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Pepe: «Completiamo un percorso che trasforma la programmazione in opere concrete»

Al di là della retorica i numeri ci mostrano che la migliore qualità della vita, il tasso maggiore di occupazione e crescita economica è intorno al Cova. Il nucleare è la risposta
LEGGE ELETTORALE
“Bignami bis” approda alla Camera il 26
D I L UC IA S TE FAN IA MA N CO
Dopo l’ok in Commissione Affari costituzionali, il nuovo testo di riforma della legge elettorale “Bignami bis”, presentata dal centrodestra, sbarcherà il 26 giugno prossimo in aula di Montecitorio per la discussione. Gli emendamenti potranno essere presentati entro l’11. Tempi stretti che fanno insorgere le opposizioni. Tra le (...)
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Dellapenna a pag 8
alla domanda di lavoro

ROGO AMENDOLARA Convalidati i fermi. Dinnanzi al Gip, i 2 pakistani non parlano e non mostrano pentimento

Festa dell’Arma, «Non è solo ricorrenza, è rinnovo dell’impegno verso i cittadini»


RAPPORTO SUI CPR
Presentato a Potenza, Cgil, Associazioni e Garante: «Sono luoghi di sospensione dei diritti fondamentali; a Palazzo San Gervasio isolamento»
■ Servizio a pag 15
PIGNOLA
Perquisizioni della Squadra Mobile ai 2 indagati per la rapina al portavalori nei pressi delle Poste del Serpentone a Potenza: bottino 99mila €
■ Servizio a pag 21
MARATEA
“Cinque Vele 2026”, riconfermata tra le migliori destinazioni marine d’Italia, soddisfatta l’assessora Gambardella
■ Servizio a pag 23
MEET US AT CINEMA
In Basilicata 4 proiezioni speciali del film Devozioni di Pannone nell’iniziativa della Lucana Film Commission
■ Servizio a pag 29


Ucraina e Russia restano ferme: Zelensky vuole un incontro con Putin, Mosca lo rimanda e alza il muro dei negoziati tecnici
D I V ITO E RRICHETTI
Le dichiarazioni pubbliche su possibili contatti diretti tra Ucraina e Russia tornano a intensificarsi, ma senza che sul piano concreto emergano segnali di un negoziato imminente. Al centro della nuova fase di scambi verbali c’è la proposta del presidente ucraino Volodymyr Zelensky di un incontro con Vladimir Putin, accompagnata da una risposta del Cremlino prima interlocutoria e poi decisamente fredda. Zelensky ha rilanciato l’ipotesi di un vertice attraverso una lettera aperta diffusa sui social, nella quale invita Mosca a valutare un confronto diretto come possibile via d’uscita dal conflitto. Nel messaggio il presidente ucraino ha sottolineato: «Gli Stati Uniti sono pienamente concentrati sull’Iran e sarebbe sbagliato attendere che la guerra in Europa torni al centro dell’attenzione. L’Ucraina propone di mettere fine a
questa guerra attraverso un impegno diretto tra noi e voi».Il leader di Kiev ha inoltre ribadito la linea politica ucraina sulla prosecuzione della guerra e sulla resistenza all’invasione, affermando: «Rinvii regolarmente le scadenze per catturare le nostre regioni, in particolare il Donetsk. E non la catturerai nemmeno quest’anno», aggiungendo « L’Ucraina ha preservato la sua indipendenza e continuerà a preservarla». Dalla Russia, la prima reazione è arrivata dal portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, che ha confermato la ricezione della lettera e riferito che il presidente Vladimir Putin ne è stato informato. Peskov ha dichiarato: «Zelensky può venire a Mosca in qualsiasi momento», precisando tuttavia che al momento non esistono canali ufficiali di comunicazione diretta tra le due capitali.Successivamente è intervenuto lo stesso Putin, che ha ridimensionato in modo netto le aspettative su un pos-
sibile incontro a breve termine. Il presidente russo ha affermato: «Non vedo il senso di un incontro. Sarebbe nell’interesse della parte ucraina solo per fermare l’avanzata delle nostre forze armate». Secondo il leader del Cremlino, eventuali progressi diplomatici dovranno passare prima da un lavoro tecnico tra delegazioni, prima di arrivare a un eventuale livello politico.Putin ha inoltre sostenuto che iniziative analoghe sarebbero già state avanzate in passato tramite canali informali, senza produrre risultati concreti, ribadendo che «prima bisogna raggiungere un accordo» e solo successivamente si potrebbe discutere di un vertice tra i leader.
REAZIONI
INTERNAZIONALI
Sul piano internazionale, il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha rivolto un appello diretto al presidente russo Vladimir Putin durante un incontro a Città del Messico con il suo omologo
Roberto Velasco. Il ministro ha dichiarato: «È giunto il momento di sedersi al tavolo delle trattative», aggiungendo che «tutti si rendono conto che il conflitto ha raggiunto una fase che necessita urgentemente di una soluzione».Wadephul ha insistito in modo particolare sulla necessità di un coinvolgimento europeo nei futuri negoziati, sottolineando come siano in gioco questioni fondamentali per il continente: dalle garanzie di sicurezza per l’Ucraina fino al suo percorso di adesione all’Unione europea. In questo contesto ha affermato: «Gli europei devono essere coinvolti in questi negoziati», aggiungendo che «possiamo decidere in qualsiasi momento in quale formato e quando esattamente ciò avverrà».Anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è intervenuto sulla possibilità di un incontro tra i due leader, dichiarando: «Sarebbe bellissimo se si incontrassero, devono far-
lo», e aggiungendo che «entrambi dovranno scendere a compromessi», richiamando la necessità di una soluzione negoziata. Sulla stessa linea il presidente francese Emmanuel Macron, che ha ribadito il sostegno europeo al dialogo diretto tra le parti: «Abbiamo sempre sostenuto i negoziati diretti tra l’Ucraina e il Cremlino», sottolineando tuttavia come l’Europa debba essere parte attiva di qualsiasi futuro accordo, vista la rilevanza del conflitto per la sicurezza del continente.Nonostante le aperture verbali e gli appelli internazionali, la distanza tra Kiev e Mosca rimane ampia e strutturale. L’Ucraina continua a insistere sulla necessità di un incontro politico diretto tra i leader per sbloccare la situazione, mentre la Russia ribadisce che ogni eventuale vertice potrà avvenire solo dopo progressi concreti a livello tecnico e il raggiungimento dei propri obiettivi dichiarati sul terreno.

DI LU C IA ST E FA N IA M AN C O
Dopo l’ok in Commissione Affari costituzionali, il nuovo testo di riforma della legge elettorale “Bignami bis”, presentata dal centrodestra, sbarcherà il 26 giugno prossimo in aula di Montecitorio per la discussione. Gli emendamenti potranno essere presentati entro l’11. Tempi stretti che fanno insorgere le opposizioni. Tra le principali novità previste l’introduzione della soglia del 42 per cento per ottenere il premio di maggioranza, che può portare a un tetto massimo di 220 seggi alla Camera e 113 al Senato. Dal conteggio vengono esclusi, però, gli eletti nelle regioni a statuto speciale Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige. Inoltre, deve essere presente il nome del premier della coalizione al momento della presentazione delle liste e del programma condiviso. Cancellati, invece, i ballottaggi. Altro punto importante riguarda il voto degli italiani all’estero. È previsto un meccanismo anti-contraffazione e il mandato al governo di aggiornare entro tre mesi il regolamento della legge 419/2001 con lo scopo di «apportarvi le modifiche necessarie a garantire la li-
bertà, la sicurezza e la segretezza del voto degli italiani all’estero». «È una riforma che serve all’Italia, agli italiani» per il capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia, Galeazzo Bignami, tra i principali promotori della nuova proposta di legge elettorale. L’obiettivo sarebbe quello di “garantire stabilità politica e impedire la formazione di maggioranze parlamentari diverse da quelle uscite dalle urne”. Si punta a modificare l’attuale sistema elettorale introdotto con il “Rosatellum”. Si propone l’adozione di un sistema prevalentemente proporzionale. Il premio di maggioranza verrà assegnato solo se la stessa lista o coalizione arriverà prima in entrambi i rami del Parlamento. Scatta con il raggiungimento della soglia del 42 per cento, in caso contrario i seggi saranno ripartiti proporzionalmente. La loro assegnazione, dunque, avverrebbe su base proporzionale calcolata sulle singole liste di partito. La soglia di sbarramento nazionale viene fissata al 3 per cento e scompaiono i collegi uninominali (reintrodotti dal Rosatellum nel 2017). Infine, la mancata indicazione del nome del candidato premier al momento del de-

posito delle liste e programmi determinerà l’inammissibilità della lista stessa di prendere parte alle elezioni. «Un testo base frettoloso e sbagliato, che viene adottato dalla maggioranza pur in presenza di rilevanti criticità costituzionali, sottolineate da molti costituzionalisti, anche nel secondo ciclo di audizioni», si legge in un comunicato stampa del deputato democratico Federico Fornaro, componente della Commissione Affari Costituzionali della Ca-
mera dei deputati. «Una fretta imposta dai vertici della maggioranza incomprensibile», aggiunge Fornaro, che conclude: «La storia italiana ci insegna che quando un Parlamento approva una nuova legge elettorale la legislatura corre velocemente verso consultazioni anticipate». Per Simona Bonafè, capogruppo del Pd in Commissione Affari costituzionali, da parte della maggioranza di governo «non c’è nessuna reale volontà di costruire un confronto serio con le opposizioni». A
suo avviso: «la destra ha paura di perdere e sta lavorando per una legge elettorale cucita sulle proprie convenienze». Oltre al Pd, hanno votato contro l’adozione della proposta il M5s, Avs, Iv, Azione e + Europa. L’opposizione compatta ha confermato che presenterà emendamenti principalmente soppressivi per cancellare i singoli articoli della riforma. Anche il centrodestra potrà presentare emendamenti per modificare, correggere e migliorare il testo.

Il grido del Presidente della Camera penale di Cosenza Le Pera contro i plexiglass che soffocano i detenuti nelle celle
DI ALDO CUPELLO
Che il panorama penitenziario italiano non goda di buona salute è oramai un dato consolidato più che una notizia. E, a dirla tutta, anche i diritti fondamentali iniziano a sentirsi poco bene. Quantomeno, questo è ciò che si evince dalla casa circondariale “Sergio Cosmai” di Cosenza, salita di recente alla ribalta grazie all’attenzione della Camera Penale cosentina guidata dall’avvocato Roberto Le Pera, la quale ha denunciato la presenza di pannelli in plexiglass posti sulle sbarre delle celle, minandone la salubrità dell’aria e costituendone una vera e propria pena accessoria a quella già irrogata. Il tutto assume maggior rilievo se si guarda ai numeri: il Sergio Cosmai è in sovraffollamento tra le percentuali più alte in Italia (280 detenuti per 220 posti), oltre che in sottorganico (previsti 169 agenti, effettivi 148).
Avvocato, Ci Dia Una Panoramica del Sergio Cosmai..
«È il carcere con il tasso di sovraffollamento tra i più elevati d’Italia, ad oggi 281 detenuti su 220 posti. Siamo quasi alla soglia della massima disumanità, il 30% di detenuti in esubero rispetto alla capienza massima, con celle che hanno di recente ospitato, secondo i dati della Garante comunale di Cosenza, fino a sette persone , in
uno spazio privato di aria a seguito dell’affissione di pannelli in plexiglass oscurati posti sopra le sbarre; non si respira né vi si vede attraverso. È l’inferno in terra. Anzi, è tortura! Questi plexiglass della vergogna e della disumanità, con il calore delle torride temperature estive, arroventano, di fatto, la vita di esseri umani che finiscono col boccheggiare. Questo non è uno Stato di diritto. Qui non esistono, più, i diritti costituzionali. In questo carcere la Costituzione è stracciata. Questo terribile stato di cose è contemperato soltanto dall’alto grado di professionalità del personale amministrativo, sanitario e penitenziario della stessa Casa circondariale, in cui riconosciamo il valore dell’alta funzione statale a difesa dei diritti dei detenuti.»
Qualcuno è intervenuto dopo le vostre denunce come Camera Penale?
«Tanti. Deputati, senatori, Provveditore regionale e Garante regionale e comunale dei detenuti. Il Provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria, l’Avv. Lucia Castellano, mi ha personalmente riferito, mediante diverse sessioni telefoniche, di occuparsi personalmente di questa vicenda. La Garante regionale per i diritti dei detenuti, l’Avv. Giovanna Russo, che di recente, in seno al Coordinamento regionale dell’Aiga tenutosi a Cosenza, a seguito della mia pubblica denuncia dei
plexiglass della vergogna fatta anche in detta sede, ha confermato che sta agendo in sinergia con il Provveditore per una soluzione definitiva rispetto al “caso Cosenza»”.
Ed in tutto ciò l’amministrazione penitenziaria come giustifica la scelta del plexiglass?
«L’implementazione del plexiglass non è figlia di questa amministrazione ma delle precedenti. In passato, si è ritenuto che la vicinanza di edifici alla Casa circondariale potesse generare criticità. E allora si è deciso di installare i plexiglass. Nella sostanza, la scelta di edificare un carcere nel centro urbano di Cosenza dovrebbe ricadere sulla vita di esseri umani che, per questo, devono essere murati vivi con plexiglass nelle celle. Questo carcere, in termini strutturali, è la vergogna del nostro Stato di diritto: ritenere prevalente una astratta ragione di sicurezza rispetto alla dignità e alla vita degli esseri umani.» E perché emerge solo adesso questo problema? «Sono anni di battaglia della Camera penale contro questa tortura. Ma ora basta. Noi avvocati quotidianamente affermiamo che la nostra, ancor prima che una professione, è vocazione per la tutela dei diritti altrui. Ecco, ora, dinanzi a questo stillicidio dei diritti umani l’avvocatura non può più restare ferma, diversamente diviene complice di questa tor-

tura. E per questo la Camera penale di Cosenza azionerà tutte le forme di più dura ma democratica lotta fino a quando non saranno rimossi i plexiglass. Prendiamo atto dell’intervento, quest’anno, di deputati e senatori nel recente accesso carcerario. Ma non basta. Avere non loqui. Alle presenze devono seguire i fatti. E ancora non ne abbiamo visti.»
Proprio su questo punto, dell’intervento delle istituzioni parlamentari, ricordiamo la deputata Simona Loizzo ed il senatore Fausto Orsomarso intervenuti direttamente sul campo. Altri hanno promesso anche interrogazioni al Governo. Vuole dire loro qualcosa?
«Il senatore Orsomarso e la deputata Loizzo sono entrati nelle celle con noi e gli Osservatori della Ca-
mera penale di Cosenza e sono rimasti negativamente sconvolti dalle condizioni precarie nelle quali versano i detenuti, che riferivano e mostravano di avere gli occhi rossi dal calore, di non riuscire a riposare e respirare da giorni a causa di tutto quanto determinato dai plexiglass: temperature elevate, mancanza di corretta areazione e conseguente difficoltà respiratoria. Oltre loro, i deputati Alfredo Antoniozzi, Andrea Gentile, la deputata Anna Laura Orrico, il senatore Nicola Irto hanno promesso interventi istituzionali a supporto dell’azione della Camera penale di Cosenza. Ciononostante, siamo già alla fine della prima settimana di giugno e non ho sentito più nessuno, ed i nostri interventi risalgono ormai a metà maggio».

