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Cronache del 27 ottobre 2026

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MARTEDÌ 27 OTTOBRE 2026 • ANNO XI N. 241

Direttore Responsabile Rosa MOLLICA Direttore Editoriale Alessandro SANSONI • redazione@lecronache.info

poTENzA, fINITo IL pERIodo dI SoSpENSIoNE, LA doNNA AccuSATA dI AVER pIcchIATo I bAMbINI VuoLE ToRNARE AL Suo poSTo

Maltrattamenti, no al rientro dell’educatrice Genitori in protesta davanti all’asilo. Telesca ipotizza la revoca dell’affidamento. Silenzio del consorzio cS di finizio

Dellapenna a pag 8

fINIScE MALE “LA REcITA dI SANTA MARTA”: ERA TuTTo, coME SEMpRE, uN copIoNE

SpERANzA, chE fIGuRAccIA! finta la commozione in commissione covid: la citazione del papa era già sulle agenzie prima del finto discorso, anch’esso online prima che lo pronunciasse. come al solito bara e non ne azzecca una! _

fAkE NEwS

La Cmd con sede ad Atella entra ufficialmente nel “Gruppo Edge”, i cugini Negri: «Innovare oltre i confini»: nuove prospettive di crescita

Il monito di Mattarella dI LucIA STEfANIA MANco

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ake news e Intelliartificiale genza sempre più condizionanti sono un rischio per la democrazia, occorre un argine. È il monito contenuto nell’intervento del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ieri, a Firenze, sul palco della cerimonia di apertura della quinta edizione del Festival delle Regioni e delle Province autonome. (...)

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■ continua a pag 6

Lamattina a pag 5

L’INTERVISTA L’ex deputata Souad Sbai su Moschee e fondi esteri: «Urgono controlli e censimento»

«L’Islam politico è un pericolo» GRANdE SuccESSo pER LA SEcoNdA EdizioNE

Marateale Talent people Awards: le stelle brillano in campidoglio

Souad Sbai

L’ANNuNcIo

Errichetti a pag 3

Vanzina con Caramia e Noemi con Timpone

Servizio a pag 15

■ Servizio

a pag 25

VIAbILITà

Galleria del Marmo, completati gli interventi in direzione Salerno, tra Picerno e Vietri di Potenza, Pepe: «Investimento strategico»

■ Servizio

a pag 11

_ SARcoNI

Nel cronoprogramma del Comune l’incontro con AQL per nuove possibili adduzioni: «Dialogo fondamentale»

■ Calabrese

a pag 26

_ LucANA fILM coMMISIoN

Con “Stupor Mundi” si chiude il format “Meet us at cinema”: Scamarcio incontra il pubblico nel Castello di Melfi ■ Servizio

a pag 16


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martedì 27 ottobre 2026

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martedì 27 ottobre 2026

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Italia e Mondo Moschee e fondi esteri, l’ex deputata Souad Sbai a Cronache: «Serve un censimento totale e controllo sui finanziamenti»

«L’Islam politico è un pericolo, dobbiamo tutti svegliarci prima che sia troppo tardi» DI VITO ERRICHETTI

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ata a Settat, in Marocco, il 5 febbraio 1961, Souad Sbai è una saggista e politica italiana di origine marocchina. Vive in Italia da 44 anni ed è stata deputata. Si occupa di Islam politico e di diritti delle donne, a partire dalle violenze e dalle segregazioni subite da molte donne immigrate. Negli anni Novanta ha avviato un lavoro di monitoraggio dei gruppi radicali e delle moschee “fai da te”. Da allora denuncia quella che definisce un’avanzata della Fratellanza musulmana in Italia e in Europa. Le sue posizioni le hanno attirato critiche e minacce. L’abbiamo intervistata nei giorni in cui il caso di Milano riaccende il dibattito. Con lei abbiamo parlato di come si sia evoluta la presenza della Fratellanza nel nostro Paese, delle misure che ritiene necessarie, dei fatti di Milano e del rischio che la vicenda getti un’ombra sulla maggioranza dei musulmani italiani. È nata in Marocco, vive in Italia da 44 anni, è stata deputata e si occupa di Islam politico e di diritti delle donne. Come è arrivata a questo impegno? Quando ha capito che la presenza della Fratellanza musulmana in Italia meritava attenzione, e che cosa è cambiato da allora a oggi? «Ho capito che qualcosa non andava partendo dalle donne. Vedevo troppe violenze, troppe donne che avevano bisogno di aiuto, troppe che cominciavano a velarsi in un modo che non aveva alcun senso. Ci sono state anche donne uccise, come Hina Saleem, Sanaa Dafani, Rashida Radi: questioni gravissime. Allora ho aperto l’associazione delle donne, con un numero verde a cui rispondevamo. Siamo stati invasi dalle chiamate. Erano donne

che non potevano uscire di casa, che non avevano la possibilità di lavorare, segregate, escluse dalla vita civile ed economica del Paese. Una cosa che non succedeva nemmeno nei Paesi di provenienza. Negli anni Novanta era l’inizio di una certa radicalizzazione: non si vedeva ovunque, ma si percepiva. Il nostro interesse si è spostato sul monitoraggio dei gruppi radicali, delle moschee “fai da te”, degli imam “fai da te”. Abbiamo scoperto di tutto: matrimoni a tempo celebrati nelle moschee, pratiche lontane dal rispetto dei diritti umani. Abbiamo cominciato a fare report e a denunciare quasi ogni giorno l’avanzata estremista.Oggi la situazione non è cambiata. Ci sono ancora le moschee fai da te, e negozi che non si capisce cosa vendano, eppure pagano affitti dai 20 ai 30 mila euro. Ci sono moschee dove accade di tutto e non si capisce perché non vengano chiuse, come la normalità vorrebbe: se un italiano è fuori regola lo chiudono, e lo stesso dovrebbe valere per loro. Invece continuano ad avanzare politicamente, socialmente, economicamente, perché hanno le loro persone un po’ dappertutto, e hanno i finanziamenti. Sono ormai vere organizzazioni, come la Fratellanza musulmana. Non dimentichiamo che diversi terroristi che hanno compiuto attentati in Europa sono partiti dall’Italia, anche dal Sud. I Paesi si conoscono: Qatar e Turchia finanziano l’islamizzazione. Non ce l’hanno fatta nei Paesi arabi con le Primavere arabe, e ci provano in Occidente, perché, come dicono loro, “con la loro democrazia li sconfiggeremo”». Quali sono le prime misure che governo e comuni dovrebbero attuare per fermare il feno-

meno? «Il governo lo sta facendo con vari decreti, che funzionano e vanno benissimo. Ma ne servono 10, 20, 30 sulle moschee “fai da te”. Serve un censimento totale di tutte le moschee, senza eccezioni. Non è una questione di libertà religiosa: in Italia c’è, e io la difendo. Ma quando a quella libertà subentra un Islam politico che ha come progetto l’occupazione, è il momento di dire no. Vanno chiuse: non oggi, ma ieri, l’altro ieri, quattro o cinque anni fa. Non si può dare la cittadinanza a un tunisino che è andato a combattere in Siria ed è tornato. Chi fa queste cose va espulso subito e controllato in tutto ciò che fa. Vanno controllati soprattutto i finanziamenti: serve un decreto perché tutti i fondi dall’estero siano bloccati e verificati, per capire a cosa servano e perché. Non dobbiamo farci intimidire dalla paura di passare per razzisti o islamofobi: è quello che vogliono. Non ci deve importare niente di ciò che pensano. È su quel tema che ci vogliono azzittire, ed è su quello che dobbiamo continuare a denunciare e a dire le cose come stanno. L’Islam politico è un pericolo. L’Europa l’ha capito e, con l’Europa, l’Italia può decidere. Qualsiasi moschea o associazione legata alla Fratellanza musulmana va messa fuori legge. Si sono svegliati i Paesi arabi, dove questa gente è fuori legge. E qui facciamo i complimenti. Chi tace, secondo me, è complice». In questi giorni si è parlato molto del caso di Milano. Secondo lei c’entra anche la Fratellanza? «Non sono convinta, perché è successo una settimana fa, e le conferme spettano alla Procura. Non penso nemmeno che sia un maranza: diffuso a

_ Souad Sbai livello nazionale. Leggendo gli articoli che ha scritto per Il Fatto Quotidiano, si capisce che è una persona tecnica, da non sottovalutare. Essere filoqualcuno o manifestare per qualcosa non è reato in Italia, ci mancherebbe. Ma quando diventa un legame con una certa organizzazione, lì sì, è reato. Come ha detto la Presidente, si può manifestare, ma non con quel disordine. Chi fa disordini come quelli del 17 ottobre va preso e spedito a casa con il primo aereo, perché non è compatibile con l’accoglienza. La Procura indagherà e ci dirà chi c’è dietro». Un’ultima domanda. Il giovane al centro del caso di Milano ha origine marocchina come lei, che in questi anni ha ricevuto minacce per le sue posizioni. Come si evita che la vicenda getti un’ombra sulla grande maggioranza dei musulmani italiani, che non c’entra nulla? «È proprio per la maggioranza, quella tranquilla che lavora, che stiamo

facendo questa battaglia. Per fortuna è una maggioranza; questa è una piccolissima minoranza, che però va gestita per non farla diventare maggioranza. La maggior parte dei musulmani è gente onesta che cresce i figli. Non vorrei essere al posto dei genitori di quel ragazzo, persone che hanno fatto sacrifici per pagargli l’università e poi ritrovarsi in questa situazione. C’è una classe media che fa sacrifici e porta quasi il 7% del PIL in Marocco. Chi dice che non c’è integrazione è in malafede. Non voglio il caos, non tutti sono Fratelli musulmani né tutti delinquenti. Bisogna separare i delinquenti, e lo chiedono ogni giorno tanti stranieri: non ne possono più, perché sono le prime vittime. Anche le donne sono state le prime vittime di questa avanzata estremista. Io non ho paura delle minacce. Ho talmente tanto da fare che non ci penso. Ricevere minacce di morte vuol dire che stiamo lavorando bene».


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martedì 27 ottobre 2026

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Milano, il caso del «Movimento 17 ottobre»: Siher davanti al giudice, la Procura chiede che resti in carcere

Per lo “stratega” è attesa la convalida, dal decreto di fermo «Un quadro allarmante» I messaggi programmati, il manuale, le domande all’intelligenza artificiale per coinvolgere altre piazze: è ciò scrive la pm che segue l’inchiesta. Piantedosi: nessuna «zona franca». Dalla Francia alla Serbi, le piazze dei giovani DI TIZIANA MAGRÌ

ue messaggi programmati. E mai partiti. Oggi, alle 9.30, nel carcere di San Vittore, Youssef Siher, il ricercatore di 30 anni ritenuto la «mente» del «Movimento 17 ottobre», dovrebbe comparire davanti al giudice per le indagini preliminari Tiziana Landoni per l’interrogazione di convalida. La giudice ha tempo fino a domani per stabilire se il fermo fosse legittimo e se Siher, indicato dagli inquirenti come il fondatore del movimento, debba restare in carcere, come chiede la Procura. Quei due messaggi impostati su Telegram per le 14.31 e le 15.31 di sabato con i luoghi in cui radunarsi in diverse città, sono il cuore del decreto di fermo: dodici pagine della pm Francesca Crupi, con cui è stato fermato il trentenne di orine marocchina, nato a Gavardo. La Polizia Postale ne ha bloccato l’invio. E così, scrive la magistrata, «il piano criminoso non veniva portato a termine». Le accuse sono di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità del terrorismo e dall’uso di strumenti telematici. E, per la piazza del 24 ottobre «da lui indetta», aver incitato «la formazione di gruppi di facinorosi», dando indicazione «sui luoghi dove concentrarsi e su come affrontare le forze dell’ordine». Il gruppo Telegram del ‘Movimento 17 ottobre’ era nato la sera del 18 ottobre, alle 19.58, nel giorno più violento dei disordini milanesi. In pochi giorni aveva già raggiunto 6.153 iscritti. I cortei del

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diciassette contro il carovita li aveva convocati “Italia in piazza”, movimento giovanile un gruppo di studenti nato su TikTok, che ha poi preso le distanze dalle pagine social attribuite a Youssef Siher. Ma a saccheggiare, scrive la stessa pm, sono stati giovanissimi «non appartenenti a gruppi o associazioni politiche». L’indagine sul di Digos, Squadre Mobile e Polizia Postale nasce dal monitoraggio della rete. Nelle ore successive ai saccheggi spuntano numerose chat WhatsApp e Telegram con centinaio di iscritti. Nel giro di pochi giorni quasi tutte cambiano nome e amministratori e argomenti. La rete web che sarebbe stata creata da Siher resta compatta e continua a organizzare le successive date in piazza. Sabato gli agenti lo cercano nel Bresciano, dove risiede. Non loro trovano. Lo rintracciano a Milano, in un appartamento in cui si trova con la moglie. Gli uomini della Polizia sequestrano il cellullare e un portatile. Sul telefono non possono lavorare perché il ragazzo si rifiuta di fornire il codice di accesso. Mentre il portatile non è protetto da password, e la Polizia Postale, su disposizione della pm, lo analizza. L’esame, si legge nell’atto, del device, restituisce un quadro «oltre modo allarmante». Nel notebook c’è Telegram aperto, con i due messaggi pronti a partire da soli: erano gli annunci promessi il giorno prima agli iscritti. Alle 14.30 i punti di ritrovo in ogni città, alle 15.30 la piazza finale. Vengono trovati il manuale «Rivoluzione, istruzione per l’uso», con indicazioni su scudi,

telecamere da oscurare e lacrimogeni da lanciare, e le domande alla piattaforma di intelligenza artificiale sulla «realizzazione di strategie rivoluzionarie». Ed emerge, scrive nel decreto la giudice, «come anche la moglie di SIHER Youssef, identificata in HAMMOUD Sagia, nata a Como, classe’86, fosse l’amministratrice del gruppo Telegram». La donna è indagata in concorso, a piede libero. Gli investigatori starebbero verificando anche eventuali contatti della coppia con la rete di presunti finanziatori di Hamas già sotto inchiesta. Per l’accusa Siher, tirocinante all’Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale) e «una delle figure emergenti» dei Giovani Palestinesi d’Italia, esercitava una «forza di suggestione e persuasione» capace di spingere gli altri «alla concreta commissione dei delitti». Nel decreto, però, c’è anche altro. I messaggi che invocano gli assalti alle banche risultano «pubblicati dagli appartenenti del gruppo», non dall’amministratore. E l’accusa di terrorismo si regge soprattutto sulla paura diffusa tra i cittadini: per la pm lo dimostrano le strade presidiate dalla polizia «e financo l’esercito» e i commercianti che «hanno chiuso i negozi o predisposto barriere». Il caso arriva dentro una stagione di proteste giovanili sul carovita che attraversa l’Italia, e non solo. E apre un dibattito con reazioni a catena. A destra si rivendica la linea dura. «Non saranno possibili zone franche», scandisce il ministro dell’Interno Piantedosi. Per il ministro della Difesa Guido Cro-

_ Youssef Siher

setto, Siher non sarebbe un emarginato, ma una persona molto introdotta nella società. A sinistra, il consigliere milanese del Pd Sandro Corti parla di «prigioniero politico», mentre Nicola Fratoianni avverte che «nessuno può mettere il bavaglio al disagio». «Dobbiamo fare come la Francia», messaggiava l’amministratore il giorno in cui nasceva il gruppo. Venerdì studenti e sindacati di base, tornano in piazza, in vista dello sciopero generale della Cgil del 20 novembre. A fare da contraltare alla violenza di Milano è la Serbia: domenica la lista nata dalle proteste studentesche ha battuto nelle urne la coalizione dell'ex presidente Aleksandar Vučić. Siher, come la moglie, è al momento soltanto indagato. Le accuse della Procura dovranno superare il vaglio del giudice, a partire dall’udienza di oggi.


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martedi 26 ottobre 2026

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Finisce male “la recita di Santa Marta”: era tutto, come sempre, un copione

Speranza, che figuraccia! Finta la commozione in Commissione Covid: la citazione del Papa era già sulle agenzie prima del finto discorso, anch’esso online prima che lo pronunciasse. Come al solito bara e non ne azzecca una!

C’

è un confine sottile, ma invalicabile, che separa la legittima strategia difensiva di un uomo politico dal ridicolo della sceneggiata teatrale. Un confine che Roberto Speranza ha varcato con passo deciso durante la sua attesissima audizione davanti alla Commissione parlamentare d'inchiesta sul Covid. Quello che doveva essere il giorno del riscatto dell'ex ministro della Salute, l'occasione per rivendicare con orgoglio le scelte draconiane della pandemia - dal Green Pass ai protocolli della "Tachipirina e vigile attesa" -, si è trasformato nel palcoscenico di un clamoroso autogol comunicativo. Uno stigma che difficilmente la sua residua credibilità riuscirà a cancellare. Il cuore della polemica non risiede soltanto nelle sue ostinate risposte di merito, ma nel modo in cui ha tentato di manipolare la sfera emotiva dei commissari e del pubblico a casa. A un certo punto dell'audizione, Speranza ha deci-

so di giocare la carta del pathos. Ha abbandonato il tono burocratico e distaccato per indossare i panni della vittima sacrificale, dell'uomo solo al comando schiacciato dal peso di decisioni epocali. Per farlo, ha orchestrato un crescendo lirico, una vera e propria agitazione emozionale focalizzata sul richiamo spirituale a Papa Francesco e ai difficili momenti condivisi a distanza durante l'emergenza. Nelle intenzioni dell'ex ministro, quel passaggio doveva apparire come uno sfogo umano, un discorso sgorgato dal cuore in modo del tutto naturale. La voce che si incrina, la postura che si fa tesa, lo sguardo cerchiato dalla fatica: ogni elemento del linguaggio non verbale era tarato per gridare al mondo una presunta e sofferta spontaneità. Un sussulto dell'anima offerto in diretta a braccio per sottrarsi, attraverso l'empatia, alle durissime contestazioni della maggioranza. Peccato che il teatro abbia le gambe corte se qualcuno

decide di guardare dietro le quinte. A far crollare il castello di carte è stato il senatore di Fratelli d'Italia, Marco Lisei, che ha interrotto la narrazione drammatica con la freddezza di un cronista. Mentre Speranza simulava il trasporto emotivo in aula, le agenzie di stampa stavano già battendo quelle medesime dichiarazioni sul Pontefice. Parola per parola. Virgola per virgola. Con lo stesso identico afflato pseudoreligioso. Il trucco è stato svelato nel modo più umiliante: il discorso "spontaneo" era un testo scritto, blindato, impacchettato e inviato alle redazioni dei giornali prima ancora che l’ex ministro aprisse bocca in Commissione. Persino l'agitazione, persino la commozione legata alla figura del Papa erano state pianificate a tavolino nella quiete di un ufficio stampa. È proprio questo l'aspetto più grave e stigmatizzabile dell'intera vicenda. Preparare una linea di difesa per un'audizione istituzionale è un atto normale,

persino doveroso. Costruire invece l'artificio della spontaneità, vendere come "batticuore" un comunicato stampa pre-datato, è un insulto all'intelligenza degli interlocutori. Fingere un sussulto emotivo e strumentalizzare un'alta autorità morale per fini di protezione politica trasforma la politica in una recita

grottesca e cinica. Nel disperato tentativo di umanizzarsi, Speranza ha finito per mostrare la caricatura peggiore del vecchio apparato ideologico: quello che calcola al millimetro anche i sospiri e i battiti cardiaci, dimenticando che nell'era dell'informazione in tempo reale il suggeritore è sempre visibile.

