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Cronache del 2 giugno 2026

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Anche la Repubblica ha bisogno del suo Principe

CORPI CARBONIZZATI: È OMICIDIO

Le vittime sono 4

L’EDITORIALE

Il mondo ostaggio degli stretti

D I AL ES S AN D R O SAN S ON I

Non se ne esce. Il conflitto in Medio Oriente è ormai diventato un pantano dal quale il mondo non sembra essere in grado di uscire. Alla fine tutto ruota attorno a Israele. Israele ha indotto Trump ad accompagnarlo nella nuova avventura contro l’Iran lo scorso 28 febbraio e sempre Israele sta rendendo oltremodo complicata, (...)

■ continua a pag 3 La

IL VERDETTO Assolto Passanante per violenza e minacce alla moglie del sindaco. Intanto lui risponderà per stalking

lascia un’importante eredità culturale alla Basilicata

CASO PIETRACATELLA

La Procura di Larino contesta premeditazione e mezzo venefico contro ignoti. Cercasi ricina nella messaggistica

■ Magrì a pag 7

CASO SCARASCIA

Continuano le indagini sulla morte del 52enne di Scanzano, il caso passa nelle mani del RIS di Roma: al via analisi scientifiche

■ Galgano a pag 19

CRONACA

Furti nel Metapontino, la Polizia ha arrestato a Bari l’autore di decine di colpi nelle abitazioni e nei garage

■ Servizio a pag 27

POTENZA

Parata dei Turchi, emergenza idrica scongiurata, il dg di Aql Renna: «Grazie agli operatori»

■ Servizio a pag 22

ADDI O AL “BRIG ANTE GENTILE”: TA NTI I MESSAG GI DI CORDO GLI O
Calabrese a pag 18
Dellapenna a pag 11
vettura carbonizzata
Mollica a pag 9
Direttore Responsabile Rosa MOLLICA
La vignetta di Mario Bochicchio

Italia e Mondo

Nel punto più stretto del mondo si misura oggi la fragilità dell’ordine globale

Il mondo in ostaggio degli stretti

D I A LESSANDRO S ANSONI

Non se ne esce. Il conflitto in Medio Oriente è ormai diventato un pantano dal quale il mondo non sembra essere in grado di uscire.

Alla fine tutto ruota attorno a Israele. Israele ha indotto Trump ad accompagnarlo nella nuova avventura contro l’Iran lo scorso 28 febbraio e sempre Israele sta rendendo oltremodo complicata, se non impossibile, la riuscita positiva del negoziato tra Washington e Teheran. Un negoziato che l’esito della guerra ha già reso estremamente difficile: se è vero che l’Iran ha visto ridotta a pezzi la propria economia dall’ondata di bombardamenti israeloamericani e decapitata la propria leadership politica e religiosa con l’uccisione di Ali Khamenei, è altrettanto vero che gli Stati Uniti hanno subito due gravi contraccolpi strategici, ossia il mancato collasso della Repubblica Islamica e, soprat-

tutto, la chiusura di Hormuz, con la susseguente crisi energetica globale. Senza contare il clima di profonda sfiducia che regna ormai nelle corti delle monarchie sunnite del Golfo.

Proprio lo status futuro dello Stretto di Hormuz pesa come un macigno sui negoziati, assai più del destino del nucleare iraniano. Ormai l’asticella si è spostata su un terreno pericoloso per gli USA. Come è noto, la Dottrina Strategica statunitense varata dall’amministrazione Trump, segna un parziale arretramento rispetto al ruolo di unica superpotenza vantato dagli USA dalla fine della Guerra Fredda. Ciò che la Casa Bianca oggi ritiene irrinunciabile è la piena egemonia sull’emisfero boreale e l’Occidente globale: sostanzialmente continente americano e penisola europea. Ma c’è un’altra “linea del Piave” oltre la quale gli americani non intendono e non possono arretrare: il controllo degli Stretti.

La retorica legata al principio della “libera circolazione sui mari” è l’eredità che gli Stati Uniti hanno ricevuto dal vecchio Impero Britannico al termine delle due guerre mondiali. Su di esso si fonda la talassocrazia americana, per dirla in termini geopolitici, e la garanzia di continuare ad essere la principale potenza globale. Cinque sono gli stretti più importanti per il commercio e la geopolitica internazionale: lo Stretto di Malacca che collega l’Oceano Indiano al Mar cinese meridionale, lo Stretto di Bab el-Mandeb che conduce verso Suez, quello di Gibilterra e il Canale della Manica. Il quinto è Hormuz. Ad essi si aggiungono ormai lo Stretto di Taiwan e, con lo scioglimento progressivo dei ghiacci, la rotta artica (che spiega l’accanito interesse di Trump per la Groenlandia).

Questi stretti sono vere e proprie fortezze geopolitiche da difendere a tutti i costi, ma i bombardamenti hanno costretto gli Aya-

tollah ad osare l’inosabile, chiudendo Hormuz. Ora il negoziato parte da lì, altro che arma atomica, e presi dalla disperazione gli iraniani faranno pagare a caro prezzo la sua riapertura, in assenza della quale il conflitto con Teheran, che già è costato moltissimo al presidente americano in termini di consenso interno, segnerebbe per Trump una cocente sconfitta, dalla quale difficilmente potrebbe riprendersi.

Ma il vero prezzo che Teheran vuole far pagare ai suoi avversari, non è solo - come ingenuamente ci raccontiamo noi europei, imbevuti di pensiero economicistico, sui nostri media – lo sblocco degli asset finanziari sanzionati. Certo, essi sono essenziali per finanziare la ricostruzione del paese e recuperare consenso, ma a questo punto per la Repubblica Islamica potrebbero non essere sufficienti.

La liberazione di un fattore strategico per la potenza americana come Hor-

muz, vale la fine degli attacchi israeliani in Libano e la sopravvivenza di Hezbollah. A dire il vero il presidente iraniano Pezeshkian e il suo ministro degli esteri Araghchi lo hanno detto chiaramente sin dall’inizio e ieri l’agenzia di stampa ufficiale Tasnim lo ha ribadito senza fraintendimenti: “Nessun negoziato fino al ritiro di Israele dal Libano e Gaza”.

Su questo punto si gioca il futuro dello sciismo e non ci sono fratture tra falchi e colombe. I negoziatori americani lo sanno bene e lo sa bene anche Netanyahu quando ordina al suo esercito di avanzare nel sud del Libano, mandando definitivamente in frantumi la fragile tregua tra Israele e Hezbollah, legata a doppio filo con quella in vigore tra USA e Iran.

E per uscire dal pantano mediorientale è evidente che non sarà sufficiente un’altra telefonata di Trump al suo alleato israeliano, per quanto “drammatica” essa sia.

Nel loro ultimo libro, Gaetano Quagliariello e Lorenzo Castellani rileggono la storia repubblicana attraverso la figura del “Principe”

Anche la Repubblica ha bisogno del suo Principe

D I A NTONIO M OLLO

Scossoni, crisi di governo, contesti internazionali critici, guerre: nulla di tutto ciò è riuscito a scalfire le fondamenta del nostro sistema istituzionale. Dal 1943 ad oggi si è costruita un’impalcatura politica che “tiene botta” e regge. Nonostante una formale rigidità della nostra carta costituzionale, la capacità del sistema politico di adattarsi e di evolversi ha fatto sì che si arrivasse ad oggi grazie alle capacità - e ai poteri - del “Principe”, ovvero del Presidente della Repubblica che interviene (ed è intervenuto) per colmare le inevitabili falle di un sistema complesso. Da qui le analisi dei Prof. Gaetano Quagliariello e Lorenzo Castellani nel loro ultimo lavoro “Il Principe e la Repubblica. Potere e Istituzioni in Italia dal 1943 ad oggi” (Luiss University Press).

Prof. Quagliariello, il vostro lavoro parte dal 1943, due anni prima della conclusione formale del secondo conflitto bellico. Perché sono importanti quei tre anni prima di approdare al referendum tra monarchia e repubblica del 2 giugno 1946?

«Quei tre anni contengono il patrimonio genetico della Repubblica. Molti elementi che ne avrebbero condizionato l’esi-

stenza si fissano allora. Uno è stato spesso ricordato dagli storici: in Italia i partiti sono nati prima delle istituzioni e già dal 1945 hanno assunto un ruolo istituzionalmente decisivo. In qui tre anni, poi, si fissa la debolezza dell’Italia nel contesto internazionale dovuta anche a scelte improvvide come quella di non difendere la Capitale dopo l’8 settembre. Ed è sempre in questo lasso di tempo che si stabilisce il mito della “via italiana al comunismo”, legato alla svolta di Salerno. Quel mito ha resistito fino all’apertura degli archivi dell’ex Unione Sovietica, quando si è scoperto che in realtà la scelta derivava in primo luogo dalle indicazioni di Stalin». Spesso, anche tra gli analisti politici, si tende a considerare le destre parlamentari a destra della DC come residuali negli assetti politici e statuali nel- l’Italia degli anni ‘50-‘60. È proprio così? E il PCI che ruolo aveva?

«Uno degli spartiacque della nostra storia è proprio la crisi Tam- broni del 1960. È allora che si fissa la formula di “arco costituzionale” e da allora in poi le destre vengono a costituire un polo escluso che solo in alcuni momenti rientra nei giochi. Prima, però, la storia è diversa. Soprattutto negli anni compresi tra il 1953 e il 1960. Nel libro chia-

miamo questo periodo “gli anni del centrismo a margine”, in quanto quasi tutti gli attori politici ritengono che il centrismo sia condannato e lavorano sul margine per immaginarne il seguito. In questa fase, l’immaginazione corre sia verso sinistra sia verso destra. D’altro canto, nel 1953 dalle elezioni che sanciscono la fine della stagione centrista vera e propria, erano state le destre a uscirne più forti». La “leaderizzazione” della politica è cambiata in Italia con la discesa in campo di Berlusconi.

Come e dove si colloca, con l’evoluzione della comunicazione politica, la figura del “Principe” nel panorama politico odierno?

«Con Berlusconi si ha il compiuto passaggio dalla “democrazia dei partiti” alla “democrazia del pubblico” nella quale l’interlocuzione tra il Principe e il suo popolo si fa più diretta e immediata. Negli altri principali paesi occidentali il processo era già partito da tempo. L’Italia ci arriva con un quarto di secolo di ritardo per il blocco del sistema che sconta la presenza del partito comunista più forte tra quelli che operano da questa parte della cortina di ferro. Sottotraccia, però, il processo era già iniziato con la Presidenza Pertini. Da allora l’acquisizione

di centralità del Quirinale sarà ininterrotta e sostanzialmente incontrastata. Anche quando la forza mediatica di Berlusconi è all’apice, in ultima istanza lo scettro rimane nelle mani del Capo dello Stato».

Giorgia Meloni è una “principessa”? In che modo la sua leadership è differente rispetto ai suoi predecessori (Renzi per esempio).

«Risponderei con una provocazione: Giorgia Meloni è il personaggio politico della Prima Repubblica che ha avuto più successo nella Seconda. Nel senso che il suo retroterra, la sua sensibilità politica, la capacità di prescindere dall’esclusività dell’immagine sono cose che appartengono al tempo della sua formazione, della quale si avverte la solidità. Poi, tutti questi elementi sono mediati con le obbligazioni della politica del tempo presente. Ne scaturisce una presenza che ha molti punti di forza e pure qualche debolezza (esempio: non riuscire a prendere distacco dalla classe politica che ne ha seguito la parabola, troppo spesso non all’altezza). Renzi è stata tutt’altra cosa. Per l’essenziale: il tentativo di sconfiggere il populismo sul suo stesso terreno. Da questa differenza, dipende anche la diversa durata dei fenomeni che i due hanno suscitato».

Inizia la discussione parlamentare per cercare di ottenere l'autosufficienza energetica

Il governo va verso il nucleare

PD e M5S già fanno sapere di essere contrari sperando di poter ottenere la vicinanza dell'estremismo ambientalista che paralizza la Nazione e che vuole un'Italia dipendente dall'estero. Prepariamoci ai soliti cortei di protesta

Giorgia Meloni, il Ministro Pichetto Fratin e tutta la maggioranza gettano il cuore oltre l’ostacolo e iniziano a introdurre il tema del nucleare in Italia. Lo fanno comprendendo la necessità di uno sforzo in tal senso e l’esigenza che la nostra Nazione riprenda a parlare di quella sovranità energetica di cui si è sentita l’esigenza soprattutto dopo che le vicende belliche hanno mostrato la fragilità di una Nazione che dipende interamente dall’estero per l’approvvigionamento energetico. L’Italia aveva una grande tradizione in tema di centrali nucleari. L’ENEA era il cuore di questa strategia e di questo know-how che il mondo intero ci invidiava. Dopo il disastro di Chernobyl, sulla scorta delle paure della gente, un referendum abrogò il nucleare italiano costringendoci a dipendere ancora di più dall’estero per la nostra energia.

LA DELEGA

AL GOVERNO

Per anni la discussione sul nucleare è stata un tabù. Tutti sapevano che era necessario, tutti condividevano la sua esigenza ma nes-

suno aveva il coraggio di muoversi per risolvere il problema. La paura dell’opinione pubblica e delle difficoltà di convincere i cittadini ha per troppo tempo imbalsamato la politica, rendendola incapace di affrontare la questione ed impotente davanti alle esigenze nazionali. Per la prima volta Giorgia Meloni e il governo hanno deciso di sfidare questo tabù. Come sempre ha detto il Presidente del Consiglio, non è sua intenzione governare galleggiando ma agire al governo per fare quello che si ritiene giusto per la Patria. Riprendere la discussione sul nucleare è un’esigenza di interesse nazionale. Lo sa benissimo il Governo come lo sanno tutti gli attori in campo che, però, non ignorano la ghiotta occasione che questa situazione può creare per erodere qualche briciola di consenso alla maggioranza e al centrodestra. Giorgia Meloni ha deciso di andare avanti e non fermarsi. Oggi inizia la discussione alla Camera. Il Governo vuole ricevere il mandato per individuare entro dodici mesi i siti e le tecnologie necessarie. Insomma, al di là di ogni tatticismo, la volontà è quella di costruire centrali nucleari per sod-

disfare l’esigenza energivora della nostra industria. LE BARRICATE PASSATISTE

DELL’OPPOSIZIONE

Come era prevedibile l’opposizione si è messa immediatamente in trincea. Il Partito Democratico e il Movimento Cinque Stelle sperano di poter ottenere la vicinanza della sinistra estrema ambientalista, dei luddisti del tempo odierno per cercare di movimentare la piazza e legare a sé qualche consenso. Tutte le persone di buon senso sanno che la mancanza di centrali nucleari non mette l’Italia al riparo da eventuali disastri che potrebbero tranquillamente riguardare le strutture ai confini in Francia e che porterebbero i loro effetti nella penisola. Tutte le persone di buon senso sono consapevoli che nelle grandi democrazie occidentali i disastri nucleari non sono mai accaduti e che, non a caso, Chernobyl era collocata nelle macerie già evidenti dell’impero sovietico dove la produzione poco badava alla salute dei lavoratori e alla tutela dell’ambiente. L’opposizione, però, annuncia le barricate per bloccare questo salto in avanti dell’economia nazionale.

Durante la guerra in Ucraina e, poi, nel conflitto iraniano è emerso chiaramente che l’Italia ha un’eccessiva dipendenza energetica dall’estero e che, quindi, è costretta a subire gli effetti delle decisioni degli attori geopolitici internazionali. Durante le crisi energetiche determinate dai conflitti le opposizioni hanno più volte criticato il Governo per una sua presunta incapacità di affrontarle. Oggi che il governo ha deciso di dare una svolta cercando di ridurre il fabbisogno energetico dall’estero, le opposizioni si preparano alle barricate quasi che sia

possibile ridurre la dipendenza dall’estero senza produrre energia. È la vecchia retorica NIMBY che inibisce lo sviluppo e frena la crescita. Il Governo non sembra intenzionato a fermarsi e a farsene condizionare. Sicuramente assisteremo alle solite parate piazzaiole di organizzazioni ambientaliste e comitati che bloccheranno le nostre città. La speranza è che il Governo riesca ad andare avanti. L’Italia è una potenza industriale. L’industria ha bisogno di energia. Il nucleare è necessario per il bene della Nazione e nessun corteo di ambientalisti potrà far cambiare questa situazione.

