazienza e i disagi avuti nella fase realizzativa di questi interventi».

È caduto dal trattore mentre eseguiva alcuni lavori di riqualificazione nel rione Costa. Ricoverato in rianimazione dal 2 luglio scorso

Incidente sul lavoro a San Fele, è morto al “San Carlo”, Frezza

POTENZA. È morto l’operaio originario di Apricena che lo scorso 2 luglio è rimasto vittima di un incidente sul lavoro a San Fele.

Roberto Frezza, 53 anni, originario della cittadina foggiana, ha perso la vita all'ospedale San Carlo di Potenza poco prima delle 10 di ieri, dopo una settimana di ricovero nel reparto di Rianimazione. Secondo quanto ricostruito, Frezza si trovava a bordo di un trattore quando, per cause ancora in corso di accertamento, avrebbe perso l'equilibrio in una zona particolarmente impervia del rione Costa, precipitando successivamente al suolo. Era impegnato nelle operazioni di riqualificazione dell’area.

La dinamica esatta dell'accaduto rimane tuttora oggetto di investigazione da parte delle autorità competenti.

L'intervento dei soccorsi è stato tempestivo. I sani-

tari del 118 Basilicata Soccorso si sono immediatamente recati sul luogo dell'incidente, supportati anche dall'intervento di un'eliambulanza. Grazie alla rapidità dell'operazione di soccorso, Frezza è stato trasportato d'urgenza presso il nosocomio potentino, dove è stato ricoverato nel reparto di Rianimazione. Anche i Carabinieri hanno raggiunto la zona per i rilievi di rito.

La notizia della scomparsa di Roberto Frezza ha profondamente scosso la comunità di Apricena. L'operaio era una figura molto stimata e conosciuta nel territorio, apprezzato per la sua professionalità e dedizione al lavoro.

La Procura della Repubblica di Potenza ha avviato un fascicolo d'indagine al fine di accertare eventuali responsabilità e fare piena luce sulle circostanze che hanno portato a questo tragico evento. Gli

inquirenti continueranno a esaminare gli elementi raccolti per ricostruire con precisione quanto accadu-

to nella mattinata del 2 luglio.

Un'altra vittima del lavoro che lascia un vuoto nella

comunità e riaccende il dibattito sulla sicurezza nei cantieri e in tutti i luoghi di lavoro.

Frezza

Il gruppo di opposizione critica la replica del sindaco Luberto e chiede le dimissioni dell'amministrazione dopo i rilievi della magistratura contabile

Grassano, «Noi per Grassano» attacca la maggioranza sulla Corte dei Conti

Nuovo scontro politico a Grassano dopo la deliberazione della Sezione regionale di controllo della Corte dei Conti della Basilicata. Il gruppo consiliare di opposizione «Noi per Grassano» interviene con una dura nota nella quale contesta la replica del sindaco Filippo Luberto e della maggioranza, accusati di aver minimizzato il contenuto del provvedimento adottato dai magistrati contabili.Secondo i consiglieri di minoranza, la definizione della deliberazione come una semplice «relazione di 19 paginette» rappresenterebbe un tentativo di sminuire il lavoro svolto dalla Corte dei Conti e di ridurre la portata dei rilievi formulati nei confronti dell'ente. Per l'opposizione, l'amministrazione avrebbe dovuto invece fornire spiegazioni sulle criticità contabili e amministrative evidenziate dalla magistratura contabile.Nella nota, il gruppo so-

stiene inoltre che le conseguenze di questa gestione ricadrebbero non solo sui cittadini, ma anche sui dipendenti e sui professionisti che operano per il Comune, chiamati a lavorare, secondo l'opposizione, in un contesto caratterizzato da indicazioni poco chiare e prive di un'adeguata programmazione.I consiglieri ricordano che la Corte dei Conti ha concesso al Comune sessanta giorni di tempo per rispondere ai rilievi formulati e adottare le misure necessarie a garantire una rappresentazione economico-finanziaria ritenuta più corretta.«Noi per Grassano» invita inoltre i cittadini a consultare direttamente la deliberazione della Corte dei Conti, disponibile tra gli atti del Consiglio comunale del 18 giugno 2026 sul sito istituzionale del Comune e annunciata anche sulla pagina Facebook del Comitato civico.Nel documento l'opposizione torna a sollecitare l'introduzione della diretta streaming delle sedute consiliari, sostenendo che tale strumento garantirebbe maggiore trasparenza e consentirebbe ai cittadini di seguire direttamente il confronto tra maggioranza e minoranza, maturando una propria opinione sui temi affrontati.Alla luce delle osservazioni formulate dalla Corte dei Conti, il gruppo consiliare «Noi per Grassano», composto da Raffaello Mangione, Leonarda Bonomo, Innocenzo Dileo e Nicola Bochicchio, conclude chiedendo le dimissioni dell'attuale amministrazione comunale.

diverse vie del centro urbano

Montescaglioso, parte il piano straordinario sulle strade cittadine

MONTESCAGLIOSO.

