LuNEDì 28 SETTEMbRE 2026 • ANNO XI N. 216
Direttore Responsabile Rosa MOLLICA Direttore Editoriale Alessandro SANSONI • redazione@lecronache.info
IL CANE A SEI ZAMPE IMPONE IL TETTO AL CARBURANTE NEI PROPRI IMPIANTI
Eni accanto all’Italia Così il Governo Meloni è riuscita a venire incontro ai cittadini. Le altre compagnie seguono nei ribassi
Lamattina a pag 4
L’ASSESTAMENTO APPROVATO DALLA MAGGIORANZA BARDI HA UNA PRECISA IDEA DI REGIONE
UNA MANOVRA DI SVILUPPO Previste ulteriori somme per il bonus gas. Nella legge ci sono anche i fondi per il ponte Musmeci e le scale mobili potentine _
LEONE XIV E L’ANTI-POTERE
Oggi Cicala incontra le organizzazioni agricole per definire priorità e sostegni. Denuncia del Coordinamento agricoltori per il mancato invito
La fede che torna a parlare all’Occidente
C’
DI GIANFRANCO BLASI
è un’idea che attraversa il mondo cristiano e accompagna, come un filo invisibile, la storia dell’umanità. È l’idea che esista un potere diverso da tutti gli altri. Un potere che non si misura con la forza degli eserciti, con l’estensione dei territori, con il denaro, con la capacità di imporre la propria volontà agli (...) ■ continua a pag 5
TAVOLO VERDE
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Bardi nella seduta del Consiglio regionale
Dellapenna a pag 9
TITOLO V Pittella porta i Presidenti dei Consigli regionali a Villa Nitti. Polese: «Più forza ai territori»
A Maratea si discute di regionalismo PEPE: «LAVORIAMO PER IL FUTURO DEL TERRITORIO»
Fonti del Vulture festeggia i suoi 130 anni di storia
La vignetta di Mario Bochicchio Servizi pag 11 e 12
foto Mattiacci
Servizio a pag 17
■ Servizio
a pag 14
RETE IDRICA
A Matera, Comune e Aql avviano un tavolo tecnico mensile: un piano da oltre 10mln € per verifiche su tempi, criticità ed esigenze
■ Servizio
a pag 26
_ IL LUTTO
Senise e Sant’Arcangelo dicono addio a Salvatore Terracina, l’operaio di 57anni, morto sul lavoro
■ Calabrese
a pag 23
_ PREMIO EUROMED 2026
Riconoscimento a Rocco Galasso per l’impegno e la passione per lo sviluppo dello sport: «Sincera gratitudine» ■ Servizio
a pag 19
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Italia e Mondo GRAN BRETAGNA Un residente dà l’allarme nella notte: evacuate 85 abitazioni nei pressi della base militare. Scotland Yard indaga su un possibile attentato
Tre furgoni sospetti vicino a RAF Fairford Cinque fermati, indaga l’antiterrorismo
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DI VITO ERRICHETTI
ezzanotte e quarantacinque, Whelford, Gloucestershire. Un residente vede tre furgoni bianchi fermi nel villaggio e chiama la polizia. Il villaggio è a un miglio da RAF Fairford, la base che gli americani usano — anche in questi mesi, per la guerra contro l'Iran. Da lì in poi la macchina si mette in moto e non si ferma più: nel giro di poche ore la contea dichiara un "incidente grave", evacua 85 case, chiude le strade, manda sul posto una trentina di mezzi d'emergenza, un robot degli artificieri e le squadre EOD dell'esercito.Cinque uomini vengono fermati a Whelford. Prima l'accusa è tecnica, quasi burocratica: violazione dell'Explosives Act. Poi, nel giro di poche ore, la Metropolitan Police cambia registro e formalizza l'accusa di preparazione di un atto terroristico. L'inchiesta passa all'antiterrorismo, con l'MI5 a supporto.Identità dei cinque? Età? Nazionalità? Nulla. Vicki Evans, vicecapo di Scotland Yard e co-
mandante nazionale dell'antiterrorismo, si è limitata a dire che «siamo nelle fasi iniziali dell'investigazione» e ha chiesto esplicitamente di evitare congetture sulla matrice dell'attacco. Detto da chi coordina indagini di questo tipo, un invito così diretto a non speculare pesa più delle parole stesse — di solito significa che nemmeno loro hanno ancora un quadro chiaro, o che quello che hanno non vogliono ancora renderlo pubblico.Il primo ministro ha scelto la linea più prudente possibile: ha ringraziato i servizi d'emergenza «per aver agito rapidamente» e ha chiuso lì, dicendo che sarebbe «inappropriato» aggiungere altro con le indagini in corso. Il ministro della Difesa Wes Streeting, su X, ha provato a essere un po' più rassicurante: «Possiamo essere fiduciosi nel modo in cui la situazione viene gestita — è esattamente per questo che i nostri servizi d'emergenza e le nostre Forze Armate restano in allerta 24 ore su 24, sette giorni su sette».Chi racconta qualcosa di più con-
creto è chi in quella zona ci vive davvero. Julian Tudsbery, evacuato da casa dopo trent'anni a Whelford, ha detto alla BBC: «C'erano questi tre furgoni insoliti arrivati nel mezzo del villaggio, e un residente li ha segnalati subito alla polizia». Le riprese aeree mandate in onda da BBC News mostrano un robot su ruote che ispeziona i tre veicoli parcheggiati vicino alla base. Ma attenzione: la polizia non ha ancora confermato che siano proprio quelli i furgoni sotto indagine, né cosa trasportassero. Alcuni testimoni parlano di sostanze chimiche e ordigni sospetti trovati a bordo. Resta da capire se davvero si trattasse di materiale pericoloso o se l'allarme sia scattato per un eccesso di prudenza su qualcosa di molto meno grave.C'è un punto che finora è passato quasi in secondo piano e che invece meriterebbe più spazio: secondo Reuters, la sicurezza attorno alla base era già stata rafforzata nei giorni precedenti a questo episodio. Se è vero, la domanda viene da sé — cosa sapevano già americani e
britannici prima di domenica notte? Un portavoce della US Air Force, interpellato, ha risposto solo che non commenta le misure di force protection nel dettaglio, confermando comunque che il 501st Combat Support Wing, di stanza proprio lì, resta operativo.C'è poi un secondo livello della storia, quello che nessuno sta raccontando in queste ore. RAF Fairford non è una base come le altre: ospita da decenni i B52 americani. Nel 2003 fu teatro di un altro episodio, agli antipodi rispetto a questo per intenzioni ma non per bersaglio: cinque attivisti pacifisti entrarono nella base con tronchesi e martelli, danneggiarono cisterne di carburante e tagliarono i cavi dei freni di quindici carrelli portabombe, cercando di bloccare i decolli verso Baghdad. Finirono processati per danneggiamento, non per terrorismo, e si difesero sostenendo che la guerra era illegale e che il loro gesto era un tentativo — legittimo, dissero — di prevenire crimini di guerra. Più di vent'anni dopo, la stessa pi-
sta torna al centro di un allarme sicurezza, stavolta con l'accusa più grave che il diritto britannico contempli. Il paragone dice qualcosa su quanto sia cambiato, in questi due decenni, il confine tra protesta radicale e minaccia terroristica agli occhi dello Stato — e su quanto Fairford resti, per ragioni opposte, un obiettivo che continua ad attirare chi vuole colpire simbolicamente la macchina da guerra occidentale.Restano più domande che certezze. Chi sono i cinque fermati. Cosa c'era davvero in quei furgoni. E se dietro ci sia una matrice jihadista, di estrema destra, o legata alla protesta pro-Palestina — le tre linee che negli ultimi anni in Gran Bretagna si sono intrecciate più volte nelle indagini antiterrorismo, non sempre senza polemiche. Scotland Yard promette aggiornamenti «non appena le circostanze lo permetteranno». Per ora Whelford resta un villaggio senza abitanti, e Fairford una base sotto i riflettori — forse più mediatici che reali, forse no. Lo si capirà solo nei prossimi giorni.
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Italia e Mondo
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Il cane a sei zampe impone il tetto al carburante nei propri impianti
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Eni accanto all'Italia
Così il Governo Meloni è riuscita a venire incontro ai cittadini. Le altre compagnie seguono nei ribassi DI ROBERTO LAMATTINA
rima di parlare della riduzione del prezzo dei carburanti alla pompa voluta dal Governo Meloni ed effettuata da Eni proviamo a fare una premessa per comprendere i motivi dell'aumento del prezzo del carburante per i cittadini. In parte c'entra Hormutz e la guerra iraniana, in parte c'entra la guerra russo-ucraina, moltissimo c'entra la follia green che ha colpito l'Europa. L'EUROPA HA CHIUSO LE RAFFINERIE La prima causa dell'aumento dei prezzi è la le raffinerie per non fare arrabbiare gli ambientalisti.L'Europa ha un know how all'avanguardia per la raffinazione di petrolio. Questo know how è stato
deliberatamente distrutto ed impoverito. Chi confronta il prezzo del petrolio con quello del prodotto finito dimentica che l'estrazione è una parte del processo produttivo. Noi non compriamo petrolio ma benzina. La chiusura delle raffinerie in omaggio alle utopie ecologiste ha indebolito, fino quasi alla distruzione il nostro sistema energetico. LA MOSSA DI ENI Fatta questa premessa storica è arrivato il momento di provare a spiegare come si è arrivati alla mossa di ENI di ridurre il prezzo di benzina e gasolio e, soprattutto, quali saranno gli effetti della decisione del cane a sei zampe. ENI è un asset strategico della nostra nazione. Giorgia Meloni, dopo anni di governi in-
differenti se non ostili al nostro colosso petrolifero, ha dato evidenza della centralità della sovranità energetica nella strategia nazionale. In questa centralità strategica riacquista una centralità politica Eni. Si chiama simbiosi mutualistica. Se lo Stato si ricorda che Eni è un gioiello nazionale, Eni si ricorda che la sua missione è anche quella di difendere l'Italia. UN REGIME DI OLIGOPOLIO La modalità con la quale è stata data la notizia è un capolavoro di comunicazione istituzionale. La notizia viene data da ENI. Il Governo ringrazia.Perché la notizia non viene data insieme da Eni e Governo? Secondo l'opposizione questo non avviene perché il governo non avrebbe avuto alcun ruo-
lo.In realtà la scelta ha molto a che vedere con le politiche industriali e la borsa. Eni ha un titolo quotato in borsa. Se decide Eni è una decisione di impresa. Se la decisione fosse stata comunicata dal governo sarebbe sembrara una scelta subita o condizionata.Quello che è in-
teressante sono gli effetti che la decisione di Eni produrrà su tutta la distribuzione.In un regime di oligopolio, quando uno degli oligopolisti riduce il prezzo, gli altri sono costretti a seguirlo. Ed, infatti, anche IP ed altre compagnie hanno comunicato i ribassi.
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Italia e Mondo
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Dalle folle di Parigi alla preghiera a Lourdes, il viaggio del Papa riapre la domanda sulle radici cristiane dell’Europa
Leone XIV e l’anti-potere, la fede che torna a parlare all’Occidente C’
DI GIANFRANCO BLASI
è un’ idea che attraversa il mondo cristiano e accompagna, come un filo invisibile, la storia dell’umanità. È l’idea che esista un potere diverso da tutti gli altri. Un potere che non si misura con la forza degli eserciti, con l’estensione dei territori, con il denaro, con la capacità di imporre la propria volontà agli altri.È il potere che nasce dalla parola, dalla testimonianza, dalla capacità di stare accanto agli uomini quando tutto sembra crollare.Leone XIV incarna, in questa fase, questo anti-potere.In un mondo dominato dagli imperialismi, dalle dittature, dalle guerre e dalle violenze, il Papa si colloca esattamente dall’altra parte. Da quella delle donne e degli uomini che soffrono sotto le bombe, dei bambini che conoscono la fame, dei popoli costretti all’esodo, delle persone sole, degli ultimi che non hanno voce.È una posizione che non ha bisogno di eserciti.È proprio per questo possiede una forza che oggi appare sorprendente.Non è un caso, allora, che il Papa sia americano. Non tanto perché l’America rappresenti necessariamente quella funzione di “guardiano buono” del mondo che per decenni una parte dell’Occidente ha immaginato. Quell’America democratica, leale, capace di assumersi una responsabilità universale, oggi appare molto più lontana e contraddittoria. E bisogna persino chiedersi se sia mai esistita davvero nella forma idealizzata dalla nostra memoria.Ma proprio perché viene da quella storia, Leone XIV sembra portare dentro di sé anche la possibilità di ricordare all’Occidente ciò che ha progressivamente smarrito: la forza non coincide con il dominio e l’autorevolezza non coincide con il potere.Lo si è visto in questi giorni in Francia. La Francia laica, illuminista, orgogliosamente secolarizzata, si è ritrovata immersa nel popolo del Papa.
Centinaia di migliaia di persone hanno riempito Parigi per la celebrazione a Place de la Concorde e per gli appuntamenti con Leone XIV.Qualcuno parlerà di curiosità. Una critica che appare conservare un po’ di snobismo. Che tenta di ridimensionare ciò che è accaduto.Ma anche se fosse stata curiosità, perché dovrebbe essere un problema?La curiosità è spesso il primo passo verso una domanda. E quando una personalità, una storia, una fede tornano ad essere attrattive, seducenti, capaci di interrogare l’uomo contemporaneo, non c’è nulla da sminuire.C’è, piuttosto, qualcosa da ascoltare.La verità è che dietro quelle folle c’è un bisogno di spiritualità che attraversa silenziosamente l’Europa. Un bisogno di un abbraccio caldo contro il vento freddo della solitudine, dell’abbandono morale, della frammentazione. Un bisogno di ritrovare un linguaggio capace di parlare ancora di bene, di verità, di speranza, di perdono. Leone XIV a Parigi ha parlato proprio a questa sete. Ha invitato i giovani a non rinchiudere la fede in una dimensione privata e a portare speranza là dove esistono scoraggiamento e aridità spirituale.Ed è qui che la presenza del Vescovo di Roma assume un significato che va oltre la religione. Perché dietro il Papa c’è anche la difesa di un'idea di uomo. E quindi di una società. E dunque di una civiltà.Non significa chiudersi agli altri. Al contrario.Il cristianesimo ha attraversato duemila anni confrontandosi con altri mondi, altre culture, altre religioni. Ma questo confronto può esistere soltanto se ciascuno è libero di custodire la propria identità e di proporre, senza imporla, la propria visione dell’uomo.È questa una delle grandi questioni del nostro tempo: come convivere senza rinunciare a ciò che siamo.E allora Parigi assume un significato particolare.La città della Rivoluzione, della moderni-
tà, si è trovata per un giorno a fare i conti con qualcosa che pensava forse di aver relegato definitivamente nel passato. Non necessariamente per tornare indietro. Ma per scoprire che il passato, quando contiene una parte profonda delle nostre radici, non si lascia cancellare.Poi è arrivata Lourdes.E qui il viaggio di Leone XIV cambia registro.Dopo Parigi, dopo le folle, dopo i giovani, dopo le parole pronunciate davanti a una delle grandi capitali del mondo occidentale, il Papa è andato alla Grotta di Massabielle, nel luogo in cui la fede cattolica riconosce la presenza di Maria. La preghiera alla Grotta ha segnato il passaggio dalla grande piazza alla dimensione più intima della fede.È come se, dopo aver parlato al mondo, il Papa fosse tornato all'origine. Maria.Per un cristiano nulla è più puro.Nulla incarna l'amore per Gesù più di sua madre. La madre che accompagna il figlio fino alla croce. La madre che raccoglie il dolore senza trasformarlo in odio. La madre che resta quando tutti gli altri sembrano fuggire. La madre che vive il pianto del Venerdì Santo e poi la gioia incontenibile davanti alla pietra del Sepolcro.Lourdes è dunque molto più di una tappa di un viaggio apostolico.E’ una memoria. Un senso.
