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L’altro ieri l’appello del M5S lucano per la riapertura dei piccoli tribunali. Il Sindaco Giordano si smentisce

INSEDIATO IL NUOVO PRESIDENTE: «È L’ORA DELLE SCELTE CORAGGIOSE»
Alemanno e la dx sociale in cerca di
D I G IAN F R AN CO BL A SI
Ci sono notizie che durano lo spazio di una giornata. Altre, invece, raccontano qualcosa di più profondo del fatto che le ha generate. L'uscita di Gianni Alemanno dal carcere di Rebibbia appartiene probabilmente a questa seconda categoria. Dopo un anno, cinque mesi e ventiquattro giorni di detenzione nell'ambito della (...)

■ continua a pag 8 D’Alema e Somma

L’INCHIESTA La vicenda del ragazzo autistico vessato alla Sinisgalli apre un vaso di Pandora: coinvolte anche altre scuole


LEGGE ELETTORALE
La Riforma sbarca alla Camera e sono già scintille: è scontro sulle preferenze, Bignami di FdI: «Al lavoro per emendamento unitario»
■ Manco a pag 3 RIONERO IN VULTURE Ieri la comunità ha dato l’ultimo saluto a Marianna, la giovane mamma morta dopo il parto a Melfi: l’autopsia ne stabilirà la causa
■ Calabrese a pag 21
POTENZA
Consiglio comunale convocato per lunedì: al vaglio i debiti fuori bilancio e interrogazioni su Peba e viabilità
■ Mollica a pag 19
252° ANNIVERSARIO GDF
Solenne cerimonia a Potenza e Matera: bilancio dell’attività sul territorio e consegna delle benemerenze
■ Menonna alle pag 14 e 15


È
DI LU C I A S T EFA N IA MA N C O
La riforma della legge elettorale è approdata, ieri, alla Camera per la discussione. Un’apertura di lavori segnata da scintille, tanto da sospendere la seduta per dieci minuti, a distanza di un quarto d’ora dal suo inizio. Il Segretario di +Europa, Riccardo Magi è stato espulso dopo aver esposto un cartello con un facsimile di scheda elettorale con la scritta provocatoria: «Il tuo voto non conta». I nodi da sciogliere sul testo, approvato mercoledì scorso in Commissione Affari Costituzionali, sono molti a partire da quello delle preferenze che divide gli schieramenti politici. Fratelli d’Italia rassicura su «emendamento unitario», mentre Vannacci tuona: “voto non segreto, metteteci la faccia”. La votazione a Montecitorio dovrebbe iniziare il 7 luglio prossimo. Manca poco. Gli emendamenti potranno essere presentati entro le 24 ore precedenti. Il “Bignami bis” o “Melonellum bis”, come soprannominato dalle opposizioni, per il leader di +Eu-
ropa “è peggiore della legge truffa del 1953”. «Anche Almirante vi si oppose», ha ricordato il deputato Magi. «Liste bloccate e fino a cinque pluricandidature. I cittadini si troveranno nella scheda elettorale un elenco di nomi che potranno ingoiare e su cui non potranno fare alcuna scelta», ha evidenziato nel suo intervento in Aula, Magi, da dove è’ stato espulso dopo tre richiami da parte della presidente di turno, Anna Ascani. Il deputato ha anche lanciato una petizione popolare contro la riforma della legge elettorale. Quello delle preferenze resta un nodo da sciogliere. La questione divide anche all’interno del centrodestra. I mal di pancia riguardano Lega e Forza Italia. Si teme una spaccatura nell’alleanza di centrodestra ora al governo.
Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, in un’intervista a “Start” su Sky Tg24 ha, tuttavia, rassicurato: «stiamo cercando di presentare un emendamento unitario insieme alle forze di centrodestra, immaginando delle pro-

poste nuove per consentire agli italiani di poter indicare le preferenze». «Crediamo - ha aggiunto - che ci siano le condizioni per arrivarvi senza porre la fiducia». Sfida aperta per Vannacci, il leader di Futuro nazionale, che ha affermato: «il voto sull’emendamento per reintrodurre le preferenze deve essere palese e non segreto. Ogni tanto metteteci la faccia».
Anche sul fronte opposto il tema delle preferenze
accende gli animi. Nel Pd a volerle - sembra chiaro - è Stefano Bonaccini: «Dobbiamo batterci - ha dichiarato - affinché tornino le preferenze per eleggere i parlamentari». Altri nodi della riforma sono il voto per i fuori sede e quello degli italiani all’estero, al quale si starebbe lavorando. Al centro del dibattito anche la norma (emendamento presentato nei giorni scorsi da Azione di Carlo Calenda e approvato) che esonera
dalla raccolta firme per presentarsi alle elezioni i partiti che abbiano un gruppo parlamentare alla data del 31 dicembre 2025. Un emendamento che ha scatenato dure reazioni da parte dei Vannacciani. La norma salva dalla raccolta, oltre a Calenda, Avs, Italia viva e Noi moderati, lasciando, invece, fuori, insieme a Futuro nazionale, + Europa e il partito liberaldemocratico di Luigi Marattin.

Il piano di ristrutturazione prevede la chiusura di 4 stabilimenti e un esubero di 100mila lavoratori
DI L UC IA SE R IN O
Per decenni la Volkswagen è stata il simbolo della solidità industriale tedesca, della qualità delle auto europee. Le sue vetture - dal Maggiolino alla Golfhanno accompagnato la crescita economica del Novecento e costruito l'immaginario di generazioni di automobilisti. Oggi quel modello vacilla.Il gruppo di Wolfsburg sta attraversando la crisi più grave della sua storia. Secondo indiscrezioni riportate dalla stampa internazionale, il management guidato dall'amministratore delegato Oliver Blume starebbe valutando un piano di ristrutturazione senza precedenti, che potrebbe prevedere fino a 100 mila esuberi nel mondo e la chiusura di quattro stabilimenti in Germania. Tra gli impianti considerati a rischio figurano quelli di Hannover, Zwickau, Emden e il sito Audi di Neckarsulm. Si tratterebbe del più grande piano di riduzione occupazionale mai affrontato dal colosso tedesco.La Volkswagen aveva già annunciato nel 2024 un programma di riduzione di oltre 35 mila posti di lavoro entro il 2030, attraverso uscite volontarie e pensionamenti non sostituiti. Ma l'aggravarsi della situazione economica sembra avere accelerato i tempi della ristrutturazione.Per comprendere la portata della crisi occorre guardare oltre i cancelli delle fabbri-

che tedesche. La Volkswagen impiega oltre 660 mila persone nel mondo e quasi la metà lavora in Germania. Attorno agli stabilimenti ruota un vastissimo indotto fatto di piccole e medie imprese, fornitori, servizi logistici, componentistica. Ogni posto di lavoro perso nella casa madre rischia di produrre effetti moltiplicatori sull'intero sistema economico. Come è stato possibile?Le cause sono molteplici. Innanzitutto il rallentamento della domanda europea. Il mercato dell'auto nel continente non è più tornato ai livelli precedenti alla pandemia, mentre l'inflazione e l'aumento dei tassi d'interesse hanno frenato gli acquisti delle famiglie. In pratica la maggioranza dei cittadini si accontenta, o meglio, è costretta ad accontentarsi, dell’usato sicuro. Un piccolo ma significativo indizio della catena della crisi sono le code dai meccanici. Aspetti anche un paio di mesi per una riparazione per la quale un tempo si impiegavano pochi giorni, anche perché a un certo punto decidevi di cambiare l’auto. Non è più così. Il nodo principale riguarda la transizione elettrica. L'industria europea ha affrontato il passaggio dall'endotermico all'elettrico con ritardi e costi elevati. Nel frattempo la Cina ha investito massicciamente lungo tutta la filiera, dalle

batterie alle materie prime, dalla ricerca alla produzione su larga scala.Risultato: marchi ma sentiti prima come BYD, MG, Xpeng o Geely sono riusciti a proporre automobili elettriche più economiche, tecnologicamente avanzate e prodotte a costi inferiori. Concessionari storici della Fiat, ad esempio, ora espongono il marchio MG, più redditizio. Proprio in Cina, che rappresenta il principale mercato mondiale dell'auto e per anni è stata la miniera d'oro della Volkswagen, il gruppo tedesco ha perso quote di mercato significative sotto la pressione dei produttori locali.La Volkswagen, pioniera dell'automobile di massa europea, si trova oggi a inseguire concorrenti che fino a pochi anni fa erano considerati marginali.Alla concorrenza asiatica si sommano altri fattori come il forte aumento dei costi energetici in Europa dopo la guerra in Ucraina, le
tensioni commerciali internazionali, i dazi statunitensi e l'incertezza normativa sulla transizione ecologica. Tutti elementi che hanno ridotto la competitività dell'industria automobilistica europea.La vicenda Volkswagen non è isolata. Anche Stellantis, il gruppo nato dalla fusione tra FCA e PSA, attraversa una fase complessa. Negli ultimi anni il gruppo ha fatto ricorso più volte alla cassa integrazione e alla sospensione temporanea delle attività in diversi stabilimenti europei, mentre in Italia continua il confronto tra azienda, sindacati e governo sul futuro produttivo dei siti storici, da Mirafiori a Pomigliano a Melfi. La diminuzione dei volumi produttivi e la difficoltà nel collocare sul mercato alcuni modelli elettrici hanno alimentato forti preoccupazioni occupazionali.L'intera Europa dell'auto appare oggi a un bivio. Da un lato la necessità di accelera-
re la transizione ecologica. Dall'altro il rischio di perdere capacità produttiva, posti di lavoro e autonomia industriale. Non a caso Bruxelles sta discutendo nuove politiche industriali e misure di sostegno per rafforzare la produzione automobilistica europea e limitare la dipendenza dalle catene del valore asiatiche.Certamente la crisi Volkswagen segna la fine di un'epoca.Nel Novecento acquistare una Volkswagen significava scegliere un marchio storico sinonimo di affidabilità e durata nel tempo. Era il marchio della classe media europea. Oggi, nell'era dell'elettrificazione, del software e dell'intelligenza artificiale applicata all'automobile, i fattori competitivi sono cambiati radicalmente. Sullo sfondo c’è il futuro industriale dell'Europa e la sua capacità di restare protagonista in uno dei settori che più hanno contribuito alla sua prosperità economica.

La volontà politica di eliminare le misure assistenziali e il reddito di cittadinanza hanno liberato le energie intellettuali e lavorative dei meridionali. È presto per dire che il Sud trascina l’economia italiana ma i segnali di crescita sono incoraggianti
D I R OBERTO L AMATTINA
Nel 2025 il Prodotto interno lordo, misurato in volume, è aumentato dello 0,5% a livello nazionale. Le stime preliminari evidenziano una crescita sostanzialmente omogenea tra le diverse ripartizioni territoriali del Paese.Nel complesso, nelle regioni del Mezzogiorno si è registrata una crescita leggermente superiore rispetto a quelle del Centro-Nord, con un incremento del Pil pari allo 0,6%, a fronte di un aumento dello 0,5% rilevato nelle restanti aree del Paese, in linea con la media nazionale.L’occupazione, misurata in termini di numero di occupati, è aumentata dell’1,1% a livello nazionale. La dinamica occupazionale si è confermata più intensa nel Mezzogiorno, dove si è registrato l’incremento più elevato (+1,5%). Il Centro si è attestato su valori in linea con la media nazionale (+1,1%), mentre nelle rimanenti aree la crescita è stata più contenuta (+0,9% nel Nord-ovest e +0,8% nel Nord-est).”Dopo lo Svimez è anche l’Istat che certifica che le politiche economiche del Governo producono risultati positivi a livello generale ma che è soprattutto il Sud a crescere di più.
MERIDIONALI
Lo abbiamo scritto commentando le note sulla relazione annuale dello Svimez, lo ribadiamo nella dichiarazione attuale dell’Istat, Giorgia Meloni e il Governo stanno vincendo la loro scommessa per il Sud proprio ribaltando la narrazione e le strategie attuate fin d’ora. La questione meridionale è stata, infatti, per troppo tempo una motivazione quotidiana dell’inoperosità dei governi. Se si escludono, infatti, i primi tempi della Cassa del Mezzogiorno e, per le sole zone irpine e lucane, i primi anni della ricostruzione post-sisma, i Governi Nazionali si erano limitati soltanto a parlare di questione meridionale, riducendone la soluzione a politiche assistenziali e, nella migliore delle ipotesi, a scelte assunzionali con l’aumento smisurato delle assunzioni nel pubblico impiego. Il Movimento Cinque Stelle nel primo governo Conte impose il reddito di cittadinanza, ulteriore misura di assistenza addirittura mortificante per chi era chiamato a guadagnare senza lavorare, invitato ad ottenere un’elemosina di Stato per restare a guardare la televisione sul divano. La
netta contrarietà al reddito di cittadinanza è stato un caposaldo della campagna elettorale di Fratelli d’Italia e della coalizione anche con il rischio di risultate impopolare in alcune zone della Nazione dove una certa narrazione aveva fatto da concime all’idea che quella fosse l’unica misura alternativa alla povertà assoluta.
LE POLITICHE
DI SVILUPPO
Quello che sta dimostrando con l’azione quotidiana il Governo è che il Sud non ha bisogno di assistenza. Giorgia Meloni ha investito e programmato sull’idea che i giovani e i meno giovani meridionali non avessero minori capacità dei loro compatrioti di altre zone d’Italia ma che, semplicemente, avevano subito gli effetti di scelte devastanti e inoperose delle classi dirigenti e dei governi nazionali. Il cambiamento di strategia ha prodotto un cambiamento di rotta. Non è soltanto il freddo numero totale della crescita del PIL e degli occupati a colpire ma anche la loro qualità. “Nel Mezzogiorno – scrive l’ISTAT - la crescita economica ha interessato soprattutto il comparto del Commercio, pubblici esercizi, trasporti e telecomunicazioni, con un aumento

del valore aggiunto dello 0,9%. Andamenti particolarmente positivi si sono osservati anche nel settore dei Servizi finanziari, immobiliari e professionali (+0,7%) e nell’Agricoltura (+1,0%), dato quest’ultimo in controtendenza rispetto alle regioni del Centro-Nord. Più contenuta è risultata, invece, la dinamica del valore aggiunto nell’Industria (+0,4%) e nelle Costruzioni (+0,1%), mentre gli Altri servizi hanno mostrato una lieve flessione (-0,2%)” aggiungendo che per quanto concerne l’occupazione “nel Mezzogiorno, invece, gli aumenti più consistenti si sono registrati nei Servizi finanziari, immobiliari e professionali (+2,8%) e
negli Altri servizi (+2,4%)”. Non è soltanto un aumento quantitativo quello certificato dall’ISTAT, è anche un miglioramento qualitativo. In pratica, come è possibile notare, non si tratta soltanto di più lavoro ma anche di un alto tasso di lavoro intellettuale. I dati che ci vengono rilasciati da questi rapporti è che il Sud cresce perché qualcuno ha iniziato a credere in lui. Non era scontato e non era facile. Dopo anni di reddito di cittadinanza ed altre misure assistenziali è ancora presto per dire che il Sud trascina l’Italia ma certamente si è invertita una rotta che sembrava assolutamente scritta nel destino.

