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L’INTERVENTO
Non disunirsi: il filo fragile che lega la vita
D I G IAN F R AN CO BL A SI
Ci sono parole, frasi, che attraversano il tempo e cambiano forma, ma non sostanza. “Non disunirsi” è una di queste. Non è uno slogan, non è un principio astratto: è un invito sommesso, quasi fragile, che emerge in due opere lontane tra loro per linguaggio e contesto, ma profondamente vicine nel significato. Da una parte una canzone (...)

■ continua a pag 7 La dirigente scolastica Gallo
DEPOSITO UNICO




LE SORELLINE DI MINTURNO
A Cronache la Presidente della Fondazione
Lagostena Bassi, Catizone sull’ascolto delle minori: «Sembra un vero accanimento»
■ Magrì a pag 6
VIETRI DI POTENZA
Il presidente di Territorio Attivo Carleo denuncia disparità di trattamento nella concessione degli spazi pubblici e attacca: «Ci sono figli e figliastri»
■ Servizio a pag 22
POTENZA
Seduta fiume per il
Consiglio comunale, sullo Stadio Viviani Telesca: «Pronta la concessione pluriennale»
■ Mollica a pag 21
LA VISITA
La delegazione tecnica dell’Ambasciata di Danimarca da Aql per studiare i suoi modelli e strategie di gestione
■ Servizio a pag 14 Uno


È accaduto a Stade, cittadina a 40 km da Amburgo, in un istituto per giovani madri. La polizia parla di "tragedia familiare", escluso il terrorismo
DI VITO ERRICHETTI
Una città tranquilla della Bassa Sassonia, nota per i suoi frutteti e le sue case in mattoni, si è risvegliata sotto shock. Ieri, poco dopo mezzogiorno, in Dankersstraße, nel cuore di Stade - circa 48.700 abitanti, 40 chilometri a ovest di Amburgo - sono esplosi una decina di colpi d’arma da fuoco all’interno di una struttura di assistenza per minori che ospita anche gruppi residenziali per giovani madri e ragazze incinte.
IL BILANCIO: SEI MORTI
Il bilancio, aggiornato nel conrso del pomeriggio dalla Direzione di polizia di Lüneburg, è di sei vittime, tutte persone adulte: quattro donne e un uomo morti sul posto, e una sesta persona deceduta più tardi in ospedale a causa delle ferite. Le autorità non hanno escluso che il numero possa ancora salire, poichè diversi feriti restano in condizioni gravi, alcuni in pericolo di vita. Secondo le prime ricostruzioni della polizia, gli agenti intervenuti sulla scena hanno trovato quattro corpi all'interno dell'edificio, mentre una quinta persona è stata rianimata davanti alla struttura, senza successo.
LE PERSONE
FERMATE: NON PIÙ
DUE MA TRE
Il numero dei fermati, inizialmente comunicato come due (un uomo e una donna, entrambi sopra i 21 anni), è stato in seguito corretto a tre: il presunto autore materiale della sparatoria - definito dagli investigatori il "Haupttäter", l’autore principale - e due donne del suo entourage, descritte come a lui vicine. Il presunto sparatore è stato individuato sulla scena e fermato dopo un breve inseguimento da parte della polizia. Il coinvolgimento delle altre due persone nei fatti è ancora og-

getto di accertamento.Sulla loro identità, età e nazionalità, le autorità non hanno fornito alcun dettaglio, definendo questi elementi "irrilevanti per il fatto in sé" in risposta alle richieste della stampa.
Anche Der Spiegel ha parlato di un possibile "crimine passionale" ("Beziehungstat"), riconducibile a rapporti personali legati alla struttura, ribadendo che al momento non risultano elementi politici o estremisti. La televisione RTL ha inoltre riferito, citando gli investigatori, che non vi sarebbe alcun collegamento con la criminalità organizzata di tipo clanico.
LA RICOSTRUZIONE
E LA FUGA IN AUTO
Secondo quanto riportato da testimoni oculari, una donna e un giovane uomo avrebbero tentato di allontanarsi dalla scena a bordo di un'automobile subito dopo gli spari. Un agente avrebbe intimato loro l'alt, ma il veicolo non si sarebbe fermato; la polizia avrebbe quindi aperto il fuoco contro l'auto in corsa.
Un testimone ha raccontato di aver sentito "delle urla fortissime" e "degli spari" provenire dalla struttura. Un altro testimone, ascoltato da media tedeschi, ha riferito di aver in-
tercettato dalla radio della polizia, con la finestra aperta, frammenti concitati come "colpo al petto" e "colpo alla testa", parole che non sapeva come interpretare nel momento in cui le ha sentite. Secondo le sue stime, sarebbero stati esplosi tra dieci e quindici colpi.
LA STRUTTURA COLPITA
L’’edificio preso di mira si trova in una zona residenziale tranquilla, tra vilette in mattoni e strade a misura di bambino. Ospita gruppi residenziali madrebambino, pensati per accogliere temporaneamente giovani donne in gravidanza e giovani madri con figli piccoli, Nessun minore risulta tra le vittime
NESSUN PERICOLO
PER LA POPOAZIONE
Un portavoce del Comune di Stade ha precisato che un asilo nido e una scuola elementare situati nelle vicinanze della struttura non sono mai stati in pericolo, e che gli spari non sarebbero stati nemmeno udibili da lì. Il Comune ha contattato immediatamente entrambe le strutture dopo le prime segnalazioni; i bambini dell'asilo si trovavano all'interno dell'edificio al momento dei fatti, e i genitori hanno potuto in se-
guito riprendere i propri figli da scuola «Siamo felici che il nostro personale e i bambini dell'asilo e della scuola elementare stiano bene, e ringrazio le agenti e gli agenti di polizia per il loro intervento in una situazione così confusa», ha dichiarato il consigliere comunale Carsten Brokelmann (Freie Wählergemeinschaft), aggiungendo: «Al contempo va la nostra profonda solidarietà alle vittime di questo terribile atto e ai loro familiari».
UN PRECEDENTE: LA RISSA DI POCHI
GIORNI PRIMA Pochi giorni prima della sparatoria, davanti a un altro centro giovanile della città, in Hohenfriedberger Straße, si era verificata una violenta rissa di massa tra 40 e 50 persone, in parte armate di bastoni e manici di scopa, davanti a circa 150 spettatori. Secondo le testimonianze raccolte, all'origine dello scontro ci sarebbe stata una disputa per debiti; la polizia dovette intervenire con spray al peperoncino per separare i gruppi. Gli investigatori non hanno ancora chiarito se esista un collegamento tra questo episodio e la sparatoria di lunedì, definendo il nesso "del tutto incerto".
L'IMPONENTE
DISPIEGAMENTO DI FORZE
Sul posto sono intervenuti polizia e soccorritori in forze, con un dispiegamento di oltre cento persone, oltre a due elicotteri che hanno sorvolato a lungo il centro città. Tecnici della scientifica in tuta bianca hanno effettuato i rilievi, mentre nastri delle forze dell'ordine hanno isolato l'area e mezzi di servizio hanno bloccato le strade circostanti. Un team di intervento psicologico per le crisi è stato attivato per assistere familiari, testimoni e gli stessi soccorritori. Nel pomeriggio, sempre più parenti sconvolti si sono recati sul posto nella speranza di notizie sui propri cari.
COSA RESTA DA CHIARIRE
A questa ora restano ancora diversi punti da chiarire: l'identità delle vittime e dei fermati, l'esatta dinamica dell'attacco, il rapporto preciso tra gli autori e la struttura colpita, e le ragioni profonde che hanno portato alla strage. La polizia ha invitato la popolazione a non diffondere notizie non verificate, messaggi vocali o voci, ribadendo che le uniche informazioni certificate arrivano dai canali ufficiali delle forze dell'ordine.
Tajani: «Speriamo per la riapertura dello stretto di Hormuz, mi preoccupa il Libano, Hezbollah vuole conflitto»
Trump: «Theran ha chiesto un incontro a Doha», ma il ministro iraniano Kazem Gharibabadi smentisce e annuncia: in Oman abbiamo iniziato a discutere del futuro dell’area
DI LUCIA STEFANIA MANCO
Guerra Usa-Iran, il presidente americano Trump: «Teheran ha chiesto un incontro, sarà domani a Doha», ma il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi smentisce: «Non ci sarà». Il botta e risposta di ieri rivela la fragilità della tregua raggiunta per la sospensione dei reciproci attacchi nello Stretto di Hormuz. La tensione resta alta nell’area del Golfo, teatro nel fine settimana di raid incrociati e accuse tra Usa e Iran, mentre i pasdaran hanno attaccato il Kuwait e il Bahrein, che ha chiesto un intervento internazionale.L’Iraq si è proposto come mediatore mentre la Lega araba ha accusato l’Iran di voler minare la pace in Medio Oriente. «Spero in un ac-
cordo a Doha per riaprire lo Stretto di Hormuz. Mi preoccupa più il Libano, dove Hezbollah vuole continuare la guerra», ha commentato il vicepremier e ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale italiano, Antonio Tajani. In attesa di capire l’esito dei colloqui qatarioti, l’Iran ha avviato con l’Oman, nella capitale Muscat, i colloqui sul futuro dello Stretto, dopo l’intesa trovata con gli Stati Uniti.A distanza di una decina di giorni dalla firma del Memorandum di intesa tra Stati Uniti d’America e Repubblica islamica dell’Iran, dopo lunghe trattative, nel fine settimana scorso l’area del Golfo è tornata a essere teatro di battaglia. L’Iran ha lanciato missili e droni contro Kuwait e Bahrein in risposta ai raid americani che
hanno colpito diversi obiettivi militari di Teheran nell’area dello Stretto di Hormuz. Raid incrociati a cui ha fatto seguito un acceso scambio di accuse sulla violazione della tregua. «L’Iran non esisterà più», ha minacciato il presidente americano Donald Trump. Abbas Araghchi, ministro degli Esteri iraniano, ha definito l’attacco americano «una violazione esplicita del protocollo d’intesa bilaterale». Inoltre, ha accusato gli Stati Uniti per gli attacchi di Israele sul Libano, che avrebbero così «violato il proprio impegno contenuto nel Memorandum d’intesa relativo alla cessazione degli attacchi israeliani e al ritiro delle proprie forze». Per il ministro iraniano gli Stati Uniti devono «spingere Israele a fermare gli attacchi contro il Li-
bano e fermarsi».Il nodo resta il Libano. È chiaro a Tajani, che a margine dell’Assemblea annuale dell’Unione Parmense degli Industriali ha espresso le sue preoccupazioni. «Speriamo che si possa raggiungere un accordo a Doha per far cessare gli scontri. C’è stato un impegno da parte di Teheran e di Washington di non fare più attacchi da una parte o dall’altra. Questo è un buon segnale. Mi preoccupa invece di più il Libano, dove Hezbollah vuole continuare la guerra». «Questo – ha spiegato il ministro – non va bene perché diventa anche una provocazione nei confronti di Israele. Hezbollah però risponde all’Iran e se Teheran vorrà impegnarsi per chiudere la guerra in Libano, certamente con una posizione forte di Teheran,
Hezbollah si fermerà».Il quadro è complicato. Avantieri notte Israele ha «colpito tre quartieri generali di Hezbollah nel sud del Libano», secondo quanto dichiarato dallo stesso esercito israeliano. «Nuove violazioni del cessate il fuoco», ha denunciato Hezbollah, rimarcando: «Ci riserviamo il diritto di difendere la patria». Intanto, Teheran ha fatto sapere che si è tenuto a Muscat il primo incontro con l’Oman sulla gestione dello Stretto di Hormuz. «Nel corso della discussione – ha scritto su X il viceministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi – abbiamo scambiato opinioni sulla futura gestione dello Stretto nel quadro del paragrafo cinque del Memorandum d’intesa di Islamabad e dei diritti degli Stati costieri».

Sale a 25 il numero delle città da bollino rosso; le previsioni indicano un cambio di scenario da mercoledì con grandinate intense e raffiche violente
D I MI R IA M GAL G A NO
L’afa non molla la presa: tutto lo Stivale, da Nord a Sud, continua a essere sotto scacco del caldo. Fino a ieri, erano 22 i capoluoghi con bollino rosso, il livello 3 di allerta del Ministero della Salute contrassegnato da condizioni di emergenza che possono colpire anche persone sane, non solo anziani e fragili. Oggi, martedì 30 giugno, il numero sale a 25 con l’ingresso di Cagliari, Catania e Trieste. Nell’elenco odierno, ci sono le principali città del Nord, del Centro e del Sud: da Milano a Torino, da Genova a Venezia e Verona, passando per Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Palermo, fino ad Ancona, Perugia, Pescara, Rieti, Viterbo, Frosinone, Latina, Campobasso, Bolzano, Brescia e Civitavecchia.
PRONTO SOCCORSO
SOTTO PRESSIONE
Il conto più alto lo paga la salute. Una ricerca dell’Imperial College di Londra su 854 città europee indica l’Italia come il Paese con il maggior tasso di mortalità in eccesso legato al caldo estremo. Nel 2025, le vittime sono state 4.597 e, avvertono gli esperti, il bilancio di quest’anno rischia di essere peggiore. Ieri, a causa dell’uso massiccio di condizionatori, si sono registrati blackout in alcune zone di Milano, Torino e Napoli. Il sistema dell’emergenza-urgenza “sta
tenendo”, ma iniziano a vedersi le prime crepe. A dirlo è la Simeu, la Società Italiana di Medicina di Emergenza-Urgenza.
«Le prime criticità si fanno sentire soprattutto al Nord, dove diversi Pronto Soccorso sono in difficoltà già da ieri», spiega il presidente Alessandro Riccardi. Il problema, secondo Fabio De Iaco, past president Simeu e direttore del Pronto Soccorso del “Maria Vittoria” di Torino: «Il vero problema non è il dato di picco, ma la durata complessiva e continua del caldo».
NOTTI TROPICALI E
“PIANO CALDO”:
LE PRIME MOSSE
Il problema non è solo di giorno. Il termometro non scende sotto i 20°C nemmeno di notte, rendendo difficile dormire. A Bologna, la città più calda d’Italia per conformazione geografica, ieri si sono superati i 37°C. Il Comune corre ai ripari con 64 nuove fontanelle, erogatori d’acqua e 24 “rifugi climatici” gratuiti. Ma il nodo resta il cemento. Sempre a Bologna, secondo Ispra, nel solo 2025 sono stati consumati 84 km² di suolo. L’EmiliaRomagna guida la classifica negativa con 1.013 ettari persi in un anno, davanti a Lombardia e Puglia. Gli esperti sono chiari: per mitigare il caldo serve meno cemento, più alberi e spazi d’ombra. È la strada intrapresa da Genova, prima grande città a inserire la depavimentazione nel piano urbanisti-

co, con interventi in parchi, cortili scolastici e aree urbane. Anche Roma annuncia un “Piano Caldo” per inizio luglio: raffrescatori, zone d’ombra e ingressi gratuiti in piscina per gli anziani. A Milano è partita la linea telefonica “Aiuta estate”.Misure utili, ma ancora insufficienti secondo Legambiente. L’Associazione ha lanciato la campagna “Che caldo che fa” e denuncia il fenomeno della “cooling poverty”: «Le periferie a basso reddito sono l’anello più debole, schiacciate dall’impossibilità di mantenere le case a una temperatura confortevole». Ieri, a Napoli, è andato in scena un flash mob con lo striscione: «Città più fresche e più giuste». Tuttavia, mentre i piani strutturali tardano, gli esperti di Simeu e del Ministero ricordano le precauzioni: idratarsi sempre, anche

senza sete; evitare alcol e caffè nelle ore calde; evitare le ore 11-18 all’aperto. Se necessario, cappello, vestiti chiari e pause all’ombra; raffrescare casa: tapparelle giù di giorno, finestre aperte solo di notte.Controllare gli anziani soli e le persone fragili. Un passaggio al giorno può fare la differenza. Attenzione, però, ai temporali: da domani, mercoledì 1 luglio, il caldo lascia spazio a grandinate e raffiche violente. Pertanto, è raccomandato limitare gli spostamenti durante i fenomeni intensi. Il caldo estremo, avvertono Cnr e Università dell’Aquila, dal 2013/14 è raddoppiato di velocità. Per questo, dicono i climatologi, l’emergenza di oggi deve diventare il piano urbanistico di domani.
DOMANI LA SVOLTA: RISCHIO GRANDINATE E RAFFICHE
Un sollievo, ma a caro prezzo. Le previsioni indicano un cambio di scenario da mercoledì 1 luglio, quando un fronte freddo dal Nord-Europa si scontrerà con l’aria caldoumida sul Mediterraneo. Il risultato, avverte l’esperto Fabrizio Pregliasco, docente alla Statale di Milano, potrà essere «fenomeni meteorologici violenti, con temporali, grandinate e forti raffiche di vento, soprattutto al Nord». Dopo questa fase, l’anticiclone africano potrebbe tornare a spingere caldo e sole sull’Italia.«L’importante è non sottovalutare né il caldo persistente né i temporali improvvisi, limitando gli spostamenti durante gli eventi più intensi e prestando attenzione alle persone più fragili», ribadisce Pregliasco. Estremi, certamente, sempre più legati al cambiamento climatico.

