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Cronache del 2 novembre 2026

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LUNEDÌ 2 NOVEMBRE 2026 • ANNO XI N. 246

Direttore Responsabile Rosa MOLLICA Direttore Editoriale Alessandro SANSONI • redazione@lecronache.info

IL SEGRETARIO DELLA COMMISSIONE ESTERI SULLA CRISI: «LO STATO DI DIRITTO DEVE VALERE PER TUTTI»

Polonia, «Escalation pericolosa» A Cronache Loperfido: «L’Europa deve essere garante delle regole, non arbitro delle convenienze politiche»

Errichetti a pag 4

LEONE XIV VOTA PER LE ELEZIONI DI MIDTERM

IL VOTO DEL PAPA: SVOLTA STORICA La partecipazione del Pontefice alla vita democratica degli Stati Uniti pone interrogativi sul futuro del primato romano e sull'identità del cattolicesimo _

IL COMMENTO

Dal 5 al 7 Novembre al Lago Sirino Torna “Naiadi – Per rimpolpare l’osso” Promosso dal Parco dell’Appennino Lucano

A proposito di spese per la Difesa DI GIANFRANCO BLASI

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a Legge di Bilancio approda in Parlamento tra polemiche e difficoltà nel rispetto dei conti pubblici. La CGIL annuncia uno sciopero generale prima ancora di conoscere i contenuti della manovra. Ma c’è un problema più grave: nel dibattito politico si confondono fatti e interpretazioni, si sovrappongono questioni (...) ■ continua a pag 6

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Papa Leone XIV

Sansoni a pag 3

SCANZANO Torna la Commissione d’accesso, Cariello: «Confondere la critica politica con la mafia è un’offesa»

«La verità non si accerta con i sospetti» IL SENATORE AL CONVEGNO DI FDI “COLTIVIAMO L’ITALIA”

Rosa: «Il Governo Meloni al fianco di chi produce»

Cariello

L’EVENTO

Galgano a pag 25

Servizio a pag 10

■ Dellapenna

a pag 9

LA DECISIONE

Dopo l’appello a sospendere lo sciopero della fame, il 30 ottobre Bolognetti ha deciso di ascoltare i firmatari: «Ma la mia battaglia continua»

■ Mollica

a pag 13

_ TRIVIGNO

Il sindaco invita il presidente della Provincia al Consiglio comunale aperto, sulla Sp16: «Ora basta»

■ Calabrese

a pag 22

_ SPORT

Nona vittoria per la capolista Potenza in una gara contro il Crotone dal doppio volto: vince per 4 a 2 ■ Nigro

alle pag 30 e 31


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lunedì 2 novembre 2026

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Italia e Mondo La partecipazione del Papa alla vita democratica degli Stati Uniti pone interrogativi sul futuro del primato romano e sull'identità del cattolicesimo

Leone XIV vota per le elezioni di MidTerm: una svolta storica DI ALESSANDRO SANSONI

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uando nel 476 d.C Romolo Augustolo fu deposto dal re degli Eruli, Odoacre, i contemporanei non si resero conto che spodestando il figlio di Oreste e inviando all’imperatore d’Oriente Zenone le insegne imperiali in segno di rispetto, il capo barbaro aveva decretato la fine dell’Impero Romano. La vita continuò a scorrere più o meno come prima, la gente comune (e non solo) non ebbe l’impressione che l’autorità imperiale si fosse interrotta in Occidente e per lungo tempo la sensazione fu che ci si trovasse semplicemente di fronte a una “vacatio” che presto sarebbe stata colmata. E in effetti questo avenne, ma occorsero oltre 300 anni perché Papa Leone III incoronasse nella Basilica di San Pietro in Vaticano Carlo Magno, restaurando così l’Impero nella “pars Occidentis”, peraltro in forme completamente mutate. Solo molti secoli dopo gli storici, volgendosi indietro ed esaminando il passato, avrebbero colto in quell’episodio - che vedeva protagonista un ragaz-

zino di 14 anni che, per ironia della sorte, aveva lo stesso nome del fondatore dell’Urbe, seguito da quello (storpiato) del primo imperatore Romano - un mutamento epocale così profondo da assegnargli, per convenzione, niente meno che la fine dell’Evo Antico. È avvenuto spesso così con le grandi trasformazioni storiche non determinate da guerre o conflitti civili, quanto piuttosto da circostanze squisitamente politiche e legate al paradigma culturale attraverso cui una società percepisce sé stessa come un insieme ordinato. Èprobabilmente accaduto qualcosa di analogo venerdì scorso, quando Papa Leone XIV ha spedito via posta il suo voto per le elezioni americane di MidTerm. In quanti si sono accorti che con quel gesto è avvenuto un cambiamento epocale? Alla stragrande maggioranza delle persone, benchè inedito, quel gesto sarà apparso come una naturale presa d’atto, persino un gesto dovuto troppo a lungo atteso: finalmente un Pontefice ha riconosciuto formalmente il valore della democrazia. Un po’ come Zenone che,

non nominando un nuovo collega in Occidente, riconosceva, quantomeno di fatto, che non era più possibile esercitare l’autorità imperiale su quella parte di mondo. Eppure il valore rivoluzionario dell’episodio non può essere misconosciuto, esso segna una cesura che peserà sul futuro della Chiesa Cattolica. In 2000 anni di storia la Chiesa è molto mutata, adattandosi nel corso dei secoli a circostanze politiche estremamente diverse. Ciò che però caratterizza il cattolicesimo dai tempi dello scisma d’Oriente, avvenuto nel 1054 al tempo di Leone IX, dalle altre chiese cristiane è il primato papale. Si tratta di un dogma di fede tutt’altro che scontato che cominciò ad essere codificato sotto Papa Gregorio VII, coltissimo monaco benedettino che occupò il seggio di Pietro dal 1073 al 1085. Fu lui a rendere la cancelleria papale il cuore pulsante della cristianità cattolica, un processo perfezionato poi dai suoi successori fino a Innocenzo III, morto nel 1216. Prima di questi papi riformatori le nomine dei ve-

scovi, compreso quello di Roma, erano prerogativa dell’assemblea dei fedeli della comunità diocesana e oggetto di dispute con il potere temporale, come sa chi non ha dimenticato le affascinanti schermaglie tra pontefici e imperatori tedeschi al tempo della lotta per le investiture. Per assicurarsi una piena autonomia il papato, oltre a rivendicare la sua supremazia sulle altre gerarchie ecclesiastiche, fu costretto ad avocare a sé il potere temporale e il dominio completo su un territorio che gli consentisse di disporre dei necessari mezzi finanziari per non dipendere da altri. Fu così che cominciò a prendere forma lo Stato della Chiesa, fondamento del primato papale sugli altri episcopati. Con il sorgere del protestantesimo fu il concilio di Trento a confermarlo, a costo di un nuovo grave scisma e fu il Concilio Vaticano I, il 18 luglio 1870, poco prima del tramonto definitivo dello Stato Pontificio, vittima dell’unificazione italiana, a sancirne solennemente lo status di dogma di fede. La costituzione dogmatica “Pastor Aeternus”, pro-

mossa da Pio IX, stabilisce l’infallibilità papale, la condizione di successore di Pietro (“princeps apostolorum”) del Pontefice e la sua potestà suprema, dotata di giurisdizione piena, suprema, universale, ordinaria e immediata sulla Chiesa Cattolica. Insomma, qualunque cristiano assurga al soglio petrino, a prescindere dalla sua cittadinanza o dalla sua condizione sociale o ecclesiastica, diventa “ipso facto” per la Chiesa Romana un monarca assoluto. “Libera Chiesa in Libero Stato” non prevede la sottomissione del Papa alle leggi, alle istituzioni e all’autorità politica del paese di cui ha originariamente la cittadinanza. Proprio per assicurargli la piena giurisdizione, pari a quella di un Capo di Stato, fu creata nel 1929 Città del Vaticano, dotata di piena autonomia amministrativa, territoriale, militare e diplomatica, garanzia di totale indipendenza e libertà della Santa Sede. È per questa ragione che nessun Pontefice, dopo i Patti Lateranensi e i vari concordati stipulati che gli altri paesi europei e del mondo, ha mai votato alle elezioni. Fino a venerdì scorso. Insomma, la democrazia statunitense come il nuovo Sacro Romano Impero Germanico? Di certo c’è un cambio di paradigma. D’altronde Prevost, che in fondo ha un profilo politico, non manca di mostrare il suo interesse attivo per la politica americana, come dimostrano i frequenti screzi con Trump, seppur condotti con toni estremamente diversi. Non gli si può dar torto: il centro dell’Impero ormai è da tempo a Washington, non certo in Europa. E l’elezione di un Papa americano non poteva che attenuare la specificità del cattolicesimo romano rispetto alle altre chiese cristiane. Senza contare, peraltro, che i nomi contano.


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Italia e Mondo

lunedì 2 novembre 2026

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Il segretario della Commissione Esteri a Cronache sulla crisi polacca: «L’Europa deve essere garante delle regole, non arbitro delle convenienze politiche»

Polonia, Loperfido: «Escalation pericolosa lo Stato di diritto deve valere per tutti» DI VITO ERRICHETTI

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Varsavia lo scontro istituzionale tra l’esecutivo guidato da Donald Tusk e il presidente della Repubblica Karol Nawrocki sulla Corte costituzionale ha assunto i contorni di una crisi aperta. Al centro della vicenda c’è la sospensione dei vertici del Tribunale costituzionale, accompagnata dallo schieramento della polizia presso la sede dell’organo. Il fronte vicino al presidente parla di un colpo di Stato ai danni della Corte; il governo ribatte di voler ripristinare lo Stato di diritto dopo le controverse nomine dei giudici avvenute negli anni passati.Di questa vicenda, che chiama in causa l’equilibrio tra i poteri, il rapporto tra Varsavia e Bruxelles e il ruolo dell’Italia, abbiamo parlato con Emanuele Loperfido, deputato di Fratelli d’Italia, segretario della Commissione Affari esteri e comunitari della Camera, presidente del Gruppo interparlamentare di amicizia Italia–Polonia e componente della delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare dell’OSCE. Onorevole Loperfido, in Polonia lo scontro tra il governo Tusk e il presidente Nawrocki sulla Corte costituzionale ha aperto una grave crisi istituzionale. Come legge questa situazione e qual è, a suo avviso, il nodo da sciogliere? «Quanto sta accadendo in Polonia desta forte preoccupazione. Non siamo di fronte a un semplice scontro politico, ma a una crisi che coinvolge l’equilibrio tra i poteri dello Stato e l’indipendenza della magistratura.La vicenda ha radici lontane, ma la sospensione dei vertici del Tribunale costituzionale e

lo schieramento della polizia presso la sua sede rappresentano un’escalation molto pericolosa.Lo Stato di diritto deve valere per tutti, indipendentemente da chi governa. Per questo è importante l’iniziativa del Presidente Nawrocki di richiamare le istituzioni alle proprie responsabilità e promuovere un confronto politico». Il fronte vicino al presidente accusa il governo di un colpo di Stato ai danni della Corte, mentre Tusk sostiene di voler ripristinare lo Stato di diritto. Lei che idea si è fatto? Ritiene fondata l’accusa di colpo di Stato? «Comprendo la durissima denuncia del Presidente Nawrocki e condivido le preoccupazioni espresse dai Conservatori europei.È particolarmente preoccupante il coinvolgimento delle forze di polizia in uno scontro tra poteri dello Stato. Le Forze dell’ordine devono garantire sicurezza e legalità, non diventare strumenti di pressione politica. Il Governo Tusk ha la responsabilità di scongiurare questo rischio.La qualificazione giuridica di colpo di Stato richiede accertamenti che non spettano alla politica. Ma il principio è chiaro: non si può pretendere di ripristinare lo Stato di diritto attraverso iniziative che rischiano di violarne le garanzie fondamentali». Chi ha, secondo lei, le ragioni più solide dal punto di vista costituzionale? E quali responsabilità vede da una parte e dall’altra? «Occorre distinguere le controversie sulle precedenti nomine dei giudici, sulle quali sono intervenute anche le Corti europee, dalle iniziative degli ultimi giorni.Le irregolarità del passato non possono giustificare qualsiasi metodo per

porvi rimedio.È significativo che anche il costituzionalista Marcin Matczak, critico delle precedenti riforme del PiS, abbia sollevato serie obiezioni sulla base giuridica della sospensione dei vertici del Tribunale.Ritengo quindi fondate le preoccupazioni del Presidente Nawrocki. La priorità deve essere ristabilire il rispetto delle prerogative costituzionali, senza trasformare la giustizia in terreno di conquista politica». Quali conseguenze può avere questa crisi nei rapporti tra la Polonia e l’Unione europea? E quali strumenti ha Bruxelles per favorire una soluzione? «La Polonia è un Paese strategico per l’Europa, soprattutto per la sicurezza del continente e il sostegno all’Ucraina. L’Unione europea ha più volte richiamato Varsavia al rispetto dello Stato di diritto. È coerente che gli stessi principi vengano applicati con identico rigore, indipendentemente dal colore politico dei governi.Bruxelles è intervenuta sulle prerogative parlamentari nella nomina dei giudici. Ci aspettiamo altrettanta attenzione sulla legittimità delle procedure utilizzate per sospendere i vertici della Corte.La Commissione ha strumenti di monitoraggio e dialogo che deve esercitare con imparzialità, rispettando la sovranità polacca.L’Europa deve essere garante delle regole, non arbitro delle convenienze politiche». Da segretario della Commissione Esteri, presidente del Gruppo di amicizia Italia–Polonia e componente della delegazione italiana all’Assemblea parlamentare OSCE, quale contributo può offrire la diplomazia parlamentare?

_ Emanuele Loperfido «Quale posizione dovrebbe assumere il Governo italiano?Italia e Polonia condividono legami storici e interessi strategici, dalla difesa alla cooperazione economica, dalla sicurezza europea al sostegno all’Ucraina.Come presidente del Gruppo interparlamentare di amicizia Italia–Polonia e componente dell’Assemblea parlamentare OSCE, credo nel valore della diplomazia parlamentare per mantenere aperto il dialogo e favorire il rispetto delle istituzioni democratiche.Sul piano politico condivido la posizione espressa da Procaccini, Fidanza e Giordano, e il sostegno al Presidente Nawrocki nella difesa dell’ordine costituzionale.Il Governo italiano deve continuare a rafforzare i rapporti con Varsavia, nel pieno rispetto della sua sovranità, incoraggiando una soluzione istituzionale della crisi.I governi cambiano, ma l’amicizia tra Italia e Polonia e il ruolo strategico dei nostri Paesi devono rimanere saldi».