Caiazza: «Non spetta all’amministratore valutare l’adeguatezza delle leggi, così si mina la certezza del diritto penale»
Erano le 23:48 del 29 giugno 2009. Un treno merci partito da Trecate, in Piemonte, e diretto a Gricignano, in Campania, deraglia poco dopo aver superato la stazione ferroviaria di Viareggio. Una delle cisterne che trasportano GPL si rovescia su un fianco e da un grosso foro fuoriesce gas. Pochi minuti più tardi, una violentissima esplosione: la zona della città più colpita è quella di via Ponchielli, quasi completamente rasa al suolo.La cisterna, forata durante l'impatto con un picchetto metallico conficcato nel terreno lungo i binari, squarciò il suo contenuto. Bastò una scintilla per innescare un'esplosione capace di raggiungere gli edifici a trecento metri di distanza. L'incendio durò tutta la notte.Quattro cisterne si ribaltarono; in una si aprì uno squarcio di quaranta centimetri da cui fuoriuscì il gas. Tre minuti dopo arrivarono le esplosioni. Le abitazioni di via Ponchielli e via Porta Pietrasanta vennero investite dal fuoco. Il bilancio finale fu di 32 morti e 130 feriti.
UN PROCESSO
LUNGO QUANTO
UN'ERA
Nel dicembre 2010 la Procura di Lucca avanzò la richiesta di incidente probatorio e iscrisse nel registro degli indagati 38 persone, tra cui l'allora amministratore delegato della holding Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, e gli ex amministratori delegati delle controllate RFI e Trenitalia, Michele Elia e Vincenzo Soprano.Il 18 luglio 2013 il GUP di Lucca, Alessandro Dal Torrione, dispose il rinvio a giudizio di 33 imputati, tra cui i vertici delle Ferrovie dello Stato, fissando al 13 novembre 2013 la prima udienza del processo.Negli anni successivi il procedimento subì gli effetti della prescrizione, che cancellò progressivamente i reati di incendio e di lesioni colpose gravi e gravissime. Il processo era già approdato in Cassazione nel gennaio 2024, ma i giudici disposero un nuovo passaggio davanti alla Corte d'Appello per rideterminare alcu-

ne pene e riesaminare l'applicazione delle attenuanti generiche.L'ultima sentenza d'appello risale al 27 maggio 2025, quando la Corte d'Appello di Firenze confermò la condanna a cinque anni di reclusione per Mauro Moretti. Nello stesso giorno, i suoi legali annunciarono il ricorso in Cassazione.
LA SENTENZA DEFINITIVA
Il 25 giugno 2026, a pochi giorni dal diciassettesimo anniversario della strage, la IV sezione penale della Cassazione ha respinto i ricorsi degli imputati, rendendo definitive le condanne pronunciate dalla Corte d'Appello di Firenze.
Per Mauro Moretti è diventata definitiva la pena di cinque anni di reclusione. Nessun ulteriore rinvio: dopo diciassette anni il lungo iter giudiziario della strage di Viareggio è giunto alla conclusione.Nei confronti di Moretti era contestato il reato di disastro ferroviario colposo. La Suprema Corte ha ritenuto che l'allora amministratore delegato della holding Ferrovie dello Stato avesse assunto un'effettiva posizione gestoria, autonoma e distinta rispetto a quella degli amministratori delle società controllate.Sono state confermate anche le condanne nei confronti di altri dieci imputati, tra ex dirigenti e tecnici delle società coinvolte nella gestione e nella manutenzione del convoglio deragliato.La reazione delle famiglie delle vittime è arrivata immediatamente. Marco Piagentini, uno dei familiari, ha dichiarato: «Sarà un anniversario diverso, totalmente diverso, anche perché è
chiaro che adesso è posta la parola fine.»
MORETTI SI COSTITUISCE. «UN PRECEDENTE PERICOLOSISSIMO»
Moretti, 72 anni, si è costituito nella tarda serata del 25 giugno nel carcere di Orvieto, poche ore dopo la lettura del dispositivo della Cassazione. Ha affidato al Corriere della Sera un lungo colloquio, nel quale ha alternato amarezza, determinazione e rispetto per le istituzioni.«Come sto? Ho raggiunto questo momento in perfetta forma fisica e psichica e ora sono pronto», ha detto. Quindi ha espresso tutta la sua preoccupazione per le implicazioni della sentenza: «Questa decisione pone un precedente pericolosissimo circa la responsabilità dei manager».«Quattro anni di condanna sono il termine oltre il quale si va in carcere e, guarda caso, i quattro anni sono stati inflitti anche a me».Nonostante la condanna definitiva, Moretti ha rivendicato la propria dignità personale: «Vado in carcere senza accampare scuse di salute, perché ho la schiena dritta e la testa alta, come si sa. Vado, e spero che non sia per troppo tempo».Alla domanda sul suo recente incarico di special advisor del Cnel, svolto a titolo gratuito per sviluppare progetti di reinserimento dei detenuti, ha risposto con pragmatismo: «Mi rendo utile. Se restassi con le mani in mano, impazzirei».Attraverso persone a lui vicine ha fatto sapere di accettare la decisione della magistratura: «Non posso fare altrimen-

ti. Accetto la decisione dei giudici. Rispetto lo Stato». Allo stesso tempo ha ribadito la convinzione di entrare in carcere da innocente, sostenendo di aver sempre svolto il proprio lavoro con correttezza.Sulla stessa linea la sua difensora, l'avvocato Ambra Giovene, che ha definito il verdetto «profondamente ingiusto».
CAIAZZA: «NON È COMPITO DELL’AMMINISTRATORE VALUTARE LE LEGGI»
Sulle nostre colonne interviene Gian Domenico Caiazza, avvocato penalista tra i più autorevoli del foro italiano e da anni voce critica contro le derive di quello che lui stesso ha definito "populismo penale". Lo abbiamo intervistato all'indomani della sentenza definitiva della Cassazione sul caso Viareggio, per capire le implicazioni giuridiche di una decisione che, secondo l'avvocato, rischia di ridisegnare in modo pericoloso i confini della responsabilità penale dei manager.
Qual era il principio affermato dalla sentenza di condanna?
« Il principio è che, pur avendo rispettato le leggi vigenti in materia di sicurezza e controlli sui trasporti, l'amministratore delegato non avrebbe colto l'insufficienza di quelle stesse norme. Secondo la Corte, avrebbe dovuto adottare ulteriori misure, andando oltre quanto previsto dalla legge».
Si contesta dunque una mancata violazione di norme?
«No. Non si dice che Moretti abbia violato il regolamento o le leggi esisten-
ti: le ha rispettate. Il punto è che non avrebbe compreso che erano insufficienti a prevenire un even- to di quel tipo. È questo il nodo della decisione». Come definirebbe questo tipo di responsabilità?
«Si tratta di una responsabilità di posizione: in quanto amministratore delegato, si finisce per rispondere di ciò che accade in relazione al ruolo ricoperto, indipendentemente da una violazione diretta di norme specifiche». Condivide la posizione della difesa, che parla di precedente pericoloso?
«Sì, non c'è dubbio. È un precedente molto pericoloso, perché mette in crisi la certezza del diritto. Non è chiaro cosa debba fare concretamente un amministratore: il suo compito è applicare le leggi, non valutarne l'adeguatezza rispetto a possibili eventi futuri».
Questo orientamento rischia di creare incertezza giuridica?
«Sì, perché si entra in un terreno in cui non è più chiaro quali siano le rego- le da rispettare. È qui che si rischia un approccio di "populismo giudiziario", in cui i vertici societari finiscono comunque per essere chiamati a rispondere». Il reato è colposo, ma si parla comunque di car- cere. È una risposta adeguata?
«Il punto non è se un reato colposo possa o meno portare al carcere. Esistono condotte colpose gravissime che lo giustificano. Il problema, qui, è un altro: se sia concepibile attribuire una colpa di questo tipo a un amministratore delegato».
della Cassazione per la madre che nel 2022 lasciò morire, affamata e assetata, stremata dall’angoscia, la figlia di 18 mesi
D I TI ZI AN A MAGR Ì
La lasciò morire, affamata e assetata, stremata dall’angoscia dell’abbandono. La bambina di solo diciotto mesi, fu ritrovata dalla madre, Alessia Pifferi, nella sua culla, con il biberon del latte ormai vuoto. Per sei giorni, Diana, divenne per lei inesistente, la trascurò per un capriccio personale: una luna di miele con il compagno, “ricordandosi” della piccola solo la mattina del 20 luglio 2022, alle undici. Era già morta da giorni
LA CASSAZIONE
CHIUDE IL CASO: 24
ANNI DEFINITIVI
Ritardo mentale, capacità di intendere e di volere. Ergastolo, attenuanti e poi interviene la Cassazione che, da 48 ore, ha messo fine al caso di Alessia Pifferi con la condanna definitiva a 24 anni di reclusione per l’omicidio della piccola Diana. Una sentenza che conferma la linea dei giudici di secondo grado che avevano concesso le attenuanti generiche in virtù del ritardo mentale e dei limiti caratteriali dell’imputata. Una decisione che per la donna apre le porte della reclusione a lungo termine, ma senza lo spettro della pena “fine mai”. La condanna definitiva fa sanguinare una ferita mai rimarginata, legata agli agghiaccianti
dettagli dell’inchiesta: la bambina è morta in un’agonia lenta e silenziosa, in totale solitudine. Dai risultati scientifici è emerso che la piccola vittima, stremata dalla fame e dalla sete, era arrivata anche a ingerire quello che restava del suo pannolino dopo sei giorni.
LA RABBIA DELLA
Un verdetto che ha scatenato la rabbia di Viviana Pifferi, sorella di Alessia, («Meritava l’ergastolo») e che sposta l’attenzione dei legali sul futuro detentivo. Intervenuta ieri alla trasmissione Morning News, Viviana ha espresso parole dure e di totale fermezza nella richiesta della condanna all’ergastolo che avrebbe voluto per sua sorella, sottolineando di non aver mai visto alcun segno di pentimento da parte sua. Secondo Viviana quanto dichiarato in aula dalla colpevole è solo facciata, una netta distinzione tra le parole pronunciate durante il processo e quello che nella realtà la sua mente è stata capace di creare.
RITARDO MENTALE
SÌ, MA CAPACE DI
INTENDERE E DI VOLERE
Dopo il verdetto, davanti ai media, Viviana smonta pezzo per pezzo la narrativa della donna fragile e inconsapevole che la difesa ha cercato di costruire nei tre gradi di giudizio. Ha ri-

cordato che Diana aveva 18 mesi e che in tutto quel periodo la madre l’aveva accudita, nutrita e dissetata, dimostrando che sapeva cosa comportava non farlo. Un ragionamento lineare che combacia con quello dei periti d’appello – Filippini, Bolognini e Benzoni: la Pifferi soffriva di un basso quoziente intellettivo e di un forte ritardo mentale, ma era capace di intendere e di volere al momento dei fatti. Era pienamente consapevole delle sue azioni.
IL BATTESIMO MAI
FATTO
A rafforzare questa tesi, Viviana ha ricordato, durante la trasmissione, alcuni dettagli sul comportamento della sorella precedenti al fatto che dimostrano il quadro di una
donna tutt’altro che ingenua. Tra questi il battesimo di Diana mai realizzato, organizzato e comunicato a parenti e amici solo per raccogliere denaro, così come la babysitter inventata quando fu ritrovata la bambina morta. Bugie su bugie. Per la famiglia, Alessia Pifferi era perfettamente in grado di programmare le cose e organizzarsi al di fuori di quell’immagine di persona indifesa che si è voluto portare in tribunale.
I CALCOLI SULLA LIBERTÀ Ora che la Cassazione ha respinto il ricorso della Procura Generale, che giudicava illogico lo sconto di pena, si apre lo scenario sul futuro di Alessia Pifferi. Non resterà in carcere fino al 2050. Essendo in
custodia cautelare dal luglio 2022, ha già scontato parte della pena, quattro anni. Applicando la “liberazione anticipata” per buona condotta, che prevede: 45 giorni di sconto ogni sei mesi, la data del fine pena si abbassa drasticamente. Insomma, tra pochi anni la donna potrebbe già chiedere i primi permessi premio e, successivamente, misure alternative come la semilibertà.
La storia della morte di Diana, nata in un contesto familiare privo di ogni diritto universale alla vita, è una storia di cronaca spaventosamente vera! Una storia in cui il nido materno era stato per la piccola la sua prigione. Intanto, per Alessia Pifferi la libertà potrebbe arrivare.

L’ex sindaco di Roma: «Esco da innocente». Ad attenderlo Vannacci: una fotografia politica che merita un’attenta riflessione
D I GI AN FR A NC O BL AS I
Ci sono notizie che durano lo spazio di una giornata. Altre, invece, raccontano qualcosa di più profondo del fatto che le ha generate. L'uscita di Gianni Alemanno dal carcere di Rebibbia appartiene probabilmente a questa seconda categoria. Dopo un anno, cinque mesi e ventiquattro giorni di detenzione nell'ambito della vicenda giudiziaria legata a "Mondo di Mezzo", l'ex sindaco di Roma lascia il carcere pronunciando due frasi destinate a far discutere. La prima riguarda la propria vicenda personale: «Esco dal carcere da innocente». La seconda è una critica politica rivolta al governo Meloni: «Sul sovraffollamento delle carceri non è stato fatto nulla». Poi arriva un'immagine destinata a pesare più delle parole. Ad attenderlo fuori, qualche ora dopo, non troppo lontano da Rebibbia c'è Roberto Vannacci. I due andranno a cena insieme. È una fotografia politica che merita qualche riflessione.

un politico di azione, figlio di quella destra sociale che aveva cercato di trasformare la tradizione missina in una cultura di governo, mantenendo una forte attenzione verso i ceti popolari e il ruolo dello Stato. Per questo mi convince poco la definizione di "rossobruno" che talvolta gli viene attribuita. Alemanno non è mai stato un ideologo. È stato, nel bene e nel male, un interprete di una precisa stagione della destra italiana. La seconda riflessione riguarda il terreno della giustizia. Negli ultimi anni il dibattito attorno ai reati di abuso d'ufficio e di traffico di influenze illecite è stato intenso e spesso divisivo. Non pochi giuristi e amministratori hanno denunciato come queste fattispecie, soprattutto nella loro formulazione originaria, abbiano finito per produrre un effetto paralizzante sull'azione amministrativa.
La cosiddetta "paura della firma" è diventata un'espressione ormai entrata stabilmente nel linguaggio politico.

tra responsabilità politica e responsabilità penale diventa troppo incerto, il rischio è che l'iniziativa amministrativa venga sostituita dall'immobilismo. Sono interrogativi che vanno oltre la vicenda personale di Alemanno e riguardano il funzionamento stesso della democrazia.
Infine c'è la politica.
Ho conosciuto Alemanno quando era ministro dell'Agricoltura durante il più lungo governo Berlusconi. Io sedevo tra i banchi della maggioranza e seguivo con particolare attenzione le sessioni di bilancio. Ricordo un ministro spesso spigoloso, talvolta perfino polemico nei confronti di Giulio Tremonti, ma sempre coerente con il proprio ruolo e profondamente leale alla coalizione di cui faceva parte. Non era un uomo incline alle elaborazioni teoriche. Era, piuttosto,
Alemanno non ha mai avuto paura di firmare un atto, soprattutto quando era convinto della bontà politica e della efficacia sociale di un provvedimento.
Naturalmente nessuno può mettere in discussione il principio della legalità né la necessità di perseguire la corruzione. Ma è altrettanto vero che uno Stato liberale deve interrogarsi continuamente sull'equilibrio tra repressione dei reati e tutela dell'autonomia della politica e delle amministrazioni. Quando il confine
La presenza di Roberto Vannacci appena fuori dal carcere non è stata certo casuale. È un gesto studiato, un messaggio rivolto a un preciso elettorato. Alemanno rappresenta ancora oggi, nell'immaginario di molti militanti, uno degli ultimi simboli della destra sociale italiana. Molti dei suoi antichi riferimenti sono oggi confluiti in Fratelli d'Italia, ma quel mondo continua a cercare rappresentanza.
Vannacci prova a intercettarlo.
Cerca di proporsi come il volto di una destra più identitaria, meno istituzionale, capace di parlare a chi ritiene che il centrodestra di
governo abbia progressivamente smussato la propria identità. È una strategia politica comprensibile, anche se tutta da verificare.
Dal canto suo, Alemanno ritrova immediatamente un interlocutore disposto a riaccoglierlo sulla scena pubblica. La politica, si sa, conosce tempi rapidissimi e offre spesso nuove occasioni a chi sembrava definitivamente uscito di scena. Resta da capire se quella fotografia davanti ai cancelli di Rebibbia, con gli amici ad accoglierlo, rappresenti soltanto un episodio destinato a essere dimenticato nel giro di pochi giorni oppure l'inizio di un nuovo tentativo di riorganizzare uno spazio politico che oggi appare disperso. Per ora è soltanto cronaca. Ma, come spesso accade, anche la cronaca può diventare il primo capitolo di una storia politica più grande. Hanno ragione Mogol e Battisti: “Lo scopriremo solo vivendo”.

