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Cronache del 29 settembre 2026

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MARTEDÌ 29 SETTEMBRE 2026 • ANNO XI N. 217

Direttore Responsabile Rosa MOLLICA Direttore Editoriale Alessandro SANSONI • redazione@lecronache.info

sUllA leGGe eleTToRAle, lA MAGGIoRANzA ACCeleRA. pRefeReNze e fIRMe peR le lIsTe I NodI dA sCIoGlIeRe

A Reggio vince Roscioli le suppletive della Calabria premiano il cdx mentre futuro Nazionale resta indietro. Affluenza al 22%

Errichetti a pag 4

lA ReGIoNe pReVede UN AffIdAMeNTo dI qUINdICI ANNI peR fAVoRIRe INVesTIMeNTI VeRI

lA pIsTA MATTeI dIVeNTA ReAlTÁ Bardi: «I trasporti servono a muovere le persone ma le idee servono a far radicare i sogni». Adesso è possibile trasformare la struttura in un hub per aviazione civile e di affari, campo volo e turismo _

lA peTIzIoNe

CAso Mps

David Rossi, «non fu suicidio»: dopo 13 anni la svolta, dalla simulazione è emerso che il capo comunicazione sarebbe stato aggredito

Quando Apollo finisce sotto processo

L’

dI GIANfRANCo BlAsI

unica cosa che davvero stupisce è che ci siano voluti quasi ventiquattro anni prima che qualcuno si accorgesse che il logo del Ministero della Cultura potesse costituire un problema. Alcuni movimenti femministi, che non sembrano trovare altrettanta urgenza nel denunciare la condizione della donna in molte società (...)

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■ continua a pag 7

Dellapenna a pag 9

CARBURANTI Basta la scelta volontaria delle compagnie o serve una strategia pubblica?

eni mette un tetto ai prezzi e Ip segue lA CAMeRA AppRoVA l’odG A fIRMA deI 2 depUTATI dI fdI

Caiata e Mattia: «16mln € contro le frane a pisticci»

Pinto pag 3

Caiata e Mattia

Servizio a pag 11

■ Magrì

a pag 6

lUCANA fIlM CoMMIssIoN

“Fantastico Cinema” e la Basilicata incantano Gubbio, intanto da oggi parte la proiezione del cortometraggio “Rivedersi” a Lavello

■ Servizi

a pag 18

_ MARATeA

Enorme masso cade lungo la Sp 93, Bardi e Pepe: «Monitoriamo la situazione», Polese: «Regione al lavoro»

■ Servizio

a pag 26

_ l’INTeRVIsTA

“Riempito di Blu”, il brano perduto di Tony Dallara torna alla luce dopo trent’anni: a Cronache parla Ceratti

■ Tammariello pag 30 e 31


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Italia e Mondo Il caro-pieno resta e ci si chiede : basta una scelta volontaria delle compagnie o serve una strategia pubblica?

Eni mette un tetto ai prezzi Ip segue, il Governo Meloni rivendica il risultato B

DI ELENA PINTO

enzina a 1,99 euro e gasolio a 2,19 sulla rete Enilive per un mese, con possibilità di proroga. La compagnia del gruppo Socar annuncia una misura analoga. Ma il caro-pieno resta e si riapre il confronto sulle accise, sugli extraprofitti e sul ruolo dello Stato. Da ieri i distributori Enilive applicano un tetto massimo di 1,99 euro al litro per la benzina e di 2,19 euro per il gasolio. L’ iniziativa annunciata da Eni venerdì scorso arriva mentre i prezzi continuano a salire e il governo dimezza lo sconto sulle accise del diesel. La durata prevista è di trenta giorni, con possibilità di proroga fino alla fine dell’anno, in funzione dell’andamento del mercato e degli approvvigionamenti. Il giorno dopo l’annuncio, anche Ip ha deciso di introdurre un limite ai prezzi della propria rete, aderendo all’appello del governo. Il primo risultato è dunque un allargamento della misura, ma non ancora una soluzione al caro carburanti. I dati del ministero delle Imprese e del Made in Italy rilevati ieri mattina indicano sulla rete stradale nazionale prezzi me-

di self service di 2,152 euro al litro per la benzina e 2,369 per il gasolio. In autostrada si scende, rispetto al giorno precedente, a 2,214 euro per la benzina e 2,420 per il diesel. Sono medie che riflettono una rete distributiva molto diversificata. Il tetto fissato da Eni e Ip riguarda i rispettivi impianti, non tutti i punti vendita italiani. Eni presenta il provvedimento come un contributo a sostegno di famiglie e imprese. La società riconduce i rincari alla contrazione dell’offerta internazionale di prodotti raffinati, legata alle crisi geopolitiche, e alla riduzione della capacità di raffinazione europea. Sostiene inoltre di aver assorbito, già dallo scorso marzo, una parte degli aumenti delle quotazioni internazionali senza trasferirli interamente sui prezzi consigliati alla propria rete. Il tetto non nasce, quindi, come una misura pubblica imposta per legge, ma come una decisione commerciale di una società partecipata dallo Stato, assunta in un contesto di forte pressione sui consumatori. Il momento in cui arriva la decisione è significativo. Dal 26 settembre lo sconto sulle accise del gasolio è sceso a 6,1 centesimi al litro, do-

po essere stato ridotto a 12,2 centesimi nella settimana precedente. La misura fiscale, prorogata dal governo fino al 5 ottobre in questa forma, attenua solo in parte l’impatto dei rincari. Il tetto di Eni interviene proprio mentre il beneficio fiscale si assottiglia e offre un limite più basso dei prezzi medi registrati sulla rete nazionale. Palazzo Chigi ha definito la scelta di Eni un «lodevole atto di attenzione all’Italia», nella direzione auspicata per contenere il caro carburanti. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha salutato con favore anche l’iniziativa di Ip, ringraziando il presidente azero Ilham Aliyev e il presidente di Socar, Rovshan Najaf. Il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha espresso apprezzamento per la decisione di Eni e auspicato che altri operatori seguano l’esempio. Il governo valuta inoltre misure mirate per i redditi più bassi e ha convocato per l’8 ottobre le società della raffinazione per discutere possibili aumenti della produzione. La lettura politica è però diversa. Forza Italia, con Antonio Tajani, indica nella collaborazione con le imprese la strada da se-

guire, contrapponendola a nuove imposte sugli extraprofitti. Il Partito democratico riconosce l’utilità immediata del risparmio, ma chiede quale strategia energetica accompagni l’intervento e perché una società partecipata dallo Stato debba supplire alle scelte dell’esecutivo. Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, torna a chiedere una riduzione strutturale delle accise e un intervento sugli extraprofitti delle imprese energetiche, criticando misure limitate nel tempo. Il nodo è anche finanziario. Ridurre le imposte significa rinunciare a entrate pubbliche, mentre tassare gli utili aggiuntivi delle compagnie richiede di definire criteri e modalità di applicazione. Il confronto riguarda dunque non soltanto il prezzo alla pompa, ma chi debba sostenere il costo della crisi e con quali strumenti. La decisione di Socar, che controlla Italiana Petroli e il marchio Ip, amplia la platea degli automobilisti che possono beneficiare del tetto. Resta da verificare se altri grandi marchi adotteranno misure analoghe. Assopetroli-Assoenergia ha accolto positivamente gli annunci, chie-

dendo però al governo di estenderne i benefici anche alle vendite all’ingrosso, così da coinvolgere le imprese e gli operatori che non acquistano direttamente alla pompa delle reti interessate. Più critici i gestori. FigiscConfcommercio ha segnalato il rischio di distorsioni della concorrenza e di difficoltà per i titolari degli impianti, che devono sostenere costi e condizioni di approvvigionamento differenti. Un prezzo massimo fissato da un grande gruppo può spostare la domanda verso i suoi distributori e mettere sotto pressione gli operatori indipendenti, soprattutto se il differenziale rispetto ai listini concorrenti si amplia. Le associazioni dei consumatori, al contrario, chiedono che l’iniziativa venga estesa. Nel frattempo, per famiglie, pendolari e imprese di trasporto, il tetto rappresenta un contenimento parziale della spesa, non il superamento dell’emergenza. E la questione politica resta aperta. Quanto può fare una scelta volontaria delle compagnie e quanto, invece, richiede una strategia pubblica capace di incidere stabilmente sul costo dei carburanti?


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Preferenze e firme per le liste dividono maggioranza e opposizione. Il voto calabrese premia il centrodestra, mentre Futuro Nazionale resta indietro

Legge elettorale, la maggioranza accelera A Reggio Roscioli vince, affluenza al 22% I

DI VITO ERRICHETTI

l nome di una legge elettorale racconta spesso più di quanto vorrebbe. Stabilicum, lo chiama la maggioranza. Melonellum, lo chiamano gli avversari. Due etichette per lo stesso testo, e già questo dice come si è arrivati fin qui: con due platee che leggono la stessa norma in modi opposti.Il sistema è proporzionale, con un premio di maggioranza fisso per chi supera il 42%: la coalizione vincente arriva a 220 seggi alla Camera e a 113 al Senato. Restano le soglie del Rosatellum, 3% per le liste e 10% per le coalizioni. Gli eletti si scelgono con un mix di preferenze e capilista bloccati, e il nome del premier va indicato al momento del deposito del simbolo. Cambia poi il capitolo firme per i partiti senza parlamentari, che passano da 1.500 a 6mila per collegio, senza la possibilità di raccoglierle online.È su quest’ultimo punto che il confronto è stato più acceso, più ancora che sul premio. Fanpage ha fatto il conto: per presentarsi in tutti i collegi servirebbero circa 450mila firme. Giuseppe Conte ha chiesto l’intervento di Mattarella, parlando di «una vergogna», e ha ricordato che con regole così Emma Bonino e i radicali non sarebbero entrati in Parlamento. La maggioranza risponde su un altro piano. Meloni ha rivendicato il ritorno delle preferenze dopo oltre trent’anni e ha presentato la riforma come un modo per restituire ai cittadini la scelta di partito, coalizione, premier e singolo parlamentare.Le preferenze sono an-

che il punto su cui il cammino si è fatto più accidentato. A luglio, alla Camera, l’emendamento della maggioranza fu respinto a scrutinio segreto per un solo voto. La premier commentò che «ha vinto la palude». Il Senato ha poi reintrodotto le preferenze in una versione «temperata», con i capilista scelti dai partiti, e il 15 settembre ha approvato il testo con 113 sì e 71 no. Adesso si torna a Montecitorio.Nel Consiglio dei ministri del 24 settembre Meloni ha chiesto ai suoi la presenza di tutti, ministri e sottosegretari compresi. Ha definito la giornata di luglio un incidente: «Quello di luglio è stato un incidente». Poi, ospite di Vespa, ha lasciato intendere che le dimissioni sono un’ipotesi concreta se il testo non passa. La maggioranza valuta anche il ricorso alla fiducia. Resta una domanda di metodo, che ci si può porre a prescindere dalle simpatie: una riforma che riguarda le regole del voto di tutti, e che dovrebbe durare oltre una legislatura, può poggiare su una tenuta così legata agli equilibri di una sola maggioranza? Chi la sostiene dice di sì. L’opposizione, con Schlein e Conte, parla di forzatura. La discussione è legittima da entrambe le parti.E poi c’è la questione che forse pesa di più. Meloni stessa, dal palco della festa de Il Tempo, ha osservato che una legge elettorale non può garantire il successo a nessuno: se gli elettori non ti vogliono, ha detto, «ti giochi pure la faccia». Ha ragione, ed è per questo che il 42% va guardato da vicino. La soglia è fissa, ma il quadro politico intorno non lo è. Un test sul cam-

po, piccolo ma non trascurabile, c’è stato proprio in questi giorni. REGGIO, IL TEST DELLE SUPPLETIVE Nel collegio uninominale di Reggio Calabria si è votato per assegnare il seggio lasciato da Francesco Cannizzaro, eletto sindaco. La sfida aveva anche un significato nazionale: per la prima volta Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci, si presentava alle urne contro il centrodestra. Ma un collegio non è un Paese, e il risultato va letto con questa cautela.Lo scrutinio di tutte le 487 sezioni ha assegnato la vittoria a Fabio Roscioli, candidato di Forza Italia sostenuto dalla coalizione di governo, con il 51,02%. Frank Benedetto, candidato del campo largo, ha ottenuto il 36,59%. Domenico Giannetta, ex capogruppo regionale di Forza Italia passato con Vannacci, si è fermato al 10,94%; Francesco Toscano, di Democrazia sovrana e popolare, all’1,44%. Meloni ha salutato il risultato come una conferma della tenuta del centrodestra unito; anche il presidente della Regione Roberto Occhiuto ha festeggiato con Roscioli e Cannizzaro.La candidatura di Giannetta non ha impedito al centrodestra di conservare il seggio. Il suo risultato, però, non misura automaticamente il peso nazionale di Futuro Nazionale: qui gli elettori sceglievano una persona in un solo collegio. L’affluenza è stata del 22,34%, contro il 49,40% delle politiche del 2022. Il confronto è poco omogeneo, perché allora si votava per rinnovare il Parlamento in una sola giornata, mentre questa volta

_ Fabio Roscioli

si assegnava un solo seggio. Resta una partecipazione molto bassa. Si può costruire il meccanismo più curato, tra premi, preferenze e soglie; il suo peso dipende anche da quanta gente decide di votare.Restano due domande. Se una forza alla destra del centrodestra sottrae consensi, anche pochi punti, come incide su una soglia fissa come il 42%? Reggio non dà una risposta nazionale, ma spiega perché vale la pena porsela. E con il passaggio dagli uninominali ai collegi plurinominali, quale procedura si applicherà per sostituire in futuro un deputato che lascia il seggio? Questa potrebbe essere una delle ultime suppletive del suo genere.Il voto finale alla Camera è atteso a inizio ottobre. Il centrodestra ci arriva con una vittoria a Reggio; resta da capire quanto quel segnale possa pesare oltre i confini del collegio.


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800.000 persone alla Santa Messa di Leone XIV, confessioni nelle strade e partecipazione religiosa

Non hanno prevalso «La fede non sia un fatto privato» dice il Papa nella capitale del laicismo di Stato. Macron diserta le funzioni religiose e non ascolta l’invettiva contro l’eutanasia del Pontefice. Marine Le Pen presente a tutte le cerimonie e le prossime presidenziali diventano battaglia culturale

Q

DI ROBERTO LAMATTINA

uello che è accaduto in Francia per la visita di Sua Santità Leone XIV ha dell’incredibile solo per gli intellettuali di fama che, scevri da ogni contatto con la realtà, continuano a muoversi nel mondo della caverna rifiutando di vedere il vero per rifugiarsi nella fiducia cieca verso le ombre. La Francia è un caso di scuola per tutti i cattolici del mondo di nuova evangelizzazione. La Nazione che ha inventato il gallicanesimo, il giacobinismo e il laicismo di Stato ha da anni imposto una visione della società in cui non ci fosse posto per Dio se non nella sfera privata. Una visione materialista e laicista che ha creduto di vincere e che è apparsa vincente solo a chi non ha saputo cogliere il senso della richiesta profonda di Sacro che promana dalla terra di Francia. IL RECORD DI BATTEZZATI ADULTI Nella follia giacobina dell’ateismo imposto, la Francia qualche anno fa ha smesso di battezzare i bambini. I ragazzi sono stati allontanati dai sacramenti e dalla Chiesa. E’ il medesimo totalitario modello che determinò nei rivoluzionari francesi finan-

che l’arbitrio del cambiamento del calendario per togliere le domeniche. A distanza di anni, quello che sta accadendo in Francia è che quei bambini allontanati con la forza da Dio, privati dei sacramenti, oggi chiedono di essere battezzati da adulti, frequentano le parrocchie e i gruppi cattolici con fervore e vivono la Religione Cristiana e la Tradizione con grande trasporto. La Francia (seguita dalla Spagna) ha il record di adulti battezzati. E’ una vera e propria reconquista del cuore della Nazione che eresse il giglio come proprio simbolo ancora prima che fosse sostituito dalla violenza della ghigliottina. 800.000 PERSONE PER IL PAPA I numeri della messa del Papa agli Champes Elysee sono impressionanti. Le foto trasmettono l’immagine di una folla numerosa, quasi eccessiva. 800.000 persone hanno seguito la liturgia di Leone XIV. Decine di migliaia di persone si sono inginocchiate davanti ai sacerdoti per essere confessate. Si sono registrate scene che qualcuno credeva di poter relegare alla memoria del medioevo con folle in adorazione, in silenzio, in penitenza. E’ la vittoria della Chiesa. Voltaire disse che entro 100 anni dalla sua

morte la Bibbia sarebbe scomparsa. Non so quante persone abbiano letto il Candido negli ultimi anni. Certo è che le folle che hanno seguito il Pontefice dimostrano che la sete di Verità non sembra placarsi né ridursi in alcun modo. LA FEDE NON SIA UN FATTO PRIVATO Leone XIV con le sue parole sfida proprio il laicismo francese in tutte le sue sfaccettature, in tutte le sue forme, in tutte le sue dimensioni. A chi voleva ridurre la religione ad un fatto meramente privato Leone XIV risponde chiedendo alle 800.000 persone cha partecipano alla messa di aspirare a “riscoprire un orizzonte luminoso, a costruire una Nazione rinnovata a partire dalle sue radici irrigate dalla fede. Non tenete la fede in Gesù Cristo solo per voi stessi, ma lasciatela traboccare per dissetare e colmare le persone che incontrate. Spetta a voi portare la speranza là dove regnano lo scoraggiamento e l'aridità spirituale"Scoramento ed aridità spirituale che, lo dice chiaramente l’erede di Pietro, sono fortemente presenti laddove vince la cultura della morte, laddove la medicina si presta a garantire la morte, laddove la sofferenza non viene guarita ma diventa stru-

mento di soppressione della vita. MACRON ASSENTE, LE PEN C’È Il Presidente della Repubblica Francese non sente le parole del Papa. Non lo sente di persona, forse gliele riferirà qualcuno, forse le ascolterà dai giornali e dai telegiornali. Quello che è certo è che lui non le sente. In ossequio alla sua visione anticristiana e laicista ha deciso di non partecipare a nessuna delle funzioni religiose. Una coerenza che gli va riconosciuta come valore ma che non può non essere marcata nella grande differenza con i desiderata e lo spirito degli 800.000 che a quella messa c’erano. Presente a tutte le funzioni, invece, Marine Le Pen candidata ritenuta vincente per le prossime presidenziali.

