MERCOLEDÌ 28 OTTOBRE 2026 • ANNO XI N. 242
Direttore Responsabile Rosa MOLLICA Direttore Editoriale Alessandro SANSONI • redazione@lecronache.info
Il GovERNo lAvoRA AllA fINANzIARIA cERcANdo dI tRovARE lA GIustA mIsuRA. AttENzIoNE A fAmIGlIE E cEtI mEdI
manovra tra equilibrio e sostegno ai redditi meloni tratta in Europa per maggiore flessibilità. Giorgetti tiene il pallottoliere dei soldi
Lamattina a pag 3
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Il commENto
Il partito lucano conferma il suo sostegno a Salvini al congresso, Pepe: «La nostra forza è unire i territori e avere visione nazionale»
Il Brasile sceglie Lula, oltre l’ombra di Trump dI GIANfRANco BlAsI
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i sono vittorie elettorali che vanno oltre il risultato delle urne. Raccontano la storia di un Paese, le sue contraddizioni, le paure e le speranze di una società che, quando arriva al momento della scelta, decide di non consegnare il proprio futuro a una sola idea di politica. La vittoria di Luiz Inácio Lula da Silva, nonostante il sostegno (...) ■ continua a pag 7
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La vignetta di Mario Bochicchio Speranza
Dellapenna alle pag 9 e 10
ENERGIA Dopo Calenda, il capogruppo FdI incalza Pittella e Morea. Da Via Verrastro un elegante silenzio
Napoli: «Piena fiducia in Bardi» A cRoNAchE tv ANchE mARAtEA E mAtERA film fEstivAl
A oltre il giardino focus con morea sull’agricoltura dopo le proteste
Napoli
lEGA
Servizio a pag 11
Morea
Tammariello a pag 16
■ Servizio
a pag 14
PIstIccI
Perde la vita in un incidente stradale l’infermiera Rosa Altieri, moglie e madre di tre figli, il cordoglio del sindaco Cariello
■ Calabrese
a pag 28
_ uNIBAs
Al Welcome Day presentato il percorso di studi di Economia aziendale che guarda alle imprese e alla Pa
■ Servizio
a pag 18
_ APt
Sono sette gli appuntamenti che accompagneranno la mostra su Narciso, dal 31 ottobre al 23 novembre ■ Servizio
a pag 20
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Italia e Mondo Il Governo lavora alla finanziaria cercando di trovare il giusto equilibrio
Manovra tra equilibrio e sostegno ai redditi Meloni tratta in Europa per maggiore flessibilità. Giorgetti tiene il pallottoliere dei soldi. In arrivo misure per famiglie e ceti medi DI ROBERTO LAMATTINA
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rovare l'equilibrio sui conti pubblici è un esercizio complesso. Lo diventa ancora di più quando le risorse scarseggiano e i vincoli europei impongono prudenza. In questo scenario si gioca la partita della nuova legge di finanziaria. Al centro della scena c'è il premier Giorgia Meloni. La sua strategia punta su una combinazione precisa di responsabilità contabile e vicinanza ai cittadini.La priorità dell'esecutivo è difendere il potere d'acquisto dei lavoratori e sostenere le famiglie. Il ceto medio rappresenta il vero motore economico del Paese. È la spina dorsale dell'Italia che produce, paga le tasse e consuma. Negli ultimi anni questa fascia della popolazione ha subito la pressione dell'inflazione. Giorgia Meloni sta orientando la manovra verso risposte concrete. Tra queste spiccano il taglio del cuneo fiscale e la
riduzione delle aliquote Irpef. La coalizione di governo si muove in modo coeso su questa linea. Fratelli d'Italia spinge per premiare la natalità e il lavoro stabile. La Lega insiste sulla pace fiscale e sui sostegni alle partite IVA. Forza Italia si fa garante delle tutele per il ceto medio e delle pensioni minime. Non ci sono margini per promesse irrealizzabili. Ogni risorsa deve andare dove serve davvero. IL RIGORE DI GIORGETTI Il ministro Giancarlo Giorgetti incarna il rigore finanziario. La sua linea è senza sconti: mantenere i conti in ordine è l'unica garanzia per proteggere i risparmi degli italiani e difendere la sovranità nazionale. Parallelamente alla trattativa interna, l'Italia gioca una partita cruciale sul piano internazionale. Il dialogo con Bruxelles resta serrato ed è fondamentale per l'architettura della manovra finanziaria.Le regole contabili e il margine
di manovra MELONI TRATTA IN EUROPA Il confronto con la Commissione Europea sulla flessibilità è fondamentale. Roma chiede a Bruxelles di considerare il peso dell'inflazione e gli investimenti necessari per la crescita. Senza alterare le regole del Patto di stabilità, l'Italia sollecita un'interpretazione pragmatica dei paletti fiscali. Ottenere questi margini è essenziale per finanziare le misure di sostegno al ceto medio e rilanciare l'economia. L'OPPOSIZIONE NON HA UNA RICETTA UNICA Di fronte a questa azione di governo, il quadro dell'opposizione appare segnato da una forte debolezza politica. Il cosiddetto campo largo mostra tutta la sua fragilità. La minoranza non riesce a costruire una proposta alternativa credibile e organica sul terreno economico. Le divisioni interne sono
enormi e invalicabili. Da una parte ci sono le spinte assistenziali e patrimoniali care alla sinistra radicale; dall'altra le posizioni più riformiste faticano a trovare una sintesi. Senza una visione condivisa su tasse, lavoro e crescita, il fronte alternativo si riduce a una somma di veti incrociati. La mancanza di una rotta comune lascia campo libero alla maggioranza.La sfida di bilancio entra ora nella sua fase conclusiva
con idee chiare e pragmatismo. La linea tracciata unisce il rigore economico a una visione di sostegno sociale. Tenere i conti in ordine non è un mero esercizio contabile, ma un atto di tutela verso il futuro. Al tempo stesso, ridare risorse ai ceti medi significa alimentare il motore economico nazionale. L'Italia affronta questa scadenza con stabilità politica, mostrando la capacità di fare scelte responsabili.
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Il presunto amministratore del «Movimento 17 ottobre» tace davanti alla gip. Per gli inquirenti sussistono i rischi di fuga e reiterazione
Caso Siher, i pm chiedono che resti in carcere La difesa chiede il rilascio: «Accuse assurde» DI VITO ERRICHETTI
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oussef Siher si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il trentenne ritenuto dalla procura amministratore dei canali social del «Movimento 17 ottobre» è comparso ieri mattina davanti alla gip Tiziana Landoni, nel carcere di San Vittore, per l’udienza di convalida del fermo. La giudice si è riservata sulla richiesta di custodia cautelare avanzata dalla pm Francesca Crupi e dal procuratore Marcello Viola. I difensori hanno chiesto la mancata convalida e la scarcerazione.Al centro dell’inchiesta ci sono i contenuti diffusi attraverso Telegram e Instagram e il ruolo che, secondo gli investigatori, Siher avrebbe avuto nell’organizzazione delle nuove mobilitazioni. Una distinzione importante rispetto ai disordini del 17 e 18 ottobre: le pagine del movimento sarebbero nate successivamente e le contestazioni descritte dalla procura riguardano l’attività online svolta nei giorni seguenti. LE ACCUSE E I CANALI SOCIAL Siher è indagato per istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e per violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, fattispecie introdotta dall’ultimo decreto sicurezza. La procura sostiene che abbia utilizzato le proteste per promuovere un progetto eversivo, sollecitando attraverso i social condotte contro l’ordine pubblico. La difesa respinge questa ricostruzione e nega che vi siano state istigazioni alla violen-
za.Italiano, nato nel Bresciano da una famiglia di origine marocchina, il trentenne è stato rintracciato sabato 24 ottobre in un appartamento del quartiere Corvetto, a Milano. Nell’inchiesta è coinvolta anche la moglie, indagata in libertà: secondo gli investigatori, entrambi amministravano il gruppo Telegram e la pagina Instagram del movimento.Tra gli elementi raccolti figurano due messaggi programmati per le 14.31 e le 15.31 di sabato, destinati a comunicare nuovi punti di ritrovo delle manifestazioni. L’invio, secondo la ricostruzione investigativa, è stato bloccato. È anche sulla funzione di queste comunicazioni, e sul loro rapporto con i contenuti già pubblicati, che si concentra l’accertamento.Nella richiesta di custodia cautelare i magistrati valorizzano le competenze informatiche dell’indagato, ritenute funzionali allo sviluppo di una «strategia rivoluzionaria». La procura indica il pericolo di fuga e il rischio di reiterazione dei reati, sostenendo che gli arresti domiciliari non sarebbero sufficienti a contenere le esigenze cautelari. I CONTENUTI CONTESTATI Il confronto tra accusa e difesa riguarda soprattutto il significato e la portata dei messaggi diffusi. Nel provvedimento di fermo viene richiamato, tra gli esempi di contenuti ritenuti violenti, un post che dichiara guerra al futuro che il governo starebbe preparando. Gli investigatori leggono queste espressioni all’interno di un insieme di comunicazioni che, nella loro ri-
costruzione, avrebbe dovuto spingere gli aderenti a commettere reati.Tra i materiali esaminati compare anche il documento «Rivoluzione, istruzioni per l’uso». Il testo contiene indicazioni su come proteggersi dai lacrimogeni e un invito a «sfondare» eventuali sbarramenti della polizia. Per la procura, i contenuti devono essere valutati nel quadro del progetto attribuito agli amministratori dei canali. I legali contestano invece che vi siano gli elementi per sostenere le ipotesi di reato.Un punto centrale è la finalità terroristica richiamata nell’accusa. Gli inquirenti fanno riferimento all’intimidazione della popolazione; la difesa nega qualsiasi condotta istigatoria. Alla giudice spetta valutare gli elementi presentati dalla procura a sostegno delle contestazioni e della richiesta di mantenere Siher in carcere. IL NODO DELLA NUOVA NORMA Un altro terreno di confronto riguarda la successione temporale tra l’entrata in vigore del decreto sicurezza e le condotte contestate. La nuova norma è diventata operativa il 23 ottobre. I difensori sostengono che i contenuti social al centro dell’inchiesta siano stati creati prima di quella data e ne contestano quindi l’applicazione al caso.La procura richiama, in particolare, un comunicato pubblicato venerdì 23 ottobre. Diventa dunque decisiva la ricostruzione puntuale delle attività attribuite all’indagato: quali messaggi siano stati preparati e diffusi, in quali date e con quali contenuti. Su questi
elementi si misura il contrasto tra la lettura degli investigatori e le obiezioni dei legali.Non si tratta soltanto di stabilire quando siano nati i canali del movimento, ma di individuare le specifiche condotte sulle quali si fonda ciascuna contestazione. È uno dei passaggi che rendono questa vicenda rilevante anche per l’applicazione della nuova disposizione. LA DIFESA E LE REAZIONI POLITICHE Gli avvocati Benedetto Ciccarone e Yasmina Abu Sharar parlano di «accuse assurde» e chiedono che il loro assistito torni in libertà. Abu Sharar ha dichiarato di non essere sorpresa dal fermo in termini generali, «considerata l’aria politica che tira», ma di esserlo rispetto ai fatti attribuiti a Siher.Sul piano politico, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha rivendicato la risposta dello Stato contro chi ritiene di poter organizzare rivolte «nascondendosi dietro un passamontagna» o dietro l’anonimato dei social. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ringraziato il ministro e le forze dell’ordine, richiamando il diritto di manifestare e quello dei cittadini di vivere le città in sicurezza.Il passaggio giudiziario riguarda però responsabilità individuali e condotte precise. La ricostruzione della procura deve ora confrontarsi con le contestazioni della difesa e con il vaglio della gip, chiamata a pronunciarsi sulla convalida del fermo e sulla richiesta di custodia cautelare. Per Siher, che respinge le accuse attraverso i suoi legali, vale la presunzione di innocenza.
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Gli autotrasportatori hanno ragione. Ma il Governo paga anche il prezzo dell’Europa
Caro-benzina, perché il Governo può fare poco o nulla sui prezzi DI ALDO MARIA CUPELLO
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entre a Milano le vetrine di Dior e Gucci venivano smantellate in una sottospecie di “giornata dei cristalli”, in Puglia, Calabria, Campania, Basilicata e Sicilia mancavano acqua, carne, pasta, ogni articolo che richiedesse l’ausilio di un autoarticolato per giungere negli scaffali della nostra quotidianità. Se ne sono accorti persino i telegiornali nazionali, dopo un paio di giorni d’inizio delle proteste. Gli autotrasportatori di tutto il Sud Italia hanno lamentato – e continuano, giustamente, a farlo – l’aumento dei costi della vita, nel dettaglio del carburante per consentire i viaggi di andata e ritorno; a titolo esemplificativo, un Volvo FH ha una capacità massima di 1.480 litri, al prezzo di 2,26€ al litro, immettere 500 litri costa 1.130€. Ogni aumento di 10 centesimi al litro aggiunge, in media, 30-35€ di carburante ogni 1.000km. Costi che paga l’autista, poi rimborsato quando possibile dall’azienda per cui lavora, azienda che – a sua volta – dovrà pagargli lo stipendio, pedaggi, manutenzione,
AdBlue e chi più ne ha più ne metta. È quindi così che tutto il Meridione si è fermato, e prevede di rifarlo se entro fine mese il Governo non darà delle risposte concrete agli italiani. Eppure, l’Italia del 2026 deve oggi fare i conti con dinamiche che non le appartengono direttamente, ad iniziare dall’Unione Europea fino ai conflitti oltremare. Giorgia Meloni, Giuseppe Conte, Enrico Letta, chiunque possa essere alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, sulla benzina ha le mani legate. IL VIAGGIO DEL PETROLIO Il prezzo esibito ai distributori di paese è il risultato di una lunghissima catena industriale internazionale, sulla quale gravano costo industriale (circa il 45%), accise (circa il 3540%) e IVA (al 22%). A monte, il petrolio viene estratto nei paesi produttori, ed il prezzo sulla materia prima (il Brent), varia di attimo in attimo sui mercati finanziari di tutto il mondo. Una volta estratto, il petrolio viene caricato su navi o pompato in oleodotti sino ad arrivare in Italia. Nel Bel Paese, viene raffinato in benzina o gasolio,
un processo che consuma 5,26 miliardi di kWh all’anno e circa 1,37 miliardi di m³ gas naturale (secondo statistiche Terna 2024 e scheda settoriale di Confindustria-ENEA). Una volta lavorato, il carburante viene trasportato tramite autobotti fino alle stazioni di servizio, ovverosia l’ultimo anello della catena che guadagna – peraltro – di meno, appena tra i 4 e 6 centesimi lordi per ogni litro erogato. LE ACCISE Giorgia Meloni oggi paga il prezzo di una precedente comunicazione politica d’impatto. Nel 2019 firmò la sua condanna riprendendosi in macchina dal benzinaio, contestando quando lo Stato guadagnasse sulle accise. Un video che viene riproposto a cadenza, si può dire, quasi settimanale, ricordando all’attuale Premier una promessa finora mai mantenuta. E, da un lato, comprensibilmente. Complici i ruoli di Governo – rispetto a quelli dell’opposizione – ci si rende conto che l’accisa sia una tassa fissa che, ad oggi, pesa circa 0,673€ su ogni singolo litro di carburante, garantendo insieme all’IVA un gettito per lo Stato di circa 26 miliardi di euro all’anno. Azzerandole, lo Stato rinuncia a 26 miliardi di entrate, dovendo quindi pensare su cosa
riguadagnarli. È da qui che, conseguenzialmente, il Governo dovrebbe tagliare su sanità pubblica, pensioni e sicurezza, scuola o anche università. In estrema sintesi, ciò che si risparmia alla pompa lo si perderebbe in altri servizi. LE BORSE DI AMSTERDAM E DI LONDRA Certamente di poco aiuto è la normativa europea che ha vietato agli Stati appartenenti di comprare petrolio e gas direttamente alla fonte, attraverso contratti bilaterali a prezzo fisso come era – invece – possibile negli anni ’70 e ’80. Oggi un’azienda energetica può stipulare, tuttalpiù, accordi di lunga durata (come ENI con QatarEnergy nel 2023), ma ciò non blocca il prezzo per tutta la durata del contratto. Le normative sulla concorrenza, quindi, vietano l’acquisto diretto per evitare aiuti di Stato, così come i produttori (OPEC o privati) esigono, dunque, che il prezzo sia parametrato alle quotazioni delle borse di Londra per il petrolio (con il Brent) e di Amsterdam per il gas (con il TTF). Il prezzo della benzina è deciso in queste due città, in mano a fondi di investimento (Citadel, WisdomTree Gasoline – UGAS et cetera) e algoritmi che si orientano in base alla geopolitica mon-
diale. È chiaro, quindi, come nessun Ministro o Governo possa scegliere arbitrariamente quale prezzo favorire nel proprio Paese. CON IL SERBATOIO MEZZO PIENO O MEZZO VUOTO? Dipende da dove lo si guarda. Da Palazzo Chigi si vedono i vincoli di bilancio, le tensioni internazionali e il costo di ogni intervento; dalla cabina di un camion si vede quanto resta dopo l’ennesimo pieno e ci si domanda se il prossimo viaggio valga ancora la pena. Governare significa tenere insieme queste due prospettive, perché agli autotrasportatori non si può chiedere di fare il pieno di pazienza, così come a un esecutivo non si può attribuire il potere di cancellare ogni rincaro con un decreto. Ma riconoscere i limiti dell’azione politica non significa rinunciare a pretenderne i risultati: significa chiedere misure sostenibili, priorità chiare e promesse che sopravvivano alla campagna elettorale. Il prezzo del petrolio non si decide a Palazzo Chigi; la scelta di chi debba sopportarne il peso, almeno in parte, sì. E a chi deve rimettersi in viaggio, più che un Governo ottimista o pessimista, serve un Governo che gli permetta di ripartire.