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Italia e Mondo

lunedì 2 novembre 2026

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Il leader della sinistra di Berlino ha paura dei suoi alleati islamisti e mostra il corto circuito della violenza

Mezzaluna e martello, attacco all’Europa L’islamismo ha fornito alla sinistra violenta la base ideologica che gli mancava dalla fine degli anni ’80. La Francia è già in rovine. L’Italia ha cinque anni di tempo per non fare la fine dei cugini ROBERTO LAMATTINA

«H

o paura per me e per la mia famiglia, anche mio marito ne ha, non voglio nominare nomi specifici, abbiamo paura di questa gente» sono le parole Elif Eralp, esponente di spicco della sinistra tedesca e candidata a guidare la Città di Berlino. Le sue paure provengono dalla presenza di pro-hamas, integralisti islamici e islamisti all’interno della sua coalizione. «L’islam deve sostituire il socialismo nella liberazione dei popoli», sono le parole di Youseff Siher, ricercatore marocchino di cittadinanza italiana fermato con l’accusa di aver guidato le violenze del 17 ottobre e poi liberato dal GIP di Milano che ha ritenuto insussistente l’accusa a suo carico. Sono due frasi che vanno lette insieme e coordinate. Sono due frasi che spiegano molto quello che sta accadendo in tutta Europa e che non può ridursi ad un’opposizione a questo o a quel governo. LA SALDATURA TRA ISLAMISMO E ESTREMISMO DI SINISTRA Già molti anni fa gli esperti di terrorismo evidenziavano il rischio di una saldatura tra l’estrema sinistra e l’islamismo più radicale. Il tema comune è l’avversione verso le liberal democrazie mascherata da lotta al capitalismo. L’estrema sinistra, perso il richiamo ideologico al Socialismo Scientifico e alle dottrine d’oltre cortina, infatti si è rifugiata in una militanza fine a sé stessa in attesa di trovare un substrato ideologico. Il movimentismo contestatario, unito molto spesso con un malinteso solida-

rismo cattolico, ha costruito il brodo di coltura per l’insediamento di una dottrina politica nella quale l’illegalità e la violenza si è limitata a muoversi nel piano delle occupazioni, della protesta contro ogni sistema. Questo brodo di coltura è stato il terreno nel quale si è insidiato l’islamismo radicale. Le folle di immigrati che sono arrivati nel vecchio continente, dopo aver ottenuto in una prima generazione la legittimazione politica e sociale, ora rivendicano uno spazio politico. E’ un grande classico nella storia delle civiltà. La differenza sostanziale rispetto al modello dei barbari che si insediarono nell’impero è che i musulmani non chiedono di diventare “romani”, vogliono imporre il loro modello culturale. Non una volontà di integrazione ma una volontà di assimilazione nella quale gli autoctoni puntano ad imporre la propria identità ad un’Europa sempre più fragile. LA SCUSA DELLA CRISI ECONOMICA La difficile situazione economica offre la sponda per le aggregazione anche al di fuori dei contesti più ideologizzati. Studenti, lavoratori precari e tanti altri sono espulsi dal sistema produttivo, comunque, vedono la propria possibilità di crescita apparentemente bloccata. E’ un’apparenza di realtà che, però, incide nella coscienza più di quanto lo faccia la realtà stessa perché, come è noto, la narrazione soprattutto se autosostenuta determina un convincimento che travalica qualsiasi prova empirica. In questo contesto, con l’irresponsabilità delle classi dirigenti si sinistra che sembrano non cogliere che la si-

_ Una manifestazione filopalestinese in Francia

tuazione è verso un punto di non ritorno, la violenza dilaga. LA FRANCIA IN FIAMME L’esempio più lampante degli effetti della saldatura tra estrema sinistra ed islam si mostra in tutta la sua forza in Francia. Nelle città d’oltralpe per anni è stata tollerata la nascita di enclave fuori dalla legislazione statale. Si tratta di posti nei quali la legislazione islamica ha, di fatto, preso il posto dell’ordine pubblico nazionale. Gli abitanti di quei posti ora sono partiti all’attacco e alla conquista delle roccaforti del potere francese. Non si accontentano più dei propri staterelli autonomi municipali, vogliono tutto lo spazio. L’inettitudine della classe dirigente francese che ha lasciato che accadessero i disordini durante (per esempio) i festeggiamenti delle vittorie del PSG, ha mostrato che la nazione francese fosse come un burro facilmente sfondabile. Ora la violenza, formatasi nelle periferie, allenatesi nei disordini legati al calcio, sta compiendo il salto di qualità definitiva diventando un fatto politico. Insieme ai leader islamisti ci sono i riferimenti politici dell’estrema sinistra francese. Il risultato è terribile. Municipi rasi al suolo, polizia impotente nel difendere l’ordine pubblico, agenti bruciati nelle loro difese. L’unica risposta che il governo dei galletti riesce ad immaginare è un coprifuoco che diventa retorico e non rispettato. L’ITALIA HA CINQUE ANNI DI TEMPO PER NON FARE LA FINE DELLA FRANCIA La situazione italiana è esattamente come quella francese di cinque anni fa. Per adesso la sal-

_ Elif Eralp

datura tra islam radicale ed estrema sinistra non riesce a conquistare lo spazio della politica. Malgrado il sostegno della stampa e di parte della magistratura il fenomeno è ancora controllabile. Il rischio che non lo sia più tra pochissimo tempo c’è tutto. La politica istituzionale di sinistra non sembra aver colto il vero campo di gioco e continua ad avere la posizione equivoca di chi crede di poter soffiare sul fuoco senza scottarsi. Il giocattolo, però, sta per scoppiare nelle mani dei giocatori. E’ già successo in Iran ai tempi della rivoluzione Khomeinista. Sta accadendo adesso. L’IMPOSSIBILITÀ DI UN PATTO TRASVERSALE Negli anni ’70, davanti al terrorismo, le forze politiche parlamentari riuscirono a costruire un bipolarismo per arginare la violenza. La linea della fermezza sul caso Moro che unì il Pci e la Dc furono l’esempio più evidente di questo accordo che, in realtà, si era già mostrato anche in altre situazioni. Oggi questo sembra impossibile. La sinistra italiana ed europea non coglie l’importanza e la drammaticità del momento e spera di lucrare qualche consenso dal disordine. La storia ci dice che non è riuscito mai a nessuno e che tutti sono stati danneggiati dalle posizioni ondivaghe. Il rischio è oggi più forte di prima. Per la prima volta dopo le invasioni barbariche l’Europa ha a che fare con un nemico interno che non si riconosce nei suoi valori e che non nasce nelle ideologie europee. E’ una sfida tutta nuova. L’incapacità di tutti i governi di gestire questi fenomeni da l’idea della novità.


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lunedì 2 novembre 2026

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A proposito di spese per la Difesa

Se parliamo di mele, non tiriamo in ballo le pere

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DI GIANFRANCO BLASI

a Legge di Bilancio approda in Parlamento tra polemiche e difficoltà nel rispetto dei conti pubblici. La CGIL annuncia uno sciopero generale prima ancora di conoscere i contenuti della manovra. Ma c’è un problema più grave: nel dibattito politico si confondono fatti e interpretazioni, si sovrappongono questioni diverse e si pretende di dimostrare ciò che non è stato dimostrato. È il terreno ideale per la propaganda, che trasforma problemi complessi in slogan e finisce per orientare il giudizio dei cittadini anziché aiutarli a comprendere la realtà. Un esempio interessante è arrivato dall’intervento di Sebastiano Barisoni a Focus Economia di Radio 24, dedicato alle spese per la Difesa e all’energia. Il giornalista ha contestato la tesi secondo cui le risorse che l’Europa consente di destinare a questi settori finirebbero per essere sottratte automaticamente alla sanità e all’istruzione. Il punto del suo ragionamento è semplice: si tratta di meccanismi finanziari differenti, che non possono essere confusi come se fossero vasi comunicanti. Attenzione: questo non significa che la discussione sulle priorità della spesa pubblica sia

chiusa. Significa, al contrario, che dovrebbe cominciare nel modo giusto, distinguendo i fatti dalle interpretazioni e le possibilità offerte dalle regole europee dalle scelte che ciascun governo decide di compiere. Si può essere contrari alle spese militari senza dover ricorrere ad argomenti sbagliati. È una posizione politica legittima, che può fondarsi su ragioni etiche, strategiche, economiche o sulla convinzione che la sicurezza debba essere perseguita soprattutto attraverso la diplomazia. Allo stesso modo, si può sostenere che un contesto internazionale più instabile richieda maggiori investimenti nella Difesa. Il confronto dovrebbe misurarsi con queste ragioni, non con rappresentazioni imprecise dei meccanismi di bilancio. Il sistema europeo, infatti, prevede una specifica flessibilità fiscale per l’incremento delle spese militari, soggetta a condizioni, limiti e procedure. Nel 2026 la possibilità è stata estesa, a determinate condizioni, anche a misure per rafforzare la sicurezza energetica. Non si tratta di un assegno liberamente utilizzabile per qualunque voce di spesa: la flessibilità riguarda finalità definite e non cancella gli altri vincoli di bilancio. È quanto emerge

dalla documentazione ufficiale del Consiglio dell’Unione europea. Ecco allora la differenza decisiva: dire che esistono margini aggiuntivi per finanziare determinati interventi non equivale a sostenere che quei fondi possano essere trasferiti automaticamente alla sanità o alla scuola. Ma neppure dimostra che la spesa sociale sia adeguata, che le risorse disponibili siano sufficienti o che le scelte del governo siano necessariamente corrette. Questi sono altri problemi, altre domande, altre verifiche da compiere. È qui che torna utile una metafora elementare. Se stiamo parlando di mele, dobbiamo parlare di mele. Possiamo discutere della loro qualità, del prezzo, della quantità da acquistare e persino dell’opportunità di comprarle. Ma non possiamo introdurre le pere, confondere le due categorie e poi pretendere di aver dimostrato qualcosa sul costo delle mele. Il fatto che entrambi siano frutti non li rende intercambiabili. Nel dibattito politico, invece, questa sovrapposizione è frequente. Si discute di una misura fiscale e si risponde evocando le liste d’attesa negli ospedali; si affronta il tema della sicurezza e si replica con le difficoltà delle scuole; si parla di investimenti energetici e si finisce per attribuire a una singola decisione la responsabilità di ogni carenza dei servizi pubblici.

Problemi reali vengono accostati senza dimostrare il nesso che dovrebbe unirli. Naturalmente, i bilanci pubblici non sono compartimenti sempre impermeabili: le scelte complessive di spesa, le entrate, il debito e i vincoli europei possono influenzarsi reciprocamente. Proprio per questo occorrono precisione e trasparenza. Se si sostiene che una decisione sulla Difesa riduce le risorse disponibili per la sanità, bisogna spiegare attraverso quale meccanismo, in quale misura e con quali conseguenze. Non basta mettere due cifre una accanto all’altra e affidare alla suggestione il compito di costruire il collegamento. La propaganda, invece, prospera quando il ragionamento viene sostituito dall’associazione emotiva. Sanità e istruzione sono beni essenziali, capaci di suscitare un consenso immediato. Evocarli in una discussione sulle spese militari può essere legittimo, se il confronto riguarda le priorità complessive del Paese; diventa fuorviante quando li si usa per sostenere un rapporto finanziario che non viene dimostrato. La differenza non è secondaria: separa la critica politica dall’uso strumentale dei problemi. C’è poi una questione che riguarda il rispetto per i cittadini. Trattare l’opinione pubblica come una massa incapace di distinguere, pronta ad assorbire qualsiasi messaggio purché ri-

petuto abbastanza volte, è una forma di sfiducia nella democrazia. Le persone possono avere idee diverse, informarsi in modo diseguale, lasciarsi convincere da argomenti più o meno solidi. Ma non per questo devono essere considerate destinatarie passive di narrazioni costruite per confondere. Il compito dell’informazione e della politica dovrebbe essere esattamente opposto: chiarire, contestualizzare, verificare. Anche chi difende una posizione deve essere disposto a riconoscere i fatti che non gli fanno comodo. Una buona argomentazione non teme le distinzioni, perché sa che la credibilità non nasce dalla forza dello slogan, ma dalla solidità delle ragioni. Il punto, dunque, non è stabilire una volta per tutte quanto l’Italia debba spendere per la Difesa, per l’energia, per la scuola o per la sanità. Sono scelte sulle quali è legittimo dividersi e che richiedono un confronto serio. Il punto è impedire che quel confronto venga avvelenato da equivalenze improprie, nessi inventati e semplificazioni interessate. Perché la verità dei fatti non appartiene a una parte politica. È il terreno comune sul quale le parti dovrebbero incontrarsi, anche quando non riescono a trovare un accordo. E se vogliamo discutere davvero delle mele, cominciamo dalle mele. Le pere potranno aspettare.


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CRONACHE DAL FUTURO

La Rubrica

lunedì 2 novembre 2026

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a cura di CRISTIANO SAMPOGNA e LORENZO CARBONE

GTA VI, il videogioco che vuole essere più grande del cinema

Questo non è Brad Pitt C’

è chi aspetta il Natale. E chi aspetta il 19 novembre 2026. Quel giorno arriverà Grand Theft Auto VI, per tutti GTA VI: un videogioco capace di trasformare un trailer in una notizia mondiale. Per certi versi è un film atteso prima ancora di sapere quanto durerà. Tredici anni dopo il quinto capitolo, la domanda non è più soltanto se sarà bello. È se reggerà il peso delle aspettative. Per chi non ha mai impugnato un controller, poracci, GTA è un gioco d'azione ambientato in città immaginarie che somigliano fin troppo a quelle americane, in realtà sono quelle più iconiche degli yankees. Si guidano automobili, si compiono missioni criminali e si esplora un mondo che continua a muoversi anche ignorando la trama. Si può seguire la storia oppure ascoltare la radio, osservare il traffico, cambiare strada senza una ragione. È il «mondo aperto»: non un corridoio, ma un'intera città nella quale perdersi. E, all'occorrenza, farsi inseguire dalla polizia, il cosiddetto nello slang videoludico “open worl”. Il nuovo episodio ci porterà a Vice City, versione tropicale di Miami, nello stato fittizio di Leonida, al centro della storia ci saranno Jason e Lucia, una coppia trascinata in una cospirazione criminale dopo un colpo andato male. Tra spiagge, social network e satira americana, Rockstar, sviluppatore ed editor del gioco, promette il suo mondo più immersivo, sarà un'avventura per giocatore singolo, disponibile su PlayStation 5 e Xbox Series X|S; per il PC non c'è ancora una data.Per capire perché tanta agitazione bisogna tornare al 1997. Il primo Grand Theft Auto, creato dallo studio scozzese DMA Design, mostrava le città dall'alto: inseguimenti e libertà scandalosa per l'epoca. Nel 1998 nacque Rockstar Games, oggi par-

te del gruppo Take-Two, con i fratelli Sam e Dan Houser tra i fondatori, DMA sarebbe diventata Rockstar North, il cuore produttivo della saga, la svolta arrivò nel 2001: GTA III portò quell'idea in tre dimensioni; non si guardava più una città dall'alto, ci si viveva dentro.Poi arrivarono Vice City, nel 2002, tra neon e anni Ottanta, San Andreas nel 2004, con un intero territorio, e GTA IV nel 2008, più realistico. Nel 2013 GTA V mise insieme tre protagonisti e un universo enorme. GTA Online, nato nello stesso anno, lo trasformò in uno spazio sociale persistente, alimentato da aggiornamenti e acquisti digitali. Il risultato? Oltre 230 milioni di copie distribuite del solo GTA V e un miliardo di dollari, si un miliardo di dollari,di vendite al dettaglio nei primi tre giorni dal lancio, si nei primi tre giorni dal lanco. Non proprio un passatempo da sabato pomeriggio.Rockstar, del resto, non vive di un solo titolo. Con Red Dead Redemption e soprattutto Red Dead Redemption 2, western monumentale del 2018, ha raccontato la fi-

ne di un'epoca con la forza di un romanzo. Bully ha trasformato la scuola in un universo narrativo; Max Payne 3 ha sposato azione e racconto interattivo. Con L.A. Noire, pubblicato da Rockstar, il videogioco ha anche flirtato con il poliziesco investigativo. Il marchio di fabbrica è sempre lo stesso: scrittura ambiziosa e dettagli ossessivi, fino a rendere credibile perfino una conversazione casuale sul marciapiede. Ed eccoci alla domanda che piace tanto ai ragionieri: quanto costa un gioco del genere? Al pubblico, GTA VI costerà 80 euro nell'edizione standard e 100 nella Ultimate, che sarà? Chi vivrà vedrà. Quanto sia costato produrlo, invece, Rockstar e Take-Two non lo hanno dichiarato. Alcune stime arrivano a 1,5 miliardi di dollari, ma non sono dati certificati. Se fossero realistiche, il confronto sarebbe vertiginoso: Avengers: Endgame è stato prodotto con circa 356 milioni di dollari e Avatar: La via dell'acqua con circa 350 milioni. Sarebbe quanto quattro grandi film per un gioco. Attenzione però: sviluppo e promozione non sono contabiliz-

zati allo stesso modo. L'impatto di GTA non si misura soltanto in incassi. GTA III ha reso popolare un modo nuovo di progettare videogiochi, influenzando generazioni di mondi aperti. Ha spinto altri studi a investire in città più vaste e dettagliate, alzando l'asticella tecnica e, inevitabilmente, i costi. La serie ha intrecciato radio, musica, dialoghi, pubblicità finte e satira sociale, facendo della città una protagonista. Ha portato i videogiochi nella conversazione culturale: un linguaggio che fa ciò che cinema e TV non possono: lasciare al pubblico la scelta di dove andare. Naturalmente il monumento ha le sue crepe, GTA rappresenta criminalità, sesso, droga e violenza con un gusto deliberato per la provocazione, ha alimentato polemiche su stereotipi, rappresentazione delle donne e contenuti inadatti ai minori: questioni che non spariscono dicendo “è solo un gioco”. D'altra parte, attribuire ai videogiochi la responsabilità diretta della violenza reale è una scorciatoia che la ricerca non sostiene in modo convincente. Conta

invece come si rappresentano certi comportamenti e chi vi accede. Non a caso GTA VI è destinato a un pubblico adulto, è pura irresponsabilità farlo giocare a ragazzini. Esiste poi un prezzo meno visibile: quello industriale, infatti, progetti tanto giganteschi alzano le aspettative tecniche e artistiche, ma concentrano risorse, rischi economici e pressioni sui lavoratori. I ritmi intensi, il cosiddetto “crunch”, hanno accompagnato polemiche su Rockstar e il successo di GTA Online ha aperto una domanda scomoda: dove finisce l'esplorazione e comincia l'invito a spendere? Il 19 novembre non uscirà semplicemente il sesto episodio di una saga. Sarà il termometro di un settore che vuole essere industria, arte e spettacolo insieme. Forse GTA VI non cambierà il mondo ma dirà molto del mondo in cui viviamo e se qualcuno continuerà a liquidare i videogiochi come un passatempo per sfigati bimbiminghia, potrà farlo, purché non si sorprenda quando quel «passatempo» avrà il budget, l'attenzione e l'influenza di una piccola Hollywood.


