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Cronache del 28 maggio 2026

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AMMINISTRATIVE, IL CONSIGLIERE REGIONALE DI IV-OL SODDISFATTO DELLA CRESCITA DEL PARTITO

«Premiato chi guarda al territorio»

Polese: «Un successo che parte dal primato di Moliterno e si consolida nelle aree chiave»

LA SEGRETARIA PERDE A VENEZIA, REGGIO CALABRIA E FALLISCE LA SPALLATA

LA CAPORETTO DELLA SCHLEIN

De Luca vince senza i simboli di partito dimostrando

L’EDITORIALE

Industria, salari e UE: un modello da ripensare

D I AL ES S AN D R O SAN S ON I

Non è stato un appuntamento di semplice routine l’assemblea generale di Confindustria tenutasi l’altro ieri a Roma. Sono, infatti, emerse alcune posizioni non banali che meritano di essere sottolineate. Probabilmente, esse sono il frutto della preoccupazione maturata in questo momento negli strati dell’opinione pubblica (...)

■ continua a pag 3 Schlein e De Luca

GIALLO DI PIETRACATELLA Padre, figlia e poi il fratello di Antonella: interrogatori serrati, piste sempre più legate alla famiglia

Perizia rinviata: si attende il 30 giugno

TELESCA: «L’UNIVERSITÀ DIVENTA PARTE INTEGRANTE DELLA CITTÀ»

Mensa Day, l’Ardsu

LA NOMINA

Il vescovo di Matera, mons. Ambarus è il nuovo presidente della Caritas Italiana: gli auguri del mondo della politica e della società civile

■ Servizio a pag 16

CRONA-CHI?

Morte Scarascia, il criminologo Martoccia: «Escludo un movente economico. Potrebbe essere salito su un’auto prima della colluttazione»

■ Tammariello a pag 12

POTENZA

Seduta fiume del Consiglio comunale approva il rendiconto di gestione: «Piano di riequilibrio rispettato»

■ Mollica a pag 19

Unibas

porta la festa di San Gerardo nel campus

VERTENZA NATUZZI

Al Tavolo convocato al Mimit, il ministro Urso: «Serve cambiare pagina. Ora un vero piano industriale»

■ Servizio a pag 25

Servizio a pag 20
Servizio a pag 9
Lamattina a pag 4
Direttore Responsabile Rosa MOLLICA

Italia e Mondo

Le tensioni e le proposte emerse sul futuro della manifattura europea tra salari e revisione delle regole comunitarie

Industria, salari e UE: un modello da ripensare

D I A LESSANDRO S ANSONI

Non è stato un appuntamento di semplice routine l’assemblea generale di Confindustria tenutasi l’altro ieri a Roma. Sono, infatti, emerse alcune posizioni non banali che meritano di essere sottolineate. Probabilmente, esse sono il frutto della preoccupazione maturata in questo momento negli strati dell’opinione pubblica più responsabile, in particolare riguardo al rischio concreto che gli scenari di crisi economica e geopolitica che stiamo attraversando, possano determinare un processo di strutturale de-industrializzazione del Vecchio Continente, con conseguenze sul medio e lungo periodo particolarmente gravi per tutti. Da una parte la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è tornata su un concetto già espresso più volte in passato, ma che sta diventando sempre più centrale nel suo pensiero politico: l’Unione Europea è un organismo

essenziale, di cui sarebbe impensabile fare a meno, ma che va profondamente riformato. “Bruxelles deve fare meno cose, ma farle bene”: il senso del messaggio della premier potrebbe essere sintetizzato così. Giorgia Meloni punta il dito in particolare contro la burocrazia europea, ovvero i tecnocrati e gli apparati custodi di procedure e regolamenti comunitari, incapaci di adeguarsi alle circostanze del momento, segnate dall’incertezza. A differenza dei governi degli Stati membri, che, pur tra mille distinguo e interessi contrapposti, sono, alla prova dei fatti, in grado di trovare soluzioni e compromessi pur di fare fronte ai problemi, salvo poi doversi fermare dinanzi ai “niet” di una burocrazia ottusa. La leader del centro-destra, in sostanza, rivendica il primato della Politica, come una via per difendere il benessere dei cittadini e salvare l’Unione Europea da sé stessa, indicando un percorso che non può essere dettato da

un astratto federalismo, condito da generici richiami alla ulteriore “cessione di sovranità”, nel nome di un “Manifesto”, quello di Ventotene, scritto in una fase storica sideralmente diversa da quella attuale. La nuova Unione Europea, cui fa cenno Giorgia Meloni, può essere intesa come un “cantiere aperto”, da definire nella prassi, da integrare con massicce dosi di realismo e di democrazia: il che implica una revisione dei trattati e degli accordi stipulati in momenti assai differenti da quello in cui ci troviamo, a cominciare dal Patto di Stabilità evidentemente. Ancor più significativo, però, è stato l’intervento del presidente di Confindustria Emanuele Orsini, dal quale è sembrata emergere – finalmente – la consapevolezza che non è più possibile continuare a puntare sull’export e che è indispensabile rafforzare il mercato interno, se si vuole conservare nel prossimo futuro un settore manifatturiero degno di que-

sto nome in Italia e in Europa. Nulla di sconvolgente, si dirà, ma se andiamo a vedere l’orientamento della politica economica dominante nel nostro paese negli ultimi 30 anni, stiamo parlando di un vero e proprio cambio di paradigma. Rafforzare il mercato interno, essenzialmente, significa salari più alti. Non il “salario minimo”, ma stipendi sufficientemente ricchi da consentire di sostenere, tramite i consumi, un buon livello di produzione dell’industria nazionale. L’esatto contrario di quanto avvenuto negli ultimi decenni, peraltro con l’avvallo di Confindustria e nel colpevole silenzio dei sindacati. Per troppo tempo il principale obiettivo delle politiche economiche messe in campo in Italia è stato comprimere i salari per aumentare la competitività sul mercato globale dei prezzi dei prodotti delle nostre aziende. Contestualmente intere filiere sono state smantellate in nome della libera circolazione di beni, capitali,

servizi e persone, mentre l’alternativa imposta dalla globalizzazione era delocalizzare o specializzare la nostra manifattura in settori funzionali all’indotto della grande industria tedesca (oggi più che mai in crisi). La fine della globalizzazione impone, ora, un ri-orientamento complessivo del nostro sistema paese con ricette fino all’altro ieri ritenute antiquate: politiche industriali autentiche, protezione delle produzioni nazionali dalla concorrenza straniera, intervento pubblico. Nel mondo attuale tutto questo potrà essere realizzato davvero soltanto se l’Unione Europea sarà in grado di dotarsi di una strategia comune su energia, investimenti e debito comune, secondo il leader degli industriali italiani. Corredate da un efficace tutela dei redditi da lavoro e delle nostre imprese, aggiungiamo noi. Ed è per questo che riformarla, riconoscendo alla Politica e non alla burocrazia il primato, non è più procrastinabile.

La segretaria perde a Venezia, Reggio Calabria e fallisce la spallata

La Caporetto della Schlein

De Luca vince senza i simboli di partito dimostrando che non si può fare a meno dei cacicchi. Esiste un problema Campania per Fratelli d'Italia che si ferma sotto il 3% in tutta la provincia di Napoli

Se il centrosinistra credeva di aver messo un'ipoteca sulla vittoria delle elezioni politiche con il risultato referendario, le recenti elezioni amministrative lo riportano con i piedi per terra. Il referendum ha una storia tutta sua e non incide sulle tenute politiche nè costruisce maggioranze o nuovi assetti politici. La storia di questa Nazione, del resto, ci dice che Marco Pannella che i referendum li ha vinti tutti non ha mai governato a differenza della Democrazia Cristiana che, invece, i referendum li ha sempre persi. Il referendum proprio per il suo essere uno strumento di democrazia diretta, infatti, travalica e supera i confini dei partiti che si muovono nel solco della democrazia rappresentativa.

LA SCONFITTA DI VENEZIA

A segnare la sconfitta della strategia del centrosinistra è il risultato di Venezia. Dalla città lagunare la Schlein aveva lanciato il suo guanto di sfida al cen-

trodestra elevando questa elezione a simbolo della partita elettorale. I sondaggi davano il centrosinistra in vantaggio, i più pessimisti speravano in un ballottaggio, alla fine il dato è che vince il centrodestra al primo turno. Una sconfitta pesante che segna il fallimento della spallata elettorale. L'effetto referendum che sembrava suonare la carica alle opposizioni si è fermato davanti alla realtà.

LA SCONFITTA DI SALERNO

A Salerno vince De Luca, il risutalto era quasi scontato. La vittoria di De Luca avviene, però, senza i simboli di partito del centrosinistra con il centrosinistra ufficiale senza il PD che raccoglie appena il 16% e il M5S che si ferma al 4.45% nella seconda città della Regione in cui esprime il Governatore. De Luca rappresenta una doppia sconfitta per la Schlein. Uomini come Vincenzo

De Luca erano stati eletti dalla segretaria del Partito a simboli del male interno alla sinistra. Per convincerlo a fare il passo indietro e sostenere Fico il PD

si è consegnato al Sindaco di Salerno accettando di fargli fare il segretario regionale. Il risultato finale è che De Luca controlla il PD ma non lo vuole tra i piedi nella sua città. Salerno resta saldamente nelle mani di De Luca che dimostra alla Schlein che senza i Cacicci che lei tanto odia le elezioni non si vincono al Sud che è ancora l'unico bacino elettorale del centrosinsintra. Salerno segna la fine della strategia del rinnovamento.

LA SCONFITTA DI REGGIO CALABRIA

A Reggio Calabria vince, anzi stravince Cannizzaro. La stampa e i social si sono divertiti a dare l'immagine del nuovo sindaco della città reggina come se fosse un Cetto La Qualunque qualsiasi riportando pezzi montati dei suoi interventi. Come sempre hanno sventolato la superiorità morale e culturale della sinistra. Il risultato finale è stato che Cannizzaro ha vinto al primo turno. La partita elettorale di Reggio Calabria segna anche il ritorno in campo di Peppe Scopelliti, l'ex Sin-

daco ed ex Presidente della Regione, dopo aver scontato la sua condanna per un reato francamente fantasioso, ha presentato la sua lista alle comunali di Reggio raccogliendo l'8,28% che lo posiziona immediatamente dopo Fratelli d'Italia e prima della Lega che aveva sostenuto alle elezioni regionalli. La vittoria del centrodestra a Reggio e il ritorno in grande stile di Scopelliti, dimostra al di là di ogni ragionevole dubbio, che le condanne morali e le presunte superiorità culturali non si traducono in consenso.

IL PROBLEMA

CAMPANIA

DI FRATELLI

D'ITALIA

Ovviamente non sono tutte rose e fiori per Giorgia Meloni. Il suo partito non riesce prorpio a radicarsi in Campania che costituisce una fetta importante dell'elettorato meridionale. Ad Avellino il centrodestra rinuncia proprio a presentare le liste e si camuffa con finte civiche, il provincia di Napoli malgrado le autorevoli candidature di Luciano Schifone a Er-

colano e di Ione Abbatangelo a Portici il Partito del Presidente del Consiglio si ferma all'1,23% a Portici e al 2,28& ad Ercolano, con percentuali simili in tutte le città della provincia di Napoli. E' chiaro che esiste un problema campano e napoletano per il Partito soprattutto se si pensa che ai tempi della Prima Repubblica il MSI era stabilmente in doppia cifra nella Città di Napoli e in tutta la Campania arrivando anche a governare Napoli insieme ai monarchici di Lauro nel tempo in cui l'arco costituzionale era un fattore determinante. Ridurre il tutto al reddito di cittadinanza è una banalizzazione che non da giustizia alla compessità del voto meridionale e napoletano e, soprattutto, rischia di produrre un mito incapacitante. Forse qualcosa sul versante di una politica meridionalista il Governo dovrebbe metterlo in campo anche provando a cambiare pezzi di classe dirigente. Il rischio che corre il centrodestra è quello di perdere le elezioni proprio per non saper parlare ai napoletani.

Tra narrazione e realtà, la distanza tra immagine esterna e dinamiche interne

si fa sempre più evidente

Il doppio volto del governo Sánchez

D I V ITO E RRICHETTI

Ogni potere si regge anche su una narrazione, ma non sempre la narrazione coincide con la realtà che pretende di raccontare.All’estero Pedro Sánchez continua a essere raccontato come uno dei principali riferimenti del progressismo europeo, un leader pro-europeo capace di garantire stabilità istituzionale e di incarnare una linea politica alternativa rispetto alle destre globali, rappresentate simbolicamente anche da figure come Donald Trump. È una narrazione ordinata, coerente, che restituisce l’immagine di una leadership solida e di un governo in grado di reggere le tensioni del tempo presente.Dentro la Spagna, però, il quadro appare molto più complesso e attraversato da una crescente instabilità politica e giudiziaria. Le ultime settimane hanno riportato al centro del dibattito una serie di inchieste, perquisizioni e tensioni che coinvolgono il Partito Socialista e, più in generale, l’area di governo, alimentando una percezione di fragilità che si somma alle difficoltà parlamentari dell’esecutivo e a una polarizzazione politica sempre più marcata.

LE INCHIESTE

GIUDIZIARIE E LA PRESSIONE SUL

SISTEMA POLITICO

Il 27 maggio 2026 agenti dell’Unità Operativa Centrale della Guardia Civil si sono presentati nella sede centrale del Partito Socialista a Madrid e in diverse abitazioni di ex esponenti e imprenditori nell’ambito di un’operazione legata a un’inchiesta dell’Audiencia Nacional. Il fascicolo principale riguarda il cosiddetto caso Leire, che vede al centro l’ex militante socialista Leire Díez, indagata per presunti pagamenti irregolari e traffico di influenze.Secondo le ricostruzioni investigative, l’indagine si concentra su una rete di rapporti tra ex funzionari pubblici e imprenditori sospettati di aver influenzato procedure amministrative per ottenere vantaggi economici. Le perquisizioni avrebbero riguardato documentazione relativa a pagamenti in contanti effettua-

ti all’interno del partito tra il 2017 e il 2024, destinati alla gestione di spese interne e dirigenti.Il caso non è isolato, ma si inserisce in un quadro giudiziario più ampio che comprende anche il cosiddetto caso Koldo, nel quale risultano coinvolti l’ex ministro dei Trasporti Jo- sé Luis Ábalos e il suo ex consigliere Koldo García. Le accuse riguardano presunte irregolarità nella gestione di appalti pubblici e fondi durante la pandemia, con verifiche in corso su possibili flussi di denaro e ipotesi di riciclaggio. L’intreccio tra le diverse inchieste contribuisce ad alimentare un clima politico sempre più teso, in cui la dimensione giudiziaria e quella politica tendono a sovrapporsi, rendendo più difficile distinguere tra responsabilità individuali e impatto sistemico.

LA RISPOSTA DEL GOVERNO E LO SCONTRO POLITICO INTERNO

Nel momento in cui l’operazione si sviluppava a Madrid, il premier si trovava impegnato in un’agenda istituzionale all’estero. Intervenendo successivamente, Sánchez ha ribadito la piena disponibilità del governo a collaborare con la giustizia e ha assicurato che, in caso di irregolarità, si agirà con severità. Ha inoltre escluso la possibilità di elezioni anticipate, sostenendo che la priorità resta

la stabilità politica in un contesto internazionale segnato da crisi e conflitti, e che il governo continuerà a difendere i risultati economici e l’agenda sociale.Il premier ha dichiarato: «Siamo pienamente disponibili a collaborare con la giustizia e rispettiamo le sue decisioni» e ha aggiunto che «in caso di irregolarità si agirà con la massima severità, come sempre fatto da questo governo». Ha poi escluso l’ipotesi di elezioni anticipate, affermando che «le elezioni si convocano nell’interesse generale e non per convenienze politiche o di partito» e che «in questo momento la priorità è garantire stabilità in un contesto internazionale estremamente complesso».Le reazioni dell’opposizione sono state immediate e molto dure. Il leader del Partito Popolare Alberto Núñez Feijóo ha parlato di una fase di agonia politica e ha chiesto il ritorno alle urne, sostenendo che il Paese non possa essere governato in condizioni di tale instabilità e che la permanenza dell’esecutivo rischi di logorare ulteriormente le istituzioni.Ancora più radicale la posizione di Vox e del suo leader Santiago Abascal, che ha accusato il governo di essere al centro di un sistema di potere opaco e ha invocato conseguenze giudiziarie per le principali figure del socialismo spagnolo, par-

spagnolo, estendendolo dalla gestione attuale fino alla sua eredità storica.

DUE NARRAZIONI

SEMPRE

PIÙ LONTANE

lando apertamente di un quadro politico degenerato.