L’immobile che ospita i locali non è a norma con l’eliminazione delle barriere architettoniche
Proprio l’altro ieri Giordano, Verri, Lomuti e Araneo avevano fatto un forte appello per la riapertura dei piccoli tribunali e la difesa dei presidi di vicinato. Peccato che il Sindaco Giordano smentisca se stesso nell’azione quotidiana

DI MA S SI MO D E L LA PE NN A
Certo che il campo largo è strano. Il Movimento Cinque Stelle, all’interno del campo largo, è ancora più strano. Quando è all’opposizione ha tutte le soluzioni ai problemi che mentre è al governo non affronta e non risolve.
Non è neanche necessario che le cose accadano in momenti differenti. Possono capitare anche nello stesso momento.
Prendiamo la questione dei piccoli Tribunali e delle tipicità della Basilicata. Proprio l’altro ieri Araneo, Lomuti, Verri e Giordano commentavano l’audizione presso la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati sui piccoli tribunali dicendo che avrebbero portato avanti la battaglia per la riapertura dei Tribunali di Melfi e di Pisticci.
IL DOPPIO GIORDANO
Come esempio dell’impegno del Movimento Cinque Stelle per la difesa dei piccoli presidi di giustizia, i due consiglieri regionali, il parlamentare e il Presidente della Provincia di Potenza indicavano proprio la battaglia della Provincia di Potenza.
«La Provincia di Potenza – dicono nella nota – porta avanti questa battaglia dal 27 Novembre scorso, quando ha approvato all’unanimità una mozione favorevole, accompagnata da quelle di circa venti consigli comunali».
Il messaggio che il Movimento cerca di fare passare è che non solo si impegnano nelle posizioni parlamentari all’opposizione ma che laddove sono al governo, come accade in Provincia di Potenza, compiono anche le giuste azioni per risolvere la questione.
Il Presidente della Provincia di Potenza è Chri-
stian Giordano che è anche Sindaco di Vietri. A Vietri di Potenza c’è un ufficio del Giudice di Pace. I Giudici di Pace dipendono strutturalmente dal Comune che garantiscono i locali e le strutture. Ci siamo permessi di andare a verificare la situazione della giustizia di vicinato che i Cinque Stelle difendono per verificare come funzioni dove veramente hanno la possibilità di agire.
IL PALAZZO CON LE BARRIERE ARCHITETTONICHE
Mentre il Presidente Giordano era impegnato a fare comunicati stampa in sostegno dei piccoli presidi di giustizia e a fare approvare onorari ordini del giorno in Provincia per difendere il principio, il Sindaco Giorgano si dimenticava di fare in modo di avere la certezza di tenere aperto l’ufficio del Giudice di Pace del Comune che amministra.

Come abbiamo detto il Sindaco deve garantire il funzionamento dell’edificio e la sua idoneità ad ospitare un servizio di giustizia. È stato talmente operativo ed interessato a questa questione che il Giudice di Pace di Vietri di Potenza è attualmente a rischio chiusura perché i locali dove viene esercitata la giustizia non sono a norma con la normativa contro le barriere architettoniche. In un solo colpo e senza alcuna remora, Giordano è riuscito a smentire con la sua azione di governo quotidiana sia la sua attenzione per la giustizia di vicinato sia quella nei confronti dei disabili.
SE POTESSI MANGIARE UN’IDEA AVREI FATTO LA MIA RIVOLUZIONE Risulta sempre più semplice evidenziare e sottolineare la dieresi tra il dire e il fare del Movimen-
to Cinque Stelle. In particolare risulta sempre divertente e addirittura banale scoprire come il Giordano che parla come Presidente della Provincia ed esponente politico sia molto diverso da quello che amministra il suo Comune e la Provincia stessa.
Diceva Gaber che un’idea finchè resta un’idea è soltanto un’astrazione e che se avesse potuto mangiare un’idea avrebbe già fatto la rivoluzione. Il Movimento Cinque Stelle di Basilicata ferma le nobilissime idee dei suoi comunicati stampa nella totale mancanza di azione della sua prassi amministrativa. Tanto basta per essere assolutamente dichiarati nel novero dei chiacchieroni. Giordano, ovviamente, ne è l’ultimo difensore di una stagione di governo che sarà ricordata come l’inconcludenza elevata a sistema.
Il plauso di Latronico e Pittella al neo presidente: «Buon lavoro alla nuova squadra, la Basilicata è pronta a confrontarsi con nuove sfide»
D I M IRIAM G ALGANO
«Èil tempo della responsabilità e delle scelte coraggiose». Con questeparole, Francesco D’Alema si è insediato ufficialmente alla guida di Confindustria Basilicata. L’Assemblea Pubblica “Basilicata al Centro del futuro. Investire, Restare, Crescere” si è tenuta ieri pomeriggio al Park Hotel di Potenza, davanti a Istituzioni, autorità, imprenditori e forze sociali. Al centro dell’intervento del neo presidente: competitività, politica industriale, energia e il nodo demografico.
BASILICATA, UNA REGIONE
D’Alema ha aperto dipingendo un quadro difficile: crisi geopolitiche e commerciali che colpiscono una Regione “già debole”, con una crescita inferiore alla media del Mezzogiorno e dinamiche demografiche particolarmente preoccupanti che mettono a rischio tenuta sociale ed economica. La ricetta indicata è chiara: rimettere la competitività al centro dell’agenda politica. Un euro investito sulle filiere produttive moltiplica il valore e genera benessere. Bisogna cambiare passo: fine all’assistenzialismo improduttivo e spesa pubblica riequilibrata sugli investimenti che generano sviluppo e occupazione.Dall’Oil&Gas al valore: Fondo Strategico e Banca dell’EnergiaIl capitolo energia è stato tra i più netti. Per D’Alema, la Basilicata deve uscire “dalla beffa” di essere solo territorio di estrazione. «Dobbiamo diventare un territorio di trasformazione e produzione di valore. La logica del salvadanaio per pagare il presente brucia il futuro».Da qui due proposte. La prima: un Fondo Strategico per il rilancio industriale lucano, con governance pubblicoprivata, alimentato da almeno il 30% delle royalties annuali e vincolato a infrastrutture e attrazione di investimenti. La seconda: una “Banca dell’Energia”, strumento compen-
sativo per restituire alle comunità parte del valore generato. «Vanno sbloccati subito gli investimenti sugli asset esistenti e superato il blocco autorizzativo che dura da anni», ha aggiunto, chiedendo accelerazione anche sulle rinnovabili e l’attuazione delle aree idonee. «La Basilicata - ha detto - può avere una premialità strutturale per la sicurezza energetica nazionale, da destinare anche alla riconversione dell’Automotive».
MELFI, TURISMO E SPECIALIZZAZIONI
Per lo stabilimento di Melfi, D’Alema chiede di «recuperare la visione strategica degli anni ’90 con misure di vantaggio fiscale locale» e di puntare sulla riconversione, in particolare su Osservazione della Terra, Aerospazio, Difesa e Sicurezza. Tra le specializzazioni da rafforzare anche il Mobile Imbottito, con la proposta di un distretto interregionale Basilicata-Puglia. Sul turismo, dopo i risultati degli ultimi anni, serve “maturità industriale”: più integrazione tra poli e aree interne, destagionalizzazione, migliore accessibilità e soprattutto una soluzione alla drammatica carenza di personale e competenze. Appuntamenti chiave: i Giochi del Mediterraneo e l’America’s Cup 2027.
INFRASTRUTTURE:
«CAMBIARE PASSO»
D’Alema ha chiesto un salto di qualità sulle infrastrutture per superare l’isolamento. Bene l’avvio del bando per l’aviosuperficie di Pisticci e l’Interporto di Ferrandina, definito “strategico”. No invece alla revoca dei fondi PNRR-Zes per Tito e Jesce: «Un provvedimento assurdamente punitivo. Chiediamo ristoro al Governo». Urgenti anche il collegamento idrico della Valbasento allo schema del Sinni e la fibra ultraveloce in tutte le aree industriali: «Nell’epoca dell’IA, un’impresa non connessa è un’impresa danneggiata».
IL PATTO PER LE NUOVE
GENERAZIONI E

PER LO SVILUPPO
Il punto più politico è stato quello sui giovani. «La fuga degli under 35 è un salasso sociale ed economico», ha detto D’Alema, lanciando un “patto intergenerazionale” tra imprese, scuola, Università e Regione. Priorità a welfare, sostegno alla genitorialità, formazione tecnica, ITS e percorsi di rientro. Impegno specifico: rafforzare il rapporto con l’Università della Basilicata. A chiusura, l’appello a imprese e forze sociali per convocare gli “Stati Generali” e costruire insieme un “Patto per lo Sviluppo”. Con D’Alema entra in carica un Consiglio di Presidenza allargato: Donato Macchia presidente vicario; vicepresidenti Antonio Braia, Giovanni Cirillo, Pietro Di Leo, Antonino Garramone, Domenico Lorusso, Michele Margherita, Mariano Negri, Laura Tosto. Deleghe anche a Margherita Perretti per la Piccola Industria e le politiche di genere, Roberto Bocca per i Giovani e le start up, Giovanni Maragno e Antonio Lacerenza per ANCE. Past President è Francesco Somma. Direttore Generale resta Giuseppe Carriero.
D’ALEMA AI MICROFONI DI
CRONACHE:
«RIPARTIAMO DA UN’OPERAZIONE DI RACCONTO DELLE NOSTRE IMPRESE»
« Veniamo da sei anni di grande impegno,di grande lavoro che abbiamo fatto sui territori e lo abbiamo fatto rilanciando i grandi temi della Basilicata a livello nazionale. I temi so-
no tanti e il momento è abbastanza complicato perchè abbiamo tante vertenze aperte, però appare necessario cambiare anche un pò la cultura d’impresa e noi imprenditori viviamo di cambiamenti. Vogliamo trasferire questa mentalità anche agli stakeholders, qui in Basilicata. Il nostro obiettivo è riportare al centro dell’attenzione l’impresa e l’imprenditore. Essendo il più giovane presidente di Confindustria Basilicata, avverto ancora di più la responsabilità nei confronti dei giovani. Siamo in una vera e propria emorragia demografica e dobbiamo in tutti i modi bloccarla. Sicuramente, dobbiamo ripartire da una grande operazione di racconto delle nostre imprese. La Basilicata, avendo poco numeri, è in grado sicuramente di utilizzare le filiere corte per affrontare le varie sfide».
ORSINI AI MICROFONI DI CRONACHE: «INDUSTRIALIZZIAMO L’EUROPA» «Uno dei problemi più importanti riguarda il fatto che dal 2020 al 2024, 100mila laureati sono usciti e purtroppo non sono rientrati. Quindi, l’obiettivo soprattutto per quanto riguarda i giovani è quello di rimettere al centro il merito. Bene il Piano Casa per spingere su quei settori che sono più attrattivi all’Estero, come l’AI. In riferimento all’automonia e produttività, va sottolineato che il nostro Paese ha incrementato negli ultimi 3 anni 10 miliardi di acquisti verso la Cina. Crediamo che la via principale sia quella di
industrializzare l’Europa e non di cedere la nostra industria di base ai cinesi. Oggi, chi vuole vedere un’Europa forte deve capire che la stessa Europa deve darsi una grossa scossa per poter recuperare».
LATRONICO E PITTELLA: «BUON LAVORO AL NEO PRESIDENTE»
«Le imprese sono un patrimonio fondamentale per il nostro territorio. Sostenere chi investe, favorire l’innovazione, valorizzare le competenze e creare condizioni favorevoli all’occupazione significa costruire una Basilicata più forte e capace di affrontare le sfide dei prossimi anni». Così l’assessore Latronico, che aggiunge: «L’obiettivo della Regione è accompagnare questo percorso con politiche che mettano al centro lo sviluppo sostenibile, la qualità dei servizi, la formazione e la capacità di trattenere i talenti». «Le dinamiche internazionali - dichiara Pittella - segnate da tensioni geopolitiche, teatri di guerra, instabilità e dalle grandi transizioni energetiche e tecnologiche, si intrecciano sempre più con le decisioni dei leader globali e con le politiche industriali ed economiche europee, condizionando direttamente le economie nazionali e regionali La Basilicata deve oggi confrontarsi con queste sfide decisive che richiedono un ulteriore salto di qualità e l’avvio di una nuova stagione di riforme strutturali. Auguri di buon lavoro al neo presidente e a tutta la squadra».
Il governatore lucano al vertice di Confindustria Basilicata: «Continuità, collaborazione e visione condivisa per rendere la Basilicata più attrattiva»
«Desidero innanzitutto scusarmi per non poter essere presente personalmente. Un’imprevista necessità familiare mi impedisce di condividere con voi questo momento così importante, ma ci tenevo a portare il mio saluto e la vicinanza della Regione Basilicata.Quella di oggi non rappresenta un semplice passaggio di testi- mone. È un momento che rinnova una responsabilità fondamentale: quella di guidare una delle realtà più rappresentative del nostro sistema economico, protagonista delle politiche di sviluppo del territorio e interlocutore essenziale delle istituzioni». Così il governatore lucano Vito Bardi, che aggiunge: «Per questo, desidero rivolgere un sincero ringraziamento al Presidente Francesco Somma, con il quale in questi anni abbiamo costruito un rapporto fondato sul confronto, sul dialogo e su una comune visione dello sviluppo della Basilicata.Sono stati anni in cui abbiamo affrontato insieme sfide complesse, ma anche costruito opportunità concrete per il nostro sistema produttivo. Il metodo della concertazio-