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lunedì 2 novembre 2026

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LUNEDÌ 2 NOVEMBRE 2026 07:00

CARTOON WORLD

08:00

SERIE CRONACHE

09:30

I TESORI DELL’ETNA

12:00

TANTE MANI IN CUCINA TA A

13:00

NEWS

14:20

SERIE CRONACHE

15:30

CARTOON WORLD

17:00

SOCIAL LOPER

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lunedì 2 novembre 2026

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Cronache Lucane La tre giorni dal 5 al 7 Novembre al Lago Sirino promossa dal Parco dell’Appennino Lucano

Torna Naiadi per rimpolpare l’osso Oltre 115 relazioni in una tre giorni in cui discutere di riconoscimenti Unesco, di Turismo e del rapporto tra Ambiente ed Energia in una lettura delle aree protette come motore per le aree interne

__Tisci DI MASSIMO DELLAPENNA

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re giorni di dibattiti, oltre 115 relazioni distribuite in 9 panel, 5 università coinvolte, l’Enea e l’Eni protagoniste nel dibattito sul rapporto tra Energia e Ambiente, l’Ordine dei Geologi che ha dato il patrocinio per consentire ai suoi iscritti di ottenere 20 crediti formativi, Legambiente, WWF, Gruppi di Ricerca Ecologica e Fare Ambiente a rappresentare l’associazionismo ambientale e, poi, il Presidente di Federparchi Santini, il vicepresidente nazionale di Confindustria Francesco Somma e il Presidente Regionale D’Alema, sono questi i numeri della terza edizione di Naiadi, l’annuale evento che il Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese organizza sulle sponde del Lago Sirino a Nemoli dal 5 al 7 Novembre. Un convegno che alterna ricerca, impresa, narrazione dell’attività fatta e proposte per i prossimi anni con un occhio di riguardo verso la politica con la presenza dell’Ex Governatore Vito De Filippo, del Presidente del Consiglio

Regionale Marcello Pittella, di Pasquale Pepe e Laura Mongiello rispettivamente vicepresidente e assessore all’ambiente del Governo Bardi ma anche di Mauro Rotelli Presidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, di Gianni Rosa vicepresidente della Commissione Ambiente del Senato della Repubblica, di Marco Osnato Presidente della Commissione Finanza della Camera dei Deputati, di Aldo Mattia della Commissione Ambiente della Camera e di Salvatore Caiata Presidente dell’INCE. RIMPOLPARE L’OSSO Il titolo scelto da Antonio Tisci è fortemente evocativo di una visione strategica delle aree protette. Rimpolpare l’osso è un richiamo neanche tanto velato al famoso saggio di Manlio Rossi-Doria intitolato “l’osso e la polpa” nel quale si spiegava come le aree pianeggianti della nostra Nazione avessero spolpato la colonna vertebrale degli appennini. Rimpolpare l’osso è un modo per parlare della necessità di ripartire dalla visione dell’ambiente non

più come immobile monumento alla staticità ma come motore dell’azione di un cambiamento che sappia trarre dalle bellezze del territorio, dall’unicità del paesaggio, dalla conservazione la spinta verso un cambiamento e una ricchezza economica. Un cambiamento di prospettiva che racconta una lettura dei Parchi non più come sommatoria di vincoli per il territorio ma come propulsori per la crescita. Una visione che si sta sempre più manifestando nella nuova stagione dei Parchi Nazionali introdotta dal Ministro Picchetto-Frattin e dal Sottosegretario Claudio Barbaro. I RICONOSCIMENTI UNESCO Subito si parlerà dei prossimi riconoscimenti unesco. Antonio Tisci, insieme al Direttore Luzzi, hanno avviato un dialogo formidabile con il mondo della ricerca e dell’accademia per ottenere per il territorio appenninico lucano i riconoscimenti unesco. Un lavoro che fino ad ora non era mai stato neanche immaginato e che potrebbe partire proprio con l’istituzione dell’area

MAB. Man and Biosphere è la traduzione dell’acronimo e illustra proprio un ambientalismo antropocentrico nel quale c’è l’ecosistema ma anche quella che Tisci ha più volte chiamato una nuova “ambizione ambientale” che metta al centro l’uomo. Nella tre giorni ci sarà anche lo spazio per parlare di dissesto idrogeologico con coloro i quali sono chiamati a contrastarlo ad Ischia ed in Basilicata nelle persone di Feola e Blasi ma anche con Mary Williams, presidente dell’Ordine dei Geologi di Basilicata. La best-practice del Parco che per il secondo anno consecutivo ed in controtendenza rispetto alla media nazionale ha avuto incendi zero, verrà presentata da Martoccia della Protezione Civile e da Varca dell’associazione Primavio in un dibattito che vedrà la presenza del responsabile aree protette di Legambiente Nicoletti e che sarà conclusa da Luca Santini presidente di Federparchi. AMBIENTE ED ENERGIA I professori Greco, Adinolfi e Di Maio, la rappre-

sentanza di Confindustria con Somma e D’Alema, Luigi Modrone di SEL, l’Ing. Monteleone di Enea e il Responsabile del Distretto Meridionale di ENI Alfonso Pagano insieme al prof. Giordano e a Cristina Florenzano di Fare Ambiente parleranno tecnicamente del rapporto tra Ambiente ed Energia in un confronto che avrà una conclusione politica con la presenza di rappresentanti del governo regionale, dei passati governi e del Parlamento repubblicano. Infine si parlerà di turismo con due momenti distinti. Uno nel quale si confronteranno varie letture della natura tra turismo e benessere con operatori turistici e operatori sanitari. Uno, infine, con un focus concentrato interamente sul Monte Sirino e sulle sue potenzialità di crescita e che verrà concluso dal Direttore di APT Margherita Sarli. Grande spazio al territorio e alle sue rappresentanze istituzionali con la presenza dei Sindaci di Moliterno, Marsico Nuovo, Grumento Nova, Spinoso, Lauria, Nemoli, Lagonegro e delle associazioni che rappresentano il territorio.


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lunedì 2 novembre 2026

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Tappe a Policoro e Viggiano con i produttori. Focus sul sostegno alle aziende del territorio, taglio della burocrazia e difesa del lavoro

«Coltiviamo l'Italia» in Basilicata: dialogo con agricoltori e imprese D

ialogo diretto con le imprese, risposte concrete alle emergenze del settore e sostegno alle produzioni italiane. Sono stati questi i temi al centro delle due tappe lucane di «Coltiviamo l'Italia – per garantire la Sovranità alimentare», tenutesi il 30 ottobre a Policoro, presso lo stabilimento della cooperativa agricola ARPOR, e il 31 ottobre a Viggiano, nella Sala Ricevimenti del Likos Hotel.Incontrare i produttori nei luoghi in cui si lavora quotidianamente, come lo stabilimento ARPOR nel Metapontino, ha permesso di raccogliere le istanze direttamente dalle realtà produttive per individuare le risposte necessarie. In Basilicata l'agricoltura rappresenta una risorsa strategica, basata sul lavoro quotidiano e su eccellenze in grado di valorizzare il nome del territorio a livello nazionale e internazionale. In questa direzio-

ne, l'azione di governo ha posto il comparto al centro dell'agenda politica, anche attraverso l'istituzione del Ministero dell'Agricoltura e della Sovranità alimentare, affiancando le aziende con interventi su liquidità, costi di produzione e tutela del reddito.Nel corso degli appuntamenti si è sottolineata la necessità per le

istituzioni di schierarsi a tutela del tessuto produttivo: «La politica deve scegliere da che parte stare: dalla parte di chi lavora e produce, che sia un agricoltore, un artigiano, un commerciante o un dipendente, e non dalla parte di chi distrugge il lavoro altrui. Le immagini delle devastazioni e dei saccheggi dei ne-

gozi dei giorni scorsi dimostrano che c'è chi spaccia per rivendicazione di diritti o disobbedienza civile ciò che è soltanto violenza e danneggiamento. Manifestare pacificamente è un diritto, ma i diritti non si difendono sfasciando le vetrine e mettendo in ginocchio chi ogni giorno si assume rischi e responsabili-

tà per mandare avanti la propria attività».Tra gli obiettivi prioritari emersi dai confronti figurano la riduzione della burocrazia, il sostegno mirato a chi lavora e la valorizzazione delle filiere lucane, per garantire la tenuta del sistema produttivo regionale e la tutela dell'economia sana della comunità.

Gli appuntamenti di Fratelli d’Italia con parlamentari, Regione ed enti locali. Mattia: «Dall'esecutivo 17 miliardi e interventi concreti per la liquidità delle imprese»

«Coltiviamo l’Italia» fa tappa in Lucania: a Policoro e Viggiano le sfide del settore

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ostegno alle imprese agricole, contenimento dei costi di produzione, tutela del reddito e valorizzazione delle filiere agroalimentari. Sono stati questi i temi al centro delle due tappe lucane di «Coltiviamo l’Italia», la campagna nazionale promossa dal gruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei Deputati, che ha fatto tappa a Policoro e Viggiano per un confronto diretto con il mondo agricolo e le realtà produttive del territorio.I due appuntamenti si sono concentrati sulle principali criticità del comparto e sulle misure adottate dal Governo per affrontare le emergenze, rafforzare la competitività delle imprese e sostenere le produzioni italiane. Il confronto ha coinvolto istituzioni, rappresentanti politici e realtà produttive in due luoghi significativi del territorio lucano: lo stabilimento della cooperativa ARPOR di Policoro, parte della rete produttiva del Gruppo Orogel, e il Likos Hotel di Viggiano.A Policoro, il contributo del direttore dello stabilimento ARPOR, Gianmario Massocchi, si è affiancato ai

saluti istituzionali del sindaco Enrico Bianco, del senatore Gianni Rosa e del deputato Salvatore Caiata. A Viggiano, il confronto ha visto il coinvolgimento di Cristiano Re, responsabile dei progetti territoriali della Fondazione Eni Enrico Mattei, del sindaco Amedeo Cicala e degli stessi parlamentari Rosa e Caiata. In entrambe le tappe, gli interventi del deputato Aldo Mattia, responsabile nazionale del Dipartimento Agricoltura di Fratelli d'Italia, e dell'assessore regionale alle Politiche Agricole Carmine Cicala hanno approfondito le politiche di sostegno al comparto. Le conclusioni sono state affidate al deputato Mauro Rotelli, presidente della VIII Commissione Ambiente della Camera.«In questi quattro anni abbiamo messo in campo investimenti e interventi per 17 miliardi di euro, puntando sulla programmazione, sui progetti di filiera e sulle misure per la sostenibilità, dall'agrisolare all'agrivoltaico, con particolare attenzione alla tutela del suolo», ha dichiarato Mattia.«Negli ultimi mesi l'attenzione

si è concentrata soprattutto sulle emergenze legate all'aumento dei costi del gasolio agricolo e dei fertilizzanti – ha aggiunto il deputato –. Abbiamo dato risposte concrete, a partire dall'anticipazione di 1,7 miliardi di euro attraverso AGEA per garantire liquidità alle aziende, fino agli interventi per contenere i costi di produzione e al credito d'imposta di oltre 90 milioni di euro destinato al gasolio agricolo. In una situazione internazionale particolarmente com-

plessa, il nostro obiettivo è continuare a sostenere le imprese con meno burocrazia, maggiore tutela del reddito e misure tempestive ed efficaci».Le due tappe lucane hanno ribadito la centralità dell'agricoltura nelle politiche di sviluppo dei territori e l'importanza del dialogo con le imprese per affrontare le criticità del settore, valorizzare le produzioni nazionali e rafforzare la sovranità alimentare tanto voluta dal ministro Lollobrigida e dal governo Meloni.


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«Come Basilicata, guardiamo a questa manovra con ottimismo, consapevoli che il lavoro del partito a Roma, guidato da Tajani, continua senza sosta»

Taddei: «Grazie a Forza Italia risposte concrete per contrastare il carovita» «L

a manovra economica 2027 porta con sé il segno inconfondibile di Forza Italia e dimostra, ancora una volta, che la nostra priorità è mettere la persona al centro dell'azione di governo». A dichiararlo è Vincenzo Taddei, Vicesegretario Regionale Vicario di Forza Italia Basilicata, commentando con grande soddisfazione i contenuti del provvedimento. «Come ha giustamente sottolineato il nostro Segretario Nazionale Antonio Tajani, siamo di fronte a un risultato importante e ampiamente soddisfacente, in cui le istanze storiche del nostro partito hanno trovato spazio e accoglimento. Penso all'intervento sull'Irpef, con l'estensione dell'aliquota al 33% fino a 55 mila euro di reddito, o alle misure pensate per i nostri anziani sopra i 75 anni, con una card da 300 euro per le prestazioni sanitarie

non coperte dal SSN. E ancora, segnali tangibili per i giovani, il sostegno alla locazione con la cedolare secca al 5% (che scende all'1% per gli under 35), l'esten-

sione ai negozi e la svolta strutturale sull'abolizione del bollo auto per le medie e piccole cilindrate». Taddei rimarca inoltre l'importanza delle tutele per il

mondo della formazione e della continuità amministrativa: «Arrivano oltre 9 miliardi complessivi per le università, con 200 milioni in più per il fondo di finanziamento ordinario, e vengono giustamente confermate tutte le misure in scadenza della scorsa manovra. È la dimostrazione che sappiamo coniugare la riduzione della pressione fiscale con la serietà e la sostenibilità dei conti pubblici». «Come Basilicata – conclude il Vicesegretario Regionale Vicario di Forza Italia – guardiamo a questa manovra con ottimismo, consapevoli che il lavoro del partito a Roma, guidato da Tajani, continua senza sosta, puntando a completare gli obiettivi sul ceto medio e a dare risposte anche sulla previdenza e sulle forze dell'ordine. Forza Italia c’è, ben radicata nel territorio e con lo sguardo rivolto allo sviluppo».

Il segretario generale Filcom Confsal: «Gli sgravi fiscali non bastano, occorrono tutele negli appalti e interventi per contrastare il lavoro povero»

Manovra 2027, Rosa: «In Basilicata la priorità resta il salario»

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a Legge di Bilancio 2027 contiene alcuni elementi positivi, ma non affronta in maniera adeguata una delle principali emergenze del Paese e del Mezzogiorno: la perdita del potere d’acquisto e la difficoltà crescente dei lavoratori ad arrivare a fine mese. È la valutazione della Filcom Confsal Basilicata, che richiama l’attenzione sulle ricadute della manovra sui lavoratori lucani, in particolare nei settori del commercio, del turismo, dei servizi,

delle pulizie, delle mense e della vigilanza. «Non possiamo giudicare una finanziaria soltanto dai miliardi annunciati o dagli sgravi fiscali – dichiara Donato Rosa, segretario generale della Filcom Confsal Basilicata –. Dobbiamo guardare agli effetti reali sulle buste paga e sulle condizioni di vita delle famiglie. Per chi percepisce redditi bassi, spesso con contratti parttime involontari e orari frammentati, le misure previste non sono sufficienti». A confermare la

gravità della situazione sono anche i dati Svimez: tra il 2021 e il 2025 i salari reali sono diminuiti del 10,2% nel Mezzogiorno, contro l’8,2% del Centro-Nord, mentre la povertà lavorativa al Sud raggiunge il 19,4%. «Avere un lavoro non significa necessariamente vivere in condizioni dignitose – prosegue Rosa –. Per questo chiediamo interventi mirati sui redditi più bassi, maggiori garanzie occupazionali e retributive negli appalti e un contrasto deciso al

dumping contrattuale. La nostra proposta di un salario di dignità nasce proprio dall’esigenza di impedire che la competizione tra imprese si scarichi sui lavoratori». La Filcom Confsal richiama inoltre la necessità di sostenere il commercio di prossimità e le aree interne, attraverso politiche capaci di contrastare lo spopolamento e difendere l’occupazione. Positiva, in questo senso, la previsione sulla cedolare secca per le locazioni commerciali, già proposta dal sindacato

nell’ambito della propria iniziativa legislativa regionale. «La manovra può ancora essere migliorata durante il passaggio parlamentare. Servono scelte concrete, non annunci: il lavoro deve tornare al centro delle politiche economiche. La credibilità di una legge di Bilancio non si misura sui miliardi stanziati, ma su quanto migliora realmente la vita delle persone. In Basilicata la priorità resta il salario, insieme alla dignità e alla stabilità del lavoro» conclude Rosa.