Una direzione. Leone XIV rappresenta certamente una voce alternativa alla logica di un mondo nel quale il potere sembra avere nuovamente smarrito il senso del limite. Ma il suo messaggio non è quello di una contrapposizione politica. È qualcosa di più profondo: la convinzione che l'uomo non possa essere ridotto alla sua forza, alla sua utilità, al suo consumo, alla sua appartenenza o al suo successo.È una battaglia culturale prima ancora che religiosa.Forse è questa la ragione per cui un Papa americano, nella Francia della laicità, può incontrare folle così imponenti.Perché quando tutto diventa incerto, l'uomo torna a cercare ciò che non passa.E qui arriviamo al punto che più mi interessa.Noi possiamo decidere di guardare tutto questo come spettatori. Possiamo limitarci a registrare le immagini delle folle, a commentare la popolarità di Leone XIV, a considerare la fede come una curiosità del nostro tempo.Oppure possiamo porci una domanda più scomoda. Che cosa abbiamo perduto? Magari la capacità di parlare di bene senza vergognarcene. Abbiamo smesso di trasmettere una memoria. Abbiamo lasciato che la parola “tradizione” diventasse sinonimo di qualcosa di vecchio, mentre una civiltà senza me-
moria rischia di non sapere più neppure perché esiste.Tornare alla nostra storia non significa rifiutare il futuro.Significa affrontarlo sapendo chi siamo. Scegliere di stare con Leone XIV non dovrebbe significare semplicemente stare dalla parte di un Papa. Dovrebbe significare interrogarsi sulla possibilità di tornare con passione dentro una storia che abbiamo ricevuto e che abbiamo il dovere di consegnare a chi viene dopo di noi.Una storia fatta di fede, di libertà, di cultura, di carità, di bellezza.Una storia piena di errori, certo. Una storia che non può essere idealizzata e che deve avere il coraggio di riconoscere anche le proprie colpe. A cominciare da un’idea di potere temporale che per fortuna non c’è più da Porta Pia.Ecco perché credo sia arrivato un nuovo tempo che Papa Leone ci consegna. Il tempo di smettere di vergognarci delle nostre radici.Non per costruire nuovi muri. Non per dichiarare una superiorità. Ma per ritrovare una voce.Perché in un mondo nel quale tutti sembrano voler conquistare qualcosa, l'anti-potere del Papa ci ricorda una verità antica e radicale: non è sempre più forte chi riesce a dominare gli altri. A volte è più forte chi riesce ancora ad amare.Ed è proprio da qui che può ricominciare l'Occidente.
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Italia e Mondo
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L’avvertimento: «Se colpisce i vertici della finanza e i templi dell’arte, la tua impresa non è al sicuro»
Cybercrime e l’illusione dell’immunità delle Pmi
C’
DI GIAN FRANCO M URRONE*
è un diffuso autoinganno che ancora serpeggia nei consigli d'amministrazione di molte PMI: «Noi siamo troppo piccoli, o poco visibili, per finire nel mirino dei criminali informatici». I fatti recenti raccontano una realtà diametralmente opposta. La clamorosa truffa da de-
cine di milioni di euro che ha coinvolto Paolo Molesini, già presidente di Fideuram, è un monito per l'intero sistema produttivo. Un banchiere di lungo corso, cresciuto nella cultura del controllo e della gestione del rischio, pare sia stato ingannato da un attacco di social engineering sofisticato: falsi messaggi su WhatsApp e voci clonate con intelligenza artificiale per simulare l'AD
di Gruppo e indurre a trasferimenti multimilionari urgenti e riservati. Non è un caso isolato. Pochi mesi fa l'allarme ha suonato persino per le Gallerie degli Uffizi di Firenze, finite al centro di un'infiltrazione informatica mirata a carpirne archivi e sistemi di sicurezza interna. Se le maglie della vulnerabilità si aprono ai vertici della finanza privata e in uno dei massimi poli museali al mondo, è tempo di prendere atto di un’amara verità: nessuno è immune, nessuno è escluso. LA METAMORFOSI DELLA MINACCIA: L'IA ARMA L’INGEGNERIA SOCIALE Il cybercrime contemporaneo non assomiglia più al pirata solitario che forza un firewall nel buio di una stanza. È un’industria organizzata, paziente e chirurgica che ha compreso il fattore chiave: il punto debole di qualsiasi perimetro difensivo resta l'essere umano. Con la democratizzazione dell'intelligenza artificiale generativa, gli attacchi non sono più traduzioni maccheroniche piene di errori sintattici: I deepfake vocali replicano tono, cadenza e respiro di amministratori delegati o fornitori abituali; lo spear phi-
shing sfrutta informazioni aperte sui social per costruire pretesti aziendali credibili: acquisizioni confidenziali, fatture insolute, urgenze di cassa; le infiltrazioni silenti restano dormienti per mesi nelle reti aziendali in attesa del momento critico per colpire. In questo contesto, considerare la sicurezza informatica una mera “questione tecnica delegata al reparto IT” è una miopia strategica che può costare la continuità aziendale. TRE PILASTRI PER UNA VERA RESILIENZA D'IMPRESA La sicurezza assoluta non esiste; esiste invece la capacità di mitigare il rischio e resistere all'urto. Per imprenditori e manager, il cambio di passo deve poggiare su tre direttrici: Coltivare la cultura del dubbio e la procedura a doppio canale: La velocità non deve mai superare il presidio interno. Di fronte a richieste di pagamenti straordinari, modifiche di IBAN o ordini riservati giunti via chat o email, la regola aurea deve essere il disinnesco dell'urgenza: verificare sempre di persona o tramite un canale alternativo e prestabilito, a prescindere dal rango apparente di chi or-
dina l'operazione. Allenamento continuo delle persone, non solo software: Firewall e antivirus sono inutili se il personale non è addestrato a riconoscere le trappole cognitive. La formazione non può essere un adempimento annuale una tantum, ma una simulazione costante e misurabile sul campo. Cyber insurance: trasferire il rischio residuo: Così come proteggiamo gli stabilimenti dal fuoco e i magazzini dal furto, il patrimonio intangibile e i flussi finanziari richiedono polizze cyber dedicate. Danni diretti da estorsione, interruzione dell'attività, perdite patrimoniali da frode, risarcimenti terzi per violazione dati e spese legali non possono restare interamente a carico del conto economico dell'azienda, specie se questi sono particolarmente fragili. La sicurezza informatica non è più un semplice costo di gestione: è la prima linea di difesa del valore proprio dell'impresa. In un mondo iperconnesso dove anche i più esperti cadono in trappola, è urgente aumentare il livello di attenzione, consapevolezza e prudenza a tutti i livelli. *STRATEGY & BUSINESS ADVISOR, BOARD MEMBER & PUBLIC AFFAIRS
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CRONACHE DAL FUTURO
La Rubrica
lunedì 28 settembre 2026
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a cura di CRISTIANO SAMPOGNA e LORENZO CARBONE
L’IA è il nostro compagno di banco, la vera sfida è insegnare a usarla senza rinunciare al pensiero critico
Il sonaglio della campanella bionica
“L
a distinzione tra passato, presente e futuro è solo un'illusione ostinatamente persistente.” (A. Einstein) L’intelligenza artificiale è già entrata a scuola, mica ha bussato, mica ha aspettato circolari ministeriali o regolamenti d’istituto. È entrata dagli smartphone degli studenti e dai computer degli insegnanti. Molti studenti usano già l’IA per fare i compiti a casa: riassunti, temi, traduzioni, esercizi, ricerche, problemi, presentazioni. A volte la usano bene, altre volte copiano una risposta senza averla capita e boom. È a questo punto che nasce un enorme problema. Non è l’IA in sé a impoverire l’apprendimento: è il suo uso passivo, automatico, privo di controllo. Uno studente può produrre un compito formalmente perfetto e non aver imparato nulla. Pensare di risolvere tutto con un divieto è poco realistico, si può vietare Chat (come la chiamano) durante una verifica. Ma a casa l’IA resterà disponibile in pochi secondi. Se uno strumento è ormai parte della vita quotidiana, la scuola non può fingere che non esista: deve insegnare a governarlo.Questo significa cambiare radicalmente l’approccio ai compiti. Chiedere “scrivi una relazione su Manzoni (ancora i Promessi Sposi)” o “spiega la rivoluzione industriale” rischia di misurare più la capacità di interrogare un chatbot che quella di ragionare. Bisogna progettare attività nelle quali l’IA possa essere utilizzata, ma non possa sostituire lo studente. Si può, per esempio, chiedere agli alunni di interrogare un sistema di IA su un argomento, individuare affermazioni da verificare e controllarle su fonti affidabili. Oppure far produrre all’IA un testo e chiedere di criticarlo, migliorarlo, trovare contraddizioni, distinguere fatti da opinioni. Così l’IA smette di essere una scorciatoia e diventa materiale di lavoro. La scuola deve spostare il proprio obiettivo dal “prodotto finale” al processo. Non basta più valutare soltanto il tema o la presentazione consegnata. Bisogna capire come lo studente ci è arrivato, quali fonti ha usato, quali domande ha posto, quali errori ha riconosciuto e, soprattutto, che cosa ha realmente compreso. Il valore si sposta dalla risposta alla capaci-
tà di giudicare la risposta.Anche le verifiche dovranno cambiare, avranno maggiore importanza il confronto orale, la discussione in classe, il lavoro svolto sotto la supervisione del docente, la capacità di spiegare un procedimento e difendere una tesi. Nell’epoca dell’IA diventa essenziale distinguere ciò che uno studente sa fare da ciò che riesce semplicemente a ottenere da uno strumento.E poi ci sono loro, gli insegnanti, la stanno già usando: per preparare lezioni, creare esercizi, semplificare testi, progettare attività, costruire mappe o cercare idee. Non c’è nulla di sbagliato, non c’è nulla di demoniaco. Ma anche per i docenti vale la stessa regola: l’IA deve essere un assistente, non un sostituto del giudizio professionale. Un insegnante non può prendere una lezione generata automaticamente e portarla in classe senza averla letta, verificata e adattata, non può affidare a un algoritmo la valutazione di uno studente senza esercitare il proprio giudizio. L’IA sa essere convincente anche quando sbaglia, ed è proprio questa caratteristica a renderne necessario un uso competente, i docenti non dovrebbero concentrarsi soltanto sugli strumenti o su come scrivere un
prompt efficace, serve una formazione culturale: capire come funzionano questi sistemi, quali sono i loro limiti, perché possono inventare informazioni, come verificare una fonte, proteggere i dati personali e riconoscere distorsioni.Demonizzare l’intelligenza artificiale sarebbe un errore educativo, quando la scuola demonizza uno strumento che gli studenti usano ogni giorno, perde credibilità e perde l’occasione di insegnarne l’uso corretto. È la stessa lezione imparata con Internet: il punto non era impedire l’accesso alle informazioni, ma insegnare a confrontare le fonti e valutarne l’affidabilità.Con l’IA il passaggio è ancora più importante, perché non stiamo parlando soltanto di una fonte di informazioni. Parliamo di uno strumento capace di produrre testi, immagini, codice, spiegazioni e soluzioni in pochi secondi, se la scuola continuerà a valutare soprattutto attività che una macchina riesce a svolgere facilmente, saranno quelle attività a diventare obsolete, non l’intelligenza artificiale.La sfida, dunque, è ripensare che cosa vogliamo insegnare, è educare alla critica, a riconoscere l’errore, l’informazione e la sua articolazione è ormai mero strumento,
memorizzarenozioni resterà utile, ma non sufficiente. Diventeranno sempre più importanti la capacità di fare domande, verificare una risposta, riconoscere un errore, collegare conoscenze diverse, argomentare una scelta e assumersi la responsabilità di ciò che si afferma. L’intelligenza artificiale non rende inutile la scuola, semplicemente catalizza il fine rendendo evidente quanto la scuola debba concentrarsi su ciò che una macchina non può sostituire facilmente: il giudizio, la curiosità, il dubbio, la relazione educativa, la capacità di comprendere davvero. Gli studenti useranno l’IA, gli insegnanti useranno l’IA. Il processo è già iniziato e non tornerà indietro. La scelta non è tra una scuola con l’intelligenza artificiale e una scuola senza, è tra una scuola che lascia gli studenti soli davanti a questi strumenti e una scuola che insegna loro a usarli con intelligenza.Ed è forse questo il paradosso più interessante: nell’epoca dell’intelligenza artificiale, il compito principale della scuola sarà insegnare, ancora più di prima, a pensare con la propria testa. “Dio è morto, Marx pure, e anche io non mi sento molto bene” (Eugene Ionesco)
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LUNEDÌ 28 SETTEMBRE 2026 07:00
CARTOON WORLD
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SERIE CRONACHE
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I TESORI DELL’ETNA
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TANTE MANI IN CUCINA TA A
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SERIE CRONACHE
15:30
CARTOON WORLD
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CINE CRONACHE
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NEWS DELLA NOTTE
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Cronache Lucane L'assestamento approvato dalla maggioranza Bardi ha una precisa idea di regione
Una manovra di sviluppo Previste ulteriori somme per il bonus gas. Nella legge ci sono anche il ponte Musmeci e le scale mobili potentine
L’
DI MASSIMO DELLAPENNA
assestamento di bilancio approvato dal Consiglio Regionale, a ben leggere, è un documento che, al di là di ogni logica meramente tecnica, prova a trasferire anche in una manovra di assestamento, una visione politica. Quello che appare dalla visione dei numeri è che la lettura politica del Governo Bardi è interamente votata allo sviluppo economico e sociale della Regione con un occhio alle famiglie e uno agli investimenti. ACCORDO DI COESIONE E OPERE PUBBLICHE Parlare è una attività relativamente semplice. Più difficile era riuscire a trovare in una manovra di assestamento oltre 180 milioni per gli interventi dell’Accordo per la Coesione L'assestamento voluto da Bardi ed approvato dal
__Bardi
centrodestra, rende operative risorse del Fondo di rotazione per circa 180,095 milioni di euro,
versi ambiti: ambiente, cultura, territorio, mobilità, sviluppo economico, imprese, salute e ricerca. Tra gli interventi interessati ci sono: il Ponte Musmeci di Potenza (11mln di euro),·Scale mobili di Potenza (6,5 milioni di euro), Villa Nitti a Maratea: (2,5 milioni di euro), Green Communities della Montagna Materana e Dolomiti Lucane (3,8 milioni di euro) ed altri interventi. BONUS GAS Nel momento della difficoltà economica e della crisi finanziaria anche legata alle questioni energetiche era assolutamente necessario per i lucani trovare ulteriori risorse per il Bonus Gas. Bardi, con grande impegno, trova ulteriori 28,7 milioni di euro, provenienti da economie relative ad altri progetti Eni. Quecollegate a 55 progettuali- ste risorse si aggiungono tà: 34 interventi strategici ai 15 milioni già previsti e 21 linee d’azione. dalla legge regionale di Le risorse interessano di- stabilità, portando la dota-
zione complessiva destinata alla misura a 43,7 milioni di euro. Si tratta, in questo caso di autentiche risorse aggiuntive, nuove ed ulteriori rispetto a quanto previsto nel documento previsionale. SOLIDARIETÀ E SVILUPPO Come detto all'inizio, tra bonus gas per le famiglie, fondi di coesione e risorse ad investimenti nei Comuni, è chiaro che la Regione Basilicata guidata da Bardi ha la ferma volontà di proseguire lungo una strada maestra che si occupa del problemi dei cittadini. Sia chiaro, lo diciamo proprio per la massima chiarezza, questa non è la finanziaria, è una riforma di assestamento. Proprio per questo trovare ulteriori risorse non era necessario e, soprattutto, non era semplice. Bardi ci è riuscito con grande fortuna per noi.