Lei con quegli 800.000 è in sintonia. Ha la loro stessa visione del mondo, la stessa religiosità. A differenza di quasi tutti i movimenti di destra europea, il Fronte Nazionale affonda le sue radici nell’antica fede cattolica di Francia che, se non è più quella della Vandea, torna comunque a riaffermarsi con forza senza più la paura di nascondersi. Sono l’aquila e il giglio di Francia, simboli antichi, ancestrali e di molto precedenti alla ghigliottina del laicismo giacobino a chiedere un cambiamento. Lo fanno nel nome della tradizione. Lo fanno in ginocchio nelle piazze davanti ai confessori nel sacramento della penitenza. Lo fanno ascoltando una messa che ha superato ogni record anche in assenza delle istituzioni francesi.


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Caso Mps, dopo 13 anni la svolta da parte della Commissione d’inchiesta. Dalla simulazione dei periti è emerso che il capo comunicazione sarebbe stato aggredito

David Rossi, «non fu suicidio» N

DI TIZIANA M AGRÌ

on è stato un gesto volontario, ma un’aggressione «violenta e veloce» compiuta da almeno due persone. Si tratta della conclusione, ancora preliminare, dei consulenti della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi, il capo della comunicazione di MPS – Monte dei Paschi di Siena – precipitato dalla finestra del suo ufficio a Rocca Salimbeni la sera del 6 marzo 2013. Dopo due inchieste della Procura di Siena archiviate come suicidio, si potrebbe aprire una nuova indagine. La ricostruzione del delitto si è svolta ieri nella palestra dell’Università del Foro Italico, a Roma, replicando una finestra e con un carabiniere atleta dal fisico di Rossi. Le operazioni sono state affidate al medico Roberto Manghi e all'ortopedico Marco Nigrisoli,

affiancati dal tenente colonnello Adolfo Gregori del Ris e dai vigili del fuoco. Era presente anche il presidente della Commissione, Gianluca Vinci. «Si esclude la decisione o il movimento suicidario», ha dichiaratoManghi: gli aggressori sarebbero stati almeno due se non tre. Mentre per Nigrisoli la frattura del capitello radiale è compatibile con una leva esercitata con forza da un’altra persona. Il corpo di Rossi presenterebbe ferite da trascinamento, colpi all’addome, ecchimosi e tagli al volto, segni di un’aggressione violenta. Dall’esame dei consulenti il manager della banca senese avrebbe provato a difendersie secondo quanto ricostruito, sarebbe rimasto sospeso nel vuoto trattenuto dagli aggressori, forse per spaventarlo; avrebbe provato a salvarsi aggrappandosi alla balaustra mentre i suoi attentatori gli tenevano i polsi poi, venuta meno la presa, David Rossi è precitato nel vuoto. Il video della simulazione lo mostra cadere con il viso verso il muro e le braccia sollevate. E cade di spalle a terra, proprio come è stato ritrovato, quindi in modo del tutto difforme dalla caduta del corpo dovuta a un lancio volontario dalla finestra. La novità è il movente, cheVinci dice di aver individuato «in parte». Parla di persone andate da Rossi con un «motivo ben preciso»; a suo avviso potrebbe essere collegato al flusso enorme delle

sponsorizzazioni del Mps, che transitava anche dal suo ufficio, e a un ricatto. Nel filmato della Commissione è stata individuata anche l’ombra del cinturino dell’orologio in caduta. Il lavoro ora si concentra sul 12 ottobre, quando saranno esaminate le immagini delle telecamere del vicolo di Monte Pio, dove si vede un uomo entrare. Per le conclusioni sarà necessario ancora un altro mese. David Rossi era l’uomo della comunicazione di Giuseppe Mussari, sotto la cui presidenza la banca Monte dei Paschi di Siena acquistò Antonveneta nel 2007 per circa 9 miliardi di euro. Poche settimane, prima della morte, le perquisizioni dell’inchiesta su quell’operazione avevano toccato anche il suo ufficio, senza essere indagato. Era la stagione in cui emerse il legame tra la banca e la politica locale: Mps era controllata dalla Fondazione, i cui vertici sarebbero stati nominati in larga parte da Comune e Provincia di Siena, roccaforti della sinistra. Mussari, cresciuto nel Pci, poi nel Pds, e poi nel Pd, dalla cronaca sarebbe emerso un suo versamento consistente al partito. In questo quadro si inserisce l’audizione sotto giuramento, lo scorso 3 agosto, di Giancarlo Filippone, amico d’infanzia di David Rossi e il primo a scoprire il corpo sul selciato del vicolo di Monte Pio. La Commissione lo ha convocato per alcune «incongruenze»

sui tempi. Filippone dice di essere stato chiamato «verso le otto», di quel 6 marzo, dalla moglie di Rossi, Antonella Tognazzi, e di aver poi scritto all’amico, ma quel messaggio è delle 19:41, mentre la signora Tognazzi sostiene di averlo chiamato dopo. Inoltre, Filippone avrebbe affermato di aver chiamato la vittima da casa, e dai tabulati sarebbe emerso che le sue telefonate sono intorno alle 20:30, dopo la tragedia. A queste incongruenze si aggiunge anche la testimonianza, ripresa dalla trasmissione Le Iene, di Carolina Orlandi, figlia di Antonella Tognazzi: quella sera si recò con Filippone in banca, lui le chiese di aspettare nella sua stanza, entrò da solo nell’ufficio di Rossi e uscì dicendo «si è suicidato». Lui ha spiegato di aver trovato la finestra aperta e di essersi affacciato alla ricerca dell’amico. In audizione l’amico e collega ha rivendicato il suo dolore con parole disperate: «Me lo sogno pure la notte». Ora la parola passa alle immagini. Il prossimo 12 ottobre la Commissione tornerà su quell’uomo che entra nel vicolo di Monte Pio, poi seguirà la relazione finale. Solo allora si capirà se le conclusioni di ieri potranno approdare in procura. A Siena, dove per tredici anni la verità ufficiale è stata quella del suicidio, la famiglia aspetta uno o più nomi perché alla morte volontaria non ha mai creduto.

DELITTO POGGI La Procura di Pavia notifica l’avviso. Dalla ricostruzione è emerso che Chiara è morta per un’escalation di violenza

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Chiuse le indagini su Andrea Sempio orta la firma del procuratore capo Fabio Napoleone la giornata che riscrive il caso Garlasco. Diciannove anni dopo la morte di Chiara Poggi, il fascicolo si riapre con un nuovo nome. Da ieri Andrea Sempio è ufficialmente indagato per l’omicidio di Chiara. Lo certifica il nuovo avviso di chiusura delle indagini preliminari, notificato il 28 settembre (ieri) dalla Procura di Pavia. Una notifica che sostituisce quella del 7 maggio scorso e arriva con un’indicazione perentoria: l’atto avverte espressamente che non va chiesta l’archiviazione. La chiusura delle indagini è stata sottoscritta dai pubblici ministeri Giuliana Rizza, Valentina De Stefano e Stefano Civardi. Dalla ricostruzione contenuta nel capo d’imputazione è emerso che Chiara non è morta per un gesto isolato, ma per un’escalation di violenza: prima i colpi al volto, sferrati con un corpo contundente, che fanno crollare a terra Chiara. Poi il tentativo di trascinarla verso la porta della cantina – e mentre lei è ancora viva, reagisce, prova a rialzarsi a carponi, e viene colpita di nuovo, altre 3-4 volte alla testa, fino a farle perdere conoscenza. Il corpo, già privo di sensi, scivola lungo le scale. E lì, in fondo, arriva l’ultima sequenza, una furia di 4-5 colpi diretti alla regione parieto-occipitale – quella fatale e definitiva. In totale, almeno dodici lesioni tra cranio e volto, un numero che la Procura cita esplicitamente per motivare l’aggravante di crudeltà. Mera crudel-

tà per motivi abbietti, che gli inquirenti riconducono all’odio esploso dopo il rifiuto a un approccio sessuale. Sul piano medico-legale la professoressa Cristina Cattaneo colloca la sopravvivenza di Chiara dopo le prime lesioni tra 15 e 60 minuti: un dato che rafforza l’aggravante di crudeltà contestata nell’atto. Nello stesso giorno un comunicato stampa della Procura di Pavia apre un secondo fronte che riguarda Alberto Stasi. I consulenti della sua difesa hanno riesaminato i dati grezzi consegnati dal Ris di Parma e trovato ciò che nel processo del 2007 non compariva: due analisi del Dna del 20 settembre di quell’anno, sullo stesso campione dei pedali della bicicletta di marca Umberto Dei – il campione che il giorno 19 settembre, aveva dato l’esito noto, quello attribuito alla vittima «oltre ogni ragionevole dubbio» che portò al fermo di Stasi. Le due analisi del giorno dopo però risultarono negative, e di questo esito non c’è traccia in alcun atto del processo. I consulenti della Procura confermano che quelle analisi esistono davvero, e ammettono che, all’epoca, non fu fatto alcun approfondimento. Parti offese nel procedimento sono i familiari di Chiara: la madre Rita Preda, il padre Giuseppe Poggi, il fratello Marco e la zia Rosa Maria, ciascuno con un proprio legale. Sempio, difeso dagli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti, ha ora venti giorni di tempo per depositare memorie o chiedere di essere

sottoposto a interrogatorio. Resta però un interrogativo tutto interno alla famiglia. Lo stesso Marco Poggi, oggi parte offesa nel procedimento contro Sempio, in un’intervista di giugno – prima che emergesse il giallo dei pedali – si era detto convinto della colpevolezza di Alberto Stasi e della fondatezza della sentenza di condanna emessa. Alla domanda su un presunto fastidio di Chiara verso Sempio, ha dichiarato che non c’era nessun contatto tra i due: un’affermazione che, secondo quanto risulterebbe dalle indagini, contrasta con la frequentazione di Sempio a casa Poggi, dove giocava al computer insieme a Marco. Un punto che l’eventuale processo potrebbe rimettere al centro, tra gli aspetti forse trascurati nel 2007. La morte di Chiara, diciannove anni dopo, potrebbe raccontare una storia diversa da quella finora creduta. TIZIANA MAGRÌ


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La petizione per cambiare il logo del Ministero della Cultura riapre il dibattito sul rapporto tra arte e giudizio morale

Quando Apollo finisce sotto processo L’

DI GIANFRANCO BLASI

unica cosa che davvero stupisce è che ci siano voluti quasi ventiquattro anni prima che qualcuno si accorgesse che il logo del Ministero della Cultura potesse costituire un problema. Alcuni movimenti femministi, che non sembrano trovare altrettanta urgenza nel denunciare la condizione della donna in molte società dove i diritti femminili sono ancora compressi dalla religione, dalla tradizione o dal potere, hanno deciso di concentrare le proprie energie sul logo del Ministero della Cultura italiano. La petizione, sottoscritta da alcune centinaia di attivisti e guidata dalla ottantaseienne Fufi Sonnino, è stata recapitata via PEC agli uffici di via del Collegio Romano. L’obiettivo è preciso: cambiare il logo del Ministero della Cultura, eliminando l’immagine di Apollo nella celeberrima versione berniniana.Il volto del Dio della Musica, tratto dall’Apollo e Dafne del Bernini, accompagna infatti il dicastero dal 31 ottobre 2002.Ventiquattro anni, dunque, senza che nessuno avesse pensato di sollevare il problema. Poi, improvvisamente, eccolo. Fra il prezzo dei carburanti, le trasformazioni prodotte dall’intelligenza artificiale, le minacce – molto più concrete – alla libertà individuale e alla proprietà privata, le guerre alle porte dell’Europa e una crisi demografica che sta lentamente svuotando interi territori del continente, il problema da mettere all’ordine del giorno diventa Apollo.Non che i simboli siano irrilevanti. Tutt’altro.La guerra culturale è forse la forma più sofisticata dello scontro politico contemporaneo. Non si combatte soltanto per conquistare il potere, ma per stabilire che cosa una società debba ricordare, che cosa debba considerare bello, quali simboli debba conservare e quali invece debba espellere dal proprio immaginario. IL MITO NON È UN VERBALE DI POLIZIA Ed è proprio qui che la vicenda di Apollo e Dafne diventa interessante.Perché non si tratta più soltanto di un logo. Si tratta del rapporto che abbiamo con la nostra storia.Apollo, secondo la lettura proposta dai suoi accusatori contemporanei, sarebbe un esempio di violenza patriarcale da rimuovere. Il dio insegue Dafne, che non ricambia il suo amore, e tenta di raggiungerla. Dafne fugge e, per sottrarsi a lui, invoca l’aiuto del padre Peneo, che la trasforma in alloro.Ovidio raccontò questa storia nelle Metamorfosi quasi duemila anni fa. Bernini la trasformò in marmo nel Seicento.Ed ecco il problema. Dovremmo forse immaginare che Ovidio e Bernini fossero inconsapevoli apolo-

geti della violenza sessuale? Dovremmo cancellare Apollo perché oggi siamo capaci di leggere quella vicenda attraverso categorie morali e giuridiche diverse da quelle delle epoche nelle quali il mito è stato raccontato e rappresentato? Naturalmente no.E non perché la violenza sessuale non fosse considerata una cosa grave. Lo era. Lo è stata in forme e secondo ordinamenti diversi anche nelle società antiche e in quelle dell’età moderna. Ma un'opera d'arte non è un codice penale e un mito non è un verbale di polizia.Questo è il punto che il moralismo contemporaneo sembra non comprendere. L’arte non ha il compito di rappresentare soltanto comportamenti moralmente edificanti. Racconta la vita. E la vita comprende il desiderio e il rifiuto, la passione e la violenza, la gelosia e il sacrificio, la bellezza e la morte.Il mito, poi, è precisamente questo: una forma attraverso la quale l’uomo, da millenni, racconta le proprie contraddizioni. Apollo e Dafne non è un manifesto in favore della violenza contro le donne.È il racconto di un desiderio non ricambiato, di una fuga, di una trasformazione e di una perdita. È la rappresentazione della bellezza che sfugge proprio nel momento in cui viene inseguita. È, soprattutto, uno dei vertici assoluti della scultura barocca.Bernini riesce a fermare nel marmo un istante impossibile: Apollo ha quasi raggiunto Dafne, ma proprio in quell'istante il corpo della ninfa sta già diventando altro. Le dita si trasformano in rami, i capelli in foglie, i piedi affondano nella terra. La materia sembra perdere la propria natura mentre la pietra acquista movimento.Davanti a una cosa simile, ridurre tutto alla domanda se Apollo sia o non sia uno “stupratore” significa non aver capito l’opera. Non aver compreso il mito e secoli e secoli di cultura umanista. Significa dimenticare che Apollo non raggiunge Dafne e che la metamorfosi in alloro la rende non più conquistabile con la forza. Una allego-

_ Apollo e Dafne (Bernini)

ria, una metafora, appunto.E, in ultimo, significa qualcosa di più grave: aver rinunciato a comprendere l’arte nella sua complessità. IL PASSATO SOTTO PROCESSO Il decostruzionismo più radicale sembra infatti procedere proprio in questa direzione: scomporre la realtà nei suoi elementi ideologicamente più convenienti e poi giudicare l’insieme sulla base di uno soltanto di essi.Un'opera complessa viene ridotta a un dettaglio.Un mito viene trasformato in un caso giudiziario.Un capolavoro viene sottoposto al tribunale morale del presente.E alla fine duemila anni di civiltà europea possono essere liquidati con un post sui social.È una forma di analfabetismo culturale travestito da consapevolezza.Perché comprendere il passato non significa approvarlo in ogni sua parte. Significa comprenderne il linguaggio, il contesto, le contraddizioni, le categorie morali e religiose, la sensibilità.Possiamo certamente rileggere Ovidio, Bernini, la mitologia classica e tutta la tradizione occidentale con gli occhi del nostro tempo. È persino inevitabile. Ma una cosa è rileggere, altra cosa è pretendere di riscrivere il passato sulla base delle categorie del presente.Se adottassimo questo criterio fino alle sue estreme conseguenze, dovremmo mettere sotto processo mezza storia dell’arte.Dovremmo censurare Michelangelo perché il suo Giudizio Universale non corrisponde ai nostri cano-

ni.Dovremmo spiegare che la mitologia greca e romana è piena di divinità moralmente discutibili.Dovremmo forse chiedere conto a Shakespeare dei suoi personaggi violenti, a Dante delle pene dell’Inferno, a Caravaggio dei suoi assassini, a Dostoevskij dei suoi criminali.E naturalmente dovremmo cambiare il finale di ogni tragedia nella quale qualcuno commette qualcosa che oggi riteniamo inaccettabile.È evidente che tutto questo è assurdo.L'arte non è un certificato di buona condotta.La bellezza non ha bisogno di essere innocente per essere bellezza.E la cultura non consiste nel costruire un passato finalmente purificato da tutto ciò che ci mette a disagio. Consiste, al contrario, nella capacità di stare davanti a quel passato senza paura, comprenderlo e discuterlo.C’è poi un paradosso ancora più grande. Nel momento in cui una parte del femminismo occidentale concentra la propria battaglia sulla rimozione di un'immagine dal logo di un ministero, milioni di donne nel mondo continuano a vivere in condizioni nelle quali la libertà personale, l'istruzione, l'autonomia economica e perfino la possibilità di scegliere come vestirsi sono tutt'altro che scontate.Ma il nemico più urgente diventa Apollo.È una curiosa inversione delle priorità.Forse perché Apollo è un bersaglio molto più semplice.Non protesta. Non scappa. Non presenta ricorso. È scolpito nel marmo da quattro secoli.E soprattutto appartiene alla nostra storia. È questo, forse, il vero punto della vicenda.Non si tratta più di Apollo.Si tratta della pretesa di una parte del presente di diventare tribunale permanente del passato.Ma una civiltà che non sa più distinguere fra conoscere e condannare, fra interpretare e censurare, fra contestualizzare e cancellare, rischia di perdere proprio ciò che pretende di difendere: la capacità critica.Perché il giorno in cui avremo eliminato tutti i simboli che non superano l’esame morale del presente, non avremo costruito una società più libera.Avremo semplicemente costruito una società senza memoria.E una civiltà senza memoria è una civiltà che, prima o poi, non saprà più nemmeno perché dovrebbe chiamarsi civiltà.