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lunedì 2 novembre 2026

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Il segretario dei Radicali Lucani accoglie l'appello. Resta aperta la questione della libertà di stampa

Bolognetti sospende lo sciopero della fame dopo 25 giorni, ma la battaglia continua

DI ROSAMARIA MOLLICA

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opo 25 giorni Maurizio Bolognetti sospende lo sciopero della fame. Il 30 ottobre alle ore 22:15 il segretario dei Radicali Lucani e giorna-

lista ha deciso di ascoltare l’appello lanciato da circa 100 persone tra questi anche molti colleghi giornalisti, e di sospendere l’azione nonviolenta per «poter poi rilanciare le ragioni che stai provando a nutrire». L’appello

parla di un «silenzio assassino» calato sull’azione nonviolenta iniziata per tutelare la libertà di stampa, per il diritto di cronaca, per il diritto di critica in difesa dell'articolo 21 della Costituzione. Bolognetti spiega le motivazioni che hanno portato alla decisione di iniziare lo sciopero della fame lo scorso 5 ottobre: «La presidente dell’Ordine regionale dei giornalisti, violando a mio avviso anche la legge istitutiva dell’Ordine dei giornalisti del 1963, si è di fatto rifiutata di esprimere solidarietà a un collega, “li hai provocati” è stata la risposta della presidente dell’Odg Sissi Ruggi. In questo modo mi ha praticamente messo un bersaglio addosso, e devo dire che l’operazione ha funzionato egregiamente. Ma io mi chiedo, il compito principale di un giornalista non è anche quello di provocare? Non dico che si debba fare ogni giorno, a tutti i costi, il cane da guardia del potere, ma non possiamo nemmeno ridurci a fare gli zerbini o i megafoni del potere. Questo è un ulteriore segnale di una democrazia malata». «Da questo punto di vista, - continua Bolognetti - dov’è finito

l’articolo 21 della Costituzione? Dov’è la libertà di stampa se un giornalista, in questo caso io, non può parlare e realizzare un servizio senza rischiare, per poter svolgere il proprio lavoro, di dover chiamare i carabinieri? E magari ritrovarsi anche addosso personaggi, per così dire, sui generis. È una mia opinione, ma ritengo che quel personaggio sui generis me lo abbiano messo addosso proprio per questo». Gli interlocutori di questa azione sono l’Ordine dei giornalisti della Basilicata ,l’Ordine nazionale dei Giornalisti, la Fnsi, l’Assostampa e il Consiglio di disciplina terriotrioale. Tutti organi dal quale «c’è stato solo silenzio. E questo nonostante il tentativo, e io ne sono grato, di quattro colleghi dell'Ordine dei giornalisti della Basilicata, Donato Pace, Mario Restaino, Antonella Inciso, Giovanni Martemucci, gli fare in modo che venisse posto all'Ordine del giorno il caso Bolognetti». Bolognetti ha sosteso lo sciopero della fame ma continua la sua battaglia con forza e vigore e soprattutto con la consapevolezza che in tanti lo seguono e ne condividono le ragioni.

La crisi internazionale pesa su famiglie, imprese e conti pubblici. Serve responsabilità politica, non benzina sul fuoco

Le piazze protestano, le imprese arrancano e la politica litiga DI FRANCESCO OSNATO *

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er le guerriglie che si stanno registrando nelle principali città europee dobbiamo dire grazie a Donald Trump, il quale si è imbarcato in una guerra che erroneamente pensava di chiuderla in quattro e quattro otto senza avere i necessari appoggi o, ancora peggio, ha voluto mettere in difficoltà l'Europa, già gravata dalla guerra russo - ucraina, in una logica di spartizione geopolitica. I Governi europei, sicuramente con le loro criticità, con scelte poco lungimiranti e tutele di rendite di posizione, sono il capro espiatorio del caro vita ma, al di là delle tifoserie politiche e del colore dei Governi, per onestà intellettuale bisognerebbe riconoscere che il difficile equilibrio nella gestione della ricchezza è stato minato dalla difficoltà a reperire il petrolio raffinato ed il gas proveniente proprio dai territori in guerra. La strumentalizzazione di chi non è al governo dei Paesi ci sta ma fino ad un certo punto, perché l'alternanza

dei Governi, a meno di un cessato fuoco russo - ucraino e nello stretto di Hormuz, non cambierebbe assolutamente nulla nella gestione di risorse che non ci sono. Quando la coperta è corta, se la tiri da un lato si scopre l'altro. Chi oggi chiede stipendi più alti dovrebbe chiedersi come garantirli. Le aziende strozzate dal caro energia non hanno risorse e difficoltà di approvvigionamenti, pertanto producono poco anche perché hanno un mercato contratto per gli alti prezzi, dunque non hanno risorse per pagare stipendi più alti, se mai licenziano fino a chiudere i battenti. Lo Stato, dal canto suo, ha difficoltà a pagare gli stipendi pubblici e garantire lo stato sociale perché il gettito si riduce e deve rispettare i vincoli di Bilancio imposti dall'Europa. Con questo quadro dovrebbe prevalere il senso di responsabilità di chi è all'opposizione che tutto deve fare tranne soffiare sul fuoco, perché se tutto brucia, nel migliore dei casi, si troverà a gestire le ceneri. *GIÀ CONSIGLIERE COMUNALE DI LAURIA


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A Potenza e Matera navette e corse aggiuntive. Coldiretti: due lucani su tre portano fiori per la commemorazione dei defunti

Ognissanti, la Basilicata ricorda i suoi cari Cimiteri affollati e collegamenti potenziati C

imiteri affollati in Basilicata per la ricorrenza di Ognissanti, con numerosi cittadini che fin dalle prime ore del mattino hanno raggiunto le strutture per rendere omaggio ai propri cari. A Potenza e Matera sono stati predisposti servizi straordinari di trasporto per agevolare gli spostamenti e accompagnare le persone con difficoltà motorie nelle giornate dedicate alla visita ai defunti. Nel capoluogo, l’afflusso ha interessato il Cimitero Monumentale di Borgo San Rocco, dove le famiglie si sono ritrovate per portare fiori e raccogliersi in preghiera. Per contenere i disagi legati al traffico e alle condizioni meteorologiche, il Comune ha attivato navette gratuite, disponibili fino al 2 novembre, e potenziato i collegamenti con il Cimitero Nuovo. A supporto delle persone che hanno maggiori difficoltà negli spostamenti è intervenuta anche l’Unitalsi, che, come ogni anno, ha messo a disposizione pulmini attrezzati per accompagnarle nella visita ai propri cari.Servizi straordinari anche a Matera, dove l’amministrazione comunale ha rafforzato i collegamenti verso le strutture cimiteriali, con particolare attenzione al cimitero di Contrada Pantano. Le corse sono garantite

dalle 8 alle 17, per facilitare l’accesso durante Ognissanti e la commemorazione dei defunti. COLDIRETTI: DUE LUCANI SU TRE PORTANO FIORI Alla partecipazione nei cimiteri si accompagna una consuetudine che resta profondamente radicata nelle famiglie della regione. Secondo una stima di Coldiretti Basilicata, due lucani su tre portano fiori ai propri cari in occasione della commemorazione del 2 novembre: un gesto che unisce affetto e memoria, mantenendo vivo il legame tra le generazioni anche nei piccoli centri e nelle comunità rurali.«La commemorazione dei defunti rappresenta per le famiglie lucane una tradizione che va ol-

tre il semplice acquisto di un fiore: è un gesto di vicinanza, di memoria e di continuità tra le generazioni», sottolinea l’organizzazione agricola. Il crisantemo si conferma il fiore simbolo della ricorrenza, scelto per la varietà dei colori e per la lunga durata. A livello nazionale, Coldiretti stima circa dieci milioni di esemplari acquistati tra fiori recisi e piante in vaso. Accanto ai crisantemi trovano spazio anche lilium, gerbere, anthurium e ciclamini, utilizzati nelle composizioni per rendere omaggio ai defunti.Per i produttori, tuttavia, la ricorrenza arriva al termine di un’annata segnata dalle difficoltà legate ai cambiamenti climatici, che incidono sui cicli colturali

e complicano la programmazione delle fioriture. La coltivazione del crisantemo richiede infatti competenze specifiche, soprattutto nella gestione delle ore di luce e di buio necessarie a ottenere i fiori in coincidenza con le festività. Nonostante queste criticità, i prezzi all’origine riconosciuti ai produttori si sono mantenuti sostanzialmente stabili. Secondo l’analisi di Coldiretti su dati Ismea, nell’ultima settimana di ottobre l’incremento è stato dello 0,6 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025.L’associazione invita a scegliere fiori e piante coltivati in Italia, privilegiando, quando disponibili, le produzioni locali e l’acquisto diretto dai produttori. Una scelta che

sostiene il reddito delle imprese agricole e riduce le distanze tra produzione e consumo. Il settore ha un peso significativo nell’economia nazionale: secondo i dati richiamati da Coldiretti, nel 2025 il valore della produzione florovivaistica italiana ha superato i 3,5 miliardi di euro, dei quali circa 1,9 miliardi riconducibili al vivaismo e 1,6 miliardi alla floricoltura. Le imprese sono circa 19mila, distribuite su una superficie complessiva di 30mila ettari.«Scegliere un fiore italiano significa anche riconoscere il valore del lavoro agricolo e sostenere una filiera che custodisce competenze, qualità e tradizioni», conclude Coldiretti Basilicata.

APPUNTAMENTO ALLE 10.15 AL MONUMENTO AI CADUTI CON LE AUTORITÀ CIVILI, MILITARI E RELIGIOSE. IN PROGRAMMA ANCHE «CASERME APERTE»

Potenza, Unità nazionale e Forze Armate: le celebrazioni del 4 novembre

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i terranno mercoledì 4 novembre a Potenza le celebrazioni del Giorno dell’Unità nazionale e della Giornata delle Forze Armate. La manifestazione, organizzata dalla Prefettura, avrà inizio alle 10.15 presso il Monumento ai Caduti nel Parco di Montereale, dove si ritroveranno i rappresentanti delle istituzioni e delle autorità civili, militari e religiose della regione. Alla cerimonia saranno presenti il prefetto di Potenza Michele Campanaro, il presidente della Regione Basilicata Vito Bardi, il sindaco Vin-

cenzo Telesca e il presidente della Provincia Christian Giordano. La ricorrenza sarà l’occasione per rendere omaggio ai caduti e richiamare il valore della memoria nazionale, insieme al ruolo svolto dalle Forze Armate al servizio del Paese.Accanto all’appuntamento istituzionale di Montereale, il programma prevede anche quest’anno l’iniziativa «Caserme Aperte», che consentirà ai cittadini di accedere alla Caserma Lucania, sede del Comando Legione Carabinieri «Basilicata». Nel piazzale della struttura saranno allestiti stand espositi-

vi delle Forze Armate, delle Forze di Polizia e dei Corpi civili dello Stato. Uno spazio dedicato alla conoscenza delle diverse realtà impegnate nella difesa, nella sicurezza e nel servizio alla collettività, che offrirà ai visitatori la possibilità di avvicinarsi alle loro attività e ai rispettivi compiti. Le celebrazioni affiancheranno così al ricordo dei caduti un’occasione di incontro tra cittadini e istituzioni, attraverso due appuntamenti nei luoghi che ospiteranno la manifestazione nel capoluogo lucano.


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Il candidato alla segreteria del Pd propone di valutare le conseguenze delle scelte politiche sulle nuove generazioni

Rutigliano: «Valutare l’impatto delle leggi sui giovani lucani» POTENZA. Carlo Rutigliano, candidato alla segreteria regionale del Partito Democratico della Basilicata, propone una legge regionale sulla valutazione di impatto generazionale. Lo fa in un post sui social, dopo aver partecipato venerdì a Potenza al concentramento degli studenti scesi in piazza contro il caro-scuola. «Venerdì, sotto una pioggia fitta, ero al concentramento degli studenti di Potenza. Era giusto esserci», scrive Rutigliano. «Quando un ragazzo scende in piazza per quanto costa studiare, sta chiedendo se potrà costruire il proprio futuro in Basilicata». Rutigliano critica la risposta della Giunta regionale: «Poche ore dopo, Bardi ha

annunciato 1,9 milioni per i libri di testo. Aiuteranno chi li riceverà, e confermano il modo in cui la de-

stra governa da sette anni: senza un progetto, rincorrendo i fatti. Ogni notizia ha il suo annuncio, e in-

tanto una generazione continua a partire». Secondo Rutigliano, il problema sta nel modo in cui si decide: «La politica sceglie quasi sempre guardando a quanto costa una misura, al tempo che richiede e al consenso che produce. Manca la domanda che in Basilicata pesa più di tutte: che cosa resterà a chi viene dopo». Da qui la proposta: «La prima proposta che metto sul tavolo di questa campagna è una legge sulla valutazione di impatto generazionale. Molti Comuni la stanno già sperimentando, Potenza compresa. In Regione dovrà accompagnare ogni grande scelta. Prima di rinnovare una concessione petrolifera, bisognerà dire quanta ric-

chezza resterà ai lucani quando i pozzi saranno chiusi. Prima di chiudere una scuola, che cosa perderà il paese rimasto senza aule. Le risposte saranno pubbliche, e un garante indipendente le verificherà». «Il giorno in cui la legge entrerà in vigore non ci sarà un nastro da tagliare», aggiunge Rutigliano. «Cambierà il modo in cui la Regione sceglie». Rutigliano lega la proposta al congresso: «Il rinnovamento che porto al congresso comincia da qui. Restare, partire o tornare deve diventare una scelta libera per ogni ragazzo lucano, e un Partito Democratico che si rinnova resta al loro fianco anche quando smette di piovere».

L’allarme dell’Ugl Istruzione di Potenza: penalizzati i nati a fine 1960 e 1961. Sibilani chiede deroghe e nuove regole per le uscite

«Pensioni, docenti costretti a lavorare fino a 68 anni» POTENZA. Insegnanti e personale scolastico costretti a lavorare fino a quasi 68 anni per effetto delle nuove soglie pensionistiche e della rigidità del calendario scolastico. A denunciare quella che definisce una «ingiustificata disparità» è l'Ugl Istruzione di Potenza, attraverso una nota del dirigente sindacale Giuseppe Sibilani, che sollecita un intervento del Ministero per tutelare i lavoratori nati nell'ultimo trimestre del 1960 e del 1961. Al centro della protesta c'è il meccanismo che regola l'accesso alla pensione di vecchiaia nel comparto scolastico. Secondo quanto evidenziato dal sindacato, l'innalzamento del requisito anagrafico a 67 anni e un mese nel 2027 e a 67 anni e tre mesi nel 2028, combinato con l'unica finestra annuale di uscita fissata al primo settembre, rischia di determinare un prolungamento del servizio fino a 67 anni e undici mesi. Il problema riguarda in particolare chi compie gli anni tra ottobre e dicembre. Nel settore scolastico, infatti, il pensionamento decorre ordinariamente dal primo settembre, purché il requisito anagrafico venga maturato entro il 31 dicembre dello stesso anno. L'aggiunta di uno o più mesi al limite di età può quindi far slittare il raggiungimento del requisito all'anno successivo, facendo perdere l'intera finestra di uscita. «I docenti e il personale Ata nati nell'ultimo trimestre del 1960

e del 1961 si trovano intrappolati in un vero e proprio corto circuito normativo», sostiene Sibilani. «Chi festeggia il compleanno negli ultimi mesi dell'anno si vede scalare la maturazione del mese aggiuntivo all'inizio dell'anno solare successivo. Non potendo centrare la finestra utile del 31 dicembre, questi insegnanti perdono il diritto al pensionamento per l'anno in corso». Una situazione che, secondo l'organizzazione sindacale, determina una disparità di trattamento tra lavoratori appartenenti alla stessa generazione, penalizzando esclusivamente quelli nati negli ultimi mesi dell'anno. Il risultato sarebbe la permanenza obbligatoria in servizio per un ulteriore anno scolastico, senza possibilità di scegliere una diversa data di pensionamento. «Mentre i colleghi nati nei primi mesi dell'anno riescono a lasciare la cattedra regolarmente al compimento del requisito, il personale nato tra ottobre e dicembre subisce un trattenimento in servizio coatto», osserva Sibilani. «Lavorare fino a quasi 68 anni non è una scelta flessibile, ma una penalizzazione burocratica». Da qui la richiesta di introdurre una clausola straordinaria di salvaguardia per i lavoratori interessati, consentendo il pensionamento al raggiungimento effettivo dell'età prevista anche durante l'anno scolastico, oppure neutralizzando gli incrementi anagrafici nei casi in cui provochino

la perdita della finestra annuale. L'Ugl Istruzione di Potenza propone inoltre una revisione più ampia delle regole previdenziali del comparto. Tra gli interventi sollecitati figurano una deroga strutturale alla finestra unica di settembre, il riconoscimento del lavoro gravoso per tutti i docenti, indipendentemente dall'ordine e dal grado di scuola, e l'istituzione di un canale pensionistico specifico denominato «Quota Scuola». Per il sindacato, la questione riguarda anche le condizioni di lavoro degli insegnanti, chiamati ad affrontare quotidianamente responsabilità educative, situazioni complesse e un impegno psicofisico crescente. La permanenza prolungata in servizio, sottolinea Sibilani, rischia di aggra-

vare il logorio professionale di chi ha già trascorso decenni nelle aule. La vertenza assume inoltre un significato particolare per la Basilicata, dove il ricambio generazionale nella scuola rappresenta anche un'opportunità occupazionale. Favorire le uscite pensionistiche, sostiene l'Ugl, consentirebbe di liberare posti per giovani laureati e precari che attendono la stabilizzazione. «Non si possono applicare freddi calcoli matematici sulla pelle dei docenti che hanno speso una vita intera per la crescita delle nostre scuole», conclude Sibilani, chiedendo al Ministero una soluzione capace di conciliare i diritti previdenziali del personale con le esigenze di rinnovamento della scuola lucana.


