GIOVEDÌ 5 NOVEMBRE 2026 • ANNO XI N. 249
Direttore Responsabile Rosa MOLLICA Direttore Editoriale Alessandro SANSONI • redazione@lecronache.info
ATTAcchI hAcker e frIgOrIferI sAbOTATI NeI superMercATI, LA rIveNdIcAzIONe ArrIvA cON uN vIdeO suI sOcIAL
I filorussi sfidano l’europa Minacce anche a reti idriche e centrali elettriche. palazzo chigi riferisce un impatto limitato in Italia
Errichetti a pag 5
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sIgILLI A uNA cAsA d’AppuNTAMeNTI L’inchiesta della procura di potenza. sequestrato l’appartamento dei presunti incontri a pagamento e 225mila € in contanti. Tre le persone indagate _
L’edITOrIALe
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Dalla Regione 2,5 milioni annui aggiuntivi, il dg Ramunno: «Rafforziamo un presidio essenziale per il territorio e la salute dei cittadini»
La “valanga blu” ha travolto Trump
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robabilmente neanche Donald Trump si aspettava una sconfitta così netta. E invece si è trovato di fronte a un risultato elettorale che merita di essere definito “una valanga blu”, dal colore che contraddistingue i democratici americani. Il presidente americano ha pagato innanzitutto il tradimento delle promesse fatte in (...)
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Servizio a pag 18
LA NOMINA Il deputato di FdI eletto per acclamazione dei Paesi Membri: «Mi spinge a dare il massimo»
Ince, terzo mandato per caiata pOTeNzA e MATerA ceLebrANO iL ricOrdO dei cAduTi
4 Novembre, dalle Istituzioni un messaggio di pace e unità
a pag 9
INfrAsTruTTure
Sulla mobilità in regione, Napoli (FdI): «La Basilicata non deve più considerarsi periferia. Può diventare cerniera del mezzogiorno»
■ Servizio
a pag 14
_ dIgA deL reNdINA
Il Mit dà l'ok tecnico al progetto esecutivo per il ripristino dello sbarramento, Pepe: «Risultato importante»
■ Servizio
a pag 28
_ MATerA
Progetto Comune attacca Nicoletti sulle presunte “dimissioni in bianco”: «Nessuna trattativa col sindaco»
La vignetta di Mario Bochicchio Servizio a pag 13
■ Servizio
Servizi alle pag 20 e 21
■ Servizio
a pag 28
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Italia e Mondo I Democratici ripartono da una nuova generazione di leader e da un'identità meno ideologica
La “valanga blu” ha travolto Trump
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DI ALESSANDRO SANSONI
robabilmente neanche Donald Trump si aspettava una sconfitta così netta. E invece si è trovato di fronte a un risultato elettorale che merita di essere definito “una valanga blu”, dal colore che contraddistingue i democratici americani. Il presidente americano ha pagato innanzitutto il tradimento delle promesse fatte in questi anni agli elettori: la fine delle guerre e il rilancio dell’economia americana sulla base dello slogan “America First” su tutte. Forse il giudizio è ingeneroso. Non abbiamo la controprova, ma è possibile che le cose sarebbero andate peggio se non fosse tornato alla Casa Bianca due anni fa. Forse se alle presidenziali avesse vinto Kamala Harris non ci sarebbe stato nessuno a “trattenere” le tendenze di lungo periodo che determinano la politica interna e internazionale americana. Fatto sta che chi lo ha sostenuto è rimasto deluso. O almeno è stato così per un numero di elettori sufficiente a determinare non solo la perdita della maggioranza repubblicana alla
__Trump e Talarico
Camera dei Rappresentanti, ma anche al Senato. Se questo provocherà un’impasse nel funzionamento del governo federale, con una contrapposizione senza compromessi tra Congresso e Casa Bianca ce lo diranno solo le prossime settimane. L’aspetto più interessante che si evince da questo risultato delle elezioni di Midterm, però, è la trasformazione che ha avviato il Partito Democratico. Innanzitutto l’avanzata di una generazione (finalmente) di politici nati tra gli anni Ottanta e Novanta. Un dato ancor più interessante è, però, rappre-
sentato dal profilo di candidati come James Talarico, in grado di sottrarre consenso ai repubblicani. Talarico, che è riuscito ad espugnare il Texas, uno Stato in cui dal 1988 i democratici non eleggevano un senatore, è quanto di più lontano ci sia da un’icona del progressismo liberal come Alexandria Ocasio-Cortez. È cattolico, cita la Bibbia, ha la faccia da bravo ragazzo di provincia. Qualcuno dice che è addirittura riuscito a far tornare Dio nel perimetro dell’immaginario “democrats”: un successo non da poco in un paese in cui il
Signore è citato anche nella Costituzione. Che tra l’altro cade a fagiolo, in un’elezione alla quale ha partecipato col suo voto anche Leone XIV, il papa americano, rompendo una tradizione secolare (è il primo Pontefice a votare in una consultazione democratica) e lasciando intuire di avere a cuore il futuro politico del suo paese di origine. È probabile che un partito democratico meno ideologico, più vicino alle sensibilità dei gli Stati dell’America Profonda e, soprattutto, libero dall’influenza del “wokismo”, possa presentarsi alle
prossime elezioni presidenziali con ottime chance di vittoria. E questo suona come un campanello d’allarme per i Repubblicani che, per il momento, non sembrano avere alternative credibili alle speranze suscitate da Trump, tanto più che le iniziative di quest’ultimo, a cominciare in particolare dalla guerra contro l’Iran, rischiano di compromettere in modo irreparabile la figura di quello che fino a pochi mesi fa sembrava essere l’enfant prodige della politica statunitense e il naturale candidato alla successione del tycoon: J.D. Vance.
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Prudenza da parte del Governo e della maggioranza
La sinistra italiana esulta per gli USA L’
L'universo MAGA ora deve ricostruire una sua identità partendo dai motivi della vittoria di Trump alle ultime presidenziali
DI ROBERTO LAMATTINA
esito delle elezioni di Midterm negli Stati Uniti, caratterizzato dalla vittoria dei Democratici alla Camera e al Senato, ha provocato reazioni nettamente contrapposte nell’arena politica italiana, tracciando un solco marcato tra la cautela della maggioranza di governo e l’entusiasmo delle opposizioni di centrosinistra. LA PRUDENZA DEL CENTRODESTRA Dal fronte del centrodestra ha prevalso una linea di prudenza e pragmatismo diplomatico. La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha scelto di rinviare ogni commento per concentrarsi sulle celebrazioni del 4 novembre all'Altare della Patria, mentre da Palazzo Chigi è filtrata la volontà di mantenere salda l'alleanza transatlantica a prescindere dal nuovo assetto del Congresso. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ridimensionato la portata politica del voto affermando che avere rapporti con i repubblicani non significa essere trumpiani e ribadendo la natura conservatrice ed europeista dell'esecutivo. Sulla stessa linea, il ministro della Difesa Guido Crosetto e i rappresentanti di Lega e Fratelli d'Italia hanno sottolineato come il
risultato risponda a dinamiche interne americane e non alteri in alcun modo la cooperazione strategica nell'ambito della NATO. LA SINISTRA ESULTA Sul versante opposto, i leader dell'opposizione hanno accolto il successo democratico con aperto entusiasmo, interpretandolo come un segnale di cambiamento rilevante anche per la politica europea e nazionale. La segretaria del PD Elly Schlein ha evidenziato come il voto dimostri che la speranza delle persone sa prevalere sull’arroganza delle destre, mentre Matteo Renzi ha parlato di un ridimensionamento del trumpismo paragonando l'esito al mito di Davide contro Golia, affiancato nella soddisfazione anche da Carlo Calenda. Allo stesso tempo, Giuseppe Conte per il Movimento 5 Stelle e i vertici di Alleanza Verdi e Sinistra, con Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, hanno letto la vittoria dem come un chiaro rifiuto da parte dei cittadini verso il riarmo, la spesa militare e l'aumento del costo della vita. In sintesi, mentre il centrosinistra ha cercato di sfruttare la battuta d'arresto dei Repubblicani per rinvigorire le proprie battaglie interne, l'esecutivo si è mosso per rassicurare gli alleati internazionali, confermando la continuità dell'asse stra-
tegico tra Roma e Washington al di là dei mutamenti parlamentari oltreoceano. LA FINE DEL TRUMPISMO? La sconfitta repubblicana merita un approfondimento che forse non si può fare in tempi così veloci. Trump ha sconfitto prima le gerarchie repubblicane, poi il Partito Democratico e tutto l'establishment del deep state Usa. Ha vinto sulla base di una sorta di protezionismo ed isolazionismo americano. Sulla base di questo principio è nato l'universo MA-
GA. Da questo elettorato Trump ha parzialmente divorziato a causa degli effetti sull'economia americana dell'interventismo militare. Chi festeggia la fine del MAGA potrebbe avere fatto male i conti. Quella cultura americana esiste ancora, non si è riconosciuta in Trump perché il Tycoon ha cambiato idea nella prassi governativa. Cosa accadrà adesso con un parlamento governato dagli immigrati e dai musulmani è una partita nuova. Alcune volte in guerra per vincere si deve perdere una battaglia.
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Frigoriferi sabotati nei supermercati, la rivendicazione arriva con un video sui social
Attacchi hacker, i filorussi sfidano l’Europa Minacce anche a reti idriche e centrali elettriche, ma restano da accertare responsabilità e collegamenti tra gli episodi. Palazzo Chigi riferisce un impatto limitato in Italia e nessun rischio sanitario emerso
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DI VITO ERRICHETTI
ai frigoriferi dei supermercati alle centrali elettriche: nel video di rivendicazione, la minaccia si allarga. Noname057(16) e Z-Pentest, i due gruppi filorussi che si attribuiscono gli attacchi agli impianti di refrigerazione europei, sostengono di poter colpire anche reti idriche, stabilimenti industriali e depositi alimentari. Il filmato, rilanciato dal Tg1 il 4 novembre, non risolve il nodo principale: chi abbia materialmente condotto le intrusioni e quali episodi siano collegati.Gli autori sostengono di non aver avuto bisogno di malware: sarebbe bastato sfruttare le funzionalità integrate nei sistemi. Una dichiarazione che dice poco su come siano entrati davvero. Non risultano conferme indipendenti che attribuiscano ai due collettivi l’intera serie di episodi: anche la pubblicazione attraverso un canale riconducibile a NoName non dimostra chi abbia condotto gli attacchi.I precedenti esistono. NoName è nota soprattutto per gli attacchi DDoS contro siti istituzionali, ma una ricerca di Forescout del 22 ottobre documenta oltre venti attacchi rivendicati contro sistemi di refrigerazione dall’inizio del 2026, indicando proprio le due sigle tra le più attive. Un contesto che rende plausibile il messaggio, senza dimostrarne la veridicità. LA CRONOLOGIA A metà ottobre erano stati colpiti centinaia di supermercati francesi. Reuters aveva inizialmente riferito di circa 350 esercizi coinvolti; ricostruzioni successive, comprese informazioni attribuite alla procura di Parigi, hanno indicato circa 700 vittime.Nei primi giorni di novembre sono emerse nuove segnalazioni in Belgio, Svezia, Irlanda, Estonia, Finlandia, Paesi Bassi e Lussemburgo, seguite da casi in altri Paesi, Italia compresa. In alcuni esercizi sono state riferite temperature fino a 50 gradi e grandi quantità di alimenti da eliminare. In Svezia sono stati interessati punti vendita ICA e Coop.La
rivendicazione arriva circa tre settimane dopo gli episodi francesi, ma non chiarisce quali attacchi i gruppi intendano attribuirsi. Se riguarda soltanto novembre, non si può parlare di tre settimane di silenzio; se comprende ottobre, resta da spiegare il ritardo. PROTEZIONI ELEMENTARI Il CERT-FR ha segnalato compromissioni di sistemi di controllo prodotti da Danfoss, Copeland e Dixell. Censys, il 2 novembre, ha individuato poco più di mille interfacce Danfoss StoreView raggiungibili da Internet nel mondo: esposizione non significa automaticamente vulnerabilità o violazione.Vincent Strubel, direttore dell’agenzia francese Anssi, ha richiamato carenze elementari nella sicurezza, dall’esposizione diretta degli apparati alle password deboli. L’aggettivo «sofisticato» va quindi usato con cautela: un ingresso banale può produrre danni gravi. La somiglianza degli effetti non dimostra, però, un’unica operazione.La questione riguarda anche chi deve garantire la sicurezza degli impianti. Quando gestione del punto vendita, manutenzione e accesso remoto fanno capo a soggetti diversi, le responsabilità sulla prote-
zione dei sistemi devono essere definite con chiarezza. IL QUADRO ITALIANO Giuseppe Spadaro, direttore generale di Coop Radenza, ha confermato attacchi ad almeno quattro supermercati siciliani. Giovanni Arena, amministratore delegato del gruppo omonimo e rappresentante di Federdistribuzione per la Sicilia, ha riferito di circa venti punti vendita coinvolti nell’isola, tre dei quali appartenenti al franchising del gruppo. Conad ha segnalato tre esercizi in Sicilia e due in Veneto. Altri casi sono emersi in Toscana, EmiliaRomagna, Sardegna e Abruzzo. I numeri non vanno sommati automaticamente: manca un bilancio consolidato.Il presidente di Federdistribuzione, Carlo Alberto Buttarelli, ha richiamato la maggiore esposizione delle realtà più piccole. L’associazione ha invece riferito di non registrare criticità nelle reti delle proprie imprese di medie e grandi dimensioni.Dopo la riunione del 3 novembre con Alfredo Mantovano, Francesco Lollobrigida, Acn e intelligence, Palazzo Chigi ha riferito un impatto fortemente limitato e nessun caso emerso di rischio sanitario riconducibile agli scongelamenti. L’Acn ha
richiamato distribuzione, logistica alimentare, refrigerazione industriale e manutentori a rafforzare le protezioni. Le anomalie vengono segnalate ai Nas dei Carabinieri. LA RISPOSTA POLITICA Crosetto e Donzelli hanno richiamato la necessità di contrastare le minacce ibride e investire nella sicurezza. A Bruxelles, la commissaria Hadja Lahbib ha indicato gli attacchi ai supermercati tra i rischi ormai concreti, accanto a quelli contro ospedali, comunicazioni e processi elettorali.Il commissario all’Agricoltura Christophe Hansen ha parlato di un tentativo deliberato di interrompere gli approvvigionamenti e minare la fiducia dei consumatori, precisando che la sicurezza alimentare europea non risulta al momento a rischio. Coldiretti chiede un piano straordinario per proteggere la filiera. Il Codacons prospetta possibili carenze e rincari, non effetti già accertati su scala nazionale. OLTRE I SUPERMERCATI Il caso più delicato riguarda l’Établissement français du sang. L’ente ha confermato un incidente presso un fornitore di apparecchiature frigorifere, con alterazioni dei parametri degli impianti in tre
siti. Il nome di Coolworld è emerso nelle ricostruzioni giornalistiche; l’azienda ha riferito di un numero limitato di proprie unità interessate da un incidente relativo a un software fornito da terzi.I prodotti conservati, comprese sacche di plasma destinate alle trasfusioni e alla produzione di medicinali, sono stati messi in sicurezza. Non risultano perdite né conseguenze sanitarie. Gli eventuali collegamenti con gli attacchi ai supermercati restano da accertare.Tra la retorica della guerra ibrida e le debolezze dei sistemi c’è una distanza da misurare. Le due cose possono convivere, ma una protezione insufficiente non identifica chi l’ha superata: un apparato statale, un collettivo di attivisti o un opportunista. Le sigle filorusse non dimostrano, da sole, una regia di Mosca.Nelle informazioni disponibili non risultano richieste di riscatto. Forse l’obiettivo è colpire un gesto quotidiano, ottenendo danni visibili e un’alta resa simbolica. Resta un’interpretazione. Il problema concreto ha già superato la distribuzione alimentare: quanto sono protetti gli impianti di ospedali, farmacie e laboratori, dove mantenere la temperatura significa garantire anche la sicurezza delle cure?
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Come un piano per ridisegnare il potere ha creato le condizioni della propria sconfitta
Libia, il progetto emiratino-americano Le contraddizioni dietro il fallimento S
DI AHMED ZAHER
addam Haftar è tornato da Ankara senza aver ottenuto, almeno sul piano politico, i risultati che cercava. Subito dopo si è diretto al Cairo, dove i suoi rapporti con le autorità egiziane avevano attraversato mesi di crescente tensione. Eppure, per anni, l’Egitto era stato uno dei principali sostenitori dell’apparato militare costruito da suo padre nella Libia orientale.Pochi giorni dopo, il 30 ottobre 2026, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione 2835, prorogando il mandato della Missione ONU in Libia fino alla fine di ottobre 2027 e confermando il ruolo centrale delle Nazioni Unite nel processo politico.A mio avviso, questi due sviluppi segnano il fallimento del progetto emiratinoamericano nella sua formulazione originaria. Il viaggio ad Ankara mostra le difficoltà incontrate nel completare gli accordi politici su cui il progetto si basava. La decisione del Consiglio di Sicurezza rappresenta invece il suo certificato di morte politica.Il progetto conteneva fin dall’inizio contraddizioni che si sono aggravate durante la sua attuazione. Gli strumenti scelti per garantirne il successo hanno finito per contribuire al suo fallimento. UN OBIETTIVO AMERICANO, UNA STRATEGIA COSTRUITA DAGLI EMIRATI L’iniziativa nasce da un interesse strategico precedente degli Stati Uniti: assumere un controllo sem-
pre più diretto sulla gestione della crisi libica, riducendo il peso dei meccanismi multilaterali e concentrando il processo decisionale nell’orbita di Washington.La Libia occupa una posizione fondamentale tra il Nord Africa, il Sahel e il Mediterraneo centrale. Le sue risorse petrolifere e di gas naturale, insieme alla sua posizione geografica, ne fanno un paese importante per gli equilibri energetici, economici e di sicurezza dell’intera regione. Avere un’influenza decisiva sulle scelte politiche libiche significa quindi disporre di uno strumento che va ben oltre i confini del paese.Per Washington, una gestione più diretta della questione libica avrebbe anche permesso di superare alcuni limiti imposti dalle istituzioni internazionali. Gli Stati Uniti sono membri permanenti del Consiglio di Sicurezza e dispongono del diritto di veto, ma non possono determinare da soli ogni decisione. Devono confrontarsi con gli altri membri permanenti, tra cui Russia e Cina, e con i dieci membri eletti, ciascuno portatore di interessi e posizioni differenti.Da questa prospettiva nasceva l’interesse per una soluzione negoziata al di fuori dei tradizionali meccanismi multilaterali, da presentare successivamente alle istituzioni internazionali come un accordo già raggiunto, in attesa di riconoscimento e sostegno.Abu Dhabi ha colto questa direzione della politica americana e vi ha visto un’opportunità per valorizzare l’influenza costruita negli anni all’interno delle diverse componenti del conflitto libico. Gli Emirati Arabi Uniti
avevano investito a lungo in relazioni politiche, militari ed economiche con importanti centri di potere locali. Preservare queste reti e rafforzarne il ruolo nel futuro assetto istituzionale era diventato parte dei loro interessi regionali.Gli Emirati hanno quindi lavorato a una formula di condivisione del potere capace di rispondere agli obiettivi americani e, nello stesso tempo, di garantire la continuità della propria influenza in Libia.L’obiettivo strategico era americano, la costruzione politica era emiratina e gli strumenti per realizzarla erano libici. DA ABU DHABI A WASHINGTON Il lavoro diplomatico degli Emirati non è iniziato da zero. Era stato preceduto da un graduale cambiamento nei rapporti tra i gruppi di potere della Libia orientale e occidentale. Interessi economici condivisi avevano aperto la strada a contatti politici tra ambienti che, negli anni della guerra, si erano trovati su fronti contrapposti.Nell’estate del 2022 Abu Dhabi aveva ospitato contatti tra rappresentanti delle famiglie Haftar e Dbeibah. Con il passare del tempo, questi rapporti sono diventati più strutturati, anche grazie al crescente ruolo di Saddam Haftar e Ibrahim Ali Dbeibah nella gestione dei dossier comuni.Gli Emirati hanno individuato in questa convergenza la possibilità di costruire un accordo politico fondato su centri di potere già esistenti. Una soluzione più semplice da gestire rispetto a un negoziato aperto a tutte le componenti politiche, istituzionali e militari del paese.Mohammed bin Za-
yed ha avuto un ruolo centrale in questa strategia, grazie ai rapporti sviluppati con i principali interlocutori libici e alla capacità degli Emirati di utilizzare strumenti politici, economici e di sicurezza per avvicinare posizioni differenti.Nel gennaio 2026 Massad Boulos ha incontrato Mohammed bin Zayed ad Abu Dhabi, in una fase importante per l’evoluzione dei rapporti legati all’iniziativa. Gli accordi sulla gestione del bilancio e delle risorse pubbliche avevano già creato una base sulla quale costruire una possibile intesa politica.Si era così delineata una situazione paradossale. Le stesse forze che non riuscivano a trovare un accordo sulla struttura dello Stato erano capaci di raggiungere compromessi quando si trattava di distribuire risorse e benefici.Abu Dhabi ha cercato di trasformare queste intese in una formula di ripartizione del potere tra Saddam Haftar, la famiglia Dbeibah e i rispettivi alleati, promuovendola attraverso Massad Boulos negli ambienti dell’amministrazione americana come una possibile via per unificare le istituzioni e superare la divisione del paese.Secondo la formula discussa nei negoziati riservati, Saddam Haftar avrebbe assunto la presidenza del Consiglio presidenziale, mentre Ibrahim Ali Dbeibah sarebbe diventato primo ministro. L’intero progetto puntava a concentrare le decisioni in una rete ristretta di interlocutori, capaci di garantire l’attuazione degli accordi e la gestione delle risorse, riducendo il peso delle istituzioni e delle forze rimaste fuori dall’intesa.