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Cronache Lucane La Regione prevede un affidamento di quindici anni per favorire investimenti veri

La pista Mattei diventa realtà Bardi: «I trasporti servono a muovere le persone ma le idee servono a far radicare i sogni». Adesso è possibile trasformare la struttura in un hub per aviazione civile e di affari, campo volo e turismo

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DI MASSIMO DELLAPENNA

uest’estate sul palco del Marateale, il Presidente Bardi insieme ad Occhiuto aveva annunciato la nascita dell’aeroporto Scalea-Maratea costruendo così una sinergia in grado di potenziare gli arrivi dei velivoli sulle coste tirreniche. Qualcuno ha ironizzato. Qualcun altro, nutrito del solito patetico benaltrismo, ha provato a dire che le priorità sono altre, che non il Governo Regionale avrebbe dovuto investire sulla Pista Mattei. In molti hanno creduto che la linea politica di potenziare i collegamenti della Basilicata fosse soltanto una boutade. IL PROGETTO PER LA PISTA MATTEI

Come sempre il Generale ha lasciato che parlassero. Certe volte ci chiediamo come faccia a restare impassibile davanti alla cagnare che viene provocata da tutti i suoi avversari che cercano di ribaltare ogni sua parola. Evidentemente il non aver fatto l’accademia militare non ci consente questa fermezza caratteriale che il governatore, invece, ha. Come sempre, dopo aver lasciato cianciare i gufi, il Generale ha mostrato la sua volontà politica nelle fermezza dell’azione. Proprio ieri è uscito il bando per la gestione della Pista Enrico Mattei di Pisticci. Le novità sono importanti e danno l’idea di una visione progettuale che nessuno ha mai avuto fino ad ora. In primis si prevede una gestione per quindici

anni. Cosa significa questo? Significa che chi prenderà in gestione la pista dovrà avere la volontà di investire e le capacità di programmare. Non è poco conto. Quindici anni è un tempo medio-lungo che non consente superficialità ma obbliga e favorisce la programmazione. Insomma, per la prima volta, chiunque dovesse prendere il gestione la pista non avrà alibi e dovrà farla funzionare davvero. LE IDEE SERVONO A RADICARE I SOGNI Le parole con cui il Generale Bardi ha commentato la notizia sono chiaramente nutrite di entusiasmo. «I trasporti servono a muovere le persone ma le idee servono a far radicare i sogni» ha detto il nostro governato-

re anche superando il suo solito approccio, quasi a dimostrare la realizzazione di qualcosa che supera l’ordinaria amministrazione. Quindici anni sono un tempo che consente di attirare investitori per trasformare la pista Mattei in un vero hub che unisca aviazione generali e di affari, scuola di volo, manutenzione aereonautica e promozione turistica. Un vero e proprio progetto di lungo corso e di ampio respiro per il quale il Presidente ringrazia la governance del consorzio industriale nella persona di Antonio Di Sanza a dimostrazione della grande sinergia che si è costruita su questa idea e intorno a questi fatti. Importante anche evidenziare che, in una maniacale attenzione a tutti i dettagli, la Regio-

ne oltre ad alimentare i sogni ha tenuto i piedi ben saldati per terra preservando, grazie alla clausola sociale, i posti di lavoro del precedente affidatario. IDEE CHE DIVENTANO AZIONI Per molti anni si è parlato di un futuro con gli aerei in Basilicata. Se n’è parlato anche un po’ a sproposito, senza logica e mischiando sogni con grida propagandistiche. Bardi ha messo a segno un colpo reale. Ha preso ciò che c’era, ne ha corretto gli errori, ha lavorato sulle sue potenzialità. Insomma, ha fatto quello che nessuno fino ad ora aveva avuto la forza di fare: ha trasformato le idee in azioni. Alla fine è l’unica cosa che conta.


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La gara affidata dal Consorzio industriale di Matera guarda anche al turismo. Bardi: «Una priorità creare lavoro per i giovani lucani»

Pisticci, pubblicato il bando per il “Mattei” Bardi: «Un passo verso l’aeroporto civile»

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a pubblicazione del bando per la concessione quindicennale dell’aviosuperficie “Enrico Mattei” di Pisticci Scalo apre una nuova fase per la struttura. La durata dell’affidamento punta a offrire ai potenziali gestori il tempo necessario per investire, ampliare i servizi e costruire un progetto di sviluppo. Per il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, è il passaggio che può dare all’aviosuperficie una prospettiva stabile dopo anni di attesa.«La concessione quindicennale appena pubblicata abbatte il muro dell’incertezza e trasforma un’opera pubblica da simbolo di attesa a cantiere d’avvenire. Perché i trasporti servono a muovere le persone, ma le buone idee

servono a far radicare i sogni», afferma il presidente.Bardi guarda alle attività che potrebbero trovare spazio a Pisticci Scalo, oltre alla gestione dei voli. «Un orizzonte temporale di quindici anni è lo strumento necessario per attrarre investitori qualificati, capaci di valorizzare l’“Enrico Mattei” non solo come infrastruttura di volo, ma come vero e proprio hub di servizi integrati: dall’aviazione generale e d’affari alla scuola di volo, fino alla manutenzione aeronautica e alla promozione turistica». Per il governatore, il rilancio della struttura si inserisce nell’obiettivo di rendere la Basilicata «un territorio connesso, competitivo e attrattivo per le imprese e per il turismo».Il presi-

dente ringrazia l’amministratore unico del Consorzio per lo sviluppo industriale di Matera, Antonio Di Sanza, e le strutture amministrative regionali e consortili coinvolte nella preparazione della gara. «L’impegno corale della macchina amministrativa ha permesso di costruire un bando solido, attento alla qualità del progetto industriale, alla sicurezza e al rilancio economico del territorio», sottolinea Bardi.Nel bando è prevista anche una clausola sociale, sulla quale il presidente richiama l’attenzione. «Salvaguardare l’occupazione esistente e favorire la creazione di nuovi posti di lavoro per i giovani della nostra terra è una priorità assoluta per il governo regionale», dichia-

_ Vito Bardi

ra. La prospettiva indicata dalla Regione lega dunque gli investimenti nella struttura alla tutela dei lavoratori e alle possibili ricadute occupazionali sul territorio.Bardi guarda infine oltre la concessione appena messa a gara. «L’infrastruttura di Pi-

sticci Scalo ha tutte le carte in regola per diventare un volano di sviluppo e un tassello chiave per la futura trasformazione del sito in un vero e proprio aeroporto civile al servizio della comunità e delle nostre imprese», conclude.

Il Consorzio industriale di Matera pubblica la gara per l’aviosuperficie di Pisticci Scalo: previsti nuovi servizi e tutele per i lavoratori

L’“Enrico Mattei” cerca un gestore per 15 anni Di Sanza: «Gli investimenti sono la vera chiave»

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a gestione dell’aviosuperficie “Enrico Mattei” di Pisticci Scalo va a gara. Il Consorzio per lo Sviluppo Industriale della Provincia di Matera ha pubblicato il bando per affidare i servizi aeroportuali per 15 anni: un periodo pensato per attrarre investimenti e dare continuità a un progetto di sviluppo della struttura.«Con la pubblicazione del bando mettiamo in campo uno strumento concreto per dare all’“Enrico Mattei” una prospettiva di lungo periodo», afferma l’amministratore unico del Consorzio, Antonio Di Sanza. «Una concessione pluriennale consente di superare la logica della semplice gestione e di costruire un vero progetto di crescita, capace di attrarre investimenti, ampliare i servizi e valorizzare pienamente le potenzialità del sito». Il canone annuo posto a base di gara è di 65 mila euro. Nella scelta del concessionario saranno valutati la qualità del progetto gestionale, la capacità di investimento, gli interventi per valorizzare la struttura e le ricadute sul territorio. Al gestore spetteranno l’assistenza a terra, l’approvvigionamento dei carburanti, la manutenzione degli aeromobili e delle infrastrutture, la sicu-

rezza operativa e la gestione dei flussi di passeggeri e merci.L’“Enrico Mattei” è idoneo alle attività di aviazione generale. Può quindi ospitare voli privati e d’affari, ma anche una scuola di volo, iniziative di formazione e servizi aeronautici. È su questa combinazione di attività che il Consorzio punta per ampliare il ruolo dell’aviosuperficie. «Non dobbiamo pensare

_ Antonio Di Sanza

all’“Enrico Mattei” soltanto come a una pista – sottolinea Di Sanza – ma come a un sistema di servizi capace di mettere insieme formazione, turismo, manutenzione, innovazione e attività economiche». Nel bando figura anche una clausola sociale per favorire il coinvolgimento di lavoratori del territorio e la creazione di nuove opportunità occupazionali, nel rispetto della norma-

tiva e delle esigenze organizzative del futuro concessionario. La durata dell’affidamento dovrà inoltre consentire di programmare gli interventi necessari alla crescita della struttura. Tra le prospettive indicate dal Consorzio c’è la possibile trasformazione dell’aviosuperficie in aeroporto civile: un’ipotesi legata agli investimenti e allo sviluppo progressivo dei servizi.«Gli investimenti sono la vera chiave di questa operazione – osserva Di Sanza –. Per questo sarà fondamentale individuare un gestore con professionalità, capacità organizzativa e una concreta capacità di investimento». Secondo il Consorzio, lo sviluppo del sito potrebbe rafforzare l’accessibilità di Pisticci, della costa jonica e del Materano, offrendo nuove possibilità al turismo e alle imprese.«La Basilicata ha bisogno di infrastrutture capaci di aumentare la propria attrattività – conclude Di Sanza –. L’“Enrico Mattei” può diventare una porta d’accesso al territorio e un elemento importante per lo sviluppo economico». Con il bando si apre ora la fase di selezione del gestore chiamato a tradurre questa prospettiva in un progetto operativo.


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La Camera approva l’ordine del giorno firmato da Mattia e Caiata: «Chiesto al Governo di accelerare l’apertura dei cantieri»

Pisticci, 16 milioni contro le frane Più controlli sul versante abitato

PISTICCI. «La Camera dei deputati ha approvato l’ordine del giorno sottoscritto da me e da altri colleghi con il quale si richiama l’attenzione del Governo sulla necessità di proseguire e accelerare gli interventi per la messa in sicurezza del territorio di Pisticci, gravemente esposto al rischio idrogeologico. È un passaggio importante per una comunità che da troppo tempo convive con fenomeni di instabilità e con le conseguenze che questi possono determinare sulla sicurezza dei cittadini e sulla viabilità». Lo dichiarano i deputati di Fratelli d’Italia Aldo Mattia, primo firmatario dell’ordine del giorno approvato dalla Camera, e Salvatore Caiata, anche lui firmatario assieme ai colleghi Rotelli e Di Maggio, nell’ambito dell’esame del provvedimento recante disposizioni urgenti in materia di funzionalità della pubblica amministrazione, enti territoriali e protezione civile. «Il Governo – proseguono Mattia e Caiata – è impegnato a valutare ogni

iniziativa utile per velocizzare l’erogazione delle risorse già stanziate nell’ambito del Repertorio nazionale degli interventi per la difesa del suolo, il ReNDiS, e favorire la rapida cantierizzazione delle opere di consolidamento idrogeologico. Parliamo di 16.454.758 euro destinati a cinque interventi prioritari nel territorio comunale di Pisticci, che interessano Fosso Pisciacchio e la frana di via Vespucci, Fosso Rupe, Fosso La Salsa, Fosso Pagnotta e Fosso Camma-

relle». «Si tratta di risorse fondamentali – sottolineano i due deputati – alle quali deve ora accompagnarsi la massima rapidità possibile nelle procedure, perché la particolare conformazione del territorio e l’evoluzione dei fenomeni franosi impongono attenzione costante e interventi tempestivi. La situazione dell’area di via Vespucci e di Fosso Pisciacchio assume inoltre un rilievo particolare, perché interessa una delle principali vie di collegamento

con la Statale 106 Jonica e, quindi, la continuità dei collegamenti del centro storico con Tinchi e Marconia». L’ordine del giorno approvato richiama inoltre la necessità di valutare l’estensione del piano di monitoraggio geotecnico e strutturale all’intero versante del centro abitato, comprendendo anche i rioni Tredici e Marco Scerra, aree per le quali permane la necessità di programmare ulteriori interventi di consolidamento.

«Le audizioni svolte in Commissione e il confronto con i soggetti tecnici competenti – aggiunge Mattia – hanno confermato che serve una visione complessiva del problema: monitoraggio continuo, conoscenza puntuale dei fenomeni e una programmazione coordinata delle opere. Non possiamo limitarci a intervenire sulle singole emergenze, ma dobbiamo lavorare affinché la messa in sicurezza riguardi progressivamente l’intero versante». «L’obiettivo – concludono Mattia e Caiata – è tutelare la pubblica incolumità, salvaguardare la rete infrastrutturale e garantire l’accesso alla viabilità primaria, creando le condizioni perché tutta Pisticci possa tornare pienamente agibile. Continueremo a seguire personalmente, in Parlamento e nel confronto con il Governo e con le istituzioni territoriali, ogni passaggio necessario affinché agli stanziamenti seguano rapidamente i cantieri e gli interventi di cui la comunità ha bisogno».

Casorelli promuove il monitoraggio con la Regione Basilicata e richiama le opere strategiche per mobilità, viabilità e reti idriche

Infrastrutture, la Filca Cisl: «Avanti con il confronto» POTENZA. L'aggiornamento sullo stato dei lavori relativi a ferrovie, strade e reti idriche da parte del vice presidente e assessore regionale alle Infrastrutture, Pasquale Pepe, nella riunione dell'Osservatorio regionale dell'Edilizia e dei Lavori pubblici, riscontra il parere favorevole del segretario generale della Filca Cisl Basilicata, Angelo Casorelli, il quale rimarca la necessità di proseguire sulla strada del monitoraggio costante degli interventi in atto e della interlocuzione avviata con la Regione Basilicata. «Lo scorso gennaio - dichiara Casorelli - a margine di un'altra riunione, nella sede della Direzione generale Infrastrutture della Regione Basilicata a Potenza, avevamo sottolineato la necessità di imprimere una accelerata ai cantieri stradali e ferroviari che consentiranno alla Basilicata di compiere un salto di qualità sul piano della mobilità e dei trasporti, in grado di connettere i territori, renderli più competitivi sul piano economico ed occupazionale e garantire maggiore coesione e so-

stenibilità alle aree interne. Al contempo, in quella circostanza, avevamo evidenziato l'importanza di rafforzare l'interlocuzione dell'assessore Pasquale Pepe con le parti sociali proprio allo scopo di definire le questioni ancora aperte sul territorio regionale sul fronte delle infrastrutture. Alla luce di quanto ha reso noto l'assessore Pepe e del costruttivo lavoro portato avanti dalle organizzazioni sindacali in questi mesi, riteniamo che il metodo sia quello opportuno affinché le infrastrutture possano rappresentare il motore della crescita e dello sviluppo per la Basilicata». «La Filca Basilicata, infatti - continua - confortata anche dalla linee programmatiche della segreteria nazionale della Filca sullo sviluppo del Mezzogiorno, è fermamente convinta che, investire negli asset infrastrutturali significa creare nuove opportunità e migliorare la qualità di vita dei cittadini e delle imprese. Abbiamo quindi accolto con favore l'aggiornamento che l'assessore Pepe ha fornito sullo stato dei lavori di infrastrutture

strategiche, tra cui gli interventi sulla Ferrandina-Matera La Martella e sulla Grassano-Bernalda, con la conferma della previsione di attivazione entro la fine del 2028 ma anche dei lavori programmati sulla Potenza - Foggia, così cole le opere che interessano sulla viabilità stradale per l'asse Salerno-Potenza-Bari, il bypass di Matera che rientra nei lavori di adeguamento della Statale 7 Matera - Ferrandina

e gli interventi sul raccordo autostradale Potenza-Sicignano, sulla SS 407 Basentana e sulla SS 658 Potenza-Melfi. Non meno importanti - conclude il segretario Casorelli - sono gli interventi che riguardano il potenziamento delle opere idriche con l'obiettivo di adeguare la rete agli standard europei, secondo i criteri della transizione ecologica e della riduzione agli sprechi dell'acqua».


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L’ex esponente di FdI Basilicata Osnato denuncia l’esclusione dall’assestamento di bilancio: «Nessun consigliere ne ha proposto l’inserimento»

«Ok le risorse per lo sviluppo, ma manca l’impianto di risalita del Monte Sirino» Dopo l’approvazione dell’assestamento di bilancio durante l’ultimo Consiglio regionale per far fronte ad interventi strategici in tutto il territorio regionale, l’ex esponente di Fdi Basilicata Francesco Osnato pone l’accento sulla mancata ettenzione verso il comprensorio del Monte Sirino. Di seguito la nota itegrale. ******* DI FRANCESCO OSNATO*

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ene ha fatto il Presidente Bardi a trovare risorse da utilizzare per una manovra di sviluppo nel bilancio di assestamento, il cui impiego interessa diversi ambiti: ambiente, cultura, territorio, mobilità, sviluppo economico, imprese, salute e ricerca. Peccato che nel rendere operative risorse del Fondo di rotazione per 180 milioni di euro, nessuno esponente del Consiglio regionale, in primis il Consigliere Pittella e Cupparo (l'uno Presidente del Consiglio e l'altro Assessore alle Attività produttive e sviluppo economico), abbia proposto di inserire negli investimenti oltre il Ponte Musumeci (

11 milioni di euro), scale mobili di Potenza (6,5 milioni di euro), Villa Nitti a Maratea (2,5 milioni di euro), per la montagna materana e Dolomiti lucane (3,8 milioni di euro) ed altri interventi - risorse per l'impianto di risalita del Monte Sirino. Sono trascorsi 11 anni da quando una valanga danneggiò la seggiovia biposto del Monte Sirino. Sabato 31 gennaio 2015 la slavina interesso` un'area di circa 10.000 metri quadrati danneggiando gravemente l'impianto di risalita principale del comprensorio.