ne, dell’ascolto reciproco e della responsabilità condivisa ha consentito di raggiungere risultati importanti, oggi patrimonio dell’intera comunità regionale.A Francesco va la mia stima personale e istituzionale, insieme all’augurio di svolgere con successo il nuovo incarico nazionale, al fianco del Presidente Emanuele Orsini, che saluto con grande cordialità. Sono certo che saprà rappresentare al meglio le esigenze dell’intero sistema produttivo italiano, mantenendo sempre un’attenzione particolare verso la Basilicata. Allo stesso tempo desidero formulare i migliori auguri di buon lavoro al
nuovo Presidente Francesco D’Alema e alla squadra che lo accompagnerà nel prossimo quadriennio.Sono convinto che questo passaggio saprà rafforzare il percorso già avviato, nel segno della continuità, della collaborazione e di una visione condivisa del futuro della nostra regione». «La Regione Basilicata - prosegue Bardi - continuerà ad essere un interlocutore serio, affidabile e presente. Proseguiremo con quel metodo che ha caratterizzato questi anni: il confronto costante con Confindustria, con le associazioni datoriali, con i sindacati, con le categorie economiche e con tutte
le parti sociali. È attraverso questo dialogo che abbiamo costruito misure a sostegno delle imprese, strumenti di incentivo agli investimenti, politiche per l’occupazione e percorsi condivisi di tutela del lavoro e della competitività. Lo faremo con la stessa convinzione anche nei prossimi anni, perché siamo consapevoli che la crescita della Basilicata passa dalla capacità delle istituzioni e del sistema produttivo di camminare nella stessa direzione. Il titolo della vostra Assemblea, “Basilicata al centro del futuro: investire, restare, crescere”, racchiude una sfida che appartiene a tutti noi. Investire significa creare opportunità. Restare significa offrire ai nostri giovani ragioni concrete per costruire qui il proprio futuro. Crescere significa rendere la Basilicata sempre più competitiva, attrattiva e capace di affrontare le trasformazioni economiche e industriali che ci attendono. Su questo obiettivo la Regione continuerà ad esserci, con spirito di collaborazione, responsabilità istituzionale e fiducia nelle straordinarie potenzialità della nostra terra».
Comesa bene ogni imprenditore, le grandi imprese non nascono dal talento di uno, ma dall’energia di molti. Il nuovo Consiglio di Presidenza di Confindustria Basilicata è così composto:Donato Macchia, Presidente Vicario; Antonio Braia, Vicepresidente, con delega al Capitale Umano, Education, Ricerca & Sviluppo;Giovanni Cirillo, Vicepresidente, con delega allo Sviluppo Associativo e Relazioni con As-sociazioni di Categoria; Pietro Di Leo, Vicepresidente, con delega alla Cultura di Impresa e Made in Italy; Antonino Garramone, Vicepresidente, con delega alla Transizione Ambientale e Obiettivi ESG; Domenico Lorusso, Vicepresidente, con delega al Fisco, Finanza e Credito; Michele Margherita, Vicepresidente con delega a Infrastrut-
ture e Lavori Pubblici; Mariano Negri, Vicepresidente con delega all’Internazionalizzazione e Attrazione degli Investimenti; Laura Tosto, Vicepresidente con delega alla Transizione Digitale e Open Innovation. Faranno, inoltre, parte della squadra: Margherita Perretti, Presidente Comitato Piccola Industria Confindustria Basilicata, con delega alle Politiche di genere; Roberto Bocca, Presidente Gruppo Giovani Imprenditori Confindustria Basilicata, con delega alle Start up; Giovanni Maragno, Presidente ANCE Basilicata; Antonio Lacerenza, Presidente Vicario ANCE Basilicata Francesco Somma, da oggi Past President di Confindustria Basilicata. A guidare la struttura di Confindustria Basilicata, il Direttore Generale, Giuseppe Carriero.


La CGIL di Potenza e lo SPI CGIL Basilicata denunciano criticità dopo i nuovi lavori nell’area condominiale di via del Gallitello
APotenza torna al centro del dibattito la gestione delle aree esterne del complesso Palazzo Pietrafesa in via del Gallitello, dopo le segnalazioni della CGIL
Potenza e dello SPI CGIL
Basilicata che parlano di una situazione sempre più critica per residenti e attività presenti nell’edificio.«Nella mattinata del 24 giugno si è consumato l’ennesimo atto di forza ai danni dei residenti, degli uffici e delle attività commerciali di Palazzo Pietrafesa», denunciano le organizzazioni sindacali, riferendosi agli interventi che sarebbero stati eseguiti dalla società ASIA
S.r.l. nell’area condominiale. Secondo la CGIL, con la motivazione di «la-
vori di manutenzione e ripristino» sarebbero state installate nuove recinzioni che avrebbero ristretto la corsia di manovra e ridotto ulteriormente i posti auto disponibili. Una scelta che, sempre secondo il sindacato, avrebbe di fatto modificato in modo significativo la fruibilità degli spazi comuni.Dall’analisi della documentazione urbanistica relativa alla SCIA (ID 46275), i sindacati sostengono che gli interventi dichiarati riguarderebbero soltanto aree marginali del lotto. «Analizzando gli elaborati grafici (…) si nota chiaramente che le uniche aree destinate al presunto ripristino si limitano a due minuscoli rettangoli», si legge nella nota. Partico-
larmente forte la contestazione sul tema della sicurezza: «Questo restringimento non è solo una vessazione, ma una vera e propria trappola per la pubblica incolumità», affermano CGIL e SPI CGIL, sottolineando i possibili rischi per il passaggio dei mezzi di soccorso, inclusi vigili del fuoco e ambulanze.Nel comunicato viene inoltre sollevata una questione di legittimità amministrativa e urbanistica, con riferimento ai diritti dei condomini sulle aree interessate e alla presunta dichiarazione di titolarità esclusiva contenuta nella SCIA.Il caso chiama in causa anche il Comune di Potenza, accusato di inerzia. «Il Comune resta a guardare», denunciano i sindacati, che parlano di una mancata risposta nonostante le segnalazioni già depositate dai residenti.CGIL e SPI CGIL chiedono ora un intervento urgente dell’Ufficio Tecnico e della Polizia Locale per verificare la SCIA ID 46275 e valutare l’eventuale rimozione delle recinzioni, con l’obiettivo di ripristinare sicurezza, legalità e accessibilità nell’area condominiale.

«Il vero capitale della Basilicata sono persone e competenze, non le dimensioni delle imprese»
«L
a coesione è il capitale più prezioso delle imprese lucane». È da questa affermazione di Rosa Gentile, dirigente nazionale e regionale di Confartigianato, che prende avvio la riflessione sul ruolo delle reti tra imprese e territori nello sviluppo economico della Basilicata.Commentando il rapporto “Coesione è Competizione”, promosso da Fondazione Symbola, Intesa Sanpaolo, Unioncamere e dal Centro Studi Tagliacarne, Gentile sottolinea come lo studio confermi «con dati scientifici quello che le imprese artigiane sperimentano quotidianamente: nessuna piccola impresa può affrontare da sola le grandi trasformazioni dell’economia».Per la dirigente di Confartigianato, in una regione come la Basilicata «la coesione non è soltanto un valore sociale, ma rappresenta una vera strategia economica». Un sistema produttivo composto in larga parte da micro e piccole imprese, aggiunge, non può competere sulla dimensione ma deve puntare su qualità, specializzazione, innovazione e capacità di fare rete.Gentile evidenzia come questo approccio sia già visibile in diversi comparti dell’economia locale: «Quando le aziende fanno rete, condividono esperienze e costruiscono filiere locali, aumentano la capacità di innovare, di esportare e di creare oc-
cupazione». Un modello che Confartigianato promuove da anni attraverso consorzi, reti d’impresa e percorsi di formazione.Il tema si intreccia con quello demografico. «Lo spopolamento delle aree interne e la fuga dei giovani rappresentano oggi la principale emergenza economica della Basilicata», afferma. «Se perdiamo capitale umano perdiamo anche capacità produttiva, innovazione e ri-
cambio generazionale».Un altro nodo riguarda il mercato del lavoro: «Molte imprese cercano personale qualificato senza riuscire a trovarlo. Esiste un evidente disallineamento tra domanda e offerta di competenze». Da qui la necessità di rafforzare orientamento scolastico, istituti tecnici e professionali, ITS Academy e apprendistato, per consolidare il legame tra scuola e impresa.Sulle transizioni

digitale ed ecologica, Gentile osserva che «le piccole imprese stanno affrontando investimenti importanti nell’innovazione tecnologica e nella sostenibilità ambientale, ma nessuna trasformazione può produrre risultati duraturi senza una forte rete territoriale». Digitalizzazione e green economy richiedono infatti competenze e collaborazione tra pubblico e privato.La coesione riguarda anche il li- vello istituzionale: «È necessario rafforzare il dialogo tra associazioni di categoria, amministrazioni locali, università, centri di ricerca e sistema creditizio. La concertazione non deve essere un adempimento formale ma uno strumento permanente di programmazione dello sviluppo».Infine, il capitolo delle risorse europee e del PNRR. «I fondi europei rappresentano un’occasione irripetibile, ma la loro efficacia dipenderà dalla capacità di creare progettualità condivise». Le filiere lucane, dall’artigianato all’agroalimentare, dall’automotive all’aerospazio fino all’energia, possono secondo Gentile generare un modello di sviluppo più competitivo se messe in rete.«Il vero capitale competitivo della Basilicata – conclude – è rappresentato dalle persone, dalle competenze e dalle comunità. La coesione è il collante che trasforma questo patrimonio in crescita economica»
La denuncia che scuote il capoluogo: «Non è un episodio, è un metodo» e la questione riguarda anche altre scuole cittadine
La vicenda della ‘Sinisgalli’ apre un vaso di Pandora con nuove testimonianze su bambini umiliati, isolati e gestiti male
D I E LIANA P OSITANO
Il caso del ragazzo autistico sospeso dall’istituto comprensivo ‘Sinisgalli’ del capoluogo dopo una crisi per un rimprovero a seguito della rottura di un’ampolla in vetro non è più da tempo un episodio isolato. Attorno a quella vicenda stanno emergendo nuove testimonianze, nuovi racconti, nuove ferite mai davvero chiuse. E ciò che affiora a Potenza non assomiglia ad un incidente amministrativo, ma ad un meccanismo più profondo e più inquietante: un sistema scolastico che quando incontra la fragilità troppo spesso non la accompagna ma la schiaccia. E non è solo la ‘Sinisgalli’ a sbagliare il metodo: la questione riguarda anche altri istituti cittadini. A rompere il muro del silenzio è la voce di un docente con lunga esperienza nella gestione di ‘casi complessi’. Il suo è un racconto netto e durissimo: bambini con disabilità spostati, isolati, contenuti con metodi sbagliati. Famiglie costrette ad intervenire, colleghi che si occupano del ‘sostegno’ lasciati soli, dirigenti e strutture che, troppo spesso, preferiscono minimizzare. «Non è un episodio, è un metodo»- sintetizza- descrivendo una catena di fatti che, secondo la sua testimonianza, si ripeterebbero in più istituti della città. Ed è proprio qui che la vicenda di Potenza smette di essere una storia locale e assume un valore nazionale perché si collega a un fenomeno che negli ultimi anni ha attraversato l’Italia intera: alunni con disabilità o bisogni educativi speciali umiliati, esclusi, gestiti come un problema da contenere invece che come persone da includere. Cambiano i nomi delle scuole, cambiano i territori, ma il copione rischia di restare lo stesso: chi dovrebbe essere protetto
finisce per pagare il prezzo più alto. A Potenza il racconto è ancora più grave perché, secondo il docente, il problema non riguarderebbe un solo plesso ma diversi istituti da cui scaturisce una stessa domanda di fondo: chi tutela davvero i bambini fragili quando l’organizzazione si inceppa e la competenza manca?Il dato di fatto è che con i fragili non si può e non si deve improvvisare. E questa dovrebbe essere una regola elementare da applicare sempre. Eppure, secondo quanto emerge dalle testimonianze, quella regola sarebbe stata violata più volte ed in più contesti: quando manca formazione, quando manca empatia, quando prevale il pugno duro, il risultato non è disciplina ma trauma. Ed è il trauma, non la regola, a restare addosso ai bambini che manifestano incubi, paura di tornare in classe, rifiuto della scuola, sfiducia negli adulti. Il caso del ragazzo autistico sospeso dalla ‘Sinisgalli’ a questo punto appare solo come la miccia ma la bomba è ancora saldamente ancorata ad un sistema che fa acqua da ogni parte. Si parla, in molte scuole del capoluogo, di segnalazioni, richiami, silenzi, protezioni, rimbalzi di responsabilità. Ed è per questo che noi chiediamo risposte ad una domanda che nessuna istituzione può permettersi di eludere: quante volte ancora bisognerà ascoltare storie simili prima che qualcuno decida di intervenire davvero? La frase più ricorrente che ascoltiamo da qualche giorno è netta e chiara: «Avete aperto un vaso di Pandora» e per quelle che sono le testimonianze che raccogliamo ogni giorno, probabilmente è vero. Perché una volta aperto, quel vaso ci sta mostrando ciò che nessuno voleva vedere e ci sta dando contezza della caduta di un velo di omer-

tà: a parlare per prima non è l’istituzione, ma chi dentro la scuola ha deciso di non restare zitto. Il punto, oggi, non è soltanto cosa sia accaduto in una scuola in particolare, ma è capire quanto sia esteso il problema e quante altre storie siano rimaste sepolte sotto la paura di esporsi. Se davvero, come raccontano le testimonianze, i bambini più fragili vengono trattati con durezza o abbandonati ad una gestione inadeguata, allora non siamo davanti a una semplice falla educativa, siamo davanti a una frattura civile. Tornando al ‘problema Sinisgalli’, noi continuiamo ad acquisire testimonianze e materiale anche tra-


mite documentazione medica. Ciò che fa male è leggere quanto ci viene consegnato da una madre la cui figlia, oggi più che ventenne, ha frequentato quella scuola circa dieci anni fa. E la sua documentazione medica, ben conservata per non cancellare gli abusi subiti, si riferisce al 2016. Stessa scuola, stessa dirigente: Giovanna Gallo. Le carte raccontano una sofferenza che non può essere ridotta ad un episodio isolato: nei documenti emergono ansia, crisi di panico, pipì a letto durante la notte, fobia scolastica, terapie, controlli specialistici e un disagio legato alla frequenza che si ripresenta nel tempo con caratteristiche precise e documentate. Un problema circoscritto alla frequenza in quella scuola, perché fuori dal contesto non emergeva- no altre particolari difficoltà. È un quadro che impone cautela, competenza e non semplificazioni né tantomeno letture disciplinari di comodo. Dentro quelle carte c’è un minore, l’ennesimo, un normodotato, che ha seguito un percorso sanitario complesso, con interventi di neuropsichiatria, prescrizioni farmacologiche e indicazioni di sostegno psicologico. La scuola, davanti a un profilo del genere, davanti a difficoltà espresse dalla famiglia, avrebbe dovuto essere il luogo della protezione e dell’accompagnamento. Non parliamo di episodi recenti, ma di una prassi consolidata che si sarebbe reiterata nel tempo e avrebbe interessato più minori. La domanda resta: quante volte ancora bisognerà dire che non era solo un caso?
Consegnate benemerenze ai finanzieri che si sono impegnati sul territorio per contrastare forme di illegalità
D I F RANCESCO M ENONNA
Un traguardo importante, una giornata ricca di emozioni, di sensazioni e una giornata di grande rilevanza per i risultati conseguiti dalla Guardia di Finanza. Ieri mattina nella sede centrale di via della Meccanica di Potenza si è svolta la cerimonia per i 252 anni di istituzione della Guardia di Finanza. Il caldo e l'afa non hanno condizionato il corso degli eventi e la cerimonia, svoltasi alla presenza del Comandante Regionale della Guardia di Finanza, Crescenzo Sciaraffa, del Comandante Provinciale di Potenza, Massimiliano Tibollo, del Prefetto di Potenza, Michele Campanaro, del Vescovo della Diocesi di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo, Monsignor Davide Carbonaro, del Presidente della Provincia di Potenza, Christian Giordano, del Procuratore Generale presso la Corte d'Appello di Potenza, Camillo Falvo, della Vice Sindaca di Potenza, Federica D'Andrea, del Direttore della Casa Circondariale di Potenza, Paolo Pastena e di autorità civili e militari, è stata celebrata all'insegna delle iniziative svolte sul territorio concernenti il contrasto dell'illegalità nelle varie forme e contesti criminosi.
Una cerimonia conclusa dalla Preghiera del Soldato che ha chiuso di fatto l'evento, con la
consegna di benemerenze ai militari da parte del Vescovo, Monsignor Davide Carbonaro, del Prefetto, Michele Campanaro, del Procuratore della Repubblica, Camillo Falvo, e del Vice Presidente della Regione Basilicata, Pasquale Pepe, che ha voluto celebrare i valori della Guardia di Finanza, vera e propria interprete della legalità e del contrasto al malaffare insieme alle altre Forze dell'Ordine, Polizia, Carabinieri e Vigili Urbani. Presenti alla giornata anche i volontari della Protezione Civile e della Croce Rossa. Il 252° anniversario celebrato ieri dalla Guardia di Finanza sottolinea il rapporto con il territorio, i valori indispensabili di legalità, etica, morale e senso dello Stato come del resto evidenziato a Roma qualche giorno fa dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella. Una giornata festosa, caratterizzata da tanta emozione sia tra i giovani finanzieri sia tra quelli più esperti. L'impegno sul territorio che confina con Regioni ad alta densità criminale rappresenta l'emblema del contrasto alla malavita, allo spaccio di droga, al contrasto dell'immigrazione clandestina e alle altre forme di malavita organizzata. Tutto questo in un periodo e in un contesto complicato, reso difficile dalla crescente tecnologia e dall'intelligenza artificiale che potrebbero rendere più complesso il lavoro dei fi-