Prenderà il via lunedì 6 luglio il piano straordinario di manutenzione del manto stradale promosso dall’Amministrazione comunale di Montescaglioso. Il programma prevede una serie di interventi finalizzati al miglioramento della sicurezza della circolazione, della viabilità e del decoro urbano, che in questa prima fase interesseranno via Donizetti, via Mercadante, via Puccini, via Bellini, via Cavour e parte di via Fiume.Tra gli interventi più rilevanti figura quello su via Donizetti, una delle principali arterie cittadine, dove è prevista una riqualificazione complessiva grazie a un finanziamento di 500 mila euro concesso dalla Regione Basilicata. L’opera comprenderà l’adeguamento della carreggiata, il collettamento delle acque

bianche e un intervento strutturale sull’intera infrastruttura.«Da lunedì avviamo un piano di manutenzione straordinaria atteso da tempo e frutto di una programmazione concreta», ha dichiarato il sindaco Vincenzo Zito. «Intervenire sulle nostre strade significa investire nella sicurezza dei cittadini e nella qualità della vita della comunità. Via Donizetti rappresenta uno degli interventi più importanti, reso possibile grazie al contributo della Regione Basilicata, che ci consentirà di realizzare un’opera strutturale e non un semplice rifacimento del manto stradale».Il primo cittadino ha inoltre evidenziato i possibili disagi temporanei alla circolazione durante l’esecuzione dei lavori, invitando la cittadinanza alla collaborazione. «Siamo consapevoli che

potranno verificarsi disagi temporanei. Chiedo comprensione e pazienza: si tratta di interventi indispensabili che lasceranno in eredità una città più sicura, funzionale e decorosa».Zito ha infine annunciato che si tratta solo della prima fase del programma: «Questo rappresenta soltanto il primo lotto. Nelle prossime settimane le bitumature proseguiranno e interesseranno altre strade dell’abitato, tra cui via Cicerone. L’obiettivo è continuare a intervenire in modo programmato sull’intera rete viaria cittadina».Con questo intervento, l’Amministrazione comunale conferma l’impegno nel potenziamento delle infrastrutture urbane attraverso lavori mirati e attesi da tempo, con l’obiettivo di rendere Montescaglioso più sicura, moderna e vivibile.

Stop ai fuochi nel cielo per il maltempo

L’associazione

informa la cittadinanza che, «con rammarico, i fuochi pirotecnici previsti per questa sera non potranno essere effettuati a causa delle forti raffiche di vento». «Questa decisione dipende dal rigoroso rispetto delle norme di sicurezza previste dall’autorizzazione V.INC.A. (Valutazione di Incidenza Ambientale). – afferma la nota - La V.INC.A. è un’autorizzazione che serve a proteggere la natura e gli animali presenti nelle aree sottoposte a vincolo. Tra le norme presenti c’è anche l’obbligo di non effettuare i fuochi quando il vento supera determinati limiti, perché le ricadute potrebbero essere trasportate a distanza, aumentando il rischio di incendi e causando possibili danni all’ambiente circostante». «Per questo motivo, nel pieno rispetto delle prescrizioni previste e con l’obiettivo di garantire la massima sicurezza e preservare la flora e la fauna, lo spettacolo pirotecnico di questa sera è stato annullato. Siamo consapevoli del dispiacere che questa decisione potrà arrecare ai cittadini» conclude l’Associazione.

