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La premier: «Non possiamo dire ai cittadini che i soldi ci sono solo per la difesa»

La
vicenda è
stata
smentita
da Bardi
e da tutta la classe dirigente locale di Forza Italia. Quando si scrive per invidia e non secondo verità, si fabbricano menzogne. Attività questa per qualcuno quotidiana
La nascita di un nuovo pragmatismo italiano
D I GI AN FR AN CO BL A SI
C’è qualcosa di nuovo nel linguaggio politico di Giorgia Meloni. E sorprende che sia passato quasi sottotraccia. Invero, non a questo giornale. Nel suo intervento all’assemblea di Confindustria, la presidente del Consiglio non ha parlato soltanto da leader conservatrice. Ha parlato, piuttosto, da liberale. E la differenza (...)

■ continua a pag 7 Casellati e Bardi

OLTRE IL GIARDINO A Cronache tv il neo vicepresidente nazionale di Confindustria Somma

«Uniamo le forze per il bene della regione»

CASO DANIELA RUGGI
Scheletro completo nella torre, si apre la pista di un rifugio segreto per la 32enne scomparsa nel 2024. A Cronache l’avvocato del fratello
■ Magrì a pag 6
CONSIGLIO REGIONALE Approvata la risoluzione Cdx per proteggere il Made in Italy: percorso di revisione della disciplina per i prodotti agricoli e alimentari
■ Servizio a pag 15
ACQUEDOTTO LUCANO
L’azienda accelera sui contatori smart: previsti interventi in 9 Comuni per un totale di 16400 cittadini interessati
■ Servizio a pag 13
POTENZA
Il capoluogo si prepara alla Storica Parata dei Turchi: stop ad alcolici e vetro in centro storico fino a domani
■ Mollica a pag 20


ridosso della scadenza per aderire al fondo Safe, il premier chiede margini Ue contro la crisi energetica
DI LUCIA SERINO
Entro la fine del mese, dunque entro questo week end, scade il termine per l’adesione del governo italiano al fondo Safe per la sicurezza e la difesa nazionale. Siamo dunque alla vigilia della nuova riprogrammazione delle risorse europee che mai, finora, dalla nascita della Comunità europea, erano state contabilizzate così urgentemente per questioni di sicurezza militare. Un effetto di quel “siamo soli” pronunciato da Draghi ad Aquisgrana. Sono ore convulse. Con un effetto, non immediato ma comunque a breve scadenza, sulle tasche dei cittadini. Così Giorgia Meloni ieri mattina è tornata a insistere con Bruxelles sulla flessibilità necessaria anche per il caro energia. Perché, dice la presidente del Consiglio, «non possiamo dire ai cittadini che i soldi ci sono solo per la difesa».Il messaggio politico arriva da un collegamento a Mattino Cinque, dove la premier ri-

mette al centro dell’agenda il doppio binario su cui l’Italia si sta muovendo: da una parte il rafforzamento della sicurezza europea, dall’altra la richiesta di strumenti economici più elastici per affrontare gli effetti della nuova instabilità internazionale, a partire dall’impennata dei costi energetici e dalla pressione sui carburanti.La crisi in Medio Oriente, con il rischio legato all’Iran e allo Stretto di Hormuz, è il convitato di pietra del ragionamento di Palazzo Chigi. Il timore di nuovi shock sui prezzi dell’energia e di una frenata economica spinge il governo a chiedere all’Unione europea margini ulteriori sui conti pubblici.«C’è un’interlocuzione in corso», ha spiegato Meloni.
L’obiettivo è chiaro: utilizzare una flessibilità simile a quella già prevista per la difesa anche per finanziare misure in grado di contenere gli effetti della crisi energetica su famiglie e imprese. «Di fronte a una cri-
si globale come quella che viene generata dall’Iran e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz – ha detto – non possiamo pensare che i singoli governi siano in grado di rispondere con gli strumenti ordinari».Il punto politico, però, è soprattutto uno: evitare che l’opinione pubblica percepisca un’Europa pronta a investire soltanto sulla sicurezza militare mentre il costo della vita torna a pesare sui bilanci familiari. «Non possiamo dire ai cittadini che i soldi ci sono solo per la difesa», ha scandito la premier, pur ribadendo di essere convinta che Italia ed Europa debbano rafforzare la propria autonomia strategica. «Quando chiedi a qualcun altro di occuparsi della tua difesa poi lo paghi», ha aggiunto.Ma la difesa, nel ragionamento di Meloni, non può assorbire ogni margine disponibile. «Se di fronte alle crisi non siamo in grado di dare risposte ai cittadini e alle imprese rischiamo che non ci sia più niente da difendere in questa nazione», ha osservato, cercando un equilibrio tra il nuovo paradigma geopolitico europeo e le esigenze immediate del-

l’economia reale.Da qui anche il richiamo alla politica energetica. La presidente del Consiglio ha rilanciato il dossier nucleare, indicandolo come una delle strade per ridurre strutturalmente il costo dell’energia. «Qualche decennio fa questa nazione ha deciso di rinunciare all’energia nucleare. L’abbiamo pagato», ha detto, rivendicando la scelta dell’esecutivo di «riaprire questo capitolo» con l’obiettivo di garantire una fonte «sicura, pulita ed
efficace» per abbassare i prezzi.Nel corso dell’intervento televisivo Meloni ha anche difeso la tenuta politica del governo, respingendo le letture su un possibile logoramento della maggioranza. «Non sono preoccupata, non ho paura», ha detto, ricordando come le opposizioni avessero previsto una durata breve dell’esecutivo. «Siamo diventati il secondo governo più longevo della storia d’Italia e uno dei più stabili d’Europa».

Tra Gaza, Cisgiordania e Libano, la guerra si trasforma in un sistema che si riproduce attraverso le proprie stesse crisi
D I V ITO E RRICHETTI
“Quando la guerra diventa abitudine, la pace smette di sembrare un progetto e diventa solo una parentesi tra due esplosioni.” È in questa sintesi amara che si può leggere la nuova fase di escalation che sta attraversando la Terra Santa, travolta da una nuova ondata di violenze. Un conflitto che non conosce più interruzioni nette, ma solo pause brevi e instabili tra una fiammata di guerra e l’altra. Israele, Gaza e Cisgiordania restano intrappolati in una dinamica in cui la logica militare continua a prevalere su quella diplomatica, rendendo sempre più fragile qualsiasi tentativo di negoziato. Non si tratta più di una crisi episodica, ma di un sistema di conflitto che si autoalimenta: ogni fase del conflitto produce nuove tensioni, ogni tregua appare temporanea, ogni accordo sempre più difficile da consolidare.
GAZA: GUERRA URBANA, COLLASSO UMANITARIO E STRATEGIA SENZA
USCITA
La Striscia di Gaza rappresenta il punto più critico dell’intero conflitto. Qui la guerra non ha una linea del fronte stabile, ma si sviluppa all’interno di un territorio densamente popolato, dove operazioni militari e resistenza armata si intrecciano in modo continuo.Israele porta avanti operazioni mirate allo smantellamento delle capacità militari di Hamas, considerato una minaccia diretta alla propria sicurezza. Hamas, dal canto suo, continua a operare con una struttura decentralizzata fatta di cellule, tunnel e azioni asimmetriche che rendono il conflitto estremamente difficile da controllare e prevedere.Il risultato è una guerra frammentata e persistente che colpisce soprattutto la popolazione civile. Sfollamenti continui, distruzione delle infrastrutture e collasso dei servizi essenziali hanno trasformato Gaza in un’area di emergenza permanente, dove la linea tra operazione militare e crisi umanitaria è sempre più sottile. Sul piano politico, ogni tentativo di tregua — legato a ostaggi, pause umanitarie o pressioni internazionali

— si è rivelato fragile e di breve durata. La mancanza di un accordo strutturale rende ogni cessate il fuoco una parentesi temporanea destinata a interrompersi.
CISGIORDANIA:
FRAMMENTAZIONE
DEL CONTROLLO E VIOLENZA DIFFUSA
In Cisgiordania il conflitto assume una forma diversa ma altrettanto instabile. Non si tratta di una guerra convenzionale, ma di una crescente perdita di controllo del territorio. Le operazioni militari israeliane contro gruppi armati palestinesi si concentrano soprattutto nelle aree settentrionali, mentre si moltiplicano gli scontri tra coloni israeliani e comunità palestinesi. In diversi episodi recenti si sono registrati attacchi a villaggi, scontri locali e interventi dell’esercito per contenere l’escalation.
L’Autorità Nazionale Palestinese appare sempre più indebolita, con una capacità limitata di controllo su ampie zone della Cisgiordania. Questo vuoto di potere favorisce la crescita di gruppi armati locali e rende il territorio altamente instabile. In questo contesto, anche episodi isolati possono rapidamente trasformarsi in crisi più ampie, alimentando un clima di tensione permanente.
IL FRONTE NORD E
IL RISCHIO DI ALLARGAMENTO
REGIONALE
Il fronte nord si conferma uno dei punti più instabili dell’intero scenario mediorientale. Al confine tra
Israele e Libano si è passati da uno scambio di colpi intermittente a una guerra a bassa e media intensità, con operazioni militari sempre più profonde sul territorio libanese. Negli ultimi sviluppi, Israele ha intensificato le operazioni contro infrastrutture e obiettivi legati a Hezbollah nel sud del Libano, estendendo la pressione militare anche su aree abitate e nodi strategici. Le operazioni sono state accompagnate da evacuazioni parziali di civili in alcune zone di confine, segnale di un possibile ampliamento del teatro di guerra. Hezbollah risponde con lanci di razzi e attacchi con droni verso il nord di Israele, mantenendo aperto un fronte attivo e altamente volatile. Il gruppo, sostenuto dall’Iran, opera con una strategia di logoramento che punta a mantenere alta la pressione militare sul fronte israeliano. Il rischio, sempre più concreto, è quello di un’escalation non controllata che trasformi il fronte nord in una guerra su vasta scala, coinvolgendo direttamente il Libano in un conflitto prolungato e ad alta intensità.
GLI ACCORDI DI ABRAMO: NORMALIZZAZIONE REGIONALE E LIMITE POLITICO
Un elemento significativo del quadro mediorientale recente è rappresentato dagli Accordi di Abramo, che hanno avviato un processo di normalizzazione dei rapporti tra Israele e diversi Paesi arabi, se-
gnando un cambiamento rilevante nelle dinamiche diplomatiche regionali. Questo percorso ha favorito l’apertura di canali politici, economici e strategici con alcuni Stati del Golfo e del Nord Africa, contribuendo a ridisegnare parte degli equilibri tradizionali del Medio Oriente.Tuttavia, questa stagione di normalizzazione non ha inciso in modo sostanziale sul conflitto israelopalestinese, che rimane il nodo centrale irrisolto della regione.
La questione palestinese, pur restando formalmente sullo sfondo dei processi diplomatici, non ha trovato una nuova cornice negoziale efficace, finendo in molti casi per essere marginalizzata rispetto alle nuove priorità strategiche.In questo senso, gli Accordi di Abramo mostrano un limite strutturale: hanno ampliato il perimetro delle relazioni tra Israele e parte del mondo arabo, ma non sono riusciti a interrompere la dinamica di instabilità legata ai territori palestinesi. IL NODO
CENTRALE: UNA SPIRALE CHE SI AUTOALIMENTA FINO ALL’IMPASSE FINALE
Alla base dell’intero conflitto resta un elemento strutturale che, col passare del tempo, non solo non si attenua ma si rafforza: la mancanza di fiducia reciproca, accompagnata da una progressiva radicalizzazione delle posizioni politiche e militari. Ogni nuova fase del conflitto non è un episodio isolato,
ma un fattore che contribuisce ad aumentare il livello complessivo dello scontro e a ridurre ulteriormente lo spazio negoziale.In questo contesto, la guerra non è più soltanto uno strumento o una risposta a una crisi, ma un meccanismo che tende a riprodursi. Le leadership politiche, sotto pressione interna e vincoli di sicurezza, irrigidiscono le proprie posizioni. Le componenti più radicali acquisiscono maggiore influenza, mentre quelle moderate perdono capacità di incidere.Il risultato è un circuito chiuso: ogni tentativo di mediazione nasce già indebolito, ogni accordo ha natura temporanea, ogni cessate il fuoco si configura come una pausa operativa tra fasi di ostilità. La diplomazia, di fatto, non determina più gli sviluppi sul terreno ma li segue, intervenendo ex post per contenerne gli effetti. La gestione dell’emergenza ha progressivamente sostituito qualsiasi prospettiva di soluzione strutturale. In queste condizioni, il conflitto non appare più reversibile attraverso strumenti tradizionali di mediazione. La Terra Santa si trova così in una fase di instabilità consolidata, in cui lo scontro non rappresenta più una deviazione dal processo politico, ma il suo elemento dominante. Senza un cambiamento sostanziale degli attori e delle condizioni politiche, lo scenario resta quello di una crisi permanente, destinata a reiterarsi nel tempo senza sbocchi concreti.
13.000 minori immigrati scomparsi in Italia nel 2025
I numeri della fondazione telefono azzurro evidenziano un dato allarmante che ci obbliga a chiederci se si tratti solo di casi isolati o se esistano altri motivi dietro il fenomeno
D I R OBERTO L AMATTINA
Sono numeri allarmanti che spesso si sottovalutano o si ignorano quelli sui minori scomparsi in Italia. Secondo i dati ufficiali foniti da telefono azzurro, nel 2025 sono scomparsi 18.000 minorenni, di questi ben 14.000 sono stranieri. Un numero esorbitante che da l'idea sia della vastità generale del problema, sia della specificità della scomparsa di minorenni.
NUMERI
ALLARMANTI
Cosa ci sia dietro la scomparsa di un minorenne è difficile da dire. Certo, ogni volta che un minore scompare, ci sono storie di degrado e di abbandono, di difficoltà sociali e di una rete di protezioni familiari che scompare, che viene violata ma anche un sistea di prevenzione sociale che mostra la sua incapacità di controllo. E' da sottolinea-
re, per ulteriormente analizzare il dato, che questi numeri riguardano esclusivamente i minorenni censiti. Quelli, cioè, che esistono in qualche dato ufficiale, che si muovono su parametri di normalità e di vita socialmente riconosciuta e che sono sottoposti direttamente o indirettamente al contratto sociale che è alla base dei vivere comune. I numeri, infatti, tengono conto soltanto delle denunce effettivamente presentate alle forze di polizia e per le quali sono state avviate segnalazioni formali e non possono considerare i casi degli "invisibili". Esistono tra i minorenni soprattutto se stranieri persone che non sono censite in nessun elenco, che vivono ai margini della società, che sono qui da clandestini e fuori da ogni regola sociale per i quali, evidentemente, non viene effettuata nessuna denuncia di scompar-
sa e che aumentano verosimilmente i minori di cui si sono perse le tracce. E' chiaro al comune senso della logica che gli invisibili e non censiti sono soprattutto tra gli immigrati, i rom e, in generale, tra coloro i quali non hanno una residenza stabile e anagrafata. Questo elemento porta chiaramente la necessità di aumentare il numero reale dei minori stranieri scomparsi.
IL BUSINESS DEI MINORI NON ACCOMPAGNATI
Ci sono molti volti e molti interessi piccoli e grandi dietro la gestione del fenomeno migratorio. Uno dei grandi business legali che si muovono intorno alla gestione degli immigrati c'è quello dei minori non accompagnati. Sono tantissime le associazioni che si muovono in un settore non scevro di polemiche soprattutto per il concetto ritenuto piuttosto elastico
di minori che, anche in considerazione dei documenti di identità non sempre corretti e reperibili, spesso si applica anche a persone che appaiono, almeno fisicamente, molto lontano dall'idea di bambini. Questo business, molto spesso legato, alle cooperative e al mondo dell'associazionismo di sinistra dovrebbe garantire protezione ai minori che, invece, almeno stando ai drammatici numeri che telefono azzurro segnala sui minori immigrati scomparsi, non sembra essere efficace.
ESISTE UN MERCATO ILLEGALE DEI MINORI IMMIGRATI?
I numeri dei minori immigrati che scompaiono e che sono oltre il 70% del totale dei minori scomparsi consente di porre un interrogativo piuttosto angosciante. Esiste un mercato
illegale dei minori immigrati? Questi minorenni scomparsi si sono volontariamente allontanati? Sono stati smarriti per distrazione o vengono comprati e venduti? I numeri autorizzano a pensare che questo rischio ci sia, soprattutto se si specifica che quelli indicati da telefono azzurro sono relativi soltanto alle denuncie formali che, quindi, potrebbero essere molto di più i minori scomparsi di cui non esiste nessuna traccia perchè magari neanche ufficialmente presenti sul territorio nazionale. Noi non abbiamo elementi per sostenere la validità di questo nostro sospetto che, appunto, rimane un sospetto. Quello che è certo è che il numero di minori immigrati che annualmente scompare appare veramente eccessivo, troppo elevato per potersi parlare di situazioni occasionali.