D I T IZIANA M AGRI
Non sono bastati i quindici giorni di isolamento forzato in casa di una zia materna, poi il ritrovamento e gli arresti. Sul caso delle due sorelline, Alisya e Sarah di Minturno, prelevate dalla casa famiglia di Civitella Alfedena, si abbatte un’ennesima battaglia legale. Nelle ultime ore sta trapelando la notizia che i legali degli indagati – la madre Valentina D’Acunto, il nonno Marco, il compagno Vincenzo Esposito e la zia Maria Sofia Russo - punterebbe a un incidente probatorio per portare l’accusa da sequestro di persona a sottrazione di minore. La difesa ha annunciato la richiesta formale al GIP del Tribunale di Sulmona. Fin qui sembrerebbe tutto “ovvio”, ma in realtà il conflitto potrebbe aprirsi proprio perché l’elemento probatorio sarebbe l’ascolto delle minori: vogliono ascoltare subito le bambine in un contesto protetto per “cristallizzare” le loro dichiarazioni prima che il tempo le attutisca. Al centro della vicenda resta un complesso conflitto, nato ancor prima della revoca della responsabilità genitoriale a entrambi e poi solo alla mamma delle due bambine.
Una mossa importante e che ha spiazzato tutti. A proposito di questo argomento delicato, Le Cronache si è rivolta per un commento all’avvocata Andrea Catizone, giurista, esperta in diritto di famiglia e tutela dei minori, presidente della Fondazione Tina Lagostena Bassi.
«SORPRENDE CHE
SIA LA DIFESA A CHIEDERLO»
Il primo elemento che colpisce l’avvocata è proprio la paternità della richiesta: «Sorprende che sia la difesa a chiedere questo ascolto, quasi fossero consapevoli della certezza del responso», osserva. Questa eventuale sicurezza nella risposta da parte delle bambine potrebbe indurre a una domanda spontanea e inquietante: che cosa sarebbe accaduto durante quelle due settimane di sequestro e di isolamento?
Catizone preferisce frenare su interpretazioni nette: «Non voglio usare la parola manipolazione perché già entriamo nell’ambito della valutazione giuridica e bisogna aspettare di ascoltarle. Dall’esterno non abbiamo un quadro completo della situazione reale». E’ però possibile che la progressione dei fatti porterebbe a supporre una passività delle bam-


bine, che, dopo aver chiesto scusa al padre, si sono trovate nell’oggettiva e paradossale circostanza di doverlo accusare.
IL DIRITTO ALL’ASCOLTO E IL RISCHIO DEL MOMENTO
SBAGLIATO
L’avvocata Catizone ci tiene, nel corso del colloquio, a chiarire un aspetto il più delle volte frainteso nel dibattito pubblico: ascoltare un minore in sé non è un atto sbagliato, anzi è un suo diritto. «L’ascolto protetto del minore è prima di tutto un diritto del minore stesso. Non parlerei di vittimizzazione secondaria». Esiste persino un vantaggio ad ascoltare i minori nei tempi corretti. «La memoria tende a selezionare e a dimenticare alcuni passaggi man mano che ci si allontana dall’evento». Tuttavia, in questa specifica vicenda, a preoccupare sono la tempistica e il contesto emotivo. L’istanza rischia di trasformarsi in un accanimento su due bambine che avrebbero solo bisogno di giocare. «Queste bambine stanno già vivendo un bruttissimo dramma da molto tempo, anche prima del sequestro, per via della continua conflittualità familiare. Entrare in una casafamiglia è già di per sé un evento traumatico per chiunque, figuriamoci per dei bambini sottratti alla loro routine, ai loro amici, al loro ambiente». Sottoporre le sorelline a un procedimento simile rischierebbe di aggiungere altro dolore. «Vorrei che
tutte le parti mettessero da parte le loro mire personali e pensassero, per la prima volta, al vero e unico benessere di queste due creature. Sono “massacrate” – uso appositamente questo termine forte – dai comportamenti degli adulti che vengono messi in atto».
«IL GIP PROBABILMENTE
DIRÀ DI NO»
Sul piano della valutazione processuale alla richiesta della difesa l’avvocata
Catizone si mostra netta e senza giri di parole: «Sinceramente non vedo molte condizioni per concedere l’incidente probatorio in questo momento. Se il Gip ha già molti elementi per valutare, credo che probabilmente dirà di no».
Nel conversare con la giurista emerge con forza, oltre all’aspetto tecnicogiuridico, anche una profonda riflessione sulla totale mancanza di un pentimento tempestivo da parte degli indagati. «Se avessi difeso la madre, le avrei consigliato di consegnare le bambine e mostrare pentimento. Invece le bambine sono state cercate per tantissimi giorni». Anche qui, però, l’avvocata mantiene la sua cautela professionale: «Non sappiamo tutto. Non conosciamo il quadro completo. In ogni caso mi sembra un accanimento. Invito la difesa a rispettare i diritti fondamentali e l’interesse superiore del minore».
«I FIGLI NON SONO DI PROPRIETÀ» Sulla possibile riqualifi-
cazione del reato, la Catizone mette un punto fermo che non lascia spazio a interpretazioni di comodo: «Il fatto, per come è stato commesso, comporta la previsione normativa del sequestro e si deve procedere in quella direzione, con tutta l’amarezza del caso». E sul messaggio devastante che passerebbe all’opinione pubblica qualora si arrivasse a una riduzione della gravità del reato, la giurista lancia un monito severo: «Laddove prevalessero i diritti dei genitori su quelli dei minorenni non sarebbe un bel messaggio. I figli non sono proprietà. Quando questo sfugge, non si può essere clementi».
Nella chiusura dell’intervista riecheggiano come un appello delle parole simili a quelle del padre delle bambine, Stefano Di Giacinto. «Qual è l’interesse superiore del minore in questo momento? Essere lasciate in pace. Bisogna abbassare i riflettori e dare tempo a queste bambine di ricostruire la concezione di sé e le relazioni che sono state tutte frantumate. In questo momento dovrebbero essere spensierate, godersi la fine della scuola e le vacanze estive. Invece sono bambine contese». La parola ora passa al Gip di Sulmona. Saranno le bambine a “mettere ordine” alla vicenda con le loro dichiarazione in un’aula protetta oppure calerà il silenzio per proteggere la loro infanzia? La risposta arriverà nelle prossime ore.
cultura classica fino a Venditti e Sorrentino,un richiamo a non perdere “noi stessi” mentre tutto intorno sembra cambiare e non in meglio
DI
Ci sono parole, frasi, che attraversano il tempo e cambiano forma, ma non sostanza. “Non disunirsi” è una di queste. Non è uno slogan, non è un principio astratto: è un invito sommesso, quasi fragile, che emerge in due opere lontane tra loro per linguaggio e contesto, ma profondamente vicine nel significato. Da una parte una canzone della fine degli anni Settanta, dall’altra un film contemporaneo. In mezzo, la stessa domanda: come si resta interi, mentre tutto tende a dividerci?Nella canzone Sotto il segno dei pesci, quel “non disunirsi” è implicito, ma potentissimo. Per Antonello Venditti è il controcanto di una generazione che si ritrova dispersa dopo aver creduto di poter cambiare il mondo insieme. Gli amici si perdono, gli ideali si sfilacciano, le vite prendono direzioni divergenti. Non c’è retorica, non c’è giudizio: c’è piuttosto un dolore trattenuto, la consapevolezza che la vera sconfitta non è aver fallito un progetto politico, ma es-

sersi separati, interiormente prima ancora che nella realtà. Disunirsi, qui, significa smettere di riconoscersi.Molti anni dopo Paolo Sorrentino, in La mano di Dio, quella stessa idea la fa riemergere in una forma diversa, più intima e quasi pedagogica. Quando nelle ultime scene del film il regista invita Fabietto (protagonista del film) a non disunirsi. Dopo il trauma, dopo la perdita dei genitori, il rischio più grande è frantumarsi, lasciare che il dolore spezzi il filo che tiene insieme ciò che siamo. “Non disunirti” diventa allora un consiglio di sopravvivenza esistenziale: resta fedele a te stesso, anche quando tutto sembra spingerti a disperderti.Fedeltà agli altri, certo, ma soprattutto a ciò che si è stati e a ciò che si è. Perché disunirsi non significa solo separarsi dagli altri: significa perdere coerenza, smarrire il senso, diventare irriconoscibili a se stessi.Eppure, proprio per questo, quell’invito risuona ancora più urgente. Non come nostalgia di un’unità perduta, ma come esercizio quotidiano: tenere insie-
me i pezzi, non lasciarsi disperdere, custodire ciò che conta davvero. Forse non si tratta di restare sempre gli stessi, ma di non tradire il nucleo profondo di ciò che siamo stati. Di portare con sé le proprie relazioni, le proprie esperienze, persino le proprie ferite, senza permettere che ci dividano dall’interno.Non disunirsi, allora, è un atto di resistenza. Silenzioso, personale, ma decisivo. Perché alla fine, ciò che resta non è l’unità perfetta, ma la capacità di non perdersi del tutto.In fondo, quel "non disunirsi" non appartiene soltanto alla musica di Venditti o al cinema di Sorrentino. È una delle intuizioni più antiche del pensiero occidentale. Platone immaginava l'anima come una realtà chiamata a trovare armonia fra le sue diverse componenti: la ragione, il coraggio, i desideri. La giustizia, prima ancora che nelle leggi della città, nasceva proprio da questo equilibrio interiore. Quando una parte prevale sulle altre, l'uomo si divide e perde sé stesso. Anche Cicerone, secoli dopo, avrebbe affidato alla constantia e alla concordia il fondamento della dignità umana. L'uomo libero è colui che non si

lascia trascinare dagli eventi, dalle passioni o dalle convenienze del momento, ma resta fedele alla propria coscienza.Forse è proprio questo il significato più profondo di quel semplice invito: non disunirsi. Non irrigidirsi nel passato, ma nemmeno disperdersi nell'instabilità del presente. Custodire un centro, un filo invisibile che tenga insieme memoria, valori, relazioni e speranze. Perché una società si frantuma soltanto dopo che si sono frantumati gli uomini che la abitano. E ogni rinascita, inevitabilmente, ricomincia dall'unità ritrovata di una coscienza.
Tra scaffali e carrelli, un’opera del Settecento si insinua nel presente senza interromperlo, ma rendendo visibile ciò che di solito resta invisibile
Ci sono luoghi in cui la realtà sembra aver deciso di semplificarsi da sola. Spazi progettati per essere funzionali, lineari, prevedibili. Luoghi in cui ogni cosa ha un’etichetta, una direzione, un percorso obbligato. Eppure, proprio lì, accade spesso l’opposto.In un IKEA alla periferia di Perth, in Australia, Le nozze di Figaro di Mozart prende vita tra scaffali, divani assemblabili e carrelli che sembrano muoversi con una volontà autonoma. Non è un teatro, e proprio per questo lo diventa.La prima ironia è tutta qui: la razionalità estrema che ospita l’imprevedibile senza accorgersene. I protagonisti non arrivano da un’altra realtà: sono già dentro quella reale. Commessi, addetti, figure che normalmente scorrono invisibili dentro il meccanismo ordinato del consumo quotidiano. Ma basta uno spostamento di contesto perché tutto cambi.Figaro non è più un personaggio lontano nel tempo: è qualcuno che misura il mondo tra una scaffalatura e una promozione del giorno. Susanna non è un’eroina ideale, ma una presenza lucida che si muove tra richieste, clienti e gesti ripetuti.E il potere? Il potere non sparisce mai davvero. Cambia semplicemente abito. Qui indossa quello del direttore, quello che parla di ordine e organizzazione con la sicurezza di chi crede che tutto sia gestibile. Mozart non entra: accade.Si infiltra nei corridoi, attraversa le strutture, si appoggia alle superfici neutre del consumo quotidiano e le trasforma senza distruggerle. È questo il suo paradosso più elegante: non rompe il contesto, lo rivela.Il pubblico non è seduto in silenzio. È in movimento. Spinge carrelli, confronta prezzi, cerca oggetti, mentre intorno a lui la musica smonta con discrezione l’idea stessa di se-
parazione tra arte e vita.E qui accade qualcosa di sottile: lo spettatore non è mai del tutto spettatore. C’è un’ironia profonda in tutto questo.Viviamo in un mondo che ha imparato a semplificare tutto: emozioni, relazioni, decisioni. E poi si sorprende quando qualcosa sfugge a questa semplificazione.In uno spazio costruito per l’efficienza, si manifesta una delle opere più complesse della storia della musica. Come se il reale volesse ricordare,senza enfasi, che non tutto è riducibile a istruzioni di montaggio.Nemmeno le emozioni. Il direttore del negozio diventa, senza volerlo, una figura simbolica. Non tanto per ciò che fa, ma per ciò che rappresenta: l’idea che il controllo possa contenere la complessità del mondo.Ma il teatro, quando è autentico, ha una qualità spietata: mostra ciò che normalmente resta nascosto.E così il controllo si rivela per quello che è spesso: una narrazione utile, ma fragile.Perché non esiste gestione che possa ordinare completamente il desiderio, l’ambiguità, il caso. Il punto più interessante non è la rappresentazione in sé, ma la sovrapposizione. Un’opera del Settecento dentro uno spazio del consumo contemporaneo non crea confusione: crea rivelazione. Mostra quanto siano vicini mondi che fingiamo separati.Arte e quotidiano non sono opposti. Sono livelli diversi dello stesso sguardo.E quando questo si rende visibile, anche il gesto più semplice cambia consistenza. In questa sovrapposizione emerge una forma particolare di forza. Non è quella che domina la scena. Non è quella che si impone. È quella che resta stabile anche quando il contesto cambia forma. Una forza che non ha bisogno di essere dichiarata per esistere. Che non cerca conferme immediate. Che non si muo-

ve in reazione, ma in continuità.È una forza che spesso viene fraintesa, perché non produce rumore. Eppure è proprio ciò che non fa rumore a reggere molte delle cose che consideriamo solide. Alla fine, quando tutto si spegne e il flusso ordinario riprende, resta una sensazione difficile da collocare.Non è entusiasmo. Non è nostalgia. È qualcosa di più semplice e più radicale: la percezione che il reale, anche per un istante, abbia smesso di essere automatico.E forse è questo il punto.Non che la vita diventi straordinaria. Ma che, ogni tanto, smetta di essere solo abitudine.E in quel piccolo scarto, tra una corsia e una nota, tra un oggetto da montare e un’emozione che non si lascia smontare, si apre una possibilità silenziosa: quella di vedere ciò che c’è senza doverlo subito ridurre, spiegare o chiudere.Perché è lì che accade la cosa più rara.Non quando il mondo cambia. Ma quando lo sguardo smette, anche solo per un attimo, di inseguirlo. E in quel momento, senza clamore, tutto resta esattamente com’è, ma niente è più visto allo stesso modo.
FABRIZIO QUARATINO













