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Cronache del 4 giugno 2026

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Bruxelles apre i cordoni della borsa

All’Italia fino a 14 miliardi di spazio fiscale per la flessibilità energetica

PROCURATORE D’ALESSIO FA IL PUNTO SULLA VICENDA DI AMENDOLARA

«EPISODIO D’INAUDITA GRAVITÁ»

Identificate le 4 vittime e fermati gli autori degli omicidi: «Ricostruito tutto in poche ore. A Cronache, il sindaco di Villapiana: «Comunità indignata» e il sindaco di Scanzano: «Speranze naufragate nel peggiore dei modi»

L’EDITORIALE

Wokismo e caso Nowak

D I AL ES S AN D R O SAN S ON I

Èvero che le civiltà nascono e muoiono, si trasformano attraverso lo scontro e l’incontro reciproco, che l’identità dei popoli non è un moloch intangibile, ma mutevole, soggetto ai flussi della storia e delle migrazioni. E’ vero che, come le civiltà e i popoli, anche le loro lingue, gli usi, i costumi e le sembianze scompaiono o (...)

■ continua a pag 3 Un momento della

IMMIGRAZIONE FdI presenta il dossier alla Camera: meno sbarchi, più

Kelany: «I dati ci danno ragione»

Bandi REPowerEU, l’Au Giammetta: «Dare valore e decoro agli alloggi»

CASO CALIENDO

Petruzzi, l’avvocato della famiglia: «Quel cuore non fu mai controllato», attesa per la decisione del gip sull’interdizione dei medici indagati

■ Magrì a pag 9

CRONA-CHI?

Che fine ha fatto Antonio Iasi? Il mistero continua ad interrogare Forenza a 4 anni dalla scomparsa In collegamento il sindaco

Francesco Mastrandrea

■ Tammariello a pag 18

STELLE AL MERITO

Al Teatro Stabile, conferite le onorificenze a 10 personalità distinte per professionalità e impegno civile, tra queste Arisa

■ Errichetti alle pag 16 e 17

PROMOZIONE

Missione Usa per l’Apt, a New Jork e Houston per presentare la Basilicata come destinazione turistica

■ Servizio a pag 19

SULLA MISURA DELL’ATER MATERA BARDI: «PROGETTO STRATEGICO»
Giammetta e Bardi
Servizio a pag 12
Kelany Manco a pag 6
Serino a pag 4
conferenza stampa
Positano e Calabrese alle pag 7 e 8
rimpatri
Direttore Responsabile Rosa MOLLICA
La vignetta di Mario Bochicchio

Italia e Mondo

Tra accuse, polemiche e scontro politico: il caso Nowak diventa simbolo delle tensioni sul politicamente corretto

Wokismo e caso Nowak

Èvero che le civiltà nascono e muoiono, si trasformano attraverso lo scontro e l’incontro reciproco, che l’identità dei popoli non è un moloch intangibile, ma mutevole, soggetto ai flussi della sto- ria e delle migrazioni. È vero che, come le civiltà e i popoli, anche le loro lingue, gli usi, i costumi e le sembianze scompaiono o appa- iono in altre forme. È anche vero, però, che non è scritto da nessuna parte che una civiltà o un popolo debbano volontariamente suicidarsi.Comprendere il flusso inesorabile del mutare dei tempi è un esercizio raffinato da filosofi della storia, ma nella vita concreta non funziona così (e soprattutto nulla è scritto a priori riguardo ai tempi e ai modi in cui debba avvenire).Ci risulta difficile immaginare gli Aztechi o i Maya felici di vedere annientata la loro millenaria civiltà alla vista dei primi conquistadores, solo perché lo spirito della storia aveva decretato la fine della loro identità e del loro stile di vita: ed essi, infatti, rifiutarono di convertirsi al cristianesimo, combatterono, persero, certo, ma l’esito non fu scontato sin dall’inizio per coloro che vissero in quel periodo. Non si capisce allora perché un simile ragionamento elementare,

persino intuitivo, non dovrebbe valere per i popoli europei.E invece nel Vecchio Continente accade proprio il contrario.

A tal proposito il caso Henry Nowak suona come l’ennesimo campanello d’allarme: i fatti risalgono al 3 dicembre dello scorso anno. Henry è un 18enne inglese di Southampton, iscritto al primo anno di università, e viene accoltellato da Vikrum Digwa, 23 anni, cittadino britannico di origini indiane e fede religiosa Sikh. Tutto accade di notte: gli agenti intervengono per sedare una rissa e, appena arrivano, Digwa si discolpa affermando di essersi difeso dopo essere stato aggredito per motivi razziali.Nowak è a terra, ma, udita l’accusa, i poliziotti lo immobilizzano e lo ammanettano, mentre il ragazzo continua a ripetere “non riesco a respirare” e “sono stato accoltellato”. Gli uomini in divisa, però, non sentono ragioni e uno di loro gli risponde anche: “Non credo proprio, amico”. Nowak morirà poco dopo per i colpi subiti con un’arma da taglio lunga 21 cm alle gambe e al cuore.La vicenda suscitò subito scalpore, perché alcuni testimoni avevano riferito la verità sull’accaduto, precisando che la polizia si era completamente fatta fuorviare dall’assassino, prontamente rifocillato prima di capire

l’inganno. Lunedì Digwa è stato infine condannato all’ergastolo, ma la polemica si è riaccesa quando poco dopo è stato pubblicato il video girato da uno degli agenti durante l’intervento.In Gran Bretagna la sensibilizzazione della polizia rispetto ai reati a sfondo razziale è molto forte e rasenta l’indottrinamento, al punto da essere accusata di agire a senso unico contro i bianchi. Sono gli effetti collaterali del “wokismo”: il pregiudizio ha cambiato colore e, mentre in America proprio i comportamenti a senso unico della polizia di Minneapolis contro le persone di colore hanno generato il movimento Black Lives Matter, con il suo corredo di violenze, in Inghilterra da alcuni mesi ne è nato uno esattamente contrario: il White Lives Matter.Di fatto, nelle periferie urbane l’insofferenza della popolazione autoctona nei confronti della crisi economica e della polizia ha ormai raggiunto livelli altissimi: l’estate scorsa folle oceaniche hanno manifestato in varie città inglesi contro l’immigrazione e contro le forze dell’ordine che non difenderebbero i bianchi dalle aggressioni delle comunità immigrate (quelle all’arma bianca hanno ormai raggiunto numeri stratosferici), perché temono le accuse di razzismo.Il sistema inglese, inoltre,

molto rispettoso delle tradizioni di provenienza delle comunità allogene, consente loro delle libertà inimmaginabili per i cittadini europei: basti pensare che Digwa avrebbe colpito Nowak con un kirpan, il coltello rituale che, con il turbante blu, definisce l’appartenenza alla comunità Sikh e che, pertanto, può essere portato legalmente.In queste circostanze Nigel Farage ha gioco facile nel vellicare la frustrazione di larga parte della società inglese, che si sente discriminata fino a percepirsi come straniera nella propria terra d’origine, affermando che ormai “sono i bianchi ad essere vittime di razzismo”. E intanto le manifestazioni si susseguono settimana dopo settimana e il Reform UK, il partito di Farage, continua a salire nei sondaggi, conquistando alla sua causa non solo la piccola e media borghesia impoverita,

ma proprio quella che un tempo era la base elettorale dei laburisti, gli operai.La verità è che la tara principale dell’ideologia “woke”, del politicamente corretto, sta nel considerare l’essere umano solo rispetto alla sua identità biologica e non come il prodotto di stratificazioni storico-culturali sedimentate, che determinano codici e sentimenti di appartenenza ai quali non è possibile rinunciare di punto in bianco e che, al contrario, in situazioni di crisi economica e sociale, attraverso il meccanismo della definizione di un “noi” e di un “loro”, possono avere un effetto detonante per le tensioni presenti nella socie- tà.È ciò che sta accadendo non solo in Inghilterra, ma anche in Francia, in Germania e in tutti i paesi dell’Europa nord-occidentale. Perché le civiltà, come gli individui, per istinto, vendono cara la pelle.

Giorgetti esulta per il risultato negoziale, ma l’Europa lega ogni margine aggiuntivo a riforme, conti pubblici sotto controllo e accelerazione delle

Energia, Bruxelles apre i cordoni della borsa: all'Italia fino a 14 miliardi di spazio fiscale

DI LUC I A SER IN O

L’Europa apre i cordoni della borsa, Giorgetti porta a casa un risultato e il governo italiano ha l’energia per andare avanti, è il caso di dire. Bruxelles ha infatti aperto alla richiesta avanzata da Roma di riconoscere uno spazio fiscale aggiuntivo per gli investimenti energetici, introducendo una limitata flessibilità di bilancio che consentirà agli Stati membri di sostenere la sicurezza energetica senza che queste spese pesino integralmente sui vincoli del nuovo Patto di stabilità.La decisione è arrivata con il pacchetto del Semestre europeo e rappresenta una risposta, almeno in parte, alle sollecitazioni avanzate nelle ultime settimane dal governo Meloni. Non è la deroga ampia che Roma avrebbe voluto per finanziare qualsiasi intervento contro il caro energia, ma è comunque un'apertura politica significativa: fino a pochi mesi fa un'ipotesi del genere sarebbe stata considerata impraticabile nei palazzi europei. La soddisfazione del ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti è quindi comprensibile. «La Commissione ha recepito le nostre proposte», ha commentato, sottolineando il lavoro diplomatico condotto nelle ultime settimane.In concreto, Bruxelles ha deciso di estendere alla resilien-

za energetica una parte della clausola nazionale di salvaguardia già prevista per le spese della difesa. Il meccanismo consente agli Stati di ottenere margini aggiuntivi di bilancio entro il tetto complessivo dell'1,5% del Pil già previsto per il settore militare. Per l'energia viene però fissato un limite molto più ristretto: fino allo 0,3% del Pil all'anno tra il 2026 e il 2028, con un massimo cumulato dello 0,6% nel triennio. Per l'Italia significa poter contare su uno spazio fiscale stimato tra i 13,5 e i 14 miliardi di euro.I margini, tuttavia, non potranno essere utilizzati liberamente. La Commissione ha stabilito condizioni precise. Non saranno ammessi interventi che aumentino il consumo di petrolio o gas, né misure generalizzate come tagli indiscriminati delle accise. Bruxelles punta invece a sostenere investimenti nelle reti elettriche, nei sistemi di accumulo, nell'elettrificazione dei consumi, nell'efficienza energetica e nello sviluppo delle fonti rinnovabili.

L'obiettivo dichiarato è rafforzare la resilienza energetica europea e accelerare il percorso di decarbonizzazione.Per il governo italiano si tratta comunque di una vittoria negoziale. La premier Giorgia Meloni aveva chiesto espressamente che l'emergenza energetica fosse

trattata con la stessa flessibilità riconosciuta alle spese per la difesa, sostenendo che il costo dell'energia rappresenta oggi un problema strategico per la competitività europea non meno rilevante della sicurezza militare. Bruxelles non ha accolto integralmente la richiesta, ma ne ha recepito la logica di fondo: la sicurezza energetica entra ufficialmente tra le priorità che giustificano un allentamento, seppur limitato, delle regole fiscali.La concessione arriva in un momento delicato per i conti pubblici italiani. Il Paese resta sotto procedura per deficit eccessivo e continua a convivere con un debito superiore al 135% del Pil. Proprio per questo la Commissione ha accompagnato l'apertura con una lun-

ga serie di raccomandazioni. Bruxelles riconosce i progressi compiuti sul fronte della stabilità finanziaria e dell'attuazione del Pnrr, ma richiama ancora l'Italia sui nodi storici dell'economia nazionale: bassa produttività, ritardi nell'innovazione, lentezza della giustizia civile, squilibri territoriali e sostenibilità del sistema pensionistico. La stessa Commissione insiste sulla necessità di accelerare le riforme, migliorare l'efficienza della pubblica amministrazione e favorire investimenti in ricerca e sviluppo.Da una parte l'Europa riconosce che la transizione energetica richiede investimenti straordinari e concede un margine di manovra supplementare. Dall'altra ribadisce che la flessibilità non

può trasformarsi in una scorciatoia per rinviare il risanamento dei conti pubblici. Per Roma si apre ora la fase più delicata: decidere come utilizzare concretamente quei miliardi aggiuntivi. Se indirizzati verso reti, accumuli e fonti pulite, potranno contribuire a ridurre strutturalmente il costo dell'energia e la dipendenza dall'estero. Se dispersi in misure emergenziali e di breve respiro, rischiano invece di trasformarsi nell'ennesima occasione mancata.Per il momento, però, il dato politico resta. Dopo settimane di pressing diplomatico, il governo torna da Bruxelles con un risultato tangibile. E in una stagione segnata da crescita debole, margini di bilancio ridotti e costi energetici ancora elevati, non è poco.

Tra escalation nel Golfo, scontri in Libano e tensioni tra Iran e Stati Uniti, il conflitto regionale assume una forma sempre più integrata

Crisi Medio Oriente, quando la guerra diventa un sistema

C’è un punto in cui la lettura delle notizie smette di apparire come una sequenza di eventi isolati e inizia a suggerire l’esistenza di un sistema che si autoalimenta. Le ultime 48 ore in Medio Oriente non raccontano una crisi improvvisa, ma un intreccio di dinamiche che si riproducono e si rafforzano reciprocamente.

Tra Israele, Hezbollah, Iran e Stati Uniti, gli sviluppi sul terreno sembrano inserirsi in una logica che lascia sempre meno spazio a pause durature. La diplomazia resta formalmente attiva, ma appare spesso in ritardo rispetto all’evoluzione degli eventi.

ESCALATION REGIONALE E RISPOSTA

MILITARE

INCROCIATA

Nelle ultime ore, l’attenzione si è concentrata nuovamente sulla dinamica tra Stati Uniti e Iran. Secondo quanto riportato da fonti regionali e occidentali, nella notte tra il 2 e il 3 giugno forze statunitensi

avrebbero colpito obiettivi militari iraniani nell’area dello Stretto di Hormuz, in risposta a episodi che Washington ha descritto come minacce alla navigazione civile.L’operazione è stata presentata dalle autorità americane come una misura difensiva, ma ha seguito una serie di tensioni crescenti nella regione del Golfo. In risposta, l’Iran avrebbe effettuato attacchi contro infrastrutture strategiche in diversi Paesi dell’area, con impatti segnalati su alcune installazioni militari e civili, tra cui aeroporti e basi operative.Teheran ha attribuito la responsabilità dell’escalation agli Stati Uniti, accusandoli di contribuire a un aumento dell’instabilità regionale. Washington, da parte sua, ha ribadito la necessità di proteggere la libertà di navigazione nello Stretto.Il quadro complessivo indica un’estensione progressiva delle tensioni oltre i singoli teatri operativi, con una crescente interconnessione tra i diversi fronti.

IL FRONTE

LIBANESE E LA CONTINUITÀ

DELLO SCONTRO

In Libano, gli scontri tra Israele e Hezbollah continuano nonostante i tentativi di mediazione internazionale. Nelle ultime 24 ore, nuove operazioni militari israeliane nel sud del Paese avrebbero causato vittime e danni a infrastrutture locali, secondo fonti mediche e di sicurezza. Hezbollah ha risposto con attacchi transfrontalieri verso il nord di Israele, mantenendo attivo un fronte che, negli ultimi mesi, ha assunto una dimensione sempre più strutturale.Gli sforzi diplomatici, inclusi quelli sostenuti dagli Stati Uniti e da altri attori internazionali, non hanno finora prodotto una riduzione significativa delle ostilità, con una sequenza di cessate il fuoco parziali o temporanei rapidamente interrotti.