LA DIPENDENZA DALL’ESTERO

Si terrà venerdì. Negativo il test del paziente rientrato in Sardegna dal Congo. Schillaci e Tajani rassicurano sul rischio per l’Italia

Ebola, presidenza Ue convoca riunione straordinaria dei ministri della Salute

DI LU C IA S TE FA N I A M A N C O

La presidenza di turno del Consiglio Ue ha convocato per venerdì 5 giugno una videoconferenza straordinaria dei ministri della Salute per affrontare la questione dell’epidemia di Ebola in Africa centrale. Sul tavolo le “misure di preparazione e coordinamento tra gli Stati membri”. Negativo il test del paziente rientrato in Italia dal Congo. Il ministro degli Esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, rassicura: «Il rischio è irrisorio, ma dobbiamo lavorare.». La priorità del governo - c’è un’ordinanza del ministro della Salute, Orazio Schillaci - è individuare e isolare tempestivamente eventuali casi sospetti. In-

tanto, occhi puntati sul Kenya, dove divampa la protesta contro l’istituzione di un centro di quarantena, nella base aerea di Laikipia, destinato a cittadini statunitensi esposti al virus. La decisione da parte della presidenza cipriota del Consiglio dell’Unione di convocare un vertice sull’epidemia di Ebola è scattata dopo gli oltre 1000 casi in Africa, di cui 263 confermati e 43 morti accertati in Congo e Uganda. La conferma è arrivata dal Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie dell’Africa. L’attenzione è massima e «il rischio di propagazione regionale» è già una realtà, come evidenziato dal direttore del centro. In Congo, in particolare, il focolaio di Ebola sta mettendo in crisi l’area set-

tentrionale. Nell’incontro del pomeriggio del 5 giugno prossimo i ministri della Salute faranno il punto. Sul tavolo ci saranno soprattutto la preparazione sanitaria, gli strumenti e il coordinamento tra i governi per rispondere all’emergenza. In Italia il test effettuato all’ospedale Spallanzani di Roma sul paziente rientrato in Sardegna dal Congo è risultato negativo. Con un’ordinanza e relativa circolare del ministero della Salute sono scattate le misure per chi arriva da Congo e dall’Uganda, i due Paesi principalmente colpiti dall’epidemia. C’è, in particolare, l’obbligo della dichiarazione e comunicazione, entro 24 ore, della provenienza da quelle zone nei 21 giorni precedenti, ov-

vero nel periodo di incubazione del virus. Sono stati, inoltre, individuati 5 livelli di rischio, differenziati sulla base del tipo di esposizione dei viaggiatori. I voli in arrivo in Italia con passeggeri a rischio dovranno atterrare all’hub sanitario di Fiumicino. Anche le Regioni dovranno individuare i propri centri di riferimento per le malattie infettive, mentre il punto di riferimento nazionale sarà lo Spallanzani.

«Le misure - ha rassicurato il ministro Schillacisono dettate soprattutto dal principio di massima precauzione. In Italia il rischio di infezione è basso».

Rassicurazioni anche dal vicepremier e titolare della Farnesina, Tajani: «Il piano per gli ospedali - ha

dichiarato in un’intervista su Canale 5 - è già pronto, il governo ha fatto tutto».

«Siamo pronti a inviare esperti in Congo - ha aggiunto il ministro - per contribuire alla lotta contro l’Ebola». Per «sostenere la risposta umanitaria immediata all’epidemia di Ebola nella Repubblica democratica del Congo», la Farnesina - si può leggere sul sito del ministero - ha anche disposto un «finanziamento di 1.150.000 milioni di euro», che sarà messo «a disposizione delle organizzazioni della società civile italiane con una presenza operativa nelle province colpite di Ituri, Nord Kivu e Sud Kivu».

Al momento gli occhi sono puntati sul Kenya, dove centinaia di persone, soprattutto giovani, sono scese in piazza, nella città di Nanyuky, per dire no all’istituzione di un centro di quarantena per cittadini statunitensi (oltre che del Kenya) che potrebbero aver contratto il virus.

La scelta dell’area sarebbe stata decisa da un accordo tra Stati Uniti e governo del Kenya. I manifestanti hanno acceso fuochi per strada, avanzando verso la base nella città, dove sono stati fermati dall’esercito. L’apertura della struttura con l’eventuale arrivo di pazienti statunitensi è stata, tuttavia, nei giorni scorsi, sospesa, momentaneamente, dall’Alta Corte del Kenya.

CASO PIETRACATELLA Il neosindaco Antonio Tommasone, a Cronache: «Un’aria di incredulità, si cerca di capire cosa sia successo»

Dubbi sul duplice omicidio e si cerca ricina nella messaggistica

DI TI Z I AN A M A G RÌ

L’indagine sulla morte di Antonella De Ielsi e Sara Di Vita, madre e figlia, sembra aver raggiunto un punto cruciale, con un intreccio di testimonianze e riscontri tecnici. Non ci sono ancora indagati formali sul presunto avvelenamento da ricina. A Pietracatella, nel silenzio generale, si cerca l’assassino, sfuggente come potrebbe essere la verità. La Procura di Larino, guidata dalla magistrata Elvira Antonelli, sta raccogliendo le dichiarazioni di chi era vicino alle vittime e agli altri membri della famiglia, Gianni Di Vita, padre e marito, e Alice Di Vita, figlia sopravvissuta alla casualità, per ricomporre il quadro che ha portato alla morte delle due donne per intossicazione da ricina, avvenuta tra il Natale e Il Capodanno, con i decessi registrati il 27 e 28 dicembre 2025. E proprio nelle ultime ore è stato ascoltato anche il sindaco di Pietracatella, Antonio Tommasone. Un’audizione che aggiunge un nuovo tassello all’inchiesta che si sta facendo sempre più complessa e articolata.

IL SINDACO E IL LEGAME CON LA FAMIGLIA DI VITA

Tommasone è da sempre considerato uno degli uomini, anche politicamente, più vicini a Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime, ex sindaco del piccolo comune molisano, esponente di spicco del Partito Democratico in Molise, noto per essere stato a lungo tesoriere regionale del PD. Il primo cittadino Tommasone è stato eletto alla guida del comune pochi giorni fa e, nella mattinata di ieri, è arrivato, verso le 11in questura per ri-

spondere alle domande, uscendone in tarda mattinata. «Non ero ancora stato sentito, credo anche perché in paese ci sono state le elezioni», ha dichiarato all’uscita. Al neosindaco sono state fatte domande sull’attività politica svolta insieme a Gianni Di Vita e sui rapporti tra le famiglie del paese. Contattato dalla nostra redazione nel pomeriggio, Tommasone ha solo risposto a una domanda prima di intervenire in una trasmissione televisiva. Gli abbiamo chiesto se, da primo cittadino di un paese storicamente legato alla lavorazione cerealicola, avesse mai preso in considerazione l’ipotesi che le morti delle due donne potessero essere collegate a una contaminazione accidentale avvenuta nei mulini della zona. L’indagine sulla pista della derattizzazioneche aveva attirato l’attenzione della Procura nei primissimi giorni, è stata poi messa da parte. La risposta è stata netta: “Non saprei veramente una cosa del genere, perché gli inquirenti si stanno muovendo su tutt’altra strada”. Poi, sull’aria che si respira tra i cittadini di Pietracatella: «Incredulità. Si cerca di capire cosa possa essere successo, come stanno andando le indagini. Epoi c’è la tristezza, che comunque resta».

TESTIMONIANZE

L’audizione del sindaco arriva dopo una settimana intensa di testimonianze. Dopo i ripetuti colloqui con i familiari più stretti, Gianni Di Vita ela primogenita Alice, l’attenzione degli investigatori si è spostata su una figura esterna: una docente di matematica dell’istituto agrario della zona, ascoltata per la terza volta come persona informata sui fatti. La donna è legata da un rapporto di

amicizia con Di Vita. Un dettaglio non trascurabile poiché proprio dai terminali della scuola sarebbero partite, nei mesi precedenti al delitto, ricerche online sulla sostanza tossica. Nei giorni scorsi è stata sentita anche la parente ultranovantenne che aveva preparato un dolce consumato durante la Vigilia di Natale, nel tentativo di mappare ogni alimento ingerito in quei giorni dalle vittime, tra il 23 e il 25 dicembre. Forse è solo un caso, ma Gianni Di Vita è risultato estraneo alla presenza di ricina nel sangue, mentre Antonella e Sara hanno riportato una quantità eccessiva, tale da far immaginare una seconda somministrazione.

IL MULINO, UNA PISTA ACCANTONATA

C’è un capitolo della vicenda che riguarda la contaminazione accidentale del cibo che ha portato al sequestro delle farine casalinghe derivanti dal mulino di famiglia. Si tratta della prima pista seguita dalla Procura, che aprì un filone specifico: bisognava controllare se la disinfestazione contro i topi avesse contaminato i pasti di Natale.

Quella pista non si consolidò mai. Le analisi sugli alimenti sequestrati non produssero risultati tali da sostenere l’ipotesi della contaminazione accidentale, e l’inchiesta si spostò sul dolo: la ricina, concordano ora gli investigatori, fu prodotta artigianalmente e intenzionalmente dalla pianta del ricino. Il mulino dei Di Vita uscìdalle indagini, pur restando, come ha scritto un cronista locale: “dentro il cono d’ombra della vicenda”.

IL SILENZIO DEGLI OPERATORI

In questo contesto si inserisce un elemento raccolto dalla nostra redazione nelle ultime ore. Abbiamo contattato alcuni operatori specializzati nella derattizzazione dei mulini nella provincia di Campobasso, con una domanda di carattere puramente tecnico: come si procede alla bonifica di un impianto cerealicolo, quali sostanze vengono impiegate e quali accorgimenti vengono utilizzati per evitare la contaminazione da qualsiasi sostanza. Abbiamo registrato un nervosismo palpabile. La vicenda di Pietracatella ha scosso gli addetti del settore. Nessuno desidera essere associato, nemmeno lontanamente, alla storia della morte delle due donne, soprattutto se l’ipotesi iniziale di contaminazione accidentale dovesse evolvere in una responsabilità penale e civile legata alla gestione igienica dei luoghi di lavorazione di cereali. LA PAROLA CHE ESCLUDE L’INCIDENTE:

LA PREMEDITAZIONE

La Procura di Larino ha precisato ufficialmente che le aggravanti contestate contro ignoti sono la premeditazione e l’uso del mezzo venefico. Una scelta tecnica ben salda. Nel diritto penale la premeditazioneindica una riflessione consapevole e non d’impulso.Vuol dire, nel caso di Pietracatella, che qualcuno ha pianificato la morte di Antonella e di sua figlia Sara. Nessuna casualità. Questo significa che la procuratrice Elvira Antonelliritiene di avere elementi sufficienti e attende di avere le prove che si stanno raccogliendo per confermarlo. Non ci sono indagati formalmente iscritti nel registro, ma le indagini stanno disegnando un perimetro molto ristretto nella cerchia familiare. Secondo fonti investigative qualificate citate da Repubblica, gli inquirenti ritengono di avere già in mano il possibile movente, che ruota attorno a rancori, questioni patrimoniali e presunte gelosie legate a Gianni Di Vita.

LA RICINA ERA GIÀ NEI

DISPOSITIVI

Le indagini tecniche coordinate dalla Procura di Larino hanno raggiunto un punto di svolta: le ricerche online sulla ricina ci sono e provengono da diversi dispositivi e da luoghi diversi. Oggetto dell’indagine resta l’attribuzione alla persona o alle persone che hanno effettuato le ricerche. Sono passate appena 48 ore da quando i tecnici del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato hanno recuperato i dati dai dispositivi sequestrati a casa Di Vita. Ora stanno confrontando registri, cronologie di ricerca web e messaggi per costruire la prova che possa sostenere l’accusa.

TUTTO ENTRO

IL 30 GIUGNO

Il professor Carlo Locatelli, direttore del Centro Antiveleni dell’IRCCS Maugeri di Pavia, ha definito questo caso come ‘unico al mondo’: i primi decessi in cui sia stata misurata con certezza una dose letale di ricina. I risultati che deriveranno dalla consulenza scientifica del team, che include il professor Daniele Merli, chimico forense dell’Università di Pavia, saranno determinanti per le posizioni dei cinque medici del Cardarelli indagati per omicidio colposo e lesioni colpose.

La procuratrice Antonelli ha fissato al 30 giugno prossimo il termine ultimo per il deposito della relazione medico-legale definitiva. E’ quella fase che determinerà il passaggio dagli accertamenti alle conclusioni, fino al rinvio a giudizio o alla ricerca della verità alternativa

Cronache Lucane

Si tratta di braccianti agricoli di origini pakistane. Erano diretti verso la piana di Metaponto. Ritrovati in una stazionedi servizio ad Amendolara

Corpi carbonizzati in un van: s’indaga per omicidio plurimo

D I R O S A M AR I A M OL LI C A

Un van in fiamme in una stazione di servizio Ip e 4 corpi carbonizzati. Sembra la scena di un film e invece è il triste spettacolo che si sono trovati davanti agli

occhi i Vigili del Fuoco accorsi ieri ad Amendolara nel cosentino dopo la segnalazione di alcuni passanti di una macchina in fiamme in una stazione di servizio lungo la Statale 106 Jonica. I corpi sono di quattro

migranti di origine pakistana, braccianti agricoli impiegati nei campi della Sibaritide e diretti verso la Piana del Metapontino, nel Materano. Le condizioni dei corpi non hanno permesso l’immediata identificazione ma con il

passare delle ore gli inquirenti hanno iniziato a far luce.

L’ipotesi di omicidio è quella che ha preso da subito piede e sembrerebbe che adesso gli inquirenti non abbiano più molti dubbi sul fatto che si tratti di un atto criminale, nonostante intorno alle indagini ci sia il più stretto riserbo.

Secondo le prime indiscrezioni, si indagherebbe nell’ambito della gestione dell’attività di raccolta nei campi. Non è ancora chiaro come siano morti, se bruciati vivi mentre erano nel mezzo oppure uccisi altrove e poi condotti sul luogo dell’incendio. Arrivati alla stazione Ip, qualcuno avrebbe poi dato fuoco alla vettura.

Gli investigatori hanno da subito esaminato i filmati del sistema di videosorveglianza presente nell’area di servizio e lungo

l’arteria.

Secondo alcune indiscrezioni non confermate, in uno dei filmati si vedrebbero due o tre persone allontanarsi rapidamente dal minivan un attimo prima che prendesse fuoco. Oltre ai vigili del fuoco sono giunti sul posto gli agenti della Polizia stradale, la Squadra mobile di Cosenza, che conduce le indagini, ed i carabinieri.. Presente sul luogo anche il magistrato di turno dalla Procura di Castrovillari, diretta dal procuratore Alessandro D’Alessio, per coordinare le indagini. Per il momento si escluderebbe l’attribuzione dell’omicidioalla 'ndrangheta, che già on altre occasioni ha agito in aperta campagna o comunque in luoghi isolati e non su una strada trafficata.

Gli inquirenti sono al lavoro per comprendere cosa sia accaduto.

La vettura carbonizzata e il luogo del ritrovamento

ALIAN EXPERIENC

Assolto

Passannante, denunciato dalla moglie del Sindaco di Vietri per violenza privata e minacce

Lesa maestà di Giordano

Secondo la Corte d'Appello di Potenza il cittadino melandrino si sarebbe limitato a parcheggiare l'auto in divieto di sosta davanti alla casa della moglie del Sindaco, troppo poco per essere reato. Intanto Giordano risponderà per stalking e molestie contro una dipendente comunale

DI MA S S IM O D EL L A P E N N A

Prendere lucciole per lanterne, fischi per fiaschi, i napoletani addirittura dicono "prendere o cazz p'o banc e l'acqua", sono tanti i modi con i quali la saggezza popolare nei secoli ha raccontato i casi in cui qualcuno ha confuso un fatto minimale con uno più grande.