Cgil, Avs, Pd, wwf, Arci, Libera e Comitato per la Pace organizzano un picchetto per impedire lo svolgimento del convegno. Chi ritiene intollerabile la presentazione di un’idea ha chiaramente una vocazione dittatoriale
D I M AS SI M O DEL L AP EN NA
Nel 1779 Ned Lud distrusse il primo telaio a vapore. Da quell’azione presero il nome i luddisti. Era un movimento politico che si sviluppò in Inghilterra contro la rivoluzione industriale. I luddisti sostenevano che il telaio a vapore avrebbe distrutto la società. Fecero parecchio casino, distrussero industrie e sabotarono produzioni. Alla fine il telaio andò avanti, la rivoluzione si fece lo stesso e la rivoluzione industriale creò opportunità e lavoro al punto che oggi non si immagina il lavoro senza le industrie.
I PICCHETTI CONTRO I CONVEGNI
I luddisti di Basilicata hanno un nome ed un cognome. In realtà ne hanno più di uno. Sono Cgil, Avs, PD, M5s, Wwf, Arci, Libera e Comitato per la Pace Potenza che hanno già annunciato un picchetto per sabotare e magari impedire lo svolgimento di un convegno.
Come tutti i facinorosi si vestono della ammantata libertà. È chiaro che si tratta di una bizzarra idea di libertà se si manifesta con un picchetto davanti alla sala dove si organizza un convegno quasi a voler intimidire e magari schedare i partecipanti.
Colpa del convegno? Riunire alcuni esperti per parlare delle opportunità che possono nascere per la Basilicata da un deposito di scorie nucleari a basso impatto. Per capirci non si tratta delle bombe atomiche ma delle radiografie che attualmente sono custodite nei depositi di tutti gli ospedali.
Di questo in Basilicata secondo l’estrema sinistra del luddismo lucano non se ne può neanche parlare. Non si possono affrontare le questioni neanche da un punto di vista scientifico.
Dall’alto dei dogmi ideologici che non ammettono repliche CGIL, AVS, PD, M5S, WWF, Arci, Libera e Comitato per la Pace «è intollerabile che, dopo tutto questo, il 4 luglio a Potenza presso il Grande Al-
bergo, qualcuno, tramite apposito convegno, provi ancora a spacciare il nucleare e/o lo stoccaggio unico in Basilicata come una grande opportunità di sviluppo».
CHE SE NE PARLI
Avete letto bene per i campioni della democrazia è intollerabile anche che se ne parli, che si affronti il problema, che se ne possa discutere. Si può essere legittimamente contrari o a favore ma ritenere intollerabile anche parlarne è un’aggressione alla libertà di espressione che, considerata la presenza anche di partiti istituzionali come il PD e il M5S e di un Sindacato Prestigioso come la CGIL da l’idea chiara del concetto di democrazia e di pluralismo che queste sigle politiche manifestano.
Un’idea piuttosto surreale di democrazia che non poteva non trovare concorde il Presidente della Provincia Christian Giordano che, da amante della retorica fine a se stessa e capo popolo senza popolo, ha
immediatamente colto la palla al balzo per dire che si deve difendere la Basilicata dalla speculazione riscoprendo così l’armamentario populista che tanto male ha fatto alla nostra Nazione. IL DIBATTITO È NECESSARIO
Noi, a differenza degli intolleranti che organizzano il picchetto per impedire che si possa discutere di qualcosa, crediamo che il confronto tra idee diverse sia sempre un valore. Il 4 Luglio al Grande Albergo per parlare delle opportunità che possono scaturire dal deposito di scorie e dalla sicurezza energetica ci saranno il Prof. Marco Caresana Referente Energia del Politecnico di Milano, l’Ing. Annafrancesca Mariani di Sogin e il dott. Andrea Savi Segretario Nazionale di Ora! Un convegno squisitamente scientifico che potrebbe dare idee, suggerimenti e spiegare cose. Un convegno al quale si può obiettare, le cui conclusioni si possono smontare e demolire ma che certamente non
può essere impedito da chi, evidentemente senza idee, preferisce impedire ad altri di esprimere le sue.
MODERA LA NOSTRA DIRETTRICE
Noi crediamo alla bellezza della pluralità delle idee. Non è un caso se a moderare il convegno c’è la nostra direttrice Rosamaria Mollica. Noi speriamo non sia oggetto di insulti dai picchettatori. Noi siamo certi che il confronto sia l’anima del dibattito e che ritenere intollerabile una discussione su un argomento sia il segno evidente di una forma di totalitarismo che impedisce il pluralismo e il confronto e che si nutre di dogmi. È evidente che la nostra idea di libertà sia incompatibile con chi crede che esistano idee che non meritino neanche di essere conosciute e organizza picchetti per impedire il confronto.
Di solito chi ha paura delle idee altrui è perché sa che le proprie ragioni sono fragili.

POTENZA. La Basilicata affronta la prima intensa ondata di calore dell'estate 2026 con una disponibilità idrica nettamente migliore rispetto allo scorso anno, ma il cambiamento climatico impone un cambio di passo nella gestione dell'agricoltu- ra. È l'analisi di Cia-Agricoltori Basilicata, che richiama l'attenzione sulla necessità di adottare una strategia strutturale per salvaguardare produzioni, redditività delle imprese e sicurezza dei lavoratori. Secondo i dati rilevati dalle stazioni meteorologiche dell'Alsia, nel mese di giugno le temperature medie hanno raggiunto circa 35 gradi, con punte vicine ai 39 gradi in diverse aree agricole della regione. Valori che confermano come gli eventi estremi siano ormai sempre più frequenti e destinati a incidere stabilmente sull'attività delle aziende.
L'aspetto positivo, evidenzia l'organizzazione agricola, è rappresentato dalle consistenti riserve idriche disponibili nei principali invasi lucani. Monte Cotugno, Pertusillo e Camastra consentono infatti di affrontare la stagione irrigua con maggiore serenità rispetto all'estate 2025, quando le restrizioni nell'utilizzo dell'acqua misero in seria dif-

ficoltà numerose imprese agricole. Una situazione favorita sia dalle precipitazioni registrate negli ultimi mesi sia da una maggiore attenzione nella gestione della risorsa idrica. Per Cia Basilicata, tuttavia, la sola disponibilità d'acqua non è sufficiente. Le alte temperature provocano infatti stress idrico anche nelle colture irrigate, accelerano i cicli di maturazione, riducono la qualità delle produzioni e determinano un aumento
dei costi aziendali.
Particolarmente esposte risultano le colture estive, come mais, ortaggi e frutteti, che nelle fasi più delicate dello sviluppo richiedono una gestione dell'irrigazione sempre più accurata. Anche il comparto zootecnico subisce gli effetti delle temperature elevate, con ripercussioni sulla produzione di latte e sul benessere degli animali. «Il caldo estremo rappresenta ormai una vera emergenza economica
oltre che climatica», sottolinea l'associazione.
Da qui l'invito a valorizzare gli strumenti tecnologici già disponibili, come il sistema Irriframe e i progetti di agricoltura di precisione sviluppati da Alsia e Regione Basilicata. Tecnologie che consentono di programmare irrigazioni mirate, limitare gli sprechi e utilizzare ogni metro cubo d'acqua nel modo più efficiente possibile. Per Cia la digitalizzazione rappresenta ormai un alleato
indispensabile per aumentare la produttività e rendere le imprese più resilienti agli effetti del cambiamento climatico. L'organizzazione richiama inoltre l'attenzione sulla tutela dei lavoratori agricoli, giudicando positivamente le nuove norme che consentono il ricorso alla cassa integrazione durante le ore più calde della giornata. Una misura che permette di proteggere la salute degli addetti senza compromettere l'attività delle aziende. Rimane però la preoccupazione per la riduzione delle risorse disponibili rispetto allo scorso anno, con il rischio che i fondi possano esaurirsi proprio nei mesi più critici.
Per questo Cia-Agricoltori Basilicata rilancia la richiesta di un piano organico di adattamento ai cambiamenti climatici, fondato su nuovi invasi, ammodernamento delle reti irrigue, riutilizzo delle acque reflue depurate, ricerca di varietà più resistenti al caldo e strumenti assicurativi più efficaci. «La vera sfida – conclude l'organizzazione – non è soltanto avere acqua, ma saperla gestire in maniera intelligente e sostenibile, garantendo competitività alle imprese, sicurezza alimentare e tutela del lavoro nelle campagne».
Palazzo parteciperà al convegno di Ora Basilicata e invita istituzioni e amministratori a esprimere pubblicamente la propria posizione
ROTONDELLA. Il sindaco di Rotondella, Gianluca Palazzo, ribadisce la netta contrarietà all'ipotesi di realizzare in Basilicata il deposito nazionale dei rifiuti nucleari e annuncia la propria partecipazione al convegno promosso dal movimento politico Ora Basilicata, in programma il 4 luglio a Potenza sul tema «Deposito nazionale di rifiuti nucleari: sicurezza energetica e opportunità per la Basilicata». In una nota inviata alle principali istituzioni regionali, provinciali e ai sindaci lucani, Palazzo afferma di aver appreso «con stupore» dell'iniziativa, nel corso della quale si discuterà dell'eventuale localizzazione del deposito unico delle scorie nucleari in Basilicata,
delle possibili ricadute economiche legate alla realizzazione del cosiddetto Parco tecnologico e dell'ipotesi di un ritorno al nucleare come strumento della transizione energetica europea. Il primo cittadino annuncia che sarà presente all'incontro per ribadire «per l'ennesima volta» le ragioni del proprio no sia al deposito nazionale sia al ritorno dell'energia nucleare. Secondo Palazzo, il dibattito rappresenta anche un'occasione per restituire alla politica il ruolo di confronto e di assunzione di responsabilità su temi strategici per il futuro del territorio.
Per questo il sindaco rivolge un appello alle istituzioni lucane affinché partecipino al convegno ed esprimano apertamente
la propria posizione. «Ritenendo che la politica debba riappropriarsi dei propri spazi e delle proprie prerogative, rivolgo l'invito a tutte le istituzioni politiche locali di prendere parte a questo incontro manifestando con senso di verità la propria posizione», scrive Palazzo nella comunicazione.
La nota è indirizzata al presidente della Regione, al presidente del Consiglio regionale, agli assessori regionali, ai presidenti delle Province di Matera e Potenza, ai consiglieri provinciali, a tutti i sindaci della Basilicata e agli organi di stampa, con l'auspicio di una partecipazione istituzionale ampia al confronto in programma nel capoluogo lucano.

Uno studente autistico allontanato e un minore DSA aggredito verbalmente e fisicamente; sotto accusa la gestione della Dirigente Gallo
Fino a ieri eravamo certi che l’area montessoriana dell’istituto comprensivo ‘Leonardo Sinisgalli’ di Potenza fosse esclusa dal macigno caduto addosso alla dirigente Giovanna Gallo, ma dopo la diffusione della nostra edizione con pubblicazione della Pec inviata da un genitore alla Preside in cui si legge a chiare lettere che la sezione interessata dallo scandalo è la E, siamo stati immediatamente contattati da genitori di ex alunni che hanno confermato che in quella sezione si insegna con il metodo scolastico voluto da Maria Montessori. È stata per noi una doccia fredda perché oggi siamo costretti a riscrivere di una vicenda che si complica ulteriormente e che ci porta a dover constatare come quello che doveva essere un faro di inclusione, accoglienza e sviluppo armonico della personalità si è trasformato nel peggiore degli incubi scolastici per i più fragili. Al centro della bufera l’istituto comprensivo guidato dalla Dirigente Gallo che, millanterebbe con il suo entourage presunte conoscenze partenopee che le avrebbero permesso di attivare il progetto montessoriano la cui unica sezione delle scuole medie sarebbe stata teatro di gravissimi episodi di discriminazione e condotte violente da parte del personale docente, in totale e aperto contrasto con i pilastri pedagogici fondanti. Se fino a ieri si attendevano riscontri definiti-
vi per mappare con esattezza i confini di questa vergogna, oggi abbiamo la piena e drammatica contezza che i fatti siano avvenuti proprio lì dove emerge una realtà, in tutta la sua gravità, che smentisce ogni tentativo di insabbiamento. Non solo la vicenda del ragazzo autistico di cui da settimane stiamo raccontando, ma un sistema punitivo e violento che ci viene raccontato da un genitore con figlio affetto da disturbi dell’apprendimento e con indennità di frequenza certificata dall'Inps. Un trattamento agghiacciante riservato da docenti della sezione Montessori ad un altro studente fragile. Il racconto è un bollettino di guerra psicologica e fisica. Il ragazzino sarebbe stato vittima di ripetute esplosioni di ira da parte di un docente, culminate in un vero e proprio atto di forza all'interno dell'aula: «Il professore lo ha preso e costretto a sedersi con violenza, sbattendolo sulla sedia e avvicinandogli brutalmente il banco verso la lavagna», ci racconta al telefono. Un comportamento aggressivo che ha scatenato nel minore gravi tic motori e vocali dovuti allo stress e per i quali in classe era deriso da in segnanti e compagni. Di fronte alle richieste della famiglia di avere pazienza e dare il tempo di effettuare indagini mediche, la scuola ha risposto con burocrazia e indifferenza, pretendendo diagnosi immediate senza mostrare alcuna sensibilità.
MURI E MINACCE INVECE DI

DI ELIANA POSITANO
POTENZA. La vicenda del- l’istituto comprensivo ‘Leonardo Sinisgalli’ di Potenza è un vorti- ce pericoloso che risucchia in sé dignità degli studenti e tutele dei minori affidati alla scuola dalle famiglie, restituendo solo sopru- si e incapacità gestionale. Una di- rigenza che, come emerge da do- cumenti e testimonianze in nostro possesso, preferirebbe il control- lo al confronto, lasciando fami- glie e alunni senza tutele e senza risposte. La vicenda che investe la ‘Sinisgalli’ e la sua dirigente scolastica, non è un nostro ca- priccio ma è frutto di testimo- i ild


CONDOTTA DELLA
DIRIGENTE GALLO
Quando i compagni di classe, testimoni oculari dell'aggressione, hanno deciso di rompere il silenzio e raccontare l'episodio alle proprie famiglie, la reazione della scuola è stata puramente difensiva. Prima di far parlare i ragazzi con la preside, un altro docente avrebbe effettuato un vero e proprio "lavaggio del cervello" in aula, colpevolizzando gli alunni e istruendoli a minimizzare l'accaduto e a sostenere che fosse il compagno a disturbare la lezione. Nel successivo colloquio tra i genitori del ragazzo e la Dirigente Gallo, la situazione sarebbe precipitata: non solo la Preside ha negato alla famiglia la possibilità di essere accompagnata dal proprio avvocato di fiducia, ma ha eretto un muro di complicità con il corpo docente. Per cui, ci racconta ancora il genitore, «nostro fi-

stato messo sotto accusa e tacciato di essere un bugiardo. La dirigente ci ha persino minacciati, dicendo che se avessimo continuato a difenderlo avrebbe interessato il Tribunale dei Minorenni e gli assistenti sociali». Una prassi che ritorna, violenta e indecente, nel tentativo di intimorire le famiglie. La condotta intollerabile ha portato al ritiro immediato del ragazzo dall'istituto ‘Sinisgalli’ per iscriverlo ad un’altra scuola dove i tic causati dallo stress sono subito scomparsi. PRINCIPI
DELL’INSEGNAMEN TO MONTESSORI CALPESTATI lmetodo studiato da Maria Montessori si fonda sull'autoapprendimento, sulla centralità del bambino, sul rispetto dei suoi tempi e, soprattutto, sull'eliminazione del rapporto di forza e di sottomissione tra docente e discente. A Potenza, la gestione della Dirigente Giovanna Gallo ha ribaltato tutto questo schiacciando i fragili, non garantendo tutele per i portatori di handicap ma anche per gli studenti con disturbi dell’apprendimento o bisogni educativi speciali. «Le interrogazioni programmate e le misure dispensative previste dalla Legge 170/2010 venivano ignorate tramite il registro elettronico - aggiunge il genitore - con docenti che negavano persino la di-
prire il marcio. Noi non abbiamo odio per nessuno, se non per le ingiustizie soprattutto quando vengono compiute su chi non ha facoltà di difendersi. Non pos- siamo accettare che la gestione amministrativa si sottragga al controllo quando sono in gioco la dignità e la tutela di un minore e soprattutto di un minore con di- sabilità. La scuola dovrebbe incarnare i principi indicati da Maria Mon- tessori: «L'educazione non è una preparazione alla vita, l'educa- zione è la vita stessa», ricordan- do l'obbligo morale e pedagogi- co di osservare, rispettare e cu- stodire la personalità del bambi-
slessia dell'alunno nonostante le certificazioni mediche» Ed ancora la Dad usata come reclusione e punizione: a seguito di un infortunio al ginocchio, al ragazzo era stata negata la frequenza con le stampelle ed era stato forzatamente messo in didattica a distanza per un mese, adducendo l’impossibilità di spostare la classe al piano terra o attivare il servoscale dell'istituto. Un’ennesima e gravissima privazione del diritto allo studio che si pone come offesa alla persona. Il genitore, ma non è il solo in verità, lamenta come alle lezioni non venisse applicato il metodo montessoriano ma fossero lezioni tradizionali mascherate ad arte per gravare sugli alunni Dsa con compiti inconciliabili con i loro disturbi e snaturando i progetti di autonomia scolastica.Alla luce di queste ulteriori testimonianze, una riflessione è d’obbligo: la scuola dovrebbe essere il luogo in cui i bambini imparano a diventare liberi, non dove vengono traumatizzati e minacciati. La finta facciata della sezione Montessori è crollata. Ora la parola passa alle autorità competenti, affinché venga fatta piena luce su una gestione che ha calpestato i diritti dei più deboli. E nel frattempo noi continuiamo a raccogliere testimonianze, documentazione e certificazioni che diventano piccoli pezzi di un puzzle difficile da completare.
Dopo il terremoto e le difficoltà nei sostegni cresce la preoccupazione per la comunità, tra emergenza e blocchi amministrativi nei programmi di assistenza