PRESSIONI

E MARGINI

DIPLOMATICI

RIDOTTI

Gli Stati Uniti continuano a bilanciare il sostegno a Israele con tentativi di mantenere aperti canali di comunicazione indiretti

con l’Iran. Questa doppia linea viene interpretata da diversi osservatori regionali come un fattore di complessità aggiuntiva, in un contesto già altamente frammentato.Il governo israeliano mantiene una posizione di forte continuità operativa, considerando Hezbollah una minaccia diretta alla sicurezza del confine settentrionale e l’Iran il principale riferimento strategico delle reti ostili nella regione.Nel complesso, le diverse crisi appaiono sempre più interconnesse. Le tensioni tra Stati Uniti e Iran influenzano direttamente il fronte israelo-libanese, mentre gli sviluppi nel Golfo contribuiscono a modificare rapidamente il quadro diplomatico regionale.

QUANDO LA GUERRA DIVENTA SISTEMA

La verità, a questo punto, è che non siamo più di fronte a una crisi gestita male. Siamo di fronte a una crisi che non viene più davvero gestita.Ogni attore parla di pace mentre prepara la prossima escalation. Ogni leader invoca la

stabilità mentre autorizza operazioni che la rendono impossibile. La diplomazia è diventata un linguaggio parallelo alla guerra, non un’alternativa ad essa.E la cosa più evidente è che nessuno sembra avere davvero il controllo della situazione: non lo hanno gli Stati Uniti, che oscillano tra mediazione e intervento militare; non lo ha Israele, che combatte su più fronti senza una chiara via d’uscita politica; non lo ha l’Iran, che usa la pressione militare come strumento negoziale; e non lo hanno gli attori regionali coinvolti, intrappolati in un sistema di alleanze che amplifica ogni singola mossa.Il risultato è una regione dove la guerra non è più un evento, ma un metodo. E quando la guerra diventa un metodo, la pace non è più un obiettivo realistico nel breve periodo, ma solo uno slogan utile a legittimare nuove fasi di scontro.Il Medio Oriente oggi non è sull’orlo del baratro. È già dentro il baratro, e continua a muoversi al suo interno come se esistesse ancora un terreno solido sotto i piedi.

Immigrazione, arriva il dossier di Fdi. Kelany: «Sbarchi dimezzati rispetto al governo Draghi, numeri

Malan: «Finita l’immigrazione irregolare»

Caiata: «i Cpr in Albania? Un modello»

DI LU C IA ST E FA N IA M AN C O

Immigrazione, Fdi tira le somme, dopo quattro anni di governo. Sbarchi al - 43 per cento nei primi cinque mesi del 2026 rispetto allo stesso periodo del 2022, arrivi al -57 per cento nel 2024 e nel 2025 rispetto al 2023 e -36 per cento rispetto al 2022. A questo si aggiunge un aumento del 50 per cento di rimpatri nel 2025, rispetto al 2022. Sono i numeri della fotografia scattata dal Dipartimento immigrazione di Fratelli d’Italia, presentati ieri in una conferenza stampa a Montecitorio da titolo “Stop all’immigrazione irregolare”.

Per la deputata Sara Kelany, responsabile del dipartimento immigrazione di Fratelli d’Italia, il «cambio di paradigma» del governo ha prodotto risultati e «ha fatto cambiare idea all’Europa». «Meloni sta portando l’immigrazione nell’ambito della legalità», questo il suo principale merito in materia per il capogruppo al Senato del partito della premier, Lucio Malan, intervenuto alla conferenza, insieme a Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione del partito e Francesco Filini, responsabile programma del partito. «Abbiamo ereditato una situazione disastrosa. Oggi siamo un modello», ha commentato, invece, il deputato lucano di Fratelli d’Italia, Salvatore Caiata,

interpellato da Cronache. Il dossier immigrazione presentato nella Sala “Tatarella” della Camera dei deputati fornisce anche un quadro della situazione per quanto concerne i rimpatri, che si attestano al + 50 per cento nel 2025, rispetto all’anno 2022. Inoltre, viene evidenziato il rapporto tra sbarchi e rimpatri: al 10 per cento nel 2025 e al 32 per cento nei primi mesi del 2026. Vi sono stati, secondo il dossier in questione ben 2.967 rimpatri da gennaio ad aprile 2026 ( +28 per cento di rimpatri forzati e +69 per cento di rimpatri volontari assistiti rispetto allo stesso periodo del 2025). Un cambio di passo “dopo dieci anni di destrutturazione delle politiche migratorie da parte del centrosinistra”, ha detto Sara Kelany, evidenziando la riduzione degli sbarchi durante il governo Meloni. «Sono praticamente dimezzati rispetto a quan-

do era in carica il governo Draghi», sottolinea la deputata. “Per Lucio Malan l’importanza dell’attività a livello internazionale ed europea da parte di Meloni sta nel «portare il fenomeno dell'immigrazione nell'ambito della legalità». «La politica delle porte aperte, secondo la quale facciamo entrare tutti e poi proviamo a redistribuirliha detto il senatore - ha fallito. Per quanto riguarda la redistribuzione in altri Paesi europei ha, infatti, prodotto risultati minimali, poche centinaia di immigrati. Era dunque necessario intervenire, come ha fatto il governo Meloni, per difendere i confini in nome della legalità, perché chi viene dall’Italia deve rispettare i nostri principi e le nostre leggi». Inoltre, con riferimento al Piano Mattei, ha detto: «va in direzione di una collaborazione non predatoria con l’Africa». E i centri di rimpatrio in Albania per

cui sono stati spesi 164 milioni di euro e oggetto di dure critiche da parte delle opposizioni? Bignami ha detto: «Ormai sono un modello anche in Europa. L’accoglienza indiscriminata è costata oltre 10 miliardi di euro». Dello stesso avviso il deputato lucano Caiata: «l’Italia e la premier - ha afferma-

to - hanno acquisito una credibilità internazionale». Su materiale diffuso durante la conferenza si legge «l’80% dei migranti trasferiti nel Cpr in Albania ha gravi precedenti penali o di polizia» e si sostiene «il modello dei centri fuori dai confini europei compatibile con il diritto dell’Ue».

Kelany, Caiata, Malan

AMENDOLARA

Procuratore

Identificate le vittime e fermati gli autori degli omicidi, «Episodio d’inaudita gravità»

Èun'indagine ampia quella che sta portando avanti la Questura di Cosenza per definire il movente del quadruplo omicidio compiuto lunedì scorso ad Amendolara, quando 3 cittadini afghani ed un pakistano sono stati bruciati vivi all'interno del van in cui viaggiavano. I loro corpi sono stati identificati in poche ore grazie ai documenti rinvenuti nell’abitazione che condividevano con l’unico superstite del rogo, l’afghano Mohammad Taj Alamyar miracolosamente scampato alla ferocia delle fiamme sfondando il vetro posteriore del portabagagli.

Le vittime sono Ullah Ismat Qiemi , Amin Fazal Khogjani e Safi Iayjad di origine afghana, incensurati e di età compres tra i 19 e i 27 anni ed il 29enne pakistano Waseem Khan. I due pakistani che occupavano i sedili anteriori, Safeer Ahmed e Ali Raza, entrambi trentunenni ed incensurati, sono stati sottoposti a fermo perché indiziati di essere gli autori materiali dell’efferato delitto. Dovranno rispondere di omicidio plurimo e pluriaggravato presumibilmente dalla premeditazione e dalla crudeltà. Per arrivare alla loro identificazione, la polizia ha ricostruito un vero e proprio puzzle partendo da volti ed indumenti ed abbinandoli ad altri elementi, generalità e luoghi frequentati. Il dispositivo investigativo, cristallizzato sulle evidenze probatorie, si è quindi sdoppiato per unire elementi utili alle indagini e per assicurare alla giustizia i soggetti indiziati del delitto, rintracciati grazie all’expertise del pool investigativo e alla conoscenza del territorio. In rete, il video degli istanti che precedono il rogo dà contezza della crudeltà messa in atto dagli indagati, ma- assicura il Pro-

curatore capo del tribunale di Castrovillari Alessandro D’Alessioquello che è emerso nel video completo ripreso dalle telecamere di sicurezza dell'area di servizio, fa accaponare la pelle. Giunti ad Amendolara, incuranti di trovarsi nell'area trafficata della strada statale 106 jonica, ed in pieno giorno, l'autista ed il suo complice scendono dal van e appiccano il fuoco dopo aver rotto le maniglie delle portiere anteriori. Quelle posteriori erano bloccate dall'interno con il security control. Un'azione evidentemente premeditata, anche per quello che è l'atteggiamento di uno dei due pakistani fermati che, con tutta la forza possibile, blocca con le mani la portiera anteriore per evitare che gli occupanti possano uscire. Le quattro vittime- dicono gli inquirenti che hanno visionato il video- hanno cercato di salvarsi, provando a raggiungere i sedili anteriori, ma il tentativo è stato vano. Grazie alle telecamere di sorveglianza, in poche ore sono stati rintracciati i due presunti autori degli omicidi: uno nella sua abitazione di Villapiana lido, l'altro a Trebisacce. Sequestrata documentazione utile alle indagini ed a chiarire il reale movente dell'atroce delitto. Questa volta, in una terra martoriata dalla ‘ndrangheta, la criminalità organizzata potrebbe non c’entrare nulla anche se alla base ci sarebbe comunque un regolamento di conti per denaro non versato. Forse si tratta di un’azione maturata nell’ambito di interessi controversi per la spartizione di affari che nel territorio potrebbero attecchire, o forse c’entra solo la questione caporalato. Gli investigatori seguono entrambe le piste, ma al momento pare delinearsi come ipotesi più accreditata quella del lavoro nei campi con denaro spettante agli immigrati trattenuto o versato solo in parte. In tal

caso, Safeer Ahmed e Ali Raza incarnerebbero l’identikit più oscuro di caporali disposti a tutto pur di tenere in scacco i propri schiavi a cui viene sottratta anche l'anima mentre cercano solo di accumulare qualche spicciolo. Per vivere o da mandare alle famiglie lontane per poter sfuggire alle guerre e ai soprusi. Dalla conferenza stampa, a cui hanno partecipato il Procuratore capo del tribunale di Castrovillari, il questore di Cosenza Antonio Borelli e il Dirigente della Squadra Mobile cosentina Gianni Albano, è emerso che il mezzo poi dato alle fiamme era stato avvicinato qualche istante prima proprio nell’area della pompa di benzina da un militare dell'arma che si era accostato per richiamare l'autista in merito a comportamenti scorretti alla guida: dall'auto sarebbero stati gettati degli involucri di plastica che avrebbero indotto il richiamo da parte del militare. La sua testimonianza è stata anche determinante per il riconoscimento dei presunti autori del delitto. «È stato un episodio di gravità inaudita sia per l’oggettività delle quattro vittime, sia per le modalità con cui è avvenuto» ha detto il Procuratore che ha ribadito come, «per la celerità investigativa,

si è trattato quasi di un arresto in flagranza». Poi ha evidenziato la capacità della squadra Mobile di essere risolutiva e di avere capacità di uomini e mezzi per intervenire in territorio difficile quale quello della fascia jonica. «Lo Stato c’è- ha concluso- e lo sta dimostrando chiudendo il cerchio attorno ad un’atrocità indescrivibile». Quale il movente, non è dunque ancora chiaro, ma il lavoro sinergico delle forze dell’ordine troverà risposte nel giro di poco tempo. Le vittime, incensurate e che in Calabria non avevano parenti, provenivano dall’area di Corigliano-Rossano e vivevano da poco meno di un mese e mezzo a Villapiana lido: avevano trovato lavoro come braccianti agricoli ed ogni giorno si recavano nelle campagne della Basilicata, tra Policoro e Scanzano Jonico, nel tentativo di riscattare il proprio destino segnato dal regime afghano. In Italia immaginavano un futuro dignitoso ma hanno trovato la morte. Quella più atroce, quella più becera voluta da chi, invece di tendere una mano al connazionale, lo ha barbaramente trucidato lasciando che il fuoco ne cancellasse anche l'identità.

La sindaca di Villapiana Mariolina De Marco: «La comunità è indignata per quanto accaduto, il caporalato è una guerra»

«Quando un uomo muore chiedendo il salario che gli spetta, è l'umanità che brucia con lui»

Èscossa Mariolina De Marco, neo sindaco di Villapiana che si commuove davanti al video di quello che è uno dei delitti più efferati di cui non si vorrebbe dare notizia. La incontriamo mentre è a lavoro in municipio e ci dice che «tali atrocità lasciano un segno perché colpiscono non solo persone indifese alla ricerca di un futuro, ma un’intera comunità che vuole ribellarsi ad ogni sopruso». Il primo cittadino del comune jonico ha incontrato Mohammad Taj Alamyar scampato al rogo ed ha trovato una persona terrorizzata, che nonostante non conoscesse l’italiano, ha fatto emergere tutta la sua sofferenza interiore e la paura di morire e di non poter tornare nel suo Paese dove ha moglie e figlia. «A Villapiana il dolore non conosce confini geo-

grafici- ha dichiarato De Marco- per cui quattro vite spezzate ad Amendolara sono quattro vite spezzate per tutta la nostra comunità. Questi giovani, bruciati vivi perché avevano il coraggio di chiedere dignità, non sono migranti, non sono braccianti ma sono fratelli trasformati in numeri da cronaca nera». Mariolina De Marco ha poi posto l’accento sul caporalato definendolo una vera e propria “guerra”, la stessa da cui le vittime erano riuscite a scappare. «Una guerra non combattuta con le armi, ma con la perdita della dignità umana. Lo sfruttamento è violenza. E quando un uomo muore carbonizzato chiedendo il salario che gli spetta, è l'umanità intera che brucia con lui».

Il sindaco di Villapiana ha poi aggiunto che «l’in-

tera comunità dice basta all’indifferenza, ai campi di lavoro che si trasformano in campi in cui lo schiavismo non deve essere più coperto ma deve venir fuori e punito prima che si trasformi in morte».

Un pensiero va poi ai familiari delle vittime: «promettiamo che la verità verrà fuori» ed alla Calabria intera chiede di «non girare lo sguardo dall'altra parte. Perché chi uccide un uomo, uccide il futuro di tutti noi».

ELIPOS
Un momento della conferenza stampa

Il Presidente Bardi esprime cordoglio e rimarca: «Sradicare l’illegalità e l’ombra del caporalato è un imperativo morale prima che politico»

Il sindaco di Scanzano: «Una tragedia che racconta vite e speranze distrutte»

D I E MANUELA C ALABRESE

La tragica notizia dei quattro braccianti, tre afghani e un pachistano, di età tra i 19 e 29 anni, ritrovati carbonizzati in un minivan parcheggiato in un distributore di carburante, lungo la Statale 106 ad Amendolara, in Calabria, scuote le coscienze, fa rabbrividire, eppure racconta di un mondo, non più sommerso, che continua a prosperare sulla disperazione di chi cerca lavoro e prospettive di futuro. Nel van dove i quattro braccianti agricoli hanno trovato l’atroce morte, c’era anche una quinta persona: un afghano che viveva insieme alle vittime a Villapiana, comune non distante da Amendolara, riuscito a sottrarsi alla morte fuggendo dal cofano. I suoi occhi raccontano il terrore, le sue parole confermano i sospetti: «I soldi non ce li davano, da mangiare sì. La casa sì, ma i soldi no», ha spiegato lui stesso, parlando anche di una «grande mafia del Pakistan». A riprendere quegli istanti tremendi anche le telecamere di videosorveglianza del distributore di carburante, che hanno registrato tutte le fasi e confermato il sospetto degli investigatori della Squadra mobile di Cosenza: non è stato un incidente, ma gli occupanti del veicolo sono stati uccisi. La Squadra Mobile di Cosenza ha già eseguito due fermi con l'accusa di omicidio plurimo pluriaggravato. Si indaga sul caporalato e sul controllo dello sfruttamento agricolo. Le Procure di Castrovillari, Matera e Potenza lavorano da tempo su inchieste che raccontano la medesima storia: quella di un caporalato pachistano e indiano radicato tra la Sibaritide, il Metapontino e la Puglia.