IL CASO ZAPATERO E L’ALLARGAMENTO DEL FRONTE POLITICO

In questo quadro già segnato da tensioni giudiziarie e politiche che coinvolgono l’attuale dirigenza socialista, si inserisce anche un elemento che colpisce la dimensione storica del partito. L’attenzione mediatica e politica si è infatti estesa anche a José Luis Rodríguez Zapatero, ex primo ministro e figura di riferimento del PSOE tra il 2004 e il 2011.Secondo alcune ricostruzioni e indiscrezioni circolate nel dibattito politico e mediatico spagnolo, il suo nome sarebbe stato associato a un filone investigativo collegato al caso Plus Ultra, relativo al salvataggio pubblico di una compagnia aerea durante la pandemia. Le ipotesi emerse riguarderebbero presunti profili di traffico di influenze e gestione opaca di fondi pubblici, in un’inchiesta ancora in fase preliminare.Zapatero ha respinto ogni accusa, parlando di ricostruzioni infondate e di una lettura politicamente strumentale delle vicende. Tuttavia, l’ingresso di una figura di tale peso simbolico nel dibattito giudiziario contribuisce ad ampliare il perimetro della pressione politica sul socialismo

Il caso Sánchez evidenzia così una distanza sempre più evidente tra la narrazione internazionale e la realtà politica interna. Da un lato l’immagine di un leader progressista europeo, stabile e centrale nei processi decisionali dell’Unione Europea, dall’altro un quadro nazionale segnato da inchieste giudiziarie multiple, polarizzazione politica crescente, maggioranze fragili e una pressione costante dell’opposizione.Questa distanza non è soltanto comunicativa, ma politica e sostanziale, perché incide direttamente sulla percezione della tenuta del governo e sulla sua capacità di governare senza essere continuamente condizionato dal contesto parlamentare e giudiziario. La costruzione dell’immagine internazionale di Sánchez come punto di equilibrio del progressismo europeo entra così in tensione con una realtà domestica in cui ogni passaggio politico appare esposto a un livello crescente di conflittualità e a una lettura immediatamente giudiziaria delle dinamiche istituzionali.A rendere ancora più evidente questa frattura contribuisce anche il ruolo dell’opposizione, che interpreta le inchieste non solo come singoli episodi giudiziari, ma come prova di un sistema di potere complessivamente delegittimato. Ne deriva un confronto politico che tende a superare i confini del dibattito ordinario e a trasformarsi in una contrapposizione strutturale, dove governo e opposizione si muovono su piani narrativi sempre più incompatibili.Pedro Sánchez rimane una figura centrale della politica europea, ma la sua leadership appare oggi attraversata da una contraddizione strutturale sempre più visibile: quella tra la costruzione internazionale del leader e la complessità reale del governo di un Paese profondamente diviso, in cui la stabilità istituzionale si misura quotidianamente con un clima politico e giudiziario che ne mette costantemente alla prova la tenuta..

Interrogatori senza sosta in Questura. Dopo Gianni Di Vita e la figlia Alice, è stato il turno del fratello di Antonella Di Ielsi, Luigi

Giallo di Pietracatella, consegna della perizia rinviata al 30 giugno

D I TIZ I AN A M AG R Ì

Nelle ultime 48 ore la Questura di Campobasso è diventata un via vai di testimoni cardini per la svolta dell’inchiesta. Nella mattinata di ieri sono tornati negli uffici della Squadra mobile Luigi, fratello di Antonella Di Ielsi che, insieme alla figlia Sara Di Vita, è morta per avvelenamento da ricina, la notte tra il 27 e il 28 dicembre 2025. Nel corso della giornata sono stati ascoltati altri parenti. Tra loro è stata riascoltata Laura Di Vita, cugina di Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime. Tutti convocati come testimoni, nessuno formalmente iscritto nel registro degli indagati. La Procura di Larino, guidata dalla procuratrice Elvira Antonicelli, sta sentendo e riconvocando coloro che sono entrati nella casa della famiglia Di Vita, durante le festività natalizie.

Si è al quinto mese dall’inizio dell’inchiesta per duplice omicidio premeditato, e le audizioni non si fermano. Quello che colpisce delle ultime ore è che nessuno della cerchia familiare sia sfuggito alla convocazione: la zia Isuccia, Gianni e Alice Di Vita martedì, fratello e cugina ieri.

QUARTO E TERZO INTERROGATORIO

Martedì pomeriggio dopo le 15:30, Gianni Di Vita e la figlia Alice erano arrivati in questura da un ingresso sul retro, accompagnati dagli agenti, sfuggendo alla stampa. Per Alice è il suo terzo interrogatorio, mentre per Gianni, ex sindaco di Pietracatella e commercialista, il quarto. Si è trattato di interrogatori durati più di due ore; Alice è uscita nel pomeriggio, lui ha aspettato fino alla sera. Il loro avvocato, Vittorio Faciolla, ha ribadito la posizione della difesa: «Sono collaborativi, a disposizione per ogni chiarimento». Luigi Di Vita si è detto disponibile a consegnare il

suo cellulare, che non era tra gli oggetti di telefonia e navigazione sequestrati. Va ricordato che, al momento, entrambi sono formalmente parti offese. Le nuove convocazioni sono legate ai risultati dell’analisi forense dei dispositivi elettronici sequestrati dalla casa di via Risorgimento. Gli esperti informatici hanno completato l’analisi sui telefoni di Antonella e Sara e stanno procedendo con gli altri apparecchi. L’iPhone di Alice è stato esaminato nel periodo 1 dicembre 2025 al 13 aprile 2026: chat, cronologie di ricerca, dati di posizione e note annotate nei giorni di festa. Quei dati estrapolati e incrociati con le dichiarazioni già rese, potrebbero portare alla luce enormi contraddizioni

UN PRIMO

DUBBIO

Non ricordava chi avesse mangiato e cosa. E non lo ricordava già a quattro giorni dalla morte di Antonella e Sara. Il nodo della dichiarazione di Gianni Di Vita è uno dei più delicati del caso. Uno che impone già dubbi. Secondo quanto si è potuto finora conoscere e ragionare, la cena del 23 sarebbe stata quella fatale. Quello che Di Vita non ha saputo mai dire agli investigatori è chi avesse mangiato cosa, dubbio dovuto al fatto che a tavola quella sera c’erano lui, Antonella e Sara. Alice invece era fuori con amici. Dettagli che non ricorda ancora oggi.

LA TORTA

DELLA VIGILIA

Lunedì, tra le persone interrogate, è stata la volta di Isuccia, zia di Gianni Di Vita, che risiede nello stesso stabile della famiglia. L’ascolto è durato un’ora e mezza. La novantenne è stata audita per chiarire l’episodio della vigilia di Natale quando aveva portato a casa di Di Vita una torta preparata da lei. Il dolce è stato portato al centrotavola e condi-

viso con una decina di parenti. A parte Antonella e Sara nessuno altro tra loro ha manifestato sintomi.

L’inchiesta mira a ricostruire il percorso che ha portato agli alimenti consumati in quei giorni di festa. La torta, un ciambellone, un elemento importante di prova. In questo c’è un problema tecnico, che porta a immaginare, senza escludere ogni ipotesi, le modalità di assunzione della ricina, che secondo gli studi si degrada con il calore. Per conservare la sua tossicità dovrebbe essere stata aggiunta dopo la cottura, in una crema, in una guarnizione o in una copertura preparata a freddo. Insomma, si dovrebbe trattare di un avvelenamento intenzionale e specifico, da che altrimenti l’intera decina familiare avrebbe avuto lo stesso esito delle due vittime.

UN PIANO BEN STUDIATO

La ricina non è una sostanza visibile ad occhio nudo. La sua pianta, il ricino è una pianta ornamentale. Ma sapere che i suoi semi sono velenosi richiede una conoscenza mirata, come mirato è il trattamento degli stessi e la somministrazione. Si tratta, così come ribadito dagli inquirenti, di una ‘mente diabolica’ preparata e organizzata nei minimi dettagli, visto che con una polverina insapore è ancora in libertà. Chi ha avvelenato Antonella e Sara sapeva cosa avessero mangiato, a che ora sedessero a tavola, quali piatti fossero esclusivamente loro. Potremmo considerare anche l’ipotesi di avvelenamento indiscriminato visto che decine di persone si trovavano alla stessa tavola o a cena, la sera del 23 dicembre, con il solo commensale, Gianni Di Vita; eppure, solo la madre e la figlia risultano avvelenate da ricina, in quantità tale da far pensare a una doppia assunzione della sostanza, verosimilmente in due momenti diffe-

renti oppure in due o più portate. Non escludendo nemmeno l’acqua.

SOSPETTO DELLA DOPPIA DOSE Il dato tossicologico che più pesa nell’inchiesta è la concentrazione di ricina trovata nel sangue di madre e figlia: duecento volte la dose letale. Un numero, così come abbiamo già detto, difficile da spiegare con una singola esposizione. La ricina agisce con un ritardo fisiologico di quarantotto-settantadue ore prima che i sintomi diventino evidenti. Se la morte è avvenuta tra il 27 e il 28 dicembre, la prima somministrazione potrebbe collocarsi intorno la sera del 23. Ma quella concentrazione massiccia apre l’ipotesi di un secondo avvelenamento nei giorni successivi, il 24 o il 25. Questo vuol dire che, se l’ipotesi è corretta, chi ha agito non si è fermato alla prima dose. Ètornato, oppure già c’era in casa, e ha avuto accesso agli alimenti, almeno due volte nel giro di pochi giorni. Seguendo l’effetto sulle due donne.

Oggi, alle 14:30, i due esperti nominati dalla Procura di Larino ricevono formalmente l’incarico durante un incontro in questura a Campobasso. Si tratta del tossicologo Carlo Alessandro Locatelli e del chimico forense Daniele Merli, entrambi vanno ad ampliare il pool peritale. La relazione definitiva che dovranno produrre è attesa il 30 giugno. Nel frattempo, gli interrogatori non si fermano.

Il caso prende una forma ancora più complessa dal punto di vista umano. In un paese di 1500 persone dove tutti si conoscono; dove ognuno è quasi familiare dell’altro; dove la famiglia è ancora una famiglia allargata: cosa induce l’escogitare un delitto quasi perfetto? Quali dissidi patrimoniali sono alla base? E quale sarebbe stato il movente, se non una complicità troppo intima.

Bandito, scassinatore, ladro elegante: un personaggio impossibile da incasellare

50 anni dalla rapina del secolo: vita e miracoli di Albert Spaggiari

D I A NT O NI O M O LL O

“Voglio una vita esagerata, voglio una vita come Steve McQueen...”. Chissà se nel 1983 Vasco Rossi si sia ispirato alla vita – davvero spericolata- di Albert Spaggiari. Maggio 1977, Francia. Mentre un magistrato lo interroga, l’imputato chiede un momento per prendere aria. Un attimo di distrazione e il bandito si getta giù da una finestra, cade per circa otto metri, rimbalza come una pallina da tennis sul tettuccio di una Renault parcheggiata. Il ladro è fisicamente pronto, è un ex paracadutista, abituato a contesti difficili. Non gli mancano i riflessi.

Il tempo di scrollarsi di dosso qualche calcinaccio, salire sulla moto di un complice, salutare con un cenno della mano i carcerieri e far recapitare, successivamente, un assegno al proprietario dell’automobile parcheggiata per riparare i danni. Come spesso accade, anche in questo caso la realtà ha superato di gran lunga la fantasia. Questo

non è un film di Clint Eastwood, anche se sono state girate due pellicole e scritti alcuni libri, tra cui “Vita spericolata di Albert Spaggiari” di Giorgio Ballario (Idrovolante Edizioni), sul viaggio epico che ha condotto uno smilzo italo francese in giro per il mondo a collezionare avventure.

Albert Spaggiari nasce nel 1932 in Provenza da una coppia di origine italiana.

A 17 anni viene arrestato per avere rubato un diamante: un regalo per la fidanzata. Non rimane in prigione, ma si arruola come volontario paracadutista in Vietnam, che all’epoca faceva parte della colonia francese dell’Indocina. Ferito in guerra e decorato; condannato per aver rapinato un bordello a Saigon; si sposa con un’infermiera e parte per il Senegal dove si re-inventa nel commercio di casseforti, con scarsa fortuna; nel 1960 si stabilisce a Nizza dove frequenta l’OAS (Organisation armée secrète), gruppo clandestino di militari e nazionalisti francesi che si opponevano al

distacco dell’Algeria dalla Francia; nel 1961 viene arrestato nell’ambito dell’inchiesta del complotto contro Charles De Gaulle.

Basta? Assolutamente no. Nel 1976, esattamente 50 anni fa, Albert metterà a segno quella che è stata definita “la rapina del secolo”. Con alcuni ex membri dell’OAS e criminali comuni scava un tunnel nelle fogne che portano direttamente al caveau di una filiale nizzarda della banca Société Generale. Così, durante il week end, penetra dal sottosuolo e, tra champagne e patè per festeggiare, porta a casa un bottino di 50 milioni di franchi (circa 30 milioni di euro oggi). Bandito, criminale, neofascista, paracadutista, ladro gentiluomo, novello Lupin, avventuriero, militare, scassinatore, venditore di casseforti, fotografo. È stato tutto questo Bert e non solo. Incasellare in una definizione circostanziata un uomo del genere sarebbe riduttivo e ingiusto. È un personaggio letterario saltato fuori dalle onde del mediterraneo, sigaretta

accesa in bocca, sempre elegante, volto corrugato dal sole e dal sale. Un po’ Corto Maltese, un po’ Papillon. Coraggio, amore e gesti estremi che hanno sempre fatto rima con ironia e che ci fanno chiedere – ancora oggi – perché spesso empatizziamo con i ladri, con i “ladri gentiluomini”, perché facciamo il tifo per loro come ne “La Casa di Carta”, alla fine “erano pure simpatici” per dirla come alcuni correntisti della Credit Agricole di Napoli, rapinata dalla banda del buco qualche settimana fa. Non è un gioco legale il cammino terreno di Albert Spaggiari, per gli amici “Bert”.

Ma qual è il confine tra legalità e giustizia? I due concetti camminano sempre di pari passo? Storie, fiabe, persino i cartoni con cui siamo cresciuti negli anni ’90 rappresentano spesso il buono come un fuorilegge (Robin Hood) e il cattivo come il detentore del potere costituito, legittimo o usurpatore. Eppure non siamo diventati tutti banditi. Oggi si fa difficoltà ad ammirare il coraggio nu-

do e crudo, il gesto estetico arrogante, l’azione semplice e senza apparente senso, quasi non ci si raccapezza di come ci si possa impuntare su una questione di principio. O meglio, i princìpi devono essere finalizzati ad uno scopo, quasi sempre materiale: “lavora così compri una casa”, “sii ‘resiliente’ (che termine osceno) così farai carriera, “non fare questo perché ‘tieni famiglia’”, “non fare quest’altro perché hai un’età”. Paletti, dogmi, sovrastrutture che talvolta ci fanno dimenticare che siamo umani. Che ci emozioniamo per una sensazione, che può portarci anche lontano dal tracciato della “legalità”, che può farci ammirare un uomo che ha fatto della propria vita – sì, è proprio questo il caso –un’opera d’arte, un libro d’avventure autobiografico, che lui stesso ha scritto dopo la rapina del secolo. Un Banksy ante-litteram che ha lasciato un bigliettino nel caveau che stava svuotando: “Senza odio, senza violenza, senza armi”.

Più artista di così…

Il libro di Ballario e Albert Spaggiari

ANTE MANI IN CUCINA A

Cronache Lucane

LA CONSIGLIERA REGIONALE DI PARITÀ RICHIAMA

Pipponzi: «Adesso più spazio alle donne nei Comuni»

POTENZA. «Auguro buon lavoro ai sindaci eletti in quest’ultima tornata elettorale. Un plauso particolare alle donne che guideranno i Comuni di Cersosimo, Corleto Perticara, Salandra e Tursi e a tutte le consigliere elette, una parte delle quali sarà ulteriormente valorizzata nella composizione delle giunte». Così la consigliera regionale di parità, Ivana Pipponzi, commenta i risultati delle elezioni del 24 e 25 maggio in Basilicata.«Sempre più donne sono individuate per competere al-

la carica di sindaco. Addirittura – aggiunge Pipponzi – in un comune lucano abbiamo assistito a una competizione tutta al femminile per l’elezione a primo cittadino, riprova che un passo avanti dal punto di vista culturale è stato compiuto. Il punto di vista delle donne non è un semplice adeguamento normativo al principio del rispetto delle “quote rosa”, ma un valore aggiunto alle scelte politiche e di gestione del territorio. Invito, perciò, i sindaci eletti in questa tornata elettorale a comporre le

giunte valorizzando la presenza delle donne, come stabiliscono le norme che obbligano a prevedere la rappresentanza di genere nelle giunte, negli enti e negli organismi collegati, seppure con modalità differenti in relazione al numero di abitanti».«Mi auguro che questo principio sia rispettato anche oltre le previsioni di legge. Il punto di vista della componente femminile, come è ampiamente dimostrato, garantisce – conclude la consigliera di parità – una visione fondamentale per portare

avanti l’attività amministrativa insieme a quella necessaria sensibilità paritaria indispensabile per assicurare ai cittadini la piena partecipazione alla vita pubblica».

L’esponente di Italia Viva esalta il risultato di Rubino a Moliterno e la crescita del partito in diversi comuni lucani

Amministrative Basilicata, Polese:

«Premiato chi guarda al territorio»

POTENZA. «I risultati definitivi di questa tornata elettorale per le amministrative in Basilicata confermano la bontà del percorso tracciato in questi mesi, dando continuità e ulteriore vigore al trend positivo già emerso durante le elezioni provinciali». Lo dichiara il capogruppo regionale di Orgoglio lucano - Italia Viva, Mario Polese, commentando l’esito del voto nei comuni lucani.

«Il dato più limpido ed esaltante di questa tornata – evidenzia Polese – arriva senza dubbio da Moliterno, dove l’affermazione del nostro segretario provinciale Rubino assume i con-

torni di un risultato storico. Una vittoria che non è solo un successo personale, ma la testimonianza di come la serietà, la vicinanza ai bisogni dei cittadini e la capacità di interpretare

le istanze del territorio paghino sempre. È da questo modello di ottima amministrazione che intendiamo continuare a costruire la nostra proposta politica». «Il consenso raccolto com-

plessivamente in centri strategici come Acerenza, Lauria e Cersosimo – continua Polese – dimostra la presenza diffusa e la solidità del nostro progetto. A Lauria, in particolare, l’ottima affermazione dei candidati di Italia Viva, capaci di superare la soglia delle mille preferenze, ci posiziona come seconda forza politica all’interno della coalizione e come interlocutori di rilievo per l’azione amministrativa del sindaco Rossino. Faccio poi i miei migliori auguri, per la netta affermazione, a Corleto Perticara a Ilenia Magaldi e a Sarconi a Nicola Gulfo, ai quali rivolgo un caloroso in bocca al lupo

per l’intrapresa dell’azione amministrativa».