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Da Albano di Lucania a Grassano, le Amministrazioni ammoniscono i cittadini irrispettosi e intensificano i controlli

«Basta abbandono dei rifiuti: comportamento vergognoso» DI EMANUELA CALABRESE

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urtroppo torniamo ancora ad occuparci di abbandono di rifiuti. Questa volta siamo ad Albano di Lucania, dove l’Amministrazione comunale richiama l’attenzione «su un problema che continua a ripresentarsi: l’abbandono indiscriminato dei rifiuti, un comportamento incivile che danneggia il decoro del nostro territorio e il rispetto verso l’intera comunità». Nuovamente, difatti, il Comune è dovuto «intervenire per raccogliere i rifiuti abbandonati, impiegando tempo e risorse che potrebbero essere destinate ad altre attività a beneficio di tutti i cittadini. Non è accettabile che, nonostante i servizi di raccolta disponibili, ci sia ancora chi sceglie di lasciare i propri rifiuti per strada o in luoghi non autorizzati -tuonano dall’Ente- Mantenere pulito il nostro territorio è una responsabilità di tutti. Il

rispetto dell’ambiente e degli spazi comuni parte dai piccoli gesti quotidiani e dal senso civico di ciascuno». Il Comune di Albano pertanto invita «tutti i cittadini a collaborare, conferendo correttamente i rifiuti e segnalando eventuali situazioni di abbandono. L’Amministrazione continuerà a intervenire per garantire il decoro e la pulizia del territorio, ma è fondamentale che ognuno faccia la propria parte. Il nostro territorio è casa nostra: rispettiamolo». Ma questo modo scellerato di comportarsi è sfortunatamente diffuso, infatti anche da Grassano il sindaco annuncia «tolleranza zero per chi abbandona i rifiuti -ed avverte che- la Polizia Locale intensifica i controlli su tutto il territorio per individuare e sanzionare chi sporca il paese e viola le regole della raccolta differenziata. Le violazioni comportano sanzioni amministrative e possono avere conseguen-

ze penali». E proseguono dal Comune materano: «Lasciare i sacchetti dei rifiuti nei cestini pubblici o nei dintorni , significa deturpare il nostro territorio, creare degrado e causare un danno a tutta la comunità. Chi pensa di poter aggirare le regole sappia che i controlli sono costanti, sia tramite gli agenti della Polizia Locale che ringrazio per l’ottimo lavoro svolto che con l'ausilio delle telecamere. Chi viene beccato ad abbandonare i rifiuti in questo modo viene identificato e incorre in sanzioni pesanti, così come previsto dai regolamenti comunali e dalle normative vigenti. Non faremo sconti a nessuno. Il decoro della nostra Comunità – concludono da Grassano- dipende dal senso civico di ciascuno di noi. Facciamo la nostra parte, usiamo correttamente il servizio di raccolta porta a porta o l’isola ecologica e tuteliamo insieme il nostro bene comune».

Il segretario Casorelli evidenzia il completamento del 98% delle opere previste. «Mettere in sicurezza il territorio è il presupposto per lo sviluppo e l'occupazione»

Rischio idrogeologico e Pnrr in Basilicata: la Filca Cisl chiede continuità sui cantieri

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li interventi di mitigazione, anche di natura strutturale, finalizzati a contrastare il rischio idrogeologico, rappresentano non soltanto un pilastro per la messa in sicurezza delle aree più fragili ma al tempo stesso costituiscono il presupposto per creare un nuovo punto di equilibrio tra lo sviluppo e la coesione sociale ed economica del territorio lucano». Lo sostiene il segretario generale della Filca Cisl Basilicata, Angelo Casorelli, che in proposito fa riferimento anche ai dati sugli interventi completati in Basilicata relativi alle misure previste dal PNRR per mitigare il rischio idrogeologico. «Siamo consapevoli – dichiara il segretario Casorelli – che un quinto del territorio regionale è esposto al rischio elevato o moderato di fenomeni franosi e che le recenti opere del PNRR hanno portato al completamento del 98 per cento degli interventi previsti, dato che si allinea alla media nazionale. Questo risultato conseguito dalla Regione Basi-

licata, valutato positivamente anche dal Capo del Dipartimento della Protezione Civile Nazionale, Fabio Ciciliano, è uno sprone a proseguire su questa strada, mettendo in campo tutte le azioni e le misure cui le istituzioni possono attingere, con il supporto prezioso dell'Ispra, delle Autorità di bacino distrettuali e dell'Osservatorio regionale dell'Edilizia e dei Lavori pubblici della Regione Basilicata che monitora i cantieri, le infrastrutture e gli appalti pubblici sul territorio lucano. Mettere in sicurezza le strade, i centri abitati e le infrastrutture pubbliche è una base fondamentale per costruire una nuova idea di futuro e di sviluppo della Basilicata. Il primo snodo della competitività delle imprese passa dal consolidamento del territorio e dai suoi versanti più esposti ai fenomeni di dissesto e dal potenziamento della rete infrastrutturale. Anche la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, nel Libro Verde per il futuro del lavoro in Italia, ha dichiarato che “Il Patto so-

ciale deve prevedere un piano pluriennale per migliorare strade, ferrovie, porti e collegamenti, mettere in sicurezza il territorio e riqualificare gli edifici pubblici”. E' que-

sto il percorso – conclude il segretario della Filca Basilicata, Casorelli – per dare una nuova prospettiva di sviluppo e occupazione anche al Mezzogiorno».


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Basilicata 24 ore

lunedì 2 novembre 2026

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Presentata al Madonna delle Grazie l'apparecchiatura da 240mila euro con fondi Pnrr. Latronico e Friolo: «Servizi d'avanguardia per i cittadini»

Nuova tecnologia all'Asm di Matera: primo centro in Italia per l'Angio-OCT L’

Azienda Sanitaria Locale di Matera ha presentato il nuovo Angio-OCT TowardPi BMizar Ultra, in dotazione all’Unità Operativa Complessa di Oculistica dell’Ospedale Madonna delle Grazie di Matera. L’apparecchiatura, del valore di 240mila euro, finanziata con fondi PNRR, rappresenta una delle tecnologie più avanzate nel campo della diagnostica oculistica. Matera è il primo centro in Italia a disporre di questo specifico apparato.All’incontro con i giornalisti hanno partecipato il direttore generale dell’ASM, Maurizio Friolo, il direttore sanitario Andrea Gigliobianco, il direttore dell’Unità Operativa Complessa di Oculistica, Massimo Lorusso, l’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico, e il consigliere regionale Nicola Morea.Il nuovo strumento, basato sulla tecnologia Swept-Source Full-Range, raggiunge una velocità di acquisizione di 400.000 A-

Scan al secondo e consente di ottenere immagini Ultra Wide Field fino a 200 gradi, con un’analisi ad alta definizione del segmento anteriore e posteriore dell'occhio. Integra inoltre la tomografia a coerenza ottica (OCT) con l'angiografia OCT, permettendo lo studio della microvascolarizzazione retinica.«Tra le innovazioni – sostiene il Direttore di Oculistica, Massimo Lorusso – figurano i sistemi di eye tracking e di riallineamento automatico in tempo reale, che garantiscono maggiore precisione e ripetibilità degli esami. L’apparecchiatura è particolarmente utile nella diagnosi e nel monitoraggio di maculopatie, patologie retiniche, retinopatia diabetica, glaucoma e alterazioni della microcircolazione retinica».La rapidità di acquisizione riduce i tempi dell’esame, agevolando soprattutto i pazienti anziani o con difficoltà a mantenere la fissazione. Le immagini ad alta definizione

consentono inoltre agli specialisti di seguire l'evoluzione delle patologie e valutare nel tempo la risposta ai trattamenti. «L'introduzione di tecnologie diagnostiche così avanzate – dichiara l’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico – conferma l’attenzione della Regione Basilicata verso il rinnovamento delle strutture sanitarie e il miglioramento della qualità dei servizi. Le risorse del PNRR

rappresentano un’opportunità concreta per dotare i nostri ospedali di strumenti innovativi, rafforzare la capacità diagnostica e offrire ai cittadini prestazioni sempre più qualificate».«Questo investimento – sottolinea il direttore generale dell’ASM, Maurizio Friolo – si inserisce nel percorso di ammodernamento tecnologico che stiamo portando avanti per qualificare ulteriormente l’offerta sanitaria azienda-

le. Mettiamo a disposizione dei nostri specialisti uno strumento di assoluta avanguardia, che migliora le possibilità diagnostiche e il monitoraggio delle patologie. Essere il primo centro in Italia a disporre di questa tecnologia è motivo di orgoglio e conferma la volontà dell’ASM di investire in innovazione e qualità delle prestazioni ma anche sulla formazione del personale che utilizza queste tecnologie».

Iniziativa promossa da Avis, Comune e Barile Calcio con Progetto Salute Matera. Lanciato l'appello per l'acquisto di un defibrillatore in via Croce

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Primo soccorso e prevenzione:Barile forma venticinque operatori

i sono notizie che informano, e notizie che scuotono l’anima. A Barile sta succedendo qualcosa di destinato a fare scuola, non solo in Basilicata, ma in tutta Italia. Non è solo la storia di un’associazione o di un comune: è la storia di venticinque persone comuni che hanno scelto di diventare uno «scudo salvavita» per la propria gente.Grazie a una sinergia esemplare tra AVIS Comunale Barile ODV, il Comune di Barile e il Barile Calcio, in collaborazione scientifica con il centro Progetto Salute Matera — guidato dal Direttore Carlo Leardi e dall'istruttore Michele Gastone —, venticinque nuovi operatori certificati BLSD sono pronti ad agire nei momenti cruciali. Da oggi, tra le strade, negli uffici e sui campi da gioco del paese, c'è una presenza silenziosa e preparata, pronta a restituire un battito dove rischia di fermarsi.Il momento più toccante di questa mobilitazione si è tenuto sabato 31 ottobre presso l'Auditorium Pasolini. Durante l’evento «Corso Bimbi Sicuri», genitori, nonni, maestre e baby-

sitter si sono messi in gioco sui manichini pediatrici per apprendere le manovre di disostruzione delle vie aeree. Un boccone di traverso o un piccolo oggetto ingoiato per gioco rappresentano attimi in cui il panico può paralizzare chiunque: sapere cosa fare nei primi pochissimi minuti fa l'unica vera differenza. Questa rivoluzione culturale non si fermerà qui: nel 2027 l'AVIS porterà la formazione direttamente dentro le aule scolastiche, trasformando la sicurezza in un diritto quotidiano per ogni bambino.La formazione c’è, gli operatori ci sono e l'entusiasmo è alle stelle. Per completare il percorso manca però ancora lo strumento fondamentale: il defibrillatore (DAE). L'AVIS Barile lancia così un appello accorato e urgente a tutti gli imprenditori, commercianti, artigiani e cittadini del territorio. L'obiettivo imminente è installare una postazione DAE attiva h24 all'esterno del centro sociale «Don Domenico Telesca», in Via Croce 17, oltre che nel cuore del centro storico.«Un defibrillatore non è un costo, è una polizza sulla vi-

ta di chiunque passeggi per le nostre strade – sottolineano i promotori –. Abbiamo gli angeli custodi pronti, ora dobbiamo mettere loro in mano la spada con cui salvare una vita».La solidarietà lucana si misura nei fatti: che si tratti di un'azienda desiderosa di associare il proprio nome a un gesto di valore o di un singolo cittadino pronto a fare la propria parte, ogni contributo può fare la differenza per salvare un padre, una madre o un figlio.


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Potenza

lunedì 2 novembre 2026

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POTENZA L’Associazione Centro Storico rilancia il confronto sul futuro del capoluogo: sicurezza, mobilità, viabilità e sviluppo

Carretta chiama alla responsabilità: «Dalla crisi si esce tutti insieme»

__Carretta e un momento della conferenza stampa DI FRANCESCO MENONNA

POTENZA. Lo sviluppo del Centro Storico, la mobilità, la viabilità e i temi della sicurezza. Sono questi gli argomenti al centro dell'incontro previsto per il 5 novembre, alle 17:30, nella sede del Tourist Hotel di Potenza, tra i sindaci di Potenza e Matera, Vincenzo Telesca e Antonio Nicoletti, chiamati a definire gli assetti strategici delle due città, in una prospettiva funzionale alla crescita dell'intera regione Basilicata. La giornata è stata segnata anche dal ricordo commosso di Giampiero Iudicello, consigliere comunale di Potenza, scomparso prematuramente venerdì mattina mentre partecipava ai lavori di una Commissione consiliare del Comune. Sono queste le questioni sollevate dall'Associazione Centro Storico nel corso della conferenza stampa svoltasi ieri mattina nella sala congressi del Tourist Hotel, in via Vescovado a Potenza. Presenti il presidente Gianpaolo Carretta e i suoi più stretti collaboratori: Michele Tucci, Antonio Cossidente, Angelo Manna ed Enrico Ugliano. L'incontro, promosso dall'associazione, è stato l'occasione per fare il punto sulle problematiche legate alla sicurezza, all'ordine pubblico, alla viabilità e alla mobilità cittadina. Temi che saranno approfonditi anche attraverso una serie di appuntamenti: il primo, appunto, il 5

novembre, con la partecipazione dei sindaci Telesca e Nicoletti; il secondo, il 18 dicembre, dedicato alla memoria di Mario Trufelli; il terzo attraverso un confronto con la Prefettura sui temi della sicurezza del Centro Storico e dei rioni cittadini. L'obiettivo è contribuire a definire una nuova programmazione per il capoluogo, oggi alle prese con lo spopolamento e la crisi demografica. Due fenomeni che preoccupano profondamente i responsabili dell'Associazione Centro Storico, determinati a promuovere un cambiamento e a dare alla città un volto diverso. Unità d'intenti e compattezza non mancano ai rappresentanti dell'associazione potentina, che hanno voluto rivolgersi alla comunità e ai cittadini, invitandoli a superare egoismi, indifferenza e inutili contrapposizioni, per mettere al centro azioni concrete e mirate al miglioramento della qualità della vita in città. Tutto questo in una giornata particolarmente triste, segnata dai funerali di Gianpiero Iudicello, celebrati nella chiesa di Santa Cecilia, nel rione Poggio Tre Galli. Anche a lui sono stati rivolti apprezzamenti per l'impegno sociale, civile e istituzionale profuso nel corso delle diverse consiliature, sia tra i banchi della minoranza sia nell'attuale maggioranza guidata dal sindaco Vincenzo Telesca. Gianpaolo Carretta ha illustrato le questioni sul

(foto Mattiacci)

tappeto, soffermandosi sulle principali criticità e sulle iniziative che l'associazione intende promuovere. «L'appello è articolato. Consentitemi innanzitutto di ricordare un collega e un amico, Gianpiero Iudicello, venuto a mancare ieri: una persona perbene, che ha dato un contributo civico e politico al bene di questa città. Detto questo, voglio evidenziare alcuni temi fondamentali: la viabilità, la mobilità, la sicurezza e il progetto di sviluppo della città e del Centro Storico. La considerazione preliminare, di carattere generale, è che, in un periodo segnato dallo spopolamento, dalla denatalità, dall'emigrazione intellettuale e dal calo delle nascite, questa città e questa regione hanno bisogno di un progetto nuovo. Bisogna innanzitutto destinare le risorse a obiettivi strategici, che siano lo sviluppo e la crescita di Potenza e dell'intera Basilicata. A tal proposito, ritengo sia arrivato il momento di aprire un dibattito pubblico regionale sulle risorse necessarie alla città di Potenza, che quotidianamente gestisce una popolazione di almeno 15-20 mila persone in più, che non pagano le tasse nel capoluogo ma rappresentano comunque un costo in termini di servizi, trasporti, rifiuti e altro. Non voglio porre una questione politica, ma amministrativa. Tutti i Governi regionali che si sono succeduti negli ultimi quarant'anni hanno commes-

so degli errori. Adesso, però, è arrivato il momento di stabilire le priorità: occorre sottrarre risorse alle sagre e alle manifestazioni inutili per convogliarle verso un progetto di crescita e sviluppo della città e della regione, contrastando l'emigrazione intellettuale e giovanile. Il secondo appello è di natura civica. La borghesia di questa città, ma anche quella regionale, deve assumersi la responsabilità di partecipare e confrontarsi in maniera costruttiva, sul piano culturale e amministrativo, con chi governa. Dobbiamo superare le logiche della lamentela fine a sé stessa e dell'interesse individuale. Dalla crisi si esce tutti insieme, attraverso un contributo concreto e progettuale». «Partendo da queste due considerazioni generali, prosegue Carretta - l'associazione annuncia alcune iniziative. Innanzitutto, riapriamo la campagna di adesione. Inoltre, il 5 novembre abbiamo promosso un incontro tra le città di Potenza e Matera, con l'obiettivo di confrontare e valorizzare le rispettive sinergie economiche, sociali e culturali. I due capoluoghi rappresentano, infatti, il punto di partenza di una nuova progettualità. Il 18 dicembre, nell'ambito della nostra strategia di rievocazione e recupero della memoria, organizzeremo un incontro dedicato a Mario Trufelli, a Palazzo D'Errico, presso il Palazzo della Cultura, con la partecipa-

zione delle istituzioni e della stampa. Riteniamo che sia importante ricordare periodicamente ai giovani della nostra regione, attraverso la memoria, le personalità più illustri della Basilicata. Abbiamo inoltre chiesto all'Amministrazione comunale e chiederemo al Prefetto un incontro sui temi della sicurezza. Vorremmo conoscere lo stato di avanzamento del piano di installazione delle telecamere in città e sapere come vengono utilizzate le immagini ai fini della prevenzione e della repressione dei reati. Vogliamo inoltre sapere a che punto sia il coordinamento delle Forze dell'Ordine, chiamate a presidiare quotidianamente la città e il Centro Storico, soprattutto nei momenti di maggiore criticità, per prevenire e contrastare fenomeni di violenza, spaccio di sostanze stupefacenti e somministrazione abusiva di alcolici ai giovani. Promuoveremo anche un incontro con le scuole e le famiglie, perché accanto al problema della sicurezza esiste una questione culturale. È necessario educare e accompagnare i giovani verso forme di aggregazione e occasioni di incontro alternative al consumo di droghe e alcol. Chiederemo infine all'Amministrazione comunale di fare il punto sulla viabilità rurale, sulla viabilità del Centro Storico e sulla mobilità, anche in relazione al progetto di completamento del cuore pulsante della città».