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GIALLO DI PIETRACATELLA Da Berlino, intanto, trenta giorni di proroga, nessun esito prima della fine dell’anno
Interrogato l’addetto alla raccolta dei rifiuti in servizio il 24 dicembre DI TIZIANA MAGRÌ
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ieci mesi di indagini, oltre duecento persone sentite, quattro scuole passate al setaccio e nessun indagato per l’omicidio. Poi, ieri, la Procura di Larino è ripartita da dove tutto era cominciato: una cronologia dei fatti. In Questura a Campobasso la Squadra Mobile ha sentito l’addetto ai rifiuti urbani in servizio il 24 dicembre dell’anno scorso, il giorno in cui, secondo il verbale delle dichiarazioni di gennaio di Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime, finirono nell’immondizia i residui della cena e la vaschetta che aveva contenuto le cozze. È la prima volta che il caso di Pietracatella parte da un interrogatorio che riguarda un’azione e non un racconto emotivo. VENTIQUATTRO ORE Antonella Di Ielsi partecipa, insieme al marito Gianni, a un pranzo di lavoro in una trattoria di Campobasso. Resta un piatto di cozze e lei chiede di portarle a casa, in una vaschetta di plastica, per sua figlia quindicenne Sara, che ne era golosa. Quelle cozze vengono mangiate a casa; secondo le ricostruzioni sarebbero state consumate la sera del 23 dicembre, con marito, moglie e Sara a tavola, mentre la figlia maggiore
Alice era fuori con gli amici. Va sottolineato che nessuno dei commensali del pranzo in trattoria avrebbe avuto sintomi di malore, laddove le cozze fossero il veicolo del veleno. La contaminazione non sarebbe avvenuta al ristorante. «Non posso dire con certezza quando le abbiamo mangiate in casa», disse il 13 gennaio Gianni Di Vita agli investigatori, «posso affermare con certezza che gli eventuali residui sono stati buttati con i rifiuti umidi il 24 dicembre e, lo stesso giorno, sono stati smaltiti i rifiuti in plastica, quindi anche la vaschetta che conteneva le cozze». È su quelle ventiquattr’ore che si starebbe concentrando la verifica per sapere, da chi era in servizio quel giorno, se entrambe le raccolte, organico e plastica, passarono davvero il 24 dicembre, oppure se i sacchetti rimasero fuori anche il giorno dopo. La frazione organica fu poi ritirata il 27, con il turno slittato perché il 26 era festivo, così come ha confermato il sindaco Antonio Tomassone. La polizia entrò in quell’abitazione il 30 dicembre, quando ancora si sospettava che si trattasse di una tossinfezione fulminante e nessuno sapeva dove cercare una tossina. La ricina sappiamo che non ha colore né sapore,
ma lascerebbe tracce analizzabili su ciò che l’avrebbe trasportata: un bicchiere, un piatto e una, probabile, vaschetta. Questi oggetti sarebbero finiti in un sacchetto la Vigilia di Natale e poi avrebbero lasciato il paese. Probabilmente un’azione che rientra nella normalità quotidiana. Ma i servizi di raccolta, a differenza delle ricostruzioni, hanno turni, registri e orari; è uno dei pochi elementi di questo fascicolo ancora accertabili con documenti. LA PROROGA Sul fare scientifico è arrivata, da fonti certe, la notizia che il Robert Koch di Berlino – al quale la Procura ha affidato la consulenza tecnica sui centotrentasette oggetti prelevati dalla casa di viale Risorgimento - ha chiesto e ottenuto una proroga di trenta giorni. Lo riferisce l’Ansa citando la Procura. A fine novembre potrebbe arrivarne un’altra – dopo il primo termine le proroghe sono mensili, fino al limite dei sei mesi dall’inizio delle operazioni – dunque non potrebbe esserci nessun esito ufficiale prima della fine di dicembre. Si tratta di una notizia che chiarisce la polemica della settimana scorsa, quando la procuratrice, Elvira Antonelli, scrisse ai giornalisti che dalla Germania non erano pervenuti risultati, difatti era vero.
IL SEGRETO TORNA AL CENTRO DELLA SCENA DEL GIALLO È proprio qui che le due cronologie si separano. Mentre le operazioni tecnico-scientifiche chiedono tempo, il racconto corre su una storia quasi tutta sua. Ci sarebbero due date che conviene mettere una sotto l’altra, il 10 luglio: «Antonella aveva scoperto un segreto». 27 ottobre, e qualche giorno precedente: «Sara aveva scoperto un segreto». In questi tre mesi di questa ipotesi, emersa da diversi spazi di approfondimento televisivo, non c’è nessun atto depositato e nessun verbale. E’ soltanto emerso che la frase ha cambiato soggetto. La prima la diede un quotidiano nazionale; la seconda l’ha rilanciata una trasmissione televisiva, presentandola come la nuova pista di chi indaga e attribuendo ad «ambienti investigativi» l’idea che il bersaglio fosse la ragazza insieme alla madre. Il segreto si sarebbe spostato da madre a figlia senza che fosse emerso un elemento nuovo. Si tratterebbe di un passaggio narrativo più che investigativo. Probabilmente nascerebbe dalla difficoltà di trovare il vero responsabile della morte delle due donne e, soprattutto, dalla difficoltà di accettare la morte di una ragazza di quindici anni senza movente, ma morta per caso.
La criminologa Roberta Bruzzone, ospite a La Vita in Diretta, non ha attribuito a Sara nessun segreto, anzi ha detto che è possibile «che davvero fossero entrambe il bersaglio dell’avvelenatore», ha ricordato che chi avvelena di solito è una persona vicina e ha aggiunto che l’incidente sarebbe l’unica ipotesi da escludere in maniera certa. Nella stessa puntata una zia di Antonella, intervistata dal cronista, ha detto:«Speriamo che Sara sia capitata per caso». L’inesattezza rende l’idea di quanto, per chi le volesse bene, l’idea che sia morta per caso sia più sopportabile dell’idea che qualcuno l’abbia voluta morta, così come scritto nei titoli delle ultime ore. Durante la settimana non sono esclusi ulteriori interrogatori. Nel frattempo, nel paese di Pietracatella, circolerebbero insinuazioni silenziose, non a caso la procuratrice ha chiesto di tutelare insieme al segreto investigativo e alla memoria, la dignità delle persone. I risultati, se arriveranno, arriveranno intorno alla fine di dicembre. Intorno all’anniversario, al primo Natale senza Antonella e Sara. Fino a quel momento, di accertato, ci sarà solo ciò che è scritto negli atti. E probabilmente, potrà esser il tempo di cambiare direzione nell’indagine.
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Una vittoria della sinistra, ma anche la conferma di un’identità nazionale che rivendica autonomia, giustizia sociale, un ruolo indipendente nello scenario globale
Il Brasile sceglie Lula, oltre l’ombra di Trump C
DI GIANFRANCO BLASI
i sono vittorie elettorali che vanno oltre il risultato delle urne. Raccontano la storia di un Paese, le sue contraddizioni, le paure e le speranze di una società che, quando arriva al momento della scelta, decide di non consegnare il proprio futuro a una sola idea di politica. La vittoria di Luiz Inácio Lula da Silva, nonostante il sostegno politico di Donald Trump a Jair Bolsonaro, si presta a questa lettura: il Brasile non è disposto a farsi rappresentare da una destra che cerca legittimazione anche attraverso l'appoggio di potenze straniere, né intende rinunciare alla propria autonomia per inseguire modelli importati. Il dato politico più interessante non riguarda soltanto la tenuta della sinistra, ma la capacità di Lula di interpretare un sentimento nazionale che tiene insieme giustizia sociale, orgoglio patriottico e ambizione internazionale. Il Brasile è un Paese immenso, attraversato da disuguaglianze profonde, tensioni sociali e contrasti territoriali. Eppure, proprio questa complessità impedisce di ridurlo a una semplice appendice delle dinamiche politiche statunitensi o a una replica dell'esperimento argentino. I brasiliani sono un popolo emotivo, orgoglioso della propria identità e profondamente legato ai simboli della nazione. Ma il patriottismo non coincide necessariamente con il nazionalismo aggressivo, così come la domanda di sicurezza non comporta automaticamente la rinuncia alla protezione sociale. In questo spazio si è inserita la proposta politica di Lula: un progressismo pragmatico, capace di parlare ai settori popolari senza ignorare la necessità di governare un'economia complessa e di mantenere credibilità nei rapporti internazionali. LA POLITICA SOCIALE COME IDENTITÀ NAZIONALE L'esperienza dei governi Lula ha lasciato un segno soprattutto attraverso le politiche di contrasto alla povertà e alle disuguaglianze. Programmi come Bolsa Família hanno contribuito a sostenere milioni di famiglie, legando il trasferimento di risorse pubbliche all'accesso all'istruzione e alla salute. Non hanno cancellato le fragilità strutturali del Brasile, né risolto il problema della concentrazione della ricchezza, ma hanno dimostrato che la crescita economica può essere accompagnata da una maggiore inclusione sociale. È questo il pun-
to che la sinistra brasiliana rivendica e sul quale Lula ha costruito una parte importante della propria legittimazione: la libertà politica perde sostanza quando ampie fasce della popolazione restano escluse dalle opportunità, dalla sicurezza economica e dai servizi essenziali. Naturalmente, il bilancio dei suoi governi non è privo di ombre. Il Brasile continua a fare i conti con criminalità, disparità territoriali, difficoltà fiscali e una classe politica esposta a scandali e conflitti d'interesse. La crescita, da sola, non basta; la redistribuzione deve accompagnarsi a istituzioni efficienti e a una capacità di riforma che superi l'emergenza. Ma sarebbe altrettanto sbagliato ignorare il significato politico di un modello che ha cercato di tenere insieme sviluppo e protezione sociale. BOLSONARO E IL PESO DI UN’EREDITÀ La destra bolsonarista ha intercettato paure reali: la violenza, la sfiducia nelle istituzioni, il disagio di settori conservatori e la reazione a una politica percepita come distante. Il suo consenso non può essere liquidato come un semplice fenomeno di propaganda. Esprime una parte autentica della società brasiliana, che chiede ordine, sicurezza e una maggiore difesa dei valori tradizionali. Il problema emerge quando queste domande vengono trasformate in una contrapposizione permanente, nella delegittimazione degli avversari e nel conflitto con gli equilibri democratici. Il rischio è che il richiamo all'uomo forte finisca per indebolire proprio quelle istituzioni che dovrebbero garantire stabilità e libertà. L'immagine politica di Bolsonaro e della sua famiglia è stata costruita attorno a una leadership combattiva, personalistica, capace di alimentare lo scontro. Ma riproporre quell'esperienza senza la forza originaria del suo protagonista può diventare un limite: una copia meno convincente, esposta al rischio di riaprire le tensioni con gli apparati dello Stato e con le forze armate, il cui ruolo nella storia brasiliana resta particolarmente delicato. La democrazia, in un Paese segnato da una lunga stagione autoritaria, non può essere considerata un'acquisizione irreversibile. IL NODO DELLA MAGISTRATURA Anche la vicenda giudiziaria di Lula impone, tuttavia, una riflessione senza indulgenze. Il suo ritorno alla presidenza è stato preceduto da procedimenti, condanne annullate e controversie che hanno segnato profondamente la
vita pubblica brasiliana. Le decisioni giudiziarie che gli hanno consentito di recuperare i diritti politici non equivalgono a una certificazione generale della sua innocenza rispetto a ogni accusa, così come le vicende del passato non autorizzano a ignorare le garanzie processuali. Il rapporto fra politica e magistratura rimane uno dei punti più sensibili della democrazia brasiliana. Le nomine ai vertici delle istituzioni giudiziarie, le reciproche influenze e i conflitti fra poteri richiedono trasparenza e rispetto delle regole. Non si può invocare l'indipendenza dei giudici soltanto quando le loro decisioni coincidono con le proprie convinzioni. Eppure, la domanda di giustizia sociale che Lula continua a rappresentare conserva un significato che non si esaurisce nelle sue vicende personali. Il consenso politico, quando si forma attraverso il voto libero, esprime anche il desiderio di una società meno diseguale e più consapevole dei propri diritti. La risposta non può essere la sostituzione di un culto della personalità con un altro, ma il rafforzamento di istituzioni capaci di garantire a tutti le medesime regole. UN BRASILE PROTAGONISTA, NON SUBORDINATO La dimensione internazionale completa il quadro. Lula ha cercato di restituire al Brasile un ruolo da protagonista attraverso il multilateralismo, l'integrazione latinoamericana e il rafforzamento dei rapporti con i Paesi emergenti, a partire dai BRICS. Una strategia che punta a evitare la subordinazione a una sola potenza e a valorizzare il peso economico, demografico e diplomatico del Paese. Questa autonomia, però, non significa as-
senza di contraddizioni. Il dialogo con Russia e Cina, la ricerca di una soluzione negoziata alla guerra in Ucraina e le ambizioni del Sud globale richiedono equilibrio, perché la neutralità dichiarata non sempre coincide con una reale equidistanza. Allo stesso tempo, la tutela dell'Amazzonia e il contrasto alla deforestazione illegale possono fare del Brasile un interlocutore decisivo nelle politiche climatiche internazionali, purché gli impegni siano accompagnati da risultati verificabili. La lezione brasiliana, dunque, non ci dice che Lula abbia sempre ragione o che la sinistra rappresenti per definizione la soluzione a ogni problema. È piuttosto che un grande Paese può cercare una propria strada senza rinunciare né alla democrazia più autentica né alla giustizia sociale. Può essere patriottico senza isolarsi, dialogare con le potenze senza diventare subalterno, difendere i più deboli senza ignorare i vincoli economici. In un mondo attraversato dalla competizione fra grandi potenze e dalla tentazione di trasformare ogni confronto politico in uno scontro identitario, il Brasile rivendica così una propria specificità. Non è l'Argentina di Javier Milei, non sono gli Stati Uniti di Trump. È una nazione che cerca, fra errori e conquiste, di tenere insieme la propria sovranità e la domanda di dignità dei suoi cittadini. Ed è forse proprio qui il significato più profondo della scelta brasiliana: la politica non può ridursi alla fedeltà a un leader o all'imitazione di un modello straniero. La sua credibilità si misura nella capacità di migliorare la vita delle persone, proteggere le istituzioni e dare al Paese una voce riconoscibile nel mondo.
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Cronache Lucane Ora punta ai dem lucani, dopo aver barattato il seggio sicuro con il desaparecido partenopeo, Amendola
Le mani sulla segreteria L'ex ministro Speranza, dopo aver abbandonato la Basilicata per farsi eleggere a Napoli ed essersene completamente dimenticato, prova a gestire il congresso Pd DI MASSIMO DELLAPENNA
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altro ieri è stata la giornata di Speranza in Commissione Covid. Il nostro eroe aveva promesso un intervento a braccio ma era una simulazione, le frasi che ancora doveva pronunciare risultavano già note all'ADN Kronos come ha fatto notare il Presidente Lisei. Così come simulato era il richiamo alla scientifcita’ di tachipirina e vigile attesa che Speranza ha rivendicato ma il mondo della ricerca ha smentito. Così come era palesemente falso il riferimento all'immunita’ garantita dai vaccini ed era omessa la presenza di effetti avversi che, in Commissione Speranza è stato costretto a riconoscere, mentre al tempo delle decisioni ministeriali aveva deciso di omettere. In pratica l'altro ieri l'ex Ministro ha unito un po’ di arroganza a tanto pressapochismo senza aggiungere nessuna scusa. TUTTI IN DIFESA DEL FUGGITIVO Oggi è stata la giornata in cui i pretoriani si sono chiusi in difesa dell'imperatore fuggito. Una canzone di un noto gruppo di estrema sinistra chiamato CCCP diceva “fedeli alla linea ma la linea non c'è, fedeli alla linea anche quando l'imperatore è stanco e fugge”. Così hanno fatto ieri i suoi pretoriani lucani. Lo ha fatto il Pd Basilicata, lo ha fatto Chiorazzo, lo hanno fatto altri. Tutti hanno sottolineato le difficili decisioni del Ministro in quel contesto pandemico e hanno criticato la volontà della maggioranza parlamentare di fare un processo a Speranza. Evidentemente ignorano che il compito delle commissioni di inchiesta è proprio quello. AVREBBE FATTO MEGLIO A CHIEDERE SCUSA In realtà Speranza avrebbe fatto meglio a chiede-
__Speranza e Lacorazza re scusa. Ai lucani dovrebbe chiedere scusa due volte. Una volta per la gestione pandemica. Una seconda volta per la fuga dalle responsabilità territoriali. Speranza è fuggito dall'ipotesi di una candidatura alla Presidenza della Regione ed è fuggito dal collegio di Basilicata. Si è fatto eleggere a Napoli e non si è più interessato alla nostra Regione. Il risultato delle sue scelte è stato che lui non si è più occupato di Basilica-
ta. Noi abbiamo eletto un deputato napoletano che si occupa della Campania. A causa del gran rifiuto fatto per vilta’ la Basilicata ha perso una rappresentanza dei suoi intressi. LA LOTTA PER IL CONGRESSO L'uomo della vigile attesa si è messo in movimento per la lotta congressuale. Come suo costume non lo fa sul territorio, cerca di farlo con una imposizione romana. Ora Speranza vuole prendersi il PD di Basilicata.