CASO RUGGI Gli accertamenti tecnici irripetibili avviati il 5 maggio si sono conclusi con il recupero dei resti della
D I TI ZI AN A MAGR Ì
Sotto un cumulo di detriti, nell’antica Torre Pignone a Vitriola di Montefiorino, sull’Appennino modenese, i carabinieri e gli archeologi forensi hanno recuperato lo scheletro completo di Daniela Ruggi, trentaduenne scomparsa dal settembre 2024.
Con le operazioni di scavo stratigrafico condotte dalla ditta specializzata incaricata dalla Procura di Modena - con il supporto degli antropologi e archeologi forensi del LABANOF dell’Università di Milano, diretti dalla professoressa Cristina Cattaneo, e dei carabinieri del Nucleo Investigativo – a distanza di sedici mesi dal ritrovamento del teschio, da un gruppo di escursionisti, si concludono gli accertamenti tecnici irripetibili. La Procura di Modena, guidata dal procuratore capo Luca Masini, ha aperto un procedimento per omicidio a carico di ignoti. Un elemento che potrebbe essere oggetto di ipotesi sulla morte di Daniela Ruggi sono i rifiuti di uso quotidiano trovati nello stesso posto di rinvenimento dei resti umani. La loro presenza potrebbe indicare che la donna frequentasse quel posto, trasformandolo in un rifugio personale. La ricerca degli inquirenti si concentra sulla ricerca di DNA maschile e sul telefono della vittima. Ma quest’ultimo aspetto potrebbe anche portare all’ipotesi di un malanno o incidente. Laddove invece dovessero emergere gli altri due elementi il quadro potrebbe seguire la strada tracciata dagli inquirenti, ponendo altre domande: chi avrebbe condotto Daniela in quel posto? Chi conosceva le abitudini di Daniela?
LE ULTIME ORE
La cronologia di Daniela Ruggi, ricostruita da tabulati telefonici e dalle testimonianze raccolte dagli investigatori, prende le mosse il 18 settembre 2024. In quella data i servizi sociali del territorio, sollecitati dalla famiglia della donna, tra cui il fratello Alberto, preoccupata

per le sue condizioni di vita – abitava da sola in una casa fatiscente a 30 minuti di distanza dai suoi parenti, priva anche di acqua corrente – si recano nell’abitazione di Vitriola. Daniela, alla loro vista, accusa un malore e viene trasportata in ambulanza all’ospedale di Sassuolo, dove viene sottoposta ad accertamenti e dimessa nel pomeriggio. Il 19 settembre viene vista camminare nei dintorni e le celle telefoniche ne confermano la posizione. Il 20 settembre effettua tre telefonate: alla madre alle 12.14, a Domenico Lanza – il sessantottenne noto alle cronache come ‘lo sceriffo’, unico soggetto formalmente indagato per sequestro di persona ma si va verso l’archiviazione; e un anziano vicino di casa nel tardo pomeriggio. Alle 23.38 del 20 settembre il traffico dati del suo cellulare si interrompe. Gli inquirenti ritengono che in quel momento Daniela fosse già morta.
CHI ERA DANIELA RUGGI
Daniela presentava disturbi della condotta, e un lieve deficit cognitivo mai formalmente certificato –nessun ricovero psichiatrico, nessuna tutela legale, ma una vulnerabilità strutturale che la esponeva, secondo chi la frequentava, alla manipolazione o all’abuso. Il suo sogno era avere una famiglia, sposarsi. Era in continua ricerca del suo ‘principe azzurro ’. Cercava compagnia con ostinazione. Alla sua sen-
sibilità si sovrapponeva in condizioni di precarietà, in una casa diroccata senza acqua corrente a settecento-ottocento metri dalla Torre Pignone, luogo anche di escursionisti, camminatori e curiosi, raggiungibile soltanto attraverso un sentiero impervio e isolato.
Quattro mesi prima di scomparire aveva acquistato un test di gravidanza. In casa sua è stato trovato un quaderno con 13 nominativi maschili, tutti interrogati dagli inquirenti, nessuno iscritto nel registro degli indagati.
LE PAROLE DELLA
DIFESA DI ALBERTO
RUGGI, DEBORAH
DE CICCO
«Era come una bambinona: particolarmente ingenua, e questo la rendeva facile preda di soggetti da non nobili intenti». La sua famiglia, e il fratello Alberto venivano più volte chiamati dagli abitanti di Vitriola per dire che Daniela girovagava per strada anche di notte, e sia lui che la famiglia, andava a recuperarla.
Come si spiega che il corpo sia rimasto per due anni a così poca distanza da casa di Daniela senza essere trovato nella ricerca per scomparsa?
« Io nei verbali dei sopralluoghi non ha rinvenuto la menzione specifica di un accertamento condotto presso la Torre Pignone. E’ possibile che i carabinieri si siano recati senza che ciò risulti dagli atti. » Quali scenari rimangono aperti per quanto riguarda la dinamica della

morte?
«Ne individuiamo due. Nel primo, Daniela si è rifugiata nella torre per ragioni sue, forse per sottrarsi alla presenza dei servizi sociali che in quei si erano recati a casa sua. Un crollo del solario interno alla Torre, potrebbe averla colpita o ferita gravemente in un luogo troppo isolato perché qualcuno la soccorresse, e il telefono potrebbe essere andato perduto nella caduta. Nel secondo scenario, la donna è stata uccisa all’interno della torre, anche in modo non premeditato, per un litigio, e il crollo del solaio è intervenuto successivamente tanto da coprire il corpo. » Il ritrovamento del corpo sotto le macerie, e non sopra, cosa implica sul piano investigativo? « È un dato fattuale rilevante. Ipotizzare che qualcuno l’abbia occultato deliberatamente sotto quelle travi, mi sembra difficile sul piano logistico. Significherebbe che siano state spostate per collocarvi il corpo e poi rimesse al loro posto. Più, verosimilmente, ammesso che ci sia stata una condotta delittuosa, il crollo è avvenuto dopo, coprendo i resti. » IL CELLULARE
Tra gli elementi che gli investigatori attendono per analizzare vi è il telefono di Daniela: un modello CubotKingKong, noto per la resistenza agli urti, che Domenico Lanza le aveva donato nell’estate del 2024 dopo che il suo precedente telefonino era andato perso. La sua presenza o
assenza tra i reperti della torre ha un significato inequivocabile per l’indagine: un telefono trovato accanto ai resti significherebbe che la donna non se ne era separata al momento della morte – ipotesi più compatibile con un incidente. La sua assenza, invece, rafforzerebbe l’ipotesi delittuosa.
LO STATO DELLE INDAGINI
Con il completamento dello scheletro, l’inchiesta entra nella sua fase più tecnica. I medici legali della LABANOF esamineranno le ossa in cerca di fratture, lesioni di corpo contundente o altri segni di violenza che il solo cranio non poteva rilevare. Il RIS di Parma analizzerà i reperti tessili rinvenuti accanto ai resti, alla ricerca di tracce biologiche di terze persone. Un profilo genetico maschile isolato su quei materiali potrebbe rivelarsi determinante. La difesa del fratello Alberto Ruggi –parte offesa nel procedimento per omicidio, indagato in un fascicolo separato per maltrattamenti in ambito familiare – ha già nominato i propri consulenti di parte per affiancare l’équipe peritale della Procura. Venti mesi dopo la scomparsa di Daniela Ruggi restano resti che forse non potranno ‘parlare’ perché per troppo tempo abbandonati. Eppure, Daniela quel posto lo conosceva: probabilmente era il suo mondo sicuro. Ma come in tutte le fiabe nel bosco si incontra anche il mostro.
D I GI AN FR A N CO BL A SI
C’è qualcosa di nuovo nel linguaggio politico di Giorgia Meloni. E sorprende che sia passato quasi sottotraccia. Invero, non a questo giornale. Nel suo intervento all’assemblea di Confindustria, la presidente del Consiglio non ha parlato soltanto da leader conservatrice. Ha parlato, piuttosto, da liberale. E la differenza non è semantica: è culturale, strategica, perfino storica. Per anni la destra italiana è stata raccontata — spesso anche da sé stessa — come il luogo dell’identità, della sovranità, della difesa dei confini politici e simbolici della nazione. Nel discorso agli imprenditori italiani, invece, Meloni ha compiuto un movimento diverso: ha spostato il baricentro dalla conservazione alla produzione, dall’appartenenza alla responsabilità, dalla nostalgia alla costruzione. Persino i richiami all’italianità non avevano il tono ideologico del nazionalismo classico. Erano, piuttosto, evocazioni civili. L’idea di una comunità di donne e uomini che ogni mattina “si rimettono in moto” per creare lavoro, innovazione, benessere, futuro. Una narrazione dell’Italia come energia produttiva prima ancora che come identità culturale.

Ed è qui che emerge un elemento interessante. Perché in filigrana, dentro alcune parole della premier, riaffiora una tradizione politica che in Italia sembrava dimenticata: quella del popolarismo liberale, dell’economia sociale, di una certa concezione comunitaria dell’impresa. Non è casuale che, ascoltandola, sia venuto in mente il Silvio Berlusconi dei grandi discorsi internazionali — soprattutto quello pronunciato al Congresso degli Stati Uniti, quando il fondatore di Forza Italia cercava di saldare liberalismo economico, orgoglio nazionale e radici cristiane europee.
Anche Meloni, oggi, sembra tentare qualcosa di simile. Con una differenza decisiva: mentre Berlusconi costruiva un liberalismo ottimista dentro il ciclo della globalizzazione espansiva, Meloni prova a farlo nel tempo delle guerre, della frammentazione geopolitica, della crisi energetica e della sfiducia verso le élite tecnocratiche.
È in questo contesto che acquista peso politico la frase probabilmente più importante del suo intervento: “L’Europa deve fare meno e farlo meglio”. Una frase apparentemente semplice, quasi amministrativa. In realtà, un ma-
nifesto culturale. Perché dentro quelle parole c’è il superamento di due paradigmi opposti che hanno segnato gli ultimi anni europei: da una parte il sovranismo urlato e inconcludente; dall’altra il tecnocratismo burocratico che ha spesso trasformato Bruxelles in una macchina normativa distante dalla vita reale.
Meloni sembra voler cercare una terza via: un europeismo pragmatico, meno ideologico, più leggero, più funzionale alla crescita e alla competitività. Non un’Europa debole, ma un’Europa essenziale. Non meno politica, ma meno invasiva. Meno ossessionata dalla regolazione e più concentrata sulle grandi priorità strategiche. Ed è qui che il profilo della premier cambia profondamente. Perché la leader che oggi parla agli imprenditori italiani non appare più soltanto l’erede della tradizione post-missina. Né semplicemente una conservatrice nel senso classico del termine. Sembra piuttosto una figura “postconservatrice”: una leader concreta, capace di leggere i rapporti di forza internazionali e di adattare la propria cultura politica al mutamento della storia. Questo non significa che Meloni abbia rinnegato le sue radici. Significa, però, che le sta trasformando. Sta tentando di governarle invece di subirle.

Ed è forse proprio questo il passaggio più interessante della sua evoluzione: il tentativo di sostituire la retorica identitaria con una nuova grammatica della responsabilità nazionale. Dove impresa, lavoro, merito e produzione tornano ad essere categorie centrali del discorso pubblico. Persino lo stile utilizzato dalla premier merita attenzione. In alcuni passaggi il tono era volutamente alto, in altri sussurrato, nel complesso quasi ciceroniano: un linguaggio solenne, costruito per dare dignità morale all’iniziativa economica e al ruolo sociale dell’imprenditore. Non semplice retorica celebrativa, ma la ricerca di un lessico capace di ricucire economia e comunità, profitto e funzione civile. In un’Europa spesso para-
lizzata da leadership deboli o puramente amministrative, Meloni tenta dunque di occupare uno spazio diverso: quello di una destra di governo che smette di vivere soltanto di opposizione culturale e prova invece a costruire una propria idea di modernizzazione. È presto per dire se questa trasformazione sia compiuta o se resti ancora parziale e contraddittoria. Ma il segnale politico esiste. Ed è più importante di quanto molti abbiano colto. Forse stiamo entrando nella stagione della Meloni post-missina. E forse persino post-conservatrice. Una leader che ha capito che, nel mondo nuovo, non basta più difendere identità. Bisogna saper costruire futuro.
L’europarlamentare Gambino ricorda Gargani, già parlamentare europeo scomparso mercoledì all’età di 91 anni
«C
on la scomparsa di Giuseppe Gargani la Campania, l’Italia e l’Europa perdono uno stimato interprete della storia politica e giuridica degli ultimi decenni. Per molti, è stato un uomo che ha saputo coniugare la profonda dottrina del diritto con una sincera capacità di ascolto e di azione al servizio della comunità». Con queste parole l’europarlamentare Alberico Gambino esprime il proprio profondo cordoglio per la scomparsa di Giuseppe Gargani, già parlamentare europeo del gruppo PPE. «Peppino Gargani è stato un punto di riferimento per tante generazioni di amministratori e per la classe politica — continua Gambino — La sua autorevolezza, dimostrata sia in Parlamento come Sottosegretario di Stato al Ministero di Grazia e Giustizia che a Bruxelles, dove ha presieduto con enorme prestigio la Commissione Giuridica, è la testimonianza di una politica intesa come altissima missione, studio rigoroso e visione strategica. Sapeva guardare lontano, ma senza mai recidere quel legame viscerale e fecondo con la sua

terra d’origine». L’onorevole Gambino sottolinea anche la sua eredità morale e politica. «In un momento storico in cui la politica rischia spesso di appiattirsi sull’immediatezza, di essere distante dai bisogni dei territori e

lontana dal valore della partecipazione attiva, l’esempio di Gargani ci ricorda l’importanza della competenza, del rispetto istituzionale e della centralità dei valori cristiani, democratici, identitari, di patria».















La stampa dà la notizia delle dimissioni di Casellati dalla segreteria regionale
La vicenda è stata smentita da Bardi e da tutta la classe dirigente locale di Forza Italia. Quando si scrive per invidia e non secondo verità, si fabbricano menzogne
DI M AS S I MO DE LLA P EN N A
Ieri mattina nella nostra quotidiana attività di lettura dei giornali che da sempre svolgiamo prima di qualsiasi altra cosa, abbiamo appreso con dovizia di particolari delle dimissioni della Casellati dalla carica di segretario regionale di Forza Italia.
“Il Fatto Quotidiano” con l'autorevole affidabilità di cui si circonda dava anche notizie dettagliate sui motivi, sull'impossibilità di fare i congressi, sull'essere impossibilitata a farla e, addirittura il suo commento sulla sua scelta di fare solo il Ministro.
Nella nostra maniacale attenzione per i fatti della politica locale e avendo seguito con dovizia di dettagli la situazione parossistica del Partito nella provincia di Matera eravamo anche un po' delusi con noi stessi del fatto di esserci lasciati sfuggire una notizia politicamente così rilevante.
LA FABBRICA DELLE FAKE NEWS
La nostra frustrazione sul
non essere stati capaci di conoscere i fatti e dare la notizia per primi si è, però, subito fermata per il semplice fatto che la notizia non esiste.
La Casellati non si è dimessa, non ha comunicato di non poter fare più il segretario regionale, non ha deciso di lasciare la carica per fare solo il ministro e non ha mai dato notizia di tensioni interne a Forza Italia in Basilicata tali da impedire di proseguire la propria attività di segretario regionale.
Non che ci stupisca la propensione alla notizia non fondata o, meglio, proveniente da fonte da verificare di un certo tipo di stampa, non che ci stupisca l'accanimento e l'ossessione che alcuni hanno nei confronti di Forza Italia e del centrodestra colpevoli di essere stabilmente maggioranza in Basilicata e in Italia, quello che ci lascia veramente sorpresi è come sia possibile confezionare una notizia falsa ex abrupto, senza nessun elemento, solo per lo sfizio di ottenere qualche minuto di visibi-
lità. Il Fatto Quotidiano si mimetizza da sito strappa like sui social e lo certifica con questo articolo senza alcun fondamento.
Il primo a smentire è il Generale Bardi che è esponente di Forza Italia e Presidente della Regione. Possiamo presumere che il Presidente della Regione di Forza Italia sia a conoscenza di ciò che accade nel suo partito nella sua regione, siamo certi che se la Casellati avesse voluto dimettersi avrebbe quanto meno fatto una telefonata a Bardi.
Il Fatto Quotidiano addirittura si perita di riportare il pensiero di Bardi sulla vicenda attribuendo al Presidente della Regione frasi e concetti mai pronunciati.
Lo dice direttamente Bardi con una nota: “sul Fatto Quotidiano oggi in un articolo che si occupa di Forza Italia con riferimento esplicito al partito in Basilicata ed alla Ministra Casellati vengo chiamato inopinatamente in campo a sostegno delle
opinioni dell’articolista. Desidero pubblicamente rinnovare la mia stima per la Ministra Casellati, persona di assoluta autorevolezza e prestigio, con la quale ho sempre avuto rapporti di straordinaria cordialità. Per parte mia lavorerò sempre per l’unità del partito, per una prospettiva inclusiva ed in grado di allargarne il consenso, attuando il programma di governo regionale e rinnovando quotidianamente il mio impegno per il bene della comunità lucana”. Insomma, non solo la notizia delle dimissioni della Casellati non è vera ma è stata smentita anche la fantasiosa ricostruzione dell'articolista di un'opinione in merito del Presidente della Regione.
LE DICHIARAZIONI
DEGLI ALTRI
In giornata è stato un susseguirsi di dichiarazioni di tutti gli esponenti di Forza Italia per smentire la narrazione fallace e mendace del Fatto Quotidiano.
L'assessore Cupparo parla direttamente di fake news e di notizia senza
fondamento, concetto ripetuto anche dai consiglieri regionali Aliandro e Picerno oltre che dal capogruppo Casino.
Infine, a certificare le menzogne del Fatto Quotidiano, anche le dichiarazioni di tutta la classe dirigente del Partito a tutti i livelli, lo firmano insieme Vincenzo Taddei, Segretario Provinciale FI Potenza, Gianluca Modarelli, Segretario Provinciale FI Matera, Simone Pierro, Segretario Regionale FI Giovani Basilicata, Lucia Pangaro, Segretario Regionale Azzurro Donna Basilicata, Donato Carriero, Segretario Regionale FI Seniores Basilicata per ribadire che la notizia è «totalmente priva di fondamento». Insomma non siamo noi ad aver perso una notizia. È Il Fatto Quotidiano ed una piccola testata locale di pari affidabilità ad aver dato una notizia non vera. Cose che capitano a quelli che scrivono non secondo verità ma con il motore dell'invidia. La madre delle fake news è sempre in cinta.

