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Cronache del 2 luglio 2026

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Così Pepe ammoderna la Basilicata

Le infrastrutture rilanciate dal dipartimento guidato dall’assessore in tandem con il Dg Altomonte

LAGOPESOLE, BARDI “RIAPRE” IL CASTELLO

Un traguardo fortemente voluto

Il Senato approva in via definitiva

D I E M AN UEL A CA L AB R ES E

Dopo il via libera con voto di fiducia della Camera, il Piano Casa Italia ha ricevuto l’ok del Senato per la conversione in Legge. Il 6 luglio, infatti, sarebbe scaduto il limite temporale entro il quale completare l’approvazione definitiva. Il provvedimento è passato con 106 voti favorevoli, 62 contrari e due astenuti. Il testo non è stato (...)

■ continua a pag 4 Bardi a Lagopesole

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LATRONICO Bolognetti racconta la battaglia per l'accesso agli atti dei progetti in Comune

Caso

Nessy, Zuppicchiatti: «Serve la grazia di Al-Sisi»

FAMIGLIA STERMINATA

Roma, è ancora caccia al presunto killer

Da Casalotti a Centocelle, i residenti bangladini: «Inaccettabile quanto successo»

■ Manco a pag 5

CRONA-CHI?

Da Torino a Matera per sparire nel nulla, che fine ha fatto Maria Careglio?

Con Amendolara la giornalista Barozzino analizza i punti oscuri

■ Tammariello a pag 15

GIUSTIZIA

I procuratori minorili scrivono al Ministero per contestare i criteri della distribuzione delle risorse: c’è anche Potenza

■ Servizio a pag 16

FESTA DELLA BRUNA

Bardi ha visitato la Fabbrica del Carro: «Una tradizione che unisce la Basilicata nel segno dell’identità»

■ Servizio a pag 29

A CRONA CHE LA G HOSTW RITE R SUI RETRO SCENA DE L BLI TZ NOTTU RNO
Nessy Guerra e Alessia Zuppicchiatti
Magrì a pag 6
OK PIANO CASA
Bolognetti
Errichetti a pag 18
Dellapenna a pag 9
Servizio a pag
Direttore Responsabile Rosa MOLLICA

Italia e Mondo

Trump annuncia vittoria. L’Iran fa trapelare condizioni capestro per trattare

I misteri del vertice di Doha

La grande novità è la frattura tra l’amministrazione USA e l’Arabia Saudita che, dopo aver spinto per la guerra, avrebbe iniziato a dialogare con Russia e Cina per ridurre gli effetti della chiusura di Hormuz

R OBE RT O L AM AT T I NA

Le relazioni tra Usa ed Iran sono ormai un rebus nel quale è anche difficile orientarsi.

Trump aveva annunciato un imminente vertice bilaterale a Doha. L’Iran lo aveva smentito.

Pare che oggi il vertice ci sia stato ma si sia trattato di un vertice indiretto. Ovviamente i risultati dell’incontro sono tutt’altro che chiari. Al centro della discussio-

ne la riapertura del Canale di Hormuz, la denuclearizzazione dell’Iran e le condizioni della pace. Discussioni che sono ormai in campo da tempo e che non sembrano trovare una soluzione.

CHI VINCE E CHI PERDE?

È chiaro che in guerra la prima vittima è la verità. È chiaro che tutte le parti in campo hanno interesse a dichiararsi vincitori. È chiaro che se non c’è una resa incondizionata non

c’è un vero e proprio vincitore ma una trattativa che deve concludere un conflitto.

Sono condizioni elementari che chiunque conosca la storia della politica internazionale è in grado di dedurre e che ci lasciano immaginare che il tira e molla tra le parti sia tutt’altro che concluso.

Trump più volte ha annunciato di aver vinto la guerra. Trump più volte è stato smentito. Il regime Islamista iraniano più vol-

te ha annunciato di aver tenuto e più volte è stato smentito. Fare previsioni a breve termine non è semplice.

LA CREPA TRA

ARABIA E USA

Quello che appare certo è che si è aperta una frattura tra gli USA e l’Arabia

Saudita e questa è una novità assoluta. L’Arabia

Saudita, infatti, è da sempre un fedele alleato del mondo statunitense ed è stato uno dei pochissimi

Stati arabi a sostenere l’attacco americano contro la Repubblica Islamica chiedendo un intervento molto più duro.

Dopo la chiusura dello

Stretto di Hormuz da parte iraniana, però, ci sarebbe stato un raffreddamento tra il principe saudita

Mohamed Bin Salman e l’amministrazione Trump a causa degli effetti devastanti sull’economia saudita che ha avuto la chiusura del principale canale di trasferimento del grezzo. La tensione non avrebbe avuto soltanto effetti politici ma anche militari con gli arabi che hanno negato al Pentagono l’utilizzo di alcune basi. Non è soltanto una situazione occasionale. Riad da tem-

po ha iniziato a percorrere una strategia multilaterale avviando rapporti diretti con Russia e Cina anche superando Washington. È un percorso lungo che sta cambiando lo scenario del mondo arabo e che, nella sua recente manifestazione, sta sottolineando il cambiamento degli equilibri geopolitici non solo nell’area ma in tutto il mondo.

SBLOCCARE TRE MILIARDI COME CONDIZIONE

Secondo fonti iraniane, la Repubblica Islamica avrebbe chiesto agli Stati Uniti di sbloccare 3 miliardi di dollari di fondi congelati negli Stati Uniti come condizione per avviare una discussione seria e proficua sulla riapertura dello Stratto di Hormuz.Dal canto suo, invece, Trump ha dichiarato che i risultati del vertice sono ottimi, che la denuclearizzazione dell’Iran va avanti e che la forza militare statunitense ha costretto il regime ad accettare e rispettare i tempi fissati nel memorandum. Dove sia la verità è difficile da comprendere ma questo è piuttosto normale in tempo di guerra.

Tre le fondamenta su cui si erige il provvedimento del Governo per contrastare l’emergenza abitativa

Meloni: «Il Senato approva in via definitiva il Piano Casa, dalle parole si passa ai fatti»

La contrarietà delle opposizioni PD, M5S, AVS che hanno votato contro definendolo «inadeguato e di facciata»

D I E M AN UE LA C A LA BRE S E

Dopo il via libera con voto di fiducia della Camera, il Piano Casa Italia ha ricevuto l’ok del Senato per la conversione in Legge. Il 6 luglio, infatti, sarebbe scaduto il limite temporale entro il quale completare l’approvazione definitiva. Il provvedimento è passato con 106 voti favorevoli, 62 contrari e due astenuti. Il testo non è stato cambiato dopo il via libera della Camera una settimana fa, quindi i contenuti restano gli stessi. Da ieri dunque, si sono poste le basi per realizzare circa 100mila alloggi nell’arco di dieci anni, con un investimento di 10 miliardi di euro, di cui 3,8 dalla riprogrammazione dei fondi di Coesione. «Il Senato approva in via definitiva il Piano Casa: dalle parole ai fatti», ha scritto sui social, la Premier Meloni, condividendo un video che ripercorre i passaggi che hanno portato all’approvazione, a cominciare dal discorso formulato al dal Meeting, all’intervento alla Camera nel mese di maggio, fino ad aprile quando vi fu il Consiglio dei Ministri che approvò il Decreto per affrontare «una delle priorità più sentite dai cittadini».

SU COSA SI BASA IL PIANO CASA

Sono 3 le fondamenta su cui si

erige il provvedimento: la prima delle questioni su cui il Governo ha puntato di più riguarda le case popolari. Si stimano circa 60mila alloggi popolari, già esistenti ma non assegnabili per le condizioni in cui versano o perché non a norma. Per questo i l Governo mira ad un programma straordinario di interventi per il loro recupero, manutenzione e riqualificazione. Per accelerarne i tempi è stato previsto un pacchetto di semplificazioni oltre alla nomina di un Commissario, l'architetto Felice Squitieri, vicino alla Lega, che avrà l'incarico di coordinare gli interventi. Il secondo pilastro concerne risorse europee e nazionali destinate all’emergenza abitativa nei vari livelli di Governo: Si tratterebbe di un nuovo fondo pubblico, detto “Fondo housing coesione”, che dovrà trovare e raccogliere i soldi a disposizione da diverse iniziative, così da facilitare il finanziamento dei lavori che servono. Il terzo perno del Piano casa, si fonda infine sull’attivazione di investimenti privati per la costruzione di alloggi da affittare o vendere ai cittadini a prezzi calmierati. Tra le agevolazioni intese dal Governo, l’investitore dovrà garantire su 100 alloggi realizzati, almeno 70 in edilizia convenzionata, da vendere o fittare a un prezzo calmierato, scontato

di almeno il 33% rispetto a quello di mercato. L'iniziativa però riguarda solo le opere da oltre €1miliardo. La gestione delle risorse avverrà tramite una convenzione tra il Ministero e Invitalia, che assume il ruolo di soggetto gestore. Invitalia, d’intesa con il Ministero, selezionerà gli interventi attraverso uno o più avvisi pubblici. Nella Cabina di monitoraggio verrà inserito anche il Presidente dell’ANCI, per individuare le priorità territoriali e tipologiche di intervento.

DALL’OPPOSIZIONE I MOTIVI

DI CONTRARIETÀ

Le opposizioni PD, M5S, AVS hanno votato contro definendo il provvedimento «inadeguato e di

facciata». Per Alleanza Verdi e Sinistra «un vero Piano Casa deve partire da un principio semplice, la casa è un diritto fondamentale, non un terreno di rendita. Perché la casa non è un privilegio, ma un diritto». Il sindacato degli inquilini della Cisl esprime «profonda preoccupazione» per un impianto normativo «calato dall’alto, senza alcun confronto preventivo con le parti sociali». Secondo il sindacato, il provvedimento rischia di aggravare l’emergenza abitativa nelle province turistiche, dove la pressione del mercato e l’aumento degli affitti brevi sta riducendo la disponibilità di alloggi per residenti, lavoratori e studenti.

In Senato il richiamo al recupero del patrimonio edilizio, alla rigenerazione urbana e al sostegno dell'housing sociale

Piano Casa, Rosa: «Con il Governo Meloni il primo intervento organico dopo 77 anni sul tema abitativo»

«N

ella storia italiana il primo Piano Casa è stato varato nel 1949, nel 2009 è seguito il Piano Casa del governo Berlusconi che non allocava fondi pubblici per costruire alloggi popolari ma spingeva sugli incentivi normativi per costruttori e proprietari privati. Dopo ciò, il nulla. Al Governo Meloni spetta, dunque, il merito di essere il primo Governo ad occuparsene, in maniera organica, dopo 77 anni». Così in Aula, durante la discussione generale sul Piano Casa, il senatore di Fratelli d’Italia Gianni Rosa. «L’importanza di questo

Piano Casa - prosegue - è l’approccio sistemico al disagio abitativo. Non solo edilizia popolare, ma anche edilizia convenzionata, ma anche coordinamento in un unico fondo delle risorse per l’housing sociale». Il parlamentare di FdI sottolinea che «l’obiettivo del Piano Casa non è incentivare una cementificazione indiscriminata, ma privilegiare il recupero dell’esistente, la riqualificazione di aree degradate e la valorizzazione del patrimonio già costruito. Il nostro Paese - osserva - dispone di migliaia di edifici inutilizzati, di quartieri che necessitano di interventi di rige-

nerazione, di immobili abbandonati che possono tornare a svolgere una funzione sociale ed economica. Rigenerare significa anche mettere un freno al degrado urbano, che ha un costo economico e sociale molto elevato. Il Piano Casa del Governo Meloni, dunque, cerca di affrontare i problemi reali: la lentezza amministrativa, il degrado urbano, la necessità di favorire investimenti, la valorizzazione del patrimonio edilizio esistente, la semplificazione delle procedure e il rilancio di un settore strategico per l’economia italiana», conclude Rosa.

ROMA È ancora caccia al presunto killer. Fiaccolata a Casalotti. A Cronache parlano i residenti bangladini di Centocelle

Famiglia sterminata, i connazionali: «Inaccettabile ciò che è successo»

DI L UC I A S T E FA N IA M AN C O

«Lo stiamo cercando anche noi qui a Centocelle, non credo abbia lasciato la città, deve essere nascosto da qualche parte, qualcuno lo protegge, e non credo nemmeno che abbia ucciso per questioni ‘amorose’, dietro deve esserci qualcosa di più grosso», così, Amir (nome di fantasia), originario del Bangladesh e residente in uno dei quartieri della periferia est della Capitale, dove la comunità bengalese è ben radicata, su Shahadat Hossain, 43 anni, presunto autore del triplice omicidio in un’abitazione in zona Casalotti la settimana scorsa. Una strage a colpi di mannaia di un’intera famiglia di origini bangladine, padre, madre e figlia di 8 anni, che ha scosso l’intera comunità. Le indagini continuano e crescono le segnalazioni via sms alla Polizia, che ha diffuso la foto del presunto autore del delitto. Ma dell’uomo ancora nessuna traccia. La comunità si stringe ora intorno all’unico superstite, e testimone oculare, il figlio maggiore di 20 anni. Lunedì scorso è uscito dalla terapia intensiva. Martedì sera alla fiaccolata organizzata nel quartiere Casalotti, in memoria

delle vittime, hanno partecipato in molti. In testa al corteo il parroco della Chiesa di Santa Rita e l’Imam Sami Salem. Presente anche il consigliere del XIII municipio, Carlo Matti, che ha organizzato l’iniziativa.

Kamal Uddin, sua moglie Hosne Jahan e la figlioletta Arowa «erano molto amati». Al corteo c’erano gli ex colleghi del supermercato dove Kamal lavorava: «Era gentile con tutti», «ha fatto grandi sacrifici», queste le loro parole. C’erano anche i compagni di scuola della piccola Arowa. Il prossimo anno la classe avrà un banco vuoto. Davanti al portone di casa qualcuno ha portato un peluche, un gesto d’affetto, un pò di tenerezza per una bambina strappata alla vita con brutalità.Da Casalotti a Centocelle, quartiere della periferia est e secondo per numero di persone originarie del Bangladesh, c’è sgomento per quanto accaduto. «Appena ho finito di lavorare sono andato anche io alla fiaccolata ieri sera e vorrei dare il mio contributo alla raccolta fondi per aiutare il ragazzo rimasto in vita. Ora mi informo se qui nel quartiere di Centocelle ci sono iniziative, oppure vediamo che fare venerdì all’incontro in moschea»,

dice Jamal. «Inaccettabile quello che è successo, siamo a disposizione per prendere l’assassino. Ora abbiamo anche paura, noi brave persone, che tutti pensano questo è il Blangladesh, ma c’è gente che lavora e rispetta le leggi», dice un altro suo connazionale. Qualcun altro ancora preferisce non toccare l’argomento. Tra le piste seguite dagli inquirenti quella passionale, o del femminicidio, e quella delle estorsioni. Il presunto killer potrebbe aver agito a seguito di un rifiuto delle avances verso la moglie di Kamal. «Si cono-

scevano da tempo, nel loro paese, poi entrambi hanno sposato altre persone. Hossain Shahadat era ancora innamorato di lei, l’accompagnava a fare la spesa, e questo dava fastidio al marito di lei», racconta un uomo. «Sì - continua - Hossain Shahadat aveva sposato un’altra donna, viveva con lei a Londra, poi lei l’ha cacciato di casa, lui è venuto qui a Roma ed è stato aiutato dalle persone che poi ha ucciso. Non si fa». Sul profilo Facebook del presunto killer alcune foto lo mostrano insieme a Kamal e sua moglie, in

occasione di feste di famiglia. L’uomo, inoltre, su facebook, si definisce come il “responsabile dell’organizzazione del BNP”, il partito nazionalista conservatore del Bangladesh, di recente tornato al governo dopo vent’anni. Si attendono ancora i risultati dell’autopsia sui corpi delle vittime. Ayan Amir, unico testimone oculare di quanto accaduto nell’appartamento di Casalotti, lunedì scorso è uscito dal reparto di terapia intensiva del Gemelli dove è tutt’ora ricoverato. Il giovane è piantonato dalla polizia.

Alcune immagini della fiaccolata

A Cronache parla la ghostwriter. Analizzati il ruolo del Governo italiano

e i retroscena del blitz notturno

Caso Nessy, Zuppicchiatti: «Serve la grazia di Al-Sisi»

DI T I Z IA N A M A GR Ì

La vicenda, inizialmente apparsa come una disputa tra ex coniugi, si è trasformata in un vero e proprio mistero. La ventiseienne Nessy Guerra è tornata nella sua casa di Hurghada, dopo essere stata prelevata mercoledì notte dalla polizia dal nascondiglio in cui si trovava con la figlia di tre anni e i genitori, nel tentativo di sottrarsi alle minacce del padre della bambina, Tamer Armoua. Il rilascio della donna, avvenuto nella mattina di ieri, primo luglio, è stato ufficializzato dalla Farnesina dopo ore di preoccupazione e interlocuzioni diplomatiche. La risoluzione del fermo è stato il frutto del coordinamento d’urgenza tra il ministro Antonio Tajani e l’Ambasciata italiana al Cairo guidata da Agostino Palese. La vicenda rientrerebbe nel difficile contenzioso giudiziario transnazionale tra Nessy Guerra e l’ex coniugeTamer Armoua, cittadino di madre italiana e padre egiziano, già condannato in Italia per stalking e maltrattamenti verso un’altra donna. In queste ore l’uomo è in carcere in Egitto per aver minacciato il Console italiano. Sulla donna invece pende una condanna locale a sei mesi di reclusione per adulterio, reato penale in Egitto confermato poi in appello ad aprile. La difesa contesta del tutto la sentenza, sostenendo la falsità delle prove prodotte da Armoua. Per comprendere i dettagli del blitz e i contorni di questa storia abbiamo posto un paio di domande ad Alessia Zuppicchiatti, ghostwriter e editrice che segue la vicenda da due anni. Zuppicchiatti, lei è stata la prima a ricevere quella notte la ri-

chiesta d’aiuto. Cosa è successo esattamente?