Ovviamente non vuole farlo direttamente, vuole mettere un uomo suo, qualcuno che gli tenga scaldata la Basilicata se ne dovesse aver bisogno. Speranza cerca un uomo di paglia per se stesso. In questi termini la Basilicata diventa una seconda scelta qualora gli ozi romani non dovessero garantire una rielezione. LACORAZZA FREME Chi sul territorio morde il freno è Piero Lacorazza. L'uomo dell'Appennino sta pubblicando a puntate
il suo documento congressuale. Nel titolo ricorda un po’ il manifesto politico con cui la Meloni ha vinto le elezioni. Giorgia diceva che il declino non é un destino. Piero lo vuole amministrare mentre governa il futuro. La guerra nel PD è appena iniziata. O, forse, non è mai finita. La storia, del resto, si presenta sempre due volta. La prima con la tragedia, la seconda con la farsa. Altre volte con tachipirina e vigile attesa.
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Il responsabile regionale di Futuro Nazionale in Basilicata interviene sull’audizione dell’ex ministro Speranza davanti alla Commissione Covid
Curatella tuona: «Sulle scelte pandemiche servono le risposte, non autoassoluzioni»
__Curatella e l’edizione di ieri di Cronache
«R
oberto Speranza non può pretendere che la propria ricostruzione venga accettata come una verità indiscutibile. Un ministro risponde delle decisioni che assume, delle prove sulle quali si fondano e delle conseguenze che producono. Anche quando quelle decisioni vengono prese durante un'emergenza». È quanto dichiara Giulio Curatella, responsabile regionale di Futuro Nazionale in Basilicata, commentando l'audizione dell'ex ministro della Salute davanti alla Commissione parlamentare d'inchiesta sulla gestione della pandemia. «Il punto è stabilire se tutte le misure adottate fossero necessarie, proporzionate e mantenute soltanto per il tempo indispensabile. Perché tutelare la salute pubblica non significa ottenere un potere illimitato sulla vita dei cittadini». Curatella concentra la propria critica soprattutto sul Green Pass e sulle conseguenze degli obblighi vaccinali. «Durante quella stagione abbiamo assistito a una compressione straordinaria delle libertà individuali. Lavoratori sospesi, attività economiche chiuse, famiglie sottoposte a limitazioni, studenti privati della normale vita scola-
stica. E milioni di cittadini costretti a confrontarsi con una scelta che, in determinate circostanze, condizionava perfino la possibilità di lavorare. Non basta affermare che tutto fosse necessario: bisogna dimostrarlo, provvedimento per provvedimento». Il responsabile lucano richiama quindi la necessità di distinguere l'efficacia sanitaria dei vaccini dalla giustificazione delle misure coercitive. «La Commissione deve chiarire quali dati sostenessero le decisioni, quali alternative fosse-
ro state considerate e come le misure siano state aggiornate quando sono cambiate le conoscenze scientifiche». Particolare attenzione viene riservata anche alle cure domiciliari, alla farmacovigilanza e alle conseguenze sociali dell'emergenza. «Vogliamo conoscere le responsabilità nella gestione dell'assistenza territoriale, le ragioni delle indicazioni terapeutiche adottate nelle diverse fasi della pandemia, le risposte fornite alle persone che hanno subito danni vaccinali riconosciuti e il bilancio delle conseguenze economiche, educative e psicologiche delle restrizioni. Sono domande precise. Pretendono documenti, numeri e risposte altrettanto precise». Curatella interviene inoltre sulle polemiche che hanno accompagnato l'audizione e sulle critiche pubblicate dalla stampa nazionale e lucana. «La Verità parla di una cortina di fumo sul Covid. Cronache Lucane titola “Speranza, che figuraccia!”. Sono giudizi editoriali che testimoniano quanto sia ancora acceso il confronto sulla gestione pandemica. La risposta istituzionale, però, non può esaurirsi nella denuncia di presunte persecuzioni politiche. Chi ha esercitato respon-
sabilità di governo deve accettare il controllo parlamentare e il contraddittorio pubblico». IL PRECEDENTE DI VENOSA: LA CONTESTAZIONE DEL 25 OTTOBRE 2024 «Poco più di due anni fa, il 25 ottobre 2024, quando Speranza venne a Venosa per presentare il suo libro, un gruppo di genitori di cui facevo parte organizzò una contestazione pubblica, documentata anche da un grande manifesto affisso in città. Allora non ricoprivo l'incarico politico che ricopro oggi. Partecipavo a quella protesta come cittadino e come genitore, convinto che fosse necessario discutere apertamente delle scelte compiute durante l'emergenza». «La mia posizione non è cambiata. Ho contestato pubblicamente le restrizioni che ritenevo ingiustificate. Rivendico il diritto di aver espresso quel dissenso, così come riconosco a chi ha compiuto scelte diverse il diritto di essere rispettato. La libertà individuale e la responsabilità pubblica non possono essere difese soltanto quando coincidono con le convinzioni della maggioranza». LE RESPONSABILITÀ POLITICHE E IL CASO BASILICATA «In Basilicata dobbiamo pretendere una ricostru-
Finisce male “la recita di Santa Marta”: era tutto
zione altrettanto rigorosa di quanto accaduto negli ospedali, nella medicina territoriale e nell'assistenza domiciliare. Quante prestazioni furono rinviate? Quali furono le conseguenze sui pazienti non Covid? Quali criticità emersero nella gestione regionale? Quali interventi avrebbero potuto limitarle? Sono questioni che riguardano direttamente la salute e i diritti dei lucani». Curatella conclude richiamando il ruolo della Commissione parlamentare d'inchiesta. «Non chiediamo condanne preventive e non accettiamo assoluzioni preventive. Chiediamo che ogni decisione venga esaminata sulla base degli atti, che gli eventuali errori siano riconosciuti e che le responsabilità politiche siano individuate senza riguardi per nessuno. Non siamo moderati quando si tratta di difendere i diritti fondamentali. Non siamo disponibili a considerare intoccabili le decisioni di chi ha governato. E non accettiamo che il dissenso venga liquidato con un'etichetta. L'emergenza sanitaria è terminata. Il dovere di rispondere delle scelte compiute durante quella stagione rimane. Speranza risponda nel merito: gli italiani hanno diritto alla verità, non a un'altra autoassoluzione».
, come sempre, un copione
Speranza, che figuraccia!
del finto citazione del Papa era già sulle agenzie prima la id: Cov ione miss Com in ione moz com la Finta asse. Come al solito bara e non ne azzecca una! discorso, anch’esso online prima che lo pronunci e di guardare dietro è un confi ne so di gioca re la carta del decid quinte. A far crollare il sottile, ma inva- pathos. Ha abbandonato il le lo di carte è stato il licabile, che se- tono burocratico e distac- castel re di Fratelli d'Italia, senato panni i sare indos per cato para la legittima strategia icale, Marco Lisei, che ha interdifensiva di un uomo poli- della vittim a sacrif coman- rotto la narrazione dramal solo omo dell'u scedella lo ridico dal tico peso di matica con la freddezza di neggiata teatrale. Un con- do schiacciato dal Per far- un croni sta. Ment re Speli. epoca oni decisi nza fine che Roberto Spera un cre- ranza simulava il trasporha varcato con passo deci- lo, ha orchestrato vera e to emotivo in aula, le agenuna , so durante la sua attesissi- scend o lirico emo- zie di stampa stavano già ma audizione davanti alla propr ia agitaz ione sul ri- battendo quelle medesime zzata focali le ziona entaparlam e Commission a Papa dichiarazioni sul Pontefire d'inch iesta sul Covid . chiam o spirit uale ili mo- ce. Parola per parola. Virdiffic ai e esco Quello che doveva essere Franc za gola per virgo la. Con lo il giorno del riscatto del- menti condivisi a distan stesso ident ico afflat o a. l'ex ministro della Salute, durante l'emergenz dell'e x pseudoreligioso. zioni inten Nelle icarivend l'occasione per ggio Il trucco è stato svelato nel re con orgog lio le scelte minis tro, quel passa uno modo più umiliante: il dicome ire appar a draconiane della pandemia dovev rso scorso "spontaneo" era un - dal Green Pass ai proto- sfogo umano, un disco testo scritto, blindato, immoin cuore dal ato sgorg e a ipirin "Tach colli della pacchettato e inviato alle La ale. natur tutto del do traè si vigile attesa " -, redazioni dei giornali pripola a, incrin si che voce o sformato nel palcoscenic ma ancora che l’ex minilo tesa, fa si che di un clamo roso autog ol stura
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Dopo le parole di Calenda, il capogruppo di FdI chiede ai consiglieri di Azione Pittella e Morea di chiarire la loro posizione
Napoli: «Energia e lavoro per il futuro dei lucani, fiducia nel Governatore»
POTENZA. Fanno discutere le parole pronunciate da Carlo Calenda a Potenza: «Non possiamo permetterci di dormire mentre il mondo crolla intorno», ha detto all’indirizzo del Governatore. Parole che hanno portato a intervenire Michele Napoli, capogruppo di Fratelli d'Italia in Consiglio regionale, che conferma il pieno sostegno al governatore e richiama gli alleati alle responsabilità assunte con gli elettori. «La Basilicata ha energia, imprese e persone capaci. Il nostro compito è continuare a trasformare questa ricchezza in lavoro, servizi e opportunità per i nostri figli», afferma Napoli. «A Bardi e all'azione del Governo regionale va la piena fiducia di Fratelli d'Italia», aggiunge, sottolineando la necessità di mantenere unita la coalizione. Il capogruppo affronta direttamente il caso politico aperto dalle dichiarazioni del leader di Azione. «Carlo Calenda ha espresso un giudizio severo sul Governo regionale, mentre Azione in Basilicata sostiene la maggioranza. Chiedo a Marcello Pittella e Nicola Morea se condividano quella valutazione e quali proposte intendano porta-
re per affrontare i problemi sollevati», dichiara Napoli. Per l'esponente di Fratelli d'Italia, il confronto tra alleati è legittimo, ma deve accompagnarsi alla condivisione delle responsabilità amministrative. «In una coalizione si può discutere e chiedere di fare meglio. Ma chi sostiene un governo contribuisce alle decisioni e risponde delle scelte comuni. Vale per tutti», osserva. Da qui il richiamo alla lealtà nei confronti del presidente Bardi. Sul piano programmatico, Napoli indica nel-
l'energia una delle principali opportunità di sviluppo. Dopo il bonus gas destinato alle famiglie, propone di approfondire con il Governo nazionale la possibilità di garantire forniture a condizioni favorevoli anche alle imprese, verificando costi, sostenibilità e benefici per il sistema produttivo. Un altro capitolo riguarda Melfi e il futuro dell'automotive. Napoli sollecita il confronto con Governo, azienda e sindacati per tutelare produzioni e occupazione, accompagnando
la transizione tecnologica. «Decarbonizzare non può significare delocalizzare», ribadisce, richiamando la necessità di conciliare obiettivi ambientali e difesa del lavoro. Sul decreto energia, infine, precisa che il provvedimento non introduce un commissariamento generale della Basilicata, ma poteri sostitutivi limitati a determinati procedimenti. Chiede tuttavia di approfondire le modifiche approvate dal Senato e di garantire il coinvolgimento dei territori. «Fratelli d'Italia sarà al fianco del presidente e dell'esecutivo regionale», conclude Napoli, indicando come priorità la valorizzazione delle risorse lucane, il sostegno all'industria e nuove opportunità occupazionali per i giovani. INTANTO IN VIA VERRASTRO... Da via Verrastro nessuna replica ufficiale alle parole pronunciate da Carlo Calenda a Potenza. Chi ha parlato con Vito Bardi nelle ultime ore lo descrive tranquillo e come sempre concentrato sull’amministrazione regionale. La lettura che filtra dagli ambienti vicini al presidente è politica. Con le elezioni nazionali ormai all’orizzonte, Calenda è di
fatto in campagna elettorale in una posizione terza rispetto al centrodestra: le sue uscite lucane vanno lette dentro questa cornice. Bardi, raccontano, si augura comunque che tra Azione e il centrodestra resti aperto un dialogo, anche in vista del voto nazionale, per questo non intende inasprire i toni né farsi trascinare in polemiche partitiche che non interessano i cittadini, soprattutto in una fase complessa come questa. La priorità del Presidente resta il governo della Regione e i dossier che contano per i lucani: energia e risorse del petrolio, sanità, agricoltura. È su questo, fanno sapere, che la Giunta misura il proprio lavoro, per tenere fede al patto con i lucani sancito dal voto del 2024. Un patto sottoscritto da tutta la coalizione, Azione compresa, che i cittadini continuano a promuovere. A palazzo, poi, qualcuno fa notare un dettaglio. Le critiche portano la firma di Calenda, in visita in Basilicata per qualche ora. I consiglieri regionali di Azione, in aula, hanno votato con la maggioranza. Per Bardi, fino a prova o a dichiarazioni ufficiali contrarie, la coalizione resta quella uscita dalle urne.
Q8 proroga fino al 31 dicembre il limite su benzina e gasolio. Il senatore di Fratelli d'Italia rivendica i risultati della missione in Kuwait
Carburanti, Rosa: «Il tetto ai prezzi funziona»
ROMA. La proroga fino al 31 dicembre del tetto ai prezzi di benzina e gasolio annunciata da Q8, dopo la decisione di Eni, è accolta con soddisfazione dal senatore di Fratelli d’Italia Gianni Rosa, che attribuisce il risultato all’iniziativa diplomatica del governo Meloni e, in particolare, alla recente missione della presidente del Consiglio in Kuwait. «Con la proroga del price cap, la diplomazia del Governo Meloni continua a dare risultati concreti», sostiene Rosa, secondo il quale l’adesione di Q8 all’iniziativa, introdotta il primo ottobre su richiesta dell’esecutivo, rappresenta un sostegno per famiglie e imprese. Il parlamentare richiama anche alcune rilevazioni che segnalano un calo del prezzo medio della benzina in modalità self service. Nella ricostruzione del senatore,
l’aumento dei prezzi è legato al conflitto in Iran e alla chiusura dello stretto di Hormuz. Rosa sottolinea come l’emergenza abbia interessato anche gli altri Paesi europei e ricorda gli interventi adottati dall’Italia sulle accise a partire dal 18 marzo. Secondo quanto riferisce, i provvedimenti hanno comportato una spesa complessiva compresa tra 2 e 2,5 miliardi di euro. Il taglio iniziale di 24 centesimi è stato progressivamente ridimensionato con la discesa dei prezzi. Il governo, aggiunge, ha lavorato anche sul meccanismo delle accise mobili, che consente di utilizzare l’extragettito Iva per ridurre il prelievo fiscale sui carburanti. «Le risorse pubbliche sono limitate e vanno usate quando servono davvero», osserva il parlamentare, difendendo la scelta di affiancare agli interventi fiscali
un confronto diretto con le società petrolifere. L’obiettivo, nella sua lettura, è limitare l’impatto dei rincari sui consumatori senza pesare sui conti pubblici. Rosa cita le risposte arrivate da Eni, Socar e Q8 alla richiesta di contenere i prezzi alla pompa. In particolare, considera significativa la decisione di un gruppo controllato da un Paese estero di prolungare il tetto tariffario. «Se un gruppo controllato da un Paese estero accoglie l’appello dell’Italia e proroga un tetto ai prezzi, è perché il Governo Meloni è considerato un interlocutore solido e affidabile», afferma. Il senatore collega inoltre la decisione di Q8 al rafforzamento dei rapporti bilaterali con il Kuwait. La missione della presidente del Consiglio ha portato, ricorda, anche al Piano d’azione Italia-Kuwait 2027-2030, nel quale la coo-
perazione energetica occupa un ruolo centrale. Per Rosa, la proroga del tetto costituisce quindi un risultato che unisce politica estera e tutela del potere d’acquisto. Resta da verificare l’effetto sui prezzi alla pompa.
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POTENZA Sit-in degli alunni del Da Vinci-Nitti. Nel mirino il costo dei libri scolastici, dei trasporti e delle spese quotidiane
Gli studenti in piazza contro il caro-vita: «Colpisce tutti» DI FRANCESCO MENONNA
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na protesta compatta e unitaria per dire no al caro vita. Ieri mattina, davanti ai cancelli dell’Itc Da VinciNitti di Potenza, gli studenti dell’istituto hanno dato vita a un sit-in contro l’aumento del costo della vita. Il rincaro dei prezzi al consumo e dei carburanti, insieme alle guerre in corso, condiziona la quotidianità di studenti, famiglie e imprese, costrette a rivedere le proprie spese in una fase di profonda difficoltà economica che coinvolge il mondo intero. Quello promosso dagli alunni del Da Vinci-Nitti è stato uno spazio di libertà, democrazia, dialogo e confronto, reso possibile anche grazie alla presenza delle Forze dell’Ordine, impegnate a presidiare l’area. L’Italia attraversa un periodo estremamente complesso: le spese superano le entrate e i conflitti internazionali incidono sulla vita quotidiana delle famiglie. In questo contesto, gli studenti, protagonisti delle future generazioni, hanno scelto di mobilitarsi contro una situazione che perdura da tempo e che limita abitudini, stili di vita e possibilità economiche. Le esigenze degli studenti meritano ascolto. La protesta nasce dalla necessità di contrastare il caro vita e le difficoltà economiche, ma anche di rivendicare una scuola pubblica che possa operare in condizioni ottimali, favorendo il dialogo tra gli studenti e tra questi ultimi e il corpo docente. L’obiettivo è dare voce agli alunni e promuovere nuove forme di rigenerazione etica, sociale e relazionale attraverso il confronto. Frequentare la scuola comporta dei costi anche in tempi di pace, figuriamoci in una fase così convulsa e difficile da affrontare
per famiglie e imprese. La mobilitazione ha inteso richiamare l’attenzione anche sui tagli alla scuola operati dal Governo nell’ambito del decreto legge 170/2016. La protesta non ha coinvolto soltanto Potenza. Anche a Melfi si sono svolte assemblee spontanee, con gli studenti scesi in piazza negli istituti Federico II di Svevia e Gasparrini-Righetti. Una mobilitazione che si inserisce in un movimento più ampio, capace di coinvolgere autotrasportatori, esercenti e cittadini. Il tutto nel segno del motto «Dalla scuola al lavoro», secondo una prospettiva che punta a collegare le rivendicazioni del mondo scolastico a quelle della società. Tanti gli slogan, i cartelli a sostegno delle persone più bisognose e le iniziative in programma. La prossima mobilitazione è prevista per il 30 ottobre, quando gli studenti si recheranno davanti ai cancelli della Regione Basilicata per manifestare il proprio dissenso e la propria preoccupazione per la situazione attuale. La protesta intende inoltre contrastare il fenomeno della desertificazione, evitando che si creino le condizioni per una scuola di serie A e una di serie B. Un messaggio di unità contro una situazione che genera forte malcontento tra gli studenti delle scuole lucane e non solo.