Bardi: «Massima fiducia nella Casellati». Casino: «Solidarietà e smentita, notizia infondata». Picerno: «Ricostruzioni prive di fondamento»
In merito all’articolo pubblicato su “Il Fatto Quotidiano” sulle dimissioni del Ministro Elisabetta Casellati, nonchè segretaria regionale di Forza Italia Basilicata, è giunta, di lì a poco, la smentita, comunicata attraverso una nota dei dirigenti regionali azzurri: Vincenzo Taddei, Segretario Provinciale FI Potenza, Gianluca Modarelli, Segretario Provinciale FI Matera, Simone Pierro, Segretario Regionale FI Giovani Basilicata, Lucia Pangaro, Segretario Regionale Azzurro Donna Basilicata, Donato Carriero, Segretario Regionale FI Seniores Basilicata. «Il Fatto Quotidiano - si legge nella nota - ha riportato la falsa notizia, rilanciata anche da una testata lucana, secondo la quale il Ministro Elisabetta Casellati firmerà una lettera di dimissioni dal ruolo di Segretario Regionale di Forza Italia Basilicata. Tale notizia, totalmente priva di fondamento, riporta altresì inesistenti frizioni all’interno del partito lucano, che, invece, proprio grazie al lavoro del Ministro Casellati e dei dirigenti regionali, gode di ottima salute, come ampiamente dimostrato dai risultati elettorali e da quelli del tesseramento. Al Fatto Quotidiano, secondo cui i “dirigenti di partito nel territorio non la vedono da mesi” rispondiamo con estrema fermezza ribadendo la nostra più sentita e convinta solidarietà al Ministro Casellati che, nei fatti, sin dal primo momento si è dimostrata sempre presente, vicina e attenta ai problemi del territorio e alla crescita del nostro partito a livello regionale. La sua guida autorevole è per noi motivo di orgoglio e ogni tentativo di attacchi pretestuosi e privi di fondamento viene rispedito al mittente con il coraggio e la determinazione di chi ogni giorno si impegna per garantire un futuro prospero alla Basilicata e all’intero Paese».
BARDI: «MASSIMA FIDUCIA NELLA CASELLATI»
Tra le prime prese di posizione quella del Presi-
dente della Regione Basilicata Vito Bardi.«Desidero rinnovare pubblicamente la mia stima per la Ministra Casellati, persona di assoluta autorevolezza e prestigio, con la quale ho sempre avuto rapporti di straordinaria cordialità» ha dichiarato Bardi, aggiungendo: «Lavorerò sempre per l’unità del partito e per una prospettiva inclusiva, oltre che per il bene della comunità lucana e l’attuazione del programma regionale».
PICERNO: «RICOSTRUZIONI PRIVE DI FONDAMENTO»
Il consigliere regionale di Forza Italia Fernando Picerno ha smentito con fermezza le indiscrezioni circolate sulla presunta intenzione del Ministro Casellati di lasciare l’incarico di coordinatrice regionale, definendo la notizia «del tutto infondata e priva di qualsiasi riscontro politico e istituzionale».Picerno ha parlato di una ricostruzione «giornalistica priva di fondamento» che rischierebbe, a suo avviso, di alimentare artificialmente tensioni e divisioni interne che non trovano alcun riscontro nella realtà del partito sul territorio.«In Basilicata Forza Italia continua a dimostrarsi un partito coeso, radicato e pienamente operativo – ha affermato – e non esiste alcuna frattura né tantomeno segnali di indebolimento della guida regionale del Ministro Casellati, che sta svolgendo un lavoro costante di presenza e ascolto nelle comunità locali».Il consigliere ha inoltre sottolineato come la fase politica attuale richieda «serietà, equilibrio e senso di responsabilità», invitando a evitare «strumentalizzazioni mediatiche che non fanno bene né al dibattito politico né alla corretta informazione dei cittadini».Picerno ha infine ribadito la propria «piena fiducia nella leadership del Ministro Casellati», evidenziando come il percorso politico del partito in Basilicata sia «in crescita e caratterizzato da una partecipazione diffusa sui territori», respingendo

ogni ipotesi di crisi interna o cambi di vertice imminenti.
ALIANDRO:
«NOTIZIE PRIVE DI FONDAMENTO, SERVE
RESPONSABILITÀ
NEL DIBATTITO POLITICO»
Più articolata la posizione del consigliere regionale Gianuario Aliandro, che è intervenuto per smentire con decisione le indiscrezioni e al tempo stesso richiamare a un maggiore senso di responsabilità nel dibattito pubblico.«In queste ore assistiamo alla diffusione di notizie totalmente prive di fondamento che rischiano di alimentare inutili tensioni e polemiche all’interno del partito e nel dibattito politico regionale» ha dichiarato.Aliandro ha ribadito la propria «piena fiducia e vicinanza politica al Ministro Casellati», definendola «una figura autorevole, competente e costantemente impegnata sul territorio lucano, dove ha dimostrato attenzione, presenza e capacità di ascolto verso le comunità locali».Il consigliere ha inoltre sottolineato come sia «doveroso respingere con fermezza qualsiasi tentativo di strumentalizzazione politica o giornalistica che miri a creare divisioni inesistenti», invitando a mantenere «un clima di serietà e coesione interna, soprattutto in una fase in cui il partito è im-
pegnato nel consolidamento della propria presenza sul territorio». CASINO (CAPOGRUPPO FI): «SOLIDARIETÀ A CASELLATI, BASTA ATTACCHI STRUMENTALI» «Voglio esprimere la mia più sincera e convinta vicinanza e solidarietà al Ministro Elisabetta Casellati, bersaglio oggi di una notizia falsa e gravemente tendenziosa riportata dal Fatto Quotidiano e prontamente rilanciata da alcune testate locali, secondo cui il Ministro sarebbe prossima a rassegnare le dimissioni dal ruolo di Segretario Regionale di Forza Italia in Basilicata. Una notizia totalmente infondata, costruita a tavolino con l'evidente obiettivo di seminare discordia e destabilizzare un partito che, al contrario, ha un radicamento territoriale ampiamente dimostrato dai risultati elettorali». Lo dichiara il capogruppo di FI in Consiglio regionale, Michele Casino, che aggiunge: «Conosco da anni il valore, la dedizione e la capacità di leadership del Ministro Casellati: si tratta di una figura istituzionale di altissimo spessore, sempre presente e attenta ai problemi del territorio, che non merita di essere bersaglio di campagne mediatiche così grossolane e prive di qualsiasi riscontro nella realtà». «Queste notizie - conclude
- sono uno strumento di attacco politico che nuoce alla credibilità delle istituzioni e alla corretta informazione dei cittadini».
CUPPARO: «È UNA FAKE NEWS, NESSUNA INFORMAZIONE IN TAL SENSO» Interviene con una posizione altrettanto netta l’assessore regionale Francesco Cupparo, che ha definito la notizia sulle presunte dimissioni «completamente destituita di ogni fondamento».«Non ho alcuna informazione in tal senso e ritengo che si tratti chiaramente di una fake news senza alcun riscontro politico o organizzativo» ha dichiarato Cupparo, respingendo ogni ipotesi di cambiamenti imminenti nella guida regionale del partito.L’assessore ha poi richiamato l’attenzione sul percorso interno di Forza Italia, sottolineando che «in vista della prossima stagione congressuale saranno gli iscritti e i gruppi dirigenti a definire democraticamente gli assetti e le responsabilità organizzative del partito sul territorio».Cupparo ha infine ribadito che «il lavoro politico prosegue con spirito di collaborazione e responsabilità, nell’interesse della Basilicata e della crescita del partito», evidenziando la necessità di evitare «ricostruzioni che non trovano alcun riscontro nella realtà dei fatti».
Incontri periodici, tavoli territoriali e visite nei Comuni: prende il via il percorso di confronto permanente tra la Regione e sindaci
Un patto di lealtà istituzionale, un metodo di lavoro condiviso e la volontà di fare squadra per affrontare le sfide dei territori lucani. Sono stati questi i temi centrali dell'incontro che si è svolto ieri a Potenza tra il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, e i sindaci neoeletti dei Comuni lucani. L'appuntamento ha rappresentato l'avvio di un percorso di confronto permanente tra Regione e amministrazioni comunali, finalizzato a rafforzare la collaborazione istituzionale e a individuare soluzioni concrete alle principali criticità che interessano il territorio. Nel corso della riunione, Bardi ha annunciato l'intenzione di rendere questi incontri periodici, prevedendo anche tavoli di lavoro ristretti dedicati a specifiche aree geografiche, per affrontare in modo più efficace le problematiche locali.Nel suo intervento, il governatore ha evidenziato le difficoltà del contesto economico nazionale e la necessità di una stretta sinergia tra i diversi livelli istituzionali.«Non viviamo un momento facile a livello nazionale dal pun-

to di vista economico e per questo motivo è fondamentale unire le forze. La Regione è e sarà vicina ai territori. Quello che vi propongo è un rapporto costante, all'insegna della massima disponibilità e di
una lealtà istituzionale che ci permetta di lavorare insieme per raggiungere obiettivi comuni», ha dichiarato.Il presidente ha inoltre sottolineato il ruolo strategico dei sindaci, considerandoli interlocu-
tori privilegiati grazie alla loro conoscenza diretta delle esigenze delle comunità locali. «La vostra conoscenza del territorio è una risorsa preziosa. Chiediamo i vostri consigli nell'ottica di una collaborazione costante e fattiva», ha affermato.Bardi ha quindi assicurato la propria presenza nei Comuni lucani per verificare personalmente le situazioni più complesse e raccogliere le istanze dei cittadini. «Verrò personalmente nei vostri Comuni per toccare con mano le problematiche e ascoltare la voce dei cittadini. Il nostro traguardo finale è unico e condiviso: creare reali condizioni di benessere per i lucani», ha concluso.L'incontro di ieri segna dunque l'inizio di una nuova fase di dialogo e cooperazione tra Regione e amministrazioni locali, con l'obiettivo di costruire risposte condivise alle esigenze delle comunità della Basilicata.
Un messaggio di auguri ai neoeletti e un richiamo alla necessità di rafforzare la partecipazione femminile alla vita politica e amministrativa arrivano dalla vicepresidente del Consiglio regionale, Maddalena Fazzari, all’indomani della conclusione della tornata elettorale che ha interessato diversi Comuni del territorio.Nel congratularsi con le amministratrici e gli amministratori scelti dai cittadini, Fazzari ha sottolineato il valore e la responsabilità che accompagnano l’esercizio delle funzioni pubbliche a livello locale, evidenziando il ruolo strategico delle istituzioni in una fase caratterizzata da profondi cambiamenti economici e sociali.«Desidero rivolgere un sincero augurio di buon lavoro alle elette e agli eletti scelti dai cittadini in questa tornata amministrativa. Governare una comunità significa assumersi una responsabilità importante, fatta di ascolto, presenza e capacità di offrire risposte concrete ai territori e alle persone», ha dichiarato la vicepresidente del Consiglio regionale.Secondo Fazzari,
agli amministratori locali spetterà il compito di interpretare i bisogni e le aspettative delle comunità in un momento storico complesso, nel quale la vicinanza delle istituzioni ai cittadini rappresenta un elemento fondamentale per affrontare le sfide del presente e programmare lo sviluppo futuro dei territori.La vicepresidente ha poi posto l’accento sul tema della rappresentanza di genere, ri-
badendo come la qualità della democrazia si misuri anche attraverso la capacità di garantire pluralità e pari opportunità nell’accesso ai ruoli decisionali.«Da rappresentante istituzionale e da donna ritengo necessario mantenere alta l’attenzione sul tema della piena partecipazione femminile alla vita politica e amministrativa. Il percorso verso un equilibrio reale nella rappresentanza tra uo-

mini e donne richiede un impegno costante», ha affermato.Nei Comuni chiamati al voto, infatti, si è registrata una significativa presenza femminile tra le candidature e il responso elettorale ha portato all’elezione di quattro donne su nove candidate alla guida delle rispettive amministrazioni comunali.«Il risultato delle urne porta, con grande soddisfazione, all’elezione di quattro donne su nove candidate in altrettanti Comuni, dato che rappresenta certamente un segnale positivo e incoraggiante», ha evidenziato.Da qui la necessità di continuare a promuovere strumenti e percorsi in grado di favorire una presenza sempre più ampia delle donne nella vita politica, garantendo pari opportunità nella selezione della classe dirigente e valorizzando competenze ed esperienze maturate sul campo.«È indispensabile che le donne, con le loro esperienze, anche amministrative, trovino sempre maggiore spazio. Per questo continueremo a lavorare in questa direzione con tutte le nostre forze morali e politiche», ha concluso Fazzari.
OLTRE IL GIARDINO In studio il neo vicepresidente nazionale di Confindustria, i sindaci neoeletti Rubino
e Gulfo e il pianista D’Angelo
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I AN NA TAMM AR IEL LO
Nella nuova puntata di “Oltre il Giardino”, il programma di “Cronache-Tv” condotto dal giornalista Paride Leporace, ospite Francesco Somma, neo Vicepresidente nazionale di Confindustria e attuale Presidente di Confindustria Basilicata fino al passaggio di consegne con il designato Francesco D’Alema, che avverrà nel corso dell’Assemblea generale di giugno. Durante l’intervista sono stati affrontati i principali temi economici e industriali che riguardano la Basilicata, l’Italia e l’Europa. Somma ha definito il nuovo incarico come il risultato di «un impegno di squadra e di un percorso costruito insieme al sistema imprenditoriale lucano. Riferendosi all’assemblea generale di Confindustria del 26 maggio scorso, Somma ha parlato di «un momento di consapevolezza in cui la forte motivazione che ci ha portato a questa assemblea in qualche modo deriva dal senso dell'urgenza di dover prendere delle posizioni e prendere delle decisioni importanti per il bene del paese. Un paese che è collocato in Europa prima ancora che nel mondo ed è in Europa che si giocano le partite più importanti in questo contesto geopolitico, per certi versi anche distopico». Dunque, ha evidenziato la sintonia emersa tra Confindustria e il governo Meloni sulla necessità di rafforzare il ruolo dell’Italia in Europa: «L’Europa è il nostro destino, ma vorremmo un’Europa decidente, non un’Europa della burocrazia”. Tra i temi centrali, il costo dell’energia, definito “fuori controllo”, che penalizza la competitività delle imprese italiane rispetto ad altri Paesi europei, come la Germania, che dispone di maggiori margini di bilancio per sostenere imprese e famiglie. Per Somma, serve una politica energetica europea più incisiva e immediata, anche attraverso forme di cooperazione rafforzata tra alcuni Paesi europei. Ampio spazio è stato dedicato all’automotive e alla situazione dello stabilimento Stellantis di Melfi. Somma ha riconosciuto che il nuovo piano industriale offre “qualche speranza in più” grazie all’introduzione di un nuovo modello, ma ha ribadito che i volumi produttivi restano lontani dal passato. Ha criticato la scelta europea del “full electric” definendola una “deriva totalizzante”, sostenendo invece una transizione più realistica fondata anche sull’ibrido. «I modelli saranno tutti ibridi, è l'inizio di una nuova stagione più pensata, più realistica, su cui possiamo porre qualche elemento di fiducia in più, ma certamente stia-
mo parlando di numeri che non ci possono soddisfare.
Se il costo dell’energia resta questo, i produttori continueranno a investire altrove», ha avvertito.
Sul fronte energetico, Somma si è detto assai favorevole allo sviluppo delle rinnovabili, pur denunciando ritardi e contraddizioni politiche, e un sì deciso alle estrazioni che in Basilicata garantiscono una parte importante del bilancio regionale. Ha inoltre aperto al nucleare di nuova generazione, parlando dei piccoli moduli SMR come di una tecnologia sicura e utile alla competitività industriale: «Io credo che non ci si possa dividere in Parlamento sulla sperimentazione, perché se continueremo a non sperimentare come non abbiamo sperimentato in passato più su tanti altri settori, noi avremo un paese deindustrializzato, un paese che senza industria non potrà garantire il welfare, questo vale per Italia e per tutta Europa. Più dell'80% del welfare nel nostro Paese, in Italia, viene garantito dall'industria, dalle imprese e dai lavoratori».
Parlando del petrolio lucano, Somma ha invitato a non assumere posizioni ideologiche: «La Basilicata ha bisogno delle risorse derivanti dall’estrazione». Secondo Somma è necessario accelerare autorizzazioni e investimenti per evitare che le compagnie abbandonino il territorio, guardando al modello norvegese come esempio di utilizzo strategico delle risorse energetiche. «Lì si è estratto fino all'ultima goccia di olio e di gas e la Norvegia ha investito negli anni in un fondo sovrano che ha investito finanziariamente, industrialmente nei settori no oil». Infine, il Vicepresidente di Confindustria ha affrontato il tema dello spopolamento e della crisi demografica della Basilicata. Per contrastarla servono infrastrutture, sostegno alla natalità, servizi sociali e salari adeguati. «È arrivato il momento del salario giusto -ha affermato- , ed è necessario contrastare anche i contratti pirata e il dumping contrattuale». In chiusura, Somma ha ricordato con emozione il padre e gli insegnamenti ricevuti ed ha poi ringraziato gli imprenditori lucani che lo hanno sostenuto nel percorso associativo nazionale. La trasmissione poi si è concentrata sulle recenti elezioni amministrative e sui nuovi sindaci lucani. Ospiti in studio Antonio Rubino, riconfermato sindaco di Moliterno con un risultato plebiscitario, e Nicola Gulfo, neoeletto sindaco di Sarconi con oltre 300 voti di vantaggio.I due primi cittadini hanno commentato il recente incontro convocato dal presidente della Regione Vito Bardi con i ne-