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www.lecronache.info LA COSTRUZIONE DI UNA LEADERSHIP E I LIMITI DEL CONTROLLO ESTERNO L’investimento politico su Saddam Haftar non si è limitato al suo ruolo nell’apparato militare costruito dal padre. In un periodo relativamente breve, Saddam ha avuto accesso a importanti canali diplomatici e militari, sviluppando rapporti diretti con governi e interlocutori internazionali.Questo processo ha contribuito a trasformarlo progressivamente da comandante all’interno della struttura familiare a possibile protagonista della futura leadership politica libica.La sua ambizione, la rapidità con cui ha cercato di ampliare il proprio ruolo e un’esperienza politica autonoma ancora limitata lo rendevano un interlocutore sul quale i sostenitori esterni potevano cercare di esercitare una forte influenza.Un precedente storico utile per comprendere questo meccanismo è il rapporto tra Lawrence d’Arabia e il principe Faisal bin Hussein. In un contesto profondamente diverso, quella vicenda mostra come le potenze straniere possano contribuire alla formazione e all’affermazione di leadership locali per perseguire obiettivi strategici più ampi.L’esperienza hashemita ha mostrato anche i limiti di questo investimento. La famiglia perse il controllo dell’Hegiaz e, nel 1958, terminò anche il suo regno in Iraq. L’unica monarchia hashemita rimasta fu quella giordana, che, a causa delle risorse limitate e delle pressioni geopolitiche, si è trovata a svolgere soprattutto una funzione di custodia degli equilibri regionali esistenti. Il sostegno esterno può favorire l’ascesa di un leader, ma non garantisce che i suoi interessi rimangano sempre allineati con quelli dei suoi sostenitori. Con l’aumento del potere e delle relazioni internazionali, crescono anche le possibilità di cercare nuove alleanze e margini di au-
tonomia.È una contraddizione che sarebbe emersa anche nel percorso di Saddam Haftar, soprattutto nei suoi rapporti con alcuni attori regionali e nel tentativo di ampliare il proprio spazio politico oltre gli equilibri sui quali era stato costruito il progetto. RIDURRE GLI INTERLOCUTORI, MOLTIPLICARE LE OPPOSIZIONI Uno degli elementi centrali della strategia emiratina era la riduzione del numero di soggetti in grado di influenzare il progetto. Ogni istituzione indipendente, ogni organismo di controllo e ogni formazione armata estranea agli accordi rappresentavano un possibile ostacolo. Questa logica ha interessato anche gli equilibri interni alla famiglia Haftar. L’ascesa di Saddam verso un ruolo politico nazionale richiedeva una maggiore concentrazione del potere nelle sue mani e una riduzione dell’autonomia degli altri centri decisionali familiari e militari.In questo contesto si inseriscono anche le tensioni tra gli organismi incaricati della supervisione delle istituzioni e della spesa pubblica, come l’Autorità di controllo amministrativo, la Corte dei conti e l’Autorità nazionale anticorruzione. Concentrare le competenze in un numero minore di istituzioni avrebbe reso più semplice controllare le decisioni, soprattutto quelle riguardanti il bilancio e la distribuzione delle risorse.Ma in Libia il potere non dipende soltanto dalle cariche ufficiali. È distribuito tra istituzioni, gruppi armati, reti economiche, relazioni sociali e collegamenti regionali. Per questo, l’esclusione di alcuni soggetti non ha eliminato la loro capacità di influire sugli sviluppi politici.Diverse componenti sociali, territoriali e militari della Libia occidentale hanno continuato a opporsi a una soluzione che le avrebbe lasciate fuori dalla futura distribuzione del potere. Anche queste forze aveva-
no interessi propri, non necessariamente coincidenti con quelli della costruzione di uno Stato unitario.I promotori dell’iniziativa pensavano di ridurre i rischi limitando il numero dei partecipanti. Hanno invece contribuito ad allargare il fronte degli oppositori.Uno Stato non si costruisce riunendo soltanto chi è già d’accordo, ma creando istituzioni capaci di organizzare la convivenza tra soggetti diversi. L’EMARGINAZIONE DI AGUILA SALEH E IL DETERIORAMENTO DEI RAPPORTI CON L’EGITTO In un mio precedente articolo, “Dal comandante generale al governatore generale”, avevo analizzato l’emarginazione politica di Aguila Saleh come parte di un processo più ampio: il trasferimento del centro decisionale della Libia orientale dalle istituzioni esistenti alla struttura militare e familiare legata agli Haftar.La questione andava oltre la presidenza della Camera dei rappresentanti. Riguardava la trasformazione di un potere militare in una leadership politica capace di controllare direttamente il futuro assetto istituzionale. Aguila
Saleh rappresentava anche uno dei punti di riferimento attraverso i quali l’Egitto aveva costruito e mantenuto la propria influenza nella Libia orientale. La sua emarginazione ha quindi alterato un equilibrio consolidato nel corso degli anni.A rendere la situazione più delicata è stato il progressivo avvicinamento di Saddam Haftar alla Turchia, soprattutto nei dossier della cooperazione militare e dell’accordo sulla delimitazione marittima nel Mediterraneo orientale.Il Cairo ha sempre considerato la Libia orientale un’area essenziale per la propria sicurezza e per la propria influenza regionale. Ritrovarsi davanti a cambiamenti così profondi all’interno dello stesso schieramento che aveva sostenuto significava dover rivedere una parte importante dei propri calcoli strategici.Le polemiche emerse anche nei media egiziani hanno mostrato quanto questi sviluppi fossero diventati sensibili.L’ascesa della nuova leadership nella Libia orientale stava quindi modificando gli equilibri regionali che, per anni, avevano contribuito a sostenere il potere della stessa famiglia Haftar.
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venerdì 5 novembre 2026
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GIALLO DI PIETRACATELLA Sentito anche il giornalista che ha scritto l’instant book sul caso
La pista del politico viene smentita e in Questura si interroga un libro I
DI TIZIANA MAGRÌ
n undici mesi, sul caso di Pietracatella, è stata data per certa una sola cosa. Lo screening tossicologico affidato al Centro antiveleni di Pavia ha analizzato oltre mille sostanze – farmaci, cannabinoidi, tossine batteriche, allucinogeni, funghi, veleni di ogni genere – e ha restituito un unico riscontro positivo: la ricina. Tutto il resto, da allora, è stato annunciato e poi ritirato. Un puzzle che stenta acomporsi. L’ultima volta è stato martedì. L’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara, pareva avere un elemento nuovo, l’audizione di una figura politica molisana vicina a Gianni Di Vita, ripresa dalle agenzie come un’indiscrezione. Ventiquattro ore dopo sarebbe stata ridimensionata, non dalla Procura, ma dalla stessa trasmissione che l’aveva lanciata. E secondo quanto si apprende in ambito locale la persona chiamata in causa avrebbe negato ogni suo coinvolgimento da parte degli inquirenti. Dalla Procura, sul merito, nessuna parola. Intanto ieri mattina, però, un nuovo atto c’è stato. E riguarda un libro. La Squadra Mobile ha convocato in Questura a Campobasso Agostino Rocco, giornalista di Isernia e autore dell’instant book “Il delitto di Pietracatella”, in vendita
da pochi giorni. È rimasto negli uffici circa un’ora. Prima di entrare ha parlato con i cronisti, sottolineando di non aver indicato colpevoli e di essersi solo limitato a raccontare gli aspetti dell’indagine in corso, attraverso le voci del paese. All’uscita, incalzato dai colleghi, non ha voluto rilasciare dichiarazioni sui motivi della convocazione. Né è noto in quale veste sia stato sia stato sentito. SEGRETO PROFESSIONALE Se le domande hanno riguardato le fonti, il nodo è giuridico prima che giornalistico. Un giornalista chiamato a deporre può opporre il segreto professionale sui nomi di chi gli ha fornito le notizie, e soltanto il giudice può ordinargli di indicarle, quando la notizia sia indispensabile ai fini della prova e non accertabile per diversa via. Su quell’ora davanti agli inquirenti, e su che cosa il giornalista abbia riferito, resta il massimo riserbo. Resta che per la prima volta in undici mesi un atto dell’indagine non riguarderebbe il veleno, ma il racconto del veleno. E quel racconto, in cinque settimane, si è ripetuto tre volte con lo stesso copione: una svolta annunciata, qualche ora di clamore, il silenzio. A inizio ottobre era stato dato per individuato l’indirizzo IP dal quale sarebbero partite le ricerche in rete sulla ricina, e la Procura smentì che fosse stato trovato. Il
22 ottobre era stata data per acquisita l’assenza della tossina nei centotrentuno reperti inviati ai laboratori del Robert Koch di Berlino, e cinque giorni dopo si è saputo che quelle analisi non erano ancora state concluse. Martedì è arrivata l’audizione della figura politica, ritirata il giorno successivo da chi l’aveva annunciata. E già in queste ore, circolerebbe l’attesa di «un’attivita grossa» da parte degli investigatori. Nessuno sa dire quale, su chi e né dove. L’appuntamento si sposta di ventiquattro ore, stando alle indiscrezioni. È la quarta attesa in cinque settimane, e come le precedenti si regge da una sola informazione: che qualcosa stia per succedere. QUEL CHE SI MUOVE DAVVERO Da Berlino non arriva nulla. Il Robert Koch-Institut, a cui è stata affidata la consulenza tecnica sui reperti e sugli alimenti prelevati il 30 luglio in via Risorgimento, ha ottenuto trenta giorni di proroga, con termine il 30 novembre, e trapelerebbe che a fine mese potrebbe arrivarne un’altra. È ferma anche la via informatica: i dispositivi della famiglia Di Ielsi-Di Vita sono stati acquisti il 29 settembre, con una ventina di ore di copie forensi, ma l’analisi dei contenuti comincerà soltanto nelle prossime settimane. Undici mesi dopo la tragica vicenda. Sul filone sanitario, invece, gli at-
ti si sono susseguiti: nelle settimane è stato risentito un infermiere e riconvocato il primario di Rianimazione del Cardarelli, l’ospedale dove Antonella, cinquant’anni e Sara, quindici, furono assistite per sospetta intossicazione alimentare prima di morire, il 27 e il 28 dicembre. I fascicolo sul caso ricina, infatti, sono due: quello per duplice omicidio volontario aggravato dall’uso di mezzo venefico, aperto ad aprile, resta a carico di ignoti dopo circa un anno e dopo duecentocinquanta persone sentite dagli inquirenti; il secondo, invece, sulla gestione dei due casi, ha i suoi indagati, e sono cinque medici. Nessuna perizia è stata in grado di sciogliere: attraverso che cosa la ricina sia arrivata alle due vittime. La settimana scorsaè stato sentito l’addetto al ritiro dei rifiuti in servizio il 24 dicembre, il giorno in cui sarebbe – secondo il verbale delle dichiarazioni di Gianni Di Vita – i residui della cena e la vaschetta che conteneva le cozze finirono nell’immondizia. Undici mesi dopo resta quel che si sapeva all’inizio dell’inchiesta: una tossina individuata fra mille, e nessuna idea di come sia entrata in quella casa. Di certo, in questa storia, c’è soltanto ciò che hanno stabilito le centinaia di pagine della relazione scientifica del professor Carlo Locatelli: fra mille sostanze cercate era presente solo la ricina.
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Cronache Lucane L’assessore all’Ambiente e alla Transizione energetica: «Investiamo sulle competenze, sulla professionalità e sulla capacità di intervento dell’Agenzia»
Ad Arpab dalla Regione 2,5mln annui aggiuntivi, Mongiello: «Scelta precisa» L
a Giunta regionale della Basilicata guidata dal presidente Bardi, su proposta dell’assessore all’Ambiente e alla Transizione energetica, Laura Mongiello, con la deliberazione numero 697 del 30 ottobre scorso, ha approvato uno stanziamento aggiuntivo di 2,5 milioni di euro annui, a carattere stabile e strutturale, destinato all’Arpab per sostenere il piano di adeguamento organizzativo e il rafforzamento degli organici dell’agenzia. Un investimento che consentirà di proseguire e completare il percorso di riorganizzazione avviato con la Legge regionale numero 1 del 2020, attraverso il potenziamento delle competenze tecniche, scientifiche e operative necessarie a garantire un sistema di tutela e controllo ambientale sempre più efficace. La scelta di destinare risorse permanenti all’Arpab risponde, infatti, alla necessità di assicurare continuità alla programmazione delle attività e di dotare l’agenzia degli strumenti e delle professionalità indispensabili per affrontare le cre-
scenti esigenze di monitoraggio, prevenzione e controllo del territorio. L’incremento delle risorse permetterà, in particolare, di dare piena attuazione al piano assunzionale previsto nell’ambito della riforma, contribuendo a superare le carenze di personale e a consolidare la capacità operativa dell’Agenzia. «Con questo provvedimento – dichiara l’assessore Mongiello – compiamo una scelta precisa: investire in maniera stabile sulle competenze, sulla professionalità e sulla capacità di intervento dell’Arpab. Non si tratta soltanto di incrementare le risorse disponibili, ma di mettere l’agenzia nelle condizioni di esercitare pienamente le proprie funzioni, rafforzando un presidio fondamentale per la tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini. Abbiamo voluto dare continuità a un percorso di riorganizzazione che richiede programmazione, personale qualificato e obiettivi chiari. La qualità dei controlli ambientali, l’affidabilità dei dati scientifici e la capacità di intervenire tempestivamente
nelle situazioni di criticità sono elementi essenziali per garantire sicurezza ai territori e fiducia alle comunità. È questa la direzione nella quale intendiamo continuare a lavorare, con l’obiettivo di rendere l’Arpab sempre più efficiente, autorevole e vicina alle esigenze della Basilicata». Lo stanziamento si inserisce in una più ampia strategia di potenziamento delle attività dell’agenzia, accompagnata da specifici obiettivi organizzativi e operativi. Tra le priorità figurano il completamento dei percorsi di accreditamento e certificazione dei laboratori, il miglioramento dell’affidabilità e della qualità dei sistemi di monitoraggio, la piena operatività del Centro di monitoraggio ambientale regionale e il rafforzamento delle attività ispettive, con particolare attenzione agli impianti soggetti ad Autorizzazione integrata ambientale e alle aree interessate da attività estrattive. Centrale sarà anche il potenziamento della capacità di risposta alle emergenze e alle criticità ambientali, attraverso una presenza più
strutturata e qualificata sul territorio. Particolare attenzione è riservata, inoltre, al miglioramento delle conoscenze scientifiche sul territorio lucano, anche attraverso la mappatura dei valori di fondo naturali, da realizzare in collaborazione con Ispra, Università, Cnr e Fondazione Farbas. Si tratta di un’attività di rilevante interesse strategico, finalizzata ad acquisire informazioni sempre più approfondite sulle caratteristiche ambientali della Basilicata, mettendo a disposizione delle istituzioni strumenti conoscitivi utili alla pianificazione, alla gestione del territorio e al miglioramento dei processi decisionali e amministrativi. Il percorso di rafforzamento dell’Arpab comprende anche il consolidamento delle attività di ricerca e delle collaborazioni con il sistema nazionale delle Agenzie ambientali, con il mondo universitario e con gli enti di ricerca, valorizzando al contempo le competenze professionali interne. In questo quadro rientrano, tra gli altri obiettivi, l’istituzione del Polo
regionale per l’analisi degli alimenti e delle produzioni animali e vegetali, l’attuazione del progetto strategico Lucas e il potenziamento delle sedi territoriali di Potenza, Matera e Metaponto, con l’intento di garantire una presenza operativa sempre più efficace e capillare sull’intero territorio regionale. L’investimento di ulteriori 2,5 milioni di euro annui conferma così l’impegno della Regione Basilicata a considerare la tutela ambientale una componente essenziale delle proprie politiche di sviluppo.
Il Dg ringrazia l’assessore Mongiello e l’intero esecutivo: «Rafforziamo un presidio essenziale per il territorio e la salute dei cittadini»
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Arpab, Ramunno: «Concreto sostegno della Giunta»
esidero ringraziare l’assessora all’Ambiente e alla Transizione energetica, Laura Mongiello, e l’intera Giunta regionale guidata dal Presidente, Vito Bardi, per la deliberazione n. 697 del 30 ottobre 2026, con la quale si destinano all’ARPAB 2,5 milioni di euro annui aggiuntivi, a carattere stabile e strutturale, a sostegno del piano di adeguamento organizzativo e del rafforzamento degli organici». Così Donato Ramunno, direttore generale dell’Arpab, che prosegue: « Questa decisione dimostra una sensibilità concreta verso l’ambiente e verso ARPAB, ente deputato al controllo e alla protezione dell’ambiente in Basi- sulle competenze e sulla profeslicata. Investire in modo stabile sionalità significa rafforzare un
presidio essenziale per la tutela del territorio e della salute dei cittadini». «Le nuove risorse permetteranno di proseguire e completare il percorso di riorganizzazione avviato con la Legge regionale n. 1 del 2020, dando piena attuazione al piano assunzionale. Si tratta di un ulteriore, significativo passo nel potenziamento dell’Agenzia, dopo l’accreditamento dei laboratori, l’assunzione di circa 50 funzionari e l’innovazione e il rafforzamento del parco tecnologico». «Su queste basi potremo consolidare la qualità dei controlli e l’affidabilità dei dati, completare i percorsi di accreditamento e certificazione, rendere pienamente operativo il Centro di monitoraggio ambientale regio-
nale e rafforzare l’attività ispettiva e la capacità di risposta alle emergenze. Continueremo inoltre a investire nella conoscenza scientifica del territorio, in collaborazione con Ispra, Università, Cnr e Fondazione Farbas, nel progetto Lucas, nel Polo regionale per l’analisi degli alimenti e delle produzioni animali e vegetali e nel potenziamento delle sedi di Potenza, Matera e Metaponto.ARPAB assicura il proprio impegno a utilizzare le risorse con rigore, trasparenza e senso di responsabilità, per essere sempre più efficiente, autorevole e vicina alle esigenze della Basilicata e delle sue comunità, nell’ esclusivo interesse della collettività e dei territori».