La drammatica situazione che sta vivendo il Venezuela, a quattro giorni dal terremoto che ha devastato vaste aree del Paese, impone un intervento ufficiale del Governo regionale della Basilicata.In questa direzione si colloca la richiesta formale di attivazione rivolta alla Regione Basilicata nei confronti del Ministero degli Affari Esteri, con l’obiettivo di affrontare alcune criticità urgenti che riguardano la comunità lucana residente in Venezuela.Le attestazioni di vicinanza e gli impegni istituzionali assunti subito dopo il cambiamento politico seguito alla caduta del presidente Maduro si scontrano oggi con una difficoltà concreta che la Regione Basilicata registra da almeno quattro anni nel trasferimento di risorse destinate ai lucani indigenti presenti nel Paese sudamericano. Una situazione ulteriormente aggravata dal violento terremoto che ha colpito anche i connazionali e dalla mancata piena ripresa delle attività del laboratorio medico che la Regione Basilicata aveva istituito a Caracas, successivamente aperto anche alle altre comunità italiane.Si chiede, in particolare, la riat-
tivazione dei canali ufficiali di trasferimento dei fondi attraverso la sede consolare, come avveniva in passato con la collaborazione operativa della Federazione dei lucani in Venezuela, evitando passaggi che comportino la conversione delle somme in valuta locale e la conseguente perdita di efficacia degli interventi economici. In tal senso, segnalazioni e sollecitazioni erano già state avanzate in passato dal compianto Antonio Pucillo e, più recentemente, dal rappresentante della Federazione lucana Gianfranco Capasso.La situazione viene descritta come estremamente critica per i corregionali, anche alla luce dei gravi danni subiti e dei ritardi nell’attuazione dei programmi di intervento destinati alle associazioni dei lucani nel mondo. Dopo la mancata erogazione dei fondi relativi al 2024, si teme ora che, in assenza di correttivi nel prossimo bilancio regionale, possano non essere finanziate neppure le attività previste per il 2025, già rallentate da una normativa complessa che ne ha di fatto bloccato l’iter amministrativo.Una crisi che si inserisce in un quadro più ampio di difficoltà che interessa il sistema dei lucani nel mondo, aggravato anche dalle politiche restrittive sul riconoscimento della cittadinanza italiana, che stanno producendo un aumento degli ostacoli burocratici e una riduzione dei flussi di rientro.In questo contesto, viene nuovamente ribadita la necessità di un intervento urgente da parte del Governo regionale nei confronti del Ministero degli Affari Esteri, al fine di sbloccare le criticità e garantire un sostegno concreto alla comunità lucana colpita dalla crisi in Venezuela.
S“RAPONE CAMBIA” PROPONE AIUTI E OSPITALITÀ DOPO IL SISMA
Ilgruppo consiliare “Rapone cambia” ha presentato una mozione a seguito del forte terremoto che ha colpito il Venezuela, Paese che negli anni ha accolto numerosi emigranti provenienti da Rapone. L’iniziativa mira a esprimere la vicinanza dell’Amministrazione comunale alla popolazione venezuelana, ai connazionali italiani e alla numerosa comunità di origine raponese presente sul territorio.Nel documento si propone che il Comune si faccia promotore di un intervento concreto, mettendo a disposizione aiuti economici e organizzando, per chi lo desiderasse, il rientro e l’ospitalità nel paese d’origine.Gli aiuti economici, secondo la proposta, potrebbero essere reperiti attraverso la donazione da parte degli amministratori comunali di parte dei gettoni di presenza delle sedute consiliari e di una quota dell’indennità di funzione, oltre a una eventuale raccolta fondi estesa alla cittadinanza.Per quanto riguarda l’accoglienza, la mozione prevede la possibilità di ospitare i cittadini che intendano rientrare in Italia negli alloggi eventualmente disponibili nella palazzina di edilizia residenziale pubblica, nel rispetto delle procedure previste dalla Legge Regionale di Basilicata n. 24/2007, oppure in immobili individuati nella recente mappatura delle abitazioni private disabitate.

i terrà oggi alle ore 11.00, presso la Sala Basento della Presidenza del Consiglio regionale della Basilicata, la conferenza stampa convocata dal presidente dell’Osservatorio regionale sulla legalità e sulla criminalità organizzata di stampo mafioso, Luigi Gay.All’incontro interverranno il presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Marcello Pittella, e i membri dello stesso Osservatorio.La conferenza sarà dedicata alla presentazione dell’attività svolta dall’Osservatorio nel 2025 e nel primo semestre 2026, oltre che all’analisi dei principali fe-
nomeni osservati sul territorio regionale.L’Osservatorio regionale sulla legalità è un organismo di supporto della Regione Basilicata che svolge attività di analisi, prevenzione e promozione della cultura della legalità, con particolare riferimento al contrasto delle mafie e della criminalità organizzata. Verifica inoltre l’attuazione delle normative e degli indirizzi nazionali, raccoglie e analizza dati e informazioni sui fenomeni criminali e sulle principali aree di rischio come lavoro irregolare, corruzione, usura, estorsione e riciclaggio.Approfondisce il tema della trasparenza negli ap-

con il mondo associativo, con l’obiettivo di rafforzare la cittadinanza responsabile e i valori della legalità. A Potenza il report sull’attività 2025-2026 dell’Osservatorio regionale sulla legalità
palti pubblici e collabora con il Consiglio regionale per l’elaborazione di linee guida e buone pratiche condivise con altri enti e
istituzioni. L’organismo promuove inoltre seminari e iniziative culturali e svolge attività di sensibilizzazione nelle scuole e
Il presidente della Provincia di Matera, Mancini: «Piena collaborazione con il nuovo vertice degli
MATERA. «Sincere congratulazioni a Francesco D’Alema per la sua nomina alla guida di Confindustria Basilicata». Con queste parole il presidente della Provincia di Matera, Francesco Mancini, ha commentato l’elezione del nuovo vertice dell’associazione degli industriali lucani, sottolineando la rilevanza strategica dell’avvicendamento con Francesco Somma. «L’incarico prestigioso arriva in una fase decisiva per il futuro economico della nostra regione. Le sfide che ci attendono richiedono visione, compattezza e una forte sinergia tra il mondo produttivo e le amministrazioni locali.
La Provincia di Matera conferma la propria disponibilità a collaborare con Confindustria Basilicata per valorizzare le energie imprenditoriali e costruire nuove opportunità per cittadini e imprese. Siamo certi che, attraverso
un confronto costante e costruttivo, sarà possibile rafforzare il legame tra istituzioni e imprese e promuovere nuove traiettorie di sviluppo per la Basilicata». Il presidente ha poi espresso profonda gratitudine e un caloroso augurio anche a Francesco Somma, predecessore di D’Alema, che assume il prestigioso ruolo di vicepresidente nazionale di Confindustria.
«Desidero rinnovare le mie più vive congratulazioni a Francesco Somma per il suo nuovo e autorevole incarico a livello nazionale. Il suo lavoro negli anni trascorsi alla guida di Confindustria Basilicata è stato fondamentale per la crescita del nostro tessuto industriale. Sotto la sua leadership, l’associazione ha saputo dialogare con il territorio e affrontare con determinazione le transizioni economiche più complesse. La sua nomina in via del-

l’Astronomia è il giusto riconoscimento a una professionalità eccellente e rappresenta un’importante garanzia e un motivo di vanto per l’intera comunità luca-
na. A D’Alema e Somma vanno i migliori auguri di buon lavoro anche da parte di tutta l’Amministrazione provinciale di Matera».
Sottoscritto un Protocollo d'Intesa tra il Comitato Unico di Garanzia (Cug) e il Comitato per l'Imprenditorialità Femminile (Cif)
POTENZA. Un'alleanza per promuovere ambienti di lavoro più inclusivi, contrastare ogni forma di discriminazione e valorizzare il ruolo delle donne nel sistema economico regionale. Con questo obiettivo la Camera di commercio della Basilicata ha sottoscritto a Potenza un protocollo d'intesa tra il Comitato unico di garanzia e il Comitato per l'imprenditorialità femminile, rafforzando il proprio impegno nella diffusione di una cultura fondata sul rispetto delle persone e sulla valorizzazione delle differenze.
L'accordo nasce dalla consapevolezza che il benessere organizzativo, la qualità delle relazioni e la tutela della dignità delle persone rappresentino fattori strategici non solo per la crescita degli enti pubblici, ma anche per lo sviluppo delle imprese e dell'intero territorio. Per questo motivo i due organismi della Camera di commercio hanno deciso di mettere a sistema competenze, esperienze e reti di relazioni, costruendo un percorso comune che coinvolgerà sia il personale camerale sia il tessuto imprenditoriale lucano. Il protocollo punta infatti

a diffondere una cultura del rispetto capace di partire dagli ambienti di lavoro e di estendersi all'intero contesto economico e sociale della Basilicata, favorendo pari opportunità, inclusione e valorizzazione del talento femminile. Tra le iniziative previste figurano campagne di informazione e sensibilizzazione dedicate ai temi del-
l'inclusione, della parità di genere e del contrasto alle discriminazioni, percorsi formativi rivolti ai dipendenti dell'ente e alle imprenditrici per riconoscere e prevenire comportamenti discriminatori, molestie e situazioni di rischio. Il programma prevede inoltre il coinvolgimento dei centri antiviolenza e delle realtà asso-
ciative presenti sul territorio, con l'obiettivo di costruire una rete stabile di collaborazione, oltre ad attività di monitoraggio per individuare eventuali criticità e promuovere contesti lavorativi sempre più equi, sicuri e rispettosi. L'iniziativa si inserisce in un percorso più ampio con cui la Camera di commercio della Basilicata in-
tende promuovere modelli organizzativi orientati al benessere delle persone, alla responsabilità sociale e alla competitività delle imprese, nella convinzione che inclusione e rispetto rappresentino oggi leve fondamentali anche per la crescita economica.
«La collaborazione tra Cug e Comitato per l'imprenditorialità femminile – dichiarano le presidenti Caterina Famularo e Margherita Perretti – rappresenta un passo concreto verso la costruzione di ambienti di lavoro e di impresa capaci di riconoscere il valore delle persone, promuovere il benessere organizzativo e contrastare ogni forma di violenza, molestia o discriminazione. Promuovere il rispetto significa creare le condizioni affinché ogni persona possa esprimere il proprio potenziale, contribuire alla crescita delle organizzazioni e partecipare pienamente alla vita economica e sociale della comunità. È questa la visione che ispira il lavoro congiunto dei due organismi e che la Camera di commercio della Basilicata intende sostenere e diffondere su tutto il territorio regionale».
La delegazione tecnica dell’Ambasciata di Danimarca in visita all’azienda per approfondire modelli e strategie di gestione
Una delegazione tecnica dell’Ambasciata di Danimarca in Italia ha fatto visita ieri a Potenza, presso la sede di Acquedotto Lucano, nell’ambito del progetto internazionale Water Technology Advisory (WTA), iniziativa promossa dal governo danese per favorire lo scambio di competenze e soluzioni innovative tra i principali operatori europei del settore idrico.L’incontro ha rappresentato un momento di confronto istituzionale e tecnico di alto livello tra la delegazione guidata dall’ingegnere Thomas Rolf Jensen, responsabile del progetto per l’Italia, e la struttura tecnica dell’azienda lucana, coordinata dal direttore generale Cerciello Renna. Al centro del dialogo, le caratteristiche della rete idrica regionale e le sfide legate alla gestione di un sistema particolarmente esteso e complesso, con oltre 13mila chilometri di condotte distribuite su un territorio montuoso per circa il 70%.Nel corso del confronto è stato inoltre approfondito il tema dell’efficientamento delle infrastrutture idriche e delle possibili applicazioni di sistemi digitali per il control-
lo delle perdite e la gestione in tempo reale delle reti, con particolare attenzione alle esperienze già avviate in diversi contesti europei.Particolare attenzione è stata dedicata agli effetti del cambiamento climatico e alla crescente pressione sulle risorse idriche, una criticità che, secondo la delegazione danese, sta interessando sempre più anche il Nord Europa. In questo contesto, l’esperienza maturata in Basilicata nella gestione delle recenti crisi idriche è stata indicata come un modello di riferimento per lo sviluppo di strategie di resilienza più efficaci a livello europeo.I tecnici danesi hanno inoltre mostrato interesse per il processo di trasformazione organizzativa in corso all’interno dell’azienda lucana, considerato un passaggio chiave per rafforzare la capacità gestionale di un gestore che opera su scala regionale integrata, una delle poche realtà italiane con queste caratteristiche.
Nel corso della visita, la delegazione — accompagnata dal responsabile della direzione “Patrimonio Idrico”, ingegnere Tommaso Marino — ha effettuato un

sopralluogo all’impianto di potabilizzazione del Camastra, situato in località Masseria Romaniello a Potenza, a 930 metri di altitudine. L’impianto, attivo dal 1986, alimenta il sistema idrico “Basento–Camastra”, che serve circa 30 comuni della provincia di Potenza e il capoluogo regionale.L’iniziativa si inserisce nel

quadro delle attività del programma internazionale WTA, che punta a promuovere cooperazione, innovazione tecnologica e scambio di buone pratiche tra le utilities europee del settore idrico, con l’obiettivo di affrontare in modo condiviso le sfide legate alla sicurezza e alla sostenibilità delle risorse idriche.