oeletti. Rubino ha parlato di «un approccio positivo impostato alla collaborazione», sottolineando l’importanza di «far lavorare la Basilicata come un sistema fatto di piccoli comuni». Gulfo ha definito Bardi «come un padre di famiglia che ci ha dato una pacca sulla spalla», apprezzandone apertura e disponibilità.Grande attenzione al rapporto tra Moliterno e Sarconi. Rubino ha rilanciato l’idea di una collaborazione strutturata: «Moliterno e Sarconi possono resistere solo se resteranno uniti». Il sindaco di Moliterno ha invitato a superare l’idea dell’etichetta e del campanile, valorizzando insieme le eccellenze del territorio, dai fagioli di Sarconi al canestrato di Moliterno. Gulfo ha condiviso la visione: «L’unione fa la forza. Ritengo che dobbiamo percorrere una direzione comune». Da qui anche la riflessione su un eventuale unione dei comuni. «Vi spaventa?» chiede il giornalista. «La Basilicata deve iniziare a ragionare su questa possibilità» ha detto Rubino, evidenziando però la frammentazione amministrativa attuale proprio della Val d’Agri. Anche Gulfo si è detto favorevole: «Non mi spaventa, anzi è un’opportunità da cogliere ed in questo Rubino, che ha più esperienza di me, potrebbe essere un faro, perché le comunità hanno bisogno di essere ancora più vicine».Sul tema sanità, Rubino ha lanciato l’allarme sulla carenza di medici e sul rischio ridimensionamento delle guardie mediche: «Non si può pensare a una riorganizzazione che non tenga conto della prossimità ai cittadini. Le case di comunità non devono essere contenitori vuoti». Gulfo ha rico-


nosciuto che Sarconi vive una situazione relativamente positiva grazie alla presenza di professionisti sanitari, ma ha ammesso che il futuro dell’assistenza territoriale rappresenta un problema serio da affrontare».
Ritornando alle recenti vittorie elettorali Rubino ha commentato il successo elettorale a Moliterno: «Non immaginavamo un’affluen- za così alta, vicina all’80%. È il segno di una comunità unita». Un risultato indubbiamente storico che non si vedeva dal secondo dopoguerra. Gulfo ha attribuito la sua vittoria alla volontà di «riportare armonia e senso di appartenenza nel paese. Il mio sogno -ha aggiunto infine- è quello di rivedere Sarconi come un paese unito, accogliente e forte della propria identità».
Ultimo spazio della trasmissione dedicato alla seconda edizione del TEDxLatronico, in programma il 31 maggio. Ospite il pianista Raffaele D’Angelo. «TED è una conferenza internazionale nata per diffondere idee che meritano di essere diffuse», ha spiegato D’Angelo, sottolineando come il format TEDx permetta di organizzare eventi locali «molto empatici e capaci di ispirare». Dopo il tema “Crederci” scelto per la prima edizione, quest’anno il focus sarà “Dettagli”. «Viviamo in una società velocissima dove si dà importanza solo alle grandi cose. Il nostro vuole essere un invito a rallentare, perché nei dettagli risiede la verità» ha detto. Tra gli ospiti Giuseppe Grezzi, ex assessore alla mobilità di Valencia, l’attrice Irene Maiorino, il divulgatore AI Martino Wong e la conduttrice di Radio3 Valentina Losurdo.
Stimati 16.400 utenti che si andranno a sommare ai circa 100mila lucani, distribuiti su 21 territori, già dotati della nuova tecnologia
Acquedotto Lucano annuncia l’ampliamento del programma territoriale di sostituzione dei contatori accelerando il percorso di digitalizzazione del servizio idrico integrato regionale. Su impulso della Direzione Generale, in un’ottica di oculata gestione dei fondi di PNRR e React EU, il progetto per l’installazione dei nuovi misuratori intelligenti (smart meter) verrà esteso a 9 nuovi Comuni della Basilicata entro la scadenza di legge del prossimo 30 giugno, interessando 16.400 utenti che si andranno a sommare ai circa 100.000 lucani, distribuiti su 21 Comuni, già dotati della nuova tecnologia. Sfruttando dunque il nuovo orizzonte temporale per la conclusione operativa degli interventi PNRR così come prorogata dal legislatore, tale iniziativa del Gestore idri-
co, derivante da una disposizione del Direttore Generale Cerciello Renna risalente alla prima decade del corrente mese di maggio, imprime un’importante accelerazione al programma strategico di Acquedotto Lucano che prevede la graduale installazione degli ‘smart meter’ in tutta la Regione. Sulla base delle valutazioni dei propri esperti orientate a bilanciare le esigenze di natura tecnica con la ristrettezza delle tempistiche prestabilite, Acquedotto Lucano destinerà l’intervento ai centri abitati caratterizzati da una maggiore concentrazione urbanistica e da una diffusa presenza di sportelli esterni per gli alloggiamenti idrici, quel che consentirà alle squadre tecniche di operare in modo regolare e con la massima rapidità. Le operazioni interesseranno i Comuni di Picerno, Rapone,

San Chirico Raparo, Castelsaraceno, Nova Siri scalo, Montalbano Jonico, Francavilla in Sinni, Latronico e Ruoti. L’adozione massiva dei contatori smart si inserisce a pieno titolo nella più ampia strategia di transizione digitale e sostenibile di Acquedotto Lucano, in coerenza con la missione del
PNRR. Questa tecnologia consente la telelettura dei dati a distanza, garantendo fatturazioni basate sui consumi reali e non presunti. In particolare, la rete intelligente permette un monitoraggio costante dei flussi, fondamentale per individuare tempestivamente guasti e perdite occulte. Questi ulteriori in-
terventi sul territorio regionale di installazione dei contatori smart esiteranno un impegno organizzativo, tecnico e progettuale del Gestore idrico di carattere straordinario, volto a massimizzare l’efficacia dei finanziamenti ottenuti in termini di beneficio diretto per i cittadini lucani.
«Questo territorio non può essere lasciato solo a gestire le conseguenze di un'emergenza pubblica non risolta»

«N
el corso della seduta del Consiglio Regionale del 28 aprile 2026, il Movimento 5 Stelle ha presentato un emendamento alla Legge di Stabilità Regionale 2026, sottoscritto da tutte le opposizioni e trasformato in ordine del giorno dalla presidenza dell'assemblea, per istituire un fondo straordinario di un milione di euro a favore delle e degli operatori turistici ed economici di Maratea danneggiati dalle chiusure, limitazioni e riaperture parziali della SS18 Tirrena Inferiore. Non
una promessa, non un auspicio: una proposta con importo preciso, copertura finanziaria identificata, criteri di accesso definiti e un termine di sessanta giorni entro il quale la Giunta sarebbe tenuta ad attivarsi». Lo dichiarano, in una nota, le consigliere regionali del M5S, Alessia Araneo e Viviana Verri, che aggiungono: «Chi conosce Maratea sa cosa significa quella strada. La SS18 non è un'infrastruttura tra le tante: è la via di accesso alla perla del Tirreno lucano, il cordone ombelicale di un territorio la cui

economia dipende per buona parte dal turismo. Dal 2022, gli eventi franosi nel tratto di Castrocucco hanno trasformato quella strada in una variabile impazzita: chiusure improvvise, riaperture parziali, sensi unici alternati, comunicazioni contraddittorie. Alberghi, bed and breakfast, ristoranti, bar, strutture extralberghiere: un'intera filiera ha assorbito per anni i costi di un'emergenza infrastrutturale che non ha mai trovato una risposta definitiva. La nostra proposta prevede che la Regione riconosca questo danno
in modo concreto, erogando contributi straordinari proporzionali alla riduzione di fatturato subita da ciascun operatore negli anni interessati dalle limitazioni, rispetto alla stagione turistica precedente agli eventi franosi». «Quello che chiediamo - concludono Araneo e Verri - non è un favore a Maratea. È il riconoscimento che un territorio non può essere lasciato solo a gestire le conseguenze di un'emergenza pubblica non risolta e per cui tante, troppe parole e troppi selfie sono stati sprecati».
Giovanni Di Bello replica alle consigliere del M5s Araneo e Verri: «Nessuna osservazione in commissione su bilanci e attività»
POTENZA. Il commissario straordinario dell’Ente Parco Naturale Regionale del Vulture, Giovanni Di Bello, respinge le accuse mosse dalle consigliere regionali del Movimento 5 Stelle, Giusi Araneo e Alessia Verri, e rivendica il lavoro svolto nei primi sei mesi di gestione dell’ente. Al centro della replica, la contestazione di presunte criticità amministrative e dell’assenza di una strategia operativa per il Parco.Di Bello sottolinea come il rendiconto approvato dalla Comunità del Parco sia stato discusso nella seduta della Seconda commissione consiliare del 26 marzo scorso, alla presenza delle due consigliere regionali, precisando che il documento è stato successivamente licenziato con parere favorevole della commissione. Analogo esito anche per il Disegno di legge relativo al bilancio di previsione 20262028 del Parco del Vulture, esaminato il 20 maggio scorso durante un’audizione del commissario alla quale, evidenzia Di Bello, la consigliera Verri ha partecipato da remoto mentre Araneo risultava assente.
«In entrambe le occasioni – afferma il commissario – non sono state formulate osservazioni o rilievi sui documenti discussi, né sulle attività illustrate». Una precisazione che, secondo Di Bello, smentirebbe le successive critiche rivolte all’ente e alla gestione commissariale.Il commissario rivendica inoltre la presenza di una linea programmatica chiara, basata sulla tutela della biodiversità, sulla valorizzazione sostenibile del territorio, sull’educazione ambientale e sul coinvolgimento delle comunità locali. Tra gli obiettivi indicati figurano anche il rafforzamento della struttura amministrativa e il sostegno ad attività economiche compatibili con la missione del Parco. A sostegno dell’attività svolta,

adottati nei primi sei mesi di incarico, provvedimenti che, secondo quanto evidenziato nella nota, dimostrerebbero «un’azione amministrativa intensa» finalizzata sia alla gestione ordinaria sia alla soluzione di criticità pregresse. Il lavoro della struttura, aggiunge il commissario, avrebbe ricevuto il riconoscimento della Comunità del Parco, che avrebbe espresso valutazioni positive sulle prospettive future dell’ente. Nel documento si fa riferimento anche alle criticità ancora presenti, tra cui carenze manutentive, limiti organizzativi e necessità di rafforzare personale e governance. Questioni che, secondo Di Bello, sono già state inserite tra le priorità operative della gestione commissariale.Il commissario conclude ribadendo la disponibilità a un confronto istituzionale «serio, costruttivo e improntato alla lealtà», ma invita a fondare il dibattito pubblico su elementi verificabili e sul rispetto del lavoro svolto nell’interesse del Parco del Vulture e delle comunità locali.
IL CONSIGLIERE REGIONALE INTERVIENE SU MELFI
MELFI. «Deludente» e priva di risposte concrete. Così il consigliere regionale del Partito democratico, Piero Marrese, definisce la replica del Governo all’interrogazione parlamentare presentata dai deputati Enzo Amendola, Marco Sarracino e Mauro Laus sulla situazione del Tribunale e dell’Ufficio del Giudice di Pace di Melfi.Secondo Marrese, la risposta del sottosegretario alla Giustizia, Francesco Paolo Balboni, non affronta l’emergenza che investe l’ufficio melfitano, alle prese con una forte carenza di personale e con un progressivo aumento dei carichi di lavoro. Tra le attività più gravose viene indicata anche la gestione delle pratiche legate al Centro di permanenza per i rimpatri di Palazzo San Gervasio.Il consigliere regionale evidenzia inoltre il mancato riferimento alla possibile riapertura del Tribunale di Melfi, tema sostenuto da istituzioni locali, associazioni forensi e operatori del settore giustizia del Vulture-Melfese. Marrese chiama in causa anche il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, e il sindaco di Melfi, Giuseppe Maglione, chiedendo chiarimenti sulle richieste di audizione avanzate alla Commissione Giustizia della Camera.«Continueremo a stare al fianco degli operatori della giustizia e delle comunità locali», afferma Marrese, ribadendo la necessità di rafforzare il Giudice di Pace.

I sindacati Fillea, Filca e Feneal scrivono alla Regione: ordinanza urgente contro i rischi legati alle alte temperature
«Cantieri, stop al lavoro nelle ore più calde»
POTENZA. Vietare il lavoro nei cantieri durante le ore più calde della giornata, almeno fino al prossimo 31 agosto, quando il livello di rischio segnalato dalla piattaforma Worklimate sarà classificato come «alto». È la richiesta avanzata da Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil in una lettera aperta inviata al presidente della Regione Basilicata, all’assessore regionale alla Salute e al presidente dell’Anci Basilicata.I sindacati chiedono una nuova ordinanza regionale che imponga il divieto di attività in condizioni di esposizione prolungata al sole nei cantieri edili e nei settori affini, richiamando l’aumento delle temperature registrato già in questa fase iniziale della stagione estiva e il rischio di nuove ondate di calore africano nei
prossimi mesi.Secondo le organizzazioni sindacali, il caldo estremo rappresenta un fattore di rischio crescente soprattutto per chi svolge lavori pesanti all’aperto. «Tutte le evidenze empiriche – scrivono – mostrano una chiara correlazione tra le condizioni climatiche estreme, l’insorgere di patologie gravi e l’aumento degli infortuni sul lavoro».
Nella lettera viene ricordato anche come la Basilicata continui a figurare tra le regioni con il più alto indice di incidenza della mortalità sul lavoro rispetto alla popolazione lavorativa. Da qui la richiesta di rafforzare una cultura della prevenzione capace di mettere al centro la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.Fillea, Filca e Feneal evi-

denziano inoltre che il rischio climatico è già classificato tra i rischi fisici previsti dalla normativa sulla sicurezza e che i datori
di lavoro hanno l’obbligo di inserirlo nei Documenti di valutazione dei rischi. Tuttavia, denunciano i sindacati, soprattutto nel settore edile l’obbligo viene spesso eluso e raramente si procede alla sospensione delle attività durante i picchi di calore o alla richiesta della cassa integrazione ordinaria.Le sigle sindacali chiedono inoltre all’Anci Basilicata di sensibilizzare i Comuni affinché autorizzino lavorazioni rumorose nelle prime ore del mattino e durante la notte, consentendo così alle imprese di riorganizzare gli orari nelle fasce meno calde della giornata.«La salvaguardia della sicurezza e della salute dei lavoratori – concludono i sindacati – rappresenta un bene supremo per tutte le comunità».
Il Consiglio regionale della Basilicata, riunitosi nel pomeriggio di ieri, dopo la comunicazione del presidente del Consiglio, Marcello Pittella, riguardante la revisione della disciplina sull’origine doganale dei prodotti agricoli e alimentari, ha approvato all’unanimità una risoluzione sull’argomento, firmata dal centrodestra e illustrata dal consigliere Michele Napoli. Con l’atto si impegna il Presidente e la Giunta ad attivarsi presso tutte le competenti sedi istituzionali nazionali ed europee affinché venga avviato un percorso di revisione della disciplina unionale sull'origine doganale dei prodotti agricoli ed alimentari, con particolare riferimento all'articolo 60 del Regolamento (UE) n. 952/2013. Inoltre, a promuovere, anche attraverso il Comitato europeo delle Regioni, la Conferenza Stato-Regioni ed ogni altra sede istituzionale utile, iniziative finalizzate a rafforzare il principio della trasparenza e della corretta informazione ai consumatori sull'effettiva provenienza dei prodotti agroalimentari.
L’atto impegna, inoltre, il Governo ad avviare interlocuzioni con i Parlamentari europei eletti nella circoscrizione meridionale affinché sostengano iniziative legislative e politiche orientate alla tutela dell'autenticità del Made in Italy agroalimentare e a sostenere ogni iniziativa utile a valorizzare le produzioni agricole ed agroali-
mentari realmente espressione dei territori italiani e lucani, contrastando fenomeni di falsa evocazione dell'origine e pratiche suscettibili di generare confusione nei consumatori.
Infine, il documento impegna l’Esecutivo a promuovere campagne istituzionali di sensibilizzazione sul valore della trasparenza, della tracciabilità e della qualità delle filiere produttive regionali e a trasmettere la risoluzione al Parlamento europeo, alla Commissione europea, al Governo italiano, alla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, ai Parlamentari europei eletti nella circoscrizione di riferimento ed alle principali organizzazioni agricole e produttive nazionali e regionali.
Sull’argomento sono intervenuti i consiglieri Michele Napoli, Gianuario Aliandro, Nicola Massimo Morea, Francesco Fanelli. Negli interventi è stato evidenziato come le regole attuali sull’attribuzione dell’origine dei prodotti, basate sull’ultimo Paese di trasformazione, contribuiscano, soprattutto nel settore agroalimentare, a generare disorientamento nei consumatori rispetto alla reale provenienza dei prodotti.
Dopo la richiesta di Lacorazza di anticipare la discussione della Pdl “sul sostegno finanziario al SSN” a firma di Lacorazza, Cifarelli e Marrese l’Assemblea si è confrontata sul tema del Fondo sanitario nazionale. Con gli interven-

ti dei consiglieri Napoli, Morea, Pittella è stata affrontata l’esigenza di una diversa impostazione dei criteri di riparto del Fondo stesso, collegandosi anche ad altri settori in cui la distribuzione delle risorse tra territori rappresenta un fattore determinante. Sarà necessaria, è stato evidenziato, una sintesi politica oltre gli steccati ideologici per una sanità sostenibile a garanzia dei cittadini lucani. Infine, sono state iscritte alcune mozioni. La prima di Casino sulla tutela e valorizzazione dei siti archeologici della Magna Grecia
nel territorio di Metaponto-Bernalda, poi a seguire due di Leone sull’istituzione di una zona franca energetica per la Basilicata e su iniziativa per valorizzazione delle tavole Heraclea e di esposizione stabile presso il Museo Archeologico della Siritide di Policoro. A seguire anche quella di Lacorazza sulle misure straordinarie per autonomie economica e inserimento lavorativo per le donne vittime di violenza e di Chiorazzo relativa a iniziative per il rafforzamento delle garanzie di trasparenza, imparzialità, prevenzione dei conflitti di interesse.