Dinnanzi al Gip del Tribunale di Castrovillari, che convalida i fermi, i due pakistani si sono avvalsi della facoltà di non rispondere
D I E LIANA P OSITANO
Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere dinanzi al GIP Ahmed Safeer e Ali Raza, i due pakistani che lunedì scorso avrebbero dato fuoco al minivan su cui viaggiavano, causando la morte degli altri quattro occupanti del veicolo. Il delitto, particolarmente efferato, è avvenuto in pieno giorno presso il distributore di carburante “IP” sulla Strada Statale 106 jonica, in territorio di Amendolara.I due cittadini extracomunitari sono assistiti dagli avvocati Giovanni Brandi Cordasco Salmena e Giulia Montilli. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Castrovillari, Orvieto Matonti, ha convalidato il fermo con accuse pesanti: omicidio plurimo e tentato omicidio, con le aggravanti della premeditazione, dei futili motivi e della crudeltà.Secondo quanto riportato nell’ordinanza, l’azione omicidiaria sarebbe stata pianificata minuziosamente e con particolare crudeltà, con la definizione dei tempi e dei ruoli. Sarebbe stata studiata anche la rottura delle maniglie anteriori e il blocco delle portiere posteriori, così come l’immissione di carburante nell’abitacolo,
nella consapevolezza che la morte delle vittime sarebbe stata atroce, con una lenta agonia tra le fiamme e senza possibilità di fuga. Il movente è ritenuto del tutto sproporzionato e banale rispetto alla gravità del reato: secondo l’accusa, le vittime avrebbero chiesto semplicemente il pagamento del lavoro nei campi.Nell’ordinanza di convalida del fermo, il GIP ha ritenuto plausibile il pericolo di fuga e ha pertanto rigettato anche l’ipotesi di misure alternative, come gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. È stata inoltre evidenziata l’elevata pericolosità degli indagati, legata al dolo intenzionale e alla particolare ferocia, senza alcun segno di pentimento o rimorso.Dal quadro indiziario emerge anche un diverbio e una rissa verificatisi alle prime luci dell’alba nell’abitazione di Villapiana, che Khan Waseem, Khogyani Fazal Amin, Qiemi Ismat Ullah e Safi Amjad condividevano con i loro presunti aggressori e con l’unico superstite, Alamyar Taj Mohammad. È proprio
Raza Ali a chiamare i Carabinieri della Compagnia di Cassano all’Ionio alle 5:35 del mattino per segnalare una violenta lite in casa, presumibilmente

legata alle richieste di regolarizzazione e pagamento del lavoro nei campi.Durante la rissa, Ahmed Safeer sarebbe stato colpito al volto con un pugno. Il testimone chiave riferisce agli investigatori che Safeer, durante la colluttazione, avrebbe anche minacciato una delle vittime con un coltello puntato alla gola.La posizione di Raza Ali si aggrava ulteriormente anche sulla base della testimonianza di un conoscente che, dopo aver visto le immagini del rogo di Amendolara, lo avrebbe contattato telefonicamente ricevendo una confessione, motivata come una vendetta per l’aggressione subita in mattinata dal fratello e
dall’amico.La ricostruzione degli inquirenti, supportata anche dalle telecamere di videosorveglianza del distributore di carburante, delinea un quadro ritenuto agghiacciante: uno degli indagati avrebbe fatto rifornimento alla colonnina, aperto il portabagagli versando benzina all’interno e appiccato il fuoco con un accendino. Contestualmente, l’altro complice avrebbe rotto la maniglia dello sportello anteriore e richiuso la portiera dopo essere uscito, bloccando di fatto l’uscita delle persone a bordo.Alamyar Taj Mohammad, quasi ridotto a una torcia umana, sarebbe riuscito a fuggire attraverso il portellone posteriore rimasto aperto,
mettendosi in salvo. Sarà lui a raccontare agli inquirenti il contesto di sfruttamento lavorativo nei campi: paghe trattenute o ritardate, contratti fittizi o inesistenti e nessuna regolarizzazione.Secondo quanto emerso, vittime e indagati lavoravano nell’area di Scanzano Jonico, zona spesso segnalata per il fenomeno del caporalato. Un sistema in cui molti lavoratori migranti si spostano tra Basilicata e Calabria, tra Metaponto e la Sibaritide, in condizioni di forte sfruttamento.Tanti “invisibili” che si muovono in un contesto di grave precarietà, dove il lavoro agricolo diventa sinonimo di sfruttamento e marginalità sociale.





6 G GIUGNO 2 12:00 ANTE MANI IN CUCINA








La nostra Regione non perda questa opportunità per inseguire gli ambientalisti
Al di là della retorica i numeri ci mostrano che la migliore qualità della vita, il tasso maggiore di occupazione e crescita economica è intorno al COVA. Il nucleare è la risposta alla domanda di lavoro

DI MA S S I MO D E LL AP EN NA
Il nucleare di nuova generazione per produrre energia pulita per le esigenze della nostra Nazione.
Questa la grande sfida che l'Italia sta per iniziare grazie al Governo Meloni che per la prima volta nella storia ha deciso di non voltarsi dall'altra parte per assecondare le paure degli estremisti del passatismo ambientalista.
Una sfida che è centrale per l'Italia ma che può essere importantissima per la Basilicata purché si abbia coraggio.
UN HUB ENERGETICO IN BASILICATA
Ci sono tutte le condizioni per trasformare la nostra Regione in un autentico Hub energetico. Prima, però, è necessario partire dai dati e dalla realtà.
Una delle zone che crescono maggiormente, che hanno la maggiore capacità di sviluppo, i minori tassi di emigrazione e il maggior numero di occupati in Basilicata è la Val d'Agri ed, in particolarmodo, la zona circostante Viggiano.
A distanza di anni bisogna avere il coraggio e la determinazione di dire che i portatori di sventura, i comunicatori di disastri, i dolciniani della povertà
sono stati smentiti dalla realtà.
Il centro oli di Viggiano, non solo ha un impatto ambientale molto ridotto e perfettamente nei limiti di legge ma, soprattutto, è stato in grado di creare ricchezza, occupazione e sviluppo.
Non parliamo soltanto delle ricadute delle compensazioni ambientali che da sole sostengono una parte importante del bilancio della Basilicata consentendoci di avere un numero di servizi molto più alti di quelli che sarebbero proporzionati al numero di abitanti, parliamo proprio di ritorno occupazionale.
Tra dipendenti ed indotto, tra ricadute dirette e aumento della qualità della vita, del reddito e della capacità di spesa con i susseguenti effetti indiretti, sono decine di migliaia le persone che traggono sostentamento nel sistema Eni.
Numeri che devono portare a dire che la risorsa petrolifera è una grande opportunità per la nostra Regione al di là delle infondate paure che vengono quotidianamente alimentate da piccole associazioni molto chiassose.
UNA CENTRALE
IN BASILICATA
A noi non piace seguire come canne al vento la direzione più comoda, pre-
feriamo dire la verità scomoda ad una bugia piacevole.
Questa verità ci dice che il sistema Basilicata può trarre giovamento dalla realizzazione di una o più centrali nucleari sul nostro territorio.
La Legge Delega approvata ieri alla Camera ipotizza 155 reattori sul territorio nazionale.
Facciamo in modo che la Basilicata non resti fuori ma sia protagonista di questa stagione.
Siamo certi che qualcuno già immagina una nuova Scanzano il cui fantasma ci sta impedendo di avere qui il deposito nazionale di scorie di scarso impatto che probabilmente sarà realizzato in Piemonte.
Un deposito che per raccogliere i residui delle radiografie consentirebbe alla nostra Regione di incassare Rojalties in grado di migliorare le nostre finanze pubbliche e garantire nuovi servizi per la nostra terra e che nessuno dei politici (da destra a sinistra) ha il coraggio di chiedere per paura di essere additati dai portatori di sventura dell'estremismo ambientalista. Cerchiamo di non fare la stessa cosa per le centrali nucleari.
UNA GRANDE OPPORTUNITÀ PER I NOSTRI CERVELLI
Una centrale nucleare significa lavoro per ingegneri, tecnici, operatori.
Una centrale nucleare significa poter rispondere con la sviluppo alla fame di lavoro che il Mezzogiorno ha, una centrale nucleare significa ricerca ed innovazione.
Una centrale nucleare è un'opportunità che la Ba-
silicata non può perdere per troppa paura. Si sente troppo spesso parlare di fuga di cervelli e di politica per farlo restare e rientrare.
Una o più centrali nucleari sono strumenti reali per dare risposta a questi bisogni.
Siamo rimasti indietro nella prima e nella seconda rivoluzione industriale, stiamo rimanendo indietro nella rivoluzione economica 3.0, cerchiamo di non perdere anche questa opportunità.
Chi minaccia o pensa di immaginare una nuova Scanzano contro una ipotesi del genere sta solo chiedendo alla Basilicata di restare indietro e di mandare i propri figli in Regioni o in Nazioni che questa opportunità non se la faranno sfuggire.
I nostri figli e i nostri fratelli più giovani già lasciano le nostre incontaminate montagne per andare verso luoghi dove c'è l'energia ricavata dalle centrali nucleari e ci sono le industrie che danno lavoro.
Cerchiamo di pensare davvero al bene della nostra terra e non alla paura che paralizza.


Pepe: «Programma strategico per il territorio, le risorse stanziate si trasformano finalmente in interventi concreti»
MATERA. Entra nella fase operativa il programma di interventi sulla viabilità provinciale del Materano finanziato con 24 milioni di euro nell’ambito delle risorse del Fondo sviluppo e coesione 2021-2027. Si è infatti concluso il percorso negoziale tra la Regione Basilicata e la Provincia di Matera, passaggio che consente di avviare l’attuazione di 23 opere destinate alla manutenzione straordinaria, all’adeguamento e alla messa in sicurezza della rete stradale provinciale.L’intervento rientra nel più ampio programma regionale sostenuto da 64,5 milioni di euro, dei quali 40,5 destinati alla Provincia di Potenza e 24 a quella di Matera. La sottoscrizione dell’atto negoziale rappresenta l’ultimo passaggio amministrativo necessario per trasformare le risorse stanziate in cantieri e lavori concreti.«Si chiude un percorso tecnico e amministrativo complesso, portato avanti con competenza e professionalità dalla Direzione Infrastrutture della Regione Basilicata», ha dichiarato il vicepresidente e assessore regionale alle Infrastrutture, Pasquale Pepe. «L’atto conclusivo, sottoscritto dal presidente Bardi, consente di dare pienamente avvio a un programma atteso e strategico per il territorio, trasformando le risorse stanziate in interventi concreti sulla rete viaria provinciale».Il piano prevede opere diffuse sull’intero territorio materano. Gli interventi riguarderanno il consolidamento di tratti interessati da dissesti e frane, il rifacimento delle pavimentazioni, l’adeguamento delle infrastrutture esistenti e il miglioramento delle condizioni di sicurezza lungo numerose arterie provinciali. Tra gli investimenti più consistenti figurano quelli sulla strada provinciale 18 Pozzitello-Pisticci-San Basilio, con tre milioni di euro, sulla Matera-Sante-

ramo con due milioni, sulla strada provinciale 3 e sulla complanare dell’area industriale di Montescaglioso con 2,5 milioni di euro e sulle strade provinciali 73 e 95 con 1,8 milioni.Sono inoltre previsti interventi nei territori di Policoro, Scanzano Jonico, Tricarico, Grottole, Salandra, Pisticci e Montescaglioso, oltre a opere di manutenzione e messa in sicurezza su numerose altre strade provinciali.«La sottoscrizione dell’intesa conferma la capacità delle istituzioni di lavorare in armonia per risultati attesi dal territorio», ha aggiunto Pepe. «Parliamo di interventi diffusi che interesseranno numerose arterie provinciali e che contribuiranno a migliorare sicurezza, accessibilità e qualità della mobilità in una vasta area della provincia di Matera».L’obiettivo è rafforzare i collegamenti a servizio delle comunità locali, delle attività produttive e dei flussi turistici, aumentando la sicurezza della circolazione e la funzionalità della rete viaria provinciale.
«VIGILEREMO
SULLA REALIZZAZIONE»
Bardi: «Un passo decisivo per la sicurezza stradale»
MATERA. Via libera definitivo al programma di manutenzione straordinaria e adeguamento della viabilità provinciale del Materano. Con la firma dell’Atto negoziale tra Regione Basilicata e Provincia di Matera si sblocca un investimento da 24 milioni di euro finanziato attraverso il Fondo sviluppo e coesione 2021-2027. L’intesa, sottoscritta dal presidente della Regione Vito Bardi e dal presidente della Provincia Francesco Mancini, consentirà l’avvio di 23 interventi distribuiti sul territorio provinciale. Le opere riguarderanno il miglioramento della sicurezza, il consolidamento dei tratti interessati da dissesti, il rifacimento delle pavimentazioni e l’adeguamento delle infrastrutture esistenti.«Con la firma di questo Atto negoziale compiamo un passo decisivo e concreto per il riscatto infrastrutturale e la piena sicurezza del territorio della provincia di Matera», ha dichiarato Bardi. «Le strade provinciali sono essenziali per cittadini, imprese e turismo. Adeguarle e proteggerle significa salvaguardare la vita delle persone e sostenere la competitività del sistema economico lucano». Il governatore ha inoltre assicurato il controllo sull’attuazione del programma: «La Regione continuerà a vigilare sul rispetto dei cronoprogrammi affinché ogni euro investito produca rapidamente sicurezza e sviluppo per le comunità locali».L’accordo rappresenta il passaggio conclusivo del percorso amministrativo che trasforma le risorse stanziate in cantieri e opere attese dal territorio.

All'ordine del giorno anche sottosegretari, parità di genere, patrimonio edilizio e ospedale di Lagonegro
POTENZA. Sarà una seduta particolarmente ricca quella del Consiglio regionale della Basilicata convocato per martedì 9 giugno alle ore 15 nell’aula Dinardo del Palazzo della Giunta regionale. Numerosi i provvedimenti all’esame dell’Assemblea, tra proposte di legge, disegni di legge, atti amministrativi e mozioni che spaziano dalla sanità alle infrastrutture, dalle risorse idriche alla parità di genere.I lavori si apriranno con la discussione di due proposte di legge. La prima, presentata dal consigliere Piero Lacorazza, riguarda il sostegno finanziario al Servizio sanitario nazionale e misure di incentivo fiscale per il personale sanitario e non sanitario. Seguirà l’esame della proposta firmata dal consigliere Nicola Morea sulle modi-
fiche alle norme regionali che disciplinano l’autorizzazione delle strutture sanitarie pubbliche e private.Tra i primi punti all’ordine del giorno figura anche l’elezione dei componenti dell’Osservatorio regionale sull’immigrazione, organismo previsto dalla normativa regionale e recentemente aggiornato attraverso una modifica legislativa approvata nel 2025.L’Aula sarà poi chiamata a esaminare due disegni di legge riguardanti le procedure di espropriazione per pubblica utilità e il rendiconto finanziario 2024 del Parco naturale regionale del Vulture.Ampio spazio sarà dedicato anche a tre proposte di legge di iniziativa del consigliere Roberto Cifarelli. I provvedimenti riguardano il rilancio e la riqualificazione del patrimonio edilizio

esistente, le misure a sostegno della parità di genere e l’istituzione dell’Osservatorio regionale delle risorse idriche, tema particolarmente sentito in Basilicata.Tra gli argomenti più rilevanti figura inoltre il disegno di leg-
ge sull’introduzione della figura dei sottosegretari regionali. L’Assemblea dovrà poi esprimersi su due atti amministrativi relativi alle istanze di permesso di ricerca di idrocarburi denominate «Il Perito» e «La Capriola».Nella seconda parte della seduta è prevista una discussione sulle problematiche del Servizio sanitario regionale, con particolare attenzione al progetto del nuovo ospedale unico per acuti di Lagonegro e all’attuale situazione organizzativa della struttura sanitaria.I lavori si concluderanno con l’esame delle mozioni presentate dai consiglieri e con lo svolgimento dell’attività ispettiva. Una seduta che si annuncia quindi intensa e destinata ad affrontare alcuni dei principali dossier aperti per il futuro della Basilicata.
Il 9 giugno al Cineteatro Guerrieri l’incontro promosso dal Cluster Lucano Automotive “Fabbrica Intelligente” con focus sulle decisioni strategiche nelle aziende
IlCluster Lucano Automotive “Fabbrica Intelligente” torna a dedicare un evento all’attualissimo tema dell’intelligenza artificiale e, questa volta, lo fa con la partecipazione di uno dei massimi esperti di comunicazione digitale e AI: Marco Camisani Calzolari. Volto noto del piccolo schermo, saggista e divulgatore, Camisani Calzolari è professionista di riconosciuta esperienza nel campo della trasformazione digitale e dell’innovazione tecnologica, con particolare attenzione all’applicazione dell’intelligenza artificiale ai modelli di sviluppo aziendale. Ha ricoperto inoltre incarichi di advisor strategico a supporto di leadership pubbliche e CEO aziendali.L’appuntamento è fissato per il 9 giugno a Matera, a partire dalle ore 9.30, presso il Cineteatro Guer-
rieri, dove imprenditori, manager e stakeholder del territorio si confronteranno sul ruolo dell’AI a supporto delle decisioni strategiche nei contesti aziendali, con riferimento al posizionamento sul mercato, all’allocazione delle risorse e alla definizione degli obiettivi.Al centro dell’intervento di Camisani Calzolari ci sarà l’analisi di come l’intelligenza artificiale stia modificando in modo profondo le dinamiche decisionali, sia a livello individuale che organizzativo, con l’obiettivo di promuoverne un utilizzo consapevole, efficace e responsabile.L’iniziativa è realizzata in collaborazione con il Digital Innovation Hub di Confindustria Basilicata.I lavori saranno aperti dai saluti introduttivi del presidente del Cluster Lucano Automotive, Antonio Braia. «All’interno delle ini-
ziative promosse dal Cluster sui temi dell’innovazione – spiega Braia – abbiamo voluto realizzare questo evento divulgativo specifico che, attraverso la voce autorevole, il volto noto e il personaggio amato di Camisani Calzolari, riuscisse a parlare a un pubblico trasversale di una rivoluzione che sta cambiando le nostre vite in tutti gli aspetti della quotidianità. In particolare, puntiamo a sensibilizzare gli imprenditori rispetto ai rischi e alle opportunità di quella che non è solo una innovazione tecnologica ma un vero e proprio cambio di paradigma da governare con consapevolezza, competenza ed etica. Per gli imprenditori sarà una straordinaria occasione per comprendere in maniera più diretta le tante opportunità dell’applicazione dell’AI ai contesti aziendali».