CARIELLO: «NON SI PUÒ

PIANGERE

OGGI E DIMENTICARSENE

FINO ALLA TRAGEDIA SUCCESSIVA»

A Cronache il Sindaco di Scanzano Jonico, Pasquale Cariello così commenta: «È purtroppo un fatto di cronaca di violenza inaudita. Dietro quei corpi senza vita ci sono storie di vita, affetti lasciati lontani, sofferenze, ma anche speranze naufragate nel più efferato dei modi. I braccianti uccisi avevano lavorato a Scanzano, e pare che ora non lavorassero più qui, ma questo non fa la differenza su un fenomeno che agisce, indistintamente, in maniera spietata. Ed è chiaro che bisogna capire come risolvere questo problema, perché non si può piangere ogni volta che accade qualcosa, e poi dimenticarsene fino alla volta successiva».

«SAREBBE QUANTO MAI

OPPORTUNA L’ISTITUZIO-

NE DI UNA COMMISSIONE PERMANENTE SUL TEMA, CHE ASCOLTI ANCHE I SINDACI»

A marzo si era tenuta presso la Prefettura di Matera la riunione del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, con focus proprio “Caporalato e sfruttamento dei lavoratori agricoli”. Al centro del confronto, “la prosecuzione dell’analisi del fenomeno dello sfruttamento dei lavoratori stagionali e del caporalato nel territorio provinciale, con un’attenzione particolare sulla zona del metapontino, quale area ad alta intensità agricola e di maggiore impiego di manodopera, specie con l’avvio della stagione di raccolta dei prodotti ortofrutticoli tipici del territorio”. «Sicuramente -prosegue il Sindaco- c'è un'attenzione particolare ed oculata da parte della Prefettura, da

parte della Questura e delle Forze dell’Ordine su questo tema. Questo è chiaro, però bisogna anche, secondo me, che la politica regionale insieme ai Sindacati agricoli e non, inizi a lavorare con un Osservatorio, coinvolgendo anche i Sindaci, che sono da cuscinetto sui territori, rispetto a problemi reali e quotidiani come questi. Sarebbe quanto mai opportuno che si istituisca una Commissione permanente sul tema, dove vengano audite innanzitutto le Associazioni di categoria agricole, la CIA, la Coldiretti, la Confagricoltura, la Copagri, ma vengano ascoltati anche i Sindaci su quello che sentono e percepiscono sui territori, sia dalla parte dei lavoratori che degli imprenditori agricoli. Perché se esiste il caporalato, esiste anche un problema di manodopera».

BARDI: «CORDOGLIO MA ANCHE NECESSITÀ DI INTENSIFICARE L’AZIONE DI VIGILANZA CON LA MASSIMA FERMEZZA»

Il Presidente della Regione, Vito

Bardi, ha così espresso cordoglio, a nome personale e dell’intera comunità lucana: «Siamo di fronte a una tragedia che ci stringe il cuore e ci lascia senza parole. Quattro giovani vite, venute in Italia con la speranza di un futuro migliore attraverso il lavoro nei nostri campi, sono state spezzate in modo orribile. Alle loro famiglie e alla comunità pakistana va la vicinanza più sincera e il dolore di tutta la Basilicata». Il Governatore pone l’accento sulle condizioni di vulnerabilità che spesso circondano il lavoro agri- colo stagionale: «È necessario intensificare l’azione di vigilanza con la massima fermezza e collaborare strettamente con le Prefetture, le Forze dell’ordine e le parti sociali per garantire alloggi dignitosi e trasporti sicuri ai lavoratori stagionali. Sradicare l’illegalità e l’ombra del caporalato –conclude Bardi – è un imperativo morale prima che politico. Dobbiamo impegnarci tutti perché certe scene non si ripetano più. Solo così onoreremo la memoria di chi ha perso la vita lavorando la nostra terra».

CASO CALIENDO Il legale della famiglia: «Quel cuore non fu mai controllato». Attesa per la decisione del Gip sull’interdizione dei medici indagati

Richieste misure cautelari per gli indagati

Èdifficile trovare le parole giuste per raccontare la storia di Domenico Caliendo. Aveva due anni e quattro mesi quando è morto. Nel suo torace era stato impiantato un cuore congelato, arrivato da Bolzano in un contenitore non idoneo e impiantato comunque. Quando c’è un bambino di mezzo dovrebbe esserci la vita prima di ogni cosa, prima di ogni interesse più grande. Domenico è morto il 21 febbraio 2026 all’ospedale Monaldi di Napoli, dopo due mesi di agonia.

Oggi il caso entra nella fase più delicata. Nelle prossime ore il giudice per le indagini preliminari Mariano Sorrentino si pronuncerà sulla richiesta della Procura di Napoli di interdire dall’esercizio della professione medica Guido Oppido, il cardiochirurgo che ha posizionato il cuore compromesso nel torace di Domenico, e la collega Emma Bergonzoni, i due principali indagati tra i sette complessivi per concorso in omicidio colposo. E lo fa con una domanda che resta al centro: quel bambino poteva essere salvato? Una risposta di verità che aspettano Patrizia Mercolino e Antonio Caliendo, i genitori del piccolo Domenico.

Attorno a questo quesito si fronteggiano due ricostruzioni diverse. Da un lato la difesa della famiglia, che attraverso l’avvocato Francesco Petruzzi parla di medicina difensiva, di esami mai disposti, di alternative scartate senza valutare la base clinica. Dall’altro la difesa dei medici indagati, che al termine di un interrogatorio davanti agli inquirenti del 22 maggio scorso, ha presentato una versione dei fatti che i legali definiscono documentata e mai contradetta nelle parti essenziali.

LE DATE

La settimana è decisiva il GIP Sorrentino sulla richiesta della Procura di misura cautelare nei confronti dei medici indagati. Se concessa, il gip si esprimerà anche sul reato di falso in atto pubblico. “Nelle prossime ore attendiamo che il gip si esprima sulla misura cautelare Oppido e Bergonzoni”, conferma l’avvocato Petruzzi, legale della famiglia Caliendo, in un’intervista rilasciata a Le Cronache “Poi il 10-11 giugno c’è il secondo accesso a Bari per l’incidente probatorio, l’11 ci sarà l’udienza in camera di consiglio dove verranno depositate le relazioni peritali. Dopo di che il rinvio a giudizio, e il processo vero e proprio immagino inizierà verso dicembre».

UN SISTEMA CHE NON FUNZIONAVA Prima ancora di entrare nel merito degli errori individuali, le indagini hanno portato un dato di contesto che pesa sull’intera vicenda: secondo quanto emerso dall’inchiesta, il centro trapianti del Monaldi avrebbe operato pur in presenza di carenze organizzative già segnalate in precedenza. E’in tale scenario si colloca la vicenda di Domenico, un bambino affetto sin dalla nascita di cardiomiopatia dilatativa e in attesa di un trapianto salva-vita. Secondo la difesa si tratta di una possibilità di vita negata non da una fatalità, ma da una sequenza di scelte sbagliate partite da errori concatenati.

IL 23 DICEMBRE, GIORNO DEL TRAPIANTO

Il cuore, compatibile con quello del piccolo Domenico,è stato prelevato a Bolzano e, dop circa due ore, è arrivato al Monaldi in condizioni gravemente compromesse. Il trasporto dell’organo è avvenuto senza rispettare alcun protocollo sanitario e in un contenitore non idoneo. L’uso del ghiaccio secco, destinato a mantenere la temperatura controllata e costante, compresa generalmente intorno ai +4 C, ha aggravato ulteriormente la situazione. Il contatto con il ghiaccio secco, la cui temperatura è di circa meno 80 gradi Celsius, ha provocato la distruzione dei tessuti cellulari. Nonostante ciò, il cardiochirurgo Guido Oppido

e la sua équipe hanno proceduto all’intervento. La motivazione è al centro del conflitto giudiziario.

Secondo la Procura, inoltre, il cuore nativo di Domenico sarebbe stato rimosso dal torace circa dodici minuti prima del previsto, senza che il nuovo organo fosse preventivamente ispezionato e dichiarato idoneo, procedura che invece è stata omessa. Il bambino sarebbe rimasto con il torace aperto per dodici minuti. «È una cosa che non si dovrebbe fare», dichiara l’avvocato Petruzzi. La cardiectomia anticipata è uno dei dodici quesiti tecnici affidati al collegio peritalee, per la difesa della famiglia, costituisce un punto cruciale tra gli errori che hanno causato il decesso del bambino.

LA RESPONSABILITÀ

DEL TRASPORTO

Sul danno all’organo la difesa punta il dito sulla dottoressa Farina, primo chirurgo operatore che aveva eseguito l’espianto a Bolzano e coordinato il trasporto verso Napoli. «Ci sono linee guida del 2015 che dicono esattamente come va trasportato l’organo», dichiara l’avvocato Petruzzi: «La responsabilità ricade sul primo chirurgoFarina. Anche se lei nelle ultime interviste cerca di deresponsabilizzarsi. La colpa è sua in primis». Il congelamento non è l’unico scenario ipotizzato per il danno all’organo. Il legale della famiglia, ha protocollato documenti di casi analoghi in cui un organo si è deteriorato durante il trasporto per un urto o caduta. In ogni caso, la conseguenza pratica è sempre la stessa: chiunque riceve un organo ha l’obbligo, secondo i protocolli, di verificarne le condizioni prima di procedere all’impianto. Oppido, secondo la difesa, l’ha fatta. «Il cuore era in ischemia da un’ora e venti minuti», sottolinea l’accusa di parte «Il golden time è di quattro ore. Era ancora ampiamente nei tempi. Cosa costava verificare le condizioni del cuore prima di impiantarlo?”.

IL DIARIO CHE NON C’È

A rendere più difficile la ricostruzione precisa è la mancanza del diario di perfusione, ossia il tracciato della circolazione extracorporea che registra minuto per minuto le operazioni durante l’intervento. E’ quel documento che indicherebbe in maniera esatta il momento in cui al bambino è stato tolto il cuore, prima che quello danneggiato venisse impiantato.

Una segnalazione già riportata a febbraio, subito dopo la morte di Domenico. Lo stesso legale della famiglia ha anche segnalato imprecisioni sugli orari e sulle tempistiche riportate negli atti ufficiali.

IL CUORE NON BATTE

Dopo il 23, dicembre il cuore trapiantato non riprende a battere. Domenico per sopravvivere resta collegato all’ECMO – la macchina che sostituisce le funzioni del cuore e dei polmoni – in attesa di un miglioramento. Secondo la difesa della famiglia, i medici avrebbero atteso circa 45 giorni prima convocare una riunione medico ufficiale e disporre una TAC, nonostante l’organo segni di grave sofferenza sin dall’inizio. “Avrebbero potuto valutare il VAD pediatrico, il Berlin Heart”, ci dice Petruzzi. “Il problema è che non hanno mai fatto un esame fino al 6 febbraio”. Dalla relazione dell’Heart Team del 13 febbraio, uno dei documenti a lungo rimasti fuori dal fascicolo, emerge che quella ipotesi era stata discussa dall’équipe. Oppido avrebbe espresso parere contrario, ritenendo la procedura troppo rischiosa per il pericolo di complicanze infettive in un bambino già immunodepresso. Una scelta contestata dalla famiglia, così come il 17 febbraio, quattro giorni prima del decesso, quando si presenta la disponibilità diun secondo cuore compatibile. I medici esprimono parere negativo sulla trapiantabilità del bambino. L’organo viene destinato aun altro paziente. Domenico smette di respirare il 21 febbraio.

L’avvocato Petruzzi

IL

FALSO

IN CARTELLA CLINICA

L’ipotesi di falso in atto pubblico si aggiunge all’accusa di omicidio colposo, con il sospetto che gli orari nella cartella, specie quello del clampaggio aortico, siano stati modificati per dare l’impressione di una procedura regolare. Le chat tra i medici indagati rivelano la preoccupazione della dottoressa Bergonzoni per l’accaduto in sala operatoria. Dal legale Petruzzi viene sottolineato, durante le dichiarazioni al telefono a Le Cronache, il ruolo predominante di Bergonzoni nel supportare una narrazione pubblica non veritiera, dando supporto a quelle di Oppido. La discordanza sulla funzionalità cardiaca (15% nella cartella clinica contro il 35-40% indicato dalla difesa) apre interrogativi: è attribuibile ai farmaci o a una soprastima della miocardite per giustificare il trapianto?

GLI INDAGATI

Il quadro degli indagativede in prima piano i cardiochirurghi Gabriella Farina, Guido Oppido edEmma Bergonzoni, probabili rinviati a giudizio secondo Petruzzi. C’è poi la dottoressa De Feo,risulta indagata (come atto dovuto) in qualità di responsabile del reparto e contestata per la mancata formazione del personale all’uso di Paragonix, il sistema informatico di gestione dei trapianti. Per quanto riguarda la direttrice generale dell'Azienda Ospedaliera dei Colli (che comprende l'ospedale Monaldi di Napoli), Anna Iervolino, non è indagata ma è stata ascoltata dai magistrati come persona informata sui fatti per chiarire le dinamiche interne. La sua responsabilità è manageriale, non giudiziaria. Due sono le procure che hanno escluso dalla responsabilità penale l’ospedale di Bolzano.

La tesi più difficile della difesa è quella di dimostrare che questa vicenda non è solo medica, ma porta in luce aspetti di una normalità inquietante. Per l’avvocato Petruzzi l’obiettivo principale del primario del Monaldi, Guido Oppini, indagato per la morte del piccolo Domenico, a un certo punto non è stato quello di salvare il bambino ma di occultare ciò che era accaduto. Da qui la richiesta che l’imputazione venga aggravata dal dolo: non un errore, ma una scelta consapevole.

Il caso Caliendo non è stato soltanto la storia di un intervento andato storto. Ma qualcosa di più. È la storia di un sistema che, secondo l’accusa, ha smesso di funzionare molto prima che Domenico entrasse in sala operatoria, e che ha continuato a non funzionare per i due mesi in cui il bambino era ancora vivo. Un caso che la Procura di Napoli, con sette indagati per concorso in omicidio colposo e falso in atto pubblico, rende emblema di come l’inefficienza organizzativa, i protocolli disattesi e la gestione poco chiara possano privare un paziente fragile di una reale possibilità di sopravvivenza.

GIOVEDÌ

ANTE MANI IN CUCINA A

Cronache Lucane

Incontro con l’Autorità di Bacino dell’Appennino Meridionale su risorse idriche, sostenibilità e infrastrutture

Agricoltura, acqua e territori al Sud La Cia: «Necessario un confronto»

POTENZA. Rafforzare il rapporto tra il mondo agricolo e il sistema delle Autorità di Bacino per affrontare le conseguenze della crisi climatica e costruire strategie condivise sulla gestione delle risorse idriche e del territorio. È questo il tema al centro dell’incontro che si è svolto nei giorni scorsi tra il segretario generale dell’Autorità di Bacino distrettuale dell’Appennino Meridionale, Vera Corbelli, e le rappresentanze regionali di Cia Agricoltori Italiani dei territori ricadenti nei bacini di competenza dell’Autorità, in particolare Basilicata, Calabria, Campania, Molise e Puglia. Il confronto è stato definito dalle organizzazioni agricole come un momento importante per ribadire la necessità di una collaborazione stabile tra istituzioni e comparto produttivo in una fase storica segnata dagli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici. Siccità prolungate, eventi meteorologici estremi, difficoltà nella gestione dell’acqua e crescente pressione sulle col-

ture agricole stanno infatti imponendo nuove responsabilità e nuovi modelli di pianificazione. Nel corso dell’incontro gli agricoltori hanno manifestato piena disponibilità a contribuire alla costruzione di territori più resilienti attraverso pratiche sostenibili, investimenti mirati e una gestione più efficiente delle risorse naturali e del suolo. Un impegno che, secondo Cia Agricoltori Italiani, deve essere accompagnato da politiche pubbliche capaci di sostenere concretamente il settore primario, valorizzando il ruolo degli agricoltori nella tutela ambientale e nella salvaguardia degli equilibri territoriali. Particolare attenzione è stata dedicata al recente decreto legislativo di recepimento del regolamento europeo sul «ripristino della natura». Un provvedimento che, secondo le organizzazioni agricole, rende indispensabile il pieno coinvolgimento del mondo agricolo nei processi decisionali legati alla transizione ecologica. Per Cia Agricoltori Italiani, infatti, il percorso verso la

sostenibilità non può limitarsi alla sola dimensione ambientale, ma deve tenere insieme anche gli aspetti economici e sociali. La transizione ecologica, è stato evidenziato durante il confronto, deve garantire la tutela degli ecosistemi senza compromettere la competitività delle imprese agricole e la tenuta economica delle aree rurali. Ampio spazio è stato dedicato anche alla pianificazione e alla gestione delle risorse idriche, considerate strategiche per il futuro dell’agricoltura. Le rappresentanze agricole hanno sottolineato la necessità di soluzioni sempre più condivise, lungimiranti e performanti, capaci di rispondere ai fabbisogni del settore e di assicurare disponibilità d’acqua anche nei periodi più critici. Nel corso della riunione è stata inoltre evidenziata l’urgenza di investire non soltanto nella realizzazione di nuove opere infrastrutturali, ma anche nella manutenzione e nell’efficientamento di quelle già esistenti. Invasi, reti irrigue e sistemi di distribu-

zione dell’acqua, secondo Cia Agricoltori Italiani, necessitano di interventi costanti per ridurre sprechi e dispersioni e migliorare l’efficienza complessiva del sistema.