«Ci sono poi segnali di grande vitalità che arrivano anche dai contesti storicamente complessi dove, tra eletti in minoranza e successi personali in termini di preferenze, si fotografa un radicamento reale, dimostrando che Italia Viva - Casa Riformista in Basilicata è la spina dorsale di quel centro che si conferma realtà matura, strutturata e in costante crescita, in grado di incidere in maniera determinante sugli equilibri locali e di rappresentare un punto di riferimento solido per i cittadini», conclude l’esponente di Italia Viva.

Il deputato di Fratelli d’Italia ringrazia amministratori, candidati e militanti impegnati nella tornata elettorale lucana

POTENZA. «Le migliori congratulazioni e gli auguri di buon lavoro ai candidati sindaci lucani eletti nelle varie liste civiche, espressione di Fratelli d’Italia, in questa tornata elettorale. Un plauso anche ai tanti consiglieri comunali che, assieme agli amministratori, dedicheranno tempo ed energie al- la comunità». È quanto afferma il deputato di Fratelli d’Italia Aldo Mattia, eletto in Basilicata, commentando l’esito delle amministrative nei comuni lucani.Nel suo intervento, Mattia sottolinea il valore istituzionale e civile dell’impegno amministrativo locale, rivolgendo un messaggio ai neo eletti indipendentemente dall’appartenenza politica. «Am-

ministrare un comune è uno degli esempi più importanti e nobili di servizio civico – aggiunge Mattia – al quale sono sicuro dedicheranno tutti i neo sindaci, indipendentemente dal colore politico, dedizione e senso di responsabilità».Il parlamentare esprime inoltre un ringraziamento ai candidati e ai militanti di Fratelli d’Italia che hanno partecipato alla campagna elettorale senza riuscire a ottenere l’elezione. «Un grazie anche a tutti gli amici del mio partito che, pur non essendo stati eletti, hanno contribuito con il loro lavoro alla competizione elettorale appena conclusa», conclude il deputato lucano.

I partiti storici del Centrodestra lucano vincono grazie al sostegno degli ex esponenti dell’area Pd oggi vicini a Renzi e Calenda

Comunali lucane, il CDX vince grazie all’appoggio decisivo dei Centristi

La vittoria per il CDX è avvenuta ma il prezzo sarà pagato con spaccature e ricatti, da un lato già verificati e testimoniati dalla presenza di candidati organici allo stesso Partito ma in forza a diverse liste nell'ambito dello stesso Comune e, dall'altro, con i dissidi che scaturiranno con la formazione delle prossime Giunte e nei Circoli (Sezioni) di Partito, falcidiati dalla presenza di diverse fazioni che fanno capo a questo o a quel Parlamentare.L'anomalia è tutta lucana, a livello nazionale il CDX tiene botta senza Italia Viva e Azione, mentre in Basilicata deve dire grazie a Renzi e Calenda; evidentemente l'organigramma di Fratelli d'Italia e Forza Italia non è in grado di penetrare ed ottenere autonomamente la maggioran-

L’OPINIONE

za nelle liste comunali nonostante i tre Parlamentari di FdI - Rosa, Caiata e Mattia - e la ricaduta di una maggioranza espressa in Consiglio regionale.Questa com-

mistione che si è registrata trova ragion d'essere in una forma di difesa e garanzia, da un lato esercitate da chi ha velleità di riconfermarsi e candidarsi al Parlamento,

Hanno vinto i minestroni!

Alle ultime competizioni elettorali consumatesi nei comuni lucani - come volevasi dimostrare - hanno vinto i minestroni: a Lauria ha vinto, ad esempio, un piatto tipico molto prelibato.A Sant’Arcangelo ha vinto un altro piatto, oramai in disuso dalla notte dei tempi: si tratta di un pane invecchiato e indurito che viene ben servito con un brodo vegetale a base di erbe. Sono piatti che è difficile gustare più. Che ben vengano le liste civiche, ma se queste, poi, fungono da mascheroni per occultare interessi particolari, o legami trasversali tra settori partitici diversi, o anche opposti, siamo al declino della democraticità, perché manca in-

nanzitutto la coerenza e poi la trasparenza, tanto blaterata nei bandi del mercatino della politica, quello che è diventato oggi. Le liste civiche sono coalizioni mascherate, in cui gli elementi non hanno più il coraggio di identificarsi. Come mai? E poi un altro fenomeno che ci lascia perplessi è quello delle contro-carriere. Prima abbiamo assistito alle arrampicate ai parlamenti nazionali ed internazionali, poi ritroviamo questi campioni di nuovo assiepati sugli altari comunali, pronti a ricevere le laudi dei fedeli cittadini. Intanto costoro sono sempre riposti là sugli altarini delle poltrone, sulle loro cattedre petrine. Non si fanno mai da parte, ed anche

per una manciata di voti sono disposti sempre a troneggiare. Magari tuonassero in termini di incisività politica, sociale, economica! Macché! Sono silenti, insignificanti, indifferenti. Sono come i calciatori oramai attempati, i cavalli, o can da corsa, oramai smunti, sfiniti dalle loro corse ovviamente, per raggiungere i loro traguardi. Queste liste civiche a ci appaiono come le liste dei qualunquisti che si presentarono nel dopoguerra. Non sono né carne, né pesce. Che contributo possono dare alla crescita civile, economica e sociale della nostra già martoriata regione? Staremo a vedere.

IUSEPPE D OMENICO N IGRO

avvalendosi di alleanze trasversali e spurie per contrastare una presunta riforma elettorale all'insegna delle preferenze, dall'altro da chi cercherà ed avrà la candidatura alle regionali con lo scopo di ottenere un ritorno a supporto di una elezione a Consigliere regionale.La scarsa presenza di Consiglieri provinciali di FdI, ultimamente registrata, dovuta all'assenza di votanti meloniani nei vari Consigli comunali, avrebbe dovuto essere da monito, ma così non è stato, per la Segreteria provinciale, affinché si invertisse la tendenza causata da una mancata attenzione dei territori, i quali, non coinvolti sufficientemente ed adeguatamente, non fungono da fucina per arricchire il Partito ed ottenere un valore aggiunto da sommare a quello prodotto dal Governo nazionale. *G IÀ C ONSIGLIERE C OMUNALE

TERRITORIO E ASCOLTO AL CENTRO

Grottole, Amato guarda avanti «Questo progetto continua»

Nonun punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso politico più ampio. È questo il messaggio lanciato dal Col. Giuseppe Amato all’indomani della tornata elettorale amministrativa di Grottole, attraverso una nota dai toni politici e programmatici.Il candidato sindaco ha voluto ringraziare i cittadini che hanno sostenuto il progetto civico costruito durante la campagna elettorale, leggendo il risultato ottenuto come il segnale di una comunità «viva, consapevole e determinata» che continua a credere in una politica «seria, credibile e vicina ai bisogni delle persone».«Il consenso ricevuto assume un valore che va ben oltre il dato elettorale», ha dichiarato Amato, rivendicando un percorso fondato su «correttezza, trasparenza, lealtà istituzionale e responsabilità».Nel suo intervento, Amato ha sottolineato il ruolo svolto dalle associazioni socio-politiche, dal terzo settore e dal volontariato, evidenziando il sostegno di una importante organizzazione attiva a livello nazionale e presente in tutti i comuni della Basilicata.«Il risultato ottenuto non rappresenta un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso politico di più ampio respiro», ha affermato il candidato, annunciando il rafforzamento del dialogo con il territorio e la costruzione di nuove alleanze civiche e sociali.Nel finale, il messaggio politico più chiaro: «Questo progetto continua. E guarda lontano».progetto continua. E guarda lontano».

Scarascia, il criminologo Martoccia: «Escludo un movente economico»

AScanzano Jonico resta il mistero sulla morte di Nicola Scarascia, 52 anni, scomparso l’8 maggio e trovato morto quattro giorni dopo in un canale vicino alla linea ferroviaria Metaponto-Sibari. Procura di Matera e carabinieri di Policoro parlano di omicidio: l’autopsia indica morte per asfissia, compatibile con strangolamento o soffocamento. Gli investigatori stanno verificando il possibile ruolo di una somma di denaro prelevata poco prima della scomparsa, analizzando tabulati, telecamere e testimonianze. I cani molecolari hanno perso le tracce vicino casa, facendo pensare che l’uomo sia salito su un’altra auto. La famiglia inoltre chiede collaborazione ai cittadini

mentre proseguono le indagini su almeno due persone considerate centrali nel caso. Contattato dalla redazione di “Crona-Chi?” il legale ha dichiarato che «la fase è molto delicata e occorre il massimo riserbo.

Anch'io sto svolgendo in- dagini difensive. È mia fervida speranza rispondere agli interrogativi di questa vicenda. Sto facendo il possibile affinché ciò avvenga». Questo il nuovo approfondimento del programma di CronacheTv condotto dal giornalista Fabio Amendolara.

Ospite in studio il criminologo Pierluigi Martoccia, che ha spiegato la Differenza tra strangolamento e soffocamento.«

L’asfissia meccanica prevede proprio l’utilizzo della forza da parte di un omicida, per cui la morte

avviene per l’occlusione delle vie aeree sostanzialmente. Quindi tramite una compressione meccanica e anche fisica con una pressione delle mani». Ma potrebbe anche rompersi il dente dell’epistrofeo oppure l’osso ioide.«Il soffocamento invece avviene quando le vie aeree si vanno a chiudere. Dal punto di vista criminologico è importante comprendere che una morte per soffocamento o strozzamento presuppone comunque una organizzazione o una disorganizzazione del soggetto autore del delitto. Perché nel primo caso lo strozzamento lo si può anche improvvisare, il soffocamento deve avere un’arma, deve essere organizzato».

«Rispetto al luogo dove il corpo è stato trovato, si può ipotizzare anche un

CRONA-CHI? Si continua ad indagare sulla morte dell’autotrasportatore 52enne di Scanzano Jonico DI A NN A

tentativo di occultamento del cadavere?» chiede il giornalista. «Molto probabilmente sì, perché lì dove è stato ritrovato era un luogo abbastanza impervio. I cani molecolari perdono le tracce e poi vengono ritrovati in quel luogo, quindi sicuramente il corpo è stato trasportato lì. Bisogna capire dove è avvenuto il delitto. Molto probabilmente se si riesce a individuare dove è avvenuto il delitto, forse si riesce a capire anche il movente».

Sulla base dei pochi elementi finora emersi, il criminologo ipotizza un delitto che potrebbe essere maturato anche per motivi personali. Ritiene invece poco credibile un movente economico legato al denaro prelevato da Nicola Scarascia, anche perché la cifra non sarebbe stata

particolarmente elevata. Secondo lui l’omicidio potrebbe essere nato da un litigio degenerato, ipotesi compatibile con l’asfissia emersa dall’autopsia. Esclude inoltre collegamenti diretti con la criminalità organizzata locale. «Gli investigatori avrebbero già acquisito tabulati telefonici, video di sorveglianza e dati del cellulare che saranno utili a chiarire la vicenda -spiega Martoccia-. Credo che Scarascia possa essere salito volontariamente su un’auto dopo un appuntamento, per poi avere una colluttazione in un altro luogo ed essere successivamente trasportato e occultato nell’area del ritrovamento del corpo. Al momento -conclude il criminologo- si tratta soprattutto di ipotesi investigative e non di elementi certi».

Martoccia a Crona-chi?, Scarascia e sotto il luogo di ritrovamento del corpo

L’assessore

Mongiello: «Nuove convenzioni per potenziare soccorso,

Fauna selvatica, firmato l’accordo

«Così rafforziamo la rete dei Cras»

POTENZA. Sono state sottoscritte ieri, presso l’assessorato regionale all’Ambiente a Potenza, le convenzioni per la gestione dei Centri per il soccorso, il recupero, la detenzione temporanea e la liberazione della fauna selvatica in difficoltà “Cras Oasi Bosco Pantano” di Policoro e del “Cras San Giuliano”. Alla firma hanno preso parte l’assessore all’Ambiente e alla Transizione energetica della Regione Basilicata Laura Mongiello, il presidente dell’Ente Parco della Murgia Materana Giovanni Mianulli, la vice direttrice dell’Ente Parco della Murgia Materana Patrizia Loperfido, il responsabile dell’Oasi Wwf di Policoro Antonio Colucci, il direttore generale del Dipartimento Ambiente, Territorio ed Energia della Regione Basilicata Canio Santarsiero e Biagio Sampogna dell’Ufficio Parchi, Biodiversità e Tutela della Natura. L’accordo dà attuazione alla delibera approvata dalla giunta regionale lo scorso 12 maggio, su proposta dell’assessore, finalizzata al rafforzamento del sistema regionale dei Centri di recupero animali selvatici

e alla valorizzazione delle attività di tutela della biodiversità. La convenzione disciplina la gestione dei Cras Bosco Pantano e Cras San Giuliano, strutture strategiche per le attività di soccorso, recupero, cura, riabilitazione e reintroduzione in natura della fauna selvatica, con particolare attenzione alla fauna marina e alle tartarughe marine spiaggiate per quanto ri-

guarda il Bosco Pantano. I Centri di recupero animali selvatici rappresentano infatti uno dei principali strumenti operativi per la salvaguardia della biodiversità, svolgendo un ruolo essenziale nel soccorso, nella cura e nella successiva reintroduzione in natura degli animali feriti o in difficoltà. In Basilicata, territorio caratterizzato da un patrimonio ambientale di

straordinario valore e dalla presenza di aree protette di rilievo nazionale, i Cras costituiscono un presidio strategico per la tutela degli ecosistemi regionali. Ogni anno, le strutture lucane accolgono centinaia di esemplari appartenenti a specie diverse, dai rapaci ai piccoli mammiferi, fino alla fauna marina.«Oggi compiamo un passo importante per la tu-

tela del patrimonio naturale lucano – dichiara l’assessore Laura Mongiello –perché questa firma consolida una collaborazione istituzionale e territoriale che punta a rafforzare il sistema di protezione della fauna selvatica in Basilicata e le attività di ricerca, monitoraggio ambientale ed educazione alla sostenibilità». «La sinergia con il Wwf e con il Parco della Murgia Materana – aggiunge Mongiello – conferma la volontà della Regione Basilicata di investire su competenze, reti territoriali e modelli di gestione condivisi, capaci di coniugare tutela ambientale, sensibilizzazione e valorizzazione della biodiversità».

Nel documento illustrativo allegato alla convenzione viene inoltre evidenziato come il rafforzamento della rete dei Cras rappresenti un investimento strategico per il futuro della Basilicata, anche attraverso il potenziamento delle strutture esistenti, la formazione degli operatori, nuove campagne di sensibilizzazione e il consolidamento delle collaborazioni istituzionali e associative sul territorio.

Araneo e Verri contestano il commissariamento e chiedono una strategia concreta per rilanciare l’Ente regionale

Parco del Vulture, il M5s chiede una svolta subito

POTENZA. Alla vigilia della discussione in Consiglio regionale sul rendiconto finanziario del Parco naturale regionale del Vulture, le consigliere regionali del Movimento 5 Stelle Basilicata Alessia Araneo e Viviana Verri intervengono duramente sullo stato dell’Ente, denunciando ritardi, assenza di visione e una struttura considerata ancora incompiuta a quasi dieci anni dalla sua istituzione.Secondo le esponenti pentastellate, il tema non riguarda soltanto aspetti contabili o amministrativi, ma il significato stesso dell’esistenza del Parco. «Un Ente Parco – spiegano – non può vivere soltanto nei prospetti di bilancio, nelle deliberazioni e nei passaggi obbligati della burocrazia regionale. Un Parco dovrebbe essere una visione di territorio, un’infrastruttura culturale, ambientale ed economica».Nel documento diffuso alla stampa, Araneo e Verri ricordano come il Parco del Vulture, nato nel 2017, avrebbe dovuto rappresentare un laboratorio di sviluppo legato alla

valorizzazione ambientale, ai laghi di Monticchio, alla sentieristica, al turismo naturalistico e alla connessione tra paesaggio, agricoltura e cultura. «Invece – sottolineano –continuiamo a discutere di commissariamenti, organi decaduti, personale incerto e capacità operativa debole».Le consigliere regionali puntano l’attenzione anche sul commissariamento disposto dal presidente della Regione Vito Bardi nel dicembre 2025. Una fase che, nelle intenzioni iniziali, avrebbe dovuto essere temporanea e finalizzata a ricostruire una governance stabile. «Dopo circa sei mesi – osservano – non è ancora chiaro quale sia stata la reale incidenza del commissario nella ricostruzione dell’Ente, né quale rapporto sia stato ricucito con i Comuni o quali priorità siano state fissate sui progetti e sulla manutenzione».Tra i punti critici evidenziati anche la questione del personale. Araneo e Verri ricordano un’interrogazione presentata nei mesi scorsi sulle procedure relative ad alcune pos-

sibili assunzioni mai concretizzate. «Se il Parco ha bisogno di personale, si assuma; se non può farlo, lo si dica chiaramente», affermano.Nel mirino finisce anche il ritardo nella riqualificazione dei bagni pubblici di Monticchio, lavori che il Parco non riuscirebbe a concludere da circa quattro anni, mentre il Comune di Rionero in Vulture starebbe portando avanti investimenti per circa 20 milioni di euro destinati alla valorizzazio-

ne dell’area.«Il rischio – avvertono le due consigliere – è che il Parco resti una cornice senza quadro: un patrimonio straordinario ma con una capacità reale di intervento ancora troppo debole». Per questo il Movimento 5 Stelle annuncia battaglia in Consiglio regionale, chiedendo chiarezza sul commissariamento, sui tempi della nuova governance e sulla strategia che la Regione intende adottare per il futuro del Parco del Vulture.