Dal 6 luglio lavori di manutenzione e riqualificazione su

Dal mondo politico lucano: «Un maestro del giornalismo che ha raccontato la nostra terra con un’autenticità mai scontata»

Addio a Renato Cantore, fondatore e primo presidente dell'Assostampa di Basilicata

Èmorto a Potenza, all’età di 74 anni, Renato Cantore, fondatore e primo presidente dell’Associazione della Stampa di Basilicata. Lo ha annunciato ieri lo stesso Sindacato regionale. Giornalista professionista dal 1978, caporedattore delle redazioni regionali Rai di Basilicata e Puglia, poi vicedirettore della Tgr, Cantore è stato uno dei volti più autorevoli del giornalismo del Sud.. Da questa visione nacque anche il Fo-

rum dell’informazione locale di Matera, per anni punto di riferimento europeo. Negli ultimi anni si era dedicato alla saggistica, raccontando i lucani che hanno dato lustro alla Basilicata nel mondo: tra questi Rocco Petrone, capo della missione Apollo 11, a cui ha dedicato due volumi diventati anche docufilm.«Decine di giovani colleghi hanno chiesto consigli a Renato fino a pochi giorni fa», ricorda l’Assostampa. «Trovavano sempre la sua grande disponibilità. Molti oggi hanno ruoli di responsabilità in tv, giornali, web e uffici stampa».

DELLA COMUNITÀ POLITICA LUCANA

Il goverantore lucano, Vito Bardi, ha espresso la sua vicinanza per la scomparsa di Cantore: «Attraverso il suo lavoro ha raccontato la nostra terra con competenza e autenticità, contribuendo a custodirne la memoria e a valorizzarne l’identità». Anche il Sindaco di Potenza, Vincenzo Telesca, ha espresso la sua vicinanza:«Cantore ha raccontato con passione la Basilicata e valorizzato la memoria di illustri corregionali, contribuendo a rafforzare l'identità culturale del territorio».

«Con la scomparsa di Renato Cantore ha dichiarato Mario Polese, capogruppo regionale di OL-IV - la Basilicata perde un pezzo da novanta della sua storia culturale e giornalistica. Un uomo di straordinaria intelligenza e raffinata cultura che ha saputo incarnare, come pochi altri, i valori più alti del servizio pubblico radiotelevisivo». Il cordoglio del presidente del Consiglio regionale, Marcello Pittella: «L’eredità del suo lavoro giornalistico e di ricerca resta un bene prezioso della Basilicata e continuerà a rappresentare un punto di riferimento per il mondo dell’informazione e della cultura».Anche Roberto Speranza si unisce ai messaggi di cordoglio: «Viene a mancare un intellettuale e giornalista di eccezionale qualità che ha dedicato tutta la sua vita alla cultura e all’informazione intesi sempre come leva irrinunciabile di progresso della società». Pierluigi Smaldone, presidente del Consiglio comunale di Potenza: «La città di Potenza conserverà con gratitudine il ricordo di un uomo che ha saputo coniugare professionalità, passione civile e amore per la Basilicata, lasciando un’eredità culturale che

continuerà a vivere nel tempo». Messaggio di profonda commozione anche dall’Onorevole Tonio Boccia: «Il tratto umano ed il suo garbo ne hanno fatto una persona rispettata e rispettabile. L’ho sentito pochi giorni fa: era preoccupato per le sue condizioni di salute ma la notizia della sua scomparsa è andata oltre ogni ragionevole previsione». Per la Cisl di Basilicata: «Cantore è stato un professionista esemplare che ha saputo coniugare competenza professionale e attenzione ai diritti». Angelo Chiorazzo di Basilicata Casa Comune: «Di Renato conserverò il ricordo di un uomo sempre disponibile al confronto, capace di ascoltare e di raccontare con equilibrio una terra che conosceva profondamente». Il cordoglio di Roberto Falotico, assessore alla Cultura del capoluogo: «Potenza non dimenticherà il suo impegno e la sua straordinaria capacità di costruire orizzonti». Il consigliere regionale di FdI Alessandro Galella: «La sua intera carriera ci ricorda che un’informazione libera, autorevole e radicata sul territorio è un pilastro democratico essenziale per la crescita culturale e sociale di una comunità».

Addio a un professionista dell’informazione che ha fatto del giornalismo un atto di cura, capace di custodire luoghi e persone

Renato Cantore, la voce che raccontava la sua terra

D I FABRIZIO Q UARATINO

Non tutte le voci nascono per farsi sentire. Alcune nascono per farsi ascoltare davvero. Renato Cantore apparteneva a questa seconda specie, sempre più rara in un tempo in cui il volume sembra aver sostituito il senso.Giornalista e scrittore, caporedattore della TgR Basilicata, ha attraversato il racconto del suo territorio con una misura che oggi rischia di sembrare un’anomalia. La Basilicata, con le sue bellezze non sempre facili da raccontare in forma di slogan, le sue contraddizioni e la sua dignità silenziosa, ha trovato in lui una voce che non la semplificava, ma la rispettava per ciò che era. E già questo, in un’epoca di semplificazioni aggressive, è una forma di coraggio che non ha bisogno di dichiararsi.