Fortunatamente l'impianto era chiuso e nessuna persona fu coinvolta. Se un evento del genere fosse avvenuto in Trentino o nelle stazioni sciistiche più blasonate del nord e centro Italia, senza ombra di dubbio ci sarebbe stato un maggiore interesse ed un coinvolgimento significativo da parte delle Istituzioni, le quali avrebbero ricorso ai ripari, vale a dire quantificando il danno, individuando le fonti di finanziamento ed attivando bandi per la progettazione e ricostruzione dell'opera. Da noi, nel sud Italia, que-

sto non accade, a maggior ragione nell'area sud di Basilicata. Senza andare ad analizzare il perché tutto ciò non è avvenuto, è il caso di ricordare agli Amministratori dei Comuni di Lauria e Lagonegro, dell'Unione dei Comuni, degli Amministratori provinciali e regionali, che la riattivazione dell'impianto continuerebbe ad alimentare quel flussi turistici e quella economia che diede e continuerebbe a dare una ricaduta sull'area e di riflesso per l:intera Regione Basilicata. I periodi invernali sono sempre meno nevosi ma questa non è una giustificazione per disinteressarsi alla riattivazione degli impianti di risalita in montagna. Il monte Sirino notoriamente è una delle montagne più nevose del sud Italia e, soltanto per questo, meriterebbe maggiore attenzione a riguardo. Giova osservare che il turismo non è soltanto quello degli amanti della neve e degli sport invernali, i quali fruirebbero del servizio di un impianto di risalita, ma in modo sempre più preponderante lo è per il cosiddetto turismo lento, ovvero di chi vuol

fuggire dallo stress cittadino, lavorare in smart Working da remoto in tranquillità, apprezzare i prodotti tipici, trovare riparo dalle estati torride, fare trekking, preparazioni atletiche in quota, turismo equestre, raccolta funghi e tartufi. Tutte queste attività si coniugano perfettamente con un impianto di risalita da attivare nel periodo estivo che funga da raccordo alle varie stazioni intermedie del comprensorio, ove ognuno dei fruitori della montagna avrebbe interesse ad arrivare per svolgere le proprie attività o semplicemente per ammirare dall'alto il paesaggio in tranquillità e senza alcuno sforzo fisico. Concludendo, l'ennesimo inverno è alle porte ed un'altra possibile stagione turistica non viene alimentata adeguatamente e va a sommarsi alle precedenti, forse è il caso che una programmazione a riguardo si attivi, affinché il turismo dell'area sud di Basilicata, di cui tutti i politici si sono riempiti la bocca con il ritornello mare monti terme, non venga penalizzato ed archiviato. * GIÀ ESPONENTE DI FDI


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Il sindacato lucano denuncia il mancato riscontro dopo tre solleciti all’Ispettorato del lavoro e chiede un confronto sulle tutele nei cantieri

Forestali, Sifus chiede risposte «Pronti a rivolgerci ai giudici»

POTENZA. Tre solleciti all’Ispettorato territoriale del lavoro, ripetuti contatti telefonici e nessuna convocazione. Il Sifus Basilicata torna sulle condizioni dei lavoratori impegnati nei cantieri forestali e annuncia che, in assenza di risposte, valuterà la trasmissione della documentazione alla Procura della Repubblica competente. Al centro dell’iniziativa sindacale ci sono questioni relative alle condizioni e all’organizzazione del lavoro, alla sicurezza e al rispetto delle tutele previste dalla normativa e dal contratto collettivo nazionale Idraulico Forestale. Il sindacato riferisce di aver portato da tempo all’attenzione del Consorzio di Bonifica della Basilicata e dell’Ispettorato territoriale del lavoro le segnalazioni provenienti dagli addetti dei cantieri Asa, Saap e forestali, chiedendo verifiche e un confronto con gli organismi interessati. Secondo il Sifus, tuttavia, finora non sarebbe arrivato un riscontro concreto. L’organizzazione sottolinea di essere presente all’interno del Consorzio di

Bonifica, dove sta raccogliendo deleghe e rappresentando un numero crescente di dipendenti. Da qui la richiesta che la propria rappresentanza venga riconosciuta e ascoltata nelle sedi competenti. «Non chiediamo privilegi né corsie preferenziali: chiediamo che una rappresentanza sindacale presente tra i dipendenti possa esercitare il proprio ruolo e portare le istanze dei lavoratori nelle sedi competenti», affermano i segretari regionali Pina De Donato e Domenico

Sodo. A preoccupare il sindacato sono anche i tempi. I cantieri forestali, infatti, si avviano verso la conclusione e, sostiene il Sifus, le problematiche segnalate dai lavoratori rischiano di restare senza soluzione. L'organizzazione riferisce di aver seguito finora la strada del confronto istituzionale, attraverso lettere, richieste di incontro e tre solleciti. «Abbiamo scelto il dialogo, ma questo presuppone la disponibilità delle istituzioni e degli enti interessati a confrontar-

si», sostengono De Donato e Sodo. Il Sifus richiama quindi le funzioni di vigilanza dell’Ispettorato in materia di lavoro, legislazione sociale e sicurezza e chiede che la propria rappresentanza venga ricevuta con urgenza per esaminare le questioni già sottoposte all’attenzione dell’ufficio. Il sindacato contesta inoltre l'atteggiamento tenuto, a suo giudizio, dal Consorzio di Bonifica della Basilicata rispetto alle istanze avanzate dai lavoratori. Si tratta, va preci-

sato, della posizione espressa dall'organizzazione sindacale nel comunicato, nel quale non è riportata una replica del Consorzio o dell'Ispettorato territoriale del lavoro. Se anche l’ultimo sollecito non dovesse produrre risultati, il Sifus Basilicata afferma di essere pronto a valutare il ricorso a un ulteriore passaggio istituzionale. «Trasmetteremo tutta la documentazione alla Procura della Repubblica competente», spiegano i rappresentanti sindacali, affinché possano essere verificati eventuali profili di responsabilità e il rispetto delle tutele previste per i lavoratori. «Non è una minaccia, ma il ricorso agli strumenti istituzionali disponibili quando il dialogo non produce risultati», precisano De Donato e Sodo. Il sindacato ribadisce infine che continuerà a rappresentare gli addetti dei cantieri e a chiedere che le questioni sollevate vengano affrontate. «I lavoratori non possono essere lasciati soli. Chi rappresenta i lavoratori deve poter essere ascoltato e chi è chiamato a vigilare deve dare risposte».

Il consigliere regionale contesta l’assenza delle risorse nell’assestamento: «Senza sostegno agli enti locali si indeboliscono i servizi»

Fondo per i Comuni, Piero Marrese incalza la Regione

POTENZA. Il Fondo unico per le autonomie locali resta fuori dall’assestamento di bilancio della Regione Basilicata e Piero Marrese torna a chiedere risorse per Comuni e Province. Il consigliere regionale di Basilicata Democratica contesta la mancata previsione di finanziamenti per il Fual, istituito con la legge regionale 23 del 2018 per sostenere gli enti locali e la loro capacità di garantire servizi ai cittadini. L’assenza di risorse adeguate per il Fondo era stata criticata nei giorni scorsi anche dagli altri consiglieri regionali di centrosinistra al termine dell’esame dell’assestamento 2026-2028. «È una scelta che considero grave, perché il Fual non rappresenta una voce di spesa qualsiasi: è uno strumento di sostegno ai territori, particolarmente importante per quei Comuni che dispongono di minori capacità finanziarie e che, nonostante le difficoltà, devono continuare ogni giorno ad assicurare servizi essenziali alle proprie comunità», afferma Marrese. Il consigliere richiama il ruolo del-

le amministrazioni comunali, definite il primo presidio istituzionale sul territorio. Sono i Comuni, sottolinea, a confrontarsi quotidianamente con le esigenze dei cittadini e a dover assicurare servizi sociali, manutenzione, viabilità, trasporto e assistenza. Una mole di competenze che, secondo Marrese, non può essere accompagnata da una progressiva riduzione delle disponibilità finanziarie. «Chiedere loro di fare sempre di più, mettendo a disposizione risorse sempre più limitate, significa scaricare sui territori il peso delle difficoltà finanziarie senza offrire gli strumenti necessari per affrontarle», sostiene il consigliere. Da qui la richiesta alla Regione di tradurre il riconoscimento del ruolo delle autonomie locali in precise scelte di bilancio. Marrese ricorda che durante l’esame dell’assestamento era stato chiesto di individuare le risorse necessarie al rifinanziamento del Fondo. Una richiesta che, spiega, nasce dalle difficoltà segnalate dagli amministratori locali e assume

un peso particolare nei centri più piccoli. Il tema viene collegato anche alla lotta allo spopolamento. Per il consigliere regionale, mantenere vivi i territori significa innanzitutto consentire agli enti locali di offrire servizi adeguati. «Non possiamo pensare di combattere lo spopolamento lasciando i Comuni senza le risorse necessarie per garantire servizi adeguati ai cittadini». La mancata dotazione del Fual nell’assestamento rappresenta dunque,

secondo Marrese, «un’occasione persa». Il consigliere annuncia che continuerà a sollecitare il rifinanziamento e una maggiore attenzione alle autonomie locali. «La Basilicata ha bisogno di una Regione che sia al fianco dei suoi Comuni, non di una Regione che li lasci soli di fronte a responsabilità crescenti e risorse insufficienti». Per Marrese, investire sugli enti locali significa intervenire direttamente sulla tenuta sociale, economica e demografica della Basilicata.


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Al dipartimento di Ingegneria il seminario dell'associazione Caming. Tutela del territorio e comunità energetiche per il futuro verde della regione

Transizione energetica in Basilicata: l'assessore Mongiello punta su Unibas «P

arlare di energia oggi significa parlare in modo diretto del futuro dei nostri giovani e della Basilicata. La transizione non è solo tecnologia, ma una profonda trasformazione del nostro modello di sviluppo che deve essere ambientalmente sostenibile, economicamente vantaggiosa e socialmente equa». Lo ha dichiarato l’assessore regionale all’Ambiente e alla Transizione energetica, Laura Mongiello, intervenendo al seminario Energia che cambia il mondo: il ruolo delle energie rinnovabili nella sostenibilità ambientale, economica e sociale, promosso dall'associazione Caming nell’ambito dello Spring Fest al Dipartimento di Ingegneria dell'Unibas.All'incontro sono intervenuti come relatori anche il professor Antonio D’Angola (docente Unibas) e l’ingegner Carmen Coviello, consulente esperto Pnrr presso la Direzione generale all’Ambiente della Regio-

ne Basilicata. A margine dei lavori, gli studenti hanno omaggiato i relatori con delle targhe ricordo. Nel suo intervento, l’assessore Mongiello ha evidenziato che «la vera sostenibilità richiede una programmazione attenta, capace di tutelare paesaggio e biodiversità privilegiando aree già compro-

messe».«La Regione sta lavorando in questa direzione», ha sottolineato Mongiello, «con il Piano delle zone di accelerazione, la norma sulle aree idonee e il disegno di legge sugli impatti sovracomunali per governare il settore e coinvolgere i territori». L’esponente della giunta regionale ha inoltre

ricordato che la Basilicata produce già più energia elettrica di quanta ne consumi: «La sfida è trasformare questa capacità in attrazione di investimenti e lavoro qualificato per ingegneri, tecnici ed economisti, facendo dell’Unibas il centro strategico della progettazione verde».Infine, richiamando il valore

sociale della transizione contro la povertà energetica, l’assessore ha concluso indicando nelle Comunità energetiche rinnovabili e nell’efficientamento degli edifici «gli strumenti chiave per alleggerire i bilanci familiari», invitando i giovani a essere i veri protagonisti di questo cambiamento.

Riunione operativa del dipartimento guidato da Gianni Motta alla presenza del coordinatore provinciale Vincenzo Claps

Fratelli d'Italia Potenza traccia la rotta: ambiente, imprese e nuovi circoli

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i è tenuta nella giornata di sabato, alla presenza del coordinatore provinciale di Fratelli d'Italia della provincia di Potenza, Vincenzo Claps, una riunione organizzativa del dipartimento ambiente ed energia del partito per fare il resoconto dell'attività svolta a circa un anno e mezzo dalla nomina della struttura dipartimentale e dei suoi componenti provenienti dai vari circoli della provincia. La riunione, che ha visto la partecipazione di 14 referenti comunali, ha anche discusso sulle prossime iniziative autunnali che saranno messe a terra di concerto con le massime cariche del partito a livello nazionale, regionale e provinciale.A tal proposito i partecipanti alla call, nel ringraziare Piergiorgio Quarto per il lavoro svolto in questi anni, hanno rivolto il loro augurio di benvenuto all'onorevole Rotelli che insieme ai parlamentari Rosa e Caiata sono stati chiamati, in questa fase importante della vita politica ita-

liana, a guidare il partito di Fratelli d'Italia in terra di Basilicata. Ne dà notizia Gianni Motta, coordinatore del dipartimento ambiente ed energia del partito sul territorio della provincia di Potenza.«Tra i temi trattati durante la call, la possibilità di poter visitare alcune realtà e imprese produttive della provincia di Potenza che operano in ambito energivoro ed ambientale», ribadisce Motta, «in cui il costo dell'energia elettrica e gas rappresenta una quota d'impatto elevata sul valore totale della produzione». È stato inoltre ribadito l'impegno a proseguire nell'opera di sensibilizzazione dell'iniziativa Adotta una piantina d'Italia nell'aiuola del tuo paese, che vedrà la prossima tappa sabato 24 ottobre alle ore 11 a Venosa.«L'auspicio, più volte ribadito da Claps durante la riunione online», conclude Motta, «è stato quello di poter aumentare l'attuale numero dei circoli del partito in provincia e di poter continuare nel

futuro nell'azione propositiva messa finora in campo, con idee e proposte innovative non solo in campo ambientale ma anche in altri settori tematici come quello della cultura e del turismo». La riunione,

aperta ad altri coordinatori di dipartimento, ha visto anche la partecipazione di Francesca Messina e Piergiorgio Laguardia, rispettivamente responsabili dei dipartimenti cultura e aziende in crisi.


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In queste ore, le strutture sanitarie stanno garantendo la continuità delle prestazioni urgenti ed emergenziali tramite procedure manuali straordinarie

Blocco Data Center, sanità lucana in tilt FIALS: «Non lasciamo soli i cittadini»

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n paziente ricoverato ha bisogno di un esame urgente. In reparto il computer non risponde: la richiesta si compila a mano e i risultati tornano su carta. All'accettazione, intanto, una persona malata che non può aspettare viene registrata a penna. È così che, in queste ore, negli ospedali e sul territorio vengono garantite le urgenze e i pazienti in condizioni più delicate: a mano, uno alla volta». Così, in una nota, Giuseppe Costanzo, Segretario Provinciale FIALS Potenza, in riferimento al guasto al Data Center della Regione Basilicata. «Il guasto - aggiunge Costanzo - ha fermato i sistemi informatici della sanità, e a farne le spese sono insieme i pazienti ricoverati e l'utenza esterna: dagli esami richiesti dai reparti alle attività ambulatoriali e agli esami di laboratorio. Prima negli ospedali, oggi anche nei servizi territoriali». Ieri mattina, lunedì 28 settembre, la Regione ha diffuso un comunicato che si apre così: «In queste ore si sta verificando un blocco tecnico al Data Center». E aggiunge che i tecnici sono al lavoro «fin dalle prime ore della mattina». Le segnalazioni arrivate alla FIALS dai presidi ospedalieri raccontano un'altra

storia: i sistemi non funzionavano già da ieri. Per un giorno intero i lavoratori hanno gestito da soli un disservizio di cui la Regione non aveva ancora dato notizia. E a un giorno di distanza il problema non è rientrato: si è allargato al territorio. «La domanda aggiunge Costanzo - è semplice. Perché un guasto segnalato già ieri è stato comunicato solo stamattina? Cittadini e operatori hanno il diritto di saperlo. Dovrebbe essere la tecnologia a sostenere il lavoro. Oggi è il lavoro a sostenere un sistema che non funziona. Ogni risposta data a un cittadino richiede molto più tempo e attenzione, e pesa su organici che erano già al limite prima del guasto. Se i cittadini oggi trovano ancora una risposta, la trovano grazie alle lavoratrici e ai lavoratori della sanità. Hanno fatto la loro parte, fino in fondo. Adesso il sistema deve fare la sua». «Per questo la FIALS chiede alla Regione Basilicata di spiegare con chiarezza che cosa sia accaduto, da quando i sistemi siano fermi e perché le criticità emerse già ieri siano state comunicate solo oggi, indicando tempi certi per il pieno ritorno alla normalità. Alle Direzioni dell'A.O.R. San Carlo, dell'A.S.P. di Potenza e del-

l'I.R.C.C.S. CROB di Rionero in Vulture la FIALS chiede di rafforzare subito i servizi colpiti, per alleggerire chi da ieri sostiene il carico. Rafforzare, oggi, significa accelerare il ritorno alla normalità e informare con chiarezza i cittadini, perché l'attesa e il disagio non si scarichino su chi è in servizio. Le prestazioni si garantiscono con le persone, e le persone non possono essere lasciate sole. Ai cittadini diciamo che le prestazioni sono un loro diritto, e chiediamo pazienza con chi, nei reparti, nei laboratori e agli sportelli, sta facendo il possibile per garantirle. Chi garantisce le risposte

ai cittadini merita, a sua volta, una risposta. La FIALS la pretende, oggi», conclude Costanzo. COSA STA SUCCEDENDO? In queste ore, si sta verificando un blocco tecnico al Data Center della Regione Basilicata che sta interessando l'operatività dei principali sistemi informatici regionali. A causa dell'inconveniente tecnico, non dipeso da attacchi esterni di hacker, nella giornata di ieri sono stati riscontrati ritardi o disservizi nell'erogazione delle prestazioni di assistenza sanitaria, con particolare riferimento alle attività ambulatoriali e agli esami

di laboratorio nelle strutture sanitarie e nei presidi territoriali della regione. I tecnici della Regione e la società di gestione dell'infrastruttura sono al lavoro fin dalle prime ore di ieri mattina per individuare la causa del guasto e completare il ripristino delle apparecchiature nel più breve tempo possibile. Le strutture sanitarie, intanto, stanno garantendo la continuità delle prestazioni urgenti ed emergenziali tramite procedure manuali straordinarie, anticipando la prestazione al pagamento. Seguiranno aggiornamenti non appena la piena funzionalità dei sistemi sarà ripristinata.