Una sicumera mista ad arroganza quella dell’ex ministro che dà l’idea di una visione assolutamente ideologica della pandemia

Speranza in Commissione Covid DI ROBERTO LAMATTINA

I

n commissione Covid è il turno di Roberto Speranza. Il principale protagonista della gestione della pandemia ha rivendicato con forza le scelte compiute durante la pandemia, affermando di aver agito per difendere il diritto alla vita e respingendo le accuse di aver adottato linee eccessivamente rigoriste. Speranza ha difeso le campagne vaccinali – citando le oltre 150 mila vite salvate – e i protocolli sulle cure domiciliari, criticando l'uso politico delle polemiche e invitando a contestualizzare decisioni prese in un momento inedito. RIFEREBBE TUTTO In conclusione del suo lunghissimo intervento l’ex ministro stava per citare Papa Francesco quando il Presidente della Commissione Lisei lo ha interrotto dicendo che avrebbe potuto anticipare la sua conclusione perché, quello che doveva essere un intervento a braccio, era già stato interamente riportato dalle agenzie ancora prima che fosse pronunciato. A parte la gravità di un atteggia-

mento assolutamente non istituzionale di Speranza che ha parlato con i giornalisti prima di parlare nelle sedi istituzionali divulgando il testo di un’audizione ancora prima che fosse fatta, emerge chiaramente il farfugliamento dell’uomo incaricato di salvare l’Italia dal Covid che, incapace di motivare una situazione così poco corretta sul piano della grammatica istituzionale, ha provato a scaricare le responsabilità sulle doti di preveg-

genza di ADNKronos o sul suo portavoce. Si è trattato di un momento che ha sfiorato il grottesco mentre destano preoccupazioni le risposte che lo stesso ex Ministro ha dato quando gli hanno chiesto se, anche alla luce delle nuove scoperte, rifarebbe tutto malgrado misure così restrittive come quelle del Green Pass, del Super Green Pass, della vaccinazione obbligatoria non siano state utilizzate in nessun altra

democrazia del mondo e si siano rivelate assolutamente inutili. Speranza ha detto chiaramente che nelle stesse situazioni rifarebbe le stesse cose malgrado la mancanza di evidenze scientifiche invitando chiunque si dovesse trovare nella stessa situazione ad adottare le medesime misure perché così si è obbligata la gente a vaccinarsi. TRA LIBERTÁ E CONDIZIONAMENTO La cosa che colpisce di più nell’atteggiamento di Speranza come in quello di Conte è proprio la sicumera dell’arroganza che traduce anche le motivazioni che sono state alla base di alcune scelte che hanno distrutto la psiche degli italiani e l’economia italiana. Una sicumera mista ad arroganza che dà l’idea di una visione assolutamente ideologica della questione pandemica e che spiega molto di quanto è successo in quel periodo determinando le restrizioni della libertà degli italiani non per uno scopo reale e sulla base di elementi scientifici ma per la pervicace volontà di limitarne gli spostamenti creando un clima di terrore.


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martedi 27 ottobre 2026

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Il monito del Capo dello Stato alla cerimonia di apertura del Festival delle Regioni e delle Province autonome

Mattarella: «Le fake news già oggi manipolano l’informazione, servono regole, facciamo presto»

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DI LUCIA STEFANIA MANCO

ake news e Intelligenza artificiale sempre più condizionanti sono un rischio per la democrazia, occorre un argine. È il monito contenuto nell’intervento del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ieri, a Firenze, sul palco della cerimonia di apertura della quinta edizione del Festival delle Regioni e delle Province autonome. Di fronte al quadro di forte

competizione ed espansione del «potere computazionale», Mattarella ha invitato a non essere solo «spettatori», ma protagonisti della difesa dei valori fondativi della centralità della vita umana. Punto di riferimento per una regolamentazione appropriata è l’Unione europea, a suo avviso «all’avanguardia». La posizione espressa dal presidente della Repubblica fotografa una dinamica pervasiva in atto.

«Già oggi è evidente come la manipolazione dell’informazione, anche attraverso la diffusione di notizie false, avvalendosi delle potenzialità offerte dalla rete, sia in grado di condizionare le opinioni pubbliche e di indirizzarne gli orientamenti e le scelte non solo a livello commerciale, fenomeno quest’ultimo, ampiamente presente nell’esperienza quotidiana», ha scandito Mattarella, ponendo l’accento sulla velocità

con cui l’opinione pubblica può essere orientata artificialmente da attori esterni. Il monito della massima carica dello Stato riguarda in particolare il nodo dei rischi sistemici legati all’evoluzione tecnologica. Il Presidente ha, infatti, sottolineato: «il rischio, talvolta riconosciuto anche dalle stesse big tech, è che lo sviluppo dei modelli attraverso l’apprendimento automatico conduca a una perdita di controllo dei processi tecnologici». Da qui, a suo avviso, la necessità di trovare soluzioni tempestive. Il messaggio è chiaro: «Occorre agire rapidamente e con efficacia affinché non prevalgano usi impropri e incontrollati di questa straordinaria tecnologia che è l’intelligenza artificiale», ha detto il Capo dello Stato, evidenziando la necessità di «predisporre e applicare una regolamentazione appropriata». In questo scenario, il Presidente ha richiamato il ruolo strategico delle istituzioni sovranazionali, individuando nelle misure recentemente varate a Bru-

xelles un primo argine internazionale contro le derive algoritmiche. «L’Unione europea - ha detto - all’avanguardia, come avviene in diversi ambiti e come sarebbe saggio riconoscere, ha già posto in essere una disciplina tra le più avanzate in ambito internazionale, in grado di orientare lo sviluppo e, se necessario, limitare le applicazioni dei sistemi di intelligenza artificiale in modo da precluderne impieghi contrastanti con l’interesse generale e i diritti fondamentali». Occhi puntati dunque sulla «competizione sempre più esasperata tra un limitato di soggetti, con esiti che, allo stato, la scienza non è in condizione di prevedere». È questa la paura, ma anche una leva d’azione. «Se ci limitassimo ad essere spettatori dell’espansione, in ogni direzione, del potere computazionale - ha concluso il Capo dello Stato - potrebbero essere pregiudicati i valori fondativi della centralità della vita umana e, al contempo, della nostra democrazia».


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martedì 27 ottobre 2026

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Cronache Lucane POTENZA Finito il periodo di sospensione, la donna accusata di aver picchiato gli infanti vuole tornare

Maltrattamenti sui bambini, no al rientro dell’educatrice I genitori protestano davanti ai cancelli dell’asilo e minacciano di togliere i figli. Telesca immagina la revoca dell’affidamento. Resta in silenzio Il Consorzio CS guidato da Finizio nel quale opera la cooperativa DI MASSIMO DELLAPENNA

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ono accusate di aver deliberatamente compiuto maltrattamenti su bambini dell’asilo nido le tre educatrici della cooperativa “Il Melograno”. La giustizia penale ha inflitto loro la sospensione dall’attività per un anno. L’anno è trascorso. Due delle tre educatrici non hanno, per ovvi motivi prudenziali, deciso di riprendere servizio. Una ha scelto di farlo. È un argomento delicato che si muove sul sottile filo intercorrente tra la prevenzione e i diritti di un indagato che, in quanto tale, è assistito dalla presunzione di non colpevolezza. Su questo filo sottile, però, c’è la tutela di bambini piccolissimi. Noi crediamo che, in questi casi, fermo restante il diritto della lavoratrice a riprendere a lavorare, questo diritto possa essere svolto altrove e non a contatto con i bambini. LA PROTESTA DEI GENITORI Ieri, davanti ai cancelli dell’asilo, è iniziata la protesta dei genitori. Una protesta civile, pacata, educatissima che si è limitata ad invocare il principio di precauzione. L’educatrice si deve presumere non colpevole fino a sentenza definitiva. I genitori, però, sono legittimamente preoccupati. Noi lo siamo con loro. Onestamente anche il nostro proverbiale garantismo si ferma davanti al rischio oggettivo di correre il rischio di mettere a contatto con i bambini chi potrebbe essersi già macchiata di gravi violenze ai loro danni. Tutto questo senza con-

tare che ci sono i bambini i cui genitori hanno fatto la denuncia. Come potrebbero anche solo immaginare di poter condividere gli spazi con quell’educatrice? Quell’educatrice, del resto, come potrebbe essere serena nella sua attività? Si tratta di tutelare il più debole. Nel processo penale il più debole è l’indagato. In questo caso i più deboli sono i bambini. Se anche soltanto una delle accuse mosse all’educatrice fosse parzialmente vera, infatti, la sua presenza determinerebbe a carico di bambini piccolissimi, un danno esistenziale di non poco conto, quasi insuperabile. IL SINDACO MINACCIA LA RISOLUZIONE DEL CONTRATTO ALLA COOPERATIVA IL MELOGRANO

Dopo la manifestazione dei genitori è intervenuto, questa volta con un po’ di ritardo, il Sindaco Telesca. In una nota ha detto chiaramente che l’amministrazione comunale sarebbe pronta a risolvere il contratto con la Cooperativa. La risoluzione sarebbe giuridicamente motivata con il fatto che la Cooperativa non avrebbe ottemperato all’ordine, impartito dall’amministrazione comunale, di esibire la documentazione comprovante il percorso educazionale svolto dall’educatrice, la sua formazione e i controlli medici psicoattutudinali cui la stessa si sarebbe dovuta sottoporre nell’anno appena trascorso. Non sappiamo se è la scusa giuridica per una motivazione politica. Certo è che l’amministrazione comunale, dopo le manifestazione

dei genitori, ha aperto gli occhi è si è mossa. Noi ci permettiamo di consigliare al Sindaco di proseguire lungo questa strada e di risolvere il contratto con la Cooperativa. Siamo di quelli che preferiscono qualche polemica sindacale al rischi di maltrattamenti nei confronti di bambini piccolissimi. Del resto, il solo fatto che la Cooperativa abbia anche soltanto immaginato di poter rimettere l’educatrice al suo posto denota una scarsa sensibilità francamente incompatibile con un ruolo così delicato. IL SILENZIO DI FINIZIO Chi, invece, continua a tacere è il Consorzio CS Cooperazione e Solidarietà al quale afferisce la cooperativa Il Melograno. La Cooperativa le cui educatrici sono accusate di aver usato violenza contro dei bambini, infatti, non agisce da sola ma si muove in affiliazione in un Consorzio Cooperativistico guidato da Michele Finizio, direttore di Basilicata24. Già quando uscì la notizia dei maltrattamenti denunciammo sia la situazione sia il rumoroso silenzio della testata sui fatti e sulle vicende giudiziarie. Siamo andati a controllare, abbiamo scoperto che anche questa volta Basilicata24 ha omesso di parlare della vicenda e che Michele Finizio risulta ancora essere il Presidente del Consorzio cui afferisce la Cooperativa Il Melograno. Evidentemente Finizio non utilizza il principio di precauzione che invocano i genitori e che ha usato il Sindaco Telesca.


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Basilicata 24 ore

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L’assessore regionale alla Salute al Festival delle Regioni a Firenze, alla presenza di Mattarella: «Autonomia e unità nazionale»

Latronico: «Il regionalismo deve rafforzare coesione del Paese» POTENZA. «Il futuro è passato da qui» è il titolo della quinta edizione del Festival delle Regioni e delle Province autonome, in corso a Firenze. «Un’espressione che guarda alla storia di questa città, ma che invita soprattutto a riflettere su come le istituzioni possano affrontare il cambiamento, facendo leva sulle esperienze e sulle energie dei territori». È la riflessione dell’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico, che partecipa oggi alla cerimonia inaugurale nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «A venticinque anni dalla riforma del Titolo V della Costituzione – osserva Latronico – il regionalismo è chiamato a dimostrare la propria capacità di tenere insieme autonomia e unità

nazionale. Le Regioni non sono semplici articolazioni amministrative: conoscono i bisogni delle comunità, possono sperimentare soluzioni e contribuire a costruire politiche pubbliche più efficaci. La collaborazione con lo Stato e con gli enti locali è la

condizione per dare risposte concrete, senza lasciare indietro nessun territorio». Il tema dell’edizione 2026 pone al centro anche l’innovazione e la transizione digitale. «Non basta introdurre nuove tecnologie – sottolinea l’assessore – se non cambia il rapporto tra

pubblica amministrazione e cittadini. Digitalizzare significa semplificare le procedure, rendere i servizi più accessibili e ridurre le distanze, anche nella sanità. Per una regione come la Basilicata, con tanti piccoli comuni e aree interne, questa sfida riguarda diret-

tamente l’uguaglianza delle opportunità». Latronico richiama anche il significato simbolico di Ercole e Atlante, figure della mitologia classica legate all’immagine di una grande responsabilità da sostenere. «Nessuna istituzione può reggere da sola il peso delle trasformazioni che abbiamo davanti. Occorre condividere impegni e obiettivi, rispettando i diversi ruoli. Un regionalismo maturo non divide le responsabilità per allontanarle, ma le mette in comune per affrontarle meglio». «La presenza del capo dello Stato – conclude Latronico – conferisce a questa giornata un particolare valore istituzionale. Il futuro delle Regioni si costruisce rafforzando la coesione del Paese e trasformando l’innovazione in un’opportunità reale per ogni comunità, dalla più grande alla più piccola».

Al Festival delle Regioni di Firenze l’assessore alla Salute presenta il progetto LucAS da 25 milioni e chiede più risorse per i servizi territoriali

Clima e salute, si apre la sfida della prevenzione POTENZA. Nell’ambito della quinta edizione del Festival delle Regioni e delle Province autonome, in corso a Firenze fino al 27 ottobre, l’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico, richiama l’attenzione su una delle sfide più importanti per il futuro dei territori: il rapporto tra cambiamento climatico, tutela dell’ambiente e salute pubblica. «Il cambiamento climatico non riguarda soltanto l’ambiente – sottolinea Latronico – ma riguarda direttamente la salute delle persone e la capacità dei sistemi sanitari di proteggerle. Ondate di calore, eventi meteorologici estremi e nuovi rischi sanitari impongono di rafforzare la sorveglianza e la prevenzione. Dobbiamo mettere i servizi nelle condizioni di anticipare i problemi, non soltanto di gestirne le conseguenze». In vista del confronto interregionale dedicato al rapporto tra cambiamento climatico e salute, l’assessore richiama la necessità di rendere la prevenzione una componente strutturale delle politiche sanitarie, attraverso personale qualificato, competenze multidisciplinari, finanziamenti stabili e sistemi informativi capaci di dialogare tra loro. «Investire oggi nella capacità di anticipare i rischi – osserva l’assessore – significa proteggere le comunità e ridurre i

costi sanitari e sociali di domani. I Dipartimenti di prevenzione devono essere rafforzati, senza trascurare le attività ordinarie, dalle vaccinazioni agli screening, fino alla sicurezza negli ambienti di vita e di lavoro. Servono organici adeguati e professionalità in grado di integrare dati sanitari e ambientali e tradurli in interventi concreti». La Basilicata porta a questo confronto anche l’esperienza di LucAS – Lucania Ambiente e Salute, progetto finanziato con 25 milioni di euro che integra ricerca scientifica, monitoraggio ambientale e studi epidemiologici per approfondire le relazioni tra ambiente e salute e orientare le politiche di prevenzione. Un percorso che coinvolge istituzioni, sistema sanitario, università ed enti di ricerca, con l’obiettivo di costruire una conoscenza più solida dei rischi presenti sul territorio. «LucAS rappresenta un esempio concreto dell’approccio che vogliamo consolidare. Mettere insieme competenze, dati e ricerca – evidenzia Latronico – significa disporre di strumenti migliori per tutelare le persone e programmare gli interventi. È un’esperienza che nasce in Basilicata, ma può offrire un contributo anche al confronto nazionale sulle politiche di prevenzione». Accanto a questo

progetto, gli investimenti del PNRR e del Piano Nazionale Complementare offrono l’opportunità di rafforzare la sanità territoriale, le competenze professionali e i sistemi di sorveglianza. La sfida, secondo l’assessore, è trasformare queste risorse in una capacità stabile di prevenzione, evitando che il rafforzamento dei servizi si esaurisca con la conclusione dei programmi di investimento. «Per una regione come la nostra, caratterizzata da piccoli comuni, aree interne e una popolazione che invecchia, prevenzione e prossimità – aggiunge Latronico – devono procedere insieme. Le Case della Comunità e i servizi territoriali devono contribuire a indivi-

duare tempestivamente le fragilità e a integrare assistenza sanitaria, prevenzione e servizi sociosanitari. La tutela della salute non può dipendere dal luogo in cui si vive». Latronico richiama infine l’importanza della collaborazione tra Governo e Regioni per consolidare gli investimenti, condividere procedure e sistemi di allerta e valorizzare le esperienze territoriali. «La salute delle persone, la qualità dell’ambiente e la sicurezza dei territori – conclude Latronico – sono parti di un’unica responsabilità pubblica. La prevenzione non è soltanto una voce della spesa sanitaria: è un investimento nella salute, nella sicurezza e nel futuro delle nostre comunità».