IL GIORNALISMO COME RESPONSABILITÀ

Cantore non confondeva il giornalismo con la velocità. Si muoveva nella direzione opposta: meno fretta, più sostanza. Raccontare non era riempire uno spazio ma assumersi una responsabilità verso ciò che si osserva e verso chi ascolta. Ogni parola aveva un peso reale, non quello dei titoli urlati ma quello delle cose che restano nel tempo. In un panorama in cui la notizia si consuma prima di essere capita, la sua postura era fuori tempo, ma proprio per questo necessaria: cercava la sostanza del reale e la sua complessità.

IL TEATRO COME SECONDA VERITÀ

Il teatro non era una parentesi, ma un’altra forma di verità. Sul palco non esistono scorciatoie: o sei credibile o non lo sei. Cantore riconosceva lì ciò che il giornalismo a volte perde: il tempo dell’attesa, del silenzio, della parola che arriva quando deve arrivare e non quando conviene, e soprattutto la verità della presenza.Era anche un fruitore attento e appassionato del teatro, uno sguardo costante e partecipe, non occasionale, che ne alimentava sensibilità e visione.

L’EREDITÀ CHE

NON ALZA LA VOCE

Ci sono persone che lasciano eco evidente e altre una traccia più sottile. Cantore appartiene a queste ultime. Ha camminato dentro la sua terra senza trasformarla in pretesto narrativo. Potenza e la Basilicata hanno avuto in lui una presenza costante ma mai ingombrante. Una forma di educazione civile oltre che professionale, discreta nella sua coerenza quotidiana.

LA MISURA

CONTRO IL TEMPO

Non sembrava in conflitto con la sua idea di giornalismo. In un sistema che spinge verso semplificazione, polarizzazione e urgenza permanente, difendeva la misura. Una parola che non è debolezza, ma una forma di forza che non ha bisogno di rumore per esistere.

IL TEATRO COME

SPECCHIO UMANO

Nel teatro trovava verità e presenza. Il racconto non può essere solo informazione: deve diventare esperienza. È ciò che separa chi rac-

conta da chi ripete, e chi osserva da chi comprende.

LA COSA CHE RESTA

Alcune persone resistono alla retorica postuma. Cantore era una di queste. Troppo sobrio per diventare monumento, troppo concreto per diventare slogan. Resta il modo in cui ha raccontato una terra senza elevarla artificialmente, ma restituendola nella sua verità più semplice e difficile. Resta una lezione: si può essere incisivi senza urlare, presenti senza invadere, riconoscibili senza artificio.E se oggi la Basilicata perde una voce, non perde il suo suono. Perde un modo di ascoltarla.Resta anche l’idea che il giornalismo possa essere un atto di cura, non solo di informazione, capace di custodire luoghi e persone senza consumarli. Una lezione di sobrietà che diventa stile di vita e sguardo sul mondo. In questo, la sua eredità continua a lavorare nel tempo, in silenzio.

Papa Leone XIV inaugura la Torre di Gesù Cristo. L'Agnus Dei di Mastrovito, un capolavoro che unisce tradizione e innovazione