In questo quadro le Autorità di Bacino vengono considerate interlocutori centrali per il coordinamento delle politiche territoriali e per la definizione di strategie integrate sulla gestione del territorio e delle risorse naturali. Tra i temi affrontati anche quello relativo all’applicazione del deflusso ecologico, misura che potrebbe avere ricadute significative sulla disponibilità di acqua destinata alle col-

ture irrigue. Su questo punto Cia Agricoltori Italiani ha chiesto un approccio equilibrato e fondato su basi scientifiche, capace di conciliare la tutela ambientale con la salvaguardia della produttività agricola e della sicurezza alimentare. L’incontro si è concluso con l’impegno reciproco a proseguire il confronto in maniera strutturata e continuativa, nella convinzione che soltanto attraverso il dialogo tra istituzioni e mondo produttivo sarà possibile affrontare efficacemente le grandi sfide ambientali, climatiche ed economiche dei prossimi anni.

Conclusa la rendicontazione degli interventi finanziati per innovazione, meccanizzazione e ammodernamento delle imprese

«Pnrr e agricoltura, Basilicata tra le regioni virtuose»

POTENZA. Sono 529 gli interventi conclusi in Basilicata nell’ambito delle misure del Pnrr dedicate all’innovazione e alla meccanizzazione del settore agricolo e alimentare. A renderlo noto è l’assessore regionale alle Politiche agricole Carmine Cicala al termine delle attività di rendicontazione concluse entro i tempi fissati dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste. «Quando le risorse pubbliche si trasformano in investimenti concreti, innovazione e competitività, ne beneficia non soltanto il sistema agricolo ma l’intera Basilicata», ha dichiarato Cicala, sottolineando la capacità delle imprese lucane di cogliere le opportunità offerte dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Degli interventi conclusi, 504 riguardano l’ammodernamento delle macchine agricole e 25 i frantoi oleari. Le operazioni rendicontate hanno consentito di attivare investimenti complessivi superiori a 19 milioni di euro, sostenuti da contributi Pnrr pari a oltre 13,3 milioni.

Gli investimenti hanno interessato l’acquisto di macchinari per l’agricoltura di precisione, l’innovazione dei sistemi irrigui e la sostituzione di mezzi destinati alle attività agricole e zootecniche, oltre al potenziamento tecnologico dei frantoi. Secondo l’assessore regionale, gli interventi consentono di rendere le aziende «più efficienti, sostenibili e competitive», rafforzando la capacità del comparto agricolo lucano di affrontare le sfide della transi-

zione digitale ed energetica. Una parte significativa delle imprese beneficiarie ha già ricevuto la liquidazione dei contributi. In questo contesto la Basilicata si colloca tra le regioni più virtuose d’Italia, risultando terza per numero assoluto di domande liqui-

date e quarta per incidenza percentuale sul totale regionale. «Continuare a investire in innovazione – ha concluso Cicala –significa rafforzare la competitività delle produzioni agricole e creare condizioni più solide per il futuro dell’agricoltura lucana».

Pubblicati i bandi REPowerEU per la riqualificazione energetica di 1.820 alloggi nei 31 Comuni della provincia di Matera

Giammetta: «Un intervento che restituirà decoro e valore agli immobili pubblici»

Al via uno dei più importanti programmi di riqualificazione dell’edilizia residenziale pubblica mai realizzati nella provincia di Matera. L’ATER Matera ha pubblicato i bandi di gara relativi agli interventi finanziabili nell’ambito della Misura PNRR M7 Investimento 17 – REPowerEU, per un valore complessivo di circa 87 milioni di euro.L’iniziativa interesserà 1.820 alloggi di proprietà dell’Azienda, distribuiti nei 31 Comuni della provincia materana, con l’obiettivo di migliorare l’efficienza energetica degli edifici, ridurre i consumi e innalzare la qualità abitativa per migliaia di cittadini.La procedura prevede l’affidamento in concessione, ai sensi del Decreto Legislativo 36/2023, delle attività di progettazione esecutiva, esecuzione dei lavori di efficientamento energetico e successiva gestione degli impianti termici centralizzati attraverso la formula dell’Energy Performance Contract (EPC).Gli interventi previsti comprenderanno non soltanto il miglioramento delle prestazioni energetiche degli

edifici, ma anche il recupero delle facciate e la riqualificazione del decoro urbano, contribuendo a valorizzare il patrimonio pubblico e a migliorare l’immagine dei quartieri e dei centri abitati coinvolti.Particolarmente significativi saranno i benefici per gli assegnatari degli alloggi ATER, che potranno vivere in abitazioni più efficienti, confortevoli e sostenibili, beneficiando di una riduzione dei consumi energetici e dei relativi costi.Con la pubblicazione

dei bandi si apre ora la fase decisiva del partenariato pubblico-privato finalizzato all’ottenimento dei finanziamenti necessari per l’attuazione del programma. Un progetto che punta a coniugare sostenibilità ambientale, innovazione energetica, riqualificazione urbana e miglioramento della qualità della vita degli assegnatari degli alloggi di edilizia residenziale pubblica.

MARIDEMO GIAM-

METTA: «UN PROGRAMMA STRATE-

GICO PER IL FUTURO DELL’EDILIZIA PUBBLICA»

«La pubblicazione dei bandi costituisce un passaggio fondamentale per la concreta attuazione di un programma che consideriamo strategico per il futuro dell’edilizia residenziale pubblica della provincia di Matera», ha dichiarato l’Amministratore Unico dell’ATER Matera, Maridemo Giammetta. Giammetta ha sottolineato come il risultato raggiunto sia frutto del lavoro

svolto dagli uffici dell’Azienda, coordinati dal Direttore Ing. Lionetti, ai quali ha espresso il proprio ringraziamento per l’impegno e la professionalità dimostrati.«Questo intervento – ha aggiunto – consentirà di migliorare sensibilmente la qualità abitativa del nostro patrimonio edilizio, di ridurre i consumi energetici e di restituire decoro e valore agli immobili pubblici presenti nei Comuni della provincia di Matera, generando al contempo importanti opportunità economiche e occupazionali per il territorio».Si tratta di un investimento senza precedenti per il patrimonio di edilizia residenziale pubblica della provincia di Matera, destinato a produrre benefici duraturi sia per gli assegnatari degli alloggi che per l’intero tessuto economico e sociale del territorio.L’Amministratore Unico ha inoltre ringraziato il Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, e l’Assessore alle Infrastrutture e Mobilità, Pasquale Pepe, per il sostegno garantito all’iniziativa sin dalle prime fasi del percorso amministrativo.

Bardi: «Complimenti ad ATER Matera, trasformata un’opportunità finanziaria

Unasvolta per l’edilizia residenziale pubblica e un investimento strategico per il futuro della Basilicata. Così il presidente della Regione, Vito Bardi, ha commentato la pubblicazione dei bandi REPowerEU da parte dell’ATER Matera.«Desidero rivolgere i miei complimenti all’Amministratore Unico dell’Azienda, Maridemo Giammetta, e a tutta la struttura tecnica per aver saputo tradurre una grande opportunità finanziaria in un progetto solido, innovativo e di portata strategica», ha dichiarato il governatore lucano.Bardi ha sottolineato come l’intervento, che mobilita circa 87 milioni di euro per la riqualificazione ener-

getica e architettonica di 1.820 alloggi distribuiti nei 31 Comuni della provincia di Matera, rappresenti un investimento strategico per il territorio, capace di coniugare sostenibilità ambientale, innovazione e miglioramento della qualità della vita dei cittadini.«Questo risultato è il frutto di una sinergia istituzionale e di una totale condivisione di obiettivi tra la Regione Basilicata, l’assessorato alle Infrastrutture guidato da Pasquale Pepe e i vertici di ATER Matera. Abbiamo creduto fin dal primo momento in questa sfida, convinti che il rilancio del territorio passi attraverso la sostenibilità, l’efficienza e la dignità dell’abitare», ha aggiunto.Per il presi-

dente della Regione, il programma rappresenta inoltre un’importante opportunità di crescita per il sistema economico locale, grazie alle ricadute che gli interventi potranno

generare sul comparto delle costruzioni, dell’impiantistica e dei servizi collegati, contribuendo al tempo stesso alla valorizzazione del patrimonio pubblico lucano.

Maridemo Giammetta

Presentata a Melfi la “Super Guida” dedicata ai bambini con bisogni educativi speciali per favorire autonomia nelle visite

Una guida inclusiva al Castello percorsi per i minori più fragili

MELFI. Un percorso culturale pensato per rendere il patrimonio storico accessibile anche ai bambini con bisogni educativi speciali, favorendo autonomia, inclusione e partecipazione attiva. È stata presentata questa mattina la «Super – Guida Inclusiva per visitare il Castello di Melfi», realizzata nell’ambito del progetto «Tuttifrutti – Semi di Autonomia», iniziativa che punta a costruire strumenti concreti per sostenere i minori più fragili e le loro famiglie.

Alla presentazione ha partecipato l’assessore regionale alla Salute, Politiche della Persona e Pnrr Cosimo Latronico, che ha sottolineato il valore sociale dell’iniziativa. «L’inclusione e l’accessibilità non si limitano all’abbattimento delle barriere architettoniche, ma passano innanzitutto dal superamento delle barriere cognitive e comunicative», ha dichiarato Latronico, evidenziando come il patrimonio culturale possa trasformarsi in «un alleato terapeutico e sociale». Il progetto, illustrato dalla project designer Renata Coviello, nasce con l’obiettivo di creare percorsi territoriali capaci di generare autodeterminazione e crescita personale

nei bambini con fragilità educative. La guida, realizzata dall’autrice Valentina Garripoli, utilizza un linguaggio semplice e accessibile per facilitare la comprensione dei contenuti storici e rendere la visita al Castello di Melfi un’esperienza coinvolgente e priva di ostacoli comunicativi.

Durante l’incontro l’associazione StellABA ha condiviso le esperienze quotidiane vissute da professionisti e famiglie, evidenziando l’importanza della collaborazione tra istituzioni e terzo settore nella costruzione di percorsi realmente inclusivi.

«Integrare cultura, politiche sociali e tutela delle fragilità è una priorità della Regione Basilicata», ha aggiunto Latronico, sottolineando che strumenti di

questo tipo consentono ai piccoli visitatori di esplorare la storia in piena autonomia, rafforzando al tempo stesso il senso di appartenenza alla comunità.

L’assessore ha poi ribadito l’obiettivo di costruire «una Basilicata accogliente e coesa», ringraziando tutti i soggetti coinvolti nel progetto per aver contribuito a creare nuove opportunità di inclusione e benessere relazionale. La mattinata si è conclusa con una visita guidata inclusiva all’interno del Castello di Melfi insieme alla direttrice del Museo archeologico nazionale «Massimo Pallottino», Erminia Lapadula, che ha accompagnato i partecipanti alla scoperta degli spazi storici del maniero federiciano.

COINVOLTI CIRCA QUATTROCENTO STUDENTI LUCANI

“Medioevo fantastico”, in corso le premiazioni

POTENZA. Sono in corso fino al 9 giugno le premiazioni dei concorsi “Medioevo Fantastico” dedicati alle scuole primarie e secondarie dei dodici Comuni aderenti al protocollo promosso dalla Presidenza della Giunta regionale della Basilicata e coordinato dalla Fondazione Matera Basilicata 2019. L’iniziativa, realizzata insieme all’Ufficio scolastico regionale, ha coinvolto gli studenti in attività dedicate alla scoperta del Medioevo lucano attraverso disegni, illustrazioni, scrittura creativa e cortometraggi. Le classi vincitrici sono diciannove e appartengono agli istituti scolastici di Acerenza, Banzi, Genzano di Lucania, Melfi, Palazzo San Gervasio, Rionero in Vulture e Venosa. Gli elaborati premiati si sono distinti per creatività, accuratezza storica e capacità di raccontare luoghi e personaggi della Basilicata medievale.Ai partecipanti saranno consegnati attestati di merito, mentre per le classi vincitrici sono previsti premi educativi e laboratori creativi. Gli elaborati saranno pubblicati sul sito del progetto. Da settembre, inoltre, riprenderanno gli incontri con gli autori della collana editoriale realizzata con Editori Laterza.

Il sindacato sollecita elevate qualificazioni, nuove assunzioni e apertura del tavolo per la contrattazione 2026

Regione, la Cisl Fp chiede tempi rapidi su accordi

POTENZA. Potenza. Archiviata la riorganizzazione della macchina amministrativa regionale, la Cisl Fp Basilicata chiede ora di accelerare sulle procedure necessarie all’assegnazione delle elevate qualificazioni e delle specifiche responsabilità previste dal nuovo assetto organizzativo.Per il segretario generale Giuseppe Bollettino e il segretario regionale Vincenzo Pernetti, la riorganizzazione degli uffici regionali «pur non rappresentando una soluzione perfetta, ha il merito di porre fine a uno stallo organizzativo che si trascinava da troppo tempo, con ricadute negative sull’efficienza degli uffici e sulla qualità dei servizi resi ai cittadini». I due dirigenti sindacali esprimono quindi «una valutazione complessivamente positi-

va» per il risultato raggiunto, sottolineando il contributo fornito dal sindacato nel corso del confronto con l’amministrazione regionale.Secondo la Cisl Fp, però, la riorganizzazione rappresenta soltanto il punto di partenza di un percorso che deve proseguire rapidamente. «Occorre avviare senza ulteriori ritardi tutte le azioni propedeutiche all’assegnazione delle elevate qualificazioni e delle specifiche responsabilità previste dal nuovo assetto organizzativo», spiegano Bollettino e Pernetti, evidenziando che i lavoratori che hanno maturato competenze e professionalità negli anni devono ottenere il giusto riconoscimento all’interno della nuova struttura amministrativa.Il sindacato richiama inoltre la necessi-

tà di completare il reclutamento del personale previsto dall’attuale piano dei fabbisogni, avvertendo che, in assenza di nuove assunzioni, la riorganizzazione rischierebbe di restare inefficace. Altro tema centrale è quello della contrattazione integrativa. La

Cisl Fp sollecita infatti l’apertura immediata del tavolo negoziale per il 2026, sostenendo che il nuovo assetto organizzativo debba tradursi anche in istituti contrattuali coerenti con le funzioni e le responsabilità attribuite ai dipendenti regionali. Bollettino e Pernetti chiedono infine una revisione del piano dei fabbisogni di personale per valutare ulteriori assunzioni, soprattutto nei settori legati alla gestione dei fondi europei e ai processi di digitalizzazione. «Siamo disponibili al dialogo costruttivo con l’amministrazione, ma vigileremo affinché gli impegni assunti si traducano in atti concreti e misurabili nei tempi più brevi possibili», concludono i rappresentanti della Cisl Fp Basilicata.