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Primo piano
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A 25 anni dalla riforma del Titolo V, il convegno a Maratea. Calderoli: «Rafforzare il ruolo dei Consigli regionali». Pittella: «Superare la logica della contrapposizione»
A Villa Nitti, focus sul bilancio e prospettive del regionalismo MARATEA. Il futuro del regionalismo italiano e il ruolo delle Assemblee legislative regionali sono state al centro del convegno promosso dalla Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome, che si è tenuto nel fine settimana appena trascorso a Maratea, nella splendida cornice di Villa Nitti, residenza estiva del meridionalista Francesco Saverio Nitti. L'iniziativa, promossa dal presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Marcello Pittella, rappresenta un momento di bilancio a 25 anni dalla riforma del Titolo V della Costituzione, che ha ridisegnato i rapporti tra Stato e Regioni. Il sindaco di Maratea, Cesare Albanese, ha rivolto un caloroso benvenuto ai partecipanti. «È un onore ospitare questo importante appuntamento, dedicato al ruolo delle Assemblee legislative regionali e alle nuove responsabilità delle istituzioni territoriali. A 25 anni dalla riforma del Titolo V della Costituzione, il confronto assume particolare rilevanza: coesione, sanità, ambiente, infrastrutture, cultura e sviluppo sostenibile richiedono istituzioni capaci di dialogare e di tradurre le scelte in risposte concrete. È nei territori, infatti, che le politiche pubbliche diventano realtà e incidono sulla qualità della vita delle comunità». L'assessore all'Ambiente Laura Mongiello, portando i saluti del presidente della Regione Vito Bardi, ha richiamato la necessità di un bilancio concreto sul regionalismo dopo 25 anni di Titolo V. «Al centro deve stare il rapporto tra autonomia differenziata e federalismo fiscale, che deve sempre camminare di pari passo con la coesione
nazionale, con la garanzia dei livelli essenziali di assistenza e con diritti di cittadinanza uguali su tutto il territorio della Repubblica». Mongiello ha inoltre sottolineato il «ruolo strategico» delle Assemblee legislative, «luoghi primari in cui si scrive una legislazione di qualità a stretto contatto con i cittadini». «Villa Nitti ci ricorda una grande verità: un regionalismo forte e maturo non rema mai contro lo Stato, ma è il motore per costruire uno Stato più efficiente e vicino ai bisogni reali dei cittadini». IL CONFRONTO CON IL MINISTRO CALDEROLI Nel corso del primo panel moderato dal giornalista di Cronache Tv e conduttore di “Oltre il giardino” Paride Leporace, il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Roberto Calderoli, collegato da remoto, ha affrontato i principali passaggi delle riforme istituzionali degli ultimi anni, sottolineando l'importanza della leale collaborazione tra Regioni e Province autonome. «Sarebbe opportuno rafforzare il coinvolgimento della componente consiliare nei confronti istituzionali tra Stato e Regioni, soprattutto quando vengono affrontate questioni che riguardano direttamente la legislazione regionale», ha affermato Calderoli. «La Conferenza delle Regioni, composta prevalentemente dai presidenti delle Giunte e dagli Assessori, tende a coinvolgere meno la componente legislativa. Su questioni specifiche, la presenza dei Presidenti delle Assemblee legislative e dei rappresentanti dei Consigli regionali sarebbe necessaria e utile». GLI INTERVENTI
Il presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Marcello Pittella, ha allora toccato il tema del dialogo e della non rivalità tra Giunte e Consigli regionali, uno dei nodi centrali del regionalismo italiano. «Il passaggio all'elezione diretta del Presidente della Regione ha spesso sbilanciato i poteri a favore dell'esecutivo, riducendo il Consiglio a un ruolo di ratifica. Occorre inaugurare una nuova stagione di maturità politica, basando il tutto su due punti centrali: la condivisione preventiva e il controllo costruttivo». Il professor Giulio Salerno, dell'Università degli Studi di Macerata, ha evidenziato come le riforme avviate dal 1999 abbiano accentuato il ruolo degli esecutivi e prodotto uno «smarrimento» della centralità delle Assemblee legislative. «Non si deve puntare semplicemente a ridurre il 'peso' dell'esecutivo. La sfida è uscire dalla logica della mera contrapposizione tra gli organi e gli apparati regionali e far crescere davvero il 'peso' delle Assemblee nell'esercizio dei loro tipici poteri, a partire da quelli relativi alla legislazione e al controllo». Roberto Valente, coordinatore dei Segretari Generali delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome, ha sottolineato: «La riforma del Titolo V ha ampliato, almeno sul piano formale, la potestà legislativa regionale, ma nella pratica la legislazione statale e il rafforzamento degli esecutivi hanno ridotto gli spazi dei Consigli. Il loro ruolo non si misura solo dalle leggi approvate: conta la capacità di rappresentare le comunità, indirizzare e controllare il governo e valutare le politiche pubbliche». Nazario Pagano, presiden-
te della Prima Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, ha dichiarato: «A 25 anni dalla riforma del Titolo V, l'esperienza alla guida del Consiglio regionale d'Abruzzo mi insegna che l'autonomia vive nelle Assemblee. La sfida è fare delle differenze una risorsa comune: servono Consigli capaci di dare voce ai territori e istituzioni che cooperino. La misura dell'autonomia è la sua capacità di rendere effettiva l'eguaglianza». Tra i presenti in Sala, oltre ai Sindaci, alle autorità civili e militari e al direttore dell’APT Basilicata, Margherita Sarli, il Capo di Gabinetto del Consiglio, Nicola Coluzzi e il già dirigente generale del dipartimento Programmazione e finanze della Regione Basilicata ed esperto di programmazione europea 2028-34 Elio Manti. POLITICHE INDUSTRIALI E SVILUPPO Nel corso del terzo panel, dedicato a «Lavoro, politiche industriali, bellezze naturali e giacimenti culturali» moderato da Francesco Loscalzo responsabile Ansa Basilicata, è stato affrontato il tema della politica industriale regionale attraverso le principali leve dello sviluppo: lavoro, formazione, competitività, innovazione tecnologica e sostegno alle imprese. Renato Brunetta, presidente del CNEL, ha richiamato il valore del protocollo di collaborazione
tra CNEL e Conferenza delle Assemblee legislative. «Chi ha una rete ha un tesoro. Nei Consigli regionali risiedono gli agenti della valorizzazione delle reti territoriali». Donato Macchia, presidente vicario Confindustria Basilicata, ha sottolineato: «Non chiediamoci soltanto se sia giusto avere più Stato o più Regioni, ma chiediamoci quale livello istituzionale sia più efficace nel raggiungere un obiettivo. La politica industriale regionale non deve essere una strategia chiusa dentro i confini della Regione, ma deve essere il contributo di ogni territorio a una politica industriale nazionale ed europea. Una politica capace di mettere in rete le nostre competenze, i territori e le persone». Quintino Pallante, presidente del Consiglio regionale del Molise, ha sottolineato che «il futuro delle politiche industriali regionali deve essere costruito attraverso una collaborazione stabile tra istituzioni, imprese, università, sistema della formazione e parti sociali. La politica industriale regionale deve essere innanzitutto una politica di sistema». Concludendo il terzo panel, Pittella ha affermato: «Le politiche industriali non possono essere affidate solo ai territori: serve un indirizzo nazionale ed europeo capace di misurarsi con transizione energetica, cambiamenti climatici, nuove professionalità e instabilità internazionale. Ma le Regioni devono essere protagoniste nell'attuazione, valorizzando le proprie risorse e costruendo condizioni concrete per attrarre investimenti. Per la Basilicata questo significa puntare su energia, formazione, innovazione, aerospazio e osservazione della Terra, con una strategia di lungo respiro e scelte coraggiose».
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Presidenti regionali ed esperti discutono di divari territoriali, sostenibilità e assistenza. Pittella: «Occorre investire in ricerca, genetica e nuove terapie»
Cure, 2,3 milioni di italiani in difficoltà A Maratea il confronto sul futuro del Ssn
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a sanità si misura anche dalla possibilità concreta di ottenere una cura, senza che il reddito o la Regione di residenza diventino un ostacolo. È il tema emerso a Maratea nel confronto conclusivo dell’iniziativa promossa dalla Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome, su iniziativa del presidente del Consiglio regionale della Basilicata Marcello Pittella, a 25 anni dalla riforma del Titolo V della Costituzione.Nel panel «Sanità e territorio», rappresentanti istituzionali ed esperti si sono confrontati sulla rinuncia alle cure, sulla mobilità sanitaria e sui vincoli di spesa. Al centro del dibattito, la capacità delle Regioni di rafforzare l’assistenza territoriale e domiciliare, garantendo servizi accessibili e di qualità.Stefano Lorusso, direttore generale delle Risorse umane e del bilancio del Ministero della Salute, ha ripercorso le riforme del Servizio sanitario nazionale e il ruolo assunto dalle Regioni dopo la modifica del Titolo V. A suo giudizio, occorre migliorare il coordinamento tecnico tra Stato e Regioni fin dalla preparazione degli atti e aggiornare gli strumenti di programmazione, dal Piano sanitario nazionale al Pat-
to per la Salute, alla luce della riforma dell’assistenza territoriale.Federico Spandonaro, dell’Università di Tor Vergata e presidente del Comitato scientifico di CREA Sanità, ha richiamato il dato dei 2,3 milioni di cittadini che incontrano difficoltà economiche nell’accesso alle cure, con differenze marcate tra le Regioni. Il sistema, ha osservato, risponde in modo complessivamente soddisfacente ai bisogni clinici, ma resta più debole sul fronte sociosanitario. Per salvaguardare il Servizio sanitario nazionale, secondo Spandonaro, serve rivedere il rapporto tra risorse disponibili, prestazioni garantite e aspettative dei cittadini.Per Massimiliano
Manfredi, presidente del Consiglio regionale della Campania, il territorio deve diventare il luogo in cui il cittadino trova la prima risposta alla domanda di cura. In questa sfida, ha sottolineato, anche le Assemblee legislative hanno una responsabilità: «La qualità di un sistema sanitario non dipende soltanto dalle risorse che riesce a mobilitare, ma dalla capacità delle istituzioni di programmare, controllare, valutare e correggere le proprie scelte». Da un confronto stabile tra i Consigli regionali, ha aggiunto, può arrivare un contributo concreto.Quintino Pallante, presidente del Consiglio regionale del Molise, ha invitato a tenere insieme sostenibilità economi-
ca e diritto alla salute. «L’efficienza non è chiudere, ma eliminare ciò che non produce valore sanitario», ha affermato, chiedendo una maggiore cultura della valutazione nella programmazione. Sul riparto delle risorse, oggetto del lavoro avviato con il CNEL, Pallante ha sollecitato un metodo capace di rappresentare meglio le diverse realtà territoriali.Il presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Marcello Pittella, ha proposto una riflessione che va oltre l’organizzazione del sistema: «Il futuro della sanità richiede visione, coraggio e capacità di leggere i cambiamenti della domanda di salute. Una sanità più moderna, capace di rispondere ai cambia-
menti della domanda di salute: il Covid ci ha dato una grande lezione e il DM 77 del 2022 non può essere la sola risposta ad eventuali ulteriori criticità. Occorre investire in ricerca, genetica, microbiologia e nuove terapie, perché la medicina oggi è cambiata radicalmente. Occorre superare modelli rigidi e costruire una rete più integrata. Una sfida che chiama in causa Stato e Regioni, con responsabilità condivise e scelte capaci di guardare al futuro».Nelle conclusioni, il coordinatore della Conferenza e presidente del Consiglio regionale del Lazio, Antonello Aurigemma, ha riportato il confronto al principio di uguaglianza: «È giusto che non ci siano disuguaglianze tra le Regioni. Il diritto alla salute deve essere garantito in egual modo ai cittadini». Aurigemma ha chiesto inoltre decisioni fondate sul confronto di merito e sulle competenze, con una classe dirigente capace di ascoltare i territori prima di individuare le risposte.Da Maratea emerge una richiesta comune: rendere più efficace la programmazione sanitaria e avvicinare i servizi ai cittadini, mentre le Regioni sono chiamate a conciliare limiti di spesa, qualità dell’assistenza e pari accesso alle cure.
A Maratea il capogruppo di Orgoglio Lucano–Italia Viva apprezza l’iniziativa di Pittella e richiama il legame tra autonomia e coesione
Titolo V, Polese rilancia il ruolo dei Consigli «Più forza ai territori e ai diritti dei cittadini»
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l confronto sul Titolo V della Costituzione, ospitato a Villa Nitti a Maratea a 25 anni dalla riforma, deve diventare un punto di partenza per rafforzare il ruolo dei Consigli regionali e il rapporto tra istituzioni e territori. È la valutazione del capogruppo regionale di Orgoglio Lucano–Italia Viva, Mario Polese, sull’iniziativa promossa dalla Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome.Polese riconosce al presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Marcello Pittel-
la, il merito di aver voluto e organizzato un confronto che ha riportato al centro del dibattito la funzione delle Assemblee legislative. «È fondamentale ripartire dall’analisi emersa durante la discussione per guardare al futuro delle autonomie e della coesione nazionale», afferma. Il capogruppo condivide in particolare l’intervento dell’assessore Laura Mongiello, delegata del presidente Vito Bardi. Il rapporto tra autonomia differenziata e federalismo fiscale, osserva Polese, deve tenere insieme diritti di cittadinanza, livelli es-
senziali di assistenza e coesione del Paese. In questa prospettiva, i Consigli regionali possono contribuire a una legislazione più vicina ai bisogni dei cittadini e a un regionalismo capace di rendere più efficiente lo Stato.«Dalla cornice di Villa Nitti, simbolo del pensiero meridionalista, arriva un messaggio chiaro: rafforzare il ruolo dei Consigli regionali, valorizzare la rappresentanza dei territori e alimentare il dibattito è la strada maestra per rispondere concretamente ai bisogni delle comunità», conclude Polese.
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Rincari, fondi per lo sviluppo e salute degli ulivi: l’assessore incontra le organizzazioni agricole per definire priorità e sostegni
Tavolo Verde, oggi in Regione confronto sulle campagne POTENZA. È stato convocato per oggi, alle ore 10, presso la sede del Dipartimento, il Tavolo Verde con Coldiretti, Cia, Confagricoltura e Copagri. Al centro del confronto vi saranno l’aumento dei costi dei fertilizzanti, del carburante agricolo e dell’energia, dinamiche determinate anche dalle tensioni geopolitiche internazionali e dalle loro ricadute sulle filiere produttive e sui bilanci delle imprese agricole. Saranno inoltre affrontati gli interventi previsti dal Psp–Csr Basilicata 2023/2027, la situazione fitosanitaria del comparto olivicolo e le problematiche connesse alla Xylella. sessore Cicala – sarà l’occasione agricole, definire insieme le prio«Il Tavolo Verde – dichiara l’as- per ascoltare le organizzazioni rità e raccogliere proposte utili a
individuare strumenti di sostegno concretamente attivabili, nel rispetto delle competenze e delle risorse disponibili». L’incontro si inserisce nel percorso avviato dall’assessore Cicala con la richiesta urgente trasmessa al presidente della Regione, Vito Bardi, anche nella sua qualità di titolare della delega al Bilancio, e all’intera Giunta regionale, per affrontare collegialmente le difficoltà del comparto agricolo, che sul territorio lucano non sono poche. Al termine del Tavolo Verde, alle ore 12:30, l’assessore Cicala terrà una conferenza stampa per illustrare gli esiti del confronto e le iniziative che saranno avviate nei prossimi giorni.