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Potenza

lunedì 2 novembre 2026

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POTENZA Il Gruppo Famiglia: «Un dono meraviglioso e un segno di speranza per la nostra parrocchia»

Festa grande a Santa Cecilia: la comunità abbraccia i nuovi diaconi Don Luigi e Paolo

POTENZA. Una domenica di profonda grazia e di festa intensa per la comunità parrocchiale di Santa Cecilia a Potenza. Nella cornice della Solennità di Tutti i Santi, la parrocchia si è stretta attorno ai suoi nuovi diaconi, don Luigi Salvia e Paolo Picerno, accolti ufficialmente durante la solenne celebrazione eucaristica delle ore 11:30. Una data dal forte valore simbolico per la Chiesa locale, arricchita dalla recente ordinazione diaconale celebrata lo scorso 30 ottobre nella Basilica Cattedrale del capoluogo lucano, che ha trovato il suo naturale prolungamento nell’abbraccio caloroso della comunità parrocchiale e del-

le famiglie del quartiere. Una celebrazione nel segno del servizio e della santità. La scelta di accogliere i nuovi diaconi nel giorno di Ognissanti non è passata inosservata. Il richiamo alla chiamata universale alla santità si è intrecciato perfettamente con il versetto evangelico scelto per il cammino di diaconato, tratto dal Vangelo di Giovanni: «Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore». Un programma di vita e di dedizione che i fedeli di Santa Cecilia hanno voluto sostenere con la preghiera e l’affetto fin dal primo istante dell'ingresso in chiesa.

La Messa delle 11:30 è stata vissuta con grande emozione, trasformandosi in una vera e propria festa di famiglia per accogliere don Luigi e Paolo nel cuore della comunità parrocchiale. LA VOCE DEL GRUPPO FAMIGLIA DI SANTA CECILIA: LA GIOIA DELL’ACCOGLIENZA Al termine della celebrazione, la redazione ha raccolto le riflessioni e la testimonianza degli amici del Gruppo Famiglia di Santa Cecilia, che hanno voluto esprimere tutto il loro entusiasmo per questo nuovo e prezioso cammino da condividere insieme: «Accogliere don Luigi e Paolo oggi, nella solennità di Tutti i Santi, è per tutte le nostre famiglie un dono meraviglioso e un segno di speranza per la nostra parrocchia – raccontano gli amici del Gruppo Famiglia: Antonio, Carmine, Nico e Massimo –. Vederli iniziare il loro ministero in mezzo a noi significa avere nuovi fratelli e guide con cui camminare fianco a fianco nella vita di tutti i giorni. Il diaconato ci ricorda il valore del servizio umile e autentico, quello che ogni giorno cerchiamo di vivere nel nascondimento delle nostre case e che oggi vediamo riflesso nella loro scelta di totale dedizione al Signore». Il Gruppo Famiglia sottolinea inoltre il valore di questa vicinanza: «La nostra parrocchia è casa, e oggi le nostre porte e i nostri cuori si aprono ancora di più per abbracciarli. Vogliamo assicurar loro il sostegno costante delle nostre famiglie e delle no-

stre preghiere. Siamo pronti a camminare insieme, a condividere le gioie e le fatiche della vita parrocchiale, certi che la loro presenza in mezzo a noi sarà un arricchimento per grandi e piccoli». IL SINCERO RINGRAZIAMENTO AI PASTORI: DON ROCCO E DON GERARDO Un pensiero di profonda gratitudine è stato rivolto anche ai sacerdoti della parrocchia da Margherita, Giusy, Barbara e Nancy: «Un ringraziamento speciale e di cuore va a Don Rocco e Don Gerardo, amati pastori della comunità di Santa Cecilia. Con il loro costante affetto, la cura paterna e la guida saggia e illuminata, continuano a custodire e far crescere la nostra parrocchia. È anche grazie alla loro testimonianza sacerdotale e alla loro dedizione quotidiana se oggi la nostra comunità può spalancare le braccia a due nuovi diaconi, pronta a camminare in unità e fraternità». UNO SGUARDO AL CAMMINO CHE INIZIA L'energia della mattinata si è poi tradotta nei momenti di fraternità sul sagrato, dove i fedeli e le famiglie hanno potuto salutare personalmente don Luigi e Paolo. Per la parrocchia di Santa Cecilia si apre dunque un capitolo ricco di impegni pastorali e spirituali, illuminato dalla freschezza di questo nuovo diaconato e dalla certezza che il camminare insieme nella fede sia la chiave per testimoniare la gioia del Vangelo nel cuore della città capoluogo.


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Provincia

lunedì 2 novembre 2026

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L’intervento, finanziato con fondi FESR, rientra nel progetto «Fantastico Medioevo». Bardi: «La tutela dell’identità sostiene lo sviluppo»

Melfi, il campanile torna alla comunità Restauro da oltre due milioni di euro I

l campanile della Cattedrale di Melfi torna alla collettività dopo l’intervento di recupero finanziato dalla Regione Basilicata con oltre due milioni di euro di fondi FESR. La restituzione del monumento, risalente al 1153 e simbolo della città normanna, è stata celebrata con una cerimonia che ha riunito le istituzioni coinvolte nel progetto: Regione, Comune, Diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa e Ministero della Cultura.Il restauro ha interessato uno degli elementi più rappresentativi del patrimonio storico e religioso cittadino, la torre campanaria firmata dall’architetto Noslo di Remerio. Un intervento di tutela che il presidente della Regione, Vito Bardi, ha collegato alla valorizzazione dell’identità lucana e alle prospettive di sviluppo del territorio.«La Regione ha investito oltre due milioni di euro di fondi FESR nella consapevolezza che lo sviluppo di un territorio passi anche attraverso

la tutela e la valorizzazione della sua identità», ha dichiarato Bardi. Il presidente ha ricordato il significato storico del monumento, testimonianza dei rapporti tra potere politico e autorità spirituale e dell’incontro tra architettura normanna e successive stratificazioni barocche.Nel suo intervento Bardi ha richiamato anche il ruolo di Melfi nel contesto regionale, sottoline-

andone il peso storico ed economico e il rapporto avviato con l’amministrazione comunale e la Diocesi. «Melfi è il cuore del Vulture ed è la quarta città della Basilicata per popolazione. Per il suo ruolo storico ed economico è al centro delle attenzioni del nostro Governo regionale», ha affermato.«Ringrazio il sindaco Maglione e monsignor Fanelli, con i quali abbiamo av-

viato un dialogo proficuo e incessante che si traduce in interventi fattivi come quello di oggi», ha aggiunto il presidente.Il recupero della torre campanaria si inserisce nel progetto «Fantastico Medioevo», attraverso il quale la Regione punta a valorizzare le testimonianze medievali della Basilicata e a rafforzarne l’attrattività culturale e turistica. Bardi ha ricordato il legame

di Melfi con i papi e i sovrani normanni, richiamando figure come Roberto il Guiscardo e re Ruggero e il ruolo ricoperto dal territorio nella storia europea.In questo percorso rientrano anche gli accordi di collaborazione con la Regione Normandia e l’Università di Caen, richiamati dal presidente in vista delle iniziative dedicate ai Normanni nel 2027.Il campanile diventa così parte di una strategia più ampia che comprende cattedrali, abbazie e cammini devozionali: luoghi da tutelare, rendere accessibili e inserire nell’offerta culturale lucana. «Questo patrimonio è un’eredità da custodire e una risorsa capace di generare conoscenza, attrattività turistica e nuove opportunità di crescita», ha concluso Bardi. «Restituire il campanile di Melfi significa donare alle nuove generazioni un patrimonio vivo e accessibile, capace di continuare a raccontare la nostra grande storia».

Rinvenuti 35 grammi di hashish nella vettura. Il giovane è stato posto ai domiciliari per l’ipotesi di detenzione ai fini di spaccio

Maschito, tenta la fuga dai Carabinieri Hashish nell’auto, arrestato un 24enne

H

a tentato di allontanarsi alla vista dei Carabinieri, percorrendo a velocità sostenuta alcune strade di Maschito. Raggiunto e sottoposto a perquisizione, è stato trovato con 35 grammi di hashish nell’auto. Un 24enne residente nella provincia di Potenza è stato arrestato con l’ipotesi di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. L’episodio è avvenuto nella notte di mercoledì, durante un servizio di controllo del territorio condotto dai militari della Stazione di Maschito. Secondo quanto riferito dai Carabinieri, il giovane, alla vista della pattuglia, ha cercato di allontanarsi a bordo della propria vettura.Una vol-

ta raggiunto, il suo stato di agitazione ha insospettito i militari, che hanno proceduto alla perquisizione personale e del veicolo. All’interno dell’auto sono stati rinvenuti i 35 grammi di hashish.Al termine degli accertamenti, il 24enne è stato arrestato e, su disposizione della Procura competente, accompagnato nella propria abitazione agli arresti domiciliari. Venerdì, all’esito dell’udienza, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Potenza ha convalidato l’arresto.Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Per l’indagato vale la presunzione di non colpevolezza fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.


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Provincia

lunedì 2 novembre 2026

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Il Sindaco: «Se entro sette giorni non avremo certezze, Comune e cittadini manifesteranno presso la Sede della Provincia di Potenza»

Trivigno, la SP16 ancora chiusa: Guarini invita la Provincia al Consiglio comunale DI EMANUELA CALABRESE

È

convocato a Trivigno, per giovedì 5 alle ore 18:00, il Consiglio Comunale in seduta aperta presso la Sala Consiliare, per discutere «la grave ed insostenibile situazione legata alla chiusura della Strada Provinciale SP 16 – spiega a Cronache il Sindaco Marco Guarini- 4 anni di attesa e nessun risultato concreto. Decine di PEC inviate dalla nostra Amministrazione e rimaste senza risposta. Nessuna chiarezza dopo gli appelli alla stampa, se non generiche rassicurazioni che non garantiscono la riapertura dell'arteria». Le azioni che saranno proposte e approvate riguarderanno « il Mandato al Sindaco per diffidare formalmente la Provincia di Potenza a fornire risposte certe e un cronoprogramma dettagliato dei lavori sulle frane della SP 16. La richiesta immediata di un incontro ufficiale con il Presidente della Provincia, Christian Giordano, alla presenza di una rappresentanza di cittadini, con fissazione certa di data e ora. Un ultimatum di 7 giorni: In assenza di riscontri e certezze entro una settimana, il Comune e i cittadini organizzeranno una manifestazione di protesta presso la Sede della Provincia di Potenza. La mobilità è un diritto, la sicurezza del nostro territorio non può più attendere -sottolinea Guarini- Tutta la cittadinanza, le associazioni e le forze sociali sono invitate a partecipare e a far sentire la propria voce». Così dalla scrivania del Sindaco è partita la missiva indirizzata al Presidente della Provincia Giordano, con oggetto l’invito ufficiale al Consiglio Comunale. «Come le è noto -scrive il Sinda-

co- l'interruzione di questa arteria viaria si protrae ormai da oltre quattro anni a causa dei noti fenomeni franosi. Tale situazione sta arrecando disagi incalcolabili alla nostra comunità, compromettendo il diritto alla mobilità dei residenti, l'accesso ai servizi essenziali, le attività economiche locali e la sicurezza del territorio. Nonostante le reiterate note inviate a mezzo PEC da questa Amministrazione e i solleciti a mezzo stampa, non si registrano ad oggi riscontri ufficiali – e prosegue- La sua presenza rappresenterà un momento fondamentale di confronto istituzionale con l'Amministrazione e con i cittadini di Trivigno, consentendo di illustrare lo stato dell'arte delle procedure e di fornire un cronoprogramma dettagliato e certo dei lavori necessari alla riapertura dell'arteria». Soltanto poche settimane fa il Sindaco Guarini attraverso le nostre colonne descriveva la difficile situazione: «Nessuna risposta, nessuna certezza, nessuna programmazione. È

questa la drammatica situazione in cui versa la comunità di Trivigno, ormai esasperata. Non possiamo essere lasciati ostaggio di una viabilità interrotta e di un servizio pubblico sospeso a tempo indeterminato». Non usa mezzi termini il Primo cittadino nel descrivere le difficoltà insorte dopo il cedimento strutturale dello scorso 17 aprile e la presenza di un’altra frana che blocca l’ultimo tratto della SP16 verso il centro abitato ormai da quattro anni, «la viabilità locale è ridotta allo stremo -incalza Guarini- Ad oggi non sussiste alcuna possibilità di transito per mezzi pesanti ed autobus di linea (TPL). L’unica viabilità alternativa è rappresentata da una strada comunale provvisoria e del tutto inadeguata, praticabile solo con navette leggere e in condizioni meteorologiche favorevoli». Ed ancora, sull’«aggravamento della frana del 17 aprile a e crollo del muro a monte – Guarini già scriveva che - la situazione del primo tratto franato si sta

ulteriormente aggravando a causa del crollo di un muro di contenimento situato a monte della frana (oggetto anche di formale segnalazione di privati del luglio 2026, per inabitabilità degli immobili e pericolo per l'incolumità pubblica, che rischia di trascinare a valle l'intero versante». Con l'anno scolastico in corso e l'arrivo della stagione invernale, però «i rischi per l'incolumità pubblica aumentano quotidianamente -sottolinea Guarini- ogni giorno bambini e ragazzi viaggiano su percorsi che neanche le autovetture riescono a percorrere in sicurezza». Proprio in una delle Pec inviate dal Comune, il Sindaco sottolinea anche «l’impossibilità di collegamento TPL/Scalo Ferroviario. La mancata tenuta della viabilità comunale impedirà il collegamento tramite navette tra il centro abitato e la Stazione Ferroviaria. Ciò comporterà la necessità di far partire gli autobus per il capoluogo di provincia direttamente dal piazzale dello scalo ferroviario, non più raggiungibile dalla popolazione, privando i cittadini ed i ragazzi in età scolastica del diritto fondamentale alla mobilità e allo studio in condizioni di sicurezza». Guarini inoltre aveva già formalmente invitato il Presidente della Provincia a recarsi a Trivigno, in una richiesta che definiva «non firmata da una fascia tricolore, ma dai cittadini di uno dei 100 Comuni della Provincia di Potenza. Se verrà -conclude- avrà l'opportunità di verificare di persona il disagio di una comunità che non ha mai visitato, constatare lo stato delle frane e toccare con mano le condizioni del percorso alternativo che mette quotidianamente a rischio la vita dei più piccoli».