Pino Bollettino e Vincenzo Pernetti

Presenti alla cerimonia per festeggiare gli 80 anni, il senatore di FdI, il presidente regionale e il sindaco di Matera

Bardi, Caiata e Nicoletti al Quirinale: la Basilicata celebra la Repubblica

La Repubblica Italiana ha celebrato il suo 80esimo anniversario. A Roma, l'omaggio al Milite Ignoto e la consueta parata in via dei Fori Imperiali, alla presenza del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, e delle più alte cariche del Governo. La parata in via dei Fori Imperiali è stata aperta da circa 250 Sindaci e amministratori con la fascia tricolore, gruppo che rappresenta gli ottomila colleghi delle città e dei comuni di tutta Italia. In prima fila, il sindaco Roberto Gualtieri che ha dichiatato: «La nascita della Repubblica Italiana è un passaggio storico reso possibile anche dalla preziosa partecipazione delle donne che, per la prima volta in una consultazione nazionale, esercitarono pienamente il diritto di voto. In quella giornata del 2 giugno 1946, milioni di italiane e italiani furono chiamati a scegliere il futuro del Paese. Fu un nuovo inizio dopo la guerra, costruito sulla libertà, l'uguaglianza, la partecipazione e la pace. Ricordare quella storia significa rinnovare ogni giorno l'impegno per una società più libera, giusta e solidale».

MATTARELLA: «NON SOLO UNA CERIMONIA

STORICA, MA UN MOMENTO DI ALTO

SIGNIFICATO»

«È l’Italia di oggi, frutto del lavoro e dell'impegno di tante persone. Sono i tanti volti della Repubblica. Scambiamoci, allora, vicendevolmente gli auguri. Buona Repubblica a tutti!». Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, aprendo l'evento in Piazza del Quirinale. «Donne e uomini d'Italia, il 2 giugno di ottanta anni fa, vollero la Repubblica. Questa sera ci troviamo insieme per festeggiare l'80esimo anniversario di quella storica decisione del nostro popolo. Oggi non celebriamo soltanto una data, una ricorrenza memorabile. Ricordiamo un percorso che ha legato tante generazioni e tanti territori. Che ha visto e vissuto momenti salienti, ha visto momenti difficili e momenti esaltanti, risaldando quel vincolo di solidarietà e di appartenenza che ci rende e ci fa sentire uniti». «Oggi l'Italia celebra non solamente una ricorrenza storica, ma un momento di alto significa-

to - ribadisce il Presidente della Repubblica - che rinnova l'impegno collettivo all'affermazione, alla tutela e alla piena attuazione dei valori che costituiscono il fulcro della Costituzione, casa comune che garantisce la vita della comunità nazionale, i diritti, richiamando al contempo ai nostri doveri di solidarietà».«Nell'ottantesimo anniversario della Repubblica - continua il Capo dello Stato -, onoriamo la memoria dei militari che, con i gruppi di combattimento, reparti che, con abnegazione e valore combatterono nella Guerra di Liberazione, furono tra i protagonisti della rinascita d'Italia, restituendo alla nazione onore e libertà». Mattarella ha parlato, poi, delle difficoltà e dei rischi che minacciano sicurezza e benessere, esortando la comunità internazionale ad affrontarli con fermezza. «Non potrà esservi vera pace fino a quando permarranno focolai di minaccia e non potrà esservi vero benessere se anche soltanto una parte dell'umanità sarà costretta a vivere nella precarietà», rimarca il Presidente della Repubblica, ribadendo come

«l'Italia, con l'Europa, sia impegnata nel ripristino del valore delle regole nella vita della comunità internazionale».

BARDI:«IL 2 GIUGNO È IL MOTORE VIVO DELLA NOSTRA DEMOCRAZIA»

Anche il mondo politico lucano ha partecipato alle celebrazioni ufficiali. Presenti, a Roma, il governatore lucano, Vito Bardi, il deputato di Fratelli d’Italia, Salvatore Caiata, e Antonio Nicoletti, Sindaco di Matera. Per Bardi: «Il 2 giugno è una data che va al di là di una ricorrenza sul calendario. È il motore vivo della nostra democrazia, fondata sui valori di libertà, uguaglianza e solidarietà che i padri costituenti ci hanno consegnato». «Guardiamo alla nostra storia per proiettarci al futuro con fiducia e determinazione. Le celebrazioni – ha concluso Bardi – sono una forza propulsiva per chi gestisce la cosa pubblica a vari livelli, ricordandoci che la Repubblica si costruisce ogni giorno, nei territori, dando risposte concrete ai cittadini, ai giovani e alle imprese».

Nel giorno dell'80° anniversario della Repubblica, reso omaggio a dieci personalità che si sono distinte per professionalità e impegno civile

Il valore del merito e il cuore di Arisa: così Potenza ha celebrato il 2 Giugno

D I V ITO E RRICHETTI

Una serata di emozioni, musica e riconoscimenti ha chiuso al Teatro Francesco Stabile le celebrazioni per l'80° anniversario della nascita della Repubblica Italiana. Dopo gli appuntamenti istituzionali della mattinata, il capoluogo lucano ha vissuto l'ultimo atto della Festa della Repubblica con la consegna delle onorificenze dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana, il più alto riconoscimento conferito dallo Stato ai cittadini distintisi per impegno, professionalità e servizio alla comunità. L'evento, organizzato dalla Prefettura di Potenza, ha richiamato autorità civili, militari e religiose, oltre a numerosi cittadini che hanno voluto partecipare a una serata dedicata alle eccellenze del territorio.Ad aprire la manifestazione è stato il concerto dell'Orchestra Sinfonica 131 della Basilicata, diretta dal maestro Pasquale Menchise, che ha accompagnato la voce di Arisa in un'esibizione particolarmente apprezzata dal pubblico presente in sala. A sottolineare il significato della cerimonia è stato il prefetto Michele Campanaro, che ha ricordato il valore delle onorificenze nel giorno simbolo della Repubblica.«Il

nostro Presidente vuole che sia consegnata in occasione del 2 giugno l'onorificenza più importante, quella al Merito della Repubblica Italiana. Per me parlare di merito significa parlare di bene comune, significa non valorizzare soltanto il successo della persona, ma attribuire il significato e il valore che essa rappresenta per la crescita di una comunità», ha dichiarato il prefetto.

GLI INSIGNITI

Nel corso della serata sono stati nominati Cavalieri della Repubblica otto cittadini che si sono distinti nei rispettivi ambiti professionali e sociali. L'onorificenza è stata conferita ad Arisa per la brillante carriera artistica che l'ha resa una delle interpreti più apprezzate della musica italiana; ad Angela Bianchino , dirigente dell'Ufficio territoriale dell'Istat; a Pietro Cantisani, maestro di musica; a Michelangelo Lauria, luogotenente dei Carabinieri a riposo; a Donato Orlando , capitano di vascello della Marina Militare; a Pietro Repole, colonnello del Comando Militare Esercito Basilicata; a Stefano Rosa , campione di bodybuilding; e ad Angelo Raffaele Sigillito , dirigente medico a riposo dell'Azienda ospedaliera regionale San Carlo. Sono stati inoltre insigniti del grado di

Ufficiale Antonella Pellettieri , dirigente di ricerca del Consiglio Nazionale delle Ricerche, e Michele Prestera, fondatore del Parco storico rurale e ambientale della Grancia, punto di riferimento per la valorizzazione culturale e turistica della Basilicata.

RINGRAZIAMENTO DEL SINDACO

Nel corso della cerimonia è intervenuto anche il sindaco di Potenza, Vincenzo Telesca, che ha voluto ringraziare il prefetto Campanaro per l'organizzazione delle celebrazioni.«Volevo semplice-

mente ringraziare il prefetto per la giornata bellissima che ci ha fatto trascorrere da questa mattina. Una giornata splendida per la città di Potenza», ha affermato il primo cittadino, ricordando il percorso celebrativo iniziato nelle prime ore del mattino e conclusosi al Teatro Stabile.Telesca ha inoltre sottolineato l'importanza della presenza di Arisa nella giornata dedicata alla Repubblica. «Avere Arisa è stato per noi un incanto, anche perché Arisa è nostra, è una concittadina. Averla qui è importantissimo», ha dichiarato.

ARISA, TRA MUSICA, RICONOSCIMENTO E SOLIDARIETÀ

Tra i momenti più significativi della serata c'è stata senza dubbio la partecipazione di Arisa, protagonista sia sul palco sia nella cerimonia delle onorificenze. Per l'artista lucana il conferimento del titolo di Cavaliere della Repubblica ha rappresentato un importante riconoscimento per una carriera che l'ha portata a imporsi nel panorama musicale nazionale mantenendo sempre un forte legame con la Basilicata.Ma la presenza della cantante ha assunto anche un profondo valore umano. Tra il pubblico era presente Angela Lucia, una bambina lucana affetta fin dalla nascita da gravi disabilità.

Nel corso della serata la madre della piccola ha raccontato le difficoltà affrontate dalla famiglia, spiegando la necessità di accedere a cure sperimentali particolarmente onerose e illustrando l'attività della onlus impegnata nella raccolta fondi.La testimo-

nianza ha profondamente colpito Arisa, che ha deciso di offrire immediatamente il proprio sostegno alla causa. L'artista ha infatti manifestato la disponibilità a organizzare un concerto di beneficenza a Potenza, individuando nello stadio Alfredo Viviani la possibile sede dell'evento, con l'obiettivo di raccogliere fondi da destinare all'associazione che segue il percorso terapeutico della bambina.

L'annuncio è stato accolto da un lungo applauso del pubblico presente al Teatro Stabile, trasformando una serata dedicata al merito in un momento di autentica solidarietà.Così, tra il riconoscimento delle eccellenze lucane, la celebrazione dei valori repubblicani e il gesto di generosità di una delle artiste più amate della regione, Potenza ha chiuso le celebrazioni dell'80° anniversario della Repubblica con una serata capace di unire istituzioni, cultura e impegno sociale in un unico grande messaggio di comunità.

CRONA-CHI? II mistero che continua a interrogare Forenza. In collegamento il sindaco Mastrandrea

Che fine ha fatto Antonio Iasi?

Quattro anni senza risposte

DI A NN A TA M M AR IE L L O

La scomparsa di Antonio Iasi, imprenditore agricolo di Forenza ,resta ancora oggi uno dei casi più misteriosi degli ultimi anni in Basilicata. Tutto ha inizio il 15 gennaio 2022. Quella mattina Iasi esce di casa diretto verso i suoi terreni. È una giornata normale, senza segnali particolari che facciano pensare a qualcosa di insolito. Eppure da quel momento si perdono completamente le sue tracce: non torna a casa, non risponde al telefono, non dà più alcuna notizia. Le ricerche partono subito e vanno avanti per giorni e settimane, coinvolgendo forze dell’ordine, volontari e anche trasmissioni televisive. Nonostante l’impegno, però, non emerge nulla di decisivo. Il cellulare risulta spento e non ci sono movimenti bancari o altri segnali utili a ricostruire cosa sia successo. Uno degli elementi più particolari della vicenda riguarda il suo cane, un pastore maremmano di nome Pacchione. L’animale torna a casa da solo, ma continua a dirigersi verso un punto preciso lungo una strada, come se lì fosse accaduto qualcosa. Questo dettaglio ha alimentato molti dubbi e ipotesi, senza però portare a una svolta concreta. Iasi è forse salito sull’auto di qualcuno? Quella mattina aveva chiesto in

prestito un auto di un amico, per raggiungere una ragazza che abitava ad un’ora di distanza da Forenza. Antonio quel giorno manda infatti il buongiorno a due amiche, una delle due è la ragazza dell’appuntamento. Inoltre pare che l’uomo sia uscito di casa indossando le scarpe da lavoro, ma portando con se un secondo paio di scarpe pulite. L’amico, ascoltato dalle forze dell’ordine, affermerà che Iasi non aveva più preso in prestito la sua auto. Qualcuno, forse, è venuto a prenderlo quella mattina, proprio nel punto indicato dal cane Pacchione? Le due amiche, anche loro ascoltate, dichiareranno di non aver avuto un appuntamento con l’uomo quel giorno. Si tratta dunque di un allontanamento volontario, anche se non supportato da prove,di un incidente o un malore in una zona isolata, oppure di un eventuale coinvolgimento di altre persone? Nessuna di queste piste ha trovato conferme definitive e a distanza di anni il caso rimane irrisolto. Non ci sono certezze, solo domande aperte e il dolore della famiglia, che continua a chiedere verità e a sperare che qualcuno possa fornire informazioni utili per capire cosa sia successo davvero quella mattina. È questo il nuovo approfondimento di “Crona-Chi?”, il programma di Cronache

TV condotto dal giornalista Fabio Amendolara. Ospite in studio Francesco Mastrandrea, sindaco di Forenza. « Purtroppo non esistono risposte certe su questo caso»afferma il primo cittadino. «Siamo ancora nella fase in cui gli investigatori stanno valutando ogni possibile ipotesi, senza escludere alcuna pista?» chiede Amendolara. «L'auspicio è che qualcuno possa prima o

poi fornire informazioni utili, perché senza nuovi elementi risulta difficile comprendere cosa sia realmente accaduto». Ma Antonio Iasi appartiene ad una lunga lista di persone scomparse in Basilicata e mai più ritrovate, un fenomeno che negli ultimi anni ha assunto dimensioni significative. Parlando delle ricerche avviate subito dopo la scomparsa di Iasi, viene evidenziato, nel corso della trasmissione, il grande impegno messo in campo fin dalle prime ore. Le forze dell'ordine, i vigili del fuoco, i volontari e numerosi cittadini hanno partecipato alle operazioni, perlustrando il territorio e cercando qualsiasi elemento utile. Anche il sindaco racconta di aver preso parte alle ricerche per molte ore, conoscendo bene la zona interessata. Secondo la sua testimonianza, la risposta iniziale è stata immediata e massiccia. «Le attività di ricerca sono proseguite per oltre un mese - ha spiegato - con controlli approfonditi dell'area e l'impiego di mezzi specializzati. Sono stati effettuati anche sorvoli dall'alto con elicotteri e altri strumenti per

individuare eventuali tracce. Per quanto riguarda il territorio circostante, l'area non presenta particolari caratteristiche di estrema difficoltà. Si tratta prevalentemente di campagne e terreni agricoli. Pur esistendo alcune zone più complesse, come grotte o avvallamenti, il luogo non è particolarmente impervio». Eppure di Iasi nessuna traccia. Il sindaco riconosce comunque che non si può escludere la presenza di qualche punto rimasto inesplorato o di qualche dettaglio sfuggito ai controlli. Tuttavia ribadisce che « il lavoro svolto dagli investigatori e dai soccorritori è stato intenso e scrupoloso».

Con il passare del tempo, però, l'attenzione mediatica e pubblica sul caso è progressivamente diminuita. Nonostante l'impegno iniziale e le numerose attività di ricerca, la vicenda è lentamente uscita dai riflettori senza che emergessero elementi decisivi. Oggi restano soprattutto le domande ancora senza risposta e il desiderio della comunità e della famiglia di conoscere la verità sulla sorte di Antonio Iasi.