La proposta alla Regione: «Sì al ripristino immediato del Bonus Carburanti con i fondi delle royalties e un Bonus di 20 centesimi per le aree interne»

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Caro carburanti, Federconsumatori: «È una tassa sull’isolamento» a Basilicata si conferma la prima regione petrolifera d’Italia, ma i suoi cittadini stanno subendo il caro carburante come una vera e propria "tassa sull'isolamento". Federconsumatori Basilicata interviene con forza sul paradosso che vede la popolazione lucana schiacciata dai rincari alla pompa, nonostante la ricchezza energetica del sottosuolo. Secondo gli ultimi dati dell'Osservatorio Mimit, la rete autostradale ha toccato picchi di 2,439 €/litro per il gasolio e 2,252 €/litro per la benzina. Anche sulla rete stradale ordinaria il self-service viaggia su cifre insostenibili (2,357 €/litro per il gasolio). A poco serve il price cap temporaneo annunciato da Eni, in un momento in cui gli sconti nazionali sulle accise si sono drasticamente dimezzati. Il dato stride con la realtà estrattiva della regione: la Basilicata produce da sola oltre l'80% del petrolio italiano tra la Val d’Agri e Tempa Rossa, superando i 3,3 milioni di tonnellate all'anno. Questa attività ga-

rantisce alla Regione entrate milionarie: per i bilanci 2025 e 2026 sono previsti ben 165 milioni di euro all'anno di sole royalties. L'inflazione picchia duro. Sebbene la Basilicata registri un dato complessivo del +2,9%, l'aggravio medio è di +650 euro annui a famiglia (+671 euro a Potenza città). A preoccupare è soprattutto il carrello della spesa, aumentato del 29,5% in cinque anni. In Basilicata, l'acquisto di beni alimentari assorbe ben il 17% del reddito disponibile delle famiglie, contro il 10% di regioni più ricche come il Trentino-Alto Adige. Una situazione esacerbata dalla scarsa concorrenza tra punti vendita a Potenza e Matera, che azzera le possibilità di risparmio per i consumatori. Per Federconsumatori la soluzione esiste già ed è politica. Il Bonus Gas Basilicata ha dimostrato l'efficacia del welfare energetico diretto, portando risparmi fino al 60% in bolletta a oltre 132mila famiglie lucane grazie a uno stanziamento di 43,7 milioni di euro. Le ri-

chieste concrete alla Regione sono due: il ripristino della Carta Carburanti lucana e un Bonus Carburante straordinario di 20 centesimi al litro per le aree interne. Un aiuto mirato a pendolari, famiglie e trasporti scolastici del Vulture e delle aree SNAI per i collegamenti verso Potenza e Matera, in linea con il dibattito attuale sulla creazione di una Zona Franca Energetica.


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Al Festival umbro la Lucana Film Commission e il professor Delle Donne incantano il pubblico con castelli, Federico II e valorizzazione del patrimonio storico

Gubbio applaude il cinema e la storia della Basilicata A

nche «Fantastico Cinema» è stato protagonista del Festival del Medioevo di Gubbio. Nel salone del Complesso di San Francesco, la presidente della Lucana Film Commission, Margherita Romaniello, ha raccontato l’esperienza degli appuntamenti estivi che hanno unito la settima arte al fascino e alla storia dei castelli medievali della Basilicata. Al suo fianco il professor Fulvio Delle Donne, direttore scientifico di «Fantastico Medioevo», che ha presentato la collana di volumi da lui curata nell’ambito del progetto e la web serie dedicata all’imperatore Federico II, alle sue gesta e agli uomini e alle donne protagonisti della presenza normannosveva in Basilicata. La partecipazione al Festival di Gubbio è stata così l’occasione per portare fuori dai confini regionali le esperienze di «Fantastico Medioevo» e «Fantastico Cinema», nate dall’incontro tra racconto storico, patrimonio culturale e linguaggi dell’audiovisivo. Romaniello ha ripercorso,

in particolare, il successo dei quattro appuntamenti di «Fantastico Cinema» ospitati nei castelli di Lagopesole, Monteserico, Venosa e Palazzo San Gervasio. Quattro luoghi fortemente legati alla storia della Basilicata che hanno fatto da scenario a un viaggio cinematografico nel Medioevo, tra gesta, imprese, coraggio, valori e suggestioni di un’epoca che continua ad alimentare l’immaginario contemporaneo. Un percorso che ha riportato al centro anche alcune delle grandi figure del Medioevo, da Federico II a Dante Alighieri fino a San Francesco, intrecciando il rigore del racconto storico con la capacità del cinema di restituire immagini, atmosfere e nuove chiavi di lettura del passato. La presenza della Lucana Film Commission a Gubbio ha permesso dunque di condividere a livello nazionale un’esperienza sviluppata in Basilicata, nella quale l’audiovisivo diventa anche uno strumento di valorizzazione dei castelli, dei paesaggi e del patrimonio storico e culturale della regione.

L'associazione Agua presenta il volume «Racconti e ricordi della nostra vita». Un viaggio tra impegno civile, radici e prospettive per il territorio

Lampi di cinema e solidarietà a Lavello e Oppido con il cortometraggio Rivedersi

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n cortometraggio per raccontare la cura, la fragilità e il valore delle relazioni. È Rivedersi, diretto da Adelaide Dante De Fino e Michele Bizzi, che arriva nelle sale lucane nell’ambito di «Meet us at cinema», il format promosso dalla Lucana Film Commission per riavvicinare il pubblico e sostenere le sale cinematografiche. L’appuntamento è fissato per il 29 settembre alle ore 20 al Cineteatro San Mauro di Lavello, con la proiezione del cortometraggio e, a seguire, una masterclass aperta al pubblico. Sarà presente in sala l’attrice Bianca Nappi, nota al grande pubblico per le serie televisive Le indagini di

Lolita Lobosco e Noi del Rione Sanità. Ad accompagnarla ci saranno le attrici Eva Immediato e Gabriella Bagnasco, Mattia Sciaraffa (in arte Flame, attore e autore della colonna sonora), la regista Adelaide Dante De Fino e Marianna Cappiello, Presidente dell’associazione Arcipelago Eva.La mattina del 30 settembre alle ore 10, sempre a Lavello, Rivedersi sarà al centro di una masterclass dedicata agli studenti delle scuole medie e superiori, per approfondire attraverso il linguaggio cinematografico i temi centrali affrontati dall’opera. La giornata proseguirà poi a Oppido Lucano, dove alle ore 20, al Cineteatro Obadiah, è in pro-

gramma una nuova proiezione del cortometraggio e il successivo dibattito con il pubblico. Prodotto dall’associazione Arcipelago Eva odv, il cortometraggio affronta il tema della malattia oncologica attraverso una narrazione intima che mette al centro la persona, le relazioni, l’ascolto e il sostegno umano fondamentali nel percorso di cura. L'opera è stata girata interamente negli spazi dell’Irccs Crob di Rionero in Vulture e nei suggestivi paesaggi dei laghi di Monticchio, beneficiando della collaborazione della Lucana Film Commission, della Regione Basilicata, dell’Irccs Crob e del Gal «La Cittadella del Sapere».


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Focus su costi gasolio, fertilizzanti, crisi internazionale e prezzo del grano duro; dall’Assessorato all’Agricoltura: «Proposte e priorità all’attenzione di Bardi»

Caro-carburante, settore agricolo in affanno: ieri la riunione del “Tavolo Verde” in Regione

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DI FRANCESCO MENONNA

a crisi dei carburanti, derivante dalla Guerra nello stretto di Hormuz, preoccupa gli operatori politici, economici e sociali del Bel Paese. Il grido d'allarme è partito da diverse settimane. Ieri mattina, presso il Dipartimento Agricoltura della Regione Basilicata, si è svolto il Tavolo Verde voluto dall'Assessore all'Agricoltura della Regione Basilicata, Carmine Cicala, che ha inteso riunire gli operatori del settore, le associazioni e gli addetti ai lavori per definire una programmazione articolata e congeniata, capace di dare risposte concrete al comparto e alla Basilicata. Al Tavolo Verde hanno preso parte gli operatori del settore che saranno chiamati ancora a confrontarsi sempre con l'Assessore Cicala nelle prossime settimane. I fronti aperti sono tanti: eventi atmosferici, guerra, crisi globale restano i punti discussi ieri dagli operatori del settore, oltre a definire le priorità per uscire dalla crisi attuale. Per tutti, si è trattato del primo incontro di una serie di appuntamenti che porterà la discussione nelle aule di via Verrastro e dinanzi al Presidente della Regione Basilicata Vito Bardi. Due ore di confronto hanno inteso rimarcare l'impegno di Carmine Cicala per risolvere la questione legata al caro carburanti che vede gli operatori del settore in grande fermento e in costante preoccupazione per

il futuro della Regione Basilicata. Le associazioni di categoria hanno espresso tutta la propria preoccupazione. Il settore primario chiede interventi celeri per risolvere la crisi, problematiche e bisogni per risolvere le difficoltà odierne. La riflessione è stata estesa a tutta la macchina organizzativa regionale. Un vero e proprio out out quello emerso dal Tavolo Verde, anche se la questione rimarrà ancora sul tappeto. Il prezzo del grano duro, la crisi e una presa d'atto della questine, considerando il Pil della Regione Basilicata: questi i punti sul tappeto durante il Tavolo Verde convocato da Cicala con il dichiarato intento di dare risposte immediate e concrete. I campi in difficoltà, il costo del gasolio in continuo aumento proprio per la doppia crisi internazionale, quella di Hormuz e la Guerra russo-ucraina hanno fatto scattare il grido d'allarme tra gli operatori. Le parti saranno, ancora una volta, convocate nella prossima settimana dall'Assessore all'Agricoltura, Carmine Cicala, apparso convinto di risolvere la questione seguendo tempi e logiche politiche prestabilite. Dunque, si apre una discussione franca, serena per risolvere una questione che potrebbe avere in seguito pesanti ripercussioni sulle spese delle famiglie, soprattutto per quanto riguarda il comparto ortofrutticolo e alimentare in generale. In questo contesto Cicala, coadiuvato dal dirigente del settore agri-

coltura, Vittorio Restaino, ha parlato del Tavolo Verde: «È un tavolo importante dove, prima cosa, ho chiesto loro quali fossero le priorità e le proposte soprattutto. A valle di questo Tavolo, abbiamo insomma considerato tante possibilità da mettere in campo che, adesso, saranno valutate da parte di questo Assessorato e, con l'aiuto della Direzione, portate all'attenzione del Tavolo della Giunta Regionale, così come annunciato nelle scorse giornate di fatto, e all'attenzione ovviamente del Presidente Vito Bardi, anche nella sua qualità di titolare al bilancio. Questo, per fare in modo di trovare quelle somme finanziarie utili a dare una risposta a un momento davvero complicato che sta vivendo il comparto agricolo. Ma è stata anche l'occasione proprio di toccare e verificare quali fossero le urgenze su cui in-

tervenire. Pensiamo all'aumento dei costi dei fertilizzanti. È stata anche l'occasione per poter riepilogare quelle che sono state le attività messe in campo non solo dalla Regione, ma anche dal Governo nazionale. Ricorderemo tutti i 139 milioni messi a disposizione dal Governo nazionale per il caro fertilizzanti; ricordiamo anche quello che è il contributo già messo in campo attraverso il caro carburante, tramite il credito d'imposta che prevede un 20%. Voglio sottolineare, però, che vi è da parte del Governo già attraverso il carburante agricolo la disponibilità di un miliardo di euro che viene di fatto redistribuito. Come Regione, anche noi dai primi di agosto, abbiamo aumentato la disponibilità di carburante agricolo con un aggiunta del 30%. Sono tutte azioni che messe insieme danno un qualche

respiro, ma non è ancora sufficiente. Ecco perché le associazioni di categoria hanno chiesto a gran voce di farmi portavoce proprio presso il Governo regionale, per dire ed evidenziare questo grido d'allarme che arriva dal territorio e sottolineare quanto sia davvero importante per tutti noi il comparto agricolo. Non può il primo anello della catena, qual è appunto la produzione, soffrire in questo modo. Abbiamo la necessità di tutelarlo perché noi sappiamo che, a seguito di questo, vi è poi tutta una filiera che si riconduce poi a quella che è la trasformazione e la commercializzazione. Chiederemo, pertanto, alle Odg, alle Organizzazioni delle Grande Distribuzioni di collaborare, di aiutare, perché noi sappiamo che un’azienda chiusa difficilmente avrà la possibilità di collaborare».


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Cupparo visita la nuova Casa della Comunità: «Servizi più vicini ai cittadini e meno spostamenti verso gli ospedali»

Sanità di prossimità, Senise rafforza il presidio territoriale L

a nuova Casa della Comunità di Senise punta a diventare uno dei punti di riferimento della sanità territoriale della Basilicata Sud. È questo il significato della visita effettuata oggi dall’assessore regionale allo Sviluppo Economico Francesco Cupparo. «Sanità di prossimità e risposte concrete» è il messaggio rilanciato dall’assessore, che ha indicato nella nuova struttura non soltanto un intervento di riqualificazione realizzato attraverso le risorse del PNRR, ma un tassello del nuovo modello di assistenza territoriale regionale. La Casa della Comunità è stata progettata per avvicinare le prestazioni ai cittadini e rafforzare l’integrazione tra i diversi livelli dell’assistenza. Al suo interno sono previsti ambulatori specialistici e studi medici, con l’obiettivo di contribuire alla riduzione delle liste d’attesa e, soprattutto per le popolazioni delle aree interne, limitare la necessità di raggiungere gli ospedali per prestazioni che possono essere erogate sul territorio. Un capitolo importante riguarda la tecnologia.

Le infrastrutture della struttura sono già predisposte per lo sviluppo della telemedicina, consentendo di utilizzare strumenti di monitoraggio e assistenza a distanza. Una prospettiva particolarmente significativa per la popolazione anziana e per le persone con maggiore difficoltà negli spostamenti, per le quali la possibilità di seguire alcune fasi del percorso assistenziale direttamente a domicilio può rappresentare un elemento concreto di prossimità. Anche l’organizzazione degli spazi è stata pensata secondo criteri di accessibilità, comfort e sostenibilità energetica. L’obiettivo, nelle intenzioni della Regione, è quello di realizzare ambienti adeguati non soltanto alle esigenze dell’utenza, ma anche al lavoro quotidiano degli operatori sanitari. La visita di Cupparo arriva inoltre in una fase nella quale il tema della rete ospedaliera e territoriale regionale è al centro del confronto, in particolare sulle relazioni tra il modello Hub e Spoke e la rete dei servizi di prossimità. Ed è proprio sulla centralità di Senise che l’assessore ha

voluto mettere un punto fermo. «Al di là delle recenti discussioni su Hub e Spoke – ha sottolineato Cupparo – la realtà dei fatti è una sola: la programmazione sanitaria regionale non è mai cambiata e Senise mantiene centralità assoluta con servizi reali di supporto sanitario quotidiano». Una precisazione che colloca la Casa della Comunità dentro una strategia più ampia: rafforzare la sanità territoriale significa, infatti, non affidare esclusivamente agli ospedali la risposta ai bisogni sanitari, ma costruire una rete capace di intercettare la domanda di salute prima che diventi emergenza e di accompagnare i cittadini nei percorsi assistenziali. Per la Basilicata Sud, dove la distanza dai principali presidi sanitari può rappresentare un problema concreto soprattutto per anziani e persone fragili, la prossimità assume quindi un valore particolare. La nuova struttura dovrà ora tradurre gli spazi e le dotazioni realizzate in servizi effettivamente disponibili e facilmente accessibili alla popolazione. «Il nostro impegno come Giunta e

Dipartimento è chiaro – ha ribadito Cupparo –: garantire il diritto alla salute vicino a dove le persone vivono». L’assessore ha quindi rivolto un ringraziamento alla Direzione generale dell’ASP Basilicata e ai professionisti sanitari che saranno chiamati a rendere pienamente operativa la struttura. Il passaggio decisivo sarà infatti quello dall’infrastruttura al servizio: fare della Casa della Comunità di

Senise un presidio stabile, capace di offrire prestazioni, assistenza e presa in carico sul territorio. La nuova Casa della Comunità si presenta così come uno degli strumenti attraverso cui la Regione punta a ridisegnare l’assistenza di prossimità: meno spostamenti quando non necessari, maggiore integrazione tra servizi e tecnologie e una presenza sanitaria più vicina alla quotidianità dei cittadini.

L'assessore Latronico: «Un punto di riferimento capillare per avvicinare i servizi ai cittadini e alle aree interne»

Nasce in Basilicata la nuova rete degli infermieri di famiglia e di comunità

È

partita a Matera la fase didattica del corso di formazione per gli infermieri di famiglia e di comunità, una figura che avrà un ruolo sempre più importante nella nuova sanità territoriale lucana. A comunicarlo è l’assessore regionale alla Salute, Politiche della Persona e Pnrr, Cosimo Latronico. Il percorso formativo specialistico coinvolge complessivamente 500 infermieri e porterà all’assunzione a tempo indeterminato di 263 professionisti nelle aziende sanitarie lucane, di cui 160 destinati all’Asp di Potenza e 103 all'Asm di Matera, azienda capofila della procedura unica regionale. Si tratta di una figura indispensabile che si inserisce nel quadro complessivo della riforma della medicina territoriale, avviata per riorganizzare i servizi sanitari e supe-

rare la centralità delle strutture ospedaliere, potenziando l'assistenza sociosanitaria nei contesti locali.«Vogliamo una sanità capace di essere più vicina alle persone», dichiara l’assessore, «soprattutto agli anziani, ai pazienti cronici e a chi vive nei piccoli comuni e nelle aree interne. L’infermiere di famiglia e di comunità sarà un punto di riferimento sul territorio, lavorando insieme ai medici, agli specialisti e ai servizi sociali per garantire continuità assistenziale e intercettare i bisogni prima che diventino emergenze. La riforma della medicina territoriale ha proprio l’obiettivo di creare una rete capillare capace di tutelare la salute dei cittadini vicino casa».Il percorso formativo, unico in Italia, ha ottenuto il finanziamento europeo nell'ambito del programma regionale

Basilicata FESR FSE+ 2021-2027, è supportato da Formez PA, in collaborazione con l'Università di Foggia e con il contributo dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, garantendo elevati standard di preparazione scientifica e professionale.«Le Case e gli Ospedali di Comunità, la telemedicina e le

nuove tecnologie introdotte dalla riorganizzazione della rete territoriale richiedono competenze qualificate per rispondere alle esigenze della popolazione. Investire nella formazione degli infermieri», conclude Latronico, «ci permette di costruire una sanità più vicina alle persone e alle comunità».