pubblico, confronto al MIT: “Serve un intervento strutturale”
L’incontro che si è svolto al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sulla copertura dei costi del rinnovo del contratto collettivo nazionale autoferrotranvieri 2024-2026 rappresenta un passaggio importante per garantire il rispetto degli impegni assunti nei confronti dei lavoratori e delle aziende del trasporto pubblico locale. L’intesa raggiunta, che prevede la copertura degli oneri derivanti dal rinnovo contrattuale e l’erogazione dell’ultima tranche di aumento prevista entro agosto 2026, costituisce un segnale positivo per tutto il comparto. Lo afferma il segretario generale Filt Cgil Basilicata, Luigi Ditella.«Tuttavia – precisa Ditella – va evidenziato che, per quanto riguarda i territori a domanda debole, come la Basilicata, gli effetti dell’aumento dei costi rischiano di diventare insostenibili».In molte realtà del Mezzogiorno, infatti, le gare cosiddette “top” risultano scadute da tempo e le aziende operano in condizioni di forte incertezza. L’incremento del costo del lavoro derivante dal rinnovo contrattuale, sommato all’aumento generalizzato dei costi di esercizio, sta producendo un impatto rilevante sui bilanci delle imprese e sulla ca-
pacità di garantire servizi adeguati ai cittadini.Secondo il sindacato, il confronto avviato al Ministero non può limitarsi alla sola copertura del rinnovo con-
trattuale, ma deve affrontare in modo strutturale il tema del finanziamento del trasporto pubblico locale. In questo senso viene ritenuto necessario un raffor-

zamento delle risorse del Fondo Nazionale Trasporti, così da garantire alle Regioni e agli enti affidanti la sostenibilità economica dei servizi.Parallelamente, viene indicata come prioritaria un’accelerazione dei processi di affidamento e rinnovo delle gare, per assicurare alle aziende certezze temporali e condizioni economiche stabili. Solo attraverso una programmazione di lungo periodo, sottolinea la Filt Cgil, sarà possibile consentire alle imprese di pianificare investimenti, rinnovare le flotte e affrontare la transizione energetica e digitale.L’obiettivo indicato è quello di incrementare le risorse del settore e definire un quadro regolatorio e finanziario in grado di tutelare occupazione, qualità del servizio e diritto alla mobilità, soprattutto nelle aree più fragili del Paese.«L’impegno assunto dal Governo e dal Ministero va nella giusta direzione – conclude Ditella – ma sarà fondamentale che il tavolo di confronto annunciato dopo l’estate produca risultati concreti. Il futuro del trasporto pubblico locale, in particolare nei territori a domanda debole come la Basilicata, dipende dalla capacità di trasformare questo percorso in misure strutturali, durature e adeguatamente finanziate».
Domenica 7 giugno cleanup nazionale con volontari e cittadini: «Il pianeta non è un portacenere» lo slogan dell’edizione 2026
Un appuntamento in Basilicata per dire basta all’abbandono dei mozziconi di sigaretta nell’ambiente. Domenica 7 giugno anche la regione sarà protagonista della grande mobilitazione nazionale promossa da Plastic Free Onlus in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, celebrata il 5 giugno, e nel percorso di avvicinamento alla Giornata Mondiale degli Oceani dell’8 giugno.L’iniziativa, promossa dall’organizzazione di volontariato attiva dal 2019 contro l’inquinamento da plastica, coinvolgerà volontari, cittadini, amministrazioni comunali, associazioni e realtà del territorio in una serie di attività dedicate alla raccolta dei mozziconi di sigaretta e alla sensibilizzazione sui danni provocati da uno dei rifiuti più diffusi e sottovalutati. Per l’edizione 2026 è stato scelto lo slogan «Il pianeta non è un portacenere».In Basilicata l’appuntamento è previsto domenica 7 giu-
gno alle ore 10 a Lauria, con un cleanup con ritrovo presso il Bivio Contrada Canicella. Referente dell’evento sarà Antonella Ielpo.I mozziconi rappresentano una delle principali fonti di microplastiche disperse nell’ambiente. Molti cittadini ignorano che i filtri delle sigarette sono composti da acetato di cellulosa, una plastica sintetica che può impiegare oltre dieci anni per degradarsi, frammentandosi progressivamente in micro e nanoplastiche.Secondo le stime internazionali, ogni anno nel mondo vengono dispersi circa 4,5 trilioni di mozziconi. In Italia si consumano oltre 70 miliardi di sigarette l’anno e una parte consistente dei filtri finisce su strade, marciapiedi, tombini, spiagge e corsi d’acqua. Un singolo mozzicone può contaminare fino a 500 litri d’acqua, rilasciando metalli pesanti e sostanze tossiche dannose per gli ecosistemi acquatici.«Anche la Basilicata farà la propria parte in que-
sta mobilitazione nazionale, portando sul territorio un messaggio semplice ma fondamentale: i mozziconi non possono essere considerati rifiuti di poco conto – dichiara Luigi Schifano, referente regionale Plastic Free Basilicata –. Ogni cicca abbandonata lungo una strada, in un’area verde o vicino a un corso d’acqua può trasformarsi in una minaccia per l’ambiente e per la biodiversità. L’appuntamento di Lauria vuole essere un gesto concreto di cura del territorio, ma anche un’occasione per sensibilizzare cittadini e fumatori su comportamenti più responsabili».«Pochi minuti per fumare una sigaretta, più di dieci anni perché ciò che ne resta scompaia dall’ambiente – afferma Luca De Gaetano, fondatore e presidente di Plastic Free Onlus –. Dietro un gesto apparentemente banale si nasconde un danno silenzioso che resta nel tempo: contamina il suolo, raggiunge i tombini, arriva nei fiumi, finisce in mare ed

entra nella catena alimentare, tornando poi sulle nostre tavole e nel nostro corpo sotto forma di micro e nanoplastiche. Nel weekend del 6 e 7 giugno porteremo in tutta Italia migliaia di volontari per dire che il pianeta non può essere trattato come un portacenere».Plastic Free sottolinea infine come il problema non riguardi soltanto il decoro urbano, ma anche la salute degli ecosistemi e degli oceani. Attraverso tombini e reti fo-
«La Politica Agricola Comune non riguarda soltanto gli agricoltori. Riguarda la sicurezza alimentare dei cittadini, la tutela del territorio, la gestione delle risorse naturali, la competitività delle nostre produzioni e il futuro delle aree rurali. Per questo il confronto sulla PAC post 2027 deve partire dai territori e dalle esperienze concrete maturate nelle Regioni». Lo dichiara l’assessore alle Politiche agricole, alimentari e forestali della Regione Basilicata, Carmine Cicala, presentando l’iniziativa “Futura PAC. La PAC post 2027 alla prova dei fatti. Territori, Mediterraneo e sicurezza alimentare europea. Il contributo delle Regioni del Mezzogiorno”, in programma l’11 giugno a Matera. Promosso nell’ambito della Rete PAC con il coinvolgimento delle Regioni Basilicata, Calabria, Campania, Molise e Puglia, l’appuntamento rappresenta uno dei principali momenti di confronto nazionale dedicati alla futura programmazione agricola europea 2028-2034. A Matera si incontreranno rappresentanti della Commissione europea – DG AGRI, del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, di AGEA, delle Autorità di Gestione regionali, delle organizzazioni pro-
fessionali agricole, del mondo della ricerca e delle istituzioni impegnate nella definizione delle future politiche agricole. «L’Europa - aggiunge l’assessore - sta discutendo quali saranno le priorità della prossima PAC e il Mezzogiorno intende partecipare da protagonista a questa riflessione. Le Regioni del Sud condividono molte delle sfide che interesseranno il futuro dell’agricoltura europea: cambiamenti climatici, gestione delle risorse idriche, ricambio generazionale, competitività delle filiere, innovazione e presidio delle aree interne. Da qui nasce la scelta di costruire una posizione comune e offrire un contributo concreto al dibattito nazionale ed europeo». Il programma prevede due sessioni di approfondimento dedicate all’evoluzione della PAC dopo il 2027, alle priorità delle Regioni meridionali e al ruolo strategico del Mediterraneo nei nuovi equilibri legati alla produzione agricola e alla sicurezza alimentare. «Il Mediterraneo - riprende Cicala - è oggi uno degli spazi geopolitici più rilevanti per le questioni agricole e alimentari. In questo scenario il Mezzogiorno rappresenta una componente essenziale del sistema agroalimentare italiano e può offrire esperienze, competenze e modelli utili alla co-
gnarie, milioni di mozziconi raggiungono fiumi e mari, mettendo a rischio pesci, tartarughe, uccelli e biodiversità.Le iniziative sono aperte a cittadini, famiglie, scuole, associazioni, aziende e amministrazioni comunali. L’elenco completo degli appuntamenti è disponibile sulla pagina Eventi del sito ufficiale di Plastic Free, dove è possibile scegliere l’evento più vicino e iscriversi gratuitamente alla mobilitazione nazionale.

struzione delle future politiche europee». Per Vittorio Restaino, direttore generale del Dipartimento Politiche Agricole della Regione Basilicata, «l’obiettivo dell’iniziativa è creare un confronto operativo tra chi le politiche le definisce e chi ogni giorno è chiamato ad attuarle nei territori, favorendo l’emersione di proposte condivise e concretamente applicabili nella futura programmazione». «Da Matera – conclude Cicala – vogliamo far partire un contributo che guardi oltre i confini regionali. Le politiche agricole funzionano quando sanno ascoltare i territori, valorizzarne le specificità e trasformare le esigenze delle comunità in scelte concrete. È questo il contributo che le Regioni del Mezzogiorno intendono portare al futuro dell’agricoltura europea».

POTENZA Il bilancio annuale in Basilicata: 427 arresti e 3.412 denunce. Il generale Mennitti: «Criminalità in evoluzione»
D I ROS AM A R IA MO L LI CA
POTENZA. Una presenza costante sul territorio, una risposta concreta alle esigenze di sicurezza dei cittadini e una minuziosa attenzione alle nuove forme di criminalità. È questo il quadro emerso nel corso delle celebrazioni per il 212° anniversario della fondazione dell’Arma dei Carabinieri, tenutesi ieri mattina presso la Caserma Lucania di Potenza.
I dati divulgati testimoniano un’intensa attività operativa svolta dai Carabinieri in Basilicata nel periodo compreso tra il 1° giugno 2025 e il 31 maggio 2026. In dodici mesi sono state 427 le persone arrestate, mentre 3.412 sono state denunciate all’Autorità giudiziaria. Complessivamente, i militari dell’Arma hanno perseguito 8.375 delitti, riuscendo a scoprirne 3.023. Numeri che confermano il ruolo centrale dell’Arma nel presidio della sicurezza pubblica in una regione che, pur mantenendo livelli di criminalità inferiori rispetto ad altre realtà nazionali, deve confrontarsi con fenomeni sempre più complessi e in conti-
nua evoluzione.
A sottolinearlo è stato il comandante della Legione Carabinieri Basilicata, il generale di Brigata Luca Mennitti: «I fenomeni criminali sono i più disparati. La Basilicata ha bisogno ancora di una struttura presidiaria molto complessa e molto articolata, sia per la vicinanza al cittadino sia per prevenire e contrastare tutti quei fenomeni che purtroppo sono in crescita, come le truffe agli anziani e i reati legati alla violenza di genere».
Il generale ha inoltre richiamato l’attenzione sulle nuove minacce rappresentate dalla criminalità digitale e dai tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata: «È importante tenere un dispositivo pronto, sempre professionale e competente, per fronteggiare le sfide della nuova criminalità: dalle minacce cyber alle truffe online, fino ai tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata». Per Mennitti, la Festa dell’Arma rappresenta molto più di una semplice ricorrenza: «Non è soltanto una commemorazione storica o delle tradizioni. È il rinnovo dell’impegno dei Carabinieri nei confronti del-
la cittadinanza e delle istituzioni, un impegno fatto di professionalità, vicinanza e prossimità, con uno sguardo rivolto al futuro e alle evoluzioni del territorio lucano e della criminalità».
Particolarmente significativo anche il tema della tutela delle donne vittime di violenza. A parlarne è stata il comandante della Stazione Carabinieri di Maschito, Carmen Chiarelli, che ha evidenziato un cambiamento culturale importante: «Dal mio osservatorio ho notato un grande passo in avanti: sempre più donne compiono un atto di coraggio entrando in una stazione dei Carabinieri per denunciare violenze o situazioni di disagio. È un passo fondamentale, carico di emozioni e difficoltà».
Un percorso che, secondo il comandante, richiede una risposta adeguata da parte delle istituzioni. «È fondamentale che dall’altra parte trovino personale preparato, pronto ad accoglierle con sensibilità, riservatezza e competenza».
Durante la cerimonia sono stati consegnati i riconoscimenti ai Militari che si sono particolarmente distinti nella loro attività sul



territorio, tra quest il comandante della Stazione di Genzano di Lucania, Alessio Pepe che ha posto l’accento sul valore della collaborazione tra cittadini e forze dell’ordine: «Il rapporto con i cittadini è la cosa più importante, perché rappresentano l’undicesimo giocatore in cam- po. È proprio grazie alla loro collaborazione che si riescono a ottenere risultati importanti».
Pepe ha sottolineato come i riconoscimenti ricevuti siano motivo di orgoglio personale ma soprattutto di responsabilità verso le comunità servite: «Il premio che ricevo mi rende orgoglioso e accresce il senso
di riconoscenza verso l’Arma dei Carabinieri, che ci offre la possibilità di tutelare le comunità nelle quali siamo chiamati a operare». La cerimonia ha rappresentato l’occasione per fare il punto sul lavoro svolto quotidianamente dai Carabinieri. Dietro i numeri, infatti, vi sono migliaia di interventi, indagini e attività di prevenzione che testimoniano il legame profondo tra l’Arma e il territorio. Un legame che continua a fondarsi sui valori della legalità, della prossimità e del servizio ai cittadini, pilastri indispensabili per affrontare le sfide di un presente sempre più complesso.