Francesco Mastrandrea a Crona-chi? e sotto Antonio Iasi

L’APT protagonista di un viaggio istituzionale tra incontri, operatori e promozione del territorio nel mercato nordamericano

Basilicata in missione negli USA: cultura tra New York e Houston

Si è conclusa la missione negli Stati Uniti promossa dall’Agenzia di Promozione Territoriale della Basilicata (APT), in collaborazione con ENIT – Agenzia Nazionale del Turismo USA, il Comune di Aliano e con il supporto della Italy-America Chamber of Commerce of Texas. Un doppio appuntamento tra New York e Houston per presentare la Basilicata come destinazione turistica e rafforzarne i legami culturali con il mercato nordamericano.A New York, nella Old Saint Patrick’s Cathedral, ospiti di don Luigi Portarulo e alla presenza della viceconsole Alessandra Oliva, la presentazione si è sviluppata attorno al progetto “Basilicata, New Italian Wonder”. Il sindaco di Aliano Luigi De Lorenzo e il professor Giuseppe Appella hanno illustrato l’opera di Paul Russotto, artista originario del paese dei calanchi e figura di riferimento dell’espressionismo astratto americano. L’incontro ha coinvolto circa settanta tra buyer e giornalisti, rappresentando an-

che un momento di restituzione del percorso culturale avviato con la candidatura di Aliano a Capitale Italiana della Cultura 2027. L’evento ha registrato inoltre la presenza de “La Voce di New York”, che nei giorni della missione ha dedicato diversi approfondimenti alla Basilicata.Ad Houston si sono poi svolti due distinti appuntamenti. Il primo ha visto l’APT e gli operatori lucani coinvolti nell’iniziativa – Il Borgo Ospitale di Rotonda e il Moyseion di Matera –confrontarsi con circa trenta buyer texani. Il secondo si è tenuto in occasione delle celebrazioni del 2 giugno per la Festa della Repubblica, organizzate dal Consolato Generale d’Italia guidato dal console Mauro Lorenzini, nell’ambito delle quali la Basilicata è stata Regione d’onore.«Il mercato statunitense – ha spiegato il direttore dell’APT Margherita Sarli – è per la Basilicata un riferimento consolidato, con cui è necessario mantenere relazioni continuative. Questa missione ci ha consentito di

presidiare mercati tradizionali come New York e di esplorare, su invito di ENIT, realtà meno frequentate dalla promozione italiana come Houston. Valuteremo i ritorni di questa apertura. Un ringraziamento al Comune di Aliano, che ha arricchito la missione con un contributo culturale di grande qualità».«In occasione della Festa della Repubblica, il tricolore sventolava a Houston – ha dichiarato il sindaco di Aliano Luigi De Lorenzo –. Que-

sta missione conferma il percorso di internazionalizzazione che Aliano e la Basilicata stanno costruendo con metodo e convinzione. Abbiamo portato i calanchi, la memoria di Carlo Levi e l’arte di Paul Russotto, creando un filo che unisce due mondi e trova negli Stati Uniti un terreno di ascolto autentico. Torniamo con nuove relazioni e prospettive concrete».«L’attività B2B della Basilicata a Houston – ha precisato Caterina Orlando, country

manager ENIT USA –rappresenta un’importante opportunità per promuovere il territorio e valorizzarne le eccellenze in uno dei principali hub internazionali del business e dell’energia. L’azione promozionale favorisce nuovi rapporti con gli operatori turistici statunitensi e rafforza la conoscenza della destinazione Basilicata, con l’obiettivo di sviluppare collaborazioni capaci di attrarre flussi da un mercato strategico come quello del Texas».

L’unità di Medicina Nucleare dell’ospedale potentino protagonista al congresso nazionale con due contributi scientifici

Ricerca e cure al congresso Aimn Il San Carlo presente con 2 studi

POTENZA. L’Azienda ospedaliera regionale San Carlo rafforza il proprio ruolo nel panorama scientifico nazionale grazie alla partecipazione dell’unità operativa complessa di Medicina Nucleare al Congresso nazionale dell’Aimn, l’Associazione italiana di medicina nucleare, imaging molecolare e terapia. La struttura, diretta dal dottor Alessandro Fè, ha preso parte all’appuntamento con due contributi scientifici originali dedicati alla qualità dei radiofarmaci e alle nuove terapie oncologiche. A sottolineare il valore della partecipazione è stato il direttore generale dell’Aor San Carlo, Giuseppe Spera. «La presenza della nostra Medicina Nucleare a un congresso così prestigioso con due contributi scientifici originali testimonia come gli investimenti in risorse umane qualificate e in tecnologie avanzate si traducano in eccellenza clinica e in capacità di innovare i percorsi di cura», ha dichiarato. Spera ha inoltre evidenziato l’impegno della direzione strategica nel sostenere ricerca e sviluppo delle competenze «nell’interesse dei pazienti e del sistema sanitario». Il primo e-poster presen-

tato al congresso riguarda un’analisi retrospettiva sugli aspetti tecnici e sui controlli di qualità eseguiti sui radiofarmaci preparati nella radiofarmacia ospedaliera. Lo studio è stato condotto dalla dottoressa Giulia Ruoti, tecnico sanitario di radiologia medica, insieme al dottor Alessandro Fè e alla dottoressa Luciana Pace, radiofarmacista. Il lavoro approfondisce le procedure adottate per garantire sicurezza, standardizzazione e conformità normativa nella preparazione dei farmaci utilizzati in Medicina Nucleare. Il secondo contributo scientifico si concentra invece sull’esperienza maturata nella terapia con radioligandi 177Lu-Psma, somministrata in regime ambulato-

riale a pazienti affetti da tumore prostatico metastatico resistente alla castrazione e in progressione di malattia. La ricerca, realizzata dall’équipe di Medicina Nucleare con la collaborazione della dottoressa Luciana Pace e del fisico sanitario Michele Mazziotta, evidenzia i benefici della terapia sia sul piano clinico sia sulla qualità della vita dei pazienti. «Condividere i nostri lavori in un contesto di rilevanza nazionale rappresenta un riconoscimento significativo per l’intera équipe», ha commentato Alessandro Fè, ribadendo l’impegno della struttura nel garantire prestazioni sempre più avanzate e al passo con l’evoluzione scientifica della disciplina.

IL CONSIGLIERE MARRESE: «SERVIZIO STABILE»

«Servono certezze e tempi per la Senologia a Matera»

MATERA. Il consigliere regionale Piero Marrese interviene sul progetto di riorganizzazione della chirurgia senologica di Matera annunciato dall’assessore regionale alla Salute Cosimo Latronico e trasmesso al Ministero della Salute per l’approvazione.Secondo Marrese, per restituire piena operatività al reparto del presidio «Madonna delle Grazie» è necessario ritirare la delibera del novembre 2025 che impedisce di eseguire interventi nella struttura materana. «Il presidio deve tornare a pieno titolo nella rete oncologica regionale», afferma il consigliere, ricordando le richieste avanzate dal territorio e dalle pazienti.Marrese sottolinea inoltre le difficoltà affrontate in questi mesi dalle donne costrette a spostarsi verso altre strutture sanitarie regionali, evidenziando il disagio e la preoccupazione per il possibile depotenziamento del servizio.Il consigliere regionale chiede chiarezza anche sui tempi di approvazione del progetto da parte del Ministero della Salute. «Non possiamo permetterci ulteriori attese», dichiara, evidenziando la necessità di garantire continuità assistenziale e prossimità delle cure.Nel suo intervento, Marrese riconosce il valore professionale del Crob di Rionero, ma ribadisce la necessità che il «Madonna delle Grazie» continui ad assicurare un servizio stabile e costante alle pazienti della provincia di Matera.

All’Istituto comprensivo Satriano-Brienza iniziativa con Aggd Basilicata per informare su gestione e supporto ai bambini

Diabete a scuola, incontro per famiglie e inclusione

SATRIANO DI LUCANIA. Sensibilizzare famiglie, docenti e comunità scolastica sul diabete di tipo 1 e sulla gestione della pa- tologia in età pediatrica. È questo l’obiettivo dell’iniziativa promossa dall’Istituto comprensivo Satriano-Brienza insieme all’Associazione genitori e giovani diabetici della Basilicata, culminata nei giorni scorsi con un incontro rivolto ai genitori degli alunni della scuola primaria. Il progetto si è sviluppato in due momenti distinti durante l’anno scolastico. Il primo appuntamento, svolto nel mese di novembre, è stato dedicato ai bambini attraverso giochi, attività e materiali informativi pensati per spiegare in modo semplice e coinvolgente il diabete di tipo 1. A guidare l’incontro è stata Nadia Errichet-

ti, vicepresidente dell’associazione e referente del progetto «A scuola con il diabete». Nel secondo incontro, organizzato a maggio, l’attenzione si è concentrata invece sui genitori e sulla gestione quotidiana della patologia in ambito scolastico. Nel corso del confronto si è parlato delle difficoltà affrontate dai bambini diabetici, dal controllo continuo della glicemia alla gestione dell’insulina, fino alla paura delle ipoglicemie e alla necessità di sentirsi parte integrante della vita scolastica. Particolare attenzione è stata dedicata ai momenti più delicati della giornata, come la merenda, l’attività fisica, le uscite didattiche e le emergenze glicemiche, illustrando ai presenti le corrette modalità di intervento e l’impor-

tanza di una comunità scolastica preparata e consapevole. All’iniziativa hanno partecipato anche Anna Maria Oliveto e Loredana Spera in rappresentanza dell’associazione. Presente inoltre la dirigente scolastica Clelia Latalardo, che ha sottolineato il valore educativo del progetto e la sensibilità dimostrata dalla scuola verso i due alunni affetti da diabete presenti nell’istituto.

Un messaggio di vicinanza è arrivato anche dal sindaco Vincenzo Ostuni, che ha evidenziato l’importanza di iniziative di informazione e sensibilizzazione dedicate alla salute all’interno delle scuole e della comunità locale. L’incontro si è concluso con un richiamo forte all’inclusione e alla necessità di garantire ai bambini con diabete una quotidianità serena e sicura.

Cupparo: «Vogliamo utilizzare lo sport come strumento di crescita economica», Salvia: «Rafforziamo il legame tra sport,

e

Pronti quattordici grandi eventi per il “Basilicata Coni Sport”

POTENZA. Il programma

“Basilicata Coni Sport 2026 – Sport Invaders” –che prevede 14 grandi eventi sportivi nazionali ed internazionali su tutto il territorio regionale – è stato presentato ieri in Regione ai giornalisti alla presenza del Presidente Coni Basilicata Giovanni Salvia, dell’Assessore allo Sviluppo Economico (con delega agli impianti sportivi) Francesco Cupparo, il direttore generale dello stesso Dipartimento Giuseppina Lo Vecchio, il Presidente di Sport e Salute Matteo Trombetta, presidenti di federazioni sportive.

«È un progetto – ha spiegato l’Assessore Cupparo – che interpreta pienamente la visione di sviluppo che la Regione Basilicata intende perseguire: utilizzare lo sport come strumento di crescita economica, promozione territoriale, inclusione sociale e valorizzazione delle comunità locali. L’entusiasmo e la straordinaria partecipazione popolare che hanno accompagnato, due settimane fa, il passaggio del Giro d’Italia in Basilicata – ha aggiunto – confermano quanto gli eventi sportivi siano profondamente sentiti dalle nostre comunità e quanto rappresentino un’occasione unica di promozione per il territorio. L’iniziativa presentata oggi che abbiamo fortemente sostenuto nasce dalla capacità della Regione di intercettare risorse nazionali messe a disposizione dal Ministero per lo Sport e i Giovani, trasformandole in una concreta opportunità per il territorio lucano. Un ringraziamento all’on. Paolo Barelli (Fi) che è stato protagonista dell’emendamento per destinare 300 mila euro al Programma che la Giunta regionale ha condiviso con il CONI Basilicata. Parliamo di un programma che coinvolgerà l’intera regione, da Matera a Maratea, da Policoro al Vulture, dalla Val d’Agri al Potentino, con quattordici grandi eventi nazionali e internazionali distribuiti nel corso del 2026. Migliaia di atleti, tecnici, accompagnatori, famiglie e appassionati raggiungeranno la Basilicata per par-

tecipare ad appuntamenti che interesseranno oltre quaranta discipline sportive. Per noi questo progetto rappresenta soprattutto un investimento sul territorio. Ogni manifestazione sportiva produce movimento turistico, genera presenze nelle strutture ricettive, sostiene il commercio, la ristorazione, i servizi e contribuisce a promuovere l’immagine della Basilicata sui circuiti nazionali e internazionali. Ma c’è un altro aspetto che considero particolarmente importante». «Questo progetto – ha detto Cupparo – mette al centro i valori educativi e sociali dello sport. Inclusione, solidarietà, rispetto delle regole, promozione della salute, partecipazione dei giovani e delle persone con disabilità sono elementi fondamentali del programma. Le iniziative dedicate alle scuole, allo sport paralimpico, alla prevenzione sanitaria e ai corretti stili di vita testimoniano una concezione moderna dello sport come strumento di benessere e crescita della persona. Lo sport è anche cultura. È un linguaggio universale che unisce generazioni diverse, crea senso di appartenenza e rafforza il legame con il territorio. Per questo il progetto prevede momenti di approfondimento, incontri, seminari e attività collaterali che accompagneranno le competizioni sportive e lasceranno un patrimonio di conoscenze e relazioni oltre la durata degli eventi». Il direttore generale del Dipartimento Lo Vecchio

ha aggiunto che «questa è una strategia che si inserisce pienamente nelle politiche regionali per la destagionalizzazione dei flussi turistici e per la valorizzazione delle aree interne. La Basilicata possiede caratteristiche uniche: mare, montagne, parchi naturali, borghi, città d’arte e paesaggi che possono diventare il contesto ideale per grandi eventi sportivi. Lo sport rappresenta uno straordinario strumento di marketing territoriale perché porta persone nei luoghi, genera esperienza diretta e trasforma gli atleti e i visitatori nei migliori ambasciatori della nostra regione». Il Presidente del Coni Salvia ha sottolineato che “con il progetto il Coni Basilicata intende rafforzare il legame tra sport, istituzioni e comunità locali nella convinzione che i grandi eventi possano rappresentare non solo un momento agonistico e celebrativo ma anche un’occasione concreta di promozione, sviluppo e coesione per l’intera regione. L’iniziativa – ha continuato – interpreta pienamente la funzione dello sport come strumento di promozione del territorio, di crescita economica e di sviluppo del turismo sportivo, risorsa strategica per la Basilicata”. Trombetta (Sport e Salute) ha sottolineato il ruolo svolto per essere vicini a quanti praticano l’attività sportiva come occasione di benessere ed ha annunciato azioni di collaborazione con la Regione oltre che con il Coni.

Il consigliere interviene dopo le polemiche sulla mancata benedizione e richiama istituzioni e comunità a un percorso di coesione e confronto

Pepe (Area Civica): «Serve più dialogo, il tempietto resti simbolo di unità»

«La mancata benedizione del tempietto lascia in molti cittadini un sentimento di amarezza e di incomprensione. Non per il valore formale del gesto in sé, ma per ciò che esso rappresenta agli occhi di una comunità che ha sempre cercato nell'incontro, nella condivisione e nel dialogo i propri punti di riferimento» ha affermato il consigliere Pepe di Area Civica.

«La Chiesa è chiamata ad essere casa aperta, luogo di accoglienza e di fraternità. Papa Francesco ha più volte ricordato che «la fraternità genera pace so-

ciale perché crea un equilibrio tra fraternità e giustizia», indicando nella capacità di unire le persone una delle missioni più alte della comunità cristiana e civile» continua il consigliere di maggioranza. «Il tempietto nasce come simbolo di appartenenza collettiva, frutto dell'impegno e dell'affetto di cittadini che hanno voluto lasciare un segno di devozione e di identità condivisa. Per questo, ogni gesto che rischia di alimentare distanze o incomprensioni merita una riflessione profonda. Come Area Civica non intendiamo alimentare pole-

miche né schieramenti. Crediamo però che la nostra comunità abbia bisogno di segni che uniscano, non di occasioni che possano essere percepite come elementi di divisione. Le istituzioni, religiose e civili, hanno il compito di accompagnare i cittadini lungo percorsi di coesione e di reciproco rispetto. Facciamo nostre le parole di Papa Francesco rivolte ai giovani: «Abbiate il coraggio di insegnarci che è più facile costruire ponti che innalzare muri». È una lezione che vale per tutti, soprattutto quando emergono differenze di vedute o momenti di difficoltà.