Il Coordinamento lucano denuncia il mancato invito alla riunione regionale e contesta i tempi per consultare le aziende agricole
Tavolo Verde, sale la contestazione A Policoro un incontro sul comparto
POLICORO. Il Coordinamento Agricoltori della Basilicata contesta la propria esclusione dal Tavolo Verde convocato per lunedì 28 settembre e rivendica di aver sollevato, già nei mesi scorsi, i temi ora al centro del confronto. La protesta arriva attraverso un comunicato che mette in discussione sia la composizione dell'incontro sia il tempo concesso alle organizzazioni agricole per raccogliere le richieste degli associati. Sullo sfondo, la questione di chi possa rappresentare le difficoltà e le aspettative di chi lavora la terra. Secondo quanto riportato nella nota, al tavolo sono attesi Coldiretti, Cia, Confagricoltura e Copagri, insieme all'assessore Cicala. Il comunicato indica anche una conferenza stampa alle 12.30. Il Coordinamento denuncia di non aver ricevuto l'invito e riassume così la propria posizione: «Il Tavolo Verde? I temi li abbiamo messi noi. Il posto a sedere, no». Una critica rivolta al metodo del confronto istituzionale, prima ancora che ai suoi possibili esiti. Il gruppo sostiene di aver portato all'attenzione pubblica le questioni del comparto attraverso dati, comunicati e mobilitazioni. Rivendica dunque un lavoro precedente alla convocazione e lamenta di non poter partecipare alla di-
scussione su argomenti che considera parte del proprio percorso di iniziativa. La nota, tuttavia, non dettaglia i singoli punti all'ordine del giorno né riporta le ragioni della mancata convocazione. Quella esposta è la lettura del Coordinamento, che chiede spazio e riconoscimento nel dibattito sull'agricoltura lucana. Un passaggio centrale riguarda le quarantotto ore che, secondo il comunicato, le organizzazioni avrebbero avuto a disposizione per consultare i propri iscritti. Un intervallo giudicato insufficiente per ascoltare le aziende, raccogliere le istanze dei territori e arrivare alla riunione con una posizione condivi-
sa. La contestazione investe quindi il rapporto tra le sigle presenti al tavolo e la loro base: quanto delle esigenze degli agricoltori riesce a entrare nella discussione e attraverso quali occasioni di ascolto. Per sostenere questa critica, il Coordinamento propone una verifica pubblica: intervistare un associato per ciascuna delle quattro organizzazioni e domandargli se conosca il Tavolo Verde, se sia stato consultato e se sappia quali posizioni saranno espresse a suo nome. Si tratta di una sollecitazione polemica, non dell'esito di un'indagine: nel testo non vengono presentate testimonianze raccolte tra gli iscritti o riscontri sul-
le consultazioni effettivamente svolte. Il messaggio politico resta netto: «Perché un conto è avere la tessera. Un altro è avere voce». Alla denuncia dell'esclusione si affianca l'annuncio di un appuntamento aperto al pubblico. Il Coordinamento sarà a Policoro mercoledì 30 settembre, alle 17, nella sala consiliare, per un incontro dedicato al caporalato e ai costi insostenibili in agricoltura. L'iniziativa viene presentata come un'occasione di partecipazione diretta, senza necessità di esibire tessere all'ingresso. «Venite. Se avete il coraggio di portare i risultati — non solo la carta», è l'appello che accompagna l'iniziativa.
L'obiettivo dichiarato è dare spazio alle persone e alle domande che, nella valutazione dei promotori, non trovano un ascolto adeguato nelle sedi istituzionali. Il confronto si sposta così anche sul terreno della partecipazione. Da una parte c'è la riunione annunciata con le organizzazioni agricole e l'assessore; dall'altra, l'iniziativa con cui il Coordinamento intende rilanciare le proprie richieste. Ai soggetti chiamati in causa viene rivolto un invito a misurarsi sui risultati. Il comunicato non contiene loro repliche: resta quindi aperta la risposta alle contestazioni sui tempi dell'ascolto e sull'assenza del gruppo dal tavolo.
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A Trieste l'ordine guidato da Michele Lapenna incassa il sostegno di sedici province. Stop alla frammentazione e tutela della professione in vista della riforma
Congresso Nazionale degli Ingegneri: firma la svolta per il titolo professionale i è svolto a Trieste, taglio lessicale: frammendal 23 al 25 ta l’identità pubblica delsettembre, presso il la professione e ne indeGenerali Convention bolisce la riconoscibilità Center, il 70° Congresso presso cittadini, commitNazionale degli Ingegne- tenza e istituzioni», ha diri, dedicato a «Nuove fron- chiarato Lapenna. La protiere, nuove responsabili- posta non mette in discustà». Tra i temi centrali, ac- sione la differenziazione canto all’intelligenza arti- formativa né gli ambiti ficiale e alla Società 5.0, prevalenti. Ribadisce che la riforma degli ordina- esiste una sola professiomenti professionali. In ne di ingegnere, articolata questo contesto il Presi- internamente, e non sei diverse. dente dell’Ordine degli In- professioni gegneri della Provincia di L’iscrizione all’albo potrà Potenza, ing. Michele La- continuare a indicare l’ampenna, delegato al con- bito prevalente; ciò che va gresso, ha presentato una superato è la sostituzione proposta di inserimento del titolo con sei denominel Documento program- nazioni diverse, evitando matico riguardante il re- l’apertura a ulteriori settocupero del titolo profes- ri. La giurisprudenza amsionale unitario di Inge- ministrativa ha già chiarignere e il contrasto alla to che i tre settori indicano proliferazione dei settori una specializzazione predi albo. «La professione di valente e non un divieto ingegnere è una sola. Lo è assoluto di operare fuori nella sua natura: progetta- dal settore di iscrizione, re, condurre e stimare la- nel rispetto delle riserve di vori che riguardano co- legge e dell’autonomia struzioni, industrie, tra- della sezione. La riforma sporti, macchine e im- in corso degli ordinamenpianti, applicazioni della ti professionali — con il fisica, rilievi ed estimo. riordino delle attività riCon la ripartizione del- servate e la disciplina dell’albo in sezioni e settori, le specializzazioni — raptuttavia, il titolo unico è presenta, secondo Lapenstato sostituito da sei de- na, «l’occasione per rinominazioni distinte. Per comporre il quadro del tiuna intera generazione di tolo e delle competenze». iscritti il titolo di “inge- Occorre distinguere con gnere”, da solo, è di fatto chiarezza: che cosa è la scomparso. Non è un det- professione di ingegnere e
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chi può esercitarla e in quale ambito prevalente. Qualsiasi riforma deve evitare che i settori diventino recinti titolari distinti. La proposta chiede di: Recuperare il titolo unitario «ingegnere» per la Sezione A e «ingegnere iunior» per la Sezione B, contrastando ogni proliferazione dei settori di albo. - Evitare nuovi titoli professionali derivanti dalle specializzazioni o la loro trasformazione in nuovi settori. - Rileggere i settori come ambiti prevalenti, ridefinendo in modo unitario ed esaustivo le competenze riservate — con particolare attenzione all’ingegneria industriale e dell’informazione — prima che il residuo non attribuito diventi attività libera. - Concepire le specializzazioni come percorsi aggiuntivi di alta qualificazione, organizzati dagli Ordini anche in convenzione con le Università, senza generare nuovi titoli o nuovi settori. - Rappresentare questo orientamento presso il Ministro vigilante, le Commissioni parlamentari e in tutte le sedi di consultazione sui decreti legislativi. «Se le specializzazioni diventano nuovi titoli o nuovi settori, ripetiamo un errore già compiuto e lo aggraviamo.
Servono il titolo unitario di ingegnere e la non proliferazione dei settori: percorsi di alta qualificazione, non altri albi. E un titolo che i cittadini riconoscano: Ingegnere», ha aggiunto Lapenna. La proposta del presidente Lapenna è stata allegata al Documento programmatico del 70° Congresso Nazionale ed è stata sottoscritta da altri sedici presidenti di ordine territoriale, a conferma di un orientamento condiviso che supera il singolo territorio e chiede una linea unitaria in vista dei decreti legislativi: recupero del titolo
unitario di ingegnere e non proliferazione dei settori di albo. Hanno sottoscritto la proposta i presidenti degli ordini degli ingegneri di: Potenza, Avellino, Genova, Asti, Alessandria, Ancona, Monza Brianza, Torino, Foggia, Siracusa, Belluno, Pescara, Cuneo, Catania, Matera, Vercelli e Salerno. «A Trieste non abbiamo chiesto un ritorno al passato. Abbiamo chiesto insieme il recupero del titolo unitario di ingegnere e la non proliferazione dei settori di albo. Una professione sola, riconoscibile e responsabile», ha concluso Lapenna.
Longevità e aree interne al centro del dibattito promosso da UIL e UIL Pensionati per ripensare il modello di sviluppo regionale
Spopolamento e futuro in Basilicata: Giuseppe De Rita a Matera e Sant'Arcangelo
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a Basilicata invecchia, si spopola e rischia di perdere pezzi di territorio. Ma proprio nei paesi che sembrano più fragili può nascondersi una parte della risposta al futuro della regione. È da questo paradosso che parte il confronto con Giuseppe De Rita, fondatore del Censis, atteso in Basilicata per due giornate dedicate alla grande trasformazione demografica e sociale del Mezzogiorno, promosse da UIL Basilicata e UIL Pensionati Basilicata, con il patrocinio del Comune di Sant’Arcangelo.Non sarà soltanto un appuntamento sulla terza età. Sarà soprattutto una riflessione su che cosa può diventare una regione nella quale gli anziani aumentano, i giovani diminuiscono e intere comunità delle aree interne fanno sempre più fatica a mantenere servizi, relazioni e prospettive di sviluppo. I numeri del recente rapporto Censis confermano una tendenza inequivocabile: gli over 65 in Italia
hanno superato i 14,8 milioni e nel 2050 saranno più di un terzo della popolazione. In Basilicata l'effetto si somma allo spopolamento: meno giovani significa meno nascite, mentre più anziani richiede una domanda crescente di sanità e servizi di prossimità.Ed è qui che acquista valore il contributo di De Rita, da sempre convinto del primato del sociale e del locale. Il fondatore del Censis ha più volte richiamato il rischio di un «Mezzogiorno che non si racconta più». Se i territori smettono di raccontarsi, rischiano di diventare soltanto numeri nelle statistiche. La Basilicata deve fare i conti con la demografia e una regione anziana non può permettersi che l'invecchiamento significhi isolamento. Vivere più a lungo deve significare poter continuare a abitare nei propri paesi, con servizi accessibili e occasioni di partecipazione.L'evento si aprirà con gli incontri istituzionali a Matera per poi trasferirsi a San-
t’Arcangelo, dove il confronto vedrà la partecipazione del sindaco Vito De Filippo, di Vincenzo Tortorelli (segretario generale UIL Basilicata), Carmine Vaccaro (segretario generale UIL Pensionati Basilicata) e Gerardo Larocca (presidente Anci), insieme ad amministratori e cittadini. L'interrogativo sul futuro resta aperto: la Basilicata rischia di avere sempre meno abitanti oppure saprà trasformare le proprie comunità in un nuovo punto di forza?
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Oltre 25 milioni di investimenti dal 2015 a oggi. Pepe: «Siamo al fianco di questi imprenditori. Lavoriamo per garantire lo sviluppo del territorio»
Fonti del Vulture festeggia 130 anni di storia che «si intreccia con Rionero» C
entotrent’anni di storia, innovazione e legame con il territorio. È questo il traguardo celebrato sabato a Rionero in Vulture da Fonti del Vulture, lo stabilimento che dal 1896 imbottiglia le acque minerali e che dal 2006, con i marchi Lilia e Sveva, fa parte del sistema CocaCola in Italia. L’anniversario è stato celebrato con una giornata presso lo stabilimento, alla presenza di istituzioni regionali e locali, del top management di Coca-Cola HBC Italia, dei partner, dei dipendenti e delle loro famiglie. Il momento istituzionale ha riunito, Miles Karemacher, General Manager di Coca-Cola HBC Italia, Giangiacomo Pierini, Direttore Corporate Affairs &Sustainability Coca-Cola HBC Italia, Nicola Donato, Direttore dello stabilimento, Fabio Noli, Direttore della logistica, Mario Di Nitto, Sindaco di Rionero in Vulture, Francesco D’Alema, Presidente di Confindustria Basilicata, e Pasquale Pepe, Vicepresidente della Regione Basilicata. Nel corso della giornata si sono inoltre svolte visite guidate alle linee di imbottigliamento ed è stata allestita una mostra fotografica dedicata alla storia dello stabilimento. «I 130 anni della fabbrica rappresentano un traguardo importante e raccontano una storia che cresce e si intreccia con quella del Vulture, costruita nel tempo grazie alle persone, al-
la capacità di innovare e a un rapporto costante con la comunità locale» dichiara Miles Karemacher, General Manager di CocaCola HBC Italia. «Celebrare questo anniversario significa riconoscere il contributo di generazioni di lavoratrici e lavoratori e, allo stesso tempo, guardare al futuro, continuando a investire nello stabilimento, nelle sue competenze e nel territorio per generare crescita e valore qui in Basilicata.» Il vicepresidente della Giunta regionale Pasquale Pepe ha affermato: «Dobbiamo lavorare affinché possano decorrere almeno altri 130 anni. Parliamo di una realtà importante, che ha attraversato momenti molto difficili della nostra storia, riuscendo a superarli grazie a un connubio virtuoso tra ciò che Madre Natura ci ha consegnato e la capacità dell’uomo di trasformarlo attraverso la scienza, la progettualità e l’innovazione. È un percorso straordinario che, con Coca-Cola, è stato proiettato in una dimensione com-
pletamente diversa, internazionale, riuscendo però a conservare le caratteristiche e l’identità delle proprie origini». «Noi siamo al fianco di questi investimenti e di questi imprenditori. - continua Pepe - Lo abbiamo dimostrato concretamente anche poche settimane fa, con una decisione forte ma convinta e improntata al buon senso rispetto alla nuova disciplina delle acque minerali non imbottigliate. C’era molta incertezza, una situazione che non consentiva agli operatori di pianificare con serenità e puntualità il futuro. Abbiamo affrontato direttamente la questione, applicando criteri che riteniamo equi e che consentono, allo stesso tempo, di tutelare la risorsa acqua, garantire solidità e tranquillità agli imprenditori e prestare la massima attenzione ai territori. Credo che questa leva, insieme alle altre misure che stiamo mettendo in campo, possa contribuire a creare nuove opportunità in termini di investimenti e di occupazione».
«Centotrent’anni di attività raccontano molto più della storia di un’impresa: raccontano un pezzo della storia industriale e sociale della Basilicata. Fonti del Vulture ha saputo crescere mantenendo un legame profondo con Rionero e con questo territorio, attraverso il lavoro di generazioni di lucani e una capacità costante di innovare e investire. La presenza di un grande gruppo come Coca-Cola HBC, che continua a credere nello stabilimento e nelle sue professionalità, rappresenta un segnale importante per il futuro.» dichiara Vito Bardi, Presidente Regione Basilicata. Oggi Fonti del Vulture rappresenta una realtà industriale di riferimento per il territorio lucano. Lo stabilimento, che oggi ospita due linee di imbottigliamento, impiega oltre 60 persone direttamente e contribuisce ad attivare oltre 240 posti di lavoro nella regione. Nel complesso, l'attività della fabbrica genera sul territorio un valore di 5,5 milioni di euro, di cui 3,3
milioni destinati alle famiglie, 1,9 milioni ai fornitori locali e la quota restante allo Stato . A questo si aggiunge un percorso continuo di investimenti, che guarda al futuro: dal 2015 al 2026 Coca-Cola HBC Italia ha investito oltre 25 milioni di euro, di cui 5 solo nell’ultimo biennio, per l’ammodernamento, l’innovazione e la sostenibilità dello stabilimento di Fonti del Vulture, confermando il proprio impegno per lo sviluppo del sito e delle sue competenze. La fabbrica è radicata nel territorio del Vulture: negli anni sono stati piantati oltre 1.200 alberi, contribuendo alla creazione di 25.000 m² di nuove aree verdi, che oggi si estendono complessivamente per oltre 42.000 m²nell’area dello stabilimento. Dopo 130 anni, la storia di Fonti del Vulture continua a intrecciarsi con quella di Rionero e della Basilicata, attraverso le persone, gli investimenti e una presenza industriale che guarda al futuro mantenendo solide le proprie radici.