D I M AURIZIO B OLOGNETTI *
Come era inevitabile, dopo quasi ottanta anni di tradimento del dettato costituzionale, siamo arrivati a un tal punto di putrefazione politica, istituzionale, economica e sociale che la puzza rende l’aria irrespirabile. Ma, ahimé, evidentemente ci siamo totalmente assuefatti in questo Paese, in cui per dieci giorni si è parlato del selfie di Trump e Meloni. Putrefazione delle anime, corruzione delle anime in questa ormai diuturna domenica delle salme, in cui, parafrasando De André, non si sentono fucilate e il gas esilarante presidia le strade. Quanto sommariamente descritto va ovviamente inserito in un contesto mondiale, in cui le democrazie vanno trasformandosi in oligarchie e le assemblee elettive contano quanto il due di coppe a briscola. Va inserito in un contesto in cui le nostre vite son strette dalla tenaglia “democrazie reali” e vecchie e nuove forme di totalitarismo. Quel che ho tratteggiato va inserito in un contesto in cui un capitalismo autoritario, illiberale e cannibale erode democrazia o si sposa con conclamati autoritarismi e regimi antidemocratici, vedi Cina, per esempio.In questa realtà, allora, non c’è da stupirsi se uno come me subisce continue vessazioni, ostruzionismi, ostracismi e striscianti intimidazioni, solo perché rivendica il rispetto della Costituzione, delle leggi della Res Pubblica e del diritto a poter conoscere per deliberare. In un humus fatto di servilismo, clienti e clientelismi, fasulle opposizioni e non meno fasulli statisti, atti di autentico sciacallaggio e assenza di lealtà e onestà intellettuale, pian piano tutto viene inghiottito da un buco nero e non si vola alto, ma rasoterra.Da giorni mi sento sempre più come uno dei protagonisti de "Il giorno della civetta"; no, non certo il mafioso, ma nei panni di chi vuol capire e per questo è ritenuto molto pericoloso. Provo un malessere fisico ed è il minimo per chi come me fa della politica lo strumento per rivendicare il rispetto di inalienabili diritti.Cosa rispondereste se vi dicessi che, nella tarda mattinata di venerdì 26 giugno, un pubblico funzionario ha provato a farmi arrestare, inscenando una ignobile farsa? Proprio vero: funzionari pubblici si nasce. C'è gente, nei

nostri uffici, che ha zero dimestichezza con il FOIA e la Costituzione e che pensa di esser proprietaria dell’ufficio pubblico che dirige. Volevo controllare come vengono spesi i soldi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e qualcuno, dopo il patente ostruzionismo, vistosi alle strette, ha pensato di giocarsi la carta dell’arresto.Perché è accaduto tutto questo? Perché da oltre due mesi si è messa in scena una manfrina e azioni ostruzionistiche per impedirmi di acquisire documenti relativi ai progetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Non sto scherzando, ci hanno provato senza riuscirci, mentre esercitavo la mia attività d'inchiesta giornalistica. Al momento, come detto, non ci son riusciti solo grazie all'intervento dei Carabinieri. Democrazia, questa? Chiedo ufficialmente all'Odg e alla Fnsi di prendere una posizione netta che condanni comportamenti ostruzionistici e palesemente intimidatori, tesi a negare a un giornalista e a chicchessia l'accesso agli atti della pubblica amministrazione. Ci troviamo – volendo usare una metafora forse impropria – di fronte ai "ladri" che inseguono le guardie. Preannuncio che a partire dalle 23.59 di oggi ho iniziato uno
sciopero della fame. Se ci sono atti che non vogliono darmi, devono mettermelo per iscritto. Ringrazio chi si è comportato da Uomo e non ha girato la testa dall’altra parte.
Scrive Imelde Cassino Rosati, presidente Unitre Moliterno: "Maurizio Bolognetti è un monumento vivente alla cultura della legalità e del diritto. Auspico che il suo impegno giornalistico riesca a far luce sulle tante zone d'ombra della nostra realtà".Ha scritto Antonio Flovilla, già consigliere regionale: "Grazie Maurizio per quanto fai per tutti a difesa della trasparenza, della legalità e del diritto all'informazione".Scrive, tra l’altro, Alessandro Singetta, avvocato e già consigliere regionale: "Maurizio Bolognetti è un personaggio scomodo, abituato a combattere battaglie anche solitarie, in difesa dell'ambiente e del diritto alla conoscenza. Ma è un personaggio insostituibile, anche per chi non comprende che le sue lotte sono a tutela dei diritti di noi tutti. È inaccettabile, pertanto, il trattamento che alcuni gli stanno riservando, frapponendo ostacoli di ogni tipo alle sue richieste. Non è tollerabile che, in un Paese civile, la ricerca della verità e la difesa del territorio debbano tradursi in una spirale di isola-
mento e di sofferenza per chi se ne fa carico".Ha scritto l’avvocato Maurizio Spera: "Tutta la mia stima, vicinanza e solidarietà, caro Maurizio. Come ti ho già detto tempo fa, sei patrimonio di quella cultura libertaria che sta scomparendo nel nostro Paese!".Scrive l’avvocato Leonardo Pinto: "Caro Maurizio, in Italia è patologico, ma non si vuol guarire perché va bene così agli uni e agli altri. Come noto, apprezzo le tue battaglie quando difendi trasparenza e legalità".Ha scritto, tra l’altro, Livio Valvano, direttore dell’Avanti: "Maurizio non è in grado di praticare violenza a nessuno… tranne che a se stesso per le battaglie di libertà a cui ci ha abituato…".Una pioggia di dichiarazioni che scaldano il cuore e rappresentano un riconoscersi oltremodo prezioso e che giunge da Uomini in una realtà in cui prevalgono quaquaraquà e opportunismi. Aveva ragione Prévert quando scriveva: "Quando la verità non è libera, la libertà non è vera".Per ora sono a piede libero o, se volete, in libertà vigilata, domani chissà. Di certo continuerò a difendere la Costituzione e le leggi della Res Pubblica e, tra queste, il FOIA e la ratio che lo ha ispirato. Mala tempora currunt!
*S EGRETARIO R ADICALI L UCANI
MELFI La Procura affida un articolato accertamento tecnico per chiarire le cause del decesso e verificare ogni eventuale profilo di responsabilità

Èstata eseguita nei giorni scorsi, all'ospedale di Melfi, l'autopsia sulla salma di Marianna Lapadula, la giovane mamma di appena 22 anni di Rionero in Vulture tragicamente deceduta lo scorso 22 giugno, poche ore dopo aver dato alla luce, con parto
cesareo, il suo secondogenito.
Una tragedia che ha profondamente colpito l'intera comunità lucana e che ha suscitato vasta eco in tutta Italia, lasciando nello sconforto il marito, Lillo Simone, i due figli della coppia e tutti i familiari, ancora increduli per
una perdita tanto improvvisa quanto devastante. «L'esame autoptico rappresenta il primo fondamentale passo dell'inchiesta aperta dalla Procura della Repubblica di Potenza, che procede, allo stato, contro ignoti. Nell'ambito dell'accertamento tecnico non ripetibile disposto dal Pubblico Ministero, dott. Giacomo Esposito, il Consulente incaricato dalla Procura stessa, dott. Giovanni Zotti, dovrà non soltanto accertare causa, epoca e mezzi del decesso, ma anche verificare se siano ravvisabili eventuali responsabilità di terzi, accertando l'eventuale sussistenza di condotte omissive, la correttezza del percorso diagnostico e terapeutico seguito dai sanitari e se un diverso intervento medico avrebbe potuto impedire il verificarsi dell'evento. Per il deposito della relazione tecnica sono stati concessi
novanta giorni» fa sapere in una nota lo Studio 3AValore Spa. In questo delicatissimo momento, il marito della giovane, Lillo Simone, ha deciso, infatti, di affidarsi, attraverso l'Area Manager Puglia e Basilicata Luigi Cisonna, a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, unitamente all'avv. Daniele D'Elia. L'avvocato D'Elia ha quindi provveduto a depositare la nomina, quale Consulente tecnico di parte, del medico legale dott. Andrea Molino, che ha partecipato alle operazioni peritali, seguendo tutte le attività disposte dall'Autorità giudiziaria.
La famiglia di Marianna Lapadula non cerca colpevoli a ogni costo né intende anticipare valutazioni che spettano esclusivamente agli inquirenti
e ai consulenti tecnici. Chiede, però, che venga fatto tutto il necessario per ricostruire con precisione quanto accaduto durante quelle drammatiche ore e comprendere se la morte della giovane mamma po- tesse essere evitata. È questo il solo obiettivo che oggi accompagna il dolore del marito e dei familiari: conoscere la verità, qualunque essa sia, affinché una tragedia tanto sconvolgente trovi risposte certe e venga fatta piena giustizia nel rispetto della memoria di Marianna e dei diritti di chi le voleva bene. Studio3A continuerà ad affiancare la famiglia durante tutte le fasi dell'inchiesta, seguendo gli sviluppi degli accertamenti tecnici e dell'attività investigativa, nella convinzione che soltanto un'indagine completa, rigorosa e imparziale possa restituire le risposte che i suoi cari attendono.
Latronico: «Si tratta di un piano di reclutamento straordinario tra i più imponenti degli ultimi decenni in Basilicata»
Grande successo di adesioni per il corso-concorso destinato agli infermieri di famiglia e di comunità (IFoC) in Basilicata. Sono ben 1.316 le domande di partecipazione pervenute alla data di chiusura del 25 giugno. Una dimostrazione dell’altissimo interesse per una procedura che rappresenta una vera e propria svolta nell’assistenza sanitaria territoriale della regione.
«Si tratta di un piano di reclutamento straordinario – spiega l’assessore alla Salute, Politiche della Persona e Pnrr, Cosimo Latronico, che prosegue – tra i più imponenti degli ultimi decenni in Basilicata finanziato dall’Unione Europea attraverso i fondi FSE+ 2021/2027».
L’iniziativa nasce dalla collaborazione strategica tra la Regione Basilicata, Formez PA e l’Università degli Studi di Foggia. Il bando, che vede l’Azienda Sanitaria Locale di Matera nel ruolo di capofila d’intesa con l’Azienda Sanitaria Locale di Potenza, prevede una prima selezione pubblica per l’ammissione di 500 in-
fermieri al percorso di formazione regionale di 220 ore teorico/pratiche. I partecipanti al corso avranno inoltre diritto a un’indennità di frequenza fino a 1.800 euro complessivi. I candidati che conseguiranno la certificazione dei crediti formativi saranno ammessi alle successive due prove del concorso pubblico unico regionale per la copertura immediata di 263 posti suddivisi in: 160 posti all’ASP e 103 posti all’ASM. Tutti gli insegnamenti erogati durante il corso saranno altresì riconosciuti come Crediti Formativi Universitari, spendibili nel Master di primo livello dello stesso Ateneo.
«La risposta positiva a questo bando, con 1.316 professionisti –dichiara Latronico – conferma la nostra scelta di mettere al centro la medicina di prossimità e l’efficace utilizzo dei fondi europei FSE+. È importante evidenziare il particolare pregio del progetto che deriva dalla virtuosa integrazione tra i programmi regionali afferenti al Pnrr e quello relativo alla gestione dei fondi FSE+, circostanza tutt’altro che usuale, an-
zi del tutto inedita. Con questo provvedimento diamo ulteriore impulso alla riforma dell’assistenza territoriale, portando gli infermieri di famiglia direttamente nelle Case e negli Ospedali di Comunità della nostra regione. Inoltre, sono già allo studio ipotesi di accompagnamento on the job, di 12-18 mesi, dei vincitori di con-
corso e dei soggetti idonei in graduatoria, utili per eventuali scorrimenti, al fine di non disperdere le professionalità ulteriormente formate. Ringrazio gli uffici regionali competenti, le aziende sanitarie territoriali, il Formez e l’Università di Foggia per la gestione di questa complessa e fondamentale procedura».

La Uil Fp Basilicata richiama i dati del Rendiconto 2025 e sollecita investimenti, assunzioni e servizi più efficienti per i cittadini
POTENZA. Più risorse per la sanità non bastano se non si trasformano in investimenti concreti e servizi migliori. È la posizione della Uil Fp Basilicata, che interviene dopo la pubblicazione della Relazione sul Rendiconto generale dello Stato 2025 della Corte dei conti, evidenziando come, nonostante l'aumento dei finanziamenti destinati al Ministero della Salute, permangano criticità nella capacità di tradurre le risorse disponibili in interventi efficaci per cittadini e operatori.
Secondo il sindacato, il quadro delineato dalla magistratura contabile mostra un rallentamento degli investimenti e una riduzione della capacità di spesa proprio mentre il sistema sanitario è chiamato a sostenere sfide decisive, dall'attuazione del Pnrr al rafforzamento dell'assistenza territoriale, passando per la digitalizzazione dei servizi e la cronica carenza di personale.
Per la Uil Fp Basilicata tali problemi assumono un peso ancora maggiore in una regione caratterizzata da vaste aree interne, dall'invecchiamento della popolazione e da una domanda crescente di assistenza sanitaria e sociosanitaria. Ritardi nell'utiliz-

zo delle risorse, sottolinea il sindacato, rischiano di rallentare il completamento delle infrastrutture previste e il potenziamento dei servizi territoriali, compromettendo l'equità nell'accesso alle cure. «È certamente positivo reperire ulteriori finanziamenti, ma occorre tradurli in risultati concreti», afferma il segretario generale regionale della Uil Fp Basilicata, Giuseppe Ver- rastro. «È necessario accelerare gli investimenti, valorizzare il personale sanitario e sociosanitario, rafforzare gli organici e creare condizioni di lavo-
ro che consentano agli operatori di rispondere sempre meglio alle esigenze della popolazione». Per il sindacato la sanità pubblica resta un patrimonio da difendere attraverso programmazione, investimenti e valorizzazione delle professionalità. La Uil Fp Basilicata assicura che continuerà a vigilare affinché le risorse destinate alla salute non rimangano solo sulla carta, ma si traducano in servizi più efficienti, maggiore tutela per i cittadini e migliori condizioni di lavoro per il personale del comparto.
San
POTENZA. Accordo raggiunto all'Ispettorato territoriale del lavoro di Potenza-Matera nella vertenza relativa all'appalto per il servizio di ripristino della funzionalità degli immobili e di giardinaggio dell'Azienda ospedaliera regionale San Carlo. L'intesa, annunciata dalla Filcom Basilicata, evita l'immediata cessazione del rapporto di lavoro per tre dipendenti in servizio negli ospedali di Villa d'Agri, Lagonegro e Melfi, la cui uscita era prevista il 30 giugno con la scadenza dell'appalto. Grazie all'intervento del sindacato, il Consorzio Servizi Lucano ha accettato di rinviare la cessazione dei rapporti di lavoro al 20 luglio, consentendo ai dipendenti di usufruire anche delle ferie maturate e non ancora godute. Una soluzione che garantisce continuità occupazionale in attesa dell'affidamento del nuovo servizio. «Abbiamo evitato che tre famiglie si trovassero senza reddito dal primo luglio e continueremo a vigilare affinché il subentro del nuovo gestore avvenga nel pieno rispetto della clausola sociale», ha dichiarato il segretario generale della Filcom Basilicata, Donato Rosa.