L'auspicio è che questa vicenda possa trasformarsi in un'opportunità di dialogo e di riconciliazione, affinché il tempietto continui ad essere ciò cheb è

stato pensato per essere: un simbolo di fede, di comunità e di unità, patrimonio morale di tutti i cittadini» conclude il consigliere Pepe.

finale all’IIS “L. da Vinci – Nitti” di Potenza: gli studenti presentano il percorso didattico tra lingue, cittadinanza attiva e comunicazione digitale

Oggi il “racconto multilingue” della 5ª E del Liceo

Linguistico: Radio DVN protagonista in Aula Magna

Sarà una giornata di ascolto, confronto e restituzione finale quella in programma oggi, a partire dalle ore 09:05, presso l’Aula Magna dell’IIS “L. da Vinci – Nitti” di Potenza. L’evento conclusivo delle attività coordinate dalla classe 5 a E del Liceo Linguistico, realizzato sotto forma di racconto multilingue con Radio DVN, l’emittente ufficiale d’istituto avviata nell’anno scolastico 2024/2025 da studentesse e studenti, darà voce al lavoro svolto durante il percorso formativo.L’iniziativa, articolata

come una serie di puntate in diverse lingue, rappresenta infatti il momento finale di un cammino didattico che ha messo al centro lo sviluppo di competenze comunicative, relazionali e digitali. In particolare, il progetto ha promosso riflessioni e approfondimenti sui temi della cittadinanza attiva, della trasparenza e del monitoraggio civico, accompagnandoli alle pratiche di public speaking e allo scambio culturale tra linguaggi e comunità. Il programma, pensato per offrire una progressione chiara e coin-

volgente ai partecipanti, prevede l’avvio con i saluti istituzionali con l’indirizzo di saluto della Dirigente scolastica Alessandra Napoli. Subito dopo, verrà presentato il percorso svolto dalla classe 5ª E: a illustrarlo sarà Umberto Mancini, docente coordinatore, insieme a studenti e studentesse.Prenderà poi il via l’ascolto del progetto, strutturato come racconto multilingue: si partirà con la puntata in lingua italiana, seguita dalla puntata in inglese, da quella in francese e dalla puntata in spagnolo.

È prevista una fase dedicata alle interviste agli ospiti, la mattinata si chiuderà con i saluti conclusivi e con l’intervento finale che riassumerà il senso del lavoro svolto e la portata dell’esperienza educativa realizzata con Radio DVN. Con questo appuntamento, l’istituto conferma il valore di esperienze che trasformano l’aula in spazio di partecipazione concreta: Radio DVN diventa così il canale attraverso cui gli studenti raccontano, dialogano e mettono in pratica competenze che guardano alla comunità e al futuro.

Progetto

Spazi per i giovani, lab, nuovi modelli di sviluppo sostenibile con esponenti del mondo economico, sociale, sportivo e della comunicazione

Potenza, al via la terza edizione del “Festival delle Opportunità”

Generare opportunità per i giovani, farlo nel miglior modo possibile coinvolgendo attori legati alle dinamiche sociali, lavorative, tecnologiche, del pensiero e dei vari indotti. Sono queste le chiavi di lettura della terza edizione del Festival delle Opportunità che ha aperto i battenti ieri mattina presso il Coming Center del Polo Universitario di Macchia Romana. Presenti il promotore dell'evento, Antonio Candela, il Direttore Generale del Consiglio Regionale di Basilicata Gerardo Travaglio, la Presidente della Commissione Regionale delle Pari Opportunità. Vittoria Rotunno, la Consigliera di Parità della Provincia di Potenza, Simona Bonito, il Presidente della Consulta degli Studenti di Potenza Italo Marsico e il Presidente del Potenza Calcio, Donato Macchia che ha sostanzialmente aperto il tavolo di confronto rispondendo alle domande dei tanti giovani presenti. In sala anche la Coppa Italia vinta dal Potenza a Latina. Una serie di tavoli di confronto dove la vi-

sione e la costruzione del futuro saranno gli aspetti nevralgici dell'iniziativa terranno con il fiato sospeso i tanti giovani che già dalle prime ore di ieri mattina hanno preso d'assalto la sede universitaria del Campus di Macchia Romana con il dichiarato intento di condividere, dibattere, mettere in rete e dare corso a nuovi modelli operativi ispirati alla creazione di spazi, di desideri, di relazioni capaci di generare tematiche di lavoro, di occupazione, di sviluppo sostenibile legato alle conoscenze e alle esperienze reciproche. Un modo, questo, per mettere a sistema il mondo giovanile, pensato, voluto e realizzato da Antonio Candela, capace di arricchire il panorama formativo, etico, disciplinare e mentale dei giovani dell'Unibas e non solo. Fondamentale il contributo per la realizzazione dell'evento fornito dalla BCC Basilicata. Tema scelto è: “Il futuro e il tempo che scegli di dare”. Un monito, un messaggio chiaro e forte che punta a una riflessione forte e dinamica partendo dalle difficoltà del territorio e arrivando, ove possibile a immaginare sce-

nari di alto profilo. Durante il Festival delle Opportunità saranno allestiti laboratori, incontri motivazionali e la messa a sistema del modello universitario capace di dare ai giovani la possibilità di fornire e mettere in relazione un sistema di cooperazione alta e necessaria a migliorare il futuro delle nuove generazioni. Oltre al Presidente del Potenza Calcio, Donato Macchia saranno protagonisti dell'evento la famiglia Avena, storico marchio del settore delle acque minerali e non solo, Teresa Fiordelisi, Presidente della BCC Basilicata, il regista Giuseppe Marco Albano, l'imprenditore Giando Santamaria, il giornalista Vito Verrastro, la docente Ilaria Capua e l'economista Leonardo Becchetti per incontrare e animare i vari dibattiti di questo festival. Simona Bonito ha detto la sua su questo festival: «Opportunità si può declinare in tantissimi modi. Questa mattina ho detto che opportunità deriva da ob portus, trovare il vento favorevole per arrivare verso il porto e le donne lo stanno facendo, lo stanno facendo reinventandosi passando dalla tra-

dizione all'innovazione, alle materie esterne e provando a entrare in spazi che fino ad adesso non erano ancora concessi alle donne. Ogni opportunità che viene colta dà la possibilità a tutte le donne di essere incluse in ogni contesto della nostra società». Antonio Candela, promotore dell'evento ha parlato del leit motiv del festival delle opportunità: «Un progetto, come sapete tutti, che nasce dal processo di candidatura di Potenza Città Italiana dei Giovani e dalle esigenze dei ragazzi. Il tema di quest'anno è il tempo di rallentare: un tempo per riflettere, per immaginare percorsi collettivi, per generare opportunità». Donato Macchia, Presidente del Potenza Calcio, ha parlato dell'evento:«Io dico sempre che lo sport non va guardato più come un fatto residuale. Lo sport, anche in Basilicata, fa economia, crea valore ma tutto questo passa attraverso una crescita culturale delle società sportive da un lato, e poi c’è da considerare la parte pubblica. Le amministrazioni pubbliche devono investire nelle strutture, senza le quali non c'è crescita».

Un momento di confronto istituzionale su una delle sfide più urgenti per il Mezzogiorno, alla presenza del rappresentante lucano Smaldone

Potenza,

“Sviluppo Sud Giovani” al lavoro sull’occupazione

Oggi, alle ore 16:00, presso il Comincenter dell’Università degli Studi della Basilicata, in Via dell’Ateneo Lucano 10 a Potenza, si terrà la seduta straordinaria della Commissione Speciale “Sviluppo Sud Giovani”, organismo promosso dall’Intergruppo Parlamentare Sviluppo Sud, Aree Fragili e Isole Minori, che nasce con la finalità di valorizzare il ruolo dei giovani nei processi decisionali e nella costruzione di proposte legislative capaci di rispondere alle esigenze reali dei territori meridionali, delle aree fragili e delle isole minori. L’iniziativa, ospitata nell’ambito del Festival delle Opportunità, sarà dedicata al tema dell’occupazione giovanile nel Mezzogiorno, con l’obiettivo di favorire un confronto concreto sulle politiche di rigenerazione, sviluppo e rilancio del Sud, a partire dal protagonismo delle nuove generazioni.

Luca Smaldore, unico rappresentante della Basilicata della Commissione Speciale “Sviluppo Sud Giovani” terrà una relazione introduttiva, alla quale seguiranno gli interventi dei consiglieri della Commissione Speciale “Sviluppo Sud Giovani”, chiamati a contribuire con analisi, proposte e testimonianze provenienti dai diversi territori del Sud. Modera Livio Avallone. Concluderanno i lavori con i loro interventi Fernando Mega, segretario generale della CGIL Basilicata e Vincenzo Tortorelli segretario generale della UIL Basilicata. La seduta rappresenta un momento di ascolto e confronto istituzionale su una delle sfide più urgenti per il Mezzogiorno: creare condizioni stabili e dignitose di lavoro per i giovani, contrastare lo spopolamento, rafforzare le competenze e costruire nuove opportunità di crescita nei territori meridionali.

DI FRANC ES CO MEN ONNA

L’Assessore alle Politiche Sociali, Gerardi: «Supporto concreto e tempestivo permettono di continuare a vivere in sicurezza la propria quotidianità»

Viggiano vicino ad anziani e disabili grazie al progetto di teleassistenza e telesoccorso

La medicina e l’assistenza medica ormai si evolvono rapidamente e l’utilizzo dei device permette anche di abbattere le distanze fisiche tra paziente e operatori sanitari. Per rispondere al meglio ai diversi bisogni delle persone più fragili, è prevista dunque la sperimentazione di nuove tecnologie per l’assistenza. Il Comune di Viggiano in quest’ottica ha approvato la nuova Delibera di Giunta sul servizio assistenziale «promosso per garantire maggiore sicurezza, serenità e autonomia ai cittadini più fragili all'interno del proprio ambiente domestico. Il progetto di Teleassistenza e Telesoccorso nasce con l’obiettivo di offrire un supporto concreto e tempestivo a persone anziane e con disabilità, permettendo loro di continuare a vivere in sicurezza la propria quotidianità». A darne notizia l’Assessore alle Politiche Sociali, Rosita Gerardi, che ringrazia il Sindaco e tutta la Giunta Comunale per l’approvazione della delibera. Il servizio è destinato prioritariamente a residenti che si trovano in condizioni di parziale autonomia, solitudine o fragilità, con particolare riferimento a cittadini

anziani e persone con disabilità o patologie croniche. Il progetto si articola in due prestazioni fondamentali e integrate: «Il Telesoccorso, attraverso un piccolo dispositivo elettronico (un pulsante da indossare come ciondolo o bracciale), l'utente può lanciare un segnale di allarme in caso di emergenza, malore o caduta. Il sistema,

collegato a una centrale operativa attiva 24 ore su 24, 7 giorni su 7, permette l’immediata attivazione della rete di soccorso (familiari, vicini o soccorso medico)». Per quanto concerne la Teleassistenza, proseguono a spiegare: «Non servirà solo per le emergenze, ma anche per la vicinanza e l’ascolto. Gli operatori effettueranno chiamate

periodiche per verificare lo stato di benessere dell'utente, offrire compagnia, ricordare scadenze importanti (come l'assunzione di farmaci) e monitorare le necessità quotidiane, contrastando così l'isolamento sociale». Proprio la problematica dell'isolamento sociale degli anziani è un'emergenza che colpisce oltre 2 milioni di over 65 in Italia, con tassi particolarmente alti al Sud. Questa condizione non è solo dolorosa emotivamente, ma ha un impatto fortissimo, che aumenta il rischio di declino cognitivo, depressione e demenza. La perdita di reti affettive, la scomparsa del coniuge o di amici e la lontananza dei figli o dei familiari, sono fattori che riducono drasticamente i contatti sociali e spesso la mancanza di dimestichezza con le nuove tecnologie ostacola la comunicazione a distanza. A ciò si aggiungono le cosiddette “barriere fisiche e psicologiche”: Difficoltà motorie, patologie croniche o la paura di cadere spesso rendono più difficile uscire di casa. Non da ultimo, le condizioni socio-economiche sono un ulteriore fattore che incide sulla vita: risorse limitate rendono più difficile l'accesso ad attività ricreative o servizi di supporto.

«Registrata un’elevata occupazione delle strutture ricettive e risultati particolarmente soddisfacenti per l’intero comparto turistico»

Ponte 2 giugno a Maratea, Gambardella: «Ottimo bilancio»

«I

l ponte del 2 giugno ha confermato la forte attrattività di Maratea, facendo registrare un’elevata occupazione delle strutture ricettive e risultati particolarmente soddisfacenti per l’intero comparto turistico». È quanto dichiara l’Assessore al Turismo Mariastella Gambardella, tracciando un primo bilancio dell’avvio della stagione estiva.

«Anche il mese di giugno si sta rivelando incoraggiante, con un trend positivo delle prenotazioni e delle presenze. In particolare, registriamo interesse stabile di ospiti stranieri provenienti prevalentemente dai principali mercati europei, mentre il turismo nazionale continua a garantire ottimi flussi soprattutto nei fine settimana, andamento che trova riscontro nella capacità della destinazione di offrire esperienze diversificate e di qualità».

«A questi risultati si affianca una programmazione culturale e di intrattenimento strutturata, pensata per valorizzare il territorio e offrire occasioni di svago e partecipazione

a residenti e visitatori. Accanto agli eventi, un ruolo determinante è svolto dalle numerose attività leisure che caratterizzano l’offerta di Maratea: dalle esperienze legate al mare e alla natura ai percorsi culturali, dall’enogastronomia alle attività outdoor, elementi che contribuiscono a esaltare al meglio le peculiarità della nostra destinazione e a qualificarne l’immagine sul mercato turistico».

«Maratea continua così a consolidare il proprio ruolo di destinazione di riferimento nel panorama turistico del Mezzogiorno, grazie a una proposta autentica, sostenibile e capace di rispondere alle esigenze di un pubblico sempre più attento alla qualità dell’esperienza di viaggio».

«L’obiettivo - conclude l’Assessore - è proseguire lungo questo percorso, rafforzando la collaborazione con gli operatori del settore e investendo in iniziative che possano accrescere ulteriormente l’attrattività del territorio durante tutta la stagione estiva e oltre».

Bagni pubblici, il Comune di Matera amplia gli orari di

MATERA. Matera amplia gli orari di apertura dei bagni pubblici cittadini in vista dell’aumento dei flussi turistici e dell’alta stagione. Il sindaco Antonio Nicoletti e l’assessore all’Ambiente, Igiene e Parchi Rocco Buccico hanno annunciato l’avvio di un piano straordinario finalizzato a rafforzare l’accoglienza e migliorare i servizi destinati a residenti e visitatori.«L’implementazione dei servizi igienici pubblici e il prolungamento degli orari di apertura e chiusura rappresentano una risposta concreta alle esigenze

della città e dei tanti turisti che ogni giorno visitano Matera. Si tratta di un intervento necessario per migliorare l’accoglienza, rafforzare il decoro urbano e offrire migliori servizi per i turisti», dichiarano Nicoletti e Buccico.Il piano predisposto dall’Amministrazione comunale prevede l’estensione degli orari in diversi punti strategici della città. I bagni pubblici di Piazza Vittorio Veneto resteranno aperti dalle 9 alle 23, mentre quelli di via Madonna delle Virtù saranno accessibili dalle 10 alle 21. Per gli impianti degli

Ipogei di Piazza San Francesco e di via dei Fiorentini l’apertura sarà garantita dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 21.L’obiettivo dell’iniziativa è assicurare una migliore fruibilità degli spazi pubblici in una fase dell’anno caratterizzata da una forte presenza di turisti, offrendo servizi più adeguati e contribuendo al tempo stesso al mantenimento del decoro urbano nel centro cittadino e nei rioni storici maggiormente frequentati.Dal Comune fanno sapere che il servizio sarà costantemente monitorato per garantire standard ade-

apertura

guati di pulizia, funzionalità e accessibilità durante tutto il periodo estivo.