Il presidente della Provincia di Matera richiama istituzioni, politica e associazioni: «Priorità strategica per la Basilicata, non più rinviabile»

SS 7 Matera–Ferrandina, Mancini: «Serve unità per raddoppio e cantieri ordinati»

Unire le voci della politica, del territorio e dell’associazionismo non solo per sollecitare il raddoppio della SS 7, ma anche per chiedere ad Anas una gestione più ordinata dei cantieri, evitando in particolare la loro presenza nelle ore di punta.È questo l’appello del presidente della Provincia di Matera, Francesco Mancini, che torna sulla situazione della SS 7 Matera–Ferrandina, da tempo al centro dell’attenzione per i disagi quotidiani che provoca agli automobilisti, richiamando con forza l’attenzione su un tema che riguarda sicurezza, mobilità e sviluppo dell’intero territorio.Per Mancini il raddoppio dell’arteria «non può più essere considerato un obiettivo rinviabile: è una priorità strategica che necessita di una voce unitaria e determinata». In questo quadro, la Provincia — pur avendo già rilasciato i pareri di propria competenza — sta sollecitando l’acquisizione dei pareri degli altri enti coinvolti nell’ammodernamento

della SS 7, nonostante tale attività non rientri nelle sue funzioni. Un impegno assunto per accelerare l’iter e ridurre ulteriori rallentamenti, attraverso un’interlocuzione diretta e costante con tutti i soggetti istituzionali chiamati a esprimersi sull’opera.Per questo il presidente lancia un appello non solo alla politica, ma anche «alle realtà associative, economiche e civiche del territorio», invitandole a unirsi in un fronte comune per «sostenere con chiarezza la necessità del raddoppio della SS 7 e per chiedere che l’opera venga finalmente trattata come un’urgenza infrastrutturale del- la Basilicata».«È una battaglia che sto portando avanti quasi in solitudine, dal punto di vista politico, dal 2015. Oggi si notano alcuni interventi spot di esponenti della politica materana che servono a poco, specie se provengono da persone che hanno ricoperto incarichi importanti da un trentennio a questa parte», rimarca il presidente della Provincia.Accanto alla richiesta

di accelerare il percorso verso il raddoppio, Mancini rivolge ad Anas un messaggio diretto e prag- matico: «È indispensabile procedere a una razionalizzazione dei lavori, evitando la contemporaneità dei cantieri e programmando le attività in modo da non sovrapporle agli orari di massimo traffico. Una gestione più ordinata e rispettosa delle esigenze quotidiane di cittadini, lavoratori e imprese rappresenterebbe un segnale concreto di attenzione verso un territorio che sta già sopportando disagi significativi. Sappiamo bene che non è possibile spostare i lavori nella fascia notturna perché ciò comporterebbe un aggravio di spesa, ma almeno evitiamo che ci siano contemporaneamente più interruzioni».La Provincia continuerà a monitorare la situazione e a sollecitare soluzioni immediate, convinta che solo una mobilitazione condivisa e responsabile possa contribuire a ottenere risposte più rapide ed efficaci da parte di Anas e delle isti-

tuzioni competenti.«In questo momento – conclude Mancini – serve una comunità che parli con una

SS7 Matera-Ferrandina, Marrese chiede cantieri meno impattanti

Il consigliere regionale Piero Marrese interviene sulla situazione della strada statale 7 Matera-Ferrandina, alla luce dei forti disagi registrati negli ultimi giorni lungo un’arteria fondamentale per pendolari, lavoratori e imprese del territorio. Secondo quanto riferito da Marrese, numerosi automobilisti hanno segnalato gravi difficoltà alla circolazione, con code molto lunghe e tempi di percorrenza aumentati anche di un’ora rispetto alla normalità. «Numerosi automobilisti e pendolari — spiega Marrese — mi hanno segnalato in queste ore le gravi difficoltà lungo la SS7, con code molto lunghe e tempi di percorrenza che arrivano fino a un’ora in più rispetto al normale. Una situazione che sta creando notevoli problemi a chi quotidianamente utilizza questa arteria per recarsi al lavoro». Il consigliere ricono-

sce l’importanza degli interventi in corso, definiti necessari e positivi per il rifacimento e il miglioramento della strada, ma sottolinea la necessità di una diversa organizzazione dei cantieri. «I lavori in corso — prosegue — sono certamente necessari e rappresentano interventi positivi di rifacimento e miglioramento della strada. Tuttavia, non si può ignorare che attualmente sulla stessa arteria insistono contemporaneamente più cantieri, attivi negli stessi orari e, soprattutto, nelle fasce di maggiore traffico». Per Marrese, l’attuale gestione dei lavori sta determinando un impatto eccessivo sulla viabilità, in particolare negli orari di punta, quando migliaia di cittadini percorrono la statale per motivi di lavoro. «Comprendiamo che l’esecuzione dei lavori in orario notturno comporterebbe maggiori costi — aggiunge — ma è in-

dispensabile individuare soluzioni alternative per ridurre i disagi. Non è pensabile concentrare più interventi nello stesso momento e nelle ore di punta, quando migliaia di cittadini si spostano per lavoro». Da qui l’appello rivolto ad Anas, ente gestore della rete, affinché venga aperto un confronto con le imprese impegnate sulla tratta e si valuti una rimodulazione delle attività. «Ringraziamo Anas e la sua dirigenza per l’impegno e l’attenzione al nostro territorio — afferma Marrese — e chiediamo di aprire un dialogo con le imprese operanti sulla tratta per rivedere l’organizzazione dei cantieri, valutando una distribuzione diversa degli interventi o, dove possibile, individuando risorse aggiuntive per consentire lavorazioni nelle ore notturne o comunque in fasce meno impattanti. Così com’è, la situazione è davvero diffi-

sola voce per difendere il diritto a collegamenti adeguati e a una mobilità sicura».

cile per i cittadini e per le imprese del territorio». In conclusione, il consigliere regionale torna sul tema degli interventi strutturali, a partire dal raddoppio a quattro corsie della SS7 Matera-Ferrandina, considerato un passaggio strategico per la mobilità e lo sviluppo della Basilicata. «È necessario — conclude Marrese — accelerare e snellire le procedure per l’avvio degli interventi strutturali, a partire dal raddoppio a quattro corsie. La SS7 Matera-Ferrandina è un’infrastruttura fondamentale per la provincia di Matera e per tutta la Basilicata e rappresenta una condizione essenziale per lo sviluppo economico e sociale del territorio. Su questo non sono più ammissibili ritardi».

Il consigliere regionale sollecita Anas a riorganizzare i lavori e rilancia il tema del raddoppio a quattro corsie

Latronico replica alle polemiche sullo stato di attuazione del Piano in Basilicata e invita a leggere tutti gli indicatori disponibili

«Pnrr, si va avanti: già speso l’89%, lavori al 78%»

POTENZA. «I dati sull’attuazione del Pnrr in Basilicata meritano una lettura seria, completa e tecnicamente corretta, evitando eccessive semplificazioni». Così l’assessore regionale alla Salute, Politiche della Persona e Pnrr, Cosimo Latronico, interviene nel dibattito sullo stato di avanzamento degli investimenti europei in Basilicata, respingendo l’idea di una macchina amministrativa bloccata. Per l’assessore, infatti, limitarsi a valutare soltanto il numero dei progetti formalmente conclusi o il livello delle spese rendicontate non permette di comprendere il reale andamento del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Latronico invita invece a distinguere tra diversi livelli di avanzamento: risorse impegnate, stato fisico dei lavori, pagamenti effettuati e completamento amministrativo

degli interventi.Secondo i dati illustrati dall’esponente della giunta regionale, gli investimenti che vedono la Regione Basilicata come soggetto attuatore presentano numeri considerati significativi. La quota delle risorse già impegnate raggiunge infatti l’89,04 per cento del totale, mentre l’avanzamento fisico delle opere si attesta al 78,7 per cento. La media dei pagamenti effettuati supera invece il 51 per cento.

«Questi numeri dimostrano che la macchina attuativa non è affatto ferma», sottolinea Latronico, spiegando che il divario tra avanzamento dei lavori, liquidazione delle somme e chiusura formale degli interventi dipende spesso dai tempi previsti dalle procedure europee di controllo e rendicontazione. «Un intervento non ancora completato sulla car-

ta non è un intervento fermo», aggiunge l’assessore, ricordando che molti cantieri procedono re-

golarmente pur in presenza di verifiche tecniche, collaudi e controlli amministrativi ancora in corso. Nel corso dell’intervento, Latronico individua anche le priorità della fase finale del Piano: accelerare la trasformazione degli impegni in pagamenti effettivi, ridurre i tempi amministrativi e portare rapidamente a conclusione gli interventi già in stato avanzato. Parallelamente, sarà rafforzata l’attività di monitoraggio sugli enti attuatori per distinguere le reali criticità dai normali tempi burocratici richiesti dal Pnrr.

«Con un avanzamento fisico vicino all’80 per cento e impegni di spesa prossimi al 90 per cento – conclude – il tema centrale non è l’assenza di programmazione, ma la necessità di accompagnare la fase conclusiva con maggiore rapidità amministrativa».

Vaccaro commenta lo studio della Uil nazionale e chiede una riforma fiscale a tutela di pensionati e famiglie lucane

«Addizionali Irpef troppo alte, pensioni sempre più leggere»

POTENZA. «Le addizionali Irpef regionali e comunali stanno diventando una vera e propria lotteria territoriale che penalizza soprattutto pensionati, lavoratori e fasce sociali più fragili». È quanto dichiara

Carmine Vaccaro, segretario regionale della Uil Pensionati Basilicata, commentando lo studio realizzato dal Servizio Stato sociale, Politiche fiscali e previdenziali della Uil nazionale sulle addizionali Irpef nei territori italiani.

«Anche la Basilicata – sottolinea Vaccaro – presenta un carico fiscale locale significativo. A Potenza e Matera, infatti, un cittadino con un reddito di 20 mila euro paga complessivamente 506 euro di addizionali Irpef tra quota re-

gionale e comunale, mentre per un reddito di 40 mila euro il totale arriva a 812 euro. Numeri che incidono in maniera pesante sui bilanci familiari e soprattutto sulle pensioni medio-basse».

Secondo lo studio Uil, nei due capoluoghi lucani l’addizionale regionale ammonta a 346 euro per i redditi fino a 20 mila euro, ai quali si aggiungono 160 euro di addizionale comunale. Per i redditi da 40 mila euro, invece, l’addizionale regionale sale a 492 euro, con ulteriori 320 euro di quota comunale. «Non possiamo accettare – prosegue Vaccaro – che il luogo in cui si vive determini differenze così marcate nel peso fiscale senza che vi sia un corri-

spondente miglioramento dei servizi pubblici. Il federalismo fiscale doveva garantire maggiore equità e responsabilità amministrativa, ma oggi rischia di accentuare le disuguaglianze sociali e territoriali».

Per la Uil Pensionati Basilicata è necessario aprire una riflessione nazionale sulla fiscalità locale, introducendo criteri di maggiore equità e tutela dei redditi fissi. «Pensionati e famiglie lucane – conclude Vaccaro – non possono continuare a essere il bancomat degli enti locali. Serve una riforma che riduca il peso delle addizionali sui redditi medio-bassi e che garantisca servizi efficienti e omogenei in tutto il Paese».

IL CONSIGLIERE DI FORZA ITALIA DIFENDE

Irpef, Aliandro: «Basilicata non è il fanalino di coda»

POTENZA. Il consigliere regionale di Forza Italia Gianuario Aliandro interviene nel dibattito sulle addizionali Irpef dopo la diffusione dei dati elaborati dal Servizio Stato sociale, Politiche fiscali e previdenziali della Uil. Secondo Aliandro, i numeri diffusi dal sindacato «meritano attenzione», ma devono essere contestualizzati per evitare letture distorte sulla pressione fiscale in Basilicata.Il consigliere entra nel merito dello studio che evidenzia come Potenza e Matera, per un reddito da 20 mila euro, presentino addizionali superiori rispetto ad altre città italiane. «Quello che spesso viene omesso –afferma – è che realtà del Mezzogiorno come Napoli, Avellino o Salerno registrano una pressione fiscale ancora più alta rispetto alla Basilicata».Aliandro sottolinea inoltre che la Basilicata applica un’aliquota regionale unica dell’1,73 per cento. Una scelta che, secondo il consigliere azzurro, può incidere maggiormente sui redditi bassi, ma risulta più conveniente per quelli medi e medio-alti. «Per un reddito da 40 mila euro – spiega – un cittadino lucano paga meno rispetto a chi vive in Puglia, Calabria o Campania».Nel ragionamento del consigliere rientra anche il costo complessivo della vita. «L’Irpef non può essere analizzata isolatamente», osserva Aliandro, ricordando che in Basilicata molte spese quotidiane risultano inferiori rispetto ad altre aree urbane italiane.

Politica, sindacati e associazioni lucane salutano con favore la nomina del vescovo di Matera-Irsina e Tricarico

La Basilicata applaude Mons. Ambarus nuovo presidente della Caritas Italiana

L’

Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana ha eletto Benoni Ambarus presidente della Commissione Episcopale per il servizio della carità e la salute. Come previsto dallo Statuto, il presule assume automaticamente anche la guida di Caritas Italiana, succedendo a Carlo Roberto Maria Redaelli.La nomina arriva in un momento particolarmente delicato per il Paese. Povertà economica, disagio abitativo, fragilità familiari, emergenza sanitaria e marginalità sociale rappresentano oggi questioni centrali non solo per il mondo ecclesiale, ma per l’intera società italiana. In questo scenario, la scelta della CEI sembra indicare una precisa direzione: affidare la Caritas a una figura con una lunga esperienza maturata accanto alle persone più vulnerabili.Nato in Romania nel 1974 e cresciuto pastoralmente tra Iaşi e Roma, Mons. Ambarus ha costruito il proprio ministero soprattutto nel campo della carità e dell’ascolto sociale. Prima educatore e parroco, poi direttore della Caritas di Roma e successivamente vescovo ausiliare della Capitale, negli anni ha seguito da vicino realtà segnate da povertà, dipendenze, disagio abitativo e migrazioni.La sua elezione assume anche un valore simbolico importante. Per la prima volta alla guida della Caritas Italiana arriva una figura che incarna contemporaneamente l’esperienza dell’immigrazione, del servizio pastorale urbano e dell’impegno sociale nel Mezzogiorno. Oggi infatti Mons. Ambarus guida le diocesi di Matera-Irsina e Tricarico, territori che conoscono bene problemi come spopolamento, precarietà lavorativa e difficoltà economiche delle famiglie.Non sorprende quindi che la notizia abbia suscitato immediate reazioni positive da parte di istituzioni, sindacati e associazioni lucane. Dai rappresentanti politici alle organizzazioni del lavoro emerge un elemento comune: la convinzione che la nuova presidenza possa rafforzare il ruolo

della Caritas come presidio sociale e punto di riferimento per le fasce più fragili.Al di là degli auguri istituzionali, tuttavia, la vera sfida inizia ora. La Caritas Italiana si trova davanti a scenari complessi: aumento delle nuove povertà, difficoltà giovanili, emergenza abitativa nelle città, solitudine degli anziani, flussi migratori e crescente disagio psicologico. A ciò si aggiunge la necessità di evitare che la solidarietà resti soltanto assistenza, trasformandola invece in percorsi concreti di inclusione sociale e dignità lavorativa.È qui che il profilo di Mons. Ambarus potrebbe fare la differenza. Il suo stile pastorale, spesso descritto come vicino alle persone e poco incline al protagonismo mediatico, appare in continuità con la visione di Papa Francesco: una Chiesa meno centrata sulle strutture e più presente nelle periferie umane.Per la Basilicata, la nomina rappresenta anche un motivo di orgoglio territoriale. Non soltanto per il prestigio dell’incarico, ma perché porta al centro del dibattito nazionale un’esperienza pastorale maturata in una regione spesso lontana dai riflettori. In un tempo segnato da forti disuguaglianze sociali, la scelta della CEI sembra voler riaffermare un principio semplice ma de-

cisivo: la questione della povertà non riguarda soltanto chi è in difficoltà, ma il futuro stesso della coesione sociale del Paese.

GLI AUGURI

DEL TERRITORIO

LUCANO

Le reazioni del mondo politico, sindacale e associativo lucano all’elezione di Benoni Ambarus alla guida di Caritas Italiana confermano il forte legame costruito dal presule con il territorio e con le realtà sociali impegnate quotidianamente accanto alle persone più fragili.Il deputato di Fratelli d’Italia Aldo Mattia ha parlato di «un segnale importante di continuità nell’impegno verso gli ultimi, le famiglie in difficoltà e tutte le persone che vivono condizioni di fragilità sociale ed economica», sottolineando come questa attenzione abbia da sempre caratterizzato il ministero pastorale del vescovo di Matera. Mattia ha quindi rivolto a Mons. Ambarus gli auguri di buon lavoro per il nuovo incarico, evidenziando come l’esperienza maturata accanto alle comunità e ai più vulnerabili possa rappresentare «un valore aggiunto» per rafforzare ulteriormente la missione della Caritas.Anche la CISL Basilicata ha espresso apprezzamento attraverso il segretario generale Vincenzo Cavallo, che ha definito l’elezione «una

nomina che ci riempie di orgoglio come lucani e di speranza per la nostra terra e per tutto il Paese». Cavallo ha ricordato come Mons. Ambarus abbia saputo coniugare, nel proprio impegno pastorale, la vicinanza alle persone più fragili con una visione capace di costruire comunità e coesione sociale. «Sapere che alla guida di un presidio fondamentale come Caritas Italiana vi sia un pastore che conosce da vicino le difficoltà del Sud, le fatiche delle famiglie e il valore della solidarietà concreta – ha aggiunto –rappresenta un motivo di grande fiducia».Messaggi di congratulazioni sono arrivati anche dalla UGL Matera. Il segretario provinciale Pino Giordano, insieme alla segreteria provinciale, ha espresso «le più vive congratulazioni e i migliori auguri di buon lavoro» al nuovo presidente di Caritas Italiana, ricordando come Mons. Ambarus abbia «sempre posto al centro del proprio ministero gli ultimi, le persone fragili, le famiglie e i territori». Giordano ha inoltre sottolineato l’importanza della collaborazione tra sindacato e realtà sociali, evidenziando come, di fronte alle difficoltà che attraversano i territori, siano necessarie responsabilità condivise, unità istituzionale e azioni concrete.Parole di sod-

disfazione sono arrivate anche da Confcooperative Basilicata. Il presidente Giuseppe Bruno ha definito Mons. Ambarus «un punto di riferimento per il territorio», esprimendo la convinzione che la sua attenzione ai temi del lavoro, dell’inclusione e della coesione sociale possa trovare ulteriore spazio e forza anche nella guida della Caritas Italiana. Confcooperative ha inoltre ricordato il percorso di confronto già avviato con il presule sui temi del lavoro e dello sviluppo sociale in Basilicata.Anche il sindaco di Matera, Antonio Nicoletti, ha espresso le proprie congratulazioni per una nomina che considera «un importante riconoscimento del percorso umano, pastorale e sociale di Monsignor Ambarus». Nicoletti ha evidenziato il valore simbolico della designazione proprio nell’anno in cui la città dei Sassi è Capitale Mediterranea della cultura e del dialogo, augurando al nuovo presidente della Caritas di affrontare il delicato incarico «con equilibrio, umanità e spirito di servizio».Infine, anche il presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Marcello Pittella, ha salutato con favore l’elezione del presule, definendola «il riconoscimento di una figura di alto profilo pastorale, la cui vocazione alla prossimità contraddistingue il suo cammino». Pittella ha sottolineato come Mons. Ambarus porterà alla guida della Caritas quella stessa attenzione verso i più bisognosi che da sempre caratterizza la sua missione pastorale.L’elezione di Mons. Benoni Ambarus assume dunque un significato che va oltre il solo ambito ecclesiale. Per la Basilicata rappresenta un motivo di orgoglio e, al tempo stesso, il riconoscimento del lavoro pastorale e sociale svolto in questi anni sul territorio. Un sentimento condiviso da istituzioni, sindacati e associazioni, accomunati dalla convinzione che solidarietà, ascolto e vicinanza ai più fragili debbano continuare a essere valori centrali per le comunità locali e per l’intero Paese.