Gaudì, l’architetto più amato e copiato al mondo

DI A NTONELLA P ELLETTIERI

Se pensiamo ai nostri viaggi a Barcellona, ci torna subito in mente la Sagrada Familia e Park Güelle congiungiamo questi due capolavori architettonici e scultorei al suo ideatore e costruttore Antoni Gaudì. Invitata da un amico/collega, sono stata due giorni a Barcellona subito dopo i grandi festeggiamenti e commemorazioni per la visita di papa Leone XIV alla Sagrada Familia in occasione dei cento anni dalla morte di Gaudì. O meglio, l’interminabile cantiere della Sagrada Familia è stato chiuso per far coincidere il centenario con questo evento; Antoni Gaudì è morto il 10 giugno del 1926 ed è seppellito nella Sagrada Familia. Barcellona era bellissima e si respirava l’aria di festa anche se sono riuscita ad arrivare nella capitale catalana solo il giorno dopo. Aerei e alberghi erano in over booking per l’importante evento ma essere lì mi è servito a rinverdire il mio profondo amore per l’arte di Gaudì e a rivedere sette opere di Gaudì più famose e tutte protette dall’UNESCO. Gaudì è l’unico architetto che ha questo primato: la conservazione, la valorizzazione, la gestione e la fruizione di questi sette capolavori è molto complessa e sono molti gli enti che se ne occupano. La legislazione per la protezione comprende la Legge 16/1985 del 25 giugno relativa al Patrimonio Storico Spagnolo, la Legge 9/1993 del 30 settembre relativa al Patrimonio Culturale Catalano e il Decreto 276/2005 relativo alle Commissioni Territoriali per il Patrimonio Culturale. La legislazione a livello municipale, tra cui il Piano Generale Metropolitano, il Piano Speciale per proteggere il patrimonio architettonico della città di Barcellona e il Piano Speciale per proteggere il patrimonio architettonico del quartiere residenziale Colònia Güell, garantisce una protezione aggiuntiva. Per la gestione, sono coinvolte numerose autorità nelle decisioni a livello di Stato, Comunità Autonoma e comune. Allo stesso modo, la proprietà è varia: Park Güell

è di proprietà del Comune di Barcellona, Palau Güell del Consiglio Provinciale di Barcellona, Casa Milà-La Pedrera della Fundació Catalunya - La Pedrera, e Casa Vicens è proprietà privata. Casa Batlló è di proprietà di Inmobiliaria Casa Batlló SL, Sagrada Família del Consiglio della Sagrada Família e la Cripta della ColòniaGüell del Consorzio ColòniaGüell. La gestione della proprietà deve riuscire a conciliare gli usi diversi come il giardino pubblico (Park Güell), la cultura e il turismo, e l'uso religioso e residenziale. Il programma di papa Leone ha previsto un gesto intimo e carico di simbolismo: un omaggio floreale davanti alla tomba di Antoni Gaudí, situata nella cripta della Sagrada Familia. Gaudí riposa nello stesso luogo in cui lavorò per decenni, sotto la navata centrale del tempio a cui dedicò gli ultimi anni della sua vita.

Questo atto è un riconoscimento alla grande opera dell’architetto catalano, dichiarato Venerabile Servo di Dio nel 2021, il cui processo di beatificazione prosegue in Vaticano.

Nel pomeriggio, la celebrazione di una messa con il papa, ha riunito due dimensioni: quella religiosa, con la celebrazione eucaristica, e quella commemorativa, in omaggio all’architetto che concepì la Sagrada Familia.

La presenza del Santo Padre trasforma quella che era già una celebrazione importante in un evento di portata internazionale. Ma il momento più atteso della giornata è stata la benedizione e l’inaugurazione della Torre di Gesù Cristo in una celebrazione che l’organizzazione descrive come di “grande rilevanza spirituale e istituzionale” ed è stato un omaggio ai cinque architetti che hanno reso possibile la costruzione della Sagrada Familia. Mi pare importante ricordare che la Sagrada Familia ha diciotto torri e la più alta è quella di Gesù Cristo. L’inaugurazione si è conclusa con uno spettacolo tecnologico di luci e colori progettato appositamente per l’occasione dalla