Cgil, Associazioni e Garante: «Sono luoghi di sospensione dei diritti fondamentali; a Palazzo San Gervasio isolamento, spersonalizzazione e degrado»
«ICentri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) restano in Italia luoghi di sospensione dei diritti fondamentali. A Palazzo San Gervasio riscontrati isolamento, spersonalizzazione e degrado. Un sistema incompatibile con i principi dello Stato di diritto e inefficace nei risultati. Come i manicomi, anche i Cpr vanno chiusi». È questa la posizione di Arci Basilicata, Asgi, Antigone, Libera Basilicata, Rete comunità solidali, Cgil Potenza e Garante delle persone private della libertà della Provincia di Potenza, Carmen D’Anzi, ribadita in occasione della presentazione del secondo rapporto sui Cpr d’Italia del Tavolo asilo e immigrazione (TAI), al Polo Bibliotecario di Potenza. Il rapporto è frutto del monitoraggio in dieci Cpr: Milano, Torino, Gradisca d’Isonzo, Roma, Bari, Palazzo San Gervasio, Brindisi, Caltanissetta, Trapani, Nuoro. Il Tai definisce i Cpr “istituzioni totali”, richiamando l’esperienza basagliana contro i manicomi: spazi chiusi e segreganti che trasformano la privazione della libertà in prassi di controllo sociale. Nel corso del 2025, delegazioni di parlamentari e operatori hanno visitato dieci Cpr in tutta Italia, segnalando limitazioni di accesso agli osservatori indipendenti e ostacoli alle visite ispettive. Il Rapporto 2025, in dialogo con l’iniziativa “Il viaggio di Marco Cavallo” del Forum Salute Mentale, ha posto la salute mentale al centro dell’analisi. Dal rapporto emer-

ge che nei Cpr il diritto alla salute è sistematicamente compromesso: assistenza sanitaria privatizzata, diseguaglianze territoriali, ritardi nelle cure, scarso coordinamento con i servizi pubblici. Sono documentati uso improprio di psicofarmaci, autolesionismi e tentativi di suicidio. I Cpr non si limitano ad accogliere fragilità preesistenti: sono dispositivi patogeni che generano deterioramento psicofisico e perdita di dignità. Gravi anche le limitazioni alla tutela legale: difficoltà d’accesso agli avvocati, informazioni frammentarie e scarsa consapevolezza del proprio status giuridico. Le condizioni materiali risultano degradate: sovraffollamento, scarse condizioni igieniche, isolamento e inattività forzata. Tutto ciò riflette una logica di contenimento e controllo, non di tutela. Il Rapporto segnala inoltre criticità economiche e gestionali: nel 2024 oltre metà dei posti ri-
sultava inutilizzabile, mentre cresceva la quota di spazi formalmente attivi ma vuoti. Anche l’efficacia dei rimpatri è in calo: solo il 10,4% dei provvedimenti nel 2024 è avvenuto tramite Cpr, confermando un sistema costoso e inefficiente. Sul piano politico, il TAI denuncia una deriva europea verso la normalizzazione della detenzione amministrativa nelle politiche migratorie, rafforzata dal Nuovo Patto su migrazione e asilo e dal Protocollo Italia-Albania. Richiamando l’eredità di Franco Basaglia, il Tavolo Asilo e Immigrazione conclude che «i Cpr non sono riformabili” e chiede la loro “chiusura definitiva, l’esclusione della detenzione amministrativa dalle politiche migratorie e un cambio di paradigma fondato su accoglienza, inclusione e rispetto della dignità umana».
IL CPR A PALAZZO SAN GERVASIO
Anche a Palazzo San Gervasio il degrado è marcato. Nel dettaglio, la struttura, gestita da Officine Sociali, ospita 84 uomini, nonostante una capienza teorica di 128 persone. Le celle sono in pessimo stato, con finestre rotte, danni strutturali e assenza di adeguati sistemi di protezione climatica. I trattenuti sono costretti a vivere in ambienti malsani e degradati, con servizi igienici sporchi e in disordine. Le condizioni di vita sono ulteriormente aggravate dalla mancanza di spazi comuni e dalla limitata possibilità di accesso alle aree esterne. I trattenuti sono costretti a consumare i pasti all'interno delle celle, seduti sui letti o su gradini improvvisati, e il vitto è descritto come monotono e privo di varietà. La mancanza di assistenza sanitaria è un'altra grave criticità. Nonostante la presenza di personale sanitario privato, i trattenuti non ricevono adeguata assistenza medica e sono costretti a rivolgersi ai servizi sanitari pubblici, con lunghe liste di attesa. I tentativi di suicidio e gli atti autolesivi sono frequenti e spesso sminuiti o sottovalutati dal personale. La situazione è ulteriormente aggravata dalla mancanza di trasparenza e dalla limitata possibilità di accesso a informazioni e servizi. I trattenuti non hanno accesso a internet e le comunicazioni con l'esterno sono limitate e costose. È necessario, dunque, un intervento urgente per migliorare le condizioni di vita dei trattenuti e garantire loro i diritti fondamentali.

Èstato presentato ieri mattina, nella sede della Porta Coeli Foundation, il progetto "Processi e fenomeni dell'arte del presente per il Carcere di Genzano di Lucania", l'ambizioso intervento di rigenerazione che trasformerà l'ex Casa Mandamentale in un centro internazionale dedicato all'arte contemporanea, alle residenze artistiche,
alla formazione, alla ricerca e agli scambi culturali. Per la prima volta dalla sua realizzazione, avvenuta nel 1981, la struttura si è aperta agli organi di informazione, consentendo l'accesso ad aree rimaste sostanzialmente inaccessibili al pubblico per oltre quarant'anni. L'intervento prevede un investimento complessivo di circa 2,7 milioni di euro e rappresenta una delle più significative operazioni di rigenerazione culturale attualmente in corso nelle aree interne del Mezzogiorno. I lavori, già avviati, avranno una durata stimata tra i sei e gli otto mesi e saranno realizzati per fasi succes-
sive, consentendo l'utilizzo progressivo di alcune aree della struttura anche durante il cantiere. L'intero complesso sarà adeguato agli standard nZEB (Nearly Zero Energy Building), con consumi energetici prossimi allo zero e un significativo abbattimento delle emissioni di CO₂, coniugando sostenibilità ambientale, innovazione tecnologica e recupero del patrimonio pubblico. Ma il progetto va ben oltre la dimensione edilizia. L'obiettivo è trasformare un immobile rimasto inutilizzato per decenni in una vera e propria infrastruttura culturale permanente al servizio del territorio, capace di pro-
durre conoscenza, attrarre talenti, generare relazioni e creare nuove opportunità di crescita economica e sociale. L'ex Casa Mandamentale, per anni simbolo di incompiutezza e di attesa, si candida a diventare un luogo di produzione culturale contemporanea, di formazione, di ricerca e di relazioni internazionali. La sfida è quella di fare di Genzano di Lucania un nuovo punto di riferimento nel panorama culturale del Mezzogiorno e del Mediterraneo, generando opportunità per le giovani generazioni, attrattività per il territorio e nuove connessioni tra comunità locali e reti internazionali.

A quasi un mese dalla nota inviata ai vertici dell'Asp di Potenza, il segretario regionale FEDIR Giuseppe Laguardia attende ancora chiarimenti sui pagamenti
Nessun riscontro, almeno finora, alla richiesta formale inviata dal Sindacato Autonomo FEDIR – Federazione Dirigenti e Direttivi Pubblici al direttore generale dell’Azienda Sanitaria Locale di Potenza, Giuseppe De Filippis, in merito al pagamento della retribuzione di risultato relativa all’annualità 2024 per i dirigenti dell’area Professionale, Tecnica e Amministrativa (PTA). La nota, protocollata con il numero 437 e datata 12 maggio 2026, è stata firmata dal segretario regionale della Basilicata, Giuseppe Laguardia, e indirizzata sia al direttore generale De Filippis sia al direttore della U.O.C. Gestione e Sviluppo Ri-
sorse Umane, Antonio Pedota. Nel documento il sindacato chiede chiarimenti sullo stato della procedura di valutazione della performance 2024 e, in particolare, domanda se le procedure di misurazione e valutazione siano state completate, se i risultati siano stati trasmessi alla Direzione Strategica, quali eventuali ostacoli impediscano il pagamento delle indennità di risultato e quali siano i tempi previsti per l’erogazione delle somme spettanti ai dirigenti PTA.FEDIR chiede inoltre di conoscere i nominativi dei soggetti che hanno percepito o che percepiranno, per l’annualità 2024, l’indennità aggiuntiva prevista dall’articolo 30 del Contratto Colletti-
vo Nazionale di Lavoro dell’Area Funzioni Locali, relativo alla “Differenziazione e variabilità della retribuzione di risultato”.Nella comunicazione, il sindacato sollecita esplicitamente il pagamento delle indennità e auspica un tempestivo riscontro da parte dell’Azienda sanitaria. Tuttavia, a distanza di settimane dall’invio della richiesta, non risulta pervenuta alcuna risposta ufficiale da parte della Direzione generale dell’Asp di Potenza. Una situazione che alimenta il malcontento tra i dirigenti interessati, ancora in attesa di conoscere tempi e modalità di liquidazione delle somme maturate per il 2024. FEDIR, attraverso il segretario regionale

Giuseppe Laguardia, torna così a chiedere trasparenza e chiarezza su una vicenda che riguarda di-
rettamente il trattamento economico dei dirigenti PTA dell’azienda sanitaria lucana.
La carenza di anestesisti continua a pesare sull'attività del Giovanni Paolo II: liste di attesa lunghissime e interventi cancellati
POLICORO. Continua l'emergenza all'ospedale "Giovanni Paolo II" di Policoro, dove la carenza di medici anestesisti sta provocando pesanti ripercussioni sull'attività chirurgica e sull'assistenza ai pazienti. Dopo la recente sospensione degli interventi programmati, la situazione non sembra registrare miglioramenti e i disagi continuano ad aumentare, coinvolgendo utenti provenienti non solo dalla Basilicata ma anche dall'area dell'Alto Jonio Cosentino.A denunciare il perdurare delle criticità è il Comitato cittadino in difesa dell'ospedale di Policoro, che nelle ultime ore ha raccolto numerose segnalazioni da parte di cittadini in attesa di intervento chirurgico. Secondo quanto riferito, diversi pazienti sarebbero stati contattati telefonicamente dai reparti interessati per essere informati dell'impossibilità di effettuare gli interventi nei tempi previsti. In alcuni casi, sarebbe stato addirittura suggerito loro di rivolgersi ad altre strutture sanitarie per ottenere le cure necessarie.Una situazione definita "molto grave" dal Comitato, soprattutto in vista dell'imminente
stagione estiva, periodo durante il quale il territorio jonico registra un significativo incremento della popolazione e, di conseguenza, della domanda di servizi sanitari."Lo scenario è a dir poco paradossale", affermano i rappresentanti del Comitato, che puntano il dito contro la gestione dell'emergenza e chiedono un intervento immediato delle istituzioni regionali. Nel mirino delle critiche anche l'assessore regionale alla Sanità, Cosimo Latronico, accusato di non aver adottato misure adeguate per garantire il regolare funzionamento del presidio ospedaliero.Secondo quanto sostenuto dal Comitato, la carenza di anestesisti sarebbe nota all'Azienda sanitaria da diversi mesi, anche a causa di pensionamenti già programmati. Nonostante ciò, non sarebbero state predisposte soluzioni efficaci per assicurare la copertura dei turni e la continuità delle attività chirurgiche.Di fronte al protrarsi dei disservizi, il Comitato annuncia iniziative di protesta. Tra queste, una raccolta firme e il lancio di una petizione digitale attraverso piattaforme certificate, con l'obiettivo di portare la questione all'attenzione del Ministero della Salute. Nel documento si chiederà inoltre di accertare eventuali responsabilità amministrative e organizzative che hanno condotto all'attuale situazione di emergenza.Intanto, tra i cittadini cresce la preoccupazione per un servizio sanitario che appare sempre più in difficoltà, mentre si moltiplicano gli appelli affinché vengano adottati interventi urgenti per ripristinare la piena operatività dell'ospedale di Policoro.

Alla luce del richiamo di Leone XIV alla giustizia sociale, torna il dibattito sulle criticità della sanità pubblica nelle aree interne della regione
D I M ARIA D E C ARLO
Sulla questione della sanità pubblica e delle difficoltà ed emergenze che stiamo affrontando su scala nazionale e regionale, ne abbiamo già parlato su queste pagine nel precedente articolo “Sanità territoriale verso dialogo diretto con cittadini e Istituzioni”, pubblicato il 19 maggio. Ritorniamo oggi sul tema alla luce dell’enciclica “Magnifica Humanitas” di Leone XIV, in particolare sul capitolo dedicato alla giustizia sociale, per la sua stretta correlazione con il dibattito sulla tutela della salute.Leone XIV ripropone l’invito evangelico a prendersi cura degli ultimi e, tra questi, vi sono anche i malati. Si tratta di una questione di giustizia sociale che riguarda non solo i comportamenti dei singoli, ma anche «il modo in cui sono pensate e organizzate le strutture della convivenza» (n. 78).La “struttura” della sanità pubblica sta lasciando il passo a un nuovo modello organizzativo. Certamente non si può tornare indietro e la figura tradizionale del medico di famiglia rischia di diventare sempre più un ricordo del passato. Se dobbiamo accettare questa nuova impostazione, occorre però comprendere se al centro resti ancora la dignità della persona e, quindi, il servizio alla comunità.Il nuovo assetto appare invece concepito soprattutto per fronteggiare la crisi del personale medico attraverso presìdi di “soccorso” basati su una rete di professionisti riuniti nelle AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali), alle quali fanno riferimento diversi comuni. La conseguenza è che «la coperta è troppo stretta – osserva la medica di Ruoti, Caterina Russillo – e noi pochi siamo costretti a sopperire alle esigenze di una realtà molto vasta, caratterizzata anche da carenze infrastrutturali e viarie. Inoltre, il rapporto tra cittadi-
ni e sanità passa attraverso noi medici e le persone finiscono per identificare in noi le carenze del servizio, anziché nel sistema». Russillo, che ha partecipato recentemente a uno dei numerosi sit-in promossi dal collega Florenzo Doino, medico di Bella, sottolinea l’importanza di scelte capaci di favorire «l’assunzione di quei pochi medici che ci sono a vantaggio del nostro territorio, impedendo così anche la cosiddetta fuga dei cervelli».La questione, affrontata più volte nel corso degli anni, affonda certamente le proprie radici in decisioni maturate nel passato. Tuttavia, «quello che dobbiamo fare oggi – incalza Doino – è attivarci con investimenti concreti nella sanità pubblica per garantire, da qui ai prossimi dieci anni, un futuro dignitoso alla comunità».La denuncia del medico è netta: «Si sta smantellando il sistema sanitario pubblico a favore delle cliniche private e si stanno rafforzando le caste professionali». Nelle sue parole vi è anche una riflessione sulla cultura contemporanea, fondata sul profitto e «figlia di un sistema capitalistico che genera mercanti della salute, al di là dei governi che si alternano. Lo scenario mondiale – aggiunge – ci conferma che si tagliano le spese sociali mentre si corre verso il riarmo».Una posizione che Doino definisce non ideologica, ma fondata sull’osservazione delle difficoltà quotidiane: «Alcuni farmaci non sono più mutuabili, con evidenti penalizzazioni per le categorie economicamente più fragili».Mettere mano alla sanità pubblica significa dunque perseguire la giustizia sociale, come ricorda il Pontefice: «La giustizia sociale si riconosce dalla capacità di un ordine sociale, economico e politico di permettere a tutti – e in particolare ai più fragili –di vivere in modo davvero umano, senza che nessuno sia lascia-

to indietro».Se analizziamo l’assenza o la carenza di medici nei piccoli centri, divenuti – parafrasando un altro passaggio dell’enciclica – vere e proprie “periferie esistenziali”, ci rendiamo conto che a essere maggiormente penalizzate sono le categorie più fragili: gli anziani, spesso soli e isolati.Dobbiamo allora domandarci se questa situazione sia compatibile con il principio di giustizia sociale insegnato dal cristianesimo e richiamato con forza dal Magistero della Chiesa. Non a caso Leone XIV insiste sul fatto che le ingiustizie sociali «non nascono solo da scelte sbagliate dei singoli, ma anche da strutture, meccanismi, assetti economici e culturali che producono disuguaglianza quasi automaticamente» (n. 79).Su questo punto Doino invita a riflettere sul valore irrinunciabile della sanità pubblica, che a suo avviso non può trovare soluzione nel semplice reclutamento di personale proveniente dall’estero. «Questa scelta – afferma – sarebbe poco etica, perché finiremmo per diventare predatori di professionalità provenienti da realtà ancora più bisognose della

nostra». Un’altra criticità del sistema, secondo il medico, è rappresentata dalla crescente tendenza verso la specializzazione. «Molti medici – osserva – scelgono percorsi professionali percepiti come meno rischiosi rispetto all’attività nei piccoli centri, dove i guadagni sono spesso inferiori e le responsabilità molto elevate».Quali soluzioni adottare di fronte a un’emergenza destinata a diventare sempre più pressante negli anni a venire? «Non spetta a noi indicarle nel dettaglio – puntualizza Doino –ma è evidente che occorra aumentare il numero dei medici e del personale sanitario, assumere più professionisti negli ospedali e investire con decisione nella formazione».Il medico guarda con interesse anche all’esperienza cubana, nota per un sistema di formazione medica pubblica e gratuita e per il forte orientamento alla pratica clinica fin dai primi anni di studio. Un modello che, a suo giudizio, può offrire spunti di riflessione per passare da una sanità dominata dalla logica del profitto a una sanità maggiormente orientata alla giustizia sociale.