« Alle 3:41 della notte del Cairo, la polizia ha bussato alla porta di Nessy. Mi è arrivata una valanga di messaggi su WhatsApp. Mi scriveva: “C’è la polizia sotto casa, aiuto”, e subito dopo: “Mi stanno portando via, nessuno risponde”. Ho provato a chiamare l’ambasciatore. Gli agenti sono entrati in casa senza accusa formale o mandato scritto. Hanno prelevato l’intero nucleo familiare: Nessy, la figlia di tre anni Aisha e anche i suoi genitori che si trovavano lì con lei. Li hanno portati in un distretto di polizia e trattenuti lì così, sotto le luci al neon della caserma. Hanno scattato una fotografia alla bambina, nel pieno della notte. Non è stato un arresto formale, ma un monito ».

Come si è arrivati a questa condanna per adulterio che ha innescato il fermo?

« È una vicenda nata a Genova, quando Nessy aveva appena vent’anni e ha conosciuto quest’uomo di circa dieci anni più grande di lei. Lui si era presentato come Alessio, omettendo la sua vera identità egiziana e le aveva proposto un business nel turismo in Egitto. Ma per fare questo era necessario che la loro relazione venisse ufficializzata con il matrimonio, così si sono sposati. Una volta trasferiti e dopo la nascita della bambina, la situazione ha iniziato a degenerare. È iniziata la violenza. Hanno iniziato a emergere nuove verità: sono emersi certificati italiani di schizofrenia a carico dell’uomo e abbiamo riscontrato l’uso e lo spaccio di fentanyl. Dopo la violenza e la separazione, lui l’ha denunciata per adulterio indicando come complice il ragazzo che pren-

deva lezioni di italiano dal padre di lei. Quel giovane ha inizialmente confermato, ma poi ha ritrattato tutto, ammettendo: “Tamer mi ha pagato, non è vero nulla”. Nonostante queste dichiarazioni, i giudici egiziani hanno confermato la condanna a sei mesi di carcere ».

Quali sono state le riposte istituzionali dopo questo intervento d’urgenza?

« Inizialmente la gestione è stata estremamente complessa. Quando Nessy si era presentata la prima volta all’ambasciata italiana, in piena notte, con una neonata di tre mesi chiedendo aiuto, la risposta è stata che non gestivano “diatribe tra marito e moglie”. Inoltre, il primo avvocato che le era stato suggerito è risultato corrotto dall’ex marito. In Egitto purtroppo la corruzione è un problema sistemico. Un soggetto come l’ex marito di Nessy, ricercato in Italia per truffe e senza una reale occupazione, è riuscito a muovere le leve della giustizia locale a proprio favore contro una cittadina straniera. Mi chiedo: cosa c’è dietro? » La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta sulla vicenda? Cosa vi aspettate?

« Non lo so. L’intervento naturale sarebbe una richiesta di grazia presidenziale per Nessy Guerra, un’azione su cui il ministro Tajani avrebbe confermato l’apertura di un canale. Ma la domanda che mi pongo è un’altra: se questo è un caso borderline per le leggi locali, in cambio della grazia a Nessy, cosa vorrà l’Egitto dall’Italia? Vorrà concessioni o grazia per qualcun al- tro. È una mia supposizione sulla quale torno sempre, ma è la stessa che ascolto dall’opinione

pubblica: c’è una rete fitta di equilibri diplomatici che tocca il caso mai risolto di Giulio Regeni. Le trattative con il Cairo non sono mai a beneficio unilaterale ».

Facciamo un passo indietro: come Nessy ha fatto conoscere la sua storia in Italia pur vivendo “barricata” in un altro Stato? « Nessy è uscita dall’anonimato grazie a una mobilitazione partita dal basso e amplificata dai media e dai social network. Quando si è trovata bloccata a Hurghada con divieto di espatrio e la condanna pendente, abbiamo iniziato a diffondere la sua storia, i documenti delle violenze subite e i video-appelli in cui chiedeva aiuto alle istituzioni italiane. Il caso poi ha fatto il salto sui media nazionali ed è approdato in Parlamento. Questo ha rotto il silenzio istituzionale, “costringendo” la diplomazia a occuparsene come una grave violazione dei diritti di una nostra connazionale all’estero ».

Qual è l’unica soluzione rimasta per garantire la sicurezza a Nessy e alla sua bambina? « Adesso l’unica strada percorribile per riportarle a casa, in Italia, in sicurezza passa per una trattativa diplomatica diretta tra i due Stati. La condanna per adulterio costituisce un titolo esecutivo valido per le autorità locali e la bambina, avendo la doppia cittadinanza, è vincolata per l’espatrio all’autorizzazione dell’altro genitore. Serve un provvedimento di grazia presidenziale che cancelli la pena da parte delle autorità del Cairo. Solo azzerando quel titolo giudiziario sarà possibile ottenere i visti di uscita e mettere fine a questa violenza e a questo stallo che dura da più di due anni ».

Tra

Il teatro non vive di algoritmi: vive dove qualcuno ha ancora il coraggio di crederci

FA BRI Z IO Q UAR AT I NO

Leggere i dati sui finanziamenti pubblici al teatro lascia una sensazione contrastante.Da una parte cresce il pubblico, ed è una notizia che merita di essere accolta con soddisfazione: significa che, in un tempo dominato dalla velocità, dagli schermi e dal consumo istantaneo delle emozioni, il teatro continua a parlare alle persone. È il segnale che il bisogno di cultura autentica non è affatto scomparso. Dall’altra parte, però, emerge un sistema nel quale i numeri sembrano aver smesso di essere uno strumento per leggere la realtà e siano diventati la realtà stessa. Gli algoritmi dovrebbero aiutare chi decide. Non decidere al posto del pensiero.Quando un teatro perde qualità ma guadagna risorse, quando un altro viene penalizzato senza effetti coerenti sul piano economico oppure quando pochi decimali sembrano spostare equilibri costruiti in decenni, il problema non è soltanto tecnico. È culturale. Perché quando perfino gli addetti ai lavori faticano a comprendere il funzionamento di un sistema, quel sistema sta perdendo la sua funzione più importante: essere comprensibile e quindi credibile. E quando la burocrazia finisce per spiegare il teatro meglio del teatro stesso, significa che qualcosa si è incrinato nel rapporto tra cultura, istituzioni e realtà.

ca della cultura. Qui non basta programmare una stagione teatrale: bisogna costruire il pubblico, educarlo e convincere famiglie, scuole, istituzioni e imprese che il teatro non è un lusso, ma un investimento collettivo.Mettere sullo stesso piano un teatro che opera in una grande area metropolitana e uno che resiste in una provincia del Sud significa ignorare che le condizioni di partenza sono profondamente diverse. Non si tratta di stabilire chi sia più bravo, ma di riconoscere che il contesto pesa enormemente sui risultati. Un teatro che riesce a creare pubblico in territori segnati dallo spopolamento, dalla povertà educativa e da una limitata offerta culturale compie spesso un’impresa civile prima ancora che artistica.L’equità non consiste nel trattare tutti allo stesso modo. Consiste nel comprendere che situazioni diverse richiedono strumenti diversi.

L’EQUIVOCO DELLA QUANTITÀ

L’ITALIA TEATRALE NON FINISCE SULLA LINEA DI ROMA

Esiste una questione che continua ad attraversare il dibattito quasi in punta di piedi: il Mezzogiorno. Non per invocare privilegi, ma per pretendere che venga riconosciuta la realtà.Costruire teatro al Sud significa affrontare una sfida molto più complessa. Significa operare in territori segnati dalla perdita demografica, dalla fuga dei giovani, da economie più fragili, da reti imprenditoriali meno sviluppate e da una cronica assenza di una vera visione politi-

Marco Lepre, membro dimissionario della Commissione Teatro del MIC, pone una questione seria quando denuncia il peso eccessivo dei parametri quantitativi e il rischio che grandi produzioni commerciali e monologhi drenino risorse destinate al teatro di ricerca e di prosa.Ma il problema è ancora più profondo. Si sta affermando un’idea tanto silenziosa quanto pericolosa: che il valore culturale coincida con il volume d’affari.Seguendo questo principio dovremmo sostenere che il libro migliore è quello che vende di più o che una biblioteca valga meno di un centro commerciale perché produce meno incassi. È evidente quanto tutto questo sia assurdo.La cultura non è una competizione di fatturati. È produzione di pensiero. È costruzione di cittadinanza. È educazione al dubbio. È libertà.Un algoritmo può contare i biglietti venduti. Non riuscirà mai a misurare quante coscienze un teatro riesce a risvegliare.Il vero

cambiamento non è tecnologico ma culturale. Il problema non è trovare un algoritmo migliore. È ritrovare una visione migliore.Le istituzioni culturali hanno bisogno di un deciso cambio di passo. Anche generazionale. Non perché chi ha esperienza debba fare un passo indietro, ma perché l’esperienza, da sola, non basta se smette di dialogare con il presente.Servono amministratori che conoscano davvero i teatri e i territori, capaci di ascoltare chi ogni giorno costruisce cultura senza avere alle spalle apparati consolidati. Perché un teatro non nasce dentro un foglio Excel. Nasce dentro una comunità.Le nuove generazioni chiedono regole semplici. Trasparenza. Meritocrazia. Responsabilità. E una politica culturale capace di guardare oltre la prossima scadenza amministrativa.La politica dovrebbe considerare la cultura non come una semplice voce di bilancio, ma come una vera infrastruttura civile. Perché un teatro aperto genera molto più di uno spettacolo: produce educazione, senso critico, inclusione, partecipazione e comunità.

L’IRONIA DI UN PAESE CHE AMA IL TEATRO… PURCHÉ SOPRAVVIVA DA SOLO

Esiste una sottile ironia, tutta italiana. Ci proclamiamo la patria della cultura. Poi costringiamo direttori, compagnie e operatori culturali a trasformarsi in esperti di procedure, bandi, modulistica e

algoritmi.Alla fine viene il dubbio che il vero spettacolo non sia quello rappresentato sul palcoscenico, ma quello recitato negli uffici.L’opera più rappresentata sembra ormai essere Aspettando il decreto ministeriale. Con una differenza rispetto a Beckett. Nel suo capolavoro il paradosso era letteratura. Nel nostro sistema rischia di diventare metodo amministrativo.E mentre ci si interroga ossessivamente sui coefficienti, qualcuno dimentica la domanda più importante.Come facciamo a far innamorare del teatro un ragazzo di vent’anni che vive in una provincia dove l’unico spettacolo arriva forse una volta al mese?La risposta non potrà mai trovarsi dentro un algoritmo. IL CORAGGIO DI CAMBIARE DAVVERO

Criticare un sistema non significa volerlo demolire. Significa avere abbastanza fiducia da pretendere che possa diventare migliore.L’Italia possiede energie artistiche straordinarie. Professionisti competenti. Direttori coraggiosi. Operatori che ogni giorno tengono aperti teatri facendo miracoli con risorse sempre più limitate.Ma non possiamo continuare a considerare normale che esistano territori costretti a correre una maratona con pesi alle caviglie mentre altri partono con il vento alle spalle.La cultura dovrebbe essere il luogo dove lo Stato riduce le disuguaglianze. Non quello in cui rischia di cer-

tificarle.Finanziare il teatro significa scegliere quale Italia vogliamo costruire. Non semplicemente distribuire contributi.

IL SIPARIO SI ALZA SUL FUTURO, NON SULLA BUROCRAZIA Forse il parametro più importante non è quello che compare in una graduato- ria ministeriale. È quello che nessun algoritmo riesce ancora a misurare: la capacità di un teatro di cambiare una comunità, restituire speranza a un territorio, trattenere un giovane che stava per andarsene e creare pensiero dove sembrava esserci soltanto rassegnazione.La politica dovrebbe ricordare che la cultura non è una spesa da contabilizzare, ma il più redditizio investimento civile che uno Stato possa compiere. Perché ogni euro investito in teatro genera molto più di uno spettacolo: produce cittadini più liberi, comunità più consapevoli e territori meno fragili.Continuare a discutere soltanto di algoritmi, coefficienti e classifiche significa osservare il dito mentre qualcuno indica la luna. Il vero cambio di passo arriverà quando le istituzioni smetteranno di amministrare semplicemente il presente e inizieranno finalmente a progettare il futuro.Perché il teatro non chiede privilegi. Chiede visione. E la visione, nella storia, non è mai nata da un algoritmo. È sempre nata dal coraggio di qualcuno capace di immaginare un Paese migliore prima ancora che quel Paese esistesse.

DI

GIOVEDÌ

ANTE MANI IN CUCINA A

Cronache Lucane

Prezzario, lavori sulla Ferrandina-Matera e Freccia Rossa in una sola giornata

Così Pepe ammoderna la Basilicata

Le infrastrutture, da sempre grande problema per il nostro territorio, rilanciate dall’azione del dipartimento guidato dal vicepresidente in tandem con il Dg Altomonte: un mix di esperienza politica e amministrativa

Se qualcuno avesse chiesto a qualsiasi lucano quale fosse la principale difficoltà della nostra Regione, verosimilmente tutti avrebbero detto che il gap infrastrutturale è al primo posto tra tutti quelli che insistono e creano problemi al nostro territorio.Sicuramente amministrare le infrastrutture in una Regione come la Basilicata non è semplice. L’orografia del territorio non favorisce investimenti semplici e la piccola dimensione demografica non aiuta la concentrazione di interessi statali.Per affrontare la situazione serve una capacità politica e tecnica di non poco conto, serve saper mettere insieme l’esiguità delle risorse con le grandi spese e, soprattutto, la tecnica con la politica.

PEPE STA

CAMBIANDO IL VOLTO DELLA BASILICATA

Diciamo anche che proprio da un punto di vista dei poteri effettivi le infrastrutture non sono il grande cuore delle politiche regionali che, invece, tradizionalmente si sono sempre più incentrate su agricoltura e sanità, com-

parti nei quali le Regioni hanno grandi competenze e grandi risorse. La politica, però, ci insegna che non è mai la funzione in quanto tale ma l’uomo che la esercita a cambiare la situazione e a determinare le grandi azioni. Pasquale Pepe è un esempio in questo senso.Seguiamo la politica da molto tempo. Non abbiamo mai visto un assessore alle infrastrutture così presente e così capace di ottenere il consenso trasversale dei cittadini e delle amministrazioni. Forse dovremmo far fare a tutti un corso da sindaco prima di dare la guida del dipartimento alle infrastrutture della Regione Basilicata. Pepe come sindaco sa bene che se c’è una cosa per la quale i cittadini insultano privatamente gli amministratori sono le strade rotte o non funzionanti.Da assessore regionale alle infrastrutture sta dimostrando che si può cambiare il volto di una Regione proprio partendo dalle strade.

IL COLLEGAMENTO

FERRANDINA –MATERA

Quando Pepe ha annunciato che si sarebbe realizzato il tunnel di Pazzano molti hanno ironizzato sul fatto che pensasse sol-

tanto “al paese suo”. Come sempre la realtà si incarica l’onere di smentire la propaganda e demolire le narrazioni distruttive ed autolesionistiche.Proprio ieri Pepe ha comunicato che la Ferrandina–Matera andrà avanti, si sono sbloccati altri passaggi dell’iter autorizzatorio e la strada che, di fatto, collega il capoluogo al resto della Regione e a Potenza diventerà un’arteria più moderna.Chi conosce la difficoltà che si incontra nel realizzare queste opere sa bene che non basta metterci le risorse, serve anche ottenere autorizzazioni e pareri, superare vincoli, muoversi verso le autorità statali. Insomma serve un mix di tecnica amministrativa e capacità politica che, evidentemente, Pepe sta dimostrando di saper mettere in campo.

IL NUOVO

PREZZIARIO

REGIONALE

Ovviamente non possono esserci lavori pubblici senza che ne vengano definiti i costi. Il Dipartimento guidato da Pepe sta mostrando una puntualità nella redazione dei nuovi prezziari che lascia il segno di un’efficienza mai vista prima.“… ha dichia-

rato Pepe dimostrando che quella storia di partecipazione da cui viene non è mai stata dimenticata e che è una traccia della propria azione politica.” FRECCIAROSSA RIPARTE

Se la lunghezza dell’articolo non fosse già esagerata potremmo proseguire ancora a lungo. Ci preme, però, sottolineare un altro incredibile successo di Pasquale Pepe. L’assessore aveva promesso che il Frecciarossa che attraversa la Basilicata collegando Metaponto con Salerno, Napoli, Roma avreb-

be ripreso a correre non appena sarebbero finiti i lavori sulla tratta ferroviaria.Anche su questo è stato di parola. Non è mai scontato che un politico lo sia. Pepe ha dimostrato di saperlo essere.Abbiamo voluto raccontare ed evidenziare tre fatti accaduti tra la fine di giugno e il primo giorno di luglio. Tre cambiamenti importanti che si sono materializzati proprio all’inizio dell’estate. Così, con l’azione e non con le parole si mostra il buon governo che cambia la Basilicata.

Pasquale Pepe

Conclusi gli interventi sulla linea Battipaglia-Potenza, ripristinato il servizio. Pepe: «Mobilità più forte per cittadini e territori»

Riparte il Frecciarossa, Basilicata di nuovo collegata

POTENZA. È ripreso regolarmente da ieri il servizio del Frecciarossa da e per la Basilicata. Con la riapertura della linea ferroviaria Battipaglia-Potenza, interessata negli ultimi mesi da interventi di manutenzione programmata e di potenziamento infrastrutturale, è tornato a circolare il treno dell'alta velocità sulla direttrice Salerno-Potenza-Metaponto, insieme agli altri collegamenti ferroviari.«Come annunciato – spiega il vicepresidente e assessore regionale alle Infrastrutture e ai Trasporti, Pasquale Pepe – il collegamento torna regolarmente operativo, assicurando ai cittadini lucani un servizio ritenuto essenziale per la mobilità regionale e per i collegamenti di media e lunga percorrenza con il resto del Paese».In questa fase il servizio è attestato alla stazione di Metapon-

to. La Regione auspica che il confronto avviato con la Puglia per la compartecipazione economica possa concludersi rapidamente, consentendo il ripristino del prolungamento fino a Taranto e rafforzando così l'accessibilità ferroviaria dell'intero versante ionico.