Parte il progetto triennale nell'ambito di LucAS per individuare biomarcatori e rafforzare prevenzione e diagnosi precoce
POTENZA. Prende il via all'Azienda ospedaliera regionale San Carlo di Potenza uno studio scientifico dedicato all'identificazione di biomarcatori sesso-specifici per i tumori dello stomaco e del colon-retto associati all'esposizione ambientale all'amianto. L'iniziativa rientra nel progetto LucAS (Lucania: Ambiente e Salute), promosso dalla Regione Basilicata per monitorare gli effetti delle pressioni ambientali, antropiche e naturali, sulla salute della popolazione.
La ricerca, della durata di tre anni, punta a definire nuovi protocolli di sorveglianza sanitaria e programmi di screening oncologico attraverso l'analisi di campioni di sangue e urine di soggetti esposti a fibre di amianto di origine naturale o antropica. L'obiettivo è indivi-
duare indicatori biologici specifici utili a migliorare la prevenzione secondaria e la qualità delle cure. Lo studio coinvolge in modo integrato numerose professionalità dell'Aor San Carlo e il Centro di Medicina di genere dell'Istituto superiore di sanità. Partecipano le unità operative di Oncologia, Anatomia patologica, Laboratorio analisi, Endoscopia digestiva e le Chirurgie dei quattro ospedali dell'Azienda, chiamate a collaborare nel reclutamento dei pazienti e nella gestione dei campioni biologici. Un ruolo centrale è affidato anche ai pazienti oncologici che aderiranno volontariamente allo studio, offrendo un contributo determinante all'avanzamento della ricerca e allo sviluppo di nuovi strumenti di prevenzione. «L'avvio di questo studio rappre-

senta un momento di alto valore istituzionale e scientifico per la nostra Azienda», afferma il direttore generale dell'Aor San Carlo, Giuseppe Spera. «La sinergia tra le nostre unità operative dimostra la solidità del sistema ospedaliero. Siamo orgogliosi di contribuire a una ricerca che, partendo dall'analisi delle criticità ambientali del territorio, punta a offrire risposte concrete in termini di prevenzione e
diagnosi precoce per i cittadini lucani».
Soddisfazione anche da parte dell'assessore regionale alla Salute, Politiche per la Persona e Pnrr, Cosimo Latronico. «Questo progetto è un pilastro della nostra strategia regionale per l'integrazione tra ambiente e salute. Grazie ai fondi stanziati dalla Regione e alla visione strategica del progetto LucAS stiamo costruendo una rete di sorveglianza che mette al centro la persona. Il ringraziamento va ai professionisti coinvolti e soprattutto ai pazienti, la cui partecipazione consentirà di trasformare la ricerca scientifica in programmi di salute pubblica efficaci e innovativi». Lo studio sarà presentato nei prossimi giorni agli stakeholder e ai professionisti coinvolti nel progetto.
Su oltre 120.000 anziani, si stima che più di 10.000 persone soffrano di disturbi neurocognitivi, con oltre 6.000 casi di Alzheimer
DI V I N C E N Z O MA I DA
In Basilicata, su oltre 120.000 anziani, si stima che più di 10.000 persone soffrano di disturbi neurocognitivi, con oltre 6.000 casi di Alzheimer. La Regione Basilicata ha approvato il Piano Triennale 2024-2026 sulle demenze e ottenuto cospicui finanziamenti del Fondo per l’Alzheimer e le demenze per potenziare la diagnosi precoce, la telemedicina e la presa in carico dei pazienti, ma i risultati e le ricadute sul territorio sono tutti da verificare. I “buonisti per definizione verso l’immigrazione selvaggia, e quelli di generazione Z, che da molto tempo sono andati in sonno, non prestano alcuna attenzione ad un problema vero che ci sta travolgendo ed ha aspetti disumani. Nei paesi industriali del mondo occidentale, è noto che gli anziani rappresentano un peso per le famiglie, di cui liberarsi confinandoli nelle RSA (residenze sanitarie assistenziali), oppure, nei casi in cui il fisico è compromesso in modo
grave, nelle Lungodegenze ospedalieri. In passato timidi tentativi per far rimanere l’anziano nel proprio domicilio, furono compiuti dalle Province, poi le competenze passarono alle Aziende Sanitarie ed infine con i comuni l’assistenza domiciliare integrata (sociale e sanitaria) è quasi scomparsa. Il sogno di ogni anziano è quello di rimanere a vivere, gli ultimi anni della sua vita, nel proprio domicilio e nel proprio ambiente, ma pochi riescono a realizzarlo. Spesso poi subentrano complicazioni come l’inizio della demenza, che è una grave affezione degenerativa del Sistema Nervoso Centrale, le cui cause non sono a tutt’oggi conosciute. L’incidenza della demenza nei paesi industrializzati è di circa dell’8% per gli ultrasessantacinquenni e sale ad oltre il 20% dopo gli ottanta anni. Secondo alcune proiezioni, i casi di demenza potrebbero triplicarsi nei prossimi 30 anni nei paesi occidenta- li. È noto che tenere il cervello allenato insieme al fisico, rappresenta un mo-
do concreto per evitare o ritardare le demenze, ma nelle società industriali, l’uomo quando smette di lavorare è considerato un peso e non una risorsa. L’Italia è uno dei paesi europei con più anziani (età uguale o superiore a 65 anni) e quasi il 17% della popolazione, per un totale di 9,5 milioni, ha superato i 65 anni di età. Sono pertanto in aumento tutte le malattie croniche, in quanto legate all’età, e tra queste le demenze. Il progressivo incremento della popolazione anziana comporterà un ulteriore e consistente aumento della prevalenza dei pazienti affetti da demenza. In Italia, il numero totale dei pazienti con demenza è stimato in oltre un milione (di cui circa 600.000 con demenza di Alzheimer) e circa 3 milioni sono le persone direttamente o indirettamente coinvolte nell’assistenza dei loro cari. Esse risiedono soprattutto nel Sud Italia, dove la presenza di un anziano spesso è una risorsa economica per i familiari disoccupati. Le demenze si distinguono in base alla

loro progressione in reversibili e irreversibili. Servirebbe un Piano di intervento a livello nazionale, modulato sulla base delle diverse realtà, che tenga quindi conto del contesto sociale ed economico dei comuni di residenza. Abbiamo appreso da alcune famiglie albanesi residenti in Italia da molti anni, che è loro consuetudine farsi carico dei genitori anziani e vivere con loro nella stessa casa, per tante ragioni da noi sarebbe impossibile, ma l’obiettivo dovrebbe
essere quello non solo di favorire il più possibile la permanenza dell’anziano nel suo contesto socio-familiare, ma anche il suo utilizzo in progetti di utilità sociale, come quella del nonno-vigile davanti alle scuole elementari, quelli per l’infanzia, etc. Qualche timido tentativo in questo senso lo stanno facendo alcuni comuni, ma sono tanti i settori in cui l’anziano potrebbe impiegare il tempo utilmente e da un peso per la società trasformarsi in risorsa, con benefici per tutti.
Plusdotazione, la Garante Mignoli: «La tutela dei diritti dei minori deve restare al centro dell’azione delle Istituzioni»
«Salve, caro Presidente Mattarella. Mi chiamo L. C., ho 8 anni e mezzo e frequento la terza elementare. Mi rivolgo a lei perché so che è molto attento ai diritti dei bambini. Io sento che i miei diritti non sono rispettati, in particolare il Diritto all'Istruzione. A scuola mi annoio da morire, perché ripetiamo sempre tutto, e poi, sono cose che io conoscevo già all’asilo! Non voglio ripetere, a scuola non imparo nulla!». É così che comincia la lettera che una bambina di Potenza ha scritto al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per manifestare la sua frustrazione derivante da un sistema scolastico che non riesce a soddisfare i bisogni di apprendimento dei bambini plusdotati. La scrivente, infatti, è stata valutata da due centri specialistici che hanno confermato la plusdotazione, ovvero quella condizione neurologica caratterizzata da un funzionamento cognitivo ed emotivo significativamente superiore alla media,
spesso associato a creatività, pensiero divergente e ipersensibilità. Si tratta di bambini con un elevato quoziente intellettivo (nel caso specifico parliamo di un QI superiore a 130) che hanno fame e sete di conoscenza, capiscono e memorizzano concetti complessi in tempi rapidissimi e spesso in autonomia. Per questa ragione le attività routinarie e ripetitive causano in loro noia e frustrazione tanto da far registrare un tasso di abbandono scolastico molto elevato. Inoltre la loro forte emotività li porta a vivere con intensità ogni situazione tanto da soffrire anche di fronte a situazioni che, per altri, sarebbero normali o poco significative. Scrive ancora la bambina: «A scuola non imparo nulla, ma neanche una cosa microscopica! Io non vedo l'ora di tornare a casa perché lì, quando faccio le domande oppure correggo, mamma e papà non mi rispondono "Non è il tuo turno, stai zitta!». La situazione di sofferenza della bambina, manifestata a livel-
lo psicofisico specie nell’anno scolastico appena concluso, ha portato i genitori a scegliere una scuola diversa nella speranza di trovare insegnanti adeguatamente formati sul tema e che siano in grado di approcciarsi a bambini come L. sia dal punto di vista didattico che emotivo.La formazione dei docenti è uno dei pilastri su cui si fonda la Proposta di Legge che l’Ufficio della Garante per i diritti dei bambini e degli adolescenti della Basilicata sta sostenendo, con l’obiettivo di anticipare il disegno di legge nazionale e dare risposte più veloci ai bambini e agli adolescenti che vivono situazioni analoghe a L. «Nelle parole di questa bambina - ha dichiarato la Garante regionale dell'infanzia e dell'adolescenza, Rossana Mignoli - ho ritrovato la motivazione più autentica che mi ha spinta a intraprendere e a portare avanti con determinazione la battaglia istituzionale per il riconoscimento e la tutela dei bambini e dei ragazzi plusdotati. La sua lettera
non è soltanto il grido di una bambina che chiede di poter imparare: è la voce di tanti minori che, ancora oggi, vedono negato il diritto a un’istruzione realmente inclusiva, capace di valorizzare le potenzialità di ciascuno. La plusdotazione non rappresenta un privilegio, ma una specifica condizione neuroevolutiva che richiede competenze educative adeguate, percorsi personalizzati e docenti formati».


POTENZA Discusse le interrogazioni, l’ordine del giorno sulla soppressione del Tribunale di Lagonegro e l’approvazione dei debiti fuori

POTENZA. Si è tenuta ieri una seduta fiume del Consiglio comunale di Potenza. Tanti gli argomenti trattati a partire dalle interrogazioni presentati dall’apposizione sullo “Stato di attuazione del PEBA e interventi per l'accessibilità urbana nella città di Potenza”; sullo "Stato di abbandono e mancata riassegnazione dei campi da tennis di Rione Lucania." e sullo "Stato di attuazione del progetto “Fruizione dell’Infrastruttura a Verde – parco Fluviale del Basento – ritardi nella conclusione dei lavori e criticità riscontrate nell’area di intervento.".
Tutti argomenti importanti per la comunità che hanno dato la possibilità agli assessori competenti e al sindaco Telesca di spiegare il lavoro messo in campo per dare maggiori, e sempre più efficienti servizi ai cittadini.
In particolare il sindaco ci ha tenuto a spiegare che «l’intervento su via Tammone e la conseguente chiusura della scala mobile non è un disservizio reso ma una necessità per permettere al Consorzio di realizzare le opere previste». Per permettere lo svolgimento del lavoro in sicurezza e continuare ad usufruire delle scale mobili, i cittadini avrebbero dovuto utilizzare un percorso alternativo non idoneo che non avrebbe consentito un reale utilizzo del servizio, per questa ragione il Comune ha deciso di chiudere per 2 mesi e 10 giorni la scala mobile. «Abbiamo pensato di favorire l’utilizzo degli autobus in questi due mesi e riaprire la scala mobile con la riapertura delle scuole, anche perchè chi maggiormente ne usufruisce sono proprio le scolaresche. Abbiamo scelto di allargare una strada, quella a servizio dei residenti di via Mar Egeo, e dare un servizio duraturo alla comunità utilizzando i soldi che l’impresa avrebbe speso per rendere fruibile il percorso alternativo» dichiara Telesca. Altro tema messo in risalto dal
primo cittadino è il bando di concessione dello Stadio Viviani. «Anziché riconoscere positivamente il fatto che questa amministrazione, per la prima volta, sta realizzando una concessione pluriennale, si è preferito attaccarla. Ho semplicemente spiegato ai tifosi che la Giunta approva gli atti di gara e che, successivamente, gli uffici provvedono alla loro pubblicazione.Tuttavia, gli uffici sono stati impegnati a risolvere una questione ben più rilevante, che avrebbe potuto compromettere l’intera procedura: il rischio di perdere il requisito di stazione appaltante. Negli anni precedenti, infatti, non erano state chiuse diverse procedure di affidamento e l’ANAC, l’autorità nazionale che vigila sulle gare pubbliche, ci aveva segnalato che entro questo mese il Comune avrebbe potuto perdere tale qualifica. Era una situazione che non potevamo permetterci. Fortunatamente il problema è stato risolto e gli uffici mi hanno comunicato che procederanno alla pubblicazione della gara nei prossimi giorni. Si tratta di un passaggio importante, che consentirà di avviare un percorso finalizzato a rendere lo stadio più bello, più accogliente e dotato di servizi migliori, grazie anche al contributo del soggetto privato che si aggiudicherà la concessione».
IL PARCO FLUVIALE DEL BASENTO
In merito all’interrogazione della consigliera di FdI Carmen Galgano sui ritardi negli interventi del Parco Fluviale del Basento, ha risposto l’assessore Michele Beneventi.
«Il cantiere è attivo e riguarda il primo lotto funzionale di un intervento strategico per la riqualificazione di una delle aree più importanti della città. È vero che i tempi si sono allungati rispetto a quanto inizialmente previsto, ma le ragioni sono oggettive e documentate. Le eccezionali condizioni meteorologiche che hanno interessato la Basilicata negli ultimi mesi, culminate con la dichiarazione dello stato di emergenza

da parte del Governo, hanno inciso in maniera significativa sulle lavorazioni, soprattutto in un cantiere che si sviluppa lungo l’alveo del Basento e che, per ragioni di sicurezza, ha dovuto affrontare inevitabili sospensioni durante le piene del fiume.A questo si aggiunge la particolare complessità tecnica della realizzazione della nuova passerella ciclopedonale, un’opera di grande rilevanza che richiede operazioni di montaggio e varo estremamente delicate. Una volta completata questa fase, prevista nella prima metà di luglio, sarà possibile ultimare rapidamente anche i percorsi ciclopedonali e le sistemazioni delle aree circostanti».
ODG CONTRO LA POSSIBILE SOPPRESSIONE DEL TRIBUNALE DI LAGONEGRO
Presentato in Consiglio anche un Ordine del Giorno sulla riforma della geografia giudiziaria e la possibile soppressione del tribunale di Lagonegro dal consigliere Enzo Stella Brienza. «Un atto neccessario, dice Stella Brienza, per evidenziare non solo il rischio di chiusura del tribunale di Lagonegro, ma anche e soprattutto gli effetti disastrosi che ne conseguirebbero».
«L'associazione Nazionale Magistrati ha presentato una proposta relativamente a norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte Disciplinare; detta proposta consta di otto punti, tra i quali vi è una revisione delle piante organiche degli uffici giudiziari, con la soppressione degli uffici con meno di 10 Pubblici Ministeri e 30 Giudici. Orbene, continua il consigliere Stella Brienza, senza entrare troppo nel tecnico, questa proposta comporterebbe la chiusura di 87 sedi su 139 a livello nazionale, tra cui il Tribunale di Lagonegro. Detta revisione risulta il frutto di un'attività meramente aritmetica, non uniforme sul territorio nazionale, che tra l'altro, non tiene in considerazione le scoperture organiche della magistratura,
che si attestano tra il 10/15%, con punte del 20%.»
«Ma la cosa ancora più grave è che la Basilicata rimarrebbe con sole due sedi di tribunale, Potenza e Matera e questo comporterebbe la chiusura della Corte di Appello di Potenza e degli uffici giudiziari ad essa collegati. Un disastro per la Basilicata! Non si può considerare la sicurezza, la giustizia un mero costo; queste rappresentano, invece, un Valore da difendere! Questo è il ruolo della Politica, senza colori..... la difesa del territorio. Abbiamo già vissuto, nel 2013, l'esperienza della soppressione del Tribunale di Melfi, un gravissimo errore, tecnico e politico. Lo scorso 24 giugno se n'è parlato in Commissione Giustizia alla Camera dei Deputati, in vista di possibili revisioni» continua il consigliere. «Io, purtroppo, non sono ottimista, anzi, a sentire come il Presidente della Corte di Appello di Salerno, dott. Paolo Sordi, ha perorato la causa del soppresso Tribunale di Sala Consilina, nutro grandi preoccupazioni per quello di Lagonegro. La politica non può rimanere silente e passiva davanti a queste proposte; una vera riforma della giustizia necessita di un serio programma di assunzioni sia della magistratura che del personale giudiziario. Ribadisco, la Giustizia e la Sicurezza sono dei valori da difendere! Ricordo che durante l'allora Governo Monti il Parlamento intervenne sul D.Lgs. 155 del 2012 imponendo di salvare alcuni tribunali per ragioni di antimafia, considerando troppo rischioso chiudere presìdi di legalità in territori dove la criminalità organizzata era già pervasiva. Spero che il messaggio arrivi forte e chiaro ai nostri rappresentanti nazionali, chi ha a cuore il nostro territorio non può rimanere inerme, non deve!» conclude Stella brienza. L’Ordine del giorno è stato votato da tutti i consiglieri tranne che dagli esponenti di Fratelli d’Italia. Approvati anche a fine seduta la sfilza di debiti fuori bilancio.
Il presidente di Territorio Attivo, Rocco Carleo denuncia disparità di trattamento nella concessione della sala convegni e delle piazze comunali
VIETRI DI POTENZA. Una denuncia pubblica sulla gestione degli spazi comunali arriva da Rocco Carleo, presidente dell'associazione Territorio Attivo, che in un comunicato accusa l'Amministrazione comunale di adottare criteri discriminatori nella concessione della sala convegni e delle piazze cittadine per lo svolgimento di iniziative pubbliche.«A Vietri di Potenza ci sono figli e figliastri», esordisce Carleo, sostenendo che «l'accesso ai luoghi della partecipazione democratica non può essere soggetto a logiche di convenienza politica. Il loro utilizzo deve essere garantito nel rispetto dei principi di imparzialità, trasparenza e parità, senza discriminazioni tra le diverse forze sociali».Nel comunicato, il presidente di Territorio Attivo punta il dito contro il responsabile dell'Area Tecnica del Comune, l'ingegnere Claudio Pirollo, al quale attribuisce il mancato accoglimento delle richieste avanzate dall'associazione e dallo stesso Carleo
come cittadino.«Con le motivazioni più varie – afferma – continua a negare o a non dare risposte alle richieste per l'utilizzo della sala convegni comunale e delle piazze per lo svolgimento di assemblee e incontri pubblici, mentre autorizza il sindaco Christian Giordano ad utilizzarli, esercitando di fatto una censura politica attraverso la gestione arbitraria degli spazi comuni».Secondo Carleo, la disparità di trattamento emergerebbe anche dall'utilizzo delle stesse strutture da parte del primo cittadino. «Nel frattempo il sindaco continua ad utilizzare le medesime strutture comunali che vengono negate a noi – dalla sala convegni alle piazze – per iniziative di contenuto politico e con finalità elettorali di promozione della propria persona e dell'attuale amministrazione», dichiara.Il presidente dell'associazione sostiene che una simile gestione degli spazi pubblici finisca per limitare la possibilità di confronto democratico e di partecipazione civica, evi-