La studentessa Annalice Bollino ha sottolineato l’importanza della giornata di mobilitazione, soffermandosi sulla partecipazione e sulle ragioni della protesta. «Questa è una giornata molto importante per noi. Speravamo in un’adesione molto ampia. Non siamo tantissimi, ma vogliamo ringraziare tutti quelli che hanno partecipato, perché il caro vita colpisce tutti, non soltanto chi è di destra o di sinistra: riguarda anche noi ragazzi. Molti ci hanno detto che non è una questione che ci riguarda. Eppure, noi arriviamo a spendere più di 500 euro all’anno per i libri scolastici. Le famiglie con più figli possono arrivare a spendere migliaia di euro ogni anno per acquistare i testi. Inoltre, tutti andiamo al supermercato e facciamo benzina; molti di noi prenderanno presto la patente. Non è quindi una questione che riguarda soltanto gli adulti, come qualcuno vorrebbe farci credere. Il caro vita riguarda tutti, da destra a sinistra, e riteniamo importante esprimere il nostro dissenso. Siamo abbastanza delusi da chi ha cercato di ostacolare l’organizzazione del presidio, soprattutto da parte di alcuni studenti della nostra scuola. Siamo invece contenti per tutte le persone che si sono presentate, che ci stanno sostenendo e che ci hanno supportato. Ringraziamo
anche la preside, la vicepreside e tutte le Forze di Polizia presenti oggi». Anche Camilla Mecca ha ribadito come il caro vita e l’aumento dei prezzi dei carburanti incidano direttamente sulla quotidianità degli studenti e delle loro famiglie. «Questo è un periodo di crisi e noi ne siamo pienamente coinvolti. Il caro vita e il caro carburante incidono anche sulla nostra quotidianità e su quella delle nostre famiglie. Ogni giorno utilizziamo i mezzi di trasporto, così come fanno i professori per raggiungere la scuola, e il prezzo del carburante è arrivato a livelli davvero esorbitanti. L’aumento del costo della vita influisce anche sulla vita scolastica. Sappiamo bene quanto siano già elevati i prezzi dei libri e, se a questi si aggiunge un costo della vita che cresce ogni giorno, per le famiglie diventa sempre
più difficile sostenere determinate spese. Abbiamo deciso di organizzare questo presidio proprio per manifestare il nostro dissenso. Lo sciopero e le manifestazioni sono strumenti fondamentali per consentire a noi studenti e, più in generale, a tutti i cittadini di far sentire la propria voce, dare il nostro contributo e unirci alla vasta mobilitazione che sta attraversando l’Italia e l’Europa. Purtroppo, la partecipazione non è stata elevata. Alcuni considerano queste iniziative espressione di partiti di sinistra, senza comprendere che stiamo lottando per diritti che riguardano tutti, indipendentemente dall’orientamento politico. Alla giornata di sciopero hanno partecipato studenti di tutte le classi dell’istituto, dai ragazzi del primo anno fino a quelli del quinto. La mobilitazione ha coinvolto l’intera scuola».
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La Delegazione lucana a Milano in occasione del Congresso straordinario: «Leadership consolidata, ripartiamo più forti»
Lega Basilicata conferma sostegno a Salvini: «Sì a unione tra territori e visione nazionale» L
a Lega Basilicata conferma il proprio sostegno a Matteo Salvini al congresso straordinario della Lega Salvini Premier, che si è svolto il 24 e 25 ottobre all’Allianz MiCo di Milano, durante il quale è stato presentato il nuovo simbolo “Lega Italia Federale”. Presente la delegazione lucana composta dal commissario regionale Pasquale Pepe; dal vicecommissario Francesco Fanelli; dai segretari provinciali di Potenza e Matera, Rocco Baccellieri e Vincenzo Zito; dal capogruppo in Consiglio regionale Domenico Tataranno; dal commissario regionale della Lega Giovani Giovanni Russo e dal componente della segreteria provinciale di Potenza Maurizio Mesce. «La Basilicata ha manifestato convintamente il proprio sostegno a Matteo Salvini. Il suo progetto, risalente ormai a circa dieci anni fa, era e rimane un sogno da inseguire. Un progetto afferma Pepe - capace di mettere insieme una solida identità e una ricono-
sciuta capacità di buona amministrazione, il partito dei territori e una visione nazionale. È questa intuizione che ci ha consentito di parlare con convinzione di autonomia e ci ha stimolato a lavorare per sottoporre al presidente della Regione, Vito Bardi, un documento affinché anche la Basilicata avvii con il Governo il percorso per le intese in materia di autonomia energetica. Dal Sud abbiamo voluto ribadire che la Lega deve essere il sindacato dei territori, capace di ascoltarne le istanze e rappresentarne le esigenze, ma senza smarrire la prospettiva generale. È nella capacità di tenere insieme queste due dimensioni che risiede la forza del movimento. Sono convinto - conclude Pepe - che da questa assise la leadership di Salvini uscirà consolidata e che la Lega potrà ripartire più forte, più solida e più unita». Per il vicecommissario Fanelli: «La conferma di Matteo Salvini alla guida della Lega rappresenta una scelta di continuità, ma anche di ri-
lancio. Perfino il nuovo simbolo esprime questa volontà di guardare al futuro, senza rinunciare alle nostre radici». Il segretario provinciale di Potenza Baccellieri sottolinea: «Sono stati due giorni intensi di confronto politico vero, profondo e appassionato, che hanno dimostrato come la Lega sia un partito vero, vivo e radicato tra la gente». Per il segretario provinciale di Matera Zito: «Torniamo in Basilicata con la consapevolezza che il lavoro svolto a Milano dà una spinta decisiva alle nostre comunità locali. Il legame fra Roma, le regioni e i singoli comuni si rafforza, permettendoci di incidere con ancora maggiore efficacia sulla crescita del nostro territorio». Il capogruppo regionale Tataranno dichiara: «Ho sempre creduto in Matteo Salvini e nella Lega come partito in grado di unire l’intera nazione. Inserire “Italia federale” nel simbolo ne è la conferma. La Lega ha bisogno di tutta l’Italia e l’Italia ha bisogno di una Lega forte e unita». Il
commissario regionale della Lega Giovani Russo sostiene: «È stato un onore partecipare, per la seconda volta, come delegato della Basilicata al Congresso federale della Lega. Torno da Milano con la convinzione che la Lega è comunità, militanza, territorio e con la voglia di continuare a lottare per le nostre idee». Infine,
Mesce evidenzia: «Questi due giorni di confronto ricordano quanto sia vitale il dibattito: fa bene alla base e stimola i vertici a correggere il tiro dove serve. Perché, alla fine, la politica e la storia non sono fatte di formule astratte, ma delle donne e degli uomini che credono in questa grande famiglia chiamata Lega».
Il segretario generale UIL Basilicata: «I giovani e le donne sono coloro che pagano il prezzo più alto»
Tortorelli: «Lavorare non basta più per vivere dignitosamente»
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n Basilicata avere un lavoro non significa essere al riparo dalla povertà. È questo il dato più preoccupante che emerge dall’analisi Inapp-PLUS: anche chi ha un contratto a tempo indeterminato può ritrovarsi con una retribuzione insufficiente per costruire la propria autonomia, sostenere una famiglia e guardare al futuro con serenità. Quando il lavoro non garantisce un’esistenza dignitosa, non siamo di fronte soltanto a un problema salariale, ma a una questione sociale che chiama in causa il modello di sviluppo, la qualità dell’occupazione e le politiche pubbliche». Così Vincenzo Tortorelli, segretario generale regionale Uil Basilicata, che aggiunge: « I numeri parlano chiaro. Tra i lavoratori dipendenti under 35 con contratto a tempo indeterminato, la quota di sottopagati raggiunge il 13,7%, contro il 7,8% delle altre fasce d’età. Per le giovani donne sale al 15%. Nel Mezzogiorno il dato arriva al 16,6%. È una fotografia che deve interrogare anche
la Basilicata, dove salari contenuti, percorsi professionali discontinui e limitate opportunità di carriera rischiano di trasformare il lavoro in una condizione di fragilità anziché in uno strumento di emancipazione. Non possiamo accettare che essere giovani significhi dover accettare stipendi più bassi, rinunciare a una casa, rinviare la costruzione di una famiglia o considerare inevitabile l’emigrazione. E non possiamo rassegnarci all’idea che una donna debba pagare un prezzo economico per la maternità o per le responsabilità di cura. Il divario retributivo non è una fatalità: è il risultato di disuguaglianze che possono e devono essere contrastate con politiche concrete». «Per la Basilicata la questione è ancora più delicata. Il reddito disponibile pro capite, indicato dalle elaborazioni richiamate nell’analisi intorno ai 17.335 euro, resta sensibilmente inferiore alla media nazionale. Questo significa che, quando aumentano il costo della spesa, le bollette, i carburanti e gli affitti,
le famiglie lucane dispongono di margini più ridotti per assorbire i rincari. Il problema non riguarda soltanto chi è disoccupato o precario: coinvolge anche chi lavora, ma non riesce a mettere da parte risorse, affrontare una spesa imprevista o progettare il proprio domani. Servono rinnovi contrattuali tempestivi, aumenti retributivi capaci di recuperare il potere d’acquisto perduto, contrasto al lavoro povero e maggiore diffusione della contrattazione di qualità. Il lavoro stabile deve essere anche un lavoro adeguatamente retribuito. La stabilità contrattuale, da sola, non può diventare un alibi per ignorare stipendi che non tengono il passo con il costo della vita». «La condizione delle donne richiede interventi altrettanto incisivi. Non si può parlare di pari opportunità se la cura dei figli e delle persone fragili continua a ricadere prevalentemente sulle lavoratrici, condizionandone orari, carriera e reddito. Per questo chiediamo più servizi per l’infanzia, un sistema di welfare territo-
riale accessibile, una rete adeguata di assistenza e strumenti efficaci di conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro. I congedi parentali devono essere realmente fruibili da entrambi i genitori, senza che la perdita di reddito diventi un ostacolo al loro utilizzo. Investire nei servizi significa sostenere l’occupazione femminile, alleggerire il carico sulle famiglie e contrastare le disuguaglianze fin dall’inizio dei percorsi professionali».
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Nuove progressioni economiche, fondi per la produttività e welfare rafforzato. Verrastro: «La contrattazione dà risultati»
Arlab, accordo per gli aumenti 2026 La Uil: «Più risorse per il personale» POTENZA. Nuove progressioni economiche per il 2026, conferma delle risorse destinate alla produttività, incremento dei fondi per le specifiche responsabilità e rafforzamento del welfare integrativo. Sono i principali risultati dell'accordo raggiunto nell'ambito della delegazione trattante dell'Arlab, l'Agenzia regionale per il lavoro e l'apprendimento della Basilicata. A darne notizia è la Uil Funzione pubblica, che esprime soddisfazione per l'esito del confronto e sottolinea l'importanza della contrattazione integrativa come strumento per valorizzare il personale e migliorare le condizioni economiche dei dipendenti. L'intesa prevede l'attivazione di una nuova Progressione economica orizzontale per il 2026, destinata a riconoscere l'esperienza e le competenze maturate dai lavoratori. Durante il confronto è stato inoltre salvaguardato il Fondo della produttività, mantenendo invariati gli importi disponibili, mentre le risorse residue saranno utilizzate per garantire il welfare integrativo. Previsto anche un incremento del Fondo per le specifiche responsabilità, finalizzato a riconoscere
le funzioni e i compiti svolti dal personale. «Parliamo di un'Agenzia che sta dimostrando attenzione al proprio personale e nella quale la contrattazione integrativa sta procedendo nella giusta direzione, con l'obiettivo di trasformare le risorse disponibili in benefici concreti», sottolinea il segretario regionale della Uil Funzione pubblica Basilicata, Giuseppe Verrastro. Il sindacato evidenzia anche i risultati già raggiunti sul piano economico e amministrativo. Le somme relative alla produttività sono state corrisposte
e il sistema dei pagamenti è stato allineato, dando risposta ad alcune delle richieste avanzate dai dipendenti. Entro la fine dell'anno è inoltre prevista l'erogazione del welfare integrativo, che rappresenterà un ulteriore sostegno alle esigenze del personale. Restano tuttavia alcune questioni ancora aperte, sulle quali la Uil intende mantenere alta l'attenzione. La prima riguarda il completamento della Progressione economica orizzontale relativa al 2024, per la quale sono tuttora in corso le verifiche necessarie. Il sindacato ha
sollecitato una rapida conclusione dell'iter, affinché i lavoratori interessati possano ottenere il riconoscimento economico previsto senza ulteriori ritardi. Un altro capitolo riguarda la disciplina del lavoro agile. La Uil Funzione pubblica ha chiesto il regolamento sullo smart working, annunciando la presentazione di proposte e richieste di modifica. L'obiettivo è definire regole che consentano di conciliare le esigenze organizzative dell'Agenzia con i diritti dei dipendenti, favorendo una gestione equilibrata delle nuove modalità lavorative. «Continueremo a seguire con attenzione l'attuazione degli accordi e a lavorare per nuovi risultati», ribadisce Verrastro, evidenziando come il confronto sindacale debba proseguire anche sulle questioni ancora irrisolte. La valutazione complessiva sull'andamento delle relazioni sindacali all'interno dell'Arlab resta comunque positiva. Alle misure definite attraverso la contrattazione integrativa si aggiungeranno gli effetti del rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro. I dipendenti potranno beneficiare degli aumenti retributivi previsti e degli
arretrati spettanti, con un miglioramento delle condizioni economiche che il sindacato considera particolarmente importante nell'attuale fase di aumento del costo della vita. Per la Uil Funzione pubblica, infatti, il recupero del potere d'acquisto dei salari rappresenta una delle principali priorità dell'azione sindacale. «Il carovita si combatte con i contratti rinnovati, la contrattazione integrativa e risultati concreti per i lavoratori», è la posizione espressa dall'organizzazione regionale. Il sindacato ribadisce quindi la volontà di vigilare sull'applicazione degli impegni assunti e sulla corretta destinazione delle risorse disponibili. La prospettiva è quella di consolidare un sistema di relazioni sindacali capace di riconoscere il merito, valorizzare le professionalità e assicurare benefici economici effettivi. «Il nostro impegno è fare in modo che questa attenzione continui e produca benefici sempre più concreti», conclude Verrastro, confermando la disponibilità della Uil a proseguire il confronto con l'Agenzia per completare gli interventi avviati e affrontare le richieste ancora aperte.
I segretari Cavallo e Buccino sollecitano la Regione ad aprire un confronto con sindacati e istituti coinvolti. Allarme per i posti di lavoro
BdM Banca, la Cisl chiede garanzie sulla cessione POTENZA. Garanzie per i dipendenti, tutela della rete degli sportelli e maggiore trasparenza sulle prospettive industriali. Sono le richieste della Cisl Basilicata e della First Cisl sulla cessione di BdM Banca, ex Banca Popolare di Bari, da Mediocredito Centrale a Credito Emiliano. «La cessione non può essere considerata una semplice operazione finanziaria. In gioco ci sono il futuro delle lavoratrici e dei lavoratori, la tenuta del sistema economico lucano, l'accesso al credito per famiglie e imprese e la fiducia dei risparmiatori», dichiarano Vincenzo Cavallo, segretario generale della Cisl Basilicata, e Pierluigi Buccino, segretario generale della First Cisl Basilicata. Lunedì 26 ottobre una delegazione sindacale della First Cisl di BdM Banca ha incontrato il sena-
tore Filippo Melchiorre, capogruppo di Fratelli d'Italia nella commissione d'inchiesta sulle banche e vicepresidente della commissione Finanze e Tesoro. La richiesta riguarda anche il metodo della trattativa. «È necessario che il confronto si svolga con il coinvolgimento effettivo di tutte le organizzazioni sindacali rappresentative interessate», affermano Cavallo e Buccino, chiedendo informazioni tempestive e complete sulle scelte industriali e sulle possibili conseguenze per dipendenti e sportelli. Per i risparmiatori della precedente Banca Popolare di Bari chiedono tutele. Denunciano inoltre la riduzione dei servizi bancari e la scarsa attenzione della politica regionale. «Mentre i territori perdono presidi, servizi e opportunità, si rischia
di assistere passivamente a un processo che indebolisce ulteriormente la Basilicata, le sue comunità e il suo tessuto produttivo», sostengono i due segretari. Nel mirino anche il mancato avvio, secondo quanto riferito dalla Cisl, dell'Osservatorio regionale sulla desertificazione bancaria, istituito lo scorso luglio e non ancora riunito. «Non è più tempo di strumenti istituiti soltanto sulla carta, di annunci o di confronti rinviati», avvertono Cavallo e Buccino. Chiedono di convocarlo per valutare gli effetti della cessione sul territorio. La Cisl e la First Cisl chiedono quindi alla Regione e ai rappresentanti istituzionali di aprire un tavolo con Mediocredito Centrale, Credito Emiliano e sindacati, per ottenere impegni verificabili e
contrastare la desertificazione bancaria. «Il lavoro non è una variabile di aggiustamento, la banca non è soltanto un asset finanziario e la Basilicata non può essere lasciata ai margini delle decisioni che ne determinano il futuro», concludono.