A Vietri di Potenza potrebbe essere introdotto un nuovo concetto: confondere un divieto di sosta con una minaccia e una multa con i bravi di Don

Rodrigo. È proprio questo che scrive la Corte d'Appello di Potenza nel processo che vedeva imputato Carmine Passannante per minaccia e violenza privata su querela di Isabella Tortoriello, moglie dei Sindaco Giordano.

QUESTO MATRIMONIO S'ADDA FARE

Non siamo sul ramo del lago di Como ma nella ridente cittadina melandrina guidata dal Sindaco a Cinque Stelle che è anche Presidente della Provincia.

La scena è ambientata nel giorno del matrimonio di

Giordano con la Tortoriello. In quella data la first lady di Vietri mentre sta per andare a convolare a giuste nozze trova una macchina parcheggiata in divieto di sosta davanti casa sua.

Non sappiamo se consideri il fatto un atto di lesa maestà o immagini davvero che ci sia un complotto ai suoi danni ma ritiene opportuno fare querela contro il proprietario dell'autovettura che, a detta della Tortoriello, avrebbe voluto impedire le sue nozze.

Noi non vogliamo sapere

perchè la Tortoriello immagini questo complotto ai suoi danni. Certo è che non ci sono nè i bravacci, nè il Griso, nè Don Abbondio.

La "zita" lascia la casa paterna e si sposa con il Sindaco di Vietri e Presidente della Provincia. Vissero tutti felici e contenti?

IL PROCESSO

SENZA SENSO

Dopo i confetti escono i difetti. Questa volta, però, i difetti non riguardano la coppia di giovani sposi a cui auguriamo tanta felicità per i prossimi anni a venire. I difetti colpiscono il povero Passanante che, per aver parcheggiato la macchina in divieto di sosta vicino alla casa della sposa del Sindaco di Vietri, non riceve una multa ma un avviso di garanzia, affronta un processo per poi venire assolto in Appello.

Le motivazioni della sentenza sono laconiche. Le minacce non ci sono, la sposa poteva tranquillamente uscire di casa, l'unico errore fatto da Passanante è stato quello di parcheggiare in divieto di sosta.

Un processo penale come se fosse uno dei bravi di Don Rodrigo sembra francamente eccessivo per un divieto di sosta.

Neanche i peggiori Torquemada potrebbero mai immaginare una sanzione simile. Effettivamente il

processo si è concluso con l'assoluzione dell'imputato. Parcheggiare in divieto di sosta vicino alla promessa sposa del Sindaco di Vietri non è atto di lesa maestà, non è punito dal codice penale ma al massimo dal codice della strada.

UNA FIGURACCIA PLATEALE

Senza voler scomodare paragoni letterari quello che emerge in tutta la sua brutalità è la grande figuraccia fatta dai coniugi Giordano. Il Sindaco di Vietri, intanto, è sotto processo davvero e non per un divieto di sosta ma per una serie di imputazioni che riguardano alcuni atteggiamenti di molestia nei confronti di una dipendente del Comune melandrino. Non sappiamo se anche questa dipendente avrebbe osato parcheggiare in divieto di sosta davanti alla casa di qualche parente del Sindaco o se le sue colpe siano altre. Quello che sappiamo è che guardare le pagliuzze nell'occhio altrui senza guardare la trave nel proprio non è mai una scelta tatticamente intelligente. Si rischia di prendere luccioli per lampioni oppure un divieto di sosta per un reato e di dimenticare che fare il Sindaco significa essere obiettivi e non faziosi con i dipendenti e con i cittadini.

L’assessore Cupparo: «Garantiamo continuità ai servizi e sostegno ai lavoratori

Lsu, dalla Regione 800mila euro per garantire prosieguo attività

POTENZA. La Giunta regionale della Basilicata ha approvato la delibera che autorizza la prosecuzione, per l’annualità 2026, delle attività socialmente utili svolte dai lavoratori autofinanziati, confermando l’impegno della Regione a tutela dell’occupazione e del sostegno agli enti locali che si avvalgono del loro contributo.Il provvedimento interessa circa un centinaio di lavoratori impegnati presso Comuni ed enti utilizzatori del territorio regionale e prevede uno stanziamento complessivo di 800mila euro, finanziato attraverso le risorse della scheda 4 Mc “Interventi di sostegno ai lavoratori socialmente utili” del Fondo di Produzione derivante dalla legge 99/2009.«L’approvazione di questa delibera – commenta l’assessore allo Sviluppo economico e Lavoro Francesco Cupparo –rappresenta una risposta concreta a lavoratori che da anni assicurano servizi essenziali alle comunità locali e agli enti pubblici. Con questo intervento confermiamo l’attenzione della Regione verso persone che, pur in una condizione lavorativa particolare, con-

tinuano a svolgere attività di grande utilità sociale e amministrativa».La delibera prevede forme differenziate di contribuzione a favore degli enti utilizzatori. In particolare, viene riconosciuto un contributo regionale pari al 75 per cento dell’importo a carico degli enti per la prosecuzione delle attività socialmente utili nel corso del 2026. La percentuale

sale al 90 per cento per i Comuni con popolazione inferiore ai tremila abitanti, realtà spesso caratterizzate da maggiori difficoltà finanziarie e organizzative.Sono inoltre previste misure di sostegno rafforzate per i Comuni che versano in condizioni di dissesto finanziario o presentano significativi squilibri di bilancio, nonché la copertura totale dei costi per

specifiche categorie di lavoratori e per gli enti utilizzatori dei lavoratori trasferiti dalle ex Comunità montane.«Abbiamo voluto mantenere particolare attenzione verso i piccoli Comuni e verso gli enti che affrontano situazioni di maggiore fragilità finanziaria – sottolinea Cupparo – perché sappiamo quanto il contributo dei lavoratori socialmente utili

sia importante per garantire continuità nell’erogazione di servizi ai cittadini, soprattutto nelle aree interne della Basilicata».L’assessore evidenzia inoltre come il provvedimento si inserisca nel più ampio quadro delle politiche regionali per il lavoro e la coesione sociale.«La prosecuzione delle attività socialmente utili non rappresenta soltanto una misura di sostegno occupazionale, ma anche uno strumento per preservare competenze, professionalità ed esperienze maturate nel tempo. La Regione continuerà a lavorare affinché le politiche attive del lavoro possano offrire ulteriori opportunità di stabilizzazione e valorizzazione delle risorse umane presenti nei territori».Con la delibera approvata, la Giunta regionale assicura dunque continuità alle attività per tutto il 2026 e garantisce agli enti utilizzatori le necessarie condizioni finanziarie per proseguire i rapporti in essere, confermando un impegno che coniuga sostegno ai lavoratori, efficienza dei servizi pubblici e attenzione alle esigenze delle comunità locali.

Federconsumatori: «Prezzi stabili soprattutto sullo Ionio, Maratea resta più costosa ma senza aumenti rilevanti»

Spiagge lucane, rincari contenuti per l’estate 2026

POTENZA. Entra nel vivo con il ponte del 2 giugno la stagione balneare 2026 in Basilicata. Complice il primo vero fine settimana estivo, molti cittadini lucani e turisti si preparano a raggiungere le spiagge del Metapontino e di Maratea per il primo bagno dell’anno. Sullo sfondo resta però un quadro economico ancora segnato dal caro carburanti e dall’aumento del costo della vita. A fotografare la situazione è il monitoraggio realizzato dall’Osservatorio Nazionale Federconsumatori insieme alla Fondazione Isscon, secondo cui a livello nazionale i prezzi dei servizi balneari registrano un incremento medio del 2,7 per cento rispetto allo scorso anno. Gli aumenti più consistenti riguardano Calabria, Sicilia e Veneto, mentre la Basilicata si conferma tra le regioni con i rincari più contenuti.Secondo Federconsumatori Basilicata, lungo la costa ionica gli aumenti oscillano tra

l’1,5 e il 2,5 per cento. A Metaponto, Scanzano Jonico, Policoro, Nova Siri e Rotondella il costo per un ombrellone con due lettini varia mediamente tra 18 e 30 euro in base alla posizione e alla tipologia di stabilimento. La presenza di numerosi lidi e una maggiore concorrenza consentono di mantenere prezzi più accessibili rispetto ad altre località italiane.Sempre più diffusa inoltre la formula della mezza giornata o dell’“happy hour” pomeridiano, che permette risparmi fino al 40 per cento per chi sceglie di raggiungere la spiaggia dopo le ore 14. Crescono anche le offerte “all inclusive” che comprendono ombrellone, pranzo e attività ricreative con costi compresi tra 35 e 55 euro.Scenario diverso sulla costa tirrenica. A Maratea non si registrano aumenti significativi rispetto al 2025, ma i prezzi restano mediamente più elevati rispetto allo Ionio per effetto delle caratteristi-

che naturali della costa e della minore disponibilità di arenili. Per un ombrellone con due lettini si spendono mediamente tra 28 e 38 euro, mentre incidono maggiormente i costi legati alla ristorazione e ai servizi premium. Tra le novità del 2026 si consolidano anche nuovi servizi e tendenze. In molti stabilimenti è stata introdotta l’assicurazione maltempo, con un supplemento me-

dio di circa 5 euro per modificare la prenotazione in caso di condizioni climatiche avverse. Restano contenuti gli aumenti per il noleggio di canoe, sup e pedalò, con tariffe comprese tra 10 e 15 euro all’ora.Cresce inoltre l’attenzione alla sostenibilità ambientale. Aumenta infatti il numero di lidi “plastic free” e di stabilimenti che propongono sconti ai clienti impegnati nella pulizia delle spiagge. Federconsumatori segnala però anche alcune criticità ancora diffuse, come la scarsa trasparenza dei listini, i sovrapprezzi eccessivi su cibi e bevande e i divieti impropri di introdurre alimenti acquistati fuori dagli stabilimenti. La Basilicata, forte anche della conferma della Bandiera Blu 2026 in diversi tratti costieri, mantiene comunque un’offerta balneare considerata competitiva e accessibile, soprattutto lungo il versante ionico, confermandosi una meta attrattiva per residenti e turisti.

Il coordinatore regionale di FdI valuta positivamente le misure della Regione per sanità territoriale e agricoltura

Quarto (FdI): «Dalla sanità all’agricoltura, investimenti per il futuro della Basilicata»

Rafforzare la sanità territoriale e sostenere il comparto agricolo attraverso investimenti mirati e interventi tempestivi. È questa, secondo il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia Basilicata, Piergiorgio Quarto, la direzione intrapresa dalla Regione Basilicata con due recenti provvedimenti che puntano a migliorare i servizi ai cittadini e a rafforzare uno dei settori trainanti dell’economia lucana.In una nota, Quarto ha evidenziato come la riorganizzazione della medicina territoriale e le nuove misure a favore dell’agricoltura rappresentino «scelte concrete che guardano ai bisogni reali delle comunità lucane».Sul fronte sanitario, il coordinatore regionale di FdI ha sottolineato l’importanza del confronto avvenuto nelle Conferenze dei sindaci di Matera e Potenza con l’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico, sul nuovo assetto della medicina territoriale. «Siamo in una fase di transizione importante nella quale vengono progressivamente affiancati ai modelli tradizionali nuovi strumenti e nuove strutture previste

dal Pnrr», ha dichiarato Quarto.Le Case della Comunità, gli Ospedali di Comunità e le Centrali Operative Territoriali, ha aggiunto, si integreranno con la rete sanitaria esistente per rafforzare l’assistenza sul territorio, garantendo maggiore prossimità e continuità delle cure, soprattutto nelle aree interne e nei piccoli comuni. L’obiettivo è rendere più semplice l’accesso ai servizi sanitari e migliorare la presa in carico dei pazienti direttamente sul territorio.Tra le iniziative già avviate, Quarto ha richiamato il corso-concorso pubblico regionale per la formazione di 500 Infermieri di Famiglia e Comunità, finalizzato all’assunzione immediata di 263 professionisti destinati a rafforzare i servizi territoriali.

Secondo il coordinatore di FdI, si tratta di un passaggio strategico per rendere più capillare e moderna l’assistenza sanitaria regionale.Sul fronte agricolo, il coordinatore di Fratelli d’Italia ha evidenziato il valore del nuovo bando regionale da 20 milioni di euro promosso dall’assessore alle Politiche Agricole, Carmine

Cicala, e predisposto dal Dipartimento guidato da Vittorio Restaino.

L’iniziativa sostiene investimenti in innovazione, digitalizzazione, sostenibilità e ammodernamento aziendale, prevedendo un incremento del contributo pubblico fino al 65% degli investimenti, percentuale che sale al 75% per i giovani agricoltori. «Si tratta di una misura che incentiva gli investimenti, favorisce il ricambio generazionale e rafforza la competitività delle aziende lucane», ha affermato Quarto.Particolare attenzione è stata riservata anche alla decisione della Giunta regionale di approvare la proposta di declaratoria dello stato di calamità per i danni provocati dal maltempo nel Metapontino e in altre aree della Basilicata. Il provvedimento punta a consentire l’attivazione degli strumenti nazionali di sostegno a favore delle imprese colpite dagli eventi atmosferici.«La tempestività con cui la Regione ha attivato questo percorso dimostra attenzione e vicinanza a un comparto che rappresenta uno dei principali motori economici del-

la Basilicata», ha dichiarato Quarto.«Quando le istituzioni programmano, investono e intervengono con rapidità si offrono risposte concrete ai cittadini e alle imprese», ha concluso il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia.

Nel mirino del sindacato i ritardi nelle assunzioni, la riorganizzazione degli uffici e la mancata definizione delle posizioni organizzative

UIL FP: «Assunzioni ferme, servono risposte immediate»

Assunzioni non ancora perfezionate, organici che continuano a ridursi e contrattazione sindacale ferma. È la situazione denunciata dalla UIL FP Basilicata, che torna a chiedere alla Regione un'accelerazione sulle procedure amministrative necessarie per dare piena attuazione al Piano dei fabbisogni del personale. Una questione che continua ad alimentare le preoccupazioni dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali.Secondo il sindacato, le assunzioni già deliberate al 31 dicembre 2025 attendono ancora di essere completate, mentre il numero delle cessazioni continua ad aumentare, aggravando le carenze di personale negli uffici regionali e determinando un progressivo aumento dei carichi di lavoro. Una situazione che, secondo la UIL FP, rischia di incidere anche sulla qualità e sulla tempestività dei servizi erogati ai cittadini e agli enti del terri-

torio.«La Regione non può più permettersi tempi burocratici incompatibili con le esigenze dei lavoratori e dei cittadini. Ogni ritardo nelle assunzioni significa servizi più deboli e carichi di lavoro sempre più pesanti per il personale in servizio», afferma la UIL FP.L'organizzazione sindacale ritiene prioritario procedere allo scorrimento delle graduatorie vigenti per coprire i posti vacanti e garantire il necessario ricambio generazionale. Uno strumento che, secondo la sigla, rappresenta una risorsa importante non solo per la Regione Basilicata ma anche per gli altri enti pubblici del territorio lucano.Tra le questioni ancora aperte, la UIL FP evidenzia inoltre il mancato avvio della contrattazione sui nuovi fondi. Da tempo il sindacato chiede un confronto con l'Amministrazione regionale per affrontare le problematiche organizzative ancora irrisolte e definire in modo

stabile il sistema delle posizioni organizzative, che continua invece a essere caratterizzato da proroghe.«La valorizzazione del personale passa attraverso il confronto sindacale e la certezza delle regole. Non è più tollerabile che temi fondamentali per i lavoratori restino sospesi senza risposte», sottolinea il sindacato.La UIL FP richiama poi l'attenzione sulla necessità di concludere il percorso di riorganizzazione degli uffici della Giunta e del Consiglio regionale. Le continue modifiche alle proposte organizzative, sostiene l'organizzazione, stanno generando ulteriore incertezza e rallentando il funzionamento della macchina amministrativa.Per queste ragioni il sindacato sollecita la Regione Basilicata ad aprire immediatamente il tavolo di contrattazione, completare il processo di riorganizzazione degli uffici e dare seguito alle assunzioni previste dal PIAO

2026-2028, sia per il comparto sia per la dirigenza.«I lavoratori attendono risposte concrete», conclude la UIL FP Basilicata, ribadendo l'impegno a

vigilare sull'evoluzione della vertenza e a sostenere ogni iniziativa finalizzata a rafforzare l'efficienza della pubblica amministrazione regionale.