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Il comandante interregionale torna in Basilicata e richiama il valore dell’ascolto, della vicinanza alle persone fragili e del lavoro tra i reparti
Castello in visita ai Carabinieri lucani «Le Stazioni, presidio per i cittadini»
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n ritorno nella sede che aveva guidato da comandante della Legione. Il generale di Corpo d’Armata Rosario Castello, dal 10 settembre alla guida del Comando interregionale Carabinieri “Ogaden” di Napoli, ha visitato la Caserma Lucania di Potenza. Ad accoglierlo è stato l’attuale comandante della Legione “Basilicata”, il generale di Brigata Luca Mennitti.La visita si è aperta con un incontro privato con alcuni familiari di militari dell’Arma insigniti delle più alte decorazioni al valore. Un momento di raccoglimento dedicato alla memoria dei Carabinieri caduti nell’adempimento del dovere e al legame che l’Arma mantiene con le loro famiglie.Castello ha poi incontrato una rappresentanza dei militari della Legione e dei Comandi provinciali di Potenza e Matera, insieme ai Carabinieri Forestali, ai
Reparti speciali, alle associazioni professionali a carattere sindacale e ai rappresentanti dell’Associazione nazionale Carabinieri e dell’An.For. A tutti ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto quotidianamente sul territorio.Nel suo intervento, il comandante interregionale si è soffermato soprattutto sul ruolo delle Stazioni Carabinieri, definite «un baluardo a difesa delle comunità». La loro presenza capillare, ha osservato, offre ai cittadini un punto di riferimento anche nei centri più piccoli e nei territori più isolati, dove all’attività di controllo si affiancano ascolto e attenzione alle persone più vulnerabili.La visita è stata anche l’occasione per fare il punto sulle esigenze operative della Basilicata. Castello ha richiamato la necessità di una collaborazione costante tra i presìdi territoriali e i reparti specializzati nella tutela
dell’ambiente, nella difesa del tessuto economico e nel contrasto alla criminalità organizzata e comune. Un passaggio è stato dedicato al benessere del personale e allo spirito di corpo, indicati come elementi essenziali per affrontare le attività quotidiane dell’Arma.Prima di lasciare la Caserma Lucania, il generale ha firmato il Libro d’Onore della Legione.Originario di Noto, in provincia di Siracusa, Castello ha intrapreso la carriera militare nel 1981. Nel corso degli anni ha guidato, tra gli altri incarichi, il Gruppo di Frascati, il Comando provinciale di Bari e le Legioni “Basilicata” e “Sicilia”. Nel 2023 è stato capo dell’Ufficio generale Affari giuridici dello Stato Maggiore della Difesa. Promosso generale di Corpo d’Armata il 1° gennaio 2026, ha assunto il comando interregionale “Ogaden” lo scorso 10 settembre.
I comandanti dei venti reparti italiani si sono riuniti sul Pollino per fare il punto sulla salvaguardia delle aree protette
Il generale Parrulli riunisce i Carabinieri Parco A Rotonda il confronto sulla tutela ambientale
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comandanti dei 20 Reparti Carabinieri Parco d’Italia si sono riuniti nel Parco del Pollino per un incontro operativo presieduto dal generale di Corpo d’Armata Fabrizio Parrulli, comandante del Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari dei Carabinieri. Al centro del confronto, le attività di tutela delle aree protette e la collaborazione con gli enti Parco.I reparti operano dalle Alpi all’Aspromonte su un patrimonio di biodiversità che si estende
per 1 milione e 328mila ettari. Accanto ai controlli sul territorio, i Carabinieri Forestali svolgono monitoraggi ambientali, collaborano ai progetti di ricerca e alle iniziative di educazione ambientale e forniscono supporto tecnico agli enti Parco. Tra le loro attività rientra anche l’istruttoria sulle utilizzazioni forestali, un lavoro che richiede una conoscenza diretta dei territori e delle loro caratteristiche.Accompagnato dal generale di Divisione Simonetta De Guz, Par-
rulli ha visitato il museo del Parco ed è stato poi accolto nella sede dell’Ente dal commissario straordinario Luigi Lirangi e dal sindaco di Rotonda, Rocco Bruno. Lirangi ha sottolineato il ruolo dei Carabinieri Forestali nella salvaguardia del Pollino, un territorio vasto e diversificato, e l’importanza della collaborazione operativa con l’Ente. Bruno li ha indicati come un punto di riferimento per la comunità.Nel corso della riunione, Parrulli ha fatto il punto con i co-
mandanti sul lavoro svolto nei parchi nazionali e sul supporto offerto agli enti che li gestiscono, esprimendo apprezzamento per l’impegno quotidiano dei militari. L’incontro è stato anche un’occasione per condividere le esperienze maturate nei diversi territori, dalle aree alpine a quelle dell’Italia meridionale. Una rete di presìdi chiamata a proteggere ambienti diversi, con attività che uniscono vigilanza, competenze tecniche e tutela della biodiversità.
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Basilicata 24 ore
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MATERA Il Dirigente FIGC e Vicepresidente A.Di.Se: «Questo riconoscimento è motivo di sincera gratitudine»
Governance, Competenza e Visione: a Rocco Galasso il Premio EuroMed
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occo Galasso ha ricevuto a Matera il Premio EuroMed 2026 per le Eccellenze dello Sport, nell’ambito delle Cene del Mediterraneo. Il riconoscimento valorizza il suo impegno nel mondo sportivo e, in particolare, il lavoro dedicato alla formazione della classe dirigente del calcio. La serata del 25 settembre, ospitata all’Hotel San Domenico, ha riunito personalità dello sport e della vita pubblica in un contesto di incontro internazionale. Tra i premiati figurano anche Franco Selvaggi, campione del mondo nel 1982, Michele Uva e Donato Curcio. Presen-
te Antonio Di Pietro, insignito del Premio Speciale Italia, che ha ripercorso la stagione di Mani Pulite. L’appuntamento, dedicato alla Tunisia, ha dato spazio anche alle tradizioni gastronomiche mediterranee: un’occasione per avvicinare persone, esperienze e culture attorno allo stesso tavolo. «Ricevere questo premio è per me motivo di sincera gratitudine. Ringrazio quanti hanno voluto riconoscere il mio impegno nello sport e, soprattutto, nella formazione di chi è chiamato ad assumere responsabilità dirigenziali. Condividere questo momento con persone che hanno da-
to un contributo così significativo al mondo sportivo, anche partendo dalla nostra regione, rende il riconoscimento ancora più prezioso. Porto con me il ricordo di una serata ricca di incontri, dialogo e umanità», ha dichiarato Rocco Galasso. GOVERNANCE, COMPETENZA E VISONE: LE RAGIONI DEL PREMIO A GALASSO Rocco Galasso, in qualità di Dirigente Sportivo della FIGC e Vice Presidente dell'Associazione Dirigenti Sportivi (A.Di.Se.), rappresenta un esempio emblematico di impegno e passione per lo sviluppo
dello sport. Rocco Galasso ha percorso una carriera di successo nel settore sportivo, ricoprendo ruoli di responsabilità che ne attestano le capacità organizzative e gestionali. La sua posizione nella FIGC e nella A.Di.Se. gli consente di essere un attore chiave nello sviluppo di strategie e pratiche innovative che promuovono la buona governance e la professionalità nel mondo sportivo. La sua esperienza è un esempio di come la leadership possa plasmare e migliorare l’intero ecosistema sportivo. La sua attività come Docente e Formatore presso la Scuola dello Sport del
CONI in Basilicata evidenzia il suo impegno per l'istruzione e la crescita professionale di futuri dirigenti e tecnici sportivi. Galasso crede fermamente nell’importanza della formazione continua e nell’aggiornamento professionale, contribuendo così a formare una nuova generazione di leader competenti e responsabili nel mondo dello sport. Il conferimento del Premio EuroMed a Rocco Galasso rappresenta un riconoscimento alla sua instancabile dedizione, alla sua professionalità e al suo contributo significativo allo sviluppo dello sport in Italia e nel Mediterraneo.
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Potenza
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POTENZA Lucia e Dell’Olio: « Dietro ogni dipendente vi sono famiglie monoreddito. Chiediamo una soluzione definitiva»
Trasporto urbano, Uil Trasporti tuona: «Basta immobilismo»
__Vito Lucia
POTENZA. «La situazione del Trasporto Pubblico Locale della città di Potenza non è più sostenibile. Sono trascorsi ormai oltre nove mesi di proroghe relative alla stipula del contratto di appalto per la gestione del servizio urbano della città capoluogo della Basilicata» dichiarano Vito Lucia, Segretario Regionale TPL UILTrasporti Basilicata, e Riccardo Dell'Olio, RSA Aziendale, intervenendo sulla perdu-
rante incertezza che interessa il servizio di trasporto pubblico del capoluogo. «La società Miccolis, attuale gestore del TPL cittadino e aggiudicataria della gara regionale, continua ad operare in una fase di proroga che genera forte preoccupazione tra i lavoratori e le loro famiglie. Dopo le proroghe del 30 giugno e del 31 agosto, è arrivata un'ulteriore proroga fino al 30 novembre. Una situazione che conti-
nua ad alimentare dubbi e preoccupazioni sul futuro del servizio e soprattutto sulle garanzie occupazionali per i lavoratori coinvolti» continuano Lucia e Dell’Olio che aggiungono: «Come UILTrasporti Basilicata esprimiamo forte preoccupazione per le ricadute occupazionali derivanti da questo stallo. Dietro ogni lavoratore del trasporto pubblico locale vi sono famiglie, spesso monoreddito, che hanno diritto a vivere e programmare il proprio futuro con serenità e dignità. Non è accettabile che l'incertezza continui a gravare sui lavoratori a causa di ritardi e lungaggini burocratiche». «Per questo motivo, insieme alle altre Organizzazioni Sindacali di categoria, abbiamo già richiesto un incontro urgente al Comune di Potenza, alla Regione Basilicata e al Prefetto di Potenza, affinché tutte le istituzioni coinvolte assumano le necessarie responsabilità e contribuiscano a definire una soluzione concreta e definitiva nell'interesse dei lavoratori e dei cittadini» dichiara-
no. I rappresentanti sindacali richiamano inoltre l'attenzione sulla questione della scala mobile "Prima", che collegava Piazza XXIII Agosto a Viale Marconi e che risulta chiusa dal 31 dicembre 2025: «Chiediamo che vengano accelerati tutti gli adempimenti necessari per rendere pienamente fruibili le risorse già stanziate per il rifacimento dell'impianto. I 6,5 milioni di euro destinati dal Ministero sono già nelle disponibilità della Regione Basilicata. Adesso occorre passare rapidamente dalle parole ai fatti». «Non possiamo sottovalutare le conseguenze sociali e occupazionali della chiusura dell'impianto. La stessa azienda Miccolis ha recentemente annunciato 14 esuberi attribuiti proprio agli effetti della chiusura della scala mobile. Una notizia che desta forte preoccupazione e che conferma quanto mobilità e occupazione siano strettamente collegate. - sottolineano i sindacalisti - A pagare il prezzo più alto di questa situazione sono i
cittadini lucani che ogni giorno raggiungono Potenza per motivi di lavoro e di studio, oltre agli anziani e ai pensionati che rappresentano una parte significativa dell'utenza del trasporto pubblico urbano e che risultano tra i più penalizzati dai disservizi». «La città di Potenza dispone di infrastrutture importanti per la mobilità urbana che, se adeguatamente valorizzate e gestite, possono garantire un servizio efficiente, moderno e all'altezza delle esigenze della comunità lucana. È una responsabilità che chi governa non può sottovalutare né trascurare fino al punto da generare chiusure, disservizi e incertezze occupazionali» ribadiscono e concludono: «I cittadini lucani meritano rispetto. Meritano servizi efficienti, il diritto alla mobilità, la tutela del lavoro e risposte concrete per il futuro delle loro famiglie. È il momento di agire con responsabilità e determinazione. Basta immobilismo: Potenza merita un servizio di mobilità degno di un capoluogo di Regione».
Un viaggio nell'architettura e nell'identità del capoluogo: dal Musmeci al ponte attrezzato per discutere dell'evoluzione urbana della città
L’anima della città verticale: il debutto di “Potenza Brutale Talk”
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n viaggio nell’anima architettonica del capoluogo lucano per rileggerne le trasformazioni, comprendere il senso di appartenenza della comunità e tracciare le prospettive di vivibilità per il futuro. È il fulcro dell’incontro dal titolo “Dal Musmeci al ponte attrezzato: l’evoluzione della città verticale e il rapporto con i cittadini”, tenuto ieri pomeriggio nel Museo Archeologico Provinciale di Potenza. L’evento segna l’esordio ufficiale del ciclo Potenza Brutale Talk, un’iniziativa culturale promossa dalla società editrice BBS S.r.L nell’ambito del cartellone dell’Autunno Letterario, per aprire uno spazio permanente di riflessione e dibattito partecipato sull’iden-
tità urbanistica, sociale e culturale della città. Al centro del primo appuntamento ci sono le grandi opere ingegneristiche e le infrastrutture che hanno plasmato il volto di Potenza, trasformandola in un laboratorio di architettura contemporanea a cielo aperto. Dal rivoluzionario ponte scultoreo di Sergio Musmeci sul fiume Basento, opera simbolo dell’ingegno strutturale novecentesco, al sistema di connessione pedonale e meccanizzata del ponte attrezzato, l’incontro mette a confronto le intuizioni dei progettisti con la realtà della vita quotidiana dei cittadini. Il panel degli interventi vede protagonisti gli amministratori del capoluogo lucano degli
ultimi 20 anni, pronti a dialogare e ad apportare la propria esperienza sui temi dello sviluppo del territorio, della gestione urbana e delle sfide legate alla conformazione della “città verticale”.
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lunedì 28 settembre 2026
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Le Autorità Giudiziarie hanno disposto il trasferimento in carcere per quattro maggiorenni e il collocamento in comunità per due minori
Melfi, tentato omicidio in concorso e porto d’armi ingiustificato: sei misure cautelari
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urante le prime ore della giornata di sabato, i Carabinieri della Stazione di Melfi hanno dato esecuzione a sei misure cautelari nei confronti di altrettante persone, tutte residenti nel Comune di Melfi, ritenute gravemente indiziate di tentato omicidio aggravato in concorso e porto ingiustificato di armi. I provvedimenti restrittivi sono stati emessi dai rispettivi G.I.P. accogliendo le richieste avanzate dalla Procura della Repubblica di Potenza e dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni del capoluogo. Le indagini, condotte con tempestività dai militari della Stazione di Melfi e dirette rispettivamente dalla Procura Ordinaria di Potenza e dalla
Procura Minorile di Potenza, hanno permesso di ricostruire un grave fatto di sangue avvenuto la sera del 13 agosto 2026, scaturito da pregressi dissidi familiari. La vittima, un uomo originario di Melfi ma residente in provincia di Salerno, in rapporti di parentela col gruppo di aggressori, era stata bloccata in strada mentre transitava a bordo di una autovettura unitamente al di lui fratello. Le sei persone sottoposte ad indagini – quattro maggiorenni e due minorenni – davano corso a una violenta aggressione armata nei confronti della vittima colpendolo alla nuca con un corpo contundente e attingendolo ripetute volte, con l’uso di un coltello, al torace; a seguito di tale aggressione a mano arma-
ta la vittima riportava lesioni gravissime ad organi vitali. Sulla scorta del solido quadro indiziario raccolto dalla Stazione Carabinieri di Melfi, e
condividendo la necessità di arginare il concreto pericolo di reiterazione dei reati evidenziato dalle due Procure richiedenti, le Autorità Giudiziarie hanno
disposto il trasferimento in carcere per i quattro maggiorenni e il collocamento in strutture comunitarie per i due minorenni coinvolti.