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Primo piano
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OLTRE IL GIARDINO Limongi racconta il valore artistico e spirituale del Cristo Redentore di Maratea, mentre il Matera Film Festival punta su grandi ospiti
Morea rilancia su agricoltura, Stellantis e futuro della regione DI ANNA TAMMARIELLO
L
a crisi del comparto agricolo, il futuro dell’automotive, il ruolo di Azione nello scenario politico nazionale e regionale e le prospettive per Matera. Sono i temi affrontati da Nicola Morea, presidente della quarta Commissione consiliare regionale ed esponente di Azione, ospite del programma di Cronache Tv “Oltre il Giardino”, condotto dal giornalista Paride Leporace. Sulla recente protesta degli agricoltori, Morea ha subito riconosciuto la legittimità delle rivendicazioni e sottolineato la necessità di interventi strutturali: «È arrivato il momento di ripensare a un mondo, quello della terra, che è la nostra storia, è il nostro presente e deve essere il nostro futuro. Le misure attualmente in campo -spiega- consentono di affrontare l’emergenza, ma non sono sufficienti. La difesa del prodotto e del Made in Italy deve essere seria e tutelata dall’Unione Europea. Non è più tempo di annunci, ma è il tempo di risposte concrete». Morea ha invitato inoltre a evitare divisioni tra le organizzazioni agricole: «Gli interessi di parte devono essere messi in secondo piano rispetto all’interesse generale». Sul posizionamento politico di Azione, ha ribadito l’autonomia del partito: «Siamo organici a una maggioranza, ma questo non vuol dire che siamo succubi di scelte di altri». L’obiettivo è costruire una proposta rivolta a moderati e liberali, lontana dagli estremismi. «Alle lusinghe preferiamo essere concreti», ha affermato, sottolineando la volontà di concentrarsi sui programmi e sulle proposte. Preoccupazione anche per il futuro dello stabilimento Stellantis di Melfi e dell’intero settore automobilistico. «C’è una fabbrica che man mano si spegne, che non fa assunzioni, che vede calare il numero delle auto prodotte da 300.000 a 60.000 all’anno». Per Morea, la crisi è legata anche alla perdita di
__Morea, Limongi e Toma a Oltre il giardino competitività dell’industria europea e alla mancanza di una transizione energetica adeguatamente preparata. Guardando alla Basilicata, Morea ha rivendicato maggiori attenzioni nazionali per una regione strategica sul piano energetico. Ha chiesto, durante l’intervista, incentivi all’industrializzazione, sostegno all’agricoltura e risorse sanitarie calibrate sulle esigenze delle aree interne e di una popolazione sempre più anziana. Infine, su Matera, ha auspicato un governo stabile e una proposta capace di rilanciare la città: «Siamo disposti a ragionare su una proposta programmatica ampia». IL CRISTO REDENTORE DI MARATEA, LIMONGI: «UN’OPERA UNICA PER LIRISMO E SPIRITUALITÀ» Il Cristo Redentore di Maratea, la sua storia e il valore artistico dell’opera realizzata dallo scultore Bruno Innocenti. Ne ha parlato il professor Biagio Limongi, docente del liceo artistico di Maratea e autore di un libro dedicato alla monumentale statua, ospite della seconda parte della trasmissione di Cronache Tv. Il volume, già presentato alla fiera internazionale del libro di Strasburgo, sarà portato anche alla fiera internazionale del libro di Roma. Limongi ha sottolineato come il Cristo sia un’opera di rilievo internazionale, capace di coniugare modernismo, tradizione scultorea e spiritualità. «La delicatezza di quest’opera è un unicum: non si trova-
no al mondo opere monumentali di questa dimensione con questo liricismo che lui è riuscito a trasmettere», ha spiegato, riferendosi alla statua alta quasi 22 metri. La realizzazione fu resa possibile dalla committenza di Stefano Rivetti, che, dopo un viaggio a Rio de Janeiro, volle creare a Maratea un simbolo capace di rafforzarne l’immagine turistica. Innocenti riuscì a dare alla struttura un dinamismo particolare, affrontando anche le difficoltà tecniche e ingegneristiche dell’epoca. Per Limongi, il Cristo è ormai una presenza imprescindibile nella vita della comunità: «È una delle poche cose certe di Maratea, in qualche modo è un’immagine che ci accompagna, è anche una sorta di sicurezza». Il professore ha ricordato anche le soluzioni adottate per proteggere il monumento dagli agenti atmosferici, tra cui l’impiego del marmo di Seravezza, resistente alla salsedine e al vento. Spazio anche alla fragilità del territorio marateota, esposto a frane e altri rischi. «Bisognerebbe cominciare a comprendere che è necessario costruire tenendo sempre presente la delicatezza e la fragilità di questo territorio», ha affermato Limongi, invitando a progettare strade, edifici e infrastrutture nel rispetto del paesaggio. Infine, il docente ha raccontato l’esperienza della residenza artistica internazionale ospitata dal liceo di Maratea, con sette artisti provenienti da diversi
Paesi, coinvolgendo anche gli studenti. Un’occasione per valorizzare il territorio attraverso l’arte e riscoprire il Cristo Redentore come simbolo identitario e culturale della città. MATERA FILM FESTIVAL, DARIO TOMA: «IL FESTIVAL SI È RITAGLIATO UNO SPAZIO NEL PANORAMA NAZIONALE» Dal 7 al 14 novembre Matera ospiterà la settima edizione del Matera Film Festival, con un programma ricco di ospiti internazionali. A raccontare le novità, il presidente Dario Toma, ospite di Cronache Tv a “Oltre il Giardino”. Tra i protagonisti Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, eccellenze italiane premiate con l’Oscar. «Per noi è stato un motivo di orgoglio riuscire ad ottenere due personalità di questo calibro», ha dichiarato Toma. Atteso anche Gianni Amelio, che riceverà il Premio Storia del Cinema, insieme a critici, produttori e artisti, tra cui Katia Smutniak. Spazio anche al cinema lucano
con Giuseppe Marco Albano e altri autori del territorio. Il presidente traccia un bilancio positivo: «Dal punto di vista artistico è riuscita a ritagliarsi un buon spazio nel panorama nazionale». Gli ospiti sono passati da 50-70 delle prime edizioni a 150-200, con un pubblico proveniente anche da fuori regione. Il festival si svolgerà principalmente nel centro cittadino, tra il Cineteatro Guerrieri e il Cinema Piccolo, con appuntamenti dedicati anche a scuole e giovani. L’obiettivo è coniugare cinema e turismo, contribuendo alla destagionalizzazione. «È una scelta strategica di posizionarci in questo periodo per aumentare i flussi di presenza nella città», ha spiegato Toma. Resta la criticità dei finanziamenti: «Ci sono ritardi che non ci consentono di programmare al meglio e con largo anticipo alcune scelte». L’ingresso sarà gratuito, ma con prenotazione obbligatoria attraverso il sito del festival.
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Basilicat 24 Ore
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Presentate durante il Welcome Day le novità per il corso di laurea. Spazio a consulenza d'impresa, management pubblico e tirocini più ampi
Unibas rinnova Economia aziendale: due nuovi indirizzi per le matricole I
mparare a gestire un’impresa, lavorare nella consulenza oppure contribuire al funzionamento delle amministrazioni e dei servizi pubblici. Sono le prospettive al centro del rinnovato corso di laurea in Economia aziendale dell’Università degli Studi della Basilicata, presentato durante il Welcome Day del 1° ottobre. Un incontro dedicato all’accoglienza delle matricole e alla scoperta del percorso universitario che le attende.La novità principale per chi si iscrive nell’anno accademico 2026/2027 è la possibilità di scegliere tra due indirizzi, dopo i primi due anni di preparazione comune. Uno è dedicato alla gestione delle imprese e alla consulenza, l’altro all’economia e al management pubblico. La scelta arriverà all’inizio del terzo anno: ci sarà quindi il tempo di conoscere le materie, scoprire le proprie attitudini e capire quale strada seguire.Il percorso «Manager e consulenti d’impresa» si rivolge a chi è interessato alla vita delle aziende: come si organizzano le attività, come si raggiungono i clienti, come si controllano costi e ri-
sultati e come si affronta l’innovazione. Alla preparazione gestionale si affianca lo studio delle regole e dei contratti che accompagnano l’attività d’impresa. L’obiettivo è fornire strumenti utili per lavorare nelle aziende e negli studi di consulenza, ma anche per comprendere le scelte legate a un’attività imprenditoriale.Il nuovo indirizzo «Economia e Management Pubblico» nasce anche da una richiesta del territorio di dedicare maggiore attenzione a questi temi nella formazione universitaria, nonchè da un’effettiva necessità di competenze di alto livello all’interno degli enti pubblici lucani. Una domanda a cui l’ateneo risponde con un percorso dedicato al funzionamento delle organizzazioni pubbliche. Al centro ci sono questioni che riguardano da vicino la vita dei cittadini: come si utilizzano le risorse, come si organizzano i servizi e come si può migliorarne la qualità. Il percorso comprende anche la preparazione di progetti e la ricerca di finanziamenti, competenze utili per trasformare un’idea in un intervento concreto.Il rinnova-
mento, tuttavia, comincia già nei primi due anni. Il nuovo piano di studi dà spazio alla lettura dei bilanci, per comprendere la situazione economica delle aziende, e alle strategie con cui le imprese affrontano anche i mercati internazionali. L’analisi dei dati aiuta a interpretare i fenomeni e a sostenere le decisioni. I temi della sostenibilità e del valore delle risorse naturali entrano nella preparazione comune, collegando le scelte economiche alle loro conseguenze sull’ambiente.Si rafforzano inoltre l’inglese e l’informatica, strumenti sempre più presenti nello studio e nel lavoro. Una maggiore preparazione linguistica aiuta ad affrontare contesti internazionali, mentre le attività informatiche offrono occasioni per acquisire familiarità con gli strumenti digitali. Anche il tirocinio viene ampliato, dando agli studenti più tempo per mettere alla prova ciò che hanno imparato e conoscere da vicino un ambiente di lavoro.Il Welcome Day ha affiancato alla presentazione delle novità una guida ai primi passi in università: l’organizzazione delle lezioni e de-
gli esami, le opportunità Erasmus e il significato delle sigle che le matricole incontrano ogni giorno. È stata presentata anche «Economia: istruzioni per l’uso», una guida interattiva per orientarsi tra procedure e servizi. Per i nuovi iscritti, l’incontro ha se-
gnato così l’avvio di un percorso che offre più possibilità di scelta. Una base comune per comprendere l’economia e il funzionamento delle organizzazioni, da sviluppare poi secondo i propri interessi, tra mondo delle imprese e gestione pubblica.
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MERCOLEDÌ 28 OTTOBRE 2026 07:00
CARTOON WORLD
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SERIE CRONACHE
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OLT TRE IL GIARDINO
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TANTE MANI IN CUCINA TA A
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NEWS
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SERIE CRONACHE
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CARTOON WORLD
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CRONA-CHI?
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TRUE ITALIAN EXPERIENC CE
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MOJITO
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FOOTBALL CLUB
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WORK IN PROGRESS
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CRONA-CHI?
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CINE CRONACHE
DOVE VEDERCI SCAR RICA L’’APP CRONACHE TV
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Basilicta 24 Ore
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Al via da sabato 31 ottobre il ricco cartellone promosso da Apt e Regione con convegni, cinepasseggiate, lectio magistralis e un musical
Caravaggio e il mito del Narciso a Potenza: al via il ricco cartellone di eventi collaterali D
ue convegni di carattere storico e psicologico, una lectio magistralis, un incontro con la poesia, una cinepasseggiata tra le architetture della città, un concerto e un musical: sono sette gli appuntamenti collaterali alla mostra «Caravaggio. Narciso, il mito di un capolavoro», promossa da Apt, Regione e Direzione nazionale dei Musei presso il Museo Archeologico Provinciale di Potenza.Le iniziative sono state scelte nell’ambito della manifestazione di interesse promossa dall'Apt la scorsa estate e rivolta ad associazioni, enti e artisti che volessero proporre esposizioni e convegni collaterali alla grande mostra.Il calendario si apre sabato 31 ottobre, alle 17.30, al Museo Provinciale, con il convegno «L’onda di Caravaggio. Quando la modernità non è compresa dai contempo-
ranei», con Dino Falconio e Lucia Serino. Seguiranno la Cinepasseggiata «Speciale Potenza: dal Brutalismo al Narciso di Caravaggio» (8 novembre, su prenotazione), il convegno dell’Ordine degli Psicologi della Basilicata (12 novembre), la lectio magistralis di Mauro Nelson Maldonato «Il riflesso infinito. Narciso da Caravaggio al Tecnoevo» (14 novembre), l’incontro con Gianluca Caporaso «Dove sei? Geografie della presenza» (16 novembre) e il concerto dell’Orchestra Maldestra «Narciso: Oltre lo specchio» (18 novembre).Il programma si chiude lunedì 23 novembre, alle 21.00, al Cineteatro Don Bosco, con «Michelangelo da Caravaggio a Rebel Rock Musical». L’evento è a pagamento con prenotazione, mentre gli appuntamenti al Museo Provinciale sono a ingresso libero.
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Basilicata 24 ore
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Il report Gimbe registra un miglioramento nei tempi di accesso a visite ed esami diagnostici. Latronico: «Ora ridurre le rinunce alle prestazioni»
Liste d’attesa, la Basilicata accelera sulle cure POTENZA. «I dati pubblicati dalla Fondazione Gimbe, basati sulle rilevazioni ufficiali del Bollettino Agenas, testimoniano con la forza dei numeri che la Basilicata ha intrapreso un percorso concreto e misurabile di miglioramento nell’accesso alle cure. Il progresso registrato nei primi nove mesi del 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025 – con un incremento di 5 punti percentuali per le prime visite entro i tempi standard e di 3,3 punti per gli esami diagnostici – dimostra che le azioni pianificate e l’impegno quotidiano del personale sanitario stanno portando i primi frutti significativi». È il commento dell’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico, sull’ultimo report Gimbe. Dall’analisi emerge un dato particolarmente virtuoso sulla go-
vernance dei percorsi assistenziali: nel 2026 la quota di attribuzione della classe di priorità P (prestazioni programmabili entro 120 giorni) per le prime visite raggiunge in Basilicata il 39,1%, superando nettamente la media nazionale, che si attesta al 34,9%. «Un indicatore che – sottolinea Latronico – conferma una cresciuta appropriatezza prescrittiva e una migliore presa in carico del cittadino. Se da un lato questi indicatori ci incoraggiano e dimostrano che il trend di inversione è avviato, dall’altro non ci permettono alcuna flessione nell’azione di governo regionale. Il dato relativo alla rinuncia alle prestazioni sanitarie (11,4% nel 2025 a fronte di una media italiana del 9,6%) rappresenta una priorità assoluta su cui stiamo concentrando risorse e strumenti eccezionali. Ga-
rantire il diritto alla salute – continua Latronico – significa far sì che nessun cittadino lucano sia costretto a rinunciare alle cure per ostacoli logistici, organizzativi o economico-sociali. Continueremo a lavorare con determinazione sull’ottimizzazione dell’offerta. Rin-
grazio gli operatori sanitari e le direzioni aziendali per il lavoro svolto finora: i risultati di oggi – conclude l’assessore – sono un punto di partenza per offrire ai lucani una sanità sempre più efficiente, equa e vicina alle persone».
Il rapporto Istat sul benessere fotografa il fenomeno della mobilità sanitaria: il 28,6% dei ricoveri fuori regione, contro l'8,6% nazionale
Sanità, la fuga dei pazienti lucani Vizziello: «Servono investimenti» POTENZA. Quasi un lucano su tre si ricovera in un ospedale fuori regione, una percentuale più che tripla rispetto alla media nazionale. È il dato sulla mobilità sanitaria in Basilicata evidenziato dal capogruppo di Basilicata Casa Comune in Consiglio regionale, Giovanni Vizziello, che richiama i risultati del Rapporto sul Benessere equo e sostenibile 2026 pubblicato dall'Istat. Secondo i dati citati dal consigliere, il 28,6% dei ricoveri dei residenti lucani avviene in strutture sanitarie di altre regioni, contro una media italiana dell'8,6%. Un divario che colloca la Basilicata al penultimo posto nella graduatoria nazionale, davanti soltanto al Molise. «Quasi un lucano su tre si ricovera fuori regione per ricevere le cure di cui necessita, con la Basilicata che fa registrare il secondo peggior dato nazionale dopo quello del Molise», afferma Vizziello. Il consigliere sottolinea come il fenomeno della mobilità sanitaria abbia ripreso a crescere dopo la pandemia, riportando al centro del dibattito le differenze territoriali nell'accesso alle prestazioni ospedaliere.