Il sindacato teme effetti negativi su sviluppo, infrastrutture e lavoro, Tortorelli: «Errore sottrarre risorse al Sud»

Fondi coesione a rischio stop La Uil lucana contro i tagli Ue

POTENZA. La proposta di utilizzare le risorse della politica di coesione europea per contenere gli effetti della crisi energetica rischia di produrre danni ben più gravi dei benefici che si vorrebbero ottenere. È la posizione della Uil Basilicata, che condivide le preoccupazioni espresse dalla segreteria confederale nazionale della Uil. «Sottrarre risorse ai fondi destinati alla coesione territoriale, allo sviluppo e alla riduzione delle disuguaglianze – afferma il segretario regionale della Uil Basilicata, Vincenzo Tortorelli – sarebbe un errore strategico che la nostra regione non può permettersi. Si tratterebbe di utilizzare una leva fondamentale per gli investimenti produttivi e sociali per inseguire un'emergenza che richiede invece misure strutturali e di lungo periodo».

Secondo Tortorelli, le risorse europee e nazionali della programmazione 2021-2027 rappresentano oggi uno strumento essenziale per sostenere crescita economica, occupazione, innovazione, infrastrutture, welfare e transizione energetica. In Basilicata, su un costo pubblico programmazione 20212027 monitorato al 26 febbraio 2026 di 4,7 miliardi di euro, ben 4,4 mi-

liardi provengono dai fondi della coesione. Risorse già programmate e in larga parte impegnate in progetti in corso che riguardano enti locali, imprese, infrastrutture, servizi e comunità.

«I dati della programmazione dimostrano chiaramente il peso strategico di questi fondi – aggiunge Tortorelli –. Con il 72% dei progetti attualmente in corso e quasi 1,9 miliardi

di euro già pagati, interrompere o ridimensionare gli investimenti significherebbe frenare processi di sviluppo indispensabili per una regione che continua a fare i conti con spopolamento, disoccupazione e divari territoriali».

La Uil Basilicata sottolinea inoltre che la stessa Regione sta già utilizzando le risorse della coesione per sostenere famiglie, imprese ed enti locali nel-

la riduzione dei costi energetici attraverso interventi strutturali di efficientamento e diffusione delle fonti rinnovabili. Dai contributi per impianti fotovoltaici domestici al sostegno alle imprese per l'innovazione dei processi produttivi, fino alla riqualificazione energetica degli edifici pubblici, le misure attivate puntano a ridurre stabilmente i consumi e non semplicemen-

te a compensare temporaneamente gli aumenti delle bollette.

«La strada da percorrere –sostiene Tortorelli – è quella di rafforzare gli strumenti che garantiscono risparmi duraturi a famiglie e imprese, a partire dal bonus gas per i lucani e da nuove misure che favoriscano l'autoproduzione energetica, l'efficienza e la competitività del sistema produttivo regionale, con particolare attenzione al comparto automotive e alle piccole e medie imprese».

Per la Uil Basilicata occorre inoltre aprire un confronto permanente tra Governo, Regioni e Parti sociali per definire una strategia energetica nazionale che coniughi sicurezza degli approvvigionamenti, sostegno ai redditi, competitività delle imprese e accelerazione della transizione ecologica.

«Le risorse della coesione –conclude Tortorelli – devono continuare a finanziare sviluppo, lavoro e inclusione sociale. Utilizzarle per coprire gli effetti di una crisi energetica senza intervenire sulle cause significherebbe indebolire ulteriormente i territori del Mezzogiorno e compromettere opportunità di crescita che non possiamo disperdere».

Il consigliere regionale appoggia l’iniziativa del Partito Democratico sulla quota del 40 per cento destinata al Sud

Marrese con Schlein sul controllo fondi del Pnrr

POTENZA. Verificare il rispetto della quota del 40 per cento delle risorse del Pnrr destinata al Mezzogiorno e accertare che gli investimenti previsti raggiungano realmente le aree interne e i territori più fragili del Paese. È questo l’obiettivo dell’iniziativa annunciata dalla segretaria del Partito Democratico Elly Schlein e dal deputato Marco Sarracino, che incassa il sostegno del consigliere regionale Piero Marrese.Marrese parla di una «battaglia di verità, trasparenza e giustizia territoriale» che riguarda direttamente il futuro della Basilicata e delle comunità più esposte ai fenomeni di spopolamento e riduzione dei servizi essenziali.Il tema è tornato con forza nel dibattito pubblico dopo l’iniziativa “I Fiori del Sud”, svoltasi il

24 maggio scorso a San Paolo Albanese, il più piccolo comune della Basilicata. All’incontro hanno partecipato Elly Schlein, amministratori locali, rappresentanti istituzionali e cittadini provenienti da diverse realtà del Mezzogiorno. Dal borgo del Pollino è partito un messaggio chiaro: non possono esistere territori di serie A e territori di serie B e il rilancio del Paese passa anche dalla capacità di assicurare diritti, servizi e opportunità alle aree interne.Secondo Marrese, San Paolo Albanese non è stato soltanto luogo di confronto politico ma il simbolo di una richiesta concreta rivolta al Governo e alle istituzioni nazionali: capire se le risorse destinate al Sud stiano realmente arrivando ai territori che ne hanno maggiore bisogno.

Da qui la scelta del Partito Democratico di avviare un’azione parlamentare di sindacato ispettivo per monitorare l’attuazione della clausola del 40 per cento prevista per il Mezzogiorno.Per

il consigliere regionale, la Basilicata conosce bene le conseguenze dello spopolamento, della carenza infrastrutturale e della progressiva riduzione dei servizi pubblici. Per questo il Pnrr viene considerato uno strumento decisivo non soltanto per sostenere nuovi investimenti, ma anche per ridurre i divari sociali e territoriali che continuano a penalizzare il Sud. La richiesta che arriva dalle aree interne lucane è quella di trasformare le risorse europee in interventi concreti capaci di generare sviluppo, occupazione e nuove opportunità per le comunità locali. Una sfida che, secondo Marrese, non riguarda solo la distribuzione dei fondi ma il diritto stesso dei territori meridionali a costruire il proprio futuro.

Terza apertura dell’avviso: migliaia di famiglie e imprese coinvolte nella misura per la transizione energetica e l’efficientamento degli edifici

Efficienza energetica, rilanciato il bando per le famiglie lucane

Dopo le precedenti aperture relative agli anni 2023 e 2024, che hanno registrato un notevole successo, è in corso la terza apertura dell’avviso. Sono migliaia le famiglie lucane che, grazie a questa misura, hanno avuto la possibilità di efficientare le proprie abitazioni, con un conseguente abbattimento significativo dei costi energetici. Numerose anche le imprese, soprattutto lucane, che hanno incrementato la propria attività lavorativa.Si tratta, viene sottolineato, di una misura che non ha pari in Italia per intensità dell’aiuto e per miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici, tanto da essere definita un inter-

vento di portata rilevante nel panorama nazionale.Non mancano tuttavia critiche da parte di una parte della politica, definite dall’amministrazione «gratuite e strumentali», orientate più alla demolizione che alla costruzione del percorso avviato.In questo contesto viene anche richiamato il confronto con altre misure nazionali, con particolare riferimento al Superbonus 110%, considerato come esempio di interventi che avrebbero inciso sulla tenuta dei conti pubblici.Per quanto riguarda il bando dedicato agli edifici non metanizzati, sono state stanziate risorse pari a circa 34 milioni di euro (DGR n. 700/2022), 14 milioni di

euro (DGR 238/2024) e ulteriori 24 milioni di euro (DGR 110/2026), distribuiti sulle annualità 2026 e 2027.Dalla Regione si evidenzia come per mettere in discussione la portata dell’intervento sia necessaria, si sottolinea, «molta fantasia ma soprattutto molto coraggio».Viene inoltre rivolta una critica all’opposizione, definita come «un centrosinistra che si riempie la bocca di transizione energetica ed ecologismo, ma che poi, quando si tratta di compiere scelte politiche e investimenti concreti, segue altre direzioni».Un plauso viene infine indirizzato agli assessori Latronico prima e Mongiello oggi, per aver promosso una mi-

sura ritenuta coerente con gli obiettivi della transizione energetica, attraverso l’efficientamento delle abitazioni e l’installazione di impianti da fonti rinnovabili.In conclusione, si

auspica un confronto politico meno strumentale e più aderente ai risultati concreti del programma, soprattutto alla luce dei dati e degli effetti già riscontrati sul territorio.

Dopo l’annuncio dei 15,8 milioni per il Saap 2026, le opposizioni chiedono alla Regione tempi certi, riforma del settore e maggiori tutele per i lavoratori

Forestazione, le opposizioni incalzano la Regione: «Servono riforma e risposte concrete»

La forestazione torna al centro del confronto politico regionale. Dopo l’annuncio della Giunta lucana, attraverso l’assessore allo Sviluppo economico Francesco Cupparo, dello stanziamento di 15,8 milioni di euro per il progetto Saap 2026, con la garanzia di 136 giornate lavorative per 834 lavoratori entro il 31 dicembre, le opposizioni chiedono alla Regione un intervento più ampio e strutturale. L’annuncio, secondo i gruppi di minoranza, rappresenta una risposta solo parziale alle sollecitazioni rivolte al comparto agro-ambientale e rischia di riportare il dibattito sulla riforma della forestazione dentro una nuova contrapposizione interna alla stessa maggioranza regionale. Il tema era già approdato in Consiglio regionale in sede di assestamento di bilancio, quando l’assemblea aveva approvato un ordine del giorno presentato dalle opposizioni. Il documento impegnava la Giunta a presentare, entro sessanta giorni, una opiù proposte legislative per la riforma complessiva del settore forestazione, con particolare riferimento alla programmazione pluriennale e alla stabilizzazione delle giornate lavorative. Nello stesso atto veniva chiesta anche l’adozione delle iniziative necessarie per autorizzare una spesa aggiuntiva di 4 milioni di euro per le annualità 2026 e 2027, da destinare prio-

ritariamente all’aumento delle giornate lavorative, al turnover e al miglioramento della sicurezza nei cantieri. «Quel documento porta la firma di tutti i gruppi di opposizione ed è stato accolto dall’assemblea. Oggi, a distanza di settimane, aspetta ancora risposta», sottolineano le minoranze. Per le opposizioni, la questione non è soltanto legata ai numeri, pur rilevanti, del comparto. Al centro della critica c’è la frammentazione amministrativa che riguarda lavoratrici e lavoratori delle categorie Asa, Saap e forestazione storica, impegnati spesso nelle stesse mansioni, sugli stessi territori e con la stessa esposizione al rischio, ma con diritti differenti. Saap e Asa fanno capo al Dipartimento Attività produttive, mentre i forestali rientrano nel Dipartimento Agricoltura. Una divisione che, secondo le opposizioni, produce disparità retributive, previdenziali e formative, impedendo a migliaia di lavoratori di raggiungere le 151 giornate minime necessarie per accedere alle tutele di legge. Sullo sfondo resta anche la tensione politica interna alla maggioranza, in particolare tra l’assessore Carmine Cicala e il presidente della Regione Vito Bardi, emersa pubblicamente in occasione del bilancio regionale. Una situazione che, secondo i gruppi di minoranza, avrebbe prodotto una paralisi con-

creta sulle politiche agricole e forestali. «I lavoratori del settore non sono stati vittime di un rallentamento tecnico: sono stati vittime di una contesa politica tra assessori della stessa Giunta, che rischia di trasformare un comparto già fragile in terreno di regolamento di conti. È una responsabilità politica precisa che le opposizioni intendono nominare chiaramente», affermano. Le minoranze richiamano inoltre la richiesta avanzata dal presidente Bardi di aprire un tavolo di lavoro con le opposizioni sul tema della forestazione, giudicandola «anomala e contraddittoria» rispetto alla gestione separata delle diverse platee e delle risorse. Secondo i gruppi di opposizione, il rischio è che ogni assessore, compreso il presidente, rivendichi uno

spazio sul tema, alimentando una sorta di campagna elettorale permanente fatta di risposte parziali e potenzialmente capaci di generare ulteriori disparità. Da qui la richiesta alla Giunta regionale di riferire in Consiglio regionale o nelle commissioni competenti sui tempi di erogazione delle risorse per la forestazione, sul piano di armonizzazione tra le categorie e sulle misure previste per evitare che migliaia di lavoratori chiudano il 2026 senza raggiungere le soglie minime di tutela previdenziale. «La forestazione non è una categoria assistita: è presidio del territorio, è prevenzione del dissesto idrogeologico, è economia reale. Merita risposte concrete, non annunci selettivi», concludono le opposizioni.

Il governatore lucano e il presidente del Consiglio regionale: «È una democrazia che ha attraversato il tempo senza perdere i propri fondamenti»

Festa della Repubblica, Bardi e Pittella: «Siamo un popolo libero e democratico»

«Ci sono date che definiscono chi siamo. E il 2 giugno è la più importante di tutte: è il giorno in cui abbiamo scelto di essere un popolo libero, unito e democratico». Così il Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, in occassione dell'anniversario della Festa della Repubblica. Il governatore lucano sottolinea come i valori costituzionali debbano tradursi in azioni concrete sul territorio, soprattutto in un momento storico in cui la regione e l'intero Paese affrontano sfide cruciali come la transizione energetica, lo sviluppo economico e il contrasto allo spopolamento delle aree interne. Secondo Bardi la Repubblica si costruisce ogni giorno difendendo i diritti fondamentali: il lavoro, la salute e l'istruzione, mettendo al centro le energie e il talento dei giovani lucani. Un pensiero speciale è rivolto dal Presidente a tutte le donne e gli uomini che incarnano quotidianamente i valori della Costi-

tuzione: le Forze dell'Ordine e i Vigili del Fuoco, presidio costante di legalità; il personale sanitario e i volontari della Protezione Civile, colonna portante nei momenti di emergenza; i sindaci del territorio, primi custodi delle comunità locali. Bardi, infine, lancia un appello alla coesione, ricordando che celebrare la Repubblica significa rinnovare un patto di fiducia indissolubile tra istituzioni e cittadini, per guardare al futuro con determinazione e speranza. «Viva la Basilicata, viva l'Italia, viva la Repubblica»

PITTELLA: «SIAMO CHIAMATI A ESSERE GENERAZIONI COSTITUENTI»

«La Repubblica italiana ha ottant’anni. È una democrazia che ha attraversato il tempo senza perdere i propri fondamenti, ma la durata non è di per sé una garanzia. Le istituzioni democratiche funzionano se producono risultati concreti e se i cittadini continuano a riconoscere in esse uno strumento efficace

per governare l’interesse pubblico». Lo dichiara il presidente del Consiglio regionale, Marcello Pittella, che aggiunge: «Il voto del 2 giugno 1946 segnò una discontinuità netta. Per la prima volta parteciparono a una consultazione nazionale anche le donne, una scelta che rese la democrazia universale. In quella stessa giornata gli italiani e le italiane elessero l’Assemblea Costituente, chiamata a dare forma ai principi e alle re-

gole della nuova Repubblica. L'Italia scelse di ripudiare il fascismo e ogni altra forma di autoritarismo, fondando la propria convivenza civile sui valori democratici». «Sono principi che si misurano oggi - sottolinea Pittellanella capacità delle istituzioni di ridurre i divari territoriali, di garantire accesso ai servizi, di tradurre le decisioni pubbliche in effetti reali sulla vita delle persone e si esercitano nel Parlamento, si pro-

iettano nell’integrazione europea e si declinano attraverso i Consigli regionali e comunali, dove la rappresentanza deve tradursi in decisioni concrete. La misura non è nelle dichiarazioni ma negli effetti». «Ottant’anni dopoconclude Pittella - la scelta repubblicana chiede ancora di essere onorata. Siamo tutti chiamati a essere generazioni costituenti, capaci di rinnovare i principi della Repubblica nelle sfide del nostro tempo».