denziando come sale e piazze comunali dovrebbero rappresentare luoghi aperti a tutte le realtà associative e ai cittadini, senza distinzioni di natura politica.«Come presidente dell'associazione "Territorio Attivo" e come singolo cittadino – conclude Carleo – denuncio il comportamento di-

scriminatorio e censorio del sindaco Christian Giordano e ogni forma di utilizzo improprio e "privatistico" degli spazi pubblici, che dovrebbero essere gestiti nell'esclusivo interesse della collettività e a favore della sua attiva partecipazione alla vita comunitaria».
Nuovo allestimento nell'antica dimora seicentesca: archivi, abiti e tessuti raccontano l'evoluzione della società e dell'eleganza
Palazzo Filizzola si prepara a scrivere una nuova pagina della propria storia culturale. La prestigiosa dimora seicentesca, da anni punto di riferimento per la valorizzazione della memoria storica di Nemoli e della Basilicata, amplia infatti i propri spazi espositivi con una nuova sezione del Museo Civico dedicata alla storia della Moda e del Costume.Il progetto sarà presentato sabato 4 luglio, alle ore 18, nell'Aula Consiliare del Comune di Nemoli, nel corso di un incontro pubblico aperto alla cittadinanza, alle istituzioni, agli operatori culturali, ai rappresentanti della stampa e del turismo.La nuova sezione, ospitata nell'attico di Palazzo Filizzola, porta il titolo "Museo della Moda e del Costume in un edificio seicentesco: archivio, casa, vita del Palazzo Filizzola" e propone un percorso interattivo che racconta l'evoluzione del gusto e del costume tra
il Settecento e il Novecento attraverso una preziosa raccolta di abiti, accessori, tessuti, oggetti d'epoca, libri e documenti d'archivio.Proprio il patrimonio documentario custodito nel palazzo costituisce il punto di partenza del nuovo allestimento. Le carte d'archivio diventano il filo conduttore di una narrazione che ricostruisce la vita quotidiana della famiglia Filizzola e, più in generale, le trasformazioni sociali, economiche e culturali che hanno interessato il territorio nel corso dei secoli.
L'obiettivo del progetto è raccontare la moda non soltanto come espressione estetica, ma come fenomeno sociale capace di testimoniare i cambiamenti della società e il ruolo svolto dalle grandi vie di comunicazione del Mezzogiorno, a partire dalla storica Strada Regia delle Calabrie. Un percorso che mette in luce gli scambi culturali e commerciali
che hanno interessato anche i territori interni della Basilicata, contribuendo a superare l'idea di una periferia lontana dai principali processi di innovazione.«La nascita di questa sezione rappresenta un tassello fondamentale per il nostro Museo Civico –spiegano i promotori –. Palazzo Filizzola non è soltanto un contenitore di oggetti, ma un luogo che racconta la storia delle persone, delle famiglie e delle influenze culturali che hanno attraversato Nemoli.
La collezione restituisce valore alla tradizione artigianale e all'eleganza di un'epoca, consegnandone la memoria alle future generazioni.»Con questo ampliamento Palazzo Filizzola rafforza il proprio ruolo di presidio culturale del territorio, offrendo ai visitatori un nuovo percorso di conoscenza che unisce storia, archivistica e patrimonio materiale in un'esperienza capace di valorizzare l'identità del-
la comunità e le sue radici.L'incontro di presentazione rappresenterà l'occasione per conoscere da vicino il progetto e le prospettive di sviluppo di un
museo sempre più orientato alla ricerca, alla divulgazione e alla promozione del patrimonio storico e culturale della Basilicata.

Grazie anche al 7° Nucleo Elicotteri di Pontecagnano, controlli mirati su strade e zone impervie; deferito un conducente e segnalato un altro in possesso di droga
Con la direzione del Comando Provinciale Carabinieri di Potenza, è stato eseguito un imponente e articolato servizio straordinario di controllo del territorio ad ampio raggio nella giurisdizione della Compagnia di Venosa. L’operazione, pianificata per saturare strategicamente le principali arterie di comunicazione e presidiare capillarmente le aree rurali e più isolate, ha espresso un potenziale operativo di massima proiezione per garantire la sicurezza pubblica e la prevenzione generale. Il dispositivo, strutturato su fitti posti di controllo dinamici, ha visto l’action integrata dei reparti territoriali coadiuvati dall’ al-
to dall’equipaggio del 7° Nucleo Elicotteri Carabinieri di Pontecagnano (SA). La ricognizione aerea ha permesso una tempestiva e fluida manovra di osservazione e monitoraggio di zone boschive e percorsi interni impervi, guidando le pattuglie di terra in una metodica azione di filtraggio e identificazione che ha interessato ben 273 persone e 198 autoveicoli in poche ore. L’attenta e capillare azione di verifica stradale, strutturata specificatamente per salvaguardare l’incolumità degli utenti della strada e prevenire le condotte di guida maggiormente rischiose, si è tradotta in un bilancio di assoluto rilievo operativo: sono state con-
testate 20 severe violazioni al Codice della Strada per un valore complessivo superiore ai 20 mila euro, riscontrando gravi irregolarità che hanno imposto l’immediato ritiro di 4 patenti di guida e il fermo o sequestro amministrativo di 10 automezzi, sottratti così alla circolazione. Nel medesimo contesto di capillarità ispettiva, l’efficacia dei controlli ha consentito di incidere anche sul versante del contrasto ai reati e al degrado urbano. I militari hanno infatti proceduto al deferimento in stato di libertà all’Autorità Giudiziaria di un conducente resosi responsabile di violazioni connesse alla sicurezza stradale e al rifiuto degli accertamenti

tossicologici, nonché alla segnalazione amministrativa alla Prefettura di un soggetto trovato in possesso di sostanza stupefacente del tipo hashish, prontamente sequestrata.
Quanto sopra, rammentando che, per i soggetti interessati da violazioni penali, vige la presunzione di non colpevolezza sino a sentenza definita di condanna.
«Una filiera lontana dallo stabilimento significa maggiore esposizione logistica, approvvigionamenti più fragili, ricorso più ampio alla cassa integrazione»
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uello che è accaduto nello stabilimento
Stellantis di Melfi il 26 giugno non è un disguido organizzativo, ma il volto più nudo di un modello industriale che ha smesso di considerare il lavoro come qualcosa di diverso da un costo da comprimere all’occorrenza. Le lavoratrici e i lavoratori del secondo turno si erano presentati regolarmente. Solo alle 13:45, quando molti erano già dentro lo stabilimento, è arrivata la comunicazione che il turno non si sarebbe svolto per mancanza di materiali, e che tutti erano dispensati dalla prestazione. Alcuni sono riusciti a rientrare a casa; altri, senza un mezzo per tornare, sono rimasti bloccati in fabbrica, in attesa, senza alcuna responsabilità propria. È un’immagine che andrebbe guardata a lungo prima di pronunciare la parola “rilancio”: uomini e donne chiamati al lavoro e poi respinti indietro, come se il loro tempo, i loro spostamenti, la loro vita familiare non avessero alcun peso».È quanto dichiarano in una nota le consigliere regionaliMovimento 5 Stelle Basilicata, Alessia Araneo e Viviana Verri. «La FIOM-CGIL - prosegue la nota - ha avuto ragione a non fermarsi all’episodio, e noi raccogliamo quella denuncia portandola dove deve arrivare: nelle re-

sponsabilità politiche e industriali. La prima richiesta è elementare e va sostenuta senza ambiguità: chi è riuscito a tornare a casa sia coperto dagli ammortizzatori sociali, e chi è stato costretto a restare in stabilimento, rimanendo di fatto a disposizione dell’azienda, percepisca l’intera normale retribuzione. Ma il punto vero comincia dopo, quando ci si chiede perché tutto questo continui ad accadere, e con quale frequenza. Da troppo tempo le sospensioni dei turni vengono comunicate all’ultimo momento, trasformando l’organizzazione del lavoro in una
emergenza permanente (per non parlare del peggioramento delle condizioni di lavoro così come riportato, sommessamente, da operaie e operai; dalle condizioni igieniche fino alle temperature raggiunte all’interno dello stabili- mento). È il meccanismo che la FIOM ha definito, con esattezza, lavoro “a chiamata”: la disponibilità della persona ridotta a variabile residuale, attivata o congedata in base alle convenienze del momento. Non è un modello industriale moderno; è il rovesciamento del rapporto tra impresa e lavoro, in cui tutta la flessibilità e
tutto il rischio viene scaricata su chi sta in fondo alla catena e non decide nulla. Una persona non può vivere senza sapere, fino a poche ore prima, se quel giorno lavorerà oppure no. Questo non riguarda soltanto la busta paga: riguarda la possibilità stessa di organizzare una vita». «C’è però una causa che sta a monte di tutte le altre: la gran parte delle fermate produttive dipende dalla mancanza di componenti realizzati al di fuori dell’area industriale di Melfi. È qui che la vicenda smette di essere una cronaca di disagi e diventa una questione strategica. Una filiera lontana dallo stabilimento significa maggiore esposizione logistica, approvvigionamenti più fragili, interruzioni più frequenti, ricorso più ampio alla cassa integrazione. Significa, in una parola, fragilità strutturale. E quella fragilità, puntualmente, viene pagata dai lavoratori con le sospensioni improvvise di cui il 26 giugno è soltanto l’ultimo esempio. Rafforzare l’indotto del territorio non è una rivendicazione localistica: è la condizione perché lo stabilimento stesso sia più stabile, la produzione più continua, l’occupazione più difesa. È esattamente su questo punto che le scelte di Stellantis vanno messe a confronto con le sue stesse parole», concludono Araneo e Verri.
Nel borgo lucano un confronto tra istituzioni, ricercatori e professionisti sulle strategie per valorizzare le aree interne attraverso cultura e ambiente
Oltre 100 i partecipanti, provenienti anche da fuori regione, che hanno animato la prima edizione della Summer School “Paesaggio, Benessere e Comunità”, conclusasi il 26 giugno a Pietrapertosa. Il borgo lucano ha riunito studiosi, professionisti e amministratori attorno al tema del paesaggio come leva di sviluppo sostenibile, coesione sociale e miglioramento della qualità della vita nelle aree interne.Nella prima giornata il Bosco di Montepiano si è trasformato in un laboratorio a cielo aperto, coordinato dal CEAS Dolomiti Lucane, dove esperti forestali e agronomi hanno guidato i partecipanti in un cammino esperienziale lento, tra scienza e memoria collettiva. Uno spazio di dialogo da custodire e potenziare attraverso partecipazione e condivisione, già protagonista delle feste del maggio dedicate ai riti arborei che caratterizzano i Comuni di Accettura e Pietrapertosa.Il
giorno seguente l’attenzione si è spostata sull’analisi del paesaggio come racconto di comunità, con amministratori, docenti universitari e delegati regionali del FAI (Fondo Ambiente Italiano) impegnati in un confronto sull’importanza delle relazioni sociali e sui progetti pilota di valorizzazione territoriale presenti in Italia e applicabili anche alle aree interne lucane.«Il nostro obiettivo – ha spiegato la sindaca di Pietrapertosa, Teresa Colucci – è cambiare il modo di guardare al paesaggio per preservare ciò che abbiamo ereditato e costruire nuove opportunità per il futuro dei nostri territori».Opportunità che, come emerso nella terza giornata di confronto, dovranno poggiare su uno sviluppo sostenibile e su una corretta pianificazione istituzionale, riconoscendo il paesaggio come risorsa capace di generare valore economico, sociale e culturale.«È necessaria una visione condivisa per imma-

ginare il paesaggio come strumento in grado di rigenerare in modo innovativo le condizioni delle aree interne. Una sfida necessaria per il benessere delle comunità» ha affermato Annalisa Percoco, ricercatrice senior della Fondazione Eni Enrico Mattei (FEEM).La giornata conclusiva ha infine approfondito il legame tra patrimonio e welfare culturale, con la
presentazione dei risultati dell’Azione H1 del progetto “Borghi PNRR”, illustrati dai sindaci di Pietrapertosa, Teresa Colucci, e Castelmezzano, Nicola Valluzzi. Tra le iniziative anche l’open call internazionale “Il Respiro della Luce” e lo storytelling “Radici” curato dallo storico Antonio Cecere.Sul tema del welfare è intervenuto anche l’assessore regiona-
le alla salute, politiche per la persona e PNRR, Cosimo Latronico, ribadendo una visione della Basilicata come luogo di cura e accoglienza.La Summer School guarda ora alle prossime edizioni e si propone come volano per la costruzione di una Scuola del Paesaggio capace di generare ricerca, formazione e nuove prospettive di sviluppo per le aree interne.
«Regimentazione delle acque, pavimentazione, nuovo ossario e piantumazione del verde per un luogo degno di chi non c’è più»
l Cimitero Comunale diventa, giorno dopo giorno, un luogo sempre più sacro e rispettoso dei nostri cari». Con queste parole la Sindaca di San Chirico Nuovo, Rossella Baldassarre, rende noti gli ultimi lavoro presso il sepolcreto locale. «Fino agli inizi di luglio sarà possibile prenotare anche la concessione di nuovi loculi cimiteriali che saranno, a breve costruitispiega la Sindaca- E oggi, un altro passo, con le nuove piante lì dove, nel 2012, furono tagliati i cipressi, perché un luogo di culto sia anche un luogo di pace e di verde. Ogni intervento è stato pensato affinché questo spazio sia degno di chi non c’è più e di chi viene a ricordarlo». Un lavoro, quello presso il cimitero che si è sviluppato nel tempo, «un impegno preso e mantenuto e fatto a tappe, con serietà, perché la memoria merita cura. Abbiamo fatto tanto, e non ci fermiamo -prosegue la Prima cittadina- Abbiamo messo in sicurezza il muro di conteni-
mento, bloccando la frana che minacciava il riposo dei nostri defunti. Abbiamo rifatto tutta la pavimentazione e regimentato le acque meteoriche. Abbiamo abbattuto le barriere architettoniche, perché il ricordo sia accessibile a tutti. Abbiamo pavimentato la parte nuova del cimitero, rimasta per troppo tempo senza. Abbiamo sistemato l’ossario, realizzato nuove cellette, installato luci, fontane e cestini». A Cronache Baldassarre aveva raccontato nel dettaglio le opere e gli «importanti lavori di regimentazione e canalizzazione delle acque meteoriche per bloccare e sistemare il dissesto idrogeologico presente e in uno stadio avanzato, di risistemazione e messa in sicurezza del muro perimetrale, di riduzione dei fenomeni erosivi al piede del muro di contenimento; di regimentazione dello scolo delle acque meteoriche del terrapieno e dei corridoi superficiali del cimitero; di consolidamento della parte centrale del muro di contenimento in
corrispondenza dell’ossario». A ciò si aggiungeva «una nuova rete di raccolta delle acque superficiali, opere di drenaggio sotterraneo e superficiale, una nuova pavimentazione con raccordo delle pendenze superficiali per il corretto convogliamento delle acque meteoriche, la demolizione dell’ossario esistente, il consolidamento strutturale localizzato all’area dell’ossario del muro di
contenimento perimetrale e nuovi ossari e finalmente la pavimentazione della zona nuova del cimitero mai fatta». Oggi, alla luce degli interventi realizzati, Baldassarre conclude: «Il rispetto per i nostri morti si dimostra con i fatti. Continueremo a lavorare perché San Chirico Nuovo abbia un cimitero all’altezza del suo dolore e della sua memoria».
E MANUELA C ALABRESE