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Il 2 ottobre il primo appuntamento del progetto territoriale: confronto con studenti e cittadini e attività sportive aperte a tutti

LucAS in Tour, il via è da Venosa Ricerca e salute nelle comunità

VENOSA. Parte da Venosa LucAS in Tour, il percorso territoriale itinerante del progetto LucAS – Lucania Ambiente e Salute, nato per portare direttamente nelle comunità lucane i temi della ricerca e creare occasioni di confronto tra mondo scientifico, istituzioni, studenti e cittadini. Il primo appuntamento è in programma venerdì 2 ottobre e sarà dedicato al rapporto tra ambiente, salute, modelli culturali e stili di vita, con una giornata articolata tra approfondimenti scientifici e attività sportive aperte alla cittadinanza. Il programma prenderà il via dalle 10 alle 12 all’Iiss Flacco Battaglini, dove l’incontro sarà dedicato al tema Ambiente e salute. Ruolo e impatto dei fattori geoambientali sull’uomo. Dopo i saluti istituzionali interverrà Michele Busciolano, responsabile esecutivo del progetto LucAS. L’approfondimento sul rapporto tra fattori geoambientali e salute umana sarà affidato a Vito Summa, ricercatore del

__Michele Busciolano, responsabile esecutivo del progetto LucAS

Cnr, coordinatore del gruppo di geologia medica e ambientale e componente del Cts LucAS. Le conclusioni saranno del senatore Gianni Rosa, vicepresidente dell’ottava Commissione Ambiente del Senato. A moderare l’incontro sarà Filippo Orlando, consigliere regionale Coni Basilicata e referente della Scuola dello Sport. Nel pomeriggio il confronto si sposterà, a partire dalle 16.30, al Centro Sportivo Girasole. Al centro della seconda sessione ci saranno i modelli

culturali, gli stili di vita e la tutela degli ecosistemi, con l’obiettivo di mettere in relazione prevenzione, salute, cultura e comportamenti quotidiani. Ad aprire i lavori saranno Rosa Anna Cifarelli, responsabile scientifico del progetto LucAS, ed Enzo Vinicio Alliegro, professore ordinario di Scienze antropologiche dell’Università Federico II di Napoli e componente del Cts LucAS. Le conclusioni saranno affidate a Cosimo Latronico, assessore regionale alla Salute, Politi-

che per la persona e Pnrr. Al termine degli incontri spazio anche allo sport, con attività di calcio, padel e beach volley organizzate dalla Polisportiva Venosa e aperte alla cittadinanza. L’iniziativa punta così a tradurre concretamente i temi della prevenzione e dei corretti stili di vita in momenti di partecipazione e pratica quotidiana, affiancando al confronto scientifico e culturale un coinvolgimento diretto della comunità. LucAS in Tour nasce infatti con l’obiettivo di avvicinare la ricerca ai territori, trasformando conoscenze e risultati scientifici in strumenti di informazione e consapevolezza. Un ruolo centrale nell’organizzazione dell’appuntamento è svolto da Farbas – Fondazione Ambiente Ricerca Basilicata, che ha curato l’evento e il raccordo tra i diversi soggetti coinvolti. La tappa di Venosa rappresenta anche un passaggio del percorso di collaborazione costruito nell’ambito delle attività di

partecipazione del progetto. La Fondazione ha sottoscritto protocolli d’intesa con enti e istituzioni locali, tra cui quello con il Coni, finalizzato a promuovere una visione integrata capace di collegare ambiente, salute, prevenzione e corretti stili di vita. Una collaborazione che trova nella giornata del 2 ottobre una prima espressione concreta, unendo approfondimento scientifico, confronto culturale e attività fisica. La prospettiva del progetto è costruire un dialogo sempre più diretto tra scienza, istituzioni e comunità, partendo dalla consapevolezza che la tutela della salute passa anche dalla conoscenza dell’ambiente in cui si vive e dalle scelte compiute ogni giorno. Venosa inaugura così un percorso destinato a raggiungere altri territori lucani, coinvolgendo realtà locali e cittadini sui temi che legano qualità dell’ambiente, prevenzione e benessere. L’intera giornata è aperta alla cittadinanza.

Oltre 200 prestazioni mediche e circa 600 servizi nelle farmacie. Grande partecipazione anche delle scuole con mille studenti

Race for the Cure da record, 6mila partecipenti a Matera MATERA. Seimila iscritti, oltre 200 prestazioni mediche gratuite e circa 600 servizi garantiti dalla rete delle farmacie. Si chiude con numeri importanti l’ottava edizione della Race for the Cure di Matera, la manifestazione organizzata da Komen Italia per promuovere la prevenzione dei tumori del seno e i corretti stili di vita. La tre giorni dedicata a salute, sport, solidarietà e cultura si è conclusa con la tradizionale corsa di cinque chilometri e la passeggiata di due chilometri, che hanno colorato di rosa e bianco le strade della città. Il Villaggio della Salute, allestito al Parco del Castello, ha rappresentato uno dei punti centrali dell’iniziativa. Grazie alla partecipazione volontaria degli operatori sanitari sono state offerte più di 200 prestazioni tra mammografie, visite senologiche, ginecologiche ed endocrinologiche, consulenze nutrizionali e psicologiche. A queste si sono aggiunti circa 600 servizi messi a disposizione da Federfarma Matera e Associazione Farmaciste Insieme, tra misurazioni della pressione e della glicemia ed

elettrocardiogrammi. Particolarmente significativa anche la presenza delle scuole. Circa mille studenti hanno partecipato alla giornata inaugurale, accompagnati dagli insegnanti, prendendo parte alle attività dedicate alla promozione di comportamenti salutari. Il Comitato Basilicata di Komen Italia proseguirà durante l’anno scolastico con incontri di approfondimento e iniziative rivolte agli studenti. Per la prima volta, inoltre, la Race di Matera ha ospitato uno spazio per i bambini fino a sei anni, con laboratori e la prima Race dei Bambini. Accanto alla prevenzione sanitaria, il programma ha dato spazio allo sport, con pallavolo, basket, ginnastica artistica, kick boxing e kung fu, oltre a balli, animazione e fitness. Per le donne in rosa, che hanno affrontato il tumore del seno, sono stati organizzati trattamenti olistici e momenti dedicati alla condivisione delle esperienze. L’edizione materana rientra nella campagna La prevenzione è il nostro capolavoro, che Komen Italia porterà avanti durante ottobre in

collaborazione con il Ministero della Cultura e con il patrocinio del Ministero della Salute. Gli iscritti alla Race di Matera potranno accedere gratuitamente per tutto il mese a numerosi musei e luoghi della cultura, tra cui il Museo Lanfranchi e il Museo dell’Ex Ospedale San Rocco. I fondi raccolti attraverso la manifestazione saranno destinati a pro-

getti per la prevenzione e a iniziative di sostegno alle donne in rosa e alle loro famiglie in tutta la Basilicata. Le attività proseguiranno nei prossimi mesi anche nei presidi territoriali di Matera, Villa d’Agri, Potenza, Rionero e Ferrandina, con nuovi appuntamenti dedicati alla salute e alla vicinanza alle persone che affrontano la malattia.


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Potenza

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POTENZA Il sindacato: «Situazione che necessita di un confronto chiaro e trasparente»

Esuberi Miccolis, Fast Confasl: «Tutelare tutti i posti di lavoro»

POTENZA. La Segreteria Regionale della FAST Confsal denuncia quanto emerso nell’incontro del 22 settembre scorso con l’azienda Miccolis, nel corso del quale è stato comunicato un esubero di 14 unità di personale, a seguito della chiusura della scala mobile “PRIMA” e degli ascensori attigui alla stessa. La notizia, secondo la se-

greteria regionale della FAST Confsal, «desta particolare preoccupazione e solleva interrogativi alla luce di quanto era stato rappresentato nel precedente verbale di incontro del 29 gennaio, nel quale si faceva riferimento a 6 unità di esubero». «Riteniamo necessario comprendere come siamo arrivati, in pochi mesi, a una previsione di even-

tuali esuberi che passa da 6 a 14 unità – Sottolinea la FAST Confsal –. Si tratta di una situazione che necessita di un confronto chiaro e trasparente, soprattutto per le ricadute che tali altalenanti previsioni potrebbero avere sui lavoratori e sulle loro famiglie». La Segreteria sottolinea inoltre la necessità di fare chiarezza sull’organizzazione del lavoro, dichiarando: «Non riteniamo coerente parlare di esuberi quando, allo stesso tempo, vengono effettuati straordinari e cambi di mansione, senza che sia stato illustrato un adeguato piano organizzativo e una chiara distribuzione delle attività rivenienti dal Contratto di servizio pubblico in essere». La FAST Confsal ribadisce che la priorità è la salvaguardia di tutti i posti di lavoro e annuncia l’intenzione di attivare tutte le procedure e gli strumenti disponibili, coinvolgendo le istituzioni competenti, affinché venga aperto un confronto finalizzato a individuare soluzioni che

non lascino nessun lavoratore della platea storica senza occupazione. «È inammissibile, - prosegue la Segreteria Regionale -, affrontare una situazione di questo tipo limitandosi a dichiarare gli esuberi senza un confronto complessivo sul modello organizzativo e sulle effettive esigenze di personale. Ci sembra chiaro che la questione vada affrontata in termini più generali partendo dai contenuti del Capitolato di Gara, dal numero tecnico dei lavoratori che sono transitati nella Miccolis dal vecchio gestore, dalla stima tecnica dei lavoratori che servono per un servizio, quello integrato per la città di Potenza che non può alimentare dubbi circa la gestione proprio delle unità che servono per il servizio sia della gomma che degli impianti fissi». «A tale riguardo, riteniamo vadano analizzate tutte le soluzioni che ci portano a salvaguardare le unità rivenienti dalla platea storica allegata alla gara e non invece a studiare come perdere lavoratori

che sono il punto centrale dell’attuale funzionamento dell’organizzazione del lavoro aziendale. - continua il sindacato - Più volte abbiamo incontrato le istituzioni comunali e regionali sulla questione del servizio di trasporto pubblico urbano della città capoluogo, sono state analizzate alcune soluzioni che porteranno a salvaguardare la platea storica dei lavoratori addetti al servizio, siamo anche certi che in questa difficile situazione non vi possano essere soluzioni che non partano da quanto fatto in questi anni». «Alla Società Miccolis, vogliamo anche dire che il cambio del numero di eventuali esuberi non ci è affatto piaciuto, ma questa è una situazione che analizzeremo nei dettagli delle leggi del settore che sono molto precise in questo. Ma è doveroso per quanto ci riguarda, parlare delle soluzioni da adottare per garantire il lavoro e i lavoratori e non altro» conclude la segreteria regionale della Fast Confsal.

POTENZA Una passeggiata per la ricerca e la solidarietà per le vie del centro. Con l'iniziativa raccolti fondi per la patologia rara

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Il Rotary Club “Torre Guevara” si mobilita per la fibrosi cistica

gni passo è un respiro”. È questo il brand della passeggiata che i soci del Rotary Club Torre Guevara hanno fatto per le vie del centro di Potenza, partendo proprio dal sito dell’antica torre. Una passeggiata dove ogni passo è stato un respiro per informare e fare solidarietà tra medicina e salute. Una solidarietà che travalica il mero contributo raccolto e che punta diritta a spingere una sanità sociale. Il fine immediato è stato quello di raccogliere contributi da destinare alla ricerca contro la fibrosi cistica, ma il vero scopo è stato soprattutto far capire quanto possa essere importante intessere un connubio tra ospedale e territorio per questa patologia. «Una patologia rara, genetica, ma anche cronica purtroppo» – ha spiegato il prof. D’Angelo dell’Unibas – «Non dobbiamo più curare la malattia, ma la persona e la nostra in-

tenzione è quella di inserirci sempre di più nel sistema sanitario regionale. Non è infatti un caso se ci sono ben due corsi di specializzazione». Alla consegna simbolica dei fondi raccolti al Presidente dell’Associazione Fibrosi Cistica, Domenico Iacobuzio, si è quindi affiancata anche una doverosa informazione. «Aumentando l’età del malato - è stato detto- anche grazie ad un’importante prevenzione sulla genetica, tutto è diventato più complesso ed è importante fare sistema». Portare sul campo un problema, in conclusione, per fare focus è il senso dell’iniziativa nel pieno del ruolo specifico che un’organizzazione come il Rotary ha oggi. Sono intervenuti anche rappresentanti istituzionali del comune di Potenza, nelle persone di Federica D’Andrea e Angela Lavalle ed il primario della pediatria dell’AOR San Carlo

di Potenza, dott. Sergio Manieri che ha evidenziato come la ricerca stia facendo passi da gigante importanti per la qualità della vita e per la vita stessa di chi ne è affetto.


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Provincia

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«La reindustrializzazione non può essere fatta di annunci, ma deve produrre lavoro, investimenti e prospettive concrete»

PMC-BROSE, oggi in Confindustria la firma dell’accordo, dai Sindacati: «Nuova fase»

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oggi, alle ore 11.00, presso Confindustria Basilicata, si compie un passaggio decisivo per il futuro dei 150 lavoratori di PMC e Brose. Con l’accor-

do che sarà sottoscritto da C Industries S.r.l. saranno rilevati i rami d’azienda e tutti i lavoratori, dando avvio a un nuovo progetto industriale». Lo dichiarano, in una nota, i Sindacati FIM

-FIOM-UILM-FISMIC. «Dopo un anno di vertenza, mobilitazione e confronto, si passa finalmente dalle parole ai fatti. Un risultato costruito giorno dopo giorno grazie alla deter-

minazione dei lavoratori e all’impegno incessante dei Sindacati. Questa vicenda dimostra una cosa precisa: la reindustrializzazione non può essere fatta di annunci, ma deve produrre lavoro,

investimenti e prospettive concrete. Oggi non si chiude semplicemente una vertenza: si apre una nuova fase per 150 lavoratori e per il futuro industriale del territorio».

La Sindaca Castronuovo: «Il diritto alla mobilità degli studenti dell’area Sud della Basilicata deve essere garantito attraverso un servizio efficiente, sicuro e dignitoso»

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Senise, trasporto scolastico verso Sant’Arcangelo nel caos

arantire gli standard di un trasporto scolastico efficiente, sicuro e confortevole richiede una sinergia costante tra istituzioni comunali, aziende di trasporto, scuole e famiglie, trasformando il viaggio in un momento di crescita civica e protezione collettiva. Proprio su questo tema la Sindaca di Sensie, Eleonora Castronuovo, ha raccolto nelle scorse ore «le segnalazioni e le preoccupazioni di alcuni studenti e famiglie di Senise, che viaggiano verso Sant’Arcangelo, che quotidianamente utilizzano le linee di trasporto, per raggiungere gli Istituti scolastici di Sant'Arcangelo. Si tratta di ragazze e ragazzi che, ogni giorno, affrontano un percorso necessario per poter frequentare la scuola e che hanno il diritto di viaggiare in condizioni di sicurezza, adeguatezza e dignità. Le segnalazioni ricevute evidenziano una situazione che non può essere sottovalutata: alcuni autobus impiegati per il servizio risultano essere particolarmente datati e, soprattutto in presenza di pioggia, presentano infiltrazioni di acqua all'interno dell'abitacolo, con conseguenti disagi per gli studenti». La Sindaca sottolinea: «Non è accettabile che un ragazzo debba affrontare il viaggio per andare a scuola seduto su un autobus nel quale entra acqua quando piove e non può

sedersi sui sedili perché bagnati dalla pioggia. La questione non riguarda soltanto il comfort del viaggio, ma investe innanzitutto il tema della sicurezza e della qualità del servizio pubblico di trasporto, soprattutto quando gli utenti sono studenti che utilizzano quotidianamente il servizio per raggiungere il proprio istituto scolastico». Alla luce di ciò, la Sindaca chiede «agli Enti competenti in materia di trasporto pubblico, ciascuno per le proprie responsabilità e competenze, e alla ditta di trasporto di intervenire con la massima urgenza, verificando le condizioni dei mezzi utilizzati sulle linee interessate, adottando immediatamente ogni soluzione necessaria per garantire un servizio adeguato -ed aggiunge- Chiedo in particolare che venga assicurato l'impiego di mezzi idonei, efficienti e sicuri, evitando che autobus vecchi non adeguati alle condizioni del servizio continuino a essere utilizzati per il trasporto quotidiano degli studenti. Il diritto alla mobilità degli studenti dell'area Sud della Basilicata deve essere garantito attraverso un servizio efficiente, sicuro. I nostri ragazzi -conclude Castronuovo- non chiedono privilegi, chiedono semplicemente di poter andare a scuola in sicurezza e in modo adeguato e dignitoso». EMANUELA CALABRESE


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Hanno fatto domanda oltre 10mila famiglie con una media per ognuna di un importo tra 450 e 500 euro

Alta Val d’Agri-Calvello, ok unanime al Bonus Energetico: 3,7 mln ai beneficiari

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DI EMANUELA CALABRESE

i è riunita a Viggiano la Conferenza dei Sindaci dell’Alta Val d’Agri e Calvello per l’approvazione dell’elenco dei beneficiari relativo all’annualità 2025, per un importo complessivo di € 3.776.381,99, destinato a oltre 10.000 famiglie del territorio. Il Sindaco di Viggiano, Amedeo Cicala, come Presidente della Conferenza dei Sindaci, ha reso noto che «essendo questa l’ultima annualità prevista dall’Accordo sottoscritto in data 1° dicembre 2022, è già in corso un costante lavoro istituzionale finalizzato al rinnovo dell’Accordo, con

l’obiettivo di garantire continuità a una misura che negli anni ha rappresentato un utile sostegno per le famiglie del territorio. I dati relativi agli ultimi dieci anni evidenziano infatti un impegno significativo: sono stati destinati complessivamente circa 33 milioni di euro alle oltre diecimila famiglie dell’Alta Val d’Agri (Viggiano, Marsicovetere, Tramutola, Marsiconuovo, Moliterno, Grumento Nova, Sarconi, Paterno, Montemurro, Spinoso) e di Calvello, sotto forma di contributi a sostegno della spesa energetica». Non è tutto, perché «a queste risorse si aggiungono oltre 7 milio-

ni di euro investiti dai Comuni interessati in interventi e progetti di efficientamento energetico, con l’obiettivo di promuovere un utilizzo più sostenibile ed efficiente delle risorse e di rafforzare le politiche energetiche del territorio. Un percorso che ha consentito di trasformare le risorse disponibili in un sostegno concreto alle comunità locali -sottolinea Cicala- accompagnando al tempo stesso gli enti verso una maggiore attenzione all’efficienza energetica e alla sostenibilità. L’impegno del Comune di Viggiano e dei Comuni partecipanti prosegue, nella consapevolezza dell’im-

portanza di tutelare le famiglie e di dare continuità a un percorso condiviso che, nel corso degli anni, ha prodotto risultati significativi per l’intero territorio dell’Alta Val

d’Agri e di Calvello. Un impegno -conclude il Sindaco di Viggiano- che guarda al presente in maniera concreta, ma soprattutto al futuro del nostro territorio».