La lista guidata da Michele Lapenna ottiene oltre diecimila preferenze e porta tredici candidati nel nuovo Consiglio provinciale

Ordine degli Ingegneri di Potenza, successo per «Ingegneri & Comunità»

Si sono concluse con un risultato definito straordinario le elezioni per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Potenza. La lista «Ingegneri & Comunità», guidata dall’ingegnere Michele Lapenna, ha raccolto complessivamente 10.171 preferenze, affermandosi come riferimento ampio e condiviso all’interno della comunità professionale lucana. Un risultato che premia, secondo la lista, mesi di lavoro, ascolto e presenza sul territorio, confermando la forza di un progetto costruito con serietà, visione e attenzione alle esigenze della categoria. All’indomani del voto, dalla lista arriva un messaggio di gratitudine e responsabilità: «Questo maggio è stato un mese intenso, culminato in giornate estenuanti ma colme di orgoglio. Le oltre diecimila

preferenze assegnate alla lista raccontano una fiducia che ci onora profondamente. La stragrande maggioranza dei colleghi della Provincia di Potenza ha riconosciuto il valore della nostra proposta e della nostra squadra. Vi garantiamo che questa fiducia è stata ben riposta: continueremo a meritarla giorno dopo giorno, con lo stesso impegno che ci guida da sempre». Sono 13 i candidati eletti nel nuovo Consiglio, un dato che conferma la solidità del progetto e la credibilità del programma presentato dalla lista. Sei le macro aree strategiche attorno alle quali si è sviluppata la proposta: lavoro, pubblica amministrazione, giovani, pari opportunità, formazione e collaborazione con l’Università della Basilicata. La lista ha voluto rivolgere anche un pensiero ai due candidati che non entreranno in Consi-

glio, sottolineando il valore del loro contributo nel percorso elettorale e programmatico. «Un grande in bocca al lupo ai nostri 13 eletti, ma soprattutto un grazie sincero ai colleghi che non sono stati eletti in Consiglio. Il loro contributo non sarà dimenti-

cato: hanno portato idee, presenza, disponibilità e un impegno che ha rafforzato l’intero progetto. “Ingegneri & Comunità” resta una squadra unita, e il loro ruolo continuerà a essere importante nel percorso che ci attende». Ora si attende la convocazio-

ne per l’insediamento del nuovo Consiglio. La lista conferma intanto l’impegno a lavorare per un Ordine più autorevole, più vicino ai professionisti e più capace di rappresentare le istanze della categoria nei territori e nel rapporto con le istituzioni.

Da Matera gli auguri di buon lavoro e il riconoscimento della collaborazione istituzionale tra i due Ordini provinciali

Ordine degli Ingegneri di Potenza, eletto

il nuovo Consiglio per il quadriennio 2026-2030

L’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Matera esprime le proprie congratulazioni al nuovo Consiglio dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Potenza, eletto per il quadriennio 2026-2030.Dalle consultazioni elettorali risultano eletti, per la Sezione A, Giuseppe D’Onofrio, Michele Lapenna, Carmine Rocco Mecca, Rosalia Smaldone, Saverio Scavone, Lucia Marotta, Anna Guarini, Donatella Caniani, Francesco Abbate, Giuseppe Laguardia, Francesco Iantorno, Giorgio Maria Restaino, Giuseppe D’Angola e Prosperino Suanno. Per la Sezione B è stata eletta Maria Zaccardo.Nel corso della prima seduta del nuovo Consiglio sarà ufficializzata anche la nomina del presidente, incarico che sarà affidato a Michele Lapenna.«Rivolgiamo al nuovo Consi-

glio dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Potenza i migliori auguri di buon lavoro per il mandato che si appresta a iniziare – dichiara la presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Matera, Teresa Bengiovanni –. In questi anni si è sviluppato un rapporto di collaborazione importante tra i nostri Ordini, fondato sulla condivisione di percorsi comuni e sull’attenzione verso le questioni che riguardano il presente e il futuro della professione. Siamo certi che questo percorso potrà proseguire anche nel nuovo quadriennio, continuando a lavorare insieme sui temi legati al corretto esercizio della professione, alla formazione, alla tutela della categoria e al coinvolgimento dei giovani professionisti, che rappresentano una componente fondamentale per il futuro dell’inge-

gneria nei nostri territori».L’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Matera rivolge inoltre un ringraziamento al Consiglio uscente dell’Ordine di Potenza per il lavoro svolto nel quadriennio appena concluso e per il percorso di

collaborazione istituzionale costruito in questi anni tra i due Ordini territoriali, attraverso iniziative comuni, momenti di confronto e attività condivise sui principali temi che riguardano la professione.

Il plauso del Dg Friolo e dell’assessore Latronico: «Un importante passo avanti che contribuirà a ridurre la mobilità sanitaria passiva»

Matera, eseguite con successo prime procedure di ablazione transcatetere

Importante traguardo per la Cardiologia dell’Ospedale “Madonna delle Grazie” di Matera. Nel laboratorio di Elettrofisiologia dell’Unità Operativa Complessa di Cardiologia, diretto da Giandomenico Tarsia, sono state eseguite con successo due procedure di ablazione transcatetere, segnando un significativo avanzamento nell’offerta assistenziale dell’Azienda Sanitaria Locale di Matera. Le procedure, eseguite qualche giorno fa, hanno riguardato una donna di 59

anni affetta da tachicardia parossistica e un uomo di 67 anni con episodi recidivanti di flutter atriale. Gli interventi sono stati effettuati dal dottor Andrea Andriani, con il supporto dell’équipe di medici elettrofisiologi e del personale infermieristico e tecnico del laboratorio di Emodinamica–Elettrofisiologia. L’ablazione transcatetere rappresenta una metodica avanzata per il trattamento delle aritmie cardiache: la procedura consente infatti di interrompere i circuiti elettrici ano-

mali all’interno del cuore, eliminando aritmie che, in alcuni casi, possono risultare potenzialmente pericolose per la vita dei pazienti. Per l’esecuzione degli interventi è stato impiegato il sistema di mappaggio elettroanatomico di ultima generazione “Carto”, tecnologia altamente innovativa che consente una precisa ricostruzione dell’attività elettrica cardiaca, aumentando accuratezza, sicurezza ed efficacia del trattamento. «L’avvio delle procedure di ablazione transcatetere

delle aritmie – dichiara il Direttore Generale dell’ASM, Maurizio Friolo –apre un nuovo scenario nella cura delle malattie cardiovascolari all’interno dell’ASM, ampliando l’armamentario terapeutico a disposizione dei professionisti sanitari. Si tratta di un importante passo avanti che contribuirà a ridurre la mobilità sanitaria passiva e ad accrescere l’attrattività della Cardiologia». «Voglio rivolgere un sincero plauso a tutta l’équipe multidisciplinare del laboratorio di Elettro-

fisiologia dell’ospedale Madonna delle Grazie di Matera. L’introduzione di questa metodica avanzata – sottolinea l’assessore alla Salute Politiche della Persona e Pnrr, Cosimo Latronico, - non solo innalza la qualità dell'assistenza per le patologie cardiovascolari all'interno dell’ASM, ma aumenta l’attrattività delle nostre strutture. Continueremo a sostenere con determinazione i nostri reparti d'eccellenza, investendo sul personale e sull’ammodernamento tecnologico».

ASM Matera: «Nessun taglio ai servizi essenziali, ma solo interventi di razionalizzazione

In merito alle osservazioni diffuse nelle ultime ore sulle recenti deliberazioni adottate dall’ASM di Matera, l’Azienda sanitaria precisa che gli interventi programmati rientrano in un percorso di razionalizzazione e ottimizzazione delle risorse, finalizzato a migliorare l’efficienza organizzativa senza ridurre in alcun modo le prestazioni e i servizi sanitari ai cittadini. L’ASM sottolinea che non è previsto alcun licenziamento né alcuna interruzione di rapporti lavorativi con le aziende interessate dai provvedimenti. Per quanto riguarda il servizio di vigilanza, le misure adottate riguardano esclusivamente la riduzione di prestazioni straordinarie non ritenute necessarie, mantenendo invariati i livelli di sicurezza e controllo nelle strutture sanitarie aziendali. Relativamente ai servizi di supporto esterno, l’Azienda evi-

e ottimizzazione dei costi»

denzia che le recenti assunzioni di operatori socio-sanitari consentono oggi di svolgere internamente alcune attività precedentemente affidate all’esterno, con

un conseguente contenimento dei costi e una migliore valorizzazione del personale assunto. Il Direttore Generale Maurizio Friolo sottolinea come il percor-

so avviato dall’Azienda punti esclusivamente ad un utilizzo più efficiente delle risorse disponibili, attraverso una revisione delle attività non strettamente necessarie e una migliore organizzazione dei servizi. «In una fase complessa per il Sistema Sanitario – evidenzia Friolo – è importante coniugare attenzione alla spesa pubblica e capacità organizzativa, adottando misure che consentano di evitare uno spreco di risorse finanziarie dovute alla sovrapposizione di medesimi servizi, così da salvaguardare i vincoli di bilancio, senza incidere sulla qualità dei servizi e senza alcuna ricaduta occupazionale». L’ASM ribadisce il proprio impegno nel garantire equilibrio tra sostenibilità economica, tutela occupazionale e qualità dell’assistenza sanitaria, in una fase particolarmente delicata per l’intero sistema sanitario regionale.

Il Dg Friolo: «In una fase complessa per il Sistema Sanitario, è importante coniugare

POTENZA Seduta fiume per il Consiglio comunale che approva diversi provvedimenti importanti per il capoluogo

Controllo strategico e Rendiconto di gestione: tra Pnrr, vecchie criticità e conti in riequilibrio

DI RO S AM AR IA M O L L I C A

POTENZA. L’approvazione della relazione sul Controllo strategico al 31 dicembre 2025 e l’approvazione del Rendiconto di Gestione del Bilancio riferito all’Esercizio Finanziario 2025. Sono questi i due punti all’Ordine del giorno che hanno “monopolizzato” la prima parte del Consiglio comunale che si è tenuto ieri mattina a Potenza.

Per ciò che riguarda il controllo strategico a fine 2025, è intervenuto il sindaco Vincenzo Telesca che ha attribuito gran parte dei ritardi registrati nei progetti PNRR e negli interventi pubblici a criticità progettuali e amministrative pregresse, soffermandosi in particolare sulle difficoltà relative agli asili nido, agli interventi di Bucaletto e ai programmi PINQuA. Il primo cittadino ha parlato di opere rallentate da problemi legati agli sgomberi, alla gestione dei sottoservizi e a progettazioni ritenute non adeguate ai siti individuati.

A sostegno della maggioranza è intervenuto anche il consigliere Pepe, che ha difeso il lavoro svolto dall’Amministrazione per recuperare finanziamenti e rimodulare progetti ritenuti non sostenibili. Pepe ha citato, tra gli altri, i casi del complesso scolastico Torraca, del progetto CONI e degli interventi di Bucaletto, sostenendo che l’attuale amministrazione abbia evitato la perdita di milioni di euro di finanziamenti pubblici. Di segno opposto l’intervento della consigliera Galgano, che ha contestato duramente le accuse rivolte alla precedente amministrazione in merito agli errori progettuali. Galgano ha difeso il lavoro svolto negli anni passati e accusato la maggioranza di ritardi, carenze organizzative e assenza di nuovi progetti concreti. Nel suo intervento ha inoltre criticato la gestione di alcune gare d’appalto e dei cantieri legati ai progetti scolastici e sportivi, sostenendo che la città continui a registrare ritardi nonostante gli annunci dell’Amministrazione.

Il provvedimento è stato approvato a maggioranza dei presenti.

RENDICONTO DI GESTIONE ESERCIZIO FINANZIARIO 2025

Approvato dopo un acceso dibattito, il Rendiconto di gestione dell’esercizio finanziario 2025. Il documento, illustrato dall’assessore al Bilancio Falotico, certifica i risultati finanziari, economici e patrimoniali dell’Ente e rappresenta lo strumento principale per verificare l’andamento della gestione amministrativa dell’anno precedente. Il Rendiconto si compone dei tre documenti previsti dalla normativa vigente: Conto del Bilancio, Conto Economico e Conto del Patrimonio. In particolare, il Conto del Bilancio fotografa la gestione finanziaria attraverso il saldo tra accertamenti e impegni e tra riscossioni e pagamenti, offrendo il quadro più immediato dello stato dei conti comunali. Dai dati presentati in Aula emerge un risultato di amministrazione formalmente positivo pari a 42,5 milioni di euro. Tuttavia, gli accantonamenti obbligatori - tra cui il Fondo crediti di dubbia esigibilità e il Fondo anticipazioni di liquidità - insieme alle quote vincolate, determinano un disavanzo complessivo superiore ai 59,3 milioni di euro.

Tra gli elementi evidenziati dall’assessore Falotico figura la significativa riduzione del Fondo crediti di dubbia esigibilità, passato dai circa 40,5 milioni del 2024 ai 27,5 milioni del 2025. «Un risultato ottenuto grazie alla cancellazione di residui attivi ritenuti ormai inesigibili e al miglioramento della capacità di riscossione dell’Ente. Parallelamente è stato incrementato il Fondo rischi contenzioso di oltre 550 mila euro, portando il totale degli accantonamenti per contenziosi e passività potenziali a oltre 11,3 milioni di euro» ha sottolineato Falotico nella relazione.

Sul fronte del Piano di riequilibrio finanziario pluriennale, l’Amministrazione ha rivendicato il ri-

spetto degli obiettivi programmati. Nel 2025 il Comune ha recuperato un disavanzo superiore ai 4,3 milioni di euro, superando di circa un milione la quota di ripiano prevista dal piano. Un risultato che, secondo quanto riferito in Aula, potrebbe consentire di anticipare di circa un anno il cronoprogramma di riequilibrio.

La gestione di competenza dell’esercizio 2025 si chiude con un avanzo di quasi 3 milioni di euro. Le entrate accertate si attestano intorno ai 107,5 milioni, con un peso significativo delle entrate tributarie, in particolare IMU e addizionale Irpef, pari al 32,82% del totale. In diminuzione, invece, i contributi regionali rispetto all’anno precedente, influenzati dall’assenza dei fondi straordinari assegnati nel 2024.

Per quanto riguarda la spesa, gli impegni complessivi raggiungono circa 110,8 milioni di euro. La quota principale riguarda la spesa corrente destinata al funzionamento dell’Ente, al personale e ai servizi, mentre oltre il 32% delle risorse è stato destinato agli investimenti.Positivo anche il dato relativo alla gestione di cassa. Il fondo cassa al 31 dicembre 2025 ammonta a circa 32,9 milioni di euro e nel corso dell’anno il Comune non ha fatto ricorso ad anticipazioni di tesoreria. Con-

tinua inoltre il percorso di riduzione dell’indebitamento, passato da circa 112 milioni a 101,7 milioni di euro in dodici mesi. Tra gli indicatori illustrati durante il dibattito consiliare figura anche quello relativo alla tempestività dei pagamenti: nel 2025 il Comune ha liquidato le fatture commerciali con un anticipo medio superiore ai sette giorni rispetto alla scadenza. Dal punto di vista economico-patrimoniale, il Conto economico registra un utile di esercizio pari a quasi 6,9 milioni di euro. Crescono i proventi tributari mentre risultano in calo i trasferimenti correnti rispetto al 2024. Sul fronte dei costi, la voce più rilevante resta quella relativa all’acquisto di servizi, seguita dal costo del personale.

In crescita anche il patrimonio netto dell’Ente, che supera i 138,8 milioni di euro. Aumenta inoltre il valore delle immobilizzazioni, passato da 369 a quasi 400 milioni di euro, dato che riflette l’avanzamento degli investimenti pubblici e degli interventi finanziati anche attraverso il PNRR.

Resta però centrale il tema della riscossione dei crediti. Il Comune ha infatti cancellato circa 13,5 milioni di euro di residui attivi legati principalmente a sanzioni del Codice della strada e canoni difficilmente recuperabili.