nanzieri in Basilicata.Pasquale Pepe, Vice Presidente della Regione Basilicata, ha parlato della giornata di festa: “Intanto ho voluto, per volontà del Presidente Vito Bardi, portare la presenza della Regione Basilicata, come forma di rispetto e di considerazione verso la Guardia di Finanza per il lavoro che svolge ogni giorno attraverso le sue don- ne e i suoi uomini. È una forza di Polizia che contribuisce a contrastare soprattutto nell'ambito economico e finanziario le intrusioni delinquenziali e questo indirettamente tende a sostenere invece tanti imprenditori, tanti professionisti che operano nel rigoroso rispetto della legalità. Ecco da qui va la nostra felicità per i 252 anni della Guardia di Finanza e per quanto ci riguarda l'istituzione regionale conferma sia alla Guardia di Finanza ma a tutte le altre Forze di Polizia e le Forze dell'Ordine assoluto allineamento rispetto agli obiettivi di crescita e di legalità. Le donne e gli uomini fanno fino in fondo il proprio dovere, lo sanno fare benissimo, hanno assestato duri colpi alla criminalità ed è giusto che chi di competenza abbia riconosciuto a costoro attestazioni ampiamente meritate”.Il Comandante Provinciale di Potenza, Massimiliano Tibollo, ha sviluppato i temi salienti di questa festa: “In sinergia con i nostri partner istituzionali con le autorità
con le quali quotidianamente collaboriamo, la Procura della Repubblica, la Prefettura di Potenza e le altre Forze di Polizia. È anche l'occasione per verificare la bontà degli indirizzi operativi che abbiamo toccato e di eventualmente apportare delle modifiche, delle linee strategiche per conseguire pienamente tutti i risultati che ci siamo prefissati. L'anno è ancora in corso, siamo soltanto a fine giugno. Abbiamo verificato già in questi tre mesi dell'anno la correttezza di certe scelte programmatiche.
All'inizio dell'anno, all'esito di una disamina delle caratteristiche economiche e finanziarie sul territorio, cominciamo un piano d'azione, possiamo dire nel mese di giugno, che questo piano d'azione ha consentito il conseguimento di risultati che ci eravamo prefissati. Siamo certi nel secondo semestre di raggiungere dei risultati ancora più significativi. I momenti curiosi? Se vogliamo parlare di curiosità, i momenti in cui veniamo in contatto con il territorio e la comunità voglio rimarcare che abbiamo programmato una serie di iniziative a sfondo sociale, la Fidas, il terzo settore e altre associazioni. Sono stati dei momenti più che curiosi, diciamo atipici perché non rientrano nella missione istituzionale tipica ma densa di significato perché avvicinano la Guardia di Finanza alla gente.


Maniscalco traccia il bilancio: «Bloccate oltre 8 milioni di frodi alla spesa pubblica nel periodo gennaio 2025-maggio 2026»
Un anniversario di fondazione che è anche un bilancio di legalità. Così la Guardia di Finanza ha celebrato, a Matera, il 252esimo anniversario dalla sua costituzione, avvenuta il 5 giugno 1774, con una cerimonia solenne nella sede del Comando Provinciale di via Lucana, intitolata alla memoria del Finanziere Vincenzo Rutigliano, Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Ad aprire la mattinata, la deposizione di una corona di alloro al monumento che ricorda proprio Rutigliano, caduto il 21 settembre 1943 durante l’insurrezione della Città dei Sassi contro il nazifascismo. Il luogo, nei pressi di Piazza Mulino, è diventato negli anni un simbolo del legame tra il Corpo e la storia civile della provincia.
Alla cerimonia hanno preso parte il Prefetto di Matera, S.E. Maria Carolina Ippolito, i vertici delle Forze Armate e di Polizia, le massime autorità civili, militari e religiose, insieme a una rappresentanza dei finanzieri in servizio e in congedo dell’Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia. Dopo la lettura del messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dell’Ordine del Giorno del Comandante Generale, Generale di Corpo d’Armata Andrea De Gennaro, è intervenuto il Comandante Provinciale, Colonnello Roberto Maniscalco.«Ringrazio le autorità per la presenza e rivolgo un plauso convinto alle Fiamme Gialle materane per l’impegno quotidiano al servizio della collettività», ha esordito Mani-
scalco. Il Colonnello ha ricordato la missione primaria del Corpo: «Siamo a presidio della sicurezza economica e finanziaria del bilancio dello Stato e dell’Unione Europea. Il nostro compito è prevenire e reprimere ogni forma di illegalità, sia sul versante delle entrate che su quello delle uscite».Un passaggio dedicato anche alla collaborazione istituzionale: «In provincia di Matera, operiamo in un contesto di relazioni solide con la Prefettura, l’Autorità Giudiziaria e le altre Forze di Polizia. È un impegno che vogliamo sviluppare sempre di più, perché solo con la sinergia si tutela davvero il mercato e si garantiscono cittadini e imprese». La cerimonia si è conclusa con la consegna delle ricompense di carattere morale ai militari distintisi in operazioni di rilievo e con la tradizionale lettura della “Preghiera del Finanziere”.
BILANCIO
GENNAIO 2025-
MAGGIO 2026:
NUMERI DA
“IMPEGNO TOTALE”
A margine delle celebrazioni, il Comando Provinciale ha diffuso il bilancio operativo dei primi 17 mesi. Un quadro che definisce l’azione delle Fiamme Gialle materane come “a tutto campo”, con 1.885 interventi ispettivi e 344 indagini a contrasto di illeciti economico-finanziari e infiltrazioni criminali. Cuore dell’attività resta il contrasto all’evasione. Sono 45 le indagini di polizia giudiziaria che hanno smantellato filiere di frodi fiscali con profili di riciclaggio. Risultato: 65 persone denunciate, di cui 1 arrestata, e sequestri

per oltre 2,9 milioni di euro. Forte l’attenzione ai bonus edilizi ed energetici: cautelati oltre 110 mila euro di crediti d’imposta inesistenti e segnalati all’Agenzia delle Entrate altri 111 mila euro per il blocco preventivo. Il controllo del territorio ha fatto emergere anche 20 “evasori totali”, soggetti del tutto sconosciuti al fisco, e 80 lavoratori in nero o irregolari. Aumenta il focus sulle nuove frodi: criptovalute, plusvalenze non dichiarate e pianificazione fiscale aggressiva via piattaforme digitali.Nel comparto doganale, 9 interventi hanno portato al sequestro di 25.000 articoli di vario genere, mentre 11 operazioni sulle accise hanno bloccato 905 kg di prodotti petroliferi alterati o usati illecitamente con agevolazioni agricole. Particolare attenzione al comparto monopoli. I controlli hanno portato alla verbalizzazione di 59 soggetti e all’accertamento di 5 minorenni intenti a scommettere in punti gioco. Per ogni esercente che non ha verificato l’età è scattata la sanzione ridotta di 6.667 euro e la chiusura da 10 a 30 giorni. Il capitolo più consistente riguarda la

spesa pubblica: 459 gli interventi complessivi a tutela di appalti, incentivi, sanità, previdenza e fondi Ue. Priorità assoluta al PNRR: 75 controlli su crediti, contributi e appalti per oltre 3,4 milioni di euro.In agricoltura, 16 interventi hanno accertato frodi per più di 1 milione di euro, con 3 denunce per false proprietà e dati mendaci. Sul fronte welfare, 100 controlli su Reddito di Cittadinanza, Assegno di Inclusione e Supporto Formazione Lavoro.Complessivamente, le frodi accertate superano gli 8 milioni di euro, di cui oltre 7,5 milioni solo nel settore previdenziale, assistenziale e sanitario. All’esito di 175 indagini, sono 671 i soggetti denunciati e 55 i responsabili segnalati alla Corte dei Conti per danni erariali pari a oltre 6 milioni. Significativa anche la collaborazione con la Procura Europea: 6 indagini, 4 denunciati e sequestri per circa 4,3 milioni. Sul fronte criminalità economica, 152 interventi per riciclaggio e autoriciclaggio con 27 denunce, 1 arresto e sequestri per 400 mila euro, oltre a proposte di sequestro per 3 milioni. Nel cybercrime economico-finan-
ziario, 5 operazioni, 15 denunciati e proposte di sequestro per 380 mila euro.Nove i soggetti denunciati per reati fallimentari, 1 arrestato per usura ed estorsione con proposte di sequestro per oltre 3 milioni. 224 gli accertamenti antimafia su richiesta dei Prefetti. In materia di beni intestati a prestanome, 6 investigazioni hanno portato a proposte di sequestro per oltre 1 milione tra immobili, aziende e quote societarie. Il Servizio 117 è stato impiegato con 2.064 pattuglie. Nel 2025 i finanzieri materani hanno totalizzato 1.487 giornate/uomo in servizi di ordine pubblico, salite a 1.006 nei primi cinque mesi del 2026. Impegno che ha riguardato anche eventi di rilevanza nazionale come il Giubileo e le Olimpiadi MilanoCortina 2026. Sequestrati sul territorio nazionale oltre 9 kg di stupefacenti, soprattutto cocaina, hashish e marijuana. Nel mercato dei beni, 28 interventi e 8 deleghe della Magistratura hanno portato alla denuncia di 10 persone e al sequestro di 150 mila prodotti contraffatti, con falsa indicazione del Made in Italy o non totalmente sicuri.


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Interrogazione di Chiorazzo e Vizziello (BCC): «Vogliamo sapere quale sia la sorte delle somme stanziate»
«Abbiamo presentato un’interrogazione al Presidente della Giunta regionale e all’Assessore alla Salute per fare piena luce sul mancato pagamento delle prestazioni extrabudget relative all’anno 2024 in favore delle strutture sanitarie private accreditate».
E’ quanto dichiarano il Vice Presidente del Consiglio regionale della Basilicata Angelo Chiorazzo e il Capogruppo di Bcc Gianni Vizziello. «La vicenda pone una questione che va ben oltre il pur rilevante aspetto economico. Riguarda il rapporto di correttezza e affidabilità che la Regione Basilicata deve saper mantenere con gli operatori che, quotidianamente, assicurano
servizi sanitari ai cittadini nell’ambito del sistema sanitario regionale. Non è tollerabile che il Consiglio regionale approvi norme che impegnano risorse finanziarie, alimentando aspettative legittime negli operatori, e che tali disposizioni rimangano poi prive di concreta attuazione. Sarebbe ancora più grave se le risorse individuate dal legislatore fossero state successivamente destinate ad altre finalità.
Con l’interrogazione chiediamo di conoscere quale sia la sorte delle somme previste per il pagamento degli extrabudget, circa 1,7 milioni di euro, se le risorse risultino ancora disponibili o siano state diversamente utilizzate e quando la Giunta intenda
procedere alla liquidazione delle somme spettanti alle strutture interessate. Questa vicenda, inoltre, non appare isolata. In questi giorni stanno emergendo ulteriori criticità che rischiano di compromettere la continuità di attività sanitarie convenzionate sul territorio regionale. È arrivato il momento che la Regione chiarisca complessivamente quale sia il quadro programmatorio e finanziario riservato alle strutture sanitarie private accreditate, quali siano gli spazi economici effettivamente disponibili e quali scelte intenda compiere per garantire la continuità dei servizi. La Giunta regionale recuperi le risorse che il Consiglio ha individuato con specifiche leg-

gi regionali e dia finalmente attuazione a quanto approvato dall’Assemblea. Le leggi non posso-
no trasformarsi in semplici annunci o in promesse prive di conseguenze concrete».
A SIMEUP: «PROTEGGERE I BAMBINI È UNA PRIORITÀ, ECCO IL VADEMECUM PER EVITARE RISCHI E COSA FARE»
di calore che sta interessando l’Italia sta avendo ripercussioni significative anche sulla salute dei bambini. In questi giorni i Pronto Soccorso pediatrici stanno registrando un incremento degli accessi stimabile tra il 5 e il 10%, direttamente o indirettamente correlato alle elevate temperature. Le problematiche più frequentemente osservate sono disidratazione, malori legati all’esposizione al sole, lipotimie (svenimenti), febbre, vomito, peggioramento di patologie respiratorie e gastrointestinali e, nei casi più gravi, veri e propri colpi di calore. I bambini, soprattutto i lattanti e i più piccoli, rappresentano una popolazione particolarmente vulnerabile, poiché hanno una minore capacità di regolare la temperatura corporea e vanno incontro più rapidamente alla perdita di liquidi. La Società Italiana di Medicina di Emergenza e Urgenza Pediatrica (Simeup) richiama pertanto l’attenzione delle famiglie sull’importanza della prevenzione e lancia un vademecum con cinque semplici regole per affrontare in sicurezza queste giornate di caldo estremo. «In questi giorni osserviamo un aumento degli accessi ai pronto soccorso pediatrici, in larga parte cor-

relato agli effetti delle elevate temperature - afferma il presidente della Simeup, Vincenzo Tipo - I bambini, soprattutto i più piccoli, sono particolarmente vulnerabili al caldo estremo e possono andare incontro rapidamente a disidratazione e colpo di calore. La buona notizia è che la maggior parte di queste situazioni si può prevenire con semplici comportamenti quotidiani. Per questo rivolgiamo un appello alle famiglie: non sottovalutiamo il caldo, prestiamo attenzione ai segnali di allarme e adottiamo tutte le misure necessarie per proteggere i nostri bambini durante queste
giornate eccezionali.» Ecco le cinque regole d’oro per proteggere i bambini dal caldo 1. Idratare frequentemente i bambini; Offrire acqua più volte al giorno, anche in assenza di sete. Nei lattanti è opportuno aumentare la frequenza delle poppate. Evitare l’esposizione nelle ore più calde; limitare le attività all’aperto tra le 11 e le 18 ed evitare attività sportive intense. Utilizzare un abbigliamento adeguato, preferire indumenti leggeri e di colore chiaro, utilizzando cappellino e protezione solare durante le uscite.Mantenere freschi gli ambienti domestici, arieggiare le
stanze nelle ore più fresche e utilizzare ventilatori o climatizzatori evitando evitando sbalzi di temperatura eccessivi. Non lasciare mai un bambino da solo in automobile, anche per pochi minuti, l’abitacolo di un’auto può raggiungere temperature estremamente pericolose, con conseguenze potenzialmente fatali. I genitori devono prestare particolare attenzione ai primi segni di disidratazione: sete intensa o rifiuto di bere; bocca e labbra secche; riduzione della quantità di urine o pannolino asciutto per molte ore; urine molto concentrate; pianto senza lacrime; debolezza, irritabilità o sonnolenza insolita; mal di testa, vertigini o capogiri. In questi casi è consigliabile portare il bambino in un ambiente fresco, farlo riposare e somministrare piccoli e frequenti sorsi d’acqua o soluzioni reidratanti orali. Ancora maggiore attenzione deve essere posta ai segni che possono indicare un colpo di calore, una vera emergenza medica: temperatura corporea elevata, spesso superiore a 3940°C; pelle molto calda e arrossata; vomito persistente; respiro accelerato; alterazione del comportamento, confusione o difficoltà a rispondere; marcata sonnolenza; perdita di coscienza o convulsioni.