«Proseguono senza sosta gli spostamenti dei lucani lungo la penisola alla ricerca di cure migliori o erogate più rapidamente», osserva il capogruppo di Basilicata Casa Comune, secondo il quale questi trasferimenti rappresentano una delle manifestazioni più evidenti delle disuguaglianze tra le diverse aree del Paese. Da una parte le strutture del Nord, capaci di attrarre pazienti anche da territori lontani, dall'altra le difficoltà del Mezzogiorno nel rispondere pienamente alla domanda di assistenza dei propri residenti. Il dato del 28,6% assume particolare rilievo nel confronto con la media italia-
na, inferiore di venti punti percentuali. Per Vizziello si tratta di un indicatore che impone una riflessione sull'organizzazione della rete ospedaliera lucana, sulla disponibilità delle prestazioni e sulla capacità del sistema regionale di trattenere i pazienti. «Quando, come nel caso della Basilicata, il 28,6% dei propri cittadini si ricovera in ospedali di altre regioni, un dato che è più del triplo della media nazionale ferma all'8,6%, è evidente che un sistema sanitario fa fatica a garantire ai propri cittadini le stesse opportunità di salute assicurate nel resto del Paese», sostiene il consi-
gliere. La mobilità sanitaria viene così indicata come una misura dell'efficacia e dell'appropriatezza delle cure offerte sul territorio. Accanto agli aspetti sanitari, il fenomeno comporta conseguenze economiche e sociali per le famiglie. I trasferimenti richiedono spesso lunghi viaggi, permanenze lontano da casa e spese aggiuntive per accompagnatori e familiari, oltre alle difficoltà legate all'allontanamento dal proprio ambiente quotidiano. «Chi si sposta dalla Basilicata, per centinaia di chilometri, allontanandosi dai propri affetti e interessi, non lo fa di certo a
cuor leggero», evidenzia Vizziello, richiamando i costi sociali sostenuti dai cittadini e quelli a carico del sistema sanitario regionale. Secondo quanto riferito dal consigliere, negli ultimi dieci anni la mobilità sanitaria ha comportato per la Basilicata una spesa complessiva di circa mezzo miliardo di euro. Per invertire questa tendenza, il capogruppo di Basilicata Casa Comune sollecita interventi mirati sulla qualità dell'assistenza e sull'organizzazione dei servizi ospedalieri. «Solo gli investimenti calibrati sulle esigenze epidemiologiche dei lucani sono in grado di fermare la fuga dagli ospedali lucani certificata oggi dall'Istat», conclude Vizziello. Tra le priorità indicate figurano il rafforzamento delle reti cliniche, l'adozione di modelli gestionali più efficaci e la valorizzazione delle professionalità presenti nelle strutture sanitarie regionali, attraverso criteri meritocratici. L'obiettivo, secondo il consigliere, deve essere quello di garantire ai cittadini prestazioni adeguate senza costringerli a cercare assistenza lontano dalla Basilicata.
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Basilicata 24 ore
martedì 28 ottobre 2026
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Il parroco di rione Cocuzzo a Potenza, in convalescenza al centro Don Gnocchi, ha creato con l’IA un selfie immaginario con il Pontefice
Don Donato e Papa Leone in cyclette: il selfie che ha fatto sorridere il web
C
__Le foto a cui fa riferimento l’articolo, realizzate con l’IA
DI ANTONIO MANZO
hi non crederebbe all’immagine di Papa Leone con la talare bianca ma impegnato a pedalare su una cyclette dopo la degenza ospedaliera? Tutto il mondo, sarebbe lì ad apprezzare, pregare e fare il tifo per una sua prontissima guarigione. Ha bisogno di recuperare una piena capacità respiratoria per prepararsi al viaggio in America Latina? Via agli esercizi quotidiani con la cyclette. Ma è solo uno scherzo da prete concepi-
to benevolmente da un suo confratello religioso, il parroco di Potenza don Donato Lauria convalescente negli stessi giorni del Papa, lui reduce da un intervento al cuore nel centro “don Gnocchi” di Acerenza. E che ci fa Papa Leone con don Donato ad Acerenza? I fedeli che lo seguono su Facebook hanno solo un attimo di esitazione e scoprono la foto fake prodotta dall’Intelligenza Artificiale. Papa Leone sa bene quanto l’Intelligenza Artificiale stia rivoluzionando il mondo, tanto
da dedicargli un’Enciclica La Magnifica Umanità. Lui, però, mai avrebbe immaginato che un suo confratello sacerdote dalla terra della Lucania utilizzasse l’IA per creare una foto-selfie con lui e lanciarla sul web. Fin qui un gesto perdonabile ma che diventa virale sul web perché don Donato Lauria è in riabilitazione da convalescente con tuta ginnica alla cyclette costretto ad un periodo di riabilitazione all’accorsato e ricercato centro “Don Gnocchi” di Potenza. Mentre le piattaforme come Dall-e, Midjourney e Stable Diffusion continuano a stupirci con le loro capacità sempre più raffinate don Donato Lauria le utilizza per una santa “confusione creativa” dando così sfogo alla loro interpretazione più bizzarra, ma del tutto innocua, della realtà. Don Donato Lauria, 55 anni, è parroco a Potenza nella parrocchia di Maria SS. Immacolata nel rione Cocuzzo. È proprio in un posto così, il famigerato "Serpentone", che avrebbe voluto fare il prete, quando decise di diventarlo praticando i Salesiani. «È una raffinata intelligenza e spiccata pastoralità» racconta Peppino Molinari, ex parlamentare democristiano convinto e mai vinto dalla nostalgia. «Donato – dice ancora – fu anche candidato nel 1985 al consiglio comunale di Potenza risultando il primo dei non
eletti. Subito doo la sua vita cambiò con la vocazione sacerdotale». Don Donato ora è proprio in questo rione dormitorio, una specie di Bronx – come lui stesso lo definisce. È proprio nel luogo che avrebbe scelto di fare il prete se un giorno avesse deciso di diventarlo. E come una profezia che si avvera, nel 1999 diventò sacerdote gli fu chiesto di andare a fare il prete a Cocuzzo, un sacerdote d’azione, tra la gente. Il quartiere Cocuzzo è famoso per la presenza di un enorme palazzo di cemento chiamato “Serpentone” che ospita 3.500 persone; come dicono gli stessi abitanti del quartiere è una struttura che «fa spavento». Con l’impegno pastorale
di don Donato esso è diventato «un cuore vivo della città». Gli bastarono solo tre mesi dal suo arrivo per mettere in piedi un fiorente oratorio. Quando si parla ora a Potenza di Cocuzzo, si cita per prima cosa la parrocchia: di una bellissima realtà fatta di giovani, ragazzi, adulti e anziani. Il giorno che Papa Leone leggerà di questo giovane parroco della Basilicata, convalescente negli stessi giorni del suo ricovero, certamente vorrà conoscerlo per l’attitudine a gestire l’Intelligenza Artificiale nella sua vita pastorale. E, certamente, lo benedirà e assolverà per il sano peccato del selfie costruito con la sua immagine diventato virale sul web.
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Potenza
mercoledì 28 ottobre 2026
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Dal 31 ottobre al 2 novembre corse ogni 15-20 minuti, dalle 9 alle 17.30. Modifiche alla viabilità e alla sosta dal 29 ottobre
Potenza, bus gratuiti per visitare i defunti Collegamenti dall’Unibas fino a San Rocco N
avette gratuite per raggiungere il Cimitero Monumentale di San Rocco e modifiche alla viabilità nelle strade circostanti. Il Comune di Potenza ha predisposto un piano per agevolare gli spostamenti in occasione di Ognissanti e della Commemorazione dei Defunti, con collegamenti straordinari dal parcheggio dell’Università a Macchia Romana e limitazioni al traffico nelle giornate di maggiore affluenza.Il servizio, organizzato in collaborazione con Miccolis, sarà attivo da sabato 31 ottobre a lunedì 2 novembre, dalle 9 alle 17.30, con corse ogni 1520 minuti. Le navette partiranno dal parcheggio Unibas, effettueranno una fermata nei pressi della chiesa di San Rocco e raggiungeranno il piazzale d’ingresso del Monumentale, per poi
percorrere il tragitto inverso. I cittadini potranno così lasciare l’auto a Macchia Romana e proseguire gratuitamente in autobus, contribuendo a ridurre il traffico e la richiesta di parcheggi a ridosso del cimitero.Per domenica 1° novembre è previsto anche il passaggio di tutte le corse della linea urbana 3, sia all’andata sia al ritorno, presso il Cimitero Nuovo «Giovanni Paolo II».Le disposizioni sulla viabilità scatteranno invece il 29 ottobre e resteranno in vigore fino al 2 novembre, fino a cessate esigenze. L’ordinanza dirigenziale introduce il divieto di sosta con rimozione forzata, per l’intera giornata, negli stalli pubblici di via Appia davanti alla chiesa di San Rocco, lungo tutta via della Rimembranza e nella piazza antistante l’ingresso principale del Mo-
numentale. Per quest’ultima area è prevista un’eccezione per gli operatori delle attività commerciali autorizzate.Via della Rimembranza sarà inoltre chiusa al transito dei veicoli non autorizzati, mentre in via Guglielmo Pepe verrà istituito il senso unico in discesa, in direzione di via dei Mille. Restano valide le deroghe previste dal provvedimento per i mezzi di soccorso, le forze dell’ordine, i veicoli autorizzati al trasporto di persone con disabilità e gli altri soggetti individuati nell’ordinanza.I mezzi del trasporto pubblico, le navette, gli autobus, i taxi e gli autonoleggiatori potranno percorrere via della Rimembranza in entrambe le direzioni e fermarsi davanti all’ingresso principale del cimitero per consentire la salita e la discesa dei pas-
seggeri.Il sindaco Vincenzo Telesca invita i cittadini a organizzare per tempo gli spostamenti, rispettare la segnaletica temporanea e le indicazioni della Polizia locale, privilegiando il trasporto pubblico. «L’utilizzo delle navette gratuite rappresenta una soluzione pratica per raggiungere il Cimitero Monumentale evitando le difficoltà legate alla ricerca di parcheg-
gio nelle immediate vicinanze», sottolinea il primo cittadino.Telesca ringrazia inoltre Miccolis per la collaborazione nell’organizzazione del servizio straordinario e richiama la finalità del piano: «L’obiettivo dell’Amministrazione è consentire a tutti i cittadini di raggiungere i luoghi del ricordo in condizioni di maggiore sicurezza, accessibilità e tranquillità».
Il progetto «Strade d’autore» ricorda Stolfi, Leone, Masi, Padula, Parrella, Riviello e Salvia. Il 30 ottobre la cerimonia al Teatro Stabile
Potenza celebra i grandi della cultura lucana Sette vicoli e larghi dedicati ai suoi autori
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ette vicoli e larghi del centro storico di Potenza saranno intitolati ad altrettanti protagonisti della cultura lucana del Novecento. Con il progetto «Strade d’autore», il Comune renderà omaggio a Giulio Stolfi, Giuseppe Antonello Leone, Mauro Masi, Maria Padula, Michele Parrella, Vito Riviello e Beppe Salvia, legando i loro nomi ai luoghi della città. La cerimonia si terrà venerdì 30 ottobre, alle 18, nella Sala degli Specchi del Teatro Stabile, con ingresso libero. Al termine, i partecipanti si sposteranno in via Rosica per lo scoprimento delle targhe dedicate ai sette autori.«Un percorso non casuale», spiega l’assessore alla Cultura e alla Toponomastica Roberto Falotico, pensato «per riportare l’attenzione della nostra comunità su alcuni tra i principali artefici del rinnovamento culturale di Potenza». La scelta riunisce intellettuali, artisti, scrittori e poeti che hanno contribuito alla vita culturale della regione, affermandosi anche sul piano nazionale.Magistrato e uomo di lettere, Giulio Stolfi affiancò alla carriera nelle istituzioni una produzione poetica e narrativa che comprende «Giallo d’argilla e ginestre», «Provincia del reame» e «La bandiera sul campa-
nile». Fu anche difensore civico della Regione Basilicata e direttore onorario della Biblioteca provinciale di Potenza. Nel 1999 ricevette dal Premio letterario Basilicata il riconoscimento speciale «Una vita per la cultura lucana».Giuseppe Antonello Leone, pittore, scultore e poeta, fu direttore dell’Istituto statale d’arte di Potenza. Nel 1940 espose alla Biennale di Venezia e, negli anni Cinquanta, partecipò al movimento culturale lucano, impegnandosi nella lotta contro l’analfabetismo al fianco, tra gli altri, di Rocco Scotellaro e Manlio Rossi-Doria. La sua ricerca attraversò tecniche e materiali diversi, dalla ceramica al mosaico, fino alla lavorazione delle pietre.Con lui viene ricordata Maria Padula, pittrice e scrittrice originaria di Montemurro, sua moglie e docente di Disegno dal vero all’Istituto d’arte di Potenza e poi a Napoli. Alla pittura affiancò l’attività letteraria: nel 1986 pubblicò il romanzo autobiografico «Il vento portava le voci. Storia di una ragazza lucana» e «L’uovo del cuculo».Al paesaggio e alle trasformazioni della Basilicata dedicò una parte centrale della propria ricerca Mauro Masi. Dopo la guerra e la prigionia, il suo studio a Rivello divenne un luogo
d’incontro per artisti e intellettuali. Nelle sue opere, ai paesi e al mondo contadino si affiancarono le periferie urbane, i cantieri e gli ambienti industriali. Rimase inoltre legato a Tricarico e a Rocco Scotellaro, alle cui poesie dedicò una serie di acquerelli. Michele Parrella, originario di Laurenzana, esordì nel 1954 con «Poesia e pietra di Lucania», cui seguirono «Paisano» e «La piramide di pietrisco». Alla poesia affiancò la realizzazione di documentari e la collaborazione con Francesco Rosi per il film «Cristo si è fermato a Eboli», tratto dal romanzo di Carlo Levi.Vito Riviello fu poeta e promotore culturale. La sua raccolta «Città fra paesi» venne definita da Leonardo Sinisgalli «il primo ritratto letterario di Potenza». La libreria in via Pretoria divenne un punto d’incontro per scrittori, artisti e intellettuali, tra cui Giuseppe Ungaretti, Carlo Levi e Alfonso Gatto. Trasferitosi a Roma, proseguì l’attività poetica e le collaborazioni con riviste e programmi radiofonici della Rai.Beppe Salvia, nato a Potenza nel 1954, fu tra i fondatori della rivista «Braci» e una delle voci della scena poetica romana degli anni Ottanta. Pubblicò versi anche su «Nuovi Argomenti» e «Prato pagano». Tra le
sue raccolte, uscite dopo la morte, figurano «Estate di Elisa Sansovino», «Cuore» ed «Elemosine Eleusine».«Abbiamo ritenuto di tributare un doveroso riconoscimento a chi ci ha rappresentato e ci rappresenta nel caleidoscopico mondo dell’arte, ai massimi livelli», dichiara il sindaco Vincenzo Telesca. Il primo cittadino sottolinea il valore di un’eredità culturale rivolta alle generazioni presenti e future e ringrazia le famiglie e quanti hanno contribuito alla realizzazione del progetto.
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Il Sindaco Di Carlo: «Lo stralcio prevede l’efficientamento energetico mediante un “cappotto” particolare su cui c’è il parere della Soprintendenza»
Balvano, nuovo finanziamento da circa 1mln per riqualificare il Convento di Sant’Antonio DI EMANUELA CALABRESE
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rosegue il percorso di riqualificazione del Convento di Sant’Antonio a Balvano, con un nuovo finanziamento di 995.862 euro ottenuto dal Comune. «Un nuovo risultato che ci permette di portare avanti il lavoro di valorizzazione del patrimonio comunale con interventi concreti» spiegano dalla Casa comunale. Raggiunto da cronache il Sindaco, Ezio Di Carlo entra nel dettaglio: «Questo è uno degli obiettivi propri della mia Amministrazione, che attraverso i lavori intende riaprire il convento e renderlo nuovamente funzionale. In questo caso si tratta del terzo finanziamento, che prevede l’installazione di pannelli fotovoltaici, quindi l’efficientemento energetico e la riqualificazione di tutto lo stabile, mediante un “cappotto” particolare su cui c’è il parere della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio della Basilicata, perché nell’edificio ci sono dei vincoli, non ci dimentichiamo che abbiamo un chiostro con affreschi del 15801600» un complesso decorativo e pittorico lucano, con riferimenti a Girolamo Bresciano e alla tra-
dizione legata al Pietrafesa. La costruzione ebbe difatti inizio nel 1586 con il contributo dell’Università e della popolazione locale; nel 1591 il convento accolse i Frati Minori dell’Osservanza provenienti dalla Provincia di Principato. Dopo un primo periodo segnato da difficoltà e abbandoni, nel 1606 passò ai francescani della Provincia di Basilicata. Nel corso dei secoli conobbe soppressioni, riaperture e diverse destinazioni d’uso, mentre il terremoto dell’80 causò gravi danni sia alla chiesa che agli ambienti conventuali. L’elemen-
to di maggiore interesse è il chiostro, attorno al quale si sviluppavano gli ambienti comuni del Convento. Le pareti e le volte conservano un importante e suggestivo ciclo pittorico seicentesco dedicato soprattutto alla vita e ai miracoli di Sant’Antonio, affiancato da raffigurazioni francescane e da episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento. Tornando ad oggi, i lavori non sono i primi fatti di recente, difatti, incalza il primo cittadino, «queste opere seguono un primo intervento, che era di circa 400 mila Euro, mirato a salvaguardare le
fondamenta dell’edificio e prevedeva anche il rifacimento del tetto, delle grate e un incanalamento delle acque, la pitturazione esterna di tutto il convento e lavori sul tetto. Dopo di che c'è stato un altro finanziamento di circa 245 mila Euro solo per le pompe di calore e gli infissi di tutto il Convento». E prosegue Di Carlo: «Di questi interventi che stiamo facendo, c'era prima un unico progetto che superava il milione di Euro, ma ne sono stati fatti diversi stralci perché il nostro obiettivo è, come dicevo, riaprire la struttura e renderla funzionante com’era prima, 20, 25 anni fa, quando c'erano le suore, c'era la casa del prete, venivano i Boy Scout. Insomma, restituire anima e voce a questo edificio storico per Balvano, e a piccoli passi lo stiamo già facendo, perché oggi ospita la sede dell'Universitas, la sede della Pro Loco, ci sono delle visite guidate sul chiostro affrescato, ma rivive anche attraverso le manifestazioni e gli eventi, come il presepe artistico a grandezza naturale, organizzato dalla PC. Attraverso tutti questi lavori, e queste attività, finalmente il nostro Convento sta ricominciando a vivere».