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Anas avvia gli interventi nella canna sud. Pepe: «Investimento strategico per la sicurezza e l’efficienza del raccordo»

Galleria del Marmo, nuova fase per i lavori da 25 milioni di euro POTENZA. Conclusi i lavori nella canna nord della galleria Del Marmo, sul raccordo autostradale Sicignano-Potenza, tra Picerno e Vietri di Potenza. Da oggi, 27 ottobre, Anas avvierà gli interventi nella canna sud, in direzione Potenza, nell'ambito della seconda fase di un programma di manutenzione da circa 25 milioni di euro. Durante il nuovo cantiere la circolazione sarà garantita a doppio senso nella canna nord, quella in direzione Salerno. Una modifica alla viabilità destinata a interessare uno dei collegamenti più importanti tra la Basilicata e la rete autostradale nazionale. Il punto sull'avanzamento dei lavori è stato fatto durante un sopralluogo del vicepresidente della Regione e assessore alle Infrastrutture, Pasquale Pepe. L'intervento, gestito da Anas, riguarda entrambe le canne della galleria, lunga 556 metri, e punta a riqualificare sia le strutture sia gli impianti tecnologici, adeguandoli agli standard di sicurezza previsti per le gallerie della

rete transeuropea dei trasporti. «Il raccordo è nevralgico per la viabilità che riguarda la nostra regione ed è parte di un'arteria realizzata oltre mezzo secolo fa – ha dichiarato Pepe –. Per preservarne l'efficienza nel tempo, sono necessari interventi mirati, con una dotazione finanziaria spesso importante». L'assessore ha richiamato soprattutto l'importanza degli elementi meno visibili dell'infrastruttura, decisivi per la sicurezza quoti-

diana e per la gestione delle emergenze. Il programma comprende il rifacimento dell'arco rovescio, elemento strutturale nella parte inferiore della galleria, la realizzazione di un sistema di impermeabilizzazione e la posa di un nuovo rivestimento definitivo attraverso elementi prefabbricati e getti di calcestruzzo. Sono previsti anche interventi sui sistemi di drenaggio e il rinnovo degli impianti antincendio, radio, di illuminazione, di

chiamata Sos e di raccolta dei liquidi. L'obiettivo è migliorare l'affidabilità complessiva del tunnel, non soltanto le condizioni della superficie stradale. «La sicurezza di una galleria non si misura soltanto da ciò che gli automobilisti vedono mentre la attraversano – ha aggiunto Pepe –. Una parte decisiva è affidata a strutture e impianti che devono garantire affidabilità ogni giorno e funzionare soprattutto nelle situazioni di emergenza». Per il vicepresidente si tratta quindi di un investimento destinato a migliorare in profondità le condizioni di utilizzo dell'opera. Sul medesimo raccordo resta aperta anche la questione del viadotto Petruzzella. Anas ha effettuato le verifiche tecniche sulla struttura, dopo l'interruzione della circolazione in direzione nord tra gli svincoli di Picerno e Balvano. Gli accertamenti hanno evidenziato la necessità di eseguire un intervento sul viadotto. La società ha confermato l'obiettivo di riaprire il tratto in tempi brevi, man-

tenendo interlocuzioni quotidiane con la Direzione regionale Infrastrutture e Mobilità. Nel comunicato non viene indicata una data precisa per il ripristino della circolazione. I lavori alla galleria e le verifiche sul viadotto richiamano l'attenzione sulle condizioni di un'arteria percorsa ogni giorno da automobilisti e mezzi di trasporto, essenziale per gli spostamenti tra la regione e la Campania. La gestione dei cantieri dovrà quindi conciliare la necessità degli interventi con le esigenze di chi utilizza abitualmente il raccordo. «Chi lo percorre quotidianamente ha bisogno di poter contare su infrastrutture efficienti, sicure e capaci di durare nel tempo – ha concluso Pepe –. I cantieri comportano inevitabilmente limitazioni e disagi, ma il risultato deve essere valutato guardando agli anni che verranno». Per l'assessore, la riuscita dell'investimento si misurerà nella qualità dei lavori e nella sicurezza della strada restituita ai cittadini.

L'iniziativa di Fratelli d'Italia davanti alla scuola Don Bosco . Presenti il sindaco Mollica e la vicepresidente del Consiglio regionale Fazzari

Piantati quattro ulivi per rendere più verde Venosa VENOSA. Quattro alberi di ulivo piantati nelle aiuole antistanti la scuola media Don Bosco, in via Melfi, per contribuire al decoro urbano e promuovere una maggiore attenzione alla tutela dell'ambiente. È l'iniziativa organizzata sabato 24 ottobre dal circolo di Fratelli d'Italia di Venosa, nell'ambito del progetto Adotta una piantina d'Italia nell'aiuola del tuo paese, promosso dal coordinamento provinciale del partito. L'intervento ha interessato una delle aree di ingresso della città, con l'obiettivo di migliorarne l'aspetto e sensibilizzare i cittadini sull'importanza della cura degli spazi pubblici. A illustrare le ragioni dell'iniziativa sono Federico Pippa, consigliere provinciale e portavoce del circolo cittadino di Fratelli d'Italia, e Gianni Motta, coordinatore provinciale del Dipartimento Ambiente ed Energia del partito. «Contribuire al decoro delle nostre comunità e dare un segnale concreto, seppur semplice, di come si vuole intendere l'ambiente

in Basilicata», spiegano i due esponenti politici, sottolineando il valore di un intervento che punta a coniugare attenzione al territorio e partecipazione della comunità. Alla piantumazione ha preso parte anche il sindaco di Venosa, Franco Mollica, accompagnato da due assessori della giunta comunale, intervenuti per portare il saluto e il ringraziamento dell'amministrazione. Una presenza apprezzata dagli organizzatori, che hanno evidenziato l'importanza della collaborazione istituzionale anche in occasione di iniziative promosse dalle forze politiche. «Un segnale di attenzione verso un'iniziativa concreta a favore della città, nello spirito del rispetto istituzionale e nella distinzione dei rispettivi ruoli e delle posizioni politiche», dichiarano Pippa e Motta, ringraziando il primo cittadino per la partecipazione. Le quattro piante di ulivo sono state donate dal vivaio Manieri di Venosa. «Ringraziamo il vivaio Manieri e la famiglia Manieri per

aver contribuito concretamente all'ottima riuscita dell'iniziativa. Un piccolo contributo al decoro urbano, per rendere più curato e accogliente l'ingresso della nostra città», aggiungono gli esponenti di Fratelli d'Italia. Alla manifestazione erano presenti anche la vicepresidente del Consiglio regionale Maddalena Fazzari, il sindaco di Maschito Luigi Rafti, l'assessore comunale di Lavello Pietro Mangino, diversi portavoce dei circoli provinciali di Fratelli d'Italia e i coordinatori di altri dipartimenti tematici. L'iniziativa di Venosa si inserisce in un calendario di appuntamenti che il partito ha programmato nel-

le prossime settimane su temi ambientali ed economici. Il 30 e 31 ottobre sono previsti due incontri dedicati all'agricoltura, nell'ambito del progetto Coltiviamo l'Italia, rispettivamente a Policoro e Viggiano. Il 7 novembre sarà invece la volta di un tour presso alcune aziende ad alto consumo energetico, per approfondire le conseguenze del costo dell'energia sulle attività produttive. Un confronto con il mondo imprenditoriale che, nelle intenzioni degli organizzatori, servirà a raccogliere indicazioni sulle difficoltà affrontate dalle imprese e sulle esigenze del territorio.


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La lezione di Saraceno, le promesse e le responsabilità politiche. In Basilicata non basta spendere risorse: occorre trasformarle in lavoro, servizi e opportunità

Dal 1973 a oggi, le aree interne aspettano ancora DI MAICO FORTUNATO* POTENZA Ci sono documenti che, riletti a distanza di decenni, acquistano un significato nuovo. Non perché il tempo li abbia resi intoccabili, ma perché i problemi che affrontavano sono ancora davanti a noi. La relazione presentata dal professor Saraceno al convegno sulle aree interne del Mezzogiorno, svoltosi a Potenza il 23 e 24 giugno 1973, appartiene a questa categoria.In quegli anni si discuteva di come distribuire meglio gli investimenti, contrastare l’emigrazione e creare nuove occasioni di lavoro nei territori rimasti ai margini dello sviluppo. Le Regioni a statuto ordinario avevano appena iniziato la loro attività e si pensava che il decentramento potesse avvicinare le istituzioni ai cittadini, rendendo più efficaci le politiche economiche e territoriali.A distanza di oltre mezzo secolo, la domanda è inevitabile: quanto di quella promessa è stato realizzato?Naturalmente, la Basilicata e il Mezzogiorno non sono rimasti fermi. Sono cambiate le condizioni di vita, sono state costruite infrastrutture, sono nate attività produttive e sono stati avviati numerosi programmi di investimento. Negare questi risultati sarebbe sbagliato. Ma sarebbe altrettanto difficile sostenere che il problema delle aree interne sia stato risolto.In molti territori, lo spopolamento, la difficoltà di trovare lavoro, la distanza dai servizi e la debolezza del sistema produttivo continuano a condizionare le prospettive delle comunità. È questa continuità, più che la mancanza assoluta di interventi, a richiedere una riflessione politica seria. LO SVILUPPO NON SI MISURA SOLTANTO CON I FINANZIAMENTI Il punto centrale della riflessione di Saraceno riguarda il modo in cui si

produce lo sviluppo. Un territorio non cresce necessariamente perché riceve risorse pubbliche, così come una regione non diventa più forte soltanto perché migliorano alcuni indicatori economici.Occorre capire dove si concentrano gli investimenti, quali attività produttive riescono a consolidarsi e quante opportunità vengono create per chi vive nelle aree più fragili.Il rischio, già evidente negli anni Settanta, era che la crescita si concentrasse nei luoghi più attrezzati per attrarre imprese e occupazione, lasciando gli altri territori in una condizione di progressiva marginalità. Dove esistono infrastrutture, servizi e personale qualificato, investire è spesso più semplice. Dove queste condizioni mancano, diventa più difficile attirare attività economiche.Si crea così un circolo vizioso: le imprese cercano i territori più competitivi, le persone si spostano dove trovano lavoro e i servizi tendono a concentrarsi dove la domanda è maggiore. Le aree che perdono abitanti e attività produttive finiscono per avere ancora meno possibilità di ripartire.È una dinamica che non può essere attribuita soltanto al mercato. Le imprese decidono sulla base di costi, ricavi e prospettive economiche; spetta alla politica creare condizioni più equilibrate, attraverso infrastrutture adeguate, servizi efficienti e interventi capaci di sostenere iniziative produttive credibili.Questo non significa pretendere che ogni comune diventi un polo industriale o che qualsiasi investimento sia conveniente ovunque. Significa, più semplicemente, evitare che lo svantaggio iniziale si trasformi in una condanna definitiva. LA RESPONSABILITÀ DELLA REGIONE La nascita delle Regioni aveva alimentato la speranza di un governo del

territorio più vicino ai bisogni delle comunità. Per una regione come la Basilicata, caratterizzata da piccoli comuni, insediamenti dispersi e significative differenze territoriali, questa prospettiva era particolarmente importante.Il decentramento, tuttavia, non garantisce automaticamente politiche più efficaci. Trasferire competenze non basta se mancano coordinamento, capacità amministrativa, continuità nella programmazione e strumenti adeguati per valutare i risultati.La questione riguarda direttamente la responsabilità politica regionale. Non sarebbe corretto attribuire indistintamente a tutte le amministrazioni gli stessi errori, né ignorare i risultati ottenuti nei diversi periodi. È però legittimo chiedersi se, nel corso dei decenni, le politiche adottate siano riuscite a costruire una strategia continuativa per le aree interne.Il problema non è soltanto quanti finanziamenti siano stati assegnati, ma che cosa abbiano prodotto. Quante imprese sono riuscite a consolidarsi? Quanti posti di lavoro stabili sono stati creati? Quali infrastrutture hanno migliorato realmente l’accessibilità dei territori? Quali servizi sono stati mantenuti nel

tempo?Sono domande essenziali per valutare l’efficacia dell’azione pubblica.Un finanziamento assegnato non equivale a un investimento produttivo riuscito. Un’opera completata non garantisce, da sola, lo sviluppo economico. Un incentivo può sostenere un’attività per qualche anno senza creare le condizioni perché continui a operare una volta terminato il sostegno.Per questo la politica dovrebbe essere giudicata non soltanto sulla capacità di ottenere risorse, ma anche sui risultati che riesce a conseguire e mantenere. IL SUD NON PUÒ VIVERE DI PROMESSE La Basilicata possiede risorse naturali, produzioni agricole, competenze industriali, patrimonio culturale e ambientale. Ma la disponibilità di queste risorse non si traduce automaticamente in sviluppo diffuso.Il problema è trasformarle in lavoro, reddito e opportunità. Un territorio agricolo ha bisogno di imprese capaci di trasformare e commercializzare i prodotti. Un’area con potenzialità turistiche deve poter contare su collegamenti, servizi e un’offerta organizzata. Un insediamento industriale necessita di infrastrutture,

competenze e relazioni economiche che ne garantiscano la competitività.Non esiste una soluzione valida per ogni area interna. Le strategie devono essere costruite tenendo conto delle caratteristiche dei territori e delle attività che possono effettivamente svilupparsi. Ma la differenziazione non deve diventare un pretesto per rinunciare a investire nei luoghi più difficili.Qui si misura la qualità della programmazione regionale: nella capacità di distinguere gli interventi utili da quelli destinati a produrre risultati modesti, di collegare i finanziamenti a obiettivi verificabili e di garantire che le opere realizzate possano essere utilizzate e mantenute.La stessa attenzione deve riguardare i piccoli comuni. Non si possono affidare loro responsabilità sempre più complesse senza personale, competenze tecniche e risorse adeguate. Servono forme stabili di collaborazione, uffici condivisi e un coordinamento regionale che consenta alle amministrazioni locali di superare i limiti delle proprie dimensioni.La vicinanza ai cittadini è importante, ma da sola non basta: deve accompagnarsi alla capacità concreta di amministrare.


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www.lecronache.info QUANDO PARTIRE DIVENTA L’UNICA POSSIBILITÀ Lo spopolamento è forse la conseguenza più evidente delle difficoltà che attraversano molte aree interne, ma non può essere letto soltanto attraverso il numero degli abitanti.Quando un giovane lascia il proprio paese per cercare un lavoro adeguato, esercita una scelta legittima. Il problema nasce quando quella scelta diventa, per un’intera generazione, quasi l’unica possibilità di costruire il proprio futuro. Ogni partenza può avere ragioni individuali, ma la somma di molte partenze modifica profondamente la vita di una comunità. Diminuiscono le persone in età lavorativa, si restringe il mercato locale, diventa più difficile mantenere i servizi e le attività economiche incontrano nuove difficoltà.Il processo tende così ad alimentarsi da solo.Non si può chiedere alle persone di restare per fedeltà alle proprie origini, né sarebbe giusto trasformare il legame con la propria terra in un obbligo. La libertà di partire è una conquista. Ma dovrebbe esserci anche la possibilità concreta di restare senza dover rinunciare al lavoro, alla formazione, alla salute e a una qualità della vita adeguata.Per questo la politica delle aree interne non può limitarsi a conservare ciò che rimane. Deve creare le condizioni perché le comunità continuino a essere luoghi nei quali sia possibile vivere e lavorare.La tutela del patrimonio ambientale e culturale, da sola, non risolve il problema. Un paese non è soltanto un luogo da visitare

o un insieme di tradizioni da preservare. È una comunità che ha bisogno di attività economiche, servizi e prospettive per le nuove generazioni.Senza queste condizioni, anche le risorse più preziose rischiano di rimanere un patrimonio riconosciuto da tutti, ma incapace di sostenere la vita di chi lo custodisce. DALLE STRATEGIE AI RISULTATI Negli ultimi anni, la Strategia nazionale per le aree interne ha riconosciuto l’importanza di intervenire sia sui servizi essenziali sia sulle opportunità economiche. È un’impostazione che affronta due dimensioni inseparabili del problema: rendere possibile la vita quotidiana e creare le condizioni per una maggiore vitalità produttiva.Anche in questo caso, tuttavia, il passaggio decisivo è quello dalla programmazione all’attuazione.Una strategia può indicare obiettivi condivisibili, ma deve essere accompagnata da responsabilità definite, tempi realistici e risultati verificabili. Occorre sapere quali servizi saranno garantiti, quali attività produttive si intendono sostenere, quali ostacoli si vogliono rimuovere e come saranno valutati gli effetti degli interventi.Non basta contare i progetti avviati o le risorse impegnate. Bisogna verificare se le imprese riescono a consolidarsi, se il lavoro diventa più stabile, se i collegamenti migliorano e se le persone trovano condizioni più favorevoli per vivere nei propri territori.Quando gli obiettivi non vengono raggiunti, è necessario capire perché e correggere le politiche. Riproporre

programmi simili senza un’analisi dei risultati rischia di alimentare una successione di annunci che non modifica le condizioni di fondo.È qui che la lezione di Saraceno torna attuale: lo sviluppo non può essere affidato a interventi isolati, ma richiede continuità, coordinamento e una presenza pubblica capace di accompagnare i territori nel tempo. UNA QUESTIONE CHE RIGUARDA TUTTA LA REGIONE Il futuro delle aree interne non può essere considerato un problema circoscritto ai comuni che perdono abitanti. Riguarda l’equilibrio economico e sociale dell’intera Basilicata.Un territorio che perde lavoratori, competenze e attività produttive riduce le proprie possibilità di crescita. Un sistema regionale che non riesce a mettere in relazione i centri urbani, le aree produttive e i comuni più fragili rischia di lasciare inutilizzate risorse e opportunità.Questo non significa che ogni luogo debba mantenere invariata la propria popolazione o che tutte le attività possano essere distribuite uniformemente. Significa, piuttosto, che le decisioni pubbliche devono considerare le conseguenze territoriali degli investimenti e valutare con attenzione le alternative.La politica regionale dovrebbe partire da una conoscenza aggiornata delle diverse aree, individuare le attività economicamente sostenibili e stabilire priorità coerenti con le risorse disponibili. Dovrebbe inoltre rendere pubblici i risultati, consentendo ai cittadini di capire che cosa è stato realizzato e quali

obiettivi restano da raggiungere.È un criterio di responsabilità che vale per tutte le amministrazioni, indipendentemente dal loro orientamento politico.La complessità della questione meridionale non giustifica giudizi sommari, ma non può diventare neppure un alibi per rinviare indefinitamente le verifiche. La storia delle aree interne è fatta di trasformazioni, risultati, occasioni mancate e responsabilità distribuite nel tempo. Proprio per questo occorre ricostruirla con rigore, distinguendo ciò che è stato realizzato da ciò che è rimasto incompiuto. DOPO OLTRE CINQUANT’ANNI, LA DOMANDA RESTA APERTA Rileggere la relazione di Saraceno non significa sostenere che nulla sia cambiato dal 1973. Significa riconoscere che i progressi compiuti non sono bastati a superare le difficoltà strutturali di molte aree interne.La differenza è importante, perché consente di evitare sia la celebrazione acritica delle politiche pubbliche sia la denuncia indiscriminata di tutto ciò che è stato fatto.Il punto è capire perché, nonostante gli interventi realizzati, tante comunità continuino a confrontarsi con lo spopolamento, la debolezza produttiva e la difficoltà di garantire servizi adeguati. E soprattutto capire quali decisioni possano modificare questa situazione.La risposta non può essere un nuovo elenco di promesse. Occorrono politiche capaci di collegare investimenti, lavoro, servizi e organizzazione territoriale, accompagnate da una verifi-

ca pubblica dei risultati. Nelle conclusioni del convegno di Potenza, il pensiero di Saraceno richiamava il significato più profondo della politica meridionalista: mettere al centro la persona, anziché limitarsi a considerare le risorse materiali disponibili.È un principio che conserva tutta la sua attualità. Lo sviluppo non si misura soltanto attraverso il valore degli investimenti, il numero delle opere realizzate o l’ammontare dei finanziamenti ottenuti. Si misura anche attraverso la possibilità delle persone di trovare un lavoro, accedere ai servizi, avviare un’attività e costruire una famiglia senza essere costrette a cercare altrove le condizioni essenziali per una vita dignitosa. Dopo oltre cinquant’anni, la questione delle aree interne non può più essere affrontata come se fosse nuova. Le analisi storiche hanno individuato da tempo molti dei problemi; le politiche pubbliche hanno sperimentato strumenti diversi; le comunità hanno continuato a cambiare, spesso pagando un prezzo elevato.La responsabilità della politica, oggi, consiste nel dimostrare che le lezioni del passato sono state comprese e che le decisioni del presente sono in grado di produrre risultati duraturi.Per la Basilicata, la vera domanda non è quante risorse siano ancora necessarie per le aree interne, ma quali condizioni occorra creare affinché quelle risorse diventino sviluppo concreto.È da questa verifica che dovrebbe ripartire ogni discussione sul futuro della regione. *GIA SINDACO DI PATERNO