Interventi su strade provinciali e comunali per rafforzare la mobilità e ridurre isolamento e fragilità nei territori del Vulture e dell’Alto Bradano
La Regione Basilicata accelera sul potenziamento della viabilità nelle aree interne. La Giunta regionale ha approvato finanziamenti per oltre 7,5 milioni di euro destinati a interventi sulla rete stradale secondaria del Vulture e dell’Alto Bradano nell’ambito del Programma regionale FESR FSE+ 2021-2027, Priorità 5 “Basilicata connessa”.Le risorse serviranno a migliorare sicurezza, accessibilità e resilienza di strade comunali e provinciali considerate strategiche per i collegamenti tra i centri dell’area centro-settentrionale della regione, con l’obiettivo di favorire una maggiore integrazione territoriale e contrastare lo spopolamento che interessa molti piccoli comuni lucani. «Migliorare i collegamenti significa garantire maggiore sicurezza, ridurre marginalità e isolamento e rafforzare la capacità dei territori di restare competitivi e attrattivi», ha dichiarato il vicepresidente e assessore regionale alle Infrastrutture, Pasquale Pepe.La quota principale degli stan-

ziamenti riguarda l’Area interna Vulture, che beneficia di 5,535 milioni di euro per i primi interventi previsti dall’Investimento Territoriale Integrato. Le opere coinvolgeranno i comuni di Atella, Barile, Filiano, Ginestra, Lavello, Maschito, Montemilone, Rapolla, Rionero in Vulture, Ripacandida e Venosa. Tra gli interventi finanziati figu-
rano la messa in sicurezza della strada comunale in località Cerentino Sett’anni a Maschito, il completamento di via Montegrappa a Ripacandida con opere di regimentazione delle acque, l’adeguamento del collegamento tra contrada La Francesca e via Erculea verso la SS658 e la messa in sicurezza della SP Vulture-SP10 Venosina. La Regione
precisa che si tratta di un finanziamento parziale e che ulteriori opere saranno ammesse nelle prossime fasi della programmazione. Per il Vulture la dotazione complessiva supera infatti gli 11,9 milioni di euro.Per l’Area interna Alto Bradano sono stati invece approvati interventi per 2,051 milioni di euro destinati ai comuni di Acerenza, Banzi, Forenza,
Genzano di Lucania, Oppido Lucano, Palazzo San Gervasio, San Chirico Nuovo, Tolve e Cancellara. I lavori riguarderanno il miglioramento del collegamento Tolve-Genzano di Lucania lungo la strada comunale Tre Ponti-Pozzillo, l’asse viario Forenza-Banzi-Genzano di Lucania-Palazzo San Gervasio e la cosiddetta “Strada dei Cugni” nel territorio di San Chirico Nuovo.Gli interventi rientrano nella strategia regionale per il rafforzamento della mobilità nelle aree interne e si inseriscono in un programma più ampio che punta a riqualificare infrastrutture spesso segnate da criticità legate al dissesto idrogeologico e alla sicurezza. Il quadro complessivo delle risorse destinate dalla Regione Basilicata alla riqualificazione degli archi stradali nelle aree interne ammonta a 40 milioni di euro. «L’obiettivo – conclude Pepe – è costruire una rete infrastrutturale più moderna, sicura ed efficiente, capace di sostenere servizi, sviluppo e qualità della vita nelle comunità locali».
Ripristinato il doppio senso di marcia per i veicoli fino a 20 tonnellate, con limitazioni mantenute soltanto nei punti a visibilità ridotta
La SP ex SS 381, nel territorio di San Fele, torna percorribile a doppio senso di marcia per tutti i veicoli con massa non superiore alle 20 tonnellate. La decisione è stata assunta dalla Provincia di Potenza a seguito di una verifica strutturale dell’infrastruttura, effettuata nell’ambito delle attività di monitoraggio previste dalle più recenti normative nazionali in materia di sicurezza stradale.Le ispezioni tecniche condotte sull’arteria hanno consentito di ridefinire le modalità di circolazione, permettendo il ripristino del doppio senso di marcia nella maggior parte del tratto interessato. In base agli esiti delle verifiche, è stato disposto il senso unico alternato esclusivamente nei punti caratterizzati da visibilità ridotta. Nelle restanti sezioni della strada, dove il campo visivo è stato ritenuto adeguato, sarà invece consentita la circolazione nei due sensi di marcia, garantendo una maggiore fluidità del traffico.La strada rap-
presenta un collegamento importante per la viabilità dell’area, particolarmente utilizzato da residenti e pendolari negli spostamenti quotidiani tra i comuni del comprensorio.Restano in vigore alcune misure di sicurezza: il limite massimo di velocità è fissato a 10 chilometri orari e i conducenti dovranno mantenere una distanza minima di 60 metri tra i veicoli in entrambe le direzioni di marcia. Prescrizioni introdotte per assicurare condizioni di percorrenza sicure e compatibili con le caratteristiche del tratto stradale oggetto di monitoraggio.La riapertura rappresenta un passo importante per migliorare la mobilità locale e ridurre i disagi per cittadini, lavoratori e pendolari che quotidianamente utilizzano la SP ex SS 381. Un provvedimento che conferma l’impegno della Provincia di Potenza nel coniugare la tutela della sicurezza con la necessità di garantire collegamenti più agevoli ed efficienti per il territorio.

Bardi e Latronico scrivono al Governo: «Servono nuovi criteri per garantire risorse adeguate ai territori fragili»
POTENZA. C’è un paradosso tutto italiano che la statistica ufficiale ha appena messo nero su bianco: nel Mezzogiorno la spesa sanitaria viaggia in direzione opposta rispetto ai bisogni della popolazione. Più la popolazione invecchia e si ammala, meno risorse arrivano dallo Stato. Un “mismatch” socio-sanitario che per la Basilicata si traduce in una penalizzazione.
Con una lettera inviata al premier Giorgia Meloni, ai ministri Giorgetti e Schillaci e al presidente della Conferenza delle Regioni Fedriga, il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, e l’assessore alla Salute e alle Politiche della Persona, Cosimo Latronico, hanno formalizzato la richiesta di una revisione strutturale e non più differibile del Fon-
do sanitario indistinto. L’appello nasce sulla scia del Rapporto annuale Istat 2026 che ha certificato l’esistenza di un’asimmetria strutturale per la quale la spesa erogata nel Mezzogiorno risulta inversamente proporzionale alla curva demografica ed epidemiologica.
In questo scenario la Basilicata viene indicata come la seconda regione d’Italia più esposta a questo sottofinanziamento pro capite, preceduta soltanto dalla Calabria.Bardi e Latronico hanno voluto rimarcare la gravità della situazione, evidenziando come il tempo dei correttivi di facciata sia ormai ampiamente scaduto. «La pura quota capitaria o i piccoli correttivi parziali adottati finora – hanno detto Bardi e Latronico – penalizzano scientifi-

camente e sistematicamente i territori che presentano un elevato indice di vecchiaia e un’alta prevalenza di cronicità».
A questo si aggiungono i costi fissi di gestione dei presìdi che in Basilicata sono elevati a causa della bassa densità abitativa,
dei difficili collegamenti infrastrutturali, della notevole estensione geografica e delle complessità geomorfologiche del territorio.Pur esprimendo un parziale apprezzamento per il recente accordo in sede Cipess, che ha introdotto una minima quota premiale legata proprio alla densità abitativa e all’estensione territoriale, Bardi e Latronico hanno ribadito che non si può più attendere una riforma reale. La richiesta della Regione Basilicata ai vertici del Governo è quella di abbandonare i vecchi criteri storici e procedere a una riscrittura dei parametri che metta al centro l’effettivo bisogno assistenziale delle comunità locali, garantendo ai cittadini lucani lo stesso diritto alla salute e la stessa qualità dei servizi del resto del Paese.
Giuseppe Verrastro, segretario generale Uil Fp Potenza e Basilicata: «Scelta sociale utile a famiglie e lavoratori»
POTENZA. La Uil Fp accoglie con favore l’annunciata apertura, a partire dal prossimo settembre, dell’asilo nido destinato ai dipendenti dell’Aor San Carlo di Potenza. Per il sindacato si tratta di un risultato importante, sollecitato già nel 2025 attraverso richieste rivolte alle istituzioni per dare concreta attuazione al servizio previsto dalla gara aggiudicata nel 2023 e dai successivi atti deliberativi. La federazione sindacale sottolinea come l’avvio dell’asilo nido rappresenti un segnale positivo non soltanto sul piano organizzativo, ma anche sotto il profilo sociale e occupazionale. «I servizi per l’infanzia costituiscono uno strumento essenziale per favorire la conciliazione tra vita lavorativa e familiare, sostenere concretamente la genitorialità e promuovere una maggiore partecipazione al lavoro, soprattutto delle donne», evidenzia la Uil Fp.Secondo il sindacato, investire negli asili nido significa anche investire nel futuro delle comunità, creando spazi educativi e di socializzazione fondamentali per i bambini fin dai primi anni di vita. Per questo motivo l’attivazio-

ne del servizio viene definita «una scelta lungimirante e di grande civiltà sociale». La Uil Fp chiede ora che si proceda rapidamente anche all’apertura delle altre strutture previste presso l’Università degli Studi della Basilicata e la Regione Basilicata, così da rendere pienamente operativo un sistema di welfare moderno, efficiente e inclusivo.Particolare apprezzamento viene espresso inoltre per la scelta di estendere il servizio non soltanto ai dipendenti de-
gli enti interessati, ma an- che agli utenti esterni. «È stata una scelta lungimirante – sottolinea il sindacato – che amplia la funzione sociale degli asili nido e offre una risposta concreta alle esigenze di tante famiglie del territorio».La Uil Fp conclude assicurando che continuerà a monitorare con attenzione tutte le fasi di attuazione del servizio, affinché la misura possa rispondere concretamente ai bisogni dei lavoratori, delle famiglie e dell’intera comunità lucana.
«SODDISFAZIONE
PER QUANTO FATTO AL SAN CARLO»
Asili nido aziendali, Cisl Fp: «Ora Regione e Università»
POTENZA. La Cisl Fp Basilicata esprime soddisfazione per l’imminente apertura dell’asilo nido aziendale all’Aor San Carlo di Potenza, definendola «un risultato concreto» ottenuto grazie alle continue sollecitazioni sindacali portate avanti negli ultimi anni sul tema del welfare aziendale. Per la federazione cislina, l’attivazione del servizio rappresenta un passo importante per favorire la conciliazione tra vita lavorativa e familiare, soprattutto per le nuove generazioni di dipendenti pubblici. «Non è solo un atto dovuto, ma una leva strategica fondamentale», sottolinea il sindacato, ricordando le numerose richieste inviate alle istituzioni competenti. La Cisl Fp evidenzia però che il traguardo raggiunto al San Carlo deve essere soltanto il primo passo. Il sindacato chiede infatti di accelerare anche sull’apertura degli altri due asili nido aziendali previsti nelle sedi della Regione Basilicata e dell’Università degli Studi della Basilicata.Secondo la sigla sindacale, gli spazi destinati alle strutture risultano già arredati e pronti da tempo, mentre il servizio era stato aggiudicato nel luglio 2022. «Non sono più tollerabili ulteriori ritardi o stalli tecnici», afferma la Cisl Fp, che richiama la necessità di offrire risposte concrete ai lavoratori, in particolare ai giovani neoassunti under 40.

POTENZA. «La vertenza sulla sanità è la vertenza di tutte le vertenze. Chiediamo alla Regione Basilicata di aprirsi al confronto con le parti sinda- cali. È arrivato il momento che unitariamente, anche con le rappresentanze dei pensionati di Cisl e Uil, proviamo a costruire una vertenzialità che parta dal basso. Come Spi Cgil apriamo una battaglia su sanità, residenzialità degli anziani, non autosufficienza e cohousing socia- le». È il messaggio lanciato dal segretario generale dello Spi Cgil Basilicata, Angelo Summa, all’assemblea generale che si è svolta oggi a Potenza. «Oggi la sanità locale ha un buco da 80 milioni di euro – ha detto Summa –in parte è stato compensato per non andare in commissariamento. Ma se oggi a questo buco non si aggiungono altre risorse, rischiamo una desertificazione della nostra sanità. La mobilità passiva si sta letteralmente mangiando il nostro piano sanitario: sono i 140 milioni di euro di lucani che si vanno a curare fuori regione, per un costo di 80 milioni, quanto la spesa complessiva di due o tre ospedali. Se continua questa erosione, con la crisi demografica e la popolazione che si riduce, il nostro servizio

sanitario pubblico sarà sempre più a rischio. Le persone che potranno si rivolgeranno alla sanità privata e chi non può non si curerà, aumentando le disuguaglianze».
In questo contesto si inserisce la proposta di legge di iniziativa popolare che ha al centro il sottofinanziamento del Fondo sanitario nazionale, «che è la causa principale dell’indebolimento del servizio sanitario pubblico, la cui spesa rispetto al Pil è al di sotto del 6 per cento, la più bassa d’Europa. Con la legge di iniziativa popolare e la raccolta delle firme che ci vedrà impegnati nelle prossime settimane
noi chiediamo che le risorse per il Fondo sanitario nazionale siano almeno al 7,5 per cento. Un milione e mezzo di Pil in più significa avere altri 30 miliardi di euro da ridistribuire tra le varie regioni sulla quota capitaria e che in Basilicata ammonta a poco più di un miliardo. Ma se la Basilicata si spopola sempre di più e le esigenze saranno sempre più crescenti perché la popolazione invecchia, come sarà possibile garantire il diritto alla salute in Basilicata? Ecco perché serve un meccanismo nazionale di riparto, con un’aggiunta per le regioni sotto il milione di abitanti».

Nella battaglia sulla sanità rientra anche «la vertenzialità sulla non autosufficienza. La non autosufficienza – ha detto Summa – non può essere una questione di famiglia, ma è una questione pubblica dello Stato, che deve mettere le risorse e i servizi affinché le persone possano avere la giusta assistenza. Su questo abbiamo presentato in Regione due proposte di legge, una sull’invecchiamento attivo, la legge 29 del 2017, che di fatto è inapplicata, con lo stanziamento di risorse per rendere applicabile la legge 33 del 2023 sulla non autosufficienza, e la legge sul cohousing
sociale. La situazione delle case di riposo, dell’aumento delle rette e dell’assistenza domiciliare in Basilicata è critica. Le case di riposo sono diventate l’unico luogo di residenzialità dell’invecchiamento, senza altre possibilità e nel silenzio assoluto di tutta la politica. Siamo arrivati a un punto di non ritorno nella nostra regione. La situazione nella nostra regione è talmente profonda e drammatica sul piano economico, sociale e occupazionale – ha concluso Summa –che necessita di una vertenzialità diffusa fino a programmare lo sciopero generale».
L’iniziativa promossa dal Lions Club Duomo con Alad-Fand e Amici del Cuore per rafforzare la prevenzione sanitaria
PIETRAGALLA. Una giornata dedicata alla prevenzione e alla tutela della salute nelle aree interne della Basilicata. Si è svolta mercoledì scorso a Pietragalla, presso l’ambulatorio Asp di via San Demetrio, l’iniziativa gratuita di screening «Cuore e Diabete», promossa dal Lions Club Duomo di Potenza con il coinvolgimento delle associazioni Alad-Fand Basilicata e Amici del Cuore di Potenza.Nel corso della mattinata i cittadini hanno potuto sottoporsi gratuitamente al controllo della glicemia, della pressione arteriosa, del peso corporeo e della temperatura, oltre a effettuare elettrocardiogrammi e visite cardiologiche grazie alla presenza del cardiologo Antonio Lopizzo e dei volontari impegnati nell’iniziativa.L’evento, orga-
nizzato dal Club Lions Duomo guidato dalla presidente Ivana Grillo, nasce con l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione sull’importanza della prevenzione sanitaria, soprattutto tra le persone anziane e i soggetti affetti da patologie croniche. Un messaggio riassunto nello slogan scelto dagli organizzatori: «Prevenire è meglio che curare».Nel comunicato diffuso al termine della giornata viene evidenziato come molte persone, in particolare nei piccoli centri, siano spesso costrette a fare i conti con lunghe liste di attesa e con la distanza dai principali presìdi sanitari. Da qui l’importanza di iniziative territoriali capaci di avvicinare i servizi ai cittadini e di promuovere controlli periodici utili a prevenire l’insorgere di

malattie cardiovascolari e metaboliche.Gli organizzatori sottolineano inoltre la necessità di rafforzare la rete sanitaria territoriale attraverso le Case e gli Ospedali di comunità, affinché non restino «contenitori vuoti», ma strutture realmente in grado
di garantire una sanità di prossimità. Un sistema che, secondo le associazioni promotrici, potrebbe contribuire anche a contrastare lo spopolamento delle aree interne, evitando trasferimenti verso altre regioni alla ricerca di cure e assistenza sanitaria.

POTENZA Il messaggio del presidente: «Riscopriamo l’orgoglio di appartenere ad una terra riccadi
La città di Potenza sta vivendo il momento più atteso dell'anno. Le celebrazioni in onore del Santo Patrono e la Storica Parata dei Turchi richiamano l'intera comunità attorno alle proprie radici, in un clima di gioia condivisa che unisce idealmente tutti i lucani.
Il Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, ha voluto rivolgere un messaggio di augurio e di riflessione alla cittadinanza per questa ricorrenza così sentita. «La festa di San Gerardo rappresenta la massima espressione della nostra identità popolare. È un momento di autentico orgoglio e di festa, in cui la storia e la devozione si fondono per rinnovare quel forte legame con il territorio che caratterizza il nostro popolo. Vedere le strade del capoluogo animarsi di figuranti, suoni e colori ci ricorda il valore della memoria storica e la bellezza delle
nostre tradizioni più nobili». Il Presidente ha sottolineato come questo rito, tramandato di generazione in generazione, sia capace di rafforzare il senso di coesione sociale, unendo il rispetto per il passato all'entusiasmo con cui la Basilicata guarda al futuro. Nel suo messaggio, Bardi ha espresso un sincero ringraziamento all'Amministrazione comunale, alle associazioni, ai comitati, ai figuranti e a tutti i cittadini che, con passione e devozione, lavorano mesi interi per la perfetta riuscita della sfilata. Un pensiero di gratitudine è stato rivolto anche alle forze dell'ordine e ai volontari impegnati a garantire la sicurezza. «Invito i cittadini e i visitatori - ha concluso Bardi - a vivere pienamente queste giornate di festa, riscoprendo insieme la gioia e l'orgoglio di appartenere a una terra ricca di storia, cultura e valori autentici nel nome di San Gerardo».