Ampia partecipazione alla prima edizione del Salotto Finanziario dedicato alle strategie per affrontare le prospettive del sistema produttivo lucano
MATERA. Un confronto tra istituzioni, imprese, professionisti e consulenti finanziari per riflettere sulle prospettive del sistema produttivo lucano in uno scenario economico sempre più complesso. È il bilancio della prima edizione di «Matera 2026Salotto Finanziario», iniziativa promossa dal consulente finanziario del Gruppo Fideuram Giacomo Iula e organizzata dall'associazione Comunicare Attivamente con il patrocinio della Regione Basilicata.
L'appuntamento, ospitato il 25 giugno nella sede materana della Camera di commercio della Basilicata, ha registrato una significativa partecipazione di imprenditori e operatori del settore, confermando l'interesse verso momenti di approfondimento dedicati ai temi della crescita aziendale, della gestione del rischio e delle opportunità offerte dalla nuova programmazione. Ad aprire i lavori sono stati il presidente della Camera di commercio della Basilicata Michele Somma, l'assessore regionale alla Salute, Politiche per la Persona e Pnrr Cosimo Latronico e il vicepresidente nazionale di Confindustria Francesco Somma. Al centro del pomeriggio, il

tema «Sfide e opportunità per gli imprenditori lucani al tempo della complessità e del rischio», affrontato attraverso due sessioni di confronto. La prima, moderata da Giacomo Iula, ha approfondito gli aspetti giuridici e patrimoniali legati alla continuità aziendale, al passaggio generazionale e alle strategie di pianificazione, con il contributo di professionisti, imprenditori e rappresentanti del mondo della consulenza finanziaria. La seconda, coordinata dal difensore civico della Regione Basilicata Rocco Fuina, ha invece acceso i riflettori sugli incentivi e sulle prospettive della nuova programmazione, coinvolgendo esponenti delle associazioni di categoria, del management e delle professioni. Le conclusioni sono state affidate al direttore generale Pnrr, Piani e Programmi della Regione Basilicata, Domeni-
co Tripaldi.
Più che un tradizionale convegno, l'iniziativa si è trasformata in una tavola rotonda nella quale esperienze, casi concreti e visioni hanno alimentato un dialogo diretto tra relatori e pubblico. «L'idea era quella di creare uno spazio di confronto tra chi vive quotidianamente il mondo dell'impresa, della consulenza finanziaria, delle professioni e delle istituzioni. La risposta ricevuta ci conferma che esiste una forte domanda di momenti come questo, nei quali il valore nasce dal dialogo e dalla condivisione delle esperienze», ha dichiarato Giacomo Iula. L'esito dell'incontro ha già posto le basi per una seconda edizione, con l'obiettivo di consolidare un appuntamento stabile dedicato allo sviluppo del tessuto imprenditoriale lucano e alla costruzione di reti tra competenze, istituzioni e imprese.
OGGI IN PROGRAMMA ALLA CAVA DEL SOLE

MATERA. In occasione del concerto della Banda Musicale della Polizia di Stato, in programma oggi, alla Cava del Sole, il Comune di Matera attiverà un servizio navetta gratuito per agevolare gli spostamenti di cittadini e visitatori.
L'iniziativa rientra nelle misure predisposte dall'amministrazione comunale per rafforzare il trasporto pubblico urbano e favorire una mobilità più sostenibile durante gli eventi di maggiore affluenza.
La prima corsa partirà alle ore 19.30 da via Aldo Moro, all'altezza del Bar Lamanna. Le navette effettueranno tutte le fermate previste lungo il percorso fino alla Cava del Sole. Al termine del concerto il servizio di ritorno sarà attivato a partire dalle ore 23.00 circa e proseguirà fino a cessata esigenza, così da garantire il rientro dei partecipanti.
L'amministrazione comunale invita cittadini e ospiti a utilizzare il servizio gratuito per contribuire a una gestione più sicura e ordinata della mobilità in occasione dell'evento.
Nuovo allarme dopo i recenti episodi alla Martella: l'associazione invoca più controlli, videosorveglianza e interventi strutturali
MATERA. Tornano a crescere i furti ai danni delle aziende materane e Confapi lancia un nuovo appello alle istituzioni affinché vengano rafforzate le misure di sicurezza nelle aree produttive. Dopo la rapina a mano armata avvenuta circa due mesi fa, nuovi episodi criminosi hanno interessato soprattutto la zona industriale della Martella, ma anche altre aree del territorio, riaccendendo le preoccupazioni degli imprenditori. Per il presidente di Confapi Matera, Massimo De Salvo, la nuova escalation conferma la particolare vulnerabilità della Martella, dove il ripetersi dei reati alimenta un clima di intimidazione e insicurezza che finisce per ripercuotersi anche sull'attività delle imprese e sulle condizioni di lavoro dei dipendenti.
Negli ultimi mesi eventi analoghi hanno interessato anche l'area Paip, alcune zone oltre la cinta urbana e l'agglomerato industriale della Valbasento. Tuttavia, secondo Confapi, è proprio la Martella a richiedere un piano di interventi prioritario, anche in considerazione della sua estensione e della vicinanza alla strada statale Bradanica, ritenuta una via di fuga rapida per i malviventi verso la Daunia. Secondo De Salvo, le misure di protezione adottate dalle singole aziende e l'attuale sistema di videosorveglianza non sono più sufficienti a garantire un adeguato livello di sicurezza. Tra le proposte avanzate dall'associazione torna quella della chiusura totale delle aree industriali nelle ore notturne e nei giorni festivi, un'ipotesi già più volte sottoposta all'attenzione

delle istituzioni competenti. Confapi chiede inoltre un rafforzamento della presenza delle Forze dell'ordine, il potenziamento dell'illuminazione pubblica, la realizzazione di una rete di videosorveglianza più capillare e un ulte-
riore sostegno ai servizi di vigilanza privata. «Per imprenditori e dipendenti è difficile lavorare in un clima di angoscia e preoccupazione», sottolinea De Salvo, che evidenzia anche l'importanza della collaborazione tra Forze di polizia, Consorzio per lo sviluppo industriale e istituti di vigilanza privata per rendere più sicure le aree produttive. L'associazione ricorda infine di aver chiesto più volte alla Regione di favorire l'acquisto di impianti di videosorveglianza da parte delle imprese e guarda con interesse alle opportunità offerte dal Programma nazionale Sicurezza per la Legalità 2021-2027, auspicando che le risorse possano contribuire a rafforzare la tutela delle aree industriali lucane, a partire dalla Martella.
A Potenza nasce un nuovo presidio solidale grazie alla collaborazione tra Fondazione ANT e BCC Monte Pruno
Èstato inaugurato a Potenza il Charity Point «Da Cuore a Cuore» della Fondazione ANT “Franco Pannuti” ETS, nuovo spazio dedicato alla solidarietà e al sostegno delle attività di assistenza e prevenzione oncologica promosse dalla Fondazione ANT sul territorio lucano.Il progetto nasce grazie all’impegno congiunto di volontari, cittadini, associazioni, imprese e istituzioni, con l’obiettivo di trasformare la generosità della comunità in un aiuto concreto per i malati oncologici e le loro famiglie attraverso strumenti di economia circolare.L’iniziativa rappresenta uno dei primi risultati del protocollo d’intesa sottoscritto nei giorni scorsi tra la Fondazione ANT e la BCC Monte Pruno, finalizzato a rafforzare una collaborazione già consolidata attraverso attività di promozione sociale, sensibilizzazione e raccolta fondi. La BCC Monte Pruno ha inoltre contribuito alla riqualificazione dei locali che ospitano il Charity Point, confermando il proprio so-
stegno a un progetto destinato a diventare un punto di riferimento per la città di Potenza e per l’intera regione Basilicata.Alla cerimonia inaugurale hanno partecipato il sindaco di Potenza Vincenzo Telesca, il delegato ANT Basilicata Antonio Imbrogno, il coordinatore territoriale ANT Basilicata e Campania Raffaele Messina, il direttore generale della Banca Monte Pruno Cono Federico, il responsabile Area Executive Antonio Mastrandrea e alcuni dipendenti della sede di Potenza dell’istituto di credito cooperativo, insieme a volontari, sostenitori, rappresentanti del mondo associativo e numerosi cittadini.Nel suo intervento, il direttore generale Cono Federico ha sottolineato il valore sociale dell’iniziativa: «L’apertura del Charity Point “Da Cuore a Cuore” rappresenta la concreta realizzazione di un progetto nel quale abbiamo creduto fin dall’inizio. Aver contribuito alla riqualificazione di questi spazi significa sostenere un luogo capace di generare solidarietà,

partecipazione e vicinanza alle persone che vivono momenti di difficoltà. Come banca del territorio sentiamo il dovere di accompagnare iniziative che producono valore sociale e rafforzano il tessuto della comunità. Questo progetto è diventato realtà grazie al team ANT Basilicata, guidato dal dottor Antonio Imbrogno, impegnato da anni in una missione di solidarietà a sostegno di persone e famiglie colpite dalla malattia».All’interno del Charity Point ogni oggetto do-
nato potrà avere una nuova destinazione e contribuire al sostegno dei servizi offerti gratuitamente dalla Fondazione ANT in Basilicata: assistenza domiciliare oncologica, prevenzione, supporto psicologico e percorsi dedicati ai caregiver.Con questa inaugurazione, la BCC Monte Pruno rinnova il proprio impegno al fianco delle realtà che operano per il bene della collettività, promuovendo una cultura della solidarietà e della responsabilità sociale sul territorio.


DI FABRIZIO QUARATINO
Ci sono momenti in cui la vita smette di spiegarsi. Non accelera, non rallenta, non risponde. Si limita a restare. E in quella permanenza, che a uno sguardo frettoloso può sembrare assenza, si nasconde invece una delle forme più raffinate dell’esistenza. Le cose ferme non sono vuote. Sono semplicemente non ancora tradotte. Eppure l’essere umano ha un talento particolare: quello di scambiare il non detto per un rifiuto, la pausa per un giudizio, la sospensione per un destino già scritto. Come se tutto dovesse per forza significare subito qualcosa, e quel significato dovesse anche essere rassicurante. La realtà, però, non ha mai promesso rassicurazioni. Al massimo offre verità. E la verità, quasi sempre, arriva senza avvisare e senza chiedere il permesso. Il

problema non è il silenzio. È l’impazienza con cui lo si interpreta. È il riflesso automatico che trasforma ogni spazio vuoto in una narrazione, spesso più affascinante della realtà stessa, ma quasi mai fedele ad essa. La mente non sopporta il non definito. Lo considera una falla. E così inizia a colmare, aggiungere, ipotizzare. Ma più si riempie il vuoto, più si perde la possibilità di vedere ciò che realmente c’è. C’è un punto, però, in cui tutto si ribalta. Quando si smette di forzare il significato, le cose iniziano a mostrarsi per quello che sono. Non diventano più chiare perché cambiano, ma perché finalmente non vengono più distorte. È un passaggio quasi ironico: più si smette di inseguire spiegazioni, più la realtà smette di giocare a nascondersi. E lì si scopre una forma particolare di forza.

Non quella che interviene, ma quella che non si lascia trascinare. Non quella che reagisce, ma quella che rimane centrata anche quando tutto sembra invitare al contrario. Una forza silenziosa, che non ha bisogno di dichiararsi per esistere. E proprio per questo, spesso viene scambiata per inattività. È uno degli errori più frequenti: confondere la stabilità con
l’assenza di movimento. E invece è proprio la stabilità a rendere possibile qualsiasi movimento reale. A quel punto anche ciò che sembrava fermo inizia a rivelare una sua dinamica interna. Non perché cambi improvvisamente direzione, ma perché viene finalmente osservato senza la fretta di cambiarlo. E in questa leggerezza nuova, quasi disarmante, le cose smettono di essere enigmi da risolvere e tornano ad essere ciò che sono sempre state: esperienze che accadono, senza bisogno di essere continuamente interpretate. Con una piccola, inevitabile ironia finale: spesso non è la vita a essere complicata, ma il modo in cui insistiamo nel volerla capire mentre sta ancora accadendo.
IlConcorso Internazionale
Miss Universe Italy 2026 ha aperto le selezioni in Basilicata con la prima semifinale regionale ospitata a Villa d’Agri. L’accogliente via Roma ha fatto da cornice a una suggestiva sfilata arricchita da un défilé di costumi da bagno colorati, messi a disposizione da Sottosopra Intimo, storica attività commerciale dei Fratelli Orlando.Il prestigioso concorso di bellezza, giunto alla 75ª edizione, in Basilicata è curato dal 2019 dall’Associazione Culturale e Ricreativa Lino’s Production, diretta da Lino Miraldi, esclusivista del concorso Miss Universe Italy per la regione. L’associazione promuove le selezioni su tutto il territorio regionale con partecipazione gratuita, accompagnando negli anni diverse candidate verso importanti traguardi nazionali.La serata è stata condotta dall’attrice di Tito Scalo Claudia Torchia, già Miss Universe Basilicata 2020, recentemente apparsa su Rai 1 nel-
la fiction Don Matteo accanto a Raoul Bova e Nino Frassica. Ospite della kermesse la giovane cantante Maria Carmela Calicchio, che con alcuni brani del suo repertorio ha raccolto applausi dal numeroso pubblico presente. Le acconciature della serata sono state curate da New Look di Angela Qualiano, con sede a Sassano (SA).Il verdetto della giuria di Villa d’AgriLe fasce Next Candidate, riservate alle ragazze di 17 anni che il prossimo anno, divenute maggiorenni, potranno accedere alla finale regionale, sono andate a Sara Vicinanza e Ilaria Radano.Le fasce speciali e sponsor sono state assegnate a Emma Frascolla (Miss Teenager 2026), Chanel Cesarulo (Miss Villa d’Agri 2026) e Sofia Marotta (Miss Sottosopra 2026).Le tre fasce di finalista regionale sono state invece attribuite ad Asia Giudice, Anastasia Husarin e Maria Rosaria D’Ambrosio.Ogni regione, attraverso diverse selezioni, elegge le
proprie rappresentanti che accederanno alla finale nazionale in programma il 30 agosto a San Ferdinando di Puglia. La vincitrice rappresenterà l’Italia alla finale mondiale di Miss Universe, prevista a novembre a San Juan di Porto Rico. Nel 2025, per l’Italia, ha gareggiato in Thailandia la romana
Lucilla Nori.La prossima semifinale regionale di Miss Universe Basilicata 2026 è fissata per lunedì 13 luglio alle ore 21.00 presso l’Hotel Likos di Grumento Nova (PZ), dove è prevista la presenza, in qualità di madrina, di Silvia Roberta Possidente, Miss Universe Basilicata 2025.