POTENZA Telesca: «Allietare i nostri cittadini è la cosa fondamentale». Falotico: «Riappropriamoci dei nostri luoghi»
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La Villa Romana di Malvaccaro sarà la sede scelta dal Comune di Potenza per lo svolgimento di 30 eventi culturali di grande prestigio. L’iniziativa mira a dare una fisionomia ancora più affascinante e rigogliosa a una struttura che rappresenta uno dei fiori all’occhiello del capoluogo lucano, per la sua storia, il suo blasone e la bellezza archeologica.
Sono queste le credenziali del progetto «Con gli occhi della nostra storia, la villa romana di Malvaccaro», presentato ieri pomeriggio nella Sala dell’Arco del Comune di Potenza dal sindaco, Vincenzo Telesca, e dall’assessore alla Cultura, Roberto Falotico, alla presenza di diversi esponenti delle associazioni potentine e di alcuni consiglieri comunali. Trenta appuntamenti, tutti legati alla valorizzazione della struttura di Malvaccaro, hanno dunque il placet del Comune di Potenza, nell’ambito del cartellone Estate in Città 2026 promosso dall’Amministrazione Comunale. Fondamentale, inoltre, il contributo della Banca d’Italia, del Liceo Coreutico e Musicale Walter Gropius, del Conservatorio di Musica Gesualdo da Venosa, dell’Associazione Culturale Leoncavallo e dell’Associazione Lucania Ancient Motor Club, per aver contribuito all’organizzazione e alla programmazione dei 30 eventi previsti. Il cartellone si sviluppa grazie alla collaborazione con la Soprin-
tendenza Archeologica, al Paesaggio e alle Belle Arti di Potenza, che ha sottoscritto con il Comune di Potenza il Piano di Valorizzazione. Un percorso che ha permesso di realizzare già lo scorso anno diverse iniziative nella struttura di Malvaccaro, creando interesse e puntando a valorizzare il sito.
Un appuntamento all’insegna della musica, con il jazz in primo piano: tanti gruppi e la partecipazione del Jazz Club Onyx Concert, la presenza degli Harmonious Brass e molto altro. Insieme, questi elementi compongono un programma fitto e articolato che mette al centro il bene prezioso della Villa Romana di Malvaccaro e la sua fruizione da parte degli addetti ai lavori e di tanti appassionati di cultura. Il sindaco di Potenza, Vincenzo Telesca, ha parlato del cartellone: «Proprio come un luogo di cultura deve fare. Anche perché tanti cittadini non conoscono o non sanno nulla della Villa Romana. È capitato di sentire domande del tipo: dov'è la Villa Romana? oppure perché devo andare alla Villa Romana? Questo è un luogo per noi importante perché è la nostra storia. Abbiamo voluto risaltare l'importanza della Villa Romana, abbiamo voluta unirla alla musica. Abbiamo messo insieme le due bellezze e le due culture per far si che il nostro territorio potesse in qualche modo essere divulgato e conosciuto prima di tutto dai nostri cittadini. Allietare i nostri cittadini è la cosa fondamentale. Sono 40

concerti tra Estate in Città e Villa Romana 19 di questi concerti si terranno all'interno della Villa Romana, soltanto uno forse o due in centro, tra Banca d'Italia che ringrazio per aver compreso l'importanza di questo evento e aver voluto partecipare. È un momento di convivialità, stare insieme con la bella musica e con le tante associazioni che vi hanno partecipato e conoscere il nostro territorio».
Roberto Falotico, dal canto suo, ha illustrato il cartellone: «Per intanto dobbiamo dare il giusto taglio a questa iniziativa. Con gli occhi della nostra Storia, la Villa Romana di Malvaccaro nasce grazie ad una disponibilità e di questo noi siamo grati alla Soprintendente Giovanna Cacudi perché noi non abbiamo fatto un piano, un piano di valorizzazione della Villa Romana di Malvaccaro già
un anno fa che ha portato oltre 3000 persone a garantire attenzione a una preziosità del nostro panorama, ovviamente archeologico regionale. Quindi tutto il Comune di Potenza, Sindaco in testa si è voluto decifrare un azione importante e di rispetto verso la riappropriazione storica di che cosa siamo e da dove veniamo. Non ci dimentichiamo che questa preziosità ci mette in corrispondenza con i temi della via Herculea, ci mette in corrispondenza con un tempo che è quello dove nasce la città attraverso la storia di Roma che arriva dalle nostre parti. Ci mette nelle condizioni di dire che la nostra città ha avuto un archeologo davvero eccezionale, come Mimi Ranaldi che scoprì questo luogo che non era altro che una piccola stalla, un pollaio nel 1973 e invece si è scoperto quanta preziosità c'era li»
Arturo

Arriva anche a Potenza, la presentazione del libro di Arturo Scotto “'Flotilla. In viaggio per Gaza. Diario di bordo per una nuova rotta". Un libro che parla a chi chiede giustizia, diritti e pace, fuori dai linguaggi tradizionali della politica. Perché una potenza militare come Israele ha paura di una quarantina di barche a vela che navigano pacificamente? Da questa domanda prende avvio il libro in cui l’autore racconta la sua scelta di imbarcarsi sulla Karma, una delle navi della Global Sumud Flotilla partita da Genova per raggiungere la Striscia. Non una decisione facile: dubbi, tentennamenti, il peso delle responsabili-
tà istituzionali. Ma anche la consapevolezza che, di fronte a un genocidio in diretta e all’inerzia della politica internazionale, fosse impossibile tirarsi indietro. La presentazione si terrà al Polo Bibliotecario, giovedì alle ore 17. I saluti della presentazione del libro del deputato Pd saranno affidati a Luigi Catalani (direttore della Biblioteca nazionale di Potenza) e al sindaco del capoluogo lucano, Vincenzo Telesca. Dialogheranno poi con Scotto Angela Blasi, consigliera comunale di Potenza, Nadia Di Blasio, docente del Cpia (Centro provinciale istruzione adulti) e Paolo Pesacane, presidente dell'Arci Basilicata.
PIGNOLA. Nuovo sviluppo nelle indagini sulla rapina da 99 mila euro messa a segno il 30 giugno dello scorso anno ai danni di un portavalori della Cosmopol. Nella giornata di oggi la Squadra Mobile di Potenza ha eseguito perquisizioni personali e domiciliari a Pignola nei confronti di due uomini destinatari di un provvedimento disposto dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura della Repubblica di Potenza.I due risultano indagati per rapina pluriaggravata in concorso con altri quattro soggetti, già arresta-
ti in flagranza di reato subito dopo il colpo. L’assalto era stato compiuto durante la consegna del denaro all’ufficio postale del quartiere Serpentone, dove le somme erano destinate al pagamento delle pensioni.Secondo quanto emerso dall’attività investigativa, i due indagati avrebbero avuto un ruolo nell’organizzazione logistica della rapina, contribuendo alla preparazione e alla realizzazione del piano criminoso. Gli elementi raccolti dagli investigatori hanno portato la Procura antimafia a disporre le perquisizioni esegui-
te questa mattina. In una nota diffusa dalla Questura di Potenza viene inoltre evidenziato che i due uomini sono già imputati in un altro procedimento penale pendente davanti al Tribunale di Potenza per associazione per delinquere di stampo mafioso.Le attività investigative proseguono per ricostruire tutti gli aspetti della vicenda e accertare eventuali ulteriori responsabilità legate alla rapina che, per modalità e obiettivo, aveva suscitato particolare allarme nella comunità potentina.

La Garante per l’infanzia richiama il valore della lettura e della pace nel nome di una docente amata dalla comunità
BELLA. Cultura, memoria e attenzione alle nuove generazioni si sono intrecciate nel Book Day e nel concorso letterario promossi a Bella, iniziative dedicate alla lettura, alla scrittura e ai valori della pace. Un appuntamento che ha visto protagonisti studenti, docenti e istituzioni e che quest’anno è stato dedicato alla memoria della professoressa Maria Teresa Cianciotta, figura che ha lasciato un segno profondo nella scuola e nella comunità locale.
A sottolineare il significato dell’evento è stata la Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Basilicata, Rossana Mignoli, che ha espresso apprezzamento per una manifestazione capace di valoriz-

zare il ruolo dei giovani e la loro capacità di riflettere sul presente attraverso la forza delle parole. «Desidero rivolgere il mio più sentito ringraziamento all’Amministrazione comunale di Bella, alla dirigenza scolastica, ai docenti, agli studenti e al-
l’associazione “Io Isabella” per aver promosso e sostenuto un’iniziativa di grande valore culturale ed educativo», ha dichiarato Mignoli, evidenziando come il Book Day rappresenti un’importante occasione di crescita per i ragazzi, favorendo il
confronto su temi centrali per la formazione umana e civile.Particolarmente intenso il ricordo della professoressa Maria Teresa Cianciotta, alla quale è stata dedicata la giornata. Per la Garante, l’insegnante ha saputo trasmettere non soltanto conoscenze e passione per lo studio, ma anche valori umani destinati a durare nel tempo. «La sua lezione più grande è stata educare con il cuore», ha affermato Mignoli, ricordando la capacità della docente di accompagnare gli studenti nel loro percorso di crescita con sensibilità, competenza e umanità.Il concorso letterario ha scelto come filo conduttore il tema della pace, una decisione che assume un si-
gnificato ancora più forte nel contesto internazionale attuale.
Secondo la Garante, parlare di pace ai più giovani significa educarli al rispetto, all’ascolto e al dialogo, favorendo la costruzione di relazioni fondate sulla comprensione reciproca.Mignoli ha inoltre ribadito la necessità di continuare a investire nella cultura e nell’educazione, sottolineando come i libri rappresentino strumenti fondamentali per sviluppare consapevolezza, spirito critico ed empatia. Il successo della manifestazione conferma così la volontà della comunità di Bella di puntare su scuola, memoria e partecipazione come basi per costruire il futuro delle nuove generazioni.
Lunedì il primo confronto tra prefetto e amministratori locali per affrontare le principali questioni dei territori lucani
POTENZA. Sarà un momento di saluto istituzionale ma anche un’occasione per affrontare le principali questioni che interessano i territori lucani. Lunedì 8 giugno, alle ore 11, nella Sala Italia della Prefettura di Potenza, il prefetto Michele Campanaro incontrerà i dieci sindaci eletti nelle amministrative del 24 e 25 maggio scorso.L’iniziativa è stata promossa con l’obiettivo di avviare un primo confronto tra la Prefettura e i nuovi amministratori locali, chiamati a guidare le rispettive comunità nei prossimi anni. Nel corso
dell’incontro, Campanaro rivolgerà ai sindaci un messaggio augurale per l’inizio del mandato amministrativo e avvierà uno scambio di informazioni sui temi di maggiore interesse per le singole realtà comunali.L’appuntamento rappresenta un momento significativo di dialogo istituzionale, finalizzato a consolidare la collaborazione tra lo Stato e gli enti locali. I sindaci, infatti, svolgono un ruolo centrale nell’attuazione delle politiche pubbliche e nella gestione delle esigenze quotidiane delle comunità, in un contesto che

richiede sempre più sinergia tra i diversi livelli amministrativi.Alla
riunione prenderanno parte anche il presidente della Provincia di Potenza, Christian Giordano, il sindaco del capoluogo, Vincenzo Telesca, il questore di Potenza, Raffaele Gargiulo, il comandante provinciale dei Carabinieri, Luca D’Amore, e il comandante provinciale della Guardia di Finanza, Massimiliano Tibollo. La presenza dei vertici delle principali istituzioni civili e delle forze dell’ordine conferma la volontà di rafforzare il confronto sui temi della sicurezza, della coesione sociale e dello sviluppo dei territori.


RAPOLLA A Cronache l’Assessore regionale ragguaglia sullo stato dell’arte delle verifiche sulla frana che danneggiò un immobile D
Il Sindaco Biagio Cristofaro ha ricevuto presso la Casa Comunale la visita del Vicepresidente della Regione Basilicata Pasquale Pepe il quale, «dando continuità al lavoro iniziato subito dopo la grave frana in via Melfi, che come noto ha colpito alcune famiglie della nostra Comunità, ha voluto aggiornarci e rassicurarci sull'avanzamento delle attività volte alla soluzione del problema. Contestualmente sono stati trattati ulteriori temi utili a sensibilizzare il Vicepresidente sulle istanze del
nostro territorio, per il quale più volte ha dimostrato un attento interesse. Lo ringraziamo per l'amichevole incontro auspicando una continua e sempre più proficua collaborazione». Ai primi di aprile 2026 difatti, una violenta ondata di maltempo ha colpito la Basilicata provocando a Rapolla il crollo di un muro di contenimento in via Melfi. Il cedimento, causato dalle intense piogge, ha costretto le autorità locali a evacuare in via precauzionale diverse famiglie. Il crollo è avvenuto tra la notte e la mattinata dell’ 1-2 aprile.
A Cronache Pepe, in qua-
lità di Assessore con delega alle Infrastrutture, reti idriche, trasporti e Protezione Civile, a latere dell’incontro spiega: «Ho avuto un primo incontro con l’Associazione di protezione Civile per alcune istanze che mi hanno voluto rappresentare, e in seguito insieme al Sindaco ho incontrato un rappresentante delle famiglie che purtroppo sono state sgomberate. Ho voluto incontrarli intanto per accertarmi della loro attuale situazione, di come stessero le cose, e poi per aggiornarli sulla nostra attività. Il Comune, dal canto suo – prosegue Pepe- sta
facendo una serie di verifiche sul terreno da consolidare, che si trova dietro al fabbricato. Verifiche che sono propedeutiche alle successive progettazioni esecutive». Per quanto concerne la Regione invece, prosegue l’Assessore Regionale, «tramite il presidente Bardi, abbiamo intanto inviato le richieste alla Protezione Civile Nazionale per le somme che servono all’autonoma sistemazione. Si tratta di somme che verranno date alle famiglie come rimborso per le spese di fitto che stanno sostenendo attualmente. Oltre a ciò, li ho ragguaglia-
ti anche sul fatto che avendo avuto un contributo dal MASE di oltre 7 milioni di Euro, dopo la progettazione del Comune, potremmo attingere da una parte di quella somma l’importo occorrente per la realizzazione degli interventi di messa in sicurezza del fronte in modo da consentire successivamente il ritorno delle famiglie nelle loro abitazioni. Mi ha fatto piacere –conclude Pepe- vedere che tutti sono rimasti soddisfatti dell’incontro e del fatto che li ho notiziati, ma ancor più per la mia volontà di incontrarli personalmente».
Filcom Confsal chiede Tavolo urgente entro il 15 giugno: «Ci sono famiglie che hanno bisogno di risposte concrete e tempestive»
Oltre sedici lavoratrici e lavoratori rischiano di perdere il proprio posto di lavoro a partire dal prossimo 30 giugno, data in cui scadrà il contratto di affidamento dei servizi socio-assistenziali dell'Ambito Socio Territoriale n. 5 “Vulture Alto Bradano”. Per questo la Filcom Confsal Basilicata ha formalmente richiesto un incontro urgente a tutti i soggetti istituzionali e cooperativi coinvolti, da tenersi entro e non oltre il 15 giugno 2026. La richiesta, sottoscritta dal Segretario Generale Regionale Donato Rosa e indirizzata all'Ufficio di Piano dell'Ambito, al Comune di Rapolla quale ente capofila, alla Regione Basilicata, alle cooperative interessate e ai sindaci dei diciotto comuni dell'area, nasce dalla necessità di individuare soluzioni immediate per salvaguardare l'occupazione e garantire la continuità dei servizi destinati a minori, disabili e famiglie. «Non possiamo assistere passivamente alla perdita di posti di lavoro e al rischio di interruzione di servizi essenziali per le fasce più fragili della popolazione – di-
chiara Donato Rosa –. Dietro questi numeri ci sono persone, famiglie e una comunità che ha bisogno di risposte concrete e tempestive». La Filcom Confsal prende atto dei chiarimenti forniti dall'Ufficio di Piano in merito alla continuità dei Centri Diurni “Il Filo di Arianna” di Venosa e “Pegaso” di Rionero in Vulture, ma evidenzia come resti aperta la questione occupazionale legata alla cessazione dell'appalto e alla possibile perdita di circa 8.000 ore di assistenza domiciliare, con pesanti ripercussioni sul territorio. Nel corso del tavolo richiesto, il sindacato intende affrontare cinque questioni prioritarie: il riassorbimento del personale attraverso eventuali nuove gestioni o operatori accreditati; l'accesso agli strumenti di sostegno al reddito per i lavoratori coinvolti; il rispetto delle procedure sindacali previste dalla normativa vigente; il reperimento di risorse dedicate per garantire la continuità dei Centri Diurni per minori; la salvaguardia dei servizi socio-assistenziali per l'intero Ambito territoriale. «Chiediamo a tutti gli attori istituzionali sen-
so di responsabilità e disponibilità al confronto – conclude Rosa –. Il tempo delle attese è finito. Entro il 15 giugno occorre individuare una soluzione condivisa che tuteli il lavoro e garantisca la continuità dei servizi. In assenza di risposte concrete, la Filcom Confsal Basilicata si riserva di attivare ogni ulteriore iniziativa nelle sedi competenti a tutela dei lavoratori e della comunità».