L'obiettivo resta quello di garantire continuità a un collegamento considerato strategico per cittadini, lavoratori, studenti e viaggiatori. In una fase successiva sarà inoltre effettuata un'analisi dei flussi di domanda per valutare le condizioni di un progressivo passaggio a un servizio a mercato, prospettiva che, secondo la Regione, appare concretamente perseguibile alla luce dei risultati registrati negli ultimi anni, mantenendo al centro stabilità e qualità dell'offerta.«Restituire ai lucani il Frecciarossa – conclude

Pepe – significa rafforzare concretamente il diritto alla mobilità. Oggi la Basilicata dispone di un'offerta ferroviaria di qualità, costruita con investimenti e programmazione, come è accaduto con il cofinanziamento dei treni

Pop e con l'ammodernamento delle stazioni di transito. Il nostro impegno continuerà per consolidare questi servizi, renderli sempre più stabili e creare le condizioni per ampliarli ulteriormente».

Il capogruppo della Lega rivendica il risultato: «Metaponto diventa capolinea e ora puntiamo all'estensione fino a Taranto»

Ritorno Frecciarossa, Tataranno:

«Scelta che rafforza la Basilicata»

POTENZA. Con la ripresa del collegamento Frecciarossa da e per la Basilicata, il capogruppo della Lega in Consiglio regionale, Domenico Raffaele Tataranno, rivendica il lavoro svolto dalla Regione per garantire il mantenimento del servizio, sottolineando come il nuovo assetto della tratta rappresenti un risultato concreto per il territorio.Secondo Tataranno, il ripristino del collegamento, sospeso negli ultimi quattro mesi per i lavori sulla linea Battipaglia-Potenza, «non era affatto scontato». Il consigliere spiega che Trenitalia aveva chiesto un contributo economico esclusivamente alla Regione Basilicata, nonostante una parte significativa dell'utenza fosse diretta anche verso altre regioni. Di fronte alla mancata condivisione dei costi, la Regione avrebbe scelto di non accettare condizioni ritenute penalizzanti, mantenendo come priorità l'interesse dei cittadini lucani.«Ne è nata una decisione concreta, non un semplice atto formale – afferma Tataranno –: Metaponto diventa capolinea della tratta Frecciarossa Metaponto-Torino. Una scelta che potenzia il collegamento della

Basilicata, dà valore al territorio e rende l'investimento pubblico più efficace».Il capogruppo attribuisce un ruolo decisivo all'assessore regionale alle Infrastrutture e ai Trasporti, Pasquale Pepe, che avrebbe condotto la trattativa «con pragmatismo e visione», ottenendo un risultato già operativo senza accettare soluzioni sfavorevoli per la Basilicata. Tataranno ricorda inoltre il confronto istituzionale

avviato con le altre Regioni interessate, nella prospettiva di una collaborazione più ampia.Il dialogo, aggiunge il consigliere regionale, non si è mai interrotto e l'auspicio è che possa portare presto a un accordo con la Regione Puglia per estendere nuovamente il servizio fino a Taranto. «Quando le scelte sono chiare –conclude Tataranno – i risultati si vedono. Ed è proprio questo il caso».

DITELLA: «FRECCIAROSSA, TRATTA ANCORA LENTA»

Scontro Puglia Basilicata, la Filt Cgil: «Ora parere Ue»

POTENZA. La riapertura della linea ferroviaria Battipaglia-Taranto, con il ripristino dei collegamenti regionali, Intercity e Frecciarossa, non convince la Filt Cgil Basilicata. Il segretario generale Luigi Ditella evidenzia come, nonostante i lavori infrastrutturali conclusi, i tempi di percorrenza siano rimasti sostanzialmente invariati rispetto a quelli precedenti alla chiusura della tratta. Il sindacato critica inoltre la decisione di attestare il Frecciarossa a Metaponto, nata dal mancato accordo tra Basilicata e Puglia sulla compartecipazione ai costi del servizio. Per Ditella il trasporto ferroviario deve unire i territori e non creare nuove divisioni, penalizzando cittadini, studenti e lavoratori diretti a Taranto. La Fil Cgil chiede anche di chiarire se la richiesta di compartecipazione per un collegamento commerciale sia coerente con la normativa europea e nazionale, ricordando che per altri servizi ferroviari sarebbero stati adottati criteri differenti. Il sindacato annuncia infine di valutare iniziative presso gli organi competenti per verificare la correttezza delle procedure adottate e rilancia la richiesta di un incremento del Fondo nazionale trasporti per garantire servizi stabili e adeguati.

«Il risultato è stato la definizione di uno strumento che indica criteri chiari, condivisi e trasparenti per la realizzazione delle opere pubbliche»

Prezzario regionale 2026, Maragno: «Soddisfatti del metodo e nel merito»

La sezione costruttori edili Ance Basilicata esprime piena soddisfazione per l’approvazione, da parte della Giunta regionale, della Tariffa Unificata di riferimento dei prezzi per l’esecuzione di Opere Pubbliche della Basilicata 2026.

Il presidente Giovanni Maragno esprime una valutazione positiva, sia del metodo che nel merito, per l’aggiornamento del prezzario regionale che costituisce il riferimento tecnico per la progettazione, l’affidamento e

«È

l’esecuzione delle opere in ambito pubblico sul territorio lucano. «Un obiettivo – dichiara Maragno –che è stato possibile raggiungere grazie alla collaborazione che l’assessorato ai Lavori Pubblici ha inteso promuovere con le associazioni datoriali, aprendo a un positivo confronto sulle proposte avanzate. L’importante lavoro di approfondimento della struttura del Dipartimento ha garantito un qualificato supporto tecnico, ulteriormente rafforzato dal ricorso a una società specializzata che

ha affiancato la struttura. Il risultato è stato la definizione di uno strumento che indica criteri chiari, condivisi e trasparenti per la realizzazione delle opere pubbliche».

Per il presidente di Ance Basilicata il metodo seguito è la base solida su cui fondare i futuri aggiornamenti del Prezzario. «Sono convinto –conclude Maragno – che continuando su questa strada si possa fare ancora meglio, con l’auspicio di tempestiva pubblicazione già a inizio del nuovo anno».

il momento che le istituzioni regionali ritrovino compattezza per fare un fronte comune a difesa del presidio produttivo di Matera»

Crisi

CallMat, Verri e Araneo: «Non c’è

più tempo da perdere»

Si è tenuta in seconda commissione consiliare l’audizione richiesta dai rappresentanti delle sigle sindacali SLCCGIL, FISTEL-CISL, UILPPCUIL e UGL Telecomunicazioni in merito alla drammatica vertenza occupazionale che sta colpendo l'azienda CallMat di Matera. «I sindacati - si legge in una nota diffusa dalle consigliere regionali Movimento 5 Stelle Basilicata, Viviana Verri e Alessia Araneohanno chiarito che non ci troviamo di fronte ad una semplice crisi aziendale, ma ad una vera e propria crisi di un modello industriale che rischia di lasciare sul lastrico oltre 350 famiglie nel materano entro la fine dell'anno, a causa della drastica riduzione dei volumi e dalla probabile volontà di TIM di abbandonare il sito di Matera. Il fattore tempo è determinante e bisogna agire nell’immediato per far sì che la delega-

zione lucana si presenti al tavolo interministeriale del prossimo 29 luglio preparata e munita di soluzioni concrete, muovendosi con decisione su due fronti strategici». «Sul fronte regionale, - peosegue la nota - pur prendendo atto dello stanziamento delle risorse da parte della Regione Basilicata, riteniamo che l'attuale bando per incentivi all'assunzione in scadenza il 24 luglio non sia sufficiente e presenti forti perplessità sulla modalità e criteri di assunzione, nonché sulla reale capacità del nostro tessuto produttivo di assorbire 350 lavoratori. La vera svolta strutturale, a nostro parere, consiste, invece, nel far partire immediatamente i progetti di digitalizzazione e riconversione professionale in collaborazione con l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e Poste Italiane, rendendoli operativi per dare un futuro occupazionale solido, stabi-

le e di lungo respiro a queste persone, utilizzando i fondi pubblici già previsti. Sul fronte ministeriale e del governo centrale la sfida è ancora più complessa, perché molte delle lavorazioni dei call center e dei servizi di assistenza da remoto vengono progressivamente erose e sostituite da algoritmi con l’ausilio, ormai imperante, dell’intelligenza artificiale e con risultati non sempre soddisfacenti per utenti e consumatori. Per questo in commissione abbiamo evidenziato la necessità di un intervento normativo immediato da parte del Governo e dei Ministeri competenti per disciplinare ed evitare l'utilizzo indiscriminato dell'Intelligenza Artificiale nei servizi commerciali e di assistenza telefonica, ponendo paletti normativi chiari per scongiurare la totale e selvaggia sostituzione dei lavoratori con applicazioni che si avvalgono dell’AI». «Accanto ad

una possibile strategia sul futuro, un'altra questione prioritaria da affrontare è il ritardo accumulato dall’INPS, nei casi più gravi di quasi un anno, nell’erogazione degli assegni sociali tramite il fondo specifico delle telecomunicazioni, su cui chiediamo un impegno del governo regionale nel tutelare le lavoratrici e i lavoratori. A fronte della drammatica crisi che stanno vivendo i lavoratori CallMat, è il momento che le istituzioni regionali ritrovino autorevolezza e compattezza per fare un fronte comune a difesa del presidio produttivo di Matera. Al tavolo del prossimo 29 luglio servono impegni scritti, chiari e definitivi da parte di TIM, dei partner istituzionali e del Ministero perché alle 350 famiglie, che da mesi vivono nell'incertezza, non abbiamo più il diritto di chiedere ulteriore pazienza», concludono Verri e Araneo.

Incontro istituzionale del comandante interregionale dei Carabinieri in Basilicata. Bardi: «I Carabinieri sono un presidio fondamentale per il nostro territorio»

Generale Masciulli in visita a Potenza: incontro con Bardi e i vertici dell’Arma

Giornata istituzionale in Basilicata per il Comandante Interregionale Carabinieri "Ogaden", Generale di Corpo d'Armata Nicola Massimo Masciulli, in visita a Potenza per una serie di appuntamenti che hanno interessato sia la Regione Basilicata sia il Comando Legione Carabinieri "Basilicata".La mattinata si è aperta con l'incontro nella sede della Giunta regionale tra il Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, e il Generale Masciulli, al vertice del Comando Interregionale Carabinieri "Ogaden", competente per le Legioni di Basilicata, Campania, Puglia, Abruzzo e Molise.Il colloquio, svoltosi in un clima di cordialità, ha rappresentato l'occasione per affrontare le principali criticità del territorio lucano e per ribadire la consolidata collaborazione tra la Regione e l'Arma dei Carabinieri, con particolare attenzione alle attività di prevenzione e contrasto dei fenomeni criminali.«È stato un vero piacere dare il benvenuto in Basilicata al Generale Masciulliha dichiarato il presidente Bardi. I Carabinieri rappresentano un pilastro fondamentale per la sicurezza e la legalità delle nostre comunità, grazie a un presidio capillare che assicura vicinanza e protezione ai cittadini, anche nei comuni più piccoli del nostro territorio».

Successivamente il generale Masciulli ha raggiunto la Caserma “Lucania”, sede del Comando Legione Carabinieri “Basilicata”, dove è stato accolto dal comandante della Legione, generale di brigata Luca Mennitti, e ha incontrato una rappresentanza dei militari dei comandi provinciali di Potenza e Matera e delle Associazioni Professionali a Carattere Sindacale tra Militari.Nel corso della visita, il comandante interregionale ha consegnato le Medaglie Mauriziane al Merito di dieci lustri di carriera a cinque militari in servizio presso reparti dipendenti dalla Legione “Basilicata”, tra cui lo stesso comandante della Legione.Il generale Masciulli ha rivolto il

proprio ringraziamento al personale dell’Arma per l’impegno quotidiano svolto nelle 104 Stazioni della Legione “Basilicata”, che garantiscono una presenza costante delle istituzioni anche nei territori più isolati della regione.Particolare attenzione è stata dedicata alla tutela delle fasce più fragili, in particolare gli anziani, evidenziando come nei primi cinque mesi dell’anno si sia registrata una significativa riduzione delle truffe consumate, con sette arresti e tredici denunce per i responsabili.Il comandante interregionale ha sottolineato il valore strategico del servizio di prossimità e della funzione di rassicurazione sociale svolta dalle Stazioni Carabinieri,

ribadendo come la prevenzione dei reati e il controllo del territorio rappresentino obiettivi primari dell’Arma.«La tecnologia non può sostituire le persone, ma deve servire ad amplificare l’efficacia dell’azione dei Carabinieri sul territorio» ha evidenziato Masciulli, sottolineando come l’innovazione debba essere orientata alla riduzione degli oneri burocratici e al potenziamento della presenza operativa sul territorio. Il comandante interregionale ha infine espresso apprezzamento per il lavoro svolto dai Carabinieri della Legione “Basilicata”, invitando il personale a proseguire con impegno e spirito di servizio nella tutela della sicurezza dei cittadini.

Nuovo bando nell’ambito del CSR 2023-2027 per la realizzazione e messa in sicurezza delle strade rurali a servizio delle aziende agricole lucane

Basilicata, bando da 18 milioni per le aree rurali, Cicala:

«Senza infrastrutture non c’è agricoltura competitiva»

La Regione Basilicata investe sulla viabilità rurale con un nuovo bando da 18 milioni di euro destinato alla realizzazione, adeguamento e messa in sicurezza delle strade al servizio delle aree agricole. L’intervento rientra nell’ambito del Complemento di Sviluppo Rurale 2023-2027 e prevede misure specifiche per migliorare l’accessibilità alle aziende agricole e rafforzare la competitività del sistema produttivo locale.Il bando, relativo all’intervento SRD07 – Azione 1 “Reti viarie al servizio delle aree rurali”, è stato predisposto dal Dipartimento competente secondo gli indirizzi dell’assessorato alle Politiche agricole ed è stato approvato dalla Giunta regionale.A sottolineare l’importanza dell’iniziativa è l’assessore regionale alle Politiche agricole, alimentari e forestali della Basilicata, Carmine Cicala, che evidenzia il ruolo strategico delle infrastrutture per il settore primario: «Ogni impresa agricola ha bisogno di raggiungere i propri campi, trasportare i propri prodotti e lavorare in sicurezza. La viabilità rurale è una condizione essenziale per lo sviluppo della Basilicata e per il futuro delle aree interne».Il finanziamento copre il 100%

delle spese ammissibili e riguarda progetti compresi tra 30 mila e 200 mila euro. I beneficiari sono gli enti pubblici, anche in forma associata, che potranno presentare interventi mirati al miglioramento della rete viaria rurale.Tra i criteri di valutazione, il bando privilegia i progetti capaci di generare un impatto concreto sul tessuto produttivo locale, come il collegamento con la viabilità principale, il servizio a un numero maggiore di aziende agricole e il supporto alle filiere agroalimentari. Sono previste inoltre premialità per gli interventi realizzati nelle aree svantaggiate e per le proposte presentate da più enti in forma aggregata.«Abbiamo scelto di investire su infrastrutture che incidono direttamente sulla vita quotidiana delle imprese agricole e delle comunità rurali», ha aggiunto Cicala. «Una rete viaria più efficiente riduce i costi, migliora i collegamenti, aumenta la sicurezza e rende più attrattivi territori fondamentali per l’economia regionale».Il provvedimento si inserisce nella strategia regionale di utilizzo dei fondi europei per sostenere lo sviluppo delle aree interne e rafforzare la competitività dell’agricoltura lucana.

e sostegno alle imprese oneste

Caporalato e illegalità, Ugl Matera: «La risposta dello Stato c’è stata»

MATERA. Sicurezza, legalità e sviluppo devono procedere insieme per rafforzare il tessuto economico e sociale del territorio. È il messaggio lanciato dall'Ugl Matera all'indomani della visita del ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, del capo della Polizia Vittorio Pisani e delle massime autorità istituzionali nella città dei Sassi, occasione che ha visto lo svolgimento del Comitato provinciale per l'Ordine e la sicurezza pubblica e del concerto della Banda musicale della Polizia di Stato.

A intervenire è il segretario provinciale dell'Ugl Matera, Pino Giordano, che sottolinea come la partecipazione all'iniziativa, in rappresentanza dell'Unione territoriale del lavoro Ugl di Matera e della Confederazione, abbia rappresentato «una giornata di altissimo valore istituzionale», capace di testimoniare la vicinanza dello Stato ai cittadini, ai lavoratori e alle imprese.

Per Giordano la presenza del ministro Piantedosi, del prefetto Maria Carolina Ippolito, del questore Davide Della Cioppa e delle altre autorità civili, militari e religiose dimostra la volontà delle istituzioni di mantenere alta l'attenzione sul territorio. Un modello di collaborazione

che, secondo il sindacalista, rappresenta la strada da seguire per affrontare le sfide del Materano e del Metapontino.