Un'occasione per raccontare, attraverso musica, balli e recitazione, i valori della speranza, della fiducia e delle possibilità
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Venosa, grande successo per l’iniziativa “Il cielo è sempre più blu”
untuale come l’avvicendarsi delle stagioni, è tornato l'appuntamento con la Festa di fine estate, dei Padri Trinitari di Venosa e Bernalda, un momento che ogni anno segna l'avvio delle nuove attività insieme ai ragazzi ospiti del Centro di Riabilitazione e agli operatori che li accompagnano quotidianamente nel loro percorso. Giovedì sera 24 settembre, il piazzale esterno della struttura di Venosa ha ospitato l'iniziativa “Il cielo è sempre più blu”, una serata che è andata ben oltre il semplice momento di festa, trasformandosi in un'occasione per raccontare, attraverso la musica, i canti, i balli, la recitazione e le emozioni, i valori della speranza, della fiducia e delle possibilità. Un messaggio, quello lanciato dal palco dei Padri Trinitari, che ha invitato a guardare al futuro con ottimismo, ricordando che anche dopo le giornate più difficili, il cielo può tornare a schiarirsi e ogni nuovo giorno può aprire nuove strade. Per l’occasione è stato allestito un palco all'aperto, dal quale ha preso il via lo spettacolo con la proiezione del cortometraggio “La storia sbandita”, realizzato con i ragazzi dei Padri Trinitari e presentato alla XIV edizione del Festival del Cinema Nuovo di Bergamo, concorso dedicato a documentari interpretati
da persone con disabilità. La serata, presentata dagli operatori del Centro, Claudio Ciavatta e Emanuela Lopes, è poi proseguita con uno show dal vivo che ha visto gli ospiti protagonisti, tra musica, canti, balli e momenti di recitazione, accompagnati dalle note dei Colplaid, la band composta da operatori e ospiti che anima tanti eventi dei Padri Trinitari. Nella piazzetta è stato aperto, per l’occasione, il chioschetto curato dal laboratorio “Mani in pasta”. Ai partecipanti è stato offerto un gustoso gelato artigianale, in più gusti, preparato dai ragazzi. Nel cortile antistante la piazzetta, nel frattempo, era stato allestito uno spazio espositivo dedicato ai lavori rea-
lizzati nei laboratori della struttura. L’evento ha avuto una grande partecipazione di pubblico, trasformandosi in una serata caratterizzata da un clima di serenità e condivisione, tra divertimento e commozione, accompagnati dagli applausi e dall'entusiasmo delle tante persone intervenute. A condividere questo importante momento, insieme al direttore dei Centri di riabilitazione dei Padri Trinitari di Venosa e Bernalda, Vito Campanale, anche il sindaco di Venosa, Francesco Mollica, rappresentanti della giunta comunale, il comandante compagnia Carabinieri di Venosa, Marco Capasso, la Garante Regionale delle Persone con disabilità, Marika Padula, espo-
nenti del mondo militare e religioso, oltre a numerosi familiari, amici e parenti degli ospiti. «È stata una serata di condivisione, incontro e festa, aperta a tutti, per raccontare attraverso i laboratori, la musica, lo sport, la gastronomia e le attività, il lavoro che svolgiamo quotidianamente per costruire occasioni di crescita, espressione, relazione e partecipazione», ha detto il direttore Vito Campanale, parlando di «un lavoro svolto fatto di relazioni, impegno, creatività e piccoli grandi passi, reso possibile grazie ai nostri ragazzi ospiti e alla professionalità delle diverse figure che li accompagnano: educatori, fisioterapisti, operatori sociosanitari e personale ausiliario, che con competenza e dedizione contribuiscono al loro percorso». Un ringraziamento è stato rivolto, dallo staff dei Padri Trinitari che ha coordinato l'evento, a tutta l'équipe sanitaria e al direttore Vito Campanale, in particolare: «A lui va il nostro sentito ringraziamento per la supervisione e per la costante apertura e sensibilità dimostrate verso queste iniziative, che sostengono e favoriscono importanti occasioni di incontro e partecipazione. Momenti come questo rappresentano un'opportunità per valorizzare ciò che facciamo ogni giorno e per costruire, insieme, nuovi percorsi».
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Il prossimo 11 ottobre, la comunità senisese ospiterà la 76ª Giornata Nazionale per le Vittime degli incidenti sul Lavoro, promossa dall’ANMIL
Morti bianche, Senise e Sant’Arcangelo salutano il 57enne Salvatore Terracina
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DI EMANUELA CALABRESE
i sono svolti sabato 26, nella Chiesa di San Francesco a Senise, i funerali di Salvatore Terracina, l’operaio tragicamente scomparso lunedì scorso nell’incidente sul lavoro avvenuto a San Brancato, in territorio di Sant’Arcangelo. Eseguita l'autopsia disposta dall'autorità Giudiziaria che coordina le indagini a Lagonegro, il Magistrato ha predisposto il nulla osta e la consegna della salma alla famiglia per lo svolgimento delle esequie e tumulazione. La Sindaca di Senise, Eleonora Castronuovo aveva sin da subito proclamato il lutto cittadino per il giorno delle esequie, facendosi portavoce del dolore di tutti e stringendosi in un forte abbraccio alla famiglia Terracina-Albino. In segno di cordoglio sono stati esposti il gonfalone comunale e le bandiere a mezz’asta negli edifici pubblici. Dalle ore 9:00 alle 11:00, durante la cerimonia funebre, commercianti e pubblici esercizi sono hanno abbassato le
saracinesche. Vicinanza espressa anche nelle scuole e negli edifici pubblici, attraverso un minuto di raccoglimento. Nel giorno del lutto cittadino, la comunità decide di fermarsi. Le bandiere scendono a mezz’asta sugli edifici pubblici, i negozi abbassano le serrande e il rumore quotidiano cede il passo a un silenzio irreale, denso di rispetto e commozione. Quel fermarsi collettivo non è solo un atto formale di vicinanza alla famiglia della vittima, ma un momento di profonda riflessione e indignazione. In quel minuto di silenzio, la città si riappropria del valore sacro di ogni singolo lavoratore, trasformando il cordoglio in un impegno solenne: pretendere che la sicurezza non sia mai più considerata un costo, ma un diritto inviolabile. Aveva soli 57 anni Salvatore Terracina, quando perse la vita in un cantiere edile nell'area Pip di Sant'Arcangelo. Era carpentiere, dipendente di un’azienda senisese, e insieme ai colleghi stava lavorando alla costruzione di un capan-
none per un'altra ditta che produce infissi a San Brancato. Una mattina come tante, ma con un destino tragicamente diverso che lo ha strappato alla moglie, ai due figli e ai suoi cari. L’Amministrazione comunale di Sant’Arcangelo, guidata dal Sindaco Vito De Filippo, si stringe con profondo cordoglio alla famiglia, ai suoi cari e alla comunità di Senise. De Filippo, manifestando concretamente la sua vicinanza, ha preso parte alle esequie accanto al Primo cittadino di Senise e alla famiglia del defunto, «rappresentando e portando con sé il sentimento di vicinanza e partecipazione di tutta la comunità santarcangiolese in questo momento di dolore». Quando cala il silenzio improvviso in un cantiere, vuol dire che una vita si è spezzata. Il dolore che ne scaturisce non è un fatto privato, ma diventa una ferita aperta nel cuore di tutta una comunità. E più ancora di una regione. Uscire di casa al mattino per guadagnarsi da vivere e non fare più ritorno è un’ingiustizia che scuote
le coscienze, un prezzo inaccettabile che nessuna società civile può tollerare. Non esistono "morti bianche"; esistono vite interrotte, famiglie distrutte e tute da lavoro che restano vuote, trasformando il diritto costituzionale alla dignità in una tragica condanna. E il dolore per la morte di Terracina, ennesima vittima sul lavoro, si intreccia, nelle prossime settimane, con una giornata dedicata proprio al tema della sicurezza. Domenica 11 ottobre Senise ospiterà la 76ª Giornata nazionale per le vittime
degli incidenti sul lavoro, promossa dall’ANMIL con il patrocinio del Comune. Il programma prenderà il via alle ore 9:30 dalla sede ANMIL di Piazza Vittorio Emanuele, con il corteo verso la Chiesa di San Francesco, dove alle 10:00 sarà celebrata la Santa Messa. Seguiranno la deposizione di una corona ai Caduti in Piazza Municipio, gli interventi istituzionali e la consegna da parte dell’INAIL dei Brevetti e Distintivi d’Onore ai nuovi e grandi invalidi del lavoro.
«A prendersi cura di lui, tra le difficoltà della malattia, sono state l’Assessora Sassone e la Dott.ssa Colangelo»
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Marsico Nuovo dice addio a Chen Zai Fa, Macchia: «Mai lasciato solo»
a comunità di Marsico Nuovo ha salutato Chen Zai Fa, concittadino di origine cinese che da tempo viveva nel comune lucano. «La sua scomparsa ci addolora - dichiara il Sindaco Massimo Macchia ma lascia anche una testimonianza preziosa di cosa significhi appartenere a una comunità e di cosa debba essere, nella sua forma più alta, il servizio pubblico. Durante il difficile periodo di malattia, in una condizione di profonda solitudine, Chen non è mai stato lasciato solo -sottolinea Macchia- A prendersi cura di lui nell'ambito del proprio ruolo, con dedizione silenziosa, umanità e rispetto, è stata la nostra Assessora alle Politiche Sociali, Orietta Sassone, insieme alla Dott.ssa Maria Colangelo, assistente sociale del nostro Comune. Ad entrambe va il mio grazie più sentito ed accorato come Sindaco e come cittadino». Dal piccolo comune della Val
d’Agri arriva così un messaggio di altruismo che, in questo particolare periodo storico e sociale, risuona ancora più potente. «Svolgere un incarico pubblico nel settore dei servizi sociali significa questo: farsi carico degli ultimi, proteggere chi non ha voce, stare accanto a chi soffre senza riflettori e senza chiedere nulla in cambio -prosegue il Sindaco- Orietta ha dimostrato nei fatti cosa sia la vera solidarietà istituzionale. Una presenza costante e disinteressata che segna una netta linea di demarcazione rispetto al passato. Per troppo tempo, purtroppo, ruoli delicati come questo sono stati interpretati e utilizzati in maniera distorta, piegando i bisogni delle persone a logiche di consenso ed equilibri elettorali. Quel tempo è finito. Avere cura degli altri non è una moneta di scambio politica: è un dovere morale, è senso civico, è dignità». Le profonde incertezze del nostro tempo, la
frammentazione e i rapidi mutamenti, rendono la solidarietà non più soltanto un valore morale, ma una necessità vitale. Le crisi globali, le disuguaglianze economiche e l'isolamento spesso alimentato dall'era digitale, s’infiltrano e rischiano di indebolire il tessuto anche delle più piccole comunità. Oggi più che mai, praticare la solidarietà significa riconoscere che i destini dei singoli sono strettamente interconnessi. Non si tratta di semplice assistenzialismo, bensì della scelta consapevole di collaborare per il bene comune, sostenendo chi è più vulnerabile e costruendo ponti dove si vorrebbero alzare muri. Solo riscoprendo l'empatia e la responsabilità reciproca è possibile trasformare le fragilità del nostro tempo in occasioni di riscatto collettivo, garantendo un futuro più equo e coeso per tutti. «A Chen Zai Fa va il nostro saluto affettuoso - conclude Mac-
chia- Alla nostra squadra di governo e agli uffici sociali va l'orgoglio di rappresentare un'Amministrazione che mette le persone - tutte le persone, senza distinzione - al primo posto». EMANUELA CALABRESE
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Il Sindaco di Missanello: «Sì all’individuazione delle risorse necessarie per rifinanziare il Fondo Unico Autonomie Locali»
FUAL 2026, Conte: «Piccoli Comuni a rischio, senza fondi scattano rincari»
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er uno dei Comuni più piccoli della Basilicata il FUAL non rappresenta una risorsa accessoria, ma uno strumento fondamentale per continuare a garantire servizi essenziali senza mettere le mani nelle tasche dei cittadini». È l’appello del Sindaco di Missanello, Nicola Conte, in merito al mancato rifinanziamento, allo stato attuale, del Fondo Unico Autonomie Locali per il 2026. «Negli anni scorsi – spiega Conte – abbiamo utilizzato queste risorse per
sostenere spese importanti come l’illuminazione pubblica e il trasporto scolastico. Servizi che continueranno necessariamente ad avere un costo anche nel 2026. Se vengono meno le risorse del FUAL, per un piccolo Comune come il nostro diventa estremamente difficile, se non impossibile, mantenere gli stessi servizi e contemporaneamente lasciare invariata la pressione fiscale». Il Sindaco richiama quindi il rischio di un vero e proprio cortocircuito rispetto alle politiche regio-
nali di sostegno alle famiglie. «La Regione Basilicata ha adottato una misura importante come il bonus gas, lasciando risorse nelle tasche delle famiglie lucane. Ma se contemporaneamente ai piccoli Comuni vengono meno fondi indispensabili per pagare servizi essenziali, quelle stesse risorse dovranno inevitabilmente essere recuperate da qualche parte. Per una realtà come Missanello il rischio concreto è che l’intero beneficio economico ottenuto dalle famiglie attraverso il bo-
nus gas venga di fatto azzerato dalla necessità di reperire dai cittadini le risorse che prima arrivavano attraverso il FUAL. Sarebbe un paradosso: dare con una mano e rischiare di dover riprendere con l’altra». Da qui l’appello alla Regione. «Non vuole essere una polemica politica. Credo e spero che il Governo regionale di centrodestra, che fino ad oggi ha mostrato attenzione alle esigenze degli amministratori locali e dei cittadini, possa riconsiderare questa scelta e individuare al più
presto le risorse necessarie per rifinanziare il FUAL 2026. I piccoli Comuni non chiedono privilegi e non chiedono risorse per spendere di più. Chiedono di poter continuare a garantire servizi essenziali senza essere costretti a mettere le mani nelle tasche dei propri cittadini. Sono convinto che ci siano ancora il tempo e la volontà per trovare una soluzione». «Difendere i piccoli Comuni – conclude Conte – significa difendere una parte fondamentale della Basilicata».
L’INTERVENTO
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Torniamo alla Lauria-Candela!
n bel progetto, che risolverebbe tutti i problemi legati alla viabilità lucana, sul quale tornare sarebbe quello della creazione di un’importante arteria: la Lauria-Candela. Proposto in illo tempore da Silvio è stato sempre osteggiato dal sinistra, che ha sempre amato, invece, il primitivismo, il magismo e le favole naturalistiche. Come diceva Montanelli: «La sinistra ama talmente tanto i poveri che quando va al potere li aumenta di numero». Però non si sono opposti alle estrazioni petrolifere. Si oppongono, invece, alla costruzione di una pista da sci in plastica ad Abriola, che potrebbe risultare un importante attrattore turistico e fonte di progresso. Ma essi non sono stati mai progressisti, ma reazionari,
a fatti loro! Soprattutto oggi, col caro-carburante, la costituzione di una zona franca per tutta a Val d’Agri e la costruzione della Lau-
ria-Candela risolverebbero tutti i problemi atavici della Lucania. Se non fosse stato per Colombo e la DC non avremmo oggi nep-
pure la Basentana. Cioè non avremmo mai scoperto l’America. A quale santo dobbiamo accendere le candele per avere la Lauria-Candela? A San Gerardo Della Porta? San Gerardo Della Porta aprici le porte e soprattutto liberaci dai Turchi, i nuovi Turchi, tanto amati dalla sinistra, che stanno invadendo tutta l’Europa. La Lauria-Candela è diventata come il ponte di Messina: un mito. Questa d’altronde è una regione mitica. Tutti i politici seri, soprattutto coloro che si presenteranno alle elezioni, tengano in conto questo problema e si adoperino per risolvere le ancestrali difficoltà viarie di questa regione, altrimenti rimarremmo sempre come “Cristo si è fermato ad Eboli”. GIUSEPPE DOMENICO NIGRO
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Matera e provincia
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Comune e Acquedotto Lucano avviano un tavolo tecnico mensile: verifiche su tempi, criticità ed esigenze di residenti e imprese
Matera, condotte e depuratori Un piano da oltre dieci milioni
MATERA. Ridurre le perdite, migliorare il servizio e rendere più sicure le infrastrutture idriche. Sono gli obiettivi del programma illustrato ieri da Acquedotto Lucano all’Amministrazione comunale, in un incontro dedicato all’avanzamento delle opere e alle prossime fasi dei cantieri. La delegazione del gestore, guidata dal direttore generale Luigi Cerciello Renna, ha incontrato il sindaco Antonio Nicoletti, il vicesindaco e assessore all’Ambiente Rocco Buccico, l’assessora ai Lavori pubblici Lucia Gaudiano e la capo di gabinetto Maria Rita Iaculli. Il piano interessa distribuzione, fognature e depurazione. Tra le priorità c’è il completamento del primo lotto dei depuratori di Sarra: 4,05 milioni di euro, con conclusione prevista nel 2026. Stessa scadenza per l’adeguamento degli impianti di La Martella e Borgo Venusio, già in esecuzione, per 1,85 milioni. È invece in progettazione il terzo lotto di Lamione, da 1,35 milioni, con ultimazione prevista nel 2028. Altri interventi, finanziati con oltre 1,33 milioni di fondi React-Eu, sono in
DOPO L’OPERAZIONE ANTIDROGA A BERNALDA
Sicurezza, la sindaca ringrazia i finanzieri
fase di affidamento. Prevedono camerette per suddividere la rete in distretti, 265 misuratori di portata e pressione, sistemi di telecontrollo e la sostituzione di circa un chilometro di condotte deteriorate lungo alcune arterie strategiche. Completano il programma la progettazione per mettere in sicurezza la condotta pensile, per 300 mila euro, e la riqualificazione dello schema idrico che serve Matera e Montescaglioso, con un investimento di 1,7 milioni. Il nuovo tavolo permanente riunirà ogni mese le strutture tecniche dei due
enti per seguire gli interventi e condividere criticità e nuovi fabbisogni. Un coordinamento rivolto anche alle necessità di una città con flussi turistici in crescita. «La qualità e l’efficienza del servizio idrico rappresentano una priorità per la nostra comunità e per lo sviluppo della città», ha dichiarato Nicoletti. Cerciello Renna ha richiamato gli obiettivi di efficienza e contenimento delle perdite, annunciando anche una riorganizzazione delle attività e del personale nella sede di Matera per rafforzare il presidio territoriale.