Un elemento che, secondo quanto emerso nel confronto politico, rappresenta una delle principali sfide future per garantire la sostenibilità finanziaria dell’Ente.

Nel dibattito consiliare sono emerse posizioni fortemente divergenti sullo stato dei conti comunali e sull’azione amministrativa della Giunta guidata dal sindaco Vincenzo Telesca. In particolare il consigliere Fanelli ha sostenuto che i dati contenuti nella relazione dei revisori confermerebbero la validità del piano di riequilibrio avviato dalla precedente amministrazione. Fanelli ha evidenziato «la conclusione di un obbligo da parte del Comune di Potenza relativo ai BOC, per oltre 5 milioni e 800 mila euro, scaduti alla fine del 2025. Si tratta quindi di un bilancio che offre respiro a questa amministrazione, nonostante tutte le lamentele».

Sul piano politico, il consigliere ha criticato l’attuale maggioranza parlando di «contraddizioni interne», mancanza di programmazione e assenza di una visione strategica per la città.

Nel corso della Seduta è stata approvata anche la sfilza di debiti fuori. Importante anche la discussione, a fine giornata, del piano di trasporto pubblico che pure è stato approvato a maggiornaza dei presenti.

POTENZA I vertici Ardsu: «Può diventare un luogo di incontro e di relazioni». Telesca: «L’università diventa parte integrante della città»

“Mensa Day”: l’Ardsu porta la festa di San Gerardo nel campus universitario

Un pranzo con i portatori e i figuranti della storica parata dei turchi. La festa di San Gerardo è entrata dentro l’università. Lunedì la mensa Unibas del Campus di Macchia Romana si è trasformata in uno spazio di comunità, dove studenti, istituzioni e tradizione popolare si sono incontrati tra musica, piatti tipici lucani e simboli storici legati alla festa del Santo patrono.

Il “Mensa Day – Aspettando San Gerardo”, iniziativa promossa da Ardsu Basilicata con l’obiettivo di creare un momento di condivisione in uno dei luoghi più frequentati dagli studenti, non è stato soltanto un pranzo, ma un momento di incontro tra il mondo universitario e la comunità potentina.

Alla giornata hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni nazionali, regionali e comunali, insieme alle associazioni che custodiscono alcune delle tradizioni più sentite della città.

Fondamentale il contributo dell’associazione “I Portatori del Santo” e della delegazione della Storica Parata dei Turchi, che hanno portato nel campus colori, immagini e atmosfere della festa patrona-

le. Protagonisti assoluti dell’iniziativa sono stati gli studenti, molti dei quali si sono fermati anche dopo il pranzo per vivere un momento diverso dalla quotidianità universitaria, tra convivialità, musica e socialità. Determinante anche il supporto della società Vivenda, che gestisce il servizio di ristorazione universitaria e che ha curato la preparazione dei piatti tipici lucani insieme all’organizzazione dell’evento. Il “Mensa Day” rappresenta il primo appuntamento di un percorso che ARDSU Basilicata intende sviluppare anche nelle mense universitarie di Potenza e Matera, aprendole sempre di più al territorio e alla

delle comunità locali. «La mensa non è soltanto un servizio per gli studenti. Può diventare un luogo di incontro, di relazioni, uno spazio in cui sentirsi parte della comunità universitaria e della città», sottolineano i vertici di ARDSU Basilicata. «Vogliamo costruire ambienti accoglienti e vissuti, capaci di far sentire i ragazzi a casa durante il loro percorso universitario». Per Ardsu Basilicata, i servizi legati al diritto allo studio rappresentano infatti uno strumento concreto per migliorare la qualità della vita degli studenti e rendere l’Ateneo lucano sempre più attrattivo, anche attraverso l’attenzione alla qualità del

cibo, ai prodotti del territorio e alla sostenibilità.

L’onorevole Salvatore Caiata ha evidenziato il valore della partecipazione giovanile: «I giovani di oggi sono molto di più di quello che immaginiamo». E infatti il Mensa day ha dimostrato che quando vengono coinvolti rispondono con entusiasmo e senso di comunità. L’assessore regionale Laura Mongiello ha sottolineato il legame tra università e istituzioni: «Per me è sempre emozionante tornare all’università.

Portare le tradizioni e le istituzioni dentro il campus significa investire in un percorso di crescita che la Regione considera strategico».

Il sindaco di Potenza Vincenzo Telesca ha evidenziato il successo della collaborazione tra città e ateneo: «Quella di oggi è la sinergia giusta perché l’università diventa parte integrante della città. Lavorare insieme può produrre risultati importanti già nel prossimo futuro». L’assessore Roberto Falotico ha infine ricordato che l’edizione 2026 della Storica Parata dei Turchi dedicherà un’attenzione particolare ai diritti di ge- nere. È questa la direzione su cui Ardsu Basilicata vuole investire: rendere gli spazi universitari luoghi sempre più vissuti, aperti e costruiti attorno alla comunità degli studenti.

vita

Tra

Il centro storico non muore: viene lasciato solo

D I FABR IZIO QUARATINO

Dal 31 maggio

“l’Antica

Caffetteria” abbasserà definitivamente la serranda dopo trent’anni di attività. Trent’anni non sono un dettaglio commerciale. Sono memoria urbana stratificata: generazioni che si sono incrociate davanti a quel bancone, studenti diventati adulti, adulti diventati anziani, abitudini quotidiane che hanno dato ritmo a un pezzo di città che ha accompagnato la vita di molti e che ha contribuito a costruire un’identità collettiva fatta di gesti semplici e ripetuti che spesso non vengono nemmeno più ricordati ma che hanno costruito una geografia emotiva del luogo, qualcosa che resta anche quando i luoghi fisicamente cambiano e quando le persone continuano a riconoscerli solo nella memoria e nel racconto e nelle piccole abitudini che resistono al tempo e diventano parte dell’identità di chi li ha vissuti e li ha attraversati con continuità.Eppure ormai certe notizie non sorprendono più nessuno. Un po’ di indignazione, qualche commento sui social, il solito “che peccato”, il rituale “il centro storico sta morendo”, qualche fotografia nostalgica. Poi tutto si riassorbe nella normalità quotidiana e il tema scompare fino alla prossima chiusura come se fosse un ciclo naturale inevitabile che nessuno riesce più a interrompere davvero perché è diventato parte del paesaggio emotivo della città.La frase del titolare Gabriele Summa «Non ce la faccio più» pesa più della serranda stessa. Non è solo economia ma stanchezza umana di chi ha resistito mentre il contesto si svuotava, giorno dopo giorno, senza che quasi nessuno se ne accorgesse davvero o si interrogasse sul perché questo processo sia diventato così costante e accettato come normale.Ci stiamo abituando a tutto e questa è la parte più pericolosa perché l’abitudine rende normale ciò che non dovrebbe esserlo e toglie anche la percezione del problema fino a farlo sembrare invisibile.

VIA PRETORIA

PERDE PEZZI

Via Pretoria continua a perdere attività storiche. Serrande abbassate, locali che

cambiano gestione, spazi vuoti che diventano parte del paesaggio urbano e della percezione quotidiana dei cittadini che li attraversano senza più notarli davvero.Si parla di rilancio come se bastasse un evento per cambiare dinamiche strutturali che invece si sono sedimentate nel tempo e hanno radici profonde difficili da rimuovere. Ci sono fattori economici evidenti, trasformazioni del commercio, cambiamenti nei consumi e nelle abitudini delle persone, ma anche una progressiva perdita della funzione sociale del centro storico che un tempo era punto di incontro reale e continuo e non solo di passaggio.Da luogo vissuto quotidianamente a luogo attraversato in fretta, quasi senza sguardo, come se fosse solo un corridoio urbano e non un cuore pulsante della città.

COMUNITÀ

SPETTATRICE

Si parla molto del centro ma lo si vive poco. Si commenta, si analizza, si rimpiange ma si partecipa sempre meno alla sua vita reale e concreta, quella che si costruisce giorno dopo giorno e che richiede presenza costante.Il centro storico è diventato un argomento ricorrente più che uno spazio vissuto. Si chiede vitalità ma la si delega, si invoca cambiamento ma lo si aspetta dagli altri, si denuncia la perdita ma senza modificare abitudini quoti-

diane consolidate.Non è una colpa singola ma una trasformazione collettiva lenta e costante che ha modificato il rapporto tra cittadini e città fino a renderlo più distante, più fragile e più superficiale.

LE ATTIVITÀ STORICHE

Quando un’attività chiude dopo trent’anni non è mai un evento improvviso. È il risultato di anni di difficoltà accumulate in silenzio e spesso invisibili dall’esterno: costi crescenti, incassi instabili, cambiamento dei flussi di persone, concorrenza diffusa e soprattutto una solitudine crescente nel portare avanti la gestione quotidiana senza più il sostegno implicito di un contesto vivo.La memoria non può sostenere da sola la sopravvivenza economica di un luogo. L’affetto non paga le spese e il valore simbolico non compensa le difficoltà strutturali che si accumulano nel tempo.

NORMALIZZAZIONE

DELLA PERDITA

Ogni chiusura diventa rapidamente normale. Il problema non è la singola serranda ma l’assuefazione collettiva alla sua presenza abbassata e alla sua trasformazione in elemento ordinario del paesaggio urbano.Il centro si svuota ma lo sguardo si abitua e proprio questa abitudine rende più difficile accorgersi della trasformazione in atto e reagire ad essa.

DOMANDA FINALE

E forse, dentro questa chiusura, sarebbe giusto fermarsi anche un momento a

guardare la persona oltre la serranda.Perché in trent’anni Gabriele Summa non è stato soltanto il titolare dell’Antica Caffetteria. È stato una presenza costante dentro la quotidianità di tantissime persone. Con il suo modo di fare socievole, ironico, sarcastico, spesso irriverente ma mai offensivo, riusciva a creare empatia immediata e a strappare un sorriso anche nelle giornate più pesanti.Ci sono persone che gestiscono un’attività e altre che, senza accorgersene, diventano parte del paesaggio umano di una città. Gabriele appartiene probabilmente a questa seconda categoria.Per questo la chiusura dell’Antica Caffetteria non riguarda soltanto un esercizio commerciale che abbassa la serranda, ma anche il venir meno di una presenza familiare, riconoscibile, autentica, che per anni ha accompagnato il ritmo quotidiano del centro storico e delle persone che lo hanno vissuto.E forse, prima ancora della nostalgia per un luogo, oggi sarebbe giusto dire semplicemente grazie a chi quel luogo lo ha reso vivo per trent’anni.Quando abbiamo smesso di sentire il centro come qualcosa che ci appartiene davvero? Quando è diventato solo un luogo da attraversare e non da vivere ogni giorno con presenza reale e consapevole?Poi si parlerà ancora di Gabriele Summa, si dirà “che peccato” e tutto tornerà come prima, fino alla prossima serranda che

scenderà senza fare rumore ma lasciando un vuoto sempre più evidente e sempre meno notato.In fondo una città non perde solo negozi, perde abitudine alla presenza. E quando la presenza sparisce, resta solo la narrazione di ciò che è stato. E quella narrazione, da sola, non basta più a tenere vivo un luogo.E forse la cosa più grave è proprio questa: continuare a raccontarlo mentre smettiamo di viverlo.E quando questo accade davvero, il problema non è più la singola chiusura ma la trasformazione silenziosa di un’intera comunità che ha smesso di riconoscere il proprio spazio come qualcosa da difendere, frequentare e attraversare con continuità.E soprattutto quando una città smette di reagire, anche solo emotivamente, alla propria perdita quotidiana, allora non serve più chiedersi cosa chiude, ma cosa resta davvero aperto dentro chi la abita.E forse, alla fine, il vero centro storico non è quello che vediamo fuori, ma quello che scegliamo di non perdere dentro di noi.E ogni volta che lo ignoriamo, non stiamo semplicemente osservando una città che cambia, ma stiamo partecipando silenziosamente alla sua trasformazione, perché ogni abitudine rinunciata diventa spazio vuoto e ogni spazio vuoto, alla lunga, diventa una forma di assenza collettiva che nessuno poi può più dire di non aver visto davvero, nel tempo che resta oggi ancora.

Campomaggiore riunisce i suoi cittadini per formare l’Associazione di Protezione Civile

Conoscere i piani del proprio Comune e adottare comportamenti corretti in caso di rischio, sono azioni fondamentali DI E M AN UEL A

Si è tenuto ieri pomeriggio a Campomaggiore l’incontro aperto ai cittadini dai 18 anni in su, per formare l’Associazione di Protezione Civile Locale- Gruppo Lucano. La PC difatti non è costituita solo di professionisti, ma si basa fortemente sul volontariato e sulla partecipazione attiva della comunità. Conoscere i piani del proprio Comune e adottare comportamenti corretti in caso di rischio, sono azioni fondamentali per rendere una comunità resiliente. Si tratta di un volontariato che negli ultimi decenni si è rafforzato, diventando protagonista di una nuova stagione di welfare che sa agire non solo a favore dei cittadini in condizioni difficili, ma anche nella difesa del territorio e dei beni cul-

turali quali esigenze primarie per una vita migliore. Attività e azioni insostituibili anche per il loro alto valore di stimolo costante a una cittadinanza attiva, che nel rispetto delle leggi, fondi le radici per contribuire a un futuro migliore. Il volontariato è – e deve sempre più essere – protagonista nel praticare e diffondere concretamente i valori della solidarietà, della sussidiarietà e della democrazia. In Basilicata si contano più di 70 presenze di Protezione Civile a livello locale, che spaziano dal potentino al materano. Val la pena ricordare che il terremoto del Friuli-Venezia Giulia del 6 maggio 1976, segnò un momento di passaggio fondamentale nella storia delle emergenze in Italia: questo evento difatti pose le basi per la gestione dei soccorsi, ma è nel 1980, con il terremoto

dell’Irpinia-Basilicata, che in Italia si strutturò un moderno sistema di Protezione Civile, che vide la presenza del Centro di Geomorfologia Integrata per l’Area del Mediterraneo, nato pochi anni prima a Potenza. Dunque la Protezione Civile nasce in Basilicata nel 1981, con il superamento dell’approccio emergenziale e con un’architettura istituzionale e tecnica definita. In quegli anni fu favorevole anche la congiuntura di tre personalità attive nel cratere lucano: il Sottosegretario di Stato, Giuseppe Zamberletti, il Prefetto di Potenza, Renato Profili, e il Sismologo Maurizio Leggeri, che con un lavoro sinergico permisero di definire una catena di comando solida e procedure basate sull’analisi scientifica del territorio. In seguito, il 24 febbraio 1992 con la

Focus su paesaggio, microclima, biodiversità e identità di una produzione distintiva

A Rapolla il Convegno nazionale “Gli oli dei territori lacustri italiani”

All’interno del Festival dei Laghi Europei 2026, si terrà a Rapolla venerdì 29 maggio presso la Fondazione Arsenale, un convegno nazionale dedicato agli oli dei territori lacustri italiani, vero patrimonio unico dove natura, cultura e qualità si incontrano.«Sarà un pomeriggio di approfondimento con istituzioni, studiosi ed esperti del settore per raccontare il valore distintivo dell’olivicoltura lacustre italiana attraverso paesaggio, biodiversità, microclima e identità territoriale» spiegano dalla Casa comunale. Il programma dei lavo-

ri vedrà i Saluti istituzionali a partire dalle ore 15:00 e a seguire gli interventi di Riccardo Venchiarutti, Sindaco di Iseo e Michele Sonnessa, Presidente Associazione Nazionale Città dell’Olio, Rappresentante della Regione Lombardia. Il clou del convegno sarà la Lectio Magistralis “L’olio dei laghi: quando il paesaggio diventa qualità” con Mauro Agnoletti, Direttore della Cattedra Unesco “Paesaggi del Patrimonio Agricolo” dell’Università di Firenze, membro della Commissione Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Ministero della

Cultura e Presidente Associazione dei Paesaggi Rurali di Interesse Storico. Alle ore 16:00 il focus su “Microclima, suolo e paesaggio nei territori lacustri dell’olivo” con Francesca Neonato, Agronomo e Paesaggista AIAPP e IFLA. Al termine il Focus tecnico-sensoriale “Le peculiarità organolettiche degli oli lacustri” con Maria Grazia Barone – Capopanel Consorzio Olio EVO D.O.P. Laghi Lombardi e poi le importanti testimonianze dai territori con Nadia Turelli, Vice-presidente Consorzio Olio Evo D.O.P. Laghi Lombardi. Per le conclusioni è prevista la lettura del Manifesto dell’Olio dei Laghi con il Presidente Sonnessa. A moderare gli interventi Antonio Balenzano, Direttore Generale Associazione Nazionale Città dell’Olio e per concludere l’apertura ufficiale degli stand delle aziende dei Comuni Soci presso la Mostra Mercato bontaLago con degustazioni e incontri dedicati alle eccellenze dei territori di Carpino, Rapolla e Sale Marasino.

legge n. 225, nasce il “Servizio Nazionale della Protezione Civile”, con il compito di “tutelare l’integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l’ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e altri eventi calamitosi”.