L’assessore Carlucci: «Il titolo di Comune Europeo dello Sport 2028 è una responsabilità oltre che un traguardo»
Tito brilla al Salone d’Onore del Coni a Roma per la cerimonia ACES
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nche quest'anno il Comune di Tito è stato tra i protagonisti della Cerimonia ACES "European City of Sport", svoltasi lunedì 26 ottobre a Roma presso il Salone d'onore del CONI. Per l'Amministrazione comunale è intervenuto l'as-
sessore allo sport Antonio Carlucci, alla presenza del presidente del CONI Luciano Buonfiglio, del commissario FIGC Giovanni Malagò, del presidente del CIP Marco Giunio De Sanctis e dei rappresentanti di ACES Europe e del CIO internazionale. Nel
corso della cerimonia sono state premiate le città e i comuni che, insieme a Tito, sono stati insigniti del prestigioso riconoscimento di Comune Europeo dello Sport per l'anno 2028. «Rappresentare nuovamente Tito in un contesto così prestigioso è un
motivo di grande orgoglio", ha dichiarato l'assessore Carlucci. "Il titolo di Comune Europeo dello Sport 2028 è una responsabilità oltre che un traguardo, e stiamo già lavorando per onorarlo. Il nostro obiettivo è dimostrare che lo sport può essere uno strumento di crescita per tutta la comunità». Il percorso verso il 2028 si fonda su un'idea di sport che unisce sport, cultura e sociale: non solo competizioni e impianti, ma anche occasioni di incontro, inclusione e partecipazione per cittadini di ogni età, dai più giovani agli anziani, con particolare attenzione alle persone con disabilità e alle fasce più fragili. L'Amministrazione comunale sta già portando avanti alcune delle iniziative inserite nel dossier di candidatura, in sinergia con le associazioni sportive locali, vere protagoni-
ste del progetto. Si tratta di appuntamenti che uniscono sport e cultura, valorizzando il patrimonio storico, artistico e paesaggistico del territorio, e di iniziative sociali e di inclusione, pensate per rendere lo sport accessibile a tutti. Un ruolo importante è affidato alle attività nelle scuole, per promuovere tra i più giovani i valori dello sport e stili di vita sani, e agli eventi organizzati insieme a federazioni ed enti sportivi regionali, per coinvolgere l'intera Basilicata. Non mancano, infine, gli interventi di miglioramento e riqualificazione degli impianti e degli spazi dedicati alle attività sportive. Il titolo rappresenta per Tito e per l'intera regione un'opportunità di crescita, promozione del territorio e rafforzamento della rete tra istituzioni, scuole, associazioni e cittadini.
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Fast Confsal, Fismic Confsal e Uiltrasporti sollecitano la Regione: proroga della cassa integrazione e obblighi di assunzione per chi riceve incentivi
ITS Melfi, i sindacati chiedono un tavolo «Servono tutele e ricollocazioni concrete» L
a vertenza ITS torna al centro del confronto tra i lavoratori dell’indotto automotive di Melfi. Riuniti in assemblea, i dipendenti dell’azienda di logistica hanno condiviso con i sindacati le richieste da portare alla Regione Basilicata: continuità del reddito, ricollocazioni e obblighi di assunzione per le imprese che ricevono incentivi pubblici. A rendere urgente l’apertura di un tavolo è la scadenza del 31 dicembre 2026, quando terminerà il periodo di cassa integrazione straordinaria per cessazione dell’attività.Fast Confsal, Fismic Confsal, Uiltrasporti e Rsu chiedono una convocazione immediata che coinvolga istituzioni, parti sociali e direzione aziendale. La richiesta formale di incontro è stata trasmessa il 6 ottobre: l’obiettivo è individuare soluzioni occupazionali concrete prima che si
esauriscano le tutele per le maestranze dello stabilimento di San Nicola di Melfi. Il primo punto riguarda la continuità degli ammortizzatori sociali. I sindacati sollecitano l’utilizzo di tutti gli strumenti disponibili, compresi quelli previsti per le aree di crisi industriale complessa, per garantire la copertura del reddito durante il completamento dei percorsi di reindustrializzazione. Sul versante occupazionale, la proposta è articolata in due interventi paralleli. Da una parte, il riassorbimento immediato di una quota di dipendenti presso altre società del Gruppo Mossucca, attive nel polo industriale di Melfi e in altri bacini. Dall’altra, l’introduzione di una clausola sociale nel bando regionale «Transizione Industriale», che leghi l’accesso agli incentivi a precisi impegni sulle assunzioni.Secondo le organiz-
zazioni sindacali, le imprese beneficiarie dei contributi dovrebbero dare priorità al personale ITS a rischio e ai lavoratori già in Naspi, tra cui quelli di FDM, LAS Automotive e LGS. Una condizione ritenuta necessaria per tradurre le risorse destinate allo sviluppo in opportunità di reimpiego per chi ha perso o rischia di perdere il posto.A questi interventi dovrebbe affiancarsi un piano straordinario di politiche attive e riqualificazione professionale. La richiesta è di avviare la formazione prima e durante l’insediamento delle nuove realtà produttive, costruendo percorsi coerenti con le competenze richieste dalle imprese e con le trasformazioni del settore.«Non possiamo permettere che questa crisi scarichi il proprio peso sociale sulle spalle delle famiglie e dei lavoratori dell’ITS, che per anni
hanno garantito la tenuta operativa del polo logistico di Melfi», si legge nella nota congiunta emersa dall’assemblea. «La Regione Basilicata convochi immediatamente le parti: serve una regia pubblica forte in grado di connettere gli incentivi dello sviluppo con il vincolo inderogabile della salvaguardia occupazionale».Per i sindacati, la vertenza riguarda anche le prospettive dell’intero polo industriale: «La nostra non è
solo una battaglia per la tutela dei diritti, ma per la tenuta industriale e sociale dell’intero territorio lucano».In assenza di un riscontro immediato alla richiesta di incontro, rappresentanze sindacali e lavoratori si dichiarano pronti a mettere in campo iniziative di mobilitazione. La sollecitazione alla Regione è di aprire il confronto in tempo utile per definire impegni verificabili sulla tutela del reddito e sulla ricollocazione.
Dal 30 ottobre al 1° novembre, in piazza Umberto I, oltre cento etichette lucane e nazionali per la chiusura del tour nei borghi italiani
A Venosa l’ultima tappa di «Borgo diVino» Tre giorni tra vini, musica e gastronomia
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ltre cento etichette, specialità gastronomiche e musica dal vivo nel centro storico di Venosa. Da venerdì 30 ottobre a domenica 1° novembre la città oraziana ospiterà, per il terzo anno consecutivo, «Borgo diVino in tour», chiudendo il calendario nazionale della manifestazione promossa dall’associazione «I Borghi più belli d’Italia» e organizzata da Valica, con SumUp sponsor ufficiale.Piazza Umberto I accoglierà le postazioni delle cantine e un percorso dedicato alla conoscenza del vino. Accanto alle produzioni lucane saranno presenti etichette provenienti da Sicilia, Toscana, Puglia, Veneto, Piemonte, Lazio, Abruzzo, Molise e Campania. Un confronto tra territori e tradizioni che avrà nell’Aglianico del Vulture uno dei riferimenti dell’appuntamento venosino. Il pubblico potrà così avvicinarsi a diverse realtà vitivinicole, conoscendo le caratteristiche delle produzioni proposte in degustazione.Alle degustazioni si affiancherà un’area
gastronomica con salumi e formaggi, fritti della tradizione, primi piatti, suino lucano all’Aglianico, scrocchiarella e altre specialità. La musica dal vivo accompagnerà le tre giornate, inserite in un tour che tocca 25 borghi, compreso il centro storico di San Marino, Borgo Ospite Internazionale dell’associazione.«Per tre giorni Venosa sarà una casa aperta: accoglierà chi vorrà conoscere i nostri sapori, passeggiare nel centro storico e lasciarsi sorprendere dalla bellezza della città», dichiara il sindaco Francesco Mollica. Per il primo cittadino, l’iniziativa rappresenta un’occasione per raccontare il rapporto tra la comunità e il territorio attraverso il vino e la convivialità.«L’Aglianico del Vulture custodisce il lavoro e la passione dei produttori e porta con sé una storia che merita di essere conosciuta», sottolinea Mollica, richiamando il riconoscimento del Vulture come Città Italiana del Vino 2026–2027. «Siamo felici di accogliere visitatori da tutta Italia e di condividere con
loro il meglio della nostra identità».La promozione turistica è al centro anche dell’intervento dell’assessora Rosa Centrone. «Ogni calice può diventare l’inizio di un racconto: quello delle vigne, delle persone che le coltivano, dei paesaggi e delle tradizioni che rendono unico il Vulture», afferma. L’invito è a cogliere l’occasione della manifestazione per scoprire anche i vicoli, le piazze e i luoghi di cultura della città. Centrone ringrazia inoltre organizzatori, produttori e attività locali per il contributo all’accoglienza del pubblico.Il presidente dell’associazione «I Borghi più belli d’Italia», Fiorello Primi, evidenzia il legame tra il patrimonio dei centri storici e le eccellenze enogastronomiche, riuniti in un itinerario nazionale dedicato alle identità e alle tradizioni dei territori. La tappa conclusiva punta anche a favorire l’incontro tra visitatori, comunità e attività locali, affiancando alla valorizzazione dei prodotti la scoperta del borgo. La manifestazione sarà aperta venerdì 30
ottobre dalle 18 alle 23, sabato 31 dalle 12 alle 23 e domenica 1° novembre dalle 12 alle 22. Il voucher per le degustazioni costa 20 euro e comprende otto assaggi, una sacchetta e un calice. Sarà acquistabile sul posto oppure online sul sito borgodivino.it/venosa. Le proposte gastronomiche potranno invece essere acquistate direttamente nell’area dedicata.
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Matera, oltre 1.400 adesioni in due giorni al questionario promosso dalla minoranza. Chieste soluzioni più flessibili per i quartieri
Sui rifiuti appalto da 87 milioni, l’opposizione incalza il Comune MATERA. Oltre 1.400 adesioni in appena due giorni al questionario sulla gestione dei rifiuti promosso dai sedici consiglieri comunali di opposizione Nunzia Antezza, Domenico Bennardi, Dominique Cerrone, Roberto Cifarelli, Luca Colucci, Raffaele Cotugno, Angelo Lapolla, Tommaso Perniola, Marina Rizzi, Angelo Rubino, Enzo Santochirico, Domenico Schiavo, Roberto Suriano, Saverio Tarasco, Augusto Toto e Adriana Violetto. È il primo risultato dell'iniziativa avviata a Matera per raccogliere le valutazioni dei cittadini sul servizio di igiene urbana, mentre si avvicina l'affidamento del nuovo appalto settennale, dal valore complessivo stimato in oltre 87 milioni di euro. La consultazione, realizzata attraverso moduli cartacei e compilazioni digitali, ha registrato una partecipazione che, secondo la minoranza, conferma quanto il tema sia sentito dalla comunità. «Una scelta di tale portata finanziaria e sociale avrebbe richiesto un preventivo e profondo percorso di condivisione con i residenti, le imprese e i quartieri», sostengono i consiglieri, contestando al-
l'amministrazione comunale di non aver avviato un adeguato confronto pubblico prima di procedere con l'affidamento. Al centro dell'iniziativa c'è la volontà di verificare il livello di soddisfazione dei cittadini rispetto all'attuale sistema di raccolta porta a porta, introdotto circa sette anni fa. Un modello che ha accompagnato lo sviluppo della differenziata ma che, secondo i consiglieri di minoranza, presenta rigidità organizzative sulle quali sarebbe opportuno intervenire. «L'obiettivo non è sman-
tellare i traguardi della raccolta differenziata, bensì valutare l'introduzione di sistemi misti o differenziati a seconda delle specificità dei singoli quartieri», spiegano i promotori della consultazione. Tra le ipotesi avanzate figura infatti l'introduzione di modalità di raccolta differenti in base alla conformazione dei quartieri e alla tipologia delle utenze. Una soluzione che, nelle intenzioni dell'opposizione, potrebbe superare alcune difficoltà nell'applicazione uniforme del porta a porta, mante-
nendo gli obiettivi ambientali e migliorando la fruibilità degli spazi pubblici. Particolare attenzione viene riservata al centro storico e ai rioni più antichi, dove la presenza dei mastelli lungo vicoli e strade rappresenta una criticità per il decoro urbano e le condizioni igieniche. I consiglieri richiamano inoltre le difficoltà delle attività commerciali e delle aree extraurbane, dove le caratteristiche degli insediamenti possono rendere più complessa l'organizzazione del servizio. Da qui la richiesta di valutare soluzioni diversificate, prendendo come riferimento le esperienze già adottate in altre realtà. Il questionario intende raccogliere indicazioni proprio su questi aspetti, offrendo ai cittadini la possibilità di segnalare problemi e formulare valutazioni sull'attuale gestione. Le risposte saranno elaborate per costruire un quadro delle esigenze espresse dalla popolazione, da sottoporre all'attenzione dell'amministrazione comunale in vista delle scelte relative al nuovo affidamento. La raccolta delle adesioni è partita sabato scorso at-
traverso banchetti informativi allestiti nei mercati cittadini e in piazza Vittorio Veneto. L'attività proseguirà nei prossimi giorni, mentre resterà disponibile anche la compilazione online attraverso le pagine social dei consiglieri di minoranza. I risultati definitivi saranno presentati pubblicamente una volta conclusa la consultazione. Per i promotori, il numero delle adesioni rappresenta già un segnale politico significativo. «Le oltre 1.400 firme raccolte in soli due giorni dimostrano che le scelte che incidono sulle tasche e sulla qualità della vita dei materani non possono essere calate dall'alto», dichiarano i consiglieri, ribadendo la necessità di coinvolgere la popolazione nelle decisioni che riguarderanno il servizio per i prossimi sette anni. «La città vuole essere ascoltata e noi daremo voce a questa straordinaria risposta democratica», concludono i sedici esponenti della minoranza. Le indicazioni raccolte saranno portate nel dibattito sul nuovo appalto, con la richiesta che le esigenze dei cittadini trovino spazio nella definizione del futuro servizio di igiene urbana.
Avviato alla Provincia di Matera il percorso per aggiornare il Piano dell'area protetta. Mianulli: più opportunità per proprietari e attività
Parco della Murgia, nuove regole dopo trent’anni MATERA. Dopo quasi trent'anni il Parco della Murgia Materana si prepara a rinnovare le proprie regole. Tutela ambientale, valorizzazione del patrimonio e gestione dei flussi turistici sono i punti centrali del percorso avviato nella sede della Provincia, dove il Consiglio direttivo e la Comunità del Parco hanno esaminato il Documento programmatico preliminare, primo passo verso il nuovo Piano dell'area protetta. Alla riunione hanno partecipato il presidente dell'Ente Parco Giovanni Mianulli, il presidente della Comunità del Parco Vincenzo Zito e il vicesindaco di Matera, assessore all'Ambiente, Rocco Buccico. L'obiettivo è aggiornare uno strumento di pianificazione ormai datato, tenendo insieme salvaguardia del territorio, attività economiche e accessibilità. «Vogliamo restituire vitalità al
nostro Parco, con regole certe per la tutela dell'ambiente, ma anche nuove opportunità per i proprietari e per le attività presenti nell'area protetta», ha spiegato Mianulli. Per il presidente, la conservazione non deve tradursi nell'immobilismo: «Dobbiamo comprendere che un ambiente vissuto nel rispetto delle regole è anche un ambiente meglio tutelato. Il nuovo Piano deve guardare al futuro e non al passato». La redazione del Piano sarà affidata a professionisti, con il coinvolgimento degli uffici regionali e della Soprintendenza. Seguiranno i passaggi nei Consigli comunali di Matera e Montescaglioso e una fase nella quale i cittadini potranno presentare osservazioni. L'approvazione definitiva spetterà alla Regione Basilicata. Per Vincenzo Zito è indispensabile adeguare le disposizioni ai
cambiamenti del territorio, soprattutto dopo l'aumento dei visitatori legato alla crescita turistica di Matera. «La priorità resta la salvaguardia del patrimonio naturale, paesaggistico e culturale, ma dobbiamo anche rispondere alle nuove esigenze legate alla crescita turistica di Matera dopo il 2019», ha sottolineato. La regolamentazione degli accessi e delle attività nell'area protetta sarà dunque uno dei nodi del confronto. «Il turismo ha bisogno di essere regolamentato e il nuovo Piano dovrà affrontare queste tematiche», ha aggiunto Zito, evidenziando l'importanza dei contributi che potranno arrivare dai Consigli comunali. Anche il vicesindaco Buccico ha indicato nell'aggiornamento del Piano un'occasione per dare «un impulso alla valorizzazione dell'area protetta e all'accoglienza
turistica». Il presidente della Provincia, Francesco Mancini, ha richiamato invece la necessità di «lavorare insieme per valorizzare i parchi, una delle principali potenzialità del territorio». La sfida sarà trasformare gli indirizzi iniziali in regole capaci di proteggere il paesaggio della Murgia senza trascurare le esigenze di chi vi vive, lavora e opera nel settore turistico.