Fondazione Endesa che si è occupata del progetto luminoso, che incorpora criteri di efficienza energetica e un risparmio del 38% rispetto ai sistemi di illuminazione convenzionali. E tra gli ultimi tasselli di questo lungo percorso figura l’Agnus. Dei collocato al centro della croce che sovrasta la Torre di Gesù, il punto più alto dell’intera basilica.A realizzarlo è stato Andrea Mastrovito, selezionato attraverso un concorso internazionale che ha coinvolto artisti di fama internazionale. La sua proposta è stata scelta per la capacità di coniugare innovazione formale, forza simbolica e dialogo con il linguaggio di Gaudí. Del resto, lo stesso architetto aveva definito nei dettagli la croce sommitale della torre, lasciando però aperta la scelta dell’artista chiamato a realizzare l’agnello posto al suo centro. Intitolata Gv 1,29, in riferimento al versetto evangelico che identifica Cristo come “l’Agnello di Dio”, l’opera è stata installata a 172 metri d’altezza, risultando visibile sia dall’esterno sia dall’asse centrale della navata. Al centro della composizione si trova un agnello di dimensioni naturali raffigurato con il capo rivolto all’indietro e verso il basso, in quello che Mastrovito interpreta come uno sguardo nostalgico di Cristo verso l’umanità.La figura è racchiusa in una struttura iperboloide formata da ventiquattro raggi intrecciati, lunghi circa tre metri e rivestiti in foglia d’oro. All’interno scorrono sistemi di illuminazione a LED che valorizzano le ventiquattro citazioni del Nuovo Testamento incise sulla superficie. L’ispirazione alla forma dell’iperboloide deriva dalle teorie dell’astrofisica, che l’artista ha intrecciato con la tradizione simbolica cristiana. Particolarmente significativo è il trattamento del manto dell’agnello, realizzato con migliaia di frammenti di vetro che, nelle intenzioni dell’artista, rappresentano le sofferenze umane. Le schegge rifrangono la luce proveniente dai raggi dorati, trasformando la scultura in una presenza luminosa sospesa nel cielo di Barcellona. Grazie anche a elementi fosforescenti, l’Agnus. Dei

continua a brillare durante la notte, completando con un segno contemporaneo uno dei progetti architettonici più iconici e longevi della storia moderna. Dopo oltre un secolo di lavori, la Sagrada Familia di Barcellona è stata finalmente completata. Il grande cantiere avviato nel 1882 e ridefinito l’anno

successivo da Antoni Gaudí, che ne trasformò l’impianto neogotico in un visionario manifesto del Modernismo catalano, si è concluso il 10 giugno 2026, a cento anni dalla morte dell’autore. Bisogna tornare a Barcellona per rivedere l’incantevole completamento dell’opera.

LA RUBRICA DI CRONACHE

Appunti di realtà 6 luglio Il valore del silenzio

Esiste un modo infallibile per comprendere la direzione di un’epoca: non ascoltare chi parla, ma osservare chi sa ancora ascoltare. Scoprirai che sono sempre meno. Viviamo nel tempo più affollato di parole e, paradossalmente, più povero di ascolto. Tutti parlano. Tutti spiegano. Tutti dispensano certezze, giudizi, interpretazioni definitive. Sui social, nei bar, negli studi televisivi, perfino nelle attese più banali: basta una notizia letta di fretta per generare l’ennesimo esperto universale. Una specie in continua espansione. Eppure ciò che colpisce è un altro fenomeno: la scomparsa del dubbio. Come se dubitare fosse diventato una debolezza, invece che la forma più alta di intelligenza. Oggi viene premiato chi risponde per primo, non chi comprende davvero. Così il dialogo si consuma, mentre il frastuono cresce. Forse il bene più raro del nostro tempo non è ciò che si possiede, ma ciò che si riesce a custodire: uno spazio interiore non colonizzato dalla reazione immediata. Non il silenzio dell’imbarazzo. Non quello della rinuncia. Ma il silenzio di chi ha compreso che non tutto merita una risposta, e che ogni reazione automatica è una delega data al mondo sulla propria serenità. Esiste una forza

che non ha bisogno di dimo- strazione. È la forza di chi ha imparato a governare se stesso prima ancora di voler governare le circostanze. La natura lo insegna senza proclami. Gli alberi non spiegano le loro radici. Le montagne non rivendicano la loro altezza. Il sole non annuncia il proprio sorgere. Semplicemente illumina. Solo ciò che è fragile ha bisogno di esibirsi continuamente. Anche l’essere umano non fa eccezione. Chi possiede una vera stabilità interiore non la proclama: la rende visibile nel modo in cui attraversa le situazioni. Nel rispetto che mantiene anche quando verrebbe naturale reagire. Nella lucidità che conserva anche dentro la tempesta. Nella capacità di non trasformare ogni confronto in una battaglia. La vera sfida, infatti, non è mai fuori. È sempre dentro. Ogni giorno. In ogni scelta. In ogni parola non detta. E in ogni parola trattenuta. La filosofia buddista ci ricorda una verità essenziale: quando si trasforma la condizione interiore, cambia anche la qualità con cui il mondo viene percepito. Non perché il mondo diventi diverso. Ma perché cambia lo sguardo di chi lo abita. E questo cambiamento, quando è autentico, non ha bisogno di essere annunciato. Si riconosce. Perché si irradia. La serenità non persuade. Trasforma. La speranza non convince. Riani-