Un invito accolto con orgoglio e senso di responsabilità, rispondendo con una programmazione articolata di eventi e iniziative

Tito tra i 100 Comuni italiani che hanno aderito alle celebrazioni per gli 80 anni della Repubblica Italiana

La Città di Tito è tra i circa 100 Comuni italiani che hanno aderito all'invito della Presidenza della Repubblica e di ANCI per le celebrazioni degli 80 anni della Repubblica Italiana, nell'ambito del programma promosso con la collaborazione di RAI e SIAE. Un invito accolto con orgoglio e senso di responsabilità, rispondendo non con un singolo appuntamento commemorativo, ma con una programmazione articolata di eventi e iniziative che coinvolgerà la comunità di Tito dal 2 giugno fino alla fine del 2026, con il protagonismo delle associazioni del territorio, delle scuole, del CCRR e delle istituzioni. Le celebrazioni prendono avvio martedì 2 giugno con una doppia iniziativa. Alle ore 18:30 presso la Sala Consiliare, si terrà il convegno "I volti della Repubblica –80 anni dal Referendum", un

momento di dialogo e confronto con storici e rappresentanti delle istituzioni, nel corso del quale saranno presentati i progetti delle associazioni che hanno aderito all'Avviso Pubblico comunale dedicato agli 80 anni della nostra Repubblica. Le ragazze e i ragazzi del CCRR daranno lettura di articoli della Costituzione italiana. A seguire, alle ore 21:00

presso Largo Municipio, la comunità si ritroverà in piazza per la proiezione in diretta dello spettacolo "I volti della Repubblica" da Piazza del Quirinale, nell'ambito del programma nazionale trasmesso dalla RAI. «Celebrare gli 80 anni dal Referendum assume un significato particolare, rappresenta una pagina di storia che sentiamo profondamente no-

stra», dichiara Fabio Laurino, Sindaco di Tito, che aggiunge: «Abbiamo voluto partire dalla scuola e dai più giovani, costruendo iniziative di rilevanza nazionale. Investire nella cultura e in una comunità educante non è per noi uno slogan, ma una scelta concreta». «All'invito della Presidenza della Repubblica e di ANCI abbiamo risposto subito non con un singolo evento, ma con un percorso culturale che coinvolge le associazioni, il CCRR, le scuole e i cittadini di ogni generazione», dichiara Antonio Carlucci, assessore alla cultura. «Siamo orgogliosi – ha concluso - di come il tessuto associativo di Tito abbia risposto, lavorando con impegno e in sinergia. Crediamo nel valore della cultura come strumento di crescita collettiva e lavoriamo ogni giorno per fare di Tito una comunità culturalmente viva».

una serata dedicata a talento, determinazione e impegno civile

“Semi di Futuro”, Potenza celebra 55 storie di coraggio e resilienza

Un pomeriggio dedicata al talento, all'impegno e alle storie che ogni giorno contribuiscono alla crescita della comunità lucana. Si è svolta ieri, nella Villa del Prefetto di Potenza, l'edizione 2026 di "Semi di Futuro – Il Talento delle Donne", il premio promosso dalla Consigliera di Parità della Provincia di Potenza e dall'Associazione Potenza Città per le Donne.La manifestazione, giunta al quarto anno, è nata per valorizzare quelle donne che spesso operano lontano dai riflettori ma che, attraverso competenza, passione e determinazione, rappresentano esempi concreti per le nuove generazioni. Un progetto che nel tempo è cresciuto fino a diventare un appuntamento capace di raccogliere e raccontare le eccellenze della Basilicata, dentro e fuori i confini regionali.«Volevamo raccontare le storie delle donne invisibili, di tutte quelle donne che nei loro mondi e nei loro ambiti si danno da fare attraverso competenze, passione e coraggio. L'idea era quella di renderle visibili attraverso un riconoscimento pubblico», è stato ricordato nel corso del evento dagli organizzatori, ripercorrendo le origini dell'iniziativa. Sono state 55 le persone celebrate nel corso della manifestazione, tra professioniste, amministratrici, rappresentanti del mondo dell'associazionismo, del volontariato, del-

la cultura e delle istituzioni. Tra le premiate anche la giornalista e conduttrice Lina Paterna, riconosciuta per il suo contributo nel campo dell'informazione e della comunicazione, e Anna Teresa Maria Labanca, tra le più giovani destinatarie del riconoscimento. Particolarmente significativa la testimonianza di Labanca, professionista della società Next Advantage, che ha voluto dedicare il premio al percorso personale e professionale costruito grazie alla fiducia ricevuta dalla propria azienda. «Andare via non è una scelta semplice, ma neanche restare lo è», ha affermato rivolgendosi ai giovani lucani. «È importante che esistano realtà che credano nelle nuove generazioni e investano su di loro. Bisogna provare a restare e a dare lustro alla nostra regione». L'edizione 2026 ha assunto un significato ancora più profondo perché coincisa con l'ottantesimo anniversario del diritto di voto alle donne italiane. Per l'occasione gli organizzatori hanno voluto dedicare uno spazio speciale alle 18 sindache della Basilicata, protagoniste di un momento di confronto e racconto delle proprie esperienze amministrative.Un omaggio simbolico alle donne impegnate nelle istituzioni e alla loro crescente presenza nella vita pubblica. «Da semi stanno iniziando a produrre i primi frutti», è stato sottolineato durante la manifestazione, evidenziando il percorso di crescita della rappresentanza femmi-

nile nei ruoli di governo locale.Tra i momenti più emozionanti della serata anche il riconoscimento conferito a chi da decenni opera nell'accoglienza e nel sostegno all'infanzia e alle famiglie. Una testimonianza che ha ricordato il valore della solidarietà e dell'impegno sociale, portato avanti negli anni attraverso l'assistenza a centinaia di bambini e nuclei familiari in difficoltà. La manifestazione si era aperta con la presentazione del libro "Donne, resistenza, libertà" della scrittrice e giornalista Angela Iantosca, organizzata in collaborazione con la Commissione Regionale Pari Opportunità della Basilicata, offrendo ai presenti un momento di riflessione sul ruolo delle donne nella storia e nella società contemporanea. Accanto alle fi-

gure femminili premiate, il riconoscimento è stato attribuito anche a uomini che si distinguono per il sostegno concreto ai valori della parità, del rispetto e delle pari opportunità, contribuendo alla costruzione di una società più inclusiva. A chiudere la serata è stato il concerto dell'Orchestra Maldestra, che ha proposto un repertorio dedicato alle grandi voci femminili della musica, regalando al pubblico un ultimo momento di condivisione e partecipazione. Una manifestazione che, ancora una volta, ha acceso i riflettori su storie spesso silenziose ma fondamentali per il tessuto sociale lucano, confermando come il talento, l'impegno e la determinazione possano trasformarsi in veri e propri semi di futuro per l'intera comunità.

Alcune foto della manifestazione (foto Mattiacci)

A Cronache il Sindaco Altieri: «È stato un protagonista appassionato del mondo agricolo, della promozione del territorio e dell’identità lucana»

Addio al “Brigante gentile”: Manfredelli lascia un’eredità culturale alla Basilicata

D I E MANUELA C ALABRESE

Si è spento a 72 anni, in seguito ad una malattia, Nicola Manfredelli, giornalista, agronomo, Direttore e anima del Parco Grancia, fondatore del “Movimento 24 Agosto”, Presidente di “Lucania Viva” e tra i promotori della Rete culturale della Carta di Venosa. Direttore dell’allora Gal Csr Marmo Melandro e Presidente dell’Unione Coltivatori Italiani. Fu autore e coautore di diversi progetti. Enumerare i suoi impegni e gli incarichi ricoperti non è semplice, perché era un uomo appassionato, e forse, il testamento più “popolare” che lascia ai lucani è l’inno della ruralità lucana “Fiore di Lucania”, che tutti cantano e conoscono. Le esequie avranno luogo al convento di Sant’Antonio di Rivello domani, 2 giugno, alle 16:00. Qui infatti era nato, e a Cronache lo ricorda così il Primo cittadino Franco Altieri: «La morte di Nicola rappresenta una perdita per la Basilicata. È stato un protagonista appassionato del mondo agricolo, della promozione del territorio e dell’identità lucana. Rivello ne conserva il ricordo anche per l’attenzione che, negli anni, ha riservato al nostro paese, coinvolgendolo in iniziative di promozione turistica e culturale. A nome mio personale e dell’Amministrazione comunale esprimo sincero cordoglio alla famiglia e particolare vicinanza ad Antonio Manfredelli, già Sindaco di Rivello».

L’IMPEGNO TRA I COSTITUENTI DELL’ASSOCIAZIONE

CARTA DI VENOSA

A rendergli omaggio oggi sono in moltissimi, a cominciare proprio da “Carta di Venosa- Rete Meridionalista”: «Pochi, sono veramente pochi, i lucani che con dedizione intelligenza e amore hanno provato a fare qualcosa per la nostra amara e amata terra. Carlo Levi scriveva che “Per i contadini, i briganti non erano banditi, ma eroi popolari e difensori. Rappresentavano

l'unica forma di ribellione e resistenza contro lo Stato, la Storia e una civiltà percepita come ostile” e proprio pensando a questo legame forte tra briganti e i lucani che con Nicola li evocavamo spesso, in privato e Lui con la Grancia, che è stata riaperta grazie alla sua caparbia volontà, ci ha restituito la possibilità di celebrare la nostra storia. Ma Nicola non è solo questo. È l’amico che c’è sempre e che tutti vorrebbero avere. Un'amicizia che si è rinforzata con gli anni e con la comune adesione alla Carta di Venosa, altra sua iniziativa a cui ha dedicato pensiero e forza. E sempre insieme abbiamo condotto la battaglia per chiedere il referendum consultivo contro l’Autonomia differenziata in Basilicata. Come tanti lucani di pregio è stato spesso lasciato solo o ostacolato, ma oggi quello che voglio ricordare è la sua intelligenza sottile e il suo fare gentile. L’amico che si ha sempre voglia di sentire per capire come vanno le cose. Caro Nicola come i briganti rimarrai per sempre nei nostri cuori».

PRODIGO PER LE AREE INTERNE DEL MARMO

MELANDRO

Nel corso della sua attività ha ricoperto diversi incarichi legati allo sviluppo locale. Tra questi, la direzione del GAL Marmo Melandro. E a tal proposito Il Gal Percorsi, oggi presieduto da Caterina Salvia, ricorda: «Il Gal Percorsi nasce dalla trasformazione del Gal Basento Camastra e si espande al CSR Marmo Melandro quando il bando della Regione Basilicata impone ai territori una ridefinizione dei confini e di passare da 8 gruppi di azione locale a 5. Perché questo ricordo? Perché il CSR Marmo Melandro lo dobbiamo a Nicola, che ieri ci ha lasciati. Ha dedicato anni della sua vita a quei luoghi e la nostra è una eredità grande. Certo non è stato un momento semplice quello e, come tutti i cambiamenti, ha generato delle frizioni. Con il tempo, però, abbiamo ri-

preso il cammino anche sul solco di quelle tante esperienze volute fortemente da lui. Oggi, quindi, tutto il Gal Percorsi si unisce al dispiacere di quanti lo hanno conosciuto. Buon cammino Nicola». Proprio col Gal nel 2014 promosse le Ruraliadi, manifestazione che coinvolse i comuni dell’area in una serie di giochi e sfide popolari, riaccendendo la passione identitaria sui territori. Dal Comune di Bella, l’Assessore Carmine Ferrone, scrive: «Il cuore si stringe. Il mio pensiero va a un amico sincero e un uomo che ha amato profondamente la nostra terra, spendendosi da sempre per la promozione del territorio lucano». Come lui anche l’Assessore Maria Antonietta Angrisani: «Apprendere della tua dipartita è stato dolorosissimo. Grazie, Nicola, per tutto ciò che hai fatto per la nostra terra, per la tua mente visionaria, per l'amore profuso in ogni progetto realizzato». Antonella Giosa, Presidente Agedo Potenza e Referente Coordinamento donne ANPI di Basilicata esprime così il suo cordoglio: «Tanti ricordi ho di Nicola, fra i tanti il suo amore per la nostra terra, l'area Melandro che lo ha visto molto presente. Una delle foto che scattai in una tap-

pa de "Le Ruraliadi", credo sia stata una delle prime e delle più belle iniziative per la promozione del territorio, promozione di un'intera area del territorio lucano. Ciao Nicola».

FU PRESIDENTE DI “LUCANIA VIVA”, MOVIMENTO LUCANO DI RAPPRESENTANZA

Manfredelli fu altresì Presidente di “Lucania Viva”, movimento lucano di rappresentanza e partecipazione facente parte di Unione Mediterranea. Su questa linea lo ricorda Crocifisso Aloisi, come «grande, tenace, intelligente combattente della causa meridionale. Ho avuto l'onore di conoscere e frequentare Nicola in tante battaglie meridionaliste ed ho sempre apprezzato la sua intelligenza, la sua tenacia e la sua pacatezza. Nel periodo di creazione e organizzazione del Movimento Equità Territoriale ho sempre avuto un ottimo rapporto di collaborazione con Nicola, molti di noi hanno avuto la fortuna di conoscerlo e condividere tantissime battaglie. Grande Nicola, porteremo avanti con più determinazione le tue e le nostre battaglie per il nostro Sud, il nostro meraviglioso territorio».

AGRONOMO E PRESIDENTE

REGIONALE CICCONFEDERAZIONE ITALIANA COLTIVATORI

Cia-Agricoltori ricorda il grande dinamismo espresso nella prima fase della programmazione comunitaria cosiddetta "dal basso": «Fu Presidente regionale CIC- Confederazione Italiana Coltivatori, denominazione precedente e CIA dal 1986 al 2004 oltre che Presidente Nazionale Associazione dei Prodotti di Fattoria. CIA ricorda l'avvio della programmazione Leader che ha consentito di rappresentare ben 2 Leader, acronimo per "Liaisons Entre Actions de Developpement de l'Economie Rurale", una delle iniziative finanziate dai Fondi strutturali dell'UE che mira ad aiutare gli operatori del mondo rurale a prendere in considerazione il potenziale di sviluppo a lungo termine della loro regione. Di Manfredelli inoltre resterà per sempre la grande intuizione e la perseveranza che ebbe nella realizzazione di uno dei grandi eventi come la rappresentazione della "Storia Bandita" nel "Parco della Grancia" diventato simbolo di riscatto delle comunità rurali. La sua scomparsa lascia un vuoto nel mondo culturale e associativo lucano non solo del mondo agricolo».

Nel dettaglio, verranno analizzati 13 mozziconi di sigaretta trovati nella vettura: uno di questi è di una marca diversa da quella utilizzata dalla vittima

Giallo Scarascia, il caso passa nelle mani del RIS di Roma: al via analisi scientifiche

Proseguono le indagini sul decesso di Nicola Scarascia, il 52enne scomparso lo scorso 8 maggio a Scanzano Jonico, e ritrovato senza vita il 12 maggio in zona “Fosso Valle”. Tutti gli elementi raccolti fino a que-

sto momento sono nelle mani del RIS dei Carabinieri di Roma, dove lunedì 8 giugno cominceranno gli accertamenti in contraddittorio con i periti dell’unico indagato. Nelle mani degli esperti, una Mercedes bianca, per verificare se ci siano tracce del passaggio dell’autotraposportatore. Nel-

lo specifico, il RIS analizzerà 13 mozziconi di sigaretta trovati nella vettura: uno di questi è di una marca diversa da quella usata dalla vittima. Inoltre, l’estrazione del dna di chi l’ha fumata, potrebbe rivelare l’identità di colui che Scarascia ha incontrato nei momenti precedenti alla

scomparsa. Medesima risposta attesa dai filmati di una telecamera di videorsorveglianza che ha ripreso il 52enne con un altro uomo. In questo caso, potranno essere d’aiuto sia gli indumenti sequestrati all’indagato, due giubbotti e un capello, sia le indagini antropometriche. Tuttavia,

non essendo accertamenti irripetibili, è possibile siano già stati eseguiti. Rientra, invece, tra le attività da fare nel contraddittorio la ricerca di tracce sugli abiti e su un borsello dell’indagato. Eventuali segni della vittima contribuirebbero a fornire ulteriori elementi fondamentali.