Fino a sabato 30 in vigore le restrizioni in vigore con l’ordinanza sindacale per garantire sicurezza e ordine durante i festeggiamenti

POTENZA. Potenza è nel pieno dei suoi festeggiamenti per il Santo Patrono San Gerardo. Oggi pomeriggio ci sarà la caratteristica Parate dei Turchi che si snoderà per le strade principali del capoluogo. La festa concentra tutte le attività delle associazioni nel centro storico che per l’occasione ospita migliaia di persone tra visitatori e potentini e che necessita inevitabilmente di un’organizzazione rigorosa da parte delle Istituzioni de-
putate. A tal proposito il sindaco Vincenzo Telesca ha emanato un’ordinanza sindacale con una serie di restrizioni finalizzate alla tutela della sicurezza pubblica e dell’incolumità dei cittadini nelle aree maggiormente interessate dagli eventi. Nel dettaglio, il provvedimento stabilisce, da martedì è fino a sabato 30, nella «fascia oraria compresa tra le ore 18:00 e le ore 6:00 del giorno successivo, il divieto di somministrazione e vendita per asporto di bevande superalcoliche con gradazione
superiore ai 21 gradi all’interno del Centro Storico cittadino, in viale Dante e piazza Verdi».
Ulteriori restrizioni saranno in vigore anche dalle ore 12:00 di oggi e fino alle ore 6:00 del giorno successivo, lungo tutto il percorso della tradizionale Parata dei Turchi.
L’ordinanza vieta inoltre la «vendita o la cessione per asporto di bevande di qualsiasi tipologia in contenitori di vetro, alluminio, ceramica o in altri materiali potenzialmente utilizzabili come strumenti atti ad offendere o a compro-
mettere l’ordine pubblico».
Una decisione che qualcuno potrà considerare rigida. Ma sarebbe miope leggere questo provvedimento come l’ennesima ordinanza repressiva. Non si tratta di ostacolare il commercio o spegnere il clima della festa. Si tratta, piuttosto, di proteggere una manifestazione che rappresenta l’anima stessa di Potenza.
La Parata dei Turchi non è una semplice ricorrenza folkloristica. È identità, tradizione, appartenenza. È il momento in cui una comunità intera si riconosce nella propria storia e la consegna alle nuove generazioni. E proprio perché il valore simbolico di queste giornate è così alto, diventa indispensabile garantire che tutto si svolga in condizioni di sicurezza e civiltà. Le disposizioni si rivolgono a pubblici esercizi con somministrazione di alimenti e bevande, attività commerciali al dettaglio in area pubblica e privata, laboratori artigianali alimentari con annessa vendita, distributori automatici di bevande, esercizi
“Self h24” e operatori, anche non professionali, impegnati nelle somministra-
zioni temporanee all’interno delle aree interessate. Restano escluse dal divieto le consegne a domicilio e gli acquisti destinati esclusivamente all’approvvigionamento familiare e al consumo presso il domicilio del consumatore, come nel caso della spesa effettuata presso supermercati, minimarket e negozi di prossimità.In tali circostanze, la vendita per asporto sarà comunque consentita soltanto se i contenitori in vetro, ceramica o alluminio risulteranno integri, sigillati e riposti all’interno di sacchetti della spesa al momento dell’acquisto. Una misura che, al di là dei divieti, racconta bene il delicato equilibrio che ogni grande evento cittadino impone tra festa, partecipazione e sicurezza. Potenza vivrà giorni intensi, carichi di tradizione e identità popolare, ma anche di responsabilità collettiva. La Parata dei Turchi non è soltanto spettacolo Ed è proprio per preservarne il valore che l’amministrazione ha scelto la linea della prevenzione, puntando a garantire ordine pubblico e serenità in una delle ricorrenze più sentite dalla comunità potentina.
Potenza che vive: quando una città si riconosce nella sua gente e nei suoi eventi culturali, tra partecipazione, identità condivisa e senso di comunità
Il maggio potentino, se lasciato scorrere senza attenzione, avrebbe il sapore di un mese qualunque, uno di quelli che si infilano nella memoria senza lasciare traccia. E invece no. Basta poco per ribaltare il destino dell’anonimato: la presenza di persone che scelgono di non lasciare che la città si addormenti nella sua stessa abitudine. L’Associazione “Portatori del Santo”, con una determinazione che non ha bisogno di proclami ma di fatti, ha trasformato gli ultimi giorni di maggio in un piccolo laboratorio di identità collettiva. Il “Potenza Folk Festival”, che da oltre quindici anni anima Piazza Mario Pagano, non è soltanto un evento musicale: è una presenza stabile, riconoscibile, ormai parte della storia culturale recente della città, e soprattutto la prova concreta che la continuità culturale non nasce per caso ma dalla costanza di chi ci crede davvero. Tre giorni in cui la piazza smette di essere uno spazio di passaggio e diventa un luogo vivo, attraversato da musica, voci, incontri. Sul palco si alternano artisti di livello nazionale, ma soprattutto si dà spazio a gruppi e cantanti lucani, che non vengono “ospitati”, ma riconosciuti. E questa differenza, apparentemente sottile, in realtà cambia tutto.

COSTRUI-
SCE SENZA
RUMORE
C’è qualcosa di quasi disarmante nel vedere giovani e meno giovani impegnati per mesi, spesso senza riflettori, per far sì che una città non perda il contatto con la propria anima. Non c’è retorica in questo, non c’è scenografia: c’è lavoro. E forse, in un tempo in cui tutto deve essere spettacolare per esistere, la vera rivoluzione è proprio questa ostinazione silenziosa. Preparare, organizzare, reggere la fatica, affrontare imprevisti, tenere insieme persone e complessità. Il tutto per tre giorni in cui la città sembra ricordarsi improvvisamente che la cultura non è un accessorio, ma un bisogno. Il pranzo dei “Portatori del Santo”, che chiude la manifestazione con oltre mille presenze, è uno di quei momenti in cui la comunità si mostra senza filtri. Potrebbero essere molti di più, perché la piazza ha limiti di sicurezza evidenti, ma il dato reale è un altro: quando qualcosa coinvolge davvero, la gente risponde. E lo fa in massa.
IL PARADOSSO
DEL CENTRO
STORICO
Ed è qui che la storia diventa interessante, quasi ironicamente evidente. Per mesi si discute di centro storico, parcheggi, sensi
unici, difficoltà logistiche. Tutto vero, per carità. Ma poi arriva un evento come questo e la città si riempie. Piazza Mario Pagano e via Pretoria diventano un fiume umano, attraversato da migliaia di persone, cittadini lucani e anche turisti. E allora una domanda sorge spontanea, senza bisogno di toni polemici: davvero il problema principale è sempre quello dei parcheggi? O forse il punto è un altro, più scomodo ma più vero? La verità è che una città non vive perché è perfetta nella sua logistica. Vive perché è attrattiva, perché genera desiderio di esserci, perché accende qualcosa nelle persone. Quando questo accade, le difficoltà diventano secondarie. Quando non accade, anche il parcheggio più vicino sembra lontanissimo.
CULTURA
Il festival non è solo musica. È anche leggerezza, goliardia, incontro. Tre giorni in cui la città si concede il lusso di non prendersi troppo sul serio, e proprio per questo diventa più autentica. C’è una forma di intelligenza collettiva in questo: la capacità di stare insieme senza irrigidirsi, di vivere lo spazio pubblico come un bene condiviso e non come un problema da gestire. È una forma di civiltà che non si insegna nei convegni, ma si costruisce nelle piazze. E mentre tutto questo accade, i protagonisti veri restano loro: i giovani
dell’associazione, i Portatori del Santo, che non si limitano a custodire una tradizione religiosa, ma la rendono viva, contemporanea, partecipata. Devoti al Santo Protettore della città, sì, ma anche devoti a un’idea semplice e potentissima: che una comunità esiste solo se qualcuno se ne prende cura.
ISTITUZIONI E RESPONSABILITÀ INEVITABILE
A questo punto il discorso diventa inevitabile, ma anche urgente. Regione, Comune, APT: non siamo più nel campo della semplice collaborazione, ma della responsabilità culturale vera e propria. Eventi come questo non possono continuare a reggersi quasi esclusivamente sulla tenacia volontaria e sull’energia di chi li costruisce dal basso. Perché la volontà, da sola, non può sostituire una politica culturale strutturata. Serve un salto di qualità istituzionale. Servono sostegni economici seri, continui, non episodici. Serve soprattutto una visione: quella di un festival che non sia soltanto un appuntamento riuscito, ma un progetto strategico di crescita culturale e turistica. Perché qui non si sta parlando di intrattenimento, ma di identità che genera attrattività reale. E se una città si riempie quando viene stimolata, allora il punto non è più chiedersi “se funziona”, ma perché non si sia ancora deciso di investire davvero su ciò che già dimostra di funzionare.

SAN GERARDO E LA CITTÀ
CHE SI SPECCHIA NELLA SUA STORIA
Il 29 maggio, con il pranzo dei Portatori del Santo che rappresenta il momento di massima partecipazione popolare, la città si ritrova davanti alla sua memoria più profonda. Subito dopo il pranzo, infatti, i ragazzi dell’Associazione prendono parte alla Parata dei Turchi, sempre nello stesso giorno, una delle manifestazioni più identitarie della città, organizzata dal Comune di Potenza. Ed è proprio in quel momento che il loro ruolo assume un significato ancora più forte e visibile: durante l’intero percorso della parata, essi trasportano a spalle il tempietto del Santo Patrono, San Gerardo, diventandone portatori non solo nel nome, ma nell’azione concreta e simbolica. È da questa tradizione viva, ripetuta e condivisa che nasce e si consolida nel tempo la loro identità di “Portatori del Santo”. Una tradizione che non è solo rievocazione, ma identità viva che attraversa le generazioni e che proprio per questo richiede cura, continuità e consapevolez- za istituzionale. È un momento che non appartiene solo al passato, ma al presente. Perché una tradizione non è un reperto: è una scelta quotidiana di continuità.
QUANDO UNA CITTÀ SMETTE DI CHIEDERE PERMESSO
E allora la lezione che resta è più semplice e più potente di qualsiasi analisi: una città non è difficile da far vivere. È difficile da rendere viva senza crederci davvero. Perché quando qualcuno accende la scintilla, la città risponde. E quando risponde, lo fa senza esitazioni, senza mezze misure, senza chiedere autorizzazioni. Il problema non è mai stato la mancanza di possibilità. Il problema è la capacità, o il coraggio, di riconoscerle e sostenerle fino in fondo. E maggio, alla fine, lo ha dimostrato con una chiarezza quasi disarmante: quando una comunità si muove davvero, non si limita a riempire una piazza. La trasforma. E una città che si trasforma davanti ai tuoi occhi non è più una città che osservi. È una città che ti costringe, con elegante ostinazione, a farne parte.
Celebrata la Festa della Repubblica con un’iniziativa simbolica dedicata alle donne dell’Assemblea
DI FR ANCESO MENONNA
Ventuno alberi piantumati nel ricordo di altrettante Madri
Costituenti. Un gesto di grande valenza storica, sociale, politica ed economica quello svolto ieri mattina dal prefetto di Potenza, Michele Campanaro, nella Villa del Prefetto, nell’ambito delle celebrazioni della Festa della Repubblica.Una giornata di forte significato istituzionale, voluta da Campanaro, che ha inteso richiamare i valori autentici della Carta costituzionale nel segno tangibile del profondo attaccamento alla bandiera, alla memoria storica del Paese e al patrimonio culturale che le donne hanno contribuito a costruire e continuano a rafforzare quotidianamente.Donne impegnate nel laicato, nella formazione, nella Resistenza, nelle autonomie e nell’istruzione sono state ricordate nel corso di una mattinata di ampio spessore sociale e istituzionale, grazie al lavoro della consigliera di parità della Provincia di Potenza, Simona Bonito.Le rappresentanti ricordate in questa ricorrenza sono nove comuniste: Adele Bei, Nadia Gallico Spano, Nilde Iotti, Teresa Mattei, Angela Minelli, Rita Montagnana, Teresa Noce, Elettra Pollastrini e Maria Maddalena Rossi; nove democristiane: Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Filomena Delli Castelli, Maria De Unterrichter, Maria Federici, Angela Gotelli, Angela Maria Guidi Cingolani, Maria Nicotra e Vittoria Titomanlio; due socialiste: Bianca Bianchi e Lina Merlin; e una esponente del Fronte dell’Uomo Qualunque, Ottavia Penna.A loro, grazie alla volontà del prefetto Michele Campanaro e di Simona Bonito, è stata dedicata una giornata di riflessione sul senso della Patria, dell’identità e dei valori costituzionali. Il tutto reso possibile anche grazie al lavoro degli alunni dell’Istituto Comprensivo Don Milani, che hanno contribuito alla valorizzazione del parco arboreo della Villa del Prefetto.Presenti, oltre a Campanaro e Bonito, il presidente della
Provincia di Potenza Christian Giordano, il consigliere regionale del Partito Democratico Piero Lacorazza, il presidente dell’Anci Basilicata Gerardo Larocca e numerose autorità civili e militari, che hanno espresso apprezzamento per l’iniziativa.Simona Bonito ha parlato dell’evento: «È un traguardo importante quello di oggi, l’intitolazione di ventuno alberi della Villa del Prefetto alle Madri Costituenti. Il progetto prende il nome proprio da questa idea, quella di fondare le radici all’interno di un parco: per questo il progetto “Le Madri della Costituzione, le radici di parità” ha inteso avviare un percorso culturale e informativo su chi furono le ventuno Madri Costituenti. È un itinerario che potrà essere visitato sia dall’ingresso principale sia da via Mazzini e accompagnerà i visitatori attraverso le storie e le biografie delle Madri Costituenti. Accanto a ciascun nome è stato associato anche il nome di un albero, unendo così la dimensione ambientale a quella culturale, storica e giuridica. Il progetto è importante anche perché condiviso con le istituzioni e con il mondo della scuola. Questa mattina saranno presenti le alunne della Don Milani, alle quali è stata affidata la narrazione delle biografie: vicino a ciascun albero racconteranno la storia di que- ste donne. È un messaggio fondamentale: nella diversità si può costruire comunità. Essere differenti deve diventare un valore per perseguire lo stesso obiettivo. Loro ci sono riuscite, pur con anime diverse, dando un insegnamento ancora oggi attuale».Il prefetto di Potenza, Michele Campa- naro, ha aggiunto: «È una delle iniziative che si inserisce nel cartellone degli appuntamenti che ci porte- ranno al 2 giugno. È molto significativa e sottolinea uno dei temi scelti per le celebrazioni dell’ottantesimo anniversario della Repubblica: il ruolo delle donne. Come noto, nel percorso che ha portato alla nascita della nostra forma repubblicana, all’interno dell’Assemblea Costituente ventuno donne su 556
membri hanno contribuito in modo determinante. Pur essendo numericamente minoritarie, le Madri Costituenti sono state capaci di imprimere un segno decisivo alla nascita della Costituzione. Donne provenienti da esperienze politiche differenti, nove dalla Democrazia Cristiana, nove dal Partito Comunista, due dal Partito Socialista e una dal Partito dell’Uomo Qualunque, riuscirono a trovare una straordinaria unità di intenti, fondata sul principio di uguaglianza, che si traduce anche nell’articolo 3 della Costituzione, con il riferimento alla formula “senza distinzione di sesso”, riconducibile anche all’impegno di Lina Merlin e Nilde