Bardi e Pepe: «Monitoriamo la situazione minuto per minuto»; Polese: «Bene accelerazione sulla galleria di Castrocucco»

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Maratea, enorme masso cade lungo la SP3 in località Colla

n masso di notevoli dimensioni si è staccato improvvisamente dal costone roccioso e si è schiantato sulla sede stradale in località Colla, lungo la SP3, l'arteria che collega Maratea a Trecchina. È accaduto nella giornata di ieri, lunedì 28 settembre. In pochi minuti, la strada è diventata impraticabile. Il transito è stato bloccato in entrambi i sensi di marcia per motivi di sicurezza e per consentire i rilievi. Immediato l'intervento e l'avviso alla cittadinanza diramato dal Comune di Maratea: strada interdetta, evitare assolutamente la zona. La SP3-Passo La Colla è una delle vie di collegamento più utilizzate tra la costa e l'entroterra. La chiusura ha mandato in tilt la circolazione, costringendo gli automobilisti a un’inversione di marcia.Unica alternativa, al momento, resta la deviazione obbligatoria per Castrocucco. Sul posto, tecnici e operai al lavoro per rimuovere il masso e verificare la stabilità del versante. Ulteriori aggiornamenti sui tempi di riapertura della SP3 Passo La Colla verranno comunicati attraverso i canali ufficiali del Comune di Maratea.Si raccomanda la massima prudenza alla guida. Nel frattempo, il Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, e l’assessore regionale alle Infrastrutture, Pasquale Pepe, stanno monitorando costantemente l’evoluzione della situazione legata al distacco del masso. Il Comune di Maratea e la Provincia di Potenza, ciascuno per quanto di propria competenza, stanno

intanto effettuando verifiche e sopralluoghi sul posto per valutare le condizioni dell’area e individuare gli interventi necessari.Alla luce dello smottamento e delle prime valutazioni effettuate sul sistema viario dell’area, la Regione comunica che la SS 18, come preannunciato dal sindaco di Maratea, Cesare Albanese, e su disposizione dello stesso, non sarà chiusa al traffico almeno fino al prossimo 15 ottobre, così da garantire la continuità della circolazione e limitare il più possibile i disagi per residenti e pendolari. «Siamo sul campo e monitoriamo la situazione minuto per minuto - sottolineano Bardi e Pepe -. È già attivo un tavolo tecnico permanente per gestire la criticità in tempo reale. La Regione, non appena riceverà dalla Provincia di Potenza un rapporto dettagliato sui danni e sugli interventi da effettuare, è pronta ad adoperarsi per

mettere in campo la soluzione più celere ed efficace possibile». «Restano costanti - proseguono Bardi e Pepe - i contatti con l’Amministrazione provinciale, che sta completando i rilievi e le verifiche». Parallelamente alla gestione dell’emergenza, si sta accelerando in maniera decisa anche l’iter per la realizzazione della galleria di Castrocucco, opera strutturale destinata a rappresentare una soluzione definitiva e permanente per la viabilità e la sicurezza dell’intero territorio. «Si tratta di un’opera che dispone già della copertura finanziaria e che nei mesi scorsi è stata commissariata proprio in considerazione della sua indispensabilità, con l’obiettivo di accelerarne l’iter», concludono Bardi e Pepe. «La nuova frana verificatasi a Maratea, sulla Sp3 verso Trecchina, conferma ancora una volta quanto il tema della viabilità e della sicu-

rezza del territorio rappresenti una priorità assoluta per la Perla del Tirreno. Fortunatamente non si registrano vittime, ma siamo di fronte a un ulteriore episodio che richiede risposte tempestive e un coordinamento costante tra tutte le istituzioni coinvolte». Così il capogruppo regionale di Orgoglio Lucano Italia Viva, Mario Polese. «Alla luce di quanto accaduto - spiega Polese - la SS18 non sarà chiusa almeno fino al 15 ottobre come preannunciato dal sindaco Albanese. È un elemento importante in questa fase, perché consente di garantire la continuità dei collegamenti mentre si affronta l’ulteriore criticità determinata da questa frana». «Su Maratea – prosegue – è già attivo un tavolo tecnico permanente che consente alla Regione Basilicata, insieme agli enti e ai soggetti competenti, di seguire costantemente l’evoluzione della situazione e di intervenire sulle diverse criticità. Per quanto riguarda la frana verificatasi ieri, la Regione è in attesa della relazione della Provincia di Potenza all’esito della verifica in loco, necessaria per poter iniziare ad operare e mettere in campo gli interventi conseguenti». «Occorre però continuare a lavorare contemporaneamente anche sulla soluzione strutturale. Gli interventi emergenziali sono indispensabili per garantire nell’immediato sicurezza e collegamenti, ma devono procedere di pari passo con un’infrastruttura capace di superare definitivamente una fragilità che da troppo tempo condiziona Maratea».


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Matera e provincia

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Il sindacato porta due ipotesi al tavolo provinciale e chiede dati su organici e cattedre. Sollecitato il coinvolgimento del Comune

Polo delle Arti, la proposta Anief «Riassetto tra Matera e Irsina»

MATERA. Due proposte per ridisegnare la rete scolastica materana senza chiudere plessi né trasferire alunni e con attenzione alle conseguenze del dimensionamento su docenti e personale Ata. È il contributo portato da Anief Basilicata al tavolo provinciale sulla programmazione per l'anno scolastico 2027/2028, convocato il 24 settembre dalla Provincia di Matera e presieduto da Francesco Mancini. Al confronto hanno partecipato dirigenti scolastici, amministratori locali e rappresentanti dell'amministrazione scolastica, tra cui la direttrice generale dell'Ufficio scolastico regionale per la Basilicata Anna Dell'Aquila e il dirigente dell'Ambito territoriale di Matera Francesco Greco. Dal mondo della scuola sono arrivate anche proposte per ampliare l'offerta formativa, dal percorso liceale del Made in Italy al Dante Alighieri alla sperimentazione dell'indirizzo Teatro per il Liceo artistico del Duni-Levi. La prima proposta Anief punta alla nascita di un Polo delle Arti di Matera, con una visione unitaria

degli indirizzi artistico, musicale e coreutico e un raccordo con il sistema dell'Alta formazione artistica, musicale e coreutica. Il progetto guarda al Conservatorio Egidio Romualdo Duni, all'Istituto del Design di Matera e all'Accademia nazionale di danza di Roma, con l'obiettivo di costruire una specializzazione culturale riconoscibile e capace di attrarre studenti anche dai comuni pugliesi di confine. Nel confronto sono emerse inoltre criticità sugli spazi per le attività coreutiche e sui laboratori.

La seconda proposta riguarda l'Istituto comprensivo Semeria-Minozzi-Festa, nato da successivi accorpamenti e distribuito su numerose sedi tra Matera e Irsina. Il sindacato propone di valutare una diversa collocazione amministrativa del primo ciclo di Irsina e un riequilibrio della componente materana, senza modificare il numero complessivo delle autonomie. Tra le ipotesi da approfondire figura l'Omnicomprensivo di Tricarico, al quale appartiene già il Liceo scientifico di Irsina. Anief precisa che

non è prevista la chiusura di alcun plesso né il trasferimento degli alunni e chiede che ogni soluzione coinvolga Comune e comunità scolastica di Irsina. Il nodo centrale resta l'impatto degli accorpamenti sull'organizzazione del lavoro. Anche quando due autonomie vengono unite, osserva il sindacato, gli edifici restano aperti e richiedono vigilanza, pulizia, sicurezza, assistenza agli alunni, sostituzioni e attività di segreteria. L'organico non segue necessariamente la stessa distribuzione territoriale. Lo stesso problema riguarda i docenti, con cattedre articolate su più sedi e possibili conseguenze su orari, spostamenti, sostituzioni e continuità didattica. «Non siamo venuti a difendere l'esistente per principio», afferma il presidente regionale di Anief Basilicata Eustachio Santochirico. «Abbiamo portato due proposte, perché crediamo che il dimensionamento debba essere programmazione e non soltanto sottrazione. Il Polo delle Arti e il riassetto Matera-Irsina vanno nella stessa direzione: una scuola che offre di più agli stu-

denti e che mette chi ci lavora nelle condizioni di farlo bene». Per Santochirico servono dati e il coinvolgimento del Comune di Matera: «La rete scolastica della città non si può ridisegnare senza la città». Al tavolo, secondo Anief, non è emersa una posizione dell'amministrazione comunale del capoluogo e non risultavano presenti l'assessore competente o un delegato. Il sindacato auspica quindi il pieno coinvolgimento del Comune nelle prossime fasi. «Prima di ogni scelta servono i numeri veri: organico di diritto, distribuzione del personale, cattedre articolate su più sedi», sottolinea il presidente provinciale Anief Matera Pasquale Dimatteo, richiamando le segnalazioni sulle difficoltà nel presidio degli edifici, nell'organizzazione del personale Ata e negli spostamenti dei docenti. Per Anief, posti aggiuntivi e misure straordinarie possono tamponare le emergenze, ma non sostituiscono un organico di diritto adeguato. Il sindacato continuerà a seguire il percorso istituzionale a tutela del personale e della qualità del servizio scolastico.

Dal 5 ottobre partirà la mensa per infanzia e primaria, mentre nelle prossime settimane sarà attivato anche il nido comunale

Grottole, riapre la palestra e arrivano nuovi servizi GROTTOLE. Dopo circa due anni riapre la palestra scolastica, dal 5 ottobre partirà il servizio mensa e nelle prossime settimane prenderà il via anche il nido. Tre novità per la comunità scolastica di Grottole, con servizi rivolti agli alunni e alle famiglie che si aggiungono alle attività già avviate con l’inizio del nuovo anno scolastico. Da ieri, 28 settembre, la palestra torna a disposizione degli alunni della scuola primaria e della secondaria di primo grado, che potranno riprendere l’attività motoria all’interno della struttura. Una riapertura attesa da circa due anni, che restituisce alla scuola uno spazio importante per l’attività fisica, la formazione e la socialità. A questo primo passo seguirà, dal 5 ottobre, l’avvio del servizio mensa per la scuola dell’infanzia e la primaria, importante anche per l’organizzazione quotidiana delle fa-

miglie. Il quadro dei servizi sarà ulteriormente ampliato nelle prossime settimane con l’apertura del nido, dedicato alla prima infanzia. Palestra, mensa e nido rispondono a esigenze differenti, ma si inseriscono in una stessa direzione: rafforzare progressivamente l’offerta scolastica ed educativa e accompagnare

le famiglie nelle diverse fasi della crescita dei bambini. Un impegno che assume un significato particolare in una piccola comunità, dove la presenza e la qualità dei servizi incidono sulla vita quotidiana e contribuiscono a rendere il territorio più capace di rispondere alle esigenze di chi lo abita. «La riapertura della palestra dopo

circa due anni è un risultato importante, perché restituiamo ai nostri studenti e alla scuola uno spazio che mancava da tempo – sottolinea il sindaco Filippo Carretta –. A questo si aggiungono l’avvio della mensa dal 5 ottobre e, nelle prossime settimane, quello del nido. Sono tre servizi diversi, ma indicano una stessa direzione: investire sulla scuola, sui bambini e sulle famiglie. Per una comunità come Grottole garantire servizi significa rispondere ai bisogni quotidiani di chi vive qui e creare condizioni migliori per chi sceglie di costruire nel nostro paese il proprio futuro. È su questa strada che vogliamo continuare a lavorare». Le tre novità si inseriscono così nel percorso dell’Amministrazione comunale rivolto al rafforzamento dei servizi scolastici, con l’obiettivo di costruire un’offerta sempre più completa per bambini, ragazzi e famiglie.


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Spettacolo

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A Cronache il compositore Riccardo Ceratti racconta come è nata la canzone “Riempito di blu”

Dopo trent’anni il brano perduto di Tony Dallara torna alla luce

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DI ANNA TAMMARIELLO

na registrazione del 1993, rimasta per oltre trent’anni su un nastro magnetico, riporta oggi alla luce la voce di Tony Dallara. A raccontare la storia di “Riempito di Blu” è il compositore Riccardo Ceratti, autore del brano e collaboratore di Dallara negli anni Novanta. Una storia fatta di musica, incontri, nastri analogici e di un ritrovamento quasi casuale che oggi assume un significato ancora più profondo. Tony Dallara, nome storico della musica italiana, fu tra i protagonisti della rivoluzione musicale degli anni Cinquanta e Sessanta e uno dei primi “urlatori” a portare in Italia l’energia e i nuovi ritmi del rock’n’roll. Con il suo stile vocale inconfondibile contribuì a rompere gli schemi della tradizione melodica italiana, aprendo la strada a una nuova generazione di interpreti. Indimenticabile interprete di “Come prima”, uno dei grandi successi della musica italiana, Dallara vinse il Festival di Sanremo nel 1960 con “Romantica”, interpretata in coppia con Renato Rascel. La sua voce e il suo modo di stare sulla scena rappresentarono uno spartiacque nella storia della canzone italiana: dopo gli “urlatori” arrivarono artisti destinati a cambiare ulteriormente il panorama musicale, da Mina ad Adriano Celentano. È proprio questo artista, ormai entrato nella storia della musica italiana, a cui Riccardo Ceratti affidò nel 1993 un brano rimasto fino a oggi inedito: “Riempito di Blu”. Dallara aveva deciso di proporlo e candidarlo al Festival di Sanremo, ma il pezzo non venne mai pubblicato e finì in un cassetto. Oggi, dopo oltre trent’anni, quella registrazione torna alla luce, offrendo l’occasione di riscoprire

una pagina inedita della storia della musica italiana. La collaborazione tra Riccardo Ceratti e Tony Dallara nasce negli studi di registrazione nei primi anni Novanta. Ceratti, in quegli anni, collaborava con il bassista Fabio De Marc, musicista che accompagnava Dallara nei suoi concerti. «Fabio gli disse: “Senti Tony, vieni in studio perché c’è un ragazzo che scrive delle belle cose, dei bei brani”. E Tony cominciò a venire in studio» racconta a Cronache Ceratti. Dallara arrivava da Milano a Somma Lombardo un paio di volte alla settimana. Il compositore conserva ancora un ricordo molto personale di quelle giornate. «Mi ricordo ancora che arrivava con una Volvo nera familiare. Era veramente una persona simpaticissima, alla mano e senza sovrastrutture. Veniva, ascoltava i brani, le cose che scrivevo, e abbia-

mo cominciato a collaborare». Prima ancora di “Riempito di Blu”, la collaborazione aveva portato alla realizzazione di un altro brano, pubblicato dalla Dischi Ricordi. «Quando ci siamo conosciuti in studio abbiamo cominciato anche a collaborare per un disco che abbiamo pubblicato per Dischi Ricordi, con Mario Ragni, mitico direttore artistico che ci ha lasciato qualche anno fa. Abbiamo firmato un brano insieme e Tony ci ha messo la voce». È in questo contesto che prende forma il rapporto artistico tra Ceratti e Dallara, fino ad arrivare al brano destinato, però, a rimanere chiuso in un cassetto per decenni. LA DOMANDA DI UN BAMBINO CHE DIVENTÒ UNA CANZONE “Riempito di Blu” nasce da una domanda semplicissima, fatta dal figlio di Ceratti quando aveva appena tre anni. «Eravamo nello studio di registrazione e mio figlio mi chiese: “Papà, come fa il mare a tenerci su?”. Lì mi è scattata un po’ la metafora: “L’abbiamo riempito di blu”. Poi ho continuato: “Ma come fa il cielo a non cadere giù? Perché l’abbiamo riempito di blu”». Da quella domanda nasce un testo che, secondo Ceratti, aveva una caratteristica particolare: univa la dimensione della canzone pop a quella più intimista della canzone d’autore. «A Tony secondo me è piaciuta molto perché ha potuto esprimere anche quella parte più intima della sua voce da urlatore». Ed è proprio questo uno degli aspetti che Ceratti considera più significativi del brano.

«Lui è quello che ha cambiato la musica in Italia. Prima c’era un modo di cantare, dopo di lui sono venuti Mina, Celentano e tutti gli altri. È stato davvero uno spartiacque». “LA PROPONGO A PIPPO BAUDO” Il brano piace a Dallara, che decide di portarlo all’attenzione di Pippo Baudo. «Lui dice: “Bene, allora la propongo a Pippo Baudo”. Ce lo disse un paio di volte. Poi, dopo quel brano lì, non uscì più niente». Ceratti non volle insistere né chiedere a Dallara che cosa fosse successo. «Non ho osato neanche chiedergli: “Ma gliel’hai proposto?”. Mi sembrava un po’ di spingere. Eravamo anche molto educati tra di noi, molto rispettosi del personaggio». Secondo il compositore, il problema poteva essere legato anche alla difficoltà, per un artista con una storia così importante, di liberarsi dell’immagine costruita attraverso i suoi grandi successi. «Mi ricordo che Tony diceva spesso: “Faccio questo brano, magari ne facciamo un altro”. Quando andava in televisione, però, doveva fare i suoi successi. Diceva: “Non me li fanno fare i pezzi nuovi, devo sempre cantare Come prima, Romantica, Ghiaccio bollente, tutte le hit internazionali”». E aggiunge: «Le cose nuove facevano già allora fatica a passare. Quando hai dei successi così grandi, rimane quasi un’etichetta appiccicata addosso all’artista e si fa fatica a proporre cose nuove. Mi ricordo che soffriva di questo». “Riempito di Blu” finisce così in un cassetto. O meglio, su un nastro.