ma. Il coraggio vero non si impone. Si riflette negli altri. Viviamo invece in un sistema che educa alla reazione immediata. Rispondi. Replicati. Difenditi. Dimostra. Come se il valore di una persona dipendesse dalla velocità con cui riesce a non restare in ascolto. Eppure esiste una maturità diversa. Quella che inizia quando smetti di voler vincere ogni conversazione e inizi a chiederti quale traccia lasci in chi ti ascolta. Perché una frase può chiudere un confronto. Ma solo una vita può aprire un’altra vita. Ed è qui che il silenzio rivela la sua natura più alta. Non è assenza. È pienezza. È lo spazio in cui il pensiero smette di reagire e inizia a comprendere. È il luogo in cui la forza non ha bisogno di alzare la voce per essere ricono-

sciuta. È l’officina invisibile dove un essere umano smette di essere prigioniero delle proprie reazioni e diventa responsabile della propria luce. Alla fine, quasi tutto ciò che diciamo si dissolve. Le polemiche. Le risposte perfette. Le discussioni vinte. Resta però ciò che abbiamo trasmesso senza bisogno di parole. Il modo in cui abbiamo fatto sentire l’altro. Se giudicato o compreso. Se ridotto o accolto. Se chiuso o liberato. Perché la misura più autentica di una vita non è ciò che essa afferma di sé. Ma ciò che lascia accadere dentro gli altri. Non la quantità di spazio occupato. Ma la qualità dello spazio che resta. E questa è l’unica forma di presenza che non ha bisogno di essere ricordata per continuare a esistere.

La cerimonia di premiazione inaugura il percorso 2026 della rassegna dedicata a cultura, memoria e inclusione

A Melfi il Festival «Sotto lo Stesso Cielo»

MELFI . La Sala degli Stemmi del Palazzo Vescovile di Melfi ospiterà domenica, alle 15.30, la cerimonia di premiazione della prima tappa della terza edizione del Festival Internazionale «Sotto lo Stesso Cielo», promosso da Officina Mediterranea in collaborazione con la Pro Loco «Federico II» Melfi.L'appuntamento riunirà autori, poeti, scrittori, artisti, fotografi e studiosi provenienti da diverse regioni italiane in un momento dedicato alla cultura, alla memoria e alla valorizzazione del patrimonio storico.L'edizione melfitana sarà dedicata ai temi dell'inclusione e dello sport nella sezione sociale, mentre quella storica avrà come tema «Federico II: Inclusione, Visione, Modernità», con opere ispirate al-

lo Stupor Mundi.Durante la manifestazione saranno premiati i vincitori delle varie sezioni del concorso, assegnate le Menzioni d'Onore e il Premio Speciale «La Storia è Memoria», riservato ai volumi Narrativa di quanto occorso. Avigliano e Mezzogiorno in manoscritti Corbo (1594-1872) e I Molfese di Sant'Arcangelo – Cinquecento anni di un'antica famiglia della Basilicata, per il loro contributo alla valorizzazione della memoria storica lucana. Saranno inoltre consegnati il Premio Stampa & Web e altri riconoscimenti attribuiti dalle associazioni partner.Ospite d'onore sarà l'attore, autore e regista Ulderico Pesce, tra i principali interpreti del teatro civile italiano. In programma anche gli interventi degli

storici Angelo Lacerenza ed Enrico Fagnano.Nel corso della giornata sarà presentato «OM Servizi Editoriali», il nuovo marchio editoriale di Officina Mediterranea, insieme ai volumi Tra cuore e memoria. Come preservare gli antichi modi di dire di Elisa Conte e Geografia di

una restauratrice di Luigina Favale.All'evento parteciperanno, tra gli altri, il vescovo di Melfi-RapollaVenosa, mons. Ciro Fanelli, il sindaco Giuseppe Maglione, il presidente della Provincia di Potenza Christian Giordano e l'avvocato Emanuele Desina in rappresentanza del Consiglio

regionale della Basilicata.La tappa di Melfi inaugura il percorso della terza edizione del Festival «Sotto lo Stesso Cielo», che nel 2026 farà tappa anche in Abruzzo, Campania e Puglia prima della conclusione a Matera. L'ingresso è libero e la cittadinanza è invitata a partecipare.

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Cronache del 6 luglio 2026 by Cronache - Issuu