Il Sindaco a Cronache: «Abbiamo ripristinato i sottoservizi e le due famiglie allontanate sono già rientrate nelle loro abitazioni»
DI E MA N UEL A CA L AB R ES E
Torniamo a San Chirico Raparo, comune alle prese con il cedimento della strada su Corso Vittorio Emanuele, lungo la S.P.7, avvenuto domenica 24. Lo smottamento del terreno, che ha distrutto la viabilità, ha anche diviso in due il paese creando ulteriori problemi alla comunità. A distanza di alcuni giorni, e dopo la forte pioggia di mercoledì pomeriggio, il Sindaco Vincenzo Cirigliano ci spiega che «i problemi sussistono e sono diversi. La frana sembra essersi momentaneamente fermata, ma continuano i sopralluoghi congiunti del Comune con tecnici, Vigili del Fuoco, Protezione Civile, Provincia e Dipartimento Infrastrutture della Regione, facendo anche dei sondaggi, per capire il da farsi. Dalla dinamica del crollo della sede stradale, si è evidenziato che il problema era molto più a valle. Intanto -prosegue il Sindaco- abbiamo messo in sicurezza tutti i sottoservizi, con un bypass di Acquedotto Lucano, è stata ripristinata la fibra e messe in sicurezza la rete gas ed elettrica, affinché nessuno resti sprovvisto dei servizi. Ad oggi però non è possibile fare una stima del

danno economico e strutturale, perché il fronte è molto ampio e vi sono ancora misurazioni, esami tecnici e sopralluoghi da compiere». Per quanto concerne invece la viabilità del borgo, «nei prossimi giorni la Provincia, con mezzi specifici, andrà ad indagare se effettivamente la frana è ferma o continua a muoversi – spiega il Sindaco- Se l’esito sarà di stabilità, si potrà lavorare ad una ipotesi di bypass in loco, per poi rimettere in sicurezza la strada. Naturalmente il paese è accessibile tramite altre vie di comunicazione, ma lo smottamento l’ha
spaccato in due parti, quella a nord e quella a sud». Naturalmente oltre alla questione tecnica c’è anche quella relativa ai disagi per la comunità. Perché la frana, che ha portato via con sé parte della strada, ha creato una spaccatura proprio in mezzo al paese. Il Sindaco con la Croce Rossa locale ha già messo a disposizione due auto per attività di taxi sociale, per le fasce più deboli della popolazione, ma prosegue a spiegarci Cirigliano che «i disagi e i problemi per i miei concittadini sono molteplici, anche perché restano comunque da
percorrere alcuni tratti a piedi. La nota positiva è che invece le due famiglie che abitano nei pressi della frana, e che in via precauzionale avevamo allontanato dalle proprie abitazioni, sono potute già rientrare a casa, evitando loro le difficoltà del vivere lontani dalle proprie cose ed abitudini. Intanto un mezzo del Consorzio di bonifica è stato a lavoro per ripulire le arterie di viabilità alternativa». Infine il Sindaco conclude con un appello ai sanchirichesi: «Questo è il momento di stare uniti, di aiutarci l’un l’altro e di collaborare in qualsiasi modo ognuno possa farlo. Noi siamo al vostro fianco, ma voi cercate di essere al fianco nostro e tra di voi. Cerchiamo di evitare sterili e inutili polemiche, commenti fuori luogo o “acchiappa like”. Noi stiamo lavorando senza sosta. Non potevamo probabilmente prevedere un così grave danno, seppure ci eravamo già allertati e mobilitati alla vista delle crepe nell’asfalto, tanto da emanare Ordinanza comunale di chiusura della strada prima che si verificasse tutto ciò. Abbiamo lavorato, lavoriamo e lavoreremo per la sicurezza di tutti i cittadini e per garantire i servizi».
L'incontro affronta i temi della governance territoriale e delle prospettive di sviluppo del Mezzogiorno

“Macroregione Sud – Cooperazione” è l’evento pubblico in programma questo pomeriggio presso il centro Polivalente di Ruvo del Monte, grazie alla collaborazione tra il Comune e il Centro Studi Leone XIII Basilicata. Si tratta di un appuntamento aperto alla cittadinanza, dedicato ai temi della governance territoriale e delle prospettive di sviluppo del Mez-
zogiorno. L’incontro si terrà presso il Centro Polivalente di Ruvo del Monte, e vedrà interventi di esperti e rappresentanti del mondo accademico e professionale, con approfondimenti dedicati alla gestione del territorio e alla cooperazione tra le regioni del Sud Italia. «Background, condizioni che rendono possibile e credibile l'assunto secondo cui la Macroregione Sud avrebbe una sua le-
gittimazione storica. Quali sono allora le condizioni che la renderebbero possibile, quale il suo retroterra?» con questo incipit il Professor Pasquale Tucciariello introduce il tema del volume “Marcoregione Sud e gestione del Territorio. Analisi storica, modelli di Governance e prospettive”, accompagnato dagli interventi dell’Ingegnere Giovanni Ettore e dell’Architetto Michele Grieco, che seguiranno alle introduzioni del Professor Marcello Viola, Psichiatra e Maria Grazia Perrotta, Direttrice del Centro Studi Leone XIII Basilicata. «La legittimazione storica può pure apparire forzatura geografica, ma in realtà essa è l'evoluzione di un'entità che per quasi otto secoli ha condiviso istituzioni, lingua e destino politico di popoli -scri-
ve Tucciariello- Ecco i pilastri del retroterra storico e le condizioni che rendono credibile questo assunto, e più vado avanti più mi convinco che unendo le cinque regioni meridionali in un disegno, una visione intendo, si può riuscire ad uscire dal tunnel dell’emigrazione giovanile ed intellettuale. Perché le ragioni di un disegno geopolitico diverso da quello attuale, diciamo pure di forme di cambiamento radicale, vengono suggerite da spopolamento particolarmente giovanile ed intellettuale e povertà economiche conseguenti. Povertà che si alimenta di povertà». In questa ricerca dunque, «l'analisi storica si fonde con una proposta concreta di governance: la Macroregione Sud, modello di gestione del territorio che utilizza la posizione geo-
grafica nel Mediterraneo per trasformare le sfide della transizione ecologica e della logistica internazionale in benessere collettivo -incalza Tucciariello- Agli studenti consegniamo una responsabilità precisa: essere i nuovi architetti e visionari di questo cambiamento, ma da protagonisti. La Macroregione non vi chiede di essere eroi solitari. Vi sollecita a studiare con rigore, a restare con orgoglio, a innovare con coraggio. Il Sud è pronto a risorgere come un enorme territorio di opportunità. La storia consegna la legittimazione, la geografia offre la posizione, ora tocca alla nostra volontà progettare il futuro. Riprendiamoci il Sud, facciamolo insieme. Voi giovani, protagonisti; noialtri sosterremo». EMA N U E LA CA LA B R E SE
Fuochi d'artificio di categoria superiore rispetto a quelli autorizzati e dispositivi di lancio artigianali: scattano denuncia e sequestro
Un articolato servizio di controllo del territorio, predisposto per garantire la sicurezza pubblica durante una manifestazione popolare particolarmente partecipata, ha portato i Carabinieri della Compagnia di Senise a denunciare un uomo di 70 anni, originario della provincia di Salerno, per presunte violazioni della normativa in materia di esplosivi e sicurezza pirotecnica. L’intervento è scattato nell’ambito delle verifiche preventive effettuate dai militari in occasione dell’evento religioso, al quale erano presenti numerosi cittadini e fedeli. Durante i controlli, i Carabinieri della Stazione locale hanno accertato che l’uomo, pur essendo in possesso del certificato di idoneità tecnica necessario per l’attività pirotecnica, stava utilizzando fuochi artificiali appartenenti alla categoria F4, riservati esclusivamente a professionisti qualificati e soggetti a rigorose prescrizioni di sicurezza.Secondo quanto emerso dagli accertamenti, l’autorizzazione comunale rilasciata per lo spettacolo consentiva invece l’impiego esclusivo di

manufatti pirotecnici di categoria F2, caratterizzati da un livello di rischio significativamente inferiore. Non solo: per il lancio dei fuochi sarebbero stati utilizzati dispositivi di fabbricazione artigianale, privi delle necessarie certificazioni e dei requisiti previsti dalla normativa vigente.Le verifiche successive hanno inoltre
consentito di individuare ulteriori irregolarità. Il 70enne deteneva infatti un quantitativo complessivo di 87,90 chilogrammi lordi di materiale esplodente, trasportato senza la prescritta licenza prefettizia. Tra il materiale sequestrato figuravano anche manufatti appartenenti a categorie superiori rispetto a quelle dichiarate, alcuni
dei quali presentavano etichette ritenute non corrispondenti alle effettive caratteristiche e dimensioni dei prodotti.Alla luce delle violazioni riscontrate, i militari hanno proceduto al sequestro penale dell’intero quantitativo di materiale pirotecnico e delle attrezzature utilizzate, impedendo così possibili situazioni di pericolo per la collettività. Secondo gli investigatori, l’accensione incontrollata o il trasporto non conforme di una simile quantità di esplosivi avrebbe potuto comportare gravi conseguenze per l’incolumità pubblica.L’operazione conferma il ruolo fondamentale svolto dall’Arma dei Carabinieri nel monitoraggio del territorio e nella prevenzione dei rischi durante eventi che richiamano una significativa presenza di persone, contribuendo a garantire il rispetto delle norme e la sicurezza dei cittadini.Si ricorda che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, nei confronti dell’indagato, vige il principio della presunzione di non colpevolezza fino a eventuale sentenza definitiva.
L'allarme della Fismic sul futuro dell'indotto Stellantis: tra cassa integrazione, licenziamenti e aziende in forte difficoltà
La crisi dell’indotto Stellantis continua a mordere e a pagare il prezzo più alto è il comparto della logistica, un settore che fino a pochi anni fa rappresentava una delle realtà più solide dell'area industriale di San Nicola di Melfi. Oggi, tra cassa integrazione, licenziamenti e attività ridotte al minimo, centinaia di lavoratori vivono una condizione di forte incertezza occupazionale.A lanciare l'allarme è la Fismic Confsal attraverso il segretario del comparto logistica, Massimo Coviello, che parla di una situazione ormai diventata una vera emergenza sociale. Secondo i dati forniti dal sindacato, circa 300 lavoratori delle aziende IT&S, FDM e SGL sono attualmente in cassa integrazione a zero ore, mentre altri 90 dipendenti delle società LGS e LAS Automotive sono stati licenziati e vedono ormai avvicinarsi
la scadenza degli ammortizzatori sociali.Difficoltà che interessano anche le aziende ancora operative nell'area industriale. BCube e Sit-Rail, infatti, continuano a lavorare con volumi ridotti rispetto al passato e con una forza lavoro impiegata che, secondo la Fismic, si attesta attorno al 40% dei livelli precedenti.«Siamo di fronte a uno schiaffo alla dignità di centinaia di famiglie», afferma Coviello. «La domanda che tutti si pongono è cosa accadrà quando saranno terminati gli ammortizzatori sociali. Ad oggi non ci sono risposte concrete».Nel mirino del sindacato finisce anche il percorso di rilancio dell'Area di Crisi Industriale Complessa. Per la Fismic, gli strumenti attivati negli ultimi anni non hanno prodotto i risultati attesi. «Dell'accordo di programma sottoscritto nel 2024 e delle risorse annunciate attraverso i ban-
di regionali non si vedono ancora effetti tangibili sul piano occupazionale», sostiene Coviello.L'unico intervento concretamente avviato è stato quello della formazione professionale destinata ai lavoratori espulsi dal ciclo produttivo. Un percorso che, secondo il sindacato, non ha però favorito il reinserimento occupazionale nella misura sperata.La situazione appare ancora più preoccupante se confrontata con l'andamento del settore nel resto del Paese. «La logistica cresce ovunque, mentre a Melfi assistiamo a capannoni vuoti e attività ferme», osserva il segretario della Fismic, che richiama l'attenzione anche sulle opportunità offerte dai fondi nazionali ed europei destinati alla riconversione industriale.Da qui la richiesta di un piano straordinario per sostenere imprese e lavoratori. Tra le proposte avanzate dal sin-
dacato figurano la riduzione della pressione fiscale sulle aziende, il taglio del cuneo fiscale per aumentare il potere d'acquisto dei dipendenti, misure contro il caro energia e la costituzione di una task force tecnica in grado di individuare nuove prospettive produttive per
l'area industriale di Melfi.«Il tempo delle attese è finito», conclude Coviello. «Senza interventi immediati il rischio è quello di assistere a un ulteriore impoverimento del territorio e a una nuova ondata di spopolamento che la Basilicata non può permettersi».


José Manuel Durão Barroso ospite domani a Casa Cava per un confronto su dialogo euro-mediterraneo e cultura digitale
MATERA. José Manuel Durão Barroso, ex presidente della Commissione Europea e primo rappresentante delle istituzioni comunitarie a ricevere il Premio Nobel per la Pace, sarà per la prima volta in Basilicata domani. L’annuncio è arrivato al termine del ciclo di seminari dedicati a «Leadership elettorale, Ai Governance e cyber-resilienza», promosso a Roma dalla Fondazione Eces e dal Ministero degli Affari Esteri con la partecipazione di 45 rappresentanti delle commissioni elettorali dei Paesi dell’Unione Africana. La visita di Barroso nella città dei Sassi rientra nel percorso di collaborazione avviato tra la Fondazione Eces e l’impresa Areawi di Bernalda, nato con il protocollo firmato a Bruxelles nell’ottobre del 2025 proprio alla presenza dell’ex presidente della Commissione Europea. L’accordo punta a sviluppare progetti di cooperazione per la diffusione della cultura digitale nell’area euro-mediterranea.A spiegare il senso dell’iniziativa è Gianluca Barnabà, presidente dell’associazione Metachannel, che organizza l’evento a Matera. Secondo Barnabà, dalla firma dell’intesa è

nata una collaborazione che ha coinvolto Eces, Areawi e Metachannel in diverse iniziative di formazione e comunicazione tra Italia ed estero, compresi gli appuntamenti ospitati a Bruxelles dalla Fondazione TheMerode e i recenti seminari organizzati a Roma con evento conclusivo alla Luiss. L’appuntamento materano si inserisce anche nel percorso che porterà Matera a ricoprire il ruolo di Capitale mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026. A sottolinearlo è Fabio Bargiacchi, direttore esecutivo della Fondazione Eces di Bruxelles, che definisce la presenza di Barroso «una naturale pro-
secuzione della positiva esperienza romana». L’incontro si terrà domani alle ore 17 a Casa Cava. Barroso dialogherà con Bargiacchi sui temi della cooperazione euromediterranea, della cultura digitale e del rapporto tra Europa e Africa, con particolare attenzione alle prospettive di collaborazione nell’area mediterranea.L’introduzione sarà affidata al giornalista Roberto Rizzo, dell’associazione Metachannel e direttore responsabile di MetaPa.it. Al termine dell’evento è prevista una conferenza stampa con la partecipazione delle principali testate giornalistiche lucane e pugliesi.
MARINA FESTA: «PRESIDIO DI
LEGALITÀ»
POLICORO. Prosegue a Policoro l’attività di informazione, consulenza e assistenza promossa da Adiconsum presso la sede della Cisl Pensionati di via Giustino Fortunato. Lo sportello riceve il pubblico ogni sabato dalle ore 10 alle 12, offrendo supporto ai cittadini su diverse problematiche legate alla tutela dei consumatori.«Il nostro sportello – ha spiegato Marina Festa, presidente provinciale di Adiconsum – rappresenta un punto di riferimento fondamentale sul territorio e un vero presidio di legalità». L’associazione fornisce assistenza contro truffe e raggiri, oltre a un sostegno alle persone sovraindebitate attraverso il Fondo contro l’usura previsto dalla legge 108 del 1996.Tra le questioni più segnalate emerge il crescente numero di irregolarità nei contratti di luce e gas. Secondo Adiconsum, molti utenti si ritrovano con un nuovo gestore senza aver firmato alcun contratto cartaceo né fornito un consenso vocale.In riferimento all’ultimo caso registrato a Policoro, Marina Festa ha annunciato l’invio di un reclamo alla società fornitrice per chiedere lo storno delle fatture emesse, l’indennizzo per le forniture non richieste e la cancellazione dei dati personali del cliente dalla banca dati. «In caso di riscontro negativo – ha aggiunto – Adiconsum attiverà ulteriori iniziative legali e sociali a tutela del cittadino raggirato».

Presidio domani a Matera davanti alla Prefettura: i sindacati chiedono tutele per occupazione e salari
MATERA. Prosegue la mobilitazione delle circa 1.500 lavoratrici e lavoratori impiegati nell’appalto del Ministero della Giustizia per il servizio di documentazione degli atti processuali. Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti hanno proclamato per domani, 29 maggio, una giornata di sciopero nazionale con un presidio in programma a Matera, alle ore 10, davanti al Palazzo del Governo.Alla base della protesta vi sono le richieste di garanzie sul mantenimento dei livelli occupazionali e salariali, oltre alla necessità di aprire un confronto sul futuro del servizio e sulle condizioni di lavoro di fonici, trascrittori e stenotipisti forensi che da oltre vent’anni assicurano un’attività considerata essenziale per il sistema giudiziario na-
zionale.La mobilitazione è stata decisa dopo l’esito negativo del tentativo di conciliazione svoltosi il 13 maggio al Ministero del Lavoro nell’ambito della procedura prevista per i servizi pubblici essenziali. Secondo quanto riferito dalle organizzazioni sindacali, il Ministero della Giustizia, pur convocato, non avrebbe partecipato all’incontro, limitandosi a una comunicazione scritta nella quale ha confermato la volontà di mantenere esternalizzato il servizio senza assumere impegni diretti sulla tutela occupazionale dei lavoratori coinvolti.Già il 7 maggio scorso Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti avevano proclamato lo stato di agitazione chiedendo un confronto urgente sulla situazione occupazionale e salariale degli addetti,

categoria già colpita dagli effetti della riforma Cartabia e dalle attuali situazioni di cassa integrazione straordinaria.I sindacati contestano inoltre la scelta del Ministero della Giustizia di sottrarsi al confronto sulla gestione della nuova gara d’appalto. «Chi amministra la giustizia nel nostro Paese sembra dimenticare che la normativa vigente attribuisce pre-
cise responsabilità alle stazioni appaltanti in merito alla tutela dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori», dichiarano le tre federazioni sindacali.Nel mirino delle organizzazioni sindacali finiscono il «grave silenzio» e l’assenza di risposte da parte del Dicastero. «Il Ministero – sostengono Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti – ha scelto di non fornire risposte alle lavoratrici e ai lavoratori che quotidianamente garantiscono il corretto funzionamento della giustizia nel nostro Paese».Per questo motivo i sindacati annunciano che, oltre allo sciopero del 29 maggio, saranno valutate ulteriori iniziative di mobilitazione per tutelare dignità, occupazione e diritti dei lavoratori impiegati nell’appalto ministeriale.
Una giornata memorabile all’insegna dei valori più autentici dello sport, dell’amicizia e della condivisione