L'Ugl evidenzia come il concetto di sicurezza non possa limitarsi esclusivamente al mantenimento dell'ordine pubblico, ma debba comprendere anche la tutela della dignità del lavoro, il contrasto a ogni forma di sfruttamento e la difesa della legalità economica. «Non può esistere crescita senza legalità, così come non può esistere lavoro dignitoso dove

prosperano caporalato, lavoro nero, evasione contributiva e concorrenza sleale», afferma Giordano. Il segretario provinciale accoglie positivamente l'impegno del Governo sul rafforzamento degli organici delle Forze di polizia, sull'aumento dei controlli e sulle attività di prevenzione del caporalato, ma sottolinea la necessità che tali interventi diventino strutturali. In particolare richiama l'attenzione sul Metapontino, indicato come un'area ancora esposta ai fenomeni dello sfrutta-

mento della manodopera, soprattutto nel comparto agricolo ma ormai anche in altri settori produttivi. Per questo motivo il sindacato chiede un'azione coordinata tra istituzioni, magistratura, Forze dell'ordine, ispettorato del lavoro e organizzazioni sindacali, con controlli più incisivi, strumenti investigativi adeguati e una presenza costante dello Stato. Allo stesso tempo l'Ugl invita a sostenere le imprese che rispettano le regole, applicano i contratti collettivi, garantiscono sicu-

rezza nei luoghi di lavoro e investono in occupazione stabile.

Secondo Giordano il Materano dispone di professionalità, competenze e lavoratori qualificati in grado di attrarre nuovi investimenti. «Lo sfruttamento non appartiene alla cultura della nostra terra e non può essere consentito a pochi delinquenti di compromettere il lavoro della stragrande maggioranza delle aziende sane», osserva il sindacalista, ribadendo che la legalità rappresenta un elemento decisivo anche per la competitività del territorio. L'Ugl Matera conferma quindi la volontà di continuare a collaborare con tutte le istituzioni, mantenendo autonomia e senso di responsabilità, nella convinzione che sicurezza, lavoro e sviluppo costituiscano un unico obiettivo strategico. Per Giordano la presenza delle massime autorità dello Stato nella provincia materana rappresenta un segnale di fiducia verso un territorio che, oltre al patrimonio culturale e paesaggistico, può offrire condizioni favorevoli alla crescita economica e sociale. Una prospettiva che il sindacato intende sostenere, nell'interesse dei lavoratori, delle famiglie e dell'intera comunità.

Il sindacato chiede più controlli, tutele per chi denuncia e un sistema di ingresso dei lavoratori immune dalle infiltrazioni criminali

Caporalato, Fai Cisl: «Colpire anche chi lo alimenta»

POTENZA. L'operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, che ha portato all'esecuzione di 29 misure restrittive nei confronti di un'organizzazione criminale dedita allo sfruttamento della manodopera straniera e alla gestione illecita del decreto flussi tra Basilicata e altre regioni, rappresenta «uno dei colpi più significativi inferti negli ultimi anni al sistema del caporalato». È la posizione del segretario Fai Cisl Basilicata Raffaele Apetino, che torna a chiedere un rafforzamento degli strumenti di contrasto allo sfruttamento del lavoro agricolo. Secondo gli investigatori, ai lavoratori provenienti soprattutto da Pakistan, Bangladesh e India venivano richiesti fino a 6.500 euro per ottenere il visto di ingres-

so in Italia. Una volta arrivati nel nostro Paese, sarebbero stati impiegati nei campi con salari molto bassi e sottoposti a continue minacce. Dalle intercettazioni emerge inoltre che alcuni erano costretti a pagare perfino il datore di lavoro per conservare l'impiego, con il rischio di perdere il permesso di soggiorno in caso di protesta.Per il sindacato l'inchiesta dimostra come il caporalato abbia assunto ormai una dimensione internazionale, alterando il mercato del lavoro e danneggiando le migliaia di aziende agricole che rispettano contratti e legalità.La Fai Cisl Basilicata chiede quindi di rafforzare l'applicazione della legge 199 del 2016, intensificare i controlli lungo l'intera filiera agricola, garantire maggiore tutela ai lavoratori

che denunciano e rendere il sistema del decreto flussi impermeabile alle infiltrazioni della criminalità organizzata.Il sindacato esprime inoltre apprezzamento alla magistratura, alla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, ai Carabinieri e alle Forze dell'ordine per un'indagine definita complessa e coraggiosa, ma sottolinea che la repressione da sola non basta. Servono prevenzione, trasparenza nel mercato del lavoro, alloggi dignitosi, trasporti sicuri e piena applicazione dei contratti collettivi. «Di fronte a un sistema criminale che tratta gli esseri umani come merce non possono esserci ambiguità né zone grigie», afferma la Fai Cisl Basilicata, ribadendo che continuerà a sostenere ogni iniziativa utile a contrastare il fe-

nomeno. Per il sindacato difendere la dignità dei lavoratori significa tutelare anche l'agricoltura sana, la concorrenza leale e la credibilità dell'intero comparto agroalimentare.

Giordano apprezza la presenza del ministro Piantedosi e chiede di rafforzare organici, controlli

CRONA-CHI? La giornalista Barozzino analizza i punti oscuri della vicenda insieme al collega e conduttore Amendolara

Che fine ha fatto Maria Careglio? Da Torino, scomparsa a Matera

DI A N N A TAM MA RI E LLO

Era partita da Torino per testimoniare in un processo legato a una presunta truffa telefonica di cui si riteneva vittima. Ma il 16 giugno 2009, dopo essere arrivata a Matera, di Maria Careglio, 74 anni, si sono perse per sempre le tracce. Infermiera in pensione, conduceva una vita autonoma e, secondo i familiari, non aveva alcun motivo per allontanarsi volontariamente. Giunta in tribunale, scoprì che l'udienza era stata rinviata. Sconvolta, fu accompagnata da un'impiegata fino alla stazione di Bari, dove le venne acquistato un biglietto per Torino. Lì termina l'ultima testimonianza certa: non è mai stato chiarito se Maria abbia preso il treno o cosa le sia accaduto dopo.

Le immagini delle telecamere della stazione, che avrebbero potuto ricostruire i suoi movimenti, erano già state cancellate quando furono richieste dagli investigatori. Negli anni sono state avanzate diverse ipotesi, ma nessuna ha trovato riscontri. Nessun movimento sul conto corrente, nessun utilizzo del cellulare e nessuna segnalazione si è rivelata decisiva. Dopo oltre quindici anni è stata dichiarata la morte presunta, ma la scomparsa di Maria Careglio resta ancora un mistero. Questo il nuovo approfondimento della trasmissione di Cronache TV, “Crona-Chi?”, condotta dal giornalista Fabio Amendolara. Ospite la giornalista Loredana Barozzino, cugina di Mario Allegretti, altro lucano scomparso.

Barozzino esclude subito l'ipotesi di un allontanamento volontario: «Ho parlato con la famiglia, una famiglia numerosa. Mi hanno detto che la zia aveva la sua vita, era una donna indipendente, abitava a Torino, aveva la sua casa e non aveva nessun motivo di allontanarsi volontariamente. La signora era riuscita ad organizzare un viaggio di mille chilometri per raggiungere Matera. Insomma non era una sprovveduta». Maria aveva deciso di affrontare il lungo viaggio esclusivamente per testimoniare in un processo relativo a una presunta truffa di modesta entità: «Avevano provato a fregarla e lei, per senso civico, fa la denuncia e quando viene invitata a testimoniare parte e va a Matera. Lo fa proprio per senso civico». Secondo Barozzino, il primo elemento inspiegabile riguarda il rinvio dell'udienza: «Scopre che il processo è stato rinviato e questo è il primo gesto di sciatteria imperdonabile. Si organizza un processo con più testimoni e non si pensa di avvisare chi deve fare mille chilometri che l'udienza è stata rinviata». Dopo essere uscita dal tribunale emergono ricostruzioni contrastanti. «Qualcuno dice che va con una signora del tribunale, la sorella mi ha detto che si reca da sola a Bari e poi viene riconosciuta da qualcuno del tribunale di Matera». Da quel momento si sa soltanto che la donna sarebbe arrivata alla stazione di Bari per prendere il treno delle 14.20 diretto verso Torino con cambio a Bologna. Barozzino osserva che il percorso avrebbe dovuto essere facil-

mente ricostruibile grazie ai sistemi di videosorveglianza: «Se è arrivata a Bari e ha preso un treno, ci sono telecamere a Bari, a Bologna e a Torino. Questo percorso dovrebbe essere documentato». Tuttavia evidenzia un grave problema: «Le ricerche partono in ritardo. La zia non aveva il telefonino e i familiari si accorgono della scomparsa solo dopo qualche giorno». L'investigatore privato incaricato dalla famiglia avrebbe tentato di recuperare le immagini della stazione di Bari, ma inutilmente: «Quando si è recato in stazione gli hanno detto che le registrazioni erano state cancellate da poco. Mi fa riflettere che non ci siano mai queste registrazioni. È un fenomeno che riscontriamo troppo spesso». Secondo la giornalista le ipotesi restano aperte: «Mi viene da pensare che non si sia allontanata dalla stazione. O è successo qualcosa alla stazione di Bari, o sul treno, o durante il tragitto fino a Torino, compreso il cambio a Bologna». Riguardo alle indagini racconta di aver contattato l'investigatore privato: «Mi ha detto che ha una relazione e proverà a cercarla. Però disse alla famiglia che era inutile continuare a sostenere dei costi perché non aveva più appigli, non sapeva dove altro cercare». Un altro aspetto emerso riguarda le difficoltà incontrate dai familiari nelle ricerche: «Abbiamo contattato tutti gli obitori uno per uno. La cosa incredibile è che non sono collegati tra loro». Da qui la critica al sistema: «Non abbiamo una banca dati degli scomparsi aggiornata quotidianamente, non

abbiamo gli obitori in linea l'uno con l'altro. Bisogna capire che manca la collaborazione. Nell'era di internet è possibile che non ci sia un modo per condividere le informazioni?».

Alla domanda su come riaprire il caso, Barozzino risponde: «Bisogna andare a riguardare quelle carte, capire cosa è stato fatto e cosa non è stato fatto». Aggiunge però una riflessione più ampia: «Bisogna cambiare il modo in cui si cercano gli scomparsi. Un caso di scomparsa può essere un allontanamento volontario, una fatalità, ma anche un omicidio o un rapimento. Allora bisogna cominciare a trattare i casi di scomparsa nello stesso modo in cui si trattano gli omicidi». La giornalista non esclude inoltre che il procedimento giudiziario per cui Maria era partita possa meritare ulteriori approfondimenti: «Ha fatto mille chilometri per testimoniare e dall'altra parte c'era una controparte. È una cosa che bisogna verificare». In chiusura Barozzino evidenzia il peso umano della vicenda: «Ho trovato nella famiglia anche un po' di rassegnazione. Sono passati tanti anni e si riapre sempre una ferita, perché i parenti di uno scomparso non rielaborano mai quella perdita». Ma aggiunge che resta una speranza: «Se non è per ritrovare la signora Maria, perlomeno che questo non capiti ad altri». Conclude ricordando che il caso riguarda tutti: «Non stiamo parlando di una persona fragile, ma di una donna autonoma che si godeva la pensione. È un fenomeno che interessa tutti ed è di interesse pubblico».

Loredana Barozzino a Crona-Chi? e Maria Careglio

Lettera al Ministero della Giustizia per contestare i criteri

La rivolta dei procuratori minorili: «Personale negato ai nostri uffici»

POTENZA. Le Procure della Repubblica presso i Tribunali per i minorenni restano escluse dall'assegnazione degli addetti all'Ufficio per il processo e ricevono soltanto un numero limitato di tecnici amministrativi. Una decisione che provoca la dura reazione dei procuratori minorili di tutta Italia, che hanno sottoscritto un documento indirizzato al Ministero della Giustizia per chiedere chiarimenti sulle scelte adottate nella distribuzione del nuovo personale.

La nota, datata 30 giugno 2026, prende spunto dalla pubblicazione della lista ministeriale relativa all'assegnazione di 712 tecnici amministrativi e 6.919 addetti all'Ufficio per il processo. Secondo i firmatari, agli uffici requirenti minorili sono stati destinati appena 29 tecnici amministrativi, distribuiti tra sette Procure per i minorenni, mentre non è stato assegnato neppure un addetto all'Ufficio per il processo, nonostante 505 unità siano state di-

stribuite agli altri uffici giudiziari. I procuratori definiscono la scelta «l'ennesimo segnale del disinteresse istituzionale» nei confronti della giustizia minorile, sottolineando come le Procure per i minorenni svolgano un ruolo decisivo sia nell'azione

penale sia nella tutela civile dei minori. Nel documento si evidenzia inoltre come, da tempo, venga denunciata la cronica insufficienza degli organici, chiamati a fronteggiare fenomeni di disagio e criminalità minorile sempre più complessi e in costan-

te crescita. Secondo i magistrati, la decisione conferma una scarsa attenzione concreta verso un settore che, pur suscitando interesse nel dibattito pubblico e nei convegni, non riceverebbe un adeguato sostegno quando si tratta di desti-

nare risorse umane agli uffici giudiziari. Per questo chiedono che il Ministero chiarisca le ragioni dell'esclusione delle Procure minorili dall'assegnazione degli addetti all'Ufficio per il processo e che chi ha assunto il provvedimento se ne assuma la responsabilità.

Tra i firmatari compare anche la procuratrice della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Potenza, Anna Gloria Piccininni, insieme ai procuratori dei principali uffici minorili italiani, da Palermo a Milano, da Roma a Napoli, fino a Bari, Firenze, Reggio Calabria, Trento, Catania e numerose altre sedi. I magistrati concludono ricordando l'impegno quotidiano di magistrati e personale amministrativo, che garantiscono il funzionamento degli uffici minorili «con enormi sacrifici personali e con elevato senso di responsabilità», chiedendo una risposta che restituisca attenzione a un settore ritenuto strategico per la tutela dei minori.

La Cisl Fp Basilicata: «Traguardo storico frutto del confronto con il Ministero, ora più tutele per lavoratori e servizi»

«Uffici giudiziari, stabilizzati 137 precari col Pnrr»

POTENZA. «Diventa realtà la stabilizzazione definitiva del personale dell'Ufficio per il processo, assunto per l'attuazione del Pnrr Giustizia. Con decorrenza da oggi, 1° luglio 2026, migliaia di lavoratori precari firmano il loro contratto di lavoro a tempo indeterminato. Si tratta del coronamento di una lunga e complessa trattativa sindacale che vede la Cisl Fp e gli altri sindacati autonomi protagonisti assoluti di un risultato storico». È quanto affermano Pino Bollettino e Pina Setaro della Cisl Fp reginoale. In Basilicata sono esattamente 137 (114 funzionari e 23 tecnici) le unità di personale Pnrr che oggi firmano il contratto a tempo indeterminato ed escono definitivamente dal precariato. Si tratta secondo la Cisl Fp «di una boccata d'ossigeno fondamentale per i tribunali e le procure del territorio, che rischiavano la paralisi senza il consolidamento di queste professionalità interne. Esprimiamo soddisfazione per il traguardo raggiunto, che tutela il futuro delle famiglie

dei lavoratori e assicura ai cittadini una giustizia più rapida ed efficiente. Il risultato ottenuto rivendica con forza il valore del pragmatismo e delle relazioni sindacali: mentre le altre sigle

riempivano le piazze e agitavano i popoli alla ricerca di visibilità mediatica, la Cisl Fp ha scelto la via della responsabilità. Sedendo con costanza ai tavoli ministeriali e analizzando i dati reali delle

cessazioni dal servizio, l'azione della Cisl ha permesso di scardinare le prime rigide proposte dell'amministrazione. Il ministero della Giustizia era partito inizialmente da una base di appena 6.000 stabilizzazioni su circa 12.000 dipendenti Pnrr, ma siamo riusciti ad alzare questa soglia, portando il traguardo finale a 9.368 lavoratori stabilizzati in tutta Italia. Di questi, 7.803 vengono inquadrati nell’area dei funzionari e profili tecnici e 1.565 nell’area degli operatori data entry. I fatti danno pienamente ragione alla linea del realismo e della concretezza portata avanti dalla nostra federazione. La stabilizzazione di 9.368 lavoratori dimostra che i contratti e le tutele si ottengono con la competenza ai tavoli tecnici e non con gli slogan di piazza. Abbiamo trasformato un progetto a termine del PNRR in occupazione stabile e strutturale, salvando la funzionalità della macchina giudiziaria italiana e dando dignità a migliaia di professionisti», concludono Bollettino e Setaro.