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Cariello a Cronache: «Notizie simili fanno riflettere sulla fugacità della vita ed il mio pensiero vola a suoi figli, al marito e alla famiglia»
Pisticci: muore in un incidente stradale Rosa Altieri, moglie e madre di tre figli DI EMANUELA CALABRESE
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tava andando a lavoro Rosa Altieri, quando ieri mattina, intorno alle 7:30 ha perso la vita in un incidente stradale a Pisticci. Aveva 44 anni, era infermiera e lascia il marito, i 3 figli e la comunità materana in un dolore che non trova parole. La donna era a bordo dell’auto quando, per cause da accertare, sarebbe finita fuori strada, contro un guardrail e un pontile. Stava percorrendo la Provinciale San Basilio- Pozzitello, nei pressi dell’accesso all’abitato di Marconia e doveva essere una mattina come le altre, pronta a cominciare il suo lavoro presso una struttura assistenziale. Da poco Rosa si era trasferita a vivere a Scanzano Jonico, con la famiglia. E proprio da qui il Sindaco Pasquale Cariello, attraverso le colonne di Cronache, esprime il suo cordoglio: «Ho
appreso, con profondo dispiacere che, la donna scomparsa prematuramente nel terribile incidente avvenuto questa mattina, viveva da qualche tempo nel comune di Scanzano Jonico. Notizie simili fanno riflettere sulla fugacità della vita ed il mio pensiero vola a suoi figli, al marito e alla famiglia intera che oggi piange una giovane vita spezzata -conclude Cariello- Da parte mia e della mia Amministrazione, rivolgo le mie preghiere a questa donna e le mie più sentite condoglianze alla sua famiglia». Ma lo scorrere della vita di Rosa, si è improvvisamente spezzato sul quel tratto di strada. Sul posto sono intervenuti gli operatori sanitari del 118, che pare, non abbiano potuto far altro che constatarne il decesso. Sopraggiunte anche le forze dell’ordine per gli accertamenti del caso. La dinamica dell'incidente è al vaglio delle autorità com-
petenti, impegnate a ricostruire con esattezza quanto accaduto. Di Rosa oggi resta il ricordo di familiari, amici e colleghi, che la comme-
morano come una donna gentile, solare, altruista, professionale nel suo lavoro e pronta a regalare un sorriso sincero.
L'analisi di Idos e Iskra nella Provincia di Matera. Crescono gli studenti stranieri, ma persistono criticità nell'accoglienza e nel lavoro
Dossier immigrazione 2026 presentato a Matera: lavoro non qualificato e stabilità in regione
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resentato questa mattina nella sala consiliare della Provincia di Matera il Dossier Statistico Immigrazione 2026. L’evento è stato organizzato in collaborazione con Iskra. Dopo i saluti istituzionali di Francesco Mancini, Presidente della Provincia di Matera, e di Angela Braia, Assessora alle Politiche sociali, per l’accessibilità e l’inclusione del Comune di Matera, i lavori sono stati coordinati da Gianluigi De Vito, giornalista e PhD fellow. Il Dossier Statistico Immigrazione 2026 è stato presentato con un video a cura di Vibes – Video Beckwith Studio.«In Basilicata il 66% dei lavoratori stranieri svolge mansioni non qualificate, rispetto a una media nazionale del 29%, mentre il 44% è occupato in agricoltura», è stato sottolineato nel corso dell'incontro. «Abbiamo persone migranti competenti – ha spiegato Paola Andrisani, referente regionale Idos Basilicata e componente dell’Area Ricerca e Sviluppo del Consorzio Nova
– che svolgono mansioni non qualificate, con un tasso di sottoccupazione che arriva al 25%. Si tratta di lavoratori le cui competenze non vengono valorizzate».Secondo Andrisani, «la presenza migrante in Basilicata è leggermente in crescita, come ogni anno, e conferma un radicamento ormai stabile nella regione. Anche le nazionalità sono
sostanzialmente confermate, con una presenza predominante dei cittadini rumeni tra i comunitari e degli albanesi tra i non comunitari».Un altro dato di rilievo riguarda la popolazione scolastica. «Gli studenti stranieri sono in aumento, in controtendenza rispetto al calo generale degli studenti lucani. Oltre il 43% è nato in Italia: sono
ragazzi cresciuti qui, che fanno parte delle nostre comunità, ma che continuano a essere considerati stranieri». Sul fronte dell’accoglienza, «i numeri dei richiedenti asilo sono fortemente in calo, sebbene i permessi di soggiorno evidenzino un aumento di quelli per richiesta d’asilo. Su oltre duemila richiedenti asilo, soltanto 866 so-
no collocati nelle strutture Sai, mentre si continua a ricorrere ai Centri di accoglienza straordinaria. Quello che ho cercato di evidenziare nel dossier di quest’anno è il contrasto tra una presenza migrante ormai stabile e radicata e una gestione che continua a essere emergenziale, con scarsa attenzione alla tutela dei diritti».
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Un'analisi profonda sulle criticità ambientali e infrastrutturali dei litorali lucani. Dalla fragilità della laguna di Metaponto all'isolamento viario di Maratea
Dal Metapontino alle scogliere di Maratea: fragilità, bellezza e isolamento delle coste DI ANTONELLA PELLETTIERI
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a Basilicata ha circa 75 chilometri di coste bagnate da due mari del Mediterraneo: circa 40 chilometri sul mar Ionio, circa 35 sul Tirreno. I due arenili presentano caratteristiche geologiche e morfologiche completamente diverse. Sullo Ionio ci troviamo di fronte a una grande laguna con cinque fiumi che sfociano in quei quaranta chilometri e molti piccoli affluenti nei territori che precedono le foci. Questa zona lagunare oggetto di molte bonifiche nel passato e trasformazioni naturali dell'alveo dei fiumi, è una zona sabbiosa, molto fragile e ricca di storia. Fragile perché pantani e lagune hanno reso malarici i territori con centri abitati che si popolavano e spopolavano a causa delle naturali trasformazioni degli arenili oltre la malaria, perenne nemica dei Lucani come ci ha insegnato Giustino Fortunato. Pur tuttavia, i cinque fiumi che sfociano, risalendoli, si può addentrarsi nel territorio lucano anche per oltre cento chilometri e questo ha consentito, nell'antichità, la colonizzazione della civiltà greca e la nascita di colonie e centri abitati anche lontani dal mare, questo ce lo ha insegnato Dinu Adamesteanu!. Pur tuttavia, a prescindere dagli insediamenti demici, risulta molto interessante tutta la zona lagunare che andrebbe studiata da veri specialisti e protetta, in primis, da pseudo conoscitori del turismo. Qualcuno crede di essere un esperto di questa difficile disciplina perché gestisce un lido o un'attività alberghiera. Ma la gestione di una laguna così grande implica esperti di flora e fauna, geologi, archeologi e non costruttori di villaggi e campeggi o inventati gestori di lidi…Se si crede che, a Metaponto, solo ultimamente, il mare ha ingoiato chilometri di arenile, dovrebbe informarsi meglio per scoprire che è sempre successo; gli alvei del Bradano e del Basento si sono sempre modificati naturalmente, rara-
mente per volere o colpa degli uomini. In principio c’era in petrolio…in esso vi era la sopravvivenza della Basilicata se fosse stata un’occasione ben gestita ma al tavolo delle decisioni si sedettero politici senza alcuna esperienza: di fronte le vecchie volpi delle grandi multinazionali…e ancora oggi ne stiamo pagando le conseguenze. Ecco, speriamo non accada per la gestione delle coste e per il turismo. Anche perché la costa tirrenica della Basilicata non è in condizioni migliori di quella ionica. Se, nel metapontino, gli arenili sono inghiottiti dal mare e i complessi e imprevedibili fenomeni atmosferici dovuti ai cambiamenti climatici, distruggono interi paesi, a Maratea vi è la fragilità delle coste: bella e impossibile, diceva una vecchia canzone. I circa 35 chilometri di costa marateota che, sin da bambina, percorrevo per ammirare i tramonti mozzafiato fra isolotti e faraglioni neri dentro un mare azzurro/verde/blu e trasparente che mostrava fondali con grandi pietre bianche, hanno, da sempre, problemi legati alla geomorfologia della costa e al fenomeno delle frane, Pertanto, raggiungere Maratea via terra attraverso le sue strade e stradine è quasi impossibile e si può fare solo in alcune ore. Malgrado la buona volontà dei politici locali, Malgrado i tanti soldi messi a disposizione. Malgrado la bellezza di quel tratto di costa che chiunque percorrerebbe anche se inagibile e pericolosa pur di osservare tanta bellezza: i luoghi belli sono tutti molto difficili da raggiungere! Ma a Maratea ci sono donne uomini e bambini che vivono e hanno bisogno di raggiungere, agevolmente, le varie contrade sul mare e il paese nascosto fra i monti e la super famosa frana di Castrocucco del 2002 non consente, ancora oggi, di raggiungere la Campania e la Calabria: è una frattura insanabile che ha spezzato in due parti il Golfo di Policastro (non
voglio soffermarmi sulla situazione gallerie di Acquafredda e la totale bruttezza di quel bypass che ha ferito la montagna più della stessa frana). Acquafredda è la prima contrada di Maratea dopo la Campania e Castrocucco è l’ultima contrada di Maratea prima della Calabria: un isolamento perfetto. E pensare che già Stefano Rivetti, oltre a costruire l’attuale e suggestivo Porto turistico di Maratea, aveva in progetto la costruzione di un altro porto a Castrocucco perché, nella sua lucida progettazione di una
Maratea da valorizzare senza togliere quel valore, quel quid di un luogo così raffinatamente selvaggio, aveva capito una cosa semplicissima: se le strade sono di difficile costruzione e sono pericolose, vi è il mare che può diventare una strada da percorrere con traghetti che come bus portano i passeggeri lungo tutta la costa. Sembra un sogno irrealizzabile e troppo visionario e, invece, basta abituarsi e avere il coraggio di trovare vere soluzioni che possano risolvere i problemi. Una volta per tutte! Sarebbe bello immaginare
in Regione un dipartimento chiamato Basilicata coast to coast (sic parvis magna) con persone capaci che, in collaborazione con i municipi marini, potrebbero studiare e realizzare progetti nuovi, a prescindere dai voti e con la mediazione di un Demanio Marino che funzioni come in tutte le altre regioni italiane. Un signore, molto conosciuto in Lucania e di non comune intelligenza, mi ha detto “Abbiamo una Regione che non sa di avere il mare…non c’è un solo investimento, un progetto o un’idea da sempre…”
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Periscopio
mercoledì 28 ottobre 2026
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È il turno di DOMANI, la parola che promette tutto, rimanda quasi tutto e riesce persino a farci sentire virtuosi mentre aspettiamo di vivere
Il processo alle parole DI FABRIZIO QUARATINO
D
omani. La parola che promette tutto, rimanda quasi tutto e riesce persino a farci sentire virtuosi mentre aspettiamo di vivere. SI APRE L’UDIENZA L’imputato entra in aula puntuale. È già una notizia, considerato che ha trascorso l’esistenza a rimandare tutto. Indossa un abito impeccabile, sorride e promette collaborazione. Si chiama DOMANI. Lo conosciamo bene. Domani comincio la dieta. Domani telefono. Domani chiedo scusa. Domani cambio vita. Una parola generosa: accetta incarichi senza protestare, non chiede stipendio e soprattutto non pretende verifiche. Il collaboratore ideale per sentirsi impegnati senza muovere un dito. E per andare a dormire con la coscienza tranquilla, dopo una giornata trascorsa a non cominciare nulla. La settimana scorsa lo avevamo annunciato: quando finalmente arriva, ha la pessima abitudine di chiamarsi OGGI. Eccolo dunque davanti al tribunale delle parole. Stavolta niente rinvii dell’udienza. L’ACCUSA PRENDE LA PAROLA Il pubblico ministero legge le accuse: favoreggiamento dell’immobilismo, complicità con la paura, occultamento di occasioni e reiterata sottrazione di responsabilità. L’imputato protesta: «Io non costringo nessuno!». È vero. Non ha mai obbligato qualcuno a tacere un sentimento o rimandare una
scelta. Siamo noi ad affidargli le questioni scomode, come scatole parcheggiate in soffitta sperando che spariscano da sole. Abbiamo perfezionato il linguaggio della fuga. «Non è il momento». «Devo riflettere». «Aspetto condizioni migliori». Espressioni rispettabilissime. Talvolta necessarie. Altre volte eleganti certificati di resa, firmati con una penna chiamata prudenza. Prepararsi è una cosa, prepararsi eternamente a prepararsi è un’altra. Nel secondo caso vantiamo un’esperienza straordinaria nell’organizzazione di partenze mai avvenute. Anche la vita pubblica conosce questo campione di rinvii. Domani sistemeremo le periferie, domani ascolteremo i giovani, domani restituiremo dignità ai servizi. Intanto inauguriamo l’ennesimo tavolo, perché in Italia un tavolo non si nega a nessuno, nemmeno quando mancano le sedie. Ma i problemi non diventano meno urgenti perché trasformati in punti all’ordine del giorno. Una comunità cambia quando qualcuno smette di usare il futuro come manifesto e comincia a rispondere delle scelte presenti. Servono impegni verificabili, non eroismi da conferenza stampa. E qualcuno disposto a dire non soltanto che cosa farà, ma quando e con quali responsabilità. TESTIMONIANZA DEL TEMPO Il primo testimone è il TEMPO, naturalmente senza alcun bisogno di
presentazioni. Entra senza orologio: non ne ha bisogno. Sul tavolo deposita una telefonata mai fatta, un perdono trattenuto, una visita continuamente rimandata. Poi aggiunge una guarigione che ha richiesto mesi, una scelta maturata lentamente, un silenzio che ha impedito di ferire qualcuno. «Vedete?», dice. «Non ogni attesa è una fuga». Ha ragione. Chi attraversa una malattia, una perdita, un periodo di fragilità non deve sentirsi colpevole perché oggi non riesce a ricominciare. Anche riposare può essere coraggio. Anche chiedere aiuto significa agire. Nessuna morale degna di questo nome può trasformare il dolore altrui in una gara di efficienza. Il problema nasce quando confondiamo il tempo necessario con quello consumato per non guardarci dentro. Quando non aspettiamo di essere pronti: aspettiamo di non avere più paura. E quel giorno, spesso, non compare sul calendario. LA DIFESA DELL’IMPUTATO DOMANI chiede la parola.«Senza di me», dice, «chi pianterebbe un albero? Chi inizierebbe una cura? Chi studierebbe per un mestiere? Chi troverebbe la forza di immaginare un’altra possibilità dopo una sconfitta?». In aula cala il silenzio. La difesa ha un argomento serio. Il futuro non è un truffatore: è anche lo spazio della speranza. Pensare a domani permette di costruire, perseverare, progettare. Ci sono promesse che hanno bisogno di tempo per diventare fatti. Il pubblico ministero domanda: «E quando diventi il nascondiglio delle nostre paure?». L’imputato
abbassa gli occhi. Non può rispondere per noi. Nessuna parola è responsabile dell’uso che ne facciamo. Abbiamo una fiducia talmente sconfinata nel futuro da affidargli decisioni che oggi non vogliamo prendere. Se fosse una banca, gli consegneremmo i risparmi senza leggere il contratto. Salvo protestare, poi, per gli interessi. IL TESTIMONE PIÙ SCOMODO Si presenta il testimone più scomodo: OGGI. È spettinato, imperfetto, porta bollette, imprevisti, stanchezza. Non promette una vita senza ostacoli. Offre qualcosa di meno spettacolare e più concreto: la possibilità di compiere un gesto. Possiamo cercare un dialogo, correggere un errore, cominciare un percorso, riconoscere una responsabilità. Non controlliamo gli eventi, né le decisioni degli altri. Possiamo però scegliere come rispondere, nei limiti reali delle nostre condizioni. La trasformazione interiore non cancella magicamente la sofferenza. Non rende giusta un’ingiustizia, né guarisce una ferita per decreto. Può aiutarci, con le risorse e il sostegno necessari, a non lasciare che il dolore pronunci da solo l’ultima parola sulla nostra esistenza. Un gesto di oggi può diventare una causa positiva per il futuro, anche senza risultati immediati o garantiti. Una parola sincera può riaprire un rapporto; un incoraggiamento può accompagnare qualcuno oltre una notte difficile. La nostra forza cresce quando smette di servire soltanto noi stessi. A volte basta esserci davvero: non per salvare qualcuno, maper
ricordargli che non è solo. LA SENTENZA Il tribunale si ritira. La sentenza è unanime: DOMANI è assolto. Colpevole è l’alibi che gli abbiamo cucito addosso. La pena? Ogni promessa affidata al futuro dovrà presentare almeno un piccolo gesto nel presente. Senza obbligare nessuno a correre, senza confondere la pazienza con la resa o il coraggio con la prepotenza. Nessun tribunale può imporre la felicità; ciascuno può però provare a coltivarne le condizioni. L’ULTIMA PAROLA Prima di uscire, DOMANI si ferma sulla soglia: «E se non dovessi arrivare?». La domanda pesa più di tutte le accuse. Non perché dobbiamo vivere terrorizzati dal tempo che passa, ma perché il presente non è la sala d’attesa della nostra vita. È la vita stessa, con i suoi limiti e le sue possibilità. La morale è semplice: non possiamo decidere quanti domani avremo. Possiamo però evitare di consegnare automaticamente al futuro ciò che oggi merita attenzione, cura, amore. E se qualcuno, dopo aver letto, decidesse «Da domani cambierò», l’imputato avrebbe ottenuto un’altra assoluzione abusiva. Meglio un gesto minuscolo adesso che un proclama gigantesco rinviato a data da destinarsi. Il futuro non ci chiede di indovinare ciò che accadrà: ci chiede di prenderci cura di ciò che possiamo fare adesso. L’udienza è tolta. Ci ritroviamo mercoledì prossimo. Alla sbarra salirà SEMPRE: una parola così sicura di sé da dimenticare quanto può cambiare la vita.
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