Il capogruppo OL-IV: «Quando il tessuto imprenditoriale e associativo si attiva con passione e professionalità, ad arricchirsi è l’intera comunità lucana»

Lagonegro Music Festival, Polese: «Modello vincente di turismo» cornice del Lago Sirino». Lo dichiara Mario Polese, capogruppo regionale di Orgoglio Lucano - Italia Viva che aggiunge: «Eventi di questa portata dimostrano quanto la Basilicata sia viva e capace di attrarre giovani, visitatori e grandi energie. Un merito speciale va al coraggio e alla visione degli imprenditori locali e dei promoter che hanno scommesso su questa manifestazione con riesidero titi complimenti agli or- bile la seconda edizione sorse private e spirito esprimere i ganizzatori e a tutti colo- del Lagonegro Music Fe- d’iniziativa, creando un miei più sen- ro che hanno reso possi- stival nella splendida indotto virtuoso per le at-

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tività commerciali e ricettive della zona e promuovendo al meglio le bellezze naturali del nostro territorio». «Quando il tessuto imprenditoriale e associativo si attiva con tanta passione e professionalità, ad arricchirsi è l’intera comunità lucana. È una sinergia felice con il territorio che merita il plauso delle istituzioni: un modello vincente di promozione turistica e culturale che dà lustro e forza alla nostra terra», conclude Polese.


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Matera

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DANNEGGIATI I CASSONETTI DEI RIFIUTI NELL'AREA VERDE DELLA PERIFERIA NORD. IL CONSIGLIERE ANGELINO CHIEDE MAGGIORI CONTROLLI

«Halloween, vandali in azione nel Parco Vezzoso a Matera» MATERA. Ancora atti vandalici nella notte di Halloween a Matera. Questa volta a finire nel mirino sono stati i cassonetti dei rifiuti all'interno del Parco Vezzoso, nella periferia nord della città. A denunciare l'accaduto è Giovanni Angelino, consigliere comunale di Matera nel Cuore, che chiede un rafforzamento dei controlli da parte delle forze dell'ordi-

ne. «Giovani che non amano la propria città hanno deciso di festeggiare Halloween sfogando la propria rabbia contro i cassonetti della spazzatura», afferma Angelino, condannando episodi che, a suo giudizio, vanificano gli sforzi dell'amministrazione comunale guidata dal sindaco Antonio Nicoletti per la tutela degli spazi pubblici. Il consigliere sollecita inter-

venti per impedire il ripetersi di simili episodi, soprattutto nelle aree verdi frequentate dalle famiglie. «Il verde cittadino appartiene a tutti e non possiamo tollerare episodi di violenza con la scusa di festeggiare Halloween», conclude Angelino, rivolgendosi alle forze dell'ordine affinché intensifichino la vigilanza nei parchi cittadini.

La Giunta approva la nuova disciplina della circolazione per tutelare pedoni e turisti. Previsti nuove segnalazioni e controlli

Matera, nel centro storico arriva il limite di trenta chilometri orari MATERA. Velocità massima di 30 chilometri orari nel centro storico di Matera. La Giunta comunale ha approvato l'istituzione e la perimetrazione della nuova «Zona 30», destinata a modificare la circolazione automobilistica in una delle aree più frequentate della città. Il provvedimento, adottato il 29 ottobre con la deliberazione numero 319 del 2026, punta a migliorare la sicurezza stradale, ridurre gli incidenti e favorire una mobilità più sostenibile, con particolare attenzione alla tutela dei pedoni. La decisione rientra negli obiettivi strategici dell'amministrazione comunale per il miglioramento della qualità della vita e la salvaguardia dell'ambiente. L'intervento è inoltre coerente con gli indirizzi del Piano urbano della mobilità sostenibile, adottato nel febbraio 2022, che prevede misure per contenere il traffico, limitare l'inquinamento atmosferico e acustico e rendere più sicuri gli spostamenti all'interno del territorio cittadino. La scelta di intervenire prevalentemente nel centro storico na-

sce dalle particolari caratteristiche urbanistiche di Matera. La presenza dei rioni Sassi, patrimonio di straordinario valore storico e paesaggistico, richiama durante tutto l'anno un numero elevato di visitatori, determinando una continua convivenza tra traffico automobilistico e flussi pedonali. A rendere più delicata la situazione contribuiscono le dimensioni ridotte delle carreggiate e l'assenza, in alcuni tratti, di marciapiedi rialzati. Condizioni che aumentano i rischi per residenti e turisti e rendono necessarie misure specifiche di moderazione della velocità. Secondo l'amministrazione, la nuova «Zona 30» consentirà di disincentivare il traffico di attraversamento, diminuire la gravità degli eventuali incidenti e restituire maggiore sicurezza agli spazi pubblici. L'obiettivo è favorire una fruizione più ordinata e sostenibile del centro cittadino, migliorando la convivenza tra automobilisti, pedoni e visitatori. La Giunta ha approvato anche la

planimetria che individua il perimetro della zona interessata, con i relativi punti di accesso e uscita. Al settore Mobilità e Traffico e agli uffici tecnici comunali spetterà il compito di predisporre gli interventi necessari all'attuazione del provvedimento. In particolare, dovrà essere installata la segnaletica verticale che indica l'inizio e la fine della zona con limite di 30 chilometri orari, insieme alle indicazioni orizzontali e complementari previste dalla normativa stradale.

Al comando della Polizia locale è affidata invece l'adozione delle ordinanze necessarie per disciplinare circolazione e sosta, oltre alle successive attività di vigilanza e controllo. La deliberazione è stata dichiarata immediatamente eseguibile dalla Giunta, con votazione unanime, per consentire l'avvio tempestivo degli interventi di messa in sicurezza. L'effettiva applicazione delle nuove regole sarà accompagnata dagli adempimenti tecnici e amministrativi previsti.

Il sindaco Nicoletti si congratula con le atlete: «Successo che premia impegno e sacrificio e porta in alto il nome della città»

La Roller Matera vince la quinta Supercoppa consecutiva MATERA. Il Sindaco di Matera, Antonio Nicoletti, a nome dell'Amministrazione comunale e della città, esprime le più vive congratulazioni alla Roller Matera femminile per la conquista della quinta Supercoppa Italiana consecutiva. Un successo straordinario che si aggiunge a un palmarès già ricco di importanti affermazioni nazionali, tra cui i titoli di Campione d'Italia e la Coppa Italia, confermando la Roller Matera ai vertici dell'hockey femminile italiano. «Questa ennesima vittoria – dichiara il sindaco

Nicoletti – è motivo di grande soddisfazione per Matera. I successi della Roller raccontano una storia fatta di impegno, passione, sacrificio e competenza, valori che le atlete, la società e lo staff dimostrano stagione dopo stagione. Una realtà sportiva che, con i suoi traguardi, porta alto il nome della nostra città e rappresenta un esempio per tutto il territorio e per le giovani generazioni». A tutte le atlete, alla dirigenza, allo staff tecnico e a quanti contribuiscono a questi risultati va zione comunale e di tutta la città, giungere nuovi e prestigiosi trail ringraziamento dell'Amministra- con l'augurio di continuare a rag- guardi.


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Matera e provincia

lunedì 2 novembre 2026

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SCANZANO Dopo lo scioglimento del 2019, torna la Commissione d’accesso; il Sindaco: «Confondere la critica politica con la mafia è un’offesa»

Cariello: «La verità si accerta con gli atti, non con i sospetti» DI MIRIAM GALGANO

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erificare la sussistenza di collegamenti diretti o indiretti degli amministratori con la criminalità organizzata di tipo mafioso o forme di condizionamento tali da compromettere il buon andamento e l’imparzialità dell’Ente. È questo il compito della Commissione d’accesso insediatasi nella mattinata di lunedì 26 ottobre nel Municipio di Scanzano Jonico, e nominata dal Prefetto di Matera su delega del Ministro dell’Interno. A comporla il Viceprefetto di Matera, Francesco Papagni; il Comandante del Reparto Operativo dei Carabinieri, Biagio Marro; il Comandante della Guardia di Finanza, Giovanni Debernadis. Tre mesi a disposizione, prorogabili a sei, per leggere delibere, appalti, assunzioni, concessioni edilizie, parentele, frequentazioni. Perchè, la comunità di Scanzano ha già sofferto in passato e il Sindaco, Pasquale Cariello, non intende affatto riaprire alcuna ferita. «L’Amministrazione e gli Uffici - ha spiegato il Primo Cittadino - garantiscono e garantiranno alla Commissione la massima disponibilità. Il giorno stesso della notifica ho disposto che il segretario comunale e tutti i responsabili del settore mettano

a disposizione, nei tempi più rapidi, ogni atto e documento richiesto. Non c’è nulla da nascondere e ciò che è stato fatto è scritto negli atti. Sono convinto che questa Amministrazione abbia operato bene e nel pieno rispetto della legalità. Ogni deliberazione è stata adottata sulla base di pareri di regolarità tecnica e contabile, resa dai responsabili dei servizi, come prevede l’articolo 49 del Testo Unico, e con l’assistenza del segretario comunale. La struttura ha svolto il proprio ruolo di garanzia e gli atti lo dimostrano. Allo Stato, non risulta che persone legate alla criminalità organizzata abbiano frequentato gli uffici comunali o esercitato pressioni sulla struttura. Non risultano atti adottati a favore di ambienti criminali, né atti adottati o messi a seguito di minacce. Scanzano è una comunità di persone oneste e laboriose e non merita di essere descritta diversamente». «Non conosciamo - prosegue il Sindaco - gli elementi posti a fondamento della decisione di disporre l’accesso. Non sono stati comunicati né all’Ente né a me. È per questo che ho chiesto formalmente alla Prefettura di poter conoscere il Decreto di nomina e gli atti, le note, le segnalazioni su cui la decisione si fonda.

Lo abbiamo fatto con rispetto istituzionale. Una comunità che rischia di vedersi sottrarre i propri Organi elettivi ha il diritto di sapere il perché. Se esistono atti che non conosco, mi confronterò con essi nel merito. Sulla base di tutto ciò che è mia conoscenza, non vedo fatti idonei a giustificare un’ipotesi di condizionamento di questa Amministrazione. Lo dico con convinzione e lo dimostreremo». «Confondere la critica politica con l'infiltrazione mafiosa - riba-

disce a gran voce Cariello - è un’offesa a questa comunità. La Corte Costituzionale è ritenuta compatibile con la Costituzione proprio per il suo carattere eccezionale, posto a presidio di impegni essenziali per la collettività. La giurisprudenza amministrativa richiede che si fonde su elementi concreti, univoci e rilevanti, non su sospetti o mera infrequentazione. È giusto che sia così, perché dall’altra parte c’è un valore altrettanto fondamentale. L’articolo 1 della Costituzione dice che la sovranità appartiene al popolo. L’articolo 5 riconosce e promuove le autonomie locali. L’articolo 51 garantisce a ogni cittadino il diritto di accedere alle cariche elettive. Quando il voto dei cittadini viene sospeso, lo Stato compie l’atto più grave che possa compiere nei confronti di una comunità. Per questo, deve farlo soltanto quando è davvero necessario. Scanzano ha già conosciuto quella stagione. Sappiamo cosa significa essere governati per anni da Commissari per quanto rispettabili, con decisioni prese lontano dai cittadini e progetti fermi». «Non vogliamo tornare indietro. Difenderemo il mandato che i cittadini ci hanno af-

fidato in ogni sede e con ogni strumento che la legge ci riconosce. Se questa Amministrazione avesse sbagliato, sarebbe giusto che ne rispondesse. Ma la verità si accerta con gli atti e non con i sospetti. Chiedo a tutti, Maggioranza e Opposizione, di attendere l’esito con senso di responsabilità e di evitare strumentalizzazioni. Su questo terreno si misura l’amore per la nostra comunità, per il nostro paese», conclude il Sindaco. Insomma, la posizione di Cariello in questo passaggio così delicato, è una linea di garanzia e di responsabilità istituzionale. Il Primo Cittadino, infatti, non contesta lo strumento dell’accesso che riconosce come legittimo presidio dello Stato, ma ne rivendica il carattere eccezionale. Scanzano non è un Comune qualunque: ha già vissuto la ferita dello scioglimento nel 2019. Anni di Commissari, progetti bloccati e un’etichetta ingiusta rimasta addosso a una comunità di persone oneste e laboriose. Tornare indietro sarebbe una punizione per chi non ha colpe. Per questo, in attesa dell’esito della Commissione, vale il principio più semplice: la verità si accerta con gli atti, non con i sospetti.


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lunedì 2 novembre 2026

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Sabato grande convegno con Ernesto Galli della Loggia, Rocco Buttiglione, Piero Laureano, Egidio Ivetic e Saba Anglana

Sud chiama Sud, Matera guarda al futuro del Mediterraneo

__Alessandro Masi, segretario generale della Società Dante Alighieri

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abato 7 novembre, alle ore 10 presso Casa Cava a Matera, il Comitato di Matera della Società Dante Alighieri propone una giornata di studi di altissimo profilo scientifico e culturale. Il convegno, dal titolo "Sud Chiama Sud: Matera e il Mediterraneo tra passato e futuro" si inserisce nel contesto della nomina di Matera a Capitale Mediterranea della Cultura e

del Dialogo per il 2026. L’iniziativa intende proporre una riflessione multilaterale sul Mediterraneo, concepito non come semplice spazio geografico ma come luogo privilegiato di incontri, stratificazioni storiche e sintesi culturale. Da centro di scambi e civiltà, il Mezzogiorno assume un ruolo propulsivo: un Sud che "chiama" gli altri Sud del mondo per

generare pensiero, visione e futuro. Il programma prevede, in due sessioni nella medesima giornata, relatori di grande spessore con differenti prospettive disciplinari. Ad aprire i lavori saranno i saluti introduttivi di Alessandro Masi (Segretario Generale della Società Dante Alighieri) e di Fjodor Montemurro (Presidente del Comitato di

Matera della Società Dante Alighieri). Seguirà un denso ciclo di relazioni. Nella sessione mattutina (ore 10:00), moderata dal Vicepresidente del Comitato di Matera, Pino Suriano, interverrà Egidio Ivetic, ordinario di Storia Moderna all’Università di Padova, che affronterà il tema del Mediterraneo come spazio di lungo periodo tra civiltà, identità e scambi. Rocco Buttiglione, ex ministro per le Politiche Comunitarie, affronterà una riflessione riservata al possibile ruolo del Sud Italia come centro di logistica commerciale, con riferimenti alle radici culturali e ai valori di dialogo tra le sponde del bacino. La sessione pomeridiana, a partire dalle ore 16:30, sarà moderata Fjodor Montemurro. Il primo intervento sarà affidato alla scrittrice e attrice Saba Angalana, che, per l'ambito artistico e narrativo, porterà una riflessione sulle identità plurali, le voci e le migrazioni culturali. Ernesto Galli della Loggia, per l'ambito storico e geopolitico, analizzerà il ruolo del Sud d'Italia come cerniera strategica e cultura-

le nel contesto euro-mediterraneo. Pietro Laureano, architetto, urbanista e coordinatore dell'iscrizione dei Sassi di Matera nel Patrimonio UNESCO, illustrerà la dimensione eco-antropologica con una riflessione su “Forme, tecniche e simboli del paesaggio mediterraneo”. L'iniziativa, che si realizza grazie al contributo della Società Dante Alighieri Nazionale e gode del patrocinio del Comune di Matera, della Fondazione Matera Basilicata 2019, della Regione Basilicata e dell'Unibas, nasce per riaffermare la centralità simbolica e strategica della Città dei Sassi, osservatorio ideale per interrogare le dinamiche del Mediterraneo nel tempo lungo della storia e nelle urgenze del presente. Con questo appuntamento, il Comitato di Matera della Società Dante Alighieri conferma la propria vocazione di presidio culturale aperto alla cittadinanza, ai visitatori e al mondo accademico, garantendo un dibattito di altissimo livello sul ruolo dell'Italia e di Matera nel grande scenario mediterraneo.