In 30 anni, gli omicidi sono crollati del 70%, ma cresce la violenza minorile; rapine +65% e risse +123%

Italia più sicura e giovani più violenti: il paradosso dei dati sulla criminalità

DI V I N C E N Z O MA I DA

Sull’omicidio del cinquantaduenne Nicola Scarascia a Scanzano Jonico è sceso il silenzio, gli inquirenti stanno certamente lavorando e sono in attesa dei risultati scientifici di diverse cose poste sotto sequestro. Anche se un solo omicidio è di troppo constatiamo che la Basilicata, rispetto a tante altre regioni, può considerarsi ancora sana e al livello nazionale la situazione rispetto al passato è migliorata, anche la percezione è diversa. Consultando i dati Istat è possibile verificare come il picco del numero degli omicidi in Italia fu raggiunto nel 1991 con 1916 omicidi volontari in un anno. Da allora vi è stato un progressivo calo, nel 2000 746, 601 nel 2005, nel 2010 506, fino a scendere progressivamente a 289 nel 2021. Praticamente c’è stata una diminuzione di circa il 70% in soli trent’anni. E non è dipeso esclusivamente dal fatto che non vi sono state più guerre di mafia, perché la riduzione ha interessato tutta l’Italia. Siamo percentualmente agli ultimi posti in Europa per numero di omicidi e tra primi per sicurezza, sicuramente va molto meglio che in Germania, Francia, Gran Bretagna. Non è sufficiente un semplice articolo per indagare sulle cause sociologiche che hanno portato a questo indiscutibile miglioramento, anche se la percezione che tutti abbiamo è opposta a quello che la statistica ci dice. Un ruolo amplificatore lo hanno sicuramente i media. Se una trasmissione televisiva e più trasmissioni in orari diversi si occupano per diverse puntate dello stesso caso, è ovvio che, sia pure involontariamente, distorcono la realtà. Va detto con molta franchezza che sicuramente un ruolo lo hanno avuto le leggi di contrasto al crimine che in tutti questi anni hanno inasprito le pene, ma esse da sole non bastano a spiegare un fenomeno così evidente e positivo. Le ragioni sono sicuramente

più profonde e ci proponiamo di indagare su di esse. A morire comunque, nonostante la piaga del mostruoso fenomeno del femminicidio, sono soprattutto i maschi. Quelle che sono profondamente cambiate sono le motivazioni per cui si uccide. Se infatti in passato gli omicidi passionali era in numero di gran lunga maggiore, ricordiamo che solo nel 1981 sono stati eliminati gli sconti di pena per il “delitto d’onore” e che fino al 1968 l’adulteri era un reato, se quest’ultimo fosse ancora in vigore avremmo mezza Italia in galera, dopo la stagione stragista della Mafia, sono diminuiti anche i reati legati alla criminalità organizzata. In passato c’era uno spiccato senso dell’onore e della proprietà privata, tanti omicidi erano commessi per una semplice offesa ricevuta, nel mondo rurale per la definizione dei confini, per un tradimento coniugale, ovviamente tutti inutile dirlo deplorevoli, ma era possibile risalire ad una motivazione, oggi spesso non hanno neanche una vera motivazione, ma sono legati o a fenomeni di bullismo o di debolezza dell’uomo che non accetta un abbandono oppure persino a occasionali episodi e secondari di stupidità. Si impone dunque un quesito: vale così poco la vita di una persona oggi?

CRIMINALITÀ MINORILE IN AUMENTO

La cronaca quotidiana ci riporta impietosa i singoli episodi criminali che vedono coinvolti giovani e giovanissimi. Quello che più colpisce è la gratuità dei gesti criminali, alla cui base infatti sembra che non ci siano motivazioni. Questo rende il fenomeno ancora più grave. I dati preoccupanti li ha forniti verso la fine dello scorso anno il report “Criminalità minorile in Italia 2010-2022”, curato dal Servizio analisi criminale della Direzione centrale della polizia criminale, che ha evidenziato come tra i giovanissimi siano aumentati i reati in Italia legati all’uso della

violenza, gli omicidi e le violenze sessuali tra il 2010 e il 2022, mentre sono calati i furti e lo spaccio di sostanze stupefacenti. Ed ecco i dati che sono stati diffusi. Tra il 2010 ed il 2022, il 39,4% dei reati contestati a minorisono furto, rapina ed estorsione, il 16% lesioni dolose e minacce, l’11,6% danneggiamento, incendio o resistenza a pubblico ufficiale, il 9,7% traffico o spaccio di sostanze stupefacenti. Sono invariate le differenze tra minori italiani e quelli dei minori stranieri, ma a partire dal 2022, per la prima volta dopo 12 anni, gli stranieri hanno superato gli italiani (17.032 a fronte dei 15.490). Nel report, pubblicato in chiaro sul sito del Ministero degli Interni, è evidenziato come le segnalazioni per furto siano le più numerose ma registrino un calo dell’11,9% dal 2010 al 2022 al contrario di quelle per rapina, salite del 65,62% solo negli ultimi tre anni. Un balzo simile lo registrano anche le segnalazioni per lesioni, cresciute del 58,4% tra il 2010 e il 2022, di cui il 32,4% tra il 2019 e l’anno passato. In aumento anche le segnalazioni di minori per minaccia (+ 27,6% tra il 2019 ed il

2022, anno in cui si registra il picco della serie storica) e quelle per rissa (+123,3% tra il 2018 e il 2022). Le segnalazioni di minori per omicidio volontario registrano un calo del 10% dal 2010 al 2022 (rispettivamente 30 e 27), anno in cui tornano a salire, mentre quelle per tentato omicidio aumentano del 32,3% (65 nel 2010 e 86 nel 2022). Un dato molto interessante riguarda le regioni con il maggior numero di denunce o arresti che sono quelle del Nord-Ovest, seguite dal Nord-Est e dal Centro. Sonoleggermente meno al Sud e quasi la metà nelle isole. Come a dire che sul fenomeno hanno più incidenza il benessere, il modello educativo senza più riferimenti solidi, la strisciante anarchia sociale, l’assenza dell’autorità all’interno del nucleo familiare, il libertarismo vuoto e senza senso, che non la criminalità organizzata del Sud e delle Isole. Nel 2022 è aumentato anche il numero degli ingressi in carcere dei minori con più 25%. È facile prevedere che se non vengono posti in essere provvedimenti seri e si inizia ad attuare una vera e propria “rivoluzione” dei costumi, dell’educazione, della strut-

tura della società, il fenomeno è destinato a crescere e non servono gli aumenti delle pene come deterrente o meglio non sono sufficienti. Il report si conclude con il suggerimento di politiche adeguate da porre in essere per contrastare il fenomeno. Esse vanno dall’incremento delle attività sportive, a quelle del volontariato sociale. Tutte idee sacrosante, ma alla base serve un vero e proprio cambio dei paradigmi culturali che investa l’intera società e purtroppo non sembra che si vada in tale direzione. Una volta ad esempio ai minori veniva imposto un orario per il rientro a casa e nelle ore notturne, quelle più rischiose, non circolavano spesso in preda all’alcool come accade oggi. Fenomeni come questo sembrano esplodere all’improvviso senza una ragione, essi sono invece la conseguenza di scelte politiche, esistenziali, di modelli sbagliati di una società ha voluto “liberarsi” dai riferimenti “culturali” che servono a tenerla insieme ed a dare un senso all’esistenza. Nulla accade per caso e la criminalità minorile, con crimini commessi senza un senso apparente, non è figlia di nessuno.

Il segretario dei Radicali Lucani racconta la battaglia per l'accesso agli atti sul PNRR nel comune di Latronico e le ragioni dello sciopero della fame

Bolognetti: «Sul PNRR risposte vaghe, così si svuota il diritto alla conoscenza»

DI VITO ERRICHETTI

Maurizio Bolognetti, giornalista e segretario dei Radicali Lucani, da anni rappresenta una delle voci più scomode e indipendenti del panorama lucano. Il suo mentore è stato Marco Pannella. Bolognetti ha fatto della battaglia per il diritto umano alla conoscenza il filo conduttore della sua attività, che spazia dalle inchieste storiche sull’inquinamento da petrolio in Basilicata — raccontate nei libri Bruchi per terra, Le mani nel petrolio e altri — fino alle più recenti prese di posizione su giustizia, sanità pubblica, FOIA, ecc. Lo incontriamo in un momento particolarmente delicato. Da due mesi Bolognetti sta cercando, attraverso richieste di accesso agli atti, di ottenere documentazione sulla gestione dei fondi del PNRR in Basilicata e racconta di aver incontrato un muro di ostruzionismo culminato in un episodio che definisce grave: un funzionario pubblico avrebbe tentato di farlo arrestare nel momento in cui ha provato a chiedere chiarimenti, Da martedì sera alle 23:59, il Segretario di RL ha annunciato l’inizio di uno sciopero della fame. Con lui, in questa intervista esclusiva per Le Cronache, abbiamo provato a ricostruire i fatti e a capire cosa lo spinge, ancora una volta, a mettere in gioco il proprio corpo per una battaglia di principio. Prima di affrontare i fatti specifici, Bolognetti introduce un principio che considera la chiave di lettura dell’intera vicenda: il diritto alla conoscenza come sinonimo stesso di democrazia. Ricorda come la Svezia abbia introdotto una normativa sull’accesso agli atti già oltre 250 anni fa, mentre in Italia il percorso si sia consolidato solo con il decreto legislativo 97/2016, il cosiddetto FOIA (Freedom of Information Act), che garantisce l’accesso ai documenti della pubblica amministrazione senza necessità di dimostrare un interesse specifico. Secondo Bolognetti, esiste una gerarchia delle fonti — Costituzione, diritto europeo, leggi ordina-

rie, decreti e regolamenti — che deve sempre essere rispettata e analoga gerarchia c’è all’interno di una legge, se si analizza la ratio che ha ispirato la stessa.

Cosa è successo esattamente la mattina del 26 giugno, quando un funzionario pubblico ha tentato di farla arrestare?

Può ricostruire la scena nel dettaglio?

«A un certo punto di una discussione un po' stucchevole, mentre io non riuscivo a finire un concetto, il mio interlocutore ha detto che si sentiva male, che lo avevo aggredito, addirittura, che gli avevo sputato in faccia. Ma insomma, sostenere una tesi del genere nei confronti di uno che ha fatto della nonviolenza la sua vita, mi pare poco probabile... Non c'è stata nessuna aggressione, come per il resto è stato confermato dai carabinieri che sono intervenuti successivamente.»

Quali atti del PNRR sta cercando di ottenere da due mesi e perché pensa che ci sia tanta resistenza a consegnarli?

«Ho chiesto in modo chiaro di poter accedere agli atti relativi ai progetti PNRR del Comune di Latronico, destinatario di circa 5,7–6 milioni di euro. Parliamo di una cifra importante per un piccolo Comune, quindi la richiesta riguarda documenti di evidente interesse pubblico. In un primo momento mi è stato indicato di consultare il sito istituzionale, ma per diversi giorni non sono riuscito ad accedere correttamente alla sezione dedicata. Quando ci sono riuscito, ho riscontrato che la documentazione non era completa rispetto a quanto richiesto. Ho quindi chiesto link diretti ai documenti. Nella risposta successiva mi son stati dati i link utili a scaricare alcuni documenti, ma, a mio avviso, il punto 3 della risposta pervenuta dal Comune di Latronico non era assolutamente in linea né con il FOIA né con un obbligo, in base al quale a domanda scritta si risponde scrivendo. Cosa voleva dire quel “Altra documentazione”? Mio malgrado l’ho scoperto il 26 mattina. Se un documento non è

accessibile o lo si ritiene non accessibile occorre specificarlo, per dare a chi chiede la possibilità di aprire un contraddittorio. Nel corso del confronto e davanti ai CC alla fine è emerso che con “altra documentazione” si intendevano le gare d’appalto; chiarimento arrivato, ahimè, in modo informale. Si tenga ben presente che io avevo richiesto tutta la documentazione relativa ai progetti».

Lei ha chiesto all'Ordine dei giornalisti di prendere posizione su questo episodio. Si è mai sentito isolato dalla sua categoria professionale in casi simili?

«Sì, assolutamente. Ci sono stati diversi momenti in cui mi sono sentito isolato come giornalista, e non si tratta solo di una sensazione personale, ma di una condizione che in alcune circostanze diventa quasi strutturale. Quando si affrontano questioni legate alla trasparenza amministrativa, all’accesso agli atti e alla gestione di risorse pubbliche, ci si rende conto che il problema non è solo ottenere un documento, ma la difficoltà stessa di esercitare pienamente la funzione giornalistica: verificare, scavare, confrontare fonti, ricostruire i passaggi amministrativi e restituirli ai cittadini. In più occasioni ho percepito una distanza non solo delle istituzioni, ma anche del mio stesso contesto professionale. In teoria il giornalista, così come il cittadino, dovrebbe poter operare senza ostacoli, ma nella pratica questo non è sempre vero. Ci sono stati momenti in cui questa solitudine è stata più evidente, perché il lavoro di verifica, le richieste di documenti e l’insistenza su certe domande possono creare attrito. Il risultato è che spesso si avverte un isolamento non solo emotivo. Resta comunque il fatto che non è una condizione costante: ci sono stati anche momenti in cui mi sono sentito meno solo. Però, nel complesso, è una dimensione che ho sperimentato più volte, soprattutto quando il lavoro entra in conflitto con prassi amministrative poco trasparenti.»

Perché lo sciopero della fame come forma di protesta, invece di un ricorso formale o una denuncia? «Allora, vorrei chiarire una cosa: non mi piace il termine “protesta”, perché rischia di semplificare ciò che sto facendo. La considero piuttosto una proposta politica e istituzionale, che riguarda il rispetto concreto del diritto alla conoscenza e delle regole già esistenti. In questi mesi ho utilizzato tutti gli strumenti ordinari: richieste di accesso agli atti, comunicazioni formali e interlocuzioni con l’amministrazione. Tuttavia, mi sono trovato spesso di fronte a risposte generiche o rinvii che, nei fatti, rendono difficile l’esercizio di un diritto che dovrebbe essere immediato. Quando questi strumenti non producono risultati, si pone il problema di come continuare a tenere aperta una questione che considero di interesse pubblico. Lo sciopero della fame diventa allora il mezzo per rafforzare il tentativo di dialogo e invitare gli interlocutori a rispettare la loro propria le- galità. È anche una forma di comunicazione nonviolenta che appartiene a una tradizione precisa, che va da Gandhi a Martin Luther King, fino a Marco Pannella. Una tradizione che usa il corpo per rendere visibile un conflitto che altrimenti rischia di restare invisibile o burocratico. Non ignoro il costo personale di questa scelta, ma spero serva a ottenere finalmente risposte chiare e formali. Perché senza documenti e senza atti scritti, il rischio è che tutto resti

nel campo delle parole.» Quanto le costa fisicamente oggi portare avanti questa azione?

«Ha un costo fisico; è inevitabile che abbia un costo, però mi dà anche una grande motivazione e for- za. È un po' paradossale, ma nell'azione nonviolenta il nonviolento trae forza dalla nonviolenza che esercita — ovviamente fino a un certo punto, è chiaro, e poi dipende da quale strumento usi. Se è lo sciopero della fame, se è il digiuno, se è lo sciopero della sete, chiaramente cambia tutto: con lo sciopero della sete, nella migliore delle ipotesi, hai sette giorni, ma già dopo il quinto giorno entri in una zona rossa in cui potrebbero subentrare, se non la morte, dei danni irreversibili, e poi sì, anche la morte. È chiaro, mi costa — non è che non mi costa niente — ma non mi costa al punto da fermarmi. E questo, se vuoi, mi farebbe piacere che arrivasse come messaggio a un ufficiale di PG che indossa una divisa che va onorata: io non ho bisogno di servizi sociali, è chiaro, è bene che se lo mettano in testa. Semmai è qualcun altro che avrebbe di certo bisogno di un'assistenza non sociale, ma etico-morale. Il semplice fatto che chi è deputato a garantire il rispetto delle regole e della legge sia arrivato a dirmi che se fossi stato d’accordo mi avrebbe volentieri affidato ai servizi sociali è di una gravità inaudita e, in tutta franchezza, interpretabile come una patente intimidazione. Sta roba è da URSS epoca stalinista».

Bolognetti

Il maniero restituito alla sua completa fruizione pubblica, un traguardo fortemente voluto dal Presidente

Bardi "riapre" il castello di Lagopesole al pubblico

Frutto di una collaborazione interistituzionale. Alla riscoperta del "cortile minore" dove c'è l'anima più antica dello storico edificio

Per troppi anni il castello di Lagopesole ha mostrato ai visitatori solo una parte della sua magnificenza. Quel velo di parziale inaccessibilità è caduto definitivamente: il maniero è stato restituito alla sua completa e totale fruizione pubblica, segnando un punto di svolta per le politiche culturali del Mezzogiorno. Un traguardo fortemente voluto e perseguito dal Presidente Vito Bardi, raggiunto grazie ad una visione strategica e ad un metodo di lavoro ben pre- ciso: «È un risultato - ha detto Bardi - che premia l’impegno congiunto di enti e istituzioni che ancora una volta dimostrano l’importanza della collaborazione interistituzionale come metodo di lavoro». La vera novità risiede nella fruibilità stabile di spazi fino ad oggi sottratti agli itinerari turistici regolari. Il cortile minore, perno archeologico e architettonico del complesso, apre finalmente i battenti in modo permanente. Al suo interno svetta il monumentale "donjon", il torrione quadrato che rappresenta il vero cuore fortificato e l'anima più antica del castello. Questo spazio è un libro di pietra aperto: conserva i resti archeologici delle fasi originarie del maniero, permettendo ai visitatori un viaggio a ritroso nel tempo senza precedenti. «Il cortile minore, mai aperto stabilmente al pubblico - ha spiegato Bardi - è un luogo che conserva i resti archeologici delle fasi più antiche del castello. Finalmente potrà essere visitato dal pubblico grazie anche alla messa in sicurezza e al miglioramento dell’accessibilità per le persone con disabilità». Un successo che, come dicevamo, nasce da un'intesa profonda tra istituzioni, con il governatore che ha tributato un ringraziamento alla Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura, all’Istituto autonomo Musei e Parchi Archeologici di Melfi-Venosa e alla Fondazione Matera Basilicata 2019. Soggetti

che, attraverso la firma di un accordo di valorizzazione, hanno garantito interventi di tutela e di nuova progettazione degli spazi. Un plauso speciale è stato rivolto anche all’Arma dei Carabinieri Forestali e della Biodiversità, sentinelle instancabili della splendida riserva naturale che circonda il castello, legata a doppio filo alla storia e al paesaggio del maniero. Che Lagopesole non fosse un semplice monumento di passaggio lo si era capito già nel 2025, quando il Fondo Ambiente Italiano (FAI) regionale lo aveva incoronato come simbolo del territorio. Migliaia di cittadini lucani, residenti ed emigrati all'estero, si sono mobilitati in una straordinaria catena di voto che ha proiettato il castello all’ottavo posto della classifica nazionale dei "Luoghi del Cuore". «Il Castello - ha aggiunto Bardi - è un luogo identitario che appartiene a tutti, non solo alla comunità del Vulture. È un simbolo che unisce, che racconta la nostra storia e che continua a parlare alle generazioni di oggi». L’intervento sul castello federiciano si inserisce organicamente in un'offerta culturale integrata che comprende il Museo dell'Emigrazione Lucana e il rinnovato allestimento dell’esposizione archeologica. A completare il mosaico ci pensa l’allestimento immersivo e multimediale firmato dal regista Nicola Ragone, con i testi di Andrea Di Consoli, dedicato a Federico II. Un’opera tecnologica e contemporanea che proietta idealmente la Basilicata verso un altro appuntamento epocale: il centenario delle Costituzioni melfitane previsto per il 2031. Ma il vero motore del rinascimento di Lagopesole è "Fantastico Medioevo", il progetto strategico ideato dalla Presidenza della Regione, che vede il castello nel ruolo di assoluto protagonista insieme ad altri siti storici. Si tratta di un modello policentrico che mette in rete 22 comuni, le Diocesi