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Il leader di Azione a Matera per la presentazione del libro “Difendere la libertà”; a Potenza vertice con i Sindacati su Stellantis e rilancio gas release

Calenda in Basilicata: «Stop a questa politica-circo, sì a un’Europa federale» DI MIRIAM GALGANO

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ue giorni lucani per Carlo Calenda. Il leader di Azione è stato in Basilicata sabato 24 e lunedì 26 ottobre 2026 per un tour politico-culturale incentrato sulla presentazione del suo ultimo libro e sul confronto con il territorio. Tappa centrale della visita è stata quella di sabato 24 ottobre, a Matera. Alle ore 18, presso l’Albergo Nazionale, Calenda ha presentato il suo nuovo saggio “Difendere la libertà. L’ora dell'Europa”, edito da Piemme. L’incontro materano, molto partecipato, si è svolto in forma di dialogo con il Presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Marcello Pittella, e il giornalista Oreste Lopomo. Ai micronofi di Cronache, Calenda ha esordito: «Io dico basta a questa politica che è diventata un circo. Da un lato Salvini con le sue dirette che parla di un miliardo di euro che non sono veri, poi la Schlein che va stringere le mani ai tir quando ha chiesto l’abolizione dei sussidi ambientalmente dannosi, vale a dire la accise agevolate sui tir e sull’agricoltura. Non se ne può più di questa presa in giro. Noi abbiamo spiegato che, negli ultimi tre mesi, le grandi aziende di energia elettrica hanno manipolato il mercato dell’energia prendendo tre miliardi dalle bollette degli italiani; abbiamo spiegato come si fanno ad abbassare le accise. Spieghiamo sempre il come e, inoltre, votiamo anche provvedimenti dell’Opposizione se ci sembrano giusti». «Perchè, in un momento di dramma non solo italiano ma internazionale, non possiamo continuare con questo scontro

sterile e inutile. Io credo che ci siano tante persone in Italia che si sono stancate di questo conflitto ideologico e vogliono far tornare un centro indipendente. Noi abbiamo bisogno che l’Europa sia federale e sia una grande Potenza: sull’energia, sulla difesa, altrimenti veniamo schiacciati. Sicuramente, oggi l’Europa è il posto in cui si vive meglio al mondo, dove si hanno più libertà, dove c’è anche il welfare, anche se malandato. Noi dobbiamo preservare tutto questo, altrimenti diventermo colonie degli Stati Uniti, della Russia, della Cina, a seconda di dove siamo geograficamente collocati. Bisogna, dunque, non votare chi vuole sfasciare l’Europa». A tal proposito, il Presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Marcello Pittella, ha posto l’attenzione sul ruolo importante che può avere la Regione nel dibattito europeo: «La Basilicata rappresenta nel Mezzogiorno d’Italia e per l’Europa una grande opportunità

_ Un momento dell’incontro a Matera - Foto di R. Lombardi

in quanto cerniera nel Mediterrano. A netto del ruolo geografico e politico, è lì dove si fa consapevolezza che c’è un ruolo. Se noi provassimo a non desertificare la nostra società sul piano valoriale, culturale e della responsabilità e provassimo a collocarla in un dibattito, ridurremmo l’impatto negativo e potremmo collocarci alla pari degli altri nel dibattito europeo. Senza un’Europa forte, che non sia soltanto monetaria, non andiamo da nessuna parte». CALENDA INCONTRA I SINDACATI E FA IL PUNTO SULLA DINAMICA INDUSTRIALE LUCANA Nella giornata di ieri, lunedì 26 ottobre 2026, il leader di Azione ha proseguito il lavoro politico a Potenza dove è stato definito il nuovo assetto regionale del Partito con la nomina di Marcello Pittella come riferimento per il

Parlamento, rafforzando l’area centrista autonoma in vista delle prossime sfide elettorali. La visita si è chiusa con il vertice nella sede di Azione, dove Calenda e Pittella hanno convocato i segretari di Cgil, Cisl e Uil per un Tavolo sulle dinamiche industriali e sullo sviluppo economico della Basilicata. «Oggi - ha dichiarato Calenda - la situazione a Melfi continua a essere fuori controllo, nella totale disattenzione della Destra e della Sinistra. Io, questa battaglia su Stellantis la faccio ormai da quattro anni. Ciò che ho suggerito è che si faccia, intanto, una norma per la Basilicata che consenta una gas release, vale a dire una porzione dedicata agli investimenti industriali in Regione, anche considerando un investimento in raffinazione. Resta, a ogni modo, la follia di un mercato elettrico totalmente manipolato dalle grandi aziende pubbliche che porta a far schizzare il prezzo dell’energia a un prezzo superiore di quello del gas». «In Basilicata, avremo come punto di riferimento Marcello Pittella, ricostruiremo un centro indipendente e moderato con persone che parlano di cose concrete perchè non se ne può più di questo rumore che non produce nulla. Consiglierei a tutti, a Bardi in primis, di capire che viviamo in un’epoca straordinaria in temini di rischi, di situazione economica, di tensioni sociali, e quindi non si può andare avanti come se nulla fosse». Una presenza, quella di Calenda, che conferma la volontà di Azione di radicarsi nel Mezzogiorno non solo come tour editoriale, ma come confronto diretto sui temi del lavoro, dell’industria e del futuro europeo.

_ Un momento dell’incontro a Potenza - Foto di A. Mattiacci


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martedi 27 ottobre 2026

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Grande successo per la seconda edizione. Premi speciali a Enrico Vanzina e Noemi. Tra gli ospiti Antonio Gerardi, Clotilde Sabatino, Bianca Luna Santoro e Pino Quartullo

Marateale Talent People Awards: una serata di stelle in Campidoglio

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rande successo per la seconda edizione dei Marateale Talent People Awards, che domenica ha riunito nella Sala della Protomoteca in Campidoglio, a Roma, nuovi talenti e protagonisti affermati del cinema e dello spettacolo italiano. Una sala gremita e la presenza di numerosi ospiti hanno accompagnato un appuntamento dedicato alla creatività, all’impegno e alla crescita artistica. La manifestazione si è svolta

con il patrocinio dell’Assessorato ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale e con la partnership di Enel e Cotril. A ricevere il Premio Speciale sono stati Enrico Vanzina, sceneggiatore, regista e scrittore, e Noemi, tra le voci più riconoscibili del panorama musicale italiano. Due percorsi artistici diversi, accomunati dalla capacità di costruire un legame con il pubblico attraverso il pro-

prio linguaggio espressivo. I Marateale Talent People Awards sono stati assegnati a Niccolò Gentili, Giacomo Fadda, Leonardo Maltese, Laura Adriani, Romani Reggiani, Bianca Panconi, Maria Vera Ratti e Beatrice Savignani: una rosa di nomi che racconta la pluralità di volti, sensibilità e percorsi del cinema e dello spettacolo italiano contemporaneo. Un’attenzione particolare è stata riservata alle nuo-

ve promesse della recitazione, con il Premio Marateale Talent People Award – Attori Emergenti, conferito a Luigi Zeno e Giulio Tropea. I premi consegnati durante la serata sono stati realizzati dal maestro orafo Michele Affidato, orafo del Papa e autore di creazioni per alcuni tra i più prestigiosi eventi cinematografici e musicali. Ad arricchire l’appuntamento, la presenza di numerosi ospiti del mondo dello spetta-

colo, tra cui l’attore Antonio Gerardi, l’attrice Clotilde Sabatino, la conduttrice Bianca Luna Santoro e l’attore Pino Quartullo. Nella cornice del Campidoglio, la seconda edizione dei Marateale Talent People Awards ha celebrato l’incontro tra esperienze consolidate e nuove energie creative, mettendo al centro i protagonisti di oggi e i talenti destinati a scrivere le prossime pagine dello spettacolo italiano.


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martedì 27 ottobre 2026

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La rassegna della Lucana Film Commission saluta il pubblico con il corto di Massimo Ruggiero dedicato a Federico II e ai suoi legami con la Basilicata

«Stupor Mundi», Scamarcio incontra Melfi Al Castello si chiude «Meet Us at Cinema» R

iccardo Scamarcio al Castello di Melfi per la serata conclusiva di «Meet Us at Cinema», il progetto itinerante promosso dalla Lucana Film Commission. Domenica 25 ottobre, nella Sala del Trono gremita di pubblico, l’attore ha partecipato alla proiezione del cortometraggio «Stupor Mundi – Sulle tracce lucane di Federico II», diretto da Massimo Ruggiero. L’appuntamento, realizzato in collaborazione con Fantastico Cinema, ha chiuso una rassegna che ha attraversato diversi centri della Basilicata, affiancando alle proiezioni incontri con attori e registi. Un percorso pensato per avvicinare il pubblico alle opere audiovisive e rafforzare il legame tra cinema, comunità e patrimonio culturale.Realizzato dalla Lucana Film Commission con Lebowski e Oz Film, il cortometraggio ripercorre castelli e paesaggi lucani legati alla figura dell’imperatore svevo, raccontandone il rapporto con la cultura, la conoscenza e il dialogo tra civiltà. La proie-

zione a Melfi ha assunto un significato particolare: proprio qui, nel 1231, Federico II promulgò le Costituzioni melfitane, tra i più importanti testi legislativi dell’Europa medievale.Dopo la proiezione, Scamarcio ha incontrato il pubblico per un confronto sul progetto e sulla figura di Federico II. Il dialogo ha toccato anche il rapporto tra il cinema e i luoghi che ne ispirano le storie, soffermandosi sulle possibilità della Basilicata di at-

trarre produzioni audiovisive e raccontare il proprio patrimonio. «Chiudere “Meet Us at Cinema” a Melfi, con Riccardo Scamarcio e un progetto dedicato a Federico II, rappresenta un momento particolarmente significativo per la nostra Fondazione», ha sottolineato Margherita Gina Romaniello, presidente della Lucana Film Commission. «In questi mesi abbiamo portato il cinema nei territori, incontrato le comunità e costruito occa-

sioni di dialogo tra il pubblico e i protagonisti delle opere».Per Romaniello, l’iniziativa ha consentito di valorizzare anche la funzione culturale e sociale del cinema: «Abbiamo voluto dimostrare che il cinema non è soltanto uno strumento di promozione, ma anche un’opportunità di partecipazione culturale e di riscoperta della nostra identità».«Stupor Mundi» era stato presentato anche all’83ª Mostra internazionale d’arte cine-

matografica di Venezia, nell’ambito dell’incontro «Quando il cinema è territorio», promosso dalla Lucana Film Commission all’Italian Pavilion. La tappa di Melfi ha riportato così il progetto nei luoghi che ne hanno ispirato la realizzazione, davanti al pubblico lucano.«Questo percorso si conclude, ma resta il nostro impegno a rendere il cinema sempre più vicino alle persone e alle comunità», ha concluso la presidente.

La Lucana Film Commission propone la proiezione de “Il ragazzo dai pantaloni rosa”, seguita da letture, musica dal vivo e un confronto sul rispetto e sull’inclusione

Calvello, cinema e lettura contro il bullismo Gli studenti protagonisti di «Screen Book»

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inema e lettura per riflettere sul bullismo e sulle conseguenze delle parole e dei comportamenti. Fa tappa oggi a Calvello «Screen Book: dalle Pagine allo Schermo», il progetto itinerante della Lucana Film Commission che porta nei borghi della Basilicata incontri dedicati al rapporto tra letteratura e cinema. L’appuntamento è alle 9 nella Sala Convegni del Convento di Santa Maria de Plano. Protagonisti saranno gli studenti dell’Istituto Comprensivo «Vittorio Alfieri» di Laurenzana e dei plessi di Albano di Lucania, Pietrapertosa, Anzi e Brindisi di Montagna. Al centro della mattinata la proiezione de «Il ragazzo dai pantaloni rosa», film ispirato alla storia di Andrea Spezzacatena e tratto dal libro «Andrea oltre il pantalone rosa» di Teresa Manes. Gli alunni hanno già letto il

volume grazie alle copie messe a disposizione dalla Film Commission e potranno confrontare il racconto scritto con la sua trasposizione cinematografica. La storia offre lo spunto per affrontare i temi del bullismo, delle discriminazioni e della violenza, aprendo un confronto sul rispetto, sull’ascolto e sull’inclusione. Il passaggio dalle pagine allo schermo consentirà di approfondire gli stessi temi attraverso linguaggi diversi, mettendo al centro le riflessioni dei ragazzi. Alla proiezione seguiranno le letture degli attori lucani Rosa Maria Ciani e Vito Buchicchio, accompagnate dalle musiche dal vivo di Marcello De Carolis. Dopo i saluti della sindaca di Calvello Anna Cantisani, della presidente della Lucana Film Commission Margherita Gina Romaniello e della dirigente scolastica

Adriana Formetta, la parola passerà agli studenti, chiamati a condividere domande, impressioni e riflessioni sul film e sul libro. «Il bullismo è una ferita che riguarda tutti e sulla quale è fondamentale sensibilizzare le nuove generazioni», sottolinea Romaniello. «Attraverso la storia di Andrea, i ragazzi hanno l’opportunità di confrontarsi con le conseguenze delle parole e dei comportamenti, ma soprattutto con il valore del rispetto e dell’empatia. Portare questo progetto nelle scuole e nei borghi della Basilicata significa investire nella cultura come strumento di crescita, consapevolezza e partecipazione». Ideato dalla Lucana Film Commission e cofinanziato dal CEPELL, Centro per il libro e la lettura, «Screen Book» è realizzato in collaborazione con i Comuni che ospitano le diverse tappe, in

questo caso Calvello. Il percorso unisce scrittura e immagini per avvicinare i giovani alla lettura e alla visione critica delle opere cinematografiche, offrendo occasioni di partecipazione culturale anche nei centri meno raggiunti dai circuiti tradizionali.