La Perla del Tirreno riconfermata tra le migliori destinazioni marine d’Italia, soddisfatta l’assessora al Turismo
Maratea si conferma tra le località balneari d'eccellenza d'Italia ottenendo anche per il 2026 il prestigioso riconoscimento delle Cinque Vele assegnato da Legambiente e Touring Club Italiano nell'ambito della guida “Il Mare più Bello”.
«Si tratta di un riconoscimento che ci riempie di orgoglio e che conferma il valore del percorso intrapreso dalla nostra comunità nella direzione della sostenibilità, della tutela ambientale e l'importanza dell'offerta turistica, in un contesto in cui i viaggiatori sono sempre più attenti alla qualità ambientale delle destinazioni», dichiara Mariastella Gam-
bardella, Assessore al Turismo del Comune di Maratea.
«La riconferma delle Cinque Vele – aggiunge –premia la straordinaria bellezza del nostro patrimonio naturalistico e paesaggistico, ma anche il lavoro costante svolto dagli operatori turistici, dalle associazioni e da tutti coloro che contribuiscono ogni giorno a rendere Maratea una destinazione accogliente, autentica e competitiva».
Per l'assessore, il riconoscimento ottenuto nell'ambito della presentazione della guida “Il Mare più Bello 2026” rappresenta un'importante attestazione della capacità del territorio di coniugare
sviluppo turistico e salvaguardia delle risorse ambientali, valorizzando al tempo stesso identità, cultura e tradizioni locali, a conferma di come la tutela delle risorse naturali e la crescita economica possano procedere insieme, contribuendo a costruire un'offerta turistica sempre più responsabile e attrattiva durante tutto l'anno. «Le Cinque Vele costituiscono un marchio di eccellenza riconosciuto a livello nazionale e internazionale e rafforzano ulteriormente il posizionamento di Maratea tra le mete più apprezzate del turismo sostenibile. È un risultato che ci incoraggia a proseguire nel percorso di crescita e innovazione

intrapreso, puntando a rafforzare sempre più la qualità dei servizi, l'accessibilità e la valorizzazione delle nostre eccellenze». «È un’opportunità significativa per la promozione dell'intera destinazione e per il consolidamento di un modello turistico capace di generare sviluppo, occupazione e benessere nel pieno rispetto dell'ambiente e del paesaggio che rendono unica Maratea», conclude l'Assessore al Turismo Mariastella Gambardella.
Replica alla gruppo politico “Il bene in Comune per Armento”: «Consideravamo superflua la precisazione»

Lavori in corso ad Armento, dove «sono stati avviati gli interventi infrastrutturali di rigenerazione e riqualificazione degli impianti sportivi esistenti, che prevedono la realizzazione di una tensostruttura apribile a copertura del campo di calcetto e delle gradonate. L’iniziativa – spiegano dal Comune guidato dal sindaco Luca Manieri- è finalizzata a garantire la piena fruibilità dell’impianto da parte dei cittadini durante tutto l’anno, consentendone l’uti-
lizzo anche nel periodo invernale e in presenza di condizioni meteorologiche avverse».
Il Gruppo politico “Il Bene in Comune per Armento” però puntualizza: «Dopo due anni ce l'abbiamo fatta. Finalmente parte il tanto atteso progetto Top Sport, candidato a febbraio 2023. Con Delibera di Giunta del 24 febbraio 2023, approvammo il progetto candidato all'avviso regionale per gli interventi di riqualificazione degli impianti sportivi esistenti, ovvero il campetto da
calcio, per € 242.700. E finalmente partono i lavori». L'Amministrazione Manieri pertanto precisa: «Si considerava superflua la precisazione ritenendo compito implicito e doveroso nei confronti dei cittadini il miglioramento di un progetto pubblico, che pur contenendo le spese all'interno del finanziamento ottenuto, ha massimizzato l'utilità dell'opera. Purtroppo le condizioni non sono state sufficienti per evitarla».
Ed è ancora dal Comune che entrano nel dettaglio: «Con Delibera di Giunta Comunale 24 febbraio 2023 era stato approvato il progetto per “Lavori di interventi infrastrutturali di rigenerazione e riqualificazione di impianti sportivi esistenti” con il quale era prevista la realizzazione di una tettoia a copertura delle gradonate del campo da calcetto e l'installazione di sedute in plastica. L'istanza del Comune di Armento risultava tra le ammissibili ma non finanziabili. A seguito di ciò è stata inoltrata richiesta formale delle Amministrazioni individuate come ammissibili ma non finanziabili che chiedevano una revisione delle istanze stesse». Così si giunge al 6 novembre 2024, quando «con Determinazione Dirigenziale “Avviso top sport-rigenerazione e riqualificazione di impianti sportivi esistenti-scorrimento della gradua-
toria”, si è stabilito di procedere allo scorrimento delle istanze ammissibili e non finanziate, ed in questa occasione il Comune di Armento è stato individuato quale soggetto beneficiario per un importo di euro 242.777 euro». A questo punto, proseguono dalla Casa Municipale, siamo all’ottobre 2025 quando «è intervenuta una modifica sostanziale del progetto inizialmente previsto, con Delibera di Giunta Comunale. Nel corso dell'iter procedurale è emersa una nuova necessità, la quale, in considerazione delle mutate esigenze e della volontà di garantire una maggiore fruibilità e versatilità della struttura sportiva, si è ritenuto opportuno orientarsi verso una diversa soluzione tecnica, individuata nella realizzazione di una tensostruttura a copertura del campo da calcetto allo scopo unico di rendere la struttura fruibile durante tutti i mesi dell'anno. La variazione progettuale è stata attentamente valutata sotto il profilo tecnico, economico e normativo ed è risultata compatibile con il quadro economico del finanziamento ottenuto, mantenendo gli obiettivi originari di riqualificazione dell'area e il miglioramento della fruizione degli spazi pubblici. Così si giunge ad oggi, con l'intervento in fase di realizzazione».
E MANUELA C ALABRESE

Approvato all’unanimità l’ordine del giorno, chieste alla Regione garanzie e pari trattamento per Matera rispetto a Potenza
MATERA. Un voto unanime per rafforzare la posizione del Comune di Matera nel confronto con la Regione Basilicata sul futuro del trasporto pubblico locale. È quanto emerge dall’approvazione dell’ordine del giorno presentato dal capogruppo della lista Socialisti e +Matera, Antonio Tarasco, che ha espresso soddisfazione per il sostegno ricevuto dall’intera assemblea cittadina.Secondo Tarasco, il dibattito consiliare ha rappresentato un momento significativo di confronto istituzionale e democratico, consentendo al Consiglio comunale di esprimere una posizione condivisa a sostegno del sindaco nelle interlocuzioni con la Regione. Il documento approvato punta infatti a ottenere adeguate garanzie per il Comune, sia sotto il profilo economico sia sotto quello giuridico, chiedendo il supporto dell’ente regionale anche nell’eventualità di contenziosi e ribadendo il principio della parità di trattamento rispetto a Potenza. Il consigliere, insieme al portavoce del Psi Tantone, ha ringraziato i colleghi che hanno sottoscritto l’ordine del giorno e tutti i consiglieri intervenuti nel confronto. «Siamo orgo-

gliosi di aver portato all’attenzione dell’aula una discussione concreta a tutela della comunità materana e delle casse comunali», ha dichiarato, sottolineando come l’approvazione unanime confermi la validità di un metodo fondato sul dialogo e sulla ricerca di soluzioni condivise.Per Tarasco il voto non rappresenta un punto di arrivo, ma un preciso mandato politico. «Matera non può accettare che all’interno della stessa Regione si determinino condizioni economiche e operative meno favorevoli rispetto a quelle riconosciute al capoluogo di regione. Chiedere parità di trattamento non significa ri-
vendicare privilegi, ma pretendere equità, trasparenza e rispetto per una comunità che contribuisce allo sviluppo della Basilicata». Nel documento approvato il Consiglio comunale chiede dunque che a Matera siano garantite le stesse opportunità e tutele riconosciute a Potenza. Resta però aperta l’incognita legata all’avvio del nuovo servizio previsto dal primo luglio. Un tema che continua a preoccupare lavoratori e utenti e sul quale, assicurano i Socialisti, l’attenzione resterà alta per garantire un trasporto pubblico sostenibile sia dal punto di vista economico sia da quello ambientale.
Tpl, appello di Bigherati: «Ora si pensi ai servizi»
MATERA. Sul trasporto pubblico locale «è tempo di guardare al futuro del servizio e agli interessi dei cittadini». Lo afferma il consigliere comunale Bigherati dopo il dibattito in Consiglio comunale sulla mozione dedicata al Tpl.Pur giudicando legittimo il confronto politico, il consigliere ricorda che la procedura di affidamento è stata avviata dalla Regione Basilicata con il bando del 2023 e successivamente esaminata nelle sedi amministrative e giurisdizionali competenti.Per Bigherati, la priorità ora è verificare che il nuovo gestore garantisca qualità, continuità ed efficienza del servizio. Particolare attenzione dovrà essere riservata all’accessibilità per le persone con disabilità, alla tutela dei lavoratori, alla qualità dei mezzi e agli obiettivi di sostenibilità ambientale.Il consigliere sottolinea inoltre l’importanza di rendere in futuro le procedure sempre più attrattive e partecipate, favorendo la concorrenza tra gli operatori economici e il miglioramento dei servizi pubblici.Infine, l’augurio di buon lavoro alla società che si appresta a gestire il trasporto pubblico a Matera. «Il nostro compito – conclude – è lavorare affinché il servizio sia sempre più efficiente, accessibile e vicino alle esigenze di cittadini, studenti e lavoratori».

Lunedì assemblea straordinaria alla Sala Pasolini. Invitati Regione, azienda e rappresentanze sindacali
MATERA. Il futuro dei lavoratori CallMat approda nell’aula consiliare di Matera. È stata infatti convocata per lunedì 8 giugno, alle ore 9, una seduta straordinaria aperta del Consiglio comunale dedicata alla vertenza che coinvolge il contact center e centinaia di addetti del territorio.La decisione è stata assunta nel corso della Conferenza dei presidenti dei gruppi consiliari del 29 maggio, che ha accolto la richiesta di discutere in maniera pubblica e partecipata una questione considerata di particolare rilevanza per il tessuto economico e occupazionale della città.L’incontro si svolgerà presso la Sala Pasolini di via Sallustio e avrà come unico punto all’ordine del giorno il dibattito sulla vertenza CallMat. L’obiettivo è approfon-
dire le prospettive dell’azienda, le ricadute occupazionali e le possibili iniziative istituzionali a sostegno dei lavoratori coinvolti.
Per favorire un confronto il più ampio possibile, alla seduta sono stati invitati rappresentanti delle istituzioni regionali, dell’azienda e delle organizzazioni sindacali. In particolare è attesa la partecipazione dell’assessore regionale alle Attività produttive, Lavoro e Formazione Francesco Cupparo e della direttrice generale per lo Sviluppo economico, il Lavoro e i Servizi alla comunità della Regione Basilicata, Giuseppina Lo Vecchio.Invitati anche i vertici aziendali di CallMat e la rappresentanza sindacale unitaria dello stabilimento materano, insieme alle princi-

pali sigle di categoria che seguono la vertenza: Slc Cgil Basilicata, Fistel Cisl Basilicata, Uilcom Basilicata e Ugl Telecomu-
nicazioni Basilicata.La scelta di convocare una seduta aperta testimonia la volontà del Consiglio comunale di coinvolgere tutti gli attori interessati in un confronto trasparente su una vicenda che continua a destare preoccupazione tra i lavoratori e le loro famiglie. La discussione rappresenterà un momento importante per fare il punto sulla situazione e verificare possibili percorsi condivisi in grado di offrire certezze occupazionali e prospettive future a un settore strategico per l’economia locale.L’assemblea dell’8 giugno si preannuncia quindi come un passaggio significativo nel percorso istituzionale avviato per mantenere alta l’attenzione sulla vertenza e sulle sue conseguenze sociali ed economiche per la città di Matera.
MATERA. Primo incontro ufficiale in Prefettura per i sindaci eletti nelle recenti consultazioni amministrative dello scorso maggio. Questa mattina il prefetto di Matera, Maria Carolina Ippolito, ha ricevuto a Palazzo del Governo i primi cittadini di Accettura, Craco, Grottole, Salandra, San Giorgio Lucano e Tursi.L’incontro è stato l’occasione per un saluto istituzionale e per avviare un confronto sulle principali questioni che interessano i territori amministrati dai nuovi sindaci. Il prefetto ha ri-
volto ai rappresentanti delle comunità locali le proprie congratulazioni per l’incarico ricevuto, formulando gli auguri di buon lavoro per il mandato appena iniziato.Nel corso del colloquio, Maria Carolina Ippolito ha ribadito la piena disponibilità della Prefettura a collaborare con le amministrazioni comunali nell’esame e nella gestione delle problematiche più rilevanti per i cittadini, sottolineando l’importanza di un dialogo costante tra le istituzioni.«Lavorare insieme, fare rete, essere squa-
dra» ha dichiarato il prefetto, evidenziando come la collaborazione tra i diversi livelli di governo rappresenti uno strumento fondamentale per dare concreta attuazione al principio di leale cooperazione istituzionale. Un metodo di lavoro che, ha aggiunto, consente di garantire in maniera più efficace i diritti fondamentali dei cittadini e di rispondere alle esigenze delle comunità locali. L’incontro si inserisce nel percorso di confronto e coordinamento tra Prefettura ed enti locali, con l’obiettivo di raf-

forzare la sinergia istituzionale e affrontare in modo condiviso le sfide che interessano il territorio provinciale.
L’opera realizzata dagli studenti del Liceo Artistico Carlo Levi celebra il soccorso e rafforza il legame con la città di Matera
MATERA. Una parete grigia trasformata in un simbolo di speranza, me- moria e servizio. È il significato del nuovo murale inaugurato ieri mattina presso il Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Matera, sulla parete esterna della caserma che affaccia su via De Robertis. Un’opera che rappresenta il risultato di una collaborazione tra il Corpo dei Vigili del Fuoco e gli studenti del Liceo Artistico “Carlo Levi”, protagonisti di un progetto che ha saputo coniugare creatività giovanile e valori istituzionali. L’iniziativa ha coinvolto le classi quarta A Architettura e terza B Arti figurative dell’istituto materano, guidate dai docenti Paola Siani e Francesco