di Melfi-Rapolla-Venosa, l’Arcidiocesi di Acerenza e l’Ufficio scolastico regionale, con il supporto attivo di associazioni e pro loco. Un'iniziativa che ha già varcato i confini nazionali: la Basilicata, infatti, ha formalizzato l’adesione alle celebrazioni dell’Anno Europeo dei Normanni del 2027, suggellata dalla visita istituzionale del presidente della Normandia, Hervè Morin. I numeri del primo anno di attività di "Fantastico Medioevo" - come ha evidenziato Bardi - certificano il successo della formula: quasi cinquemila presenze per lezioni di storia, festival letterari e storiografici diretti da Davide Rondoni e Fulvio Delle Donne, rievocazioni d’epoca, mostre d'arte al castello di Melfi, la riapertura del Castello Mar-

chesale e della Domus Federiciana di Palazzo San Gervasio, fino al suggestivo concerto "Basilicanta" che ha unito otto cori del territorio. Di forte impatto anche l'operazione editoriale in atto con la prestigiosa casa editrice Laterza, che prevede una collana di 11 volumi (di cui tre in imminente uscita a luglio) distribuiti capillarmente nelle scuole e presentati nei templi della cultura italiana, da Roma a Bari, fino all'Università della Basilicata. Il progetto culturale è entrato stabilmente nelle aule scolastiche attraverso incontri con gli autori, concorsi e persino un gemellaggio musicale tra studenti lucani e normanni a Venosa. «La nuova programmazione - ha spiegato il governatore lucano - mira ora a fare un ulteriore sal-

to di qualità: formazione professionale per gli operatori delle rievocazioni, turismo esperienziale, potenziamento digitale nei comuni della rete e l'introduzione della "settimana medievale" nelle scuole, oltre a una robusta strategia di marketing territoriale in vista del millenario di Guglielmo d’Altavilla». La totale apertura del Castello di Lagopesole, incastonata nella strategia di fondo portata avanti da "Fantastico Medioevo", coincide con l'alba di una nuova stagione per le aree interne della regione. In un'epoca in cui si parla troppo spesso di rassegnazione e spopolamento, l'operazione guidata dal Presidente Bardi dimostra che la cultura può davvero trasformarsi nel più potente motore di riscatto economico e sociale.

Per il Segretario Generale della Confsal Basilicata: «Il peso maggiore ricade sugli 87 miliardi di interessi sul debito che sottraggono risorse a sanità e lavoro»

PNRR, De Grazia: «Finita la fase formale, serve concretezza maggiore sui territori»

«La giornata del 30 giugno ha segnato la scadenza formale e il termine del percorso quinquennale del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Da oggi entriamo in una fase radicalmente nuova, in cui la Basilicata e l'intero Paese devono fare i conti non solo con la messa a terra definitiva dei progetti, ma con una realtà macroeconomica estremamente complessa». Lo dichiara in una nota il Segretario Generale della Confsal Basilicata, Gerardo de Grazia. «Se da un lato il PNRR ha rappresentato un’occasione straordinaria di mobilitazione di risorse, continua il segretario della confederazione autonoma, dall'altro non possiamo nasconderci dietro i formalismi dei calendari euro-

pei. Molti cantieri sul nostro territorio vivono una fase di "tempo supplementare" e circa 24 miliardi di euro a livello nazionale sono stati rimodulati per evitare il disimpegno. La vera sfida per la Basilicata comincia adesso, garantire che le infrastrutture avviate, la digitalizzazione della macchina amministrativa e i progetti di inclusione sociale vengano completati e portino reale occupazione stabile e sviluppo, contrastando lo spopolamento che stringe la nostra regione». Il leader della Confsal lucana sposta poi l'attenzione sui vincoli di bilancio che rischiano di soffocare la crescita nei prossimi anni. «A preoccupare il sindacato è l'eredità finanziaria con cui l'Italia deve convivere. I dati parlano

chiaro, il nostro Paese si trova a dover pagare ben 87 miliardi di euro solo di interessi sul debito pubblico. Si tratta di una cifra enorme, una vera e propria zavorra che rischia di paralizzare la spesa sociale». «Pagare 87 miliardi di interessi, sottolinea de Grazia,significa sottrarre ossigeno vitale a settori cruciali che in Basilicata sono già in forte sofferenza, a partire dalla sanità pubblica, dal sistema scolastico e dalle politiche attive del lavoro. Come Confsal vigileremo affinché i costi di questo indebitamento non ricadano sui lavoratori, sui pensionati e sulle famiglie lucane, già colpite dal carovita e dalle carenze dei servizi essenziali».La verità che 200 miliardi di spesa dal PNRR non hanno portato gli ef-

fetti sperati. «Chiediamo alla Regione Basilicata e a tutte le istituzioni locali l'apertura immediata di un tavolo di confronto permanente post-Pnrr. È necessario ottimizzare ogni singolo euro rimasto, blindare i livelli occupazionali e pianificare una

gestione rigorosa ma espansiva dell’economia regionale. La fine formale del Piano non sia l’inizio di una stagione di austerity, ma lo stimolo per una governance efficiente e partecipata», conclude il segretario Gerardo de Grazia.

Confcommercio: «Credito sempre più difficile per le microimprese»

Il progressivo calo del credito alle micro e piccole imprese rappresenta una delle principali emergenze economiche anche per la Basilicata, dove il sistema produttivo è costituito quasi esclusivamente da aziende di piccola dimensione, spesso a conduzione familiare, attive nel commercio, nel turismo, nei servizi e nell'artigia- nato. È il commento di Confcommercio Potenza ai dati contenuti nel primo Libro Bianco sul credito alle micro e piccole imprese, presentato a Roma e coordinato dalla professoressa Paola Paoloni dell'Università La Sapienza. Lo studio evidenzia un vero e proprio paradosso: mentre le micro e piccole imprese continuano a rappresentare il 95% del tessuto produttivo italiano, producendo quasi un terzo del Pil e occupando circa la metà dei lavoratori, tra il 2011 e il 2024 i finanziamenti bancari destinati alle aziende con meno di 20 addetti sono diminuiti del 37%, passando da 171 a circa 107 miliardi di euro, con una perdita complessiva di 64 miliardi di credito. Per Confcommercio si tratta di un fenomeno che incide direttamente sulla competitività delle imprese lucane. «In Basilicata – sottolinea una nota di Confcommercio –il sistema economico poggia quasi interamente sulle micro e piccole imprese. Sono loro a garantire occupazione, servizi di prossi-

mità, vitalità dei centri storici e tenuta economica dei piccoli comuni. Se diminuisce il credito disponibile, si riducono inevitabilmente gli investimenti, l'innovazione e la capacità di affrontare le nuove sfide del mercato.» L'associazione sottolinea come il problema non sia riconducibile soltanto ai tassi di interesse, oggi in graduale diminuzione, ma riguardi soprattutto le difficoltà strutturali di accesso ai finanziamenti. «Le banche – prosegue Confcommercio –continuano a considerare poco conveniente l'erogazione di piccoli prestiti, mentre la progressiva riduzione degli sportelli bancari nelle aree interne rende ancora più difficile il rapporto diretto tra im-

prese e sistema del credito. È una situazione che penalizza in particolare regioni come la Basilicata, caratterizzate da una forte diffusione di microimprese e da una bassa densità abitativa». Il Libro Bianco evidenzia inoltre che, nel primo semestre del 2025, il 66% delle garanzie del Fondo Centrale di Garanzia è stato destinato a imprese già considerate bancabili, mentre le aziende con maggiori difficoltà di accesso al credito hanno continuato a incontrare ostacoli nell'ottenere finanziamenti. Per Confcommercio è necessario riportare il Fondo alla sua funzione originaria. «Le garanzie pubbliche devono sostenere prioritariamente le imprese sane che incontrano

difficoltà nell'accesso al credito e non sostituire il normale mercato bancario. Occorre concentrare le risorse sulle microimprese, che rappresentano l'ossatura dell'economia lucana.» L'associazione giudica positivamente le proposte contenute nel Libro Bianco: differenziare le percentuali di garanzia in base al rischio dell'impresa, rafforzare il ruolo dei Confidi, creare strumenti dedicati ai piccoli finanziamenti e incentivare il credito destinato agli investimenti di medio-lungo periodo. «Per le imprese del commercio, del turismo e dei servizi – conclude Confcommercio– il credito non rappresenta soltanto uno strumento finanziario, ma la condizione indispensabile per innovare, digitalizzarsi, migliorare la sostenibilità e affrontare i processi di transizione che il mercato richiede. Senza un sistema bancario più vicino ai territori e senza strumenti pubblici realmente orientati alle microimprese, il rischio è quello di frenare proprio quella parte dell'economia che continua a garantire occupazione, presidio sociale e sviluppo nelle aree interne della Basilicata». Confcommercio auspica infine un confronto con Governo, sistema bancario, Confidi e istituzioni regionali affinché il tema dell'accesso al credito diventi una priorità delle politiche di sviluppo.

La sala ibrida, il lavoro di squadra, le nuove tecnologie le chiavi di lettura del bilancio positivo del reparto

Potenza, cardiochirurgia in crescita: al San Carlo 380 interventi in un anno

Dall’arrivo del direttore del reparto di cardiochirurgia, Gabriele Giunti, alla sala ibrida, dal lavoro di squadra alle strutture tecnologiche. Sono 380 gli interventi svolti dal reparto di cardiochirurgia dell’Ospedale San Carlo di Potenza in 365 giorni. Un risultato che alza l’asticella del nosocomio potentino e riconosce il valore dell’attenta programmazione dei sanitari, dei direttori generali, degli infermieri, dei medici e di tutte le componenti dell’azienda.Ieri pomeriggio, nella sala conferenze del Palazzo di Vetro, si è svolta la conferenza stampa dedicata alla presentazione dei numeri di un anno di attività: 365 giorni intensi e impegnativi, ma anche ricchi di risultati. Presenti il direttore

generale Giuseppe Spera, l’assessore alla Salute della Regione Basilicata Cosimo Latronico, il direttore della Cardiochirurgia Gabriele Giunti e altri rappresentanti dei presidi sanitari lucani e del personale ospedaliero.L’Ospedale San Carlo di Potenza conferma così il proprio percorso di crescita, grazie al lavoro del dottor Giunti, e punta a rafforzare la propria leadership regionale, con l’obiettivo di diventare un polo d’eccellenza del Mezzogiorno in grado di offrire risposte efficaci anche ai pazienti provenienti da altre regioni.L’assessore alla Salute della Regione Basilicata, Cosimo Latronico, ha commentato: «La cardiochirurgia ha una storia importante. Siamo a un anno dalla ripresa della programmazione con il dottor Giunti e con tutta la squadra. I numeri sono si-

gnificativi e parlano da soli: oltre 300 interventi complessi che confermano questo reparto come un’eccellenza nel panorama nazionale e meridionale. Non vogliamo adagiarci su questi risultati, ma continuare a crescere, anche grazie agli esiti clinici che dimostrano qualità e perizia chirurgica».Il direttore generale Giuseppe Spera ha sottolineato: «La cardiologia è sempre stata un pilastro dell’assistenza in questa azienda. Il rinnovamento dei vertici e l’introduzione di nuove tecnologie stanno portando a un aumento della complessità e dei volumi delle attività cardiochirurgiche. Il lavoro di squadra tra cardiologi e cardiochirurghi è fondamentale per garantire risultati sempre migliori. Stiamo investendo anche in innovazione e nella riorganizzazione degli spazi per mi-

gliorare l’efficienza e il comfort dei pazienti».Il direttore della Cardiochirurgia, Gabriele Giunti, ha illustrato i risultati del primo anno di attività: «Abbiamo eseguito 380 interventi di cardiochirurgia maggiore. La qualità chirurgica è stata mantenuta su livelli elevati, anche in pazienti con elevata complessità clinica. La mortalità attesa era intorno al 5%, mentre quella osservata è stata dell’1,3%. Questo risultato è frutto di un lavoro multidisciplinare che coinvolge cardiologi, anestesisti e internisti, con decisioni condivise su ogni paziente».Giunti ha inoltre evidenziato il valore del lavoro di squadra: «L’età media dei pazienti è elevata, intorno ai 70 anni, ma il percorso clinico integrato ci consente di ridurre complicanze e migliorare gli esiti».

Investimenti sul personale sanitario per migliorare la qualità dell’assistenza e la presa in carico dei pazienti fragili

ASM Matera, due nuove dottoresse per rafforzare la Geriatria

Latronico: «Le nuove assunzioni rafforzano l’offerta sanitaria»

L’Azienda Sanitaria Locale di Matera continua a investire sul potenziamento del personale sanitario con l’obiettivo di migliorare la qualità e l’efficienza dei servizi offerti al territorio. L’Unità Operativa Complessa di Geriatria dell’ASM Matera si arricchisce della presenza delle dottoresse Elisabetta Ferri e Filomena Sileo, che hanno preso servizio nella struttura diretta dal dottor Gaetano Dentamaro. Le due nuove professioniste andranno a rafforzare l’attività del reparto, contribuendo a migliorare la presa in carico dei pazienti anziani e a rispondere in modo più efficace alle crescenti esigenze assistenziali di una popolazione sempre più fragile e in pro-

gressivo invecchiamento.Secondo il Direttore Generale dell’azienda, Maurizio Friolo, si tratta di un intervento strategico: «Il rafforzamento della Geriatria rappresenta un investimento fondamentale per la nostra Azienda. L’arrivo delle dottoresse Ferri e Sileo testimonia l’impegno nel potenziare i servizi dedicati agli anziani, garantendo professionalità qualificate e una presa in carico sempre più appropriata. Continuiamo a lavorare per consolidare un sistema sanitario pubblico capace di rispondere con efficacia ai bisogni del territorio».Soddisfazione anche da parte del responsabile della UOC di Geriatria, Gaetano Dentamaro, che sottolinea il valore aggiunto dell’inserimento delle nuove risorse

all’interno dell’équipe: «Il loro ingresso consentirà di consolidare ulteriormente i percorsi diagnostico-terapeutici e assistenziali rivolti ai pazienti geriatrici, migliorando la qualità complessiva dell’assistenza». Anche il quadro istituzionale regionale ha accolto positivamente la novità. L’Assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico, ha evidenziato come la scelta si inserisca in una programmazione più ampia di rafforzamento dei reparti ospedalieri: «Garantire una presa in carico appropriata e qualificata per i pazienti anziani è un impegno sociale prima ancora che sanitario. Le nuove assunzioni rafforzano l’offerta sanitaria e rappresentano un tassello importante per dare nuova linfa ai nostri ser-

vizi».Con l’ingresso delle dottoresse Ferri e Sileo, l’ASM Matera punta dunque a potenziare ulteriormente la propria capacità assistenziale in ambito ge-

riatrico, rispondendo alle sfide poste dall’evoluzione demografica e dal crescente bisogno di cure specialistiche dedicate alla popolazione anziana.

POTENZA L’assessore alle infrastrutture annuncia la proroga tecnica al 31 agosto del servizio di trasporto urbano nel capoluogo

Tpl, Pepe: «Garantiamo continuità mentre costruiamo una soluzione di transizione»

POTENZA. Continuità del servizio finalizzata alla transizione verso un modello stabile del Trasporto Pubblico Locale a Potenza. Nell’ultima seduta della Giunta regionale della Basilicata è stata deliberata una proroga tecnica eccezionale dell’operatività del Tpl nel capoluogo lucano fino al prossimo 31 agosto, accogliendo la richiesta trasmessa dal Comune di Potenza il 30 giugno. La proroga, di prossima

pubblicazione sul Bollettino Ufficiale Regionale, «rappresenta una scelta di responsabilità che consente di non interrompere un servizio essenziale mentre si completa un percorso condiviso per renderne sostenibile la nuova gestione. L’obiettivo è garantire ai cittadini un trasporto pubblico efficiente, tutelando al tempo stesso i lavoratori e costruendo condizioni di equilibrio economico solide e durature», dichiara

il vicepresidente e assessore alle Infrastrutture e ai Trasporti della Regione Basilicata, Pasquale Pepe. La Direzione regionale alle Infrastrutture comunica che il provvedimento recepisce il percorso condiviso nel corso del tavolo del 24 giugno, convocato per affrontare il futuro del trasporto pubblico locale della città di Potenza. In quella sede è stata raggiunta un’intesa finalizzata alla rimodulazione del Piano Economico Finan-

ziario della ditta aggiudicataria, alla luce delle difficoltà economiche e finanziarie del Comune di Potenza. L’iter individuato consentirà di definire soluzioni capaci di garantire, al tempo stesso, la sostenibilità economica e la continuità della nuova gestione. La Regione ha inoltre evidenziato la necessità che il Comune di Potenza prosegua con determinazione nell’adozione di politiche di bilancio finalizzate al reperimento di ulteriori risorse economiche. Nell’ambito della revisione del Piano Economico Finanziario resta fermo che la rimodulazione dovrà riguardare esclusivamente gli investimenti programmati e i servizi aggiuntivi, senza incidere in alcun modo sui chilometri attualmente previsti. Resta inoltre confermata la piena salvaguardia dei livelli occupazionali, principio condiviso e imprescindibile.