Ebola, la Basilicata ha attivato la rete infettivologica

POTENZA. In linea con le recenti disposizioni nazionali, la Direzione Generale per la Salute e le Politiche della Persona della Regione Basilicata ha formalizzato l'individuazione delle strutture ospedaliere e dei professionisti che faranno da punto di riferimento sul territorio per la gestione delle Malattie Infettive. Questo provvedimento recepisce le indicazioni contenute nell’articolo 8 dell’Ordinanza del Ministro della Salute del 29 maggio 2026, focalizzata sulle procedure operative e sulle misure di sorveglianza sanitaria per la Malattia da Virus Ebola (Mve). L'obiettivo princi-

pale è offrire un supporto tempestivo e qualificato ai Dipartimenti di Prevenzione e ai Servizi Sanitari Territoriali attraverso una rete di coordinamento chiara e immediata. Le Aziende sanitarie hanno risposto con celerità e responsabilità all'appello. Per l'Azienda Sanitaria Locale di Matera (Asm) il centro di riferimento è l'Unità Operativa Complessa (Uoc) Malattie Infettive dell'Ospedale Madonna delle Grazie, situato in Contrada Cattedra Ambulante 1.La responsabilità è affidata alla dottoressa Grazia Pietro Matera, raggiungibile al numero telefonico 0835/253344 o tra-

mite l'indirizzo e-mail grazia.pietromatera@asm.basilicata.it. Per l'Azienda Ospedaliera Regionale (Aor) San Carlo di Potenza, le attività fanno capo all'Unità Operativa Complessa (Uoc) Malattie Infettive di Via P. Petrone. All'interno di questa struttura, i medici referenti designati sono la dottoressa Mariolina Frontuto, il dottor Michele Gilio e la dottoressa Donatella Palazzo. Per i contatti sono attivi i numeri di telefono 0971/613643, 0971/613568, oltre alle rispettive e-mail istituzionali: mariolina.frontuto@ospedalesancarlo.it, gilio.michele@ospedalesancarlo.it e donatella.palazzo@ospedalesancarlo.it. La comunicazione ufficiale si inserisce nel quadro delle normali attività di prevenzione sanitaria volte a garantire la massima prontezza del sistema regionale di fronte ai protocolli di sicurezza nazionali.

Il capogruppo di Bcc: «Basilicata non affatto virtuosa i numeri si riferiscono a visite ed esami da fare antro 120 giorni»

Vizziello: «Sulle liste d’attesa dati Agenas vanno letti bene»

POTENZA. «Non è assolutamente vero che la Basilicata è tra le regioni più virtuose d'Italia nella gestione delle liste d'attesa, nel senso che rispetterebbe i tempi di attesa nel 98,8 per cento dei casi per quanto riguarda le prime visite e nel 94,9 per cento dei casi per quanto riguarda gli esami diagnostici, semplicemente perché questi dati derivano da prescrizioni di visite ed esami di laboratorio con classe di priorità P, cioè da erogare entro 120 giorni. È francamente inaccettabile che l'assessore Latronico ricorra a questi gio-

chi di prestigio per provare a prendere in giro i lucani e fare apparire i tempi di erogazione delle prestazioni migliori di quelli che sono nella realtà». A dichiararlo, in una nota, è il capogruppo in Consiglio regionale di Basilicata Casa Comune, Giovanni Vizziello.

«Detto in soldoni, l'immagine della Regione Basilicata capace di erogare quasi il 100 per cento delle visite mediche nel rispetto dei tempi di attesa che l'assessore Latronico ha provato ad accreditare si scioglie come neve al sole se si con-

POTENZA. Gli asili nido aziendali della Regione Basilicata, dell’Azienda ospedaliera regionale San Carlo e dell’Università degli studi della Basilicata apriranno dal prossimo anno educativo. Una notizia accolta con soddisfazione dalla Fp Cgil di Potenza che parla di «un traguardo atteso da anni» e frutto di un lungo lavoro di interlocuzione istituzionale e pressione sindacale. Nei giorni scorsi il direttore generale dell’Aor San Carlo, Giuseppe Spera, ha confermato pubblicamente l’avvio delle strutture a partire dal mese di settembre. Un annuncio che, secondo il sindacato, dà finalmente concretezza alle richieste avanzate negli ultimi mesi anche attraverso una formale richiesta di incontro indi-

sidera che detta performance deriva dall'analisi di prestazioni che nell'85 per cento dei casi hanno classe di priorità P, cioè da erogare entro 120 giorni.Consigliamo quindi all'assessore Latronico di riporre i toni trionfalistici con cui ha accolto la pubblicazione del report Agenas e di rimboccarsi le maniche per risolvere il problema dei problemi della sanità lucana, le liste d’attesa appunto, mettendo a valore le tante opportunità economiche messe a disposizione della nostra Regione dal Governo Meloni».

rizzata alla Regione Basilicata.La Fp Cgil ricorda che il direttore generale della Regione, Alfonso Morvillo, aveva già comunicato il completamento entro giugno 2026 degli interventi necessari all’adeguamento delle strutture. I lavori hanno riguardato la realizzazione di un’area esterna con giardino, la messa in sicurezza dei percorsi pedonali e una revisione parziale della viabilità carrabile richiesta dall’Azienda sanitaria di Potenza.Per il sindacato si tratta di un risultato significativo che consentirà di offrire una risposta concreta ai bisogni delle famiglie e dei lavoratori, accelerando la conclusione di un iter autorizzativo ritenuto strategico per il welfare pubblico regionale. I tre asili nido aziendali garan-

tiranno complessivamente oltre 70 posti destinati ai bambini dai 3 ai 36 mesi. Le strutture saranno organizzate con formule flessibili

pensate soprattutto per i dipendenti pubblici impegnati nei turni di lavoro, in particolare il personale sanitario. Al San Carlo, ad esempio, il servizio sarà attivo dalle ore 6.45 del mattino fino alle 18.La Fp Cgil sottolinea inoltre come gli investimenti nei servizi educativi per la prima infanzia rappresentino una priorità strategica per favorire la conciliazione tra tempi di vita e lavoro, sostenere la natalità e incrementare l’occupazione femminile. In Basilicata, dove resta ancora insufficiente il numero di posti disponibili nei servizi per l’infanzia rispetto agli obiettivi europei, l’attivazione dei tre nidi aziendali viene indicata come una buona pratica da estendere anche ad altri ambiti del welfare pubblico.

L’ideatore Antonio Candela: «Il futuro si costruisce quando istituzioni e territorio condividono visione e responsabilità»

Potenza al centro dell’innovazione: torna il Festival delle Opportunità

Conto alla rovescia per il Festival delle Opportunità 2026, che da domani, 3 giugno, e fino al 5 giugno trasformerà Potenza in un grande laboratorio di idee, confronto e partecipazione dedicato alle nuove generazioni e allo sviluppo dei territori.Nato dall’esperienza di Potenza Città Italiana dei Giovani e diventato negli anni uno degli appuntamenti più significativi del Mezzogiorno sui temi dell’innovazione, della formazione e della cittadinanza attiva, il Festival torna con un programma ricco di incontri, workshop, laboratori e momenti di dialogo aperti a studenti, professionisti, imprese, amministratori e cittadini.L’edizione 2026 si rafforza grazie a un’importante rete di collaborazioni istituzionali. La ma-

nifestazione è infatti promossa in partenariato con la Commissione Regionale per le Pari Opportunità della Basilicata e il Consorzio ConUnibas dell’Università degli Studi della Basilicata, con il sostegno di BCC Basilicata.Una sinergia che punta a mettere al centro il protagonismo giovanile, la formazione, l’inclusione e la costruzione di nuove opportunità di crescita per la Basilicata, trasformando il Festival in una piattaforma di confronto e progettazione capace di coinvolgere istituzioni, mondo universitario, imprese e comunità locali.Tema dell’edizione 2026 è “Il futuro è il tempo che scegli di dare”, un messaggio che invita a riflettere sul valore del tempo come risorsa condivisa e responsabilità collettiva, da investire nella

costruzione di percorsi di sviluppo sostenibili e inclusivi.«Il Festival delle Opportunità cresce perché cresce la comunità che lo rende possibile», sottolinea l’ideatore dell’iniziativa, Antonio Candela. «Il partenariato con la Commissione Regionale Pari Opportunità, con il Consorzio ConUnibas e il sostegno di BCC Basilicata dimostrano come il futuro possa essere costruito attraverso una visione condivisa tra istituzioni, formazione, credito cooperativo e territorio. Le opportunità non si attendono, si generano insieme».Tra i temi che animeranno i tre giorni di lavori figurano l’intelligenza artificiale, la transizione generazionale, l’orientamento, la cooperazione, l’impresa sociale, la sostenibilità, la cittadinanza attiva, la parità di

opportunità e la valorizzazione delle aree interne.Particolare attenzione sarà dedicata alle questioni dell’equità e dell’inclusione, grazie al contributo della Commissione Regionale per le Pari Opportunità, mentre il coinvolgimento del Consorzio

ConUnibas rafforzerà il legame tra formazione, orientamento e mondo del lavoro. Strategico anche il sostegno di BCC Basilicata, impegnata nella promozione di percorsi di crescita e sviluppo comunitario ispirati ai valori della cooperazione.

Intervento straordinario di Acquedotto Lucano alla vigilia delle celebrazioni patronali: scongiurate ripercussioni sul percorso della sfilata

Parata dei Turchi, emergenza idrica scongiurata

Renna: «La differenza l'hanno fatta gli operatori»

Un intervento rapido e complesso, portato a termine a poche ore dall'inizio della Parata dei Turchi, ha consentito di evitare disagi alla cittadinanza e garantire il regolare svolgimento della storica manifestazione dedicata al Santo Patrono di Potenza.A renderlo noto è Acquedotto Lucano, che nella mattinata del 29 maggio ha completato le operazioni di ripristino della rete idrica cittadina in seguito al cedimento di una condotta in più punti lungo Viale Dante. Una criticità che avrebbe potuto compromettere il percorso della sfilata e creare notevoli difficoltà durante una delle giornate più importanti per il capoluogo lucano.Fin dalle prime ore del mattino, tecnici e operatori del gestore idrico hanno concentrato ogni sforzo sulle attività necessarie per mettere in sicurezza l'area interessata e ripristinare la piena funzionalità della rete. L'intervento ha permesso di preservare il regolare svolgimento delle celebrazioni patronali, tutelando al tempo stesso cittadini, visitatori e operatori economici coinvolti negli eventi organizzati per la ricorrenza.Oltre alla riparazione della condotta, il personale di Acquedotto Lucano ha partecipato anche alle pri-

me operazioni di ripristino del manto stradale, contribuendo a riportare rapidamente la situazione alla normalità.L'azienda sottolinea come l'episodio abbia rappresentato un'ulteriore prova della professionalità delle proprie maestranze, chiamate ancora una volta a confrontarsi con le criticità legate alla vetustà delle infrastrutture idriche.Parole di ringraziamento sono state espresse dai vertici della società nei confronti dei dipendenti impegnati nell'emergenza. In particolare, il direttore generale Cerciello Ren-

na ha evidenziato l'efficacia del nuovo modello organizzativo adottato dall'azienda.«Con l'intervento in Viale Dante, la nuova macchina organizzativa ha superato brillantemente un altro stress test di grande impatto sociale», ha dichiarato il direttore generale, sottolineando come la risposta all'emergenza abbia consentito di limitare al minimo le conseguenze di un guasto verificatosi in un momento particolarmente delicato per la città.Renna ha poi voluto rimarcare soprattutto l'impegno umano e professionale del perso-

nale operativo: «Stavolta però sento di evidenziare il fattore che ha fatto davvero la differenza: il forte senso di comunità dei miei colleghi che operano sul territorio».Grazie alla tempestività dell'intervento e al lavoro svolto dalle squadre tecniche, Potenza ha potuto vivere senza particolari criticità uno degli appuntamenti più sentiti del calendario cittadino, confermando l'importanza di una risposta efficace nelle situazioni di emergenza che interessano servizi essenziali come quello idrico.

Dal 1 giugno al 22 settembre musica, cultura e intrattenimento animeranno piazze e quartieri con un programma diffuso in tutta la città

A Potenza, presentato il cartellone estivo per la città: 83 eventi fino a settembre

Gastronomia, cultura, arte, musica, sport e intrattenimento. Sono queste le principali chiavi di lettura del programma “Estate in Città” promosso dal Comune di Potenza e presentato ieri mattina nella Sala dell’Arco nel corso di una conferenza stampa voluta e coordinata dall’assessore alla Cultura Roberto Falotico.Piazze, vie della città, centro storico, rioni e luoghi di aggregazione saranno al centro del ricco cartellone elaborato da Palazzo di Città, che punta a dare continuità al programma dei festeggiamenti di San Gerardo, implementandone la missione e i caratteri strutturali e sociali. Un percorso che scandirà l’intera estate, dal 1 giugno al 22 settembre, con 83 eventi e 274 appuntamenti complessivi.Un’offerta ampia che punta a costruire una “movida dolce” per un capoluogo che intende vivere l’estate come momento di aggregazione e scambio. Musica pop, soul, jazz e altri generi faranno da sfondo al-

le iniziative, insieme a convegnistica, teatro, stagione concertistica e alla “Traviata” come appuntamento di particolare rilievo artistico e musicale.Tra gli elementi del programma anche il beach volley nel parco Baden Powell del rione Risorgimento, il ricordo di Ranaldi e un calendario che si estenderà per tre mesi tra eventi e attività dedicate anche ai più piccoli, con spazi ludici e gonfiabili pensati per l’intrattenimento delle famiglie.Il progetto nasce da una programmazione avviata da tempo e presentata come punto di sintesi di un lavoro strutturato, con l’obiettivo di offrire un sostegno a chi trascorre l’estate in città e non può spostarsi per le vacanze.

Un impegno definito ampio e inclusivo, rivolto a tutte le fasce della popolazione, dai bambini agli anziani, con particolare attenzione anche alle persone in condizioni economiche più fragili.Alla conferenza stampa hanno preso parte anche rappresentanti delle associazioni del territorio che affiancheranno il Comune nella realizzazione del cartellone

“Bella Estate” e “Estate in Città”.In questo contesto l’assessore Roberto Falotico ha illustrato le linee del programma: «Iniziamo il 1 giugno perché già oggi c’è la prima iniziativa e fino al 22 settembre saranno 83 eventi per 274 appuntamenti. Si tratta di appuntamenti che vanno dalla musica classica al pop, dal soul al jazz, fino alle mostre e alle attività culturali. La Galleria Civica ospiterà tre mesi di esposizioni, dalla fotografia alla pittura, insieme a tutto ciò che riguarda il tema del green».Falotico ha poi sottolineato la dimensione diffusa del progetto: «Andremo nelle piazze dei quartieri, valorizzando anche grandi contenitori come il torneo di beach volley al parco Baden Powell nel mese di agosto. Ci saranno convegni specialistici di carattere scientifico e momenti dedicati alla scoperta della città, quella che amo definire città narrata, per offrire al visitatore culturale la possibilità di conoscere i nostri monumenti e le aree archeologiche».Spazio anche ai grandi eventi musicali e operistici:

«Non mancheranno la grande concertistica e la Traviata, oltre a un programma dedicato a Ranaldi, che sarà oggetto di una conferenza specifica. Infine, nel centro storico,

Piazza Mario Pagano ospiterà giochi gonfiabili e il trenino estivo, perché le famiglie devono poter trovare spazi di accoglienza e socialità anche in città».

Chiesa di San Pietro e Paolo gremita per il centauro 33enne morto sabato pomeriggio sulla Ss 95

Tito-Brienza: Carmelo Papalia, l’ultimo saluto del Francioso

Una folla commossa ha dato ieri l’ultimo saluto a Carmelo Papalia, il 33enne potentino tragicamente scomparso nell’incidente stradale avvenuto sabato scorso lungo la strada statale 95 Tito-Brienza. Le esequie si sono svolte nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo, nel rione Francioso, gremita di familiari, amici e cittadini accorsi per stringersi attorno al dolore della famiglia.

La comunità ha partecipato con profonda commozione alla cerimonia funebre, testimoniando l’affetto e la stima che circondavano il giovane. Momenti di grande emozione hanno accompagnato l’ultimo saluto, in un clima di raccoglimento e dolore.