Al Sabbia d’Oro Beach Club di Scanzano Jonico confronto tra istituzioni, professionisti e nuove generazioni sui temi dello sviluppo

Innovazione e idee sul litorale, giovani e imprese per il futuro

SCANZANO JONICO. Innovazione, giovani e sviluppo territoriale al centro dell’evento «Visioni», ospitato ieri al Sabbia d’Oro Beach Club di Scanzano Jonico in occasione della Festa della Repubblica e della Giornata internazionale dei giovani. L’iniziativa, ideata dall’imprenditore Giuseppe Ferrara, ha riunito oltre trenta ospiti provenienti dal mondo dell’impresa, delle istituzioni, dell’associazionismo, dello sport e della cultura, dando vita a una giornata di confronto sulle prospettive della Basilicata e sulle opportunità legate alle nuove generazioni.

Nel corso dell’incontro si è discusso di innovazione digitale, formazione, im-

prenditoria, turismo e valorizzazione del territorio, con particolare attenzione alle potenzialità della costa jonica lucana. L’appuntamento ha rappresentato anche un momento di dialogo tra amministratori, professionisti e giova-

ni impegnati in diversi settori produttivi e culturali.

Dopo i saluti del sindaco di Scanzano Jonico, Pasquale Cariello, sono intervenuti, tra gli altri, l’assessore regionale alla Salute Cosimo Latronico, il

consigliere regionale Piero Marrese, il presidente dell’Ente Pro Loco Basilicata Rocco Franciosa e diversi rappresentanti del mondo delle professioni, delle associazioni e delle nuove imprese legate all’innovazione tecnologica e alla comunicazione.Tra i partecipanti anche Salvatore Gulfo, fondatore di Tursi Digital Nomads, Francesco Cruciani, cofondatore di Titan4 ed esperto di intelligenza artificiale, Clemente Vigliotti, manager di Bip Italia specializzato in cybersecurity, e Caterina Fella, project manager e responsabile Ceo Office di Enel Spa. Presenze che hanno contribuito ad arricchire il dibattito con esperienze e competenze differenti.

L’iniziativa ha confermato il crescente ruolo del Sabbia d’Oro Beach Club non solo come struttura turistica della costa metapontina, ma anche come luogo capace di ospitare eventi dedicati alla promozione culturale e al confronto sui temi dello sviluppo locale. Al termine dei lavori Giuseppe Ferrara ha sottolineato il valore della partecipazione registrata durante la giornata. «Vedere così tanti giovani talenti, professionisti ed esperti confrontarsi oggi sulle nostre spiagge dimostra che la Basilicata è un terreno fertile per l’innovazione. Con la giusta passione e una visione chiara, il nostro territorio non ha nulla da invidiare ai grandi hub internazionali».

Quattro maturandi dell’istituto materano rappresentano la Basilicata all’evento internazionale dedicato all’innovazione

Il Duni-Levi al Cairo per il forum sulle competenze

MATERA. L’Istituto DuniLevi di Matera partecipa al «Tech Skills Forum», l’evento internazionale dedicato alle competenze tecnologiche in programma al Cairo dal 3 al 7 giugno. La scuola materana è stata scelta per rappresentare la Basilicata in una manifestazione che riunisce studenti e docenti provenienti da istituti italiani e stranieri, con attività formative e laboratori interamente in lingua inglese.Per il Duni-Levi si tratta di un’importante occa-

sione di confronto internazionale sui temi dell’innovazione didattica e tecnologica, con particolare attenzione al ruolo strategico del Mediterraneo nei processi di crescita e cooperazione culturale. L’istituto, storicamente legato alla tradizione classica ma da anni impegnato nello sviluppo di percorsi orientati alle nuove tecnologie, prenderà parte all’iniziativa con quattro studenti dell’ultimo anno. A rappresentare la Basilicata saranno Giulia Lopatriello e

Alessandro Rizzi del Liceo Artistico, insieme a Caterina Prisco e Gianvito Sandri del Liceo Classico.Al «Tech Skills Forum» partecipano complessivamente 250 studenti e 45 docenti provenienti da scuole italiane e internazionali. Durante la manifestazione sono previsti workshop, incontri e attività laboratoriali dedicate alle competenze digitali, all’innovazione e alla cooperazione tra istituti scolastici di diversi Paesi.

Oltre cento persone da tutta Italia hanno partecipato all’incontro promosso dal Comune, tra memoria condivisa e forte senso di appartenenza

A Carpi il grande abbraccio dei missanellesi: comunità, memoria e radici senza confini

Una giornata all’insegna delle emozioni, dei ricordi e del senso di appartenenza ha riunito a Carpi oltre cento missanellesi provenienti da diverse parti d’Italia. Un appuntamento particolarmente sentito che ha permesso alla comunità originaria del piccolo centro lucano di ritrovarsi e rinsaldare il legame con la propria terra d’origine.L’iniziativa, fortemente voluta dall’Amministrazione comunale di Missanello, ha riportato in vita una tradizione che da molti anni non veniva più organizzata, offrendo l’opportunità a tanti emigrati di incontrarsi nuovamente e di condividere esperienze, ricordi e progetti per il futuro.La giornata si è aperta con un significativo momento istituzionale presso il Municipio di Carpi, dove la delegazione lucana è stata accolta nella Sala consiliare dal sindaco della città emiliana, Riccardo Righi. Un’accoglienza calorosa che ha voluto rappresentare non solo un gesto di vicinanza istituzionale, ma anche il riconoscimento del contri-

buto offerto nel corso degli anni dalle numerose famiglie missanellesi alla crescita sociale ed economica del territorio carpigiano.A guidare la delegazione proveniente dalla Basilicata è stato il sindaco di Missanello, Nicola Conte, accompagnato dal capogruppo Antonio Di Leo, da amministratori comunali e da numerosi cittadini partiti direttamente dal paese a bordo del pulmino comunale per prendere parte all’iniziativa.Particolarmente toccanti sono stati gli incontri tra diverse generazioni di missanellesi: coloro che hanno lasciato il paese decenni fa, chi è nato lontano dalla Basilicata ma conserva vive le proprie radici e chi, invece, continua a vivere a Missanello e ha voluto raggiungere Carpi per portare l’abbraccio simbolico dell’intera comunità.«Oggi non abbiamo semplicemente incontrato dei concittadini, ma una parte della nostra storia. Missanello è una comunità che va oltre i confini geografici. Ovunque ci siano missanellesi, lì c’è un pezzo del

nostro paese», ha dichiarato il sindaco Nicola Conte.L’evento ha rappresentato anche un’importante occasione di riflessione sul valore dell’identità e dell’appartenenza, ricordando come il fenomeno dell’emigrazione abbia segnato profondamente la storia del paese senza mai interrompere il legame con le proprie origini.La mani-

festazione si è conclusa con un momento conviviale caratterizzato da amicizia, racconti e condivisione, nel quale i partecipanti hanno rinnovato il desiderio di mantenere vivo il rapporto con la comunità d’origine.L’ampia partecipazione registrata conferma il successo dell’iniziativa e rafforza la volontà dell’Amministrazione co-

munale di continuare a costruire ponti tra Missanello e i suoi cittadini residenti in tutta Italia, con l’obiettivo di trasformare nuovamente questo appuntamento in una tradizione stabile negli anni a venire.Perché si può vivere lontano da Missanello, ma Missanello continua a vivere nel cuore dei suoi figli.

5 giugno l’Alto Sinni ospita una giornata dedicata a Telethon tra scuole, istituzioni e cittadini per sostenere la ricerca scientifica e l’inclusione sociale

Episcopia accoglie la Walk of Life: ricerca, solidarietà e comunità in cammino

L’

Alto Sinni si prepara ad accogliere il prossimo 5 giugno la Walk of Life, iniziativa che farà tappa a Episcopia e nei comuni del territorio con una giornata interamente dedicata a Fondazione Telethon, alla promozione della ricerca scientifica e alla diffusione dei valori della solidarietà, dell’inclusione e della partecipazione comunitaria.

«L’evento – afferma la coordinatrice lucana Eliana Clingo – dal titolo “Walk of Life ed Ecosistemi di Vita e Inclusione”, rappresenta una vera e propria passeggiata per la vita: un momento collettivo capace di unire scuole, istituzioni, associazioni, famiglie e cittadini in un percorso di condivisione e sostegno concreto alla ricerca scientifica sulle malattie genetiche rare. Un’occasione per mettere al centro il valore della vita, del rispetto delle diversità e della costruzione di ecosistemi sociali fondati sulla partecipazione e sulla solidarietà».La manifestazione si articolerà in due momenti principali. La mattinata sarà dedicata a una passeggiata nella natura che coinvolgerà circa mille studenti dell’Istituto Com-

prensivo Don Bosco, provenienti dai comuni di Carbone, Chiaromonte, Episcopia, Fardella, Francavilla in Sinni, Latronico e Teana. Una partecipazione ampia che sottolinea la forte valenza educativa e sociale dell’iniziativa, basata sui principi della cittadinanza attiva e dell’inclusione.Nel pomeriggio gli studenti saranno protagonisti di esibizioni artistiche e momenti performativi preparati con i docenti delle diverse scuole, offrendo alla comunità un’ulteriore testimonianza di coinvolgimento e sensibilità verso i temi della ricerca e della solidarietà.La giornata si concluderà in Piazza Arcieri a Episcopia con un percorso enogastronomico realizzato insieme alle attività locali e con il concerto del gruppo Gli Amarimai, che farà da cornice ai saluti istituzionali, ai ringraziamenti dei volontari e degli enti coinvolti, oltre ai festeggiamenti per i 18 anni del Coordinamento lucano di Fondazione Telethon.«Diciotto anni di impegno costante – aggiunge Clingo – durante i quali abbiamo costruito in tutta la Basilicata una rete di solidarietà e volontariato attivo che ha coinvolto migliaia di persone e

numerose realtà territoriali».L’intera iniziativa sarà finalizzata alla raccolta fondi a favore di Fondazione Telethon, per sostenere la ricerca scientifica e offrire nuove speranze alle famiglie.Un ringraziamento è rivolto all’Istituto Comprensivo Don Bosco, promotore dell’iniziativa, alle amministrazioni comunali dell’Alto Sinni, con il Comune di Episcopia nel ruolo di ente capofila, alla Pro Loco, al Gal La Cittadella del Sapere, al Garante per la Natura, al gruppo Gli Amarimai, oltre a volontari, associazioni, attività commerciali e cittadini che stanno contribuendo alla riuscita dell’evento.

Il

LA RUBRICA DI CRONACHE Pensieri

Appunti di realtà 4 giugno Le giornate storte vincono!

DI FABRIZIO QUARATINO

Esistono giornate che sembrano nate con l’unico scopo di metterci alla prova. Non le grandi tragedie che scuotono l’esistenza e davanti alle quali tutti riconoscono la necessità di reagire. No. Mi riferisco a quelle giornate apparentemente insignificanti, fatte di piccoli contrattempi, ritardi, incomprensioni, telefonate che non arrivano, appuntamenti saltati, porte che sembrano chiudersi proprio quando avevamo deciso di attraversarle. Giornate che, a prima vista, non lasciano alcun insegnamento memorabile. Anzi, se dovessimo descriverle con sincerità, probabilmente diremmo che ci hanno soltanto fatto perdere tempo. Eppure proprio qui si nasconde uno degli aspetti più curiosi e meno compresi dell’esperienza umana. Siamo stati educati a cercare il significato nelle grandi imprese, nelle vittorie, nei successi, nelle conquiste. Molto meno spesso ci soffermiamo ad osservare ciò che accade dentro di noi quando nulla va secondo i piani. In quei momenti emerge una versione di noi stessi che raramente si presenta durante le gior- nate fortunate. È la versione che sbuffa davanti al semaforo rosso numero sette della mattina. Quella che osserva il cellulare come se, fissandolo inten-

samente, potesse convincerlo a ricevere il messaggio che aspetta. Quella che dialoga mentalmente con l’universo usando argomentazioni che, se ascoltate da uno psicologo, richiederebbero probabilmente ulteriori approfondimenti. Eppure, con una certa ironia, proprio quella versione di noi stessi contiene informazioni preziose. Le giornate storte funzionano come specchi privi di filtri. Mostrano il nostro livello reale di pazienza. Misurano la profondità della nostra fiducia. Rivelano quanto dipendiamo dalle circostanze esterne per stare bene. E, senza che ce ne accorgiamo, mettono in moto un processo silenzioso: ogni nostra reazione diventa un seme, e ogni seme prima o poi rivela la qualità del terreno interiore da cui nasce. Sono esami che non abbiamo richiesto ma che la vita continua ostinatamente a somministrare. La parte più sorprendente è che quasi mai ci rendiamo conto del risultato mentre stiamo sostenendo la prova. Accade dopo. Molto dopo. A volte mesi. A volte anni. Ci voltiamo indietro e scopriamo che quel ritardo ci ha portati altrove. Che quella delusione ci ha evitato una strada sbagliata. Che quella persona che non ha mantenuto una promessa ci ha insegnato qualcosa che nessun libro avrebbe potuto insegnar-

ci. E allora comprendiamo che la vita possiede un senso dell’umorismo decisamente particolare. Spesso ci consegna un beneficio travestito da fastidio. Un’opportunità vestita da problema. Una crescita nascosta dentro una situazione che, sul momento, avremmo voluto cancellare. Naturalmente questo non significa dover sorridere artificialmente davanti a ogni difficoltà. Significa qualcosa di più profondo. Significa sviluppare la capacità di non dichiarare conclusa una storia mentre stiamo ancora leggendo il primo ca-

pitolo. Molte persone soffrono perché emettono sentenze definitive su eventi che sono ancora in evoluzione. Un ostacolo diventa una condanna. Un errore diventa un’identità. Una sconfitta diventa un destino. Ma la realtà raramente è così rigida. La vita è molto più dinamica delle etichette che le attribuiamo. Ogni giorno ci offre la possibilità di riscrivere il significato di ciò che stiamo vivendo. Persino quando tutto sembra fermo. Persino quando nulla sembra cambiare. Persino quando l’unico risultato visibile è la sensa-

zione di aver perso tempo. Perché il tempo non è mai davvero perso quando ci sta insegnando a diventare più forti, più consapevoli e più capaci di trasformare ogni causa in un effetto diverso da quello che ci aspettavamo. E forse la vera rivincita delle giornate storte consiste proprio in questo. Mentre noi siamo occupati a giudicarle, loro stanno silenziosamente lavorando su di noi. E spesso, quando finalmente ce ne accorgiamo, scopriamo che non erano venute per ostacolarci. Erano venute per prepararci.

Con l’arrivo del nuovo Direttore Editoriale, “Cronache” rafforza la propria vocazione nazionale tra informazione, analisi e territorio

Sansoni nuovo direttore editoriale. “Cronache” vola!

Con Alessandro Sansoni, giovane intellettuale impegnato su vari fronti, “Cronache” assume una dimensione ancora più estesa a livello nazionale, non che non lo fosse. “Cronache” è una realtà importante, che dà voce a tutte le esigenze del territorio e non solo, diventa il polo di un riflesso in cui la nazione intera può identificarsi, una piattaforma che dà spazio alla verità, all’analisi, alla proposta. Un giovane intellettuale napoletano darà uno slancio vitale

formidabile a questa realtà già viva. Le parole, come sappiamo sono semi, sono come il lievito del vangelo, hanno una forza prorompente. Possono cambiare il mondo. E questo tutto grazie al nostro Giuseppe Postiglione, degno erede di quella “Potenza”, creata da Bonaventura, a partire da “Radio Potenza Centrale”. Alessandro Sansoni è un giovane talento: abbiamo bisogno di questi giovani, di queste novelle linfe. La Basilicata, ma non solo, sta invecchiando, anche l’Italia, l’Eu-

ropa. È una regione che sta morendo. L’industria mediatica di Postiglione può essere un volano trainante che può far risorgere questa piccola regione, cuore del sud. Alessandro Sansoni è un intellettuale emergente, di frontiera, attivo, esperto ne settore mediatico, conoscitore profondo della realtà, soprattutto meridionale. Sarà sicuramente un coordinatore organico, possente, oculato. “Cronache” cresce e vola! GIUSEPPE DOMENICO NIGRO OPINIONISTA

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Cronache del 4 giugno 2026 by Cronache - Issuu