POTENZA Lunedì si terrà la nuova seduta. Tra i punti all’Ordine del giorno, anche l’approvazione di diversi debiti
POTENZA. Lunedì si terrà una nuova seduta del Consiglio comunale. Sono ventisei i punti iscritti all’ordine del giorno, in un confronto che spazierà dai temi finanziari alle infrastrutture cittadine, fino ai servizi scolastici e alla mobilità urbana.
Tra gli argomenti destinati ad alimentare il dibattito figurano diverse interrogazioni presentate dai gruppi di opposizione. La consigliera Antonella Tancredi chiederà conto dello stato di attuazione del Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA), sollecitando l’Amministrazione a fornire un quadro aggiornato degli interventi realizzati, di quelli programmati e delle priorità individuate per rendere Potenza una città realmente accessibile. «L’inclusione non può fermarsi ai documenti di programmazione, ma deve tradursi in interventi concreti e verificabili. I cittadini hanno il diritto di conoscere quali risultati siano stati raggiunti e quali siano i tempi previsti per rendere Potenza una città realmente accessibile», afferma la consigliera Tancredi, che ha sottoscritto l’interrogazione insieme ad altri esponenti del centrodestra.
Sempre sul fronte delle interrogazioni, il consigliere Di Noia porterà all’atten-
POTENZA

zione dell’aula il tema dello stato di abbandono dei campi da tennis di Rione Lucania, mentre la consigliera Carmen Galgano chiederà chiarimenti sul progetto del Parco Fluviale del Basento, soffermandosi sui ritardi accumulati nella conclusione dei lavori e sulle criticità riscontrate nell’area interessata dagli interventi. Nel corso della seduta dovrebbe inoltre trovare spazio anche un’ulteriore interrogazione presentata dalla stessa Galgano riguardante la chiusura delle scale mobili nel tratto compreso tra via Tammone e viale dell’Unicef, collegamento strategico tra il rione Poggio Tre Galli e il
centro storico. «La sospensione di un’infrastruttura così importante non può avvenire senza garantire valide alternative ai cittadini», sostiene la consigliera di Fratelli d’Italia, che chiede all’Amministrazione trasparenza sulle motivazioni della scelta progettuale, sui costi sostenuti, sul cronoprogramma dei lavori e sulle garanzie rispetto alla riapertura annunciata entro l’11 settembre.
L’assemblea sarà chiamata anche ad esaminare tre ordini del giorno particolarmente importanti non solo per i cittadini del capoluogo ma per tutti i lucani: il primo sulla soppressione del Tribunale di
Lagonegro; il secondo dedicato al caro carburanti in Basilicata, con la richiesta di verifiche all’Antitrust e di misure regionali a sostegno dei cittadini; il terzo riguarderà invece il ripristino del precedente assetto della viabilità su Corso Umberto I e Corso Garibaldi. Spazio anche ai servizi comunali con la discussione delle modifiche ai regolamenti della mensa scolastica e del trasporto scolastico, oltre agli aggiornamenti del regolamento sulla pubblicità e sulle installazioni pubblicitarie.Tra gli altri provvedimenti figurano la destinazione delle risorse assegnate per gli eventi sismi-
ci del 1980-1982, l’istituzione della tariffa per il rilascio dell’attestazione di inutilizzabilità dei veicoli fuori uso e una lunga serie di riconoscimenti di debiti fuori bilancio derivanti da sentenze esecutive emesse dal Giudice di Pace, dal Tribunale civile e dalla Corte di Giustizia Tributaria. A completare i lavori sarà infine la mozione presentata dal consigliere Saponara e altri consiglieri, con cui si propone l’adesione del Comune di Potenza alla definizione agevolata “Rottamazionequinquies”, prevista dal decreto legge n. 38 del 2026.
R O M OL

Il Questore della Provincia di Potenza, Raffele Gargiulo, giovedì si è recato presso la Sezione
A.N.P.S. di Potenza diretta dal Presidente Donato Pace, venendo omaggiato della "Medaglia dell'Amicizia
A.N.P.S.", a suggello dell'inscindibile legame tra i componenti del Sodalizio e l'Amministrazione della Pubblica Sicurezza all'insegna di una virtuosa continuità di intenti e di dedizione alla collettività.
Nel corso della cerimonia il Presidente dott. Donato Pace , alla presenza del Questore, ha , altresì, consegnato al socio dott. Giuseppe Di Giuseppe, giudice del Tribunale di Matera un " Attestato di Benemerenza", concesso dalla Presidenza Nazionale
A.N.P.S., per un atto di solidarietà e di risalto civile dal medesimo posto in essere in favore di un giovane extracomunitario, resosi autore di un gesto di non comune onestà e senso civico.
POTENZA Prosegue senza sosta l’azione di vigilanza avviata dal Prefetto di Potenza Michele Campanaro nel settore della fabbricazione, del deposito e della vendita di materiali esplodenti e articoli pirotecnici. Dopo la stretta sui controlli annunciata ad inizio anno, infatti, l’attività ispettiva è stata ulteriormente intensificata con l’obiettivo di garantire i più elevati standard di tutela della pubblica incolumità e della sicurezza pubblica. In questa cornice, il Rappresentante del Governo ha disposto la sospensione della licenza di pubblica sicurezza rilasciata ad una fabbrica di fuochi d’artificio operante in provincia, all’esito degli accertamenti effettuati dalla Commissione Tecnica Territoriale in materia di Sostanze Esplodenti. L’attività ispettiva ha consentito di riscontrare la
presenza di un quantitativo di materiale esplodente eccedente rispetto a quello autorizzato, l’omessa registrazione delle movimentazioni, nonché il deposito occasionale e precario di esplosivi in luoghi non autorizzati e con modalità del tutto incompatibili con le più elementari prescrizioni di sicurezza. Violazioni che hanno determinato una situazione di concreto pericolo per la pubblica incolumità, rendendo necessario l’immediato ricorso al provvedimento cautelare della sospensione della licenza.
L’azione della Commissione si sviluppa attraverso sopralluoghi ed ispezioni finalizzati ad accertare la corretta gestione delle attività autorizzate, la conformità dei locali, le modalità di custodia dei materiali esplodenti e l’osservanza delle prescrizioni tecniche, impartendo,
ove necessario, specifiche misure di adeguamento ovvero proponendo al Prefetto l’adozione di provvedimenti cautelari o ablativi. La strategia di rafforzamento dei controlli sta restituendo risultati tangibili. Nel corso del 2026 la Commissione ha, infatti, già effettuato undici tra sopralluoghi e visite ispettive presso fabbriche, depositi e punti vendita presenti sul territorio provinciale. Gli accertamenti hanno, quindi, condotto all’adozione complessivamente di quattro provvedimenti di sospensione delle licenze emessi dal Prefetto Campanaro ed all’imposizione di numerose prescrizioni finalizzate al ripristino delle necessarie condizioni di sicurezza. «La sicurezza in un settore particolarmente delicato come quello dei materiali esplodenti non ammette margini di tolleranza. L’attività di con-

trollo che la Prefettura svolge attraverso la Commissione Tecnica Territoriale rappresenta uno strumento fondamentale di prevenzione, finalizzato ad intercettare tempestivamente situazioni di rischio e ad assicurare il rigoroso rispetto delle prescrizioni poste a tutela della collettività.
Continueremo a mantene-
re alta l’attenzione, rafforzando ulteriormente l’azione di vigilanza sull’intero territorio provinciale, nella consapevolezza che, specie in questo settore, la prevenzione rappresenta il primo presidio della pubblica incolumità», le parole del Prefetto Campanaro a margine della sottoscrizione del provvedimento cautelare.
SIRINO Preservare le tradizioni agricole e lo stile di vita salutare italiano per le generazioni future, tenendo conto dei cambiamenti climatici e della sicurezza alimentare: è la missione di “Sirino in Transumanza”, la kermesse promossa dalla "Luigi Diotaiuti Foundation", ideata dal pluripremiato chef Italoamericano, Luigi Diotaiuti. in programma domenica 28 giugno, dalle ore 10 alle 17, nel Parco nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri, in località La Conserva, a Lauria. La cerimonia di apertura sarà seguita da un dibattito con rappresentanti delle istituzioni su agricoltura e ambiente, una degustazione prodotti, giochi per bambini e un approfondimento sul tempo “inteso su come non va sprecato e insieme agli esperti del settore di orologi da campanile”. nel corso della giornata la premiazione dei membri della comunità che si sono distinti per le loro qualità e un cooking show con ricette tipiche del territorio. “L’obiettivo è quello di riscoprire il legame autentico tra uomo e natura - spiega l'ambasciatore della cucina

italiana e lucana nel mondo, originario di Lagonegro, che da oltre 30 anni promuove l’Italia e la Basilicata negli Stati Uniti e nel mondo - con la transumanza, simbolo di sostenibilità, tradizione e benessere. Il caciocavallo podolico, uno dei formaggi più cari al mondo è protagonista del rilancio dell’economia della Basilicata, così come la carne podolica. Bisogna continuare a realizzarli nello stesso modo artigianale, tramandando la nostra cultura e il nostro stile di vita sano”. “Sirino in Transumanza” vede il patrocinio prestigioso della NIAF National Italian
American Foundation, di Ara Basilicata, Slow Food Magna Grecia, Unione dei comuni del Lagonegrese, Comune di Lauria, Proloco di Lauria, Unione Cuochi Lucani, il Gal "La cittadella del sapere" e altre istituzioni. L’evento è giunto all’undicesima edizione e coincide, quest’anno, con un altro importante anniversario. Luigi Diotaiuti, chef e proprietario pluripremiato del ristorante “Al Tiramisu” a Washington, DC, celebra, infatti, 30 anni di attività ed è considerato tra gli chef italiani più apprezzati nel mondo, tanto che Hillary Clinton lo ha voluto nel suo American
Chefs Corps quando era in carica come Segretario di Stato. Tra i suoi maggiori estimatori, l’ex segretario di Stato John Kerry, George Clooney, Harrison Ford, Julia Robert, Nicolas Cage, Nancy Pelosi e Matt Damon. Unendo le sue esperienze internazionale iniziate in una fattoria della Basilicata e che lo hanno portato a creare uno dei “50 migliori ristoranti italiani al mondo “a Washington, DC, dove cenano celebrità e leader mondiali, Diotaiuti ha prodotto il docufilm “Transumanza: un’antica pratica con valori moderni” che nel 2025 ha vinto la “palma d’oro" all’Italian Green Festival. La “Luigi Diotaiuti Foundation” per valorizzare il ricco patrimonio di cucina e di cultura italiana e lucana, e per i riti sostenibili come la transumanza, organizza workshop, congressi internazionali sia in Italia che negli Stati Uniti, con l’intento di contenere lo spopolamento dei piccoli borghi, promuovere il turismo, l’occupazione e le tradizioni in via di estinzione. Obiettivo è creare fonti di lavoro e modelli sostenibili di reddito per tutti.
Una comunità silenziosa, lutto cittadino, le parole affrante del padre e del marito. L’autopsia e l’inchiesta stabiliranno le cause del decesso
DI EM ANUELA CALABRESE
La comunità di Rionero in Vulture sta scrivendo con dolore una delle sue pagine più tristi. Non è stato facile dire addio, ieri, alla giovane Marianna Lapadula, deceduta lunedì scorso all'ospedale San Giovanni di Dio di Melfi dopo un parto cesareo. Era la seconda vita che dava alla luce. Un maschietto, dopo la bambina di soli 11 mesi. Lei aveva 22 anni e avrebbe avuto tutto il tempo per accompagnare i suoi due bambini lungo il percorso della vita. Ma così non sarà.
Dalla gioia più grande la famiglia è passata ad uno dei lutti più tremendi e nella chiesa Madre, ieri pomeriggio dalle 16:00 erano tutti riuniti per porgerle l’ultimo addio. I familiari hanno dispensato dalle condoglianze in chiesa, ma una folla gremita, composta e silenziosa, con occhi lucidi, si è ritrovata come in un abbraccio corale che ha stretto la famiglia, quasi a volerla proteggere dall’onda di tanto dolore. All’obitorio del Crob era invece stata allestita la camera ardente, per i tanti che hanno voluto salutarla un’ultima volta, dopo che il Pubblico ministero Giacomo Esposito aveva dato il nulla osta
al dissequestro della salma al termine dell’esame autoptico disposto proprio dalla Procura.
DALLA GIOIA DI UNA NUOVA VITA, AL DOLORE
DELLA MORTE
La giovane mamma aveva partorito, con intervento chirurgico nella tarda mattinata di lunedì 22 giugno. Tutto sembrava essere andato per il meglio: la donna ed il bambino stavano bene.
Poi le condizioni di salute della giovane mamma sono precipitate fino al tragico epilogo. Sarà l’autopsia, eseguita giovedì dal medico legale Giovanni Zotti, consulente della Procura di Potenza -che ha fissato in 90 giorni il termine per il deposito della perizia- a chiarire e spiegare cosa ha portato la donna alla morte. Sulla vicenda sono in corso accertamenti sia da parte della magistratura sia dell'Azienda Ospedaliera Regionale San Carlo, da cui dipende il presidio ospedaliero di Melfi. L'Azienda ha infatti avviato un'indagine interna per verificare quanto accaduto. La Procura ha aperto un fascicolo d'inchiesta contro ignoti.
RIONERO IN SILENZIO SI STRINGE NEL LUTTO
Il sindaco di Rionero, Mario Di Nitto, ha proclamato in concomitanza delle esequie, il lutto cittadino. L’Amministrazione comunale difatti, ha interpretato il sentimento di profondo cordoglio e di unanime partecipazione al dolore che ha colpito la famiglia e l’intera cittadinanza. Pertanto ha ritenuto doveroso manifestare in modo tangibile e solenne la vicinanza dell’Ente anche tramite l’esposizione della bandiera a mezz’asta sugli edifici comunali e della comunità mediante la sospensione delle attività ludiche, e ricreative e comunque non compatibili con il carattere luttuoso della giornata e per tutto il tempo della celebrazione funebre.
IL PAPÀ:«BUON VIAGGIO FIORE.
I TUOI CUCCIOLI
SONO AL SICURO»
Intanto, dalla diffusione della notizia, un fiume di messaggi di dolore e cordoglio continua ad affluire sui social, in quella che è a tutti gli effetti una comunità virtuale fatta da persone reali che hanno voluto, ognuno a suo modo ricordare Marianna: col suo sorriso, il suo amore per la famiglia, i suoi due bambini, con la sincera amicizia di chi le era vicino. Anche il