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giovedì 5 novembre 2026
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Il disegno di legge è stato approvato con 76 voti favorevoli e nessuno contrario; il Ministro: «Un risultato importante»
“ColtivaItalia” è legge, Lollobrigida: «Al via il grande piano strategico per l’agricoltura» «I
l Senato della Repubblica ha approvato senza nessun voto contrario il ColtivaItalia, una proposta che avevo presentato nel 2025: oltre 1 miliardo e 100 milioni di euro per interventi destinati a rafforzare il mondo agricolo italiano, renderlo più forte in termini strutturali, intervenire sulle criticità e aiutare l'Italia a essere garantita nelle sue produzioni di alta qualità e poterle mettere a disposizione dei suoi cittadini e del mondo. È un risultato importante, che dimostra come, anche in un clima di forte confronto politico, sia possibile trovare una convergenza su un settore fondamentale per l'economia italiana, la sicurezza alimentare e la tutela del
territorio». Lo dichiara il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida. Il disegno di legge ColtivaItalia, il più grande piano strategico per l’agricoltura, è stato approvato con 76 voti favorevoli e nessuno contrario, completando l’iter parlamentare del piano da 1.184,3 miliardi di euro destinato a rafforzare l’agricoltura italiana, sostenere le filiere strategiche e accompagnare lo sviluppo e la competitività del settore. Le misure, in sintesi, riguardano: sostegno al settore agricolo; sostegno al ricambio generazionale; innovazione tecnologica e ricerca; misure emergenziali; difesa del Made in Italy-Controlli; semplificazione.
Il senatore FdI: «L’obiettivo principale resta la tutela della sovranità alimentare» IL DEPUTATO FDI: «CONCRETE RISORSE FINANZIARIE»
Rosa: «Con il Governo Meloni agricoltura “ColtivaItalia”, Mattia: «Grazie al centro dell’interesse nazionale» al Governo oltre 1 miliardo di €»
«P
er anni l’agricoltura è stata trattata come un settore da assistere o da regolare. Con l’approvazione definitiva in Senato del ColtivaItalia, il Governo Meloni la tratta come un asset strategico del Paese». Così il senatore di FdI, Gianni Rosa, che aggiunge: «Il disegno di legge impegna oltre un miliardo di euro nel triennio 2027- 2029 e si inserisce in un piano di investimenti pubblici che sfiora i 17 miliardi. È una delle misure più significative degli ultimi decenni. L’obiettivo dichiarato dal Governo è ridurre la dipendenza dall’estero, cioè tutelare la sovranità alimentare. Ed è a questo che serve il rifinanziamento del Fondo per la Sovranità alimentare voluto dal Governo Meloni nel 2022 per il rafforzamento della produzione agricola italiana, delle filiere e della
sicurezza alimentare del Paese, oltre che i 300 milioni in tre anni per gli investimenti nelle filiere strategiche. Scelte concrete, dunque, e non slogan che si basano sull’aumento costante delle richieste pervenute negli anni precedenti, che hanno superato le risorse disponibili». «Non solo. Sul grano arriva un credito d’imposta fino al 40% per chi stipula contratti di filiera con i produttori italiani. Sulla carne bovina c’è un sostegno alla linea vacca-vitello. L’olivicoltura riceve 300 milioni per il Piano olivicolo nazionale 2026-2030, e un nuovo Commissario nazionale affronta l’emergenza Xylella. Non poteva mancare l’attenzione alle nuove generazioni e al ricambio generazionale: 150 milioni in tre anni per giovani e imprese femminili, terreni ISMEA in comodato gratuito agli
under 41, banca comunale delle terre contro l’abbandono delle aree interne». «È la risposta a un Paese che vuole che i giovani restino a coltivare. Risultano particolarmente rilavanti le norme che prevedono la possibilità per ISMEA di stipulare contratti di comodato d’uso gratuito per la conduzione dei terreni agricoli di sua proprietà con i giovani e il recupero dei terreni abbandonati e dei terreni silenti. Per i nostri borghi è una misura contro lo spopolamento e il dissesto idrogeologico. La Basilicata si era già dotata di una legislazione ad hoc: la Legge Regionale del 14 dicembre 2017, n. 36, che istituisce la Banca della Terra Lucana; legge mai attuata ma che grazie ai fondi stanziati dal Governo Meloni, come ad esempio “Generazione terra”, la misura che finanzia l’acquisto i terreni per il primo insediamento dei giovani startupper o “Più Impresa”che finanzia investimenti per i giovani e le donne in agricoltura, può portare ad una nuova riforma fondiaria lucana. Queste misure, che sono misure strutturali, e dimostrano ancora una volta come l’agricoltura, per il Governo Meloni, è un settore strategico e non un problema da risolvere solo quando ci sono proteste».
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on l'approvazione finale del ddl "ColtivaItalia", fortemente voluto dal ministro Lollobrigida, che ringrazio per il grande lavoro fatto per il settore, il Governo Meloni e la maggioranza blindano un comparto strategico per economia, territorio e identità nazionale». Così Aldo Mattia, deputato di Fratelli d'Italia e responsabile dipartimento Agricoltura del partito. «Il provvedimento stanzia oltre un miliardo di euro per consolidare le filiere, sostenere la zootecnia, incentivare l'imprenditoria giovanile e femminile e tutelare il Made in Italy e la sovranità alimentare. Elemento cardine della misura è il ritorno, dopo 25 anni, del Piano olivicolo nazionale, finanziato con 300 milioni di euro. Ancora una volta, gli impegni presi con il mondo agricolo sono stati tradotti in concrete risorse finanziarie», conclude Mattia.
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Basilicata 24 Ore
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Via libera al piano esecutivo da 113,7 milioni di euro per l'opera a Lavello. Pepe: «Passaggio decisivo verso il cantiere e la gestione della risorsa idrica»
Diga del Rendina, ok al progetto: pronto il bando per il ripristino I
l progetto esecutivo per il ripristino della diga del Rendina, nel territorio di Lavello, ha ottenuto l’approvazione ufficiale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Si tratta di un passaggio decisivo che apre le porte alla gara d’appalto, segnando la transizione dalla fase progettuale a quella dell’affidamento dell’intervento: un avanzamento fondamentale verso l’apertura del cantiere, nel pieno rispetto delle prescrizioni tecniche indicate dal Ministero.Il provvedimento, emesso dalla Direzione generale per le Dighe e le Infrastrutture idriche, dà il via libera a seguito degli ulteriori approfondimenti tecnici richiesti ed eseguiti lo scorso anno, in particolare dopo la seconda verifica sismica. Si compie così un nuovo tassello nell’iter dell’intervento, finanziato con 113,7 milioni di euro attraverso il Programma nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico (PNIISSI), destinato a un invaso con una capa-
cità di 20 milioni di metri cubi d’acqua.«È una notizia di grande rilievo per il Lavellese e per l’intera area nord della Basilicata – dichiara il vicepresidente e assessore alle Infrastrutture della Regione Basilicata, Pasquale Pepe –. Il Ministero ha riconosciuto la rispondenza del progetto alle osservazioni formulate durante l’istruttoria, consentendoci di avanzare verso la fase realizzativa. Parliamo di un’opera attesa da anni, da cui dipendono prospettive importanti per le attività produttive e la gestione della risorsa idrica. Il lavoro prosegue con serietà, nella consapevolezza che ogni passaggio deve offrire le necessarie garanzie di sicurezza».Il provvedimento conclude una fase di approfondimenti avviata dopo il parere favorevole sul progetto di fattibilità tecnica ed economica rilasciato nel marzo 2025. Il Consorzio di Bonifica della Basilicata, soggetto proponente e gestore, ha presentato gli elaborati esecutivi nel corso del 2026, in-
tegrandoli alla luce delle osservazioni ministeriali. L’ultima revisione ha riguardato soprattutto il sistema dello scarico di superficie, le connessioni con il corpo diga, il cunicolo e alcuni manufatti accessori, con particolare attenzione alla spalla destra dello sbarramento. La Direzione generale per le Dighe ha accertato in linea tecnica che le integrazioni forniscono una risposta sostanziale ai rilievi sollevati.«Quando si parla di opere di simile complessità e dimensioni – commenta Pepe – il lavoro invisibile ai più, ma che impegna donne, uomini, mezzi e risorse, è essenziale per centrare l’obiettivo. Noi continueremo a rispondere con il lavoro e con i risultati. Non coltiviamo il gusto della polemica a tutti i costi».Il percorso amministrativo e progettuale aveva già raggiunto uno snodo rilevante con il decreto di finanziamento del 16 settembre 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 22 ottobre successivo. Nello scorso mese di luglio, inol-
tre, il Consorzio aveva affidato le attività preliminari di rimozione della vegetazione e avviato la procedura per la demolizione e ricostruzione della Casa di Guardia. L’approvazione tecnica si inserisce in questa successione di atti.«Avevo anticipato la buona notizia il 3 novembre – conclude l'assessore Pepe – durante la seduta straordinaria del Consiglio regionale dedicata alle infrastrutture, perché riguarda direttamente il futuro produttivo di una parte im-
portante della nostra regione. Ringrazio il ministro Matteo Salvini per l’attenzione che continua a riservare alla Basilicata. Quando Governo nazionale e Regione sono allineati, come nel nostro caso, i risultati arrivano. L’operazione procede, senza scorciatoie e senza perdere di vista l’obiettivo, che è quello di restituire al Rendina la sua funzione e offrire nuove prospettive alle comunità e alle attività produttive che contano su questa infrastruttura».
L'imprenditore di Acerenza succede a Ferramosca. Al suo fianco i vice Rosano e Perrone in un Consiglio direttivo nel segno dei giovani e dell'innovazione
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Rocco Pafundi alla guida dell'Ara: nuovo corso per la zootecnia Rocco Pafundi, 49 anni, allevatore e imprenditore agricolo di Acerenza, il nuovo presidente dell’Associazione regionale allevatori della Basilicata. L’elezione è avvenuta durante l’assemblea generale dell’associazione, che ha rinnovato i propri organismi dirigenti affidando a Pafundi il compito di guidare una realtà strategica per il comparto zootecnico lucano.Il neopresidente, che succede a Palmino Ferramosca, sarà affiancato dai vicepresidenti Mario Rosano e Luigi Perrone. Il nuovo corso punta a rafforzare il ruolo dell’associazione al servizio degli allevatori, con particolare attenzione all’innovazione, alla competitività delle imprese e alla valorizzazione dei giovani. Una sfida sostenuta da una struttura radicata sul territorio: con 33 dipendenti, 71 professionisti convenzionati, circa 23mila visite aziendali l'anno e 1.980 aziende seguite, l'Ara rappresenta un presidio tecnico capillare per il miglioramento genetico, il benessere animale e la qualità delle produzioni.«Sono onora-
to di rappresentare i soci di Ara Basilicata e consapevole della responsabilità che questo incarico comporta – dichiara il neopresidente Rocco Pafundi –. Raccogliamo un testimone importante e una sfida decisiva per il futuro della zootecnia lucana. Grazie al lavoro svolto in questi anni, le nostre aziende sono cresciute in redditività e competitività. Un sincero ringraziamento va al presidente uscente Palmino Ferramosca per l’impegno profuso».Pafundi sottolinea il valore del rinnovamento associativo: «Il nuovo Consiglio direttivo vede la presenza di molti giovani, che porteranno entusiasmo, nuove idee e capacità di innovazione. Vogliamo un’associazione vicina alle imprese, capace di ascoltarle e accompagnarle nei processi di modernizzazione».Al centro del mandato c'è anche il ruolo sociale e ambientale del comparto nelle aree interne: «Le aziende zootecniche costituiscono un presidio territoriale insostituibile – evidenzia Pafundi –. In molte aree marginali, gli allevatori garanti-
scono la presenza dell’uomo, tutelano l'ambiente e sostengono le comunità rurali. Difendere la zootecnia significa anche contrastare lo spopolamento».Infine, il presidente esprime gratitudine alle istituzioni: «Ringraziamo la Regione Basilicata e l’Assessorato all’Agricoltura per il sostegno economico che garantisce i servizi erogati agli allevatori. Un grazie va anche alle organizzazioni agricole
Coldiretti e Cia: il dialogo tra tutte le componenti del mondo agricolo sarà determinante per il nostro futuro».A completare il Consiglio direttivo sono Diotiaiuti, Abate, Marchetto, Ponzio, Martoccia, Gargano, Filippo, Fontana, Di Marco, Urgo, Iannetti e Viviano. Si apre così una nuova fase per valorizzare gli allevatori come protagonisti dello sviluppo e della tutela del territorio lucano.
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Il deputato di Fratelli d’Italia confermato per acclamazione dai Paesi membri: «Mi spinge a dare il massimo per consolidare il ruolo strategico dell’InCE»
InCE, terzo mandato per Salvatore Caiata Rieletto alla guida degli Affari economici S
alvatore Caiata è stato confermato per il terzo mandato consecutivo alla presidenza della Commissione per gli Affari economici dell’Iniziativa Centro-Europea. La nomina del deputato di Fratelli d’Italia, eletto in Basilicata, è avvenuta per acclamazione, con il sostegno unanime dei delegati dei Paesi membri, secondo quanto riferito dallo stesso parlamentare in una nota diffusa in occasione della riunione assembleare dell’InCE a Bucarest, nel Parlamento romeno. Una riconferma che assume un rilievo particolare per la deroga alla regola del doppio mandato.
Caiata spiega infatti che lo statuto dell’organizzazione non prevede una terza elezione consecutiva: una scelta che i delegati hanno voluto sostenere alla luce dell’attività svolta e delle sfide economiche che interessano l’area centro-europea.«Con profondo orgoglio, ma soprattutto con un grande senso di responsabilità, ho accolto la riconferma alla guida della Commissione», dichiara il deputato. «Si tratta di un risultato che va ben oltre la consuetudine istituzionale». Per il parlamentare, la nomina rappresenta «un unicum nella storia recente dell’organizzazione».Tra le iniziative richiamate da Caiata fi-
gura quella organizzata a Matera per la ricostruzione dell’Ucraina, indicata come uno degli esempi del lavoro portato avanti durante la sua presidenza. Un’attività di mediazione, sviluppo e cooperazione economica alla quale il parlamentare riconduce la decisione di confermargli l’incarico anche per un terzo mandato.«Questa deroga eccezionale alla regola del doppio mandato non è solo un riconoscimento personale, ma il frutto di una fiducia straordinaria e unanime che la Commissione ha voluto tributare al lavoro di mediazione, sviluppo e cooperazione economica portato avanti in questi anni», sottolinea Caia-
ta.Il nuovo mandato avrà al centro il consolidamento del ruolo dell’InCE nei rapporti tra l’Europa occidentale e i Paesi dell’Europa centro-orientale e balcanica. Una funzione di dialogo che il deputato intende rafforzare dando continuità all’impegno degli ultimi anni.«Il fatto che la nomina sia avvenuta per acclamazione diretta, senza alcuna divisione, mi riempie di gratitudine e mi spinge a dare il massimo», conclude Caiata, collegando il proprio impegno al ruolo strategico dell’organizzazione e al lavoro svolto per l’Italia e per il Governo Meloni.
Il capogruppo di Orgoglio Lucano–Italia Viva chiede impianti adeguati e investimenti per rafforzare le filiere del riciclo
Polese a Ecomondo, la sfida dei rifiuti lucani «Trasformarli in risorse e nuove opportunità»
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rasformare i rifiuti in risorse, rafforzare le filiere del riciclo e creare nuove opportunità di lavoro per la Basilicata. È il percorso indicato da Mario Polese, capogruppo di Orgoglio Lucano–Italia Viva in Consiglio regionale, in occasione della sua partecipazione a Ecomondo 2026, a Rimini. Al centro dell’intervento, la necessità di accompagnare i risultati della raccolta differenziata con investimenti, impianti adeguati e una maggiore capacità di recupero dei materiali.«La transizione ecologica deve diventare un’opportunità concreta di crescita, innovazione e occupazione», afferma Polese, che vede nella manifestazione un’occasione per confrontare il sistema lucano con le esperienze più avanzate dell’economia circolare. Una sfida che riguarda la tutela dell’ambiente, ma anche la competitività delle imprese e le prospettive delle comunità.Il punto di partenza è il superamento di una gestione dei rifiuti concentrata soltanto sulla raccolta e sullo smaltimento. Polese richiama il 66,3% di raccolta differenziata raggiunto dalla Basilicata, citando i dati Ispra relativi al 2024: un risultato che considera importante, ma da accompagnare con ulteriori passi sul recupero effettivo.«I rifiuti pos-
sono diventare materie prime seconde, alimentare nuovi processi produttivi e generare valore», sottolinea. L’obiettivo, aggiunge, è aumentare la quantità di materiali recuperati, riciclati e reimmessi nel ciclo produttivo attraverso investimenti e una programmazione condivisa. Un altro fronte riguarda le politiche europee per l’economia circolare, al centro del confronto promosso dalla Regione a Ecomondo. Per il capogruppo, le nuove regole devono tradursi in opportunità concrete per le piccole e medie imprese lucane: accesso alle filiere, sviluppo delle competenze e capacità di attrarre capitali. «Non possiamo limitarci a importare innovazione: dobbiamo produrla e trasformarla in lavoro».Nel percorso indicato da Polese trovano spazio anche i Comuni, alle prese con costi crescenti e difficoltà organizzative. Una gestione più efficiente, sostiene, deve produrre benefici ambientali e vantaggi economici per cittadini e attività produttive. Da qui il richiamo alla verifica dei risultati: «La sostenibilità non si proclama, si dimostra con dati verificabili».L’auspicio è che la partecipazione a Ecomondo contribuisca a consolidare un modello di sviluppo capace di co-
niugare ambiente e crescita economica. «Vogliamo una Basilicata capace di guidare i cambiamenti, non di subirli», conclude Polese.
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Il capogruppo FdI e leader della maggioranza di Centrodestra in Consiglio: «La Regione può diventare cerniera del Mezzogiorno»
Infrastrutture, Napoli: «La Basilicata non deve più considerarsi periferia»
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na Regione non è periferica soltanto perché è lontana dai grandi centri. Diventa periferica quando un cittadino impiega troppo tempo per raggiungere un ospedale, una scuola, una stazione o un luogo di lavoro. La periferia, prima ancora che sulla carta geografica, si misura sull’orologio». Lo ha dichiarato Michele Napoli, capogruppo di Fratelli d’Italia e leader della maggioranza di Centrodestra in Consiglio regionale, intervenendo nel dibattito straordinario dedicato alle infrastrutture e alla mobilità della Basilicata. «Quando discutiamo di strade, ferrovie e trasporto pubblico – prosegue Napoli – non parliamo soltanto di opere e cantieri. Parliamo della libertà dei lucani: della possibilità di vivere in un piccolo Comune senza avere meno diritti; di scegliere di restare senza essere condannati all’isolamento; di costruire qui un’impresa, una famiglia e un progetto di vita. Una buona infrastruttura restituisce alle persone il bene più prezioso: il tempo. Tempo restituito al lavoro, agli affetti, allo studio e alle cure. Per un’impresa quel tempo diventa produttività. Per un turista diventa accessibilità. Per un’ambulanza può diventare salvezza». «Non dobbiamo limitarci a chiedere di uscire dall’isolamento. Dobbiamo candi-
darci a collegare una parte del Mezzogiorno. Siamo tra il Tirreno e lo Ionio, tra Campania, Puglia e Calabria. Possiamo mettere in relazione porti, aree produttive, città d’arte, sistemi agricoli e territori interni. La Basilicata può diventare una cerniera del Sud. Ma una cerniera svolge la sua funzione soltanto se collega davvero. Altrimenti resta un punto sulla carta geografica». Per il capogruppo di Fratelli d’Italia occorre quindi passare dall’elenco delle singole opere a una strategia regionale unitaria. «La Salerno-Potenza-Bari, i collegamenti dell’area materana, la Potenza-Melfi, la Basentana, la SS 598 Fondovalle dell’Agri, la direttrice ionica, la FerrandinaMatera, la rete ferroviaria e il trasporto pubblico locale non possono essere considerati interventi separati. Devono diventare parti di un’unica rete, capace di collegare le aree interne ai grandi assi nazionali e di rendere complementari strada, ferrovia e trasporto pubblico. Il programma ANAS vale circa 2 miliardi e 890 milioni di euro. È un investimento importante, che smentisce il racconto di una Regione immobile. Ma le cifre, da sole, non bastano. Un’opera acquista valore quando riduce i tempi di viaggio, aumenta la sicurezza e migliora concretamente la vita delle persone».«In una
regione vasta e composta da molti piccoli Comuni, una strada insicura, un collegamento interrotto o un autobus che non coincide con gli orari delle prestazioni sanitarie non rappresentano soltanto un disagio. Possono significare una diagnosi ritardata, una terapia saltata o un’ambulanza che impiega troppo tempo. La programmazione sanitaria e quella infrastrutturale devono procedere insieme. Ogni scelta sulla viabilità e sul trasporto pubblico deve essere valutata anche in base a quanto avvicina un cittadino a un pronto soccorso, a una visita specialistica, a un centro di cura o di riabilitazione. Nelle aree interne, l’uguaglianza nel diritto alla salute comincia anche dal tempo necessario per raggiungere il luogo della cura». Nel suo intervento Napoli propone inoltre un cambio di paradigma nell’impiego delle royalties. «Il petrolio e il gas sono risorse che si consumano. Dobbiamo trasformare una ricchezza che si esaurisce in una ricchezza che resta. Nel rispetto della legge e senza indebolire le misure rivolte alle famiglie e alle imprese, una quota stabile e programmata delle royalties deve essere messa al servizio del futuro: progettazione, sicurezza, collegamenti delle aree interne e cofinanziamento delle infrastrutture strategiche. Ogni euro
regionale deve essere utilizzato anche per attrarre ulteriori risorse statali ed europee. Le royalties non possono essere soltanto il salvadanaio del presente. Devono diventare il capitale con cui la Basilicata costruisce il proprio futuro, anche oltre il petrolio». «È stata richiamata “La storia infinita della ferrovia in Lucania 1865-1897” di Franco Cacciatore. Se una vicenda comincia nel 1865 ed era già definita infinita in un libro del 2001, non può essere nata con il Centrodestra nel 2019. Non è un’opinione: è la cronologia. Ma non utilizziamo il passato per sottrarci alle nostre responsabilità. Noi rispondiamo del tempo in cui governiamo. Non siamo interessati a stabilire a chi intestare la storia infinita dei ritardi. Vogliamo cominciare finalmente a chiuderla. Governare non significa promettere tutto a tutti. Significa scegliere le
priorità, dire con chiarezza quali opere sono finanziate, quali sono progettate e quali attendono ancora una copertura. Significa indicare un responsabile, una scadenza e un risultato verificabile. Questa è la linea della maggioranza: trasformare le opere in servizi, le risorse in risultati e la posizione geografica della Basilicata in una forza. Quando un giovane potrà scegliere di restare senza sentirsi penalizzato; quando un’impresa investirà perché trova collegamenti affidabili; quando un turista raggiungerà più facilmente i nostri territori; quando un’ambulanza guadagnerà minuti preziosi, allora avremo dato un significato vero alla parola infrastruttura. La Basilicata non è destinata a rimanere ai margini. Il nostro compito non è amministrare le distanze. È ridurle. Non è raccontare i problemi. È governare le soluzioni».