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Spettacolo

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www.lecronache.info UNA PIZZA, LA NEBBIA E TONY DALLARA Tra i ricordi personali che Ceratti conserva di quegli anni c’è anche una serata apparentemente semplice, ma che restituisce bene l’atmosfera di un’epoca in cui un artista come Dallara poteva ancora suscitare grande curiosità semplicemente entrando in una pizzeria. «C’era una nebbia incredibile, come ce n’era ancora negli anni Novanta. Siamo andati a mangiare una pizza e, a un certo punto, si sente: “C’è Tony Dallara!”. La gente si alza, gli chiede fotografie e autografi». Dallara, racconta Ceratti, cercò però di riportare la situazione alla normalità. «A un certo punto lui disse: “Va bene, allora facciamo una foto, firmiamo gli autografi e così mangiamo tutti in santa pace”. C’erano risate, gente in piedi. Alla fine il gestore aveva una macchina fotografica analogica e fece una foto». Un episodio che, per Ceratti, racconta anche la distanza tra quel mondo e quello attuale. «Non c’erano telefonini, non c’era la tecnologia di oggi. Non si muovevano i file, si muovevano le persone». IL NASTRO RIMANE FERMO PER TRENT’ANNI “Riempito di Blu” resta quindi

negli archivi dello studio, inciso su un nastro magnetico analogico. Poi arriva la rivoluzione digitale e quei nastri vengono messi da parte. «Il brano è rimasto su questo nastro. Dopo pochi anni è arrivata la tecnologia dei computer e la macchina analogica l’abbiamo messa, tra virgolette, in soffitta con l’archivio dei nastri. È rimasta lì per trent’anni». Tre anni fa, però, Ceratti decide di recuperare quella vecchia apparecchiatura. «Per una mia abilità personale e per un mio piacere personale, insieme a un mio amico tecnico elettronico, abbiamo tirato fuori la macchina e l’abbiamo risistemata». Comincia così l’ascolto di un archivio che sembrava appartenere al passato. «C’era veramente di tutto. E mi sono imbattuto in questo brano che avevo quasi dimenticato. Non del tutto, però: forse, freudianamente, nell’anticamera della mente era rimasto da qualche parte». Quando Ceratti riascolta quella registrazione, comprende immediatamente che non si tratta soltanto di una vecchia demo. «Ho detto: “No, ferma qui. C’è un testamento artistico più che un brano commerciale normale”». IL RECUPERO DELLE 24 TRACCE

A quel punto inizia un lavoro delicato per salvare la registrazione senza compromettere il nastro originale. «Per non rovinare il nastro l’ho cotto in forno a 50 gradi per cinque o sei ore. Si fa così, in modo che la magnetite si fissi bene alla parte in plastica del nastro». Una procedura necessaria per poter nuovamente utilizzare il supporto senza rischiare di danneggiare le tracce registrate. «Ho riversato dalla macchina tutte le 24 piste: l’arrangiamento, la batteria, il basso, le voci, le tastiere, la voce di Tony sul digitale, sul computer». Il risultato che oggi possiamo ascoltare, sottolinea Ceratti, è quindi strettamente legato alla registrazione originale. «Quello che sentiamo oggi è esattamente la fotografia di quello che è successo nel ’93. Non è qualcosa che abbiamo rifatto». UNA VOCE CHE APPARTIENE PER SEMPRE ALLA MUSICA ITALIANA Il ritrovamento assume oggi un significato particolare anche per la scomparsa di Tony Dallara. La sua voce, rimasta impressa nella storia della musica italiana, torna così ad ascoltarsi attraverso una registrazione che per oltre trent’anni era rimasta nascosta. A rendere possibile la pubblica-

zione è stata anche la volontà di Massimo Galantucci e delle Edizioni Musicali Magilla Spettacoli, che hanno creduto nel valore del recupero. «L’ho fatto ascoltare a Massimo, che è il mio editore anche per i miei brani e per i concerti che faccio. Gli ho detto: “Massimo, cosa ne pensi?”. Anche lui ha detto: “No, assolutamente, dobbiamo uscire”. Diceva che è un pezzo di storia d’Italia». Ceratti conclude con una frase che racchiude il senso dell’intera operazione: «La voce di Tony appartiene per sempre al passato. È una di quelle voci che appartengono per sempre alla musica, è indimenticabile». Dopo trent’anni, dunque, “Riempito di Blu” non è più soltanto un titolo scritto su un vecchio nastro magnetico. È una testimonianza sonora di un’epoca, di una collaborazione artistica e di una pagina rimasta finora sconosciuta della carriera di Tony Dallara. Un brano nato dalla domanda ingenua di un bambino, affidato alla voce di uno degli interpreti che hanno contribuito a cambiare la musica italiana e infine ritrovato, quasi per caso, tra i nastri di uno studio. Trent’anni dopo, quel “blu” torna finalmente a farsi ascoltare.


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Periscopio

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La “Castagna d’Oro”, in ambito informazione, è stata conferita inoltre alla giornalista di Cronache Lucane, Emanuela Calabrese

“Stati Generali delle aree interne”: premiati i sindaci lucani Rizzo, Limongi e Troiano S

i è concluso con uno straordinario successo e una grande partecipazione di pubblico e istituzioni l’evento "Stati Generali delle Aree Interne" tenutosi a Marzano Appio. «Un appuntamento cruciale che ha superato ogni aspettativa -commenta il Presidente Svimar, Giacomo Rosa- mettendo al centro del dibattito proposte concrete, idee innovative e la fondamentale unione dei territori meridionali». A fare gli onori di casa è stato il sindaco di Marzano Appio, Andrea Terranova. L'obiettivo comune è chiaro: «Arginare lo spopolamento, ridefinire le strategie per il territorio, ridare dignità e valore alle nostre comunità – sottolinea Rosa nel suo impegno con Michele Laurino, Responsabile Enti LocaliC’è stato poi un momento di forte emozione, relativo alla cerimonia “Premio Castagna d’Oro” rivolta a istituzioni, amministratori e giornalisti che, con dedizione e amore quotidiano per la propria terra, si battono per la tutela e il rilancio delle aree interne». Tra gli interventi, anche Clemente Mastella, Sindaco di Benevento. Temi centrali sono stati i servizi, le infrastrutture, l’economia e l’ambiente. Tra gli Amministratori delle comunità lucane, premiati i Sindaci Antonio Rizzo di Viggianello, Franco Limongi di Castelluccio Superiore e Mosè Troiano di San Paolo Albanese. I Primi cittadini hanno ricevuto il riconoscimento “Castagna d’Oro” per l’impegno nei piccoli Comuni e per le rispettive comunità, a supporto della crescita e valorizzazione delle aree interne. NELLE PAROLE DEI SINDACI TUTTO L’IMPEGNO DI UN LAVORO PORTATO AVANTI CON DETERMINAZIONE «L’incontro è stato un importante momento di confronto per analizzare, discutere e proporre soluzioni alle problematiche delle aree interne -ha asserito a latere dell’evento il Sindaco di Viggianello- ma anche per diffondere buone pratiche e bellezze territoriali. Sono onorato di aver

ricevuto il premio “Castagna d’Oro”, istituito dal Comune di Marzano Appio e conferito ad amministratori ed operatori economici che si sono distinti nel Mezzogiorno d’Italia. Oggi si continua a lavorare affinché il legislatore possa intendere che le aree interne, i piccoli comuni dell’Appenino, necessitano di una differenziazione di trattamento, normativo e fiscale. Il bar del piccolo comune con 20 caffè al giorno non può pagare le stesse tasse del bar di Roma con 1000 caffè all’ora; l’attività commerciale di ogni piccolo comune d’Italia con 2 accessi al giorno non può pagare le stesse tasse del negozio di via Condotti. Le proposte arriveranno nella speranza di essere accolte». Per il Sindaco di Castelluccio Superiore, è un «onore aver ricevuto questo premio, anche se tengo a precisare che va condiviso con tutta la mia Amministrazione. Stiamo lavorando con impegno e serietà nel-

la nostra comunità e questo ci ha permesso di distinguerci tra tanti Comuni delle aree interne. È chiaro che il riconoscimento ci dà forza nel proseguire il percorso avviato quando ci siamo candidati e ci fa capire che i risultati si ottengono solo con il lavoro di squadra. Approfitto per ringraziare il presidente della Svimar Giacomo Rosa per aver dato visibilità e voce alle piccole comunità. Insieme si fa rete e si ottengono risultati» ha concluso Limongi. Ed infine, ma non ultimo, il Sindaco di San Paolo Albanese, che ricorda come «queste circostanze aiutano a stimolare le nostre battaglie per le Aree Interne e per la tutela del Mezzogiorno. Ho ascoltato con grande attenzione gli interventi e in particolare, ho apprezzato molto la riflessione di dell’Onorevole Alessandro Caramiello sulle aree interne. Il punto, a mio avviso, è proprio questo: non possiamo pensare di contrastare lo spopolamen-

to limitandoci a chiedere ai giovani di restare. Dobbiamo creare le condizioni perché restare sia una scelta possibile, conveniente e libera. Occorre cambiare paradigma: le aree interne non devono essere raccontate soltanto attraverso i loro problemi, ma attraverso le loro potenzialità. Turismo lento e dei borghi, agricoltura, enogastronomia, patrimonio culturale, ambiente, nuove attività imprenditoriali e soprattutto servizi e infrastrutture possono diventare strumenti concreti per generare economia e occupazione. E questo significa affrontare il tema delle aree interne come questione nazionale e come grande questione meridionale. Il Mezzogiorno non può essere pensato soltanto come un territorio da sostenere con misure assistenziali. Deve diventare protagonista del proprio sviluppo. L’attività parlamentare di Caramiello sull’argomento insiste proprio sulla necessità di fermare la

desertificazione demografica e di creare condizioni concrete di sviluppo e occupazione. È una prospettiva che sento molto vicina anche al lavoro di Rete Civica Meridionale». NEL SETTORE INFORMAZIONE, PREMIATA ANCHE LA GIORNALISTA DI CRONACHE LUCANE Nella Sala San Sebastiano il convegno ha visto l’assegnazione di diversi premi, nei vari settori sociali e lavorativi di interesse comune, tra i quali anche a giornalisti. Tra questi, premiata anche la giornalista di Cronache Lucane, Emanuela Calabrese, che da lungo tempo racconta i territori delle aree interne, tra nuove sfide, difficoltà e successi. Altri riconoscimenti legati alle attività e agli eventi promossi da SVIMAR hanno spesso coinvolto firme del giornalismo, dell'informazione locale e della comunicazione impegnate a dare voce alle piccole comunità.


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Periscopio

martedì 29 settembre 2026

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La strana contabilità delle perdite

Non tutto quello che abbiamo perso andava trattenuto

A

DI FABRIZIO QUARATINO

bbiamo una pessima abitudine. Chiamiamo “perdita” tutto ciò che non è rimasto come lo avevamo immaginato. Un lavoro. Un’amicizia. Un’abitudine. Un ruolo. Un progetto. Una casa. Perfino una versione di noi stessi che non esiste più. Mettiamo tutto nella colonna delle sconfitte e, con l’efficienza di un ragioniere depresso, facciamo il totale. Abbiamo perso. Sentenza pronunciata. Caso chiuso. E invece qualche volta dovremmo avere il coraggio di ricontrollare i conti. Perché non tutto quello che abbiamo perso andava trattenuto. Ma attenzione. Nemmeno tutto quello che abbiamo perso doveva essere lasciato andare. Ed è proprio qui che la faccenda si complica. Perché vivere non significa diventare bravissimi a mollare. Significa imparare a distinguere. L’EPIDEMIA DEL “LASCIA ANDARE” Naturalmente la nostra epoca ha già trovato la soluzione. “Lascia andare”. Lo trovi ovunque. Sui social. Nei manuali. Sotto fotografie di tramonti che, poveretti, non hanno alcuna responsabilità. Lascia andare il passato. Lascia andare le persone. Lascia andare le aspettative. Lascia andare le paure. A forza di lasciare andare tutto, controllerei ogni tanto di avere ancora portafo-

glio, documenti e chiavi di casa. Perché alcune cose vanno lasciate andare. Altre vanno difese. E altre ancora devono essere trasformate. Non è la stessa cosa. Lasciare andare un rancore può liberarci. Lasciare andare un diritto può renderci più deboli. Abbandonare un’abitudine può farci crescere. Abbandonare una comunità al proprio destino può farla morire. La saggezza non consiste nell’avere una risposta buona per tutto. Consiste nel comprendere quale risposta serve davanti a ciò che abbiamo davanti. ANCHE I PAESI POSSONO TRATTENERE Lo vediamo continuamente anche dalle nostre parti. Viviamo in una terra straordinaria che qualche volta rischia di innamorarsi troppo del proprio passato. In Basilicata siamo bravissimi a ricordare. Tradizioni. Borghi. Sapori.Riti. Storie. Ed è una ricchezza enorme. Ma custodire non significa imbalsamare. Un paese non si salva fotografandolo mentre si svuota. Un centro storico non torna a vivere perché abbiamo restaurato una facciata se dietro quella facciata non abita più nessuno. Perché un borgo con le facciate perfette e le case vuote non è rinato. È semplicemente molto fotogenico. Una tradizione non sopravvive perché la ripetiamo identica.

Sopravvive quando una nuova generazione trova una ragione per sentirla propria. Non possiamo pretendere che tutto rimanga com’era e contemporaneamente lamentarci perché niente cambia. Sarebbe magnifico. Anche discretamente comodo. Ma la vita non è un museo. E soprattutto non mette il cartello “non toccare”. LE VERSIONI DI NOI CHE NON ESISTONO PIÙ Poi ci siamo noi. Ed è qui che trattenere diventa ancora più sottile. Perché qualche volta non tratteniamo persone o cose. Tratteniamo noi stessi. Continuiamo a presentarci alla vita con una fotografia scattata vent’anni prima. Quello che ero. Quello che facevo. Quello che rappresentavo. Quello che gli altri pensavano di me. E guai a spostare una virgola. Come se cambiare significasse tradire la nostra storia. Ma crescere significa anche avere il coraggio di salutare alcune nostre vecchie versioni. Non perché fossero sbagliate. Perché hanno terminato il loro compito. Io non rinnego ciò che sono stato. Me lo porto dentro. Ma non voglio esserne prigioniero. Perché il passato dovrebbe essere una radice. Non una catena. E una radice serve all’albero per continuare a crescere. Non per convincerlo a tornare seme. Non tutto quello che finisce è fallito. Abbiamo poi un’altra convinzione curiosa. Pensiamo

che il valore delle cose dipenda dalla loro durata. Se qualcosa finisce, allora abbiamo sbagliato. Ma chi lo ha deciso? Un lavoro può terminare dopo averci insegnato moltissimo. Un’amicizia può cambiare dopo aver attraversato anni importanti. Un progetto può non raggiungere il risultato sperato e aver comunque aperto una strada. Perfino un fallimento può costringerci a incontrare risorse che non sapevamo di possedere. Non significa romanticizzare le sconfitte. Quando qualcosa fa male, fa male. Quando perdiamo un’occasione, un luogo, una persona o una possibilità importante, non serve appiccicarci sopra una frase motivazionale e fingere di essere illuminati entro l’ora di cena. Possiamo soffrire. Possiamo arrabbiarci. Possiamo perfino avere paura. E qualche volta non siamo ancora pronti a trasformare niente. Abbiamo soltanto bisogno del tempo necessario per capire che siamo ancora in piedi. Anche questo è umano. Anche questo è vivere. La forza non consiste nel diventare impermeabili alla vita. Consiste nel non permettere a ciò che ci accade di pronunciare l’ultima parola su ciò che possiamo diventare. LA DOMANDA DIFFICILE Allora forse dovremmo smettere di chiederci soltanto: “Che cosa ho perso?” E cominciare a domandarci: “Che cosa posso trasformare?” È una domanda completamente diversa. La prima, se diventa l’unica domanda, rischia di inchiodarci al passato. La seconda ci restituisce responsabilità. Non possiamo controllare tutto ciò che accade. Possiamo però decidere cosa farne. Possiamo trasformare una ferita in sensibilità. Una delusione in consapevolezza. Un errore in esperienza. Una caduta in un punto dal quale rialzarci diversamente. Non è magia.Non è ottimismo da supermercato. È lavoro. A volte faticoso. A volte lentissimo. E quasi

sempre senza colonna sonora. Ma dentro ogni essere umano rimane una possibilità che persino la sconfitta più dura non può decidere al suo posto: scegliere che cosa fare del giorno successivo. Non possiamo riscrivere ciò che è accaduto. Possiamo però impedire che ciò che è accaduto scriva da solo tutto ciò che verrà. LE MANI APERTE Forse diventare adulti significa proprio questo. Imparare a tenere senza stringere. Conservare senza imbalsamare. Ricordare senza abitare per sempre nel passato. Difendere senza diventare prigionieri. Lasciare andare senza trasformare ogni rinuncia in una filosofia.E soprattutto comprendere che perdere qualcosa non significa necessariamente perdere noi stessi. Ci saranno cose per cui dovremo combattere. Altre che dovremo trasformare. Altre ancora che dovremo salutare. Non sempre sapremo distinguerle immediatamente. Siamo esseri umani. Procediamo per tentativi, intuizioni, errori e qualche gloriosa testardaggine. Ma possiamo continuare a camminare. Con le radici ben piantate e lo sguardo davanti. Perché la vita non ci chiede di conservare tutto. Ci chiede di essere vivi. E vivere significa anche avere abbastanza coraggio da permettere al nuovo di entrare senza considerarlo un tradimento di ciò che è stato. Forse, allora, la vera contabilità della vita non dovrebbe registrare soltanto ciò che abbiamo perso. Dovrebbe annotare anche ciò che abbiamo imparato. Ciò che abbiamo trasformato. Ciò che abbiamo avuto il coraggio di ricominciare. Perché alcune cose meritano di essere trattenute. Altre meritano di essere lasciate andare. Ma ce n’è una che non dovremmo consegnare mai a nessuna sconfitta: la possibilità di trasformare ciò che ci è accaduto in ciò che ancora possiamo diventare. Il passato merita rispetto. Ma il presente non gli deve obbedienza.


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martedì 29 settembre 2026

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Cronache del 29 settembre 2026 by Cronache - Issuu