Farella, con il sostegno della dirigente scolastica Patrizia Di Franco. Il murale prende spunto da un’opera realizzata a Genova in memoria del crollo del ponte Morandi e richiama idealmente il legame di solidarietà che unisce le comunità italia-
ne attraverso l’impegno quotidiano dei Vigili del Fuoco. Durante la cerimonia il comandante provinciale Amalia Tedeschi ha evidenziato il valore dell’opera, definendola una testimonianza concreta della missione del Corpo. «Questo murale
non è solo una decorazione, ma una finestra sulla nostra missione quotidiana. Il bozzetto trasforma il ricordo in coraggio e la presenza dei ragazzi in caserma ha portato una straordinaria vitalità, ricordandoci che il senso del nostro lavoro è il futuro che essi rappresentano», ha affermato.All’evento hanno preso parte il prefetto di Matera Maria Carolina Ippolito, il sindaco Antonio Nicoletti e l’arcivescovo della diocesi di Matera-Irsina, monsignor Benoni Ambarus, che ha impartito la benedizione dopo la scopertura dell’opera.Il progetto era nato nel febbraio scorso con il concorso “Visioni di coraggio: i Vigili del Fuoco nell’arte figurativa”, promosso per diffondere at-
traverso l’arte i valori della sicurezza e del soccorso pubblico. Dopo la selezione dei bozzetti, l’opera vincitrice era stata annunciata il 27 febbraio, in occasione della ricorrenza dell’istituzione del Corpo nazionale. Al termine della cerimonia sono stati consegnati attestati di merito agli studenti e ai docenti coinvolti. La mattinata si è conclusa con il giuramento di tre nuove dipendenti amministrative, Morena Guida, Annalisa Bellarosa e Maria Vittoria Azzilonna, entrate ufficialmente nell’organico del Comando provinciale, a conferma dell’importanza del lavoro amministrativo a supporto delle attività di soccorso e tutela della collettività.
Assistenti sociali, istituzioni ed esperti a confronto su comunità, welfare ed economia civile nel segno dell’Harambee
POLICORO. Sarà Policoro a ospitare oggi la Giornata Mondiale del Servizio Sociale 2026, promossa dall’Ordine regionale degli assistenti sociali della Basilicata con il patrocinio del Consiglio nazionale dell’Ordine degli assistenti sociali e del Comune di Policoro. Al centro dell’iniziativa il tema «Harambee: il servizio sociale con e per la comunità», ispirato al termine swahili che significa «lavorare insieme» e richiama la responsabilità condivisa nel contrasto alle disuguaglianze. La manifestazione si ispira al tema
internazionale «Co-costruire speranza e armonia: un appello di Harambee per unire società divise» e rappresenta un momento di confronto per gli assistenti sociali lucani sul ruolo delle comunità e delle reti territoriali. I lavori prenderanno il via alle 9.30 nella sala consiliare del Comune con i saluti del sindaco Enrico Bianco, dell’assessore regionale alla Salute Cosimo Latronico e dell’assessora comunale Cinzia Mastronardi. Seguiranno gli interventi della presidente del Croas Basilicata, Marilene Ambroselli, e del consi-

gliere nazionale dell’Ordine degli assistenti sociali Giuseppe Palo.Tra i relatori figurano il professor Giulio Sapelli, la ricercatrice Annalisa Percoco e Ariela Casartelli, vicedirettrice della Scuola Irs per il Sociale. Prevista
anche una tavola rotonda dedicata alla cooperazione sociale lucana e un contributo video della presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli assistenti sociali, Barbara Rosina.Nel pomeriggio i partecipanti prenderanno parte a un’esperienza di navigazione presso il Circolo Velico Lucano, pensata per valorizzare la collaborazione e il lavoro di squadra, principi che ispirano l’intero progetto Harambee. La giornata si concluderà con un momento di condivisione dedicato ai saluti finali.
Una data importante ancora oggi, dove le democrazie vanno trasformandosi in oligarchie e nuovi totalitarismi appestano il nostro mondo
DI MAUR I ZIO BO LO GN ET TI
Il miglior modo di custodire il nostro presente e il nostro futuro è quello di conservare memoria del passato. Guai a quel popolo che non conserva memoria di ciò che è stato. Oggi, 6 giugno, celebro come ogni anno il D-Day (sbarco in Normandia), che diede inizio all’operazione “Overlord”. Rendo onore a quei soldati anglo-americani che morirono sulle spiagge francesi per liberare l’Europa dall’incubo del nazi-fascismo. Il 6 giugno, e non me ne vorranno le associazioni partigiane, dovrebbe essere un giorno di festa al pari del 25 aprile e lo dovrebbe essere, aggiungo, per l’Europa tutta. No, io non dimentico che il 23 agosto 1939, a pochi giorni dalla deflagrazione del II conflitto mondiale, Stalin e Hitler sottoscrissero - attraverso i rispettivi ministri degli esteri Molotov e Ribbentrop - un patto di non aggressione. Men che meno dimentico che la Russia si spartì le spoglie della Polonia con la Germania e annesse i Paesi Baltici (Estonia-Lituania-Lettonia). Non dimentico che in quegli anni ci fu chi vestì i panni di complice e di quinta colonna del totalitarismo Sovietico; tra questi quel Togliatti che ebbe a definire Carlo Rosselli, autore degli “Scritti del- l’Esilio”, socialfascista. È la notte tra il 5 e il 6 giugno e dopo mesi di preparativi la più imponente macchina da guerra mai vista nella storia dell’umanità parte alla volta della Francia. Dal suolo inglese decollano 13.000 aerei e dai porti partono 5.000 navi e circa duecentomila uomini: inizia la cosiddetta “Operazione Overlord”. Il comandate supremo è il generale Dwight D. Eisenhower, noto anche con il nomignolo di “Ike”,

che poche ore prima dello sbarco rivolge ai suoi uomini un lungo messaggio nel quale tra l’altro scrive: «Il Giorno dei giorni sorgerà insieme al sole; ad attenderlo resta solo la prossima notte. Migliaia di giovani sono pronti a varcare un piccolo tratto di cielo e di mare per invadere la fortezza Europa; impresa quasi impossibile. Sono ormai cinque anni che le truppe naziste tengono in scacco gran parte del Vecchio Continente […] Domani la più grande Forza d’invasione mai vista nella Storia, proverà, con tutta sé stessa, a fare in modo che sorga una nuova alba, capace di far risplendere la Libertà […] Domani è il Giorno, domani ci si gioca tutto: vittoria o sconfitta, libertà o tirannia, vita o morte». Durante la notte vengono paracadutati nelle zone interne circa 7.000 soldati con il compito di svolgere operazioni di sabotaggio. Ore 6.30 AM del 6 giugno: lo sbarco ha inizio; poche ore prima, a partire dalle 3.00 AM, il silenzio viene rotto dal ruggito delle corazzate che rivolgono la loro devastante potenza di fuoco contro le postazioni fortificate del cosiddetto “Vallo Atlantico”, fuoco che ovviamente proseguirà ininterrotto per proteggere le truppe di terra. Allo stesso modo opera l’imponente flotta aerea. Sulle spiagge “Utah”, “Omaha”, “Gold”, “Juno” e Sword” versano il loro sangue oltre 10.000 ragazzi. La vicenda dello sbarco in Normandia è stata descritta da Steven Spielberg, che l’ha raccontata attraverso gli occhi di Tom Hanks. Il film - “Salvate il soldato Ryan” - si conclude proprio con l’ultimo dei fratelli Ryan che molti anni dopo visita il cimitero degli anglo-americani in Normandia. La nostra libertà, ricordiamolo sempre, è na-

ta anche dal sacrificio di quei giovani uomini ed è per questo che io idealmente oggi sono sulle spiagge della Normandia, presente con il cuore e con la mente. Dobbiamo ricordare il 6 giugno ’44 oggi più di ieri. Dobbiamo ricordarlo in questo XXI secolo in cui potrebbe affermarsi la iattura del cosiddetto “tecno-liberismo”. Lo dobbiamo ricordare, a maggior ragione, in tempi in cui le democrazie vanno trasformandosi in oligarchie e vecchi e nuovi totalitarismi appestano il nostro mondo. Ricordare, sì, e magari iniziare a leggere un contesto fatto da un altro tipo di oppressione, che rischia di tradursi in un anti-umanesimo radicale. Siamo stretti tra le spire di una piovra che soffoca e stronca. La piovra che nega giustizia sociale, libertà, diritti umani e che stringe le nostre vite. Le spire di un capitalismo illiberale, autoritario, cannibale. Non posso che chiudere - cari lettori di Cronache, cari Sansoni e Mollica – se non ricordando quel grande generale e grande uomo che è stato Eisenhower. “Ike” fu eletto 34° presidente degli Usa nel 1952 e detenne la carica dal gennaio ’53 al gennaio 1961. Il suo discorso di addio, da cui purtroppo si estrapola solo il monito sul complesso militar-industriale, è il discorso di una grande mente. Rivolgendosi agli americani dallo studio ovale, Eisenhower disse: «… Orgogliosi di questa preminenza, ci rendiamo ancora conto che la leadership e il prestigio dell'America dipendono non solo dal nostro progresso materiale senza pari, dalla ricchezza e dalla forza militare, ma da come usiamo il nostro potere nell'interesse della pace mondiale e del miglioramento umano […] Un elemento vitale per mantenere la pace è il nostro stabilimento militare. Le nostre braccia devono essere potenti, pronte per un'azione istantanea, in modo che
nessun potenziale aggressore possa essere tentato di rischiare la propria distruzione. La nostra organizzazione militare oggi ha poche relazioni con quelle conosciute da nessuno dei miei predecessori in tempo di pace, o, in verità, dai combattenti della Seconda Guerra Mondiale o della Corea […] L’unione di un immenso stabilimento militare e di una grande industria di armi è nuova nell'esperienza americana. L'influenza totale - economica, politica, persino spirituale - si fa sentire in ogni città, ogni Statehouse, ogni ufficio del governo federale. Riconosciamo la necessità imperativa di questo sviluppo. Tuttavia, non dobbiamo mancare di comprendere le sue gravi implicazioni […] Nei consigli di governo, dobbiamo guardarci dall'acquisizione di un'influenza ingiustificata, cercata o meno, dal complesso militare-industriale. Il potenziale per il disastroso aumento del potere fuori luogo esiste e persisterà. Non dobbiamo mai lasciare che il peso di questa combinazione metta in pericolo le nostre libertà o i processi democratici […] Il disarmo, con reciproco onore e fiducia, è un imperativo costante. Insieme dobbiamo imparare a comporre le differenze, non con le armi, ma con intelletto e scopo decente. Poiché questa esigenza è così acuta ed evidente, confesso che ho stabilito le mie responsabilità ufficiali in questo campo con un preciso senso di delusione. Come uno che ha assistito all'orrore e alla persistente tristezza della guerra, come uno che sa che un'altra guerra potrebbe distruggere completamente questa civiltà che è stata costruita così lentamente e dolorosamente per migliaia di anni, vorrei poter dire stasera che una pace duratura è intuizione». Che dire? Viva lo stato di diritto democratico; vivano libertà, democrazia e diritti umani.

L’omissione più importante ha riguardato l’assenza di riferimenti a Giorgia Meloni, prima donna a capo del Governo: casualità o altro?
D I V IN C EN Z O M AIDA
Non passa giorno che dai canali televisivi o sui media nazionali qualche benpensante usi il termine “odiatori” con riferimento a tutti quelli che si permettono di avere un’idea non conforme sulla gestione dell’immigrazione. Per fortuna che anche a sinistra non mancano giornalisti e uomini di cultura che pensano con la loro testa e vale sempre la pena ascoltarli con attenzione: Massimo Cacciari, Federico Rampini e Lucio Caracciolo.
L’altra sera Massimo Cacciari ha fatto storcere il naso a Lilly Gruber e ad una presunta storica di Sinistra, chiarando in modo ben argomentato che sul conflitto in Medio Oriente il governo Meloni non può fare nulla e che ci sono delle responsabilità che vanno addebitate ad una Unione Europea rappresentata da personaggi inconsistenti, alla cui elezione ha contribuito in modo determinante la Sinistra. Federico Rampini ha invece spiegato in modo lucido e coerente che gli Stati Uniti sono diventati una nazione forte grazie al loro modello di integrazione degli stranieri.
Chi arrivava tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 per essere ammesso ad entrare sul suolo americano doveva superare un rigido controllo medico e soprattutto accettare le regole dello Stato ospitante: imparare la sua lingua ed usare solo quella. Ecco perché, ha affermato Rampini, gli immigrati di seconda o terza generazione non conoscono la lingua madre dei loro genitori. Poi, ha continuato Rampini, una Sinistra incosciente ha tolto tali vincoli ed è iniziato il casino. Non si tratta dunque di “odiare”, ma di fissare delle regole di buonsenso. Ma quello che più sconcerta è che gli stessi personaggi che accusano gli altri di “odiare”, vanno oltre l’odio in qualcosa di ancora riprovevole e si perdono in una sconfinata avversione in ogni occasione, fino a negare la realtà storica. Come definire, infatti, il monologo di Paola Cortellesi durante l’evento “I volti della Repubblica”, andato in scena in Piazza del Quirinale e trasmesso in diretta Rai? L’attrice e regista ha dedicato il suo intervento al primo voto delle donne nel 1946 e al ruolo delle partigiane e delle Costituenti, ricordando figu-
re come Irma Bandiera, Tina Anselmi, Nilde Iotti e Teresa Mattei. Uno storico serio ha dichiarato che «attribuire il voto delle donne la vittoria della Repubblica sulla Monarchia al referendum del ’46 significa entrare in terreno molto scivoloso». Nel suo discorso, la Cortellesi ha detto che «la Repubblica ha rappresentato la promessa di un Paese in cui le donne potessero finalmente studiare, lavorare, votare, partecipare alla vita pubblica senza paura», aggiungendo però che «alcune di queste promesse non sono state ancora mantenute. L’effettiva parità salariale, la libertà dicamminare sole la sera o di separarsi da un compagno violento senza temere per la propria incolumità non sono ancora realtà compiute. Dobbiamo lavorarci insieme», E fin qui si può discutere ed in alcuni casi anche convenire. Ma le omissioni e l’omissione più importante, vale a dire che oggi abbiamo la prima Presidente del Consiglio donna a capo del governo più longevo della storia della Repubblica, sono state casuali, o sono queste il frutto di un odio incontenibile verso chi la pensa diversamente? Ha

dunque ragione la sindaca di Lecce Adriana Poli Bortone: «Da semplice cittadina, mi sarei aspettata che la lectio si concludesse con una vittoria di tutte, proprio tutte le donne italiane presenti ormai in tutte le professioni e in ruoli apicali, ma soprattutto, per la prima volta nella storia d’Italia, presenti con una donna Presidente del Consiglio dei ministri. E invece il nulla. Meloni, a parere della Cortellesi, non esiste». Ha quindi aggiunto la Sindaca:«L’avvento di Giorgia Meloni alla Presidenza del Consiglio sarebbe stato vissuto dalle donne di Sinistra «non come un importantissimo raggiungimento di un obiettivo, ma come un fallimento delle battaglie
femminili che non sono state premiate dal riconoscimento di una donna di Sinistra ai vertici del Governo della Nazione. Ieri sera, Giorgia Meloni non doveva esistere! E come avrebbe potuto essere presente, anche con una sola citazione, davanti alla presenza massiccia, direi pressoché esclusiva, di testimonial rigorosamente schierati a Sinistra?». Si può essere critici verso il governo Meloni, anche per l’evidente incapacità e approssimazione di alcuni suoi esponenti e per la sostanziale mancata svolta in tanti settori pubblici, ma la pacificazione nazionale e il reciproco riconoscimento, sono un atto doveroso e gli odiatori veri dovrebbero fare autocritica.
Con i ritratti delle 21 Costituenti, la pittrice restituisce memoria e valore alle figure fondamentali della Storia Repubblicana
Lunedi 8 giugno, alle ore 18:00, presso la Pinacoteca Provinciale di Potenza, si terrà l’evento conclusivo del progetto “Radici di Parità”, promosso dalla Consigliera di parità della Provincia di Potenza e realizzato in collaborazione con il Prefettura di Potenza, dedicato alla valorizzazione del ruolo delle Madri Costituenti nella costruzione della nostra democrazia, in occasione dell’80° anniversario del diritto di voto alle donne. Sarà il momento finale di un intenso percorso culturale e istituzionale che ha raccontato le storie, il coraggio e la visione delle ventuno donne che hanno contribuito alla stesura della Costituzione italiana, lasciando un’eredità preziosa di libertà, diritti e partecipazione. Nel corso della serata sarà inaugurata la