papà ha affidato al mare dei social il suo ricordo della figlia: «Ho avuto la gioia di portarti all’altare e il dolore di quella telefonata, buon viaggio fiore. I tuoi cuccioli sono al sicuro» ed ancora «Il tuo sorriso mi faceva aprire il cuore! Sei stata e sarai sempre il mio amore grande».
Le foto che il padre ha postato a corredo delle sue parole, immortalano per sempre Marianna col suo sorriso che illuminava e rallegrava i suoi cari. Un legame profondo quello tra padre e figlia, che Marianna aveva reso eterno sulla sua pelle, tatuando il nome del padre.
IL MARITO: «VEGLIA
SU DI ME E I DUE
PICCOLI ANGELI. DANZA CON LE STELLE» «Fai buon viaggio amore
mio, dammi la forza di portare avanti la nostra famiglia, veglia su di me e i nostri due piccoli angeli. Mi manchi tantissimo, ti amo e ti amerò per sempre -scrive invece il marito- Vola in alto amore mio, danza con le stelle». Parole semplici ma come scolpite sulla pietra. Un cuore affranto e allo stesso tempo che continua a battere per i figli. Ora che loro avranno bisogno di amore, cura e sostegno infinito, per crescere senza la mamma. Sarà un percorso doloroso, ma cammineranno tutti, mano per mano, sulla strada del ricordo sempre vivo di Marianna. Ed ora che i funerali si sono svolti, la folla si è dileguata e familiari e amici tornano al quotidiano, resta potente la frase del manifesto funebre: «Tanto facile amarti, quanto difficile dimenticarti».
Pstimonianza del maestoso palazzo eretto dall’Imperatore svevo Federico II. L'area di Palazzo S.Gervasio fu un importante snodo antico, testimoniato da reperti archeologici, tombe e necropoli sannite, oltre alla leggendaria vicinanza con la Fons Bandusiae celebrata dal poeta Orazio e all'antico acquedotto romano. EMA. CALA Un nuovo spazio presso
alazzo San Gervasio inaugura un nuovo importante spazio con il “Museo di città”. Il Sindaco Luca Festino, a latere del taglio nel nastro asserisce: «Dopo tanto lavoro segnamo l’ennesima pietra miliare nel percorso di conoscenza della nostra storia. Questa inaugurazione è figlia della passione e di una visione futuristica che guarda all’evoluzione del significato di Biblioteca e della sua fruizione. Come Sindacoprosegue- sono orgoglioso dell’importante lavoro svolto dalla squadra che vede protagonisti i preziosi dipendenti, i consiglieri, gli assessori, i componenti del CdA della Biblioteca e tutti i professionisti che hanno reso possibile questo grande traguardo. Ringrazio, altresì, tutti i partecipanti alla presentazione del progetto or-
ganizzato e moderato da Nicola Palumbo. Vi aspettiamo -conclude Festino- per farvi godere di un viaggio nella nostra storia che rende merito al nostro grande passato di cui dobbiamo essere fieri».L’inaugurazione del nuovo Museo di Città Palazzo San Gervasio, dedicato alla nostra storia, dai sanniti al 900 è avvenuta presso la Biblioteca comunale "Joseph And Mary Agostine". Ad entrare nel dettaglio è l’Assessore Michele Mastro, che raggiunto per le vie telefoniche spiega: «È senz’altro un’altra bella pagina della nostra storia recente che con entusiasmo e gioia abbiamo condiviso con la massiva presenza dei tanti che hanno preso parte all'evento. Quando si raggiungono risultati così importanti la soddisfazione ed il merito sono sempre da condivi-
dere con l'intera cittadinanza. Il nostro impegno continuerà instancabilmente, nel migliorare servizi, strutture e infrastrutture con lo scopo di elevare gli standard di qualità del nostro bel paese – prosegue Mastro che si unisce ai ringraziamenti del Sindaco e aggiunge- Un altro grande ringraziamento va alla Presidente della Lucana Film Commission, Margherita Romaniello e alla Direttrice della Fondazione Matera Basilicata 2019, Rita Orlando, per il loro prezioso contributo». Il Museo accoglie i visitatori, nell’orario della Biblioteca, in un percorso immersivo che ripercorre le tappe salienti del borgo lucano dalle remote origini pre-romane fino al Novecento. La storia di Palazzo San Gervasio è incisa nel suo stesso nome: Palatium Sancti Gervasii, te-


L’assessora
MATERA «Le dichiarazioni del consigliere Bennardi sul nuovo bando per la gestione di Casa Cava restituiscono un racconto distorto della realtà amministrativa e istituzionale. Le illazioni avanzate, così come i sospetti evocati, vengono rispediti con fermezza al mittente perché privi di qualsiasi fondamento». Così l’Assessora Comunale alla Cultura e Turismo Simona Orsi è intervenuta in merito alle dichiarazioni del consigliere Bennardi sulla gestione di Casa Cava. «Bennardi parla con presunzione di cose che non sa. Casa Cava nasce già da un percorso di co-progettazione, nell’ambito del programma “Visioni Urbane”, ed eredita l’esperienza associativa visionaria dell’Onyx, portandola però nel campo concreto della gestione di tipo professionistico di un luogo che, meglio di altri, ha saputo rispendere alle esigenze della città Capitale della Cultura. L’Amministrazione riconosce il valore del contributo del mondo culturale e del Terzo Settore, che rappresenta una risorsa fondamentale per la città. Tuttavia, il confronto con il territorio non può e non deve sostituire il rispetto delle procedure amministrative e delle regole che garantiscono trasparenza, imparzialità e pari opportunità per tutti i soggetti interessati, ivi comprese le imprese. Proporre percorsi amministrativi sperimen-
tali, tipo quello che, purtroppo, già mostra i suoi limiti non avendo ancora consentito l’apertura del Quaroni, significherebbe mettere a rischio un presidio culturale straordinario, cosa che la città non può permettersi. In relazione al nuovo bando per la gestione di Casa Cava, l’Amministrazione Comunale ha operato nel pieno rispetto delle norme e delle procedure previste dalla legge, seguendo un percorso tecnico-amministrativo definito dagli uffi-
della redazione del Piano Economico Finanziario e delle necessarie valutazioni sulla sostenibilità della concessione. Un lavoro indispensabile anche alla luce delle prescrizioni introdotte dal nuovo Codice dei Contratti Pubblici, che impone valutazioni molto più rigorose rispetto al passato prima dell'avvio di una procedura di concessione. Parlare di assenza di visione culturale significa ignorare, volutamente, il lavoro che questa Amministrazione sta portando avanti.
GRASSANO Il Gruppo Consiliare “Noi per Grassano” è intervenuto sul consuntivo 2024. «La Corte dei Conti richiama ancora una volta l’ente sulla esatta determinazione dei residui attivi e passivi e sulla capacità di riscossione delle imposte comunali - si legge nella nota - un quadro preoccupante emerge dall’ultima deliberazione della Sezione Regionale di Controllo per la Basilicata della Corte dei Conti, depositata il 15 aprile 2026. I magistrati contabili hanno messo nero su bianco una serie di gravi criticità e irregolarità nella gestione finanziaria del Comune di Grassano. Si delinea un deficit di efficienza che rischia di tradursi in
ci competenti. La predisposizione della nuova gara è stata preceduta da un'approfondita attività istruttoria, comprensiva

sura di Casa Cava e garantire la continuità delle attività, anche in funzione di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del
un pesante e inevitabile aggravio per i futuri esercizi. Il Gruppo Consiliare di opposizione “Noi per Grassano” chiede in Consiglio le dimissioni immediate dell’attuale maggioranza a guida PD dal Sindaco Luberto Filippo. La Corte dei Conti concede sessanta giorni al Comune di Grassano per evadere i rilievi mossi e riportare l’ente ad una più corretta e veritiera rappresentazione economica e finanziaria. I punti fortemente critici riguardano sia il calcolo dei residui attivi e passivi che la inadeguata riscossione dei tributi e la inesistente incisività sul recupero dell’evasione tributaria locale.La vera bomba ad orologeria per le casse comunali è rap-
In appena un anno di governo siamo riusciti a raggiungere un obiettivo concreto che qualcuno oggi sottovaluta: evitare la chiu-
tura. A tal proposito, l’abilità dell’ex sindaco Bennardi nella gestione dei luoghi della cultura è ben nota, lo racconta la chiusura della Cava del Sole, che solo grazie all’impegno dell’Amministrazione Nicoletti è stata restituita alla città. Noi NON siamo l'Amministrazione che chiude i luoghi della cultura. Al contrario, siamo l'Amministrazione che li apre, li restituisce alla città e ne costruisce il futuro. Lo dimostrano i fatti. Respin-

presentata dalla gestione dei residui attivi e passivi, ovvero i crediti e i debiti accumulati negli anni precedenti al 2020 e fino al 31.12.2025. I dati della Corte dei Conti descrivono una macchina amministrativa paralizzata. C’è una "scarsa movimentazione" e una modesta capacità di riscuotere il denaro. Sul fronte delle entrate correnti, il Comune è riuscito ad incassare appena il 18,92% dei vecchi crediti. Va ancora peggio per la parte capitale (investimenti e opere pubbliche), dove la capacità di pagamento si ferma a un misero 38,94%».
Dialogo 2026. Chi oggi ci accusa di mancanza di programmazione dovrebbe ricordare quanto accaduto nella precedente consilia-
giamo infine con decisione qualsiasi tentativo di insinuare conflitti di interesse o condizionamenti politici».
MATERA Si è riunita giovedì scorso nella Sala Pasolini in via Sallustio a Matera, l’assemblea della Consulta Comunale Giovanile, per l'insediamento del nuovo organismo e l'elezione degli organi di rappresentanza. Al termine delle votazioni è stato eletto presidente Mario Serra. Sono stati inoltre eletti i componenti dell'Ufficio di Presidenza: Paola Odoroso, Lorenzo Zicaro, Nicolò Casamassima, Doriana Frascati, Gianmarco Rondinone, Michela Maglione, Antonio Loponte, Caterina Pietromatera, Nunzia Rondinone e Onofrio Squicciarino. on questo passaggio, riprende ufficialmente l'attività di un organismo che rappresenta un importante luogo di partecipazione, confronto e proposta per il mondo delle politiche giovanili, con l'obiettivo di favorire il dialogo tra
i giovani e l'Amministrazione comunale su temi di interesse collettivo. «Esprimo grande soddisfazione per la ripresa dei lavori della Consulta Giovanile Studentesca, un organo utilissimo per favorire la partecipazione dei giovani alla vita pubblica – dichiara il Sindaco Antonio Nicoletti –. Restituire piena operatività a questo organismo significa offrire ai giovani uno spazio concreto di partecipazione alla vita della città. Rivolgo i miei migliori auguri di buon lavoro al presidente Mario Serra e a tutti i componenti dell'Ufficio di Presidenza, certo che sapranno interpretare al meglio il loro ruolo con entusiasmo, responsabilità e spirito di servizio».
Sulla stessa linea l'Assessore Comunale alle Politiche Giovanili Giuseppe Casino.
«La Consulta torna ad essere uno strumento fondamentale di ascolto e condivisione. Per l'Amministrazione è motivo di soddisfazione vedere questo organismo riprendere il proprio percorso, valorizzando il protagonismo degli studenti e creando nuove occasioni di confronto e progettazione».

POLICORO Giovedì 25 giugno 2026, presso l’Oasi WWF di Policoro, oltre 80 partecipanti, tra adulti e bambini, hanno preso parte all’iniziativa “Policoro tra natura, biodiversità e conservazione”, organizzata dalla Provincia di Matera nell’ambito del progetto europeo NESTS. L’iniziativa, che ha registrato un’ampia e sentita partecipazione da parte della comunità locale, ha rappresentato un importante momento di divulgazione e sensibilizzazione ambientale con particolare attenzione ai più giovani. I presenti hanno infatti vissuto un’esperienza immersiva a contatto con la natura e con le realtà impegnate quotidianamente nella protezione degli ecosistemi locali.
L’evento è stato organizzato dalla Provincia di Matera, in qualità di partner del progetto NESTS –“Strengthen the speciali-
SOTTOSCRITTO
stic skills of the Natura2000 sites management bodies to reach the European Biodiversity Strategy 2030 targets”, cofinanziato dal Programma Interreg VI-A Grecia–Italia 2021–2027. Il progetto nasce con l’obiettivo di rafforzare le competenze degli enti responsabili della gestione dei siti Natura 2000 e di promuovere, tra Italia e Grecia, un approccio più efficace, coordinato e condiviso alla tutela della biodiversità. In questa prospettiva, NESTS riunisce territori diversi ma accomunati dalla stessa finalità: proteggere, valorizzare e rendere più conosciuto il patrimonio naturale locale. Accanto alla Provincia di Matera, il partenariato coinvolge le Riserve Naturali Regionali Orientate del Litorale Tarantino Orientale in Puglia, in qualità di capofila, e i partner greci Comune di Metsovo e Comune di Paxos. Pro-
prio grazie a questa dimensione transfrontaliera, le attività di sensibilizzazione e divulgazione ambientale promosse da NESTS vengono realizzate nei diversi territori dei partner, valorizzando le specificità locali e contribuendo a costruire una rete comune di esperienze, competenze e buone pratiche. L’iniziativa di Policoro si inserisce quindi in un percorso più ampio, che vede ciascun partner impegnato nel proprio territorio per avvicinare cittadini, comunità, giovani e stakeholder al valore degli habitat naturali e all’importanza della loro protezione.
La giornata ha preso avvio presso il Centro dell’Oasi WWF di Policoro, dove i partecipanti sono stati accolti dagli educatori ambientali del WWF Costa Ionica Lucana. Attraverso un momento introduttivo arricchito da materiali au-