Il segretario generale Cisl Basilicata: «Sì ad AI e nuovi modelli organizzativi per il trasporto pubblico nelle aree interne»
Infrastrutture, Cavallo: «Diritto alla mobilità a tutti i lucani»
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Cisl Basilicata rilancia la propria posizione e rivendica il diritto alla mobilità per tutti i lucani, senza distinzioni tra piccoli e grandi centri. «Il tema dell’accesso alla rete dei trasporti – commenta il segretario generale della Cisl Basilicata Vincenzo Cavallo – non è solo una questione di logistica o di infrastrutture, ma rappresenta un pilastro fondamentale per l’esercizio dei diritti civili e sociali garantiti dalla Costituzione italiana: il diritto alla mobilità è la condizione per esercitare ogni altro diritto, dalla salute all'istruzione, al lavoro. Per questo le infrastrutture non possono diventare terreno di contrapposizione politica: i lucani hanno bisogno di ll’indomani della seduta straordinaria scelte condivise, risorse certe e cronoprodel Consiglio regionale dedicata alle grammi rispettati. Accogliamo con favore infrastrutture viarie e ferroviarie, la l’inserimento della tratta Romagnano-Tito-
Potenza tra le priorità di Rfi e l’avvio della progettazione, ma un annuncio non è un cantiere, e vigileremo affinché alla progettazione seguano finanziamenti e tempi di realizzazione certi». Altro tema caldo, emerso con forza anche nel dibattito consiliare, è quello dei collegamenti interni alla regione e della viabilità nelle aree interne: «È necessario puntare sempre di più su mezzi di trasporto più piccoli e, attraverso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e della geolocalizzazione, orientarsi verso un sistema di trasporto a chiamata. È necessario che il sistema dei trasporti ed il più ampio sistema della mobilità in Basilicata si addentri nell’ottica della sperimentazione e dell’innovazione, in una visione di Basilicata regione cerniera e non regione remota».
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Dalle sigle sindacali: «Stop a ulteriori rinvii o dichiarazioni di principio; occorrono responsabilità, impegni e risultati concreti»
Vertenza CallMat, il Tavolo regionale slitta a martedì 10 novembre 2026
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Segretari regionali Anna Russelli (SLCCGIL), Vincenzo Piccinni (FISTEL-CISL), Giovanni Letterelli (UILFPC-UIL) e Pino Giordano (UGL Telecomunicazioni) comunicano che il tavolo regionale sulla vertenza CallMat S.p.A. di Matera, inizialmente convocato per ieri, è stato rinviato al prossimo 10 novembre 2026, alle ore 17.30, presso la Sala Verrastro del Palazzo della Giunta Regionale, in via Verrastro n. 4 a Potenza. Il rinvio del tavolo regionale è stato comunicato dal Presidente della Giunta Regionale della Basilicata, Vito Bardi. La convocazione dell'incontro era stata preceduta dalle interlocuzioni istituzionali svoltesi nel mese di ottobre con il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso e l'amministratore delegato di TIM Pietro Labriola, successivamente rappresentate al presidente Bardi. Da quel confronto erano emersi elementi di novità
rispetto alle prospettive produttive e occupazionali del sito CallMat di Matera, che ora necessitano di un approfondimento e di una traduzione concreta in garanzie per il futuro dello stabilimento e per tutti i lavoratori coinvolti. «Riteniamo fondamentale che quanto emerso nelle interlocuzioni già avvenute possa trovare piena concretizzazione nel prossimo confronto regionale», dichiarano congiuntamente Anna Russelli, Vincenzo Piccinni, Giovanni Letterelli e Pino Giordano. «Non bastano aperture o prospettive ancora da definire: occorrono impegni chiari, tempi certi e garanzie verificabili sulla continuità produttiva, sulla tenuta occupazionale e sul futuro industriale di CallMat». La vertenza CallMat si inserisce, inoltre, in un quadro nazionale di forte difficoltà per il comparto dei call center e CRM/BPO. Per questo, l'11 novembre è stato proclamato uno sciopero nazionale per l'intero turno,
con iniziative di mobilitazione promosse da SLCCGIL, FISTEL-CISL e UILFPC-UIL, con l'adesione anche di UGL Telecomunicazioni. Al centro della protesta il taglio dei volumi delle commesse da parte dei grandi committenti, il rischio di esuberi e licenziamenti collettivi, le delocalizzazioni e gli effetti dell'introduzione dell'intelligenza artificiale e dei sistemi automatizzati, in assenza di adeguate garanzie per l'occupazione. La mobilitazione prevede un presidio nazionale a Roma, dalle ore 9.00, davanti alla sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, in via Molise 2, oltre a iniziative territoriali in Basilicata, con un presidio a Matera nei pressi della Prefettura, per richiamare l'attenzione delle istituzioni sulla crisi occupazionale che investe il territorio. Il successivo 12 novembre è inoltre previsto il Tavolo nazionale di settore, un appuntamento importante per affrontare complessi-
vamente le criticità del comparto e verificare le possibili soluzioni. «Il confronto regionale del 10 novembre dovrà rappresentare un passaggio sostanziale, anche in vista della successiva riunione nazionale – proseguono Russelli, Piccinni, Letterelli e Giordano –. È necessario che Regione, Governo, azienda e organizzazioni sindacali lavorino in modo coordinato, affinché le interlocuzioni istituzionali producano ri-
sposte tempestive e prospettive realmente sostenibili. La nostra posizione resta ferma: nessun arretramento sulla difesa dei posti di lavoro, sulla salvaguardia del sito produttivo di Matera e sul diritto delle lavoratrici e dei lavoratori CallMat a un futuro occupazionale certo. La vertenza non può essere affrontata con ulteriori rinvii o dichiarazioni di principio: occorrono responsabilità, impegni e risultati concreti».
«Un passaggio importante, ma adesso è necessario trasformare gli annunci in investimenti, occupazione e certezze sul futuro»
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Acquisizione Mermec-Siemens, UILM: «Nuova fase industriale»
a UILM Basilicata prende atto con attenzione del comunicato ufficiale con cui Siemens Mobility ha annunciato il completamento dell’acquisizione delle principali attività del Gruppo MERMEC, a seguito dell’ottenimento delle necessarie autorizzazioni, compreso il via libera dell’Antitrust europeo. Un passaggio industriale di straordinaria importanza che apre una nuova fase per il settore ferroviario italiano e, in particolare, per il futuro dello stabilimento Ferrosud di Matera, una realtà produttiva strategica per la Basilicata e per l’intero Mezzogiorno. «Il completamento dell’acquisizione rappresenta un passaggio importante, ma adesso è necessario trasformare gli annunci industriali in investimenti concreti, programmi produttivi, valorizzazione delle professionalità e garanzie occupazionali». La UILM Basilicata ricorda che, nell’annunciare l’operazione, Siemens aveva individuato nel sito di Matera una prospettiva di sviluppo legata alla realizzazione di un polo industriale per la diagnostica ferroviaria di
nuova generazione. Una prospettiva che giudichiamo positivamente, ma che deve essere accompagnata da un piano industriale dettagliato, capace di indicare risorse, tempi di realizzazione, nuove attività produttive e ricadute occupazionali. La UILM Basilicata ritiene inoltre necessario ricordare quanto accaduto nelle scorse settimane, quando MERMEC ha continuato a sottrarsi al confronto sindacale, disertan-
do anche il tavolo nazionale convocato il 20 ottobre presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Per la UILM Basilicata le priorità sono chiare: salvaguardia e consolidamento di tutti i livelli occupazionali, continuità produttiva, investimenti nello stabilimento di Matera, sviluppo di nuove tecnologie, formazione e riqualificazione professionale, tutela delle condizioni economiche e normati-
ve dei lavoratori. Ferrosud non deve essere soltanto uno stabilimento che entra in un grande gruppo multinazionale, ma deve diventare protagonista di una nuova stagione di crescita industriale. La Basilicata possiede competenze, professionalità e una storia industriale che meritano di essere valorizzate. L’ingresso nell’orbita Siemens Mobility può rappresentare una grande opportunità per costruire un futuro produttivo stabile, innovativo e competitivo. «Il nostro obiettivo non è soltanto difendere l’occupazione esistente, ma creare le condizioni perché Ferrosud possa crescere, attrarre nuove produzioni e offrire opportunità di lavoro anche alle nuove generazioni. Siemens ha oggi l’occasione di dimostrare che la grande industria può investire nel Mezzogiorno e costruire sviluppo duraturo».La UILM Basilicata continuerà a seguire ogni passaggio di questa nuova fase industriale, con un principio che resta imprescindibile: Il futuro di Ferrosud Matera deve essere scritto con i lavoratori, non senza di loro.
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Nel mirino del candidato alla segreteria provinciale la quarta circolare esplicativa del Commissario regionale Manca
Congresso Pd, Di Carlo: «Regole cambiate a partita in corso»
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__Costantino Di Carlo
distanza di qualche giorno dalla presentazione delle liste per l’elezione dei segretari provinciali di Potenza e Matera, «sono costretto a rendere pubblico quanto sta accadendo all’interno del PD lucano». A parlare è Costantino Di Carlo, candidato alla segreteria provinciale del Pd di Potenza. «Alla data del 27 ottobre 2026, sul sito del PD Basilicata, erano stati pubblicati tutti gli atti regolamentari e deliberativi, propedeutici allo svolgimento del congresso regionale e dei congressi provinciali. - afferma Di Carlo Si tratta, principalmente del regolamento quadro congressuale, del calendario del congresso, delle delibere congressuali e delle
“circolari integrative a delibere”». «Alla data di presentazione delle candidature a Segretario provinciale e delle liste collegate – il 29 ottobre 2026 – ore 18.00 – le “circolari integrative ed esplicative” pubblicate sul sito del PD Basilicata erano 3. - spiega - Dopo 4 giorni dalla presentazione della candidatura a Segretario provinciale e del contestuale deposito della lista collegata alla mia candidatura, è inspiegabilmente “apparsa” una quarta Circolare esplicativa – la 4/2026 a firma del Commissario regionale del PD lucano Daniele Manca – pubblicata il 2 novembre, a liste già presentate, ma stranamente datata 29 ottobre 2026. Questa ultima cir-
colare, irricevibile per tempi e modalità, non sana quanto stabilito dallo stesso Commissario regionale con propri atti precedentemente la presentazione delle liste e appare del tutto evidente che si tratterebbe di un cambiamento di regole a partita in corso». «Se la Circolare esplicativa 4/2026 fosse stata resa nota prima della presentazione delle liste, le stesse avrebbero potuto essere costruite diversamente per tenerne conto, e persino le candidature a segretario sarebbero state vagliate alla luce di tale “circolare interpretativa”. - prosegue Di Carlo - Nel merito, l’art. 5 della delibera 17 riporta testualmente che “Il voto per il candidato alla carica di Segretario provinciale è espresso mediante il voto alla lista ad esso collegata. Il voto validamente espresso alla lista determina contestualmente il voto in favore del candidato alla carica di Segretario provinciale ad essa collegato. Non è ammessa, nell’elezione provinciale, l’espressione di un voto al solo candidato Segretario separatamente dalla lista collegata”». «All’art. 7 della stessa delibera 17 è scritto: “È eletto Segretario provinciale il candidato collegato alla maggioranza assoluta dei delegati eletti nell’Assemblea provinciale. Qualora nessun candidato abbia conseguito tale maggioranza, l’Assemblea provinciale procede, a scrutinio segreto, al ballottaggio tra i due candidati collegati al maggior numero di delegati. È proclamato eletto il candidato che consegue la maggioranza dei voti validamente espressi nel ballottaggio”. - illustra - Dal combinato disposto del-
l’art. 5 e dell’art. 7, con le modalità di voto previste sempre dalla delibera su richiamata, è evidente che il delegato determina l’elezione del segretario provinciale e non viceversa. Ed è sempre con la delibera 17 che sono stati attribuiti i delegati ai circoli che ne avevano diritto e i cui iscritti voteranno i “loro” rappresentanti nell’assemblea provinciale». «Conta, quindi, il diritto di voto e partecipazione di tutti gli iscritti al PD, ma valgono anche le regole scritte e pubblicate prima della presentazione delle candidature e non dopo, a congresso in corso. - incalza - Perché, allora, si fa questa operazione all’indomani della presentazione delle liste e, presumibilmente, dopo aver letto i nomi dei 100 candidati per l’una e per l’altra lista? Perché, chi dovrebbe essere garante delle regole e della loro applicazione, mette in campo “interpretazioni” tardive e svilenti? Chi si vuole avvantaggiare, ovvero, svantaggiare? Ho inoltrato ben tre ricorsi al Commissario regionale Daniele Manca, al Dirigente organizzativo nazionale Igor Taruffi, alle Commissioni di garanzia nazionale e provinciale, alla Commissione per il Congresso provinciale e attendo risposta». «Spero che saggezza e buonsenso prevalgano, ma sia chiaro a tutti che sono pronto a tutelare in ogni sede il diritto della comunità democratica lucana al rispetto delle procedure e delle regole. In un momento così cruciale per il PD lucano ogni inquinamento della vita interna rischia di essere esiziale: mi opporrò in tutti i modi possibili» conclude Costantino Di Carlo.
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Tre persone indagate per favoreggiamento e sfruttamento ed estorsione. L'inchiesta è coordinata dalla Procura di Potenza
Prostituzione a Rionero in Vulture, sigilli a una casa d’appuntamenti POTENZA. Un appartamento al secondo piano di uno stabile di Rionero in Vulture, ritenuto utilizzato come casa di prostituzione, è stato sottoposto a sequestro preventivo nell'ambito di un'inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Potenza. Il provvedimento cautelare reale è stato disposto dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Potenza ed eseguito dagli investigatori della Squadra di polizia giudiziaria del Commissariato di Melfi e dall'Aliquota della Guardia di finanza della Sezione di polizia giudiziaria. Sono tre le persone complessivamente sottoposte a indagine, una delle quali di nazionalità straniera. Le ipotesi di reato contestate, a vario titolo, riguardano il favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione, oltre all'estorsione. Secondo la ricostruzione investigativa, l'immobile sarebbe stato adibito e gestito come una casa di appun-
tamenti, con la presenza alternata di diverse donne straniere. L'attività investigativa ha preso avvio da alcune denunce e si è sviluppata attraverso una serie di accertamenti finalizzati a ricostruire l'utilizzo dell'appartamento, le modalità di gestione dell'attività e gli eventuali proventi economici. Gli investigatori hanno effettuato servizi di os-
servazione, controllo e videosorveglianza, raccogliendo anche le dichiarazioni di diverse persone informate sui fatti. Un contributo alle indagini è arrivato inoltre dagli accertamenti bancari e patrimoniali e dalle verifiche effettuate attraverso specifiche banche dati in uso alla Guardia di finanza. L'incrocio delle informazioni raccolte ha consentito agli
inquirenti di delineare un quadro indiziario ritenuto grave nei confronti dei tre soggetti coinvolti. Secondo i provvisori capi di imputazione, gli indagati avrebbero organizzato l'utilizzo dell'appartamento come casa di appuntamenti, facendovi alternare diverse donne di nazionalità straniera e riscuotendo somme giornaliere in cambio della disponibilità dei
locali. Gli accertamenti si sono concentrati anche sui rapporti economici collegati alla presunta attività illecita. Un ulteriore aspetto dell'inchiesta riguarda l'ipotesi di estorsione contestata a una delle persone coinvolte. Secondo gli investigatori, l'indagato avrebbe minacciato ripetutamente una persona offesa, prospettandole possibili ritorsioni fisiche. Il comunicato della Procura non fornisce ulteriori particolari sull'identità della vittima né sulle circostanze nelle quali sarebbero avvenute le intimidazioni. Il sequestro dell'immobile rappresenta una misura cautelare adottata nell'ambito di un procedimento ancora nella fase delle indagini preliminari. La Procura di Potenza, guidata da Camillo Falvo, precisa che per tutti gli indagati resta valida la presunzione di innocenza fino a un'eventuale sentenza definitiva di condanna.