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Primo Piano

martedì 27 ottobre 2026

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Cerimonia di 50&Più per gli imprenditori storici lucani. Dalla Regione in arrivo un bando da 6 milioni contro la desertificazione commerciale

Longevità e presidio sociale nei territori: festeggiati 25 Maestri del Commercio «P

ersone che fanno per te» è la parola d’ordine di 50&Più, il sistema associativo di servizi aderente a Confcommercio che da oltre cinquant’anni promuove la rappresentanza, la valorizzazione e lo sviluppo culturale delle persone over 50. Un principio che ha trovato piena espressione a Rifreddo, in occasione della cerimonia dedicata ai Maestri del Commercio, durante la quale sono stati premiati 25 imprenditori che hanno dedicato decenni di lavoro al settore commerciale e dei servizi. La manifestazione ha celebrato storie di professionalità, impegno e dedizione attraverso la consegna delle Aquile d’Argento per i 25 anni di attività, d’Oro per i 40 anni e di Diamante per i 50 anni di carriera. Riconoscimenti che testimoniano la capacità di generazioni di imprenditori di attraversare trasformazioni economiche, cambiamenti nei consumi e periodi di crisi, mantenendo un rapporto solido con i clienti e con le comunità di riferimento. L’iniziativa, patrocinata dalla Camera di Commercio della Basilicata e dalla Regione Basilicata, ha visto la partecipazione di dirigenti nazionali, regionali e locali di 50&Più, insieme a rappresentanti delle istituzioni e del mondo associativo: la vicepresidente del Consiglio regionale Maddalena Fazzari, i consiglieri regionali Michele Napoli e Fernando Picerno, in rappresentanza dell’assessore Francesco Cupparo, la vicesindaca di Potenza Federica D’Andrea, il vicepresidente della Camera di Commercio Fausto De Mare e il presidente di Confcommercio Potenza Angelo Lovallo. IL COMMERCIO COME PRESIDIO SOCIALE Nel suo intervento, Antonio Fanucchi, vicepresidente nazionale di 50&Più e presidente regionale della Toscana, ha posto l’accento sul «valore della longevità», sottolineando come le attività commerciali capaci di attraversare le generazioni rappresentino un patrimonio per l’intero Paese. Sono imprese che resistono ai cambiamenti, superano le crisi e continuano a essere punti di riferimento per le comunità. Il valore del commercio, ha evidenziato Fanucchi, non si esaurisce nella dimensione economica: i negozi costituiscono un presidio sociale, soprattutto nei centri storici e nei piccoli comuni, e rappresentano un esempio per le giovani generazioni. La continuità di queste attività è quindi una risorsa da tutelare e valorizzare, anche attraverso politiche che favoriscano il passaggio di competenze tra chi ha maturato una lunga esperienza e chi intende avviare una nuova impre-

sa. Un tema reso ancora più urgente dalla progressiva desertificazione commerciale. Giancarlo Acciaio, presidente regionale di 50&Più Umbria, ha richiamato l’attenzione sulle saracinesche abbassate, sui locali vuoti e sulle insegne scomparse, fenomeni che raccontano una trasformazione profonda delle città e dei territori. Secondo i dati di Confcommercio richiamati nel corso dell’incontro, in Italia si contano 458mila negozi sfitti. Una situazione che richiede interventi capaci di sostenere le imprese esistenti, favorire nuove aperture e preservare la funzione economica e sociale del commercio di prossimità, particolarmente importante nei piccoli centri. IL VALORE DELLE RELA-

ZIONI E DELLA PARTECIPAZIONE ASSOCIATIVA La manifestazione ha dato spazio anche alle esperienze che testimoniano la forza dei legami associativi. Antonio Oppido, potentino trasferitosi a Macerata, ha ricordato il percorso che, insieme al precedente presidente di 50&Più Potenza, Nardozza, ha portato al gemellaggio tra le associazioni di Potenza, Macerata e Ascoli. Un’esperienza che sottolinea l’importanza della collaborazione tra territori, della partecipazione e della condivisione di competenze, rafforzando il rapporto tra imprese e comunità. Donato Americo, presidente di 50&Più Potenza, ha richiamato l’attenzione sulla nuova sede associativa, inaugurata di recente e pen-

sata come uno spazio dedicato ai servizi, alla socialità e all’attenzione verso le persone senior. Una casa per favorire l’incontro, la partecipazione e la costruzione di nuove opportunità, rafforzando il ruolo dell’associazione nel territorio. Il direttore Rocco Marsico ha ricordato il profilo nazionale di 50&Più, una realtà presente in tutta Italia con circa 300mila soci e impegnata da oltre cinquant’anni nella rappresentanza e nella valorizzazione degli over 50. Alle iniziative sociali, sportive, artistiche e culturali si affiancano attività di approfondimento sulle politiche per l’invecchiamento attivo, ricerche, indagini e convegni, oltre a consulenze e servizi in ambito previdenziale e fiscale.


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martedì 27 ottobre 2026

www.lecronache.info LEGGE REGIONALE E SOSTEGNI ALLE IMPRESE Nel corso dell’incontro è stato affrontato anche il tema delle prospettive del commercio in Basilicata. I consiglieri regionali Fazzari, Napoli e Picerno hanno fatto il punto sull’iter della nuova legge regionale sul commercio, approvata dalla Giunta e approdata in Commissione, annunciando inoltre che è pronto un Avviso pubblico regionale destinato a sostenere i commercianti, con una dotazione complessiva di 6 milioni di euro. L’attenzione alle misure di sostegno si accompagna alla necessità di individuare strumenti in grado di favorire la continuità delle attività, rafforzare la competitività delle imprese e incentivare l’ingresso di nuove energie nel settore. TRASMETTERE L’ESPERIENZA,COSTRUIRE IL FUTURO Dalla cerimonia di Rifreddo emerge una priorità condivisa: fare della longevità imprenditoriale non soltanto un traguardo da celebrare, ma una risorsa da trasferire alle nuove generazioni. Il passaggio di testimone tra i Maestri del Commercio e i giovani che intendono avviare o rilevare un’attività può essere sostenuto attraverso percorsi di tutoraggio, consulenza e scambio di esperienze. Le competenze accumulate in decenni di lavoro rappresentano un patrimonio prezioso per affrontare le trasformazioni del mercato, innovare i servizi e rafforzare il rapporto con i

consumatori. Per 50&Più, valoriz- Antonio Sorrentino (calzature Vilzare chi ha costruito la propria sto- la Agri). ria professionale nel commercio si- AQUILE DI DIAMANTE (50 gnifica anche contribuire a creare le ANNI DI ATTIVITÀ): condizioni affinché altre storie pos- Fausto De Mare (attività bonifiche sano nascere e continuare. Perché salvaguardare i negozi di vicinato, soprattutto nei piccoli comuni, significa difendere non soltanto attività economiche, ma servizi, relazioni e occasioni di socialità essenziali per la vita delle comunità. RICONOSCIMENTI. AQUILE D’ARGENTO (25 ANNI DI ATTIVITÀ): Maria Carmela Canestrino (pasticceria Mancusi); Alessandro e Maurizio Caputo (Cofin Consult); Canio Lorusso (agente di commercio); Gerardina Manzi (gioielleria di Venosa); Vito Palladino (Bar); Maria Rosaria Traficante (negozio stoffe); Mario Tribuzio (supermercato Rionero) AQUILE D’0RO (40 ANNI DI ATTIVITÀ): Vitina Bafundi (Hotel San Marco Rionero); Giuseppe Cassino (formaggio ed autoveicoli); Giovanna Di Tolla (divani Tito); Donato Filiani (rappresentanze Alimentari); Salvatore Guttieri (utensileria professionale Potenza); Canio Lorusso (birreria-enoteca “La Tana dei Lupi”); Vincenzo Lovallo (negozio al dettaglio Sant’Angelo di Avigliano); Leonardo Mattia (River Bar); Antonio Mitro (agente commercio); Nicola Pessolano (autoveicoli); Leonardo Rorro (Bar Antonie 1977); Giuseppe Simone (alimentari e tabacchi Balvano);

Moliterno); Donato Galliani (Bar Sant’Angelo di Avigliano); Donato Masi (pasticceria); Pasquale Traficante (“Il Picchio Verde” Rionero).


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martedì 26 ottobre 2026

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Giovedì 29 ottobre a Potenza l'incontro «La conoscenza come responsabilità» con il presidente Bardi, gli assessori regionali ed esperti di livello nazionale

Salute, ambiente e ricerca scientifica: il progetto LucAS approda all'Unibas C

onoscere per comprendere, comprendere per scegliere. È questo il principio che ispira il progetto LucAS e che sarà al centro dell’incontro «La conoscenza come responsabilità», in programma giovedì 29 ottobre 2026, alle ore 15.00, nell’Aula Magna dell’Università della Basilicata, in via Nazario Sauro 85, a Potenza. L’iniziativa rappresenta una tappa significativa nel percorso di ricerca e approfondimento scientifico del progetto LucAS, dedicato allo studio delle relazioni tra ambiente, salute e territorio. L’appuntamento introduce il meeting annuale di fine anno, durante il quale saranno approfonditi lo stato di avanzamento delle attività e le prospettive della ricerca. La presenza del Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, sottolinea il valore strategico e istituzionale di un progetto che pone la conoscenza scientifica al servizio delle decisioni pubbliche, attraverso un approccio integrato e multidi-

sciplinare. «Con LucAS la Basilicata sceglie di investire nella conoscenza come strumento di responsabilità verso i cittadini e verso il futuro del territorio», dichiara il Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi. «Mettere in relazione i dati sulla salute, le condizioni ambientali e i bisogni delle comunità significa costruire basi più solide per le politiche pubbliche. Il valore di questo progetto sta anche nella collaborazione tra istituzioni, università ed enti di ricerca: un patrimonio di competenze che vogliamo valorizzare per orientare scelte sempre più consapevoli, fondate sulle evidenze scientifiche e attente alla tutela della salute e dell’ambiente». LucAS nasce dalla necessità di sviluppare strumenti conoscitivi sempre più approfonditi per interpretare fenomeni complessi, analizzare le condizioni di salute delle popolazioni e comprendere le possibili relazioni con i fattori ambientali e sociali. È un investimento nella ricerca che raf-

forza la capacità di lettura del territorio e valorizza la collaborazione tra istituzioni e comunità scientifica. Ad aprire l’incontro saranno i saluti istituzionali del Rettore dell’Università della Basilicata, Fabrizio Caccavale, del Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, e dell’Assessore regionale alla Salute, Politiche per la persona e PNRR, Cosimo Latronico. Seguirà l’introduzione di Rosa Anna Cifarelli, responsabile scientifica del progetto LucAS, sul tema «Dalla ricerca integrata alla conoscenza condivisa», dedicata al valore dell’integrazione tra discipline e al ruolo della ricerca nella costruzione di un patrimonio conoscitivo comune. Il cuore dell’incontro sarà dedicato alle tre direttrici della ricerca applicata LucAS. Annibale Biggeri dell'Università di Padova interverrà su «Conoscere la salute. Il contributo dell’epidemiologia»; Gianfranco Peluso dell'Istituto di Ricerca sugli Ecosistemi Terrestri di Napoli (CNR/Unicamillus) su

«Conoscere l’ambiente. Monitoraggio e fattori di esposizione»; Jonathan Pratschke dell'Università di Napoli su «Comprendere i bisogni di salute: fattori di rischio, disuguaglianze, contesto sociale». Il coordinamento della sessione sarà affidato a Giuseppe Terrazzano dell'Università della Basilicata. Le conclusioni saranno affidate a Laura Mongiello, Assessore regionale all’Ambiente e alla Transizione energetica. L’appuntamento del 29 ot-

tobre costituisce un momento di raccordo tra la dimensione istituzionale e quella scientifica di LucAS, nella prospettiva del meeting annuale di fine anno. Al centro, una convinzione: la conoscenza non rappresenta soltanto il risultato della ricerca, ma una responsabilità collettiva, affinché le evidenze scientifiche possano contribuire a orientare scelte consapevoli, politiche di prevenzione e strategie di tutela della salute e dell’ambiente.

L'Ente diventa Socio Partecipante Sostenitore per rafforzare il monitoraggio degli ecosistemi. Il presidente Mianulli: «Conoscere l'ambiente per tutelarlo con efficacia»

Biodiversità e ricerca scientifica nel Materano: il Parco della Murgia entra nella Fondazione Farbas

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afforzare la tutela della biodiversità, promuovere la ricerca scientifica e sviluppare nuove forme di collaborazione per la valorizzazione sostenibile del territorio. Sono questi gli obiettivi alla base dell’adesione dell’Ente Parco della Murgia Materana alla FARBAS – Fondazione Ambiente Ricerca Basilicata, che ha formalmente accolto la richiesta di ingresso dell’Ente in qualità di Socio Partecipante Sostenitore. L’accoglimento della richiesta apre la strada a una collaborazione istituzionale nei settori della tutela ambientale, della conservazione della biodiversità, della ricerca scientifica e della valorizzazione del patrimonio naturale. Un’opportunità per mettere in relazione competenze scientifiche, conoscenza del territorio e attività di gestione dell’area protetta, favorendo lo sviluppo di iniziative condivise. Il percorso potrà contribuire ad approfondire lo studio degli ecosistemi della Murgia materana, sostenere le attività di monitoraggio ambientale e individuare nuove strategie per la salvaguardia degli habitat e delle specie che caratterizzano il territorio. «Il Parco della Murgia Materana custodisce un patrimonio ambientale e paesaggistico di straordinario valore, la cui tutela ri-

chiede conoscenze sempre più approfondite, competenze scientifiche e una collaborazione costante tra istituzioni», dichiara il presidente dell’Ente Parco, Giovanni Mianulli. «L’adesione alla FARBAS nasce dalla volontà di rafforzare questo percorso, mettendo al centro la ricerca, il monitoraggio e la conservazione della biodiversità. Crediamo in un Parco aperto al confronto e capace di costruire sinergie con il mondo scientifico, affinché la protezione dell’ambiente possa accompagnarsi alla valorizzazione responsabile del territorio. Conoscere meglio il nostro patrimonio naturale significa anche poterlo tutelare con maggiore efficacia e trasmetterlo alle future generazioni». La collaborazione con la Fondazione Ambiente Ricerca Basilicata si inserisce in una visione più ampia del ruolo delle aree protette, chiamate non soltanto a preservare gli equilibri naturali, ma anche a favorire la diffusione della cultura ambientale e la partecipazione delle comunità locali. L’obiettivo è costruire una rete di competenze e progettualità in grado di sostenere una gestione sempre più consapevole del patrimonio ambientale della Murgia materana, coniugando ricerca, tutela e sviluppo sostenibile.


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Basilicata 24 ore

martedi 27 ottobre 2026

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ECOSISTEMA URBANO 2026 Secondo la classifica di Legambiente e Il Sole 24 ore, Potenza e Matera migliorano. Beneventi: «Al lavoro per una città più vivibile»

«Dati incoraggianti, il risultato sui rifiuti è motivo di orgoglio»

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a transizione ecologica delle città italiane procede a velocità diverse, tra timidi segnali di miglioramento e criticità che continuano a mettere alla prova la qualità della vita dei cittadini. È quanto emerge dalla trentatreesima edizione di Ecosistema Urbano, il rapporto di Legambiente e Ambiente Italia, realizzato con la collaborazione editoriale de Il Sole 24 Ore, che analizza le per-

formance ambientali dei Comuni capoluogo attraverso un sistema di indicatori dedicati alla qualità dell’aria, alla gestione dei rifiuti, alla mobilità, al consumo di suolo e all’utilizzo delle risorse energetiche e idriche. Il quadro che ne risulta restituisce l’immagine di un Paese in movimento, ma ancora lontano da una trasformazione urbana organica e pienamente sostenibile.

Nella classifica Potenza e Matera migliorano le loro performance. In particolare Matera risale al 58esimo posto, lo scorso anno era al 92esimo, mentre Potenza è al 65esimo posto e l’anno scorso era all'84esimo. Il punteggio delle due città lucane è comunque sotto la media italiana che si attesta al 55,72%. Matera, infatti totalizza un punteggio pari a 54,22% mentre Potenza segna il 51,50%. POTENZA, SODDISFATTO BENEVENTI Il dato registrato dal capoluogo di regione segna un «significativo miglioramento rispetto all’anno scorso, quando la città occupava l’84° posizione con il 45,62%». È quanto afferma l’assessore all’Ambiente di Potenza Michele Beneventi che aggiunge: «Accogliamo questo risultato con soddisfazione e con la consapevolezza che il percorso verso una città più sostenibile richiede continuità, impegno e capacità di intervenire sulle criticità ancora presenti. Recuperare 19 posizioni in un anno e quasi sei punti

percentuali rappresenta un segnale incoraggiante e dimostra quanto sia importante proseguire con determinazione nelle politiche ambientali. Non consideriamo questo dato un punto di arrivo, ma uno stimolo a fare ancora meglio». A trainare il risultato di Potenza è soprattutto il dato relativo alla produzione di rifiuti urbani. Con 402 chilogrammi per abitante all’anno, la città si colloca infatti al secondo posto nazionale tra i capoluoghi che producono meno rifiuti, alle spalle di Campobasso. «Il dato sui rifiuti è particolarmente significativo e costituisce un motivo di orgoglio per la nostra comunità. Ridurre la quantità di rifiuti prodotti significa contribuire concretamente alla tutela dell’ambiente. È un risultato che va riconosciuto e valorizzato, anche perché coinvolge il comportamento quotidiano dei cittadini e la capacità del sistema urbano di orientarsi verso una maggiore responsabilità ambientale. Questo risultato appartiene a tutta la comunità ».

«I numeri positivi non devono farci dimenticare ciò che resta da migliorare. La sostenibilità non si misura soltanto attraverso una posizione in classifica, ma nella qualità della vita delle persone, nella possibilità di muoversi in modo più sostenibile, nella tutela della risorsa idrica e nella capacità di ridurre le emissioni e gli sprechi. Dobbiamo continuare a investire su questi fronti, lavorando in maniera integrata e coinvolgendo cittadini, istituzioni e operatori del territorio». «La nostra ambizione – conclude l’assessore Beneventi – è trasformare questo miglioramento in un percorso stabile. Il secondo posto nazionale per la minore produzione di rifiuti è un punto di forza da cui partire; la risalita in classifica è un segnale che ci incoraggia, ma ci ricorda anche che dobbiamo continuare a lavorare. L’obiettivo è una Potenza sempre più attenta all’ambiente, efficiente nell’utilizzo delle risorse e capace di offrire ai propri cittadini spazi urbani più vivibili e una migliore qualità della vita».


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Basilicata 24 ore

martedì 27 ottobre 2026

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Potenziata l’attività chirurgica grazie agli anestesisti esterni: le sedute settimanali passano da 3 a 5. Pazienti anche dalla Puglia

Cataratta, tempi d’attesa dimezzati Latronico: «Ora Venosa un modello» VENOSA. Dimezzati i tempi di attesa per gli interventi di cataratta all'ospedale di Venosa. I pazienti devono aspettare quattro mesi rispetto agli otto precedenti, un risultato che, secondo i dati comunicati dalla Regione Basilicata, colloca il presidio al di sotto della media nazionale, indicata in un anno. Un miglioramento ottenuto attraverso il potenziamento dell'attività chirurgica e una diversa organizzazione delle risorse professionali, che ha consentito di aumentare il numero delle operazioni e di rispondere più rapidamente alle richieste di assistenza. Il risultato è legato soprattutto all'incremento delle sedute operatorie settimanali, passate da tre a cinque grazie all'impiego di anestesisti esterni. Una soluzione organizzativa che ha permesso di utilizzare maggiormente le sale operatorie e di accelerare lo smaltimento delle liste d'attesa, senza modificare la tipologia delle prestazioni garantite dal reparto di Oculistica. La riduzione dei tempi ha prodotto effetti anche sulla mobilità sanitaria, favorendo l'arrivo di pazienti da altre regioni, soprattutto dalla vicina Puglia, dove le liste d'attesa

risultano particolarmente lunghe. Il presidio di Venosa rafforza così la propria capacità di attrazione, confermandosi un riferimento per la chirurgia del segmento anteriore dell'occhio, grazie alla presenza di professionisti specializzati e all'utilizzo di metodiche consolidate. «L'incremento delle sedute – spiega Michele Cervellino, responsabile dell'Oculistica dell'ospedale di Venosa – ci permette di offrire una risposta più ra-

pida ai pazienti, riducendo i tempi di attesa per una patologia ad alta incidenza legata all'invecchiamento della popolazione». La cataratta rappresenta infatti una delle principali cause di riduzione della capacità visiva nella popolazione anziana. L'aumento della domanda di interventi rende particolarmente importante la capacità delle strutture sanitarie di organizzare le prestazioni chirurgiche, ga-

rantendo tempi compatibili con le esigenze dei pazienti. In questo contesto, il potenziamento delle sedute operatorie costituisce uno strumento per migliorare l'accessibilità alle cure. Soddisfazione viene espressa anche dalla direzione generale dell'Asp, che attribuisce il risultato all'ottimizzazione delle risorse disponibili. «Dimezzare i tempi d'attesa risponde a un obiettivo preciso di efficienza assistenziale. La capacità di attrarre pazienti da fuori regione conferma la solidità dei servizi offerti dal presidio di Venosa, che si qualifica come polo di attrazione territoriale», sottolinea il direttore generale. Il miglioramento delle prestazioni viene considerato dalla Regione un esempio delle possibilità offerte da una programmazione più efficace delle attività ospedaliere, soprattutto nei presidi territoriali chiamati a rispondere alle esigenze di una popolazione caratterizzata da un progressivo invecchiamento. L'assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico, evidenzia il valore del risultato anche rispetto alla capacità del sistema sanitario lucano di intercetta-

re una domanda di assistenza proveniente dall'esterno dei confini regionali. «Il presidio ospedaliero di Venosa – sottolinea Latronico – si attesta come un punto strategico capace di rispondere non solo alle esigenze del territorio lucano ma anche di attrarre un flusso costante di utenti provenienti da fuori regione. Il raggiungimento dei quattro mesi di attesa, in controtendenza rispetto alla media nazionale, rappresenta un esempio concreto di buona gestione dei servizi sanitari territoriali». Per l'assessore, il caso di Venosa dimostra l'importanza di intervenire sull'organizzazione delle strutture e sulla disponibilità di personale per migliorare le prestazioni offerte ai cittadini. «L'impegno della Regione resta quello di sostenere l'attività dei nostri professionisti e delle direzioni aziendali, investendo in personale e tecnologie per garantire cure tempestive e di qualità». L'obiettivo è consolidare i risultati raggiunti e mantenere una capacità di risposta adeguata alla domanda di interventi, valorizzando il ruolo dell'ospedale di Venosa nella rete sanitaria regionale.