L’obiettivo del percorso avviato è assicurare alla città di Potenza un tra-

sporto pubblico efficiente, sostenibile e capace di coniugare qualità dell’offerta, equilibrio economico e tutela dei lavoratori. Alla conclusione della revisione del programma di esercizio relativo al periodo di proroga, ossia entro il 31 agosto 2026, la Regione Basilicata ha confermato la disponibilità a garantire la continuità del proprio sostegno finanziario attraverso un contributo circoscritto e funzionale all’avvio del contratto con programma di esercizio rimodulato. «Per affrontare questa fase – commenta Pepe – occorrono senso delle istituzioni, disponibilità al dialogo e rigore nella gestione delle risorse pubbliche. Alimentare contrapposizioni non contribuisce a costruire soluzioni. La sfida è lavorare insieme, ciascuno per la propria parte, con un approccio improntato all’equilibrio di bilancio e alla responsabilità, per consegnare ai cittadini un servizio stabile, efficiente e sostenibile».

POTENZA Oggi alle 19:00 presso la Cappella dei Celestini. Illustrati cronoprogramma e misure di sicurezza

Scuola Torraca, l’Amministrazione incontra i cittadini per condividere il percorso di demolizione e ricostruzione

L’Amministrazione comunale di Potenza promuove un’assemblea pubblica per condividere con la cittadinanza il percorso che accompagnerà l’avvio delle operazioni di demolizione e ricostruzione della Scuola Torraca.

L’incontro si terrà oggi, alle ore 19:00, presso la Cappella dei Celestini, e rappresenterà un importante momento di confronto e partecipazione con residenti, famiglie, operatori del quartiere e tutti i cittadini interessati.

Nel corso dell’assemblea saranno illustrate le misure necessarie per consentire l’apertura del cantiere, con particolare attenzione al cronoprogramma degli interventi, alle disposizioni in materia di sicu-

rezza, alle eventuali modifiche temporanee alla viabilità e alla sosta, nonché all’organizzazione complessiva delle attività durante le diverse fasi dei lavori. «L’intervento sulla scuola Torraca costituisce un passaggio strategico per il rafforzamento del patrimonio scolastico cittadino e per il miglioramento della qualità degli spazi destinati alla formazione delle nuove generazioni» si legge nella nota. L’Amministrazione ritiene «fondamentale accompagnare questo processo con il massimo coinvolgimento della comunità, nella convinzione che informazione, ascolto e condivisione siano strumenti indispensabili per affrontare al meglio un’opera di così grande rilievo per la città».

Auditi Telesca e Nariello sul percorso che definisce tempi, modalità e contenuti della futura concessione dell’impianto sportivo cittadino

Concessione Stadio Viviani: Assessore e Sindaco in Commissione consiliare

Nella mattinata del 30 giugno 2026, in quarta Commissione consiliare, sono stati auditi l’assessore allo sport Nardiello e il sindaco Telesca in merito al percorso amministrativo che porterà alla pubblicazione del bando per la concessione dello Stadio Alfredo Viviani. «L’incontro si è rivelato particolarmente utile - scrive in una nota la presidente della quarta Commissione consiliare Angela Blasi - per chiarire alcuni passaggi amministrativi fondamentali e approfondire i contenuti della delibera approvata dalla Giunta comunale il 24 giugno 2026 e pubblicata il giorno successivo, atto propedeutico e indispensabile per l’avvio del-

la procedura di concessione dell’impianto sportivo cittadino. La delibera contiene elementi di grande rilevanza strategica, tra cui la previsione della concessione del limitrofo impianto "campo ex Enaoli” e la definizione della durata della concessione, fissata in ventitré anni. Si tratta di aspetti fondamentali per garantire una prospettiva di lungo periodo, favorire investimenti e programmare interventi di riqualificazione e valorizzazione delle strutture sportive interessate. L’avvio di questo percorso rappresenta un passaggio importante per l’Amministrazione comunale e per il futuro del Potenza calcio, offrendo finalmente un quadro più chiaro e stabile ri-

spetto alle prospettive dello stadio Viviani. Un risultato atteso da anni da tifosi, cittadini e operatori del settore sportivo, che contribuisce a superare le incertezze che hanno ac-

compagnato nel tempo le vicende dell’impianto e della squadra rossoblù.

L’obiettivo è quello di garantire una gestione efficiente e duratura della struttura, valorizzando uno

dei principali impianti sportivi della città e creando le condizioni per una crescita sportiva, sociale ed economica che possa produrre benefici per l’intera comunità potentina».

«Dispiace che abbia prevalso un'impostazione ideologica invece di una valutazione concreta dell'interesse della città di Potenza»

Rottamazione quinquies, Saponara (OL-IV): «Il no del Consiglio

è una decisione che penalizza famiglie e imprese in difficoltà»

IlConsiglio comunale di Potenza ha respinto la mozione presentata dal consigliere comunale Bruno Saponara, capogruppo di Orgoglio Lucano - Italia Viva, e sottoscritta da tutti i rappresentanti dell'opposizione, che impegnava l'amministrazione ad aderire alla ‘rottamazione quinquies’ dei tributi locali. Una scelta che chiude la porta a uno strumento pensato per consentire a famiglie e imprese di regolarizzare la propria posizione con il Comune e, allo stesso tempo, favorire il recupero di crediti oggi difficilmente esigibili. Il commento di Bruno Saponara: «Durante la discussione sono state richiamate presunte criticità tecniche che, in realtà, non trovano

riscontro nei fatti. La vera motivazione del voto contrario è stata esplicitata chiaramente dalla maggioranza: la convinzione che la rottamazione rappresenti un ostacolo alla lotta contro l'evasione fiscale. È una lettura che non condividiamo e che rischia di penalizzare proprio quei cittadini che vogliono mettersi in regola». «La definizione agevolata invece, - prosegue Saponara -non è un regalo agli evasori. È uno strumento pensato per chi, a causa delle difficoltà economiche degli ultimi anni, non è riuscito a pagare i tributi nei tempi previsti. Chi aderisce non viene esonerato dal pagamento: versa integralmente quanto deve al Comune, beneficiando soltanto del-

lo stralcio di interessi e sanzioni. È una misura che favorisce il rientro dei debiti e non certo l'evasione». Per Saponara quindi, «la bocciatura rappresenta anche un’occasione persa per le finanze dell'Ente. Proprio perché la rottamazione riguarda interessi e sanzioni, il Comune avrebbe comunque incassato il capitale dovuto. Per molti contribuenti sarebbe stata la motivazione decisiva per saldare la propria posizione, consentendo all'Ente di recuperare risorse che, diversamente, rischiano di rimanere bloccate ancora a lungo». Saponara respingendo, inoltre la tesi dell'inapplicabilità della misura, sottolinea: «È difficile sostenere che esistano ostacoli tec-

nici quando altri Comuni della Basilicata hanno già deciso di aderire e quando lo stesso Comune di Potenza ha applicato in passato la rottamazione quater, in condizioni sostanzialmente analoghe. Per questo le motivazioni addotte dalla maggioranza appaiono esclusivamente politiche». «Dispiace che abbia prevalso un'impostazione ideologica invece di una valutazione concreta dell'interesse della città. Si è scelta la strada del no, rinunciando a uno strumento che avrebbe aiutato cittadini in difficoltà e, nello stesso tempo, consentito al Comune di recuperare risorse preziose. È un'occasione persa per Potenza», conclude Saponara.

«Abbiamo deciso di aiutarlo ad affrontare le spese più urgenti, come il funerale, offrirgli un sostegno concreto per dedicarsi ai suoi bambini»

I familiari di Marianna ringraziano per affetto e vicinanza dimostrata

D I E M AN U EL A CA L AB RES E

L’abbraccio della comunità di Rionero in Vulture, intorno a Marianna Lapadula, la giovane mamma spirata poche ore dopo aver dato alla luce il suo secondogenito presso l’ospedale di Melfi, è stato sentito forte dalla famiglia e dal marito, i quali hanno pubblicamente espresso la loro gratitudine: «Immensamente ringraziamo quanti hanno accolto il nostro dolore. Ci hanno riscaldato i cuori ogni gesto, ogni preghiera, ogni pensiero ricevuto mentre la nostra amata Marianna varcava il Regno dei Cieli, dove ora riposa in pace, vegliando su tutti noi». In questo semplice ma struggente mes-

saggio delle famiglie Lapadula e Lillo, c’è tutto il sentimento di chi ha visto spegnersi la luce nella propria vita, ma è consapevole di dover andare avanti, soprattutto per i due bambini, una piccola che non ha ancora compiuto l’anno e il neonato. Negli occhi di tutti, ancora il sorriso di questa giovane mamma, e poi di colpo, dal giorno più bello, la tragedia. Sulla sua bara nel giorno dei funerali, una moltitudine di fiori bianchi e poi palloncini candidi lasciati librare in cielo. La Chiesa Madre di Rionero era gremita. Ad officiare la funzione funebre il Vescovo di Melfi Ciro Fanelli: «La morte non deve soffocare la vita» aveva ricordato ai familiari. Tra i banchi il Sin-

daco Mario Di Nitto che aveva proclamato il lutto cittadino. Intanto una cugina del marito di Marianna ha lanciato una raccolta fondi pubblica su “Gofundme” per essergli vicino anche con un supporto concreto: «Simone ha perso sua moglie, di soli 23 anni, il giorno stesso in cui ha dato alla luce il loro secondo figlio. Una tragedia che ha cambiato per sempre la vita della loro famiglia – si legge nel messaggio introduttivo alla colletta- Abbiamo deciso di aprire questa raccolta fondi per aiutarlo ad affrontare le spese più urgenti, come quelle del funerale e offrirgli un sostegno concreto affinché possa dedicarsi ai suoi bambini in un momento così difficile. Ogni contributo,

anche il più piccolo, sarà di grande aiuto. Grazie di cuore a chi vorrà donare o condividere questa raccolta». In pochi giorni, grazie alla bontà e all’altruismo di oltre 800 donatori, si è superata la soglia dei 25mila euro. Ognuno fa il possibile per essere vicino ai familiari di Marianna e ai due piccoli. Intanto si attende l’esito dell’autopsia per chiarire le cause del decesso della neomamma.

La “Bella Cooperativa di Comunità” si appresta ad iniziare il suo lavoro

Apartire da lunedì 6 luglio diventerà operativa la “Bella Cooperativa di Comunità”, presentata ufficialmente alla cittadinanza in un incontro promosso dal Sindaco Leonardo Sabato e dall’Amministrazione Comunale insieme ai componenti della Cooperativa. Un appuntamento aperto alla cittadinanza «per illustrare gli obiettivi, le finalità e i mezzi acquistati che verranno adoperati dai soci per eseguire le attività statutarie della Cooperativa, presieduta da Valentina Di Carlo». «Con questa presentazione abbiamo vissuto un momento fondamentale per Bella» ha spiegato il Sindaco nel suo intervento, ripercorrendo

le tappe di un cammino intrapreso un anno fa e sottolineando il profondo valore sociale ed economico di questo progetto. In questo ultimo anno il Comune «ha sostenuto la nascita di questa realtà partecipando al bando promosso dal GAL PerCorsi, che ha concesso un importante finanziamento di 64 mila euro interamente destinato all'acquisto di mezzi e attrezzature con una quota di compartecipazione del Comune di 16mila euro, per un investimento complessivo di 80 mila euro». Con questa somma sono stati acquistati 1 piaggio Porter, 1 spazzatrice elettrica, 1 aspirafoglie, 2 troncarami, 3 cesoie, 1 tosaerba, 2 soffiatori zaino, 1 mo-

tosega, 2 forbi portatore per combi STIHç ht km, 1 Com bi multifunzione tipo STIHL km 11 r, 1 Cambi multifunzione STIHL km 235 e 2 Forbici pneumatiche tipo "Lisam vr36". «Questi strumenti permetteranno ai soci di operare al meglio, prendendosi cura dei servizi del nostro Comune e creando nuove ricadute positive, sia occupazionali che sociali -aggiunge il Sindaco- Un ringraziamento speciale e sentito va alla Presidente del GAL PerCorsi, Caterina Salvia, e ai suoi uffici per la preziosa sinergia e il supporto costante, alla Presidente della Cooperativa Di Carlo e ai componenti e soci per aver condiviso questa visione, e un grazie a tutti i cit-

tadini che hanno partecipato con entusiasmo alla serata di presentazione. La Cooperativa di comunità oggi rappresenta una grande opportunità storica, ma anche uno strumento prezioso di cui andare orgogliosi e in cui crediamo fortemente per rispondere ai nuovi bisogni della comunità, del territorio e delle persone – conclude il Primo cittadino- Vogliamo promuovere opportunità occupazionali mediante una comune visione di sviluppo locale: generare posti di lavoro con questa progettualità rappresenta un forte segnale di fiducia verso il futuro. Un’opportunità storica per Bella».

Il Comune ha partecipato al Bando del GalPercorsi che ha concesso €64 mila a cui l’Ente comunale ha aggiunto €16mila per l’acquisto di attrezzature

momenti più significativi della 637ª edizione della celebrazione

È arrivato il giorno della Bruna, Fede, riti e lo Strazzo del Carro

MATERA. La Festa della Bruna entra nel suo momento più intenso. Oggi la città vivrà il cuore della 637ª edizione della celebrazione dedicata a Maria Santissima della Bruna, patrona dell'Arcidiocesi di Matera-Irsina, appuntamento che da oltre sei secoli rappresenta il principale momento di fede, identità e partecipazione popolare della comunità materana. Due giornate ricche di appuntamenti religiosi, istituzionali e tradizionali accompagneranno migliaia di cittadini e visitatori fino al rito dello Strazzo del Carro Trionfale, simbolo di una festa unica nel panorama nazionale.

La vigilia, oggi, si aprirà alle 9.30 con l'incontro del Comitato esecutivo dell'Associazione Maria Santissima della Bruna con le autorità civili e militari e con i sindaci dei Comuni dell'Arcidiocesi di MateraIrsina nella Casa Municipale. A seguire si terrà la tradizionale cerimonia dell'Onore ai Caduti, durante la quale il presidente dell'Associazione, il sindaco di Matera e il presidente della Provincia deporranno una corona d'alloro al monumento dedicato ai caduti.

della Bruna sul Carro Trionfale, che attraverserà la città fino ai tradizionali Tre Giri in Piazza Duomo, previsti intorno alle 22. Subito dopo si rinnoverà lo Strazzo del Carro in Piazza Vittorio Veneto. Migliaia di persone assisteranno all'assalto del carro in cartapesta, che verrà smembrato secondo una tradizione secolare trasformando ogni frammento in un ricordo da custodire. Un gesto che racchiude il significato più profondo della festa, capace di fondere devozione religiosa, memoria collettiva e senso di appartenenza.A chiudere la 637ª edizione sarà il tradizionale spettacolo pirotecnico che illuminerà la Murgia e il panorama dei Sassi, suggellando una giornata che richiama ogni anno decine di migliaia di persone da tutta Italia e dall'estero. I principali momenti della serata saranno visibili anche attraverso i maxi schermi installati in diversi punti della città. La Festa della Bruna è organizzata dall'Associazione Maria Santissima della Bruna in collaborazione con la Diocesi di Matera-Irsina, con il patrocinio di Comune e Provincia di Matera, Regione Basilicata, Camera di commercio, Apt Basilicata ed Ente Parco della Murgia. Attesi

Alle 11 il Comitato e le autorità incontreranno l'arcivescovo di Matera-Irsina e

vescovo di Tricarico, Benoni Ambarus. Nel corso della mattinata il sindaco renderà inoltre omaggio floreale alla Santa Patrona dell'Arcidiocesi. Alle 13 è in programma il tradizionale spettacolo pirotecnico dalla Casa Municipale, preludio ai momenti religiosi del pomeriggio. Alle 19, in Piazza Duomo, sarà celebrata la Santa Messa con l'esposizione dell'effigie di Maria Santissima della Bruna. Al termine della celebrazione l'immagine sacra sarà accompagnata in processione fino alla Chiesa di San Giuseppe alle Monacelle, dove resterà esposta alla venerazione dei fedeli fino alle 22.La Cattedrale rimarrà

aperta per tutta la notte, offrendo ai pellegrini la possibilità di raccogliersi in preghiera nelle ore che precedono la grande festa. Allo scoccare della mezzanotte Piazza Vittorio Veneto ospiterà il tradizionale countdown che segnerà simbolicamente l'inizio del 2 luglio, il «Capodanno dei materani», come da sempre viene definito il giorno della Bruna. La giornata della festa inizierà prima dell'alba. Alle 4.30, in Piazza Duomo, sarà celebrata la Santa Messa che precederà la storica Processione dei Pastori, in partenza alle 5.30. Tra il suono delle campane, le batterie pirotecniche e la partecipazione di mi-

gliaia di persone, il corteo attraverserà le vie cittadine rinnovando uno dei riti più antichi e sentiti della tradizione materana. Alle 9, nella Chiesa della Madonna del Carmine a Palazzo Lanfranchi, si svolgerà la Vestizione del Generale dei Cavalieri di Maria Santissima della Bruna. Un'ora dopo il Generale assumerà ufficialmente il comando della Cavalcata che percorrerà le principali strade cittadine accompagnata dalle bande musicali e dal calore della popolazione. Il momento culminante arriverà in serata. Dalle 20 partirà dal Capitolo Cattedrale la Solenne Processione di Maria Santissima

Il contributo una tantum sarà destinato ai bambini nati o adottati dal 2027 senza limiti di reddito, purché in regola con i tributi

Scanzano punta sulle famiglie, arriva il bonus bebè

SCANZANO JONICO. Un sostegno concreto alle famiglie e un incentivo alla natalità per contrastare il calo demografico e lo spopolamento. Il Consiglio comunale di Scanzano Jonico ha approvato il regolamento che istituisce il nuovo Bonus Bebè, una misura destinata ai nuclei familiari residenti che prevede un contributo economico una tantum di 250 euro per ogni figlio nato oadottato.