Operazione nel reparto di Alta sicurezza con circa cento agenti e il supporto delle unità cinofile. Il plauso della Uil Fp Basilicata
Blitz nel carcere di Melfi, sequestrati dieci cellulari MELFI. Una decina di telefoni cellulari sequestrati nel reparto di Alta sicurezza della casa circondariale di Melfi. È il bilancio di una vasta operazione di controllo condotta nella serata di martedì dalla Polizia penitenziaria, con l'impiego di circa cento agenti e il supporto di personale proveniente da diversi istituti della Basilicata e della Puglia. All'intervento hanno partecipato anche le unità cinofile del distaccamento di Trani, impegnate nelle attività di ricerca e verifica all'interno della struttura. L'operazione è stata coordinata dal comandante di reparto, primo dirigente Giuseppe Donato Telesca, e dal vicecomandante, ispettore superiore Donato Sabia. Nel corso delle perquisizioni sono stati individuati e sequestrati una decina di dispositivi telefonici che, secondo quanto riferito dalla Uil Fp Polizia penitenziaria della Basilicata, sarebbero stati utilizzati da alcuni detenuti per mantenere contatti non autorizzati con l'esterno. Il ritrovamento riporta l'attenzione su uno dei problemi più delicati della sicurezza carceraria: la presenza di apparecchiature di co-
municazione introdotte illegalmente negli istituti di pena. Un fenomeno che può compromettere i controlli sulle comunicazioni dei detenuti e rappresentare un rischio per la sicurezza interna, soprattutto nei reparti destinati a persone sottoposte a regimi di particolare vigilanza. La Uil Fp regionale esprime soddisfazione per l'esito dell'intervento, sottolineando l'importanza della collaborazione tra i diversi reparti e della capacità operativa del personale impiegato. Secondo il sindacato, il risultato conferma la necessità di rafforzare le attività di prevenzione, intelligence e controllo per contrastare l'introduzione di strumenti di comunicazione non autorizzati. «Dietro un'operazione di questo livello c'è soprattutto il lavoro degli uomini e delle donne del Corpo», evidenzia la segreteria regionale, richiamando la professionalità e lo spirito di sacrificio degli agenti che operano quotidianamente negli istituti penitenziari. Il sindacato ricorda inoltre come le attività di sicurezza vengano garantite nonostante le carenze di organico e il progressivo
__Donato Telesca e Donato Sabia
aumento delle responsabilità operative. Un riconoscimento particolare viene rivolto al comandante Telesca e al vicecomandante Sabia per l'organizzazione dell'intervento e per l'impegno nelle attività di prevenzione. La Uil Fp sottolinea anche il contributo dei sottufficiali e di tutto il personale della casa circondariale, evidenziando l'importanza di un ambiente lavorativo fondato sulla collaborazione, sulla fiducia reciproca e sulla valorizzazione delle competenze professionali. Per l'organizzazione sindacale, operazioni di questa portata rappresentano soltanto la parte più visibile di un'attività che richiede
attenzione costante. La sicurezza degli istituti, infatti, dipende anche dal lavoro quotidiano degli agenti, chiamati a prevenire situazioni di rischio e a garantire il rispetto delle regole in condizioni spesso difficili. La Uil Fp Polizia penitenziaria della Basilicata rivolge quindi un plauso a tutte le donne e gli uomini coinvolti nell'operazione, ribadendo la necessità di investire sulle risorse umane e sugli strumenti operativi. Il risultato ottenuto a Melfi, conclude il sindacato, dimostra quanto sia importante sostenere il personale e riconoscerne il ruolo nella tutela della legalità e della sicurezza all'interno delle strutture detentive.
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Il Prefetto Campanaro e il Presidente Bardi richiamano i valori della Costituzione, della libertà e della democrazia. Commemorati i militari caduti in Bosnia
4 Novembre, da Potenza si leva un messaggio di pace e unità
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__Alcuni momenti della celebrazione
DI FRANCESCO MENONNA
(foto Mattiacci)
l ricordo dei quattro militari italiani morti in Bosnia il 29 ottobre scorso, il valore della Patria, il servizio dei militari, delle donne e delle istituzioni. Al centro della celebrazione una cerimonia sobria e solenne, alla presenza delle autorità civili, politiche, religiose e militari. Così, a Potenza, nel Parco di Montereale, è stata celebrata la Festa delle Forze Armate e dell'Unità Nazionale. Presenti il Prefetto di Potenza, Michele Campanaro; il Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi; il Presidente della Provincia di Potenza, Christian Giordano; il Sindaco di Potenza, Vincenzo Telesca; il Comandante dei Carabinieri, Luca Mennitti; la Comandante della Polizia Locale di Potenza, Maria Santoro; la Vice Sindaca di Potenza, Federica D'Andrea; il Cappellano Militare, don Giovanni Caggianese; il Comandante della Guardia di Finanza, Massimiliano Tibollo; la Garante per la Disabilità della Regione Basilicata, Marika Padula; gli Assessori regionali alle Infrastrutture e al Lavoro, Pasquale Pepe e Francesco Cupparo; il Presidente della Consulta Provinciale degli Studenti di Potenza, Italo Marsico, e il Consigliere regionale Angelo Chiorazzo. Al centro della giornata il ruolo delle Forze Armate e dei militari italiani al servizio dello Stato, impegnati nel perseguimento della pace, ma anche il valore e il contributo delle donne, presenti nei luoghi di guerra, comprese quelle realtà di conflitto che troppo spesso vengono dimenticate. Una giornata caratterizzata anche dall'impegno dei volontari della Croce Rossa, dei Vigili del Fuoco, delle Crocerossine e delle Associazioni Combattentistiche e
d'Arma, che hanno contribuito allo svolgimento di un evento di grande rilevanza, nel segno delle parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sul ruolo delle Forze Armate e sull'Unità della Nazione. Don Giovanni Caggianese ha benedetto la corona alla presenza delle autorità. Alla Scuola Chiacchio di Nemoli è stata consegnata una bandiera tricolore, in segno di riconoscenza per la meritoria azione a sostegno della Repubblica, dello Stato e delle Forze Armate. Il Vice Prefetto Maria Luisa Palermo ha dato lettura del messaggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Successivamente è stato letto il messaggio del Ministro della Difesa, Guido Crosetto. La deposizione della corona d'alloro sul cippo dei Caduti ha rappresentato uno dei momenti più significativi della cerimonia, arricchita dagli interventi dei rappresentanti delle istituzioni, che hanno ricordato il valore delle Forze Armate, della Patria e della Nazione. Il Prefetto di Potenza, Michele Campanaro, ha invitato i presenti a osservare un minuto di raccoglimento in memoria dei militari caduti in Bosnia e ha ricordato Decimo Trupo, recentemente insignito dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dell'onorificenza di Alfiere al Merito. Una giornata bella e toccante, conclusasi con l'esecuzione del brano Gabriel Sole da parte dell'Orchestra Giovanile Lucana, diretta da Pasquale Menchise. Il Comandante dei Carabinieri, Luca Mennitti, ha sottolineato il significato della ricorrenza: «È una giornata che unisce la memoria storica, importante per la storia italiana, al presente. Quest'anno il Ministero della Difesa
ha voluto rafforzare ulteriormente questo legame con un piccolo segno simbolico: il miosotide, il fiore del “non ti scordar di me”, che rappresenta tutti i nostri caduti. Lo indosseremo in occasione di tutte le celebrazioni del 4 novembre. Il valore di questa ricorrenza è particolarmente importante anche per i giovani, perché la libertà deve essere conquistata, custodita e rafforzata. I valori della sicurezza, della libertà, dell'uguaglianza e dei diritti devono essere sempre perseguiti. In questo senso, anche le nostre donne e i nostri uomini in uniforme rinnovano oggi il proprio impegno nei confronti del Paese. I caduti in Bosnia? Purtroppo sì. Quello che è accaduto è un incidente molto grave, molto serio, che fa parte del nostro mestiere. Ovviamente non ci si abitua mai alla morte e siamo profondamente addolorati anche per questo». Il Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, ha fatto il punto sul significato della Festa delle Forze Armate e dell'Unità Nazionale, sottolineando: «Credo che il ritrovarsi intorno alla bandiera italiana debba rappresentare un simbolo per tutti, ma anche un invito e un augurio soprattutto ai giovani, che sono i protagonisti del futuro. Allo stesso tempo, devono essere consapevoli che la storia e il passato hanno contribuito e devono continuare a contribuire alla costruzione di un mondo migliore, soprattutto per loro. Sono questi i valori nei quali devono credere, i valori fondanti della democrazia. Una democrazia che non si conquista così, voglio dire: la libertà non si conquista soltanto attraverso le azioni, ma anche con la consapevolezza e con la capacità di dare, soprattutto attraverso l'esempio di chi ha vissuto ed è morto per la Patria. Questo è ciò che i gio-
vani devono comprendere. Il nostro messaggio deve essere rivolto soprattutto a loro, perché saranno le generazioni future a portare avanti questa volontà del Paese. Oggi, in particolare, dobbiamo trasmettere un messaggio di pace, perché con la guerra non si realizza nulla. La guerra distrugge. La pace e la volontà di dare risposte concrete a tutti i Paesi rappresentano l'unico obiettivo che dobbiamo perseguire». Il Prefetto di Potenza, Michele Campanaro, ha illustrato i temi centrali della giornata, soffermandosi in particolare sul valore della memoria storica e sui principi costituzionali: «Ai giovani presenti oggi voglio dire che devono coltivare i principi contenuti nella nostra Carta costituzionale, che rappresenta il punto di arrivo di un percorso passato anche attraverso gli eventi che oggi ricordiamo. Parlare della Grande Guerra e di quel 1918 significa guardare a un passaggio storico fondamentale, che rappresenta tuttavia soltanto una tappa di un percorso culminato nel 1946, con la svolta repubblicana. Come ha più volte sottolineato anche il nostro Presidente della Repubblica, lo sguardo e la visione devono essere rivolti lontano, verso la costruzione di una Repubblica democratica e di un'Unione europea che, anche oggi, in presenza di scenari e orizzonti di guerra, abbiamo tutti il dovere di sostenere e rafforzare. È proprio questo che ho voluto sottolineare nel mio intervento, richiamando in particolare il significato e l'interpretazione che si sono affermati all'interno dell'Assemblea Costituente nella formulazione dell'articolo 11, secondo cui l'Italia ripudia la guerra e consente quelle limitazioni di sovranità che favoriscono la costruzione di un percorso europeo».
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Autorità e scuole alla cerimonia del 4 novembre. Nicoletti: «Siamo qui per questo: per dire grazie e per non dimenticare»
Matera, il ricordo dei Caduti in piazza Dalle istituzioni un richiamo alla pace
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l ricordo dei Caduti, il ruolo delle Forze armate e la responsabilità di trasmettere ai giovani il valore della pace hanno segnato le celebrazioni del 4 novembre a Matera. Autorità civili, militari e religiose, associazioni combattentistiche e studenti hanno partecipato alla Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate, organizzata dalla Prefettura d’intesa con il Comune. L’OMAGGIO AI CADUTI La manifestazione, accompagnata dal complesso bandistico “Boleto” di Nova Siri, si è aperta con la deposizione di una corona d’alloro al cippo di via Lucana. Da piazzetta Pascoli il corteo ha raggiunto piazza Vittorio Veneto, dove il prefetto Maria Carolina Ippolito ha passato in rassegna le rappresentanze delle Forze armate, della Guardia di Finanza, dei Corpi di polizia, della Croce Rossa, dei Vigili del fuoco e delle associazioni d’arma.Sono seguiti l’alzabandiera, gli onori ai Caduti e la deposizione della corona d’alloro al monumento dedicato ai materani morti nell’insurrezione contro i nazifascisti del 21 settembre 1943. Il prefetto ha letto il messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, mentre il comandante provinciale dei Carabinieri, colonnello Giovanni Russo, ha dato lettura di quello del ministro della Difesa Guido Crosetto. IPPOLITO: «COINVOLGERE I GIOVANI» Ippolito ha sottolineato
«l’impegno costante, il ruolo fondamentale delle Forze armate non solo nel territorio del Paese, ma anche negli scenari internazionali», dove operano «per assicurare la pace e soprattutto la vicinanza alla popolazione». Il prefetto ha ricordato i 271 giovani materani morti nel primo conflitto mondiale, i cui nomi sono riportati sul monumento ai Caduti. «Ogni giorno i giovani devono essere coinvolti a ricordare, soprattutto in un momento così complicato a livello internazionale, l’importanza della pace», ha evidenziato, richiamando la possibilità di «studiare e fare la loro vita nel rispetto delle istituzioni, nel rispetto del prossimo e soprattutto avendo degli obiettivi per il proprio futuro». NICOLETTI: «DIRE GRAZIE E NON DIMENTICARE» Il sindaco Antonio Nicoletti ha richiamato il significato della ricorrenza: «Il 4 novembre ricordiamo la fine della Prima guerra mondiale e il compimento dell’unità del nostro Paese. Ricordiamo anche chi, allora come oggi, ha messo la propria vita al servizio degli altri. Siamo qui per questo: per dire grazie e per non dimenticare».Il primo cittadino ha ricordato i giovani partiti dai campi, dalle botteghe, dai rioni e dalle grotte di Matera: «Molti non sono tornati. A loro dobbiamo un Paese libero, e su tutti noi, oggi, resta la responsabilità di custodirlo, di custodire la libertà che ci è stata consegnata».Nicoletti ha quindi ri-
chiamato l’impegno dei militari nelle missioni internazionali e nelle emergenze nazionali, dai terremoti alle alluvioni, fino alla pandemia. «Questo è l’impegno civile delle Forze Armate: una vicinanza silenziosa, che non fa notizia ma tiene insieme una comunità».Accanto alle guerre alle porte dell’Europa e nel Mediterraneo, il sindaco ha indicato le minacce degli attacchi informatici alle infrastrutture, della disinformazione e delle crisi nei territori più fragili.Da qui il richiamo a sostenere la preparazione delle Forze armate: «Una democrazia forte ha bisogno di istituzioni solide, e le istituzioni sono solide quando i cittadini le sentono proprie». Agli studenti il sindaco ha ricordato che «il 4 novembre è la festa di chi difende la pace e di chi si mette al servizio degli altri». LATRONICO: «PRENDERSI CURA DEGLI ALTRI» Alla celebrazione ha partecipato, su delega del presidente della Regione Vito Bardi, l’assessore alla Salute e alle Politiche per la persona Cosimo Latronico. «Il 4 novembre – ha dichiarato – è il giorno in cui la memoria di quanti hanno sacrificato la vita per l’Italia incontra la responsabilità delle istituzioni di difendere la libertà, custodire la pace e prendersi cura delle persone. L’unità nazionale è un patrimonio che dobbiamo rinnovare ogni giorno».Ricordando l’armistizio di Villa Giusti, Latronico ha richiamato il sacrificio delle comunità lu-
cane: «Anche la Basilicata contribuì con il sacrificio di migliaia di giovani partiti dai nostri paesi. I loro nomi, incisi sui monumenti ai Caduti, ricordano quanto sia costata la conquista di un futuro comune».L’assessore ha legato il ricordo dei reduci e dell’assistenza ricevuta al valore della salute pubblica: «La salute non riguarda soltanto ospedali e cure mediche, ma la dignità di ogni persona e la capacità di una comunità di non lasciare indietro nessuno. Prendersi cura degli altri è anche un modo concreto di servire il Paese».Un pensiero è stato dedicato ai quattro militari italiani morti in Bosnia-Erzegovina nell’incidente dell’elicottero impegnato nella missione Eufor Althea: Simone Ruggia, Claudio Marchesi, Franco Adriano Zecchillo e Laura Procacci. «Il loro ricordo ci rammenta che l’impegno per la stabilità e per la pace richiede ancora oggi dedi-
zione, responsabilità e, talvolta, il sacrificio della vita».Agli studenti Latronico ha rivolto un invito: «Non considerate questa cerimonia un rito distante. La memoria è un passaggio di responsabilità fra generazioni. La pace si costruisce con il rispetto, l’ascolto e la cura degli altri». GLI ALTRI INTERVENTI E LE SCUOLE PRESENTI Sono intervenuti anche Sanya Bonelli per la Consulta provinciale degli studenti, Franco Lisanti per le associazioni combattentistiche e d’arma, il presidente della Provincia Francesco Mancini e Pasquale Pepe. Presenti gli alunni degli istituti Pascoli, Torraca e Semeria-Minozzi-Festa, il consigliere regionale Nicola Morea e rappresentanti dei Comuni di Nova Siri, Miglionico, Irsina e Scanzano Jonico. Il programma ha previsto la conclusione alle 17 con l’ammainabandiera.
PRESENTI IL QUESTORE DELLA CIOPPA E IL PREFETTO
Matera, una corona d’alloro per ricordare i Caduti della Polizia
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a Questura di Matera ha reso omaggio ai Caduti della Polizia di Stato con una cerimonia che si è svolta il 3 novembre, in occasione della Commemorazione dei defunti.Il questore Davide Della Cioppa e il prefetto Maria Carolina Ippolito hanno deposto una corona d’alloro al cippo commemorativo situato nel cortile interno della struttura. Un gesto dedicato alle donne e agli uomini che hanno perso la vita nell’adempimento del dovere al servizio della collettività.Alla cerimonia ha partecipato una rappresentanza della sezione locale dell’Associazione nazionale della Polizia di Stato, che si è unita alle autorità nel ricordo dei colleghi scomparsi.Dopo la deposizione della corona, il cappellano della Polizia di Stato, don Giuseppe Tarasco, ha guidato un momento di raccoglimento e di preghiera. La commemorazione ha riunito così i rappresentanti delle istituzioni e dell’associazione nel ricordo di quanti hanno sacrificato la propria vita durante il servizio.
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Recepiti i decreti ministeriali su screening, diagnostica, protesi ed esenzioni. Latronico: «Più equità nell'accesso alle cure»
Sanità, la Regione aggiorna i Lea Cambiano regole per l’assistenza
POTENZA. La Giunta regionale, su proposta dell’assessore alla Salute e Politiche della Persona, Cosimo Latronico, ha approvato il recepimento dei provvedimenti nazionali che hanno modificato e aggiornato i Livelli essenziali di assistenza. «Questa delibera – spiega Latronico – recepisce i nuovi Lea, consentendo l’aggiornamento dei sistemi informativi regionali alle nuove prestazioni specialistiche, agli esami diagnostici avanzati, ai dispositivi protesici e alle tutele per le esenzioni croniche e rare introdotti dagli ultimi decreti ministeriali». L’aggiornamento estende l’ambito delle tutele pubbliche nei macrosettori della prevenzione collettiva, dell’assistenza specialistica ambulatoriale per visite ed esami, dell’assistenza protesica e degli ausili monouso. Tra le principali innovazioni rientrano l’estensione degli screening neona-
tali, come quello per l’atrofia muscolare spinale (Sma), l’introduzione del test prenatale non invasivo per le gravidanze a rischio e l’integrazione dei criteri per le esenzioni legate alle malattie croniche, rare e invalidanti, come la fibromialgia, oltre alle prestazioni per il controllo della gravidanza fisiologica. Sul fronte della protesica, vengono inclu-
si nei nomenclatori dispositivi ad alta tecnologia finora esclusi, come arti artificiali avanzati, protesi acustiche digitali, comunicatori a sintesi vocale e ausili per la domotica volti a favorire l’autonomia. Una delle novità più rilevanti riguarda la radioterapia, che non sarà più prescritta ed erogata tramite singole e frammentate prestazioni radianti,
bensì attraverso pacchetti terapeutici omnicomprensivi. Questa nuova modalità accorpa in un unico codice prescrittivo l’intero ciclo di cura, includendo la pianificazione del trattamento, la simulazione, la dosimetria e le sedute di irradiazione, al fine di semplificare l’iter burocratico e garantire una presa in carico globale e standardizzata del pa-
ziente. Per evitare qualsiasi interruzione assistenziale, è stato definito un periodo transitorio, dal 30 ottobre 2026 al 12 gennaio 2027, all’interno del quale ai pazienti che hanno già ricevuto una prescrizione singola o avviato il trattamento prima del 30 ottobre viene interamente garantita la prosecuzione del ciclo terapeutico secondo le vecchie modalità. Le nuove prese in carico effettuate a partire dal 30 ottobre avverranno invece tramite la nuova modalità a pacchetti omnicomprensivi. «I Livelli essenziali di assistenza – dichiara Latronico – garantiscono l’equità nell’accesso alle cure. Questa delibera di Giunta era indispensabile per rendere operativi i decreti ministeriali sui canali informatici della sanità lucana, consentendo ai medici di prescrivere le nuove opzioni terapeutiche previste a livello nazionale».