Un errore dell’Anagrafe Tributaria blocca l’identità digitale del titolare della farmacia. Presentato un esposto al Garante della Privacy

Due codici fiscali per un farmacista a Scanzano: è caos SCANZANO JONICO. Due codici fiscali associati alla stessa persona, uno corretto ma bloccato e l'altro errato, utilizzabile però per pagare tasse e contributi. È il caso denunciato da Antonio Laguardia, titolare di una farmacia a Scanzano Jonico dal 1975. Dopo oltre cinquant'anni di attività, il professionista sostiene di essere alle prese con un'anomalia informatica che complica gli adempimenti fiscali e previdenziali e gli impedisce di accedere ad alcuni servizi pubblici digitali. La vicenda risale al 2013, quando Laguardia, in applicazione dell'articolo 36 del decreto del presidente della Repubblica 396 del 2000, aveva regolarizzato la propria posizione anagrafica inserendo una virgola tra i nomi Antonio e Pompeo. La modifica aveva consentito di attribuire il codi-

ce fiscale sulla base del solo primo nome. Nel 2021, secondo la ricostruzione del farmacista, durante la migrazione delle banche dati nazionali l'Anagrafe Tributaria avrebbe omesso quella virgola, modificando d'ufficio il codice fiscale. Da allora risulterebbero attivi due identificativi riferiti alla stessa persona: quello che Laguardia considera corretto sarebbe bloccato, mentre quello generato per errore sarebbe l'unico accettato per versare imposte e contributi. L'incongruenza, denuncia il titolare, gli impedisce inoltre di accedere tramite Spid all'Anagrafe nazionale della popolazione residente. La farmacia continua comunque a garantire regolarmente il servizio ai cittadini, ma la gestione amministrativa è ostacolata dal rischio di disallineamenti

tra le posizioni presso Inps ed Enpaf, gli archivi fiscali e le credenziali del Sistema Tessera Sanitaria. Laguardia riferisce di essersi rivolto più volte agli uffici competenti senza ottenere una soluzione. A suo dire, una nota della Direzione centrale del ministero dell'Interno avrebbe già riconosciuto l'errore, disponendo la ricostruzione storica della posizione anagrafica. Nonostante questo intervento, il problema non sarebbe stato risolto. Lo scorso 8 ottobre il farmacista ha quindi presentato un espostoreclamo al Garante per la protezione dei dati personali e alla Commissione europea. Ha inoltre interessato della vicenda il sottosegretario all'Interno Wanda Ferro e i parlamentari lucani. Il professionista si dichiara disponibile

a mostrare la documentazione raccolta. Chiede che venga ripristinata la corretta identità fiscale, per poter svolgere senza ostacoli gli adempimenti legati all'attività e accedere ai servizi digitali dello Stato.


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martedì 27 ottobre 2026

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Il Dg Spera: «Prendersi cura delle persone significa anche costruire contesti più sani e sostenibili»

AOR San Carlo, quarta edizione di “Un albero per la salute” nell’ospedale di Lagonegro L’

Azienda Ospedaliera Regionale San Carlo di Potenza rinnova il proprio impegno nella promozione della salute e della sostenibilità ambientale aderendo, per il quarto anno consecutivo, all’iniziativa “Un albero per la salute”, promossa da FADOI (Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti), in collaborazione con l’Arma dei Carabinieri - Raggruppamento Biodiversità.Oggi, alle ore 10:30, l’ospedale San Giovanni di Lagonegro ospiterà la cerimonia di messa a dimora dell’albero donato dai Carabinieri, a testimonianza della continuità di un percorso che unisce attenzione alla

persona, responsabilità ambientale e partecipazione della comunità. «La rinnovata condivisione di questa iniziativa rappresenta un segnale concreto del nostro impegno verso una concezione della salute più ampia, che non si esaurisce nella cura della malattia, ma comprende anche la prevenzione, il benessere e la qualità dell’ambiente in cui viviamo», dichiara il Direttore Generale dell’Aor San Carlo, Giuseppe Spera, aggiungendo che «prendersi cura delle persone significa anche costruire contesti più sani e sostenibili. Anche un gesto semplice, come mettere a dimora un albero, può contribuire a rendere concreto questo principio e a tra-

smettere un messaggio importante. È un impegno che riguarda le istituzioni sanitarie - conclude il Dg - ma che richiede la partecipazione di tutta la comunità». Come di consueto, ogni pianta è accompagnata da uno speciale cartellino che, attraverso la scansione con uno smartphone, permette di geolocalizzarla, seguirne la crescita su un sito web dedicato e monitorare il risparmio di anidride carbonica in tempo reale. L’iniziativa richiama l’attenzione sul legame tra la salute umana e l’ambiente. La qualità dell’aria, la presenza di aree verdi e la tutela degli ecosistemi rappresentano elementi importanti per il benessere individuale

e collettivo. In tale prospettiva, la piantumazione di un albero assume un valore che va oltre il gesto simbolico: rappresenta un’occasione per diffondere una cultura della sostenibilità.

A raccolta Istituzioni, medici e pazienti per informare conversando «SERVE ANCHE IL COINVOLGIMENTO DEI SINDACATI»

Melfi, il Lions Club chiude l’Ottobre Rosa UIL FP Basilicata: «Bene il Tavolo con l’iniziativa “Prevenire Insieme” sulla sanità nel Lagonegrese»

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a prevenzione non è soltanto un insieme di controlli medici, ma una cultura da costruire e condividere. È questo il messaggio di “PREVENIRE INSIEME”, il Lions Health Info Day promosso dal Lions Club Melfi, con il supporto organizzativo di Polimedica, in programma venerdì 30 ottobre 2026, alle ore 16:00, presso la sede Polimedica di Melfi. L'iniziativa rappresenta il momento conclusivo di un Ottobre Rosa particolarmente intenso, durante il quale Polimedica ha promosso numerose attività dedicate non soltanto alla prevenzione senologica e oncologica, ma anche alla salute cardiovascolare, all'alimentazione, al metabolismo e al movimento. Nell'ultima settimana proseguiranno le va-

lutazioni fisiomotorie e si svolgeranno due ulteriori mattinate di prevenzione senologica, dedicate alle ecografie mammarie con visita specialistica e alle mammografie. L'appuntamento del 30 ottobre non sarà un tradizionale convegno medico, ma una conversazione sulla salute aperta alla cittadinanza, nella quale professionisti, istituzioni e pubblico potranno conversare su tre grandi temi: controlli e diagnosi precoce; alimentazione, movimento e metabolismo; storia personale, familiarità e prevenzione. L'obiettivo è favorire una maggiore consapevolezza del valore della prevenzione, superando l'idea che occuparsi della propria salute significhi soltanto intervenire quando compare una malattia. Una prospet-

tiva che guarda a una medicina sempre più predittiva, personalizzata e di precisione, capace di riconoscere i fattori di rischio, integrare le informazioni e costruire percorsi di cura appropriati alle singole persone. All'incontro porteranno il proprio contributo autorevoli professionisti del territorio e della sanità regionale: Alessio Thodas, direttore UOC Chirurgia Senologica dell'IRCCS CROB; Francesca Sanseverino, direttrice UOC Screening regionali; Manuela Botte, dirigente medico di Radiologia dell'IRCCS CROB; Luciana Rago, dirigente medico di Radioterapia dell'IRCCS CROB; Annamaria Bochicchio, presidente AIDM Potenza e direttrice di Gruppo Oncologico Multidisciplinare.

a UIL FP Basilicata accoglie positivamente l’iniziativa dell’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico, di avviare un tavolo operativo dedicato alle criticità e alle prospettive della sanità nel Lagonegrese. L’attenzione rivolta all’ospedale di Lagonegro, alla Casa di Comunità, alla realizzazione dell’elisuperficie per l’elisoccorso e al potenziamento dei servizi territoriali rappresenta un passaggio importante per rafforzare l’assistenza sanitaria e garantire risposte più efficaci ai bisogni di salute dei cittadini. «Riteniamo fondamentale che si apra una fase nuova, caratterizzata da una programmazione concreta e da impegni precisi, affinché il territorio del Lagonegrese possa contare su servizi sanitari adeguati, accessibili e in grado di rispondere alle esigenze di una popolazione che non può essere penalizzata dalla distanza dai principali centri ospedalieri». «Gli investimenti infrastrutturali sono indispensabili, ma non possono rappresentare l’unico elemento della programmazione sanitaria. Accanto alle strutture e alle opere da realizzare, occorre affrontare con la stessa determinazione le carenze di personale, le difficoltà organizzative, la distribuzione delle professionalità, i carichi di lavoro e le condizioni in cui operano quotidianamente le lavoratrici e i lavoratori del Servizio sanitario regionale».


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martedì 27 ottobre 2026

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MARTEDÌ 27 OTTOBRE 2026 07:00

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TRUE ITALIAN EXPERIENC CE

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SERIE CRONACHE

13:00

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MOJITO

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OLT TRE IL GIARDINO

19:00

SOCIAL LOPER

21:00

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Potenza

martedi 27 ottobre 2026

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POTENZA Scoperte 2 targhe sul Ponte Attrezzato in memoria del fondatore dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti. Soddisfatto il presidente Florio

«Nicolodi ha dato lustro e dignità ai non vedenti»

DI FRANCESCO M ENONNA

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ue targhe, una giornata significativa e l’impegno dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti della provincia di Potenza. Nella mattinata di ieri sono state scoperte sul Ponte Attrezzato, in corrispondenza del Giardino Verticale, due targhe in onore e in memoria di Aurelio Nicolodi, figura storica nella battaglia per i diritti e l’emancipazione delle persone non vedenti, fondatore dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti. La cerimonia si è svolta in una mattinata caratterizzata dal sole e da folate di vento. Presenti il sindaco di Potenza, Vincenzo Telesca, il presidente del Consiglio comunale, Pierluigi Smaldone, gli assessori alla Cultura e all’Ambiente di Palazzo di Città, Roberto Falotico e Michele Beneventi, il presidente dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Potenza, Luciano Florio, e la garante per la Disabilità della Regione Basilicata, Marika Padula. A moderare il dibattito è stata la giornalista Fabiana Santangelo. Apprezzati e densi di significato gli interventi di Angelo Camodeca, presidente nazionale dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, e Giuseppe Lanzillo, presidente

regionale dell’associazione. Presenti anche la comandante della Polizia locale di Potenza, Marianna Santoro, e i responsabili dei Vigili del Fuoco. Durante la giornata di riflessione sono intervenute anche l’architetta Daniela Galasso e Luciana Sepe. L’iniziativa rientra nell’ambito delle celebrazioni per i 106 anni dalla fondazione dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti e rende omaggio ad Aurelio Nicolodi, figura di riferimento per l’associazione, alla quale ha dato un contributo significativo in termini di idee, dinamismo e partecipazione, dimostrando grande sensibilità e impegno. Particolarmente intensa la rilettura della vita di Nicolodi proposta da Luciana Sepe, che ha dato vita a un momento di forte coinvolgimento emotivo e di grande valore culturale. A tutti i relatori è stato donato un volume scritto dallo stesso Nicolodi, in segno di riconoscenza e stima per il contributo offerto alla cerimonia e alla scopertura delle due targhe. Fondamentale, per il raggiungimento di questo importante risultato, il lavoro dell’Amministrazione comunale e degli assessori Michele Beneventi, Roberto Falotico e Francesco Giuzio, che hanno saputo

riconoscere il valore di questa significativa donazione, nel segno dell’accoglienza, della condivisione e dell’attenzione verso l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti della provincia di Potenza e dell’intera Basilicata. Tutto questo nel nome e nel ricordo di Aurelio Nicolodi, nato a Trento nel 1894, che combatté su diversi fronti durante la Prima guerra mondiale, rimanendo ferito nella battaglia dell’Isonzo nel 1915. Nel 1920 fondò l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti. La lettura delle due targhe è stata affidata al presidente Luciano Florio, in un clima di generale commozione. La garante per la Disabilità della Regione Basilicata, Marika Padula, ha sottolineato il significato dell’iniziativa: «Un passo importante quello che viene compiuto oggi nella città di Potenza. Non solo un ricordo, non solo una cerimonia, ma un ponte che vuole simboleggiare non l’unione tra due luoghi, bensì l’abbattimento delle barriere. Barriere che si abbattono verso una società sempre più inclusiva, nella quale l’accessibilità deve diventare parte della quotidianità e una città si prepara a essere sempre più accessibile». Luciano Florio, a nome

dell’Uici, ha ripercorso il lungo impegno che ha portato all’intitolazione: «Praticamente, sono anni che cercavamo di intitolare un luogo, una piazza o una via della nostra città a questo grandissimo personaggio, che ha dato lustro e dignità ai non vedenti e agli ipovedenti. Grazie a questa amministrazione, abbiamo individuato questo luogo, che può diventare un punto di riferimento importantissimo per noi, dove svolgere diverse attività e, soprattutto, da rendere accessibile. Siamo partiti dalle targhe, quelle che abbiamo svelato oggi e che portano il nome del nostro fondatore, che nel 1920 diede vita all’associazione. Sono in rilievo e accessibili ai vedenti, ai non vedenti e a tutti». Il sindaco di Potenza, Vincenzo Telesca, ha ricordato il valore dell’opera e la necessità di proseguire nell’impegno per l’inclusione: «L’opera è già esistente e, tra l’altro, vi è stato realizzato un bellissimo giardino. Abbiamo pensato di intitolarla ad Aurelio Nicolodi. Perché Aurelio Nicolodi? Perché dobbiamo sempre ricordare ciò che è stato realizzato tanti anni fa. Oggi ci troviamo a parlare della possibilità di abbattere le barriere architettoniche e di dare a tutti l’opportuni-

tà di inserirsi pienamente nella società. Dobbiamo fare sempre un passo indietro e ricordare chi, all’origine, ha dato la forza e la possibilità affinché tutto questo potesse avvenire. È stato Aurelio Nicolodi. Ricordiamo che Nicolodi fu ferito in guerra e diventò cieco a seguito di una ferita riportata durante un conflitto mondiale. In seguito, decise di rivolgere la propria attenzione alla dimensione pubblica, pensando a chi, come lui, aveva subito una disabilità o era nato con una malformazione. Il suo obiettivo era evitare che queste persone rimanessero ghettizzate, escluse dalla società, e consentire loro di reinserirsi pienamente. Nel 1923 partecipò alla realizzazione e alla stesura del Regio decreto, affinché tutti avessero la possibilità di inserirsi nel mondo del lavoro e in quello scolastico. Non possiamo non ricordare Aurelio Nicolodi per ciò che ha fatto e per essere stato il fondatore dell’Unione Italiana Ciechi. Tutto ciò che portiamo avanti nasce da lui. Ecco perché abbiamo pensato di intitolargli questo passaggio tra le due scale mobili, in una zona già dotata di strumenti e strutture che consentono a tutti di usufruirne».


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martedì 27 ottobre 2026

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Si aprono nuove prospettive di crescita per l’azienda lucana specialista nelle tecnologie di propulsione applicabili a diversi settori

L’italiana CMD entra nel “Gruppo EDGE” I cugini Negri: «Innovare oltre i confini» L’

italiana CMD, specializzata da oltre 35 anni nella progettazione, prototipazione e sviluppo di sistemi di propulsione avanzati per applicazioni automobilistiche, marine e aeronautiche, annuncia il completamento dell’operazione che ha portato ufficialmente il suo ingresso in EDGE Group, azienda fondata nel 2019 con base negli Emirati Arabi, tra i principali gruppi tecnologici internazionali. L’operazione annunciata da CMD nei mesi scorsi, si è perfezionata con il superamento dell’iter autorizzativo previsto. Un passaggio che consentirà al-

l’azienda lucana, con stabilimenti ad Atella e un centro direzionale e R&D a Caserta, di accelerare il proprio percorso di crescita e sviluppo internazionale, mantenendo identità, competenze e forte legame con il territorio. «Questa partnership – spiega Mariano Negri, con il cugino Giorgio alla guida dell’azienda lucana - rappresenta una tappa di grande rilievo per il nostro territorio, per i nostri siti produttivi e, soprattutto, per le nostre persone. L’unione tra l’eccellenza ingegneristica di CMD e la forza industriale di EDGE ci consente di incrementare la capa-

cità produttiva, sostenere l’espansione delle nostre attività e accelerare il percorso di crescita in tutti i settori in cui operiamo. Soprattutto, rafforza ulteriormente le nostre capatecnologiche, permettendoci di offrire soluzioni ad alto valore aggiunto a clienti presenti nei mercati di tutto il mondo». «Abbiamo sempre creduto che l’innovazione nascesse dalla capacità di guardare oltre i confini del proprio mercato. Oggi CMD può valorizzare il patrimonio di competenze costruito in oltre 35 anni di attività aprendosi a nuove applicazioni e nuove geografie».