BERNALDA. Il Comune ringrazia la Guardia di finanza e tutte le forze dell’ordine impegnate nel controllo del territorio, dopo l’operazione condotta nelle scorse ore. Per l’amministrazione, l’attività testimonia l’attenzione costante alla prevenzione e al contrasto della criminalità e alla tutela della comunità. Il riconoscimento è rivolto in particolare agli uomini e alle donne della Guardia di finanza, per il lavoro svolto con «professionalità, presenza e senso del dovere». La nota comunale non fornisce dettagli sull’operazione, ma ne sottolinea il valore nel quadro delle azioni a difesa della sicurezza collettiva. Il Comune riferisce inoltre di portare il tema del presidio del territorio nei diversi tavoli istituzionali. Una presenza costante e capillare delle forze dell’ordine viene indicata come un elemento fondamentale per la comunità. «Sicurezza e legalità sono beni comuni, che richiedono impegno quotidiano, presenza e collaborazione tra le istituzioni», sottolinea l’amministrazione, rinnovando il ringraziamento a chi opera ogni giorno sul territorio.
La sindaca richiama le responsabilità della precedente gestione e annuncia il riassetto degli uffici per affrontare i prossimi bandi
Tursi, Adduci replica sui finanziamenti mancati
TURSI. Fondi per l’artigianato, raccolta dei rifiuti e gestione dell’acqua a Panevino: la sindaca Maria Anglona Adduci interviene con una nota sulle polemiche rivolte all’amministrazione. Respinge quelle che definisce «provocazioni e false notizie» e attribuisce le difficoltà nell’accesso ad alcuni finanziamenti a carenze progettuali e inadempienze della precedente gestione. Il primo punto riguarda il bando Fse C Basilicata 2021-2027 per la promozione dell’artigianato locale. Secondo Adduci, il progetto era stato interamente redatto e presentato dall’amministrazione guidata dall’ex sindaco Cosma. La nuova giunta, sostiene, non avrebbe avuto la possibilità di modificarlo e avrebbe affidato agli uffici il caricamento della documentazione entro la scadenza.
«L’aspetto materiale dell’invio spetta agli uffici, non alla figura politica del Sindaco», afferma Adduci, che sposta poi l’attenzione sulla valutazione della proposta. Stando ai dati riportati nella nota, la Regione ha finanziato progetti con almeno 17 punti, mentre quello di Tursi ne ha ottenuti 7,5. Per la sindaca, dunque, anche una trasmissione corretta non avrebbe consentito di ottenere il contributo. Una ricostruzione con cui respinge le accuse di distrazione rivolte all’attuale amministrazione. Un secondo caso è quello del bando del Dipartimento Ambiente per i contenitori intelligenti destinati ai rifiuti. Adduci riconduce il mancato accesso al finanziamento all’omesso aggiornamento della piattaforma Orso negli anni precedenti. «Ci sarebbe piaciuto
che chi oggi muove accuse avesse informato la cittadinanza anche di questa impossibilità, causata da inadempienze precedenti», dichiara, contestando alla passata gestione anche il controllo sull’attività amministrativa. La sindaca risponde inoltre alle critiche sull’acqua a Panevino e sulla comunicazione istituzionale. La nota non entra nel dettaglio degli interventi idrici, ma rivendica una linea improntata alla concretezza: «Non siamo abituati a fare false promesse o a vantare sui giornali progetti mai candidati in Regione». Sul futuro, Adduci annuncia il riassetto della struttura comunale, descritta come depotenziata e sottorganico, per rafforzare le competenze interne e prepararsi ai nuovi avvisi. «Vogliamo farci trovare pronti per i prossimi ban-
di senza sprecare occasioni», assicura. L’apertura è rivolta a forze politiche, segretari di partito e cittadini disponibili a sostenere gli uffici con proposte corrette e veritiere. La sindaca conferma infine l’impegno a lavorare nel rispetto del mandato ricevuto.
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L’approfondimento
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Appuntamento con la ricerca dialogica sulla comunità con occhi di donna
Elsa Sassano il ricordo e il mea culpa per le donne vittime degli erodiani Continua il nostro percorso dialogico avviato nelle 131 agorà della nostra terra lucana. In questa seconda edizione lo facciamo attraverso una visione duale e della differenza (maschile-femminile). Il modello resta sempre quello socratico, di ricerca e di indagine “critica”, per un confronto e dialogo costruttivo sulle questioni e sui problemi, senza sopraffazioni e forme di dominio. La differenza esperita apre a percorsi di alterità e di rispetto delle diversità influenzando positivamente l’intero tessuto sociale. Nessuno “scimmiottamento”. Differenti identità per costruire qualcosa di buono nei luoghi dove si vive, “un mondo nuovo e migliore”, come direbbe Virginia Woolf.
R
DI MARIA DE CARLO*
icordo ancora, da scolaretta delle elementari, il viso illuminato della mia cara maestra Maria Teresa D’Amato quando parlava delle sue adorate figlie, Ornella ed Elsa. Negli anni le ho casualmente reincontrate, e dopo tanto tempo, recentemente, in uno dei luoghi del doloroso ricordo, ho rivisto una delle due, Elsa Sassano. Nell’abbraccio caloroso i rispettivi racconti. Ma il suo mi ha lasciata interdetta. La perdita del suo amato lavoro con un licenziamento, dopo 31 anni, annunciato con una fredda lettera. Una sofferenza la sua che l’ha segnata e ferita. Quello che ha subito, come riferisce, è stata una umiliazione come persona, professionista e donna non rispettata. In un attimo si è vista cancellare e annullare le sue competenze acquisite negli anni. Da allora non più spendibili nel suo settore “perché una donna a cinquant’anni non viene assunta come risorsa, ma rifuggita”. È il motivo ascoltato più volte. La sofferenza che Elsa si porta dentro è nella dinamica della vicenda. Per 23 anni lavora in un’azienda privata del capoluogo, poi la scelta cade su di lei per sostenere l’avvio di una nuova sede nelle terre di Federico II. Scelta
motivata dalle sue alte e riconosciute competenze professionali ma con “trasferimento obbligato” senza la possibilità di scelta e “di ascolto delle proprie necessità – commenta Elsa – di madre separata che deve fare i conti con le esigenze familiari”. Elsa, infatti, a un certo punto si è trovata sola con i suoi tre figli, Lorena, Marco e Davide, sostenendoli nei rispettivi percorsi di studi. Ingoiato il rospo, come si suol dire, a causa del “bisogno” e di promesse “di avanzamento di carriera e riconoscimenti”, Elsa avvia l’attività in provincia brillantemente curando in modo certosino tutti gli aspetti del caso e facendo per otto anni la pendolare. Spese del treno e pranzo a suo carico. A questo si aggiungono “i numerosi straordinari non pagati, giornate intere passate in ufficio e un lavoro – precisa Elsa – quasi sempre senza interruzioni”. Ma l’epilogo non è come quello promesso, nonostante l’eccesso di zelo nel suo lavoro e l’alto profilo professionale, l’azienda decide di metterla alle porte, e tutto avviene con la tristezza di un patteggiamento. “Forse – commenta – il non aver accettato compromessi durante l’attività lavorativa mi ha penalizzata, ma non sono pentita della mia condotta, i valori che mia madre mi ha insegnato, come l’onestà e la verità, non possono essere negoziati”. Certo è, secondo Elsa, “che noi donne siamo più facilmente soggette a “certi” datori di lavoro che approfittano dei disagi e delle situazioni familiari problematiche”. Ma come si è riscattata Elsa? “Ho inviato numerosi curriculum ma purtroppo l’età con le annesse competenze ha giocato a mio sfavore…L’inserimento non è per niente facile – afferma – quando non si è né troppo vecchi e né troppo giovani”. Fatto sta che la spesa, le bollette e le esigenze della vita quotidiana non rispondono alle dinamiche aziendali. Bisogna andare avanti “e così mi sono rimboccata le maniche” ed Elsa ha accettato qualsiasi lavoro, a partire da quelli cosiddetti “umili” con l’obiettivo, in
questi undici anni circa, di “sopravvivere, pur mortificando ogni mia competenza e capacità lavorativa come contabile”. Non sono mancate le piccole gioie, la laura del figlio con le borse di studio ma anche la tristezza di chi invece ha dovuto rinunciare agli studi universitari per orientarsi presto nel mondo del lavoro. Elsa che è “nata” come contabile, non nega che in fondo al suo cuore alberga sempre il sogno e il desiderio di poter svolgere la mansione di contabile e/o di segretaria a contatto con il pubblico. In lei rivedo tutte quelle donne che da bambine sono cresciute con una madre separata (Elsa aveva quattro anni circa quando il padre andò via di casa e fu, quello dei suoi, il primo divorzio in Basilicata), e sono cresciute responsabili e autonome fin da piccole. Poi il ripetersi di un matrimonio, come quello di Elsa, non “secondo i proprio sogni”, e ancora una volta ritrovarsi sole e “andare avanti sulle proprie gambe”, come la stessa si racconta. L’ex compagno resta il padre dei figli “da comprendere e aiutare” nella sua umanità ferita ma soprattutto gestire quel filo relazionale per amore dei figli. Oggi Elsa ha un nuovo compagno e alle soglie dei suoi 63 anni ha maturato uno spirito di forte libertà “non sono più predisposta ad accettare qualsiasi tipo di imposizione – afferma – ed è quello che dico anche ad altre donne: di non abbattersi mai e di mantenere alta la propria dignità andando avanti sempre a testa altra”. Nella storia di Elsa vedo rappresentate tutte le donne che nelle diverse e più disparate situazioni della vita, sono vittime degli erodiani, cioè di coloro che vivono con la pretesa di dominare nella vita dell’altra/o, che vivono nella paura di perdere il potere, che sono crudeli e sospettosi (Erode fece uccidere, tra gli altri, la moglie Mariamne, dando un ordine segreto, e i suoi figli, nonché i bambini a Betlemme, come riportato nei Vangeli). Ma gli erodiani non hanno genere, possono essere maschi e donne che decidono di “tagliare fuori”, sottomettere, distrug-
gere, umiliare, disprezzare, emarginare, decidere sui loro beni, dominare, in una parola, annientare o annullare l’altra/o, e nelle peggiori delle ipotesi anche fisicamente. E questo accade in diversi contesti, da quelli familiari, lavorativi, sociali, e così via. Sono tante le storie di donne vittime degli erodiani. Del passato e del presente. Negli ultimi tempi sembrano moltiplicarsi nelle quasi quotidiane notizie di cronaca. Ma per restare su un terreno meno drastico e di annientamento definitivo, si possono elencare numerose testimonianze di donne della porta accanto che fanno i conti nella vita quotidiana, con la presenza onnivora degli erodiani. A queste donne si deve ammirazione e profonda stima. Come singoli
e come comunità. Nei loro confronti siamo debitori perché si compie un “aborto” ogni volta che sono private della loro piena espressione ed unicità, ogni volta che le vengono tarpate le ali e annullate nelle loro competenze e capacità. Un aborto che non annulla solo la singola vittima, ma ricade sull’intera comunità secondo quella logica che ogni apertura genera vita piena e bellezza, così come ogni “chiusura” genera impoverimento e abbruttimento. “Dov’è tuo fratello?”. La stessa domanda che Dio fece a Caino, un giorno, che ci crediamo o no, sarà rivolta agli erodiani, sia come singoli che come comunità: “Dov’è la donna che io ho messo al vostro fianco?”. . *COUNSELOR FILOSOFICA
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Periscopio
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Prima di chiamarmi manipolatore, dimmi cosa significa
Le parole pesano È
DI FABRIZIO QUARATINO
una parola comoda. Sei lettere in meno di una spiegazione seria e parecchia fatica risparmiata. La pronunci e hai sistemato una persona. Non devi più comprenderla. Non devi interrogarti sulle sue intenzioni, sulle sue contraddizioni, sui suoi errori, sulle sue fragilità. Hai trovato l’etichetta. Attacchi. Premi bene ai bordi. E il processo è finito. Peccato che gli esseri umani abbiano questo fastidioso difetto: non entrano facilmente nelle etichette. Io per primo. MANIPOLARE NON SIGNIFICA INCIDERE Prima, però, mettiamoci d’accordo sulle parole. Perché “manipolatore” non può diventare l’aggettivo universale da utilizzare ogni volta che qualcuno possiede una personalità forte. In senso relazionale, manipolare significa cercare di orientare pensieri, emozioni, decisioni o comportamenti di un’altra persona attraverso modalità che finiscono per condizionarne la libertà: pressione psicologica, colpevolizzazione, distorsione dei fatti, paura, ricatto emotivo, occultamento, sfruttamento delle fragilità. Il punto, quindi, non è avere in-
fluenza. Tutti influenziamo qualcuno. Con una parola. Con un silenzio. Con un gesto. Con la nostra presenza e persino con la nostra assenza. Viviamo influenzandoci reciprocamente. Altrimenti non avremmo relazioni: avremmo monadi con il Wi-Fi. La differenza fondamentale è la libertà dell’altro. Posso provare a convincerti e lasciarti completamente libero di dirmi no. Posso raccontarti ciò che penso e rispettare ciò che pensi tu. Posso desiderare profondamente che tu rimanga e, contemporaneamente, riconoscerti il diritto di andare. Posso avere una personalità forte senza pretendere che la tua diventi debole. È quando l’influenza cerca di trasformarsi in controllo, quando la relazione diventa uno strumento per ottenere dall’altro ciò che vogliamo limitandone concretamente l’autonomia, che entriamo nel territorio della manipolazione. Ed è una cosa seria. Proprio per questo dovremmo andarci piano. Perché oggi abbiamo sviluppato una straordinaria passione per la psicologia da aperitivo. Uno parla molto? Narcisista. Uno vuole avere ragione? Manipolatore. Uno si allontana? Anaffettivo. Uno ritorna? Dipendenza affettiva. Tra poco
per prendere un caffè serviranno diagnosi, anamnesi e consenso informato. Eppure le parole hanno un peso. Soprattutto quelle che pretendono di raccontare una persona intera. LA DOMANDA CHE DEVO FARMI Naturalmente sarebbe troppo facile fermarmi qui. Potrei lucidarmi l’armatura, salire sul cavallo bianco e dichiarare: “Non avete capito niente di me.” Bellissimo. Anche comodissimo. Ma sarebbe esattamente il contrario di ciò che cerco di imparare dalla vita. Se qualcuno mi percepisce come manipolatore, una domanda devo farmela. C’è stato un momento in cui la mia forza è diventata pressione? C’è stato un momento nel quale il mio desiderio di aiutare ha occupato troppo spazio? La mia convinzione è diventata insistenza? Il mio esserci ha lasciato all’altro abbastanza libertà anche di sbagliare? Perché non mi basta sapere che cosa volevo fare. Devo avere il coraggio di chiedermi anche che cosa l’altro abbia vissuto. Intenzione ed effetto non sono sempre la stessa cosa. Posso avere voluto proteggere ed essere stato percepito come invadente. Posso avere voluto sostenere ed essere diventato ingombrante. Posso avere detto una verità pensando di aiutare e averla pronunciata nel momento sbagliato. E persino le in-
tenzioni migliori possono produrre conseguenze diverse da quelle desiderate. E vale per me come per chiunque: nessuno dovrebbe usare una buona intenzione come lasciapassare per sottrarsi alla responsabilità dei propri comportamenti. Riconoscerlo non significa diventare più piccoli. Significa diventare più consapevoli. LA FORZA NON HA BISOGNO DI POSSEDERE Io conosco la mia energia. So che può essere imponente. Quando credo in qualcosa difficilmente ci credo a metà. Quando voglio bene non distribuisco campioncini gratuiti di sentimento. Quando scelgo di esserci, ci sono. A volte persino troppo. Ed è proprio quel “troppo” che devo saper guardare. Non per spegnermi. Per trasformarmi. Perché la vera forza non consiste nel convincere qualcuno a restare. Consiste nell’avere abbastanza coraggio da lasciarlo libero persino di andare. Non consiste nel costruire dipendenza. Consiste nel desiderare che chi ci sta accanto diventi più forte, più libero, più capace di camminare sulle proprie gambe. Anche quando quelle gambe prendono una strada che non avevamo immaginato. Sostenere qualcuno significa anche questo. Accettare persino di non essere scelti, se quella
è la sua decisione libera. Fa male? Certo. Siamo esseri umani, non soprammobili zen. Ma la libertà dell’altro non può valere soltanto quando coincide con ciò che desideriamo noi. Altrimenti non è libertà. È obbedienza con un nome più elegante. NON VOGLIO VINCERE C’è una cosa che ho imparato combattendo soprattutto contro me stesso. Nelle relazioni importanti, vincere contro l’altro significa quasi sempre perdere qualcosa insieme. Non voglio che qualcuno scelga ciò che desidero io perché sono stato più bravo a convincerlo. Voglio che scelga ciò che sente profondamente. Anche quando quella scelta mi mette alla prova. Anche quando fa male. Anche quando il mio cuore preferirebbe un’altra risposta. Non mi basta sapere di avere amato. Devo domandarmi come il mio amore sia arrivato all’altro. Perché persino un sentimento sincero, quando dimentica la libertà di chi abbiamo davanti, può diventare un peso. E io non voglio essere il peso di nessuno. Voglio essere, quando mi sarà consentito, una forza accanto. Non davanti a trascinare. Non dietro a spingere. Accanto. Il possesso dice: “Devi scegliere me.” Il cuore dice: “Devi scegliere liberamente.” E poi resta lì. Senza catene.