Il capogruppo di Bcc critica gli annunci sulla riattivazione del servizio a Matera e chiede una revisione della rete oncologica
Chirurgia senologica, Vizziello attacca la Regione MATERA. La riattivazione della chirurgia senologica all'ospedale Madonna delle Grazie di Matera accende il confronto politico sulla sanità lucana. Giovanni Vizziello, capogruppo di Basilicata Casa Comune in Consiglio regionale, interviene sulle dichiarazioni degli esponenti della maggioranza, invitando a evitare facili entusiasmi e rivendicazioni politiche su una questione che riguarda direttamente la salute delle pazienti oncologiche. «Quando si affrontano tematiche come quelle dei diritti dei pazienti oncologici occorre mettere al bando i facili populismi e le sterili strumentalizzazioni», afferma Vizziello, secondo il quale la priorità deve essere rappresentata dalla sicurezza e dall'appropriatezza delle cure, piuttosto che dagli annunci sulla ripresa delle attività chirurgiche. Nel mirino del consigliere regionale finiscono le dichiarazioni del collega Morea, che ha salutato la riattivazione del servizio come una giornata importante per la sanità lucana, e quelle dell'assessore regionale alla Salute Cosimo Latronico, che ha parlato della presenza di una Breast Unit a Ma-
tera. Vizziello ricorda che la precedente chiusura del reparto era avvenuta sotto la responsabilità della stessa maggioranza di centrodestra e invita a distinguere tra il ripristino dell'attività chirurgica e l'effettiva costituzione di un centro senologico specializzato. Secondo l'esponente di Basilicata Casa Comune, soltanto i risultati dell'équipe multidisciplinare attivata in collaborazione con il Crob di Rionero in Vulture potranno dimostrare se la struttura materana sarà in grado di raggiungere gli standard richiesti a una Breast Unit, sia in termini di volumi di attività sia per quanto riguarda gli esiti clinici. La critica si estende alle condizioni complessive dell'assistenza oncologica nella provincia di Matera. Vizziello definisce il territorio l'anello debole della rete regionale, richiamando le difficoltà di accesso alla radioterapia, la limitata adesione agli screening oncologici e i problemi legati ai volumi di attività chirurgica registrati negli anni precedenti. Il consigliere sottolinea in particolare il riferimento ministeriale delle 150 operazioni annue per carcinoma mammario, indicato
come parametro per garantire adeguati livelli di esperienza e organizzazione delle strutture specializzate. Un requisito che, secondo la sua ricostruzione, il precedente reparto materano non riusciva a soddisfare. Dubbi vengono espressi anche sulla capacità della collaborazione con il Crob di risolvere le criticità esistenti. Vizziello richiama i volumi di interventi effettuati nelle strutture regionali e sostiene che il semplice trasferimento di personale sanitario tra ospedali non sia sufficiente a migliorare automaticamente la qualità dell'assistenza. Per Basilicata Casa Comune occorre dunque affrontare la questione attraverso una revisione
complessiva dell'organizzazione oncologica regionale, evitando soluzioni limitate alla riapertura dei singoli servizi. Il nuovo Piano sanitario, che la Regione si appresta ad approvare, viene indicato come lo strumento attraverso il quale ridefinire funzioni, competenze e collegamenti tra le diverse strutture. «Nel percorso di cura del paziente oncologico non c'è solo la chirurgia, ma anche altre discipline come la radioterapia, l'oncologia e soprattutto la prevenzione», conclude Vizziello, auspicando per l'ospedale di Matera un ruolo di primo piano nella rete regionale, fondato su servizi qualificati, continuità assistenziale e risultati verificabili.
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Basilicata 24 ore
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La struttura dell’istituto oncologico di Rionero diventa a direzione universitaria. Incarico quinquennale al professor Giovanni Storto
Medicina nucleare, firmato l’accordo tra Crob e Università della Basilicata
RIONERO IN VULTURE. Con la Delibera n. 526 del 29 ottobre 2026, l'Istituto ha formalmente approvato l'Atto d'Intesa – firmato dal Direttore Generale del Crob, Massimo De Fino e dal Rettore dell'Ateneo lucano, Fabrizio Caccavale – che sancisce l'individuazione dell'Unità Operativa Complessa (Uoc) di Medicina Nucleare quale struttura a Direzione Universitaria. L'iniziativa dà attuazione al Protocollo d'Intesa regionale per l'integrazione tra l'attività assistenziale del Servizio Sanitario Regionale e le attività di didattica e ricerca scientifica del nuovo Dipartimento di Scienze della Salute dell'Università della Basilicata. Per guidare l'Uoc. a Direzione Universitaria di Medicina Nucleare è stato conferito un incarico quinquennale al Prof. Giovanni
Storto, Professore Associato del settore scientifico-disciplinare Meds-22/A Diagnostica per immagini e Radioterapia ed esperto di riconosciuta competenza. L'Unità Operativa Complessa di “Medicina Nucleare” dell’Irccs Crob rappresenta un presidio
cardine nella rete oncologica regionale per le prestazioni diagnostiche, terapeutiche e radioguidate, e grazie alla nuova configurazione accademica integrerà l'attività assistenziale clinica con l'insegnamento destinato ai medici, medici specializzandi e ai
Tecnici Sanitari di Radiologia Medica (Tsrm). Tra gli obiettivi qualificanti la collaborazione istituzionale figurano lo sviluppo della ricerca traslazionale basata su principi di Evidence-Based Medicine, la valorizzazione dei team multidisciplinari, l'imple-
mentazione dell'Intelligenza Artificiale applicata alla Medicina Nucleare e al Digital Health e l'attenzione costante all'umanizzazione delle cure nella gestione del paziente. «Traduciamo in azioni concrete la visione strategica tracciata dalla Regione e condivisa con l’Università della Basilicata: unire l’eccellenza dell’assistenza oncologica alla spinta della ricerca scientifica accademica e dell’alta formazione. Sotto l'attenta guida del Prof. Giovanni Storto, la struttura si proietta verso il futuro della medicina personalizzata, scommettendo sull’integrazione delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale, sull’approccio multidisciplinare dei team oncologici e sulla valorizzazione delle competenze», dichiara il Direttore Generale Massimo De Fino.
La dirigente del Crob rappresenterà la Uil Fp Basilicata nei negoziati con l'Aran. Verrastro: «Un riconoscimento per tutta l'organizzazione»
Contratto dirigenti pubblici, Bisaccia al tavolo nazionale POTENZA. Si è aperto ufficialmente presso l'Aran il tavolo negoziale per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro 2025-2027 dell'Area Funzioni Locali. Un appuntamento che vedrà la Basilicata rappresentata direttamente nelle trattative grazie alla nomina di Stefania Bisaccia, dirigente dell'Irccs Crob di Rionero in Vulture, designata dalla Uil Fp regionale per partecipare al confronto nazionale. La notizia è stata accolta con soddisfazione dal segretario generale regionale Giuseppe Verrastro, che sottolinea il valore della presenza lucana nei luoghi in cui vengono definite le politiche contrattuali del pubblico impiego. Il negoziato riguarda un'ampia platea di figure dirigenziali, comprendente i professionisti delle aree professionale, tecnica e amministrativa del Servizio sanitario nazionale, i dirigenti delle Regioni e delle autonomie locali e i segretari comunali e provinciali. L'obiettivo è definire un nuovo quadro economico e normativo capace di valorizzare competenze, responsabilità e percorsi professionali all'interno delle amministrazioni pubbliche. Per la Uil Fp Basilicata, la nomina di Bisaccia rappresenta un ulteriore riconoscimento della cre-
scita dell'organizzazione sindacale sul territorio. Si aggiunge infatti alla precedente designazione di Raffaele Pisani al tavolo nazionale della dirigenza sanitaria, assicurando così due presenze lucane nei principali confronti contrattuali del settore pubblico. Secondo Verrastro, questa rappresentanza consentirà di portare direttamente all'attenzione dei negoziatori le esigenze dei professionisti che operano nelle strutture sanitarie e negli enti locali della regione, contribuendo alla definizione di soluzioni che tengano conto anche delle specificità territoriali. Tra le priorità indicate dal sindacato figura il riconoscimento delle responsabilità dirigenziali, accompagnato da un miglioramento delle condizioni economiche e normative e da maggiori opportunità di crescita professionale. Il rinnovo, nella visione della Uil Fp, dovrà andare oltre il semplice adeguamento delle retribuzioni, intervenendo sull'organizzazione del lavoro e sulla valorizzazione delle competenze. Particolare attenzione sarà riservata alla revisione del sistema degli incarichi dirigenziali, affinché le funzioni esercitate e il livello delle responsabilità trovino un adeguato riconoscimento. Un ca-
pitolo specifico riguarda gli incarichi ad interim, sempre più rilevanti nella gestione delle amministrazioni, per i quali il sindacato chiede compensi proporzionati alle ulteriori responsabilità assunte dai dirigenti chiamati a garantire la continuità dei servizi. Il confronto dovrà inoltre valorizzare il ruolo della dirigenza professionale, tecnica e amministrativa nella programmazione, nell'organizzazione e nella gestione delle aziende sanitarie. Analogamente, la Uil Fp richiama l'importanza delle competenze manageriali dei dirigenti regionali e degli enti locali, insieme alla funzione svolta dai segretari comunali e provinciali nella tutela della legalità e nel corretto funzionamento delle amministrazioni. «A maggiori responsabilità devono corrispondere adeguati riconoscimenti economici e professionali», è il principio ribadito dall'organizzazione sindacale, che considera il rinnovo contrattuale un'occasione per rafforzare il ruolo della dirigenza pubblica e migliorare la qualità dell'azione amministrativa. La designazione di Bisaccia assume anche un significato organizzativo. Per Verrastro non si tratta soltanto di un riconoscimento in-
dividuale, ma del risultato del lavoro svolto negli ultimi anni dalla struttura regionale per consolidare la propria rappresentatività e valorizzare le professionalità presenti in Basilicata. La Uil Fp conferma quindi l'impegno a seguire tutte le fasi del negoziato, sostenendo le istanze dei lavoratori e promuovendo una partecipazione attiva dei territori alle decisioni nazionali. L'obiettivo dichiarato è ottenere un contratto che riconosca concretamente il contributo della dirigenza al funzionamento dei servizi pubblici, rafforzando al tempo stesso le tutele e le prospettive professionali delle diverse categorie interessate.
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Potenza
venerdì 5 novembre 2026
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Operatrici dei Servizi Sociali e professionisti della Cooperativa La Mimosa protagonisti di un'esperienza formativa a Barcellona
Erasmus plus, Potenza sperimenta nuovi modelli di inclusione sociale
POTENZA. Si è conclusa in Spagna la mobilità europea prevista dal progetto Erasmus+, a titolarità della Cooperativa Sociale La Mimosa dal titolo: L’aula come ambiente: arti performative, corpo
e linguaggio sensoriale per trasformare l’educazione. La mobilità, condotta a cura dell’associazione Trastero de Les Artes di Barcellona, in collaborazione con RevelArt SCCL, ha coinvolto due
operatrici del Servizio Sociale professionale del Comune di Potenza, Rosj Galasso e Felicia delle Donne, e alcuni operatori della Cooperativa, in un’ottica di coformazione per il miglioramento della qualità delle azioni rivolte a persone con disabilità. L’esperienza formativa ha previsto un percorso esperienziale dedicato al teatro inclusivo, al linguaggio del corpo, alla dimensione sensoriale e alle arti performative, attraverso laboratori pratici e momenti di confronto e riflessione in contesto interculturale. Un’importante occasione di crescita professionale e di scambio, che ha permesso ai partecipanti di approfondire approcci educativi innovativi e strumenti metodologici da valorizzare nell’ambito dei servizi sociali e dei percorsi di inclusione, a partire da un modello
che vede pubblico e privato agire insieme, dalla co-programmazione e co-progettazione degli interventi al confronto esperienziale in un contesto europeo. L’assessore alle Politiche Sociali Anna Grieco ha evidenziato quanto «l'Amministrazione comunale investa nella formazione del personale che opera nei Servizi Sociali, perché avere personale formato e competente migliora la capacità di erogare servizi ai cittadini; la partecipazione di una assistente sociale e di una educatrice a un Erasmus proietta il Servizio Sociale in una dimensione europea nella progettazione di servizi. La formazione poi in tema di teatro inclusivo incrementa la capacità dell'Amministrazione di progettare il welfare culturale, leva di inclusione fra le più innovative e cruciali per il prossimo futuro».
il presidente di Potenza Notaroberto: «Il suo lavoro consegna speranza e futuro al cinema lucano»
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Confartigianato, Antonello Faretta alla guida del Cinema in Basilicata
onfartigianato Imprese Potenza esprime soddisfazione per l’incarico di Antonello Faretta alla guida della categoria Cinema in Basilicata e per la rappresentanza della regione nell’Assemblea nazionale di categoria. Una responsabilità che valorizza un percorso professionale costruito attraverso produzione indipendente, ricerca artistica, formazione e impegno per lo sviluppo culturale ed economico del territorio. Per l’associazione, la nomina rappresenta una grande opportunità di crescita e di rafforzamento della propria azione a sostegno delle imprese e delle professionalità del cinema e dell’audiovisivo lucano. «Il suo lavoro consegna speranza e futuro al cinema lucano: un’eccellenza che saprà indicare la strada alle nuove generazioni – dichiara il presidente di Confartigianato Imprese Potenza, Lidio Notaroberto –. Antonello Faretta ha saputo tenere insieme la forza della visione artistica, il coraggio dell’impresa e un legame profondo con la Basilicata. La sua esperienza, la sua professionalità e la capacità di trasformare idee in progettirappresentano un patrimonio prezioso per Confartigianato e per l’intera regione. Affidargli questa responsabilità significa investire in una figura capace di interpretare e incidere sulle dinamiche del cinema, dell’audiovisivo e dello spettacolo, valorizzando il talento e il lavoro di chi ogni giorno contribuisce alla crescita culturale e produttiva della Basilicata».
Regista, sceneggiatore e produttore, fondatore di Noeltan Arts, Faretta ha sviluppato un’attività che intreccia il radicamento in Basilicata con il dialogo internazionale. Tra le sue opere figura “Montedoro”, primo lungometraggio presentato in diversi festival internazionali e uscito nelle sale italiane nel 2016. Il suo percorso comprende inoltre la collaborazione con il poeta italoamericano John Giorno, da cui è nato “Nine Poems in Basilicata”, realizzato interamente nella regione. Alla produzione ha affiancato iniziative culturali e formative, tra cui il laboratorio per le scuole “La Scuola Gira”. Un’esperienza che unisce conoscenza dei processi produttivi, attenzione alle comunità e capacità di accompagnare la crescita di nuove competenze: elementi fondamentali per rafforzare un comparto nel quale creatività, professionalità e lavoro artigiano sono strettamente connessi. «Faretta è un esempio fulgido per chi ha scelto di non arrendersi e di programmare il proprio futuro in questa terra – prosegue Notaroberto –. Il suo cammino dimostra quanto possano essere fecondi la perseveranza, lo studio e il coraggio di credere nelle proprie capacità. Ai giovani lucani offre una testimonianza concreta: dalla Basilicata si possono costruire progetti capaci di dialogare
con il mondo, valorizzando le proprie radici. Il compito di Confartigianato è accompagnare questa energia, affinché sempre più ragazze e ragazzi possano trovare qui le condizioni per esprimersi, lavorare e fare impresa». Al centro dell’impegno associativo ci sarà il consolidamento della filiera cinematografica e audiovisiva regionale, con particolare attenzione alle micro, piccole e medie imprese, ai professionisti e alle maestranze. Autori, produttori, tecnici, scenografi, costumisti, truccatori, fonici e imprese artigiane costituiscono un patrimonio di competenze da riconoscere, tutelare e accrescere attraverso formazione, innovazione e continuità lavorativa. Tra le priorità indicate da Faretta figura il percorso per una legge regionale sul cinema e l’audiovisivo, con l’obiettivo di contribuire alla definizione di strumenti capaci di sostenere e strutturare l’intero comparto. «Accolgo con orgoglio e responsabilità questo incarico e questa sfida», afferma Faretta. «Vogliamo contribuire a rafforzare la filiera produttiva di settore della regione, dare sempre più voce alle micro, piccole e medie imprese, tutelare professionisti e maestranze, valorizzare i giovani talenti e promuovere formazione, occupazione e innovazione».
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Provincia
venerdì 5 novembre 2026
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A Parigi siglati i primi accordi strategici nei settori navale e dei sistemi autonomi. Dopo l’ingresso in Edge, l’azienda di Atella accelera
Con Cmd, la Basilicata diventa hub europeo della propulsione avanzata
A
pochi giorni dall'ingresso ufficiale in EDGE Group, la società italiana CMD, specializzata nella progettazione e sviluppo di sistemi di propulsione avanzati, annuncia la firma di una serie di Memorandum of Understanding che segnano il primo concreto sviluppo industriale della nuova fase avviata con l'acquisizione della quota di maggioranza dell’azienda con sedi ad Atella (Pz) e Caserta da parte del gruppo tecnologico emiratino. Gli accordi, sottoscritti presso gli uffici di EDGE Europe a Parigi durante
Euronaval 2026, coinvolgono aziende appartenenti all'ecosistema industriale del Gruppo e aprono nuove prospettive per l'applicazione delle tecnologie sviluppate da CMD nei settori navale, dei sistemi autonomi e aerospaziale. Particolarmente significativo è l'accordo con Abu Dhabi Ship Building (ADSB), la divisione navale di EDGE con oltre 30 anni di esperienza nella progettazione, nuova costruzione, riparazione, manutenzione, ammodernamento e conversione di navi militari e commerciali. Il memorandum è finalizzato a valutare l'integra-
zione dei motori CMD su nuove piattaforme marittime. L'intesa rappresenta un primo passo verso l'espansione dell'azienda italiana nel comparto navale internazionale, uno dei mercati individuati da EDGE tra quelli a maggior potenziale di crescita. «La nautica e i sistemi marittimi autonomi sono tra i settori che offrono oggi le prospettive più interessanti per l'evoluzione della propulsione avanzata. – commenta Giorgio Negri, Co-founder e Chief Commercial Officerdi CMD e azionista di minoranza con il cugino Mariano Negri, discendenti della famiglia fondatrice dell’azienda, con stabilimenti produttivi ad Atella, in Basilicata, e un centro direzione e R&D a Caserta. - Grazie alla collaborazione con le realtà del Gruppo EDGE possiamo confrontarci fin da subito con programmi internazionali di grande rilevanza, mettendo le competenze sviluppate in Italia al servizio di nuovi mercati e nuove applicazioni. È esattamente il tipo di accelerazione industriale che immaginavamo quando abbiamo avviato questo percorso». Le prospettive di sviluppo
aperte dall'ingresso in EDGE riguardano anche il settore aerospaziale. CMD ha infatti sottoscritto un accordo di collaborazione con Dronamics, società del Strategic Development Fund (SDF), anche parte del Gruppo EDGE, specializzata nello sviluppo di sistemi aerei senza pilotae che si sta affermando come uno dei principali innovatori europei nei settoriaerospaziale e logistico, con l'obiettivo di valutare l'impiego delle proprie tecnologie propulsive su nuovi velivoli cargo senza pilota di DRONAMICS destinate ai mercati internazionali. L'intesa consentirà di esplorare diverse soluzioni tecnologiche e di avviare studi congiunti per lo sviluppo di sistemi propulsivi di nuova generazione. Per CMD si tratta di un'ulteriore opportunità per ampliare il raggio d'azione delle proprie competenze ingegneristiche e rafforzare il proprio ruolo all'interno della strategia di EDGE per la creazione di un polo europeo della propulsione avanzata. «Questi due accordi rappresentano la prima concreta dimostrazione delle opportunità che l'ingresso
in EDGE è in grado di generare per CMD», commenta Mariano Negri, CEO di CMD - «L'accesso a un ecosistema industriale internazionale ci consente di valorizzare il patrimonio tecnologico sviluppato in oltre trentacinque anni di attività, portando le nostre soluzioni verso nuove applicazioni e nuovi mercati. Si tratta di un percorso che rafforza il ruolo dell'Italia e dei nostri siti produttivi all'interno di una filiera globale dell'innovazione». Le iniziative annunciate si inseriscono nel piano di sviluppo delineato da EDGE sin dalla proposta preliminare di acquisizione di CMD, che prevede il potenziamento della capacità produttiva, l'accelerazione delle attività di ricerca e sviluppo e l'espansione della presenza dell'azienda nei mercati della propulsione avanzata, dei sistemi autonomi e delle applicazioni marittime. In questo contesto, CMD è destinata a svolgere un ruolo centrale nella creazione di un polo europeo della propulsione avanzata, facendo leva sulle competenze sviluppate in Italia e sulla rete internazionale del Gruppo.