Oggi l’incontro aperto per illustrare la società affidataria e i nuovi servizi: «La cura dei luoghi della memoria è un dovere istituzionale»

Ripacandida, nuova gestione al cimitero comunale

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uesto pomeriggio alle ore 17:00, presso la Sala Consiliare del Comune di Ripacandida, si svolgerà un incontro pubblico per presentare la nuova società affidataria e illustrare i servizi cimiteriali. Un’importante occasione di informazione e confronto, alla quale l’Amministrazione invita la cittadinanza a partecipare. Nel corso dell’incontro difatti, saranno diversi i punti affrontati, che il Sindaco Michele Donato Chiarito, ha anticipato in una lettera aperta ai concittadini. Da ieri infatti ha preso ufficialmente avvio la nuova gestione dei servizi cimiteriali «affidata, per il biennio dal 26 ottobre 2026, alla società Solimano Onoranze Funebri e Casa Funeraria Venosa, individuata attraverso una procedura di gara -spiega l’AmministrazioneL'avvio della nuova gestione rappresenta un importante risultato per la nostra comunità, attraverso un'organizzazione più ampia e una maggiore accessibilità. Il Cimitero comunale costituisce, infatti, un luogo di memoria e di raccoglimento, nel quale si custodiscono gli affetti e il legame profondo con i nostri cari. La cura dei luoghi della memoria è un dovere istituzionale e un segno di civiltà, rispetto e attenzione verso l'intera comunità, dunque garantirne una gestione adeguata significa assicurare attenzione, rispetto e servizi rispondenti alle esigenze della cittadinanza». La nuova gestione consentirà di garantire l'apertura del Cimitero comunale per tutti i giorni della settimana, compresi sabato e domenica, ma «per consegui-

re questo obiettivo, l'Amministrazione ha avviato un articolato percorso amministrativo, partendo dalla predisposizione dall'approvazione del Regolamento di polizia mortuaria comunale e proseguendo con la definizione delle tariffe cimiteriali. Tali adempimenti hanno rappresentato presupposti indispensabili per disciplinare il servizio e procedere al suo affidamento nel rispetto delle i vigenti». E proseguono dalla Casa comunale: «A seguito dell'esito della prima procedura di gara, andata deserta, si è reso necessario rivedere le condizioni dell'affidamento, adeguandole alle esigenze organizzative ed economiche del servizio senza modificarne il costo. Tale attività ha consentito di individuare l'attuale gestore e di definire un nuovo assetto gestionale. L'Amministrazione sottolineano- è consapevole che, nel corso di questo percorso, non

sono mancate critiche e osservazioni, anche da parte di chi in precedenza, non era riuscito a individuare una soluzione tangibile alla problematica. A tali critiche si è ritenuto opportuno rispondere attraverso il lavoro amministrativo, la ricerca di soluzioni concrete e il raggiungimento di risultati nell'interesse della collettività». Nell'ottica di migliorare l'accessibilità e l'inclusione all'interno del Cimitero, «il servizio carrozzina per disabili e persone con ridotta mobilità, sarà integrato con la messa a disposizione di una sedia a rotelle utilizzabile gratuitamente per la visita ai propri cari. Per usufruire del servizio basterà semplicemente richiederlo da chiunque ne abbia necessità al custode cimiteriale, il quale accompagnerà in sicurezza i visitatori durante tutto il percorso all'interno del cimitero». Un ulteriore elemento di particolare rile-

vanza riguarda l'aspetto economico della nuova gestione. «Il costo del servizio non supera quello precedentemente sostenuto dal Comune per il dipendente comunale impiegato presso il Cimitero -incalza l’Amministrazione ChiaritoSarà pertanto possibile garantire orari di apertura più estesi e una migliore organizzazione delle attività, senza maggiori oneri per il bilancio comunale. Il risultato conseguito testimonia l'impegno dell'Amministrazione nel perseguire una gestione efficiente delle risorse pubbliche, coniugando l'ampliamento del servizio con il contenimento della spesa. La scelta adottata è stata orientata alla ricerca di una soluzione estesa e rispondente alle esigenze della comunità, nel rispetto delle procedure amministrative e dei principi di trasparenza e buon andamento dell'azione pubblica. Il Comune continuerà a esercitare le proprie funzioni di indirizzo, controllo e vigilanza, verificando il rispetto degli obblighi contrattuali e degli standard di servizio previsti». A tal fine, infatti, «è prevista una Carta dei Servizi, quale strumento di trasparenza e partecipazione, attraverso la quale i cittadini potranno esprimere le proprie valutazioni e contribuire alla misurazione del grado di soddisfazione rispetto al servizio erogato. Le indicazioni e i riscontri raccolti rappresenteranno un elemento utile per monitorare la qualità della gestione e individuare eventuali interventi correttivi, nell'ottica di un rapporto costante tra Amministrazione, gestore e cittadinanza». EMANUELA CALABRESE


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martedì 27 ottobre 2026

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Il Sindaco all’incontro del Programma Operativo Val d’Agri: «Il dialogo tra Amministrazioni e Regione è fondamentale per rappresentare le esigenze delle comunità»

Nel cronoprogramma del Comune di Sarconi il confronto con AQL su possibili adduzioni DI EMANUELA CALBRESE

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a chiarezza e la comunicazione delle attività amministrative ai cittadini rappresentano il pilastro fondamentale della democrazia locale e del buon andamento della Pubblica Amministrazione. Rendere accessibili e comprensibili le decisioni, l'uso dei fondi pubblici e lo stato di avanzamento delle opere, i cronoprogrammi, trasforma il Comune da semplice erogatore di servizi a partner aperto del cittadino. Così il Comune di Sarconi, puntualmente, settimana dopo settimana, ragguaglia i concittadini sul lavoro portato avanti dall’Amministrazione Gulfo, tra queste, le criticità legate all’approvvigionamento idrico nelle aree rurali. «Acquedotto Lucano ha effettuato il campiona-

mento delle acque della sorgente in Contrada Ciambriello -spiegano dalla Casa Comunale- un passaggio necessario per approfondire le caratteristiche e le potenzialità della risorsa. I dati raccolti contribuiranno a valutare la possibilità di nuove adduzioni e a individuare soluzioni utili a migliorare la disponibilità di acqua sul territorio. Un percorso che l’Amministrazione sta seguendo attraverso il confronto con gli enti competenti, con l’obiettivo di dare risposte concrete alle esigenze dei cittadini». Non solo, è stato anche effettuato, insieme ad Acquedotto Lucano, «un sopralluogo nell’area PIP di Matinelle per verificare le condizione della condotta idrica in quell’area. La verifica sul posto ha permesso di approfondire le condizioni dell’infrastruttura

e le necessità dell’areasottolinea l’Amministrazione- proseguendo il confronto con il gestore per individuare gli interventi eventualmente necessari a migliorare la funzionalità della rete». Tra le altre cose, l’Amministrazione ha partecipato a Potenza, all’iniziativa Shell InventaGiovani, dedicata alla premiazione di imprese e progetti imprenditoriali e alla presentazione di opportunità di sviluppo e finanziamento. «Un’occasione per conoscere esperienze, strumenti e percorsi a sostegno di chi intende avviare o consolidare un’attività -commenta il Sindaco Nicola Gulfo- Promuovere l’imprenditorialità e favorire la conoscenza delle opportunità disponibili significa sostenere le competenze, valorizzare le idee e contribuire alla crescita eco-

nomica del territorio, creando nuove prospettive soprattutto per i giovani. Sempre in tema di incontri, il Primo cittadino ha partecipato ad un appuntamento nell’ambito del Programma Operativo Val d’Agri, «sulle questioni legate al programma e sulle opportunità che potranno interessare i Comuni del

territorio nei prossimi mesi. Il dialogo tra Amministrazioni locali e Regione è fondamentale per rappresentare le esigenze delle comunità -sottolinea Gulfo- seguire l’evoluzione delle iniziative e individuare possibili percorsi di sviluppo, valorizzando le risorse e le potenzialità della Val d’Agri».

Al Centro visite un convegno sul ruolo dei tutori volontari, tra percorsi di accoglienza e opportunità di integrazione

San Severino Lucano, una comunità al fianco dei minori stranieri

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o scorso 23 Ottobre, nel pomeriggio, presso il Centro Visite di S. Severino Lucano (Pz), si è svolto un evento di informazione e promozione sul tema della tutela dei Minori Stranieri non Accompagnati. Nel piccolo borgo è presente un centro SAI per minori gestito dalle Cooperative Lilliput e BeHuman, che hanno voluto fortemente che si svolgesse un momento di sensibilizzazione di tale rilievo, per la conoscenza e la divulgazione del valore della tutela volontaria.Per la prima volta S. Severino Lucano, ha avuto l’onore di ospitare un convegno di questa importanza a cui hanno preso parte, il Sindaco di San Severino, il Dott. Giuseppe Ciminelli, l’ UOL Basilicata, il FAMI, che ha organizzato l’evento ed è stato rappresentato dalla Dott.ssa Oriana Rondinella. Alessandra Noce, invece, ha offerto il suo contributo come Presidente dell’Associazione Lucana dei Tutori Volontari. Tra i relatori, anche la Dott.ssa Caterina Cerbino, Coordinatrice dell’Ambito Socio Territoriale Lagonegrese Pollino ed infine, ha partecipato in collegamento video la Dott.ssa Rossana Mignoli, Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Basilicata.Per la Cooperativa Lilliput, sono intervenuti la Dott.ssa Francesca Costanza, Coordinatrice e Psicologa del Centro SAI MSNA di S. Severino Lucano e l’Avv. Eugenio Luciano Petrullo legale del Centro. Il dibattito, moderato dalla Dott.ssa Rondinella è servito a spiegare al numeroso pubblico presente, il ruolo del tutore volontario, cioè un cittadino che dopo un’adeguata formazione, rappresenterà legalmente il minore fino alla maturità.Le cooperative sociali che li

ospitano, in questo caso Lilliput e Be Human, come affermato dall’Avvocato Petrullo, bene fanno il loro lavoro, garantendo ogni bisogno essenziale e favorendo l’inserimento nella società con numerosi progetti, che sono stati poi elencati dalla Dott.ssa Costanza, coordinatrice del centro. Le attività svolte riguardano la coltivazione dell’ Orto sinergico Vitale, con esperienze di Naturempatia e coltivazione ed utilizzo delle erbe aromatiche e prodotti presenti in natura, in collaborazione con l’associazione Lucaniaworld, il laboratorio di pasticceria, lo sport con allenamenti e partite di calcio giocate con squadre locali di altri comuni ed infine, i progetti in collaborazione con le Associazioni del territorio quali Pro Loco del Pollino ed Associazione culturale Myosotis.Nel suo intervento, la Dott.ssa Cerbino, ha sottolineato l’importanza di intendere la comunità in senso ampio: non soltanto come singolo Comune, ma anche come comunità di Ambito, capace di mettere in rete i 27 Comuni, i servizi, le istituzioni, le associazioni e le persone che vivono e operano sul territorio. È in questa dimensione più ampia che si possono costruire riferimenti stabili, favorire la collaborazione tra i diversi soggetti e accompagnare i ragazzi nei percorsi di inclusione e autonomia.Mignoli inoltre, ha dato piena disponibilità per migliorare il sistema di accoglienza ed integrazione, affinchè ogni minore straniero venga tutelato ed abbia tutto ciò di cui necessita. Il convegno si è chiuso con un video dove erano presenti le testimonianze dei tutori volontari e dei ragazzi seguiti, che anche dopo il 18° anno sono rimasti in contatto con loro.

Si crea così un legame, come ribadito dalla Dott.ssa Noce, Presidente dell’Associazione Lucana dei Tutori Volontari, sottolineando come la presenza di questi giovani sia linfa per i piccoli comuni, per le persone anziane che vivono sole e per la scuola.Il Sindaco Ciminelli ha affermato che l’accoglienza funziona bene, grazie all’impegno delle cooperative presenti e che tocca alle comunità lavorare sull’integrazione piena di questi giovani, farli restare sul territorio, perché valore aggiunto per la sopravvivenza dei servizi essenziali nei piccoli comuni. Diventa perciò essenziale e davvero importante, come ha ricordato l’Avv. Petrullo, poter avere il documento di identità, così da sentirsi riconosciuti e pensare: allora esisto anche io per questo paese.


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Matera e provincia

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L’organismo nominato dal prefetto avvia le verifiche al Comune di Scanzano Jonico. Cariello: «Evitare strumentalizzazioni»

Arriva la Commissione d’accesso, il sindaco: «Piena collaborazione» SCANZANO JONICO. Una commissione di accesso agli atti per verificare l'attività amministrativa del Comune. Il sindaco Pasquale Cariello assicura piena collaborazione con gli organismi dello Stato e rivendica il percorso di legalità e trasparenza avviato dalla sua amministrazione dopo le elezioni del 2023. La richiesta di elementi informativi e documentali è stata notificata all'ente dalla commissione nominata dal prefetto di Matera, su delega del ministro dell'Interno, con decreto del 21 ottobre scorso. L'organismo opererà secondo quanto previsto dall'articolo 143 del decreto legislativo 267 del 2000 e dalle disposizioni che disciplinano gli accertamenti negli enti locali. «Accogliamo l'avvio dell'attività della commissione con assoluto rispetto istituzionale e con la massima disponibilità – dichiara Cariello –. Ho già disposto che il segretario comunale e tutti i responsabili di settore mettano a disposizione, nei tempi più rapidi, ogni atto e documento richiesto. Un'amministrazione che ha a cuore la legalità non teme le verifiche, le considera una garanzia per i cittadi-

I FONDI DESTINATI A 178 STUDENTI MERITEVOLI

Borse di studio, stanziati 174mila euro per Matera

ni». Il primo cittadino sottolinea che l'accesso rappresenta uno strumento previsto dalla legge e non costituisce un giudizio anticipato sull'operato dell'amministrazione o della struttura comunale. Un passaggio che assume particolare rilievo alla luce della storia recente del Comune, già interessato dallo scioglimento del Consiglio comunale nel 2019 e dalla successiva gestione commissariale. «Questa amministrazione si è insediata nel 2023, a seguito di libere elezioni che hanno restituito ai cittadini di Scanzano Jonico il governo della propria comunità – ricorda il sindaco –. Fin dal primo giorno abbiamo assunto come priorità il ripristino della piena legalità amministrativa, la trasparenza degli

atti e una netta discontinuità con il passato. Siamo certi che l'esame della documentazione lo confermerà». L'amministrazione ribadisce la propria fiducia nell'operato della Prefettura e delle istituzioni statali, garantendo che gli accertamenti non interferiranno con il normale svolgimento delle attività comunali. Anche l'erogazione dei servizi ai cittadini, assicura il sindaco, proseguirà regolarmente. Cariello rivolge infine un appello alle forze politiche, agli organi di informazione e alla cittadinanza affinché attendano l'esito delle verifiche con senso di responsabilità, senza alimentare polemiche o anticipare conclusioni. «Scanzano Jonico merita rispetto e verità», conclude il primo cittadino.

MATERA. Sono 178 gli studenti meritevoli della città che riceveranno complessivamente circa 174 mila euro grazie alla quarta edizione di Valore del Sapere, la misura della Regione Basilicata che prevede l'erogazione delle borse di studio oggi, per un totale di 1,2 milioni di euro. «È una bella notizia per i nostri ragazzi e per le loro famiglie. Riconoscere il merito significa dare valore all'impegno, alla determinazione e ai sacrifici che spesso accompagnano un percorso di studi», dichiara Stefania Draicchio, assessora comunale alle Pari Opportunità, sottolineando l'importanza del sostegno alle famiglie con minori risorse economiche. In tutta la Basilicata i beneficiari sono 1.228, dei quali 558 nella provincia di Matera, dove saranno distribuiti oltre 545 mila euro. Un intervento che punta a valorizzare i risultati scolastici e a favorire l'accesso all'istruzione. Draicchio ringrazia il presidente della Regione Vito Bardi e l'assessore Francesco Cupparo per la continuità assicurata all'iniziativa. «Investire nell'istruzione significa offrire ai giovani maggiori possibilità di realizzare le proprie aspirazioni», osserva. «Le condizioni economiche di una famiglia non devono diventare un limite alle ambizioni dei figli», conclude l'assessora, ribadendo il valore dello studio come strumento per contrastare le disuguaglianze.

A Miglionico e Grassano appuntamenti gratuiti con il Centro Studi Erickson. Coinvolti i servizi dei tredici Comuni dell'Ambito territoriale

Infanzia, due incontri per formare gli educatori IRSINA. Due appuntamenti dedicati alla crescita dei bambini dalla nascita ai sei anni, con approfondimenti sullo sviluppo e laboratori sulle strategie per favorire l'apprendimento. È il programma di Dai primi mille giorni alla scuola primaria, l'iniziativa promossa dall'Ambito territoriale Bradanica Medio Basento in collaborazione con il Centro Studi Erickson, nell'ambito delle attività per qualificare i servizi educativi dell'infanzia. Il primo incontro è in programma giovedì 29 ottobre, dalle 16.30 alle 18.30, al Centro Famiglia di Miglionico, in via Enrico Berlinguer. Il tema sarà Crescere da zero a sei anni: si parlerà dello sviluppo tipico dei bambini, delle differenze individuali e delle diverse traiettorie evolutive. Saranno approfonditi anche i prerequi-

siti dello sviluppo, gli indicatori di rischio e gli strumenti di osservazione utili agli educatori per riconoscere esigenze e difficoltà nelle prime fasi della crescita. Il secondo appuntamento si terrà giovedì 26 novembre, sempre dalle 16.30 alle 18.30, al Centro Famiglia di Grassano, in via Capitan Pirrone 1. Sarà dedicato a Sviluppo e apprendimento, con una sessione laboratoriale che prevede esercitazioni pratiche di osservazione, potenziamento e facilitazione degli apprendimenti. Al centro delle attività ci saranno strumenti e strategie personalizzate per le diverse aree di sviluppo del bambino. A condurre entrambi gli incontri sarà Mariangela Bruno, formatrice del Centro Studi Erickson. La partecipazione è gratuita e aperta a tutti gli interessati. Per infor-

mazioni è possibile contattare il numero 0835 628720 oppure scrivere all'indirizzo erika.genovese\@comune.irsina.mt.it. L'iniziativa conclude un percorso avviato durante l'anno educativo e scolastico 2025-2026, quando l'Ambito ha offerto agli operatori dei servizi per l'infanzia diverse opportunità formative, lasciando a ciascuno la possibilità di scegliere i contenuti più vicini alle proprie esigenze professionali. L'obiettivo è rafforzare le competenze degli educatori e migliorare la qualità del sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita ai sei anni. Il progetto interessa tredici Comuni: Bernalda, Calciano, Ferrandina, Garaguso, Grassano, Grottole, Irsina, Miglionico, Montescaglioso, Oliveto Lucano, Pomarico, Salandra e Tricarico. Ir-

sina è il Comune capofila dell'Ambito, attraverso l'Ufficio di Piano. Gli incontri puntano anche a favorire il confronto tra operatori e la continuità educativa tra i diversi ambienti di vita e apprendimento, rafforzando la rete territoriale a sostegno dei bambini e delle famiglie.