L'iniziativa entrerà in vigore per i bambini nati o entrati in famiglia attraverso un'adozione definitiva a partire dal 1° gennaio 2027. Il contributo sarà erogato in un'unica soluzione e sarà riconosciuto per ciascun minore anche nei casi di parto plurimo. In presenza di gemelli, ad esempio, il beneficio sarà corrisposto per

entrambi i bambini. L'aspetto più innovativo del provvedimento è rappresentato dall'assenza di limiti legati all'Indicatore della situazione economica equivalente. L'amministrazione comunale ha infatti scelto di rendere la misura accessibile a tutte le famiglie residenti, subordinando il riconoscimento del bonus esclusivamente alla regolarità del richiedente nel pagamento dei tributi comunali. Per ottenere il beneficio sarà inoltre necessario che almeno uno dei due genitori e il minore siano residenti a Scanzano Jonico e che il bambino risulti regolarmente iscritto all'Anagrafe comunale. Per il sindaco Pasquale Cariello il nuovo Bonus Bebè rappresenta un tassello di una più ampia strategia di sostegno alle giova-

ni coppie e ai servizi per l'infanzia. «La cura e le attenzioni che rivolgiamo alle giovani coppie e ai bambini che nascono nella nostra città sono sempre ben riposte, perché credo fortemente nel futuro di Scanzano e i nostri bambini sono l'esempio lampante che la città sta crescendo», afferma il primo cittadino. Cariello ricorda anche gli interventi già messi in campo dall'amministrazione comunale, a partire dall'apertura del nido e del micronido, strutture che nell'ultimo anno hanno consentito a oltre venti famiglie di conciliare più facilmente lavoro e vita quotidiana senza doversi rivolgere a servizi presenti in altri Comuni. «Tutto questo – conclude il sindaco – con la speranza che lo spopolamento, di cui le città del

Sud Italia spesso sono vittime, trovi sempre meno terreno fertile. Ci sono molti modi per aiutare la propria città a diventare un posto migliore e accogliente, piuttosto che respingente. Noi ci impegniamo e continueremo a farlo perché vogliamo tenerci stretti i nostri concittadini, anche quelli del futuro».

Festa della Bruna, il governatore sottolinea il valore identitario della ricorrenza per l'intera regione

Vito Bardi: «Una tradizione che unisce la Basilicata nel segno dell’identità»

In occasione della 637ª edizione della Festa della Bruna, il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, ha rivolto un messaggio alla comunità materana e ai numerosi visitatori che partecipano ai festeggiamenti, sottolineando il valore storico, religioso e culturale di una delle celebrazioni più rappresentative della regione.«La Festa della Bruna è un rito ancestrale in cui la devozione si fa carne, l’arte della cartapesta diventa sacro patrimonio e l’intera comunità si riconosce in una storia secolare», ha affermato il presidente, evidenziando come la ricorrenza rappresenti molto più di una tradizione religiosa, configurandosi come un momento di identità condivisa e di appartenenza per l'intera Basilicata. Nel suo messaggio, Bardi ha definito la Festa della Bruna «uno dei patrimoni culturali e religiosi più autentici» del territorio lucano, capace di coniugare spiritualità, tradizione e partecipazione popolare. «Vivere questa giornata significa immergersi in un’esperienza totale, dove la fe-

de profonda si mescola alla sapienza artigiana e alla partecipazione collettiva», ha dichiarato, richiamando il ruolo che la manifestazione continua a svolgere nella trasmissione della memoria e delle tradizioni locali.Il presidente ha inoltre posto l'accento sulla capacità della festa di rappresentare un'importante occasione di promozione del territorio. «Matera dimostra ancora una

volta come la tradizione possa farsi volano di attrazione internazionale senza perdere un briciolo della propria millenaria autenticità», ha osservato, sottolineando come la città riesca a valorizzare il proprio patrimonio storico e culturale mantenendo intatto il legame con le proprie radici.Il programma della giornata si sviluppa secondo un rituale tramandato nei secoli. Do-

po la Santa Messa e la tradizionale Processione dei Pastori, si susseguono la vestizione del Generale e la storica Cavalcata, appuntamenti che accompagnano la città verso i momenti più solenni della celebrazione.

In serata è attesa la processione di Maria Santissima della Bruna sul Carro Trionfale, seguita dai tradizionali "Tre Giri" in Piazza Duomo e dal suggestivo rito dello "Strazzo" in Piazza Vittorio Veneto. L'assalto al carro di cartapesta, che viene simbolicamente smembrato dalla folla, rappresenta il momento più atteso e caratteristico della festa, una tradizione secolare che continua a coinvolgere migliaia di persone. A concludere i festeggiamenti saranno i fuochi pirotecnici che illumineranno il cielo sopra i Sassi e la Murgia. Nel suo augurio finale, Bardi ha rivolto un pensiero ai materani e ai pellegrini: «Auguro a tutti una buona Festa della Bruna. Che questo 2 luglio sia, oggi come sei secoli fa, un momento di unità, di orgoglio e di profonda condivisione per la nostra Basilicata».

Nel tradizionale incontro con le autorità alla vigilia della Festa, l’arcivescovo richiama istituzioni e comunità sulla condizione dei giovani

Festa della Bruna, monsignor Benomi Ambarus:

«Basta dire ai giovani che qui non c’è futuro»

Un invito a cambiare narrazione, ma soprattutto ad assumersi una responsabilità collettiva nei confronti delle nuove generazioni. Alla vigilia della Festa della Bruna, l'arcivescovo di Matera-Irsina e vescovo di Tricarico, Benoni Ambarus, ha rivolto un forte appello alle istituzioni, alla classe dirigente e all'intera comunità durante il tradizionale incontro con le autorità civili e militari nella Basilica Cattedrale.Al centro del suo intervento il futuro dei giovani, definiti «le pietre vive» su cui costruire le comunità di domani. Un futuro che, secondo il presule, rischia di essere compromesso da spopolamento, isolamento e dalla cronica mancanza di opportunità, alimentati da un messaggio di rassegnazione che spinge molti ragazzi a lasciare il territorio.«Basta dire ai giovani che qui non c'è fu-

turo», ha affermato Ambarus, sottolineando come sia necessario interrompere una narrazione che trasmette soltanto sfiducia e resa.

Per il vescovo, il cambiamento deve partire dagli adulti, chiamati a un serio esame di coscienza.«Noi adulti, insieme a tutte le agenzie educative, siamo stati bocciati: distratti, incoerenti e incapaci di ascoltare il loro dolore e di essere guide credibili nel labirinto dell'esistenza», ha dichiarato, riconoscendo le responsabilità condivise di famiglia, scuola, istituzioni e comunità educanti.

L'arcivescovo ha quindi rivolto un appello diretto agli amministratori pubblici, invitandoli a impegnarsi con autenticità e continuità per il bene delle nuove generazioni, senza limitare l'attenzione ai momenti di maggiore visibilità o alle convenienze politiche. Secondo Amba-

rus, solo una rete stabile tra istituzioni, scuole, parrocchie, associazioni e famiglie può offrire risposte efficaci al disagio giovanile.Tra le proposte avanzate, anche quella di organizzare assemblee pubbliche nei comuni per ascoltare direttamente i ragazzi, raccogliere le loro esigenze e trasformarle in interventi concreti. Un percorso di partecipazione che, nelle intenzioni del presule, dovrebbe diventare uno strumento permanente di dialogo tra giovani e amministrazioni. Nel suo intervento, Ambarus ha inoltre richiamato una lettera ricevuta nei mesi scorsi da un sindaco del territorio, che ha preferito restare anonimo, nella quale veniva espressa la difficoltà degli amministratori locali nell'affrontare la crescente emergenza giovanile e la necessità di un impegno condiviso per creare nuove

prospettive.Il messaggio conclusivo è stato un invito a riscoprire il senso civico e la corresponsabilità. «Dobbiamo risvegliare il senso civico e agire in prima persona per il bene comune, senza aspettare interventi miracolosi

dalla politica», ha affermato l'arcivescovo, esortando l'intera comunità a «riorganizzare la speranza» e a restituire fiducia ai giovani affinché possano immaginare il proprio futuro senza essere costretti a cercarlo altrove.

Con il ministro Piantedosi e il capo della Polizia Pisani, concerto per Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026

La Banda della Polizia di Stato emoziona il pubblico a Matera

Una serata all'insegna della musica, della cultura e dei valori istituzionali ha animato ieri la Cava del Sole di Matera, dove si è esibita la Banda musicale della Polizia di Stato alla presenza del ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, e del capo della Polizia – direttore generale della Pubblica Sicurezza, prefetto Vittorio Pisani.L'evento, aperto alla cittadinanza, ha visto la partecipazione delle massime autorità civili, militari e religiose del territorio ed è stato promosso dalla Questura di Matera in collaborazione con il Comune, nell'ambito del programma di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026. A condurre la serata sono stati Beppe Convertini e Francesca Rodolfo.Sotto la direzione del maestro Maurizio Billy, la Banda musicale della Polizia di Stato ha proposto un repertorio capace di coniugare tradizione e modernità, impreziosito dalle esibizioni dei solisti Federica Caseti Balucani, Anna Kazlova, Loriana Castellano e Aldo Caputo.Nel corso della manifestazione, il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha sottolineato il valore dell'iniziativa, evidenziando come «il con-

certo della Banda della Polizia di Stato, che ha ottenuto in questi anni numerosi premi e riconoscimenti, non è soltanto un momento di grande valore artistico, ma un'occasione per testimoniare la vicinanza delle istituzioni ai cittadini attraverso il linguaggio universale della musica. A Matera, città millenaria e simbolo di riscatto, questa iniziativa celebra i valori di servizio e di prossimità che donne e uomini della Polizia di Stato esprimono quotidianamente e rinnova una tradizione che da quasi un secolo accompagna la storia del nostro Paese».Soddisfazione è stata espressa anche dal questore di Matera, Davide Della Cioppa, che ha rimarcato il signifi-

cato della presenza della Banda musicale nel capo- luogo lucano: «È un onore avere la Banda musicale della Polizia di Stato in questa terra che ho il privilegio di servire. La sua presenza assume un significato ancora più speciale a Matera, Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026, perché la musica è molto più di una forma d'arte: è un linguaggio universale che supera confini, parla direttamente alle persone, unisce la comunità e alimenta il senso di appartenenza. Ha la straordinaria capacità di suscitare emozioni condivise, favorire il dialogo e costruire ponti di comprensione reciproca. Un'emozione ancora più intensa in questi giorni, con la città già immersa nel clima dei festeggiamenti patronali per Maria SS. della Bruna, autentico simbolo identitario dell'intera comunità».La manifestazione si è conclusa con l'esecuzione del Canto degli Italiani, affidata alla Banda musicale della Polizia di Stato, suggellando una serata che ha unito arte, identità nazionale e partecipazione civile.

LA RUBRICA DI CRONACHE Pensieri

Appunti di realtà 2 luglio La vita non fa prove mai!

C’è una curiosa abitudine che abbiamo quasi tutti. Viviamo come se la vita fosse una prova generale. Aspettiamo il momento giusto. La serenità giusta. La situazione giusta. I soldi giusti. Le persone giuste. Perfino il coraggio giusto. Nel frattempo rimandiamo. Rimandiamo una telefonata. Una decisione. Una richiesta di scuse. Un abbraccio. Un progetto. Una parola che potrebbe cambiare una giornata. E spesso non ce ne accorgiamo nemmeno: lo chiamiamo prudenza, lo travestiamo da attesa, lo giustifichiamo come realismo. Ma sotto tutto questo, quasi sempre, non c’è mancanza di possibilità. C’è dispersione della presenza. È una specie di superstizione moderna: credere che prima o poi arriverà il giorno perfetto. Peccato che il giorno perfetto abbia un difetto enorme. Non arriva mai. La vita, invece, non si concede attese. E soprattutto non chiede permesso. Entra in scena quando meno te lo aspetti. Ti cambia i programmi. Ti costringe a ricominciare. Ti toglie ciò che credevi sicuro. Ti restituisce ciò che non avevi saputo vedere. E mentre noi continuiamo a fare prove, lei ha già aperto il sipario. Senza avvisare. Senza permesso. Senza repliche. Forse non è un problema di preparazione. È un problema di radicamento. Pensiamo che serva essere pronti per vivere. In realtà è vivendo che si rivela ciò che siamo. Il coraggio non nasce prima del passo. Nasce nel momento esatto in cui il piede si stacca da terra e non ha più appoggi. La forza non arriva quando

tutto è semplice. Arriva quando attraversi qualcosa che non puoi controllare e scegli di non allontanarti da te stesso. E solo dopo scopri che non eri mai stato così presente, così lucido, così intero. È un po’ come imparare a nuotare leggendo un manuale. Puoi conoscere ogni movimento. Ma finché non entri nell’acqua resterai sempre un esperto… all’asciutto. E l’acqua non aspetta. Anche la felicità funziona così. Non si concede a chi ha tutto. Si rivela a chi, pur nell’imperfezione del momento, continua a non interrompere il proprio cammino interiore. Anche quando il risultato non è chiaro. Anche quando il futuro non si lascia leggere. Anche quando l’unica cosa stabile è il passo che si sta compiendo adesso. Ogni alba ci consegna una pagina bianca. Non ci chiede di essere perfetti. Ci chiede soltanto di non spezzare il filo della nostra presenza. E a volte quella riga è semplicemente restare in piedi quando tutto dentro spingerebbe a fermarsi.È sorprendente quanto cambi una persona quando smette di chiedere alla vita il permesso di esistere nel proprio tempo. Perché, in fondo, nessuno riceverà mai un invito ufficiale. Nessuno sentirà una voce dire: “Adesso sei finalmente pronto.” Quel momento non arriva dall’esterno. Si rivela dentro, nel modo in cui rimani nelle cose mentre sono ancora imperfette. Con tutti i nostri limiti. Con tutte le nostre incertezze. Con tutte le nostre parti ancora in formazione. Ed è proprio lì che accade qualcosa di decisivo. La paura non scompare. Semplicemente smette di dirigere il movimento. E lascia spazio a qualcosa di più

stabile, più silenzioso, più reale: la direzione. Forse il vero cambiamento non è avere una vita senza difficoltà. È mantenere una continuità interiore anche quando le condizioni esterne non collaborano. Perché ogni giorno passato ad attendere la vita come spettatori è un giorno che si allontana da noi. Ogni giorno vissuto con presenza, invece, è una piccola trasformazione invisibile che modifica la struttura interna di chi lo attraversa. E le trasformazioni più profonde, quasi sempre, non fanno rumore. Non arrivano con un riconoscimento. Arrivano dopo. Quando ti accorgi che qualcosa dentro di te non ha più bisogno di essere diverso per continuare a camminare. Non perché il mondo sia cambiato. Ma perché è cambiato il modo in cui lo attraversi. E da quel momento anche le giornate più normali smettono di essere “prove”. Non sono più attese. Non sono più rinvii. Diventano vita che si manifesta mentre la stai vivendo. E non chiede più il permesso di essere reale.

Si è conclusa con una partecipata festa finale l’edizione 2026 dell’Estate Ragazzi, il centro estivo che anche quest’anno ha coinvolto numerosi bambini e ragazzi di Atella all’insegna dello slogan «Insieme l’estate è più bella!». L’iniziativa è stata realizzata con il patrocinio dell’Amministrazione comunale e della parrocchia Santa Maria Ad Nives.A fare da cornice all’appuntamento conclusivo è stato il Giardino Saraceno di Atella, dove si sono ritrovati bambini, famiglie, animatori e rappresentanti delle istituzioni per celebrare il termine di alcune settimane caratterizzate da giochi, laboratori, escursioni e attività ricreative dedicate ai più giovani.Nel corso della

serata i piccoli protagonisti hanno ricevuto un regalo a sorpresa, mentre il parroco, don Giuseppe, ha consegnato gli attestati agli animatori, ringraziandoli per l’impegno e la dedizione dimostrati durante l’intero percorso. Non sono mancati i ringraziamenti agli sponsor che hanno contribuito alla riuscita dell’iniziativa, così come i momenti di festa con popcorn, zucchero filato, panini e caramelle distribuiti ai presenti.Ad arricchire il programma è stata anche l’esibizione di un gruppo di animazione, offerta da Quarta Infissi, mentre la tradizionale mega torta finale è stata messa a disposizione dalla Pasticceria Zero

Due.L’evento è stato coordinato da Vito Amato e pre-

sentato da Antonio Petrino. Presenti anche il sindaco Giuseppe Donato Telesca, il vicesindaco Carlucci, gli assessori comunali, oltre a numerosi genitori, amici e cittadini che hanno voluto condividere questo momento conclusivo.Nel corso della manifestazione i ragazzi hanno mostrato al pubblico il lavoro svolto durante il centro estivo attraverso esibizioni di canto, danza e attività artistiche, testimoniando il percorso di crescita, creatività e condivisione vissuto durante le settimane estive.Un sentito ringraziamento è stato rivolto agli animatori che hanno accompagnato i bambini con entusiasmo e spirito di servizio: Alessia Cicchiello, Angelica Montano, Anita Nigro, Arianna

Nardozza, Carmine Di Leo, Martina Crecca, Cristian Ramunno, Fabiana Anna Mare, Manuela Bochicchio, Felice Chieppa, Flavia D’Andrea, Genny Di Muro, Giulia Calabrese, Loris Ramunno, Lucia Prudente, Melissa Nolè, Nicol Caraffa, Nives De Lellis, Serena Gregorio, Simone Priore,

Sofia Cicchiello, Sofia Nigro, Martina Venezia, Sara Colangelo e Francesco Colangelo.Si chiude così un’edizione dell’Estate Ragazzi che ha saputo coniugare divertimento, educazione e socializzazione, confermandosi un appuntamento atteso e apprezzato dalla comunità atellana.

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