Una piattaforma rinnovata per valorizzare la vita delle parrocchie, le attività pastorali e il dialogo con i fedeli attraverso gli strumenti digitali
È
Acerenza, la Chiesa si racconta con un nuovo sito web stato presentato ufficialmente il nuovo portale web dell’Arcidiocesi di Acerenza, un importante passo nel percorso di rinnovamento della comunicazione diocesana, fortemente promosso e voluto dal dott. Antonio Martoccia, direttore dell’Ufficio Diocesano delle Comunicazioni Sociali. La scelta della data non è stata casuale: l’evento ha visto la presenza di mons. Domenico Beneventi, presidente della Commissione Episcopale per la Cultura e le Comunicazioni Sociali, che nove anni fa, allora direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi, contribuì alla nascita del primo sito diocesano. Fu infatti nel giorno dedicato a San Canio che, con un semplice clic dell’arcivescovo sullo smartphone davanti al portale della Cattedrale, poco prima dell’inizio della processione del Santo Patrono, l’Arcidiocesi di Acerenza entrò ufficialmente in rete. All'incontro, presieduto dall’arcivescovo di Acerenza, mons. Francesco Sirufo, hanno preso parte numerosi sacerdoti della diocesi e molti fedeli laici giunti dai diversi paesi
dell’Arcidiocesi, a testimonianza di una comunità viva e partecipe. Dopo nove anni di attività all’interno del progetto WebDiocesi della Conferenza Episcopale Italiana, il portale è stato completamente rinnovato grazie alla stretta collaborazione tra gli uffici della CEI e l’Ufficio Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi guidato dal dott. Martoccia. Durante l'evento in collegamento web da Roma il dott. Giampiero Neri, referente nazionale del progetto WebDiocesi, ha illustrato gli aspetti tecnici e pastorali del rinnovo. Un lavoro pensato per offrire uno strumento più moderno, intuitivo e accessibile, capace di dialogare con i linguaggi della contemporaneità e integrarsi efficacemente con i canali social della diocesi. A seguire, l'attenzione si è spostata su uno dei temi più rilevanti e attuali dell'odierna era tecnologica: un approfondimento dedicato all’intelligenza artificiale, curato proprio da mons. Domenico Beneventi, che ha offerto spunti di riflessione sulle opportunità e le sfide etiche e antropologiche che questi nuovi strumenti pongono alla pastorale e
alla società contemporanea. Contestualmente è stato presentato anche il nuovo logo dell’Arcidiocesi, ispirato alla facciata della Cattedrale di Acerenza. Il nuovo sito non vuole essere una semplice vetrina istituzionale, ma una finestra aperta sulla vita ecclesiale, uno spazio capace di raccontare il cammino delle parrocchie, valorizzare le attività degli uffici pastorali e favorire relazioni autentiche. «Oggi più che mai – è stato sottolineato durante la presentazione – non basta fare le cose: bisogna anche saperle raccontare». Il nuovo sito rappresenta così uno strumento concreto per accorciare le distanze, costruire ponti,
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Provincia
giovedì 5 novembre 2026
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Tra mosaici realizzati con materiali di recupero, vicoli storici e memoria popolare, il borgo si trasforma in un itinerario d'arte e creatività
Forenza: un museo diffuso nel cuore dell’Alto Bradano
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DI ROSAMARIA MOLLICA
i sono borghi che conquistano per la loro storia, altri per i paesaggi, altri ancora per le tradizioni che custodiscono gelosamente. E poi c’è Forenza, un piccolo gioiello della Basilicata, il Balcone delle Puglie chiamato così per il suo panorama mozzafiato, capace di sorprendere il visitatore con un connubio particolare di autenticità, cultura, creatività e bellezza. Passeggiare tra le sue stradine significa immergersi in un’atmosfera dove il tempo sembra rallentare, scoprire angoli caratteristici e lasciarsi accompagnare da una dimensione di vita ancora profondamente legata alle proprie radici. Ma Forenza offre anche qualcosa di inaspettato: un percorso artistico diffuso che arricchisce il tessuto urbano e invita a esplorare il paese con occhi nuovi. Sono i mosaici realizzati da Mario Brienza, una delle espressioni più originali della valorizzazione culturale del borgo. Opere che decorano muri, vicoli, passaggi e spazi urba-
ni, trasformando luoghi ordinari in piccoli punti di interesse e facendo di Forenza una destinazione capace di unire turismo culturale, arte contemporanea e sostenibilità. Nonostante l’opera di riqualificazione urbana attragga centinaia di visitatori ogni fine settimana, Forenza non è entrata nei circuiti turistici regionali. Un gran peccato perchè quello che la lungimiranza del sindaco Francesco Mastrandrea e la manualità e l’estro di Mario Brienza sono riusciti a creare è qualcosa di straordinario che andrebbe pubblicizzato e fatto conoscere. Il primo cittadino però continua per la sua strada e non si perde d’animo, così come ci ha raccontato in una passeggiata per i vicoli storici: «Forenza è un museo a cielo aperto. Quello che siamo riusciti a creare con le poche risorse che abbiamo a disposizione è straordinario. I nostri vicoli sono molto apprezzati dai tanti turisti che vengono a trovarci, solo grazie al passaparola e non perchè spinti dai circuiti turistici tradizionali». Visitare Forenza significa
concedersi una pausa dai ritmi frenetici della quotidianità e riscoprire il piacere del turismo lento. Il centro storico invita a camminare senza fretta, a osservare i particolari, a perdersi tra le stradine e a lasciarsi sorprendere dalla sua bellezza. Bene lo sanno il gruppo dell’associazione “L’Agrifoglio” di Oppido Lucano e quello proveniente da iCampi Flegrei che sabato mattina hanno avuto come guide il sinda co in persone e l’assessore Alessandra Brescia. Il progetto che ha saputo trasformare materiali di recupero in opere d’arte, dando nuova vita a oggetti dimenticati come tazze sbeccate, bicchieri spaiati, vecchi lampadari, tappi di bottiglia, piastrelle rotte, ceramiche e frammenti di vetro diventano tessere di composizioni colorate e sorprendenti disseminate per il centro storico. Per scoprirle occorre camminare, osservare e lasciarsi guidare dalla curiosità, trasformando la passeggiata in una vera e propria esperienza di turismo esperienziale.
L’arte diventa così uno strumento di promozione territoriale: valorizza angoli meno conosciuti, restituisce centralità a spazi dimenticati e arricchisce l’offerta turistica di Forenza con un elemento distintivo e riconoscibile. Il progetto racconta anche una sensibilità ambientale importante. Attraverso il recupero creativo dei materiali, dimostra come il riciclo possa diventare occasione di bellezza e come la rigenerazione urbana possa partire anche da piccoli interventi capaci di cambiare il volto di un luogo. Dopo la casa contadina, si può ammirare lo spazio creato dall’artista Roberta Lioy dedicato alle fiabe. Pochi metri di pura magia tra l’immagine di Pinocchio, quella dei sette nani e lo specchio della matrigna di Biancaneve. Poi camminando si scopre la “Via dell’anima”. Pezzi di componimenti di cittadini di Forenza scritti su ceramiche e affissi su una parete in pietra. In quel vicolo parla l’anima dei cittadini di Forenza e di chi l’attraversa. E poi si può ammirare l’arte di Brien-
za in tutto il suo splendore, scorci interi di centro storico abbelliti con frammenti di ceramiche, pezzi di vetro e altri materiali di recupero. E poi ancora il Condominio B-52 che recupera gli antichi soprannomi degli abitanti di Forenza, trasformando una facciata in una testimonianza della memoria popolare e della storia della comunità. Ancora, la Sentina restituisce valore alle antiche canalizzazioni di scolo, trasformando spazi dimenticati in nuovi elementi di interesse artistico e urbano. E infine Generazione Z che affronta il rapporto tra nuove generazioni e tecnologia, utilizzando anche vecchi circuiti elettronici e dispositivi dismessi. Il percorso dei mosaici è liberamente visitabile e può rappresentare un’interessante proposta per una gita fuori porta, un fine settimana alla scoperta dei borghi lucani o una tappa all’interno di un itinerario più ampio in Basilicata. L’esperienza di Forenza dimostra quanto la valorizzazione turistica di un piccolo centro possa passare anche attraverso iniziative originali, capaci di mettere in relazione patrimonio storico, creatività contemporanea e partecipazione della comunità. Oggi il viaggiatore non cerca soltanto un luogo da fotografare, ma esperienze autentiche, storie da conoscere e percorsi che gli permettano di entrare in contatto con l’identità del territorio e Forenza con i suoi mosaici ma anche con la sua storia è sicuramente la meta ideale.
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Matera e provincia
giovedì 5 novembre 2026
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Il gruppo di opposizione attacca Nicoletti sulle presunte dimissioni in bianco degli assessori e denuncia la paralisi amministrativa
Crisi a Matera, Progetto Comune: «Nessuna trattativa col sindaco»
MATERA. Nessuna trattativa per entrare nella maggioranza, nessuna disponibilità a sostenere un’amministrazione giudicata ormai in crisi irreversibile. Progetto Comune Matera prende le distanze dalle ipotesi di allargamento della coalizione guidata dal sindaco Antonio Nicoletti e lancia un duro attacco alla gestione politica e amministrativa della città. Al centro della polemica anche la vicenda delle presunte dimissioni in bianco che il primo cittadino avrebbe chiesto ai propri assessori. «Abbiamo atteso invano che il sindaco Nicoletti smentisse le notizie che da alcuni giorni circolano sui media e sui social circa le dimissioni in bianco che avrebbe preteso dai suoi assessori e che conserverebbe personalmente», affermano Raffaele Cotugno, Marina Rizzi e Vincenzo Santochirico, rappresentanti dell’associazione e del gruppo consiliare Progetto Comune. Secondo gli esponenti dell’opposizione, il mancato chiarimento alimenterebbe i dubbi sulla vicenda, anche alla luce delle posizioni espresse da alcuni consiglieri della stessa coalizione.
L'OPPOSIZIONE CHIEDE UN CONSIGLIO APERTO
«Parco della Murgia, serve un confronto con la città» Per Progetto Comune, qualora confermata, la richiesta delle dimissioni preventive costituirebbe un fatto di estrema gravità, sintomo di una gestione dei rapporti istituzionali subordinata agli equilibri politici. Una situazione che si inserirebbe in un quadro già caratterizzato da tensioni continue tra le forze della maggioranza, richieste dei singoli consiglieri e incertezza sulla tenuta numerica della coalizione. Le critiche investono anche l’attività amministrativa. Il gruppo denuncia l’assenza, da mesi, di provvedimenti significativi della Giunta all’esame del Consiglio comunale e la mancata soluzione delle principali questioni che interessano cittadini e categorie economiche. Nel mirino finisce inoltre la gestione del titolo di Ca-
pitale mediterranea della cultura e del dialogo, considerata un’occasione che rischia di essere sprecata. Netta la smentita delle indiscrezioni su possibili accordi politici. «Progetto Comune non si presterà ad alcuna operazione di soccorso», ribadiscono i tre esponenti, escludendo trattative con Nicoletti per allargamenti della maggioranza o cambiamenti degli attuali schieramenti. La conclusione è un invito al sindaco a verificare la propria capacità di governo. Se dispone ancora di una maggioranza, secondo Progetto Comune, deve assumersi la responsabilità delle scelte amministrative e confrontarsi con l’opposizione. In caso contrario, dovrebbe prendere atto della crisi e restituire agli elettori la possibilità di decidere il futuro della città.
MATERA. Un Consiglio comunale aperto per discutere il futuro del Parco della Murgia Materana e coinvolgere la città nelle scelte sulla gestione dell'area protetta. È la richiesta presentata dai consiglieri di opposizione, con primi firmatari Saverio Tarasco e Roberto Cifarelli, e sostenuta da altri quattordici esponenti della minoranza. L'iniziativa punta ad avviare un confronto pubblico sull'aggiornamento del Piano e del Regolamento del Parco, coinvolgendo il Comune di Montescaglioso, la Provincia, l'Ente Parco, le associazioni ambientaliste, gli agricoltori, gli operatori turistici e i residenti. La proposta arriva nel decennale della scomparsa di Mario Tommaselli, protagonista della storia dell'area protetta. Un'occasione, secondo i promotori, per riflettere sulla sua eredità e sulle prospettive future. Dopo oltre trentasei anni dall'istituzione del Parco e più di vent'anni dall'approvazione del Piano vigente, i consiglieri ritengono necessario adeguare gli strumenti di gestione alle trasformazioni del territorio, conciliando tutela ambientale, agricoltura e turismo sostenibile. Al centro della richiesta anche il ruolo dell'amministrazione comunale nella definizione delle nuove strategie. «Il futuro del Parco non può essere affidato alle sole ambizioni, né tantomeno alle presunzioni di pochi», sottolineano i promotori, chiedendo scelte condivise con la comunità.
La Giunta Bianco candida ai fondi regionali un progetto di rigenerazione urbana con nuovi alloggi sociali, servizi e interventi sulla viabilità
Policoro, piano da 2,8 milioni per la Porta sud della città
POLICORO. Un investimento di quasi 2,9 milioni di euro per riqualificare l'ingresso meridionale della città, migliorare la sicurezza stradale e realizzare nuovi servizi sociali. La Giunta comunale guidata dal sindaco Enrico Bianco ha approvato la candidatura ai finanziamenti regionali del progetto integrato di rigenerazione urbana Porta sud di Policoro, articolato in quattro interventi nell'area dello stadio comunale. L'investimento complessivo ammonta a 2 milioni e 875mila euro, dei quali 2,3 milioni richiesti alla Regione attraverso i Fondi di sviluppo e coesione 2021-2027 e 575mila euro già stanziati dal Comune. Gli obiettivi riguardano la mobilità sostenibile, la sicurezza della circolazione e l'inclusione sociale. Il principale intervento interessa
l'ex mattatoio comunale di via Puglia, nei pressi della sede della Polizia stradale. Al posto dell'immobile esistente è prevista la realizzazione di un complesso destinato all'edilizia sociale, con sedici piccoli alloggi, quattro al piano terra e dodici al livello superiore. La struttura ospiterà anche una biblioteca di quartiere, una lavanderia comune e il Centro intercomunale per la genitorialità, destinato a offrire servizi all'intero Ambito sociale territoriale di cui Policoro è capofila. Il secondo intervento, finanziato interamente con risorse comunali, prevede una rotatoria all'incrocio tra via San Gottardo e via Puglia, davanti alla Polizia stradale. L'opera comprenderà una doppia corsia di canalizzazione per rendere più ordinato il traffico in ingresso e facilitare i collegamenti
con gli altri assi viari. Gli altri due interventi riguardano la sistemazione dell'area sulla destra di via San Gottardo, prima della rotatoria d'accesso alla città, e la riqualificazione del piazzale vicino allo stadio Rocco Perriello, dove sorgeranno spazi verdi, percorsi pedonali e marciapiedi. «Abbiamo voluto dare massima priorità alla riqualificazione dell'ex mattatoio, dove sarà realizzato un complesso residenziale destinato a social housing e servizi collettivi, di cui la città e il comprensorio hanno molto bisogno», sottolinea Bianco. Il sindaco evidenzia anche la necessità di superare il contrasto tra insediamenti residenziali e aree degradate, restituendo maggiore uniformità all'ingresso sud. L'amministrazione punta inoltre a
realizzare, attraverso ulteriori finanziamenti, una seconda rotatoria all'innesto con la complanare della Statale 106 Jonica e la ciclopolitana Linea Ocra lungo via Puglia. «L'asilo nido è già pronto, allo stadio Perriello sono in corso i lavori», conclude Bianco, indicando gli interventi necessari per completare la trasformazione dell'area.
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A Cronache lo scultore del bronzo, le cui opere sono arrivate a Papi, Presidenti e Ambasciatori nel mondo, racconta il suo percorso
Il Maestro Saluzzi è Presidente Nazionale del fondo INPS per pittori e scultori
A
DI EMANUELA CALABRESE
ntonio Saluzzi, eccelso scultore in bronzo, decoratore e maestro artigiano, originario di Acerenza è stato eletto Presidente Nazionale della Commissione Inps fondo PSMSAD Pittori e Scultori. È il primo lucano a ricoprire questo incarico, che ha durata di tre anni, e non è rinnovabile. Un vanto per l’intera Basilicata. È a Cronache che Saluzzi racconta questo importante riconoscimento alla sua carriera: «Quando guardo indietro al mio percorso artistico, non mi pare vero di essere arrivato sin qui. Ma poi mi rendo conto che il motore di tutto è la passione: iniziò con Don Mario Festa, che aveva una grande passione per il bronzo e per i metalli. Ripeteva sempre che “bisogna studiare”, e con lui imparai a leggere la Bibbia, i Vangeli, e i passi dei miti, altrimenti non sarebbe possibile interpretarli e raffigurarli poi attraverso l’arte. Questo riconoscimento dunque è l’apice di un percorso in ambito scultoreo, anche se in tutto ciò che realizzo c’è sempre un fondo culturale, perché ritengo che l’arte senza la cultura abbia in sé un vuoto». E riguardo alla domanda alla Commissione Saluzzi racconta: «L’ho fatta per caso, su segnalazione di un amico. E quando il mio curriculum è giunto ai dirigenti e funzionari, hanno apprezzato non solo il mio studio artistico, ma anche che molte mie opere erano giunte a Papa Francesco, a Papa Leone, al Presidente della Repubblica, al Presidente dell’Honduras,
agli Ambasciatori in Spagna». Figlio d’arte, l’acheruntino neopresidente del Fondo, è specializzato nell'antica tecnica della fusione a terra. Ricopre altresì il ruolo di Presidente di CNA Artistico e Tradizionale Basilicata ed è stato nominato a luglio componente della Commissione Tecnica Pittori e Scultori dell'INPS. La sua arte coniuga la passione e l’eredità del suo maestro d’arte nella conoscenza dei procedimenti di fusione a staffa e a cera persa. Saluzzi si è distinto nella realizzazione di opere celebrative in bronzo, quali le medaglie commissionate da istituzioni italiane per il Ministro della Cultura del Qatar e il Presidente dell’Honduras, la medaglia per il bi-millenario di Augusto Imperatore commissionata dal Comune di Torino nel 2014, la scultura della Dea Enotria commissionata dalla Regione Basilicata e donata al Presidente della Repubblica Italiana a Matera nel 2017. In quello stesso anno, nell’ambito della XI Florence Biennale, ha vinto il IV Premio Scultura e il I Premio Internazionale Residanza d’Artista TIAC, Cina. Ammirato per la perfezione tecnica e l’attenzione al dettaglio, ha esposto in Italia e all’estero opere ispirate alla mitologia classica e alla Cristianità, quali sono gli inediti Protection e Melograno esposti a Yerevan nella mostra “Tesori contemporanei sul 40° parallelo”. Tornando alla nomina, Saluzzi spiega: «Si tratta di un Fondo finanziato in parte dal Ministero della Cultura e in parte dai proventi SIAE. Gli introiti
dei musicisti ormai scomparsi, che non hanno più parenti diretti, come Verdi piuttosto che Rossini, finiscono in questo Fondo Pittori e Scultori, di cui sono stato eletto Presidente. Si tratta di una Commissione nazionale, che l’Inps ha ereditato dagli inizi del Novecento. La particolarità sta nel fatto che si può essere Presidente soltanto per un triennio, poi non si può essere mai più rinominati alla presidenza. Al Fondo si possono rivolgere diverse tipologie di domande -prosegue il neopresidente- Esiste ad esempio il Fondo di Incoraggiamento, per i giovani artisti che va dai 18 ai 40 anni e riguarda somme di 1.800 euro che vanno ad incoraggiare, per l’appunto, l’attività artistica in questa fascia di età. C’è poi il Fondo per gli Emergenti che vogliono affrontare viaggi culturali di formazione, e ammonta a 2.500 euro per vivere una residenza artistica o simile. Segue poi il Fondo per Cataloghi d’arte e Mostra, al quale si può accedere solo come artista. Infine c’è il Fondo per gli Artisti che hanno subito delle invalidità e che hanno difficoltà
motorie piuttosto che visive». Dal Comune di Acerenza, giungono le congratulazioni dell’Amministrazione Lombardi: «Festeggiamo il prestigioso traguardo raggiunto dall’illustre concittadino che con il suo impegno, la passione e la professionalità porta in alto il nome di Acerenza. L'Amministrazione Comunale e l'intera cittadinanza esprimono le più vive congratulazioni al Maestro Antonio: questo successo è la dimostrazione concreta del valore e del talento che la nostra terra sa esprimere e far valere ovunque». Le sue opere per il Premio Pro Loco UNPLI Basilicata a Matera, in ottobre, raccontano bene questo legame: «Una giornata speciale, dedicata alla cultura, alle tradizioni e all'identità della nostra amata Basilicata. Attraverso le mie sculture in bronzo ho cercato di dare forma ai valori che ci uniscono spiega Saluzzi- la memoria, le radici, la bellezza e la passione per il nostro territorio. Ogni opera nasce dal dialogo con la materia, dal lavoro delle mani e dalla ricerca di un linguaggio capace di trasformare l'artigianato in arte. È un orgo-
glio contribuire, con il mio lavoro, a raccontare e valorizzare il patrimonio culturale lucano». Dalla bottega di secoli fa alle botteghe di oggi: «Ricordare e trasmettere la cultura e il saper fare restano chiavi importanti per costruire il futuro» così il commento di Saluzzi, in qualità di Presidente CNA Artistico e Tradizionale Basilicata, a Potenza per l’inaugurazione della mostra "Narciso, il mito di un capolavoro", che ha portato per la prima volta in Basilicata una delle opere più conosciute del grande artista Caravaggio. «Entrare in questo percorso dedicato a Caravaggio, da artista e da maestro artigiano, significa confrontarsi con qualcosa che va oltre la grandezza delle sue opere. Significa riconoscere quel filo invisibile che unisce chi, ieri come oggi, entra in una bottega per imparare e chi, attraverso il proprio talento e il proprio lavoro, riesce a lasciare un segno». Oggi un segno è stato lasciato anche dal Maestro acheruntino, primo lucano Presidente Nazionale della Commissione Inps fondo PSMSAD Pittori e Scultori.