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lunedì 2 novembre 2026

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Cerimonia sobria al Teatro Stabile segnata dal lutto per la scomparsa del consigliere Iudicello. Falotico: «La memoria è un punto di partenza per il futuro»

Potenza celebra i suoi maestri: svelate sette targhe in centro DI FRANCESCO MENONNA

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na cerimonia sobria, svoltasi in un contesto di profondo cordoglio per la improvvisa scomparsa di Giampiero Iudicello, consigliere comunale deceduto a causa di un malore. È in questo clima di rispetto che l'Amministrazione comunale di Potenza ha inteso rendere omaggio a sette illustri protagonisti del Novecento lucano, nel corso dell'evento tenutosi nella Sala degli Specchi del Teatro Francesco Stabile e culminato con lo svelamento delle targhe toponomastiche in via Rosica.L'iniziativa si inserisce nell'ambito del progetto «Strade d'Autore», nato con l'obiettivo di far rivivere l'eredità culturale, umana ed etica di figure di primissimo piano del panorama artistico e sociale della Basilicata. Promosso dall'assessore alla Cultura e Toponomastica, Roberto Falotico, l'appuntamento ha visto la scopertura di sette targhe dedicate ad altrettanti maestri: Giulio Stolfi, Giuseppe Antonello Leone, Mauro Masi, Maria Padula, Michele Parrella, Vito Riviello e Beppe Salvia.Nonostante il momento di lutto che ha colpito la municipalità potentina, l'Amministrazione ha scelto di confermare il programma alla presenza del sindaco Vincenzo Telesca, dell'assessore Falotico e dei numerosi familiari giunti da diverse regioni del Centro e Nord Italia per tributare il giusto omaggio ai propri congiunti.Il progetto restituisce così alla memoria collettiva sette personalità d'eccellenza: Giulio Stolfi, magistrato e difensore civico nato a Potenza da famiglia aviglianese (scomparso nel 2005); Giuseppe Antonello Leone, eclettico ceramista e artista (1917-2016); Mauro Masi, celebre pittore potentino (1920-2011); Maria Padula, pittrice originaria di Montemurro (1915-1987); Michele Parrella, nativo di Laurenzana (1927-1996), tra le voci poetiche più intense della regione; Vito Riviello (1933-2009) e Beppe Sal-

via (1954-1985), autorevoli poeti nati nel capoluogo e affermatisi a livello nazionale.La commozione ha accompagnato ogni momento della giornata, scandita dai ricordi dei parenti e dalle parole dell'assessore alla Toponomastica, Roberto Falotico: «Oggi per noi è una giornata purtroppo triste. Abbiamo perso un consigliere comunale, un vero amico della cultura e una personalità che per la città ha lavorato tantissimo come Giampiero Iudicello. Abbiamo voluto comunque proseguire con l'intitolazione di questi sette luoghi tra larghi e vicoli poiché, avendo appreso la notizia in tarda mattinata, i

familiari giunti da tutta Italia erano già in città. Si tratta di una cerimonia dal tono dimesso: abbiamo chiesto di evitare applausi, sia in sala sia nei punti di disvelamento, in segno di profondo rispetto per la figura del consigliere Iudicello».Sull'importanza del progetto culturale, Falotico ha poi aggiunto: «Con "Strade d'Autore" ricordiamo sette personaggi fondamentali per la nostra comunità, da Maria Padula a Vito Riviello, da Giulio Stolfi a Giuseppe Antonello Leone, fino a Michele Parrella, Beppe Salvia e Mauro Masi. Figure che hanno fatto apprezzare Potenza e la Basilicata in Italia e nel mondo come

poeti, scultori e intellettuali capaci di interpretare la cultura in chiave moderna. Questo Novecento che celebriamo non è un punto di arrivo, ma un

punto di partenza: la memoria deve offrirci le coordinate per riflettere e costruire percorsi futuri in cui bellezza e gentilezza guidino la nostra crescita».


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lunedi 2 novembre 2026

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Il valore delle persone si riconosce mentre sono ancora accanto a noi

Non aspettare che sia tardi DI FABRIZIO QUARATINO

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bbiamo uno strano talento: troviamo parole meravigliose per le persone quando non possono più ascoltarle. Diventiamo generosi, comprensivi, perfino capaci di perdonare. Peccato che, qualche volta, il destinatario abbia già cambiato indirizzo. Definitivamente. Il 2 novembre ci fermiamo davanti alle fotografie, sistemiamo un fiore, accendiamo una luce. Sono gesti preziosi, quando nascono dall'amore e non dall'abitudine. Non voglio giudicarli: anch'io conosco il bisogno di affidare a un gesto ciò che le parole non riescono a contenere. Ma davanti a quelle fotografie mi accompagna una domanda: come trattiamo le persone che sono ancora qui? Sappiamo commemorare con solennità, e qualche volta dimentichiamo la tenerezza quotidiana. Troviamo il tempo per un elogio, non sempre per un grazie. È un paradosso tutto umano: diventiamo esperti di presenza proprio quando dobbiamo fare i conti con un'assenza. Eppure l'amore non dovrebbe aspettare una cerimonia per trovare voce. LE PAROLE RIMASTE IN TASCA Quante volte abbiamo pensato: domani lo chiamo, domani le dirò che le voglio bene, domani chiariremo? Il domani è un impiegato diligente nel raccogliere promesse e piuttosto distratto nel restituirle. Ha sempre una scrivania piena e nessuna intenzione di andare in pensione. Non sappiamo quanto tempo abbiamo. Questa incertezza non deve spaventarci fino a paralizzarci; può insegnarci a essere presenti. Non serve trasformare ogni saluto in un addio teatrale. Basta riconoscere il miracolo ordinario di una voce familiare, di una mano sulla spalla, di qualcuno che domanda come stiamo e resta ad ascoltare la risposta. Ci sono parole semplicissime che richiedono un coraggio sorprendente: grazie, scusami, mi manchi, sono felice che tu esista. Non costano nulla, eppure le amministriamo come se il bilancio del cuore fosse

in dissesto. Talvolta prepariamo discorsi solenni per domani, mentre oggi basterebbe un caffè condiviso, senza guardare continuamente il telefono. Ma attenzione: non ogni addio lascia una parola mancata. Esistono perdite improvvise, storie difficili, persone che hanno amato con tutto ciò che potevano. Nessuno ha il diritto di trasformare il lutto altrui in un processo. Chi soffre non ha bisogno di un giudice supplementare: ha bisogno di una mano, oppure di un silenzio rispettoso. LA DIGNITÀ DI RESTARE UMANI Vivere pienamente non significa dire sempre sì, perdonare a comando o riaprire porte dietro le quali abbiamo sofferto. Esistono distanze necessarie, confini che proteggono, silenzi che restituiscono dignità. Il cuore non è uno zerbino con la scritta benvenuti. E l'amore non si misura dalla quantità di ferite che accettiamo di ricevere. Possiamo però scegliere di non alimentare rancore. Lasciare andare senza disprezzare. Ricordare il bene senza cancellare il male. Non aspettare che gli altri cambino per decidere quale persona vogliamo essere. Questa, per me, è una rivoluzione silenziosa:

comincia dentro, ma si riconosce fuori, nel modo in cui parliamo, ascoltiamo, rispondiamo. Non scrivo queste cose perché abbia imparato a vivere senza sbagliare. Ho conosciuto giorni in cui la forza sembrava una parola troppo grande. Ho avuto paura, ho trattenuto parole, ho dovuto rimettere insieme pezzi di fiducia. E continuo a imparare. Proprio per questo credo che la sofferenza non debba avere l'ultima parola sulla nostra esistenza. Possiamo piangere e continuare a costruire. Tremare e scegliere comunque un gesto giusto. Sentirci piccoli davanti a una perdita e scoprire, nella fragilità, una riserva inattesa di coraggio. Non è ottimismo da calendario, quello che promette il sole mentre fuori grandina. È fiducia conquistata vivendo, senza smettere di cercare luce. LA MEMORIA CHE CAMMINA Ricordare qualcuno non significa soltanto custodirne il nome. Significa chiederci quale parte della sua umanità possiamo portare avanti. Una gentilezza ricevuta può diventare una gentilezza donata. Un insegnamento può diventare una scelta. Perfino un errore può aiutarci a interrompere una catena che sembrava inevitabile. Non dobbiamo idealizzare chi non c'è più. Le persone amate avevano contraddizioni, paure, difetti e splendori. Come noi. Onorarle

significa anche riconoscere la loro umanità intera, senza pretendere che la morte trasformi ogni biografia in una favola impeccabile. E possiamo cominciare da chi incontriamo oggi: un vicino anziano, un amico silenzioso, un figlio che cerca ascolto, qualcuno che sorride mentre attraversa una tempesta. A volte la domanda più rivoluzionaria non è “che cosa posso ottenere?”, ma “di che cosa hai bisogno”. Purché siamo disposti ad ascoltare anche una risposta scomoda. La spiritualità, qualunque forma assuma nella vita di ciascuno, non può ridursi a una bella frase da esibire. Deve diventare presenza. La prova di ciò in cui crediamo non arriva soltanto quando siamo sereni: arriva quando siamo feriti, contrariati, stanchi. È lì che il cuore smette di essere un discorso e diventa comportamento. Non perfetto, ma sincero. IL CORAGGIO DEL PRESENTE Non possiedo ricette per la sofferenza. Diffido di chi le distribuisce con la sicurezza di un venditore di aspirapolvere. So però che la vita può sorprenderci anche quando pensiamo di aver esaurito le energie. Ogni giorno conserva una possibilità: scegliere come rispondere a ciò che accade, senza negare il dolore e senza consegnargli tutto il futuro. Non possiamo riportare indietro chi amiamo. Possia-

mo lasciare che la gratitudine cammini nelle nostre mani, che la memoria orienti le decisioni, che la speranza trovi posto nei gesti. Non cancelleremo l'assenza; possiamo impedire che cancelli anche la nostra capacità di amare. Vorrei che questo 2 novembre fosse anche il giorno di una promessa discreta: essere un poco più presenti, meno avari di affetto, più capaci di vedere le persone prima che diventino ricordi. Senza obbligare nessuno a riconciliazioni impossibili. Senza pretendere risposte. Semplicemente, con il coraggio di esserci. Se avete qualcuno da ringraziare, fatelo. Se desiderate un abbraccio, chiedetelo. Se dovete scusarvi, trovate parole sincere, lasciando all'altro la libertà di accoglierle. E se siete voi ad avere bisogno d'amore, non vergognatevi di dirlo: chiedere vicinanza non diminuisce la dignità, la rende visibile. Domani porteremo fiori a chi non può più riceverli. Oggi possiamo offrire attenzione a chi può ancora sentirla. La morte ci ricorda che la vita finisce. Ma siamo noi, troppo spesso, a dimenticare che prima bisogna viverla. Davvero. Non per paura della fine, ma per amore di ogni inizio possibile. Perché finché possiamo scegliere un gesto di luce, non è troppo tardi per diventare, gli uni per gli altri, una ragione di speranza.


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lunedì 2 novembre 2026

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sabato 3 ottobre 2026

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Nona vittoria per la capolista Potenza in una gara dal doppio volto. Petrungaro la rete più bella della stagione

Potenza con la regola del 4-2 POTENZA CALCIO(4-3-3): Cucchietti 6,5, Kirwan 6.5, Loiacono 6,5 (al 69’Staver 7), Bura 6, Russo 6; Castorani 7 (al 62’ FRanzolini 6) , Bando 6,5, Ghisolfi 6 (al 62’ De Marco 6,5); Petrungaro 7,5, Selleri 7 (al 79’Murano 6), D’Auria 6 (al 69’Do Santos 6). A disp.Franchi, Gironi, Bruschi, Murano, Mazzeo, Franzolini, Manfredonia, De Marco, Staver, Giannini, Dos.Santos, Adjapong All.: Tisci. F.C CROTONE (3-5-2): Merelli 7, Armini 6, Veltri 5, Tanco 5,5, Rodriguez 6 (al 63 Ruggiero 5), Grosso 7, Barcella 6 (all’ 83’Brignola s.v.), Groppelli 5,5, Capristo 5, Zunno 6, Musso 5 (al 35’ D.Russo 6). A disp. Martino, Lucano, Russo L., Stauciuc, Torres, Brignola, Russo D., Tordini, Feola, Guerra, Ruggiero Zak . All. Greco ARBITRO: Giuseppe Vingo (Pisa) ASSISTENTE 1: Ionut Eusebiu Nechita (Lecco) ASSISTENTE 2: Roberto Palermo (Pisa) QUARTO UFFICIALE: Stefano Striamo (Salerno) FVS: Steven La Regina (Battipaglia) RETI: 1’aut.Bura; al 44’Grosso. 51’Selleri; al 61’ Castorani; 68’Petrungaro; al 76’Staver NOTE: Ammoniti: Rodriguez, Russo (Cr) ; Ghisolfi, Petrungaro, Franzolini (Pz) ANGOLI: 8-7 per il Potenza RECUPERO: 6’pt, 4’st. SPETTATORI: 2,634 per un incasso di 33.792 euro.

DI ROCCO NIGRO

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on il 4-2 in campionato, la capolista Potenza liquida anche il forte Crotone in vantaggio al “Viviani” nella prima frazione di gioco per due reti a zero. Poi, nella ripresa la formazione di Tisci riesce a ribaltare il risultato e ad aggiudicarsi la nona vittoria in campionato. In cronaca. Potenza e Crotone, arrivano a questo match con delle posizioni di classifica decisamente diverse. In una sorta di testacoda tra la compagine lucana che, visti il pareggio del Bari e le sconfitte di Catania e Sorrento nel turno di sabato, vogliono allungare il primato in classifica; i “pitagorici” di Greco ultimi in classifica con sei punti di penalizzazione ma fiduciosi in una risalita. Tra i padroni di casa Tisci conferma la formazione tipo, non ci sarà il rientro di De Marco dopo la squalifica rimediata contro il Picerno; per i calabresi invece Greco scioglie il dubbio a a centrocampo, preferisce Pedro Rodriguez a Feola e conferma 10/11 visti in casa contro il Casarano. Il pomeriggio sul “Viviani” è piovoso. Nonostante ciò sono presenti sugli spalti oltre tremila tifosi. Primo tocco del pallone nel cerchio di centrocampo è da parte del Crotone che parte benissimo. Dopo 23’’ Cucchietti è costretto a deviare un tiro ravvicinato di Zunno. Sul conseguente calcio d’angolo Grosso mette in area un pericoloso assist che termina sui piedi di Bura e va in rete. Al 4’ su un’azione di transizione Petrungaro

viene messo giù in area di rigore. Tutto regolare per il direttore di gara. La panchina rosso-blù si gioca la card. Al monitor Vingo di Pisa concede il penalty. Dal dischetto Merelli para con i piedi su Castorani. I ritmi di gioco sono altissimi ed il sintetico del “Viviani” è molto scivoloso. Al 11’ finiscono giù in area di rigore Selleri, Groppelli e D’Auria. La panchina chiama il penalty. Nessun fallo per Vingo di Pisa. Primo quarto d’ora infuocato tra Potenza e Crotone. Sta davvero succedendo di tutto. Ma sono ancora i padroni di casa a condurre la gara. Alla mezz’ora ancora Merelli si supera in una bella parata su un tiro di Bando. Al 35’ si infortuna Musso, al suo posto entra Diego Russo.Il Potenza è ancora pericoloso con D’Auria al 42’, ma un ottimo Merelli devia in angolo. Due minuti dopo la doccia fredda sul “Viviani”. Rinvio lunghissimo di Merelli, Russo fa la sponda di testa per Grosso che a tu per tu con Cucchietti raddoppia. La prima frazione di gioco si chiude con il doppio vantaggio dei “pitagorici”. Il direttore di gara concede 6’ di recupero. La seconda frazione di gioco si apre con gli stessi 22 del primo tempo. Il Potenza entra con la grinta giusta e vuole accorciare le distanze. Ci riesce al 51’ Petrungaro che mette un assist precisissimo sui piedi di Selleri che in forbice trafigge Merelli. Due minuti più tardi è il Crotone ad andare vicino alla rete. Calcio d’ angolo di Grosso e colpo di testa Tanco, con Cucchietti che devia in angolo. La

ripartenze per entrambe le compagini non si contano. Al 62’ il Potenza pareggia i conti con Castorani pronto a sfruttare un cross di Russo ed infilare in rete. Tisci opta per i primi cambi. Fuori l’autore della rete e Ghisolfi per Franzolini e De Marco. Un minuto dopo anche Greco manda in campo Ruggero per Rodriguez. La partita è molto bella. Buon possesso palla ed imbucate al momento giusto. Come quella al 68’di Bando per Petrungaro dribbla Groppelli e mette la palla in rete. Sesta rete per l’attaccante scuola Roma. Il “Viviani” è una bolgia di gioia. Tisci manda in campo Staver e Dos Santos per capitan Loiacono e D’Auria. Ma la reazione dei rosso-blù non finisce qui perché al 76’ calcio d’angolo di Do Santos ed il neo entrato Staver sigla la quarta rete, la prima con la maglia rosso-blù. Tre minuti dopo spazio anche per il potentino doc Jacopo Murano al posto di Selleri. Greco all’83’manda in campo Brignola per Barcella. Dopo 5’ la panchina calabrese si gioca la card per un sospetto fallo di mano di Staver in area di rigore. Al monitor Vinco di non conferma il penalty. Intanto i minuti corrono ed al 90’il risultato è in netto vantaggio per la capolista. Il direttore di gara concede 4’ di extra time. Non servono a nulla ai fini del risultato finale. Si chiude così il match Potenza-Crotone con i padroni di casa che allungano a + 7 sul Bari mentre i “pitagorici” tornano in Calabria soddisfatti per aver giocato una buonissima gara.


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Tutto Sport

__ Momenti della partita

(foto Mattiacci)

lunedì 2 novembre 2026


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