L’incidente si era verificato lungo il tratto della statale che attraversa il territorio di Tito, nei pressi della galleria di Serra delle Macine. Per cause ancora in fase di accertamento, Papalia aveva perso il

controllo della motocicletta mentre percorreva una curva, finendo violentemente sull’asfalto.

Nello stesso sinistro è rimasto coinvolto anche un altro motociclista, un 27enne che viaggiava a breve distanza dalla vittima. Il giovane è stato soccorso e trasferito in eliambulanza all’ospedale San Carlo di Potenza, dove resta ricoverato nel reparto di Rianimazione. Le sue condizioni continuano a essere monitorate dai sanitari.

Sul luogo dell’incidente sono intervenuti i carabinieri, i vigili del fuoco e il personale dell’Anas. La circolazione lungo la statale è stata temporaneamente sospesa per consentire le operazioni di soccorso e i rilievi necessari alla ricostruzione dell’accaduto. Le indagini proseguono per chiarire con precisione la dinamica del sinistro che ha spezzato la vita del giovane potentino, lasciando sgomenta l’intera comunità.

Maggioranza più definita, Fratelli d’Italia

costituisce il gruppo consiliare a Lavello

Una delegazione di Fratelli d’Italia Lavello, guidata dalla consigliera Mariapia Carnicella e dall’assessore Pietro Mangino, ha incontrato il Sindaco Pasquale Carnevale presso la sede del circolo cittadino.

L’incontro, promosso a un anno dall’insediamento dell’amministrazione comunale, è stato occasione per una verifica politica e

amministrativa sul lavoro svolto finora e sulle prospettive future della maggioranza. Nel corso del confronto, Fratelli d’Italia ha ribadito il proprio sostegno al Sindaco Pasquale Carnevale, al programma amministrativo e alla prosecuzione del percorso di governo scelto dai cittadini.

Allo stesso tempo, è stata ribadita la presenza, all’interno della maggioranza, di due sensibilità politiche e

amministrative differenti, una civica e una chiaramente politica, che sin dall’inizio hanno caratterizzato il progetto condiviso.

Proprio nella volontà di definire con maggiore chiarezza queste differenze, nel rispetto reciproco e degli impegni assunti con i cittadini, nasce oggi l’esigenza di un percorso politico e organizzativo più distinto all’interno della coalizione.

Per questa ragione è stata

comunicata ufficialmente al Sindaco la costituzione del gruppo consiliare di Fratelli d’Italia Lavello, composto dalla consigliera Mariapia Carnicella e dal consigliere Pietro Mangino.

La costituzione del gruppo rappresenta una scelta di chiarezza politica e organizzativa, utile a distinguere in maniera più definita il profilo e il metodo della componente politica rispetto a quella civica del-

la maggioranza.

Una distinzione che nasce dalla volontà di riportare al centro dell’azione amministrativa il confronto politico, il rispetto dei ruoli istituzionali e un clima più equilibrato e costruttivo, condizioni indispensabili per affrontare con serietà le sfide che attendono la comunità lavellese.

Nel corso dell’incontro è stata inoltre condivisa la necessità di rafforzare il coordinamento politicoamministrativo e la presenza istituzionale sul territorio, così da rendere l’azione della maggioranza più efficace, concreta e vicina alle esigenze dei cittadini.

Fratelli d’Italia continuerà a garantire il proprio contributo con responsabilità, serietà e coerenza, nella convinzione che stabilità amministrativa, chiarezza politica e rispetto reciproco rappresentino valori fondamentali per il buon governo della città.

Carnicella e Mangino incontrano il sindaco Carnevale: sostegno confermato e nuove prospettive di governo

L’intervento dell’associazione “Per i Sentieri Odv” riaccende l’attenzione sul tema dell’inciviltà ambientale e sulla cura condivisa del

Bella, bonifica sulla SP14: centinaia di chili di rifiuti rimossi dai volontari

Centinaia di chili di rifiuti rimossi e un segnale forte contro l’inciviltà. È questo il bilancio dell’ennesima iniziativa promossa dai volontari dell’associazione

“Per i Sentieri Odv” di Bella, che questa mattina sono intervenuti per bonificare l’area del bivio lungo la SP14 Bella–Sant’Antonio Casalini.I sacchi di spazzatura recuperati, contenenti scarti di ogni genere abbandonati illegalmente, sono stati trasferiti e conferiti presso l’isola ecologica comunale.L’eco-intervento ha ricevuto il plauso dell’amministrazione comunale at-

traverso le parole di Samuele Grippa, assessore alla Transizione ecologica, che ha ringraziato pubblicamente l’associazione per la costante attività sul territorio: «Rivolgo un sincero ringraziamento all’associazione “Per i Sentieri” per questa preziosa attività di bonifica. Da ormai quattro anni questo gruppo porta avanti con continuità numerose iniziative ambientali, contrastando periodicamente piaghe come le discariche a cielo aperto».L’impegno dell’associazione non si limita però alle attività di pulizia, ma si estende anche alla valorizzazione del terri-

torio attraverso iniziative culturali e ambientali. L’assessore ha ricordato, tra le altre, le giornate di eco-trekking che nel mese di agosto uniscono cammino e osservazione del paesaggio nella notte di San Lorenzo, oltre alla realizzazione delle casette del libro installate nella villa comunale “Gino Strada” e presso il Centro Sportivo Ricreativo “XXIII Novembre”, con l’obiettivo di incentivare la lettura condivisa.Tra i progetti figura anche il censimento e la segnalazione degli alberi monumentali presenti sul territorio, considerati veri e propri custodi della me-

moria naturale e storica della comunità.«La tutela dell’ambiente riguarda tutti noi – ha concluso Grippa – e ogni giorno dobbiamo contrastare i compor-

tamenti scorretti che feriscono il nostro territorio. Avere un ambiente pulito significa vivere il territorio in maniera sana e corretta».

A Bernalda seminario Ecm sulle patologie neurodegenerative: focus su formazione, presa in carico e nuove tecnologie

Fragilità e cronicità, dai Padri Trinitari un modello di rete

Fare rete per rafforzare la medicina territoriale, migliorare la presa in carico delle fragilità e investire sulla forma- zione continua. È il messaggio emerso dal seminario multidisciplinare di aggiornamento Ecm promosso dai Padri Trinitari e svoltosi nei giorni scorsi a Bernalda, con professionisti e operatori provenienti da diverse regioni italiane. Al centro della giornata di studio i temi della prevenzione, diagnosi, assistenza e riabilitazione nelle patologie neurodegenerative, in un contesto segnato dall’invecchiamento della popolazione e dalla necessità di modelli assistenziali sempre più integrati. Il direttore dei Centri di riabilitazione dei Padri Trinitari, Vito Campanale, aprendo i lavori, ha salutato «i professionisti provenienti da diverse regioni italiane» e ha sottolineato il valore della formazione come parte integrante della missione dell’organizzazione. «La nostra organizzazione opera in Basilicata, Puglia, Friuli Venezia Giulia, Toscana e Polonia, con l’obiettivo non solo di offrire servizi di assistenza alle persone più fragili e risposte concrete ai territori in cui siamo presenti, ma anche di promuovere la crescita professionale attraverso la formazione. In qualità di provider accreditato a livello nazionale, investiamo costantemente nell’aggiornamento dei nostri operatori e di professionisti esterni, contribuendo al miglioramento della qualità dei servizi sociosanitari», ha evidenziato Campanale. Il seminario ha posto parti-

colare attenzione all’invecchiamento della popolazione, fenomeno evidente anche sul territorio lucano, e alla gestione delle cronicità e delle fragilità. «In questo contesto — ha aggiunto Campanale — il Piano Sanitario Regionale Basilicata 2026-2030 individua come priorità la gestione delle cronicità e delle fragilità. Le malattie neurodegenerative rappresentano un ambito significativo per mettere in pratica questo approccio. La giornata formativa è nata proprio con l’obiettivo di favorire una visione integrata e multidisciplinare». Sul ruolo della connessione tra professionisti si è soffermato anche Andrea Gigliobianco, direttore sanitario dell’Asm di Matera, richiamando la necessità di affrontare la sfida delle cronicità con strumenti condivisi. «La sfida attuale — ha affermato Gigliobianco — è quella delle cronicità e il Piano sanitario regionale ce lo ricorda. La sfida è quella della connessione fra tutti i professionisti, necessaria per assolvere compiti sempre più difficili e complessi. Per assistere bene occorre investire in ricerca e anche nella vicinanza che possono assicurare, ad esempio, i caregiver. La longevità è un bell’elemento, ma richiede prevenzione e attenzione, anche all’alimentazione». Spazio anche alle opportunità offerte dalla tecnologia e dai nuovi strumenti di supporto alla comunicazione. Mario Damiani, direttore medico del Centro di Riabilitazione dei Padri Trinitari «Quarto di Palo» di Andria, ha approfondito il tema della Comuni-

— di un insieme di strategie, strumenti e tecniche utili a sostenere la comunicazione anche nelle malattie neurodegenerative, come Alzheimer, afasia progressiva primaria, Sla e demenze frontotemporali. Il suo utilizzo è previsto nelle linee guida e nei Pdta e dunque si impone una formazione adeguata degli operatori. L’obiettivo principale è mantenere il più a lungo possibile autonomia, partecipazione sociale e qualità della vita». Damiani ha ricordato come la CAA comprenda sia soluzioni a bassa tecnologia, come tabelle cartacee, fotografie e simboli, sia strumenti digitali, tra cui tablet, smartphone, comunicatori vocali e app dedicate. Fondamentale, ha aggiunto, è personalizzare gli ausili in base alle capacità residue della persona e coinvolgere familiari e caregiver. Anche l’intelligenza artificiale può offrire supporto nel riconoscimento del linguaggio, nella semplificazione dei

venuto anche l’assessore regionale alla Sanità, Cosimo Latronico, che ha evidenziato il ruolo svolto dai Padri Trinitari. «I Padri Trinitari — ha detto Latronico — sono un’istituzione preziosissima, che si occupa di cura, di assistenza, ma anche di formazione. Compito della medicina territoriale è quello della presa in carico e dell’orientamento, dell’accompagnamento e della specializzazione della risposta. C’è poi il bisogno di una integrazione tra la domanda sanitaria e quella sociale. I Padri Trinitari sono l’esempio di come le strutture private convenzionate riescono ad allargare la capacità di un sistema di cura e benessere delle persone». Il seminario di Bernalda ha confermato la centralità della collaborazione tra strutture sanitarie, istituzioni, professionisti e famiglie nella costruzione di percorsi assistenziali fondati su formazione, innovazione e multidisciplinarietà.

Dalle

intuizioni sull’A2 agli errori sul tracciato: ora serve una fermata in

Alta Velocità: dopo decenni di “rendita”, manca il salto

DI FR AN C E S C O O S N AT O *

Fine anni 60 inizi 70, politici del calibro del Ministro ai Lavori Pubblici Giacomo Mancini di Cosenza e del Sottosegretario Venturino Picardi di Lagonegro si adoperarono affinché il tracciato dell'Autostrada del Mediterraneo A2 Salerno Reggio Calabria attraversasse l'interno della dorsale tirrenica, facendo uscire dall'isolamento la regione Basilicata e Calabria. Oggi 2026, i politici espressi dalla Regione Basilicata sono lontani anni

luce, non soltanto per un fatto anagrafico e temporale ma con le loro politiche e con i risultati prodotti per la nostra terra. Per le uscite autostradali di Lagonegro Nord e Sud, così come per l'uscita di Lauria nord e sud con i collegamenti alla SS 585 Fondo Valle del Noce, che collega la Basilicata alla Calabria, e alla Sinnica, importante arteria che collega la Basilicata alla Puglia, dobbiamo dire grazie a questi Padri nobili che con il loro interesse e visione hanno dato vita ai presupposti per lo sviluppo del territorio, il quale

nel corso degli anni ha goduto soltanto di rendita per quella intuizione. Dico questo perché oggi, con la realizzazione dell'Alta Velocità ferroviaria, nessun politico lucano, Parlamentare, Consigliere regionale o Governatore di Basilicata che sia, si è occupato e si sta adoperando e battendo affinché la Basilicata lungo il tracciato che l'attraversa abbia una fermata, opportunità irripetibile e da non perdere per lo sviluppo e la crescita della regione. Un'opera di questa portata, se da un lato impatta pesantemente sul territorio,

sull'ambiente e sulla popolazione, dall'altro in contropartita deve comportare una ricaduta su più fronti ( servizi, lavoro occupazione, turismo e ricchezza in genere).

Quando si parla di sviluppo esso non può prescindere da un coordinamento organico con tutti i fattori che lo determinano, così le zone ZES non possono essere produttive senza una rete di infrastrutture adeguate a servizio, ovvero un aeroporto, una rete ferroviaria ed una rete autostradale, ognuna complementare all'altra con un sistema di intermodalità di trasporti, altrimenti esse sono destinate ad essere un'opera morta ed un investimento inutile di risorse.

Sulle soluzioni tecniche di percorrenza e di fermate ne possiamo indicare diverse: sulla Fondovalle del Noce con una fermata nell'area di Castrocucco di Maratea (PZ), per intenderci area ex Pamafi di proprietà regionale, pertanto non soggetta ai costi di esproprio e punto di intersezione con la rete ferroviaria tirrenica, oppure il percorso parallelo alla rete autostradale Salerno Reggio Calabria con una fermata anche nel breve tratto lucano, forse il più idoneo per servire l'interno e le aree industriali al più a ridosso della rete autostradale, considerato che la costa tirrenica, già ser-

vita dalla rete ferroviaria, per questioni orografiche, ambientali e per l'attraversamento di centri abitati, presenterebbe difficoltà logistiche all'Alta Velocità.

Variare il percorso finale del lotto 1C - Buonabitacolo Praia - includendo una fermata per la Basilicata e non uno snodo, nonché rimodulare i costi dell' intervento, da un lato non condizionerebbe i lavori e la tempistica prevista per giungere alla fermata di Buonabitacolo, dall'altro lato comporterebbe una maggiore efficacia dell'opera da rappresentare agli Uffici europei con cui si ovvierebbe alla esclusione della Regione Basilicata dalla fruizione diretta dell'AV.

Prima che si definisca il tutto chi riveste cariche istituzionali in Basilicata intervenga e mettesse una pezza agli errori ed incapacità commessi a tempo debito al tavolo progettuale dell'opera, prendendo esempio dagli illustri predecessori menzionati, i quali, nonostante le contrapposizioni politiche, le difficoltà economiche, tecniche e tecnologiche dell'epoca, posero le premesse per uno sviluppo territoriale che purtroppo nel corso degli anni a venire non è stato seguito ed integrato da politiche adeguate alle nuove esigenze e necessità.

*G IÀ C ONSIGLIERECOMUNALE

Consiglio comunale, a Matera torna il nodo nomine

MATERA. Il Consiglio comunale di Matera tornerà a riunirsi giovedì 4 giugno alle ore 16 nella Sala Pasolini di via Sallustio per una seduta straordinaria convocata in prima convocazione. La seconda convocazione è invece fissata per sabato 6 giugno, sempre alle ore 16. La decisione è stata assunta durante la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi consiliari del 29 maggio scorso.Tra i punti più attesi all’ordine del giorno figura l’elezione del presidente e dei vicepresidenti del Consiglio comunale, prevista dallo Statuto e dal regolamento dell’assemblea cittadina. Un passaggio politico particolarmente significativo per gli equilibri dell’assise

comunale, chiamata a definire i propri organismi di rappresentanza interna. Nel corso della seduta approderà in aula anche la mozione sulla sicurezza stradale presentata da diversi consiglieri comunali con primo firmatario Rubino. Il documento propone un piano straordinario per il ripristino del manto stradale cittadino con particolare attenzione alla tutela di motociclisti e ciclisti, tema che negli ultimi mesi è tornato al centro del dibattito pubblico anche in relazione alle condizioni di diverse arterie urbane.Spazio inoltre alle comunicazioni relative ad alcune delibere di Giunta riguardanti prelievi dal fondo di riserva. I provvedimenti fan-

no riferimento a importi pari a 6.009 euro, 42.747 euro e 2.500 euro approvati tra marzo e maggio 2026.All’attenzione del Consiglio arriverà anche l’ordine del giorno promosso da diversi consiglieri comunali con primo firmatario Bennardi dedicato alla prevenzione del suicidio. La proposta punta all’istituzione di una rete cittadina di prevenzione e supporto psicologico, individuando il tema come una priorità sociale e politica per il territorio.Tra gli argomenti inseriti nella seduta figura inoltre il documento presentato dal consigliere Tarasco relativo alle azioni di tutela del Comune di Matera nell’ambito della procedura di affi-

damento del servizio di trasporto pubblico locale urbano e del confronto istituzionale con la Regione Basilicata. A chiudere l’ordine del giorno sarà la modifica del Programma triennale dei lavori pubblici 2026-2028, con il relativo aggiorna-

mento dell’elenco annuale 2026 e del Documento unico di programmazione. Un passaggio tecnico ma strategico per la pianificazione degli interventi infrastrutturali e delle opere pubbliche previste dall’amministrazione comunale nei prossimi anni.