LA FONDAZIONE OPERA SANT’ANNA DÀ SPAZIO AI GIOVANI

Cultura e musica a Lavello

LaFondazione Opera Sant’Anna di Lavello, da alcuni anni, svolge attività di promozione culturale e alla musica colta, come arte, nelle scuole primarie e secondarie nelle scuole ad indirizzo musicale,presenti sul territorio, con la collaborazione delle docenti di italiano e dei maestri di musica. L’obiettivo dell’evento, raggiunto, è stato quello di ampliare la conoscenza, stimolare il senso critico e l’immigrazione dei ragazzi e presentare alla prova del pubblico gli allievi dei corsi musicali. L’evento ha registrato momenti di conviviabilità come strategia per suscitare amore per i libri e per la musica colta. Questi gli ospiti che hanno partecipato ai 4 eventi programmati, presso la sede della biblioteca della fondazione: Annamaria Minunno, autrice di “il Pil della felicità”; Maria Pia Latorre e Paola Santini autrici di “Sottosopra”; Giuseppe Iaconis autore di “Un delicato profumo di gelsomini”; Florisa Sciannamea autrice di “Il mio nome è futuro”; Incontro con i ragazzi delle scuole superiori, giornata coinvolgente. Pasquale Valente responsabile del progetto. Ha condotto, i quattro incontri, Giuseppina Amarena. L’evento ha visto la collaborazione della dirigente Aurelia Antonietta Bavuso e la vice Angela Sgarra Annunziata Altobello, Maria Incoronata Cesarano, Vitalba Carrera, Anna Maria Muscio e Eligio Catarinella. Iniziativa integrata, per arricchire l’offerta formativa, coinvolgendo biblioteche, scuole e istituzioni locali attraverso laboratori, concerti e presentazioni.

DONATO MASIELLO

Matera coinvolge cittadine di ogni età in un percorso partecipato per orientare interventi su welfare, spazi pubblici e inclusione

Una città a misura di donna, un’indagine sulla sicurezza

MATERA. Si è svolto nella Sala Mandela del Comune di Matera, promosso dall’Assessorato alle Pari Opportunità e Politiche di genere del Comune di Matera, in collaborazione con il Cisc (Centro Interdipartimentale Scienza della CittàCnr), un incontro di ascolto e partecipazione: un questionario strutturato per analizzare la percezione della sicurezza e la qualità del vivere urbano dal punto di vista delle donne.

L'indagine nasce dalla necessità di raccogliere dati concreti sulla realtà quotidiana delle cittadine, affrontando temi cruciali che spaziano dalla presenza dei servizi dedicati alla conciliazione dei tempi di vita, dalla mobilità fino alla sicurezza negli spazi pubblici.«Questo questionario non è solo uno strumento di indagine, ma un atto di ascolto attivo verso le donne della nostra comunità», dichiara l’assessora alle Pari Opportunità e Politiche di genere Stefania Draicchio, che aggiunge: «Vogliamo capire quali siano le barriere, fisiche e psicologiche, che limitano la libertà di movimento e di espressione delle cittadine, per poter intervenire con misure mirate». Il

sondaggio si articola in diverse sezioni chiave, pensate per mappare le necessità e le criticità del territorio: conciliazione e servizi, salute e benessere, sport e socialità, sicurezza urbana e mobilità. Uno strumento di indagine partecipata, perché l'iniziativa non si limita a domande a risposta chiusa, ma invita le partecipanti a una vera e propria mappatura del territorio, fornendo all'Amministrazione una base preziosa per futuri interventi di riqualificazione e potenziamento dei servizi. I dati raccolti saranno georeferenziati e caricati sulla piattaforma del Gemello Digitale, attraverso una procedura inedita che par-

te dalla città di Matera, e questo permetterà di visualizzare sulla mappa interattiva la distribuzione dei servizi e le aree di maggiore fabbisogno, simulare l’impatto di nuovi interventi e monitorare l’accesso ai servizi da parte delle donne. Durante l’incontro, che ha riscontrato particolare interesse da parte dei partecipanti, sono state illustrate le modalità di partecipazione all’indagine: il Comune di Matera invita tutte le donne, dalle studentesse alle pensionate, dalle lavoratrici alle disoccupate, a dedicare pochi minuti alla compilazione di questo strumento per costruire insieme una città più sicura e inclusiva.

VIOLETTO CHIEDE BANDI RAPIDI E SOSTEGNI

Disabili e servizi estivi

Arriva l’interrogazione

MATERA. Con l’arrivo dell’estate tornano le difficoltà per molte famiglie con figli o adulti con disabilità. A sollevare il tema è la consigliera comunale Adriana Violetto, capogruppo di “Matera in Azione”, che insieme ai consiglieri Lapolla e Suriano ha presentato un’interrogazione urgente al sindaco e all’assessora alle Politiche sociali del Comune di Matera.L’obiettivo è chiedere all’amministrazione di programmare per tempo attività socioeducative e ricreative dedicate alle persone fragili durante i mesi estivi. «La fine della scuola e delle attività pomeridiane comporta ulteriore isolamento per molti ragazzi con disabilità», sottolinea Violetto, chiedendo al Comune di accedere rapidamente al Fondo nazionale destinato alle attività socioeducative per i minori.Secondo la consigliera, Palazzo di Città potrebbe sostenere le famiglie attraverso bonus per il pagamento dei centri estivi, strumenti utili sia alla socializzazione dei minori sia alla conciliazione tra vita e lavoro, soprattutto per le madri lavoratrici. Violetto propone inoltre contributi più elevati per i minori con disabilità, considerando i maggiori costi dell’assistenza specialistica.Nel documento si richiama attenzione anche verso gli adulti con disabilità, chiedendo attività capaci di favorire integrazione e socialità attraverso risorse comunali dedicate.

Gaudiano apre il confronto con residenti e categorie economiche per ridefinire concessioni, canoni e manutenzioni

Sassi, parte la riforma delle subconcessioni

MATERA. Si è svolto lunedì 25 maggio, nella sala Mandela del Comune di Matera, il tavolo di confronto istituzionale promosso dall’assessora ai Sassi Lucia Gaudiano sul futuro delle subconcessioni nei rioni storici. All’incontro hanno partecipato il comitato dei residenti, rappresentato tra gli altri dalla presidente Antonella Salvatore Ambrosecchia e dall’urbanista Lorenzo Rota, insieme alle principali associazioni di categoria del territorio, tra cui Confesercenti, Confapi, Confcommercio, Cna, Confartigianato, Cam, Federalberghi, Associazione B&B e Confindustria. Al centro della discussione il rinnovo delle subconcessioni e la revisione complessiva della gestione del patrimonio immobiliare dei Sassi. Il confronto si è sviluppato nel solco della

legge 771 del 1986, riferimento storico per il recupero e il risanamento dei rioni, con l’obiettivo di preservare il tessuto abitativo, culturale ed economico dell’area.

L’assessora Gaudiano ha definito l’incontro «l’inizio di un percorso partecipato e trasparente», evidenziando la necessità di conciliare tutela storica e vitalità sociale dei Sassi. L’intenzione dell’amministrazione è quella di introdurre regole certe, criteri di equità e strumenti capaci di garantire la permanenza di residenti e attività culturali nei quartieri storici.Nel corso del confronto è emersa un’ampia convergenza sulla necessità di rivedere il sistema di calcolo dei canoni di concessione. Tra le ipotesi discusse figurano riduzioni e formule agevolate per residenti e operatori cultu-

rali, con l’obiettivo di incentivare il presidio stabile dei rioni e contenere il rischio di svuotamento sociale. Un altro tema affrontato riguarda la manutenzione straordinaria degli immobili e la necessità di aggiornare il piano biennale degli interventi, fermo ai primi anni Novanta. Una revisione ritenuta indispensabile per agevolare i progetti di restauro e risanamento conservativo degli immobili demaniali. Il percorso di rinnovo delle subconcessioni sarà inoltre accompagnato dal riallineamento catastale del patrimonio pubblico e da controlli sulle situazioni di morosità e sulle decadenze relative agli immobili non recuperati. L’estinzione dei canoni arretrati rappresenterà una condizione necessaria per accedere ai rinnovi.Conclusa la fase di ascolto, i

portatori di interesse saranno auditi dalla commissione consiliare competente. L’obiettivo finale dell’amministrazione è approvare in Consiglio comunale un nuovo schema di convenzione valido sia per gli immobili residenziali sia per quelli destinati ad altre attività.

Il ministro Urso e il senatore Rosa (FdI): «Vent’anni di cassa integrazione sono un’anomalia; ora serve un vero piano industriale»

Vertenza Natuzzi, i Sindacati: «Tutela del Made in Italy e stop alle delocalizzazioni»

Si è svolto presso il MIMIT l’incontro sulla vertenza Natuzzi, alla presenza del Ministro Adolfo Urso e della Sottosegretaria Fausta Bergamotto. Nel corso dell’incontro il Ministero ha invitato tutte le parti alla necessità di costruire una soluzione condivisa, capace di superare l’attuale situazione di anomalia nell’utilizzo degli ammortizzatori sociali e di restituire alla vertenza una vera prospettiva industriale. In questo quadro, assume particolare rilievo la notizia formale dell’interlocuzione in corso tra l’azienda e Invitalia, da tempo auspicata e sollecitata dalle organizzazioni sindacali nel confronto con le istituzioni e con l’impresa. L’azienda ha illustrato una serie di iniziative articolate per fasi che, tuttavia, presentano elementi fortemente critici e peggiorativi rispetto alle ipotesi già precedentemente prospettate, tra cui le chiusure dei tre stabilimenti. In particolare, destano forte preoccupazione le proposte relative alla sospensione dell’orario di lavoro, all’utilizzo degli impianti e alla fermata temporanea, oggi indicata in 12 mesi, degli stabilimenti di Santeramo PS e Graviscella, con il conseguente spostamento di volumi produttivi all’estero. Le organizzazioni sindacali hanno respinto con forza questa impostazione, ribadendo che non è accettabile affrontare la crisi scaricandone ancora una volta il peso sulle lavoratrici, sui lavoratori e sul perimetro industriale italiano. Per questo è stata richiesta una regia istituzionale forte, direttamente gestita dal Ministero e dalle Regioni coinvolte, affinché vengano sospese le iniziative aziendali annunciate fino allo svolgimento di un confronto vero con le rappresentanze sindacali dei lavoratori. Un primo passaggio di questo confronto è già previsto per il 4 giugno presso la sede della Regione Puglia, dove saranno affrontati i temi relativi al calendario delle sospensioni e agli eventuali incentivi all’esodo. Tale incontro dovrà collo-

carsi in continuità con l’intesa sottoscritta presso il Ministero del Lavoro e non potrà rappresentare un arretramento rispetto agli impegni assunti.Il prossimo incontro convocato dal MIMIT è fissato per l’11 giugno alle ore 14.30. In quella sede l’azienda dovrà presentare in modo compiuto il nuovo piano industriale.

URSO: «SERVE UN VERO PIANO INDUSTRIALE PER TUTELARE I LAVORATORI»

«Vent’anni di ricorso agli ammortizzatori sociali a carico dello Stato rappresentano un’anomalia. La crisi Natuzzi andava affrontata prima, con responsabilità e una reale prospettiva industriale. Ora è necessario voltare pagina. Il tavolo permanente insediato oggi al Mimit dovrà servire a condividere un vero piano industriale, sostenibile e orientato allo sviluppo dell’azienda e alla tutela dei lavoratori». Lo ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso, al tavolo convocato oggi a Palazzo Piacentini con l’azienda, le organizzazioni sindacali e le Regioni Puglia e Basilicata, sedi degli stabilimenti del gruppo dell’arredamento di alta gamma. Urso ha quindi evidenziato la necessità di un impegno corale da parte di tutti i soggetti coinvolti, al fine di condividere un percorso credibile di rilancio industriale e occupazionale del Gruppo, richiamando il metodo adottato dal Mimit nella gestione delle crisi industriali, che ha già consentito di giungere in tre anni alla positiva risoluzione di 40 tavoli di crisi.

«Sul tavolo Natuzzi il Governo continuerà a fare la propria parte, come ha fatto sino ad oggi, per arrivare a una soluzione concreta e condivisa. Dobbiamo voltare pagina rispetto ai decenni passati: vent’anni di cassa integrazione non possono più rappresentare una prospettiva. La cassa integrazione, come ha ricordato il ministro Urso, deve essere uno strumento temporaneo e non la soluzione. Per questo il tavolo deve portarci

a un percorso industriale e occupazionale solido. Sulla linea dei risultati ottenuti finora, mai registrati prima, il Governo va avanti con determinazione per salvaguardare sia i lavoratori sia il tessuto imprenditoriale del Paese”, ha dichiarato il sottosegretario con delega alle crisi di impresa, Fausta Bergamotto, annunciando che “il tavolo permanente è stato aggiornato all’11 giugno al Mimit, giorno nel quale l’azienda illustrerà le linee guida del piano industriale destinato al rilancio del Gruppo». Sul fronte degli strumenti per il rilancio industriale, infine, Urso ha annunciato che Invitalia sta svolgendo la due diligence sull’azienda, invitando le Regioni Puglia e Basilicata a proseguire sia nel percorso per il riconoscimento del distretto industriale sia nella definizione dell’area di crisi complessa, come concordato nei recenti incontri con i rappresentanti regionali.

ROSA (FDI):

«VICENDA AFFRONTATA SENZA

STRATEGIA PER TROPPO TEMPO»

«Per troppi anni la vicenda Natuzzi è stata gestita attraverso il solo ricorso alla cassa integrazione, senza una reale strategia industriale. Vent’anni di Cig rappresentano un’anomalia evidente, figlia dell’immobilismo dei governi precedenti. Oggi, invece, il ministro Urso e il Governo Meloni hanno scelto di prendere realmente in carico la crisi, mettendo in campo Invitalia che ha avviato la due diligence aprendo un con-

fronto con azienda, sindacati e territori per costruire insieme una prospettiva industriale vera e tutelare i lavoratori». Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia Gianni Rosa, vicepresidente della Commissione Ambiente di Palazzo Madama. GIORDANO (UGL MATERA):

«VENT’ANNI DI MALGOVERNO HANNO PRODOTTO DESERTIFICAZIONE INDUSTRIALE»

«Per oltre vent’anni sulla vertenza Natuzzi e più in generale sulle crisi industriali del nostro territorio si è assistito a una lunga stagione di malgoverno, caratterizzata da politiche assistenzialistiche, annunci, promesse e una gestione incapace di costruire una reale prospettiva industriale. Oggi, finalmente, si intravede qualche spiraglio concreto grazie al lavoro del MIMIT, all’impegno del Governo e al contributo istituzionale della Regione Basilicata, chiamata a svolgere un ruolo decisivo per difendere occupazione e territorio». Lo dichiara Pino Giordano, Segretario Provinciale UGL Matera, intervenendo a margine dell’incontro tenutosi oggi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy sulla vertenza Natuzzi. «Da oltre due decenni – prosegue Giordano – abbiamo assistito a un modello fallimentare: denaro pubblico distribuito senza condizioni stringenti, ammortizzatori sociali trasformati in strumenti ordinari, nessuna verifica seria sugli investimenti, nessuna strategia industriale in

grado di difendere il sistema produttivo lucano. Si è scelto di tamponare emergenze senza affrontarne le cause. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: territori impoveriti, giovani costretti ad andare via, famiglie schiacciate dall’incertezza e migliaia di lavoratori lasciati sospesi in un limbo senza futuro». Secondo il segretario UGL Matera, il tavolo convocato dal ministro Adolfo Urso e la prospettiva della due diligence tra Invitalia e Natuzzi rappresentano un passaggio che può finalmente determinare una svolta. Giordano richiama però tutte le istituzioni a mantenere alta l’attenzione. «Occorre una regia forte e soprattutto una tutela reale dell’occupazione e della territorialità. Non possiamo accettare che la riorganizzazione si trasformi nell’ennesimo sacrificio imposto ai lavoratori o in ulteriori delocalizzazioni. Al centro devono tornare le persone: le famiglie che da anni vivono nella precarietà, i lavoratori che hanno pagato sulla propria pelle errori politici e manageriali, i territori che hanno subito uno svuotamento industriale devastante. L’UGL continuerà a sostenere ogni iniziativa seria e concreta che punti al rilancio produttivo e alla difesa dell’occupazione. Ma sia chiaro: il tempo delle promesse è finito. Servono impegni vincolanti, controlli rigorosi, investimenti verificabili e un piano industriale vero. Perché i lavoratori non possono continuare a pagare il prezzo di vent’anni di fallimenti».

I commercianti parlano di ripercussioni sulle attività economiche, mentre i cittadini lamentano percorsi più lunghi e disagi negli spostamenti

Viabilità a Stigliano, oltre cento firme contro il senso unico in Via Zanardelli

Continua a crescere la contestazione attorno alle modifiche alla viabilità introdotte con l’ordinanza comunale n. 7 del 12 marzo 2026, che ha istituito il senso unico di marcia nei tratti di Via e Vicolo Zanardelli. Una decisione che, secondo cittadini, residenti e commercianti della zona, sarebbe stata adottata senza un preventivo confronto con la comunità e senza un’adeguata comunicazione ai diretti interessati. Fin dai primi giorni successivi all’entrata in vigore del provvedimento, numerosi cittadini si sono mobilitati attraverso una petizione popolare che ha già raccolto oltre 300 firme. L’obiettivo è quello di chiedere all’Amministrazione comunale un riesame della misura e l’apertura di un confronto pubblico sulle conseguenze che il nuovo assetto viario sta producendo. Tra le criticità segnalate emerge in particolare la difficoltà di manovra durante la svolta da Via Zanardelli verso

i vicoli interni. In diversi casi gli automobilisti sarebbero costretti a effettuare una doppia manovra in salita, con possibili rischi per la sicurezza dei pedoni e per chi si reca nell’area dei cassonetti collocati nelle immediate vicinanze. Nei giorni scorsi, inoltre, si sarebbe verificato anche un incidente, fortunatamente senza gravi conseguenze per le persone coinvolte. Il tema è stato al centro di un incontro pubblico molto partecipato tra i promotori della petizione e l’Amministrazione comunale. Durante il confronto è emersa una netta contrarietà al provvedimento da parte dei presenti, che ne hanno chiesto l’annullamento immediato. Secondo quanto sostenuto dall’Associazione politico-culturale "Per Stigliano – Nuove Prospettive", le motivazioni illustrate dall’Amministrazione non avrebbero evidenziato ragioni tali da giustificare una modifica così incisiva della viabilità. Nel dibattito sarebbero inoltre

emersi dubbi sull’iter amministrativo seguito, in particolare riguardo all’assenza di una specifica delibera di giunta e di una relazione tecnica dettagliata che chiarisca le motivazioni e le mutate condizioni che avrebbero reso necessario il provvedimento. Nel frattempo residenti e operatori commerciali continuano a denunciare difficoltà quotidiane. I commercianti parlano di ripercussioni sulle proprie attività economiche, mentre diversi cittadini lamentano percorsi più lunghi e disagi negli spostamenti, una situazione che risulterebbe particolarmente gravosa in un contesto caratterizzato da una popolazione prevalentemente anziana. Durante l’incontro, il Sindaco si era impegnato a valutare nuovamente la situazione entro dieci giorni. Tuttavia, a distanza di oltre venti giorni, non sarebbero stati adottati nuovi provvedimenti ufficiali, se non alcune rassicurazioni verbali rivolte ad alcuni residenti. Per que-

sto motivo Per Stigliano –Nuove Prospettive torna a chiedere con forza l’immediata revoca del senso unico e il ripristino della viabilità a doppio senso di marcia, ritenendo che i disagi causati dal provvedimento superino i benefici prodotti. Sul fronte amministrativo, inoltre, viene evidenziato che le criticità sollevate potrebbe-

ro rappresentare elementi da valutare in un eventuale ricorso presso gli organi competenti per chiedere l’annullamento del provvedimento adottato. La vicenda resta aperta e l’attenzione della comunità continua a rimanere alta, in attesa di una decisione definitiva da parte dell'amministrazione comunale.