Una giornata memorabile all’insegna dei valori più autentici dello sport, dell’amicizia e della condivisione. Si è concluso con un successo straordinario sotto tutti i punti di vista il 1° Raduno dei Licei Scientifici Sportivi della Magna Grecia, ospitato dall’IIS PisticciMontalbano - Liceo Scientifico Sportivo di Scanzano Jonico. L’evento, che ha ricevuto i prestigiosi patrocini della Provincia di Matera, del Comune di Scanzano Jonico, del CONI Basilicata e di Sport e Salute S.p.A., è stato fortemente voluto e realizzato grazie all'instancabile impegno e alla determinazione della referente del progetto, la Prof.ssa Roberta Fundone, docente di Scienze Motorie e Discipline Sportive. L'iniziativa ha visto la calorosa e attivissima partecipazione delle delegazioni studentesche del LSS “Quinto Orazio Flacco” di Palagiano e del LSS “Dante Alighieri” di Matera che, unite alla delegazione ospitante di Scanzano Jonico, hanno dato vita a una grande festa. I ragazzi, accomunati da un'unica, grande passione per lo sport, si sono detti entusiasti sia per l'iniziativa che per la straordinaria accoglienza ricevuta. La giornata ha preso il via nella splendida cornice dello stabilimento balneare Lido "Il Faro" di Scanzano Jonico, che per l'occa-
sione ha ampliato i propri servizi garantendo un'accoglienza impeccabile. Divisi in squadre miste, gli studenti si sono cimentati in varie discipline sulla sabbia (Beach Volley, Beach Soccer, Ping Pong, Scacchi, Tiro alla fune). Il vero cuore della mattinata è stato però il focus sull’Inclusione: la delegazione del LSS di Scanzano ha infatti schierato uno staff speciale di alunni e alunne che hanno coordinato e gestito gli "Agility Games" (Bocce, Ruba Bandiera, Tiro alla Fune), un'attività inclusiva strutturata ad hoc affinché “nessuno rimanesse indietro”, dimostrando che lo sport è prima di tutto uno straordinario motore di socializzazione e solidarietà. A dominare la scena non è stata la ricerca del primato, bensì il fair play: ogni passaggio e ogni risata sulla spiaggia hanno testimoniato come lo sport sia uno straordinario strumento di crescita. Nel primo pomeriggio l'entusiasmo si è trasferito al Campo Sportivo Comunale di Scanzano per i tornei di Calcio a 5 e Calcio a 9 , e un campo di Calcio a 5 dedicato all’orientamento in collaborazione con una delegazione del Policoro Calcio - Settore Giovanile (categoria Esordienti) , culminando poi con l'avvincente gara finale dei 1000 metri piani. A testimonianza della grandiosa rilevanza istituzionale dell'evento,

alla cerimonia conclusiva e ai saluti istituzionali hanno preso parte le massime autorità del territorio: Il Consigliere Regionale, Avv. Piero Marrese; Il Presidente della Provincia di Matera, Dott. Francesco Mancini; Il Sindaco del Comune di Scanzano Jonico, Pasquale Cariello; Il Sindaco del Comune di Montalbano Jonico, Giuseppe Di Sanzo; La Dirigente Scolastica dell'IIS PisticciMontalbano, Prof.ssa Cristalla Mezzapesa; Il Consigliere Provinciale e Consigliere con delega allo Sport del Comune di Scanzano Jonico Alberto Marzano; L'Assessore allo Sport del Comune di Policoro, Giuseppe Montano; La Delegata Provinciale CONI Matera, Katia Tripaldi; Il Responsabile Tecnico dello Sviluppo FIGC Basilicata, Dott. Gianvito Di Taranto; Il consigliere FIGC Antonio De Bonis. La riuscita dell’evento è stata resa possibile anche grazie alla sinergia con importanti realtà associative e imprenditoriali del territorio, che hanno creduto nel progetto e supportato i ragazzi: Il Policoro Calcio Settore giovanile; Il Circolo Velico Lucano di Policoro, con presidente e pioniere delle attività nautiche Sigismondo Mangialardi; Il Centro Fitness Energym di Scanzano Jonico; L'azienda Frutthera Growers - Nicofruit, che ha donato una me-
renda salutare a tutti i partecipanti, bellissimi gadget per i ragazzi e le box di fragole (eccellenza del territorio) consegnate come omaggio alle istituzioni e agli ospiti. La parentesi più toccante e solenne della giornata è stata dedicata alla memoria del Prof. Pierpaolo Fedele Bernardo, stimatissimo docente di Scienze Motorie scomparso prematuramente, colonna portante dello sport scolastico e del CONI sul territorio. In un silenzio carico di commozione e rispetto, circondata dall'abbraccio dei colleghi di Scienze Motorie giunti anche dalla provincia di Taranto, la Dirigente Scolastica Cristalla Mezzapesa ha consegnato una targa commemorativa alla famiglia. A ritirarla è stata la sua bambina: un momento speciale che ha ricordato a tutti come l’eredità più grande di un educatore sia l’amore seminato nel cuore dei propri alunni. Il primo Raduno dei Licei Scientifici Sportivi della Magna Grecia si chiude così, lasciando nei cuori dei partecipanti non solo il ricordo di una giornata di festa, ma la consapevolezza che lo sport, quando è guidato da sani principi, è capace di generare ponti indistruttibili di solidarietà, amicizia e rispetto. Una prima edizione che traccia la strada per futuri e ancora più ricchi momenti di condivisione.
Consulbrokers: Dal clima alla continuità operativa, cresce l’esigenza di analisi preventive per imprese ed enti: la gestione del rischio diventa strumento strategico
Quando si parla di assicurazioni, la prima immagine che viene in mente è spesso quella di una polizza: un contratto da firmare, un premio da pagare, una garanzia da attivare in caso di bisogno.Si deve considerare, però, che un’assicurazione non è solo costo e burocrazia. È anche consapevolezza. Alla base c’è un concetto più profondo, quello del risk management, ovvero la gestione del rischio. Tutto parte da una domanda essenziale: quali rischi sto davvero correndo? Per una famiglia può significare valutare le conseguenze di un danno alla casa, di una responsabilità verso terzi o di un imprevisto che incida sul patrimonio. Per un’impresa vuol dire analizzare edifici, macchinari, attività produttive, responsabilità, continuità operativa, dati, fornitori e tutti gli elementi che permettono al business di funzionare ogni giorno.Per Consulbrokers, broker assicurativo attivo da oltre 35 anni sul territorio italiano, la gestione del rischio è una componente fondamentale dell’attività e consente di andare oltre la semplice intermediazione assicurativa. Significa portare alla luce ciò che spesso rimane implicito: non solo gli eventi più evidenti, come un incendio o un danno a un fabbricato, ma anche quelli meno immediati da riconoscere, che se trascurati possono generare impatti economici rilevanti.Identificare, valutare e trasferire: le tre logi-
che della gestione del rischioIn termini pratici, fare risk management significa identificare i rischi, valutarne probabilità e impatto, stabilire quali siano prioritari e decidere come affrontarli.È qui che l’assicurazione assume il suo significato più corretto: non una semplice spesa, ma uno strumento per trasferire a un soggetto terzo una parte del rischio.Comprendere questo aspetto aiuta a scegliere coperture più coerenti con le esigenze reali. Ed è qui che l’esperienza maturata da Consulbrokers fa la differenza. La capacità di leggere il rischio in contesti molto diversi — imprese, enti pubblici, sanità, patrimoni complessi — consente di trasformare l’analisi in una strategia di protezione, continuità e pianificazione. Il risk management diventa così uno strumento concreto per assumere decisioni più consapevoli, tutelare patrimonio e reputazione e rafforzare la sostenibilità economica delle organizzazioni nel tempo.Clima e continuità operativa: perché i rischi cambiano voltoNegli ultimi anni questa consapevolezza è cresciuta anche per effetto di rischi che persone e aziende percepiscono oggi come più urgenti, pur essendo presenti da tempo. Il rischio climatico è uno degli esempi più evidenti.In Italia, la disciplina sulle coperture contro i danni da calamità naturali ed eventi catastrofali ha introdotto obblighi specifici per molte imprese, con un calendario differenziato per

dimensione e settore. Ma il tema non è solo normativo. Il cambiamento climatico, l’intensità crescente di alcuni fenomeni e la maggiore vulnerabilità del patrimonio produttivo rendono indispensabile sapere quali beni siano esposti, quali danni potrebbero verificarsi e quali risorse sarebbero necessarie per ripartire.Basti pensare alle alluvioni che, sia nel 2023 sia nel 2024, hanno colpito l’Emilia-Romagna, provocando vittime, evacuazioni e danni estesi al territorio. Comunità, infrastrutture e attività produttive sono state travolte, con un impatto particolarmente pesante sul comparto agricolo, dove interi raccolti sono stati compromessi e molte aziende hanno dovuto affrontare perdite economiche rilevanti.Un esempio più recente della forte esposizione della Penisola al rischio idrogeolo-
gico arriva da Niscemi, in Sicilia, dove nel gennaio 2026 un movimento franoso di grandi dimensioni, dopo una fase di maltempo intenso, ha portato all’evacuazione precauzionale di centinaia di residenti e alla delimitazione di una zona rossa. È un caso che mostra come precipitazioni intense e vulnerabilità infrastrutturali possano trasformarsi rapidamente in un’emergenza per cittadini, imprese e amministrazioni locali.Prevenire prima di intervenire sul dannoIl valore del risk management sta nel cambio di prospettiva: non intervenire solo quando il danno si è già verificato, ma analizzare prima i rischi e trasformarli in decisioni consapevoli. È l’approccio con cui Consulbrokers affianca imprese private ed enti pubblici, mettendo a disposizione competenze specialistiche per valutare l’esposizione al ri-
schio, stimarne l’impatto economico e operativo e costruire programmi assicurativi coerenti con le reali esigenze del cliente.L’obiettivo è definire un quadro chiaro di quali rischi esistono, quali sono più probabili, quali possono produrre gli effetti più rilevanti, quali coperture sono davvero utili e quale parte del rischio resta comunque in capo all’assicurato. Questo approccio è particolarmente importante per imprese strutturate, enti e organizzazioni con patrimoni complessi, ma il principio vale per chiunque voglia proteggere nel tempo persone, beni e attività.In un contesto in cui tecnologia, clima, regolazione e continuità operativa incidono sempre di più sulla vita economica, il risk management aiuta a rendere l’incertezza più leggibile e, quando possibile, più governabile.

DI FABRIZIO QUARATINO
C’è un tipo di rivoluzione che non occupa le piazze, non alza bandiere e non cerca applausi. Non fa rumore, non si annuncia con proclami e, soprattutto, non ha bisogno di convincere il mondo intero per esistere. È la rivoluzione della presenza: quella capacità rara, quasi disobbediente, di restare interamente dentro la propria vita mentre tutto intorno spinge verso la distrazione, la fuga, la superficialità travestita da urgenza. Viviamo in un’epoca curiosa: tutti parlano, pochi ascoltano; tutti reagiscono, pochi comprendono; tutti si dichiarano presenti, ma molti sono altrove. Altrove con la mente, altrove con il cuore, altrove con la propria verità. Eppure la vita, quella reale, non ha mai smesso di essere qui. Non ha mai chiesto permessi per accadere. Ha solo cambiato il modo in cui ci chiede di essere riconosciuta. E, con una certa ironia, continua a farlo anche quando fingiamo di non vederla.
IL PARADOSSO DELLA FORZA

ri». E lo dice con una voce così educata che quasi le si crede per gratitudine. Peccato che la vita non riceva mai il calendario delle condizioni ideali. E così, mentre si aspetta il momento perfetto, si accumula una forma sottile di assenza: si è vivi, ma non del tutto presenti; si esiste, ma con una parte trattenuta altrove, come se ci si stesse risparmiando per una versione futura di sé che, con discreta probabilità, non arriverà mai con le stesse identiche condizioni immaginate. È qui che l’ironia della vita diventa quasi spietata nella sua semplicità: ciò che si rimanda per paura, spesso diventa ciò che si rimpiange per mancanza. E il rimpianto, a differenza della paura, non chiede permesso: si presenta e basta.

La forza oggi viene spesso confusa con la velocità della risposta, con la capacità di imporsi, con l’arte di non cedere mai. Come se la vita fosse una gara di resistenza all’ego più rumoroso. Eppure esiste una forza più sottile, quasi ironica nella sua semplicità: quella che non ha bisogno di vincere per affermarsi, e che non deve alzare la voce per essere reale. È la forza di chi non scappa dal dolore ma lo attraversa senza trasformarlo in identità; di chi non nega la difficoltà ma non le concede il privilegio di diventare destino; di chi non si lascia definire da ciò che accade, ma da ciò che sceglie di diventare mentre accade, anche quando tutto spingerebbe nella direzione opposta. C’è una saggezza antica che suggerisce un principio spiazzante: ciò che sembra ostacolo può diventare alleato, ciò che ferisce può insegnare, ciò che pesa può rafforzare. Non è una poesia consolatoria, è una pratica esistenziale radicale. E come tutte le pratiche vere, non promette scorciatoie, ma trasformazioni lente e inevitabili.
LA MENTE CHE INGANNA
CON GENTILEZZA
La mente ha un talento raffinato: sa convincerci che rimandare sia prudenza, che evitare sia protezione, che spegnere il sentire sia equilibrio. Lo fa con toni gentili, quasi premurosi. «Non ora», dice. «Non è il momento giusto». «Meglio aspettare condizioni miglio-
C’è un punto in cui ogni essere umano si trova, prima o poi, davanti a una scelta silenziosa ma irrevocabile: continuare a reagire alla vita come se fosse qualcosa che accade “fuori” oppure riconoscere che la vita accade “dentro”, in ogni istante, anche quando sembra ostile, anche quando sembra ingiusta, anche quando sembra non avere alcuna intenzione di essere gentile. La differenza non è filosofica, è concreta e quasi fisica. Cambia il modo di respirare le giornate, il modo di attraversare le relazioni, il modo di stare nelle difficoltà. Non elimina i problemi, ma cambia radicalmente la posizione interiore da cui li si affronta. E questa differenza, all’inizio quasi invisibile, finisce per cambiare tutto ciò che segue. Ed è qui che entra in gioco una verità semplice e spiazzante: nessuna condizione esterna può stabilire il valore di una vita che ha deciso di non tradirsi. Nessuna circostanza, per quanto rumorosa, può riscrivere ciò che dentro resta saldo.
IL CORAGGIO
SENZA SPETTACOLO
Il coraggio, quello vero, non assomiglia a quello raccontato nei discorsi enfatici o nei racconti costruiti per impressionare. Non è scenografico, non è gridato, non ha bisogno di pubblico. È spesso scomodo, perché non si nutre di approvazione, e non si commuove davanti all’applauso. È il coraggio di chi continua a scegliere ciò che costruisce anche quando sarebbe più facile distruggere; di chi non cede alla tentazione di diventare cinico solo perché è più veloce e socialmente premiato; di chi non trasforma la delusione in disprezzo, né la ferita in chiusura definitiva, né il dolore in alibi permanente. C’è una forma di digni-
tà interiore che non dipende dalla perfezione delle circostanze, ma dalla coerenza con cui si resta fedeli alla propria direzione, anche quando la direzione non è popolare, non è compresa e, a volte, nemmeno condivisa. E qui la vita, con una certa ironia quasi elegante, sembra ricordare che ciò che appare più fragile agli occhi del mondo è spesso ciò che regge con più forza nel tempo. Non sempre ciò che è rumoroso è forte, e non sempre ciò che è silenzioso è debole.
LA DIGNITÀ
DELLA TRASFORMAZIONE
Ogni esistenza porta con sé momenti in cui tutto sembra perdere forma, come se la realtà stessa si prendesse una pausa dalla coerenza. È proprio lì che si gioca una delle possibilità più profonde: trasformare ciò che pesa in qualcosa che apre, ciò che chiude in qualcosa che insegna, ciò che ferisce in qualcosa che risveglia. Non si tratta di negare la sofferenza, né di travestirla da opportunità a tutti i costi. Sarebbe una forma elegante di superficialità emotiva. Si tratta piuttosto di riconoscere che nulla è completamente definitivo finché la coscienza resta viva e capace di scegliere una direzione diversa da quella imposta dall’inerzia. Una tradizione spirituale giapponese lo esprime con un’immagine potente: anche ciò che appare veleno può diventare medicina, se attraversato con consapevolezza e determinazione. Non è un invito all’illusione, ma alla responsabilità interiore. E la responsabilità, quando è autentica, non cerca scorciatoie.
LA PRESENZA COME ATTO RIVOLUZIONARIO
Essere presenti non significa es-
sere perfetti. Significa essere interi nel momento in cui si vive, senza lasciare pezzi di sé dispersi tra ciò che è stato e ciò che forse sarà. Anche quando è scomodo. Anche quando non è chiaro. Anche quando non è giusto secondo i criteri immediati del mondo. La presenza è un atto quasi sovversivo in un tempo che premia la dispersione e la distrazione continua. È la scelta di non spezzarsi in mille notifiche interiori, ma di restare centrati in ciò che conta davvero: il modo in cui si ama, si lavora, si cade, si riparte, senza delegare a nessuno il significato di ciò che si vive. E forse è proprio questa la forma più alta di libertà: non quella di evitare le difficoltà, ma quella di non consegnare a esse il potere di definire chi siamo, nemmeno per un istante.
UMANITÀ
CHE NON SI ARRENDE ALL’ASSENZA
Non serve gridare per restare presenti nel mondo. A volte basta non abbandonarsi mentre tutto tenta di convincerci che farlo sarebbe più facile. E in quella resistenza silenziosa, quasi invisibile agli occhi degli altri ma chiarissima dentro di sé, si gioca qualcosa di profondamente decisivo: la possibilità di non diventare estranei alla propria vita. E a volte, tutto questo prende senso solo quando non resta più qualcosa da dimostrare a nessuno, ma qualcuno a cui non si smette di pensare mentre si cambia. Perché alla fine la vera domanda non è quanto il mondo ci riconosca, ma quanto noi siamo disposti a riconoscerci mentre lo attraversiamo. E in questa risposta, silenziosa ma irreversibile, si nasconde tutta la dignità possibile di un’esistenza che non si arrende all’assenza, nemmeno quando l’assenza sembra la scelta più semplice