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www.lecronache.info MA NEMMENO SPEGNERSI Esiste però anche l’errore opposto. Credere che, siccome la nostra energia può disturbare qualcuno, dobbiamo diminuirla. No. Se la mia energia invade, devo imparare a fare un passo indietro. Se la mia parola ferisce, devo interrogarmi. Se il mio aiuto soffoca, devo trasformarlo. Se il mio amore pretende, devo liberarlo dalla pretesa. Ma se, dopo essermi interrogato sinceramente, comprendo che quella energia non sta togliendo libertà a nessuno, non ho il dovere di spegnerla soltanto perché non piace a tutti. C’è una differenza enorme tra correggersi e cancellarsi. La vita non ci chiede di diventare innocui. Ci chiede qualcosa di molto più difficile. Trasformare continuamente ciò che siamo affinché la nostra forza non schiacci, ma sostenga. Affinché la nostra presenza non imprigioni, ma allarghi lo spazio dell’altro. Affinché ciò che ci ferisce non diventi automaticamente rabbia, ma possa diventare consapevolezza. Perché qualche volta aspettiamo che cambi il mondo, quando il primo centimetro di mondo sul quale possiamo davvero intervenire siamo noi. E quando cambia quel centimetro, spesso cambia anche il modo in cui guardiamo tutto il resto. IL TRIBUNALE DEGLI ASSENTI Poi ci sono i giudizi di chi osserva una relazione dall’esterno. Sono inevitabili. A volte persino utili. Chi è fuori può vedere qualcosa che noi, immersi emotivamente, non vediamo. Sarebbe arrogante negarlo.
Ma sarebbe altrettanto superficiale credere che qualche frammento osservato autorizzi a conoscere l’intera storia. Una relazione è fatta di parole dette e non dette. Di silenzi. Di errori. Di ritorni. Di ferite. Di perdoni. Di giornate magnifiche e giornate nelle quali due esseri umani riescono nell’impresa prodigiosa di non capirsi nemmeno usando la stessa lingua. Chi guarda da fuori vede qualcosa. Raramente vede tutto. Per questo può giudicare un comportamento. Può contestare una scelta. Può perfino metterci davanti a qualcosa che non vogliamo vedere. E dovremmo avere l’umiltà di ascoltare. Perché talvolta persino chi ci irrita può regalarci una domanda necessaria. Ma trasformare ciò che si è osservato nella definizione definitiva di una persona richiede una prudenza che spesso dimentichiamo. Un comportamento può essere sbagliato. Una parola può essere sbagliata. Una scelta può essere sbagliata. Ma un essere umano non può essere riassunto comodamente nell’etichetta che abbiamo scelto per lui. IO SCELGO DI GUARDARMI Perciò non risponderò alla parola “manipolatore” gridando più forte. Non mi interessa vincere quel processo. Mi interessa qualcosa di più difficile. Guardarmi. Senza indulgenza. Ma anche senza condannarmi. Se troverò dentro di me qualcosa da cambiare, lo cambierò. Se scoprirò di avere ferito qualcuno credendo di sostenerlo, proverò a imparare. Se comprenderò che la mia forza qualche volta è diventata
ingombrante, cercherò di renderla più gentile. Non perché qualcuno abbia vinto e io abbia perso. Ma perché ogni volta che trasformiamo qualcosa dentro di noi cambia anche il modo in cui tocchiamo la vita degli altri. Questa è la vittoria che mi interessa. Non dimostrare di avere ragione. Creare valore persino da ciò che mi mette in discussione. Fare della difficoltà materia di crescita. Della ferita consapevolezza. Del giudizio uno specchio nel quale guardarmi senza essere obbligato a credere che ogni riflesso sia la verità. E non permettere a nessuna etichetta di risparmiarmi il lavoro meraviglioso e terribile di continuare a diventare me stesso. Perché siamo molto più dei nostri errori. E siamo anche molto più delle opinioni che gli altri hanno di noi. LA DIFFERENZA
Alla fine, forse, la domanda non è: “Sono un manipolatore?” La domanda più difficile è: “Le persone che amo, accanto a me, diventano più libere o meno libere?” Possono contraddirmi senza temermi? Possono dirmi no senza sentirsi in colpa? Possono scegliere diversamente da ciò che desidero io senza dover pagare emotivamente quella libertà? È lì che voglio misurare la mia forza. Non nella capacità di trattenere qualcuno. Ma nella capacità di sostenerlo senza possederlo. Di esserci senza invaderlo. Di accompagnarlo senza scegliere al suo posto. Di tendere una mano senza trasformarla in una corda. Di amare senza chiedergli di diventare ciò che serve a me. E persino di lasciarlo andare, se quella sarà la sua scelta. Non perché faccia meno male. Ma perché l’amore che ha bisogno di una prigione per
sopravvivere ha già smesso di essere ciò che pretende di essere. E se domani scoprirò di avere ancora qualcosa da trasformare, benissimo. Significa che sono vivo. Significa che posso ancora imparare. Significa che persino una parola che mi ha ferito può diventare materia con cui costruire qualcosa di migliore. Perché la forza più grande non è poter dire: “Io sono fatto così.” È riuscire a guardarsi senza sconti, senza disprezzarsi e senza scappare, e dire: “Questo sono io oggi. Ma posso diventare migliore.” E forse la vera forza comincia proprio lì. Quando non abbiamo più bisogno di essere più forti degli altri. Perché abbiamo finalmente imparato a essere abbastanza forti da trasformare noi stessi. Il resto sono etichette. E le etichette stanno benissimo sui barattoli. Sugli esseri umani, decisamente meno.
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Tutto Sport
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SERIE C Nel match-lunch, il Leone sotto di una rete la ribalta con un poker. In rete: dopppietta di Ghisolfi, D’Auria e Petrungaro
Potenza show al Puttilli di Barletta BARLETTA POTENZA
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BARLETTA: Matosevic 5, Manetta 5,5, Bizzotto 5 (dal 39' st Distratto 5.), Vona A 6., Coccia 6 (dal 25' pt Rossoni 6), Voca 6, Franco , Piarulli 6, Laringe 6 (dal 21' st Ferrante 5,5.), Partipilo 6,5 (dal 21' st Ragone 5.), Mateus da Silva 6. A disp.: Della Rocca M., Distratto F., Domanico S., Ferrante A., Ferrari L., Figliola, Giardino C., Malfitano R., Marini M. A., Ongaro E., Ragone V., Rossoni S., Valentino S. Allenatore: Paci M..
POTENZA: Cucchietti T 6., Kirwan 6., Staver 6,5., Loiacono 6,5., Russo 6. (dal 38' st Adjapong C s.v.), Castorani 6. (dal 18' st Ghisolfi 7,5.), Bando 6 (dal 38' st Manfredonia 6), De Marco 5,5. (dal 18' st Franzolini 6,5.), Petrungaro 7., Murano 6. (dal 32' st Selleri G 6,5.), D'Auria 7.. A disposizione: Adjapong C., Bruschi N., Bura R., Franchi D., Franzolini A., Ghisolfi M., Giannini D., Gironi C., Manfredonia M., Matheu P., Mazzeo L., Selleri G., Verza N. Allenatore: Tisci I.. ARBITRO: Sig. Giuseppe Maria Manzo di Torre Annunziata ASSISTENTI: Sigg. Salvatore Nicosia di Saronno e Gianmarco Macripo' di Siena IV Ufficiale: Sig. Maria Marotta di Sapri FVS: Vincenzo Andreano di Foggia MARCATORI: al 18' pt Partipilo A. (Brl) al 23' st Ghisolfi M. (Pz) , al 30' st D'Auria G. (Pz) , al 34' st Ghisolfi M. (Pz), al 40' st Petrungaro L. (Pz) RECUPERO: 3’ pt e 5’ st NOTE: Ammonizioni: al 17' pt Staver C. (Potenza), al 32' pt Castorani M. (Potenza), al 45'+2 st Kirwan N. (Potenza). Angoli: 2- 3 per il Potenza
POTENZA. Sotto di una rete nella prima frazione di gioco, nel secondo tempo in 17’ il Potenza cala il poker e si esibisce in uno show da grande squadra. Contro un volenteroso Barletta che trova in Partipilo l’autore di una bellissima punizione dal limite. Con queste 4
__ MomentI della partita
(foto Potenza Calcio)
reti la squadra di Tisci arriva a quota 17 reti in 7 gare confermandosi come la compagine che ha segnato di più in tutti i campionato professionistici di serie A, B C. Per andare in campo campo, in questo primo match-lunch stagionale sia Ivan Tisci che Massimo Paci non cambiano le formazioni viste contro Cavese e Catania. Solo un cambio per tecnico rosso-blù che schiera sulla sinistra Russo al posto di Adjapong. Paci invece, conferma l’undici che ha pareggiato contro il Catania di Longo. Cambiano i rispettivi moduli di gioco. Il Barletta si schiera con il 3-5-2; il Potenza con il classico 4-3-3. La giornata al Puttilli di Barletta è soleggiata e c’è grande entusiasmo tra le tifoserie. Le cifre non ancora ufficiali parlano di oltre 6000 tifosi presenti di cui, 375 ospiti. I padroni di casa, come dicevamo, arrivano a questo alla settima di campionato dopo lo zero a zero contro il Catania al Massimino. La squadra di Paci ha raccolto fin qui 7 punti e va a caccia di un risultato positivo davanti al proprio pubblico. Momento diverso, invece, per il Potenza. La formazione di Tisci è reduce dal successo per 4-2 contro la Cavese e occupa attualmente il terzo posto in classifica con 13 punti. Si parte con il primo pallone giocato dai padroni di casa. I primi minuti di gioco sono di marca pugliese per via di un pressing molto alto sulla difesa ospite. Al 6’ la prima conclusione da parte di Vona. Cucchietti para. La risposta un minuto dopo con una bella rovesciata di Murano. Facile la parata di Matosevic.La gara è molto vivace ed i ritmi di gioco sono buoni. Al 15’ il risultato è di perfetta parità. Al 16’ la svolta della gara. Staver mette giù a limite dell’area da Silva. Sul conseguente calcio di punizione dal limite Partipilo compie una vera e propria prodezza. Con il sinistro supera la barriera, la palla tocca il palo e termina alle spalle di Cucchietti. I rosso-blù accusano il colpo ma non demordono. Al 25’ si infortuna l’ex rosso-blù Peppe Coccia. Al suo posto entra Rossoni. Alla mezz’ora il Barletta conserva il vantaggio. Mentre la formazione ospite cerca la pressione in area locale. Senza però mai trovare un tiro nello specchio della porta. Nel Potenza manca un centrocampo capace di fornire le imbucate per gli attaccanti e soprattutto un tridente di centrocampo preciso nella fase di interdizione.
A scadere di tempo l’unica azione portata avanti dai ragazzi di Tisci è un assist di Loiacono per Petrungaro che mette a sedere due difensori, ma non trova il tempo di trovare la porta. Al 45’ il direttore di gara concede 3’di extra time. Il risultato non cambia. Si va in pausa. La ripresa si apre con gli stessi 22 della prima frazione di gioco. Inizia con una buona pressione nella trequarti avversaria la ripresa per la squadra di Tisci. Al 52’ un tiro di Bando diventa facile parata per Matosevic. Al 62’doppio cambio nelle fila del Potenza. Fuori Castorani e Di Marco per Ghisolfi e Franzolini. Intanto al 2’ dopo c’è da registrare un forte bolide di Staver con la respinta di Matosevic. Un minuto dopo Paci manda in campo Ferrante e Ragone per Partipilo e Laringe. Il Potenza affonda ed al 68’ trova la rete del pareggio su un’azione portata avanti dal neo entrato Matteo Ghisolfi, il tiro di D’Auria viene respinto dal portiere pugliese, la palla arriva sul sinistro di Ghisolfi che la infila in rete. Dopo la rete la panchina del Potenza chiama FVS Potenza per un presunto tocco di mano in area di Manetta. Il direttore di gara controlla e non concede il calcio di rigore. Ma su azione di calcio d’angolo battuto da D’Auria, la ribattuta della difesa termina sui piedi dell’attaccante rosso-blù che tira e trova l’angolino dove Matosevic non può arrivare. Il Potenza passa in vantaggio con un eurogoal di D’Auria. Tisci manda in campo Selleri per Murano. Parte proprio dai piedi di Selleri al 79’ l’assist per Matteo Ghisolfi che a tu per tu con Matosevic sigla la sua prima doppietta stagionale. Il Potenza in 10’ cambia il volto di una gara stravolta tutta nella seconda frazione di gioco. All’83’ancora cambi nella fila dei rossoblù. Entrano Adjapong e Manfredonia per Russo e Bando. Paci richiama Bizzotto per Distratto. Ma la foga del Potenza non finisce qui perché all’85’ il Potenza cala il poker con un attacco spettacolo. D’Auria prende una palla sulla sinistra la serve a Selleri che la ferma per la corsa di Petrungaro. Con questa quarta rete il Potenza si conferma essere la migliore squadra di tutto i campionati professionistici ad andare in rete. Con questa vittoria esterna la squadra di Tisci sale al primo posto insieme al Bari aspettando il risultato di Sorrento. ROCCO NIGRO
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