diovisivi, gli educatori hanno raccontato le principali caratteristiche naturalistiche dell’area, illustrando la ricchezza della flora e della fauna locali e presentando le attività dedicate alla tutela, alla conservazione e alla valorizzazione della biodiversità svolte all’interno dell’Oasi.
Dopo questa prima fase di approfondimento, i partecipanti si sono spostati ver-
so la Riserva Naturale Bosco Pantano di Policoro, dove hanno potuto osservare da vicino uno degli ambienti più significativi del territorio dal punto di vista naturalistico. La visita ha permesso di conoscere meglio gli ecosistemi forestali e umidi dell’area, comprendendo il ruolo fondamentale che questi ambienti svolgono per la conservazione della biodiversità.
È stato sottoscritto nel Salone degli Stemmi dell’Episcopio di Matera, il nuovo accordo di collaborazione tra Fondazione Lucana Antiusura “Mons. Cavalla” e Banca Mediolanum per l’attivazione del Prestito di Soccorso, strumento di sostegno rivolto alle persone e alle famiglie che attraversano situazioni di particolare difficoltà economica e sociale. Con questa nuova convenzione diventano 17 le Fondazioni associate alla Consulta Nazionale Antiusura “Giovanni Paolo II” con cui Banca Mediolanum ha stretto un accordo. Alla cerimonia di firma sono intervenuti Mons. Benoni Ambarus, Arcivescovo di Matera-Irsina e Vescovo di Tricarico, Don Francesco Gallipoli, Presidente della Fondazione Lucana Antiusura “Mons. Cavalla”, Giovanni Pirovano, Presidente di Banca Mediolanum. Presenti anche i componenti del Consiglio della Fondazione, i volontari e i referenti della Diocesi, a testimonianza dell’importanza dell’iniziativa e della rete di solidarietà che sostiene il progetto. Patrocinato da Fondazione Mediolanum,
l’accordo mira a rafforzare gli strumenti di aiuto destinati a quanti si trovano ad affrontare emergenze economiche temporanee, favorendo percorsi di accompagnamento e di recupero dell’autonomia personale e familiare attraverso la disponibilità di una linea di credito rotativa di 100.000 euro destinata all’erogazione di prestiti fino a 20.000 euro per singolo beneficiario, con durata massima di 60 mesi e tasso fisso agevolato dell’1,25%.Le persone beneficiarie vengono individuate attraverso il lavoro di ascolto e accompagnamento dei volontari della Fondazione Lucana Antiusura “Mons. Cavalla” in collaborazione con i centri di ascolto presenti sul territorio. Oltre al sostegno economico, il progetto prevede percorsi di accompagnamento sociale e educazione finanziaria realizzati dai volontari della Fondazione e dai consulenti finanziari della Banca, con l’obiettivo di aiutare le famiglie a recuperare stabilità e autonomia nella gestione delle proprie risorse. Nato nel 2009, il Prestito di Soccorso di Banca Mediolanum ha permesso di sostenere,
ad oggi, 1.055 famiglie su tutto il territorio nazionale, erogando complessivamente 10.160.385 euro, con un plafond rotativo pari a 6.630.000 euro. «Le banche sono chiamate a svolgere un ruolo attivo e responsabile, soprattutto nei momenti in cui le famiglie attraversano fasi di difficoltà», ha dichiarato Giovanni Pirovano, Presidente di Banca Mediolanum. «Con questa nuova convenzione rafforziamo il nostro impegno a favore di chi si trova temporaneamente in una condizione di vulnerabilità, offrendo non solo strumenti finanziari, ma anche fiducia e accompagnamento nel percorso di ripresa. Il prestito di soccorso nasce proprio con questo obiettivo: prevenire situazioni di esclusione finanziaria e contrastare il rischio di ricorso all’usura, rimettendo al centro la persona e la sua dignità. La collaborazione con le fondazioni antiusura è fondamentale perché consente di intercettare i bisogni reali del territorio e di intervenire in modo tempestivo ed efficace, costruendo insieme un modello concreto di inclusione e solidarietà». A distanza di 32 anni dalla sua isti-
tuzione, avvenuta per opera di padre Basilio Gavazzeni, scomparso il 28 agosto dello scorso anno, la Fondazione Lucana Antiusura “Mons. Vincenzo Cavalla” continua la propria opera a sostegno delle persone più fragili. Nel corso del 2025 sono state 64 le persone ascoltate e 46 le domande di sostegno accolte; a disposizione della Fondazione ci sono stati 189.739,77 euro provenienti da liberalità e contributi regionali. I prestiti erogati sono stati pari a 355.067,38 euro di cui 279.231,00 euro garantiti con la Legge 108/96.

Grande risalto per il turismo, l’agricoltura e l'enogastronomia all'interno dello scambio culturale coordinato da SVIMAR
DI E MANUELA C ALABRES E
Dal 21 al 27 giugno, la città cinese di Nanchino, Distretto di Gulou Regione di Jiamgsu che ospita 85.000.000 di abitanti, accoglie l'importante missione internazionale di scambio culturale ItaliaCina, un evento di alto rilievo strategico coordinato dalla SVIMAR- Associazione per lo sviluppo delle aree interne del Mezzogiorno d'Italia. Su forte impulso del sindaco di Grassano, Filippo Luberto, la comunità del materano ha preso parte attivamente all'iniziativa attraverso la presenza della vicesindaca Maria Teresa Sileo, che ha perfettamente rappresentato il territorio oltre i confini nazionali. La vicesindaca, nel corso dei numerosi incontri istituzionali, si è fatta portavoce non solo della comunità locale, ma dell'intera provincia di Matera e della regione Basilicata. In apertura delle sessioni di lavoro, Sileo ha ufficialmente portato alla platea e alle autorità cinesi i saluti istituzionali del Presidente della Regione Basilicata Vito Bardi, e del Presidente della Provincia di Matera, Francesco Mancini, così come del Sindaco di Grassano Luberto, a testimonianza della forte coesione e del supporto di tutti i livelli amministrativi lucani verso questo ponte transnazionale. Durante i tavoli di confronto a Nanchino, la vicesindaca Sileo ha tenuto un intervento molto apprezzato, mirato a valorizzare le enormi risorse culturali, naturalistiche ed economiche racchiuse nel territorio lucano. Il discorso si è sviluppato attorno a tre asset fondamentali per il futuro della regione: il turismo, l'agricoltura e l'enogastronomia. Davanti a una platea di investitori, istituzioni e operatori culturali del gigante asiatico, sono state illustrate le potenzialità di un turismo sostenibile e "lento", capace di valorizzare i borghi storici e l'autenticità delle aree interne, temi da sempre centrali nell'azione della SVIMAR. Grande risalto è
stato dato anche al comparto agroalimentare ed enogastronomico, con le eccellenze della terra lucana presentate come simboli di altissima qualità, tradizione e benessere legati alla dieta mediterranea. La missione a Nanchino, grazie al fondamentale coordinamento della SVIMAR Presieduta da Giacomo Rosa, getta le basi per percorsi concreti di cooperazione internazionale. L'obiettivo condiviso dal sindaco Luberto e dall'intera Amministrazione comunale di Grassano è di «inserire stabilmente il territorio in reti globali di interscambio. Questa sinergia punta a favorire l'attrazione di flussi turistici qualificati e ad aprire nuovi canali di mercato per le aziende agricole e artigianali del territorio rurale lucano, trasformando il prestigio della missione in reali opportunità di sviluppo locale». L'evento si è svolto presso Jeninlg Hotel con la presenza della Camera di Commercio Europea e di Nanchino alla presenza delle Istituzioni e autorità di Nanchino. La missione gode del riconoscimento e dell’approvazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Nutrita la delegazione delle aree interne: Con il Presidente Rosa e il Delegato agli Enti locali Svimar Michele Laurino già Sindaco di Sant’Angelo Le Fratte, Nicola Positino, Rocco Viggiano, Giuseppe Pugliese per Codacons e Domenico Rosiello del Pastificio Rosiello. Ed ancora lo stilista Emilio Sasso di Melfi, ideatore dell’iniziativa e vicepresidente nazionale degli Stilisti; Antonino Scordo, Executive Chef e ambasciatore dell’eccellenza italiana. Non solo Basilicata, ma anche Calabria e Molise in questo progetto tanto ambizioso quanto concreto. Tre Regioni che superando campanilismi e confini geografico-politici, si uniscono in una visione comune, quella delle Aree interne del Mezzogiorno pronte a far valere le proprie eccellenze.




Enti pubblici sempre più esposti a rischi operativi, patrimoniali e reputazionali: cresce il ruolo del broker assicurativo e del risk management integrato
Negli ultimi anni la gestione del rischio è diventata un tema centrale per gli enti pubblici. Comuni, Province, Regioni, aziende sanitarie, enti partecipati e organismi pubblici si trovano oggi ad affrontare uno scenario profondamente mutato rispetto al passato, caratterizzato da una crescente complessità normativa, nuove responsabilità amministrative e un’esposizione sempre più ampia a rischi operativi, patrimoniali e reputazionali.In questo contesto, il tema assicurativo non può più essere affrontato come un semplice adempimento amministrativo o come una fase limitata alla sottoscrizione delle polizze. La gestione del rischio richiede infatti una visione più ampia, che parta dall’analisi delle attività dell’ente, dall’individuazione delle esposizioni e dalla definizione di strategie di protezione coerenti con le specificità organizzative e operative di ciascuna amministrazione.Non è un caso che negli anni il ruolo del broker assicurativo sia diventato sempre più rilevante all’interno della pubblica amministrazione. La normativa ha progressivamente riconosciuto il valore di figure specializzate in grado di supportare gli enti nell’individua-
zione dei rischi, nella definizione dei programmi assicurativi e nella gestione delle procedure di gara e dei rapporti con il mercato assicurativo.Dalla copertura assicurativa alla cultura del risk managementL’evoluzione del settore ha portato a superare una logica basata esclusivamente sulla ricerca della copertura assicurativa più conveniente. Oggi il tema centrale è il risk management, ovvero la capacità di identificare, valutare e gestire in modo sistematico i rischi che possono compromettere il funzionamento di un ente o incidere sulla qualità dei servizi erogati ai cittadini.In questo scenario, l’attività di consulenza assume un ruolo determinante. L’analisi dei contratti in essere, la valutazione delle aree di vulnerabilità, la revisione dei capitolati di gara e il monitoraggio continuo dell’evoluzione normativa diventano strumenti essenziali per costruire programmi assicurativi realmente efficaci.L’approccio sviluppato da Consulbrokers si inserisce in questa prospettiva, con un modello di risk management che mira a trasformare l’assicurazione da semplice strumento di trasferimento del rischio a leva di gestione e pianificazione. La cre-

scente complessità delle attività svolte dagli enti pubblici rende infatti necessario un approccio multidisciplinare, capace di integrare aspetti tecnici, giuridici e organizzativi attraverso competenze specialistiche e una conoscenza approfondita del settore.Un’esperienza costruita in oltre 40 anni accanto alla Pubblica AmministrazioneLa centralità del comparto pubblico rappresenta uno degli elementi che hanno accompagnato la crescita di Consulbrokers fin dalla sua
fondazione nel 1988. Oggi la società può contare su una divisione dedicata agli enti pubblici, attiva da oltre 35 anni e composta da professionisti impegnati in modo esclusivo a supporto delle amministrazioni, coordinando attività tecniche, gestionali e operative.L’esperienza maturata nel settore ha contribuito a consolidare il posizionamento del gruppo in un ambito caratterizzato da elevata complessità tecnica e normativa. L’importanza attribuita al comparto emer-

ge anche dalle recenti operazioni di crescita avviate dopo l’ingresso di J.C. Flowers & Co., che hanno rafforzato ulteriormente le competenze negli enti pubblici attraverso l’integrazione di realtà specializzate.La sfida dei prossimi anniGuardando al futuro, la gestione del rischio nella pubblica amministrazione è destinata ad assumere un peso crescente. Digitalizzazione dei servizi, rischi cyber, responsabilità legate alla gestione dei fondi pubblici e necessità di garantire continuità operativa richiederanno approcci assicurativi e consulenziali sempre più evoluti.Per le amministrazioni la sfida non sarà soltanto trasferire il rischio al mercato assicurativo, ma sviluppare una capacità strutturata di governarlo.
Ciò significa dotarsi di strumenti di analisi, processi di monitoraggio e competenze in grado di supportare decisioni consapevoli e sostenibili nel lungo periodo.In questo scenario, il broker assicurativo si configura sempre più come un interlocutore strategico capace di accompagnare l’ente lungo l’intero ciclo di gestione del rischio: dall’identificazione delle esposizioni alla costruzione delle strategie di copertura, fino al supporto nelle procedure di gara e nella gestione dei sinistri.
DI FABRIZIO QUARATINO
C’è un’abitudine piuttosto diffusa: pensare che le cose importanti arrivino sempre con segnali evidenti, quasi teatrali. Come se la vita, a un certo punto, dovesse per forza alzare la mano e dire: “attenzione, adesso succede qualcosa di serio”. E invece quasi mai funziona così. La vita, quando vuole cambiare direzione, lo fa senza chiedere permesso. E soprattutto senza preoccuparsi del fatto che tu stia guardando oppure no. A volte sei semplicemente lì, impegnato a sembrare stabile, e intanto dentro si muove già tutto. Succede in quei momenti minuscoli in cui scegli senza accorgertene: rispondere con più calma del solito, non entrare in una reazione automatica, oppure restare presente in qualcosa che normalmente avresti lasciato scorrere via. E, se si è sinceri, a volte non è nemmeno una scelta consapevole. È solo quel mezzo secondo in cui non scappi subito via da ciò che senti. Che è già tantissimo. E, stranamente, è proprio lì che le cose cambiano direzione senza fare rumore. Ci sono anche giornate in cui ti accorgi che stai facendo tutto “bene” fuori, mentre dentro

stai cercando di non perdere il filo di qualcosa che non sai nemmeno nominare con precisione. E fai finta che sia normale così.
Spoiler: non è così strano come sembra. Sono scelte che non fanno scena. Non producono effetti immediati. E infatti la mente le sottovaluta con una certa eleganza, come se non fossero degne di nota. E invece sono quelle che costruiscono tutto. La mente, quando si annoia, tende a convincerti che servano svolte importanti, cambiamenti netti, decisioni definitive. Ma la realtà, con una certa ironia molto pratica, funziona più come un insieme di micro-correzioni continue. Una specie di navigazione senza fanfara. Come una goccia che non si prende mai troppo sul serio, ma intanto cambia la forma delle cose senza chiedere opinioni. E se si osserva con un minimo di onestà, si scopre che non sono le grandi intenzioni a definire una vita, ma la qualità di ciò che scegli quando nessuno ti sta chiedendo nulla. E anche quando qualcuno c’è, ma tu fai finta di essere troppo occupato per accorgertene davvero. Il punto non è diventare perfetti. Né avere sempre tutto chiaro. Il punto è smet-
tere di ignorare quel piccolo istante in cui potresti fare una scelta diversa… e invece lasci tutto com’è, per abitudine o per comodità mentale. Che è una forma di intelligenza, a volte. Ma anche una forma di rinuncia elegante. E così si finisce per vivere in una zona interessante chiamata “quasi”: quasi presente, quasi convinto, quasi pronto, quasi coraggioso. Il “quasi” è una zona confortevole. Non ti espone troppo. Non ti obbliga a niente. Però non ti porta da nessuna parte. La cosa curiosa è che non serve diventare qualcun altro per uscirne. Serve solo accorgersi, ogni tanto, di quel momento preciso in cui stai per scegliere in automatico… e invece restarci dentro un secondo in più. Non per controllare tutto. Ma per essere lì. Non sempre funziona. Non sempre riesce. Ma quando succede, anche solo ogni tanto, qualcosa si sposta in modo abbastanza evidente da non poterlo ignorare. E da lì le cose iniziano a riorganizzarsi da sole, senza bisogno di grandi dichiarazioni. A volte in modo silenzioso. A volte anche un po’ ironico, come se la vita dicesse: “ok, finalmente ti sei fermato un attimo”. E se si guarda bene, ci si accorge che questo non riguarda solo il rapporto con se stessi, ma anche il modo in cui si attraversano le

giornate, gli incontri, le presenze che entrano ed escono senza chiedere appuntamento. Alcune restano. Alcune passano. Alcune tornano quando meno te lo aspetti, come se non avessero mai davvero chiuso la porta. Senza forzare niente. Senza inseguire niente. Ma nemmeno restando completamente distratti. C’è anche un lato un po’ ironico in tutto questo: si passa tempo a cercare grandi segnali, risposte chiare, conferme definitive… mentre tutto quello che cambia davvero accade in silenzio, nel mezzo di una scelta minuscola che nessuno nota. E invece è lì che si decide la direzione. La vita non ama essere spettacolare. Preferisce essere coerente. E ogni tanto un po’ imprevedibile, giusto per non diventare noiosa. La libertà non arriva quando tutto è chiaro. Arriva quando riesci a
muoverti anche mentre le cose non lo sono. E a quel punto non è più una teoria. È un modo diverso di stare dentro le cose. Ogni momento contiene già una direzione possibile. Non come idea astratta. Come possibilità concreta. Come se ogni istante dicesse, molto piano: “adesso”. E a volte aggiunge anche: “non aspettare troppo”. E a quel punto succede qualcosa di semplice: la vita smette di essere qualcosa che subisci e diventa qualcosa che stai partecipando a orientare. Non in modo forzato. Ma in modo più presente. E forse, alla fine, è proprio questa la cosa più sottile: non ciò che dici di voler essere, ma ciò che scegli quando nessuno ti sta guardando davvero. Senza bisogno di dimostrarlo. Senza bisogno di raccontarlo. Solo farlo. E andare avanti così, un istante alla volta.