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MITOPOIESI DEL PRESENTE: Quattro cantieri culturali per raccontare la Grande Lucania che nasce oggi
Rinasce la Lucania: storie nei borghi P
DI GAETANO FIERRO
remessa. Una regione non vive soltanto nei suoi ricordi La Grande Lucania non è soltanto quella che siamo stati. È anche quella che, con fatica e inventiva, stiamo diventando. Ogni paese possiede un patrimonio di storie da custodire; ma se la cultura guarda solo alle storie già concluse, rischia di chiedere ai luoghi di recitare per sempre la parte del proprio passato. Qui la proposta è diversa: prendere un fatto del presente, dargli forma pubblica e farne un appuntamento capace di tornare negli anni. La Basilicata perde abitanti. Secondo il censimento Istat, al 31 dicembre 2024 i residenti erano 530.004, 3.229 in meno rispetto all’anno precedente. Il dato non si corregge con una festa. Proprio per questo il progetto evita ogni promessa miracolosa: prova a rendere riconoscibili le scelte, le persone e le contraddizioni attraverso cui un territorio cerca un futuro. La Grande Lucania è qui una visione culturale condivisa, non una nuova delimitazione amministrativa. Il suo centro sono i paesi e le comunità che decidono di raccontarsi in prima persona. IL METODO TRASFORMARE UN FATTO IN UN RITO PUBBLICO Mitopoiesi significa costruzione di un racconto collettivo. Nel nostro caso non vuol dire inventare dati o dichiarare risolti i problemi. Si parte da una vicenda verificabile: una casa che torna a essere
abitata, una scelta di lavoro, un’attività appena aperta, un paesaggio attraversato dall’energia. Le associazioni del luogo ascoltano i protagonisti, raccolgono le loro parole e costruiscono con loro un gesto pubblico: una consegna simbolica, un cammino, un incontro, una piazza che si riconosce in una storia nuova. Il rito ha senso soltanto se resta fedele alla realtà. Una casa vuota non diventa abitata perché viene mostrata una chiave. Un nuovo residente non rappresenta da solo l’inversione dello spopolamento. Una luce su una mappa non prova che un paese abbia superato le difficoltà della connessione. Il mito del presente nasce quando una comunità sa dare valore a un fatto vero senza gonfiarlo. PRIMO CANTIERE LA LUCANIA VUOTA CHE SI RIEMPIE Il Festival del Ritorno parte da una ferita visibile: le porte chiuse, le case inutilizzate, le strade in cui si conoscono le assenze. In uno o più borghi, un’associazione individua insieme ai proprietari un immobile disponibile e ne racconta la storia. Se esiste un accordo concreto per un nuovo uso, la consegna delle chiavi diventa il momento pubblico della giornata. Può riceverle un giovane, una famiglia, un’artista, un’impresa o chi abbia scelto davvero di stabilire lì una parte della propria vita. Quando non c’è ancora un’assegnazione, la casa si può adottare simbolicamente, dichiarando con chiarezza che
l’impegno è cercarle un futuro e non che quel futuro sia già garantito. Intorno a questo gesto possono nascere visite, racconti degli abitanti e incontri con chi conosce gli ostacoli pratici del rientro: alloggi, servizi, lavoro, trasporti. Il protagonista non è soltanto chi torna da lontano. È chi apre una porta adesso, e chi rende possibile tenerla aperta domani. SECONDO CANTIERE LA LUCANIA CHE PRODUCE ENERGIA Il Cammino dell’Energia attraversa una Basilicata contemporanea: impianti, campi, infrastrutture, luoghi di lavoro e paesaggi trasformati. Un percorso pubblico, costruito con guide, associazioni, tecnici e abitanti, spiega che cosa si produce, come funziona un impianto e quali effetti vengono discussi nel territorio. Dove consentito, può includere una visita; altrove bastano punti di osservazione accessibili e materiali verificati. Sarebbe facile celebrare la pala eolica come un moderno mulino o presentare un giacimento come un monumento al progresso. L’immagine può incuriosire, ma non deve chiudere la discussione. Le domande su ambiente, salute, paesaggio, lavoro e benefici per le comunità devono trovare posto nel racconto, insieme ai fatti accertati e alle diverse posizioni. L’istituzione offre uno spazio serio di conoscenza; non chiede alle associazioni di fare propaganda né di simulare una neutralità che cancelli i conflitti. Un territorio diventa autorevole quando sa spiegare ciò che produce e sa ascoltare chi ne vive le conseguenze. TERZO CANTIERE LA LUCANIA ACCOGLIENTE Le Nuove Radici è la festa di chi ha scelto il paese. In un borgo che possa indicare una storia concreta, la comunità invita una persona o una famiglia arrivata di recente, oppure chi vi è tornato, a raccontare perché ha deciso di vivere o lavorare lì. La scelta può aver generato una bottega, un’azienda agricola, uno studio; può anche essere ancora fragile, fatta di tentativi e adattamenti. Non serve trasformarla in una storia
esemplare a ogni costo. La provenienza non crea graduatorie di appartenenza. Un lucano di ritorno, una giovane di un’altra regione e una famiglia venuta da un altro Paese ricevono lo stesso ascolto, se desiderano partecipare. Accanto a loro parlano i vicini, la scuola, le associazioni e chi ha aiutato o potrebbe aiutare a restare. La festa mette in scena un’accoglienza concreta: non “sei arrivato, dunque il paese è salvo”, ma “hai scelto di esserci; vediamo che cosa possiamo costruire insieme”. QUARTO CANTIERE LA LUCANIA DIGITALE E LENTA La Notte delle Luci Connesse dà forma visibile a un legame che normalmente non si vede. In un borgo dove ci siano persone disponibili a partecipare, una piazza ospita una mappa delle città con cui lavoratori e professionisti del luogo collaborano. Ogni punto luminoso nasce da una scelta volontaria; nessun luogo di lavoro, nome, orario o rapporto professionale viene esposto senza consenso. Può essere una mappa di collegamenti raccontati dai partecipanti, non un tracciamento in tempo reale. La piazza resta illuminata e sicura: si spengono, se utile, soltanto luci sceniche dell’allestimento, non l’illuminazione pubblica. Lo schermo è facoltativo; una proiezione di piccole dimensioni o una mappa stampata possono servire meglio l’idea se le risorse sono limitate. Poi la tecnologia lascia spazio alle voci: che cosa rende possibile lavorare da un borgo? Che cosa manca ancora in termini di rete, mobilità, spazi e servizi? La lentezza non è isolamento e la connessione non è una promessa pubblicitaria. È la possibilità, da verificare nella vita quotidiana, di abitare un luogo senza smettere di partecipare al mondo. COME SI REALIZZA UNA REGIA LEGGERA E IMPEGNI CHIARI Il progetto può partire con quattro esperienze pilota, anche in paesi diversi. Un coordinamento culturale comune mette a disposizione il metodo e un’identità riconoscibile; ogni associazione locale sceglie
la storia insieme ai protagonisti e costruisce l’evento con proprietari, operatori e soggetti competenti. Al Comune si chiede collaborazione per gli spazi e per quanto necessario sul piano organizzativo e autorizzativo. Prima di annunciare ogni data si verificano accessibilità, sicurezza, consensi, eventuali permessi e responsabilità. “A costo zero per le amministrazioni” è un obiettivo di progettazione, non una proprietà automatica degli eventi. Richiede sedi e attrezzature già disponibili, contributi volontari realmente concordati e una copertura esterna per le spese inevitabili, comprese quelle legate a sicurezza, accessibilità e assicurazione. Se queste condizioni non ci sono, il format si ridimensiona oppure il costo viene dichiarato. Anche il lavoro delle associazioni va riconosciuto, senza far passare per gratuito ciò che ricade sulle persone. Il risultato non si misura solo contando il pubblico. Dopo ciascun appuntamento si registra che cosa è accaduto davvero: un immobile rimesso in uso, un contatto avviato, un problema emerso, una collaborazione nata, un impegno assunto e poi mantenuto. Un breve resoconto pubblico distingue le azioni realizzate dalle intenzioni. Così la festa non diventa una fotografia destinata a sparire il giorno dopo. DARE UNA DATA AL FUTURO La Grande Lucania merita di conoscere le proprie radici. Merita altrettanto di vedere, con lucidità, chi oggi sceglie di abitarla, lavorarla, attraversarla e cambiarla. Non chiediamo a quattro eventi di fermare lo spopolamento o di risolvere da soli i conflitti sull’energia. Chiediamo alle comunità di prendere parola sul proprio presente, con coraggio e senza trucco. Se un paese consegna una chiave vera, accoglie una scelta vera, racconta un paesaggio senza censurarne le domande e accende una piazza intorno a legami reali, ha già compiuto un gesto culturale forte. Non avrà aggiunto semplicemente una sagra al calendario. Avrà dato una data al futuro, e qualcuno, il giorno dopo, dovrà aprire quella porta.
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Il giornalista presenta a Sant'Arsenio il saggio «La Costituzione non è di sinistra». Albanese: «Riflessione per la crescita della comunità»
Antonio Polito alla Monte Pruno: un dibattito sul ruolo della Carta L
a Sala Cultura della Banca Monte Pruno a Sant’Arsenio ospiterà la presentazione del nuovo libro del giornalista e scrittore Antonio Polito, intitolato «La Costituzione non è di sinistra. Contro l’uso politico della Carta». Un ritorno particolarmente significativo per l’istituto di credito lucano-campano, che accoglierà nuovamente una delle firme più note del panorama giornalistico italiano, editorialista del Corriere della Sera, per un appuntamento incentrato su uno dei temi cardine della vita democratica: il ruolo della Costituzione come riferimento comune di tutti i cittadini.Nel suo saggio, pubblicato nel 2026, Polito propone un'articolata analisi sul rapporto tra la Carta costituzionale, la politica e le trasformazioni delle istituzioni italiane. Al centro dell'opera vi è una riflessione cruciale per il dibattito pubblico: come preservare il carattere condiviso della Costituzione, evitando che venga strumentalizzata nella contrapposizione tra schieramenti. L'autore sostiene infatti che il testo fondamentale, nato dall'incontro tra differenti sensibilità, debba continuare a rappresentare un patrimonio dell'intera comunità nazionale, distinguendo il rispetto dei suoi principi cardine dalla le-
gittima discussione sulle riforme istituzionali.La presentazione offrirà un'opportunità di confronto aperto e documentato oltre la dialettica quotidiana. L'incontro si aprirà con i saluti di Aldo Rescinito, presidente del Circolo Banca Monte Pruno, e di Michele Albanese, presidente della Banca Monte Pruno. A seguire, il dibattito con l'autore sarà condotto da Raffaele Marmo, condirettore di QN – Quotidiano Nazionale, con la moderazione affidata a Umberto Mazzali, dell'Area Executive dell'istituto.«Siamo particolarmente lieti di accogliere nuovamente Antonio Polito nella nostra Sala Cultura e di avere ancora una volta con noi Raffaele Marmo, due autorevoli esponenti del giornalismo italiano ai quali ci legano stima e considerazione – dichiara il presidente Michele Albanese –. Credo profondamente che una banca del territorio debba contribuire non soltanto alla crescita economica, ma anche a quella culturale e civile delle comunità. La cultura aiuta a comprendere, a confrontarsi e a rispettare anche le opinioni diverse dalle proprie».«La Costituzione rappresenta la casa comune di tutti gli italiani – prosegue Albanese –. Parlare della sua storia, dei suoi valori e
delle possibilità di riforma significa offrire un'occasione di conoscenza, senza pregiudizi e senza appartenenze di parte. È questo lo spirito con cui, insieme al nostro Circolo, continuiamo a promuovere incontri con personalità di rilievo nazionale: creare opportu-
nità di riflessione e di crescita, perché siamo convinti che anche attraverso la cultura si costruisca il futuro dei nostri territori».L'iniziativa conferma l'impegno della Banca Monte Pruno e del suo Circolo nel promuovere la diffusione della cultura sul
territorio, valorizzando la Sala Cultura di Sant'Arsenio come luogo d'incontro ed esame critico. La partecipazione all’evento è gratuita; a tutti i presenti verrà offerta in omaggio una copia del volume, che l'autore autograferà al termine del dibattito.
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In un mondo dove tutti cercano di piacere, essere autentici è diventato quasi un atto di ribellione
Il coraggio di essere scomodi
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DI FABRIZIO QUARATINO
i sono persone che entrano in una stanza e, prima ancora di salutare, cercano di capire quale opinione sia consentita. Non perché siano prive di idee. Magari ne hanno moltissime. Semplicemente preferiscono non rischiare di farle incontrare con quelle degli altri. È una forma di ginnastica sociale: piegare la schiena senza dare l'impressione di essersi inchinati. Lo confesso: anch'io, qualche volta, ho scelto il silenzio. Per stanchezza, per affetto, per evitare una discussione inutile. Non ogni silenzio è vigliaccheria, così come non ogni parola pronunciata a voce alta è coraggio. Il problema comincia quando tacere smette di essere una scelta e diventa un'abitudine. Quando ci domandiamo non “che cosa penso?”, ma “che cosa conviene pensare?”. Abbiamo trasformato l'approvazione in un certificato di buona condotta. Se tutti annuiscono, siamo tranquilli. Se qualcuno dissente, scatta l'allarme. Eppure una vita trascorsa a raccogliere consensi rischia di somigliare a una sala d'attesa: ordinata, silenziosa, con la sensazione che il nostro turno non arrivi mai. IL PREZZO DELLA SINCERITÀ Essere scomodi non significa avere sempre ragione. Questa precisazione è indispensabile, soprattutto per chi, come me, ama discutere. Esiste una differenza enorme tra difendere una convinzione e usarla come una clava. La prima richiede forza; la seconda, spesso, soltanto un pubblico. In politica, sul lavoro, nelle amicizie, perfino a tavola, conosciamo il fascino della frase accomodante. “Hai perfettamente ragione”, diciamo, mentre dentro di noi una piccola assemblea protesta. In certi ambienti il dissenso è benvenuto, naturalmente: purché venga espresso dopo la riunione, lontano dai presenti e possibilmente mai. La diplomazia è una virtù. La cortesia pure. Ma quando diventano il travestimento permanente della paura, qualcosa non torna. Possiamo rispettare una
persona senza approvare ogni sua scelta. Possiamo volerle bene e dirle che sta sbagliando. Possiamo dissentire senza umiliarla. Talvolta è proprio il rispetto a impedirci di offrire un consenso falso. Mi preoccupa il nostro modo di applaudire il coraggio in astratto e considerarlo maleducazione appena qualcuno lo esercita davanti a noi. Amiamo gli spiriti liberi, purché non disturbino la riunione, il pranzo domenicale o l'equilibrio delicatissimo della chat di gruppo. LA FORZA CHE NON FA RUMORE Abbiamo spesso associato la forza alla capacità di imporsi. Chi urla sembra deciso, chi interrompe appare preparato, chi non cambia mai idea viene scambiato per coerente. Che spettacolo magnifico: una gara a chi occupa più spazio, mentre il buon senso cerca parcheggio. Io credo in un'altra forza. Quella di chi sa dire “non sono d'accordo” senza disprezzo. Di chi riconosce un errore senza sentirsi sconfitto. Di chi ascolta davvero, non soltanto per preparare la risposta. E di chi sa chiedere scusa senza trasformare due parole semplici in una tragedia nazionale. La forza interiore non ci
rende impermeabili alla sofferenza. Non ci risparmia delusioni, incomprensioni o giornate nelle quali vorremmo spegnere tutto e andare a passeggiare. Ci permette però di non consegnare agli altri il diritto esclusivo di stabilire quanto valiamo. E ci invita a trasformare una ferita in comprensione, non in un'altra ferita da infliggere. Non dobbiamo diventare persone difficili da amare. Dobbiamo smettere di diventare persone facili da manipolare. Non desidero vincere ogni discussione. Desidero poter guardare negli occhi chi mi sta davanti, anche dopo un confronto acceso, sapendo di non aver tradito né me stesso né il rispetto che gli devo. IL CORAGGIO DI RESTARE UMANI C'è poi una scomodità più difficile di tutte: non indurirsi. Quando una parola sincera viene fraintesa, quando un gesto generoso non viene ricambiato, quando la fiducia incontra una porta chiusa, la tentazione è comprensibile. Ci diciamo che conviene diventare freddi, distanti, inattaccabili. Insomma, trasformarci in un mobile robusto: nessuna emozione, ottima resistenza agli urti. Penso a chi ha taciuto davanti a una persona amata per paura di perderla. A chi ha ingoiato un dolore, convinto che la sincerità avreb-
be distrutto tutto. Forse qualcuno si riconoscerà. Io non giudico quel silenzio: conosco il peso che può avere. Ma un rapporto nel quale dobbiamo sparire per restare insieme finisce per farci sentire soli anche in compagnia. Io non voglio vivere così. Preferisco conservare la capacità di emozionarmi, anche sapendo che qualche volta farà male. Preferisco continuare a credere nel dialogo, pur avendo sperimentato quanto sia difficile. La delusione non deve avere l'ultima parola sulla fiducia. Possiamo trasformare noi stessi senza pretendere di governare la vita degli altri. E possiamo continuare ad amare senza permettere alla paura di decidere quanto valiamo. Ogni incontro può diventare un'occasione per cominciare da noi stessi. Non servono condizioni perfette. Possiamo farlo oggi: ascoltando meglio, dicendo ciò che pensiamo con rispetto, scegliendo di non rispondere alla durezza con altra durezza. Una telefonata, una domanda sincera, un “questa cosa mi ha ferito” possono interrompere settimane di rancore. E se qualcuno non sarà d'accordo con queste parole, tanto meglio. Vorrei che me lo dicesse. Vi è mai capitato di sentirvi soli proprio quando avete deciso di essere sinceri?
Una riflessione non è una sentenza: è una porta che provo a lasciare aperta. LA SCELTA DI OGGI Forse il vero coraggio non consiste nel farsi notare, ma nel non nascondersi. Nel dire un sì che sentiamo davvero e un no che non ferisca inutilmente. Nel restare disponibili a cambiare idea senza cambiare faccia a seconda dell'interlocutore. Non chiedo a nessuno di assomigliarmi. Mi piacerebbe incontrare persone capaci di raccontarmi dove sbaglio, cosa vedono diversamente, quali battaglie stanno affrontando in silenzio. Gli applausi possono farci sentire importanti. Ma qualche volta è una voce fuori dal coro, persino quella che ci contraddice, ad aiutarci a diventare persone migliori. E nessuno dovrebbe scegliere tra la propria dignità e il bisogno umano di sentirsi accolto. Non ho paura di essere scomodo. Ho paura di diventare così comodo da non accorgermi più delle ingiustizie, così prudente da non riconoscere più la verità, così desideroso di piacere agli altri da smettere di rispettare me stesso. Perché alla fine non è importante quante persone abbiamo convinto a volerci bene. È importante quante volte, per farci voler bene, abbiamo rinunciato a essere noi stessi.
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