mostra “Le madri della Costituzione – Storie di libertà diritti e democrazia” realizzata dall’artista Maria Ditaranto, che attraverso i ritratti delle ventuno Co-
stituenti restituisce memoria e valore a figure fondamentali della Storia Repubblicana. A seguire, la presentazione del libro “Le donne che inventarono il doma-
ni. Ventuno storia in rima di libertà e coraggio” di Annalisa Ascoli, edito da Universosud Edizioni, un prezioso strumento di educazione alla cittadinanza e alla parità rivolto alle nuove generazioni. Un valore speciale è rappresentato dal contributo creativo delle piccole Alfiere della Repubblica dell’Istituto Don Milani di Potenza, che hanno realizzato le illustrazioni del volume, interpretando con sensibilità e originalità le storie delle Madri Costituenti. Sarà inoltre possibile visitare l’esposizione filatelica “Il cammino dei diritti. I francobolli raccontano il voto delle donne”, promossa dal Comitato Unico di Garanzia dell’Università degli Studi della Basilicata e condivisa con la Prorettrice alle Pari Opportunità dell’Ateneo.
Dal 10 al 13 giugno il documentario di Gianfranco Pannone in tour tra Francavilla in Sinni, Melfi, Matera e Accettura con la Lucana Film Commission
La Lucana Film Commission presenta il documentario Devozioni di Gianfranco Pannone in un ciclo di proiezioni in programma dal 10 al 13 giugno 2026 in diversi comuni della Basilicata che hanno ospitato le riprese. Gli appuntamenti rientrano nel format Meet us at cinema, promosso dalla Lucana Film Commission per valorizzare le sale cinematografiche del territorio.Il tour prenderà il via il 10 giugno a Francavilla in Sinni, presso il Cinema Columbia, alle ore 21.15. Si proseguirà l’11 giugno al Teatro Ruggiero II di Melfi, alle 20.30, il 12 giugno al Cinema Il Piccolo di Matera, sempre alle 20.30, per concludersi il 13 giugno al Cinema Auditorium di Accettura, ancora alle 20.30.A presentare il film nelle diverse tappe saranno il regista Gianfranco Pannone, il produttore Sandro Bartolozzi, la produttrice esecutiva Barbara Meleleo, il direttore della fotografia Tarek Ben Abdallah, la cantante Caterina Pontrandolfo, la poetessa e testimone Cristina di Lagopesole, il compositore Rocco De Rosa, il consulente antropologo Giuseppe Melillo e i testimoni Sergei Schmalz, Daniele Bracuto e Ange-
lo Bozza Bracuto.Realizzato con il contributo della Lucana Film Commission, il sostegno del Fondo Etico BCC Basilicata, del Comune di Laurenzana e del PO Val d’Agri Melandro Sauro Camastra, Devozioni rappresenta un racconto cinematografico del patrimonio immateriale lucano, delle sue comunità e della sua identità culturale.Scritto e diretto da Gianfranco Pannone su un concept originale di Andrea Di Consoli, il documentario è prodotto da Sandro Bartolozzi per Clipper Media in collaborazione con Rai Cinema. Attraverso uno sguardo poetico e profondamente umano, Devozioni racconta la persistenza del sacro nella Lucania appenninica, tra storie di fede, tradizione, spiritualità e appartenenza che legano paesi, conventi, comunità e paesaggi dell’entroterra.Un convento francescano a rischio chiusura, una poetessa che ha costruito un santuario in onore di Cristo, due fratelli sulle tracce di Pier Paolo Pasolini, un bambino considerato miracolato e una ricercatrice delle antiche melodie popolari diventano i protagonisti di un viaggio cinematografico che interroga il presente attraverso memoria, spiritualità e tra-
dizioni popolari.Il film nasce dalla ricerca del sacro «attraverso la natura, i canti di tradizione orale e i santi e le madonne del popolo – afferma il regista Gianfranco Pannone –senza cadere nella facile nostalgia, la Lucania per me è una terra capace di farci riflettere sul senso della nostra esistenza, ed è così che il film si fa anche atto politico».
«Siamo orgogliosi di promuovere il documentario Devozioni nell’ambito del nostro format Meet us at cinema – dichiara Margherita Romaniello, presidente della Lucana Film Commission – lo siamo perché portiamo in quattro sale lucane il primo dei dieci documentari vincitori del bando LUCANA DOC, progettato nel 2023 e pubblicato nel 2024 con lo scopo di avere opere che raccontassero la Basilicata attraverso quattro assi narrativi.
Dalla storia alle storie, dal patrimonio materiale a quello immateriale, per un viaggio immersivo, identitario e di riscoperta di culture, narrazioni antropologiche e miti di ogni tempo.
Devozioni catturerà gli spettatori per la forza delle immagini e delle testimonianze e per la ricchezza dei nostri paesaggi e della nostra civiltà».



«Un riconoscimento meritato per uno dei protagonisti della cultura italiana contemporanea»
La nomina dell’archeologo lucano
Massimo Osanna a Capo del Dipartimento per le Attività Culturali (Diac) del Ministero della Cultura rappresenta «un motivo di orgoglio per tutta la Basilicata e una scelta di altissimo profilo per l’intera nazione». Lo ha dichiarato il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, commentando la decisione assunta dal Consiglio dei ministri su proposta del ministro della Cultura, Alessandro Giuli.In una nota ufficiale, il governatore ha espresso le proprie congratulazioni al noto archeologo, formulando «i più sinceri complimenti e auguri di buon lavoro» per il prestigioso incarico che lo vedrà alla guida di uno
dei dipartimenti strategici del Ministero.«Osanna ha già ampiamente dimostrato il suo straordinario valore e le sue capacità manageriali – ha sottolineato Bardi – prima guidando la rinascita del Parco Archeologico di Pompei e successivamente coordinando con successo la Direzione generale Musei».Secondo il presidente della Regione, l’esperienza maturata dall’archeologo lucano e il suo profilo professionale rappresentano una garanzia per il nuovo ruolo. «Siamo certi che la sua competenza, il suo rigore scientifico e la sua visione strategica saranno centrali per governare un dipartimento chiave come il Diac», ha aggiunto.Il Dipartimento per le Attività
Culturali, nato nell’ambito della recente riforma organizzativa del Ministero della Cultura, svolge un ruolo fondamentale nel coordinamento di settori strategici quali lo spettacolo dal vivo, il cinema, l’editoria e la creatività contemporanea.Bardi ha infine evidenziato il valore simbolico della nomina per l’intera regione. «La Basilicata guarda con fierezza ai suoi figli che, grazie al talento, all’impegno e alla dedizione, raggiungono i vertici delle istituzioni culturali del Paese», ha affermato, confermando la piena disponibilità della Regione a collaborare con il nuovo Dipartimento per promuovere e valorizzare il patrimonio culturale e artistico, considerato un

asset fondamentale per lo sviluppo economico e sociale dei territori.La designazione di Massimo Osanna segna dunque un ulteriore riconoscimento
del percorso professionale di uno dei più autorevoli archeologi italiani, chiamato ora a guidare una struttura cruciale per le politiche culturali nazionali.
Sei nuove opere donate arricchiscono la CUnA, Collezione Universitaria d’Arte dell’Università degli Studi della Basilicata, consolidandone il valore come testimonianza sempre più significativa della storia, della cultura e dell’arte locale e nazionale. Le opere, firmate dagli artisti Nicola Filazzola, Vittorio Manno e Angelo Rizzelli, sono collocate presso il Campus Universitario di Matera.È un progetto culturale più ampio e ormai chiaramente riconoscibile: costruire, all’interno dell’università pubblica, un luogo di sedimentazione critica della memoria artistica lucana del contemporaneo. Le opere donate: Scarpe e Discarica di Nicola Filazzola, Monolite velato e Scultura di carta di Vittorio Manno, le incisioni Segni del Silenzio di Angelo Rizzelli entrano in una raccolta che, soprattutto a partire dal 2019, ha progressivamente assunto una precisa fisionomia storico-critica, legata alla volontà di recuperare artisti, esperienze e linguaggi che hanno attraversato la cultura visiva del Mezzogiorno.La collezione sembra nascere proprio da questa consapevolezza: non rivendicare un localismo identitario, ma reinserire la vicenda artistica lucana dentro una storia culturale più ampia, mostrando come il territorio meridionale sia stato un laboratorio di elaborazione estetica, politi-

ca e antropologica.«In questo senso appare significativo - sostiene Mariadelaide Cuozzo, delegata del Rettore alla valorizzazione del Patrimonio Artistico dell’Ateneo - sia l’inserimento delle opere nella rete interuniversitaria delle collezioni d’Arte, sia la scelta degli artisti coinvolti nella Collezione. Da una parte figure storiche legate alla stagione culturale del dopoguerra, dall’altra artisti che continuano a interrogare la memoria e il territorio».La decisione di collocare la collezione dentro gli spazi universitari modifica radicalmente il rapporto tra arte e pubblico. Le opere non sono isolate nel silenzio del museo, ma convivono con la quotidianità dell’università: corridoi, atri, luoghi di passaggio attraversati da studenti, così come ha affermato Elisa Acanfora, Coordinatrice del Corso di Studi in Archeo-

logia e Storia dell’Arte: «Una scelta che assume un valore politico e culturale. In Italia l’arte contemporanea continua spesso a essere percepita come linguaggio riservato a pochi. Le università stesse vengono chiuse dentro pratiche accademiche autoreferenziali, la CUnA prova, invece, a mettere in discussione entrambe queste distanze: quella tra arte e società e quella tra università e spazio pubblico».Il primo nucleo della Collezione risale al 1992, quando per il decennale dell’Università furono acquisiti quattro grandi dipinti dedicati alla storia e alla cultura della Basilicata, realizzati da Luigi Guerricchio, Antonio Masini, Mauro Masi e Nicola Pavese. Da allora la Collezione si è ampliata con le donazioni di Salvatore Sebaste, Giovanni Dell’acqua, Franco Di Pede, Giulio Orioli, Carla Viparelli, Luigi Guer-
ricchio, Antonio Masini, Mauro Masi, Nicola Pavese, Maria Ditaranto, Maria Padula e Giuseppe Antonello Leone, fino alle più recenti acquisizioni.Nel 2019 l’installazione del Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto, sospesa nell’atrio del Campus di Matera, realizzata in cartapesta, non segnava soltanto l’ingresso di un grande nome internazionale nella collezione universitaria, ma introduceva soprattutto l’idea di un dialogo possibile tra arte contemporanea e artigianato.La domanda riguarda adesso il futuro di esperienze come questa: può l’università diventare uno dei nuovi luoghi pubblici dell’arte contemporanea in Italia? L’esperienza dell’Università della Basilicata sembra suggerire che questo sia possibile. A patto però che la collezione continui a vivere non come patrimonio statico, ma come dispositivo critico aperto, capace di generare ricerca, confronto e partecipazione reale.Un elemento decisivo nella costruzione della CUnA è oggi la sua dimensione digitale all’interno del portale di Ateneo con una duplice funzione: da un lato rendere visibile il patrimonio, dall’altro proiettare le istituzioni culturali verso modelli di fruizione digitale e trasparente.La collezione cresce. Il dibattito culturale lucano, forse, dovrebbe fare lo stesso.
MILENA FERRANDINA
DI FABRIZIO QUARATINO
Viviamo immersi in un curioso paradosso: più cerchiamo di capire chi siamo, più il mondo si sente autorizzato a spiegarcelo con una sicurezza che non gli è mai stata richie- sta. È un grande condominio rumoroso, dove tutti parlano di tutti e quasi nessuno ascolta davvero nessuno. Eppure, nel mezzo di questo rumore ben organizzato, esiste un punto silenzioso che non ha bisogno di approvazione: la vita interiore quando smette di contrattare con ciò che la svuota. Non fa scena. Non avvisa. Semplicemente cambia direzione. Non è una rivoluzione da poster motivazionale. È

qualcosa di meno elegante e molto più reale: un «basta» che non chiede consenso, non cerca testimoni e soprattutto non si preoccupa di risultare simpatico. Il mondo, ovviamente, non gradisce questa forma di lucidità. Preferisce persone prevedibili, coerenti nel restare uguali anche quando dentro si sono già spo- state da tempo. È più comodo per tutti: meno domande, meno silenzi scomodi, meno verità da gestire. E così accade la magia rovesciata: chi inizia a rispettarsi viene accusato di cambiare. Come se restare fedeli a sé stessi dovesse coincidere obbligatoriamente con restare immobili. Un’idea geniale, soprattutto per chi non
vuole mai disturbare il proprio comfort. La verità, però, è piuttosto semplice e un po’ irriverente: non si cresce accumulando applausi, ma sottraendo ciò che ci spegne. E la sottrazione, contrariamente a quanto si racconta nei discorsi educati, non è mai elegante. È diretta. A volte scomoda. Quasi sempre fraintesa. Dentro questo processo non c’è nulla di mistico e nulla di teatrale. C’è una pratica quotidiana, testarda: smettere di negoziare con ciò che tradisce la propria dignità interiore, anche quando sarebbe più facile far finta di niente e continuare a sorridere. È qui che cambia tutto senza fare rumore: quando la vita smette di essere una reazione alle aspettative altrui e diventa una direzione che non de-

ve più giustificarsi. E paradossalmente, proprio quando si smette di rincorrere approvazioni, ci si accorge di non essere mai stati davvero fuori posto. Solo distratti. Forse il punto non è diventare «migliori» secondo gli standard del momento. Forse
il punto è diventare integri, anche se questo a qualcuno suonerà come una forma di disobbedienza. E in effetti lo è. Perché la coerenza interiore, quella vera, ha un difetto enorme: non si lascia addomesticare facilmente. E non chiede permesso per esistere.
Lunedì 8 giugno la presentazione del libro edito da Villani Editore, con istituzioni, scuola e studenti per riflettere su istruzione, accoglienza e dialogo interculturale
«Chi
Si terrà lunedì 8 giugno, alle 10.00, nella Sala Basento della Presidenza del Consiglio regionale della Basilicata, la presentazione del libro «Chi può impedirmi di volare?», pubblicato da Villani Editore e compartecipato dal Consiglio regionale della Basilicata. L’iniziativa, organizzata con la partecipazione del Comune di Bella, sarà un momento di riflessione sui temi dell’inclusione, dell’integrazione, della crescita personale e del valore dell’istruzione come strumento di emancipazione. Alla presentazione interverranno il presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Marcello Pittella, il sindaco del Comune di Bella, Leonardo Sabato, il dirigente dell’Istituto comprensivo «M. Carlucci» Baragiano-Bella, Lorenzo Rispoli, il docente della scuola secondaria di primo grado di Bella Mario Priore, la vicepresidente dell’associazione «Io Isabella» di Bella, Rosanna Leone, e l’assessore alla Cultura del Comune di Bella, Angela Carlucci. A moderare l’incontro sarà Mario Coviello, già dirigente dell’Istituto comprensivo di Bella. Saranno inoltre presenti Dounia Chefaoui, protagonista del rac-
conto, e l’editore Franco Villani. Nel corso della manifestazione sono previste letture di alcuni brani del volume a cura degli alunni della classe III A della scuola secondaria di primo grado di Bella. L’evento intende offrire un’occasione di approfondimento e condivisione attorno a una storia di coraggio, determinazione e speranza, capace di parlare soprattutto alle giovani generazioni. Al centro dell’incontro ci saranno i valori dell’accoglienza, della partecipazione e del dialogo interculturale, anche nel ricordo della professoressa Maria Teresa Cianciotta.