L'assessora ai Lavori Pubblici di Matera, Gaudiano: «Sblocchiamo fondi attesi, adesso trasformiamo i numeri in fatti»

Opere strategiche, Pnrr e strade: c’è ok alla variazione di bilancio

MATERA. L’amministrazione comunale di Matera accelera sul fronte delle opere pubbliche e della manutenzione urbana con l’approvazione della variazione numero 3 al Bilancio di previsione 20262028. Il provvedimento consente di utilizzare una parte dell’avanzo di amministrazione 2025 per finanziare interventi considerati prioritari per la città, dalla sicurezza stradale al completamento delle opere pubbliche, fino al sostegno ai cittadini. Tra le misure di maggiore impatto sociale figura lo stanziamento di 700mila euro provenienti da fondi regionali destinati all’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati. Le risorse permetteranno al Comune di erogare contributi ai cittadini che hanno già effettuato lavori per migliorare l’accessibilità delle proprie abitazioni.Importante anche l’investimento sul patrimonio storico con il completamento della copertura finanziaria per il restauro del Casino Dragone. L’intervento avrà una dotazione complessiva di 2 milioni e 160mila euro, di cui un milione e 460mila euro derivanti dai fondi europei Metro Plus e 700mila euro da risorse co-

munali legate alle compensazioni ambientali.Una quota significativa dell’avanzo di bilancio sarà utilizzata inoltre per coprire integrazioni di costo legate ad alcune opere finanziate dal Pnrr. In particolare, sono stati destinati 500mila euro agli asili nido, 170mila euro alle palestre scolastiche e 90mila euro al completamento del centro di raccolta di Matera Nord. Previsto anche il cofinanziamento comunale di oltre 950mila euro per il progetto del parcheggio interrato tra piazza della Visitazione e piazza Matteotti.Resta centrale il tema della manutenzione urba-

na. L’amministrazione ha infatti programmato 1 milione e 350mila euro per strade e marciapiedi, con 1 milione e 200mila euro destinati ai piani viabili cittadini e altri 150mila euro per interventi urgenti e puntuali.«Con questa manovra diamo risposte concrete ai bisogni della città», ha dichiarato l’assora al Bilancio Gaudiano, sottolineando però le criticità legate ad alcune progettazioni iniziali giudicate poco precise. Soddisfatto anche il sindaco Antonio Nicoletti: «Trasformiamo l’avanzo di bilancio in valore reale per Matera, investendo su scuole, strade e patrimonio storico».

Furti nel Metapontino, uomo catturato a Bari

POLICORO. Un uomo di origine georgiana è stato arrestato dalla Polizia a Bari nell’ambito di un’indagine su una banda specializzata in furti seriali compiuti nel Metapontino. Gli investigatori sono ora sulle tracce degli altri componenti del gruppo, ritenuto responsabile di una lunga serie di colpi messi a segno tra Policoro, Scanzano Jonico e Nova Siri. L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica, ha ricostruito una scia di reati avvenuti tra la fine di gennaio e la metà di aprile. Secondo quanto emerso, i malviventi avrebbero commesso decine di furti ai danni di abitazioni, locali seminterrati e box auto situati in complessi condominiali. A questi episodi si aggiungono almeno altri quindici tentativi rimasti incompiuti e mai denunciati formalmente dalle vittime. Determinante il lavoro svolto dagli agenti del Commissariato di Policoro che, grazie alla conoscenza delle dinamiche della criminalità georgiana attiva nei furti in appartamento, sono riusciti a raccogliere elementi ritenuti decisivi dagli inquirenti. Tra le prove acquisite figurano anche fotogrammi estratti dai sistemi di videosorveglianza presenti nelle aree colpite dalla banda.

«Stiamo lavorando con responsabilità per individuare ogni possibile soluzione utile a tutelare i livelli occupazionali»

Vertenza Callmat, Cupparo: «Stop a polemiche e semplificazioni»

In riferimento alle dichiarazioni apparse sulla stampa locale in merito alla vertenza CallMat, l’assessore allo Sviluppo Economico della Regione Basilicata, Francesco Cupparo, ritiene opportuno precisare alcuni aspetti al fine di fornire un quadro corretto dell’impegno istituzionale profuso in questi mesi. «Comprendo le preoccupazioni dei lavoratori e delle loro famiglie – dichiara Cupparo – ed è proprio per questo che la Regione Basilicata segue con la massima attenzione l’evolversi della vicenda CallMat, consapevole della rilevanza occupazionale e sociale che essa riveste per Matera e per l’intero territorio regionale. A conferma dell’impegno concreto della Regione, sono già stati messi in campo strumenti finanziari per complessivi 10 milioni di eu-

ro, di cui 6 milioni destinati agli investimenti produttivi e 4 milioni destinati ai processi di innovazione e sviluppo, ai quali si aggiungono ulteriori 2 milioni di euro messi a disposizione dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Si tratta di risorse importanti che possono rappresentare un’opportunità per attrarre nuovi investimenti, sostenere iniziative imprenditoriali e creare condizioni favorevoli alla salvaguardia e alla crescita dell’occupazione sul territorio». L’assessore ricorda che la Regione ha già avviato interlocuzioni con tutti i soggetti coinvolti, a partire dall’azienda, dalle organizzazioni sindacali, dagli enti competenti e dai rappresentanti istituzionali, con l’obiettivo di individuare ogni possibile soluzione utile a tutelare i livelli occupazionali. «Non corri-

sponde al vero l’immagine di una Regione assente oinerte. Al contrario, stiamo lavorando con responsabilità e concretezza per verificare tutte le opportunità disponibili e costruire un percorso che possa garantire prospettive occupazionali ai lavoratori coinvolti. In una vertenza così delicata occorre evitare semplificazioni e polemiche che rischiano di generare ulteriore incertezza tra i lavoratori e le loro famiglie». Per quanto riguarda il confronto istituzionale, Cupparo sottolinea che il prossimo 10 giugno è previsto al MIMIT un incontro dedicato alla vertenza, al quale parteciperanno i soggetti interessati per approfondire tutti gli aspetti della situazione, valutare le prospettive industriali e occupazionali e individuare le possibili soluzioni da mettere in campo. «Accolgo

con favore ogni occasione di confronto istituzionale e democratico. La partecipazione di tutte le parti interessate potrà contribuire a costruire un percorso condiviso nell’interesse dei lavoratori, delle loro famiglie e della comunità materana. La Regione Basilicata sarà presente con spirito costruttivo e con la volontà di contribuire concretamente all’individuazione delle soluzioni più efficaci».

L’iniziativa ha l’obiettivo di promuovere l’incontro tra culture diverse valorizzando integrazione, solidarietà e convivenza civile

La “Festa dei Popoli” con i Progetti SAI unisce

sei Comuni lucani nel segno dell’accoglienza

D I E MANUELA C ALABRESE

Insieme ad altri sindaci della zona il sindaco di Fardella, Mariangela Coringrato ha preso parte al tavolo di confronto sul tema dell'integrazione e dell'accoglienza che si è tenuto a Nova Siri in occasione della prima edizione della Festa dei Popoli. In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, i Progetti SAI dei Comuni di Nova Siri, Senise, Fardella, Latronico, San Severino Lucano e Lauria, gestiti dalla Cooperativa Sociale Medihospes, hanno difatti organizzano la “Prima Festa dei Popoli” in Piazza Giovanni XXIII a Nova Siri Scalo. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di promuovere l’incontro tra culture diverse e valorizzare il significato dell’accoglienza, della solidarietà e della convivenza civile attraverso momenti di dialogo, testimonianza e condivisione. La manifestazione rappresenta un’occasione concreta per celebrare la diversità culturale come ricchezza del territorio e per favorire una maggiore conoscenza reciproca tra

cittadini e beneficiari dei progetti di accoglienza. Fardella essendo sede di uno dei centri SAI della zona, sa bene che «l'integrazione, l'accoglienza e la migrazione possono essere delle risorse per il nostro territorio. La denatalità e lo spopolamento sono problematiche attuali nei nostri piccoli centri e il concetto di accoglienza diffusa rappresenta una forma di sviluppo territoriale –spiegano dal Comune- I nostri

paesi hanno bisogno di persone, di nuovi cittadini che inseriti in un percorso di integrazione possano lavorare e partecipare attivamente alla vita sociale delle nostre comunità. La nostra comunità è già fatta di popoli diversi: bambini che vanno a scuola e permettono l' apertura della scuola dell'infanzia e del nido, giovani lavoratori che lavorano nelle aziende del territorio e contribuiscono allo sviluppo della zona.

Giorno dopo giorno cerchiamo di costruire insieme una società fatta di tanti popoli che riescono a convivere in pace e a costruire il domani del nostro territorio». Per il Comune di Nova Siri, si è trattato di «un momento di festa e dialogo tra culture diverse, per costruire insieme una comunità più accogliente e solidale, del quale il Comune è stato lieto di patrocinare l’importante iniziativa». Il programma ha visto la presenza di stand artigianali, dove sono stati esposti gadget e manufatti realizzati dai beneficiari dei centri SAI. A seguire il convegno dal titolo “Insieme per una cultura dell’accoglienza”, moderato dal dott. Francesco Di Giorgio, con testimonianze dei beneficiari, saluti istituzionali dei sindaci dei Comuni coinvolti e interventi di rappresentanti del mondo sociale ed ecclesiale. La serata si è conclusa con un momento di convivialità aperto a tutta la cittadinanza, e pietanze multietniche, musica dal vivo e attività di animazione dedicate ai bambini. Un vero messaggio di inclusione, dialogo e partecipazione.

LA RUBRICA DI CRONACHE Pensieri e

Appunti di realtà 2 giugno L’arte di non delegare mai!

DI FABRIZIO QUARATINO

C’è una strana abitudine che si è diffusa negli ultimi anni. Se una strada è sporca, è colpa del Comune. Se un giovane decide di partire, è colpa della politica. Se il commercio soffre, è colpa di internet. Se i servizi non funzionano, è colpa della burocrazia. Se il mondo sembra andare nella direzione sbagliata, da qualche parte deve esserci un colpevole. E noi siamo diventati talmente bravi a cercarlo da aver trasformato la ricerca delle responsabilità altrui in una sorta di disciplina olimpica. La colpa è sempre di qualcuno. Del governo. Dell’opposizione. Dell’Europa. Della tecnologia. Della scuola. Della famiglia. Dei giovani. Degli anziani. Perfino del destino, quando proprio non troviamo nessun altro candidato disponibile. Attenzione. Non sto dicendo che le responsabilità collettive non esistano. Sa-

rebbe falso. Esistono decisioni politiche sbagliate. Esistono ingiustizie. Esistono privilegi. Esistono ostacoli enormi che nessuna persona, da sola, può eliminare. Ma esiste anche una verità meno comoda, quella che spesso preferiamo lasciare fuori dalla conversazione. Molte delle nostre sconfitte iniziano nel momento esatto in cui rinunciamo a esercitare la nostra influenza sulla realtà. Forse il vero problema non è che deleghiamo troppo. Forse il vero problema è che abbiamo iniziato a delegare perfino il potere di incidere sulla nostra stessa vita. Aspettiamo che sia qualcun altro a cambiare le cose. Un sindaco. Un presidente. Un dirigente. Un esperto. Un influencer. Un algoritmo. Chiunque, purché non siamo noi. Eppure la storia insegna qualcosa di diverso. Le grandi trasformazioni non sono quasi mai nate dall’attesa. Sono nate quando qualcuno ha deciso di assumersi

una responsabilità che nessuno gli aveva imposto. Qualcuno, secoli fa, scrisse che se una lampada viene accesa per illuminare il cammino di un’altra persona, la luce illumina inevitabilmente anche la mano di chi la regge. È una frase semplice. Talmente semplice da rischiare di passare inosservata. E invece contiene una forza straordinaria. Perché ci ricorda che ogni volta che contribuiamo a migliorare qualcosa attorno a noi, stiamo migliorando anche noi stessi. La trasformazione non è mai un atto passivo. Non avviene aspettando. Non arriva per decreto. Non cade dal cielo come una pioggia improvvisa. Nasce quando una persona decide di non considerarsi più soltanto il risultato delle circostanze. Nasce quando sceglie di diventare una causa. Responsabilità. Una parola che oggi sembra quasi fuori moda. Appena la si pronuncia, molti la interpretano come un peso. Come una condanna. Come un sacrificio. In realtà è esattamente il con-

trario. Responsabilità significa potere. Significa riconoscere che, pur non controllando tutto, possiamo sempre influenzare qualcosa. Possiamo influenzare il modo in cui parliamo. Il modo in cui ascoltiamo. Il modo in cui reagiamo alle difficoltà. Il modo in cui trattiamo chi ci sta accanto. Possiamo scegliere se alimentare sfiducia o speranza. Cinismo ocoraggio. Rassegnazione o iniziativa. Naturalmente la lamentela è molto più comoda. Non richiede allenamento. Non richiede studio. Non richiede impegno. Bastano una tastiera, uno smartphone e qualche minuto libero. I social sono diventati la palestra perfetta di questa tendenza. C’è chi denuncia la maleducazione mentre insulta chiunque non la pensi come lui. Chi invoca il senso civico lasciando che siano sempre gli altri a praticarlo. Chi pretende cambiamenti radicali purché non comportino il minimo cambiamento personale. Chi chiede esempi che lui stesso non è dispo-

sto a dare. Una forma di allenamento davvero straordinaria. Sviluppa enormemente i muscoli delle dita e lascia completamente atrofizzati quelli della responsabilità. Eppure la storia, quella vera, non è mai stata scritta dagli spettatori. È stata scritta da donne e uomini comuni. Non eroi. Non santi. Non geni. Persone che avevano paure. Dubbi. Limiti. Problemi. Persone che spesso non sapevano nemmeno se avrebbero avuto successo. Ma che a un certo punto hanno smesso di aspettare il permesso di qualcuno per iniziare a vivere da protagonisti. Esiste un momento decisivo nella vita di ogni essere umano. Non è quando tutto va bene. Non è quando arrivano gli applausi. Non è quando qualcuno ci salva. È quando comprendiamo che la parte di realtà che possiamo trasformare inizia sempre da noi. Da quel momento i problemi non scompaiono. Le difficoltà non evaporano. Le ingiustizie non cessano di esistere. Ma accade qualcosa di straordinario. Non diventano più piccoli gli ostacoli. Diventiamo più grandi noi. E quando una persona diventa più grande delle proprie paure, delle proprie scuse e delle proprie rassegnazioni, inevitabilmente cambia anche l’ambiente che la circonda. È così che nascono le rivoluzioni più profonde. Non nelle piazze. Non nei palazzi. Non sui palchi. Ma nel silenzioso istante in cui un essere umano decide di non consegnare più ad altri le chiavi della propria esistenza. Forse la più grande rivoluzione non consiste nel cambiare il mondo. Consiste nel non delegare mai ad altri il compito di costruire la propria felicità, la propria dignità e il proprio valore. Da quel momento non tutto diventa facile. Ma tutto diventa possibile. E forse è proprio questa la forma più autentica di libertà che possiamo celebrare ogni giorno: non quella che qualcuno ci concede, ma quella che conquistiamo assumendoci la responsabilità di essere pienamente noi stessi.

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