L’agricoltura come motore di rigenerazione delle aree interne: a Matera confronto tra Istituzioni e rappresentanti del settore

Sarà la splendida cornice di Palazzo Malvinni Malvezzi ad accogliere, il 30 maggio 2026 alle ore 10.00, l’incontro dedicato al tema “Il ruolo dell’agricoltura per la rigenerazione e il ripopolamento delle aree interne”, promosso da Copagri in collaborazione con il CNEL e con il supporto della Provincia di Matera. Un appuntamento pensato per riunire esponenti del mondo istituzionale, economico e agricolo in un confronto aperto sulle strategie necessarie a sostenere i territori rurali e a contrastare il fenomeno dello spopolamento. L’avvio dei lavori sarà affidato ai saluti istituzionali del Presidente della Provincia di Matera, Francesco Mancini, del Sindaco di Matera, Antonio Nicoletti, e del Presidente di Copagri Basilicata, Nicola Minichino, che introdurranno il valore dell’iniziativa nel quadro delle politiche

territoriali e delle sfide che interessano la Basilicata. Seguiranno gli interventi di autorevoli rappresentanti del panorama nazionale e regionale. Tra loro, Franco Verrascina, Consigliere CNEL e Past President Copagri, e Massimiliano Monnanni, Segretario generale CNEL, che offriranno una lettura aggiornata del ruolo

dell’agricoltura nelle dinamiche economiche e sociali del Paese. Il dibattito sarà ulteriormente arricchito dal contributo del Presidente della Commissione Agricoltura del Senato, Sen. Luca De Carlo, del Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, dell’Assessore regionale all’Agricoltura, Carmine Cicala, e del

Presidente di Confindustria Basilicata, Francesco Somma, chiamati a delineare prospettive, strumenti e politiche per rafforzare la competitività delle aree interne e valorizzarne le potenzialità. Le conclusioni saranno affidate al Presidente nazionale di Copagri, Tommaso Battista, che raccoglierà gli spunti emersi e rilancerà le priorità del settore in vista delle future programmazioni. L’iniziativa si propone come un momento di confronto costruttivo, capace di mettere al centro il ruolo strategico dell’agricoltura quale leva di sviluppo sostenibile, innovazione e coesione territoriale. Un’occasione per riaffermare la necessità di politiche integrate che sostengano le comunità rurali, favoriscano nuove opportunità occupazionali e incoraggino il ritorno alla terra come scelta di vita e di futuro.

Studenti, istituzioni e famiglie insieme al Rione Malvaccaro per una giornata di riflessione, impegno civile e ricordo delle vittime del dovere

Legalità e memoria, a Potenza il premio dedicato al maresciallo Agatino Di Matteo

DI FRANCESO MENONNA

Ilvalore della legalità, una mattinata tra emozioni, sentimenti e valori forti. Sono state queste le chiavi di lettura del Premio Legalità in memoria del maresciallo Agatino Di Matteo, svoltosi ieri mattina presso il Centro Sociale Rina Vaccaro del Rione Malvaccaro. L’evento rientra nell’ambito delle iniziative del Maggio Potentino ed è stato promosso in collaborazione con l’Anci e l’associazione APSETS Testimonianze di Valore, fondata in memoria dei servitori dello Stato Agatino Di Matteo e Giambattista Rosa.All’evento hanno preso parte la vedova di Di Matteo, Franca Lorati, e la figlia Valeria. Hanno partecipato alla giornata dedicata alla legalità il comandante dell’Esercito Basilicata, colonnello Rocco Franciosa, il prefetto di Potenza Michele Campanaro, il vicepresidente della Regione Basilicata Pasquale Pepe, il comandante della Legione Carabinieri Basilicata Luca Mennitti, il comandante provinciale della Guardia di Finanza Massimiliano Tibollo, il colonnello Luca D’Amore, comandante provinciale dei Carabinieri di Potenza, il comandante dei Vigili del Fuoco Luca Ponticelli, il comandante della Polizia Municipale di Potenza Maria Santoro, il presidente dell’Anci Basilicata Gerardo Larocca, il sindaco di Avigliano Giuseppe Mecca e il primo dirigente della Polizia di Stato della Questura Rosario Danza.Agatino Di Matteo è stato una delle tante vittime del dovere, insignito della Medaglia di Bronzo al Valore dell’Arma dei Carabinieri. Proprio per questo ieri mattina è stato ricordato in una giornata intensa e ricca di riflessione durante l’evento svoltosi a Malvaccaro. Una sala piena, l’entusiasmo dei giovani, la partecipazione dei docenti, la presenza delle autorità e il valore della legalità hanno scandito i tempi e i passi di un appuntamento svilup-

patosi all’insegna della musica e delle tante espressioni di idee e valori tipiche di questo percorso umano e professionale.Gli alunni, i docenti e gli addetti ai lavori hanno dato prova di impegno, maturità e determinazione, mettendo in evidenza la forte volontà di combattere i fenomeni di illegalità che turbano le coscienze e creano enorme preoccupazione nell’opinione pubblica.Durante l’evento si è svolta la premiazione del concorso «Il sacrificio del maresciallo Agatino Di Matteo è un esempio di legalità e senso del dovere, valori che guidano gli uomini e le donne di tutte le istituzioni che ogni giorno lottano sul territorio per la legalità». Alla giornata hanno partecipato anche le artiste Rocchina Lepore e Ida Tricarico in qualità di membri della giuria.Una giornata intensa che ha visto nella decisa espressione di contrasto alle forme di illegalità l’elemento centrale della manifestazione, che ha inteso ricordare chi ha sacrificato la propria vita per lo Stato e ispirare le nuove generazioni a comportamenti maturi e consapevoli.Rita Marsico, docente dell’Istituto Comprensivo Don Milani-Leopardi e referente del progetto legalità, ha parlato dell’evento: «Una giornata sulla legalità, frutto però di un lavoro che va avanti da anni. Nello specifico, per questa giornata abbiamo parlato di una vittima del dovere particolare, il maresciallo Agatino Di Matteo, e i ragazzi dell’istituto hanno realizzato lavori straordinari. Per questi elaborati hanno ricevuto diciotto premi. Oggi c’è poco rispetto per le istituzioni e per le leggi, soprattutto per le istituzioni. Noi dobbiamo educare i nostri giovani ad avere rispetto per gli uomini, per le divise e per il sacrificio che compiono, perché uomini come Agatino Di Matteo hanno dato tutto fino alla morte, sacrificando la propria vita».Valeria Di Matteo, figlia di Agatino, ha parlato della giornata di sensibilizzazione e ricordo: «Mio padre era il maresciallo

Legalità a scuola, studenti premiati in Questura

Domani, alle ore 10, nella Sala Palatucci della Questura di Matera, si terrà la cerimonia di premiazione degli studenti autori degli elaborati vincitori, a livello provinciale, della nona edizione del progetto-concorso «PretenDiamo Legalità», promosso dalla Polizia di Stato in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e del Merito. Alla cerimonia prenderanno parte il questore di Matera, Davide Della Cioppa, il dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale - Ambito territoriale di Matera, Francesco Greco, insieme ai dirigenti scolastici e ai docenti refe-

renti del progetto. L’iniziativa ha coinvolto alunni della scuola primaria, secondaria di primo grado e secondaria di secondo grado in un percorso di approfondimento sui temi della legalità, della convivenza civile e della partecipazione democratica. Gli incontri, condotti da personale qualificato della Questura e delle Specialità della Polizia di Stato, hanno avuto l’obiettivo di stimolare nei più giovani una riflessione consapevole sul rispetto delle regole e sulla responsabilità individuale all’interno della comunità. Sono stati tredici gli istituti scolastici che hanno aderito al

progetto, sei dei quali nel capoluogo e gli altri nei comuni di Policoro, Pisticci, Bernalda, Grottole e San Mauro Forte. Complessivamente, l’iniziativa ha interessato circa un migliaio di studenti, tra bambini e ragazzi. Al termine degli incontri svolti nelle scuole, che hanno suscitato grande interesse e curiosità tra gli alunni, gli studenti hanno realizzato gli elaborati previsti dal bando, suddivisi per categorie e grado di istruzione. Diversi i temi affrontati: per la scuola primaria, il contrasto all’uso offensivo delle parole e il riconoscimento dell’hate speech, oltre alla sicurezza

Agatino Di Matteo, vittima del dovere e insignito della Medaglia di Bronzo al Valore del- l’Arma dei Carabinieri. È venuto a mancare tre anni fa e noi continuiamo a ricordarne la memoria. Oggi, qui a Malvaccaro, insieme all’Istituto Comprensivo Don Milani-Leopardi abbiamo presentato il Premio Legalità dedicato a mio padre. Io sono anche presidente dell’associazione Testimonianze di Valore in memoria dei servitori dello Stato Agatino Di Matteo e Giambattista Rosa. Oggi abbiamo premiato diciotto elaborati, con menzioni speciali e quattro primi premi nelle categorie tecnologico, artistico, creativo e letterario. In questa giornata abbiamo inoltre inaugurato la canzone che diventerà l’inno della nostra associazione. Il brano si intitola «Eroi senza paura», è inedito ed è stato scritto da me e da mia figlia Margherita Rosa. Successivamente, non avendo competenze musicali specifiche, ci siamo fatte aiutare dall’intelligenza artificiale attraverso un’applicazione. I ragazzi sono stati molto coinvolti, hanno cantato con entusiasmo e l’inno nazionale è stato eseguito con grande partecipazione e cuore».

stradale e ferroviaria; per la scuola secondaria di primo grado, la sicurezza online, il cyberbullismo, l’inclusione e la parità, con particolare attenzione al rispetto delle differenze; per la scuola secondaria di secondo grado, l’intelligenza artificiale, i diritti digitali, la violenza di genere e il valore del rispetto. La giornata si concluderà con un momento dimostrativo nel cortile della Questura. Gli stu-

denti delle classi vincitrici potranno visitare uno stand della Polizia Scientifica, dove un operatore illustrerà le apparecchiature utilizzate nelle attività tecniche e investigative. Un agente delle Volanti presenterà inoltre le caratteristiche di un’auto specializzata, offrendo ai ragazzi un’occasione concreta per conoscere più da vicino il lavoro quotidiano della Polizia di Stato.

A Matera la cerimonia provinciale del concorso «PretenDiamo Legalità» promosso dalla Polizia di Stato

LA RUBRICA DI CRONACHE Pensieri

Appunti di realtà 28 maggio La scelta che non si vede

C’è una parte della vita che non si lascia mai fotografare bene. Non perché sia misteriosa, ma perché è troppo quotidiana per sembrare importante. Succede nelle ore normali. In quelle in cui non sta accadendo niente di particolare. Una risposta trattenuta. Un pensiero che potrebbe diventare reazione e invece resta fermo. Un gesto piccolo che nessuno noterà mai, ma che cambia leggermente la direzione di ciò che verrà dopo. È lì che si sposta tutto, anche se dall’esterno non si vede. Siamo abituati a cercare svolte evidenti. Eventi. Decisioni dichiarate. Passaggi netti. Ma la vita, nella sua forma più reale, non funziona quasi mai così. Si modifica per accumulo. Un giorno scegli di non alimentare ciò che ti svuota. Un altro giorno scegli di non rispondere come avresti fatto ieri. Un altro ancora smetti di dare spazio a ciò

che ti allontana da te stesso. E non succede niente di clamoroso. Almeno non subito. C’è un principio antico che attraversa molte tradizioni interiori e che, detto in modo semplice, ricorda una cosa essenziale: nulla di ciò che pensiamo, diciamo o facciamo si perde davvero. Ogni istante lascia una traccia dentro di noi e contribuisce a costruire la direzione della nostra vita. Non come qualcosa di già scritto. Ma come qualcosa che si sta formando mentre viviamo. E questo, nella pratica quotidiana, significa una cosa molto concreta: non esistono passaggi neutri. Anche quando ci convinciamo del contrario. Per questo ci sono persone che un giorno si accorgono di essere cambiate senza riuscire a individuare il momento preciso in cui è successo. Non c’è un evento unico. C’è una continuità. Di piccole concessioni. Di scelte rimandate. Di adattamenti fatti “per non pensarci troppo”. E poi, a un cer-

to punto, tutto si presenta insieme. Il punto interessante è che spesso si pensa che la forza stia nei grandi gesti. In realtà la parte più impegnativa è restare coerenti nei dettagli invisibili, quelli che non racconti a nessuno perché sembrano irrilevanti. Ma è proprio lì che si forma il carattere. E, detto con onestà, è anche lì che spesso impariamo a raccontarci le versioni più comode di noi stessi. Non si tratta di diventare perfetti. Si tratta di non sparire da sé stessi mentre si vive.

Alla fine, ciò che chiamiamo destino non arriva all’improvviso. Si costruisce mentre lo ignoriamo. E la cosa più semplice e più scomoda è questa: ciò che oggi sembra piccolo, domani potrebbe essere ciò che definisce il modo in cui ci sentiamo dentro la nostra vita. Non subito. Ma con precisione silenziosa. E forse il punto non è capire tutto mentre accade. Ma accorgersi, almeno una volta in più, di cosa stiamo seminando mentre crediamo di “stare solo vivendo”.

Il concerto “Un omaggio all’Italia” nasce dalla passione di due docenti brasiliani per le melodie italiane e per le amicizie coltivate nel Sud Italia

Una serata di musica italiana il 30 maggio in Brasile e il cuore batte per la Basilicata

Metti che due musicisti brasiliani condividono la passione per la musica italiana, metti poi che hanno girato in lungo e in largo lo Stivale approdando anche in Basilicata e istaurando relazioni e amicizie e metti che con grande entusiasmo ci fanno sapere che continuano a contagiare di musica italiana i loro studenti e un pezzo della loro terra, ecco spiegato un progetto musicale “Un omaggio all’Italia” sabato sera 30 maggio p.v. presso la Scuola di musica Musidom (Campina Grande -PB). Ebbene loro sono Caio Czar (CACUniversità statale di Paraiba), cantante e docente del corso di chitarra, e Jorge Ribbas (Università Federale di Campina Grande) cantante, compositore, produttore musicale e fondatore della Scuola di musica Musidom. La loro passione per la musica italiana li ha portati, fin dal 1997 a girare insieme per l’Italia centrale e meridionale, in particolare. Nei loro cuori un posto spe-

ciale per Ruoti e Pignola, ma anche per Moliterno, Castrovillari, Cava dei Tirreni, Ponte Landolfo, Matelica, ma anche la Sardegna e la Sicilia (Roccalumera e Agrigento). Lo hanno fatto con un loro gruppo musicale “Acua da Serra”. Dei due ho avuto l’onore di conoscere il maestro Caio Czar da me battezzato “un gigante de core”, due anni fa a Ruoti (e Pignola), durante una cerimonia di premiazione a lui dedicata dai due sindaci Franco Gentilesca e Antonio De Luca e i rispettivi assessori alla cultura Felice Faraone e Donato Corleto, per i suoi 30 anni di partecipazione al Festival folk internazionale a Pignola e alle oltre 1000 rappresentazioni in Italia e per aver portato la musica italiana in Brasile. Un gemellaggio con la musica, che è un linguaggio universale capace di creare sorellanza, fratellanza e pace. I due professori di musica, Caio Czar e Jorge Ribbas hanno scelto per la serata un vasto repertorio di

musica italiana “romantica”, fatta amare e conoscere e riproposta, tra i vari capolavori scelti, Al di là di Luciano Tajoli, Cinema Paradiso con Ennio Morricone, passando per C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones, e ancora: Champagne, Sapore di sale di Gino Paoli, Dio come ti amo e Volare di Domenico Modugno, Caruso di Lucio Dalla, Strani amori e La Solitudine di Laura Pausini, ma anche Johnny Guitar e Django. E non mancherà l’eco partenopeo con la celebre Funiculì funiculà e Anna verrà di Pino Daniele, ma tante tante altre, comprese quelle a noi forse oggi meno note come Un gatto nel blu degli autori Giancarlo Bigazzi e Totò Savio cantata nel Sanremo del 1972 dal cantautore brasiliano Roberto Carlos. Una serata musicale in cui si omaggia l’Italia con i suoi brani ma anche con “aneddoti e racconti dei meravigliosi momenti – fa sapere il maestro Czar – trascorsi insieme in Italia”. Sa-

ranno contenti gli italiani presenti nella regione di Campina Grande ma soprattutto, fa sapere il mae-

stro, “tutti i brasiliani che sono amanti della musica italiana”.

MARIA DE CARLO

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Cronache del 28 maggio 2026 by Cronache - Issuu