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Periscopio

martedì 27 ottobre 2026

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Dai servizi pubblici alla scuola, l'invasione delle logiche di profitto stritola i lavoratori e alimenta la frattura sociale

L’aziendalismo distrugge lo Stato DI VINCENZO CAPODIFERRO E GIUSEPPE DOMENICO NIGRO

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ontro il processo di aziendalismo imperterrito che sta investendo tutto l’Occidente, contro il tentativo di aziendalizzazione dello Stato in tutti i settori: sanità, istruzione e company, sarebbe opportuna l’istituzione di ispettori del lavoro che dipendano direttamente dalle Organizzazioni dei Sindacati nazionali. Visto che lo status di democraticità si sta sempre di più restringendo, perché il potere politico è diventato succube di quello economico, cioè dei potentati supercapitalistici e meta-capitalistici invisibili, chi tutela i lavoratori? I pubblici dipendenti? Se lo Stato diventa come un industriale e obbedisce alle stesse logiche di un’impresa, o di un’azienda privata, come vuole il sistema economico plutocratico e globale, tutti i dipendenti sono equiparati ad operai, con stipendi al limite della sussistenza umana, perché qui stiamo tornando a situazioni da legge ferrea dei salari di Lassalle. Lo Stato è equiparato a un macroindustriale, o macrodatore di lavoro. Lo Stato imprenditore positivista ci ha portato al colonialismo, all’imperialismo, alla “Grande Guerra”. Così lo Stato perderà totalmente la sua essenza e la sua natura, diventato succube delle logiche capitalistiche. Ma non è così! E di fronte a questa incresciosa situazione che si sta verificando, cioè il processo di aziendalizzazione dello Stato e non solo, delle organizzazioni internazionali, tipo Europa e company, cosa possono fare i lavoratori, a chi affidarsi? È chiaro che lo Stato, in questo caso assurge sì a classe dominante: e la classe dipendente che fine farà? È chiaro che gli emissari dei signori feudali, o missi dominici, o prefetti bonapartisti, o podestà fascisti, non colpiranno certo i dominatori, i digerenti, quelli che solo potranno mangiare tra poco, non colpiranno certo i valvassori, i valvassini, i capitani, ma chi volete che colpiscano se non i servi della gleba, i non-digerenti, i morti di fame? E la gleba, o la plebe, ha diritto a difendersi. Come? Con una secessione aventiniana? Non è servita neppure a bloccare l’ascesa del Fascismo! Chi batte

moneta comanda, ma chi batte oggi moneta in Europa? Un istituto pubblico o privato? Lo Stato, purtroppo, non è privatizzabile o personalizzabile: è pubblico! Si sta perdendo il senso del pubblico. C’è solo l’oligarchia plutocratica che vuole instaurare un Nouveau Regime che è peggio dell’Ancient, con sole due classi: padroni e schiavi. Cosa è cambiato dal Medioevo? Se c’è da operare una chirurgica separazione delle carriere, questa va fatta in primo luogo tra pubblico e privato. Guardiamo alla sanità: se prenoti nel pubblico, quando ti chiamano? E se nel privato? Questa malattia dell’aziendalizzazione dello stato è nata da lontano. I Medici erano banchieri e divennero signori di Firenze. Il teorema neopositivistico dell’industriale dirigente non tutela i lavoratori. In un sistema democratico sano di solito le classi proletari, o operaie, cioè i sottostanti partecipano alla gestione dello stato, superando così, in qualche modo, il gravame del potere imposto sempre ai più deboli dai Potentes. Nel momento in cui si crea il political management si torna di nuovo all’equazione stato-classe dominante e così si infittiscono le lotte di classe: è un processo inevitabile. Sono chiuse le fabbriche e le nuove fabbriche sono le scuole, i supermercati e gli

ospedali. Ma questi non producono nulla. Il primario è finito, il secondario è finito si riduce tutto a terziario e in più si equipara il terziario al secondario, introducendo riforme tayloriste o stakanoviste nel settore pubblico. In questo modo si svilisce lo Stato. Il popolo non esiste più. Le teorie liberalistiche, accentuando solo le libertà del singolo, ponendo l’individuo, coi suoi diritti al di sopra dello Stato, hanno distrutto lo Stato. Ed oggi impera più che mai il sistema neoliberale e neoliberistico, supercapitalistico e meta-capitalistico. E poi queste aziende pubbliche diventano vuoto a perdere, cioè ricche di debiti: perché nel privato si mira al capitale, cioè all’attivo, nel pubblico al passivo, cioè all’anticapitale. Non ci sarà nessun interesse a tutelare il pubblico. Se nel sistema socialista si mirava a equiparare il privato al pubblico, in questo nuovo sistema neoliberista si mira a equiparare il pubblico al privato. Stiamo perdendo diritti giorno per giorno, diritti costati sangue ai martiri della classe lavoratrice. È la classe lavoratrice che mantiene la baracca. L’aziendalizzazione mira a creare un effetto forbice, ad aprire la forbice sociale, acuendo la distanza tra le classi sociali e quindi il confitto di classe. Il conflitto di classe fa comodo ai dominanti, ma non ai do-

minati. Fin dai tempi di Roma antica sappiamo che Divide et impera è un principio funzionante. Ma proprio questo vuole il sistema supercapitalistico globale: distruggere tutte le nazioni e l’idea stessa di stato per fare del mondo un’immane azienda al servizio dei folli assetati di potere e di soldi, delle consorterie mercantili plutocratiche e globalistiche, dalle novelle Compagnie mercantili, distruggendo il ceto medio, creano una massa di miserabili al loro soldo. Oggi non si può fare più la guerra all’industriale. Ma c’è il fantasma di Mammona, il dio Denaro che governa tutto. Tutto è subordinato alla logica del mero profitto: gli ospedali, le scuole, i supermercati, le province, gli stati regionali coi loro principi, gli stati stessi, le nazioni, i popoli. Il ceto medio, alleato però delle classi lavoratrici, e non dei Potentes, poteva fare da cuscinetto e proteggere in qualche modo i plebei. Ma oggi non è più così. Essi mirano a creare in pieno Occidente le baraccopoli. Non vedete gli affitti? A quanto ammontano e chi controlla? Chi tutela il lavoratore che con un misero stipendio non potrà neppure pagare l’affitto di una stalla dove poter dormire? Il potere economico prevale su quello politico: questo significa l’aziendalizzazione. Gli squilibri tra le classi sociali si acuiscono,

la Francia scende in piazza, l’Italia del Sud, e del Nord, foriera di un nuovo Sessantotto. Intanto infuria il caro-carburante e il carovita. Il morbo infuria, il pan ci manca, sul ponte sventola bandiera bianca … Ma la storia è fatta di ricorsi. I poveri sono assediati dai ricchi. Moriranno per inedia. Ci sarà un nuovo Holodomor. E gli stati sono impotenti. Non c’è più la Ragion di Stato. Il privatistico ha soppiantato il pubblico, il principio di individuazione ha trionfato nell’individualismo sfrenato, atomistico e monadico dei soggetti slegati e sfilacciati dal nerbo statuale. Tutti sono come tralci staccati dalla vite: destinati a sicura morte, vittime sacrificate all’altare del dio Mammona. Chi difenderà il popolo dai soprusi degli immani Signori che si ergono a divorare come Crono i figli? Abbiamo bisogno di nuove figure di riferimento. La Grande Proletaria è fatta vecchia, non ha più figli, non si è mossa più! È legata, immobilizzata, legata da Lillipuziani che hanno acquisito potere solo grazie al soldo, ma il soldo tutto corrompe e distrugge. E mentre il Titanic della società liquefatta affonda, vedi gente che pensa solo a cani, gatti e biciclette, gente che è sempre ammaliata da cellulari in mano, notte e giorno, anche se muore di fame e di sete, anche a causa dei cambiamenti climatici.


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Periscopio

martedì 27 ottobre 2026

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Speciale tributo a Palazzo Dosi Magnavacca per l'intellettuale lucana scomparsa di recente. Presentato il suo ultimo libro d'artista sul cece del Montefeltro

Pontremoli ricorda l'artista Antonella Pagano: al Bancarella Cucina si presenta "Sultancece" I

l seicentesco Palazzo Dosi Magnavacca di Pontremoli ospiterà un momento di profonda commozione e alto valore culturale. L'apertura della cerimonia di premiazione del Premio Bancarella Cucina sarà infatti interamente dedicata alla memoria della compianta poetessa, sociologa e drammaturga Antonella Pagano, con la presentazione del suo ultimo gioiello letterario ed enogastronomico: «Sultancece» (Edito da PandiLettere). L'opera sarà presentata da Antonella Sotira Frangipane, Presidente del Premio IusArteLibri e Bailli dell'Accademia Mondiale di Enogastronomia Chaine des Rotisseurs. Entrambe le prestigiose associazioni culturali vedevano la Pagano – intellettuale lucana da sempre legata alla ricerca della Bellezza attraverso l'arte e la pedagogia – tra i propri membri più attivi, e ne avevano promosso la candidatura per la selezione dell'edizione 2026 del Bancarella Cucina. Sebbene la prematura e improvvisa scomparsa della Pagano non abbia permesso al volume l'inserimento formale nella sestina dei finalisti, la Fondazione Città del Libro, nel tributare lo speciale omaggio di apertura della Cerimonia di premiazione, consacra tra le stelle della narrativa italiana la straordinaria e geniale artista della parola,

da sempre vicina alle realtà associative nazionali come la Federazione Unitaria Italiana Scrittori (FUIS). Con «Sultancece», pubblicato da Pan di Lettere, Antonella Pagano firma il suo testamento spirituale e stilistico. La speciale architettura concettuale e lessicale da lei stessa battezzata «La Poesia dei Territori fisici e dell'anima», rende oggi il prezioso volume un'opera da custodire in ogni biblioteca personale e pubblica. Il viaggio lirico e antropologico interamente dedicato al Montefeltro ricostruisce la storia di un luogo e di un legume, entrambi simboli della Bellezza Italiana Patrimonio dell’Umanità. Partendo dalle eccezionali qualità organolettiche del cece «sultano», importato dall'antica Persia e già celebrato dai Romani, la Pagano ne canta in versi le lodi. La raffinata e innovativa originalità comunicativa diventa il «Cantami o Diva» di una narrazione enogastronomica impreziosita da neologismi e assonanze onomatopeiche capaci di avvolgere il lettore. Grazie a uno specifico QR code, il libro d’artista e le illustrazioni di Fabiana Castellani diventano un'esperienza multimediale sonora che eterna la capacità interpretativa della Pagano, instancabile e straordinaria «Signora dei Campanelli». Al tributo di Antonella So-

tira Frangipane e dell’editrice Lara Di Carlo seguono gli interventi del Presidente della Fondazione Città del Libro Ignazio Landi e dei finalisti del Bancarella Cucina 2026, Salvatore Schiavone, Elvira

Gregorace, Giotti Singh, Giuseppe Bianco, Francesca Garzioli, Mariachiara Montera, che ad ogni effetto consacrano Antonella Pagano tra le stelle letterarie del Premio dei Librai italiani.


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Tutto Sport

martedìwww.lecronache.info 27 ottobre 2026

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Questa sera, alle 20:30, al “Viviani” ottavi di Coppa Italia Regionale Trenitalia; spazio alle seconde linee, test importante per i due tecnici

Potenza-Bari vale più della Coppa DI ROCCO NIGRO

N

eppure il tempo di rifiatare e recuperare le energie spese al “Tonino D’Angelo” di Altamura che al “Viviani” questa sera si gioca il passaggio agli ottavi di finali di Coppa Italia Regionale Trenitalia. I rosso-blù di Tisci affronteranno il Bari di Rastrelli in una gara secca, con eventuali i rigori in caso di parità al termine dei novanta minuti. Bari e Potenza arrivano a questo turno di coppa Italia dopo aver battuto ai calci di rigore Picerno e Monopoli. La gara di questa sera tra le prime della classe va oltre il passaggio del turno. Le rispettive posizioni di classifica di capolista per il Potenza e di vice per il Bari a soli 5 lunghezze di distanza, offrono ai due tecnici ad undici giornate dall’inizio del torneo la possibilità di testare la condizione fisica e tecnica dei 22 uomini che scenderanno in campo. A maggior

ragione se si tratta, come sarà molto probabile, delle seconde linee. Termine questo ultimo non gradito assolutamente dal tecnico rosso-blù Ivan Tisci che, spesso definisce coloro che entrano dalla panchina dei “titolari” a tutti gli effetti. D’altra parte, come non dargli ragione. Ghisolfi, Franzolini ne sono un esempio. Il pareggio in campionato tra Bari e Potenza uscito fuori al “San Nicola” ha dato qualche indicazione positiva soprattutto alla compagine di Tisci. Meno a quello di Rastelli che vuole dai suoi proprio da questo “match” risposte più certe. Anche se si tratterà di coloro che hanno giocato poco. Celli, Prisco, Esposito e Colangiuli sono tra le alternative che possono trovare spazio, con scelte da definire sulla base delle condizioni del gruppo. Nella mattinata di ieri il gruppo bianco- rosso si è allenato sul terreno dell’Antistadio dedicando la prima parte della seduta ad un

riscaldamento a secco ad intensità crescente. Tabella personalizzata per Darboe, Manzari, Pissardo, Spadavecchia e Vicari, mentre Grgic osserverà cinque giorni di riposo per contusione al nervo sciatico rimediato a Caserta. Condizione decisamente diversa in casa rosso-blù con il gruppo pronto ad affrontare la gara ed a misurare le proprie ambizioni. È vero la gara

non assegnerà nessun punto in classifica ma potrà dire qual è la squadra più in forma, quella che gioca un calcio veloce, pronta ad occupare tutti gli spazi ed a sfruttare la profondità per andare in rete. Sotto questi aspetti, in questo momento forse i “galletti” pugliesi appaiono più indietro. Non si può dire la stessa cosa per Petrungaro e soci che, anche nel corso della dif-

ficile prestazione di Altamura di venerdì scorso hanno dimostrato la capicità di ribaldare la gara anche quando non hanno dimostrato di essere in grandissima forma. Infine, per la gara di questa sera sono stati messi a disposizione 500 posti nel settore ospiti. I residenti a Bari e provincia potranno acquistare i tagliandi esclusivamente nel settore ospiti.

L’atleta montese dell'A.S.D. I Bitlossi-Monterun brilla sul percorso di 88 km e 2.000 D+ da Laterza a Castellaneta Marina

Puglia by UTMB, la lucana Lidia Mongelli regina dei canyon: è prima di categoria N

ella giornata di sabato 24 ottobre 2026, in occasione della celebre Puglia by UTMB – appuntamento di spicco nel panorama mondiale dell’Ultra Trail – Lidia Mongelli ha firmato un'altra memorabile impresa sportiva completando la faticosa ed entusiasmante prova "Le Maioliche di Laterza 100K" (svoltasi su un tracciato tecnico di circa 88 km con oltre 2.000 metri di dislivello positivo). La competizione ha visto al via atleti e specialisti giunti da ogni angolo del mondo. Il tracciato ha accompagnato i runner in un’avventura mozzafiato che ha preso il via tra i paesaggi unici della Murgia, snodandosi lungo la suggestiva Gravina di Laterza – uno dei canyon naturali più imponenti d'Europa, profondo circa 200 metri – per offrire un percorso altamente tecnico, selvaggio e impegnativo, coronato dal panoramico traguardo sul mare a Castellaneta Marina. In questo contesto competitivo di altissimo livello, Lidia Mongelli ha condotto una gara impeccabile, mettendo in mo-

stra una tenacia incrollabile, una gestione tattica perfetta e una condizione atletica invidiabile. La campionessa nerarancio ha terminato la sua prova cogliendo piazzamenti da capogiro: 38° posto assoluto nella classifica generale su centinaia di partecipanti; 7° posto assoluto nella classifica femminile; 1° posto di categoria (SF45), conquistando un meritato primato che brilla d'oro. Non è una novità

vedere Lidia Mongelli cogliere successi di primo piano nel trail running e nelle ultra-maratone: la forte atleta di Montescaglioso continua a superare se stessa, abbattendo ogni limite e collezionando vittorie e piazzamenti di prestigio nel circuito interregionale, nazionale e internazionale, confermandosi punto di riferimento e fonte di ispirazione per l'intero movimento dell'atletica. A fare da cor-

nice e sostegno costante a questa ennesima impresa c'è la passione travolgente dell'A.S.D. I BitlossiMonterun. Un plauso corale giunge da tutti i tesserati, dai dirigenti e dai compagni di squadra, uniti nell'esultanza per il brillante risultato ottenuto. Particolarmente sentiti le congratulazioni e l'orgoglio espressi dal Presidente Gianni Andriulli, che a nome di tutta la società ha voluto omaggiare la campionessa: «I complimenti più vivi ed affettuosi da parte di tutta la società e miei personali vanno a Lidia per l'ennesimo ed eccezionale successo. Con la sua determinazione, umiltà e spirito di sacrificio continua a migliorare costantemente le proprie prestazioni e ad alzare l'asticella, portando in alto i nostri colori e rendendoci immensamente orgogliosi!». La società arancio-nera si conferma ancora una volta una realtà solida, unita e ambiziosa, capace di valorizzare i propri talenti e di portare la propria maglia ai vertici dei più prestigiosi appuntamenti sportivi del pianeta.


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martedì 27 ottobre 2026

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